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<title>Tutte le notizie italiane in tempo reale &#45; : Ecologia e Ambiente</title>
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<description>Tutte le notizie italiane in tempo reale &#45; : Ecologia e Ambiente</description>
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<dc:rights>©2025 Eventi e News in Italia &#45; Powered by Brain X Corp</dc:rights>

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<title>“Strade Maestre”: quando il cammino diventa scuola, comunità e futuro</title>
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<description><![CDATA[ Camminare per imparare e studiare per orientarsi. È questo il cuore pulsante del progetto “Strade Maestre”, un’esperienza educativa innovativa che coinvolge territori, istituzioni e comunità, che abbiamo incontrato recentemente a Fa’ la cosa giusta! 2026! Strade Maestre non è semplicemente un percorso geografico: è un dispositivo pedagogico complesso, pensato per accompagnare i giovani nella costruzione […]
L&#039;articolo “Strade Maestre”: quando il cammino diventa scuola, comunità e futuro è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 23:00:46 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>“Strade, Maestre”:, quando, cammino, diventa, scuola, comunità, futuro</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/04/07/strade-maestre-formazione/" title="“Strade Maestre”: quando il cammino diventa scuola, comunità e futuro" rel="nofollow"><img width="1199" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/strade-maestre-cagliari.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="strade maestre" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/strade-maestre-cagliari.jpg 1199w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/strade-maestre-cagliari-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/strade-maestre-cagliari-629x420.jpg 629w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/strade-maestre-cagliari-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1199px) 100vw, 1199px"></a><p><em>Camminare per imparare e studiare per orientarsi. È questo il cuore pulsante del progetto “Strade Maestre”, un’esperienza educativa innovativa che coinvolge territori, istituzioni e comunità, che abbiamo incontrato recentemente a Fa’ la cosa giusta! 2026!</em></p>
<p><strong>Strade Maestre</strong> non è semplicemente un percorso geografico: è un <strong>dispositivo pedagogico complesso</strong>, pensato per accompagnare i giovani nella <strong>costruzione della propria identità e del proprio futuro</strong>.</p>
<p>L’idea nasce nel 2021 dall’incontro tra competenze diverse – guida ambientale, filosofia, educazione – e si sviluppa grazie a una rete ampia che include associazioni, enti del terzo settore e istituzioni.</p>
<p>Alla base c’è una concezione della <a href="https://www.greenplanner.it/2025/11/28/impronta-futura-scuola-impatto-clima/" target="_blank" rel="noopener"><strong>scuola che supera i confini dell’aula tradizionale</strong></a>: il territorio diventa spazio di apprendimento, le relazioni diventano contenuto educativo, il cammino diventa metodo.</p>
<h2>Studiare in cammino: una scuola senza mura</h2>
<p>Il progetto propone un <strong>anno scolastico itinerante</strong> rivolto a studenti degli ultimi tre anni delle scuole superiori. I ragazzi, in piccoli gruppi, attraversano a piedi gran parte della penisola italiana, accompagnati da figure ibride – le guide-insegnanti – che uniscono competenze didattiche, educative e di accompagnamento.</p>
<p>Durante <strong>circa 200 giorni di viaggio</strong>, l’apprendimento si costruisce lungo la strada: lezioni, laboratori, incontri con esperti e comunità locali si alternano a momenti di cammino e periodi residenziali. La scuola si fa esperienza concreta, situata, viva.</p>
<p>Si studia geologia osservando i vulcani, storia nei luoghi in cui è accaduta, scienze analizzando direttamente l’ambiente.</p>
<p>Il sapere non è più astratto, ma incarnato nei luoghi e nelle relazioni, ha ricordato <strong>Marco Saverio Loperfido</strong>, insegnante di filosofia, che con altri colleghi amici ha dato vita a <strong>CamminaMenti</strong> per sostenere il progetto.</p>
<p>“<em>Lungo il cammino di Strade Maestre, così come nelle parole del pedagogista brasiliano Paulo Freire – Nessuno educa nessuno, nessuno si educa da solo, gli uomini si educano insieme, con la mediazione del mondo -, il fare scuola presuppone di riconoscere che tutti i viaggiatori, sia gli studenti sia gli accompagnatori, agiscono come protagonisti nello scenario educativo della Scuola-Strada</em>” spiegano dalla cooperativa CamminaMenti.</p>
<h2>Una pedagogia trasformativa</h2>
<p>Il modello educativo di <strong>Strade Maestre</strong> si inserisce nel solco delle pedagogie critiche e trasformative. L’educazione viene intesa come pratica di emancipazione e co-costruzione: <strong>nessuno insegna da solo, nessuno apprende da solo</strong>.</p>
<p>La comunità in cammino diventa così una comunità di apprendimento, dove studenti e accompagnatori condividono responsabilità, crescita e scoperta. Il gruppo è supportato anche da esperti in pedagogia, psicologia e sociologia, che contribuiscono a gestire le dinamiche relazionali e a progettare il percorso educativo.</p>
<p>In questo contesto, il <strong>concetto di guida-insegnante</strong> rappresenta una nuova figura professionale, capace di tenere insieme conoscenze disciplinari, capacità relazionali e competenze di progettazione sociale.</p>
<h2>Essenzialità, sostenibilità e consapevolezza</h2>
<p>Uno degli aspetti più significativi del progetto è la sua <strong>dimensione trasformativa sul piano personale</strong>. Vivere per mesi con uno zaino sulle spalle educa all’essenzialità, ridimensiona i bisogni, stimola una riflessione critica sui consumi e sugli stili di vita.</p>
<p>Le testimonianze degli studenti parlano chiaro: c’è chi scopre la bellezza dei territori, chi impara a convivere con gli altri, chi trova la propria strada futura. Esperienze che incidono profondamente sulla consapevolezza individuale e collettiva.</p>
<p>Il cammino diventa così anche educazione ecologica: un modo per sviluppare un rapporto più autentico e responsabile con l’ambiente e con le comunità.</p>
<h2>Una rete in continua evoluzione</h2>
<p><strong>Strade Maestre</strong> è un <strong>progetto in costante evoluzione</strong>. Dopo il primo anno scolastico itinerante nel 2024-2025, il secondo è attualmente in corso e il terzo è già in fase di preparazione.</p>
<p>La sua forza risiede nella rete: scuole, università, associazioni, istituzioni, imprese e cittadini contribuiscono a costruire un ecosistema educativo diffuso, capace di adattarsi ai contesti e di generare valore sociale.</p>
<p>Accanto a Strade Maestre, nascono anche<strong> altri percorsi di scuola in cammino</strong>, a conferma di un cambiamento culturale più ampio che riguarda il modo di intendere l’educazione.</p>
<p>In un tempo segnato da incertezze e trasformazioni rapide, <strong>Strade Maestre</strong> offre una risposta concreta: rallentare, attraversare, incontrare, vivere. La strada diventa metafora della crescita e metodo di apprendimento.</p>
<p>Un percorso che non promette scorciatoie, ma che <strong>insegna a costruire senso passo dopo passo</strong>. Difatti tra i sostenitori troviamo il Cai, ma anche Aigae, l’Agesci (Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani) e la Fondazione Generas.</p>
<p>Oltre all’Assessorato del Turismo, Artigianato e Commercio della Regione Sardegna che ha supportato il progetto per farlo conoscere all’edizione di <a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/26/saper-ascoltare-dolore-altri/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Fa’ la cosa giusta 2026</strong></a>!</p>
<p><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F04%2F07%2Fstrade-maestre-formazione%2F&linkname=%E2%80%9CStrade%20Maestre%E2%80%9D%3A%20quando%20il%20cammino%20diventa%20scuola%2C%20comunit%C3%A0%20e%20futuro" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F04%2F07%2Fstrade-maestre-formazione%2F&linkname=%E2%80%9CStrade%20Maestre%E2%80%9D%3A%20quando%20il%20cammino%20diventa%20scuola%2C%20comunit%C3%A0%20e%20futuro" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_bluesky" href="https://www.addtoany.com/add_to/bluesky?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F04%2F07%2Fstrade-maestre-formazione%2F&linkname=%E2%80%9CStrade%20Maestre%E2%80%9D%3A%20quando%20il%20cammino%20diventa%20scuola%2C%20comunit%C3%A0%20e%20futuro" title="Bluesky" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F04%2F07%2Fstrade-maestre-formazione%2F&linkname=%E2%80%9CStrade%20Maestre%E2%80%9D%3A%20quando%20il%20cammino%20diventa%20scuola%2C%20comunit%C3%A0%20e%20futuro" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_threads" href="https://www.addtoany.com/add_to/threads?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F04%2F07%2Fstrade-maestre-formazione%2F&linkname=%E2%80%9CStrade%20Maestre%E2%80%9D%3A%20quando%20il%20cammino%20diventa%20scuola%2C%20comunit%C3%A0%20e%20futuro" title="Threads" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F04%2F07%2Fstrade-maestre-formazione%2F&linkname=%E2%80%9CStrade%20Maestre%E2%80%9D%3A%20quando%20il%20cammino%20diventa%20scuola%2C%20comunit%C3%A0%20e%20futuro" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_telegram" href="https://www.addtoany.com/add_to/telegram?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F04%2F07%2Fstrade-maestre-formazione%2F&linkname=%E2%80%9CStrade%20Maestre%E2%80%9D%3A%20quando%20il%20cammino%20diventa%20scuola%2C%20comunit%C3%A0%20e%20futuro" title="Telegram" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F04%2F07%2Fstrade-maestre-formazione%2F&linkname=%E2%80%9CStrade%20Maestre%E2%80%9D%3A%20quando%20il%20cammino%20diventa%20scuola%2C%20comunit%C3%A0%20e%20futuro" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F04%2F07%2Fstrade-maestre-formazione%2F&title=%E2%80%9CStrade%20Maestre%E2%80%9D%3A%20quando%20il%20cammino%20diventa%20scuola%2C%20comunit%C3%A0%20e%20futuro" data-a2a-url="https://www.greenplanner.it/2026/04/07/strade-maestre-formazione/" data-a2a-title="“Strade Maestre”: quando il cammino diventa scuola, comunità e futuro"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.greenplanner.it/2026/04/07/strade-maestre-formazione/">“Strade Maestre”: quando il cammino diventa scuola, comunità e futuro</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.greenplanner.it/">GreenPlanner Magazine</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>7 aprile, Giornata della Salute: dalla scienza le risposte – scomode – su come viviamo</title>
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L&#039;articolo 7 aprile, Giornata della Salute: dalla scienza le risposte – scomode – su come viviamo è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 23:00:36 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>aprile, Giornata, della, Salute:, dalla, scienza, risposte, –, scomode, –, come, viviamo</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/04/07/giornata-mondiale-salute-one-health/" title="7 aprile, Giornata della Salute: dalla scienza le risposte – scomode – su come viviamo" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Depositphotos_vita-sana.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="vita sana" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Depositphotos_vita-sana.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Depositphotos_vita-sana-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Depositphotos_vita-sana-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Depositphotos_vita-sana-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Il tema del 2026 della Giornata mondiale della Salute – Together for health. Stand with science – mette al centro l’approccio One Health: salute umana, animale e ambientale come sistema integrato. Un’occasione per ricordare cosa dicono davvero le evidenze su alimentazione, movimento e qualità della vita</em></p>
<p>Ogni anno, il <strong>7 aprile</strong>, l’<strong>Organizzazione Mondiale della Sanità</strong> celebra la <strong>Giornata Mondiale della Salute</strong> in coincidenza con l’anniversario della propria fondazione, avvenuta nel 1948.</p>
<p>Il tema scelto per il 2026 – <strong>Together for health. Stand with science</strong> – lancia una campagna annuale che celebra il potere della collaborazione scientifica per proteggere la salute delle persone, degli animali e del Pianeta. Non è una formula retorica.</p>
<p>È una presa di posizione esplicita in un momento in cui la <strong>fiducia nella scienza viene erosa da disinformazione crescente</strong>. Infatti, la <strong>scienza trasforma l’incertezza in comprensione</strong> e indica i percorsi per proteggere e guarire le comunità. Senza il rigore dell’indagine scientifica, si rischia di essere guidati da <a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/30/idee-parole-bias-mobilita-leggera/" target="_blank" rel="noopener"><strong>bias e pregiudizi</strong></a>.</p>
<h2>Un Pianeta, una salute – One health</h2>
<p>Al centro della campagna 2026 c’è il concetto di <a href="https://www.greenplanner.it/2025/11/12/varese-citta-one-health-premia-ilaria-capua/" target="_blank" rel="noopener"><strong>One Health</strong></a>: un approccio integrato che riconosce come <strong>la salute umana non possa essere separata da quella degli ecosistemi</strong> in cui viviamo.</p>
<p>Circa il <strong>60% delle malattie infettive emergenti</strong> a livello globale proviene dagli animali, sia selvatici che domestici. Negli ultimi tre decenni sono stati individuati oltre 30 nuovi patogeni umani, il 75% dei quali di origine animale. Le <strong>attività umane e gli ecosistemi sotto pressione hanno creato nuove opportunità di emergenza e diffusione delle malattie</strong>.</p>
<p>La <strong>salute umana è indissolubilmente legata a quella degli animali domestici e selvatici, delle piante e dell’ambiente circostante</strong>, il che richiede un approccio integrato per bilanciare e ottimizzare in modo sostenibile la salute di tutti questi elementi.</p>
<p>La <strong>pandemia di Covid-19</strong> ha reso evidente, in modo doloroso, la fondatezza di questo schema. Il <strong>One Health Summit di Lione</strong>, che si tiene proprio il 7 aprile sotto la presidenza francese del G7, riunisce capi di Stato, scienziati e rappresentanti della società civile per tradurre l’impegno politico in azione concreta su prevenzione, resistenza antimicrobica, sistemi alimentari sostenibili e salute ambientale.</p>
<h2>La salute individuale dentro un sistema</h2>
<p>La <strong>Giornata Mondiale della Salute</strong> non è però solo un appuntamento per governi e istituzioni. È anche – e forse soprattutto – un’occasione per tornare su ciò che la scienza dice con chiarezza sulle <strong>scelte individuali: come ci alimentiamo, quanto ci muoviamo, come strutturiamo le nostre giornate</strong>.</p>
<p>Le evidenze disponibili sono solide, replicabili, coerenti tra loro. Il problema, semmai, è la distanza tra quello che sappiamo e quello che effettivamente facciamo.</p>
<h3>Cosa dice la scienza sull’alimentazione</h3>
<p>Il <strong>modello alimentare</strong> con il sostrato di prove più robusto rimane la <a href="https://www.greenplanner.it/2019/06/14/dieta-mediterranea/" target="_blank" rel="noopener"><strong>dieta mediterranea</strong></a>. Non per nazionalismo gastronomico, ma per ragioni misurabili. È ampiamente dimostrato che <strong>una maggiore aderenza alla Dieta Mediterranea è associata a numerosi benefici per la salute</strong>, in primo luogo la riduzione della mortalità e la prevenzione di malattie croniche non trasmissibili, come malattie cardiovascolari, diabete, cancro e malattie neurodegenerative.</p>
<p>A dirlo non è un singolo studio, ma decenni di ricerca epidemiologica e clinica convergente. Una meta-analisi pubblicata sul Bmj nel 2025 ha evidenziato la superiorità della dieta mediterranea rispetto ai modelli Dash e Mind per la protezione combinata di cuore e cervello, confermandone la superiorità a lungo termine.</p>
<p>I meccanismi sono identificati: una <strong>dieta ricca di frutta e verdura, olio extravergine d’oliva, cereali integrali e legumi riduce l’infiammazione sistemica, migliora il profilo lipidico e protegge le strutture cerebrali dagli effetti dell’invecchiamento</strong>.</p>
<p>Nel 2025 la <strong>Società Italiana di Nutrizione Umana</strong> (Sinu) ha aggiornato la piramide alimentare di riferimento. Il modello aggiornato prevede un’<strong>enfasi ancora maggiore sugli alimenti di origine vegetale</strong> – frutta, verdura e olio extravergine di oliva – insieme alla promozione di cereali integrali e legumi come principali fonti nutritive, con un approccio misurato al consumo di alimenti di origine animale e una netta limitazione della carne rossa e lavorata.</p>
<figure aria-describedby="caption-attachment-166191" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-166191" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/piramide-alimentare-sinu.jpg" alt="piramide alimentare" width="1200" height="800" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/piramide-alimentare-sinu.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/piramide-alimentare-sinu-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/piramide-alimentare-sinu-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/piramide-alimentare-sinu-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"><figcaption class="wp-caption-text">Fonte: Sinu</figcaption></figure>
<p>Un elemento spesso trascurato riguarda i <strong>cibi ultra-processati</strong>. La letteratura scientifica recente li indica come un <strong>fattore di rischio indipendente per malattie cardiovascolari, obesità e declino cognitivo</strong> – indipendentemente dal contenuto calorico. La <strong>qualità del cibo conta quanto la quantità</strong>.</p>
<h3>Muoversi: le raccomandazioni che pochi rispettano</h3>
<p>Sul fronte dell’<strong>attività fisica</strong>, l’Oms ha aggiornato le proprie linee guida nel 2020 con un messaggio di fondo inequivocabile: <strong>every move counts</strong>, ogni movimento conta.</p>
<p>Per adulti e anziani, le raccomandazioni prevedono tra <strong>150 e 300 minuti settimanali di attività fisica aerobica di intensità moderata</strong>, oppure tra <strong>75 e 150 minuti di intensità vigorosa</strong>, con esercizi di rafforzamento muscolare almeno due giorni a settimana. Viene meno il limite minimo di 10 minuti per sessione, perché qualsiasi tipo di movimento produce benefici.</p>
<p>Per gli anziani – e non solo per quelli con mobilità ridotta – si raccomanda di <strong>svolgere almeno tre giorni a settimana un’attività fisica che combini aerobica, rafforzamento muscolare e allenamento dell’equilibrio</strong>, per aumentare la capacità funzionale e prevenire il rischio di cadute.</p>
<p>La <strong>sedentarietà è oggi classificata come fattore di rischio indipendente per la salute</strong>, distinto dalla mancanza di esercizio strutturato. Stare fermi molte ore – anche se si pratica sport regolarmente – produce effetti negativi misurabili su metabolismo, pressione arteriosa e salute metabolica.</p>
<p>Interrompere almeno ogni 30 minuti i periodi di posizione seduta, facendo brevi camminate o semplici esercizi, è uno degli interventi con il miglior rapporto tra semplicità di implementazione e benefici per la salute.</p>
<p><strong>Camminare, usare le scale, spostarsi in bicicletta</strong>: la mobilità attiva quotidiana rientra a pieno titolo nel computo dell’attività fisica raccomandata.</p>
<h2>One health: il sistema oltre l’individuo</h2>
<p>Sarebbe però riduttivo fermarsi alla dimensione individuale. Il tema One Health dell’edizione 2026 ricorda che le <strong>scelte di salute personali si inseriscono dentro ambienti che le rendono più o meno accessibili</strong>.</p>
<p>Lo sviluppo di strategie che portino a un <strong>aumento della diffusione dell’attività fisica</strong>, attraverso politiche sanitarie mirate, condivisione di obiettivi e individuazione delle responsabilità, è un <strong>obiettivo di sanità pubblica</strong> che può essere raggiunto solo attraverso interventi di dimostrata efficacia.</p>
<p><strong>Non è questione di disciplina individuale: è questione di infrastrutture, politiche urbane, sistemi alimentari</strong>. Mangiare bene e muoversi è più facile in città con parchi accessibili, trasporto pubblico efficiente, sistemi di distribuzione alimentare che non premino i prodotti ultra-processati.</p>
<p>La salute individuale è, in larga misura, una questione collettiva. Il messaggio del 7 aprile 2026, in fondo, è questo: le evidenze scientifiche esistono, sono chiare e sono disponibili. Il compito – per individui, comunità e decisori pubblici – è tradurle in scelte concrete.</p>
<p><em>Crediti immagine: <a href="https://depositphotos.com/it/" target="_blank" rel="noopener">Depositphotos</a></em></p>
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<title>Snif, quando la scienza smaschera gli aromi</title>
<link>https://www.eventi.news/snif-quando-la-scienza-smaschera-gli-aromi</link>
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<description><![CDATA[ Zafferano, vaniglia e tanti altri aromi potrebbero venire usati dall’industria alimentare in maniera sintetica. Non fanno male, ma smascherarli, oltre a dare il giusto valore economico, serve per fare chiarezza nei confronti del consumatore. Ne parliamo con Marco Guerrini, direttore dell’Istituto Ronzoni Capire cosa c’è davvero dentro un aroma come la vaniglia o lo zafferano […]
L&#039;articolo Snif, quando la scienza smaschera gli aromi è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 23:00:26 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Snif, quando, scienza, smaschera, gli, aromi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/04/07/snif-smascherare-aromi-sintetici/" title="Snif, quando la scienza smaschera gli aromi" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/istituto-ronzoni.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="istituto ronzoni" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/istituto-ronzoni.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/istituto-ronzoni-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/istituto-ronzoni-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/istituto-ronzoni-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Zafferano, vaniglia e tanti altri aromi potrebbero venire usati dall’industria alimentare in maniera sintetica. Non fanno male, ma smascherarli, oltre a dare il giusto valore economico, serve per fare chiarezza nei confronti del consumatore. Ne parliamo con Marco Guerrini, direttore dell’Istituto Ronzoni </em></p>
<p>Capire cosa c’è davvero dentro un <strong>aroma come la vaniglia o lo zafferano</strong> e distinguere ciò che è autentico da ciò che è sintetico, è una sfida scientifica, prima ancora che industriale.</p>
<p>È da questa esigenza che nasce <strong>Snif – Safer and more sustainable natural ingredient for food industry</strong> – progetto di ricerca che unisce istituti scientifici, università e aziende lombarde con un obiettivo preciso: <strong>portare trasparenza, qualità e <a href="https://www.greenplanner.it/sostenibilita/" target="_blank" rel="noopener">sostenibilità</a> nel mondo degli ingredienti alimentari</strong>.</p>
<p>A raccontarlo è <strong>Marco Guerrini</strong>, direttore dell’<strong>Istituto di Ricerche Chimiche e Biochimiche Ronzoni</strong>, tra i protagonisti scientifici dell’iniziativa.</p>
<h2>Un progetto che nasce dall’incontro tra ricerca e industria</h2>
<p>“<em>Snif è un progetto che parte da una collaborazione concreta tra mondo accademico e imprese</em>“, spiega <strong>Guerrini</strong>. Capofila del progetto è la <strong>Sacmar</strong>, azienda che si occupa  di aromi.</p>
<p>Ma il valore aggiunto sta nella rete: <strong><a href="https://www.greenplanner.it/2024/01/25/politecnico-milano-corso-esperto-risanamento-radon/" target="_blank" rel="noopener">Politecnico di Milano</a>, Cnr e Istituto Ronzoni</strong>, appunto, con due altre realtà industriali come <strong>Fratelli Branca distillerie</strong>, che produce il  Fernet, e quelli che ora hanno la proprietà del brodo Star: <strong>Gruppo GbFoods</strong>.</p>
<p>Il progetto è stato avviato con 4,8 milioni di euro erogati da <strong>Regione Lombardia</strong> e <strong>Unione europea</strong> nell’ambito del <strong>Programma Regionale Fesr 2021–2027</strong>, con un investimento a copertura di circa il 50% dei costi e si inserisce in un contesto in cui il mercato degli aromi è enorme e in continua crescita.</p>
<p><strong>Guerrini</strong> parla di <strong>mercato da 20 miliardi di dollari</strong> (e 290 milioni quello italiano secondo i calcoli di <strong>Federchimica</strong>) con lo zafferano che nel mercato europeo ha raggiunto il valore di 260 milioni di dollari (2024). Un settore dove, però, il <strong>rischio di sofisticazioni e adulterazioni è altrettanto rilevante</strong>.</p>
<p>“<em>Non è un problema di sicurezza alimentare in senso stretto</em> – precisa <strong>Guerrini</strong> – <em>ma di autenticità. Il consumatore deve sapere cosa sta acquistando e le aziende devono poter dimostrare l’origine dei propri prodotti</em>“.</p>
<figure aria-describedby="caption-attachment-166187" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-166187" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/P1155706_Photo_Yoshie-Nishikawa.jpg" alt="ricerca scientifica Snif" width="1200" height="800" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/P1155706_Photo_Yoshie-Nishikawa.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/P1155706_Photo_Yoshie-Nishikawa-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/P1155706_Photo_Yoshie-Nishikawa-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/P1155706_Photo_Yoshie-Nishikawa-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"><figcaption class="wp-caption-text">Immagine di Yoshie Nishikawa</figcaption></figure>
<h2>La sfida scientifica: riconoscere l’autenticità degli aromi</h2>
<p>Il cuore del progetto è lo <strong>sviluppo di metodiche analitiche avanzate</strong> in grado di <strong>distinguere un aroma naturale da uno sintetico o ricostruito</strong>, a partire da substrati naturali.</p>
<p>Per farlo, <strong>Snif utilizza tecniche come la risonanza magnetica nucleare</strong> (Nmr), che permette di identificare il cosiddetto <strong>profilo isotopico delle molecole</strong>, una sorta di impronta digitale chimica, unica per ogni sostanza.</p>
<p>A queste si affianca la <strong>metabolomica</strong>, utile a comparare i profili spettrali di miscele complesse, come nel caso degli <a href="https://www.greenplanner.it/2025/01/13/giallo-zafferano-sfida-biotecnologie/" target="_blank" rel="noopener"><strong>zafferani</strong></a>, e la <strong>spettrometria di massa</strong>, particolarmente efficace abile nell’<strong>identificare le singole componenti di miscele peptidiche</strong>, alla base di molti brodi alimentari.</p>
<p>“<em>Anche quando la molecola è la stessa – pensiamo alla vanillina, che può essere estratta dalla vaniglia o prodotta chimicamente, per esempio dalla lignina – il profilo isotopico racconta una storia diversa</em> – spiega <strong>Guerrini</strong> – <em>ed è lì che possiamo distinguere l’origine reale</em>“.</p>
<p>Lo stesso vale per composti come <strong>mentolo o anetolo</strong>, o per prodotti complessi come lo <strong>zafferano in polvere</strong>, spesso costituito da blend difficili da identificare a occhio nudo.</p>
<h2>Un database pubblico contro le frodi</h2>
<p>Uno degli elementi più innovativi del progetto è la <strong>creazione di un database pubblico di riferimento</strong>. Le aziende coinvolte forniscono campioni certificati, che vengono analizzati e trasformati in profili chimici standardizzati.</p>
<p>“<em>L’idea è costruire un archivio condiviso, accessibile, che permetta di confrontare qualsiasi aroma con un riferimento scientifico affidabile</em> – ci spiega <strong>Guerrini</strong> – <em>È un approccio di open science che aumenta la trasparenza lungo tutta la filiera</em>“.</p>
<p>Massima attenzione sarà la <strong>valutazione degli impatti climatici sulla campionatura</strong>. “<em>Il problema sussiste</em> – ammette il ricercatore – <em>lo terremo in considerazione</em>“.</p>
<p>Il database diventerà così uno strumento concreto per <strong>contrastare frodi e adulterazioni</strong>, ma anche per supportare le aziende nella <strong>certificazione dei propri prodotti</strong>.</p>
<p><strong>Snif non si limita alla tracciabilità</strong>, ma anche alla <strong>gestione sostenibile dei processi produttivi</strong> che “<em>sono basati su trattamenti termici ad alto consumo energetico</em> – precisa <strong>Guerrini</strong>, facendo riferimento al mondo dei dadi da brodo – <em>L’obiettivo è sostituirli con processi biotecnologici o fermentativi, capaci di ottenere lo stesso risultato in modo più efficiente</em>“.</p>
<h2>Un lavoro di squadra ad alta specializzazione</h2>
<p>Il progetto su cui abbiamo concentrato la nostra attenzione coinvolge un team altamente qualificato: chimici, biotecnologi, specialisti della nutrizione e dell’analisi alimentare.</p>
<p>All’<strong>Istituto Ronzoni</strong> lavorano circa venti persone tra ricercatori, borsisti e studenti, spesso in collaborazione con le università milanesi e lombarde.</p>
<p>“<em>La caratterizzazione di queste matrici è estremamente complessa</em> – evidenzia <strong>Guerrini</strong> – <em>Parliamo di sistemi eterogenei, spesso costituiti da miscele di molecole. Serve esperienza, ma anche un approccio integrato tra competenze diverse</em>“.</p>
<h2>Un impatto concreto sul futuro del food</h2>
<p>Avviato nel 2025 e con una durata prevista di circa due anni e mezzo, il <strong>progetto Snif</strong> è ormai nella fase di <strong>validazione delle metodiche sviluppate</strong>. L’obiettivo è trasferire rapidamente i risultati all’industria.</p>
<p>“<em>Quello che facciamo non è ricerca fine a sé stessa</em> – conclude <strong>Guerrini</strong> – <em>ma è ricerca applicata. Vogliamo fornire strumenti concreti alle aziende, tutelare i consumatori e contribuire a rendere il sistema alimentare più trasparente e sostenibile</em>“.</p>
<p>In un mercato globale sempre più complesso, dove anche un aroma può valere milioni, la differenza la fa la scienza. Lo studio dell’<strong>Istituto Ronzoni</strong> punta proprio a questo: rendere visibile ciò che oggi, spesso, resta nascosto ai nostri sensi.</p>
<p>Ne sapremo di più anche su <strong>anitolo</strong> (la base sarebbe l’anice) e <strong>mentolo</strong> (anche se la menta è ovunque e pure infestante, spesso si preferisce usare quella sintetica).</p>
<p>Per cui torneremo ai nostri lettori con l’avanzamento della ricerca, svelando approfonditamente i segreti di questo settore.</p>
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<title>TgAmbiente 7 aprile: clima, inquinamento e biodiversità; l’Italia affronta le emergenze ambientali</title>
<link>https://www.eventi.news/tgambiente-7-aprile-clima-inquinamento-e-biodiversita-litalia-affronta-le-emergenze-ambientali</link>
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<description><![CDATA[ Nel TgAmbiente del 7 aprile contributi su crisi climatica nel Centro-Sud, inquinamento da nitrati, per arrivare all’esposizione crescente a sostanze chimiche e al dibattito sulla caccia: le principali organizzazioni ambientaliste lanciano un allarme articolato sullo stato dell’ambiente e della salute in Italia, chiedendo interventi urgenti e strutturali Legambiente evidenzia un incremento significativo degli eventi meteo […]
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<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 23:00:25 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>TgAmbiente, aprile:, clima, inquinamento, biodiversità, l’Italia, affronta, emergenze, ambientali</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/04/07/tgambiente-7-aprile-2026-clima-inquinamento-biodiversita/" title="TgAmbiente 7 aprile: clima, inquinamento e biodiversità; l’Italia affronta le emergenze ambientali" rel="nofollow"><img width="1280" height="720" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/maxresdefault.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/maxresdefault.jpg 1280w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/maxresdefault-768x432.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/maxresdefault-747x420.jpg 747w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/maxresdefault-640x360.jpg 640w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px"></a><p><em>Nel TgAmbiente del 7 aprile contributi su crisi climatica nel Centro-Sud, inquinamento da nitrati, per arrivare all’esposizione crescente a sostanze chimiche e al dibattito sulla caccia: le principali organizzazioni ambientaliste lanciano un allarme articolato sullo stato dell’ambiente e della salute in Italia, chiedendo interventi urgenti e strutturali</em></p>
<p><a href="https://www.greenplanner.it/2026/04/03/analisi-voli-notturni-aeroporto-bergamo/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Legambiente</strong></a> evidenzia un incremento significativo degli <strong>eventi meteo estremi nel Centro-Sud</strong> dal 2011, con quasi 800 episodi registrati. Il fenomeno ha prodotto impatti rilevanti su territorio, edifici, imprese e patrimonio culturale, confermando la vulnerabilità crescente di queste aree.</p>
<p><strong>Greenpeace</strong> richiama invece l’attenzione sull’<strong>inquinamento delle acque potabili da nitrati</strong>, attribuito principalmente ad <a href="https://www.greenplanner.it/2025/02/05/allevamenti-intensivi-salute-pubblica-misure-strutturali/" target="_blank" rel="noopener"><strong>allevamenti intensivi</strong></a> e fertilizzanti. I dati europei indicano un’ampia diffusione del fenomeno, con rischi sanitari anche a concentrazioni inferiori ai limiti normativi vigenti.</p>
<p>Il <strong>Wwf</strong> introduce il concetto di <strong>Homo chimicus</strong>, sottolineando l’<a href="https://www.greenplanner.it/2024/12/31/inquinamento-atmosferico-salute-europei-2024/" target="_blank" rel="noopener"><strong>esposizione quotidiana a miscele di inquinanti</strong></a>. L’attuale valutazione del rischio, limitata alle singole sostanze, non considera gli effetti combinati, rendendo sottostimato l’impatto reale sulla salute umana.</p>
<p><strong>Cinquantotto associazioni</strong> contestano un disegno di legge che amplierebbe la <a href="https://www.greenplanner.it/2025/06/27/proposta-legge-popolare-abolizione-caccia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>pratica venatoria</strong></a>. La proposta è ritenuta pericolosa per la sicurezza pubblica e per la tutela della biodiversità, anche alla luce dei dati sugli incidenti e dell’ampia mobilitazione civile contraria.</p>
<p>Il <a href="https://www.greenplanner.it/tgambiente-video-news/" target="_blank" rel="noopener"><strong>TgAmbiente</strong></a> – realizzato in collaborazione con<strong> Dire.it</strong> – racconta, ogni settimana, le notizie politiche in tema di consumi, alimentazione, agroalimentare, clima, rifiuti, <strong>energia rinnovabile</strong>, nucleare, aree protette, <strong>mobilità sostenibile</strong>, infrastrutture, grandi opere, ricerca scientifica, <strong>biodiversità</strong> e inquinamento.</p>
<p><a href="https://www.youtube.com/c/GreenPlanner/videos" target="_blank" rel="noopener"><strong>Iscriviti al nostro canale Youtube, non perderti più le news video di GreenPlanner!</strong></a></p>
<h2>Le notizie del #TgAmbiente 7 aprile 2026</h2>
<p>Nel <strong>TgAmbiente</strong>, pubblicato ogni settimana, sul nostro magazine online e sul nostro canale Youtube, l’<strong>informazione ambientale di qualità</strong>.</p>
<h3>Legambiente lancia un Sos per la crisi climatica che colpisce il centro-sud Italia</h3>
<p>Il Centro-Sud Italia si conferma tra le aree più esposte agli effetti della crisi climatica. Secondo <strong>Legambiente</strong>, che ha analizzato i dati dell’<strong>Osservatorio Città Clima</strong>, tra il 2011 e marzo 2026 si sono registrati 794 eventi meteo estremi tra regioni adriatiche e meridionali.</p>
<p>Fenomeni quali allagamenti, esondazioni, grandinate e mareggiate hanno causato danni diffusi, coinvolgendo oltre 420mila edifici, 88mila imprese e più di 8.500 beni culturali. Sicilia, Puglia e Calabria risultano le regioni più colpite.</p>
<h3>Greenpeace: via i nitrati dalle acque e meno allevamenti intensivi</h3>
<p>In occasione della <a href="https://www.greenplanner.it/2026/04/07/giornata-mondiale-salute-one-health/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Giornata mondiale della salute</strong></a>, <strong>Greenpeace</strong> ha evidenziato i rischi connessi alla contaminazione da nitrati nelle acque potabili. La principale origine è riconducibile all’agricoltura intensiva e agli allevamenti, responsabili della maggior parte dell’azoto presente nelle acque europee.</p>
<p>Sebbene il limite normativo sia fissato a 50 mg/l, studi recenti indicano effetti sanitari anche a concentrazioni inferiori, rafforzando la necessità di interventi preventivi.</p>
<h3>Per il Wwf siamo entrati nell’era dell’homo chimicus, con Pfas, pesticidi e smog</h3>
<p>Il Wwf segnala un’esposizione crescente e pervasiva a sostanze chimiche, definendo l’attuale condizione come <strong>era dell’Homo chimicus</strong>. L’organismo umano è sottoposto a contaminanti provenienti da aria, acqua e alimenti, tra cui polveri sottili, ossidi di azoto e composti organici volatili.</p>
<p>La valutazione del rischio, tuttavia, non considera adeguatamente gli effetti cumulativi e sinergici di tali sostanze.</p>
<h3>Caccia: 58 associazioni chiedono al Governo di fermare la “legge sparatutto”</h3>
<p>Un ampio fronte di associazioni ambientaliste e animaliste ha espresso contrarietà a un disegno di legge che mira a estendere le attività venatorie.</p>
<p>Le organizzazioni evidenziano i rischi per la sicurezza pubblica e per gli ecosistemi, ricordando le centinaia di vittime legate all’uso di armi da caccia negli ultimi anni e le oltre 400mila firme raccolte contro la proposta.</p>
<p></p>
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<title>Specie invasive, la formica di fuoco fa paura all’Europa (e ha portato l’Italia a un richiamo da parte dell’Ue)</title>
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<description><![CDATA[ Un insetto mette in difficoltà il nostro Paese: si tratta della formica di fuoco, originaria del Sudamerica e invasiva a livello europeo Tra i nuovi richiami arrivati dall’Europa all’Italia su temi ambientali, uno riguarda un minuscolo – ma indomito – insetto. Nel 2025, l’Italia ha infatti ricevuto un parere motivato dall’Unione europea, in cui viene […]
L&#039;articolo Specie invasive, la formica di fuoco fa paura all’Europa (e ha portato l’Italia a un richiamo da parte dell’Ue) è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 23:00:25 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Specie, invasive, formica, fuoco, paura, all’Europa, portato, l’Italia, richiamo, parte, dell’Ue</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/04/07/formica-di-fuoco-rischio-biodiversita/" title="Specie invasive, la formica di fuoco fa paura all’Europa (e ha portato l’Italia a un richiamo da parte dell’Ue)" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/solenopsis.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="formica di fuoco" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/solenopsis.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/solenopsis-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/solenopsis-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/solenopsis-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Un insetto mette in difficoltà il nostro Paese: si tratta della formica di fuoco, originaria del Sudamerica e invasiva a livello europeo</em></p>
<p>Tra i nuovi richiami arrivati dall’Europa all’Italia su temi ambientali, uno riguarda un minuscolo – ma indomito – <strong>insetto</strong>. Nel 2025, l’Italia ha infatti ricevuto un <strong>parere motivato dall’Unione europea</strong>, in cui viene segnalata la mancata adozione di misure efficaci per limitare la diffusione della cosiddetta <strong>formica di fuoco</strong> (<em>Solenopsis invicta</em>), una delle specie aliene invasive più difficili da contenere al mondo.</p>
<p>Il richiamo dell’Unione europea evidenzia un’importante criticità nella risposta italiana: la mancanza di <strong>strategie strutturate </strong>sul medio-lungo periodo.</p>
<p>Il nostro Paese, secondo l’Europa, “<em>non ha messo a punto le misure necessarie per prevenire la diffusione involontaria della formica di fuoco e non ha attuato in modo efficace il sistema di sorveglianza delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale</em>“.</p>
<p>Il governo non ha inoltre <strong>informato</strong> tempestivamente gli altri stati della gravità della situazione italiana.</p>
<h2>Identikit di una formica aliena</h2>
<p>Proveniente dal <strong>Brasile</strong>, questa formica rossa è stata infatti osservata per la prima volta in Europa proprio in <strong>Italia</strong>. Uno <a href="https://scvsa.unipr.it/notizie/la-formica-di-fuoco-scoperta-italia-e-la-prima-volta-europa-luniversita-di-parma-nel-pool-di" target="_blank" rel="noopener">studio del 2023,</a> a cui aveva preso parte l’<strong><a href="https://www.greenplanner.it/2025/10/08/piante-salute-nuovo-corso-universita-parma/" target="_blank" rel="noopener">Università di Parma</a></strong>, si concentrava soprattutto su 88 colonie a sud di Siracusa, probabilmente le prime a essersi insediate con successo.</p>
<p>Dalle <strong>analisi genetiche</strong>, pare che la formica di fuoco sia arrivata nel nostro territorio seguendo rotte commerciali partite dagli Stati Uniti o dalla Cina, dove l’insetto è già presente su vasta scala.</p>
<p>L’espansione della specie è favorita dal <strong>cambiamento climatico</strong>, visto che la Solenopsis invicta apprezza gli inverni miti.</p>
<figure aria-describedby="caption-attachment-166200" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-166200 size-full" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Foto-4-Hormiga-roja-de-fuego-dominio-publico-de-Jesse-Rorabaugh-min-e1775563458707.jpg" alt="" width="1200" height="950" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Foto-4-Hormiga-roja-de-fuego-dominio-publico-de-Jesse-Rorabaugh-min-e1775563458707.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Foto-4-Hormiga-roja-de-fuego-dominio-publico-de-Jesse-Rorabaugh-min-e1775563458707-768x608.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Foto-4-Hormiga-roja-de-fuego-dominio-publico-de-Jesse-Rorabaugh-min-e1775563458707-531x420.jpg 531w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Foto-4-Hormiga-roja-de-fuego-dominio-publico-de-Jesse-Rorabaugh-min-e1775563458707-640x507.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"><figcaption class="wp-caption-text">Foto: Università di Parma – immagine di dominio pubblico scattata da Jesse Rorabaugh</figcaption></figure>
<p>Le colonie possono contare <strong>migliaia</strong>, se non <strong>milioni</strong>, di individui, organizzati in una gerarchia precisa, con una o più regine. Dal punto di vista alimentare, la <em>Solenopsis invicta</em> è onnivora e opportunista. Si nutre di insetti, semi, piccoli vertebrati e sostanze zuccherine, adattando la dieta alle risorse disponibili.</p>
<p>Questa flessibilità rappresenta un<strong> vantaggio competitivo significativo</strong>, permettendole di espandersi in contesti anche molto diversi tra loro, dalle aree urbane ai terreni agricoli.</p>
<p>Una curiosità, che dimostra lo spirito di adattamento di questo insetto, riguarda la strategia delle formiche di fuoco per sopravvivere alle <strong>alluvioni</strong>.</p>
<p>Come mostrato da numerose fotografie e video online – <a href="https://www.facebook.com/natgeotvitalia/videos/questo-esercito-di-formiche-forma-una-zattera-vivente-per-portare-in-salvo-la-pr/993968235521350/" target="_blank" rel="noopener">qui per esempio, un video diffuso da National Geographic Italia</a> – questi insetti sono in grado di formare <strong>zattere</strong> di formiche per non disperdersi o annegare, muovendosi insieme seguendo la corrente.</p>
<p>Le formiche di fuoco sono famose anche per la loro capacità di reagire modo veloce e <strong>aggressivo</strong> a qualsiasi minaccia, attaccando in massa e infliggendo morsi particolarmente dolorosi, sia per gli animali sia per gli umani.</p>
<h2>Gli impatti su ambiente e attività produttive</h2>
<p>Al di là delle punture, è soprattutto l’<a href="https://www.greenplanner.it/2025/07/17/chimica-verde-risposta-impatto-ambientale/" target="_blank" rel="noopener"><strong>impatto ambientale</strong></a> di questa specie a destare preoccupazione. Una volta insediate in un nuovo territorio, le colonie di <em>Solenopsis invicta</em> sono infatti capaci competere con le specie autoctone fino a <strong>soppiantarle</strong>.</p>
<p>Questo squilibrio può alterare interi ecosistemi, <strong>riducendo la biodiversità</strong> e compromettendo catene alimentari consolidate. Ricordiamo che, in Italia, esistono oltre<strong> 270 specie diverse</strong> di formiche, alcune anche rare o protette.</p>
<p>Anche in <strong>ambito agricolo</strong>, i danni sono significativi. Le colonie attaccano semi e giovani piante, danneggiando colture e riducendo la produttività. Inoltre, i formicai – molto estesi e capillari – possono interferire con le normali attività agricole e rappresentare un rischio anche per il bestiame.</p>
<p>Non meno rilevanti sono le conseguenze sulle <strong>infrastrutture</strong>. Le formiche di fuoco possono annidarsi all’interno di impianti elettrici, causando cortocircuiti e malfunzionamenti. Negli Stati Uniti, per esempio, la loro presenza ha già provocato guasti a sistemi di irrigazione e condizionatori, generando costi di manutenzione elevati.</p>
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<title>Accademia Symposium tra formazione e sostenibilità: il modello Its che funziona</title>
<link>https://www.eventi.news/accademia-symposium-tra-formazione-e-sostenibilita-il-modello-its-che-funziona</link>
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<description><![CDATA[ Obiettivo dell’accademia è quello di individuare giovani realmente interessati a un percorso professionalizzante, basato sull’esperienza diretta e sul confronto continuo con le imprese del territorio In un contesto in cui innovazione, competitività e responsabilità ambientale devono convivere, abbiamo visto che gli Its Academy si configurano come uno dei principali strumenti per costruire competenze immediatamente spendibili […]
L&#039;articolo Accademia Symposium tra formazione e sostenibilità: il modello Its che funziona è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 23:00:14 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Accademia, Symposium, tra, formazione, sostenibilità:, modello, Its, che, funziona</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/04/08/formazione-accademia-symposium/" title="Accademia Symposium tra formazione e sostenibilità: il modello Its che funziona" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/accademia-symposium.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="accademia symposium" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/accademia-symposium.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/accademia-symposium-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/accademia-symposium-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/accademia-symposium-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Obiettivo dell’accademia è quello di individuare giovani realmente interessati a un percorso professionalizzante, basato sull’esperienza diretta e sul confronto continuo con le imprese del territorio</em></p>
<p>In un contesto in cui <strong>innovazione, competitività e responsabilità ambientale</strong> devono convivere, abbiamo visto che gli <a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/13/imparare-mestiere-its-academy/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Its Academy</strong></a> si configurano come uno dei principali strumenti per <strong>costruire competenze</strong> immediatamente spendibili nel mondo del lavoro.</p>
<p>In questo scenario si inserisce l’esperienza dell’<strong>Accademia Symposium</strong>, con sede a <strong>Rodengo-Saiano</strong>, in provincia di Brescia, che interpreta la <a href="https://www.greenplanner.it/sostenibilita/" target="_blank" rel="noopener"><strong>sostenibilità</strong></a> come elemento trasversale della propria offerta formativa, integrando sapere tecnico, pratica e visione sistemica.</p>
<p>Elemento distintivo di questo modello è il <strong>forte legame con il mondo del lavoro</strong> e con un territorio caratterizzato da una forte vocazione produttiva. La vicinanza alle imprese consente di <strong>costruire percorsi formativi coerenti</strong> con le reali esigenze del mercato del lavoro, rafforzando il <strong>legame tra formazione e occupabilità</strong>.</p>
<h2>Dall’aula all’impresa: l’intervista al direttore</h2>
<p>Per approfondire il modello formativo e il ruolo della sostenibilità, abbiamo chiesto a <strong>Giovanni Finotto</strong>, direttore dei corsi <strong>Its dell’Accademia Symposium</strong>, di raccontarci approccio, corsi, progetti e risultati.</p>
<p><strong>Finotto</strong> parte dall’offerta formativa, spiegando che “<em>si sviluppa attorno ai principali ambiti dell’agroalimentare contemporaneo: dal marketing e turismo del vino all’enologia e viticoltura sostenibili, dal food quality management ai sistemi zootecnici, fino alle applicazioni più avanzate del precision farming e dell’agritech. Non si tratta di percorsi teorici, ma di esperienze immersive costruite a stretto contatto con il settore</em>“.</p>
<p>Con un metodo operativo chiaro: “<em>Il modello segue quello degli Its, ma in forma particolarmente intensiva: circa duemila ore complessive, di cui la metà svolta direttamente in azienda. Le classi, composte da circa 25 studenti, permettono un accompagnamento personalizzato, anche grazie alla presenza di tutor dedicati</em>“.</p>
<p>Poi aggiunge un elemento chiave: “<em>l’accesso avviene attraverso un processo di selezione che valuta non solo le competenze, ma anche la motivazione dei candidati. L’obiettivo è individuare giovani realmente interessati a un percorso professionalizzante, basato sull’esperienza diretta e sul confronto continuo con le imprese</em>“.</p>
<h2>Un percorso formativo basato sulla sostenibilità</h2>
<p>Quando portiamo la sua attenzione sulla sulla sostenibilità, la risposta di <strong>Finotto</strong> è netta: “<em>all’Accademia Symposium, la sostenibilità è una chiave di lettura trasversale. Non è un tema isolato, ma un equilibrio tra dimensione ambientale, sociale ed economica</em> – per entrare nel concreto, spiega il direttore – <em>gli studenti imparano a ragionare in modo sistemico: dalle pratiche di viticoltura biologica alla gestione energetica, fino alla valutazione della sostenibilità economica delle scelte. Il principio è chiaro: la sostenibilità non è un costo, ma un investimento strategico</em>“.</p>
<p>A questa attenzione si affianca la dimensione tecnologica: “parallelamente, integriamo competenze digitali avanzate, come l’analisi dei dati e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Questo consente ai ragazzi di interpretare territorio e mercato con strumenti innovativi, mantenendo un forte legame con la tradizione” spiega.</p>
<p>L’attività svolta nell’accademia ci entusiasma sempre più e, quando gli chiediamo un esempio concreto, <strong>Finotto</strong> non ha dubbi: “<em>tra le esperienze più significative c’è il laboratorio di micro-vinificazione, realizzato in collaborazione con il Consorzio Franciacorta. Qui il learning by doing trova piena applicazione</em>“.</p>
<p>Infatti, “<em>gli studenti seguono l’intero ciclo produttivo del vino, affrontando scelte tecniche, valutazioni qualitative e gestione degli imprevisti. Non esistono soluzioni predefinite: sono chiamati ad analizzare i problemi e a individuare risposte autonome</em>“.</p>
<p>È in questo contesto che la sostenibilità prende forma perché “<em>ogni decisione incide sull’uso delle risorse, sulla qualità del prodotto e sull’impatto ambientale</em>“.</p>
<p>Il legame con il territorio, sottolinea <strong>Finotto</strong>, è altrettanto centrale: “<em>le aziende svolgono un ruolo fondamentale. Non si tratta di semplici partnership, ma di una collaborazione attiva nella progettazione dei percorsi formativi. Portano in aula casi reali, tecnologie avanzate e contribuiscono a mantenere i corsi aggiornati rispetto alle evoluzioni del mercato</em> – aggiunge il direttore – <em>Lo stage rappresenta poi il momento in cui tutto questo si traduce in esperienza diretta: è lì che la sostenibilità diventa una competenza concreta</em>“.</p>
<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-166204 aligncenter" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/accademia-symposium-1.jpg" alt="accademia symposium" width="1200" height="800" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/accademia-symposium-1.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/accademia-symposium-1-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/accademia-symposium-1-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/accademia-symposium-1-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></p>
<h2>Il bilancio sui risultati ottenuti dall’esperienza Symposium</h2>
<p>Infine, quando affrontiamo con <strong>Giovanni Finotto</strong> il tema dei risultati ottenuti da questo progetto formativo, la risposta è chiara. “<em>I cambiamenti più evidenti riguardano gli studenti: maggiore autonomia, capacità di analisi e flessibilità. Le aziende cercano persone capaci di affrontare problemi complessi e di lavorare in team, ed è su queste competenze che insistiamo maggiormente</em>“.</p>
<p>Importante anche il fatto che attorno al progetto si sia sviluppato un vero e proprio ecosistema; conclude <strong>Finotto</strong>: “<em>molti diplomati continuano a mantenere un legame con l’Accademia, contribuendo a un network dinamico</em>“.</p>
<p>Un modello formativo di questo tipo richiede inevitabilmente risorse economiche importanti e il ruolo dei finanziamenti diventa quindi centrale: “<em>i fondi europei rappresentano un elemento strutturale del nostro modello: permettono di mantenere alta la qualità della formazione, sviluppare laboratori avanzati e coinvolgere professionisti. Come il programma Erasmus+, che offre opportunità di mobilità internazionale e amplia l’orizzonte degli studenti</em>“.</p>
<p>L’<strong>Accademia Symposium</strong> mostra come <strong>formazione, innovazione e sostenibilità</strong> possano convivere in modo concreto. Grazie al legame diretto con le imprese e a percorsi esperienziali intensivi, gli studenti acquisiscono competenze immediatamente spendibili, imparando a interpretare ogni scelta professionale attraverso la lente della sostenibilità.</p>
<p>Qui, la <strong>sostenibilità non è un ideale astratto, ma una competenza concreta</strong>: dall’aula al laboratorio fino all’impresa, diventa il filo conduttore che prepara professionisti consapevoli, flessibili e pronti a guidare le trasformazioni del futuro.</p>
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<title>Aged economy: tecnologia, housing e alimentazione per un’Italia che invecchia meglio</title>
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<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 23:00:14 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Aged, economy:, tecnologia, housing, alimentazione, per, un’Italia, che, invecchia, meglio</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/04/08/aged-economy-tecnologia-housing-e-alimentazione-per-unitalia-che-invecchia-meglio/" title="Aged economy: tecnologia, housing e alimentazione per un’Italia che invecchia meglio" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Depositphotos_aged-economy.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="aged economy" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Depositphotos_aged-economy.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Depositphotos_aged-economy-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Depositphotos_aged-economy-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Depositphotos_aged-economy-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>In Italia quasi un italiano su quattro ha più di 65 anni. Entro il 2050 sarà uno su tre. La cosiddetta aged economy – già ribattezzata silver economy – non è più un fenomeno di nicchia: vale tra il 16,6% e il 19,7% del Pil nazionale. La vera sfida non è misurarne il peso economico, ma costruire un ecosistema di tecnologie, abitare e salute capace di trasformare la longevità in qualità di vita</em></p>
<p>Secondo i <strong>dati Istat più recenti</strong>, la <strong>popolazione italiana over 65</strong> ha superato i 14 milioni di persone, pari al <strong>24,1% della popolazione totale</strong>. Una quota destinata a crescere: <strong>entro il 2050 gli over 65 rappresenteranno circa il 34,6%</strong> della popolazione italiana, con conseguenze strutturali su welfare, sanità, consumi e investimenti.</p>
<p>Se l’economia d’argento fosse uno Stato sovrano, per dimensioni si posizionerebbe alle spalle solo di Stati Uniti e Cina, con un tasso di crescita stimato del 5% annuo e un valore atteso nel 2025 di 5,7 trilioni di euro – circa un terzo del Pil europeo.</p>
<p>Ma dietro i numeri si nasconde una domanda concreta: quali <strong>strumenti, modelli e politiche</strong> sono necessari per <strong>permettere a questa popolazione di invecchiare meglio</strong>? Tre filoni – <strong>tecnologia, housing e salute</strong> – definiscono oggi le frontiere dell’innovazione per la longevità.</p>
<h2>Tecnologia: l’AgeTech come infrastruttura del benessere</h2>
<p>Il perimetro dell’<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/25/sanita-digitale-cronicita-terza-eta/" target="_blank" rel="noopener"><strong>innovazione tecnologica per gli anziani</strong></a> è oggi molto più ampio della semplice domotica. <strong>Teha Group</strong> ha mappato le 150 principali aziende europee attive nello sviluppo di soluzioni per la longevità, identificando cinque cluster tecnologici abilitanti:</p>
<ol>
<li><a href="https://www.greenplanner.it/2024/07/01/intelligenza-artificiale-corsi-podcast-risorse/" target="_blank" rel="noopener">intelligenza artificiale</a> e data intelligence</li>
<li>genomica e medicina di precisione</li>
<li>MedTech</li>
<li>robotica cognitiva e assistiva</li>
<li>wearable e connected health</li>
</ol>
<p>Un ecosistema che esprime una valutazione complessiva di 23,9 miliardi di dollari. Sul fronte della vita quotidiana, i dati sull’adozione digitale mostrano un cambiamento generazionale in atto: nel 2024, il 68,1% degli italiani tra i 65 e i 74 anni ha utilizzato Internet, con un incremento di 7,6 punti percentuali rispetto al 2023.</p>
<p>Una platea crescente, più propensa ad accettare soluzioni tecnologiche di supporto. Le <strong>evidenze sull’impatto delle tecnologie assistive sono già disponibili</strong>. Secondo la <strong>Fondazione Italia Longeva</strong>, l’85% degli anziani italiani desidera invecchiare nella propria casa e le tecnologie assistive permettono di prolungare l’autonomia domiciliare di 3-5 anni riducendo rischi e costi.</p>
<p>Il <strong>Ministero della Salute</strong> conferma che <strong>sistemi di teleassistenza e domotica assistiva</strong> riducono gli accessi impropri al pronto soccorso del 40%.</p>
<p>Tuttavia, il <a href="https://www.greenplanner.it/2026/02/05/investire-ricerca-invecchiamento-conviene/" target="_blank" rel="noopener"><strong>progetto Age-It</strong></a> – finanziato dal Pnrr e che coinvolge oltre 350 ricercatori – ha evidenziato un nodo strutturale: <strong>le tecnologie per l’invecchiamento attivo esistono già, ma le case italiane e il sistema sanitario non sono pronti a integrarle</strong>.</p>
<p>Mancano prese elettriche adeguate vicino ai letti, la connettività è spesso insufficiente, gli spazi non sono pensati per accogliere strumenti di assistenza remota. <strong>InnLifes Age-It</strong> ha sviluppato linee guida e un software per simulare e stimare economicamente le alternative di adattamento domestico – e propone un modello di incentivi fiscali analogo ai bonus energetici per rendere l’adattamento preventivo, e non reattivo.</p>
<h2>Housing: dalla Rsa al senior living, un cambio di paradigma</h2>
<p>La <strong>Ragioneria Generale dello Stato</strong> stima che gli over 65 non autosufficienti in Italia siano 2,5 milioni, 320.000 dei quali vivono in case di riposo. Nel 2021 il costo per lo Stato è stato di circa 31 miliardi di euro, pari all’1,9% del Pil – una quota destinata a salire al 2,4% entro il 2050.</p>
<p>In questo contesto, un <a href="https://www.greenplanner.it/2025/09/12/nuove-residenze-terza-eta/" target="_blank" rel="noopener"><strong>nuovo modello abitativo</strong></a> sta emergendo come alternativa strutturale alla Rsa: il senior living. Non si tratta di strutture sanitarie, ma di <strong>soluzioni abitative che favoriscono autonomia e socialità</strong>, con appartamenti progettati per garantire accessibilità, sicurezza e un comfort abitativo evolutivo, in grado di adattarsi alle mutevoli esigenze della persona nel tempo.</p>
<p>L’<strong>integrazione digitale in queste strutture sta producendo risultati misurabili</strong>. Nelle residenze del Villaggio Novoli di Firenze, l’integrazione tra dispositivi Amazon e la piattaforma Yourease ha trasformato gli appartamenti in ambienti smart, con l’obiettivo di creare un contesto dove autonomia, sicurezza e relazione possano coesistere in modo nuovo.</p>
<p>Il modello si sta diffondendo anche in ambito domiciliare. In Toscana è attiva dal febbraio 2025 una sperimentazione che coinvolge <strong>100 appartamenti privati distribuiti su oltre 70 chilometri della provincia di Firenze</strong>, trasformandoli in nodi connessi di una rete intelligente di assistenza domiciliare.</p>
<p>Il cuore del progetto è l’<strong>integrazione tra servizio sociale di prossimità e piattaforma digitale</strong>: ogni anziano resta nella propria casa, ma è parte di un sistema reattivo e connesso.</p>
<p>Sul fronte normativo, il <strong>Pnrr Missione 6 Salute</strong> destina 4 miliardi di euro alla sanità territoriale e domiciliare, con l’obiettivo di prendere in carico il 10% della popolazione over 65 in assistenza domiciliare entro il 2026. Un traguardo che richiede non solo risorse, ma una riforma dei modelli organizzativi e dei meccanismi di rimborso.</p>
<h2>Salute e alimentazione: la prevenzione come leva sistemica</h2>
<p>Secondo la <strong>ricerca 2025 dell’Osservatorio Longevity e Silver Economy del Politecnico di Milano</strong>, il 19% degli italiani over 55 ha già partecipato a programmi di prevenzione personalizzata, segnalando una crescente attenzione verso modelli di cura orientati alla prevenzione piuttosto che alla sola gestione della malattia.</p>
<p>Su questo fronte, le evidenze scientifiche più recenti convergono su un punto: l’<strong>alimentazione è un fattore modificabile di prima grandezza</strong>. Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su <strong>Aging Clinical and Experimental Research</strong> ha mostrato che l’<strong>aderenza alla dieta mediterranea può ridurre dell’11% il rischio di demenza</strong>, con un effetto protettivo ancora più marcato per la <a href="https://www.greenplanner.it/2026/02/27/nuove-strategie-lotta-alzheimer/" target="_blank" rel="noopener"><strong>malattia di Alzheimer</strong></a>, per la quale si stima una riduzione del rischio del 27%.</p>
<p>Lo studio dell’<strong>Istituto Karolinska di Stoccolma</strong> – condotto su oltre 2.400 anziani seguiti per quindici anni – ha ulteriormente rafforzato il quadro: i <strong>regimi alimentari antinfiammatori</strong> come la dieta Mind, l’Ahai e la dieta mediterranea adattata (Amed) <strong>rallentano significativamente l’accumulo di patologie croniche</strong>, in particolare cardiovascolari e neurodegenerative, mentre le diete ricche di carni rosse, cereali raffinati e zuccheri accelerano lo sviluppo di multimorbidità.</p>
<p>A livello italiano, l’<strong>Istituto Superiore di Sanità</strong> ha pubblicato nel 2025 le prime linee guida nazionali sull’applicazione della <strong>dieta mediterranea</strong>, elaborate con il contributo di oltre 20 società scientifiche, che ne raccomandano l’adozione come <strong>strumento di prevenzione in qualsiasi setting di cura</strong>, con particolare attenzione alla fragilità e alla disabilità nell’anziano.</p>
<p>Il punto critico, segnalato dalla ricerca dell’<strong>Istituto Mario Negri</strong> in collaborazione con l’U<strong>niversità degli Studi di Milano</strong>, riguarda la <strong>varietà</strong>: gli <strong>anziani tendono a seguire diete monotone e ripetitive</strong>, impoverendo progressivamente l’apporto di micronutrienti essenziali per la funzione cerebrale.</p>
<p>La prevenzione nutrizionale, per essere efficace, richiede accompagnamento, educazione alimentare e integrazione con i percorsi di cura – non solo la prescrizione di un modello dietetico.</p>
<h2>Un’agenda sistemica, non una somma di interventi</h2>
<p>La <strong>longevità italiana è un dato strutturale</strong>. L’aspettativa di vita ha raggiunto gli 83,9 anni nel 2024 e le proiezioni la portano a 87,2 anni entro il 2050. Trasformare questo dato demografico in un vantaggio – per le persone e per il sistema – richiede che tecnologia, housing e nutrizione smettano di essere filoni separati e diventino componenti di una politica integrata per l’invecchiamento attivo.</p>
<p>Le <strong>risorse ci sono</strong>: Pnrr, Fondo Sociale per il Clima, incentivi fiscali, investimenti privati nel senior living. <strong>Manca ancora una regia pubblica</strong> capace di connettere questi strumenti in una visione coerente.</p>
<p>L’<strong>aged economy non si governa inseguendo singoli trend</strong>: si costruisce con politiche di lungo periodo, modelli di welfare rinnovati e un’<strong>industria dell’innovazione orientata esplicitamente alla qualità della vita</strong>. Non al solo prolungamento della sua durata.</p>
<p><em>Crediti immagine: <a href="https://depositphotos.com/it/" target="_blank" rel="noopener">Depositphotos</a></em></p>
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<title>Mais, riso e manioca: il loro impatto sulla deforestazione</title>
<link>https://www.eventi.news/mais-riso-e-manioca-il-loro-impatto-sulla-deforestazione</link>
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<description><![CDATA[ Tocca prendere coscienza anche ai vegetariani che la deforestazione globale ha come protagonisti vegetali quali mais, riso e manioca. L’impatto è stato rilevato da un’analisi della Chalmers University of Technology di Goteborg, in Svezia Si allarga la lista delle coltivazioni che possono avere un impatto sulla deforestazione. All’attenzione sui soliti colpevoli – allevamento bovino, olio […]
L&#039;articolo Mais, riso e manioca: il loro impatto sulla deforestazione è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 23:00:13 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Mais, riso, manioca:, loro, impatto, sulla, deforestazione</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/04/08/mais-riso-manioca-impatto-deforestazione/" title="Mais, riso e manioca: il loro impatto sulla deforestazione" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Depositphotos_deforestazione-agricola.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="deforestazione agricola" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Depositphotos_deforestazione-agricola.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Depositphotos_deforestazione-agricola-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Depositphotos_deforestazione-agricola-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Depositphotos_deforestazione-agricola-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Tocca prendere coscienza anche ai vegetariani che la deforestazione globale ha come protagonisti vegetali quali mais, riso e manioca. L’impatto è stato rilevato da un’analisi della Chalmers University of Technology di Goteborg, in Svezia</em></p>
<p>Si allarga la <strong>lista delle coltivazioni</strong> che possono avere un impatto sulla <a href="https://www.greenplanner.it/2024/09/05/stop-prodotti-causa-deforestazione-europa/" target="_blank" rel="noopener"><strong>deforestazione</strong></a>. All’attenzione sui <strong>soliti colpevoli</strong> – allevamento bovino, olio di palma e soia – una nuova ricerca aggiunge anche le <strong>colture alimentari di base</strong> – mais, riso e manioca.</p>
<p>Secondo uno studio pubblicato su <strong>Nature Food</strong> dai ricercatori <strong>Chandrakant Singh e Martin Persson della Chalmers University of Technology</strong>, tra il 2001 e il 2022 sono scomparsi circa 122 milioni di ettari di foreste a causa dell’espansione agricola. Oltre l’80% di questa perdita si è verificata nelle aree tropicali.</p>
<h2>Un nuovo modello per leggere la deforestazione</h2>
<p>La ricerca introduce il <strong>modello DeDuCe</strong> (Deforestation Driver and Carbon Emissions), che integra dati satellitari sull’uso del suolo con statistiche agricole. Il risultato è la mappatura più completa finora disponibile dei <strong>legami tra produzione agricola e deforestazione</strong>, su scala globale: 179 Paesi e 184 materie prime analizzate.</p>
<p>Questo approccio consente di <strong>superare una visione parziale del fenomeno</strong>, tradizionalmente focalizzata su poche filiere globali, per restituire un quadro molto più articolato.</p>
<p>I dati confermano il <strong>peso dominante dell’allevamento bovino</strong>, responsabile del 40% della deforestazione globale. A seguire c’è l’<a href="https://www.greenplanner.it/2015/03/20/olio-di-palma-le-piantagioni-minacciano-habitat-africano/" target="_blank" rel="noopener"><strong>olio di palma</strong></a> (9%) e la <strong>soia</strong> (5%). Ma la vera novità riguarda le colture alimentari di base: <strong>mais e riso</strong> (pari-merito al 4%) e <strong>manioca</strong> (3%).</p>
<p>Nel complesso, <strong>queste colture rappresentano circa l’11% della deforestazione legata all’agricoltura</strong>, più del doppio rispetto a <strong>cacao, caffè e gomma naturale,</strong> che insieme non superano il 5%.</p>
<p>A differenza di <strong>palma da olio e soia</strong> – concentrate rispettivamente nel Sud-Est asiatico e in Sud America – le colture di base non sono circoscritte a specifiche aree geografiche. La loro espansione è diffusa in molte regioni del mondo ed è spesso destinata ai mercati locali.</p>
<h2>I Paesi più coinvolti</h2>
<p>Questo elemento cambia il quadro interpretativo: <strong>non tutta la deforestazione è legata alle esportazioni o ai consumi dei Paesi più ricchi</strong>. Una quota rilevante deriva infatti dalla produzione agricola per il consumo interno nei Paesi produttori.</p>
<p>La deforestazione globale si concentra in alcune aree chiave. I principali Paesi responsabili sono:</p>
<ul>
<li>Brasile: 32%</li>
<li>Indonesia: 9%</li>
<li>Cina: 6%</li>
<li>Repubblica Democratica del Congo: 6%</li>
<li>Stati Uniti: 5%</li>
<li>Costa d’Avorio: 3%</li>
</ul>
<p>Dati che confermano il ruolo centrale delle aree tropicali e delle economie emergenti.</p>
<p>Lo studio fornisce anche una nuova stima delle emissioni di CO2 legate alla deforestazione agricola: circa 41 miliardi di tonnellate tra il 2001 e il 2022, pari a circa 2 miliardi di tonnellate all’anno.</p>
<p>Si tratta di valori inferiori rispetto a precedenti stime globali, grazie a un metodo di analisi più dettagliato. Tuttavia, il fenomeno resta significativo: circa il 5% delle emissioni globali di anidride carbonica è ancora legato alla deforestazione.</p>
<h2>Serve un cambio di approccio</h2>
<p>Il messaggio della ricerca è chiaro: <strong>per contrastare efficacemente la deforestazione non basta intervenire sulle grandi filiere globali</strong>. È necessario agire anche a livello locale, sostenendo pratiche agricole più sostenibili nei Paesi produttori e migliorando la gestione del territorio.</p>
<p>Il <strong>modello DeDuCe</strong> si propone come uno strumento utile per governi, aziende e organizzazioni, capace di individuare le aree a maggior rischio e orientare politiche e investimenti.</p>
<p>I ricercatori stanno già lavorando a un’<strong>evoluzione del modello che includa anche altri settori</strong>, come quello minerario ed energetico, che contribuiscono – direttamente e indirettamente – alla perdita di foreste.</p>
<p>Un approccio più integrato sarà fondamentale per comprendere tutte le pressioni sugli ecosistemi e costruire strategie davvero efficaci.</p>
<p><em>Crediti immagine: <a href="https://depositphotos.com/it/" target="_blank" rel="noopener">Depositphotos</a></em></p>
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<title>Ariston Group e Politecnico di Milano, nuovo accordo quinquennale: focus su ricerca e formazione</title>
<link>https://www.eventi.news/ariston-group-e-politecnico-di-milano-nuovo-accordo-quinquennale-focus-su-ricerca-e-formazione</link>
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<description><![CDATA[ Siglato un nuovo accordo fra Ariston Group e il Politecnico di Milano: focus su ricerca scientifica, innovazione tecnologica e formazione nell’ambito del riscaldamento e raffrescamento sostenibili degli ambienti e dell’acqua Nuovo passo avanti nella collaborazione tra industria e università nel segno della sostenibilità. Ariston Group, player globale in soluzioni sostenibili per il comfort climatico e […]
L&#039;articolo Ariston Group e Politecnico di Milano, nuovo accordo quinquennale: focus su ricerca e formazione è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 23:00:13 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Ariston, Group, Politecnico, Milano, nuovo, accordo, quinquennale:, focus, ricerca, formazione</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/04/08/ariston-politecnico-milano-accordo-ricerca-formazione/" title="Ariston Group e Politecnico di Milano, nuovo accordo quinquennale: focus su ricerca e formazione" rel="nofollow"><img width="800" height="600" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2022/09/Depositphotos_fonti-rinnovabili-800x600.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="fonti rinnovabili" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2022/09/Depositphotos_fonti-rinnovabili-800x600.jpg 800w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2022/09/Depositphotos_fonti-rinnovabili-100x75.jpg 100w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2022/09/Depositphotos_fonti-rinnovabili-80x60.jpg 80w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2022/09/Depositphotos_fonti-rinnovabili-768x576.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2022/09/Depositphotos_fonti-rinnovabili-560x420.jpg 560w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2022/09/Depositphotos_fonti-rinnovabili-180x135.jpg 180w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2022/09/Depositphotos_fonti-rinnovabili-238x178.jpg 238w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2022/09/Depositphotos_fonti-rinnovabili-265x198.jpg 265w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2022/09/Depositphotos_fonti-rinnovabili-640x480.jpg 640w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2022/09/Depositphotos_fonti-rinnovabili.jpg 1024w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px"></a><p><em>Siglato un nuovo accordo fra Ariston Group e il Politecnico di Milano: focus su ricerca scientifica, innovazione tecnologica e formazione nell’ambito del riscaldamento e raffrescamento sostenibili degli ambienti e dell’acqua</em></p>
<p>Nuovo passo avanti nella collaborazione <strong>tra industria e università</strong> nel segno della <a href="https://www.greenplanner.it/sostenibilita/" target="_blank" rel="noopener"><strong>sostenibilità</strong></a>.</p>
<p><strong>Ariston Group</strong>, player globale in soluzioni sostenibili per il comfort climatico e l’acqua calda, e il <a href="https://www.greenplanner.it/2024/01/25/politecnico-milano-corso-esperto-risanamento-radon/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Politecnico di Milano</strong></a> siglano una nuova <strong>convenzione</strong> <strong>quadro di collaborazione scientifica</strong> e un <strong>accordo attuativo</strong> nell’ambito del <strong>riscaldamento e raffrescamento sostenibili degli ambienti</strong> e <strong>dell’acqua</strong> – Sustainable space and water heating and cooling.</p>
<p>L’intesa, della <strong>durata di cinque anni</strong>, punta a rafforzare <strong>ricerca, innovazione e formazione</strong> in un settore chiave per la <a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/09/transizione-energetica-italiana-2026/" target="_blank" rel="noopener"><strong>transizione energetica</strong></a>.</p>
<p>Tra le priorità, lo sviluppo di <strong>soluzioni ad alta efficienza energetica</strong> e a <strong>basso impatto ambientale</strong>, con particolare attenzione alle <strong>tecnologie a pompa di calore</strong> e <strong>all’integrazione delle <a href="https://www.greenplanner.it/energie-rinnovabili/" target="_blank" rel="noopener">energie rinnovabili</a></strong>.</p>
<p>Accanto agli obiettivi tecnologici, l’accordo prevede anche impegno sul fronte formazione. Particolare attenzione verrà dedicata ai <strong>dottorati di ricerca</strong>, <strong>attività di employer branding</strong> e <strong>recruiting</strong> erogate dal <strong>Career Service del Politecnico</strong>, oltre alla collaborazione per la partecipazione a bandi di finanziamento sia a livello nazionale e che internazionale.</p>
<h2>I punti dell’accordo</h2>
<p>La partnership rappresenta un’evoluzione <strong>dell’accordo avviato nel 2020</strong> e conferma la volontà di Ariston Group di <strong>investire in ricerca e sviluppo</strong> come leva strategica per la <strong>competitività industriale</strong>.</p>
<p>Il nuovo programma prevede un ampliamento degli ambiti di studio e un rafforzamento delle infrastrutture dedicate, a partire da <strong>Relab</strong>, il <strong>laboratorio del Politecnico specializzato nello studio dei sistemi di riscaldamento e raffrescamento sostenibili</strong>.</p>
<p>Le attività di ricerca coinvolgeranno diversi dipartimenti dell’ateneo milanese – <strong>Dipartimenti di Energia</strong> (Deng), <strong>di Elettronica</strong>, <strong>Informazione</strong> e <strong>Bioingegneria</strong> (Deib) e di <strong>Meccanica</strong> (Dmec) – e si concentreranno su sei aree principali: <strong>sistemi energetici</strong> e <strong>scambio termico</strong>, <strong>meccanica</strong> e <strong>materiali</strong>, <strong>fluidi energetici</strong>, <strong>fluidodinamica e ventilazione</strong>, <strong>acustica e vibrazioni</strong>, <strong>elettronica e sistemi di controllo</strong>.</p>
<p>L’obiettivo è sviluppare tecnologie sempre più avanzate, digitalizzate ed efficienti.</p>
<p>Sul piano <strong>tecnico-scientifico</strong>, i progetti riguarderanno il <strong>perfezionamento dei cicli termodinamici delle <a href="https://www.greenplanner.it/2023/10/19/pompa-calore-installazione-condominio/" target="_blank" rel="noopener">pompe di calore</a></strong>, lo studio di soluzioni ad assorbimento, l’utilizzo dell’idrogeno come vettore energetico e lo sviluppo di algoritmi per la gestione intelligente dei sistemi di climatizzazione.</p>
<p>Parallelamente, <strong>Ariston Group</strong> supporterà la missione del <strong>Politecnico di Milano</strong> nel costante aggiornamento dell’offerta didattica, in funzione dell’evoluzione delle figure professionali, del mercato del lavoro e delle esigenze della società.</p>
<p>Tra le attività, sarà prevista anche l’attivazione di <strong>dottorati di ricerca</strong> e l’assunzione di nuovi ricercatori nelle aree scientifiche di interesse. Con un unico obiettivo: favorire lo scambio di know-how e <strong>promuovere la collaborazione tra le aziende e l’università</strong>.</p>
<p><em>Crediti immagine: <a href="https://depositphotos.com/it/" target="_blank" rel="noopener">Depositphotos</a></em></p>
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<title>Tra Pfas, smog e pesticidi siamo ormai nell’era dell’Homo chimicus</title>
<link>https://www.eventi.news/tra-pfas-smog-e-pesticidi-siamo-ormai-nellera-dellhomo-chimicus</link>
<guid>https://www.eventi.news/tra-pfas-smog-e-pesticidi-siamo-ormai-nellera-dellhomo-chimicus</guid>
<description><![CDATA[ Negli ultimi anni nei Paesi occidentali si sono osservati segnali preoccupanti: aumento dei casi di infertilità senza causa apparente, disturbi dello sviluppo neurocognitivo, aumento delle diagnosi nello spettro autistico. Non esiste ancora un consenso sulle cause, ma la ricerca suggerisce che una combinazione di fattori genetici e ambientali, insieme a una particolare ipersensibilità a molte sostanze chimiche, possa avere un ruolo.
Non a caso oggi, in occasione della Giornata mondiale della salute, il Wwf lancia un allarme sul fatto che la nostra salute è sempre più minacciata dagli agenti inquinanti, soprattutto sostanze chimiche e prodotti di scarto delle lavorazioni e dell’utilizzo di sostanze nocive per l’uomo e per l’ambiente. Il Panda, anche qui non a caso, parla di un nuovo &quot;Homo chimicus&quot;, un essere umano esposto quotidianamente a complesse miscele di contaminanti nei luoghi di vita, lavoro, sport e divertimento, che interagiscono tra loro in modi ancora poco conosciuti.
Ogni via di esposizione — inalazione, ingestione, contatto cutaneo — contribuisce al carico complessivo che il nostro corpo deve gestire. La valutazione del rischio chimico sulla salute continua però a essere fatta &quot;sostanza per sostanza&quot;, senza considerare, come avvisa il Wwf, gli effetti cumulativi e sinergici di questa miscela invisibile, che accompagna ogni momento della nostra vita quotidiana.
Negli ultimi anni si sono osservati segnali appunto sempre più preoccupanti, come il citato aumento dei casi di infertilità senza causa apparente, i disturbi dello sviluppo neurocognitivo, l’aumento delle diagnosi nello spettro autistico, la riduzione del quoziente intellettivo, le disfunzioni endocrine, il calo della fertilità maschile e femminile, la vulnerabilità immunitaria. Seppur si tratti di un fenomeno globale, esso emerge con particolare evidenza nei paesi occidentali e industrializzati. Per queste condizioni non esiste ancora un consenso definitivo sulle cause, ma la ricerca suggerisce che una combinazione di fattori genetici e ambientali, insieme a una particolare ipersensibilità a molte sostanze chimiche, possa avere un ruolo determinante, soprattutto in fasi critiche come la gravidanza o la prima infanzia.
Tra i principali indiziati ci sono gli inquinanti dell&#039;aria come PM2,5 e PM10, ossidi di azoto (NOx), ozono troposferico e composti organici volatili (VOC). L&#039;Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) considera l&#039;esposizione a particolato fine come una delle principali cause ambientali di mortalità precoce nel mondo. Queste sostanze derivano dalle centrali termoelettriche a carbone e gas, dal traffico, dagli allevamenti intensivi e dalle attività industriali e possono provocare malattie cardiovascolari e respiratorie, infarti, ictus, tumori polmonari e riduzione della funzionalità polmonare nei bambini, oltre a incrementare l&#039;infiammazione sistemica.
Un altro problema è rappresentato dai residui dei pesticidiresidui dei pesticidiresidui dei pesticidi che rappresentano una delle principali fonti di esposizione quotidiana a sostanze chimiche potenzialmente nocive (anche quando presenti entro i limiti di legge). Diversi studi scientifici indicano che l&#039;esposizione anche a residui di pesticidi possa interferire con il sistema endocrino, alterare il metabolismo, incidere sullo sviluppo neurocomportamentale dei bambini e contribuire ad aumentare il rischio di specifiche forme tumorali.
Ci sono poi le micro e nanoplastiche, presenti praticamente ovunque dai cosmetici all&#039;acqua in bottiglia. Queste sostanze sono particolarmente pericolose perché possono accumularsi nei tessuti del nostro corpo e contribuire a processi infiammatori, stress ossidativo e trasporto di altre sostanze tossiche all&#039;interno del nostro organismo.
Anche i Pfas, soprannominati &quot;sostanze eterne&quot;, perché caratterizzate da una persistenza estrema nell&#039;ambiente e nell&#039;organismo, sono presenti in molti prodotti di uso quotidiano come tessili idrorepellenti, schiume antincendio, padelle antiaderenti e imballaggi alimentari. La loro stabilità chimica fa sì che queste molecole possano accumularsi in tutti i comparti ambientali per decenni: sia negli ecosistemi (acqua, suolo, falde, fauna), sia all&#039;interno dei tessuti umani.
Le ricerche scientifiche mostrano che diversi Pfas agiscono come interferenti endocrini e sono stati associati a disfunzioni del sistema immunitario, alterazioni metaboliche, disturbi della tiroide, riduzione della fertilità e un aumento del rischio di alcune forme tumorali.
A questi contaminanti si aggiungono gli additivi plastici, bisfenolo A, ftalati e ritardanti di fiamma presenti in giocattoli, contenitori alimentari, packaging, elettronica e arredi domestici, che possono influenzare il sistema ormonale, lo sviluppo fetale e quello neurocognitivo, contribuendo a un&#039;esposizione cumulativa quotidiana.
Altre sostanze nocive sono i Voc, composti organici volatili, che comprendono le emissioni provenienti da vernici, colle, mobili, tessuti sintetici, stampanti e apparecchi elettronici, oltre che da attività quotidiane come la cottura dei cibi o l&#039;uso di candele e incensi. Senza adeguato ricambio di aria in casa o sistemi di aspirazione e depurazione, le ricerche mostrano che l&#039;inquinamento indoor può arrivare a essere rilevante quanto quello esterno e può contribuire a irritazioni respiratorie, allergie, mal di testa, disturbi neurocomportamentali e, in alcuni casi, aumentare il rischio di effetti anche più gravi quando l&#039;esposizione è cronica e prolungata.
«La nostra quotidianità rivela che siamo immersi in un ambiente chimicamente complesso. Nessuna esposizione agisce da sola: le sostanze si sommano, interagiscono, si potenziano. Come WWF siamo da tempo in prima linea nel contrastare l&#039;inquinamento pericoloso sia per l&#039;ambiente sia per la salute dei cittadini - afferma Eva Alessi, responsabile Sostenibilità del Wwf Italia - Per affrontare in modo efficace il problema delle sostanze chimiche serve un cambio di passo deciso e coordinato tra scienza, istituzioni, imprese e cittadini. È urgente rafforzare il biomonitoraggio e la ricerca sugli effetti delle esposizioni multiple, garantendo dati trasparenti e accessibili. Allo stesso tempo, le istituzioni devono adottare norme più ambiziose basate sul principio di precauzione, accelerando la messa al bando delle sostanze più pericolose e rafforzando i controlli lungo tutta la filiera. Le imprese devono eliminare progressivamente le sostanze nocive, sostituendole con alternative più sicure e ripensando prodotti e processi secondo criteri di sicurezza e sostenibilità. I cittadini, con scelte di consumo più consapevoli, possono contribuire a ridurre l&#039;esposizione e orientare il mercato verso soluzioni più sicure. Solo un&#039;azione integrata e sistemica può ridurre l&#039;esposizione e proteggere la salute delle persone e degli ecosistemi».
Secondo il Wwf per affrontare queste sfide, è fondamentale adottare un approccio One Health, che riconosce l&#039;interconnessione tra salute umana, animale e ambientale: non può esistere salute in un ambiente malato. «Solo comprendendo pienamente come ambiente, sostanze chimiche e stile di vita interagiscono possiamo sviluppare strategie efficaci per tutelare la salute umana e prevenire fenomeni emergenti, proteggendo le generazioni presenti e future», è il messaggio conclusivo del Panda in questa Giornata mondiale della salute. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 11:30:12 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Tra, Pfas, smog, pesticidi, siamo, ormai, nell’era, dell’Homo, chimicus</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Wwf%20inquinamento%20aria.jpg" alt="" width="6016" height="4000" loading="lazy"></p><p>Negli ultimi anni nei Paesi occidentali si sono osservati segnali preoccupanti: aumento dei casi di infertilità senza causa apparente, disturbi dello sviluppo neurocognitivo, aumento delle diagnosi nello spettro autistico. Non esiste ancora un consenso sulle cause, ma la ricerca suggerisce che una combinazione di fattori genetici e ambientali, insieme a una particolare ipersensibilità a molte sostanze chimiche, possa avere un ruolo.</p>
<p>Non a caso oggi, in occasione della Giornata mondiale della salute, il Wwf lancia un allarme sul fatto che la nostra salute è sempre più minacciata dagli agenti inquinanti, soprattutto sostanze chimiche e prodotti di scarto delle lavorazioni e dell’utilizzo di sostanze nocive per l’uomo e per l’ambiente. Il Panda, anche qui non a caso, parla di un nuovo "Homo chimicus", un essere umano esposto quotidianamente a complesse miscele di contaminanti nei luoghi di vita, lavoro, sport e divertimento, che interagiscono tra loro in modi ancora poco conosciuti.</p>
<p>Ogni via di esposizione — inalazione, ingestione, contatto cutaneo — contribuisce al carico complessivo che il nostro corpo deve gestire. La valutazione del rischio chimico sulla salute continua però a essere fatta "sostanza per sostanza", senza considerare, come avvisa il Wwf, gli effetti cumulativi e sinergici di questa miscela invisibile, che accompagna ogni momento della nostra vita quotidiana.</p>
<p>Negli ultimi anni si sono osservati segnali appunto sempre più preoccupanti, come il citato aumento dei casi di infertilità senza causa apparente, i disturbi dello sviluppo neurocognitivo, l’aumento delle diagnosi nello spettro autistico, la riduzione del quoziente intellettivo, le disfunzioni endocrine, il calo della fertilità maschile e femminile, la vulnerabilità immunitaria. Seppur si tratti di un fenomeno globale, esso emerge con particolare evidenza nei paesi occidentali e industrializzati. Per queste condizioni non esiste ancora un consenso definitivo sulle cause, ma la ricerca suggerisce che una combinazione di fattori genetici e ambientali, insieme a una particolare ipersensibilità a molte sostanze chimiche, possa avere un ruolo determinante, soprattutto in fasi critiche come la gravidanza o la prima infanzia.</p>
<p>Tra i principali indiziati ci sono gli inquinanti dell'aria come PM2,5 e PM10, ossidi di azoto (NOx), ozono troposferico e composti organici volatili (VOC). L'Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) considera l'esposizione a particolato fine come una delle principali cause ambientali di mortalità precoce nel mondo. Queste sostanze derivano dalle centrali termoelettriche a carbone e gas, dal traffico, dagli allevamenti intensivi e dalle attività industriali e possono provocare malattie cardiovascolari e respiratorie, infarti, ictus, tumori polmonari e riduzione della funzionalità polmonare nei bambini, oltre a incrementare l'infiammazione sistemica.</p>
<p>Un altro problema è rappresentato dai <a href="https://www.greenreport.it/news/natura-e-biodiversita/60886-pesticidi-oltre-40-organizzazioni-ambientaliste-europee-lanciano-la-campagna-per-la-salute-le-api-e-gli-agricoltori">residui dei pesticidiresidui dei pesticidiresidui dei pesticidi</a> che rappresentano una delle principali fonti di esposizione quotidiana a sostanze chimiche potenzialmente nocive (anche quando presenti entro i limiti di legge). Diversi studi scientifici indicano che l'esposizione anche a residui di pesticidi possa interferire con il sistema endocrino, alterare il metabolismo, incidere sullo sviluppo neurocomportamentale dei bambini e contribuire ad aumentare il rischio di specifiche forme tumorali.</p>
<p>Ci sono poi le micro e nanoplastiche, presenti praticamente ovunque dai cosmetici all'acqua in bottiglia. Queste sostanze sono particolarmente pericolose perché possono accumularsi nei tessuti del nostro corpo e contribuire a processi infiammatori, stress ossidativo e trasporto di altre sostanze tossiche all'interno del nostro organismo.</p>
<p>Anche i Pfas, <a href="https://www.greenreport.it/news/inquinamenti-e-disinquinamenti/60915-pfas-lagenzia-ue-echa-raccomanda-ampie-restrizioni-e-leuroparlamento-approva-nuovi-standard-sullinquinamento-idrico">soprannominati "sostanze eterne"</a>, perché caratterizzate da una persistenza estrema nell'ambiente e nell'organismo, sono presenti in molti prodotti di uso quotidiano come tessili idrorepellenti, schiume antincendio, padelle antiaderenti e imballaggi alimentari. La loro stabilità chimica fa sì che queste molecole possano accumularsi in tutti i comparti ambientali per decenni: sia negli ecosistemi (acqua, suolo, falde, fauna), sia all'interno dei tessuti umani.</p>
<p>Le ricerche scientifiche mostrano che diversi Pfas agiscono come interferenti endocrini e sono <a href="https://www.greenreport.it/news/inquinamenti-e-disinquinamenti/59856-i-costi-per-linquinamento-da-pfas-in-europa-oscillano-tra-i-440-e-gli-oltre-1000-miliardi-di-euro">stati associati a disfunzioni del sistema immunitario</a>, alterazioni metaboliche, disturbi della tiroide, riduzione della fertilità e un aumento del rischio di alcune forme tumorali.</p>
<p>A questi contaminanti si aggiungono gli additivi plastici, bisfenolo A, ftalati e ritardanti di fiamma presenti in giocattoli, contenitori alimentari, packaging, elettronica e arredi domestici, che possono influenzare il sistema ormonale, lo sviluppo fetale e quello neurocognitivo, contribuendo a un'esposizione cumulativa quotidiana.</p>
<p>Altre sostanze nocive sono i Voc, composti organici volatili, che comprendono le emissioni provenienti da vernici, colle, mobili, tessuti sintetici, stampanti e apparecchi elettronici, oltre che da attività quotidiane come la cottura dei cibi o l'uso di candele e incensi. Senza adeguato ricambio di aria in casa o sistemi di aspirazione e depurazione, le ricerche mostrano che l'inquinamento indoor può arrivare a essere rilevante quanto quello esterno e può contribuire a irritazioni respiratorie, allergie, mal di testa, disturbi neurocomportamentali e, in alcuni casi, aumentare il rischio di effetti anche più gravi quando l'esposizione è cronica e prolungata.</p>
<p>«La nostra quotidianità rivela che siamo immersi in un ambiente chimicamente complesso. Nessuna esposizione agisce da sola: le sostanze si sommano, interagiscono, si potenziano. Come WWF siamo da tempo in prima linea nel contrastare l'inquinamento pericoloso sia per l'ambiente sia per la salute dei cittadini - afferma Eva Alessi, responsabile Sostenibilità del Wwf Italia - Per affrontare in modo efficace il problema delle sostanze chimiche serve un cambio di passo deciso e coordinato tra scienza, istituzioni, imprese e cittadini. È urgente rafforzare il biomonitoraggio e la ricerca sugli effetti delle esposizioni multiple, garantendo dati trasparenti e accessibili. Allo stesso tempo, le istituzioni devono adottare norme più ambiziose basate sul principio di precauzione, accelerando la messa al bando delle sostanze più pericolose e rafforzando i controlli lungo tutta la filiera. Le imprese devono eliminare progressivamente le sostanze nocive, sostituendole con alternative più sicure e ripensando prodotti e processi secondo criteri di sicurezza e sostenibilità. I cittadini, con scelte di consumo più consapevoli, possono contribuire a ridurre l'esposizione e orientare il mercato verso soluzioni più sicure. Solo un'azione integrata e sistemica può ridurre l'esposizione e proteggere la salute delle persone e degli ecosistemi».</p>
<p>Secondo il Wwf per affrontare queste sfide, è fondamentale adottare un approccio One Health, che riconosce l'interconnessione tra salute umana, animale e ambientale: non può esistere salute in un ambiente malato. «Solo comprendendo pienamente come ambiente, sostanze chimiche e stile di vita interagiscono possiamo sviluppare strategie efficaci per tutelare la salute umana e prevenire fenomeni emergenti, proteggendo le generazioni presenti e future», è il messaggio conclusivo del Panda in questa Giornata mondiale della salute.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Lo spettro del relitto della gasiera “Arctic Metagaz” vaga ancora nel Mediterraneo centrale</title>
<link>https://www.eventi.news/lo-spettro-del-relitto-della-gasiera-arctic-metagaz-vaga-ancora-nel-mediterraneo-centrale</link>
<guid>https://www.eventi.news/lo-spettro-del-relitto-della-gasiera-arctic-metagaz-vaga-ancora-nel-mediterraneo-centrale</guid>
<description><![CDATA[ Nei giorni scorsi abbiamo letto la nota a firma di Arsenio Dominguez, il panamense Segretario dell’IMO (International Maritime Organization) che, mentre plaude all’intervento delle autorità libiche sul relitto della gasiera “Arctic Metagaz”, sembra ammettere la propria impotenza in quanto il REMPEC (Regional Emergency Marine Pollution Centre for the Mediterranean Sea) che, ricordiamo essere, l’espressione diretta dell’UNEP-MAP delle Nazioni Unite (amministrato direttamente dall’IMO), è apparso se non del tutto assente, quantomeno limitato nella sua funzione che, come ha affermato lo stesso Segretario Generale sopra citato sembra essersi ridotta ad un monitoraggio effettuato in collaborazione coi libici.
Senza voler mancare di rispetto a nessuno, però, deve essere chiaro che pretendiamo anche gli altri abbiano rispetto della nostra intelligenza: cosa significa monitorare un relitto oramai alla deriva da più di un mese e che tutti percepiscono come un reale ed effettivo pericolo per la sicurezza della navigazione e per la tutela dell’ambiente marino?
Sarebbe bello che il Segretario Generale ci spiegasse come stanno preparando il piano operativo per effettuare il rimorchio del relitto e, soprattutto, verso quale porto rifugio metterlo in sicurezza per la successiva bonifica.
Appare evidente a tutti che c’è l’urgente bisogno di intervenire sul relitto, non soltanto con suggestivi filmati da scenografie hollywoodiane anni ’70, prodotte e fatte circolare sui social dalle autorità libiche.
Il relitto della gasiera russa rimane alla deriva, per ora in condizioni di mare calmo, dovute all’arrivo di un’alta pressione nel Mediterraneo: il 6 aprile (ieri) è stato localizzato a 70 miglia NW di Bengasi.
Non si hanno ancora notizie certe su un’eventuale ripresa delle attività di rimorchio da parte libica né, tanto meno, da parte dell’IMO che, a nostro avviso, non può cavarsela con una nota di apprezzamento per i tentativi (maldestri) di rimorchio effettuati dai libici; infatti, conosciamo bene che non dispongono delle necessarie capacità tecniche per poter intervenire con efficacia e in piena sicurezza.
Assistere impotenti alla resa delle istituzioni internazionali di fronte a fatti concreti che, invece, richiedono competenze e know-how di esperienze sul settore ci lascia con l’amaro in bocca e con una domanda assillante da rivolgere all’Unione europea e a tutti gli Stati comunitari aderenti alla Barcelona Convention: siamo sicuri che il sistema marine pollution realizzato fino ad ora sia davvero efficace ed in grado di intervenire con successo?
Una domanda che attende una risposta e, soprattutto, diventa la “prova del nove” della sua efficacia: intervenire ad horas sul relitto! ]]></description>
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<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 11:30:11 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Arctic_Metagaz_OSINTdefender.jpg" alt="" width="1280" height="720" loading="lazy"></p><p>Nei giorni scorsi abbiamo letto la nota a firma di Arsenio Dominguez, il panamense Segretario dell’IMO (International Maritime Organization) che, mentre plaude all’intervento delle autorità libiche sul relitto della gasiera “Arctic Metagaz”, sembra ammettere la propria impotenza in quanto il REMPEC (Regional Emergency Marine Pollution Centre for the Mediterranean Sea) che, ricordiamo essere, l’espressione diretta dell’UNEP-MAP delle Nazioni Unite (amministrato direttamente dall’IMO), è apparso se non del tutto assente, quantomeno limitato nella sua funzione che, come ha affermato lo stesso Segretario Generale sopra citato sembra essersi ridotta ad un monitoraggio effettuato in collaborazione coi libici.</p>
<p>Senza voler mancare di rispetto a nessuno, però, deve essere chiaro che pretendiamo anche gli altri abbiano rispetto della nostra intelligenza: cosa significa monitorare un relitto oramai alla deriva da più di un mese e che tutti percepiscono come un reale ed effettivo pericolo per la sicurezza della navigazione e per la tutela dell’ambiente marino?</p>
<p>Sarebbe bello che il Segretario Generale ci spiegasse come stanno preparando il piano operativo per effettuare il rimorchio del relitto e, soprattutto, verso quale porto rifugio metterlo in sicurezza per la successiva bonifica.</p>
<p>Appare evidente a tutti che c’è l’urgente bisogno di intervenire sul relitto, non soltanto con suggestivi filmati da scenografie hollywoodiane anni ’70, prodotte e fatte circolare sui social dalle autorità libiche.</p>
<p>Il relitto della gasiera russa rimane alla deriva, per ora in condizioni di mare calmo, dovute all’arrivo di un’alta pressione nel Mediterraneo: il 6 aprile (ieri) è stato localizzato a 70 miglia NW di Bengasi.</p>
<p>Non si hanno ancora notizie certe su un’eventuale ripresa delle attività di rimorchio da parte libica né, tanto meno, da parte dell’IMO che, a nostro avviso, non può cavarsela con una nota di apprezzamento per i tentativi (maldestri) di rimorchio effettuati dai libici; infatti, conosciamo bene che non dispongono delle necessarie capacità tecniche per poter intervenire con efficacia e in piena sicurezza.</p>
<p>Assistere impotenti alla resa delle istituzioni internazionali di fronte a fatti concreti che, invece, richiedono competenze e know-how di esperienze sul settore ci lascia con l’amaro in bocca e con una domanda assillante da rivolgere all’Unione europea e a tutti gli Stati comunitari aderenti alla Barcelona Convention: siamo sicuri che il sistema marine pollution realizzato fino ad ora sia davvero efficace ed in grado di intervenire con successo?</p>
<p>Una domanda che attende una risposta e, soprattutto, diventa la “prova del nove” della sua efficacia: intervenire ad horas sul relitto!</p>]]> </content:encoded>
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<title>Greenpeace si unisce alla Global Sumud flotilla con la sua nave “Arctic sunrise” per dare supporto tecnico e operativo</title>
<link>https://www.eventi.news/greenpeace-si-unisce-alla-global-sumud-flotilla-con-la-sua-nave-arctic-sunrise-per-dare-supporto-tecnico-e-operativo</link>
<guid>https://www.eventi.news/greenpeace-si-unisce-alla-global-sumud-flotilla-con-la-sua-nave-arctic-sunrise-per-dare-supporto-tecnico-e-operativo</guid>
<description><![CDATA[ Greenpeace si unirà con la sua nave Arctic Sunrise alla prossima Global Sumud Flotilla (la nuova partenza era stata annunciata nei mesi scorsi) la grande missione umanitaria e pacifica che salperà con oltre 80 barche e migliaia di persone per sfidare il blocco illegale di Israele e portare cibo e aiuti alla popolazione palestinese. La storica rompighiaccio di Greenpeace fornirà supporto tecnico e operativo alle imbarcazioni della flottiglia affinché possano attraversare in sicurezza il Mediterraneo prima di percorrere le ultime 200 miglia nautiche fino alle coste di Gaza.
«Mentre la drammatica escalation innescata dalle forze armate statunitensi e israeliane sta trascinando il Medio Oriente in un vortice di distruzione e sofferenza, siamo onorati di poter rispondere all’appello della Global Sumud Flotilla e di unirci alla sua missione di pace con la nostra nave Arctic Sunrise», dichiara Chiara Campione, Direttora esecutiva di Greenpeace Italia. «La Global Sumud Flotilla è un faro di solidarietà e un simbolo di speranza in azione, soprattutto quando i nostri governi non hanno il coraggio e la convinzione per garantire il rispetto del diritto internazionale e per impedire il genocidio a Gaza».
Rispondendo a un appello diretto dei palestinesi di Gaza, la flottiglia salperà da Barcellona il prossimo 12 aprile, con scali a Siracusa, in Italia, e a Lerapetra, in Grecia, durante il viaggio verso Gaza. Sabato 11 aprile e domenica 12 il porto di Barcellona ospiterà diversi eventi pubblici in vista della partenza.
«La devastazione inflitta a Gaza è diventata una pericolosa dottrina di impunità, che ora si sta diffondendo anche in Libano causando sofferenze e distruzione» dichiara Ghiwa Nakat, direttrice esecutiva di Greenpeace Medio Oriente e Nord Africa. «Ci uniamo a questa missione civile per chiedere l’ingresso sicuro e senza ostacoli degli aiuti umanitari a Gaza e per sfidare il blocco illegale che affligge la popolazione. Ci opponiamo fermamente ai crimini di guerra, alla fame usata come arma, alla pulizia etnica, al genocidio e all&#039;ecocidio. Questa flottiglia è un appello ai governi di tutto il mondo affinché mettano fine al loro silenzio e agiscano con urgenza per difendere il diritto internazionale, la dignità umana e la giustizia a Gaza come nel resto del mondo».
«Diamo il benvenuto a Greenpeace nella nostra missione», ha commentato la Global Sumud Flotilla. «La loro storia di difesa dei mari, di lotta contro le ingiustizie e di impegno a tutela della vita li rende una risorsa preziosa per questa missione. Navighiamo insieme nella stessa direzione, con la comune determinazione di contribuire a rompere l’assedio di Gaza».
L&#039;ultima volta che la Global Sumud Flotilla è salpata verso Gaza è stato nel settembre 2025, con 42 imbarcazioni e 462 persone a bordo. Le forze israeliane hanno intercettato e abbordato con la forza la flottiglia a partire da circa 70 miglia nautiche al largo della costa di Gaza, interrompendo le comunicazioni e i segnali di soccorso, arrestando le persone a bordo e trasportandole in Israele.
La MY Arctic Sunrise fa parte della flotta di Greenpeace dal 1995 ed è stata in prima linea in tante campagne globali dell’organizzazione ambientalista, dall&#039;Antartico all&#039;Artico. Può trasportare 30 persone ed è una nave rompighiaccio di 50,5 metri di lunghezza (166 piedi) e una velocità massima di 13 nodi (24 km/h).
Greenpeace denuncia da tempo la crisi umanitaria e ambientale causata dal genocidio perpetrato da Israele a Gaza. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 11:30:10 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Arctic_sunrise_Greenpeace.jpeg" alt=""></p><p>Greenpeace si unirà con la sua nave Arctic Sunrise alla prossima Global Sumud Flotilla (la nuova partenza era stata <a href="https://www.greenreport.it/news/approfondimenti/59292-la-global-sumud-flotilla-e-pronta-a-ripartire-per-gaza-in-primavera-con-oltre-3mila-volontari">annunciata nei mesi scorsi</a>) la grande missione umanitaria e pacifica che salperà con oltre 80 barche e migliaia di persone per sfidare il blocco illegale di Israele e portare cibo e aiuti alla popolazione palestinese. La storica rompighiaccio di Greenpeace fornirà supporto tecnico e operativo alle imbarcazioni della flottiglia affinché possano attraversare in sicurezza il Mediterraneo prima di percorrere le ultime 200 miglia nautiche fino alle coste di Gaza.</p>
<p>«Mentre la drammatica escalation innescata dalle forze armate statunitensi e israeliane sta trascinando il Medio Oriente in un vortice di distruzione e sofferenza, siamo onorati di poter rispondere all’appello della Global Sumud Flotilla e di unirci alla sua missione di pace con la nostra nave Arctic Sunrise», dichiara Chiara Campione, Direttora esecutiva di Greenpeace Italia. «La Global Sumud Flotilla è un faro di solidarietà e un simbolo di speranza in azione, soprattutto quando i nostri governi non hanno il coraggio e la convinzione per garantire il rispetto del diritto internazionale e per impedire il genocidio a Gaza».</p>
<p>Rispondendo a un appello diretto dei palestinesi di Gaza, la flottiglia salperà da Barcellona il prossimo 12 aprile, con scali a Siracusa, in Italia, e a Lerapetra, in Grecia, durante il viaggio verso Gaza. Sabato 11 aprile e domenica 12 il porto di Barcellona ospiterà diversi eventi pubblici in vista della partenza.</p>
<p>«La devastazione inflitta a Gaza è diventata una pericolosa dottrina di impunità, che ora si sta diffondendo anche in Libano causando sofferenze e distruzione» dichiara Ghiwa Nakat, direttrice esecutiva di Greenpeace Medio Oriente e Nord Africa. «Ci uniamo a questa missione civile per chiedere l’ingresso sicuro e senza ostacoli degli aiuti umanitari a Gaza e per sfidare il blocco illegale che affligge la popolazione. Ci opponiamo fermamente ai crimini di guerra, alla fame usata come arma, alla pulizia etnica, al genocidio e all'ecocidio. Questa flottiglia è un appello ai governi di tutto il mondo affinché mettano fine al loro silenzio e agiscano con urgenza per difendere il diritto internazionale, la dignità umana e la giustizia a Gaza come nel resto del mondo».</p>
<p>«Diamo il benvenuto a Greenpeace nella nostra missione», ha commentato la Global Sumud Flotilla. «La loro storia di difesa dei mari, di lotta contro le ingiustizie e di impegno a tutela della vita li rende una risorsa preziosa per questa missione. Navighiamo insieme nella stessa direzione, con la comune determinazione di contribuire a rompere l’assedio di Gaza».</p>
<p>L'ultima volta che la Global Sumud Flotilla è salpata verso Gaza è stato nel <a href="https://www.greenreport.it/news/approfondimenti/57823-la-global-sumud-flotilla-e-partita-dalla-sicilia-alla-volta-di-gaza-col-suo-carico-daiuti-e-speranza">settembre 2025</a>, con 42 imbarcazioni e 462 persone a bordo. Le forze israeliane hanno intercettato e abbordato con la forza la flottiglia a partire da circa 70 miglia nautiche al largo della costa di Gaza, interrompendo le comunicazioni e i segnali di soccorso, arrestando le persone a bordo e trasportandole in Israele.</p>
<p>La <a href="https://www.greenpeace.org/international/about/ships/arctic-sunrise/">MY Arctic Sunrise</a> fa parte della flotta di Greenpeace dal 1995 ed è stata in prima linea in tante campagne globali dell’organizzazione ambientalista, dall'Antartico all'Artico. Può trasportare 30 persone ed è una nave rompighiaccio di 50,5 metri di lunghezza (166 piedi) e una velocità massima di 13 nodi (24 km/h).</p>
<p>Greenpeace <a href="https://www.greenpeace.org/italy/storia/29089/il-cessate-il-fuoco-deve-segnare-linizio-di-una-vera-pace-a-gaza/">denuncia da tempo</a> la crisi umanitaria e ambientale causata dal genocidio perpetrato da Israele a Gaza.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Decarbonizzare i porti: modelli europei e la sfida toscana</title>
<link>https://www.eventi.news/decarbonizzare-i-porti-modelli-europei-e-la-sfida-toscana</link>
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<description><![CDATA[ La decarbonizzazione dei porti europei non segue un unico modello, ma riflette la struttura industriale dei territori. Il confronto tra il porto di Rotterdam, Anversa e Amburgo è utile per comprendere le possibili traiettorie, ma anche per capire perché il sistema toscano formato da Livorno, Piombino e Rosignano richieda una strategia propria.
Rotterdam rappresenta il caso più ambizioso. Qui la transizione passa attraverso la costruzione di un nuovo sistema energetico, basato su idrogeno e su tecnologie come il Ccs, cioè la cattura e lo stoccaggio della CO₂. È un approccio sistemico, che consente di mantenere operativa l’industria esistente, ma con costi elevati e un forte grado di incertezza.
Anversa segue una linea più pragmatica. Il grande polo chimico viene mantenuto e reso più efficiente, riducendo le emissioni senza trasformazioni radicali. Il Ccs è utilizzato in modo mirato e l’obiettivo principale è preservare la competitività industriale.
Amburgo, invece, è un porto prevalentemente logistico. Qui la decarbonizzazione è più lineare: elettrificazione, efficienza e shore power/cold ironing, cioè l’alimentazione elettrica da terra per le navi ferme in porto. È il modello più semplice e coerente, ma con un impatto limitato sulla trasformazione industriale. 
Un minimo comun denominatore è comunque il ricorso massiccio all’uso di energia che già oggi è prodotta con sole e vento, per tutti i processi industriali e riconversioni previste.
Il sistema toscano si colloca in una posizione intermedia. Livorno ha caratteristiche simili ad Amburgo, con una forte vocazione logistica. Piombino è caratterizzato da industria pesante, mentre Rosignano rappresenta un polo chimico rilevante. A questo si aggiunge la raffineria di Livorno, oggi in fase di trasformazione. Ne risulta un sistema distribuito, meno concentrato dei grandi cluster del Nord Europa, forse più flessibile ma pure più complesso e governabile solo con un salto di qualità dei governi locali.
L’elemento che può cambiare il quadro è l’eolico offshore, cioè la produzione di energia da impianti in mare. Ad esempio, un progetto come Atis potrebbe fornire una base energetica rinnovabile locale, favorendo l’elettrificazione diretta di porti e industrie e riducendo la dipendenza da soluzioni più complesse.
Tuttavia, il nodo principale è la connessione a terra. Il progetto della linea ad alta tensione ha incontrato forti opposizioni nell’area di Bolgheri, un paesaggio di grande valore. Proporre il passaggio di una linea aerea in un contesto così sensibile ha reso il conflitto inevitabile. Le alternative esistono, ma comportano scelte difficili: interrare i tratti più delicati, con costi elevati, oppure deviare il tracciato verso aree meno impattanti, con percorsi più lunghi. Questo caso evidenzia un punto spesso sottovalutato: la transizione energetica non è solo una questione tecnologica, ma territoriale. Errori di localizzazione possono compromettere anche progetti strategici che invece se pensati bene potrebbero essere pure replicabili.
A questo quadro si aggiunge un elemento ulteriore, già sperimentato in Paesi come il Regno Unito. In presenza di forte produzione rinnovabile, invece di fermare gli impianti quando la rete è satura, si può incentivare il consumo nelle ore di maggiore produzione, offrendo energia a prezzi molto bassi o prossimi allo zero. Questo è possibile proprio perché si evita il costo dell’accumulo: invece di immagazzinare l’energia in eccesso, la si utilizza direttamente, trasferendo il vantaggio economico agli utenti.
In un sistema come quello toscano, con industrie energivore e importanti infrastrutture logistiche, questo modello potrebbe essere particolarmente efficace. Acciaio, chimica e servizi portuali potrebbero adattare parte dei consumi alla disponibilità di energia rinnovabile, riducendo gli sprechi e migliorando l’equilibrio del sistema. Perché ciò avvenga è però indispensabile il coinvolgimento delle utility energetiche, degli operatori industriali e delle istituzioni territoriali. Non si tratta solo di realizzare impianti, ma di costruire un sistema coordinato e integrato. Senza questo passaggio, anche le migliori soluzioni rischiano di restare incompiute.
La scommessa per la toscana non è replicare modelli esistenti, ma dimostrare che è possibile decarbonizzare integrando energia, industria e paesaggio. Un equilibrio complesso, ma non ci sono scorciatoie e alternative auspicabili. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 11:30:09 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Decarbonizzare, porti:, modelli, europei, sfida, toscana</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/porto%20livorno%20adsp%201.jpg" alt="" width="3648" height="2736" loading="lazy"></p><p><span>La decarbonizzazione dei porti europei non segue un unico modello, ma riflette la struttura industriale dei territori. Il confronto tra il porto di Rotterdam, Anversa e Amburgo è utile per comprendere le possibili traiettorie, ma anche per capire perché il sistema toscano formato da Livorno, Piombino e Rosignano richieda una strategia propria.</span></p>
<p><span>Rotterdam rappresenta il caso più ambizioso. Qui la transizione passa attraverso la costruzione di un nuovo sistema energetico, basato su idrogeno e su tecnologie come il Ccs, cioè la cattura e lo stoccaggio della CO</span><span>₂</span><span>. </span><span>È</span><span> un approccio sistemico, che consente di mantenere operativa l</span><span>’</span><span>industria esistente, ma con costi elevati e un forte grado di incertezza.</span></p>
<p><span>Anversa segue una linea più pragmatica. Il grande polo chimico viene mantenuto e reso più efficiente, riducendo le emissioni senza trasformazioni radicali. Il Ccs è utilizzato in modo mirato e l’obiettivo principale è preservare la competitività industriale.</span></p>
<p><span>Amburgo, invece, è un porto prevalentemente logistico. Qui la decarbonizzazione è più lineare: elettrificazione, efficienza e shore power/cold ironing, cioè l’alimentazione elettrica da terra per le navi ferme in porto. È il modello più semplice e coerente, ma con un impatto limitato sulla trasformazione industriale. </span></p>
<p><span>Un minimo comun denominatore è comunque il ricorso massiccio all’uso di energia che già oggi è prodotta con sole e vento, per tutti i processi industriali e riconversioni previste.</span></p>
<p><span>Il sistema toscano si colloca in una posizione intermedia. Livorno ha caratteristiche simili ad Amburgo, con una forte vocazione logistica. Piombino è caratterizzato da industria pesante, mentre Rosignano rappresenta un polo chimico rilevante. A questo si aggiunge la raffineria di Livorno, oggi in fase di trasformazione. Ne risulta un sistema distribuito, meno concentrato dei grandi cluster del Nord Europa, forse più flessibile ma pure più complesso e governabile solo con un salto di qualità dei governi locali.</span></p>
<p><span>L’elemento che può cambiare il quadro è l’eolico offshore, cioè la produzione di energia da impianti in mare. Ad esempio, un </span><a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/59870-le-osservazioni-di-legambiente-al-progetto-di-parco-eolico-offshore-da-864-mw-di-eni?_gl=1*njji4m*_up*MQ..*_ga*NTQ1MjA1OTMzLjE3NzAwMjA1Nzk.*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzAwMjQ4MzckbzIkZzEkdDE3NzAwMjYyNzMkajYwJGwwJGgxNDc3MDAxOTE3"><span>progetto come Atis</span></a><span> potrebbe fornire una base energetica rinnovabile locale, favorendo l’elettrificazione diretta di porti e industrie e riducendo la dipendenza da soluzioni più complesse.</span></p>
<p><span>Tuttavia, il nodo principale è la connessione a terra. Il progetto della linea ad alta tensione ha incontrato </span><a href="https://www.greenreport.it/news/territorio-e-smart-city/60664-bolgheri-contro-lelettrodotto-per-leolico-offshore-proteggere-il-paesaggio-significa-difendere-il-clima"><span>forti opposizioni</span></a><span> nell’area di Bolgheri, un paesaggio di grande valore. Proporre il passaggio di una linea aerea in un contesto così sensibile ha reso il conflitto inevitabile. Le alternative esistono, ma comportano scelte difficili: interrare i tratti più delicati, con costi elevati, oppure deviare il tracciato verso aree meno impattanti, con percorsi più lunghi. Questo caso evidenzia un punto spesso sottovalutato: la transizione energetica non è solo una questione tecnologica, ma territoriale. Errori di localizzazione possono compromettere anche progetti strategici che invece se pensati bene potrebbero essere pure replicabili.</span></p>
<p><span>A questo quadro si aggiunge un elemento ulteriore, già sperimentato in Paesi come il Regno Unito. In presenza di forte produzione rinnovabile, invece di fermare gli impianti quando la rete è satura, si può incentivare il consumo nelle ore di maggiore produzione, offrendo energia a prezzi molto bassi o prossimi allo zero. Questo è possibile proprio perché si evita il costo dell’accumulo: invece di immagazzinare l’energia in eccesso, la si utilizza direttamente, trasferendo il vantaggio economico agli utenti.</span></p>
<p><span>In un sistema come quello toscano, con industrie energivore e importanti infrastrutture logistiche, questo modello potrebbe essere particolarmente efficace. Acciaio, chimica e servizi portuali potrebbero adattare parte dei consumi alla disponibilità di energia rinnovabile, riducendo gli sprechi e migliorando l’equilibrio del sistema. Perché ciò avvenga è però indispensabile il coinvolgimento delle utility energetiche, degli operatori industriali e delle istituzioni territoriali. Non si tratta solo di realizzare impianti, ma di costruire un sistema coordinato e integrato. Senza questo passaggio, anche le migliori soluzioni rischiano di restare incompiute.</span></p>
<p><span>La scommessa per la toscana non è replicare modelli esistenti, ma dimostrare che è possibile decarbonizzare integrando energia, industria e paesaggio. Un equilibrio complesso, ma non ci sono scorciatoie e alternative auspicabili.</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>L’Agenzia internazionale per l’energia atomica conferma un attacco vicino all’impianto nucleare di Bushehr</title>
<link>https://www.eventi.news/lagenzia-internazionale-per-lenergia-atomica-conferma-un-attacco-vicino-allimpianto-nucleare-di-bushehr</link>
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<description><![CDATA[ L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (International atomic energy agency, Iaea) ha confermato una notizia diffusa inizialmente da Teheran secondo la quale nei giorni scorsi sono stati registrati attacchi nelle vicinanze della centrale nucleare iraniana di Bushehr. Un ordigno è caduto a soli 75 metri dal perimetro dell’impianto. L’agenzia delle Nazioni Unite ha riferito che, secondo le proprie analisi, la centrale non ha subito danni. Il direttore generale della Iaea, Rafael Grossi, ha chiesto di fermare tali attacchi, sottolineando che causano «un pericolo molto reale per la sicurezza nucleare».
L’Agenzia è stata informata dell’attacco – il quarto episodio di questo tipo nelle ultime settimane – da funzionari iraniani. Teheran ha inoltre comunicato che un membro del personale addetto alla protezione fisica del sito è rimasto ucciso da un frammento di proiettile e che un edificio all’interno del sito è stato colpito dalle onde d’urto e dai frammenti.
Grossi ha sottolineato che i siti delle centrali nucleari o le aree circostanti non devono mai essere oggetto di attacchi, osservando che gli edifici ausiliari dei siti possono ospitare apparecchiature di sicurezza fondamentali.
Stando alle ultime comunicazioni fornite dalla Iaea, non è stato segnalato alcun aumento dei livelli di radiazioni a seguito dell’ultimo incidente. Ma la tensione rimane alta.
Ribadendo l’appello alla massima moderazione militare per evitare il rischio di un incidente nucleare, Grossi ha nuovamente sottolineato l’importanza fondamentale di aderire ai Sette pilastri della Iaea per garantire la sicurezza nucleare durante un conflitto.
Il precedente attacco a Bushehr è avvenuto il 18 marzo, quando una struttura a circa 350 metri dal reattore è stata colpita e distrutta. Non sono stati segnalati danni al reattore né feriti, ma l&#039;agenzia ha avvertito che qualsiasi attacco in prossimità di impianti nucleari rischia di violare i principi fondamentali di sicurezza.
All’inizio del mese, in un discorso al Consiglio della Iaea presso la sede dell’Agenzia a ViennaGrossi ha sottolineato il rischio di un incidente nucleare derivante dall’escalation militare, poiché l’Iran «e molti altri paesi della regione che sono stati oggetto di attacchi militari dispongono di centrali nucleari operative e di reattori di ricerca nucleare».
Ovviamente il rischio insito in un attacco a una centrale nucleare avrebbe ripercussioni enormi ben al di là del territorio dove potrebbe cadere un missile o esplodere un drone. Non a caso l’allarme viene ribadito anche in Italia dal ministro della Difesa Guido Crosetto, che in un’intervista al Corriere della Sera fa un ragionamento sintetizzato così dal quotidiano: «Questa è la crisi più dura, Hiroshima non ci ha insegnato nulla. Nel giro di un mese non tutto, ma molto potrebbe essere bloccato. Il rischio è la follia». Questo è il passaggio in cui il titolare della Difesa evoca il ripetersi di drammi già vissuti a livello mondiale in passato: «Temo che ciò che già è drammatico possa precipitare ancor di più. Perché so che l’umanità ci ha dimostrato che non esiste limite alla follia. Lei pensi che sono esseri umani come noi quelli che hanno deciso che per far finire un conflitto fossero accettabili anche Hiroshima e Nagasaki. Purtroppo continuiamo ad avere armi nucleari e chi non le ha le cerca. Non abbiamo imparato nulla». ]]></description>
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<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 11:30:08 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>L’Agenzia, internazionale, per, l’energia, atomica, conferma, attacco, vicino, all’impianto, nucleare, Bushehr</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Centrale_nucleare_di_Bushehr.jpg" alt="" width="1077" height="720" loading="lazy"></p><p>L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (International atomic energy agency, Iaea) ha confermato una notizia diffusa inizialmente da Teheran secondo la quale nei giorni scorsi sono stati registrati attacchi nelle vicinanze della centrale nucleare iraniana di Bushehr. Un ordigno è caduto a soli 75 metri dal perimetro dell’impianto. <a href="https://news.un.org/en/story/2026/04/1167250">L’agenzia delle Nazioni Unite</a> ha riferito che, secondo le proprie analisi, la centrale non ha subito danni. Il direttore generale della Iaea, Rafael Grossi, ha chiesto di fermare tali attacchi, sottolineando che causano «un pericolo molto reale per la sicurezza nucleare».</p>
<p>L’Agenzia è stata informata dell’attacco – il quarto episodio di questo tipo nelle ultime settimane – da funzionari iraniani. Teheran ha inoltre comunicato che un membro del personale addetto alla protezione fisica del sito è rimasto ucciso da un frammento di proiettile e che un edificio all’interno del sito è stato colpito dalle onde d’urto e dai frammenti.</p>
<p>Grossi ha sottolineato che i siti delle centrali nucleari o le aree circostanti non devono mai essere oggetto di attacchi, osservando che gli edifici ausiliari dei siti possono ospitare apparecchiature di sicurezza fondamentali.</p>
<p>Stando alle ultime comunicazioni fornite dalla Iaea, non è stato segnalato alcun aumento dei livelli di radiazioni a seguito dell’ultimo incidente. Ma la tensione rimane alta.</p>
<p>Ribadendo l’appello alla massima moderazione militare per evitare il rischio di un incidente nucleare, Grossi ha nuovamente sottolineato l’importanza fondamentale di aderire ai Sette pilastri della Iaea per garantire la sicurezza nucleare durante un conflitto.</p>
<p>Il precedente attacco a Bushehr è avvenuto il 18 marzo, quando una struttura a circa 350 metri dal reattore è stata colpita e distrutta. Non sono stati segnalati danni al reattore né feriti, ma l'agenzia ha avvertito che qualsiasi attacco in prossimità di impianti nucleari rischia di violare i principi fondamentali di sicurezza.</p>
<p>All’inizio del mese, in un discorso al Consiglio della Iaea presso la sede dell’Agenzia a ViennaGrossi ha sottolineato il rischio di un incidente nucleare derivante dall’escalation militare, poiché l’Iran «e molti altri paesi della regione che sono stati oggetto di attacchi militari dispongono di centrali nucleari operative e di reattori di ricerca nucleare».</p>
<p>Ovviamente il rischio insito in un attacco a una centrale nucleare avrebbe ripercussioni enormi ben al di là del territorio dove potrebbe cadere un missile o esplodere un drone. Non a caso l’allarme viene ribadito anche in Italia dal ministro della Difesa Guido Crosetto, che in un’intervista al <a href="https://roma.corriere.it/notizie/politica/26_aprile_07/crosetto-intervista-iran-crisi-piu-dura-73286586-c0d8-40a7-a9ae-7514abfefxlk.shtml">Corriere della Sera</a> fa un ragionamento sintetizzato così dal quotidiano: «Questa è la crisi più dura, Hiroshima non ci ha insegnato nulla. Nel giro di un mese non tutto, ma molto potrebbe essere bloccato. Il rischio è la follia». Questo è il passaggio in cui il titolare della Difesa evoca il ripetersi di drammi già vissuti a livello mondiale in passato: «Temo che ciò che già è drammatico possa precipitare ancor di più. Perché so che l’umanità ci ha dimostrato che non esiste limite alla follia. Lei pensi che sono esseri umani come noi quelli che hanno deciso che per far finire un conflitto fossero accettabili anche Hiroshima e Nagasaki. Purtroppo continuiamo ad avere armi nucleari e chi non le ha le cerca. Non abbiamo imparato nulla».</p>]]> </content:encoded>
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<title>Alert dell’Agenzia internazionale dell’energia: è la peggiore crisi di sempre, i Paesi evitino di fare scorte di carburanti ora</title>
<link>https://www.eventi.news/alert-dellagenzia-internazionale-dellenergia-e-la-peggiore-crisi-di-sempre-i-paesi-evitino-di-fare-scorte-di-carburanti-ora</link>
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<description><![CDATA[ Punto primo: la crisi energetica attuale è più grave di quelle del 1973, 1979 e 2022 messe insieme. Ma, punto secondo, i Paesi devono evitare di accumulare ora petrolio e gas perché altrimenti non funzioneranno le soluzioni messe in campo e la situazione si farà davvero esplosiva. A dirlo è il direttore dell’Agenzia internazionale dell’energia (International energy agency, Iea) Fatih Birol in due interviste rilasciate al quotidiano francese Le Figaro e al quotidiano britannico Financial Times.
Per rendere l’idea di quel che sta succedendo, Birol spiega che durante gli shock petroliferi degli anni ‘70 il mondo perse circa 5 milioni di barili al giorno per ciascuna crisi, ovvero 10 milioni in totale. L’attuale crisi ha già causato una perdita superiore agli 11 milioni di barili al giorno, segnando la più grande interruzione dell’approvvigionamento nella storia del mercato. L’Aie ha sbloccato 400 milioni delle riserve petroliere nelle scorse settimane, ma né l’aumento del prezzo del greggio ha innestato la retromarcia né le tensioni internazionali si sono raffreddate. Lo Stretto di Hormuz è ancora chiuso alla navigazione, nonostante le reiterate minacce del presidente statunitense Donald Trump nei confronti di Teheran, e secondo l’Aie quello in corso rischia di diventare un «aprile nero», da punto di vista dell’approvvigionamento energetico.
I Paesi coinvolti dal blocco dell’import di gas e petrolio, aggiunge però Birol al Financial Times, devono evitare di accumulare carburanti in questa fase della crisi perché le forniture potrebbero ridursi ulteriormente se lo Stretto di Hormuz dovesse rimanere chiuso ancora a lungo. «Invito tutti i Paesi a non imporre divieti o restrizioni alle esportazioni», ha dichiarato Birol aggiungendo che è «il momento peggiore» per i mercati petroliferi globali e che tali misure danneggerebbero partner commerciali e alleati.
Senza citare direttamente la Cina, Birol ha lasciato intendere che l’appello è rivolto a Pechino, unico grande Paese ad aver vietato l’export di benzina, diesel e jet fuel dall’inizio del conflitto, mentre l’India ha introdotto dazi aggiuntivi. Il richiamo potrebbe riguardare anche gli Stati Uniti, dove circolano ipotesi di restrizioni alle esportazioni di carburanti raffinati, mentre i prezzi della benzina superano i 4 dollari al gallone e la California rischia carenze di jet fuel.
Birol ha inoltre segnalato che alcuni Paesi stanno già accumulando scorte, indebolendo l’efficacia del rilascio coordinato dei 400 milioni di barili dalle riserve strategiche deciso dall’Aie. «Stanno facendo scorte e questo non è utile», ha affermato, invitando a comportamenti «responsabili» da parte della comunità internazionale.
Tra i Paesi con scorte in aumento figurano proprio gli Stati Uniti e la Cina: le riserve americane sono cresciute del 5% su base annua, mentre quelle cinesi potrebbero aumentare di circa 120 milioni di barili ad aprile.
La crisi innescata dai bombardamenti statunitensi e israeliani sull’Iran, che vanno avanti senza tregue dal 28 febbraio scorso, colpisce soprattutto l’Asia, dove alcuni Paesi hanno iniziato a razionare i carburanti e ridurre la settimana lavorativa. In Europa, ha detto Birol, «al momento non ci sono carenze fisiche di jet fuel o diesel», ma la situazione potrebbe peggiorare nelle prossime settimane. Se lo Stretto di Hormuz non riaprirà, «ad aprile perderemo il doppio del petrolio e dei prodotti raffinati rispetto a marzo», ha avvertito.
Attualmente risultano danneggiati 72 asset energetici nella regione, un terzo in modo grave. Birol ha lodato la risposta dell’Arabia Saudita, che ha deviato oltre due terzi delle esportazioni verso il Mar Rosso tramite pipeline, ma ha avvertito che un eventuale attacco a queste infrastrutture avrebbe conseguenze «estremamente gravi» per l’economia globale.
Secondo il capo dell’Aie, la crisi ridisegnerà il sistema energetico mondiale, favorendo un ritorno del nucleare, la crescita dei veicoli elettrici e delle rinnovabili, ma anche un maggiore uso del carbone. Il settore del gas, ha aggiunto, dovrà «lavorare duramente per riconquistare la propria reputazione» dopo due shock energetici in quattro anni. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 11:30:07 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/petrolio_Depositphotos_104629296_L.jpg" alt="" width="1920" height="1276" loading="lazy"></p><p>Punto primo: la crisi energetica attuale è più grave di quelle del 1973, 1979 e 2022 messe insieme. Ma, punto secondo, i Paesi devono evitare di accumulare ora petrolio e gas perché altrimenti non funzioneranno le soluzioni messe in campo e la situazione si farà davvero esplosiva. A dirlo è il direttore dell’Agenzia internazionale dell’energia (International energy agency, Iea) Fatih Birol in due interviste rilasciate al <a href="https://www.lefigaro.fr/conjoncture/fatih-birol-directeur-de-l-agence-internationale-de-l-energie-la-crise-actuelle-est-plus-grave-que-celles-de-1973-1979-et-2022-reunies-20260406">quotidiano francese Le Figaro</a> e al quotidiano <a href="https://www.ft.com/content/9e47e3b8-fae1-4c1c-b79c-22dda42bc2b1?syn-25a6b1a6=1">britannico Financial Times</a>.</p>
<p>Per rendere l’idea di quel che sta succedendo, Birol spiega che durante gli shock petroliferi degli anni ‘70 il mondo perse circa 5 milioni di barili al giorno per ciascuna crisi, ovvero 10 milioni in totale. L’attuale crisi ha già causato una perdita superiore agli 11 milioni di barili al giorno, segnando la più grande interruzione dell’approvvigionamento nella storia del mercato. L’Aie ha sbloccato 400 milioni delle riserve petroliere <a href="https://www.greenreport.it/news/approfondimenti/60649-laie-sblocca-400-milioni-di-barili-delle-riserve-petrolifere-ma-i-mercati-temono-una-guerra-lunga-e-il-prezzo-del-greggio-sale">nelle scorse settimane</a>, ma né l’aumento del prezzo del greggio ha innestato la retromarcia né le tensioni internazionali si sono raffreddate. Lo Stretto di Hormuz è ancora chiuso alla navigazione, nonostante le reiterate minacce del presidente statunitense Donald Trump nei confronti di Teheran, e secondo l’Aie quello in corso rischia di diventare un «aprile nero», da punto di vista dell’approvvigionamento energetico.</p>
<p>I Paesi coinvolti dal blocco dell’import di gas e petrolio, aggiunge però Birol al Financial Times, devono evitare di accumulare carburanti in questa fase della crisi perché le forniture potrebbero ridursi ulteriormente se lo Stretto di Hormuz dovesse rimanere chiuso ancora a lungo. «Invito tutti i Paesi a non imporre divieti o restrizioni alle esportazioni», ha dichiarato Birol aggiungendo che è «il momento peggiore» per i mercati petroliferi globali e che tali misure danneggerebbero partner commerciali e alleati.</p>
<p>Senza citare direttamente la Cina, Birol ha lasciato intendere che l’appello è rivolto a Pechino, unico grande Paese ad aver vietato l’export di benzina, diesel e jet fuel dall’inizio del conflitto, mentre l’India ha introdotto dazi aggiuntivi. Il richiamo potrebbe riguardare anche gli Stati Uniti, dove circolano ipotesi di restrizioni alle esportazioni di carburanti raffinati, mentre i prezzi della benzina superano i <a href="https://www.greenreport.it/news/approfondimenti/61029-krugman-spiega-perche-laumento-del-prezzo-di-benzina-e-gasolio-non-e-niente-in-confronto-a-quel-che-arrivera">4 dollari al gallone</a> e la California rischia carenze di jet fuel.</p>
<p>Birol ha inoltre segnalato che alcuni Paesi stanno già accumulando scorte, indebolendo l’efficacia del rilascio coordinato dei 400 milioni di barili dalle riserve strategiche deciso dall’Aie. «Stanno facendo scorte e questo non è utile», ha affermato, invitando a comportamenti «responsabili» da parte della comunità internazionale.</p>
<p>Tra i Paesi con scorte in aumento figurano proprio gli Stati Uniti e la Cina: le riserve americane sono cresciute del 5% su base annua, mentre quelle cinesi potrebbero aumentare di circa 120 milioni di barili ad aprile.</p>
<p>La crisi innescata dai bombardamenti statunitensi e israeliani sull’Iran, che vanno avanti senza tregue dal 28 febbraio scorso, colpisce soprattutto l’Asia, dove alcuni Paesi hanno iniziato a razionare i carburanti e ridurre la settimana lavorativa. In Europa, ha detto Birol, «al momento non ci sono carenze fisiche di jet fuel o diesel», ma la situazione potrebbe peggiorare nelle prossime settimane. Se lo Stretto di Hormuz non riaprirà, «ad aprile perderemo il doppio del petrolio e dei prodotti raffinati rispetto a marzo», ha avvertito.</p>
<p>Attualmente risultano danneggiati 72 asset energetici nella regione, un terzo in modo grave. Birol ha lodato la risposta dell’Arabia Saudita, che ha deviato oltre due terzi delle esportazioni verso il Mar Rosso tramite pipeline, ma ha avvertito che un eventuale attacco a queste infrastrutture avrebbe conseguenze «estremamente gravi» per l’economia globale.</p>
<p>Secondo il capo dell’Aie, la crisi ridisegnerà il sistema energetico mondiale, favorendo un ritorno del nucleare, la crescita dei veicoli elettrici e delle rinnovabili, ma anche un maggiore uso del carbone. Il settore del gas, ha aggiunto, dovrà «lavorare duramente per riconquistare la propria reputazione» dopo due shock energetici in quattro anni.</p>]]> </content:encoded>
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<title>La Cina approva il nuovo Codice dell’ambiente, una svolta nella tutela ecologica</title>
<link>https://www.eventi.news/la-cina-approva-il-nuovo-codice-dellambiente-una-svolta-nella-tutela-ecologica</link>
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<description><![CDATA[ WUHAN - Il 12 marzo 2026, la Quarta sessione del XIV Congresso nazionale del popolo ha votato per l&#039;adozione della Legge sull’ambiente ecologico della Repubblica popolare cinese (di seguito denominata Legge sull’ambiente ecologico). L’elaborazione del Codice sull’ambiente ecologico rappresenta una pietra miliare nella storia della tutela ambientale e della costruzione dello stato di diritto in Cina, rivestendo un’importanza epocale per l’impegno del Paese in materia di protezione ambientale e segnando l&#039;apice dello stato di diritto in ambito ecologico. Si tratta di un codice giuridico ispirato al pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era, in particolare quello sulla civiltà ecologica e sullo stato di diritto.
Il Codice sull’ambiente ecologico rappresenta la “legge fondamentale” della Cina in materia di tutela ambientale, una “bussola” per lo sviluppo verde e a basse emissioni di carbonio dell’economia cinese e una “linea guida” per la costruzione della modernizzazione della Cina in armonia tra uomo e natura.
La codificazione del Codice dell’ambiente ecologico è iniziata ufficialmente il 3 novembre 2023, quando Li Hongzhong, vicepresidente del Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo, ha presieduto una riunione del gruppo direttivo per la codificazione dell’ambiente ecologico, dando ufficialmente il via ai lavori di codificazione.
Il 30 aprile 2025, dopo che il Congresso nazionale del popolo ha pubblicato la bozza della Legge sull’ambiente ecologico della Repubblica popolare cinese (prima revisione) e ha sollecitato pubblicamente commenti da parte del pubblico, da settembre a ottobre dello stesso anno, la bozza del codice è stata suddivisa in due versioni, e la terza versione è stata adottata a dicembre dello stesso anno. Dopo ulteriori modifiche, il testo definitivo della bozza del codice è stato presentato alla quarta sessione del XIV Congresso nazionale del popolo.
Il Codice dell’ecologia e dell’ambiente è composto da 5 volumi e 1242 articoli, che includono principi generali, prevenzione e controllo dell’inquinamento, protezione ecologica, sviluppo verde e a basse emissioni di carbonio e responsabilità legale, con appendici elencate separatamente. Il Codice riveste grande importanza per promuovere in modo completo la costruzione di una Cina bella e di una civiltà ecologica, e per realizzare la modernizzazione di una convivenza armoniosa tra uomo e natura.
Per capire portata, innovazioni e implicazioni di questa riforma, abbiamo intervistato alcuni esperti di diritto ambientale, protagonisti del mondo accademico in Cina: Qin Tianbao (Wuhan University), Ji Hua (Beijing Foreign Affairs University), Luo Wenjun (Hubei University of Economics), Ou Shutian (Suzhou University), Liam Zhoulun (Lanzhou University).
Il professore Qin Tianbao ha affermato che la ragione per la quale la Cina ha deciso di adottare un Codice dell’ambiente (seppur fossero già sono presenti ben oltre 30 leggi in materia), risiede nel fatto che la Cina finora ha costruito un sistema relativamente completo, ma piuttosto frammentato.
«La codificazione non è una semplice raccolta di leggi: è una vera trasformazione sistemica. Abbiamo voluto passare da un insieme di norme sparse a un sistema coerente e integrato. Uso spesso una metafora: prima avevamo “perle sparse”, oggi abbiamo finalmente una “collana”. Questo è fondamentale per ridurre conflitti tra norme, semplificare l’applicazione delle leggi e abbassare i costi per amministrazioni e cittadini».
Ma occorre domandarsi qual è il significato politico e strategico dell’approvazione del Codice proprio all’inizio del 15° Piano quinquennale. Rispondendo a tale quesito, Tianbao ha sottolineato che è una scelta estremamente significativa: «Il periodo del 15° Piano quinquennale rappresenta una fase cruciale: la Cina vuole passare da progressi significativi alla realizzazione concreta della Beautiful China. Il Codice fornisce una base giuridica solida per questa transizione, garantendo stabilità e prevedibilità. È uno strumento chiave per accompagnare la trasformazione verde dell’economia».
È evidente la scelta di un modello di codificazione moderata. In tal senso, il professore chiarisce che «il diritto ambientale è estremamente complesso: riguarda inquinamento, risorse naturali, clima, biodiversità. Inserire tutto in un unico testo avrebbe creato un sistema rigido e poco gestibile. Abbiamo quindi adottato un approccio pragmatico: (i) alcune leggi fondamentali sono state completamente integrate; (ii) altre, come quelle sui grandi bacini fluviali, restano autonome ma coordinate; (iii) per temi emergenti come la neutralità carbonica, abbiamo introdotto principi guida».
Dunque siamo in presenza di un sistema ibrido: codice &amp; leggi speciali, che unisce coerenza e flessibilità. Una delle novità più rilevanti è il capitolo sullo sviluppo verde e a basse emissioni. Secondo l’opinione del professore Tianbao «questa è una vera innovazione globale poiché tradizionalmente il diritto ambientale interviene dopo il danno, in particolare: sanziona, ripara». Con questo Codice, continua, «si passa alla prevenzione e alla trasformazione: la legge entra nei processi economici, orienta produzione e consumo, promuove economia circolare e transizione energetica. Non dice solo cosa è vietato, ma anche cosa va incentivato».
Si può constatare che il Codice introduce anche misure molto concrete, come norme su odori, rumori e inquinamento quotidiano. Osserva Tianbao che «l’ambiente riguarda la vita quotidiana delle persone. Non sono solo grandi indicatori: sono anche problemi concreti, come l’aria che respiriamo o il rumore sotto casa. Il Codice vuole essere una legge “vicina ai cittadini”, capace di migliorare concretamente la qualità della vita».
Tecnicamente, servirà tempo per capire se l’estensione dei termini di prescrizione per i danni ambientali avrà un impatto positivo. A tal proposito Tianbao sostiene che «portare i termini a cinque anni significa migliorare l’accesso alla giustizia e proteggere meglio le vittime. Il tutto tende a rafforzare il principio dello “stato di diritto ambientale più rigoroso”».
Il nuovo Codice dell’ambiente ecologico segna dunque un passaggio storico per la Cina: da un sistema frammentato a una struttura organica, capace di integrare tutela ambientale, sviluppo economico e innovazione tecnologica. Una riforma ambiziosa che non guarda solo all’interno del Paese, ma si inserisce nel più ampio scenario della governance ambientale globale, proponendo un modello che potrebbe influenzare il dibattito internazionale negli anni a venire.
Abbiamo avuto modo di intervistare il professore Ji Hua della Beijing Foreign Affairs University, per capire in particolare qual è il ruolo dell’innovazione tecnologica e dei dati ambientali nel migliorare l’efficacia delle politiche e delle leggi ambientali? In qualità di esperto del settore, Hua risponde sostenendo che «la governance ambientale oggi non può esistere senza il supporto della tecnologia e dei dati. L’innovazione tecnologica, in particolare nel campo delle energie pulite, rappresenta una forza motrice inesauribile per uno sviluppo verde e di alta qualità. Allo stesso tempo, i dati ambientali svolgono un ruolo cruciale: grazie ai big data e ai sistemi intelligenti, possiamo supportare in modo più efficace la formulazione e l’aggiornamento delle politiche ambientali, migliorare la qualità delle decisioni e monitorare concretamente l’attuazione delle leggi. In sostanza, tecnologia e dati rendono la governance più precisa, tempestiva ed efficace».
Quanto è importante la cooperazione internazionale nella protezione dell’ambiente? E quale contributo può offrire la Cina? Secondo Hua «la cooperazione internazionale è fondamentale. Non solo costituisce la base per affrontare le sfide ambientali globali, ma rappresenta anche un obbligo previsto dal diritto ambientale internazionale. Senza cooperazione, i rischi ambientali continuerebbero ad aumentare, mettendo in pericolo il futuro dell’intera umanità. La Cina è attivamente impegnata in questo ambito da decenni, a partire dalla partecipazione alla United Nations Conference on the Human Environment. Oggi contribuisce alla governance globale in numerosi settori, tra cui il cambiamento climatico, la biodiversità e la protezione degli ecosistemi marini. Inoltre, ha sviluppato concetti come la “civiltà ecologica” e la “transizione energetica verde”, che offrono sia una visione teorica sia strumenti pratici. In base alla propria esperienza nazionale, la Cina può condividere buone pratiche utili anche ad altri Paesi».
Spesso si parla di conflitto tra protezione degli ecosistemi e sviluppo economico. Qual è il principio più efficace per bilanciare queste tensioni? Secondo Hua «non esiste un conflitto strutturale tra protezione ambientale e sviluppo economico. Le due dimensioni sono, in realtà, reciprocamente rafforzanti. È vero che possono emergere tensioni in alcune fasi: ad esempio quando le politiche ambientali limitano alcune attività economiche, o quando la crescita economica rallenta i progressi ambientali. Tuttavia, queste tensioni possono essere superate. La chiave è il principio dello sviluppo sostenibile, che integra dimensione economica, sociale e ambientale. Questo approccio ci insegna che protezione dell’ambiente e crescita economica non sono opposte, ma possono e devono avanzare insieme, garantendo nel tempo l’equilibrio dei sistemi naturali».
In sintesi, per Hua il futuro della governance ambientale si fonda su tre pilastri: innovazione tecnologica, cooperazione internazionale e sviluppo sostenibile – una visione integrata che mira a coniugare tutela della natura e progresso economico. Anche la professoressa Luo Wenjun della Hubei University of Economics ha avuto modo di rilasciare una dichiarazione in merito al nuovo Codice dell’ambiente ecologico in quanto questo riorganizza il sistema giuridico delle acque in Cina, sostenendo che il Codice rappresenta un passo fondamentale verso la costruzione di un sistema giuridico delle acque più coerente e integrato. Attraverso il principio della “codificazione moderata” e la tecnica legislativa di “compilazione + codificazione”, il testo riorganizza, ottimizza e innova l’insieme delle normative esistenti. Con oltre 200 disposizioni dedicate all’acqua, il Codice copre praticamente tutti gli ambiti: bacini idrografici, fiumi, laghi, acque costiere e marine, acque sotterranee, acqua potabile, acque non convenzionali, fino alla gestione delle acque reflue. Questo ha permesso di creare un sistema unitario e autorevole per la governance delle risorse idriche.
Wenjun ritiene che il valore innovativo di questo nuovo sistema giuridico dell’acqua sia molto elevato. Si tratta di un’importante innovazione giuridica che nasce dalle specificità della Cina. Il sistema combina diversi elementi: (i) una lunga tradizione di gestione delle acque, (ii) l’apprendimento da esperienze internazionali avanzate, (iii) e il rispetto delle leggi naturali che regolano i sistemi idrici.
In questo senso, il Codice riflette una cultura dell’acqua inclusiva e una visione giuridica capace di integrare molteplici dimensioni, dalla protezione ambientale allo sviluppo economico. Altresì si può notare che il Codice introduce anche un approccio sistemico alla gestione degli ecosistemi. Per questo Wenjun mette in luce il peso dell’articolo 35 che stabilisce chiaramente che lo Stato adotta un approccio integrato alla protezione e al ripristino di ecosistemi complessi – montagne, fiumi, foreste, terreni agricoli, laghi, praterie e deserti. Questo significa promuovere un modello di governance che privilegia il recupero naturale, integrandolo con interventi umani mirati. È una visione sistemica, che supera la frammentazione tradizionale e considera l’ambiente come un insieme interconnesso. Inoltre, un altro punto chiave è la sicurezza idrica. Ma quali strumenti introduce il Codice in questo ambito?
La professoressa analizza l’importanza dell’articolo 41 poiché stabilisce che lo Stato deve coordinare la gestione delle risorse idriche, dell’ambiente idrico e degli ecosistemi acquatici, rafforzando al contempo la protezione e il ripristino. Introduce inoltre un principio molto importante: lo sviluppo economico e urbano deve essere determinato dalla disponibilità di acqua. Questo ha delle notevoli implicazioni: (i) pianificazione razionale delle città, (ii) distribuzione equilibrata della popolazione, (iii) sviluppo industriale compatibile con la capacità delle risorse idriche. In questo modo si garantisce la sicurezza idrica nazionale.
Il sistema giuridico delle acque all’interno del Codice è articolato e completo, distribuito in diverse parti del Codice. Copre quattro grandi ambiti: (i) prevenzione e controllo dell’inquinamento idrico, (ii) utilizzo sostenibile delle risorse, (iii) protezione e ripristino degli ecosistemi acquatici, (iv) responsabilità legale.
Questa struttura consente di affrontare in modo integrato tutte le dimensioni della gestione dell’acqua. Qual è il significato di questa riforma nel contesto della crisi climatica globale? Il nuovo sistema giuridico delle acque rappresenta una garanzia fondamentale per la sicurezza delle risorse idriche della Cina, soprattutto in un contesto di cambiamento climatico. Fornisce una base normativa solida per promuovere l’uso sostenibile dell’acqua e per costruire un rapporto più equilibrato tra esseri umani e natura. In definitiva, contribuisce a definire un nuovo modello di convivenza armoniosa tra società e ambiente.
In conclusione, secondo Luo Wenjun, il Codice non è solo una riforma normativa, ma una vera ridefinizione del rapporto tra acqua, sviluppo e sostenibilità, destinata a influenzare profondamente il futuro della governance ambientale in Cina. Per rispondere a quesiti di natura procedurale in relazione al codice dell’ambiente abbiamo intervistato il dottore Liam Zhoulun dell’Università di Lanzhou. Il Codice introduce una responsabilità forte per l’inquinamento del suolo, trasferendola al detentore del diritto d’uso quando il responsabile originario non è identificabile. Non teme effetti negativi sugli investimenti, soprattutto nelle aree industriali dismesse? Per Zhoulun «è una questione delicata. Il trasferimento della responsabilità al detentore del diritto d’uso del suolo è una soluzione pragmatica per evitare vuoti di tutela, soprattutto nei casi in cui il responsabile storico non sia più rintracciabile. Tuttavia, è inevitabile che questo meccanismo possa generare preoccupazioni tra gli investitori, in particolare nelle aree brownfield. Per questo motivo, è fondamentale accompagnare la norma con strumenti complementari – come incentivi, fondi pubblici o meccanismi assicurativi – che possano ridurre il rischio economico e favorire la riqualificazione sostenibile».
La Parte V del Codice prevede sanzioni fino a 5 milioni di Rmb e detenzione amministrativa per i casi più gravi. È sufficiente per garantire la prevenzione? Secondo Zhoulun «l’inasprimento delle sanzioni rappresenta senza dubbio un segnale forte e contribuisce a rafforzare la deterrenza. Tuttavia, la prevenzione primaria non può basarsi solo su misure punitive. Per essere davvero efficace, il sistema dovrebbe evolversi verso strumenti più completi, come un sistema obbligatorio di assicurazione ambientale, che permetta di gestire i rischi in modo strutturale e garantire risorse per la bonifica in caso di danno.
Il Codice introduce l’obbligo di includere la protezione delle acque sotterranee nei piani di gestione e ripristino. Per Zhoulun si tratta di «una scelta estremamente importante e necessaria. In passato, la normativa presentava lacune su questo aspetto, nonostante le acque sotterranee rappresentino una risorsa fondamentale, soprattutto nelle aree urbane. Integrare esplicitamente la loro protezione nei piani di gestione significa adottare un approccio più sistemico e lungimirante, in linea con le esigenze reali della sicurezza idrica e della salute pubblica».
Al contempo il Codice estende i termini di prescrizione per le violazioni ambientali, per rispondere alle difficoltà pratiche nei procedimenti ambientali. «L’estensione dei termini da due a cinque anni per le sanzioni amministrative e da tre a cinque anni per le azioni civili – argomenta Zhoulun – riflette la natura stessa del danno ambientale, che è spesso latente, cumulativo e ritardato nel tempo. Le vecchie tempistiche erano troppo generiche e inadatte a queste caratteristiche. La nuova disciplina rappresenta quindi un passo avanti importante in quanto rafforza la tutela delle vittime, migliora l’efficacia dell’azione legale, e dimostra l’impegno verso uno stato di diritto ambientale più rigoroso. È importante anche chiarire che le sanzioni amministrative possono essere applicate entro cinque anni solo se il danno è effettivamente emerso, mentre negli altri casi resta il limite dei due anni. Inoltre, per la prima volta viene stabilita una regola generale per le azioni civili: il termine decorre dal momento in cui il danneggiato conosce (o dovrebbe conoscere) sia il danno sia il responsabile».
In merito invece al processo di elaborazione del Codice, Zhoulun sottolinea che «è stato molto aperto e partecipato. È stato istituito un gruppo dedicato di esperti e sono stati raccolti contributi attraverso seminari, conferenze e consultazioni pubbliche. Pur non avendo partecipato direttamente alla redazione finale, abbiamo avuto numerose occasioni per fornire osservazioni e suggerimenti. Questo approccio inclusivo ha contribuito a rendere il Codice più solido, realistico e aderente alle esigenze della pratica giuridica».
In conclusione, secondo Zhoulun Liam il nuovo Codice rappresenta un importante passo avanti, ma la sua efficacia dipenderà anche dalla capacità di affiancare alle norme strumenti economici e istituzionali adeguati, in grado di sostenere la transizione ecologica senza frenare lo sviluppo. Secondo il professore Ou Shutian della Suzhou University l’approvazione del nuovo Codice dell’ambiente ecologico segna una svolta storica nel sistema giuridico della Cina, perché si tratta infatti del secondo testo normativo nella storia del Paese a essere definito formalmente “Codice”, dopo il Codice civile – un elemento che ne evidenzia immediatamente il peso istituzionale e simbolico. Secondo Shutian, il nuovo Codice rappresenta una sintesi delle esperienze maturate dalla Cina nel percorso di costruzione della cosiddetta “civiltà ecologica”. Non si limita a raccogliere norme esistenti, ma fornisce una base giuridica organica per la realizzazione di una Beautiful China, traducendo obiettivi politici e ambientali in strumenti legali concreti. Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la scelta metodologica.
Il Codice non adotta una codificazione totale, bensì un modello di codificazione moderata, che consente di integrare diversi ambiti – come la prevenzione dell’inquinamento, l’uso sostenibile delle risorse e la protezione degli ecosistemi – senza compromettere la flessibilità del sistema normativo. Questa impostazione lo distingue dai codici ambientali di altri Paesi, spesso più limitati ai principi generali o alle sole disposizioni quadro. Un elemento di particolare originalità, evidenziato da Ou Shutian, è l’inclusione nel Codice del sistema di supervisione della protezione ambientale, sviluppato attraverso la pratica politica e amministrativa cinese.
A differenza dei modelli tradizionali, basati su una supervisione interna e gerarchica, questo sistema introduce un meccanismo più incisivo: gruppi centrali di supervisione, autorizzati direttamente dal Partito Comunista Cinese e dal Consiglio di Stato, monitorano l’operato dei governi locali in materia ambientale. Si tratta di un’evoluzione significativa: questo sistema è passato da semplici norme politiche a regolamenti interni al Partito, fino a essere formalmente integrato nel diritto positivo.
In questo modo, osserva Shutian, si rafforza il processo di istituzionalizzazione e giuridificazione della governance ambientale, rendendo più stringenti le responsabilità delle autorità locali. Tuttavia, il Codice non è privo di criticità. Proprio la sua natura di “codice” implica un livello più elevato di complessità e sistematicità, che si traduce in maggiori requisiti per cittadini, imprese e operatori giuridici. Anche se la codificazione moderata ha evitato un eccessivo appesantimento del sistema legislativo, resta la sfida di garantire che le norme siano effettivamente comprensibili e applicabili nella pratica.
In questo senso, il nuovo Codice dell’ambiente ecologico rappresenta un equilibrio ambizioso tra integrazione normativa e funzionalità operativa: un passo avanti decisivo nella costruzione dello stato di diritto ambientale in Cina, ma anche un banco di prova per la capacità del sistema di tradurre principi complessi in azioni concrete. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 11:30:06 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Codice_ambiente_Cina.png" alt=""></p><p>WUHAN - Il 12 marzo 2026, la Quarta sessione del XIV Congresso nazionale del popolo ha votato per <a href="https://www.greenreport.it/news/approfondimenti/57210-la-cina-sta-per-approvare-il-suo-primo-codice-ambientale">l'adozione</a> della Legge sull’ambiente ecologico della Repubblica popolare cinese (di seguito denominata Legge sull’ambiente ecologico). L’elaborazione del Codice sull’ambiente ecologico rappresenta una pietra miliare nella storia della tutela ambientale e della costruzione dello stato di diritto in Cina, rivestendo un’importanza epocale per l’impegno del Paese in materia di protezione ambientale e segnando l'apice dello stato di diritto in ambito ecologico. Si tratta di un codice giuridico ispirato al pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era, in particolare quello sulla civiltà ecologica e sullo stato di diritto.</p>
<p>Il Codice sull’ambiente ecologico rappresenta la “legge fondamentale” della Cina in materia di tutela ambientale, una “bussola” per lo sviluppo verde e a basse emissioni di carbonio dell’economia cinese e una “linea guida” per la costruzione della modernizzazione della Cina in armonia tra uomo e natura.</p>
<p>La codificazione del Codice dell’ambiente ecologico è iniziata ufficialmente il 3 novembre 2023, quando Li Hongzhong, vicepresidente del Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo, ha presieduto una riunione del gruppo direttivo per la codificazione dell’ambiente ecologico, dando ufficialmente il via ai lavori di codificazione.</p>
<p>Il 30 aprile 2025, dopo che il Congresso nazionale del popolo ha pubblicato la bozza della Legge sull’ambiente ecologico della Repubblica popolare cinese (prima revisione) e ha sollecitato pubblicamente commenti da parte del pubblico, da settembre a ottobre dello stesso anno, la bozza del codice è stata suddivisa in due versioni, e la terza versione è stata adottata a dicembre dello stesso anno. Dopo ulteriori modifiche, il testo definitivo della bozza del codice è stato presentato alla quarta sessione del XIV Congresso nazionale del popolo.</p>
<p>Il Codice dell’ecologia e dell’ambiente è composto da 5 volumi e 1242 articoli, che includono principi generali, prevenzione e controllo dell’inquinamento, protezione ecologica, sviluppo verde e a basse emissioni di carbonio e responsabilità legale, con appendici elencate separatamente. Il Codice riveste grande importanza per promuovere in modo completo la costruzione di una Cina bella e di una civiltà ecologica, e per realizzare la modernizzazione di una convivenza armoniosa tra uomo e natura.</p>
<p>Per capire portata, innovazioni e implicazioni di questa riforma, abbiamo intervistato alcuni esperti di diritto ambientale, protagonisti del mondo accademico in Cina: <strong>Qin Tianbao (Wuhan University), Ji Hua (Beijing Foreign Affairs University), Luo Wenjun (Hubei University of Economics), Ou Shutian (Suzhou University), Liam Zhoulun (Lanzhou University).</strong></p>
<p>Il professore Qin Tianbao ha affermato che la ragione per la quale la Cina ha deciso di adottare un Codice dell’ambiente (seppur fossero già sono presenti ben oltre 30 leggi in materia), risiede nel fatto che<strong> </strong>la Cina finora ha costruito un sistema relativamente completo, ma piuttosto frammentato.</p>
<p>«La codificazione non è una semplice raccolta di leggi: è una vera trasformazione sistemica. Abbiamo voluto passare da un insieme di norme sparse a un sistema coerente e integrato. Uso spesso una metafora: prima avevamo “perle sparse”, oggi abbiamo finalmente una “collana”. Questo è fondamentale per ridurre conflitti tra norme, semplificare l’applicazione delle leggi e abbassare i costi per amministrazioni e cittadini».</p>
<p>Ma occorre domandarsi qual è il significato politico e strategico dell’approvazione del Codice proprio all’inizio del 15° Piano quinquennale. Rispondendo a tale quesito, Tianbao ha sottolineato che è una scelta estremamente significativa: «Il periodo del 15° Piano quinquennale rappresenta una fase cruciale: la Cina vuole passare da progressi significativi alla realizzazione concreta della <em>Beautiful China</em>. Il Codice fornisce una base giuridica solida per questa transizione, garantendo stabilità e prevedibilità. È uno strumento chiave per accompagnare la trasformazione verde dell’economia».</p>
<p>È evidente la scelta di un<strong> </strong>modello di codificazione moderata. In tal senso, il professore chiarisce che «il diritto ambientale è estremamente complesso: riguarda inquinamento, risorse naturali, clima, biodiversità. Inserire tutto in un unico testo avrebbe creato un sistema rigido e poco gestibile. Abbiamo quindi adottato un approccio pragmatico: (i) alcune leggi fondamentali sono state completamente integrate; (ii) altre, come quelle sui grandi bacini fluviali, restano autonome ma coordinate; (iii) per temi emergenti come la neutralità carbonica, abbiamo introdotto principi guida».</p>
<p>Dunque siamo in presenza di un sistema ibrido: codice & leggi speciali, che unisce coerenza e flessibilità. Una delle novità più rilevanti è il capitolo sullo sviluppo verde e a basse emissioni. Secondo l’opinione del professore Tianbao «questa è una vera innovazione globale poiché tradizionalmente il diritto ambientale interviene dopo il danno, in particolare: sanziona, ripara». Con questo Codice, continua, «si passa alla prevenzione e alla trasformazione: la legge entra nei processi economici, orienta produzione e consumo, promuove economia circolare e transizione energetica. Non dice solo cosa è vietato, ma anche cosa va incentivato».</p>
<p>Si può constatare che il Codice introduce anche misure molto concrete, come norme su odori, rumori e inquinamento quotidiano.<strong> </strong>Osserva Tianbao che<strong> «</strong>l’ambiente riguarda la vita quotidiana delle persone. Non sono solo grandi indicatori: sono anche problemi concreti, come l’aria che respiriamo o il rumore sotto casa. Il Codice vuole essere una legge “vicina ai cittadini”, capace di migliorare concretamente la qualità della vita».</p>
<p>Tecnicamente, servirà tempo per capire se l’estensione dei termini di prescrizione per i danni ambientali avrà un impatto positivo. A tal proposito Tianbao sostiene che «portare i termini a cinque anni significa migliorare l’accesso alla giustizia e proteggere meglio le vittime. Il tutto tende a rafforzare il principio dello “stato di diritto ambientale più rigoroso”».</p>
<p>Il nuovo Codice dell’ambiente ecologico segna dunque un passaggio storico per la Cina: da un sistema frammentato a una struttura organica, capace di integrare tutela ambientale, sviluppo economico e innovazione tecnologica. Una riforma ambiziosa che non guarda solo all’interno del Paese, ma si inserisce nel più ampio scenario della governance ambientale globale, proponendo un modello che potrebbe influenzare il dibattito internazionale negli anni a venire.</p>
<p>Abbiamo avuto modo di intervistare il professore Ji Hua della Beijing Foreign Affairs University, per capire in particolare qual è il ruolo dell’innovazione tecnologica e dei dati ambientali nel migliorare l’efficacia delle politiche e delle leggi ambientali? In qualità di esperto del settore, Hua risponde sostenendo che<strong> «</strong>la governance ambientale oggi non può esistere senza il supporto della tecnologia e dei dati. L’innovazione tecnologica, in particolare nel campo delle energie pulite, rappresenta una forza motrice inesauribile per uno sviluppo verde e di alta qualità. Allo stesso tempo, i dati ambientali svolgono un ruolo cruciale: grazie ai big data e ai sistemi intelligenti, possiamo supportare in modo più efficace la formulazione e l’aggiornamento delle politiche ambientali, migliorare la qualità delle decisioni e monitorare concretamente l’attuazione delle leggi. In sostanza, tecnologia e dati rendono la governance più precisa, tempestiva ed efficace».</p>
<p>Quanto è importante la cooperazione internazionale nella protezione dell’ambiente? E quale contributo può offrire la Cina? Secondo Hua «la cooperazione internazionale è fondamentale. Non solo costituisce la base per affrontare le sfide ambientali globali, ma rappresenta anche un obbligo previsto dal diritto ambientale internazionale. Senza cooperazione, i rischi ambientali continuerebbero ad aumentare, mettendo in pericolo il futuro dell’intera umanità. La Cina è attivamente impegnata in questo ambito da decenni, a partire dalla partecipazione alla United Nations Conference on the Human Environment. Oggi contribuisce alla governance globale in numerosi settori, tra cui il cambiamento climatico, la biodiversità e la protezione degli ecosistemi marini. Inoltre, ha sviluppato concetti come la “civiltà ecologica” e la “transizione energetica verde”, che offrono sia una visione teorica sia strumenti pratici. In base alla propria esperienza nazionale, la Cina può condividere buone pratiche utili anche ad altri Paesi».</p>
<p>Spesso si parla di conflitto tra protezione degli ecosistemi e sviluppo economico. Qual è il principio più efficace per bilanciare queste tensioni? Secondo Hua «non esiste un conflitto strutturale tra protezione ambientale e sviluppo economico. Le due dimensioni sono, in realtà, reciprocamente rafforzanti. È vero che possono emergere tensioni in alcune fasi: ad esempio quando le politiche ambientali limitano alcune attività economiche, o quando la crescita economica rallenta i progressi ambientali. Tuttavia, queste tensioni possono essere superate. La chiave è il principio dello sviluppo sostenibile, che integra dimensione economica, sociale e ambientale. Questo approccio ci insegna che protezione dell’ambiente e crescita economica non sono opposte, ma possono e devono avanzare insieme, garantendo nel tempo l’equilibrio dei sistemi naturali».</p>
<p>In sintesi, per Hua il futuro della governance ambientale si fonda su tre pilastri: innovazione tecnologica, cooperazione internazionale e sviluppo sostenibile – una visione integrata che mira a coniugare tutela della natura e progresso economico. Anche la professoressa Luo Wenjun della Hubei University of Economics ha avuto modo di rilasciare una dichiarazione in merito al nuovo Codice dell’ambiente ecologico in quanto questo riorganizza il sistema giuridico delle acque in Cina, sostenendo che il Codice rappresenta un passo fondamentale verso la costruzione di un sistema giuridico delle acque più coerente e integrato. Attraverso il principio della “codificazione moderata” e la tecnica legislativa di “compilazione + codificazione”, il testo riorganizza, ottimizza e innova l’insieme delle normative esistenti. Con oltre 200 disposizioni dedicate all’acqua, il Codice copre praticamente tutti gli ambiti: bacini idrografici, fiumi, laghi, acque costiere e marine, acque sotterranee, acqua potabile, acque non convenzionali, fino alla gestione delle acque reflue. Questo ha permesso di creare un sistema unitario e autorevole per la governance delle risorse idriche.</p>
<p>Wenjun ritiene che il valore innovativo di questo nuovo sistema giuridico dell’acqua sia molto elevato. Si tratta di un’importante innovazione giuridica che nasce dalle specificità della Cina. Il sistema combina diversi elementi: (i) una lunga tradizione di gestione delle acque, (ii) l’apprendimento da esperienze internazionali avanzate, (iii) e il rispetto delle leggi naturali che regolano i sistemi idrici.</p>
<p>In questo senso, il Codice riflette una cultura dell’acqua inclusiva e una visione giuridica capace di integrare molteplici dimensioni, dalla protezione ambientale allo sviluppo economico. Altresì si può notare che il Codice introduce anche un approccio sistemico alla gestione degli ecosistemi. Per questo Wenjun mette in luce il peso dell’articolo 35 che stabilisce chiaramente che lo Stato adotta un approccio integrato alla protezione e al ripristino di ecosistemi complessi – montagne, fiumi, foreste, terreni agricoli, laghi, praterie e deserti. Questo significa promuovere un modello di governance che privilegia il recupero naturale, integrandolo con interventi umani mirati. È una visione sistemica, che supera la frammentazione tradizionale e considera l’ambiente come un insieme interconnesso. Inoltre, un altro punto chiave è la sicurezza idrica. Ma quali strumenti introduce il Codice in questo ambito?</p>
<p>La professoressa analizza l’importanza dell’articolo 41 poiché stabilisce che lo Stato deve coordinare la gestione delle risorse idriche, dell’ambiente idrico e degli ecosistemi acquatici, rafforzando al contempo la protezione e il ripristino. Introduce inoltre un principio molto importante: lo sviluppo economico e urbano deve essere determinato dalla disponibilità di acqua. Questo ha delle notevoli implicazioni: (i) pianificazione razionale delle città, (ii) distribuzione equilibrata della popolazione, (iii) sviluppo industriale compatibile con la capacità delle risorse idriche. In questo modo si garantisce la sicurezza idrica nazionale.</p>
<p>Il sistema giuridico delle acque all’interno del Codice è articolato e completo, distribuito in diverse parti del Codice. Copre quattro grandi ambiti: (i) prevenzione e controllo dell’inquinamento idrico, (ii) utilizzo sostenibile delle risorse, (iii) protezione e ripristino degli ecosistemi acquatici, (iv) responsabilità legale.</p>
<p>Questa struttura consente di affrontare in modo integrato tutte le dimensioni della gestione dell’acqua. Qual è il significato di questa riforma nel contesto della crisi climatica globale? Il nuovo sistema giuridico delle acque rappresenta una garanzia fondamentale per la sicurezza delle risorse idriche della Cina, soprattutto in un contesto di cambiamento climatico. Fornisce una base normativa solida per promuovere l’uso sostenibile dell’acqua e per costruire un rapporto più equilibrato tra esseri umani e natura. In definitiva, contribuisce a definire un nuovo modello di convivenza armoniosa tra società e ambiente.</p>
<p>In conclusione, secondo Luo Wenjun, il Codice non è solo una riforma normativa, ma una vera ridefinizione del rapporto tra acqua, sviluppo e sostenibilità, destinata a influenzare profondamente il futuro della governance ambientale in Cina. Per rispondere a quesiti di natura procedurale in relazione al codice dell’ambiente abbiamo intervistato il dottore Liam Zhoulun dell’Università di Lanzhou. Il Codice introduce una responsabilità forte per l’inquinamento del suolo, trasferendola al detentore del diritto d’uso quando il responsabile originario non è identificabile. Non teme effetti negativi sugli investimenti, soprattutto nelle aree industriali dismesse? Per Zhoulun «è una questione delicata. Il trasferimento della responsabilità al detentore del diritto d’uso del suolo è una soluzione pragmatica per evitare vuoti di tutela, soprattutto nei casi in cui il responsabile storico non sia più rintracciabile. Tuttavia, è inevitabile che questo meccanismo possa generare preoccupazioni tra gli investitori, in particolare nelle aree brownfield. Per questo motivo, è fondamentale accompagnare la norma con strumenti complementari – come incentivi, fondi pubblici o meccanismi assicurativi – che possano ridurre il rischio economico e favorire la riqualificazione sostenibile».</p>
<p>La Parte V del Codice prevede sanzioni fino a 5 milioni di Rmb e detenzione amministrativa per i casi più gravi. È sufficiente per garantire la prevenzione? Secondo Zhoulun «l’inasprimento delle sanzioni rappresenta senza dubbio un segnale forte e contribuisce a rafforzare la deterrenza. Tuttavia, la prevenzione primaria non può basarsi solo su misure punitive. Per essere davvero efficace, il sistema dovrebbe evolversi verso strumenti più completi, come un sistema obbligatorio di assicurazione ambientale, che permetta di gestire i rischi in modo strutturale e garantire risorse per la bonifica in caso di danno.</p>
<p>Il Codice introduce l’obbligo di includere la protezione delle acque sotterranee nei piani di gestione e ripristino. Per Zhoulun si tratta di «una scelta estremamente importante e necessaria. In passato, la normativa presentava lacune su questo aspetto, nonostante le acque sotterranee rappresentino una risorsa fondamentale, soprattutto nelle aree urbane. Integrare esplicitamente la loro protezione nei piani di gestione significa adottare un approccio più sistemico e lungimirante, in linea con le esigenze reali della sicurezza idrica e della salute pubblica».</p>
<p>Al contempo il Codice estende i termini di prescrizione per le violazioni ambientali, per rispondere alle difficoltà pratiche nei procedimenti ambientali. «L’estensione dei termini da due a cinque anni per le sanzioni amministrative e da tre a cinque anni per le azioni civili – argomenta Zhoulun – riflette la natura stessa del danno ambientale, che è spesso latente, cumulativo e ritardato nel tempo. Le vecchie tempistiche erano troppo generiche e inadatte a queste caratteristiche. La nuova disciplina rappresenta quindi un passo avanti importante in quanto rafforza la tutela delle vittime, migliora l’efficacia dell’azione legale, e dimostra l’impegno verso uno stato di diritto ambientale più rigoroso. È importante anche chiarire che le sanzioni amministrative possono essere applicate entro cinque anni solo se il danno è effettivamente emerso, mentre negli altri casi resta il limite dei due anni. Inoltre, per la prima volta viene stabilita una regola generale per le azioni civili: il termine decorre dal momento in cui il danneggiato conosce (o dovrebbe conoscere) sia il danno sia il responsabile».</p>
<p>In merito invece al processo di elaborazione del Codice, Zhoulun sottolinea che «è stato molto aperto e partecipato. È stato istituito un gruppo dedicato di esperti e sono stati raccolti contributi attraverso seminari, conferenze e consultazioni pubbliche. Pur non avendo partecipato direttamente alla redazione finale, abbiamo avuto numerose occasioni per fornire osservazioni e suggerimenti. Questo approccio inclusivo ha contribuito a rendere il Codice più solido, realistico e aderente alle esigenze della pratica giuridica».</p>
<p>In conclusione, secondo Zhoulun Liam il nuovo Codice rappresenta un importante passo avanti, ma la sua efficacia dipenderà anche dalla capacità di affiancare alle norme strumenti economici e istituzionali adeguati, in grado di sostenere la transizione ecologica senza frenare lo sviluppo. Secondo il professore Ou Shutian della Suzhou University l’approvazione del nuovo Codice dell’ambiente ecologico segna una svolta storica nel sistema giuridico della Cina, perché si tratta infatti del secondo testo normativo nella storia del Paese a essere definito formalmente “Codice”, dopo il Codice civile – un elemento che ne evidenzia immediatamente il peso istituzionale e simbolico. Secondo Shutian, il nuovo Codice rappresenta una sintesi delle esperienze maturate dalla Cina nel percorso di costruzione della cosiddetta “civiltà ecologica”. Non si limita a raccogliere norme esistenti, ma fornisce una base giuridica organica per la realizzazione di una Beautiful China, traducendo obiettivi politici e ambientali in strumenti legali concreti. Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la scelta metodologica.</p>
<p>Il Codice non adotta una codificazione totale, bensì un modello di codificazione moderata, che consente di integrare diversi ambiti – come la prevenzione dell’inquinamento, l’uso sostenibile delle risorse e la protezione degli ecosistemi – senza compromettere la flessibilità del sistema normativo. Questa impostazione lo distingue dai codici ambientali di altri Paesi, spesso più limitati ai principi generali o alle sole disposizioni quadro. Un elemento di particolare originalità, evidenziato da Ou Shutian, è l’inclusione nel Codice del sistema di supervisione della protezione ambientale, sviluppato attraverso la pratica politica e amministrativa cinese.</p>
<p>A differenza dei modelli tradizionali, basati su una supervisione interna e gerarchica, questo sistema introduce un meccanismo più incisivo: gruppi centrali di supervisione, autorizzati direttamente dal Partito Comunista Cinese e dal Consiglio di Stato, monitorano l’operato dei governi locali in materia ambientale. Si tratta di un’evoluzione significativa: questo sistema è passato da semplici norme politiche a regolamenti interni al Partito, fino a essere formalmente integrato nel diritto positivo.</p>
<p>In questo modo, osserva Shutian, si rafforza il processo di istituzionalizzazione e giuridificazione della governance ambientale, rendendo più stringenti le responsabilità delle autorità locali. Tuttavia, il Codice non è privo di criticità. Proprio la sua natura di “codice” implica un livello più elevato di complessità e sistematicità, che si traduce in maggiori requisiti per cittadini, imprese e operatori giuridici. Anche se la codificazione moderata ha evitato un eccessivo appesantimento del sistema legislativo, resta la sfida di garantire che le norme siano effettivamente comprensibili e applicabili nella pratica.</p>
<p>In questo senso, il nuovo Codice dell’ambiente ecologico rappresenta un equilibrio ambizioso tra integrazione normativa e funzionalità operativa: un passo avanti decisivo nella costruzione dello stato di diritto ambientale in Cina, ma anche un banco di prova per la capacità del sistema di tradurre principi complessi in azioni concrete.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Piscina geotermica sull’Amiata, al via la ricerca del gestore</title>
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<description><![CDATA[ La nuova piscina geotermica dell’Amiata è pronta, e adesso si apre la fase decisiva per la sua gestione. Dopo la conclusione dei lavori a fine 2025, i Comuni di Santa Fiora e Arcidosso hanno adesso avviato un’indagine esplorativa per individuare soggetti interessati a prendere in concessione il complesso natatorio situato in località Aiole, al confine tra i due territori.
L’infrastruttura nasce nell’ambito degli impegni legati allo sviluppo sostenibile della geotermia: è stata realizzata da Enel Green Power come opera compensativa connessa alla centrale Bagnore 4, in base al protocollo siglato con la Regione Toscana. Un intervento che punta a dimostrare, concretamente, come il calore geotermico possa essere valorizzato anche al di fuori della produzione elettrica, trovando applicazione diretta nei servizi per le comunità.
La struttura si estende su una superficie complessiva di circa 1.850 metri quadrati ed è caratterizzata da un’architettura moderna, con copertura in legno lamellare e ampie superfici vetrate. Il cuore dell’impianto è rappresentato dalle tre vasche, una semi-olimpionica da 25 metri con sei corsie, una vasca più piccola destinata ad attività ludiche, fitness e acquagym, e una terza all’aperto  pensata per un utilizzo polifunzionale. Il sistema geotermico alimenta sia il riscaldamento dell’acqua che degli ambienti, garantendo una gestione energeticamente efficiente e costi operativi contenuti.
Dal punto di vista tecnico, l’opera è stata completata in ogni sua parte: dalle strutture in cemento armato alle vasche, dagli impianti elettrici e di climatizzazione fino ai sistemi per il trattamento dell’acqua. Ultimate anche le finiture e i collaudi, la struttura è stata consegnata alle amministrazioni comunali, che ora devono individuare un gestore in grado di renderla operativa e sostenibile nel tempo.
Proprio a questo scopo è stato pubblicato un avviso esplorativo rivolto agli operatori economici. L’obiettivo è raccogliere manifestazioni di interesse corredate da una proposta gestionale e da un piano economico-finanziario semplificato. La futura concessione avrà una durata indicativa compresa tra gli 8 e i 10 anni, un arco temporale ritenuto adeguato per garantire l’equilibrio economico della gestione.
Le candidature dovranno essere presentate entro le ore 12 del 3 maggio 2026 tramite posta elettronica certificata al Comune di Santa Fiora (comune.santafiora@postacert.toscana.it). Si tratta di una fase preliminare, l’avviso non costituisce una gara né vincola le amministrazioni, ma rappresenta un passaggio utile per valutare l’interesse del mercato e orientare le successive scelte.
Con questa nuova infrastruttura, il territorio amiatino aggiunge un tassello importante alla propria offerta, puntando su un modello che intreccia energia rinnovabile, servizi e sviluppo locale. La sfida ora sarà trasformare l’opera in un presidio vivo e attrattivo, capace di coniugare sostenibilità, sport e qualità della vita. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 11:30:05 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/PISCINA_BAGNORE.jpeg" alt="" width="1600" height="900" loading="lazy"></p><p>La nuova <a href="https://www.greenreport.it/toscana/58289-a-bagnore-la-geotermia-alimenta-la-nuova-piscina-lavori-terminati-ora-il-passaggio-ai-comuni">piscina geotermica dell’Amiata è pronta</a>, e adesso si apre la fase decisiva per la sua gestione. Dopo la conclusione dei lavori a fine 2025, i Comuni di Santa Fiora e Arcidosso hanno adesso avviato un’indagine esplorativa per individuare soggetti interessati a prendere in concessione il complesso natatorio situato in località Aiole, al confine tra i due territori.</p>
<p>L’infrastruttura nasce nell’ambito degli impegni legati allo sviluppo sostenibile della geotermia: è stata realizzata da Enel Green Power come opera compensativa connessa alla centrale Bagnore 4, in base al protocollo siglato con la Regione Toscana. Un intervento che punta a dimostrare, concretamente, come il calore geotermico possa essere valorizzato anche al di fuori della produzione elettrica, trovando applicazione diretta nei servizi per le comunità.</p>
<p>La struttura si estende su una superficie complessiva di circa 1.850 metri quadrati ed è caratterizzata da un’architettura moderna, con copertura in legno lamellare e ampie superfici vetrate. Il cuore dell’impianto è rappresentato dalle tre vasche, una semi-olimpionica da 25 metri con sei corsie, una vasca più piccola destinata ad attività ludiche, fitness e acquagym, e una terza all’aperto  pensata per un utilizzo polifunzionale. Il sistema geotermico alimenta sia il riscaldamento dell’acqua che degli ambienti, garantendo una gestione energeticamente efficiente e costi operativi contenuti.</p>
<p>Dal punto di vista tecnico, l’opera è stata completata in ogni sua parte: dalle strutture in cemento armato alle vasche, dagli impianti elettrici e di climatizzazione fino ai sistemi per il trattamento dell’acqua. Ultimate anche le finiture e i collaudi, la struttura è stata consegnata alle amministrazioni comunali, che ora devono individuare un gestore in grado di renderla operativa e sostenibile nel tempo.</p>
<p>Proprio a questo scopo è stato pubblicato un avviso esplorativo rivolto agli operatori economici. L’obiettivo è raccogliere manifestazioni di interesse corredate da una proposta gestionale e da un piano economico-finanziario semplificato. La futura concessione avrà una durata indicativa compresa tra gli 8 e i 10 anni, un arco temporale ritenuto adeguato per garantire l’equilibrio economico della gestione.</p>
<p>Le candidature dovranno essere presentate entro le ore 12 del 3 maggio 2026 tramite posta elettronica certificata al Comune di Santa Fiora (<a href="mailto:comune.santafiora@postacert.toscana.it">comune.santafiora@postacert.toscana.it</a>). Si tratta di una fase preliminare, l’avviso non costituisce una gara né vincola le amministrazioni, ma rappresenta un passaggio utile per valutare l’interesse del mercato e orientare le successive scelte.</p>
<p>Con questa nuova infrastruttura, il territorio amiatino aggiunge un tassello importante alla propria offerta, puntando su un modello che intreccia energia rinnovabile, servizi e sviluppo locale. La sfida ora sarà trasformare l’opera in un presidio vivo e attrattivo, capace di coniugare sostenibilità, sport e qualità della vita.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Porto Azzurro, sequestrata discarica abusiva con 5 tonnellate di rifiuti anche pericolosi</title>
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<guid>https://www.eventi.news/porto-azzurro-sequestrata-discarica-abusiva-con-5-tonnellate-di-rifiuti-anche-pericolosi</guid>
<description><![CDATA[ I militari della Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza di Portoferraio hanno sottoposto a sequestro un’area di circa 950 metri quadrati situata nel Comune di Porto Azzurro utilizzata come “discarica abusiva”, 5 tonnellate di rifiuti anche pericolosi e un manufatto realizzato in totale assenza di permessi di costruzione, nell’ambito di una attività di controllo economico del territorio e di tutela dell’ambiente.
L’operazione origina da mirate attività info-investigative ed ha permesso di accertare la presenza di un ingente quantitativo di rifiuti, tra cui materiale ferroso, plastiche, batterie esauste, motocicli e residui di lavorazioni in avanzato stato di deterioramento, ammassati senza autorizzazione e in violazione delle vigenti normative ambientali.
In accordo al principio affermato dalla Corte di Cassazione – Terza Sezione Penale, infatti, la definizione di rifiuto contenuta nel Testo Unico Ambientale “qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o l’obbligo di disfarsi” (articolo 183 comma 1 lettera a) del decreto legislativo 152/2006), deve essere interpretata in modo oggettivo e non soggettivo, definendo secondaria, se non inaccettabile, ogni valutazione basata sulla percezione personale della natura del materiale e privilegiando valutazioni legate allo stato di conservazione ovvero alle condizioni fisiche dell’oggetto (sentenza n.48316/2016).
Lo sviluppo dell’attività ha registrato anche la collaborazione dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana, che ha quantificato i rifiuti rinvenuti in circa 5 tonnellate, classificandoli con i codici previsti dall’ Elenco Europeo dei Rifiuti (EER), necessari per le successive attività di bonifica e il ripristino dello stato dei luoghi, oltre che per il versamento alla Regione Toscana del connesso tributo speciale per il deposito in discarica (c.d. ecotassa), previsto dalla legge regionale 29 luglio 2016, n.45 che ha modificato la precedente 60/1996.
Il manufatto edificato nell’area tutelata paesaggisticamente, qual è l’isola d’Elba, si connota per la pavimentazione in cemento, la copertura in metallo e l’allaccio alla rete elettrica, in totale assenza di qualsiasi titolo edilizio.
Uno il soggetto segnalato all’Autorità Giudiziaria labronica per le violazioni previste dal richiamato Testo Unico Ambientale, dal Testo Unico dell’Edilizia (decreto del Presidente della Repubblica 380/2001) e dal Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo 42/2004). Il procedimento penale riconducibile alla descritta attività di servizio verte ancora nella fase delle indagini preliminari e la responsabilità del soggetto segnalato sarà definitivamente accertata solo all’esito di sentenza irrevocabile di condanna.
L’attività posta in essere testimonia l’azione dei Reparti aeronavali della Guardia di finanza per contrastare ogni forma di illecito in materia ambientale, sia a terra che a mare, a tutela della salute dei cittadini e a presidio dell’ecosistema ambientale e paesaggistico, nonché a salvaguardia delle entrate degli Enti locali.
Scritto da GdF ROAN Livorno ]]></description>
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<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 11:30:04 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/sequestro_porto_azzurro_Gdf1.jpeg" alt=""></p><p>I militari della Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza di Portoferraio hanno sottoposto a sequestro un’area di circa 950 metri quadrati situata nel Comune di Porto Azzurro utilizzata come “discarica abusiva”, 5 tonnellate di rifiuti anche pericolosi e un manufatto realizzato in totale assenza di permessi di costruzione, nell’ambito di una attività di controllo economico del territorio e di tutela dell’ambiente.</p>
<p>L’operazione origina da mirate attività info-investigative ed ha permesso di accertare la presenza di un ingente quantitativo di rifiuti, tra cui materiale ferroso, plastiche, batterie esauste, motocicli e residui di lavorazioni in avanzato stato di deterioramento, ammassati senza autorizzazione e in violazione delle vigenti normative ambientali.</p>
<p>In accordo al principio affermato dalla Corte di Cassazione – Terza Sezione Penale, infatti, la definizione di rifiuto contenuta nel Testo Unico Ambientale “qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o l’obbligo di disfarsi” (articolo 183 comma 1 lettera a) del decreto legislativo 152/2006), deve essere interpretata in modo oggettivo e non soggettivo, definendo secondaria, se non inaccettabile, ogni valutazione basata sulla percezione personale della natura del materiale e privilegiando valutazioni legate allo stato di conservazione ovvero alle condizioni fisiche dell’oggetto (sentenza n.48316/2016).</p>
<p>Lo sviluppo dell’attività ha registrato anche la collaborazione dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana, che ha quantificato i rifiuti rinvenuti in circa 5 tonnellate, classificandoli con i codici previsti dall’ Elenco Europeo dei Rifiuti (EER), necessari per le successive attività di bonifica e il ripristino dello stato dei luoghi, oltre che per il versamento alla Regione Toscana del connesso tributo speciale per il deposito in discarica (c.d. ecotassa), previsto dalla legge regionale 29 luglio 2016, n.45 che ha modificato la precedente 60/1996.</p>
<p>Il manufatto edificato nell’area tutelata paesaggisticamente, qual è l’isola d’Elba, si connota per la pavimentazione in cemento, la copertura in metallo e l’allaccio alla rete elettrica, in totale assenza di qualsiasi titolo edilizio.</p>
<p>Uno il soggetto segnalato all’Autorità Giudiziaria labronica per le violazioni previste dal richiamato Testo Unico Ambientale, dal Testo Unico dell’Edilizia (decreto del Presidente della Repubblica 380/2001) e dal Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo 42/2004). Il procedimento penale riconducibile alla descritta attività di servizio verte ancora nella fase delle indagini preliminari e la responsabilità del soggetto segnalato sarà definitivamente accertata solo all’esito di sentenza irrevocabile di condanna.</p>
<p>L’attività posta in essere testimonia l’azione dei Reparti aeronavali della Guardia di finanza per contrastare ogni forma di illecito in materia ambientale, sia a terra che a mare, a tutela della salute dei cittadini e a presidio dell’ecosistema ambientale e paesaggistico, nonché a salvaguardia delle entrate degli Enti locali.</p>
<p>Scritto da <a href="https://www.gdf.gov.it/it/reparti-del-corpo/toscana/livorno/reparto-operativo-aeronavale-livorno">GdF ROAN Livorno</a></p>]]> </content:encoded>
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<title>Sui litorali italiani si trovano in media 77 mozziconi di sigaretta ogni 100 metri lineari di spiaggia</title>
<link>https://www.eventi.news/sui-litorali-italiani-si-trovano-in-media-77-mozziconi-di-sigaretta-ogni-100-metri-lineari-di-spiaggia</link>
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<description><![CDATA[ Sulle spiagge italiane spopolano sempre più i mozziconi di sigaretta. Una presenza ormai costante e che, insieme agli altri rifiuti abbandonati, costituisce una minaccia per mare, lidi e biodiversità. La conferma arriva dai nuovi dati dell’indagine Beach Litter che Legambiente diffonde oggi in vista della giornata nazionale del mare (11 aprile) e del grande week-end di mobilitazione del 10,11, 12 aprile di “Spiagge e Fondali Puliti 2026”, sua storica campagna.
In 12 anni di monitoraggi, dal 2014 al 2026, sono ben 50.053 i mozziconi di sigaretta raccolti e catalogati da Legambiente in 653 transetti. Parliamo di una media di 77 “cicche” ogni 100 metri lineari di spiaggia. Dati che valgono ai mozziconi il secondo posto in classifica tra i materiali più trovati sui lidi, dopo i frammenti in plastica che si piazzano al primo posto, sono 61.785 quelli raccolti.  I mozziconi di sigaretta costituiscono, inoltre, l’87% dei 57.099 “rifiuti di fumo” (che includono anche accendini, pacchetti di sigarette o scatole per tabacco o sigarette in carta) trovati in questi anni nel corso dei monitoraggi. Un’emergenza silenziosa figlia di un grave gesto di inciviltà e della carenza di politiche e controlli efficaci, nonostante in Italia il Collegato ambientale alla legge di stabilità 2014 (Legge 221/2015) preveda multe dai 30 ai 300 euro per chi abbandona mozziconi sul suolo, nelle acque e negli scarichi.
A questa fotografia preoccupante scattata dall’indagine Beach Litter di Legambiente si aggiunge anche quella relativa a tutti i rifiuti di ogni tipologia (compresi i mozziconi) raccolti e monitorati in questi in 12 anni nei 653 transetti, e che ammontano a 512.934 rifiuti di cui l’80% è plastica. Parliamo di una media di 785 rifiuti ogni 100 metri lineari. Per questo Legambiente richiama tutti all’azione e ad un maggior senso di responsabilità collettiva con la 36esima edizione di “Spiagge e Fondali Puliti”, al via il 10, 11 e 12 aprile, e che ha come partner principale Sammontana, supporter  Traghettilines, e partner tecnico ERION CARE. Obiettivo della campagna è quello di denunciare l&#039;incuria e l&#039;abbandono delle coste, accendere i riflettori sulla raccolta differenziata e la gestione sostenibile dei rifiuti, promuovere la tutela dell&#039;ecosistema marino.
Saranno oltre 80 le iniziative in programma in 16 regioni della Penisola organizzate da circoli e regionali di Legambiente e che vedranno in azione volontari e cittadini di tutte le età impegnati a ripulire dai rifiuti abbandonati lidi, coste, fondali ma anche foci dei fiumi e torrenti. Suwww.legambiente.it è possibile scoprire gli appuntamenti in agenda. Ad esempio, in Campania ad Ascea (SA) sabato si ripulirà la Baia D&#039;Argento, luogo di suggestivi scorci naturalistici; mentre domenica ore 9.00 pulizia presso il Lido Don Pablo, a Castel Volturno, in provincia di Caserta. In Calabria, sabato 11, i volontari del Circolo Legambiente Reggio Calabria, in collaborazione con la Pro Loco Reggio Sud e con la partecipazione di alcune classi dell&#039;Istituto Comprensivo Cassiodoro Don Bosco di Pellaro, ripuliranno dalle ore 9.00 alle ore 11.00 la spiaggia di Pellaro. In Abruzzo, sempre sabato, sulla costa teramana attività di pulizia sulla spiaggia in direzione di Pineto e Silvi, ritrovo ore 10.30 presso l&#039;info point torre del Cerrano con il circolo Legambiente Costa Teramana, insieme all’ASD Guide del Cerrano. Nel corso della mattinata sarà prevista anche un’attività di informazione e sensibilizzazione sulla tutela del fratino. Domenica in Emilia-Romagna volontari in azione, ore 10, sulla spiaggia libera di Cesenatico; mentre in Puglia l’appuntamento sarà a Polignano a Mare presso la Cala Sala (Port&#039;Alga), ritrovo ore 8.30 al Parcheggio. In Lombardia attività di pulizia dalle ore 9.00 lungo il torrente Molgora; mentre il 26 aprile in Liguria visita guidata e attività di pulizia all’Isola di Palmaria. Numerose anche le attività lungo le sponde dei fiumi organizzate nell’ambito del progetto Plasticentro, guidato dall’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale nelle regioni del Centro Italia e Po Salvamare, pilotato dall’Autorità di Bacino del Po nei territori attraversati dal fiume. Alle attività di Spiagge e Fondali si aggiungeranno quelle in programma sulle coste di 12 paesi del Mediterraneo grazie anche al “gemellaggio” con “Clean-up-theMED&quot; che prevede, attraverso la collaborazione con oltre 90 organizzazioni tra scuole, università, istituti di ricerca e associazioni ambientaliste, attività di pulizia sui litorali di Tunisia, Francia, Spagna, Marocco, Libia, Algeria, Croazia, Albania, Grecia, Malta, Turchia, Cipro, Egitto.
Motto di questa edizione di Spiagge e Fondali Puliti 2026 è “tiriamolisù, una spiaggia più pulita è una spiaggia più felice”. Non è un caso che l’immagine scelta per questa edizione sia una “faccina” triste realizzata con i rifiuti spiaggiati che, però, può ritrovare presto il sorriso grazie ad una maggiore cura dei cittadini, come testimonia la clip pubblicata sul suo canale Instagram da Legambiente. Ai cittadini/e Legambiente chiede di condividere sui social con l’hashtag #SpiaggeFondaliPuliti e #tiriamolisù, taggando @legambiente su Instagram, la loro attività di pulizia realizzando prima delle “faccine” tristi con i rifiuti trovati in spiaggia. Poi dopo la pulizia, delle faccine felici, con sabbia, conchiglie e rametti.
Tornando al tema dei mozziconi di sigaretta, al centro quest&#039;anno di Spiagge e Fondali Puliti e dell’indagine Beach Litter, Legambiente ricorda che si tratta di un problema che non risparmia neanche le coste europee e quelle del resto del mondo. Secondo lo studio Digital Report del Marine LitterWatch dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, pubblicato il 17 marzo 2026 (dati raccolti dal 2013 al 2024), i mozziconi risultano i rifiuti più abbondanti nei monitoraggi sul Baltico (11,6% di tutti i rifiuti), sul Mar Nero (38,4%) e al secondo posto sulle spiagge dell&#039;oceano Atlantico nord-orientale (10,3%, dopo i frammenti di plastica con il 12,2%).  Composti in gran parte in acetato di cellulosa, i filtri di sigaretta sono fatti di un materiale plastico che non si biodegrada facilmente, anzi, come ha evidenziato un recente studio dell’Università degli studi di Napoli Federico II, va incontro a una progressiva frammentazione in particelle sempre più piccole, anche dopo dieci anni che è disperso nell’ambiente. Inoltre, lo studio ha evidenziato un secondo picco di rilascio di nicotina e altre sostanze chimiche tossiche cinque anni il momento dell’abbandono, che si verifica a seguito della frammentazione a cui il filtro va incontro. La loro persistenza facilita la lisciviazione della miscela complessa di metalli pesanti, composti organici e microplastiche, che possono alterare le comunità microbiche, compromettere lo sviluppo degli organismi marini.
L’abbandono dei mozziconi in spiaggia o in mare, così come quella dei rifiuti, rappresenta una minaccia anche per la biodiversità e per diverse specie a rischio. In Italia tra quelle più a rischio ci sono, ad esempio, la tartaruga Caretta caretta e il fratino (Anarhynchus alexandrinus). La prima, al centro del progetto LIFE Turtlenest, nidifica sempre più sulle coste italiane complice l’aumento delle temperature. Il secondo è un piccolo uccello simbolo dell’ecosistema dunale che proprio in questo periodo nidifica sulle spiagge naturali delle coste adriatiche, tirreniche, ioniche, sarde e siciliane, e al centro del nuovo progetto europeo LIFE Alexandro, cofinanziato dal Programma LIFE dell’Unione Europea.
«Il problema della dispersione dei rifiuti in mare e in spiaggia – commenta Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – resta un’emergenza in Italia e nel resto del mondo da affrontare al più presto. Per contrastare il marine e il beach litter è fondamentale ridurre l’usa e getta, prevedere più campagne di informazione e sensibilizzazione, ma anche più controlli e sanzioni effettive per chi getta i mozziconi di sigaretta a terra, in spiaggia o a mare. È inoltre fondamentale garantire la piena applicazione della direttiva Europa SUP 2019/904 sulla plastica monouso che prevede anche il principio della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) di tabacco, che obbliga i produttori a coprire i costi di gestione dei rifiuti, tra cui pulizia, trasporto e trattamento dei mozziconi abbandonati. Al Ministero dell’Ambiente chiediamo di definire al più presto, tramite accordi di programma o altri strumenti attuativi, l’avvio dell’EPR come chiesto dalla direttiva e che ad oggi in Italia si basa solo su base volontaria».
Legambiente ricorda che l’Italia è attualmente sottoposta ad una procedura di infrazione (2052/2024) connessa alla Direttiva europea SUP e tra le difformità riscontrate dalla Commissione Europea c’è anche quella riguardante la corretta applicazione del principio della responsabilità estesa del produttore, il cosiddetto EPR TABACCO. Nella Penisola, a tre anni dall’entrata in vigore della direttiva, non è stato ancora definito e ufficializzato lo schema di responsabilità estesa del produttore obbligatorio previsto dalla Direttiva SUP e che impone ai produttori di tabacco di coprire i costi dell’infrastrutturazione necessaria per la raccolta (acquisto e posa in opera dei cestini), pulizia, gestione e sensibilizzazione. Ad oggi in Italia - a differenza degli altri paesi europei in cui l’EPR tabacco ha preso il via, come in Francia, o in cui ci sono le basi per partire, come in Germania, Spagna e Svezia ad esempio - esistono solo iniziative volontarie, come ad esempio quella portata avanti dal consorzio ERION CARE. Quello che manca nella Penisola, denuncia Legambiente, è uno strumento giuridico attuativo (come un decreto o altro atto normativo vincolante) da parte del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica per rendere pienamente operativo l’EPR tabacco. Per questo l’associazione ambientalista chiede al Ministro dell’Ambiente di intervenire al più presto.
Intanto crescono nei territori comunali della Penisola le ordinanze antifumo sul lungomare e sulla battigia. Sono 18 quelle “censite” al momento da Legambiente: l’ultima in ordine di arrivo è quella di comune di Pesaro, che ha rafforzato l’ordinanza emanata nel 2019, ampliandone l’area di applicazione (dai primi 5 metri dalla battigia e nelle acque fino a 200 metri dalla riva lungo tutte le spiagge comunali, a tutto l’arenile, si legge sul sito del comune). Ordinanze antifumo sono state emanate negli scorsi anni anche a San Benedetto del Tronto, sempre nelle Marche, a Rimini, Cesenatico, Ravenna in Emilia-Romagna, Latina, Pomezia, Gaeta nel Lazio, Lerici, Arenzano e Loano in Liguria, a Porto Cesareo e Barletta in Puglia e nei comuni di Arzachena, Alghero, Oristano, Olbia, Tortolì e Quartu Sant’Elena in Sardegna. Legambiente segnala inoltre che anche Roma si prepara a vietare il fumo, comprese le sigarette elettroniche, sulle spiagge del litorale capitolino. Già dall’estate 2026, infatti, a Ostia, Castel Porziano e Capocotta potrebbe scattare una stretta sulla possibilità di fumare in spiaggia. Azioni che lasciano ben sperare per il mare, l’ambiente e la salute dei cittadini. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 11:30:03 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Sui, litorali, italiani, trovano, media, mozziconi, sigaretta, ogni, 100, metri, lineari, spiaggia</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Plastica_spiaggia_Legambiente_mozziconi.jpg" alt="" width="1580" height="1086" loading="lazy"></p><p>Sulle spiagge italiane spopolano sempre più i mozziconi di sigaretta. Una presenza ormai costante e che, insieme agli altri rifiuti abbandonati, costituisce una minaccia per mare, lidi e biodiversità. La conferma arriva dai nuovi dati dell’<a href="https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2026/04/SFP26_Beach-Litter-2.pdf">indagine Beach Litter</a> che Legambiente diffonde oggi in vista della giornata nazionale del mare (11 aprile) e del grande week-end di mobilitazione del 10,11, 12 aprile di “<a href="https://www.legambiente.it/campagne-e-progetti/spiagge-e-fondali-puliti/">Spiagge e Fondali Puliti 2026</a>”, sua storica campagna.</p>
<p>In 12 anni di monitoraggi, dal 2014 al 2026, sono ben 50.053 i mozziconi di sigaretta raccolti e catalogati da Legambiente in 653 transetti. Parliamo di una media di 77 “cicche” ogni 100 metri lineari di spiaggia. Dati che valgono ai mozziconi il secondo posto in classifica tra i materiali più trovati sui lidi, dopo i frammenti in plastica che si piazzano al primo posto, sono 61.785 quelli raccolti.  I mozziconi di sigaretta costituiscono, inoltre, l’87% dei 57.099 “rifiuti di fumo” (che includono anche accendini, pacchetti di sigarette o scatole per tabacco o sigarette in carta) trovati in questi anni nel corso dei monitoraggi. Un’emergenza silenziosa figlia di un grave gesto di inciviltà e della carenza di politiche e controlli efficaci, nonostante in Italia il Collegato ambientale alla legge di stabilità 2014 (Legge 221/2015) preveda multe dai 30 ai 300 euro per chi abbandona mozziconi sul suolo, nelle acque e negli scarichi.</p>
<p>A questa fotografia preoccupante scattata dall’indagine Beach Litter di Legambiente si aggiunge anche quella relativa a tutti i rifiuti di ogni tipologia (compresi i mozziconi) raccolti e monitorati in questi in 12 anni nei 653 transetti, e che ammontano a 512.934 rifiuti di cui l’80% è plastica. Parliamo di una media di 785 rifiuti ogni 100 metri lineari. Per questo Legambiente richiama tutti all’azione e ad un maggior senso di responsabilità collettiva con la 36esima edizione di “Spiagge e Fondali Puliti”, al via il 10, 11 e 12 aprile, e che ha come partner principale Sammontana, supporter  Traghettilines, e partner tecnico ERION CARE. Obiettivo della campagna è quello di denunciare l'incuria e l'abbandono delle coste, accendere i riflettori sulla raccolta differenziata e la gestione sostenibile dei rifiuti, promuovere la tutela dell'ecosistema marino.</p>
<p>Saranno oltre 80 le iniziative in programma in 16 regioni della Penisola organizzate da circoli e regionali di Legambiente e che vedranno in azione volontari e cittadini di tutte le età impegnati a ripulire dai rifiuti abbandonati lidi, coste, fondali ma anche foci dei fiumi e torrenti. Su<a href="https://www.legambiente.it/">www.legambiente.it</a> è possibile scoprire gli appuntamenti in agenda. Ad esempio, in Campania ad Ascea (SA) sabato si ripulirà la Baia D'Argento, luogo di suggestivi scorci naturalistici; mentre domenica ore 9.00 pulizia presso il Lido Don Pablo, a Castel Volturno, in provincia di Caserta. In Calabria, sabato 11, i volontari del Circolo Legambiente Reggio Calabria, in collaborazione con la Pro Loco Reggio Sud e con la partecipazione di alcune classi dell'Istituto Comprensivo Cassiodoro Don Bosco di Pellaro, ripuliranno dalle ore 9.00 alle ore 11.00 la spiaggia di Pellaro. In Abruzzo, sempre sabato, sulla costa teramana attività di pulizia sulla spiaggia in direzione di Pineto e Silvi, ritrovo ore 10.30 presso l'info point torre del Cerrano con il circolo Legambiente Costa Teramana, insieme all’ASD Guide del Cerrano. Nel corso della mattinata sarà prevista anche un’attività di informazione e sensibilizzazione sulla tutela del fratino. Domenica in Emilia-Romagna volontari in azione, ore 10, sulla spiaggia libera di Cesenatico; mentre in Puglia l’appuntamento sarà a Polignano a Mare presso la Cala Sala (Port'Alga), ritrovo ore 8.30 al Parcheggio. In Lombardia attività di pulizia dalle ore 9.00 lungo il torrente Molgora; mentre il 26 aprile in Liguria visita guidata e attività di pulizia all’Isola di Palmaria. Numerose anche le attività lungo le sponde dei fiumi organizzate nell’ambito del progetto <a href="https://aubac.it/news/notizie/al-plasticentro-il-progetto-che-sperimenta-misure-il-contrasto-allinquinamento-da-plastiche-nei">Plasticentro,</a> guidato dall’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale nelle regioni del Centro Italia e <a href="https://www.adbpo.it/posalvamare-monitoraggio-e-contrasto-al-littering-da-plastiche/">Po Salvamare</a>, pilotato dall’Autorità di Bacino del Po nei territori attraversati dal fiume. Alle attività di Spiagge e Fondali si aggiungeranno quelle in programma sulle coste di 12 paesi del Mediterraneo grazie anche al “gemellaggio” con “Clean-up-theMED" che prevede, attraverso la collaborazione con oltre 90 organizzazioni tra scuole, università, istituti di ricerca e associazioni ambientaliste, attività di pulizia sui litorali di Tunisia, Francia, Spagna, Marocco, Libia, Algeria, Croazia, Albania, Grecia, Malta, Turchia, Cipro, Egitto.</p>
<p>Motto di questa edizione di Spiagge e Fondali Puliti 2026 è “<em>tiriamolisù, una spiaggia più pulita è una spiaggia più feli</em>ce”. Non è un caso che l’immagine scelta per questa edizione sia una “faccina” triste realizzata con i rifiuti spiaggiati che, però, può ritrovare presto il sorriso grazie ad una maggiore cura dei cittadini, come testimonia la <a href="https://www.instagram.com/reel/DWoUu0FDn2q/">clip pubblicata sul suo canale Instagram</a> da Legambiente. Ai cittadini/e Legambiente chiede di condividere sui social con l’hashtag #SpiaggeFondaliPuliti e #tiriamolisù, taggando @legambiente su Instagram, la loro attività di pulizia realizzando prima delle “faccine” tristi con i rifiuti trovati in spiaggia. Poi dopo la pulizia, delle faccine felici, con sabbia, conchiglie e rametti.</p>
<p>Tornando al tema dei mozziconi di sigaretta, al centro quest'anno di Spiagge e Fondali Puliti e dell’indagine Beach Litter, Legambiente ricorda che si tratta di un problema che non risparmia neanche le coste europee e quelle del resto del mondo. Secondo lo studio <a href="https://water.europa.eu/marine/resources/other-marine-policies-data-tools/marine-litter-watch">Digital Report del Marine LitterWatch</a> dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, pubblicato il 17 marzo 2026 (dati raccolti dal 2013 al 2024), i mozziconi risultano i rifiuti più abbondanti nei monitoraggi sul Baltico (11,6% di tutti i rifiuti), sul Mar Nero (38,4%) e al secondo posto sulle spiagge dell'oceano Atlantico nord-orientale (10,3%, dopo i frammenti di plastica con il 12,2%).  Composti in gran parte in acetato di cellulosa, i filtri di sigaretta sono fatti di un materiale plastico che non si biodegrada facilmente, anzi, come ha evidenziato un <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0269749126003143?via%3Dihub">recente studio dell’Università degli studi di Napoli Federico II</a>, va incontro a una progressiva frammentazione in particelle sempre più piccole, anche dopo dieci anni che è disperso nell’ambiente. Inoltre, lo studio ha evidenziato un secondo picco di rilascio di nicotina e altre sostanze chimiche tossiche cinque anni il momento dell’abbandono, che si verifica a seguito della frammentazione a cui il filtro va incontro. La loro persistenza facilita la lisciviazione della miscela complessa di metalli pesanti, composti organici e microplastiche, che possono alterare le comunità microbiche, compromettere lo sviluppo degli organismi marini.</p>
<p>L’abbandono dei mozziconi in spiaggia o in mare, così come quella dei rifiuti, rappresenta una minaccia anche per la biodiversità e per diverse specie a rischio. In Italia tra quelle più a rischio ci sono, ad esempio, la tartaruga <em>Caretta caretta </em>e il <em>fratino </em><em>(Anarhynchus alexandrinus</em>)<em>.</em> La prima, al centro del progetto <a href="https://www.legambiente.it/campagne-e-progetti/life-turtlenest-keep-them-safe">LIFE Turtlenest</a>, nidifica sempre più sulle coste italiane complice l’aumento delle temperature. Il secondo è un piccolo uccello simbolo dell’ecosistema dunale che proprio in questo periodo nidifica sulle spiagge naturali delle coste adriatiche, tirreniche, ioniche, sarde e siciliane, e al centro del nuovo progetto europeo <a href="https://www.legambiente.it/comunicati-stampa/sos-fratino-salviamo-il-piccolo-trampoliere-simbolo-delle-spiagge-naturali/">LIFE Alexandro</a>, cofinanziato dal Programma LIFE dell’Unione Europea.</p>
<p>«Il problema della dispersione dei rifiuti in mare e in spiaggia – commenta Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – resta un’emergenza in Italia e nel resto del mondo da affrontare al più presto. Per contrastare il marine e il beach litter è fondamentale ridurre l’usa e getta, prevedere più campagne di informazione e sensibilizzazione, ma anche più controlli e sanzioni effettive per chi getta i mozziconi di sigaretta a terra, in spiaggia o a mare. È inoltre fondamentale garantire la piena applicazione della direttiva Europa SUP 2019/904 sulla plastica monouso che prevede anche il principio della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) di tabacco, che obbliga i produttori a coprire i costi di gestione dei rifiuti, tra cui pulizia, trasporto e trattamento dei mozziconi abbandonati. Al Ministero dell’Ambiente chiediamo di definire al più presto, tramite accordi di programma o altri strumenti attuativi, l’avvio dell’EPR come chiesto dalla direttiva e che ad oggi in Italia si basa solo su base volontaria».</p>
<p>Legambiente ricorda che l’Italia è attualmente sottoposta ad una procedura di infrazione (2052/2024) connessa alla Direttiva europea SUP e tra le difformità riscontrate dalla Commissione Europea c’è anche quella riguardante la corretta applicazione del principio della responsabilità estesa del produttore, il cosiddetto EPR TABACCO. Nella Penisola, a tre anni dall’entrata in vigore della direttiva, non è stato ancora definito e ufficializzato lo schema di responsabilità estesa del produttore obbligatorio previsto dalla Direttiva SUP e che impone ai produttori di tabacco di coprire i costi dell’infrastrutturazione necessaria per la raccolta (acquisto e posa in opera dei cestini), pulizia, gestione e sensibilizzazione. Ad oggi in Italia - a differenza degli altri paesi europei in cui l’EPR tabacco ha preso il via, come in Francia, o in cui ci sono le basi per partire, come in Germania, Spagna e Svezia ad esempio - esistono solo iniziative volontarie, come ad esempio quella portata avanti dal consorzio ERION CARE. Quello che manca nella Penisola, denuncia Legambiente, è uno strumento giuridico attuativo (come un decreto o altro atto normativo vincolante) da parte del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica per rendere pienamente operativo l’EPR tabacco. Per questo l’associazione ambientalista chiede al Ministro dell’Ambiente di intervenire al più presto.</p>
<p>Intanto crescono nei territori comunali della Penisola le ordinanze antifumo sul lungomare e sulla battigia. Sono 18 quelle “censite” al momento da Legambiente: l’ultima in ordine di arrivo è quella di comune di Pesaro, che ha rafforzato l’ordinanza emanata nel 2019, ampliandone l’area di applicazione (<em>dai primi 5 metri dalla battigia e nelle acque fino a 200 metri dalla riva lungo tutte le spiagge comunali, </em>a tutto l’arenile, si legge sul sito del comune<em>). </em>Ordinanze antifumo sono state emanate negli scorsi anni anche a<em> </em>San Benedetto del Tronto, sempre nelle Marche, a Rimini, Cesenatico, Ravenna in Emilia-Romagna, Latina, Pomezia, Gaeta nel Lazio, Lerici, Arenzano e Loano in Liguria, a Porto Cesareo e Barletta in Puglia e nei comuni di Arzachena, Alghero, Oristano, Olbia, Tortolì e Quartu Sant’Elena in Sardegna. Legambiente segnala inoltre che anche Roma si prepara a vietare il fumo, comprese le sigarette elettroniche, sulle spiagge del litorale capitolino. Già dall’estate 2026, infatti, a Ostia, Castel Porziano e Capocotta potrebbe scattare una stretta sulla possibilità di fumare in spiaggia. Azioni che lasciano ben sperare per il mare, l’ambiente e la salute dei cittadini.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Materie Prime Critiche: tutto quello che c’è da sapere</title>
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<description><![CDATA[ Le materie prime critiche sono ormai al centro delle politiche industriali e climatiche: domanda in crescita, dipendenze strategiche, roadmap UE e italiana.
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<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 10:00:03 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>GoodWe offre il Cashback agli installatori in Europa per il nuovo  sistema di accumulo energetico ultrasilenzioso </title>
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<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 10:00:03 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>GoodWe offre il Cashback agli installatori in Europa per il nuovo  sistema di accumulo energetico ultrasilenzioso </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.rinnovabili.it/mercato/le-aziende-informano/goodwe-cashback-installatori-nuovo-storage-ultra-silenzioso/">GoodWe offre il Cashback agli installatori in Europa per il nuovo  sistema di accumulo energetico ultrasilenzioso </a> proviene da <a href="https://www.rinnovabili.it/">Rinnovabili</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Pasqua, i turisti affollano le città e c&amp;apos;è chi ne approfitta per un bagno al mare</title>
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<description><![CDATA[ Pasqua con il sole che incoraggia il turismo: in questo primo assaggio di primavera tanti hanno scelto le località di mare per un break.  Alberghi pieni a forte dei marmi ]]></description>
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<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 02:30:04 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>Pasquetta, sole e caldo primaverile: temperature fino a 24 gradi. Le previsioni</title>
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<description><![CDATA[ Dopo settimane di maltempo è tornato il sereno su gran parte del Paese. E per pasquetta, come sarà il tempo? lo abbiamo chiesto al cap. Valerio Cardinali dell&#039;Aeronautica militare ]]></description>
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<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 02:30:04 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[Dopo settimane di maltempo è tornato il sereno su gran parte del Paese. E per pasquetta, come sarà il tempo? lo abbiamo chiesto al cap. Valerio Cardinali dell'Aeronautica militare]]> </content:encoded>
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<title>Gravissime inondazioni nel Caucaso russo: strade che inghiottono auto e persone trascinate nel fango</title>
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<description><![CDATA[ Un quadro catastrofico causato dalle piogge torrenziali e dallo scioglimento della neve. Migliaia di evacuati dall&#039;antica città di Derbent ]]></description>
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<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 02:30:04 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Gravissime, inondazioni, nel, Caucaso, russo:, strade, che, inghiottono, auto, persone, trascinate, nel, fango</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[Un quadro catastrofico causato dalle piogge torrenziali e dallo scioglimento della neve. Migliaia di evacuati dall'antica città di Derbent]]> </content:encoded>
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<title>Ai procioni piace risolvere gli enigmi</title>
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<description><![CDATA[ Anche quando non c’è più alcuna ricompensa, i procioni continuano a risolvere enigmi perché si divertono. ]]></description>
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<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 23:30:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>procioni, piace, risolvere, gli, enigmi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[Qui in Italia i procioni non sono ancora residenti fissi, si contano solo poche popolazioni sparse soprattutto tra Lombardia e Toscana. Per questo, a differenza di chi vive negli Stati Uniti, non siamo abituati ai loro scherzetti: sono animali estremamente curiosi, famosi ad esempio per la loro passione per i bidoni della spazzatura. Ora un nuovo studio pubblicato su Animal Behaviour rivela che la loro curiosità è una spinta potentissima, più impellente anche della ricerca di cibo. Gli autori hanno dimostrato infatti che questi animali si divertono a risolvere enigmi, anche quando l'unica ricompensa è la soddisfazione di avercela fatta.. L'importante è il puzzle, non il premio. Come facciamo a conoscere le motivazioni dietro al comportamento dei procioni? Il team della University of British Columbia che ha condotto lo studio ha messo alla prova un gruppo di procioni, proponendo loro un puzzle box, una scatola contenente un singolo marshmallow (del quale questi animali vanno ghiotti) e dotata di nove diversi ingressi possibili, ciascuno sbarrato da una qualche forma di enigma. Si andava da semplici chiavistelli a sistemi più complessi che prevedevano l'uso di leve e porte scorrevoli. Ogni enigma era classificato come "facile", "medio" o "difficile" da risolvere.
. Per la sorpresa di nessuno dei presenti, i procioni sono riusciti a risolvere tutti i puzzle. Quello che ha stupito i ricercatori, però, è che una volta recuperato il marshmallow i procioni non smettevano di cimentarsi negli enigmi: alcuni esemplari li hanno risolti addirittura tutti e nove, pur sapendo di avere già recuperato l'unica ricompensa presente all'interno. Secondo gli autori dello studio, è un segnale molto chiaro del fatto che ai procioni interessi assimilare informazioni e che per loro sia una ricompensa valida tanto quanto un marshmallow.. Come al ristorante. Un'altra peculiarità del metodo dei procioni è che è flessibile. Di fronte agli enigmi più semplici, i soggetti studiati hanno sperimentato una vasta gamma di soluzioni per scoprire quale fosse la più efficace. I puzzle più difficili sono invece stati risolti sempre nello stesso modo. Gli autori dello studio paragonano questa differenza alla scelta che facciamo quando andiamo in un ristorante: «Ordini il tuo piatto preferito o qualcosa di nuovo? Quando il rischio è alto - scrivono - per esempio di fronte a un piatto sconosciuto e costoso, è più facile che la soluzione sia la prima, perché è più sicura».. I procioni fanno lo stesso ragionamento: quando esplorare non comporta grandi rischi (nel caso dell'esperimento, ad esempio, quando risolvere gli enigmi era facile), ci si dedicano con gusto. Quando le cose si fanno più difficili, invece, preferiscono prima assicurarsi di avere la loro ricompensa. Secondo gli autori, uno studio del genere è fondamentale: i procioni hanno una reputazione secolare, con aneddoti che sfiorano il folklore, ma ci sono pochissime prove empiriche e scientificamente documentate di quanto siano intelligenti. E soprattutto curiosi..]]> </content:encoded>
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<title>Wow! All’Università di Siena c’è un nuovo museo sulle filiere agroalimentari e sul loro futuro</title>
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<description><![CDATA[ Un nuovo spazio immersivo per raccontare come cambiano cibo, territori e sostenibilità, mettendo insieme ricerca, innovazione e filiere che sono parte dell’identità toscana. All’Università di Siena è stato inaugurato a marzo “WOW…”, acronimo di Wine, Olive Oil, Wheat: un museo-laboratorio nel cuore del centro storico, al piano terra di Palazzo Bandini Piccolomini, a pochi passi da Piazza del Campo, pensato per far dialogare tradizione e futuro dei sistemi agroalimentari.
Il percorso si articola in cinque sale tematiche: dallo spazio di accoglienza alla Sala del Buongoverno in dialogo con l’Agenda 2030, dal Cubo digitale immersivo alla Sala del Ricercatore, fino al Labirinto, dove soluzioni tecnologiche e buone pratiche diventano un racconto accessibile. L’idea è quella di un hub di divulgazione scientifica e culturale capace di parlare a studenti e ricercatori, scuole, imprese, istituzioni, cittadini e turisti, usando strumenti digitali, giochi interattivi e contenuti esperienziali.
WOW… nasce dal Santa Chiara Lab dell’Università di Siena e si sviluppa a partire dai risultati del Programma Agritech finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del Pnrr, in collaborazione con Fondazione Agritech, Siena Food Lab e Fondazione MPS. La progettazione e lo sviluppo degli aspetti tecnologici, multimediali e immersivi sono stati affidati a Opera Laboratori, con l’obiettivo di rendere la complessità della ricerca fruibile anche fuori dai contesti accademici.
Per Angelo Riccaboni, direttore scientifico di WOW… e presidente del Santa Chiara Lab, il punto è trasformare la ricerca in strumenti pratici lungo la catena del valore: «WOW… nasce dalla consapevolezza che l’innovazione in ambito agroalimentare non può essere efficace se non diventa comprensibile, condivisa e adottabile lungo l’intera catena del valore». 
Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani collega invece il progetto alla capacità di unire radici e modernità: «Con questo progetto, l’Università di Siena rilancia ancora una volta una dimensione fondamentale per la Toscana: la capacità di porsi come laboratorio in cui si fondono radici storiche e modernità della ricerca scientifica». E sottolinea il senso della cornice: «Vedere le antiche sale di Palazzo Bandini Piccolomini dialogare con le sfide globali del cibo e dell’ambiente è il simbolo di ciò che la Toscana vuole rappresentare nel mondo: una terra in cui l&#039;innovazione non dimentica mai l’identità e il territorio».
Appena inaugurato, il nuovo museo ha già assunto i contorni d’una iniziativa di respiro internazionale, dat che WOW è entrato ufficialmente nella rete del Museo e Rete per l’Alimentazione e l’Agricoltura della FAO (MuNe), con cui la collaborazione era già avviata su design museale e coinvolgimento del pubblico. Alla cerimonia ha partecipato anche il direttore generale dell’Organizzazione Onu, Qu Dongyu, che ha evidenziato il valore di questo intreccio tra cultura e innovazione: «I musei ci permettono di entrare nella conoscenza e di viverla direttamente. Quando università e musei collaborano, possono creare qualcosa di davvero potente: uno spazio dinamico di dialogo, partecipazione e immaginazione collettiva». E aggiunge: «I giovani non sono soltanto visitatori dei musei, ma veri e propri co-creatori del futuro».
In tempi in cui la sostenibilità delle filiere agroalimentari è sempre più legata a scelte ambientali e sociali, WOW… prova a fare una cosa semplice e ambiziosa insieme: rendere visibile, condivisa e “abitabile” l’innovazione.  ]]></description>
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<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 04:00:05 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Wow, All’Università, Siena, c’è, nuovo, museo, sulle, filiere, agroalimentari, sul, loro, futuro</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/wow_universit%C3%A0_siena_museo.jpg" alt="" width="1920" height="1440" loading="lazy"></p><p><span>Un nuovo spazio immersivo per raccontare come cambiano cibo, territori e sostenibilità, mettendo insieme ricerca, innovazione e filiere che sono parte dell’identità toscana. All’Università di Siena è stato </span><a href="https://www.unisi.it/unisilife/notizie/all-universita-di-siena-apre-wow"><span>inaugurato a marzo</span></a><span> “WOW…”, acronimo di Wine, Olive Oil, Wheat: un museo-laboratorio nel cuore del centro storico, al piano terra di Palazzo Bandini Piccolomini, a pochi passi da Piazza del Campo, pensato per far dialogare tradizione e futuro dei sistemi agroalimentari.</span></p>
<p><span>Il percorso si articola in cinque sale tematiche: dallo spazio di accoglienza alla Sala del Buongoverno in dialogo con l’Agenda 2030, dal Cubo digitale immersivo alla Sala del Ricercatore, fino al Labirinto, dove soluzioni tecnologiche e buone pratiche diventano un racconto accessibile. L’idea è quella di un hub di divulgazione scientifica e culturale capace di parlare a studenti e ricercatori, scuole, imprese, istituzioni, cittadini e turisti, usando strumenti digitali, giochi interattivi e contenuti esperienziali.</span></p>
<p><span>WOW… nasce dal Santa Chiara Lab dell’Università di Siena e si sviluppa a partire dai risultati del Programma Agritech finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del Pnrr, in collaborazione con Fondazione Agritech, Siena Food Lab e Fondazione MPS. La progettazione e lo sviluppo degli aspetti tecnologici, multimediali e immersivi sono stati affidati a Opera Laboratori, con l’obiettivo di rendere la complessità della ricerca fruibile anche fuori dai contesti accademici.</span></p>
<p><span>Per Angelo Riccaboni, direttore scientifico di WOW… e presidente del Santa Chiara Lab, il punto è trasformare la ricerca in strumenti pratici lungo la catena del valore: «WOW… nasce dalla consapevolezza che l’innovazione in ambito agroalimentare non può essere efficace se non diventa comprensibile, condivisa e adottabile lungo l’intera catena del valore». </span></p>
<p><span>Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani collega invece il progetto alla capacità di unire radici e modernità: «Con questo progetto, l’Università di Siena rilancia ancora una volta una dimensione fondamentale per la Toscana: la capacità di porsi come laboratorio in cui si fondono radici storiche e modernità della ricerca scientifica». E sottolinea il senso della cornice: «Vedere le antiche sale di Palazzo Bandini Piccolomini dialogare con le sfide globali del cibo e dell’ambiente è il simbolo di ciò che la Toscana vuole rappresentare nel mondo: una terra in cui l'innovazione non dimentica mai l’identità e il territorio».</span></p>
<p><span>Appena inaugurato, il nuovo museo ha già assunto i contorni d’una iniziativa di respiro internazionale, dat che WOW è entrato ufficialmente nella rete del Museo e Rete per l’Alimentazione e l’Agricoltura della FAO (MuNe), con cui la collaborazione era già avviata su design museale e coinvolgimento del pubblico. Alla cerimonia ha partecipato anche il direttore generale dell’Organizzazione Onu, Qu Dongyu, che ha </span><a href="https://www.fao.org/newsroom/detail/fao-s-food-and-agriculture-museum-and-network-links-with-new-wow-agrifood-museum-in-siena/it"><span>evidenziato</span></a><span> il valore di questo intreccio tra cultura e innovazione: «I musei ci permettono di entrare nella conoscenza e di viverla direttamente. Quando università e musei collaborano, possono creare qualcosa di davvero potente: uno spazio dinamico di dialogo, partecipazione e immaginazione collettiva». E aggiunge: «I giovani non sono soltanto visitatori dei musei, ma veri e propri co-creatori del futuro».</span></p>
<p><span>In tempi in cui la sostenibilità delle filiere agroalimentari è sempre più legata a scelte ambientali e sociali, WOW… prova a fare una cosa semplice e ambiziosa insieme: rendere visibile, condivisa e “abitabile” l’innovazione. </span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Abruzzo, camera car lungo le strade duramente segnate dal maltempo</title>
<link>https://www.eventi.news/abruzzo-camera-car-lungo-le-strade-duramente-segnate-dal-maltempo</link>
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<description><![CDATA[ Il ritorno del sole ha migliorato la situazione ma le condizioni di alcuni tratti stradali restano critiche ]]></description>
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<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 19:30:03 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[Il ritorno del sole ha migliorato la situazione ma le condizioni di alcuni tratti stradali restano critiche]]> </content:encoded>
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<title>Alle Bahamas gli squali sono positivi alla coca</title>
<link>https://www.eventi.news/alle-bahamas-gli-squali-sono-positivi-alla-coca</link>
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<description><![CDATA[ Dopo la Florida, anche alle Bahamas gli squali sono risultati positivi alla cocaina e ad altre sostanze: è colpa nostra, ovviamente. ]]></description>
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<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 16:30:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Alle, Bahamas, gli, squali, sono, positivi, alla, coca</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[Due anni fa vi raccontammo una storia che sembrata uscita da una brutta sceneggiatura hollywoodiana: gli squali della Florida hanno una passione per le balle di cocaina cadute dagli aerei o dalle navi degli spacciatori. Un anno dopo, la stessa cosa venne scoperta nelle acque del Brasile, e oggi dobbiamo aggiornare la lista dei luoghi dove gli squali consumano droga: uno studio pubblicato su Environmental Pollution dimostra come un problema simile ci sia anche alle Bahamas, dove cinque diverse specie di selaci sono risultate positive alla cocaina – e non solo.. La ricerca alle Bahamas: 85 squali analizzati
Il team, composto da ricercatori brasiliani, cileni e delle Bahamas, ha analizzato il sangue di 85 squali appartenenti a cinque specie diverse tra quelle che nuotano nell'arcipelago. In particolare, i ricercatori hanno scelto le acque intorno all'isola di Eleuthera, una delle più isolate e lontane dal continente. Per quanto riguarda le specie analizzate, si tratta dello squalo tigre (Galeocerdo cuvier), dello squalo orlato (Carcharhinus limbatus), dello squalo grigio dei Caraibi (Carcharhinus perezi), dello squalo nutrice (Ginglymostoma cirratum) e dello squalo limone (Negaprion brevirostris).
Non solo coca: caffeina e Voltaren nel sangue
Degli 85 esemplari analizzati, 28 sono risultati positivi a qualcosa: cocaina, ovviamente, ma anche caffeina e diversi farmaci, in particolare il paracetamolo e quello che conosciamo come Voltaren. Giusto per sgombrare il campo da equivoci: la cocaina è stata ritrovata "solo" in due squali, che potrebbero aver dato un morso a un pacchetto caduto in mare. La sostanza di gran lunga più diffusa è invece la caffeina, che finora non era mai stata individuata in nessuno squalo.. La colpa è dell'uomo: dalle crociere alla rete trofica
Vale la pena spiegare che gli squali analizzati sono stati catturati nei luoghi più frequentati di un'isola comunque remota come Eleuthera, dove i turisti vanno per tuffarsi e da dove passano parecchie navi da crociera. L'inquinamento da droghe e farmaci, dunque, potrebbe essere causato anche dalle barche di passaggio, che rovesciano i loro rifiuti direttamente in mare, spesso senza alcuna forma di depurazione preventiva.
Quale che sia la fonte, è chiaro che anche le acque di un arcipelago remoto come le Bahamas sono contaminate dai nostri rifiuti, che attraversano tutta la rete trofica fino ad arrivare a chi si trova "in cima". Non sappiamo ancora quali siano le conseguenze dell'assunzione di cocaina e caffeina sulla salute degli squali (e degli altri animali marini), ma una delle ipotesi è che la loro presenza li costringa a spendere più energie per "depurarsene" il prima possibile.
Insomma, solo cattive notizie, anche da un angolo di oceano che dovrebbe essere puro..]]> </content:encoded>
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<title>Megattere: il successo dei &amp;quot;patriarchi&amp;quot;</title>
<link>https://www.eventi.news/megattere-il-successo-dei-patriarchi</link>
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<description><![CDATA[ Con la ripresa delle popolazioni di megattere, i maschi più anziani stanno avendo sempre più successo riproduttivo rispetto ai giovani. ]]></description>
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<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 16:30:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Megattere:, successo, dei, patriarchi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[La caccia alle balene è una pratica che è andata avanti per secoli, non ancora debellata: una strage di proporzioni planetarie che ha portato molte specie sull'orlo dell'estinzione, cambiando il loro comportamento e le loro abitudini di vita in maniera radicale.
E anche dopo la sua messa al bando in (quasi) tutto il mondo, la caccia alle balene continua a influenzare i cetacei. Un esempio clamoroso, raccontato in uno studio pubblicato su Current Biology, è quello delle megattere: secoli di caccia ne hanno alterato le popolazioni favorendo i giovani, ma ora la specie si sta finalmente riprendendo ed è un momento d'oro per gli esemplari più anziani.. Vent'anni di dati: il database dei "papà" megattera
La popolazione analizzata nello studio dell'università di St. Andrews, in Scozia, è quella che vive e si riproduce nelle acque della Nuova Caledonia, nel Pacifico meridionale. Il team ha lavorato in collaborazione con la ONG Opération Cétacées, raccogliendo e analizzando vent'anni di dati relativi a queste megattere: in particolare, l'analisi si è concentrata sulla distribuzione dell'età nella popolazione, sul comportamento dei maschi e soprattutto su "chi è padre di chi".. Quest'ultimo dato è stato il più complicato da raccogliere: non abbiamo mai osservato direttamente un accoppiamento tra megattere, per cui per stabilire chi sia il padre di un cucciolo bisogna usare metodi alternativi.
Nello specifico, un test genetico fatto su un piccolo campione di pelle, che permette di attribuire con certezza la paternità di un giovane. Una volta stabilito chi fosse figlio di chi, il team ha notato un dettaglio che tanto dettaglio non è: con il passare degli anni, l'età media dei padri si è alzata.. Il peso dell'esperienza.
All'inizio dello studio, vent'anni fa, quando le megattere della Nuova Caledonia stavano cominciando a riprendersi dopo secoli di caccia grossa, erano i maschi giovani ad avere più successo – banalmente perché c'erano solo loro. Con il passare degli anni sono aumentati i maschi più esperti, i quali hanno cominciato a sostituire i giovani nel cuore delle femmine. Il motivo è presto spiegato: il corteggiamento tra megattere prevede l'utilizzo di canti complicati, che i maschi impiegano anni a padroneggiare. Inoltre, la competizione per le femmine a volte si risolve in vere e proprie lotte: anche in quel caso, un maschio più anziano e più esperto è favorito su un giovane.. Non più prede: le "sorprese" di una specie che invecchia
Per essere "veri maschi", insomma, le megattere hanno bisogno di anni di allenamento, e anche gli equilibri attuali potrebbero cambiare man mano che le popolazioni invecchiano e diventano più stabili.  È una scoperta interessante per la conservazione della specie, ma anche per un motivo più generale e quasi filosofico: tutto quello che sappiamo sul comportamento delle megattere (e di altre balene) l'abbiamo imparato osservando popolazioni già danneggiate da secoli di caccia. Di fatto, non abbiamo mai visto una popolazione di megattere completamente indisturbata, e ora che le stiamo proteggendo intensamente potremmo avere altre sorprese in futuro..]]> </content:encoded>
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<title>Vini biologici e biodinamici, al via la 34ª rassegna di Festambiente</title>
<link>https://www.eventi.news/vini-biologici-e-biodinamici-al-via-la-34a-rassegna-di-festambiente</link>
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<description><![CDATA[ Torna uno degli appuntamenti più significativi dedicati alla viticoltura sostenibile. È stata infatti aperta la partecipazione alla 34ª Rassegna degustazione nazionale dei vini biologici e biodinamici, promossa da Legambiente nell’ambito di Festambiente, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa e con La Nuova Ecologia.
Una rassegna che negli anni si è affermata come osservatorio privilegiato sulla qualità della produzione vitivinicola biologica e biodinamica italiana, capace di valorizzare non solo l’eccellenza enologica ma anche i percorsi di innovazione ambientale e sociale che attraversano il mondo agricolo.
Le aziende interessate potranno inviare i propri campioni entro il 29 aprile 2026, mentre la cerimonia di premiazione si terrà il 6 giugno 2026 a Rispescia, nel cuore del parco della Maremma, durante la cena-evento che accompagnerà la rassegna. Ai produttori selezionati verrà assegnata una targa nelle diverse categorie previste. 
Accanto alla selezione dei migliori vini bianchi, rosati, rossi giovani e affinati, spumanti e vini da dessert, la rassegna dedica infatti uno spazio importante anche ai premi speciali. Saranno riconosciute le esperienze più significative legate ai vitigni identitari e rari, alla viticoltura al femminile, al miglior vino prodotto da cooperative e consorzi, alla sostenibilità ambientale e alla responsabilità sociale, all’agricoltura eroica, al miglior rapporto qualità-prezzo, al miglior abbinamento con piatti vegetariani, ai giovani imprenditori e imprenditrici agricoli e al miglior vino prodotto nelle isole. 
Un insieme di riconoscimenti che racconta l’evoluzione di un settore in cui la qualità del prodotto si intreccia sempre più con la tutela del paesaggio, la biodiversità e le pratiche agricole capaci di ridurre significativamente l’impatto ambientale.
«La rassegna dei vini biologici e biodinamici di Festambiente – spiega Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente – rappresenta da oltre trent’anni un momento di incontro tra ricerca, mondo produttivo e impegno ambientalista. Il vino è uno straordinario racconto di territori, tradizioni e innovazione. Oggi più che mai la viticoltura è chiamata a confrontarsi con sfide importanti: dalla crisi climatica alla tutela del suolo, fino alla salvaguardia della biodiversità, fino all’innalzamento della qualità. Le esperienze biologiche e biodinamiche dimostrano che è possibile produrre qualità riducendo l’impatto sull’ambiente e costruendo filiere agricole più resilienti e più competitive».
Gentili sottolinea inoltre come il settore vitivinicolo possa diventare uno dei laboratori più interessanti per la transizione ecologica dell’agricoltura: «Sempre più aziende stanno investendo in pratiche agronomiche sostenibili, nella conversione al biologico, nel recupero dei vitigni locali e in modelli di gestione attenti al paesaggio e alle comunità. In questo percorso anche l’innovazione, dalle tecniche agronomiche alle energie rinnovabili integrate nelle aziende agricole, può contribuire a rafforzare la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici. La rassegna vuole proprio raccontare queste esperienze e dare visibilità a chi sta costruendo un’agricoltura capace di coniugare qualità, sostenibilità e valore territoriale».
La partecipazione alla rassegna è gratuita, mentre resta a carico dei produttori il costo della spedizione dei campioni. Un’occasione per le aziende vitivinicole biologiche e biodinamiche di confrontarsi, condividere esperienze e contribuire a una narrazione del vino sempre più legata alla sostenibilità ambientale e alla cura dei territori. 
Per informazioni e adesioni è possibile contattare l’organizzazione all’indirizzo rassegne@festambiente.it, consultare il sito agricoltura.legambiente.it o chiamare al numero 056448771.
A cura di Festambiente-Legambiente ]]></description>
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<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 21:00:08 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Vini, biologici, biodinamici, via, 34ª, rassegna, Festambiente</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/uva_vino_viti_Depositphotos_13397796_XL.jpg" alt="" width="1920" height="1318" loading="lazy"></p><p>Torna uno degli appuntamenti più significativi dedicati alla viticoltura sostenibile. È stata infatti aperta la partecipazione alla 34ª Rassegna degustazione nazionale dei vini biologici e biodinamici, promossa da Legambiente nell’ambito di Festambiente, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa e con La Nuova Ecologia.</p>
<p>Una rassegna che negli anni si è affermata come osservatorio privilegiato sulla qualità della produzione vitivinicola biologica e biodinamica italiana, capace di valorizzare non solo l’eccellenza enologica ma anche i percorsi di innovazione ambientale e sociale che attraversano il mondo agricolo.</p>
<p>Le aziende interessate potranno inviare i propri campioni entro il 29 aprile 2026, mentre la cerimonia di premiazione si terrà il 6 giugno 2026 a Rispescia, nel cuore del parco della Maremma, durante la cena-evento che accompagnerà la rassegna. Ai produttori selezionati verrà assegnata una targa nelle diverse categorie previste. </p>
<p>Accanto alla selezione dei migliori vini bianchi, rosati, rossi giovani e affinati, spumanti e vini da dessert, la rassegna dedica infatti uno spazio importante anche ai premi speciali. Saranno riconosciute le esperienze più significative legate ai vitigni identitari e rari, alla viticoltura al femminile, al miglior vino prodotto da cooperative e consorzi, alla sostenibilità ambientale e alla responsabilità sociale, all’agricoltura eroica, al miglior rapporto qualità-prezzo, al miglior abbinamento con piatti vegetariani, ai giovani imprenditori e imprenditrici agricoli e al miglior vino prodotto nelle isole. </p>
<p>Un insieme di riconoscimenti che racconta l’evoluzione di un settore in cui la qualità del prodotto si intreccia sempre più con la tutela del paesaggio, la biodiversità e le pratiche agricole capaci di ridurre significativamente l’impatto ambientale.</p>
<p>«La rassegna dei vini biologici e biodinamici di Festambiente – spiega Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente – rappresenta da oltre trent’anni un momento di incontro tra ricerca, mondo produttivo e impegno ambientalista. Il vino è uno straordinario racconto di territori, tradizioni e innovazione. Oggi più che mai la viticoltura è chiamata a confrontarsi con sfide importanti: dalla crisi climatica alla tutela del suolo, fino alla salvaguardia della biodiversità, fino all’innalzamento della qualità. Le esperienze biologiche e biodinamiche dimostrano che è possibile produrre qualità riducendo l’impatto sull’ambiente e costruendo filiere agricole più resilienti e più competitive».</p>
<p>Gentili sottolinea inoltre come il settore vitivinicolo possa diventare uno dei laboratori più interessanti per la transizione ecologica dell’agricoltura: «Sempre più aziende stanno investendo in pratiche agronomiche sostenibili, nella conversione al biologico, nel recupero dei vitigni locali e in modelli di gestione attenti al paesaggio e alle comunità. In questo percorso anche l’innovazione, dalle tecniche agronomiche alle energie rinnovabili integrate nelle aziende agricole, può contribuire a rafforzare la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici. La rassegna vuole proprio raccontare queste esperienze e dare visibilità a chi sta costruendo un’agricoltura capace di coniugare qualità, sostenibilità e valore territoriale».</p>
<p>La partecipazione alla rassegna è gratuita, mentre resta a carico dei produttori il costo della spedizione dei campioni. Un’occasione per le aziende vitivinicole biologiche e biodinamiche di confrontarsi, condividere esperienze e contribuire a una narrazione del vino sempre più legata alla sostenibilità ambientale e alla cura dei territori. </p>
<p>Per informazioni e adesioni è possibile contattare l’organizzazione all’indirizzo <a href="mailto:rassegne@festambiente.it">rassegne@festambiente.it</a>, consultare il sito <a href="http://agricoltura.legambiente.it/">agricoltura.legambiente.it</a> o chiamare al numero 056448771.</p>
<p>A cura di Festambiente-Legambiente</p>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>Ancora stragi di migranti nel canale di Sicilia, alle porte della Fortezza Europa</title>
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<description><![CDATA[ Ancora morti nel canale di Sicilia, gli ultimi di freddo e di stenti, abbandonati dai governi nazionali e assistiti solo, nei limiti del possibile, dalle navi delle organizzazioni non governative. Più di cento vittime nell’ultima settimana, settecento dall’inizio dell’anno, la tratta mediterranea si conferma la più pericolosa per chi cerca un futuro diverso lasciandosi alle spalle guerre, carestie e violenze di ogni genere. Il molo Favarolo di Lampedusa è più vicino all’Africa che al Vecchio Continente, punto di approdo naturale per chi riesce a farcela, un obitorio per i cadaveri che portati dalle onde giacciono sul mare che circonda l’isola. La legge del mare, quella che detta l’unica regola possibile, ‘prima si salva e poi si discute’, è rispettata solo dalle navi di Mediterranea saving humans e dai pescatori. 
Le notizie del giorno raccontano che la guardia costiera ha recuperato un barcone carico di migranti partito dal nord della Libia. A bordo c’erano una decina di corpi, uomini e donne morti di freddo e qualche sopravvissuto soccorso e portato a Lampedusa. Sette, fra cui due bambini, sono in condizioni gravissime. Il bilancio è di 19 vittime su 77 profughi, almeno una ventina sono i dispersi tra le onde del mare in tempesta. Altri diciotto migranti sono morti annegati nel Mar Egeo al largo della costa di Bodrum, nel sud-ovest della Turchia, dopo che il loro gommone è affondato. Donne, uomini e minori sacrificati sull’altare della Fortezza Europa.

Mentre la nave Safira di Mediterranea saving humans continua a pattugliare il mare tra la Tunisia e Lampedusa, l’allarme maltempo rende tutto più complicato. L’sos delle organizzazioni umanitarie è forte e chiaro, un atto di accusa verso le autorità continentali che ostacolano in ogni modo la raccolta in mare dei profughi e l’accoglienza sulle coste, concentrandosi invece sul respingimento. “Ricordiamo come le politiche di chiusura del governo italiano e delle istituzioni europee abbiano già contribuito a fare di questi primi tre mesi del 2026 il periodo con il più alto numero da anni di persone morte e disperse in mare. E chiediamo alle autorità un’attenzione particolare alla pericolosa situazione meteo che si creerà nelle prossime ore”.
I venti di guerra che spirano fortissimi in Medio Oriente rischiano di aggravare ulteriormente una situazione già al limite, costringendo centinaia di migliaia di persone ad abbandonare le loro case e a cercare fortuna altrove. “Fin quando non saranno aperti canali umanitari, sicuri e legali per entrare in Europa - denunciano attiviste e attivisti di Mediterranea - le persone continueranno a mettersi in mare in ogni condizione per fuggire, rischiando di finire nei centri di detenzione libici e tunisini. Per tutte e tutti loro chiediamo un’accoglienza dignitosa, riconoscimento e giustizia”. Per Medici senza frontiere siamo di fronte ad una serie di tragedie che si potevano tranquillamente evitare: “Queste morti sono causate della politica di deterrenza europea, dell’ostruzionismo dei soccorsi e della mancanza di rotte sicure”. Il gommone soccorso dalla guardia costiera italiana era partito dalle coste di Abu Kammash, in Libia. Gli accordi firmati a Palazzo Cartagine di Tunisi con il presidente Kais Saied da Italia e Unione europea non hanno fatto altro che spostare i flussi arricchendo i trafficanti di esseri umani, aumentando la repressione delle forze di polizia. La Libia è diventata il nuovo avamposto delle partenze, lo certificano i dati del Viminale e dell’Agenzia europea per il controllo delle frontiere Frontex. Secondo L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) nel paese ci sono quasi un milione di persone, il livello più alto mai registrato finora. E se nell’ultimo question time alla Camera, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha detto che è “stato impedito l’arrivo di oltre 255mila migranti sulle nostre coste”, è altrettanto vero che i dati certificano un aumento dei morti in mare. Il prezzo pagato in vite umane è altissimo. “Quelli che non muoiono in mare, muoiono di torture o deportazioni in Libia e Tunisia. È questa la realtà tremenda, inaccettabile, e dipende dalle scelte politiche di chi governa, non dal mare”, dicono da Mediterranea. 
L’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, vicepresidente della Conferenza episcopale siciliana, con delega alle migrazioni, denuncia “un mondo che sembra aver scelto la crudeltà e la disumanità come cifra della storia. Restiamo accanto a quanti sono schiacciati, oltraggiati e distrutti da eventi implacabili, da guerre senza senso. Accompagniamo i poveri sulla via della giustizia. Perché solo con loro, accanto a loro siamo dalla parte giusta della storia”.
Un appello raccolto dai pescatori di Lampedusa: “Qui i migranti sono sempre arrivati, anche quando non c’erano le telecamere delle televisioni - racconta Piero Billeci - E mettiamo subito le cose in chiaro, quando ci sono vite in pericolo, uomini in mare, vanno soccorsi subito. Ogni altra considerazione passa in secondo piano. Le persone vanno aiutate, rifocillate, portate a terra. In trent’anni che sono in mare potrei scrivere un libro su quante storie drammatiche e commoventi ho vissuto”. La ‘legge del mare’ impone il dovere di soccorrere chiunque si trovi in pericolo di vita in mare, senza lasciare indietro nessuno. Una regola non scritta, pilastro della marineria, che prevale su tutte le altre considerazioni. Una lezione di vita. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 21:00:07 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/migranti_Depositphotos_671142116_L.jpg" alt="" width="1920" height="1281" loading="lazy"></p><p><span>Ancora morti nel canale di Sicilia, gli ultimi di freddo e di stenti, abbandonati dai governi nazionali e assistiti solo, nei limiti del possibile, dalle navi delle organizzazioni non governative. Più di cento vittime nell’ultima settimana, settecento dall’inizio dell’anno, la tratta mediterranea si conferma la più pericolosa per chi cerca un futuro diverso lasciandosi alle spalle guerre, carestie e violenze di ogni genere. Il molo Favarolo di Lampedusa è più vicino all’Africa che al Vecchio Continente, punto di approdo naturale per chi riesce a farcela, un obitorio per i cadaveri che portati dalle onde giacciono sul mare che circonda l’isola. La legge del mare, quella che detta l’unica regola possibile, ‘prima si salva e poi si discute’, è rispettata solo dalle navi di <a href="https://mediterranearescue.org/it">Mediterranea saving humans</a> e dai pescatori. </span></p>
<p><span>Le notizie del giorno raccontano che la guardia costiera ha recuperato un barcone carico di migranti partito dal nord della Libia. A bordo c’erano una decina di corpi, uomini e donne morti di freddo e qualche sopravvissuto soccorso e portato a Lampedusa. Sette, fra cui due bambini, sono in condizioni gravissime. Il bilancio è di 19 vittime su 77 profughi, almeno una ventina sono i dispersi tra le onde del mare in tempesta. Altri diciotto migranti sono morti annegati nel Mar Egeo al largo della costa di Bodrum, nel sud-ovest della Turchia, dopo che il loro gommone è affondato. Donne, uomini e minori sacrificati sull’altare della Fortezza Europa.</span></p>
<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/cimitero%20di%20bambini%20migranti.jpg" alt="cimitero di bambini migranti" width="1933" height="1087"></p>
<p><span>Mentre la nave Safira di Mediterranea saving humans continua a pattugliare il mare tra la Tunisia e Lampedusa, l’allarme maltempo rende tutto più complicato. L’sos delle organizzazioni umanitarie è forte e chiaro, un atto di accusa verso le autorità continentali che ostacolano in ogni modo la raccolta in mare dei profughi e l’accoglienza sulle coste, concentrandosi invece sul respingimento. “Ricordiamo come le politiche di chiusura del governo italiano e delle istituzioni europee abbiano già contribuito a fare di questi primi tre mesi del 2026 il periodo con il più alto numero da anni di persone morte e disperse in mare. E chiediamo alle autorità un’attenzione particolare alla pericolosa situazione meteo che si creerà nelle prossime ore”.</span></p>
<p><span>I venti di guerra che spirano fortissimi in Medio Oriente rischiano di aggravare ulteriormente una situazione già al limite, costringendo centinaia di migliaia di persone ad abbandonare le loro case e a cercare fortuna altrove. “Fin quando non saranno aperti canali umanitari, sicuri e legali per entrare in Europa - denunciano attiviste e attivisti di Mediterranea - le persone continueranno a mettersi in mare in ogni condizione per fuggire, rischiando di finire nei centri di detenzione libici e tunisini. Per tutte e tutti loro chiediamo un’accoglienza dignitosa, riconoscimento e giustizia”. Per <a href="https://www.medicisenzafrontiere.it/">Medici senza frontiere</a> siamo di fronte ad una serie di tragedie che si potevano tranquillamente evitare: “Queste morti sono causate della politica di deterrenza europea, dell’ostruzionismo dei soccorsi e della mancanza di rotte sicure”. Il gommone soccorso dalla guardia costiera italiana era partito dalle coste di Abu Kammash, in Libia. Gli <a href="https://www.lapresse.it/politica/2024/04/17/meloni-in-tunisia-bilaterale-con-il-presidente-saied/">accordi</a> firmati a Palazzo Cartagine di Tunisi con il presidente Kais Saied da Italia e Unione europea non hanno fatto altro che spostare i flussi arricchendo i trafficanti di esseri umani, aumentando la repressione delle forze di polizia. La Libia è diventata il nuovo avamposto delle partenze, lo certificano i dati del Viminale e dell’Agenzia europea per il controllo delle frontiere <a href="http://editorialedomani.it/tag/Frontex">Frontex</a>. Secondo L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) nel paese ci sono quasi un milione di persone, il livello più alto mai registrato finora. E se nell’ultimo </span><em><span>question time </span></em><span>alla Camera, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha detto che è “stato impedito l’arrivo di oltre 255mila migranti sulle nostre coste”, è altrettanto vero che i dati certificano un aumento dei morti in mare. Il prezzo pagato in vite umane è altissimo. “Quelli che non muoiono in mare, muoiono di torture o deportazioni in Libia e Tunisia. È questa la realtà tremenda, inaccettabile, e dipende dalle scelte politiche di chi governa, non dal mare”, dicono da Mediterranea. </span></p>
<p><span>L’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, vicepresidente della Conferenza episcopale siciliana, con delega alle migrazioni, denuncia “un mondo che sembra aver scelto la crudeltà e la disumanità come cifra della storia. Restiamo accanto a quanti sono schiacciati, oltraggiati e distrutti da eventi implacabili, da guerre senza senso. Accompagniamo i poveri sulla via della giustizia. Perché solo con loro, accanto a loro siamo dalla parte giusta della storia”.</span></p>
<p><span>Un appello raccolto dai pescatori di Lampedusa: “Qui i migranti sono sempre arrivati, anche quando non c’erano le telecamere delle televisioni - racconta Piero Billeci - E mettiamo subito le cose in chiaro, quando ci sono vite in pericolo, uomini in mare, vanno soccorsi subito. Ogni altra considerazione passa in secondo piano. Le persone vanno aiutate, rifocillate, portate a terra. In trent’anni che sono in mare potrei scrivere un libro su quante storie drammatiche e commoventi ho vissuto”. La ‘legge del mare’ impone il dovere di soccorrere chiunque si trovi in pericolo di vita in mare, senza lasciare indietro nessuno. Una regola non scritta, pilastro della marineria, che prevale su tutte le altre considerazioni. Una lezione di vita.</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Bandiere al sole e al vento: la sovranità energetica dell’Italia passa solo dalle rinnovabili</title>
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<description><![CDATA[ Sovranità è una parola positiva, esprime autosufficienza, conferisce a chi la pronuncia un senso di alterità. Se poi qualcuno mette al suo fianco energetica indica un percorso, un programma che chiarirebbe dove, quel qualcuno, vuole portare l’Italia. Mi piacerebbe che quel qualcuno fossimo noi della sinistra che, ispirata dall’ambientalismo, progettasse e chiedesse consensi sull’obiettivo di un Paese energeticamente indipendente. La “prigione” di Hormuz, le guerre per acquisirne il controllo dovrebbero almeno far aprire gli occhi. Mi chiedo come si farà a star fuori dal conflitto se le energie fossili continuano a governare la vita, il lavoro, le abitazioni, la mobilità nostra ed europea? L’obiettivo della sovranità energetica è una scelta programmatica chiara, che la gente capisce perché verifica ogni giorno al distributore di benzina e gasolio cosa significa dipendere dalle risorse altrui. 
II Paese ha bisogno subito di avviare un nuovo modello energetico rinnovabile per raggiungere entro il 2050 una completata indipendenza energetica dai fossili, senza infilarci nell’avventura nucleare. Non sono parole al vento, sogni, ma un obiettivo realistico e possibile: non mancano le materie prime perché ci sono sole e vento in abbondanza, oltre che un patrimonio idroelettrico già pronto; abbiamo le competenze necessarie, sappiamo già come intervenire e le tecnologie per farlo; disponiamo di una realtà industriale di prim’ordine che il governo sta lasciando morire.
C’è però una priorità: rendere il paese più efficiente e diffondere usi dell’energia più intelligenti.  Spesso si parla di risparmio, ma non si dice mai quanto e come. Esistono competenze e tecnologie per cominciare a riqualificare le nostre città sottoponendole a una cura di efficienza energetica e di eliminazione dei numerosi sprechi. Cominciamo da qui. 
Il governo Meloni ha perso dopo il Covid una grande occasione per farlo: ha avuto da spendere più di 200 miliardi di euro del Pnrr, di cui una parte a fondo perduto che non sono stati usati per la transizione ecologica, ma al contrario si è fatto di tutto per demolirla. 
Ora bisogna riprendere il cammino: via i soldi dal riarmo, dal ponte sullo Stretto, dalle grandi opere inutili per investirli in risparmio energetico e rinnovabili. 
Questo cammino oltre che sovrana renderebbe l’Italia amica del clima. Recita una vignetta assai indovinata di Turner: è inutile chiedere a Stati Uniti e Israele di smettere di distruggere il pianeta per poi ricominciare a farlo noi bruciando fossili, il veleno che alimenta il cambiamento climatico. 
Quando si parla di sole e di vento come fonti di energia suggerisco di sorridere, di ascoltare bene, di agire coerentemente. Basta con piagnucolii, basta con diffidenze, basta con l’indolenza, basta continuare a dire solo no! Quando si parla di vento e di sole in linea di massima, pregiudizialmente, bisogna essere d’accordo perché in tempi ragionevoli permettono al paese di smettere di importare e bruciare energia fossile.
Certo, anche vento e sole vanno calcolati nel loro impatto ambientale, ma mettendo in conto che possono sostituire nucleare e carbone, petrolio e gas che alterano il clima, provocano guerre e peggiorano la nostra salute. Sole e vento vanno anche valutati per chi poi li commercializza, ma restano comunque beni comuni, buoni, puliti, rinnovabili; quando diventano merce sono le regole pubbliche a dover tutelare il paesaggio, la biodiversità e l’onestà. 
Il sole è ormai entrato nella testa di italiane ed italiani. Il vento ancora no. L’energia eolica è un’energia rinnovabile, pulita, matura, allo stato attuale la più competitiva: quando la pala cattura il vento un kWh prodotto costa solo 3 o 4 centesimi. É opportuno valutare ora una più ampia e diffusa installazione di impianti eolici anche nel nostro Paese. Non tutta Italia ha vento, ma gli impianti, quelli galleggianti, si possono mettere in mare, per sfruttare un vento più forte e costante. Non è facile, occorre evitare disastri paesaggistici, occorre salvaguardare parchi e aree protette. La superficie coinvolta per distanziare le pale sarebbe grande e i progettisti non hanno fatto, per ora, corsi di bellezza e arredo. 
Però si può fare di più e meglio. L’accelerazione potrebbe produrre innovazioni visive e tecniche, gli impianti sono installabili e disinstallabili in tempi relativamente brevi e si possono affrontare i problemi tecnici di stoccaggio e trasporto, di immissione in rete, la produzione di energia può iniziare subito. Il vento scuote l’aria. Contestiamo con determinazione (e sorrisi) le resistenze eccessive, spesso troppo interessate e strumentali, insomma alziamo le nostre bandiere al vento e teniamole al sole.  ]]></description>
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<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 21:00:06 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/freepik_green_deal_transizione_ecologica.jpg" alt="" width="1920" height="1440" loading="lazy"></p><p><em><span>Sovranità</span></em><span> è una parola positiva, esprime autosufficienza, conferisce a chi la pronuncia un senso di alterità. Se poi qualcuno mette al suo fianco <em>energetica</em> indica un percorso, un programma che chiarirebbe dove, quel qualcuno, vuole portare l’Italia. Mi piacerebbe che quel qualcuno fossimo noi della sinistra che, ispirata dall’ambientalismo, progettasse e chiedesse consensi sull’obiettivo di un Paese energeticamente indipendente. La “prigione” di Hormuz, le guerre per acquisirne il controllo dovrebbero almeno far aprire gli occhi. Mi chiedo come si farà a star fuori dal conflitto se le energie fossili continuano a governare la vita, il lavoro, le abitazioni, la mobilità nostra ed europea? L’obiettivo della sovranità energetica è una scelta programmatica chiara, che la gente capisce perché verifica ogni giorno al distributore di benzina e gasolio cosa significa dipendere dalle risorse altrui. </span></p>
<p><span>II Paese ha bisogno subito di avviare un nuovo modello energetico rinnovabile per raggiungere entro il 2050 una completata indipendenza energetica dai fossili, senza infilarci nell’avventura nucleare. Non sono parole al vento, sogni, ma un obiettivo realistico e possibile: non mancano le materie prime perché ci sono sole e vento in abbondanza, oltre che un patrimonio idroelettrico già pronto; abbiamo le competenze necessarie, sappiamo già come intervenire e le tecnologie per farlo; disponiamo di una realtà industriale di prim’ordine che il governo sta lasciando morire.</span></p>
<p><span>C’è però una priorità: rendere il paese più efficiente e diffondere usi dell’energia più intelligenti.  Spesso si parla di risparmio, ma non si dice mai quanto e come. Esistono competenze e tecnologie per cominciare a riqualificare le nostre città sottoponendole a una cura di efficienza energetica e di eliminazione dei numerosi sprechi. Cominciamo da qui. </span></p>
<p><span>Il governo Meloni ha perso dopo il Covid una grande occasione per farlo: ha avuto da spendere più di 200 miliardi di euro del Pnrr, di cui una parte a fondo perduto che non sono stati usati per la transizione ecologica, ma al contrario si è fatto di tutto per demolirla. </span></p>
<p><span>Ora bisogna riprendere il cammino: via i soldi dal riarmo, dal ponte sullo Stretto, dalle grandi opere inutili per investirli in risparmio energetico e rinnovabili. </span></p>
<p><span>Questo cammino oltre che sovrana renderebbe l’Italia amica del clima. Recita una vignetta assai indovinata di Turner: è inutile chiedere a Stati Uniti e Israele di smettere di distruggere il pianeta per poi ricominciare a farlo noi bruciando fossili, il veleno che alimenta il cambiamento climatico. </span></p>
<p><span>Quando si parla di sole e di vento come fonti di energia suggerisco di sorridere, di ascoltare bene, di agire coerentemente. Basta con piagnucolii, basta con diffidenze, basta con l’indolenza, basta continuare a dire solo no! Quando si parla di vento e di sole in linea di massima, pregiudizialmente, bisogna essere d’accordo perché in tempi ragionevoli permettono al paese di smettere di importare e bruciare energia fossile.</span></p>
<p><span>Certo, anche vento e sole vanno calcolati nel loro impatto ambientale, ma mettendo in conto che possono sostituire nucleare e carbone, petrolio e gas che alterano il clima, provocano guerre e peggiorano la nostra salute. Sole e vento vanno anche valutati per chi poi li commercializza, ma restano comunque beni comuni, buoni, puliti, rinnovabili; quando diventano merce sono le regole pubbliche a dover tutelare il paesaggio, la biodiversità e l’onestà. </span></p>
<p><span>Il sole è ormai entrato nella testa di italiane ed italiani. Il vento ancora no. L’energia eolica è un’energia rinnovabile, pulita, matura, allo stato attuale la più competitiva: quando la pala cattura il vento un kWh prodotto costa solo 3 o 4 centesimi. É opportuno valutare ora una più ampia e diffusa installazione di impianti eolici anche nel nostro Paese. Non tutta Italia ha vento, ma gli impianti, quelli galleggianti, si possono mettere in mare, per sfruttare un vento più forte e costante. Non è facile, occorre evitare disastri paesaggistici, occorre salvaguardare parchi e aree protette. La superficie coinvolta per distanziare le pale sarebbe grande e i progettisti non hanno fatto, per ora, corsi di bellezza e arredo. </span></p>
<p><span>Però si può fare di più e meglio. L’accelerazione potrebbe produrre innovazioni visive e tecniche, gli impianti sono installabili e disinstallabili in tempi relativamente brevi e si possono affrontare i problemi tecnici di stoccaggio e trasporto, di immissione in rete, la produzione di energia può iniziare subito. Il vento scuote l’aria. Contestiamo con determinazione (e sorrisi) le resistenze eccessive, spesso troppo interessate e strumentali, insomma alziamo le nostre bandiere al vento e teniamole al sole. </span></p>]]> </content:encoded>
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<title>La Valutazione d’incidenza ambientale (Vinca) è fondamentale, ma non sempre</title>
<link>https://www.eventi.news/la-valutazione-dincidenza-ambientale-vinca-e-fondamentale-ma-non-sempre</link>
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<description><![CDATA[ Recentemente Giampiero Sammuri ha pubblicato insieme al giurista Ciro Amato, sulla rivista scientifica Ambiente e Diritto, un articolo sulla Valutazione d’incidenza ambientale (Vinca), disponibile qui: https://www.ambientediritto.it/dottrina/direttiva-92-43-cee-habitat-vinca-piani-e-programmi-connessi-e-necessari-alla-gestione-dei-siti-natura-2000/. Lo abbiamo intervistato per approfondire. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 21:00:05 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/biodiversita%20report%20Legambiente%202025.jpg" alt="" width="1214" height="633" loading="lazy"></p><p>Recentemente Giampiero Sammuri ha pubblicato insieme al giurista Ciro Amato, sulla rivista scientifica Ambiente e Diritto, un articolo sulla Valutazione d’incidenza ambientale (Vinca), disponibile qui: <a href="https://www.ambientediritto.it/dottrina/direttiva-92-43-cee-habitat-vinca-piani-e-programmi-connessi-e-necessari-alla-gestione-dei-siti-natura-2000/">https://www.ambientediritto.it/dottrina/direttiva-92-43-cee-habitat-vinca-piani-e-programmi-connessi-e-necessari-alla-gestione-dei-siti-natura-2000/</a>. Lo abbiamo intervistato per approfondire.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Il centrosud italiano flagellato dalla crisi climatica: il ciclone Erminio è solo la punta dell’iceberg</title>
<link>https://www.eventi.news/il-centrosud-italiano-flagellato-dalla-crisi-climatica-il-ciclone-erminio-e-solo-la-punta-delliceberg</link>
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<description><![CDATA[ Il ciclone Erminio che ha colpito in questi giorni il centro-sud Italia non è che l’ultimo segnale di una crisi climatica che da anni mette sotto pressione territori, infrastrutture e comunità. A denunciarlo è Legambiente, che diffonde i nuovi dati del suo Osservatorio CittàClima: dal 2011 a fine marzo 2026, tra Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna si contano complessivamente 794 eventi meteo estremi che hanno provocato danni al territorio.
Nel conto rientrano allagamenti, grandinate, raffiche di vento, esondazioni, mareggiate e danni al patrimonio storico. Un quadro che oggi si intreccia con gli effetti delle forti perturbazioni legate a Erminio e che conferma, secondo l’associazione ambientalista, quanto il centrosud sia sempre più esposto agli impatti della crisi climatica.
La vulnerabilità non riguarda soltanto i fenomeni meteorologici, ma anche ciò che si trova nelle aree più esposte. Secondo i dati della piattaforma Idrogeo di Ispra richiamati da Legambiente, nelle regioni colpite vive oltre un milione di persone in aree mappate ad elevato rischio idrogeologico per frane e alluvioni: 1.161.061 in tutto.
«Lo stato di emergenza chiesto per l’Abruzzo e il Molise e la situazione critica anche in altre regioni della Penisola con fiumi in piena, nevicate record, frane e paesi isolati, il collasso del ponte sul Trigno avvenuto in queste ore e il cedimento di diverse strade in Puglia – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – ci dimostrano ancora una volta quanto l’Italia sia impreparata ad affrontare, gestire e prevenire la crisi climatica, che di anno in anno diventa sempre più intensa e con effetti sempre più impattanti sui territori, mettendo a rischio la vita delle persone e l’economia del Paese».
Da qui la richiesta al Governo di accelerare sulle politiche di adattamento e prevenzione, a partire dall’attuazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. «Torniamo, dunque – argomenta Ciafani – a chiedere al Governo Meloni che si lavori per definire al più presto una strategia nazionale per la prevenzione con politiche di mitigazione e adattamento efficaci e non più rimandabili, a partire dallo stanziamento delle risorse per attuare il Pnacc, che ad oggi continua a restare un piano solo sulla carta e di cui il Governo, dopo la sua approvazione, sembra essersene totalmente dimenticato».
Ciafani richiama in particolare la necessità di una ricognizione delle infrastrutture del Paese e di un piano di messa in sicurezza, citando tra i casi più recenti anche il collasso del ponte sul Trigno. Guardando invece alla distribuzione territoriale degli eventi estremi censiti dall’Osservatorio CittàClima, la regione più colpita dal 2011 a fine marzo 2026 risulta la Sicilia, con 270 eventi registrati. Seguono la Puglia con 168, la Calabria con 126, le Marche con 107, la Sardegna con 70, l’Abruzzo con 42 e il Molise con 11. Numeri che, letti insieme a quanto sta accadendo in queste ore, delineano un’emergenza ormai strutturale, ben oltre il singolo ciclone. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 21:00:04 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/ponte_crollato_termoli.jpg" alt=""></p><p><span>Il ciclone Erminio che ha colpito <a href="https://www.greenreport.it/news/crisi-climatica-e-adattamento/61034-lennesimo-evento-meteo-estremo-ha-portato-neve-e-alluvioni-nel-centrosud-italiano?_gl=1*1s0aw2*_up*MQ..*_ga*ODIxMjM2NDQ1LjE3NzUyMTYyODA.*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzUyMjQ4OTgkbzIkZzEkdDE3NzUyMjYzNzQkajYwJGwwJGgyOTk3Njk0NjI.">in questi giorni</a> il centro-sud Italia non è che l’ultimo segnale di una crisi climatica che da anni mette sotto pressione territori, infrastrutture e comunità. A denunciarlo è Legambiente, che diffonde i nuovi dati del suo Osservatorio CittàClima: dal 2011 a fine marzo 2026, tra Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna si contano complessivamente 794 eventi meteo estremi che hanno provocato danni al territorio.</span></p>
<p><span>Nel conto rientrano allagamenti, grandinate, raffiche di vento, esondazioni, mareggiate e danni al patrimonio storico. Un quadro che oggi si intreccia con gli effetti delle forti perturbazioni legate a Erminio e che conferma, secondo l’associazione ambientalista, quanto il centrosud sia sempre più esposto agli impatti della crisi climatica.</span></p>
<p><span>La vulnerabilità non riguarda soltanto i fenomeni meteorologici, ma anche ciò che si trova nelle aree più esposte. Secondo i dati della piattaforma Idrogeo di Ispra richiamati da Legambiente, nelle regioni colpite vive oltre un milione di persone in aree mappate ad elevato rischio idrogeologico per frane e alluvioni: 1.161.061 in tutto.</span></p>
<p><span>«Lo stato di emergenza chiesto per l’Abruzzo e il Molise e la situazione critica anche in altre regioni della Penisola con fiumi in piena, nevicate record, frane e paesi isolati, il collasso del ponte sul Trigno avvenuto in queste ore e il cedimento di diverse strade in Puglia – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – ci dimostrano ancora una volta quanto l’Italia sia impreparata ad affrontare, gestire e prevenire la crisi climatica, che di anno in anno diventa sempre più intensa e con effetti sempre più impattanti sui territori, mettendo a rischio la vita delle persone e l’economia del Paese».</span></p>
<p><span>Da qui la richiesta al Governo di accelerare sulle politiche di adattamento e prevenzione, a partire dall’attuazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. «Torniamo, dunque – argomenta Ciafani – a chiedere al Governo Meloni che si lavori per definire al più presto una strategia nazionale per la prevenzione con politiche di mitigazione e adattamento efficaci e non più rimandabili, a partire dallo stanziamento delle risorse per attuare il Pnacc, che ad oggi continua a <a href="https://www.greenreport.it/news/crisi-climatica-e-adattamento/60679-insediato-il-comitato-di-indirizzo-dellosservatorio-per-ladattamento-alla-crisi-climatica-con-appena-due-anni-di-ritardo?_gl=1*p8k1rq*_up*MQ..*_ga*ODkyNzIwMDc1LjE3NzUyMjY0MDU.*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzUyMjY0MDQkbzEkZzAkdDE3NzUyMjY0MDQkajYwJGwwJGgxNTM0Mjc0OTgy">restare un piano solo sulla carta</a> e di cui il Governo, dopo la sua approvazione, sembra essersene totalmente dimenticato».</span></p>
<p><span>Ciafani richiama in particolare la necessità di una ricognizione delle infrastrutture del Paese e di un piano di messa in sicurezza, citando tra i casi più recenti anche il collasso del ponte sul Trigno. Guardando invece alla distribuzione territoriale degli eventi estremi censiti dall’Osservatorio CittàClima, la regione più colpita dal 2011 a fine marzo 2026 risulta la Sicilia, con 270 eventi registrati. Seguono la Puglia con 168, la Calabria con 126, le Marche con 107, la Sardegna con 70, l’Abruzzo con 42 e il Molise con 11. Numeri che, letti insieme a quanto sta accadendo in queste ore, delineano un’emergenza ormai strutturale, ben oltre il singolo ciclone.</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Fallito il rimorchio libico della “Arctic Metagaz”, la gasiera in attesa di affondare o incagliarsi tra Malta e Sicilia</title>
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<description><![CDATA[ Tra un tentativo maldestro e uno mal riuscito, il relitto della gasiera “Arctic Metagaz”, la nave russa di 277 metri di lunghezza per 43 di larghezza – unità gemella del rigassificatore di Piombino (Italis) – colpita da un ordigno esplosivo rimasto ancora senza alcuna rivendicazione la notte del 3 marzo scorso, risulta essere ancora in mezzo al mare, in balia del vento e delle correnti, e sembra in attesa si compia il suo inesorabile destino: affondare in qualche zona nel Mediterraneo centrale oppure andare ad incagliarsi-insabbiarsi in qualche tratto di costa tra le isole maltesi e la Sicilia sudorientale. 
Per verità di cronaca, ricordiamo che l’Autorità libica per i porti e i trasporti marittimi ha tentato già nei giorni scorsi di effettuare alcuni tentativi di rimorchiare il relitto ma, sfortunatamente, senza alcun serio risultato operativo, fino a quando il peggioramento delle condizioni metereologiche marine non ha fatto desistere la stessa Autorità dal proseguire nel tentativo rimorchio.
Sarebbe fin troppo facile aprire aspre critiche coi libici che si sono rivelati incapaci di portare a segno quell’impresa tecnicamente assai difficile ma che, intuitivamente, possiamo affermare che avrebbe richiesto ben altre competenze di cui i libici non dispongono.
Un mea culpa peraltro assai appropriato, considerando che siamo alla vigilia di Pasqua andrebbe fatto, puntando l’indice accusatorio verso le istituzioni internazionali e comunitarie, rimaste inerti per un mese ad osservare ma senza reagire, aspettando forse che il relitto affondasse o andasse ad incagliarsi in qualche remota zona della costa africana, lontana dal cuore e dagli interessi dell’Unione europea, i cui otto Paesi mediterranei sono tutti aderenti alla Convenzione di Barcellona e perciò stesso associati al Rempec – struttura di emergenza antinquinamento marino avente sede a Valletta –, che non dispone di fondi per sostenere i costi dell’intervento.
Dopo un lungo assordante silenzio dell’Unione europea, un segnale positivo è arrivato due giorni fa dalla Dg Echo, che ha costituito un team di esperti, alla cui testa è stato posto un Ufficiale della Guardia costiera italiana, distaccato presso la Protezione civile al quale però, purtroppo, non è stato impartita alcuna direttiva specifica su come intervenire e, soprattutto, su quali risorse attingere.
Senza voler apparire in alcun modo fenomeni ma, restando persone che hanno a cuore l’ambiente marino e che dispongono di una minima infarinatura tecnica sul settore dell’antinquinamento marino, ci sentiamo in dovere di consigliare alle istituzioni comunitarie, che hanno il dovere-potere di rispondere all’opinione pubblica dei loro Paesi e, mai come in questo caso, anche a una larga e consistente parte dell’opinione pubblica dell’intera Ue: cosa aspettate a intervenire coi mezzi nautici adatti, dato che l’attuale capacità tecnica consentirebbe di reperibili in Italia e in altri Paesi membri dell’Unione?
Stiamo tutti aspettando, in trepidante attesa, possa insorgere uno scatto d’orgoglio tra i leader della Commissione europea e, se necessario, anche tra i responsabili del Consiglio: trovare i fondi necessari a sostenere l’intervento, ad horas, senza più nessun rinvio; fate muovere oggi stesso, viglia di Pasqua, i rimorchiatori adatti a poter intervenire sul quel relitto: non si può più rinviare. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 21:00:03 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Fallito, rimorchio, libico, della, “Arctic, Metagaz”, gasiera, attesa, affondare, incagliarsi, tra, Malta, Sicilia</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/tass_arctic_metagaz.jpg" alt=""></p><p><span>Tra un tentativo maldestro e uno mal riuscito, il relitto della gasiera “Arctic Metagaz”, la nave russa di 277 metri di lunghezza per 43 di larghezza – unità gemella del rigassificatore di Piombino (Italis) – colpita da un ordigno esplosivo rimasto ancora senza alcuna rivendicazione la notte del 3 marzo scorso, risulta essere ancora in mezzo al mare, in balia del vento e delle correnti, e sembra in attesa si compia il suo inesorabile destino: affondare in qualche zona nel Mediterraneo centrale oppure andare ad incagliarsi-insabbiarsi in qualche tratto di costa tra le isole maltesi e la Sicilia sudorientale. </span></p>
<p><span>Per verità di cronaca, ricordiamo che l’Autorità libica per i porti e i trasporti marittimi ha tentato già nei giorni scorsi di effettuare alcuni tentativi di rimorchiare il relitto ma, sfortunatamente, senza alcun serio risultato operativo, fino a quando il peggioramento delle condizioni metereologiche marine non ha fatto desistere la stessa Autorità dal proseguire nel tentativo rimorchio.</span></p>
<p><span>Sarebbe fin troppo facile aprire aspre critiche coi libici che si sono rivelati incapaci di portare a segno quell’impresa tecnicamente assai difficile ma che, intuitivamente, possiamo affermare che avrebbe richiesto ben altre competenze di cui i libici non dispongono.</span></p>
<p><span>Un mea culpa peraltro assai appropriato, considerando che siamo alla vigilia di Pasqua andrebbe fatto, puntando l’indice accusatorio verso le istituzioni internazionali e comunitarie, rimaste inerti per un mese ad osservare ma senza reagire, aspettando forse che il relitto affondasse o andasse ad incagliarsi in qualche remota zona della costa africana, lontana dal cuore e dagli interessi dell’Unione europea, i cui otto Paesi mediterranei sono tutti aderenti alla Convenzione di Barcellona e perciò stesso associati al Rempec – struttura di emergenza antinquinamento marino avente sede a Valletta –, che non dispone di fondi per sostenere i costi dell’intervento.</span></p>
<p><span>Dopo un lungo assordante silenzio dell’Unione europea, un segnale positivo è arrivato due giorni fa dalla Dg Echo, che ha costituito un team di esperti, alla cui testa è stato posto un Ufficiale della Guardia costiera italiana, distaccato presso la Protezione civile al quale però, purtroppo, non è stato impartita alcuna direttiva specifica su come intervenire e, soprattutto, su quali risorse attingere.</span></p>
<p><span>Senza voler apparire in alcun modo fenomeni ma, restando persone che hanno a cuore l’ambiente marino e che dispongono di una minima infarinatura tecnica sul settore dell’antinquinamento marino, ci sentiamo in dovere di consigliare alle istituzioni comunitarie, che hanno il dovere-potere di rispondere all’opinione pubblica dei loro Paesi e, mai come in questo caso, anche a una larga e consistente parte dell’opinione pubblica dell’intera Ue: cosa aspettate a intervenire coi mezzi nautici adatti, dato che l’attuale capacità tecnica consentirebbe di reperibili in Italia e in altri Paesi membri dell’Unione?</span></p>
<p><span>Stiamo tutti aspettando, in trepidante attesa, possa insorgere uno scatto d’orgoglio tra i leader della Commissione europea e, se necessario, anche tra i responsabili del Consiglio: trovare i fondi necessari a sostenere l’intervento, <em>ad horas</em>, senza più nessun rinvio; fate muovere oggi stesso, viglia di Pasqua, i rimorchiatori adatti a poter intervenire sul quel relitto: non si può più rinviare.</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Torna il “Festival delle Terre” a Roma: vieni al cinema!</title>
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<description><![CDATA[ NELLE GIORNATE DALL’ 8 DI APRILE ALL’11 DI APRILE, TORNA A ROMA, IL “FESTIVAL DELLE TERRE” IN COLLABORAZIONE CON L’AREA ECOLOGIA DELL’UNIONE BUDDHISTA ITALIANA Storia e contenuti sostenuti dal Festival delle Terre – Premio Internazionale Audiovisivo di Biodiversità      Il Festival delle Terre, Premio Internazionale Audiovisivo della Biodiversità, presenta ogni anno fino a 30 opere […]
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<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 20:00:08 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>NELLE GIORNATE DALL’ 8 DI APRILE ALL’11 DI APRILE, TORNA A ROMA, IL “FESTIVAL DELLE TERRE” IN COLLABORAZIONE CON L’AREA ECOLOGIA DELL’UNIONE BUDDHISTA ITALIANA Storia e contenuti sostenuti dal Festival delle Terre – Premio Internazionale Audiovisivo di Biodiversità      Il Festival delle Terre, Premio Internazionale Audiovisivo della Biodiversità, presenta ogni anno fino a 30 opere […]</p>
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<title>Contenziosi ambientali: il giudizio è anche fuori dall’aula</title>
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<description><![CDATA[ NEI GRANDI PROCESSI PER DISASTRI AMBIENTALI IL GIUDIZIO NON SI SVOLGE SOLO NELLE AULE DI TRIBUNALE. SI FORMA IN PARALLELO NELLO SPAZIO PUBBLICO, TRA MEDIA, SOCIAL E COMUNITÀ LOCALI, DOVE LA PERCEZIONE DEL DANNO SPESSO ANTICIPA LA VERITÀ GIUDIZIARIA. È QUI CHE NASCE UNA SECONDA SENTENZA, QUELLA REPUTAZIONALE, CHE PUÒ DURARE PIÙ A LUNGO DI […]
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<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 20:00:07 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>NEI GRANDI PROCESSI PER DISASTRI AMBIENTALI IL GIUDIZIO NON SI SVOLGE SOLO NELLE AULE DI TRIBUNALE. SI FORMA IN PARALLELO NELLO SPAZIO PUBBLICO, TRA MEDIA, SOCIAL E COMUNITÀ LOCALI, DOVE LA PERCEZIONE DEL DANNO SPESSO ANTICIPA LA VERITÀ GIUDIZIARIA. È QUI CHE NASCE UNA SECONDA SENTENZA, QUELLA REPUTAZIONALE, CHE PUÒ DURARE PIÙ A LUNGO DI […]</p>
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<title>Vendite auto marzo 2026: boom di elettriche contro il caro carburante?</title>
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<description><![CDATA[ Benzina e diesel continuano a salire, e non ci sono certezze all&#039;orizzonte. Ecco perché il mercato auto a marzo 2026 sta premiando le auto elettriche in tutta Europa
L&#039;articolo Vendite auto marzo 2026: boom di elettriche contro il caro carburante? proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 20:00:06 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Benzina e diesel continuano a salire, e non ci sono certezze all'orizzonte. Ecco perché il mercato auto a marzo 2026 sta premiando le auto elettriche in tutta Europa</p>
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<title>FAO: marzo secondo mese consecutivo di crescita dei prezzi alimentari</title>
<link>https://www.eventi.news/fao-marzo-secondo-mese-consecutivo-di-crescita-dei-prezzi-alimentari</link>
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<description><![CDATA[ Gli indici dei prezzi di tutti i gruppi di materie prime, ossia cereali, carne, prodotti lattiero-caseari, oli vegetali e zucchero, sono cresciuti in varia misura in relazione all&#039;aumento dei prezzi energetici.
L&#039;articolo FAO: marzo secondo mese consecutivo di crescita dei prezzi alimentari proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 20:00:05 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Gli indici dei prezzi di tutti i gruppi di materie prime, ossia cereali, carne, prodotti lattiero-caseari, oli vegetali e zucchero, sono cresciuti in varia misura in relazione all'aumento dei prezzi energetici.</p>
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<title>La settimana normativa: la sfida della sicurezza energetica</title>
<link>https://www.eventi.news/la-settimana-normativa-la-sfida-della-sicurezza-energetica</link>
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<description><![CDATA[ Rassegna e analisi degli ultimi provvedimenti in materia di energie rinnovabili. Dal rapporto Brattle Group sui modelli USA alle nuove regole per la Conferenza di Servizi, fino al nodo eolico offshore: il punto sull’evoluzione del sistema elettrico e normativo. 
L&#039;articolo La settimana normativa: la sfida della sicurezza energetica proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 20:00:04 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>settimana, normativa:, sfida, della, sicurezza, energetica</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Rassegna e analisi degli ultimi provvedimenti in materia di energie rinnovabili. Dal rapporto Brattle Group sui modelli USA alle nuove regole per la Conferenza di Servizi, fino al nodo eolico offshore: il punto sull’evoluzione del sistema elettrico e normativo. </p>
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<title>Caro plastica e crisi in Iran: l’Italia è a rischio. Prezzi in aumento del 30%</title>
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<description><![CDATA[ L&#039;instabilità nello Stretto di Hormuz spinge i prezzi dei polimeri verso un +30%. Con una dipendenza fossile dell&#039;80% e consumi sopra la media UE, il sistema produttivo italiano è esposto a una grave fragilità macroeconomica
L&#039;articolo Caro plastica e crisi in Iran: l’Italia è a rischio. Prezzi in aumento del 30% proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 20:00:04 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>L'instabilità nello Stretto di Hormuz spinge i prezzi dei polimeri verso un +30%. Con una dipendenza fossile dell'80% e consumi sopra la media UE, il sistema produttivo italiano è esposto a una grave fragilità macroeconomica</p>
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<title>Tessuto fototermico per edifici, fino al 23% in meno sui consumi di riscaldamento</title>
<link>https://www.eventi.news/tessuto-fototermico-per-edifici-fino-al-23-in-meno-sui-consumi-di-riscaldamento</link>
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<description><![CDATA[ Dall’University of Massachusetts Amherst arriva il rivestimento tessile fotoattivo, leggero e rimovibile, progettato per aumentare passivamente la temperatura interna degli edifici
L&#039;articolo Tessuto fototermico per edifici, fino al 23% in meno sui consumi di riscaldamento proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 20:00:03 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Dall’University of Massachusetts Amherst arriva il rivestimento tessile fotoattivo, leggero e rimovibile, progettato per aumentare passivamente la temperatura interna degli edifici</p>
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<title>Ciclone Erminio: emergenza crisi climatica nel centro sud Italia</title>
<link>https://www.eventi.news/ciclone-erminio-emergenza-crisi-climatica-nel-centro-sud-italia</link>
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<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 20:00:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Legambiente: Gli eventi di questi giorni dimostrano ancora una volta quanto l’Italia sia impreparata ad affrontare, gestire e prevenire la crisi climatica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.rinnovabili.it/clima-e-ambiente/cambiamenti-climatici/ciclone-erminio-emergenza-crisi-climatica-centro-sud-italia/">Ciclone Erminio: emergenza crisi climatica nel centro sud Italia</a> proviene da <a href="https://www.rinnovabili.it/">Rinnovabili</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>La Luna piena di Pasqua splende sopra le Dolomiti. Catturata dall&amp;apos;astrofotografa italiana</title>
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<description><![CDATA[ La foto è stata fatta nella regione del Cadore, tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia, riconosciuta Patrimonio dell&#039;Umanità dall&#039;Unesco ]]></description>
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<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 12:30:03 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>Le frane di Castiglione Messer Marino, la comunità isolata. Le immagini del drone</title>
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<description><![CDATA[ Interrotta la strada provinciale che conduce al comune di Fraine e poi a Vasto e alla costa adriatica ]]></description>
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<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 12:30:03 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[Interrotta la strada provinciale che conduce al comune di Fraine e poi a Vasto e alla costa adriatica]]> </content:encoded>
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<title>Il futuro della penisola antartica dipende da noi</title>
<link>https://www.eventi.news/il-futuro-della-penisola-antartica-dipende-da-noi</link>
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<description><![CDATA[ Contenere il riscaldamento globale a +1,8°C salverebbe ghiacciai e fauna della penisola antartica, mentre con un +4,4°C le conseguenze sarebbero catastrofiche. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 09:30:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>futuro, della, penisola, antartica, dipende, noi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[Le tragiche conseguenze del riscaldamento globale in Antartide sono sotto gli occhi di tutti: il recente guadagno di massa di ghiaccio registrato tra il 2021 e il 2023 è solo un'eccezione che conferma la regola, un'anomalia dovuta alle intense nevicate causate proprio dall'atmosfera più calda. La tendenza generale, negli ultimi decenni, è stata quella di una perdita sempre più rapida di massa, con conseguenze anche per la fauna locale. Possiamo ancora fare qualcosa per salvare la penisola antartica? La risposta ce la dà uno studio pubblicato su Frontiers in Environmental Science, ed è affermativa: saranno le nostre azioni climatiche a decidere il futuro della regione.. La sentinella del ghiaccio: dove il riscaldamento corre al doppio della velocità
La penisola antartica è la regione più settentrionale del continente, e rappresenta appena il 4% della superficie totale; ciononostante è l'area più accessibile e per questo più sfruttata per il turismo, la pesca e la ricerca scientifica. Il clima, qui, è diverso da quello del resto dell'Antartide, e si sta riscaldando sempre più rapidamente: nella zona occidentale della penisola la temperatura aumenta di 0,45 °C ogni decennio, circa il doppio della media globale.. +1,8°C o +4,4°C: la sottile linea rossa che divide l'Antartide
Se riuscissimo a contenere l'aumento della temperatura a +1,8 °C, molti ghiacciai e piattaforme glaciali rimarrebbero intatte, il livello del mare non aumenterebbe in modo eccessivo e la fauna locale conserverebbe la maggior parte del proprio habitat. Un aumento di +4,4 °C sui livelli preindustriali darebbe invece il via a una serie di sfortunati eventi: il ghiaccio potrebbe ridursi del 20% esponendo le acque scure, che assorbono più calore e accelererebbero la perdita di ghiaccio; il krill si sposterebbe più a sud, riducendo la disponibilità di cibo per balene, pinguini e foche e colpendo a sua volta l'industria della pesca.. Scienza in bilico: quando il laboratorio più grande del mondo si scioglie
Lo scioglimento dei ghiacciai avrebbe conseguenze anche per i ricercatori scientifici, per i quali sarebbero più rischioso muoversi sulle piattaforme instabili, e aumenterebbe l'interesse geopolitico per via delle potenziali risorse minerarie nascoste come molibdeno, oro e argento (anche se, almeno per ora, l'estrazione commerciale è vietata dal protocollo di Madrid del Trattato Antartico).
La conclusione, non ci stanchiamo di ripeterlo, è sempre la stessa: bisogna agire, ora, non solo per l'Antartide, ma per la sopravvivenza della nostra specie..]]> </content:encoded>
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<title>Artemis II, il ritorno umano verso la Luna trasmesso in diretta globale</title>
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<description><![CDATA[ La missione Artemis II segna il ritorno dell’uomo nello spazio profondo con equipaggio. Il volo circumlunare viene trasmesso in diretta dalla Nasa, offrendo accesso globale a un passaggio storico dell’esplorazione Il programma spaziale della Nasa prosegue la propria traiettoria di esplorazione con Artemis II, prima missione con equipaggio destinata a spingersi oltre l’orbita terrestre dai […]
L&#039;articolo Artemis II, il ritorno umano verso la Luna trasmesso in diretta globale è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 02:30:18 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Artemis, II, ritorno, umano, verso, Luna, trasmesso, diretta, globale</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/04/03/artemis-ii-missione-luna/" title="Artemis II, il ritorno umano verso la Luna trasmesso in diretta globale" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/nasa-lancio-artemis.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="lancio artemis ii" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/nasa-lancio-artemis.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/nasa-lancio-artemis-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/nasa-lancio-artemis-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/nasa-lancio-artemis-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>La missione Artemis II segna il ritorno dell’uomo nello spazio profondo con equipaggio. Il volo circumlunare viene trasmesso in diretta dalla Nasa, offrendo accesso globale a un passaggio storico dell’esplorazione</em></p>
<p>Il <strong>programma spaziale della Nasa</strong> prosegue la propria traiettoria di esplorazione con <strong>Artemis II</strong>, prima missione con equipaggio destinata a spingersi oltre l’orbita terrestre dai tempi del programma Apollo.</p>
<p>Dopo il successo del volo senza equipaggio di Artemis I, questa nuova fase introduce una dimensione operativa cruciale: la <strong>verifica in condizioni reali dei sistemi destinati al trasporto umano nello spazio profondo</strong>.</p>
<p>Il <strong>profilo di missione prevede un volo circumlunare, senza allunaggio</strong>, concepito per t<strong>estare le capacità del veicolo Orion e del lanciatore Space Launch System</strong>. L’obiettivo è consolidare l’affidabilità delle tecnologie in vista delle future missioni Artemis, tra cui quelle orientate alla presenza stabile sulla superficie lunare.</p>
<p>Dal punto di vista tecnologico, <strong>Artemis II rappresenta un banco di prova per sistemi avanzati di supporto vitale, navigazione autonoma e protezione dalle radiazioni</strong>.</p>
<p>L’integrazione di tali elementi evidenzia un’evoluzione significativa rispetto alle architetture del passato, pur mantenendo una continuità ideale con il programma Apollo program, che aveva segnato una delle stagioni più rilevanti dell’ingegneria aerospaziale.</p>
<p>Un elemento distintivo della missione è la sua dimensione mediatica e divulgativa. <strong>La Nasa ha previsto una copertura in diretta streaming delle principali fasi del lancio e del volo</strong>, accessibile attraverso le proprie piattaforme digitali e il sito ufficiale.</p>
<div class="youtube-embed" data-video_id="m3kR2KK8TEs"></div>
<p>Questa scelta riflette una strategia consolidata: <strong>rendere l’esplorazione spaziale un patrimonio condiviso</strong>, favorendo la partecipazione del pubblico globale e il coinvolgimento delle comunità scientifiche e industriali.</p>
<p>La trasmissione in tempo reale (<a href="https://www.youtube.com/live/6RwfNBtepa4" target="_blank" rel="noopener">c’è anche lo streaming di ciò che si vede dall’interno del modulo Orion</a>) non costituisce soltanto un esercizio di comunicazione, ma un dispositivo culturale che restituisce centralità all’esperienza collettiva dell’innovazione.</p>
<p>In un contesto caratterizzato da transizioni tecnologiche rapide e da una crescente attenzione alla <a href="https://www.greenplanner.it/sostenibilita/" target="_blank" rel="noopener"><strong>sostenibilità delle infrastrutture spaziali</strong></a>, Artemis II si configura come un passaggio chiave per ridefinire il ruolo dell’uomo nello spazio.</p>
<p>L’iniziativa si inserisce, infine, in un quadro più ampio di <strong>cooperazione internazionale e sviluppo industriale</strong>, con ricadute significative lungo tutta la filiera aerospaziale. Un ritorno alla Luna che, pur guardando avanti, si fonda su una tradizione ingegneristica solida e su una visione strategica di lungo periodo.</p>
<p><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F04%2F03%2Fartemis-ii-missione-luna%2F&linkname=Artemis%20II%2C%20il%20ritorno%20umano%20verso%20la%20Luna%20trasmesso%20in%20diretta%20globale" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F04%2F03%2Fartemis-ii-missione-luna%2F&linkname=Artemis%20II%2C%20il%20ritorno%20umano%20verso%20la%20Luna%20trasmesso%20in%20diretta%20globale" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_bluesky" href="https://www.addtoany.com/add_to/bluesky?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F04%2F03%2Fartemis-ii-missione-luna%2F&linkname=Artemis%20II%2C%20il%20ritorno%20umano%20verso%20la%20Luna%20trasmesso%20in%20diretta%20globale" title="Bluesky" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F04%2F03%2Fartemis-ii-missione-luna%2F&linkname=Artemis%20II%2C%20il%20ritorno%20umano%20verso%20la%20Luna%20trasmesso%20in%20diretta%20globale" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_threads" href="https://www.addtoany.com/add_to/threads?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F04%2F03%2Fartemis-ii-missione-luna%2F&linkname=Artemis%20II%2C%20il%20ritorno%20umano%20verso%20la%20Luna%20trasmesso%20in%20diretta%20globale" title="Threads" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F04%2F03%2Fartemis-ii-missione-luna%2F&linkname=Artemis%20II%2C%20il%20ritorno%20umano%20verso%20la%20Luna%20trasmesso%20in%20diretta%20globale" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_telegram" href="https://www.addtoany.com/add_to/telegram?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F04%2F03%2Fartemis-ii-missione-luna%2F&linkname=Artemis%20II%2C%20il%20ritorno%20umano%20verso%20la%20Luna%20trasmesso%20in%20diretta%20globale" title="Telegram" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F04%2F03%2Fartemis-ii-missione-luna%2F&linkname=Artemis%20II%2C%20il%20ritorno%20umano%20verso%20la%20Luna%20trasmesso%20in%20diretta%20globale" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F04%2F03%2Fartemis-ii-missione-luna%2F&title=Artemis%20II%2C%20il%20ritorno%20umano%20verso%20la%20Luna%20trasmesso%20in%20diretta%20globale" data-a2a-url="https://www.greenplanner.it/2026/04/03/artemis-ii-missione-luna/" data-a2a-title="Artemis II, il ritorno umano verso la Luna trasmesso in diretta globale"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.greenplanner.it/2026/04/03/artemis-ii-missione-luna/">Artemis II, il ritorno umano verso la Luna trasmesso in diretta globale</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.greenplanner.it/">GreenPlanner Magazine</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Povertà dei trasporti, un fenomeno che isola milioni di italiani dal lavoro e dai servizi</title>
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<description><![CDATA[ Oltre 7 milioni di persone in Italia non riescono ad accedere ai servizi essenziali, al lavoro e alle opportunità sociali per ragioni legate alla mobilità. È la povertà dei trasporti, un fenomeno strutturale ancora privo di una risposta politica organica, al centro del primo Green Paper pubblicato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile La povertà […]
L&#039;articolo Povertà dei trasporti, un fenomeno che isola milioni di italiani dal lavoro e dai servizi è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 02:30:17 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Povertà, dei, trasporti, fenomeno, che, isola, milioni, italiani, dal, lavoro, dai, servizi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/04/03/poverta-trasporti-green-paper/" title="Povertà dei trasporti, un fenomeno che isola milioni di italiani dal lavoro e dai servizi" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/poverta-trasporti.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="povertà dei trasporti" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/poverta-trasporti.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/poverta-trasporti-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/poverta-trasporti-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/poverta-trasporti-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Oltre 7 milioni di persone in Italia non riescono ad accedere ai servizi essenziali, al lavoro e alle opportunità sociali per ragioni legate alla mobilità. È la povertà dei trasporti, un fenomeno strutturale ancora privo di una risposta politica organica, al centro del primo Green Paper pubblicato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile</em></p>
<p>La <strong>povertà energetica</strong> è entrata nel dibattito pubblico; quella <strong>alimentare</strong> è monitorata da anni. La <strong>povertà dei trasporti</strong>, invece, è rimasta a lungo fuori dai radar delle politiche sociali italiane – nonostante riguardi una quota significativa della popolazione.</p>
<p>Il primo <strong>Green Paper sulla povertà dei trasporti in Italia</strong> (<a href="https://www.fondazionesvilupposostenibile.org/wp-content/uploads/dlm_uploads/Green-Paper-poverta-trasporti.pdf" target="_blank" rel="noopener">trovate qui il documento</a>), presentato dal <strong>Transport Poverty Lab</strong> e promosso dalla <strong>Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile</strong>, offre per la prima volta una <strong>mappatura sistematica del fenomeno</strong>.</p>
<p>Il dato di sintesi è già di per sé rilevante: <strong>oltre 7 milioni di cittadini italiani vivono in condizioni di povertà dei trasporti</strong>, intesa come incapacità di sostenere i costi della mobilità o come mancanza di accesso ai servizi di trasporto necessari per raggiungere lavoro, cure sanitarie, istruzione e opportunità sociali.</p>
<p>Una vulnerabilità che si declina in forme diverse, ma che ha un denominatore comune: l’<strong>esclusione dalla mobilità come esclusione dalla vita collettiva</strong>.</p>
<h2>Il peso economico e territoriale dell’immobilità</h2>
<p>Il Green Paper distingue due componenti principali del fenomeno. La prima è <strong>economica</strong>: circa 1,2 milioni di famiglie si trovano simultaneamente in una condizione di rischio povertà e sostengono costi di mobilità particolarmente elevati.</p>
<p>Per queste famiglie, spostarsi è una voce di bilancio insostenibile – che si tratti di carburante, assicurazione, manutenzione del veicolo privato o abbonamenti al trasporto pubblico.</p>
<p>La seconda componente è <strong>territoriale</strong>: 7,3 milioni di cittadini risiedono in aree con un’offerta di trasporto pubblico insufficiente. E il <strong>divario geografico</strong> è, su questo versante, abissale.</p>
<p>Nel <strong>Sud del Paese</strong>, in alcune aree di Sardegna e Sicilia, la disponibilità di trasporto pubblico locale scende sotto i 200 posti-km per abitante. La media nazionale è di 4.623. A Milano si superano i 16.000 posti-km. Un rapporto di 1 a 80 che fotografa due Italie della mobilità che coesistono senza comunicare.</p>
<p>A <strong>livello regionale</strong>, la quota più elevata di famiglie vulnerabili si registra in <strong>Calabria</strong>, dove supera il 10%. Il dato scende sotto il 2% in <strong>Trentino-Alto Adige</strong>. Non si tratta solo di una questione infrastrutturale: è una questione di <strong>equità territoriale</strong> che si traduce in opportunità di vita profondamente diseguali.</p>
<h2>Quattro profili di vulnerabilità</h2>
<p>Uno dei contributi metodologici più significativi del Green Paper è la <strong>costruzione di una matrice della povertà dei trasporti</strong> che identifica <strong>quattro macro-tipologie di cittadini vulnerabili</strong>, a partire dall’incrocio tra capacità personale di sostenere i costi della mobilità e disponibilità di offerta di trasporto nel territorio di residenza.</p>
<p>Il primo profilo è quello della <strong>vulnerabilità assoluta</strong>: basso reddito e assenza di opzioni di trasporto nel territorio. È la forma più acuta di esclusione, in cui le due componenti si sommano senza possibilità di compensazione reciproca.</p>
<p>Il secondo profilo è la <strong>vulnerabilità territoriale</strong>: risorse personali adeguate, ma contesto povero di servizi. Chi rientra in questa categoria spesso compensa il deficit infrastrutturale con un <a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/16/mobilita-extraurbana-sostenibile/" target="_blank" rel="noopener"><strong>ricorso massiccio all’auto privata</strong></a> – una soluzione individuale che ha costi economici, ambientali e sociali rilevanti, e che non risolve il problema strutturale.</p>
<p>Il terzo profilo è la <strong>vulnerabilità personale</strong>: territorio ben servito, ma barriere economiche, fisiche o sociali che riducono la fruibilità dei servizi disponibili. Anziani, persone con disabilità, famiglie a basso reddito in aree urbane rientrano spesso in questa categoria.</p>
<p>Il quarto profilo è quello della <strong>disponibilità e accessibilità piena</strong>: capacità personali adeguate in un territorio con molteplici opzioni di mobilità efficienti. È la condizione di chi può scegliere come spostarsi – una condizione tutt’altro che universale.</p>
<h2>La vulnerabilità indotta dalle politiche climatiche</h2>
<p>A queste quattro forme strutturali di povertà dei trasporti, il quadro europeo aggiunge una <strong>quinta dimensione</strong>, definita nel Green Paper <strong>vulnerabilità indotta</strong>.</p>
<p>Si tratta dell’<strong>impatto economico che alcune misure pensate per promuovere la <a href="https://www.greenplanner.it/mobilita-sostenibile/" target="_blank" rel="noopener">mobilità sostenibile</a></strong> – carbon pricing, revisione della tassazione sui carburanti, standard emissivi più stringenti – possono avere su cittadini e microimprese già in condizioni di fragilità.</p>
<p>È esattamente per rispondere a questo rischio che il <strong>Regolamento europeo istitutivo del Fondo Sociale per il Clima</strong> prevede la mobilitazione di circa <strong>85 miliardi di euro nel periodo 2026-2032</strong>, di cui 9 miliardi destinati all’Italia.</p>
<p>Un’opportunità significativa, a condizione che le risorse vengano indirizzate con precisione verso i profili di vulnerabilità mappati dal Green Paper e non disperse in misure generiche che non raggiungono chi ne ha più bisogno.</p>
<h2>Una politica pubblica che deve ancora nascere</h2>
<p>Il <strong>Green Paper della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile</strong> non si limita a descrivere il fenomeno: pone le <strong>basi metodologiche per una risposta politica</strong> che in Italia ancora manca.</p>
<p>La <strong>povertà dei trasporti non è una conseguenza inevitabile della geografia o del reddito</strong>: è il risultato di decenni di <strong>investimenti insufficienti nel trasporto pubblico locale</strong>, di una pianificazione urbanistica che ha ignorato la mobilità come dimensione del welfare, di politiche sociali che non hanno mai incluso la mobilità tra i bisogni primari da tutelare.</p>
<p>Affrontarla richiede un approccio integrato: politiche tariffarie differenziate per le famiglie vulnerabili, investimenti infrastrutturali nelle aree a bassa densità di servizi, interoperabilità tra modalità di trasporto diverse e un sistema di monitoraggio capace di aggiornare la matrice della vulnerabilità nel tempo.</p>
<h2>Un decalogo per contrastare la povertà dei trasporti</h2>
<p>Il Regolamento europeo identifica due ambiti su cui investire per mitigare l’impatto sociale ed economico di questo fenomeno: <strong>facilitare l’accesso a veicoli a zero e a basse emissioni</strong>; facilitare l’accesso alla <strong>mobilità condivisa e sostenibile</strong>.</p>
<p>La <strong>Guidance on the Social Climate Plans</strong> offre anche un <strong>decalogo di misure per il contrasto alla povertà dei trasporti</strong>:</p>
<ol>
<li>sostegno finanziario e incentivi fiscali per l’acquisto diretto di veicoli a basse e zero emissioni</li>
<li>schemi per il noleggio o leasing di veicoli a zero emissioni per i gruppi vulnerabili in base a fattori come il reddito, l’accessibilità dei trasporti pubblici e i tempi e le distanze tra casa e luogo di lavoro per evitare effetti regressivi</li>
<li>investimenti in infrastrutture di ricarica pubbliche intelligenti e bidirezionali a prezzi competitivi, in aree con utenti vulnerabili e in povertà da trasporto</li>
<li>sussidi per l’acquisto o il leasing di veicoli a zero emissioni destinati alle microimprese (per esempio taxi, furgoni, camion, veicoli a uso speciale o cargo-bike)</li>
<li>bonus aggiuntivi per la rottamazione di veicoli diesel e benzina, con la garanzia che non vengano acquistati veicoli sostitutivi inquinanti</li>
<li>promozione dell’uso di biciclette, e-bike, cargo-bike e soluzioni di micromobilità, favorendo sia la creazione di infrastrutture ciclabili sicure che colleghino aree a basso reddito con destinazioni chiave, oltre a sussidi per acquisto, noleggio a lungo termine o leasing di biciclette, e-bike o cargo-bike</li>
<li>incentivi all’uso di trasporti pubblici economici e accessibili, supportando enti pubblici e privati, comprese le cooperative, nello sviluppo di mobilità sostenibile su richiesta, mobilità condivisa e opzioni di mobilità attiva</li>
<li>sostegno pubblico a servizi on-demand, mobilità come servizio (MaaS) e sharing mobility, per coprire l’intera catena di percorsi, inclusi il primo e ultimo miglio, tenendo conto delle esigenze dei gruppi vulnerabili nelle aree remote e svantaggiate, anche attraverso voucher sovvenzionati</li>
<li>estensione dell’offerta di trasporto pubblico e di infrastrutture correlate, soprattutto in aree rurali e urbane poco servite, beneficiando gli utenti vulnerabili dei trasporti</li>
<li>investimenti in hub di mobilità, per facilitare lo scambio e le connessioni tra trasporto pubblico, mobilità condivisa, ciclismo e camminata nelle aree suburbane, periurbane e rurali</li>
</ol>
<p>Esempi di strumenti di intervento già adottati all’estero (e qualcuno anche in Italia) ci sono e funzionano. Ecco alcuni esempi pratici che potrebbero essere adottati facilmente:</p>
<ul>
<li><strong>mobility wallet</strong>: portafogli digitali legati al reddito offerti dallo Stato per pagare trasporto pubblico, sharing mobility, taxi</li>
<li><strong>bonus per acquisto</strong> auto e bici elettriche destinati a famiglie a basso Isee</li>
<li><strong>leasing sociale</strong> per veicoli a zero emissioni, destinati a famiglie e alle microimprese in base a fattori come il reddito, l’accessibilità dei trasporti pubblici e i tempi e le distanze tra casa e luogo di lavoro</li>
<li><strong>tariffe agevolate su taxi e ridehailing</strong>: sconti per donne, anziani, disoccupati</li>
<li><strong>trasporto pubblico sussidiato</strong>: abbonamenti gratuiti o a prezzo ridotto</li>
<li><strong>trasporto a chiamata</strong> (Demand Responsive Transit): servizi con tariffe sociali o gratuiti per aree rurali o periferiche</li>
<li><strong>carpooling incentivato</strong>: premi o tariffe agevolate per pendolari con redditi bassi</li>
</ul>
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<title>Acer amplia la gamma di micromobilità elettrica con nuovi modelli</title>
<link>https://www.eventi.news/acer-amplia-la-gamma-di-micromobilita-elettrica-con-nuovi-modelli</link>
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<description><![CDATA[ Al Taipei International Cycle Show 2026, Acer ha presentato una gamma ampliata di veicoli elettrici leggeri – e-bike pieghevoli, fat bike e scooter – per la smart mobility urbana, con l’obiettivo di trasformare l’esperienza di spostamento in una piattaforma connessa e orientata ai dati Acer non è un costruttore di veicoli. È un’azienda che produce […]
L&#039;articolo Acer amplia la gamma di micromobilità elettrica con nuovi modelli è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 02:30:17 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Acer, amplia, gamma, micromobilità, elettrica, con, nuovi, modelli</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/04/03/acer-presenta-nuova-gamma-e-bike/" title="Acer amplia la gamma di micromobilità elettrica con nuovi modelli" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/acer-eFold.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="acer efold" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/acer-eFold.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/acer-eFold-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/acer-eFold-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/acer-eFold-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Al Taipei International Cycle Show 2026, Acer ha presentato una gamma ampliata di veicoli elettrici leggeri – e-bike pieghevoli, fat bike e scooter – per la smart mobility urbana, con l’obiettivo di trasformare l’esperienza di spostamento in una piattaforma connessa e orientata ai dati</em></p>
<p><a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/13/acer-rafforza-impegno-sostenibilita-education-pmi/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Acer</strong></a> non è un costruttore di veicoli. È un’azienda che produce computer, monitor e dispositivi connessi che negli ultimi anni ha scelto di portare la propria competenza tecnologica nel campo della <a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/30/idee-parole-bias-mobilita-leggera/" target="_blank" rel="noopener"><strong>mobilità elettrica leggera</strong></a>.</p>
<p>Una scelta strategica che si inserisce in un <strong>mercato europeo della micromobilità elettrica</strong> in rapida espansione. Secondo le stime più recenti, il segmento delle e-bike e degli scooter elettrici leggeri continuerà a crescere nei prossimi anni, trainato dalla domanda urbana, dalle politiche di incentivo alla <a href="https://www.greenplanner.it/mobilita-sostenibile/" target="_blank" rel="noopener"><strong>mobilità sostenibile</strong></a> e dalla progressiva integrazione con il trasporto pubblico.</p>
<p>La presentazione al <strong>Taipei International Cycle Show 2026</strong> della <strong>nuova gamma di e-bike e scooter elettrici</strong> non è quindi un episodio isolato, ma un passo ulteriore in una strategia di diversificazione che guarda alla <strong>mobilità urbana come estensione naturale dell’ecosistema digitale</strong>.</p>
<p>Per l’azienda, infatti, la <strong>mobilità intelligente sta diventando il punto di giunzione tra tecnologia e vita quotidiana</strong>: non più semplice trasporto, ma piattaforma connessa alimentata da dati e connettività.</p>
<p>Una visione che si riflette nelle scelte di prodotto presentate a Taipei.</p>
<h2>Le eFold: e-bike pieghevoli per il pendolarismo urbano</h2>
<p>La serie <strong>Acer eFold</strong> sono disponibili in due varianti – eFold-16 ed eFold-20 – e sono progettate per rispondere alle esigenze di chi si muove in città con spazi ridotti e necessità di intermodalità.</p>
<p>L’<strong>eFold-16</strong> punta sulla leggerezza: il telaio pieghevole è in lega di magnesio, materiale che combina resistenza strutturale e riduzione del peso. Il motore da 250W eroga fino a 45 Nm di coppia, una soglia che garantisce assistenza fluida anche in salita o in condizioni di traffico intenso.</p>
<p>L’<strong>eFold-20</strong> introduce una soluzione tecnica più sofisticata: una struttura di sospensione pieghevole a quattro link abbinata a una trasmissione Shimano Cues a 7 marce. Il risultato è un veicolo più confortevole su superfici irregolari e più manovrabile nei contesti urbani complessi.</p>
<p>Entrambi i modelli sono previsti per il debutto commerciale a Taiwan nel terzo trimestre 2026; i tempi per l’arrivo in Europa non sono ancora stati comunicati.</p>
<h2>Nitro eCity e Predator eNomad: due approcci alla fat bike</h2>
<p>Due anche le proposte nel <strong>segmento fat bike</strong> – veicoli con pneumatici sovrадimensionati che garantiscono maggiore stabilità su fondi sconnessi, sterrato e superfici scivolose.</p>
<p>La <strong>Acer Nitro eCity</strong> si posiziona come soluzione per il pendolarismo con vocazione lifestyle: i pneumatici fat bike la rendono adatta a percorsi misti, urbani ed extraurbani.</p>
<p>Il <strong>Predator eNomad-Pf</strong>, invece, è pensato per un pubblico orientato alla personalizzazione: offre ampia compatibilità accessoria, una forcella anteriore cromaticamente distintiva, vano portaoggetti integrato e un sistema di sospensione invertita regolabile.</p>
<p>Un prodotto che punta a coniugare prestazioni e identità visiva, in un segmento di mercato in cui l’estetica è diventata variabile competitiva rilevante.</p>
<h2>Nitro ES Serie 3 Select: lo scooter connesso per il quotidiano</h2>
<p>Sul versante degli scooter elettrici, il modello destinato a fare volume in Europa è l’<strong>Acer Nitro Es Serie 3 Select</strong>, in arrivo nel secondo trimestre 2026 a partire da 349 euro.</p>
<p>Le specifiche tecniche lo collocano nel segmento entry-mid: batteria ad alta capacità, sistemi di frenata e illuminazione migliorati, tre modalità di guida con cruise control.</p>
<p>L’elemento di differenziazione rispetto alla concorrenza è la <strong>connettività</strong>: lo scooter è compatibile con l’app Acer eMobility, che consente il monitoraggio in tempo reale dello stato del veicolo e dei parametri di guida.</p>
<p>Una funzione che riflette la matrice tecnologica di Acer e che prefigura un’evoluzione dei veicoli leggeri verso logiche sempre più vicine a quelle degli smartphone – aggiornabili, tracciabili, integrabili nell’ecosistema digitale dell’utente.</p>
<p>Al Taipei Cycle Show sono stati mostrati anche i <strong>modelli Predator Es Thunder e Predator Es Storm Pro</strong>, scooter elettrici ad alte prestazioni che completano la gamma verso il segmento premium, senza che siano stati ancora comunicati prezzi o date di disponibilità europea.</p>
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<title>Voli notturni a Bergamo: per Legambiente è una scelta organizzativa, non legata ai ritardi</title>
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<description><![CDATA[ Legambiente ha pubblicato “Puntualmente in ritardo 3”, dossier che fotografa i voli notturni dell’aeroporto di Orio al Serio (Bergamo) nei mesi di gennaio e febbraio 2026: sono stati 413 i decolli nella fascia più delicata della notte Arriva alla sua terza edizione il rapporto Puntualmente in ritardo, redatto da Legambiente Bergamo per analizzare i movimenti […]
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<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 02:30:07 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Voli, notturni, Bergamo:, per, Legambiente, una, scelta, organizzativa, non, legata, ritardi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/04/03/analisi-voli-notturni-aeroporto-bergamo/" title="Voli notturni a Bergamo: per Legambiente è una scelta organizzativa, non legata ai ritardi" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Depositphotos_atterraggio-notturno.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="atterraggio notturno" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Depositphotos_atterraggio-notturno.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Depositphotos_atterraggio-notturno-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Depositphotos_atterraggio-notturno-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Depositphotos_atterraggio-notturno-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Legambiente ha pubblicato “Puntualmente in ritardo 3”, dossier che fotografa i voli notturni dell’aeroporto di Orio al Serio (Bergamo) nei mesi di gennaio e febbraio 2026: sono stati 413 i decolli nella fascia più delicata della notte</em></p>
<p>Arriva alla sua terza edizione il rapporto <strong><a href="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/PUNTUALMENTE-IN-RITARDO.pdf" target="_blank" rel="noopener">Puntualmente in ritardo</a></strong>, redatto da <strong>Legambiente Bergamo</strong> per <strong>analizzare i movimenti notturni</strong> dell’aeroporto di Bergamo-Orio al Serio.</p>
<p>“<em>I dati che presentiamo mostrano con chiarezza</em> – dichiara <strong>Elena Ferrario</strong>, Legambiente Bergamo – <em>che il traffico aereo notturno non è soltanto il risultato di ritardi o situazioni impreviste, ma deriva in larga parte da scelte organizzative e commerciali precise.</em></p>
<p><em>Se negli ultimi mesi è stato possibile ridurre i decolli notturni causati dalla congestione del traffico, significa che intervenire è possibile. Per questo riteniamo che sia arrivato il momento di aprire un confronto serio e trasparente sul modello di funzionamento dell’aeroporto di Orio al Serio.</em></p>
<p><em>Chiediamo a Sacbo maggiore trasparenza sui dati completi dei decolli e l’avvio di un percorso condiviso che metta al centro la compatibilità ambientale dello scalo e il diritto al riposo delle comunità che vivono attorno all’aeroporto. La competitività di un’infrastruttura strategica non può essere disgiunta dalla tutela della salute e della qualità della vita dei cittadini</em>“.</p>
<p>La <strong>Società per l’Aeroporto Civile di Bergamo-Orio al Serio</strong> (Sacbo), infatti, a fine novembre 2025 aveva dichiarato che i decolli in ritardo su pista 28 dovuti alla congestione del traffico aereo erano stati drasticamente ridotti.</p>
<p>Per <a href="https://www.greenplanner.it/2024/10/24/un-appello-di-legambiente-per-salvaguardare-il-verde-a-bergamo/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Legambiente</strong></a>, quindi, l’<strong>organizzazione operativa incide direttamente sul numero dei movimenti notturni</strong>. Di qui l’analisi – basata sulla raccolta quotidiana dei dati pubblici del tabellone partenze dell’aeroporto, acquisiti tramite uno script automatico che fotografa la situazione dei voli ogni sera alle ore 23:00 – che mostra, per i mesi di gennaio e febbraio 2026, 113 decolli avvenuti tra le 23:00 e le 6:00 a causa di ritardi.</p>
<p>Il rapporto quindi evidenzia che, pur escludendo i disagi eccezionali del 4 e 5 gennaio 2026, sono stati 87 i voli in ritardo in 58 giorni, pari a oltre un volo e mezzo ogni notte.</p>
<p>Il dato più significativo evidenziato dal rapporto riguarda la programmazione ordinaria: nei primi 58 giorni del 2026 risultano, infatti, 300 decolli programmati nella fascia 23:00-6:00 di cui 218 concentrati tra le 5:00 e le 6:00 del mattino.</p>
<p>Secondo <strong>Legambiente</strong>, quindi, la notte “<em>rappresenta una componente strutturale del modello operativo dell’aeroporto</em>” e i movimenti notturni sono “<em>frutto di scelte commerciali e organizzative pianificate, con un impatto diretto sulla qualità della vita delle comunità residenti</em>“.</p>
<p><em>Crediti immagine: <a href="https://depositphotos.com/it/" target="_blank" rel="noopener">Depositphotos</a></em></p>
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<title>Vent’anni di Codice dell’ambiente: il 3 aprile del 2006 nasceva il Testo unico ambientale</title>
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<description><![CDATA[ Il 3 aprile 2006 viene emanato il Decreto Legislativo n. 152, noto come Testo Unico Ambientale (T.U.A.), che rappresenta ancora oggi il principale riferimento normativo italiano per la tutela dell’ambiente. La sua introduzione segna un passaggio decisivo: per la prima volta, un insieme complesso e frammentato di norme viene riordinato in un quadro organico e coerente.
Il decreto nasce in attuazione della legge delega n. 308 del 2004, con cui il Parlamento affida al Governo il compito di riorganizzare, coordinare e integrare la legislazione ambientale esistente. L’emanazione del provvedimento avviene al termine di un percorso articolato, che coinvolge il Consiglio dei Ministri, le Commissioni parlamentari e la Conferenza unificata Stato-Regioni.
Un sistema normativo costruito anche sull’Europa
Il Codice dell’Ambiente non è un testo isolato, ma si inserisce in un contesto normativo più ampio, fortemente influenzato dal diritto europeo. Gran parte delle sue disposizioni recepisce infatti direttive comunitarie che, già dagli anni ’80 e ’90, avevano introdotto principi e strumenti fondamentali per la tutela ambientale.
Tra questi, due strumenti centrali:

la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), prevista per analizzare gli effetti di singoli progetti pubblici e privati;
la Valutazione Ambientale Strategica (VAS), applicata a piani e programmi con possibili impatti significativi sull’ambiente.

Accanto a questi, il decreto incorpora principi ormai consolidati nella normativa europea, come quello della prevenzione e quello, fondamentale, del “chi inquina paga”, introdotto dalla direttiva sulla responsabilità ambientale del 2004.
Le materie disciplinate: un approccio integrato
L’articolo 1 del decreto definisce con chiarezza l’ambito di applicazione del Codice, articolato in diverse parti, ciascuna dedicata a un settore specifico della tutela ambientale.
Il Testo Unico disciplina infatti:

le procedure di valutazione ambientale (VAS, VIA e autorizzazione integrata ambientale – IPPC);
la difesa del suolo, la lotta alla desertificazione e la gestione delle risorse idriche;
la gestione dei rifiuti e la bonifica dei siti contaminati;
la tutela della qualità dell’aria e la riduzione delle emissioni in atmosfera;
la responsabilità per danno ambientale e le relative forme di tutela risarcitoria.

Questa articolazione riflette un approccio integrato alla tutela dell’ambiente, che considera le diverse componenti – acqua, aria, suolo – come parti di un sistema interconnesso.
Un equilibrio tra Stato, Regioni e obblighi internazionali
Il Codice dell’Ambiente si fonda anche sul quadro costituzionale italiano, in particolare sull’articolo 117, che attribuisce allo Stato la competenza esclusiva in materia di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, pur nel rispetto del ruolo delle Regioni in ambiti collegati come il governo del territorio e la tutela della salute.
A questo si aggiunge il vincolo derivante dall’ordinamento europeo e dagli accordi internazionali, che impone un continuo aggiornamento della normativa nazionale. Non a caso, il Testo Unico è stato più volte modificato e integrato nel corso degli anni, per adeguarsi all’evoluzione delle politiche ambientali e delle conoscenze scientifiche.
Un obiettivo chiaro: qualità della vita e uso sostenibile delle risorse
Al di là della complessità tecnica, il Codice dell’Ambiente ha un obiettivo preciso: garantire un elevato livello di tutela dell’ambiente come condizione essenziale per la qualità della vita.
Questo obiettivo si traduce in due direttrici fondamentali: da un lato la prevenzione e la riduzione degli impatti ambientali, dall’altro l’uso razionale e sostenibile delle risorse naturali. In questo senso, il decreto non è solo un insieme di norme, ma uno strumento che orienta le scelte pubbliche e private verso modelli di sviluppo più sostenibili.
Un riferimento ancora centrale
A distanza di vent’anni dalla sua emanazione, il Testo Unico Ambientale continua a essere il pilastro della normativa ambientale italiana. La sua struttura complessa riflette la complessità stessa delle sfide ambientali contemporanee, che richiedono strumenti normativi capaci di integrare conoscenze scientifiche, esigenze economiche e tutela del territorio.
a cura di Lili Cafarella e Felicia Corsale ]]></description>
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 15:30:12 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Vent’anni, Codice, dell’ambiente:, aprile, del, 2006, nasceva, Testo, unico, ambientale</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/legge_ambiente_giustizia_Depositphotos_310582030_L.jpg" alt="" width="2000" height="1440" loading="lazy"></p><p data-start="344" data-end="716">Il 3 aprile 2006 viene emanato il Decreto Legislativo n. 152, noto come<span> </span><a href="https://www.gazzettaufficiale.it/dettaglio/codici/materiaAmbientale" target="_blank" rel="noopener"><em data-start="416" data-end="440">Testo Unico Ambientale</em><span> </span></a>(T.U.A.), che rappresenta ancora oggi il principale riferimento normativo italiano per la tutela dell’ambiente. La sua introduzione segna un passaggio decisivo: per la prima volta, un insieme complesso e frammentato di norme viene riordinato in un quadro organico e coerente.</p>
<p data-start="718" data-end="1101">Il decreto nasce in attuazione della legge delega n. 308 del 2004, con cui il Parlamento affida al Governo il compito di riorganizzare, coordinare e integrare la legislazione ambientale esistente. L’emanazione del provvedimento avviene al termine di un percorso articolato, che coinvolge il Consiglio dei Ministri, le Commissioni parlamentari e la Conferenza unificata Stato-Regioni.</p>
<h3 data-start="1108" data-end="1160"><span><strong data-start="1108" data-end="1160">Un sistema normativo costruito anche sull’Europa</strong></span></h3>
<p data-start="1162" data-end="1489">Il Codice dell’Ambiente non è un testo isolato, ma si inserisce in un contesto normativo più ampio, fortemente influenzato dal diritto europeo. Gran parte delle sue disposizioni recepisce infatti direttive comunitarie che, già dagli anni ’80 e ’90, avevano introdotto principi e strumenti fondamentali per la tutela ambientale.</p>
<p data-start="1491" data-end="1528">Tra questi, due strumenti centrali:</p>
<ul data-start="1529" data-end="1787">
<li data-section-id="1okt21h" data-start="1529" data-end="1656">la<span> </span><strong data-start="1534" data-end="1577">Valutazione di Impatto Ambientale (VIA)</strong>, prevista per analizzare gli effetti di singoli progetti pubblici e privati;</li>
<li data-section-id="15u6xi6" data-start="1657" data-end="1787">la<span> </span><strong data-start="1662" data-end="1705">Valutazione Ambientale Strategica (VAS)</strong>, applicata a piani e programmi con possibili impatti significativi sull’ambiente.</li>
</ul>
<p data-start="1789" data-end="2028">Accanto a questi, il decreto incorpora principi ormai consolidati nella normativa europea, come quello della prevenzione e quello, fondamentale, del<span> </span><em data-start="1938" data-end="1958">“chi inquina paga”</em>, introdotto dalla direttiva sulla responsabilità ambientale del 2004.</p>
<h3 data-start="2035" data-end="2086"><span><strong data-start="2035" data-end="2086">Le materie disciplinate: un approccio integrato</strong></span></h3>
<p data-start="2088" data-end="2268">L’articolo 1 del decreto definisce con chiarezza l’ambito di applicazione del Codice, articolato in diverse parti, ciascuna dedicata a un settore specifico della tutela ambientale.</p>
<p data-start="2270" data-end="2306">Il Testo Unico disciplina infatti:</p>
<ul data-start="2307" data-end="2731">
<li data-section-id="1vr1v7s" data-start="2307" data-end="2406">le procedure di valutazione ambientale (VAS, VIA e autorizzazione integrata ambientale – IPPC);</li>
<li data-section-id="1iv9ad7" data-start="2407" data-end="2499">la difesa del suolo, la lotta alla desertificazione e la gestione delle risorse idriche;</li>
<li data-section-id="1ovtp5v" data-start="2500" data-end="2563">la gestione dei rifiuti e la bonifica dei siti contaminati;</li>
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<li data-section-id="12l7ji8" data-start="2647" data-end="2731">la responsabilità per danno ambientale e le relative forme di tutela risarcitoria.</li>
</ul>
<p data-start="2733" data-end="2911">Questa articolazione riflette un approccio integrato alla tutela dell’ambiente, che considera le diverse componenti – acqua, aria, suolo – come parti di un sistema interconnesso.</p>
<h3 data-start="2918" data-end="2980"><span><strong data-start="2918" data-end="2980">Un equilibrio tra Stato, Regioni e obblighi internazionali</strong></span></h3>
<p data-start="2982" data-end="3313">Il Codice dell’Ambiente si fonda anche sul quadro costituzionale italiano, in particolare sull’articolo 117, che attribuisce allo Stato la competenza esclusiva in materia di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, pur nel rispetto del ruolo delle Regioni in ambiti collegati come il governo del territorio e la tutela della salute.</p>
<p data-start="3315" data-end="3656">A questo si aggiunge il vincolo derivante dall’ordinamento europeo e dagli accordi internazionali, che impone un continuo aggiornamento della normativa nazionale. Non a caso, il Testo Unico è stato più volte modificato e integrato nel corso degli anni, per adeguarsi all’evoluzione delle politiche ambientali e delle conoscenze scientifiche.</p>
<h3 data-start="3663" data-end="3738"><span><strong data-start="3663" data-end="3738">Un obiettivo chiaro: qualità della vita e uso sostenibile delle risorse</strong></span></h3>
<p data-start="3740" data-end="3931">Al di là della complessità tecnica, il Codice dell’Ambiente ha un obiettivo preciso: garantire un elevato livello di tutela dell’ambiente come condizione essenziale per la qualità della vita.</p>
<p data-start="3933" data-end="4286">Questo obiettivo si traduce in due direttrici fondamentali: da un lato la prevenzione e la riduzione degli impatti ambientali, dall’altro l’uso razionale e sostenibile delle risorse naturali. In questo senso, il decreto non è solo un insieme di norme, ma uno strumento che orienta le scelte pubbliche e private verso modelli di sviluppo più sostenibili.</p>
<h3 data-start="4293" data-end="4327"><span><strong data-start="4293" data-end="4327">Un riferimento ancora centrale</strong></span></h3>
<p data-start="4329" data-end="4694">A distanza di vent’anni dalla sua emanazione, il Testo Unico Ambientale continua a essere il pilastro della normativa ambientale italiana. La sua struttura complessa riflette la complessità stessa delle sfide ambientali contemporanee, che richiedono strumenti normativi capaci di integrare conoscenze scientifiche, esigenze economiche e tutela del territorio.</p>
<p><a href="https://ingvambiente.com/nasce-il-codice-dellambiente/"><strong>a cura di Lili Cafarella e Felicia Corsale</strong></a></p>]]> </content:encoded>
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<title>La macchina insaziabile. Cosa significa davvero capitalismo in fase avanzata?</title>
<link>https://www.eventi.news/la-macchina-insaziabile-cosa-significa-davvero-capitalismo-in-fase-avanzata</link>
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<description><![CDATA[ Trevor Jackson, professore di storia dell&#039;Università della California - Berkeley ha dedicato la sua carriera a documentare l&#039;ascesa del capitalismo, il sistema economico che regola la vita della maggior parte delle persone sul pianeta e ha condensato tutto nel suo nuovo libro &quot; The Insatiable Machine: How Capitalism Conquered the World“ che descrive vertiginose disuguaglianze, sangue e distruzione ambientale e continua dissipazione di risorse, indissolubilmente legati alla ricerca del profitto. Ma già a pagina 1 Jackson avverte che «non si intravede all&#039;orizzonte un sistema alternativo credibile».Eppure &quot;La macchina insaziabile&quot; non è un&#039;opera del tutto fatalista e Jackson è convinto che «Cambiamenti molto più radicali di quanto crediamo siano pensabili e possibili», perché l&#039;ascesa del capitalismo non è stata né inevitabile né intenzionale. Inoltre, il libro mette in luce il miglioramento di ben 16 volte della qualità della vita reso possibile dal capitalismo, come l&#039;aumento dell&#039;aspettativa di vita, la diffusione capillare dell&#039;elettricità e la moderna cultura del consumo.Lo sguardo di Jackson sulla vittoria non inevitabile del capitalismo in fase avanzata è molto americano e, proprio per questo, globale ed è su questi aspetti che lo ha intervistato Lila Thulin UC Berkeley News che ha parlato con Jackson di come è stata costruita la &quot;macchina&quot; del capitalismo, di come il suo libro contribuisce al dibattito accademico sull&#039;argomento e se i parallelismi tra la nostra epoca e le epoche precedenti siano fondatiEcco il testo dell’intervista:
UC Berkeley News: Cosa significa realmente &quot;capitalismo in fase avanzata&quot;? Stiamo forse usando questo termine in modo improprio nel linguaggio comune? Trevor Jackson: Il capitalismo è in ritardo da molto tempo. Marx per primo pensò che il capitalismo sarebbe crollato nel 1848. Negli anni &#039;90 dell&#039;Ottocento, Eduard Bernstein scrisse di un &quot;capitalismo tardivo&quot; o di un &quot;capitalismo maturo&quot;. Solitamente, associamo il termine a Ernest Mandel, un economista marxista che scrisse un libro piuttosto ampolloso intitolato &quot;Late Capitalism&quot; , ritenendo che gli anni &#039;70 rappresentassero questo momento di crisi. Ci sono continue previsioni sulla fine imminente, e sul fatto che le cose non possano continuare così, eppure il capitalismo continua. Uno dei fatti definitivi sul capitalismo è la sua incredibile capacità di sopravvivere, mutare e crescere. Una parte di me vorrebbe dire che il capitalismo è sempre e solo una fase avanzata. Ma non si può certo affermare che il capitalismo della Repubblica di Venezia del XVI secolo fosse tardivo. Il capitalismo del XIX secolo, con l&#039;industrializzazione, è invece considerato tardivo.Il tardo capitalismo post-anni &#039;70 è caratterizzato dalla sensazione che qualcosa sia stato e continui ad essere profondamente rotto. Mi piace molto il termine &quot;hauntologia&quot;: l&#039;idea che siamo circondati dai relitti di futuri immaginati che non si sono mai realizzati. Ci si aspettava che, arrivati a questo punto, il capitalismo che abbiamo vissuto non sarebbe stato quello di un tempo. Avremmo avuto auto volanti o qualcosa di meglio. Quando sento parlare di &quot;capitalismo in fase avanzata&quot;, penso che le persone esprimano quel senso di malinconia, di essere circondati da una perdita che non riusciamo a definire con precisione.Esistono parallelismi storici tra oggi e l&#039;inizio del XX secolo?Nutro dei dubbi sull&#039;idea che stiamo vivendo una seconda Età dell&#039;Oro. Il periodo che va dal 1870 al 1914 è stato caratterizzato da una disuguaglianza molto elevata. Anche oggi la disuguaglianza è elevata. Allora come ora, esisteva il problema degli oligarchi senza scrupoli. Queste analogie sembrano profonde.Ma nutro dei dubbi per un paio di motivi. Uno di questi è l&#039;equilibrio delle forze di classe. Negli Stati Uniti, tra il 1870 e il 1919, esisteva una presenza politica della classe operaia forte, organizzata e combattiva, sotto forma di sindacati e altre organizzazioni politiche. In Oklahoma, negli anni &#039;90 dell&#039;Ottocento, c&#039;erano 40 giornali socialisti. Gli anarchici bombardarono Wall Street. Questo è un conflitto sociale su vasta scala che, a mio avviso, oggi non esiste.L&#039;Età dell&#039;Oro sembrava falsa e inautentica, ma la crescita economica e l&#039;aumento del salario medio erano relativamente robusti. La vita delle persone stava cambiando radicalmente in modi che non credo rivedremo mai, nemmeno lontanamente, paragonabili a quelli odierni.Per gli Stati Uniti, il periodo dal 1870 al 1970 è stato un&#039;era di cambiamento e crescita tecnologica. Pensiamo di vivere in un&#039;epoca di elevati tassi di crescita economica e progresso tecnologico, ma non è così. Pensate a una cucina del 1950 rispetto a una del 1900, del 2000 o del 2025. Nel 1950, una cucina avrebbe avuto acqua corrente calda e fredda, un frigorifero, un forno elettrico o a gas, una lavastoviglie e vari elettrodomestici. Nel 1900, una cucina non avrebbe avuto nulla di tutto ciò. Nel 2000, invece, ha tutte le stesse cose.Il picco della sostituzione dei lavoratori con la tecnologia si è verificato negli anni &#039;50, quando le segretarie stenografe sono state rimpiazzate da persone in grado di dattilografare, o gli operatori di centralino da sistemi di trasmissione telefonica elettronica. Negli Stati Uniti, negli anni &#039;50, c&#039;erano un quarto di milione di addetti agli ascensori che furono completamente sostituiti dagli ascensori elettronici. Oggi, credo, il ritmo di questa trasformazione è molto più lento. Lei scrive ampiamente sul ruolo della schiavitù nello sviluppo del capitalismo, e alcuni studiosi interessati alla &quot;nuova storia del capitalismo&quot; sostengono che la sua nascita in America non possa essere separata dalla schiavitù basata sulla razza. Cosa è importante comprendere riguardo alla relazione tra le due cose?Il legame tra schiavitù e capitalismo è stato probabilmente il tema più dibattuto nella storia economica per quasi 100 anni, quindi c&#039;è molto da dire al riguardo. Era necessaria la precedente creazione del concetto giuridico di proprietà per poter considerare le persone come proprietà. I governi e le leggi – come il Codice degli schiavi delle Barbados del 1665 o il Codice degli schiavi della Virginia del 1705, che distinguevano tra servi a contratto bianchi e persone di colore ridotte in schiavitù – creano e distruggono la &quot;proprietà&quot; e, di conseguenza, i mercati per essa. Quindi credo che dobbiamo partire dalla storia precedente della proprietà capitalistica.Un altro aspetto importante: la schiavitù atlantica era legata allo zucchero, non al cotone. Nell&#039;Atlantico ci furono dai 150 ai 200 anni di tratta degli schiavi a scopo di lucro, prima che l&#039;attenzione si concentrasse sul cotone negli Stati Uniti. Il Brasile era la principale destinazione degli schiavi provenienti dall&#039;Africa, non gli Stati Uniti. Ignorare la questione dello zucchero a Barbados, in Giamaica e in Brasile significa avere una visione limitata. Se consideriamo la schiavitù prima del cotone e della Rivoluzione Industriale, lo storico di Berkeley Jan de Vries affermerebbe che essa è collegata al capitalismo perché i nuovi beni di lusso derivanti dal lavoro degli schiavi nel Nuovo Mondo, come lo zucchero e il tabacco, incentivarono le persone a lavorare per guadagnare denaro extra e poterseli permettere. Questo rappresentò un grande cambiamento, passando dal lavoro retribuito al consumo. La sua idea di &quot;rivoluzione industriosa&quot; spiega sia l&#039;origine della forza lavoro moderna sia l&#039;origine della cultura consumistica moderna, collegandole entrambe a questo commercio triangolare atlantico.La &quot;nuova storia del capitalismo&quot;, incentrata sulle categorie razziali, ci ha fatto trascurare quelle che potremmo definire categorie di classe interne alla razza. Questo ha prodotto una visione distorta di come la tratta degli schiavi funzionasse come istituzione capitalistica. Esistevano mercanti di schiavi africani professionisti, mossi dal profitto, il cui lavoro consisteva nell&#039;acquistare e vendere esseri umani in Africa, e che guadagnavano ingenti somme di denaro. Possiamo tentare di interpretare questo fenomeno attraverso una lente razziale, e questo può avere una sua forza. Ma a mio avviso, ciò suggerisce che quei mercanti di schiavi africani fossero capitalisti e che la tratta degli schiavi, dall&#039;inizio alla fine, sia una creazione capitalistica.C&#039;è un periodo storico particolare o un punto di svolta in questa storia che, a suo avviso, è stato sottovalutato e che avrebbe voluto mettere in evidenza nel suo libro?Ce ne sono tre. La più importante è quella da cui parte il libro: la creazione del sistema monetario internazionale. Cosa c&#039;è di più capitalista del denaro e dei prezzi, e da dove provengono?In un mondo pre-capitalista, il denaro non era mai abbastanza, le banconote avevano tagli molto alti (immaginate di avere con voi solo banconote da 500 dollari) e la maggior parte delle cose non era monetizzata. Durante la conquista del Nuovo Mondo, gli spagnoli scoprono l&#039;argento e questa enorme ondata di argento inondò il mondo intero. Questo produsse quella che chiamiamo la Rivoluzione dei Prezzi. Le cose iniziano a essere denominate in prezzi e in denaro. Invece di pagare il padrone di casa con polli, ora lo si paga con denaro. Ci sono anche circa 150 anni di inflazione mentre l&#039;argento si diffonde in tutto il mondo, con l&#039;effetto di sconvolgere diverse economie. L&#039;economia spagnola crolla. E non tutti i prezzi aumentano alla stessa velocità. Chi riceveva un affitto o vendeva merci se la passava bene. Chi invece doveva pagare per queste cose se la passava male. La rivoluzione dei prezzi ha sconvolto gli equilibri di potere mondiali e ha prodotto una netta differenziazione di classe.Il secondo punto che vorrei fosse più conosciuto è la Rivoluzione haitiana . È una storia potentissima di imperialismo finanziario. Dopo la prima ribellione di schiavi della storia, gli haitiani furono costretti a ripagare ai francesi il costo della loro liberazione. Continuarono a pagare quel prestito, a Citibank e ad altri istituti, fino al XX secolo.Infine, molti non si rendono conto che il periodo tra le due guerre, dal 1917 al 1933, fu un momento in cui la maggior parte degli osservatori pensava che il capitalismo fosse giunto al termine. Il capitalismo si imbatté nella Prima Guerra Mondiale e non riuscì a uscirne. Il capitalismo subì la Grande Depressione nello stesso periodo in cui l&#039;Unione Sovietica registrò una crescita economica record. I sovietici completarono il loro primo piano quinquennale in soli quattro anni.Pensiamo al capitalismo come a qualcosa di efficiente e innovativo, ma nell&#039;arco di una sola generazione, si è creduto che il capitalismo fosse il sistema del XIX secolo, destinato a essere sostituito da qualcosa di più moderno e perlopiù orribile: il comunismo sovietico o il fascismo. Si pensava che il capitalismo fosse arretrato, inefficiente, anarchico e incapace di risolvere i propri problemi. Se il capitalismo fosse destinato a crollare spontaneamente e a essere sostituito da qualcos&#039;altro, allora sarebbe successo. Ma non è successo. Direbbe che il suo libro è pieno di speranza?[Ride] La prima versione della conclusione era qualcosa del tipo: &quot;Il mondo è già finito, ma non ce ne rendiamo conto. Se la storia ha qualcosa da insegnarci, è la storia dei Banda, dei Taíno e di altri popoli che sono stati sterminati dal capitalismo&quot;.Nella versione finale ho cercato di infondere un senso di speranza. Vorrei che le persone pensassero in modo più ambizioso a cambiamenti sociali enormi e radicali. Pensiamo con un orizzonte temporale troppo ristretto, con una gamma di possibilità troppo limitata. La differenza tra il feudalesimo e il capitalismo è talmente grande, ha richiesto un tempo lunghissimo ed è stata del tutto involontaria. Possiamo pensare su una scala simile? Non so se questo sia un segnale di speranza, perché si tratta di una scala temporale quasi disumana. Ma non credo che le cose continueranno così. Kafka diceva: &quot;C&#039;è speranza, ma non per noi&quot;.
Questa intervista è stata condensata e modificata per maggiore chiarezza ed è stata pubblicata su UC Berkeley News il 31 marzo 2026 con il titolo “What does &quot;late-stage capitalism’ really mean? UC Berkeley professor chronicles an ‘apocalyptic’ history”. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 15:30:11 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>macchina, insaziabile., Cosa, significa, davvero, capitalismo, fase, avanzata</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/capitalismo_insaziabile.jpg" alt=""></p><p><em>Trevor Jackson, professore di storia dell'Università della California - Berkeley ha dedicato la sua carriera a documentare l'ascesa del capitalismo, il sistema economico che regola la vita della maggior parte delle persone sul pianeta e ha condensato tutto nel suo nuovo libro " <strong>T<a href="https://wwnorton.com/books/9781324106876/">he Insatiable Machine: How Capitalism Conquered the World</a></strong>“ che descrive vertiginose disuguaglianze, sangue e distruzione ambientale e continua dissipazione di risorse, indissolubilmente legati alla ricerca del profitto. Ma già a pagina 1 Jackson avverte che «non si intravede all'orizzonte un sistema alternativo credibile».</em><br><em>Eppure "La macchina insaziabile" non è un'opera del tutto fatalista e Jackson è convinto che «Cambiamenti molto più radicali di quanto crediamo siano pensabili e possibili», perché l'ascesa del capitalismo non è stata né inevitabile né intenzionale. Inoltre, il libro mette in luce il miglioramento di ben 16 volte della qualità della vita reso possibile dal capitalismo, come l'aumento dell'aspettativa di vita, la diffusione capillare dell'elettricità e la moderna cultura del consumo.</em><br><em>Lo sguardo di Jackson sulla vittoria non inevitabile del capitalismo in fase avanzata è molto americano e, proprio per questo, globale ed è su questi aspetti che lo ha intervistato Lila Thulin UC Berkeley News che ha parlato con Jackson di come è stata costruita la "macchina" del capitalismo, di come il suo libro contribuisce al dibattito accademico sull'argomento e se i parallelismi tra la nostra epoca e le epoche precedenti siano fondati</em><br><em>Ecco il testo dell’intervista:</em></p>
<p><strong>UC Berkeley News: Cosa significa realmente "capitalismo in fase avanzata"? Stiamo forse usando questo termine in modo improprio nel linguaggio comune?</strong> <br>Trevor Jackson: Il capitalismo è in ritardo da molto tempo. Marx per primo pensò che il capitalismo sarebbe crollato nel 1848. Negli anni '90 dell'Ottocento, Eduard Bernstein scrisse di un "capitalismo tardivo" o di un "capitalismo maturo". Solitamente, associamo il termine a Ernest Mandel, un economista marxista che scrisse un libro piuttosto ampolloso intitolato "Late Capitalism" , ritenendo che gli anni '70 rappresentassero questo momento di crisi. Ci sono continue previsioni sulla fine imminente, e sul fatto che le cose non possano continuare così, eppure il capitalismo continua. Uno dei fatti definitivi sul capitalismo è la sua incredibile capacità di sopravvivere, mutare e crescere. <br>Una parte di me vorrebbe dire che il capitalismo è sempre e solo una fase avanzata. Ma non si può certo affermare che il capitalismo della Repubblica di Venezia del XVI secolo fosse tardivo. Il capitalismo del XIX secolo, con l'industrializzazione, è invece considerato tardivo.<br>Il tardo capitalismo post-anni '70 è caratterizzato dalla sensazione che qualcosa sia stato e continui ad essere profondamente rotto. Mi piace molto il termine "hauntologia": l'idea che siamo circondati dai relitti di futuri immaginati che non si sono mai realizzati. Ci si aspettava che, arrivati a questo punto, il capitalismo che abbiamo vissuto non sarebbe stato quello di un tempo. Avremmo avuto auto volanti o qualcosa di meglio. Quando sento parlare di "capitalismo in fase avanzata", penso che le persone esprimano quel senso di malinconia, di essere circondati da una perdita che non riusciamo a definire con precisione.<br><strong>Esistono parallelismi storici tra oggi e l'inizio del XX secolo?</strong><br>Nutro dei dubbi sull'idea che stiamo vivendo una seconda Età dell'Oro. Il periodo che va dal 1870 al 1914 è stato caratterizzato da una disuguaglianza molto elevata. Anche oggi la disuguaglianza è elevata. Allora come ora, esisteva il problema degli oligarchi senza scrupoli. Queste analogie sembrano profonde.<br>Ma nutro dei dubbi per un paio di motivi. Uno di questi è l'equilibrio delle forze di classe. Negli Stati Uniti, tra il 1870 e il 1919, esisteva una presenza politica della classe operaia forte, organizzata e combattiva, sotto forma di sindacati e altre organizzazioni politiche. In Oklahoma, negli anni '90 dell'Ottocento, c'erano 40 giornali socialisti. Gli anarchici bombardarono Wall Street. Questo è un conflitto sociale su vasta scala che, a mio avviso, oggi non esiste.<br>L'Età dell'Oro sembrava falsa e inautentica, ma la crescita economica e l'aumento del salario medio erano relativamente robusti. La vita delle persone stava cambiando radicalmente in modi che non credo rivedremo mai, nemmeno lontanamente, paragonabili a quelli odierni.<br>Per gli Stati Uniti, il periodo dal 1870 al 1970 è stato un'era di cambiamento e crescita tecnologica. Pensiamo di vivere in un'epoca di elevati tassi di crescita economica e progresso tecnologico, ma non è così. Pensate a una cucina del 1950 rispetto a una del 1900, del 2000 o del 2025. Nel 1950, una cucina avrebbe avuto acqua corrente calda e fredda, un frigorifero, un forno elettrico o a gas, una lavastoviglie e vari elettrodomestici. Nel 1900, una cucina non avrebbe avuto nulla di tutto ciò. Nel 2000, invece, ha tutte le stesse cose.<br>Il picco della sostituzione dei lavoratori con la tecnologia si è verificato negli anni '50, quando le segretarie stenografe sono state rimpiazzate da persone in grado di dattilografare, o gli operatori di centralino da sistemi di trasmissione telefonica elettronica. Negli Stati Uniti, negli anni '50, c'erano un quarto di milione di addetti agli ascensori che furono completamente sostituiti dagli ascensori elettronici. Oggi, credo, il ritmo di questa trasformazione è molto più lento. <br><strong>Lei scrive ampiamente sul ruolo della schiavitù nello sviluppo del capitalismo, e alcuni studiosi interessati alla "nuova storia del capitalismo" sostengono che la sua nascita in America non possa essere separata dalla schiavitù basata sulla razza. Cosa è importante comprendere riguardo alla relazione tra le due cose?</strong><br>Il legame tra schiavitù e capitalismo è stato probabilmente il tema più dibattuto nella storia economica per quasi 100 anni, quindi c'è molto da dire al riguardo. Era necessaria la precedente creazione del concetto giuridico di proprietà per poter considerare le persone come proprietà. I governi e le leggi – come il Codice degli schiavi delle Barbados del 1665 o il Codice degli schiavi della Virginia del 1705, che distinguevano tra servi a contratto bianchi e persone di colore ridotte in schiavitù – creano e distruggono la "proprietà" e, di conseguenza, i mercati per essa. Quindi credo che dobbiamo partire dalla storia precedente della proprietà capitalistica.<br>Un altro aspetto importante: la schiavitù atlantica era legata allo zucchero, non al cotone. Nell'Atlantico ci furono dai 150 ai 200 anni di tratta degli schiavi a scopo di lucro, prima che l'attenzione si concentrasse sul cotone negli Stati Uniti. Il Brasile era la principale destinazione degli schiavi provenienti dall'Africa, non gli Stati Uniti. Ignorare la questione dello zucchero a Barbados, in Giamaica e in Brasile significa avere una visione limitata. <br>Se consideriamo la schiavitù prima del cotone e della Rivoluzione Industriale, lo storico di Berkeley Jan de Vries affermerebbe che essa è collegata al capitalismo perché i nuovi beni di lusso derivanti dal lavoro degli schiavi nel Nuovo Mondo, come lo zucchero e il tabacco, incentivarono le persone a lavorare per guadagnare denaro extra e poterseli permettere. Questo rappresentò un grande cambiamento, passando dal lavoro retribuito al consumo. La sua idea di "rivoluzione industriosa" spiega sia l'origine della forza lavoro moderna sia l'origine della cultura consumistica moderna, collegandole entrambe a questo commercio triangolare atlantico.<br>La "nuova storia del capitalismo", incentrata sulle categorie razziali, ci ha fatto trascurare quelle che potremmo definire categorie di classe interne alla razza. Questo ha prodotto una visione distorta di come la tratta degli schiavi funzionasse come istituzione capitalistica. Esistevano mercanti di schiavi africani professionisti, mossi dal profitto, il cui lavoro consisteva nell'acquistare e vendere esseri umani in Africa, e che guadagnavano ingenti somme di denaro. Possiamo tentare di interpretare questo fenomeno attraverso una lente razziale, e questo può avere una sua forza. Ma a mio avviso, ciò suggerisce che quei mercanti di schiavi africani fossero capitalisti e che la tratta degli schiavi, dall'inizio alla fine, sia una creazione capitalistica.<br><strong>C'è un periodo storico particolare o un punto di svolta in questa storia che, a suo avviso, è stato sottovalutato e che avrebbe voluto mettere in evidenza nel suo libro?</strong><br>Ce ne sono tre. La più importante è quella da cui parte il libro: la creazione del sistema monetario internazionale. Cosa c'è di più capitalista del denaro e dei prezzi, e da dove provengono?<br>In un mondo pre-capitalista, il denaro non era mai abbastanza, le banconote avevano tagli molto alti (immaginate di avere con voi solo banconote da 500 dollari) e la maggior parte delle cose non era monetizzata. Durante la conquista del Nuovo Mondo, gli spagnoli scoprono l'argento e questa enorme ondata di argento inondò il mondo intero. Questo produsse quella che chiamiamo la Rivoluzione dei Prezzi. Le cose iniziano a essere denominate in prezzi e in denaro. Invece di pagare il padrone di casa con polli, ora lo si paga con denaro. Ci sono anche circa 150 anni di inflazione mentre l'argento si diffonde in tutto il mondo, con l'effetto di sconvolgere diverse economie. L'economia spagnola crolla. <br>E non tutti i prezzi aumentano alla stessa velocità. Chi riceveva un affitto o vendeva merci se la passava bene. Chi invece doveva pagare per queste cose se la passava male. La rivoluzione dei prezzi ha sconvolto gli equilibri di potere mondiali e ha prodotto una netta differenziazione di classe.<br>Il secondo punto che vorrei fosse più conosciuto è la Rivoluzione haitiana . È una storia potentissima di imperialismo finanziario. Dopo la prima ribellione di schiavi della storia, gli haitiani furono costretti a ripagare ai francesi il costo della loro liberazione. Continuarono a pagare quel prestito, a Citibank e ad altri istituti, fino al XX secolo.<br>Infine, molti non si rendono conto che il periodo tra le due guerre, dal 1917 al 1933, fu un momento in cui la maggior parte degli osservatori pensava che il capitalismo fosse giunto al termine. Il capitalismo si imbatté nella Prima Guerra Mondiale e non riuscì a uscirne. Il capitalismo subì la Grande Depressione nello stesso periodo in cui l'Unione Sovietica registrò una crescita economica record. I sovietici completarono il loro primo piano quinquennale in soli quattro anni.<br>Pensiamo al capitalismo come a qualcosa di efficiente e innovativo, ma nell'arco di una sola generazione, si è creduto che il capitalismo fosse il sistema del XIX secolo, destinato a essere sostituito da qualcosa di più moderno e perlopiù orribile: il comunismo sovietico o il fascismo. Si pensava che il capitalismo fosse arretrato, inefficiente, anarchico e incapace di risolvere i propri problemi. Se il capitalismo fosse destinato a crollare spontaneamente e a essere sostituito da qualcos'altro, allora sarebbe successo. Ma non è successo. <br><strong>Direbbe che il suo libro è pieno di speranza?</strong><br>[Ride] La prima versione della conclusione era qualcosa del tipo: "Il mondo è già finito, ma non ce ne rendiamo conto. Se la storia ha qualcosa da insegnarci, è la storia dei Banda, dei Taíno e di altri popoli che sono stati sterminati dal capitalismo".<br>Nella versione finale ho cercato di infondere un senso di speranza. Vorrei che le persone pensassero in modo più ambizioso a cambiamenti sociali enormi e radicali. Pensiamo con un orizzonte temporale troppo ristretto, con una gamma di possibilità troppo limitata. La differenza tra il feudalesimo e il capitalismo è talmente grande, ha richiesto un tempo lunghissimo ed è stata del tutto involontaria. Possiamo pensare su una scala simile? Non so se questo sia un segnale di speranza, perché si tratta di una scala temporale quasi disumana. Ma non credo che le cose continueranno così. Kafka diceva: "C'è speranza, ma non per noi".</p>
<p><em>Questa intervista è stata condensata e modificata per maggiore chiarezza ed è stata pubblicata su UC Berkeley News il 31 marzo 2026 con il titolo “What does "late-stage capitalism’ really mean? UC Berkeley professor chronicles an ‘apocalyptic’ history”</em><br><em>.</em></p>]]> </content:encoded>
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<title>Perché il ritorno al nucleare non può essere la soluzione dell’Italia alla crisi energetica</title>
<link>https://www.eventi.news/perche-il-ritorno-al-nucleare-non-puo-essere-la-soluzione-dellitalia-alla-crisi-energetica</link>
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<description><![CDATA[ In occasione del World nuclear energy summit apertosi a marzo in Francia, per una sfortunata coincidenza proprio nel giorno del 15esimo anniversario del disastro nucleare di Fukushima, il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto, che ha annunciato la volontà dell’Italia «di aderire all’impegno per triplicare la capacità nucleare globale. Nel breve-medio termine guardiamo con attenzione agli Small modular reactors di terza generazione avanzata». C’è un problema, però: gli Smr di fatto non esistono.
Come riassunto già lo scorso giugno dalla Banca d’Italia, nel 2024 vi erano 98 progetti basati su tecnologie Smr, Amr (Advanced modular reactors) o Mmr (Micro-modular reactors) nel mondo. Alcuni di questi erano sospesi per assenza di fondi o in fase di sviluppo embrionale, e solo tre risultano operativi – uno in Cina e due in Russia –, con Bankitalia a sottolineare peraltro che «l’introduzione di nuove tecnologie impone l’aggiornamento dei criteri di valutazione della sicurezza e dunque la maggior sicurezza di diversi nuovi progetti deve ancora essere dimostrata». Come farlo, e con quali fondi, non è chiaro.
Nel Piano strategico approvato quest’anno da Enel – il più grande “operatore” privato al mondo nel comparto delle rinnovabili, col ministero dell’Economia primo azionista – con orizzonte al 2028 si prevedono investimenti da 53 miliardi ma sul nucleare non c’è un euro, e i fondi pubblici stanziati dal Governo si concentrano su partite come la promozione di informazione pro-nucleare: 6 mln di euro solo quest’anno, a fronte di zero risorse analoghe per le rinnovabili. Eppure, oltre agli ostacoli normativi, tra i principali motivi che frenano l’installazione di nuovi impianti rinnovabili spicca la disinformazione, come sottolineato nel corso dell’evento Good news, bad news, fake news: le rinnovabili tra narrativa e realtà, organizzato da Italy for Climate, il centro studi della Fondazione per lo sviluppo sostenibile.
Come peraltro evidenzia il fisico Giuseppe Onufrio, già direttore di Greenpeace Italia, la partita dei costi non appare banale: l’analisi sui principali modelli di Smr in corso di sviluppo negli Usa documenta che il costo industriale dell’elettricità risulterà sempre superiore del 50% a quello delle centrali tradizionali.
Eppure le ambizioni in campo da parte dell’esecutivo appaiono rilevanti. «Nello scenario ipotizzato dal Pniec – riassume ancora Bankitalia – la capacità installata tra il 2030 e il 2050 sarebbe pari a circa 8 GW (di cui 1,3 GW in modalità cogenerativa e 0,4 GW da fusione nucleare nel 2050). I nuovi impianti sarebbero tra 22 e 42, e la loro produzione coprirebbe l’11% (64,2 TWh) del fabbisogno elettrico stimato al 2050». Dove verrebbero collocate una quarantina di centrali nucleari non è dato sapere.
In compenso è già noto che la tecnologia nucleare non è la più adeguata a integrarsi con le fonti rinnovabili, in quanto queste ultime sono tanto più convenienti da rendere diseconomico tenere accese le centrali solo per compensare la variabilità di eolico e solare. Meglio investire in batterie, come spiegato tra gli altri alla Camera da Federico Maria Butera, professore emerito di Fisica tecnica ambientale al Politecnico di Milano, e in parallelo su una riserva termoelettrica alimentata con combustibili verdi per l’accumulo stagionale, come aggiunge il dirigente di ricerca del Cnr Luigi Moccia.
«Il governo giustifica il nucleare sostenendo che un sistema 100% rinnovabili costerebbe 17 miliardi in più al 2050 – spiegano Onufrio e Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto club – Una cifra che suona elevata ma (che va considerata nell’arco di 25 anni) e che comunque non è mai stata dimostrata da nessuno dei documenti resi disponibili dalla piattaforma nucleare sostenibile. Questa situazione è determinata dalla “resistenza fossile” che ostacola autorizzazioni, impone moratorie regionali e usa il nucleare come diversivo per difendere il gas, ancora dominante nel mix elettrico. Se Terna parla di costi crescenti superato il 90% di rinnovabili, va ricordato che i costi dei sistemi di accumulo vanno continuamente scendendo e che nel 2025 il costo delle batterie industriali è sceso del 43% in un solo anno. E che si stanno sviluppando sistemi di accumulo di lunga durata (giorni, settimane, mesi). Un sistema 100% rinnovabile è dunque tecnicamente fattibile e auspicabile».
Sulla stessa scia si posiziona la più diffusa associazione ambientalista sul territorio nazionale, Legambiente. Nel presentare l’ultimo rapporto Scacco matto alle rinnovabili, il presidente del Cigno verde nazionale – Stefano Ciafani – argomenta che «il settore delle rinnovabili va sostenuto e incoraggiato, non ostacolato e rallentato. Occorre dare certezza a imprese e territori con tempi e regole chiare. La crescita delle rinnovabili in Europa, ma anche la delicata situazione geopolitica internazionale legata anche alla dipendenza delle fonti fossili, e l’accentuarsi della crisi climatica impongono al nostro Paese di accelerare sulle fonti pulite, abbandonando le fossili e l’insensata corsa al nucleare».
Per rispettare i pur deboli obiettivi fissai dal Governo col decreto Aree idonee – ovvero +80.001 MW al 2030 rispetto al 2021 – l’Italia dovrà installare oltre 11 GW l’anno di nuova potenza, a fronte dei 7,2 GW installati l’ultimo anno. «Una meta che si può facilmente raggiungere e superare purché – aggiunge Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente – si dia certezza sui tempi autorizzativi, sulle aste per l’eolico offshore e si superino tutti gli ostacoli burocratici, coinvolgendo di più territori, cittadini e amministrazioni.  Alla luce dei continui conflitti, oggi parlare di rinnovabili, assume un valore sempre più importante e centrale per arrivare all’indipendenza dalle fossili ed essere portatori di pace».
Quest’articolo è stato pubblicato sulle colonne di RiEnergia – portale ideato da Rie-Ricerche Industriali ed Energetiche in collaborazione con Staffetta Quotidiana – col titolo “Le ragioni del no all’atomo”. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 15:30:10 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Perché, ritorno, nucleare, non, può, essere, soluzione, dell’Italia, alla, crisi, energetica</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Lenergia%20solare%20dove%20cera%20il%20nucleare.jpg" alt="" width="2736" height="1824" loading="lazy"></p><p><span>In occasione del World nuclear energy summit apertosi a marzo in Francia, per una sfortunata coincidenza proprio nel giorno del 15esimo anniversario del disastro nucleare di Fukushima, il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto, che ha </span><a href="https://www.mase.gov.it/portale/web/guest/-/energia-pichetto-l-italia-aderisce-all-impegno-per-triplicare-la-capacita-nucleare-globale"><span>annunciato</span></a><span> la volontà dell’Italia «di aderire all’impegno per triplicare la capacità nucleare globale. Nel breve-medio termine guardiamo con attenzione agli Small modular reactors di terza generazione avanzata». C’è un problema, però: gli Smr di fatto non esistono.</span></p>
<p><span>Come riassunto già lo </span><a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/56368-smr-amr-mmr-il-nucleare-che-piace-al-governo-meloni-ha-solo-tre-impianti-operativi-in-russia-e-cina"><span>scorso giugno</span></a><span> dalla Banca d’Italia, nel 2024 vi erano 98 progetti basati su tecnologie Smr, Amr (Advanced modular reactors) o Mmr (Micro-modular reactors) nel mondo. Alcuni di questi erano sospesi per assenza di fondi o in fase di sviluppo embrionale, e solo tre risultano operativi – uno in Cina e due in Russia –, con Bankitalia a sottolineare peraltro che «l’introduzione di nuove tecnologie impone l’aggiornamento dei criteri di valutazione della sicurezza e dunque la maggior sicurezza di diversi nuovi progetti deve ancora essere dimostrata». Come farlo, e con quali fondi, non è chiaro.</span></p>
<p><span>Nel Piano strategico approvato quest’anno da Enel – il più grande “operatore” privato al mondo nel comparto delle rinnovabili, col ministero dell’Economia primo azionista – con orizzonte al 2028 si </span><a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60312-nel-piano-strategico-enel-investimenti-da-53-miliardi-al-2028-senza-un-euro-sul-nucleare"><span>prevedono</span></a><span> investimenti da 53 miliardi ma sul nucleare non c’è un euro, e i fondi pubblici </span><a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/58076-nel-2026-il-governo-meloni-quadruplichera-la-spesa-per-finanziare-informazione-pro-nucleare"><span>stanziati</span></a><span> dal Governo si concentrano su partite come la promozione di informazione pro-nucleare: 6 mln di euro solo quest’anno, a fronte di zero risorse analoghe per le rinnovabili. Eppure, oltre agli ostacoli normativi, tra i principali motivi che frenano l’installazione di nuovi impianti rinnovabili spicca la disinformazione, come sottolineato nel corso dell’evento <em>Good news, bad news, fake news: le rinnovabili tra narrativa e realtà</em>, organizzato da Italy for Climate, il centro studi della Fondazione per lo sviluppo sostenibile.</span></p>
<p><span>Come peraltro </span><a href="https://www.greenreport.it/editoriale/57882-nucleare-lelettricita-dai-futuribili-smr-costera-un-botto"><span>evidenzia</span></a><span> il fisico Giuseppe Onufrio, già direttore di Greenpeace Italia, la partita dei costi non appare banale: l’analisi sui principali modelli di Smr in corso di sviluppo negli Usa documenta che il costo industriale dell’elettricità risulterà sempre superiore del 50% a quello delle centrali tradizionali.</span></p>
<p><span>Eppure le ambizioni in campo da parte dell’esecutivo appaiono rilevanti. «Nello scenario ipotizzato dal Pniec – riassume ancora </span><a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/56365-latomo-fuggente-per-bankitalia-il-nucleare-in-italia-non-abbasserebbe-il-costo-delle-bollette"><span>Bankitalia</span></a><span> – la capacità installata tra il 2030 e il 2050 sarebbe pari a circa 8 GW (di cui 1,3 GW in modalità cogenerativa e 0,4 GW da fusione nucleare nel 2050). I nuovi impianti sarebbero tra 22 e 42, e la loro produzione coprirebbe l’11% (64,2 TWh) del fabbisogno elettrico stimato al 2050». Dove verrebbero collocate una quarantina di centrali nucleari non è dato sapere.</span></p>
<p><span>In compenso è già noto che la tecnologia nucleare non è la più adeguata a integrarsi con le fonti rinnovabili, in quanto queste ultime sono tanto più convenienti da rendere diseconomico tenere accese le centrali solo per compensare la variabilità di eolico e solare. Meglio investire in batterie, come </span><a href="https://www.greenreport.it/editoriale/49806-il-nucleare-non-e-adatto-a-compensare-la-variabilita-eolica-e-solare-per-abbassare-il-costo-dellelettricita-in-italia-e-piu-conveniente-installare-rapidamente-rinnovabili-e-accumuli"><span>spiegato</span></a><span> tra gli altri alla Camera da Federico Maria Butera, professore emerito di Fisica tecnica ambientale al Politecnico di Milano, e in parallelo su una riserva termoelettrica alimentata con combustibili verdi per l’accumulo stagionale, come </span><a href="https://www.greenreport.it/editoriale/59523-eclisse-nucleare-come-rinnovabili-accumuli-e-flessibilita-rendono-obsoleti-gli-schemi-energetici-del-secolo-scorso"><span>aggiunge</span></a><span> il dirigente di ricerca del Cnr Luigi Moccia.</span></p>
<p><span>«Il governo giustifica il nucleare sostenendo che un sistema 100% rinnovabili costerebbe 17 miliardi in più al 2050 – </span><a href="https://www.greenreport.it/editoriale/60720-un-antidoto-alla-propaganda-nucleare-del-governo"><span>spiegano</span></a><span> Onufrio e Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto club – Una cifra che suona elevata ma (che va considerata nell’arco di 25 anni) e che comunque non è mai stata dimostrata da nessuno dei documenti resi disponibili dalla piattaforma nucleare sostenibile. Questa situazione è determinata dalla “resistenza fossile” che ostacola autorizzazioni, impone moratorie regionali e usa il nucleare come diversivo per difendere il gas, ancora dominante nel mix elettrico. Se Terna parla di costi crescenti superato il 90% di rinnovabili, va ricordato che i costi dei sistemi di accumulo vanno continuamente scendendo e che nel 2025 il costo delle batterie industriali è sceso del 43% in un solo anno. E che si stanno sviluppando sistemi di accumulo di lunga durata (giorni, settimane, mesi). Un sistema 100% rinnovabile è dunque tecnicamente fattibile e auspicabile».</span></p>
<p><span>Sulla stessa scia si posiziona la più diffusa associazione ambientalista sul territorio nazionale, Legambiente. Nel presentare l’ultimo </span><a href="https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2026/03/ScaccoMatto-alle-Rinnovabili-2026.pdf"><span>rapporto</span></a><span> <em>Scacco matto alle rinnovabili</em>, il presidente del Cigno verde nazionale – Stefano Ciafani – argomenta che «il settore delle rinnovabili va sostenuto e incoraggiato, non ostacolato e rallentato. Occorre dare certezza a imprese e territori con tempi e regole chiare. La crescita delle rinnovabili in Europa, ma anche la delicata situazione geopolitica internazionale legata anche alla dipendenza delle fonti fossili, e l’accentuarsi della crisi climatica impongono al nostro Paese di accelerare sulle fonti pulite, abbandonando le fossili e l’insensata corsa al nucleare».</span></p>
<p><span>Per rispettare i pur deboli obiettivi fissai dal Governo col decreto Aree idonee – ovvero +80.001 MW al 2030 rispetto al 2021 – l’Italia dovrà installare oltre 11 GW l’anno di nuova potenza, a fronte dei 7,2 GW installati l’ultimo anno. «Una meta che si può facilmente raggiungere e superare purché – aggiunge Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente – si dia certezza sui tempi autorizzativi, sulle aste per l’eolico offshore e si superino tutti gli ostacoli burocratici, coinvolgendo di più territori, cittadini e amministrazioni.  Alla luce dei continui conflitti, oggi parlare di rinnovabili, assume un valore sempre più importante e centrale per arrivare all’indipendenza dalle fossili ed essere portatori di pace».</span></p>
<p><em><span>Quest’articolo è stato pubblicato sulle colonne di RiEnergia – portale ideato da Rie-Ricerche Industriali ed Energetiche in collaborazione con Staffetta Quotidiana – col titolo</span></em><span> “<a href="https://rienergia.staffettaonline.com/articolo/35939/Le+ragioni+del+no+all%E2%80%99atomo/Aterini">Le ragioni del no all’atomo</a>”.</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Imballaggi in bilico fra riciclo e riuso: ecco come funziona il regolamento europeo Ppwr</title>
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<description><![CDATA[ La Commissione europea ha pubblicato la Comunicazione dell’approvazione della bozza di documento guida volto a facilitare l&#039;attuazione uniforme del Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggi (Ppwr), insieme ad una serie di FAQ (domande e risposte) che affrontano in modo pratico i principali quesiti applicativi che gli operatori potrebbero porsi.
Il documento guida pubblicato (ancora una bozza), che non è giuridicamente vincolante, fornisce l&#039;interpretazione della Commissione di alcune disposizioni del Regolamento Ppwr e mira a sostenere l&#039;attuazione efficace e tempestiva del Regolamento da parte degli operatori economici e degli Stati membri.
Ricordiamo che il regolamento Ppwr è entrato in vigore l&#039;11 febbraio 2025 e la sua applicazione generale è prevista per il 12 agosto 2026, ma alcune disposizioni si applicheranno successivamente (ad esempio, riciclabilità, obiettivi relativi al contenuto riciclato, divieti sugli imballaggi e obiettivi di riutilizzo entro il 2030).
Ecco dunque di seguito i principali obiettivi del provvedimento destinato a modificare radicalmente sia le politiche di produzione e utilizzo del packaging da parte delle imprese, sia i comportamenti dei consumatori.
I rifiuti da imballaggio devono ridursi del 5% entro il 2030, 10% entro il 2035, 15% entro 2040, rispetto ai livelli del 2018 (in quell’anno erano 77, 3 milioni di tonnellate, nel 2023 erano 79,3, nel 2030 si deve arrivare a 73,4).
Entro il 2030 tutti gli imballaggi immessi sul mercato europeo dovranno essere riciclabili. Ovvero un imballaggio dovrà essere progettato in modo da poter essere separato nelle sue componenti e trasformato nuovamente in materia prima. Una decisione che spingerà le aziende a ripensare il packaging fin dalla fase di progettazione, l’ecodesign.
Saranno consentite meno sostanze pericolose negli imballaggi, inclusi i Pfas, una famiglia di composti utilizzati spesso per rendere gli imballaggi resistenti all’acqua e ai grassi. Il regolamento stabilisce che, a partire dal 2026, gli imballaggi destinati al contatto con alimenti non potranno essere immessi sul mercato se contengono Pfas oltre determinati limiti. La normativa prende inoltre in considerazione altri contaminanti come metalli pesanti e microplastiche.
Si prevede poi più plastica riciclata nella produzione di imballaggi. Oggi solo una piccola parte della plastica utilizzata per produrre nuovi oggetti proviene da materiali riciclati. Il regolamento introduce obiettivi minimi obbligatori di contenuto riciclato negli imballaggi in plastica. Le percentuali varieranno a seconda del tipo di imballaggio e aumenteranno progressivamente fino al 2040. La logica di questa scelta è creare una domanda stabile di plastica riciclata da parte dell’industria, in modo da rendere economicamente sostenibile l’intero sistema del riciclo.
Si prevede finalmente lo stop a confezioni inutilmente grandi, con una decisa lotta all’over-packaging, cioè l’uso di imballaggi eccessivi rispetto al contenuto del prodotto. Dal 2030 gli imballaggi dovranno essere progettati per ridurre al minimo peso e volume.  Saranno vietati gli elementi che servono solo ad aumentare artificialmente le dimensioni percepite del prodotto, come doppi fondi o strati superflui. Anche nel commercio online saranno introdotti limiti precisi: lo spazio vuoto all’interno degli imballaggi non potrà superare il 50% del volume complessivo della confezione.
Si spinge verso più riuso e meno monouso: un altro cambiamento importante riguarda infatti la promozione degli imballaggi riutilizzabili. Il regolamento incoraggia modelli in cui i contenitori possano essere utilizzati più volte prima di diventare rifiuti. In questa direzione si inserisce anche la possibilità, destinata a diventare sempre più diffusa, di utilizzare contenitori portati da casa per acquistare cibo e bevande da asporto. Le attività di ristorazione dovranno consentire questa opzione e non potranno applicare condizioni economiche peggiori rispetto alle versioni con imballaggi monouso.
Sono previste poi etichette più chiare per chi compra, dato che il regolmento introduce anche nuove regole per rendere più chiare le informazioni sugli imballaggi. Dal 2028 tutti gli imballaggi dovranno riportare etichette armonizzate con pittogrammi che indicano i materiali utilizzati e le modalità corrette di smaltimento. Queste etichette dovranno essere facilmente comprensibili e accessibili anche alle persone con disabilità. In alcuni casi potranno indicare anche la percentuale di materiale riciclato contenuto nell’imballaggio.
La normativa interviene inoltre contro il greenwashing, cioè le dichiarazioni ambientali fuorvianti: le aziende non potranno più utilizzare slogan vaghi o ambigui sulla sostenibilità del packaging se non sono supportati da dati verificabili. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 15:30:09 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Imballaggi, bilico, fra, riciclo, riuso:, ecco, come, funziona, regolamento, europeo, Ppwr</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/rifiuti-imballaggi-economia-circolare-1.jpg" alt="" width="1000" height="595" loading="lazy"></p><p>La Commissione europea ha <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_26_664">pubblicato</a> la Comunicazione dell’approvazione della bozza di documento guida volto a facilitare l'attuazione uniforme del Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggi (Ppwr), insieme ad <a href="https://environment.ec.europa.eu/publications/faq-packaging-and-packaging-waste-regulation-ppwr_en">una serie di FAQ</a> (domande e risposte) che affrontano in modo pratico i principali quesiti applicativi che gli operatori potrebbero porsi.</p>
<p>Il documento guida pubblicato (ancora una bozza), che non è giuridicamente vincolante, fornisce l'interpretazione della Commissione di alcune disposizioni del Regolamento Ppwr e mira a sostenere l'attuazione efficace e tempestiva del Regolamento da parte degli operatori economici e degli Stati membri.</p>
<p>Ricordiamo che il regolamento Ppwr è entrato in vigore l'11 febbraio 2025 e la sua applicazione generale è prevista per il 12 agosto 2026, ma alcune disposizioni si applicheranno successivamente (ad esempio, riciclabilità, obiettivi relativi al contenuto riciclato, divieti sugli imballaggi e obiettivi di riutilizzo entro il 2030).</p>
<p>Ecco dunque di seguito i principali obiettivi del provvedimento destinato a modificare radicalmente sia le politiche di produzione e utilizzo del packaging da parte delle imprese, sia i comportamenti dei consumatori.</p>
<p>I rifiuti da imballaggio devono ridursi del 5% entro il 2030, 10% entro il 2035, 15% entro 2040, rispetto ai livelli del 2018 (in quell’anno erano 77, 3 milioni di tonnellate, nel 2023 erano 79,3, nel 2030 si deve arrivare a 73,4).</p>
<p>Entro il 2030 tutti gli imballaggi immessi sul mercato europeo dovranno essere riciclabili. Ovvero un imballaggio dovrà essere progettato in modo da poter essere separato nelle sue componenti e trasformato nuovamente in materia prima. Una decisione che spingerà le aziende a ripensare il packaging fin dalla fase di progettazione, l’ecodesign.</p>
<p>Saranno consentite meno sostanze pericolose negli imballaggi, inclusi i Pfas, una famiglia di composti utilizzati spesso per rendere gli imballaggi resistenti all’acqua e ai grassi. Il regolamento stabilisce che, a partire dal 2026, gli imballaggi destinati al contatto con alimenti non potranno essere immessi sul mercato se contengono Pfas oltre determinati limiti. La normativa prende inoltre in considerazione altri contaminanti come metalli pesanti e microplastiche.</p>
<p>Si prevede poi più plastica riciclata nella produzione di imballaggi. Oggi solo una piccola parte della plastica utilizzata per produrre nuovi oggetti proviene da materiali riciclati. Il regolamento introduce obiettivi minimi obbligatori di contenuto riciclato negli imballaggi in plastica. Le percentuali varieranno a seconda del tipo di imballaggio e aumenteranno progressivamente fino al 2040. La logica di questa scelta è creare una domanda stabile di plastica riciclata da parte dell’industria, in modo da rendere economicamente sostenibile l’intero sistema del riciclo.</p>
<p>Si prevede finalmente lo stop a confezioni inutilmente grandi, con una decisa lotta all’over-packaging, cioè l’uso di imballaggi eccessivi rispetto al contenuto del prodotto. Dal 2030 gli imballaggi dovranno essere progettati per ridurre al minimo peso e volume.  Saranno vietati gli elementi che servono solo ad aumentare artificialmente le dimensioni percepite del prodotto, come doppi fondi o strati superflui. Anche nel commercio online saranno introdotti limiti precisi: lo spazio vuoto all’interno degli imballaggi non potrà superare il 50% del volume complessivo della confezione.</p>
<p>Si spinge verso più riuso e meno monouso: un altro cambiamento importante riguarda infatti la promozione degli imballaggi riutilizzabili. Il regolamento incoraggia modelli in cui i contenitori possano essere utilizzati più volte prima di diventare rifiuti. In questa direzione si inserisce anche la possibilità, destinata a diventare sempre più diffusa, di utilizzare contenitori portati da casa per acquistare cibo e bevande da asporto. Le attività di ristorazione dovranno consentire questa opzione e non potranno applicare condizioni economiche peggiori rispetto alle versioni con imballaggi monouso.</p>
<p>Sono previste poi etichette più chiare per chi compra, dato che il regolmento introduce anche nuove regole per rendere più chiare le informazioni sugli imballaggi. Dal 2028 tutti gli imballaggi dovranno riportare etichette armonizzate con pittogrammi che indicano i materiali utilizzati e le modalità corrette di smaltimento. Queste etichette dovranno essere facilmente comprensibili e accessibili anche alle persone con disabilità. In alcuni casi potranno indicare anche la percentuale di materiale riciclato contenuto nell’imballaggio.</p>
<p>La normativa interviene inoltre contro il greenwashing, cioè le dichiarazioni ambientali fuorvianti: le aziende non potranno più utilizzare slogan vaghi o ambigui sulla sostenibilità del packaging se non sono supportati da dati verificabili.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Il decreto Bollette perde pezzi, Arera disapplica l’art. 9. Bonelli: «Clamorosa batosta per il Governo»</title>
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<description><![CDATA[ La Camera ha approvato questa settimana (con voto di fiducia) la conversione in legge del decreto Bollette, che nel mentre però continua a perdere di consistenza. Il provvedimento nasce già vecchio a causa della guerra in Medio Oriente scatenata da Usa e Israele, che ha portato nuovi picchi di costo proprio per il gas fossile, e nel mentre la delibera n. 98/2026/R/com dell’Arera ha portato a una disapplicazione dell’articolo 9. 
A essere nel mirino dell’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente è in particolare il comma 3 dell’articolo 9, che prevede di destinare circa 409 milioni di euro – provenienti dalla vendita di gas stoccato da Gse e Snam – per l’abbattimento degli oneri e delle ulteriori componenti tariffarie di trasporto e distribuzione del gas, per il periodo che intercorre tra il 1° aprile 2026 e il 31 dicembre 2026, per i clienti finali direttamente connessi alla rete di trasporto, ai clienti finali gasivori connessi alla rete di distribuzione nonché agli altri clienti finali limitatamente ai consumi superiori ai 80.000 smc/anno.
Secondo l’Arera, dunque, tale misura «integra un aiuto di Stato, poiché prevede un’applicazione selettiva per alcune tipologie di imprese. Pertanto, l’Autorità ritiene che tale misura debba essere notificata dal Governo alla Commissione europea e che, cautelativamente, nello stesso articolo sia prevista una clausola, cd. stand still, con la quale subordinare l&#039;efficacia della stessa disposizione alla preventiva autorizzazione della Commissione europea». 
«È una clamorosa batosta per il Governo, che si conferma incompetente – commenta Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa verde – L’Autorità si rifiuta di attuare l’articolo 9 perché configurerebbe un aiuto di Stato non notificato alla Commissione europea. Il decreto perde pezzi giorno dopo giorno, dimostrando tutta l’improvvisazione di Palazzo Chigi. Il Governo continua a rifiutare l’unica scelta seria: tassare gli extraprofitti delle grandi società energetiche che hanno accumulato decine di miliardi, per abbassare davvero le bollette e accelerare le rinnovabili. Venga subito in Parlamento a spiegare questo pasticcio e riscriva una strategia credibile».
Nel frattempo, l’ennesima crisi energetica innescata da una guerra su nucleare e combustibili fossili sta già pesando sulle bollette italiane: sempre Arera informa che nel II trimestre 2026 per i clienti vulnerabili il costo della bolletta elettrica cresce dell’8,1%, mentre a marzo quello del gas è salito del 19,2%. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 15:30:08 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>decreto, Bollette, perde, pezzi, Arera, disapplica, l’art., Bonelli:, «Clamorosa, batosta, per, Governo»</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/angelo_bonelli_1.jpg" alt=""></p><p><span>La Camera ha approvato questa settimana (<a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60986-fiducia-sul-carbone-al-2038-dalla-camera-ok-al-decreto-bollette-ma-ora-ce-la-trattiva-con-lue">con voto di fiducia</a>) la conversione in legge del decreto Bollette, che nel mentre però continua a perdere di consistenza. Il provvedimento <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60511-a-causa-della-guerra-il-governo-sta-gia-pensando-a-una-marcia-indietro-sul-decreto-bollette">nasce già vecchio</a> a causa della guerra in Medio Oriente scatenata da Usa e Israele, che ha portato nuovi picchi di costo proprio per il gas fossile, e nel mentre la <a href="https://www.arera.it/fileadmin/allegati/docs/26/98-2026-R-com.pdf">delibera n. 98/2026/R/com</a> dell’Arera ha portato a una disapplicazione dell’articolo 9. </span></p>
<p><span>A essere nel mirino dell’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente è in particolare il <a href="https://www.greenreport.it/images/news/pdf/RELAZIONE_TECNICA_Dl_bollette.pdf?_gl=1*bvbnv1*_up*MQ..*_ga*ODQyMDg4MTM3LjE3NzUyMTE1NDU.*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzUyMTE1NDUkbzEkZzAkdDE3NzUyMTE1NDUkajYwJGwwJGg4NTE0OTk1NjA.">comma 3 dell’articolo 9</a>, che prevede di destinare circa 409 milioni di euro – provenienti dalla vendita di gas stoccato da Gse e Snam – per l’abbattimento degli oneri e delle ulteriori componenti tariffarie di trasporto e distribuzione del gas, per il periodo che intercorre tra il 1° aprile 2026 e il 31 dicembre 2026, per i clienti finali direttamente connessi alla rete di trasporto, ai clienti finali gasivori connessi alla rete di distribuzione nonché agli altri clienti finali limitatamente ai consumi superiori ai 80.000 smc/anno.</span></p>
<p><span>Secondo l’Arera, dunque, tale misura «integra un aiuto di Stato, poiché prevede un’applicazione selettiva per alcune tipologie di imprese. Pertanto, l’Autorità ritiene che tale misura debba essere notificata dal Governo alla Commissione europea e che, cautelativamente, nello stesso articolo sia prevista una clausola, cd. <em>stand still</em>, con la quale subordinare l'efficacia della stessa disposizione alla preventiva autorizzazione della Commissione europea». </span></p>
<p><span>«È una clamorosa batosta per il Governo, che si conferma incompetente – commenta Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa verde – L’Autorità si rifiuta di attuare l’articolo 9 perché configurerebbe un aiuto di Stato non notificato alla Commissione europea. Il decreto perde pezzi giorno dopo giorno, dimostrando tutta l’improvvisazione di Palazzo Chigi. Il Governo continua a rifiutare l’unica scelta seria: tassare gli extraprofitti delle grandi società energetiche che hanno accumulato decine di miliardi, per abbassare davvero le bollette e accelerare le rinnovabili. Venga subito in Parlamento a spiegare questo pasticcio e riscriva una strategia credibile».</span></p>
<p><span>Nel frattempo, l’ennesima crisi energetica innescata da una guerra su nucleare e combustibili fossili sta già pesando sulle bollette italiane: sempre Arera informa che nel II trimestre 2026 per i clienti vulnerabili il costo della bolletta elettrica <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60978-la-guerra-arriva-in-bolletta-arera-nel-ii-trimestre-2026-quella-dellelettricita-sale-dell8-1?_gl=1*1c7eg1h*_up*MQ..*_ga*MjA1NDQyMDM1NS4xNzc0OTQ4MTUy*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzQ5NTE3MDgkbzIkZzEkdDE3NzQ5NTM3NDAkajYwJGwwJGg5MzU3MDQ2OA..">cresce dell’8,1%</a>, mentre a marzo quello del gas è salito del <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/61038-e-per-fortuna-sono-clienti-vulnerabili-19-2-il-prezzo-del-gas-a-marzo-per-gli-utenti-in-maggior-tutela">19,2%</a>.</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Estra notizie: tutte le novità di aprile in 60 secondi</title>
<link>https://www.eventi.news/estra-notizie-tutte-le-novita-di-aprile-in-60-secondi</link>
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<description><![CDATA[ Il Gruppo Estra, tra gli operatori leader nel Centro Italia nel settore della distribuzione e vendita di gas naturale, attivo altresì nella vendita di energia elettrica, nasce nel 2009 quando tre gruppi toscani (Consiag, Intesa e Coingas) decidono di aggregarsi per sfruttare le sinergie esistenti nel settore della vendita del gas naturale e dell’energia elettrica e diventare un nuovo soggetto leader del Centro Italia. Obiettivo che si consolida ancor più quando, a fine 2017, è entrata a far parte della compagine sociale di Estra anche la multiutility Viva Servizi.
Ad oggi tali soci rappresentano 139 Comuni delle province di Ancona, Arezzo, Firenze, Grosseto, Macerata, Pistoia, Prato e Siena.
Il Gruppo Estra opera, attraverso società controllate, in joint venture e collegate, prevalentemente in Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Calabria e Sicilia ed è attivo nella distribuzione e vendita di gas naturale e di gpl, nella vendita di energia elettrica, nonché nelle telecomunicazioni, nella progettazione e gestione di servizi energetici e nella produzione di energia da fonti rinnovabili.
Attraverso Estra notizie, la multiutility a partecipazione pubblica aggiorna regolarmente gli stakeholder sulle attività aziendali e le loro ricadute territoriali, riassumendo le principali novità in 1 minuto. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 15:30:07 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Estra, notizie:, tutte, novità, aprile, secondi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/estra-notizie.jpg" alt="" width="923" height="521" loading="lazy"></p><p>Il Gruppo Estra, tra gli operatori leader nel Centro Italia nel settore della distribuzione e vendita di gas naturale, attivo altresì nella vendita di energia elettrica, nasce nel 2009 quando tre gruppi toscani (Consiag, Intesa e Coingas) decidono di aggregarsi per sfruttare le sinergie esistenti nel settore della vendita del gas naturale e dell’energia elettrica e diventare un nuovo soggetto leader del Centro Italia. Obiettivo che si consolida ancor più quando, a fine 2017, è entrata a far parte della compagine sociale di Estra anche la multiutility Viva Servizi.</p>
<p>Ad oggi tali soci rappresentano 139 Comuni delle province di Ancona, Arezzo, Firenze, Grosseto, Macerata, Pistoia, Prato e Siena.</p>
<p>Il Gruppo Estra opera, attraverso società controllate, in joint venture e collegate, prevalentemente in Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Calabria e Sicilia ed è attivo nella distribuzione e vendita di gas naturale e di gpl, nella vendita di energia elettrica, nonché nelle telecomunicazioni, nella progettazione e gestione di servizi energetici e nella produzione di energia da fonti rinnovabili.</p>
<p>Attraverso Estra notizie, la multiutility a partecipazione pubblica aggiorna regolarmente gli stakeholder sulle attività aziendali e le loro ricadute territoriali, riassumendo le principali novità in 1 minuto.</p>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>Come sprecare altri 500 mln di euro: il Governo proroga il &amp;quot;taglio&amp;quot; accise carburanti al 1 maggio</title>
<link>https://www.eventi.news/come-sprecare-altri-500-mln-di-euro-il-governo-proroga-il-taglio-accise-carburanti-al-1-maggio</link>
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<description><![CDATA[ Il Consiglio dei ministri ha approvato stamani il nuovo decreto Carburanti, che proroga al 1 maggio lo sconto sulle accise per 25 centesimi al litro su benzina e diesel, che sarebbe dovuto scadere il prossimo 7 aprile, come spiegato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in una conferenza stampa di appena 6 minuti. Non si tratta dunque di un ulteriore sconto alla pompa del carburante, ma del mantenimento in essere di quello attuale; il costo della materia prima continua però a salire a causa della guerra innescata in Medio Oriente da Paesi teoricamente alleati al nostro come Usa e Israele, sterilizzando di fatto l’intervento governativo. 
A taglio accise in vigore, oggi 3 aprile, il prezzo medio dei carburanti lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,763 euro al litro per la benzina e 2,096 euro al litro per il gasolio, lungo la rete autostradale sale invece rispettivamente a 1,822 e 2,137 euro al litro, come informa il ministero delle Imprese. Costi decisamente più elevati rispetto a quelli precedenti la guerra avviata il 28 febbraio coi bombardamenti sull’Iran, perché è in corso uno shock da due a tre volte superiore rispetto alla crisi energetica del 1973 in termini di ammanco giornaliero di offerta petrolifera: ieri il prezzo più importante al mondo per i barili di petrolio “fisici” – il dated Brent, ovvero il prezzo del petrolio estratto nel Mare del Nord oggetto di compravendita immediata, non attraverso contratti future – è balzato a 141,37 dollari al barile, il livello più alto dal 2008.
In questo contesto, la tentazione di intervenire con sconti diretti sul costo di benzina e gasolio è elevata dal punto di vista politico, perché dà all’elettorato la sensazione di un Governo attento e pronto a rispondere alla crisi. In realtà si tratta di un approccio dannoso per più motivi.
In primo luogo non è a costo zero: il taglio delle accise in vigore dal 19 marzo è costato 500 mln di euro, e altrettanto costerà prorogarlo al 1 maggio. Il primo decreto ha comportato tagli alla spesa pubblica, tra cui 86 mln di euro sottratti al ministero della Salute e 16 all’Ambiente, mentre su questo secondo decreto – spiega Giorgetti – per «200 milioni c&#039;è l&#039;auto copertura che deriva dall&#039;incremento del gettito Iva, per altri 300 milioni sono risorse che sono state recuperate dalle risorse Ets che non erano state ancora utilizzate». L’Eu Ets è il mercato europeo della CO2 (che peraltro il Governo Meloni vorrebbe sospendere), dal quale l’Italia ha ottenuto 20,8 miliardi di euro negli ultimi anni; avrebbe dovuto spenderli per favorire la decarbonizzazione e dunque l’abbandono progressivo dei combustibili fossili, oltre che per ridurre i costi della transizione energetica su famiglie imprese, ma continua a usarli prevalentemente per altri scopi.
Cos’altro si potrebbe fare dunque, se non tagliare il costo delle accise? La Spagna, ad esempio, pur proponendo alcuni sconti sui carburanti ha messo in campo 5 mld di euro e 80 misure che rafforzano la strategia a lungo termine per ridurre la dipendenza da petrolio e gas accelerando l’elettrificazione in diversi settori: includono detrazioni fiscali estese per veicoli sprovvisti di motori endotermici, sistemi di autoconsumo e ristrutturazioni energetiche delle abitazioni, supporto normativo per la sostituzione delle caldaie a gas con pompe di calore, con particolare attenzione alle famiglie vulnerabili.
Più in generale, tra i suggerimenti messi in campo dalla Commissione Ue spiccano l’accelerazione nell’installazione di impianti rinnovabili - la sola fonte solare ha fatto risparmiare 110 milioni di euro al giorno dall&#039;inizio della guerra, a livello Ue - la (nuova) diffusione dello smart working, la riduzione degli spostamenti in auto e in aereo, di fatto ricalcando quanto già affermato dalla Iea, dal trasporto pubblico al car sharing. Tutte misure temporanee per tagliare da subito i consumi di gas e petrolio, anziché incentivarne il consumo con riduzioni alle accise.
Gli sconti a pioggia infatti non solo non funzionano, ma vanno a beneficio soprattutto dei ricchi, allo stesso modo degli extraprofitti che stanno gonfiando i guadagni delle imprese oil&amp;gas come mostrano a livello internazionale economisti come Isabella Weber. Anche in Italia, come ricorda Matteo Villa dall’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), nel 2022 i tagli alle accise decisi dal Governo Draghi non impedirono la corsa dell’inflazione, costarono 9 miliardi di euro e i due terzi andarono a beneficio della metà più ricca della popolazione (che consuma più combustibili fossili); meglio sarebbe intervenire sui costi dei beni e servizi di prima necessità, ad esempio abbassando l’Iva per alcuni prodotti alimentari o incidendo sui costi dei trasporti pubblici.  
«In caso di shock dei prezzi, la tentazione è quella di sopprimerli, come si è visto durante la crisi energetica del 2022-2023. Questo sarebbe un errore – confermano oggi dal think tank Bruegel – Gli aiuti finanziari dovrebbero essere mirati ai gruppi più vulnerabili, mantenere intatti gli incentivi al risparmio e promuovere gli investimenti in tecnologie di elettrificazione a prova di futuro. Invece di ridurre le tasse sul gas, una riduzione delle tasse sull&#039;elettricità contribuirebbe a diminuire le bollette energetiche delle famiglie. Ciò renderebbe anche più economiche le tecnologie di elettrificazione, come le pompe di calore e le auto elettriche».
Anziché seguire quest’approccio, il Governo Meloni sta invece ripetendo gli errori del 2023, quando – calcola Legambiente – complessivamente ha stanziato 33 miliardi di euro di sussidi emergenziali per il settore energetico e 374 milioni di euro per il settore trasporti. Se solo 20 di questi miliardi fossero stati investiti in rinnovabili anziché per tenere artificialmente basso il prezzo dei combustibili fossili, avrebbero portato – spiega il Cigno verde – a circa 13,3 GW di nuova potenza installata e una produzione di 30 TWh di energia pulita; pari al fabbisogno di 12 milioni di famiglie e la metà del fabbisogno elettrico domestico italiano, con un risparmio annuo di 4 miliardi di metri cubi di gas. Tutto questo però non è stato bollato come “Green deal ideologico”, e a pagarne le conseguenze sono ancora una volta i cittadini oltre al clima.
L’ennesima crisi innescata dai combustibili fossili, se approcciata con razionalità e sostenibilità, potrebbe invece dare l’occasione per portare avanti la doppia istanza della decarbonizzazione e della giustizia sociale. Basti osservare che il sistema fiscale italiano è regressivo (in barba all’articolo 53 della Costituzione), mentre se fosse applicata una patrimoniale anche solo all’1% più ricco – cioè a chi possiede almeno 1,7 milioni di euro di patrimonio – si otterrebbe un gettito addizionale di circa 30 miliardi di euro, come già spiegato su queste colonne da Demetrio Guzzardi, ricercatore dell&#039;Università della Calabria e della Scuola Superiore Sant&#039;Anna di Pisa. Risorse per trovare le quali serve però coraggio politico, ben più che per tagliare di qualche centesimo le accise alla pompa di benzina. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 15:30:06 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Come, sprecare, altri, 500, mln, euro:, Governo, proroga, taglio, accise, carburanti, maggio</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/giorgetti_decreto_carburanti.jpg" alt=""></p><p><span>Il Consiglio dei ministri ha approvato stamani il nuovo decreto Carburanti, che proroga al 1 maggio lo sconto sulle accise per 25 centesimi al litro su benzina e diesel, che sarebbe dovuto scadere il prossimo 7 aprile, come spiegato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in una <a href="https://www.governo.it/it/articolo/consiglio-dei-ministri-n-167/31437">conferenza stampa</a> di appena 6 minuti. Non si tratta dunque di un ulteriore sconto alla pompa del carburante, ma del mantenimento in essere di quello attuale; il costo della materia prima continua però a salire a causa della guerra innescata in Medio Oriente da Paesi teoricamente alleati al nostro come Usa e Israele, <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60978-la-guerra-arriva-in-bolletta-arera-nel-ii-trimestre-2026-quella-dellelettricita-sale-dell8-1?_gl=1*1a0jth1*_up*MQ..*_ga*MjQ0NTEwNjUuMTc3NTIwNzk0Ng..*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzUyMDc5NDYkbzEkZzEkdDE3NzUyMDkxMjEkajU2JGwwJGgzOTMyODgwMDY.">sterilizzando di fatto</a> l’intervento governativo. </span></p>
<p><span>A taglio accise in vigore, oggi 3 aprile, il prezzo medio dei carburanti lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,763 euro al litro per la benzina e 2,096 euro al litro per il gasolio, lungo la rete autostradale sale invece rispettivamente a 1,822 e 2,137 euro al litro, come <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/04/03/mimit-prezzo-medio-gasolio-sopra-i-2-euro-self-benzina-a-1763_96aad1a5-7f8d-410a-9f51-4a64701a025c.html">informa</a> il ministero delle Imprese. Costi decisamente più elevati rispetto a quelli precedenti la guerra avviata il 28 febbraio coi bombardamenti sull’Iran, perché è in corso uno shock <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/hormuz-nasce-una-nuova-coalizione-234514">da due a tre volte superiore</a> rispetto alla crisi energetica del 1973 in termini di ammanco giornaliero di offerta petrolifera: ieri il prezzo più importante al mondo per i barili di petrolio “fisici” – il dated Brent, ovvero il prezzo del petrolio estratto nel Mare del Nord oggetto di compravendita immediata, non attraverso contratti <em>future</em> – è balzato a <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-04-02/the-world-s-main-physical-oil-price-soars-to-highest-since-2008">141,37 dollari al barile</a>, il livello più alto dal 2008.</span></p>
<p><span>In questo contesto, la tentazione di intervenire con sconti diretti sul costo di benzina e gasolio è elevata dal punto di vista politico, perché dà all’elettorato la sensazione di un Governo attento e pronto a rispondere alla crisi. In realtà si tratta di un approccio dannoso per più motivi.</span></p>
<p><span>In primo luogo non è a costo zero: il taglio delle accise in vigore dal 19 marzo è costato 500 mln di euro, e altrettanto costerà prorogarlo al 1 maggio. Il primo decreto ha comportato tagli alla spesa pubblica, tra cui <a href="https://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/decreto-carburanti-il-conto-lo-paga-anche-la-sanit-86-milioni-tagliati-al-ministero-della-salute-per-finanziare-la-riduzione-delle-accise/">86 mln di euro</a> sottratti al ministero della Salute e 16 all’Ambiente, mentre su questo secondo decreto – <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/04/03/via-libera-del-consiglio-dei-ministri-al-nuovo-decreto-carburanti_12a307b7-b7ff-40ac-b9d3-8fd74be1a7ad.html">spiega</a> Giorgetti – per «200 milioni c'è l'auto copertura che deriva dall'incremento del gettito Iva, per altri 300 milioni sono risorse che sono state recuperate dalle risorse Ets che non erano state ancora utilizzate». L’Eu Ets è il mercato europeo della CO2 (che peraltro il Governo Meloni vorrebbe sospendere), dal quale l’Italia ha ottenuto <a href="https://www.greenreport.it/news/green-economy/60899-lets-costa-caro-nellultimo-anno-allitalia-sono-arrivati-2-5-miliardi-di-euro-dalle-emissioni-di-co2">20,8 miliardi di euro</a> negli ultimi anni; avrebbe dovuto spenderli per favorire la decarbonizzazione e dunque l’abbandono progressivo dei combustibili fossili, oltre che per ridurre i costi della transizione energetica su famiglie imprese, ma continua a usarli prevalentemente per altri scopi.</span></p>
<p><span>Cos’altro si potrebbe fare dunque, se non tagliare il costo delle accise? La Spagna, ad esempio, pur proponendo alcuni sconti sui carburanti ha messo in campo <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60954-governi-e-caro-energia-in-italia-abbiamo-visto-sconti-che-non-lo-erano-in-spagna-pacchetto-da-5-miliardi-con-al-centro-le-rinnovabili">5 mld di euro e 80 misure</a> che rafforzano la strategia a lungo termine per ridurre la dipendenza da petrolio e gas accelerando l’elettrificazione in diversi settori: includono detrazioni fiscali estese per veicoli sprovvisti di motori endotermici, sistemi di autoconsumo e ristrutturazioni energetiche delle abitazioni, supporto normativo per la sostituzione delle caldaie a gas con pompe di calore, con particolare attenzione alle famiglie vulnerabili.</span></p>
<p><span>Più in generale, tra i suggerimenti messi in campo dalla Commissione Ue <a href="https://www.politico.eu/article/europeans-urged-to-work-from-home-and-drive-less-as-eu-warns-of-long-crisis/">spiccano</a> l’accelerazione nell’installazione di impianti rinnovabili - la sola fonte solare ha fatto risparmiare <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/61024-dallinizio-della-guerra-in-iran-lenergia-solare-ha-fatto-risparmiare-alleuropa-oltre-110-milioni-di-euro-al-giorno?_gl=1*1cg6ja0*_up*MQ..*_ga*MjQ0NTEwNjUuMTc3NTIwNzk0Ng..*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzUyMDc5NDYkbzEkZzEkdDE3NzUyMTA0NzQkajYwJGwwJGgzOTMyODgwMDY">110 milioni di euro al giorno</a> dall'inizio della guerra, a livello Ue - la (nuova) diffusione dello smart working, la riduzione degli spostamenti in auto e in aereo, di fatto ricalcando quanto <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60825-trasporti-cottura-dei-cibi-industria-i-10-consigli-dellagenzia-internazionale-dellenergia-per-ridurre-la-domanda-di-idrocarburi">già affermato</a> dalla Iea, dal <a href="https://www.iea.org/news/new-iea-report-highlights-options-to-ease-oil-price-pressures-on-consumers-in-response-to-middle-east-supply-disruptions">trasporto pubblico al car sharing</a>. Tutte misure temporanee per tagliare da subito i consumi di gas e petrolio, anziché incentivarne il consumo con riduzioni alle accise.</span></p>
<p><span>Gli sconti a pioggia infatti non solo non funzionano, ma vanno a beneficio soprattutto dei ricchi, allo stesso modo degli extraprofitti che stanno gonfiando i guadagni delle imprese oil&gas come mostrano a <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60711-chi-ci-guadagna-dalla-guerra-in-medio-oriente-i-petrolieri-usa-incassano-63-4-miliardi-di-dollari-in-piu">livello internazionale</a> economisti come Isabella Weber. Anche in Italia, come <a href="https://x.com/emmevilla/status/2034547514968260852">ricorda</a> Matteo Villa dall’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), nel 2022 i tagli alle accise decisi dal Governo Draghi non impedirono la corsa dell’inflazione, costarono 9 miliardi di euro e i due terzi andarono a beneficio della metà più ricca della popolazione (che consuma più combustibili fossili); meglio sarebbe intervenire sui costi dei beni e servizi di prima necessità, ad esempio abbassando l’Iva per alcuni prodotti alimentari o incidendo sui costi dei trasporti pubblici.  </span></p>
<p><span>«In caso di shock dei prezzi, la tentazione è quella di sopprimerli, come si è visto durante la crisi energetica del 2022-2023. Questo sarebbe un errore – <a href="https://www.bruegel.org/analysis/how-europe-should-respond-iran-gas-shock-and-how-it-shouldnt">confermano</a> oggi dal think tank Bruegel – Gli aiuti finanziari dovrebbero essere mirati ai gruppi più vulnerabili, mantenere intatti gli incentivi al risparmio e promuovere gli investimenti in tecnologie di elettrificazione a prova di futuro. Invece di ridurre le tasse sul gas, una riduzione delle tasse sull'elettricità contribuirebbe a diminuire le bollette energetiche delle famiglie. Ciò renderebbe anche più economiche le tecnologie di elettrificazione, come le pompe di calore e le auto elettriche».</span></p>
<p><span>Anziché seguire quest’approccio, il Governo Meloni sta invece <a href="https://www.greenreport.it/news/green-economy/60732-sussidi-ambientalmente-dannosi-un-macigno-da-48-3-miliardi-di-euro-lanno-sulla-transizione-italiana">ripetendo gli errori</a> del 2023, quando – calcola Legambiente – complessivamente ha stanziato <a href="https://www.greenreport.it/news/green-economy/3751-sussidi-ambientalmente-dannosi-a-quota-78-7-miliardi-di-euro-legambiente-ecco-dove-tagliare">33 miliardi di euro</a> di sussidi emergenziali per il settore energetico e 374 milioni di euro per il settore trasporti. Se solo 20 di questi miliardi fossero stati investiti in rinnovabili anziché per tenere artificialmente basso il prezzo dei combustibili fossili, avrebbero portato – <a href="https://www.greenreport.it/news/green-economy/3751-sussidi-ambientalmente-dannosi-a-quota-78-7-miliardi-di-euro-legambiente-ecco-dove-tagliare">spiega</a> il Cigno verde – a circa 13,3 GW di nuova potenza installata e una produzione di 30 TWh di energia pulita; pari al fabbisogno di 12 milioni di famiglie e la metà del fabbisogno elettrico domestico italiano, con un risparmio annuo di 4 miliardi di metri cubi di gas. Tutto questo però non è stato bollato come “Green deal ideologico”, e a pagarne le conseguenze sono ancora una volta i cittadini oltre al clima.</span></p>
<p><span>L’ennesima crisi innescata dai combustibili fossili, se approcciata con razionalità e sostenibilità, potrebbe invece dare l’occasione per portare avanti la doppia istanza della decarbonizzazione e della giustizia sociale. Basti osservare che il sistema fiscale italiano è regressivo (in barba all’articolo 53 della Costituzione), mentre <a href="https://www.greenreport.it/news/interviste/57683-per-finanziare-la-transizione-ecologica-e-ridurre-le-disuguaglianze-serve-piu-progressivita-fiscale">se fosse applicata</a> una patrimoniale anche solo all’1% più ricco – cioè a chi possiede almeno 1,7 milioni di euro di patrimonio – si otterrebbe un gettito addizionale di circa 30 miliardi di euro, come già <a href="https://www.greenreport.it/news/interviste/57683-per-finanziare-la-transizione-ecologica-e-ridurre-le-disuguaglianze-serve-piu-progressivita-fiscale?_gl=1*w6bdeb*_up*MQ..*_ga*ODk3ODg0NTUxLjE3NzUwNDkxMTA.*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzUwNDkxMTAkbzEkZzAkdDE3NzUwNDkxMTAkajYwJGwwJGgyMTM0MjMzMzg0">spiegato su queste colonne</a> da Demetrio Guzzardi, ricercatore dell'Università della Calabria e della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. Risorse per trovare le quali serve però coraggio politico, ben più che per tagliare di qualche centesimo le accise alla pompa di benzina.</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Anche gli (altri) animali hanno una coscienza</title>
<link>https://www.eventi.news/anche-gli-altri-animali-hanno-una-coscienza</link>
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<description><![CDATA[ Sono passati 13 anni dalla dichiarazione di Cambridge sulla Coscienza animale – a firma di Philip Low e di vari altri scienziati tra i quali Christof Koch, Jaak Panksepp, Stephen Hawking – e un anno circa da quella di New York firmata da Andreas Nieder, Robyn Crook, Robert Elwood, Irene Pepperberg e altri ancora, che hanno rivelato l’importanza della percezione che noi esseri umani abbiamo della coscienza, soprattutto di quella animale (rettili, pesci, anfibi, crostacei, uccelli vari eccetera). 
In sostanza qual è il nostro pensiero sul fatto che tutti questi scienziati abbiano parlato di coscienza animale, o meglio di esperienze coscienti e con tanto convincimento, cioè che tutti gli animali, persino le drosofile, possano manifestare stati di coscienza? Ci sono diverse evidenze scientifiche a tale riguardo e, anche se a torto collo, noi umani dobbiamo ammettere che non siamo i soli a possedere questa importantissima funzione psicologica. La posseggono molti altri animali. Il fatto vero è che noi spesso dimentichiamo di essere degli animali e che come tutti gli altri animali abbiamo subito un processo evolutivo di cui non conosciamo e non possiamo prevedere il futuro. 
Prima di proseguire su questo argomento piuttosto complesso, dobbiamo dire che cosa intendiamo per “vari livelli di coscienza” e più in generale che cosa sia la coscienza. Con “diversi livelli di coscienza”, ci si riferisce al fatto che, essendo la coscienza un prodotto causale ed emergenziale del cervello e dal momento che tutti gli animali posseggono un cervello, piccolo o grande che sia, anche gli animali debbano vivere esperienze coscienti relativamente alla specie di appartenenza e alla loro complessità organica. 
Gli esseri umani hanno sempre creduto che uno stato psicologico di questo genere, appunto quello della coscienza, debba essere solo e unicamente il prodotto di attività corticali superiori, quelle delle aree corticali più evolute, per esempio del lobo frontale e parietale umano, ma il punto è che può essere anche il prodotto di aree sottocorticali, quelle del cosiddetto cervello di base, cioè quelle più remote ed evolutivamente più antiche. 
È strano come anche dei rinomati scienziati (certamente non quelli che hanno redatto le Dichiarazioni di Cambridge e di New York) non abbiamo voluto mai ammettere la relazione che esiste per esempio tra le attività della formazione reticolare, del talamo, dell’amigdala (una struttura fondamentale del sistema limbico, una sorta di centralina del comportamento emotivo) e l’emergere di uno stato di coscienza. Il comportamento emotivo è uno stato della coscienza, così come l’attenzione, la sensazione, la percezione, le motivazioni e altro ancora. Questi ultimi stati sono tutti sotto il controllo delle aree sottocorticali, non di quelle superiori. 
Eppure, dovremmo sapere che senza le sensazioni non avremmo la possibilità di percepire adeguatamente il mondo che ci circonda, senza attenzione non potremmo elaborare informazioni fondamentali per la nostra vita e quindi non elaboreremmo coscientemente niente, senza motivazioni non potremmo relazionarci bene con gli altri, per esempio non sapremmo corteggiare adeguatamente e riprodurci, non potremmo tanto facilmente passare da uno stato di attivazione neurovegetativa a una elaborazione cognitiva, cioè interpretare correttamente la causa dell’attivazione stessa. In sostanza, non sapremmo passare tanto facilmente, se non affatto, da processi veloci e automatici che avvengono nel nostro organismo ai processamenti coscienti, anche se più lenti dei primi, ma non per questo meno importanti. 
Ora il punto è che molti pensano che negli animali, nella generalità dei casi, questi processamenti e soprattutto quelli consapevoli e coscienti, non avvengono affatto e che mai arrivino al cervello dove si dovrebbe decidere sul da farsi. Prendiamo il caso in cui un animale di fronte a uno stimolo esterno negativo, un pericolo, dopo averlo individuato non riesca a elaborarlo cognitivamente e in tutta coscienza. Sarebbe la fine della sua vita e conseguentemente della sua specie. 
Tanto per capirci, un cacciatore con un fucile in mano sa o dovrebbe sapere che gli uccelli a volte sono più intelligenti di loro e che sanno come schivare il pericolo delle loro canne. Che cosa fanno allora i cacciatori? Si nascondono in apposite capanne per non essere individuati. Sono pochi i cacciatori che riescono ad abbattere tordi, beccacce, fagiani, pernici, quaglie e quant’altro, durante i loro spostamenti e in campo aperto, infatti quando si spostano lo fanno sempre a fucile disinnescato, anche per evitare di spararsi l’uno contro l’altro. Sparano principalmente quando sono nascosti o mimetizzati. 
Gli uccelli, ma in generale tutti gli animali, hanno la possibilità di decidere sul da farsi di fronte a situazioni critiche, hanno un’attività cerebrale elevata per evitare di essere abbattuti, a meno che non siano stremati, intossicati o molto affamati. Per esempio, gli uccelli, dopo aver sentito uno sparo, volano via in branco, si muovono a zig zag e a quote molto elevate dove le pallottole a pallini dei cacciatori non possono raggiungerli. A volte i cacciatori usano dei richiami, tra l’altro vietati dalla legge sulla caccia, per ingannare le loro prede che possono cadere in questi tranelli, ma non più di una volta. C’è sempre qualcuno che sa mettere in relazione un falso richiamo con lo sparo, solo che i cacciatori non pensano che molti uccelli riescono a farlo. Comunque, la fauna aviaria è in netta diminuzione, non solo a causa dei cacciatori, che stanno, tra l’altro, diminuendo per gli alti costi delle licenze, dei fucili e delle pallottole, ma a causa di altri fattori su cui non si riflette. Uno di primaria importanza è l’inquinamento dei suoli e delle acque, inquinamento che conseguentemente si riflette sulle granaglie, sugli insetti, sulle varie larve e quant’altro di cui gli uccelli si alimentano. 
È amaro dirlo, ma gli uccelli più ambiti dai cacciatori muoiono più per questi fatti che a causa delle loro pallottole. I cacciatori molto spesso non si rendono conto che gli uccelli che riescono ad abbattere sono quelli più deboli e meno veloci a causa delle progressive intossicazioni dovute a erbicidi, fertilizzanti chimici, solfati e tanti altri veleni che gli agricoltori spargono sul terreno. 
Gli uccelli, ma come loro altri animali, polpi, gamberi e seppie in particolare, hanno una memoria a lungo termine notevolissima al punto che riescono a ricordarsi esperienze negative vissute anche in un loro lontano passato, eppure hanno un cervello piccolissimo. In base alla specie di cui stiamo parlando, gli animali per difendersi sfruttano le loro sensibilità più sviluppate; gli uccelli si basano molto sulla vista, mentre i rettili più sull’olfatto, così i topi e tanti altri piccoli mammiferi. Gli animali valutano le situazioni a seconda delle loro priorità e convenienze, tutte legate alla sopravvivenza e quindi a come evitare i pericoli, soprattutto quelli dovuti alla presenza dell’uomo e alla sua malvagità. I lupi non scendono a valle per il piacere di farlo, sanno dei pericoli che corrono, ma lo fanno per necessità, per non morire di fame e per alimentare i loro piccoli che lasciano nascosti in alta montagna dove i cacciatori non possono arrivare. La valutazione del pericolo che corre il lupo in queste circostanze è un indice rilevante del suo elevato stato di consapevolezza e anche di intelligenza, in sostanza di coscienza, indipendentemente da che cosa alcuni scienziati e filosofi ritengono che sia, per esempio quella sensoriale o emotiva o elaborativa e cognitiva: tutti stati mentali che riguardano quella che gli addetti ai lavori chiamano “coscienza fenomenica”. 
Non è assolutamente vero che gli aspetti più importanti della coscienza nel regno animale siano ancora tutti da chiarire. Se essi sono chiari per l’essere umano dovrebbe esserlo anche per gli animali. Il fatto è che spesso si crede che la coscienza sia un “mistero” impossibile da risolvere. Non è un mistero, semmai un enigma, sul quale, è vero, bisogna indagare molto di più soprattutto quando si crede che la coscienza non sia un potere causale del cervello umano o animale che sia, piccolo o grande che sia, più o meno evoluto che sia. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 15:30:05 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Anche, gli, altri, animali, hanno, una, coscienza</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/occhio_lupo_wild-wolf-nature_freepik.jpg" alt=""></p><p><span>Sono passati 13 anni dalla dichiarazione di Cambridge sulla Coscienza animale – a firma di Philip Low e di vari altri scienziati tra i quali Christof Koch, Jaak Panksepp, Stephen Hawking – e un anno circa da quella di New York firmata da Andreas Nieder, Robyn Crook, Robert Elwood, Irene Pepperberg e altri ancora, che hanno rivelato l’importanza della percezione che noi esseri umani abbiamo della coscienza, soprattutto di quella animale (rettili, pesci, anfibi, crostacei, uccelli vari eccetera). </span></p>
<p><span>In sostanza qual è il nostro pensiero sul fatto che tutti questi scienziati abbiano parlato di coscienza animale, o meglio di esperienze coscienti e con tanto convincimento, cioè che tutti gli animali, persino le drosofile, possano manifestare stati di coscienza? Ci sono diverse evidenze scientifiche a tale riguardo e, anche se a torto collo, noi umani dobbiamo ammettere che non siamo i soli a possedere questa importantissima funzione psicologica. La posseggono molti altri animali. Il fatto vero è che noi spesso dimentichiamo di essere degli animali e che come tutti gli altri animali abbiamo subito un processo evolutivo di cui non conosciamo e non possiamo prevedere il futuro. </span></p>
<p><span>Prima di proseguire su questo argomento piuttosto complesso, dobbiamo dire che cosa intendiamo per “vari livelli di coscienza” e più in generale che cosa sia la coscienza. Con “diversi livelli di coscienza”, ci si riferisce al fatto che, essendo la coscienza un prodotto causale ed emergenziale del cervello e dal momento che tutti gli animali posseggono un cervello, piccolo o grande che sia, anche gli animali debbano vivere esperienze coscienti relativamente alla specie di appartenenza e alla loro complessità organica. </span></p>
<p><span>Gli esseri umani hanno sempre creduto che uno stato psicologico di questo genere, appunto quello della coscienza, debba essere solo e unicamente il prodotto di attività corticali superiori, quelle delle aree corticali più evolute, per esempio del lobo frontale e parietale umano, ma il punto è che può essere anche il prodotto di aree sottocorticali, quelle del cosiddetto cervello di base, cioè quelle più remote ed evolutivamente più antiche. </span></p>
<p><span>È</span><span> strano come anche dei rinomati scienziati (certamente non quelli che hanno redatto le Dichiarazioni di Cambridge e di New York) non abbiamo voluto mai ammettere la relazione che esiste per esempio tra le attività della formazione reticolare, del talamo, dell’amigdala (una struttura fondamentale del sistema limbico, una sorta di centralina del comportamento emotivo) e l’emergere di uno stato di coscienza. Il comportamento emotivo è uno stato della coscienza, così come l’attenzione, la sensazione, la percezione, le motivazioni e altro ancora. Questi ultimi stati sono tutti sotto il controllo delle aree sottocorticali, non di quelle superiori. </span></p>
<p><span>Eppure, dovremmo sapere che senza le sensazioni non avremmo la possibilità di percepire adeguatamente il mondo che ci circonda, senza attenzione non potremmo elaborare informazioni fondamentali per la nostra vita e quindi non elaboreremmo coscientemente niente, senza motivazioni non potremmo relazionarci bene con gli altri, per esempio non sapremmo corteggiare adeguatamente e riprodurci, non potremmo tanto facilmente passare da uno stato di attivazione neurovegetativa a una elaborazione cognitiva, cioè interpretare correttamente la causa dell’attivazione stessa. In sostanza, non sapremmo passare tanto facilmente, se non affatto, da processi veloci e automatici che avvengono nel nostro organismo ai processamenti coscienti, anche se più lenti dei primi, ma non per questo meno importanti. </span></p>
<p><span>Ora il punto è che molti pensano che negli animali, nella generalità dei casi, questi processamenti e soprattutto quelli consapevoli e coscienti, non avvengono affatto e che mai arrivino al cervello dove si dovrebbe decidere sul da farsi. Prendiamo il caso in cui un animale di fronte a uno stimolo esterno negativo, un pericolo, dopo averlo individuato non riesca a elaborarlo cognitivamente e in tutta coscienza. Sarebbe la fine della sua vita e conseguentemente della sua specie. </span></p>
<p><span>Tanto per capirci, un cacciatore con un fucile in mano sa o dovrebbe sapere che gli uccelli a volte sono più intelligenti di loro e che sanno come schivare il pericolo delle loro canne. Che cosa fanno allora i cacciatori? Si nascondono in apposite capanne per non essere individuati. Sono pochi i cacciatori che riescono ad abbattere tordi, beccacce, fagiani, pernici, quaglie e quant’altro, durante i loro spostamenti e in campo aperto, infatti quando si spostano lo fanno sempre a fucile disinnescato, anche per evitare di spararsi l’uno contro l’altro. Sparano principalmente quando sono nascosti o mimetizzati. </span></p>
<p><span>Gli uccelli, ma in generale tutti gli animali, hanno la possibilità di decidere sul da farsi di fronte a situazioni critiche, hanno un’attività cerebrale elevata per evitare di essere abbattuti, a meno che non siano stremati, intossicati o molto affamati. Per esempio, gli uccelli, dopo aver sentito uno sparo, volano via in branco, si muovono a zig zag e a quote molto elevate dove le pallottole a pallini dei cacciatori non possono raggiungerli. A volte i cacciatori usano dei richiami, tra l’altro vietati dalla legge sulla caccia, per ingannare le loro prede che possono cadere in questi tranelli, ma non più di una volta. C’è sempre qualcuno che sa mettere in relazione un falso richiamo con lo sparo, solo che i cacciatori non pensano che molti uccelli riescono a farlo. Comunque, la fauna aviaria è in netta diminuzione, non solo a causa dei cacciatori, che stanno, tra l’altro, diminuendo per gli alti costi delle licenze, dei fucili e delle pallottole, ma a causa di altri fattori su cui non si riflette. Uno di primaria importanza è l’inquinamento dei suoli e delle acque, inquinamento che conseguentemente si riflette sulle granaglie, sugli insetti, sulle varie larve e quant’altro di cui gli uccelli si alimentano. </span></p>
<p><span>È</span><span> amaro dirlo, ma gli uccelli più ambiti dai cacciatori muoiono più per questi fatti che a causa delle loro pallottole. I cacciatori molto spesso non si rendono conto che gli uccelli che riescono ad abbattere sono quelli più deboli e meno veloci a causa delle progressive intossicazioni dovute a erbicidi, fertilizzanti chimici, solfati e tanti altri veleni che gli agricoltori spargono sul terreno. </span></p>
<p><span>Gli uccelli, ma come loro altri animali, polpi, gamberi e seppie in particolare, hanno una memoria a lungo termine notevolissima al punto che riescono a ricordarsi esperienze negative vissute anche in un loro lontano passato, eppure hanno un cervello piccolissimo. In base alla specie di cui stiamo parlando, gli animali per difendersi sfruttano le loro sensibilità più sviluppate; gli uccelli si basano molto sulla vista, mentre i rettili più sull’olfatto, così i topi e tanti altri piccoli mammiferi. Gli animali valutano le situazioni a seconda delle loro priorità e convenienze, tutte legate alla sopravvivenza e quindi a come evitare i pericoli, soprattutto quelli dovuti alla presenza dell’uomo e alla sua malvagità. I lupi non scendono a valle per il piacere di farlo, sanno dei pericoli che corrono, ma lo fanno per necessità, per non morire di fame e per alimentare i loro piccoli che lasciano nascosti in alta montagna dove i cacciatori non possono arrivare. La valutazione del pericolo che corre il lupo in queste circostanze è un indice rilevante del suo elevato stato di consapevolezza e anche di intelligenza, in sostanza di coscienza, indipendentemente da che cosa alcuni scienziati e filosofi ritengono che sia, per esempio quella sensoriale o emotiva o elaborativa e cognitiva: tutti stati mentali che riguardano quella che gli addetti ai lavori chiamano “coscienza fenomenica”. </span></p>
<p><span>Non è assolutamente vero che gli aspetti più importanti della coscienza nel regno animale siano ancora tutti da chiarire. Se essi sono chiari per l’essere umano dovrebbe esserlo anche per gli animali. Il fatto è che spesso si crede che la coscienza sia un “mistero” impossibile da risolvere. Non è un mistero, semmai un enigma, sul quale, è vero, bisogna indagare molto di più soprattutto quando si crede che la coscienza non sia un potere causale del cervello umano o animale che sia, piccolo o grande che sia, più o meno evoluto che sia.</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Quando i pesci sega nuotavano nel Mare Nostrum</title>
<link>https://www.eventi.news/quando-i-pesci-sega-nuotavano-nel-mare-nostrum</link>
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<description><![CDATA[ Per secoli, i pesci sega sono stati tra gli abitanti più straordinari delle acque costiere. Con il loro lungo rostro dentato, un po’ arma e un po’ organo sensoriale, hanno alimentato miti, timori e meraviglia. Oggi sono tra i pesci più minacciati al mondo. In molte regioni sono scomparsi prima ancora che la scienza potesse studiarli a fondo.
Sono pesci cartilaginei con abilità peculiari che permettono loro di vivere in acque a diversa salinità, grazie a adattamenti che coinvolgono il sistema circolatorio. Sono creature che utilizzano il lungo rostro a forma di sega per rilevare attraverso elettrosensori la presenza di altri animali. Sono capaci di colpire banchi di pesci, oscillando il rostro da un lato all’altro per trafiggere e stordire le prede. Purtroppo, come la maggior parte dei pesci cartilaginei, squali e razze, si riproducono lentamente, rendendo più difficile il recupero delle popolazioni, e rendendoli fortemente minacciati.
Un nuovo studio pubblicato sul Zoological Journal of the Linnean Society e coordinato dal prof. Fausto Tinti, dell’Università di Bologna, mostra che le collezioni museali possono ancora custodire le chiavi per capire cosa abbiamo perso, e dove.
I pesci sega si sono estinti nel Mar Mediterraneo. Intorno alla prima metà del XX secolo erano già praticamente scomparsi dalle sue coste, portati all’estinzione locale dalla pesca intensiva, dalla distruzione degli habitat e dall’antropizzazione delle coste. Eppure, le testimonianze storiche dei reperti custoditi nei musei di storia naturale raccontano di un passato più ricco. Quali specie vivevano nel Mediterraneo? Erano visitatori occasionali o popolazioni stabili?
Fino a poco tempo fa si pensava che in Mediterraneo fossero vissute due specie di pesci sega, il pesce sega maggiore (Pristis pristis) e il pesce sega minore (Pristis pectinata). Le prove erano tuttavia incerte, basate su esemplari di dubbia origine. A fare chiarezza, un team di zoologi ha condotto un&#039;accurata ricerca e messo a punto analisi molecolari su materiale prelevato da musei europei.
I musei di storia naturale conservano centinaia di rostri di pesce sega. Queste strutture ossee essiccate, un tempo molto commerciate come curiosità o trofei. Spesso questi rostri sono ciò che rimane di animali catturati decenni o secoli, fa. Ma c’è un problema: molti non riportano informazioni precise sul luogo o sulla data di cattura. Alcune etichette sono vaghe. Altre sono semplicemente errate.
Nello studio sono stati analizzati oltre duecento rostri conservati in trentatré musei e quattro collezioni private europee. Ventotto erano etichettati come provenienti dal Mediterraneo. A prima vista potrebbe sembrare una prova solida. In realtà, molte etichette riportavano soltanto un nome di località scritto a mano, talvolta aggiunto molto tempo dopo l’ingresso del reperto in collezione.
Invece di accettare questi dati senza verifica, i ricercatori hanno applicato un sistema rigoroso di valutazione dell’affidabilità delle informazioni. Solo pochi esemplari potevano essere considerati ben documentati. Molti ricadevano in una zona grigia di incertezza, e alcuni sono stati esclusi dalle ricostruzioni storiche.
Per identificare la specie di ciascun rostro, il team ha utilizzato un approccio integrato, combinando tre metodologie di indagine. La morfometria lineare analizza le proporzioni di misure lineari dei rostri (ad esempio larghezza e distanza tra i denti). La morfometria geometrica, che rileva differenze di forma invisibili a occhio nudo. E, l’analisi del DNA antico estratto direttamente dai rostri. Questo DNA ha potuto validare, confermare o confutare, le identificazioni e l’origine dei reperti.
I risultati sono stati sorprendenti. I rostri appartenevano a quattro specie viventi di pesce sega, non soltanto alle due precedentemente ipotizzate per il Mediterraneo (Pristis zijsron pesce sega verde e Anoxypristis cuspidata, pesce sega stretto, oltre le due già ipotizzate).
Molti esemplari erano stati identificati in modo errato. Quasi uno su cinque riportava un nome di specie sbagliato, e quasi la metà non era mai stata determinata a livello di specie. Gli errori erano particolarmente frequenti tra Pristis zijsron e Pristis pectinata, i cui rostri possono apparire molto simili.
Tra i 28 esemplari etichettati come mediterranei erano rappresentate tutte e quattro le specie. Tuttavia, dopo aver valutato l’affidabilità delle informazioni di provenienza, solo una parte limitata poteva essere utilizzata con sicurezza per ricostruire la distribuzione storica. Questo non smentisce le precedenti evidenze della presenza dei pesci sega nel Mediterraneo, ma dimostra quanto siano delicate queste ricostruzioni quando si basano su dati incompleti.
A prima vista, correggere vecchi inventari museali può sembrare un mero esercizio curatoriale. In realtà, ha implicazioni cruciali per la conservazione.
I pesci sega sono classificati come in pericolo critico di estinzione a livello globale. Per proteggerli, dobbiamo sapere non solo dove vivono oggi, ma anche dove vivevano prima che le attività umane trasformassero radicalmente gli ecosistemi marini. Le ricostruzioni storiche sono fondamentali: definiscono cosa significhi davvero “recupero” per una specie.
Questo studio dimostra che le collezioni di storia naturale non sono archivi superflui, ma risorse scientifiche garanti dell’affidabilità del dato. Con gli strumenti moderni anche esemplari mal documentati possono fornire informazioni attendibili.
Il Mar Mediterraneo di oggi è solo un’ombra della sua complessità ecologica passata. I grandi predatori sono rari, e interi ruoli funzionali sono scomparsi. I pesci sega, un tempo presenti nelle baie e negli estuari costieri, sopravvivono ormai solo nei racconti e nei reperti museali.
Restituendo voce a questi reperti, la ricerca scientifica ci riconnette con quel mondo perduto. Ci ricorda che l’estinzione è spesso silenziosa e graduale e che comprendere il passato è essenziale se vogliamo costruire un futuro migliore per i nostri mari. A volte, le risposte che cerchiamo sono già lì, nei nostri musei, in attesa di essere riscoperte. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 15:30:04 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/pesci_sega_mediterraneo.jpg" alt=""></p><p>Per secoli, i pesci sega sono stati tra gli abitanti più straordinari delle acque costiere. Con il loro lungo rostro dentato, un po’ arma e un po’ organo sensoriale, hanno alimentato miti, timori e meraviglia. Oggi sono tra i pesci più minacciati al mondo. In molte regioni sono scomparsi prima ancora che la scienza potesse studiarli a fondo.</p>
<p>Sono pesci cartilaginei con abilità peculiari che permettono loro di vivere in acque a diversa salinità, grazie a adattamenti che coinvolgono il sistema circolatorio. Sono creature che utilizzano il lungo rostro a forma di sega per rilevare attraverso elettrosensori la presenza di altri animali. Sono capaci di colpire banchi di pesci, oscillando il rostro da un lato all’altro per trafiggere e stordire le prede. Purtroppo, come la maggior parte dei pesci cartilaginei, squali e razze, si riproducono lentamente, rendendo più difficile il recupero delle popolazioni, e rendendoli fortemente minacciati.</p>
<p>Un nuovo studio pubblicato sul <a href="https://academic.oup.com/zoolinnean/article/206/2/zlag023/8500392?searchresult=1"><em>Zoological Journal of the Linnean Society</em></a> e coordinato dal prof. Fausto Tinti, dell’Università di Bologna, mostra che le collezioni museali possono ancora custodire le chiavi per capire cosa abbiamo perso, e dove.</p>
<p>I pesci sega si sono estinti nel Mar Mediterraneo. Intorno alla prima metà del XX secolo erano già praticamente scomparsi dalle sue coste, portati all’estinzione locale dalla pesca intensiva, dalla distruzione degli habitat e dall’antropizzazione delle coste. Eppure, le testimonianze storiche dei reperti custoditi nei musei di storia naturale raccontano di un passato più ricco. Quali specie vivevano nel Mediterraneo? Erano visitatori occasionali o popolazioni stabili?</p>
<p>Fino a poco tempo fa si pensava che in Mediterraneo fossero vissute due specie di pesci sega, il pesce sega maggiore (<em>Pristis pristis</em>) e il pesce sega minore (<em>Pristis pectinata</em>). Le prove erano tuttavia incerte, basate su esemplari di dubbia origine. A fare chiarezza, un team di zoologi ha condotto un'accurata ricerca e messo a punto analisi molecolari su materiale prelevato da musei europei.</p>
<p>I musei di storia naturale conservano centinaia di rostri di pesce sega. Queste strutture ossee essiccate, un tempo molto commerciate come curiosità o trofei. Spesso questi rostri sono ciò che rimane di animali catturati decenni o secoli, fa. Ma c’è un problema: molti non riportano informazioni precise sul luogo o sulla data di cattura. Alcune etichette sono vaghe. Altre sono semplicemente errate.</p>
<p>Nello studio sono stati analizzati oltre duecento rostri conservati in trentatré musei e quattro collezioni private europee. Ventotto erano etichettati come provenienti dal Mediterraneo. A prima vista potrebbe sembrare una prova solida. In realtà, molte etichette riportavano soltanto un nome di località scritto a mano, talvolta aggiunto molto tempo dopo l’ingresso del reperto in collezione.</p>
<p>Invece di accettare questi dati senza verifica, i ricercatori hanno applicato un sistema rigoroso di valutazione dell’affidabilità delle informazioni. Solo pochi esemplari potevano essere considerati ben documentati. Molti ricadevano in una zona grigia di incertezza, e alcuni sono stati esclusi dalle ricostruzioni storiche.</p>
<p>Per identificare la specie di ciascun rostro, il team ha utilizzato un approccio integrato, combinando tre metodologie di indagine. La morfometria lineare analizza le proporzioni di misure lineari dei rostri (ad esempio larghezza e distanza tra i denti). La morfometria geometrica, che rileva differenze di forma invisibili a occhio nudo. E, l’analisi del DNA antico estratto direttamente dai rostri. Questo DNA ha potuto validare, confermare o confutare, le identificazioni e l’origine dei reperti.</p>
<p>I risultati sono stati sorprendenti. I rostri appartenevano a quattro specie viventi di pesce sega, non soltanto alle due precedentemente ipotizzate per il Mediterraneo (<em>Pristis zijsron</em> pesce sega verde e <em>Anoxypristis cuspidata</em>, pesce sega stretto, oltre le due già ipotizzate).</p>
<p>Molti esemplari erano stati identificati in modo errato. Quasi uno su cinque riportava un nome di specie sbagliato, e quasi la metà non era mai stata determinata a livello di specie. Gli errori erano particolarmente frequenti tra <em>Pristis zijsron</em> e <em>Pristis pectinata</em>, i cui rostri possono apparire molto simili.</p>
<p>Tra i 28 esemplari etichettati come mediterranei erano rappresentate tutte e quattro le specie. Tuttavia, dopo aver valutato l’affidabilità delle informazioni di provenienza, solo una parte limitata poteva essere utilizzata con sicurezza per ricostruire la distribuzione storica. Questo non smentisce le precedenti evidenze della presenza dei pesci sega nel Mediterraneo, ma dimostra quanto siano delicate queste ricostruzioni quando si basano su dati incompleti.</p>
<p>A prima vista, correggere vecchi inventari museali può sembrare un mero esercizio curatoriale. In realtà, ha implicazioni cruciali per la conservazione.</p>
<p>I pesci sega sono classificati come in pericolo critico di estinzione a livello globale. Per proteggerli, dobbiamo sapere non solo dove vivono oggi, ma anche dove vivevano prima che le attività umane trasformassero radicalmente gli ecosistemi marini. Le ricostruzioni storiche sono fondamentali: definiscono cosa significhi davvero “recupero” per una specie.</p>
<p>Questo studio dimostra che le collezioni di storia naturale non sono archivi superflui, ma risorse scientifiche garanti dell’affidabilità del dato. Con gli strumenti moderni anche esemplari mal documentati possono fornire informazioni attendibili.</p>
<p>Il Mar Mediterraneo di oggi è solo un’ombra della sua complessità ecologica passata. I grandi predatori sono rari, e interi ruoli funzionali sono scomparsi. I pesci sega, un tempo presenti nelle baie e negli estuari costieri, sopravvivono ormai solo nei racconti e nei reperti museali.</p>
<p>Restituendo voce a questi reperti, la ricerca scientifica ci riconnette con quel mondo perduto. Ci ricorda che l’estinzione è spesso silenziosa e graduale e che comprendere il passato è essenziale se vogliamo costruire un futuro migliore per i nostri mari. A volte, le risposte che cerchiamo sono già lì, nei nostri musei, in attesa di essere riscoperte.</p>]]> </content:encoded>
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<title>La biodiversità non si perde per caso</title>
<link>https://www.eventi.news/la-biodiversita-non-si-perde-per-caso</link>
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<description><![CDATA[ Per anni abbiamo preso decisioni su produzione e consumo come se economia ed ecosistemi fossero separati, pur sapendo che ogni attività antropica poggia sul capitale naturale. La tutela della biodiversità è stata a lungo confinata all’ambito della conservazione e della protezione degli ecosistemi, mentre la sua integrazione nei processi decisionali è rimasta marginale, spesso ridotta a forme di filantropismo o a interventi compensativi.
Già da decenni, l’economia ecologica, da Herman Daly fino alla più recente riflessione di Partha Dasgupta, ha messo in discussione la compatibilità tra crescita economica e limiti biofisici, portando progressivamente questo tema al centro del dibattito istituzionale. Eppure, a fronte di questa evoluzione, la traiettoria globale della biodiversità non mostra segnali di inversione. Il punto non è la mancanza di conoscenza. Non è nemmeno l’assenza di strumenti. Il punto è che ciò che è economicamente razionale e profittevole per le imprese rimane, molto spesso, ecologicamente insostenibile. Questa tensione non è accidentale. È strutturale.
Negli ultimi anni, la governance della sostenibilità si è progressivamente sviluppata attorno all’idea che migliorare la qualità delle informazioni, in termini di trasparenza, disclosure e capacità di misurazione, potesse favorire un riallineamento tra decisioni economiche e obiettivi ambientali. Questo approccio ha reso più visibili alcune dimensioni del problema.Tuttavia, mostra limiti evidenti quando applicato alla biodiversità.
Molti dei processi che ne determinano il declino, dalla conversione del suolo alla frammentazione degli habitat, fino allo sfruttamento eccessivo delle risorse, restano solo parzialmente rappresentati nei modelli economici e finanziari. I loro effetti si distribuiscono nello spazio, si manifestano nel tempo e difficilmente possono essere ricondotti a singoli attori. A complicare le cose c’è la dimensione globale del problema, in nome del “tutto è collegato”, espressione spesso ripetuta da Papa Francesco in senso molto ampio. 
Allo stesso tempo, le dipendenze delle imprese dagli ecosistemi, dall’acqua all’impollinazione, fino alla stabilità climatica, faticano ancora a essere integrate in modo sistematico nei processi decisionali. Ne emerge una tensione più profonda: le imprese sono chiamate a gestire rischi legati alla biodiversità all’interno di un contesto decisionale che, nelle sue logiche di fondo, continua a generarli.
Per questo, il problema non può essere ricondotto al comportamento delle singole imprese. Le aziende non operano nel vuoto, ma all’interno di un sistema di condizioni normative, economiche, finanziarie, culturali e tecnologiche, che orienta ciò che è conveniente, ciò che è possibile e, in ultima istanza, le priorità decisionali. È all’interno di questa architettura che si colloca quello che la letteratura internazionale, e in particolare Ipbes nel suo ultimo report, definisce come enabling environment. Non si tratta di una metafora, ma di una configurazione concreta di regole, incentivi e capacità istituzionali che determina se le decisioni economiche tendono a degradare gli ecosistemi o, al contrario, a contribuire alla loro rigenerazione. In questo senso, l’enabling environment non è un elemento accessorio, ma la condizione stessa che rende possibile, o impedisce, l’allineamento tra attività economiche e sistemi naturali. 
Oggi, questa architettura resta profondamente incoerente. I sistemi fiscali e i regimi di sussidio continuano a sostenere attività ad alto impatto ambientale: dai contributi ai combustibili fossili agli incentivi a pratiche agricole intensive, fino ai sussidi alla pesca industriale. Secondo Ipbes, flussi finanziari pubblici e privati per migliaia di miliardi di dollari l’anno continuano a contribuire al degrado degli ecosistemi, alimentando processi come la perdita di habitat, l’inquinamento e l’erosione della biodiversità, dinamiche che emergono con chiarezza anche nel contesto italiano e che sono già state analizzate, con rigore, nel dibattito sviluppato dagli autori di greenreport (qui e qui). 
Allo stesso tempo, i mercati finanziari faticano a incorporare in modo sistematico i rischi legati alla natura, mentre gli strumenti di disclosure, pur in rapido sviluppo, restano spesso descrittivi più che trasformativi. Anche i principali indicatori macroeconomici continuano a misurare la crescita senza considerare l’erosione del capitale naturale che lo sostiene.
In questo contesto, richiedere alle imprese un miglioramento delle proprie performance non è solo insufficiente: significa trascurare le condizioni strutturali che orientano e delimitano lo spazio delle decisioni. Perfino le strategie aziendali più avanzate si confrontano con vincoli strutturali come incentivi distorti, asimmetrie informative, capacità operative disomogenee e, non da ultimo, rapporti di potere che contribuiscono a definire, e spesso a cristallizzare, le regole del gioco.
Questo non significa che l’azione delle imprese sia irrilevante. Significa piuttosto che non è sufficiente. Ad esempio, non basta affidarsi alle best practices di pochi volenterosi; al contrario, le operazioni di salvaguardia ambientale, controllo delle emissioni e tutela della biodiversità andrebbero facilitate, rese sistematiche e, soprattutto, valorizzate nell’ottica di produrre vantaggi per chi le effettua. 
La perdita di biodiversità non è solo il risultato di ciò che non viene regolato. È anche il risultato di incentivi che la alimentano, di dimensioni che restano non misurate e di elementi esclusi dai processi decisionali. Per questo, il passaggio cruciale non è semplicemente migliorare gli strumenti esistenti, ma intervenire sulle condizioni che ne determinano l’efficacia. 
In questo contesto, sta emergendo anche la necessità di nuove competenze e figure professionali in grado di operare all’intersezione tra sistemi economici ed ecosistemi. Profili come il biodiversity manager possono contribuire a tradurre le pressioni ambientali in informazioni rilevanti per i processi decisionali, supportando le imprese nell’integrare la biodiversità nelle proprie strategie operative. Tuttavia, il contributo di queste figure può essere efficace solo se inserito in un contesto che ne valorizzi il ruolo: senza un’evoluzione delle condizioni normative, finanziarie e istituzionali, anche le competenze più avanzate rischiano di rimanere marginali.
Riallineare sistemi economici e sistemi ecologici implica ripensare, in modo coordinato, politiche pubbliche, meccanismi di mercato, infrastrutture informative e capacità istituzionali. Non si tratta di rendere le imprese più sostenibili all’interno dell’attuale contesto. Si tratta di trasformare il contesto perché la sostenibilità diventi l’esito normale delle decisioni economiche.
Finché questo riallineamento non avverrà, la biodiversità continuerà a essere trattata come un vincolo esterno, anziché come una condizione necessaria al funzionamento dell’economia, e anche le iniziative più avanzate continueranno a essere assorbite da un sistema che, semplicemente, non cambia.  ]]></description>
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 15:30:03 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/nature%20based%20solutions%20soluzioni%20basate%20sulla%20natura%20commissione%20ue%202.jpg" alt="" width="996" height="598" loading="lazy"></p><p><span>Per anni abbiamo preso decisioni su produzione e consumo come se economia ed ecosistemi fossero separati, pur sapendo che ogni attività antropica poggia sul capitale naturale. </span><span>La tutela della biodiversità è stata a lungo confinata all’ambito della conservazione e della protezione degli ecosistemi, mentre la sua integrazione nei processi decisionali è rimasta marginale, spesso ridotta a forme di filantropismo o a interventi compensativi.</span></p>
<p><span>Già da decenni, l’economia ecologica, da Herman Daly fino alla più recente riflessione di Partha Dasgupta, ha messo in discussione la compatibilità tra crescita economica e limiti biofisici, portando progressivamente questo tema al centro del dibattito istituzionale. </span><span>Eppure, a fronte di questa evoluzione, la traiettoria globale della biodiversità non mostra segnali di inversione. </span><span>Il punto non è la mancanza di conoscenza. Non è nemmeno l’assenza di strumenti. Il punto è che ciò che è economicamente razionale e profittevole per le imprese rimane, molto spesso, ecologicamente insostenibile. Questa tensione non è accidentale. È strutturale.</span></p>
<p><span>Negli ultimi anni, la governance della sostenibilità si è progressivamente sviluppata attorno all’idea che migliorare la qualità delle informazioni, in termini di trasparenza, disclosure e capacità di misurazione, potesse favorire un riallineamento tra decisioni economiche e obiettivi ambientali. </span><span>Questo approccio ha reso più visibili alcune dimensioni del problema.<br>Tuttavia, mostra limiti evidenti quando applicato alla biodiversità.</span></p>
<p><span>Molti dei processi che ne determinano il declino, dalla conversione del suolo alla frammentazione degli habitat, fino allo sfruttamento eccessivo delle risorse, restano solo parzialmente rappresentati nei modelli economici e finanziari. I loro effetti si distribuiscono nello spazio, si manifestano nel tempo e difficilmente possono essere ricondotti a singoli attori. A complicare le cose c’è la dimensione globale del problema, in nome del “<em>tutto è collegato</em>”, espressione spesso ripetuta da Papa Francesco in senso molto ampio. </span></p>
<p><span>Allo stesso tempo, le dipendenze delle imprese dagli ecosistemi, dall’acqua all’impollinazione, fino alla stabilità climatica, faticano ancora a essere integrate in modo sistematico nei processi decisionali. </span><span>Ne emerge una tensione più profonda: le imprese sono chiamate a gestire rischi legati alla biodiversità all’interno di un contesto decisionale che, nelle sue logiche di fondo, continua a generarli.</span></p>
<p><span>Per questo, il problema non può essere ricondotto al comportamento delle singole imprese. Le aziende non operano nel vuoto, ma all’interno di un sistema di condizioni normative, economiche, finanziarie, culturali e tecnologiche, che orienta ciò che è conveniente, ciò che è possibile e, in ultima istanza, le priorità decisionali. </span><span>È all’interno di questa architettura che si colloca quello che la letteratura internazionale, e in particolare Ipbes nel suo ultimo report, definisce come <em>enabling environment</em>. </span><span>Non si tratta di una metafora, ma di una configurazione concreta di regole, incentivi e capacità istituzionali che determina se le decisioni economiche tendono a degradare gli ecosistemi o, al contrario, a contribuire alla loro rigenerazione. </span><span>In questo senso, l’<em>enabling environment</em> non è un elemento accessorio, ma la condizione stessa che rende possibile, o impedisce, l’allineamento tra attività economiche e sistemi naturali. </span></p>
<p><span>Oggi, questa architettura resta profondamente incoerente. I sistemi fiscali e i regimi di sussidio continuano a sostenere attività ad alto impatto ambientale: dai contributi ai combustibili fossili agli incentivi a pratiche agricole intensive, fino ai sussidi alla pesca industriale. Secondo Ipbes, flussi finanziari pubblici e privati per migliaia di miliardi di dollari l’anno continuano a contribuire al degrado degli ecosistemi, alimentando processi come la perdita di habitat, l’inquinamento e l’erosione della biodiversità, dinamiche che emergono con chiarezza anche nel contesto italiano e che sono già state analizzate, con rigore, nel dibattito sviluppato dagli autori di greenreport (<a href="https://www.greenreport.it/news/natura-e-biodiversita/60066-ipbes-la-perdita-di-biodiversita-e-capitale-naturale-e-diventato-un-rischio-sistemico-per-leconomia">qui</a> e <a href="https://www.greenreport.it/news/natura-e-biodiversita/60038-businesses-e-biodiversita-report-ipbes-le-imprese-possono-guidare-un-cambiamento-trasformativo-o-rischiare-lestinzione">qui</a>). </span></p>
<p><span>Allo stesso tempo, i mercati finanziari faticano a incorporare in modo sistematico i rischi legati alla natura, mentre gli strumenti di disclosure, pur in rapido sviluppo, restano spesso descrittivi più che trasformativi. Anche i principali indicatori macroeconomici continuano a misurare la crescita senza considerare l’erosione del capitale naturale che lo sostiene.</span></p>
<p><span>In questo contesto, richiedere alle imprese un miglioramento delle proprie performance non è solo insufficiente: significa trascurare le condizioni strutturali che orientano e delimitano lo spazio delle decisioni. Perfino le strategie aziendali più avanzate si confrontano con vincoli strutturali come incentivi distorti, asimmetrie informative, capacità operative disomogenee e, non da ultimo, rapporti di potere che contribuiscono a definire, e spesso a cristallizzare, le regole del gioco.</span></p>
<p><span>Questo non significa che l’azione delle imprese sia irrilevante. Significa piuttosto che non è sufficiente. Ad esempio, non basta affidarsi alle best practices di pochi volenterosi; al contrario, le operazioni di salvaguardia ambientale, controllo delle emissioni e tutela della biodiversità andrebbero facilitate, rese sistematiche e, soprattutto, valorizzate nell’ottica di produrre vantaggi per chi le effettua.<em> </em></span></p>
<p><span>La perdita di biodiversità non è solo il risultato di ciò che non viene regolato. È anche il risultato di incentivi che la alimentano, di dimensioni che restano non misurate e di elementi esclusi dai processi decisionali. </span><span>Per questo, il passaggio cruciale non è semplicemente migliorare gli strumenti esistenti, ma intervenire sulle condizioni che ne determinano l’efficacia. </span></p>
<p><span>In questo contesto, sta emergendo anche la necessità di nuove competenze e figure professionali in grado di operare all’intersezione tra sistemi economici ed ecosistemi. Profili come il <em>biodiversity manager</em> possono contribuire a tradurre le pressioni ambientali in informazioni rilevanti per i processi decisionali, supportando le imprese nell’integrare la biodiversità nelle proprie strategie operative. Tuttavia, il contributo di queste figure può essere efficace solo se inserito in un contesto che ne valorizzi il ruolo: senza un’evoluzione delle condizioni normative, finanziarie e istituzionali, anche le competenze più avanzate rischiano di rimanere marginali.</span></p>
<p><span>Riallineare sistemi economici e sistemi ecologici implica ripensare, in modo coordinato, politiche pubbliche, meccanismi di mercato, infrastrutture informative e capacità istituzionali. </span><span>Non si tratta di rendere le imprese più sostenibili all’interno dell’attuale contesto. Si tratta di trasformare il contesto perché la sostenibilità diventi l’esito normale delle decisioni economiche.</span></p>
<p><span>Finché questo riallineamento non avverrà, la biodiversità continuerà a essere trattata come un vincolo esterno, anziché come una condizione necessaria al funzionamento dell’economia, e anche le iniziative più avanzate continueranno a essere assorbite da un sistema che, semplicemente, non cambia. </span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Sulle tracce della Strada Regia: un viaggio nella storia del Sud Italia</title>
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<description><![CDATA[ UN PRESS TOUR TRA STORIA, NATURA E CULTURA GUIDERÀ LA STAMPA ALLA SCOPERTA DELL’ITALIA INTERNA MERIDIONALE. L’INIZIATIVA HA LO SCOPO DI VALORIZZARE TERRITORI SPESSO POCO CONOSCIUTI. UN’ESPERIENZA IMMERSIVA TRA BORGHI, SITI ARCHEOLOGICI E PAESAGGI UNICI, PER RISCOPRIRE RADICI, TRADIZIONI E IDENTITÀ LOCALI Un tour tra Campania e Basilicata Dal 12 al 14 giugno si terrà […]
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 14:30:09 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Sulle, tracce, della, Strada, Regia:, viaggio, nella, storia, del, Sud, Italia</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>UN PRESS TOUR TRA STORIA, NATURA E CULTURA GUIDERÀ LA STAMPA ALLA SCOPERTA DELL’ITALIA INTERNA MERIDIONALE. L’INIZIATIVA HA LO SCOPO DI VALORIZZARE TERRITORI SPESSO POCO CONOSCIUTI. UN’ESPERIENZA IMMERSIVA TRA BORGHI, SITI ARCHEOLOGICI E PAESAGGI UNICI, PER RISCOPRIRE RADICI, TRADIZIONI E IDENTITÀ LOCALI Un tour tra Campania e Basilicata Dal 12 al 14 giugno si terrà […]</p>
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<title>Emergenza dissesto idrogeologico: è in quasi tutta Italia</title>
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<description><![CDATA[ IL DISSESTO IDROGEOLOGICO NON È PIÙ UN’EMERGENZA ECCEZIONALE MA UNA CONDIZIONE STRUTTURALE DEL TERRITORIO ITALIANO. I DATI ISPRA MOSTRANO CHE QUASI TUTTI I COMUNI DEL PAESE SONO ESPOSTI A RISCHI COME FRANE, ALLUVIONI, EROSIONE COSTIERA O VALANGHE. PER QUESTO LA PREVENZIONE NON PUÒ LIMITARSI A INTERVENIRE DOPO I CROLLI: SERVONO OSSERVAZIONE CONTINUA, LETTURA DEI SEGNALI […]
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 14:30:09 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Emergenza, dissesto, idrogeologico:, quasi, tutta, Italia</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>IL DISSESTO IDROGEOLOGICO NON È PIÙ UN’EMERGENZA ECCEZIONALE MA UNA CONDIZIONE STRUTTURALE DEL TERRITORIO ITALIANO. I DATI ISPRA MOSTRANO CHE QUASI TUTTI I COMUNI DEL PAESE SONO ESPOSTI A RISCHI COME FRANE, ALLUVIONI, EROSIONE COSTIERA O VALANGHE. PER QUESTO LA PREVENZIONE NON PUÒ LIMITARSI A INTERVENIRE DOPO I CROLLI: SERVONO OSSERVAZIONE CONTINUA, LETTURA DEI SEGNALI […]</p>
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<title>Wildlife Photographer of the Year 2026 al Forte di Bard, la mostra</title>
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<description><![CDATA[ LA 61ª EDIZIONE DI WILDLIFE PHOTOGRAPHER OF THE YEAR È STATA INAUGURATA IL 20 MARZO È SARÀ VISIONABILE FINO AL 12 LUGLIO 2026 A FORTE DI BARD, IN VALLE D’AOSTA. Promossa dal Natural History Museum di Londra, la mostra è uno degli eventi più prestigiosi al mondo dedicati alla fotografia naturalistica. Un appuntamento di lunga […]
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 14:30:09 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>LA 61ª EDIZIONE DI WILDLIFE PHOTOGRAPHER OF THE YEAR È STATA INAUGURATA IL 20 MARZO È SARÀ VISIONABILE FINO AL 12 LUGLIO 2026 A FORTE DI BARD, IN VALLE D’AOSTA. Promossa dal Natural History Museum di Londra, la mostra è uno degli eventi più prestigiosi al mondo dedicati alla fotografia naturalistica. Un appuntamento di lunga […]</p>
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<title>“Il Paese delle tradizioni”: un viaggio nell’Italia autentica</title>
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<description><![CDATA[ UN LIBRO DEDICATO ALL’ITALIA PIÙ AUTENTICA E ALLE SUE TRADIZIONI. ATTRAVERSO BORGHI, FESTE POPOLARI E MESTIERI ANTICHI, EMERGE IL VALORE CULTURALE DELLE COMUNITÀ LOCALI. UN PATRIMONIO VIVO, CUSTODITO DA VOLONTARI E CITTADINI, CHE CONTINUA AD ATTRARRE VISITATORI E A TRAMANDARE IDENTITÀ Un viaggio nell’Italia più autentica È stato presentato alla Camera dei Deputati il libro […]
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 14:30:09 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>UN LIBRO DEDICATO ALL’ITALIA PIÙ AUTENTICA E ALLE SUE TRADIZIONI. ATTRAVERSO BORGHI, FESTE POPOLARI E MESTIERI ANTICHI, EMERGE IL VALORE CULTURALE DELLE COMUNITÀ LOCALI. UN PATRIMONIO VIVO, CUSTODITO DA VOLONTARI E CITTADINI, CHE CONTINUA AD ATTRARRE VISITATORI E A TRAMANDARE IDENTITÀ Un viaggio nell’Italia più autentica È stato presentato alla Camera dei Deputati il libro […]</p>
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<title>Bosch eBike Systems e Bagoo insieme per una nuova ciclologistica urbana: mobilità sostenibile al servizio dell’hospitality e dei viaggiatori</title>
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<description><![CDATA[ eCargo Bike, innovazione digitale e sostenibilità per un modello avanzato di mobilità urbana.
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 14:30:08 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>Google Maps si aggiorna per le auto elettriche: calcolo dei consumi e soste di ricarica con l’IA</title>
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<description><![CDATA[ Grazie all’intelligenza artificiale, Google Maps calcola consumi, traffico, capacità batteria e meteo per pianificare i viaggi in auto elettrica. Ma c&#039;è ancora un limite tecnico da superare
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 14:30:07 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Google, Maps, aggiorna, per, auto, elettriche:, calcolo, dei, consumi, soste, ricarica, con, l’IA</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie all’intelligenza artificiale, Google Maps calcola consumi, traffico, capacità batteria e meteo per pianificare i viaggi in auto elettrica. Ma c'è ancora un limite tecnico da superare</p>
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<title>Rinnovabili | Weekly Solar News [Aprile#1]</title>
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<description><![CDATA[ Le notizie più rilevanti della settimana dal mondo del solare e dello storage, raccolte ogni venerdì in un formato rapido e immediato.
L&#039;articolo Rinnovabili | Weekly Solar News [Aprile#1] proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 14:30:06 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Rinnovabili, Weekly, Solar, News, Aprile1</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Le notizie più rilevanti della settimana dal mondo del solare e dello storage, raccolte ogni venerdì in un formato rapido e immediato.</p>
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<title>Fino al 95% di recupero: il plasma cambia il riciclo delle batterie al litio</title>
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<description><![CDATA[ Un nuovo processo riduce energia e chimica aggressiva, recupera metalli e grafite e migliora l’efficienza della filiera delle batterie.
L&#039;articolo Fino al 95% di recupero: il plasma cambia il riciclo delle batterie al litio proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 14:30:06 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Fino, 95, recupero:, plasma, cambia, riciclo, delle, batterie, litio</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Un nuovo processo riduce energia e chimica aggressiva, recupera metalli e grafite e migliora l’efficienza della filiera delle batterie.</p>
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<title>Rinnovabili lancia il nuovo PREMIUM FV e BESS dedicato ai professionisti del solare e dell’accumulo</title>
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<description><![CDATA[ la Media Company, diretta da Mauro Spagnolo, annuncia il lancio del nuovo servizio in abbonamento dedicato alla filiera del fotovoltaico e dell&#039;accumulo
L&#039;articolo Rinnovabili lancia il nuovo PREMIUM FV e BESS dedicato ai professionisti del solare e dell’accumulo proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 14:30:05 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Rinnovabili, lancia, nuovo, PREMIUM, BESS, dedicato, professionisti, del, solare, dell’accumulo</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>la Media Company, diretta da Mauro Spagnolo, annuncia il lancio del nuovo servizio in abbonamento dedicato alla filiera del fotovoltaico e dell'accumulo</p>
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<title>Dolomiti Energia, prezzo fisso per 10 anni per proteggere dai rincari</title>
<link>https://www.eventi.news/dolomiti-energia-prezzo-fisso-per-10-anni-per-proteggere-dai-rincari</link>
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<description><![CDATA[ Bosso: &quot;Vogliamo proporre un modello fondato su certezza dei costi, responsabilità condivisa e fiducia nel tempo&quot;
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 14:30:04 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Dolomiti, Energia, prezzo, fisso, per, anni, per, proteggere, dai, rincari</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bosso: "Vogliamo proporre un modello fondato su certezza dei costi, responsabilità condivisa e fiducia nel tempo"</p>
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<item>
<title>Veneto, gli stanziamenti su energia, IT e ambiente in Manovra</title>
<link>https://www.eventi.news/veneto-gli-stanziamenti-su-energia-it-e-ambiente-in-manovra</link>
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<description><![CDATA[ Il Consiglio regionale del Veneto approva la manovra di bilancio 2026-2028. Stanziati 660 mila euro per l’energia tra Piano energetico e Comunità rinnovabili
L&#039;articolo Veneto, gli stanziamenti su energia, IT e ambiente in Manovra proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 14:30:04 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Veneto, gli, stanziamenti, energia, ambiente, Manovra</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il Consiglio regionale del Veneto approva la manovra di bilancio 2026-2028. Stanziati 660 mila euro per l’energia tra Piano energetico e Comunità rinnovabili</p>
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<title>Caro carburante, prorogato sconto accise fino al 1° maggio</title>
<link>https://www.eventi.news/caro-carburante-prorogato-sconto-accise-fino-al-1-maggio</link>
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<description><![CDATA[ Caro-carburanti, Giorgetti annuncia la proroga dello sconto e lancia l&#039;allarme sulle tensioni internazionali: &quot;Quadro economico preoccupante&quot;.
L&#039;articolo Caro carburante, prorogato sconto accise fino al 1° maggio proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 14:30:03 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Caro, carburante, prorogato, sconto, accise, fino, 1°, maggio</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Caro-carburanti, Giorgetti annuncia la proroga dello sconto e lancia l'allarme sulle tensioni internazionali: "Quadro economico preoccupante".</p>
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<title>DM Geotermia a bassa entalpia: semplificazioni e obblighi</title>
<link>https://www.eventi.news/dm-geotermia-a-bassa-entalpia-semplificazioni-e-obblighi</link>
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<description><![CDATA[ Il decreto pubblicato oggi dal MASE, definisce nuove procedure semplificate per l&#039;installazione delle sonde geotermiche, distinguendo tra Attività Libera e PAS.
L&#039;articolo DM Geotermia a bassa entalpia: semplificazioni e obblighi proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 14:30:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Geotermia, bassa, entalpia:, semplificazioni, obblighi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il decreto pubblicato oggi dal MASE, definisce nuove procedure semplificate per l'installazione delle sonde geotermiche, distinguendo tra Attività Libera e PAS.</p>
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<title>Regno Unito risparmia importazioni di gas per un valore di 1 miliardo di sterline a marzo 2026</title>
<link>https://www.eventi.news/regno-unito-risparmia-importazioni-di-gas-per-un-valore-di-1-miliardo-di-sterline-a-marzo-2026</link>
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<description><![CDATA[ Le rinnovabili stanno contribuendo a ridurre la dipendenza dalle importazioni in un momento di forte instabilità geopolitica.
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 14:30:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Regno, Unito, risparmia, importazioni, gas, per, valore, miliardo, sterline, marzo, 2026</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Le rinnovabili stanno contribuendo a ridurre la dipendenza dalle importazioni in un momento di forte instabilità geopolitica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.rinnovabili.it/energia/eolico/importazioni-di-gas-regno-unito-eolico-solare-marzo-2026/">Regno Unito risparmia importazioni di gas per un valore di 1 miliardo di sterline a marzo 2026</a> proviene da <a href="https://www.rinnovabili.it/">Rinnovabili</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Uno zoo tedesco festeggia la nascita di un raro tapiro malese</title>
<link>https://www.eventi.news/uno-zoo-tedesco-festeggia-la-nascita-di-un-raro-tapiro-malese</link>
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<description><![CDATA[ Il cucciolo, una femmina ancora senza nome, si è alzato e ha iniziato a muoversi pochi secondi dopo la nascita ]]></description>
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 07:00:07 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Uno, zoo, tedesco, festeggia, nascita, raro, tapiro, malese</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[Il cucciolo, una femmina ancora senza nome, si è alzato e ha iniziato a muoversi pochi secondi dopo la nascita]]> </content:encoded>
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<title>Antartide, nave di attivisti sperona peschereccio di krill: il video della collisione</title>
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<description><![CDATA[ Il video mostra l’impatto. Gli attivisti legati a Paul Watson contestano la pesca del krill, specie chiave per balene, foche e pinguini ]]></description>
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 07:00:06 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[Il video mostra l’impatto. Gli attivisti legati a Paul Watson contestano la pesca del krill, specie chiave per balene, foche e pinguini]]> </content:encoded>
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<title>Ancora pioggia e neve e allerta rossa in Abruzzo, Molise e Puglia. Migliora da domani</title>
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<description><![CDATA[ Il vortice ciclonico si sta spostando verso l&#039;area jonica. Tre giorni di piogge intense hanno portato questa mattina al crollo del ponte sul fiume Trigno, al confine tra Molise e Abruzzo. A Termoli 150 persone evacuate. In quota continua a nevicare ]]></description>
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 07:00:06 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[Il vortice ciclonico si sta spostando verso l'area jonica. Tre giorni di piogge intense hanno portato questa mattina al crollo del ponte sul fiume Trigno, al confine tra Molise e Abruzzo. A Termoli 150 persone evacuate. In quota continua a nevicare]]> </content:encoded>
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<title>Gatti: perché ci hanno scelto (ma restano liberi)</title>
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<description><![CDATA[ A differenza del cane, il gatto non ha bisogno di un leader. Svelate le radici di un rapporto millenario basato su libertà, cibo e opportunismo, ma Felis catus resta un coinquilino misterioso. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 04:00:01 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Gatti:, perché, hanno, scelto, ma, restano, liberi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[Chiedete al proprietario di un cane cosa pensi del suo animale: vi parlerà di fedeltà assoluta. Chiedetelo a chi vive con un gatto: probabilmente inizierà un elenco di divani distrutti, vasi rovesciati e miagolii notturni. Eppure, nonostante i "dispetti", i gatti restano i pet più diffusi, scelti per la loro capacità di essere socievoli pur mantenendo un'indipendenza che ci affascina da millenni.. Un'amicizia nata nei granai
Il segreto del nostro legame risiede nella storia. Recenti prove dimostrano che la convivenza è iniziata circa 5.300 anni fa in Cina. Non fu un addomesticamento forzato, ma uno scambio equo: gli umani offrivano avanzi di cibo e protezione nei granai, e i gatti ricambiavano eliminando topi e parassiti.
Mentre i cani hanno evoluto la necessità di riconoscere un leader, i gatti hanno mantenuto le prerogative del loro antenato selvatico, il Felis silvestris : sono animali solitari che vedono nell'uomo non un capo, ma un "amico" o un pari.. La casa è il vero "padrone"
Per un gatto, il concetto di "casa" coincide strettamente con quello di territorio. È questo il motivo per cui un gatto d'appartamento non soffre eccessivamente la mancanza dell'aria aperta: il suo istinto a esplorare è forte, ma la necessità di stabilire un legame con il proprio territorio lo è ancora di più.. Questo spiega anche un paradosso comportamentale: un gatto soffre molto di più per un trasloco con la propria famiglia che per un cambio di proprietari all'interno dello stesso appartamento. Una volta fuori dal proprio ambiente sicuro, il felino può sentirsi così minacciato da arrivare ad aggredire persino il padrone in grembo al quale dormiva tranquillo la sera prima.. Il segreto delle fusa: un ritorno all'infanzia
Perché un animale così indipendente cerca le nostre coccole? Gli scienziati spiegano che i gatti domestici conservano per tutta la vita le "vestigia" di comportamenti infantili. Le fusa, per esempio, nascono nel rapporto tra gattino e madre per comunicare una richiesta di affetto e sicurezza.
Quando un gatto adulto si acciambella sulle tue gambe facendo le fusa, sta attivando quell'istinto primordiale che nei gatti "di campagna" o selvatici tende a scomparire con l'età adulta. Tuttavia, attenzione a non esagerare: trattare un gatto come un "piccolo cane" può essere deleterio. Se il gatto riceve troppe attenzioni indesiderate e non ha modo di sottrarsi, i suoi livelli di stress possono schizzare alle stelle.. Indipendenti per scelta
La verità, confermata da studi dell'Università di Bristol, è che i gatti non soffrono di ansia da separazione come i cani e non hanno strettamente "bisogno" di noi per sentirsi al sicuro. Anche l'idea che un gatto abbia bisogno di un simile per compagnia è spesso un mito: essendo solitari per natura, la presenza di un altro felino può essere vissuta come una minaccia territoriale, portando a graffi e morsi invece che a giochi sereni.. In definitiva, se un gatto decide di passare del tempo con noi, lo fa per una scelta consapevole. Forse è proprio questo il fascino intramontabile di Felis catus: sapere che, in un mondo di obblighi, lui è lì solo perché ha deciso di restare..]]> </content:encoded>
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<title>Data center, intelligenza artificiale e batterie: un mercato che varrà 21 miliardi entro il 2036</title>
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<description><![CDATA[ La crescita dell’intelligenza artificiale non è solo una questione di chip e consumi energetici. È anche una questione di batterie. Il mercato dei sistemi di accumulo per applicazioni commerciali e industriali si avvia verso una fase di espansione quintuplicata entro il 2036, trainata da una domanda che parte dai data center e si estende alla […]
L&#039;articolo Data center, intelligenza artificiale e batterie: un mercato che varrà 21 miliardi entro il 2036 è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 21:00:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Data, center, intelligenza, artificiale, batterie:, mercato, che, varrà, miliardi, entro, 2036</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/04/02/data-center-ai-batterie-mercato-2036/" title="Data center, intelligenza artificiale e batterie: un mercato che varrà 21 miliardi entro il 2036" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_bess.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="bess" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_bess.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_bess-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_bess-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_bess-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>La crescita dell’intelligenza artificiale non è solo una questione di chip e consumi energetici. È anche una questione di batterie. Il mercato dei sistemi di accumulo per applicazioni commerciali e industriali si avvia verso una fase di espansione quintuplicata entro il 2036, trainata da una domanda che parte dai data center e si estende alla telefonia mobile, alla mobilità elettrica in agricoltura e nelle costruzioni, alle infrastrutture critiche. Il quadro tecnologico, tuttavia, è in transizione: il Li-ion non è più l’unica risposta</em></p>
<p>Secondo le previsioni di <strong>IdTechEx</strong>, contenute nel report <strong>Battery Storage for Data Centers, Commercial & Industrial Applications 2026–2036</strong> (<a href="https://www.idtechex.com/en/research-report/battery-storage-for-data-centers-commercial-and-industrial-applications/1141" target="_blank" rel="noopener">che trovate a questo link</a>), il mercato globale dei <strong>sistemi di accumulo</strong> per applicazioni commerciali e industriali (C&I Bess) raggiungerà un valore di <strong>21 miliardi di dollari entro il 2036</strong>, con una crescita attesa di circa <strong>cinque volte rispetto ai livelli del 2026</strong>.</p>
<p>Un <strong>segmento tradizionalmente considerato di nicchia</strong> – schiacciato tra il mercato residenziale e quello della grande scala a livello di rete – si avvia a diventare uno dei <strong>principali vettori di crescita dell’intera industria dello stoccaggio elettrochimico</strong>.</p>
<p>La domanda attraversa una <strong>pluralità di settori</strong>: data center, stazioni base per reti 5G e 6G, infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici, cantieri edili, agricoltura meccanizzata, ospedali, <a href="https://www.greenplanner.it/comunita-energetiche-rinnovabili/" target="_blank" rel="noopener">comunità energetiche</a> e applicazioni di soccorso in caso di disastri.</p>
<p>Le funzioni abilitate dai sistemi C&I Bess includono l’alimentazione di continuità (Ups), il peak shaving, la gestione dei microgrid, l’arbitraggio time-of-use e la flessibilità di rete.</p>
<h2>Il driver immediato: i data center e i carichi volatili dell’Ai</h2>
<p>Nel breve periodo, <strong>la componente più dinamica della domanda C&I è quella dei data center</strong>, in particolare negli Stati Uniti e in Europa. La ragione è strutturale: i carichi computazionali dell’<a href="https://www.greenplanner.it/2024/07/01/intelligenza-artificiale-corsi-podcast-risorse/" target="_blank" rel="noopener"><strong>intelligenza artificiale</strong></a> generano fluttuazioni di potenza nell’ordine dei megawatt, difficilmente gestibili attraverso la sola fornitura dalla rete elettrica.</p>
<p>Operare il data center a potenza continua elevata per ammortizzare questi picchi è tecnicamente possibile, ma comporta un consumo energetico sistematicamente eccedente il necessario, con impatto diretto sui costi operativi.</p>
<p>L’<strong>accumulo elettrochimico consente una soluzione più efficiente</strong>: caricare il sistema durante i periodi di eccesso di offerta elettrica e scaricare nei momenti di picco della domanda computazionale, spianando le fluttuazioni senza sprechi.</p>
<p>Parallelamente, i sistemi Ups – storicamente basati su batterie al piombo-acido regolate da valvola (Vrla) – stanno migrando verso soluzioni Li-ion, grazie alla maggiore vita ciclica e al calo dei costi di questa tecnologia.</p>
<p>La traiettoria geografica della domanda è articolata nel tempo: <strong>nel breve periodo prevarranno Usa ed Europa</strong>, spinti dalla corsa all’Ai; nella seconda metà del decennio, la <strong>diffusione del 6G in Cina</strong> orienterà la domanda verso sistemi Ups per macro-torri di rete; verso fine decennio, la <strong>meccanizzazione elettrica in agricoltura</strong> e costruzioni fuori dai mercati occidentali genererà <strong>ulteriore domanda di stoccaggio</strong> per infrastrutture di ricarica.</p>
<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-166047 aligncenter" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/data-center-bess.jpg" alt="data center e bess" width="1200" height="800" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/data-center-bess.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/data-center-bess-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/data-center-bess-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/data-center-bess-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></p>
<h2>La transizione tecnologica: oltre il Li-ion</h2>
<p>Il Li-ion mantiene una posizione dominante nel C&I Bess, con <strong>Catl, Byd e Tesla</strong> tra i principali player globali. I costi delle celle Lfp continuano a scendere e negli Stati Uniti il tax credit 45X del programma di produzione domestica sta stimolando la <strong>costruzione di capacità produttiva locale</strong>, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dalle filiere cinesi.</p>
<p>Tuttavia, l’<strong>intensificazione del ciclo di utilizzo nei data center</strong> – con scariche e ricariche frequenti ogni giorno – accelera il degrado delle celle Li-ion e ne anticipa la sostituzione.</p>
<p>A ciò si aggiunge un profilo di rischio legato alla <strong>infiammabilità dell’elettrolita</strong>, fattore critico in ambienti ad alta densità di infrastrutture come i data center: alcuni incendi recenti hanno reso questo tema difficilmente ignorabile.</p>
<p><strong>IdTechEx</strong> documenta lo sviluppo di tecnologie alternative per applicazioni C&I: batterie Na-ion, sistemi a seconda vita da veicoli elettrici, Vrla in contesti a bassa intensità di ciclo e, in prospettiva, le <a href="https://www.greenplanner.it/2026/01/08/batterie-industria-data-center-nuova-fase/" target="_blank" rel="noopener"><strong>batterie a flusso redox</strong></a> (Rfb).</p>
<p>Quest’ultima tecnologia presenta caratteristiche particolarmente adatte alla <strong>gestione dei carichi volatili dell’Ai</strong> – degrado minimo anche con ciclaggi estesi, elettrolita non infiammabile, possibilità di erogazione prolungata (oltre 10 ore) – e viene già sviluppata in configurazioni di Ups a lunga durata (Ldups) da operatori come <strong>Terraflow Energy</strong> negli Usa.</p>
<p>In questi sistemi, <strong>la corrente proveniente dalla rete transita attraverso la batteria prima di raggiungere il data center</strong>, eliminando la necessità di commutazione in caso di blackout e consentendo al contempo di supportare il bilanciamento della rete dal lato dell’utility.</p>
<h2>Strategie di approvvigionamento: dal Ppa alla verticalizzazione</h2>
<p>Accanto all’evoluzione tecnologica, IdTechEx segnala un <strong>mutamento nelle strategie di approvvigionamento energetico</strong> dei grandi operatori di data center.</p>
<p>I <strong>contratti di acquisto di energia rinnovabile</strong> (Ppa), sia fisici che virtuali, restano lo strumento predominante nel breve periodo. Ma l’acquisizione da parte di <strong>Google</strong> della società di sviluppo solare e storage <strong>Intersect Power</strong> per 4,75 miliardi di dollari, avvenuta nel dicembre 2025, suggerisce una possibile virata dei grandi player verso modelli verticalmente integrati, con controllo diretto delle infrastrutture di generazione e stoccaggio.</p>
<p>Il <strong>progetto comune prevede un impianto da 840 MW fotovoltaici e 1,3 GWh di Bess</strong>, con avvio costruttivo nel 2026. Una traiettoria accessibile, per ora, solo ai soggetti con la massa critica finanziaria per internalizzare l’intera filiera energetica.</p>
<p><em>Crediti immagine: <a href="https://depositphotos.com/it/" target="_blank" rel="noopener">Depositphotos</a></em></p>
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<title>Comunità energetiche rinnovabili: non è tutto oro quello che luccica</title>
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<description><![CDATA[ Nelle ultime settimane un video ha riscosso grande interesse sui social, specialmente tra chi segue il mondo delle Comunità energetiche rinnovabili (Cer) e l’evoluzione del contesto normativo di riferimento. Ecco di cosa si è parlato e la nostra intervista Il video dell’audizione da parte di Giovanni Montagnani, vicepresidente dell’associazione Ci sarà un bel clima, svoltasi […]
L&#039;articolo Comunità energetiche rinnovabili: non è tutto oro quello che luccica è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 21:00:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Comunità, energetiche, rinnovabili:, non, tutto, oro, quello, che, luccica</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/04/02/comunita-energetiche-rinnovabili-difetti/" title="Comunità energetiche rinnovabili: non è tutto oro quello che luccica" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Depositphotos_cer.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="comunità energetiche" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Depositphotos_cer.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Depositphotos_cer-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Depositphotos_cer-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Depositphotos_cer-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Nelle ultime settimane un video ha riscosso grande interesse sui social, specialmente tra chi segue il mondo delle Comunità energetiche rinnovabili (Cer) e l’evoluzione del contesto normativo di riferimento. Ecco di cosa si è parlato e la nostra intervista</em></p>
<p>Il video dell’audizione da parte di <strong>Giovanni Montagnani</strong>, vicepresidente dell’associazione <strong>Ci sarà un bel clima</strong>, svoltasi a inizio febbraio di quest’anno presso la Commissione Ambiente del Senato sul tema dell’autoconsumo e dei sistemi di accumulo, ha destato grande interesse (qui sotto trovate l’intervento integrale).</p>
<p></p>
<p><strong>Giovanni Montagnani</strong> era stato invitato in Senato anche in qualità di rappresentante dell’associazione <strong>Vergante Rinnovabile Cer</strong> e dell’associazione <strong>Energia per l’Italia</strong>.</p>
<p>Il dibattito era incentrato sulle <strong>possibili soluzioni per abbassare i prezzi dell’energia</strong>; in quei giorni, infatti, era in preparazione il <a href="https://www.greenplanner.it/2026/02/20/decreto-bollette-famiglie-imprese/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Decreto Bollette</strong></a> (che poi ricevette il via libera dal Consiglio dei Ministri il 18 febbraio 2026).</p>
<p>In estrema sintesi, la tesi che ha esposto il relatore è stata la seguente: “<em>per abbassare i prezzi dell’energia non servono ricette strane, ma massimizzare l’autoconsumo che riduce la domanda sul mercato elettrico e servono grandi impianti eolici e fotovoltaici, collegati a sistemi di batterie, per aumentare l’offerta a basso costo sul mercato</em>“.</p>
<p>Se il tema era già di grande attualità appena due mesi fa, oggi è sicuramente al centro dell’agenda politica – non solo italiana – alla luce di quanto sta succedendo nei mercati delle materie prime dopo lo <strong>scoppio della guerra in Medioriente</strong>, che ha visto un forte rialzo del prezzo del petrolio (+50%) e del gas (+40%).</p>
<p><strong>Giovanni Montagnani</strong>, ingegnere con un dottorato in elettronica nucleare, ha raccontato in Senato anche la sua esperienza con la costituzione e gestione della <strong>Cer Vergante Rinnovabile</strong> e non ha risparmiato <strong>critiche al Gestore dei servizi energetici</strong> e al funzionamento stesso dello strumento delle Cer in Italia.</p>
<p>Per tutti questi motivi, <a href="https://www.greenplanner.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>GreenPlanner</strong></a> ha voluto intervistarlo e approfondire il suo punto di vista sulle <a href="https://www.greenplanner.it/comunita-energetiche-rinnovabili/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Comunità energetiche rinnovabili</strong></a>.</p>
<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-166136 aligncenter" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/giovanni-montagnani.jpg" alt="giovanni montagnani" width="1200" height="800" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/giovanni-montagnani.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/giovanni-montagnani-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/giovanni-montagnani-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/giovanni-montagnani-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></p>
<h2>Associazione Ci sarà un bel clima, di cosa si occupa</h2>
<p>L’associazione dal 2020 promuove la divulgazione per adulti e bambini dei temi del cambiamento climatico e del rapporto tra uomo e natura.</p>
<p>A seconda dei format adottati, le iniziative vedono la partecipazione di genitori e bambini con il coinvolgimento di amministratori pubblici (sindaci e titolari di aziende della zona) per portare avanti istanze e proposte in ambito energetico e di mobilità (policy lab).</p>
<p>A questo proposito, in primavera saranno organizzati un evento a Varese e uno a Reggio Emilia. L’associazione ha sede sul Lago Maggiore, ma le attività che sviluppa sono organizzate su tutto il territorio italiano (grazie al lavoro di circa dieci soci operativi e un centinaio di amici sostenitori).</p>
<p>Si legge nel manifesto pubblicato sul sito internet che l’associazione chiede ai cittadini “di impegnarsi alla decarbonizzazione attraverso l’adozione e la promozione di abitudini di consumo critico, e di iniziare a costruire e affrontare insieme i cambiamenti che la rivoluzione ecologica porterà nelle nostre vite con coraggio, fiducia e solidarietà”.</p>
<p><strong>Che cosa non funziona nello strumento delle Cer?</strong></p>
<p>“<em>Il meccanismo della tariffa incentivante delle Cer, per come è stato progettato, è un controsenso. L’unica vera soluzione logica sarebbe stata applicare uno sconto diretto in bolletta a chi consuma l’energia condivisa.</em></p>
<p><em>Invece, oggi, per premiare economicamente chi fa parte di una Cer e ne consuma l’energia, si scaricano i costi su tutti gli altri cittadini attraverso altri oneri di sistema</em>“.</p>
<p>Relativamente allo <strong>storno in bolletta</strong>, precisiamo che in alcuni Paesi europei già esiste questa possibilità (come approfondito nell’articolo <a href="https://www.greenplanner.it/2026/02/19/comunita-energetiche-rinnovabili-in-europa/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Le Comunità energetiche rinnovabili in Europa a confronto</strong></a> del 19/02/2026), tuttavia in Italia l’incentivo economico (tariffa incentivante) riconosciuto dal Gse non viene scalato direttamente dalle bollette dei singoli membri, ma <strong>viene erogato al Soggetto Referente della Cer</strong>, che riceve il contributo e successivamente lo ripartisce tra i membri.</p>
<p>Inoltre, per come sono stati organizzati gli incentivi nel tempo e le modalità di accesso ai contributi, allo stato attuale, “<em>la maggior parte degli impianti nelle Cer è fatto da pochi impianti di grosse dimensioni perché le ditte non potevano accedere a nessuna altra incentivazione e allora hanno preso il contributo del Pnrr (le risorse messe a disposizione nel Piano nazionale di ripresa e resilienza prevedevano fino al 40% a fondo perduto per le domande pervenute entro il 31/11/2025).</em></p>
<p><em>Grossi impianti per grosse aziende con grandi consumi: quindi in rete ci sarà poca energia scambiata; in sostanza, il Pnrr gli ha dato dei soldi per farsi i loro impianti, ma impianti piccoli dei consumatori ce ne sono pochi</em>“.</p>
<p>Tra i problemi più sentiti, infine, c’è anche l’<strong>eccessiva mole di dati richiesti</strong>, di cui alcuni “<em>anche inutili perché li hanno già, ma te li chiedono più volte (per esempio i codici seriali dei pannelli di impianti già autorizzati e connessi con regolamento d’esercizio)</em>“.</p>
<p>Per Giovanni Montagnani, “<em>il Gse è il vero problema delle Cer, perché dovrebbe essere l’abilitatore, mentre invece drena risorse di capitale umano ed economiche. Tutto questo rende gli iter autorizzativi molto lunghi</em>“.</p>
<p><strong>Che cosa salva dello strumento delle Cer?</strong></p>
<p>“<em>Le Cer sono riuscite a creare divulgazione in campo energetico e ambientale a livello territoriale, sen non fosse stato per questo sarebbero una misura senza senso.</em></p>
<p><em> Sicuramente lo strumento delle Cer ha contribuito a rendere i cittadini da soggetti passivi ad attivi nella transizione energetica. Si è creato il necessario coinvolgimento per mettere insieme realtà imprenditoriali e cittadini</em>“.</p>
<p><strong>Che suggerimenti darebbe per migliorare?</strong></p>
<p>“<em>Chiunque voglia far funzionare questo meccanismo deve adoperarsi per semplificarlo come prima cosa, magari attingendo dalle migliori pratiche già attive altrove</em>“.</p>
<p><em>Crediti immagine: <a href="https://depositphotos.com/it/" target="_blank" rel="noopener">Depositphotos</a></em></p>
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<div><img decoding="async" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2025/01/andrea-innocenti.jpg" alt="Andrea Innocenti"><strong>Andrea Innocenti</strong>: da tempo si interessa di energia e sostenibilità, prima come Ceo di un'azienda reseller di luce e gas, oggi come consulente e docente. Bocconiano con Mba a Edimburgo, cresce all'interno di due multinazionali della consulenza di direzione. Crede nelle energie rinnovabili, quale leva per combattere il cambiamento climatico, e segue la realizzazione delle Comunità Energetiche Rinnovabili, oltre a tenere corsi sulla sostenibilità nelle scuole | <a href="https://www.linkedin.com/in/ainnocenti1976/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Linkedin</strong></a></div>
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<title>La casa come infrastruttura: Rebuild 2026 rilancia la sfida dell’abitare sostenibile</title>
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L&#039;articolo La casa come infrastruttura: Rebuild 2026 rilancia la sfida dell’abitare sostenibile è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 21:00:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/04/02/casa-come-infrastruttura-rebuild-2026/" title="La casa come infrastruttura: Rebuild 2026 rilancia la sfida dell’abitare sostenibile" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/rebuild-3.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="rebuild 2026" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/rebuild-3.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/rebuild-3-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/rebuild-3-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/rebuild-3-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Il 12 e 13 maggio a Riva del Garda torna Rebuild, alla sua dodicesima edizione, con un tema che rispecchia l’urgenza del momento: Housing Remix. Non un convegno sull’emergenza abitativa, ma un luogo di confronto tra istituzioni, filiera delle costruzioni, finanza e innovazione per ripensare modelli, strumenti e politiche. Per la prima volta, l’intera manifestazione sarà certificata sul piano della sostenibilità degli eventi</em></p>
<p>Nato dodici anni fa come evento sulla tecnologia e l’innovazione nelle costruzioni <a href="https://www.greenplanner.it/2025/05/14/rebuild-2025-manifesto-real-estate/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Rebuild</strong></a> ha nel tempo ampliato il suo perimetro, <strong>seguendo la complessità crescente del settore</strong>.</p>
<p>L’edizione 2026 rappresenta un ulteriore passo avanti, molto ambizioso: <strong>non si tratta più solo di come si costruisce, ma per chi, a quali condizioni e con quali politiche</strong>.</p>
<p>Una domanda che riguarda l’intera struttura economica e sociale delle città europee – e che a Riva del Garda, il 12 e 13 maggio, troverà un tavolo di discussione all’altezza delle sfide future del settore dell’edilizia – che dovrà nei prossimi anni coinvolgere i temi della mobilità e della connessione digitale per stare al passo del cambiamento dello scenario italiano.</p>
<p>Una novità di metodo accompagna l’edizione 2026: per la prima volta, <strong>l’intero evento Rebuild sarà certificato sul piano della <a href="https://www.greenplanner.it/sostenibilita/" target="_blank" rel="noopener">sostenibilità</a></strong>. Riva del Garda Fierecongressi dispone già da anni di una certificazione specifica per la gestione sostenibile degli eventi, ma quest’anno la certificazione viene estesa a tutto Rebuild – una <strong>scelta coerente con i valori che la manifestazione racconta</strong> e con la sua vocazione a essere non solo un luogo di dibattito, ma un <strong>esempio pratico degli standard che promuove</strong>.</p>
<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-166141 aligncenter" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/rebuild-2026.jpg" alt="rebuild 2026" width="1200" height="800" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/rebuild-2026.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/rebuild-2026-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/rebuild-2026-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/rebuild-2026-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></p>
<h2>Casa: una crisi che non si improvvisa</h2>
<p>Entrando nel dettaglio degli argomenti che caratterizzeranno l’<strong>edizione 2026 di Rebuild</strong>, la <strong>crisi della casa</strong> è testimoniata da numeri che, purtroppo, parlano chiaro.</p>
<p>Secondo i <strong>dati della Commissione europea e di Eurostat</strong>, tra il 2015 e il 2025 i <strong>prezzi delle abitazioni nell’Unione europea sono aumentati in media di oltre il 50%</strong>, con picchi del +209,5% in Ungheria, +135% in Lituania e +124,4% in Portogallo.</p>
<p>Solo nel terzo trimestre del 2025, i prezzi delle case sono cresciuti di oltre il 5% su base annua, gli affitti di oltre il 3%. <strong>Circa il 10% della popolazione europea sostiene oggi un costo superiore al 40% del proprio reddito per l’affitto</strong>.</p>
<p>A questo si aggiunge un paradosso distributivo: l’<strong>edilizia sociale rappresenta appena il 6-7% dello stock abitativo europeo</strong>, contro l’11% del 2010, mentre in diversi Paesi fino al 20% degli immobili risulta vuoto o sottoutilizzato. La <strong>crisi</strong> non è solo quantitativa, ma anche – e forse soprattutto – di<strong> allocazione e di modello</strong>.</p>
<p>È in questo contesto che <strong>Rebuild 2026 assume il tema Housing Remix</strong>: non una risposta preconfezionata, ma un invito a ricombinare gli elementi già disponibili – politiche, capitali, regole, tecnologie, modelli sociali – per <strong>costruire una nuova agenda dell’abitare europeo</strong>.</p>
<p>Il <strong>filo conduttore dell’edizione 2026</strong> è quindi un’idea che attraversa l’intero programma: la c<strong>asa non è una merce come le altre, ma un’infrastruttura sociale ed economica</strong>.</p>
<p><strong>Ezio Micelli</strong>, docente Iuav e presidente del Comitato scientifico di Rebuild, sottolinea come <strong>decenni di deregolazione abbiano portato a trattare l’abitazione come un bene di mercato ordinario</strong>, con conseguenze oggi visibili: esclusione delle fasce vulnerabili, erosione del ceto medio, perdita di competitività delle città.</p>
<p>Una città incapace di garantire accesso all’abitare non è in grado di attrarre talenti né di sostenere crescita collettiva.</p>
<p><strong>Ripensare la casa come infrastruttura significa tornare a politiche a spettro ampio</strong>, che combinino regolazione, incentivi e investimenti pubblici e privati. Non in tutti i segmenti del mercato, ma dove il mercato da solo non arriva.</p>
<figure aria-describedby="caption-attachment-166143" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-166143" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/rebuild-2.jpg" alt="Laura Risatti ed Ezio Micelli" width="1200" height="800" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/rebuild-2.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/rebuild-2-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/rebuild-2-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/rebuild-2-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"><figcaption class="wp-caption-text">Laura Risatti ed Ezio Micelli</figcaption></figure>
<h2>Cinque pilastri per un programma organico</h2>
<p><strong>Rebuild 2026</strong> ha quindi deciso di strutturare il proprio programma attorno a cinque filoni tematici, pensati – come spiega <strong>Laura Risatti</strong>, project leader dell’evento – per <strong>abbracciare tutte le sfide dell’abitare</strong> senza lavorare per compartimenti stagni.</p>
<p>Il punto di partenza sono le <strong>Politiche</strong> e il quadro europeo: il programma si apre con una <strong>riflessione sull’imminente Piano Casa europeo</strong> e su come le sue indicazioni si declinino a livello nazionale e territoriale.</p>
<p>Il confronto coinvolgerà anche amministratori locali – sindaci, province, regioni – chiamati a raccontare cosa stanno già facendo e come si stanno preparando alla sfida abitativa dei prossimi anni.</p>
<p>La finanza è la leva che rende possibile l’housing, ma la domanda non è solo dove trovarla: è come attivarla e dove indirizzarla. Nel secondo pilastro – <strong>Capitali</strong> – si esplora la finanza pubblica, privata e d’impatto, con un’attenzione particolare all’<strong>affordable housing</strong> – non solo come si costruisce, ma come si gestisce nel tempo, sia economicamente sia socialmente.</p>
<p>La pianificazione urbanistica ha progressivamente perso il tema della casa dai propri radar. <strong>Regole</strong> è il terzo pilastro che si confronta con la necessità di <strong>reintegrare la dimensione abitativa nella pianificazione urbana</strong>, superando la separazione tra strumenti regolatori e politiche abitative che ha caratterizzato gli ultimi decenni.</p>
<p>La <strong>Commissione europea</strong>, nelle raccomandazioni per il <strong>nuovo Piano Casa</strong>, individua nell’innovazione industriale una delle leve principali per <strong>rendere l’abitare più accessibile</strong>.</p>
<p><strong> Costruire</strong> – che è il nome della quarta sezione – meglio e a costi inferiori è una condizione necessaria per aumentare l’offerta di alloggi a prezzi sostenibili. Rebuild approfondisce le tecnologie e i processi produttivi che possono contribuire a questo obiettivo, con la cornice valoriale che caratterizza l’evento da sempre: <strong>sostenibilità, circolarità, efficienza energetica</strong>.</p>
<figure aria-describedby="caption-attachment-166142" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-166142 size-full" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/rebuild-1.jpg" alt="alessandra albarelli" width="1200" height="800" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/rebuild-1.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/rebuild-1-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/rebuild-1-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/rebuild-1-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"><figcaption class="wp-caption-text">Alessandra Albarelli</figcaption></figure>
<p>Il quinto pilastro – <strong>Abitare</strong> – è anche la novità più significativa di questa edizione. <strong>Alessandra Albarelli</strong>, direttrice generale di <strong>Riva del Garda Fierecongressi</strong>, lo descrive come un tentativo di <strong>rimettere al centro le persone</strong> – non solo la casa come prodotto o come oggetto di mercato, ma chi la abita e come i bisogni sociali stiano cambiando.</p>
<p>Cambiamenti demografici, nuovi modelli familiari, trasformazione degli stili di vita: capire questi trend è condizione preliminare per qualsiasi politica abitativa che voglia essere efficace nei prossimi anni.</p>
<p>E deve focalizzarsi anche sul tema di come facilitare e <strong>rendere più sostenibili gli spostamenti da casa</strong> verso il lavoro, le infrastrutture commerciali, sanitarie e logistiche. Anche in un’ottica di recupero dei borghi e delle periferie.</p>
<p>Sul tema è chiarissima la posizione di <strong>Ezio Micelli</strong>: “<em>negli anni, c’è stata una grande concentrazione verso i poli metropolitani; oggi, proprio perché i valori sono così elevati – sia da un punto di vista del mercato che della locazione – iniziamo a vedere un ritorno alla dispersione nei grandi bacini metropolitani.</em></p>
<p><em>Se noi non interveniamo prontamente con forme di intervento sulla mobilità collettiva, rischiamo di riattivare un percorso assolutamente non sostenibile, basato sulla mobilità privata. Per cui, provocatoriamente, rispondo che il tema della mobilità è assolutamente centrale</em>” perché per gestire un patrimonio, spesso sottoutilizzato, riconnettendolo e rendendolo di nuovo fruibile, non serve tanto e solo un intervento edilizio, quanto piuttosto restituendogli accessibilità e mobilità.</p>
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<title>La Pasqua è più buona con un bel libro in testa</title>
<link>https://www.eventi.news/la-pasqua-e-piu-buona-con-un-bel-libro-in-testa</link>
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<description><![CDATA[ La redazione di GreenPlanner vi augura buone feste e, come da abitudine, vi segnala qualche bella pubblicazione da prendere in considerazione. Perché anche la Pasqua è più bella con un libro (per sè o per gli altri). Siccome il tempo sarà bello, vi invitiamo a leggerli in un prato… Dovrebbe essere una bella Pasqua, almeno […]
L&#039;articolo La Pasqua è più buona con un bel libro in testa è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 21:00:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Pasqua, più, buona, con, bel, libro, testa</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/04/02/pasqua-libri-da-leggere/" title="La Pasqua è più buona con un bel libro in testa" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/libri-pasqua.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="libri di pasqua" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/libri-pasqua.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/libri-pasqua-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/libri-pasqua-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/libri-pasqua-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>La redazione di GreenPlanner vi augura buone feste e, come da abitudine, vi segnala qualche bella pubblicazione da prendere in considerazione. Perché anche la Pasqua è più bella con un libro (per sè o per gli altri). Siccome il tempo sarà bello, vi invitiamo a leggerli in un prato…</em></p>
<p>Dovrebbe essere una bella <strong>Pasqua</strong>, almeno in gran parte dell’Italia che attende la <strong>Primavera</strong>. Le previsioni, infatti, sono buone: secondo <strong>Il Meteo.it</strong> l’espansione di un promontorio anticiclonico garantirà cielo sereno e un’impennata termica, con valori massimi che si assesteranno in modo omogeneo tra i 22°C e i 25°C da Nord a Sud.</p>
<p>Sia la domenica di Pasqua che il lunedì di Pasquetta sembrano dunque destinati a regalare condizioni ideali, contraddicendo il pensiero comune che associa frequentemente questo periodo festivo alle piogge rovina-scampagnate.</p>
<p>Tra le tante cose che si possono fare vi consiglio anche quella di <strong>acquistare un bel libro</strong> per regalarlo, o per leggerlo sdraiati su un prato ricoperto di margheritine. Ecco le selezioni della redazione.</p>
<h2>Ritrovare la Terra: un invito a ripensare il nostro modo di vivere</h2>
<p>In un tempo segnato da <a href="https://www.greenplanner.it/crisi-climatica-cause-impatti/" target="_blank" rel="noopener"><strong>crisi ambientali</strong></a> e crescente <strong>disagio urbano</strong>, <strong>Ritorno alla selva. Per un nuovo contratto con la Terra</strong> di <strong>Francesca Brocchetta</strong> (editore Il millimetro, 18€, pag. 120, <a href="https://amzn.to/4tjHjbx" target="_blank" rel="noopener">link per l’acquisto online</a>) si impone come una riflessione urgente e controcorrente.</p>
<p>Non un semplice <strong>saggio ecologico</strong>, ma un’inchiesta lucida che mette in discussione uno dei pilastri della modernità: l’idea che la città rappresenti l’unico orizzonte possibile del progresso.</p>
<p>Il libro, strutturato in tre atti – La Madre, La Fuga, La Riconciliazione – ripercorre questa separazione dalle sue origini fino all’<a href="https://www.greenplanner.it/2024/03/27/antropocene-incombe-cambiamenti-climatici/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Antropocene</strong></a>, offrendo però anche una prospettiva concreta di cambiamento.</p>
<p>La proposta dell’autrice non è nostalgica né utopica: si tratta piuttosto di immaginare nuovi modelli di convivenza, come la <strong>città rurale</strong> e la <strong>riurbanizzazione</strong>, dove tecnologia e ambiente possano coesistere in equilibrio.</p>
<h2>La grammatica di frontiera di Federico Tavola</h2>
<p>Nel panorama della narrativa contemporanea, <strong>La grammatica di frontiera</strong> (Solferino editore, 19,50€, pag. 290, <a href="https://amzn.to/489sss4" target="_blank" rel="noopener">link per l’acquisto online</a>) si distingue come un <strong>romanzo ibrido e affascinante</strong>, capace di intrecciare realismo e dimensione metafisica in un racconto di formazione fuori dagli schemi.</p>
<p>Il romanzo descrive il viaggio di Zénon che raggiunge l’India (partendo da Parigi) senza prendere un volo, passando da avventura ad avventura. Lo accompagna un <strong>fantasma vivo</strong>, perché Zenon ha una dote: riesce a vedere e comunicare con gli spiriti.</p>
<p>E spesso li aiuta a trovare pace. Come? Inutile svelarvi il lungo racconto di Federico Tavola, che è ricercatore di fisica nucleare: leggetelo!</p>
<h2>Entrare nel mondo dei cani: un viaggio tra emozione e conoscenza</h2>
<p>“<em>I cani sono molto più di quello che immaginiamo</em>“. È da questa consapevolezza che prende forma <strong>Parola di cane. I segreti della straordinaria relazione umano-canina</strong>, il libro di <strong>Sara De Cristofaro e Lauretana Satta</strong> (editore Baldini e Castoldi, 19€, pag. 372, <a href="https://amzn.to/3NUErmC" target="_blank" rel="noopener">link per l’acquisto online</a>) che invita il lettore a guardare il proprio compagno a quattro zampe con occhi nuovi.</p>
<p>Perché <strong>convivere con un cane non è solo un’esperienza affettiva</strong>, ma un percorso che richiede impegno, pazienza e capacità di ascolto. Ed è proprio in questo percorso che si nasconde il valore più grande: un legame capace di arricchire profondamente la vita di chi lo vive.</p>
<p>Un libro, dunque, dedicato a chi ama i cani, ma anche a chi desidera imparare a conoscerli davvero. E io lo sto leggendo per capire meglio come trattare la Poppy, che ormai ha ben 17 anni di vita con me.</p>
<h2>Carlos Magdalena, il Messia delle piante che salva il futuro del Pianeta</h2>
<p>In un’epoca in cui il <strong>cambiamento climatico</strong> e la <a href="https://www.greenplanner.it/2025/01/14/piste-sci-peggiorano-effetti-cambiamento-climatico/" target="_blank" rel="noopener"><strong>perdita di biodiversità</strong></a> rappresentano una minaccia concreta per il nostro futuro, la figura di <strong>Carlos Magdalena</strong> emerge come simbolo di impegno e speranza.</p>
<p>Botanico di fama internazionale, Magdalena ha dedicato la sua vita a una missione tanto ambiziosa quanto urgente: <strong>salvare le piante più minacciate del Pianeta</strong>.</p>
<p>Lo fa – il cuore della sua attività scientifica si trova presso i Royal Botanic Gardens – e lo scrive nel suo libro, ora tradotto da <a href="https://www.greenplanner.it/2020/04/24/aboca-ambiente-sostenibilita-bcorp/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Aboca edizioni</strong></a> (editore Aboca, 22€, pag. 320, <a href="https://amzn.to/4dYRZrC" target="_blank" rel="noopener">link per l’acquisto online</a>).</p>
<p>Spesso sottovalutate, le piante costituiscono in realtà la <strong>base della vita sulla Terra</strong>. Non solo producono l’ossigeno che respiriamo, ma regolano il clima, proteggono gli ecosistemi e garantiscono risorse fondamentali per l’alimentazione e la medicina.</p>
<p>Eppure, <strong>milioni di persone continuano a ignorarne il valore</strong>, contribuendo inconsapevolmente alla loro scomparsa. Carlos Magdalena ha scelto di invertire questa rotta.</p>
<p>Viaggiando in alcune delle aree più remote e pericolose del mondo – dall’Amazzonia alle foreste delle Mauritius, fino ai deserti australiani – ha individuato e recuperato specie vegetali sull’orlo dell’estinzione. Il suo lavoro sul campo è spesso rischioso, ma guidato da una convinzione profonda: ogni specie salvata è un tassello fondamentale.</p>
<p>Tuttavia, come lo stesso Magdalena sottolinea, <strong>nessun Messia può agire da solo</strong>. La salvaguardia dell’ambiente richiede un impegno collettivo: passione, consapevolezza e azione concreta.</p>
<p>Ognuno di noi può contribuire, nel proprio piccolo, a rendere la Terra un luogo più verde e vivibile.</p>
<h2>L’alchimista dei boschi che raccoglie le erbe spontanee</h2>
<p>Riconoscere e raccogliere le <strong>piante e le erbe alimurgiche</strong> è sempre stata la passione di <strong>Ferruccio Valentini</strong>, Fèro per gli amici. Il suo paradiso sono <strong>le Dolomiti di Brenta</strong> e lì nella sua casa costruita con materiali di recupero, si trovano boccette, vasetti, bottiglie e strumenti per la distillazione, allineati sugli scaffali come libri in una biblioteca.</p>
<p>Ecco perché sembra un alchimista e il titolo del libro è proprio <strong>L’alchimista dei boschi</strong> (editore Ponte delle grazie, 16€, pag. 150, <a href="https://amzn.to/4c3YGq4" target="_blank" rel="noopener">link per l’acquisto online</a>): ma in realtà lui è molto di più e in questo libro mette assieme il racconto delle piante che lui ama di più e che noi dovremmo imparare a conoscere, rispettare e meglio usare.</p>
<h2>La manipolazione dei cervelli</h2>
<p>Con <strong>Memory Stick</strong>, <strong>Tiziano Morelli e Silvana Soldati</strong> hanno voluto scrivere assieme un romanzo distopico ambientato nel 2035 in un liceo dove si sta conducendo una sperimentazione segreta sulle menti degli studenti.</p>
<p>Non è una recente pubblicazione (pubblicato nel 2019 per Scatole Parlanti, 15€, pag. 159, <a href="https://amzn.to/4e0ocyN" target="_blank" rel="noopener">link per l’acquisto online</a>) ma sembra riuscire ad anticipare i rischi che i social e l’<a href="https://www.greenplanner.it/2024/07/01/intelligenza-artificiale-corsi-podcast-risorse/" target="_blank" rel="noopener"><strong>intelligenza artificiale</strong></a> e i robot stanno apertamente manifestandosi in questi ultimi anni.</p>
<p>Morelli, ora in pensione, ma con una grande esperienza come tecnico dei laboratori informatici nelle scuole e pure filmaker, e Soldati – fisioterapista – mettono nel libro anche qualcosa della loro vita, ovvero la musica: chitarra lui e flauto traverso lei.</p>
<h2>Eventi e libri</h2>
<p>Vogliamo poi ricordare due eventi sempre legati ai libri. Il primo è in programma a Bologna, dall’8 aprile: si tratta di <strong>Boom! Crescere nei libri</strong> che vuole essere il festival dei libri e dell’illustrazione per l’infanzia.</p>
<p>L’evento prevede anche un ciclo di incontri e tre mostre, negli spazi dell’<strong>Accademia di Belle Arti</strong>, all’<strong>Alliance Française di Bologna – Istituto di Cultura Germanica</strong> e al <strong>Complesso del Baraccano</strong>.</p>
<p>Poi in occasione della <strong>Giornata Mondiale del Libro</strong> (23 aprile 2026) torna <strong>Una nave di libri per Barcellona</strong>, viaggio letterario arrivato alla XIV edizione, ideato da <strong>Agra Editrice</strong> in collaborazione con <strong>Leggere:tutti, Grimaldi Lines Tour Operator e Rai Libri</strong>, con il patrocinio dell’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona e dell’Anp.</p>
<p>Un appuntamento che permette di vivere una delle più affascinanti celebrazioni della lettura al mondo, la <strong>Festa di San Giorgio</strong>, con Barcellona che il 23 aprile si riempie di libri e rose trasformando la città in un grande palcoscenico in cui la rosa, simbolo dell’amore tra le persone, si unisce al libro, simbolo della cultura.</p>
<p>A poche settimane dalla partenza, gli organizzatori ci informano che restano ancora alcune disponibilità per partecipare a questo evento.</p>
<p>Buon viaggio, ma non dimenticatevi buoni libri a casa!</p>
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<title>Stretto di Hormuz e Golfo Persico, chi pagherà il conto del disastro? Trump si sfila</title>
<link>https://www.eventi.news/stretto-di-hormuz-e-golfo-persico-chi-paghera-il-conto-del-disastro-trump-si-sfila</link>
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<description><![CDATA[ I disastri della guerra in Iran, scatenata dal tragico duo Netanyahu-Tramp sono talmente elevati – e inizialmente non considerati tra le possibili nefaste conseguenze derivanti dalla guerra stessa – che hanno fatto dire al presidente Trump di volersi sfilarsi dal conflitto da lui stesso scatenato. Con lo Stretto di Hormuz ancora bloccato, ha affermato: “Vedetevela da soli con il petrolio”. Certo, si fa molta fatica ad attribuire una logica politica ad un’affermazione del genere.
Frasi pronunciate con eccessiva leggerezza del tipo “la guerra non durerà ancora a lungo, li stiamo annientando, li stiamo totalmente annientando” oppure “non dobbiamo restare là a lungo, ma abbiamo ancora del lavoro da fare a livello di ammazzare le loro armi, quel che resta della loro capacità di colpire”, non aiutano a risolvere in tempi brevi l’ingarbugliata vicenda che così tanto negativamente si sta ripercuotendo sui mercati del mondo intero.
La posizione del governo Usa resta ancorata ad affermazioni di questo genere: “A noi interessa che l’Iran non abbia l’atomica, per lo Stretto di Hormuz lasciamo che i Paesi che lo usano vadano a riaprirlo”. Questo accade dopo che Joe Kent, capo del Centro nazionale Antiterrorismo Usa, si è dimesso nei giorni scorsi, dichiarando che l&#039;Iran non rappresentava una minaccia imminente e che la guerra era frutto di pressioni esterne, citando espressamente Israele. Per queste ragioni, ha manifestato la sua convinta posizione circa l&#039;impossibilità di sostenere il conflitto, adducendo motivi di coscienza e sostenendo che l&#039;azione militare non era necessaria. 
La questione centrale, quella che riguarda la riapertura dello Stretto resta, purtroppo, ancora irrisolta e viene spostata più avanti; naturalmente, questa decisione trumpiana non può essere accolta bene dai mercati. All’inizio del conflitto che, ricordiamo, ha già superato il primo mese, Trump aveva fissato un limite temporale previsto in quattro-sei settimane per completare tutte le operazioni militari necessarie a chiudere la guerra; invece, riaprire il punto critico rappresentato dallo Stretto di Hormuz si sta dimostrando più complicato e richiede molto più tempo di quello, forse frettolosamente, calcolato. 
E per non farsi mancare nulla, ieri su “Truth” abbiamo letto le critiche rivolte verso gli alleati, in primis alla Francia, rea di aver chiuso lo spazio aereo ai voli americani diretti in Israele e poi. Trump ha poi affermato: “a tutti quei Paesi come il Regno Unito che hanno rifiutato di partecipare alla decapitazione dell’Iran, suggerisco di comprarlo da noi, il petrolio e il gas, ne abbiamo tanto, oppure di darsi un po’ di coraggio e andare a prendersi il petrolio nello Stretto. Dovete imparare a combattere, non vi aiuteremo più, l’Iran è finito, andateci”.
Parole aspre, dure rivolte verso Paesi che hanno sempre sostenuto sia la Nato che gli Usa in tutti i conflitti dal dopoguerra in poi; sembrano non solo eccessive ma a noi appaiono soprattutto ingenerose e minano l’antico rapporto di reciproca fiducia tra gli Stati europei e la prima potenza militare del mondo. 
Come può il presidente degli Usa ignorare che l’Iran, da anni, ha sviluppato una dottrina navale costruita esattamente intorno allo scenario che stiamo osservando sotto i nostri occhi proprio in questi giorni?
A noi risulta, invece, che è proprio l’Office of Naval Intelligence degli Stati Uniti che descrive una forza pensata dall’Iran per operare nello Stretto di Hormuz, combinando navi di superficie, sommergibili, mine navali, missili da crociera costieri e mezzi aerei. Il nucleo operativo, soprattutto nella componente dei Pasdaran, viene considerato una “strategia asimmetrica” di negazione dell’accesso: sciami di unità veloci, attacchi multipli, pressione costante, saturazione delle difese avversarie. 
Oltre che la Defense Intelligence Agency americana, anche il comune buon senso comprende che sciami di piccole imbarcazioni, ampio inventario di mine e missili antinave possono compromettere seriamente non solo il traffico commerciale nello Stretto ma anche quello delle unità navali eventualmente impiegate nel contrasto.
In questa confusionaria situazione geostrategica, sta affiorando proprio in questi giorni anche il piano sino-pachistano, sul quale stanno lavorando a Pechino il ministro degli Esteri pachistano Ishaq Dar e dall’omologo cinese Wang Yi: cessazione immediata delle ostilità, con assistenza umanitaria consentita, avvio di colloqui di pace e riapertura dello Stretto.
Questo accordo suona come un segnale di avvertimento e sembra voler annunciare che la querelle Hormuz non ha più soltanto carattere di crisi regionale, di una disputa trilaterale ma potrebbe assumere, nel breve periodo, una dimensione di globalità che ci auguriamo non accada mai. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 09:00:18 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Stretto, Hormuz, Golfo, Persico, chi, pagherà, conto, del, disastro, Trump, sfila</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/stretto_hormuz_mappa.jpeg" alt="" width="890" height="501" loading="lazy"></p><p><span>I disastri della guerra in Iran, scatenata dal tragico duo Netanyahu-Tramp sono talmente elevati – e inizialmente non considerati tra le possibili nefaste conseguenze derivanti dalla guerra stessa – che hanno fatto dire al presidente Trump di volersi sfilarsi dal conflitto da lui stesso scatenato. Con lo Stretto di Hormuz ancora bloccato, ha affermato: “Vedetevela da soli con il petrolio”. Certo, si fa molta fatica ad attribuire una logica politica ad un’affermazione del genere.</span></p>
<p><span>Frasi pronunciate con eccessiva leggerezza del tipo “la guerra non durerà ancora a lungo, li stiamo annientando, li stiamo totalmente annientando” oppure “non dobbiamo restare là a lungo, ma abbiamo ancora del lavoro da fare a livello di ammazzare le loro armi, quel che resta della loro capacità di colpire”, non aiutano a risolvere in tempi brevi l’ingarbugliata vicenda che così tanto negativamente si sta ripercuotendo sui mercati del mondo intero.</span></p>
<p><span>La posizione del governo Usa resta ancorata ad affermazioni di questo genere: “A noi interessa che l’Iran non abbia l’atomica, per lo Stretto di Hormuz lasciamo che i Paesi che lo usano vadano a riaprirlo”. Questo accade dopo che Joe Kent, capo del Centro nazionale Antiterrorismo Usa, si è dimesso nei giorni scorsi, dichiarando che l'Iran non rappresentava una minaccia imminente e che la guerra era frutto di pressioni esterne, citando espressamente Israele. Per queste ragioni, ha manifestato la sua convinta posizione circa l'impossibilità di sostenere il conflitto, adducendo motivi di coscienza e sostenendo che l'azione militare non era necessaria. </span></p>
<p><span>La questione centrale, quella che riguarda la riapertura dello Stretto resta, purtroppo, ancora irrisolta e viene spostata più avanti; naturalmente, questa decisione trumpiana non può essere accolta bene dai mercati. All’inizio del conflitto che, ricordiamo, ha già superato il primo mese, Trump aveva fissato un limite temporale previsto in quattro-sei settimane per completare tutte le operazioni militari necessarie a chiudere la guerra; invece, riaprire il punto critico rappresentato dallo Stretto di Hormuz si sta dimostrando più complicato e richiede molto più tempo di quello, forse frettolosamente, calcolato. </span></p>
<p><span>E per non farsi mancare nulla, ieri su “Truth” abbiamo letto le critiche rivolte verso gli alleati<em>, in primis</em> alla Francia, rea di aver chiuso lo spazio aereo ai voli americani diretti in Israele e poi. Trump ha poi affermato: “a tutti quei Paesi come il Regno Unito che hanno rifiutato di partecipare alla decapitazione dell’Iran, suggerisco di comprarlo da noi, il petrolio e il gas, ne abbiamo tanto, oppure di darsi un po’ di coraggio e andare a prendersi il petrolio nello Stretto. Dovete imparare a combattere, non vi aiuteremo più, l’Iran è finito, andateci”.</span></p>
<p><span>Parole aspre, dure rivolte verso Paesi che hanno sempre sostenuto sia la Nato che gli Usa in tutti i conflitti dal dopoguerra in poi; sembrano non solo eccessive ma a noi appaiono soprattutto ingenerose e minano l’antico rapporto di reciproca fiducia tra gli Stati europei e la prima potenza militare del mondo. </span></p>
<p><span>Come può il presidente degli Usa ignorare che l’Iran, da anni, ha sviluppato una dottrina navale costruita esattamente intorno allo scenario che stiamo osservando sotto i nostri occhi proprio in questi giorni?</span></p>
<p><span>A noi risulta, invece, che è proprio l’<em>Office of Naval Intelligence </em>degli Stati Uniti che descrive una forza pensata dall’Iran per operare nello Stretto di Hormuz, combinando navi di superficie, sommergibili, mine navali, missili da crociera costieri e mezzi aerei. Il nucleo operativo, soprattutto nella componente dei Pasdaran, viene considerato una “strategia asimmetrica” di negazione dell’accesso: sciami di unità veloci, attacchi multipli, pressione costante, saturazione delle difese avversarie. </span></p>
<p><span>Oltre che la <em>Defense Intelligence Agency </em>americana, anche il comune buon senso comprende che sciami di piccole imbarcazioni, ampio inventario di mine e missili antinave possono compromettere seriamente non solo il traffico commerciale nello Stretto ma anche quello delle unità navali eventualmente impiegate nel contrasto.</span></p>
<p><span>In questa confusionaria situazione geostrategica, sta affiorando proprio in questi giorni anche il piano sino-pachistano, sul quale stanno lavorando a Pechino il ministro degli Esteri pachistano Ishaq Dar e dall’omologo cinese Wang Yi: cessazione immediata delle ostilità, con assistenza umanitaria consentita, avvio di colloqui di pace e riapertura dello Stretto.</span></p>
<p><span>Questo accordo suona come un segnale di avvertimento e sembra voler annunciare che la <em>querelle</em> Hormuz non ha più soltanto carattere di crisi regionale, di una disputa trilaterale ma potrebbe assumere, nel breve periodo, una dimensione di globalità che ci auguriamo non accada mai.</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Come sostenere davvero il fotovoltaico made in Ue? Lo spiegano i produttori dei moduli</title>
<link>https://www.eventi.news/come-sostenere-davvero-il-fotovoltaico-made-in-ue-lo-spiegano-i-produttori-dei-moduli</link>
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<description><![CDATA[ Mentre scriviamo è in corso a Roma il tavolo di confronto con le associazioni nazionali d’impresa sul credito d’imposta Transizione 5.0 per l’anno 2025, convocato dal ministero delle Imprese – d’intesa con quelli dell’Economia e degli Affari europei – dopo le aspre critiche mosse da Confindustria in merito al decreto Fiscale che introduce «disposizioni molto penalizzanti» per le imprese che hanno effettuato la prenotazione del credito d’imposta Transizione 5.0 tra il 7 e il 27 novembre 2025, andando a impattare in particolare sul fronte del fotovoltaico.
Che fare? «Chiediamo a Confindustria e alle associazioni degli industriali convocate di farsi carico di una proposta semplice e concreta per recuperare parte delle risorse a favore degli “esodati” di Transizione 5.0, individuando al contempo una soluzione ragionevole alla questione del regime di monopolio di fatto delineatosi nell’ambito dell’iperammortamento». A parlare è una coalizione di 13 produttori di moduli fotovoltaici, italiani ed europei, già intervenuti sul tema nei mesi scorsi (qui e qui) proprio per evidenziare le criticità relative all’iperammortamento sul fotovoltaico previste nella Legge di Bilancio (L. n. 199/2025 art.1 commi 427-436) che «vanno a determinare un monopolio di fatto per un’unica azienda, di controllo statale, a scapito di tutte le altre». Si tratta della realtà industriale 3Sun, controllata da Enel.

«Oggi il dibattito sui moduli fotovoltaici – spiegano i produttori – sta generando rigidità e squilibri lungo l’intera filiera. Esiste tuttavia una via intermedia, ovvero, riammettere i moduli della lista A del registro Enea, applicando una percentuale di iperammortamento ridotta rispetto a quella prevista per le liste B e C. Un simile approccio Una differenziazione coerente con lo stato attuale del mercato potrebbe essere la seguente: 160% per i moduli in lista A, 180% per i moduli in lista B e C».
I proponenti calcolano che questo approccio consentirebbe di recuperare circa 50 milioni di euro per ogni GW installato, oltre a evitare colli di bottiglia e tensioni sui prezzi, mantenendo un vantaggio competitivo per la produzione europea e sostenendo la diffusione del fotovoltaico senza introdurre distorsioni 
«Tale soluzione permetterebbe, inoltre, a realtà industriali strategiche, di continuare a valorizzare i propri investimenti e saturare la capacità produttiva, senza tuttavia spingere l’intera filiera verso dinamiche di dipendenza o posizioni dominanti difficilmente giustificabili. In questo modo – concludono le imprese – si resterebbe pienamente nel solco del Net-zero industry act, sostenendo la produzione europea senza compromettere concorrenza ed efficienza. Chiediamo pertanto alle associazioni di categoria presenti al tavolo di farsi promotrici di questa proposta di buon senso e al Governo di individuare una soluzione equilibrata, in grado di dare sollievo agli “esodati” di Transizione 5.0 e di riequilibrare la disciplina dell’iperammortamento, evitando distorsioni ritenute insostenibili dall’intera filiera del fotovoltaico». ]]></description>
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 09:00:16 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Come, sostenere, davvero, fotovoltaico, made, Ue, spiegano, produttori, dei, moduli</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/fotovoltaico_rinnovabili_Depositphotos_242621226_L.jpg" alt="" width="1920" height="1282" loading="lazy"></p><p><span>Mentre scriviamo <a href="https://www.mimit.gov.it/it/notizie-stampa/transizione-5-0-mimit-convoca-confronto-con-le-associazioni-nazionali-dimpresa">è in corso a Roma</a> il tavolo di confronto con le associazioni nazionali d’impresa sul credito d’imposta Transizione 5.0 per l’anno 2025, convocato dal ministero delle Imprese – d’intesa con quelli dell’Economia e degli Affari europei – dopo le <a href="https://www.greenreport.it/news/green-economy/60947-ora-anche-confindustria-critica-il-governo-meloni-il-decreto-fiscale-penalizza-le-imprese-tradita-la-fiducia">aspre critiche</a> mosse da Confindustria in merito al decreto Fiscale che introduce «disposizioni molto penalizzanti» per le imprese che hanno effettuato la prenotazione del credito d’imposta Transizione 5.0 tra il 7 e il 27 novembre 2025, andando a impattare in particolare sul fronte del fotovoltaico.</span></p>
<p><span>Che fare? «Chiediamo a Confindustria e alle associazioni degli industriali convocate di farsi carico di una proposta semplice e concreta per recuperare parte delle risorse a favore degli “esodati” di Transizione 5.0, individuando al contempo una soluzione ragionevole alla questione del regime di monopolio di fatto delineatosi nell’ambito dell’iperammortamento». A parlare è una coalizione di 13 produttori di moduli fotovoltaici, italiani ed europei, già intervenuti sul tema nei mesi scorsi (<a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/59893-fotovoltaico-in-iperammortamento-e-decreto-energia-i-produttori-europei-denunciano-violazioni-sugli-aiuti-di-stato">qui</a> e <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/59265-fotovoltaico-12-produttori-europei-contro-liperammortamento-del-governo-meloni">qui</a>) proprio per evidenziare le criticità relative all’iperammortamento sul fotovoltaico previste nella Legge di Bilancio (L. n. 199/2025 art.1 commi 427-436) che «vanno a determinare un monopolio di fatto per un’unica azienda, di controllo statale, a scapito di tutte le altre». Si tratta della realtà industriale 3Sun, controllata da Enel.</span></p>
<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/tredici_produttori_fotovoltaico_ue.jpg" alt="tredici produttori fotovoltaico ue" width="1558" height="520"></p>
<p><span>«Oggi il dibattito sui moduli fotovoltaici – spiegano i produttori – sta generando rigidità e squilibri lungo l’intera filiera. Esiste tuttavia una via intermedia, ovvero, riammettere i moduli della lista A del registro Enea, applicando una percentuale di iperammortamento ridotta rispetto a quella prevista per le liste B e C. Un simile approccio Una differenziazione coerente con lo stato attuale del mercato potrebbe essere la seguente: 160% per i moduli in lista A, 180% per i moduli in lista B e C».</span></p>
<p><span>I proponenti calcolano che questo approccio consentirebbe di recuperare circa 50 milioni di euro per ogni GW installato, oltre a evitare colli di bottiglia e tensioni sui prezzi, mantenendo un vantaggio competitivo per la produzione europea e sostenendo la diffusione del fotovoltaico senza introdurre distorsioni </span></p>
<p><span>«Tale soluzione permetterebbe, inoltre, a realtà industriali strategiche, di continuare a valorizzare i propri investimenti e saturare la capacità produttiva, senza tuttavia spingere l’intera filiera verso dinamiche di dipendenza o posizioni dominanti difficilmente giustificabili. In questo modo – concludono le imprese – si resterebbe pienamente nel solco del Net-zero industry act, sostenendo la produzione europea senza compromettere concorrenza ed efficienza. Chiediamo pertanto alle associazioni di categoria presenti al tavolo di farsi promotrici di questa proposta di buon senso e al Governo di individuare una soluzione equilibrata, in grado di dare sollievo agli “esodati” di Transizione 5.0 e di riequilibrare la disciplina dell’iperammortamento, evitando distorsioni ritenute insostenibili dall’intera filiera del fotovoltaico».</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Shock rinnovabili, liberiamoci dai ricatti fossili e dal &amp;quot;nuovo&amp;quot; nucleare: greenreport lancia l’idea di un Referendum nazionale</title>
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<description><![CDATA[ Il risultato del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo lancia segnali che vanno oltre il merito dei quesiti tecnico-giuridici – riforma del Csm, responsabilità diretta dei magistrati, composizione e le funzioni del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei Consigli giudiziari, separazione delle carriere dei magistrati, limiti agli abusi della custodia cautelare, abolizione del decreto Severino –, e con la vittoria del No al 54% contro un Sì fermo al 46%, con un’affluenza spiazzante e imprevista e molto rilevante al 58,9%, la consultazione si è trasformata in un esplicito atto di sfiducia verso l’esecutivo con dimissioni eccellenti e assolutamente non messe in conto fino a lunedì scorso. Il dato della partecipazione è poi particolarmente rilevante: il fronte del No ha intercettato una protesta abbastanza trasversale, alimentata da giovani e da elettori politicamente non schierati.
Mettiamola così. Visto che sognare a occhi aperti fortunatamente è ancora possibile, in una situazione globale così complicata che durerà molto a lungo e dove nessuno riesce a decidere come e dove intervenire e agire sui costi dell’energia fossile, non conviene a tutti liberarsi dalle catene e dal rischio di restare ostaggi dell’energia più climalterante e a costi sempre più elevati? Non converrebbe ad un Paese come il nostro, povero di risorse energetiche fossili e totalmente dipendenti dalle loro importazioni, puntare senza indugi sull’indipendenza energetica con più energia eolica, solare, idroelettrica, con più capacità di accumuli? Non sarebbe urgentissimo oggi concentrarsi sulle energie rinnovabili per uscire dal disastro energetico globale nel quale siamo finiti nell’era Trump? Nel medio e lungo periodo non è fondamentale rafforzare la crescita delle rinnovabili con più innovazione e più occupazione? 
Quando l’Unione con il Commissario all&#039;energia Dan Jorgensen avverte gli Stati membri di “prepararsi a un&#039;interruzione delle forniture” che potrebbe anche rivelarsi lunga, a razionare energia elettrica, gas e benzina, siamo ben oltre l’allarme. Ma “evitare misure che possano aumentare il consumo di carburante, limitare la libera circolazione dei prodotti petroliferi o disincentivare la produzione delle raffinerie dell&#039;Ue”, come invita a fare la Commissione Ue, significa avviare o aumentare la sostituzione graduale dei prodotti petroliferi fossili, agire in ogni nostra Regione in maniera coordinata sull&#039;obiettivo della transizione verso fonti di energia rinnovabile. 
Con un po’ di coraggio possiamo allora immaginare il lancio di una raccolta di firme per un referendum popolare per l’estensione delle energie rinnovabili sull’intero territorio nazionale e per l’abrogazione di norme per il ritorno del vecchio nucleare? Possiamo ridare la parola agli italiani per mettere fine a decenni di paludi politiche, istituzionali e anche normative che bloccano o limitano gli impianti – da collocare ovviamente nel pieno rispetto dell’ambiente, e questo oggi è possibile ovunque – con danni enormi energetici ed economici che trovano ampie conferme in tutte le analisi strategiche? 
L’Italia è in forte ritardo. Non investire in fonti rinnovabili – solare, eolico, idroelettrico, geotermia, etc – per il sistema Paese sta creando e creerà in futuro rischi significativi in termini di insicurezza energetica e di competitività economica. Il mancato raggiungimento dei target europei che impegnano l’Italia sulle rinnovabili comporterebbe perdite economiche stimate a 137 miliardi di euro entro il 2050, oltre 5 miliardi all&#039;anno, più la perdita di almeno 300 mila posti di lavoro. Star fermi sulle fonti fossili significa esporsi a rischi energetici con fluttuazioni dei prezzi e alla quasi totale dipendenza esterna, mentre a noi serve maggior sicurezza energetica nazionale, avere un vantaggio competitivo anche dal punto di vista dell’investimento economico rispetto ai combustibili fossili. Restare ancorati al passato significa perdere l&#039;opportunità di abbattere i costi in bolletta e restare in balia di drammatici conflitti internazionali. Significa anche continuare ad inquinare acque e terre con danni sanitari diretti ai cittadin,i con costi che potremmo ridurre o evitare. 
Greenreport apre quindi da oggi, come si dice, il più ampio e partecipato dibattito. Tema per tutti: con quali quesiti estendiamo le energie rinnovabili in Italia? Lanciando una nuova legge, promuovendo la piena attuazione del pacchetto normativo e tecnico entrato in vigore in questi ultimi anni con il Decreto Legislativo n. 5 del 9 gennaio 2026 che recepisce la direttiva europea RedIII e ci obbliga a raggiungere almeno 39,4% di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo entro il 2030? E come sbloccare e velocizzare le rinnovabili bloccate da anni nelle aree idonee per conflitti non solo con comitati ma amministrativi tra Regioni, Comuni e Soprintendenze? Con quale quesito cancelliamo questi “colli di bottiglia” istituzionali che da un paio di decenni riducono l’installazione delle rinnovabili? Oggi sono ben 110 i grandi progetti di rinnovabili bloccati da ricorsi o veti delle Soprintendenze, anche perché ogni Regione ha regole diverse per le aree idonee ma con tempi di attesa di una risposta a richieste ragionevoli anche oltre i 300 giorni.
Possiamo insieme individuare i quesiti che possono far emergere un’Italia ormai matura per la scelta più conveniente per le nostre tasche, per l’ambiente, per il clima?
Ma proponiamo anche un vero e diffuso dibattito tecnico sulla grande questione nucleare italiana che sta poi producendo sotto banco un quadro normativo per favorire il ritorno all’energia atomica. Non con le grandi centrali degli anni &#039;70 e &#039;80, ma sotto forma di Small Modular Reactors, mini-reattori modulari con potenza inferiore a 300 MW, meno di un terzo delle vecchie centrali che superavano i 1.000 MW. 
Il quadro legislativo, tra fine 2025 e inizio 2026, ha fatto passi avanti concreti. La nuova Legge Delega approvata dal Parlamento ha creato la cornice giuridica per il ritorno dell’energia nucleare, superando i blocchi legislativi che vietavano le &quot;grandi&quot; centrali bocciate dagli italiani con 2 referendum. È stata istituita la nuova “Autorità di sicurezza nucleare” per vigilare sui futuri mini-impianti. Aziende italiane come Ansaldo Nucleare e Newcleo stanno collaborando con partner soprattutto francesi e americani per realizzare prototipi. Ma restano grossi nodi irrisolti e irrisolvibili a medio-lungo termine: dove collocare i nuovi siti nucleari? Tra ex aree industriali, vecchie centrali a carbone in dismissione, accanto ad acciaierie o ai grandi distretti industriali in comuni pronti ad ogni protesta visto che nessuno li chiede e nessuno li vuole ad ogni latitudine politica nei propri confini?
E allora, se la pietra di paragone del possibile referendum per sbloccare le rinnovabili, il cosiddetto benchmark referendario, è la valutazione dei risultati d&#039;ogni referendum, guardiamo ai risultati dell’ultimo, che ha stupito tutti con un boom di partecipazione popolare imprevista. Esattamente come spiazzò tutti e stupì il mondo intero la grande partecipazione ai due referendum sul nucleare in Italia, con la stragrande maggioranza dei votanti che si è espressa per l&#039;abrogazione secca dell’energia atomica. 
Il primo, l&#039;8 e il 9 novembre del 1987 con l’affluenza del 65% degli elettori e i &quot;Sì&quot; oltre l&#039;80% per l&#039;abrogazione di norme per la localizzazione delle centrali e del potere al Cipe di localizzarle anche in caso di opposizione degli enti locali, per l’abolizione dei contributi finanziari ai comuni ospitanti e il divieto per l&#039;Enel di partecipare alla costruzione o gestione di centrali nucleari anche all&#039;estero. Insomma, l&#039;addio al programma nucleare nazionale e la chiusura delle centrali atomiche. E il secondo referendum del 12 e il 13 giugno 2011 che ha abrogato norme che avrebbero permesso il ritorno alla produzione di energia nucleare. Anche allora il 54,8% dei votanti, oltre il quorum necessario per la validità della consultazione, al 94,05% scelsero il &quot;Sì&quot;, bloccando definitivamente i vecchi piani per la costruzione di nuovi impianti atomici sul territorio nazionale. 
E oggi? Chiamare alle urne referendarie gli italiani per un Si o un No allo sblocco e al rapido aumento della capacità rinnovabile installata per accelerare la transizione verso la sicurezza energetica e il risparmio di risorse finanziarie mobiliterebbe l’elettorato? Pensiamo proprio di sì. 
Pensiamo che con un forte consenso popolare, il Sì potrebbe anche far superare ogni ostacolo e ogni sabotaggio delle rinnovabili. Il No lascerebbe il passo di lumaca attuale con il futuro energetico centrato sulla produzione di energia da fonti fossili - gas, petrolio e carbone - e sul nucleare di nuova generazione, con rischi e sprechi di decine di miliardi di euro.
Sappiamo bene che promuovere un referendum sulle rinnovabili richiederebbe la raccolta di 500.000 firme o la proposta avanzata da almeno 5 consigli regionali. Ma sappiamo anche che siamo in una fase talmente rischiosa, che abbiamo ancora 4 centrali atomiche da smantellare, e che per il necessario Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi è ancora molto ma molto lontana la scelta di un sito.
Per questo, lanciamo la proposta dell’indizione di un referendum che possa accelerare al massimo lo sviluppo delle rinnovabili. Ci sono valutazioni da fare su aspetti giuridici, tecnico-scientifici, ambientali, economici, sociali, politici, geopolitici. Ma le conseguenze di un sonoro Sì potrebbero essere profonde. E vale la pena oggi riportare in prima linea un tema prioritario, dimostrare per la terza volta – speriamo definitiva – che gli italiani con concretezza preferiscono energie a portata di mano, strategiche, convenienti e sostenibili da punto di vista finanziario per privati e per lo Stato rispetto all’avventura nucleare. E mai come oggi, gli italiani sanno che le guerre si fanno in nome del petrolio, che i costi energetici aumentano a livelli inverosimili, che le incognite energetiche pesano sulle economie familiari. Siamo convinti solo un&#039;onda trasversale di Sì alle rinnovali possa tradursi nel rilancio immediato in ogni angolo del nostro Paese delle rinnovabili, nel massimo rispetto della qualità paesaggistica e ambientale dei nostri meravigliosi territori e delle città più amate nel mondo. L’economia della pace e della cooperazione parte da risorse energetiche a disposizione di tutti, dal vento e dal sole, dall’acqua e da altre fonti energetiche pulite. 
Aspettiamo i vostri pareri e contributi. Scrivete a: redazione@greenreport.it   ]]></description>
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 09:00:15 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Shock, rinnovabili, liberiamoci, dai, ricatti, fossili, dal, nuovo, nucleare:, greenreport, lancia, l’idea, Referendum, nazionale</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Lenergia%20solare%20dove%20cera%20il%20nucleare.jpg" alt="" width="2736" height="1824" loading="lazy"></p><p><span>Il risultato del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo lancia segnali che vanno oltre il merito dei quesiti tecnico-giuridici – riforma del Csm, responsabilità diretta dei magistrati, composizione e le funzioni del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei Consigli giudiziari, separazione delle carriere dei magistrati, limiti agli abusi della custodia cautelare, abolizione del decreto Severino –, e con la vittoria del No al 54% contro un Sì fermo al 46%, con un’affluenza spiazzante e imprevista e molto rilevante al 58,9%, la consultazione si è trasformata in un esplicito atto di sfiducia verso l’esecutivo con dimissioni eccellenti e assolutamente non messe in conto fino a lunedì scorso. Il dato della partecipazione è poi particolarmente rilevante: il fronte del No ha intercettato una protesta abbastanza trasversale, alimentata da giovani e da elettori politicamente non schierati.</span></p>
<p><span>Mettiamola così. Visto che sognare a occhi aperti fortunatamente è ancora possibile, in una situazione globale così complicata che durerà molto a lungo e dove nessuno riesce a decidere come e dove intervenire e agire sui costi dell’energia fossile, non conviene a tutti liberarsi dalle catene e dal rischio di restare ostaggi dell’energia più climalterante e a costi sempre più elevati? Non converrebbe ad un Paese come il nostro, povero di risorse energetiche fossili e totalmente dipendenti dalle loro importazioni, puntare senza indugi sull’indipendenza energetica con più energia eolica, solare, idroelettrica, con più capacità di accumuli? Non sarebbe urgentissimo oggi concentrarsi sulle energie rinnovabili per uscire dal disastro energetico globale nel quale siamo finiti nell’era Trump? Nel medio e lungo periodo non è fondamentale rafforzare la crescita delle rinnovabili con più innovazione e più occupazione? </span></p>
<p><span>Quando l’Unione con il Commissario all'energia Dan Jorgensen avverte gli Stati membri di “prepararsi a un'interruzione delle forniture” che potrebbe anche rivelarsi lunga, a razionare energia elettrica, gas e benzina, siamo ben oltre l’allarme. Ma “evitare misure che possano aumentare il consumo di carburante, limitare la libera circolazione dei prodotti petroliferi o disincentivare la produzione delle raffinerie dell'Ue”, come invita a fare la Commissione Ue, significa avviare o aumentare la sostituzione graduale dei prodotti petroliferi fossili, agire in ogni nostra Regione in maniera coordinata sull'obiettivo della transizione verso fonti di energia rinnovabile. </span></p>
<p><span>Con un po’ di coraggio possiamo allora immaginare il lancio di una raccolta di firme per un referendum popolare per l’estensione delle energie rinnovabili sull’intero territorio nazionale e per l’abrogazione di norme per il ritorno del vecchio nucleare? Possiamo ridare la parola agli italiani per mettere fine a decenni di paludi politiche, istituzionali e anche normative che bloccano o limitano gli impianti – da collocare ovviamente nel pieno rispetto dell’ambiente, e questo oggi è possibile ovunque – con danni enormi energetici ed economici che trovano ampie conferme in tutte le analisi strategiche? </span></p>
<p><span>L’Italia è in forte ritardo. Non investire in fonti rinnovabili – solare, eolico, idroelettrico, geotermia, etc – per il sistema Paese sta creando e creerà in futuro rischi significativi in termini di insicurezza energetica e di competitività economica. Il mancato raggiungimento dei target europei che impegnano l’Italia sulle rinnovabili comporterebbe perdite economiche stimate a 137 miliardi di euro entro il 2050, oltre 5 miliardi all'anno, più la perdita di almeno 300 mila posti di lavoro. Star fermi sulle fonti fossili significa esporsi a rischi energetici con fluttuazioni dei prezzi e alla quasi totale dipendenza esterna, mentre a noi serve maggior sicurezza energetica nazionale, avere un vantaggio competitivo anche dal punto di vista dell’investimento economico rispetto ai combustibili fossili. Restare ancorati al passato significa perdere l'opportunità di abbattere i costi in bolletta e restare in balia di drammatici conflitti internazionali. Significa anche continuare ad inquinare acque e terre con danni sanitari diretti ai cittadin,i con costi che potremmo ridurre o evitare. </span></p>
<p><span>Greenreport apre quindi da oggi, come si dice, il più ampio e partecipato dibattito. Tema per tutti: con quali quesiti estendiamo le energie rinnovabili in Italia? Lanciando una nuova legge, promuovendo la piena attuazione del pacchetto normativo e tecnico entrato in vigore in questi ultimi anni con il Decreto Legislativo n. 5 del 9 gennaio 2026 che recepisce la direttiva europea RedIII e ci obbliga a raggiungere almeno 39,4% di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo entro il 2030? E come sbloccare e velocizzare le rinnovabili bloccate da anni nelle aree idonee per conflitti non solo con comitati ma amministrativi tra Regioni, Comuni e Soprintendenze? Con quale quesito cancelliamo questi “colli di bottiglia” istituzionali che da un paio di decenni riducono l’installazione delle rinnovabili? Oggi sono ben 110 i grandi progetti di rinnovabili bloccati da ricorsi o veti delle Soprintendenze, anche perché ogni Regione ha regole diverse per le aree idonee ma con tempi di attesa di una risposta a richieste ragionevoli anche oltre i 300 giorni.</span></p>
<p><span>Possiamo insieme individuare i quesiti che possono far emergere un’Italia ormai matura per la scelta più conveniente per le nostre tasche, per l’ambiente, per il clima?</span></p>
<p><span>Ma proponiamo anche un vero e diffuso dibattito tecnico sulla grande questione nucleare italiana che sta poi producendo sotto banco un quadro normativo per favorire il ritorno all’energia atomica. Non con le grandi centrali degli anni '70 e '80, ma sotto forma di Small Modular Reactors, mini-reattori modulari con potenza inferiore a 300 MW, meno di un terzo delle vecchie centrali che superavano i 1.000 MW. </span></p>
<p><span>Il quadro legislativo, tra fine 2025 e inizio 2026, ha fatto passi avanti concreti. La nuova Legge Delega approvata dal Parlamento ha creato la cornice giuridica per il ritorno dell’energia nucleare, superando i blocchi legislativi che vietavano le "grandi" centrali bocciate dagli italiani con 2 referendum. È stata istituita la nuova “Autorità di sicurezza nucleare” per vigilare sui futuri mini-impianti. Aziende italiane come Ansaldo Nucleare e Newcleo stanno collaborando con partner soprattutto francesi e americani per realizzare prototipi. Ma restano grossi nodi irrisolti e irrisolvibili a medio-lungo termine: dove collocare i nuovi siti nucleari? Tra ex aree industriali, vecchie centrali a carbone in dismissione, accanto ad acciaierie o ai grandi distretti industriali in comuni pronti ad ogni protesta visto che nessuno li chiede e nessuno li vuole ad ogni latitudine politica nei propri confini?</span></p>
<p><span>E allora, se la pietra di paragone del possibile referendum per sbloccare le rinnovabili, il cosiddetto benchmark referendario, è la valutazione dei risultati d'ogni referendum, guardiamo ai risultati dell’ultimo, che ha stupito tutti con un boom di partecipazione popolare imprevista. Esattamente come spiazzò tutti e stupì il mondo intero la grande partecipazione ai due referendum sul nucleare in Italia, con la stragrande maggioranza dei votanti che si è espressa per l'abrogazione secca dell’energia atomica. </span></p>
<p><span>Il primo, l'8 e il 9 novembre del 1987 con l’affluenza del 65% degli elettori e i "Sì" oltre l'80% per l'abrogazione di norme per la localizzazione delle centrali e del potere al Cipe di localizzarle anche in caso di opposizione degli enti locali, per l’abolizione dei contributi finanziari ai comuni ospitanti e il divieto per l'Enel di partecipare alla costruzione o gestione di centrali nucleari anche all'estero. Insomma, l'addio al programma nucleare nazionale e la chiusura delle centrali atomiche. E il secondo referendum del 12 e il 13 giugno 2011 che ha abrogato norme che avrebbero permesso il ritorno alla produzione di energia nucleare. Anche allora il 54,8% dei votanti, oltre il quorum necessario per la validità della consultazione, al 94,05% scelsero il "Sì", bloccando definitivamente i vecchi piani per la costruzione di nuovi impianti atomici sul territorio nazionale. </span></p>
<p><span>E oggi? Chiamare alle urne referendarie gli italiani per un Si o un No allo sblocco e al rapido aumento della capacit</span><span>à</span><span> rinnovabile installata per accelerare la transizione verso la sicurezza energetica e il risparmio di risorse finanziarie mobiliterebbe l’elettorato? Pensiamo proprio di sì. </span></p>
<p><span>Pensiamo che con un forte consenso popolare, il Sì potrebbe anche far superare ogni ostacolo e ogni sabotaggio delle rinnovabili. Il No lascerebbe il passo di lumaca attuale con il futuro energetico centrato sulla produzione di energia da fonti fossili - gas, petrolio e carbone - e sul nucleare di nuova generazione, con rischi e sprechi di decine di miliardi di euro.</span></p>
<p><span>Sappiamo bene che promuovere un referendum sulle rinnovabili richiederebbe la raccolta di 500.000 firme o la proposta avanzata da almeno 5 consigli regionali. Ma sappiamo anche che siamo in una fase talmente rischiosa, che abbiamo ancora 4 centrali atomiche da smantellare, e che per il necessario Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi è ancora molto ma molto lontana la scelta di un sito.</span></p>
<p><span>Per questo, lanciamo la proposta dell’indizione di un referendum che possa accelerare al massimo lo sviluppo delle rinnovabili. Ci sono valutazioni da fare su aspetti giuridici, tecnico-scientifici, ambientali, economici, sociali, politici, geopolitici. Ma le conseguenze di un sonoro Sì potrebbero essere profonde. E vale la pena oggi riportare in prima linea un tema prioritario, dimostrare per la terza volta – speriamo definitiva – che gli italiani con concretezza preferiscono energie a portata di mano, strategiche, convenienti e sostenibili da punto di vista finanziario per privati e per lo Stato rispetto all’avventura nucleare. E mai come oggi, gli italiani sanno che le guerre si fanno in nome del petrolio, che i costi energetici aumentano a livelli inverosimili, che le incognite energetiche pesano sulle economie familiari. Siamo convinti solo un'onda trasversale di Sì alle rinnovali possa tradursi nel rilancio immediato in ogni angolo del nostro Paese delle rinnovabili, nel massimo rispetto della qualità paesaggistica e ambientale dei nostri meravigliosi territori e delle città più amate nel mondo. L’economia della pace e della cooperazione parte da risorse energetiche a disposizione di tutti, dal vento e dal sole, dall’acqua e da altre fonti energetiche pulite. </span></p>
<p><span>Aspettiamo i vostri pareri e contributi. Scrivete a: <a href="mailto:redazione@greenreport.it">redazione@greenreport.it</a>  </span></p>]]> </content:encoded>
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<title>La società civile si mobilita per difendere il lupo, sono oltre 1.600 gli esemplari morti in 5 anni</title>
<link>https://www.eventi.news/la-societa-civile-si-mobilita-per-difendere-il-lupo-sono-oltre-1600-gli-esemplari-morti-in-5-anni</link>
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<description><![CDATA[ Quello del lupo è uno dei volti più celebri della biodiversità italiana, nonché un buon esempio di conservazione riuscita; dalla Lista rossa sulle specie a rischio estinzione elaborata dalla Iucn nel 2022, il lupo (Canis lupus) emerge infatti come specie “quasi minacciata” (NT - near threatened), a fronte della precedente classificazione come specie “vulnerabile” (VU) adottata un decennio prima. Ma la situazione rischia adesso di peggiorare di nuovo.
Eppure a marzo il Parlamento italiano ha approvato con inconsueta rapidità la legge di delegazione europea riguardante la Direttiva Habitat e il declassamento di protezione per il lupo, da specie “rigorosamente protetta” a specie “semplicemente” protetta. Una scelta che peraltro mal si concilia con la legge quadro sulla caccia (157/92), dato che questo testo prevede infatti che la prima specie “particolarmente protetta, anche sotto il profilo sanzionatorio” sia proprio quella del lupo; per sciogliere l’impasse, probabilmente il Governo agirà d’imperio con un apposito decreto.
In questo modo le Regioni potranno chiedere deroghe più facili per abbattimenti mirati degli esemplari, ad esempio in caso vengano segnalati danni agli allevamenti, comportamenti aggressivi nei confronti dell’uomo, frequentazioni assidue di centri abitati. È vero che sarà sempre necessario un parere tecnico da parte dell’Ispra prima di lasciare campo libero ai fucili. Ma, denunciano le associazioni ambientaliste e animaliste, il declassamento metterà nuovamente a rischio il mantenimento delle popolazioni della specie – che lungo lo Stivale conta poco più di 3mila esemplari – in uno stato di conservazione soddisfacente.
Per questo il Wwf ha deciso di inviare una lettera alla presidente Meloni e al ministro Pichetto: dato che l’Ue non obbliga l’Italia a ridurre lo stato di protezione, ogni allentamento sarebbe una scelta politica nazionale. Il Governo ha l’opportunità di scegliere la strada della scienza, non quella degli abbattimenti, soluzione inefficace per ridurre il conflitto con la zootecnia.  
«In Italia vive una sottospecie unica, il Canis lupus italicus, di elevato valore conservazionistico: una specificità che impone un approccio nazionale differenziato – afferma il presidente del Wwf Italia, Luciano Di Tizio – Il recepimento della direttiva europea comporterebbe l’esclusione del lupo dall’elenco delle specie particolarmente protette ai sensi della legge 157/1992, con una significativa riduzione delle sanzioni per gli abbattimenti illegali. In un contesto già segnato da diffuso bracconaggio e limitata efficacia dei controlli, tale modifica rischierebbe di incentivare comportamenti scorretti e crudeli».  
Numerosi studi, ricorda il Wwf, dimostrano che gli abbattimenti non riducono i conflitti con le attività zootecniche nel medio-lungo termine, mentre le misure di prevenzione, se adeguatamente sostenute e applicate con continuità, sono realmente efficaci. I rari episodi che riguardano lupi confidenti o rischi per la sicurezza pubblica sono gestibili nell’attuale quadro legislativo, mentre strumenti tecnici e normativi per gestire casi particolarmente problematici esistono già oggi.
Il problema è che in Italia manca ancora un Piano nazionale aggiornato per la conservazione e la gestione del lupo, indispensabile per garantire una gestione coordinata tra Regioni, un concreto sostegno agli allevatori e un equilibrio tra tutela della biodiversità e attività umane. 

In questo contesto, le ong Green impact, Federazione pro natura, Animal aid Italia, Attivisti gruppo randagio e Alleanza antispecista ricordano i dati messi in fila dall’organizzazione Io non ho paura del lupo, in cui si mostra che sono 1.639 i lupi morti rinvenuti in Italia nel quinquennio 2019–2023, con un andamento in crescita che passa dai 210 casi del 2019 ai 449 del 2023, equivalenti a più di un lupo morto al giorno; nel 70% dei casi, il decesso è responsabilità umana.
«Il lupo in Italia è già sottoposto a una mortalità allarmante e incontrollata e, dovuta quasi esclusivamente a cause antropiche», argomentano le 5 ong. Il tema sarà oggetto di approfondimento domani 2 aprile presso il Senato della Repubblica, durante l&#039;evento promosso dalla senatrice Naturale, evidenziando le priorità di tutela della fauna selvatica italiana. 
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 09:00:14 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/non_ho_paura_lupo_.jpg" alt=""></p><p><span>Quello del lupo è uno dei volti più celebri della biodiversità italiana, nonché un buon esempio di conservazione riuscita; dalla Lista rossa sulle specie a rischio estinzione elaborata dalla Iucn nel 2022, il lupo (<em>Canis lupus</em>) <a href="https://www.iucn.it/dettaglio.php?id=80250">emerge</a> infatti come specie “quasi minacciata” (NT - <em>near threatened</em>), a fronte della precedente classificazione come specie “vulnerabile” (VU) adottata un decennio prima. Ma la situazione rischia adesso di peggiorare di nuovo.</span></p>
<p><span>Eppure a marzo il Parlamento italiano ha <a href="https://www.greenreport.it/news/natura-e-biodiversita/60642-via-libera-del-parlamento-con-tempi-da-record-il-lupo-non-e-piu-specie-rigorosamente-protetta">approvato</a> con inconsueta rapidità la legge di delegazione europea riguardante la Direttiva Habitat e il declassamento di protezione per il lupo, da specie “rigorosamente protetta” a specie “semplicemente” protetta. Una scelta che peraltro mal si concilia con la <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1992/02/25/092G0211/sg">legge quadro sulla caccia (157/92)</a>, dato che questo testo prevede infatti che la prima specie “particolarmente protetta, anche sotto il profilo sanzionatorio” sia proprio quella del lupo; per sciogliere l’impasse, probabilmente il Governo agirà d’imperio con un apposito decreto.</span></p>
<p><span>In questo modo le Regioni potranno chiedere deroghe più facili per abbattimenti mirati degli esemplari, ad esempio in caso vengano segnalati danni agli allevamenti, comportamenti aggressivi nei confronti dell’uomo, frequentazioni assidue di centri abitati. È vero che sarà sempre necessario <a href="https://www.greenreport.it/news/natura-e-biodiversita/5365-per-ispra-questanno-si-potranno-abbattere-in-deroga-fino-a-160-lupi">un parere tecnico</a> da parte dell’Ispra prima di lasciare campo libero ai fucili. Ma, denunciano le associazioni ambientaliste e animaliste, il declassamento metterà nuovamente a rischio il mantenimento delle popolazioni della specie – che lungo lo Stivale conta <a href="https://www.greenreport.it/file:///C:/Users/utente/Desktop/google.com/search%3Fq=Crescono+i+lupi+presenti+in+Italia,+dopo+due+anni+di+ricerca+si+stimano+3.300+esemplari&sourceid=chrome&ie=UTF-8">poco più di 3mila esemplari</a> – in uno stato di conservazione soddisfacente.</span></p>
<p><span>Per questo il Wwf ha deciso di inviare una lettera alla presidente Meloni e al ministro Pichetto: dato che l’Ue non obbliga l’Italia a ridurre lo stato di protezione, ogni allentamento sarebbe una scelta politica nazionale. Il Governo ha l’opportunità di scegliere la strada della scienza, non quella degli abbattimenti, soluzione inefficace per ridurre il conflitto con la zootecnia.  </span></p>
<p><span>«In Italia vive una sottospecie unica, il Canis lupus italicus, di elevato valore conservazionistico: una specificità che impone un approccio nazionale differenziato – afferma il presidente del Wwf Italia, Luciano Di Tizio – Il recepimento della direttiva europea comporterebbe l’esclusione del lupo dall’elenco delle specie particolarmente protette ai sensi della legge 157/1992, con una significativa riduzione delle sanzioni per gli abbattimenti illegali. In un contesto già segnato da diffuso bracconaggio e limitata efficacia dei controlli, tale modifica rischierebbe di incentivare comportamenti scorretti e crudeli».  </span></p>
<p><span>Numerosi studi, ricorda il Wwf, dimostrano che gli abbattimenti non riducono i conflitti con le attività zootecniche nel medio-lungo termine, mentre le misure di prevenzione, se adeguatamente sostenute e applicate con continuità, sono realmente efficaci. I rari episodi che riguardano lupi confidenti o rischi per la sicurezza pubblica sono gestibili nell’attuale quadro legislativo, mentre strumenti tecnici e normativi per gestire casi particolarmente problematici esistono già oggi.</span></p>
<p><span>Il problema è che in Italia manca ancora un Piano nazionale aggiornato per la conservazione e la gestione del lupo, indispensabile per garantire una gestione coordinata tra Regioni, un concreto sostegno agli allevatori e un equilibrio tra tutela della biodiversità e attività umane. </span></p>
<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/lupi_morti_italia_2023.jpg" alt="lupi morti italia 2023"></p>
<p><span>In questo contesto, le ong Green impact, Federazione pro natura, Animal aid Italia, Attivisti gruppo randagio e Alleanza antispecista ricordano i <a href="https://www.iononhopauradellupo.it/pubblicato-il-report-sul-2025-di-io-non-ho-paura-del-lupo/">dati messi in fila</a> dall’organizzazione <em>Io non ho paura del lupo</em>, in cui si mostra che sono 1.639 i lupi morti rinvenuti in Italia nel quinquennio 2019–2023, con un andamento in crescita che passa dai 210 casi del 2019 ai 449 del 2023, equivalenti a più di un lupo morto al giorno; nel 70% dei casi, il decesso è responsabilità umana.</span></p>
<p><span>«Il lupo in Italia è già sottoposto a una mortalità allarmante e incontrollata e, dovuta quasi esclusivamente a cause antropiche», argomentano le 5 ong. Il tema sarà oggetto di approfondimento domani 2 aprile presso il Senato della Repubblica, durante l'evento promosso dalla senatrice Naturale, evidenziando le priorità di tutela della fauna selvatica italiana. </span></p>
<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Locandina_lupo.jpg" alt="Locandina lupo" width="1132" height="1600"></p>]]> </content:encoded>
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<title>I rincari di petrolio e gas fanno salire l’inflazione all’1,7%. Consumatori e imprese: è solo l’inizio</title>
<link>https://www.eventi.news/i-rincari-di-petrolio-e-gas-fanno-salire-linflazione-all17-consumatori-e-imprese-e-solo-linizio</link>
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<description><![CDATA[ La guerra in Medio Oriente, con la conseguente impennata dei prezzi di petrolio e gas, fa aumentare il tasso dell’inflazione in Italia. Segnala l’Istat nelle stime preliminari diffuse con l’ultimo bollettino che a marzo 2026 l’indice dei prezzi al consumo registra un aumento dello 0,5% su base mensile e dell’1,7% su base annua (rispetto al +1,5% di febbraio). A fare pressione e determinare questo incremento sono soprattutto i beni energetici, sia regolamentati sia non regolamentati, che mostrano una netta risalita dopo i cali dei mesi precedenti. Spiegano gli esperti dell’Istituto nazionale di statistica: «L’andamento dell’inflazione risente prevalentemente della netta risalita dei prezzi degli Energetici – regolamentati (da -11,6% a -1,3%) e non (da -6,2% a -2,4%) – e dell’accelerazione di quelli degli Alimentari non lavorati (da +3,7% a +4,4%); in rallentamento sono invece i prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +4,9% a +3,0%), dei Servizi relativi ai trasporti (da +2,8% a +2,4%) e dei Servizi relativi all’abitazione (da +4,5% a +4,2%)».
Risalta l’accelerazione degli alimentari non lavorati, che salgono appunto al +4,4% su base annua, e che finisce per incidere sui costi necessari per sostenere i consumi quotidiani. Al contrario, rallentano diversi comparti dei servizi, tra cui quelli ricreativi, culturali e dei trasporti, contribuendo a contenere l’indice generale.
A leggere i dati si nota quanto sia particolarmente rilevante per le famiglie l’andamento del cosiddetto carrello della spesa: i prezzi dei beni alimentari, per la casa e la persona registrano un aumento del 2,2% su base annua, in accelerazione rispetto al 2% del mese precedente. Un dato che riflette l’impatto dei rincari energetici lungo la filiera, dai trasporti alla distribuzione.
In conclusione, rileva l’Istat, a pesare su questo incremento dell’inflazione, e dunque nella perdita di potere d’acquisto degli italiani, sono i rincari registrati da gas e prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio (benzina e gasolio): «La variazione congiunturale dell’indice generale risente principalmente dell’aumento dei prezzi degli Energetici, regolamentati (+8,9%) e non (+4,6%), dei Servizi relativi ai trasporti (+0,7%) e degli Alimentari non lavorati (+0,4%). Gli effetti di questi aumenti sono stati solo in parte compensati dalla diminuzione dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-1,2%)».
Le associazioni dei consumatori segnalano già effetti concreti sui bilanci familiari, che tra l’altro sono peggiori di quel che si potrebbe pensare guardando ai dati Istat. L’Unione nazionale consumatori parla di un impatto che può superare i 600 euro per una coppia con due figli, con rincari evidenti su carburanti e prodotti freschi. Spiega il presidente Massimiliano Dona: «Un’illusione ottica!  Il rialzo apparentemente basso dell’inflazione annua, da 1,5 a 1,7, non deve trarre in inganno. Si tratta solo di un miraggio destinato presto a svanire, come in parte dimostra già l’inflazione mensile che decolla dello 0,5%.  Infatti, le bollette di luce e gas relative ai consumi di marzo non sono ancora arrivate, mentre la fine dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026, ha fatto abbassare i prezzi degli alberghi e dei motel del 6,8% in un solo mese, ribasso record su base mensile, quando a febbraio erano decollati del 12,1%. Peccato che in aprile, per via della Pasqua, saliranno nuovamente». Insomma, dice l’Unione nazionale consumatori, cambia la composizione dell’inflazione, abbassandosi quella delle spese facoltative, -1,6% per Servizi di ristoranti e servizi di alloggio in un mese, ma decollano già i Trasporti (+2,5% il dato congiunturale) e Abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili con +1,6%. «In particolare, nonostante il dato sia solo provvisorio, in un solo mese il diesel sale già del 12%, il trasporto aereo internazionale del 6,1%, il gas naturale del 5,9%, la benzina del 4,9% e già ci sono i primi effetti su frutta e verdura, con le Bacche fresche che salgono del 10,6%, Agrumi del 2,6%, Altra frutta fresca del 3%. Insomma, come avevamo denunciato, presentando un esposto all’Antitrust, nel settore ortofrutticolo si sono già verificate i primi rincari per via del caro carburante. Il carrello sale da 2 al 2,2% ed è solo l’inizio!».
Dal lato delle imprese, Confcommercio sottolinea come l’inflazione resti «ancora sotto controllo», tuttavia il rischio di un deterioramento nel breve periodo è concreto: «Già da aprile - sottolinea l’Ufficio studi - mese in cui i consueti andamenti stagionali di turismo e trasporti potrebbero essere amplificati dagli effetti derivanti dal prolungarsi del conflitto in Iran». Il taglio delle accise sul prezzo dei carburanti ha in parte aiutato, rimarca Confesercenti, «ma il pericolo non è ancora sventato» perché «con gli attuali livelli di prezzo di petrolio e gas, l’inflazione nel 2026 potrebbe tornare al +2,9%». ]]></description>
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 09:00:13 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Pompa_benzina.png" alt="" width="978" height="660" loading="lazy"></p><p>La guerra in Medio Oriente, con la conseguente impennata dei prezzi di petrolio e gas, fa aumentare il tasso dell’inflazione in Italia. Segnala l’Istat <a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/prezzi-al-consumo-marzo-2026/">nelle stime preliminari diffuse con l’ultimo bollettino</a> che a marzo 2026 l’indice dei prezzi al consumo registra un aumento dello 0,5% su base mensile e dell’1,7% su base annua (rispetto al +1,5% di febbraio). A fare pressione e determinare questo incremento sono soprattutto i beni energetici, sia regolamentati sia non regolamentati, che mostrano una netta risalita dopo i cali dei mesi precedenti. Spiegano gli esperti dell’Istituto nazionale di statistica: «L’andamento dell’inflazione risente prevalentemente della netta risalita dei prezzi degli Energetici – regolamentati (da -11,6% a -1,3%) e non (da -6,2% a -2,4%) – e dell’accelerazione di quelli degli Alimentari non lavorati (da +3,7% a +4,4%); in rallentamento sono invece i prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +4,9% a +3,0%), dei Servizi relativi ai trasporti (da +2,8% a +2,4%) e dei Servizi relativi all’abitazione (da +4,5% a +4,2%)».</p>
<p>Risalta l’accelerazione degli alimentari non lavorati, che salgono appunto al +4,4% su base annua, e che finisce per incidere sui costi necessari per sostenere i consumi quotidiani. Al contrario, rallentano diversi comparti dei servizi, tra cui quelli ricreativi, culturali e dei trasporti, contribuendo a contenere l’indice generale.</p>
<p>A leggere i dati si nota quanto sia particolarmente rilevante per le famiglie l’andamento del cosiddetto carrello della spesa: i prezzi dei beni alimentari, per la casa e la persona registrano un aumento del 2,2% su base annua, in accelerazione rispetto al 2% del mese precedente. Un dato che riflette l’impatto dei rincari energetici lungo la filiera, dai trasporti alla distribuzione.</p>
<p>In conclusione, rileva l’Istat, a pesare su questo incremento dell’inflazione, e dunque nella perdita di potere d’acquisto degli italiani, sono i rincari registrati da gas e prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio (benzina e gasolio): «La variazione congiunturale dell’indice generale risente principalmente dell’aumento dei prezzi degli Energetici, regolamentati (+8,9%) e non (+4,6%), dei Servizi relativi ai trasporti (+0,7%) e degli Alimentari non lavorati (+0,4%). Gli effetti di questi aumenti sono stati solo in parte compensati dalla diminuzione dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-1,2%)».</p>
<p>Le associazioni dei consumatori segnalano già effetti concreti sui bilanci familiari, che tra l’altro sono peggiori di quel che si potrebbe pensare guardando ai dati Istat. L’Unione nazionale consumatori parla di un impatto che può superare i 600 euro per una coppia con due figli, con rincari evidenti su carburanti e prodotti freschi. Spiega il presidente <a href="https://www.consumatori.it/comunicati-stampa/inflazione-marzo/">Massimiliano Dona</a>: «Un’illusione ottica!  Il rialzo apparentemente basso dell’inflazione annua, da 1,5 a 1,7, non deve trarre in inganno. Si tratta solo di un miraggio destinato presto a svanire, come in parte dimostra già l’inflazione mensile che decolla dello 0,5%.  Infatti, le bollette di luce e gas relative ai consumi di marzo non sono ancora arrivate, mentre la fine dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026, ha fatto abbassare i prezzi degli alberghi e dei motel del 6,8% in un solo mese, ribasso record su base mensile, quando a febbraio erano decollati del 12,1%. Peccato che in aprile, per via della Pasqua, saliranno nuovamente». Insomma, dice l’Unione nazionale consumatori, cambia la composizione dell’inflazione, abbassandosi quella delle spese facoltative, -1,6% per Servizi di ristoranti e servizi di alloggio in un mese, ma decollano già i Trasporti (+2,5% il dato congiunturale) e Abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili con +1,6%. «In particolare, nonostante il dato sia solo provvisorio, in un solo mese il diesel sale già del 12%, il trasporto aereo internazionale del 6,1%, il gas naturale del 5,9%, la benzina del 4,9% e già ci sono i primi effetti su frutta e verdura, con le Bacche fresche che salgono del 10,6%, Agrumi del 2,6%, Altra frutta fresca del 3%. Insomma, come avevamo denunciato, presentando un esposto all’Antitrust, nel settore ortofrutticolo si sono già verificate i primi rincari per via del caro carburante. Il carrello sale da 2 al 2,2% ed è solo l’inizio!».</p>
<p>Dal lato delle imprese, <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/pmi/2026/03/31/confcommercio-inflazione-ancora-sotto-controllo-ma-rischio-deterioramento_6f65cd69-8e12-4fee-839a-15f508d41a55.html">Confcommercio</a> sottolinea come l’inflazione resti «ancora sotto controllo», tuttavia il rischio di un deterioramento nel breve periodo è concreto: «Già da aprile - sottolinea l’Ufficio studi - mese in cui i consueti andamenti stagionali di turismo e trasporti potrebbero essere amplificati dagli effetti derivanti dal prolungarsi del conflitto in Iran». Il taglio delle accise sul prezzo dei carburanti ha in parte aiutato, rimarca Confesercenti, «ma il pericolo non è ancora sventato» perché «con gli attuali livelli di prezzo di petrolio e gas, l’inflazione nel 2026 potrebbe tornare al +2,9%».</p>]]> </content:encoded>
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<title>Nucleare, Bruxelles avvia un’indagine sugli aiuti di Stato francesi per costruire sei nuovi reattori</title>
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<description><![CDATA[ Un’anticipazione l’avevamo data la scorsa settimana, e ora la conferma della notizia è arrivata direttamente da Bruxelles: «La Commissione europea ha avviato un’indagine approfondita per valutare se il sostegno pubblico che la Francia intende concedere per la costruzione e la gestione di sei nuovi reattori nucleari sia conforme alle norme dell’Ue in materia di aiuti di Stato». Nella nota diffusa dalla Commissione Ue si specifica che lavvio di un’indagine approfondita sugli aiuti di Stato è una procedura consueta quando sono in gioco pacchetti di aiuti complessi, come nel caso in esame. Viene aggiunto che «ciò darà alla Francia e alle parti terze interessate la possibilità di presentare osservazioni», e anche che «ciò non pregiudica l’esito dell’indagine».
Stando a quanto previsto dai trattati europei, gli Stati membri dell’Ue sono liberi di determinare il proprio mix energetico e, nell’ottica di Bruxelles, la Francia ha lecitamente scelto di promuovere l’energia nucleare nell’ambito della propria politica energetica nazionale. Il problema nasce nel momento in cui si profilano però aiuti di Stato che possano distorcere la concorrenza del mercato dell’energia. Lo scorso novembre Parigi ha notificato alla Commissione il proprio piano di sostenere la costruzione e la gestione di sei nuovi reattori nucleari con una capacità totale di produzione di energia elettrica pari a 9.990 megawatt. I sei nuovi reattori, stando ai piani presentati, saranno costruiti a coppie nei siti delle centrali nucleari esistenti, ovvero Penly, Gravelines e Bugey. La messa in servizio delle nuove unità è prevista tra il 2038 e il 2044, con una durata di vita di 60 anni ciascuna. I costi totali di costruzione sono attualmente stimati a 72,8 miliardi di euro.
Il beneficiario del sostegno economico garantito da Parigi è Électricité de France (Edf), che è principale azienda produttrice e distributrice di energia elettrica nel paese e che è proprietaria e gestore dell’intero parco nucleare francese. Per la realizzazione del progetto sarà costituita una società veicolo interamente controllata da Edf. Come ricapitolato nella nota diffusa da Bruxelles sulla base dei dati ricevuti da Parigi, la Francia intende sostenere questo progetto attraverso tre misure. La prima prevede un prestito agevolato a tasso preferenziale, che copre il 60% dei costi di costruzione stimati. La seconda misura consiste in un contratto bidirezionale per differenza della durata di 40 anni per garantire entrate stabili agli impianti. La terza misura riguarda un meccanismo di condivisione del rischio con un elenco specifico di eventi, al fine di fornire protezione contro i rischi al di fuori del controllo di Edf, quali catastrofi naturali imprevedibili e modifiche della legislazione nazionale.
«In questa fase – si legge nel documento diffuso da Bruxelles – sulla base della sua valutazione preliminare, la Commissione ha ritenuto il progetto necessario e considera che l’aiuto faciliti lo sviluppo di un’attività economica. La Commissione riconosce inoltre il potenziale contributo del progetto alla sicurezza dell’approvvigionamento e alla decarbonizzazione. Ciononostante – aggiungono i vertici comunitari – la Commissione ritiene necessario valutare se la misura sia pienamente conforme alle norme dell’Ue in materia di aiuti di Stato».
Per questo motivo, la Commissione ha deciso di avviare un’indagine approfondita in merito a una serie di questioni. La prima riguarda l’adeguatezza e la proporzionalità del pacchetto di aiuti. Poiché esistono diverse misure di aiuto in grado di limitare il rischio per il beneficiario, è importante garantire che l’aiuto sia limitato a quanto strettamente necessario. In particolare, la Commissione nutre dubbi sul fatto che il pacchetto proposto raggiunga un equilibrio adeguato tra la riduzione dei rischi per consentire l’investimento e il mantenimento di incentivi per un comportamento efficiente, evitando al contempo un trasferimento eccessivo del rischio allo Stato. La Commissione vuole anche capire meglio l’impatto della misura sulla concorrenza nel mercato e se tale impatto sia ridotto al minimo. In particolare, l’esecutivo comunitario teme che la misura possa consolidare o rafforzare indirettamente il potere di mercato di Edf. «La Commissione valuterà inoltre se esistano garanzie sufficienti per assicurare che la strategia commerciale di Edf non determini distorsioni del mercato e per impedire che l’aiuto sia trasferito a specifici operatori di mercato». Ultimo ma non ultimo, i vertici Ue vogliono far luce sulla «conformità ad altre disposizioni del diritto dell’Unione, in particolare ai principi di progettazione di cui all’articolo 19 quinquies, paragrafo 2, del regolamento sull’energia elettrica».
La notizia sta ovviamente rimbalzando su tutti i principali media d’Oltralpe, da Le Monde a Le Figaro a Libération, ma ancora non viene commentata dai vertici istituzionali francesi. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 09:00:12 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Nucleare, Bruxelles, avvia, un’indagine, sugli, aiuti, Stato, francesi, per, costruire, sei, nuovi, reattori</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/centrale_nucleare_francese_di_Gravelines.jpg" alt="" width="1220" height="914" loading="lazy"></p><p>Un’anticipazione l’avevamo data <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60892-nucleare-la-lente-di-bruxelles-sugli-aiuti-di-stato-della-francia-alledf-per-costruire-sei-nuovi-reattori-epr2">la scorsa settimana</a>, e ora la conferma della notizia è arrivata direttamente <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_26_744">da Bruxelles</a>: «La Commissione europea ha avviato un’indagine approfondita per valutare se il sostegno pubblico che la Francia intende concedere per la costruzione e la gestione di sei nuovi reattori nucleari sia conforme alle norme dell’Ue in materia di aiuti di Stato». Nella nota diffusa dalla Commissione Ue si specifica che lavvio di un’indagine approfondita sugli aiuti di Stato è una procedura consueta quando sono in gioco pacchetti di aiuti complessi, come nel caso in esame. Viene aggiunto che «ciò darà alla Francia e alle parti terze interessate la possibilità di presentare osservazioni», e anche che «ciò non pregiudica l’esito dell’indagine».</p>
<p>Stando a quanto previsto dai trattati europei, gli Stati membri dell’Ue sono liberi di determinare il proprio mix energetico e, nell’ottica di Bruxelles, la Francia ha lecitamente scelto di promuovere l’energia nucleare nell’ambito della propria politica energetica nazionale. Il problema nasce nel momento in cui si profilano però aiuti di Stato che possano distorcere la concorrenza del mercato dell’energia. Lo scorso novembre Parigi ha notificato alla Commissione il proprio piano di sostenere la costruzione e la gestione di sei nuovi reattori nucleari con una capacità totale di produzione di energia elettrica pari a 9.990 megawatt. I sei nuovi reattori, stando ai piani presentati, saranno costruiti a coppie nei siti delle centrali nucleari esistenti, ovvero Penly, Gravelines e Bugey. La messa in servizio delle nuove unità è prevista tra il 2038 e il 2044, con una durata di vita di 60 anni ciascuna. I costi totali di costruzione sono attualmente stimati a 72,8 miliardi di euro.</p>
<p>Il beneficiario del sostegno economico garantito da Parigi è Électricité de France (Edf), che è principale azienda produttrice e distributrice di energia elettrica nel paese e che è proprietaria e gestore dell’intero parco nucleare francese. Per la realizzazione del progetto sarà costituita una società veicolo interamente controllata da Edf. Come ricapitolato nella nota diffusa da Bruxelles sulla base dei dati ricevuti da Parigi, la Francia intende sostenere questo progetto attraverso tre misure. La prima prevede un prestito agevolato a tasso preferenziale, che copre il 60% dei costi di costruzione stimati. La seconda misura consiste in un contratto bidirezionale per differenza della durata di 40 anni per garantire entrate stabili agli impianti. La terza misura riguarda un meccanismo di condivisione del rischio con un elenco specifico di eventi, al fine di fornire protezione contro i rischi al di fuori del controllo di Edf, quali catastrofi naturali imprevedibili e modifiche della legislazione nazionale.</p>
<p>«In questa fase – si legge nel documento diffuso da Bruxelles – sulla base della sua valutazione preliminare, la Commissione ha ritenuto il progetto necessario e considera che l’aiuto faciliti lo sviluppo di un’attività economica. La Commissione riconosce inoltre il potenziale contributo del progetto alla sicurezza dell’approvvigionamento e alla decarbonizzazione. Ciononostante – aggiungono i vertici comunitari – la Commissione ritiene necessario valutare se la misura sia pienamente conforme alle norme dell’Ue in materia di aiuti di Stato».</p>
<p>Per questo motivo, la Commissione ha deciso di avviare un’indagine approfondita in merito a una serie di questioni. La prima riguarda l’adeguatezza e la proporzionalità del pacchetto di aiuti. Poiché esistono diverse misure di aiuto in grado di limitare il rischio per il beneficiario, è importante garantire che l’aiuto sia limitato a quanto strettamente necessario. In particolare, la Commissione nutre dubbi sul fatto che il pacchetto proposto raggiunga un equilibrio adeguato tra la riduzione dei rischi per consentire l’investimento e il mantenimento di incentivi per un comportamento efficiente, evitando al contempo un trasferimento eccessivo del rischio allo Stato. La Commissione vuole anche capire meglio l’impatto della misura sulla concorrenza nel mercato e se tale impatto sia ridotto al minimo. In particolare, l’esecutivo comunitario teme che la misura possa consolidare o rafforzare indirettamente il potere di mercato di Edf. «La Commissione valuterà inoltre se esistano garanzie sufficienti per assicurare che la strategia commerciale di Edf non determini distorsioni del mercato e per impedire che l’aiuto sia trasferito a specifici operatori di mercato». Ultimo ma non ultimo, i vertici Ue vogliono far luce sulla «conformità ad altre disposizioni del diritto dell’Unione, in particolare ai principi di progettazione di cui <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=OJ:L_202401747">all’articolo 19 quinquies, paragrafo 2, del regolamento sull’energia elettrica</a>».</p>
<p>La notizia sta ovviamente rimbalzando su tutti i principali media d’Oltralpe, da <a href="https://www.lemonde.fr/energies/article/2026/03/31/nucleaire-bruxelles-ouvre-une-enquete-sur-les-aides-d-etat-pour-la-construction-de-six-nouveaux-reacteurs_6675642_1653054.html">Le Monde</a> a <a href="https://www.lefigaro.fr/societes/l-ue-ouvre-une-enquete-sur-les-aides-de-l-etat-francais-concedees-a-edf-pour-ses-nouveaux-reacteurs-nucleaires-20260331">Le Figaro</a> a <a href="https://www.liberation.fr/environnement/nucleaire/nouveaux-reacteurs-dedf-lue-ouvre-une-enquete-sur-les-aides-de-letat-francais-20260331_CW5CT45WORHHLMQKF5I3TYHNOQ/">Libération</a>, ma ancora non viene commentata dai vertici istituzionali francesi.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Incendi boschivi, il 2025 è stato l’anno più distruttivo di sempre per l’Ue: in fumo oltre un milione di ettari</title>
<link>https://www.eventi.news/incendi-boschivi-il-2025-e-stato-lanno-piu-distruttivo-di-sempre-per-lue-in-fumo-oltre-un-milione-di-ettari</link>
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<description><![CDATA[ Nei giorni scorsi abbiamo segnalato che gli incendi boschivi costano all’Ue fino a 3 miliardi di euro all’anno e che l’estate 2025 è stata la peggiore da quando sono iniziati i monitoraggi da parte dei centri di ricerca comunitari. E ora il Joint research centre (Jrc) conferma che quello che ci siamo lasciati alle spalle è stato l’anno più distruttivo mai registrato per gli incendi boschivi nell’Unione europea.
Le analisi satellitari del Sistema europeo di informazione sugli incendi boschivi (European forest fire information system, Effis), gestito dal Jrc, che è il Centro comune di ricerca della Commissione europea, mostrano che 1.079.538 ettari – pari all’incirca alla superficie di Cipro – sono stati devastati dagli incendi in diversi paesi dell’Ue. Questa cifra sale a 2.242.195 ettari se si includono i territori in Europa, Medio Oriente e Nord Africa monitorati dall’Effis.
A rendere tanto grave il bilancio è il fatto che la stagione degli incendi, nel 2025, è iniziata in anticipo, con oltre 100.000 ettari bruciati nell’Unione europea già alla fine di marzo, ovvero ben prima che iniziassero le giornate di caldo estivo. L’intensità è poi aumentata gradualmente a partire da giugno, raggiungendo il picco in agosto, quando incendi di vaste proporzioni si sono propagati in diversi paesi del Mediterraneo.
Inutile dire che il riscaldamento globale ha giocato un ruolo decisivo, in tutto ciò. Un’ondata di caldo prolungata nelle prime tre settimane di agosto ha provocato quasi contemporaneamente 22 incendi di vaste proporzioni in Portogallo e in Spagna. Sono andati in fumo 460.585 ettari, pari al 43% della superficie totale bruciata nell’Ue, tra l’altro provocando profonde ripercussioni anche a livello di emissioni di gas serra. 
In totale, 7.783 incendi rilevati in 25 dei 27 Stati membri dell’Ue hanno causato la distruzione di 1.079.538 ettari (solo il Lussemburgo e Malta sono rimasti indenni). Si tratta della superficie bruciata più estesa mai registrata dall’Effis nell’Ue-27 dal 2006, quasi il doppio della media del periodo 2006-2024. Germania, Spagna, Cipro e Slovacchia hanno registrato record storici.
Come si può appurare analizzando i dati e le immagini fornite dal Jrc, l&#039;Italia è stata tutt&#039;altro che immune da questo grave problema. Un problema che ha interessato anche aree protette e fondamentali per la conservazione della biodiversità. La percentuale di superficie bruciata all’interno della rete europea di siti protetti, Natura 2000, ha raggiunto circa il 39% nel 2025. All’interno di questi siti sono stati bruciati complessivamente 424.023 ettari. 
Al di fuori dei confini dell’UE, l’Ucraina è emersa come il paese più colpito nell’area monitorata dall’Effis, rappresentando quasi il 30% della superficie bruciata totale mappata e il 39% di tutti gli incendi mappati. Un dato preoccupante, che replica quanto già osservato anche nel 2024.
La stagione 2025 riflette una chiara tendenza, sottolineano gli esperti del Jrc: un inizio anticipato, ondate di calore più frequenti e intense e incendi che raggiungono latitudini più elevate rispetto a quanto osservato storicamente.  ]]></description>
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 09:00:11 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Incendi, boschivi, 2025, stato, l’anno, più, distruttivo, sempre, per, l’Ue:, fumo, oltre, milione, ettari</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Incendi_Ue_Jrc.jpg" alt=""></p><p>Nei giorni scorsi <a href="https://www.greenreport.it/news/prevenzione-rischi-naturali/60903-gli-incendi-boschivi-costano-allue-fino-a-3-miliardi-lanno-da-bruxelles-nuova-strategia-per-combattere-il-fenomeno">abbiamo segnalato</a> che gli incendi boschivi costano all’Ue fino a 3 miliardi di euro all’anno e che l’estate 2025 è stata la peggiore da quando sono iniziati i monitoraggi da parte dei centri di ricerca comunitari. E ora il Joint research centre (Jrc) conferma che quello che ci siamo lasciati alle spalle è stato l’anno più distruttivo mai registrato per gli incendi boschivi nell’Unione europea.</p>
<p>Le <a href="https://publications.jrc.ec.europa.eu/repository/handle/JRC146199">analisi satellitari</a> del Sistema europeo di informazione sugli incendi boschivi (<a href="https://forest-fire.emergency.copernicus.eu/">European forest fire information system, Effis</a>), gestito dal Jrc, che è il Centro comune di ricerca della Commissione europea, mostrano che 1.079.538 ettari – pari all’incirca alla superficie di Cipro – sono stati devastati dagli incendi in diversi paesi dell’Ue. Questa cifra sale a 2.242.195 ettari se si includono i territori in Europa, Medio Oriente e Nord Africa monitorati dall’Effis.</p>
<p>A rendere tanto grave il bilancio è il fatto che la stagione degli incendi, nel 2025, è iniziata in anticipo, con oltre 100.000 ettari bruciati nell’Unione europea già alla fine di marzo, ovvero ben prima che iniziassero le giornate di caldo estivo. L’intensità è poi aumentata gradualmente a partire da giugno, raggiungendo il picco in agosto, quando incendi di vaste proporzioni si sono propagati in diversi paesi del Mediterraneo.</p>
<p>Inutile dire che il riscaldamento globale ha giocato un ruolo decisivo, in tutto ciò. Un’ondata di caldo prolungata nelle prime tre settimane di agosto ha provocato quasi contemporaneamente 22 incendi di vaste proporzioni in Portogallo e in <a href="https://www.greenreport.it/editoriale/57330-la-crisi-climatica-incendia-la-spagna-e-il-governo-sanchez-lavora-a-un-piano-nazionale-di-adattamento-mentre-quello-italiano-giace-in-un-cassetto-senza-fondi-ne-governance-da-quasi-due-anni">Spagna</a>. Sono andati in fumo 460.585 ettari, pari al 43% della superficie totale bruciata nell’Ue, tra l’altro provocando profonde ripercussioni anche a livello di <a href="https://www.greenreport.it/news/crisi-climatica-e-adattamento/57326-questanno-le-emissioni-per-gli-incendi-boschivi-in-spagna-e-portogallo-sono-fuori-scala">emissioni di gas serra</a>. </p>
<p>In totale, 7.783 incendi rilevati in 25 dei 27 Stati membri dell’Ue hanno causato la distruzione di 1.079.538 ettari (solo il Lussemburgo e Malta sono rimasti indenni). Si tratta della superficie bruciata più estesa mai registrata dall’Effis nell’Ue-27 dal 2006, quasi il doppio della media del periodo 2006-2024. Germania, Spagna, Cipro e Slovacchia hanno registrato record storici.</p>
<p>Come si può appurare analizzando i dati e le immagini fornite dal Jrc, l'Italia è stata tutt'altro che immune da <a href="https://www.greenreport.it/news/prevenzione-rischi-naturali/58114-incendi-boschivi-in-italia-115-km-di-foreste-in-fumo-nel-2025">questo grave problema</a>. Un problema che ha interessato anche aree protette e fondamentali per la conservazione della biodiversità. La percentuale di superficie bruciata all’interno della rete europea di siti protetti, Natura 2000, ha raggiunto circa il 39% nel 2025. All’interno di questi siti sono stati bruciati complessivamente 424.023 ettari. </p>
<p>Al di fuori dei confini dell’UE, l’Ucraina è emersa come il paese più colpito nell’area monitorata dall’Effis, rappresentando quasi il 30% della superficie bruciata totale mappata e il 39% di tutti gli incendi mappati. Un dato preoccupante, che replica quanto <a href="https://www.greenreport.it/news/approfondimenti/54800-record-di-incendi-in-ucraina-in-fumo-965mila-ettari-piu-del-doppio-di-quelli-registrati-in-tutta-lue">già osservato anche</a> nel 2024.</p>
<p>La stagione 2025 riflette una chiara tendenza, sottolineano gli esperti del Jrc: un inizio anticipato, ondate di calore più frequenti e intense e incendi che raggiungono latitudini più elevate rispetto a quanto osservato storicamente. </p>]]> </content:encoded>
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<title>La guerra in Iran impatta anche sul costo della plastica e mostra un’altra vulnerabilità dell’Italia</title>
<link>https://www.eventi.news/la-guerra-in-iran-impatta-anche-sul-costo-della-plastica-e-mostra-unaltra-vulnerabilita-dellitalia</link>
<guid>https://www.eventi.news/la-guerra-in-iran-impatta-anche-sul-costo-della-plastica-e-mostra-unaltra-vulnerabilita-dellitalia</guid>
<description><![CDATA[ C’è un legame critico tra la produzione di plastica, la dipendenza dai combustibili fossili e la vulnerabilità economica dell’Italia. Un legame, e una criticità, che stanno emergendo in tutta evidenza in queste settimane caratterizzate dal conflitto in Medio Oriente e dalla crisi energetica che ne è scaturita. Come sottolinea il think tank per il clima Ecco, l’industria della plastica è un pilastro del settore petrolchimico italiano e dipende fortemente dal petrolio e dal gas, utilizzati sia come materia prima che come fonte di energia per i processi produttivi. Questa dipendenza rende il settore estremamente vulnerabile alle oscillazioni dei prezzi energetici, come peraltro dimostrato già durante la crisi innescata dall’invasione della Russia ai danni dell’Ucraina.
«Alcuni operatori industriali – si legge nell’approfondimento pubblicato da Ecco – segnalano richieste di aumento dei prezzi di materiali plastici (come Pet e Hdpe) fino al 30%, motivate dalle tensioni legate al conflitto in Medio Oriente. Tali incrementi si trasmettono direttamente sui prezzi al consumo e risultano particolarmente rilevanti nel contesto italiano, dove gli elevati consumi di plastica e la forte dipendenza dalle importazioni ne amplificano l’impatto». Nel testo viene sottolineato che l’Italia è tra i principali paesi per consumo di plastica in Europa e il sesto importatore mondiale di plastica e prodotti in plastica: questo elevato utilizzo si riflette soprattutto nel settore degli imballaggi, dove il nostro Paese continua a registrare livelli di consumo elevati (secondo i dati Eurostat abbiamo produzione di rifiuti da imballaggio in plastica pari a quasi 39 kg per abitante, superiore alla media europea di 35 kg).
Tra l’altro non sono affatto di poco conto le cifre riguardanti anche l’import di plastica, considerato che nel 2024 ha superato i 22 miliardi di euro, proveniente principalmente da Germania, Belgio, Francia e Cina. «In alcuni segmenti, come quello delle bottiglie e contenitori in plastica – segnalano i ricercatori del think tank Ecco – la dipendenza dalla Cina è particolarmente marcata: il Paese è infatti il principale fornitore in termini di valore economico, con esportazioni verso l’Italia pari a 96 milioni di euro nel 2024».
Ecco allora le conclusioni a cui arrivano i ricercatori: «In questo contesto, la dipendenza italiana dalla plastica e dalle importazioni non rappresenta solo una criticità industriale, ma anche un elemento di fragilità macroeconomica. Infatti, nonostante l’Italia sia tenuta a versare all’Ue la plastic tax europea, un contributo calcolato sulla quantità di rifiuti d’imballaggio in plastica non riciclati, pari a 0,8 euro per chilogrammo, dal 2020 si continua a prolungare la sospensione della plastic tax nazionale, che permetterebbe di recuperare almeno in parte questo contributo, senza, peraltro, mettere in campo strumenti dedicati a ridurre in modo sostanziale il consumo di plastica. La plastic tax europea, introdotta dalla Decisione (UE) 2020/2053 del Consiglio del 14 dicembre 2020, configura una nuova risorsa propria del bilancio europeo, istituita per finanziare Next Generation Ee, il programma varato dalla Commissione europea in risposta alla crisi pandemica da COVID-19, di cui l’Italia è stata la principale beneficiaria, con oltre 190 miliardi di euro ricevuti». Il problema è anche rappresentato dal fatto che in Italia (sempre nel 2024) 1,2 Mt di imballaggi in plastica non sono stati riciclati, per cui il nostro Paese deve esborsare circa 751 milioni di euro, con un onere direttamente a carico del bilancio pubblico. Questo onere si inserisce in un contesto di crescita strutturale dei rifiuti plastici, che negli ultimi dieci anni sono cresciuti del 15%, passando da 33.9 kg per abitante nel 2013 a 38.8 nel 2023, a causa di effetti legati alla domanda. «In un contesto internazionale sempre più instabile, ridurre il consumo di plastica, rafforzare il riciclo e la produzione di plastiche bio-based non è soltanto una priorità ambientale, ma una leva strategica per contenere i costi, aumentare la resilienza del sistema produttivo e rafforzare la sicurezza economica del Paese – sottolineano i ricercatori di Ecco – In tale quadro, risulta necessaria l’introduzione di misure nazionali che contribuiscano a ridurre i consumi e ad aumentare il tasso di riciclo in prodotti di qualità».
La questione non riguarda ovviamente solo i ricercatori, non è una questione astratta. Le ricadute di questa nostra vulnerabilità si riflettono in modo drammaticamente concreto su interi settori produttivi italiani. Come spiegano i vertici di Unionplast, che è l’associazione di categoria aderente a Confindustria, la situazione della filiera delle materie plastiche sta peggiorando rapidamente, tanto che nel giro di pochi giorni si stanno registrando aumenti eccezionali dei prezzi, con incrementi che in alcuni casi arrivano oltre il raddoppio rispetto ai livelli di inizio anno. Parallelamente, sottolinea la federazione dei trasformatori delle materie plastiche, emergono segnali ancora più preoccupanti sul fronte degli approvvigionamenti: la riduzione della disponibilità di materiale sta evolvendo rapidamente verso uno scenario di shortage, con il rischio concreto di interruzioni nelle forniture e conseguenti effetti a catena lungo tutta la filiera. «Non siamo più in una fase di volatilità, ma in una situazione di crescente criticità per la filiera – spiega il presidente Unionplast, Massimo Centonze -. Se le attuali dinamiche dovessero proseguire, il rischio è quello di una riduzione della capacità produttiva, con possibili impatti su diversi comparti industriali».
Le imprese di trasformazione italiane si trovano infatti ad affrontare una situazione di estrema criticità operativa e finanziaria, caratterizzata dall’impossibilità di pianificare la produzione anche nel brevissimo periodo, dalla forte e improvvisa erosione dei margini industriali e dal rischio crescente di fermo degli impianti per mancanza di materia prima. Per molte aziende, soprattutto di piccola e media dimensione, si tratta di una condizione senza precedenti recenti, che mette a rischio la continuità produttiva nel giro di poche settimane.
Ecco perché Unionplast richiama l’attenzione sul ruolo strategico della filiera della trasformazione delle materie plastiche, essenziale per numerosi settori chiave – dal packaging alimentare al medicale, dall’automotive all’edilizia – e sottolinea come le criticità in atto possano propagarsi rapidamente lungo tutta la catena del valore, con effetti diretti sull’industria e sui consumatori. Alla luce della rapidità e della gravità con cui la situazione sta evolvendo, Unionplast evidenzia la necessità di mettere in campo una serie di misure di emergenza, che vanno da un monitoraggio continuo dell’andamento dei prezzi e delle dinamiche di mercato a misure straordinarie a sostegno della liquidità delle imprese a interventi per garantire la continuità degli approvvigionamenti. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 09:00:10 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>guerra, Iran, impatta, anche, sul, costo, della, plastica, mostra, un’altra, vulnerabilità, dell’Italia</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/plastica_bottiglie.jpg" alt="" width="1280" height="960" loading="lazy"></p><p>C’è un legame critico tra la produzione di plastica, la dipendenza dai combustibili fossili e la vulnerabilità economica dell’Italia. Un legame, e una criticità, che stanno emergendo in tutta evidenza in queste settimane caratterizzate dal conflitto in Medio Oriente e dalla crisi energetica che ne è scaturita. Come sottolinea <a href="https://eccoclimate.org/it/crisi-energetica-la-plastica-e-unaltra-vulnerabilita-dellitalia/">il think tank per il clima Ecco</a>, l’industria della plastica è un pilastro del settore petrolchimico italiano e dipende fortemente dal petrolio e dal gas, utilizzati sia come materia prima che come fonte di energia per i processi produttivi. Questa dipendenza rende il settore estremamente vulnerabile alle oscillazioni dei prezzi energetici, come peraltro dimostrato già durante la crisi innescata dall’invasione della Russia ai danni dell’Ucraina.</p>
<p>«Alcuni operatori industriali – si legge nell’approfondimento pubblicato da Ecco – segnalano richieste di aumento dei prezzi di materiali plastici (come Pet e Hdpe) <a href="https://www.corriere.it/economia/finanza/26_marzo_13/plastica-l-allarme-delle-aziende-di-acqua-minerale-aumenti-del-30-dai-fornitori-e-speculazione-77c9c6c3-d8d5-460c-a27b-1e3a5eed9xlk.shtml">fino al 30%</a>, motivate dalle tensioni legate al conflitto in Medio Oriente. Tali incrementi si trasmettono direttamente sui prezzi al consumo e risultano particolarmente rilevanti nel contesto italiano, dove gli elevati consumi di plastica e la forte dipendenza dalle importazioni ne amplificano l’impatto». Nel testo viene sottolineato che l’Italia è tra i principali paesi per consumo di plastica in Europa e il sesto importatore mondiale di plastica e prodotti in plastica: questo elevato utilizzo si riflette soprattutto nel settore degli imballaggi, dove il nostro Paese continua a registrare livelli di consumo elevati (<a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/env_waspac__custom_20601465/default/table">secondo i dati Eurostat</a> abbiamo produzione di rifiuti da imballaggio in plastica pari a quasi 39 kg per abitante, superiore alla media europea di 35 kg).</p>
<p>Tra l’altro non sono affatto di poco conto le cifre riguardanti anche l’import di plastica, considerato che nel 2024 ha superato i 22 miliardi di euro, proveniente principalmente da Germania, Belgio, Francia e Cina. «In alcuni segmenti, come quello delle bottiglie e contenitori in plastica – segnalano i ricercatori del think tank Ecco – la dipendenza dalla Cina è particolarmente marcata: il Paese è infatti il principale fornitore in termini di valore economico, con esportazioni verso l’Italia pari a 96 milioni di euro nel 2024».</p>
<p>Ecco allora le conclusioni a cui arrivano i ricercatori: «In questo contesto, la dipendenza italiana dalla plastica e dalle importazioni non rappresenta solo una criticità industriale, ma anche un elemento di fragilità macroeconomica. Infatti, nonostante l’Italia sia tenuta a versare all’Ue la plastic tax europea, un contributo calcolato sulla quantità di rifiuti d’imballaggio in plastica non riciclati, pari a 0,8 euro per chilogrammo, dal 2020 si continua a prolungare la sospensione della plastic tax nazionale, che permetterebbe di recuperare almeno in parte questo contributo, senza, peraltro, mettere in campo strumenti dedicati a ridurre in modo sostanziale il consumo di plastica. La plastic tax europea, introdotta dalla Decisione (UE) 2020/2053 del Consiglio del 14 dicembre 2020, configura una nuova risorsa propria del bilancio europeo, istituita per finanziare Next Generation Ee, il programma varato dalla Commissione europea in risposta alla crisi pandemica da COVID-19, di cui l’Italia è stata la principale beneficiaria, con oltre 190 miliardi di euro ricevuti». Il problema è anche rappresentato dal fatto che in Italia (sempre nel 2024) 1,2 Mt di imballaggi in plastica non sono stati riciclati, per cui il nostro Paese deve esborsare circa 751 milioni di euro, con un onere direttamente a carico del bilancio pubblico. Questo onere si inserisce in un contesto di crescita strutturale dei rifiuti plastici, che negli ultimi dieci anni sono cresciuti del 15%, passando da 33.9 kg per abitante nel 2013 a 38.8 nel 2023, a causa di effetti legati alla domanda. «In un contesto internazionale sempre più instabile, ridurre il consumo di plastica, rafforzare il riciclo e la produzione di plastiche bio-based non è soltanto una priorità ambientale, ma una leva strategica per contenere i costi, aumentare la resilienza del sistema produttivo e rafforzare la sicurezza economica del Paese – sottolineano i ricercatori di Ecco – In tale quadro, risulta necessaria l’introduzione di misure nazionali che contribuiscano a ridurre i consumi e ad aumentare il tasso di riciclo in prodotti di qualità».</p>
<p>La questione non riguarda ovviamente solo i ricercatori, non è una questione astratta. Le ricadute di questa nostra vulnerabilità si riflettono in modo drammaticamente concreto su interi settori produttivi italiani. Come spiegano i vertici di Unionplast, che è l’associazione di categoria aderente a Confindustria, la situazione della filiera delle materie plastiche sta peggiorando rapidamente, tanto che nel giro di pochi giorni si stanno registrando aumenti eccezionali dei prezzi, con incrementi che in alcuni casi arrivano oltre il raddoppio rispetto ai livelli di inizio anno. Parallelamente, sottolinea la federazione dei trasformatori delle materie plastiche, emergono segnali ancora più preoccupanti sul fronte degli approvvigionamenti: la riduzione della disponibilità di materiale sta evolvendo rapidamente verso uno scenario di shortage, con il rischio concreto di interruzioni nelle forniture e conseguenti effetti a catena lungo tutta la filiera. «Non siamo più in una fase di volatilità, ma in una situazione di crescente criticità per la filiera – spiega il presidente Unionplast, Massimo Centonze -. Se le attuali dinamiche dovessero proseguire, il rischio è quello di una riduzione della capacità produttiva, con possibili impatti su diversi comparti industriali».</p>
<p>Le imprese di trasformazione italiane si trovano infatti ad affrontare una situazione di estrema criticità operativa e finanziaria, caratterizzata dall’impossibilità di pianificare la produzione anche nel brevissimo periodo, dalla forte e improvvisa erosione dei margini industriali e dal rischio crescente di fermo degli impianti per mancanza di materia prima. Per molte aziende, soprattutto di piccola e media dimensione, si tratta di una condizione senza precedenti recenti, che mette a rischio la continuità produttiva nel giro di poche settimane.</p>
<p>Ecco perché Unionplast richiama l’attenzione sul ruolo strategico della filiera della trasformazione delle materie plastiche, essenziale per numerosi settori chiave – dal packaging alimentare al medicale, dall’automotive all’edilizia – e sottolinea come le criticità in atto possano propagarsi rapidamente lungo tutta la catena del valore, con effetti diretti sull’industria e sui consumatori. Alla luce della rapidità e della gravità con cui la situazione sta evolvendo, Unionplast evidenzia la necessità di mettere in campo una serie di misure di emergenza, che vanno da un monitoraggio continuo dell’andamento dei prezzi e delle dinamiche di mercato a misure straordinarie a sostegno della liquidità delle imprese a interventi per garantire la continuità degli approvvigionamenti.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Per le aziende petrolifere profitti extra da 2,5 miliardi a marzo. Greenpeace: «È ora di tassarle per aiutare le persone»</title>
<link>https://www.eventi.news/per-le-aziende-petrolifere-profitti-extra-da-25-miliardi-a-marzo-greenpeace-e-ora-di-tassarle-per-aiutare-le-persone</link>
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<description><![CDATA[ Il quadro è ormai ben chiaro, almeno per i nostri lettori: il conflitto in Medio Oriente sta rendendo più poveri i cittadini facendo calare il loro potere d’acquisto a causa dei rincari dei prodotti energetici e sta invece gonfiando le tasche delle aziende petrolifere al di qua e al di là dell’Atlantico. Ora una nuova analisi condotto dall’esperto di energia Steffen Bukold per Greenpeace Germania, analizza i dati sui profitti di benzina e diesel in tutti i paesi dell’Ue, inclusa l’Italia, e conferma che quanto sta avvenendo attorno al Golfo Persico non fa che avvantaggiare chi fa affari con i combustibili fossili. Dall’inizio della guerra in Iran, si legge in questo studio, le compagnie petrolifere nell’Unione europea hanno realizzato 81,4 milioni di euro di extra-profitti al giorno grazie all’impennata dei prezzi dei carburanti, guadagnando nel complesso circa 2,5 miliardi di profitti in più nel solo mese di marzo rispetto al periodo gennaio-febbraio 2026.
I dati raccolti e analizzati dal ricercatore dell’Università di Amburgo mostrano che i prezzi alla pompa di carburante sono aumentati più di quelli del greggio, facendo salire i profitti delle aziende petrolifere a danno di milioni di persone. Per questo Greenpeace chiede ai governi dell’eE di introdurre tasse aggiuntive permanenti sui profitti delle società petrolifere e del gas, da usare per ridurre le bollette e il costo della vita, accelerare l&#039;indipendenza energetica dell&#039;Europa attraverso le fonti rinnovabili e il risparmio energetico, e sostenere le comunità colpite dalla crisi climatica.
«Mentre le persone muoiono in Medio Oriente e milioni di cittadini in Europa subiscono l&#039;impennata dei prezzi dell’energia, i nostri governi permettono alle compagnie petrolifere di continuare ad arricchirsi. Anziché puntare sulle rinnovabili e sull’indipendenza energetica, propongono soluzioni che aumentano la nostra dipendenza dal gas e dalle fonti fossili», dichiara Simona Abbate, campaigner Clima ed energia di Greenpeace Italia. «Al governo Meloni chiediamo di smettere di andare in Algeria a cercare altro gas e di prolungare la vita alle centrali a carbone per investire nel solare e nell’eolico prodotti in Italia. Come? Tassando chi si intasca miliardi grazie alle guerre, mentre le famiglie e le imprese italiane ne pagano il conto. Lo avevamo già chiesto in fase di discussione della finanziaria e lo ribadiamo ora: serve tassare il comparto del petrolio e del gas».
Gli extra-profitti delle aziende energetiche nell’Unione europea sono stati più elevati in Germania, Francia, Spagna e Italia. Nel nostro Paese si sono registrati profitti straordinari per 10,4 milioni di euro al giorno, interamente dovuti all’aumento del prezzo del diesel, che ha visto un aumento del margine di profitto di 0,144 euro al litro.
Secondo i calcoli di Greenpeace, con risorse corrispondenti a questi extra-profitti i governi europei potrebbero fornire ai cittadini circa 60 milioni di abbonamenti mensili gratuiti per i trasporti pubblici ogni mese, oppure dare un contributo di 60 euro mensili a 40 milioni di persone che faticano a pagare le bollette energetiche. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 09:00:09 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/petrolio_Depositphotos_104629296_L.jpg" alt="" width="1920" height="1276" loading="lazy"></p><p>Il quadro è ormai ben chiaro, almeno per i nostri lettori: il conflitto in Medio Oriente sta rendendo più poveri i cittadini facendo <a href="https://www.greenreport.it/news/approfondimenti/61006-i-rincari-di-petrolio-e-gas-fanno-salire-linflazione-all1-7-consumatori-e-imprese-e-solo-linizio">calare il loro potere d’acquisto</a> a causa dei rincari dei prodotti energetici e sta invece gonfiando le tasche delle <a href="https://www.greenreport.it/news/trasporti-e-infrastrutture/60974-questanno-alle-compagnie-petrolifere-24-miliardi-di-profitti-straordinari-a-spese-degli-automobilisti-europei">aziende petrolifere</a> al di qua e <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60711-chi-ci-guadagna-dalla-guerra-in-medio-oriente-i-petrolieri-usa-incassano-63-4-miliardi-di-dollari-in-piu">al di là dell’Atlantico</a>. Ora <a href="https://www.greenpeace.de/publikationen/Uebergewinne_Oelkonzerne_EU_Vergleich.pdf?utm_campaign=verkehr&utm_source=www.greenpeace.de&utm_medium=referral&utm_content=press-release">una nuova analisi</a> condotto dall’esperto di energia Steffen Bukold per Greenpeace Germania, analizza i dati sui profitti di benzina e diesel in tutti i paesi dell’Ue, inclusa l’Italia, e conferma che quanto sta avvenendo attorno al Golfo Persico non fa che avvantaggiare chi fa affari con i combustibili fossili. Dall’inizio della guerra in Iran, si legge in questo studio, le compagnie petrolifere nell’Unione europea hanno realizzato 81,4 milioni di euro di extra-profitti al giorno grazie all’impennata dei prezzi dei carburanti, guadagnando nel complesso circa 2,5 miliardi di profitti in più nel solo mese di marzo rispetto al periodo gennaio-febbraio 2026.</p>
<p>I dati raccolti e analizzati dal ricercatore dell’Università di Amburgo mostrano che i prezzi alla pompa di carburante sono aumentati più di quelli del greggio, facendo salire i profitti delle aziende petrolifere a danno di milioni di persone. Per questo Greenpeace chiede ai governi dell’eE di introdurre tasse aggiuntive permanenti sui profitti delle società petrolifere e del gas, da usare per ridurre le bollette e il costo della vita, accelerare l'indipendenza energetica dell'Europa attraverso le fonti rinnovabili e il risparmio energetico, e sostenere le comunità colpite dalla crisi climatica.</p>
<p>«Mentre le persone muoiono in Medio Oriente e milioni di cittadini in Europa subiscono l'impennata dei prezzi dell’energia, i nostri governi permettono alle compagnie petrolifere di continuare ad arricchirsi. Anziché puntare sulle rinnovabili e sull’indipendenza energetica, propongono soluzioni che aumentano la nostra dipendenza dal gas e dalle fonti fossili», dichiara Simona Abbate, campaigner Clima ed energia di Greenpeace Italia. «Al governo Meloni chiediamo di smettere di andare in Algeria a cercare altro gas e di prolungare la vita alle centrali a carbone per investire nel solare e nell’eolico prodotti in Italia. Come? Tassando chi si intasca miliardi grazie alle guerre, mentre le famiglie e le imprese italiane ne pagano il conto. Lo avevamo già chiesto in fase di discussione della finanziaria e lo ribadiamo ora: serve tassare il comparto del petrolio e del gas».</p>
<p>Gli extra-profitti delle aziende energetiche nell’Unione europea sono stati più elevati in Germania, Francia, Spagna e Italia. Nel nostro Paese si sono registrati profitti straordinari per 10,4 milioni di euro al giorno, interamente dovuti all’aumento del prezzo del diesel, che ha visto un aumento del margine di profitto di 0,144 euro al litro.</p>
<p>Secondo i calcoli di Greenpeace, con risorse corrispondenti a questi extra-profitti i governi europei potrebbero fornire ai cittadini circa 60 milioni di abbonamenti mensili gratuiti per i trasporti pubblici ogni mese, oppure dare un contributo di 60 euro mensili a 40 milioni di persone che faticano a pagare le bollette energetiche.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Quest’anno anche la Russia crescerà più dell’Italia, nessun Paese fa peggio tra quelli Ocse</title>
<link>https://www.eventi.news/questanno-anche-la-russia-crescera-piu-dellitalia-nessun-paese-fa-peggio-tra-quelli-ocse</link>
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<description><![CDATA[ La resilienza dell’economia globale è messa alla prova dall’evoluzione del conflitto in Medio Oriente, che secondo l’ultimo Interim Economic Outlook dell’Ocse sta già generando nuove pressioni inflazionistiche e una forte incertezza sul quadro macroeconomico internazionale. Dopo un avvio del 2026 caratterizzato da una crescita ancora relativamente solida, sostenuta dalla produzione legata alle tecnologie, da dazi effettivi più bassi sulle importazioni Usa e dall’eredità positiva del 2025, lo shock sull’offerta energetica seguito all’esplodere del conflitto è ora destinato a pesare in modo significativo sulla crescita mondiale.
L’Ocse stima così un’espansione del Pil globale pari al 2,9% nel 2026 e al 3,0% nel 2027, ma avverte che l’evoluzione della crisi in Medio Oriente resta altamente incerta e rappresenta un fattore di rischio rilevante per lo scenario di base. Un’interruzione più prolungata, con prezzi dell’energia elevati oltre la metà del 2026, ridurrebbe ulteriormente le prospettive di crescita.
Dentro questo quadro, l’Italia emerge come il Paese più fragile tra le 38 economie avanzate che fanno parte dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Secondo le proiezioni appena pubblicate, il Pil italiano è previsto in crescita di appena lo 0,4% nel 2026 e dello 0,7% nel 2027, risultando in entrambi gli anni il dato peggiore dell’intera classifica Ocse.
A rendere ancora più evidente la debolezza della dinamica italiana è il confronto con la Russia, che nonostante quattro anni di guerra e l’embargo in corso sull’export di combustibili fossili viene indicata con performance migliori di quelle italiane. Il risultato consegna dunque al Paese l’ultima posizione tra le economie avanzate monitorate dall’Ocse, segnalando una vulnerabilità particolarmente marcata in una fase già resa instabile dalle tensioni geopolitiche e dal nuovo rincaro dell’energia. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 09:00:08 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/ocse_pil_2026.jpg" alt=""></p><p><span>La resilienza dell’economia globale è messa alla prova dall’evoluzione del conflitto in Medio Oriente, che secondo l’ultimo <a href="https://www.oecd.org/en/publications/oecd-economic-outlook-interim-report-march-2026_d4623013-en.html">Interim Economic Outlook</a> dell’Ocse sta già generando nuove pressioni inflazionistiche e una forte incertezza sul quadro macroeconomico internazionale. Dopo un avvio del 2026 caratterizzato da una crescita ancora relativamente solida, sostenuta dalla produzione legata alle tecnologie, da dazi effettivi più bassi sulle importazioni Usa e dall’eredità positiva del 2025, lo shock sull’offerta energetica seguito all’esplodere del conflitto è ora destinato a pesare in modo significativo sulla crescita mondiale.</span></p>
<p><span>L’Ocse stima così un’espansione del Pil globale pari al 2,9% nel 2026 e al 3,0% nel 2027, ma avverte che l’evoluzione della crisi in Medio Oriente resta altamente incerta e rappresenta un fattore di rischio rilevante per lo scenario di base. Un’interruzione più prolungata, con prezzi dell’energia elevati oltre la metà del 2026, ridurrebbe ulteriormente le prospettive di crescita.</span></p>
<p><span>Dentro questo quadro, l’Italia emerge come il Paese più fragile tra le 38 economie avanzate che fanno parte dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Secondo le proiezioni appena pubblicate, il Pil italiano è previsto in crescita di appena lo 0,4% nel 2026 e dello 0,7% nel 2027, risultando in entrambi gli anni il dato peggiore dell’intera classifica Ocse.</span></p>
<p><span>A rendere ancora più evidente la debolezza della dinamica italiana è il confronto con la Russia, che nonostante quattro anni di guerra e l’embargo in corso sull’export di combustibili fossili viene indicata con performance migliori di quelle italiane. Il risultato consegna dunque al Paese l’ultima posizione tra le economie avanzate monitorate dall’Ocse, segnalando una vulnerabilità particolarmente marcata in una fase già resa instabile dalle tensioni geopolitiche e dal nuovo rincaro dell’energia.</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>I quattro giovani lupi del Bioparco di Roma</title>
<link>https://www.eventi.news/i-quattro-giovani-lupi-del-bioparco-di-roma</link>
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<description><![CDATA[ AL BIOPARCO DI ROMA SONO ARRIVATI QUATTRO GIOVANI LUPI GRIGI EURASIATICI, DUE FEMMINE E DUE MASCHI, PROVENIENTI DALLO ZOO DI BERNA (IN SVIZZERA). HANNO MENO DI UN ANNO E STANNO GIÀ ESPLORANDO IL NUOVO SPAZIO A LORO DEDICATO, PROGETTATO PER RIPRODURRE CONDIZIONI NATURALI. IL LORO ARRIVO NON È SOLO UNA NOVITÀ PER IL PUBBLICO MA […]
L&#039;articolo I quattro giovani lupi del Bioparco di Roma proviene da Il Giornale dell&#039;Ambiente. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 08:30:03 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>AL BIOPARCO DI ROMA SONO ARRIVATI QUATTRO GIOVANI LUPI GRIGI EURASIATICI, DUE FEMMINE E DUE MASCHI, PROVENIENTI DALLO ZOO DI BERNA (IN SVIZZERA). HANNO MENO DI UN ANNO E STANNO GIÀ ESPLORANDO IL NUOVO SPAZIO A LORO DEDICATO, PROGETTATO PER RIPRODURRE CONDIZIONI NATURALI. IL LORO ARRIVO NON È SOLO UNA NOVITÀ PER IL PUBBLICO MA […]</p>
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<title>Il Lupo in Italia, scontro su tutela e abbattimenti. In senato il 2 aprile 2026</title>
<link>https://www.eventi.news/il-lupo-in-italia-scontro-su-tutela-e-abbattimenti-in-senato-il-2-aprile-2026</link>
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<description><![CDATA[ IL DIBATTITO SUL LUPO IN ITALIA SI INTENSIFICA TRA DATI SCIENTIFICI E SCELTE POLITICHE. LE ASSOCIAZIONI CONTESTANO L’IPOTESI DI ABBATTIMENTI E CHIEDONO PIÙ TUTELA E TRASPARENZA. ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE SI RIVOLGONO AL MINISTRO PICHETTO FRATIN. IL TEMA SARÀ DISCUSSO NEL CORSO DI UN EVENTO AL SENATO DELLA REPUBBLICA IL 2 APRILE 2026 L’Europa discute sul futuro […]
L&#039;articolo Il Lupo in Italia, scontro su tutela e abbattimenti. In senato il 2 aprile 2026 proviene da Il Giornale dell&#039;Ambiente. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 08:30:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Lupo, Italia, scontro, tutela, abbattimenti., senato, aprile, 2026</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>IL DIBATTITO SUL LUPO IN ITALIA SI INTENSIFICA TRA DATI SCIENTIFICI E SCELTE POLITICHE. LE ASSOCIAZIONI CONTESTANO L’IPOTESI DI ABBATTIMENTI E CHIEDONO PIÙ TUTELA E TRASPARENZA. ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE SI RIVOLGONO AL MINISTRO PICHETTO FRATIN. IL TEMA SARÀ DISCUSSO NEL CORSO DI UN EVENTO AL SENATO DELLA REPUBBLICA IL 2 APRILE 2026 L’Europa discute sul futuro […]</p>
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<title>Tesla e il dilemma del motore termico: ibrida  all’orizzonte?</title>
<link>https://www.eventi.news/tesla-e-il-dilemma-del-motore-termico-ibrida-allorizzonte</link>
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<description><![CDATA[ Tesla sta vivendo un periodo di calo sul mercato internazionale, superato da BYD e tallonato dai tanti modelli cinesi. Rumors insistenti raccontano di un ripensamento sull&#039;ibrido
L&#039;articolo Tesla e il dilemma del motore termico: ibrida  all’orizzonte? proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 08:00:23 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Tesla, dilemma, del, motore, termico:, ibrida, all’orizzonte</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Tesla sta vivendo un periodo di calo sul mercato internazionale, superato da BYD e tallonato dai tanti modelli cinesi. Rumors insistenti raccontano di un ripensamento sull'ibrido</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.rinnovabili.it/mobilita/automotive/tesla-e-il-dilemma-del-motore-termico-ibrida-allorizzonte/">Tesla e il dilemma del motore termico: ibrida  all’orizzonte?</a> proviene da <a href="https://www.rinnovabili.it/">Rinnovabili</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Crisi energetica, perché l’Europa rischia di perdere 120 GW di rinnovabili</title>
<link>https://www.eventi.news/crisi-energetica-perche-leuropa-rischia-di-perdere-120-gw-di-rinnovabili</link>
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<description><![CDATA[ Colli di bottiglia nelle reti elettriche e ritardi negli allacci stanno mettendo a rischio 120 GW di impianti rinnovabili già pianificati, mentre altri 700 GW ristagnano nelle &quot;code di connessione&quot;
L&#039;articolo Crisi energetica, perché l’Europa rischia di perdere 120 GW di rinnovabili proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 08:00:22 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Crisi, energetica, perché, l’Europa, rischia, perdere, 120, rinnovabili</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Colli di bottiglia nelle reti elettriche e ritardi negli allacci stanno mettendo a rischio 120 GW di impianti rinnovabili già pianificati, mentre altri 700 GW ristagnano nelle "code di connessione"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.rinnovabili.it/energia/infrastrutture/capacita-rinnovabile-inutilizzata-europa/">Crisi energetica, perché l’Europa rischia di perdere 120 GW di rinnovabili</a> proviene da <a href="https://www.rinnovabili.it/">Rinnovabili</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Alveo Group tra le migliori aziende in Italia nella classifica Focus Women 2026 di ChooseMyCompany</title>
<link>https://www.eventi.news/alveo-group-tra-le-migliori-aziende-in-italia-nella-classifica-focus-women-2026-di-choosemycompany</link>
<guid>https://www.eventi.news/alveo-group-tra-le-migliori-aziende-in-italia-nella-classifica-focus-women-2026-di-choosemycompany</guid>
<description><![CDATA[ Il risultato si affianca al posizionamento del Gruppo tra le migliori aziende dove lavorare in Italia, confermando la solidità del modello HR.
L&#039;articolo Alveo Group tra le migliori aziende in Italia nella classifica Focus Women 2026 di ChooseMyCompany proviene da Rinnovabili. ]]></description>
<enclosure url="https://www.rinnovabili.it/wp-content/uploads/2026/04/Alveo-Top10-FocusWomen2026-ChooseMyCompany-1.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 08:00:19 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Alveo, Group, tra, migliori, aziende, Italia, nella, classifica, Focus, Women, 2026, ChooseMyCompany</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il risultato si affianca al posizionamento del Gruppo tra le migliori aziende dove lavorare in Italia, confermando la solidità del modello HR.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.rinnovabili.it/mercato/le-aziende-informano/focus-women-2026-alveo-group-migliori-aziende-italia/">Alveo Group tra le migliori aziende in Italia nella classifica Focus Women 2026 di ChooseMyCompany</a> proviene da <a href="https://www.rinnovabili.it/">Rinnovabili</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>La crisi del petrolio potrebbe accelerare la transizione energetica?</title>
<link>https://www.eventi.news/la-crisi-del-petrolio-potrebbe-accelerare-la-transizione-energetica</link>
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<description><![CDATA[ Una nuova crisi dei combustibili fossili potrebbe innescare una svolta globale nella velocità dell transizione energetica? E in che modo il conflitto in Medio Oriente colpisce le rinnovabili?
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 08:00:17 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Una nuova crisi dei combustibili fossili potrebbe innescare una svolta globale nella velocità dell transizione energetica? E in che modo il conflitto in Medio Oriente colpisce le rinnovabili?</p>
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<title>Ambulanza con pannelli solari: il prototipo futuristico di AIKO</title>
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<description><![CDATA[ AIKO e Solar Team Eindhoven insieme per la prima ambulanza al mondo alimentata a energia fotovoltaica con tecnologia ABC
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 08:00:17 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>AIKO e Solar Team Eindhoven insieme per la prima ambulanza al mondo alimentata a energia fotovoltaica con tecnologia ABC</p>
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<title>Amazon introduce nuove soluzioni per effettuare consegne più veloci e più sostenibili in Italia</title>
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<description><![CDATA[ Amazon ha creato un&#039;area per le consegne veloci all&#039;interno del deposito di smistamento di Peschiera Borromeo, avvicinando ai clienti una selezione di prodotti più acquistati. La rete di consegna elettrica in Italia è stata ampliata con furgoni elettrici, un nuovo hub di micromobilità a Verona, cargo bike a pedalata assistita a Firenze e consegne in giornata nei centri urbani di Milano, Roma, Genova.
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 08:00:16 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Amazon ha creato un'area per le consegne veloci all'interno del deposito di smistamento di Peschiera Borromeo, avvicinando ai clienti una selezione di prodotti più acquistati. La rete di consegna elettrica in Italia è stata ampliata con furgoni elettrici, un nuovo hub di micromobilità a Verona, cargo bike a pedalata assistita a Firenze e consegne in giornata nei centri urbani di Milano, Roma, Genova.</p>
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<title>Fotovoltaico e gamberi SPF: a Taiwan, energia solare integrata all’acquacoltura in serra</title>
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<description><![CDATA[ Si tratta del più grande parco di acquacoltura SPF non tossica in serra singola al mondo, che unisce produzione ittica e rinnovabili.
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 08:00:15 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Si tratta del più grande parco di acquacoltura SPF non tossica in serra singola al mondo, che unisce produzione ittica e rinnovabili.</p>
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<title>Volvo sperimenta il vero camion a idrogeno: obiettivo 2030</title>
<link>https://www.eventi.news/volvo-sperimenta-il-vero-camion-a-idrogeno-obiettivo-2030</link>
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<description><![CDATA[ La casa costruttrice svedese sta provando su strada un motore a idrogeno per i suoi camion. In commercio nel 2030
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 08:00:13 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>La casa costruttrice svedese sta provando su strada un motore a idrogeno per i suoi camion. In commercio nel 2030</p>
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<title>Transizione 5.0, MIMIT conferma risorse per esodati</title>
<link>https://www.eventi.news/transizione-50-mimit-conferma-risorse-per-esodati</link>
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<description><![CDATA[ Il MIMIT conferma  il ripristino degli 1,3 mld per il piano Transizione 5.0  con un incremento di ulteriori 200 milioni per coprire il 100% delle domande lato rinnovabili
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 08:00:10 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il MIMIT conferma  il ripristino degli 1,3 mld per il piano Transizione 5.0  con un incremento di ulteriori 200 milioni per coprire il 100% delle domande lato rinnovabili</p>
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<title>Da Bruxelles modifiche d’emergenza al mercato del carbonio UE per frenare l’impennata dei prezzi</title>
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<description><![CDATA[ La modifica proposta da Bruxelles prevede di mettere fine al meccanismo di invalidazione delle quote per sostenere la stabilità del mercato.
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 08:00:07 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>La modifica proposta da Bruxelles prevede di mettere fine al meccanismo di invalidazione delle quote per sostenere la stabilità del mercato.</p>
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<title>Abruzzo, Castel del Monte, la bufera non si placa: drone in volo sul paese</title>
<link>https://www.eventi.news/abruzzo-castel-del-monte-la-bufera-non-si-placa-drone-in-volo-sul-paese</link>
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<description><![CDATA[ Non si placa la bufera in corso a Castel del Monte. Nelle immagini girate dal drone la situazione poco prima di mezzogiorno. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 01:30:11 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>Allagamenti a San Salvo Marina in Abruzzo</title>
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<description><![CDATA[ Idrovore in azione a San Salvo Marina dove si registrano allagamenti nel complesso Shangrilà in seguito alle abbondanti precipitazioni. Su diverse aree della regione vige un&#039;allerta rossa per rischio idrogeologico ]]></description>
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 01:30:11 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>Megattera in difficoltà nel Baltico, Timmy si blocca di nuovo: i soccorsi si fermano</title>
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<description><![CDATA[ Il cetaceo è di nuovo incagliato davanti a Poel e appare sempre più debole. Gli esperti: “Le probabilità di salvarlo sono minime” ]]></description>
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 01:30:11 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>Un cane pastore a Capracotta dove nevica ininterrottamente da 43 ore</title>
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<description><![CDATA[ La grande nevicata che sta colpendo l&#039;Appennino molisano non si ferma. La neve scende ininterrottamente da 43 ore. La situazione nel primo pomeriggio di mercoledì 1 aprile alle 14.00 ]]></description>
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 01:30:11 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[La grande nevicata che sta colpendo l'Appennino molisano non si ferma. La neve scende ininterrottamente da 43 ore. La situazione nel primo pomeriggio di mercoledì 1 aprile alle 14.00]]> </content:encoded>
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<title>I gatti sono parassiti sociali?</title>
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<description><![CDATA[ Un nuovo libro sostiene che quella che un tempo era una relazione mutualmente benefica si sia trasformata in una che è quasi unidirezionale. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 22:30:01 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>gatti, sono, parassiti, sociali</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[I gatti sono con noi da migliaia di anni, e probabilmente conoscete anche la storia del perché abbiamo deciso di farsi addomesticare: gli umani cominciavano a diventare stanziali e ad accumulare cibo, soprattutto cereali, e i primi gatti facevano la guardia ai granai in cambio di cibo e protezione.
Da allora, però, le cose sono decisamente cambiate, e oggi c'è chi si interroga sulla relazione tra umani e gatti. Per esempio Rob Dunn, professore di ecologia applicata e autore del libro appena uscito The Call of the Honeyguide: un capitolo è dedicato proprio ai gatti, e all'ipotesi che siano ormai diventati dei veri e propri parassiti sociali.. Gatti domestici: pesano più di tutti gli elefanti africani messi insieme
I gatti domestici sono ovunque: lo dicono i numeri. Solo negli Stati Uniti vivono 70 milioni di felini casalinghi (in Italia sfiorano i 12 milioni), il cui peso totale supera quello di tutti gli elefanti africani sommati. Sempre negli Stati Uniti (da cui viene Dunn), ogni anno i gatti ricevono un totale di 15 miliardi di calorie sotto forma di cibo – tante quante ne consuma l'intera città di New York. Dunn fa anche notare che i gatti non mangiano più scarti o avanzi, ma cibi raffinati e costosi come il tonno.. Di fronte a questa abbondanza, e al ricordo del motivo ancestrale per cui abbiamo addomesticato i gatti, sorge una domanda: che cosa otteniamo noi umani oggi da questa relazione? Ovviamente non si sta parlando dell'aspetto emotivo e sentimentale del rapporto uomo-gatto: chiunque abbia uno o più felini vi dirà che è solo contento di nutrirli e accudirli in cambio di fusa. Resta però il fatto che un tempo i gatti fornivano un servizio, che oggi è quasi completamente sparito.. Perché i gatti hanno smesso di cacciare i topi per farsi coccolare da noi?
In questo senso Dunn parla di "parassiti sociali": già 3.500 anni fa, in Egitto, i gatti cominciavano a diventare animali sacri o da compagnia, come ritratto in innumerevoli opere d'arte dell'epoca.
Da guardiani del grano divennero quindi, e neanche troppo lentamente, gatti da compagnia, che spesso si accompagnavano ai ricchi e potenti della società egizia. Dunn ha una teoria riguardo a questo cambio di paradigma: secondo lui (e anche secondo parecchi studiosi della domesticazione felina), i gatti erano utili contro i roditori quando gli insediamenti erano piccoli e le scorte limitate.. Con la nascita dei primi centri urbani, in città che traboccavano letteralmente di grano e altri cereali, i gatti da guardia cominciarono a perdere la loro efficacia: per proteggere un granaio grosso come un quartiere ne sarebbero serviti centinaia se non migliaia – molti di più di quanti ce ne fossero a disposizione, per così dire. Ecco come i gatti hanno fatto a passare da animali da guardia ad animali da compagnia, coccolati e riveriti in cambio del loro affetto e delle loro (spesso ondivaghe) attenzioni..]]> </content:encoded>
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<title>Isolamento termico: come isolare i pavimenti di casa per abbattere i consumi e ridurre gli sprechi</title>
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<description><![CDATA[ L’isolamento termico degli ambienti domestici rappresenta una strategia centrale per contenere i consumi energetici e migliorare l’efficienza delle abitazioni. Spesso si presta attenzione a pareti e serramenti, trascurando il ruolo determinante della superficie calpestabile. Il pavimento, infatti, costituisce una delle principali vie attraverso cui il calore può disperdersi, soprattutto nei casi in cui si trovino […]
L&#039;articolo Isolamento termico: come isolare i pavimenti di casa per abbattere i consumi e ridurre gli sprechi è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 15:30:36 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Isolamento, termico:, come, isolare, pavimenti, casa, per, abbattere, consumi, ridurre, gli, sprechi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/31/isolamento-termico-pavimenti/" title="Isolamento termico: come isolare i pavimenti di casa per abbattere i consumi e ridurre gli sprechi" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/tecnomat.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="isolamento termico tecnomat" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/tecnomat.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/tecnomat-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/tecnomat-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/tecnomat-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p>L’isolamento termico degli ambienti domestici rappresenta una strategia centrale per contenere i consumi energetici e migliorare l’efficienza delle abitazioni.</p>
<p>Spesso si presta attenzione a pareti e serramenti, trascurando il ruolo determinante della superficie calpestabile. Il pavimento, infatti, costituisce una delle principali vie attraverso cui il calore può disperdersi, soprattutto nei casi in cui si trovino locali non riscaldati o terreni sottostanti.</p>
<p>Un isolamento efficace di questa componente dell’edificio consente di limitare le perdite termiche, favorendo un comfort interno più stabile e una riduzione significativa delle spese per il riscaldamento e il raffrescamento.</p>
<p>Intervenire sull’<strong>isolamento dei pavimenti </strong>significa dunque agire direttamente sulle fonti di spreco energetico, con benefici tangibili sia sul bilancio familiare sia sull’impatto ambientale.</p>
<h2>Ponti termici: cosa sono e quale impatto hanno sui consumi domestici</h2>
<p>I ponti termici rappresentano zone dell’involucro edilizio in cui si verifica una<strong> maggiore dispersione di calore</strong> rispetto alle superfici circostanti. Questi si manifestano tipicamente in corrispondenza di <strong>giunzioni tra elementi strutturali</strong>, come tra pavimento e pareti, oppure tra pavimento e fondazioni.</p>
<p>La presenza di ponti termici può determinare un aumento dei consumi energetici, poiché il calore prodotto dagli impianti di riscaldamento tende a fuoriuscire più rapidamente, costringendo a un maggiore utilizzo degli stessi per mantenere la temperatura desiderata.</p>
<p>Oltre all’aspetto economico, i ponti termici possono favorire la <strong>formazione di condensa e muffe</strong>, con ripercussioni sulla salubrità degli ambienti. Una corretta progettazione e posa dei materiali isolanti consente di minimizzare questi fenomeni, garantendo una distribuzione uniforme delle temperature e una riduzione delle spese energetiche.</p>
<h2>Materiali isolanti e soluzioni tecniche per il sottopavimento</h2>
<p>La scelta dei materiali isolanti da utilizzare al di sotto della superficie calpestabile è un elemento chiave per ottenere prestazioni termiche elevate. Tra le soluzioni più diffuse si annoverano <strong>pannelli in polistirene espanso, poliuretano e fibre minerali</strong>, che offrono buone capacità di isolamento e resistenza alla compressione.</p>
<p>In alternativa, si possono impiegare materiali naturali come il <strong>sughero</strong> o la <strong>fibra di legno</strong>, apprezzati per le loro proprietà isolanti e per la loro origine sostenibile.</p>
<p>Un ruolo importante è svolto anche dai <strong>tappetini tecnici</strong>, spesso realizzati in materiali polimerici o in gomma, che vengono posati tra il massetto e il rivestimento superficiale.</p>
<p>Questi prodotti contribuiscono non solo all’isolamento termico, ma anche alla riduzione del rumore da calpestio, migliorando la qualità abitativa degli ambienti. La corretta combinazione tra materiali isolanti e soluzioni tecniche consente di rispondere alle diverse esigenze costruttive, adattandosi sia a interventi di nuova realizzazione che a ristrutturazioni.</p>
<h2>I vantaggi dei pavimenti spc a nucleo rigido per il comfort termico</h2>
<p>Nell’ambito delle soluzioni innovative per l’isolamento dei pavimenti, i <span><a href="https://www.tecnomat.it/it/c/pavimenti-e-rivestimenti/pavimenti-in-pvc/" target="_blank" rel="noopener">pavimenti spc</a></span> si distinguono per le loro caratteristiche tecniche.</p>
<p>Questi rivestimenti, dotati di un nucleo rigido a base di polimeri e minerali, offrono una <strong>resistenza elevata alla deformazione</strong> e una <strong>buona capacità di isolamento</strong> rispetto ai tradizionali rivestimenti.</p>
<p>La struttura multilayer dei pavimenti spc permette di limitare la trasmissione del calore verso il basso, contribuendo a mantenere una temperatura più stabile negli ambienti interni. Inoltre, la compatibilità con i sistemi di riscaldamento radiante ne amplia le possibilità di impiego sia in fase di ristrutturazione sia in nuove costruzioni.</p>
<p>La <strong>posa flottante</strong>, resa possibile dal sistema a incastro, agevola l’installazione e consente di intervenire anche su superfici esistenti senza la necessità di opere murarie invasive.</p>
<p>Questi aspetti rendono i pavimenti spc una soluzione versatile per chi desidera migliorare le prestazioni energetiche della propria abitazione, con un occhio di riguardo al comfort termico e alla praticità di manutenzione.</p>
<h2>Risparmio energetico e sostenibilità abitativa attraverso l’isolamento del pavimento</h2>
<p>L’adozione di soluzioni per l’isolamento termico del pavimento si traduce in un duplice vantaggio: da un lato, si ottiene una <strong>riduzione dei consumi energetici</strong> legati al riscaldamento e al raffrescamento, dall’altro si favorisce una gestione più sostenibile delle risorse.</p>
<p>La diminuzione delle dispersioni termiche contribuisce a <strong>limitare le emissioni inquinanti</strong> associate alla produzione di energia, in linea con le attuali direttive in materia di efficienza energetica degli edifici.</p>
<p>Inoltre, la scelta di materiali isolanti a basso impatto ambientale, come quelli di origine naturale o riciclata, permette di ridurre ulteriormente l’impronta ecologica dell’intervento.</p>
<p>L’isolamento del pavimento assume quindi un ruolo strategico sia per il benessere abitativo sia per la tutela dell’ambiente, inserendosi in un percorso di responsabilità e consapevolezza nella gestione degli spazi domestici.</p>
<p>L’investimento in tecnologie e materiali performanti rappresenta una <strong>scelta orientata al futuro</strong>, capace di garantire benefici duraturi sotto il profilo economico, ambientale e del comfort abitativo.</p>
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<title>L’Esg crea davvero valore? Dipende da una cosa che pochi misurano</title>
<link>https://www.eventi.news/lesg-crea-davvero-valore-dipende-da-una-cosa-che-pochi-misurano</link>
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<description><![CDATA[ Governance, disclosure e qualità degli utili: è questa la catena invisibile che trasforma la sostenibilità in valore economico. Ecco come creare l’integrità di un modello Esg a partire dalla catena condizionale Negli ultimi mesi, forse anni, il dibattito sui temi Esg cambiato profondamente. Fino a non molto tempo fa, infatti, la sostenibilità aziendale veniva spesso […]
L&#039;articolo L’Esg crea davvero valore? Dipende da una cosa che pochi misurano è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 15:30:35 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>L’Esg, crea, davvero, valore, Dipende, una, cosa, che, pochi, misurano</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/31/esg-valore-reale-aziende/" title="L’Esg crea davvero valore? Dipende da una cosa che pochi misurano" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_esg-integrity.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="esg integrity" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_esg-integrity.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_esg-integrity-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_esg-integrity-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_esg-integrity-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Governance, disclosure e qualità degli utili: è questa la catena invisibile che trasforma la sostenibilità in valore economico. Ecco come creare l’integrità di un modello Esg a partire dalla catena condizionale</em></p>
<p>Negli ultimi mesi, forse anni, il <strong>dibattito sui temi Esg</strong> cambiato profondamente. Fino a non molto tempo fa, infatti, la <a href="https://www.greenplanner.it/sostenibilita/" target="_blank" rel="noopener"><strong>sostenibilità aziendale</strong></a> veniva spesso considerata un elemento accessorio: un insieme di iniziative reputazionali o filantropiche, separate dal cuore delle performance economiche.</p>
<p>Oggi però non è più così. O meglio non si può più affrontare il tema così. Sempre più investitori, analisti e regolatori, infatti, <strong>considerano i fattori Esg come informazioni rilevanti</strong> per valutare il rischio, il costo del capitale e la capacità di un’impresa di creare valore nel lungo periodo.</p>
<p>Ma c’è una domanda che continua a dividere studiosi e professionisti: <strong>le aziende davvero più sostenibili sono anche più solide dal punto di vista finanziario, oppure la sostenibilità può essere usata come una semplice strategia di immagine?</strong></p>
<p>È necessario mettere in relazione tre dimensioni chiave: performance Esg, qualità delle informazioni finanziarie e risultati economici delle imprese. Il risultato principale è un concetto semplice ma potente: <strong>l’integrità Esg</strong>.</p>
<p>La <strong>Sostenibilità</strong> genera valore economico, soprattutto quando <strong>esiste coerenza tra ciò che l’azienda dichiara e ciò che fa realmente</strong>, anche nei suoi numeri finanziari.</p>
<p>Questa coerenza viene definita <strong>Esg integrity</strong>: l’allineamento tra le politiche di sostenibilità e la qualità del reporting finanziario. In altre parole, non basta dichiarare obiettivi ambientali o sociali ambiziosi, occorre che la <strong>governance, la trasparenza contabile e i comportamenti manageriali </strong>siano coerenti con queste promesse.</p>
<p>Quando questo allineamento esiste, <strong>la Sostenibilità tende a produrre effetti economici molto concreti</strong> ed evidenti, a partire  dalla riduzione del costo del capitale.</p>
<p>Va da sé una maggiore fiducia degli investitori, che possono contare su una migliorata qualità delle previsioni degli analisti. Si avvantaggiano anche le relazioni più solide con clienti e stakeholder</p>
<p>La Sostenibilità, in questi casi, funziona come <strong>un segnale credibile di qualità gestionale e di visione di lungo periodo</strong>.</p>
<h2>Non è però tutto oro quello che luccica: il rischio del greenwashing</h2>
<p>Esiste però anche una <strong>lettura più critica del fenomeno Esg cui prestare attenzione</strong>. Lo fanno notare alcuni studi che mostrano come in certi contesti le imprese possono usare la <strong>sostenibilità come capitale reputazionale</strong>, capace di attenuare l’attenzione di investitori e stakeholder su comportamenti meno trasparenti dal punto di vista finanziario.</p>
<p>Può succedere che si<strong> promuovano iniziative Esg molto visibili</strong> costruendo una narrativa di responsabilità, ma allo stesso tempo si <strong>adottano pratiche contabili aggressive</strong> o manipolazioni degli utili.</p>
<p>Questo fenomeno è spesso descritto come una forma di <a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/12/greenwashing-combattere-tentazione-brand/" target="_blank" rel="noopener"><strong>greenwashing applicata alla governance e ai numeri aziendali</strong></a>.</p>
<p>Non significa che i criteri Esg siano una strategia opportunistica per definizione, ma evidenzia un punto fondamentale: <strong>la sostenibilità non garantisce automaticamente integrità o performance finanziaria</strong>.</p>
<h2>L’importanza della catena condizionale</h2>
<p>Per spiegarne il perché è necessario trattare e conoscere un modello definito <strong>catena condizionale</strong>. L’idea è che il <strong>legame tra sostenibilità e performance economica</strong> dipenda da una serie di fattori che agiscono insieme:</p>
<ol>
<li><strong>qualità delle istituzioni</strong>. Paesi con sistemi legali solidi, tutela degli investitori e mercati sviluppati tendono a favorire pratiche Esg più autentiche</li>
<li><strong>architettura di governance</strong>. Consigli di amministrazione efficaci, audit indipendenti e leadership responsabile aumentano la credibilità delle politiche Esg</li>
<li><strong>qualità della disclosure</strong>. Informazioni non finanziarie chiare e verificabili riducono l’asimmetria informativa tra aziende e investitori</li>
<li><strong>qualità degli utili</strong>. Una contabilità trasparente e priva di manipolazioni rafforza la fiducia nel reporting complessivo dell’azienda</li>
</ol>
<p>Solo quando questi elementi si combinano positivamente, l’<strong>Esg diventa un vero motore di valore</strong>. In assenza di questi presupposti, invece, il <strong>legame tra sostenibilità e performance tende a indebolirsi</strong>.</p>
<p>Il diagramma che ho creato presenta l’<strong>integrità Esg come un meccanismo condizionale piuttosto che come un effetto diretto</strong>. Non si presume che il valore finanziario derivi automaticamente dall’impegno Esg, bensì è dipendente dal contesto istituzionale circostante.</p>
<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-166064 aligncenter" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/diagramma-esg.jpg" alt="diagramma esg" width="1200" height="510" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/diagramma-esg.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/diagramma-esg-768x326.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/diagramma-esg-988x420.jpg 988w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/diagramma-esg-640x272.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></p>
<p>Una solida tutela degli investitori, l’applicazione rigorosa delle norme e gli standard di reporting sono considerati condizioni abilitanti. In tali condizioni, i segnali Esg hanno maggiori probabilità di essere credibili e utili ai fini decisionali.</p>
<h2>L’Esg in cattedra</h2>
<p>Un altro elemento interessante riguarda l’evoluzione del dibattito accademico negli ultimi quindici anni. Le prime ricerche, a partire dal 2008, si concentravano soprattutto su una domanda generale: <strong>fare del bene conviene?</strong> Oggi il livello di analisi è molto più sofisticato.</p>
<p>L’attenzione si sta spostando verso temi come la <strong>materialità Esg</strong>, cioè quali fattori incidono davvero sul valore aziendale:</p>
<ul>
<li>la <strong>qualità delle metriche e dei rating Esg</strong></li>
<li><strong>la diversità nei board e qualità della governance</strong></li>
<li>l’integrazione tra <strong>transizione verde e transizione digitale</strong></li>
</ul>
<p>In altre parole, il mercato sta passando da una fase di entusiasmo verso l’Esg a una fase di <strong>maggiore verifica e accountability</strong>.</p>
<p>Per chi lavora nel mondo della sostenibilità, la lezione principale è chiara: <strong>la credibilità conta più della narrativa</strong>. Le <strong>strategie Esg realmente efficaci</strong> sono quelle che:</p>
<ul>
<li>integrano sostenibilità e strategia aziendale</li>
<li>rafforzano i sistemi di governance</li>
<li>migliorano la qualità delle informazioni finanziarie e non finanziarie</li>
<li>evitano una comunicazione puramente reputazionale</li>
</ul>
<p>In questo senso, la sostenibilità non è più soltanto un tema ambientale o sociale. È sempre più una questione di <strong>integrità organizzativa e qualità della gestione</strong>.</p>
<p>Ed è proprio qui che si gioca la partita più importante: trasformare l’Esg da promessa comunicativa a <strong>infrastruttura reale di creazione di valore nel lungo periodo</strong>.</p>
<p><em>Crediti immagine: <a href="https://depositphotos.com/it/" target="_blank" rel="noopener">Depositphotos</a></em></p>
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<div><img decoding="async" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2025/03/christian-sansoni.jpg" alt="Christian Sansoni"><strong>Christian Sansoni</strong>: astrofisico per la sostenibilità, cerca di unire It ed Esg per aiutare le aziende a misurare, secondo le norme Iso, i loro impatti sul Pianeta. Collabora con GreenPlanner per rendere gli ambiti Esg alla portata di tutti | <a href="https://www.linkedin.com/in/kadosh/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Linkedin</strong></a></div>

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<title>Metano: Alessandro Volta l’ha scoperto 250 anni fa. Ora gli scienziati lavorano per limitarne i danni</title>
<link>https://www.eventi.news/metano-alessandro-volta-lha-scoperto-250-anni-fa-ora-gli-scienziati-lavorano-per-limitarne-i-danni</link>
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<description><![CDATA[ 250 anni fa, Alessandro Volta studiava per la prima volta il metano, gas naturale che si sviluppava nelle aree umide del Lago Maggiore, tra Angera e Ispra. Proprio in questi giorni, scienziati da tutto il mondo si sono riuniti per firmare l’Angera Declaration on Methane Action e mettere a fattor comune le tecniche per limitarne […]
L&#039;articolo Metano: Alessandro Volta l’ha scoperto 250 anni fa. Ora gli scienziati lavorano per limitarne i danni è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 15:30:25 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Metano:, Alessandro, Volta, l’ha, scoperto, 250, anni, fa., Ora, gli, scienziati, lavorano, per, limitarne, danni</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/31/metano-soluzioni-limitare-danni/" title="Metano: Alessandro Volta l’ha scoperto 250 anni fa. Ora gli scienziati lavorano per limitarne i danni" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/jrc-metano-gruppo.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Angera Declaration on Methane Action - lavori al Jrc di Ispra" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/jrc-metano-gruppo.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/jrc-metano-gruppo-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/jrc-metano-gruppo-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/jrc-metano-gruppo-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>250 anni fa, Alessandro Volta studiava per la prima volta il metano, gas naturale che si sviluppava nelle aree umide del Lago Maggiore, tra Angera e Ispra. Proprio in questi giorni, scienziati da tutto il mondo si sono riuniti per firmare l’Angera Declaration on Methane Action e mettere a fattor comune le tecniche per limitarne la dannosa influenza</em></p>
<p>Dal 31 marzo al 1° aprile 2026, il <a href="https://www.greenplanner.it/2025/07/21/vincitori-jrc-ispra-biodiversity-click-challenge/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Joint Research Centre (Jrc) di Ispra</strong></a> ospita la conferenza internazionale <strong>Methane Action for People & Planet: From Discovery to Solutions</strong>, appuntamento chiave per la comunità scientifica impegnata nella <a href="https://www.greenplanner.it/2025/11/06/resistenza-antimicrobica-effetti-cambiamento-climatico/" target="_blank" rel="noopener"><strong>lotta al cambiamento climatico</strong></a>, decarbonizzando tutte quelle attività che hanno a che fare con il <strong>metano</strong>.</p>
<p>L’evento organizzato dal <strong>Jrc</strong>, che ricordiamo è il <strong>laboratorio di ricerca della Commissione europea</strong>, si inserisce nel quadro delle <strong>iniziative globali per la riduzione delle emissioni di metano</strong>, uno dei gas serra più potenti e determinanti nel breve periodo.</p>
<p>Con il 2030 sempre più vicino – anno target del <strong>Global methane pledge</strong> per una riduzione del 30% rispetto ai livelli del 2020 – la conferenza rappresenta un momento strategico per fare il punto sui progressi e definire le prossime azioni.</p>
<p>Gli scienziati presenti sono tutti d’accordo: sappiamo quanto sia stata importante la scoperta del metano – fatta da <strong>Alessandro Volta</strong> 250 anni fa proprio in questa zona nelle aree umide di Angera e ispra sul Lago Maggiore – e conosciamo i danni che nell’ultimo secolo ha causato e sta causando questo gas climalterante.</p>
<p>La buona notizia è che <strong>le soluzioni per limitare i danni di questo gas serra ci sono</strong>. Ora ci vuole la volontà politica (l’appello viene dagli scienziati chiamati a Ispra a portare la loro conoscenza in termini di decarbonizzazione), ma anche la collaborazione dei cittadini è importante, come ha affermato <strong>Giuliana Panieri</strong> del Cnr, Isp Istituto superiore di scienze polari.</p>
<p></p>
<p>“<em>Abbiamo urgenza di limitare questo gas serra</em>” è l’appello di molti scienziati. La Lombardia, non foss’altro perché è in questa regione che ha sede Jrc, risponde – lo sottolinea <strong>Giacomo Basaglia Cosentino</strong>, vicepresidente del Consiglio regionale – che ha trovato nell’<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/03/idrogeno-verde-sfida-italiana/" target="_blank" rel="noopener"><strong>idrogeno</strong></a> una delle risposte più efficaci.</p>
<p>Tanto da identificare nella zona di Brescia-Edolo l’<strong>Idrogeno valley</strong>. Tuttavia, <strong>Cosentino</strong> ammette: “<em>abbiamo l’umiltà di ascoltare tutte le soluzioni scientifiche</em>“.</p>
<p>La coscienza è che malgrado gli alert, le <strong>emissioni di metano sono in aumento</strong> da tutte le fonti:<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/10/aviaria-allevamenti-intensivi/" target="_blank" rel="noopener"><strong> allevamenti intensivi</strong></a> compresi. In tutto il mondo. Senza confini.</p>
<p>“<em>Meno promesse e più soluzioni su cosa fare</em>” dice il rappresentante brasiliano <strong>Adalberto Maluf</strong>, del ministero di ambiente e cambiamento climatico, ricordando come sia un problema politico. Preoccupa che in fondo a oggi tutte le Cop sono fallite (anche) su questo tema.</p>
<h2>Dalla scoperta scientifica alle politiche globali</h2>
<p>Il filo conduttore è chiaro: <strong>trasformare la conoscenza scientifica sul metano in azioni concrete</strong>. Con un focus ora particolare sulle soluzioni concrete per ridurre le emissioni e con particolare attenzione al ruolo dei dati, delle tecnologie e dei sistemi di monitoraggio.</p>
<p>Dai satelliti alle reti di osservazione a terra, le nuove piattaforme stanno rivoluzionando la capacità di misurare e verificare le emissioni in tempo quasi reale, rendendo più trasparenti e verificabili gli impegni climatici.</p>
<p>In questo contesto, la conferenza esplora anche come migliorare i <strong>sistemi di Measurement, reporting and verification (Mrv)</strong>, fondamentali per rafforzare l’efficacia delle politiche climatiche.</p>
<p>Parallelamente, istituzioni finanziarie, governi e organizzazioni internazionali discutono strumenti e modelli di cooperazione per accelerare l’adozione delle soluzioni su larga scala.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-166079 size-full" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/jrc-metano-torta.jpg" alt="Angera Declaration on Methane Action" width="1200" height="800" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/jrc-metano-torta.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/jrc-metano-torta-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/jrc-metano-torta-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/jrc-metano-torta-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></p>
<p>Momento centrale di questa 3 giorni è la presentazione della <a href="https://www.methane250.org/angera-declaration" target="_blank" rel="noopener"><strong>Angera Declaration on Methane Action</strong></a>, un documento che mira a definire una visione condivisa tra comunità scientifica e decisori politici per rafforzare l’integrazione tra ricerca e politiche nei prossimi anni.</p>
<p>Nel documento – <a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/31/dieci-mosse-combattere-effetti-nocivi-metano/" target="_blank" rel="noopener"><strong>un vero e proprio decalogo da seguire e diffondere</strong></a> – anche tutti gli scienziati che stanno lavorando per il nostro benessere.</p>
<p><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F31%2Fmetano-soluzioni-limitare-danni%2F&linkname=Metano%3A%20Alessandro%20Volta%20l%E2%80%99ha%20scoperto%20250%20anni%20fa.%20Ora%20gli%20scienziati%20lavorano%20per%20limitarne%20i%20danni" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F31%2Fmetano-soluzioni-limitare-danni%2F&linkname=Metano%3A%20Alessandro%20Volta%20l%E2%80%99ha%20scoperto%20250%20anni%20fa.%20Ora%20gli%20scienziati%20lavorano%20per%20limitarne%20i%20danni" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_bluesky" href="https://www.addtoany.com/add_to/bluesky?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F31%2Fmetano-soluzioni-limitare-danni%2F&linkname=Metano%3A%20Alessandro%20Volta%20l%E2%80%99ha%20scoperto%20250%20anni%20fa.%20Ora%20gli%20scienziati%20lavorano%20per%20limitarne%20i%20danni" title="Bluesky" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F31%2Fmetano-soluzioni-limitare-danni%2F&linkname=Metano%3A%20Alessandro%20Volta%20l%E2%80%99ha%20scoperto%20250%20anni%20fa.%20Ora%20gli%20scienziati%20lavorano%20per%20limitarne%20i%20danni" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_threads" href="https://www.addtoany.com/add_to/threads?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F31%2Fmetano-soluzioni-limitare-danni%2F&linkname=Metano%3A%20Alessandro%20Volta%20l%E2%80%99ha%20scoperto%20250%20anni%20fa.%20Ora%20gli%20scienziati%20lavorano%20per%20limitarne%20i%20danni" title="Threads" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F31%2Fmetano-soluzioni-limitare-danni%2F&linkname=Metano%3A%20Alessandro%20Volta%20l%E2%80%99ha%20scoperto%20250%20anni%20fa.%20Ora%20gli%20scienziati%20lavorano%20per%20limitarne%20i%20danni" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_telegram" href="https://www.addtoany.com/add_to/telegram?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F31%2Fmetano-soluzioni-limitare-danni%2F&linkname=Metano%3A%20Alessandro%20Volta%20l%E2%80%99ha%20scoperto%20250%20anni%20fa.%20Ora%20gli%20scienziati%20lavorano%20per%20limitarne%20i%20danni" title="Telegram" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F31%2Fmetano-soluzioni-limitare-danni%2F&linkname=Metano%3A%20Alessandro%20Volta%20l%E2%80%99ha%20scoperto%20250%20anni%20fa.%20Ora%20gli%20scienziati%20lavorano%20per%20limitarne%20i%20danni" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F31%2Fmetano-soluzioni-limitare-danni%2F&title=Metano%3A%20Alessandro%20Volta%20l%E2%80%99ha%20scoperto%20250%20anni%20fa.%20Ora%20gli%20scienziati%20lavorano%20per%20limitarne%20i%20danni" data-a2a-url="https://www.greenplanner.it/2026/03/31/metano-soluzioni-limitare-danni/" data-a2a-title="Metano: Alessandro Volta l’ha scoperto 250 anni fa. Ora gli scienziati lavorano per limitarne i danni"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/31/metano-soluzioni-limitare-danni/">Metano: Alessandro Volta l’ha scoperto 250 anni fa. Ora gli scienziati lavorano per limitarne i danni</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.greenplanner.it/">GreenPlanner Magazine</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>La genetta arriva in Italia: ecco come prosegue l’espansione silenziosa di un piccolo carnivoro</title>
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<description><![CDATA[ La genetta, arrivata molto tempo fa in Europa dall’Africa e scelta come pet esotico dalle dame medievali, si sta oggi ambientando anche in Italia Negli ecosistemi italiani sta emergendo un nuovo, piccolo personaggio: la genetta. Questo carnivoro dalle abitudini crepuscolari e notturne, di origine africana, non rappresenta più una presenza occasionale, ma mostra segnali sempre […]
L&#039;articolo La genetta arriva in Italia: ecco come prosegue l’espansione silenziosa di un piccolo carnivoro è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 15:30:25 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>genetta, arriva, Italia:, ecco, come, prosegue, l’espansione, silenziosa, piccolo, carnivoro</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/31/genetta-arriva-in-italia/" title="La genetta arriva in Italia: ecco come prosegue l’espansione silenziosa di un piccolo carnivoro" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/genetta.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="genetta" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/genetta.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/genetta-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/genetta-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/genetta-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>La genetta, arrivata molto tempo fa in Europa dall’Africa e scelta come pet esotico dalle dame medievali, si sta oggi ambientando anche in Italia</em></p>
<p>Negli <strong>ecosistemi italiani</strong> sta emergendo un nuovo, piccolo personaggio: la <strong>genetta</strong>. Questo carnivoro dalle abitudini crepuscolari e notturne, di origine <strong>africana</strong>, non rappresenta più una presenza occasionale, ma mostra segnali sempre più evidenti di stabilizzazione e diffusione, in particolare nelle regioni del Nord-Ovest.</p>
<p>Per capire meglio il fenomeno, ne abbiamo parlato con<strong> Patrizia Gavagnin</strong>, wildlife biologist freelance che si occupa di conservazione e biogeografia.</p>
<h2>Alla ricerca di un clima mediterraneo</h2>
<p><strong>Gavagnin</strong> sta lavorando sul tema insieme a <strong>Marco Masseti</strong>, socio onorario della Società Italiana di Archeozoologia (Aiaz) nonché già docente presso il dipartimento di Biologia dell’<strong>Università di Firenze</strong> e <strong>Paolo Tizzani</strong>, medico veterinario della facoltà di Medicina veterinaria dell’<strong>Università di Torino</strong> e ricercatore presso il Woah – World Animal Health – Whs.</p>
<figure aria-describedby="caption-attachment-166089" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-166089 size-full" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Genette-2024-29-fevrier-e1774966162126.jpg" alt="" width="1199" height="630"><figcaption class="wp-caption-text">Immagine notturna scattata dal ricercatore francese Luc Souret (Lpo-Paca)</figcaption></figure>
<p>“<em>La Genetta comune è un mammifero carnivoro di origine africana</em> – spiega a <a href="https://www.greenplanner.it/" target="_blank" rel="noopener">GreenPlanner</a> Gavagning – <em>appartenente alla famiglia dei Viverridi, un gruppo faunistico relativamente antico che annovera specie presenti in Africa e in Asia. In Europa la genetta comune è naturalizzata e libera; altre specie sono state fino a poco tempo fa presenti in Parchi Faunistici ed anche commercializzate in negozi di animali esotici</em>“.</p>
<p>Le dimensioni sono simili a quelle di un gatto, con corpo slanciato e zampe corte, con una lunga coda. L’espansione della genetta in Italia ha come zona d’origine a <strong>Francia</strong>, dove l’animale è arrivato attraverso la Penisola Iberica; i primi dati di presenza erano riferiti al <strong>Piemonte</strong>, e attribuibili a singoli esemplari erratici.</p>
<p>“<em>La vera espansione</em> – dice Gavagnin – <em>attualmente in atto, è iniziata a seguito dell’arrivo della genetta nelle zone del confine italo-francese, dove ha trovato aree mediterranee idonee alle sue esigenze ecologiche. Al momento la specie è presente nella Liguria di Ponente con una presenza diffusa, e da queste aree è in espansione</em>“.</p>
<p>La genetta è un animale decisamente <strong>adattabile</strong>. Predilige ambienti boschivi e aree con vegetazione fitta con tratti più aperti, a bassa quota, ma è in grado di vivere anche in contesti agricoli o parzialmente antropizzati.</p>
<p>Questa<strong> flessibilità ecologica</strong> rappresenta uno dei fattori chiave della sua espansione, insieme ai <a href="https://www.greenplanner.it/2025/08/21/incendi-cambiamenti-climatici-circolo-vizioso/" target="_blank" rel="noopener"><strong>cambiamenti climatici</strong></a>, che rendono nuovi territori ancora più accoglienti.</p>
<h2>Una lunga storia</h2>
<p>È bene ricordare che la <strong>genetta</strong>, pur non essendo originaria del contenente europeo, è arrivata da noi <strong>in epoca storica</strong>.</p>
<p>“<em>Lo sappiamo sulla base di indicazioni di storici dell’epoca romana</em> – aggiunge Gavagnin – <em>come Strabone e Plinio il Vecchio, ma anche delle risultanze di scavi archeologici, nella Penisola Iberica e particolarmente in Portogallo</em>“.</p>
<p>La certezza della presenza su suolo europeo di questo animale risale però al <strong>Medioevo</strong>, “<em>quando la genetta era tenuta nelle dimore nobiliari alla stregua di un pet e contribuiva al controllo delle infestazioni murine. Una testimonianza significativa è data dagli arazzi del ciclo La Dame à la Licorne tessuti dalla Manifattura delle Fiandre tra il 1484 e il 1500, dove sono rappresentati momenti di vita quotidiana in una casa nobiliare e figura un animale dall’aspetto inequivocabile di una genetta. Gli arazzi si trovano al Museo del Medioevo a Parigi e presso una Collezione a New York</em>“.</p>
<figure aria-describedby="caption-attachment-166092" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-166092 size-full" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/images-2.jpeg" alt="" width="259" height="194" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/images-2.jpeg 259w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/images-2-80x60.jpeg 80w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/images-2-100x75.jpeg 100w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/images-2-180x135.jpeg 180w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/images-2-238x178.jpeg 238w" sizes="(max-width: 259px) 100vw, 259px"><figcaption class="wp-caption-text">Particolare dell’arazzo “La dame a Licorne”</figcaption></figure>
<p>Oggi, l’espansione della specie in Italia solleva una <strong>questione rilevante</strong> per chi si occupa di <a href="https://www.greenplanner.it/2025/09/25/piattaforma-digitale-analisi-biodiversita/" target="_blank" rel="noopener"><strong>gestione della biodiversità</strong></a>: come interpretare l’arrivo e l’insediamento di animali non autoctoni che, almeno per ora, non sembrano avere impatti negativi evidenti?</p>
<p>Nel caso della genetta, infatti, le evidenze indicano un <strong>ruolo ecologico</strong> simile a quello di altri piccoli carnivori già presenti nei nostri ecosistemi. Per ora, i ricercatori si limitano quindi a seguirne con attenzione il <strong>comportamento</strong> e l’<strong>espansione</strong>.</p>
<p>“<em>Il monitoraggio applicato nel nostro lavoro è condotto con il metodo naturalistico classico</em> – conclude Gavagnin – <em>ovvero il percorso di transetti determinati per la ricerca di segni di presenza, che nel caso della genetta sono caratteristici. Il metodo naturalistico è stato integrato dall’utilizzo del fototrappolaggio e dalla raccolta delle segnalazioni di avvistamento validate tramite uno specifico questionario</em>“.</p>
<p>Al momento, Gavagnin, Tizzani e Massetti<span>n stanno lavorando a una ricerca preliminare in uscita sulla Rivista Piemontese di Storia Naturale e completando la versione inglese per una rivista estera.</span></p>
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<title>TgAmbiente 31 marzo: economia circolare, legalità ambientale, microplastiche e tutela delle rotte migratorie</title>
<link>https://www.eventi.news/tgambiente-31-marzo-economia-circolare-legalita-ambientale-microplastiche-e-tutela-delle-rotte-migratorie</link>
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<description><![CDATA[ Nel TgAmbiente del 31 marzo affrontiamo quattro temi per la sostenibilità: dalla gestione dei pneumatici fuori uso ai traffici illegali di fauna esotica, fino alla ricerca su microplastiche e alla tutela delle rotte migratorie: quattro ambiti distinti ma interconnessi delineano le sfide contemporanee della sostenibilità ambientale Il 2025 segna un avanzamento rilevante nel sistema nazionale […]
L&#039;articolo TgAmbiente 31 marzo: economia circolare, legalità ambientale, microplastiche e tutela delle rotte migratorie è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 15:30:24 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>TgAmbiente, marzo:, economia, circolare, legalità, ambientale, microplastiche, tutela, delle, rotte, migratorie</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/31/tgambiente-31-marzo-2026-ricerca-microplastiche/" title="TgAmbiente 31 marzo: economia circolare, legalità ambientale, microplastiche e tutela delle rotte migratorie" rel="nofollow"><img width="1280" height="720" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/maxresdefault-8.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/maxresdefault-8.jpg 1280w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/maxresdefault-8-768x432.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/maxresdefault-8-747x420.jpg 747w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/maxresdefault-8-640x360.jpg 640w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px"></a><p><em>Nel TgAmbiente del 31 marzo affrontiamo quattro temi per la sostenibilità: dalla gestione dei pneumatici fuori uso ai traffici illegali di fauna esotica, fino alla ricerca su microplastiche e alla tutela delle rotte migratorie: quattro ambiti distinti ma interconnessi delineano le sfide contemporanee della sostenibilità ambientale</em></p>
<p>Il 2025 segna un <strong>avanzamento rilevante nel sistema nazionale di gestione dei pneumatici fuori uso</strong>, con <a href="https://www.greenplanner.it/2021/07/22/recupero-pneumatici-economia-circolare/" target="_blank" rel="noopener">Ecopneus</a> che supera del 23% gli obiettivi normativi, raggiungendo oltre 199 mila tonnellate raccolte.</p>
<p>Un risultato che conferma l’efficacia di un modello consortile ormai consolidato, capace di alimentare filiere industriali circolari e di generare materie seconde impiegate in ambiti strategici, dalle infrastrutture stradali all’edilizia.</p>
<p>Sul versante della <strong>legalità ambientale</strong>, l’operazione dei Carabinieri nel barese evidenzia criticità persistenti nella <strong>gestione della fauna esotica</strong>. Il rinvenimento di un rettilario clandestino, con specie protette detenute in condizioni incompatibili con gli standard minimi di benessere, richiama l’attenzione sull’urgenza di rafforzare i controlli e le attività di contrasto ai traffici illegali, fenomeno che incide sia sulla <a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/17/biodiversita-trentino-salamandra-di-aurora/" target="_blank" rel="noopener"><strong>biodiversità</strong></a> sia sulla sicurezza pubblica.</p>
<p>Parallelamente, la <strong>ricerca scientifica offre nuovi strumenti di monitoraggio ambientale</strong>. Lo studio condotto lungo la Highway 401 in Canada dimostra come i <strong>licheni possano fungere da bioindicatori efficaci per rilevare microplastiche e metalli</strong> derivanti dall’usura degli pneumatici.</p>
<p>I risultati evidenziano una <strong>riduzione significativa degli inquinanti</strong> con l’aumentare della distanza dal traffico, fornendo basi empiriche a supporto delle recenti normative europee sulle emissioni non di scarico.</p>
<p>Infine, la <strong>dimensione ecologica globale</strong> emerge con forza nel racconto delle <strong>rotte migratorie del falco della Regina</strong>. Il documentario dedicato a questa specie mette in luce l’interdipendenza tra habitat distanti migliaia di chilometri e il ruolo cruciale delle aree di sosta e nidificazione, come quelle della Sardegna.</p>
<p>Un richiamo concreto alla necessità di politiche integrate di conservazione, fondate sulla tutela dei corridoi ecologici e sulla cooperazione internazionale.</p>
<p>Il <a href="https://www.greenplanner.it/tgambiente-video-news/" target="_blank" rel="noopener"><strong>TgAmbiente</strong></a> – realizzato in collaborazione con<strong> Dire.it</strong> – racconta, ogni settimana, le notizie politiche in tema di consumi, alimentazione, agroalimentare, clima, rifiuti, <strong>energia rinnovabile</strong>, nucleare, aree protette, <strong>mobilità sostenibile</strong>, infrastrutture, grandi opere, ricerca scientifica, <strong>biodiversità</strong> e inquinamento.</p>
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<h2>Le notizie del #TgAmbiente 31 marzo 2026</h2>
<p>Nel <strong>TgAmbiente</strong>, pubblicato ogni settimana, sul nostro magazine online e sul nostro canale Youtube, l’<strong>informazione ambientale di qualità</strong>.</p>
<h3>Ecopneus ha raccolto 199.000 tonnellate di pneumatici fuori uso</h3>
<p>Il <strong>sistema nazionale di gestione dei pneumatici fuori uso</strong> conferma nel 2025 un livello di efficienza ormai strutturale. Il <strong>consorzio Ecopneus</strong> ha infatti raggiunto quota 199.408 tonnellate raccolte, superando del 23% gli obiettivi fissati dalla normativa.</p>
<p>Un risultato che non solo garantisce la copertura degli obblighi ordinari, ma contribuisce anche agli obiettivi straordinari definiti dal <strong>Ministero dell’Ambiente</strong> per sostenere l’equilibrio del mercato del ricambio.</p>
<p>La filiera del recupero si traduce in un articolato sistema industriale capace di <strong>valorizzare le materie seconde</strong>: dalle pavimentazioni sportive agli asfalti a bassa rumorosità, fino agli isolanti per l’edilizia e agli elementi di arredo urbano.</p>
<p>Un modello che richiama la tradizione manifatturiera italiana, reinterpretata alla luce dei principi dell’<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/23/pirotecnica-fine-vita-cogepir/" target="_blank" rel="noopener"><strong>economia circolare</strong></a>.</p>
<h3>Scoperta shock di rettili pericolosi nel barese</h3>
<p>Permangono tuttavia criticità rilevanti sul fronte della <strong>legalità ambientale</strong>. L’operazione condotta dai <strong>Carabinieri del Nucleo Cites</strong>, con il supporto del <strong>Nucleo Parco di Altamura</strong>, ha portato alla scoperta di un rettilario clandestino in provincia di Bari, dove erano detenuti esemplari di anaconde, pitoni, boa e un caimano.</p>
<p>Le specie, protette dalla Convenzione di Washington, risultavano prive della documentazione necessaria e custodite in condizioni incompatibili con i requisiti minimi di benessere.</p>
<p>L’episodio evidenzia la <strong>persistenza di traffici illegali che minacciano la biodiversità</strong> e impongono un rafforzamento delle attività di controllo e vigilanza.</p>
<h3>I licheni per tracciare microplastiche e metalli tossici</h3>
<p>Sul piano scientifico, emergono <strong>strumenti innovativi per il monitoraggio degli inquinanti</strong>. Lo studio condotto dall’<strong>Università di Siena</strong>, in collaborazione con l’<strong>Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia</strong> e la <strong>Trent University</strong>, dimostra l’<strong>efficacia dei licheni come bioindicatori della diffusione di microplastiche</strong> derivanti dall’usura degli pneumatici.</p>
<p>L’analisi lungo la Highway 401 in Canada ha evidenziato una <strong>riduzione esponenziale del bioaccumulo all’aumentare della distanza dalla carreggiata</strong>, con una diminuzione significativa anche del particolato metallico.</p>
<p>Evidenze che si inseriscono nel quadro delle nuove normative europee, come Euro 7, orientate a regolamentare le emissioni non di scarico.</p>
<h3>Rotte della biodiversità nei viaggi del falco della regina</h3>
<p>La dimensione globale della <a href="https://www.greenplanner.it/sostenibilita/" target="_blank" rel="noopener"><strong>sostenibilità</strong></a> si riflette infine nella <strong>tutela delle rotte migratorie</strong>. Il <strong>falco della Regina</strong> rappresenta un caso emblematico di adattamento ecologico, con un ciclo riproduttivo sincronizzato al passaggio degli uccelli migratori.</p>
<p>Il documentario <strong>Custodi invisibili, rotte per la biodiversità</strong> mette in evidenza il ruolo strategico di siti come l’Isola di San Pietro, in Sardegna, parte integrante della <a href="https://www.greenplanner.it/2022/05/13/tutela-biodiversita-rete-2000/" target="_blank" rel="noopener"><strong>rete Natura 2000</strong></a>.</p>
<p>La conservazione di questi habitat non può prescindere da una visione sistemica, capace di integrare territori e politiche lungo corridoi ecologici che attraversano continenti.</p>
<p></p>
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<title>Dieci mosse per combattere gli effetti nocivi del metano</title>
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<description><![CDATA[ Ecco come la comunità scientifica, riunita al Jrc di Ispra, intende affrontare il problema legato all’inquinamento da gas metano Duecentocinquant’anni dopo che Alessandro Volta scoprì il metano nelle paludi di Angera, la scienza ha ormai le idee chiare: agire sulla riduzione di questo gas rappresenta una delle migliori opportunità per rallentare il riscaldamento globale. Il […]
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 15:30:24 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Dieci, mosse, per, combattere, gli, effetti, nocivi, del, metano</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/31/dieci-mosse-combattere-effetti-nocivi-metano/" title="Dieci mosse per combattere gli effetti nocivi del metano" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_metano.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="metano" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_metano.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_metano-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_metano-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_metano-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p data-section-id="1pwfef7" data-start="86" data-end="145"><em>Ecco come la comunità scientifica, riunita al Jrc di Ispra, intende affrontare il problema legato all’inquinamento da gas metano</em></p>
<p data-start="196" data-end="412">Duecentocinquant’anni dopo che <a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/31/metano-soluzioni-limitare-danni/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Alessandro Volta</strong></a> scoprì il <strong>metano</strong> nelle paludi di <a href="https://www.greenplanner.it/2025/09/16/patto-biodiversita-custodi-aree-naturali/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Angera</strong></a>, la scienza ha ormai le idee chiare: agire sulla riduzione di questo gas rappresenta una delle <strong>migliori opportunità per rallentare il riscaldamento globale</strong>.</p>
<p data-start="414" data-end="980">Il metano è il secondo contributore più significativo al riscaldamento, dopo l’anidride carbonica. È <strong>responsabile del 30% del riscaldamento attuale</strong> e la sua concentrazione atmosferica continua ad aumentare.</p>
<p data-start="414" data-end="980">In assenza di riduzioni rapide e sostenute, <strong>le emissioni di metano accelereranno il riscaldamento nei prossimi decenni</strong>, intensificando rischi climatici quali siccità e ondate di calore più frequenti e severe; una più rapida perdita delle calotte glaciali; l’innalzamento del livello del mare; il rischio di innescare punti critici climatici destabilizzanti.</p>
<p data-start="982" data-end="1363"><strong>Ridurre le emissioni di metano</strong> non solo diminuisce i <a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/27/crisi-climatica-campania-rischi/" target="_blank" rel="noopener"><strong>rischi climatici</strong></a>, ma migliora quasi immediatamente anche la qualità dell’aria riducendo l’ozono a livello del suolo. Ciò comporta <strong>benefici per la salute pubblica</strong>, diminuendo le malattie respiratorie e la mortalità prematura, e previene perdite agricole dovute all’esposizione all’ozono, rafforzando così la sicurezza alimentare.</p>
<p data-start="1365" data-end="2178">Negli ultimi anni sono stati compiuti progressi significativi nell’azione sul metano. Lodiamo gli sforzi di nazioni ambiziose, organizzazioni, coalizioni, donatori e imprese che hanno promosso la mitigazione del metano.</p>
<p data-start="1365" data-end="2178">Iniziative come il <strong>Global Methane Pledge</strong> – lanciato nel 2021 e ora sostenuto da 159 paesi e dalla Commissione europea – hanno contribuito a creare questo slancio fissando l’<strong>obiettivo di ridurre le emissioni globali antropiche di metano</strong> di almeno il 30% rispetto ai livelli del 2020 entro il 2030.</p>
<p data-start="1365" data-end="2178">Il <a href="https://wedocs.unep.org/items/5711c0ab-d298-4d2d-8283-387d89b2325b" target="_blank" rel="noopener"><strong>Global Methane Status Report 2025</strong></a> mostra che, sebbene questi sforzi stiano <strong>rallentando la crescita delle emissioni di metano</strong>, le concentrazioni atmosferiche continuano ad aumentare.</p>
<h2 data-start="1365" data-end="2178">Buone pratiche per la riduzione delle emissioni di metano</h2>
<p data-start="1365" data-end="2178">È necessaria un’ambizione ancora maggiore per rispondere all’urgenza della sfida e alla scala dell’opportunità. E così, gli scienziati, riuniti in Jrc proprio a 250 anni dalla scoperta del metano, si sono messi a scrivere un <strong>decalogo</strong> vero e proprio da seguire e diffondere. Eccolo:</p>
<h3 data-section-id="7a041l" data-start="2382" data-end="2452">1. Accelerare rapidamente l’adozione di soluzioni comprovate</h3>
<p data-start="2453" data-end="2918">Le misure già testate per la mitigazione del metano dovrebbero essere rapidamente implementate nei <strong>settori dell’energia, dei rifiuti e dell’agricoltura</strong>.</p>
<p data-start="2453" data-end="2918">Disponiamo delle conoscenze e degli strumenti per ottenere oggi riduzioni significative e durature delle emissioni. In molti casi, soprattutto quando il metano può essere catturato e utilizzato, i benefici economici diretti superano i costi di implementazione, anche senza considerare i danni ambientali evitati.</p>
<h3 data-section-id="3s7bb5" data-start="2925" data-end="3002">2. Rafforzare misurazione, monitoraggio, rendicontazione e verifica</h3>
<p data-start="3003" data-end="3534">Una <strong>mitigazione efficace del metano</strong> dipende da misurazioni tempestive, accurate e trasparenti su diverse scale spaziali, dal locale al globale.</p>
<p data-start="3003" data-end="3534">Il monitoraggio tramite satelliti, velivoli e sistemi a terra deve essere ampliato per colmare le lacune nelle regioni chiave; i dati atmosferici devono essere integrati negli inventari nazionali; la capacità deve essere rafforzata nelle regioni con minori risorse; e il numero di misurazioni isotopiche e dei flussi deve aumentare per distinguere le fonti antropiche da quelle naturali.</p>
<h3 data-section-id="udt6y6" data-start="3541" data-end="3575">3. Aumentare l’ambizione</h3>
<p data-start="3576" data-end="4251">Incoraggiamo i quadri politici a continuare ad aumentare l’ambizione e a tradurre gli impegni sul metano in azioni concrete. Ciò include la definizione di standard chiari basati sulla scienza, l’integrazione di obiettivi quantificati sul metano nei contributi determinati a livello nazionale (Ndc) dell’Accordo di Parigi e in altre politiche climatiche, nonché il rafforzamento dell’attuazione.</p>
<p data-start="3576" data-end="4251">Considerati i benefici per la salute e la sicurezza alimentare, l’azione sul metano dovrebbe essere integrata nelle politiche sulla qualità dell’aria, la salute pubblica, l’agricoltura e altri ambiti. Anche le politiche e le azioni locali e regionali svolgono un ruolo importante.</p>
<h3 data-section-id="unb7r0" data-start="4258" data-end="4323">4. Rafforzare i finanziamenti e gli incentivi economici</h3>
<p data-start="4324" data-end="4699">I finanziamenti pubblici, privati e per lo sviluppo dovrebbero essere potenziati per accelerare gli sforzi di mitigazione.</p>
<p data-start="4324" data-end="4699">Meccanismi di mercato ben progettati possono rafforzare ulteriormente gli incentivi alla riduzione delle emissioni di metano e mobilitare capitali, a condizione che siano rispettati standard basati su evidenze per misurazione, addizionalità e verifica.</p>
<h3 data-section-id="1if7jhx" data-start="4706" data-end="4774">5. Integrare il metano in una strategia climatica olistica</h3>
<p data-start="4775" data-end="5078">L’azione sul metano deve essere inserita in un quadro complessivo multi-gas che includa riduzioni aggressive della CO2 e di altri inquinanti climatici a breve durata.</p>
<p data-start="4775" data-end="5078">È necessario superare metriche semplificate e valutare le emissioni dei diversi gas in base al loro impatto sulla temperatura nel tempo.</p>
<h3 data-section-id="tpe08b" data-start="5085" data-end="5154">6. Sviluppare soluzioni per le fonti difficili da abbattere</h3>
<p data-start="5155" data-end="5559">Pur essendo fondamentale l’adozione rapida delle soluzioni esistenti, è essenziale investire in ricerca, incentivi e innovazione tecnologica per affrontare le fonti più difficili da mitigare, come la fermentazione enterica del bestiame, i rifiuti storici nelle discariche, le miniere di carbone abbandonate e altre fonti complesse. Investimenti strategici oggi possono rafforzare la competitività futura.</p>
<h3 data-section-id="15e4k0l" data-start="5566" data-end="5628">7. Migliorare la comprensione dei feedback climatici</h3>
<p data-start="5629" data-end="6097">L’aumento delle emissioni di metano dai sistemi naturali, come zone umide, acque interne e permafrost, rappresenta un rischio significativo. Sono necessari sistemi di osservazione più avanzati per rilevare i cambiamenti e distinguere le fonti.</p>
<p data-start="5629" data-end="6097">Ciò include l’espansione della copertura satellitare, delle reti di osservazione in situ e delle analisi isotopiche, soprattutto nelle regioni tropicali e boreali. È inoltre necessario migliorare i modelli del sistema Terra.</p>
<h3 data-section-id="d4wb5v" data-start="6104" data-end="6188">8. Migliorare la comprensione dei pozzi di metano e del bilancio globale</h3>
<p data-start="6189" data-end="6518">Gli sforzi scientifici per comprendere e quantificare il bilancio globale del metano – inclusi i suoi pozzi – devono essere rafforzati.</p>
<p data-start="6189" data-end="6518">È importante comprendere i cambiamenti nei processi che influenzano la durata del metano in atmosfera e il suo impatto sul riscaldamento, nonché le interazioni con altri gas, come l’idrogeno.</p>
<h3 data-section-id="1qnnkk4" data-start="6525" data-end="6571">9. Fare avanzare la frontiera scientifica</h3>
<p data-start="6572" data-end="6865">È importante accelerare la valutazione di strategie innovative, inclusa la ricerca su soluzioni come la rimozione del metano.</p>
<p data-start="6572" data-end="6865">Tali strategie devono essere scientificamente solide, tecnologicamente realizzabili, economicamente sostenibili, ambientalmente responsabili e socialmente accettabili.</p>
<h3 data-section-id="1nesco4" data-start="6872" data-end="6936">10. Garantire una cooperazione internazionale continua</h3>
<p data-start="6937" data-end="7207">Il metano non conosce confini. Riduzioni durature richiedono cooperazione scientifica e politica internazionale a lungo termine. Standard di misurazione, sistemi di dati e modelli devono essere armonizzati per garantire coerenza, trasparenza e comparabilità tra i Paesi.</p>
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<title>Vino, i coltivatori italiani sotto pressione: prezzi contenuti ma consumi in calo</title>
<link>https://www.eventi.news/vino-i-coltivatori-italiani-sotto-pressione-prezzi-contenuti-ma-consumi-in-calo</link>
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 15:30:23 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Vino, coltivatori, italiani, sotto, pressione:, prezzi, contenuti, consumi, calo</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/04/01/vino-coltivatori-italiani-sotto-pressione/" title="Vino, i coltivatori italiani sotto pressione: prezzi contenuti ma consumi in calo" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_vino-degustazione.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="vino degustazione" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_vino-degustazione.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_vino-degustazione-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_vino-degustazione-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_vino-degustazione-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Il vino italiano ha registrato tra il 2015 e il 2025 l’aumento di prezzo al consumo più basso d’Europa: +7,4% secondo i dati Eurostat, contro il +25,7% della Francia, il +27,4% della Spagna e il +22,6% della Germania. Un risultato che racconta la capacità di contenimento della filiera produttiva, ma che non ha impedito la contrazione dei consumi. A sollevare la questione sono i coltivatori italiani, che denunciano una forbice strutturale tra i prezzi alla produzione e quelli praticati dalla distribuzione</em></p>
<p>La <a href="https://www.greenplanner.it/2026/02/23/convegno-gira-la-vite-vino-crisi-climatica/" target="_blank" rel="noopener"><strong>vitivinicoltura italiana</strong></a> attraversa una fase di contraddizioni difficili da leggere con le sole categorie del mercato. Da un lato, la <strong>filiera produttiva ha assorbito negli ultimi anni aumenti significativi dei costi energetici, logistici e delle materie prime</strong>, senza scaricarli integralmente sul prezzo finale.</p>
<p>Dall’altro, i <strong>consumi calano</strong>, le occasioni di consumo fuori casa si riducono e il vino rischia di perdere il suo statuto di prodotto identitario quotidiano per diventare, progressivamente, un <strong>bene d’occasione</strong>.</p>
<p>Per Mario Serpillo, presidente nazionale dell’Unione Coltivatori Italiani (Uci), il tema dell’inflazione e del calo del potere d’acquisto sta incidendo profondamente anche sul comparto vitivinicolo, soprattutto per quel che riguarda i consumi fuori casa.</p>
<p>“<em>Il rischio</em> – spiega – <em>è che il vino, da elemento identitario della nostra cultura alimentare, diventi sempre più un prodotto occasionale e meno accessibile</em>“.</p>
<p>È un’osservazione che i dati di mercato confermano. Nel 2025, il <strong>mercato del beverage fuori casa ha chiuso con una flessione a volumi del -0,30%</strong> e una crescita a valore del +2,4% – crescita trainata però dall’inflazione di canale e non da un reale aumento delle consumazioni.</p>
<p>Tuttavia, il <strong>vino</strong> ha subito una grande difficoltà strutturale: nel primo trimestre 2025, nel canale fuori casa, ha <strong>segnato -12% rispetto allo stesso periodo del 2024</strong>, le bollicine -13%.</p>
<h2>Il dato europeo: l’Italia tiene, ma i consumi no</h2>
<p>Il confronto con gli altri principali mercati vitivinicoli europei restituisce un quadro che rafforza la posizione dei produttori italiani. Tra il 2015 e il 2025, l’aumento dei prezzi al consumo del vino in Italia si è fermato al +7,4% (dati Eurostat) – il più contenuto tra i grandi Paesi produttori.</p>
<p>Nello stesso periodo, la Francia ha registrato +25,7%, la Spagna +27,4%, la Germania +22,6%, con picchi ancora più elevati nei mercati dell’Est Europa. <strong>Questa tenuta non è avvenuta in un contesto di costi stabili</strong>.</p>
<p>Tra il 2021 e il 2025, i prodotti alimentari in Italia sono cresciuti complessivamente del +25% (dati Istat): un aumento che ha investito anche le materie prime, l’energia e la logistica su cui si fonda la produzione vinicola.</p>
<p>La filiera ha scelto di assorbire parte di questi incrementi, mantenendo prezzi competitivi per tutelare i volumi e la propria presenza sul mercato.</p>
<h2>La premiumisation: qualità crescente, base di consumatori più stretta</h2>
<p>Parallelamente alla <strong>tenuta dei prezzi alla produzione</strong>, il comparto vitivinicolo italiano ha attraversato negli ultimi dieci anni un <strong>processo di riposizionamento strategico</strong> che ha modificato in profondità il mercato.</p>
<p>La cosiddetta <strong>premiumisation</strong> – l’orientamento verso segmenti di qualità e prezzo più elevati – ha valorizzato il prodotto italiano sullo scenario internazionale, ma ha ridisegnato la base del consumo interno.</p>
<p>I dati di mercato restituiscono questa dinamica con precisione. Nella distribuzione moderna, il <strong>volume totale di vendita di vini ha segnato un calo dell’1,1% rispetto al 2023</strong>, mentre i segmenti di qualità superiore continuano a crescere a valore: il consumatore tende a comprare meno, ma con maggiore attenzione alla selezione.</p>
<p>Il fuori casa racconta una storia analoga: le <strong>occasioni serali soffrono</strong>, con l’aperitivo in calo dell’1,9% in termini di presenze e la cena a -0,8% in volume, anche se i prezzi più alti compensano a valore. <strong>Meno consumatori, che spendono di più</strong>: una polarizzazione che esclude fasce di popolazione sempre più ampie dall’accesso ordinario al vino.</p>
<p>A questo si aggiunge una pressione culturale di segno opposto. Secondo le <strong>rilevazioni Cga by Niq</strong>, oltre un terzo dei consumatori italiani dichiara l’intenzione di moderare il consumo di alcolici nel corso dell’anno, con punte del 30% tra i 18 e i 34 anni.</p>
<p>Salutismo, attenzione alla spesa e riduzione delle occasioni serali fuori casa concorrono a ridisegnare la domanda in modo strutturale, non congiunturale.</p>
<h2>La distribuzione come variabile critica: la posizione dell’Uci</h2>
<p><strong>Su questo quadro si innesta la denuncia della filiera produttiva</strong> su una variabile spesso rimasta fuori dal perimetro del dibattito pubblico: i ricarichi applicati dalla grande distribuzione e dal canale horeca sul prezzo finale al consumatore.</p>
<p>“<em>Non possiamo ignorare che da parte della grande distribuzione, soprattutto del canale horeca, vengono praticati ricarichi che incidono notevolmente sul costo finale dei prodotti</em> – afferma <strong>Serpillo</strong> – <em>contribuendo in modo determinante alla contrazione dei consumi</em>“.</p>
<p>È un punto di frizione rilevante: <strong>i produttori tengono i prezzi, ma il consumatore percepisce un vino sempre più costoso</strong>. La forbice si apre a valle della filiera, in un passaggio che rimane scarsamente trasparente per il consumatore finale.</p>
<p>I dati degli Stati Generali del Food & Beverage confermano che, <strong>nonostante l’inflazione nel canale horeca sia scesa, rimane comunque più alta rispetto alla grande distribuzione organizzata</strong>, con una crescente preferenza dei consumatori per i prodotti nei segmenti meno costosi del mercato – dinamica particolarmente evidente proprio nelle bevande alcoliche, dove vino, bollicine e spirits mostrano segnali di sofferenza.</p>
<p>Per Uci la risposta non può essere solo produttiva: “<em>dobbiamo difendere il vino come prodotto agricolo di qualità, legato ai territori e alla dieta mediterranea, evitando che diventi un bene di lusso</em> – dichiara <strong>Serpillo</strong> – <em>Serve lavorare lungo tutta la filiera, dalla produzione alla distribuzione, per garantire sostenibilità economica alle imprese agricole e prezzi equi per i consumatori</em>“.</p>
<p>La proposta è articolata su tre assi: <strong>trasparenza lungo la filiera</strong>, <strong>sviluppo della filiera corta</strong> per ridurre i passaggi distributivi che amplificano i ricarichi e <strong>politiche pubbliche che tutelino</strong> simultaneamente produttori e consumatori.</p>
<p>Fondamentale quindi per Uci è <strong>sostenere i consumi interni e rafforzare il legame tra cittadini e produzione agricola nazionale</strong>; una connessione che il vino italiano ha costruito in secoli di cultura alimentare e che i numeri degli ultimi anni segnalano come fragile per la prima volta in modo strutturale.</p>
<p><em>Crediti immagine: <a href="https://depositphotos.com/it/" target="_blank" rel="noopener">Depositphotos</a></em></p>
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<title>Stretching Circularity: verso un elastan compatibile con il riciclo tessile</title>
<link>https://www.eventi.news/stretching-circularity-verso-un-elastan-compatibile-con-il-riciclo-tessile</link>
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<description><![CDATA[ La diffusione dell’elastan nei tessili rappresenta una criticità strutturale per la circolarità del settore moda. Il progetto Stretching Circularity punta a validare alternative bio-based e riciclate, colmando il divario tra innovazione tecnologica e applicazione industriale Nel sistema moda contemporaneo, l’elastan rappresenta una componente tanto discreta quanto pervasiva. Presente in circa l’80% dei capi di abbigliamento, […]
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 15:30:13 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/04/01/stretching-circularity-elastan-sostenibile/" title="Stretching Circularity: verso un elastan compatibile con il riciclo tessile" rel="nofollow"><img width="1200" height="799" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_elastan.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="elastan" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_elastan.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_elastan-768x511.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_elastan-631x420.jpg 631w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_elastan-640x426.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>La diffusione dell’elastan nei tessili rappresenta una criticità strutturale per la circolarità del settore moda. Il progetto Stretching Circularity punta a validare alternative bio-based e riciclate, colmando il divario tra innovazione tecnologica e applicazione industriale</em></p>
<p>Nel sistema moda contemporaneo, l’<strong>elastan</strong> rappresenta una <strong>componente tanto discreta quanto pervasiva</strong>. Presente in circa l’80% dei capi di abbigliamento, viene utilizzato in percentuali contenute – generalmente tra l’1% e il 5% nei tessuti naturali – ma può raggiungere quote significativamente più elevate nei materiali sintetici.</p>
<p>Questa diffusione capillare risponde a<strong> esigenze consolidate di vestibilità, resistenza e comfort</strong>, caratteristiche ormai imprescindibili nei processi produttivi industriali.</p>
<p>Nonostante i vantaggi prestazionali, l’<strong>elastan presenta criticità ambientali rilevanti</strong>. Trattandosi di una fibra di origine fossile, contribuisce alle <a href="https://www.greenplanner.it/2023/06/15/compensazione-emissioni-climalteranti/" target="_blank" rel="noopener"><strong>emissioni climalteranti</strong></a> e al consumo di risorse non rinnovabili.</p>
<p>A ciò si aggiunge una problematica tecnica meno evidente ma altrettanto significativa: anche <strong>basse concentrazioni di elastan compromettono i processi di riciclo meccanico e chimico dei tessuti</strong>.</p>
<p>Ne deriva che una quota consistente di materiali misti venga oggi destinata al downcycling o allo smaltimento, con perdita di valore e incremento degli impatti ambientali.</p>
<h2>Stretching Circularity: un approccio sistemico</h2>
<p>In questo contesto si inserisce l’iniziativa promossa da <strong>Fashion for Good</strong>, denominata <strong>Stretching Circularity</strong>. Il progetto si propone di affrontare una delle principali barriere tecniche alla circolarità tessile, ossia la difficoltà di integrare fibre elastiche in sistemi di recupero efficienti.</p>
<p>L’approccio adottato si fonda su una duplice linea di intervento: da un lato, la sperimentazione di <strong>elastan di nuova generazione</strong> ottenuto da materie prime alternative, incluse fonti bio-based; dall’altro, lo <strong>sviluppo di soluzioni di elastan rigenerato</strong> attraverso tecnologie emergenti di riciclo.</p>
<p>Elemento distintivo dell’iniziativa è l’adozione di un modello di validazione su scala pilota. I materiali sviluppati vengono testati attraverso la realizzazione di capi dimostratori, tra cui t-shirt tecniche con il 10% di elastan e versioni non tecniche con percentuali inferiori.</p>
<p>Questo approccio consente di valutare simultaneamente le prestazioni funzionali, l’<a href="https://www.greenplanner.it/sostenibilita/" target="_blank" rel="noopener"><strong>impatto ambientale, la sostenibilità economica e la scalabilità</strong></a> industriale delle soluzioni proposte, superando la tradizionale distanza tra laboratorio e produzione.</p>
<p>Il progetto si avvale della partecipazione di attori rilevanti lungo l’intera catena del valore. Tra questi figurano <strong>Levi Strauss & Co, On, Paradise Textiles e Reformation</strong>, affiancati dal contributo consulenziale di <strong>Ralph Lauren Corporation</strong> e dal supporto di organizzazioni come <a href="https://www.greenplanner.it/2024/05/14/dalla-cina-un-robusto-tessuto-di-cotone-superidrofobico-e-antimacchia-rigenerante/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Ellen MacArthur Foundation</strong></a>.</p>
<p>Tale configurazione consente di condividere competenze, identificare criticità e generare dati comparabili, fondamentali per orientare le decisioni strategiche del settore.</p>
<h2>Dati, standard e riduzione del rischio</h2>
<p>Uno degli obiettivi centrali di <strong>Stretching Circularity</strong> è la produzione di evidenze empiriche affidabili, in grado di supportare l’<strong>adozione industriale di elastan a basso impatto</strong>.</p>
<p>La disponibilità di <strong>dati comparabili su riciclabilità e performance</strong> rappresenta infatti un prerequisito essenziale per ridurre il rischio percepito da parte dei brand e favorire investimenti su larga scala. In questo senso, il progetto si configura come un’infrastruttura conoscitiva oltre che tecnologica.</p>
<p>La sfida posta dall’elastan evidenzia come <strong>anche componenti marginali</strong>, in termini quantitativi, possano incidere profondamente sulla <strong>sostenibilità complessiva di un prodotto</strong>.</p>
<p>L’<strong>iniziativa di Fashion for Good</strong> mira a trasformare un elemento oggi considerato contaminante in una risorsa compatibile con modelli circolari. Un passaggio che richiama, in fondo, una logica industriale già nota: innovare senza tradire la funzionalità, adattando progressivamente materiali e processi a nuovi standard produttivi.</p>
<p><em>Crediti immagine: <a href="https://depositphotos.com/it/" target="_blank" rel="noopener">Depositphotos</a></em></p>
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<div><img decoding="async" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2023/02/aurora-magni.jpg" alt="Aurora Magni"><strong>Aurora Magni</strong>: una laurea in filosofia e una passione per i materiali e l'innovazione nell'industria tessile e della moda; è presidente e cofondatrice della società di ricerca e consulenza Blumine, insegna Sostenibilità dei sistemi industriali alla Liuc di Castellanza e collabora con università e centri ricerca. Giornalista, ha in attivo studi e pubblicazioni sulla sostenibilità | <a href="https://www.linkedin.com/in/aurora-magni-7744907/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Linkedin</strong></a></div>
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<title>Solitudine, povertà e demenza nell’Italia che invecchia senza una strategia</title>
<link>https://www.eventi.news/solitudine-poverta-e-demenza-nellitalia-che-invecchia-senza-una-strategia</link>
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<description><![CDATA[ In Italia, il 14% degli anziani non ha nessuno a cui chiedere aiuto e il 12% nessuno con cui confidarsi: valori quasi doppi rispetto alla media europea. Dietro questi numeri si nasconde un’emergenza silenziosa che intreccia isolamento sociale, fragilità economica e rischio clinico – e che il Paese non ha ancora affrontato con una strategia […]
L&#039;articolo Solitudine, povertà e demenza nell’Italia che invecchia senza una strategia è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 15:30:12 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Solitudine, povertà, demenza, nell’Italia, che, invecchia, senza, una, strategia</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/04/01/solitudine-poverta-demenza-anziani/" title="Solitudine, povertà e demenza nell’Italia che invecchia senza una strategia" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_anziani-depressione.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="anziani e depressione" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_anziani-depressione.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_anziani-depressione-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_anziani-depressione-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_anziani-depressione-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>In Italia, il 14% degli anziani non ha nessuno a cui chiedere aiuto e il 12% nessuno con cui confidarsi: valori quasi doppi rispetto alla media europea. Dietro questi numeri si nasconde un’emergenza silenziosa che intreccia isolamento sociale, fragilità economica e rischio clinico – e che il Paese non ha ancora affrontato con una strategia nazionale</em></p>
<p>L’<strong>Italia è tra i Paesi più longevi d’Europa</strong>, eppure anche tra i più soli. Secondo i <strong>dati Eurostat</strong>, il 14% degli anziani italiani dichiara di non avere nessuno a cui chiedere aiuto, e il 12% nessuno con cui confidarsi – percentuali quasi doppie rispetto alla media europea del 6,1%.</p>
<p>Non si tratta di una condizione marginale: si tratta di un <strong>vuoto strutturale che riguarda milioni di persone</strong>. A rendere il dato ancora più pesante è il confronto internazionale.</p>
<p>Otto Paesi occidentali hanno già adottato piani nazionali contro la solitudine, come documenta l’<strong>Associazione Italiana di Psicogeriatria</strong>. Nel Regno Unito e in Giappone sono stati istituiti veri e propri ministeri dedicati al problema.</p>
<p>L’Italia, invece, è ancora <strong>ferma all’attuazione concreta delle norme esistenti</strong>: nessuna strategia organica, nessun coordinamento nazionale, nessuna risposta sistemica a un fenomeno che cresce in silenzio.</p>
<h2>Città che cambiano, anziani che scompaiono</h2>
<p>La solitudine degli anziani non nasce nel vuoto: si radica in <strong>contesti urbani profondamente trasformati</strong>. La chiusura dei negozi di prossimità, lo spostamento dei servizi verso le periferie, la scarsa accessibilità dei trasporti pubblici, la carenza di spazi verdi, l’aumento dell’<a href="https://www.greenplanner.it/2025/07/02/inquinamento-acustico-come-combatterlo/" target="_blank" rel="noopener"><strong>inquinamento acustico e atmosferico</strong></a> – tutto contribuisce a rendere le città luoghi sempre meno abitabili per chi ha più di 65 anni.</p>
<p>In molti quartieri restano anziani che si sentono disimpegnati dalla vita collettiva, quasi invisibili in ambienti che non riconoscono più. A questa fragilità ambientale si somma quella economica: gli <strong>over 65 rappresentano circa il 24% della popolazione italiana</strong> (fonte Istat), ma sono tra i gruppi più esposti all’aumento del costo della vita, spesso con pensioni non adeguate a fronteggiarlo.</p>
<p>In un Paese dove si stimano circa 73 anni di vita in buona salute, <strong>la vera sfida non è solo vivere più a lungo, ma vivere meglio</strong>. Senza interventi strutturali, il rischio è lasciare una quota crescente della popolazione in una condizione di fragilità silenziosa, con conseguenze sanitarie, sociali ed economiche difficilmente reversibili.</p>
<h2>Il costo clinico ed economico dell’isolamento</h2>
<p>La <strong>solitudine non è solo un disagio esistenziale</strong>: è un fattore di <strong>rischio clinico documentato</strong>. Le evidenze scientifiche la associano a un aumento del 50% del rischio di demenza e del 30% della mortalità precoce. Viene ormai riconosciuta tra i <strong>fattori modificabili dello sviluppo della demenza</strong>: circa il 5% dei casi è attribuibile direttamente all’isolamento sociale.</p>
<p>Le implicazioni si estendono al <strong>sistema sanitario nel suo complesso</strong>. Le persone socialmente isolate ricorrono più frequentemente ai servizi di emergenza e alle cure ospedaliere, contribuendo al sovraccarico del <strong>Servizio Sanitario Nazionale</strong> in un momento già segnato da cronicità e carenza di personale.</p>
<p>Le linee guida internazionali indicano una direzione concreta: <strong>mantenere relazioni quotidiane con 5-6 persone diverse rappresenta un fattore protettivo significativo</strong> contro il deterioramento cognitivo e il disagio psicologico. Una misura semplice nella formulazione, ma che richiede un ecosistema sociale funzionante per essere praticabile.</p>
<p>A complicare ulteriormente il quadro si aggiunge una <strong>dimensione psicologica collettiva spesso sottovalutata</strong>. Secondo i clinici dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria, la <strong>guerra in corso e le tensioni geopolitiche globali</strong> stanno generando negli anziani un clima che richiama, per intensità e diffusività, quello precedente alla Seconda Guerra Mondiale.</p>
<p>Molti pazienti anziani percepiscono una minaccia concreta e pervasiva, con un senso di inquietudine crescente che si sovrappone all’isolamento già esistente.</p>
<p>Questa dimensione psicologica non è separabile dal resto: si intreccia con la solitudine sociale e la fragilità economica, <strong>amplificando il rischio di ansia, depressione e declino cognitivo</strong>.</p>
<p>L’anziano solo, economicamente vulnerabile e sovraesposto a un’informazione spesso allarmistica, diventa un soggetto ad altissima fragilità multifattoriale.</p>
<h2>Una risposta sistemica che non può attendere</h2>
<p>La <strong>solitudine degli anziani italiani è un’emergenza di salute pubblica</strong> che richiede una risposta politica all’altezza. Non basta agire sui singoli sintomi – il servizio di trasporto, il centro diurno, il medico di base – se manca una regia nazionale capace di connettere le politiche abitative, sociali, sanitarie e urbanistiche in una visione coerente.</p>
<p>L’esempio degli altri Paesi dimostra che è possibile: servono una <strong>strategia nazionale contro la solitudine</strong>, risorse dedicate,<strong> indicatori di monitoraggio</strong> e un coordinamento tra livello centrale e territoriale.</p>
<p>In un Paese che invecchia rapidamente, ignorare questo nesso – tra isolamento, povertà e declino cognitivo – non è una scelta neutrale: <strong>è una scelta che ha un costo sanitario, sociale ed economico di cui prima o poi dovremo pagare il conto</strong>.</p>
<p><em>Crediti immagine: <a href="https://depositphotos.com/it/" target="_blank" rel="noopener">Depositphotos</a></em></p>
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<title>Nasce a Trieste il primo master al mondo in Metrologia delle radiazioni</title>
<link>https://www.eventi.news/nasce-a-trieste-il-primo-master-al-mondo-in-metrologia-delle-radiazioni</link>
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<description><![CDATA[ Al via, presso l’Università di Trieste, il nuovo master in Metrologia delle radiazioni, un percorso che permetterà a studenti e studentesse provenienti dai Paesi in via di sviluppo, di acquisire competenze utili per l’accuratezza delle misurazioni e la precisione delle diagnosi    Misurare con precisione per salvare vite. È da questa esigenza per la sicurezza […]
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 15:30:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Nasce, Trieste, primo, master, mondo, Metrologia, delle, radiazioni</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/04/01/trieste-master-metrologia-radiazioni/" title="Nasce a Trieste il primo master al mondo in Metrologia delle radiazioni" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Master-Uni-Trieste.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Master in Metrologia delle radiazioni" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Master-Uni-Trieste.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Master-Uni-Trieste-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Master-Uni-Trieste-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/04/Master-Uni-Trieste-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Al via, presso l’Università di Trieste, il nuovo master in Metrologia delle radiazioni, un percorso che permetterà a studenti e studentesse provenienti dai Paesi in via di sviluppo, di acquisire competenze utili per l’accuratezza delle misurazioni e la precisione delle diagnosi   </em></p>
<p>Misurare con precisione per salvare vite. È da questa esigenza per la sicurezza dei pazienti che ha preso il via, all’<strong><a href="https://www.greenplanner.it/2025/07/30/universita-trieste-modellistica-rischi-climatici/" target="_blank" rel="noopener">Università di Trieste</a></strong>, il <strong>primo master universitario</strong> al mondo in <strong>Metrologia delle radiazioni</strong>.</p>
<p>Un percorso innovativo, di <strong>durata biennale</strong>, destinato a formare specialisti altamente qualificati in un settore cruciale della <strong>medicina moderna</strong>.</p>
<p>Nato dalla collaborazione tra il <strong>Centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam </strong>(<strong>Ictp</strong>) e l’<strong>Università di Trieste</strong>, con il co-finanziamento dell’<strong>Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica</strong> (Aiea), il programma si inserisce all’interno del <strong>Master di Studi Avanzati in Fisica Medica</strong> (Mmp).</p>
<p>Le tecnologie che utilizzano radiazioni (radiografie, Tac e radioterapia) rappresentano strumenti indispensabili per la <strong>diagnosi e la cura di numerose patologie</strong>, in particolare <strong>oncologiche</strong>.</p>
<p>Tuttavia, il loro impiego richiede <strong>standard elevatissimi di sicurezza e precisione</strong>. Errori anche minimi nella misurazione delle dosi possono avere conseguenze significative sulla vita dei pazienti.</p>
<p>È proprio in questo contesto che si inserisce la figura del <strong>metrologo delle radiazioni</strong>: un professionista incaricato di <strong>calibrare gli strumenti</strong>, <strong>verificare l’accuratezza delle misurazioni </strong>e <strong>certificare che le apparecchiature rispettino le normative internazionali</strong>.</p>
<p>Una competenza sempre più richiesta, soprattutto nei <strong>Paesi in via di sviluppo</strong>, dove le infrastrutture sanitarie necessitano di standardizzazione e supporto tecnico.</p>
<p>Il master si rivolge infatti a un numero ristretto di studenti selezionati, provenienti principalmente da <strong>Africa, Asia e America Latina</strong>. I primi quattro partecipanti – originari di Venezuela, Nigeria, Kenya e Sudafrica – hanno già avviato il loro percorso formativo.</p>
<p>Durante il primo anno, gli studenti seguiranno <strong>corsi teorici avanzati in fisica medica</strong>, con corsi aggiuntivi incentrati sulla <strong>misurazione delle dosi e sulla calibrazione</strong>.</p>
<p>Il secondo anno sarà dedicato alla <strong>formazione pratica</strong>, con tirocini previsti presso istituzioni di alto livello come l’<strong>Istituto Nazionale di Metrologia delle Radiazioni Ionizzanti</strong> (Inmri-Enea) a Roma o presso l’<strong>Aiea</strong> a Vienna.</p>
<h2>Il master di Studi Avanzati in Fisica Medica</h2>
<p>Attivo dal 2014, il <strong>Master di Studi Avanzati in Fisica Medica</strong> (Mmp) è un programma di formazione della durata di due anni, gestito congiuntamente dall’<strong>Ictp</strong> e dall’<strong>Università di Trieste</strong>.</p>
<p>Rivolto a giovani laureati in fisica e discipline affini, il master combina una <strong>solida preparazione teorica con un’intensa esperienza clinica</strong>, che consente loro di ottenere il riconoscimento come fisici medici clinici nei propri Paesi d’origine.</p>
<p>Il primo anno è dedicato a <strong>corsi di base e avanzati</strong>, tenuti in lingua inglese e sviluppati con il contributo di esperti dell’Ictp, dell’Università di Trieste e dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea). Il secondo anno prevede, invece, una <strong>formazione professionale sul campo</strong> presso reparti di fisica medica in ospedali italiani appartenenti alla rete del programma.</p>
<p>Dalla sua attivazione, il master ha già formato quasi <strong>190 fisici medici provenienti da oltre 70 Paesi</strong>, in gran parte del Sud del mondo: circa 90 dall’Africa, 44 dall’Asia, 41 dall’America Latina e dai Caraibi, 14 dall’Europa e uno dall’Oceania.</p>
<p>Un dato significativo riguarda anche la <strong>partecipazione femminile</strong>, che rappresenta quasi il <strong>40% degli iscritti</strong>.</p>
<p>A partire dal prossimo anno accademico, il programma sarà ulteriormente arricchito grazie alla collaborazione con l’<strong>Università delle Nazioni Unite</strong>, attraverso l’<strong>International Institute for Global Health</strong>, che introdurrà nuovi moduli dedicati all’etica medica e all’accesso alle cure su scala globale.</p>
<p><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F04%2F01%2Ftrieste-master-metrologia-radiazioni%2F&linkname=Nasce%20a%20Trieste%20il%20primo%20master%20al%20mondo%20in%20Metrologia%20delle%20radiazioni" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F04%2F01%2Ftrieste-master-metrologia-radiazioni%2F&linkname=Nasce%20a%20Trieste%20il%20primo%20master%20al%20mondo%20in%20Metrologia%20delle%20radiazioni" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_bluesky" href="https://www.addtoany.com/add_to/bluesky?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F04%2F01%2Ftrieste-master-metrologia-radiazioni%2F&linkname=Nasce%20a%20Trieste%20il%20primo%20master%20al%20mondo%20in%20Metrologia%20delle%20radiazioni" title="Bluesky" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F04%2F01%2Ftrieste-master-metrologia-radiazioni%2F&linkname=Nasce%20a%20Trieste%20il%20primo%20master%20al%20mondo%20in%20Metrologia%20delle%20radiazioni" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_threads" href="https://www.addtoany.com/add_to/threads?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F04%2F01%2Ftrieste-master-metrologia-radiazioni%2F&linkname=Nasce%20a%20Trieste%20il%20primo%20master%20al%20mondo%20in%20Metrologia%20delle%20radiazioni" title="Threads" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F04%2F01%2Ftrieste-master-metrologia-radiazioni%2F&linkname=Nasce%20a%20Trieste%20il%20primo%20master%20al%20mondo%20in%20Metrologia%20delle%20radiazioni" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_telegram" href="https://www.addtoany.com/add_to/telegram?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F04%2F01%2Ftrieste-master-metrologia-radiazioni%2F&linkname=Nasce%20a%20Trieste%20il%20primo%20master%20al%20mondo%20in%20Metrologia%20delle%20radiazioni" title="Telegram" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F04%2F01%2Ftrieste-master-metrologia-radiazioni%2F&linkname=Nasce%20a%20Trieste%20il%20primo%20master%20al%20mondo%20in%20Metrologia%20delle%20radiazioni" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F04%2F01%2Ftrieste-master-metrologia-radiazioni%2F&title=Nasce%20a%20Trieste%20il%20primo%20master%20al%20mondo%20in%20Metrologia%20delle%20radiazioni" data-a2a-url="https://www.greenplanner.it/2026/04/01/trieste-master-metrologia-radiazioni/" data-a2a-title="Nasce a Trieste il primo master al mondo in Metrologia delle radiazioni"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.greenplanner.it/2026/04/01/trieste-master-metrologia-radiazioni/">Nasce a Trieste il primo master al mondo in Metrologia delle radiazioni</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.greenplanner.it/">GreenPlanner Magazine</a>.</p>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>L’Iran ha colpito una petroliera nel porto di Dubai, con a bordo 2 milioni di barili di petrolio</title>
<link>https://www.eventi.news/liran-ha-colpito-una-petroliera-nel-porto-di-dubai-con-a-bordo-2-milioni-di-barili-di-petrolio</link>
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<description><![CDATA[ Un attacco attribuito all’Iran ha colpito nel porto di Dubai la petroliera kuwaitiana Al Salmi, con circa 2 milioni di barili di petrolio a bordo, provocando un incendio e danni allo scafo. Le autorità locali hanno reso noto che le fiamme sono state domate nelle prime ore di stamani, immediatamente dopo l’attacco, effettuato tramite droni.
Secondo quanto comunicato dalla Kuwait Petroleum Corporation (Kpc), la petroliera è stata centrata mentre si trovava all’ancora nel porto dell’emirato. L’intervento delle squadre antincendio marittime ha permesso di spegnere il rogo senza conseguenze per l’equipaggio: tutti i 24 membri a bordo risultano in salvo e non si registrano feriti.
Al momento è stato inoltre escluso lo sversamento di greggio in mare, nonostante la nave trasportasse circa 2 milioni di barili di petrolio, per un valore stimato in oltre 200 milioni di dollari ai prezzi attuali.
I rischi di disastro ecologico si stanno comunque moltiplicando: l’attacco di oggi s’inserisce infatti in una sequela di assalti contro navi mercantili nel Golfo e nello Stretto di Hormuz, compiuti con missili o droni aerei e marittimi carichi di esplosivo dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, avviata il 28 febbraio. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 04:00:20 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>L’Iran, colpito, una, petroliera, nel, porto, Dubai, con, bordo, milioni, barili, petrolio</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/petroliera_al_salmi.jpg" alt=""></p><p>Un attacco <a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/3/31/drone-attack-sparks-fire-on-kuwaiti-tanker-in-uae-amid-irans-gulf-attacks">attribuito </a>all’Iran ha colpito nel porto di Dubai la petroliera kuwaitiana Al Salmi, con circa 2 milioni di barili di petrolio a bordo, provocando un incendio e danni allo scafo. Le autorità locali hanno <a href="https://x.com/DXBMediaOffice?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E2038844927589888250%7Ctwgr%5E0d303e9ded66751d095eac357552693f693e14e7%7Ctwcon%5Es1_&ref_url=https%3A%2F%2Fwww.ilpost.it%2Flive%2Fisraele-stati-uniti-iran-guerra%2F">reso noto</a> che le fiamme sono state domate nelle prime ore di stamani, immediatamente dopo l’attacco, effettuato tramite droni.</p>
<p>Secondo quanto comunicato dalla Kuwait Petroleum Corporation (Kpc), la petroliera è stata centrata mentre si trovava all’ancora nel porto dell’emirato. L’intervento delle squadre antincendio marittime <a href="https://www.facebook.com/kuwaittimesdaily/posts/kuwaiti-crude-carrier-al-salmi-was-directly-attacked-by-iranian-forces-while-doc/1385777740262624/">ha permesso</a> di spegnere il rogo senza conseguenze per l’equipaggio: tutti i 24 membri a bordo risultano in salvo e non si registrano feriti.</p>
<p>Al momento è stato inoltre escluso lo sversamento di greggio in mare, nonostante la nave trasportasse circa 2 milioni di barili di petrolio, per un valore stimato in <a href="https://www.theguardian.com/world/2026/mar/31/kuwaiti-tanker-hit-by-iranian-attack-in-dubai-port-raising-oil-spill-fears">oltre 200 milioni di dollari</a> ai prezzi attuali.</p>
<p>I rischi di disastro ecologico si stanno comunque moltiplicando: l’attacco di oggi s’inserisce infatti in una sequela di assalti contro navi mercantili nel Golfo e nello Stretto di Hormuz, compiuti con missili o droni aerei e marittimi carichi di esplosivo dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, avviata il 28 febbraio.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Quest’anno alle compagnie petrolifere 24 miliardi di profitti straordinari a spese degli automobilisti europei</title>
<link>https://www.eventi.news/questanno-alle-compagnie-petrolifere-24-miliardi-di-profitti-straordinari-a-spese-degli-automobilisti-europei</link>
<guid>https://www.eventi.news/questanno-alle-compagnie-petrolifere-24-miliardi-di-profitti-straordinari-a-spese-degli-automobilisti-europei</guid>
<description><![CDATA[ Secondo un nuovo studio di Transport &amp; Environment, le grandi compagnie petrolifere incasseranno nel corso di quest’anno 24 miliardi di euro di profitti straordinari grazie agli automobilisti europei, sulla scia dell’ultimo conflitto in Medio Oriente. L’analisi mostra che le compagnie petrolifere hanno già realizzato 1,3 miliardi di euro di guadagni in più per il rialzo dei prezzi dei combustibili fossili. T&amp;E, che è la principale ong europea impegnata nel settore della mobilità pulita, invita l’Ue a introdurre una tassa sui profitti straordinari e a utilizzare i fondi per aiutare gli europei a diventare meno vulnerabili rispetto ai futuri shock petroliferi.
Nel dettaglio, gli analisti sono partiti dal fatto che gli attacchi sferrati da Stati Uniti e Israele contro l’Iran il 28 febbraio 2026 hanno provocato il più forte aumento dei prezzi del greggio dai tempi dell’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. Al 23 marzo scorso, i prezzi alla pompa nell’Ue avevano raggiunto di media i 2,06 €/l per il gasolio e 1,89 €/l per la benzina, con un aumento rispettivamente di 49 e 27 centesimi al litro rispetto al periodo precedente al conflitto. Riempire un serbatoio da 55 litri di gasolio costa ora quasi 27 € in più rispetto a prima dell’inizio del conflitto.
La stessa dinamica è stata osservata nel 2022, in seguito all&#039;invasione russa dell’Ucraina: gli automobilisti dell’Ue hanno pagato un sovrapprezzo geopolitico complessivo di circa 55 miliardi di euro nel corso dell’anno. Le compagnie petrolifere — in particolare le raffinerie — non si sono limitate a trasferire i maggiori costi di produzione, ma hanno ampliato i propri margini. Gli utili delle raffinerie dell’Ue sono triplicati tra il 2021 e il 2022.
Scartando sia l’opzione più ottimistica, ma al momento assai remota, che il conflitto in Medio Oriente finisca nell’arco di poche settimane, ma anche quella più pessimistica (ulteriore aggravarsi della situazione e nuove impennate dei prezzi), gli esperti di T&amp;E spiegano che se le condizioni attuali dovessero persistere fino alla fine del 2026, si genererebbero profitti eccedenti lungo l’intera filiera dell’approvvigionamento di carburanti per il trasporto su strada: 24 miliardi di euro andrebbero a beneficio delle raffinerie e dei distributori che operano prevalentemente all’interno dell’UE, mentre 45 miliardi di euro andrebbero ai produttori di petrolio greggio e ai paesi produttori di petrolio.
L’Ue, spiega dunque l’ong, dovrebbe introdurre una tassa sugli utili in eccesso e utilizzare i fondi per aiutare i cittadini europei a diventare meno vulnerabili rispetto a shock petroliferi che ormai si sono fatti molto frequenti.
I margini di raffinazione del gasolio in Europa hanno superato quelli di altre regioni, riflettendo una carenza strutturale della capacità di raffinazione interna. Al contrario, i margini della benzina sono stati più contenuti a causa delle elevate scorte negli Stati Uniti e in Europa, nonché della debole domanda stagionale. L’Ue rimane strutturalmente più dipendente dalle importazioni di gasolio che da quelle di benzina. Con circa il 20% del gasolio europeo importato, questi profitti straordinari saranno realizzati in giurisdizioni extra-UE, limitando l’efficacia di qualsiasi imposta sui profitti straordinari applicata a livello dell’Ue.
Spiega Daniel Quiggin, consulente politico senior presso T&amp;E: «Ancora una volta, le difficoltà degli automobilisti vanno a vantaggio delle compagnie petrolifere. Queste ultime hanno tutti i motivi per mantenere l’Europa dipendente dai combustibili fossili, poiché sono loro a trarre profitto dagli aumenti dei prezzi. L’Ue dovrebbe reintrodurre la tassa sui profitti eccezionali e investire i proventi nell’elettrificazione e nelle energie rinnovabili, che consentiranno finalmente di spezzare questo circolo vizioso». ]]></description>
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 04:00:19 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Quest’anno, alle, compagnie, petrolifere, miliardi, profitti, straordinari, spese, degli, automobilisti, europei</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Pompa_benzina.png" alt="" width="978" height="660" loading="lazy"></p><p>Secondo <a href="https://www.transportenvironment.org/topics/energy/oil">un nuovo studio di Transport & Environment</a>, le grandi compagnie petrolifere incasseranno nel corso di quest’anno 24 miliardi di euro di profitti straordinari grazie agli automobilisti europei, sulla scia dell’ultimo conflitto in Medio Oriente. L’analisi mostra che le compagnie petrolifere hanno già realizzato 1,3 miliardi di euro di guadagni in più per il rialzo dei prezzi dei combustibili fossili. T&E, che è la principale ong europea impegnata nel settore della mobilità pulita, invita l’Ue a introdurre una tassa sui profitti straordinari e a utilizzare i fondi per aiutare gli europei a diventare meno vulnerabili rispetto ai futuri shock petroliferi.</p>
<p>Nel dettaglio, gli analisti sono partiti dal fatto che gli attacchi sferrati da Stati Uniti e Israele contro l’Iran il 28 febbraio 2026 hanno provocato il più forte aumento dei prezzi del greggio dai tempi dell’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. Al 23 marzo scorso, i prezzi alla pompa nell’Ue avevano raggiunto di media i 2,06 €/l per il gasolio e 1,89 €/l per la benzina, con un aumento rispettivamente di 49 e 27 centesimi al litro rispetto al periodo precedente al conflitto. Riempire un serbatoio da 55 litri di gasolio costa ora quasi 27 € in più rispetto a prima dell’inizio del conflitto.</p>
<p>La stessa dinamica è stata osservata nel 2022, in seguito all'invasione russa dell’Ucraina: gli automobilisti dell’Ue hanno pagato un sovrapprezzo geopolitico complessivo di circa 55 miliardi di euro nel corso dell’anno. Le compagnie petrolifere — in particolare le raffinerie — non si sono limitate a trasferire i maggiori costi di produzione, ma hanno ampliato i propri margini. Gli utili delle raffinerie dell’Ue sono triplicati tra il 2021 e il 2022.</p>
<p>Scartando sia l’opzione più ottimistica, ma al momento assai remota, che il conflitto in Medio Oriente finisca nell’arco di poche settimane, ma anche quella più pessimistica (ulteriore aggravarsi della situazione e nuove impennate dei prezzi), gli esperti di T&E spiegano che se le condizioni attuali dovessero persistere fino alla fine del 2026, si genererebbero profitti eccedenti lungo l’intera filiera dell’approvvigionamento di carburanti per il trasporto su strada: 24 miliardi di euro andrebbero a beneficio delle raffinerie e dei distributori che operano prevalentemente all’interno dell’UE, mentre 45 miliardi di euro andrebbero ai produttori di petrolio greggio e ai paesi produttori di petrolio.</p>
<p>L’Ue, spiega dunque l’ong, dovrebbe introdurre una tassa sugli utili in eccesso e utilizzare i fondi per aiutare i cittadini europei a diventare meno vulnerabili rispetto a shock petroliferi che ormai si sono fatti molto frequenti.</p>
<p>I margini di raffinazione del gasolio in Europa hanno superato quelli di altre regioni, riflettendo una carenza strutturale della capacità di raffinazione interna. Al contrario, i margini della benzina sono stati più contenuti a causa delle elevate scorte negli Stati Uniti e in Europa, nonché della debole domanda stagionale. L’Ue rimane strutturalmente più dipendente dalle importazioni di gasolio che da quelle di benzina. Con circa il 20% del gasolio europeo importato, questi profitti straordinari saranno realizzati in giurisdizioni extra-UE, limitando l’efficacia di qualsiasi imposta sui profitti straordinari applicata a livello dell’Ue.</p>
<p>Spiega Daniel Quiggin, consulente politico senior presso T&E: «Ancora una volta, le difficoltà degli automobilisti vanno a vantaggio delle compagnie petrolifere. Queste ultime hanno tutti i motivi per mantenere l’Europa dipendente dai combustibili fossili, poiché sono loro a trarre profitto dagli aumenti dei prezzi. L’Ue dovrebbe reintrodurre la tassa sui profitti eccezionali e investire i proventi nell’elettrificazione e nelle energie rinnovabili, che consentiranno finalmente di spezzare questo circolo vizioso».</p>]]> </content:encoded>
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<title>Sul relitto della gasiera russa Arctic Metagaz sta per abbattersi il ciclone mediterraneo Jolina</title>
<link>https://www.eventi.news/sul-relitto-della-gasiera-russa-arctic-metagaz-sta-per-abbattersi-il-ciclone-mediterraneo-jolina</link>
<guid>https://www.eventi.news/sul-relitto-della-gasiera-russa-arctic-metagaz-sta-per-abbattersi-il-ciclone-mediterraneo-jolina</guid>
<description><![CDATA[ La gasiera russa Arctic Metagaz è stata da un drone la notte del 3 marzo scorso e, per ragioni che riesce assai difficile qualificare, resta ancor oggi – a 28 giorni di distanza dall’evento – abbandonata in mezzo al Mediterraneo centrale, dopo che il suo equipaggio composto da 30 marinai è stato fortunatamente (e fortunosamente) tratto in salvo da un’unità mercantile omanita di passaggio in quel tratto di mare, a circa 25 miglia a sud delle coste maltesi.
Da allora il relitto della gasiera, ha continuato a vagare, come uno spirito dannato, senza alcuna destinazione, rimasto in balia delle correnti e dei venti che lo hanno sospinto in ultimo verso le coste della Libia. 
Da settimane stiamo assistendo day by day a un costante rimpallo di responsabilità, che ha portato le autorità nazionali (italiane e maltesi) e gli istituti preposti alla lotta contro antinquinamento (Rempec in testa e subito a seguire l’Emsa) ad assumere una sempre crescente distanza dalle sorti del relitto che, dopo tante peripezie, è giunto a galleggiare in acque ricadenti sotto la giurisdizione dello Stato libico e, pertanto, le autorità di quel Paese sono impegnate da giorni nel tentativo – finora rivelatosi vano – di rimorchiare il relitto verso un porto rifugio e, soprattutto, evitare che possa collidere con qualcuna delle piattaforme di estrazione di idrocarburi offshore presente in quell’area. 
Purtroppo, le ultime informazioni provenienti da “Radio Radicale” – unica emittente italiana rimasta a seguire con scrupolo e attenzione le sorti del relitto –, non sono positive nel senso che i tentativi di rimorchio finora effettuati dai libici, con l’ausilio di due distinte unità navali, non sono andati a buon fine né è dato conoscere, fino ad oggi, la destinazione finale del relitto che, in un primo momento, sembrava pacificamente essere il porto di Misurata.
La situazione attuale si presenta concretamente di difficile soluzione; ai tanti teorici che, anche dalle rassicuranti e comode file delle Istituzioni, profetizzavano del relitto quale “bomba ecologica” pronta ad esplodere possiamo, adesso, contrappore un’altra previsione non meno pericolosa e forse, dal punto di vista ambientale, ancora più dannosa: l’affondamento se non deliberato almeno premeditato, al quale il ciclone “Jolina”, che da domani si scatenerà su vasti settori del Mediterraneo centrale, con ogni probabilità, darebbe una grossa mano.
La soluzione finale, l’epigono più temuto si sta, purtroppo, per verificare: lasciare affondare il relitto della gasiera “Arctic Metagaz” con tutto quello che contiene e che rappresenta davvero una gravissima minaccia e le cui conseguenze non sono ancora quantificabili (solo immaginabili) per gli ecosistemi marini e la ricchezza della biodiversità presente in quell’area di mare: il Mediterraneo centrale che resta ancora, a parole, il Mare Nostrum. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 04:00:18 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Sul, relitto, della, gasiera, russa, Arctic, Metagaz, sta, per, abbattersi, ciclone, mediterraneo, Jolina</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/rimorchiatore_arctic_metagaz.jpg" alt="" width="960" height="1280" loading="lazy"></p><p><span>La gasiera russa Arctic Metagaz è stata da un drone la notte del 3 marzo scorso e, per ragioni che riesce assai difficile qualificare, resta ancor oggi – a 28 giorni di distanza dall’evento – abbandonata in mezzo al Mediterraneo centrale, dopo che il suo equipaggio composto da 30 marinai è stato fortunatamente (e fortunosamente) tratto in salvo da un’unità mercantile omanita di passaggio in quel tratto di mare, a circa 25 miglia a sud delle coste maltesi.</span></p>
<p><span>Da allora il relitto della gasiera, ha continuato a vagare, come uno spirito dannato, senza alcuna destinazione, rimasto in balia delle correnti e dei venti che lo hanno sospinto in ultimo verso le coste della Libia. </span></p>
<p><span>Da settimane stiamo assistendo <em>day by day</em> a un costante rimpallo di responsabilità, che ha portato le autorità nazionali (italiane e maltesi) e gli istituti preposti alla lotta contro antinquinamento (Rempec in testa e subito a seguire l’Emsa) ad assumere una sempre crescente distanza dalle sorti del relitto che, dopo tante peripezie, è giunto a galleggiare in acque ricadenti sotto la giurisdizione dello Stato libico e, pertanto, le autorità di quel Paese sono impegnate da giorni nel tentativo – finora rivelatosi vano – di rimorchiare il relitto verso un porto rifugio e, soprattutto, evitare che possa collidere con qualcuna delle piattaforme di estrazione di idrocarburi offshore presente in quell’area. </span></p>
<p><span>Purtroppo, le ultime informazioni provenienti da “Radio Radicale” – unica emittente italiana rimasta a seguire con scrupolo e attenzione le sorti del relitto –, non sono positive nel senso che i tentativi di rimorchio finora effettuati dai libici, con l’ausilio di due distinte unità navali, non sono andati a buon fine né è dato conoscere, fino ad oggi, la destinazione finale del relitto che, in un primo momento, sembrava pacificamente essere il porto di Misurata.</span></p>
<p><span>La situazione attuale si presenta concretamente di difficile soluzione; ai tanti teorici che, anche dalle rassicuranti e comode file delle Istituzioni, profetizzavano del relitto quale “bomba ecologica” pronta ad esplodere possiamo, adesso, contrappore un’altra previsione non meno pericolosa e forse, dal punto di vista ambientale, ancora più dannosa: l’affondamento se non deliberato almeno premeditato, al quale il ciclone “Jolina”, che da domani si scatenerà su vasti settori del Mediterraneo centrale, con ogni probabilità, darebbe una grossa mano.</span></p>
<p><span>La soluzione finale, l’epigono più temuto si sta, purtroppo, per verificare: lasciare affondare il relitto della gasiera “Arctic Metagaz” con tutto quello che contiene e che rappresenta davvero una gravissima minaccia e le cui conseguenze non sono ancora quantificabili (solo immaginabili) per gli ecosistemi marini e la ricchezza della biodiversità presente in quell’area di mare: il Mediterraneo centrale che resta ancora, a parole, il Mare Nostrum.</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Israele come l’Iran, approvata la pena di morte per i (soli) palestinesi accusati di “terrorismo”</title>
<link>https://www.eventi.news/israele-come-liran-approvata-la-pena-di-morte-per-i-soli-palestinesi-accusati-di-terrorismo</link>
<guid>https://www.eventi.news/israele-come-liran-approvata-la-pena-di-morte-per-i-soli-palestinesi-accusati-di-terrorismo</guid>
<description><![CDATA[ La Knesset, il Parlamento israeliano, ha approvato una legge che imporrà ai tribunali militari di comminare la pena di morte ai palestinesi condannati per aver ucciso israeliani in atti classificati come terrorismo, senza prevedere la stessa applicazione per gli ebrei condannati per l’uccisione di palestinesi. Il provvedimento, che entrerà in vigore entro 30 giorni, è passato con 62 voti favorevoli, 48 contrari e un’astensione.
L’approvazione rappresenta una vittoria politica per l’estrema destra israeliana, prima fautrice del genocidio in corso contro i palestinesi. Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir aveva infatti posto questa norma tra le condizioni principali dell’accordo di coalizione con il primo ministro Benjamin Netanyahu, che ha votato a favore. Al contempo Amichai Cohen, ricercatore senior presso l’Israel Democracy Institute, ha sottolineato all’Associated Press che «gli ebrei non saranno incriminati in base a questa legge».
Durissima la reazione dell’Autorità palestinese, che ha definito il testo «un crimine di guerra» contro il popolo palestinese, sostenendo che viola la Quarta Convenzione di Ginevra e le garanzie di un giusto processo.
B’Tselem, organizzazione israeliana per i diritti umani, ha ricordato che il tasso di condanna dei palestinesi nei tribunali militari si aggira intorno al 96%, denunciando anche il ricorso a confessioni ottenute con pressioni e torture. Per l’organizzazione la legge «è formulata in modo tale da colpire esclusivamente i palestinesi». Addameer, associazione palestinese che difende i diritti dei prigionieri, segnala inoltre che oltre un terzo dei 9.500 palestinesi detenuti da Israele all’11 marzo si trovava in detenzione amministrativa senza processo.
Subito dopo il voto, l’Associazione per i diritti civili in Israele ha annunciato un ricorso alla Corte suprema, definendo la legge discriminatoria e priva di fondamento giuridico nei confronti dei palestinesi della Cisgiordania. Tra i rilievi sollevati c’è anche l’abbassamento della soglia per la condanna a morte, che potrà essere decisa con maggioranza semplice invece che all’unanimità.
Sebbene Israele prevedesse già formalmente la pena di morte per genocidio, spionaggio in tempo di guerra e alcuni reati di terrorismo, il Paese ufficialmente non esegue condanne dal 1962, anno dell’esecuzione del criminale di guerra nazista Adolf Eichmann.
A chiedere l’abrogazione urgente della legge è anche Amnesty International. Erika Guevara-Rosas, direttrice senior dell’organizzazione, ha dichiarato che il provvedimento «facilita l&#039;uso della pena di morte, in una pubblica dimostrazione di crudeltà, discriminazione e totale disprezzo per i diritti umani» e rafforza «il sistema di apartheid israeliano».
Secondo Amnesty, la legge crea due distinti quadri giuridici per l’applicazione della pena di morte: uno nella Cisgiordania occupata, dove i tribunali militari potranno condannare a morte i palestinesi accusati di omicidi premeditati considerati atti terroristici, e uno in Israele e a Gerusalemme Est, dove i tribunali civili potranno emettere condanne capitali per chi venga ritenuto colpevole di aver ucciso con l’obiettivo di negare l’esistenza dello Stato di Israele. Nella lettura dell’organizzazione, si tratta di un impianto concepito di fatto per colpire i palestinesi.
Per Amnesty, qualsiasi condanna a morte inflitta in base a questa legge violerebbe il diritto alla vita e, se applicata ai palestinesi dei Territori occupati, potrebbe configurarsi come crimine di guerra. Si tratta di una condanna superpartes, in quanto sempre la stessa Amnesty denuncia da tempo le condanne a morte in corso in Iran – sono oltre 1.000 le persone giustiziate dal regime nel corso dell’ultimo anno –, Stato contro il quale paradossalmente si è scagliato proprio Israele a fianco degli Usa nella guerra in corso, apparentemente a tutela dei diritti civili oltre che per scongiurare un’improbabile escalation nucleare.   
«L’approvazione da parte della Knesset dell’applicazione della pena di morte per i palestinesi, e solo per i palestinesi, condannati per terrorismo, rappresenta un punto di non ritorno gravissimo. Un atto che segna l’ennesimo crimine contro il popolo palestinese, contro il diritto internazionale e contro i diritti umani – commenta Annalisa Corrado, eurodeputata S&amp;D e responsabile Conversione ecologica del Pd nazionale – È tempo che l’Unione europea sospenda l’accordo di associazione con Israele e assuma una posizione chiara, coerente e all’altezza dei suoi valori. È tempo che la Ue e gli Stati membri trattino il governo di Benjamin Netanyahu per quello che è: un governo criminale, genocida e liberticida, e che, coerentemente, vengano applicate tutte le sanzioni del caso. Perché no, il diritto internazionale non può valere solo fino ad un certo punto».
Oltre 580mila cittadini europei hanno già firmato la richiesta di sospensione totale dell&#039;accordo di associazione Ue-Israele, in considerazione delle violazioni dei diritti umani da parte di Israele: al raggiungimento di 1 milione di firme in almeno 7 Paesi Ue la Commissione europea è tenuta a pubblicare una risposta formale, spiegando per quali ragioni intende presentare o meno una nuova normativa sulla base della proposta articolata nell’Iniziativa dei cittadini europei (Ice). ]]></description>
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 04:00:12 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Israele, come, l’Iran, approvata, pena, morte, per, soli, palestinesi, accusati, “terrorismo”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/ben_gvir_brindisi_annalisa.jpg" alt=""></p><p><span>La Knesset, il Parlamento israeliano, ha <a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/3/30/israel-passes-discriminatory-death-penalty-bill-targeting-palestinians">approvato</a> una legge che imporrà ai tribunali militari di comminare la pena di morte ai palestinesi condannati per aver ucciso israeliani in atti classificati come terrorismo, senza prevedere la stessa applicazione per gli ebrei condannati per l’uccisione di palestinesi. Il provvedimento, che entrerà in vigore entro 30 giorni, è passato con 62 voti favorevoli, 48 contrari e un’astensione.</span></p>
<p><span>L’approvazione rappresenta una vittoria politica per l’estrema destra israeliana, prima fautrice del genocidio in corso contro i palestinesi. Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir aveva infatti posto questa norma tra le condizioni principali dell’accordo di coalizione con il primo ministro Benjamin Netanyahu, che ha votato a favore. Al contempo Amichai Cohen, ricercatore senior presso l’Israel Democracy Institute, ha <a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/3/30/israel-passes-discriminatory-death-penalty-bill-targeting-palestinians">sottolineato</a> all’Associated Press che «gli ebrei non saranno incriminati in base a questa legge».</span></p>
<p><span>Durissima la reazione dell’Autorità palestinese, che ha definito il testo «un crimine di guerra» contro il popolo palestinese, sostenendo che viola la Quarta Convenzione di Ginevra e le garanzie di un giusto processo.</span></p>
<p><span>B’Tselem, organizzazione israeliana per i diritti umani, ha ricordato che il tasso di condanna dei palestinesi nei tribunali militari si aggira intorno al 96%, denunciando anche il ricorso a confessioni ottenute con pressioni e torture. Per l’organizzazione la legge «è formulata in modo tale da colpire esclusivamente i palestinesi». Addameer, associazione palestinese che difende i diritti dei prigionieri, segnala inoltre che oltre un terzo dei 9.500 palestinesi detenuti da Israele all’11 marzo si trovava in detenzione amministrativa senza processo.</span></p>
<p><span>Subito dopo il voto, l’Associazione per i diritti civili in Israele ha annunciato un ricorso alla Corte suprema, definendo la legge discriminatoria e priva di fondamento giuridico nei confronti dei palestinesi della Cisgiordania. Tra i rilievi sollevati c’è anche l’abbassamento della soglia per la condanna a morte, che potrà essere decisa con maggioranza semplice invece che all’unanimità.</span></p>
<p><span>Sebbene Israele prevedesse già formalmente la pena di morte per genocidio, spionaggio in tempo di guerra e alcuni reati di terrorismo, il Paese ufficialmente non esegue condanne dal 1962, anno dell’esecuzione del criminale di guerra nazista Adolf Eichmann.</span></p>
<p><span>A <a href="https://www.amnesty.org/en/latest/news/2026/03/israel-opt-newly-adopted-death-penalty-law-must-be-repealed/">chiedere</a> l’abrogazione urgente della legge è anche Amnesty International. Erika Guevara-Rosas, direttrice senior dell’organizzazione, ha dichiarato che il provvedimento «facilita l'uso della pena di morte, in una pubblica dimostrazione di crudeltà, discriminazione e totale disprezzo per i diritti umani» e rafforza «il sistema di apartheid israeliano».</span></p>
<p><span>Secondo Amnesty, la legge crea due distinti quadri giuridici per l’applicazione della pena di morte: uno nella Cisgiordania occupata, dove i tribunali militari potranno condannare a morte i palestinesi accusati di omicidi premeditati considerati atti terroristici, e uno in Israele e a Gerusalemme Est, dove i tribunali civili potranno emettere condanne capitali per chi venga ritenuto colpevole di aver ucciso con l’obiettivo di negare l’esistenza dello Stato di Israele. Nella lettura dell’organizzazione, si tratta di un impianto concepito di fatto per colpire i palestinesi.</span></p>
<p><span>Per Amnesty, qualsiasi condanna a morte inflitta in base a questa legge violerebbe il diritto alla vita e, se applicata ai palestinesi dei Territori occupati, potrebbe configurarsi come crimine di guerra. Si tratta di una condanna superpartes, in quanto sempre la stessa Amnesty <a href="https://www.amnesty.org/en/latest/news/2025/09/iran-over-1000-people-executed-as-authorities-step-up-horrifying-assault-on-right-to-life/">denuncia da tempo</a> le condanne a morte in corso in Iran – sono oltre 1.000 le persone giustiziate dal regime nel corso dell’ultimo anno –, Stato contro il quale paradossalmente si è scagliato proprio Israele a fianco degli Usa nella guerra in corso, apparentemente a tutela dei diritti civili oltre che per scongiurare <a href="https://www.greenreport.it/news/approfondimenti/60738-liran-non-rappresentava-una-minaccia-imminente-si-dimette-il-direttore-dellantiterrorismo-usa">un’improbabile</a> escalation nucleare.   </span></p>
<p><span>«L’approvazione da parte della Knesset dell’applicazione della pena di morte per i palestinesi, e solo per i palestinesi, condannati per terrorismo, rappresenta un punto di non ritorno gravissimo. Un atto che segna l’ennesimo crimine contro il popolo palestinese, contro il diritto internazionale e contro i diritti umani – <a href="https://www.facebook.com/photo/?fbid=1541892301269336&set=a.368488488609729">commenta</a> Annalisa Corrado, eurodeputata S&D e responsabile Conversione ecologica del Pd nazionale – È tempo che l’Unione europea sospenda l’accordo di associazione con Israele e assuma una posizione chiara, coerente e all’altezza dei suoi valori. È tempo che la Ue e gli Stati membri trattino il governo di Benjamin Netanyahu per quello che è: un governo criminale, genocida e liberticida, e che, coerentemente, vengano applicate tutte le sanzioni del caso. Perché no, il diritto internazionale non può valere solo fino ad un certo punto».</span></p>
<p><span>Oltre 580mila cittadini europei <a href="https://eci.ec.europa.eu/055/public/#/screen/home">hanno già firmato</a> la richiesta di sospensione totale dell'accordo di associazione Ue-Israele, in considerazione delle violazioni dei diritti umani da parte di Israele: al raggiungimento di 1 milione di firme in almeno 7 Paesi Ue la Commissione europea è <a href="https://commission.europa.eu/get-involved/engage-eu-policymaking/european-citizens-initiative_it">tenuta</a> a pubblicare una risposta formale, spiegando per quali ragioni intende presentare o meno una nuova normativa sulla base della proposta articolata nell’Iniziativa dei cittadini europei (Ice).</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>La guerra arriva in bolletta. Arera, nel II trimestre 2026 quella dell’elettricità sale dell’8,1%</title>
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<description><![CDATA[ L’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera) ha appena aggiornato i dati in merito ai costi di una bolletta elettrica i “clienti vulnerabili”, gli appena 3 milioni circa ancora rimasti a godere del servizio di maggior tutela – ovvero la fornitura di energia elettrica a condizioni economiche e contrattuali regolate dall&#039;Arera –, destinato però a lasciare totalmente il passo al mercato libero nei prossimi anni. 
«Nel secondo trimestre del 2026, la bolletta elettrica per il ‘cliente tipo’ vulnerabile servito in maggior tutela aumenterà dell’8,1% – dichiara l’Arera – L’incertezza sulla durata del conflitto in Medioriente ha causato un inaspettato innalzamento dei prezzi dei prodotti energetici sui mercati internazionali con una ricaduta diretta sulle bollette di energia elettrica».
In attesa di valutare gli ulteriori sviluppi della guerra scatenata il 28 febbraio da Usa e Israele contro l’Iran, e ormai ampliata all’intero Medio oriente, la spesa annuale per l’utente tipo vulnerabile in regime di maggior tutela si attesterà a 589,34 euro nel periodo compreso tra il 1° luglio 2025 e il 30 giugno 2026, in aumento del 4,5% rispetto ai 563,76 euro registrati nel periodo precedente (1° luglio 2024 - 30 giugno 2025).
A pesare sulla bolletta, come sempre, è soprattutto il costo della materia prima energia, che assorbe il 59,7% dei costi totali pagati dai consumatori. Per com’è strutturato il mercato elettrico, che funziona attraverso il meccanismo del prezzo marginale, è la fonte più costosa a fissare il prezzo all’ingrosso dell’elettricità. In genere, questa fonte è il gas fossile, ma il dato varia moltissimo da Paese a Paese: dall’inizio del 2026 il gas ha fissato il prezzo dell’elettricità per il 15% delle ore in Spagna – che dal 2019 ha investito massicciamente sulle energie rinnovabili, permettendo un disaccoppiamento di fatto –, dato che sale al 40% in Germania e al 42% nei Paesi Bassi. In Italia, arriva invece all’89%.
«Ancora una volta un conflitto globale ha fatto impennare i prezzi del gas. Le regioni dipendenti dalle importazioni potrebbero subire conseguenze economiche drammatiche – commenta Chris Rosslowe, analista del think tank Ember – L&#039;energia pulita abbinata all&#039;elettrificazione è l&#039;unico modo per proteggersi dai bruschi aumenti dei prezzi del gas e dell&#039;elettricità in questa e nelle future crisi». ]]></description>
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 04:00:11 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/arera_bolletta_II_trimestre_2026_elettricit%C3%A0.jpg" alt=""></p><p><span>L’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera) ha appena aggiornato i dati in merito ai costi di una bolletta elettrica i “clienti vulnerabili”, gli appena 3 milioni circa ancora rimasti a godere del <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/49780-laddio-al-mercato-tutelato-e-costato-ai-consumatori-rincari-in-bolletta-del-20">servizio di maggior tutela</a> – ovvero la fornitura di energia elettrica a condizioni economiche e contrattuali regolate dall'Arera –, destinato però a lasciare totalmente il passo al mercato libero nei prossimi anni. </span></p>
<p><span>«Nel secondo trimestre del 2026, la bolletta elettrica per il ‘cliente tipo’ vulnerabile servito in maggior tutela aumenterà dell’8,1% – <a href="https://www.arera.it/comunicati-stampa/dettaglio/elettricita-maggior-tutela-81-nel-ii-trimestre-2026per-i-clienti-vulnerabili">dichiara</a> l’Arera – L’incertezza sulla durata del conflitto in Medioriente ha causato un inaspettato innalzamento dei prezzi dei prodotti energetici sui mercati internazionali con una ricaduta diretta sulle bollette di energia elettrica».</span></p>
<p><span>In attesa di valutare gli ulteriori sviluppi della guerra scatenata il 28 febbraio da Usa e Israele contro l’Iran, e ormai ampliata all’intero Medio oriente, la spesa annuale per l’utente tipo vulnerabile in regime di maggior tutela si attesterà a 589,34 euro nel periodo compreso tra il 1° luglio 2025 e il 30 giugno 2026, in aumento del 4,5% rispetto ai 563,76 euro registrati nel periodo precedente (1° luglio 2024 - 30 giugno 2025).</span></p>
<p><span>A pesare sulla bolletta, come sempre, è soprattutto il costo della materia prima energia, che assorbe il 59,7% dei costi totali pagati dai consumatori. Per com’è strutturato il mercato elettrico, che funziona attraverso il <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/56369-dai-costi-di-generazione-elettricita-a-quelli-in-bolletta-il-prezzo-marginale-spiegato-da-bankitalia">meccanismo del prezzo marginale</a>, è la fonte più costosa a fissare il prezzo all’ingrosso dell’elettricità. In genere, questa fonte è il gas fossile, ma il dato varia moltissimo da Paese a Paese: dall’inizio del 2026 il gas ha fissato il prezzo dell’elettricità per il 15% delle ore in Spagna – che dal 2019 ha investito massicciamente sulle energie rinnovabili, <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/58055-disaccoppiare-i-prezzi-di-gas-ed-elettricita-in-spagna-e-realta-75-dal-2019-grazie-alle-rinnovabili">permettendo</a> un disaccoppiamento di fatto –, dato che sale al 40% in Germania e al 42% nei Paesi Bassi. In Italia, <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60681-il-costo-della-guerra-arriva-in-bolletta-attraverso-il-gas-litalia-e-tra-i-paesi-piu-esposti-deuropa">arriva invece</a> all’89%.</span></p>
<p><span>«Ancora una volta un conflitto globale ha fatto impennare i prezzi del gas. Le regioni dipendenti dalle importazioni potrebbero subire conseguenze economiche drammatiche – <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60681-il-costo-della-guerra-arriva-in-bolletta-attraverso-il-gas-litalia-e-tra-i-paesi-piu-esposti-deuropa">commenta</a> Chris Rosslowe, analista del think tank Ember – L'energia pulita abbinata all'elettrificazione è l'unico modo per proteggersi dai bruschi aumenti dei prezzi del gas e dell'elettricità in questa e nelle future crisi».</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>A Figline al via i lavori per la cassa d’espansione Prulli, un investimento da 72 mln di euro</title>
<link>https://www.eventi.news/a-figline-al-via-i-lavori-per-la-cassa-despansione-prulli-un-investimento-da-72-mln-di-euro</link>
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<description><![CDATA[ Si apre un nuovo capitolo nel sistema di casse di espansione di Figline, considerato strategico nella lotta alle piene dell’Arno e nella mitigazione del rischio idraulico per Firenze. Ieri mattina sono infatti partiti i lavori per la realizzazione della cassa di espansione di Prulli, alla presenza del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, del sindaco di Reggello Piero Giunti, dei consiglieri regionali Serena Spinelli e Francesco Casini e del direttore della Protezione civile regionale Giovanni Massini.
La cassa di Prulli è destinata a diventare la più grande tra quelle finora realizzate nel sistema Figline, che comprende anche Pizziconi, già terminata, Restone, attualmente in corso d’opera, e Leccio, che sarà a breve mandata in gara di progettazione. Nel complesso, il sistema è pensato per immagazzinare circa 25 milioni di metri cubi delle acque di piena dell’Arno, contribuendo a ridurre di circa 50 centimetri il colmo di piena all’interno dell’abitato di Firenze.
Nel dettaglio, Prulli avrà una capacità di invaso pari a 7 milioni di metri cubi d’acqua, su un’estensione di 14 ettari, grazie a un investimento complessivo di 72 milioni di euro. L’opera è articolata in due moduli separati dal torrente Chiesimone e comprende 11 luci, ciascuna dotata di paratoia piana per la regolazione delle portate provenienti dal fiume Arno. Le opere di restituzione saranno quattro, due per ciascun modulo, e consentiranno di far defluire nuovamente nel fiume le acque invasate una volta superata la piena.
I lavori dureranno tre anni e, oltre a concorrere alla riduzione del rischio idraulico a Firenze insieme alle altre casse del sistema Figline, serviranno anche a contenere il rischio sul reticolo minore nei Comuni di Figline e Incisa Valdarno e Reggello, oltre che nell’abitato di Incisa lungo l’Arno.
«Questa di Prulli rappresenta la cassa di espansione della svolta – ha detto Giani – Abbiamo già inaugurato Pizziconi qualche centinaio di metri più a nord, ma questa è indubbiamente come portata d’acqua molto superiore, quasi il doppio. Vi possono entrare 7 milioni di metri cubi d&#039;acqua e si comprende bene che quando sarà completata con tutta l&#039;arginatura, in caso di grande portata dell&#039;Arno, l’acqua potrà essere modulata e raccolta in modo da evitare l&#039;alluvione a Firenze».
Il presidente della Regione ha poi sottolineato la portata complessiva dell’intervento nel contesto territoriale più ampio: «Complessivamente fra i territori di Reggello e di Figline-Incisa potranno essere raccolti più di 10 milioni di metri cubi d&#039;acqua e questo tutto a prevenzione dello scorrimento dell&#039;Arno verso valle. Un investimento di circa 72 milioni di euro per un&#039;opera grandiosa dal punto di vista della realizzazione e sono particolarmente soddisfatto perché questo è indice di come stiamo procedendo con decisione su quelle opere che mettono in sicurezza l&#039;Arno». ]]></description>
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 04:00:10 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Figline, via, lavori, per, cassa, d’espansione, Prulli, investimento, mln, euro</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/giani_prulli.jpeg" alt=""></p><p><span>Si apre un nuovo capitolo nel sistema di casse di espansione di Figline, considerato strategico nella lotta alle piene dell’Arno e nella mitigazione del rischio idraulico per Firenze. Ieri mattina sono infatti partiti i lavori per la realizzazione della cassa di espansione di Prulli, alla presenza del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, del sindaco di Reggello Piero Giunti, dei consiglieri regionali Serena Spinelli e Francesco Casini e del direttore della Protezione civile regionale Giovanni Massini.</span></p>
<p><span>La cassa di Prulli è destinata a diventare la più grande tra quelle finora realizzate nel sistema Figline, che comprende anche Pizziconi, già terminata, Restone, attualmente in corso d’opera, e Leccio, che sarà a breve mandata in gara di progettazione. Nel complesso, il sistema è pensato per immagazzinare circa 25 milioni di metri cubi delle acque di piena dell’Arno, contribuendo a ridurre di circa 50 centimetri il colmo di piena all’interno dell’abitato di Firenze.</span></p>
<p><span>Nel dettaglio, Prulli avrà una capacità di invaso pari a 7 milioni di metri cubi d’acqua, su un’estensione di 14 ettari, grazie a un investimento complessivo di 72 milioni di euro. L’opera è articolata in due moduli separati dal torrente Chiesimone e comprende 11 luci, ciascuna dotata di paratoia piana per la regolazione delle portate provenienti dal fiume Arno. Le opere di restituzione saranno quattro, due per ciascun modulo, e consentiranno di far defluire nuovamente nel fiume le acque invasate una volta superata la piena.</span></p>
<p><span>I lavori dureranno tre anni e, oltre a concorrere alla riduzione del rischio idraulico a Firenze insieme alle altre casse del sistema Figline, serviranno anche a contenere il rischio sul reticolo minore nei Comuni di Figline e Incisa Valdarno e Reggello, oltre che nell’abitato di Incisa lungo l’Arno.</span></p>
<p><span>«Questa di Prulli rappresenta la cassa di espansione della svolta – <a href="https://www.toscana-notizie.it/-/cassa-di-espansione-di-prulli-al-via-i-lavori.-giani-opera-decisiva-nella-riduzione-del-rischio-dell-arno-">ha detto</a> Giani – Abbiamo già inaugurato Pizziconi qualche centinaio di metri più a nord, ma questa è indubbiamente come portata d’acqua molto superiore, quasi il doppio. Vi possono entrare 7 milioni di metri cubi d'acqua e si comprende bene che quando sarà completata con tutta l'arginatura, in caso di grande portata dell'Arno, l’acqua potrà essere modulata e raccolta in modo da evitare l'alluvione a Firenze».</span></p>
<p><span>Il presidente della Regione ha poi sottolineato la portata complessiva dell’intervento nel contesto territoriale più ampio: «Complessivamente fra i territori di Reggello e di Figline-Incisa potranno essere raccolti più di 10 milioni di metri cubi d'acqua e questo tutto a prevenzione dello scorrimento dell'Arno verso valle. Un investimento di circa 72 milioni di euro per un'opera grandiosa dal punto di vista della realizzazione e sono particolarmente soddisfatto perché questo è indice di come stiamo procedendo con decisione su quelle opere che mettono in sicurezza l'Arno».</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Nel Mediterraneo è stato scoperto il rarissimo capodoglio pigmeo, ma è già a rischio</title>
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<description><![CDATA[ Le nuove tecnologie stanno rivoluzionando la biologia marina; una scoperta inattesa riscrive le conoscenze sulla biodiversità del Mar Mediterraneo. Il cogia di De Blainville o, secondo la terminologia anglosassone, il “capodoglio pigmeo” (Kogia breviceps), finora ritenuto assente in queste acque, è stato identificato grazie all’analisi del DNA ambientale (eDNA), l&#039;insieme di tutte le tracce genetiche che un organismo lascia dietro di sé nell&#039;ambiente. Nessun avvistamento diretto, nessuna ripresa subacquea: la presenza di questo cetaceo elusivo è emersa attraverso le tracce genetiche rilasciate nell’ambiente marino e raccolte in semplici campioni d’acqua. Una tecnica innovativa che apre nuove prospettive per lo studio e il monitoraggio delle specie difficili da osservare e che conferma il potenziale dell’“investigazione molecolare” come strumento chiave per esplorare ecosistemi ancora poco conosciuti e aggiornare la distribuzione delle specie nel Mare Nostrum.
La sorprendente scoperta l’hanno fatta i ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con quelli di ISPRA, Stazione Zoologica di Napoli e Università di Valencia, che lavorano al progetto europeo LIFE-CONCEPTU MARIS, capitanato da ISPRA e appena concluso, il cui obiettivo è stato il monitoraggio dei cetacei e delle tartarughe marine del Mediterraneo usando traghetti di linea come piattaforme di raccolta di dati e campioni.
Identikit di un cetaceo elusivo. Il cogia di De Blainville raggiunge circa 3-3,5 metri di lunghezza, vive nei mari tropicali e temperati caldi e si nutre soprattutto di calamari che individua con il sofisticato biosonar. Rarissimo da osservare in mare aperto, è probabilmente più diffuso di quanto sembri: semplicemente, passa gran parte della sua vita lontano dalla costa e non è visibile ad occhio umano.
Per poterlo rintracciare, i ricercatori hanno prelevato campioni di acqua di mare da traghetti commerciali in navigazione. In totale, sono stati raccolti 12 litri d&#039;acqua per ciascuno dei 393 punti di campionamento sparsi nel Mediterraneo centro-occidentale.
L&#039;acqua, immediatamente filtrata a bordo delle navi, ha permesso di catturare tutto il materiale biologico sospeso, che racchiude in sé frammenti di DNA. In laboratorio, utilizzando tecniche di sequenziamento avanzate, è stata fatta la scoperta sorprendente: il DNA del cogia di De Blainville è stato trovato in 10 campioni diversi, corrispondenti ad almeno 5 eventi di presenza indipendenti. Queste tracce erano distribuite in un&#039;area molto vasta che si estende dal Mar Tirreno fino allo Stretto di Gibilterra.
La sua strategia di difesa. Il DNA del cogia di De Blainville è stato trovato, paradossalmente, con maggiore facilità rispetto a quello di altri cetacei rari ma avvistati più spesso, questo grazie alla sua straordinaria strategia di difesa. Quando minacciati, i cetacei del genere Kogia espellono un fluido bruno-rossastro da una &quot;sacca d&#039;inchiostro&quot; interna, simile a quella dei calamari. Questo fluido crea un&#039;enorme nuvola che li nasconde alla vista dei predatori, come orche o squali, fluido che, espulso in grandi quantità (fino a 11 litri per volta), è ricchissimo di DNA. Di conseguenza, lo stesso meccanismo che rende il cogia di De Blainville invisibile agli occhi di un predatore lo rende, al contrario, molto visibile agli strumenti di analisi molecolare.
Dove e da quanto tempo esiste. La vasta distribuzione geografica e temporale dei rilevamenti, insieme alla presenza di diversi profili genetici, suggerisce che non si tratta di singoli individui provenienti dall&#039;Atlantico. È molto più probabile che nel Mediterraneo esista una popolazione stabile e radicata di cogia di De Blainville.
Un&#039;ipotesi ancora più affascinante è che la popolazione mediterranea possa essere un &quot;relitto&quot;, una sottopopolazione rimasta isolata per lungo tempo. A suggerirlo è il ritrovamento di un profilo genetico unico, diverso da quelli degli esemplari atlantici prossimi a Gibilterra, che potrebbe indicare una lunga storia evolutiva all&#039;interno del bacino.
Questa scoperta scientifica ha un&#039;importante conseguenza pratica: giustifica la richiesta di includere ufficialmente il cogia di De Blainville nelle liste di protezione internazionali per il Mediterraneo, come l&#039;accordo ACCOBAMS (Accordo per la Conservazione dei Cetacei nel Mar Nero, Mar Mediterraneo e Zona Atlantica adiacente), per garantirne la tutela.
La notizia della scoperta è stata da poco pubblicata sulla rivista Mammal Review, trimestrale di primaria importanza che tratta temi legati all’ecologia applicata, la conservazione e la gestione dei mammiferi, studi sul comportamento animale, dinamiche di popolazione, confermando la solidità e la rilevanza scientifica dei risultati. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 04:00:09 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Nel, Mediterraneo, stato, scoperto, rarissimo, capodoglio, pigmeo, già, rischio</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/capodoglio_pigmeo_1.jpg" alt=""></p><p><span>Le nuove tecnologie stanno rivoluzionando la biologia marina; una scoperta inattesa riscrive le conoscenze sulla biodiversità del Mar Mediterraneo. <strong>Il cogia di De Blainville</strong> o, secondo la terminologia anglosassone, il “capodoglio pigmeo” (<em>Kogia breviceps</em>), <strong>finora ritenuto assente in queste acque, è stato identificato grazie all’analisi del DNA ambientale</strong> (eDNA), l'insieme di tutte le tracce genetiche che un organismo lascia dietro di sé nell'ambiente. Nessun avvistamento diretto, nessuna ripresa subacquea: la presenza di questo cetaceo elusivo è emersa attraverso le tracce genetiche rilasciate nell’ambiente marino e raccolte in semplici campioni d’acqua. Una tecnica innovativa che apre nuove prospettive per lo studio e il monitoraggio delle specie difficili da osservare e che conferma il potenziale dell’“investigazione molecolare” come strumento chiave per esplorare ecosistemi ancora poco conosciuti e aggiornare la distribuzione delle specie nel Mare Nostrum.</span></p>
<p><span>La sorprendente scoperta l’hanno fatta i ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con quelli di ISPRA, Stazione Zoologica di Napoli e Università di Valencia, che lavorano al progetto europeo LIFE-CONCEPTU MARIS, capitanato da ISPRA e appena concluso, il cui obiettivo è stato il monitoraggio dei cetacei e delle tartarughe marine del Mediterraneo usando traghetti di linea come piattaforme di raccolta di dati e campioni.</span></p>
<p><strong><span>Identikit di un cetaceo elusivo</span></strong><span>. Il cogia di De Blainville raggiunge circa 3-3,5 metri di lunghezza, vive nei mari tropicali e temperati caldi e si nutre soprattutto di calamari che individua con il sofisticato biosonar. Rarissimo da osservare in mare aperto, è probabilmente più diffuso di quanto sembri: semplicemente, passa gran parte della sua vita lontano dalla costa e non è visibile ad occhio umano.</span></p>
<p><span>Per poterlo rintracciare<strong>, </strong>i ricercatori hanno prelevato campioni di acqua di mare da traghetti commerciali in navigazione. In totale, sono stati raccolti 12 litri d'acqua per ciascuno dei 393 punti di campionamento sparsi nel Mediterraneo centro-occidentale.</span></p>
<p><span>L'acqua, immediatamente filtrata a bordo delle navi, ha permesso di catturare tutto il materiale biologico sospeso, che racchiude in sé frammenti di DNA. In laboratorio, utilizzando tecniche di sequenziamento avanzate, è stata fatta la scoperta sorprendente: il DNA del cogia di De Blainville è stato trovato in 10 campioni diversi, corrispondenti ad almeno 5 eventi di presenza indipendenti. Queste tracce erano distribuite in un'area molto vasta che si estende dal Mar Tirreno fino allo Stretto di Gibilterra.</span></p>
<p><strong><span>La sua strategia di difesa</span></strong><span>. Il DNA del cogia di De Blainville è stato trovato, paradossalmente, con maggiore facilità rispetto a quello di altri cetacei rari ma avvistati più spesso, questo grazie alla sua straordinaria strategia di difesa. Quando minacciati, i cetacei del genere Kogia espellono un fluido bruno-rossastro da una "sacca d'inchiostro" interna, simile a quella dei calamari. Questo fluido crea un'enorme nuvola che li nasconde alla vista dei predatori, come orche o squali, fluido che, espulso in grandi quantità (fino a 11 litri per volta), è ricchissimo di DNA. Di conseguenza, lo stesso meccanismo che rende il cogia di De Blainville invisibile agli occhi di un predatore lo rende, al contrario, molto visibile agli strumenti di analisi molecolare.</span></p>
<p><strong><span>Dove e da quanto tempo esiste.</span></strong><span> La vasta distribuzione geografica e temporale dei rilevamenti, insieme alla presenza di diversi profili genetici, suggerisce che non si tratta di singoli individui provenienti dall'Atlantico. È molto più probabile che nel Mediterraneo esista una popolazione stabile e radicata di cogia di De Blainville.</span></p>
<p><span>Un'ipotesi ancora più affascinante è che la popolazione mediterranea possa essere un "relitto", una sottopopolazione rimasta isolata per lungo tempo. A suggerirlo è il ritrovamento di un profilo genetico unico, diverso da quelli degli esemplari atlantici prossimi a Gibilterra, che potrebbe indicare una lunga storia evolutiva all'interno del bacino.</span></p>
<p><span>Questa scoperta scientifica ha un'importante conseguenza pratica: giustifica la richiesta di includere ufficialmente il cogia di De Blainville nelle liste di protezione internazionali per il Mediterraneo, come l'accordo ACCOBAMS (Accordo per la Conservazione dei Cetacei nel Mar Nero, Mar Mediterraneo e Zona Atlantica adiacente), per garantirne la tutela.</span></p>
<p><span>La notizia della scoperta è stata da poco pubblicata sulla rivista Mammal Review, trimestrale di primaria importanza che tratta temi legati all’ecologia applicata, la conservazione e la gestione dei mammiferi, studi sul comportamento animale, dinamiche di popolazione, confermando la solidità e la rilevanza scientifica dei risultati.</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Rinnovabili per la pace, l’Italia ha sprecato l’occasione del 2022 e ora ne paga le conseguenze</title>
<link>https://www.eventi.news/rinnovabili-per-la-pace-litalia-ha-sprecato-loccasione-del-2022-e-ora-ne-paga-le-conseguenze</link>
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<description><![CDATA[ La seconda edizione del report Wwf “Rinnovabili, energia per la pace” documenta quanto le fonti energetiche fossili siano esse stesse causa o concausa in conflitti o vere e proprie guerre. È accaduto tra gli anni ’80 e ’90, con la guerra tra Iraq e Iran e le successive Guerre del Golfo, è accaduto con la Guerra civile che ha insanguinato il Sudan per quasi vent’anni a partire dagli anni 80. Anche il conflitto russo-ucraino non ne è esente: la Russia è uno dei maggiori produttori di gas naturale, e buona parte di esso viene o veniva convogliato proprio attraverso l’Ucraina verso l’Europa. Oggi, la crisi energetica è amplificata dalla guerra in Iran e in altre aree cruciali per petrolio e gas, e il blocco dello Stretto di Hormuz è sufficiente per compromettere oltre un quarto dell’approvvigionamento petrolifero mondiale.
In base ai dati del VI Med &amp; Italian Energy Report, stilato dal Politecnico di Torino e da Intesa Sanpaolo, l’Italia è il Paese a maggiore dipendenza energetica in Europa, pari al 74,8%. Per questo deve sganciarsi dalla dipendenza dai combustibili fossili, con: un piano progressivo di rapido abbandono di gas e petrolio; la conferma dell’abbandono del carbone; la rinuncia a nuovi rigassificatori e infrastrutture per i fossili; un reale sostegno alle energie rinnovabili e all’elettrificazione, usando appieno i fondi derivanti dall’Ets (Emission Trading Scheme) e dal reinvestimento nella decarbonizzazione; la spinta dell’acceleratore sul risparmio e l’efficienza energetica.
«Le guerre in atto – sottolinea Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia Wwf Italia – dovrebbero ricordare che la dipendenza da combustibili fossili, disponibili in quantità solo in alcune parti del mondo, estratti con enormi costi sociali e ambientali e bruciati a spese del clima, è una strategia energetica alla corda che produce solo conflitti e rallenta l’innovazione. Anche la crisi climatica aumenta esponenzialmente la possibilità di conflitti, a partire da quelli dovuti alla scarsità d’acqua e di derrate alimentari, quindi i combustibili fossili sono doppiamente responsabili. Oggi dobbiamo rifondare una economia della pace e della cooperazione a partire da risorse energetiche che sono a disposizione di tutti, quali vento e sole. È nell’interesse comune, persino dei Paesi che hanno ingenti riserve di carbone, petrolio e gas: figuriamoci poi di coloro che per i combustibili fossili dipendono da altri. Come dice lo slogan del Wwf, insieme possiamo (together possibile)».
In questi anni però da questo insieme è venuta a mancare la parte istituzionale, come ricorda il rapporto del Wwf. All’alba del precedente shock energetico, innescato nel febbraio 2022 dall’invasione russa dell’Ucraina, gli operatori dell’energia elettrica associati a Confindustria – vale a dire l’associazione “Elettricità Futura”, all’epoca guidata da Agostino Re Rebaudengo – avevano affermato di essere in grado di installare 60 GW di rinnovabili in 3 anni, a patto di ottenere le relative autorizzazioni: sarebbe stata una soluzione strutturale per aumentare la sicurezza e l’indipendenza energetica e ridurre drasticamente la bolletta elettrica. Il settore era ed è pronto a investire: nel 2022 si parlava di 85 miliardi di euro in 3 anni. Questo voleva dire anche 80.000 nuovi posti di lavoro. E 60 GW di nuovi impianti rinnovabili voleva dire un risparmio di 15 miliardi di metri cubi di gas ogni anno, oltre il 25% del gas importato. 
A causa del caos normativo in corso e della disinformazione sulla transizione energetica, oggi il risultato è molto diverso rispetto all’auspicato: le installazioni di nuovi impianti rinnovabili nel corso del 2025 si è fermata a 7,2 GW (-3,9%) e la produzione di elettricità pulita a 130.937 GWh (-2,3%), entrambi dati in calo rispetto all’anno precedente. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 04:00:08 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/wwf_rinnovabili_pace.jpg" alt=""></p><p><span>La seconda edizione del <a href="https://www.wwf.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/rinnovabili-energie-per-la-pace-2/">report Wwf</a> “Rinnovabili, energia per la pace” documenta quanto le fonti energetiche fossili siano esse stesse causa o concausa in conflitti o vere e proprie guerre. È accaduto tra gli anni ’80 e ’90, con la guerra tra Iraq e Iran e le successive Guerre del Golfo, è accaduto con la Guerra civile che ha insanguinato il Sudan per quasi vent’anni a partire dagli anni 80. Anche il conflitto russo-ucraino non ne è esente: la Russia è uno dei maggiori produttori di gas naturale, e buona parte di esso viene o veniva convogliato proprio attraverso l’Ucraina verso l’Europa. Oggi, la crisi energetica è amplificata dalla guerra in Iran e in altre aree cruciali per petrolio e gas, e il blocco dello Stretto di Hormuz è sufficiente per compromettere oltre un quarto dell’approvvigionamento petrolifero mondiale.</span></p>
<p><span>In base ai dati del <em>VI Med & Italian Energy Report</em>, stilato dal Politecnico di Torino e da Intesa Sanpaolo, l’Italia è il Paese a maggiore dipendenza energetica in Europa, pari al 74,8%. Per questo deve sganciarsi dalla dipendenza dai combustibili fossili, con: un piano progressivo di rapido abbandono di gas e petrolio; la conferma dell’abbandono del carbone; la rinuncia a nuovi rigassificatori e infrastrutture per i fossili; un reale sostegno alle energie rinnovabili e all’elettrificazione, usando appieno i fondi derivanti dall’Ets (Emission Trading Scheme) e dal reinvestimento nella decarbonizzazione; la spinta dell’acceleratore sul risparmio e l’efficienza energetica.</span></p>
<p><span>«Le guerre in atto – sottolinea Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia Wwf Italia – dovrebbero ricordare che la dipendenza da combustibili fossili, disponibili in quantità solo in alcune parti del mondo, estratti con enormi costi sociali e ambientali e bruciati a spese del clima, è una strategia energetica alla corda che produce solo conflitti e rallenta l’innovazione. Anche la crisi climatica aumenta esponenzialmente la possibilità di conflitti, a partire da quelli dovuti alla scarsità d’acqua e di derrate alimentari, quindi i combustibili fossili sono doppiamente responsabili. Oggi dobbiamo rifondare una economia della pace e della cooperazione a partire da risorse energetiche che sono a disposizione di tutti, quali vento e sole. È nell’interesse comune, persino dei Paesi che hanno ingenti riserve di carbone, petrolio e gas: figuriamoci poi di coloro che per i combustibili fossili dipendono da altri. Come dice lo slogan del Wwf, insieme possiamo (together possibile)».</span></p>
<p><span>In questi anni però da questo <em>insieme</em> è venuta a mancare la parte istituzionale, come ricorda il rapporto del Wwf. All’alba del precedente shock energetico, innescato nel <a href="https://www.elettricitafutura.it/Media/Comunicati-Stampa/Risolviamo-la-grave-crisi-energetica-con-60-GW-di-rinnovabili-autorizzate-entro-giugno-2022_4120.html">febbraio 2022</a> dall’invasione russa dell’Ucraina, gli operatori dell’energia elettrica associati a Confindustria – vale a dire l’associazione “Elettricità Futura”, all’epoca guidata da Agostino Re Rebaudengo – avevano affermato di essere in grado di installare 60 GW di rinnovabili in 3 anni, a patto di ottenere le relative autorizzazioni: sarebbe stata una soluzione strutturale per aumentare la sicurezza e l’indipendenza energetica e ridurre drasticamente la bolletta elettrica. Il settore era ed è pronto a investire: nel 2022 si parlava di 85 miliardi di euro in 3 anni. Questo voleva dire anche 80.000 nuovi posti di lavoro. E 60 GW di nuovi impianti rinnovabili voleva dire un risparmio di 15 miliardi di metri cubi di gas ogni anno, oltre il 25% del gas importato. </span></p>
<p><span>A causa del caos normativo in corso e della disinformazione sulla transizione energetica, oggi il risultato è molto diverso rispetto all’auspicato: le installazioni di nuovi impianti rinnovabili <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/59679-terna-nel-2025-italiano-meno-rinnovabili-e-piu-fonti-fossili?_gl=1*extztx*_up*MQ..*_ga*MzM2NzYzNDk4LjE3NzE0OTk5OTc.*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzE0OTk5OTckbzEkZzAkdDE3NzE0OTk5OTckajYwJGwwJGgxMzIzMjAxNDQ0">nel corso del 2025</a> si è fermata a 7,2 GW (-3,9%) e la produzione di elettricità pulita a 130.937 GWh (-2,3%), entrambi dati in calo rispetto all’anno precedente.</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>L’analisi Bce: le tariffe doganali imposte da Trump pesano per il 95% sulle tasche di consumatori e aziende Usa</title>
<link>https://www.eventi.news/lanalisi-bce-le-tariffe-doganali-imposte-da-trump-pesano-per-il-95-sulle-tasche-di-consumatori-e-aziende-usa</link>
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<description><![CDATA[ Donald Trump ha fatto male i suoi calcoli. Oppure, ha fatto bene i suoi e quelli della sua cerchia di amici di cui fa parte magari anche qualcuno che fa insider trading, ma non i calcoli che interessano a consumatori e imprenditori statunitensi. Secondo un’analisi della Banca centrale europea contenuta in un’anticipazione del bollettino economico in pubblicazione questo giovedì, l’aumento dei dazi imposti dal presidente americano (peraltro bocciati perché illegittimi dalla Corte suprema Usa) sta avendo un impatto molto limitato sui prezzi praticati dagli esportatori stranieri, mentre la maggior parte dei costi viene assorbita dalle imprese e dai consumatori americani. Ancora più precisamente, in base ai calcoli dell’Eurotower soltanto il 5% dei costi aggiuntivi generati dai dazi è stato finora sostenuto dagli esportatori, mentre il restante 95% sta gravando sulla catena di distribuzione e sui consumatori finali statunitensi.
Stando all’analisi della Bce, «da gennaio a novembre 2025, l’aliquota tariffaria effettiva prevista dalla legge è aumentata in modo significativo, passando dal 3% a oltre il 18». E «i costi dei dazi ricadono principalmente sulle imprese e sui consumatori statunitensi e che solo il 5% di tali costi è sostenuto dalle imprese straniere». Inoltre viene sottolineato dall’Eurotower che gli esportatori verso gli Stati Uniti stanno assorbendo solo una piccola parte dei costi legati all’aumento dei dazi: «Nel complesso, i valori unitari delle merci importate, al netto dei dazi, mostrano un coefficiente di trasferimento medio pari a 0,9. Ciò significa che un aumento del 10% dei dazi comporta solo un aumento dei prezzi del 9,5%. Pertanto, solo una piccola parte dell’aumento dei dazi viene assorbita dagli esportatori. Il coefficiente di trasferimento è significativamente più basso se si considerano settori specifici. Tuttavia, non emergono differenze significative nella stima del trasferimento dei dazi da parte dei principali partner commerciali».
Per quanto riguarda l’accennato impatto sui settori, specifici, l’analisi della Bce segnala che ci sono differenze significative tra i diversi comparti produttivi. In particolare, i calcoli di Francoforte mostrano che il settore automobilistico ha subito una profonda riorganizzazione delle catene di approvvigionamento, con gli Stati Uniti che si sono progressivamente distaccati da Cina e Unione Europea, privilegiando invece Canada e Messico. Mentre le importazioni di auto da questi due Paesi sono aumentate, quelle da Ue e Giappone hanno registrato un calo sia nei volumi che nei valori unitari. Ma il dato fondamentale è questo: «Mentre i dazi stanno ridisegnando la geografia delle relazioni commerciali con gli Stati Uniti, i relativi costi ricadono principalmente sugli importatori e sui consumatori nazionali. Risulta che i costi associati all’aumento dei dazi vengono trasferiti lungo la catena dei prezzi, con i consumatori che attualmente sostengono circa un terzo dell’onere tariffario. E se si prevede che i dazi più elevati rimangano in vigore per un periodo più lungo, i dati disponibili provenienti da indagini condotte presso le imprese statunitensi suggeriscono che queste trasferiranno una quota maggiore dei costi legati ai dazi sui consumatori. Nel lungo periodo, tale quota potrebbe salire a oltre la metà, man mano che le imprese statunitensi esauriscono la loro capacità di assorbire i costi. Inoltre, se la misura in cui gli esportatori assorbono i dazi rimane limitata, come indicato sopra, ciò implica che le imprese statunitensi assorbirebbero circa il 40% dei maggiori costi tariffari nel lungo periodo». ]]></description>
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 04:00:07 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/ursula_vdl_trump_fb_white_house.jpg" alt="" width="956" height="913" loading="lazy"></p><p>Donald Trump ha fatto male i suoi calcoli. Oppure, ha fatto bene i suoi e quelli della sua <a href="https://www.greenreport.it/news/approfondimenti/60789-krugman-spiega-perche-il-petropresidente-trump-ha-attaccato-liran-spoiler-centrano-il-greggio-e-i-soldi">cerchia di amici</a> di cui fa parte magari anche qualcuno che fa <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60871-mentre-il-mondo-brucia-in-borsa-ce-chi-conosce-in-anticipo-le-mosse-di-trump-e-ci-guadagna">insider trading</a>, ma non i calcoli che interessano a consumatori e imprenditori statunitensi. <a href="https://www.ecb.europa.eu/press/economic-bulletin/focus/2026/html/ecb.ebbox202602_01~e0af0d74d5.en.html">Secondo un’analisi</a> della Banca centrale europea contenuta in un’anticipazione del bollettino economico in pubblicazione questo giovedì, l’aumento dei dazi imposti dal presidente americano (peraltro <a href="https://www.greenreport.it/news/approfondimenti/60272-usa-la-corte-suprema-boccia-i-dazi-imposti-da-trump-non-ha-il-potere-di-imporli-la-replica-una-vergogna">bocciati perché illegittimi</a> dalla Corte suprema Usa) sta avendo un impatto molto limitato sui prezzi praticati dagli esportatori stranieri, mentre la maggior parte dei costi viene assorbita dalle imprese e dai consumatori americani. Ancora più precisamente, in base ai calcoli dell’Eurotower soltanto il 5% dei costi aggiuntivi generati dai dazi è stato finora sostenuto dagli esportatori, mentre il restante 95% sta gravando sulla catena di distribuzione e sui consumatori finali statunitensi.</p>
<p>Stando all’analisi della Bce, «da gennaio a novembre 2025, l’aliquota tariffaria effettiva prevista dalla legge è aumentata in modo significativo, passando dal 3% a oltre il 18». E «i costi dei dazi ricadono principalmente sulle imprese e sui consumatori statunitensi e che solo il 5% di tali costi è sostenuto dalle imprese straniere». Inoltre viene sottolineato dall’Eurotower che gli esportatori verso gli Stati Uniti stanno assorbendo solo una piccola parte dei costi legati all’aumento dei dazi: «Nel complesso, i valori unitari delle merci importate, al netto dei dazi, mostrano un coefficiente di trasferimento medio pari a 0,9. Ciò significa che un aumento del 10% dei dazi comporta solo un aumento dei prezzi del 9,5%. Pertanto, solo una piccola parte dell’aumento dei dazi viene assorbita dagli esportatori. Il coefficiente di trasferimento è significativamente più basso se si considerano settori specifici. Tuttavia, non emergono differenze significative nella stima del trasferimento dei dazi da parte dei principali partner commerciali».</p>
<p>Per quanto riguarda l’accennato impatto sui settori, specifici, l’analisi della Bce segnala che ci sono differenze significative tra i diversi comparti produttivi. In particolare, i calcoli di Francoforte mostrano che il settore automobilistico ha subito una profonda riorganizzazione delle catene di approvvigionamento, con gli Stati Uniti che si sono progressivamente distaccati da Cina e Unione Europea, privilegiando invece Canada e Messico. Mentre le importazioni di auto da questi due Paesi sono aumentate, quelle da Ue e Giappone hanno registrato un calo sia nei volumi che nei valori unitari. Ma il dato fondamentale è questo: «Mentre i dazi stanno ridisegnando la geografia delle relazioni commerciali con gli Stati Uniti, i relativi costi ricadono principalmente sugli importatori e sui consumatori nazionali. Risulta che i costi associati all’aumento dei dazi vengono trasferiti lungo la catena dei prezzi, con i consumatori che attualmente sostengono circa un terzo dell’onere tariffario. E se si prevede che i dazi più elevati rimangano in vigore per un periodo più lungo, i dati disponibili provenienti da indagini condotte presso le imprese statunitensi suggeriscono che queste trasferiranno una quota maggiore dei costi legati ai dazi sui consumatori. Nel lungo periodo, tale quota potrebbe salire a oltre la metà, man mano che le imprese statunitensi esauriscono la loro capacità di assorbire i costi. Inoltre, se la misura in cui gli esportatori assorbono i dazi rimane limitata, come indicato sopra, ciò implica che le imprese statunitensi assorbirebbero circa il 40% dei maggiori costi tariffari nel lungo periodo».</p>]]> </content:encoded>
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<title>Alert Ue su forniture energia. Il commissario Hoekstra: «Unico modo per liberarci dalla dipendenza è accelerare la transizione»</title>
<link>https://www.eventi.news/alert-ue-su-forniture-energia-il-commissario-hoekstra-unico-modo-per-liberarci-dalla-dipendenza-e-accelerare-la-transizione</link>
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<description><![CDATA[ I vertici dell’Unione europea lanciano una serie di alert sui rischi che gli Stati membri dovranno affrontare a causa conflitto in Medio Oriente, in primis quelli legati ai problemi di approvvigionamento delle forniture energetiche e al conseguente aumento dei prezzi. Il problema è la dipendenza dell’Europa dalle importazioni di combustibili fossili, ora resa ancor più evidente dal blocco iraniano dello Stretto di Hormuz e dallo stop alle esportazioni di gas naturale liquefatto dal Qatar. E la soluzione, viene spiegato sempre dai vertici europei con un messaggio che rimbalza tra Bruxelles e Roma, non può che passare per una transizione energetica che metta al centro rinnovabili, efficienza ed elettrificazione.
Mentre da Bruxelles il commissario Ue all’Energia, Dan Jorgensen, avverte che bisogna «prepararsi tempestivamente» a «un’interruzione potenzialmente prolungata» delle forniture energetiche dovuta alla crisi in Medio Oriente e scrive in una lettera inviata ai 27 ministri dell’Energia degli Stati membri che bisogna scoraggiare l’adozione di «misure che possano aumentare il consumo di carburante, limitare la libera circolazione dei prodotti petroliferi o disincentivare la produzione delle raffinerie dell’Ue», a Roma il commissario Ue per il clima Wopke Hoekstra tiene una lectio magistralis alla Luiss, incontra alcuni esponenti del governo Meloni e prende parte ad audizioni parlamentari con le commissioni Affari Ue, Ambiente e Industria del Senato e della Camera.
Ed è proprio nel corso delle audizioni che Hoekstra ribadisce l’alert sull’energia, sottolineando che la strada per liberarsi dalla dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili passa per le rinnovabili: «L’unica maniera per liberarci di questa dipendenza nel lungo periodo è migliorare la transizione energetica. Abbiamo bisogno di maggiore elettrificazione tra Paesi europei e di un mercato unico europeo dell’energia, più solare, più eolico e più sistemi di accumulo a batteria».
Il commissario Ue spiega ai parlamentari che «abbiamo bisogno di più crescita sostenibile in tutta l’Europa, se vogliamo assicurarci di poter pagare per tutte le cose di cui abbiamo bisogno come cittadini: parliamo della difesa, della sicurezza, dell’adattamento climatico, dell’energia, della sanità, dell’istruzione o qualunque altro settore. Dobbiamo assicurarci di fare il meglio per quanto riguarda la cooperazione a livello europeo».
Hoekstra ribadisce a Roma quello che Jorgensen ha scritto ai ministri dell’Energia degli Stati membri, sottolineando non solo che dovremmo prepararci a uno stop prolungato delle forniture energetiche, ma anche a una conseguente recessioni che potrebbe spandersi a livello globale: «I nostri cittadini e le nostre aziende stanno sentendo il peso di queste bollette quando fanno il pieno alla macchina, quando pagano le bollette. Dobbiamo fare i conti con la possibilità che affronteremo più effetti, e probabilmente una recessione globale, quindi anche inflazione e danni sul carrello della spesa».
Sottolinea infine il commissario Ue per il Clima che servono «investimenti nelle tecnologie più pulite e nei mercati che producono in maniera più pulita: ad esempio l’acciaio, i prodotti chimici o altri devono essere prodotti in maniera più pulita». Un’ultima considerazione è dedicata a quanti ritengono che per ottenere maggiore competitività l’Europa debba rivedere le proprie politiche climatiche, un’impostazione che a più riprese il governo italiano ha rilanciato in sede comunitaria, ad esempio sullo stop ai motori endotermici dal 2035 o sulla sospensione dell’Ets. Dice ora Hoekstra in audizione in Parlamento: «È assolutamente necessario portare la competitività e le riforme e l’azione sul clima sul tavolo tutti insieme. Non bisogna sacrificarne neanche uno di questi tre elementi» ]]></description>
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 04:00:04 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Alert, forniture, energia., commissario, Hoekstra:, «Unico, modo, per, liberarci, dalla, dipendenza, accelerare, transizione»</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Hoekstra_e_Pichetto_X.jpeg" alt=""></p><p>I vertici dell’Unione europea lanciano una serie di alert sui rischi che gli Stati membri dovranno affrontare a causa conflitto in Medio Oriente, in primis quelli legati ai problemi di approvvigionamento delle forniture energetiche e al conseguente aumento dei prezzi. Il problema è la dipendenza dell’Europa dalle importazioni di combustibili fossili, ora resa ancor più evidente dal blocco iraniano dello <a href="https://www.greenreport.it/news/approfondimenti/60901-pedaggio-per-hormuz-liran-prospetta-un-pizzo-da-2-milioni-di-dollari-a-petroliera">Stretto di Hormuz</a> e dallo stop alle esportazioni di gas naturale liquefatto <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60881-dopo-i-bombardamenti-il-qatar-chiude-lexport-di-gas-verso-litalia-ma-ce-un-modo-per-colmare-il-deficit-in-un-anno">dal Qatar</a>. E la soluzione, viene spiegato sempre dai vertici europei con un messaggio che rimbalza tra Bruxelles e Roma, non può che passare per una transizione energetica che metta al centro rinnovabili, efficienza ed elettrificazione.</p>
<p>Mentre da Bruxelles il commissario Ue all’Energia, Dan Jorgensen, <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/03/31/ue-ai-governi-prepararsi-a-interruzioni-prolungate-sui-mercati-energetici_0623ff62-2be8-48d0-80f5-f6f54e2a7ea5.html">avverte che</a> bisogna «prepararsi tempestivamente» a «un’interruzione potenzialmente prolungata» delle forniture energetiche dovuta alla crisi in Medio Oriente e scrive in una lettera inviata ai 27 ministri dell’Energia degli Stati membri che bisogna scoraggiare l’adozione di «misure che possano aumentare il consumo di carburante, limitare la libera circolazione dei prodotti petroliferi o disincentivare la produzione delle raffinerie dell’Ue», <a href="https://italy.representation.ec.europa.eu/notizie-ed-eventi/notizie/il-commissario-hoekstra-roma-discutere-di-transizione-pulita-e-competitivita-dellue-2026-03-27_it">a Roma</a> il commissario Ue per il clima Wopke Hoekstra tiene una lectio magistralis <a href="https://www.radioradicale.it/scheda/785286/lectio-magistralis-2026-del-commissario-europeo-wopke-hoekstra-commissioner-for">alla Luiss</a>, incontra alcuni esponenti del governo Meloni e prende parte ad audizioni parlamentari con le commissioni Affari Ue, Ambiente e Industria del Senato e della Camera.</p>
<p>Ed è proprio nel corso delle audizioni che Hoekstra ribadisce l’alert sull’energia, sottolineando che la strada per liberarsi dalla dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili passa per le rinnovabili: «L’unica maniera per liberarci di questa dipendenza nel lungo periodo è migliorare la transizione energetica. Abbiamo bisogno di maggiore elettrificazione tra Paesi europei e di un mercato unico europeo dell’energia, più solare, più eolico e più sistemi di accumulo a batteria».</p>
<p>Il commissario Ue spiega ai parlamentari che «abbiamo bisogno di più crescita sostenibile in tutta l’Europa, se vogliamo assicurarci di poter pagare per tutte le cose di cui abbiamo bisogno come cittadini: parliamo della difesa, della sicurezza, dell’adattamento climatico, dell’energia, della sanità, dell’istruzione o qualunque altro settore. Dobbiamo assicurarci di fare il meglio per quanto riguarda la cooperazione a livello europeo».</p>
<p>Hoekstra ribadisce a Roma quello che Jorgensen ha scritto ai ministri dell’Energia degli Stati membri, sottolineando non solo che dovremmo prepararci a uno stop prolungato delle forniture energetiche, ma anche a una conseguente recessioni che potrebbe spandersi a livello globale: «I nostri cittadini e le nostre aziende stanno sentendo il peso di queste bollette quando fanno il pieno alla macchina, quando pagano le bollette. Dobbiamo fare i conti con la possibilità che affronteremo più effetti, e probabilmente una recessione globale, quindi anche inflazione e danni sul carrello della spesa».</p>
<p>Sottolinea infine il commissario Ue per il Clima che servono «investimenti nelle tecnologie più pulite e nei mercati che producono in maniera più pulita: ad esempio l’acciaio, i prodotti chimici o altri devono essere prodotti in maniera più pulita». Un’ultima considerazione è dedicata a quanti ritengono che per ottenere maggiore competitività l’Europa debba rivedere le proprie politiche climatiche, un’impostazione che a più riprese il <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60622-crisi-energetica-meloni-vuole-sospendere-lets-e-rinnova-lalleanza-con-berlino-usata-contro-lo-stop-ai-motori-diesel-e-benzina">governo italiano</a> ha rilanciato in sede comunitaria, ad esempio sullo stop ai motori endotermici dal 2035 o sulla sospensione dell’Ets. Dice ora Hoekstra in audizione in Parlamento: «È assolutamente necessario portare la competitività e le riforme e l’azione sul clima sul tavolo tutti insieme. Non bisogna sacrificarne neanche uno di questi tre elementi»</p>]]> </content:encoded>
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<title>Amianto scuole Roma: emergenza ancora aperta</title>
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<description><![CDATA[ L’AMIANTO NELLE SCUOLE ROMA RESTA UNA QUESTIONE IRRISOLTA. I DATI SONO INCOMPLETI E I CONTROLLI NON SISTEMATICI. IL RISCHIO SANITARIO COINVOLGE STUDENTI E PERSONALE, MENTRE LE BONIFICHE PROCEDONO SENZA UNA MAPPATURA CHIARA E CONDIVISA Amianto nelle scuole di Roma: situazione ancora incompleta La presenza di amianto negli edifici scolastici della Capitale resta una questione aperta. […]
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 03:00:10 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Amianto, scuole, Roma:, emergenza, ancora, aperta</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>L’AMIANTO NELLE SCUOLE ROMA RESTA UNA QUESTIONE IRRISOLTA. I DATI SONO INCOMPLETI E I CONTROLLI NON SISTEMATICI. IL RISCHIO SANITARIO COINVOLGE STUDENTI E PERSONALE, MENTRE LE BONIFICHE PROCEDONO SENZA UNA MAPPATURA CHIARA E CONDIVISA Amianto nelle scuole di Roma: situazione ancora incompleta La presenza di amianto negli edifici scolastici della Capitale resta una questione aperta. […]</p>
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<title>Papa Leone XIV: la transizione ecologica parte dalla cultura della custodia</title>
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<description><![CDATA[ IL MESSAGGIO INVIATO DA PAPA LEONE XIV AL FORUM INTERNAZIONALE DI GREENACCORD DI TREVISO SPOSTA IL BARICENTRO DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA: NON BASTANO DATI, TECNOLOGIE E PROCEDURE. SERVONO EDUCAZIONE, ABITUDINI NUOVE, STILI COMUNITARI E UNA CULTURA DELLA CUSTODIA. È UNA CHIAMATA CHE RIGUARDA LA POLITICA, L’INFORMAZIONE, LE ISTITUZIONI E LA VITA QUOTIDIANA Il messaggio del Papa […]
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 03:00:09 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>IL MESSAGGIO INVIATO DA PAPA LEONE XIV AL FORUM INTERNAZIONALE DI GREENACCORD DI TREVISO SPOSTA IL BARICENTRO DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA: NON BASTANO DATI, TECNOLOGIE E PROCEDURE. SERVONO EDUCAZIONE, ABITUDINI NUOVE, STILI COMUNITARI E UNA CULTURA DELLA CUSTODIA. È UNA CHIAMATA CHE RIGUARDA LA POLITICA, L’INFORMAZIONE, LE ISTITUZIONI E LA VITA QUOTIDIANA Il messaggio del Papa […]</p>
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<title>Estrazione diretta del litio grazie all’umidità: la via economica e spontanea</title>
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<description><![CDATA[ Messa a punto una tecnica più economica e meno energivora per strarre il litio direttamente dai rifiuti minerari. L’elemento clou? Un sale igroscopico che consente di recuperare fino al 96% del metallo semplicemente sfruttando l’umidità atmosferica.
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 03:00:08 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Messa a punto una tecnica più economica e meno energivora per strarre il litio direttamente dai rifiuti minerari. L’elemento clou? Un sale igroscopico che consente di recuperare fino al 96% del metallo semplicemente sfruttando l’umidità atmosferica.</p>
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<title>Testato il “Vehicle to grid” in Germania su 700 auto elettriche. L’Europa è pronta?</title>
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<description><![CDATA[ 700 veicoli elettrici pronti a sostenere la rete tedesca: i primi risultati della sperimentazione tra TransnetBW e Octopus Energy
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 03:00:07 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Testato, “Vehicle, grid”, Germania, 700, auto, elettriche., L’Europa, pronta</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>700 veicoli elettrici pronti a sostenere la rete tedesca: i primi risultati della sperimentazione tra TransnetBW e Octopus Energy</p>
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<title>Commissione UE: nessuna sospensione immediata del CBAM per i fertilizzanti</title>
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<description><![CDATA[ Sospendere il prelievo sulle emissioni alla frontiera rischia di aggravare la dipendenza dalle importazioni.
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 03:00:07 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Commissione, UE:, nessuna, sospensione, immediata, del, CBAM, per, fertilizzanti</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Sospendere il prelievo sulle emissioni alla frontiera rischia di aggravare la dipendenza dalle importazioni.</p>
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<title>Energia domestica oggi: l’equilibrio tra fonti tradizionali e rinnovabili</title>
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<description><![CDATA[ Il sistema energetico che alimenta le case sta attraversando una fase di ridefinizione profonda, segnata da un confronto serrato tra le reti consolidate e le nuove frontiere della generazione distribuita. 
L&#039;articolo Energia domestica oggi: l’equilibrio tra fonti tradizionali e rinnovabili proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 03:00:06 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Energia, domestica, oggi:, l’equilibrio, tra, fonti, tradizionali, rinnovabili</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il sistema energetico che alimenta le case sta attraversando una fase di ridefinizione profonda, segnata da un confronto serrato tra le reti consolidate e le nuove frontiere della generazione distribuita. </p>
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<title>Facility CACER, le regole GSE su tempi e procedure per i contributi PNRR</title>
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<description><![CDATA[ Nuovo quadro per i contributi PNRR alle CACER: tempi, regole e procedure aggiornate. 
L&#039;articolo Facility CACER, le regole GSE su tempi e procedure per i contributi PNRR proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 03:00:05 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Facility, CACER, regole, GSE, tempi, procedure, per, contributi, PNRR</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Nuovo quadro per i contributi PNRR alle CACER: tempi, regole e procedure aggiornate. </p>
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<title>Riqualificazione energetica E.ON per la Fondazione Centro Residenziale per Anziani Menotti Bassani </title>
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<description><![CDATA[ Efficienza, innovazione e benessere al servizio delle persone più fragili
L&#039;articolo Riqualificazione energetica E.ON per la Fondazione Centro Residenziale per Anziani Menotti Bassani  proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 03:00:04 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Riqualificazione, energetica, E.ON, per, Fondazione, Centro, Residenziale, per, Anziani, Menotti, Bassani </media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Efficienza, innovazione e benessere al servizio delle persone più fragili</p>
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<title>Facility Agrovoltaico, tempistiche e nuove regole</title>
<link>https://www.eventi.news/facility-agrovoltaico-tempistiche-e-nuove-regole</link>
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<description><![CDATA[ Il GSE pubblica le regole operative di Sviluppo Agrivoltaico che disciplinano il nuovo programma di sovvenzione finanziaria. Il 30 giugno 2026 è il termine entro il quale il GSE stipulerà gli accordi di concessione con i soggetti beneficiari.
L&#039;articolo Facility Agrovoltaico, tempistiche e nuove regole proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 03:00:04 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Facility, Agrovoltaico, tempistiche, nuove, regole</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il GSE pubblica le regole operative di Sviluppo Agrivoltaico che disciplinano il nuovo programma di sovvenzione finanziaria. Il 30 giugno 2026 è il termine entro il quale il GSE stipulerà gli accordi di concessione con i soggetti beneficiari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.rinnovabili.it/energia/fotovoltaico/facility-agrovoltaico-tempistiche-nuove-regole/">Facility Agrovoltaico, tempistiche e nuove regole</a> proviene da <a href="https://www.rinnovabili.it/">Rinnovabili</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Commissione Ue pubblica linee guida sul nuovo Regolamento PPWR</title>
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<description><![CDATA[ Dall&#039;11 febbraio 2025 sono in vigore le norme per abbattere i rifiuti e armonizzare il mercato unico: ecco cosa cambia per le aziende e come si punta a ridurre il packaging del 19% entro il 2030
L&#039;articolo Commissione Ue pubblica linee guida sul nuovo Regolamento PPWR proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 03:00:03 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Commissione, pubblica, linee, guida, sul, nuovo, Regolamento, PPWR</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Dall'11 febbraio 2025 sono in vigore le norme per abbattere i rifiuti e armonizzare il mercato unico: ecco cosa cambia per le aziende e come si punta a ridurre il packaging del 19% entro il 2030</p>
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<title>UE: ridurre la domanda di petrolio e prepararsi a un’interruzione prolungata</title>
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<description><![CDATA[ I Governi potrebbero chiedere ai cittadini di utilizzare meno le auto e gli aerei per mettere da parte il carburante per scopi più essenziali.
L&#039;articolo UE: ridurre la domanda di petrolio e prepararsi a un’interruzione prolungata proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 03:00:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>I Governi potrebbero chiedere ai cittadini di utilizzare meno le auto e gli aerei per mettere da parte il carburante per scopi più essenziali.</p>
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<title>Materiali innovativi e sostenibili dagli scarti agroalimentari, la scommessa di Ecosister Spoke 1</title>
<link>https://www.eventi.news/materiali-innovativi-e-sostenibili-dagli-scarti-agroalimentari-la-scommessa-di-ecosister-spoke-1</link>
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<description><![CDATA[ Da scarti alimentari e geomateriali nascono i biopolimeri del futuro: la sfida dello Spoke 1 del progetto Ecosister per un’industria circolare che supera le prestazioni dei materiali tradizionali
L&#039;articolo Materiali innovativi e sostenibili dagli scarti agroalimentari, la scommessa di Ecosister Spoke 1 proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 03:00:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Da scarti alimentari e geomateriali nascono i biopolimeri del futuro: la sfida dello Spoke 1 del progetto Ecosister per un’industria circolare che supera le prestazioni dei materiali tradizionali</p>
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<title>I satelliti svelano Jolina: il medicane visto e spiegato dallo spazio</title>
<link>https://www.eventi.news/i-satelliti-svelano-jolina-il-medicane-visto-e-spiegato-dallo-spazio</link>
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<description><![CDATA[ Come si forma un medicane nel Mediterraneo: i dati satellitari su Jolina migliorano analisi e capacità di previsione ]]></description>
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<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 19:30:08 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>satelliti, svelano, Jolina:, medicane, visto, spiegato, dallo, spazio</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[Come si forma un medicane nel Mediterraneo: i dati satellitari su Jolina migliorano analisi e capacità di previsione]]> </content:encoded>
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<title>Ondata di gelo in Appennino, i primi fiocchi di neve a Capracotta</title>
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<description><![CDATA[ Inizia a nevicare nella serata di lunedì 30 marzo a Capracotta, in provincia di Isernia. Sono le prime avvisaglie dell&#039;intenso peggioramento meteo in arrivo sul Centro Italia ]]></description>
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<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 19:30:08 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[Inizia a nevicare nella serata di lunedì 30 marzo a Capracotta, in provincia di Isernia. Sono le prime avvisaglie dell'intenso peggioramento meteo in arrivo sul Centro Italia]]> </content:encoded>
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<title>I castori ci salveranno dal cambiamento climatico?</title>
<link>https://www.eventi.news/i-castori-ci-salveranno-dal-cambiamento-climatico</link>
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<description><![CDATA[ I castori sono in grado di trasformare un fiume in un serbatoio di carbonio, dice un nuovo studio. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 16:30:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>castori, salveranno, dal, cambiamento, climatico</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[Portati a un passo dall'estinzione da secoli di caccia e di guerra aperta alle loro creazioni, i castori stanno finalmente tornando in molti angoli d'Europa (facilitati anche da reintroduzioni clandestine, una storia che meriterebbe un pezzo a parte). E il loro ritorno è una buona notizia nella lotta ai cambiamenti climatici: le loro dighe, infatti, dice uno studio pubblicato su Communications Earth & Environment, possono trasformare un "normale" fiume in un serbatoio di carbonio nel giro di un anno. Ora vi spieghiamo in che senso, e perché i castori potrebbero diventare un alleato prezioso se lasciati liberi di prosperare.
. Budget positivo. Iniziamo subito con quello che è il più grosso limite dello studio: ha preso in analisi una singola area fluviale, un tratto lungo 800 metri che dal 2010 è stato scelto per la reintroduzione dei castori. Prima del 2010, l'area era una pianura alluvionale forestata, ricca di alberi molto anziani; con l'arrivo dei castori, molte piante sono state abbattute per costruire le dighe, e l'area è ora una zona umida popolata di piante più piccole. È un modello di quello che succede quando i castori colonizzano un tratto di fiume, ma è, appunto, un singolo esempio: per avere certezza dei dati servirebbero altre analisi in altre aree umide.
Detto questo, i risultati dello studio sono comunque estremamente interessanti. I ricercatori dell'università di Birmingham hanno calcolato per un intero anno il budget di carbonio dell'area, misurando quello liberato in atmosfera, quello presente in acqua e quello intrappolato in sedimenti, biomassa e legno morto (compreso quello delle dighe dei castori). Ebbene, nell'arco di un anno la zona umida ha sequestrato tra le 108 e le 146 tonnellate di CO2, l'equivalente di 832-1.129 barili di petrolio.
. Fare il tifo per i castori. Il budget è dunque positivo, e significa che un'area colonizzata dai castori e dalle loro costruzioni può quindi diventare uno scrigno di carbonio: il team ha calcolato che, se si reintroducessero i castori in tutte le aree umide che potenzialmente potrebbero ospitarli, si potrebbero catturare una percentuale tra l'1.2 e l'1.8% del totale delle emissioni annuali dell'intera Svizzera. I ricercatori ci tengono a precisare che non si tratta di numeri miracolosi, e che non bisogna sopravvalutare l'impatto dei castori. Se ci si limita a valutarlo, però, senza entusiasmi eccessivi, l'indicazione è chiara: i castori possono aiutarci.
Il che è una buona notizia anche per la reintroduzione della specie: per vari motivi, spesso pretestuosi o falsi, i castori vengono considerati un problema ambientale, e si pensa che la loro presenza vada regolata o addirittura impedita. In realtà, il ritorno di una specie che si è guadagnata il soprannome di "architetto dell'ecosistema" non può che essere una buona notizia: ora c'è un'arma in più per convincere i legislatori e l'opinione pubblica..]]> </content:encoded>
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<title>Cebon Group presenta a Milano la strategia dell’energia ricaricabile</title>
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<description><![CDATA[ Il gruppo svedese Cebon presenta l’architettura completa dei suoi tre marchi: Gp Batteries, Aqiila e il recente ingresso Brendz. Si tratta di un posizionamento strategico: la ricaricabilità come paradigma industriale applicato a segmenti distinti – professionale, outdoor, illuminazione – in un mercato che la normativa europea sta ridisegnando nei suoi fondamentali Cebon Group si presenta […]
L&#039;articolo Cebon Group presenta a Milano la strategia dell’energia ricaricabile è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 09:00:24 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Cebon, Group, presenta, Milano, strategia, dell’energia, ricaricabile</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/30/cebon-strategia-energia-ricaricabile/" title="Cebon Group presenta a Milano la strategia dell’energia ricaricabile" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/cebon.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="gruppo cebon" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/cebon.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/cebon-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/cebon-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/cebon-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Il gruppo svedese Cebon presenta l’architettura completa dei suoi tre marchi: Gp Batteries, Aqiila e il recente ingresso Brendz. Si tratta di un posizionamento strategico: la ricaricabilità come paradigma industriale applicato a segmenti distinti – professionale, outdoor, illuminazione – in un mercato che la normativa europea sta ridisegnando nei suoi fondamentali</em></p>
<p><strong>Cebon Group</strong> si presenta completa al mercato nazionale, con una proposta articolata su tre brand distinti, ciascuno indirizzato a una domanda specifica: <strong>Gp Batteries</strong> per il segmento consumer e professionale di volume, <strong>Aqiila</strong> per l’outdoor e la mobilità energetica, <strong>Brendz</strong> per l’illuminazione ricaricabile indoor e professionale.</p>
<p>Brendz è l’ultimo ingresso nel portafoglio <strong>Cebon</strong>. Il marchio – acquisito attraverso la collaborazione con <strong>Brands Group Netherlands</strong> – presidia un segmento in crescita nel retail specializzato italiano: <strong>soluzioni di illuminazione senza cavi</strong>, ricaricabili, pensate tanto per il residenziale quanto per il canale contract e professionale.</p>
<p>La sua introduzione in Italia completa un’offerta che il gruppo intende distribuire attraverso <strong>Gpbm Italy</strong>, la controllata con sede a Verona che funge da hub operativo per il mercato nazionale.</p>
<p>L’architettura multi-brand non risponde a una logica di diversificazione generica, ma a una lettura precisa della domanda: segmenti diversi richiedono proposte di valore, canali distributivi e interlocutori commerciali differenti. Cebon li presidia con tre identità distinte, coordinate da un’unica regia operativa.</p>
<h2>Gp Batteries e Aqiila: b2b e outdoor come assi portanti</h2>
<p><a href="https://www.greenplanner.it/2023/10/25/scuola-riparazione-restarter/" target="_blank" rel="noopener"><strong>GP Batteries</strong></a> – il marchio originario del gruppo, distribuito in oltre un milione di punti vendita globali – è presente in Italia da decenni. La sua linea <strong>ReCyko</strong>, centrale nella proposta attuale, comprende <strong>batterie NiMH ricaricabili</strong> prodotte con oltre il 10% di materiali riciclati, confezionate in carta Fsc certificata senza plastica, con una vita utile dichiarata fino a 500 ricariche.</p>
<p>Il tasso di autoscarica contenuto – la batteria mantiene fino all’80% della carica dopo dodici mesi di stoccaggio – la rende adatta ad applicazioni professionali e di emergenza dove la disponibilità immediata è un requisito critico.</p>
<p>Sul fronte del segmento professionale, il gruppo lavora con soluzioni customizzate in tecnologia NiMH e Li-ion per clientela industriale. La variabile rilevante in questo contesto non è il prezzo unitario della batteria, ma il costo totale di possesso calcolato sull’intero ciclo di vita: una metrica che penalizza strutturalmente le soluzioni monouso rispetto alle ricaricabili.</p>
<p><strong>Aqiila</strong> è arrivato in Italia nella primavera del 2024 con un posizionamento esplicito: rendere portatili le comodità domestiche senza bisogno di una presa elettrica.</p>
<p>La gamma copre powerbanche compatte, power station portatili – fino a 3.000 watt di potenza e 2.560 Wh di capacità, con cicli di ricarica dichiarati fino a 4.000 – e dispositivi integrati pensati per cantieri, campeggio e lavoro da remoto in aree non servite dalla rete.</p>
<p>Il brand non si rivolge a un solo profilo di utente: la stessa powerstation è strumento da cantiere e attrezzatura da campo, e questa versatilà è il suo principale argomento commerciale.</p>
<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-166055 aligncenter" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/brandz-1.jpg" alt="prodotti brandz" width="1200" height="800" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/brandz-1.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/brandz-1-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/brandz-1-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/brandz-1-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></p>
<h2>Il quadro normativo: il Regolamento Ue 2023/1542 accelera la transizione</h2>
<p>L’ingresso di Cebon sul mercato italiano con una proposta strutturata arriva in coincidenza con una delle stagioni normative più intense che il settore batterie abbia attraversato in Europa.</p>
<p>Il <strong>Regolamento Ue 2023/1542</strong>, in vigore dal 18 febbraio 2024 come componente del <a href="https://www.greenplanner.it/2021/09/20/transizione-eneregtica-elettricita-futura/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Green Deal europeo</strong></a>, ridisegna l’intero ciclo di vita delle batterie immesse sul mercato comunitario: dalla composizione chimica all’etichettatura, dal passaporto digitale di prodotto agli obiettivi di raccolta e riciclo.</p>
<p>I <strong>target di raccolta per le batterie portatili sono vincolanti</strong>: 63% entro fine 2027, 73% entro il 2030. Sul piano nazionale, il decreto legislativo 29/2026 – in vigore dal 7 marzo 2026 – ha recepito il regolamento europeo nell’ordinamento italiano, rendendo il quadro operativo tra i più aggiornati in Europa.</p>
<p>Questa pressione normativa non agisce in modo neutrale sui produttori. Favorisce chi ha già integrato criteri di circolarità nel design di prodotto – riduzione dei materiali vergini, estensione del ciclo di vita, packaging senza plastica – e penalizza chi non ha ancora adeguato processi e supply chain.</p>
<p>Cebon si presenta con un vantaggio accumulato nel tempo: la <strong>linea ReCyko di Gp Batteries</strong> non è una risposta emergenziale alla normativa, ma il risultato di un percorso avviato anni prima della sua entrata in vigore.</p>
<figure aria-describedby="caption-attachment-166057" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-166057" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/cebon-2.jpg" alt="gruppo cebon" width="1200" height="800" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/cebon-2.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/cebon-2-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/cebon-2-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/cebon-2-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"><figcaption class="wp-caption-text">Francesca Callegari</figcaption></figure>
<h2>Cebon Group: quarant’anni di filiera dell’energia portatile</h2>
<p>Nel 1985, tre soci fondano Cebon in Svezia e avviano la distribuzione di pile a bottone da una piccola sede nella Svezia occidentale. Da quell’origine artigianale il gruppo costruisce nel tempo una struttura industriale che opera oggi su scala europea attraverso le controllate <strong>Gpbm Nordic, Gpbm Italy e Gpbm France</strong>, con una rete distributiva che copre i principali mercati dell’Europa continentale.</p>
<p>La particolarità di Cebon non sta nella dimensione – il gruppo rimane una realtà media rispetto ai grandi conglomerati del settore – ma nell’<strong>ampiezza verticale del suo portfolio</strong>: dai formati miniaturizzati della chimica elettrochimica consumer ai sistemi di accumulo per impianti eolici e fotovoltaici, passando per soluzioni B2B customizzate. Una scala che pochi operatori di analoghe dimensioni possono vantare.</p>
<p>La stretta collaborazione con Gp Batteries – marchio del gruppo Gold Peak di Hong Kong, tra i primi tre produttori mondiali nel settore – ha consentito a Cebon di consolidare una posizione rilevante sia nel mercato consumer che in quello industriale.</p>
<p>L’espansione verso <strong>Aqiila e Brendz</strong> segue la stessa logica: non diversificazione opportunistica, ma ampliamento coerente lungo la filiera dell’energia portatile ricaricabile.</p>
<p>Tre marchi, una regia distributiva, un unico paradigma: la ricaricabilità non come attributo di prodotto, ma come modello di gestione dell’energia – personale, professionale, ambientale.</p>
<p><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F30%2Fcebon-strategia-energia-ricaricabile%2F&linkname=Cebon%20Group%20presenta%20a%20Milano%20la%20strategia%20dell%E2%80%99energia%20ricaricabile" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F30%2Fcebon-strategia-energia-ricaricabile%2F&linkname=Cebon%20Group%20presenta%20a%20Milano%20la%20strategia%20dell%E2%80%99energia%20ricaricabile" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_bluesky" href="https://www.addtoany.com/add_to/bluesky?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F30%2Fcebon-strategia-energia-ricaricabile%2F&linkname=Cebon%20Group%20presenta%20a%20Milano%20la%20strategia%20dell%E2%80%99energia%20ricaricabile" title="Bluesky" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F30%2Fcebon-strategia-energia-ricaricabile%2F&linkname=Cebon%20Group%20presenta%20a%20Milano%20la%20strategia%20dell%E2%80%99energia%20ricaricabile" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_threads" href="https://www.addtoany.com/add_to/threads?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F30%2Fcebon-strategia-energia-ricaricabile%2F&linkname=Cebon%20Group%20presenta%20a%20Milano%20la%20strategia%20dell%E2%80%99energia%20ricaricabile" title="Threads" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F30%2Fcebon-strategia-energia-ricaricabile%2F&linkname=Cebon%20Group%20presenta%20a%20Milano%20la%20strategia%20dell%E2%80%99energia%20ricaricabile" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_telegram" href="https://www.addtoany.com/add_to/telegram?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F30%2Fcebon-strategia-energia-ricaricabile%2F&linkname=Cebon%20Group%20presenta%20a%20Milano%20la%20strategia%20dell%E2%80%99energia%20ricaricabile" title="Telegram" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F30%2Fcebon-strategia-energia-ricaricabile%2F&linkname=Cebon%20Group%20presenta%20a%20Milano%20la%20strategia%20dell%E2%80%99energia%20ricaricabile" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F30%2Fcebon-strategia-energia-ricaricabile%2F&title=Cebon%20Group%20presenta%20a%20Milano%20la%20strategia%20dell%E2%80%99energia%20ricaricabile" data-a2a-url="https://www.greenplanner.it/2026/03/30/cebon-strategia-energia-ricaricabile/" data-a2a-title="Cebon Group presenta a Milano la strategia dell’energia ricaricabile"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/30/cebon-strategia-energia-ricaricabile/">Cebon Group presenta a Milano la strategia dell’energia ricaricabile</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.greenplanner.it/">GreenPlanner Magazine</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>La Giornata nazionale sul riciclo della carta si fa legge</title>
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<description><![CDATA[ Scelta la strada di approvare una legge per istituire una giornata dedicata al riciclo della carta, che potrebbe diventare il 18 settembre. Una scelta motivata dal valore strategico e ambientale dalle pratiche che danno una seconda vita a questo materiale Il 18 settembre – a iniziare dal 2026 – potrebbe diventare la Giornata nazionale del […]
L&#039;articolo La Giornata nazionale sul riciclo della carta si fa legge è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 09:00:23 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Giornata, nazionale, sul, riciclo, della, carta, legge</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/30/giornata-nazionale-riciclo-carta/" title="La Giornata nazionale sul riciclo della carta si fa legge" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_riciclo-carta.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="riciclo carta" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_riciclo-carta.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_riciclo-carta-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_riciclo-carta-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_riciclo-carta-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Scelta la strada di approvare una legge per istituire una giornata dedicata al riciclo della carta, che potrebbe diventare il 18 settembre. Una scelta motivata dal valore strategico e ambientale dalle pratiche che danno una seconda vita a questo materiale</em></p>
<p>Il <strong>18 settembre</strong> – a iniziare dal 2026 – potrebbe diventare la <strong>Giornata nazionale del riciclo della carta</strong>. La proposta, già approvata alla Camera, è ora in attesa del passaggio al Senato, con l’obiettivo di <strong>promuovere pratiche sostenibili</strong> e <strong>valorizzare l’importanza della carta</strong>.</p>
<p>Il testo (<a href="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/circ2026-182_All_leg.19.pdl_.camera.2111_A.19PDL0185330.pdf" target="_blank" rel="noopener">qui trovate il documento</a>) rappresenta un passaggio significativo per il rafforzamento delle politiche nazionali a favore della <a href="https://www.greenplanner.it/2026/01/30/universita-transizione-ecologica/" target="_blank" rel="noopener"><strong>transizione ecologica</strong></a>.</p>
<p>La conferenza stampa <strong>Economia circolare: un impegno che si rafforza. Verso la giornata nazionale del riciclo della carta</strong>, tenutasi presso la Camera dei deputati a Roma, ha ribadito il <strong>ruolo strategico del riciclo della carta</strong> per la <a href="https://www.greenplanner.it/sostenibilita/" target="_blank" rel="noopener"><strong>sostenibilità</strong></a> e l’<a href="https://www.greenplanner.it/pinkandgreen/" target="_blank" rel="noopener"><strong>economia circolare</strong></a>.</p>
<p>Un momento in cui istituzioni, consorzi e associazioni – tra cui Legambiente, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Comieco, Utilitalia, Assocarta e Unirima – hanno ribadito l’impegno comune verso pratiche sostenibili e filiere virtuose.</p>
<p>Fogli che raccontano storie, imballaggi che proteggono, quaderni che custodiscono sogni: materiali spesso dimenticati tra i rifiuti, ma sempre pronti a rinascere.</p>
<p>“<em>L’approvazione alla Camera e la trasmissione al Senato rappresentano un passo significativo verso il riconoscimento del ruolo strategico che il riciclo della carta riveste nel nostro Paese</em> – ha commentato l’onorevole <strong>Massimo Milani</strong>, aggiungendo che – <em>la giornata nazionale del riciclo della carta sarà un’occasione per valorizzare un impegno diffuso, che coinvolge cittadini e territori e per rafforzare la consapevolezza su un materiale che da sempre contribuisce alla sostenibilità italiana</em>“.</p>
<h2>L’importanza del riciclo della carta</h2>
<p>Ogni foglio che ritorna in circolo è un piccolo, ma concreto, passo verso la <strong>tutela dell’ambiente</strong>. Riciclare carta significa <strong>salvare alberi, risparmiare acqua ed energia, ridurre rifiuti ed emissioni</strong>.</p>
<p>Non a caso, la <strong>carta rappresenta uno dei modelli più efficaci di economia circolare</strong>: grazie alle tecnologie moderne, può essere trasformata più volte senza perdere qualità, diventando nuovi libri, quaderni o imballaggi.</p>
<p>Secondo i più recenti dati europei elaborati da <strong>Eurostat</strong>, <strong>l’Italia si conferma tra i paesi più virtuosi nel riciclo</strong>: gli imballaggi cellulosici superano stabilmente il 90%, mentre a livello nazionale ogni cittadino conferisce in media oltre 50kg di carta e cartone all’anno, contribuendo a mantenere il <strong>tasso complessivo di riciclo della filiera oltre il 70%</strong>.</p>
<p>Come sottolineato da <strong>Roberto Di Molfetta</strong>, di Comieco, “<em>questi risultati sono il frutto di un impegno condiviso: cittadini, imprese, commercianti e amministrazioni locali contribuiscono ogni giorno al buon funzionamento della raccolta differenziata e della filiera del riciclo</em>“.</p>
<p>La futura <strong>Giornata nazionale del riciclo della carta</strong> nasce proprio con l’obiettivo di consolidare questi risultati: promuovere una maggiore consapevolezza, migliorare la qualità della raccolta e rafforzare l’educazione ambientale, creando un appuntamento annuale di riferimento per tutto il Paese.</p>
<p>“<em>Un’eccellente opportunità per raccontare l’importanza del riciclo nella filiera della carta e della trasformazione in Italia, che presuppone il mantenimento sul territorio di un’industria forte e competitiva, rinnovabile e circolare, che movimenta il Made in Italy, è un supporto per la cultura e l’informazione ed è un presidio per il benessere delle comunità. La filiera della carta ancora oggi è il secondo riciclatore europeo e il terzo produttore continentale</em>“, commenta <strong>Massimo Medugno</strong> direttore generale di <strong>Assocarta</strong>.</p>
<h2>La rete delle città di carta: i territori protagonisti della transizione ecologica</h2>
<p>La <strong>sostenibilità prende forma nei territori con la rete delle città di carta</strong>, istituita ad Assisi lo scorso 18 settembre. In quell’occasione, le amministrazioni locali aderenti hanno sottoscritto il <strong>manifesto costitutivo dell’iniziativa</strong> durante l’evento organizzato nell’ambito della <strong>manifestazione Il Cortile di Francesco</strong>.</p>
<p>La rete riunisce amministrazioni locali italiane con una tradizione cartaria, impegnati nella diffusione di <strong>buone pratiche ambientali e nella valorizzazione del riciclo</strong> come strumento concreto di transizione ecologica.</p>
<p>Un segnale concreto di come<strong> i territori possano diventare protagonisti della transizione ecologica</strong>. Dietro ogni foglio riciclato c’è un sistema articolato: normative, campagne di sensibilizzazione e incentivi si affiancano al lavoro di associazioni e consorzi che gestiscono raccolta, selezione e trasformazione dei materiali.</p>
<p>La collaborazione tra istituzioni e filiere private si conferma, infatti, fondamentale per <strong>rafforzare l’economia circolare in Italia</strong>. Non mancano però le criticità: differenze territoriali nella raccolta, materiali di scarsa qualità e limiti tecnologici possono rallentare il processo.</p>
<p>Affrontarle significa investire in innovazione, sviluppare nuove tecnologie di selezione e sensibilizzare costantemente i cittadini sul corretto conferimento. Accanto ai benefici ambientali, il <strong>riciclo della carta rappresenta anche una concreta opportunità economica</strong>.</p>
<p>L’economia circolare, infatti, è un settore in crescita che può generare nuovi posti di lavoro, stimolare l’innovazione e ridurre la dipendenza dalle materie prime, contribuendo a <strong>costruire un sistema produttivo più resiliente</strong>.</p>
<p>La <strong>giornata del riciclo della carta</strong> non è quindi solo simbolica, ma un invito all’azione. Separare correttamente la carta, scegliere prodotti riciclati e diffondere informazioni sono gesti semplici che, sommati, producono un impatto reale e duraturo.</p>
<p>Affinché ogni foglio abbia una seconda possibilità. Il <strong>vero valore del riciclo non sta solo nella carta che rinasce, ma nella scelta consapevole di chi decide</strong>, ogni giorno, di restituirle vita.</p>
<p><em>Crediti immagine: <a href="https://depositphotos.com/it/" target="_blank" rel="noopener">Depositphotos</a></em></p>
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<title>Idee e parole per superare i bias che bloccano la mobilità leggera</title>
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<description><![CDATA[ Scriviamo questo articolo dando la parola a Elisa Gallo, esperta di comunicazione e consigliera nazionale della Fiab. Lettura consigliata a tutti – in primis ai giornalisti (anche quelli di cronaca) – ma soprattutto a chi vuole che sulle strade la mobilità non sia solo per chi guida l’auto Elisa Gallo, consulente di comunicazione nonché consigliera […]
L&#039;articolo Idee e parole per superare i bias che bloccano la mobilità leggera è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 09:00:23 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Idee, parole, per, superare, bias, che, bloccano, mobilità, leggera</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/30/idee-parole-bias-mobilita-leggera/" title="Idee e parole per superare i bias che bloccano la mobilità leggera" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/elisa-gallo-fiab-2.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="elisa gallo" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/elisa-gallo-fiab-2.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/elisa-gallo-fiab-2-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/elisa-gallo-fiab-2-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/elisa-gallo-fiab-2-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Scriviamo questo articolo dando la parola a Elisa Gallo, esperta di comunicazione e consigliera nazionale della Fiab. Lettura consigliata a tutti – in primis ai giornalisti (anche quelli di cronaca) – ma soprattutto a chi vuole che sulle strade la mobilità non sia solo per chi guida l’auto</em></p>
<p><strong>Elisa Gallo</strong>, consulente di comunicazione nonché consigliera nazionale della <a href="https://www.greenplanner.it/2025/04/18/il-nuovo-direttivo-di-fiab-punta-a-sicurezza-stradale-e-cicloturismo/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Fiab</strong></a>, è donna sottile, ma “<em>di spessore</em>” in tema di due ruote. Lo mostra anche la sua newsletter <strong>Parlo spesso di bici</strong>. Ne parla così spesso che riesce a viscerare anche tutti i bias che dominano sul tema.</p>
<p>Incontrata durante un evento organizzato presso l’<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/26/saper-ascoltare-dolore-altri/" target="_blank" rel="noopener"><strong>ultima edizione di Fa’ la cosa giusta!</strong></a> abbiamo scambiato con lei alcune considerazioni su un tema abbastanza delicato e ampio come la <strong>sicurezza stradale</strong>.</p>
<h2>Bias e false informazioni sulla sicurezza stradale</h2>
<p>L’argomento non è solo limitato al settore delle collisioni fra auto o pedoni travolti sulle strisce, ma riguarda anche tutta <strong>la progettualità urbanistica</strong> che nel corso degli ultimi 70 anni ha governato e modificato le nostre città, spesso rendendole veramente ostiche e inospitali per chi non si sposta a bordo di una automobile.</p>
<p>Sarà ora di cambiare paradigma? Vediamo come a cominciare dalla comunicazione.</p>
<p>“<em>Se vogliamo ragionare su come cambia – o su come dovrebbe cambiare – il linguaggio con cui raccontiamo la sicurezza stradale e le città inclusive, forse conviene partire un passo prima. Non solo dalle parole che usiamo nei titoli dei giornali, ma dal modello urbano che quelle parole riflettono</em>” ci risponde <strong>Gallo</strong>.</p>
<p><strong>Da dove dunque dobbiamo partire?</strong></p>
<p>Per gran parte del Novecento le nostre città sono state progettate secondo un paradigma molto preciso: la <a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/16/mobilita-extraurbana-sostenibile/" target="_blank" rel="noopener"><strong>mobilità centrata sull’automobile</strong></a>. Non è solo una scelta infrastrutturale, è diventata anche una lente culturale con cui interpretiamo lo spazio urbano.</p>
<p>Alcuni studiosi la chiamano <strong>motonormatività</strong>: la tendenza a considerare l’uso dell’automobile come la forma naturale, normale e inevitabile di mobilità.</p>
<p>E quando qualcosa diventa la norma, smettiamo di vederlo come una scelta. <strong>Diventa semplicemente il modo in cui funzionano le cose</strong>.</p>
<p><strong>Queste scelte, come condizionano e modificano gli spazi in cui ci muoviamo?</strong></p>
<p>Questo <strong>si riflette innanzitutto nel modo in cui progettiamo lo spazio</strong>. Se guardiamo alla distribuzione dello spazio nelle strade urbane, scopriamo che circa il 70% dello spazio pubblico è destinato alle automobili: <strong>carreggiate, corsie di marcia, parcheggi</strong>.</p>
<p>Tutto il resto – <strong>marciapiedi, attraversamenti, piste ciclabili, fermate del trasporto pubblico</strong> – deve adattarsi allo spazio rimanente.</p>
<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-166032 aligncenter" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/elisa-gallo-fiab-1.jpg" alt="dibattito fiab - elisa gallo" width="1200" height="800" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/elisa-gallo-fiab-1.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/elisa-gallo-fiab-1-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/elisa-gallo-fiab-1-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/elisa-gallo-fiab-1-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></p>
<p><strong>Possiamo parlare di narrazione tossica di quello che accade in strada?</strong></p>
<p>La motonormatività non si vede solo nell’urbanistica. Si vede anche nel linguaggio. Nel modo in cui raccontiamo le collisioni, nel modo in cui descriviamo i conflitti che, inevitabilmente, in un modello che non tiene conto delle esigenze di tutte e tutti si creano nello spazio pubblico, nel modo in cui giudichiamo le diverse forme di mobilità.</p>
<p>Prendiamo un esempio molto comune nei titoli di giornale: “<em>Auto investe un pedone o una bici sulle strisce. Abbagliato dal sole</em>“. È una frase che abbiamo letto centinaia di volte. Eppure, <strong>contiene già diversi bias</strong>.</p>
<p><strong>Come per esempio?</strong></p>
<p>Il primo è la <strong>de-responsabilizzazione dell’azione</strong>. L’auto diventa il soggetto della frase, mentre la persona che guida scompare. Non leggiamo “<em>una persona alla guida investe un pedone o una persona in bici</em>“, ma “<em>un’auto investe</em>“.</p>
<p>L’azione sembra quasi automatica, inevitabile, come se fosse un fenomeno naturale. La persona in bici scompare, resta solo il mezzo. In realtà spesso a rimanere sull’asfalto oltre al mezzo c’è anche la persona, con la sua vita, i suoi affetti.</p>
<p>Spesso, troppo spesso azzerati in un solo istante.</p>
<p><strong>Ce ne suggerisci altri?</strong></p>
<p>Il <strong>secondo bias è l’idea dell’incidente come fatalità</strong>. Spesso si parla di <strong>incidente stradale</strong>, una parola che suggerisce <strong>casualità e inevitabilità</strong>.</p>
<p>Invece, <strong>molte collisioni non sono affatto casuali</strong>: sono il risultato di velocità elevate, di infrastrutture progettate per favorire la fluidità del traffico o meglio la velocità delle auto che il traffico costituiscono, più che la sicurezza delle persone, o di una <strong>gerarchia dello spazio che mette gli utenti più vulnerabili ai margini</strong>.</p>
<p><strong>Mi pare di intuire che ne hai altri…</strong></p>
<p>Sì e il <strong>terzo bias è forse il più problematico</strong>: la tendenza a <strong>colpevolizzare la vittima</strong>. Nei racconti mediatici compaiono spesso dettagli sulla persona investita – se attraversava fuori dalle strisce, se era distratta, se indossava o meno un casco – mentre il comportamento del conducente rimane sullo sfondo.</p>
<p>La narrazione diventa quasi una <strong>lezione morale rivolta ai pedoni o ai ciclisti</strong>, più che una <strong>riflessione sulle condizioni che rendono possibile quell’evento</strong>.</p>
<p>Tutto questo deriva da un presupposto implicito: <strong>la strada è prima di tutto lo spazio delle auto</strong>. Gli altri utenti sono tollerati, ma percepiti come eccezioni o interferenze.</p>
<p>Lo vediamo anche nel linguaggio quotidiano. Quando diciamo <strong>traffico</strong>, quasi sempre intendiamo <strong>traffico automobilistico</strong>. Quando si realizza una pista ciclabile o una corsia preferenziale per il trasporto pubblico, spesso il dibattito pubblico si concentra su <strong>quanto spazio viene tolto alle auto</strong>, come se quello spazio fosse originariamente loro.</p>
<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-166031 aligncenter" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/elisa-gallo-fiab.jpg" alt="elisa gallo" width="1198" height="800" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/elisa-gallo-fiab.jpg 1198w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/elisa-gallo-fiab-768x513.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/elisa-gallo-fiab-629x420.jpg 629w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/elisa-gallo-fiab-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1198px) 100vw, 1198px"></p>
<p><strong>Secondo il Codice della Strada – che i patentati dovrebbero ben conoscere – invece la strada…</strong></p>
<p>La <strong>strada, in realtà, è uno spazio pubblico</strong>. Uno spazio che dovrebbe essere progettato per accogliere una pluralità di usi e di corpi: chi cammina, chi pedala, chi usa il trasporto pubblico, chi ha mobilità ridotta, chi accompagna bambini o persone anziane.</p>
<p>Poi <strong>si dovrebbe smettere considerare la persona che lavora come detentrice di più diritto a stare in strada</strong>, rispetto a chi svolge una funzione di cura o semplicemente sta nello spazio per incontrare altre persone, per passatempo o per gioco.</p>
<p>Chi ha mobilità ridotta, sia che si sposti su una sedia a rotelle o sia semplicemente anziano, andrebbe adeguatamente tutelato invece, specie in città, viene quotidianamente bistrattato, occupando (manu militari, ndr) lo spazio che che dovrebbe essergli riservato.</p>
<p><strong>So che spesso parli anche di approccio di genere agli spazi della città</strong></p>
<p>Certo, qui entra anche il <strong>tema dell’approccio di genere</strong>. Per molto tempo l’utente implicito della città è stato immaginato come una figura molto specifica: un adulto, generalmente uomo, bianco, etero, che si sposta da casa al lavoro e ritorno, spesso in automobile.</p>
<p>Eppure, sappiamo che i modelli di mobilità sono molto più complessi. Le <strong>donne</strong>, per esempio, compiono più spesso spostamenti brevi e concatenati, legati alla cura: accompagnare figli, fare commissioni, assistere familiari.</p>
<p>Utilizzano più frequentemente il trasporto pubblico o la mobilità pedonale. E percepiscono in modo diverso la sicurezza degli spazi urbani: illuminazione, visibilità, presenza di altre persone.</p>
<p>Se la città è progettata solo intorno alla mobilità automobilistica, tutte queste forme di mobilità diventano residuali, meno considerate, meno protette.</p>
<p>Aggiungiamo noi che basta guardare come viene spesso realizzata l’illuminazione definita stradale: è abbastanza curioso che per legge l’illuminazione coinvolga principalmente il nastro stradale (con tanto di valori minimi obbligatori), dove transitano mezzi che sono dotati di illuminazione propria, lasciando invece sguarniti i marciapiedi dove transitano i pedoni i cui occhi non sono come quelli dei gatti.</p>
<p><strong>Quindi il linguaggio conta tantissimo e il giornalismo ha un ruolo importante…</strong></p>
<p>Il <strong>linguaggio è molto importante</strong>. Non perché cambiare le parole risolva da solo i problemi, ma perché le parole costruiscono il modo in cui pensiamo ai problemi. E soprattutto ce li fanno riconoscere.</p>
<p>Se continuiamo a raccontare le collisioni come fatalità imprevedibili, le soluzioni sembreranno inevitabilmente individuali: più attenzione, più prudenza, più educazione stradale.</p>
<p>Se invece iniziamo a raccontarle come il <strong>risultato di scelte progettuali non più condivisibili e priorità urbane</strong>, allora diventa più naturale parlare di riduzione delle velocità, di strade progettate per la sicurezza, di spazi pubblici distribuiti in modo più equo.</p>
<p>In questo senso anche <strong>il giornalismo può avere un ruolo importante</strong>. Può scegliere parole che rendono visibili le responsabilità umane. Può raccontare non solo l’evento singolo, ma il contesto urbano in cui avviene. Può contribuire a spostare il punto di vista: dall’automobile come protagonista della città alle persone che la abitano.</p>
<p>In fondo la questione è proprio questa. <strong>Finché considereremo la mobilità in auto come la norma e tutto il resto come un’eccezione</strong>, continueremo a progettare e raccontare città che funzionano bene soprattutto per chi guida.</p>
<p>Mettere in discussione la motonormatività – anche attraverso il linguaggio – significa <strong>iniziare a immaginare città diverse</strong>: città in cui lo spazio pubblico è distribuito in modo più equo e in cui la sicurezza e l’accessibilità di tutte le persone diventano il punto di partenza della progettazione urbana.</p>
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<div><img decoding="async" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2022/06/fardelli.jpg" alt="Marco Fardelli"><strong>Marco Fardelli</strong> architetto e designer, ogni anno percorre circa 3.500 km in bicicletta in città, in ogni stagione, per "razionalizzare la mobilità urbana cambiandone l'orientamento, i mezzi e i metodi di spostamento" | <a href="https://www.facebook.com/Portabiciclette-e-Arredo-Urbano-104841208493269/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Facebook</strong></a> | <a href="https://www.facebook.com/groups/564913047766102" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>CityBustoBike</strong></a></div>
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<title>Idrogeno verde made in Italy: ErreDue porta la sua tecnologia all’estero</title>
<link>https://www.eventi.news/idrogeno-verde-made-in-italy-erredue-porta-la-sua-tecnologia-allestero</link>
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<description><![CDATA[ Nel mercato europeo dell’idrogeno verde, dove la capacità operativa degli elettrolizzatori fatica ancora a tradursi in scala industriale, il posizionamento dei produttori di tecnologia di medie dimensioni diventa un fattore competitivo rilevante. Una commessa da 800mila euro firmata da ErreDue con un system integrator ceco racconta qualcosa di più di una singola fornitura ErreDue è […]
L&#039;articolo Idrogeno verde made in Italy: ErreDue porta la sua tecnologia all’estero è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 09:00:13 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Idrogeno, verde, made, Italy:, ErreDue, porta, sua, tecnologia, all’estero</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/30/idrogeno-verde-made-in-italy-erredue/" title="Idrogeno verde made in Italy: ErreDue porta la sua tecnologia all’estero" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/erredue-1.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="erredue - idrogeno verde" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/erredue-1.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/erredue-1-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/erredue-1-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/erredue-1-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Nel mercato europeo dell’idrogeno verde, dove la capacità operativa degli elettrolizzatori fatica ancora a tradursi in scala industriale, il posizionamento dei produttori di tecnologia di medie dimensioni diventa un fattore competitivo rilevante. Una commessa da 800mila euro firmata da ErreDue con un system integrator ceco racconta qualcosa di più di una singola fornitura</em></p>
<p><strong>ErreDue</strong> è un’azienda italiana che progetta e realizza sistemi per la <strong>produzione, miscelazione e purificazione on-site di gas tecnici</strong>, come idrogeno prodotto tramite elettrolisi dell’acqua, azoto e ossigeno.</p>
<p>Una <strong>tecnologia made in Italy</strong> che ha raccolto l’interesse estero e ha portato l’azienda italiana a sottoscrivere un contratto internazionale del valore di circa 800mila euro – con un primario gruppo industriale attivo come system integrator nei settori dell’<a href="https://www.greenplanner.it/energie-rinnovabili/" target="_blank" rel="noopener">energia rinnovabile</a>, dell’efficienza energetica e delle soluzioni per la decarbonizzazione industriale – per la fornitura di una soluzione di <a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/03/idrogeno-verde-sfida-italiana/" target="_blank" rel="noopener"><strong>produzione di idrogeno con tecnologia alcalina</strong></a> destinata al mercato ceco.</p>
<p>La <strong>fornitura prevede due unità modulari da circa 250 kW ciascuna</strong>, per una capacità complessiva di circa 0,5 MW. I due sistemi sono in grado di generare complessivamente oltre <strong>520.000 metri cubi di idrogeno all’anno, con un grado di purezza del 99,999% ad alta pressione</strong> – parametro che li rende idonei alle applicazioni in ambito energetico.</p>
<p>La consegna è pianificata in due step nel secondo semestre 2026: una prima milestone a luglio e una seconda a ottobre. Il contratto include progettazione, produzione, collaudo e assistenza tecnica.</p>
<h2>Idrogeno: un mercato europeo ancora lontano dagli obiettivi, ma in movimento</h2>
<p>Secondo i dati dell’<strong>European Hydrogen Observatory</strong> aggiornati a fine 2025, i progetti di produzione di idrogeno da elettrolisi in esercizio in Europa erano 140, per una capacità complessiva di appena 571,7 MW – a fronte di obiettivi che al 2030 prevedono decine di GW installati.</p>
<p>Altri 97 progetti in costruzione dovrebbero aggiungere ulteriori 3.272,5 MW entro il 2029, ma il ritmo di dispiegamento resta disomogeneo tra i Paesi membri.</p>
<p>In questo scenario, la <strong>tecnologia alcalina mantiene una posizione dominante</strong>: rappresenta il 43,5% della capacità produttiva di elettrolizzatori in Europa (5,68 GW/anno su un totale di 13,1 GW/anno), ed è la tecnologia prescelta per l’84% dei progetti attualmente in costruzione a livello globale.</p>
<p>I costi dei sistemi alcalini sono scesi da circa 1.300 euro/kW nel 2020 a una forchetta di 600–800 euro/kW, dinamica che accelera l’accesso al mercato per impianti di scala media e medio-piccola.</p>
<p>È precisamente questo il segmento in cui opera <strong>ErreDue</strong>: sistemi modulari, scalabili, integrabili con fonti rinnovabili, destinati a system integrator che assemblano soluzioni energetiche per clienti industriali o per infrastrutture di transizione.</p>
<p>La modularità – due unità da 250 kW componibili – è un elemento tecnico e commerciale rilevante: consente installazioni flessibili, avviamento progressivo e riduzione del rischio d’investimento per l’acquirente.</p>
<h2>La dimensione sistemica: filiere corte, mercati contigui</h2>
<p>La scelta del cliente ceco – un operatore focalizzato su energia rinnovabile, efficienza e decarbonizzazione industriale – riflette un modello di mercato che si sta consolidando in Europa centrale e orientale: system integrator locali che aggregano tecnologie da fornitori europei specializzati per rispondere alla domanda crescente di infrastrutture per l’idrogeno verde, trainata in parte dai fondi del <a href="https://www.greenplanner.it/2023/02/16/repowereu-accelerare-transione-green/" target="_blank" rel="noopener"><strong>RePowerEu</strong></a> e dai <strong>piani nazionali di decarbonizzazione</strong>.</p>
<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-166044 aligncenter" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/francesca-barontini-erredue.jpg" alt="francesca barontini" width="1200" height="800" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/francesca-barontini-erredue.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/francesca-barontini-erredue-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/francesca-barontini-erredue-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/francesca-barontini-erredue-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></p>
<p>Abbiamo voluto approfondire il tema con <strong>Francesca Barontini</strong>, amministratore delegato di <strong>ErreDue</strong>, che conferma l’intenzione delll’azienda di crescere anche internazionalmente e di <strong>contribuire alla transizione energetica e alla diffusione dell’utilizzo dell’idrogeno verde</strong> come vettore energetico.</p>
<p>Il modello – ci spiega <strong>Barontini</strong> – azienda italiana di medie dimensioni, specializzazione tecnica verticale, clienti industriali europei, è indicativo di come la <strong>filiera dell’idrogeno verde</strong> si stia strutturando al di sotto della soglia dei grandi progetti da centinaia di MW.</p>
<p>Un tessuto connettivo di forniture medie, modulari e geograficamente distribuite, che integra e precede la scala industriale piena. In un mercato in cui la capacità operativa complessiva europea copre ancora meno dell’1% della domanda potenziale, questo strato intermedio è tutt’altro che marginale.</p>
<p><strong>L’idrogeno è prodotto con l’uso di rinnovabili e può quindi considerarsi verde?</strong></p>
<p>I due impianti sono inseriti in un progetto europeo di transizione energetica, pensato per contribuire al raggiungimento degli ambiziosi obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 entro il 2030.</p>
<p>In particolare, l’idrogeno prodotto viene utilizzato per il raffreddamento delle turbine di una centrale elettrica, dimostrando come soluzioni innovative possano avere un impatto concreto sulla decarbonizzazione del settore energetico.</p>
<p><strong>In quali applicazioni potrà essere usato? Avete già in essere collaborazioni con aziende che usano il vostro idrogeno per decarbonizzare la loro attività?</strong></p>
<p>In particolare, verrà utilizzato per il raffreddamento delle turbine nelle centrali elettriche, un’applicazione già consolidata che consente di migliorare efficienza e prestazioni degli impianti.</p>
<p>Abbiamo inoltre già attive diverse collaborazioni industriali. Per esempio, i nostri impianti sono utilizzati dalla <strong>società olandese GroenGas</strong> nell’ambito di un <strong>progetto di riconversione di truck da alimentazione a gasolio a idrogeno</strong>.</p>
<p>Inoltre, collaboriamo con un’azienda chimica inglese che utilizza l’H2 in blending con altri gas per processi industriali e forniamo soluzioni a un’<strong>azienda portoghese operante nel settore energy</strong>, impegnata in progetti di transizione energetica e riduzione delle emissioni.</p>
<p>Il <strong>mercato dell’idrogeno esiste ed è in crescita</strong>. Non è ancora diventato pienamente mainstream come inizialmente previsto da alcune istituzioni, ma la spinta verso la decarbonizzazione e il cambiamento è concreta e sempre più forte, soprattutto nei settori hard-to-abate come energia, chimica e trasporti pesanti.</p>
<p><strong>A quanto ammontano 520.000 metri cubi all’anno? Potete farci un esempio per dimensionare la quantità?</strong></p>
<p>Consumo per il raffreddamento turbine: 60 m3 di H2 all’ora, disponibilità: 520.000 m3 con i quali, a 30 m3/ora, si copre circa un anno di raffreddamento continuo delle turbine.</p>
<p><strong>Avete in essere collaborazioni o progetti anche in Italia? L’idrogeno potrà essere impiegato in diverse applicazioni strategiche per la decarbonizzazione industriale ed energetica.</strong></p>
<p>Abbiamo <strong>numerosi progetti attivi in Italia</strong> e abbiamo recentemente chiuso contratti importanti con diverse società impegnate nelle <strong>hydrogen valley</strong>, supportate dai fondi del Pnrr.</p>
<p>Tra questi, <strong>Jmg Cranes</strong> sta <strong>riconvertendo le sue gru da gasolio a idrogeno</strong>, mentre <strong>Iris Ceramica</strong> utilizza il nostro elettrolizzatore per <strong>alimentare forni completamente a H2</strong>.</p>
<p>Stiamo inoltre partecipando a progetti pilota con <strong>Snam</strong>, che impiega il nostro generatore per testare le pipeline in siti hard-to-abate. Anche <strong>Italgas</strong>, uno dei principali operatori italiani, utilizza un elettrolizzatore Erredue in un progetto di ricerca a Sestu, dove l’idrogeno viene immesso in blending con il metano nelle reti del gas.</p>
<p>Questi progetti dimostrano chiaramente come i nostri sistemi siano già applicabili in diversi settori e come l’idrogeno possa giocare un ruolo concreto nella decarbonizzazione delle attività industriali più complesse.</p>
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<title>Ora anche Confindustria critica il governo Meloni: «Il decreto fiscale penalizza le imprese, tradita la fiducia»</title>
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<description><![CDATA[ Il governo ha tradito la fiducia delle imprese. A denunciarlo è Confindustria, che con una nota e con una serie di dichiarazioni delle sue figure di vertice sottolinea tutte le disposizioni penalizzanti introdotte dall’esecutivo nel nuovo decreto fiscale. Il testo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale alla fine della scorsa settimana e non ci è voluto molto a Viale dell’Astronomia per capire tutte le criticità insite nel documento, a cominciare dal fatto che il decreto introduce disposizioni molto penalizzanti per le imprese che hanno effettuato la prenotazione del credito d’imposta 5.0 tra il 7 e il 27 novembre 2025. Il provvedimento prevede infatti un taglio del 65% del credito d’imposta richiesto e inoltre, come sottolineato in una dichiarazione del vice presidente per le politiche industriali e il made in Italy, Marco Nocivelli, esclude gli investimenti in fonti di energia rinnovabile, in particolare gli impianti fotovoltaici a più elevata efficienza iscritti nel registro dell’Enea, che le imprese sono state indotte ad acquistare: «Una simile decisione – che ricordiamo ha effetti retroattivi e lede il principio del legittimo affidamento – penalizza pesantemente le imprese che hanno completato ingenti investimenti nel 2025 e che si troveranno ad affrontare ulteriori problemi di liquidità in un momento già particolarmente complesso».
A generare ancora più irritazione in Confindustria nei confronti di Palazzo Chigi c’è il fatto che a novembre gli industriali avevano avuto rassicurazioni dal Governo sul fatto che le cosiddette imprese “esodate” del 5.0 avrebbero avuto accesso all’agevolazione secondo le condizioni previste nel Piano Transizione 5.0, la cui conclusione era fissata al 31 dicembre 2025. «Il fatto di non poter fare affidamento sulle norme e sulle dichiarazioni del Governo mina profondamente la fiducia delle imprese nei confronti delle istituzioni e delle misure di incentivo e scoraggia chi vorrebbe continuare a fare impresa in Italia».
Ecco perché il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, che pure in questi mesi non ha fatto mancare il suo consenso per le politiche del governo Meloni, ha chiesto «con urgenza» già per questa settimana l’apertura di un tavolo di confronto con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso e il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti. «È indispensabile che venga confermato quanto condiviso lo scorso 27 novembre: le risorse per gli esodati 5.0 devono essere integralmente mantenute. La credibilità degli impegni assunti è un elemento fondamentale. La fiducia tra istituzioni e sistema produttivo non può venire meno. Su questo punto serve una risposta chiara, rapida e coerente con gli impegni presi».
La posizione di Confindustria richiama esplicitamente le rassicurazioni ricevute nei mesi precedenti, evidenziando una discontinuità tra quanto annunciato da Palazzo Chigi e dai vari ministeri e quanto invece è previsto ora nel decreto. Il tema si sposta dunque dalla singola misura a un problema più ampio di affidabilità del quadro normativo. «Il fatto di non poter fare affidamento sulle norme e sulle dichiarazioni del Governo mina profondamente la fiducia delle imprese nei confronti delle istituzioni e delle misure di incentivo e scoraggia chi vorrebbe continuare a fare impresa in Italia», è il messaggio dei vertici confindustriali. Che ora chiedono un intervento rapido già nel passaggio parlamentare del decreto, per riallineare le misure agli impegni assunti. Tra l’altro, se dal Mimit hanno fatto sapere che si sarebbero trovate altre risorse per l’iperammortamento, che le imprese stanno aspettando da tre mesi la cui piena operatività sembra ancora lontana, la risposta di Confindustria è chiara: prima si paghi iI debito con le imprese esodate del 5.0. Conclude Nocivelli: «Chiediamo quindi al governo di ripristinare gli impegni presi col tessuto produttivo ed industriale italiano al più presto, e comunque, non oltre il passaggio parlamentare che deve avvenire in tempi rapidissimi». ]]></description>
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<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 21:30:12 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Ora, anche, Confindustria, critica, governo, Meloni:, «Il, decreto, fiscale, penalizza, imprese, tradita, fiducia»</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Emanuele_Orsini_X_Confindustria.jpeg" alt=""></p><p>Il governo ha tradito la fiducia delle imprese. A denunciarlo è Confindustria, che <a href="https://www.confindustria.it/news/dl-fiscale-confindustria-chiede-correzioni-immediate-su-transizione-5-0/">con una nota</a> e con una serie di dichiarazioni delle sue figure di vertice sottolinea tutte le disposizioni penalizzanti introdotte dall’esecutivo nel nuovo decreto fiscale. Il testo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2026-03-27&atto.codiceRedazionale=26G00057&elenco30giorni=false">alla fine della scorsa settimana</a> e non ci è voluto molto a Viale dell’Astronomia per capire tutte le criticità insite nel documento, a cominciare dal fatto che il decreto introduce disposizioni molto penalizzanti per le imprese che hanno effettuato la prenotazione del credito d’imposta 5.0 tra il 7 e il 27 novembre 2025. Il provvedimento prevede infatti un taglio del 65% del credito d’imposta richiesto e inoltre, come sottolineato in <a href="https://www.confindustria.it/comunicati_stampa/dl-fiscale-nocivelli-lesa-la-fiducia-delle-imprese/">una dichiarazione</a> del vice presidente per le politiche industriali e il made in Italy, Marco Nocivelli, esclude gli investimenti in fonti di energia rinnovabile, in particolare gli impianti fotovoltaici a più elevata efficienza iscritti nel registro dell’Enea, che le imprese sono state indotte ad acquistare: «Una simile decisione – che ricordiamo ha effetti retroattivi e lede il principio del legittimo affidamento – penalizza pesantemente le imprese che hanno completato ingenti investimenti nel 2025 e che si troveranno ad affrontare ulteriori problemi di liquidità in un momento già particolarmente complesso».</p>
<p>A generare ancora più irritazione in Confindustria nei confronti di Palazzo Chigi c’è il fatto che a novembre gli industriali avevano avuto rassicurazioni dal Governo sul fatto che le cosiddette imprese “esodate” del 5.0 avrebbero avuto accesso all’agevolazione secondo le condizioni previste nel Piano Transizione 5.0, la cui conclusione era fissata al 31 dicembre 2025. «Il fatto di non poter fare affidamento sulle norme e sulle dichiarazioni del Governo mina profondamente la fiducia delle imprese nei confronti delle istituzioni e delle misure di incentivo e scoraggia chi vorrebbe continuare a fare impresa in Italia».</p>
<p>Ecco perché il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, che pure in questi mesi non ha fatto mancare il suo consenso per le politiche del governo Meloni, <a href="https://www.confindustria.it/comunicati_stampa/dl-fiscale-orsini-su-esodati-5-0-aprire-subito-un-tavolo-a-rischio-la-fiducia/">ha chiesto</a> «con urgenza» già per questa settimana l’apertura di un tavolo di confronto con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso e il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti. «È indispensabile che venga confermato quanto condiviso lo scorso 27 novembre: le risorse per gli esodati 5.0 devono essere integralmente mantenute. La credibilità degli impegni assunti è un elemento fondamentale. La fiducia tra istituzioni e sistema produttivo non può venire meno. Su questo punto serve una risposta chiara, rapida e coerente con gli impegni presi».</p>
<p>La posizione di Confindustria richiama esplicitamente le rassicurazioni ricevute nei mesi precedenti, evidenziando una discontinuità tra quanto annunciato da Palazzo Chigi e dai vari ministeri e quanto invece è previsto ora nel decreto. Il tema si sposta dunque dalla singola misura a un problema più ampio di affidabilità del quadro normativo. «Il fatto di non poter fare affidamento sulle norme e sulle dichiarazioni del Governo mina profondamente la fiducia delle imprese nei confronti delle istituzioni e delle misure di incentivo e scoraggia chi vorrebbe continuare a fare impresa in Italia», è il messaggio dei vertici confindustriali. Che ora chiedono un intervento rapido già nel passaggio parlamentare del decreto, per riallineare le misure agli impegni assunti. Tra l’altro, se dal Mimit hanno fatto sapere che si sarebbero trovate altre risorse per l’iperammortamento, che le imprese stanno aspettando da tre mesi la cui piena operatività sembra ancora lontana, la risposta di Confindustria è chiara: prima si paghi iI debito con le imprese esodate del 5.0. Conclude Nocivelli: «Chiediamo quindi al governo di ripristinare gli impegni presi col tessuto produttivo ed industriale italiano al più presto, e comunque, non oltre il passaggio parlamentare che deve avvenire in tempi rapidissimi».</p>]]> </content:encoded>
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<title>Rifiuti urbani, dal Consiglio di Stato stop alla privativa comunale sul recupero</title>
<link>https://www.eventi.news/rifiuti-urbani-dal-consiglio-di-stato-stop-alla-privativa-comunale-sul-recupero</link>
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<description><![CDATA[ Una recente sentenza del Consiglio di Stato ha segnato un punto di svolta nella gestione dei rifiuti urbani in Italia, affermando con chiarezza la fine del regime di privativa comunale per le attività di recupero. Con la sentenza n. 1976 del 2026 (in allegato a coda dell’articolo, ndr), la Quarta Sezione ha stabilito che i cittadini e le utenze domestiche non sono obbligati a conferire i propri rifiuti destinati al recupero esclusivamente al gestore del servizio pubblico, aprendo di fatto il settore alla libera concorrenza. Questa decisione non solo chiarisce un dibattito giuridico pluriennale, ma delinea anche nuovi scenari operativi per imprese e cittadini, sollevando importanti questioni sulla raccolta, i costi e la Tari.
Il principio: libera concorrenza per il recupero dei rifiuti
Il cuore della pronuncia del Consiglio di Stato risiede in un&#039;interpretazione rigorosa dei principi europei e nazionali di concorrenza]. I giudici hanno ribadito che un regime di privativa, costituendo una &quot;riserva di attività&quot; in deroga al libero mercato, deve essere previsto da una norma di legge esplicita e non può essere desunto in via interpretativa.
Analizzando l&#039;evoluzione normativa, dalla Legge Ronchi (d.lgs. 22/1997) al Codice dell&#039;Ambiente (d.lgs. 152/2006), il Collegio ha evidenziato come il legislatore abbia progressivamente distinto tra &quot;smaltimento&quot; e &quot;recupero&quot;. Mentre la gestione dei rifiuti urbani destinati allo smaltimento rimane soggetta a privativa comunale, le attività di recupero sono state escluse da tale regime. La sentenza afferma che:
[...] il codice dell’ambiente assoggetta a privativa (comunale) esclusivamente la gestione dei rifiuti destinati allo smaltimento (cfr. art. 198, d.lgs. n. 152 del 2006), non anche l’esercizio delle attività di trattamento e recupero dei rifiuti che è, invece, affidata al rispetto del principio di libera concorrenza.
Questa logica è rafforzata dalla Direttiva europea 2008/98/CE, che incentiva il recupero e prefigura un &quot;sistema complesso nel quale agiscono vari soggetti, pubblici e privati&quot;. La scelta di un regime prevalentemente autorizzatorio per le attività di trattamento, e non di riserva esclusiva, è intrinsecamente contraria all&#039;idea di una privativa.
Impianti di recupero e raccolta da utenze domestiche: cosa cambia?
La sentenza risponde affermativamente alla domanda se un impianto di recupero possa ricevere rifiuti urbani direttamente dalle utenze domestiche. Il caso specifico riguardava una prescrizione che vietava a un impianto autorizzato di ricevere tali rifiuti se non tramite il gestore del servizio pubblico. Il Consiglio di Stato ha dichiarato illegittimo tale divieto, in quanto basato su un&#039;implicita e inesistente privativa sul recupero.
Questo apre la porta a due importanti conseguenze operative:

Conferimento diretto agli impianti: Gli impianti di recupero autorizzati possono legittimamente ricevere rifiuti urbani (come carta, vetro, plastica, organico, ecc.) conferiti direttamente dai cittadini o da altri soggetti privati, senza la mediazione obbligatoria del gestore pubblico.
Circuiti di raccolta alternativi: Se il recupero è un&#039;attività di libero mercato, ne consegue che anche la raccolta finalizzata al recupero può essere organizzata da operatori privati. La giurisprudenza ha già chiarito che i cittadini non sono tenuti a conferire i propri rifiuti al servizio pubblico e possono scegliere soggetti diversi dal gestore individuato dall&#039;amministrazione per il ritiro degli stessi, purché destinati al recupero. La normativa europea stessa prevede che il detentore di rifiuti possa consegnarli a un &quot;soggetto addetto alla raccolta dei rifiuti pubblico o privato&quot;. 

L&#039;Impatto sulla Tari: vantaggi per i cittadini virtuosi?
Una delle questioni più rilevanti per i cittadini riguarda le implicazioni fiscali. Se un&#039;utenza domestica conferisce i propri rifiuti recuperabili a un operatore privato, deve comunque pagare l&#039;intera Tari al Comune?
La sentenza in esame non affronta direttamente l&#039;aspetto tributario. Tuttavia, altre fonti normative e giurisprudenziali forniscono indicazioni preziose. In particolare, una pronuncia del Consiglio di Stato del 2015, citando l&#039;art. 1, comma 661, della L. 147/2013, ha chiarito che &quot;Il tributo non è dovuto in relazione alle quantità di rifiuti assimilati che il produttore dimostri di aver avviato al recupero&quot; (Consiglio di Stato, sez. V num. 503 del 2015). Lo stesso principio è stato esteso anche a chi conferisce a un&#039;impresa autorizzata diversa dal gestore pubblico.
Questo suggerisce che un utente domestico che possa tracciare e dimostrare di aver avviato al recupero i propri rifiuti tramite un canale privato potrebbe avere diritto a una riduzione della quota variabile della TARI. Tale meccanismo risulta particolarmente efficace nei Comuni che hanno adottato sistemi di tariffazione puntuale (Payt - Pay-as-you-throw), dove l&#039;importo da pagare è direttamente proporzionale alla quantità di rifiuto indifferenziato prodotto (deliberazione Arera 3 agosto 2021 363/2021/r/rif - approvazione del metodo tariffario rifiuti Mtr-2 per il secondo periodo). In questo scenario, ogni chilogrammo di rifiuto sottratto al sacco dell&#039;indifferenziato e avviato a recupero (tramite servizio pubblico o privato) si traduce in un risparmio diretto per il cittadino.
La liberalizzazione del recupero, quindi, non solo promuove la concorrenza e l&#039;efficienza nel settore, ma può anche creare un incentivo economico diretto per le utenze domestiche a differenziare di più e meglio, in linea con i principi dell&#039;economia circolare e della gerarchia dei rifiuti promossi dall&#039;Unione Europea. Rimane fondamentale, come sottolineato dalla stessa sentenza, che l&#039;amministrazione mantenga i propri poteri di controllo per garantire che solo i rifiuti effettivamente destinati al recupero seguano questi canali alternativi, mentre quelli destinati allo smaltimento restino nell&#039;ambito del servizio pubblico. ]]></description>
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<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 21:30:11 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Rifiuti, urbani, dal, Consiglio, Stato, stop, alla, privativa, comunale, sul, recupero</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/lavoratori%20raccolta%20differenziata%20rifiuti%20sei%20toscana%20porta%20a%20porta.jpeg" alt="" width="780" height="508" loading="lazy"></p><p><span>Una recente sentenza del Consiglio di Stato ha segnato un punto di svolta nella gestione dei rifiuti urbani in Italia, affermando con chiarezza la fine del regime di privativa comunale per le attività di recupero. Con la sentenza n. 1976 del 2026 (in allegato a coda dell’articolo, <em>ndr</em>), la Quarta Sezione ha stabilito che i cittadini e le utenze domestiche non sono obbligati a conferire i propri rifiuti destinati al recupero esclusivamente al gestore del servizio pubblico, aprendo di fatto il settore alla libera concorrenza. Questa decisione non solo chiarisce un dibattito giuridico pluriennale, ma delinea anche nuovi scenari operativi per imprese e cittadini, sollevando importanti questioni sulla raccolta, i costi e la Tari.</span></p>
<p><strong><span>Il principio: libera concorrenza per il recupero dei rifiuti</span></strong></p>
<p><span>Il cuore della pronuncia del Consiglio di Stato risiede in un'interpretazione rigorosa dei principi europei e nazionali di concorrenza]. I giudici hanno ribadito che un regime di privativa, costituendo una "riserva di attività" in deroga al libero mercato, deve essere previsto da una norma di legge esplicita e non può essere desunto in via interpretativa.</span></p>
<p><span>Analizzando l'evoluzione normativa, dalla Legge Ronchi (d.lgs. 22/1997) al Codice dell'Ambiente (d.lgs. 152/2006), il Collegio ha evidenziato come il legislatore abbia progressivamente distinto tra "smaltimento" e "recupero". Mentre la gestione dei rifiuti urbani destinati allo smaltimento rimane soggetta a privativa comunale, le attività di recupero sono state escluse da tale regime. La sentenza afferma che:</span></p>
<p><em><span>[...] il codice dell</span></em><em><span>’</span></em><em><span>ambiente assoggetta a privativa (comunale) esclusivamente la gestione dei rifiuti destinati allo smaltimento (cfr. art. 198, d.lgs. n. 152 del 2006), non anche l</span></em><em><span>’</span></em><em><span>esercizio delle attività di trattamento e recupero dei rifiuti che è, invece, affidata al rispetto del principio di libera concorrenza</span></em><span>.</span></p>
<p><span>Questa logica è rafforzata dalla Direttiva europea 2008/98/CE, che incentiva il recupero e prefigura un "sistema complesso nel quale agiscono vari soggetti, pubblici e privati". La scelta di un regime prevalentemente autorizzatorio per le attività di trattamento, e non di riserva esclusiva, è intrinsecamente contraria all'idea di una privativa.</span></p>
<p><strong><span>Impianti di recupero e raccolta da utenze domestiche: cosa cambia?</span></strong></p>
<p><span>La sentenza risponde affermativamente alla domanda se un impianto di recupero possa ricevere rifiuti urbani direttamente dalle utenze domestiche. Il caso specifico riguardava una prescrizione che vietava a un impianto autorizzato di ricevere tali rifiuti se non tramite il gestore del servizio pubblico. Il Consiglio di Stato ha dichiarato illegittimo tale divieto, in quanto basato su un'implicita e inesistente privativa sul recupero.</span></p>
<p><span>Questo apre la porta a due importanti conseguenze operative:</span></p>
<ol>
<li><strong><span>Conferimento diretto agli impianti</span></strong><span>: Gli impianti di recupero autorizzati possono legittimamente ricevere rifiuti urbani (come carta, vetro, plastica, organico, ecc.) conferiti direttamente dai cittadini o da altri soggetti privati, senza la mediazione obbligatoria del gestore pubblico.</span></li>
<li><strong><span>Circuiti di raccolta alternativi</span></strong><span>: Se il recupero è un'attività di libero mercato, ne consegue che anche la raccolta finalizzata al recupero può essere organizzata da operatori privati. La giurisprudenza ha già chiarito che i cittadini non sono tenuti a conferire i propri rifiuti al servizio pubblico e possono scegliere soggetti diversi dal gestore individuato dall'amministrazione per il ritiro degli stessi, purch</span><span>é </span><span>destinati al recupero. La normativa europea stessa prevede che il detentore di rifiuti possa consegnarli a un "soggetto addetto alla raccolta dei rifiuti pubblico o privato". </span></li>
</ol>
<p><strong><span>L'Impatto sulla Tari: vantaggi per i cittadini virtuosi?</span></strong></p>
<p><span>Una delle questioni più rilevanti per i cittadini riguarda le implicazioni fiscali. Se un'utenza domestica conferisce i propri rifiuti recuperabili a un operatore privato, deve comunque pagare l'intera Tari al Comune?</span></p>
<p><span>La sentenza in esame non affronta direttamente l'aspetto tributario. Tuttavia, altre fonti normative e giurisprudenziali forniscono indicazioni preziose. In particolare, una pronuncia del Consiglio di Stato del 2015, citando l'art. 1, comma 661, della L. 147/2013, ha chiarito che "Il tributo non è dovuto in relazione alle quantità di rifiuti assimilati che il produttore dimostri di aver avviato al recupero" (Consiglio di Stato, sez. V num. 503 del 2015). Lo stesso principio è stato esteso anche a chi conferisce a un'impresa autorizzata diversa dal gestore pubblico.</span></p>
<p><span>Questo suggerisce che un utente domestico che possa tracciare e dimostrare di aver avviato al recupero i propri rifiuti tramite un canale privato potrebbe avere diritto a una riduzione della quota variabile della TARI. Tale meccanismo risulta particolarmente efficace nei Comuni che hanno adottato sistemi di <strong>tariffazione puntuale (Payt - Pay-as-you-throw)</strong>, dove l'importo da pagare è direttamente proporzionale alla quantità di rifiuto indifferenziato prodotto (</span><span>deliberazione </span><span>Arera </span><span>3 agosto 2021 363/2021/r/rif - approvazione del metodo tariffario rifiuti Mtr-2 per il secondo periodo</span><span>). In questo scenario, ogni chilogrammo di rifiuto sottratto al sacco dell'indifferenziato e avviato a recupero (tramite servizio pubblico o privato) si traduce in un risparmio diretto per il cittadino.</span></p>
<p><span>La liberalizzazione del recupero, quindi, non solo promuove la concorrenza e l'efficienza nel settore, ma può anche creare un incentivo economico diretto per le utenze domestiche a differenziare di più e meglio, in linea con i principi dell'economia circolare e della gerarchia dei rifiuti promossi dall'Unione Europea. Rimane fondamentale, come sottolineato dalla stessa sentenza, che l'amministrazione mantenga i propri poteri di controllo per garantire che solo i rifiuti effettivamente destinati al recupero seguano questi canali alternativi, mentre quelli destinati allo smaltimento restino nell'ambito del servizio pubblico.</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Nucleare, l&amp;apos;impianto iraniano di produzione di acqua pesante di Khondab non è più operativo</title>
<link>https://www.eventi.news/nucleare-limpianto-iraniano-di-produzione-di-acqua-pesante-di-khondab-non-e-piu-operativo</link>
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<description><![CDATA[ Con un post su X, l’internationaln atomic energy agency (Iaea) ha comunicato che «Sulla base di un&#039;analisi indipendente di immagini satellitari e della conoscenza dell&#039;impianto, l&#039;Iaea ha confermato che l&#039;impianto di produzione di acqua pesante di Khondab, che l&#039;Iran aveva segnalato come oggetto di un attacco il 27 marzo, ha subito gravi danni e non è più operativo. L&#039;impianto non contiene materiale nucleare dichiarato».
Il 28 marzo l&#039;amministratore delegato del gigante del nucleare russo Rosatom, Alexei Likhachev, ha annunciato che «Altre 163 persone sono state evacuate in Russia dalla centrale nucleare iraniana di Bushehr» e ha aggiunto che «Nessuno è rimasto ferito nell&#039;attacco di ieri alla centrale nucleare. l&#039;attacco ha minacciato la sicurezza nucleare».
Bushehr è l&#039;unica centrale nucleare operativa in Iran. L&#039;unità 1, completata con la partecipazione russa, è stata collegata alla rete elettrica nel settembre 2011. La costruzione della seconda fase, che prevede la realizzazione di due reattori nucleari, è stata sospesa a causa della guerra in Medio Oriente. Secondo l’Iaea, la centrale nucleare è stata attaccata il 17 e il 24 marzo, ma non si sono registrate vittime.
Il Wall Street Journal scrive che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump rimane «Generalmente aperto all&#039;idea» di lanciare un raid delle forze speciali contro un sito nucleare iraniano per impossessarsi di circa 450 chilogrammi di uranio arricchito che si ritiene siano lì immagazzinati. Inoltre, Trump ha detto al Financial Times di non escludere la possibilità che le forze americane si impadroniscano dell&#039;isola di Kharg per prendere il controllo delle esportazioni petrolifere della Repubblica islamica: Ad essere sincero, la cosa che preferisco è impadronirmi del petrolio iraniano, ma alcune persone stupide negli Stati Uniti mi chiedono: “Perché lo fai?” Ma sono persone stupide. Forse conquisteremo l&#039;isola di Kharg, forse no. Abbiamo molte opzioni».
Intanto, il presidente Usa continua a dire che i negoziati diretti e indiretti con l&#039;Iran «Stanno andando estremamente bene» e che Teheran «farà tutto ciò che vogliamo che faccia».Non sembra proprio, almeno a sentire il deputato iraniano Alaeddin Borujerdi, membro della Commissione per la sicurezza nazionale, che ha detto all’agenzia russa Ria Novosti che «L&#039;Iran potrebbe ritirarsi dal Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) perché, dopo l&#039;attacco di Stati Uniti e Israele, un&#039;ulteriore partecipazione sarebbe diventata inutile. L’Iran non sta cercando di sviluppare una bomba nucleare, ma non possiamo allo stesso tempo rispettare le regole del gioco ed essere bombardati. In definitiva, è giunto il momento di ritirarsi dal Trattato di non proliferazione nucleare».
Da un altro fronte di guerra con centrali nucleari a rischio, anche il presidente Vlodimir Zelensky sembra volersi dorare di armi nucleari: in un&#039;intervista concessa il 27 marzo a Le Monde ha detto che «Quando tutti dicono che l&#039;Ucraina non vincerà questa guerra perché la Russia è una potenza nucleare, allora ditemi, quali garanzie di sicurezza dovrebbe avere l&#039;Ucraina per opporsi? Quali? La NATO? Le armi nucleari? Bene, allora la gente dovrebbe parlare con noi allo stesso modo». Zelensky ha poiu ammesso che «Finora nessuno ci ha fatto questa domanda, Trovo sbalorditivo che nessuno parli della Russia, almeno non negli stessi termini».
E il rischio che qualcuno pensi di risolvere guerre incancrenite utilizzando l’arma atomica è stato denunciato dal diplomatico libanese Mohamad Safa, direttore esecutivo e rappresentante all’Onu della PVA Patriotic Vision, che si è dimesso dal suo incarico accusando le Nazioni Unite di far finta di non vedere che gli Usa e Israele si stanno preparando ad utilizzare armi nucleari in Iran.
Safa scrive: «Non credo che la gente comprenda la gravità della situazione, mentre le Nazioni Unite si preparano a un possibile utilizzo di armi nucleari in Iran. Questa è un&#039;immagine di Teheran. Per voi, falchi guerrafondai ignoranti, che non avete mai viaggiato e non avete mai prestato servizio militare, che vi leccate i baffi al solo pensiero di bombardarla. Non è un deserto scarsamente popolato. Ci sono famiglie, bambini, animali domestici. Persone normali della classe lavoratrice con dei sogni. Siete malati a volere la guerra. Teheran è una città di quasi 10 milioni di abitanti. Immaginate di bombardare con armi nucleari Washington, Berlino, Parigi, Londra o qualsiasi altra città. Ho rinunciato alla mia carriera diplomatica per divulgare queste informazioni. Ho sospeso le mie funzioni per non essere partecipe o testimone di questo crimine contro l&#039;umanità, nel tentativo di prevenire un inverno nucleare prima che sia troppo tardi. Ieri, quasi dieci milioni di persone hanno protestato con lo slogan &quot;No Kings&quot; negli Stati Uniti. La possibilità dell&#039;uso di armi nucleari deve essere presa molto seriamente. È pericoloso. Agite ora. Diffondete questo messaggio in tutto il mondo. Scendete in piazza. Protestate per la nostra umanità e per il nostro futuro. Solo il popolo può fermarlo. La storia si ricorderà di noi». ]]></description>
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<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 21:30:10 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Iran_Uranio.jpg" alt="" width="1104" height="622" loading="lazy"></p><p>Con un post su<em> X</em>, l’internationaln atomic energy agency (Iaea) ha comunicato che «Sulla base di un'analisi indipendente di immagini satellitari e della conoscenza dell'impianto, l'Iaea ha confermato che l'impianto di produzione di acqua pesante di Khondab, che l'Iran aveva segnalato come oggetto di un attacco il 27 marzo, ha subito gravi danni e non è più operativo. L'impianto non contiene materiale nucleare dichiarato».</p>
<p>Il 28 marzo l'amministratore delegato del gigante del nucleare russo Rosatom, Alexei Likhachev, ha annunciato che «Altre 163 persone sono state evacuate in Russia dalla centrale nucleare iraniana di Bushehr» e ha aggiunto che «Nessuno è rimasto ferito nell'attacco di ieri alla centrale nucleare. l'attacco ha minacciato la sicurezza nucleare».</p>
<p>Bushehr è l'unica centrale nucleare operativa in Iran. L'unità 1, completata con la partecipazione russa, è stata collegata alla rete elettrica nel settembre 2011. La costruzione della seconda fase, che prevede la realizzazione di due reattori nucleari, è stata sospesa a causa della guerra in Medio Oriente. Secondo l’Iaea, la centrale nucleare è stata attaccata il 17 e il 24 marzo, ma non si sono registrate vittime.</p>
<p>Il <em>Wall Street Journal</em> scrive che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump rimane «Generalmente aperto all'idea» di lanciare un raid delle forze speciali contro un sito nucleare iraniano per impossessarsi di circa 450 chilogrammi di uranio arricchito che si ritiene siano lì immagazzinati. Inoltre, Trump ha detto al <em>Financial Times</em> di non escludere la possibilità che le forze americane si impadroniscano dell'isola di Kharg per prendere il controllo delle esportazioni petrolifere della Repubblica islamica: Ad essere sincero, la cosa che preferisco è impadronirmi del petrolio iraniano, ma alcune persone stupide negli Stati Uniti mi chiedono: “Perché lo fai?” Ma sono persone stupide. Forse conquisteremo l'isola di Kharg, forse no. Abbiamo molte opzioni».</p>
<p>Intanto, il presidente Usa continua a dire che i negoziati diretti e indiretti con l'Iran «Stanno andando estremamente bene» e che Teheran «farà tutto ciò che vogliamo che faccia».<br>Non sembra proprio, almeno a sentire il deputato iraniano Alaeddin Borujerdi, membro della Commissione per la sicurezza nazionale, che ha detto all’agenzia russa <em>Ria Novosti</em> che «L'Iran potrebbe ritirarsi dal Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) perché, dopo l'attacco di Stati Uniti e Israele, un'ulteriore partecipazione sarebbe diventata inutile. L’Iran non sta cercando di sviluppare una bomba nucleare, ma non possiamo allo stesso tempo rispettare le regole del gioco ed essere bombardati. In definitiva, è giunto il momento di ritirarsi dal Trattato di non proliferazione nucleare».</p>
<p>Da un altro fronte di guerra con centrali nucleari a rischio, anche il presidente Vlodimir Zelensky sembra volersi dorare di armi nucleari: in un'intervista concessa il 27 marzo a <em>Le Monde</em> ha detto che «Quando tutti dicono che l'Ucraina non vincerà questa guerra perché la Russia è una potenza nucleare, allora ditemi, quali garanzie di sicurezza dovrebbe avere l'Ucraina per opporsi? Quali? La NATO? Le armi nucleari? Bene, allora la gente dovrebbe parlare con noi allo stesso modo». Zelensky ha poiu ammesso che «Finora nessuno ci ha fatto questa domanda, Trovo sbalorditivo che nessuno parli della Russia, almeno non negli stessi termini».</p>
<p>E il rischio che qualcuno pensi di risolvere guerre incancrenite utilizzando l’arma atomica è stato denunciato dal diplomatico libanese Mohamad Safa, direttore esecutivo e rappresentante all’Onu della PVA Patriotic Vision, che si è dimesso dal suo incarico accusando le Nazioni Unite di far finta di non vedere che gli Usa e Israele si stanno preparando ad utilizzare armi nucleari in Iran.</p>
<p>Safa scrive: «Non credo che la gente comprenda la gravità della situazione, mentre le Nazioni Unite si preparano a un possibile utilizzo di armi nucleari in Iran. Questa è un'immagine di Teheran. Per voi, falchi guerrafondai ignoranti, che non avete mai viaggiato e non avete mai prestato servizio militare, che vi leccate i baffi al solo pensiero di bombardarla. Non è un deserto scarsamente popolato. Ci sono famiglie, bambini, animali domestici. Persone normali della classe lavoratrice con dei sogni. Siete malati a volere la guerra. Teheran è una città di quasi 10 milioni di abitanti. Immaginate di bombardare con armi nucleari Washington, Berlino, Parigi, Londra o qualsiasi altra città. Ho rinunciato alla mia carriera diplomatica per divulgare queste informazioni. Ho sospeso le mie funzioni per non essere partecipe o testimone di questo crimine contro l'umanità, nel tentativo di prevenire un inverno nucleare prima che sia troppo tardi. Ieri, quasi dieci milioni di persone hanno protestato con lo slogan "No Kings" negli Stati Uniti. La possibilità dell'uso di armi nucleari deve essere presa molto seriamente. È pericoloso. Agite ora. Diffondete questo messaggio in tutto il mondo. Scendete in piazza. Protestate per la nostra umanità e per il nostro futuro. Solo il popolo può fermarlo. La storia si ricorderà di noi».</p>]]> </content:encoded>
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<title>Il governo vara una normativa speciale per il Ponte. Le associazioni: «Manifesto politico tra l’inutile e il pericoloso»</title>
<link>https://www.eventi.news/il-governo-vara-una-normativa-speciale-per-il-ponte-le-associazioni-manifesto-politico-tra-linutile-e-il-pericoloso</link>
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<description><![CDATA[ «Il Governo ci ha abituato a forzature normative quando si parla di Ponte sullo Stretto di Messina. Nonostante la severa bocciatura della Corte dei conti, il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ha proposto l’ennesimo decreto-legge, il dl 32/2026, dove all’art. 1 tenta di ridare impulso all’iter dell’opera, in stallo ormai da mesi. Non solo, infatti, non si ravvisano i requisiti di necessità e urgenza obbligatori per un decreto-legge, ma non si capisce neppure la necessità di un’ulteriore normativa speciale sul tema, indipendentemente dalla forma con cui si intende approvarla». Sono le righe iniziali di una nota diffusa Greenpeace Italia, Legambiente, Lipu e Wwf Italia con cui le associazioni fanno sapere di aver presentato al Senato una serie di osservazioni puntuali al primo articolo del decreto ora in corso di conversione in Parlamento.
Come è noto, l’iter di questo provvedimento è stato particolarmente faticoso. Il testo, predisposto all’inizio dell’anno dal ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, era trapelato prima che fosse approvato in Consiglio dei ministri e aveva sollevato un’indignazione generale perché conteneva la limitazione dei poteri della Corte dei conti sul progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. Corretta la bozza, cancellando tale disposizione, il testo veniva approvato nel Consiglio dei ministri del 5 febbraio mantenendo però numerose problematiche. I passaggi prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, in particolare i riscontri della Ragioneria generale, hanno determinato ulteriori ritardi nella cosiddetta “bollinatura” del provvedimento tanto che il 10 marzo scorso il Governo è stato costretto ad una seconda delibera del testo che è stato poi pubblicato in Gazzetta Ufficiale solo l’11 marzo scorso.
Le associazioni ambientaliste ritengono che l’articolo 1 del dl 32/2026 dedicato al Ponte rappresenti più un manifesto politico che un provvedimento normativo, una specie di “norma vademecum” di cui non si avverte alcuna necessità. Il provvedimento, infatti, non propone nuove disposizioni normative se non in termini di limitazioni pericolose alla normativa vigente. In relazione al Consiglio superiore dei lavori pubblici, ad esempio, viene stabilito che sul Ponte questo potrà esprimersi solo tenendo conto del suo precedente parere espresso nel 1997 sul progetto di massima, nonostante il progetto attuale sia stato modificato e ampliato in sede di progettazione definitiva. La delibera Cipess sul Ponte dovrà poi essere formulata attribuendole «natura sostitutiva rispetto ad ogni altra autorizzazione, approvazione e parere comunque denominato, propedeutico o successivo alla delibera medesima» impedendo così ogni possibile ricorso su tali atti.
Com’è ormai noto, il parere Via sul Ponte, formalmente positivo nonostante le pesantissime prescrizioni, ai fini dell’approvazione definitiva ha imposto una procedura di autorizzazione in deroga a causa del parere negativo di Valutazione di incidenza (VIncA) ai sensi della direttiva 92/43/CEE “Habitat”. Rispetto a questo, il Governo, per giustificare il decreto, dichiara che serve un intervento normativo «per colmare l’assenza, nell’ordinamento interno, di una procedura codificata per l’applicazione della citata deroga». Le associazioni smentiscono tale necessità, ricordando che già esistono le indicazioni tecnico-amministrativo-procedurali per il processo autorizzativo in deroga: sono contenute nelle Linee guida nazionali per la VIncA, adottate con specifica intesa Stato-Regioni nel 2019.
Le associazioni ricordano non solo i termini esatti in cui la procedura in deroga può essere adottata, ma come, ben prima di questa, andavano rispettati i termini e i criteri della procedura di Valutazione ordinaria su cui l’Ispra aveva già sollevato critiche documentate alla Commissione Via-Vas. Tali aspetti sono stati oggetto di ricorso delle associazioni in sede Tar, ricorso al momento ritenuto inammissibile solo perché giudicato «prematuro»: gli aspetti già sollevati, quindi, verranno riproposti in sede di ricorso avverso la delibera Cipess se e quando questa sarà ripresentata. E allo stesso modo, sono stati presentati puntuali reclami alla Commissione europea tuttora pendenti.
Le associazioni evidenziano poi come una buona parte del decreto-legge non solo non ha natura e forma di legge provvedimento, ma risulta inutilmente ripetitivo della normativa vigente, accentuando così la caratteristica di ennesimo manifesto politico. In particolare, appare inutile approvare una disposizione specifica che stabilisca che l’accordo tra il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e la Stretto di Messina SpA sia sottoposto al vaglio preventivo della Corte dei conti, dal momento che la Corte stessa aveva segnalato tale necessità. Non serve poi una norma specifica che stabilisca che per una nuova delibera Cipess sia necessario «un raccordo con le amministrazioni competenti» per «gli adempimenti istruttori propedeutici» all’adozione di questa delibera e neppure per predisporre «l’aggiornamento del piano economico-finanziario della società concessionaria, anche al fine di recepire le variazioni alle autorizzazioni di spesa per la realizzazione dell’opera» quando queste sono già disposte per legge. Infine, non serve una norma per fare in modo che il ministero dell’Ambiente possa emanare un provvedimento riepilogativo delle valutazioni ambientali e d’incidenza che contempli l’analisi di soluzioni alternative, compresa la cosiddetta “opzione zero”, quando queste già oggi sono obbligatorie e ineludibili proprio al fine di una corretta valutazione ambientale.
Le associazioni giudicano poi grottesca la parte del decreto-legge con cui si dispone la «sottoposizione al Consiglio dei ministri di una nuova proposta di deliberazione in merito ai motivi imperativi di rilevante interesse pubblico» tenendo conto dei provvedimenti adottati dal ministero dell’Ambiente e dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. La necessità di una deliberazione del Consiglio dei ministri con la dichiarazione di motivi di rilevante interesse pubblico (Iropi) non è opzionale, ma obbligatoria perché è proprio sulla base del parere VIncA negativo della Commissione Via che si è aperta una procedura di autorizzazione in deroga. Altrettanto grottesca è è per le associazioni la parte in cui si dispone per legge che il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti «possa svolgere, in raccordo con le Amministrazioni competenti, gli adempimenti istruttori relativi al dialogo strutturato con la Commissione europea sulla valutazione della compatibilità del progetto con il quadro normativo dell’Unione europea»: tale attività infatti, fanno notare le associazioni, viene già svolta ordinariamente, come peraltro più volte comunicato dallo stesso ministro Salvini proprio in relazione al Ponte.
Di estrema gravità, inoltre, viene giudicata dalle associazioni la disposizione del Commissariamento delle opere ferroviarie connesse e accessorie al Ponte perché, nonostante il Ponte non sia stato ancora approvato in via definitiva e non esista nemmeno uno studio di fattibilità del collegamento ferroviario, si dà per scontata una decisione ancora da assumere che, comunque, avrà un contenzioso certo sia a livello amministrativo che comunitario e che in ogni caso rovinerà la vita di decine e decine di famiglie.
Unico elemento di novità, forse, è costituito dalla prescrizione – peraltro logica – secondo cui, solo a seguito dell’efficacia della delibera Cipess, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti potrà sottoscrivere l’atto aggiuntivo con la Stretto di Messina SpA, necessario affinché quest’ultima possa eventualmente procedere alla realizzazione dell’opera.
In conclusione, scrivono le associazioni «siamo di fronte all’ennesimo, inutile atto voluto dal Ministro Salvini su un’opera senza futuro, costosissima, ad altissimo impatto ambientale che non affronta nessuno dei reali problemi di Calabria e Sicilia, né tanto meno i più ampi problemi di mobilità del Paese». Per questo Greenpeace Italia, Legambiente, Lipu e Wwf Italia hanno chiesto al Governo e al Parlamento di cassare in toto l’articolo 1 del dl 32/2026 stralciandolo dal provvedimento in discussione al Senato. ]]></description>
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<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 21:30:09 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>governo, vara, una, normativa, speciale, per, Ponte., associazioni:, «Manifesto, politico, tra, l’inutile, pericoloso»</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/meloni_salvini_comunicazioni_senato.jpg" alt="" width="1920" height="1273" loading="lazy"></p><p>«Il Governo ci ha abituato a forzature normative quando si parla di Ponte sullo Stretto di Messina. Nonostante la severa bocciatura della Corte dei conti, il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ha proposto l’ennesimo decreto-legge, il dl 32/2026, dove all’art. 1 tenta di ridare impulso all’iter dell’opera, in stallo ormai da mesi. Non solo, infatti, non si ravvisano i requisiti di necessità e urgenza obbligatori per un decreto-legge, ma non si capisce neppure la necessità di un’ulteriore normativa speciale sul tema, indipendentemente dalla forma con cui si intende approvarla». Sono le righe iniziali di una nota diffusa Greenpeace Italia, Legambiente, Lipu e Wwf Italia con cui le associazioni fanno sapere di aver presentato al Senato una serie di osservazioni puntuali al primo articolo del decreto ora in corso di conversione in Parlamento.</p>
<p>Come è noto, l’iter di questo provvedimento è stato particolarmente faticoso. Il testo, predisposto all’inizio dell’anno dal ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, era trapelato prima che fosse approvato in Consiglio dei ministri e aveva sollevato un’indignazione generale perché conteneva la limitazione dei poteri della Corte dei conti sul progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. Corretta la bozza, cancellando tale disposizione, il testo veniva approvato nel Consiglio dei ministri del 5 febbraio mantenendo però numerose problematiche. I passaggi prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, in particolare <a href="https://www.greenreport.it/news/trasporti-e-infrastrutture/60616-stop-a-extra-costi-per-il-ponte-sullo-stretto-la-ragioneria-generale-dello-stato-blocca-il-decreto-infrastrutture">i riscontri della Ragioneria generale</a>, hanno determinato ulteriori ritardi nella cosiddetta “bollinatura” del provvedimento tanto che il 10 marzo scorso il Governo è stato costretto ad una seconda delibera del testo che è stato poi pubblicato in Gazzetta Ufficiale <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2026/03/11/26G00049/sg">solo l’11 marzo scorso</a>.</p>
<p>Le associazioni ambientaliste ritengono che l’articolo 1 del dl 32/2026 dedicato al Ponte rappresenti più un manifesto politico che un provvedimento normativo, una specie di “norma vademecum” di cui non si avverte alcuna necessità. Il provvedimento, infatti, non propone nuove disposizioni normative se non in termini di limitazioni pericolose alla normativa vigente. In relazione al Consiglio superiore dei lavori pubblici, ad esempio, viene stabilito che sul Ponte questo potrà esprimersi solo tenendo conto del suo precedente parere espresso nel 1997 sul progetto di massima, nonostante il progetto attuale sia stato modificato e ampliato in sede di progettazione definitiva. La delibera Cipess sul Ponte dovrà poi essere formulata attribuendole «natura sostitutiva rispetto ad ogni altra autorizzazione, approvazione e parere comunque denominato, propedeutico o successivo alla delibera medesima» impedendo così ogni possibile ricorso su tali atti.</p>
<p>Com’è ormai noto, il parere Via sul Ponte, formalmente positivo <a href="https://www.greenreport.it/news/trasporti-e-infrastrutture/3832-ponte-promosso-solo-rimandato-per-non-bocciarlo-il-wwf-evidenzia-le-anomalie-delliter-procedimentale">nonostante le pesantissime prescrizioni</a>, ai fini dell’approvazione definitiva ha imposto una procedura di autorizzazione in deroga a causa del parere negativo di Valutazione di incidenza (VIncA) ai sensi della direttiva 92/43/CEE “Habitat”. Rispetto a questo, il Governo, per giustificare il decreto, dichiara che serve un intervento normativo «per colmare l’assenza, nell’ordinamento interno, di una procedura codificata per l’applicazione della citata deroga». Le associazioni smentiscono tale necessità, ricordando che già esistono le indicazioni tecnico-amministrativo-procedurali per il processo autorizzativo in deroga: sono contenute nelle Linee guida nazionali per la VIncA, adottate con specifica intesa Stato-Regioni nel 2019.</p>
<p>Le associazioni ricordano non solo i termini esatti in cui la procedura in deroga può essere adottata, ma come, ben prima di questa, andavano rispettati i termini e i criteri della procedura di Valutazione ordinaria su cui l’Ispra aveva già sollevato critiche documentate alla Commissione Via-Vas. Tali aspetti sono stati oggetto di ricorso delle associazioni in sede Tar, ricorso al momento ritenuto inammissibile solo perché <a href="https://www.greenreport.it/news/trasporti-e-infrastrutture/60765-ponte-sullo-stretto-il-tar-giudica-prematuro-il-ricorso-contro-il-parere-via-la-battaglia-sara-sulla-delibera-cipess">giudicato «prematuro»</a>: gli aspetti già sollevati, quindi, verranno riproposti in sede di ricorso avverso la delibera Cipess se e quando questa sarà ripresentata. E allo stesso modo, sono stati presentati puntuali reclami alla Commissione europea tuttora pendenti.</p>
<p>Le associazioni evidenziano poi come una buona parte del decreto-legge non solo non ha natura e forma di legge provvedimento, ma risulta inutilmente ripetitivo della normativa vigente, accentuando così la caratteristica di ennesimo manifesto politico. In particolare, appare inutile approvare una disposizione specifica che stabilisca che l’accordo tra il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e la Stretto di Messina SpA sia sottoposto al vaglio preventivo della Corte dei conti, dal momento che la Corte stessa aveva segnalato tale necessità. Non serve poi una norma specifica che stabilisca che per una nuova delibera Cipess sia necessario «un raccordo con le amministrazioni competenti» per «gli adempimenti istruttori propedeutici» all’adozione di questa delibera e neppure per predisporre «l’aggiornamento del piano economico-finanziario della società concessionaria, anche al fine di recepire le variazioni alle autorizzazioni di spesa per la realizzazione dell’opera» quando queste sono già disposte per legge. Infine, non serve una norma per fare in modo che il ministero dell’Ambiente possa emanare un provvedimento riepilogativo delle valutazioni ambientali e d’incidenza che contempli l’analisi di soluzioni alternative, compresa la cosiddetta “opzione zero”, quando queste già oggi sono obbligatorie e ineludibili proprio al fine di una corretta valutazione ambientale.</p>
<p>Le associazioni giudicano poi grottesca la parte del decreto-legge con cui si dispone la «sottoposizione al Consiglio dei ministri di una nuova proposta di deliberazione in merito ai motivi imperativi di rilevante interesse pubblico» tenendo conto dei provvedimenti adottati dal ministero dell’Ambiente e dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. La necessità di una deliberazione del Consiglio dei ministri con la dichiarazione di motivi di rilevante interesse pubblico (Iropi) non è opzionale, ma obbligatoria perché è proprio sulla base del parere VIncA negativo della Commissione Via che si è aperta una procedura di autorizzazione in deroga. Altrettanto grottesca è è per le associazioni la parte in cui si dispone per legge che il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti «possa svolgere, in raccordo con le Amministrazioni competenti, gli adempimenti istruttori relativi al dialogo strutturato con la Commissione europea sulla valutazione della compatibilità del progetto con il quadro normativo dell’Unione europea»: tale attività infatti, fanno notare le associazioni, viene già svolta ordinariamente, come peraltro più volte comunicato dallo stesso ministro Salvini proprio in relazione al Ponte.</p>
<p>Di estrema gravità, inoltre, viene giudicata dalle associazioni la disposizione del Commissariamento delle opere ferroviarie connesse e accessorie al Ponte perché, nonostante il Ponte non sia stato ancora approvato in via definitiva e non esista nemmeno uno studio di fattibilità del collegamento ferroviario, si dà per scontata una decisione ancora da assumere che, comunque, avrà un contenzioso certo sia a livello amministrativo che comunitario e che in ogni caso rovinerà la vita di decine e decine di famiglie.</p>
<p>Unico elemento di novità, forse, è costituito dalla prescrizione – peraltro logica – secondo cui, solo a seguito dell’efficacia della delibera Cipess, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti potrà sottoscrivere l’atto aggiuntivo con la Stretto di Messina SpA, necessario affinché quest’ultima possa eventualmente procedere alla realizzazione dell’opera.</p>
<p>In conclusione, scrivono le associazioni «siamo di fronte all’ennesimo, inutile atto voluto dal Ministro Salvini su un’opera senza futuro, costosissima, ad altissimo impatto ambientale che non affronta nessuno dei reali problemi di Calabria e Sicilia, né tanto meno i più ampi problemi di mobilità del Paese». Per questo Greenpeace Italia, Legambiente, Lipu e Wwf Italia hanno chiesto al Governo e al Parlamento di cassare in toto l’articolo 1 del dl 32/2026 stralciandolo dal provvedimento in discussione al Senato.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Riaccendiamo la speranza a Cuba, a partire dal fotovoltaico</title>
<link>https://www.eventi.news/riaccendiamo-la-speranza-a-cuba-a-partire-dal-fotovoltaico</link>
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<description><![CDATA[ Cuba sta vivendo una delle fasi più critiche dell’ormai endemica crisi energetica. Una crisi che non arretra ma peggiora, come confermano i blackout degli ultimi giorni (3 completi soltanto in marzo e mancanza di elettricità dalle 12 alle 20 ore quotidiane).
All’embargo sessantennale contro Cuba, gli Stati Uniti aggiungono un blocco dei carburanti sempre più stringente. Le sanzioni che colpiscono i principali fornitori dell’Isola -Venezuela e Messico- riducono la disponibilità di petrolio, con effetti immediati sui prezzi: nel mercato nero si raggiungono i 60 euro per circa 20 litri di benzina, rendendo il carburante di fatto inaccessibile per gran parte della popolazione.
Il piano di emergenza, adottato in seguito alle interruzioni di energia elettrica, sta producendo effetti pesanti su tutta la società cubana. Università e istituzioni pubbliche operano a regime ridotto (400mila bambini e adolescenti hanno l’orario scolastico ridotto), ancora più critico l’impatto sul sistema sanitario: terapie intensive, pronto soccorso, strutture di cura e tutte le attività che richiedono continuità energetica - come conservazione di farmaci e vaccini - hanno visto fortemente compromesso il loro funzionamento. Secondo L’Onu, sono 96mila le operazioni di chirurgia rimandate, di queste 11mila sono solo quelle pediatriche, 30 mila bambini/e non hanno ricevuto il vaccino per mancanza di trasporto refrigerato, 1 milione di persone dipendono dai camion cisterna.
In un contesto in cui circa l’85% dell’approvvigionamento di acqua ad uso civile dipende da motori elettrici per pompaggio e distribuzione - e il restante da mezzi a combustione - la crisi energetica colpisce direttamente anche l’accesso all’acqua. A Guantánamo, dopo il collasso dei sistemi di pompaggio, 65.000 persone dipendono dai camion cisterna.
Cuba ha un fabbisogno di circa 110 mila barili di petrolio al giorno a fronte di una produzione interna di circa 40 mila. Il resto dipende dalle importazioni, sempre più incerte. Il Sistema Elettrico Nazionale obsoleto e basato su centrali termoelettriche deteriorate, solo nel 2025 ha registrato molteplici blackout prolungati, fino anche a quattro giorni consecutivi. Gli effetti si estendono ben oltre il settore energetico. A risentire della crisi sono anche i sistemi di distribuzione alimentare -compresi i programmi di alimentazione scolastica-, gli ospedali maternità e le residenze per anziani. Anche la raccolta dei rifiuti si deteriora, con accumuli nelle strade e combustioni diffuse che aumentano i rischi sanitari e ambientali.
Nonostante gli investimenti in parchi fotovoltaici (alcune decine in tutto il paese), capaci di coprire il 35% del fabbisogno giornaliero nelle ore diurne, queste infrastrutture restano ancora insufficienti. La pressione simultanea su energia, acqua, sanità e alimentazione avvicina il Paese a una soglia di emergenza umanitaria, più grave fuori dall’Avana. In un contesto già segnato da forte fragilità sociale - 1,5 milioni di emigrati in due anni, PIL in calo del 4% nel 2025 e danni dell’uragano che ha colpito oltre un terzo del territorio - anche il lavoro delle organizzazioni umanitarie risulta sempre più complesso.
COSPE, presente attualmente nel Paese e con oltre 30 anni di impegno nei processi di sviluppo sull’Isola, svolge dunque il proprio lavoro, insieme alle organizzazioni cubane socie, in un contesto complesso. In situazioni di crisi come questa, continuare a contribuire a preservare i diritti delle persone, nella loro diversità, è anche una scelta a favore dell’equità e della giustizia sociale.
E oggi, la risposta passa anche dall’accesso all’energia e in particolare per quella parte di popolazione che affronta maggiori difficoltà nella gestione della vita quotidiana in questa situazione: donne che vivono situazioni di violenza, collettivi LGBTIQA+, giovani e una rete di organizzazioni della società civile che, per diverse ragioni, vedono limitato l’impatto del proprio lavoro.
Per questo promuoviamo una campagna di raccolta fondi mirata installare alcuni impianti fotovoltaici e sostenere i contesti più fragili nei luoghi dove già siamo presenti con i nostri progetti (Zone creative e No Màs): a L’Avana, nei municipi di Habana del Este, Plaza e Marianao nei centri per donne vittime di violenza e negli spazi culturali, nella zona rurale di Camagüey, in alcune delle residenze per anziani e nei centri per l’infanzia; e nelle province di Las Tunas, Granma e Guantánamo, nei centri di ascolto per donne vittime di violenza. L&#039;integrazione dell&#039;azione riguardante i sistemi fotovoltaici, nelle dinamiche, alleanze e territori dove siamo già presenti e attivi, garantisce efficacia ed efficienza dell&#039;azione.
Energia significa protezione per le donne, scuole aperte, acqua potabile, cure mediche possibili, resilienza delle comunità. Questo movimento di solidarietà e giustizia energetica ha un obiettivo concreto e raggiungibile insieme: portare l’energia dove oggi manca. 
Per donazioni: https://donazione.cospe.org/page/FUNULALQZUJ ]]></description>
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<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 21:30:08 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/cospe_cuba.jpg" alt=""></p><p>Cuba sta vivendo una delle fasi più critiche dell’ormai endemica crisi energetica. Una crisi che non arretra ma peggiora, <span>come confermano i blackout degli ultimi giorni (3 completi soltanto in marzo e mancanza di elettricità dalle 12 alle 20 ore quotidiane).</span></p>
<p><span>All’embargo sessantennale contro Cuba, gli Stati Uniti aggiungono un blocco dei carburanti sempre più stringente. Le sanzioni che colpiscono i principali fornitori dell’Isola -Venezuela e Messico- riducono la disponibilità di petrolio, con effetti immediati sui prezzi: nel mercato nero si raggiungono i 60 euro per circa 20 litri di benzina, rendendo il carburante di fatto inaccessibile per gran parte della popolazione.</span></p>
<p>Il piano di emergenza, adottato in seguito alle interruzioni di energia elettrica, sta producendo effetti pesanti su tutta la società cubana. Università e istituzioni pubbliche operano a regime ridotto (400mila bambini e adolescenti hanno l’orario scolastico ridotto), ancora più critico l’impatto sul sistema sanitario: terapie intensive, pronto soccorso, strutture di cura e tutte le attività che richiedono continuità energetica - <span>come conservazione di farmaci e vaccini - </span>hanno visto fortemente compromesso il loro funzionamento. Secondo L’Onu, sono 96mila le operazioni di chirurgia rimandate, di queste 11mila sono solo quelle pediatriche, 30 mila bambini/e non hanno ricevuto il vaccino per mancanza di trasporto refrigerato, 1 milione di persone dipendono dai camion cisterna.</p>
<p>In un contesto in cui <span>circa l’85% dell’approvvigionamento di acqua ad uso civile dipende da motori elettrici per pompaggio e distribuzione - e il restante da mezzi a combustione - l</span>a crisi energetica colpisce direttamente anche l’accesso all’acqua. A Guantánamo, dopo il collasso dei sistemi di pompaggio, 65.000 persone dipendono dai camion cisterna.</p>
<p><span>Cuba ha un fabbisogno di circa 110 mila barili di petrolio al giorno a fronte di una produzione interna di circa 40 mila. </span>Il resto dipende dalle importazioni, sempre più incerte. Il Sistema Elettrico Nazionale obsoleto e basato su centrali termoelettriche deteriorate, solo nel 2025 ha registrato molteplici blackout prolungati, fino anche a quattro giorni consecutivi. Gli effetti si estendono ben oltre il settore energetico. A risentire della crisi sono anche i sistemi di distribuzione alimentare -compresi i programmi di alimentazione scolastica-, gli ospedali maternità e le residenze per anziani. <span>Anche la raccolta dei rifiuti si deteriora, con accumuli nelle strade e combustioni diffuse che aumentano i rischi sanitari e ambientali.</span></p>
<p><span>Nonostante gli</span> investimenti in parchi fotovoltaici (alcune decine in tutto il paese), capaci di coprire il 35% del fabbisogno giornaliero nelle ore diurne, queste infrastrutture <span>restano ancora insufficienti. La pressione simultanea su energia, acqua, sanità e alimentazione avvicina il Paese a una soglia di emergenza umanitaria, più grave fuori dall’Avana. In un contesto già segnato da forte fragilità sociale - 1,5 milioni di emigrati in due anni, PIL in calo del 4% nel 2025 e danni dell’uragano che ha colpito oltre un terzo del territorio - anche il lavoro delle organizzazioni umanitarie risulta sempre più complesso.</span></p>
<p><span>COSPE, presente attualmente nel Paese e con oltre 30 anni di impegno nei processi di sviluppo sull’Isola, svolge dunque il proprio lavoro, insieme alle organizzazioni cubane socie, in un contesto complesso. In situazioni di crisi come questa, continuare a contribuire a preservare i diritti delle persone, nella loro diversità, è anche una scelta a favore dell’equità e della giustizia sociale.</span></p>
<p><span>E oggi, la risposta passa anche dall’accesso all’energia</span> e in particolare per quella parte di<span> popolazione che affronta maggiori difficoltà nella gestione della vita quotidiana in questa situazione: donne che vivono situazioni di violenza, collettivi LGBTIQA+, giovani e una rete di organizzazioni della società civile che, per diverse ragioni, vedono limitato l’impatto del proprio lavoro.</span></p>
<p><span>Per questo promuoviamo una campagna di raccolta fondi mirata installare alcuni impianti fotovoltaici e sostenere i contesti più fragili nei luoghi dove già siamo presenti con i nostri progetti (Zone creative e No Màs): a L’Avana, nei municipi di Habana del Este, Plaza e Marianao nei centri per donne vittime di violenza e negli spazi culturali, nella zona rurale di Camagüey, in alcune delle residenze per anziani e nei centri per l’infanzia; e nelle province di Las Tunas, Granma e Guantánamo, nei centri di ascolto per donne vittime di violenza. L'integrazione dell'azione riguardante i sistemi fotovoltaici, nelle dinamiche, alleanze e territori dove siamo già presenti e attivi, garantisce efficacia ed efficienza dell'azione.</span></p>
<p><span>Energia significa protezione per le donne, scuole aperte, acqua potabile, cure mediche possibili, resilienza delle comunità. Questo movimento di solidarietà e giustizia energetica ha un obiettivo concreto e raggiungibile insieme: portare l’energia dove oggi manca. </span></p>
<p><span>Per donazioni: </span><span><a href="https://donazione.cospe.org/page/FUNULALQZUJ">https://donazione.cospe.org/page/FUNULALQZUJ</a></span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Governi e caro energia: in Italia abbiamo visto sconti che non lo erano, in Spagna pacchetto da 5 miliardi con al centro le rinnovabili</title>
<link>https://www.eventi.news/governi-e-caro-energia-in-italia-abbiamo-visto-sconti-che-non-lo-erano-in-spagna-pacchetto-da-5-miliardi-con-al-centro-le-rinnovabili</link>
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<description><![CDATA[ Il caro energia innescato dai bombardamenti sull’Iran? La Spagna va avanti puntando ancora di più sulle rinnovabili, l’Italia prevedendo ai distributori di benzina e gasolio sconti che non lo erano. Ma non solo. Il governo guidato da Pedro Sánchez, che in un video di qualche giorno fa rivendicava i prezzi estremamente più bassi dell’energia nel suo paese rispetto a quelli vigenti nel nostro, ha messo a punto un pacchetto anticrisi da 5 miliardi di euro composto da 80 misure che hanno l’obiettivo di attenuare lo shock inflazionistico legato al conflitto in Medio Oriente. Sebbene parte del piano si concentri su un sollievo immediato, la normativa pone un’enfasi significativa su riforme strutturali volte ad accelerare la transizione energetica e rafforzare la sovranità energetica nazionale. Le misure energetiche e fiscali sono state approvate dal Parlamento e prevedono aiuti diretti (aiuti economici ai settori più colpiti e bonus carburanti) e norme a favore di eolico e fotovoltaico per accelerare l’autoconsumo e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.
«La Spagna è più preparata di altri Paesi ad affrontare lo shock energetico derivante dalla guerra illegale dell’Iran», ha dichiarato nei giorni scorsi il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, riferendosi all’impegno strategico del Paese nelle energie rinnovabili. Benché un contesto parlamentare estremamente fragile ha costretto questa ambizione a coesistere con sussidi ai combustibili fossili, le misure messe a punto a Madrid rafforzano la strategia a lungo termine per ridurre la dipendenza da petrolio e gas, accelerando l’elettrificazione in diversi settori. Le misure incentivanti includono detrazioni fiscali estese per veicoli elettrici, sistemi di autoconsumo e ristrutturazioni energetiche delle abitazioni, oltre a supporto normativo per la sostituzione delle caldaie a gas con pompe di calore, con particolare attenzione alle famiglie vulnerabili.
Nel dettaglio, il pacchetto promosso dal governo Sánchez lavora per incentivare il consenso sociale per le energie rinnovabili: in risposta alla crescente opposizione ai progetti rinnovabili, la normativa introduce un obbligo strutturale per gli sviluppatori di condividere i benefici economici con le comunità locali, al di là dei contributi fiscali ordinari. Inoltre, i progetti che dimostrano un forte coinvolgimento locale — attraverso la creazione di posti di lavoro, la partecipazione dei cittadini o le comunità energetiche — potranno beneficiare di un iter amministrativo prioritario nell’ambito di un framework volontario di «eccellenza sociale».
Per quanto riguarda il capitolo edifici e riscaldamento, il provvedimento promuove la diffusione delle pompe di calore in sostituzione dei sistemi di riscaldamento a gas, sostenuta da modifiche normative e schemi di incentivazione volti a facilitarne l&#039;adozione nelle abitazioni e nei condomini. I condomini potranno installare pompe di calore con il voto favorevole di un terzo dei proprietari.
Questo impegno è rafforzato dalla politica fiscale. I Comuni sono autorizzati a concedere riduzioni fiscali fino al 50% sull&#039;imposta municipale sugli immobili e fino al 95% sull’imposta sulle costruzioni per impianti termici rinnovabili o elettrici, creando forti incentivi locali per l’elettrificazione. Il Governo proroga inoltre le detrazioni Irpef per la riqualificazione energetica degli edifici, posizionando le ristrutturazioni come leva strutturale per ridurre la domanda energetica e l’esposizione a lungo termine alle fluttuazioni dei prezzi dei combustibili fossili.
Per quanto riguarda la mobilità, nel pacchetto è mantenuto il supporto fiscale per i veicoli elettrici, tra cui una detrazione Irpef fino a 3.000 euro per l’acquisto di veicoli elettrici e l’installazione di infrastrutture di ricarica. Lo stoccaggio energetico viene elevato a priorità strategica: viene riconosciuto il pompaggio idroelettrico come servizio di pubblica utilità e vengono promossi meccanismi di flessibilità più ampi, come la gestione della domanda e l’aggregazione indipendente. Queste riforme mirano a facilitare una maggiore integrazione della generazione rinnovabile intermittente.
È prevista anche un’espansione dei sistemi energetici decentralizzati. Vengono infatti rafforzati in modo significativo i modelli di generazione distribuita attraverso una serie di misure, come: estensione degli schemi di autoconsumo collettivo da 2 km a un raggio di 5 km, ammissione di modelli ibridi di autoconsumo, sostegno allo sviluppo di comunità energetiche e alla partecipazione locale. Queste misure mirano a favorire sistemi energetici localizzati e ad aumentare il coinvolgimento dei cittadini nella transizione. Un pilastro fondamentale della riforma è poi la riconfigurazione dell&#039;accesso alla rete elettrica, con l’obiettivo di eliminare i colli di bottiglia e i comportamenti speculativi. Il provvedimento crea infine un quadro per dare priorità agli investimenti strategici, garantendo che i progetti ad alto consumo — come i data center — siano allineati con la capacità di generazione rinnovabile e con gli obiettivi energetici generali.
Dice Attilio Piattelli, presidente Coordinamento Free, a commento delle misure decise a Madrid: «Si tratta di un esempio concreto di come rispondere alla crisi energetica con misure urgenti ma strutturali, agendo su rinnovabili, elettrificazione, autoconsumo e mobilità elettrica per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e stabilizzare i costi energetici. Un approccio di cui avrebbe urgente bisogno anche l’Italia, dove i combustibili fossili rappresentano circa il 75% del mix energetico che, essendo importati per oltre il 95% dall&#039;estero, espongono il sistema a volatilità dei prezzi e rischi geopolitici. Eppure, le soluzioni esistono: le recenti aste italiane per eolico e fotovoltaico hanno registrato valori circa del 50% più bassi dei prezzi di mercato dell’energia elettrica, confermando che un sistema basato su rinnovabili e stoccaggio è già oggi più competitivo. Manca però un chiaro indirizzo politico che acceleri su rinnovabili, efficienza energetica, elettrificazione e mobilità elettrica, unica strada oggi percorribile per stabilizzare strutturalmente i costi energetici italiani, tra i più alti d’Europa». ]]></description>
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<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 21:30:08 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/sanchez%20spagna%20moncloa.jpg" alt="" width="959" height="645" loading="lazy"></p><p>Il caro energia innescato dai bombardamenti sull’Iran? La Spagna va avanti puntando ancora di più <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60764-la-spagna-schiera-le-rinnovabili-contro-la-crisi-energetica-prezzi-dellelettricita-45-piu-bassi">sulle rinnovabili</a>, l’Italia prevedendo <a href="https://www.greenreport.it/news/trasporti-e-infrastrutture/60779-tagliate-le-accise-il-prezzo-di-benzina-e-gasolio-cala-di-25-centesimi-ma-lofferta-del-governo-scade-tra-20-giorni">ai distributori</a> di benzina e gasolio <a href="https://www.greenreport.it/news/trasporti-e-infrastrutture/60828-solo-il-60-dei-distributori-ha-abbassato-i-prezzi-di-benzina-e-diesel-l11-li-ha-addirittura-alzati">sconti che non lo erano</a>. Ma non solo. Il governo guidato da Pedro Sánchez, che <a href="https://www.facebook.com/watch/?v=2178959272932511">in un video</a> di qualche giorno fa rivendicava i prezzi estremamente più bassi dell’energia nel suo paese rispetto a quelli vigenti nel nostro, ha messo a punto un pacchetto anticrisi da 5 miliardi di euro composto da 80 misure che hanno l’obiettivo di attenuare lo shock inflazionistico legato al conflitto in Medio Oriente. Sebbene parte del piano si concentri su un sollievo immediato, la normativa pone un’enfasi significativa su riforme strutturali volte ad accelerare la transizione energetica e rafforzare la sovranità energetica nazionale. Le misure energetiche e fiscali sono state approvate dal Parlamento e prevedono aiuti diretti (aiuti economici ai settori più colpiti e bonus carburanti) e norme a favore di eolico e fotovoltaico per accelerare l’autoconsumo e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.</p>
<p>«La Spagna è più preparata di altri Paesi ad affrontare lo shock energetico derivante dalla guerra illegale dell’Iran», ha dichiarato nei giorni scorsi il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, riferendosi all’impegno strategico del Paese nelle energie rinnovabili. Benché un contesto parlamentare estremamente fragile ha costretto questa ambizione a coesistere con sussidi ai <a href="https://www.reuters.com/business/energy/spain-reduce-vat-fuel-10-over-iran-war-ser-reports-2026-03-20/">combustibili fossili</a>, le misure messe a punto a Madrid rafforzano la strategia a lungo termine per ridurre la dipendenza da petrolio e gas, accelerando l’elettrificazione in diversi settori. Le misure incentivanti includono detrazioni fiscali estese per veicoli elettrici, sistemi di autoconsumo e ristrutturazioni energetiche delle abitazioni, oltre a supporto normativo per la sostituzione delle caldaie a gas con pompe di calore, con particolare attenzione alle famiglie vulnerabili.</p>
<p>Nel dettaglio, il pacchetto promosso dal governo Sánchez lavora per incentivare il consenso sociale per le energie rinnovabili: in risposta alla crescente opposizione ai progetti rinnovabili, la normativa introduce un obbligo strutturale per gli sviluppatori di condividere i benefici economici con le comunità locali, al di là dei contributi fiscali ordinari. Inoltre, i progetti che dimostrano un forte coinvolgimento locale — attraverso la creazione di posti di lavoro, la partecipazione dei cittadini o le comunità energetiche — potranno beneficiare di un iter amministrativo prioritario nell’ambito di un framework volontario di «eccellenza sociale».</p>
<p>Per quanto riguarda il capitolo edifici e riscaldamento, il provvedimento promuove la diffusione delle pompe di calore in sostituzione dei sistemi di riscaldamento a gas, sostenuta da modifiche normative e schemi di incentivazione volti a facilitarne l'adozione nelle abitazioni e nei condomini. I condomini potranno installare pompe di calore con il voto favorevole di un terzo dei proprietari.</p>
<p>Questo impegno è rafforzato dalla politica fiscale. I Comuni sono autorizzati a concedere riduzioni fiscali fino al 50% sull'imposta municipale sugli immobili e fino al 95% sull’imposta sulle costruzioni per impianti termici rinnovabili o elettrici, creando forti incentivi locali per l’elettrificazione. Il Governo proroga inoltre le detrazioni Irpef per la riqualificazione energetica degli edifici, posizionando le ristrutturazioni come leva strutturale per ridurre la domanda energetica e l’esposizione a lungo termine alle fluttuazioni dei prezzi dei combustibili fossili.</p>
<p>Per quanto riguarda la mobilità, nel pacchetto è mantenuto il supporto fiscale per i veicoli elettrici, tra cui una detrazione Irpef fino a 3.000 euro per l’acquisto di veicoli elettrici e l’installazione di infrastrutture di ricarica. Lo stoccaggio energetico viene elevato a priorità strategica: viene riconosciuto il pompaggio idroelettrico come servizio di pubblica utilità e vengono promossi meccanismi di flessibilità più ampi, come la gestione della domanda e l’aggregazione indipendente. Queste riforme mirano a facilitare una maggiore integrazione della generazione rinnovabile intermittente.</p>
<p>È prevista anche un’espansione dei sistemi energetici decentralizzati. Vengono infatti rafforzati in modo significativo i modelli di generazione distribuita attraverso una serie di misure, come: estensione degli schemi di autoconsumo collettivo da 2 km a un raggio di 5 km, ammissione di modelli ibridi di autoconsumo, sostegno allo sviluppo di comunità energetiche e alla partecipazione locale. Queste misure mirano a favorire sistemi energetici localizzati e ad aumentare il coinvolgimento dei cittadini nella transizione. Un pilastro fondamentale della riforma è poi la riconfigurazione dell'accesso alla rete elettrica, con l’obiettivo di eliminare i colli di bottiglia e i comportamenti speculativi. Il provvedimento crea infine un quadro per dare priorità agli investimenti strategici, garantendo che i progetti ad alto consumo — come i data center — siano allineati con la capacità di generazione rinnovabile e con gli obiettivi energetici generali.</p>
<p>Dice Attilio Piattelli, presidente Coordinamento Free, a commento delle misure decise a Madrid: «Si tratta di un esempio concreto di come rispondere alla crisi energetica con misure urgenti ma strutturali, agendo su rinnovabili, elettrificazione, autoconsumo e mobilità elettrica per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e stabilizzare i costi energetici. Un approccio di cui avrebbe urgente bisogno anche l’Italia, dove i combustibili fossili rappresentano circa il 75% del mix energetico che, essendo importati per oltre il 95% dall'estero, espongono il sistema a volatilità dei prezzi e rischi geopolitici. Eppure, le soluzioni esistono: le recenti aste italiane per eolico e fotovoltaico hanno registrato valori circa del 50% più bassi dei prezzi di mercato dell’energia elettrica, confermando che un sistema basato su rinnovabili e stoccaggio è già oggi più competitivo. Manca però un chiaro indirizzo politico che acceleri su rinnovabili, efficienza energetica, elettrificazione e mobilità elettrica, unica strada oggi percorribile per stabilizzare strutturalmente i costi energetici italiani, tra i più alti d’Europa».</p>]]> </content:encoded>
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<item>
<title>In Italia anche spostarsi è ormai un lusso: la «povertà dei trasporti» colpisce oltre 7 milioni di persone</title>
<link>https://www.eventi.news/in-italia-anche-spostarsi-e-ormai-un-lusso-la-poverta-dei-trasporti-colpisce-oltre-7-milioni-di-persone</link>
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<description><![CDATA[ Non c’è solo la «povertà energetica» a colpire un cospicuo numero di famiglie italiane. Nel nostro Paese 7,3 milioni di persone vivono in condizioni di «povertà dei trasporti», una forma di vulnerabilità sociale ancora poco conosciuta che si declina nell’incapacità di sostenere i costi del trasporto pubblico o privato e nella mancanza o accesso limitato ai trasporti necessari per accedere ai servizi essenziali, al lavoro e alle opportunità economiche e sociali.
Il dato emerge dal primo green paper sulla povertà dei trasporti in Italia, presentato oggi dal Transport Poverty Lab promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo sostenibile, con il supporto di Tper e Nordcom, il patrocinio della Commissione europea, del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica e del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, e la collaborazione tecnica dell’Osservatorio Sharing mobility e della Fondazione Transform transport ets.
Secondo lo studio, circa 1,2 milioni di famiglie si trovano contemporaneamente in una condizione di rischio povertà e sostengono costi di mobilità particolarmente elevati. Al tempo stesso, 7,3 milioni di cittadini risiedono in aree caratterizzate da un’offerta di trasporto pubblico insufficiente. Il divario territoriale è marcato: nel Sud la disponibilità di trasporto pubblico locale scende sotto i 200 posti-km per abitante in alcune aree di Sardegna e Sicilia, contro una media nazionale di 4.623 e oltre 16.000 posti-km registrati a Milano. A livello regionale, la quota più elevata di famiglie vulnerabili si registra in Calabria, dove supera il 10%, mentre il dato scende sotto il 2% in Trentino-Alto Adige.
In particolare, ci sono quattro tipologie di cittadini vulnerabili. Il Green paper ha infatti elaborato una prima matrice della povertà dei trasporti che identifica quattro macro-tipologie di cittadini, come chiave interpretativa del fenomeno, che vede spesso sovrapporsi le due componenti principali, ovvero la difficoltà di sostenere i costi della mobilità e la difficoltà di accedere ai trasporti necessari per raggiungere opportunità e servizi essenziali. Il primo gruppo è costituito da cittadini soggetti alla forma più acuta di esclusione, dove il basso reddito si somma all’assenza di opzioni disponibili di trasporto nel territorio (vulnerabilità assoluta). Il secondo gruppo è rappresentato da  cittadini con risorse personali adeguate, ma penalizzati da un contesto territoriale povero di servizi di mobilità. Spesso compensano questi limiti facendo ricorso massiccio all’auto privata (vulnerabilità territoriale). Ci sono poi i cittadini inseriti in un territorio ben servito, ma con capacità personali limitate. Barriere economiche, fisiche o sociali riducono la fruibilità dei servizi (vulnerabilità personale). E i cittadini che dispongono di capacità personali adeguate, in un territorio che offre molteplici opzioni di mobilità efficienti (disponibilità e accessibilità)
Il Regolamento europeo che istituisce il Fondo sociale per il clima aggiunge a questa vulnerabilità «strutturale», una «vulnerabilità indotta», che si verifica quando una misura europea ideata per promuovere la mobilità sostenibile impatta economicamente su cittadini e microimprese. Per contrastarla, il Fondo mobilizza circa 85 Miliardi di euro, da utilizzare nel periodo 2026-2032, destinandone 9 all’Italia.
Viene presentato anche un decalogo sulle misure che sarebbe necessario mettere in campo per contrastare la povertà dei trasporti. Punti di partenza del ragionamento, esteso a livello comunitario, è il fatto che in Europa più di 25 milioni di residenti non sono in grado di acquistare un’automobile, più di 10 Milioni non possono permettersi il trasporto pubblico e quasi 90 milioni non dispongono di un’offerta di trasporto pubblico accessibile. Con quali misure possiamo dunque contrastare la povertà dei trasporti? Il Regolamento europeo identifica due macro-categorie di misure su cui gli stati membri possono investire per mitigare l’impatto sociale ed economico su utenti vulnerabili e microimprese. La prima è quella di facilitare l’accesso a veicoli a zero e a basse emissioni; la seconda è quella di facilitare l’accesso alla mobilità condivisa e sostenibile.
In particolare, proponendo una prima tassonomia operativa, la Guidance on the Social Climate Plans offre un insieme chiaro e strutturato di misure, un vero e proprio Decalogo di misure per il contrasto alla povertà dei trasporti:
1.         Sostegno finanziario e incentivi fiscali per l’acquisto diretto di veicoli a basse e zero emissioni.
2.         Schemi per il noleggio o leasing di veicoli a zero emissioni per i gruppi vulnerabili in base a fattori come il reddito, l’accessibilità dei trasporti pubblici, e i tempi e le distanze tra casa e luogo di lavoro per evitare effetti regressivi.
3.         Investimenti in infrastrutture di ricarica pubbliche intelligenti e bidirezionali a prezzi competitivi, in aree con utenti vulnerabili e in povertà da trasporto.
4.         Sussidi per l’acquisto o il leasing di veicoli a zero emissioni destinati alle microimprese (ad esempio taxi, furgoni, camion, veicoli a uso speciale o cargo-bike).
5.         Bonus aggiuntivi per la rottamazione di veicoli diesel e benzina, con la garanzia che non vengano acquistati veicoli sostitutivi inquinanti.
6.         Promozione dell’uso di biciclette, e-bike, cargo-bike e soluzioni di micromobilità, favorendo sia la creazione di infrastrutture ciclabili sicure che colleghino aree a basso reddito con destinazioni chiave, oltre a sussidi per acquisto, noleggio a lungo termine o leasing di biciclette, e-bike o cargo-bike.
7.         Incentivi all’uso di trasporti pubblici economici e accessibili, supportando enti pubblici e privati, comprese le cooperative, nello sviluppo di mobilità sostenibile su richiesta, mobilità condivisa e opzioni di mobilità attiva.
8.         Sostegno pubblico a servizi on-demand, “mobilità come servizio (MaaS)” e sharing mobility, per coprire l’intera catena di percorsi, inclusi il primo e ultimo miglio, tenendo conto delle esigenze dei gruppi vulnerabili nelle aree remote e svantaggiate, anche attraverso voucher sovvenzionati.
9.         Estensione dell’offerta di trasporto pubblico e di infrastrutture correlate, soprattutto in aree rurali e urbane poco servite, beneficiando gli utenti vulnerabili dei trasporti.
10.       Investimenti in hub di mobilità, per facilitare lo scambio e le connessioni tra trasporto pubblico, mobilità condivisa, ciclismo e camminata nelle aree suburbane, periurbane e rurali.
A livello internazionale, viene ricordato, si sono recentemente diffusi strumenti di intervento di vario genere all’interno di queste macro-categorie, in alcuni casi in attuazione anche in Italia. Ecco alcuni esempi:

Mobility Wallet: portafogli digitali legati al reddito offerti dallo Stato per pagare trasporto pubblico, sharing mobility, taxi, etc. (es. Los Angeles, Bruxelles, Francia).
Bonus per acquisto auto e bici elettriche destinati a famiglie a basso ISEE (Italia, California, Germania).
Leasing sociale per veicoli a zero emissioni, destinati a famiglie e alle microimprese in base a fattori come il reddito, l&#039;accessibilità dei trasporti pubblici, e i tempi e le distanze tra casa e luogo di lavoro
Tariffe agevolate su taxi e ridehailing: sconti per donne, anziani, disoccupati (es. Roma, Trento).
Trasporto pubblico sussidiato: abbonamenti gratuiti o a prezzo ridotto (es. Bonus Trasporti Italia, modello “Solidarity Pricing” in Francia).
Trasporto a chiamata (Demand Responsive Transit): servizi con tariffe sociali o gratuiti per aree rurali o periferiche
Carpooling incentivato: premi o tariffe agevolate per pendolari con redditi bassi (es. Francia, progetto Karos).

Sottolinea il presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile Edo Ronchi: «Il settore dei trasporti è l’unico in Italia a non aver ridotto le emissioni di gas climalteranti dal 1990 ad oggi, con un impatto negativo anche sulla salute dei cittadini e sulla vivibilità delle nostre città. Per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione è molto importante sostenere le fasce più vulnerabili della popolazione sia negli acquisti di veicoli meno inquinanti che nell’ accesso a servizi di mobilità condivisa, perché la transizione ecologica non è un vincolo, ma deve rappresentare un’opportunità per tutti». ]]></description>
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<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 21:30:07 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Italia, anche, spostarsi, ormai, lusso:, «povertà, dei, trasporti», colpisce, oltre, milioni, persone</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Trasporto_pubblico_copia.jpeg" alt=""></p><p>Non c’è solo la «<a href="https://www.greenreport.it/news/approfondimenti/59236-nel-2024-2-4-milioni-di-famiglie-in-poverta-energetica-il-massimo-storico-della-serie">povertà energetica</a>» a colpire un cospicuo numero di famiglie italiane. Nel nostro Paese 7,3 milioni di persone vivono in condizioni di «povertà dei trasporti», una forma di vulnerabilità sociale ancora poco conosciuta che si declina nell’incapacità di sostenere i costi del trasporto pubblico o privato e nella mancanza o accesso limitato ai trasporti necessari per accedere ai servizi essenziali, al lavoro e alle opportunità economiche e sociali.</p>
<p>Il dato emerge dal primo green paper sulla povertà dei trasporti in Italia, presentato oggi dal <a href="https://www.transportpoverty.it/">Transport Poverty Lab</a> promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo sostenibile, con il supporto di Tper e Nordcom, il patrocinio della Commissione europea, del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica e del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, e la collaborazione tecnica dell’Osservatorio Sharing mobility e della Fondazione Transform transport ets.</p>
<p>Secondo lo studio, circa 1,2 milioni di famiglie si trovano contemporaneamente in una condizione di rischio povertà e sostengono costi di mobilità particolarmente elevati. Al tempo stesso, 7,3 milioni di cittadini risiedono in aree caratterizzate da un’offerta di trasporto pubblico insufficiente. Il divario territoriale è marcato: nel Sud la disponibilità di trasporto pubblico locale scende sotto i 200 posti-km per abitante in alcune aree di Sardegna e Sicilia, contro una media nazionale di 4.623 e oltre 16.000 posti-km registrati a Milano. A livello regionale, la quota più elevata di famiglie vulnerabili si registra in Calabria, dove supera il 10%, mentre il dato scende sotto il 2% in Trentino-Alto Adige.</p>
<p>In particolare, ci sono quattro tipologie di cittadini vulnerabili. Il Green paper ha infatti elaborato una prima matrice della povertà dei trasporti che identifica quattro macro-tipologie di cittadini, come chiave interpretativa del fenomeno, che vede spesso sovrapporsi le due componenti principali, ovvero la difficoltà di sostenere i costi della mobilità e la difficoltà di accedere ai trasporti necessari per raggiungere opportunità e servizi essenziali. Il primo gruppo è costituito da cittadini soggetti alla forma più acuta di esclusione, dove il basso reddito si somma all’assenza di opzioni disponibili di trasporto nel territorio (vulnerabilità assoluta). Il secondo gruppo è rappresentato da  cittadini con risorse personali adeguate, ma penalizzati da un contesto territoriale povero di servizi di mobilità. Spesso compensano questi limiti facendo ricorso massiccio all’auto privata (vulnerabilità territoriale). Ci sono poi i cittadini inseriti in un territorio ben servito, ma con capacità personali limitate. Barriere economiche, fisiche o sociali riducono la fruibilità dei servizi (vulnerabilità personale). E i cittadini che dispongono di capacità personali adeguate, in un territorio che offre molteplici opzioni di mobilità efficienti (disponibilità e accessibilità)</p>
<p>Il Regolamento europeo che istituisce il Fondo sociale per il clima aggiunge a questa vulnerabilità «strutturale», una «vulnerabilità indotta», che si verifica quando una misura europea ideata per promuovere la mobilità sostenibile impatta economicamente su cittadini e microimprese. Per contrastarla, il Fondo mobilizza circa 85 Miliardi di euro, da utilizzare nel periodo 2026-2032, destinandone 9 all’Italia.</p>
<p>Viene presentato anche un decalogo sulle misure che sarebbe necessario mettere in campo per contrastare la povertà dei trasporti. Punti di partenza del ragionamento, esteso a livello comunitario, è il fatto che in Europa più di 25 milioni di residenti non sono in grado di acquistare un’automobile, più di 10 Milioni non possono permettersi il trasporto pubblico e quasi 90 milioni non dispongono di un’offerta di trasporto pubblico accessibile. Con quali misure possiamo dunque contrastare la povertà dei trasporti? Il Regolamento europeo identifica due macro-categorie di misure su cui gli stati membri possono investire per mitigare l’impatto sociale ed economico su utenti vulnerabili e microimprese. La prima è quella di facilitare l’accesso a veicoli a zero e a basse emissioni; la seconda è quella di facilitare l’accesso alla mobilità condivisa e sostenibile.</p>
<p>In particolare, proponendo una prima tassonomia operativa, la Guidance on the Social Climate Plans offre un insieme chiaro e strutturato di misure, un vero e proprio Decalogo di misure per il contrasto alla povertà dei trasporti:</p>
<p>1.         Sostegno finanziario e incentivi fiscali per l’acquisto diretto di veicoli a basse e zero emissioni.</p>
<p>2.         Schemi per il noleggio o leasing di veicoli a zero emissioni per i gruppi vulnerabili in base a fattori come il reddito, l’accessibilità dei trasporti pubblici, e i tempi e le distanze tra casa e luogo di lavoro per evitare effetti regressivi.</p>
<p>3.         Investimenti in infrastrutture di ricarica pubbliche intelligenti e bidirezionali a prezzi competitivi, in aree con utenti vulnerabili e in povertà da trasporto.</p>
<p>4.         Sussidi per l’acquisto o il leasing di veicoli a zero emissioni destinati alle microimprese (ad esempio taxi, furgoni, camion, veicoli a uso speciale o cargo-bike).</p>
<p>5.         Bonus aggiuntivi per la rottamazione di veicoli diesel e benzina, con la garanzia che non vengano acquistati veicoli sostitutivi inquinanti.</p>
<p>6.         Promozione dell’uso di biciclette, e-bike, cargo-bike e soluzioni di micromobilità, favorendo sia la creazione di infrastrutture ciclabili sicure che colleghino aree a basso reddito con destinazioni chiave, oltre a sussidi per acquisto, noleggio a lungo termine o leasing di biciclette, e-bike o cargo-bike.</p>
<p>7.         Incentivi all’uso di trasporti pubblici economici e accessibili, supportando enti pubblici e privati, comprese le cooperative, nello sviluppo di mobilità sostenibile su richiesta, mobilità condivisa e opzioni di mobilità attiva.</p>
<p>8.         Sostegno pubblico a servizi on-demand, “mobilità come servizio (MaaS)” e sharing mobility, per coprire l’intera catena di percorsi, inclusi il primo e ultimo miglio, tenendo conto delle esigenze dei gruppi vulnerabili nelle aree remote e svantaggiate, anche attraverso voucher sovvenzionati.</p>
<p>9.         Estensione dell’offerta di trasporto pubblico e di infrastrutture correlate, soprattutto in aree rurali e urbane poco servite, beneficiando gli utenti vulnerabili dei trasporti.</p>
<p>10.       Investimenti in hub di mobilità, per facilitare lo scambio e le connessioni tra trasporto pubblico, mobilità condivisa, ciclismo e camminata nelle aree suburbane, periurbane e rurali.</p>
<p>A livello internazionale, viene ricordato, si sono recentemente diffusi strumenti di intervento di vario genere all’interno di queste macro-categorie, in alcuni casi in attuazione anche in Italia. Ecco alcuni esempi:</p>
<ul>
<li>Mobility Wallet: portafogli digitali legati al reddito offerti dallo Stato per pagare trasporto pubblico, sharing mobility, taxi, etc. (es. Los Angeles, Bruxelles, Francia).</li>
<li>Bonus per acquisto auto e bici elettriche destinati a famiglie a basso ISEE (Italia, California, Germania).</li>
<li>Leasing sociale per veicoli a zero emissioni, destinati a famiglie e alle microimprese in base a fattori come il reddito, l'accessibilità dei trasporti pubblici, e i tempi e le distanze tra casa e luogo di lavoro</li>
<li>Tariffe agevolate su taxi e ridehailing: sconti per donne, anziani, disoccupati (es. Roma, Trento).</li>
<li>Trasporto pubblico sussidiato: abbonamenti gratuiti o a prezzo ridotto (es. Bonus Trasporti Italia, modello “Solidarity Pricing” in Francia).</li>
<li>Trasporto a chiamata (Demand Responsive Transit): servizi con tariffe sociali o gratuiti per aree rurali o periferiche</li>
<li>Carpooling incentivato: premi o tariffe agevolate per pendolari con redditi bassi (es. Francia, progetto Karos).</li>
</ul>
<p>Sottolinea il presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile Edo Ronchi: «Il settore dei trasporti è l’unico in Italia a non aver ridotto le emissioni di gas climalteranti dal 1990 ad oggi, con un impatto negativo anche sulla salute dei cittadini e sulla vivibilità delle nostre città. Per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione è molto importante sostenere le fasce più vulnerabili della popolazione sia negli acquisti di veicoli meno inquinanti che nell’ accesso a servizi di mobilità condivisa, perché la transizione ecologica non è un vincolo, ma deve rappresentare un’opportunità per tutti».</p>]]> </content:encoded>
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<title>L’agricoltura intensiva ha fallito: è l’ora della transizione ecologica</title>
<link>https://www.eventi.news/lagricoltura-intensiva-ha-fallito-e-lora-della-transizione-ecologica</link>
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<description><![CDATA[ A Bologna in occasione di Sana, la manifestazione fieristica dedicata al biologico, tre tra le più importanti organizzazioni che lavorano per la tutela dell’ambiente e del cibo - Federbio, Slow Food e Legambiente - hanno sottoscritto un patto che varrebbe un pezzo di programma elettorale o meglio di governo. FederBio è la federazione di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, associa produttori, trasformatori ma anche distributori di prodotti biologici: ne abbiamo parlato con la presidente, Maria Grazia Mammuccini. ]]></description>
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<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 21:30:06 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/mammuccini.jpeg" alt=""></p><p><span><span>A Bologna in occasione di Sana, la manifestazione fieristica dedicata al biologico, tre tra le più importanti organizzazioni che lavorano per la tutela dell’ambiente e del cibo - Federbio, Slow Food e Legambiente - <span>hanno<span> </span></span><a href="https://www.greenreport.it/news/enogastronomia-moda-turismo/60330-unalleanza-per-unagricoltura-sana-giusta-e-sostenibile?_gl=1*rugsgy*_up*MQ..*_ga*MTcyMTg1MzUyMi4xNzcyMDA3MDE3*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzIwMDcwMTckbzEkZzEkdDE3NzIwMTI2ODgkajYwJGwwJGgxODY0OTE2NDI.">sottoscritto un patto</a><span><span> </span>che varrebbe un pezzo di programma elettorale o meglio di governo. <span>FederBio è la federazione di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, associa produttori, trasformatori ma anche distributori di prodotti biologici: ne abbiamo parlato con la presidente, <span>Maria Grazia Mammuccini.</span></span></span><br></span></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Tecnologie energetiche, alert della Iea su catene di approvvigionamento e sicurezza economica</title>
<link>https://www.eventi.news/tecnologie-energetiche-alert-della-iea-su-catene-di-approvvigionamento-e-sicurezza-economica</link>
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<description><![CDATA[ Ormai è chiaro che la nostra è, e sempre di più sarà, l’età dell’elettricità. Far fronte alla crescente necessità di energia però, incrementata ultimamente dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale e dalla diffusione di imponenti data center, è una sfida che mal si concilia con il fatto che le catene di approvvigionamento per molte delle tecnologie emergenti rimangono altamente concentrate in un piccolo numero di paesi. La questione è al centro del rapporto Energy Technology Perspectives 2026 realizzato dall’Agenzia internazionale dell’energia (International energy agency, Iea). È un volume corposo, ora disponibile online, che in 387 pagine ricche di dati, grafici e tabelle racchiude soprattutto un paio di messaggi. Il primo: oggi più che mai è importante rafforzare la competitività industriale e la diversificazione delle catene di approvvigionamento delle tecnologie energetiche. Il secondo: in questa «age of electricity» che ha per protagoniste una serie catene di approvvigionamento per le tecnologie prodotte in serie, le economie occidentali più sviluppate devono accelerare sulla strada della transizione, fatta di auto elettriche, batterie e apparecchiature per l’energia rinnovabile. Il rapporto rileva infatti che è improbabile che il panorama geografico della produzione per queste tecnologie - di cui la Cina detiene di gran lunga la quota maggiore - cambi in modo significativo prima della fine del decennio, sulla base di progetti di produzione e estrazione e tendenze del mercato.
Per capire quale sia il panorama attuale, i ricercatori della Iea sottolineano che dopo gli ottimi risultati a livello mondiale registrati dalle rinnovabili, il 2024 è stato un altro anno da record per la diffusione del solare fotovoltaico e dell’eolico: «Le nuove installazioni di impianti solari fotovoltaici a livello globale sono aumentate di quasi il 30%, mentre quelle eoliche hanno leggermente superato i livelli del 2023, anch’esso un anno da record. Insieme, il solare e l’eolico hanno rappresentato quasi l’80% delle nuove installazioni di capacità elettrica totale e oltre il 95% della nuova capacità da fonti rinnovabili». In questo quadro complessivo, la Cina in particolare «ha fatto da apripista con il 60% delle nuove installazioni globali, grazie al forte sostegno politico ai sistemi su scala industriale e distribuiti, e alla produzione interna a basso costo che ha reso la generazione solare ed eolica competitiva rispetto al carbone in molte province». La stima della Iea riferisce che le nuove installazioni siano cresciute di circa il 10% per entrambe le tecnologie combinate nel 2025. Gli impianti su tetto e su piccola scala, sebbene più costosi dei sistemi su scala industriale in molti mercati, hanno registrato una rapida crescita, in particolare in Cina e in India (seppur partendo da una base più bassa in quest’ultima), sostenuta da incentivi locali e dalla crescente domanda di autoproduzione».
Sempre riguardo le politiche messe in campo da Pechino e i possibili scenari futuri, gli esperti della Iea scrivono che nel 2025 si stima che il solo mercato cinese è valutato a circa 510 miliardi di dollari e rappresenta quasi la metà del mercato globale delle tecnologie per l’energia pulita.
Ora in questo report, per la prima volta, i ricercatori della Iea includono un’analisi della sicurezza della catena di approvvigionamento “N-1”, valutando cosa accadrebbe se il principale fornitore di una determinata tecnologia venisse eliminato dal mercato. Da questa indagine emerge che la produzione al di fuori del principale paese esportatore – che per la maggior parte delle fasi delle catene di approvvigionamento analizzate è appunto la Cina – potrebbe, in linea di principio, soddisfare la maggior parte della domanda al di fuori della Cina nelle fasi finali della produzione. Tutto bene? No, perché, aggiungono i ricercatori Iea, ogni grande catena di approvvigionamento contiene almeno una fase in cui meno di un quarto della domanda potrebbe essere soddisfatta senza il principale produttore, il che significa che un’interruzione in un singolo anello debole potrebbe mettere a rischio l’intera catena di approvvigionamento.
Le implicazioni economiche delle interruzioni variano a seconda della tecnologia. Un’interruzione di un mese delle esportazioni della catena di approvvigionamento cinese delle batterie ridurrebbe la produzione delle fabbriche di auto elettriche altrove di circa 17 miliardi di dollari, con oltre la metà delle perdite registrate nell’Unione europea. Un’interruzione simile delle esportazioni della catena di approvvigionamento solare cinese ridurrebbe di circa 1 miliardo di dollari la produzione mensile delle fabbriche di moduli fotovoltaici al di fuori della Cina, con il Sud-Est asiatico e l’India che rappresenterebbero oltre il 40% della produzione interessata.
«Molte delle tecnologie fondamentali dell’Era dell’elettricità non sono più mercati di nicchia, ma costituiscono settori importanti e in crescita dell’economia globale. Il loro mercato potrebbe benissimo raddoppiare nel prossimo decennio», sottolinea Fatih Birol, direttore esecutivo della Iea. «Nel cercare di trarre vantaggio da questa crescita, i governi e l’industria devono rafforzare la resilienza della catena di approvvigionamento e la competitività industriale per ridurre la concentrazione geografica e garantire che la crescente diffusione di queste tecnologie garantisca anche sicurezza energetica ed economica».
Secondo il rapporto, con le attuali politiche dei governi, il mercato globale delle tecnologie energetiche chiave potrebbe crescere dagli attuali quasi 1,2 trilioni di dollari a circa 2 trilioni entro il 2035, una cifra approssimativamente equivalente alle dimensioni del mercato petrolifero globale dello scorso anno. Con le politiche dichiarate dai governi, la crescita potrebbe essere ancora più forte, con il mercato di queste tecnologie che potrebbe raggiungere quasi 3 trilioni di dollari entro il 2035.
Tra l’altro, con le opportune politiche industriali, la crescita diventa evidente anche tra le tecnologie in fase iniziale. Nel 2025, si legge nel report, gli investimenti in progetti di produzione di idrogeno a basse emissioni sono aumentati dell’80% rispetto all’anno precedente, poiché i capitali si stanno orientando sempre più verso progetti che godono di un sostegno politico più chiaro e di strutture commerciali consolidate. Anche l’implementazione della cattura, dell’utilizzo e dello stoccaggio del carbonio sta procedendo, sebbene molti dei progetti annunciati non abbiano ancora raggiunto le decisioni finali di investimento.
Nel report viene sottolineato infine che il commercio rimane centrale nei mercati delle tecnologie energetiche. E, di nuovo, anche in tale contesto il ruolo che gioca Pechino è da protagonista. Dopo un calo nel 2024, il valore globale del commercio lordo delle principali tecnologie energetiche ha registrato un rimbalzo di circa il 10% nel 2025, nonostante il calo dei prezzi di alcuni prodotti. La Cina rimane la forza dominante nella produzione di tecnologie per l’energia pulita, rappresentando il 60-85% della capacità produttiva in diverse fasi della catena di approvvigionamento. Le esportazioni lorde cinesi di tecnologie per l’energia pulita hanno superato i 165 miliardi di dollari nel 2025, pari a circa il 15% dell’avanzo commerciale complessivo del Paese.
Il rapporto pubblicato dalla Iea sottolinea che il miglioramento della competitività industriale è essenziale per rafforzare la sicurezza della catena di approvvigionamento e che i divari di costo variano a seconda delle tecnologie. Per quanto riguarda le batterie, l’efficienza produttiva e l’automazione spiegano oltre il 40% del vantaggio in termini di costi della Cina rispetto all’Europa. Nella produzione di pale eoliche, i costi energetici e della manodopera rappresentano il 75% del divario nei costi di produzione, mentre nella produzione di wafer fotovoltaici e polisilicio tale percentuale è del 65%.
Nei settori a monte ad alta intensità energetica, come quelli dell’acciaio e dell’alluminio, i costi energetici possono rappresentare più di due terzi dei costi totali di produzione. L’accesso a energie rinnovabili a basso costo potrebbe, a determinate condizioni, consentire alla produzione di acciaio a base di idrogeno di competere in futuro con la produzione convenzionale nei principali paesi produttori di acciaio, tra cui Stati Uniti, Cina e India. ]]></description>
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<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 21:30:05 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Tecnologie, energetiche, alert, della, Iea, catene, approvvigionamento, sicurezza, economica</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Rinnovabili_tramonto.jpg" alt=""></p><p>Ormai è chiaro che la nostra è, e sempre di più sarà, l’età dell’elettricità. Far fronte alla crescente necessità di energia però, incrementata ultimamente dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale e dalla diffusione di imponenti data center, è una sfida che mal si concilia con il fatto che le catene di approvvigionamento per molte delle tecnologie emergenti rimangono altamente concentrate in un piccolo numero di paesi. La questione è al centro del rapporto <a href="https://iea.blob.core.windows.net/assets/61d61482-08c5-498b-a154-54f3fc83b759/EnergyTechnologyPerspectives2026.pdf">Energy Technology Perspectives 2026</a> realizzato dall’Agenzia internazionale dell’energia (International energy agency, Iea). È un volume corposo, ora disponibile online, che in 387 pagine ricche di dati, grafici e tabelle racchiude soprattutto un paio di messaggi. Il primo: oggi più che mai è importante rafforzare la competitività industriale e la diversificazione delle catene di approvvigionamento delle tecnologie energetiche. Il secondo: in questa «age of electricity» che ha per protagoniste una serie catene di approvvigionamento per le tecnologie prodotte in serie, le economie occidentali più sviluppate devono accelerare sulla strada della transizione, fatta di auto elettriche, batterie e apparecchiature per l’energia rinnovabile. Il rapporto rileva infatti che è improbabile che il panorama geografico della produzione per queste tecnologie - di cui la Cina detiene di gran lunga la quota maggiore - cambi in modo significativo prima della fine del decennio, sulla base di progetti di produzione e estrazione e tendenze del mercato.</p>
<p>Per capire quale sia il panorama attuale, i ricercatori della Iea sottolineano che dopo gli ottimi risultati a livello mondiale registrati dalle rinnovabili, il 2024 è stato un altro anno da record per la diffusione del solare fotovoltaico e dell’eolico: «Le nuove installazioni di impianti solari fotovoltaici a livello globale sono aumentate di quasi il 30%, mentre quelle eoliche hanno leggermente superato i livelli del 2023, anch’esso un anno da record. Insieme, il solare e l’eolico hanno rappresentato quasi l’80% delle nuove installazioni di capacità elettrica totale e oltre il 95% della nuova capacità da fonti rinnovabili». In questo quadro complessivo, la Cina in particolare «ha fatto da apripista con il 60% delle nuove installazioni globali, grazie al forte sostegno politico ai sistemi su scala industriale e distribuiti, e alla produzione interna a basso costo che ha reso la generazione solare ed eolica competitiva rispetto al carbone in molte province». La stima della Iea riferisce che le nuove installazioni siano cresciute di circa il 10% per entrambe le tecnologie combinate nel 2025. Gli impianti su tetto e su piccola scala, sebbene più costosi dei sistemi su scala industriale in molti mercati, hanno registrato una rapida crescita, in particolare in Cina e in India (seppur partendo da una base più bassa in quest’ultima), sostenuta da incentivi locali e dalla crescente domanda di autoproduzione».</p>
<p>Sempre riguardo le politiche messe in campo da Pechino e i possibili scenari futuri, gli esperti della Iea scrivono che nel 2025 si stima che il solo mercato cinese è valutato a circa 510 miliardi di dollari e rappresenta quasi la metà del mercato globale delle tecnologie per l’energia pulita.</p>
<p>Ora in questo report, per la prima volta, i ricercatori della Iea includono un’analisi della sicurezza della catena di approvvigionamento “N-1”, valutando cosa accadrebbe se il principale fornitore di una determinata tecnologia venisse eliminato dal mercato. Da questa indagine emerge che la produzione al di fuori del principale paese esportatore – che per la maggior parte delle fasi delle catene di approvvigionamento analizzate è appunto la Cina – potrebbe, in linea di principio, soddisfare la maggior parte della domanda al di fuori della Cina nelle fasi finali della produzione. Tutto bene? No, perché, aggiungono i ricercatori Iea, ogni grande catena di approvvigionamento contiene almeno una fase in cui meno di un quarto della domanda potrebbe essere soddisfatta senza il principale produttore, il che significa che un’interruzione in un singolo anello debole potrebbe mettere a rischio l’intera catena di approvvigionamento.</p>
<p>Le implicazioni economiche delle interruzioni variano a seconda della tecnologia. Un’interruzione di un mese delle esportazioni della catena di approvvigionamento cinese delle batterie ridurrebbe la produzione delle fabbriche di auto elettriche altrove di circa 17 miliardi di dollari, con oltre la metà delle perdite registrate nell’Unione europea. Un’interruzione simile delle esportazioni della catena di approvvigionamento solare cinese ridurrebbe di circa 1 miliardo di dollari la produzione mensile delle fabbriche di moduli fotovoltaici al di fuori della Cina, con il Sud-Est asiatico e l’India che rappresenterebbero oltre il 40% della produzione interessata.</p>
<p>«Molte delle tecnologie fondamentali dell’Era dell’elettricità non sono più mercati di nicchia, ma costituiscono settori importanti e in crescita dell’economia globale. Il loro mercato potrebbe benissimo raddoppiare nel prossimo decennio», sottolinea Fatih Birol, direttore esecutivo della Iea. «Nel cercare di trarre vantaggio da questa crescita, i governi e l’industria devono rafforzare la resilienza della catena di approvvigionamento e la competitività industriale per ridurre la concentrazione geografica e garantire che la crescente diffusione di queste tecnologie garantisca anche sicurezza energetica ed economica».</p>
<p>Secondo il rapporto, con le attuali politiche dei governi, il mercato globale delle tecnologie energetiche chiave potrebbe crescere dagli attuali quasi 1,2 trilioni di dollari a circa 2 trilioni entro il 2035, una cifra approssimativamente equivalente alle dimensioni del mercato petrolifero globale dello scorso anno. Con le politiche dichiarate dai governi, la crescita potrebbe essere ancora più forte, con il mercato di queste tecnologie che potrebbe raggiungere quasi 3 trilioni di dollari entro il 2035.</p>
<p>Tra l’altro, con le opportune politiche industriali, la crescita diventa evidente anche tra le tecnologie in fase iniziale. Nel 2025, si legge nel report, gli investimenti in progetti di produzione di idrogeno a basse emissioni sono aumentati dell’80% rispetto all’anno precedente, poiché i capitali si stanno orientando sempre più verso progetti che godono di un sostegno politico più chiaro e di strutture commerciali consolidate. Anche l’implementazione della cattura, dell’utilizzo e dello stoccaggio del carbonio sta procedendo, sebbene molti dei progetti annunciati non abbiano ancora raggiunto le decisioni finali di investimento.</p>
<p>Nel report viene sottolineato infine che il commercio rimane centrale nei mercati delle tecnologie energetiche. E, di nuovo, anche in tale contesto il ruolo che gioca Pechino è da protagonista. Dopo un calo nel 2024, il valore globale del commercio lordo delle principali tecnologie energetiche ha registrato un rimbalzo di circa il 10% nel 2025, nonostante il calo dei prezzi di alcuni prodotti. La Cina rimane la forza dominante nella produzione di tecnologie per l’energia pulita, rappresentando il 60-85% della capacità produttiva in diverse fasi della catena di approvvigionamento. Le esportazioni lorde cinesi di tecnologie per l’energia pulita hanno superato i 165 miliardi di dollari nel 2025, pari a circa il 15% dell’avanzo commerciale complessivo del Paese.</p>
<p>Il rapporto pubblicato dalla Iea sottolinea che il miglioramento della competitività industriale è essenziale per rafforzare la sicurezza della catena di approvvigionamento e che i divari di costo variano a seconda delle tecnologie. Per quanto riguarda le batterie, l’efficienza produttiva e l’automazione spiegano oltre il 40% del vantaggio in termini di costi della Cina rispetto all’Europa. Nella produzione di pale eoliche, i costi energetici e della manodopera rappresentano il 75% del divario nei costi di produzione, mentre nella produzione di wafer fotovoltaici e polisilicio tale percentuale è del 65%.</p>
<p>Nei settori a monte ad alta intensità energetica, come quelli dell’acciaio e dell’alluminio, i costi energetici possono rappresentare più di due terzi dei costi totali di produzione. L’accesso a energie rinnovabili a basso costo potrebbe, a determinate condizioni, consentire alla produzione di acciaio a base di idrogeno di competere in futuro con la produzione convenzionale nei principali paesi produttori di acciaio, tra cui Stati Uniti, Cina e India.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Rifiuti zero? Meglio zero sprechi: quelli di cibo costano all’Italia 13,5 miliardi di euro l’anno</title>
<link>https://www.eventi.news/rifiuti-zero-meglio-zero-sprechi-quelli-di-cibo-costano-allitalia-135-miliardi-di-euro-lanno</link>
<guid>https://www.eventi.news/rifiuti-zero-meglio-zero-sprechi-quelli-di-cibo-costano-allitalia-135-miliardi-di-euro-lanno</guid>
<description><![CDATA[ Ogni anno il 30 marzo si celebra la Giornata internazionale Zero waste – traducibile in italiano come rifiuti zero o zero sprechi, a seconda del contesto –, istituita nel 2023 dall&#039;Assemblea Onu per promuovere iniziative volte a ridurre al minimo la produzione di rifiuti, operazione che naturalmente è possibile solo intervenendo a monte sulle abitudini di consumo e sull’ecodesign di prodotti e servizi, più che nelle nostre case. Una volta generato, il rifiuto può infatti essere solo gestito (o meno) negli impianti industriali di filiera.
In quest’ottica, la lotta allo spreco di cibo è paradigmatica di un approccio concreto all’orizzonte Zero waste, come ricorda oggi direttamente il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres.
«Ogni giorno, buttiamo via cibo sufficiente a preparare un miliardo di pasti, lasciando che il 9% dell&#039;umanità soffra la fame. Stiamo mettendo a rischio il nostro clima, gli ecosistemi e la nostra salute. Ecco perché – spiega Guterres – la Giornata internazionale dei rifiuti zero di quest&#039;anno mette in luce la crescente crisi dello spreco alimentare e invita ognuno di noi ad agire. I consumatori possono avere un grande impatto apportando piccoli cambiamenti alle proprie abitudini di acquisto e di cucina. I rivenditori possono ottimizzare le proprie attività e ridistribuire le eccedenze alimentari. Le città possono ampliare la raccolta differenziata dei rifiuti organici e rafforzare gli appalti per scuole e ospedali. I governi nazionali possono promuovere un cambiamento sistemico affrontando il problema dello spreco alimentare nei loro piani d&#039;azione per il clima e la biodiversità e stringendo partenariati pubblico-privati. Grazie a iniziative come Food Waste Breakthrough e No Organic Waste, entrambe lanciate alla Cop30, possiamo dimezzare gli sprechi alimentari entro il 2030, ridurne le emissioni di metano fino al 7% e costruire sistemi alimentari circolari e resilienti. Oltre a proteggere il nostro pianeta, questi sforzi creeranno posti di lavoro verdi, ridurre l&#039;insicurezza alimentare e l&#039;impatto sui cambiamenti climatici, e prevenire perdite economiche fino a 1 trilione di dollari statunitensi ogni anno».
Si tratta di un approccio che riguarda da vicino anche l’Italia e le sue città. In base ai dati messi in fila dal Rapporto 2026 dell’Osservatorio internazionale Waste watcher, nel nostro Paese la somma delle perdite alimentari tocca cifre vertiginose: vale infatti oltre 13 miliardi e mezzo la filiera del cibo sprecato in Italia – pari a oltre 5 milioni di tonnellate di cibo – e vale 7 miliardi e 363 milioni solo nelle nostre case. Nella distribuzione invece il costo dello spreco vale quasi 4 miliardi di euro, nell’industria oltre 862 milioni di euro e quello nei campi quasi 1,3 miliardi.
Tradotto in modo semplice, considerando che un pasto per convenzione è circa mezzo chilo: ogni italiano spreca mediamente oltre 50 pasti all’anno. In cima alla classifica troviamo frutta fresca, verdure, pane fresco: in altre parole, sprechiamo ciò che secondo le linee guida nutrizionali dovremmo mangiare di più. Si tratta di un paradosso bruciante del nostro tempo, quando l’abbondanza produce impoverimento. Anche in Toscana, dove le famiglie in povertà assoluta (il 4,9%, a fronte del 6,3% a livello nazionale) sono raddoppiate rispetto al 2008.
È in questo contesto che a Livorno è tornato adesso a nuova vita il progetto Banco 13 – Ri-generi alimentari, che dalla fine del 2021 all’estate 2023 ha permesso – grazie al lavoro congiunto del Comune e di Aamps in qualità di Società operativa locale (Sol) di Retiambiente, con la collaborazione della cooperativa sociale Brikke Brakke – di redistribuire ai cittadini 27 tonnellate di cibo fresco invenduto al Mercato centrale e in piazza Cavallotti, grazie alla disponibilità degli esercenti.
«Il Banco 13 – spiega il sindaco di Livorno, Luca Salvetti – sarà a disposizione ancora una volta per aiutare i cittadini che hanno bisogno, ma anche per tutte le persone che vogliono recuperare, riutilizzare e valorizzare al massimo i prodotti che verranno collocati in questo banco».
Per tre giorni alla settimana (martedì, giovedì, sabato) tutti i cittadini possono recarsi alla Sala delle gabbrigiane del Mercato centrale e, alle ore 12.00, ritirare un numero di prenotazione per una cassetta alimentare: frutta, verdura, pane fresco. Tutti prodotti salutari ma anche i più soggetti a sprechi. Nel primo pomeriggio, gli operatori effettuano il giro di raccolta presso gli esercenti del mercato, recuperando le eccedenze invendute ancora perfettamente commestibili. A partire dalle ore 14.00 iniziano le consegne: prodotti freschi e genuini che, invece di essere scartati, raggiungono direttamente le famiglie.
Una parte delle eccedenze raccolte viene inoltre destinata alla ‘Tavola dell’amicizia’ della Comunità di Sant’Egidio, grazie al trasporto con una cargo bike messa a disposizione dalla Velostazione PedaLI della cooperativa Brikke Brakke, che potrebbe fungere da esempio anche per futuribili consegne a domicilio sostenibili da parte di commercianti interessati.
«Banco13 rappresenta un esempio concreto di come la prevenzione dei rifiuti possa nascere dalla collaborazione tra istituzioni, imprese e comunità – argomenta nel merito l’amministratore unico di Aamps, Aldo Iacomelli – Recuperare il cibo ancora buono significa ridurre lo spreco, abbattere la produzione di rifiuti e generare valore sociale. Con questo progetto, il Mercato centrale diventa ogni giorno un luogo in cui la sostenibilità prende forma attraverso gesti semplici, capaci di produrre un grande impatto ambientale e culturale». ]]></description>
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<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 21:30:04 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Rifiuti, zero, Meglio, zero, sprechi:, quelli, cibo, costano, all’Italia, 13, 5, miliardi, euro, l’anno</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/spreco%20di%20cibo%20consiglio%20ue%20rifiuti%20suolo.jpg" alt="" width="834" height="578" loading="lazy"></p><p><span>Ogni anno il 30 marzo si celebra la Giornata internazionale Zero waste – traducibile in italiano come rifiuti zero o zero sprechi, a seconda del contesto –, istituita nel 2023 dall'Assemblea Onu per promuovere iniziative volte a ridurre al minimo la produzione di rifiuti, operazione che naturalmente è possibile solo intervenendo a monte sulle abitudini di consumo e sull’ecodesign di prodotti e servizi, più che nelle nostre case. Una volta generato, il rifiuto può infatti essere solo gestito (o meno) negli impianti industriali di filiera.</span></p>
<p><span>In quest’ottica, la lotta allo spreco di cibo è paradigmatica di un approccio concreto all’orizzonte Zero waste, come ricorda oggi direttamente il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres.</span></p>
<p><span>«Ogni giorno, buttiamo via cibo sufficiente a preparare un miliardo di pasti, lasciando che il 9% dell'umanità soffra la fame. Stiamo mettendo a rischio il nostro clima, gli ecosistemi e la nostra salute. Ecco perché – <a href="https://www.un.org/sg/en/content/sg/statements/2026-03-30/secretary-generals-message-the-international-day-of-zero-waste">spiega</a> Guterres – la Giornata internazionale dei rifiuti zero di quest'anno mette in luce la crescente crisi dello spreco alimentare e invita ognuno di noi ad agire. I consumatori possono avere un grande impatto apportando piccoli cambiamenti alle proprie abitudini di acquisto e di cucina. I rivenditori possono ottimizzare le proprie attività e ridistribuire le eccedenze alimentari. Le città possono ampliare la raccolta differenziata dei rifiuti organici e rafforzare gli appalti per scuole e ospedali. I governi nazionali possono promuovere un cambiamento sistemico affrontando il problema dello spreco alimentare nei loro piani d'azione per il clima e la biodiversità e stringendo partenariati pubblico-privati. Grazie a iniziative come Food Waste Breakthrough e No Organic Waste, entrambe lanciate alla Cop30, possiamo dimezzare gli sprechi alimentari entro il 2030, ridurne le emissioni di metano fino al 7% e costruire sistemi alimentari circolari e resilienti. Oltre a proteggere il nostro pianeta, questi sforzi creeranno posti di lavoro verdi, ridurre l'insicurezza alimentare e l'impatto sui cambiamenti climatici, e prevenire perdite economiche fino a 1 trilione di dollari statunitensi ogni anno».</span></p>
<p><span>Si tratta di un approccio che riguarda da vicino anche l’Italia e le sue città. In base ai dati messi in fila dal <a href="https://www.greenreport.it/editoriale/59959-quando-labbondanza-produce-poverta-in-italia-sprechiamo-cibo-per-13-5-mld-di-euro-lanno-mentre-cresce-linsicurezza-alimentare-soprattutto-tra-i-piu-giovani?_gl=1*mbkcrb*_up*MQ..*_ga*MzMyMTQ0MjUyLjE3NzQ4ODA4ODg.*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzQ4ODA4ODckbzEkZzEkdDE3NzQ4ODA4OTEkajU2JGwwJGg5NDEwMzE2NzY.">Rapporto 2026</a> dell’Osservatorio internazionale Waste watcher, nel nostro Paese la somma delle perdite alimentari tocca cifre vertiginose: vale infatti oltre 13 miliardi e mezzo la filiera del cibo sprecato in Italia – pari a oltre 5 milioni di tonnellate di cibo – e vale 7 miliardi e 363 milioni solo nelle nostre case. Nella distribuzione invece il costo dello spreco vale quasi 4 miliardi di euro, nell’industria oltre 862 milioni di euro e quello nei campi quasi 1,3 miliardi.</span></p>
<p><span>Tradotto in modo semplice, considerando che un pasto per convenzione è circa mezzo chilo: ogni italiano spreca mediamente oltre 50 pasti all’anno. In cima alla classifica troviamo frutta fresca, verdure, pane fresco: in altre parole, sprechiamo ciò che secondo le linee guida nutrizionali dovremmo mangiare di più. Si tratta di un paradosso bruciante del nostro tempo, quando l’abbondanza produce impoverimento. Anche in Toscana, dove le famiglie in povertà assoluta (il 4,9%, a fronte del 6,3% a livello nazionale) sono <a href="https://www.greenreport.it/toscana/60488-in-toscana-le-famiglie-in-poverta-assoluta-sono-raddoppiate-rispetto-al-2008">raddoppiate</a> rispetto al 2008.</span></p>
<p><span>È in questo contesto che a Livorno è tornato adesso a nuova vita il progetto <em>Banco 13 – Ri-generi alimentari</em>, che <a href="https://www.aamps.livorno.it/2023/09/banco-13-ri-generi-alimentari-il-comune-di-livorno-nominato-ambasciatore-delleconomia-civile-anche-grazie-ad-aamps-retiambiente/">dalla fine del 2021 all’estate 2023</a> ha permesso – grazie al lavoro congiunto del Comune e di Aamps in qualità di Società operativa locale (Sol) di Retiambiente, con la collaborazione della cooperativa sociale Brikke Brakke – di redistribuire ai cittadini 27 tonnellate di cibo fresco invenduto al Mercato centrale e in piazza Cavallotti, grazie alla disponibilità degli esercenti.</span></p>
<p><span>«Il Banco 13 – <a href="https://www.greenreport.it/news/territorio-e-smart-city/60629-a-livorno-rinasce-banco13-contro-la-cultura-dello-scarto-di-cibo-e-persone">spiega</a> il sindaco di Livorno, Luca Salvetti – sarà a disposizione ancora una volta per aiutare i cittadini che hanno bisogno, ma anche per tutte le persone che vogliono recuperare, riutilizzare e valorizzare al massimo i prodotti che verranno collocati in questo banco».</span></p>
<p><span>Per tre giorni alla settimana (martedì, giovedì, sabato) tutti i cittadini possono recarsi alla Sala delle gabbrigiane del Mercato centrale e, alle ore 12.00, ritirare un numero di prenotazione per una cassetta alimentare: frutta, verdura, pane fresco. Tutti prodotti salutari ma anche i più soggetti a sprechi. Nel primo pomeriggio, gli operatori effettuano il giro di raccolta presso gli esercenti del mercato, recuperando le eccedenze invendute ancora perfettamente commestibili. A partire dalle ore 14.00 iniziano le consegne: prodotti freschi e genuini che, invece di essere scartati, raggiungono direttamente le famiglie.</span></p>
<p><span>Una parte delle eccedenze raccolte viene inoltre destinata alla ‘Tavola dell’amicizia’ della Comunità di Sant’Egidio, grazie al trasporto con una cargo bike messa a disposizione dalla Velostazione PedaLI della cooperativa Brikke Brakke, che potrebbe fungere da esempio anche per futuribili consegne a domicilio sostenibili da parte di commercianti interessati.</span></p>
<p><span>«Banco13 rappresenta un esempio concreto di come la prevenzione dei rifiuti possa nascere dalla collaborazione tra istituzioni, imprese e comunità – argomenta nel merito l’amministratore unico di Aamps, Aldo Iacomelli – Recuperare il cibo ancora buono significa ridurre lo spreco, abbattere la produzione di rifiuti e generare valore sociale. Con questo progetto, il Mercato centrale diventa ogni giorno un luogo in cui la sostenibilità prende forma attraverso gesti semplici, capaci di produrre un grande impatto ambientale e culturale».</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Il Campo dei Tulipani… in concerto</title>
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<description><![CDATA[ DAL 21 MARZO AL 19 APRILE 2016 IL CAMPO DEI TULIPANI DELLA FLOVER FARM DIVENTA UN LABORATORIO A CIELO APERTO CON OLTRE CENTODIECI EVENTI IN PROGRAMMA. PROTAGONISTA DELL’APERTURA DEL 21 MARZO UN CONCERTO INEDITO: I TULIPANI CHE “SUONANO” GRAZIE ALLA TECNOLOGIA. Il Campo dei Tulipani di Bussolengo A pochi chilometri da Verona, a Bussolengo, la […]
L&#039;articolo Il Campo dei Tulipani… in concerto proviene da Il Giornale dell&#039;Ambiente. ]]></description>
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<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 20:30:09 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>DAL 21 MARZO AL 19 APRILE 2016 IL CAMPO DEI TULIPANI DELLA FLOVER FARM DIVENTA UN LABORATORIO A CIELO APERTO CON OLTRE CENTODIECI EVENTI IN PROGRAMMA. PROTAGONISTA DELL’APERTURA DEL 21 MARZO UN CONCERTO INEDITO: I TULIPANI CHE “SUONANO” GRAZIE ALLA TECNOLOGIA. Il Campo dei Tulipani di Bussolengo A pochi chilometri da Verona, a Bussolengo, la […]</p>
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<title>Recepimento Direttiva Idrogeno e Gas, primo ok dal CdM</title>
<link>https://www.eventi.news/recepimento-direttiva-idrogeno-e-gas-primo-ok-dal-cdm</link>
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<description><![CDATA[ Approvato in via preliminare il testo che attua la Direttiva comunitaria 2024/1788, definendo il nuovo quadro normativo a favore dei gas rinnovabili e a basse emissioni di carbonio.
L&#039;articolo Recepimento Direttiva Idrogeno e Gas, primo ok dal CdM proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 20:30:08 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Approvato in via preliminare il testo che attua la Direttiva comunitaria 2024/1788, definendo il nuovo quadro normativo a favore dei gas rinnovabili e a basse emissioni di carbonio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.rinnovabili.it/energia/idrogeno/recepimento-direttiva-idrogeno-gas-testo/">Recepimento Direttiva Idrogeno e Gas, primo ok dal CdM</a> proviene da <a href="https://www.rinnovabili.it/">Rinnovabili</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Energia, AERO a Taranto per promuovere i porti come hub della transizione energetica</title>
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<description><![CDATA[ Mamone Capria: &quot;eolico offshore come rotta industriale fondamentale per il rilancio del territorio&quot;.
L&#039;articolo Energia, AERO a Taranto per promuovere i porti come hub della transizione energetica proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 20:30:07 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Mamone Capria: "eolico offshore come rotta industriale fondamentale per il rilancio del territorio".</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.rinnovabili.it/mercato/le-aziende-informano/aero-taranto-porti-hub-transizione-energetica/">Energia, AERO a Taranto per promuovere i porti come hub della transizione energetica</a> proviene da <a href="https://www.rinnovabili.it/">Rinnovabili</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Feralpi Group accelera sulla decarbonizzazione: siglato con Gruppo AB il primo accordo territoriale per il biometano</title>
<link>https://www.eventi.news/feralpi-group-accelera-sulla-decarbonizzazione-siglato-con-gruppo-ab-il-primo-accordo-territoriale-per-il-biometano</link>
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<description><![CDATA[ Giovanni Pasini: «Un tassello in più all’interno della nostra strategia di transizione energetica per sostituire le fonti fossili». Il caso pilota è frutto dell’accordo promosso da Confindustria Brescia
attraverso il Consorzio Italiano Biogas ed apre nuovi scenari per il settore manifatturiero.
L&#039;articolo Feralpi Group accelera sulla decarbonizzazione: siglato con Gruppo AB il primo accordo territoriale per il biometano proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 20:30:07 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Giovanni Pasini: «Un tassello in più all’interno della nostra strategia di transizione energetica per sostituire le fonti fossili». Il caso pilota è frutto dell’accordo promosso da Confindustria Brescia<br>
attraverso il Consorzio Italiano Biogas ed apre nuovi scenari per il settore manifatturiero.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.rinnovabili.it/mercato/le-aziende-informano/feralpi-group-accelera-decarbonizzazione-siglato-gruppo-ab-primo-accordo-territoriale-biometano/">Feralpi Group accelera sulla decarbonizzazione: siglato con Gruppo AB il primo accordo territoriale per il biometano</a> proviene da <a href="https://www.rinnovabili.it/">Rinnovabili</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Mobilità europea, lo studio sull’autosufficienza dei carburanti rinnovabili</title>
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<description><![CDATA[ Dagli scarti agricoli ai veicoli vCNF: l&#039;analisi del KIT di Karlsruhe e BMW conferma che l’autosufficienza energetica per i trasporti è un obiettivo raggiungibile entro il 2040
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<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 20:30:06 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Dagli scarti agricoli ai veicoli vCNF: l'analisi del KIT di Karlsruhe e BMW conferma che l’autosufficienza energetica per i trasporti è un obiettivo raggiungibile entro il 2040</p>
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<title>Fino a 24 mld di extraprofitti in UE sui carburanti nel 2026</title>
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<description><![CDATA[ Dalla crisi in Medio Oriente ai margini di raffinazione: T&amp;E analizza come si formano extraprofitti lungo la filiera petrolifera europea. 
L&#039;articolo Fino a 24 mld di extraprofitti in UE sui carburanti nel 2026 proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 20:30:05 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Dalla crisi in Medio Oriente ai margini di raffinazione: T&E analizza come si formano extraprofitti lungo la filiera petrolifera europea. </p>
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<title>Allarme Artico: per il secondo anno consecutivo, l’estensione del ghiaccio tocca i minimi storici</title>
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<description><![CDATA[ Gli scienziati confermano che il declino nel lungo termine è dovuto principalmente al cambiamento climatico causato dall&#039;uomo. 
L&#039;articolo Allarme Artico: per il secondo anno consecutivo, l’estensione del ghiaccio tocca i minimi storici proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 20:30:05 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Gli scienziati confermano che il declino nel lungo termine è dovuto principalmente al cambiamento climatico causato dall'uomo. </p>
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<title>Trasporti Italia, oltre 10 mln di cittadini non possono pagare biglietto</title>
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<description><![CDATA[ Circa 10 milioni di residenti in Italia non hanno accesso al trasporto pubblico, secondo il report di Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Cresce divario tra Nord e Sud
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<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 20:30:04 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Trasporti, Italia, oltre, mln, cittadini, non, possono, pagare, biglietto</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Circa 10 milioni di residenti in Italia non hanno accesso al trasporto pubblico, secondo il report di Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Cresce divario tra Nord e Sud</p>
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<title>CfD per l’idrogeno italiano: il via libera UE al regime da 6 miliardi</title>
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<description><![CDATA[ La Commissione europea ha approvato, ai sensi delle norme UE in materia di aiuti di Stato, il programma italiano a sostegno della produzione di idrogeno rinnovabile
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<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 20:30:03 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>La Commissione europea ha approvato, ai sensi delle norme UE in materia di aiuti di Stato, il programma italiano a sostegno della produzione di idrogeno rinnovabile</p>
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<title>Transizione 5.0, AssoEGE denuncia il paradosso: Decreto Fiscale punisce chi ha investito in risparmio energetico e rinnovabili</title>
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<description><![CDATA[ Decreto Fiscale penalizza proprio le aziende che hanno puntato su efficienza energetica e fonti rinnovabili.
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<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 20:30:03 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Decreto Fiscale penalizza proprio le aziende che hanno puntato su efficienza energetica e fonti rinnovabili.</p>
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<title>Nuovo Codice dell’edilizia, il DDL 2826 arriva alla Camera: cosa prevede la delega al Governo</title>
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<description><![CDATA[ Il DDL 2826 per il Nuovo Codice dell’edilizia approda alla Camera: una delega al Governo per semplificare norme, ridurre burocrazia e introdurre standard uniformi nazionali nel settore delle costruzioni
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<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 20:30:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il DDL 2826 per il Nuovo Codice dell’edilizia approda alla Camera: una delega al Governo per semplificare norme, ridurre burocrazia e introdurre standard uniformi nazionali nel settore delle costruzioni</p>
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<title>Le previsioni del tempo per domenica 29 marzo</title>
<link>https://www.eventi.news/le-previsioni-del-tempo-per-domenica-29-marzo</link>
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<description><![CDATA[ Che tempo farà oggi in Italia ]]></description>
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<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 13:00:13 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>Mar Baltico, Timmy è di nuovo ferma nelle acque basse: si riducono le speranze per la megattera</title>
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<description><![CDATA[ Dopo la prima liberazione, l&#039;animale si è bloccato di nuovo nella baia di Wismar e appare indebolito. Gli esperti: condizioni in peggioramento ]]></description>
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<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 13:00:13 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[Dopo la prima liberazione, l'animale si è bloccato di nuovo nella baia di Wismar e appare indebolito. Gli esperti: condizioni in peggioramento]]> </content:encoded>
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<title>Riusciremo a salvare l’albero zombi?</title>
<link>https://www.eventi.news/riusciremo-a-salvare-lalbero-zombi</link>
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<description><![CDATA[ In Australia c’è una specie scoperta solo nel 2020 che è stata soprannominata “albero zombi”, e che ora è a rischio estinzione. ]]></description>
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<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 10:00:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Riusciremo, salvare, l’albero, zombi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[Nel 2020, tra le fitte foreste pluviali del Queensland, in Australia, un gruppo di scienziati si è imbattuto in un enigma botanico: un piccolo albero dalle foglie scure, am con i fiori candidi. Il suo nome, Rhodamnia zombi, non evoca film dell'orrore, ma una realtà biologica drammatica: la pianta è viva, eppure è intrappolata in uno stato che le impedisce di crescere o riprodursi. Ora, un nuovo studio pubblicato su Austral Ecology mette in guardia: l'albero zombi potrebbe essere a una sola generazione dall'estinzione.. Ruggine del mirto: il fungo che trasforma le piante in "morti viventi"
La specie Rhodamnia zombi è stata scoperta sei anni fa, in una regione del Queensland ricca di foreste pluviali. Dal momento del suo battesimo, il 10% degli alberi zombi del Burnett sono morti, e quelli rimasti non riescono più a crescere né a produrre fiori o frutti.
Sono a tutti gli effetti una specie "morta vivente": è tecnicamente ancora viva, ma allo stato attuale delle cose non ha futuro. La colpa di questa condizione? Un patogeno noto in inglese come myrtle rust, la ruggine del mirto, un fungo del genere Austropuccinia che sta facendo strage in Australia.. Il nome della ruggine del mirto deriva dal fatto che infetta esclusivamente le piante della famiglia Myrtaceae, tra le quali c'è anche il genere Rhodamnia. Diffuso nel Queensland e nel New South Wales, questo fungo colpisce quasi 200 specie appartenenti a 41 generi diversi (quasi la metà di tutti i generi della famiglia Myrtaceae).
Dal 2010, quando è stato identificato per la prima volta, ha portato 40 specie a un passo dall'estinzione, e 17 in particolare classificate come "Category X": sono quelle che, al momento, sono destinate a sparire entro una generazione. E l'albero zombi Rhodamnia zombi è l'ultima voce aggiunta alla lista.. In cerca di germogli sani: così gli scienziati sfidano il fungo killer
Il problema della ruggine del mirto è che, una volta che ha infettato un albero, attacca i suoi germogli non appena questi provano a spuntare, impedendo di fatto alla pianta di crescere e riprodursi. È un albero ancora vivo, destinato però alla morte senza lasciare discendenti. Ecco perché si sta provando di tutto per salvare la specie: secondo gli autori dello studio, ogni strategia di conservazione parte dalla ricerca di piante con germogli sani, da spostare poi in luoghi protetti e liberi dal fungo per farli crescere in pace.. La speranza è che, oltre a tenere in vita sempre più piante, questa strategia possa aiutare l'albero zombi a sviluppare, nelle generazioni successive, una qualche forma di resistenza alla ruggine del mirto, che permetta poi alla specie di tornare a diffondersi senza bisogno dell'aiuto dell'uomo. Non sappiamo ancora se funzionerà: l'unica certezza che abbiamo è che c'è poco tempo per scoprirlo..]]> </content:encoded>
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<title>Servizio civile ambientale, nei centri Lipu della Toscana si cercano 16 giovani volontari</title>
<link>https://www.eventi.news/servizio-civile-ambientale-nei-centri-lipu-della-toscana-si-cercano-16-giovani-volontari</link>
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<description><![CDATA[ C’è tempo fino all’8 aprile per candidarsi al bando del Servizio Civile Universale e la Lipu offre una straordinaria opportunità ai giovani che desiderano impegnarsi per la natura. Il progetto “Ecosentinelle: Giovani custodi della Biodiversità” apre le porte di due centri di recupero toscani a 16 ragazze e ragazzi pronti a vivere un’esperienza sul campo. Sei posti sono disponibili al Centro recupero fauna selvatica del Mugello a Vicchio (FI), mentre altri dieci attendono volontari al Cruma di Livorno. Un’occasione per stare al fianco degli animali e prendersi cura di loro, acquisire competenze preziose e contribuire concretamente alla salvaguardia della biodiversità.
Realizzato in collaborazione con Fondazione Amesci, che si occupa di progetti di Servizio civile universale, il percorso punta a preservare la varietà della vita nel nostro ambiente e contemporaneamente, a sensibilizzare la comunità locale su questi temi. Un impegno tangibile che si intreccia con un percorso di crescita umana e professionale, pensato per giovani tra i 18 e i 28 anni in possesso di cittadinanza italiana, europea o extra Ue con regolare permesso di soggiorno, e che non abbiano riportato condanne penali, anche non definitive, per reati gravi contro la persona o gli animali, armi, terrorismo o criminalità organizzata.
Il progetto di Servizio Civile Universale della Lipu si sviluppa in un percorso di 12 mesi, con 25 ore settimanali distribuite su 5 giorni. Le attività sono arricchite da 116 ore di formazione complessiva, che includono anche tutoraggio e orientamento al lavoro. L’esperienza prevede un assegno mensile di 519,47 euro e il riconoscimento, con il rilascio di un attestato finale, delle competenze maturate. Un bagaglio prezioso che rafforza il curriculum e consolida il profilo individuale, ma che rappresenta anche un valore aggiunto per il futuro dato che ai concorsi pubblici è prevista una riserva di posti del 15% proprio per chi ha svolto questo percorso.
Le attività previste
Le aree coinvolte nel progetto rappresentano hotspot di biodiversità che ospitano specie protette, vulnerabili e di interesse conservazionistico. I giovani volontari saranno protagonisti nella tutela di questo patrimonio naturale attraverso interventi attivi di protezione della fauna, a partire dal potenziamento delle attività dei centri di recupero: dall’assistenza telefonica per chi ritrova animali in difficoltà, al supporto al personale qualificato nelle operazioni di cura e soccorso, nella gestione amministrativa e nella realizzazione di ricerche scientifiche.
L’esperienza si completa con una dimensione di rete che collega i sette centri di recupero Lipu su scala nazionale. Infatti, attraverso un gruppo di lavoro a distanza, i volontari contribuiranno a creare collaborazioni, condividere strategie e strumenti per una comunicazione più efficace, e parteciperanno infine alla realizzazione di un archivio multimediale condiviso che racconti e valorizzi la vita dei centri.
È possibile inoltrare la domanda online attraverso la piattaforma domandaonline.serviziocivile.it non oltre l’8 aprile 2026 alle ore 14:00.
A cura di Lipu ]]></description>
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<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 14:30:09 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Servizio, civile, ambientale, nei, centri, Lipu, della, Toscana, cercano, giovani, volontari</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Lipu_servizio_civile.jpeg" alt="" width="1600" height="900" loading="lazy"></p><p>C’è tempo fino all’8 aprile per candidarsi al bando del Servizio Civile Universale e la Lipu offre una straordinaria opportunità ai giovani che desiderano impegnarsi per la natura. Il progetto “Ecosentinelle: Giovani custodi della Biodiversità” apre le porte di due centri di recupero toscani a 16 ragazze e ragazzi pronti a vivere un’esperienza sul campo. Sei posti sono disponibili al Centro recupero fauna selvatica del Mugello a Vicchio (FI), mentre altri dieci attendono volontari al Cruma di Livorno. Un’occasione per stare al fianco degli animali e prendersi cura di loro, acquisire competenze preziose e contribuire concretamente alla salvaguardia della biodiversità.</p>
<p>Realizzato in collaborazione con Fondazione Amesci, che si occupa di progetti di Servizio civile universale, il percorso punta a preservare la varietà della vita nel nostro ambiente e contemporaneamente, a sensibilizzare la comunità locale su questi temi. Un impegno tangibile che si intreccia con un percorso di crescita umana e professionale, pensato per giovani tra i 18 e i 28 anni in possesso di cittadinanza italiana, europea o extra Ue con regolare permesso di soggiorno, e che non abbiano riportato condanne penali, anche non definitive, per reati gravi contro la persona o gli animali, armi, terrorismo o criminalità organizzata.</p>
<p>Il progetto di Servizio Civile Universale della Lipu si sviluppa in un percorso di 12 mesi, con 25 ore settimanali distribuite su 5 giorni. Le attività sono arricchite da 116 ore di formazione complessiva, che includono anche tutoraggio e orientamento al lavoro. L’esperienza prevede un assegno mensile di 519,47 euro e il riconoscimento, con il rilascio di un attestato finale, delle competenze maturate. Un bagaglio prezioso che rafforza il curriculum e consolida il profilo individuale, ma che rappresenta anche un valore aggiunto per il futuro dato che ai concorsi pubblici è prevista una riserva di posti del 15% proprio per chi ha svolto questo percorso.</p>
<p>Le attività previste</p>
<p>Le aree coinvolte nel progetto rappresentano hotspot di biodiversità che ospitano specie protette, vulnerabili e di interesse conservazionistico. I giovani volontari saranno protagonisti nella tutela di questo patrimonio naturale attraverso interventi attivi di protezione della fauna, a partire dal potenziamento delle attività dei centri di recupero: dall’assistenza telefonica per chi ritrova animali in difficoltà, al supporto al personale qualificato nelle operazioni di cura e soccorso, nella gestione amministrativa e nella realizzazione di ricerche scientifiche.</p>
<p>L’esperienza si completa con una dimensione di rete che collega i sette centri di recupero Lipu su scala nazionale. Infatti, attraverso un gruppo di lavoro a distanza, i volontari contribuiranno a creare collaborazioni, condividere strategie e strumenti per una comunicazione più efficace, e parteciperanno infine alla realizzazione di un archivio multimediale condiviso che racconti e valorizzi la vita dei centri.</p>
<p>È possibile inoltrare la domanda online attraverso la piattaforma domandaonline.serviziocivile.it non oltre l’8 aprile 2026 alle ore 14:00.</p>
<p>A cura di Lipu</p>]]> </content:encoded>
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<title>Marangoni mediterranei, predatori subacquei: scoperto l’agguato tra rocce e ombre</title>
<link>https://www.eventi.news/marangoni-mediterranei-predatori-subacquei-scoperto-lagguato-tra-rocce-e-ombre</link>
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<description><![CDATA[ Gli uccelli marini sono da sempre considerati i signori dei cieli e della superficie, ma ciò che accade quando si immergono rimane, per gran parte, un mistero avvolto nel blu. Una nuova ricerca internazionale, guidata da esperti della Stazione Zoologica Anton Dohrn in collaborazione con il Marine Research Institute dell&#039;Università di Klaipėda, il gruppo Subacquei per la Scienza e l’Università degli Studi di Trieste, e pubblicata sulla rivista scientifica Behaviour (DOI: 10.1163/1568539X-bja10356), getta oggi nuova luce sulle straordinarie capacità tattiche del Marangone dal ciuffo mediterraneo (Gulosus aristotelis desmarestii).
La scoperta
Tradizionalmente, i marangoni e i cormorani sono stati descritti come &quot;predatori ad inseguimento&quot; o come cercatori che scovano prede nascoste sul fondale (strategia di prey-flushing). Tuttavia, lo studio documenta per la prima volta un comportamento all’apparenza più sofisticato: l&#039;agguato sottomarino.
L&#039;osservazione, avvenuta nelle acque cristalline di Is Arutas, in Sardegna, ha mostrato un giovane esemplare di Marangone interagire ripetutamente con strutture sottomarine specifiche. Questo uccello non si limitava a nuotare casualmente, ma utilizzava attivamente un tunnel sottomarino e una zona d&#039;ombra sotto una scogliera come schermi naturali per avvicinarsi ai banchi di latterini (Atherina sp.) senza essere rilevato.
Una strategia in tre fasi
L&#039;analisi dettagliata di quando documentato in video si presta a più interpretazioni, una di queste consente ai ricercatori di ipotizzare una strategia di caccia complessa, quasi &quot;pianificata&quot;, che si articola in tre momenti distinti:

Herding (Radunamento): Il marangone insegue attivamente il banco di pesci, spingendolo verso barriere fisiche (come la riva) o in traiettorie prevedibili.
Ambush (L&#039;Agguato): L&#039;uccello si posiziona dietro un elemento del paesaggio sottomarino, sfruttando l&#039;oscurità o la roccia per occultarsi, e lancia un attacco fulmineo a corto raggio.
Riposizionamento: Dopo l&#039;attacco, il predatore riguadagna una posizione vantaggiosa per ricominciare la manovra.

&quot;Questa evidenza suggerisce che questi uccelli, nonostante una visione sottomarina non eccelsa, siano in grado di compensare con una conoscenza tattica del territorio, trasformando il fondale in un alleato, in una trappola naturale, per catturare prede veloci,&quot; spiegano gli autori dello studio.
Interessante è anche la presenza di spigole (Dicentrarchus labrax) durante l&#039;azione. Sebbene non sia stata registrata una cooperazione con questo pesce predatore come documentato in un&#039;altra ricerca in Croazia, il loro movimento potrebbe influenzare lo spostamento dei pesci, facilitando il compito del giovane marangone dal ciuffo. 
Dalla Scienza alla Citizen Science: Il Progetto #InVOLOinunMAREdiVIDEO
Questa scoperta non è nata in un laboratorio, ma grazie a un&#039;osservazione sul campo, dimostrando quanto sia prezioso il contributo di chi vive il mare. Proprio su questa scia, la Stazione Zoologica Anton Dohrn lancia il progetto di Citizen Science: #InVOLOinunMAREdiVIDEO.
Coordinato dall&#039;ornitologo Rosario Balestrieri e dall&#039;etologo Piero Amodio, il progetto invita subacquei, pescatori in apnea e semplici appassionati di snorkeling a diventare parte attiva della ricerca scientifica.

L’Obiettivo: Raccogliere filmati subacquei di uccelli marini (cormorani, marangoni, berte, ecc.) per studiare le loro tecniche di pesca, le profondità raggiunte e le possibili interazioni sociali o interspecifiche.
Perché partecipare: Sappiamo che il pinguino imperatore scende oltre i 500 metri, ma cosa fanno i &quot;nostri&quot; uccelli nel Mediterraneo? Esistono vocalizzazioni subacquee? I giovani imparano osservando gli adulti?
Come contribuire: Chiunque possieda video – sia recenti che storici, girati in Italia o all&#039;estero – può inviarli all&#039;indirizzo email: citizenscience.crimac@szn.it.

Ogni clip, anche di pochi secondi, può rappresentare un tassello mancante nel puzzle dell&#039;etologia marina. La scienza non appartiene più solo agli accademici: oggi, dietro una maschera e una fotocamera, può nascondersi un importante collaboratore della ricerca internazionale.
A cura di Stazione Zoologica Anton Dohrn ]]></description>
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<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 14:30:08 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Marangoni, mediterranei, predatori, subacquei:, scoperto, l’agguato, tra, rocce, ombre</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Marangone_mediterraneo_uccelli_marini_acquatici_Depositphotos_443907002_XL.jpg" alt="" width="1920" height="1280" loading="lazy"></p><p>Gli uccelli marini sono da sempre considerati i signori dei cieli e della superficie, ma ciò che accade quando si immergono rimane, per gran parte, un mistero avvolto nel blu. Una nuova ricerca internazionale, guidata da esperti della Stazione Zoologica Anton Dohrn in collaborazione con il Marine Research Institute dell'Università di Klaipėda, il gruppo Subacquei per la Scienza e l’Università degli Studi di Trieste, e pubblicata sulla rivista scientifica <em>Behaviour</em> (DOI: 10.1163/1568539X-bja10356), getta oggi nuova luce sulle straordinarie capacità tattiche del Marangone dal ciuffo mediterraneo <em>(Gulosus aristotelis desmarestii)</em>.</p>
<p><strong>La scoperta</strong></p>
<p>Tradizionalmente, i marangoni e i cormorani sono stati descritti come "predatori ad inseguimento" o come cercatori che scovano prede nascoste sul fondale (strategia di <em>prey-flushing</em>). Tuttavia, lo studio documenta per la prima volta un comportamento all’apparenza più sofisticato: l'agguato sottomarino.</p>
<p>L'osservazione, avvenuta nelle acque cristalline di Is Arutas, in Sardegna, ha mostrato un giovane esemplare di Marangone interagire ripetutamente con strutture sottomarine specifiche. Questo uccello non si limitava a nuotare casualmente, ma utilizzava attivamente un tunnel sottomarino e una zona d'ombra sotto una scogliera come schermi naturali per avvicinarsi ai banchi di latterini (<em>Atherina sp</em>.) senza essere rilevato.</p>
<p><strong>Una strategia in tre fasi</strong></p>
<p>L'analisi dettagliata di quando documentato in video si presta a più interpretazioni, una di queste consente ai ricercatori di ipotizzare una strategia di caccia complessa, quasi "pianificata", che si articola in tre momenti distinti:</p>
<ul>
<li>Herding (Radunamento): Il marangone insegue attivamente il banco di pesci, spingendolo verso barriere fisiche (come la riva) o in traiettorie prevedibili.</li>
<li>Ambush (L'Agguato): L'uccello si posiziona dietro un elemento del paesaggio sottomarino, sfruttando l'oscurità o la roccia per occultarsi, e lancia un attacco fulmineo a corto raggio.</li>
<li>Riposizionamento: Dopo l'attacco, il predatore riguadagna una posizione vantaggiosa per ricominciare la manovra.</li>
</ul>
<p><em>"Questa evidenza suggerisce che questi uccelli, nonostante una visione sottomarina non eccelsa, siano in grado di compensare con una conoscenza tattica del territorio, trasformando il fondale in un alleato, in una trappola naturale, per catturare prede veloci,"</em> spiegano gli autori dello studio.</p>
<p>Interessante è anche la presenza di spigole (<em>Dicentrarchus labrax</em>) durante l'azione. Sebbene non sia stata registrata una cooperazione con questo pesce predatore come documentato in un'altra ricerca in Croazia, il loro movimento potrebbe influenzare lo spostamento dei pesci, facilitando il compito del giovane marangone dal ciuffo. </p>
<p><strong>Dalla Scienza alla Citizen Science: Il Progetto #InVOLOinunMAREdiVIDEO</strong></p>
<p>Questa scoperta non è nata in un laboratorio, ma grazie a un'osservazione sul campo, dimostrando quanto sia prezioso il contributo di chi vive il mare. Proprio su questa scia, la Stazione Zoologica Anton Dohrn lancia il progetto di Citizen Science: #InVOLOinunMAREdiVIDEO.</p>
<p>Coordinato dall'ornitologo Rosario Balestrieri e dall'etologo Piero Amodio, il progetto invita subacquei, pescatori in apnea e semplici appassionati di snorkeling a diventare parte attiva della ricerca scientifica.</p>
<ul>
<li>L’Obiettivo: Raccogliere filmati subacquei di uccelli marini (cormorani, marangoni, berte, ecc.) per studiare le loro tecniche di pesca, le profondità raggiunte e le possibili interazioni sociali o interspecifiche.</li>
<li>Perché partecipare: Sappiamo che il pinguino imperatore scende oltre i 500 metri, ma cosa fanno i "nostri" uccelli nel Mediterraneo? Esistono vocalizzazioni subacquee? I giovani imparano osservando gli adulti?</li>
<li>Come contribuire: Chiunque possieda video – sia recenti che storici, girati in Italia o all'estero – può inviarli all'indirizzo email: <a href="mailto:citizenscience.crimac@szn.it">citizenscience.crimac@szn.it</a>.</li>
</ul>
<p>Ogni clip, anche di pochi secondi, può rappresentare un tassello mancante nel puzzle dell'etologia marina. La scienza non appartiene più solo agli accademici: oggi, dietro una maschera e una fotocamera, può nascondersi un importante collaboratore della ricerca internazionale.</p>
<p>A cura di Stazione Zoologica Anton Dohrn</p>]]> </content:encoded>
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<title>Enea lancia il Database nazionale del Fosforo per sostenere l’economia circolare</title>
<link>https://www.eventi.news/enea-lancia-il-database-nazionale-del-fosforo-per-sostenere-leconomia-circolare</link>
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<description><![CDATA[ Un Database Nazionale del Fosforo per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di fosforo recuperato, ma anche questionari, buone pratiche e tecnologie per favorire modelli sempre più efficaci di economia circolare e ridurre la dipendenza dell’Italia dalle importazioni. È quanto ha realizzato la Piattaforma Nazionale del Fosforo, gestita da ENEA in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), le cui attività sono state presentate ieri al MASE in un workshop organizzato in collaborazione con ENEA. Tema centrale dell’incontro è stato il mercato secondario del fosforo e la presentazione della banca dati che raccoglie informazioni su impianti di trattamento, utilizzatori e produttori di scarti e rifiuti contenenti fosforo, con l’obiettivo di facilitare un’analisi puntuale dei fabbisogni in termini di qualità e quantità del prodotto.
ENEA ha realizzato un questionario rivolto a tutti i membri della Piattaforma Nazionale del Fosforo con l’obiettivo di identificare ostacoli e opportunità del mercato del fosforo secondario. I risultati dimostrano come l’Italia abbia una concreta opportunità di ridurre tale dipendenza attraverso strategie circolari e il recupero interno, nonostante l’attuale mercato italiano del fosforo resti ancora fragile e dipendente dall’approvvigionamento esterno.
“La Piattaforma Nazionale del Fosforo si conferma un punto di riferimento per la condivisione di conoscenze, buone pratiche e soluzioni tecnologiche a supporto delle politiche di economia circolare”, sottolinea la referente scientifica della Piattaforma, Roberta De Carolis, ricercatrice del Dipartimento Sostenibilità dell’ENEA. “Il Database Nazionale del Fosforo – aggiunge – è uno strumento importante per una gestione più efficiente, trasparente e circolare, consentendo di individuare con maggiore precisione fabbisogni, flussi e potenzialità di recupero, grazie all’integrazione di dati su utilizzatori, produttori di scarti e impianti di trattamento”,
Il fosforo è una risorsa non rinnovabile e insostituibile, considerata dall’Unione Europea una materia prima critica a causa dell’elevata dipendenza dalle importazioni da Paesi extra‑UE (84% per la roccia fosfatica e 100% per il fosforo elementare) e del ridotto tasso di riciclo dai prodotti a fine vita (17% per la roccia fosfatica e nullo per il fosforo elementare). Malgrado queste caratteristiche, è utilizzato in molti settori: la maggior parte del fosforo elementare è destinata all’industria chimica per la produzione di fertilizzanti in ambito agricolo, ma una quota crescente trova anche impiego anche in altri settori strategici, in particolare nelle batterie di nuova generazione (litio‑ferro‑fosfato e litio‑manganese‑ferro‑fosfato), rendendolo una potenziale risorsa chiave per la transizione energetica.
“Il nostro Paese presenta un tasso di riciclo a fine vita del fosforo molto basso, una criticità rilevante per una risorsa inserita tra le materie prime critiche dell’Unione Europea.”, spiega Daniela Claps, responsabile del Supporto Tecnico Strategico del Dipartimento Sostenibilità. “La Piattaforma – aggiunge – mira a chiudere il ciclo del fosforo, con l’obiettivo a lungo termine di limitare la dipendenza del nostro Paese dalla sua importazione, in linea con le priorità europee sulle materie prime critiche e con i principi dell’economia circolare”.
Istituita nel 2019 su iniziativa del MASE, la Piattaforma Nazionale del Fosforo persegue l’autosufficienza del ciclo del fosforo a livello nazionale e il coordinamento con le politiche europee attraverso lo sviluppo di modelli di economia circolare. Gestita da ENEA in collaborazione con la Direzione Generale Economia Circolare e Bonifiche del MASE, la Piattaforma è aperta a tutti i soggetti che, a vario titolo, operano nel ciclo del fosforo e ad oggi coinvolge oltre 70 organizzazioni aderenti tra enti di ricerca, istituzioni pubbliche e private, aziende e realtà del terzo settore.
A cura di Laura Moretti – Unità Relazioni e Comunicazione ENEA ]]></description>
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<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 14:30:07 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Enea, lancia, Database, nazionale, del, Fosforo, per, sostenere, l’economia, circolare</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Fosfato_fosforo_fertilizzante_Depositphotos_33023757_XL.jpg" alt=""></p><p>Un <a href="https://database.piattaformaitalianafosforo.it/">Database Nazionale del Fosforo</a> per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di fosforo recuperato, ma anche questionari, buone pratiche e tecnologie per favorire modelli sempre più efficaci di economia circolare e ridurre la dipendenza dell’Italia dalle importazioni. È quanto ha realizzato la Piattaforma Nazionale del Fosforo, gestita da ENEA in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), le cui attività sono state presentate ieri al MASE in un <a href="https://www.eventi.enea.it/tutti-gli-eventi-enea/save-the-date-la-gestione-circolare-del-fosforo-risultati-e-prospettive-della-piattaforma-italiana-del-fosforo.html">workshop</a> organizzato in collaborazione con ENEA. Tema centrale dell’incontro è stato il mercato secondario del fosforo e la presentazione della banca dati che raccoglie informazioni su impianti di trattamento, utilizzatori e produttori di scarti e rifiuti contenenti fosforo, con l’obiettivo di facilitare un’analisi puntuale dei fabbisogni in termini di qualità e quantità del prodotto.</p>
<p>ENEA ha realizzato un questionario rivolto a tutti i membri della Piattaforma Nazionale del Fosforo con l’obiettivo di identificare ostacoli e opportunità del mercato del fosforo secondario. I risultati dimostrano come l’Italia abbia una concreta opportunità di ridurre tale dipendenza attraverso strategie circolari e il recupero interno, nonostante l’attuale mercato italiano del fosforo resti ancora fragile e dipendente dall’approvvigionamento esterno.</p>
<p>“La Piattaforma Nazionale del Fosforo si conferma un punto di riferimento per la condivisione di conoscenze, buone pratiche e soluzioni tecnologiche a supporto delle politiche di economia circolare”, sottolinea la referente scientifica della Piattaforma, Roberta De Carolis, ricercatrice del Dipartimento Sostenibilità dell’ENEA. “Il Database Nazionale del Fosforo – aggiunge – è uno strumento importante per una gestione più efficiente, trasparente e circolare, consentendo di individuare con maggiore precisione fabbisogni, flussi e potenzialità di recupero, grazie all’integrazione di dati su utilizzatori, produttori di scarti e impianti di trattamento”,</p>
<p>Il fosforo è una risorsa non rinnovabile e insostituibile, considerata dall’Unione Europea una materia prima critica a causa dell’elevata dipendenza dalle importazioni da Paesi extra‑UE (84% per la roccia fosfatica e 100% per il fosforo elementare) e del ridotto tasso di riciclo dai prodotti a fine vita (17% per la roccia fosfatica e nullo per il fosforo elementare). Malgrado queste caratteristiche, è utilizzato in molti settori: la maggior parte del fosforo elementare è destinata all’industria chimica per la produzione di fertilizzanti in ambito agricolo, ma una quota crescente trova anche impiego anche in altri settori strategici, in particolare nelle batterie di nuova generazione (litio‑ferro‑fosfato e litio‑manganese‑ferro‑fosfato), rendendolo una potenziale risorsa chiave per la transizione energetica.</p>
<p>“Il nostro Paese presenta un tasso di riciclo a fine vita del fosforo molto basso, una criticità rilevante per una risorsa inserita tra le materie prime critiche dell’Unione Europea.”, spiega Daniela Claps, responsabile del Supporto Tecnico Strategico del Dipartimento Sostenibilità. “La Piattaforma – aggiunge – mira a chiudere il ciclo del fosforo, con l’obiettivo a lungo termine di limitare la dipendenza del nostro Paese dalla sua importazione, in linea con le priorità europee sulle materie prime critiche e con i principi dell’economia circolare”.</p>
<p>Istituita nel 2019 su iniziativa del MASE, la Piattaforma Nazionale del Fosforo persegue l’autosufficienza del ciclo del fosforo a livello nazionale e il coordinamento con le politiche europee attraverso lo sviluppo di modelli di economia circolare. Gestita da ENEA in collaborazione con la Direzione Generale Economia Circolare e Bonifiche del MASE, la Piattaforma è aperta a tutti i soggetti che, a vario titolo, operano nel ciclo del fosforo e ad oggi coinvolge oltre 70 organizzazioni aderenti tra enti di ricerca, istituzioni pubbliche e private, aziende e realtà del terzo settore.</p>
<p><a href="https://www.media.enea.it/comunicati-e-news/archivio-anni/anno-2026/ambiente-enea-il-database-nazionale-del-fosforo-come-strumento-per-l-economia-circolare.html">A cura di Laura Moretti – Unità Relazioni e Comunicazione ENEA</a></p>]]> </content:encoded>
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<title>Greenreport aderisce allo sciopero nazionale dei giornalisti, in difesa della buona informazione</title>
<link>https://www.eventi.news/greenreport-aderisce-allo-sciopero-nazionale-dei-giornalisti-in-difesa-della-buona-informazione</link>
<guid>https://www.eventi.news/greenreport-aderisce-allo-sciopero-nazionale-dei-giornalisti-in-difesa-della-buona-informazione</guid>
<description><![CDATA[ L’intera redazione di greenreport ha deciso di aderire allo sciopero nazionale dei giornalisti italiani – indetto per la giornata di oggi, venerdì 27 marzo –, per solidarietà alla nostra categoria professionale e non contro la direzione o la società editrice, che anzi appoggiano attivamente questa scelta. Salvo eventi di portata eccezionale, oggi le pagine del giornale non verranno dunque aggiornate. 
La mobilitazione odierna è stata decisa dalla Federazione nazionale della Stampa italiana (Fnsi) per sollecitare il rinnovo del contratto di lavoro Fieg-Fnsi scaduto nel 2016: «Oggi le giornaliste e i giornalisti tornano a scioperare – spiega la Fsni – per il rinnovo del contratto di lavoro, scaduto da dieci anni, unica categoria di lavoratori dipendenti in Italia. Questa è la seconda giornata di sciopero di un pacchetto di cinque, la terza è già proclamata per il 16 aprile. Avere un contratto rinnovato non è un privilegio. Essere pagati in modo dignitoso, dentro e fuori le redazioni, non è un privilegio. Lavorare senza precarietà permanente non è un privilegio. Fare informazione libera, professionale e indipendente, senza ricatti economici, è un diritto. Garantire condizioni dignitose per chi lavora, per chi entra nella professione e per chi ne esce è un obbligo. Assicurare un futuro all&#039;informazione, bene comune tutelato dalla Costituzione, dall&#039;articolo 21 intimamente connesso all&#039;articolo 36, è un dovere sociale».
Perché senza informazione di qualità la democrazia è solo una scatola vuota, figurarsi lo sviluppo sostenibile. ]]></description>
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<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 14:30:06 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Greenreport, aderisce, allo, sciopero, nazionale, dei, giornalisti, difesa, della, buona, informazione</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/podcast%20giornalismo-verde-comunicazione-green-consiglio-regionale-toscana-1024x576.jpg" alt="" width="1024" height="576" loading="lazy"></p><p>L’intera redazione di greenreport ha deciso di aderire allo sciopero nazionale dei giornalisti italiani – indetto per la giornata di oggi, venerdì 27 marzo –, per solidarietà alla nostra categoria professionale e non contro la direzione o la società editrice, che anzi appoggiano attivamente questa scelta. Salvo eventi di portata eccezionale, oggi le pagine del giornale non verranno dunque aggiornate. </p>
<p>La mobilitazione odierna è stata decisa dalla Federazione nazionale della Stampa italiana (Fnsi) per sollecitare il rinnovo del contratto di lavoro Fieg-Fnsi scaduto nel 2016: «Oggi le giornaliste e i giornalisti tornano a scioperare – <a href="https://www.fnsi.it/27-marzo-giornalisti-in-sciopero-per-il-rinnovo-del-contratto-per-il-futuro-dellinformazione">spiega</a> la Fsni – per il rinnovo del contratto di lavoro, scaduto da dieci anni, unica categoria di lavoratori dipendenti in Italia. Questa è la seconda giornata di sciopero di un pacchetto di cinque, la terza è già proclamata per il 16 aprile. Avere un contratto rinnovato non è un privilegio. Essere pagati in modo dignitoso, dentro e fuori le redazioni, non è un privilegio. Lavorare senza precarietà permanente non è un privilegio. Fare informazione libera, professionale e indipendente, senza ricatti economici, è un diritto. Garantire condizioni dignitose per chi lavora, per chi entra nella professione e per chi ne esce è un obbligo. Assicurare un futuro all'informazione, bene comune tutelato dalla Costituzione, dall'articolo 21 intimamente connesso all'articolo 36, è un dovere sociale».</p>
<p>Perché senza informazione di qualità la democrazia è solo una scatola vuota, figurarsi lo sviluppo sostenibile.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Con il bio più resa e salute del suolo</title>
<link>https://www.eventi.news/con-il-bio-piu-resa-e-salute-del-suolo</link>
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<description><![CDATA[ Gli autori, qui la ricerca (https://soilguard-h2020.eu/), sono partiti dalla comune considerazione che la gestione ecologica possa ridurre in media le rese dei raccolti, ma i risultati dimostrano che rese elevate e biodiversità del suolo non sono necessariamente in contrasto a livello aziendale. Il team di ricercatori era guidato dall’Università di Alicante ha analizzato 179 terreni agricoli — destinati principalmente alla produzione cerealicola — in otto paesi tra Europa, Africa, Asia e America del Sud, coprendo un’ampia gamma di condizioni climatiche e livelli di degrado del suolo. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Sustainability, conclude che i paesaggi agricoli con almeno il 50% di coltivazioni biologiche ottimizzano le rese, la biodiversità del suolo e funzioni ecosistemiche fondamentali come lo stoccaggio del carbonio, il ciclo dei nutrienti e la regolazione idrica. Lo studio sostiene che la transizione all’agricoltura biologica dovrebbe essere prioritaria nei suoli da moderatamente ad altamente degradati, poiché ciò massimizzerebbe i benefici ambientali riducendo al minimo la perdita di resa. Questi suoli evidenziano i ricercatori, «di solito presentano rese inferiori. Pertanto, dal punto di vista degli agricoltori e della società nel suo complesso, dare priorità alla transizione al biologico in quelle aree ridurrebbe il rischio economico e aumenterebbe i benefici ambientali ottenuti». Tale strategia consentirebbe di massimizzare la salute del suolo e la sicurezza alimentare, minimizzando al tempo stesso il rischio di conflitti legati al cambiamento del modello agricolo. ]]></description>
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<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 14:30:05 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Con, bio, più, resa, salute, del, suolo</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/agricoltura%20toscana%20notizie%20AdobeStock_702827469.jpeg" alt="" width="1217" height="655" loading="lazy"></p><p><span>Gli autori, qui la ricerca (</span><span><a href="https://soilguard-h2020.eu/">https://soilguard-h2020.eu/</a></span><span>), sono partiti dalla comune considerazione che la gestione ecologica possa ridurre in media le rese dei raccolti, ma i risultati dimostrano che rese elevate e biodiversità del suolo non sono necessariamente in contrasto a livello aziendale. Il team di ricercatori era guidato dall’Università di Alicante ha analizzato 179 terreni agricoli — destinati principalmente alla produzione cerealicola — in otto paesi tra Europa, Africa, Asia e America del Sud, coprendo un’ampia gamma di condizioni climatiche e livelli di degrado del suolo. Lo studio, pubblicato sulla rivista <em>Nature Sustainability</em>, conclude che i paesaggi agricoli con almeno il 50% di coltivazioni biologiche ottimizzano le rese, la biodiversità del suolo e funzioni ecosistemiche fondamentali come lo stoccaggio del carbonio, il ciclo dei nutrienti e la regolazione idrica. Lo studio sostiene che la transizione all’agricoltura biologica dovrebbe essere prioritaria nei suoli da moderatamente ad altamente degradati, poiché ciò massimizzerebbe i benefici ambientali riducendo al minimo la perdita di resa. Questi suoli evidenziano i ricercatori, «<em>di solito presentano rese inferiori. Pertanto, dal punto di vista degli agricoltori e della società nel suo complesso, dare priorità alla transizione al biologico in quelle aree ridurrebbe il rischio economico e aumenterebbe i benefici ambientali ottenuti»</em>. Tale strategia consentirebbe di massimizzare la salute del suolo e la sicurezza alimentare, minimizzando al tempo stesso il rischio di conflitti legati al cambiamento del modello agricolo.</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Più rinnovabili, più pace e bollette più basse. La Toscana punta sulla transizione con Legambiente</title>
<link>https://www.eventi.news/piu-rinnovabili-piu-pace-e-bollette-piu-basse-la-toscana-punta-sulla-transizione-con-legambiente</link>
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<description><![CDATA[ Nel giorno della grande manifestazione nazionale “No kings Italy” in corso a Roma, contro le guerre e l’autoritarismo, Legambiente Toscana ha portato a Firenze – con la media partnership di greenreport – un Forum Energia di alto livello, mettendo a confronto ecologisti e pubbliche istituzioni per capire come conquistare davvero maggiore sovranità a favore dei cittadini: la soluzione è portare avanti la transizione ecologica investendo sulle energie rinnovabili, in grado di liberarci dal giogo dei combustibili fossili che nel solo 2025 l’Italia ha importato pagando ben 46 miliardi di euro. Un dato mostre che quest’anno è destinato a salire ancora, a causa dell’ennesimo shock energetico innescato dalla guerra scatenata lo scorso 28 febbraio da Usa e Israele contro l’Iran, e ormai allargata all’intero Medio Oriente. 
Difendere la transizione energetica, per Legambiente, significa difendere la pace. «Aprire una nuova e generosa fase della transizione energetica è fondamentale per molti buoni motivi: morali, economici, geopolitici e strategici – argomenta Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana – Occorre ora contemplare un maggior protagonismo partecipativo per i territori, sapendo che gli impianti dovranno necessariamente declinarsi in ogni provincia toscana secondo vocazioni e idoneità specifiche, luogo per luogo. In queto senso, questa conversione energetica dovrà avvalersi di un sincronismo perfetto tra progetto energetico e progetto di paesaggio».
A che punto siamo? La volontà politica di portare avanti la transizione energetica c’è, come evidenziato in apertura dal governatore Eugenio Giani e dall&#039;assessore David Barontini, a partire dalla fonte che più di ogni altra e da sempre caratterizza la Toscana: la geotermia, grazie al rinnovo ventennale delle concessioni geotermiche accordato nel febbraio 2025 dalla Regione Toscana in favore di Enel green power, a fronte di un accordo industriale che prevede nuovi investimenti da 3 miliardi di euro (che arrivano a 7,4 mld di euro contando anche costi d’esercizio e manutenzione ordinaria), comprensivi di 400 mln di euro in “compensazioni” ai territori interessati, di 200 destinati all’area amiatina.

Sul fronte delle rinnovabili, però, di fatto anche la Toscana avanza ancora al rallentatore. Guardando a eolico e fotovoltaico, i dati Terna mostrano che a fine 2025 c’è un gap di 207 MW non installati rispetto ai pur timidi obiettivi definiti per la nostra regione dal Governo Meloni; la geotermia invece è in attesa che gli ingenti investimenti previsti da Enel green power – il gestore delle centrali, che ha visto rinnovate per vent’anni le relative concessioni minerarie – possano effettivamente dispiegarsi, dato che la questione è finita nel ginepraio dei ricorsi al Tar da parte dei comitati “ambientalisti” contro le rinnovabili (e dunque implicitamente a favore dello status quo fossile).
Il decreto prevede la necessità d’installare +80 GW dal 2021 al 2030 – a livello nazionale ne servirebbero 11 l’anno – di cui almeno 4,25 GW in Toscana. A fronte degli attuali 2,97 GW installati oggi in Toscana, si tratta di raddoppiare in soli 5 anni fino almeno a 6,6 GW di potenza rinnovabile complessiva al 2030. 
Si tratta di una partita che si giocherà non solo sulle aree idonee, in fase di definizione in Consiglio regionale, ma soprattutto su quelle “non idonee” dove di fatto è possibile proporre l’installazione d’impianti ma passando attraverso procedure autorizzative ordinarie. 
Il motivo è molto semplice, come spiegato dal direttore “Tutela dell’Ambiente ed Energia” della Regione, Andrea Rafanelli: declinare la norma nazionale in Toscana significa non andare oltre al 4% di territorio idoneo per il fotovoltaico e uno 0% spaccato per l’eolico.

La buona notizia? Per traguardare i target al 2030, se per pura ipotesi di lavoro si dovessero concentrare le installazioni solo sulla tecnologia fotovoltaica, basterebbero 40 kmq coperti da pannelli a fronte di circa 23mila kmq di superficie regionale. Come si concilia dunque la necessaria installazione di impianti rinnovabili di grande taglia con la tutela – non l’immodificabilità – dei celebri paesaggi toscani? «Stresso qui solo tre sostantivi, in modo didascalico – snocciola Ferruzza – Perché la risposta meriterebbe molte pagine di riflessione accurata. Le tre parole d’ordine sono, in sequenza: pianificazione, partecipazione, qualità progettuale. Noi dobbiamo trasformare il nostro paesaggio, già ferito da consumo di suolo e crisi climatica, per “migliorarlo”, non certo per sfigurarlo. È un compito difficile, ma merita di esser declinato con le migliori competenze di cui la nostra regione è dotata. Come fecero magistralmente i nostri “mezzadri” per quasi cinque secoli, modellando il meraviglioso paesaggio rurale toscano». ]]></description>
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<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 14:30:04 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Più, rinnovabili, più, pace, bollette, più, basse., Toscana, punta, sulla, transizione, con, Legambiente</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/giordano_2026.jpg" alt="" width="1920" height="2560" loading="lazy"></p><p><span>Nel giorno della grande manifestazione nazionale “No kings Italy” in corso a Roma, contro le guerre e l’autoritarismo, Legambiente Toscana ha portato a Firenze – con la media partnership di greenreport – un Forum Energia di alto livello, mettendo a confronto ecologisti e pubbliche istituzioni per capire come conquistare davvero maggiore sovranità a favore dei cittadini: la soluzione è portare avanti la transizione ecologica investendo sulle energie rinnovabili, in grado di liberarci dal giogo dei combustibili fossili che nel solo 2025 l’Italia ha importato pagando ben <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/59163-il-costo-dellimmobilismo-litalia-importa-gas-e-petrolio-per-46-miliardi-di-euro-lanno">46 miliardi di euro</a>. Un dato mostre che quest’anno è <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60681-il-costo-della-guerra-arriva-in-bolletta-attraverso-il-gas-litalia-e-tra-i-paesi-piu-esposti-deuropa">destinato a salire ancora</a>, a causa dell’ennesimo shock energetico innescato dalla guerra scatenata lo scorso 28 febbraio da Usa e Israele contro l’Iran, e ormai allargata all’intero Medio Oriente. </span></p>
<p><span>Difendere la transizione energetica, per Legambiente, significa difendere la pace. «Aprire una nuova e generosa fase della transizione energetica è fondamentale per molti buoni motivi: morali, economici, geopolitici e strategici – argomenta Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana – Occorre ora contemplare un maggior protagonismo partecipativo per i territori, sapendo che gli impianti dovranno necessariamente declinarsi in ogni provincia toscana secondo vocazioni e idoneità specifiche, luogo per luogo. In queto senso, questa conversione energetica dovrà avvalersi di un sincronismo perfetto tra progetto energetico e progetto di paesaggio».</span></p>
<p><span>A che punto siamo? La volontà politica di portare avanti la transizione energetica c’è, come evidenziato in apertura dal governatore Eugenio Giani e dall'assessore David Barontini</span><span>, a partire dalla fonte che più di ogni altra e da sempre caratterizza la Toscana: la geotermia, grazie al rinnovo ventennale delle concessioni geotermiche accordato nel febbraio 2025 dalla Regione Toscana in favore di Enel green power, a fronte di un accordo industriale che prevede nuovi investimenti da <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/5347-dalla-toscana-una-svolta-per-la-transizione-ecologica-italiana-si-alla-geotermia-per-i-prossimi-20-anni">3 miliardi di euro</a> (che arrivano a <a href="https://www.greenreport.it/editoriale/5372-la-collaborazione-istituzionale-sulle-energie-rinnovabili-paga-dalla-geotermia-toscana-arrivano-per-litalia-investimenti-da-7-4-miliardi-di-euro-e-2-900-nuovi-posti-di-lavoro">7,4 mld di euro</a> contando anche costi d’esercizio e manutenzione ordinaria), comprensivi di 400 mln di euro in “compensazioni” ai territori interessati, di <a href="https://www.greenreport.it/toscana/5606-la-geotermia-unisce-i-sindaci-dellamiata-in-arrivo-200-milioni-di-euro-per-il-territorio">200</a> destinati all’area amiatina.</span></p>
<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/giordano_giani_2026.jpg" alt="giordano giani 2026" width="1920" height="2560"></p>
<p><span>Sul fronte delle rinnovabili, però, di fatto anche la Toscana avanza ancora al rallentatore. Guardando a eolico e fotovoltaico, i dati Terna mostrano che a fine 2025 c’è un gap di <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/59683-rinnovabili-solo-8-regioni-italiane-sono-in-linea-con-gli-obiettivi-dinstallazione-di-nuovi-impianti">207 MW non installati</a> rispetto ai pur timidi obiettivi definiti per la nostra regione dal Governo Meloni; la geotermia invece è in attesa che gli ingenti investimenti previsti da Enel green power – il gestore delle centrali, che ha visto rinnovate per vent’anni le relative concessioni minerarie – <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60470-geotermia-toscana-nellultimo-anno-da-enel-50-mln-di-euro-alle-imprese-locale-ora-180-nuove-gare">possano effettivamente dispiegarsi</a>, dato che la questione è finita nel ginepraio dei ricorsi al Tar da parte dei comitati “ambientalisti” contro le rinnovabili (e dunque implicitamente a favore dello status quo fossile).</span></p>
<p><span>Il decreto prevede la necessità d’installare +80 GW <a href="https://www.confindustriafirenze.it/pubblicato-in-g-u-il-decreto-aree-idonee-per-fer/">dal 2021 al 2030</a> – a livello nazionale ne servirebbero 11 l’anno – di cui almeno <a href="https://archivio.greenreport.it/news/economia-ecologica/decreto-aree-idonee-per-le-rinnovabili-la-toscana-dovra-installare-almeno-42-gw-al-2030/?_gl=1*10m1x34*_up*MQ..*_ga*MTg2MDAyOTA5My4xNzc0MzY5MDI4*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzQzNjkwMjckbzEkZzAkdDE3NzQzNjkwMjckajYwJGwwJGgxNDM2NTExMDU2#prettyPhoto%5Bphotogallery%5D/0/">4,25 GW</a> in Toscana. A fronte degli attuali 2,97 GW installati oggi in Toscana, si tratta di raddoppiare in soli 5 anni fino almeno a 6,6 GW di potenza rinnovabile complessiva al 2030. </span></p>
<p><span>Si tratta di una partita che si giocherà non solo sulle aree idonee, in fase di definizione in Consiglio regionale, ma soprattutto su quelle “non idonee” dove di fatto è possibile proporre l’installazione d’impianti ma passando attraverso procedure autorizzative ordinarie. </span></p>
<p><span>Il motivo è molto semplice, come spiegato dal direttore “Tutela dell’Ambiente ed Energia” della Regione, Andrea Rafanelli: declinare la norma nazionale in Toscana significa non andare oltre al 4% di territorio idoneo per il fotovoltaico e uno 0% spaccato per l’eolico.</span></p>
<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/bozza_aree_idonee_toscana.jpg" alt="bozza aree idonee toscana" width="1534" height="919"></p>
<p><span>La buona notizia? Per traguardare i target al 2030, se per pura ipotesi di lavoro si dovessero concentrare le installazioni solo sulla tecnologia fotovoltaica, basterebbero 40 kmq coperti da pannelli a fronte di circa 23mila kmq di superficie regionale. Come si concilia dunque la necessaria installazione di impianti rinnovabili di grande taglia con la tutela – non l’immodificabilità – dei celebri paesaggi toscani? «Stresso qui solo tre sostantivi, in modo didascalico – snocciola Ferruzza – Perché la risposta meriterebbe molte pagine di riflessione accurata. Le tre parole d’ordine sono, in sequenza: pianificazione, partecipazione, qualità progettuale. Noi dobbiamo trasformare il nostro paesaggio, già ferito da consumo di suolo e crisi climatica, per “migliorarlo”, non certo per sfigurarlo. È un compito difficile, ma merita di esser declinato con le migliori competenze di cui la nostra regione è dotata. Come fecero magistralmente i nostri “mezzadri” per quasi cinque secoli, modellando il meraviglioso paesaggio rurale toscano».</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Gli Houthi scendono ufficialmente in guerra a fianco degli Ayatollah sciiti: ulteriore ostacolo ai traffici petroliferi</title>
<link>https://www.eventi.news/gli-houthi-scendono-ufficialmente-in-guerra-a-fianco-degli-ayatollah-sciiti-ulteriore-ostacolo-ai-traffici-petroliferi</link>
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<description><![CDATA[ Com’era già nell’aria fin dalla notte del 28 febbraio - data dell’inizio degli attacchi israelo-americani a Teheran - gli Houthi yemeniti, da sempre perfettamente allineati alle posizioni militari assunte dall’Iran, alle prime ore del mattino, ad un mese esatto dall’inizio delle ostilità, hanno iniziato le loro attività belliche, lanciando quattro missili contro Israele: è il loro primo attacco dall’inizio della guerra in Iran.
E questo accade, paradossalmente, lo stesso giorno che il Segretario di Stato del governo americano, Marco Rubio, ha affermato che gli Usa prevedono di concludere le operazioni militari nell’area del Golfo Persico entro qualche decina di giorni (Sic!).
Senza dover scomodare nessun esperto di strategie militari, gli Houthi, il cui coinvolgimento certo rischia di ampliare e prolungare una guerra entrata già nella quinta settimana, hanno dichiarato che le loro operazioni continueranno fino alla fine dell’aggressione decisa e portata avanti da Washington e Tel Aviv su tutti i fronti.
Resta il fatto che gli Houthi, già ben noti per i numerosi micidiali attacchi compiuti nei mesi scorsi contro unità mercantili in transito nello Stretto di “Bad al-Mandab” avevano dichiarato venerdì (ieri per chi legge) di essere pronti ad intervenire qualora l’escalation militare contro l&#039;Iran, da parte Usa-Israele, continuasse nella guerra.
Abbiamo già assistito, nel recente passato, come i miliziani Houthi siano in grado di colpire target posizionati ben oltre lo Yemen e, soprattutto, essere in grado di disturbare le rotte marittime intorno alla Penisola Arabica e al Mar Rosso, come sostanzialmente è avvenuto a sostegno di Hamas a Gaza (dopo i fatti del 7 ottobre 2023).
L’ipotesi sempre incerta (fino a stamattina) che se gli Houthi aprissero un nuovo fronte nel conflitto - in corso già da un mese -, un obiettivo tanto ovvio quanto pericolosissimo per lo shipping mondiale sarebbe lo Stretto di “Bab al-Mandab”, ubicato al largo della costa yemenita: un punto nevralgico di transito navale marittimo, in grado di controllare il traffico marittimo verso il Canale di Suez, specialmente dopo che l’Iran ha, di fatto, effettivamente chiuso lo Stretto di Hormuz.
Alla luce degli sviluppi avvenuti in queste ultime ore, le affermazioni di Rubio che, parlando venerdì prima dell’attacco degli Houthi, sostengono addirittura l’anticipo di Washington sul calendario delle operazioni in corso, prevedendo di «concludere le operazioni militari in settimane, non mesi», appaiono, oggi, mentre scriviamo da queste colonne, forse un tantinello azzardate.
In questa cornice che ritrae un occidente incero e per molti versi smarrito, non possiamo tralasciare di considerare come la guerra in atto contro l’Iran ha creato una frattura tra gli Stati Uniti e i loro alleati tradizionali che, non essendo stati avvisati in nessun modo, sono rimasti in una posizione marginale; ovviamente, la lettura dei fatti che ne dà The Donald è assai diversa e si è spinto fino a dire che questa mancanza (secondo la sua libera interpretazione) di sostegno ha «implicazioni per la Nato», notoriamente riconosciuta come l’alleanza più importante dell&#039;Occidente.
E così, poche ore fa, gli Houthi hanno confermato il lancio di un razzo contro Israele; considerato che gli Houthi sono pesantemente armati e in grado di colpire i Paesi vicini dell’area del Golfo Persico, il loro diretto coinvolgimento nel conflitto potrebbe causare serissimi problemi per la navigazione marittima, peraltro, in un momento in cui i traffici mercantili e di conseguenza il commercio globale sono fortemente in crisi.
La guerra continua e con essa le devastazioni e le vittime - da ambo le parti -, almeno secondo quanto riportano i comunicati ufficiali dei governi belligeranti; infatti, l’Iran ha fatto sapere di aver lanciato molteplici ondate di missili contro Israele durante la notte, uccidendo una persona e causando diversi impatti a Tel Aviv. Un altro attacco iraniano, questa volta scatenato su una base aerea in Arabia Saudita, ha ferito 12 militari statunitensi, due dei quali gravemente, mentre droni e missili continuavano a colpire intorno territori degli Stati amici degli Usa nel Golfo.
In definitiva, anche se in cuor nostro, ottimisticamente, desideriamo cessino le ostilità prima possibile, la ragion pratica ci induce, nostro malgrado, a restare realisticamente pronti a veder prolungare il conflitto in corso e a sopportarne le ricadute, in primis, sull’ambiente in generale e subito dopo sull’encomia globale del pianeta che poi, alla fine della fiera, ricadrà su di noi comuni cittadini dell’Occidente rimasto senza bussola. ]]></description>
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<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 14:30:03 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Gli, Houthi, scendono, ufficialmente, guerra, fianco, degli, Ayatollah, sciiti:, ulteriore, ostacolo, traffici, petroliferi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/militari_golfo_persico.jpg" alt="" width="969" height="644" loading="lazy"></p><p>Com’era già nell’aria fin dalla notte del 28 febbraio - data dell’inizio degli attacchi israelo-americani a Teheran - <a href="https://www.reuters.com/world/middle-east/why-havent-houthis-irans-allies-yemen-stepped-into-war-2026-03-28/">gli Houthi yemeniti, da sempre perfettamente allineati alle posizioni militari assunte dall’Iran</a>, alle prime ore del mattino, ad un mese esatto dall’inizio delle ostilità, hanno iniziato le loro attività belliche, lanciando quattro missili contro Israele: è il loro primo attacco dall’inizio della <a href="https://www.reuters.com/world/iran/">guerra in Iran</a>.</p>
<p>E questo accade, paradossalmente, lo stesso giorno che il Segretario di Stato del governo americano, Marco Rubio, ha affermato che gli Usa prevedono di concludere le operazioni militari nell’area del Golfo Persico entro qualche decina di giorni (Sic!).</p>
<p>Senza dover scomodare nessun esperto di strategie militari, gli Houthi, il cui coinvolgimento certo rischia di ampliare e prolungare una guerra entrata già nella quinta settimana, hanno dichiarato che le loro operazioni continueranno fino alla fine dell’aggressione decisa e portata avanti da Washington e Tel Aviv su tutti i fronti.</p>
<p>Resta il fatto che gli Houthi, già ben noti per i numerosi micidiali attacchi compiuti nei mesi scorsi contro unità mercantili in transito nello Stretto di “Bad al-Mandab” avevano dichiarato venerdì (ieri per chi legge) di essere pronti ad intervenire qualora l’escalation militare contro l'Iran, da parte Usa-Israele, continuasse nella guerra.</p>
<p>Abbiamo già assistito, nel recente passato, come i miliziani Houthi siano in grado di colpire target posizionati ben oltre lo Yemen e, soprattutto, essere in grado di disturbare le rotte marittime intorno alla Penisola Arabica e al Mar Rosso, come sostanzialmente è avvenuto a sostegno di Hamas a Gaza (dopo i fatti del 7 ottobre 2023).</p>
<p>L’ipotesi sempre incerta (fino a stamattina) che se gli Houthi aprissero un nuovo fronte nel conflitto - in corso già da un mese -, un obiettivo tanto ovvio quanto pericolosissimo per lo shipping mondiale sarebbe lo Stretto di “Bab al-Mandab”, ubicato al largo della costa yemenita: un punto nevralgico di transito navale marittimo, in grado di controllare il traffico marittimo verso il Canale di Suez, specialmente dopo che l’Iran ha, di fatto, <a href="https://www.reuters.com/business/energy/what-are-challenges-securing-shipping-through-strait-hormuz-2026-03-10/">effettivamente chiuso lo Stretto di Hormuz</a>.</p>
<p>Alla luce degli sviluppi avvenuti in queste ultime ore, le affermazioni di Rubio che, parlando venerdì prima dell’attacco degli Houthi, sostengono addirittura l’anticipo di Washington sul calendario delle operazioni in corso, prevedendo di «concludere le operazioni militari in settimane, non mesi», appaiono, oggi, mentre scriviamo da queste colonne, forse un tantinello azzardate.</p>
<p>In questa cornice che ritrae un occidente incero e per molti versi smarrito, non possiamo tralasciare di considerare come la guerra in atto contro l’Iran ha creato una frattura tra gli Stati Uniti e i loro alleati tradizionali che, non essendo stati avvisati in nessun modo, sono rimasti in una posizione marginale; ovviamente, la lettura dei fatti che ne dà The Donald è assai diversa e si è spinto fino a dire che questa mancanza (secondo la sua libera interpretazione) di sostegno ha <a href="https://www.reuters.com/world/trump-says-we-dont-have-be-there-nato-2026-03-27/">«implicazioni per la Nato»</a>, notoriamente riconosciuta come l’alleanza più importante dell'Occidente.</p>
<p>E così, poche ore fa, gli Houthi hanno confermato il lancio di un razzo contro Israele; considerato che gli Houthi sono pesantemente armati e in grado di colpire i Paesi vicini dell’area del Golfo Persico, il loro diretto coinvolgimento nel conflitto potrebbe causare serissimi problemi per la navigazione marittima, peraltro, in un momento in cui i traffici mercantili e di conseguenza il commercio globale sono fortemente in crisi.</p>
<p>La guerra continua e con essa le devastazioni e le vittime - da ambo le parti -, almeno secondo quanto riportano i comunicati ufficiali dei governi belligeranti; infatti, l’Iran ha fatto sapere di aver lanciato molteplici ondate di missili contro Israele durante la notte, uccidendo una persona e causando diversi impatti a Tel Aviv. <a href="https://www.reuters.com/world/middle-east/twelve-us-troops-wounded-iran-strike-base-saudi-arabia-us-official-says-2026-03-27/">Un altro attacco iraniano</a>, questa volta scatenato su una base aerea in Arabia Saudita, ha ferito 12 militari statunitensi, due dei quali gravemente, mentre droni e missili continuavano a colpire intorno territori degli Stati amici degli Usa nel Golfo.</p>
<p>In definitiva, anche se in cuor nostro, ottimisticamente, desideriamo cessino le ostilità prima possibile, la ragion pratica ci induce, nostro malgrado, a restare realisticamente pronti a veder prolungare il conflitto in corso e a sopportarne le ricadute, in primis, sull’ambiente in generale e subito dopo sull’encomia globale del pianeta che poi, alla fine della fiera, ricadrà su di noi comuni cittadini dell’Occidente rimasto senza bussola.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Infrastrutture e transizione ecologica più efficienti</title>
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<description><![CDATA[ LA TRANSIZIONE ECOLOGICA PASSA DA INFRASTRUTTURE PIÙ EFFICIENTI E INTEGRATE. UNA NUOVA PIATTAFORMA UNISCE ACQUA, ENERGIA E RIFIUTI PER SUPPORTARE INNOVAZIONE E SVILUPPO SOSTENIBILE Acqua ed energia, leve strategiche per l’economia italiana L’acqua, insieme con l’energia, rappresenta molto più di una semplice questione ambientale. Queste risorse incidono direttamente sul sistema economico e produttivo nazionale. Fino […]
L&#039;articolo Infrastrutture e transizione ecologica più efficienti proviene da Il Giornale dell&#039;Ambiente. ]]></description>
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<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 13:30:05 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>LA TRANSIZIONE ECOLOGICA PASSA DA INFRASTRUTTURE PIÙ EFFICIENTI E INTEGRATE. UNA NUOVA PIATTAFORMA UNISCE ACQUA, ENERGIA E RIFIUTI PER SUPPORTARE INNOVAZIONE E SVILUPPO SOSTENIBILE Acqua ed energia, leve strategiche per l’economia italiana L’acqua, insieme con l’energia, rappresenta molto più di una semplice questione ambientale. Queste risorse incidono direttamente sul sistema economico e produttivo nazionale. Fino […]</p>
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<title>Jet privato a idrogeno, il lusso diventa a emissioni zero</title>
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<description><![CDATA[ Il BYA-I One punta alla certificazione entro il 2030: otto posti, 1.500 km di autonomia e una scelta tecnica controcorrente per eliminare le emissioni dell&#039;aviazione privata
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<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 13:30:04 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il BYA-I One punta alla certificazione entro il 2030: otto posti, 1.500 km di autonomia e una scelta tecnica controcorrente per eliminare le emissioni dell'aviazione privata</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.rinnovabili.it/mobilita/aeronautica/jet-privato-a-idrogeno-il-lusso-diventa-a-emissioni-zero/">Jet privato a idrogeno, il lusso diventa a emissioni zero</a> proviene da <a href="https://www.rinnovabili.it/">Rinnovabili</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Phase out del carbone prorogato al 2038</title>
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<description><![CDATA[ Con un emendamento al Decreto Bollette, la data di uscita dal carbone dell&#039;Italia viene rimandata di 13 anni, mentre l&#039;ipotesi di asset di riserva per le centrali di Brindisi e Civitavecchia sembra lasciare il posto ad una produzione più strutturale
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<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 13:30:03 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Con un emendamento al Decreto Bollette, la data di uscita dal carbone dell'Italia viene rimandata di 13 anni, mentre l'ipotesi di asset di riserva per le centrali di Brindisi e Civitavecchia sembra lasciare il posto ad una produzione più strutturale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.rinnovabili.it/mercato/politiche-e-normativa/phase-out-del-carbone-prorogato-2038/">Phase out del carbone prorogato al 2038</a> proviene da <a href="https://www.rinnovabili.it/">Rinnovabili</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Come il DL Fiscale cambia il super ammortamento</title>
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<description><![CDATA[ Il nuovo decreto sopprime il vincolo che limitava la maggiorazione dell&#039;ammortamento ai soli beni prodotti negli Stati dell&#039;Unione Europea o aderenti allo SEE.
L&#039;articolo Come il DL Fiscale cambia il super ammortamento proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 13:30:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il nuovo decreto sopprime il vincolo che limitava la maggiorazione dell'ammortamento ai soli beni prodotti negli Stati dell'Unione Europea o aderenti allo SEE.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.rinnovabili.it/energia/fotovoltaico/dl-fiscale-super-ammortamento/">Come il DL Fiscale cambia il super ammortamento</a> proviene da <a href="https://www.rinnovabili.it/">Rinnovabili</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Le previsioni del tempo per sabato 28 marzo</title>
<link>https://www.eventi.news/le-previsioni-del-tempo-per-sabato-28-marzo</link>
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<description><![CDATA[ Che tempo farà oggi in Italia ]]></description>
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<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 06:00:04 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>Maltempo: casa crollata per frana a Silvi, famiglie evacuate</title>
<link>https://www.eventi.news/maltempo-casa-crollata-per-frana-a-silvi-famiglie-evacuate</link>
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<description><![CDATA[ La primavera è in ritardo, temperature ancora instabili, valori sotto la media stagionale ]]></description>
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<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 06:00:04 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[La primavera è in ritardo, temperature ancora instabili, valori sotto la media stagionale]]> </content:encoded>
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<title>I cani di razza mista sono più problematici?</title>
<link>https://www.eventi.news/i-cani-di-razza-mista-sono-piu-problematici</link>
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<description><![CDATA[ I cani nati dall’incrocio di razze già esistenti mostrano più problemi comportamentali rispetto alle razze originarie. ]]></description>
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<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 03:00:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>cani, razza, mista, sono, più, problematici</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[La terminologia relativa ai cani e alle loro razze può qualche volta generare confusione: si usa la parola "meticcio" per indicare un incrocio tra razze diverse, ma quando questo incrocio è studiato e fatto per creare una nuova razza, il termine corretto è "razza mista".
Una categoria sempre più diffusa, soprattutto tra i cosiddetti toy dog: cavapoo, cockapoo, labradoodle sono tutti termini relativamente recenti, spesso associati al concetto di "designer dog" – cani progettati a tavolino per ottenere certe caratteristiche, quasi mai con un'utilità pratica. Ci sono parecchie discussioni sui cani di razza mista, per esempio sui loro problemi di salute, e ora un nuovo studio pubblicato su PLOS One avanza un'altra ipotesi: quella che questi cani abbiano più problemi comportamentali rispetto agli esemplari delle loro razze originarie.. Perché l'incrocio di razze non garantisce l'equilibrio
Lo studio ha esaminato quasi 10.000 cani, 3.424 dei quali di razza mista e 5.978 di razza pura: le razze selezionate per lo studio erano quelle che più spesso si trovano nei designer dog, per cui labrador, cocker, barboncini e i loro vari "derivati" come cockapoo, labradoodle e cavapoo.
Tutti i cani sono stati valutati sottoponendo un lungo questionario ai padroni, nei quali si chiedevano informazioni sull'addestramento dei cani ma soprattutto sul loro comportamento: 73 domande le cui risposte sono state usate per "dare voti" agli animali in 12 categorie comportamentali diverse.. Il risultato? Tutte le razze "derivate" hanno mostrato più problemi comportamentali rispetto alle loro versioni "pure". I cockapoo, per esempio, incrocio tra un cocker e un barboncino, si sono dimostrati mediamente più aggressivi dei barboncini, sia verso i padroni sia verso gli estranei, e più tendenti a spaventarsi per qualcosa che non conoscono. Lo stesso discorso vale paragonando i cockapoo all'altra loro "metà", cioè i cocker, ed è applicabile in realtà a tutte le razze miste prese in considerazione.. Oltre la genetica: perché le nostre aspettative influenzano il cane
Insomma, se si prendono due razze pure, magari note per il loro comportamento docile e adatto gli umani, e le si incrocia per creare una razza mista, i cani che ne risultano rischiano di essere più problematici di quanto ci si aspettasse conoscendo la "fonte".
Ovviamente questo non significa che cavapoo, labradoodle e compagnia incrociante siano geneticamente più aggressivi e problematici: il comportamento dei cani dipende dai geni, sì, ma anche dall'ambiente nel quale cresce, e dal tipo di educazione che gli viene data.. È però innegabile che ci sia una disparità tra razze pure e razze miste, che potrebbe essere causata, secondo gli autori, anche dal diverso comportamento degli umani che le approcciano, e dalle differenti aspettative che abbiamo nei confronti di questi casi.
Come sempre, quindi, e come fanno notare anche i ricercatori nello studio, «è importante esplorare a fondo le caratteristiche di ogni razza, pura o mista, prima di adottare un cane, così da non fare scelte male informate». Oppure, aggiungiamo noi, andate in canile e adottate uno di quei meticci senza razza che nessuno vuole....]]> </content:encoded>
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<title>Crisi climatica in Campania: nuovi strumenti per governare i rischi</title>
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<description><![CDATA[ Un nuovo strumento analitico – il Campania Climate Hub – integra osservazioni storiche e proiezioni climatiche fino al 2050 rendendo queste informazioni accessibili e operative attraverso mappe dinamiche e interattive, indicatori climatici a scala comunale e provinciale È operativa e fruibile da tutti, una nuova infrastruttura digitale per comprendere – e soprattutto governare – il […]
L&#039;articolo Crisi climatica in Campania: nuovi strumenti per governare i rischi è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 19:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Crisi, climatica, Campania:, nuovi, strumenti, per, governare, rischi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/27/crisi-climatica-campania-rischi/" title="Crisi climatica in Campania: nuovi strumenti per governare i rischi" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_mappa-campania.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="mappa campania" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_mappa-campania.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_mappa-campania-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_mappa-campania-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_mappa-campania-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Un nuovo strumento analitico – il Campania Climate Hub – integra osservazioni storiche e proiezioni climatiche fino al 2050 rendendo queste informazioni accessibili e operative attraverso mappe dinamiche e interattive, indicatori climatici a scala comunale e provinciale</em></p>
<p>È operativa e fruibile da tutti, una nuova infrastruttura digitale per comprendere – e soprattutto governare – il <a href="https://www.greenplanner.it/2025/11/06/resistenza-antimicrobica-effetti-cambiamento-climatico/" target="_blank" rel="noopener"><strong>cambiamento climatico</strong></a> in Campania.</p>
<p>Si tratta del <strong>Campania Climate Hub</strong>, piattaforma open source e gratuita sviluppata dalla <strong>Fondazione Cmcc – Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici</strong>, che insieme al nuovo <strong>Quadro Climatico Regionale</strong> rappresenta oggi la base conoscitiva più avanzata mai realizzata per il territorio.</p>
<p>Lo strumento è stato progettato per supportare pubbliche amministrazioni, tecnici e decisori nella pianificazione strategica, con un obiettivo chiaro: trasformare i dati climatici in scelte operative, aumentando la resilienza regionale.</p>
<h2>I principali rischi climatici per la Campania</h2>
<p>Le <strong>elaborazioni del Cmcc</strong> offrono un quadro chiaro: la <strong>Campania è già oggi esposta a diversi pericoli climatici</strong> che nei prossimi decenni tenderanno a intensificarsi.</p>
<p>Stiamo parlando in primis di un <strong>aumento delle temperature medie</strong> che comporterà estati sempre più lunghe e severe, con impatti diretti su salute pubblica, vivibilità urbana e consumi energetici (in particolare la <a href="https://www.greenplanner.it/2021/06/29/condizionatori-precauzioni-anti-blackout/" target="_blank" rel="noopener">crescente domanda estiva di energia</a> – legata al raffrescamento – supera ormai i benefici derivanti da inverni più miti, ridefinendo le curve di consumo e le esigenze infrastrutturali).</p>
<p>Il riscaldamento globale amplifica la durata e l’intensità dei periodi siccitosi, con ricadute su agricoltura, disponibilità idrica e gestione delle risorse naturali. All’estremo opposto, la regione vive sia una <strong>diminuzione delle piogge totali</strong>, ma anche l’<strong>aumento di eventi intensi</strong> come piogge brevi ma violente, che mettono sotto stress infrastrutture e sistemi di drenaggio urbano.</p>
<h2>Dati e scenari: uno sguardo al 2050</h2>
<p>Il <strong>Campania Climate Hub</strong> integra osservazioni storiche e proiezioni climatiche fino al 2050, in linea con il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici.</p>
<p>Le simulazioni si basano su diversi scenari emissivi (Rcp2.6, Rcp4.5, Rcp8.5) e sui più recenti scenari socio-economici (Ssp1-2.6 e Ssp3-7.0), offrendo una visione articolata delle possibili traiettorie future.</p>
<p>Il valore aggiunto della piattaforma sta nella capacità di <strong>rendere queste informazioni accessibili e operative</strong> attraverso mappe dinamiche e interattive, ma anche indicatori climatici a scala comunale e provinciale basati su dataset scaricabili e riutilizzabili.</p>
<p>Uno strumento che consente di passare da una conoscenza astratta del fenomeno climatico a una pianificazione concreta, basata su evidenze scientifiche. Il progetto nasce dalla collaborazione tra la Direzione Generale Difesa del Suolo ed Ecosistema della Regione Campania e il Cmcc, formalizzata nel maggio 2025.</p>
<p>Un’alleanza che rappresenta un modello virtuoso di integrazione tra ricerca scientifica e governance pubblica: da un lato, il <strong>rigore metodologico e la capacità analitica</strong> della comunità scientifica; dall’altro, la <strong>responsabilità istituzionale</strong> di tradurre dati e scenari in politiche concrete. Riteniamo fondamentale poi la comunicazione e il coinvolgimento dei cittadini.</p>
<h2>Verso una Campania più resiliente</h2>
<p>Il <strong>Campania Climate Hub</strong> segna un cambio di paradigma: la gestione del territorio non può più prescindere da una conoscenza approfondita e aggiornata del clima.</p>
<p>La sfida, ora, è trasformare i dati in azione: integrare queste informazioni nei processi decisionali, orientare gli investimenti e costruire una Campania capace di adattarsi – e reagire – ai cambiamenti in atto.</p>
<p><em>Crediti immagine: <a href="https://depositphotos.com/it/" target="_blank" rel="noopener">Depositphotos</a></em></p>
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<title>I cani europei vivevano con gli uomini molto prima dell’agricoltura e dell’allevamento</title>
<link>https://www.eventi.news/i-cani-europei-vivevano-con-gli-uomini-molto-prima-dellagricoltura-e-dellallevamento</link>
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<description><![CDATA[ Due studi pubblicati su Nature hanno identificato i genomi canini più antichi conosciuti finora, retrodatando la storia genetica dei cani di oltre 5.000 anni. Questi genomi sono stati recuperati da resti risalenti a un periodo compreso tra 14.000 e 16.000 anni fa, rinvenuti in siti archeologici in Europa e Medio Oriente. Il team ha anche identificato una popolazione primitiva di cani domestici (Canis lupus familiaris) diffusa nell&#039;Eurasia occidentale e allevata da diversi gruppi umani di cacciatori-raccoglitori. I risultati dimostrano che i cani venivano esportati e scambiati da vari gruppi umani ed evidenziano l&#039;importanza di questi animali per le prime comunità umane con stili di vita differenti.
Il primo studio, “Dogs were widely distributed in Western Eurasia during the Palaeolithic”, pubblicato da un team internazionale composto da ricercatori di 17 istituzioni scienti fiche guidato da Greger Larson (University of Oxford), Ian Barnes (Natural History Museum London), Laurent Frantz (Ludwig-Maximilians-Universität) ha portato alla luce le prime prove genetiche dell&#039;esistenza dei cani. All’università di Oxford spiegano che «Utilizzando l&#039;analisi del DNA antico, i ricercatori hanno identificato cani in siti archeologici risalenti al Paleolitico superiore tardo, circa 16.000-14.000 anni fa, un periodo molto precedente rispetto alla precedente documentazione genetica sui cani, risalente a circa 10.900 anni fa».
Il team di ricerca ha identificato numerosi cani risalenti a periodi simili in Europa e Anatolia, il che indica che i cani erano ampiamente diffusi già 14.000 anni fa, quando tutti gli esseri umani erano cacciatori-raccoglitori e l&#039;agricoltura non si era ancora sviluppata.
Gli scienziati sapevano che i cani si erano evoluti da popolazioni di lupi e sospettavano che questo processo fosse avvenuto intorno all&#039;ultima era glaciale. Finora, le prove provenienti da siti archeologici pre-agricoli erano limitate e difficili da confermare. I ricercatori fanno notare che «Durante le prime fasi della domesticazione, è probabile che gli scheletri di cani e lupi fossero indistinguibili e che le loro differenze comportamentali non abbiano lasciato tracce nella documentazione archeologica».
Per valutare la presenza più antica dei cani nella documentazione archeologica, gli studi precedenti si erano basati soprattutto su sequenze di DNA molto brevi e misurazioni scheletriche, questo nuovo studio ha recuperato interi genomi da esemplari archeologici rinvenuti in siti del Paleolitico superiore, come , Pınarbaşı in Turchia (risalente a circa 15.800 anni fa) e la grotta di Gough nel Regno Unito (risalente a circa 14.300 anni fa) e due siti mesolitici in Serbia (rispettivamente 11.500-7.900 anni fa e 8.900 anni fa). I genomi sono stati poi confrontati con quelli di oltre 1.000 cani e lupi, sia moderni che antichi, provenienti da tutto il mondo. I risultati di queste analisi hanno confermato che «Queste ossa appartenevano a cani e che questi animali erano già ampiamente diffusi nell&#039;Eurasia occidentale almeno 14.300 anni fa».
Il coautore principale, l’archeologo Lachie Scarsbrook dell’università di Oxford, ha sottolineato che «Questa scoperta non solo ha anticipato di 5.000 anni la prima testimonianza diretta dell&#039;esistenza dei cani, ma ci ha anche dimostrato che cani e lupi erano chiaramente distinti, sia biologicamente che nel modo in cui gli esseri umani interagivano con loro, almeno 16.000 anni fa. Questo suggerisce che l&#039;addomesticamento del cane sia probabilmente avvenuto durante l&#039;ultima era glaciale, più di 10.000 anni prima della comparsa di qualsiasi altra pianta o animale domestico, il che consolida definitivamente il loro titolo di &quot;migliore amico dell&#039;uomo&quot;».
I ricercatori spiegano che «Questi cani del Paleolitico erano geneticamente simili e appartenevano a una popolazione che si espanse nella regione tra 18.500 e 14.000 anni fa. Erano più strettamente imparentati con gli antenati delle attuali razze europee e mediorientali, come i boxer e i saluki, che con le razze artiche come gli husky siberiani. Questo indica che le principali linee genetiche canine odierne devono essersi consolidate nel Paleolitico superiore».
Larson aggiunge: «Confrontando il DNA di questi antichi cani con quello di altre popolazioni antiche e moderne, siamo rimasti sorpresi nel constatare quanto fossero strettamente imparentati i primi cani, nonostante vivessero a oltre 4.000 km di distanza. Questo suggerisce che i primi cani abbiano rappresentato una svolta decisiva e si siano diffusi rapidamente in tutta Europa».
Il ruolo svolto dai cani nelle comunità paleolitiche non è ancora chiaro. I resti sono stati associati a diverse popolazioni umane di cacciatori-raccoglitori, geneticamente e culturalmente differenti, Quindi, la diffusione dei cani potrebbe essere stata legata alle migrazioni e alle interazioni di questi gruppi, incluse le comunità epigravettiane e magdaleniane in Europa.Lo studio ha analizzato anche degli isotopi alimentari, dimostrato che «Gli abitanti di Pınarbaşı probabilmente nutrivano i cani con pesce, il che, insieme alle prove che gli animali venivano sepolti intenzionalmente, suggerisce una stretta interazione tra le persone e i loro cani». Tracce di un&#039;interazione simile sono state osservate anche nella grotta di Gough e in un sito in Germania, e fanno pensare che nelle comunità di cacciatori-raccoglitori del Paleolitico i cani potrebbero aver avuto un significato culturale.
Il secondo studio, “Genomic history of early dogs in Europe”, pubblicato da un team di ricerca guidato dal biologo e genetista Anders Bergström dell’University of East Anglia e del Francis Crick Institute, London ha analizzato i genomi di 216 resti di cani e lupi antichi ritrovati in Europa e nelle regioni circostanti. I resti scheletrici comprendevano 181 esemplari risalenti a un periodo precedente al Neolitico, circa 10.000 anni fa, prima dell&#039;invenzione dell&#039;agricoltura. Questi campioni provenivano da siti in tutta Europa, comprese Svizzera, Germania, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Svezia, Danimarca e Scozia e anche dalla Turchia.
Per aumentare la quantità di DNA utilizzabile, I ricercatori hanno utilizzato un metodo chiamato &quot;cattura per ibridazione&quot; e hanno progettato delle sonde in grado di estrarre il DNA di cani e lupi dalle grandi quantità di DNA batterico che solitamente contaminano resti molto antichi. Queste nuove tecniche genomiche hanno permesso al team di distinguere i primi cani dai lupi in circa due terzi dei resti: un importante passo avanti in un campo in cui le sole caratteristiche scheletriche spesso si rivelano fuorvianti.
Gli scienziati dicono che «L&#039;esemplare più antico era un cane primitivo proveniente dal sito di Kesslerloch, in Svizzera, la cui datazione al radiocarbonio lo ha collocato a 14.200 anni fa. Si aggiunge a un cane di 15.800 anni proveniente dalla Turchia, analizzato nel primo studio pubblicato su Nature.
Bergström ha sottolineato che «Senza l&#039;utilizzo di questi strumenti genetici avanzati, non saremmo in grado di distinguere con certezza i cani dai lupi basandoci esclusivamente sulle caratteristiche scheletriche. Dato che il cane di Kesslerloch era già più simile ai cani europei successivi che a quelli asiatici, i cani devono essere stati addomesticati ben prima di questo periodo. Tuttavia, molte domande rimangono ancora senza risposta. Stiamo ancora studiando dove e come i cani si siano diffusi in Europa, dopo essere stati probabilmente addomesticati in Asia. Ogni elemento di prova rappresenta un passo avanti in questo percorso».
Questo secondo studio fornisce nuove prospettive su quel che avvenne quando l&#039;agricoltura si diffuse in Europa circa 10.000 anni fa, venendo dall&#039;Asia sud-occidentale, portando con sé persone, piante e animali, le popolazioni di cacciatori-raccoglitori europee furono gradualmente soppiantate o assorbite. Ma i cani sembrano aver seguito una traiettoria molto diversa.
Secondo Bergström, «La modellazione genetica suggerisce che i cani appartenenti a questi primi gruppi di agricoltori si siano incrociati ampiamente con i cani da caccia e raccolta già presenti in Europa. Quei cani preistorici europei hanno contribuito in modo sostanziale al patrimonio genetico dei cani neolitici successivi e, in definitiva, a molte razze europee moderne».
L’autore senior dello studio, Pontus Skoglund, leader dell&#039;Ancient Genomics Laboratory del Crick Institute, conclude: «I cani sono stati gli unici animali addomesticati prima dell&#039;agricoltura, quindi la loro evoluzione può aiutarci a capire come un grande cambiamento nello stile di vita abbia plasmato la nostra storia. L&#039;eredità di questi cani da caccia e raccolta europei è ancora presente oggi, con la maggior parte delle razze canine europee più diffuse che fanno risalire circa metà del loro patrimonio genetico ai cani che vivevano in Europa prima dell&#039;avvento dell&#039;agricoltura. La maggior parte dei cani che oggi scorrazzano nei parchi urbani discendono da cani vissuti in Europa oltre 14.000 anni fa. E’ affascinante pensare che abbiamo camminato fianco a fianco per così tante migliaia di anni, nonostante i notevoli cambiamenti negli stili di vita umani. Sebbene lo studio risponda ad alcuni interrogativi di lunga data, altri rimangono aperti. Le origini precise della domesticazione, sia dal punto di vista geografico che culturale, sono ancora incerte. Ma con ogni nuovo frammento osseo sequenziato, il quadro si fa più chiaro». ]]></description>
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<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 07:30:09 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>cani, europei, vivevano, con, gli, uomini, molto, prima, dell’agricoltura, dell’allevamento</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Cani_antichi.jpg" alt=""></p><p>Due studi pubblicati su <em>Nature</em> hanno identificato i genomi canini più antichi conosciuti finora, retrodatando la storia genetica dei cani di oltre 5.000 anni. Questi genomi sono stati recuperati da resti risalenti a un periodo compreso tra 14.000 e 16.000 anni fa, rinvenuti in siti archeologici in Europa e Medio Oriente. Il team ha anche identificato una popolazione primitiva di cani domestici (<em>Canis lupus familiaris</em>) diffusa nell'Eurasia occidentale e allevata da diversi gruppi umani di cacciatori-raccoglitori. I risultati dimostrano che i cani venivano esportati e scambiati da vari gruppi umani ed evidenziano l'importanza di questi animali per le prime comunità umane con stili di vita differenti.</p>
<p>Il <a href="https://doi.org/10.1038/s41586-026-10170-x"><strong>primo studio</strong>,</a> “Dogs were widely distributed in Western Eurasia during the Palaeolithic”, pubblicato da un team internazionale composto da ricercatori di 17 istituzioni scienti fiche guidato da Greger Larson (University of Oxford), Ian Barnes (Natural History Museum London), Laurent Frantz (Ludwig-Maximilians-Universität) ha portato alla luce le prime prove genetiche dell'esistenza dei cani. All’università di Oxford spiegano che «Utilizzando l'analisi del DNA antico, i ricercatori hanno identificato cani in siti archeologici risalenti al Paleolitico superiore tardo, circa 16.000-14.000 anni fa, un periodo molto precedente rispetto alla precedente documentazione genetica sui cani, risalente a circa 10.900 anni fa».</p>
<p>Il team di ricerca ha identificato numerosi cani risalenti a periodi simili in Europa e Anatolia, il che indica che i cani erano ampiamente diffusi già 14.000 anni fa, quando tutti gli esseri umani erano cacciatori-raccoglitori e l'agricoltura non si era ancora sviluppata.</p>
<p>Gli scienziati sapevano che i cani si erano evoluti da popolazioni di lupi e sospettavano che questo processo fosse avvenuto intorno all'ultima era glaciale. Finora, le prove provenienti da siti archeologici pre-agricoli erano limitate e difficili da confermare. I ricercatori fanno notare che «Durante le prime fasi della domesticazione, è probabile che gli scheletri di cani e lupi fossero indistinguibili e che le loro differenze comportamentali non abbiano lasciato tracce nella documentazione archeologica».</p>
<p>Per valutare la presenza più antica dei cani nella documentazione archeologica, gli studi precedenti si erano basati soprattutto su sequenze di DNA molto brevi e misurazioni scheletriche, questo nuovo studio ha recuperato interi genomi da esemplari archeologici rinvenuti in siti del Paleolitico superiore, come , Pınarbaşı in Turchia (risalente a circa 15.800 anni fa) e la grotta di Gough nel Regno Unito (risalente a circa 14.300 anni fa) e due siti mesolitici in Serbia (rispettivamente 11.500-7.900 anni fa e 8.900 anni fa). I genomi sono stati poi confrontati con quelli di oltre 1.000 cani e lupi, sia moderni che antichi, provenienti da tutto il mondo. I risultati di queste analisi hanno confermato che «Queste ossa appartenevano a cani e che questi animali erano già ampiamente diffusi nell'Eurasia occidentale almeno 14.300 anni fa».</p>
<p>Il coautore principale, l’archeologo Lachie Scarsbrook dell’università di Oxford, ha sottolineato che «Questa scoperta non solo ha anticipato di 5.000 anni la prima testimonianza diretta dell'esistenza dei cani, ma ci ha anche dimostrato che cani e lupi erano chiaramente distinti, sia biologicamente che nel modo in cui gli esseri umani interagivano con loro, almeno 16.000 anni fa. Questo suggerisce che l'addomesticamento del cane sia probabilmente avvenuto durante l'ultima era glaciale, più di 10.000 anni prima della comparsa di qualsiasi altra pianta o animale domestico, il che consolida definitivamente il loro titolo di "migliore amico dell'uomo"».</p>
<p>I ricercatori spiegano che «Questi cani del Paleolitico erano geneticamente simili e appartenevano a una popolazione che si espanse nella regione tra 18.500 e 14.000 anni fa. Erano più strettamente imparentati con gli antenati delle attuali razze europee e mediorientali, come i boxer e i saluki, che con le razze artiche come gli husky siberiani. Questo indica che le principali linee genetiche canine odierne devono essersi consolidate nel Paleolitico superiore».</p>
<p>Larson aggiunge: «Confrontando il DNA di questi antichi cani con quello di altre popolazioni antiche e moderne, siamo rimasti sorpresi nel constatare quanto fossero strettamente imparentati i primi cani, nonostante vivessero a oltre 4.000 km di distanza. Questo suggerisce che i primi cani abbiano rappresentato una svolta decisiva e si siano diffusi rapidamente in tutta Europa».</p>
<p>Il ruolo svolto dai cani nelle comunità paleolitiche non è ancora chiaro. I resti sono stati associati a diverse popolazioni umane di cacciatori-raccoglitori, geneticamente e culturalmente differenti, Quindi, la diffusione dei cani potrebbe essere stata legata alle migrazioni e alle interazioni di questi gruppi, incluse le comunità epigravettiane e magdaleniane in Europa.<br>Lo studio ha analizzato anche degli isotopi alimentari, dimostrato che «Gli abitanti di Pınarbaşı probabilmente nutrivano i cani con pesce, il che, insieme alle prove che gli animali venivano sepolti intenzionalmente, suggerisce una stretta interazione tra le persone e i loro cani». Tracce di un'interazione simile sono state osservate anche nella grotta di Gough e in un sito in Germania, e fanno pensare che nelle comunità di cacciatori-raccoglitori del Paleolitico i cani potrebbero aver avuto un significato culturale.</p>
<p>Il <a href="https://doi.org/10.1038/s41586-026-10112-7"><strong>secondo studio</strong></a>, “Genomic history of early dogs in Europe”, pubblicato da un team di ricerca guidato dal biologo e genetista Anders Bergström dell’University of East Anglia e del Francis Crick Institute, London ha analizzato i genomi di 216 resti di cani e lupi antichi ritrovati in Europa e nelle regioni circostanti. I resti scheletrici comprendevano 181 esemplari risalenti a un periodo precedente al Neolitico, circa 10.000 anni fa, prima dell'invenzione dell'agricoltura. Questi campioni provenivano da siti in tutta Europa, comprese Svizzera, Germania, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Svezia, Danimarca e Scozia e anche dalla Turchia.</p>
<p>Per aumentare la quantità di DNA utilizzabile, I ricercatori hanno utilizzato un metodo chiamato "cattura per ibridazione" e hanno progettato delle sonde in grado di estrarre il DNA di cani e lupi dalle grandi quantità di DNA batterico che solitamente contaminano resti molto antichi. Queste nuove tecniche genomiche hanno permesso al team di distinguere i primi cani dai lupi in circa due terzi dei resti: un importante passo avanti in un campo in cui le sole caratteristiche scheletriche spesso si rivelano fuorvianti.</p>
<p>Gli scienziati dicono che «L'esemplare più antico era un cane primitivo proveniente dal sito di Kesslerloch, in Svizzera, la cui datazione al radiocarbonio lo ha collocato a 14.200 anni fa. Si aggiunge a un cane di 15.800 anni proveniente dalla Turchia, analizzato nel primo studio pubblicato su Nature.</p>
<p>Bergström ha sottolineato che «Senza l'utilizzo di questi strumenti genetici avanzati, non saremmo in grado di distinguere con certezza i cani dai lupi basandoci esclusivamente sulle caratteristiche scheletriche. Dato che il cane di Kesslerloch era già più simile ai cani europei successivi che a quelli asiatici, i cani devono essere stati addomesticati ben prima di questo periodo. Tuttavia, molte domande rimangono ancora senza risposta. Stiamo ancora studiando dove e come i cani si siano diffusi in Europa, dopo essere stati probabilmente addomesticati in Asia. Ogni elemento di prova rappresenta un passo avanti in questo percorso».</p>
<p>Questo secondo studio fornisce nuove prospettive su quel che avvenne quando l'agricoltura si diffuse in Europa circa 10.000 anni fa, venendo dall'Asia sud-occidentale, portando con sé persone, piante e animali, le popolazioni di cacciatori-raccoglitori europee furono gradualmente soppiantate o assorbite. Ma i cani sembrano aver seguito una traiettoria molto diversa.</p>
<p>Secondo Bergström, «La modellazione genetica suggerisce che i cani appartenenti a questi primi gruppi di agricoltori si siano incrociati ampiamente con i cani da caccia e raccolta già presenti in Europa. Quei cani preistorici europei hanno contribuito in modo sostanziale al patrimonio genetico dei cani neolitici successivi e, in definitiva, a molte razze europee moderne».</p>
<p>L’autore senior dello studio, Pontus Skoglund, leader dell'Ancient Genomics Laboratory del Crick Institute, conclude: «I cani sono stati gli unici animali addomesticati prima dell'agricoltura, quindi la loro evoluzione può aiutarci a capire come un grande cambiamento nello stile di vita abbia plasmato la nostra storia. L'eredità di questi cani da caccia e raccolta europei è ancora presente oggi, con la maggior parte delle razze canine europee più diffuse che fanno risalire circa metà del loro patrimonio genetico ai cani che vivevano in Europa prima dell'avvento dell'agricoltura. La maggior parte dei cani che oggi scorrazzano nei parchi urbani discendono da cani vissuti in Europa oltre 14.000 anni fa. E’ affascinante pensare che abbiamo camminato fianco a fianco per così tante migliaia di anni, nonostante i notevoli cambiamenti negli stili di vita umani. Sebbene lo studio risponda ad alcuni interrogativi di lunga data, altri rimangono aperti. Le origini precise della domesticazione, sia dal punto di vista geografico che culturale, sono ancora incerte. Ma con ogni nuovo frammento osseo sequenziato, il quadro si fa più chiaro».</p>]]> </content:encoded>
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<title>«L’ora delle scelte è adesso». Il Forum di Legambiente chiama la Toscana a raccolta per la transizione energetica</title>
<link>https://www.eventi.news/lora-delle-scelte-e-adesso-il-forum-di-legambiente-chiama-la-toscana-a-raccolta-per-la-transizione-energetica</link>
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<description><![CDATA[ Nonostante la guerra in corso scatenata da Usa e Israele contro l’Iran, ormai ampliata all’intera area del Medio Oriente, stia facendo calare sull’Italia una nuova crisi energetica – che si tocca con mano sui prezzi alla pompa di benzina come sul costo dell’elettricità, il cui prezzo all’ingrosso è stato fissato per l’89% delle ore dal gas fossile in questa prima parte dell’anno – in Toscana come nel nostro Paese l’avanzata delle energie rinnovabili procede col freno a mano tirato. Come se ne esce? 
Per contribuire a dare risposta fattiva al problema, Legambiente Toscana lungo l’intera mattinata di sabato 28 marzo un Forum regionale di alto livello sui temi dell’energia in Palazzo Medici Riccardi (Firenze), con la media partnership di greenreport. Ne abbiamo parlato col presidente del Cigno verde toscano, Fausto Ferruzza.
 ]]></description>
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<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 07:30:08 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/forum_energia_legambiente_toscana_20226_1.jpeg" alt="" width="1600" height="1587" loading="lazy"></p><p><span>Nonostante la guerra in corso scatenata da Usa e Israele contro l’Iran, ormai ampliata all’intera area del Medio Oriente, stia facendo calare sull’Italia una nuova crisi energetica – che si tocca con mano sui prezzi alla pompa di benzina come sul costo dell’elettricità, il cui prezzo all’ingrosso è stato fissato </span><a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60681-il-costo-della-guerra-arriva-in-bolletta-attraverso-il-gas-litalia-e-tra-i-paesi-piu-esposti-deuropa"><span>per l’89% delle ore</span></a><span> dal gas fossile in questa prima parte dell’anno – in Toscana come nel nostro Paese l’avanzata delle energie rinnovabili procede col freno a mano tirato. Come se ne esce? </span></p>
<p><span>Per contribuire a dare risposta fattiva al problema, Legambiente Toscana lungo l’intera mattinata di sabato 28 marzo un </span><a href="https://www.greenreport.it/news/eventi/60875-come-sbloccare-le-rinnovabili-in-toscana-ecco-il-forum-regionale-energia-di-legambiente"><span>Forum regionale di alto livello</span></a><span> sui temi dell’energia in Palazzo Medici Riccardi (Firenze), con la media partnership di greenreport. Ne abbiamo parlato col presidente del Cigno verde toscano, Fausto Ferruzza.</span></p>
<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/forum_energia_legambiente_toscana_20226_2.jpeg" alt="forum energia legambiente toscana 20226 2" width="1600" height="1383"></p>]]> </content:encoded>
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<title>La Shenzhen Metro Group porta la ferrovia urbana in Egitto</title>
<link>https://www.eventi.news/la-shenzhen-metro-group-porta-la-ferrovia-urbana-in-egitto</link>
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<description><![CDATA[ SHENZHEN – Shenzhen Metro Group ha contribuito a un’altra pietra miliare della partnership Cina-Egitto nell’ambito della Nuova Via della Seta, inaugurando il 18 marzo il tratto A della terza fase della ferrovia urbana Zayed Ten in Egitto.
Finora, Shenzhen Metro ha già realizzato 208,4 chilometri di servizio nei suoi progetti all’estero, posizionandosi al primo posto tra le aziende del settore a livello nazionale. La ferrovia urbana Zayed Ten ha inoltre ottenuto riconoscimenti internazionali come “esempio di best practice per il trasporto sostenibile”, sottolineando il suo contributo a una mobilità più ecologica e intelligente.
Il tratto ferroviario appena inaugurato si estende per 19,2 chilometri e dispone di quattro stazioni: una a livello del suolo e tre sopraelevate. Poco prima dell&#039;apertura, il team di collaudo di Shenzhen Metro ha svolto una serie di attività critiche, tra cui test di ingombro, test a freddo della catenaria, attivazione dell’alimentazione elettrica e regolazione e verifica a caldo dei treni elettrici a unità multiple per passeggeri e merci, per un periodo di oltre un mese, consentendo al progetto di entrare in servizio come previsto.

Una mappa del percorso mostra il tracciato della ferrovia urbana Zayed Ten, che collega il Cairo con la nuova capitale amministrativa e le aree circostanti.
Costruita come prima ferrovia elettrificata d’Egitto, la ferrovia urbana Zayed Ten si estende per 68,81 chilometri e segue un tracciato a forma di Y. Attraversa cinque distretti del Cairo, collegando le principali aree della città, la nuova capitale amministrativa e diverse città satellite orientali.
La linea supporta lo sviluppo di un “corridoio economico orientale” in Egitto, fungendo al contempo da infrastruttura chiave per la prima zona industriale del paese, istituita in aree desertiche.
Una volta completata, la ferrovia dovrebbe servire 5 milioni di residenti lungo il corridoio, alleviando la congestione nel Cairo antico e migliorando l’accesso e la connettività per i passeggeri che viaggiano da e per la nuova capitale amministrativa dopo il trasferimento del governo.
Con la partenza senza intoppi del primo treno carico di passeggeri, l’inaugurazione della linea ha segnato l&#039;inizio ufficiale dell&#039;operatività del quinto progetto estero di Shenzhen Metro Group. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 07:30:07 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Shenzhen, Metro, Group, porta, ferrovia, urbana, Egitto</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/ferrovia_shenzen_egitto.jpg" alt=""></p><p><span>SHENZHEN – Shenzhen Metro Group ha contribuito a un’altra pietra miliare della partnership Cina-Egitto nell’ambito della Nuova Via della Seta, inaugurando il 18 marzo il tratto A della terza fase della ferrovia urbana Zayed Ten in Egitto.</span></p>
<p><span>Finora, Shenzhen Metro ha già realizzato 208,4 chilometri di servizio nei suoi progetti all’estero, posizionandosi al primo posto tra le aziende del settore a livello nazionale. </span><span>La ferrovia urbana Zayed Ten ha inoltre ottenuto riconoscimenti internazionali come “esempio di best practice per il trasporto sostenibile”, sottolineando il suo contributo a una mobilità più ecologica e intelligente.</span></p>
<p><span>Il tratto ferroviario appena inaugurato si estende per 19,2 chilometri e dispone di quattro stazioni: una a livello del suolo e tre sopraelevate. Poco prima dell'apertura, il team di collaudo di Shenzhen Metro ha svolto una serie di attività critiche, tra cui test di ingombro, test a freddo della catenaria, attivazione dell’alimentazione elettrica e regolazione e verifica a caldo dei treni elettrici a unità multiple per passeggeri e merci, per un periodo di oltre un mese, consentendo al progetto di entrare in servizio come previsto.</span></p>
<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/shenzen_mappa.jpg" alt="shenzen mappa" width="826" height="680"></p>
<p><em>Una mappa del percorso mostra il tracciato della ferrovia urbana Zayed Ten, che collega il Cairo con la nuova capitale amministrativa e le aree circostanti.</em></p>
<p><span>Costruita come prima ferrovia elettrificata d’Egitto, la ferrovia urbana Zayed Ten si estende per 68,81 chilometri e segue un tracciato a forma di Y. Attraversa cinque distretti del Cairo, collegando le principali aree della città, la nuova capitale amministrativa e diverse città satellite orientali.</span></p>
<p><span>La linea supporta lo sviluppo di un “corridoio economico orientale” in Egitto, fungendo al contempo da infrastruttura chiave per la prima zona industriale del paese, istituita in aree desertiche.</span></p>
<p><span>Una volta completata, la ferrovia dovrebbe servire 5 milioni di residenti lungo il corridoio, alleviando la congestione nel Cairo antico e migliorando l’accesso e la connettività per i passeggeri che viaggiano da e per la nuova capitale amministrativa dopo il trasferimento del governo.</span></p>
<p><span>Con la partenza senza intoppi del primo treno carico di passeggeri, l’inaugurazione della linea ha segnato l'inizio ufficiale dell'operatività del quinto progetto estero di Shenzhen Metro Group.</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Ambiente e salute nella Terra dei fuochi: a Chieti il bilancio a un anno dalla sentenza Cedu</title>
<link>https://www.eventi.news/ambiente-e-salute-nella-terra-dei-fuochi-a-chieti-il-bilancio-a-un-anno-dalla-sentenza-cedu</link>
<guid>https://www.eventi.news/ambiente-e-salute-nella-terra-dei-fuochi-a-chieti-il-bilancio-a-un-anno-dalla-sentenza-cedu</guid>
<description><![CDATA[ Si terrà lunedì 30 marzo 2026, presso l’Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, un importante convegno dedicato all’analisi degli interventi e delle prospettive sanitarie in uno dei territori più complessi d’Italia. 
Il Corso di Laurea in Tecnologie Eco-Sostenibili e Tossicologia Ambientale (TESTA) promuove una mattinata di studio e confronto dal titolo “Ambiente e Salute nella Terra dei Fuochi. Bilancio sugli interventi a un anno dalla Sentenza CEDU”. L’incontro, previsto dalle 11:00 alle 13:00, mira a fare il punto sulla situazione normativa, operativa e medica a seguito della storica Sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. 
L’apertura dei lavori sarà affidata alle professoresse Ivana Cacciatore (Presidente del Corso di Laurea TESTA) e Lisa Marinelli, seguite da una serie di interventi tecnici di alto profilo.
L’Ammiraglio Ispettore della Guardia Costiera Aurelio Caligiore ricorderà l’impegno per la tutela del mare, mentre l’Avv. Cinzia Pasquale (Camera Forense Ambientale) approfondirà il recente inserimento dell’Ambiente nella nostra Costituzione.
Il Ten. Col. Nino Tarantino illustrerà l’attuazione operativa degli interventi di bonifica, mentre l’Avv. Leonardo Pace traccerà l’evoluzione della normativa sui reati ambientali. 
Il ruolo delle istituzioni sul campo sarà analizzato dal Dott. Alberto Boccalatte (S.A.P.NA S.p.A.) e dall’Ing. Barbara Di Franco (Anas Campania), con un focus sulla rimozione dei rifiuti abbandonati.
La chiusura sarà affidata al Dott. Giancarlo Chiavazzo (Legambiente Campania) per le strategie a lungo termine e al Dott. Adriano Pistilli, che affronterà il delicato tema del legame tra patologie oncologiche (Epatocarcinoma) e l’eredità ambientale del passato. 
Il convegno rappresenta un momento cruciale per studenti e professionisti per comprendere come la sinergia tra enti, esperti legali e mondo accademico possa tracciare una strada concreta verso la riqualificazione di territori martoriati, ponendo la salute del cittadino al centro dell’agenda politica e scientifica. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 07:30:06 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Ambiente, salute, nella, Terra, dei, fuochi:, Chieti, bilancio, anno, dalla, sentenza, Cedu</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/chieti_30_marzo.jpg" alt=""></p><p><span>Si terrà lunedì 30 marzo 2026, presso l’Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, un importante convegno dedicato all’analisi degli interventi e delle prospettive sanitarie in uno dei territori più complessi d’Italia. </span></p>
<p><span>Il Corso di Laurea in Tecnologie Eco-Sostenibili e Tossicologia Ambientale (TESTA) promuove una mattinata di studio e confronto dal titolo “<em>Ambiente e Salute nella Terra dei Fuochi. Bilancio sugli interventi a un anno dalla Sentenza CEDU</em>”. L’incontro, previsto dalle 11:00 alle 13:00, mira a fare il punto sulla situazione normativa, operativa e medica a seguito della storica Sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. </span></p>
<p><span>L’apertura dei lavori sarà affidata alle professoresse Ivana Cacciatore (Presidente del Corso di Laurea TESTA) e Lisa Marinelli, seguite da una serie di interventi tecnici di alto profilo.</span></p>
<p><span>L’Ammiraglio Ispettore della Guardia Costiera Aurelio Caligiore ricorderà l’impegno per la tutela del mare, mentre l’Avv. Cinzia Pasquale (Camera Forense Ambientale) approfondirà il recente inserimento dell’Ambiente nella nostra Costituzione.</span></p>
<p><span>Il Ten. Col. Nino Tarantino illustrerà l’attuazione operativa degli interventi di bonifica, mentre l’Avv. </span><span>Leonardo Pace</span> <span>traccerà l’evoluzione della normativa sui reati ambientali. </span></p>
<p><span>Il ruolo delle istituzioni sul campo sarà analizzato dal Dott. Alberto Boccalatte (S.A.P.NA S.p.A.) e dall’Ing. Barbara Di Franco (Anas Campania), con un focus sulla rimozione dei rifiuti abbandonati.</span></p>
<p><span>La chiusura sarà affidata al Dott. Giancarlo Chiavazzo (Legambiente Campania) per le strategie a lungo termine e al Dott. Adriano Pistilli, che affronterà il delicato tema del legame tra patologie oncologiche (Epatocarcinoma) e l’eredità ambientale del passato. </span></p>
<p><span>Il convegno rappresenta un momento cruciale per studenti e professionisti per comprendere come la sinergia tra enti, esperti legali e mondo accademico possa tracciare una strada concreta verso la riqualificazione di territori martoriati, ponendo la salute del cittadino al centro dell’agenda politica e scientifica.</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Napoli Est, svolta per il depuratore: verso un mare balneabile entro il 2026</title>
<link>https://www.eventi.news/napoli-est-svolta-per-il-depuratore-verso-un-mare-balneabile-entro-il-2026</link>
<guid>https://www.eventi.news/napoli-est-svolta-per-il-depuratore-verso-un-mare-balneabile-entro-il-2026</guid>
<description><![CDATA[ Una giornata storica per la zona orientale della città. Si è tenuta oggi la conferenza stampa che segna l’avvio decisivo dei lavori di adeguamento funzionale del depuratore di Napoli Est, un’opera attesa da decenni e fondamentale per il rilancio ambientale della costa di San Giovanni a Teduccio.
Il Commissario Straordinario Unico per la Depurazione, Fabio Fatuzzo, ha sottolineato come l’assegnazione definitiva dei lavori - avvenuta dopo la risoluzione di lunghi contenziosi amministrativi - permetterà finalmente di superare le pesanti sanzioni della procedura d’infrazione europea. Questo intervento non è solo una vittoria ecologica, ma anche un enorme risparmio economico per lo Stato e un vantaggio diretto per quasi un milione di residenti dell’area.
L’intervento prevede l’utilizzo di tecnologie avanzate per potenziare l’impianto esistente, con l’obiettivo di restituire alla cittadinanza un mare pulito e sicuro. Ecco i dettagli principali emersi:
- balneabilità 2026: il Comune di Napoli ha confermato l’obiettivo ambizioso di rendere le acque di Napoli Est nuovamente balneabili entro l’estate del 2026;
- bonifica degli arenili: contemporaneamente ai lavori sul depuratore, procedono le operazioni di bonifica dell’ultimo lotto delle spiagge di San Giovanni a Teduccio, iniziate lo scorso gennaio;
- rifunzionalizzazione della scogliera: la Giunta ha stanziato circa 3,6 milioni di euro per il restauro della scogliera, integrando il progetto del depuratore in un più ampio piano di riqualificazione del waterfront.
“Finalmente i lavori sono partiti”, è stato il commento comune dei rappresentanti istituzionali presenti. La fine dei cantieri trasformerà quello che per anni è stato un simbolo di degrado in un modello di rigenerazione urbana. Con le ruspe già in azione per la fase finale della bonifica, la zona orientale si prepara a riconnettersi definitivamente con il proprio mare. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 07:30:05 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Napoli, Est, svolta, per, depuratore:, verso, mare, balneabile, entro, 2026</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/depuratore_napoli_conf_stampa.jpg" alt=""></p><p><span>Una giornata storica per la zona orientale della città. Si è tenuta oggi la conferenza stampa che segna l’avvio decisivo dei lavori di adeguamento funzionale del depuratore di Napoli Est, un’opera attesa da decenni e fondamentale per il rilancio ambientale della costa di San Giovanni a Teduccio.</span></p>
<p><span>Il Commissario Straordinario Unico per la Depurazione, Fabio Fatuzzo, ha sottolineato come l’assegnazione definitiva dei lavori - avvenuta dopo la risoluzione di lunghi contenziosi amministrativi - permetterà finalmente di superare le pesanti sanzioni della procedura d’infrazione europea. Questo intervento non è solo una vittoria ecologica, ma anche un enorme risparmio economico per lo Stato e un vantaggio diretto per quasi un milione di residenti dell’area.</span></p>
<p><span>L’intervento prevede l’utilizzo di tecnologie avanzate per potenziare l’impianto esistente, con l’obiettivo di restituire alla cittadinanza un mare pulito e sicuro. Ecco i dettagli principali emersi:</span></p>
<p><span>- balneabilità 2026: il Comune di Napoli ha confermato l’obiettivo ambizioso di rendere le acque di Napoli Est nuovamente balneabili entro l’estate del 2026;</span></p>
<p><span>- bonifica degli arenili: contemporaneamente ai lavori sul depuratore, procedono le operazioni di bonifica dell’ultimo lotto delle spiagge di San Giovanni a Teduccio, iniziate lo scorso gennaio;</span></p>
<p><span>- rifunzionalizzazione della scogliera: la Giunta ha stanziato circa 3,6 milioni di euro per il restauro della scogliera, integrando il progetto del depuratore in un più ampio piano di riqualificazione del waterfront.</span></p>
<p>“Finalmente i lavori sono partiti”, è stato il commento comune dei rappresentanti istituzionali presenti. La fine dei cantieri trasformerà quello che per anni è stato un simbolo di degrado in un modello di rigenerazione urbana. Con le ruspe già in azione per la fase finale della bonifica, la zona orientale si prepara a riconnettersi definitivamente con il proprio mare.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>La competizione tra Usa, Russia e Cina sta portando a una nuova geopolitica nel Golfo Persico</title>
<link>https://www.eventi.news/la-competizione-tra-usa-russia-e-cina-sta-portando-a-una-nuova-geopolitica-nel-golfo-persico</link>
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<description><![CDATA[ Lo si sapeva già, ma le ultime settimane del conflitto innescato dall’asse Israele-Usa l’ha confermato in pieno: il Golfo Persico è rimasta una delle regioni del pianeta più strategicamente importanti, a causa dell’enorme concentrazione di risorse energetiche da fonti fossili (petrolio e gas naturale), della convergenza di flussi di traffico marittimo fondamentali per lo shipping, oltre che della posizione centrale occupata nelle dinamiche di geopolitiche, che interessano potenze quali Usa, Russia e Cina.
Gli Stati Uniti hanno avuto un ruolo fondamentale in quell’area, mantenendo costantemente la propria presenza militare, alla quale non è mancato l’appoggio degli Emirati del Golfo oltre all’architettura geo-strategica con Israele; questa impostazione di politica internazionale è ad un tempo strategica e funzionale al sostegno dell’economia legata al trasporto delle materie prime per la produzione energetica oltre a costituire una forte deterrenza militare esercitata sull’intera area geografica. Non possiamo non considerare il fatto che tramite la realizzazione di un complesso intreccio di basi logistico-militari, indispensabili a mantenere l’asset ad un livello elevato di reattività bellica, Washington abbia potuto esercitare (e mantenere) un’influenza altamente incisiva per la sicurezza del Golfo Persico, ovviamente senza trascurare l’esercizio stabile sul controllo delle principali rotte energetiche mondiali.
La crescente ascesa della Cina, diventata potenza economica di rilievo mondiale e il ritorno della Russia nell’area del Golfo stanno però erodendo gli equilibri regionali; nuove e più incisive iniziative diplomatiche, partnership economiche e una sempre più marcata cooperazione militare coi diversi Regni dell’area, operate da Mosca e Pechino, stanno disegnando una nuova cornice strategica, che si rivela sempre più complessa da interpretare sia per Washington che per Tel Aviv.
La situazione venutasi a determinare nel Golfo Persico è simile a quanto accaduto già in altre aree strategiche – il Mar Nero e il Mar Baltico –, dove abbiamo potuto osservare che l’espansione della Nato e il rafforzamento delle infrastrutture militari dell’Occidentali hanno rappresentato (e rappresentano) un’evidente sfida per la sicurezza militare della Russia; in maniera speculare, quindi, potremmo affacciare l’ipotesi che la massiccia presenza di Russia e Cina nel Golfo Persico contribuirà alla trasformazione della regione in un teatro di competizione geopolitica di enorme importanza.
Vale la pena ricordare che dalla fine della Seconda guerra mondiale e, soprattutto, dopo la fine della guerra fredda, gli Stati Uniti hanno considerato il Golfo Persico una regione di importanza vitale per la sicurezza nazionale e per la stabilità dell’economica globale; l’enorme concentrazione di riserve petrolifere esistenti in Paesi come Arabia Saudita, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti colloca l’intera area in una posizione nevralgica dell’intero sistema energetico internazionale.
Non a caso, infatti, Washington ha costruito nel tempo un’ampia rete di basi militari e installazioni navali, oltre ad aver firmato accordi con numerosi Stati della Penisola arabica; in particolare, la “Quinta Flotta della Marina” statunitense, con base nel Bahrain, rappresenta uno degli strumenti principali attraverso cui gli Stati Uniti assicurano la sicurezza delle rotte marittime e la protezione delle infrastrutture energetiche.
Nel corso della presente disamina, ricordiamo anche che Israele ha avuto un ruolo assai importante nella costruzione della strategia regionale americana; il legame profondo tra Washington e Tel Aviv ha, inoltre, contribuito a orientare una larga parte della politica statunitense in Medio Oriente, creando in tal modo una convergenza di interessi nella gestione delle principali crisi regionali. Diamo atto che per molti decenni questo sistema di alleanze ha funzionato dal punto di vista statunitense, consentendo agli Usa di esercitare una forte influenza sugli equilibri geopolitici nell’area del Golfo Persico.
Mentre speriamo ardentemente che questo tragico ed inutile conflitto scatenato dell’asse Usa-Israele cessi prima possibile, è già chiaro che oltre alle macerie vere delle devastazioni prodotte dalla guerra, resteranno altre e più pesanti macerie sul piano della geopolitica di quella regione: Cina e Russia stanno già ampliando la propria presenza diplomatica, economica e strategica in molte regioni del mondo, inclusa l’area mediorientale. Il Golfo Persico costituisce ancora uno degli spazi in cui questa trasformazione è più evidente e dopo la guerra quest’evidenza sarà destinata ad accrescersi.  ]]></description>
<enclosure url="https://www.greenreport.it/images/news/iran_Depositphotos_16844077_L.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 07:30:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>competizione, tra, Usa, Russia, Cina, sta, portando, una, nuova, geopolitica, nel, Golfo, Persico</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/iran_Depositphotos_16844077_L.jpg" alt="" width="1920" height="1285" loading="lazy"></p><p><span>Lo si sapeva già, ma le ultime settimane del conflitto innescato dall’asse Israele-Usa l’ha confermato in pieno: il Golfo Persico è rimasta una delle regioni del pianeta più strategicamente importanti, a causa dell’enorme concentrazione di risorse energetiche da fonti fossili (petrolio e gas naturale), della convergenza di flussi di traffico marittimo fondamentali per lo shipping, oltre che della posizione centrale occupata nelle dinamiche di geopolitiche, che interessano potenze quali Usa, Russia e Cina.</span></p>
<p><span>Gli Stati Uniti hanno avuto un ruolo fondamentale in quell’area, mantenendo costantemente la propria presenza militare, alla quale non è mancato l’appoggio degli Emirati del Golfo oltre all’architettura geo-strategica con Israele; questa impostazione di politica internazionale è ad un tempo strategica e funzionale al sostegno dell’economia legata al trasporto delle materie prime per la produzione energetica oltre a costituire una forte deterrenza militare esercitata sull’intera area geografica. Non possiamo non considerare il fatto che tramite la realizzazione di un complesso intreccio di basi logistico-militari, indispensabili a mantenere l’asset ad un livello elevato di reattività bellica, Washington abbia potuto esercitare (e mantenere) un’influenza altamente incisiva per la sicurezza del Golfo Persico, ovviamente senza trascurare l’esercizio stabile sul controllo delle principali rotte energetiche mondiali.</span></p>
<p><span>La crescente ascesa della Cina, diventata potenza economica di rilievo mondiale e il ritorno della Russia nell’area del Golfo stanno però erodendo gli equilibri regionali; nuove e più incisive iniziative diplomatiche, partnership economiche e una sempre più marcata cooperazione militare coi diversi Regni dell’area, operate da Mosca e Pechino, stanno disegnando una nuova cornice strategica, che si rivela sempre più complessa da interpretare sia per Washington che per Tel Aviv.</span></p>
<p><span>La situazione venutasi a determinare nel Golfo Persico è simile a quanto accaduto già in altre aree strategiche – il Mar Nero e il Mar Baltico –, dove abbiamo potuto osservare che l’espansione della Nato e il rafforzamento delle infrastrutture militari dell’Occidentali hanno rappresentato (e rappresentano) un’evidente sfida per la sicurezza militare della Russia; in maniera speculare, quindi, potremmo affacciare l’ipotesi che la massiccia presenza di Russia e Cina nel Golfo Persico contribuirà alla trasformazione della regione in un teatro di competizione geopolitica di enorme importanza.</span></p>
<p><span>Vale la pena ricordare che dalla fine della Seconda guerra mondiale e, soprattutto, dopo la fine della guerra fredda, gli Stati Uniti hanno considerato il Golfo Persico una regione di importanza vitale per la sicurezza nazionale e per la stabilità dell’economica globale; l’enorme concentrazione di riserve petrolifere esistenti in Paesi come Arabia Saudita, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti colloca l’intera area in una posizione nevralgica dell’intero sistema energetico internazionale.</span></p>
<p><span>Non a caso, infatti, Washington ha costruito nel tempo un’ampia rete di basi militari e installazioni navali, oltre ad aver firmato accordi con numerosi Stati della Penisola arabica; in particolare, la “Quinta Flotta della Marina” statunitense, con base nel Bahrain, rappresenta uno degli strumenti principali attraverso cui gli Stati Uniti assicurano la sicurezza delle rotte marittime e la protezione delle infrastrutture energetiche.</span></p>
<p><span>Nel corso della presente disamina, ricordiamo anche che Israele ha avuto un ruolo assai importante nella costruzione della strategia regionale americana; il legame profondo tra Washington e Tel Aviv ha, inoltre, contribuito a orientare una larga parte della politica statunitense in Medio Oriente, creando in tal modo una convergenza di interessi nella gestione delle principali crisi regionali. Diamo atto che per molti decenni questo sistema di alleanze ha funzionato dal punto di vista statunitense, consentendo agli Usa di esercitare una forte influenza sugli equilibri geopolitici nell’area del Golfo Persico.</span></p>
<p><span>Mentre speriamo ardentemente che questo tragico ed inutile conflitto scatenato dell’asse Usa-Israele cessi prima possibile, è già chiaro che oltre alle macerie vere delle devastazioni prodotte dalla guerra, resteranno altre e più pesanti macerie sul piano della geopolitica di quella regione: Cina e Russia stanno già ampliando la propria presenza diplomatica, economica e strategica in molte regioni del mondo, inclusa l’area mediorientale. Il Golfo Persico costituisce ancora uno degli spazi in cui questa trasformazione è più evidente e dopo la guerra quest’evidenza sarà destinata ad accrescersi. </span></p>]]> </content:encoded>
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<title>POPULUS: arte e scienza per raccontare il fiume Po</title>
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<description><![CDATA[ TRA APRILE E MAGGIO 2026, IL FIUME PO SI TRASFORMA IN UN LABORATORIO CULTURALE CON IL PROGETTO POPULUS. UN PERCORSO TRA ARTE CONTEMPORANEA E RICERCA SCIENTIFICA COINVOLGE TERRITORI E COMUNITÀ PER RACCONTARE CRISI CLIMATICA E BIODIVERSITÀ, STIMOLANDO CONSAPEVOLEZZA AMBIENTALE E NUOVE FORME DI PARTECIPAZIONE PUBBLICA Un progetto tra arte, scienza e territorio Dal 1° aprile […]
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<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 06:30:10 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>TRA APRILE E MAGGIO 2026, IL FIUME PO SI TRASFORMA IN UN LABORATORIO CULTURALE CON IL PROGETTO POPULUS. UN PERCORSO TRA ARTE CONTEMPORANEA E RICERCA SCIENTIFICA COINVOLGE TERRITORI E COMUNITÀ PER RACCONTARE CRISI CLIMATICA E BIODIVERSITÀ, STIMOLANDO CONSAPEVOLEZZA AMBIENTALE E NUOVE FORME DI PARTECIPAZIONE PUBBLICA Un progetto tra arte, scienza e territorio Dal 1° aprile […]</p>
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<title>Earth Hour 2026: si spengono le luci per il futuro del Pianeta</title>
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<description><![CDATA[ SABATO 28 MARZO 2026, ALLE ORE 20:30 TORNA EARTH HOUR, LA PIÙ GRANDE MOBILITAZIONE GLOBALE DEDICATA AL CLIMA E ALLA TUTELA DELLA NATURA. L’INIZIATIVA, PROMOSSA DAL WWF, CELEBRA QUEST’ANNO LA SUA 20ª EDIZIONE Per un’ora, monumenti, edifici pubblici e simboli delle città in tutto il mondo resteranno al buio. Un gesto simbolico ma potente, che […]
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<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 06:30:09 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>SABATO 28 MARZO 2026, ALLE ORE 20:30 TORNA EARTH HOUR, LA PIÙ GRANDE MOBILITAZIONE GLOBALE DEDICATA AL CLIMA E ALLA TUTELA DELLA NATURA. L’INIZIATIVA, PROMOSSA DAL WWF, CELEBRA QUEST’ANNO LA SUA 20ª EDIZIONE Per un’ora, monumenti, edifici pubblici e simboli delle città in tutto il mondo resteranno al buio. Un gesto simbolico ma potente, che […]</p>
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<title>Accumuli, ARERA approva la progressione di Terna. 16 GWh per l’asta 2029</title>
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<description><![CDATA[ L’Autorità conferma la progressione temporale del fabbisogno di capacità di stoccaggio elettrico proposta da Terna. Determinato il target dell’asta MACSE per il 2029, pari a 16 GWh.
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<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 06:30:08 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>L’Autorità conferma la progressione temporale del fabbisogno di capacità di stoccaggio elettrico proposta da Terna. Determinato il target dell’asta MACSE per il 2029, pari a 16 GWh.</p>
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<title>LONGi presenta il nuovo modulo anti&#45;riflesso certificato TÜV per progetti fotovoltaici in aree sensibili</title>
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<description><![CDATA[ Il nuovo modulo Hi-MO X10 Guardian Anti-Glare Pro di LONGi combina un vetro micro-strutturato con l&#039;architettura delle celle Back Contact
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<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 06:30:08 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il nuovo modulo Hi-MO X10 Guardian Anti-Glare Pro di LONGi combina un vetro micro-strutturato con l'architettura delle celle Back Contact</p>
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<title>Energia, l’allarme IEA: filiere concentrate e vulnerabili agli shock</title>
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<description><![CDATA[ La concentrazione geografica delle filiere energetiche espone il sistema industriale globale a shock con impatti economici rilevanti.
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<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 06:30:07 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>La concentrazione geografica delle filiere energetiche espone il sistema industriale globale a shock con impatti economici rilevanti.</p>
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<title>Emissioni da pneumatici e freni: microplastiche e metalli pesanti in strada</title>
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<description><![CDATA[ Uno studio internazionale analizza la diffusione di microplastiche e metalli pesanti lungo le arterie autostradali attraverso il biomonitoraggio con i licheni
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<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 06:30:06 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Uno studio internazionale analizza la diffusione di microplastiche e metalli pesanti lungo le arterie autostradali attraverso il biomonitoraggio con i licheni</p>
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<title>Bonus Casa 2026: detraibili al 50% anche fotovoltaico e accumulo</title>
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<description><![CDATA[ Le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate per accedere alla detrazione del 50 per cento su accumulo e impianti fotovoltaici
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<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 06:30:06 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate per accedere alla detrazione del 50 per cento su accumulo e impianti fotovoltaici</p>
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<title>Pische (GoodWe): verso un ecosistema smart tra accumulo e autoconsumo</title>
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<description><![CDATA[ Rinnovabili ha intervistato il Territory Manager South Eastern Europe di GoodWe, Valter Pische, in occasione di KEY 2026
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<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 06:30:05 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Rinnovabili ha intervistato il Territory Manager South Eastern Europe di GoodWe, Valter Pische, in occasione di KEY 2026</p>
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<title>Intelligenza artificiale previene gli incidenti stradali: ecco come è possibile</title>
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<description><![CDATA[ Quali sono le caratteristiche personali che l&#039;IA valuta come fattori di rischio per l&#039;incidentalità stradale?
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<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 06:30:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Intelligenza, artificiale, previene, gli, incidenti, stradali:, ecco, come, possibile</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Quali sono le caratteristiche personali che l'IA valuta come fattori di rischio per l'incidentalità stradale?</p>
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<title>FVG: contro crisi energia bando per il fotovoltaico aziendale</title>
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<description><![CDATA[ Ass. Bini: “A breve partirà il terzo bando per il fotovoltaico destinato alle imprese, con una dotazione di 10 milioni di euro”
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<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 06:30:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Ass. Bini: “A breve partirà il terzo bando per il fotovoltaico destinato alle imprese, con una dotazione di 10 milioni di euro”</p>
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<title>La settimana normativa: teledistacco, PAUR, decreto biometano</title>
<link>https://www.eventi.news/la-settimana-normativa-teledistacco-paur-decreto-biometano</link>
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<description><![CDATA[ Dalle nuove linee del Consiglio di Stato sul frazionamento artato nell&#039;eolico al rigore del TAR Catania sul PAUR, fino al nodo teledistacco e alle prospettive per il biometano: l’analisi delle ultime evoluzioni tra giurisprudenza e nuovi decreti.
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<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 06:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Dalle nuove linee del Consiglio di Stato sul frazionamento artato nell'eolico al rigore del TAR Catania sul PAUR, fino al nodo teledistacco e alle prospettive per il biometano: l’analisi delle ultime evoluzioni tra giurisprudenza e nuovi decreti.</p>
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<title>Guerra in Iran: gli effetti sull’offerta petrolchimica, prezzi della plastica in salita</title>
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<description><![CDATA[ Attraverso lo Stretto di Hormuz transitano ogni anno prodotti petrolchimici per un valore stimato tra i 20 e i 25 miliardi di dollari.
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<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 06:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Guerra, Iran:, gli, effetti, sull’offerta, petrolchimica, prezzi, della, plastica, salita</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Attraverso lo Stretto di Hormuz transitano ogni anno prodotti petrolchimici per un valore stimato tra i 20 e i 25 miliardi di dollari.</p>
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<title>Megattera arenata nel Baltico: escavatori al lavoro per aprirle un canale verso il mare aperto</title>
<link>https://www.eventi.news/megattera-arenata-nel-baltico-escavatori-al-lavoro-per-aprirle-un-canale-verso-il-mare-aperto</link>
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<description><![CDATA[ Da tre giorni in acque basse vicino Lubecca. Draghe al lavoro per riportarla al largo. Il biologo che l&#039;ha avvicinata: “Ha reagito al contatto” ]]></description>
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<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 23:00:10 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[Da tre giorni in acque basse vicino Lubecca. Draghe al lavoro per riportarla al largo. Il biologo che l'ha avvicinata: “Ha reagito al contatto”]]> </content:encoded>
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<title>Le previsioni del tempo per venerdì 27 marzo</title>
<link>https://www.eventi.news/le-previsioni-del-tempo-per-venerdi-27-marzo</link>
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<description><![CDATA[ Che tempo farà oggi in Italia ]]></description>
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<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 23:00:10 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>previsioni, del, tempo, per, venerdì, marzo</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[Che tempo farà oggi in Italia]]> </content:encoded>
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<title>Cani: le 10 razze più diffuse in Italia</title>
<link>https://www.eventi.news/cani-le-10-razze-piu-diffuse-in-italia</link>
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<description><![CDATA[ L&#039;anagrafe canina italiana conta oggi oltre 13 milioni di esemplari, ma tra i cani di razza iscritti ai libri genealogici, c&#039;è una netta preferenza per cani da compagnia e retriever. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 20:00:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Cani:, razze, più, diffuse, Italia</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[Nel 2025 l'Enci (Ente cinofilo italiano) ha pubblicato i dati sulla diffusione delle diverse razze canine nel nostro Paese. Si tratta ovviamente di dati non rappresentativi dell'intera popolazione di cani in Italia (circa 10,3 milioni), ma che danno un'idea di quali razze le famiglie italiane scelgano più di frequente. La personalità di un cane, comunque, non dipende soltanto dalla razza. Ecco perché un amico a quattro zampe dovrebbe sempre essere scelto su base individuale.. Setter inglese. Con quasi 17.500 nuovi nati nel 2025 è da sempre una delle razze più amate. È un cane di punta, il cui destino è scritto nel nome, che deriva da "to set" (puntare). Venne selezionato per la sua attitudine ad acquattarsi e a strisciare di nascosto verso la preda.. Pastore tedesco. Con quasi 13.200 nuovi nati nel 2025 il pastore tedesco è uno dei cani più acquistati negli allevamenti del nostro Paese. Nasce come cane da pastore, ma oggi è utilizzato per una grande varietà di compiti: è perfetto come cane da guardia, protezione, servizio o accompagnamento non vedenti.. Labrador retriever. È un retriever, dunque un cane da riporto, meglio noto come Labrador. Per il suo carettere giocherellone, è consigliato alle famiglie con bambini. Ha una grande passione per l'acqua.. Golden retrivier. È un capo da riporto come il labrador, adatto a famiglie con bambini. Socievole e paziente, è amichevole anche con gli estranei: dunque è sconsigliato come cane da guardia.. Boxer. Come il Rottweiler è un molosso selezionato nella Germania dei primi del Novecento. È un cane da difesa o da lavoro, che può anche fare da guida ai non vedenti. Affettuoso, leale e socievole, è considerato adatto ai bambini. Attenzione però è anche un cane estremamente esuberante.. Cane corso. È un molosso selezionato già nell'antica Grecia come cane da combattimento. Discendente diretto dell'antico canis pugnax romano, il suo nome non deriva dalla Corsica, ma dal latino "cohors", che significa protettore, guardiano della coorte, un'unità militare dell'esercito romano. È leale e si affeziona al padrone, perfetto come cane da guardia, perché territoriale e diffidente verso gli estranei.. Jack Russel. È un terrier, quindi un cane da caccia. Le sue origini risalgono all'epoca vittoriana, grazie al reverendo John (Jack) Russell, veniva utilizzato per cacciare le volpi. Il che spiega la sua taglia relativamente ridotta rispetto ad altri cani da caccia. È un tipo testardo e bisognoso di molta attività fisica.. American Staffordshire Terrier. Come il Jack Russell, anche l'American Staffordshire o Amstaff, è un terrier. La sua origine è più brutale ancora di quella del Jack Russell: è una razza selezionata per il combattimento tra cani. Essendo un discendente di cani selezionati per il combattimento (storia ormai superata dalla selezione moderna), può mostrare reattività verso altri cani dello stesso sesso. Parente stretto del pitbull, è però meno aggressivo e ama giocare e passeggiare.. Rottweiler. È un cane molosso selezionato soprattutto come cane da guardia di case e cortili. È molto protettivo nei confronti della famiglia: guai a chi si avvicina con cattive intenzioni. Se ben educato può essere molto collaborativo, affettuoso e socievole. Originario della città tedesca di Rottweil, era anticamente conosciuto come "cane da macellaio", poiché veniva utilizzato per custodire il bestiame e proteggere i commercianti durante i loro spostamenti.. Chihuahua. Fa parte della categoria dei cosiddetti "cani da grembo" che fanno compagnia, tra i quali è il più popolare. È la razza canina più piccola al mondo, ed è anche tra le più vivaci e sveglie. Prende il nome dallo Stato messicano di Chihuahua, dove fu scoperto verso la metà del XIX secolo, sebbene le sue origini affondino nelle civiltà Tolteca e Azteca..]]> </content:encoded>
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<title>Mustiolo, il mammifero che sfida la fisica</title>
<link>https://www.eventi.news/mustiolo-il-mammifero-che-sfida-la-fisica</link>
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<description><![CDATA[ Pesa meno di una carta da gioco e il suo cuore batte 1500 volte al minuto. Scopri il mustiolo, il minuscolo cacciatore che vive al limite estremo della biologia. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 20:00:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Mustiolo, mammifero, che, sfida, fisica</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[Esiste un limite fisico a quanto può essere piccolo un mammifero, e il mustiolo (Suncus etruscus) è praticamente quel limite. Con un peso medio di appena 1,8 grammi — meno di una singola carta da gioco o di una moneta da un centesimo — questo minuscolo insettivoro è il mammifero più piccolo al mondo per massa. Il più leggero, insomma. Ma vivere con questi numeri non è una passeggiata: è una lotta disperata contro le leggi della termodinamica.
La "maledizione" delle dimensioni
Il motivo per cui non esistono mammiferi grandi come formiche risiede nella legge del cubo-quadrato. In parole povere: quando un animale rimpicciolisce, il suo volume (che produce calore) diminuisce molto più velocemente della sua superficie cutanea (da cui il calore viene disperso).. Il Mustiolo ha una superficie esterna enorme rispetto al suo corpo minuscolo. Questo significa che perde calore a una velocità spaventosa. Per non morire letteralmente congelato, deve mantenere un metabolismo ai limiti dell'impossibile. È l'opposto del problema di Godzilla: se il mostro cinematografico morirebbe per l'impossibilità di dissipare calore, il Mustiolo rischia costantemente l'assideramento.
Un cuore a 1.500 battiti al minuto
Se provassimo ad ascoltare il cuore di un mustiolo con uno stetoscopio, non sentiremmo i classici rintocchi, ma un ronzio continuo. Il suo cuore batte infatti fino a 25 volte al secondo (1.500 battiti al minuto). Anche la respirazione è frenetica: consuma circa 250 volte più ossigeno per chilogrammo di peso rispetto a un essere umano.. Questa attività frenetica richiede un rifornimento costante. Il mustiolo deve mangiare fino a 25 volte al giorno, arrivando a consumare quotidianamente una quantità di cibo superiore al suo stesso peso corporeo. La sua è una corsa contro il tempo: se resta senza cibo per sole quattro ore, muore di fame.
Torpore: il trucco per sopravvivere
Per gestire i momenti di carenza alimentare o di freddo eccessivo, questo animale ha sviluppato una strategia estrema: il torpore. Entra in una sorta di mini-letargo temporaneo, abbassando drasticamente la temperatura corporea e il ritmo cardiaco per risparmiare energia. È una vita vissuta costantemente sul filo del rasoio.
Secondo il paleontologo Paul David Polly dell'Indiana University, siamo vicini al minimo fisiologico assoluto: sotto la soglia di 1,3 grammi (il peso, secondo alcune ipotesi, del Batodonoides, un parente estinto), un mammifero non riuscirebbe più a raccogliere cibo abbastanza velocemente da compensare la perdita di calore. Il mustiolo non è solo un animale curioso; è un miracolo dell'ingegneria biologica che sfida la matematica della natura..]]> </content:encoded>
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<title>Epatite A e mitili in Campania: quando il clima mette a rischio la sicurezza alimentare</title>
<link>https://www.eventi.news/epatite-a-e-mitili-in-campania-quando-il-clima-mette-a-rischio-la-sicurezza-alimentare</link>
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<description><![CDATA[ Oltre 180 casi di epatite A in Campania a marzo 2026, legati al consumo di mitili crudi. Cause, meccanismi di contaminazione, ipotesi climatica e consigli delle autorità sanitarie Un focolaio virale che in poche settimane ha superato i 180 casi e interessato cinque province campane non è solo un’emergenza sanitaria locale. È, più probabilmente, la […]
L&#039;articolo Epatite A e mitili in Campania: quando il clima mette a rischio la sicurezza alimentare è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 12:30:22 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Epatite, mitili, Campania:, quando, clima, mette, rischio, sicurezza, alimentare</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/26/epatite-a-campania-clima-sicurezza-alimentare/" title="Epatite A e mitili in Campania: quando il clima mette a rischio la sicurezza alimentare" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_cozze.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="cozze crude" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_cozze.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_cozze-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_cozze-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_cozze-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Oltre 180 casi di epatite A in Campania a marzo 2026, legati al consumo di mitili crudi. Cause, meccanismi di contaminazione, ipotesi climatica e consigli delle autorità sanitarie</em></p>
<p>Un <strong>focolaio virale</strong> che in poche settimane ha superato i 180 casi e interessato cinque province campane non è solo un’emergenza sanitaria locale.</p>
<p>È, più probabilmente, la <strong>manifestazione di una vulnerabilità strutturale</strong>: quella di infrastrutture idrauliche e sistemi di monitoraggio delle acque costiere non progettati per rispondere alla crescente intensità degli <a href="https://www.greenplanner.it/crisi-climatica-cause-impatti/" target="_blank" rel="noopener"><strong>eventi meteorologici estremi</strong></a>.</p>
<h2>Il focolaio: dati, geografia, dimensioni</h2>
<p>Dall’inizio del 2026, <strong>la Campania registra un’impennata di casi di epatite A</strong> senza precedenti recenti. Secondo i dati della <strong>Regione Campania</strong> aggiornati al 18 marzo, i casi confermati erano già 133; al 21 marzo la soglia aveva superato i 180, con 73 pazienti ricoverati nel solo mese di marzo all’Ospedale Cotugno di Napoli, presidio di riferimento regionale per le malattie infettive.</p>
<p>I dati del <strong>Dipartimento di Prevenzione della Asl Napoli 1 Centro</strong> indicano una diffusione del virus dieci volte superiore alla media dell’ultimo decennio: da 3 casi a gennaio a 43 nei soli primi diciannove giorni di marzo.</p>
<p>Il focolaio non è rimasto circoscritto all’area napoletana: al 25 marzo risultavano coinvolte tutte e cinque le province campane – con circa 50 casi nel Casertano (picco a Sessa Aurunca), 25 nel Salernitano e una decina rispettivamente ad Avellino e Benevento.</p>
<p>L’<strong>origine del contagio iniziale</strong> è stata individuata dall’<strong>Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno</strong> nella zona dei <strong>Campi Flegrei</strong>: su 142 campionamenti effettuati nelle acque marine dell’area, 8 prelievi sono risultati positivi al <strong>virus Hav</strong> – 7 su cozze e uno su ostriche, con lotti provenienti dai siti di Nisida, Bacoli e Varcaturo.</p>
<p>Come ha precisato il direttore generale dell’Istituto, <strong>Giuseppe Iovane</strong>, dopo il blocco degli allevamenti e dei lotti contaminati, il contagio ha assunto anche <strong>caratteristiche di trasmissione interumana</strong>, complicando il tracciamento epidemiologico.</p>
<p>Le autorità sanitarie regionali e il <strong>Comune di Napoli</strong> hanno risposto con misure urgenti: ordinanza del <strong>sindaco Gaetano Manfredi</strong> di divieto assoluto di somministrazione di frutti di mare crudi in tutti gli esercizi pubblici (sanzioni fino a 20.000 euro), rafforzamento dei controlli sull’intera filiera dei molluschi bivalvi, potenziamento della campagna vaccinale e convocazione da parte del prefetto del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.</p>
<p>Il caso clinico più grave registrato alla data del 21 marzo riguardava un paziente di 46 anni trasferito in regime d’urgenza all’ospedale Cardarelli per rischio di trapianto epatico.</p>
<h2>La catena causale: bioacumulazione, fognature e piogge intense</h2>
<p>I <strong>molluschi bivalvi</strong> – cozze, vongole, ostriche – sono organismi filtratori: per nutrirsi pompano grandi quantità d’acqua marina attraverso i loro tessuti, trattenendo sia i nutrienti sia, in condizioni di contaminazione, i patogeni presenti nell’ambiente circostante.</p>
<p>Il <strong>virus Hav</strong>, agente eziologico dell’<strong>epatite A</strong>, appartiene alla famiglia dei <strong>Picornaviridae</strong>: è un virus enterico a Rna, stabile nell’ambiente, resistente alle basse temperature e scarsamente eliminabile dai processi di depurazione industriale standard.</p>
<p>Come ha chiarito <strong>Giovanni Rezza</strong>, professore all’<strong>Università Vita-Salute San Raffaele</strong>, i molluschi sono di fatto “<em>concentratori di microbi e batteri</em>“: il meccanismo di bioacumulazione fa sì che lotti regolarmente certificati e commercializzati possano contenere cariche virali significative se provenienti da zone di allevamento esposte a contaminazione fecale delle acque.</p>
<p>Il <strong>processo di depurazione</strong> a cui i molluschi sono sottoposti prima dell’immissione al commercio abbatte efficacemente la carica batterica, ma <strong>non è progettato per eliminare i virus enterici</strong>.</p>
<p>Questo significa che la <strong>sicurezza del prodotto dipende in misura determinante dalla qualità delle acque di allevamento</strong> – dunque dalla <strong>tenuta delle reti fognarie costiere</strong>.</p>
<p>La <strong>Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali</strong> (Simit) ha ipotizzato un <strong>legame tra il focolaio e le ingenti precipitazioni invernali dei mesi precedenti</strong>, che potrebbero aver provocato <strong>fenomeni di overflow fognario</strong> nelle aree marine dei Campi Flegrei.</p>
<p>Pur restando ancora nel campo delle ipotesi, lo scenario è plausibile, supportato da una letteratura scientifica consolidata: secondo una revisione pubblicata dal <strong>portale Infezioni Obiettivo Zero</strong> (Carducci, Verani, 2013), gli <strong>eventi meteorologici estremi</strong> come piogge intense possono causare l’<strong>aumento della concentrazione di agenti patogeni</strong> a seguito dello straripamento dei reflui negli impianti di depurazione, con conseguente contaminazione delle acque superficiali.</p>
<p>I <strong>virus enterici</strong> – tra cui esplicitamente il virus dell’epatite A – sono indicati come i <strong>principali microrganismi associati a tale dinamica</strong>, in virtù della loro maggiore resistenza ai trattamenti depurativi rispetto ai batteri.</p>
<p>Il contesto geografico aggrava il quadro: il <a href="https://www.greenplanner.it/2026/02/20/mediterraneo-piogge-estreme-intelligenza-artificiale/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Mediterraneo si riscalda a una velocità tre volte superiore alla media</strong></a> globale degli oceani (fonte Enea), mentre il <strong>bacino campano-flegreo</strong> combina un’urbanizzazione costiera densa, infrastrutture fognarie datate e un’acquacoltura intensiva in acque ristrette.</p>
<p>La stessa area ha già registrato <strong>episodi di stress termico marino</strong> significativi negli ultimi due decenni.</p>
<h2>Un problema strutturale, non solo contingente</h2>
<p>È necessario <strong>distinguere tra vittime del focolaio e responsabili della vulnerabilità</strong> che lo ha reso possibile. I <strong>produttori di mitili</strong> dell’area flegrea – come ha esplicitamente riconosciuto l’Istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno – <strong>sono anch’essi colpiti da una contaminazione che si è originata a monte della loro attività</strong>, nelle acque in cui operano.</p>
<p>Il <strong>blocco degli allevamenti</strong> rappresenta una <strong>misura sanitaria necessaria</strong>, ma <strong>non rimuove le cause strutturali</strong>.</p>
<p>La letteratura scientifica sul <a href="https://www.greenplanner.it/2025/10/30/caldo-malattie-disuguaglianze-cambiamento-climatico/" target="_blank" rel="noopener"><strong>nesso tra cambiamento climatico e malattie infettive idrotrasmesse</strong></a> è ampia. Una revisione sistematica condotta da ricercatori dell’<strong>Università delle Hawaii</strong> ha documentato che oltre il 58% delle malattie da agenti patogeni noti – tra cui esplicitamente l’epatite – può essere aggravato dai rischi climatici.</p>
<p>Il <strong>Mediterraneo</strong>, riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale come uno dei principali <a href="https://www.greenplanner.it/2021/11/09/acqua-italia-hotspot-gravi-conseguenze/" target="_blank" rel="noopener"><strong>hotspot climatici globali</strong></a>, è esposto in modo particolare all’aumento della frequenza e dell’intensità delle precipitazioni estreme: fenomeni che il <strong>climatologo Antonello Pasini del Cnr</strong> descrive come conseguenza diretta del maggiore contenuto di vapore acqueo nell’atmosfera, a sua volta prodotto dal riscaldamento dei mari.</p>
<p>La risposta strutturale al problema richiede tre linee parallele di intervento:</p>
<ol>
<li>l’adeguamento delle reti fognarie costiere per prevenire gli overflow in caso di eventi estremi</li>
<li>il potenziamento del monitoraggio virologico delle acque di allevamento – oggi prevalentemente orientato a parametri batterici – con inclusione sistematica dei virus enterici</li>
<li>l’estensione della copertura vaccinale anti-Hav, che in Italia rimane bassa nelle fasce adulte della popolazione. La vaccinazione post-esposizione, se somministrata entro 14 giorni dal possibile contagio, può ridurre la gravità della malattia o prevenirne lo sviluppo in soggetti non immunizzati</li>
</ol>
<p>Il <strong>focolaio campano del 2026</strong> non è il primo episodio di questo tipo in Italia – focolai analoghi si sono verificati in passato in altre aree costiere del Paese – e non sarà l’ultimo, in assenza di interventi sistemici.</p>
<p>La <strong>domanda rilevante</strong> non è quando il numero di casi tornerà ai livelli abituali, ma <strong>se le infrastrutture e i sistemi di sorveglianza saranno in grado di rispondere</strong> in modo più robusto alla prossima stagione di piogge intense.</p>
<h2>Cosa fare: indicazioni pratiche per i cittadini</h2>
<p>Le autorità sanitarie regionali e il Ministero della Salute raccomandano le seguenti misure per ridurre il rischio individuale.</p>
<h3>Comportamenti alimentari</h3>
<ul>
<li>evitare il consumo di molluschi bivalvi (cozze, vongole, ostriche) crudi o poco cotti, indipendentemente dalla provenienza dichiarata</li>
<li>acquistare molluschi esclusivamente attraverso canali ufficiali, verificando etichettatura e tracciabilità del lotto</li>
<li>cuocere i molluschi in modo uniforme e prolungato: la cottura al vapore o in padella deve raggiungere temperature tali da aprire completamente i gusci; continuare la cottura per almeno 3-5 minuti dopo l’apertura</li>
<li>non consumare frutti di mare surgelati senza portarli a ebollizione a 100°C per almeno 2 minuti</li>
</ul>
<h3>Igiene personale e domestica</h3>
<ul>
<li>lavare le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi prima di cucinare, prima di mangiare, dopo l’uso del bagno e dopo aver assistito una persona malata</li>
<li>separare alimenti crudi e cotti, utilizzando taglieri e utensili distinti</li>
<li>non preparare cibo per altre persone in presenza di sintomi gastrointestinali</li>
</ul>
<h3>Quando rivolgersi al medico</h3>
<p>In presenza di nausea persistente, forte stanchezza, dolore addominale, urine scure, feci chiare o colorazione giallastra di pelle e occhi (ittero) è necessario contattare il medico di base o il Pronto Soccorso.</p>
<p>Il periodo di incubazione del virus Hav varia da 15 a 50 giorni: i sintomi possono manifestarsi a distanza significativa dall’esposizione.</p>
<h3>Vaccinazione</h3>
<p>La <strong>vaccinazione contro l’epatite A</strong> è la misura preventiva più efficace. Chi ha avuto un contatto stretto con un caso confermato, o ritiene di aver consumato molluschi potenzialmente contaminati, deve rivolgersi tempestivamente al proprio medico o al Dipartimento di Prevenzione della Asl: la vaccinazione post-esposizione è efficace se somministrata entro 14 giorni dall’esposizione.</p>
<p><em>Crediti immagine: <a href="https://depositphotos.com/it/" target="_blank" rel="noopener">Depositphotos</a></em></p>
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<title>Saper ascoltare il dolore degli altri</title>
<link>https://www.eventi.news/saper-ascoltare-il-dolore-degli-altri</link>
<guid>https://www.eventi.news/saper-ascoltare-il-dolore-degli-altri</guid>
<description><![CDATA[ Un percorso di empatia per guardare in faccia chi vive la guerra: lo abbiamo appreso durante l’edizione 2026 di Fa’ la cosa giusta. Un modello replicabile finché sarà necessario Ascoltare il dolore degli altri è il titolo di un percorso di incontri organizzati durante l’edizione 2026 di Fa’ la cosa giusta finalizzati a evitare la […]
L&#039;articolo Saper ascoltare il dolore degli altri è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 12:30:22 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Saper, ascoltare, dolore, degli, altri</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/26/saper-ascoltare-dolore-altri/" title="Saper ascoltare il dolore degli altri" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/fa-cosa-giusta-2026.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="fa' la cosa giusta 2026" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/fa-cosa-giusta-2026.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/fa-cosa-giusta-2026-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/fa-cosa-giusta-2026-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/fa-cosa-giusta-2026-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Un percorso di empatia per guardare in faccia chi vive la guerra: lo abbiamo appreso durante l’edizione 2026 di Fa’ la cosa giusta. Un modello replicabile finché sarà necessario</em></p>
<p><strong>Ascoltare il dolore degli altri</strong> è il titolo di un percorso di incontri organizzati durante l’edizione 2026 di <strong>Fa’ la cosa giusta</strong> finalizzati a evitare la protezione della distanza, per guardare in faccia chi ogni giorno subisce le conseguenze delle guerre, tra le strade di Kiev, i villaggi del Sud del Libano o sotto le bombe a Gaza, in Myanmar, in Sudan, in Iran e i tanti altri Paesi del mondo in questo clima di guerra diffusa.</p>
<p>Ascoltare è un modo per <strong>rompere l’anestesia</strong> che ci fanno scivolare addosso le immagini come un rumore di fondo, prima di tornare alle nostre sicurezze. <strong>Ascoltare chi resiste</strong> alla distruzione e alla demonizzazione del nemico <strong>serve a restare ancorati alla realtà</strong>, rinunciando alla comodità di sentirsi spettatori sani di un mondo malato, perché ascoltare il dolore dell’altro, è anche la sfida quotidiana e drammatica di chi non si arrende all’inumanità.</p>
<p>“<em>Se le scuole chiudono a causa della guerra, ci si deve ricordare che la scuola è più di un luogo: è dove i nostri sogni rimangono vivi</em>“. Sono state queste le parole di una delle <strong>studentesse libanesi</strong> che avrebbero dovuto essere a Milano per la giornata di apertura di Fa’ la cosa giusta! per un gemellaggio nel segno della pace con i coetanei di tre scuole lombarde.</p>
<p>Gli otto giovani libanesi (sette ragazze e un ragazzo), studenti della scuola multireligiosa di <strong>Ain Ebel</strong>, nel Sud del Libano, a qualche chilometro dal confine con Israele, non hanno potuto lasciare i loro Paesi devastati dai bombardamenti.</p>
<p>La <strong>scuola di Ain Ebel</strong> è frequentata da studenti sciiti e cristiani, che hanno dato vita a progetti di fratellanza tra loro e con altri Paesi, come la corrispondenza in atto da tempo con i coetanei dei <strong>licei Parini di Seregno e Russell e Boccioni di Milano</strong>.</p>
<p>A Milano è arrivata solo la direttrice suor Maya, che ha coordinato l’incontro con i suoi studenti in un collegamento video. Durante l’iniziativa, promossa da <strong>Terre di Mezzo</strong> con il contributo della <strong>Fondazione Isacchi Samaja</strong>, i ragazzi libanesi, molti dei quali sfollati, hanno raccontato le loro esperienze, drammatiche ma senza mai perdere la fiducia e la speranza.</p>
<p>“<em>La guerra può chiudere le strade verso Milano, ma non potrà mai chiudere quelle del sapere</em> – ha raccontato un’altra studentessa – <em>In Libano, i nostri insegnanti hanno attraversato città e villaggi, anche mentre cadevano le bombe, per continuare a insegnare, vigilare sugli esami e custodire il futuro di ogni studente</em>“.</p>
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<title>Green technology e filiera integrata: l’offerta Zeliatech per la transizione energetica</title>
<link>https://www.eventi.news/green-technology-e-filiera-integrata-lofferta-zeliatech-per-la-transizione-energetica</link>
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L&#039;articolo Green technology e filiera integrata: l’offerta Zeliatech per la transizione energetica è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 12:30:21 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Green, technology, filiera, integrata:, l’offerta, Zeliatech, per, transizione, energetica</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/26/zeliatech-servizi-soluzioni-transizione-green/" title="Green technology e filiera integrata: l’offerta Zeliatech per la transizione energetica" rel="nofollow"><img width="1280" height="720" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/maxresdefault-6.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/maxresdefault-6.jpg 1280w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/maxresdefault-6-768x432.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/maxresdefault-6-747x420.jpg 747w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/maxresdefault-6-640x360.jpg 640w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px"></a><p><em>Oggi i distributori tecnologici puntano verso modelli integrati di servizio. Zeliatech si posiziona in questo scenario come operatore europeo capace di coniugare competenze, logistica e soluzioni green per accompagnare imprese e professionisti nella transizione ecologica ed energetica</em></p>
<p>La distribuzione tecnologica assume oggi un ruolo sempre più strategico, evolvendo da semplice fornitura di prodotti a piattaforma di servizi integrati. <strong>Zeliatech</strong> si inserisce in questa traiettoria come <strong>Green Technology Distributor</strong> europeo, orientato alla diffusione di soluzioni sostenibili attraverso un approccio che integra competenze tecniche, innovazione digitale e supporto operativo lungo l’intero ciclo progettuale.</p>
<p>Il posizionamento dell’azienda si fonda su un principio chiave: la <strong>transizione ecologica non può prescindere dalla digitalizzazione dei processi</strong>.</p>
<p>In questa prospettiva, l’integrazione tra energia e tecnologia rappresenta un elemento abilitante per l’efficienza delle risorse e per la scalabilità delle soluzioni. L’obiettivo dichiarato è contribuire in modo attivo alla trasformazione del sistema energetico, accompagnando imprese e professionisti verso modelli più sostenibili.</p>
<h2>Zeliatech, offerta articolata su quattro pilastri</h2>
<p>L’<a href="https://www.greenplanner.it/2025/11/20/modello-zeliatech-servizi-competenze-integrazione/" target="_blank" rel="noopener"><strong>offerta Zeliatech</strong></a> si struttura in <strong>quattro ambiti principali</strong>, che riflettono le direttrici di sviluppo del mercato energetico e tecnologico.</p>
<p>Nel <strong>fotovoltaico</strong>, l’azienda propone soluzioni che spaziano dal residenziale agli impianti utility scale, con un portafoglio completo orientato all’<strong>autoconsumo e alla produzione distribuita</strong>.</p>
<p>Nel <strong>settore e-mobility</strong>, le soluzioni coprono l’intero spettro applicativo, dalle infrastrutture domestiche alle reti di ricarica pubbliche e aziendali, contribuendo allo <strong>sviluppo della mobilità elettrica</strong>.</p>
<p>Lo <a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/05/smart-building-climatizzazione-zeliatech/" target="_blank" rel="noopener"><strong>smart building</strong></a> rappresenta un ulteriore ambito strategico, con sistemi integrati per la gestione energetica, la <strong>climatizzazione, l’illuminazione e la sicurezza</strong>.</p>
<p>In parallelo, l’area <strong>data center facility</strong> risponde alla crescente domanda di infrastrutture digitali efficienti, attraverso soluzioni progettate per garantire continuità operativa, sicurezza e ottimizzazione energetica.</p>
<p><strong>Elemento distintivo del modello Zeliatech</strong> è la centralità dei servizi, concepiti per semplificare le attività dei clienti e massimizzare il valore degli investimenti. Come ci spiega <strong>Andrea Rocchi</strong>, head of marketing and solutions, in questa intervista.</p>
<p></p>
<p>L’<strong>azienda affianca alla distribuzione un insieme strutturato di attività</strong> che includono supporto tecnico, consulenza progettuale, formazione e commissioning degli impianti. Il coinvolgimento nella fase di progettazione consente di <strong>individuare soluzioni personalizzate</strong>, mentre i servizi di assistenza garantiscono continuità operativa e gestione efficiente delle tecnologie installate.</p>
<p>La <strong>formazione</strong>, erogata attraverso sessioni dedicate e webinar, si configura come uno strumento di aggiornamento continuo per operatori e professionisti, contribuendo alla diffusione di competenze in ambiti ad alta innovazione come il fotovoltaico, la mobilità elettrica e gli edifici intelligenti.</p>
<h2>Logistica e finanza a supporto della filiera</h2>
<p>L’appartenenza al <strong>gruppo Esprinet</strong> rappresenta un ulteriore <strong>fattore abilitante</strong>. I clienti Zeliatech possono accedere a servizi logistici avanzati, trasporti personalizzati e soluzioni finanziarie flessibili, elementi che incidono in modo diretto sulla realizzazione dei progetti.</p>
<p>La<strong> disponibilità di infrastrutture logistiche evolute</strong> consente di gestire forniture complesse e tempi di consegna ridotti, mentre i servizi finanziari facilitano l’adozione delle tecnologie.</p>
<p>Il <strong>modello proposto da Zeliatech</strong> si configura quindi come un ecosistema integrato, in cui prodotti, servizi e competenze convergono per supportare la transizione energetica.</p>
<p>In un mercato caratterizzato da crescente complessità, la capacità di <strong>creare sinergie tra diversi ambiti tecnologici</strong> – dall’energia alla digitalizzazione – rappresenta un elemento distintivo, destinato a ridefinire il ruolo della distribuzione all’interno della <a href="https://www.greenplanner.it/sostenibilita/" target="_blank" rel="noopener"><strong>filiera della sostenibilità</strong></a>.</p>
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<title>Il lupo e la sua funzione fondamentale nei sistemi ecologici</title>
<link>https://www.eventi.news/il-lupo-e-la-sua-funzione-fondamentale-nei-sistemi-ecologici</link>
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<description><![CDATA[ Comprendere il ruolo del lupo significa spostare lo sguardo: da “a cosa serve a noi” a “come contribuisce al funzionamento del sistema di cui anche noi facciamo parte”. È questa la visione di un esperto come Adriano Martinoli, docente di zoologia presso l’Università dell’Insubria In tema di gestione dei lupi “è tempo di superare qualsiasi […]
L&#039;articolo Il lupo e la sua funzione fondamentale nei sistemi ecologici è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 12:30:21 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/26/lupo-funzione-sistemi-ecologici/" title="Il lupo e la sua funzione fondamentale nei sistemi ecologici" rel="nofollow"><img width="480" height="360" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/hqdefault.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/hqdefault.jpg 480w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/hqdefault-80x60.jpg 80w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/hqdefault-100x75.jpg 100w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/hqdefault-180x135.jpg 180w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/hqdefault-238x178.jpg 238w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/hqdefault-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px"></a><p><em>Comprendere il ruolo del lupo significa spostare lo sguardo: da “a cosa serve a noi” a “come contribuisce al funzionamento del sistema di cui anche noi facciamo parte”. È questa la visione di un esperto come Adriano Martinoli, docente di zoologia presso l’Università dell’Insubria</em></p>
<p>In tema di gestione dei <strong>lupi</strong> “<em>è tempo di superare qualsiasi visione semplicistica che divide detrattori da animalisti</em>“. Lo dice subito <strong>Adriano Martinoli</strong>, docente di zoologia presso l’<strong>Università dell’Insubria</strong> a tutti noi che siamo cresciuti con quell’<strong>attenti al lupo</strong> che ci ronza nelle orecchie, anche per via delle note musicali di Lucio Dalla.</p>
<p>Ma non si risolve con la paura un problema ecologico come quello del Canis lupus. Ed è per questo che siamo andati a incontrare Martinoli dove fa ricerca, a Varese, per sviscerare il problema.</p>
<p>È vero, nel corso dei secoli, il <strong>lupo è stato considerato un animale pericoloso</strong> anche a causa di episodi di aggressione all’uomo, consolidando una percezione negativa che ne ha giustificato lo sterminio.</p>
<p>“<em>Questo processo</em> – ci spiega l’esperto – <em>ha avuto anche effetti evolutivi: sono sopravvissuti gli individui più elusivi, contribuendo a rendere la specie oggi più schiva</em>“.</p>
<p>Predatore il lupo lo è: <strong>pecore, capre e altri animali domestici sono il suo pane</strong> e il conflitto con le economie rurali era ed è effettivo.</p>
<p>“<em>A questo si sono aggiunti, soprattutto nel periodo XIV-XIX, episodi di aggressione all’uomo, che hanno consolidato un’immagine del lupo come animale pericoloso da eliminare</em>” riflette il ricercatore.</p>
<p>“<em>Questa pressione ha avuto un effetto evolutivo importante, anche se non intenzionale: sono stati  favoriti gli individui più elusivi, meno propensi ad avvicinarsi all’uomo e alle sue attività. In altre  parole, la persecuzione ha selezionato lupi più schivi, caratteristica che ha in parte contribuito alla sopravvivenza della specie</em>“.</p>
<p><strong>E poi cos’è successo e cosa sta succedendo?</strong></p>
<p>Nel corso del Novecento, il lupo è arrivato vicino all’estinzione in Italia. La svolta è avvenuta a partire dagli anni ’60-’70, grazie a due fattori principali: l’abbandono progressivo delle aree montane appenniniche, che ha ridotto la pressione umana diretta e una maggiore tutela legale e un cambiamento culturale nei confronti del lupo.</p>
<p>A ciò si aggiunge un certo incrementi delle prede selvatiche, a partire dal cinghiale. Questi elementi hanno permesso alla popolazione residua di espandersi nuovamente.</p>
<figure aria-describedby="caption-attachment-166001" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-166001" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_lupo.jpg" alt="lupo" width="1200" height="800" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_lupo.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_lupo-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_lupo-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_lupo-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"><figcaption class="wp-caption-text">Immagine da Depositphotos</figcaption></figure>
<p><strong>Come possiamo, dunque, spiegare quanto sia utile che viva nei nostri territori?</strong></p>
<p>Il lupo è un predatore apicale, cioè occupa il vertice della catena alimentare. In termini ecologici svolge una funzione di regolazione delle popolazioni delle specie preda (come ungulati selvatici), contribuendo a mantenere un certo equilibrio nei livelli trofici inferiori.</p>
<p>Detto questo, è importante evitare una visione semplicistica: il lupo non è un direttore d’orchestra che controlla perfettamente l’ecosistema. I sistemi naturali sono complessi, composti da molte specie con dinamiche autonome, spesso non lineari.</p>
<p>Il lupo è un elemento importante, ma inserito in una rete ecologica articolata da cui dipende a sua volta.</p>
<p><strong>E noi umani dove ci inseriamo in questo contesto?</strong></p>
<p>Il punto più rilevante è un altro: la domanda stessa sull’utilità riflette una prospettiva eccessivamente antropocentrica. Tendiamo spesso a valutare la natura esclusivamente in base al beneficio diretto che ci offre.</p>
<p>In realtà, molti benefici sono indiretti, distribuiti lungo catene ecologiche complesse e l’uomo non è esterno alla natura, ma ne è parte integrante. Nel corso della nostra evoluzione (biologica e soprattutto culturale) abbiamo profondamente modificato gli ecosistemi.</p>
<p>Comprendere il ruolo del lupo significa quindi spostare lo sguardo: da <strong>a cosa serve a noi</strong> a <strong>come contribuisce al funzionamento del sistema di cui anche noi facciamo parte</strong>.</p>
<p><strong>Chi dovrebbe prendersi carico della gestione dei lupi? E come?</strong></p>
<p>La gestione del lupo è una responsabilità istituzionale articolata su più livelli. A livello nazionale interviene il Ministero dell’Ambiente (oggi Ministero dell’Ambiente e della  Sicurezza Energetica), che si avvale del supporto tecnico-scientifico di Ispra.</p>
<p>A livello locale, la competenza operativa spetta alle Regioni, che hanno la responsabilità della gestione faunistica nei propri territori. Affinché la gestione sia efficace, ci sono alcuni principi fondamentali con una base scientifica solida: le decisioni devono derivare da dati e ricerche aggiornate.</p>
<p>E con obiettivi chiari: sia generali (conservazione della specie) sia specifici (riduzione dei conflitti). L’approccio che suggerisco è quello evidence based con interventi fondati su evidenze scientifiche, non su percezioni o emergenze mediatiche.</p>
<p>Fondamentale è la prevenzione: evitare di agire solo in fase emergenziale, puntando invece a ridurre le criticità prima che si manifestino (per esempio con sistemi di protezione del bestiame, informazione, pianificazione territoriale e rapidi interventi risolutivi in caso di interazioni critiche).</p>
<p>In sintesi, la <strong>gestione del lupo non è solo una questione biologica, ma anche sociale, economica e culturale</strong>. Richiede coordinamento, competenze interdisciplinari e una visione di lungo periodo.</p>
<p><em>Crediti immagine: <a href="https://depositphotos.com/it/" target="_blank" rel="noopener">Depositphotos</a></em></p>
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<title>Verde urbano: da rifiuto a risorsa. Il paradosso italiano e l’occasione del decreto End of Waste</title>
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<description><![CDATA[ Non più rifiuto che pesa sui cittadini, ma valore. In pura economia circolare gli sfalci e le potature dovrebbero seguire un iter di mercato diverso dalla mera classificazione di rifiuto, come appare ancora nel decreto End of Waste sul legno Per anni, in Italia, il verde urbano è stato gestito secondo una logica che oggi […]
L&#039;articolo Verde urbano: da rifiuto a risorsa. Il paradosso italiano e l’occasione del decreto End of Waste è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 12:30:11 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Verde, urbano:, rifiuto, risorsa., paradosso, italiano, l’occasione, del, decreto, End, Waste</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/26/verde-urbano-risorsa-end-of-waste/" title="Verde urbano: da rifiuto a risorsa. Il paradosso italiano e l’occasione del decreto End of Waste" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_potature-sfalci.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="potature e sfalci urbani" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_potature-sfalci.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_potature-sfalci-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_potature-sfalci-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_potature-sfalci-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Non più rifiuto che pesa sui cittadini, ma valore. In pura economia circolare gli sfalci e le potature dovrebbero seguire un iter di mercato diverso dalla mera classificazione di rifiuto, come appare ancora nel decreto End of Waste sul legno</em></p>
<p>Per anni, in Italia, il <strong><a href="https://www.greenplanner.it/2026/02/25/greenup-piemonte-verde-urbano/" target="_blank" rel="noopener">verde urbano</a></strong> è stato gestito secondo una logica che oggi appare sempre più anacronistica: quella del <strong>rifiuto</strong>.</p>
<p>I <strong>residui derivanti da potature, manutenzioni e gestione del verde pubblico e privato</strong> – anziché essere valorizzati – vengono spesso trattati come <strong>materiali da smaltire</strong>, con costi economici e ambientali rilevanti.</p>
<p>Un approccio che contrasta apertamente con i <a href="https://www.greenplanner.it/pinkandgreen/" target="_blank" rel="noopener"><strong>principi dell’economia circolare</strong></a> e con gli obiettivi della <strong>transizione energetica</strong>. Eppure, questi materiali raccontano una realtà ben diversa.</p>
<p>La <strong>componente legnosa proveniente dal verde urbano</strong> costituisce infatti <strong>biomassa rinnovabile</strong>, tracciabile e immediatamente disponibile.</p>
<p>Una <strong>risorsa energetica</strong> che, se correttamente gestita, può contribuire alla <strong>riduzione della dipendenza dalle fonti fossili</strong>, trasformando uno scarto apparente in un valore concreto per il sistema Paese.</p>
<h2>Il paradosso normativo italiano</h2>
<p>Il problema nasce da un quadro normativo che, negli ultimi anni, ha interpretato in modo disomogeneo la natura di questi materiali. Sempre più spesso, infatti, i <strong>residui legnosi delle potature sono stati ricondotti alla disciplina dei rifiuti</strong>, generando complicazioni burocratiche, costi aggiuntivi per le amministrazioni e difficoltà operative per gli operatori del settore.</p>
<p>Si tratta di uno dei <strong>paradossi più evidenti dell’economia circolare italiana</strong>: una risorsa potenzialmente strategica viene trattata come un problema da eliminare.</p>
<p>Le conseguenze sono tangibili: aumento dei costi di gestione del verde urbano, minore efficienza nei processi di recupero e un mancato contributo alla produzione di energia rinnovabile.</p>
<p>In questo contesto, il <strong>nuovo Decreto End of Waste sul legno</strong> rappresenta un passaggio cruciale. La procedura di cessazione della qualifica di rifiuto (End of Waste) è infatti lo strumento più efficace per restituire certezza giuridica al settore e <strong>promuovere il recupero e la valorizzazione energetica delle biomasse legnose</strong>.</p>
<p>Lo schema di decreto, predisposto dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e attualmente in fase di consultazione, mira a definire <strong>criteri nazionali chiari</strong> per stabilire <strong>quando un materiale a base di legno può cessare di essere considerato rifiuto</strong>.</p>
<p>Un passaggio atteso da tutta la filiera, ma la cui efficacia dipenderà dalla qualità tecnica delle regole introdotte e dalla loro concreta applicabilità.</p>
<h2>Il ruolo della filiera e le proposte tecniche</h2>
<p>La tesi è condivisa anche da <a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/21/risorsa-forestale-italia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Aiel</strong></a>, Associazione italiana energie agroforestali, che ha recentemente presentato un pacchetto di <strong>osservazioni tecniche</strong> per rendere il decreto realmente funzionale.</p>
<p>Secondo l’associazione, un impianto normativo troppo rigido o tecnicamente impreciso rischierebbe di produrre effetti opposti rispetto agli obiettivi dichiarati: ostacolare il recupero dei materiali, favorire pratiche elusive e generare concorrenza sleale tra operatori.</p>
<p>La richiesta è chiara: regole proporzionate, tecnicamente solide e facilmente applicabili. Solo così sarà possibile sbloccare il potenziale del verde urbano come risorsa energetica.</p>
<p><strong>Ripensare il verde urbano</strong> non è solo una questione tecnica o normativa: è una scelta strategica che riguarda l’intera comunità. Trasformare i <strong>residui delle potature in biomassa valorizzabile</strong> significa ridurre i costi di gestione per i comuni, creare nuove opportunità economiche per le imprese locali e contribuire alla sicurezza energetica nazionale.</p>
<p>In un contesto globale segnato da instabilità e crescente attenzione alla <a href="https://www.greenplanner.it/sostenibilita/" target="_blank" rel="noopener"><strong>sostenibilità</strong></a>, ogni risorsa disponibile deve essere utilizzata in modo efficiente. Il <strong>verde urbano</strong>, se correttamente valorizzato, può diventare un tassello importante di questa strategia.</p>
<p><em>Crediti immagine: <a href="https://depositphotos.com/it/" target="_blank" rel="noopener">Depositphotos</a></em></p>
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<title>Sicurezza a portata di mano: perché affidarsi ai localizzatori Gps</title>
<link>https://www.eventi.news/sicurezza-a-portata-di-mano-perche-affidarsi-ai-localizzatori-gps</link>
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<description><![CDATA[ I dispositivi Gps sono, al momento, tra gli accessori più popolari tra quelli tecnologici grazie alla loro capacità di proteggere veicoli, oggetti, persone, animali, attrezzature e molto altro… Che si tratti dell’auto o della moto parcheggiata in strada, di un animale domestico, o di un familiare anziano o di un bambino piccolo, i localizzatori Gps […]
L&#039;articolo Sicurezza a portata di mano: perché affidarsi ai localizzatori Gps è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 12:30:10 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Sicurezza, portata, mano:, perché, affidarsi, localizzatori, Gps</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/27/sicurezza-localizzatori-gps-paj/" title="Sicurezza a portata di mano: perché affidarsi ai localizzatori Gps" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/localizzatore-paj-gps-1.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="localizzatore gps paj" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/localizzatore-paj-gps-1.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/localizzatore-paj-gps-1-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/localizzatore-paj-gps-1-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/localizzatore-paj-gps-1-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>I dispositivi Gps sono, al momento, tra gli accessori più popolari tra quelli tecnologici grazie alla loro capacità di proteggere veicoli, oggetti, persone, animali, attrezzature e molto altro…</em></p>
<p>Che si tratti dell’<strong>auto o della moto parcheggiata in strada</strong>, di un animale domestico, o <strong>di un familiare anziano o di un bambino piccolo</strong>, i localizzatori Gps rappresentano un valido supporto per la loro protezione.</p>
<p>Questi dispositivi, infatti, non solo permettono un <strong>monitoraggio continuo</strong> dei soggetti o degli oggetti da proteggere, ma sono anche in grado di <strong>inviare segnalazioni in caso di anomalie </strong>o situazioni che meritano la nostra attenzione.</p>
<p>Ecco una breve panoramica dei vari dispositivi in commercio e delle caratteristiche da tenere in considerazione prima di valutare l’acquisto.</p>
<h2>Localizzatori Gps: monitoraggio in tempo reale e allarmi antifurto</h2>
<p>I localizzatori Gps non sono più semplici strumenti destinati alle grandi aziende di logistica: grazie ai costi contenuti e alla facilità di utilizzo, sono diventati dispositivi alla portata di tutti.</p>
<p>Prima di acquistarne uno, è bene guardare alle funzionalità e all’area di utilizzo. Tra i vari brand presenti sul mercato, Paj Gps, importante azienda a livello mondiale nel settore, è una delle poche realtà in grado di fornire localizzatori Gps per ogni esigenza.</p>
<p><strong>I dispositivi Paj si distinguono per la loro precisione, grazie alla Sim e alla tecnologia 4G integrata</strong> e sono utilizzabili in quattro macro aree fondamentali.</p>
<h3>Veicoli e mobilità</h3>
<p><span>Auto, moto, camper, bici ed e-bike sono spesso nel mirino dei ladri. I localizzatori Gps Paj permettono non solo di visualizzare la posizione dei veicoli in tempo reale, ma anche di ricevere avvisi immediati se il veicolo esce da una zona sicura (funzione geofence) preimpostata nell’app di gestione, se vi sono tentativi di manomissione, o se superano i limiti di velocità prestabiliti.</span></p>
<p><span> Merita particolare menzione la <a href="https://www.paj-gps.it/prodotto/paj-led-bicycle-finder-4g/" target="_blank" rel="noopener"><strong>luce Led con localizzatore Gps per bici</strong></a> incorporato: uno strumento 2 in 1, piccolo e discreto in grado di garantire visibilità nelle ore notturne e il ritrovamento immediato della bici in caso di furto.</span></p>
<h3>Animali domestici</h3>
<p><span>Per chi possiede un cane o un gatto, smarrire il proprio amico a quattro zampe è un incubo. Specialmente se si è soliti lasciarli liberi di muoversi in giardino, parchi, boschi e spazi aperti.</span></p>
<p><span>Per questo motivo Paj ha messo a punto un<a href="https://www.paj-gps.it/prodotto/paj-pet-finder-4g/" target="_blank" rel="noopener"> dispositivo Gps per cani e gatti </a>leggero, facile da agganciare al collare (o pettorina), resistente all’acqua. Tra le tante, la funzione di richiamo è la più apprezzata: permette di far emettere un segnale sonoro al localizzatore e risulta particolarmente utile nelle fasi di addestramento, o per richiamare l’animale a sé.</span></p>
<p><span> Prossimo al lancio sul mercato, vi è poi il <strong>mini-localizzatore per cani, che permette il monitoraggio dello stato di salute dell’animale ed è utilizzabile senza vincolo di abbonamento </strong>per i primi due anni.</span></p>
<p><span>Opzione perfetta per chi vuole esplorare le funzionalità avanzate di un dispositivo Gps, senza però l’obbligo di sottoscrivere un abbonamento per il suo utilizzo.</span></p>
<h3>Sicurezza personale</h3>
<p><span>I dispositivi portatili sono preziosi per la protezione di bambini e persone anziane. Il catalogo Paj <strong>presenta smartwatch e dispositivi indossabili con Gps integrato</strong>, <strong>pulsante Sos per inviare una notifica di emergenza immediata</strong> ai contatti salvati sul portale, indicando la propria esatta posizione geografica e<strong> possibilità di inviare e ricevere messaggi vocali</strong>. </span></p>
<h3>Oggetti di valore</h3>
<p><span>Durante lunghi viaggi, valigie e attrezzature per il lavoro possono essere smarrite durante scali, o scambiate con quelle di altri passeggeri. Per questo Paj ha messo a punto dei localizzatori Gps piccoli e discreti, che permettono di seguire gli spostamenti dei nostri bagagli anche all’estero e/o a centinaia di chilometri di distanza.</span></p>
<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-165989 aligncenter" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/localizzatore-paj-gps-2.jpg" alt="localizzatore paj gps" width="1200" height="800" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/localizzatore-paj-gps-2.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/localizzatore-paj-gps-2-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/localizzatore-paj-gps-2-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/localizzatore-paj-gps-2-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></p>
<h2>Localizzatori Gps Paj: vale la pena acquistarne uno?</h2>
<p>Il punto di forza dei prodotti Paj Gps risiede nell’integrazione tra<strong> hardware di alta qualità e un’interfaccia software semplice e intuitiva</strong>: il Finder Portal.</p>
<p>I dispositivi utilizzano la rete mobile con copertura internazionale per trasmettere i dati sulla posizione dell’oggetto o soggetto monitorato all’app e alla piattaforme dedicate alle quali l’utente può accedere in ogni momento.</p>
<p>Utilizzare un localizzatore Paj Gps consente non solo conoscere la posizione di qualcosa o di qualcuno in tempo reale, ma anche di poter intervenire tempestivamente in caso di situazioni anomale come movimenti sospetti dei veicoli, malori delle persone anziane, smarrimento dei piccoli in spazi affollati come centri commerciali, stazioni, aeroporti…</p>
<p>In conclusione, acquistare un localizzatore Paj Gps significa investire in tranquillità e nella protezione di ciò che ci è più caro.</p>
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<title>Ora legale, molte questioni aperte: salute, energia e abitudini di sonno</title>
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<description><![CDATA[ Il ritorno dell’ora legale riapre il dibattito tra benefici energetici e impatti sulla salute. In un Paese già segnato da deficit di sonno, il cambio stagionale evidenzia criticità strutturali e sollecita riflessioni su possibili riforme Il tempo, in Italia, non è soltanto una misura convenzionale ma un dispositivo regolativo che incide su economia, consumi e […]
L&#039;articolo Ora legale, molte questioni aperte: salute, energia e abitudini di sonno è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 12:30:10 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Ora, legale, molte, questioni, aperte:, salute, energia, abitudini, sonno</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/27/ora-legale-salute-energia-sonno/" title="Ora legale, molte questioni aperte: salute, energia e abitudini di sonno" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_persona-assonnata.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="persona assonnata" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_persona-assonnata.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_persona-assonnata-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_persona-assonnata-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_persona-assonnata-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Il ritorno dell’ora legale riapre il dibattito tra benefici energetici e impatti sulla salute. In un Paese già segnato da deficit di sonno, il cambio stagionale evidenzia criticità strutturali e sollecita riflessioni su possibili riforme</em></p>
<p>Il <strong>tempo</strong>, in Italia, non è soltanto una misura convenzionale ma un <strong>dispositivo regolativo che incide su economia, consumi e stili di vita</strong>. Il <strong>passaggio all’ora legale</strong>, previsto per il <strong>29 marzo</strong>, rappresenta una consuetudine consolidata, introdotta con finalità di risparmio energetico e progressivamente divenuta oggetto di un dibattito più ampio che coinvolge salute pubblica e organizzazione sociale.</p>
<p>L’<strong>adozione dell’ora legale</strong> risponde a un principio di <strong>ottimizzazione dell’uso della luce naturale</strong>. Secondo i dati di <strong>Terna</strong>, nei sette mesi di applicazione annuale si registra un <strong>risparmio medio di circa 420 milioni di kWh</strong>, pari al fabbisogno annuo di oltre 150mila famiglie.</p>
<p>Il <strong>Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica</strong> evidenzia come tali benefici, sebbene <strong>ridotti rispetto al passato per effetto della diffusione dell’<a href="https://www.greenplanner.it/2017/04/11/luce-led-dannosa-retina/" target="_blank" rel="noopener">illuminazione a Led</a> e dei cambiamenti nei consumi</strong>, mantengano una rilevanza sistemica in un contesto di <a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/16/competenze-transizione-energetica-mercato-lavoro/" target="_blank" rel="noopener">transizione energetica</a>.</p>
<p>In termini economici, ciò si traduce in una <strong>riduzione significativa dei costi energetici</strong> e, non secondariamente, delle emissioni di CO2 climalteranti. Tuttavia, l’ora legale anticipa alcune dinamiche tipiche dei mesi più caldi, che portano un aumento dei consumi legati alla climatizzazione (+30%) e alla refrigerazione degli alimenti (+10%).</p>
<p>Ecco perché è comunque importante, anche con l’<strong>applicazione dell’ora legale</strong>, tenere sotto controllo i consumi dei singoli elettrodomestici: per esempio con strumenti tecnologici come l’<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/06/innovazione-energetica-pulsee/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Energimetro di Pulsee Luce e Gas</strong></a>, si può effettuare un monitoraggio costante, semplice e intuitivo che contribuisce ad aumentare la consapevolezza delle proprie abitudini di consumo portando, durante tutto l’anno, a un risparmio fino al 10% in bolletta.</p>
<h2>Il rovescio della medaglia: salute e ritmi circadiani</h2>
<p>Accanto ai <strong>vantaggi energetici</strong> emergono <strong>criticità legate alla fisiologia umana</strong>. Il cambiamento improvviso dell’orario <a href="https://www.greenplanner.it/2020/04/20/ansia-disturbi-sonno/" target="_blank" rel="noopener"><strong>altera i ritmi circadiani</strong></a>, con effetti documentati su sonno, concentrazione e benessere generale.</p>
<p>L’<strong>Istituto Superiore di Sanità</strong> segnala che la riduzione anche minima delle ore di riposo può incidere sulle performance cognitive e aumentare il rischio di disturbi dell’umore.</p>
<p>Il quadro si inserisce in una condizione già problematica: gli <strong>italiani dormono in media 6,4 ore per notte</strong>, al di sotto delle raccomandazioni internazionali. Il cambio dell’ora, pertanto, non rappresenta tanto una causa primaria quanto un fattore amplificante di una fragilità diffusa.</p>
<p>L’<strong>evoluzione delle abitudini serali</strong> contribuisce a complicare il quadro. La diffusione di dispositivi digitali ha esteso il tempo di veglia, alimentando <strong>fenomeni come lo sleepscrolling</strong>. Oltre il 70% della popolazione <a href="https://www.greenplanner.it/2025/03/31/di-cosa-soffrono-i-giovani-di-oggi/" target="_blank" rel="noopener"><strong>utilizza lo smartphone nell’ora precedente al sonno</strong></a>, interferendo con la produzione di melatonina e ritardando l’addormentamento.</p>
<p>In tale contesto, il <strong>passaggio all’ora legale agisce come un elemento di stress aggiuntivo</strong>, soprattutto per i cosiddetti <strong>cronotipi serotini</strong>, più sensibili alle variazioni di orario. Il risultato è un temporaneo disallineamento tra orologio biologico e orologio sociale.</p>
<p>Inoltre, una serie di <strong>ricerche epidemiologiche</strong> nei giorni immediatamente successivi al passaggio all’ora legale, hanno rivelato che <strong>un’ora in meno di sonno</strong> è responsabile di un <strong>aumento degli infarti miocardici acuti</strong> e della <strong>crescita degli incidenti stradali e degli infortuni sul lavoro</strong>.</p>
<p>Secondo i risultati dello <strong>studio scientifico Daylight savings time and myocardial infarction</strong>, pubblicati sul <strong>Journal of the American College of Cardiology</strong>, è stato riscontrato un aumento di circa il 3/4% dei casi di infarto miocardico acuto (Ima) che richiedono angioplastica coronarica percutanea (Pci) il lunedì successivo al cambio dell’ora legale primaverile.</p>
<p>Sulla base dei risultati è emerso come, rispetto agli altri giorni, nei lunedì immediatamente successivi al passaggio all’ora legale (in cui si perde 1 ora di sonno), i lavoratori subiscono un maggior numero di infortuni sul lavoro (+5/6% in media), con infortuni di maggiore gravità e si registra una maggiore frequenza di incidenti stradali con errori legati alla riduzione dell’attenzione e delle ore di sonno.</p>
<p>La causa principale è la <strong>privazione di sonno</strong>, che comporta un aumento degli ormoni dello stress, una maggiore attivazione del sistema nervoso simpatico e un’alterazione di diversi meccanismi metabolici.</p>
<h2>Il dibattito europeo e le prospettive di riforma</h2>
<p>A livello europeo, la <strong>discussione sull’abolizione del cambio stagionale dell’ora è aperta</strong> da anni. La Commissione europea ha proposto nel 2018 di eliminare l’obbligo del passaggio semestrale, lasciando agli Stati membri la scelta tra ora solare permanente e ora legale permanente.</p>
<p>Tuttavia, l’assenza di un coordinamento politico ha finora impedito l’attuazione della riforma. Per l’Italia, la <strong>scelta implica una valutazione complessa tra benefici economici, impatti sanitari e coerenza con i partner europei</strong>.</p>
<p>Le associazioni di categoria e i centri di ricerca energetica tendono a sostenere il mantenimento dell’ora legale, mentre parte della comunità scientifica sottolinea la necessità di maggiore stabilità nei ritmi biologici.</p>
<h2>Consigli per dormire meglio, preparandosi all’ora legale</h2>
<p>Alcuni utili consigli per gestire bene questa fase di cambiamento, arrivano da <strong>Olimpoflex</strong>, startup italiana che si occupa di benessere del riposo, che suggerisce alcune strategie per migliorare la qualità del sonno e adattarsi al <strong>passaggio tra ora solare e ora legale</strong>.</p>
<h3>Difendere la zona cuscino</h3>
<p>Smartphone, social e notifiche mantengono il cervello in uno stato di allerta proprio quando dovrebbe iniziare a rallentare. Dormire bene, quindi, significa prima di tutto ricostruire uno spazio mentale di decompressione.</p>
<p>Anche solo venti o trenta minuti senza stimoli digitali può aiutare il cervello a entrare nella fase di riposo. Il letto, inoltre, dovrebbe restare uno spazio dedicato esclusivamente al sonno.</p>
<h3>Il download mentale serale</h3>
<p>Pensieri ricorrenti e preoccupazioni mantengono attiva la mente anche quando il corpo è stanco. Scrivere su un foglio impegni e pensieri aiuta a chiudere i cicli aperti e favorisce l’addormentamento.</p>
<h3>Prepararsi gradualmente al cambio dell’ora</h3>
<p>Nei giorni precedenti al passaggio all’ora legale è utile anticipare l’orario in cui si va a dormire di 10-15 minuti per alcuni giorni. Questo consente al corpo di adattarsi in modo più naturale, riducendo l’impatto del cambiamento improvviso.</p>
<h3>Sfruttare la luce naturale</h3>
<p>La luce è il principale regolatore del ritmo circadiano. Esporsi alla luce del mattino aiuta a sincronizzare l’orologio biologico, mentre la sera è utile ridurre l’esposizione a fonti luminose intense e schermi.</p>
<h3>Cortisolo e sonno: il ruolo dello stress serale</h3>
<p>Il <strong>cortisolo</strong>, l’ormone dello stress, dovrebbe diminuire nelle ore serali. Tuttavia, notifiche, lavoro e contenuti stimolanti possono mantenerlo elevato anche di notte, ostacolando l’addormentamento.</p>
<p>Per favorire un corretto abbassamento del cortisolo è utile introdurre piccoli accorgimenti nella routine serale: ridurre l’esposizione a schermi e luci intense almeno 30 minuti prima di dormire, evitare attività lavorative o cognitive impegnative nelle ultime ore della giornata e creare un rituale di decompressione con attività a bassa stimolazione, come lettura, musica rilassante o respirazione lenta.</p>
<p>Anche la regolarità degli orari gioca un ruolo importante: andare a dormire e svegliarsi più o meno alla stessa ora aiuta il corpo a ristabilire un ritmo più stabile e fisiologico.</p>
<h3>Vitamina D e qualità del riposo</h3>
<p>L’esposizione alla luce naturale contribuisce alla produzione di vitamina D e alla regolazione dei ritmi biologici. Passare più tempo all’aperto durante il giorno può aiutare a migliorare sia i livelli di energia sia la qualità del sonno notturno.</p>
<h3>Creare un ambiente di riposo adeguato</h3>
<p>Temperatura, luce e comfort influenzano direttamente la qualità del sonno. Una stanza fresca e buia e un supporto adeguato aiutano a ridurre tensioni e micro-risvegli.</p>
<h3>Monitorare il sonno senza ossessionarsi</h3>
<p>Smartwatch e applicazioni per il monitoraggio del sonno sono sempre più diffusi e possono rappresentare uno strumento utile per aumentare la consapevolezza delle proprie abitudini. Permettono, per esempio, di capire quanto si dorme realmente, se il sonno è regolare e quali comportamenti quotidiani possono influenzarlo.</p>
<p>Il rischio, però, è trasformare il riposo in una performance da misurare. Controllare continuamente i dati o focalizzarsi in modo eccessivo su parametri come le fasi del sonno può generare ansia e peggiorare ulteriormente la qualità del riposo, un fenomeno che alcuni esperti definiscono <strong>orto-sonnia</strong>.</p>
<p><em>Crediti immagine: <a href="https://depositphotos.com/it/" target="_blank" rel="noopener">Depositphotos</a></em></p>
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<title>Resilienti e sostenibili: Sda Bocconi, da 9 anni, premia le aziende al top</title>
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<description><![CDATA[ Il Best Performance Award della Sda Bocconi di Milano punta a riconoscere l’eccellenza delle organizzazioni italiane che, oltre a risultati economici importanti, sono in grado di coniugare valore sociale e ambientale. Vediamo chi ha vinto l’ultima edizione… Giunto alla nona edizione, il Best Performance Award di Sda Bocconi, che prende vita con la direzione di […]
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<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 12:30:10 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Resilienti, sostenibili:, Sda, Bocconi, anni, premia, aziende, top</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/27/sda-bocconi-vincitori-award-2026/" title="Resilienti e sostenibili: Sda Bocconi, da 9 anni, premia le aziende al top" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/sda-bocconi-award.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="sda bocconi award 2026" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/sda-bocconi-award.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/sda-bocconi-award-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/sda-bocconi-award-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/sda-bocconi-award-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Il Best Performance Award della Sda Bocconi di Milano punta a riconoscere l’eccellenza delle organizzazioni italiane che, oltre a risultati economici importanti, sono in grado di coniugare valore sociale e ambientale. Vediamo chi ha vinto l’ultima edizione…</em></p>
<p>Giunto alla nona edizione, il <strong>Best Performance Award di Sda Bocconi</strong>, che prende vita con la direzione di <strong>Maurizio Dallocchio e Leonardo Etro</strong> e grazie al supporto dei partner (PwC Italia, Jp Morgan, Fondazione Umberto Veronesi Ets, Elite-Gruppo Euronext, Havas) punta a <strong>riconoscere l’eccellenza delle organizzazioni italiane</strong> che, oltre a risultati economici importanti, sono in grado di coniugare <strong>valore sociale e ambientale</strong>.</p>
<p>Il dato fondamentale che emerge è che <a href="https://www.greenplanner.it/sostenibilita/" target="_blank" rel="noopener"><strong>investire in sostenibilità</strong></a>, alla lunga, conviene. Come la <a href="https://www.greenplanner.it/tag/esg/" target="_blank" rel="noopener"><strong>nostra testata giornalistica da sempre sostiene</strong></a>.</p>
<p>La <strong>selezione delle aziende</strong> avviene dopo un rigoroso processo, curato da un team di ricercatori della Sda Bocconi, che, in estrema sintesi, parte dalla <strong>raccolta e analisi dei dati</strong> (960.000 aziende è stata la popolazione di partenza quest’anno), a cui segue una fase di screening in cui sono valutati margini, sostenibilità finanziaria e tassi di crescita per arrivare al campione iniziale (1.800 aziende).</p>
<p>Da qui si giunge al ranking delle 115 aziende finaliste, ulteriormente esaminate con oltre 400 dati per ciascuna, fino all’identificazione di almeno 5 vincitori.</p>
<p>L’edizione di quest’anno ha mostrato un notevole incremento delle aziende finaliste, che sono passate da 66 della prima edizione a 115 (+70%). Le finaliste dell’edizione 2025/2026 ha visto una prevalenza di grandi aziende (53%), ubicate nel nord del Paese (75%), prevalentemente non quotate (83%).</p>
<p>Di queste, l’11% sono <a href="https://www.greenplanner.it/2025/12/04/societa-benefit-impresa-sostenibile-italiana/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Società Benefit</strong></a> o hanno la <a href="https://www.greenplanner.it/2025/03/06/bcorp-perche-non-dobbiamo-chiamarla-certificazione/" target="_blank" rel="noopener"><strong>certificazione B Corp</strong></a>, il 70% considera nella propria strategia gli obiettivi Sdg (Sustainable development goals) dell’<strong>Agenda 2030</strong> delle Nazioni Unite, con il 73% che pubblica un bilancio di sostenibilità.</p>
<p>Gli <strong>investimenti in sostenibilità</strong> hanno garantito a queste aziende migliori performance anche dal punto di vista finanziario negli anni; infatti, dalle evidenze presentate, emerge che crescono più velocemente rispetto alla media di settore, sia in termini di ricavi (1,8 volte) che di margini (1,2 volte).</p>
<p>Inoltre, le organizzazioni che hanno implementato piani strutturati di welfare aziendale registrano una crescita 2 volte superiore al benchmark, contro lo 0,9 di quelle prive di un piano dedicato.</p>
<h2>Best Performance Award 2025/2026</h2>
<p>Accanto ai premi per le migliori aziende nelle categorie small, medium, large e overall (migliore complessivamente), ogni anno viene assegnato un <strong>riconoscimento per un hot topic</strong> (argomento caldo), che quest’anno era dedicato agli <strong>Scenari macroeconomici globali e resilienza</strong>.</p>
<p>E così, <a href="https://www.greenplanner.it/2020/02/24/chiesi-azienda-b-corp/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Chiesi Farmaceutici</strong></a> ha conquistato il premio <strong>Best Performer of the Year</strong>, distinguendosi per un modello industriale fortemente orientato alla ricerca e alla sostenibilità.</p>
<p>Investe, inoltre, oltre il 20% del fatturato in ricerca e innovazione e integra la sostenibilità nella governance – in coerenza con lo statuto giuridico di Società Benefit e la certificazione B Corp – attraverso pratiche avanzate nella filiera e programmi strutturati per la cura dei pazienti e la valorizzazione delle proprie persone.</p>
<p>Il premio <strong>Best Performing Large Company</strong> è stato conferito ad <strong>Andriani</strong>, che si è distinta per l’innovazione nel settore alimentare. Il premio <strong>Best Performing Medium Company</strong> è andato a <strong>Bonaudo</strong> (storica conceria lombarda, specializzata in pelli di alta qualità per moda e lusso) che si è distinta per processi produttivi improntati a ridurre l’impatto ambientale e i consumi energetici e idrici.</p>
<p><strong>Photosì</strong> (azienda romagnola, leader nella stampa fotografica online e nella creazione di prodotti personalizzati) si è aggiudicata il premio <strong>Best Performing Small Company</strong>, grazie alla sua capacità di innovare continuamente l’esperienza digitale del consumatore e all’attenzione posta alla sostenibilità, specialmente con iniziative di inclusione.</p>
<h2>Scenari macroeconomici globali e resilienza</h2>
<p>Relativamente all’hot topic di questa edizione, è stata valutata la capacità delle aziende di resistere agli scenari macroeconomici globali, attraverso l’analisi di sette aree di rischio (per ciascuna si è esaminato come le aziende sono state impattate e come hanno reagito).</p>
<p><strong>Mapei</strong> – si legge nelle motivazioni – ha dimostrato una gestione efficace dei rischi energetici tramite strutture dedicate e strategie diversificate. La solidità del gruppo – tra i leader nei prodotti chimici per l’edilizia – è rafforzata da un sistema di governance dei rischi allineato ai <a href="https://www.greenplanner.it/2025/09/18/costi-reporting-sostenibilita-csrd-2030/" target="_blank" rel="noopener"><strong>requisiti Csrd</strong></a> (Direttiva dell’Unione europea del 2022 che obbliga le imprese a redigere il bilancio di sostenibilità dettagliato, rendendo le informazioni di sostenibilità trasparenti e comparabili tanto quanto quelle finanziarie), che garantisce continuità operativa e capacità di adattamento in contesti complessi.</p>
<p>Per completezza, ricordiamo che Mapei già in passato aveva collezionato riconoscimenti per la sua attenzione verso i temi della sostenibilità. Premiata come <strong>Leader della Sostenibilità 2024</strong> (per il quarto anno consecutivo) secondo la lista redatta da <strong>Statista</strong> (azienda di ricerche di mercato, specializzata in ranking e analisi di dati aziendali) in collaborazione con <strong>Il Sole 24 ore</strong>.</p>
<p>Inoltre, Mapei si era risultata al primo posto nella sezione Chimica tra le 350 aziende italiane <strong>Campioni della sostenibilità 2024/25</strong>, secondo la classifica dell’Istituto Tedesco di Qualità (Itqf) e La Repubblica Affari&Finanza.</p>
<h2>Il valore autentico dell’indagine</h2>
<p>L’osservatorio della Sda Bocconi, al di là dei riconoscimenti assegnati alle singole aziende vincitrici, è uno strumento importante perché da nove anni fornisce una fotografia (disponibile a tutti) delle tendenze in atto nello scenario internazionale e di come le eccellenze italiane interpretino i macro trend con responsabilità e pragmatismo.</p>
<p>La <strong>sostenibilità è sempre più centrale</strong> nelle politiche aziendali e le imprese di maggior successo risultano quelle che sanno reinterpretare il proprio ruolo coniugando visione sistemica e investimenti in innovazione e sviluppo del capitale umano.</p>
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<div><img decoding="async" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2025/01/andrea-innocenti.jpg" alt="Andrea Innocenti"><strong>Andrea Innocenti</strong>: da tempo si interessa di energia e sostenibilità, prima come Ceo di un'azienda reseller di luce e gas, oggi come consulente e docente. Bocconiano con Mba a Edimburgo, cresce all'interno di due multinazionali della consulenza di direzione. Crede nelle energie rinnovabili, quale leva per combattere il cambiamento climatico, e segue la realizzazione delle Comunità Energetiche Rinnovabili, oltre a tenere corsi sulla sostenibilità nelle scuole | <a href="https://www.linkedin.com/in/ainnocenti1976/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Linkedin</strong></a></div>
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<title>L’Italia appesa alla roulette del gas: da dove arriva e quanto può costare, secondo Confindustria</title>
<link>https://www.eventi.news/litalia-appesa-alla-roulette-del-gas-da-dove-arriva-e-quanto-puo-costare-secondo-confindustria</link>
<guid>https://www.eventi.news/litalia-appesa-alla-roulette-del-gas-da-dove-arriva-e-quanto-puo-costare-secondo-confindustria</guid>
<description><![CDATA[ Nel Rapporto di Previsione – Primavera 2026 del Centro Studi Confindustria si soppesano già gli effetti della guerra in corso in Medio Oriente – scatenata da Usa e Israele contro l’Iran, e ormai allargata a tutta l’area al centro degli interessi oil&amp;gas –, dove nello scenario più avverso il Pil nel 2026 potrebbe ridursi fino a -0,7%, a fronte di una previsione di crescita dello 0,5% nello scenario di base.
Lo scenario baseline del CSC è costruito sull’ipotesi che il conflitto in Iran sia limitato al mese di marzo, molto ottimista dunque dato che mancano solo pochi giorni alla fine del mese e la guerra procede purtroppo spedita. In tale scenario, il Brent si attesterebbe in media a 78 dollari in media nel 2026 (da 69 nel 2025) e poi a 65 dollari nel 2027. Rispetto allo scenario CSC di ottobre scorso, ciò comporta una forte revisione al rialzo nel 2026 (+16 dollari).
Intanto il prezzo del gas in Europa (Ttf) a inizio marzo è salito più di quello del petrolio: picco giornaliero di 56 euro/mwh, pari a 50 in media nelle prime due settimane di marzo, da 33 medi a febbraio. In termini di mercato fisico, la guerra in Iran ha ridestato i timori di scarsità sui volumi di gas, come nel 2022, dovuti al possibile coinvolgimento delle strutture estrattive in Qatar e Arabia Saudita oltre a quelle in Iran, che sono tra i principali produttori (4%, 3% e 6% del totale mondiale), anche se i due maggiori produttori mondiali di gas sono di gran lunga gli Usa e la Russia (25% e 15%).
Lo scenario baseline del CSC, fondato sull’ipotesi che il conflitto duri per tutto il mese di marzo e che poi gradualmente tornino a prevalere i fondamentali ribassisti del mercato fisico pre-guerra, incorpora una quotazione del gas a 41 euro/mwh in media nel 2026, frutto di un picco a marzo e un lento rientro fino a 33 euro a fine anno e poi a 30 euro in media nel 2027. Rispetto allo scenario di ottobre scorso, per il 2026 si ha una revisione al rialzo di +9 euro/mwh.
Le quotazioni del gas europeo, anche prima del nuovo conflitto, erano alte rispetto ai livelli pre-pandemia (14 euro nel 2019). Il motivo è l’aumento, dal 2022, della quota di Gnl importato, che è più costoso, e il quasi azzeramento dell’import di gas russo, meno caro. In Italia, nel 2025, i flussi via terra da Tarvisio (Russia) sono scesi ad appena 1,3% del totale (da 40,0% nel 2021). La fornitura principale, via gasdotto, è stata Mazara del Vallo (Algeria, 32,8%), seguita da Melendugno (Azerbaigian, 16,3%) e da Passo Gries (Nord Europa, 14,0%). Il totale via gasdotto è stato del 66,0%. Il Gnl entra in 5 punti, alcuni dei quali attivati dal 2022: Cavarzere, la cui quota sul totale del gas importato è salita al 14,0%, Livorno al 7,0%, Piombino al 6,9%, Panigaglia al 3,1%, Ravenna appena attivato al 3,0%: complessivamente, il gas via nave ha contato per il 34,0% del totale importato ed è arrivato soprattutto dagli Usa (15,1%) e dal Qatar (8,3%). Naturalmente, queste quote possono variare e aggiustarsi molto rapidamente, come ci ha insegnato l’esperienza post-2022. Allo stato attuale, per le forniture di gas in Italia, con il conflitto in Iran è a rischio soprattutto l’8,3% via nave attraverso lo Stretto di Hormuz, a rischio moderato il 16,3% via gasdotto proveniente dall’Azerbaigian.
Paradossalmente, in questo contesto di estrema dipendenza dell’Italia dall’import di combustibili fossili – che minaccia la decarbonizzazione quanto l’autonomia strategica del Paese –, da mesi Confindustria è allineata al Governo Meloni negli attacchi contro il Green deal, che invece rappresenta l’unica strategia industriale in campo per poter restituire all’Italia maggiore indipendenza e sovranità energetica grazie al maggiore impiego delle fonti rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 00:30:14 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>L’Italia, appesa, alla, roulette, del, gas:, dove, arriva, quanto, può, costare, secondo, Confindustria</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/arrivo_gas_italia_confindustria.jpg" alt=""></p><p><span>Nel <a href="https://www.confindustria.it/news/rapporto-di-previsione-csc-primavera-2026-pil-a-07-con-guerra-prolungata/">Rapporto di Previsione – Primavera 2026</a> del Centro Studi Confindustria si soppesano già gli effetti della guerra in corso in Medio Oriente – scatenata da Usa e Israele contro l’Iran, e ormai allargata a tutta l’area al centro degli interessi oil&gas –, dove nello scenario più avverso il Pil nel 2026 potrebbe ridursi fino a -0,7%, a fronte di una previsione di crescita dello 0,5% nello scenario di base.</span></p>
<p><span>Lo scenario baseline del CSC è costruito sull’ipotesi che il conflitto in Iran sia limitato al mese di marzo, molto ottimista dunque dato che mancano solo pochi giorni alla fine del mese e la guerra procede purtroppo spedita. In tale scenario, il Brent si attesterebbe in media a 78 dollari in media nel 2026 (da 69 nel 2025) e poi a 65 dollari nel 2027. Rispetto allo scenario CSC di ottobre scorso, ciò comporta una forte revisione al rialzo nel 2026 (+16 dollari).</span></p>
<p><span>Intanto il prezzo del gas in Europa (Ttf) a inizio marzo è salito più di quello del petrolio: picco giornaliero di 56 euro/mwh, pari a 50 in media nelle prime due settimane di marzo, da 33 medi a febbraio. In termini di mercato fisico, la guerra in Iran ha ridestato i timori di scarsità sui volumi di gas, come nel 2022, dovuti al possibile coinvolgimento delle strutture estrattive in Qatar e Arabia Saudita oltre a quelle in Iran, che sono tra i principali produttori (4%, 3% e 6% del totale mondiale), anche se i due maggiori produttori mondiali di gas sono di gran lunga gli Usa e la Russia (25% e 15%).</span></p>
<p><span>Lo scenario baseline del CSC, fondato sull’ipotesi che il conflitto duri per tutto il mese di marzo e che poi gradualmente tornino a prevalere i fondamentali ribassisti del mercato fisico pre-guerra, incorpora una quotazione del gas a 41 euro/mwh in media nel 2026, frutto di un picco a marzo e un lento rientro fino a 33 euro a fine anno e poi a 30 euro in media nel 2027. Rispetto allo scenario di ottobre scorso, per il 2026 si ha una revisione al rialzo di +9 euro/mwh.</span></p>
<p><span>Le quotazioni del gas europeo, anche prima del nuovo conflitto, erano alte rispetto ai livelli pre-pandemia (14 euro nel 2019). Il motivo è l’aumento, dal 2022, della quota di Gnl importato, che è più costoso, e il quasi azzeramento dell’import di gas russo, meno caro. In Italia, nel 2025, i flussi via terra da Tarvisio (Russia) sono scesi ad appena 1,3% del totale (da 40,0% nel 2021). La fornitura principale, via gasdotto, è stata Mazara del Vallo (Algeria, 32,8%), seguita da Melendugno (Azerbaigian, 16,3%) e da Passo Gries (Nord Europa, 14,0%). Il totale via gasdotto è stato del 66,0%. Il Gnl entra in 5 punti, alcuni dei quali attivati dal 2022: Cavarzere, la cui quota sul totale del gas importato è salita al 14,0%, Livorno al 7,0%, Piombino al 6,9%, Panigaglia al 3,1%, Ravenna appena attivato al 3,0%: complessivamente, il gas via nave ha contato per il 34,0% del totale importato ed è arrivato soprattutto dagli Usa (15,1%) e dal Qatar (8,3%). Naturalmente, queste quote possono variare e aggiustarsi molto rapidamente, come ci ha insegnato l’esperienza post-2022. Allo stato attuale, per le forniture di gas in Italia, con il conflitto in Iran è a rischio soprattutto l’8,3% via nave attraverso lo Stretto di Hormuz, a rischio moderato il 16,3% via gasdotto proveniente dall’Azerbaigian.</span></p>
<p><span>Paradossalmente, in questo contesto di estrema dipendenza dell’Italia dall’import di combustibili fossili – che minaccia la decarbonizzazione quanto l’autonomia strategica del Paese –, da mesi Confindustria è allineata al Governo Meloni negli attacchi contro il Green deal, che invece rappresenta <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60681-il-costo-della-guerra-arriva-in-bolletta-attraverso-il-gas-litalia-e-tra-i-paesi-piu-esposti-deuropa">l’unica strategia industriale in campo</a> per poter restituire all’Italia maggiore indipendenza e sovranità energetica grazie al maggiore impiego delle fonti rinnovabili.</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>L’Ets costa caro? Nell’ultimo anno all’Italia sono arrivati 2,5 miliardi di euro dalle emissioni di CO2</title>
<link>https://www.eventi.news/lets-costa-caro-nellultimo-anno-allitalia-sono-arrivati-25-miliardi-di-euro-dalle-emissioni-di-co2</link>
<guid>https://www.eventi.news/lets-costa-caro-nellultimo-anno-allitalia-sono-arrivati-25-miliardi-di-euro-dalle-emissioni-di-co2</guid>
<description><![CDATA[ Il Gestore dei Servizi Energetici – GSE ha aggiornato al 2025 il Rapporto sulle aste di quote europee di emissione fornisce un aggiornamento sull’andamento delle aste nell’ambito dello European Union Emissions Trading Scheme (EU ETS), ovvero il sistema per lo scambio di quote di emissione di gas serra finalizzato alla riduzione delle emissioni nei settori maggiormente energivori (elettricità, cemento, acciaio, alluminio, laterizi e ceramiche, vetro, chimica, aviazione, etc) nell’Unione europea.
Attaccato nei giorni scorsi dal Governo Meloni quanto da Confindustria, che ne chiedevano la sospensione prima di scontrarsi col muro del Consiglio europeo, è in realtà fonte di preziosi introiti per lo Stato italiano: il Paese ha infatti ricavato 2,59 miliardi di euro dal collocamento di circa 35,4 milioni di EUA (European Union Allowances), le quote di emissione che, nell&#039;ambito del sistema EU ETS, compensano 1 tonnellata di CO2 equivalente (tCO2eq) ciascuna.
Nel 2025 il prezzo si è attestato al di sopra della media dell’anno precedente (73,45 euro nel 2025 contro i 64,76 euro del 2024), sostenuto dalla programmata contrazione dell’offerta di quote all’asta, necessaria al conseguimento degli obiettivi climatici dell’Unione Europea oltre che a supportare l’innovazione delle imprese chiamate a decarbonizzare.
I proventi generati dalla vendita delle quote di emissione sono depositati presso la Banca Popolare di Sondrio, e ai sensi della convenzione Mef – Gse sottoscritta il 24 marzo 2025, il Gse trasferisce al ministero dell’Economia i proventi relativi ai primi tre trimestri entro l’ultimo giorno del mese successivo al trimestre in cui i proventi delle aste sono stati accreditati sui conti correnti del Gse mentre gli importi relativi all&#039;ultimo trimestre sono trasferiti entro il 15 febbraio dell&#039;anno successivo.
Complessivamente, tra il 2012 ed il 2024 sono stati trasferiti alla Tesoreria dello Stato 18 miliardi di euro relativi alle EUA e circa 247 milioni di euro relativi alle EUA A, cui si aggiungono i 2,59 miliardi di euro del 2025, per un totale di circa 20,8 miliardi di euro. Il problema è che queste risorse non vengono spese come dovrebbero, come mostrano i dati messi in fila dal think tank Ecco: la grande maggioranza di queste risorse è stata dedicata ad abbattere il costo del debito italiano, quando per legge dovrebbe essere destinata a favorire la decarbonizzazione, supportando le imprese e le famiglie che più ne pagano i costi.  ]]></description>
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<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 00:30:13 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>L’Ets, costa, caro, Nell’ultimo, anno, all’Italia, sono, arrivati, 2, 5, miliardi, euro, dalle, emissioni, CO2</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/fondo%20sociale%20clima%20enea%20emissioni%20co2%20disuguaglianza%20ricchezza.png" alt="" width="1024" height="576" loading="lazy"></p><p><span>Il Gestore dei Servizi Energetici – GSE ha <a href="https://www.gse.it/servizi-per-te/news/aste-co2-pubblicato-il-rapporto-2025-entrate-da-259-miliardi-di-euro-per-litalia">aggiornato</a> al 2025 il Rapporto sulle aste di quote europee di emissione fornisce un aggiornamento sull’andamento delle aste nell’ambito dello European Union Emissions Trading Scheme (EU ETS), ovvero il sistema per lo scambio di quote di emissione di gas serra finalizzato alla riduzione delle emissioni nei settori maggiormente energivori (elettricità, cemento, acciaio, alluminio, laterizi e ceramiche, vetro, chimica, aviazione, etc) nell’Unione europea.</span></p>
<p><span>Attaccato nei giorni scorsi dal Governo Meloni quanto da Confindustria, che ne chiedevano la sospensione prima di <a href="https://www.greenreport.it/news/crisi-climatica-e-adattamento/60822-modifiche-si-sospensione-no-la-linea-meloni-sullets-non-fa-breccia-al-consiglio-europeo">scontrarsi</a> col muro del Consiglio europeo, è in realtà fonte di preziosi introiti per lo Stato italiano: il Paese ha infatti ricavato 2,59 miliardi di euro dal collocamento di circa 35,4 milioni di EUA (European Union Allowances), le quote di emissione che, nell'ambito del sistema EU ETS, compensano 1 tonnellata di CO2 equivalente (tCO2eq) ciascuna.</span></p>
<p><span>Nel 2025 il prezzo si è attestato al di sopra della media dell’anno precedente (73,45 euro nel 2025 contro i 64,76 euro del 2024), sostenuto dalla programmata contrazione dell’offerta di quote all’asta, necessaria al conseguimento degli obiettivi climatici dell’Unione Europea oltre che a supportare l’innovazione delle imprese chiamate a decarbonizzare.</span></p>
<p><span>I proventi generati dalla vendita delle quote di emissione sono depositati presso la Banca Popolare di Sondrio, e ai sensi della convenzione Mef – Gse sottoscritta il 24 marzo 2025, il Gse trasferisce al ministero dell’Economia i proventi relativi ai primi tre trimestri entro l’ultimo giorno del mese successivo al trimestre in cui i proventi delle aste sono stati accreditati sui conti correnti del Gse mentre gli importi relativi all'ultimo trimestre sono trasferiti entro il 15 febbraio dell'anno successivo.</span></p>
<p><span>Complessivamente, tra il 2012 ed il 2024 sono stati trasferiti alla Tesoreria dello Stato 18 miliardi di euro relativi alle EUA e circa 247 milioni di euro relativi alle EUA A, cui si aggiungono i 2,59 miliardi di euro del 2025, per un totale di circa 20,8 miliardi di euro. Il problema è che queste risorse non vengono spese come dovrebbero, come mostrano i <a href="https://www.greenreport.it/news/crisi-climatica-e-adattamento/60724-litalia-ha-usato-solo-il-9-dei-18-miliardi-derivanti-dalle-aste-ets-per-spese-legate-alla-lotta-ai-cambiamenti-climatici">dati messi in fila</a> dal think tank Ecco: la grande maggioranza di queste risorse è stata dedicata ad abbattere il costo del debito italiano, quando <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60690-quanto-incide-davvero-la-co2-sulle-bollette-per-le-famiglie-italiane-lets-pesa-solo-il-3">per legge</a> dovrebbe essere destinata a favorire la decarbonizzazione, supportando le imprese e le famiglie che più ne pagano i costi. </span></p>]]> </content:encoded>
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<item>
<title>Pedaggio per Hormuz, l’Iran prospetta un “pizzo” da 2 milioni di dollari a petroliera</title>
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<description><![CDATA[ Le agenzie di stampa Fars e Tasnim riportano che il Parlamento iraniano sta cercando di approvare una legge per introdurre un pedaggio da far pagare alle navi che transitano nello Stretto di Hormuz, l’arteria marittima per il passaggio di combustibili fossili che è ancora di fatto chiusa a causa della guerra in corso tra Usa, Israele e Iran. Tale pedaggio potrebbe spingersi fino alla somma di 2 milioni di dollari per il transito di ogni singola petroliera che intenda – per ragioni commerciali – attraversare lo Stretto di Hormuz, con buona pace del diritto internazionale marittimo, che con la Convenzione UNCLOS (United Nations Convention of the Low of Sea) del 1982 ha normato la navigazione marittima in ogni suo aspetto.
Se davvero si arrivasse ad imporre il pedaggio si verrebbe a trasformare, di fatto, il più critico transito energetico marittimo del mondo in uno strumento di indiscutibile “pressione geopolitica” e di finanziamento per finalità belliche mai visto prima.
L’autorevolissima “Lloyd’s List” di Londra, infatti, riporta che Teheran sta istituendo un corridoio di passaggio definito “sicuro” nello Stretto di Hormuz, attraverso il quale le navi previamente autorizzate, potranno transitare in completa sicurezza, in cambio del pagamento di un “pedaggio di transito” imposto dall’Iran e che arriverebbe fino a 2 milioni di dollari. 
L’adozione di una misura del genere, qualora si traducesse in fatti concreti, comporterebbe un ulteriore aggravamento della crisi iniziata dagli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, scatenati, forse con eccessiva leggerezza, a partire dalla notte del 28 febbraio scorso e la cui prima tragica conseguenza, va detto, è stato il crollo verticale dei traffici marittimi nello Stretto di Hormuz; ricordiamo che, prima del conflitto, il transito medio stimato era di oltre 100 navi (prevalentemente petroliere e gasiere) al giorno. Allo stato attuale, il transito navale si limita ad appena 5 unità al giorno. 
Dal punto di vista giuridico, l’imposizione di pedaggi su uno Stretto internazionale non viene minimamente contemplato nella “Montego Bay Convention” (UNCLOS) che, testualmente, recita: il diritto di passaggio in transito inoffensivo “non può essere impedito” e non prevede alcuna tariffa. Quindi, anche volendo considerare che l’Iran, ha sì firmato ma mai ratificato la Convenzione in parola, molti esperti di diritto internazionale sostengono che il passaggio in transito inoffensivo fa parte del “diritto consuetudinario marittimo” e, in quanto tale, resta vincolante per tutti gli Stati.
Abbiamo potuto assistere nei giorni scorsi all’enorme impatto provocato sui mercati energetici planetari dal blocco navale ad Hormuz: il Brent, infatti, ha fatto registrare un rialzo spintosi a superare 100 dollari al barile; le pesanti conseguenze sui mercati finanziari e sulle pompe di benzina, purtroppo, sono sotto gli occhi di tutti.
Se il pedaggio iraniano si concretizzasse si verrebbe a creare un pericolosissimo precedente che, oltre a rappresentare a nostro avviso una palese violazione dell’UNCLOS, aprirebbe all’inserimento di riscossione tariffe per garantire la sicurezza delle navi che impiegano la via marittima: in altri più chiari e diretti termini, si verrebbe ad istituzionalizzare una sorta di “pizzo internazionale” con l’obiettivo di aumentare gli introiti da impiegare poi al mantenimento dei costi bellici.
Queste amare considerazioni ci portano ad invocare, con la massima urgenza possibile, il ritorno dell’ONU e l’immediato ripristino del diritto internazionale marittimo, delle sue consuetudini e delle sue prassi, che costituiscono ancora l’unica certa garanzia del mantenimento della civile e ordinata convivenza tra i popoli e dei commerci marittimi che, da sempre, sono stati e sono ancora il baricentro esatto dello sviluppo economico. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 00:30:12 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Pedaggio, per, Hormuz, l’Iran, prospetta, “pizzo”, milioni, dollari, petroliera</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/bruegel_iran.jpg" alt="" width="1134" height="639" loading="lazy"></p><p><span>Le agenzie di stampa Fars e Tasnim riportano che il Parlamento iraniano sta cercando di approvare una legge per introdurre un pedaggio da far pagare alle navi che transitano nello Stretto di Hormuz, l’arteria marittima per il passaggio di combustibili fossili che è ancora di fatto chiusa a causa della guerra in corso tra Usa, Israele e Iran. Tale pedaggio potrebbe spingersi fino alla somma di 2 milioni di dollari per il transito di ogni singola petroliera che intenda – per ragioni commerciali – attraversare lo Stretto di Hormuz, con buona pace del diritto internazionale marittimo, che con la Convenzione UNCLOS (United Nations Convention of the Low of Sea) del 1982 ha normato la navigazione marittima in ogni suo aspetto.</span></p>
<p><span>Se davvero si arrivasse ad imporre il pedaggio si verrebbe a trasformare, di fatto, il più critico transito energetico marittimo del mondo in uno strumento di indiscutibile “pressione geopolitica” e di finanziamento per finalità belliche mai visto prima.</span></p>
<p><span>L’autorevolissima “Lloyd’s List” di Londra, infatti, riporta che Teheran sta istituendo un corridoio di passaggio definito “sicuro” nello Stretto di Hormuz, attraverso il quale le navi previamente autorizzate, potranno transitare in completa sicurezza, in cambio del pagamento di un “pedaggio di transito” imposto dall’Iran e che arriverebbe fino a 2 milioni di dollari. </span></p>
<p><span>L’adozione di una misura del genere, qualora si traducesse in fatti concreti, comporterebbe un ulteriore aggravamento della crisi iniziata dagli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, scatenati, forse con eccessiva leggerezza, a partire dalla notte del 28 febbraio scorso e la cui prima tragica conseguenza, va detto, è stato il crollo verticale dei traffici marittimi nello Stretto di Hormuz; ricordiamo che, prima del conflitto, il transito medio stimato era di oltre 100 navi (prevalentemente petroliere e gasiere) al giorno. Allo stato attuale, il transito navale si limita ad appena 5 unità al giorno. </span></p>
<p><span>Dal punto di vista giuridico, l’imposizione di pedaggi su uno Stretto internazionale non viene minimamente contemplato nella “Montego Bay Convention” (UNCLOS) che, testualmente, recita: il diritto di passaggio in transito inoffensivo “non può essere impedito” e non prevede alcuna tariffa. Quindi, anche volendo considerare che l’Iran, ha sì firmato ma mai ratificato la Convenzione in parola, molti esperti di diritto internazionale sostengono che il passaggio in transito inoffensivo fa parte del “diritto consuetudinario marittimo” e, in quanto tale, resta vincolante per tutti gli Stati.</span></p>
<p><span>Abbiamo potuto assistere nei giorni scorsi all’enorme impatto provocato sui mercati energetici planetari dal blocco navale ad Hormuz: il Brent, infatti, ha fatto registrare un rialzo spintosi a superare 100 dollari al barile; le pesanti conseguenze sui mercati finanziari e sulle pompe di benzina, purtroppo, sono sotto gli occhi di tutti.</span></p>
<p><span>Se il pedaggio iraniano si concretizzasse si verrebbe a creare un pericolosissimo precedente che, oltre a rappresentare a nostro avviso una palese violazione dell’UNCLOS, aprirebbe all’inserimento di riscossione tariffe per garantire la sicurezza delle navi che impiegano la via marittima: in altri più chiari e diretti termini, si verrebbe ad istituzionalizzare una sorta di “pizzo internazionale” con l’obiettivo di aumentare gli introiti da impiegare poi al mantenimento dei costi bellici.</span></p>
<p><span>Queste amare considerazioni ci portano ad invocare, con la massima urgenza possibile, il ritorno dell’ONU e l’immediato ripristino del diritto internazionale marittimo, delle sue consuetudini e delle sue prassi, che costituiscono ancora l’unica certa garanzia del mantenimento della civile e ordinata convivenza tra i popoli e dei commerci marittimi che, da sempre, sono stati e sono ancora il baricentro esatto dello sviluppo economico.</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>La guerra in Iran sta ridisegnando la sicurezza energetica globale. Il ruolo di Asia ed Europa</title>
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<description><![CDATA[ L’economista Aisha Al-Sarihi esperta in cambiamento climatico, transizione energetica e geopolitica per il Middle East Council on Global Affairs di Doha, in Qatar, evidenzia su Nature che «La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran ha reso impossibile ignorare i problemi di lunga data del panorama energetico globale». E la cosa non riguarda solo il prezzo della benzina e del gasolio: «Gli Stati del Golfo rappresentano circa il 35% della produzione mondiale di fertilizzanti, estraggono un terzo dell&#039;elio mondiale e producono quasi la metà dello zolfo». Per questo la Al-Sarihi auspica che «L&#039;industria petrolifera e del gas diversifichi le rotte commerciali e rafforzi le catene di approvvigionamento, mentre si espande la capacità di energia rinnovabile, fondamentale per la resilienza economica e geopolitica a lungo termine».
E una consapevolezza condivisa da due analisti energetici senior di EMBER - Dinita Setyawati e Muyi Yang - che scrivono nel report “Overcoming fossil lock-in is pivotal for Asia to buffer against energy shocks” che «La riprogettazione strutturale del sistema energetico sta diventando sempre più urgente per proteggere i Paesi asiatici dalle ricorrenti turbolenze commerciali nel settore petrolifero e del gas. Allontanare i Paesi dalla dipendenza dai combustibili fossili e riportarli verso le energie pulite garantirà la mitigazione dei potenziali rischi, il mantenimento della sicurezza energetica e il proseguimento del percorso di decarbonizzazione. Più a lungo si protrarranno le interruzioni nelle forniture di gas naturale liquefatto (GNL) e petrolio dal Medio Oriente, maggiori saranno le ripercussioni sulla sicurezza energetica. Un periodo prolungato di conflitto potrebbe rimodellare le dinamiche dei prezzi e rischiare una frammentazione geopolitica in tutta l&#039;Asia, alimentata dall&#039;intensificarsi della concorrenza sul mercato spot. Un&#039;impennata dei prezzi dell&#039;energia peserà sulle valute asiatiche , indebolirà la produzione e gli investimenti e farà aumentare il tasso di inflazione . Di conseguenza, i Paesi potrebbero aver bisogno di piani di emergenza per prevenire un rallentamento economico».
Anche Yang fa notare che «Il petrolio e il gas sono molto più che semplici combustibili. Dai fertilizzanti ai polimeri ad alta tecnologia, sono i mattoni della vita moderna, rendendo la base industriale asiatica profondamente dipendente da essi. Rompere questa dipendenza non significa semplicemente cambiare sistema energetico, ma attuare una vera e propria trasformazione economica. Si tratta di un&#039;impresa complessa e impegnativa. Ma una domanda fondamentale è: la prosperità futura dell&#039;Asia può davvero basarsi su una fonte energetica volatile, importata e geopoliticamente esposta? La crisi dello Stretto di Hormuz ne è solo l&#039;ultimo esempio. Forse è giunto il momento per l&#039;Asia di ripensare il suo percorso di crescita basato sui combustibili fossili».
Domande che valgono anche per l’Europa e per l’Italia, sempre più dipendente dal costoso GNL statunitense e, come dimostra la nuova visita lampo di Giorgia Meloni in Algeria, dal gas estratto in Paesi autoritari e ad alto tasso di instabilità. Eppure, come evidenzia la Setyawati «Le crisi attuali e passate hanno dimostrato che la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili mette a rischio la sicurezza energetica. Le economie in via di sviluppo ed emergenti in Asia saranno maggiormente a rischio se i prezzi dell&#039;energia continueranno a salire. Sebbene il risparmio energetico possa rappresentare una soluzione iniziale a breve termine, il passaggio alle energie rinnovabili prodotte localmente può offrire maggiori opzioni per attutire futuri shock energetici».
E’ la strada esattamente contraria rispetto a quella nella quale si attarda testardamente il governo italiano, prigioniero del suo negazionismo climatico “soft” e della contrarietà ideologica all’European Green Del e alla sua concreta attuazione. Per il Middle East Council on Global Affairs «I rischi per le catene di approvvigionamento energetico globali stanno aumentando significativamente con l&#039;intensificarsi e l&#039;espansione del conflitto. Due eventi in particolare hanno evidenziato questi rischi. Primo, la mossa del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (IRGC) di bloccare lo Stretto di Hormuz ha di fatto interrotto il transito di un quinto del commercio globale di petrolio e gas naturale liquefatto (GNL). Secondo, le interruzioni alla capacità di produzione energetica del Golfo derivanti dagli attacchi iraniani contro infrastrutture energetiche chiave. In tutto il Golfo, le principali compagnie energetiche sono state costrette a dichiarare la forza maggiore , tra cui QatarEnergy , la Bahrain Petroleum Company (BAPCO) e la Kuwait Petroleum Corporation (KPC). Anche il gigante energetico degli Emirati Arabi Uniti, l&#039;Abu Dhabi National Oil Company (ADNOC), ha interrotto la produzione presso la raffineria di Ruwais, la più grande degli Emirati Arabi Uniti, a seguito di attacchi a infrastrutture critiche. Questo duplice shock ha scosso i mercati globali e ha spinto gli importatori asiatici a cercare alternative».
Se la Cina ha reagito opponendosi con una durissima condanna all’intervento Usa e Israeliano, Giappone e Corea del sud hanno trasformato la loro dipendenza energetica in cautele diplomatica, l’India sta attuando un difficile equilibrismo, anche per la presenza di milioni di cittadini indiani che vivono e lavorano nella regione, le cui rimesse rappresentano un&#039;importante fonte di reddito per l&#039;economia indiana.
L’ASEAN è divisa come l’Europa, evidenziando una cronica difficoltà nel formare posizioni unitarie chiare sulle principali crisi geopolitiche. Eppure, un conflitto prolungato avrebbe ripercussioni dirette sul blocco ASEAN e sull’Ue, dato che diversi Stati membri importano ingenti quantità di petrolio e GNL dal Medio Oriente.
Il Middle East Council on Global Affairs conclude con un’analisi che riguarda l’Asia ma che può essere giusta anche per l’Europa: «I primi giorni del conflitto hanno messo in luce una fondamentale asimmetria: le economie asiatiche sono fortemente esposte ai mercati energetici mediorientali, eppure gli stati asiatici esercitano un&#039;influenza minima sulle dinamiche di de-escalation e sulla più ampia instabilità regionale. Il duplice shock energetico – l&#039;interruzione delle forniture di petrolio dovuta al blocco del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz e l&#039;attuale sospensione della produzione di GNL del Qatar – minaccia di avere conseguenze economiche catastrofiche. L&#039;entità di questa vulnerabilità suggerisce che i governi asiatici potrebbero dover riconsiderare il loro ruolo diplomatico e di sicurezza, tradizionalmente limitato, nella regione. Gli Stati asiatici rappresentano collettivamente il più grande mercato mondiale di importazione di energia e una quota enorme della produzione economica globale. Una posizione più coordinata tra le potenze asiatiche potrebbe rafforzare la loro influenza diplomatica e consentire loro di esercitare una maggiore influenza sugli sforzi di de-escalation. Anche i singoli Paesi possono agire per salvaguardare i propri interessi. Lo status della Cina come potenza economica globale e i suoi interessi consolidati nella stabilità regionale la pongono in una posizione privilegiata per svolgere un ruolo importante nella gestione delle tensioni regionali. Pechino, ad esempio, può mediare tra Riyadh e Teheran per salvare la distensione che ha promosso nel 2023. Seul e Tokyo mantengono buoni rapporti con Washington e possono, con cautela, incoraggiare gli Stati Uniti a ridurre le tensioni, facendo leva sugli accordi commerciali e sulle intese con l&#039;amministrazione Trump.Anche l&#039;India può sfruttare i suoi crescenti legami con Israele per fare pressione sul suo alleato affinché eviti un&#039;ulteriore escalation. L&#039;alternativa, ovvero la continua frammentazione e la gestione reattiva delle crisi, lascia le economie asiatiche perennemente esposte agli shock provenienti da una regione la cui stabilità è essenziale per la loro prosperità. Il conflitto in corso dovrebbe essere un campanello d&#039;allarme: se gli Stati asiatici desiderano un approvvigionamento energetico affidabile, dovranno assumere un ruolo più attivo negli sforzi di de-escalation e di risoluzione del conflitto». ]]></description>
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<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 00:30:11 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>guerra, Iran, sta, ridisegnando, sicurezza, energetica, globale., ruolo, Asia, Europa</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/sicurezza_energetica_globale.jpg" alt="" width="1848" height="1083" loading="lazy"></p><p>L’economista Aisha Al-Sarihi esperta in cambiamento climatico, transizione energetica e geopolitica per il Middle East Council on Global Affairs di Doha, in Qatar, <a href="https://www.nature.com/articles/d41586-026-00932-y?utm_source=Live+Audience&utm_campaign=072b94abc4-nature-briefing-daily-20260325&utm_medium=email&utm_term=0_-33f35e09ea-50007724"><strong>evidenzia su <em>Nature</em></strong></a> che «La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran ha reso impossibile ignorare i problemi di lunga data del panorama energetico globale». E la cosa non riguarda solo il prezzo della benzina e del gasolio: «Gli Stati del Golfo rappresentano circa il 35% della produzione mondiale di fertilizzanti, estraggono un terzo dell'elio mondiale e producono quasi la metà dello zolfo». Per questo la Al-Sarihi auspica che «L'industria petrolifera e del gas diversifichi le rotte commerciali e rafforzi le catene di approvvigionamento, mentre si espande la capacità di energia rinnovabile, fondamentale per la resilienza economica e geopolitica a lungo termine».</p>
<p>E una consapevolezza condivisa da due analisti energetici senior di EMBER - Dinita Setyawati e Muyi Yang - che <a href="https://ember-energy.org/latest-insights/overcoming-fossil-lock-in-is-pivotal-for-asia-to-buffer-against-energy-shocks/"><strong>scrivono nel report</strong></a> “Overcoming fossil lock-in is pivotal for Asia to buffer against energy shocks” che «La riprogettazione strutturale del sistema energetico sta diventando sempre più urgente per proteggere i Paesi asiatici dalle ricorrenti turbolenze commerciali nel settore petrolifero e del gas. Allontanare i Paesi dalla dipendenza dai combustibili fossili e riportarli verso le energie pulite garantirà la mitigazione dei potenziali rischi, il mantenimento della sicurezza energetica e il proseguimento del percorso di decarbonizzazione. Più a lungo si protrarranno le interruzioni nelle forniture di gas naturale liquefatto (GNL) e petrolio dal Medio Oriente, maggiori saranno le ripercussioni sulla sicurezza energetica. Un periodo prolungato di conflitto potrebbe rimodellare le dinamiche dei prezzi e rischiare una frammentazione geopolitica in tutta l'Asia, alimentata dall'intensificarsi della concorrenza sul mercato spot. Un'impennata dei prezzi dell'energia peserà sulle valute asiatiche , indebolirà la produzione e gli investimenti e farà aumentare il tasso di inflazione . Di conseguenza, i Paesi potrebbero aver bisogno di piani di emergenza per prevenire un rallentamento economico».</p>
<p>Anche Yang fa notare che «Il petrolio e il gas sono molto più che semplici combustibili. Dai fertilizzanti ai polimeri ad alta tecnologia, sono i mattoni della vita moderna, rendendo la base industriale asiatica profondamente dipendente da essi. Rompere questa dipendenza non significa semplicemente cambiare sistema energetico, ma attuare una vera e propria trasformazione economica. Si tratta di un'impresa complessa e impegnativa. Ma una domanda fondamentale è: la prosperità futura dell'Asia può davvero basarsi su una fonte energetica volatile, importata e geopoliticamente esposta? La crisi dello Stretto di Hormuz ne è solo l'ultimo esempio. Forse è giunto il momento per l'Asia di ripensare il suo percorso di crescita basato sui combustibili fossili».</p>
<p>Domande che valgono anche per l’Europa e per l’Italia, sempre più dipendente dal costoso GNL statunitense e, come dimostra la nuova visita lampo di Giorgia Meloni in Algeria, dal gas estratto in Paesi autoritari e ad alto tasso di instabilità. Eppure, come evidenzia la Setyawati «Le crisi attuali e passate hanno dimostrato che la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili mette a rischio la sicurezza energetica. Le economie in via di sviluppo ed emergenti in Asia saranno maggiormente a rischio se i prezzi dell'energia continueranno a salire. Sebbene il risparmio energetico possa rappresentare una soluzione iniziale a breve termine, il passaggio alle energie rinnovabili prodotte localmente può offrire maggiori opzioni per attutire futuri shock energetici».</p>
<p>E’ la strada esattamente contraria rispetto a quella nella quale si attarda testardamente il governo italiano, prigioniero del suo negazionismo climatico “soft” e della contrarietà ideologica all’European Green Del e alla sua concreta attuazione. Per il Middle East Council on Global Affairs «I rischi per le catene di approvvigionamento energetico globali stanno aumentando significativamente con l'intensificarsi e l'espansione del conflitto. Due eventi in particolare hanno evidenziato questi rischi. Primo, la mossa del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (IRGC) di bloccare lo Stretto di Hormuz ha di fatto interrotto il transito di un quinto del commercio globale di petrolio e gas naturale liquefatto (GNL). Secondo, le interruzioni alla capacità di produzione energetica del Golfo derivanti dagli attacchi iraniani contro infrastrutture energetiche chiave. In tutto il Golfo, le principali compagnie energetiche sono state costrette a dichiarare la forza maggiore , tra cui QatarEnergy , la Bahrain Petroleum Company (BAPCO) e la Kuwait Petroleum Corporation (KPC). Anche il gigante energetico degli Emirati Arabi Uniti, l'Abu Dhabi National Oil Company (ADNOC), ha interrotto la produzione presso la raffineria di Ruwais, la più grande degli Emirati Arabi Uniti, a seguito di attacchi a infrastrutture critiche. Questo duplice shock ha scosso i mercati globali e ha spinto gli importatori asiatici a cercare alternative».</p>
<p>Se la Cina ha reagito opponendosi con una durissima condanna all’intervento Usa e Israeliano, Giappone e Corea del sud hanno trasformato la loro dipendenza energetica in cautele diplomatica, l’India sta attuando un difficile equilibrismo, anche per la presenza di milioni di cittadini indiani che vivono e lavorano nella regione, le cui rimesse rappresentano un'importante fonte di reddito per l'economia indiana.</p>
<p>L’ASEAN è divisa come l’Europa, evidenziando una cronica difficoltà nel formare posizioni unitarie chiare sulle principali crisi geopolitiche. Eppure, un conflitto prolungato avrebbe ripercussioni dirette sul blocco ASEAN e sull’Ue, dato che diversi Stati membri importano ingenti quantità di petrolio e GNL dal Medio Oriente.</p>
<p>Il Middle East Council on Global Affairs conclude con un’analisi che riguarda l’Asia ma che può essere giusta anche per l’Europa: «I primi giorni del conflitto hanno messo in luce una fondamentale asimmetria: le economie asiatiche sono fortemente esposte ai mercati energetici mediorientali, eppure gli stati asiatici esercitano un'influenza minima sulle dinamiche di de-escalation e sulla più ampia instabilità regionale. Il duplice shock energetico – l'interruzione delle forniture di petrolio dovuta al blocco del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz e l'attuale sospensione della produzione di GNL del Qatar – minaccia di avere conseguenze economiche catastrofiche. L'entità di questa vulnerabilità suggerisce che i governi asiatici potrebbero dover riconsiderare il loro ruolo diplomatico e di sicurezza, tradizionalmente limitato, nella regione. Gli Stati asiatici rappresentano collettivamente il più grande mercato mondiale di importazione di energia e una quota enorme della produzione economica globale. Una posizione più coordinata tra le potenze asiatiche potrebbe rafforzare la loro influenza diplomatica e consentire loro di esercitare una maggiore influenza sugli sforzi di de-escalation. Anche i singoli Paesi possono agire per salvaguardare i propri interessi. Lo status della Cina come potenza economica globale e i suoi interessi consolidati nella stabilità regionale la pongono in una posizione privilegiata per svolgere un ruolo importante nella gestione delle tensioni regionali. Pechino, ad esempio, può mediare tra Riyadh e Teheran per salvare la distensione che ha promosso nel 2023. Seul e Tokyo mantengono buoni rapporti con Washington e possono, con cautela, incoraggiare gli Stati Uniti a ridurre le tensioni, facendo leva sugli accordi commerciali e sulle intese con l'amministrazione Trump.<br><br>Anche l'India può sfruttare i suoi crescenti legami con Israele per fare pressione sul suo alleato affinché eviti un'ulteriore escalation. L'alternativa, ovvero la continua frammentazione e la gestione reattiva delle crisi, lascia le economie asiatiche perennemente esposte agli shock provenienti da una regione la cui stabilità è essenziale per la loro prosperità. Il conflitto in corso dovrebbe essere un campanello d'allarme: se gli Stati asiatici desiderano un approvvigionamento energetico affidabile, dovranno assumere un ruolo più attivo negli sforzi di de-escalation e di risoluzione del conflitto».</p>]]> </content:encoded>
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<title>Due settimane di guerra in Iran valgono le emissioni annuali di 1,1 milioni di auto a benzina</title>
<link>https://www.eventi.news/due-settimane-di-guerra-in-iran-valgono-le-emissioni-annuali-di-11-milioni-di-auto-a-benzina</link>
<guid>https://www.eventi.news/due-settimane-di-guerra-in-iran-valgono-le-emissioni-annuali-di-11-milioni-di-auto-a-benzina</guid>
<description><![CDATA[ La valutazione dell&#039;impatto ambientale dei conflitti armati, in particolare delle emissioni di gas serra, è una dimensione spesso trascurata e poco studiata dei danni umanitari ed economici della guerra. I ricercatori del Climate &amp; Community Institute hanno provato a colmare questa lacuna stimando l’impatto climatico delle prime due settimane della guerra ancora in corso in Medio Oriente, scatenata lo scorso 28 febbraio dagli attacchi di Usa e Israele contro l’Iran e ormai ampliata all’intera area.
«La nostra analisi – spiegano i ricercatori – rileva che le emissioni totali di gas serra dei primi 14 giorni di attacco superano i 5 milioni di tonnellate di anidride carbonica, una quantità superiore all&#039;inquinamento climatico totale dell&#039;Islanda nel 2024. Questa cifra equivale anche alle emissioni di 1,1 milioni di automobili a benzina in un anno e rappresenta un danno climatico di oltre 1,3 miliardi di dollari».

I costi in termini di emissioni di carbonio della guerra continueranno ad aumentare drasticamente con il suo protrarsi, per diverse ragioni. In primo luogo, con l&#039;esaurimento degli arsenali di Stati Uniti e Israele , aumenteranno le emissioni incorporate nella produzione di nuove armi, insieme al carburante utilizzato per trasportarle nella regione. In secondo luogo, colpire le infrastrutture petrolifere della regione sta causando emissioni significative a causa della combustione incontrollata di combustibili fossili, proprio come accadde durante la Guerra del Golfo.
Tuttavia, l&#039;impatto climatico più significativo dell&#039;attacco all&#039;Iran non sarà dovuto alle emissioni del conflitto in sé, bensì a quelle successive. Mentre gli Stati Uniti continuano a perseguire la loro maldestra ricerca del &quot;dominio energetico&quot;, la produzione di combustibili fossili verrà ampliata in nome della sicurezza energetica, vincolando le emissioni derivanti dalle infrastrutture di estrazione per decenni. Inoltre, le emissioni generate dalla rimozione delle macerie e dalla successiva ricostruzione rappresentano la principale causa di emissioni in qualsiasi guerra. La ricostruzione delle infrastrutture nella regione colpita, che comprende 14 paesi da Cipro all&#039;Azerbaigian – incluse case, strade, ospedali, scuole e infrastrutture petrolifere e di trasporto – non è solo costosa, ma anche ad alta intensità di carbonio. I ricercatori ad esempio hanno riscontrato che la ricostruzione di Gaza e del Libano dopo la guerra produrrà almeno 24 volte più emissioni rispetto a quelle generate dal solo conflitto. 
Nel frattempo, i costi economici di questa brutale guerra ricadranno sulle spalle dei lavoratori. L&#039;impennata dei prezzi dell&#039;energia ha già iniziato a incidere negativamente sull&#039;economia aumentando direttamente il costo di beni come benzina e riscaldamento, e indirettamente il prezzo di tutto ciò che attualmente dipende dal petrolio e dal gas naturale, compresi gli alimenti. «Con l&#039;aumento dei prezzi di ogni cosa, l&#039;inflazione – temono i ricercatori – giustificherà le misure di austerità, compresi ulteriori disinvestimenti nel settore climatico». ]]></description>
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<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 00:30:10 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Due, settimane, guerra, Iran, valgono, emissioni, annuali, 1, 1, milioni, auto, benzina</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/guerra_bombe_iranintl.jpg" alt="" width="1090" height="882" loading="lazy"></p><p><span>La valutazione dell'impatto ambientale dei conflitti armati, in particolare delle emissioni di gas serra, è una dimensione spesso trascurata e poco studiata dei danni umanitari ed economici della guerra. I ricercatori del <a href="https://climateandcommunity.org/about/">Climate & Community Institute</a> hanno provato a colmare questa lacuna stimando l’impatto climatico delle prime due settimane della guerra ancora in corso in Medio Oriente, scatenata lo scorso 28 febbraio dagli attacchi di Usa e Israele contro l’Iran e ormai ampliata all’intera area.</span></p>
<p><span>«La nostra <a href="https://climateandcommunity.org/wp-content/uploads/2026/03/Research-Snapshot_Iran-Emissions-Methodology.pdf"><span>analisi </span></a>– <a href="https://climatecommunityinstitute.substack.com/p/iran-war-pollution"><span>spiegano</span></a> i ricercatori – rileva che le emissioni totali di gas serra dei primi 14 giorni di attacco superano i 5 milioni di tonnellate di anidride carbonica, una quantità superiore all'inquinamento climatico totale dell'Islanda nel 2024. Questa cifra equivale anche alle emissioni di 1,1 milioni di automobili a benzina in un anno e rappresenta un danno climatico di oltre 1,3 miliardi di dollari».</span></p>
<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/emissioni_guerra_iran_2_settimane.jpg" alt="emissioni guerra iran 2 settimane"></p>
<p><span>I costi in termini di emissioni di carbonio della guerra continueranno ad aumentare drasticamente con il suo protrarsi, per diverse ragioni. In primo luogo, con <a href="https://foreignpolicy.com/2026/03/13/iran-war-cost-economic-oil-gas-prices-hormuz/">l'esaurimento degli arsenali di Stati Uniti e Israele </a>, aumenteranno le emissioni incorporate nella produzione di nuove armi, insieme al carburante utilizzato per trasportarle nella regione. In secondo luogo, colpire le infrastrutture petrolifere della regione sta causando emissioni significative a causa della combustione incontrollata di combustibili fossili, proprio come accadde durante la Guerra del Golfo.</span></p>
<p><span>Tuttavia, l'impatto climatico più significativo dell'attacco all'Iran non sarà dovuto alle emissioni del conflitto in sé, bensì a quelle successive. Mentre gli Stati Uniti continuano a perseguire la loro maldestra ricerca del "dominio energetico", la produzione di combustibili fossili verrà ampliata in nome della sicurezza energetica, vincolando le emissioni derivanti dalle infrastrutture di estrazione per decenni. Inoltre, le emissioni generate dalla rimozione delle macerie e dalla successiva ricostruzione rappresentano la principale causa di emissioni in qualsiasi guerra. La ricostruzione delle infrastrutture nella regione colpita, che comprende 14 paesi da Cipro all'Azerbaigian – incluse case, strade, ospedali, scuole e infrastrutture petrolifere e di trasporto – non è solo costosa, ma anche ad alta intensità di carbonio. I ricercatori ad esempio hanno riscontrato che la ricostruzione di Gaza e del Libano dopo la guerra produrrà almeno 24 volte più emissioni rispetto a quelle generate dal solo conflitto. </span></p>
<p><span>Nel frattempo, i costi economici di questa brutale guerra ricadranno sulle spalle dei lavoratori. L'impennata dei prezzi dell'energia ha già iniziato a incidere negativamente sull'economia aumentando direttamente il costo di beni come benzina e riscaldamento, e indirettamente il prezzo di tutto ciò che attualmente dipende dal petrolio e dal gas naturale, compresi gli alimenti. «Con l'aumento dei prezzi di ogni cosa, l'inflazione – temono i ricercatori – giustificherà le misure di austerità, compresi ulteriori disinvestimenti nel settore climatico».</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Interrotto il 40% della capacità di export petrolifero russo, più difficile per Putin sostenere lo sforzo bellico</title>
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<description><![CDATA[ Almeno il 40% della capacità di esportazione di greggio della Russia (circa 2 milioni di barili al giorno) risulta attualmente bloccato. A riferirlo è un lancio della Reuters  che tiene conto dei danni provocati la scorsa settimana da un attacco di droni ucraini contro un importante oleodotto e degli ultimi sequestri di petroliere appartenenti alla cosiddetta “flotta ombra”. Secondo i calcoli effettuati dall’agenzia di stampa internazionale, questo blocco rappresenta la più grave interruzione dell’approvvigionamento petrolifero nella storia moderna della Russia, che è il secondo esportatore mondiale di petrolio, e che ha colpito Mosca proprio nel momento in cui i prezzi del petrolio hanno superato i 100 dollari al barile a causa della guerra in Iran.
La produzione petrolifera è per Mosca una delle principali fonti di entrate nell’ambito del bilancio nazionale ed è fondamentale per sorreggere un’economia da 2,6 trilioni di dollari che è messa a dura prova dopo ormai più di quattro anni dall’invasione dell’Ucraina. Kiev nell’ultimo mese ha intensificato gli attacchi con i droni contro le infrastrutture russe per l’esportazione di petrolio e carburante, colpendo tutti e tre i principali porti occidentali russi per l’esportazione di greggio, tra cui Novorossiysk sul Mar Nero e Primorsk e Ust-Luga sul Mar Baltico.
Secondo i calcoli di Reuters, circa il 40% della capacità di esportazione di greggio della Russia è stato interrotto dopo l’ultimo attacco avvenuto nei giorni scorsi. Sono stati colpiti nell’ultimo periodo Primorsk e Ust-Luga, nonché l’oleodotto Druzhba, che attraversa l’Ucraina per raggiungere l’Ungheria e la Slovacchia e che è stato al centro delle motivazioni addotte dal premier ungherese Viktor Orbán per mettere il veto contro il prestito di 90 miliardi da destinare a Kiev.
La strategia di Zelensky è chiara: ridurre le entrate di Mosca derivanti dal petrolio e dal gas, che rappresentano circa un quarto delle entrate del bilancio statale russo, e indebolirne la potenza militare. L’Ucraina ha dichiarato che una parte dell&#039;oleodotto Druzhba è stata danneggiata dagli attacchi russi alla fine di gennaio, mentre sia la Slovacchia che l’Ungheria hanno chiesto a Kiev di ripristinare immediatamente le forniture. Il terminal petrolifero di Novorossiysk, in grado di gestire fino a 700.000 barili al giorno, sta caricando petrolio al di sotto dei livelli previsti a causa dei danni subiti in seguito a un pesante attacco con droni ucraini all’inizio di questo mese.
Oltre a tutto ciò, i frequenti sequestri di petroliere legate alla Russia in Europa hanno interrotto 300.000 barili al giorno di esportazioni di petrolio artico in provenienza dal porto di Murmansk, hanno affermato gli operatori. Con le sue rotte di esportazione verso ovest sotto attacco, Mosca deve fare affidamento sulle esportazioni di petrolio verso i mercati asiatici, ma tali rotte sono limitate ultimamente. Mosca continua a fornire senza interruzioni la Cina tramite oleodotti, comprese le rotte Skovorodino-Mohe e Atasu-Alashankou, nonché le esportazioni via mare attraverso il porto di Kozmino. Insieme, le tre rotte rappresentano circa 1,9 milioni di barili al giorno di petrolio. La Russia continua inoltre a caricare petrolio dai suoi due progetti di Sakhalin nell’Estremo Oriente, spedendo circa 250.000 barili al giorno dall’isola. Gli operatori del settore riferiscono inoltre che la Russia sta rifornendo le raffinerie della vicina Bielorussia con circa 300.000 barili al giorno di petrolio. A bilancio mancano però circa 2 milioni di barili al giorno e questo, dovesse durare a lungo, inciderà sulle capacità del Cremlino di sostenere l’economia e lo sforzo bellico. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 00:30:09 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Interrotto, 40, della, capacità, export, petrolifero, russo, più, difficile, per, Putin, sostenere, sforzo, bellico</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/petrolio%20gas%20russo.jpg" alt="" width="640" height="468" loading="lazy"></p><p>Almeno il 40% della capacità di esportazione di greggio della Russia (circa 2 milioni di barili al giorno) risulta attualmente bloccato. A riferirlo è un <a href="https://www.reuters.com/business/energy/least-40-russias-oil-export-capacity-halted-reuters-calculations-show-2026-03-25/">lancio della Reuters</a>  che tiene conto dei danni provocati la scorsa settimana da un attacco di droni ucraini contro un importante oleodotto e degli ultimi sequestri di petroliere appartenenti alla cosiddetta “flotta ombra”. Secondo i calcoli effettuati dall’agenzia di stampa internazionale, questo blocco rappresenta la più grave interruzione dell’approvvigionamento petrolifero nella storia moderna della Russia, che è il secondo esportatore mondiale di petrolio, e che ha colpito Mosca proprio nel momento in cui i prezzi del petrolio hanno superato i 100 dollari al barile a causa della guerra in Iran.</p>
<p>La produzione petrolifera è per Mosca una delle principali fonti di entrate nell’ambito del bilancio nazionale ed è fondamentale per sorreggere un’economia da 2,6 trilioni di dollari che è messa a dura prova dopo ormai più di quattro anni dall’invasione dell’Ucraina. Kiev nell’ultimo mese ha intensificato gli attacchi con i droni contro le infrastrutture russe per l’esportazione di petrolio e carburante, colpendo tutti e tre i principali porti occidentali russi per l’esportazione di greggio, tra cui Novorossiysk sul Mar Nero e Primorsk e Ust-Luga sul Mar Baltico.</p>
<p>Secondo i calcoli di Reuters, circa il 40% della capacità di esportazione di greggio della Russia è stato interrotto dopo l’ultimo attacco avvenuto nei giorni scorsi. Sono stati colpiti nell’ultimo periodo Primorsk e Ust-Luga, nonché l’oleodotto Druzhba, che attraversa l’Ucraina per raggiungere l’Ungheria e la Slovacchia e che è stato al centro delle motivazioni addotte dal premier ungherese Viktor Orbán per mettere il veto contro il <a href="https://www.greenreport.it/news/approfondimenti/60816-consiglio-europeo-orban-mette-il-veto-e-blocca-il-prestito-di-90-miliardi-allucraina-lira-di-costa-e-von-der-leyen">prestito di 90 miliardi</a> da destinare a Kiev.</p>
<p>La strategia di Zelensky è chiara: ridurre le entrate di Mosca derivanti dal petrolio e dal gas, che rappresentano circa un quarto delle entrate del bilancio statale russo, e indebolirne la potenza militare. L’Ucraina ha dichiarato che una parte dell'oleodotto Druzhba è stata danneggiata dagli attacchi russi alla fine di gennaio, mentre sia la Slovacchia che l’Ungheria hanno chiesto a Kiev di ripristinare immediatamente le forniture. Il terminal petrolifero di Novorossiysk, in grado di gestire fino a 700.000 barili al giorno, sta caricando petrolio al di sotto dei livelli previsti a causa dei danni subiti in seguito a un pesante attacco con droni ucraini all’inizio di questo mese.</p>
<p>Oltre a tutto ciò, i frequenti sequestri di petroliere legate alla Russia in Europa hanno interrotto 300.000 barili al giorno di esportazioni di petrolio artico in provenienza dal porto di Murmansk, hanno affermato gli operatori. Con le sue rotte di esportazione verso ovest sotto attacco, Mosca deve fare affidamento sulle esportazioni di petrolio verso i mercati asiatici, ma tali rotte sono limitate ultimamente. Mosca continua a fornire senza interruzioni la Cina tramite oleodotti, comprese le rotte Skovorodino-Mohe e Atasu-Alashankou, nonché le esportazioni via mare attraverso il porto di Kozmino. Insieme, le tre rotte rappresentano circa 1,9 milioni di barili al giorno di petrolio. La Russia continua inoltre a caricare petrolio dai suoi due progetti di Sakhalin nell’Estremo Oriente, spedendo circa 250.000 barili al giorno dall’isola. Gli operatori del settore riferiscono inoltre che la Russia sta rifornendo le raffinerie della vicina Bielorussia con circa 300.000 barili al giorno di petrolio. A bilancio mancano però circa 2 milioni di barili al giorno e questo, dovesse durare a lungo, inciderà sulle capacità del Cremlino di sostenere l’economia e lo sforzo bellico.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Petroliera attaccata nel Mar Nero, a bordo c’è il triplo del petrolio di quello fuoriuscito dalla “Exxon Valdez”</title>
<link>https://www.eventi.news/petroliera-attaccata-nel-mar-nero-a-bordo-ce-il-triplo-del-petrolio-di-quello-fuoriuscito-dalla-exxon-valdez</link>
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<description><![CDATA[ Mentre stiamo ancora trattenendo il fiato per l’incerto destino che attende il relitto della gasiera russa “Arctic Metagaz” – che vaga ancora incerta nel Mediterraneo, agganciata ad un rimorchiatore e diretta verso destinazione ignota –, già si profilano guai seri per un altro delicatissimo mare: il Mar Nero.
Giunge come un pugno improvviso allo stomaco la notizia che la petroliera “Altura”, battente bandiera della Sierra Leone ma gestita da una compagnia turca con sede ad Istanbul, con un carico di greggio russo (imbarcato a Novorossijsk), è stata interessata da un&#039;esplosione nella sala macchine, avvenuta dopo la mezzanotte di oggi (26 marzo) in seguito di un deliberato attacco. 
Si tratta di una motocisterna lunga 274 metri e larga 50, con un dislocamento di circa 164.000 tonnellate, e un carico di 140.000 tonnellate di greggio. Un quantitativo che, se riversato in mare, supererebbe di più di tre volte quello fuoriuscito dalla “Exxon Valdez” nella baia di Anchorage (Alaska) nel 1989, i cui danni causati all’ambiente marino furono ingenti e che lui nefaste conseguenze, in parte, permangono ancora oggi.
Il ministro dei Trasporti turco, Abdulkadir Uraloglu, durante una diretta televisiva, ha asserito: «Pensiamo che l&#039;attacco non sia stato effettuato da un drone, bensì da un veicolo di superficie senza equipaggio a livello dell&#039;acqua». La petroliera è stata colpita vicino a Istanbul, a poche miglia dal Bosforo; fortunatamente i 27 membri dell&#039;equipaggio sono stati tratti in salvo illesi. 
La serie deliberata di attacchi proditori (e vili) a navi in transito non dà segnali di arresto, anzi. La flebile reazione degli organi internazionali, con l’Onu in testa, viene probabilmente scambiata come supina accettazione di un fatto inevitabile rivolto a danneggiare il nemico; questa forma inedita di guerra, mai apparsa prima d’ora nei teatri bellici, assume carattere di seria preoccupazione perché non è volta e limitata al target considerato nemico, ma riversa i nefandi aspetti sull’ambiente marino circostante e, sappiamo bene quali sono le conseguenze che possono essere associate ad un serio inquinamento provocato dalla dispersione del carico trasportato nelle cisterne di super petroliere come l’Altura. 
I rischi per l’ambiente marino e in definitiva, per tutte le specie viventi, inclusa la nostra sono esageratamente pesanti: al di là delle operazioni di bonifica, lunghe e costosissime, vanno aggiunti i danni, spesso irreversibili, che si provocano agli habitat marini e costieri. Ricordiamo che i danni ambientali dovuti al naufragio di due petroliere oltre 20 anni fa (Erika e Prestige) rispettivamente in Bretagna e in Galizia sono ancora ben evidenti su tratti significativi di quelle coste, e rimangono come sfregi a carattere permanente che l’uomo arreca alla madre terra.
Un conto sono però le situazioni scaturite in seguito a naufragi – anche se colposi – altra cosa sono gli inquinamenti marini provocati da deliberati attacchi militari, mirati alle navi ritenute nemiche o con carichi provenienti da Paesi nemici. Stiamo scherzando col fuoco e ne siamo tutti consapevoli. Le istituzioni e i governi devono farsi sentire nelle sedi competenti: occorre alzare i toni del richiamo e dell’appello da fare subito, con decorrenza immediata.  La posta in gioco è troppo alta e riguarda non solo noi ma anche, forse soprattutto, le generazioni che verranno.  ]]></description>
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<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 00:30:08 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Petroliera, attaccata, nel, Mar, Nero, bordo, c’è, triplo, del, petrolio, quello, fuoriuscito, dalla, “Exxon, Valdez”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/altura_kyiv_indipendent.jpg" alt=""></p><p><span>Mentre stiamo ancora trattenendo il fiato per l’incerto destino che attende il relitto della gasiera russa “Arctic Metagaz” – che vaga ancora incerta nel Mediterraneo, agganciata ad un rimorchiatore e diretta verso destinazione ignota –, già si profilano guai seri per un altro delicatissimo mare: il Mar Nero.</span></p>
<p><span>Giunge come un pugno improvviso allo stomaco la notizia che la petroliera “Altura”, battente bandiera della Sierra Leone ma gestita da una compagnia turca con sede ad Istanbul, con un carico di greggio russo (imbarcato a Novorossijsk), è stata interessata da un'esplosione nella sala macchine, avvenuta dopo la mezzanotte di oggi (26 marzo) in seguito di un deliberato attacco. </span></p>
<p><span>Si tratta di una motocisterna lunga 274 metri e larga 50, con un dislocamento di circa 164.000 tonnellate, e un carico di 140.000 tonnellate di greggio. Un quantitativo che, se riversato in mare, supererebbe di più di tre volte quello fuoriuscito dalla “Exxon Valdez” nella baia di Anchorage (Alaska) nel 1989, i cui danni causati all’ambiente marino furono ingenti e che lui nefaste conseguenze, in parte, permangono ancora oggi.</span></p>
<p><span>Il ministro dei Trasporti turco, Abdulkadir Uraloglu, durante una diretta televisiva, ha asserito: «Pensiamo che l'attacco non sia stato effettuato da un drone, bensì da un veicolo di superficie senza equipaggio a livello dell'acqua». La petroliera è stata colpita vicino a Istanbul, a poche miglia dal Bosforo; fortunatamente i 27 membri dell'equipaggio sono stati tratti in salvo illesi. </span></p>
<p><span>La serie deliberata di attacchi proditori (e vili) a navi in transito non dà segnali di arresto, anzi. La flebile reazione degli organi internazionali, con l’Onu in testa, viene probabilmente scambiata come supina accettazione di un fatto inevitabile rivolto a danneggiare il nemico; questa forma inedita di guerra, mai apparsa prima d’ora nei teatri bellici, assume carattere di seria preoccupazione perché non è volta e limitata al target considerato nemico, ma riversa i nefandi aspetti sull’ambiente marino circostante e, sappiamo bene quali sono le conseguenze che possono essere associate ad un serio inquinamento provocato dalla dispersione del carico trasportato nelle cisterne di super petroliere come l’Altura. </span></p>
<p><span>I rischi per l’ambiente marino e in definitiva, per tutte le specie viventi, inclusa la nostra sono esageratamente pesanti: al di là delle operazioni di bonifica, lunghe e costosissime, vanno aggiunti i danni, spesso irreversibili, che si provocano agli habitat marini e costieri. Ricordiamo che i danni ambientali dovuti al naufragio di due petroliere oltre 20 anni fa (Erika e Prestige) rispettivamente in Bretagna e in Galizia sono ancora ben evidenti su tratti significativi di quelle coste, e rimangono come sfregi a carattere permanente che l’uomo arreca alla madre terra.</span></p>
<p><span>Un conto sono però le situazioni scaturite in seguito a naufragi – anche se colposi – altra cosa sono gli inquinamenti marini provocati da deliberati attacchi militari, mirati alle navi ritenute nemiche o con carichi provenienti da Paesi nemici. Stiamo scherzando col fuoco e ne siamo tutti consapevoli. Le istituzioni e i governi devono farsi sentire nelle sedi competenti: occorre alzare i toni del richiamo e dell’appello da fare subito, con decorrenza immediata.  La posta in gioco è troppo alta e riguarda non solo noi ma anche, forse soprattutto, le generazioni che verranno. </span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Pfas, l’agenzia Ue Echa raccomanda «ampie restrizioni» e l’Europarlamento approva nuovi standard sull’inquinamento idrico</title>
<link>https://www.eventi.news/pfas-lagenzia-ue-echa-raccomanda-ampie-restrizioni-e-leuroparlamento-approva-nuovi-standard-sullinquinamento-idrico</link>
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<description><![CDATA[ Dall’Unione europea arriva un uno-due contro i Pfas, composti chimici sintetici ormai ben noti come «inquinanti eterni». Un primo colpo è stato inferto dall’European chemicals agency (Echa), che in un rapporto scientifico molto atteso e diffuso questa mattina ha raccomandato un’«ampia restrizione» da parte dell’Unione europea, con «eccezioni mirate», su queste sostanze chimiche «nocive» presenti in molti oggetti di uso quotidiano, evidenziando i «crescenti rischi» per la popolazione. I Pfas, si legge nel documento pubblicato dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche, «persistono a lungo nell’ambiente, percorrono lunghe distanze e contaminano le falde acquifere e il suolo, mentre alcune di esse causano gravi problemi di salute, come tumori e disturbi riproduttivi». Per «controllare questi rischi», sottolinea l’ente dell’Ue incaricato di gestire gli aspetti tecnici, scientifici e amministrativi relativi alla sicurezza delle sostanze chimiche, sono quindi necessarie nuove misure normative a livello comunitario. Misure che ora starà alla Commissione europea decidere e mettere in campo.
Il secondo colpo inferto ai Pfas, che continuano ad essere difesi come fondamentali da diversi settori industriali, è arrivato dal Parlamento europeo, che si è espresso anche riguardo l’utilizzo di pesticidi e altre sostanze chimiche dannose per l’ambiente e per la salute umana. Praticamente nelle stesse ore in cui l’Echa rilasciava le sue valutazioni e raccomandazioni sugli «inquinanti perenni», gli eurodeputati hanno approvato gli standard aggiornati dell’Ue in materia di inquinamento idrico. Dopo le norme già varate lo scorso gennaio, quello di oggi è un ulteriore passo avanti atteso da tempo nella lotta contro sostanze nocive come i Pfas, i pesticidi e i prodotti farmaceutici presenti nei fiumi, nei laghi e nelle acque sotterranee d’Europa. Come sottolinea l’European environmental bureau (Eeb), «in un momento in cui la pressione sulle risorse idriche sta aumentando in tutto il continente a causa dell’inquinamento, le misure preventive sono più che mai necessarie».
Di fatto, i Pfas sono ufficialmente inseriti nella lista dei principali inquinanti da monitorare e limitare in tutte le acque superficiali e sotterranee dell’Ue, non solo in quella potabile, e le autorità nazionali possono ora intervenire per ridurre l’inquinamento da queste sostanze inasprendo le autorizzazioni di scarico industriale, limitando i pesticidi nocivi e investendo nel trattamento delle acque reflue. E visto che ora tutti gli strumenti necessari sono a disposizioni dei governi comunitari, l’Eeb avverte che ritardare le azioni in questo senso non farà altro che rendere il problema più grave e più costoso da risolvere: già oggi, si legge in un recente studio commissionato dall’Ue, i costi per l’inquinamento da Pfas in Europa oscillano tra i 440 e gli oltre 1000 miliardi di euro
Con il pronunciamento del Parlamento europeo ora è in campo un aggiornamento che mira a proteggere fiumi, laghi e falde acquifere da inquinanti Pfas, pesticidi di nuova generazione e i microinquinanti farmaceutici e che fornisce agli Stati membri la chiarezza normativa necessaria per integrare le necessarie restrizioni nei prossimi Piani di gestione dei bacini idrografici (relativi agli anni 2028-2033).
Nonostante l&#039;approvazione sia un passo avanti, l’Eeb esprime forti preoccupazioni per le scadenze, che sono giudicate eccessivamente elastiche. Spiega Sara Johansson, che è la responsabile senior delle politiche idriche presso l’Eeb: «L’accordo presenta alcune lacune preoccupanti. I governi non sono tenuti a conformarsi pienamente ai nuovi standard fino al 2039, con possibili proroghe fino al 2045, e le nuove esenzioni indeboliscono il principio di non deterioramento, un pilastro della legislazione europea in materia di acque. Allo stesso tempo, la Commissione europea si è impegnata a rivedere la Direttiva quadro sulle acque nel 2026, nonostante non vi siano prove evidenti della necessità di tale modifica. Ciò rischia di aprire la porta a un ulteriore aumento dell’inquinamento, trasferendo i costi dagli inquinatori ai contribuenti europei e minando una delle misure di protezione ambientale più efficaci dell’Ue. Con oltre 370.000 persone che già chiedono acqua potabile pulita, fiumi balneabili ed ecosistemi sani – aggiunge facendo riferimento alla petizione #Handsoffnature rilanciata anche in Italia – il messaggio è chiaro: non si può più aspettare. I governi nazionali devono agire ora e l’Europa deve difendere le norme che proteggono le sue acque». ]]></description>
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<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 00:30:07 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Pfas, l’agenzia, Echa, raccomanda, «ampie, restrizioni», l’Europarlamento, approva, nuovi, standard, sull’inquinamento, idrico</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/cispel%20acqua%20controlli%20pfas.jpeg" alt="" width="1200" height="630" loading="lazy"></p><p>Dall’Unione europea arriva un uno-due contro i Pfas, composti chimici sintetici ormai ben noti come «inquinanti eterni». Un primo colpo è stato inferto dall’European chemicals agency (Echa), che in <a href="https://echa.europa.eu/it/-/echa-supports-pfas-restriction-with-targeted-derogations">un rapporto scientifico molto atteso</a> e diffuso questa mattina ha raccomandato un’«ampia restrizione» da parte dell’Unione europea, con «eccezioni mirate», su queste sostanze chimiche «nocive» presenti in molti oggetti di uso quotidiano, evidenziando i «crescenti rischi» per la popolazione. I Pfas, si legge nel documento pubblicato dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche, «persistono a lungo nell’ambiente, percorrono lunghe distanze e contaminano le falde acquifere e il suolo, mentre alcune di esse causano gravi problemi di salute, come tumori e disturbi riproduttivi». Per «controllare questi rischi», sottolinea l’ente dell’Ue incaricato di gestire gli aspetti tecnici, scientifici e amministrativi relativi alla sicurezza delle sostanze chimiche, sono quindi necessarie nuove misure normative a livello comunitario. Misure che ora starà alla Commissione europea decidere e mettere in campo.</p>
<p>Il secondo colpo inferto ai Pfas, che continuano ad essere difesi come fondamentali da diversi settori industriali, è arrivato dal Parlamento europeo, che si è espresso anche riguardo l’utilizzo di pesticidi e altre sostanze chimiche dannose per l’ambiente e per la salute umana. Praticamente nelle stesse ore in cui l’Echa rilasciava le sue valutazioni e raccomandazioni sugli «inquinanti perenni», gli eurodeputati hanno approvato gli standard aggiornati dell’Ue in materia di inquinamento idrico. Dopo le norme <a href="https://italy.representation.ec.europa.eu/notizie-ed-eventi/notizie/entrano-vigore-ulteriori-protezioni-livello-dellue-contro-le-pfas-nellacqua-potabile-2026-01-13_it">già varate lo scorso gennaio</a>, quello di oggi è un ulteriore passo avanti atteso da tempo nella lotta contro sostanze nocive come i Pfas, i pesticidi e i prodotti farmaceutici presenti nei fiumi, nei laghi e nelle acque sotterranee d’Europa. Come sottolinea <a href="https://eeb.org/en/eu-parliament-backs-new-water-pollution-rules-amidst-attacks-on-wider-water-protections/">l’European environmental bureau (Eeb)</a>, «in un momento in cui la pressione sulle risorse idriche sta aumentando in tutto il continente a causa dell’inquinamento, le misure preventive sono più che mai necessarie».</p>
<p>Di fatto, i Pfas sono ufficialmente inseriti nella lista dei principali inquinanti da monitorare e limitare in tutte le acque superficiali e sotterranee dell’Ue, non solo in quella potabile, e le autorità nazionali possono ora intervenire per ridurre l’inquinamento da queste sostanze inasprendo le autorizzazioni di scarico industriale, limitando i pesticidi nocivi e investendo nel trattamento delle acque reflue. E visto che ora tutti gli strumenti necessari sono a disposizioni dei governi comunitari, l’Eeb avverte che ritardare le azioni in questo senso non farà altro che rendere il problema più grave e più costoso da risolvere: già oggi, si legge in <a href="https://www.greenreport.it/news/inquinamenti-e-disinquinamenti/59856-i-costi-per-linquinamento-da-pfas-in-europa-oscillano-tra-i-440-e-gli-oltre-1000-miliardi-di-euro">un recente studio commissionato dall’Ue</a>, i costi per l’inquinamento da Pfas in Europa oscillano tra i 440 e gli oltre 1000 miliardi di euro</p>
<p>Con il pronunciamento del Parlamento europeo ora è in campo un aggiornamento che mira a proteggere fiumi, laghi e falde acquifere da inquinanti Pfas, pesticidi di nuova generazione e i microinquinanti farmaceutici e che fornisce agli Stati membri la chiarezza normativa necessaria per integrare le necessarie restrizioni nei prossimi Piani di gestione dei bacini idrografici (relativi agli anni 2028-2033).</p>
<p>Nonostante l'approvazione sia un passo avanti, l’Eeb esprime forti preoccupazioni per le scadenze, che sono giudicate eccessivamente elastiche. Spiega Sara Johansson, che è la responsabile senior delle politiche idriche presso l’Eeb: «L’accordo presenta alcune lacune preoccupanti. I governi non sono tenuti a conformarsi pienamente ai nuovi standard fino al 2039, con possibili proroghe fino al 2045, e le nuove esenzioni indeboliscono il principio di non deterioramento, un pilastro della legislazione europea in materia di acque. Allo stesso tempo, la Commissione europea si è impegnata a rivedere la Direttiva quadro sulle acque nel 2026, nonostante non vi siano prove evidenti della necessità di tale modifica. Ciò rischia di aprire la porta a un ulteriore aumento dell’inquinamento, trasferendo i costi dagli inquinatori ai contribuenti europei e minando una delle misure di protezione ambientale più efficaci dell’Ue. Con oltre <a href="https://handsoffnature.eu/">370.000 persone</a> che già chiedono acqua potabile pulita, fiumi balneabili ed ecosistemi sani – aggiunge facendo riferimento alla petizione <a href="https://www.greenreport.it/news/natura-e-biodiversita/59943-giu-le-mani-dalla-natura-il-wwf-rilancia-in-italia-la-petizione-europea-contro-la-deregulation-nellue">#Handsoffnature rilanciata anche in Italia</a> – il messaggio è chiaro: non si può più aspettare. I governi nazionali devono agire ora e l’Europa deve difendere le norme che proteggono le sue acque».</p>]]> </content:encoded>
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<title>La Toscana è stata scossa dal secondo terremoto di magnitudo 4 in due giorni consecutivi</title>
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<description><![CDATA[ Dopo il terremoto di magnitudo ML 4.0 che si è abbattuto alle 8.13 di ieri mattina a Fosdinovo in provincia di Massa Carrara – con epicentro a una profondità di 11 km –, oggi la Toscana è stata di nuovo scossa da una scossa di terremoto rilevante: quella avvenuta alle 9.40 di oggi con magnitudo ML 4.1 immediatamente a nord di Pistoia, nella zona di Piteccio lungo la Porrettana, a ben 52 km di profondità.
«Sono stato subito contattato dalla sindaca facente funzione di Pistoia, Anna Maria Celesti – informa il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani –, che ha confermato che non ci sono stati danni a persone o cose. Le verifiche sono in corso, l’allarme è rientrato e la situazione viene costantemente monitorata e tenuta sotto controllo dal sistema di Protezione civile regionale, anche perché si tratta del secondo terremoto in due giorni dopo quello di ieri a Fosdinovo in provincia di Massa Carrara».
«La scossa è stata avvertita da Pescia a Firenze – aggiunge il sottosegretario alla presidenza, Bernard Dika – Al numero unico di emergenza 112 sono arrivate dieci telefonate, nove smistate ai vigili del fuoco, una al sistema sanitario, poiché era un attacco di panico. Ad ora non sono stati registrati danni alle persone e alle cose e sono in corso verifiche su alcune scuole della provincia. Il sistema regionale di protezione civile prosegue nella sua opera di attenzione e monitoraggio». ]]></description>
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<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 00:30:06 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Toscana, stata, scossa, dal, secondo, terremoto, magnitudo, due, giorni, consecutivi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/ingv_terremoto_pistoia.jpg" alt=""></p><p><span>Dopo il terremoto di magnitudo ML 4.0 che si è abbattuto alle 8.13 di ieri mattina a Fosdinovo in provincia di Massa Carrara – con epicentro a una profondità di 11 km –, oggi la Toscana è stata di nuovo scossa da una scossa di terremoto rilevante: quella avvenuta alle 9.40 di oggi con magnitudo ML 4.1 immediatamente a nord</span> <span>di Pistoia, nella zona di Piteccio lungo la Porrettana, a ben 52 km di profondità.</span></p>
<p><span>«Sono stato subito contattato dalla sindaca facente funzione di Pistoia, Anna Maria Celesti – <a href="https://www.toscana-notizie.it/-/terremoto-provincia-di-pistoia-giani-rassicura-allarme-rientrato-nessun-danno-">informa</a> il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani –, che ha confermato che non ci sono stati danni a persone o cose. Le verifiche sono in corso, l’allarme è rientrato e la situazione viene costantemente monitorata e tenuta sotto controllo dal sistema di Protezione civile regionale, anche perché si tratta del secondo terremoto in due giorni dopo quello di ieri a Fosdinovo in provincia di Massa Carrara».</span></p>
<p><span>«La scossa è stata avvertita da Pescia a Firenze – aggiunge il sottosegretario alla presidenza, Bernard Dika – Al numero unico di emergenza 112 sono arrivate dieci telefonate, nove smistate ai vigili del fuoco, una al sistema sanitario, poiché era un attacco di panico. Ad ora non sono stati registrati danni alle persone e alle cose e sono in corso verifiche su alcune scuole della provincia. Il sistema regionale di protezione civile prosegue nella sua opera di attenzione e monitoraggio».</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>In Danimarca vincono i rosso&#45;verdi. Ma i socialdemocratici potrebbero fare anche un governo blu</title>
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<description><![CDATA[ Il vero vincitore delle elezioni parlamentari danesi è Green Left - Socialistisk Folkeparti (SF) che passa da 5 a 20 seggi e che con l&#039;11,6% dei voti - l suo miglior risultato elettorale degli ultimi 20 anni - diventa il secondo partito di un frammentato Folketing, il parlamento danese, dove tutti i 13 partiti che si sono presentati sono riusciti a superare lo sbarramento del 2%.
La presidente di SF, Pia Olsen Dyhr, ha commentato: «E’ davvero straordinario che così tanti danesi ci abbiano dimostrato questa fiducia. Sono orgogliosa e grata, ma anche pienamente consapevole della responsabilità che ne deriva. Questi progressi non sono avvenuti in breve tempo, ma sono il risultato di diversi anni di lavoro. Non si vince un&#039;elezione in un mese. Ci vogliono anni per conquistarla, durante i quali siamo rimasti fermi sulle nostre posizioni, ci siamo assunti le nostre responsabilità e abbiamo dimostrato di non limitarci alle parole, ma di agire concretamente».
E la Sinistra Verde sta assumendosi anche ora le sue responsabilità e ha subito avviato i negoziati per un nuovo governo con l&#039;obiettivo chiaro di imporre una svolta rossa alla Danimarca. Per farlo dovrà imbarcare nel nuovo governo - che comunque sarà guidato dalla Socialdemokratiet che si conferma primo partir to pur con un forte calo - i social-liberali di Radikale Venstre che hanno conquistato 10 seggi e anche i centristi di Moderaterne dell’ex premier e ministro degli esteri Lars Løkke Rasmussen, che con 14 deputati può considerarsi l’altro vincitore delle elezioni,  che sono diventati l’ago della bilancia sia per fare un governo “rosso” che “blu”.
A sostenere un governo “rosso” dall’esterno potrebbe essere anche la sinistra radicale rosso-verde di Enhedslisten - De Rød-Grønne che ha avuto un ottimo successo, raggiungendo per la prima volta il 6,3%. I due partiti della sinistra rosso-verde hanno raccolto i voti in fuga dai socialdemocratici della premier uscente Mette Frederiksen che ha tentato l’azzardo delle elezioni anticipate per sfruttare l’effetto Trump-Groenlandia e che ha finito per perdere il 6% dei voti. A proposito di Groenlandia, è ritornata a votare a sinistra e ha eletto nel Folketing del Regno di Danimarca un deputato dei rosso-verdi di Inuit Ataqatigiit e il primo deputato degli indipendentisti popilisti di Narelaq, che hanno partecipato al voto per la prima volta. Un altro schiaffo in faccia alle pretese di Trump sull’Isola.
La Olsen Dyhr ha concluso: «Ci battiamo per un governo rosso che possa rafforzare il welfare, affrontare seriamente il problema climatico e creare una società più equa. Questo è il mandato con cui siamo stati eletti. SF userà la sua forza per orientare la politica verso posizioni progressiste e non conservatrici, a prescindere dall&#039;esito dei negoziati governativi. Indipendentemente da come andrà a finire, useremo il nostro mandato per portare avanti il maggior numero possibile di proposte politiche, sia rosse che verdi. Lo dobbiamo ai tanti elettori che ci hanno votato».
E’ un chiaro avvertimento alla Frederiksen di non continuare con le sue politiche contro gli immigrati e di rallentamento della rivoluzione energetica e climatica che scimmiottano quelle della destra danese e che hanno allontanato dai Socialdemokratiet gli elettori di sinistra che hanno rinfoltito le fila di Green Left - Socialistisk Folkeparti e di Enhedslisten - De Rød-Grønne.
Alla premier socialdemocratica uscente questi risultati permetterebbero anche di fare un governo di minoranza con i Moderaterne di Lars Løkke Rasmussen appoggiato dalla destra. La Olsen Dyhr ne è consapevole e ha concluso: «I risultati elettorali dimostrano anche che molti danesi chiedono un percorso politico più credibile e unificante. La Danimarca è un luogo in cui c&#039;è bisogno di unirsi e trovare soluzioni. Siamo pronti ad assumerci questa responsabilità. SF si presenta quindi ai prossimi negoziati forte di un risultato storico e con la chiara ambizione di tradurre i progressi compiuti in un&#039;influenza politica concreta». ]]></description>
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<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 00:30:05 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Danimarca, vincono, rosso-verdi., socialdemocratici, potrebbero, fare, anche, governo, blu</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Danimarca_elezioni_2026.jpg" alt="" width="1897" height="1061" loading="lazy"></p><p>Il vero vincitore delle elezioni parlamentari danesi è Green Left - Socialistisk Folkeparti (SF) che passa da 5 a 20 seggi e che con l'11,6% dei voti - l suo miglior risultato elettorale degli ultimi 20 anni - diventa il secondo partito di un frammentato Folketing, il parlamento danese, dove tutti i 13 partiti che si sono presentati sono riusciti a superare lo sbarramento del 2%.</p>
<p>La presidente di SF, Pia Olsen Dyhr, ha commentato: «E’ davvero straordinario che così tanti danesi ci abbiano dimostrato questa fiducia. Sono orgogliosa e grata, ma anche pienamente consapevole della responsabilità che ne deriva. Questi progressi non sono avvenuti in breve tempo, ma sono il risultato di diversi anni di lavoro. Non si vince un'elezione in un mese. Ci vogliono anni per conquistarla, durante i quali siamo rimasti fermi sulle nostre posizioni, ci siamo assunti le nostre responsabilità e abbiamo dimostrato di non limitarci alle parole, ma di agire concretamente».</p>
<p>E la Sinistra Verde sta assumendosi anche ora le sue responsabilità e ha subito avviato i negoziati per un nuovo governo con l'obiettivo chiaro di imporre una svolta rossa alla Danimarca. Per farlo dovrà imbarcare nel nuovo governo - che comunque sarà guidato dalla Socialdemokratiet che si conferma primo partir to pur con un forte calo - i social-liberali di Radikale Venstre che hanno conquistato 10 seggi e anche i centristi di Moderaterne dell’ex premier e ministro degli esteri Lars Løkke Rasmussen, che con 14 deputati può considerarsi l’altro vincitore delle elezioni,  che sono diventati l’ago della bilancia sia per fare un governo “rosso” che “blu”.</p>
<p>A sostenere un governo “rosso” dall’esterno potrebbe essere anche la sinistra radicale rosso-verde di Enhedslisten - De Rød-Grønne che ha avuto un ottimo successo, raggiungendo per la prima volta il 6,3%. I due partiti della sinistra rosso-verde hanno raccolto i voti in fuga dai socialdemocratici della premier uscente Mette Frederiksen che ha tentato l’azzardo delle elezioni anticipate per sfruttare l’effetto Trump-Groenlandia e che ha finito per perdere il 6% dei voti. A proposito di Groenlandia, è ritornata a votare a sinistra e ha eletto nel Folketing del Regno di Danimarca un deputato dei rosso-verdi di Inuit Ataqatigiit e il primo deputato degli indipendentisti popilisti di Narelaq, che hanno partecipato al voto per la prima volta. Un altro schiaffo in faccia alle pretese di Trump sull’Isola.</p>
<p>La Olsen Dyhr ha concluso: «Ci battiamo per un governo rosso che possa rafforzare il welfare, affrontare seriamente il problema climatico e creare una società più equa. Questo è il mandato con cui siamo stati eletti. SF userà la sua forza per orientare la politica verso posizioni progressiste e non conservatrici, a prescindere dall'esito dei negoziati governativi. Indipendentemente da come andrà a finire, useremo il nostro mandato per portare avanti il maggior numero possibile di proposte politiche, sia rosse che verdi. Lo dobbiamo ai tanti elettori che ci hanno votato».</p>
<p>E’ un chiaro avvertimento alla Frederiksen di non continuare con le sue politiche contro gli immigrati e di rallentamento della rivoluzione energetica e climatica che scimmiottano quelle della destra danese e che hanno allontanato dai Socialdemokratiet gli elettori di sinistra che hanno rinfoltito le fila di Green Left - Socialistisk Folkeparti e di Enhedslisten - De Rød-Grønne.</p>
<p>Alla premier socialdemocratica uscente questi risultati permetterebbero anche di fare un governo di minoranza con i Moderaterne di Lars Løkke Rasmussen appoggiato dalla destra. La Olsen Dyhr ne è consapevole e ha concluso: «I risultati elettorali dimostrano anche che molti danesi chiedono un percorso politico più credibile e unificante. La Danimarca è un luogo in cui c'è bisogno di unirsi e trovare soluzioni. Siamo pronti ad assumerci questa responsabilità. SF si presenta quindi ai prossimi negoziati forte di un risultato storico e con la chiara ambizione di tradurre i progressi compiuti in un'influenza politica concreta».</p>]]> </content:encoded>
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<title>Il passero buddhista: il nuovo libro di Tiziano Fratus</title>
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<description><![CDATA[ DISPONIBILE IN LIBRERIA UN NUOVO LIBRO CHE INVITA A RALLENTARE DALLO STRESS QUOTIDIANO E RITROVARE UN CONTATTO AUTENTICO CON LA NATURA. TRA MEDITAZIONE E POESIA, L’AUTORE GUIDA IL LETTORE IN UN PERCORSO INTIMO E ACCESSIBILE, CAPACE DI PARLARE ALLA FRAGILITÀ E ALLA RICERCA DI SENSO CONTEMPORANEA Il passero buddhista. Meditazioni selvatiche di Tiziano Fratus Dal […]
L&#039;articolo Il passero buddhista: il nuovo libro di Tiziano Fratus proviene da Il Giornale dell&#039;Ambiente. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 23:30:11 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>DISPONIBILE IN LIBRERIA UN NUOVO LIBRO CHE INVITA A RALLENTARE DALLO STRESS QUOTIDIANO E RITROVARE UN CONTATTO AUTENTICO CON LA NATURA. TRA MEDITAZIONE E POESIA, L’AUTORE GUIDA IL LETTORE IN UN PERCORSO INTIMO E ACCESSIBILE, CAPACE DI PARLARE ALLA FRAGILITÀ E ALLA RICERCA DI SENSO CONTEMPORANEA Il passero buddhista. Meditazioni selvatiche di Tiziano Fratus Dal […]</p>
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<title>CaDit, primo gemello digitale della Laguna del Calich in Sardegna, a tutela della biodiversità</title>
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<description><![CDATA[ UN NUOVO PASSO AVANTI NELLA GESTIONE E PROTEZIONE DEGLI ECOSISTEMI MARINI E COSTIERI ARRIVA DALL’ITALIA CON IL PROGETTO CADIT, CALICH DIGITAL TWIN, IL PRIMO GEMELLO DIGITALE DELLA LAGUNA DEL CALICH, AD ALGHERO Un sistema innovativo che unisce dati in tempo reale, modellazione predittiva e tecnologie avanzate per la salvaguardia della biodiversità. L’obiettivo è ambizioso: passare […]
L&#039;articolo CaDit, primo gemello digitale della Laguna del Calich in Sardegna, a tutela della biodiversità proviene da Il Giornale dell&#039;Ambiente. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 23:30:11 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>UN NUOVO PASSO AVANTI NELLA GESTIONE E PROTEZIONE DEGLI ECOSISTEMI MARINI E COSTIERI ARRIVA DALL’ITALIA CON IL PROGETTO CADIT, CALICH DIGITAL TWIN, IL PRIMO GEMELLO DIGITALE DELLA LAGUNA DEL CALICH, AD ALGHERO Un sistema innovativo che unisce dati in tempo reale, modellazione predittiva e tecnologie avanzate per la salvaguardia della biodiversità. L’obiettivo è ambizioso: passare […]</p>
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<title>Autostrade Alto Adriatico, fino a 16ha per partecipare alla CER del Friuli</title>
<link>https://www.eventi.news/autostrade-alto-adriatico-fino-a-16ha-per-partecipare-alla-cer-del-friuli</link>
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<description><![CDATA[ La Concessionaria autostradale accelera sulla transizione energetica presentano una manifestazione di interesse per la CER regionale di vasta area. Secondo lo studio di fattibilità del 2025 dispone di oltre 67 ettari di superficie sfruttabili ai fini delle Comunità rinnovabili
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 23:30:10 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>La Concessionaria autostradale accelera sulla transizione energetica presentano una manifestazione di interesse per la CER regionale di vasta area. Secondo lo studio di fattibilità del 2025 dispone di oltre 67 ettari di superficie sfruttabili ai fini delle Comunità rinnovabili</p>
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<title>Perché la batteria dell’auto elettrica si scarica da sola? E’ l’effetto “vampire drain”</title>
<link>https://www.eventi.news/perche-la-batteria-dellauto-elettrica-si-scarica-da-sola-e-leffetto-vampire-drain</link>
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<description><![CDATA[ Analisi del fenomeno del vampire drain: dalle cause tecniche ai test del sito tedesco ADAC sui modelli più e meno virtuosi
L&#039;articolo Perché la batteria dell’auto elettrica si scarica da sola? E’ l’effetto “vampire drain” proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 23:30:09 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Analisi del fenomeno del vampire drain: dalle cause tecniche ai test del sito tedesco ADAC sui modelli più e meno virtuosi</p>
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<title>I costi del solare residenziale negli USA aumenteranno del 40% nel 2026</title>
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<description><![CDATA[ L&#039;analisi di Wood Mackenzie sottolinea che la fine degli incentivi fiscali e il mercato in contrazione spingeranno nuovi modelli di business e strategie commerciali.
L&#039;articolo I costi del solare residenziale negli USA aumenteranno del 40% nel 2026 proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 23:30:08 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>L'analisi di Wood Mackenzie sottolinea che la fine degli incentivi fiscali e il mercato in contrazione spingeranno nuovi modelli di business e strategie commerciali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.rinnovabili.it/energia/fotovoltaico/solare-residenziale-usa-costi-acquisizione-40-nel-2026/">I costi del solare residenziale negli USA aumenteranno del 40% nel 2026</a> proviene da <a href="https://www.rinnovabili.it/">Rinnovabili</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Addio camere bianche, le celle solari in perovskite ignorano la polvere di produzione</title>
<link>https://www.eventi.news/addio-camere-bianche-le-celle-solari-in-perovskite-ignorano-la-polvere-di-produzione</link>
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<description><![CDATA[ Uno studio rivela l&#039;eccezionale tolleranza delle celle fotovoltaiche in perovskite alle impurità, aprendo la strada a una produzione low-cost fuori dalle cleanroom.
L&#039;articolo Addio camere bianche, le celle solari in perovskite ignorano la polvere di produzione proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 23:30:08 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Uno studio rivela l'eccezionale tolleranza delle celle fotovoltaiche in perovskite alle impurità, aprendo la strada a una produzione low-cost fuori dalle cleanroom.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.rinnovabili.it/energia/fotovoltaico/produzione-celle-solari-perovskite-polvere/">Addio camere bianche, le celle solari in perovskite ignorano la polvere di produzione</a> proviene da <a href="https://www.rinnovabili.it/">Rinnovabili</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Gli USA hanno causato danni climatici globali per 10mila miliardi di dollari</title>
<link>https://www.eventi.news/gli-usa-hanno-causato-danni-climatici-globali-per-10mila-miliardi-di-dollari</link>
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<description><![CDATA[ Dal 1990 le emissioni degli USA hanno causato danni climatici globali per 10mila miliardi di dollari. Inoltre, le emissioni globali di CO2 sono aumentate del 9% dal 2015.
L&#039;articolo Gli USA hanno causato danni climatici globali per 10mila miliardi di dollari proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 23:30:07 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Gli, USA, hanno, causato, danni, climatici, globali, per, 10mila, miliardi, dollari</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 1990 le emissioni degli USA hanno causato danni climatici globali per 10mila miliardi di dollari. Inoltre, le emissioni globali di CO2 sono aumentate del 9% dal 2015.</p>
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<title>India: mercato del futuro per l’industria solare</title>
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<description><![CDATA[ Incentivi, costi in calo e una domanda energetica in forte crescita stanno ridefinendo il ruolo dell’India, sempre più centrale nelle dinamiche globali del fotovoltaico.
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 23:30:06 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>India:, mercato, del, futuro, per, l’industria, solare</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Incentivi, costi in calo e una domanda energetica in forte crescita stanno ridefinendo il ruolo dell’India, sempre più centrale nelle dinamiche globali del fotovoltaico.</p>
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<title>Fotovoltaico ad alta efficienza: ROI in 1,2 anni per un sito produttivo italiano</title>
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<description><![CDATA[ Il fotovoltaico ad alta efficienza ha la capacità di trasformare le coperture industriali in asset strategici.
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 23:30:05 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Fotovoltaico, alta, efficienza:, ROI, 1, 2, anni, per, sito, produttivo, italiano</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il fotovoltaico ad alta efficienza ha la capacità di trasformare le coperture industriali in asset strategici.</p>
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<title>Trasformare l’AI in strumento clinico</title>
<link>https://www.eventi.news/trasformare-lai-in-strumento-clinico</link>
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<description><![CDATA[ Intervista a Simone Cammarasana (CNR-IMATI) sul percorso che porta l’intelligenza artificiale dalla ricerca alla pratica clinica
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 23:30:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Trasformare, l’AI, strumento, clinico</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Intervista a Simone Cammarasana (CNR-IMATI) sul percorso che porta l’intelligenza artificiale dalla ricerca alla pratica clinica</p>
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<title>Riapertura Conto Termico 3.0, Vigilante: probabile 13 aprile</title>
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<description><![CDATA[ L’Amministratore Delegato del GSE anticipa la riapertura del Portaltermico 3.0 per l’accesso diretto al regime “nelle prossime settimane”
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 23:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>L’Amministratore Delegato del GSE anticipa la riapertura del Portaltermico 3.0 per l’accesso diretto al regime “nelle prossime settimane”</p>
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<title>Quando la guerra muove i prezzi: 5 anni e un mercato energetico sotto pressione</title>
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<description><![CDATA[ Nei casi strutturali, come la guerra in Ucraina, il sistema può impiegare oltre 18 mesi per ritrovare un equilibrio.
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 23:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Quando, guerra, muove, prezzi:, anni, mercato, energetico, sotto, pressione</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Nei casi strutturali, come la guerra in Ucraina, il sistema può impiegare oltre 18 mesi per ritrovare un equilibrio.</p>
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<title>Cina, sette cani scappano dal camion diretto al macello: 17 chilometri insieme per tornare a casa</title>
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<description><![CDATA[ Il branco “guidato” da un corgi è rimasto compatto durante il viaggio di ritorno durato due giorni. Le immagini hanno commosso milioni di utenti ]]></description>
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 16:00:13 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>La grandine ricopre l&amp;apos;area giochi come un tappeto: il paesaggio artico a Erba</title>
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<description><![CDATA[ n&#039;area giochi di Erba, in provincia di Como, si presenta completamente imbiancata dalla grandine, dopo la perturbazione che si è abbattuta sulla zona nella serata di mercoledì 25 marzo ]]></description>
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 16:00:13 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>grandine, ricopre, larea, giochi, come, tappeto:, paesaggio, artico, Erba</media:keywords>
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<title>Le strade imbiancate dalla grandine nel Comasco</title>
<link>https://www.eventi.news/le-strade-imbiancate-dalla-grandine-nel-comasco</link>
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<description><![CDATA[ Una perturbazione nella serata di mercoledì ha portato grandine in provincia di Como. Nelle immagini la situazione a Erba ]]></description>
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 16:00:13 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>strade, imbiancate, dalla, grandine, nel, Comasco</media:keywords>
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<title>Tempesta sulle Dolomiti, la seggiovia in balia del vento. Il video dal drone</title>
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<description><![CDATA[ Chiusi precauzionalmente numerosi impianti sciistici: questa è la seggiovia Praduc in Alta Badia che consente di arrivare sul versante sciistico di Santa Croce. Le seggiole ballano in modo impressionante ]]></description>
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 16:00:13 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Tempesta, sulle, Dolomiti, seggiovia, balia, del, vento., video, dal, drone</media:keywords>
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<title>Primavera e maltempo: neve e forti venti, i danni della nuova ondata</title>
<link>https://www.eventi.news/primavera-e-maltempo-neve-e-forti-venti-i-danni-della-nuova-ondata</link>
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<description><![CDATA[ Allerta gialla in 9 regioni. Si abbassano le temperature ]]></description>
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 16:00:13 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Primavera, maltempo:, neve, forti, venti, danni, della, nuova, ondata</media:keywords>
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<title>L&amp;apos;alleanza tattica tra corvi e lupi</title>
<link>https://www.eventi.news/lalleanza-tattica-tra-corvi-e-lupi</link>
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<description><![CDATA[ I corvi imperiali di Yellowstone “anticipano” la caccia dei lupi per trovarsi pronti quando arriva il cibo. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 13:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Lalleanza, tattica, tra, corvi, lupi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[Dalla loro storica reintroduzione nel Parco di Yellowstone negli anni Novanta, i lupi sono osservati speciali degli scienziati per capire come se la cavino in natura. La risposta è "bene", come vi avevamo raccontato: la popolazione è in crescita, con grande disappunto dei puma ma con estrema gioia dei corvi imperiali.
Questi uccelli si associano da sempre ai lupi, pronti a piombare sugli avanzi non appena una preda viene abbattuta. Ma se finora pensavamo che la loro strategia fosse un semplice "segui il branco a distanza", un nuovo studio pubblicato su Science ribalta tutto: i corvi utilizzano una tattica molto più complessa e affascinante per assicurarsi un posto in prima fila ai banchetti dei predatori.. Inseguimento ad alta quota: l'intesa lupi-corvi
I lupi di Yellowstone sono seguiti da vicino da ormai trent'anni: ogni anno, un quarto della popolazione totale viene taggata con collari GPS, che permettono di seguirne costantemente i movimenti.
Quelli che finora non erano mai stati seguiti sono invece i corvi imperiali, una presenza fissa nei cieli sopra i lupi: la loro capacità di comparire esattamente quando una preda è stata abbattuta è impressionante. Per capire il loro segreto, il team della University of Veterinary Medicine di Vienna e del Max Planck Institute of Animal Behavior in Germania ha deciso di seguire i corvi con la stessa attenzione dedicata ai lupi.. I ricercatori hanno quindi catturato (non senza fatica: i corvi imperiali sono furbi e "beccano" anche le trappole meglio nascoste) e taggato 69 corvi, seguendoli per due inverni – quando hanno più spesso rapporti con i lupi – e integrando questi dati con quelli relativi ai movimenti di 20 lupi dotati di collare.
L'analisi dei dati ha rivelato qualcosa di sorprendente: i corvi imperiali non seguono i lupi per lunghe distanze – in due anni e mezzo è stato registrato un singolo corvo che ha seguito un branco di lupi per più di un'ora. Tutti gli altri corvi hanno seguito percorsi diversi, che portano direttamente ai luoghi di predazione.. Mappe mentali: perché i corvi conoscono i "punti caldi" della caccia
Il punto per i corvi imperiali non è quindi individuare un branco di lupi e seguirli da vicino fino a quando non uccidono, ma farsi un appunto mentale di quali siano le aree dove è più probabile che i lupi uccidano: questi ultimi tendono infatti a preferire zone con caratteristiche precise (per esempio i fondovalle pianeggianti, dove cacciare è più facile), e i corvi imparano quali siano e le rivisitano regolarmente, sapendo che c'è un'ottima probabilità di trovarci cibo. Parliamo di una memoria straordinaria: alcuni corvi tra quelli monitorati hanno percorso più di 150 km in volo in un singolo giorno per arrivare sul luogo del festino.. Gli autori dello studio non escludono che anche seguire i lupi possa essere utile ai corvi imperiali: la loro ipotesi è che lo facciano però per brevi distanze, facendo caso a specifici segnali (per esempio gli ululati) che indicano come una preda sia vicina.
In altre parole, i corvi imperiali si ricordano dove si mangia, tornano più volte sul luogo del banchetto e, se in zona vedono dei lupi, sanno che il cibo è arrivato..]]> </content:encoded>
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<title>Capodogli: la loro testa è un ariete biologico?</title>
<link>https://www.eventi.news/capodogli-la-loro-testa-e-un-ariete-biologico</link>
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<description><![CDATA[ Il mito dei capodogli che tirano testate, alimentato anche da Moby Dick, è stato confermato per la prima volta. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 13:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Capodogli:, loro, testa, ariete, biologico</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[I racconti marinareschi dell'Ottocento tipo Moby Dick non mentivano: i capodogli si prendono davvero a testate, e non solo tra di loro. Se questa immagine vi sembra uscita dalle pagine di Herman Melville, è perché lo scrittore si ispirò proprio a queste leggendarie cronache di mare per il suo capolavoro.
Ma quella che per secoli è stata considerata solo una suggestione letteraria ha oggi una prova scientifica: uno studio dell'Università di St. Andrews, pubblicato su Marine Mammal Science, ha confermato ufficialmente questo comportamento, documentandolo per la prima volta con immagini video senza precedenti.. I droni svelano il segreto delle "testate" dei capodogli
Nonostante sia uno dei più grossi animali del pianeta, e senza dubbio il più grande predatore, visto che può superare i 20 metri di lunghezza, il capodoglio è un animale che nasconde ancora molti misteri: osservarlo mentre caccia, per esempio, è quasi impossibile, perché questo cetaceo cerca le sue prede a grande profondità. Relativamente più semplice è studiare i capodogli dall'alto: il team scozzese che ha condotto lo studio ha seguito un pod che vive tra Baleari e Azzorre per tre anni, dal 2020 al 2022, e l'ha fatto grazie ai droni.. In questo modo, i ricercatori hanno potuto documentare dall'alto una serie di comportamenti sociali dei capodogli – tra cui, appunto, le mitologiche testate. Se le tirano tra di loro, in particolare tra maschi giovani: è chiaramente un comportamento sociale il cui ruolo però è ancora da identificare. E usano la testa anche per colpire oggetti inanimati: il team scozzese ha visto alcuni capodogli prendere a testate delle barche che stavano affondando.. Oltre Moby Dick: quando la realtà supera il racconto marinaresco
L'aspetto più affascinante dello studio è che documenta per la prima volta un comportamento che finora affondava le sue radici nella leggenda (e nei racconti spesso esagerati dei marinai ottocenteschi), ma che, anche ora che abbiamo osservato in prima persona, non sappiamo esattamente a cosa serva. Potrebbe essere un modo per due capodogli per confrontare la reciproca forza, ed è anche possibile che le testate siano più diffuse di quanto abbiamo potuto osservare, e che scontri di questo tipo avvengano anche nelle impenetrabili profondità marine.
Rimane comunque difficile spiegare un'abitudine che potrebbe mettere a rischio l'integrità della testa dei capodogli, facendo danni e disturbando le loro capacità di ecolocazione e comunicazione. Eppure le testate sono un fatto, che rende giustizia a storie come quella della baleniera Essex, affondata da un capodoglio e che servì come ispirazione diretta per il Moby Dick di Melville..]]> </content:encoded>
</item>

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<title>Sanità digitale e cronicità: un ambulatorio connesso per la terza età</title>
<link>https://www.eventi.news/sanita-digitale-e-cronicita-un-ambulatorio-connesso-per-la-terza-eta</link>
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<description><![CDATA[ La telemedicina si afferma come leva strategica per la gestione delle cronicità negli anziani, migliorando qualità della vita e sostenibilità del sistema sanitario Nel progressivo invecchiamento della popolazione italiana, la gestione delle patologie croniche rappresenta una delle principali sfide per il sistema sanitario. In questo contesto, la telemedicina emerge come strumento capace di coniugare innovazione […]
L&#039;articolo Sanità digitale e cronicità: un ambulatorio connesso per la terza età è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 06:00:19 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Sanità, digitale, cronicità:, ambulatorio, connesso, per, terza, età</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/25/sanita-digitale-cronicita-terza-eta/" title="Sanità digitale e cronicità: un ambulatorio connesso per la terza età" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_telemedicina.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="telemedicina" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_telemedicina.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_telemedicina-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_telemedicina-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_telemedicina-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>La telemedicina si afferma come leva strategica per la gestione delle cronicità negli anziani, migliorando qualità della vita e sostenibilità del sistema sanitario</em></p>
<p>Nel progressivo invecchiamento della popolazione italiana, la <a href="https://www.greenplanner.it/2025/05/26/approcci-integrativi-gestione-patologie-flebo-linfatiche/" target="_blank" rel="noopener"><strong>gestione delle patologie croniche</strong></a> rappresenta una delle principali sfide per il sistema sanitario. In questo contesto, la <strong>telemedicina</strong> emerge come strumento capace di <strong>coniugare innovazione tecnologica e continuità assistenziale</strong>, riducendo al contempo i costi e migliorando gli esiti clinici.</p>
<p>I dati evidenziano come la <strong>popolazione anziana conviva mediamente con otto giorni al mese di cattiva salute</strong>, di cui cinque legati a patologie fisiche e tre a condizioni psicologiche. Un quadro che riflette la crescente incidenza delle cronicità, in una <strong>società in cui circa il 24% della popolazione ha più di 65 anni</strong>.</p>
<p>Nonostante ciò,<strong> il 90% degli over 65 esprime una percezione positiva del proprio stato di salute</strong>. Un elemento che suggerisce come interventi mirati, capaci di migliorare la gestione quotidiana delle patologie, possano incidere significativamente sia sulla qualità della vita sia sulla percezione individuale del benessere.</p>
<h2>Il progetto di Spilimbergo: un laboratorio di innovazione</h2>
<p>In questo scenario si inserisce il progetto avviato a <strong>Spilimbergo</strong>, orientato all’<strong>introduzione della telemedicina</strong> nelle strutture residenziali per anziani. L’iniziativa, sviluppata da <strong>MedEa</strong>, mira a migliorare la qualità dell’assistenza, ridurre gli accessi impropri al pronto soccorso e ottimizzare la gestione delle patologie croniche.</p>
<p>Il cuore operativo del modello è rappresentato da un <strong>ambulatorio digitale dotato di tecnologie avanzate per la diagnosi e il monitoraggio</strong>. Tra queste figurano sistemi di elettrocardiografia portatile, saturimetria, spirometria, dermatoscopia digitale, retinografia e polisonnografia.</p>
<p>A tali strumenti si aggiungono <strong>dispositivi per l’autoanalisi di sangue e urine</strong>, che consentono un <strong>controllo costante dei principali parametri clinici</strong>.</p>
<p>Ogni ospite della struttura è sottoposto a un inquadramento diagnostico iniziale, finalizzato all’identificazione delle principali patologie croniche, tra cui diabete, insufficienza renale, cardiopatie e malattie respiratorie.</p>
<p>Su questa base viene definito un <strong>piano di follow-up personalizzato</strong>, con monitoraggi periodici effettuati attraverso sistemi di telemedicina.</p>
<p>Questo approccio consente una <strong>gestione proattiva delle condizioni cliniche</strong>, riducendo il rischio di eventi acuti e permettendo interventi tempestivi. Le stime indicano una riduzione del 20% degli accessi non urgenti al pronto soccorso, risultato particolarmente rilevante in termini di efficienza del sistema sanitario.</p>
<h2>Impatti economici e sostenibilità del sistema</h2>
<p>L’adozione della telemedicina produce <strong>effetti significativi anche sul piano economico</strong>. La riduzione delle ospedalizzazioni evitabili e dei costi di trasporto sanitario genera un ritorno sugli investimenti positivo entro 12 mesi dall’avvio dei progetti.</p>
<p>In un sistema come quello del Servizio Sanitario Nazionale, caratterizzato da una crescente pressione sulla spesa pubblica, tali risultati assumono un valore strategico. La razionalizzazione delle risorse, unita al miglioramento degli esiti clinici, rappresenta una condizione essenziale per garantire la sostenibilità nel lungo periodo.</p>
<p>Il modello sviluppato a Spilimbergo si distingue anche per la sua coerenza con il quadro normativo nazionale. Le tecnologie adottate risultano interoperabili con i <strong>Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali</strong> (Pdta) regionali e con le disposizioni del Dm 77/2022, che promuove il <strong>rafforzamento dell’assistenza territoriale e della medicina di iniziativa</strong>.</p>
<p>La scalabilità del progetto consente una potenziale estensione ad altre strutture residenziali su scala regionale e nazionale. La gestione in tempo reale dei dati clinici favorisce inoltre una maggiore integrazione tra medici di medicina generale, specialisti e caregiver, contribuendo a ridurre la frammentazione dell’assistenza.</p>
<p>Il <strong>telemonitoraggio continuo incide direttamente sulla qualità della vita degli anziani</strong>, migliorando l’aderenza ai piani terapeutici e riducendo il rischio di ospedalizzazioni improvvise. Parallelamente, offre un supporto concreto alle famiglie, che possono contare su un sistema di supervisione medica costante.</p>
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<title>1.200 chilometri di futuro sospeso: la rete fantasma delle ferrovie italiane</title>
<link>https://www.eventi.news/1200-chilometri-di-futuro-sospeso-la-rete-fantasma-delle-ferrovie-italiane</link>
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<description><![CDATA[ Tra binari abbandonati e stazioni silenziose, l’Italia nasconde una rete ferroviaria dimenticata. Centinaia di chilometri di binari attraversano città, campagne e aree interne, ma da anni non vedono passare un treno Il dossier Futuro sospeso 2025: 40 linee ferroviarie da riaprire in Italia, dell’Alleanza per la Mobilità Dolce (Amodo), richiama l’attenzione su un patrimonio infrastrutturale […]
L&#039;articolo 1.200 chilometri di futuro sospeso: la rete fantasma delle ferrovie italiane è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 06:00:19 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>1.200, chilometri, futuro, sospeso:, rete, fantasma, delle, ferrovie, italiane</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/25/rete-fantasma-ferrovie-italiane/" title="1.200 chilometri di futuro sospeso: la rete fantasma delle ferrovie italiane" rel="nofollow"><img width="1200" height="799" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_treni-fantasma.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="linee treno fantasma" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_treni-fantasma.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_treni-fantasma-768x511.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_treni-fantasma-631x420.jpg 631w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_treni-fantasma-640x426.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Tra binari abbandonati e stazioni silenziose, l’Italia nasconde una rete ferroviaria dimenticata. Centinaia di chilometri di binari attraversano città, campagne e aree interne, ma da anni non vedono passare un treno</em></p>
<p>Il dossier <a href="https://annadonati.it/wp-content/uploads/2025/06/Futuro-Sospeso-ferrovie-interattivo-AMODO-2025.pdf" target="_blank" rel="noopener">Futuro sospeso 2025: 40 linee ferroviarie da riaprire in Italia</a>, dell’<a href="https://www.greenplanner.it/2026/02/27/mobilita-dolce-borghi-aree-interne/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Alleanza per la Mobilità Dolce</strong></a> (Amodo), richiama l’attenzione su un patrimonio infrastrutturale ancora ricco di potenzialità.</p>
<p>Amodo riunisce associazioni impegnate nella <a href="https://www.greenplanner.it/mobilita-sostenibile/" target="_blank" rel="noopener"><strong>mobilità sostenibile</strong></a> e nel recupero delle ferrovie locali, con l’obiettivo di <strong>valorizzare il trasporto ferroviario</strong>.</p>
<p>Secondo l’analisi, lungo la penisola si estendono oltre <strong>1.200 chilometri di linee ferroviarie sospese o dismesse</strong> che potrebbero tornare in funzione con interventi di riqualificazione.</p>
<p>In molti casi i binari e le infrastrutture di base – ponti, gallerie e stazioni – sono ancora presenti, rendendo il <strong>ripristino del servizio più economico rispetto alla costruzione di nuove tratte</strong>.</p>
<p>La rete ferroviaria italiana conta complessivamente circa 17.000 chilometri di linee, quindi le tratte inattive rappresentano circa il 7% dell’intera infrastruttura nazionale.</p>
<h2>Le 40 linee ferroviarie da riaprire</h2>
<p>Il dossier individua <strong>quaranta linee sospese distribuite in quasi tutte le regioni italiane</strong>, percorrendo le montagne del Piemonte, le colline della Toscana, le pianure della Lombardia e le coste della Sicilia e della Puglia.</p>
<p>Si tratta di <strong>tratte locali che un tempo collegavano piccoli centri a città di medie dimensioni o a nodi ferroviari principali</strong>, creando una rete capillare spesso trascurata negli ultimi decenni.</p>
<p>In <strong>Valle d’Aosta</strong>, per esempio, la linea tra Aosta e Pré Saint Didier è rimasta inattiva dal 2015, ma conserva infrastrutture ancora utilizzabili per una riapertura locale. In <strong>Piemonte</strong>, diverse tratte come Chivasso-Ivrea-Aosta e Pinerolo-Torre Pellice sono sospese da anni, mentre altre, come Savigliano-Saluzzo-Cuneo e Asti-Alba, hanno visto una parziale riapertura negli ultimi tempi, confermando la possibilità concreta di ripristinare il servizio.</p>
<p>Alcune linee piemontesi minori, come Ceva-Ormea o Novara-Varallo Sesia, sono già oggi impiegate per scopi turistici, mostrando come il recupero possa <strong>combinare mobilità locale e valorizzazione culturale</strong>.</p>
<p>In <strong>Lombardia</strong> e nelle <strong>Marche</strong>, alcune tratte testimoniano le difficoltà legate alla sospensione, ma anche le opportunità di ricollegare territori oggi isolati. Linee come Seregno-Carnate e Rovato-Bornato, così come la linea Piacenza-Cremona, mostrano quanto il ripristino possa restituire collegamenti fondamentali tra centri urbani e zone periferiche.</p>
<p>Nelle <strong>Marche</strong>, il dossier evidenzia la ferrovia Pesaro-Fano-Urbino, chiusa dalla fine degli anni ’80: una tratta di circa 50 chilometri che attraversa borghi storici e la valle del Metauro, ancora in gran parte recuperabile e con un potenziale notevole sia per il traffico pendolare sia per il <a href="https://www.greenplanner.it/2025/12/22/volonturisti-turismo-ripaga/" target="_blank" rel="noopener"><strong>turismo culturale e naturalistico</strong></a> della regione.</p>
<p>Le linee della <strong>Toscana</strong>, del <strong>Lazio</strong>, dell’<strong>Abruzzo</strong> e del <strong>Molise</strong>, così come quelle della <strong>Campania</strong>, della <strong>Puglia</strong>, della <strong>Calabria</strong> e della <strong>Sicilia</strong>, attraversano paesaggi collinari, coste e valli interne, conservando spesso ponti, gallerie e stazioni ancora in buono stato.</p>
<p>Alcune, come Noto-Pachino e Alcantara-Randazzo in Sicilia, sono già oggetto di interventi per il turismo ferroviario, mentre altre attendono finanziamenti e decisioni politiche per tornare a ospitare treni ordinari.</p>
<p>Complessivamente, queste quaranta tratte coprono oltre 1.200 chilometri di binari sospesi, rappresentando circa il 7% della rete nazionale e offrono un’opportunità concreta per <strong>ridare vita a un patrimonio infrastrutturale rimasto inattivo</strong> per troppo tempo.</p>
<h2>La bellezza è nascosta tra i binari</h2>
<p>Oltre all’impatto sulla mobilità quotidiana, il dossier mette in luce una dimensione sorprendente: <strong>molte delle linee sospese attraversano territori di straordinario valore paesaggistico e culturale</strong>, dai borghi medievali piemontesi alle coste siciliane, dalle valli verdi della Toscana ai laghi lombardi.</p>
<p>Riaprire queste tratte non significherebbe solo collegare città, ma <strong>offrire esperienze di viaggio uniche</strong>, trasformando i vecchi treni in percorsi turistici capaci di attrarre visitatori dall’Italia e dall’estero.</p>
<p>Alcune di queste linee potrebbero competere con le famose ferrovie panoramiche europee, diventando veri e propri itinerari slow travel, dove il viaggio diventa parte del piacere della scoperta.</p>
<p>Nuova vita può ritornare a correre sui binari: il dossier, infatti, rivela anche che la riapertura delle quaranta linee sospese riguarda oltre 250 stazioni oggi silenziose, molte delle quali edifici storici di grande valore architettonico.</p>
<p>Ogni stazione riattivata potrebbe riaccogliere centinaia di pendolari e turisti al giorno, restituendo vita a interi borghi e quartieri che per decenni sono rimasti isolati.</p>
<p>In alcune <strong>aree interne</strong>, dove la popolazione conta appena poche migliaia di abitanti, il treno potrebbe diventare l’unico collegamento efficiente con scuole, ospedali e centri urbani principali, invertendo anni di spopolamento e declino economico.</p>
<p>Secondo <strong>Amodo</strong>, il ripristino di queste linee potrebbe beneficiare direttamente oltre 500.000 persone, senza contare il potenziale indotto turistico ed economico legato a itinerari panoramici e treni storici.</p>
<p>Questa combinazione di patrimonio storico, mobilità quotidiana e turismo sostenibile rende la rete sospesa non più un “<em>cimitero di binari</em>“, ma un’<strong>opportunità concreta per ridare vita a territori dimenticati</strong>, trasformando infrastrutture silenziose in un motore di sviluppo locale e cultura ferroviaria.</p>
<h2>Effetti sulla mobilità e sull’ambiente</h2>
<p>La riattivazione di queste linee potrebbe avere <strong>effetti significativi sulla mobilità e sull’ambiente</strong>: da un lato migliorerebbe i collegamenti locali, riducendo tempi di spostamento e la dipendenza dall’automobile, soprattutto nelle aree interne.</p>
<p>Dall’altro favorirebbe lo <strong>sviluppo del turismo ferroviario</strong>, visto che molte tratte attraversano paesaggi di pregio naturalistico e culturale, perfetti per treni storici o servizi turistici dedicati.</p>
<p>Inoltre, spostare parte del traffico dall’auto al treno <strong>contribuirebbe a ridurre congestione e emissioni di gas serra</strong>, promuovendo una mobilità più sostenibile e coerente con gli obiettivi climatici europei.</p>
<p>Negli ultimi anni, mentre gli investimenti principali hanno privilegiato l’alta velocità e i grandi corridoi, il dossier sottolinea il <strong>valore strategico della rete minore</strong>, che storicamente ha garantito collegamenti capillari tra città e territori periferici.</p>
<p>La riattivazione delle quaranta linee <strong>non rappresenta quindi solo un intervento infrastrutturale, ma una scelta di politica territoriale</strong>, in grado di valorizzare infrastrutture esistenti, migliorare l’accessibilità delle aree meno servite e rafforzare il ruolo del trasporto ferroviario nella mobilità quotidiana e turistica.</p>
<p>Negli ultimi anni alcune delle tratte sospese hanno già visto progressi concreti: in Piemonte, la <strong>linea Savigliano-Saluzzo-Cuneo è tornata completamente in esercizio</strong> nel 2025, mentre <strong>parti della Vercelli-Casale-Mortara sono state riattivate nel 2023</strong>; in Sicilia, <strong>Noto-Pachino e Alcantara-Randazzo sono interessate da interventi per il turismo ferroviario</strong>, con la prospettiva di aprire nuovi servizi entro il 2026; in Puglia, la <strong>Gioia del Colle-Altamura</strong> è in fase di completamento dei lavori e dovrebbe ospitare treni turistici entro l’estate del 2025.</p>
<p>Questi esempi dimostrano che, pur restando numerosi i tracciati sospesi, il <strong>recupero delle ferrovie secondarie italiane non è solo un progetto teorico</strong>, ma un percorso concreto per trasformare i chilometri di binari inattivi in opportunità di mobilità sostenibile, turismo e sviluppo locale.</p>
<p><em>Crediti immagine: <a href="https://depositphotos.com/it/" target="_blank" rel="noopener">Depositphotos</a></em></p>
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<title>Quando i cinema cambiano faccia. Un esempio di riqualificazione a Milano</title>
<link>https://www.eventi.news/quando-i-cinema-cambiano-faccia-un-esempio-di-riqualificazione-a-milano</link>
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 06:00:18 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Quando, cinema, cambiano, faccia., esempio, riqualificazione, Milano</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/25/cinema-cambiano-faccia-riqualificazione-milano/" title="Quando i cinema cambiano faccia. Un esempio di riqualificazione a Milano" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/cinema-maestoso-1.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="ex Cinema Maestoso" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/cinema-maestoso-1.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/cinema-maestoso-1-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/cinema-maestoso-1-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/cinema-maestoso-1-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>L’ex Cinema Maestoso di Piazzale Lodi è il protagonista nella sua trasformazione di un cortometraggio – Tutti i giorni di pioggia – di Tommaso Landucci: un racconto di corpi e superfici che consegnano alla città nuova energia</em></p>
<p><strong>Tutti i giorni di pioggia</strong> è il titolo di un cortometraggio (tredici minuti esatti) sui generis, diretto da <strong>Tommaso Landucci</strong> e prodotto da <strong>Lungta Film</strong>, che non si limita a illustrare un <strong>progetto che lega cinema all’architettura</strong>, ma lo interpreta, lo mette in tensione, lo restituisce al pubblico come esperienza sensibile.</p>
<p>La serata della prima nazionale (all’<strong>Anteo Palazzo del Cinema</strong>, giovedì 19 marzo 2026) ha avuto il tono, ormai raro, di un’occasione culturale compiuta, colma in ogni ordine di posti; un evento mondano, ma di sostanza. Dove la sostanza sta nella <a href="https://www.greenplanner.it/2025/04/29/spazi-rinascono-riqualificazione-sociale-ambientale/" target="_blank" rel="noopener"><strong>riqualificazione degli spazi</strong></a>. In primis dei <strong>cinema che cambiano faccia</strong> (e ruolo).</p>
<p>Il film prende corpo, infatti, dentro l’<strong>ex Cinema Maestoso</strong> di corso Lodi a Milano, oggi trasformato in centro sportivo grazie all’intervento di rigenerazione urbana firmato da <strong>De Amicis Architetti</strong>.</p>
<p>Ma la vera intuizione sta altrove: nel capire che un’architettura non si racconta davvero per frammenti fotografici, per scatti isolati e giustapposti, bensì attraverso il tempo, che è la sua quarta dimensione.</p>
<figure aria-describedby="caption-attachment-165954" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-165954 size-full" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/cinema-maestoso-3.jpg" alt="esterno ex Cinema Maestoso" width="800" height="1200" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/cinema-maestoso-3.jpg 800w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/cinema-maestoso-3-768x1152.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/cinema-maestoso-3-280x420.jpg 280w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/cinema-maestoso-3-640x960.jpg 640w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px"><figcaption class="wp-caption-text">Immagini da deamicisarchitetti.it</figcaption></figure>
<p><strong>Landucci</strong> – giovane regista di Lucca, diplomato in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma – con intelligenza registica e discrezione emotiva, fa dello spazio un terzo protagonista attraverso la settima arte: il cinema.</p>
<p><strong>Sang</strong> (Alessio Lu), istruttore di fitness, e <strong>Nora</strong> (Emilia Verginelli), donna intravista ogni giorno all’arrivo su una bicicletta rossa, si cercano senza toccarsi davvero, secondo una grammatica di sfioramenti, sguardi ricambiati, esitazioni e desideri sospesi, amore non vissuto ma percepito e che richiama, non superficialmente, il mélo di Wong Kar-wai.</p>
<p>Qui il non detto vale più della dichiarazione e il gesto minimo diventa racconto. Le mani accarezzano il legno, i marmi, le superfici; i corpi abitano le altezze, le aperture, le geometrie verticali del nuovo organismo architettonico.</p>
<p><strong>Tutti i giorni di pioggia</strong> è un film dove albergano tocchi leggeri e sfioramenti, tra i personaggi e l’architettura e tra i due protagonisti.</p>
<p>Landucci, rispondendo alle domande del pubblico, ha spiegato che <strong>c’è molto cinema in questo suo cortometraggio</strong> attraverso l’uso della pellicola, un omaggio alla memoria dell’ex cinema Maestoso e che serviva ad <strong>ammorbidire i materiali</strong> e a rendere i colori e la matericità del legno e del marmo più profondi, quasi respiranti.</p>
<p>Mentre <strong>il formato 4:3</strong> – vale a dire che è stato utilizzato nelle inquadrature un rapporto d’aspetto quasi quadrato – più intimo, <strong>permette al volto umano e alla verticalità edilizia di coesistere con rara precisione</strong>.</p>
<figure aria-describedby="caption-attachment-165953" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-165953" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/cinema-maestoso-2.jpg" alt="interno ex Cinema Maestoso" width="800" height="1200" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/cinema-maestoso-2.jpg 800w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/cinema-maestoso-2-768x1152.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/cinema-maestoso-2-280x420.jpg 280w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/cinema-maestoso-2-640x960.jpg 640w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px"><figcaption class="wp-caption-text">Immagini da deamicisarchitetti.it</figcaption></figure>
<p>La pioggia, presenza inconica del cinema, infine, non è un semplice elemento atmosferico: è una membrana poetica, un velo che unisce malinconia, memoria del cinema scomparso e promessa di una seconda vita.</p>
<p>Dopo la proiezione, il talk moderato da <strong>Dario Zonta</strong> (già critico cinematografico de L’Unità) ha confermato la qualità dell’operazione. Sono intervenuti l’architetto <strong>Giacomo De Amicis</strong>, il regista <strong>Tommaso Landucci</strong>, l’architetto <strong>Rossella Destefani</strong> dello studio De Amicis Architetti di Milano e il produttore di Lungta Film.</p>
<p>Ne è emersa una tesi limpida: qui il soggetto profondo non è soltanto una storia d’amore trattenuta, ma lo spirito di un luogo restituito alla città. E in questo passaggio dalla fotografia al cinema, dalla documentazione evenemenziale alla narrazione fluida, il Maestoso ritrova finalmente una voce pubblica.</p>
<p>Non stupisce che <strong>il corto sia in corsa ai David 2026</strong>: dietro la sua grazia lieve si avverte un lavoro lungo, durato un anno e mezzo, fra scrittura e montaggio.</p>
<p><em>le immagini sono di deamicisarchitetti.it</em></p>
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<title>22 marzo, Giornata Internazionale dell’Acqua: i temi sono water &amp;amp; gender</title>
<link>https://www.eventi.news/22-marzo-giornata-internazionale-dellacqua-i-temi-sono-water-gender</link>
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<description><![CDATA[ In occasione della Giornata internazionale dell’acqua del 22 marzo, dedicata ai diritti umani e alla parità di genere, Culligan ha festeggiato 90 anni di impegno a sostegno dell’empowerment femminile Giornata internazionale dell’acqua: il 22 marzo l’Onu ha acceso i riflettori su Water and Gender, un appello al legame tra accesso all’acqua, diritti umani e parità […]
L&#039;articolo 22 marzo, Giornata Internazionale dell’Acqua: i temi sono water &amp; gender è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 06:00:07 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>marzo, Giornata, Internazionale, dell’Acqua:, temi, sono, water, gender</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/25/water-gender-giornata-internazionale-acqua-2026/" title="22 marzo, Giornata Internazionale dell’Acqua: i temi sono water & gender" rel="nofollow"><img width="1200" height="801" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2025/05/Depositphotos_filtro-acqua.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Giornata Internazionale dell'Acqua 2026" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2025/05/Depositphotos_filtro-acqua.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2025/05/Depositphotos_filtro-acqua-768x513.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2025/05/Depositphotos_filtro-acqua-629x420.jpg 629w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2025/05/Depositphotos_filtro-acqua-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>In occasione della Giornata internazionale dell’acqua del 22 marzo, dedicata ai diritti umani e alla parità di genere, Culligan ha festeggiato 90 anni di impegno a sostegno dell’empowerment femminile</em></p>
<p><strong>Giornata internazionale dell’acqua</strong>: il 22 marzo l’Onu ha acceso i riflettori su <strong>Water and Gender</strong>, un appello al <strong>legame tra accesso all’acqua</strong>, <strong>diritti umani</strong> e <a href="https://www.greenplanner.it/2025/03/03/disparita-genere-impegno-ridurla/" target="_blank" rel="noopener"><strong>parità di genere</strong></a>.</p>
<p>Un tema caldo per sottolineare quanto, ancora oggi, nel 2026, una grande fetta di popolazione (<strong>2,2 miliardi</strong> per la precisione) non possa usufruire di acqua sicura. Di questa enorme fascia, le <strong>donne pagano per prime le conseguenze</strong>.</p>
<p>Secondo il rapporto dell’Onu, il dato più emblematico riguarda il tempo: ogni giorno, le ragazze dedicano complessivamente oltre <strong>200 milioni di ore alla raccolta dell’acqua</strong>. Ore sottratte all’istruzione, al lavoro e, in molti casi, alla propria sicurezza personale.</p>
<p>Ciononostante, le donne non hanno alcun ruolo di rappresentanza nei processi decisionali: circa il <strong>14% dei Paesi</strong> non dispone ancora di meccanismi per garantire una partecipazione equa nella <strong>governance delle risorse idriche</strong>. Indice, ancora una volta, di <strong>disuguaglianza, scarsa igiene e salute a rischio</strong>.</p>
<p>Affrontare la <a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/20/acqua-sotto-attacco-medioriente/" target="_blank" rel="noopener"><strong>crisi dell’acqua</strong></a>, dunque, non significa solo investire in infrastrutture, ma anche promuovere un cambiamento culturale e sociale.</p>
<p>Migliorare l’accesso alle risorse idriche può avere un impatto diretto sulla <strong>salute pubblica</strong>, ma anche favorire una <strong>maggiore autonomia economica per le donne</strong>, contribuendo a ridurre le <strong>disuguaglianze di genere</strong>.</p>
<h2>Il contributo di Culligan a sostegno delle donne</h2>
<p>In occasione della Giornata dell’acqua 2026, <a href="https://www.greenplanner.it/2026/01/23/qualita-acqua-trend-soluzioni-culligan/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Culligan</strong></a> ha festeggiato 90 anni di impegno a sostegno del talento femminile. Un’attenzione, quella alla <strong>parità di genere</strong>, diventata parte integrante della filosofia dell’azienda.</p>
<p>A livello globale, infatti, il Gruppo si è posto l’obiettivo di raggiungere il <strong>35% di presenza femminile</strong> nelle posizioni di leadership. In Italia, i dati raccontano una realtà già avanzata: nella sede di Bologna, headquarter del Gruppo, il <strong>60% dei dipendenti è donna</strong> e il <strong>65% di queste ha tra i 18 e i 30 anni</strong>.</p>
<p>Un dato che testimonia non solo un impegno concreto, ma anche una visione orientata al futuro e alla scienza.</p>
<h2>L’attività di Culligan fra scienza e normativa</h2>
<p>La difficoltà di avere a disposizione – in molti Paesi – un bicchiere di acqua potabile si somma ad altre problematiche emergenti, soprattutto in termini di <strong>legge e scienza</strong>.</p>
<p>Se da un lato, negli ultimi anni, la <strong>ricerca scientifica</strong> ha compiuto passi da gigante, permettendo di individuare contaminanti presenti in concentrazioni estremamente basse, dall’altro le <strong>normative</strong> faticano a tenere il passo, generando di fatto un disallineamento.</p>
<p>Può succedere che un’acqua rispetti pienamente gli standard normativi vigenti, pur presentando rischi emergenti già individuati dalla comunità scientifica, ma non ancora recepiti dalla legge.</p>
<p>È il caso dei <a href="https://www.greenplanner.it/2026/01/28/meta-sense-nanosensore-monitoraggio-pfas/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Pfas</strong> </a>e, in particolare, del <a href="https://www.greenplanner.it/2025/10/10/test-acqua-bottiglia-tracce-tfa/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Tfa</strong></a>, il cui monitoraggio è entrato ufficialmente in vigore negli Stati membri dell’Unione europea, a partire dal <strong>gennaio 2026</strong>, nell’ambito della <strong>Direttiva sull’acqua potabile</strong>.</p>
<p>È in questo quadro che si inserisce <strong>l’attività di Culligan</strong>. Da anni, l’azienda lavora per anticipare i rischi legati ai contaminanti emergenti, sviluppando soluzioni in grado di intervenire su sostanze come <strong>Pfas, microplastiche, Tfa e metalli pesanti</strong>.</p>
<p>I sistemi più recenti sviluppati dal gruppo sono <strong>certificati secondo standard Nsf</strong>, riferimento internazionale che applica criteri spesso più stringenti rispetto a quelli europei su diversi contaminanti.</p>
<p>Una scelta che offre una garanzia aggiuntiva sia ai consumatori sia ai gestori idrici, chiamati ad adeguarsi a normative sempre più rigorose.</p>
<p><em>Crediti immagine: <a href="https://depositphotos.com/it/" target="_blank" rel="noopener">Depositphotos</a></em></p>
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<title>Aviaria in Lombardia: primo caso umano in Europa, ma il rischio è contenuto</title>
<link>https://www.eventi.news/aviaria-in-lombardia-primo-caso-umano-in-europa-ma-il-rischio-e-contenuto</link>
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<description><![CDATA[ Un caso umano di influenza aviaria A(H9N2) segnalato in Lombardia riaccende l’attenzione sulla sorveglianza zoonotica. Le autorità sanitarie escludono criticità, confermando l’assenza di trasmissione interumana L’individuazione di un caso umano di influenza aviaria in Lombardia introduce un elemento di attenzione nel quadro sanitario nazionale, pur in assenza di segnali di allarme. La segnalazione, diffusa dal […]
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 06:00:07 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Aviaria, Lombardia:, primo, caso, umano, Europa, rischio, contenuto</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/25/aviaria-lombardia-primo-caso-umano/" title="Aviaria in Lombardia: primo caso umano in Europa, ma il rischio è contenuto" rel="nofollow"><img width="1200" height="796" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/aviaria.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="influenza aviaria" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/aviaria.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/aviaria-768x509.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/aviaria-633x420.jpg 633w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/aviaria-640x425.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Un caso umano di influenza aviaria A(H9N2) segnalato in Lombardia riaccende l’attenzione sulla sorveglianza zoonotica. Le autorità sanitarie escludono criticità, confermando l’assenza di trasmissione interumana</em></p>
<p>L’individuazione di un <strong>caso umano di influenza aviaria in Lombardia</strong> introduce un elemento di attenzione nel quadro sanitario nazionale, pur in assenza di segnali di allarme.</p>
<p>La segnalazione, diffusa dal <strong>Ministero della Salute</strong> riguarda un’infezione da virus A(H9N2), un <strong>ceppo classificato a bassa patogenicità</strong>. Il paziente, descritto come soggetto fragile con pregresse condizioni patologiche, risulta ricoverato in isolamento presso l’<strong>Ospedale San Gerardo</strong> di Monza.</p>
<p>Secondo le informazioni ufficiali, il contagio sarebbe avvenuto all’estero, in un Paese extraeuropeo, escludendo dunque una circolazione attiva del virus sul territorio italiano.</p>
<p>Si tratta del primo caso umano documentato in Europa per questo specifico sottotipo virale. Tuttavia, la <strong>letteratura scientifica internazionale segnala la presenza del ceppo A(H9N2) in diverse aree dell’Asia e dell’Africa</strong>, dove episodi sporadici di trasmissione all’uomo sono già stati osservati, generalmente associati a contatti diretti con pollame infetto.</p>
<h2>Modalità di trasmissione e rischio sanitario</h2>
<p>Le autorità sanitarie ribadiscono che <strong>non esiste evidenza di trasmissione interumana</strong>. Il virus si diffonde prevalentemente attraverso <strong>esposizione diretta ad animali infetti o ambienti contaminati</strong>, configurandosi come una tipica zoonosi a bassa capacità diffusiva tra esseri umani.</p>
<p>L’<strong>Istituto Superiore di Sanità</strong> sottolinea come, in questi casi, il rischio per la popolazione generale resti limitato, a condizione che vengano mantenute le misure di biosicurezza e sorveglianza epidemiologica.</p>
<p><strong>Tutti i contatti del paziente sono stati tracciati e sottoposti a monitoraggio</strong>, senza che emergano ulteriori casi correlati. Il sistema sanitario nazionale ha <strong>attivato protocolli di controllo rafforzato</strong>, in linea con le direttive europee e internazionali.</p>
<p>L’<strong>Organizzazione Mondiale della Sanità</strong> include da tempo i virus influenzali aviari tra le principali minacce potenziali per la salute globale, proprio per la loro capacità di mutazione.</p>
<p>In Italia, il monitoraggio dei focolai animali è affidato anche alla rete degli istituti zooprofilattici, tra cui l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, che nelle settimane precedenti non ha segnalato nuovi episodi rilevanti in Lombardia.</p>
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<title>Domani l’Europarlamento vota l’accordo Usa&#45;Ue su dazi e forniture di energia: l’America minaccia ritorsioni sul gas</title>
<link>https://www.eventi.news/domani-leuroparlamento-vota-laccordo-usa-ue-su-dazi-e-forniture-di-energia-lamerica-minaccia-ritorsioni-sul-gas</link>
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<description><![CDATA[ Quanto i paesi fortemente dipendenti dai combustibili fossili d’importazione siano ricattabili dai paesi fornitori è cosa nota ai nostri lettori. Quanto fosse alto il rischio per gli Stati dell’Unione europea di passare dalla padella del gas di Putin alla brace del Gnl di Trump, in particolare, è questione di cui abbiamo scritto già nel gennaio scorso, quando i ministri dell’Energia dei 27 Stati membri hanno confermato lo stop all’import di gas da Mosca entro il 2027 ma gli esperti della Ieefa (Insitute for energy economics and financial analysis) lanciavano un ammonimento ben preciso: «L’abbandono del gas russo ha aumentato la dipendenza strategica dell’Ue dal Gnl statunitense, il più costoso per gli acquirenti dell’Ue. I paesi dell’Ue hanno importato il 57% del loro Gnl dagli Stati Uniti nel 2025», con Italia, Paesi Bassi, Francia, Spagna e Germania a rappresentare il 75% delle importazioni di Gnl a stelle e strisce in territorio europeo. Ecco, ora il nodo è venuto al pettine.
Dopo che la Corte suprema statunitense ha bocciato i dazi voluti da Donald Trump dichiarando che il presidente non aveva il potere di imporli, la Casa Bianca non si è comunque rassegnata e adesso l’ambasciatore americano presso l’Unione europea, Andrew Puzder, recapita un messaggio molto chiaro all’Europa: «Deve attuare l’accordo commerciale con gli Stati Uniti senza modifiche, altrimenti rischia di perdere l’accesso favorevole alle forniture di Gnl provenienti dagli esportatori americani».
L’accordo commerciale, siglato lo scorso agosto in Scozia dallo stesso Trump e dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, prevede dazi del 15% sui prodotti europei destinati al mercato americano e l’impegno dell’Ue ad acquistare gas naturale liquefatto, petrolio e prodotti energetici nucleari dagli Usa per un valore di 750 miliardi di dollari entro il 2028. Una cifra impossibile da rispettare fino al mese scorso, considerato che nell’intero 2024 l’Ue ha importato complessivamente (da tutto il mondo) 375,9 miliardi di euro in combustibili fossili, e già oggi gli Usa sono la prima fonte di import per il Gnl in Ue (50,7%), con circa 70 miliardi di euro di combustibili energetici acquistati l’anno scorso dall’America. Ma dopo i bombardamenti statunitensi e israeliani sull’Iran e la risposta di Teheran che sta incendiando il Medio Oriente e portato al blocco dello Stretto di Hormuz, l’Europa potrebbe essere costretta a guardare al di là dell’Atlantico per sostituire il gas e il petrolio che non arriva più dai paesi del Golfo.
Ed ecco allora che la minaccia fatta arrivare all’Europa da Trump tramite l’ambasciatore a Bruxelles si fa seria. «Se gli Stati membri dell’Ue vogliono sopravvivere economicamente, hanno bisogno di energia e noi possiamo fornirgliela. Vorremmo avere il tipo di relazione in cui siamo incoraggiati a farlo», ha detto Puzder legando il tema delle forniture energetiche con il mantenimento dei dazi. La Casa Bianca vuole insomma che l’Europa rispetti l’accordo siglato in Scozia e continui a prevedere dazi doganali tendenti a zero per i prodotti made in Usa che entrano nei mercati del Vecchio continente e invece seguiti a pagare tariffe doganali del 15% per vendere propri prodotti in America, come se non ci fossero stati pronunciamenti da parte della Corte suprema statunitense. Inoltre la Casa Bianca non vuol neanche sentir parlare della direttiva europea, approvata lo scorso anno e che entra nel vivo con precise scadenze e percentuali quest’anno, che impone agli esportatori di adeguarsi a rigidi standard di monitoraggio, reporting e verifica delle emissioni. Per gli Usa questa norma è un «eccesso normativo» che non era in vigore quando ad agosto Trump e von der Leyen hanno siglato l’accordo e che dunque deve rimanere fuori dalla porta, se l’Europa vuole accedere alle «vantaggiose» forniture di gas statunitense. L’ambasciatore americano Puzder si è detto «fiducioso» che la normativa europea sul controllo delle emissioni verrà modificata perché, ha spiegato sempre nell’ambito del discorso sull’accesso «facilitato» dell’Ue al gas americano, «ha il potenziale di far aumentare i costi del carburante, e l’Europa si renderà conto della necessità di ridurre alcune di queste barriere commerciali».
Inutile dire che questi ricatti generano non poca irritazione tra i vertici comunitari e le capitali europee. Bisognerà però vedere se questo stato d’animo si tramuterà in una conseguente azione politica e diplomatica o se per motivi di forza maggiore dovuti alla guerra in Iran l’Ue si acconcerà ai desiderata di Trump. E tutto ciò lo si vedrà già a breve. Domani il Parlamento europeo è infatti chiamato a votare sull’accordo siglato ad agosto in Scozia, per poi avviare i negoziati finali con gli Stati membri. Per il testo che dovrà essere approvato o meno dagli europarlamentari, già nei giorni scorsi era stato discusso l’inserimento anche di una «clausola di sospensione» che prevede il congelamento dell’intesa firmata da Trump e von der Leyen qualora il presidente americano dovesse minacciare nuovi dazi all’Ue o a uno dei suoi Stati membri a causa delle loro decisioni di politica estera. Domani si saprà come va a finire. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 18:30:17 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Domani, l’Europarlamento, vota, l’accordo, Usa-Ue, dazi, forniture, energia:, l’America, minaccia, ritorsioni, sul, gas</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/ursula_vdl_trump_fb_white_house.jpg" alt="" width="956" height="913" loading="lazy"></p><p>Quanto i paesi fortemente dipendenti dai combustibili fossili d’importazione siano ricattabili dai paesi fornitori è cosa nota ai nostri lettori. Quanto fosse alto il rischio per gli Stati dell’Unione europea di passare dalla padella del gas di Putin alla brace del Gnl di Trump, in particolare, è questione di cui abbiamo scritto già <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/59784-leuropa-sta-passando-dalla-padella-del-gas-di-putin-alla-brace-del-gnl-di-trump">nel gennaio scorso</a>, quando i ministri dell’Energia dei 27 Stati membri hanno confermato lo stop all’import di gas da Mosca entro il 2027 ma gli esperti della Ieefa (<a href="https://ieefa.org/resources/eu-risks-new-energy-dependence-us-could-supply-80-its-lng-imports-2030">Insitute for energy economics and financial analysis</a>) lanciavano un ammonimento ben preciso: «L’abbandono del gas russo ha aumentato la dipendenza strategica dell’Ue dal Gnl statunitense, il più costoso per gli acquirenti dell’Ue. I paesi dell’Ue hanno importato il 57% del loro Gnl dagli Stati Uniti nel 2025», con Italia, Paesi Bassi, Francia, Spagna e Germania a rappresentare il 75% delle importazioni di Gnl a stelle e strisce in territorio europeo. Ecco, ora il nodo è venuto al pettine.</p>
<p>Dopo che la Corte suprema statunitense ha bocciato i dazi voluti da Donald Trump dichiarando che il presidente non aveva <a href="https://www.greenreport.it/news/approfondimenti/60272-usa-la-corte-suprema-boccia-i-dazi-imposti-da-trump-non-ha-il-potere-di-imporli-la-replica-una-vergogna?_gl=1*111cszd*_up*MQ..*_ga*MTc4NzE2MTk0MC4xNzc0NDQwMzI1*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzQ0NDAzMjQkbzEkZzEkdDE3NzQ0NDA0MzkkajYwJGwwJGgyOTQ4NTIzODA.">il potere di imporli</a>, la Casa Bianca non si è comunque rassegnata e adesso l’ambasciatore americano presso l’Unione europea, Andrew Puzder, recapita <a href="https://www.ft.com/content/6bf153e4-11af-44d5-9d1c-48b5c7ad26ef?syn-25a6b1a6=1">un messaggio molto chiaro</a> all’Europa: «Deve attuare l’accordo commerciale con gli Stati Uniti senza modifiche, altrimenti rischia di perdere l’accesso favorevole alle forniture di Gnl provenienti dagli esportatori americani».</p>
<p>L’accordo commerciale, <a href="https://www.greenreport.it/news/green-economy/57354-ecco-laccordo-usa-ue-sui-dazi-al-15-confermato-lacquisto-farsa-di-combustibili-fossili-e-nucleari-2">siglato lo scorso agosto in Scozia</a> dallo stesso Trump e dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, prevede dazi del 15% sui prodotti europei destinati al mercato americano e l’impegno dell’Ue ad acquistare gas naturale liquefatto, petrolio e prodotti energetici nucleari dagli Usa per un valore di 750 miliardi di dollari entro il 2028. Una cifra impossibile da rispettare fino al mese scorso, considerato che nell’intero 2024 l’Ue ha importato complessivamente (da tutto il mondo) <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/54804-nellultimo-anno-lue-ha-speso-375-9-miliardi-di-euro-per-limport-di-combustibili-fossili?_gl=1*7zusvr*_up*MQ..*_ga*MTIyMzk1NDc1NS4xNzc0NDQwNDcx*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzQ0NDA0NzAkbzEkZzAkdDE3NzQ0NDA0NzAkajYwJGwwJGgxMDg2NjUxNTgx">375,9 miliardi di euro</a> in combustibili fossili, e già oggi gli Usa sono la prima fonte di import per il Gnl in Ue (50,7%), con circa <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/qanda_25_1974">70 miliardi di euro</a> di combustibili energetici acquistati l’anno scorso dall’America. Ma dopo i bombardamenti statunitensi e israeliani sull’Iran e la risposta di Teheran che sta incendiando il Medio Oriente e portato al blocco dello Stretto di Hormuz, l’Europa potrebbe essere costretta a guardare al di là dell’Atlantico per sostituire il gas e il petrolio che <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60881-dopo-i-bombardamenti-il-qatar-chiude-lexport-di-gas-verso-litalia-ma-ce-un-modo-per-colmare-il-deficit-in-un-anno?_gl=1*1sue28q*_up*MQ..*_ga*MTc4NzE2MTk0MC4xNzc0NDQwMzI1*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzQ0NDAzMjQkbzEkZzEkdDE3NzQ0NDA4NzUkajYwJGwwJGgyOTQ4NTIzODA.">non arriva più</a> dai paesi del Golfo.</p>
<p>Ed ecco allora che la minaccia fatta arrivare all’Europa da Trump tramite l’ambasciatore a Bruxelles si fa seria. «Se gli Stati membri dell’Ue vogliono sopravvivere economicamente, hanno bisogno di energia e noi possiamo fornirgliela. Vorremmo avere il tipo di relazione in cui siamo incoraggiati a farlo», ha detto Puzder legando il tema delle forniture energetiche con il mantenimento dei dazi. La Casa Bianca vuole insomma che l’Europa rispetti l’accordo siglato in Scozia e continui a prevedere dazi doganali tendenti a zero per i prodotti made in Usa che entrano nei mercati del Vecchio continente e invece seguiti a pagare tariffe doganali del 15% per vendere propri prodotti in America, come se non ci fossero stati pronunciamenti da parte della Corte suprema statunitense. Inoltre la Casa Bianca non vuol neanche sentir parlare della <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32024R1787">direttiva europea</a>, approvata lo scorso anno e che entra nel vivo con precise scadenze e percentuali quest’anno, che impone agli esportatori di adeguarsi a rigidi standard di monitoraggio, reporting e verifica delle emissioni. Per gli Usa questa norma è un «eccesso normativo» che non era in vigore quando ad agosto Trump e von der Leyen hanno siglato l’accordo e che dunque deve rimanere fuori dalla porta, se l’Europa vuole accedere alle «vantaggiose» forniture di gas statunitense. L’ambasciatore americano Puzder si è detto «fiducioso» che la normativa europea sul controllo delle emissioni verrà modificata perché, ha spiegato sempre nell’ambito del discorso sull’accesso «facilitato» dell’Ue al gas americano, «ha il potenziale di far aumentare i costi del carburante, e l’Europa si renderà conto della necessità di ridurre alcune di queste barriere commerciali».</p>
<p>Inutile dire che questi ricatti generano non poca irritazione tra i vertici comunitari e le capitali europee. Bisognerà però vedere se questo stato d’animo si tramuterà in una conseguente azione politica e diplomatica o se per motivi di forza maggiore dovuti alla guerra in Iran l’Ue si acconcerà ai desiderata di Trump. E tutto ciò lo si vedrà già a breve. Domani il Parlamento europeo è infatti chiamato a votare sull’accordo siglato ad agosto in Scozia, per poi avviare i negoziati finali con gli Stati membri. Per il testo che dovrà essere approvato o meno dagli europarlamentari, già nei giorni scorsi era stato discusso l’inserimento anche di una «clausola di sospensione» che prevede il congelamento dell’intesa firmata da Trump e von der Leyen qualora il presidente americano dovesse minacciare nuovi dazi all’Ue o a uno dei suoi Stati membri a causa delle loro decisioni di politica estera. Domani si saprà come va a finire.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Pesticidi, oltre 40 organizzazioni ambientaliste europee lanciano la campagna «Per la salute, le api e gli agricoltori»</title>
<link>https://www.eventi.news/pesticidi-oltre-40-organizzazioni-ambientaliste-europee-lanciano-la-campagna-per-la-salute-le-api-e-gli-agricoltori</link>
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<description><![CDATA[ Dopo la lettera inviata ai ministri italiani di Agricoltura, Ambiente e Salute da 11 associazioni nazionali (ACU – Associazione Consumatori e Utenti, AIDA – Associazione Italiana di Agroecologia, Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, Federazione Nazionale Pro Natura, Greenpeace, ISDE-Italia Medici per l’Ambiente, Lipu, Rete Semi Rurali, Terra!, UPBio – Unione Produttori Biologico, WWF Italia) , prende il via una mobilitazione per fermare la proposta Omnibus che rischia di ridurre drasticamente le tutele per la salute delle persone e dell’ambiente. Le associazioni invitano tutti i cittadini a firmare la petizione europea per chiedere lo stop della deregolamentazione proposta dalla Commissione Ue.
Sono oltre 40 organizzazioni ambientaliste, agricole e della società civile lanciano a livello europeo la campagna “Per la Salute, le Api e gli Agricoltori”, con l’obiettivo di raccogliere le firme dei cittadini dei 27 Stati membri per invertire la rotta di un provvedimento che indebolirebbe gravemente le norme sui pesticidi.
La proposta, presentata dalla Commissione europea nel dicembre 2025, presentata come un intervento di semplificazione normativa, nasconde in realtà una pericolosa deregolamentazione. Come denunciato dalle associazioni italiane nella lettera ai ministri Lollobrigida, Pichetto Fratin e e Schillaci, il provvedimento prevederebbe approvazioni illimitate nel tempo per i pesticidi con limitazioni alla capacità degli Stati nazionali di utilizzare le più recenti ricerche scientifiche per valutare il rinnovo delle autorizzazioni; estensione dei periodi di deroga per l’uso di pesticidi già vietati, fino a tre anni dopo la messa al bando; una maggiore facilità di approvazione di sostanze tossiche in nome della salvaguardia della produzione agricola.
Secondo le stime di Pan Europe e Générations futures, con questa proposta almeno 49 sostanze attive e formulati dei pesticidi, tra cui acetamiprid (neurotossica per feti e bambini) e glifosato, riceverebbero immediatamente un’approvazione illimitata. L’ultimo divieto di un pesticida – il Flufenacet, una sostanza PFAS e interferente endocrino – risale a marzo 2025. Le autorizzazioni di molti pesticidi altamente tossici continuano a essere prorogate e derogate nonostante i rischi per salute, acqua e ambiente.
Questa proposta non semplifica ma deregolamenta, denunciano le associazioni, che definiscono quello che si vuole far passare come un cavallo di Troia dell’industria chimica che, spacciandosi per un provvedimento a favore degli agricoltori, in realtà tradisce le aspettative dei cittadini europei che chiedono più ambiente e più salute.
A livello europeo, la coalizione “Per la Salute, le Api e gli Agricoltori” ha predisposto una piattaforma online che consente a ogni cittadino di esprimere la propria opinione firmando le petizioni in corso e contattando direttamente i decisori politici.
Tra le associazioni italiane impegnate in questa battaglia c’è il Wwf, che invita i cittadini a sostenere la campagna firmando le petizioni disponibili online. L’obiettivo, spiega il Panda, è far sentire una voce forte e chiara ai decisori politici europei e nazionali per chiedere norme più rigorose sui pesticidi, non più deboli che metterebbero a rischio la salute pubblica e l’ambiente. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 18:30:15 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Pesticidi, oltre, organizzazioni, ambientaliste, europee, lanciano, campagna, «Per, salute, api, gli, agricoltori»</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/api_impollinatori__WWF-US-Clay_Bolt.jpg" alt="" width="1920" height="1381" loading="lazy"></p><p>Dopo la lettera inviata ai ministri italiani di Agricoltura, Ambiente e Salute da <a href="https://www.greenpeace.org/italy/comunicato-stampa/30193/pesticidi-appello-di-11-associazioni-al-governo-italiano-fermate-la-deregolamentazione-in-europa/">11 associazioni nazionali</a> (ACU – Associazione Consumatori e Utenti, AIDA – Associazione Italiana di Agroecologia, Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, Federazione Nazionale Pro Natura, Greenpeace, ISDE-Italia Medici per l’Ambiente, Lipu, Rete Semi Rurali, Terra!, UPBio – Unione Produttori Biologico, WWF Italia) , prende il via una mobilitazione per fermare la <a href="https://www.greenreport.it/news/inquinamenti-e-disinquinamenti/60035-oltre-agli-inquinamenti-perenni-ora-lue-potrebbe-consentire-anche-pesticidi-con-licenza-perenne">proposta Omnibus</a> che rischia di ridurre drasticamente le tutele per la salute delle persone e dell’ambiente. Le associazioni invitano tutti i cittadini a firmare la petizione europea per chiedere lo stop della deregolamentazione proposta dalla Commissione Ue.</p>
<p>Sono oltre 40 organizzazioni ambientaliste, agricole e della società civile lanciano a livello europeo la campagna “<a href="https://www.pan-europe.info/health-bees-and-farmers?utm=.share.copy">Per la Salute, le Api e gli Agricoltori</a>”, con l’obiettivo di raccogliere le firme dei cittadini dei 27 Stati membri per invertire la rotta di un provvedimento che indebolirebbe gravemente le norme sui pesticidi.</p>
<p>La proposta, <a href="https://food.ec.europa.eu/document/download/b0817113-6edc-4219-b638-8060fee037d5_en?filename=horiz_omnibus_reg-com-2025-1030_en.pdf">presentata dalla Commissione europea nel dicembre 2025</a>, presentata come un intervento di semplificazione normativa, nasconde in realtà una pericolosa deregolamentazione. Come denunciato dalle associazioni italiane nella lettera ai ministri Lollobrigida, Pichetto Fratin e e Schillaci, il provvedimento prevederebbe approvazioni illimitate nel tempo per i pesticidi con limitazioni alla capacità degli Stati nazionali di utilizzare le più recenti ricerche scientifiche per valutare il rinnovo delle autorizzazioni; estensione dei periodi di deroga per l’uso di pesticidi già vietati, fino a tre anni dopo la messa al bando; una maggiore facilità di approvazione di sostanze tossiche in nome della salvaguardia della produzione agricola.</p>
<p>Secondo le stime di Pan Europe e <a href="https://www.generations-futures.fr/actualites/omnibus-pesticides-illimitees/">Générations futures</a>, con questa proposta almeno 49 sostanze attive e formulati dei pesticidi, tra cui acetamiprid (neurotossica per feti e bambini) e glifosato, riceverebbero immediatamente un’approvazione illimitata. L’ultimo divieto di un pesticida – il Flufenacet, una sostanza PFAS e interferente endocrino – risale a marzo 2025. Le autorizzazioni di molti pesticidi altamente tossici continuano a essere prorogate e derogate nonostante i rischi per salute, acqua e ambiente.</p>
<p>Questa proposta non semplifica ma deregolamenta, denunciano le associazioni, che definiscono quello che si vuole far passare come un cavallo di Troia dell’industria chimica che, spacciandosi per un provvedimento a favore degli agricoltori, in realtà tradisce le aspettative dei cittadini europei che chiedono più ambiente e più salute.</p>
<p>A livello europeo, la coalizione “Per la Salute, le Api e gli Agricoltori” ha predisposto una piattaforma online che consente a ogni cittadino di esprimere la propria opinione firmando le petizioni in corso e contattando direttamente i decisori politici.</p>
<p>Tra le associazioni italiane impegnate in questa battaglia c’è il Wwf, che invita i cittadini a sostenere la campagna firmando le petizioni disponibili online. L’obiettivo, spiega il Panda, è far sentire una voce forte e chiara ai decisori politici europei e nazionali per chiedere norme più rigorose sui pesticidi, non più deboli che metterebbero a rischio la salute pubblica e l’ambiente.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Rosignano al lavoro per diventare «un hub dell’economia circolare in Toscana», grazie a Scapigliato</title>
<link>https://www.eventi.news/rosignano-al-lavoro-per-diventare-un-hub-delleconomia-circolare-in-toscana-grazie-a-scapigliato</link>
<guid>https://www.eventi.news/rosignano-al-lavoro-per-diventare-un-hub-delleconomia-circolare-in-toscana-grazie-a-scapigliato</guid>
<description><![CDATA[ Scapigliato, società in house del Comune di Rosignano Marittimo che ha in carico l’omonimo Polo impiantistico – tra i più importanti in Toscana per la gestione dei rifiuti speciali (compresi quelli di derivazione urbana) non pericolosi – ha illustrato all’assessore regionale all’Ambiente, David Barontini, il Piano industriale in fase di sviluppo per dare al territorio locale la possibilità di diventare «un hub dell’economia circolare in Toscana» nel rispetto dei principi di prossimità tra luoghi di produzione e siti di trattamento, come dichiarato dall’amministratore unico della società, Francesco Girardi. Si tratta del primo di una serie d’incontri istituzionali, che ha riunito nella sede di Scapigliato i vertici societari insieme a quelli dell’Amministrazione comunale, a funzionari regionali ed esperti del movimento “rifiuti zero”.

«Oggi l’attività del Polo di Scapigliato verte prevalentemente su un’impiantistica perfettamente funzionante e utile a gestire in sicurezza gli scarti di un modello economico ancora lineare, mentre l’ambizione del nuovo Piano industriale – afferma Girardi – è quella di sviluppare nuovi impianti finalizzati al recupero di materia e generazione di vettori energetici per autotrazione dai rifiuti, colmando i gap attuali della rete impiantistica regionale e contribuire così a dare corpo a quel modello economico di tipo circolare cui aspira il Prec approvato in Regione Toscana. Ringrazio l’assessore Barontini, l’Amministrazione comunale e gli esperti del movimento “rifiuti zero” per il confronto e il supporto profusi a sostegno di questa progettualità, che è pensata per valorizzare appieno le potenzialità del territorio in termini di transizione ecologica: la nostra è una società a capitale interamente pubblico, ed è questa la mission per la quale lavoriamo costantemente».
Al centro del confronto, il Piano industriale da circa 26 milioni di euro al 2030 che Girardi ha delineato pubblicamente lo scorso settembre, nella riunione congiunta tra la seconda e la quinta Commissione consiliare del Comune di Rosignano Marittimo.  Le attività prevedono lo sviluppo di nuovi impianti a servizio del Piano regionale dell’economia circolare (Prec), tra i quali spiccano quelli per il potenziamento della sezione di biostabilizzazione dell’impianto di Trattamento meccanico-biologico (Tmb) per 12.500 t/a; la realizzazione di una nuova linea di trattamento per Raee (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) per 10.000 t/a; l’estensione dell’area dedicata al compostaggio della frazione verde, fino alla saturazione della capacità attualmente autorizzata per 15.000 t/a; l’installazione di una nuova linea di trattamento per la frazione organica della raccolta differenziata (Forsu) per 5.000 t/a, dedicata in via prioritaria ai fabbisogni del Comune di Rosignano Marittimo; la realizzazione dei moduli già autorizzati (112mila ton) per lo smaltimento in sicurezza dei rifiuti contenenti amianto, a stimolo delle bonifiche necessarie sul territorio; l’attivazione di una nuova sezione per la produzione di biodiesel da oli esausti, con un investimento progressivo in tre moduli da 600 t/a ciascuno; vendita dell’acqua depurata a valle dell’impianto di trattamento percolato esistente; l’upgrading del biogas attualmente captato dalla discarica in biometano da immettere nella rete Snam, grazie alla partnership già attiva con Waga Energy; l’installazione di pannelli fotovoltaici sulle superfici già in disponibilità nel Polo impiantistico (4 MW), così come il potenziale sviluppo di un parco eolico.
«Le decisioni di policy vengono dopo la conoscenza, per questo è importante ascoltare i territori e le realtà industriali che portano avanti la transizione ecologica – ha dichiarato l’assessore Barontini – Guardo con interesse allo sviluppo del Piano industriale di Scapigliato: ogni territorio produce rifiuti e consuma energia e deve farsene carico in ottica di equità, verso un orizzonte di autonomia energetica per la Toscana al 2050. La diversificazione impiantistica è utile per ridurre progressivamente i conferimenti in discarica di derivazione urbana, pur nella consapevolezza che resteranno scarti da smaltire come i rifiuti speciali provenienti dalle stesse attività di riciclo, e al contempo è necessario valorizzare con equilibrio il principio di prossimità, per ridurre l’impronta carbonica legata al trasporto rifiuti verso i siti di gestione.  Come Regione stiamo lavorando alla nuova Legge sulle Aree Idonee regionali e sul Piano delle Zone di Accelerazione per l’installazione di impianti rinnovabili: determinate zone, come le aree di discarica esaurite, potranno avere una via preferenziale per l’installazione di impianti fotovoltaici. Sono lieto che anche il Piano industriale di Scapigliato si stia muovendo in questa direzione».  ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 18:30:14 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Rosignano, lavoro, per, diventare, «un, hub, dell’economia, circolare, Toscana», grazie, Scapigliato</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Scapigliato_marzo_1.jpg" alt=""></p><p><span>Scapigliato, società in house del Comune di Rosignano Marittimo che ha in carico l’omonimo Polo impiantistico – tra i più importanti in Toscana per la gestione dei rifiuti speciali (compresi quelli di derivazione urbana) non pericolosi – ha illustrato all’assessore regionale all’Ambiente, David Barontini, il Piano industriale in fase di sviluppo per dare al territorio locale la possibilità di diventare «un hub dell’economia circolare in Toscana» nel rispetto dei principi di prossimità tra luoghi di produzione e siti di trattamento, come dichiarato dall’amministratore unico della società, Francesco Girardi. Si tratta del primo di una serie d’incontri istituzionali, che ha riunito nella sede di Scapigliato i vertici societari insieme a quelli dell’Amministrazione comunale, a funzionari regionali ed esperti del movimento “rifiuti zero”.</span></p>
<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Scapigliato_marzo_2.jpg" alt="Scapigliato marzo 2"></p>
<p><span>«Oggi l’attività del Polo di Scapigliato verte prevalentemente su un’impiantistica perfettamente funzionante e utile a gestire in sicurezza gli scarti di un modello economico ancora lineare, mentre l’ambizione del nuovo Piano industriale – afferma Girardi – è quella di sviluppare nuovi impianti finalizzati al recupero di materia e generazione di vettori energetici per autotrazione dai rifiuti, colmando i gap attuali della rete impiantistica regionale e contribuire così a dare corpo a quel modello economico di tipo circolare cui aspira il Prec approvato in Regione Toscana. Ringrazio l’assessore Barontini, l’Amministrazione comunale e gli esperti del movimento “rifiuti zero” per il confronto e il supporto profusi a sostegno di questa progettualità, che è pensata per valorizzare appieno le potenzialità del territorio in termini di transizione ecologica: la nostra è una società a capitale interamente pubblico, ed è questa la mission per la quale lavoriamo costantemente».</span></p>
<p><span>Al centro del confronto, il Piano industriale da circa 26 milioni di euro al 2030 che Girardi ha delineato pubblicamente <a href="https://www.greenreport.it/toscana/57756-da-discarica-a-miniera-urbana-scapigliato-presenta-il-nuovo-piano-industriale">lo scorso settembre</a>, nella riunione congiunta tra la seconda e la quinta Commissione consiliare del Comune di Rosignano Marittimo.  Le attività prevedono lo sviluppo di nuovi impianti a servizio del Piano regionale dell’economia circolare (Prec), tra i quali</span> <span>spiccano quelli per il potenziamento della sezione di biostabilizzazione dell’impianto di Trattamento meccanico-biologico (Tmb) per 12.500 t/a; la realizzazione di una nuova linea di trattamento per Raee (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) per 10.000 t/a; l’estensione dell’area dedicata al compostaggio della frazione verde, fino alla saturazione della capacità attualmente autorizzata per 15.000 t/a; l’installazione di una nuova linea di trattamento per la frazione organica della raccolta differenziata (Forsu) per 5.000 t/a, dedicata in via prioritaria ai fabbisogni del Comune di Rosignano Marittimo; la realizzazione dei moduli già autorizzati (112mila ton) per lo smaltimento in sicurezza dei rifiuti contenenti amianto, a stimolo delle bonifiche necessarie sul territorio; l’attivazione di una nuova sezione per la produzione di biodiesel da oli esausti, con un investimento progressivo in tre moduli da 600 t/a ciascuno; vendita dell’acqua depurata a valle dell’impianto di trattamento percolato esistente; l’upgrading del biogas attualmente captato dalla discarica in biometano da immettere nella rete Snam, grazie alla partnership già attiva con Waga Energy; l’installazione di pannelli fotovoltaici sulle superfici già in disponibilità nel Polo impiantistico (4 MW), così come il potenziale sviluppo di un parco eolico.</span></p>
<p><span>«Le decisioni di policy vengono dopo la conoscenza, per questo è importante ascoltare i territori e le realtà industriali che portano avanti la transizione ecologica – ha dichiarato l’assessore Barontini – Guardo con interesse allo sviluppo del Piano industriale di Scapigliato: ogni territorio produce rifiuti e consuma energia e deve farsene carico in ottica di equità, verso un orizzonte di autonomia energetica per la Toscana al 2050. La diversificazione impiantistica è utile per ridurre progressivamente i conferimenti in discarica di derivazione urbana, pur nella consapevolezza che resteranno scarti da smaltire come i rifiuti speciali provenienti dalle stesse attività di riciclo, e al contempo è necessario valorizzare con equilibrio il principio di prossimità, per ridurre l’impronta carbonica legata al trasporto rifiuti verso i siti di gestione.  Come Regione stiamo lavorando alla nuova Legge sulle Aree Idonee regionali e sul Piano delle Zone di Accelerazione per l’installazione di impianti rinnovabili: determinate zone, come le aree di discarica esaurite, potranno avere una via preferenziale per l’installazione di impianti fotovoltaici. Sono lieto che anche il Piano industriale di Scapigliato si stia muovendo in questa direzione». </span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Nell’ultimo anno le auto elettriche hanno fatto risparmiare 46 milioni di barili di petrolio in Ue</title>
<link>https://www.eventi.news/nellultimo-anno-le-auto-elettriche-hanno-fatto-risparmiare-46-milioni-di-barili-di-petrolio-in-ue</link>
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<description><![CDATA[ Abbattere la domanda di combustibili fossili è la strategia migliore per difendere i cittadini dai rincari legati all’ennesimo shock energetico in corso – dettato dalla guerra scatenata da Usa e Israele contro l’Iran, ormai allargata all’intero Medio Oriente –, e la diffusione delle auto elettriche è un pilastro fondamentale di questa strategia. 
È quanto emerge dalla terza edizione del rapporto “State of European Transport&quot;, la nuova analisi di Transport &amp; Environment (T&amp;E), dove si evidenzia quanto tale strategia stia già pagando. Mentre l’Europa sta affrontando l’ennesimo shock energetico, con prezzi del petrolio oltre i 100 dollari al barile, gli 8 milioni di auto elettriche già circolanti in Europa hanno consentito di risparmiare, nel 2025, circa 46 milioni di barili di petrolio.

«I veicoli elettrici rappresentano la leva più strategica per porre fine alla dipendenza europea dal petrolio importato – commenta William Todts, Direttore esecutivo di T&amp;E – La narrativa secondo cui saremmo troppo indietro rispetto alla Cina e dovremmo, per competere, indebolire la regolamentazione sulle emissioni di CO₂ delle auto è profondamente errata. La regolamentazione non è il problema: è ciò che mantiene l’Europa nella competizione globale sull’elettrico. Dobbiamo accelerare, non capitolare».
In Cina, politiche industriali e di mercato coerenti a tutti i livelli hanno sostenuto una crescita continua del settore. In Europa invece, dopo l’accelerazione legata al target di riduzione delle emissioni di CO₂ 2020-2021, la normativa ha smesso di stimolare i carmaker e ha permesso alla Cina di guadagnare terreno.
Nel 2020, l’UE e la Cina avevano la stessa quota di mercato nelle vendite di veicoli elettrici, ma il quadro regolatorio ha fatto la differenza. E potrebbe farla ancora: mantenendo i target climatici oggi in vigore, secondo T&amp;E questo gap potrà essere colmato da qui al 2030. Inoltre, con sette auto elettriche su dieci vendute in Europa già prodotte in Europa, una transizione più rapida può garantire la competitività dell’industria automobilistica dell’Unione e simultaneamente il progressivo affrancamento dalla dipendenza dal petrolio importato. Le aziende cinesi producono infatti il 60% delle auto elettriche vendute a livello globale, e la loro produzione di batterie è venti volte superiore a quella europea. Parallelamente però l&#039;industria europea delle batterie si sta trasformando, anche in partnership con la Cina: aziende europee e cinesi, insieme a operatori sudcoreani già presenti, stanno ampliando la produzione di batterie nell’Ue.

«Il Green deal europeo – sottolinea nel merito Todts – è la tabella di marcia verso l’economia delle tecnologie pulite del futuro e il modello per rafforzare la sicurezza europea riducendo la dipendenza dalle importazioni di petrolio. Eppure, è sotto attacco da parte dell’industria automobilistica europea, più concentrata sui profitti a breve termine che sulla sicurezza e sulla sostenibilità di lungo periodo».
Il risultato più eclatante di questa lotta intestina emerge proprio dall’Italia, dove a fine 2025 le auto elettriche rappresentano appena lo 0,9% dell’intero parco circolante (363mila auto elettriche su oltre 40 milioni totali, stima Unrae), nonostante i progressi compiuti nell’ultimo anno. Se in Europa le immatricolazioni di auto elettriche hanno doppiato quelle diesel, anche in Italia l’anno che ci siamo lasciati alle spalle si è chiuso con un +46,1% dei veicoli a batteria, tuttavia il market share dei veicoli Bev si arresta al 6,2%, una percentuale ben lontana dal 19,6% della Francia (in crescita di 2,5 punti rispetto allo stesso periodo del 2024) e dal 18,8% in Germania (+5,4 punti vs 2024), per non parlare del 22,8% nel Regno Unito (+4,1 punti vs 2024). ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 18:30:12 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Nell’ultimo, anno, auto, elettriche, hanno, fatto, risparmiare, milioni, barili, petrolio</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Auto_elettrica_RICARICA_CASA.jpg" alt=""></p><p><span>Abbattere la domanda di combustibili fossili è la strategia migliore per difendere i cittadini dai rincari legati all’ennesimo shock energetico in corso – dettato dalla guerra scatenata da Usa e Israele contro l’Iran, ormai allargata all’intero Medio Oriente –, e la diffusione delle auto elettriche è un pilastro fondamentale di questa strategia. </span></p>
<p><span>È quanto emerge dalla terza edizione del rapporto “<em><span>State of European Transport</span></em>", la <a href="https://www.transportenvironment.org/state-of-european-transport/state-of-transport-2026">nuova analisi</a> di Transport & Environment (T&E)</span><span>, dove si evidenzia quanto tale strategia stia già pagando. <span>Mentre l’Europa sta affrontando l’ennesimo shock energetico, con prezzi del petrolio oltre i 100 dollari al barile,</span> gli <span>8 milioni di auto elettriche già circolanti in Europa hanno consentito di risparmiare, nel 2025, circa 46 milioni di barili di petrolio</span>.</span></p>
<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/miliardi_crisi_petrolifera_te.jpeg" alt="miliardi crisi petrolifera te" width="1588" height="1150"></p>
<p><span>«I veicoli elettrici rappresentano la leva più strategica per porre fine alla dipendenza europea dal petrolio importato – commenta William Todts, Direttore esecutivo di T&E – La narrativa secondo cui saremmo troppo indietro rispetto alla Cina e dovremmo, per competere, indebolire la regolamentazione sulle emissioni di CO</span><span>₂</span><span> delle auto è profondamente errata. La regolamentazione non è il problema: è ciò che mantiene l’Europa nella competizione globale sull’elettrico. Dobbiamo accelerare, non capitolare»</span><span>.</span></p>
<p><span>In Cina, politiche industriali e di mercato coerenti a tutti i livelli hanno sostenuto una crescita continua del settore. In Europa invece, dopo l’accelerazione legata al target di riduzione delle emissioni di CO</span><span>₂</span><span> 2020-2021, la normativa ha smesso di stimolare i carmaker e ha permesso alla Cina di guadagnare terreno</span><span>.</span></p>
<p><span>Nel 2020, l’UE e la Cina avevano la stessa quota di mercato nelle vendite di veicoli elettrici, ma il quadro regolatorio ha fatto la differenza</span><span>. E potrebbe farla ancora: <span>mantenendo i target climatici oggi in vigore, secondo T&E questo gap potrà essere colmato da qui al 2030. Inoltre, con sette auto elettriche su dieci vendute in Europa già prodotte in Europa, una transizione più rapida può garantire la competitività dell’industria automobilistica dell’Unione e simultaneamente il progressivo affrancamento dalla dipendenza dal petrolio importato. Le aziende cinesi producono infatti il 60% delle auto elettriche vendute a livello globale, e la loro produzione di batterie è venti volte superiore a quella europea. Parallelamente però l'industria europea delle batterie si sta trasformando, anche in partnership con la Cina: aziende europee e cinesi, insieme a operatori sudcoreani già presenti, stanno ampliando la produzione di batterie nell’Ue.</span></span></p>
<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/leadership_auto_elettrica_te.jpeg" alt="leadership auto elettrica te" width="1588" height="1352"></p>
<p><span>«Il Green deal europeo – sottolinea nel merito Todts – è la tabella di marcia verso l’economia delle tecnologie pulite del futuro e il modello per rafforzare la sicurezza europea riducendo la dipendenza dalle importazioni di petrolio. Eppure, è sotto attacco da parte dell’industria automobilistica europea, più concentrata sui profitti a breve termine che sulla sicurezza e sulla sostenibilità di lungo periodo».</span></p>
<p><span>Il risultato più eclatante di questa lotta intestina emerge proprio dall’Italia, dove a fine 2025 le auto elettriche rappresentano appena lo 0,9% dell’intero parco circolante (363mila auto elettriche su oltre 40 milioni totali, <a href="https://unrae.it/sala-stampa/altri-comunicati/7544/book-unrae-2025-tutti-i-numeri-del-mercato-automotive">stima</a> Unrae), nonostante i progressi compiuti nell’ultimo anno. Se in Europa le immatricolazioni di auto elettriche <a href="https://www.greenreport.it/news/trasporti-e-infrastrutture/59805-in-europa-le-elettriche-a-batteria-hanno-doppiato-le-auto-con-motori-diesel-a-dicembre-superate-anche-quelle-a-benzina">hanno doppiato</a> quelle diesel, anche in Italia l’anno che ci siamo lasciati alle spalle si è chiuso con un +46,1% dei veicoli a batteria, tuttavia il <a href="https://www.greenreport.it/news/trasporti-e-infrastrutture/59431-auto-elettriche-nel-2025-il-bonus-rottamazione-ha-dato-fiato-al-mercato-ma-litalia-resta-fanalino-di-coda-in-europa">market share</a> dei veicoli Bev si arresta al 6,2%, una percentuale ben lontana dal 19,6% della Francia (in crescita di 2,5 punti rispetto allo stesso periodo del 2024) e dal 18,8% in Germania (+5,4 punti vs 2024), per non parlare del 22,8% nel Regno Unito (+4,1 punti vs 2024).</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>L’energia delle buone pratiche in Toscana, ecco i premiati da Estra per lo sport</title>
<link>https://www.eventi.news/lenergia-delle-buone-pratiche-in-toscana-ecco-i-premiati-da-estra-per-lo-sport</link>
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<description><![CDATA[ La quinta edizione della Call to action “L’energia delle buone pratiche” di Estra, dedicata alle associazioni sportive che valorizzano la funzione educativa dello sport, in Toscana premia due realtà e introduce una novità: un riconoscimento specifico per la sostenibilità ambientale. La cerimonia si è svolta ad Arezzo, al Liceo scientifico e linguistico “Francesco Redi”, alla presenza – tra gli altri – di rappresentanti di Estra, del Comune e del Coni Toscana.
I vincitori regionali sono ASD Marble Hearts Carrara (Carrara) e ASD Ginnastica Petrarca 1877 (Arezzo), che ricevono un contributo economico da 5.000 euro ciascuno, destinato a sostenere lo sviluppo dei progetti presentati per la stagione sportiva 2025/26. Accanto a loro, per la prima volta, viene assegnato un premio da 1.000 euro alla società che ha presentato un progetto con “alta sensibilità verso la sostenibilità”: in Toscana il riconoscimento va ad ASD Paintball Arezzo.
Estra, multiutility del settore energia, ribadisce così la propria scelta di accompagnare le società sportive che lavorano sul territorio, puntando su inclusione, crescita e comunità. Le ragioni di questo approccio vengono messe in chiaro dal presidente esecutivo Francesco Macrì: «Ogni anno, la Call to Action “L’energia delle buone pratiche” ci ricorda quanto lo sport sia un generatore straordinario di energia: un’energia sociale, educativa, comunitaria». E ancora: «In questa quinta edizione abbiamo voluto compiere un passo ulteriore, valorizzando anche quei progetti che mostrano una sensibilità autentica verso la sostenibilità. Crediamo infatti che il futuro dello sport passi necessariamente attraverso scelte responsabili, capaci di coniugare la forza dei valori sportivi con l’attenzione all’ambiente e al benessere collettivo».
La fotografia che accompagna questa edizione restituisce una partecipazione in crescita. Le candidature complessive sono 282, con un aumento di 60 rispetto alla quarta edizione. La Toscana è la regione più rappresentata con 134 progetti, seguita da Marche (51), Abruzzo (43), Umbria (32) e Molise (22).
Dal Coni Toscana arriva un’ulteriore sottolineatura sul ruolo delle associazioni di base. Il presidente Simone Cardullo evidenzia come, anno dopo anno, cresca il numero di realtà che portano allo scoperto lavoro quotidiano e valori: «In Toscana ben 134 progetti sono stati presentati e non è stato facile selezionare i vincitori. Una cosa è certa, attraverso il Premio Estra stanno emergendo le attività ed i valori che queste Associazioni di base portano avanti con tenacia e costanza, specialmente con un indirizzo di inclusione ed integrazione».
Con i tre riconoscimenti assegnati in Toscana, la Call to action prova dunque a tenere insieme due piani: da un lato il sostegno economico a progetti che usano lo sport come leva educativa e comunitaria, dall’altro l’innesto – ormai inevitabile anche nel mondo sportivo – di una dimensione ambientale che, nelle parole di Estra, diventa criterio esplicito di premialità. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 18:30:11 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>L’energia, delle, buone, pratiche, Toscana, ecco, premiati, Estra, per, sport</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/aula_estra_sport.jpg" alt=""></p><p><span>La quinta edizione della Call to action “L’energia delle buone pratiche” di Estra, dedicata alle associazioni sportive che valorizzano la funzione educativa dello sport, in Toscana premia due realtà e introduce una novità: un riconoscimento specifico per la sostenibilità ambientale. La cerimonia si è svolta ad Arezzo, al Liceo scientifico e linguistico “Francesco Redi”, alla presenza – tra gli altri – di rappresentanti di Estra, del Comune e del Coni Toscana.</span></p>
<p><span>I vincitori regionali sono ASD Marble Hearts Carrara (Carrara) e ASD Ginnastica Petrarca 1877 (Arezzo), che ricevono un contributo economico da 5.000 euro ciascuno, destinato a sostenere lo sviluppo dei progetti presentati per la stagione sportiva 2025/26. Accanto a loro, per la prima volta, viene assegnato un premio da 1.000 euro alla società che ha presentato un progetto con “alta sensibilità verso la sostenibilità”: in Toscana il riconoscimento va ad ASD Paintball Arezzo.</span></p>
<p><span>Estra, multiutility del settore energia, ribadisce così la propria scelta di accompagnare le società sportive che lavorano sul territorio, puntando su inclusione, crescita e comunità. Le ragioni di questo approccio vengono messe in chiaro dal presidente esecutivo Francesco Macrì: «Ogni anno, la Call to Action “L’energia delle buone pratiche” ci ricorda quanto lo sport sia un generatore straordinario di energia: un’energia sociale, educativa, comunitaria». E ancora: «In questa quinta edizione abbiamo voluto compiere un passo ulteriore, valorizzando anche quei progetti che mostrano una sensibilità autentica verso la sostenibilità. Crediamo infatti che il futuro dello sport passi necessariamente attraverso scelte responsabili, capaci di coniugare la forza dei valori sportivi con l’attenzione all’ambiente e al benessere collettivo».</span></p>
<p><span>La fotografia che accompagna questa edizione restituisce una partecipazione in crescita. Le candidature complessive sono 282, con un aumento di 60 rispetto alla quarta edizione. La Toscana è la regione più rappresentata con 134 progetti, seguita da Marche (51), Abruzzo (43), Umbria (32) e Molise (22).</span></p>
<p><span>Dal Coni Toscana arriva un’ulteriore sottolineatura sul ruolo delle associazioni di base. Il presidente Simone Cardullo evidenzia come, anno dopo anno, cresca il numero di realtà che portano allo scoperto lavoro quotidiano e valori: «In Toscana ben 134 progetti sono stati presentati e non è stato facile selezionare i vincitori. Una cosa è certa, attraverso il Premio Estra stanno emergendo le attività ed i valori che queste Associazioni di base portano avanti con tenacia e costanza, specialmente con un indirizzo di inclusione ed integrazione».</span></p>
<p><span>Con i tre riconoscimenti assegnati in Toscana, la Call to action prova dunque a tenere insieme due piani: da un lato il sostegno economico a progetti che usano lo sport come leva educativa e comunitaria, dall’altro l’innesto – ormai inevitabile anche nel mondo sportivo – di una dimensione ambientale che, nelle parole di Estra, diventa criterio esplicito di premialità.</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Nucleare, la lente di Bruxelles sugli aiuti di Stato della Francia all’Edf per costruire sei nuovi reattori Epr2</title>
<link>https://www.eventi.news/nucleare-la-lente-di-bruxelles-sugli-aiuti-di-stato-della-francia-alledf-per-costruire-sei-nuovi-reattori-epr2</link>
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<description><![CDATA[ Il nucleare e, in particolare, la costruzione di nuovi reattori nucleari di tipo Epr2 non sta portando bene alla Francia. Dopo che già più di un anno fa la Corte dei conti d’Oltralpe aveva segnalato ritardi e poca chiarezza sui costi e dopo che esattamente un anno fa sui media francesi era comparsa la denuncia di «calcestruzzo non a norma», ora la Commissione europea si appresta ad avviare un’indagine formale sugli aiuti di Stato concessi dal governo parigino a Edf (Électricité de France) per la prevista costruzione di sei nuovi reattori nucleari di tipo Epr2.
La lente di Bruxelles è focalizzata in particolare sull’ingente pacchetto di sostegno finanziario pubblico che Parigi intende destinare a Edf, che è principale azienda produttrice e distributrice di energia elettrica nel paese, per il rilancio del suo programma nucleare. La notizia, che riguarda un piano da decine di miliardi di euro, è stata data per prima dall’agenzie di stampa Reuters e sta tenendo banco sui principali organi d’informazione francese.
In particolare, Bruxelles vuole appurare se tali aiuti possano distorcere la concorrenza nel mercato unico dell’energia, rafforzando eccessivamente la posizione dominante di Edf, che è controllata al 100% dallo Stato francese e che con questi sei nuovi reattori nucleari potrebbe ulteriormente salire nella quota di mercato. Attualmente infatti il gruppo garantisce già oltre il 75% della produzione netta di energia elettrica in Francia. E una tale potenza non può che preoccupare le autorità europee garanti della concorrenza.
L’indagine avviata dalla Commissione europea verificherà se i meccanismi di prezzo garantito e i finanziamenti agevolati superino lo stretto necessario per la realizzazione delle opere. Nel caso venisse verificato questo sforamento, porterebbe allora configurarsi la fattispecie di un vantaggio indebito rispetto ad altri produttori di energia.
La mossa dei vertici comunitari arriva tra l’altro in un momento di forte tensione tra Parigi e Bruxelles, complici decisioni sugli accordi commerciali con i paesi di altri continenti (leggi il via libera al Mercosur deciso in questi giorni nonostante debba arrivare ancora il responso della Corte di giustizia europea richiesto dall’Europarlamento) e anche altre questioni legate al mercato dell’energia e gli obiettivi di riduzione delle emissioni: la Francia considera il nucleare fondamentale per la propria sovranità energetica e per gli obiettivi di decarbonizzazione (oltre che per fini di difesa e sicurezza), mentre l’Ue applica una vigilanza molto rigorosa sui sussidi statali per evitare frammentazioni e posizioni dominanti nel mercato interno.
Spiega a La Tribune una fonte che lavora nell’ambito del dossier aperto sui nuovi reattori nucleari: «Il punto cruciale sono le condizioni che la Commissione Ue imporrà. Ad esempio, potrebbe richiedere l’abolizione delle tariffe regolamentate per la vendita di energia elettrica da parte di Edf, oppure la separazione delle attività all’interno del gruppo, al fine di ridurre la posizione dominante dell’azienda elettrica».
Bisognerà comunque vedere quanto tempo durerà l’indagine avviata da Bruxelles, mentre il calendario industriale pianificato dall’azienda energetica è già molto serrato e deve procedere a ritmi accelerati per non bucare le scadenze previste dalla tabella di marcia. Per il momento, spiegano sempre i media francesi, la prima messa in servizio dei nuovi reattori rimane ufficialmente fissata al 2038. Il costo del programma nucleare dal canto suo, come già aveva segnalato la Corte dei conti nel gennaio 2025, continua a lievitare. E alla fine sempre del 2025, Edf ha ulteriormente rivisto al rialzo il costo previsto per i sei nuovi reattori. La stima raggiunge ora la cifra di 72,8 miliardi di euro, contro i 67,4 miliardi previsti nel 2023. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 18:30:08 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Nucleare, lente, Bruxelles, sugli, aiuti, Stato, della, Francia, all’Edf, per, costruire, sei, nuovi, reattori, Epr2</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Centrale%20nucleare%20EPR%20di%20Flamanville.jpg" alt="" width="2016" height="1512" loading="lazy"></p><p>Il nucleare e, in particolare, la costruzione di nuovi reattori nucleari di tipo Epr2 non sta portando bene alla Francia. Dopo che <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/4730-nucleare-ritardi-e-poca-chiarezza-sui-costi-la-corte-dei-conti-francese-punta-il-dito-contro-gli-epr-2">già più di un anno fa</a> la Corte dei conti d’Oltralpe aveva segnalato ritardi e poca chiarezza sui costi e dopo che <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/54612-il-calcestruzzo-per-i-nuovi-reattori-epr2-non-e-a-norma-la-denuncia-sui-media-francesi">esattamente un anno fa</a> sui media francesi era comparsa la denuncia di «calcestruzzo non a norma», ora la Commissione europea si appresta ad avviare un’indagine formale sugli aiuti di Stato concessi dal governo parigino a Edf (Électricité de France) per la prevista costruzione di sei nuovi reattori nucleari di tipo Epr2.</p>
<p>La lente di Bruxelles è focalizzata in particolare sull’ingente pacchetto di sostegno finanziario pubblico che Parigi intende destinare a Edf, che è principale azienda produttrice e distributrice di energia elettrica nel paese, per il rilancio del suo programma nucleare. La notizia, che riguarda un piano da decine di miliardi di euro, è stata data per prima dall’<a href="https://www.reuters.com/business/energy/edf-face-eu-probe-into-state-aid-nuclear-plants-sources-say-2026-03-24/">agenzie di stampa Reuters</a> e sta tenendo banco sui principali organi <a href="https://www.bfmtv.com/economie/entreprises/energie/la-france-aide-t-elle-trop-edf-pour-construire-ses-reacteurs-epr2-bruxelles-envisage-car-elle-craint-que-ca-renforce-la-position-d-edf-sur-l-electricite-en-france_AV-202603240785.html">d’informazione francese</a>.</p>
<p>In particolare, Bruxelles vuole appurare se tali aiuti possano distorcere la concorrenza nel mercato unico dell’energia, rafforzando eccessivamente la posizione dominante di Edf, che è controllata al 100% dallo Stato francese e che con questi sei nuovi reattori nucleari potrebbe ulteriormente salire nella quota di mercato. Attualmente infatti il gruppo garantisce già oltre il 75% della produzione netta di energia elettrica in Francia. E una tale potenza non può che preoccupare le autorità europee garanti della concorrenza.</p>
<p>L’indagine avviata dalla Commissione europea verificherà se i meccanismi di prezzo garantito e i finanziamenti agevolati superino lo stretto necessario per la realizzazione delle opere. Nel caso venisse verificato questo sforamento, porterebbe allora configurarsi la fattispecie di un vantaggio indebito rispetto ad altri produttori di energia.</p>
<p>La mossa dei vertici comunitari arriva tra l’altro in un momento di forte tensione tra Parigi e Bruxelles, complici decisioni sugli accordi commerciali con i paesi di altri continenti (leggi il <a href="https://www.greenreport.it/news/green-economy/60864-no-dazi-materie-prime-difesa-lue-sigla-unintesa-commerciale-con-laustralia-e-dal-1-maggio-via-libera-al-mercosur">via libera al Mercosur</a> deciso in questi giorni nonostante debba arrivare ancora il responso della <a href="https://www.greenreport.it/news/enogastronomia-moda-turismo/59691-dopo-25-anni-di-negoziati-il-mercosur-deve-ancora-attendere-blitz-al-parlamento-europeo-lintesa-va-alla-corte-ue?_gl=1*rmpjnx*_up*MQ..*_ga*MTIyODEwNDAzOC4xNzc0NDUwODEw*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzQ0NTA4MTAkbzEkZzAkdDE3NzQ0NTA4MTAkajYwJGwwJGgxMTM0MTM4NjY.">Corte di giustizia europea</a> richiesto dall’Europarlamento) e anche altre questioni legate al mercato dell’energia e gli obiettivi di riduzione delle emissioni: la Francia considera il nucleare fondamentale per la propria sovranità energetica e per gli obiettivi di decarbonizzazione (oltre che <a href="https://www.greenreport.it/news/approfondimenti/60448-parigi-amplia-larsenale-nucleare-e-coinvolge-berlino-in-un-bilaterale-atomico-macron-liberi-se-temuti">per fini di difesa e sicurezza</a>), mentre l’Ue applica una vigilanza molto rigorosa sui sussidi statali per evitare frammentazioni e posizioni dominanti nel mercato interno.</p>
<p>Spiega <a href="https://www.latribune.fr/article/entreprises-finance/energie-environnement/35762415455712/aides-au-nucleaire-lunion-europeenne-prete-a-bloquer-les-73-milliards-deuros-dedf">a La Tribune</a> una fonte che lavora nell’ambito del dossier aperto sui nuovi reattori nucleari: «Il punto cruciale sono le condizioni che la Commissione Ue imporrà. Ad esempio, potrebbe richiedere l’abolizione delle tariffe regolamentate per la vendita di energia elettrica da parte di Edf, oppure la separazione delle attività all’interno del gruppo, al fine di ridurre la posizione dominante dell’azienda elettrica».</p>
<p>Bisognerà comunque vedere quanto tempo durerà l’indagine avviata da Bruxelles, mentre il calendario industriale pianificato dall’azienda energetica è già molto serrato e deve procedere a ritmi accelerati per non bucare le scadenze previste dalla tabella di marcia. Per il momento, spiegano sempre i media francesi, la prima messa in servizio dei nuovi reattori rimane ufficialmente fissata al 2038. Il costo del programma nucleare dal canto suo, come già aveva segnalato la Corte dei conti nel gennaio 2025, continua a lievitare. E alla fine sempre del 2025, Edf ha ulteriormente rivisto al rialzo il costo previsto per i sei nuovi reattori. La stima raggiunge ora la cifra di 72,8 miliardi di euro, contro i 67,4 miliardi previsti nel 2023.</p>]]> </content:encoded>
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<title>In Libano lo stesso copione di Gaza: Israele sta bombardando anche le infrastrutture idriche</title>
<link>https://www.eventi.news/in-libano-lo-stesso-copione-di-gaza-israele-sta-bombardando-anche-le-infrastrutture-idriche</link>
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<description><![CDATA[ La guerra scatenata da Usa e Israele contro l’Iran ha raggiunto da giorni anche il Libano, dove rischia di riprodurre lo stesso copione già visto a Gaza: la distruzione sistematica delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie, in un contesto in cui l’accesso all’acqua pulita diventa fragile proprio mentre aumenta il bisogno di servizi essenziali per la popolazione civile. Secondo un’analisi dell’ong Oxfam, le forze israeliane stanno colpendo reti e impianti vitali – serbatoi, tubazioni e stazioni di pompaggio – anche in prossimità di siti che erano in fase di riabilitazione dopo essere stati danneggiati o distrutti nel conflitto precedente.
Nel giro di quattro giorni, nelle prime settimane dell’ultima escalation, Israele avrebbe danneggiato almeno sette fonti idriche critiche nell’area della Bekaa, compromettendo l’approvvigionamento per quasi 7.000 persone. Nel sud del Libano, dove centinaia di migliaia di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case a seguito di ordini di sfollamento di massa, Oxfam e i partner locali sono responsabili di interventi di riabilitazione su 19 strutture idriche che garantiscono acqua pulita fino a 60.000 persone; sei di queste erano state danneggiate durante l’escalation dello scorso anno, e ora risultano confermati attacchi in molte delle aree in cui si trovano gli impianti.
Il problema, sottolinea Oxfam, è anche operativo: l’intensità dei bombardamenti impedisce ai team sul campo di raggiungere in sicurezza i siti per verificare lo stato reale delle infrastrutture, accertarne il funzionamento o intervenire tempestivamente. Il rischio è che, per le persone rimaste nei villaggi, l’acqua venga a mancare o diventi insicura, e che gli impatti a lungo termine restino “devastanti” anche quando sarà possibile rientrare nelle abitazioni, se nel frattempo le comunità si ritroveranno senza accesso a servizi idrici affidabili.
La distruzione, peraltro, non riguarderebbe solo gli impianti dell’acqua: Oxfam segnala anche il danneggiamento di reti elettriche e ponti, con l’effetto di tagliare forniture e servizi vitali per intere città e villaggi. In questo scenario, l’organizzazione richiama anche il diritto internazionale umanitario: le Convenzioni di Ginevra vietano gli attacchi contro installazioni idriche e altri beni indispensabili alla sopravvivenza della popolazione civile, e l’uso della privazione d’acqua come metodo di guerra è proibito; un’eventuale privazione intenzionale o l’ostruzione degli aiuti potrebbe configurare un crimine di guerra.
«È chiaro che le forze israeliane stanno ripetendo lo stesso schema in Libano che hanno applicato a Gaza», afferma Bachir Ayoub, direttore di Oxfam in Libano, indicando un pattern che include attacchi ai civili, alle infrastrutture civili critiche, al personale dei servizi di emergenza e agli operatori umanitari: «L’impunità di cui Israele ha goduto a Gaza mentre commetteva crimini di guerra legati all’acqua è di nuovo sotto gli occhi di tutti».
Oxfam ricorda che durante l’escalation del 2024 sarebbero state danneggiate in Libano più di 45 reti idriche, con un impatto su quasi mezzo milione di persone, aumentando il rischio di focolai di malattie e contribuendo alla perdita di mezzi di sussistenza e di aree verdi. E proprio l’assenza di accountability, avverte l’organizzazione, potrebbe aprire la strada a un’ulteriore accelerazione della distruzione di infrastrutture civili già in corso.
Da qui la richiesta politica: «Ci deve essere un cessate il fuoco immediato e incondizionato e la fine di questa guerra», chiede Ayoub. E aggiunge, richiamando quanto avvenuto a Gaza: «La comunità internazionale è rimasta a guardare a Gaza mentre Israele utilizzava l&#039;acqua come arma, non si deve permettere che la stessa devastazione si ripeta» in Libano, dove – insiste Oxfam – Israele dovrebbe essere chiamato a rispondere delle violazioni, senza poter continuare ad ampliare l’occupazione, negare diritti fondamentali e abusare del diritto internazionale senza conseguenze. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 18:30:06 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Libano, stesso, copione, Gaza:, Israele, sta, bombardando, anche, infrastrutture, idriche</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/onu_libano.jpg" alt=""></p><p><span>La guerra scatenata da Usa e Israele contro l’Iran ha raggiunto da giorni anche il Libano, dove rischia di riprodurre lo stesso copione già visto a Gaza: la distruzione sistematica delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie, in un contesto in cui l’accesso all’acqua pulita diventa fragile proprio mentre aumenta il bisogno di servizi essenziali per la popolazione civile. Secondo <a href="https://www.oxfam.org/en/press-releases/israeli-forces-using-gaza-playbook-lebanon-decimating-water-infrastructure">un’analisi dell’ong Oxfam</a>, le forze israeliane stanno colpendo reti e impianti vitali – serbatoi, tubazioni e stazioni di pompaggio – anche in prossimità di siti che erano in fase di riabilitazione dopo essere stati danneggiati o distrutti nel conflitto precedente.</span></p>
<p><span>Nel giro di quattro giorni, nelle prime settimane dell’ultima escalation, Israele avrebbe danneggiato almeno sette fonti idriche critiche nell’area della Bekaa, compromettendo l’approvvigionamento per quasi 7.000 persone. Nel sud del Libano, dove centinaia di migliaia di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case a seguito di ordini di sfollamento di massa, Oxfam e i partner locali sono responsabili di interventi di riabilitazione su 19 strutture idriche che garantiscono acqua pulita fino a 60.000 persone; sei di queste erano state danneggiate durante l’escalation dello scorso anno, e ora risultano confermati attacchi in molte delle aree in cui si trovano gli impianti.</span></p>
<p><span>Il problema, sottolinea Oxfam, è anche operativo: l’intensità dei bombardamenti impedisce ai team sul campo di raggiungere in sicurezza i siti per verificare lo stato reale delle infrastrutture, accertarne il funzionamento o intervenire tempestivamente. Il rischio è che, per le persone rimaste nei villaggi, l’acqua venga a mancare o diventi insicura, e che gli impatti a lungo termine restino “devastanti” anche quando sarà possibile rientrare nelle abitazioni, se nel frattempo le comunità si ritroveranno senza accesso a servizi idrici affidabili.</span></p>
<p><span>La distruzione, peraltro, non riguarderebbe solo gli impianti dell’acqua: Oxfam segnala anche il danneggiamento di reti elettriche e ponti, con l’effetto di tagliare forniture e servizi vitali per intere città e villaggi. In questo scenario, l’organizzazione richiama anche il diritto internazionale umanitario: le Convenzioni di Ginevra vietano gli attacchi contro installazioni idriche e altri beni indispensabili alla sopravvivenza della popolazione civile, e l’uso della privazione d’acqua come metodo di guerra è proibito; un’eventuale privazione intenzionale o l’ostruzione degli aiuti potrebbe configurare un crimine di guerra.</span></p>
<p><span>«È chiaro che le forze israeliane stanno ripetendo lo stesso schema in Libano che hanno applicato a Gaza», afferma Bachir Ayoub, direttore di Oxfam in Libano, indicando un pattern che include attacchi ai civili, alle infrastrutture civili critiche, al personale dei servizi di emergenza e agli operatori umanitari: «L’impunità di cui Israele ha goduto a Gaza mentre commetteva crimini di guerra legati all’acqua è di nuovo sotto gli occhi di tutti».</span></p>
<p><span>Oxfam ricorda che durante l’escalation del 2024 sarebbero state danneggiate in Libano più di 45 reti idriche, con un impatto su quasi mezzo milione di persone, aumentando il rischio di focolai di malattie e contribuendo alla perdita di mezzi di sussistenza e di aree verdi. E proprio l’assenza di accountability, avverte l’organizzazione, potrebbe aprire la strada a un’ulteriore accelerazione della distruzione di infrastrutture civili già in corso.</span></p>
<p><span>Da qui la richiesta politica: «Ci deve essere un cessate il fuoco immediato e incondizionato e la fine di questa guerra», chiede Ayoub. E aggiunge, richiamando quanto avvenuto a Gaza: «La comunità internazionale è rimasta a guardare a Gaza mentre Israele utilizzava l'acqua come arma, non si deve permettere che la stessa devastazione si ripeta» in Libano, dove – insiste Oxfam – Israele dovrebbe essere chiamato a rispondere delle violazioni, senza poter continuare ad ampliare l’occupazione, negare diritti fondamentali e abusare del diritto internazionale senza conseguenze.</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>Entro l&amp;apos;estate il governo britannico renderà disponibili i pannelli solari “plug&#45;in” per le abitazioni</title>
<link>https://www.eventi.news/entro-lestate-il-governo-britannico-rendera-disponibili-i-pannelli-solari-plug-in-per-le-abitazioni</link>
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<description><![CDATA[ Il governo britannico ha deciso di rendere accessibile il fotovoltaico «plug-in» entro l’estate. Lo comunicano con una nota i ministeri interessati e di fatto questa mossa segna una tappa fondamentale nella democratizzazione dell’energia in Gran Bretagna, spostando il baricentro della produzione dai grandi impianti industriali ai singoli balconi cittadini.
Questa tecnologia di fotovoltaico, che permette di generare elettricità pulita semplicemente inserendo una spina in una comune presa domestica, abbatte definitivamente le barriere d’ingresso per chi finora era escluso dalla transizione ecologica: inquilini in affitto, residenti in condomini vincolati o famiglie senza la disponibilità economica per i grandi impianti sul tetto.
Spiega il ministro dell’Energia Ed Miliband facendo riferimento alle conseguenze della guerra in Iran: «Il governo è determinato a difendere gli interessi dei cittadini in questa crisi; per questo motivo siamo intervenuti per impedire pratiche sleali come l’aumento abusivo dei prezzi e abbiamo fornito un aiuto immediato alle persone più vulnerabili che devono far fronte all&#039;impennata dei prezzi del gasolio da riscaldamento. La guerra in Iran ha dimostrato ancora una volta che il nostro impegno a favore dell’energia pulita è essenziale per la nostra sicurezza energetica, affinché possiamo sfuggire alla morsa dei mercati dei combustibili fossili che non controlliamo. Sia attraverso l’installazione di pannelli solari di serie nelle nuove abitazioni, sia rendendo possibile l&#039;acquisto di impianti solari plug-in nei negozi, siamo determinati a diffondere l&#039;energia pulita per garantire al nostro Paese la sovranità energetica».
Il provvedimento messo a punto dal governo britannico risponde a un’urgenza geopolitica senza precedenti, aggravata dalle recenti tensioni nel Golfo Persico che hanno messo a rischio le forniture di Gnl da hub strategici come Ras Laffan, rendendo i prezzi del gas estremamente volatili. In questo scenario, il «solar-to-plug» non è solo una scelta ecologica, ma uno strumento di difesa economica per il consumatore, capace di abbattere le bollette di circa 200 sterline l&#039;anno con un investimento iniziale che si ripaga in soli trentasei mesi.
L’amministrazione guidata da Ed Miliband ha dovuto lavorare intensamente sull’aggiornamento degli standard di sicurezza elettrica, poiché l&#039;immissione di corrente «a ritroso» nei circuiti domestici richiedeva garanzie tecniche rigorose per evitare sovraccarichi o rischi di folgorazione durante le manutenzioni della rete. Seguendo il modello tedesco, che ha già visto l’installazione di oltre mezzo milione di questi kit, il Regno Unito sta semplificando anche le norme di vicinato e i regolamenti edilizi, impedendo ai proprietari di immobili di vietare irragionevolmente l&#039;installazione di moduli fotovoltaici sui parapetti, purché sicuri e certificati.
Il ministro per l’Edilizia abitativa Steve Reed spiega: «Costruire 1,5 milioni di nuove abitazioni significa anche realizzare alloggi di alta qualità, più economici da gestire e più caldi in cui vivere.   Mentre passiamo a un’energia pulita e prodotta localmente, lo standard odierno rappresenta ciò che il futuro dell’edilizia abitativa può e deve essere. Questi cambiamenti non solo proteggeranno le famiglie che lavorano duramente dagli shock provenienti dall&#039;estero, ma ridurranno anche di centinaia di sterline le loro bollette energetiche ogni anno».
Questa spinta verso l’autosufficienza micro-capillare si integra perfettamente con il nuovo “Future Homes Standard”, che da quest’anno impone criteri di efficienza energetica elevatissimi per tutte le nuove costruzioni, trasformando l’abitazione da centro di consumo a nodo attivo della rete nazionale. La sfida per i gestori sarà ora quella di gestire una rete elettrica sempre più bidirezionale e frammentata, ma il messaggio politico che arriva dal governo è inequivocabile: la sovranità energetica non si costruisce solo con le grandi opere, ma anche attraverso la somma di milioni di piccole azioni individuali rese possibili dalla semplicità tecnologica e dalla rimozione della burocrazia. Una ricetta che, anziché nuovi accordi sul gas, l’Italia farebbe bene a importare. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 18:30:05 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Entro, lestate, governo, britannico, renderà, disponibili, pannelli, solari, “plug-in”, per, abitazioni</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/solare%20fotovoltaico%20pexels-kindelmedia-9875408.jpg" alt="" width="4950" height="3713" loading="lazy"></p><p>Il governo britannico ha deciso di rendere accessibile il fotovoltaico «plug-in» entro l’estate. <a href="https://www.gov.uk/government/news/government-to-make-plug-in-solar-available-within-months">Lo comunicano con una nota</a> i ministeri interessati e di fatto questa mossa segna una tappa fondamentale nella democratizzazione dell’energia in Gran Bretagna, spostando il baricentro della produzione dai grandi impianti industriali ai singoli balconi cittadini.</p>
<p>Questa tecnologia di fotovoltaico, che permette di generare elettricità pulita semplicemente inserendo una spina in una comune presa domestica, abbatte definitivamente le barriere d’ingresso per chi finora era escluso dalla transizione ecologica: inquilini in affitto, residenti in condomini vincolati o famiglie senza la disponibilità economica per i grandi impianti sul tetto.</p>
<p>Spiega il ministro dell’Energia Ed Miliband facendo riferimento alle conseguenze della guerra in Iran: «Il governo è determinato a difendere gli interessi dei cittadini in questa crisi; per questo motivo siamo intervenuti per impedire pratiche sleali come l’aumento abusivo dei prezzi e abbiamo fornito un aiuto immediato alle persone più vulnerabili che devono far fronte all'impennata dei prezzi del gasolio da riscaldamento. La guerra in Iran ha dimostrato ancora una volta che il nostro impegno a favore dell’energia pulita è essenziale per la nostra sicurezza energetica, affinché possiamo sfuggire alla morsa dei mercati dei combustibili fossili che non controlliamo. Sia attraverso l’installazione di pannelli solari di serie nelle nuove abitazioni, sia rendendo possibile l'acquisto di impianti solari plug-in nei negozi, siamo determinati a diffondere l'energia pulita per garantire al nostro Paese la sovranità energetica».</p>
<p>Il provvedimento messo a punto dal governo britannico risponde a un’urgenza geopolitica senza precedenti, aggravata dalle recenti tensioni nel Golfo Persico che hanno messo a rischio le forniture di Gnl da hub strategici come Ras Laffan, rendendo i prezzi del gas estremamente volatili. In questo scenario, il «solar-to-plug» non è solo una scelta ecologica, ma uno strumento di difesa economica per il consumatore, capace di abbattere le bollette di circa 200 sterline l'anno con un investimento iniziale che si ripaga in soli trentasei mesi.</p>
<p>L’amministrazione guidata da Ed Miliband ha dovuto lavorare intensamente sull’aggiornamento degli standard di sicurezza elettrica, poiché l'immissione di corrente «a ritroso» nei circuiti domestici richiedeva garanzie tecniche rigorose per evitare sovraccarichi o rischi di folgorazione durante le manutenzioni della rete. Seguendo il modello tedesco, che ha già visto l’installazione di oltre mezzo milione di questi kit, il Regno Unito sta semplificando anche le norme di vicinato e i regolamenti edilizi, impedendo ai proprietari di immobili di vietare irragionevolmente l'installazione di moduli fotovoltaici sui parapetti, purché sicuri e certificati.</p>
<p>Il ministro per l’Edilizia abitativa Steve Reed spiega: «Costruire 1,5 milioni di nuove abitazioni significa anche realizzare alloggi di alta qualità, più economici da gestire e più caldi in cui vivere.   Mentre passiamo a un’energia pulita e prodotta localmente, lo standard odierno rappresenta ciò che il futuro dell’edilizia abitativa può e deve essere. Questi cambiamenti non solo proteggeranno le famiglie che lavorano duramente dagli shock provenienti dall'estero, ma ridurranno anche di centinaia di sterline le loro bollette energetiche ogni anno».</p>
<p>Questa spinta verso l’autosufficienza micro-capillare si integra perfettamente con il nuovo “<a href="https://www.gov.uk/government/publications/the-future-homes-and-buildings-standards-impact-assessments">Future Homes Standard</a>”, che da quest’anno impone criteri di efficienza energetica elevatissimi per tutte le nuove costruzioni, trasformando l’abitazione da centro di consumo a nodo attivo della rete nazionale. La sfida per i gestori sarà ora quella di gestire una rete elettrica sempre più bidirezionale e frammentata, ma il messaggio politico che arriva dal governo è inequivocabile: la sovranità energetica non si costruisce solo con le grandi opere, ma anche attraverso la somma di milioni di piccole azioni individuali rese possibili dalla semplicità tecnologica e dalla rimozione della burocrazia. Una ricetta che, anziché nuovi accordi sul gas, l’Italia farebbe bene a importare.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Il relitto della gasiera russa &amp;quot;Arctic Metagaz&amp;quot; è al rimorchio della Libia, non è noto verso dove</title>
<link>https://www.eventi.news/il-relitto-della-gasiera-russa-arctic-metagaz-e-al-rimorchio-della-libia-non-e-noto-verso-dove</link>
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<description><![CDATA[ C’è una buona notizia per la gestione della Arctic Metagaz, il relitto della gasiera russa alla deriva da settimane nel Mediterraneo dopo messere stata colpita da un drone: funzionari del governo libico hanno pubblicato una nota stampa con relativa immagine di un rimorchiatore agganciato con un cavo a quel che resta della nave. Ma quali sono le caratteristiche tecniche del rimorchiatore e quali le disposizioni impartite al comandante dell’unità stessa che, in questo caso, diventa pure il comandante del convoglio (rimorchiatore e nave rimorchiata) in relazione allo scalo finale?
Le notizie raccolte dalle agenzie stampa libiche indicano un rimorchiatore, battente bandiera libica, che risponde al nome di “Assameeda”, costruito nel 2007, avente le seguenti caratteristiche: lunghezza (fuori tutta) di 30 metri, larghezza massima 8 metri, con un dislocamento di 194 (Dwt) tonnellate. Mancano notizie certe riguardo la potenza sviluppata da questa unità, scelta dalle autorità libiche, per effettuare un rimorchio di una gasiera lunga 277 metri, sbandata sul lato dritto e con larga parte dell’opera morta danneggiata dal fuoco e dall’esplosione che si sono verificati a bordo dopo essere stata colpito dal drone; purtroppo, le autorità libiche non hanno ancora reso noto neanche dove stia dirigendo il convoglio e quale sarà la destinazione finale.
L’unico elemento certo conosciuto è che si tratta di uno dei rimorchiatori in servizio presso le piattaforme petrolifere che gravitano nell’area marittima dove è stato trasportato il relitto, dall’azione congiunta dei venti e delle correnti marine. Ricordiamo che già domenica scorsa la Noc (National oil company) libica aveva annunciato, non senza una buona dose di enfasi, che stavano cercando sul mercato internazionale una compagnia attrezzata per questo genere di operazioni che, vale la pena ricordare, sarebbero dovute avvenire anche con la collaborazione dell’Eni per risolvere definitivamente il problema e con i minimi danni per l’ambiente marino.
Altro, per ora, non è dato sapere; richiamiamo il fatto che era stata chiamata in causa (a parole) la compagnia olandese “Smit &amp;Savage”, specializzata nel settore dei sinistri marittimi e in possesso di ampia esperienza maturata nei teatri marittimi di tutto il mondo, ma di questo annuncio si è purtroppo persa ogni traccia. A distanza di 22 giorni dall’incendio a seguito di azione bellica (mai rivendicata) della gasiera, dopo che il relitto è stato abbandonato dall’equipaggio e rimasto a vagare senza governo nel Mediterraneo centrale, ancora non si hanno notizie certe sul porto finale di destinazione; spiace constatare che nessuna autorità internazionale o quantomeno gli organismi preposti alla sicurezza della navigazione stiano partecipando alle operazioni in corso, nemmeno come observer. Il silenzio dell’Imo, dell’Emsa, del Rempec diventa veramente incomprensibile.
Lasciare fare tutto alle autorità libiche senza il sostegno di adeguati mezzi e delle capacità tecniche adeguate a poter affrontare la difficile situazione in essere rattrista fortemente e lascia, purtroppo, intravedere esiti poco lusinghieri per la salvaguardia degli ecosistemi marini. Speriamo di sbagliarci e di essere smentiti oggi stesso da queste pessimistiche previsioni e che domani arrivi la notizia che la “Arctic Metagaz” (o quello che ne resta) è arrivata nel porto di Misurata, ormeggiata in un luogo sicuro e circondata dai necessari dispositivi antinquinamento e che già in settimana, squadre di tecnici specializzati interverranno per la messa in sicurezza e la bonifica del relitto stesso. Ce l’auguriamo di cuore, perché la possibile alternativa dell’affondamento deliberato del relitto lontano dalla costa sarebbe foriera di un possibile disastro ecologico. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 18:30:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>relitto, della, gasiera, russa, Arctic, Metagaz, rimorchio, della, Libia, non, noto, verso, dove</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/rimorchiatore_arctic_metagaz.jpg" alt=""></p><p><span>C’è una buona notizia per la gestione della Arctic Metagaz, il relitto della gasiera russa alla deriva da settimane nel Mediterraneo dopo messere stata colpita da un drone: funzionari del governo libico hanno pubblicato una nota stampa con <a href="https://www.greenreport.it/2036427036139364654">relativa immagine</a> di un rimorchiatore agganciato con un cavo a quel che resta della nave. Ma quali sono le caratteristiche tecniche del rimorchiatore e quali le disposizioni impartite al comandante dell’unità stessa che, in questo caso, diventa pure il comandante del convoglio (rimorchiatore e nave rimorchiata) in relazione allo scalo finale?</span></p>
<p><span>Le notizie raccolte dalle agenzie stampa libiche indicano un rimorchiatore, battente bandiera libica, che risponde al nome di “Assameeda”, costruito nel 2007, avente le seguenti caratteristiche: lunghezza (fuori tutta) di 30 metri, larghezza massima 8 metri, con un dislocamento di 194 (Dwt) tonnellate. Mancano notizie certe riguardo la potenza sviluppata da questa unità, scelta dalle autorità libiche, per effettuare un rimorchio di una gasiera lunga 277 metri, sbandata sul lato dritto e con larga parte dell’opera morta danneggiata dal fuoco e dall’esplosione che si sono verificati a bordo dopo essere stata colpito dal drone; purtroppo, le autorità libiche non hanno ancora reso noto neanche dove stia dirigendo il convoglio e quale sarà la destinazione finale.</span></p>
<p><span>L’unico elemento certo conosciuto è che si tratta di uno dei rimorchiatori in servizio presso le piattaforme petrolifere che gravitano nell’area marittima dove è stato trasportato il relitto, dall’azione congiunta dei venti e delle correnti marine. Ricordiamo che già domenica scorsa la Noc (National oil company) libica aveva annunciato, non senza una buona dose di enfasi, che stavano cercando sul mercato internazionale una compagnia attrezzata per questo genere di operazioni che, vale la pena ricordare, sarebbero dovute avvenire anche con la collaborazione dell’Eni per risolvere definitivamente il problema e con i minimi danni per l’ambiente marino.</span></p>
<p><span>Altro, per ora, non è dato sapere; richiamiamo il fatto che era stata chiamata in causa (a parole) la compagnia olandese “Smit &Savage”, specializzata nel settore dei sinistri marittimi e in possesso di ampia esperienza maturata nei teatri marittimi di tutto il mondo, ma di questo annuncio si è purtroppo persa ogni traccia. A distanza di 22 giorni dall’incendio a seguito di azione bellica (mai rivendicata) della gasiera, dopo che il relitto è stato abbandonato dall’equipaggio e rimasto a vagare senza governo nel Mediterraneo centrale, ancora non si hanno notizie certe sul porto finale di destinazione; spiace constatare che nessuna autorità internazionale o quantomeno gli organismi preposti alla sicurezza della navigazione stiano partecipando alle operazioni in corso, nemmeno come <em>observer</em>. Il silenzio dell’Imo, dell’Emsa, del Rempec diventa veramente incomprensibile.</span></p>
<p><span>Lasciare fare tutto alle autorità libiche senza il sostegno di adeguati mezzi e delle capacità tecniche adeguate a poter affrontare la difficile situazione in essere rattrista fortemente e lascia, purtroppo, intravedere esiti poco lusinghieri per la salvaguardia degli ecosistemi marini. Speriamo di sbagliarci e di essere smentiti oggi stesso da queste pessimistiche previsioni e che domani arrivi la notizia che la “Arctic Metagaz” (o quello che ne resta) è arrivata nel porto di Misurata, ormeggiata in un luogo sicuro e circondata dai necessari dispositivi antinquinamento e che già in settimana, squadre di tecnici specializzati interverranno per la messa in sicurezza e la bonifica del relitto stesso. Ce l’auguriamo di cuore, perché la possibile alternativa dell’affondamento deliberato del relitto lontano dalla costa sarebbe foriera di un possibile disastro ecologico.</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Estra approva il bilancio 2025, con un utile netto da 37,9 milioni di euro</title>
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<description><![CDATA[ Il cda della multiutility a capitale interamente pubblico Estra, attiva principalmente sui fronti dell’energia, ha approvato oggi il bilancio 2025 con ricavi pari a 1,198 miliardi di euro e un utile netto a quota 37,9 mln di euro, entrambi dati in leggera flessione rispetto all’anno record 2024. 
«I risultati del 2025 confermano la solidità del gruppo e la coerenza del nostro percorso di sviluppo – dichiara Francesco Macrì, presidente esecutivo di Estra – Come multiutility dei territori, abbiamo scelto di consolidare il nostro impegno rafforzando il piano di investimenti, con un focus sulla provvista energetica da fonti rinnovabili, al fine di ampliare la produzione interna e favorire un accesso all’energia più ampio, sostenibile e competitivo anche sotto il profilo economico per famiglie e imprese, generando valore duraturo per i territori».
Nel corso dell’anno è stato avviato un rafforzamento degli investimenti a supporto dello sviluppo industriale. Gli interventi hanno riguardato l’evoluzione dei sistemi informativi, il miglioramento dei processi operativi, lo sviluppo commerciale ma anche il potenziamento delle infrastrutture di distribuzione gas. Il Margine operativo lordo (Ebitda) si attesta a 155,2 milioni di euro, il patrimonio netto ammonta a 464,4 milioni di euro, mentre l’indebitamento finanziario netto cuba 565,9 milioni di euro.
«Nel corso del 2025 abbiamo accompagnato l’evoluzione del Gruppo con un’intensa attività di investimento e trasformazione – aggiunge Nicola Ciolini, ad di Estra – Il rafforzamento dei sistemi operativi, lo sviluppo commerciale e il potenziamento delle infrastrutture rappresentano leve essenziali per migliorare l’efficienza e la qualità dei servizi, ponendo basi solide per l’evoluzione futura». ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 18:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Estra, approva, bilancio, 2025, con, utile, netto, 37, 9, milioni, euro</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/estra_macr%C3%AC.jpg" alt="" width="1213" height="642" loading="lazy"></p><p><span>Il cda della multiutility a capitale interamente pubblico Estra, attiva principalmente sui fronti dell’energia, ha approvato oggi il bilancio 2025 con ricavi pari a 1,198 miliardi di euro e un utile netto a quota 37,9 mln di euro, entrambi dati in leggera flessione rispetto all’anno record 2024. </span></p>
<p><span>«I risultati del 2025 confermano la solidità del gruppo e la coerenza del nostro percorso di sviluppo – dichiara Francesco Macrì, presidente esecutivo di Estra – Come multiutility dei territori, abbiamo scelto di consolidare il nostro impegno rafforzando il piano di investimenti, con un focus sulla provvista energetica da fonti rinnovabili, al fine di ampliare la produzione interna e favorire un accesso all’energia più ampio, sostenibile e competitivo anche sotto il profilo economico per famiglie e imprese, generando valore duraturo per i territori».</span></p>
<p><span>Nel corso dell’anno è stato avviato un rafforzamento degli investimenti a supporto dello sviluppo industriale. Gli interventi hanno riguardato l’evoluzione dei sistemi informativi, il miglioramento dei processi operativi, lo sviluppo commerciale ma anche il potenziamento delle infrastrutture di distribuzione gas. Il Margine operativo lordo (Ebitda) si attesta a 155,2 milioni di euro, il patrimonio netto ammonta a 464,4 milioni di euro, mentre l’indebitamento finanziario netto cuba 565,9 milioni di euro.</span></p>
<p><span>«Nel corso del 2025 abbiamo accompagnato l’evoluzione del Gruppo con un’intensa attività di investimento e trasformazione – aggiunge Nicola Ciolini, ad di Estra – Il rafforzamento dei sistemi operativi, lo sviluppo commerciale e il potenziamento delle infrastrutture rappresentano leve essenziali per migliorare l’efficienza e la qualità dei servizi, ponendo basi solide per l’evoluzione futura».</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Latte crudo: un documento fa chiarezza tra rischi e benefici</title>
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<description><![CDATA[ UN NUOVO DOCUMENTO TECNICO-SCIENTIFICO RIPORTA AL CENTRO DELL’ATTENZIONE IL RUOLO DEI PRODOTTI LATTIERO-CASEARI OTTENUTI DA LATTE CRUDO, CIOÈ NON PASTORIZZATO L’iniziativa è promossa da AIDA, ISDE, Slow Food Italia e SoZooAlp, che insieme sostengono un comparto fondamentale per il territorio e la salute. Il valore del latte crudo tra tradizione e sostenibilità I prodotti a base di latte crudo rappresentano […]
L&#039;articolo Latte crudo: un documento fa chiarezza tra rischi e benefici proviene da Il Giornale dell&#039;Ambiente. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 17:30:10 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Latte, crudo:, documento, chiarezza, tra, rischi, benefici</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>UN NUOVO DOCUMENTO TECNICO-SCIENTIFICO RIPORTA AL CENTRO DELL’ATTENZIONE IL RUOLO DEI PRODOTTI LATTIERO-CASEARI OTTENUTI DA LATTE CRUDO, CIOÈ NON PASTORIZZATO L’iniziativa è promossa da AIDA, ISDE, Slow Food Italia e SoZooAlp, che insieme sostengono un comparto fondamentale per il territorio e la salute. Il valore del latte crudo tra tradizione e sostenibilità I prodotti a base di latte crudo rappresentano […]</p>
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<title>Amianto Marina Militare: Maresciallo vittima del dovere</title>
<link>https://www.eventi.news/amianto-marina-militare-maresciallo-vittima-del-dovere</link>
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<description><![CDATA[ L’ENNESIMO CASO DI AMIANTO NELLA MARINA MILITARE TROVA FINALMENTE GIUSTIZIA. IL TRIBUNALE DI BARI RICONOSCE UN MARESCIALLO COME VITTIMA DEL DOVERE, DOPO ANNI DI ESPOSIZIONE E BATTAGLIE LEGALI AFFRONTATE DALLA FAMIGLIA Sentenza del Tribunale di Bari: riconosciuto un caso di esposizione all’amianto nella Marina Militare Arriva dalla giustizia un riconoscimento rilevante in un caso di […]
L&#039;articolo Amianto Marina Militare: Maresciallo vittima del dovere proviene da Il Giornale dell&#039;Ambiente. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 17:30:09 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Amianto, Marina, Militare:, Maresciallo, vittima, del, dovere</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>L’ENNESIMO CASO DI AMIANTO NELLA MARINA MILITARE TROVA FINALMENTE GIUSTIZIA. IL TRIBUNALE DI BARI RICONOSCE UN MARESCIALLO COME VITTIMA DEL DOVERE, DOPO ANNI DI ESPOSIZIONE E BATTAGLIE LEGALI AFFRONTATE DALLA FAMIGLIA Sentenza del Tribunale di Bari: riconosciuto un caso di esposizione all’amianto nella Marina Militare Arriva dalla giustizia un riconoscimento rilevante in un caso di […]</p>
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<title>“Tra le chiome”:  valorizzare gli alberi come infrastruttura urbana</title>
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<description><![CDATA[ IL CONVEGNO INTERNAZIONALE “TRA LE CHIOME”, TENUTOSI A MILANO, HA ACCESO I RIFLETTORI SUL RUOLO STRATEGICO DELLA COPERTURA ARBOREA URBANA. TRA POLITICHE EUROPEE, INNOVAZIONE TECNOLOGICA E PROGETTI EDUCATIVI, EMERGE UNA NUOVA VISIONE DELLE CITTÀ: PIÙ VERDI, RESILIENTI E PROGETTATE ATTORNO AL VALORE ECOLOGICO E SOCIALE DEGLI ALBERI “Tra le chiome”: il convegno A Milano si […]
L&#039;articolo “Tra le chiome”:  valorizzare gli alberi come infrastruttura urbana proviene da Il Giornale dell&#039;Ambiente. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 17:30:09 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>“Tra, chiome”:,  valorizzare, gli, alberi, come, infrastruttura, urbana</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>IL CONVEGNO INTERNAZIONALE “TRA LE CHIOME”, TENUTOSI A MILANO, HA ACCESO I RIFLETTORI SUL RUOLO STRATEGICO DELLA COPERTURA ARBOREA URBANA. TRA POLITICHE EUROPEE, INNOVAZIONE TECNOLOGICA E PROGETTI EDUCATIVI, EMERGE UNA NUOVA VISIONE DELLE CITTÀ: PIÙ VERDI, RESILIENTI E PROGETTATE ATTORNO AL VALORE ECOLOGICO E SOCIALE DEGLI ALBERI “Tra le chiome”: il convegno A Milano si […]</p>
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<title>Mario Tozzi e Marcello Guelpa: dobbiamo rallentare e tornare ad ascoltare la natura</title>
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<description><![CDATA[ COMPRENDERE LA NOSTRA IMPRONTA CARBONICA (CARBON FOOTPRINT) E ADOTTARE COMPORTAMENTI PIÙ SOSTENIBILI È OGGI FONDAMENTALE PER RIDURRE L’IMPATTO SULL’ECOSISTEMA. Per un futuro a impatto zero Di questi temi hanno discusso il geologo e divulgatore scientifico Mario Tozzi e l’imprenditore ambientale Marcello Guelpa, fondatore di Green Ark, per un futuro a impatto zero. Il dialogo ha […]
L&#039;articolo Mario Tozzi e Marcello Guelpa: dobbiamo rallentare e tornare ad ascoltare la natura proviene da Il Giornale dell&#039;Ambiente. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 17:30:09 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Mario, Tozzi, Marcello, Guelpa:, dobbiamo, rallentare, tornare, ascoltare, natura</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>COMPRENDERE LA NOSTRA IMPRONTA CARBONICA (CARBON FOOTPRINT) E ADOTTARE COMPORTAMENTI PIÙ SOSTENIBILI È OGGI FONDAMENTALE PER RIDURRE L’IMPATTO SULL’ECOSISTEMA. Per un futuro a impatto zero Di questi temi hanno discusso il geologo e divulgatore scientifico Mario Tozzi e l’imprenditore ambientale Marcello Guelpa, fondatore di Green Ark, per un futuro a impatto zero. Il dialogo ha […]</p>
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<title>Oltre l’85% del gas qatarino sostituibile in 12 mesi: il piano ECCO per l’Italia</title>
<link>https://www.eventi.news/oltre-l85-del-gas-qatarino-sostituibile-in-12-mesi-il-piano-ecco-per-litalia</link>
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<description><![CDATA[ Il report ECCO analizza limiti strutturali dei fornitori e indica una strategia industriale e geopolitica per ridurre i rischi sistemici.
L&#039;articolo Oltre l’85% del gas qatarino sostituibile in 12 mesi: il piano ECCO per l’Italia proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 17:30:08 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il report ECCO analizza limiti strutturali dei fornitori e indica una strategia industriale e geopolitica per ridurre i rischi sistemici.</p>
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<title>Benefit Cities: Roma laboratorio nazionale dell’economia a impatto</title>
<link>https://www.eventi.news/benefit-cities-roma-laboratorio-nazionale-delleconomia-a-impatto</link>
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<description><![CDATA[ Dieci anni di Società Benefit: dall’intuizione italiana a un modello di sviluppo per i territori
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 17:30:07 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Dieci anni di Società Benefit: dall’intuizione italiana a un modello di sviluppo per i territori</p>
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<title>Guerra in Iran: gli investitori scommettono su batterie e rinnovabili cinesi</title>
<link>https://www.eventi.news/guerra-in-iran-gli-investitori-scommettono-su-batterie-e-rinnovabili-cinesi</link>
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<description><![CDATA[ I produttori cinesi di batterie, CATL, BYD e Sungrow, avrebbbero guadagnato più di 70 miliardi di dollari dallo scoppio del conflitto. 
L&#039;articolo Guerra in Iran: gli investitori scommettono su batterie e rinnovabili cinesi proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 17:30:07 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>I produttori cinesi di batterie, CATL, BYD e Sungrow, avrebbbero guadagnato più di 70 miliardi di dollari dallo scoppio del conflitto. </p>
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<title>Rame, l’oro rosso è in crisi: l’offerta frena, la domanda corre</title>
<link>https://www.eventi.news/rame-loro-rosso-e-in-crisi-lofferta-frena-la-domanda-corre</link>
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<description><![CDATA[ Dalle miniere del Cile alle fonderie cinesi, uno dei metalli simbolo della transizione energetica affronta oggi una tempesta perfetta tra incidenti estrattivi, calo della qualità minerale e tensioni geopolitiche.
L&#039;articolo Rame, l’oro rosso è in crisi: l’offerta frena, la domanda corre proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 17:30:06 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Dalle miniere del Cile alle fonderie cinesi, uno dei metalli simbolo della transizione energetica affronta oggi una tempesta perfetta tra incidenti estrattivi, calo della qualità minerale e tensioni geopolitiche.</p>
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<title>Zeekr arriva in Italia: il brand premium porta 3 modelli 100% elettrici</title>
<link>https://www.eventi.news/zeekr-arriva-in-italia-il-brand-premium-porta-3-modelli-100-elettrici</link>
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<description><![CDATA[ Dal prossimo mese saranno commercializzate le 3 auto elettriche di Zeekr: noi abbiamo provato il SUV compatto Zeekr X
L&#039;articolo Zeekr arriva in Italia: il brand premium porta 3 modelli 100% elettrici proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 17:30:05 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Dal prossimo mese saranno commercializzate le 3 auto elettriche di Zeekr: noi abbiamo provato il SUV compatto Zeekr X</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.rinnovabili.it/mobilita/automotive/zeekr-arriva-in-italia-il-brand-premium-porta-3-modelli-100-elettrici/">Zeekr arriva in Italia: il brand premium porta 3 modelli 100% elettrici</a> proviene da <a href="https://www.rinnovabili.it/">Rinnovabili</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Batterie esauste, la raccolta cala quasi del 15% nel 2025 ma cresce la rete</title>
<link>https://www.eventi.news/batterie-esauste-la-raccolta-cala-quasi-del-15-nel-2025-ma-cresce-la-rete</link>
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<description><![CDATA[ Nuove regole UE, obiettivi più stringenti e strumenti digitali ridisegnano la filiera nazionale delle batterie e del loro recupero.
L&#039;articolo Batterie esauste, la raccolta cala quasi del 15% nel 2025 ma cresce la rete proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 17:30:05 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Nuove regole UE, obiettivi più stringenti e strumenti digitali ridisegnano la filiera nazionale delle batterie e del loro recupero.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.rinnovabili.it/economia-circolare/rifiuti/raccolta-batterie-in-italia-cala-nel-2025-ma-crescono-le-reti/">Batterie esauste, la raccolta cala quasi del 15% nel 2025 ma cresce la rete</a> proviene da <a href="https://www.rinnovabili.it/">Rinnovabili</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Mancata produzione da fotovoltaico, nuovi chiarimenti in vista del 1° aprile</title>
<link>https://www.eventi.news/mancata-produzione-da-fotovoltaico-nuovi-chiarimenti-in-vista-del-1-aprile</link>
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<description><![CDATA[ Dalle procedure di switch tra BRP alla gestione dei contratti, fino alle modalità di accesso al portale: il GSE pubblica i chiarimenti operativi per l&#039;attivazione del meccanismo di remunerazione della mancata produzione.
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 17:30:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Mancata, produzione, fotovoltaico, nuovi, chiarimenti, vista, del, 1°, aprile</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Dalle procedure di switch tra BRP alla gestione dei contratti, fino alle modalità di accesso al portale: il GSE pubblica i chiarimenti operativi per l'attivazione del meccanismo di remunerazione della mancata produzione.</p>
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<title>Sungrow, parla Manzoni, capo BESS utility in l’Italia: “Facciamo chiarezza sul Grid&#45;forming”</title>
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<description><![CDATA[ Con l&#039;aumento della penetrazione delle rinnovabili, la stabilità della rete e l&#039;inerzia virtuale diventano critiche. Ecco perché oggi si parla sempre più di funzionalità Grid-forming.
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 17:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Sungrow, parla, Manzoni, capo, BESS, utility, l’Italia:, “Facciamo, chiarezza, sul, Grid-forming”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Con l'aumento della penetrazione delle rinnovabili, la stabilità della rete e l'inerzia virtuale diventano critiche. Ecco perché oggi si parla sempre più di funzionalità Grid-forming.</p>
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<title>Reti elettriche UE, ENTSO&#45;E avverte: Il pacchetto non risolve i veri colli di bottiglia</title>
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<description><![CDATA[ Dalla governance alla finanza, ENTSO-E indica limiti e correzioni necessarie per accelerare davvero le infrastrutture elettriche europee.
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 17:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Reti, elettriche, UE, ENTSO-E, avverte:, pacchetto, non, risolve, veri, colli, bottiglia</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Dalla governance alla finanza, ENTSO-E indica limiti e correzioni necessarie per accelerare davvero le infrastrutture elettriche europee.</p>
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<title>CONOU: variazione del Contributo Ambientale dal 1° maggio</title>
<link>https://www.eventi.news/conou-variazione-del-contributo-ambientale-dal-1-maggio</link>
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<description><![CDATA[ Contributo Ambientale sugli oli minerali usati, che passa da 14 cent €/kg a 19 cent €/kg a partire dal 1° maggio 2026.
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 17:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Contributo Ambientale sugli oli minerali usati, che passa da 14 cent €/kg a 19 cent €/kg a partire dal 1° maggio 2026.</p>
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<title>Congo, nati due gemelli gorilla: le immagini rare della madre con i piccoli</title>
<link>https://www.eventi.news/congo-nati-due-gemelli-gorilla-le-immagini-rare-della-madre-con-i-piccoli</link>
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<description><![CDATA[ I piccoli hanno due settimane, stanno bene e sono monitorati dai ranger del Parco nazionale dei Virunga. Evento raro per la specie a rischio ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 10:00:09 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Congo, nati, due, gemelli, gorilla:, immagini, rare, della, madre, con, piccoli</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[I piccoli hanno due settimane, stanno bene e sono monitorati dai ranger del Parco nazionale dei Virunga. Evento raro per la specie a rischio]]> </content:encoded>
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<title>Le previsioni del tempo per mercoledì 25 marzo 2026</title>
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<description><![CDATA[ Che tempo farà oggi in Italia ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 10:00:09 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>Come fanno i serpenti a stare in piedi?</title>
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<description><![CDATA[ Molti serpenti sono in grado di mettersi “in piedi” nonostante l’assenza di zampe: abbiamo scoperto come fanno. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 07:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Come, fanno, serpenti, stare, piedi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[Dopo aver scoperto come i gatti riescano a cadere sempre sulle zampe, la natura ci mette davanti a un nuovo, incredibile paradosso: come fa un animale completamente privo di arti a sollevarsi in verticale? Uno studio appena pubblicato su Royal Society Publishing ha analizzato la biomeccanica dei grandi costrittori, svelando i trucchi ingegneristici che permettono a pitoni e boa di "alzarsi" e sfidare la forza di gravità. Se pensavate che i serpenti potessero solo strisciare, preparatevi a cambiare idea.. Equilibristi senza arti: il 70% del corpo sospeso nel vuoto
Molti serpenti sono in grado di sollevarsi dal suolo e mettersi "in piedi", spesso come preludio a un attacco. I serpenti arboricoli, però, hanno dovuto specializzarsi in questo movimento apparentemente innaturale: hanno bisogno di alzarsi per muoversi tra un ramo e l'altro, e in certi momenti tengono fino al 70% del corpo verticale, pur senza avere delle zampe su cui appoggiarsi.
Il team che ha condotto lo studio, che comprendeva specialisti in moltissimi campi diversi, dall'anatomia alla matematica alla fisica, ha concentrato la propria attenzione su due specie arboricole in particolare: il serpente bruno arboricolo (Boiga irregularis) e il pitone Simalia amethistina, entrambi presenti in Papua Nuova Guinea.. I ricercatori hanno condotto lo studio in laboratorio, costruendo una serie di piattaforme da scalare situate a una distanza che simulava quella dei rami degli alberi, e sottili a sufficienza da permettere ai serpenti di "afferrarle" per scalare. Mentre compivano la scalata, i serpenti sono stati filmati con telecamere ad altissima definizione e framerate, per osservare nel dettaglio i movimenti compiuti dal loro corpo durante la scalata. È in questo modo che il team ha scoperto che il trucco dei serpenti per stare in piedi è, poco sorprendentemente, nei muscoli.. Muscoli e precisione: il trucco per non ribaltarsi
Più precisamente, nell'uso differenziato dei muscoli. Prima di questo studio pensavamo che il modo più efficiente per alzarsi fosse irrigidire l'intero corpo; in realtà, i serpenti concentrano la rigidità in una specifica regione del corpo che fungerà poi da base per il sollevamento. Tutta la forza muscolare si concentra in quell'unica porzione, e finché il serpente riesce a tenere il resto del proprio corpo in verticale non rischia di ribaltarsi.. Questo richiede non solo grande forza muscolare, ma anche una notevole propriocezione, cioè la capacità di percepire la propria posizione nello spazio anche senza l'uso della vista: il fatto che alcuni serpenti riescano ad alzarsi in piedi anche al buio lo conferma.
Lo studio non svela solo un segreto affascinante, ma secondo gli autori potrebbe avere applicazioni pratiche, per esempio nella creazione di robot come quelli a cui sta lavorando la NASA per l'esplorazione lunare..]]> </content:encoded>
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<title>Biscotti Kambly, dalla Svizzera con un preciso intento: portare gioia alle persone</title>
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<description><![CDATA[ I biscotti di alta gamma svizzeri tastano il terreno del retail italiano assicurando continuità con la tradizione, ma anche il giusto rispetto per l’ambiente La Svizzera non è solo cioccolato, ma anche biscotti. E tra i nomi più famosi e longevi nell’industria dei biscotti di alta gamma troviamo Kambly. Fondata nel 1910, è ora Dania […]
L&#039;articolo Biscotti Kambly, dalla Svizzera con un preciso intento: portare gioia alle persone è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 00:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Biscotti, Kambly, dalla, Svizzera, con, preciso, intento:, portare, gioia, alle, persone</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/24/biscotti-kambly-innovazione-sostenibilita/" title="Biscotti Kambly, dalla Svizzera con un preciso intento: portare gioia alle persone" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/biscotti-kambly.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="biscotti kambly" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/biscotti-kambly.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/biscotti-kambly-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/biscotti-kambly-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/biscotti-kambly-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>I biscotti di alta gamma svizzeri tastano il terreno del retail italiano assicurando continuità con la tradizione, ma anche il giusto rispetto per l’ambiente</em></p>
<p>La <strong>Svizzera non è solo cioccolato</strong>, ma anche biscotti. E tra i nomi più famosi e longevi nell’industria dei biscotti di alta gamma troviamo <strong>Kambly</strong>.</p>
<p>Fondata nel 1910, è ora <strong>Dania Kambly</strong> assieme al marito a guidare l’impresa. Dania rappresenta la quarta generazione di questa azienda che ha sede nel villaggio di <strong>Trubschachen</strong>, nella regione dell’<strong>Emmental</strong> del <strong>cantone di Berna</strong> e il suo obiettivo è continuare a creare “<em>il miglior biscotto possibile per portare gioia nella vita delle persone</em>“, concentrandosi su ciò che l’azienda sa fare meglio e mantenendo una qualità “<em>senza compromessi</em>” come lei stessa afferma.</p>
<div class="youtube-embed" data-video_id="nEB0kDiKUfQ"></div>
<p>Oggi questa tradizione incontra una <strong>nuova fase di sviluppo internazionale</strong> che vede l’Italia come uno dei mercati chiave. L’azienda sta infatti puntando su uno sviluppo graduale della presenza locale, con una strategia basata sulla distribuzione diretta e sulla costruzione di partnership solide con i principali retailer (già oggi sono in <a href="https://www.greenplanner.it/2025/11/12/esserbella-nuovo-concept-store-varese/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Esselunga</strong></a>).</p>
<p>Particolare attenzione è rivolta al <strong>Nord Italia</strong>, area in cui il gruppo individua una forte affinità culturale con il mondo della gastronomia di qualità e una base di consumatori sensibile ai marchi internazionali premium.</p>
<p>Secondo l’azienda, inoltre, nel retail moderno l’<strong>offerta di biscotti premium e di pasticceria raffinata</strong> sarebbe ancora limitata. In questo senso, l’ingresso del marchio svizzero mira anche a colmare un vuoto di assortimento e a rendere più leggibile lo scaffale per i consumatori alla ricerca di prodotti di fascia alta autentica.</p>
<p>“<em>Crediamo</em> – ci spiega <strong>Sven Furrer</strong>, head of sales per l’internazionalizzazione del prodotto Kambly – <em>che la sofisticata cultura gastronomica italiana e la sua attenzione per la qualità la rendano un luogo ideale per il nostro marchio</em>“.</p>
<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-165907 aligncenter" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/dana-kambly.jpg" alt="dania kambly" width="1200" height="800" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/dana-kambly.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/dana-kambly-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/dana-kambly-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/dana-kambly-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></p>
<h2>Tradizione familiare, crescita e innovazione</h2>
<p>Nonostante la forte identità storica, l’<strong>innovazione resta un elemento centrale nella strategia di Kambly</strong>. Nel corso della sua storia l’azienda ha introdotto numerose novità di prodotto con l’obiettivo di elevare costantemente la categoria dei biscotti premium e offrire esperienze di gusto distintive.</p>
<p>Oggi il gruppo è presente in oltre 50 mercati internazionali e rappresenta il principale esportatore svizzero di biscotti, con una reputazione consolidata per qualità e innovazione nel segmento premium.</p>
<p>Per l’azienda, tuttavia, <strong>crescita e innovazione devono rimanere sempre coerenti con l’identità del marchio</strong>. Ogni nuovo prodotto viene considerato come un seme che deve svilupparsi mantenendo il Dna del brand e la promessa di qualità nel tempo.</p>
<p>E l’incontro faccia a faccia che abbiamo avuto con Diana conferma questa sincerità. In un contesto globale segnato da cambiamenti rapidi e nuove sensibilità dei consumatori, il <strong>modello Kambly</strong> dimostra come <strong>tradizione, innovazione e sostenibilità possano convivere</strong>.</p>
<p>Il risultato è una proposta che punta a trasformare il semplice gesto di mangiare un biscotto in un piccolo momento di piacere quotidiano e, allo stesso tempo, in una scelta consapevole per il benessere delle persone e del Pianeta.</p>
<p>L’attenzione a quest’ultimo aspetto sta molto a cuore a <strong>Dania Kambly</strong>: i suoi studi di fisica la stimolano a trovare il modo per <strong>avvolgere i biscotti nel packaging migliore</strong> per mantenere la freschezza e nello stesso tempo rispettare l’ambiente.</p>
<p>E siamo sicuri che ce la farà.</p>
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<title>Riciclo tessile, svolta industriale: a Novara nasce il primo impianto integrato italiano</title>
<link>https://www.eventi.news/riciclo-tessile-svolta-industriale-a-novara-nasce-il-primo-impianto-integrato-italiano</link>
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<description><![CDATA[ Un nuovo impianto a Novara rafforza la filiera del riciclo tessile in Italia, integrando tecnologie avanzate e risorse del Pnrr per il recupero di fibre naturali e sintetiche L’elevata eterogeneità dei materiali e l’incremento dei volumi di rifiuti tessili rendono oggi necessarie infrastrutture avanzate, capaci di coniugare efficienza industriale e qualità del recupero, in un’ottica […]
L&#039;articolo Riciclo tessile, svolta industriale: a Novara nasce il primo impianto integrato italiano è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 00:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Riciclo, tessile, svolta, industriale:, Novara, nasce, primo, impianto, integrato, italiano</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/24/riciclo-tessile-svolta-industriale-novara/" title="Riciclo tessile, svolta industriale: a Novara nasce il primo impianto integrato italiano" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_riciclo-tessile.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="riciclo tessile" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_riciclo-tessile.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_riciclo-tessile-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_riciclo-tessile-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_riciclo-tessile-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Un nuovo impianto a Novara rafforza la filiera del riciclo tessile in Italia, integrando tecnologie avanzate e risorse del Pnrr per il recupero di fibre naturali e sintetiche</em></p>
<p>L’elevata eterogeneità dei materiali e l’incremento dei volumi di rifiuti tessili rendono oggi necessarie infrastrutture avanzate, capaci di coniugare efficienza industriale e qualità del recupero, in un’ottica di transizione verso modelli produttivi circolari.</p>
<p>Accogliamo quindi con interesse la notizia che, entro il 2026, sarà operativo un <strong>nuovo impianto di riciclo tessile a San Pietro Mosezzo</strong>, in provincia di Novara, con una <strong>capacità autorizzata di trattamento pari a 19.200 tonnellate annue</strong>.</p>
<p>Il progetto è sviluppato da <strong>Igers</strong>, società con sede a Trezzano sul Naviglio, sostenuta dall’ingresso nel capitale del <strong>gruppo Haiki+</strong>, attivo nel settore della gestione dei rifiuti speciali e delle soluzioni Clean-Tech.</p>
<p>L’investimento complessivo ammonta a circa 6 milioni di euro, di cui 1,3 milioni cofinanziati attraverso il <a href="https://www.greenplanner.it/2025/12/23/comunita-energetiche-pnrr-conto-termico/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza</strong></a> (Pnrr) nell’ambito del programma <a href="https://www.greenplanner.it/2021/09/13/next-generation-eu-green-bond/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Next Generation Eu</strong></a>.</p>
<h2>Tecnologia e innovazione al servizio della circolarità</h2>
<p>L’impianto si distingue per l’<strong>integrazione di tecnologie avanzate nella fase di selezione e trattamento</strong>. In particolare, l’impiego della <strong>spettroscopia Near Infrared</strong> (Nir) consente una <strong>classificazione precisa delle fibre tessili</strong>, migliorando l’efficienza dei processi di separazione.</p>
<p>A questo si affianca un <strong>dataset proprietario sviluppato da Igers</strong>, progettato per ottimizzare il riconoscimento dei materiali e massimizzare il recupero delle componenti fibrose. Il risultato è un <strong>sistema in grado di trattare un’ampia varietà di scarti</strong>, sia industriali sia post-consumo, restituendo fibre naturali e sintetiche idonee alla reimmissione nei cicli produttivi.</p>
<p>L’approccio adottato consente di <strong>superare il tradizionale modello di smaltimento</strong>, orientandosi verso una logica di <strong>valorizzazione della materia</strong>. Le fibre recuperate potranno essere destinate a <a href="https://www.greenplanner.it/2022/04/22/upcycling-moda-intelligenza-artificiale-atelier-riforma/" target="_blank" rel="noopener"><strong>processi di upcycling</strong></a>, oltre che alla <strong>produzione di imbottiture e materiali non tessuti</strong> (Tnt), ampliando le opportunità applicative lungo diverse filiere industriali.</p>
<p>In questo quadro, la partecipazione di <a href="https://www.greenplanner.it/2025/06/13/samab-2025-soluzioni-moda-circolare-italia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Humana People to People</strong></a>, realtà consolidata nella gestione del tessile post-consumo, contribuisce a rafforzare la filiera di approvvigionamento e a garantire continuità operativa all’impianto.</p>
<h2>Prospettive di crescita e consolidamento della filiera</h2>
<p>Secondo le informazioni disponibili, il <strong>progetto prevede un ulteriore piano di espansione</strong> entro il 2029, con nuovi investimenti destinati ad <strong>aumentare la capacità complessiva fino a 25.000 tonnellate annue</strong>.</p>
<p>Un’evoluzione che riflette la <strong>crescente domanda di materiali riciclati</strong> e la necessità di strutturare una filiera nazionale in grado di competere su scala europea.</p>
<p>L’iniziativa di Novara si configura, dunque, come un’<strong>infrastruttura strategica per il sistema industriale italiano</strong>, in cui tradizione manifatturiera e innovazione tecnologica trovano un punto di sintesi.</p>
<p>In un settore storicamente simbolo del <a href="https://www.greenplanner.it/energie-cambiano-made-italy/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Made in Italy</strong></a>, il <strong>recupero efficiente delle risorse tessili</strong> rappresenta non solo una risposta alle sfide ambientali, ma anche un’opportunità concreta di rilancio industriale.</p>
<p><em>Crediti immagine: <a href="https://depositphotos.com/it/" target="_blank" rel="noopener">Depositphotos</a></em></p>
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<div><img decoding="async" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2023/02/aurora-magni.jpg" alt="Aurora Magni"><strong>Aurora Magni</strong>: una laurea in filosofia e una passione per i materiali e l'innovazione nell'industria tessile e della moda; è presidente e cofondatrice della società di ricerca e consulenza Blumine, insegna Sostenibilità dei sistemi industriali alla Liuc di Castellanza e collabora con università e centri ricerca. Giornalista, ha in attivo studi e pubblicazioni sulla sostenibilità | <a href="https://www.linkedin.com/in/aurora-magni-7744907/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Linkedin</strong></a></div>
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<title>TgAmbiente 24 marzo: acqua, energia, ambiente, tra investimenti, transizione industriale e nuove emergenze europee</title>
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<description><![CDATA[ Nel TgAmbiente del 24 marzo si parla degli investimenti nel servizio idrico, ma anche della strategia energetica di Eni, fino alle criticità ambientali del Mediterraneo e alle iniziative culturali sulla plastica: un quadro articolato delle sfide ambientali e industriali contemporanee Il sistema infrastrutturale e ambientale italiano attraversa una fase di profonda trasformazione, segnata da investimenti […]
L&#039;articolo TgAmbiente 24 marzo: acqua, energia, ambiente, tra investimenti, transizione industriale e nuove emergenze europee è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 00:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/24/tgambiente-24-marzo-2026-acqua-energia-ambiente/" title="TgAmbiente 24 marzo: acqua, energia, ambiente, tra investimenti, transizione industriale e nuove emergenze europee" rel="nofollow"><img width="1280" height="720" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/maxresdefault-7.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/maxresdefault-7.jpg 1280w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/maxresdefault-7-768x432.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/maxresdefault-7-747x420.jpg 747w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/maxresdefault-7-640x360.jpg 640w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px"></a><p><em>Nel TgAmbiente del 24 marzo si parla degli investimenti nel servizio idrico, ma anche della strategia energetica di Eni, fino alle criticità ambientali del Mediterraneo e alle iniziative culturali sulla plastica: un quadro articolato delle sfide ambientali e industriali contemporanee</em></p>
<p>Il <strong>sistema infrastrutturale e ambientale italiano</strong> attraversa una fase di profonda trasformazione, segnata da investimenti crescenti e nuove criticità.</p>
<p>Nel <strong>settore idrico</strong>, secondo il <strong>Blue Book promosso da Utilitalia</strong>, gli investimenti raggiungeranno una media di 90 euro annui per abitante entro il 2029, dopo un picco previsto nel 2026. Questo trend testimonia una maggiore maturità industriale, ma evidenzia anche la necessità di un sostegno pubblico stabile per garantire la tutela della risorsa acqua.</p>
<p>Parallelamente, <strong>Eni</strong> consolida il proprio percorso nella transizione energetica attraverso il piano 2026-2030, puntando su rinnovabili e biocarburanti, con una crescita significativa della capacità installata e della base clienti, a conferma di una strategia integrata orientata alla decarbonizzazione.</p>
<p>Sul <strong>fronte ambientale, emergono tuttavia criticità rilevanti</strong>: il fenomeno delle cosiddette <strong>navi a perdere nel Mar Mediterraneo</strong>, denunciato anche da <a href="https://www.greenplanner.it/2025/09/16/data-center-bollate-legambiente-ricorre-tar/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Legambiente</strong></a> presso il Parlamento europeo, solleva interrogativi sulla gestione illegale di rifiuti e sui rischi di contaminazione, richiedendo una risposta coordinata a livello comunitario.</p>
<p>A completare il quadro, iniziative culturali come la mostra <strong>Paleoplastica</strong> a Scandicci offrono una riflessione sul lungo periodo, mettendo in relazione i fossili naturali con i residui plastici contemporanei, evidenziando l’<a href="https://www.greenplanner.it/2024/03/27/antropocene-incombe-cambiamenti-climatici/" target="_blank" rel="noopener"><strong>impatto delle attività umane sugli ecosistemi</strong></a>.</p>
<p>Ne emerge un contesto in cui sviluppo industriale, sostenibilità ambientale e responsabilità collettiva risultano sempre più interconnessi.</p>
<p>Il <a href="https://www.greenplanner.it/tgambiente-video-news/" target="_blank" rel="noopener"><strong>TgAmbiente</strong></a> – realizzato in collaborazione con<strong> Dire.it</strong> – racconta, ogni settimana, le notizie politiche in tema di consumi, alimentazione, agroalimentare, clima, rifiuti, <strong>energia rinnovabile</strong>, nucleare, aree protette, <strong>mobilità sostenibile</strong>, infrastrutture, grandi opere, ricerca scientifica, <strong>biodiversità</strong> e inquinamento.</p>
<p><a href="https://www.youtube.com/c/GreenPlanner/videos" target="_blank" rel="noopener"><strong>Iscriviti al nostro canale Youtube, non perderti più le news video di GreenPlanner!</strong></a></p>
<h2>Le notizie del #TgAmbiente 24 marzo 2026</h2>
<p>Nel <strong>TgAmbiente</strong>, pubblicato ogni settimana, sul nostro magazine online e sul nostro canale Youtube, l’<strong>informazione ambientale di qualità</strong>.</p>
<h3>Acqua in Italia: investimenti a 90 euro all’anno per abitante</h3>
<p>Il <strong>settore idrico italiano</strong> si avvia verso una fase di consolidamento, sostenuta da un incremento significativo degli investimenti. Secondo il <strong>Blue Book</strong> realizzato dalla <strong>Fondazione Utilitatis</strong> e promosso da <strong>Utilitalia</strong>, il livello medio di spesa raggiungerà i 90 euro annui per abitante nel periodo compreso tra il 2021 e il 2029.</p>
<p>Dopo una crescita da 66 euro nel 2021 fino a un picco di 106 euro previsto per il 2026, è attesa una fisiologica riduzione, pur mantenendo livelli superiori rispetto al passato.</p>
<p>Questo andamento riflette un miglioramento progressivo della qualità del servizio, accompagnato tuttavia da <strong>persistenti disomogeneità tra gestioni industriali e modelli in economia</strong> affidati agli enti locali.</p>
<p>La fase espansiva legata al Pnrr ha contribuito a rafforzare la capacità organizzativa del comparto, che ora richiede un sostegno pubblico strutturale. In particolare, emerge la necessità di almeno due miliardi di euro annui per il prossimo decennio, destinati a <strong>interventi straordinari per la tutela della risorsa idrica</strong> e la resilienza territoriale.</p>
<h3>Eni: presentato il piano 2026-2030 con focus sulla transizione energetica</h3>
<p>Nel settore energetico, <strong>Eni</strong> conferma una strategia improntata alla coerenza industriale, elemento ritenuto essenziale in un contesto globale caratterizzato da volatilità e incertezza.</p>
<p>Il piano 2026-2030 rafforza il posizionamento del gruppo nella <a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/16/competenze-transizione-energetica-mercato-lavoro/" target="_blank" rel="noopener"><strong>transizione energetica</strong></a>, considerata non solo un obiettivo ambientale, ma anche un driver di crescita e creazione di valore.</p>
<p>Attraverso le controllate <strong>Plenitude ed Eni Live</strong>, la società ha sviluppato modelli integrati a elevato potenziale, orientati al supporto dei clienti nei <strong>processi di decarbonizzazione</strong>.</p>
<p>La capacità installata da Plenitude ha raggiunto i 5,8 gigawatt nel 2025, con una previsione di crescita fino a 15 gigawatt entro il 2030. Parallelamente, l’acquisizione di <strong>Acea Energia</strong> porterà la base clienti a superare gli 11 milioni.</p>
<p>Sul fronte dei biocarburanti, restano confermati gli obiettivi di 5 milioni di tonnellate di capacità produttiva entro il 2030, con ulteriori prospettive nel segmento dei carburanti sostenibili per l’aviazione.</p>
<h3>Legambiente all’Europarlamento: troppi misteri su navi e veleni</h3>
<p>Permangono criticità rilevanti sul fronte ambientale, in particolare nel bacino del Mediterraneo. Il fenomeno delle <strong>cosiddette navi a perdere</strong>, legato al presunto smaltimento illecito di rifiuti anche pericolosi, è stato al centro di un’iniziativa promossa da <a href="https://www.greenplanner.it/2024/10/24/un-appello-di-legambiente-per-salvaguardare-il-verde-a-bergamo/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Legambiente</strong></a> presso il Parlamento europeo.</p>
<p>Le ricostruzioni disponibili indicano numerosi affondamenti sospetti tra gli anni Settanta e Novanta, con una concentrazione significativa al largo delle coste calabresi.</p>
<p>La dimensione del fenomeno travalica i confini nazionali, coinvolgendo rotte internazionali e una pluralità di attori, tra cui armatori, porti europei e Paesi rivieraschi. In questo contesto, si evidenzia la necessità di una strategia europea coordinata, finalizzata all’accertamento delle responsabilità e alla prevenzione di potenziali impatti ambientali di lunga durata.</p>
<h3>Scandicci: la mostra Paleoplastica, i fossili del futuro</h3>
<p>Sul piano culturale e scientifico, emergono iniziative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sugli effetti dell’inquinamento. A Scandicci, presso il <strong>Museo Paleontologico Scienza della Terra</strong> del Gams, è stata inaugurata la mostra <strong>Paleoplastica, i fossili del futuro</strong>, un progetto espositivo che mette in relazione passato geologico e presente antropico.</p>
<p>L’esposizione accosta reperti fossili risalenti a milioni di anni fa, testimonianze di un ecosistema marino profondamente diverso, a materiali plastici contemporanei recuperati lungo le coste toscane.</p>
<p>Il confronto evidenzia in modo efficace l’impatto delle attività umane sugli ecosistemi e suggerisce una riflessione sul <strong>lascito ambientale delle attuali modalità di consumo</strong>. La mostra sarà visitabile fino a dicembre 2026, configurandosi come uno spazio di dialogo tra scienza, memoria e responsabilità collettiva.</p>
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<title>Come si adotta dai canili? Un vademecum tra procedure e responsabilità</title>
<link>https://www.eventi.news/come-si-adotta-dai-canili-un-vademecum-tra-procedure-e-responsabilita</link>
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<description><![CDATA[ Le cose da tenere a mente per orientarsi nel percorso di adozione di un cane in Italia, tra canili pubblici e privati e step necessari per aggiungere un nuovo componente alla famiglia Adottare un cane da un canile è innanzitutto un gesto solidale, ma anche un percorso regolato da procedure precise, pensate per tutelare sia […]
L&#039;articolo Come si adotta dai canili? Un vademecum tra procedure e responsabilità è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 00:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Come, adotta, dai, canili, vademecum, tra, procedure, responsabilità</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/24/adottare-canili-vademecum/" title="Come si adotta dai canili? Un vademecum tra procedure e responsabilità" rel="nofollow"><img width="1200" height="801" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_cane-canile.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="cane in canile" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_cane-canile.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_cane-canile-768x513.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_cane-canile-629x420.jpg 629w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_cane-canile-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Le cose da tenere a mente per orientarsi nel percorso di adozione di un cane in Italia, tra canili pubblici e privati e step necessari per aggiungere un nuovo componente alla famiglia</em></p>
<p>Adottare un cane da un canile è innanzitutto un gesto solidale, ma anche un <strong>percorso regolato da procedure precise</strong>, pensate per tutelare sia l’animale sia il futuro proprietario.</p>
<p>Proviamo allora a fare chiarezza qui su <a href="https://www.greenplanner.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>GreenPlanner</strong></a>, con un semplice vademecum.</p>
<h2>Come funzionano i canili</h2>
<p>Nel contesto italiano esistono due tipologie di strutture: i <strong>canili pubblici e quelli privati</strong>. I primi, spesso definiti <strong>canili municipali o sanitari</strong>, sono gestiti direttamente dai Comuni o dalle Aziende sanitarie locali. Accolgono temporaneamente cani randagi recuperati sul territorio e hanno una funzione di controllo.</p>
<p>Qui gli animali vengono identificati, visitati e, se necessario, sottoposti a cure veterinarie. Spesso vengono poi<strong> restituiti al legittimo proprietario</strong>, oppure, nel caso non sia possibile individuarlo, trasferiti alle strutture private.</p>
<p>In genere, chi desidera accogliere un cane in casa deve rivolgersi infatti ai canili privati, che sono <strong>rifugi</strong> gestiti da associazioni o enti no profit dove vengono accolti cani randagi, provenienti anche dai canili municipali.</p>
<p>Queste strutture collaborano con le istituzioni e si occupano della custodia a lungo termine dei cani, <strong>promuovendone l’adozione diretta</strong> attraverso attività di sensibilizzazione. In molte di queste strutture è possibile trovare anche altri animali in cerca di casa, soprattutto (ma non solo) gatti e conigli.</p>
<p>Secondo i dati riportati nell’ultimo <strong><a href="https://www.lav.it/scopri-cosa-facciamo/campagne/animali-familiari/animali-familiari-tutti-i-numeri" target="_blank" rel="noopener">Rapporto sul randagismo</a></strong> realizzato dalla <strong>Lega Antivivisezione (LAV)</strong>, in Italia oggi esistono 1.027 canili. Si tratta di 356 canali sanitari e 671 rifugi, visto che 89 strutture assolvono entrambe le funzioni. Il 50% dei canili si trova nel Mezzogiorno, il 27% al Nord e il restante 23% al Centro.</p>
<p data-start="682" data-end="1568">In totale, nel 2020 (data dell’ultima rilevazione), nei canili rifugio si contavano <strong>quasi 70.000</strong> cani. Si tratta di un numero in discesa, ma comunque importante: “<em>nel 2020 il numero dei cani presenti nei canili rifugio è diminuito complessivamente del 25% rispetto al 2018</em> – si legge nel rapporto Lav – <em>ma nonostante la flessione in alcuni casi anche importante al Sud e nelle Isole le presenze sono ancora decisamente rilevanti</em>“.</p>
<h2>Il cammino verso l’adozione</h2>
<p>Il percorso per trovare il proprio pet ideale può quindi iniziare con una <strong>visita</strong> nel rifugio prescelto o attraverso i siti e i canali social delle associazioni, che spesso presentano al pubblico i cani ospiti della struttura con brevi descrizioni.</p>
<p>Dopo una prima scelta orientativa, segue un <strong>colloquio conoscitivo</strong> con i responsabili della struttura. Questo passaggio è fondamentale: serve a valutare la compatibilità tra il cane e il contesto familiare, tenendo conto di variabili come lo spazio, la presenza di altri animali, lo stato di salute e l’età dell’animale e il tempo a disposizione per la cura.</p>
<p>In molti casi è previsto anche <strong>un incontro diretto con il cane</strong>. Una volta individuato l’animale, si avvia la <strong>procedura formale</strong> di adozione. Il cane deve essere identificato tramite <strong>microchip</strong> e registrato all’<strong>anagrafe canina regionale</strong>.</p>
<p>La cessione avviene attraverso la firma di un <strong>modulo</strong>, che può includere clausole specifiche sul benessere dell’animale. Alcune strutture richiedono anche controlli pre-affido (tra cui anche le visite domiciliari) e prevedono un periodo di affido temporaneo prima dell’adozione definitiva.</p>
<p>Dal punto di vista <strong>sanitario</strong>, i cani vengono generalmente affidati vaccinati, sverminati e sterilizzati. Al nuovo proprietario spetta il compito di garantire continuità nelle cure veterinarie, nel rispetto delle normative locali.</p>
<p>Un aspetto rilevante riguarda i <strong>tempi</strong>. È bene ricordare infatti che i cani accolti dai rifugi non possono essere dati in adozione immediatamente: da una parte, è previsto un periodo di osservazione, durante il quale eventuali proprietari possono ancora reclamarli; dall’altra, il processo di adozione stesso richiede tempo.</p>
<p>Quindi, chi desidera adottare deve tenere in considerazione che probabilmente che il cane arriverà a casa solo settimane o mesi dopo l’avvio della procedura.</p>
<h2>Un’alternativa: l’adozione a distanza</h2>
<p>Un’alternativa all’adozione diretta è rappresentata dalle cosiddette <strong>adozioni a distanza</strong>, promosse da diverse associazioni no profit italiane. Organizzazioni come la <a href="https://www.greenplanner.it/2025/08/19/vannacci-video-pesce-vivo-gesto-diseducativo/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Lega Nazionale per la Difesa del Cane</strong> </a>(Lndc) e la <strong>Lega Anti Vivisezione </strong>(Lav) offrono la possibilità di sostenere economicamente un animale ospitato in rifugio senza accoglierlo fisicamente in casa.</p>
<p>Attraverso un <strong>contributo periodico</strong>, chi adotta a distanza partecipa alle spese di mantenimento, cure e alimentazione, ricevendo aggiornamenti sulle condizioni dell’animale.</p>
<p>Si tratta di una <strong>soluzione che consente migliorare la qualità di vita degli animali ospitati</strong> anche nei casi in cui non sia possibile procedere con un’adozione tradizionale, ed è particolarmente utile per animali molto anziani o con esigenze particolari. Queste adozioni possono in genere anche essere regalate a un’altra persona.</p>
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<title>Una, dieci, cento flotille per Cuba</title>
<link>https://www.eventi.news/una-dieci-cento-flotille-per-cuba</link>
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<description><![CDATA[ Il vento di primavera spinge la flotilla Nuestra America convoy dal Messsico in direzione di Cuba. La prima ad arrivare è una barca a motore, partita dalla cittadina di Progreso e diretta verso l’Avana. Altre due imbarcazioni attraccheranno sulle coste della capitale fra un paio di giorni. La spedizione di aiuti umanitari, per cielo e per mare, riunisce 19 Paesi, più di 40 associazioni e collettivi, 13 movimenti politici e sindacali, anche quattro parlamentari europei. 
Un aiuto concreto per l’isola caraibica soffocata dal 1959 da un antistorico bloqueo, condannato decine e decine di volte dalle Nazioni Unite. Condannato invano, perché le amministrazioni di Washington, siano esse democratiche o repubblicane, hanno sempre fatto orecchie da mercante di fronte alle proteste dei popoli del mondo. Ora poi si è aggiunto lo stop ai rifornimenti energetici, al petrolio essenziale per l’economia di Cuba che arrivava dal Venezuela e dal Messico. Un blocco deciso da Donald Trump, una ulteriore coltellata alla schiena per un paese povero ma fiero e orgoglioso, che non si vergogna di definirsi socialista. 
A bordo delle imbarcazioni sono stivati un centinaio di pannelli solari, fondamentali per le abitazioni e le scuole, biciclette e 50 tonnellate di merci fra riso, avena, fagioli e medicinali. Aiuti che si aggiungono a quelli già arrivati via aerea nei giorni scorsi. Generi di prima necessità, visto che la situazione nell’isola è difficile, e non ha torto chi dice che Cuba sta vivendo la più grave crisi da trent’anni a questa parte. Spesso è buio e i black out sono ordinaria quotidianità.

Per fronteggiare l’emergenza energetica il governo sta installando migliaia di pannelli solari donati dalla Cina, destinati soprattutto agli ospedali e al sistema delle comunicazioni. Un dramma che stride con lo spirito più profondo del popolo cubano, un inno alla vita e alla rivoluzione castrista che ha reso famosa Cuba in tutto il mondo, anche per motivi scientifici. Chi è arrivato in aereo ha subito fatto visita all’istituto Finlay, un centro di ricerca e produzione di vaccini diventato famoso per avere messo a disposizione il Soberana per combattere la recente pandemia da Covid. 
Vincente Rodriguez e la sua equipe di sanitari non hanno dubbi: dobbiamo resistere. Figlio di una famiglia povera e poco alfabetizzata, racconta che “non sarebbe mai riuscito a studiare se non ci fosse stata la Rivoluzione. La mia laurea è figlia della Rivoluzione. E vorrei questa stessa possibilità di avanzamento sociale anche per i miei nipoti”. In uno dei centri più importanti della biotecnologia cubana, con un livello di ricerca elevatissimo, si incontrano medici che non per guadagno ma per amore dell’umanità hanno scelto di lasciare le loro case, i loro affetti, e viaggiare ai quattro angoli del pianeta, compresa l’Italia, per assistere popolazioni in difficoltà per il Covid. 
“Una statura morale che commuove - sottolinea Antonella Bundu - a dimostrazione che, pur nelle ristrettezze provocate dal bloqueo, Cuba è riuscita a dare speranza grazie ai suoi sanitari a centinaia di milioni di persone che avevano bisogno di assistenza medica”. “Medici che avrebbero potuto guadagnare quanto volevano - aggiunge Massimiliano Del Moro, con indosso una maglietta del Collettivo di fabbrica ex Gkn - eppure hanno scelto di esercitare la loro professione nel segno della solidarietà con i popoli latino americani e non solo”.

L’Istituto Finlay è stato fortemente voluto da Fidel Castro fin da quando, alla fine degli anni 80 del secolo scorso, Cuba dovette affrontare un gravissimo problema sanitario, la meningite che colpiva i più piccoli. Un gruppo di medici e scienziati, coadiuvati da ricercatori di tutto il mondo, riuscì nell’impresa di produrre e utilizzare un vaccino efficace per stroncare l’epidemia. Un esempio concreto di come il rifiuto ideologico delle più elementari norme di prevenzione contro le malattie - ricordate i no-vax? - non faccia parte della cultura dell’isola. Passi avanti nella scienza medica dettati dalla stringente necessità di dover fare tutto (o quasi) da soli. A ennesima dimostrazione della inumanità del bloqueo imposto dagli Stati Uniti a un minuscolo stato di dieci milioni di abitanti. 
Difendere Cuba in un’epoca di guerra permanente è difendere l’ideale di un altro mondo possibile, nel quale i popoli cooperano per combattere le malattie. L’ istituto Finlay ha quattro siti produttivi, ma in queste settimane l’energia elettrica può essere garantita soltanto ad uno di essi. “Ennesima indegnità perpetrata dall’amministrazione Usa di Donald Trump”, tira le somme Massimiliano. La mancanza di carburante costringe medici e ricercatori a fare i salti mortali per arrivare nei laboratori. Spesso e volentieri dormono qui, al Finlay, per poter essere operativi il giorno dopo.
Fotografie resistenziali, di una resilienza capillare di fronte all’ennesima, insopportabile ingiustizia. I vaccini sono commercializzati in cambio di materie prime essenziali per la vita quotidiana dell’isola, ma ora è tutto più difficile, visto che anche il trasporto aereo per le esportazioni e le importazioni è fermo per la mancanza del carburante. Gli occhi lucidi dei partecipanti al convoglio umanitario si riflettono negli sguardi commossi di medici e ricercatori cubani. Tutte e tutti capiscono bene quanto sia importante non lasciare che Cuba sia asfissiata definitivamente dal bloqueo economico ed energetico, da un assedio che ricorda i periodi più bui della storia dell’umanità.  Due petroliere - una russa, l’altra cinese - stanno sfidando il bloqueo per portare a Cuba petrolio e gasolio. Una boccata di ossigeno, anche se speriamo che venga presto il tempo in cui i combustibili fossili saranno sostituiti dalle energie rinnovabili. “È in gioco un futuro equo, sostenibile e libero”, non si stanca di ripetere Greta Thunberg. 
L’incontro con il presidente Miguel Diaz - Canel insieme agli altri delegati della Nuestra America convoy è la fotografia di una sala piena, attraversata da continenti e lingue diverse, storie differenti ma con una direzione comune. In un mondo dove la forza pretende di sostituire il diritto, dove una potenza imperiale si accanisce contro una piccola isola, Cuba ne uscirà anche con la transizione ecologica, così come avevano promesso di rendere l’isola territorio libero dall’analfabetismo e ci sono riusciti. Lotteremo e vinceremo, conclude Diaz – Canel, perché il governo degli Stati Uniti deve capire che Cuba non si blocca, non si chiude, non si isola. Ad applaudire, fra i tanti, Jeremy Corbyn, Pablo Iglesias, Claudia de la Cruz, Chris Smalls.

“Spero che Cuba da forte aggredito e arroccato diventi piazza aperta all’umanità”, dice Gianluca Peciola prima di lasciare l’isola con Mimmo Lucano e Ilaria Salis. Arrivano le barche insieme alla primavera. Proprio dagli Stati Uniti, dove la strategia di asfissia energetica è stata pensata, è partita la risposta della società civile che, sull’esempio della flotilla che a settembre ha tentato di raggiungere Gaza, ha immaginato una nuova azione “umanitaria e politica insieme”. Lo spiega da mesi dentro e fuori gli Usa David Adler, ricercatore, ex consulente di Bernie Sanders, oggi coordinatore dell’Internazionale progressista. “L’amministrazione Trump sta rafforzando l’assedio con il proposito di farla finita con Cuba - spiega - La gente di tutto il mondo deve appoggiare il popolo cubano, opporsi a queste politiche punitive e pretendere che ogni Paese abbia diritto a vivere, evolvere e decidere il proprio futuro senza dover affrontare intimidazioni”.
Nei quartieri dell’Avana vecchia si arriva con un piccolo bus elettrico, alimentato a pannelli solari, un anziano produttore di caffè vuole ringraziare personalmente i partecipanti della Flotilla. Parla di mutualismo e di rivoluzione, e sorridendo aggiunge: “Se il pazzo arancione decidesse di attaccarci, voi sareste qua con noi”. Nel segno di un eroe della rivoluzione come Ernesto Che Guevara, diventato un’icona globale: alzi la mano chi non ha una maglietta, un accendino, una borsa con l’immagine del Che fra le cose da conservare, quelle che ci accompagnano dalla scuola alla maturità, magari un po’ stinte ma sempre tenute come un piccolo, iconografico tesoro.
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 14:00:11 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Una, dieci, cento, flotille, per, Cuba</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/bundu_cuba_image1.jpeg" alt=""></p><p><span>Il vento di primavera spinge la flotilla Nuestra America convoy dal Messsico in direzione di Cuba. La prima ad arrivare è una barca a motore, partita dalla cittadina di Progreso e diretta verso l’Avana. Altre due imbarcazioni attraccheranno sulle coste della capitale fra un paio di giorni. La spedizione di aiuti umanitari, per cielo e per mare, riunisce 19 Paesi, più di 40 associazioni e collettivi, 13 movimenti politici e sindacali, anche quattro parlamentari europei. </span></p>
<p><span>Un aiuto concreto per l’isola caraibica soffocata dal 1959 da un antistorico bloqueo, condannato decine e decine di volte dalle Nazioni Unite. Condannato invano, perché le amministrazioni di Washington, siano esse democratiche o repubblicane, hanno sempre fatto orecchie da mercante di fronte alle proteste dei popoli del mondo. Ora poi si è aggiunto lo stop ai rifornimenti energetici, al petrolio essenziale per l’economia di Cuba che arrivava dal Venezuela e dal Messico. Un blocco deciso da Donald Trump, una ulteriore coltellata alla schiena per un paese povero ma fiero e orgoglioso, che non si vergogna di definirsi socialista. </span></p>
<p><span>A bordo delle imbarcazioni sono stivati un centinaio di pannelli solari, fondamentali per le abitazioni e le scuole, biciclette e 50 tonnellate di merci fra riso, avena, fagioli e medicinali. Aiuti che si aggiungono a quelli già arrivati via aerea nei giorni scorsi. Generi di prima necessità, visto che la situazione nell’isola è difficile, e non ha torto chi dice che Cuba sta vivendo la più grave crisi da trent’anni a questa parte. Spesso è buio e i black out sono ordinaria quotidianità.</span></p>
<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/scatoloni_cuba_image10.jpeg" alt="scatoloni cuba image10" width="1152" height="1536"></p>
<p><span>Per fronteggiare l’emergenza energetica il governo sta installando migliaia di pannelli solari donati dalla Cina, destinati soprattutto agli ospedali e al sistema delle comunicazioni. Un dramma che stride con lo spirito più profondo del popolo cubano, un inno alla vita e alla rivoluzione castrista che ha reso famosa Cuba in tutto il mondo, anche per motivi scientifici. Chi è arrivato in aereo ha subito fatto visita all’istituto Finlay, un centro di ricerca e produzione di vaccini diventato famoso per avere messo a disposizione il Soberana per combattere la recente pandemia da Covid. </span></p>
<p><span>Vincente Rodriguez e la sua equipe di sanitari non hanno dubbi: dobbiamo resistere. Figlio di una famiglia povera e poco alfabetizzata, racconta che “non sarebbe mai riuscito a studiare se non ci fosse stata la Rivoluzione. La mia laurea è figlia della Rivoluzione. E vorrei questa stessa possibilità di avanzamento sociale anche per i miei nipoti”. In uno dei centri più importanti della biotecnologia cubana, con un livello di ricerca elevatissimo, si incontrano medici che non per guadagno ma per amore dell’umanità hanno scelto di lasciare le loro case, i loro affetti, e viaggiare ai quattro angoli del pianeta, compresa l’Italia, per assistere popolazioni in difficoltà per il Covid. </span></p>
<p><span>“Una statura morale che commuove - sottolinea Antonella Bundu - a dimostrazione che, pur nelle ristrettezze provocate dal bloqueo, Cuba è riuscita a dare speranza grazie ai suoi sanitari a centinaia di milioni di persone che avevano bisogno di assistenza medica”. “Medici che avrebbero potuto guadagnare quanto volevano - aggiunge Massimiliano Del Moro, con indosso una maglietta del Collettivo di fabbrica ex Gkn - eppure hanno scelto di esercitare la loro professione nel segno della solidarietà con i popoli latino americani e non solo”.</span></p>
<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/gkn_cuba_image0.jpeg" alt="gkn cuba image0" width="675" height="900"></p>
<p><span>L’Istituto Finlay è stato fortemente voluto da Fidel Castro fin da quando, alla fine degli anni 80 del secolo scorso, Cuba dovette affrontare un gravissimo problema sanitario, la meningite che colpiva i più piccoli. Un gruppo di medici e scienziati, coadiuvati da ricercatori di tutto il mondo, riuscì nell’impresa di produrre e utilizzare un vaccino efficace per stroncare l’epidemia. Un esempio concreto di come il rifiuto ideologico delle più elementari norme di prevenzione contro le malattie - ricordate i no-vax? - non faccia parte della cultura dell’isola. Passi avanti nella scienza medica dettati dalla stringente necessità di dover fare tutto (o quasi) da soli. A ennesima dimostrazione della inumanità del bloqueo imposto dagli Stati Uniti a un minuscolo stato di dieci milioni di abitanti. </span></p>
<p><span>Difendere Cuba in un’epoca di guerra permanente è difendere l’ideale di un altro mondo possibile, nel quale i popoli cooperano per combattere le malattie. L’ istituto Finlay ha quattro siti produttivi, ma in queste settimane l’energia elettrica può essere garantita soltanto ad uno di essi. “Ennesima indegnità perpetrata dall’amministrazione Usa di Donald Trump”, tira le somme Massimiliano. La mancanza di carburante costringe medici e ricercatori a fare i salti mortali per arrivare nei laboratori. Spesso e volentieri dormono qui, al Finlay, per poter essere operativi il giorno dopo.</span></p>
<p><span>Fotografie resistenziali, di una resilienza capillare di fronte all’ennesima, insopportabile ingiustizia. I vaccini sono commercializzati in cambio di materie prime essenziali per la vita quotidiana dell’isola, ma ora è tutto più difficile, visto che anche il trasporto aereo per le esportazioni e le importazioni è fermo per la mancanza del carburante. Gli occhi lucidi dei partecipanti al convoglio umanitario si riflettono negli sguardi commossi di medici e ricercatori cubani. Tutte e tutti capiscono bene quanto sia importante non lasciare che Cuba sia asfissiata definitivamente dal bloqueo economico ed energetico, da un assedio che ricorda i periodi più bui della storia dell’umanità.  Due petroliere - una russa, l’altra cinese - stanno sfidando il bloqueo per portare a Cuba petrolio e gasolio. Una boccata di ossigeno, anche se speriamo che venga presto il tempo in cui i combustibili fossili saranno sostituiti dalle energie rinnovabili. “È in gioco un futuro equo, sostenibile e libero”, non si stanca di ripetere Greta Thun</span><span>berg. </span></p>
<p><span>L’incontro con il presidente Miguel Diaz - Canel insieme agli altri delegati della Nuestra America convoy è la fotografia di una sala piena, attraversata da continenti e lingue diverse, storie differenti ma con una direzione comune. In un mondo dove la forza pretende di sostituire il diritto, dove una potenza imperiale si accanisce contro una piccola isola, Cuba ne uscirà anche con la transizione ecologica, così come avevano promesso di rendere l’isola territorio libero dall’analfabetismo e ci sono riusciti. Lotteremo e vinceremo, conclude Diaz – Canel, perché il governo degli Stati Uniti deve capire che Cuba non si blocca, non si chiude, non si isola. Ad applaudire, fra i tanti, Jeremy Corbyn, Pablo Iglesias, Claudia de la Cruz, Chris Smalls.</span></p>
<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/mimmo_image15.jpeg" alt="mimmo image15" width="1152" height="1536"></p>
<p><span>“Spero che Cuba da forte aggredito e arroccato diventi piazza aperta all’umanità”, dice Gianluca Peciola prima di lasciare l’isola con Mimmo Lucano e Ilaria Salis. Arrivano le barche insieme alla primavera. Proprio dagli Stati Uniti, dove la strategia di asfissia energetica è stata pensata, è partita la risposta della società civile che, sull’esempio della flotilla che a settembre ha tentato di raggiungere Gaza, ha immaginato una nuova azione “umanitaria e politica insieme”. Lo spiega da mesi dentro e fuori gli Usa David Adler, ricercatore, ex consulente di Bernie Sanders, oggi coordinatore dell’Internazionale progressista. “L’amministrazione Trump sta rafforzando l’assedio con il proposito di farla finita con Cuba - spiega - La gente di tutto il mondo deve appoggiare il popolo cubano, opporsi a queste politiche punitive e pretendere che ogni Paese abbia diritto a vivere, evolvere e decidere il proprio futuro senza dover affrontare intimidazioni”.</span></p>
<p><span>Nei quartieri dell’Avana vecchia si arriva con un piccolo bus elettrico, alimentato a pannelli solari, un anziano produttore di caffè vuole ringraziare personalmente i partecipanti della Flotilla. Parla di mutualismo e di rivoluzione, e sorridendo aggiunge: “Se il pazzo arancione decidesse di attaccarci, voi sareste qua con noi”. Nel segno di un eroe della rivoluzione come Ernesto Che Guevara, diventato un’icona globale: alzi la mano chi non ha una maglietta, un accendino, una borsa con l’immagine del Che fra le cose da conservare, quelle che ci accompagnano dalla scuola alla maturità, magari un po’ stinte ma sempre tenute come un piccolo, iconografico tesoro.</span></p>
<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/bundu_cuba_image4.jpeg" alt="bundu cuba image4"></p>]]> </content:encoded>
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<title>Amministrative Francia: Parigi e Marsiglia restano a sinistra, Lione ai Verdi, mentre l’estrema destra vince a Nizza</title>
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<description><![CDATA[ Emmanuel Grégoire si reca al municipio di Parigi in bicicletta a noleggio dopo aver vinto le elezioni comunali per la carica di sindaco. Sorride felice pedalando, l’esponente del Partito socialista. E c’è da capirlo, considerando che i pronostici erano contro di lui e a favore invece di Rachida Dati, ex ministra della Giustizia (con Sarkozy) e della Cultura (con Macron), che ha corso guidando un’alleanza formata dai macroniani e destra moderata. Alla fine il risultato delle urne è stato netto: i parigini hanno scelto la linea della continuità puntando sull’ex vicesindaco di Anne Hidalgo (con la quale pure ultimamente non erano mancati attriti). Grégoire è stato votato dal 50,52% dei parigini che si sono recati alle urne, staccando nettamente Dati (41,52%), mentre la candidata de La France Insoumise (Lfi) di Jean-Luc Mélenchon si è fermata a un misero 7,96%.
Il risultato di Parigi, in queste ore contrassegnate tra l’altro dalla scomparsa di Lionel Jospin, non è l’unico che fa tirare un sospiro di sollievo ai socialisti: il loro candidato Benoît Payan ha vinto nettamente anche a Marsiglia, staccando di oltre 14 punti percentuali (54,34% contro il 40,30%) l’esponente del Rassemblement national Franck Allisio. Il partito di estrema destra guidato da Le Pen e Bardella ha ottenuto risultati migliori nelle aree della provincia e nelle zone rurali della Francia, ma nelle grandi città è stato sconfitto dalle alleanze a macchia di leopardo che il Partito socialista ha stretto con la sinistra e con i Verdi.
L’unica eccezione, in questo senso, è stata a Nizza, dove Éric Ciotti, leader dell’Udr (Unione delle Destre per la Repubblica) e alleato stretto del Rassemblement national ha vinto col 48,54% dei voti contro il candidato della destra moderata Christian Estrosi (37,2%) e quella dell’alleanza Verdi-Sinistra Juliette Chesnelle Le Roux (14,26%).
Ottimo invece il risultato per i Verdi a Lione, dove il candidato degli Ecologisti Gregory Doucet ha vinto col 50,67% dei voti superando di poco l’esponente delle destre Jean-Michel Aulas (49,33%).
In definitiva, questo voto amministrativo, che è l’ultima tornata elettorale prima delle presidenziali del 2027, ha consegnato un quadro che lascia aperti tutti gli scenari: la sinistra vince nelle grandi città ma solo con una politica delle alleanze difficilmente replicabile a livello nazionale; la destra estrema va bene in provincia ma incassa alle urne meno di quanto i sondaggi registrano costantemente.
Un ultimo elemento che esce dalle urne è la assai probabile fine della carriera politica del centrista François Bayrou: dopo lo smacco della sfiducia subito nel settembre scorso, l’ex premier e leader del MoDem (Movimento democratico), nonché alleato storico di Macron, ha perso nella corsa per il comune di Pau, dove era sindaco dal 2014. Anche qui a vincere è stato un candidato sostenuto da una coalizione di sinistra. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 14:00:10 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Amministrative, Francia:, Parigi, Marsiglia, restano, sinistra, Lione, Verdi, mentre, l’estrema, destra, vince, Nizza</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Gre%CC%81goire_Parigi_sindaco.jpeg" alt=""></p><p>Emmanuel Grégoire si reca al municipio di Parigi <a href="https://it.euronews.com/video/2026/03/23/il-nuovo-sindaco-di-parigi-emmanuel-gregoire-va-in-bici-al-municipio-dopo-la-vittoria">in bicicletta a noleggio</a> dopo aver vinto le elezioni comunali per la carica di sindaco. Sorride felice pedalando, l’esponente del Partito socialista. E c’è da capirlo, considerando che <a href="https://www.repubblica.it/esteri/2026/03/22/news/elezioni_francia_sindaco_parigi_dati_marsiglia_lione-425238337/">i pronostici erano contro di lui</a> e a favore invece di Rachida Dati, ex ministra della Giustizia (con Sarkozy) e della Cultura (con Macron), che ha corso guidando un’alleanza formata dai macroniani e destra moderata. Alla fine il risultato delle urne è stato netto: i parigini hanno scelto la linea della continuità puntando sull’ex vicesindaco di Anne Hidalgo (con la quale pure ultimamente non erano mancati attriti). Grégoire <a href="https://www.lemonde.fr/resultats-municipales-2026/paris-75056/">è stato votato</a> dal 50,52% dei parigini che si sono recati alle urne, staccando nettamente Dati (41,52%), mentre la candidata de La France Insoumise (Lfi) di Jean-Luc Mélenchon si è fermata a un misero 7,96%.</p>
<p>Il risultato di Parigi, in queste ore contrassegnate tra l’altro dalla <a href="https://www.lemonde.fr/disparitions/article/2026/03/23/lionel-jospin-socialiste-au-destin-foudroye-est-mort_6673872_3382.html">scomparsa di Lionel Jospin</a>, non è l’unico che fa tirare un sospiro di sollievo ai socialisti: il loro candidato Benoît Payan ha vinto nettamente anche <a href="https://www.lemonde.fr/resultats-municipales-2026/marseille-13055/">a Marsiglia</a>, staccando di oltre 14 punti percentuali (54,34% contro il 40,30%) l’esponente del Rassemblement national Franck Allisio. Il partito di estrema destra guidato da Le Pen e Bardella ha ottenuto risultati migliori nelle aree della provincia e nelle zone rurali della Francia, ma nelle grandi città è stato sconfitto dalle alleanze a macchia di leopardo che il Partito socialista ha stretto con la sinistra e con i Verdi.</p>
<p>L’unica eccezione, in questo senso, è stata <a href="https://www.lemonde.fr/les-decodeurs/article/2026/03/23/la-carte-des-resultats-des-municipales-au-second-tour-en-temps-reel_6673807_4355771.html">a Nizza</a>, dove Éric Ciotti, leader dell’Udr (Unione delle Destre per la Repubblica) e alleato stretto del Rassemblement national ha vinto col 48,54% dei voti contro il candidato della destra moderata Christian Estrosi (37,2%) e quella dell’alleanza Verdi-Sinistra Juliette Chesnelle Le Roux (14,26%).</p>
<p>Ottimo invece il risultato per i Verdi <a href="https://www.lemonde.fr/resultats-municipales-2026/lyon-69123/">a Lione</a>, dove il candidato degli Ecologisti Gregory Doucet ha vinto col 50,67% dei voti superando di poco l’esponente delle destre Jean-Michel Aulas (49,33%).</p>
<p>In definitiva, questo voto amministrativo, che è l’ultima tornata elettorale prima delle presidenziali del 2027, ha consegnato un quadro che lascia aperti tutti gli scenari: la sinistra vince nelle grandi città ma solo con una politica delle alleanze difficilmente replicabile a livello nazionale; la destra estrema va bene in provincia ma incassa alle urne meno di quanto i sondaggi registrano costantemente.</p>
<p>Un ultimo elemento che esce dalle urne è la assai probabile fine della carriera politica del centrista François Bayrou: dopo lo smacco della sfiducia subito nel <a href="https://www.greenreport.it/news/approfondimenti/57626-sfiduciato-bayrou-francia-senza-governo-mentre-montano-le-proteste-e-il-rischio-fallimento-si-avvicina">settembre scorso</a>, l’ex premier e leader del MoDem (Movimento democratico), nonché alleato storico di Macron, ha perso nella corsa per il comune di Pau, dove era sindaco dal 2014. Anche qui a vincere è stato un candidato sostenuto da una coalizione di sinistra.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Referendum, Azzariti: «Grande partecipazione, abbiamo evitato il peggio. Quando si tocca la Costituzione, gli italiani sono molto attenti»</title>
<link>https://www.eventi.news/referendum-azzariti-grande-partecipazione-abbiamo-evitato-il-peggio-quando-si-tocca-la-costituzione-gli-italiani-sono-molto-attenti</link>
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<description><![CDATA[ Volti contratti dal nervosismo che si distendono in un sorriso, abbracci, telefonate per darsi appuntamento in piazza. La primavera referendaria segna bel tempo, il popolo sovrano ha detto ‘no’ alla consultazione sulla giustizia. Un bel pezzo di popolo, visto che a questo referendum voluto dalla destra al governo ha votato quasi il 60% degli aventi diritto. Più che alle scorse elezioni europee, poco meno che alle politiche del 2022. “Abbiamo evitato il peggio - spiega il costituzionalista Gaetano Azzariti, professore all’Università ‘La Sapienza’ di Roma - È stato messo un freno a una deriva che da decenni vede la Costituzione messa in discussione”. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 14:00:09 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/no_referendum_pd_firenze_fb.jpg" alt=""></p><p>Volti contratti dal nervosismo che si distendono in un sorriso, abbracci, telefonate per darsi appuntamento in piazza. La primavera referendaria segna bel tempo, il popolo sovrano ha detto ‘no’ alla consultazione sulla giustizia. Un bel pezzo di popolo, visto che a questo referendum voluto dalla destra al governo ha votato quasi il 60% degli aventi diritto. Più che alle scorse elezioni europee, poco meno che alle politiche del 2022. “Abbiamo evitato il peggio - spiega il costituzionalista Gaetano Azzariti, professore all’Università ‘La Sapienza’ di Roma - È stato messo un freno a una deriva che da decenni vede la Costituzione messa in discussione”.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Arctic Metagaz, dopo tre settimane non c’è ancora chi metterà in sicurezza il relitto alla deriva</title>
<link>https://www.eventi.news/arctic-metagaz-dopo-tre-settimane-non-ce-ancora-chi-mettera-in-sicurezza-il-relitto-alla-deriva</link>
<guid>https://www.eventi.news/arctic-metagaz-dopo-tre-settimane-non-ce-ancora-chi-mettera-in-sicurezza-il-relitto-alla-deriva</guid>
<description><![CDATA[ La gasiera russa “Arctic Metagaz” è stata colpita da un drone la notte del 3 marzo scorso e resta oggi abbandonata in mezzo al mare, dopo che il suo equipaggio composto da 30 marinai è stato tratto in salvo da un’unità mercantile omanita di passaggio in quel tratto di Mediterraneo centrale a circa 25 miglia a sud delle coste maltesi.
Da allora il relitto della gasiera, come uno spirito dannato, che ci riporta ai racconti di velieri fantasma in voga nei romanzi della fine del XVIII secolo, è rimasto in balia delle correnti e dei venti che lo hanno sospinto verso le coste della Libia. Le autorità russe si sono affrettate a far sapere al mondo marittimo che la nave in questione era stata abbandonata e quindi privata della nazionalità che gli conferiva la bandiera della Federazione Russa; questa dichiarazione comporta il fatto che ogni eventuale inquinamento e conseguenti danni all’ambiente marino non ricadano in alcun modo sotto la responsabilità giuridica (e quindi anche economica) dello Stato di bandiera. Tutto transita dunque sotto la responsabilità dello Stato nelle cui acque di propria giurisdizione verrà a trovarsi il relitto abbandonato.
Da queste scarne considerazioni che, ovviamente, meriterebbero un’approfondita analisi con relativi studi del diritto marittimo e di quello internazionale, partiamo nel tentativo di capire quello che realmente accade nell’intorno del relitto della gasiera ex russa e del potenziale pericolo che rappresenta per l’ambiente marino e i suoi ecosistemi.
Da giorni, anzi, da settimane, stiamo assistendo day by day ad un rimpallo di responsabilità che potrebbe suscitare la nostra ilarità se non avesse i risvolti tragici che, invece, ahinoi, possiede; infatti, al di là di un mero monitoraggio visivo disposto dalle autorità maltesi, e di un avviso di sicurezza lanciato a tutte le navi in transito di mantenersi a distanza di sicurezza del relitto medesimo, non è stato fatto finora nessun concreto tentativo d’intervento. 
Abbiamo ascoltato e letto le più discutibili affermazioni, molte delle quali fanno carta straccia del diritto internazionale marittimo oltre che del comune buon senso, che sono arrivate addirittura a postulare che la competenza ad intervenire sarebbe dello Stato in cui si trova il relitto e ciò in forza della suddivisione spaziale marittima stabilita dalla “Convenzione di Amburgo (1979)” che assegna le aree di competenza SAR (Search and Rescue). Affermazioni del genere fanno davvero dubitare, e molto, sulle effettive capacità professionali di chi le ha pronunciate.
Tuttavia, vogliamo rimanere nel seminato e sappiamo bene che per farlo occorre essere, prima di tutto, pragmatici: a chi compete recuperare e mettere in sicurezza il relitto medesimo? Ieri sembrava che la società libica Noc in collaborazione con la nostra Eni fosse riuscita a trovare una soluzione tecnicamente valida e assai condivisibile, quale affidare ad una società internazionale esperta in operazioni marittime avanzate – l’olandese “Smit &amp; Savage” – le operazioni per agganciare il relitto e rimorchiarlo fino ad un porto sicuro, disposto ad accoglierlo, per le successive necessarie attività di messa in sicurezza.
Stiamo ancora aspettando, fiduciosi nelle affermazioni fatte dai vertici del “Cane a sei zampe”, riferimento autorevolissimo della Repubblica italiana. Sommessamente, però, ci preme richiamare il fatto che occorre far presto: sono già tre settimane che il relitto galleggia nonostante le precarie condizioni di assetto al galleggiamento dello scafo e non vorremmo che il mare si stancasse di sottostare ancora al principio archimedeo. Sarebbe imperdonabile vederlo affondare sotto i nostri occhi. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 14:00:08 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Arctic, Metagaz, dopo, tre, settimane, non, c’è, ancora, chi, metterà, sicurezza, relitto, alla, deriva</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/arctic_metagaz_noc_libia.jpg" alt="" width="1057" height="713" loading="lazy"></p><p><span>La gasiera russa “Arctic Metagaz” è stata colpita da un drone la notte del 3 marzo scorso e resta oggi abbandonata in mezzo al mare, dopo che il suo equipaggio composto da 30 marinai è stato tratto in salvo da un’unità mercantile omanita di passaggio in quel tratto di Mediterraneo centrale a circa 25 miglia a sud delle coste maltesi.</span></p>
<p><span>Da allora il relitto della gasiera, come uno spirito dannato, che ci riporta ai racconti di velieri fantasma in voga nei romanzi della fine del XVIII secolo, è rimasto in balia delle correnti e dei venti che lo hanno sospinto verso le coste della Libia. Le autorità russe si sono affrettate a far sapere al mondo marittimo che la nave in questione era stata abbandonata e quindi privata della nazionalità che gli conferiva la bandiera della Federazione Russa; questa dichiarazione comporta il fatto che ogni eventuale inquinamento e conseguenti danni all’ambiente marino non ricadano in alcun modo sotto la responsabilità giuridica (e quindi anche economica) dello Stato di bandiera. Tutto transita dunque sotto la responsabilità dello Stato nelle cui acque di propria giurisdizione verrà a trovarsi il relitto abbandonato.</span></p>
<p><span>Da queste scarne considerazioni che, ovviamente, meriterebbero un’approfondita analisi con relativi studi del diritto marittimo e di quello internazionale, partiamo nel tentativo di capire quello che realmente accade nell’intorno del relitto della gasiera ex russa e del potenziale pericolo che rappresenta per l’ambiente marino e i suoi ecosistemi.</span></p>
<p><span>Da giorni, anzi, da settimane, stiamo assistendo day by day ad un rimpallo di responsabilità che potrebbe suscitare la nostra ilarità se non avesse i risvolti tragici che, invece, ahinoi, possiede; infatti, al di là di un mero monitoraggio visivo disposto dalle autorità maltesi, e di un avviso di sicurezza lanciato a tutte le navi in transito di mantenersi a distanza di sicurezza del relitto medesimo, non è stato fatto finora nessun concreto tentativo d’intervento. </span></p>
<p><span>Abbiamo ascoltato e letto le più discutibili affermazioni, molte delle quali fanno carta straccia del diritto internazionale marittimo oltre che del comune buon senso, che sono arrivate addirittura a postulare che la competenza ad intervenire sarebbe dello Stato in cui si trova il relitto e ciò in forza della suddivisione spaziale marittima stabilita dalla “Convenzione di Amburgo (1979)” che assegna le aree di competenza SAR (Search and Rescue). Affermazioni del genere fanno davvero dubitare, e molto, sulle effettive capacità professionali di chi le ha pronunciate.</span></p>
<p><span>Tuttavia, vogliamo rimanere nel seminato e sappiamo bene che per farlo occorre essere, prima di tutto, pragmatici: a chi compete recuperare e mettere in sicurezza il relitto medesimo? Ieri <a href="https://www.greenreport.it/news/inquinamenti-e-disinquinamenti/60836-ecco-come-potra-funzionare-il-recupero-del-relitto-arctic-metagaz-alla-deriva-nel-mediterraneo">sembrava</a> che la società libica Noc in collaborazione con la nostra Eni fosse riuscita a trovare una soluzione tecnicamente valida e assai condivisibile, quale affidare ad una società internazionale esperta in operazioni marittime avanzate – l’olandese “Smit & Savage” – le operazioni per agganciare il relitto e rimorchiarlo fino ad un porto sicuro, disposto ad accoglierlo, per le successive necessarie attività di messa in sicurezza.</span></p>
<p><span>Stiamo ancora aspettando, fiduciosi nelle affermazioni fatte dai vertici del “Cane a sei zampe”, riferimento autorevolissimo della Repubblica italiana. Sommessamente, però, ci preme richiamare il fatto che occorre far presto: sono già tre settimane che il relitto galleggia nonostante le precarie condizioni di assetto al galleggiamento dello scafo e non vorremmo che il mare si stancasse di sottostare ancora al principio archimedeo. Sarebbe imperdonabile vederlo affondare sotto i nostri occhi.</span></p>]]> </content:encoded>
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<item>
<title>In Italia oltre l’80% dell’acqua destinata al consumo umano proviene dal sottosuolo</title>
<link>https://www.eventi.news/in-italia-oltre-l80-dellacqua-destinata-al-consumo-umano-proviene-dal-sottosuolo</link>
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<description><![CDATA[ 


In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, l’ISPRA sottolinea il ruolo strategico della conoscenza idrogeologica per la tutela e la gestione sostenibile delle risorse idriche.In Italia, oltre l’80% dell’acqua destinata al consumo umano proviene infatti da falde sotterranee. Questo dato evidenzia l’importanza di disporre di strumenti conoscitivi affidabili per comprendere, gestire e proteggere una risorsa fondamentale per il Paese.
La Carta Idrogeologica d’Italia alla scala 1:500.000 (CII500K) rappresenta un prodotto di sintesi a scala nazionale, finalizzato alla descrizione dei principali complessi idrogeologici e delle dinamiche delle acque sotterranee. La carta fornisce una visione organica e omogenea del territorio, utile per l’analisi delle risorse disponibili su scala nazionale.






La carta, integra dati geologici e idrogeologici secondo criteri condivisi, garantisce coerenza e confrontabilità a scala nazionale e consente di:

individuare i principali sistemi acquiferi (i veri e propri serbatoi sotterranei di acqua); 
visualizzare le principali sorgenti da cui si preleva la risorsa;
analizzare le modalità di ricarica e circolazione delle acque sotterranee; 
supportare la lettura integrata dei processi ambientali.


 ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 14:00:07 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Italia, oltre, l’80, dell’acqua, destinata, consumo, umano, proviene, dal, sottosuolo</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/carta_idrogeologica_italia.png" alt=""></p><header>
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<p>In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, l’ISPRA sottolinea il ruolo strategico della conoscenza idrogeologica per la tutela e la gestione sostenibile delle risorse idriche.<br>In Italia, oltre l’80% dell’acqua destinata al consumo umano proviene infatti da falde sotterranee. Questo dato evidenzia l’importanza di disporre di strumenti conoscitivi affidabili per comprendere, gestire e proteggere una risorsa fondamentale per il Paese.</p>
<p>La <a href="https://sinacloud.isprambiente.it/portal/apps/sites/#/idrogeologia/pages/cartaidrogeologica500k" target="_blank" rel="noopener" data-linktype="external" data-val="https://sinacloud.isprambiente.it/portal/apps/sites/#/idrogeologia/pages/cartaidrogeologica500k">Carta Idrogeologica d’Italia alla scala 1:500.000 (CII500K)</a> rappresenta un prodotto di sintesi a scala nazionale, finalizzato alla descrizione dei principali complessi idrogeologici e delle dinamiche delle acque sotterranee. La carta fornisce una visione organica e omogenea del territorio, utile per l’analisi delle risorse disponibili su scala nazionale.</p>
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</header>
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<p>La carta, integra dati geologici e idrogeologici secondo criteri condivisi, garantisce coerenza e confrontabilità a scala nazionale e consente di:</p>
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<li>individuare i principali sistemi acquiferi (i veri e propri serbatoi sotterranei di acqua); </li>
<li>visualizzare le principali sorgenti da cui si preleva la risorsa;</li>
<li>analizzare le modalità di ricarica e circolazione delle acque sotterranee; </li>
<li>supportare la lettura integrata dei processi ambientali.</li>
</ul>
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</div>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Un’informazione capace di costruire ponti: oltre 100 giornalisti da tutto il mondo per Greenaccord</title>
<link>https://www.eventi.news/uninformazione-capace-di-costruire-ponti-oltre-100-giornalisti-da-tutto-il-mondo-per-greenaccord</link>
<guid>https://www.eventi.news/uninformazione-capace-di-costruire-ponti-oltre-100-giornalisti-da-tutto-il-mondo-per-greenaccord</guid>
<description><![CDATA[ La complessità non come acceleratore di vulnerabilità, ma come motore di opportunità territoriali: è uno dei fili conduttori che ha attraversato il XVII Forum Internazionale dell’Informazione per la Salvaguardia della Natura, concluso nel fine settimana a Treviso. Quattro giorni durante i quali la città si è trasformata in una “redazione globale diffusa”, accogliendo oltre 100 giornalisti da 40 Paesi, insieme a istituzioni, imprese, accademici e protagonisti del mondo della cultura, per confrontarsi sul tema “Building Future Together – Un’umanità nuova con sete di futuro”.
Il quadro emerso è volutamente ibrido: un approccio sistemico che tiene insieme ecologia, economia, sociologia e antropologia, e che prova a far uscire la sostenibilità dal recinto della “questione tecnica”. In questo contesto, è stato sottolineato il ruolo della cultura e dei luoghi culturali – musei e poli artistici – come spazi capaci di tradurre la transizione ecologica in esperienze accessibili e coinvolgenti, rendendo più immediata la connessione tra bisogni umani e natura e contribuendo a superare la percezione della sostenibilità come distante o troppo complessa.
Il Forum ha insistito anche sul ruolo delle città, chiamate a diventare laboratori concreti di transizione attraverso decarbonizzazione, soluzioni basate sulla natura e valorizzazione dei servizi ecosistemici. E, parallelamente, ha dedicato attenzione al rapporto tra salute e ambiente: dal valore terapeutico della natura e delle esperienze di forest bathing fino al tema dell’eco-ansia, letta come risposta comprensibile alle crisi in corso e come condizione che può trasformarsi – se accompagnata – in consapevolezza, partecipazione e azione collettiva, evitando la deriva della paralisi.
Uno dei passaggi più rilevanti è stato il confronto internazionale tra Europa e Stati Uniti, con un dialogo specifico tra Triveneto e Colorado. Dal confronto è emerso che le aziende che investono in sostenibilità risultano più attrattive sui mercati esteri, e che territori diversi possono condividere modelli di sviluppo sostenibile, innovazione tecnologica e governance ambientale. In questo quadro è stata richiamata anche la presenza di Sace, a sostegno delle imprese e dell’export, tra network per l’internazionalizzazione, contatti tra player esteri e aziende italiane e garanzie finanziarie per investimenti legati a progetti green. Stephanie Garnica, direttrice delle Relazioni internazionali e della Cooperazione della Municipalità di Denver, ha spiegato: «Quanto svolto a Treviso favorisce l’interscambio tra Colorado e Italia: l’auspicio è quello di mettere in campo azioni concrete che possano coinvolgere il meglio dell’imprenditoria che si spende per la sostenibilità e per un futuro migliore. Denver è disponibile al confronto e alla cooperazione».
Durante le sessioni dedicate all’impresa e alla filiera agroalimentare sono stati presentati anche modelli di sostenibilità applicata, come quello della comunità del Prosecco DOC, con un percorso strutturato e condiviso per monitorare e migliorare le performance ambientali, sociali ed economiche del territorio, anche attraverso strumenti digitali e sistemi di certificazione.
Al centro, però, è rimasta l’informazione: il Forum ha ribadito la responsabilità dei media nel contrastare la disinformazione, nel raccontare la complessità delle crisi ambientali e nel contribuire alla costruzione di una coscienza collettiva orientata alla sostenibilità. A rafforzare questa impostazione è arrivato anche il messaggio di Papa Leone XIV, che ha richiamato la necessità di andare oltre i dati tecnici e promuovere un’educazione capace di coinvolgere mente, cuore e azione, generando nuovi stili di vita e pratiche comunitarie.
Nel bilancio finale, il presidente di Greenaccord Alfonso Cauteruccio ha ringraziato i soggetti che hanno sostenuto l’iniziativa e ha rimarcato l’obiettivo del Forum: «Esprimo gratitudine per l’accoglienza ed il sostegno ricevuti dalla Camera di Commercio di Treviso – Belluno|Dolomiti, dalla Diocesi, dalla Fondazione Cassamarca e da quanti hanno collaborato a vario titolo per realizzare questo Forum – che ha ribadito ancora una volta che la transizione ecologica non è solo una questione tecnologica, ma anche una sfida culturale e umana. Abbiamo bisogno di un’informazione capace di costruire ponti, generare consapevolezza e accompagnare le persone verso scelte responsabili. Solo insieme possiamo costruire un futuro più giusto e sostenibile per le nuove generazioni».
Sulla stessa linea il segretario generale di Greenaccord, Giuseppe Milano, che ha letto la presenza internazionale come un segnale politico e culturale: «La partecipazione di oltre 100 giornalisti provenienti da 40 Paesi stranieri non è stata solo un gratificante riconoscimento all’impegno profuso nell’ultimo anno da Greenaccord per organizzare il Forum internazionale di Treviso, ma la conferma che abbiamo un enorme bisogno di un’informazione ambientale seria e rigorosa che restituisca dignità alla fragilità del pianeta e alla vulnerabilità umana; e, soprattutto, che occorra sperimentare di più una sincera fraternità tra i popoli e tra le generazioni perché soltanto condividendo esperienze e competenze autentiche possiamo costruire un mondo più giusto, accessibile e inclusivo».
Il Forum si è chiuso con la consegna del Greenaccord International Media Award a Santiago Saez Moreno, giornalista di Covering Climate Now, e con il rilancio del percorso internazionale dell’associazione, che guarda già a un appuntamento in Colorado nel 2027 per consolidare una rete stabile di confronto e cooperazione. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 14:00:06 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Un’informazione, capace, costruire, ponti:, oltre, 100, giornalisti, tutto, mondo, per, Greenaccord</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/XVII_Forum_Internazionale_greenaccord.jpeg" alt=""></p><p data-start="354" data-end="933">La complessità non come acceleratore di vulnerabilità, ma come motore di opportunità territoriali: è uno dei fili conduttori che ha attraversato il XVII Forum Internazionale dell’Informazione per la Salvaguardia della Natura, concluso nel fine settimana a Treviso. Quattro giorni durante i quali la città si è trasformata in una “redazione globale diffusa”, accogliendo oltre 100 giornalisti da 40 Paesi, insieme a istituzioni, imprese, accademici e protagonisti del mondo della cultura, per confrontarsi sul tema “Building Future Together – Un’umanità nuova con sete di futuro”.</p>
<p data-start="935" data-end="1512">Il quadro emerso è volutamente ibrido: un approccio sistemico che tiene insieme ecologia, economia, sociologia e antropologia, e che prova a far uscire la sostenibilità dal recinto della “questione tecnica”. In questo contesto, è stato sottolineato il ruolo della cultura e dei luoghi culturali – musei e poli artistici – come spazi capaci di tradurre la transizione ecologica in esperienze accessibili e coinvolgenti, rendendo più immediata la connessione tra bisogni umani e natura e contribuendo a superare la percezione della sostenibilità come distante o troppo complessa.</p>
<p data-start="1514" data-end="2105">Il Forum ha insistito anche sul ruolo delle città, chiamate a diventare laboratori concreti di transizione attraverso decarbonizzazione, soluzioni basate sulla natura e valorizzazione dei servizi ecosistemici. E, parallelamente, ha dedicato attenzione al rapporto tra salute e ambiente: dal valore terapeutico della natura e delle esperienze di forest bathing fino al tema dell’eco-ansia, letta come risposta comprensibile alle crisi in corso e come condizione che può trasformarsi – se accompagnata – in consapevolezza, partecipazione e azione collettiva, evitando la deriva della paralisi.</p>
<p data-start="2107" data-end="3170">Uno dei passaggi più rilevanti è stato il confronto internazionale tra Europa e Stati Uniti, con un dialogo specifico tra Triveneto e Colorado. Dal confronto è emerso che le aziende che investono in sostenibilità risultano più attrattive sui mercati esteri, e che territori diversi possono condividere modelli di sviluppo sostenibile, innovazione tecnologica e governance ambientale. In questo quadro è stata richiamata anche la presenza di Sace, a sostegno delle imprese e dell’export, tra network per l’internazionalizzazione, contatti tra player esteri e aziende italiane e garanzie finanziarie per investimenti legati a progetti green. Stephanie Garnica, direttrice delle Relazioni internazionali e della Cooperazione della Municipalità di Denver, ha spiegato: «Quanto svolto a Treviso favorisce l’interscambio tra Colorado e Italia: l’auspicio è quello di mettere in campo azioni concrete che possano coinvolgere il meglio dell’imprenditoria che si spende per la sostenibilità e per un futuro migliore. Denver è disponibile al confronto e alla cooperazione».</p>
<p data-start="3172" data-end="3549">Durante le sessioni dedicate all’impresa e alla filiera agroalimentare sono stati presentati anche modelli di sostenibilità applicata, come quello della comunità del Prosecco DOC, con un percorso strutturato e condiviso per monitorare e migliorare le performance ambientali, sociali ed economiche del territorio, anche attraverso strumenti digitali e sistemi di certificazione.</p>
<p data-start="3551" data-end="4094">Al centro, però, è rimasta l’informazione: il Forum ha ribadito la responsabilità dei media nel contrastare la disinformazione, nel raccontare la complessità delle crisi ambientali e nel contribuire alla costruzione di una coscienza collettiva orientata alla sostenibilità. A rafforzare questa impostazione è arrivato anche il messaggio di Papa Leone XIV, che ha richiamato la necessità di andare oltre i dati tecnici e promuovere un’educazione capace di coinvolgere mente, cuore e azione, generando nuovi stili di vita e pratiche comunitarie.</p>
<p data-start="4096" data-end="4871">Nel bilancio finale, il presidente di Greenaccord Alfonso Cauteruccio ha ringraziato i soggetti che hanno sostenuto l’iniziativa e ha rimarcato l’obiettivo del Forum: «Esprimo gratitudine per l’accoglienza ed il sostegno ricevuti dalla Camera di Commercio di Treviso – Belluno|Dolomiti, dalla Diocesi, dalla Fondazione Cassamarca e da quanti hanno collaborato a vario titolo per realizzare questo Forum – che ha ribadito ancora una volta che la transizione ecologica non è solo una questione tecnologica, ma anche una sfida culturale e umana. Abbiamo bisogno di un’informazione capace di costruire ponti, generare consapevolezza e accompagnare le persone verso scelte responsabili. Solo insieme possiamo costruire un futuro più giusto e sostenibile per le nuove generazioni».</p>
<p data-start="4873" data-end="5661">Sulla stessa linea il segretario generale di Greenaccord, Giuseppe Milano, che ha letto la presenza internazionale come un segnale politico e culturale: «La partecipazione di oltre 100 giornalisti provenienti da 40 Paesi stranieri non è stata solo un gratificante riconoscimento all’impegno profuso nell’ultimo anno da Greenaccord per organizzare il Forum internazionale di Treviso, ma la conferma che abbiamo un enorme bisogno di un’informazione ambientale seria e rigorosa che restituisca dignità alla fragilità del pianeta e alla vulnerabilità umana; e, soprattutto, che occorra sperimentare di più una sincera fraternità tra i popoli e tra le generazioni perché soltanto condividendo esperienze e competenze autentiche possiamo costruire un mondo più giusto, accessibile e inclusivo».</p>
<p data-start="5663" data-end="5983">Il Forum si è chiuso con la consegna del Greenaccord International Media Award a Santiago Saez Moreno, giornalista di Covering Climate Now, e con il rilancio del percorso internazionale dell’associazione, che guarda già a un appuntamento in Colorado nel 2027 per consolidare una rete stabile di confronto e cooperazione.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>No dazi, materie prime, difesa: l’Ue sigla un’intesa commerciale con l’Australia. E dal 1° maggio via libera al Mercosur</title>
<link>https://www.eventi.news/no-dazi-materie-prime-difesa-lue-sigla-unintesa-commerciale-con-laustralia-e-dal-1-maggio-via-libera-al-mercosur</link>
<guid>https://www.eventi.news/no-dazi-materie-prime-difesa-lue-sigla-unintesa-commerciale-con-laustralia-e-dal-1-maggio-via-libera-al-mercosur</guid>
<description><![CDATA[ L’Unione europea ha ratificato nelle ultime ore due importanti misure in tema di accordi commerciali. Il 1° maggio entra ufficialmente in vigore quello col Mercosur e oggi i vertici comunitari hanno siglato a Canberra un accordo di libero scambio con l’Australia, che dovrebbe portare a una crescita delle esportazioni di prodotti e materiali europei verso l’isola-continente del 33% nell’arco di un decennio e garantire all’Europa un aumento dell’import di materie prime critiche. Bruxelles ha anche siglato col premier australiano un’intesa che prevede il via libera a una partnership nei settori della sicurezza e della difesa.
Come spiegano gli stessi vertici della Commissione europea, Ue e Australia scambiano già oltre 89,2 miliardi di euro in beni e servizi all’anno, sostenendo 460.000 posti di lavoro in tutta Europa, e ora l’accordo dovrebbe avere un forte impatto positivo sull’economia degli Stati membri. In particolare, a Bruxelles prevedono fino a 1 miliardo di euro in risparmi annuali sui dazi per gli esportatori dell’Ue, un aumento del 33% delle esportazioni annuali nel prossimo decennio e un aumento previsto del Pil comunitario entro il 2030 di 4 miliardi di euro. Sottolinea la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen: «L’Ue e l’Australia possono essere geograficamente distanti, ma non potremmo essere più vicini nella nostra visione del mondo. Grazie a questi nuovi e dinamici partenariati in materia di sicurezza e difesa, oltre che di commercio, ci stiamo avvicinando ancora di più. Questi accordi istituiscono strutture durature e basate sulla fiducia per sostenere la pace e la sicurezza attraverso la forza; promuovere la prosperità attraverso un commercio basato su regole e collaborare per sostenere le istituzioni globali. Ci impegniamo a costruire un futuro più pulito e più digitale per i nostri cittadini, lavoratori e imprese. E stiamo inviando un segnale forte al resto del mondo: l’amicizia e la cooperazione sono ciò che conta di più in tempi di turbolenza».
Si prevede che le esportazioni dell’Ue cresceranno nel prossimo decennio con un valore che raggiungerà i 17,7 miliardi di euro all’anno. Tra i settori chiave con un forte potenziale di crescita figurano quello lattiero-caseario (con un aumento previsto fino al 48%), quello automobilistico (52%) e quello chimico (20%). Gli investimenti dell’Ue in Australia potrebbero crescere di oltre l’87%.
Con questo accordo, sottolineano inoltre da Bruxelles, l’Ue rafforza anche i propri interessi strategici nel settore delle materie prime critiche, rendendo le catene di approvvigionamento dell’Unione più solide e resilienti agli shock geopolitici. L’accordo di libero scambio prevede anche forti impegni in materia di sostenibilità, che contribuiranno a un commercio più verde ed equo, e garantisce che le importazioni nell’Ue siano maggiormente allineate agli standard di produzione dell&#039;Unione in materia di clima, ambiente e benessere degli animali.
Tra l’altro, questo accordo tutela 165 indicazioni geografiche (Ig) agricole e un accordo bilaterale sul vino, aggiornando con l’elenco completo delle Ig del vino Ue (e delle denominazioni tradizionali protette in Australia). Basandosi sul precedente accordo, offrirà protezione a tutte le indicazioni geografiche del vino Ue (1.650 denominazioni), con l’aggiunta di 50 nuove Ig del vino provenienti da 12 diversi Stati membri.
Per quanto riguarda in particolari i prodotti del Belpaese, è stato tenuto in considerazione il fatto che l’Australia è terra di emigranti italiani, quindi in diversi casi si trovano denominazioni italiane, che indicano prodotti realizzati da nipoti e pronipoti di emigranti. Ebbene, tra gli altri casi, è stata trovata una soluzione per la tutela dell’indicazione geografica “Prosecco” in Australia, che impedirà ai produttori australiani di esportare vini con questa denominazione dopo un periodo transitorio dall’entrata in vigore del nuovo accordo. Alcune Igp dell’Ue saranno pienamente protette dopo periodi di graduale eliminazione, relativamente brevi, dei prodotti australiani che in precedenza utilizzavano la denominazione «in buona fede e in modo continuativo». È il caso, ad esempio, di Igp come il Pecorino romano.
A seguito degli accordi recentemente conclusi con l’Indonesia e l’India, questo accordo diversifica ulteriormente la rete di partner commerciali dell’Ue nella regione indo-pacifica, strategicamente importante, e rafforza la posizione dell’Europa sulla scena mondiale.
Ed è con tale logica che Bruxelles ha dato anche via libera formale dal 1° maggio all’accordo col Mercosur: dopo il blitz al Parlamento europeo che ha rinviato l’intesa con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay alla Corte di giustizia Ue, la Commissione Ue ha comunque deciso di far entrare «provvisoriamente» in vigore le nuove norme commerciali tra poco più di un mese. Un escamotage che non dev’essere piaciuto alla Francia e alle categorie (agricoltori in primis) che hanno duramente criticato l’accordo, ma che del resto, spiegano da Bruxelles, è consentito dalle norme comunitarie. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 14:00:05 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>dazi, materie, prime, difesa:, l’Ue, sigla, un’intesa, commerciale, con, l’Australia., dal, 1°, maggio, via, libera, Mercosur</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Ue_Australia_von_der_Leyen.jpeg" alt=""></p><p>L’Unione europea ha ratificato nelle ultime ore due importanti misure in tema di accordi commerciali. Il 1° maggio entra ufficialmente in vigore quello col Mercosur e oggi i vertici comunitari hanno siglato a Canberra un accordo di libero scambio con l’Australia, che dovrebbe portare a una crescita delle esportazioni di prodotti e materiali europei verso l’isola-continente del 33% nell’arco di un decennio e garantire all’Europa un aumento dell’import di materie prime critiche. Bruxelles ha anche siglato col premier australiano un’intesa che prevede il via libera a una partnership nei settori della sicurezza e della difesa.</p>
<p>Come spiegano gli stessi vertici della <a href="https://commission.europa.eu/topics/trade/eu-australia-trade-agreement_en">Commissione europea</a>, Ue e Australia scambiano già oltre 89,2 miliardi di euro in beni e servizi all’anno, sostenendo 460.000 posti di lavoro in tutta Europa, e ora l’accordo dovrebbe avere un forte impatto positivo sull’economia degli Stati membri. In particolare, a Bruxelles prevedono fino a 1 miliardo di euro in risparmi annuali sui dazi per gli esportatori dell’Ue, un aumento del 33% delle esportazioni annuali nel prossimo decennio e un aumento previsto del Pil comunitario entro il 2030 di 4 miliardi di euro. Sottolinea la presidente della Commissione Ue, <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_26_645">Ursula von der Leyen</a>: «L’Ue e l’Australia possono essere geograficamente distanti, ma non potremmo essere più vicini nella nostra visione del mondo. Grazie a questi nuovi e dinamici partenariati in materia di sicurezza e difesa, oltre che di commercio, ci stiamo avvicinando ancora di più. Questi accordi istituiscono strutture durature e basate sulla fiducia per sostenere la pace e la sicurezza attraverso la forza; promuovere la prosperità attraverso un commercio basato su regole e collaborare per sostenere le istituzioni globali. Ci impegniamo a costruire un futuro più pulito e più digitale per i nostri cittadini, lavoratori e imprese. E stiamo inviando un segnale forte al resto del mondo: l’amicizia e la cooperazione sono ciò che conta di più in tempi di turbolenza».</p>
<p>Si prevede che le esportazioni dell’Ue cresceranno nel prossimo decennio con un valore che raggiungerà i 17,7 miliardi di euro all’anno. Tra i settori chiave con un forte potenziale di crescita figurano quello lattiero-caseario (con un aumento previsto fino al 48%), quello automobilistico (52%) e quello chimico (20%). Gli investimenti dell’Ue in Australia potrebbero crescere di oltre l’87%.</p>
<p>Con questo accordo, sottolineano inoltre da Bruxelles, l’Ue rafforza anche i propri interessi strategici nel settore delle materie prime critiche, rendendo le catene di approvvigionamento dell’Unione più solide e resilienti agli shock geopolitici. L’accordo di libero scambio prevede anche forti impegni in materia di sostenibilità, che contribuiranno a un commercio più verde ed equo, e garantisce che le importazioni nell’Ue siano maggiormente allineate agli standard di produzione dell'Unione in materia di clima, ambiente e benessere degli animali.</p>
<p>Tra l’altro, questo accordo tutela 165 indicazioni geografiche (Ig) agricole e un accordo bilaterale sul vino, aggiornando con l’elenco completo delle Ig del vino Ue (e delle denominazioni tradizionali protette in Australia). Basandosi sul precedente accordo, offrirà protezione a tutte le indicazioni geografiche del vino Ue (1.650 denominazioni), con l’aggiunta di 50 nuove Ig del vino provenienti da 12 diversi Stati membri.</p>
<p>Per quanto riguarda in particolari i prodotti del Belpaese, è stato tenuto in considerazione il fatto che l’Australia è terra di emigranti italiani, quindi in diversi casi si trovano denominazioni italiane, che indicano prodotti realizzati da nipoti e pronipoti di emigranti. Ebbene, tra gli altri casi, è stata trovata una soluzione per la tutela dell’indicazione geografica “Prosecco” in Australia, che impedirà ai produttori australiani di esportare vini con questa denominazione dopo un periodo transitorio dall’entrata in vigore del nuovo accordo. Alcune Igp dell’Ue saranno pienamente protette dopo periodi di graduale eliminazione, relativamente brevi, dei prodotti australiani che in precedenza utilizzavano la denominazione «in buona fede e in modo continuativo». È il caso, ad esempio, di Igp come il Pecorino romano.</p>
<p>A seguito degli accordi recentemente conclusi con l’Indonesia e l’India, questo accordo diversifica ulteriormente la rete di partner commerciali dell’Ue nella regione indo-pacifica, strategicamente importante, e rafforza la posizione dell’Europa sulla scena mondiale.</p>
<p>Ed è con tale logica che Bruxelles ha dato anche via libera formale dal 1° maggio <a href="https://commission.europa.eu/topics/trade/eu-mercosur-trade-agreement_en?prefLang=it">all’accordo col Mercosur</a>: dopo il <a href="https://www.greenreport.it/news/enogastronomia-moda-turismo/59691-dopo-25-anni-di-negoziati-il-mercosur-deve-ancora-attendere-blitz-al-parlamento-europeo-lintesa-va-alla-corte-ue">blitz al Parlamento europeo</a> che ha rinviato l’intesa con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay alla Corte di giustizia Ue, la Commissione Ue ha comunque deciso di far entrare «provvisoriamente» in vigore le nuove norme commerciali tra poco più di un mese. Un escamotage che non dev’essere piaciuto alla Francia e alle categorie (agricoltori in primis) che hanno duramente criticato l’accordo, ma che del resto, spiegano da Bruxelles, è consentito dalle norme comunitarie.</p>]]> </content:encoded>
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<title>A Montale (Pistoia) ci sarà una nuova sede della Protezione civile</title>
<link>https://www.eventi.news/a-montale-pistoia-ci-sara-una-nuova-sede-della-protezione-civile</link>
<guid>https://www.eventi.news/a-montale-pistoia-ci-sara-una-nuova-sede-della-protezione-civile</guid>
<description><![CDATA[ Due milioni di euro dalla Regione Toscana per realizzare a Montale una nuova sede della Protezione civile e, insieme, un magazzino comunale destinato alla logistica. Lo stanziamento, approvato nell’ultima seduta di Giunta, nasce dall’esigenza di dotare il Comune pistoiese di strutture considerate strategiche per la gestione delle emergenze: spazi adeguati per il coordinamento operativo, il ricovero dei mezzi, lo stoccaggio dei materiali e l’accoglienza dei volontari.
Il finanziamento complessivo è a valere sul bilancio regionale 2026-2028 e si articola su più annualità: 305mila euro nel 2026, 1 milione e 280mila euro nel 2027 e 400mila euro nel 2028, oltre a 15mila euro già erogati nel 2025. L’obiettivo, come indicato dalla Regione, è rafforzare la capacità di risposta locale in un contesto in cui eventi estremi e criticità idrogeologiche rendono sempre più centrale la rapidità di intervento e il coordinamento tra istituzioni e volontariato.
A sottolineare il senso dell’operazione sono il presidente Eugenio Giani e il sottosegretario alla presidenza Bernard Dika, che legano l’investimento a una linea regionale più ampia: «Investire su presidi di protezione civile funzionali e moderni in tutti i Comuni della Toscana diffusa è una priorità per la Regione Toscana, perché ci consente una migliore la gestione delle emergenze. Siamo quindi felici di poter supportare il Comune di Montale con questo contributo significativo, finalizzato a delle opere che hanno a che fare direttamente con la sicurezza dei cittadini. Perfezionando la logistica infatti si ottiene una migliore risposta sul territorio in situazioni in cui la tempestività e l’efficienza organizzativa fanno la differenza». ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 14:00:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Montale, Pistoia, sarà, una, nuova, sede, della, Protezione, civile</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/autorita%20idrica%20toscana%20alluvione-2024.jpg" alt="" width="1280" height="719" loading="lazy"></p><p>Due milioni di euro dalla Regione Toscana per realizzare a Montale una nuova sede della Protezione civile e, insieme, un magazzino comunale destinato alla logistica. Lo stanziamento, approvato nell’ultima seduta di Giunta, nasce dall’esigenza di dotare il Comune pistoiese di strutture considerate strategiche per la gestione delle emergenze: spazi adeguati per il coordinamento operativo, il ricovero dei mezzi, lo stoccaggio dei materiali e l’accoglienza dei volontari.</p>
<p>Il finanziamento complessivo è a valere sul bilancio regionale 2026-2028 e si articola su più annualità: 305mila euro nel 2026, 1 milione e 280mila euro nel 2027 e 400mila euro nel 2028, oltre a 15mila euro già erogati nel 2025. L’obiettivo, come indicato dalla Regione, è rafforzare la capacità di risposta locale in un contesto in cui eventi estremi e criticità idrogeologiche rendono sempre più centrale la rapidità di intervento e il coordinamento tra istituzioni e volontariato.</p>
<p>A sottolineare il senso dell’operazione sono il presidente Eugenio Giani e il sottosegretario alla presidenza Bernard Dika, che legano l’investimento a una linea regionale più ampia: «Investire su presidi di protezione civile funzionali e moderni in tutti i Comuni della Toscana diffusa è una priorità per la Regione Toscana, perché ci consente una migliore la gestione delle emergenze. Siamo quindi felici di poter supportare il Comune di Montale con questo contributo significativo, finalizzato a delle opere che hanno a che fare direttamente con la sicurezza dei cittadini. Perfezionando la logistica infatti si ottiene una migliore risposta sul territorio in situazioni in cui la tempestività e l’efficienza organizzativa fanno la differenza».</p>]]> </content:encoded>
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<item>
<title>Accordo tra Casa Bianca e TotalEnergies: 1 miliardo di dollari dirottato dall’eolico offshore al settore fossile</title>
<link>https://www.eventi.news/accordo-tra-casa-bianca-e-totalenergies-1-miliardo-di-dollari-dirottato-dalleolico-offshore-al-settore-fossile</link>
<guid>https://www.eventi.news/accordo-tra-casa-bianca-e-totalenergies-1-miliardo-di-dollari-dirottato-dalleolico-offshore-al-settore-fossile</guid>
<description><![CDATA[ Il dipartimento degli Interni degli Stati Uniti e il colosso francese TotalEnergies hanno concordato di dirottare 1 miliardo di dollari di investimenti precedentemente assegnato al settore eolico offshore verso operazioni per estrarre maggiori quantitativi di combustibili fossili, che ormai è risaputo sono non solo drammaticamente inquinanti, ma anche più costosi delle alternative rinnovabili.
«Questo accordo rappresenta l’ennesima vittoria dell’impegno del presidente Trump a favore di un’energia accessibile e affidabile per tutti gli americani», si legge nel comunicato diramato dal segretario degli Interni Doug Burgum Houston e ripreso dall’agenzia Reuters. «L’eolico offshore è uno dei progetti più costosi, inaffidabili, dannosi per l’ambiente e dipendenti dai sussidi che siano mai stati imposti ai consumatori e ai contribuenti americani». Ma lo stesso corrispondente da Houston sottolinea che questo accordo segna una nuova strategia nell’ambito dell’ampio impegno dell’amministrazione Trump volto a ostacolare lo sviluppo dei progetti eolici offshore negli Stati Uniti, che il presidente americano ha definito in più costosi brutti, costosi e inefficienti. Salvo poi essere smentito e anche dagli stessi tribunali statunitensi.
Questo annuncio arriva infatti una decina di giorni dopo una serie di successi nel settore dell’eolico offshore che consentiranno di abbassare i prezzi dell’elettricità per gli americani. Il 13 marzo, Vineyard Wind nel Massachusetts ha completato la costruzione, mentre Revolution Wind nel Connecticut e nel Rhode Island ha iniziato ufficialmente a immettere energia a basso costo nella rete. Si prevede che i due progetti combinati forniranno oltre 1.500 MW di energia eolica pulita e nazionale, sufficiente ad alimentare 750.000 abitazioni in tutta la regione. L’amministrazione Trump ha inoltre subito cinque sconfitte consecutive in tribunale per i suoi ordini illegali volti a fermare lo sviluppo dell&#039;eolico offshore.
Ma Trump evidentemente vuole perseverare nella sua strategia inquinante e costosa. Nel dettaglio, in base al nuovo accordo gli Stati Uniti rimborseranno a Total circa 1 miliardo di dollari che la società ha pagato per l’acquisto di concessioni per l’eolico offshore, e TotalEnergies si è impegnata a non sviluppare nuovi progetti eolici offshore nel Paese, secondo quanto riportato in una dichiarazione del Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti.
Un’associazione di categoria del settore eolico offshore, Oceantic Network, ha criticato l’amministrazione Trump per aver utilizzato i fondi dei contribuenti al fine di bloccare i progetti. «Si tratta di una messinscena politica volta a nascondere il fatto che la capacità eolica offshore viene ritirata dalla pipeline in un momento in cui i prezzi dell&#039;energia stanno salendo alle stelle, anche se altri progetti eolici offshore continuano a fornire energia affidabile e conveniente alla rete”, ha dichiarato in un comunicato Sam Salustro, vicepresidente senior per le politiche e gli affari di mercato di Oceantic.
Total investirà 928 milioni di dollari nel 2026 nello sviluppo di quattro treni presso l’impianto di Gnl di Rio Grande in Texas, nonché nello sviluppo del petrolio convenzionale a monte nel Golfo degli Stati Uniti e nella produzione di gas di scisto, secondo quanto riportato nel comunicato.
A seguito di tali investimenti, gli Stati Uniti rescinderanno i contratti di locazione nell’area di Carolina Long Bay e nell’area di New York Bight, entrambi stipulati nel 2022, e rimborseranno Total.
Total ha pagato 795 milioni di dollari per il contratto di locazione di New York in un’asta da record durante l’amministrazione dell&#039;ex presidente Joe Biden, che ha attirato oltre 4 miliardi di dollari in offerte da parte del settore.
Il progetto Attentive Energy One nell’ambito del contratto di locazione è stato bloccato quando lo Stato di New York ha dichiarato che non avrebbe proceduto con l’aggiudicazione del contratto all’inizio del 2024. A un secondo progetto, Attentive Energy Two, è stato assegnato un contratto con il New Jersey nel gennaio 2024.
E ora Patrick Pouyanne, amministratore delegato di Total, ha affermato che l’eolico offshore non è la soluzione più conveniente per la produzione di energia elettrica negli Stati Uniti.
Di tutt’altro avviso gli esponenti della storica associazione americana Sierra club, che oltre a ricordare quanto l’eolico offshore sia conveniente, le sconfitte di Trump in tribunale e il fatto che questo settore rappresenta attualmente 25.000 posti di lavoro ben retribuiti per gli americani, dicono per bocca del vicedirettore legislativo Xavier Boatright: «Donald Trump sta distruggendo migliaia di posti di lavoro locali stabili e ben retribuiti, sprecando al contempo l’opportunità di ridurre le bollette elettriche delle famiglie. Se avesse un briciolo di attenzione per il popolo americano, indirizzerebbe gli investimenti verso soluzioni di energia rinnovabile basate sul buon senso, in grado di abbassare le bollette elettriche alle stelle e ridurre l’inquinamento tossico nell’aria e nell’acqua. L’eolico offshore è la strada maestra verso un futuro più economico e pulito, ed è ora che Donald Trump governi basandosi sui fatti piuttosto che sul suo impegno nei confronti delle aziende inquinanti». ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 14:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Accordo, tra, Casa, Bianca, TotalEnergies:, miliardo, dollari, dirottato, dall’eolico, offshore, settore, fossile</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/eolico_offshore_revolution_wind_%C3%98rsted.png" alt="" width="1440" height="440" loading="lazy"></p><p>Il dipartimento degli Interni degli Stati Uniti e il colosso francese TotalEnergies hanno concordato di dirottare 1 miliardo di dollari di investimenti precedentemente assegnato al settore eolico offshore verso operazioni per estrarre maggiori quantitativi di combustibili fossili, che ormai è risaputo sono non solo drammaticamente inquinanti, ma anche <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/56924-rinnovabili-il-91-dei-nuovi-progetti-ora-e-piu-economico-rispetto-alle-alternative-da-combustibili-fossili">più costosi</a> delle alternative rinnovabili.</p>
<p>«Questo accordo rappresenta l’ennesima vittoria dell’impegno del presidente Trump a favore di un’energia accessibile e affidabile per tutti gli americani», si legge nel comunicato diramato dal segretario degli Interni Doug Burgum Houston e ripreso <a href="https://www.reuters.com/business/energy/ceraweek-us-totalenergies-shift-1-billion-wind-oil-gas-2026-03-23/">dall’agenzia Reuters</a>. «L’eolico offshore è uno dei progetti più costosi, inaffidabili, dannosi per l’ambiente e dipendenti dai sussidi che siano mai stati imposti ai consumatori e ai contribuenti americani». Ma lo stesso corrispondente da Houston sottolinea che questo accordo segna una nuova strategia nell’ambito dell’ampio impegno dell’amministrazione Trump volto a ostacolare lo sviluppo dei progetti eolici offshore negli Stati Uniti, che il presidente americano ha definito in più costosi brutti, costosi e inefficienti. Salvo poi essere smentito e anche dagli stessi tribunali statunitensi.</p>
<p>Questo annuncio arriva infatti una decina di giorni dopo <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60726-usa-completato-il-parco-eolico-vineyard-wind-e-revolution-wind-ha-iniziato-a-fornire-elettricita-a-oltre-350-mila-case">una serie di successi nel settore dell’eolico offshore</a> che consentiranno di abbassare i prezzi dell’elettricità per gli americani. Il 13 marzo, Vineyard Wind nel Massachusetts ha completato la costruzione, mentre Revolution Wind nel Connecticut e nel Rhode Island ha iniziato ufficialmente a immettere energia a basso costo nella rete. Si prevede che i due progetti combinati forniranno oltre 1.500 MW di energia eolica pulita e nazionale, sufficiente ad alimentare 750.000 abitazioni in tutta la regione. L’amministrazione Trump ha inoltre subito <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/59913-mulini-a-vento-5-trump-0-tutti-i-parchi-eolici-offshore-in-costruzione-che-il-tycoon-voleva-bloccare-vanno-completati">cinque sconfitte consecutive</a> in tribunale per i suoi ordini illegali volti a fermare lo sviluppo dell'eolico offshore.</p>
<p>Ma Trump evidentemente vuole perseverare nella sua strategia inquinante e costosa. Nel dettaglio, in base al nuovo accordo gli Stati Uniti rimborseranno a Total circa 1 miliardo di dollari che la società ha pagato per l’acquisto di concessioni per l’eolico offshore, e TotalEnergies si è impegnata a non sviluppare nuovi progetti eolici offshore nel Paese, secondo quanto riportato in una dichiarazione del Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti.</p>
<p>Un’associazione di categoria del settore eolico offshore, Oceantic Network, ha criticato l’amministrazione Trump per aver utilizzato i fondi dei contribuenti al fine di bloccare i progetti. «Si tratta di una messinscena politica volta a nascondere il fatto che la capacità eolica offshore viene ritirata dalla pipeline in un momento in cui i prezzi dell'energia stanno salendo alle stelle, anche se altri progetti eolici offshore continuano a fornire energia affidabile e conveniente alla rete”, ha dichiarato in un comunicato Sam Salustro, vicepresidente senior per le politiche e gli affari di mercato di Oceantic.</p>
<p>Total investirà 928 milioni di dollari nel 2026 nello sviluppo di quattro treni presso l’impianto di Gnl di Rio Grande in Texas, nonché nello sviluppo del petrolio convenzionale a monte nel Golfo degli Stati Uniti e nella produzione di gas di scisto, secondo quanto riportato nel comunicato.</p>
<p>A seguito di tali investimenti, gli Stati Uniti rescinderanno i contratti di locazione nell’area di Carolina Long Bay e nell’area di New York Bight, entrambi stipulati nel 2022, e rimborseranno Total.</p>
<p>Total ha pagato 795 milioni di dollari per il contratto di locazione di New York in un’asta da record durante l’amministrazione dell'ex presidente Joe Biden, che ha attirato oltre 4 miliardi di dollari in offerte da parte del settore.</p>
<p>Il progetto Attentive Energy One nell’ambito del contratto di locazione è stato bloccato quando lo Stato di New York ha dichiarato che non avrebbe proceduto con l’aggiudicazione del contratto all’inizio del 2024. A un secondo progetto, Attentive Energy Two, è stato assegnato un contratto con il New Jersey nel gennaio 2024.</p>
<p>E ora Patrick Pouyanne, amministratore delegato di Total, ha affermato che l’eolico offshore non è la soluzione più conveniente per la produzione di energia elettrica negli Stati Uniti.</p>
<p>Di tutt’altro avviso gli esponenti della <a href="https://www.sierraclub.org/press-releases/2026/03/donald-trump-kneecaps-offshore-wind-amidst-renewable-victories">storica associazione americana Sierra club</a>, che oltre a ricordare quanto l’eolico offshore sia conveniente, le sconfitte di Trump in tribunale e il fatto che questo settore rappresenta attualmente 25.000 posti di lavoro ben retribuiti per gli americani, dicono per bocca del vicedirettore legislativo Xavier Boatright: «Donald Trump sta distruggendo migliaia di posti di lavoro locali stabili e ben retribuiti, sprecando al contempo l’opportunità di ridurre le bollette elettriche delle famiglie. Se avesse un briciolo di attenzione per il popolo americano, indirizzerebbe gli investimenti verso soluzioni di energia rinnovabile basate sul buon senso, in grado di abbassare le bollette elettriche alle stelle e ridurre l’inquinamento tossico nell’aria e nell’acqua. L’eolico offshore è la strada maestra verso un futuro più economico e pulito, ed è ora che Donald Trump governi basandosi sui fatti piuttosto che sul suo impegno nei confronti delle aziende inquinanti».</p>]]> </content:encoded>
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<title>Investimenti esteri? Sono sempre meno e solo in Paesi amici</title>
<link>https://www.eventi.news/investimenti-esteri-sono-sempre-meno-e-solo-in-paesi-amici</link>
<guid>https://www.eventi.news/investimenti-esteri-sono-sempre-meno-e-solo-in-paesi-amici</guid>
<description><![CDATA[ Si chiama “Tuscany day” ed è l’appuntamento che la Regione Toscana dedica ormai da quattro anni al tema degli investimenti esteri in Toscana, su spinta del dipartimento della Presidenza “Attrazione degli investimenti” guidato da Filippo Giabbani, che ha introdotto il convegno di quest’anno. Incontro supportato da un consistente studio di European House Ambrosetti (il Rapporto 2026) che fa il punto sullo stato degli investimenti esteri a scala globale e della situazione toscana.
Estremamente interessante la relazione introduttiva, svolta del dr Massimo Meloni (Chief of the Policy Research Section, Division on Investment and Enterprise, UNCTAD) che ha prima di tutto fatto il punto sul rapido cambiamento dell’assetto globale degli investimenti esteri in questi ultimi anni. Un cambiamento di cui in non addetto ai lavori possono intuire le dinamiche, ma che l’analista ha descritto in modo puntuale e per molti aspetti sorprendente.
Prima di tutto gli investimenti esteri (quelli che le aziende di un paese fanno in altri paesi) non godono negli ultimi tre anni di buona salute. A livello mondiale dopo due anni di crisi (2023/24) nel 2024 c’è stata una leggera ripresa, ma ormai gli investimenti esteri non trainano più la crescita del Pil globale.
Gli investimenti quindi sono sempre meno integrati nella catena del valore globale, si consolida l’export di prodotto, usando meno la leva della delocalizzazione produttiva.
Ma oltre a ridursi gli investimenti esteri si concentrano: in alcuni Paesi e in alcune filiere. Sempre di più e in modo rapido. Fenomeno chiaro e per molti aspetti preoccupante. Il 50% degli investimenti esteri globali oggi va in 6 Paesi: USA, Cina, Hong Kong, Canada, oltre a Lussemburgo e Singapore (ma questi due sono paesi che attraggono quasi esclusivamente investimenti finanziari). Solo pochi anni fa questi 6 Paesi accoglievano il 16% degli investimenti esteri totali. Il dato preoccupante è che questo trend di concentrazione esclude progressivamente i paesi in via di sviluppo, generando quindi ritardo nella attuazione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Il Gap globale è raddoppiato dal 2015. Gli investimenti esteri nei Paesi in via di sviluppo cono concentrati per il 75% nelle mani di soli 10 Paesi.  Cresce la diseguaglianza globale, mentre cresce la diseguaglianza sociale all’interno dei Paesi ricchi. 
Ma la concentrazione è anche di prodotto. Gli investimenti esteri sono concentrati su 5 settori strategici; digitale, intelligenza artificiale, microchip, materie prime critiche assorbono il 44% degli investimenti. Le due cose messe insieme indicano una concentrazione delle leve di sviluppo principali in pochi Paesi, con un aumento esponenziale dei differenziali di capitale tecnologico fra paesi ricchi e paesi poveri.
Molti sono i motivi si questo rapido cambiamento. Il rapporto ne indica tre, integrati fra loro.
Primo: le motivazioni geopolitiche. Molti Paesi si sono accordi che la globalizzazione li ha resi “vulnerabili”, il nuovo ordine mondiale non funziona più, le tensioni geopolitiche si moltiplicano e i Governi spingono per investimenti “friend shoring” (verso Paesi amici e affidabili), Near-shoring (verso Paesi vicini e limitrofi), Re-shoring (incentivato il rientro di impianti prodottivi nel proprio Paese).  Si punta ad investire in paesi amici e affidabili più che in aree a basso prezzo e alti margini.
Secondo: la spinta alla resilienza delle catene del valore.  Sia gli stati che le imprese traducono le instabilità geopolitiche in necessità di controllare meglio le catene del valore, materie prime, materiali critici, semiconduttori, componentistica strategica, stoccaggio dati, energia. Per questo si investe di più nel “riportare a casa “pezzi delle catene del valore, per troppo tempo affidate ad altri Paesi, ritenuti critici.
Terzo: il ritorno delle politiche industriali nazionali forti basate su un ritorno massiccio agli incentivi. Un fenomeno evidente negli ultimi anni come la tabella presentata dimostra.
Negli ultimi anni si è registrato un vero e proprio cambio di paradigma delle politiche globali, passando da logiche in buona parte di mercato a schemi di politica industriale guidati da policy maker, e orientamento da strategie politiche e governative. Una tendenza che ha guidato sia i Paesi OCSE che la stessa Cina. Se nel 2020 le scelte nascevano da una reazione alla Pandemia, dopo il trend si è consolidato per scelte politiche precise. Ma non tutti gli incentivi hanno la stessa efficacia. Alcuni incentivi da soli non funzionano. Servono infrastrutture, semplificazione, buona qualità delle amministrazioni.
Le politiche industriali non si sono limitate agli incentivi e alla protezione dei propri assest. Sono aumentate rapidamente le politiche di difesa e di protezione. Molti Governi hanno introdotto meccanismi di screening per controllate investimenti esteri mel proprio paese, applicando norme restrittive e blocchi. Fenomeno che non ha riguardato solo acquisizioni e fusione, ma tutte le penetrazioni di attori “stranieri”. Ultimamente si sono rafforzati anche gli screening sugli l&#039;investimenti in uscita, controllando l’export di know how verso Paesi critici. Lo hanno fatto gli USA ma lo sta facendo anche l’Unione Europea nei settori strategici.
Un&#039;altra preoccupazione legata a questa dinamica, molto chiara, riguarda l’indebolimento degli investimenti esteri nei settori industriali “maturi” e non più ritenuti strategici. Settori che pur essendo maturi, come la metalmeccanica, la chimica, la farmaceutica, la nautica, l’agroalimentare, la moda, non per questo non solo ancora importantissimi nelle economie moderne. Una scarsità di attenzioni che rischia di renderli marginali.
È a questo punto che le analisi iniziano a riguardare la Toscana, terra di export ma anche attrazione di investimenti esteri. Non basta essere aperti agli investimenti ma dobbiamo essere attrattivi per catene del valore specifico. Se da un lato dobbiamo proteggere e rafforzare settori industriali maturi (farmaceutico, cartario, tessile, nautica, chimica) potenziandone le capacità innovative di rigenerarsi e stare sui mercati internazionali, dobbiamo sempre di più essere capaci di attrarre investimento nei settori strategici. Come farlo? La ricetta è sempre la stessa: la Toscana è un territorio accogliente, con una rete di piccole e medie imprese di alta qualità, un capitale umano e una tradizione formativa solida, infrastrutture abbastanza evolute, una macchina istituzionale attiva e moderna. Ma non basta più. Serve una offerta energetica migliore basta sulle fonti rinnovabili, servizi ambientali di qualità, infrastrutture più efficaci (a partire dalla connettività), una macchina amministrativa più efficiente.  
Un dato allarma. Dal 1995 al 2022 il numero degli addetti in toscana a salario alto in settori ad alto valore si è ridotto del 10%. Al tempo stesso è aumentato del 10% il lavoro povero. Questo il gap da recuperare, in fretta. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 14:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Investimenti, esteri, Sono, sempre, meno, solo, Paesi, amici</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/investire_toscana.jpg" alt=""></p><p>Si chiama “Tuscany day” ed è l’appuntamento che la Regione Toscana dedica ormai da quattro anni al tema degli investimenti esteri in Toscana, su spinta del dipartimento della Presidenza “Attrazione degli investimenti” guidato da Filippo Giabbani, che ha introdotto il convegno di quest’anno. Incontro supportato da un consistente studio di European House Ambrosetti (il Rapporto 2026) che fa il punto sullo stato degli investimenti esteri a scala globale e della situazione toscana.</p>
<p>Estremamente interessante la relazione introduttiva, svolta del dr Massimo Meloni (Chief of the Policy Research Section, Division on Investment and Enterprise, UNCTAD) che ha prima di tutto fatto il punto sul rapido cambiamento dell’assetto globale degli investimenti esteri in questi ultimi anni. Un cambiamento di cui in non addetto ai lavori possono intuire le dinamiche, ma che l’analista ha descritto in modo puntuale e per molti aspetti sorprendente.</p>
<p>Prima di tutto gli investimenti esteri (quelli che le aziende di un paese fanno in altri paesi) non godono negli ultimi tre anni di buona salute. A livello mondiale dopo due anni di crisi (2023/24) nel 2024 c’è stata una leggera ripresa, ma ormai gli investimenti esteri non trainano più la crescita del Pil globale.</p>
<p>Gli investimenti quindi sono sempre meno integrati nella catena del valore globale, si consolida l’export di prodotto, usando meno la leva della delocalizzazione produttiva.</p>
<p>Ma oltre a ridursi gli investimenti esteri si concentrano: in alcuni Paesi e in alcune filiere. Sempre di più e in modo rapido. Fenomeno chiaro e per molti aspetti preoccupante. Il 50% degli investimenti esteri globali oggi va in 6 Paesi: USA, Cina, Hong Kong, Canada, oltre a Lussemburgo e Singapore (ma questi due sono paesi che attraggono quasi esclusivamente investimenti finanziari). Solo pochi anni fa questi 6 Paesi accoglievano il 16% degli investimenti esteri totali. Il dato preoccupante è che questo trend di concentrazione esclude progressivamente i paesi in via di sviluppo, generando quindi ritardo nella attuazione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Il Gap globale è raddoppiato dal 2015. Gli investimenti esteri nei Paesi in via di sviluppo cono concentrati per il 75% nelle mani di soli 10 Paesi.  Cresce la diseguaglianza globale, mentre cresce la diseguaglianza sociale all’interno dei Paesi ricchi. </p>
<p>Ma la concentrazione è anche di prodotto. Gli investimenti esteri sono concentrati su 5 settori strategici; digitale, intelligenza artificiale, microchip, materie prime critiche assorbono il 44% degli investimenti. Le due cose messe insieme indicano una concentrazione delle leve di sviluppo principali in pochi Paesi, con un aumento esponenziale dei differenziali di capitale tecnologico fra paesi ricchi e paesi poveri.</p>
<p>Molti sono i motivi si questo rapido cambiamento. Il rapporto ne indica tre, integrati fra loro.</p>
<p>Primo: le motivazioni geopolitiche. Molti Paesi si sono accordi che la globalizzazione li ha resi “vulnerabili”, il nuovo ordine mondiale non funziona più, le tensioni geopolitiche si moltiplicano e i Governi spingono per investimenti “friend shoring” (verso Paesi amici e affidabili), Near-shoring (verso Paesi vicini e limitrofi), Re-shoring (incentivato il rientro di impianti prodottivi nel proprio Paese).  Si punta ad investire in paesi amici e affidabili più che in aree a basso prezzo e alti margini.</p>
<p>Secondo: la spinta alla resilienza delle catene del valore.  Sia gli stati che le imprese traducono le instabilità geopolitiche in necessità di controllare meglio le catene del valore, materie prime, materiali critici, semiconduttori, componentistica strategica, stoccaggio dati, energia. Per questo si investe di più nel “riportare a casa “pezzi delle catene del valore, per troppo tempo affidate ad altri Paesi, ritenuti critici.</p>
<p>Terzo: il ritorno delle politiche industriali nazionali forti basate su un ritorno massiccio agli incentivi. Un fenomeno evidente negli ultimi anni come la tabella presentata dimostra.</p>
<p>Negli ultimi anni si è registrato un vero e proprio cambio di paradigma delle politiche globali, passando da logiche in buona parte di mercato a schemi di politica industriale guidati da policy maker, e orientamento da strategie politiche e governative. Una tendenza che ha guidato sia i Paesi OCSE che la stessa Cina. Se nel 2020 le scelte nascevano da una reazione alla Pandemia, dopo il trend si è consolidato per scelte politiche precise. Ma non tutti gli incentivi hanno la stessa efficacia. Alcuni incentivi da soli non funzionano. Servono infrastrutture, semplificazione, buona qualità delle amministrazioni.</p>
<p>Le politiche industriali non si sono limitate agli incentivi e alla protezione dei propri assest. Sono aumentate rapidamente le politiche di difesa e di protezione. Molti Governi hanno introdotto meccanismi di screening per controllate investimenti esteri mel proprio paese, applicando norme restrittive e blocchi. Fenomeno che non ha riguardato solo acquisizioni e fusione, ma tutte le penetrazioni di attori “stranieri”. Ultimamente si sono rafforzati anche gli screening sugli l'investimenti in uscita, controllando l’export di know how verso Paesi critici. Lo hanno fatto gli USA ma lo sta facendo anche l’Unione Europea nei settori strategici.</p>
<p>Un'altra preoccupazione legata a questa dinamica, molto chiara, riguarda l’indebolimento degli investimenti esteri nei settori industriali “maturi” e non più ritenuti strategici. Settori che pur essendo maturi, come la metalmeccanica, la chimica, la farmaceutica, la nautica, l’agroalimentare, la moda, non per questo non solo ancora importantissimi nelle economie moderne. Una scarsità di attenzioni che rischia di renderli marginali.</p>
<p>È a questo punto che le analisi iniziano a riguardare la Toscana, terra di export ma anche attrazione di investimenti esteri. Non basta essere aperti agli investimenti ma dobbiamo essere attrattivi per catene del valore specifico. Se da un lato dobbiamo proteggere e rafforzare settori industriali maturi (farmaceutico, cartario, tessile, nautica, chimica) potenziandone le capacità innovative di rigenerarsi e stare sui mercati internazionali, dobbiamo sempre di più essere capaci di attrarre investimento nei settori strategici. Come farlo? La ricetta è sempre la stessa: la Toscana è un territorio accogliente, con una rete di piccole e medie imprese di alta qualità, un capitale umano e una tradizione formativa solida, infrastrutture abbastanza evolute, una macchina istituzionale attiva e moderna. Ma non basta più. Serve una offerta energetica migliore basta sulle fonti rinnovabili, servizi ambientali di qualità, infrastrutture più efficaci (a partire dalla connettività), una macchina amministrativa più efficiente.  </p>
<p><span>Un dato allarma. Dal 1995 al 2022 il numero degli addetti in toscana a salario alto in settori ad alto valore si è ridotto del 10%. Al tempo stesso è aumentato del 10% il lavoro povero. Questo il gap da recuperare, in fretta.</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Animatori Laudato Si’ 2026: al via le iscrizioni online</title>
<link>https://www.eventi.news/animatori-laudato-si-2026-al-via-le-iscrizioni-online</link>
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<description><![CDATA[ SONO APERTE LE ISCRIZIONI AL CORSO DI FORMAZIONE 2026 PER ANIMATORI LAUDATO SI’. PROMOSSO DALL’OMONIMO MOVIMENTO. IL PERCORSO È DEDICATO ALLA SENSIBILIZZAZIONE AMBIENTALE E ALLA RESPONSABILITÀ SOCIALE. PRENDERÀ IL VIA IL 15 APRILE E SI SVOLGERÀ ONLINE PER QUATTRO SETTIMANE Le registrazioni resteranno aperte fino all’8 aprile e l’iniziativa è rivolta a tutte le persone […]
L&#039;articolo Animatori Laudato Si’ 2026: al via le iscrizioni online proviene da Il Giornale dell&#039;Ambiente. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 13:00:13 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>SONO APERTE LE ISCRIZIONI AL CORSO DI FORMAZIONE 2026 PER ANIMATORI LAUDATO SI’. PROMOSSO DALL’OMONIMO MOVIMENTO. IL PERCORSO È DEDICATO ALLA SENSIBILIZZAZIONE AMBIENTALE E ALLA RESPONSABILITÀ SOCIALE. PRENDERÀ IL VIA IL 15 APRILE E SI SVOLGERÀ ONLINE PER QUATTRO SETTIMANE Le registrazioni resteranno aperte fino all’8 aprile e l’iniziativa è rivolta a tutte le persone […]</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilgiornaledellambiente.it/ambiente-al-via-il-corso-2026-per-animatori-laudato-si-formazione-per-la-cura-della-casa-comune/">Animatori Laudato Si’ 2026: al via le iscrizioni online</a> proviene da <a href="https://ilgiornaledellambiente.it/">Il Giornale dell'Ambiente</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Zona Sensibile: dove arte, cultura e ambiente dialogano</title>
<link>https://www.eventi.news/zona-sensibile-dove-arte-cultura-e-ambiente-dialogano</link>
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<description><![CDATA[ ZONA SENSIBILE È UN NUOVO PROGETTO IN CUI CULTURA, ARTE E AMBIENTE VENGONO INTESI COME TERRITORI IN DIALOGO CONTINUO, ATTRAVERSATI DA DIFFERENZE CHE GENERANO SENSO. Un nuovo inserto a cura della giornalista, reporter e regista Rita Chessa per Il Giornale dell’Ambiente dove scrittura critica, ricerca artistica, scientifica e sociale partecipano a una stessa trama di […]
L&#039;articolo Zona Sensibile: dove arte, cultura e ambiente dialogano proviene da Il Giornale dell&#039;Ambiente. ]]></description>
<enclosure url="https://ilgiornaledellambiente.it/wp-content/uploads/2026/03/Copertina-Zona-Sensibile.png" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 13:00:12 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>ZONA SENSIBILE È UN NUOVO PROGETTO IN CUI CULTURA, ARTE E AMBIENTE VENGONO INTESI COME TERRITORI IN DIALOGO CONTINUO, ATTRAVERSATI DA DIFFERENZE CHE GENERANO SENSO. Un nuovo inserto a cura della giornalista, reporter e regista Rita Chessa per Il Giornale dell’Ambiente dove scrittura critica, ricerca artistica, scientifica e sociale partecipano a una stessa trama di […]</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilgiornaledellambiente.it/zona-sensibile-cultura-esposta-inserto-de-il-giornale-dellambiente/">Zona Sensibile: dove arte, cultura e ambiente dialogano</a> proviene da <a href="https://ilgiornaledellambiente.it/">Il Giornale dell'Ambiente</a>.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Prodotti da latte crudo: un documento scientifico valorizza sicurezza e benefici</title>
<link>https://www.eventi.news/prodotti-da-latte-crudo-un-documento-scientifico-valorizza-sicurezza-e-benefici</link>
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<description><![CDATA[ UN NUOVO DOCUMENTO TECNICO-SCIENTIFICO RIPORTA AL CENTRO DELL’ATTENZIONE IL RUOLO DEI PRODOTTI LATTIERO-CASEARI OTTENUTI DA LATTE CRUDO, CIOÈ NON PASTORIZZATO L’iniziativa è promossa da AIDA, ISDE, Slow Food Italia e SoZooAlp, che insieme sostengono un comparto fondamentale per il territorio e la salute. Il valore del latte crudo tra tradizione e sostenibilità I prodotti a base di latte crudo rappresentano […]
L&#039;articolo Prodotti da latte crudo: un documento scientifico valorizza sicurezza e benefici proviene da Il Giornale dell&#039;Ambiente. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 13:00:11 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Prodotti, latte, crudo:, documento, scientifico, valorizza, sicurezza, benefici</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>UN NUOVO DOCUMENTO TECNICO-SCIENTIFICO RIPORTA AL CENTRO DELL’ATTENZIONE IL RUOLO DEI PRODOTTI LATTIERO-CASEARI OTTENUTI DA LATTE CRUDO, CIOÈ NON PASTORIZZATO L’iniziativa è promossa da AIDA, ISDE, Slow Food Italia e SoZooAlp, che insieme sostengono un comparto fondamentale per il territorio e la salute. Il valore del latte crudo tra tradizione e sostenibilità I prodotti a base di latte crudo rappresentano […]</p>
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<title>Together in Action: comunità e clima al centro dell’Europa</title>
<link>https://www.eventi.news/together-in-action-comunita-e-clima-al-centro-delleuropa</link>
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<description><![CDATA[ A BRUXELLES TORNA “TOGETHER IN ACTION”, L’EVENTO ANNUALE DEL PATTO EUROPEO PER IL CLIMA, CHE RIUNISCE ISTITUZIONI, ESPERTI E CITTADINI. DUE GIORNATE DI CONFRONTO E PARTECIPAZIONE PER RAFFORZARE IL RUOLO DELLE COMUNITÀ NELLA TRANSIZIONE SOSTENIBILE, TRA POLITICHE CLIMATICHE, BUONE PRATICHE E INIZIATIVE DAL BASSO L’evento annuale del Patto Europeo per il Clima Il 24 e […]
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 13:00:11 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Together, Action:, comunità, clima, centro, dell’Europa</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>A BRUXELLES TORNA “TOGETHER IN ACTION”, L’EVENTO ANNUALE DEL PATTO EUROPEO PER IL CLIMA, CHE RIUNISCE ISTITUZIONI, ESPERTI E CITTADINI. DUE GIORNATE DI CONFRONTO E PARTECIPAZIONE PER RAFFORZARE IL RUOLO DELLE COMUNITÀ NELLA TRANSIZIONE SOSTENIBILE, TRA POLITICHE CLIMATICHE, BUONE PRATICHE E INIZIATIVE DAL BASSO L’evento annuale del Patto Europeo per il Clima Il 24 e […]</p>
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<title>Arrivati due prototteri africani: i pesci con i polmoni. Una delle sei specie esistenti sul pianeta</title>
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<description><![CDATA[ DUE NUOVI OSPITI HANNO PRESO POSTO IN HOUSE OF DRAGONS, AL PARCO NATURA VIVA. SI TRATTA DI DUE PROTOTTERI, OSSIA PESCI DOTATI SIA DI BRANCHIE SIA DI POLMONI, NATIVI DELL’AFRICA I “pesci prototteri africani” simbolo di sopravvivenza e adattamento dell’evoluzione Sono proprio due prototteri africani: appartenenti ad una delle sole sei specie di pesci esistenti, […]
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 13:00:11 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Arrivati, due, prototteri, africani:, pesci, con, polmoni., Una, delle, sei, specie, esistenti, sul, pianeta</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>DUE NUOVI OSPITI HANNO PRESO POSTO IN HOUSE OF DRAGONS, AL PARCO NATURA VIVA. SI TRATTA DI DUE PROTOTTERI, OSSIA PESCI DOTATI SIA DI BRANCHIE SIA DI POLMONI, NATIVI DELL’AFRICA I “pesci prototteri africani” simbolo di sopravvivenza e adattamento dell’evoluzione Sono proprio due prototteri africani: appartenenti ad una delle sole sei specie di pesci esistenti, […]</p>
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<title>Giornata Meteorologica Mondiale 2026: scienza, istituzioni e società si confrontano su clima e sostenibilità</title>
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<description><![CDATA[ LA GIORNATA METEOROLOGICA MONDIALE 2026, LUNEDI 23 MARZO, RAPPRESENTA UN MOMENTO DI CONFRONTO TRA SCIENZA, ISTITUZIONI E SOCIETÀ SUI TEMI DEL CLIMA E DELLA SOSTENIBILITÀ. L’EVENTO, OSPITATO A ROMA, METTE AL CENTRO IL RUOLO DELLE OSSERVAZIONI ATMOSFERICHE E DELLA RICERCA SCIENTIFICA PER COMPRENDERE IL PRESENTE E AFFRONTARE LE SFIDE FUTURE Un evento nazionale a Roma […]
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 13:00:11 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>LA GIORNATA METEOROLOGICA MONDIALE 2026, LUNEDI 23 MARZO, RAPPRESENTA UN MOMENTO DI CONFRONTO TRA SCIENZA, ISTITUZIONI E SOCIETÀ SUI TEMI DEL CLIMA E DELLA SOSTENIBILITÀ. L’EVENTO, OSPITATO A ROMA, METTE AL CENTRO IL RUOLO DELLE OSSERVAZIONI ATMOSFERICHE E DELLA RICERCA SCIENTIFICA PER COMPRENDERE IL PRESENTE E AFFRONTARE LE SFIDE FUTURE Un evento nazionale a Roma […]</p>
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<title>Rifiuti in plastica trasformati in asfalto stradale: l’esperimento delle Hawaii</title>
<link>https://www.eventi.news/rifiuti-in-plastica-trasformati-in-asfalto-stradale-lesperimento-delle-hawaii</link>
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<description><![CDATA[ Rifiuti domestici e reti per la pesca usati per produrre asfalto più flessibile e resistente. Ma attenzione alle microplastiche
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 13:00:09 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Rifiuti, plastica, trasformati, asfalto, stradale:, l’esperimento, delle, Hawaii</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Rifiuti domestici e reti per la pesca usati per produrre asfalto più flessibile e resistente. Ma attenzione alle microplastiche</p>
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<title>OMM sullo “Stato del clima globale 2025”: dal 2015 gli 11 anni i più caldi di sempre</title>
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<description><![CDATA[ Le crescenti concentrazioni di gas serra nell&#039;atmosfera nel 2024 hanno raggiunto i livelli più alti degli ultimi 800.000 anni. 
L&#039;articolo OMM sullo “Stato del clima globale 2025”: dal 2015 gli 11 anni i più caldi di sempre proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 13:00:09 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>OMM, sullo, “Stato, del, clima, globale, 2025”:, dal, 2015, gli, anni, più, caldi, sempre</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Le crescenti concentrazioni di gas serra nell'atmosfera nel 2024 hanno raggiunto i livelli più alti degli ultimi 800.000 anni. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.rinnovabili.it/clima-e-ambiente/cambiamenti-climatici/clima-globale-2025-11-anni-piu-caldi-di-sempre/">OMM sullo “Stato del clima globale 2025”: dal 2015 gli 11 anni i più caldi di sempre</a> proviene da <a href="https://www.rinnovabili.it/">Rinnovabili</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Lombardia, da oggi parte il sistema di monitoraggio per le CACER</title>
<link>https://www.eventi.news/lombardia-da-oggi-parte-il-sistema-di-monitoraggio-per-le-cacer</link>
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<description><![CDATA[ Definite modalità operative, strumenti e tempistiche per gestire dati e configurazioni delle comunità energetiche regionali.
L&#039;articolo Lombardia, da oggi parte il sistema di monitoraggio per le CACER proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 13:00:07 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Lombardia, oggi, parte, sistema, monitoraggio, per, CACER</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Definite modalità operative, strumenti e tempistiche per gestire dati e configurazioni delle comunità energetiche regionali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.rinnovabili.it/energia/comunita-energetiche-rinnovabili/sistema-monitoraggio-cacer-in-lombardia-come-funziona/">Lombardia, da oggi parte il sistema di monitoraggio per le CACER</a> proviene da <a href="https://www.rinnovabili.it/">Rinnovabili</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Vendite auto, Cina sorpassa Giappone a livello mondiale</title>
<link>https://www.eventi.news/vendite-auto-cina-sorpassa-giappone-a-livello-mondiale</link>
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<description><![CDATA[ 27 milioni di auto vendute nel mondo. Nel 2025 Cina è leader
L&#039;articolo Vendite auto, Cina sorpassa Giappone a livello mondiale proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 13:00:07 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Vendite, auto, Cina, sorpassa, Giappone, livello, mondiale</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>27 milioni di auto vendute nel mondo. Nel 2025 Cina è leader</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.rinnovabili.it/mobilita/automotive/vendite-auto-cina-sorpassa-giappone-a-livello-mondiale/">Vendite auto, Cina sorpassa Giappone a livello mondiale</a> proviene da <a href="https://www.rinnovabili.it/">Rinnovabili</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Well Done Agri&#45;business: l’Agritech solare che sta trasformando il Burkina Faso</title>
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<description><![CDATA[ Dall’Italia al cuore dell’Africa Occidentale: la storia di Ware Luther e Arsène Gambo, i due giovani innovatori che uniscono agromeccatronica e competenze locali per garantire l&#039;autosufficienza alimentare e combattere la siccità attraverso sistemi di irrigazione &quot;chiavi in mano&quot; e agricoltura 4.0.
L&#039;articolo Well Done Agri-business: l’Agritech solare che sta trasformando il Burkina Faso proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 13:00:06 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Well, Done, Agri-business:, l’Agritech, solare, che, sta, trasformando, Burkina, Faso</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Dall’Italia al cuore dell’Africa Occidentale: la storia di Ware Luther e Arsène Gambo, i due giovani innovatori che uniscono agromeccatronica e competenze locali per garantire l'autosufficienza alimentare e combattere la siccità attraverso sistemi di irrigazione "chiavi in mano" e agricoltura 4.0.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.rinnovabili.it/agrifood/agricoltura/well-done-agri-business-agritech-solare-burkina-faso/">Well Done Agri-business: l’Agritech solare che sta trasformando il Burkina Faso</a> proviene da <a href="https://www.rinnovabili.it/">Rinnovabili</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Iran, in 14 giorni di guerra più inquinamento da carbonio dell’Islanda in un anno</title>
<link>https://www.eventi.news/iran-in-14-giorni-di-guerra-piu-inquinamento-da-carbonio-dellislanda-in-un-anno</link>
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<description><![CDATA[ Dal 28 febbraio al 14 marzo, la guerra avrebbe causato 5.054.000 tonnellate di anidride carbonica, una cifra superiore all&#039;inquinamento da carbonio prodotto dall&#039;Islanda in tutto il 2024.
L&#039;articolo Iran, in 14 giorni di guerra più inquinamento da carbonio dell’Islanda in un anno proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 13:00:05 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Iran, giorni, guerra, più, inquinamento, carbonio, dell’Islanda, anno</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 28 febbraio al 14 marzo, la guerra avrebbe causato 5.054.000 tonnellate di anidride carbonica, una cifra superiore all'inquinamento da carbonio prodotto dall'Islanda in tutto il 2024.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.rinnovabili.it/clima-e-ambiente/inquinamento/inquinamento-di-guerra-iran-emissioni-co2/">Iran, in 14 giorni di guerra più inquinamento da carbonio dell’Islanda in un anno</a> proviene da <a href="https://www.rinnovabili.it/">Rinnovabili</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Via libera al piano francese da 4 mld per l’idrogeno low carbon</title>
<link>https://www.eventi.news/via-libera-al-piano-francese-da-4-mld-per-lidrogeno-low-carbon</link>
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<description><![CDATA[ La Commissione europea ha approvato, ai sensi delle norme UE in materia di aiuti di Stato, il programma francese a sostegno della produzione di idrogeno rinnovabile e a basse emissioni di carbonio
L&#039;articolo Via libera al piano francese da 4 mld per l’idrogeno low carbon proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 13:00:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Via, libera, piano, francese, mld, per, l’idrogeno, low, carbon</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>La Commissione europea ha approvato, ai sensi delle norme UE in materia di aiuti di Stato, il programma francese a sostegno della produzione di idrogeno rinnovabile e a basse emissioni di carbonio</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.rinnovabili.it/energia/idrogeno/idrogeno-basse-emissioni-incentivi-francia/">Via libera al piano francese da 4 mld per l’idrogeno low carbon</a> proviene da <a href="https://www.rinnovabili.it/">Rinnovabili</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Mercato auto UE: elettrico a quota 18,8%. In Italia è boom per le ibride plug&#45;in</title>
<link>https://www.eventi.news/mercato-auto-ue-elettrico-a-quota-188-in-italia-e-boom-per-le-ibride-plug-in</link>
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<description><![CDATA[ Secondo i dati Acea, il mercato europeo è in flessione, ma le auto elettriche, ibride e plug-in vanno molto bene. Gli italiani premiano in particolare le plug-in e le ibride
L&#039;articolo Mercato auto UE: elettrico a quota 18,8%. In Italia è boom per le ibride plug-in proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 13:00:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Mercato, auto, UE:, elettrico, quota, 18, 8., Italia, boom, per, ibride, plug-in</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo i dati Acea, il mercato europeo è in flessione, ma le auto elettriche, ibride e plug-in vanno molto bene. Gli italiani premiano in particolare le plug-in e le ibride</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.rinnovabili.it/mobilita/automotive/mercato-auto-ue-elettrico-a-quota-188-in-italia-e-boom-per-le-ibride-plug-in/">Mercato auto UE: elettrico a quota 18,8%. In Italia è boom per le ibride plug-in</a> proviene da <a href="https://www.rinnovabili.it/">Rinnovabili</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Conto Termico 3.0, chiarimenti su FV e NZEB in attesa della riapertura</title>
<link>https://www.eventi.news/conto-termico-30-chiarimenti-su-fv-e-nzeb-in-attesa-della-riapertura</link>
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<description><![CDATA[ In attesa della riapertura del Portaltermico 3.0, arrivano nuovi chiarimenti del GSE sul regime incentivante
L&#039;articolo Conto Termico 3.0, chiarimenti su FV e NZEB in attesa della riapertura proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 13:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Conto, Termico, 3.0, chiarimenti, NZEB, attesa, della, riapertura</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>In attesa della riapertura del Portaltermico 3.0, arrivano nuovi chiarimenti del GSE sul regime incentivante</p>
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</item>

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<title>Cotana, de Nigris e L’Abbate: RSE protagonista nei gruppi strategici del SET Plan</title>
<link>https://www.eventi.news/cotana-de-nigris-e-labbate-rse-protagonista-nei-gruppi-strategici-del-set-plan</link>
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<description><![CDATA[ Il contributo di RSE alla definizione delle priorità europee su bioenergie, sistemi energetici integrati e tecnologie in corrente continua.
L&#039;articolo Cotana, de Nigris e L’Abbate: RSE protagonista nei gruppi strategici del SET Plan proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 13:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Cotana, Nigris, L’Abbate:, RSE, protagonista, nei, gruppi, strategici, del, SET, Plan</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il contributo di RSE alla definizione delle priorità europee su bioenergie, sistemi energetici integrati e tecnologie in corrente continua.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.rinnovabili.it/mercato/le-aziende-informano/cotana-de-nigris-e-labbate-rse-protagonista-nei-gruppi-strategici-del-set-plan/">Cotana, de Nigris e L’Abbate: RSE protagonista nei gruppi strategici del SET Plan</a> proviene da <a href="https://www.rinnovabili.it/">Rinnovabili</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<item>
<title>Svelato il mistero del grande boato nel Gran Sasso</title>
<link>https://www.eventi.news/svelato-il-mistero-del-grande-boato-nel-gran-sasso</link>
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<description><![CDATA[ Uno studio scientifico appena pubblicato fa luce sull&#039;evento dell&#039;estate di tre anni fa: è stato l&#039;impetuoso movimento delle acque sotterranee ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 05:30:12 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Svelato, mistero, del, grande, boato, nel, Gran, Sasso</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[Uno studio scientifico appena pubblicato fa luce sull'evento dell'estate di tre anni fa: è stato l'impetuoso movimento delle acque sotterranee]]> </content:encoded>
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<title>Genetica: ecco perché i muli sono sterili</title>
<link>https://www.eventi.news/genetica-ecco-perche-i-muli-sono-sterili</link>
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<description><![CDATA[ Dal XVI secolo a oggi ci sono stati meno di 100 casi di muli che si riproducono: rari, ma non impossibili. Ecco perché. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 02:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Genetica:, ecco, perché, muli, sono, sterili</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[Lo si impara probabilmente già alle elementari: cavalli e asini possono accoppiarsi e riprodursi. Se il cavallo è femmina nascerà un mulo, se invece è maschio, un bardotto. Nessuno dei due è in grado di riprodursi, essendo il prodotto dell'accoppiamento tra due specie diverse. Senonché… non è sempre così. Quasi, certo; ma tra il XVI secolo e oggi ci sono una sessantina di casi documentati di muli che si sono riprodotti, l'ultimo dei quali recentissimo. Com'è possibile?
L'articolo prosegue dopo l'immagine. Eccezionali e irripetibili
C'è un motivo se la questione della riproduzione dei muli ci interessa così tanto: sono animali eccezionali. "Creati" per la prima volta in Anatolia nel 1.000 a.C., meno di un millennio dopo l'arrivo degli asini nella regione, i muli si rivelarono subito il meglio dei due mondi, per così dire: hanno la forza dei cavalli e la resilienza degli asini, in quello che i veterinari chiamano "vigore ibrido", vivono più a lungo dei cavalli, richiedono meno cibo e sono più bravi anche degli asini ad attraversare terreni pericolosi. In più, i muli resistono meglio di cavalli e asini al sole e alla pioggia.. Matematica impossibile: perché quel cromosoma "extra" blocca la vita
I tentativi di far riprodurre i muli tra loro, però, che vanno avanti fin da quando abbiamo ibridato asini e cavalli, sono sempre andati male, per ragioni genetiche e non solo. Se infatti è vero che asini e cavallo hanno un antenato comune, Dinohippus, è anche vero che da allora si sono allontanati parecchio dal punto di vista evolutivo, tanto che, per esempio, gli asini sono più vicini alle zebre che ai cavalli.. Inoltre, un cavallo ha 64 cromosomi, quindi 32 coppie, mentre un asino 62, 31 coppie: come risultato, i muli ne hanno 63 – 31 coppie e un cromosoma extra, che disturba la meiosi e rende impossibile la produzione di uova e spermatozoi.. Uno su dieci miliardi ce la fa
Impossibile o quasi: nel 1984, dopo una delle pochissime nascite di muli scientificamente documentate, il genetista Oliver Ryder stimò che le possibilità della nascita di un cucciolo di mulo fossero meno di una su dieci miliardi. Una combinazione che, tra aneddotica e casi effettivamente documentati, si è verificata circa 60 volte negli ultimi 500 anni.
Il problema non è quindi che la riproduzione nei muli sia impossibile: ci sono rarissimi casi nei quali gli ostacoli genetici legati alla loro natura ibrida vengono superati. Il problema è che, appunto, sono rarissimi, nonché al momento imprevedibili: i muli restano animali eccezionali che sappiamo creare ma non sappiamo come far riprodurre..]]> </content:encoded>
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<title>Il microbiota dei cani ci aiuterà con il cancro?</title>
<link>https://www.eventi.news/il-microbiota-dei-cani-ci-aiutera-con-il-cancro</link>
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<description><![CDATA[ Certi batteri nell’intestino dei cani possono aiutarci ad avere una prognosi anticipata sul cancro, e forse anche a prevenirlo. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 02:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>microbiota, dei, cani, aiuterà, con, cancro</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[E se il segreto per prevenire il cancro si nascondesse proprio nell'intestino dei nostri cani? Non è un'ipotesi azzardata, ma una possibilità concreta emersa da uno studio dell'Oregon College of Veterinary Medicine.
La ricerca, pubblicata su Veterinary Oncology, rivela lo stretto legame tra i batteri intestinali canini e la capacità del sistema immunitario di reagire ai tumori.. Batteri e tumori. Il cancro è diffuso (e letale) tra i cani tanto quanto tra gli umani: ogni anno, solo negli Stati Uniti, circa 6 milioni di cani ricevono una diagnosi di tumore, che è tra l'altro la prima causa di morte in assoluto tra gli animali domestici.
Sappiamo da tempo che, sia nei cani sia negli umani, il microbiota intestinale – cioè l'insieme di batteri, funghi e altri microrganismi che vivono nell'ultimo tratto dell'apparato digerente – è direttamente legato alla risposta immunitaria dell'individuo all'insorgere di un tumore.. Perché il vaccino funziona meglio in alcuni cani? Il team che ha condotto lo studio ha quindi lavorato con 51 cani in cura al Bridge Animal Referral Center, ai quali è stato somministrato un vaccino immunoterapeutico anticancro in fase di trial clinico. Si tratta di un vaccino che "collabora" con il sistema immunitario per contrastare il tumore, inibendo la produzione di due particolari proteine (che si chiamano EGFR e HER2) che vengono sovraprodotte da certi tipi di cancro. Il test ha dimostrato qualcosa di molto interessante in ottica di prevenzione: esistono (almeno) 11 diversi tipi di batteri che influenzano direttamente l'efficacia del vaccino.. Batteri buoni e batteri cattivi. Quattro di questi batteri portano buone notizie: la loro presenza è associata a un'aumentata efficacia del trattamento (che quindi "allunga la vita" dei cani). Gli altri sette, invece, sono collegati a una minor efficacia del trattamento, e quindi a una sopravvivenza più breve. Tutto questo indipendentemente dal tipo di cancro e anche dalla razza del cane.
Questo suggerisce che il microbiota dei cani contribuisca direttamente a modulare la risposta immunitaria a un tumore: sapere cosa contiene potrebbe aiutarci a capire in anticipo quanto sarà efficace un trattamento.. Il prossimo passo: "manipolare" il cancro? Quello che ancora non sappiamo è come i singoli batteri influenzino la risposta immunitaria, e perché portino a una maggiore o minore efficacia del vaccino. Scoprirlo potrebbe aiutarci, come scrivono gli autori, a "manipolare" il cancro, aiutando l'organismo a contrastarne la crescita; e l'aspetto più interessante è che questo metodo potrebbe funzionare non solo per i cani ma anche per gli umani..]]> </content:encoded>
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<title>Progettare l’area verde: armonia e funzionalità nel giardino di casa</title>
<link>https://www.eventi.news/progettare-larea-verde-armonia-e-funzionalita-nel-giardino-di-casa</link>
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<description><![CDATA[ Spesso si commette l’errore di considerare il giardino come un semplice contorno dell’abitazione, quando in realtà rappresenta un potenziale enorme per ogni casa. Una progettazione consapevole non si limita a disporre qualche pianta in modo ordinato, ma punta a creare un ambiente dove ogni metro quadro abbia uno scopo preciso, rendendo l’esterno una vera estensione […]
L&#039;articolo Progettare l’area verde: armonia e funzionalità nel giardino di casa è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 19:00:15 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Progettare, l’area, verde:, armonia, funzionalità, nel, giardino, casa</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/23/progettare-area-verde-giardino/" title="Progettare l’area verde: armonia e funzionalità nel giardino di casa" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/casette-giardino.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="casette da giardino" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/casette-giardino.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/casette-giardino-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/casette-giardino-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/casette-giardino-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p>Spesso si commette l’errore di considerare il <strong>giardino</strong> come un semplice contorno dell’abitazione, quando in realtà rappresenta un potenziale enorme per ogni casa.</p>
<p>Una progettazione consapevole non si limita a disporre qualche pianta in modo ordinato, ma punta a creare un ambiente dove ogni metro quadro abbia uno scopo preciso, rendendo l’esterno una vera <strong>estensione della zona giorno</strong>.</p>
<p>Nel definire questo <strong>equilibrio tra estetica e praticità</strong>, bisogna saper integrare elementi che risolvano le necessità logistiche senza rovinare l’impatto visivo del paesaggio.</p>
<p>In quest’ottica, la scelta di strutture dedicate al ricovero degli attrezzi o allo svago diventa centrale: valutare con attenzione <a href="https://www.bricoshop24.it/casette-e-box-da-giardino" target="_blank" rel="noopener">le casette da giardino in vendita da Bricoshop24</a> permette, per esempio, di inserire nel proprio progetto un volume armonioso che unisce l’utilità del deposito alla cura del design, evitando che il disordine tipico del giardinaggio comprometta la bellezza dell’area relax.</p>
<h2>Organizzazione degli spazi e scelta delle piante</h2>
<p>Il segreto per un giardino che funzioni davvero risiede nella <strong>gerarchia degli spazi</strong>. Prima ancora di acquistare piante o arredi, è fondamentale tracciare delle linee di confine ideali tra le zone dedicate alla convivialità, quelle destinate al gioco e i settori più tecnici.</p>
<p>Una buona regola è quella di posizionare le aree di <strong>riposo nei punti più ombreggiati</strong> <strong>o protetti</strong> della proprietà, magari separandole dal resto del prato attraverso siepi basse o bordure fiorite che creino un senso di intimità.</p>
<p>Per quanto riguarda la vegetazione, il suggerimento è quello di privilegiare specie che richiedano una <strong>manutenzione sostenibile</strong> e che offrano una <strong>mutazione cromatica interessante</strong> durante tutto l’anno.</p>
<p>Alternare <strong>piante perenni ad arbusti</strong> che fioriscono in periodi diversi assicura che il giardino non risulti mai spoglio o monotono, trasformandosi in un ecosistema vivo e in costante mutamento.</p>
<h2>Il ruolo delle casette tra estetica e organizzazione pratica</h2>
<p>Inserire una <strong>casetta</strong> nel proprio giardino è una scelta che risponde a una <strong>necessità logistica</strong> innegabile, ma che può trasformarsi in un’<strong>opportunità di arredo </strong>straordinaria.</p>
<p>Non bisogna, infatti, vederla solo come il posto dove conservare il tosaerba o i sacchi di terriccio; se scelta con <strong>materiali di qualità</strong> e <strong>linee coerenti</strong> con lo stile della casa, questa struttura diventa un punto focale del design esterno.</p>
<p>Collocarla in un <strong>angolo strategico</strong>, magari valorizzata da un piccolo sentiero in pietra o circondata da piante rampicanti come il gelsomino o il glicine, contribuisce a creare un senso di ordine e cura.</p>
<p>Avere un luogo dedicato dove riporre ogni strumento non serve solo a proteggere l’investimento fatto negli attrezzi, ma garantisce che il prato e le aree calpestabili restino sgombre, pulite e pronte per essere vissute in qualsiasi momento.</p>
<h2>Trasformare il giardino in uno spazio per hobby e relax</h2>
<p>Le moderne concezioni di outdoor design vedono le strutture da giardino evolversi in <strong>spazi multifunzionali </strong>che vanno ben oltre il semplice magazzino.</p>
<p>Una casetta ben isolata e illuminata può facilmente trasformarsi in un piccolo atelier per la pittura, in un laboratorio di falegnameria o in una zona dedicata allo yoga e alla meditazione, lontana dai rumori della vita domestica.</p>
<p>Arredare i dintorni di questi volumi con <strong>luci soffuse</strong>, <strong>poltrone da esterno</strong> in materiali naturali come il rattan e qualche <strong>fioriera colorata</strong> aiuta a definire un’atmosfera accogliente e privata.</p>
<p>Puntare sulla qualità degli elementi strutturali e sulla coerenza stilistica di ogni componente è l’unico modo per ottenere un giardino che non sia solo bello da guardare, ma che diventi il vero <strong>cuore pulsante della casa</strong> durante la bella stagione.</p>
<p><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F23%2Fprogettare-area-verde-giardino%2F&linkname=Progettare%20l%E2%80%99area%20verde%3A%20armonia%20e%20funzionalit%C3%A0%20nel%20giardino%20di%20casa" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F23%2Fprogettare-area-verde-giardino%2F&linkname=Progettare%20l%E2%80%99area%20verde%3A%20armonia%20e%20funzionalit%C3%A0%20nel%20giardino%20di%20casa" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_bluesky" href="https://www.addtoany.com/add_to/bluesky?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F23%2Fprogettare-area-verde-giardino%2F&linkname=Progettare%20l%E2%80%99area%20verde%3A%20armonia%20e%20funzionalit%C3%A0%20nel%20giardino%20di%20casa" title="Bluesky" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F23%2Fprogettare-area-verde-giardino%2F&linkname=Progettare%20l%E2%80%99area%20verde%3A%20armonia%20e%20funzionalit%C3%A0%20nel%20giardino%20di%20casa" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_threads" href="https://www.addtoany.com/add_to/threads?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F23%2Fprogettare-area-verde-giardino%2F&linkname=Progettare%20l%E2%80%99area%20verde%3A%20armonia%20e%20funzionalit%C3%A0%20nel%20giardino%20di%20casa" title="Threads" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F23%2Fprogettare-area-verde-giardino%2F&linkname=Progettare%20l%E2%80%99area%20verde%3A%20armonia%20e%20funzionalit%C3%A0%20nel%20giardino%20di%20casa" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_telegram" href="https://www.addtoany.com/add_to/telegram?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F23%2Fprogettare-area-verde-giardino%2F&linkname=Progettare%20l%E2%80%99area%20verde%3A%20armonia%20e%20funzionalit%C3%A0%20nel%20giardino%20di%20casa" title="Telegram" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F23%2Fprogettare-area-verde-giardino%2F&linkname=Progettare%20l%E2%80%99area%20verde%3A%20armonia%20e%20funzionalit%C3%A0%20nel%20giardino%20di%20casa" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F23%2Fprogettare-area-verde-giardino%2F&title=Progettare%20l%E2%80%99area%20verde%3A%20armonia%20e%20funzionalit%C3%A0%20nel%20giardino%20di%20casa" data-a2a-url="https://www.greenplanner.it/2026/03/23/progettare-area-verde-giardino/" data-a2a-title="Progettare l’area verde: armonia e funzionalità nel giardino di casa"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/23/progettare-area-verde-giardino/">Progettare l’area verde: armonia e funzionalità nel giardino di casa</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.greenplanner.it/">GreenPlanner Magazine</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Pirotecnica a fine vita: sicurezza ed economia circolare garantita dal sistema CoGePir</title>
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<description><![CDATA[ Gestione dei rifiuti pirotecnici: il riconoscimento istituzionale del sistema CoGePir rafforza in Italia la gestione di questi materiali, con impatti rilevanti su sicurezza pubblica, tracciabilità e tutela ambientale Nel dibattito sulla gestione dei rifiuti speciali, esiste una categoria spesso trascurata ma ad alto potenziale di rischio: quella dei materiali pirotecnici a fine vita. Un ambito […]
L&#039;articolo Pirotecnica a fine vita: sicurezza ed economia circolare garantita dal sistema CoGePir è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 19:00:14 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Pirotecnica, fine, vita:, sicurezza, economia, circolare, garantita, dal, sistema, CoGePir</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/23/pirotecnica-fine-vita-cogepir/" title="Pirotecnica a fine vita: sicurezza ed economia circolare garantita dal sistema CoGePir" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/prodotti-pirotecnici-cogepir.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="prodotti pirotecnici" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/prodotti-pirotecnici-cogepir.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/prodotti-pirotecnici-cogepir-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/prodotti-pirotecnici-cogepir-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/prodotti-pirotecnici-cogepir-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Gestione dei rifiuti pirotecnici: il riconoscimento istituzionale del sistema CoGePir rafforza in Italia la gestione di questi materiali, con impatti rilevanti su sicurezza pubblica, tracciabilità e tutela ambientale</em></p>
<p>Nel dibattito sulla <a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/16/tracciabilita-rifiuti-aziendali-rentri-xfir/" target="_blank" rel="noopener"><strong>gestione dei rifiuti speciali</strong></a>, esiste una categoria spesso trascurata ma ad alto potenziale di rischio: quella dei <strong>materiali pirotecnici a fine vita</strong>. Un ambito che richiede un equilibrio rigoroso tra sicurezza pubblica e tutela ambientale, oggi rafforzato dal <strong>riconoscimento istituzionale del consorzio CoGePir</strong>.</p>
<p>Con il Decreto Ministeriale 2 febbraio 2026 n. 32, il <strong>Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica</strong> ha attribuito al consorzio una nuova configurazione giuridica: <strong>da sistema volontario a soggetto di diritto privato con funzione pubblica</strong>.</p>
<p>Si tratta di un passaggio che formalizza un ruolo già centrale nella gestione di una filiera complessa e altamente regolata.</p>
<h2>Gestione dei rifiuti pirotecnici, una filiera diffusa e trasversale</h2>
<p>Ridurre la pirotecnica ai soli fuochi artificiali sarebbe fuorviante. I dispositivi interessati comprendono una vasta gamma di applicazioni: <strong>segnalazione nautica, sicurezza ferroviaria, sistemi industriali, dotazioni agricole</strong>, fino a componenti di uso quotidiano come <strong>airbag e dispositivi antifurto fumogeni</strong>.</p>
<p>Quando questi prodotti diventano <strong>rifiuti</strong> – per scadenza naturale o a seguito di sequestro e successivo ordine di distruzione dell’autorità giudiziaria – assumono la classificazione di <strong>rifiuti esplodenti</strong>, imponendo procedure rigorose e operatori altamente specializzati.</p>
<p>Il <strong>settore pirotecnico</strong> rappresenta un unicum nel panorama italiano, poiché soggetto contemporaneamente a due pilastri normativi: il <strong>Testo Unico Ambientale</strong> e il <strong>Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza</strong>.</p>
<p>Questo doppio presidio implica requisiti stringenti in termini di autorizzazioni, tracciabilità e gestione operativa. Il <strong>CoGePir nasce proprio per rispondere a tali obblighi</strong>, in attuazione del Decreto Interministeriale 12 maggio 2016 n. 101, aggregando produttori e importatori chiamati a garantire la corretta gestione dei prodotti immessi sul mercato.</p>
<p>L’adesione al sistema consortile è obbligatoria, configurandosi come condizione necessaria per assicurare la tracciabilità lungo l’intero ciclo di vita dei dispositivi e prevenire rischi per la collettività.</p>
<h2>Crescita dei volumi e capacità operativa</h2>
<p>I dati più recenti evidenziano una crescita costante delle quantità gestite. Nel <strong>2025 il consorzio ha raccolto e avviato a distruzione 51.426 chilogrammi di materiali pirotecnici</strong>, in aumento rispetto ai 48.745 kg del 2024 e ai 39.943 kg del 2023. Un trend che riflette sia l’ampliamento delle attività di controllo sia una maggiore adesione al sistema.</p>
<p>Parallelamente, si rafforza il ruolo operativo nella gestione dei materiali sequestrati. <strong>Nel solo 2025 le Forze dell’Ordine hanno affidato al Consorzio oltre 9.265 kg di dispositivi</strong>, cui si aggiungono ulteriori 5.946 kg già registrati nei primi mesi dell’anno successivo.</p>
<p>Il <strong>modello CoGePir si fonda su una filiera strutturata e controllata</strong>: raccolta dedicata, trasporto autorizzato, depositi esplosivi certificati e distruzione in impianti specializzati.</p>
<p>Particolarmente rilevante è la disponibilità di almeno un deposito per esplosivi in ogni regione italiana, messo a disposizione delle autorità di pubblica sicurezza per la custodia giudiziale.</p>
<p>Questa infrastruttura consente non solo di gestire in sicurezza i rifiuti, ma anche di supportare le attività investigative e giudiziarie, garantendo continuità operativa e riduzione dei rischi.</p>
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<title>Contributi agricoli illeciti in Sicilia: maxi sequestro dei Carabinieri</title>
<link>https://www.eventi.news/contributi-agricoli-illeciti-in-sicilia-maxi-sequestro-dei-carabinieri</link>
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<description><![CDATA[ Un’indagine coordinata dalla Procura europea ha portato al sequestro di oltre 1,4 milioni di euro per presunte frodi sui contributi Pac (politica agricola comune) nel settore zootecnico siciliano Un sistema agricolo che ambisce alla sostenibilità economica e ambientale non può prescindere da un rigoroso rispetto delle regole che governano l’accesso alle risorse pubbliche. In tale […]
L&#039;articolo Contributi agricoli illeciti in Sicilia: maxi sequestro dei Carabinieri è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 19:00:14 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Contributi, agricoli, illeciti, Sicilia:, maxi, sequestro, dei, Carabinieri</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/23/contributi-agricoli-illeciti-sicilia/" title="Contributi agricoli illeciti in Sicilia: maxi sequestro dei Carabinieri" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/frode-pac.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="frode pac in sicilia" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/frode-pac.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/frode-pac-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/frode-pac-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/frode-pac-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Un’indagine coordinata dalla Procura europea ha portato al sequestro di oltre 1,4 milioni di euro per presunte frodi sui contributi Pac (politica agricola comune) nel settore zootecnico siciliano</em></p>
<p>Un sistema agricolo che ambisce alla <a href="https://www.greenplanner.it/sostenibilita/" target="_blank" rel="noopener"><strong>sostenibilità economica e ambientale</strong></a> non può prescindere da un <strong>rigoroso rispetto delle regole</strong> che governano l’accesso alle risorse pubbliche.</p>
<p>In tale prospettiva si inserisce l’<strong>operazione Grazing Code 2</strong>, che evidenzia <strong>criticità strutturali nei meccanismi di controllo dei contributi comunitari</strong> destinati al comparto primario.</p>
<p>Il <strong>reparto Carabinieri per la Tutela Agroalimentare di Messina</strong> ha dato esecuzione a un <strong>decreto di sequestro preventivo</strong> emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Enna, su richiesta della Procura europea – ufficio dei procuratori europei delegati per la Sicilia con sede a Palermo.</p>
<p>Il provvedimento ha riguardato <strong>beni e disponibilità finanziarie</strong>, anche per equivalente, riconducibili a dieci imprenditori agricoli operanti nella provincia di Messina.</p>
<p>L’entità del sequestro è significativa: oltre 1,4 milioni di euro, comprensivi anche di 782 titoli di pagamento relativi ai cosiddetti diritti all’aiuto. Tali somme, secondo l’impostazione accusatoria, costituirebbero il <strong>profitto illecito derivante da una truffa aggravata ai danni dei fondi pubblici destinati all’agricoltura</strong>.</p>
<p>Le indagini, condotte nell’ambito del <strong>Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari Carabinieri</strong>, hanno portato alla luce un <strong>meccanismo fraudolento basato sull’alterazione delle dichiarazioni relative al pascolamento del bestiame</strong>.</p>
<p>Gli allevatori coinvolti avrebbero infatti attestato, nelle <strong>domande di contributo della Politica Agricola Comune</strong> (Pac), di aver effettuato attività di pascolo su superfici esterne ai propri terreni aziendali.</p>
<p>Elemento centrale della vicenda è la <strong>mancata attivazione del cosiddetto codice pascolo</strong>, requisito tecnico indispensabile per certificare ufficialmente la movimentazione degli animali. Tale omissione avrebbe consentito di <strong>eludere i controlli veterinari previsti dalla normativa vigente</strong>, impedendo alle autorità sanitarie di verificare la reale presenza del bestiame sui terreni dichiarati.</p>
<p>Il sistema si sarebbe fondato sull’<strong>utilizzo di autodichiarazioni finalizzate a simulare attività di pascolamento mai avvenute</strong> o non adeguatamente documentate. In assenza del codice pascolo, infatti, non si attiva automaticamente l’obbligo di controllo da parte dei servizi veterinari delle aziende sanitarie locali, determinando un vuoto operativo sfruttato per aggirare i presidi di legalità.</p>
<p>La normativa europea e nazionale stabilisce con chiarezza che l’accesso ai contributi è subordinato al rispetto di requisiti oggettivi, tra cui la dimostrazione del pascolamento effettivo per un determinato periodo.</p>
<p><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F23%2Fcontributi-agricoli-illeciti-sicilia%2F&linkname=Contributi%20agricoli%20illeciti%20in%20Sicilia%3A%20maxi%20sequestro%20dei%20Carabinieri" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F23%2Fcontributi-agricoli-illeciti-sicilia%2F&linkname=Contributi%20agricoli%20illeciti%20in%20Sicilia%3A%20maxi%20sequestro%20dei%20Carabinieri" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_bluesky" href="https://www.addtoany.com/add_to/bluesky?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F23%2Fcontributi-agricoli-illeciti-sicilia%2F&linkname=Contributi%20agricoli%20illeciti%20in%20Sicilia%3A%20maxi%20sequestro%20dei%20Carabinieri" title="Bluesky" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F23%2Fcontributi-agricoli-illeciti-sicilia%2F&linkname=Contributi%20agricoli%20illeciti%20in%20Sicilia%3A%20maxi%20sequestro%20dei%20Carabinieri" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_threads" href="https://www.addtoany.com/add_to/threads?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F23%2Fcontributi-agricoli-illeciti-sicilia%2F&linkname=Contributi%20agricoli%20illeciti%20in%20Sicilia%3A%20maxi%20sequestro%20dei%20Carabinieri" title="Threads" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F23%2Fcontributi-agricoli-illeciti-sicilia%2F&linkname=Contributi%20agricoli%20illeciti%20in%20Sicilia%3A%20maxi%20sequestro%20dei%20Carabinieri" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_telegram" href="https://www.addtoany.com/add_to/telegram?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F23%2Fcontributi-agricoli-illeciti-sicilia%2F&linkname=Contributi%20agricoli%20illeciti%20in%20Sicilia%3A%20maxi%20sequestro%20dei%20Carabinieri" title="Telegram" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F23%2Fcontributi-agricoli-illeciti-sicilia%2F&linkname=Contributi%20agricoli%20illeciti%20in%20Sicilia%3A%20maxi%20sequestro%20dei%20Carabinieri" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F23%2Fcontributi-agricoli-illeciti-sicilia%2F&title=Contributi%20agricoli%20illeciti%20in%20Sicilia%3A%20maxi%20sequestro%20dei%20Carabinieri" data-a2a-url="https://www.greenplanner.it/2026/03/23/contributi-agricoli-illeciti-sicilia/" data-a2a-title="Contributi agricoli illeciti in Sicilia: maxi sequestro dei Carabinieri"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/23/contributi-agricoli-illeciti-sicilia/">Contributi agricoli illeciti in Sicilia: maxi sequestro dei Carabinieri</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.greenplanner.it/">GreenPlanner Magazine</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>A Bellagio, dove leader e artisti lavorano insieme sulle sfide globali</title>
<link>https://www.eventi.news/a-bellagio-dove-leader-e-artisti-lavorano-insieme-sulle-sfide-globali</link>
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<description><![CDATA[ Elena Gelosa, una vita in consulenza strategica e in Bocconi, è ora amministratore delegato del Bellagio Center della Fondazione Rockefeller sul lago di Como. Ecco alcuni highlight per le candidature al programma di residenza È da molte primavere che la Rockefeller Foundation annuncia le nuove call per partecipare alle residenze a Bellagio. Qui, nella magnifica […]
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<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 19:00:14 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Bellagio, dove, leader, artisti, lavorano, insieme, sulle, sfide, globali</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/23/bellagio-leader-artisti-sfide-globali/" title="A Bellagio, dove leader e artisti lavorano insieme sulle sfide globali" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/bellagio-center-1.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="bellagio center" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/bellagio-center-1.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/bellagio-center-1-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/bellagio-center-1-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/bellagio-center-1-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Elena Gelosa, una vita in consulenza strategica e in Bocconi, è ora amministratore delegato del Bellagio Center della Fondazione Rockefeller sul lago di Como. Ecco alcuni highlight per le candidature al programma di residenza</em></p>
<p>È da molte primavere che la <strong>Rockefeller Foundation</strong> annuncia le nuove call per partecipare alle <strong>residenze a Bellagio</strong>. Qui, nella magnifica dimora che fu dei Serbelloni e poi della principessa americana Ella Walker della Torre Tasso, i più meritevoli vivono un’<strong>esperienza di 4 settimane</strong> per dedicarsi in modo focalizzato al proprio progetto.</p>
<p>Quindi, se avete un progetto in linea con la mission della Fondazione, che ha come obiettivo il <strong>miglioramento del benessere dell’umanità</strong>, potete accedere all’application per essere selezionati.</p>
<p>Non è facile essere scelti, ma conviene provare, perché in gioco c’è la possibilità di vivere un’esperienza unica.</p>
<p>Per saperne di più abbiamo incontrato <strong>Elena Gelosa</strong>, senior vice president e Ad del <strong>Bellagio Center</strong> della Rockefeller Foundation. Una manager che ha iniziato la sua carriera formandosi in  Bocconi. Ma qui è quasi un altro mondo…</p>
<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-165938 aligncenter" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/elena-gelosa-2.jpg" alt="Elena Gelosa" width="1200" height="800" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/elena-gelosa-2.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/elena-gelosa-2-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/elena-gelosa-2-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/elena-gelosa-2-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></p>
<p><strong>Avete appena chiuso le candidature per il programma 2027 del Bellagio Center. E Chi può candidarsi e quali sono gli obiettivi della Rockefeller Foundation?</strong></p>
<p>La <strong>Rockefeller Foundation</strong> nasce nel 1913 con una visione molto chiara: ogni persona ha un valore e un potenziale da sviluppare, e il progresso deve generare benefici diffusi per l’umanità.</p>
<p>Oggi lavoriamo su grandi sfide globali come il benessere delle persone, l’<a href="https://www.greenplanner.it/agricoltura-sostenibile/" target="_blank" rel="noopener">agricoltura sostenibile</a>, la finanza responsabile, l’energia e il clima.</p>
<p>La call per le residenze 2027 è stata <strong>aperta fino al 20 marzo 2026 per la fase di Expression of Interest</strong>. Possono candidarsi studiosi, ricercatori, scrittori, artisti, imprenditori sociali e leader civici da qualsiasi parte del mondo, purché stiano lavorando su progetti che possano avere un impatto reale su questioni globali.</p>
<p><strong>Ogni anno selezioniamo circa un centinaio di residenti</strong>. Non guardiamo solo all’eccellenza individuale, ma alla capacità delle persone di incidere su sistemi più ampi: politiche pubbliche, cultura, economia, scienza.</p>
<p><strong>In concreto, come supportate i residenti durante la loro permanenza a Bellagio?</strong></p>
<p>La residenza dura circa quattro settimane ed è, prima di tutto, <strong>un grant di lavoro</strong>. Chi viene a Bellagio arriva con un progetto preciso da sviluppare: un libro, un paper, un framework di policy, un’opera artistica.</p>
<p>Ogni mese ospitiamo <strong>14 residenti, </strong>che hanno la possibilità di arricchire se stessi e il proprio progetto attraverso la <strong>cross-fertilization</strong>: economisti, scienziati, artisti e leader sociali lavorano fianco a fianco.</p>
<p>Questa diversità produce conversazioni che raramente accadono altrove. E spesso da queste conversazioni nascono nuove collaborazioni o idee che cambiano direzione ai progetti.</p>
<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-165929 aligncenter" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/bellagio-residents.jpg" alt="residenti bellagio center" width="1200" height="800" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/bellagio-residents.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/bellagio-residents-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/bellagio-residents-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/bellagio-residents-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></p>
<p><strong>Il Bellagio Center è spesso descritto come un luogo unico. Cosa lo distingue da altre fondazioni o programmi simili?</strong></p>
<p>La nostra peculiarità è proprio questa combinazione di fattori. Da una parte c’è la <strong>storia della Rockefeller Foundation</strong> e il suo impegno nel generare impatto globale.</p>
<p>Dall’altra c’è <strong>Bellagio</strong>, con un patrimonio culturale e paesaggistico straordinario: la residenza si svolge nella storica <strong>Villa Serbelloni</strong>, immersa in oltre 50 acri di parco sul Lago di Como. Ma il <strong>vero elemento distintivo è la centralità della persona</strong>.</p>
<p>Qui le persone ritrovano spazio per pensare, lontano dal ritmo della vita quotidiana. L’atmosfera è volutamente informale: la cucina ricorda quella di casa, quasi “<em>come andare dalla nonna</em>“.</p>
<p>Si ascolta musica su vinile, ci sono strumenti musicali a disposizione, e al mattino presto qualcuno fa yoga guardando il lago. Tutto questo serve a creare le condizioni perché le idee possano emergere.</p>
<p><strong>Quando i residenti lasciano Bellagio, cosa portano con sé?</strong></p>
<p>Bellagio non è il luogo del determinismo che promette risultati lineari. È piuttosto un ambiente che <strong>sblocca le persone dalla routine</strong> e permette loro di vedere il proprio lavoro con occhi nuovi.</p>
<p>Succede spesso qualcosa che potremmo chiamare <strong>serendipità</strong>: un progetto prende una direzione inattesa, una conversazione apre una strada completamente nuova. L’ho visto accadere molte volte.</p>
<p><strong>Può farci qualche esempio concreto di idee o collaborazioni nate a Bellagio?</strong></p>
<p>Nel corso degli anni sono nate a Bellagio iniziative molto importanti. Qui hanno preso forma idee che hanno contribuito alla creazione di <strong>alleanze globali su temi cruciali</strong>, come la <strong>Global Energy Alliance for People and Planet</strong> (Geapp) per l’energia pulita o <strong>Gavi</strong>, l’alleanza internazionale per i vaccini.</p>
<p>Molti grandi pensatori sono passati da Bellagio. Tra questi anche <strong>Joseph Stiglitz</strong>, premio Nobel per l’economia, che qui ha lavorato su alcune delle sue riflessioni sull’economia globale.</p>
<p>Questi esempi raccontano bene cosa significa per noi un progetto riuscito: un’idea che <strong>nasce in un contesto protetto</strong> e poi <strong>restituisce valore all’umanità</strong> su scala amplificata.</p>
<p><strong>La coorte 2026 appena annunciata riflette molto questa dimensione interdisciplinare. Che tipo di gruppo avete selezionato quest’anno?</strong></p>
<p>La classe 2026 riunisce <strong>93 residenti provenienti da tutto il mondo</strong>, impegnati su temi come clima, <a href="https://www.greenplanner.it/2024/07/01/intelligenza-artificiale-corsi-podcast-risorse/" target="_blank" rel="noopener">intelligenza artificiale</a>, salute globale, democrazia, sistemi alimentari e arti.</p>
<p>È un momento storico in cui le grandi sfide globali sono sempre più interconnesse. I governi spesso fanno fatica a tenere il passo, la fiducia nelle istituzioni si erode e le tecnologie avanzano più velocemente delle regolamentazioni.</p>
<p>Per questo abbiamo costruito una coorte molto diversificata: scienziati, artisti, economisti, tecnologi e leader civici lavorano insieme proprio per affrontare problemi che <strong>nessun settore può risolvere da solo</strong>.</p>
<p>Tra i residenti ci sono anche figure con forte risonanza italiana ed europea, come <strong>Francesca Cavallo</strong>, <strong>Matteo Maggiori</strong>, l’artista <strong>Lamia Joreige</strong> e l’autrice <strong>Velia Vidal Romero</strong>.</p>
<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-165930 aligncenter" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/co-opinon-network.jpg" alt="lavoro di gruppo" width="1200" height="800" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/co-opinon-network.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/co-opinon-network-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/co-opinon-network-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/co-opinon-network-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></p>
<p><strong>Secondo lei sarebbe possibile replicare il modello Bellagio altrove?</strong></p>
<p>Replicare Bellagio nel senso letterale è difficile. Questo luogo ha un patrimonio storico e culturale unico. Quello che invece si può replicare è il <strong>concetto che ne sta alla base</strong>: creare piattaforme che mettano in connessione leader e pensatori che normalmente non lavorerebbero insieme.</p>
<p>Quando si riesce a mettere attorno allo stesso tavolo persone con prospettive diverse ma valori condivisi, si crea qualcosa di molto potente. È questo il <strong>vero modello Bellagio</strong>.</p>
<p><strong>Qual è oggi la direzione della Rockefeller Foundation rispetto alle grandi sfide globali?</strong></p>
<p>Il nostro impegno rimane molto chiaro: <strong>rispetto per le persone e per il Pianeta</strong>.</p>
<p>Negli ultimi anni abbiamo rafforzato il lavoro su temi come <strong>clima, <a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/02/sviluppo-sostenibile-europa-2026/" target="_blank" rel="noopener">sviluppo sostenibile</a> ed energia</strong>, come anche su salute, agricoltura e nuove tecnologie, perché sono questioni che influenzano direttamente il benessere delle comunità.</p>
<p><strong>Bellagio è uno dei luoghi dove queste idee possono nascere o prendere forma</strong>. Un luogo dove persone straordinarie arrivano con un progetto e spesso ripartono con una visione più ampia.</p>
<p>E, a volte, con qualcosa che può davvero cambiare il mondo.</p>
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<title>Italia a rischio estinzione: l’ecoregione appenninica</title>
<link>https://www.eventi.news/italia-a-rischio-estinzione-lecoregione-appenninica</link>
<guid>https://www.eventi.news/italia-a-rischio-estinzione-lecoregione-appenninica</guid>
<description><![CDATA[ Non è un caso se nel ‘500 il celebre scultore fiammingo Giambologna, per rappresentare l’Appennino nel Parco mediceo di Pratolino, ha scelto di realizzare un Colosso. Quella appenninica è la spina dorsale dell’Italia, attraversandola per 1.500 chilometri dal Passo di Cadibona in Liguria fino alla Sicilia: una montagna abitata dal 20% dei Comuni nazionali e con 3,9 milioni umani a popolarla, insieme a una straordinaria biodiversità.
L’ecoregione appenninica è tra le più estese del Paese, comprendendo oltre un quarto (27%) del territorio italiano, ed è anche relativamente ben tutelata se messa a confronto con le altre montagne del Mediterraneo, come segnala Legambiente: vi si contano 166 aree protette (parchi e riserve, nazionali e regionali), 993 siti Natura 2000 (Zone speciali di conservazione e Zone di protezione speciale), oltre a diversi riconoscimenti Unesco (siti del Patrimonio Mondiale, Global Geoparc, Riserve della Biosfera-Mab). Eppure anche qui non mancano le criticità, come emerge dalla Lista rossa degli ecosistemi elaborata dall’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn) e come rimarcato dal Wwf.
La comunità scientifica indica che l’approccio ecosistemico è la strategia più efficace per la tutela del capitale naturale, e nell’ecoregione appenninica ci sono ben 19 ecosistemi caratteristici: nessuno attualmente è in pericolo critico (CR) ma 3 sono in pericolo (EN) e 5 vulnerabili (VU), mentre 10 sono a possibile rischio futuro (NT) e solo 1 a minor preoccupazione (LC). In sintesi, un terzo (33%) dell’ecoregione appenninica è già a rischio mentre il 66% è a possibile rischio futuro, avvicinandosi ovvero alla soglia di minaccia delineata dalla Iucn.
Quest’articolo fa parte di “Italia a rischio estinzione”, la rubrica settimanale a cura di Margherita Tramutoli aka La Tram per esplorare gli impatti sul territorio italiano della sesta estinzione di massa in corso a livello globale. ]]></description>
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<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 07:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Italia, rischio, estinzione:, l’ecoregione, appenninica</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Ecoregione_Appenninica.jpg" alt="" width="1920" height="1080" loading="lazy"></p><p><span>Non è un caso se nel ‘500 il celebre scultore fiammingo Giambologna, per rappresentare l’Appennino nel Parco mediceo di Pratolino, ha scelto di realizzare un Colosso. Quella appenninica è la spina dorsale dell’Italia, attraversandola per 1.500 chilometri dal Passo di Cadibona in Liguria fino alla Sicilia: una montagna abitata dal 20% dei Comuni nazionali e con 3,9 milioni umani a popolarla, insieme a una straordinaria biodiversità.</span></p>
<p><span>L’ecoregione appenninica è tra le più estese del Paese, comprendendo oltre un quarto (27%) del territorio italiano, ed è anche relativamente ben tutelata se messa a confronto con le altre montagne del Mediterraneo, come </span><a href="https://www.greenreport.it/news/natura-e-biodiversita/59120-tra-le-montagne-del-mediterraneo-gli-appennini-hanno-la-percentuale-piu-alta-di-protezione-il-30-del-loro-territorio"><span>segnala</span></a><span> Legambiente: vi si contano 166 aree protette (parchi e riserve, nazionali e regionali), 993 siti Natura 2000 (Zone speciali di conservazione e Zone di protezione speciale), oltre a diversi riconoscimenti Unesco (siti del Patrimonio Mondiale, Global Geoparc, Riserve della Biosfera-Mab). Eppure anche qui non mancano le criticità, come emerge dalla </span><a href="https://www.mase.gov.it/portale/documents/d/guest/lista_rossa_ecosistemi_2023-pdf"><span>Lista rossa degli ecosistemi</span></a><span> elaborata dall’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn) e come </span><a href="https://www.wwf.it/uploads/Report-Biodiversita-w_v7def.pdf"><span>rimarcato</span></a><span> dal Wwf.</span></p>
<p><span>La comunità scientifica indica che l’approccio ecosistemico è la strategia più efficace per la tutela del capitale naturale, e nell’ecoregione appenninica ci sono ben 19 ecosistemi caratteristici: nessuno attualmente è in pericolo critico (CR) ma 3 sono in pericolo (EN) e 5 vulnerabili (VU), mentre 10 sono a possibile rischio futuro (NT) e solo 1 a minor preoccupazione (LC). In sintesi, un terzo (33%) dell’ecoregione appenninica è già a rischio mentre il 66% è a possibile rischio futuro, avvicinandosi ovvero alla soglia di minaccia delineata dalla Iucn.</span></p>
<p><em><span>Quest’articolo fa parte di “</span></em><a href="https://www.greenreport.it/news/natura-e-biodiversita/60527-italia-a-rischio-estinzione-su-greenreport-linformazione-scientifica-si-fa-arte?_gl=1*sygueh*_up*MQ..*_ga*MTcxOTE5Njk2OC4xNzcyODIxODU1*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzI4MjE4NTQkbzEkZzAkdDE3NzI4MjE4NTQkajYwJGwwJGg1NjI1MDYyMzk."><em><span>Italia a rischio estinzione</span></em></a><em><span>”, la rubrica settimanale a cura di Margherita Tramutoli aka </span></em><a href="https://www.instagram.com/itslatram/"><em><span>La Tram</span></em></a><em><span> per esplorare gli impatti sul territorio italiano della sesta estinzione di massa in corso a livello globale.</span></em></p>]]> </content:encoded>
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<title>Giornata mondiale dell’acqua: entro il 2030 la domanda globale oltre il 40% delle risorse disponibili</title>
<link>https://www.eventi.news/giornata-mondiale-dellacqua-entro-il-2030-la-domanda-globale-oltre-il-40-delle-risorse-disponibili</link>
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<description><![CDATA[ Tra cambiamenti climatici, aumento della domanda e impatti industriali, la crisi idrica è ormai strutturale emette sotto pressione ecosistemi, economia e sistemi energetici. 
L&#039;articolo Giornata mondiale dell’acqua: entro il 2030 la domanda globale oltre il 40% delle risorse disponibili proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 06:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Giornata, mondiale, dell’acqua:, entro, 2030, domanda, globale, oltre, 40, delle, risorse, disponibili</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Tra cambiamenti climatici, aumento della domanda e impatti industriali, la crisi idrica è ormai strutturale emette sotto pressione ecosistemi, economia e sistemi energetici. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.rinnovabili.it/clima-e-ambiente/acqua/giornata-mondiale-dellacqua-la-crisi-idrica-e-ormai-strutturale/">Giornata mondiale dell’acqua: entro il 2030 la domanda globale oltre il 40% delle risorse disponibili</a> proviene da <a href="https://www.rinnovabili.it/">Rinnovabili</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Valanga in Alto Adige: soccorsi in azione Racines</title>
<link>https://www.eventi.news/valanga-in-alto-adige-soccorsi-in-azione-racines</link>
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<description><![CDATA[ La slavina si è staccata a 2.445 metri. Sul posto la Guardia di finanza e tutte le squadre del Soccorso alpino del distretto. Cinque gli elicotteri impiegati, i tre Pelikan altoatesini, eliambulanza Aiut Alpin Dolomites ed Heli C1 di Innsbruck ]]></description>
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<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 22:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Valanga, Alto, Adige:, soccorsi, azione, Racines</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[La slavina si è staccata a 2.445 metri. Sul posto la Guardia di finanza e tutte le squadre del Soccorso alpino del distretto. Cinque gli elicotteri impiegati, i tre Pelikan altoatesini, eliambulanza Aiut Alpin Dolomites ed Heli C1 di Innsbruck]]> </content:encoded>
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<title>Le previsioni del tempo per domenica 22 marzo</title>
<link>https://www.eventi.news/le-previsioni-del-tempo-per-domenica-22-marzo</link>
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<description><![CDATA[ Che tempo farà oggi in Italia ]]></description>
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<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 22:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>previsioni, del, tempo, per, domenica, marzo</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[Che tempo farà oggi in Italia]]> </content:encoded>
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<title>L’insetto che nasce rosa e muore verde</title>
<link>https://www.eventi.news/linsetto-che-nasce-rosa-e-muore-verde</link>
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<description><![CDATA[ A Panama vive un insetto che, in certe condizioni, è di colore rosa brillante quando nasce e diventa poi gradualmente verde. ]]></description>
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<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 19:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>L’insetto, che, nasce, rosa, muore, verde</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[C'è un piccolo insetto della famiglia Tettigoniidae che vive a Panama e il cui nome inglese sembra spiegare tutto quello che c'è da sapere su di lui: si chiama "catidide che si traveste da foglia", o in alternativa "grillo dei cespugli". Ve lo state immaginando di un colore verde brillante, giusto?
Ebbene, non va sempre così: ogni tanto, per motivi che forse stiamo cominciando a capire, questo insetto è di un bel colore rosa brillante, e solo con il tempo ritorna verde. La curiosa trasformazione è documentata in uno studio pubblicato sulla rivista Ecology.. La vera storia dell'insetto rosa scoperta un secolo dopo
Il fatto che questo insetto sia rosa non è una novità assoluta: al contrario, lo sappiamo dal 1878 (se non prima), quando un naturalista descrisse per la prima volta un esemplare di Arota festae (questo il nome ufficiale della specie) di questo colore.
Finora però il fenomeno era stato documentato solo aneddoticamente, e soprattutto si pensava che fosse il risultato di una mutazione casuale, una condizione simile all'albinismo ma con il colore rosa al posto del bianco.. L'intero ciclo di vita osservato in diretta
Benito Wainwright della University of St. Andrews, in Scozia, ha però avuto l'occasione per la prima volta di osservare l'intero ciclo di vita di uno di questi catididi rosa. L'insetto è stato trovato sull'isola panamense di Barro Colorado, in una delle stazioni di osservazione sul campo dello Smithsonian Tropical Research Institute, ed è stato subito catturato e portato in laboratorio, dove è stato tenuto in condizioni più naturali possibili.. Da rosa a verde in meno di due settimane
Quanto successo a quel punto è il genere di cosa che nessuno si aspettava: nell'arco di 11 giorni, l'insetto ha cambiato colore, passando dal rosa acceso originario al più classico verde, identico a quello degli altri esemplari della sua specie. Non solo: una volta diventato verde, l'insetto ha anche cominciato ad accoppiarsi.
Qual è quindi il segreto di questa trasformazione? Secondo gli autori dello studio, la risposta è nelle foglie: il 36% delle piante native dell'isola di Barro Colorado hanno foglie che sono rosa all'inizio, e diventano verdi con il passare del tempo – una strategia per tenere lontani gli erbivori (che sanno che le foglie rosa sono meno nutrienti di quelle verdi) finché la pianta non è arrivata a maturità.. Alcuni di questi catididi "che si travestono da foglia", dunque, cominciano la loro vita su una vegetazione di un colore che varia dal rosa al bianco nei casi più estremi, e la imitano per mimetizzarsi. Hanno però anche un ciclo vitale sincronizzato con quello delle piante su cui vivono, e cambiano colore con loro per non perdere il vantaggio cromatico. Perché solo alcuni (molto pochi) di questi insetti nascano rosa è invece una questione ancora aperta, che verrà investigata in studi successivi..]]> </content:encoded>
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<title>Più boschi, meno gestione: il nodo irrisolto della risorsa forestale in Italia</title>
<link>https://www.eventi.news/piu-boschi-meno-gestione-il-nodo-irrisolto-della-risorsa-forestale-in-italia</link>
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<description><![CDATA[ In occasione della Giornata mondiale delle foreste, una fotografia sulla crescita delle superfici forestali italiane evidenzia criticità strutturali nella gestione e nella valorizzazione economica della risorsa legnosa Nel quadro delle iniziative promosse per la Giornata mondiale delle foreste, che ricorre il 21 marzo, l’attenzione si concentra su un patrimonio naturale che in Italia ha conosciuto […]
L&#039;articolo Più boschi, meno gestione: il nodo irrisolto della risorsa forestale in Italia è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 12:00:22 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Più, boschi, meno, gestione:, nodo, irrisolto, della, risorsa, forestale, Italia</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/21/risorsa-forestale-italia/" title="Più boschi, meno gestione: il nodo irrisolto della risorsa forestale in Italia" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2025/03/Depositphotos_foreste.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="giornata delle foreste" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2025/03/Depositphotos_foreste.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2025/03/Depositphotos_foreste-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2025/03/Depositphotos_foreste-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2025/03/Depositphotos_foreste-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>In occasione della Giornata mondiale delle foreste, una fotografia sulla crescita delle superfici forestali italiane evidenzia criticità strutturali nella gestione e nella valorizzazione economica della risorsa legnosa</em></p>
<p>Nel quadro delle iniziative promosse per la <strong>Giornata mondiale delle foreste</strong>, che ricorre il 21 marzo, l’attenzione si concentra su un patrimonio naturale che in Italia ha conosciuto un’espansione significativa, ma non sempre accompagnata da una gestione adeguata e da una valorizzazione economica coerente.</p>
<p>Negli ultimi cinquant’anni, spiegano da <strong>Aiel</strong> – Associazione Italiana Energie Agroforestali – la <strong>superficie forestale nazionale ha registrato un incremento rilevante</strong>, arrivando a raddoppiare (+100%) e segnando un ulteriore aumento del 5% nell’ultimo decennio. Attualmente, i boschi coprono circa 11 milioni di ettari, pari a quasi il 40% del territorio complessivo.</p>
<p>Un dato che, in apparenza, suggerirebbe un rafforzamento della capacità ecosistemica del Paese, ma che richiede una lettura più articolata. L’<strong>espansione forestale</strong>, infatti, <strong>non è il risultato di politiche strutturate di pianificazione ambientale</strong>, bensì la conseguenza diretta del <strong>progressivo abbandono delle aree interne e montane</strong>.</p>
<p>La <strong>contrazione delle attività agricole, zootecniche e selvicolturali</strong> ha determinato una naturale ricolonizzazione dei terreni da parte del bosco. Tale dinamica, pur contribuendo all’aumento della copertura forestale, ha comportato una <strong>perdita di presidio territoriale e di competenze locali</strong>.</p>
<p>Lo <strong>sviluppo di attività legate alla gestione sostenibile del bosco</strong> potrebbe generare ricadute economiche e occupazionali rilevanti, oltre a contribuire alla manutenzione del territorio e alla prevenzione del dissesto idrogeologico.</p>
<figure aria-describedby="caption-attachment-165918" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-165918" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/tabella-foreste.png" alt="tabella foreste" width="1024" height="1274" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/tabella-foreste.png 1024w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/tabella-foreste-768x956.png 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/tabella-foreste-338x420.png 338w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/tabella-foreste-640x796.png 640w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px"><figcaption class="wp-caption-text">fonte: Aiel</figcaption></figure>
<h2>Gestione forestale: un ritardo strutturale</h2>
<p>Nonostante l’ampiezza della superficie forestale, <strong>solo il 15% dei boschi italiani è attualmente interessato da piani di gestione forestale</strong>. Si tratta di un elemento critico, che evidenzia un ritardo sistemico nella governance della risorsa.</p>
<p>Il livello di prelievo legnoso si mantiene infatti contenuto: la media annua si attesta intorno ai 15,4 milioni di metri cubi, di cui circa 10,8 milioni destinati a uso energetico sotto forma di legna da ardere, pari al 70% del totale.</p>
<p>Il <strong>tasso di utilizzo delle foreste in Italia oscilla tra il 18% e il 37%</strong>, valori significativamente inferiori rispetto alla media europea, che raggiunge circa il 73%.</p>
<p>“<em>Le foreste italiane rappresentano una ricchezza ambientale, economica e sociale fondamentale per il nostro Paese. La filiera legno-energia nasce dal bosco e dalla sua pianificazione: attraverso una gestione forestale sostenibile è possibile valorizzare il patrimonio forestale, prevenire incendi e dissesto idrogeologico e generare occupazione nelle aree montane</em> – afferma<a href="https://www.greenplanner.it/2025/09/11/legge-montagna-sviluppo-incentivi-spopolamento/" target="_blank" rel="noopener"><strong> Marco Bussone</strong></a>, presidente<strong> Aiel</strong> – <em>Scegliere filiere legnose locali, sostenibili e tracciate significa prendersi cura dei nostri boschi, mantenerli sani, più resilienti ai cambiamenti climatici e capaci di continuare a garantire benefici ambientali e sociali alle generazioni future</em>“.</p>
<p>Una nota positiva riguarda la gestione forestale responsabile, che in Italia nel 2025 ha segnato un incremento del 35%. Secondo i datidiffusi dalla Ong <a href="https://www.greenplanner.it/2022/04/21/boschi-foreste-capitale-naturale-italia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Forest Stewardship Council</strong></a>, infatti, gli ettari certificati secondo lo <strong>standard di Gestione Forestale</strong>, nel 2025 hanno raggiunto quota 155.750,59, distribuiti in 10 regioni, con un incremento del 35% rispetto al 2024. Aumentato anche il numero dei certificati di gestione forestale attivi, che passa da 32 a 37 (+12% ).</p>
<p>Tra questi, 8 sono certificazioni di gruppo che coinvolgono complessivamente 93 membri, contribuendo alla diffusione di pratiche di gestione responsabile anche nei contesti forestali più frammentati.</p>
<p>Se guardiamo ai dati su base territoriale, la regione con il maggior numero di ettari certificati rimane la <strong>Toscana</strong> (34,6%), seguita dalla <strong>Lombardia</strong> (17,4%) e dalla <strong>Provincia autonoma di Trento</strong>. Dal punto di vista della proprietà, circa il 40% delle aree certificate risulta di natura privata, mentre il restante 60% ricade in proprietà pubblica.</p>
<p><em>Crediti immagine: <a href="https://depositphotos.com/it/" target="_blank" rel="noopener">Depositphotos</a></em></p>
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</item>

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<title>Dall’osservazione alla previsione: nasce CaDiT, il gemello digitale della Laguna del Calich</title>
<link>https://www.eventi.news/dallosservazione-alla-previsione-nasce-cadit-il-gemello-digitale-della-laguna-del-calich</link>
<guid>https://www.eventi.news/dallosservazione-alla-previsione-nasce-cadit-il-gemello-digitale-della-laguna-del-calich</guid>
<description><![CDATA[ Nel complesso panorama delle sfide climatiche attuali, la protezione della biodiversità richiede un cambio di paradigma: passare dalla semplice osservazione alla capacità predittiva per la tutela del capitale naturale. 
È in questa prospettiva che si colloca il progetto CaDiT (Calich Digital Twin), un’iniziativa unica in Italia di NeMeA Sistemi in collaborazione con il Parco Naturale Regionale di Porto Conte e l’Area Marina Protetta Capo Caccia – Isola Piana, per ridefinire i confini del monitoraggio ambientale attraverso la realizzazione del Gemello Digitale della Laguna del Calich (Alghero).  
Il progetto realizzato da NeMeA Sistemi (con cofinanziamento dell’Unione Europea attraverso il programma NextGenerationEU e integrato nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) opera anche nel contesto del National Biodiversity Future Center (NBFC), in una cornice istituzionale che ne certifica il valore d’eccellenza nel quadro nazionale, elevando la tecnologia del Digital Twin a standard per la tutela del capitale naturale. 
È stato, infatti, messo a punto un modello replicabile ovunque, a partire da un prototipo funzionale che può essere applicato in tutte le zone lagunari o umide italiane per evitare, fra l’altro, che questi territori soffrano di crisi ipossica notturna, con una perdita significativa di ossigeno; di acque nere che indicano processi anaerobici nei sedimenti e possibili rilasci di solfuri; di shock osmotico post-pioggia, con un brusco calo di salinità che può stressare fauna e flora lagunare; di torbidità cronica che peggiora complessivamente le condizioni dell’habitat.
CaDiT è dunque un Gemello Digitale della laguna sarda, navigabile con un geoportale, e “respira” in sincronia con un ecosistema fisico molto vivo: la laguna riceve acque dolci dai canali e acqua salata dal mare, cambia con le stagioni, con il vento e con le maree. Per misurare il suo stato di salute è necessario mettere insieme molte informazioni diverse e simularne il comportamento. Per questo motivo, a differenza di un database statico, il sistema CaDiT è alimentato da un modello cloud 3D dinamico aggiornato ogni 15 minuti, con un flusso costante di informazioni provenienti da fonti eterogenee: boe intelligenti e sensori autopulenti per il campionamento chimico-fisico; impianti di monitoraggio e immagini satellitari avanzate per la visione macroscopica; Il tutto elaborato da algoritmi sofisticati per simulare scenari futuri. 
Con una triangolazione perfetta, le osservazioni in situ provengono da una sonda multiparametrica, sono osservate con le immagini satellitari e rielaborate anche con l’integrazione dei dati raccolti con l’utilizzo di droni acquatici Hydra® (brevetto di NeMeA Sistemi).
“Il cuore dell’innovazione risiede nel superamento della raccolta dati fine a sé stessa e della fotografia del presente – spiega Michele Boella, Ceo di NeMeA Sistemi – perché con CaDiT abbiamo creato uno strumento di governo dinamico che raccoglie input complessi, li rende accessibili e li traduce in decisioni strategiche. Senza questa capacità di “traduzione”, il dato resterebbe statico; grazie a CaDiT, possiamo comprendere dinamiche complesse in tempo e prima che sia troppo tardi, avendo una base scientifica per politiche ambientali tempestive ed efficaci, con la definizione di protocolli condivisi”.
“Quella del Calich è un’area di straordinario valore ambientale che purtroppo, negli ultimi anni, è in sofferenza a causa di molteplici fattori che mettono a rischio il fragile habitat della laguna, fondamentale per la biodiversità di tutto il sistema umido costiero – aggiunge Emiliano Orrù, Presidente Parco di Porto Conte – per questo motivo abbiamo accolto con grande interesse il progetto di NeMeA Sistemi, perché avere a disposizione un gemello digitale della laguna è fondamentale per valutare l’impatto delle attività umane e monitorare in tempo reale i cambiamenti dell’ecosistema. Siamo convinti che l’utilizzo di questo strumento innovativo potrà fornire un contributo importante nella fase di analisi del contesto e potrà supportare il nostro Ente ad individuare le diverse azioni di tutela e conservazione necessarie a preservare questo fragile gioiello ambientale”. 
Il Digital Twin del Calich è molto più di una mappa: una sala operativa virtuale per la gestione sostenibile e la protezione attiva dell’area lagunare. 
A cura di Extracomunicazione ]]></description>
<enclosure url="https://www.greenreport.it/images/news/Laguna_del_Calich_Alghero_NeMeA23.jpeg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 00:00:18 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Laguna_del_Calich_Alghero_NeMeA23.jpeg" alt=""></p><p>Nel complesso panorama delle sfide climatiche attuali, la protezione della biodiversità richiede un cambio di paradigma: passare dalla semplice osservazione alla capacità predittiva per la tutela del capitale naturale. </p>
<p>È in questa prospettiva che si colloca il progetto CaDiT (Calich Digital Twin), un’iniziativa unica in Italia di NeMeA Sistemi in collaborazione con il Parco Naturale Regionale di Porto Conte e l’Area Marina Protetta Capo Caccia – Isola Piana, per ridefinire i confini del monitoraggio ambientale attraverso la realizzazione del Gemello Digitale della Laguna del Calich (Alghero).  </p>
<p>Il progetto realizzato da NeMeA Sistemi (con cofinanziamento dell’Unione Europea attraverso il programma NextGenerationEU e integrato nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) opera anche nel contesto del National Biodiversity Future Center (NBFC), in una cornice istituzionale che ne certifica il valore d’eccellenza nel quadro nazionale, elevando la tecnologia del Digital Twin a standard per la tutela del capitale naturale. </p>
<p>È stato, infatti, messo a punto un modello replicabile ovunque, a partire da un prototipo funzionale che può essere applicato in tutte le zone lagunari o umide italiane per evitare, fra l’altro, che questi territori soffrano di crisi ipossica notturna, con una perdita significativa di ossigeno; di acque nere che indicano processi anaerobici nei sedimenti e possibili rilasci di solfuri; di shock osmotico post-pioggia, con un brusco calo di salinità che può stressare fauna e flora lagunare; di torbidità cronica che peggiora complessivamente le condizioni dell’habitat.</p>
<p>CaDiT è dunque un Gemello Digitale della laguna sarda, navigabile con un geoportale, e “respira” in sincronia con un ecosistema fisico molto vivo: la laguna riceve acque dolci dai canali e acqua salata dal mare, cambia con le stagioni, con il vento e con le maree. Per misurare il suo stato di salute è necessario mettere insieme molte informazioni diverse e simularne il comportamento. Per questo motivo, a differenza di un database statico, il sistema CaDiT è alimentato da un modello cloud 3D dinamico aggiornato ogni 15 minuti, con un flusso costante di informazioni provenienti da fonti eterogenee: boe intelligenti e sensori autopulenti per il campionamento chimico-fisico; impianti di monitoraggio e immagini satellitari avanzate per la visione macroscopica; Il tutto elaborato da algoritmi sofisticati per simulare scenari futuri. </p>
<p>Con una triangolazione perfetta, le osservazioni in situ provengono da una sonda multiparametrica, sono osservate con le immagini satellitari e rielaborate anche con l’integrazione dei dati raccolti con l’utilizzo di droni acquatici Hydra® (brevetto di NeMeA Sistemi).</p>
<p>“Il cuore dell’innovazione risiede nel superamento della raccolta dati fine a sé stessa e della fotografia del presente – spiega Michele Boella, Ceo di NeMeA Sistemi – perché con CaDiT abbiamo creato uno strumento di governo dinamico che raccoglie input complessi, li rende accessibili e li traduce in decisioni strategiche. Senza questa capacità di “traduzione”, il dato resterebbe statico; grazie a CaDiT, possiamo comprendere dinamiche complesse in tempo e prima che sia troppo tardi, avendo una base scientifica per politiche ambientali tempestive ed efficaci, con la definizione di protocolli condivisi”.</p>
<p>“Quella del Calich è un’area di straordinario valore ambientale che purtroppo, negli ultimi anni, è in sofferenza a causa di molteplici fattori che mettono a rischio il fragile habitat della laguna, fondamentale per la biodiversità di tutto il sistema umido costiero – aggiunge Emiliano Orrù, Presidente Parco di Porto Conte – per questo motivo abbiamo accolto con grande interesse il progetto di NeMeA Sistemi, perché avere a disposizione un gemello digitale della laguna è fondamentale per valutare l’impatto delle attività umane e monitorare in tempo reale i cambiamenti dell’ecosistema. Siamo convinti che l’utilizzo di questo strumento innovativo potrà fornire un contributo importante nella fase di analisi del contesto e potrà supportare il nostro Ente ad individuare le diverse azioni di tutela e conservazione necessarie a preservare questo fragile gioiello ambientale”. </p>
<p>Il Digital Twin del Calich è molto più di una mappa: una sala operativa virtuale per la gestione sostenibile e la protezione attiva dell’area lagunare. </p>
<p>A cura di Extracomunicazione</p>]]> </content:encoded>
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<title>Introdurre un salario minimo di 10 euro l’ora riduce le disuguaglianze senza penalizzare occupazione e crescita</title>
<link>https://www.eventi.news/introdurre-un-salario-minimo-di-10-euro-lora-riduce-le-disuguaglianze-senza-penalizzare-occupazione-e-crescita</link>
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<description><![CDATA[ In Italia si discute da tempo dell’ipotesi di introdurre un salario minimo, e a ragione: a differenza della maggior parte dei Paesi Ue, da noi non c’è una legge che stabilisca una cifra minima oraria valida per tutti. Chi è contrario a questa ipotesi richiama il fatto che storicamente l’Italia si è sempre affidata alla contrattazione collettiva e che prevedere un salario minimo, che nelle proposte fin qui avanzate dovrebbe attestarsi sui 9 euro l’ora, finirebbe per avere ripercussioni negative a livello occupazionale e di crescita. Ma ora è stato pubblicato uno studio da cui emerge che regolare i salari, introducendo un limite minimo e massimo, può ridurre le disuguaglianze senza compromettere né l’occupazione né la crescita economica italiana.
A portare avanti questa indagine sono stati i ricercatori dell’Università di Pisa, il cui lavoro è stato ora pubblicato sulla rivista internazionale Economic Modelling. La ricerca ha analizzato il caso italiano utilizzando il modello macroeconomico Eurogreen. Le simulazioni effettuate mostrano che un salario minimo fissato a 10 euro l’ora è particolarmente efficace nel ridurre il lavoro povero e le disuguaglianze diffuse, aumentando i redditi più bassi. Il salario massimo, fissato nelle simulazioni a 40 euro l’ora, agisce invece sulla parte alta della distribuzione e contribuisce in modo significativo a ridurre il divario retributivo fra uomini e donne. Sul piano macroeconomico, i risultati indicano che occupazione e produttività restano sostanzialmente stabili nel medio periodo. L’aumento dei salari più bassi tende a rafforzare la domanda interna, compensando gli effetti legati all’aumento dei costi del lavoro, mentre il contenimento dei redditi più elevati non produce impatti negativi rilevanti sull’attività economica complessiva.
«Il salario minimo e massimo funzionano bene insieme perché intervengono su due lati diversi della disuguaglianza: il primo sostiene i redditi più bassi e rafforza la domanda interna, il secondo limita la concentrazione dei salari al vertice. Combinati, permettono di ridurre le disparità in modo più efficace ed equilibrato, senza compromettere la stabilità dell’economia», spiega Simone D’Alessandro, professore del Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Pisa.
«Il dibattito pubblico spesso contrappone equità ed efficienza - continua D’Alessandro - Il nostro lavoro mostra che, se valutate in modo sistemico, politiche salariali ben calibrate possono ridurre le disuguaglianze salariali e di genere senza generare effetti macroeconomici destabilizzanti».
Dal punto di vista metodologico, lo studio ha ricostruito in modo dettagliato il funzionamento dell’economia italiana a partire da dati reali e distinguendo 114 gruppi di lavoratori per settore, livello di qualificazione e genere. Su questa base è stato costruito lo scenario di riferimento, che simula l’evoluzione dell’economia senza interventi. Successivamente, le politiche salariali sono state introdotte come scenari alternativi per osservare gli effetti diretti e la loro propagazione nel tempo su domanda, occupazione, produttività e prezzi. Il lavoro è firmato da Guilherme Spinato Morlin, David Cano Ortiz, Simone D’Alessandro e Pietro Guarnieri del Centro di Ricerca Ecohesion Collective del Dipartimento di economia e management dell’Università di Pisa, Marco Stamegna della Scuola Normale Superiore.
«Il nostro studio – conclude d’Alessandro - si inserisce in un contesto particolarmente critico per il mercato del lavoro italiano. Negli ultimi trent’anni, infatti, l’Italia è l’unico Paese dell’Ocse in cui i salari reali medi sono diminuiti, a fronte di una crescita diffusa negli altri Paesi avanzati. A questo si aggiungono l’aumento del lavoro povero e il rafforzarsi delle disuguaglianze salariali tra settori, livelli di qualificazione e genere. In questo scenario, intervenire sulla distribuzione dei salari emerge non solo come una scelta di equità, ma come una leva economica necessaria per sostenere la domanda interna e rafforzare la coesione sociale». ]]></description>
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<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 00:00:17 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/ue%20salario%20minimo%20disuguaglianza%20denaro%20soldi%20EURES_Articles_03_EURESPortal_210125-AdobeStock_452146929.jpeg" alt="" width="991" height="557" loading="lazy"></p><p>In Italia si discute da tempo dell’ipotesi di introdurre un salario minimo, e a ragione: a differenza della maggior parte dei Paesi Ue, da noi non c’è una legge che stabilisca una cifra minima oraria valida per tutti. Chi è contrario a questa ipotesi richiama il fatto che storicamente l’Italia si è sempre affidata alla contrattazione collettiva e che prevedere un salario minimo, che nelle proposte fin qui avanzate dovrebbe attestarsi sui 9 euro l’ora, finirebbe per avere ripercussioni negative a livello occupazionale e di crescita. Ma ora è stato pubblicato uno studio da cui emerge che regolare i salari, introducendo un limite minimo e massimo, può ridurre le disuguaglianze senza compromettere né l’occupazione né la crescita economica italiana.</p>
<p>A portare avanti questa indagine sono stati i ricercatori dell’Università di Pisa, il cui lavoro è stato ora <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0264999326000246?via%3Dihub">pubblicato sulla rivista internazionale Economic Modelling</a>. La ricerca ha analizzato il caso italiano utilizzando il modello macroeconomico Eurogreen. Le simulazioni effettuate mostrano che un salario minimo fissato a 10 euro l’ora è particolarmente efficace nel ridurre il lavoro povero e le disuguaglianze diffuse, aumentando i redditi più bassi. Il salario massimo, fissato nelle simulazioni a 40 euro l’ora, agisce invece sulla parte alta della distribuzione e contribuisce in modo significativo a ridurre il divario retributivo fra uomini e donne. Sul piano macroeconomico, i risultati indicano che occupazione e produttività restano sostanzialmente stabili nel medio periodo. L’aumento dei salari più bassi tende a rafforzare la domanda interna, compensando gli effetti legati all’aumento dei costi del lavoro, mentre il contenimento dei redditi più elevati non produce impatti negativi rilevanti sull’attività economica complessiva.</p>
<p>«Il salario minimo e massimo funzionano bene insieme perché intervengono su due lati diversi della disuguaglianza: il primo sostiene i redditi più bassi e rafforza la domanda interna, il secondo limita la concentrazione dei salari al vertice. Combinati, permettono di ridurre le disparità in modo più efficace ed equilibrato, senza compromettere la stabilità dell’economia», spiega Simone D’Alessandro, professore del Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Pisa.</p>
<p>«Il dibattito pubblico spesso contrappone equità ed efficienza - continua D’Alessandro - Il nostro lavoro mostra che, se valutate in modo sistemico, politiche salariali ben calibrate possono ridurre le disuguaglianze salariali e di genere senza generare effetti macroeconomici destabilizzanti».</p>
<p>Dal punto di vista metodologico, lo studio ha ricostruito in modo dettagliato il funzionamento dell’economia italiana a partire da dati reali e distinguendo 114 gruppi di lavoratori per settore, livello di qualificazione e genere. Su questa base è stato costruito lo scenario di riferimento, che simula l’evoluzione dell’economia senza interventi. Successivamente, le politiche salariali sono state introdotte come scenari alternativi per osservare gli effetti diretti e la loro propagazione nel tempo su domanda, occupazione, produttività e prezzi. Il lavoro è firmato da Guilherme Spinato Morlin, David Cano Ortiz, Simone D’Alessandro e Pietro Guarnieri del Centro di Ricerca Ecohesion Collective del Dipartimento di economia e management dell’Università di Pisa, Marco Stamegna della Scuola Normale Superiore.</p>
<p>«Il nostro studio – conclude d’Alessandro - si inserisce in un contesto particolarmente critico per il mercato del lavoro italiano. Negli ultimi trent’anni, infatti, l’Italia è l’unico Paese dell’Ocse in cui i salari reali medi sono diminuiti, a fronte di una crescita diffusa negli altri Paesi avanzati. A questo si aggiungono l’aumento del lavoro povero e il rafforzarsi delle disuguaglianze salariali tra settori, livelli di qualificazione e genere. In questo scenario, intervenire sulla distribuzione dei salari emerge non solo come una scelta di equità, ma come una leva economica necessaria per sostenere la domanda interna e rafforzare la coesione sociale».</p>]]> </content:encoded>
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<title>Riscaldare casa con 4 euro al giorno? A Piancastagnaio è possibile grazie alla geotermia</title>
<link>https://www.eventi.news/riscaldare-casa-con-4-euro-al-giorno-a-piancastagnaio-e-possibile-grazie-alla-geotermia</link>
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<description><![CDATA[ Le conseguenze della guerra in corso in Medio Oriente, l’ennesima innescata da Usa e Israele all’incrocio tra interessi fossili e nucleari, si stanno già affacciando in Toscana: l’Irpet stima rincari da 768 euro a famiglia. Per difendere cittadini e imprese, il presidente della Regione Eugenio Giani indica la necessità di investire maggiormente sulle fonti rinnovabili a partire dalla volontà di «incrementare il già molto alto livello dell&#039;energia geotermica». 
Dalle centrali geotermoelettriche gestite da Enel green power arriva infatti energia pulita e rinnovabile, a minor costo rispetto ai combustibili fossili; l’elettricità viene immessa nella rete nazionale e i suoi benefici si spalmano sul sistema-Paese, mentre l’impiego diretto dei cascami di vapore alimenta le reti locali di teleriscaldamento abbattendo i costi per i consumatori locali.
L’ultimo esempio arriva dal Comune amiatino di Piancastagnaio, dove è in corso di ampliamento la rete di teleriscaldamento: i lavori nel centro storico si concluderanno entro fine luglio, ma i primi allacci alla rete mostrano già chiari vantaggi.
Il Comune presenta in tal senso l’esperienza di Marcello Laghi, primo cittadino del centro storico ad allacciarsi alla rete di teleriscaldamento, attiva dal 9 febbraio 2026 nella sua abitazione di via della Pergola (l’allaccio è da via Nazionale).  Laghi vive in un appartamento di circa 50 metri quadrati, precedentemente riscaldato a pellet. «Non c’è paragone – racconta – sia per la qualità del calore, che è più uniforme e asciutto, sia per la comodità». Il sistema garantisce calore immediato e contribuisce anche a migliorare la salubrità degli ambienti domestici, riducendo l’umidità. Tra i vantaggi più evidenti, oltre al comfort, anche l’aspetto pratico: «Non devo più caricare la stufa, né occuparmi della manutenzione. E ho liberato spazio in garage». Un cambiamento che incide direttamente sulla qualità della vita quotidiana.
Dal punto di vista economico, pur non avendo ancora ricevuto le prime bollette, Laghi parla di «prospetti chiari» e stima un consumo medio tra i 3 e i 4 euro al giorno, con picchi intorno ai 4 euro. Un dato in linea con le tariffe approvate dal Consiglio Comunale (delibera n. 61/2025), che fissano il costo netto per l’utente a 0,058 euro per kWh grazie al credito d’imposta previsto per i nuovi allacci. Il sistema fornisce inoltre anche l’acqua calda sanitaria, contribuendo a un ulteriore risparmio energetico complessivo. «Ricordo che fino a poco tempo fa l’uso dell’acqua calda non era immediato – commenta – oggi invece lo è, indipendentemente dagli altri utilizzi casalinghi della risorsa». 
Non sono mancati i disagi durante la fase dei lavori, soprattutto nel centro storico, ma oggi il giudizio è netto: «È stato un sacrificio temporaneo, ampiamente ripagato – conclude Marcello – Lo consiglierei a tutti coloro che ne hanno la possibilità». ]]></description>
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<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 00:00:16 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Riscaldare, casa, con, euro, giorno, Piancastagnaio, possibile, grazie, alla, geotermia</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/teleriscaldamento_piancastagnaio_IMG_7651.jpg" alt=""></p><p><span>Le conseguenze della guerra in corso in Medio Oriente, l’ennesima innescata da Usa e Israele all’incrocio tra interessi fossili e nucleari, si stanno già affacciando in Toscana: l’Irpet <a href="https://www.greenreport.it/toscana/60770-la-guerra-in-medio-oriente-rischia-di-cancellare-oltre-111mila-posti-di-lavoro-in-toscana">stima</a> rincari da 768 euro a famiglia. Per difendere cittadini e imprese, il presidente della Regione Eugenio Giani <a href="https://www.greenreport.it/toscana/60770-la-guerra-in-medio-oriente-rischia-di-cancellare-oltre-111mila-posti-di-lavoro-in-toscana">indica</a> la necessità di investire maggiormente sulle fonti rinnovabili a partire dalla volontà di «incrementare il già molto alto livello dell'energia geotermica». </span></p>
<p><span>Dalle centrali geotermoelettriche gestite da Enel green power arriva infatti energia pulita e rinnovabile, a minor costo rispetto ai combustibili fossili; l’elettricità viene immessa nella rete nazionale e i suoi benefici si spalmano sul sistema-Paese, mentre l’impiego diretto dei cascami di vapore alimenta le reti locali di teleriscaldamento abbattendo i costi per i consumatori locali.</span></p>
<p><span>L’ultimo esempio arriva dal Comune amiatino di Piancastagnaio, dove è in corso di ampliamento la rete di teleriscaldamento: i lavori nel centro storico si concluderanno <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60346-geotermia-a-piancastagnaio-lampliamento-del-teleriscaldamento-sara-finito-entro-il-31-agosto">entro fine luglio</a>, ma i primi allacci alla rete mostrano già chiari vantaggi.</span></p>
<p><span>Il Comune presenta in tal senso l’esperienza di Marcello Laghi, primo cittadino del centro storico ad allacciarsi alla rete di teleriscaldamento, attiva dal 9 febbraio 2026 nella sua abitazione di via della Pergola (l’allaccio è da via Nazionale).  Laghi vive in un appartamento di circa 50 metri quadrati, precedentemente riscaldato a pellet. «Non c’è paragone – racconta – sia per la qualità del calore, che è più uniforme e asciutto, sia per la comodità». Il sistema garantisce calore immediato e contribuisce anche a migliorare la salubrità degli ambienti domestici, riducendo l’umidità. Tra i vantaggi più evidenti, oltre al comfort, anche l’aspetto pratico: «Non devo più caricare la stufa, né occuparmi della manutenzione. E ho liberato spazio in garage». Un cambiamento che incide direttamente sulla qualità della vita quotidiana.</span></p>
<p><span>Dal punto di vista economico, pur non avendo ancora ricevuto le prime bollette, Laghi parla di «prospetti chiari» e stima un consumo medio tra i 3 e i 4 euro al giorno, con picchi intorno ai 4 euro. Un dato in linea con le tariffe approvate dal Consiglio Comunale (delibera n. 61/2025), che fissano il costo netto per l’utente a 0,058 euro per kWh grazie al credito d’imposta previsto per i nuovi allacci. Il sistema fornisce inoltre anche l’acqua calda sanitaria, contribuendo a un ulteriore risparmio energetico complessivo. «Ricordo che fino a poco tempo fa l’uso dell’acqua calda non era immediato – commenta – oggi invece lo è, indipendentemente dagli altri utilizzi casalinghi della risorsa». </span></p>
<p><span>Non sono mancati i disagi durante la fase dei lavori, soprattutto nel centro storico, ma oggi il giudizio è netto: «È stato un sacrificio temporaneo, ampiamente ripagato – conclude Marcello – Lo consiglierei a tutti coloro che ne hanno la possibilità».</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Il governatore della California accusa Trump di corruzione e lo cita in giudizio</title>
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<description><![CDATA[ «Ecco com’è la corruzione. Donald Trump sta violando le leggi che proteggono gli americani dall’inquinamento climatico, tutto per arricchire le grandi compagnie petrolifere e i suoi ricchi alleati inquinatori. A farne le spese sarebbero i lavoratori, le famiglie e le comunità, costretti a respirare aria inquinata. In questo Paese nessuno è al di sopra della legge. Nemmeno il presidente. Combatteremo questa illegalità in tribunale». A parlare è il governatore della California Gavin Newsom, che senza tanti giri di parole accusa il presidente degli Stati Uniti di un reato ben preciso: corruzione. Insieme al procuratore generale Rob Bonta ha annunciato l’avvio di un’azione legale contro l’abrogazione, da parte dell’amministrazione Trump, della «Endangerment Finding», che di fatto è il testo cardi cardine di tutte le politiche ambientali americane degli ultimi 15 anni.
Con una mossa eclatante, a metà febbraio l’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti (Environmental protection agency Epa) ha abolito questo provvedimento in vigore dal 2009 che in italiano suona «accertamento di pericolo» e che rappresenta il riconoscimento scientifico secondo cui i gas serra mettono in pericolo la salute e il benessere pubblici, nonché il fondamento giuridico dell’autorità federale di regolamentare le emissioni di gas serra.
Ora il governatore Newsom ha dato il via a un’azione legale sulla base del fatto che il Clean air act è molto chiaro su un punto: l’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti ha il dovere di proteggere la salute e il benessere pubblici dagli inquinanti atmosferici, compresi i gas serra e questa è una responsabilità che la Corte Suprema ha confermato nel 2007. Abrogando l’«Endangerment Finding», l’amministrazione Trump non sta esercitando il proprio giudizio scientifico: sta violando la legge.
«Con l’annullamento illegittimo dell’«Endangerment Finding», il presidente Trump e la sua Epa hanno abbandonato la loro missione più importante: proteggere la salute e il benessere del popolo americano», ha affermato il procuratore generale Rob Bonta illustrando insieme al governatore della California l’iniziativa giudiziaria. «La scienza non mente: i cambiamenti climatici e le emissioni di gas serra stanno danneggiando la salute pubblica e causando disastri devastanti e sempre più gravi. Le nostre comunità hanno subito l’impatto di incendi devastanti, hanno visto famiglie fuggire dalle loro case in fiamme, respirando fumi tossici, e abbiamo assistito all’inondazione di intere comunità a causa di gravi alluvioni. Il Presidente non può continuare a nascondere la testa sotto la sabbia: il cambiamento climatico è reale e decenni di dati scientifici consolidati ci avevano avvertito che sarebbe successo». Il procuratore generale ha insistito in particolare su un fatto, e cioè che questa revoca da parte dell’Epa non riguarda la riduzione della burocrazia: «Il presidente sta privilegiando i profitti delle grandi compagnie petrolifere rispetto alla nostra salute e scommette che il popolo americano non se ne accorgerà fino a quando non arriverà il conto, a spese delle nostre comunità».
Di fatto, è la stessa accusa che ha mosso in diversi interventi il premio Nobel per l’economia Paul Krugman, quella cioè che Trump sta approfittando del suo ritorno alla Casa Bianca per fare gli interessi, ricambiati, delle grandi compagnie petrolifere, e in questa strategia rientra anche la decisione di bombardare insieme a Israele, e con il sostegno degli Emirati arabi uniti, l’Iran. E tutto ciò, denunciano i soggetti che ora hanno deciso per l’azione legale, a scapito della salute in primis degli americani.
«L’amministrazione Trump sta venendo meno al proprio dovere di proteggere i cittadini di tutto il Paese in innumerevoli modi, anche attraverso i suoi tentativi illegali di smantellare decenni di politiche basate sulla scienza», ha affermato Yana Garcia, segretaria per la Protezione ambientale. «La verità è che il cambiamento climatico rappresenta una minaccia immediata per la salute umana e per il nostro ambiente, e l’aumento delle temperature mette a rischio il benessere delle famiglie americane, facendo lievitare i costi delle utenze domestiche. La California rimane impegnata nell’azione per il clima e continuerà a lottare perché la nostra gente e il nostro futuro meritano di meglio».
«L’amministrazione Trump, abrogando incautamente l&#039;Endangerment Finding, sta abdicando alla propria responsabilità di proteggere le vite degli americani», ha affermato Lauren Sanchez, presidente del California Air Resources Board. «La California non resterà a guardare mentre il governo federale smantella le protezioni fondamentali per la salute pubblica: noi reagiremo».
Bisognerà vedere come andrà avanti questa azione legale, ma intanto è chiaro che se l’abrogazione dell’«Endangerment Finding» non subirà un dietrofront, comporterà il via libera a una serie di leggi che non terranno più conto della necessità di dover limitare la dispersione nell’atmosfera di emissioni climalteranti. Il che comporterà, denunciano i soggetti che si sono rivolti al giudice, un aumento degli incendi boschivi mortali, dei decessi causati dal caldo estremo e delle inondazioni e siccità provocate dal cambiamento climatico, «il tutto mentre i funzionari politici nominati da Trump, molti dei quali selezionati con cura dall’industria petrolifera e del gas, ignorano le prove scientifiche schiaccianti che da decenni tutelano la salute pubblica».
Il costo della strategia pro-fossili di Trump, denunciano i ricorrenti, sarà misurato in vite umane e devastazione economica. Solo in California, spiegano, gli incendi alimentati dall’aumento delle temperature hanno ucciso centinaia di persone, distrutto intere comunità e decine di migliaia di case, e causato danni per decine di miliardi di dollari. Il caldo estremo è ora l’impatto climatico più letale, responsabile di un numero di decessi annuali superiore a quello causato da incendi boschivi e inondazioni. A livello nazionale, solo nel 2024, gli Stati Uniti hanno registrato 27 disastri meteorologici causati dal clima, ciascuno dei quali ha superato il miliardo di dollari – il numero più alto mai registrato – causando la morte di oltre 560 americani e provocando danni per 183 miliardi di dollari.
Tra l’altro, denunciano il governatore Newsom e gli altri ricorrenti, Trump non può giustificare quanto deciso contro le politiche ambientali con l’obiettivo della crescita. La California ha infatti dimostrato negli anni come la tutela ambientale e l’economia possano andare avanti insieme e dando ottimi risultati. «L’inquinamento qui è in calo e l’economia è in crescita», sottolineano i ricorrenti contro la decisione dell’Epa. Le emissioni di gas serra in California sono diminuite del 21% dal 2000, nonostante il Pil dello Stato sia aumentato dell’81% nello stesso periodo, consentendogli di diventare la quarta economia mondiale. La California continua inoltre a stabilire record nel campo dell’energia pulita. Nel 2023, lo Stato è stato alimentato per due terzi da energia rinnovabile, diventando la più grande economia al mondo a raggiungere questo livello. Quest’anno, inoltre, la California ha funzionato con elettricità pulita al 100% per una parte della giornata quasi ogni giorno. Dall’inizio dell’amministrazione Newsom, lo stoccaggio in batterie è salito a quasi 17.000 megawatt — un aumento di oltre il 2.100% — e oltre 30.000 megawatt di nuove risorse sono stati aggiunti alla rete elettrica. La California dispone ora del 33% della capacità di stoccaggio stimata necessaria entro il 2045 per raggiungere il 100% di elettricità pulita. ]]></description>
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<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 00:00:15 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>governatore, della, California, accusa, Trump, corruzione, cita, giudizio</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/elezioni%20usa%20trump%203%20facebook.jpg" alt="" width="1003" height="527" loading="lazy"></p><p>«Ecco com’è la corruzione. Donald Trump sta violando le leggi che proteggono gli americani dall’inquinamento climatico, tutto per arricchire le grandi compagnie petrolifere e i suoi ricchi alleati inquinatori. A farne le spese sarebbero i lavoratori, le famiglie e le comunità, costretti a respirare aria inquinata. In questo Paese nessuno è al di sopra della legge. Nemmeno il presidente. Combatteremo questa illegalità in tribunale». A parlare è il governatore della California Gavin Newsom, che senza tanti giri di parole accusa il presidente degli Stati Uniti di un reato ben preciso: corruzione. Insieme al procuratore generale Rob Bonta <a href="https://www.gov.ca.gov/2026/03/19/california-is-taking-donald-trump-to-court-for-breaking-the-law-to-put-polluter-profits-before-american-lives/">ha annunciato</a> l’avvio di un’azione legale contro l’abrogazione, da parte dell’amministrazione Trump, della «Endangerment Finding», che di fatto è il testo cardi cardine di tutte le politiche ambientali americane degli ultimi 15 anni.</p>
<p>Con una mossa eclatante, <a href="https://www.greenreport.it/news/crisi-climatica-e-adattamento/60084-trump-revoca-il-testo-cardine-di-tutte-le-politiche-ambientali-americane-degli-ultimi-decenni">a metà febbraio</a> l’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti (Environmental protection agency Epa) ha abolito questo provvedimento in vigore dal 2009 che in italiano suona «accertamento di pericolo» e che rappresenta il riconoscimento scientifico secondo cui i gas serra mettono in pericolo la salute e il benessere pubblici, nonché il fondamento giuridico dell’autorità federale di regolamentare le emissioni di gas serra.</p>
<p>Ora il governatore Newsom ha <a href="https://static01.nyt.com/newsgraphics/documenttools/158b1f1c8d49362e/76ef57f7-full.pdf">dato il via a un’azione legale</a> sulla base del fatto che il Clean air act è molto chiaro su un punto: l’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti ha il dovere di proteggere la salute e il benessere pubblici dagli inquinanti atmosferici, compresi i gas serra e questa è una responsabilità che la Corte Suprema ha confermato nel 2007. Abrogando l’«Endangerment Finding», l’amministrazione Trump non sta esercitando il proprio giudizio scientifico: sta violando la legge.</p>
<p>«Con l’annullamento illegittimo dell’«Endangerment Finding», il presidente Trump e la sua Epa hanno abbandonato la loro missione più importante: proteggere la salute e il benessere del popolo americano», ha affermato il procuratore generale Rob Bonta illustrando insieme al governatore della California l’iniziativa giudiziaria. «La scienza non mente: i cambiamenti climatici e le emissioni di gas serra stanno danneggiando la salute pubblica e causando disastri devastanti e sempre più gravi. Le nostre comunità hanno subito l’impatto di incendi devastanti, hanno visto famiglie fuggire dalle loro case in fiamme, respirando fumi tossici, e abbiamo assistito all’inondazione di intere comunità a causa di gravi alluvioni. Il Presidente non può continuare a nascondere la testa sotto la sabbia: il cambiamento climatico è reale e decenni di dati scientifici consolidati ci avevano avvertito che sarebbe successo». Il procuratore generale ha insistito in particolare su un fatto, e cioè che questa revoca da parte dell’Epa non riguarda la riduzione della burocrazia: «Il presidente sta privilegiando i profitti delle grandi compagnie petrolifere rispetto alla nostra salute e scommette che il popolo americano non se ne accorgerà fino a quando non arriverà il conto, a spese delle nostre comunità».</p>
<p>Di fatto, è la stessa accusa che ha mosso in diversi interventi il premio Nobel per l’economia Paul Krugman, quella cioè che Trump sta approfittando del suo ritorno alla Casa Bianca per fare gli interessi, ricambiati, <a href="https://www.greenreport.it/news/approfondimenti/60682-il-premio-nobel-krugman-spiega-perche-il-prezzo-del-petrolio-aumentera-ancora-e-perche-questa-e-la-guerra-dei-ricchi">delle grandi compagnie petrolifere</a>, e in questa strategia rientra anche la decisione di <a href="https://www.greenreport.it/news/approfondimenti/60789-krugman-spiega-perche-il-petropresidente-trump-ha-attaccato-liran-spoiler-centrano-il-greggio-e-i-soldi">bombardare insieme a Israele, e con il sostegno degli Emirati arabi uniti,</a> l’Iran. E tutto ciò, denunciano i soggetti che ora hanno deciso per l’azione legale, a scapito della salute in primis degli americani.</p>
<p>«L’amministrazione Trump sta venendo meno al proprio dovere di proteggere i cittadini di tutto il Paese in innumerevoli modi, anche attraverso i suoi tentativi illegali di smantellare decenni di politiche basate sulla scienza», ha affermato Yana Garcia, segretaria per la Protezione ambientale. «La verità è che il cambiamento climatico rappresenta una minaccia immediata per la salute umana e per il nostro ambiente, e l’aumento delle temperature mette a rischio il benessere delle famiglie americane, facendo lievitare i costi delle utenze domestiche. La California rimane impegnata nell’azione per il clima e continuerà a lottare perché la nostra gente e il nostro futuro meritano di meglio».</p>
<p>«L’amministrazione Trump, abrogando incautamente l'Endangerment Finding, sta abdicando alla propria responsabilità di proteggere le vite degli americani», ha affermato Lauren Sanchez, presidente del California Air Resources Board. «La California non resterà a guardare mentre il governo federale smantella le protezioni fondamentali per la salute pubblica: noi reagiremo».</p>
<p>Bisognerà vedere come andrà avanti questa azione legale, ma intanto è chiaro che se l’abrogazione dell’«Endangerment Finding» non subirà un dietrofront, comporterà il via libera a una serie di leggi che non terranno più conto della necessità di dover limitare la dispersione nell’atmosfera di emissioni climalteranti. Il che comporterà, denunciano i soggetti che si sono rivolti al giudice, un aumento degli incendi boschivi mortali, dei decessi causati dal caldo estremo e delle inondazioni e siccità provocate dal cambiamento climatico, «il tutto mentre i funzionari politici nominati da Trump, molti dei quali selezionati con cura dall’industria petrolifera e del gas, ignorano le prove scientifiche schiaccianti che da decenni tutelano la salute pubblica».</p>
<p>Il costo della strategia pro-fossili di Trump, denunciano i ricorrenti, sarà misurato in vite umane e devastazione economica. Solo in California, spiegano, gli incendi alimentati dall’aumento delle temperature hanno ucciso centinaia di persone, distrutto intere comunità e decine di migliaia di case, e causato danni per decine di miliardi di dollari. Il caldo estremo è ora l’impatto climatico più letale, responsabile di un numero di decessi annuali superiore a quello causato da incendi boschivi e inondazioni. A livello nazionale, solo nel 2024, gli Stati Uniti hanno registrato 27 disastri meteorologici causati dal clima, ciascuno dei quali ha superato il miliardo di dollari – il numero più alto mai registrato – causando la morte di oltre 560 americani e provocando danni per 183 miliardi di dollari.</p>
<p>Tra l’altro, denunciano il governatore Newsom e gli altri ricorrenti, Trump non può giustificare quanto deciso contro le politiche ambientali con l’obiettivo della crescita. La California ha infatti dimostrato negli anni come la tutela ambientale e l’economia possano andare avanti insieme e dando ottimi risultati. «L’inquinamento qui è in calo e l’economia è in crescita», sottolineano i ricorrenti contro la decisione dell’Epa. Le emissioni di gas serra in California sono <a href="https://www.gov.ca.gov/2025/11/06/world-leading-economy-and-climate-solutions-californias-emissions-drop-in-2023-driven-by-clean-transportation/">diminuite del 21% dal 2000</a>, nonostante il Pil dello Stato sia aumentato dell’81% nello stesso periodo, consentendogli di diventare la quarta economia mondiale. La California continua inoltre a stabilire record nel campo dell’energia pulita. Nel 2023, lo Stato è stato alimentato <a href="https://www.gov.ca.gov/2025/07/14/in-historic-first-california-powered-by-two-thirds-clean-energy-becoming-largest-economy-in-the-world-to-achieve-milestone/">per due terzi da energia rinnovabile</a>, diventando la più grande economia al mondo a raggiungere questo livello. Quest’anno, inoltre, la California ha funzionato con elettricità pulita al 100% per una parte della giornata <a href="https://www.gov.ca.gov/2025/07/10/california-scores-more-clean-energy-records-9-in-10-days-this-year-partially-powered-by-100-clean-energy/">quasi ogni giorno</a>. Dall’inizio dell’amministrazione Newsom, lo stoccaggio in batterie è salito a quasi 17.000 megawatt — un aumento di oltre il 2.100% — e oltre 30.000 megawatt di nuove risorse sono stati aggiunti alla rete elettrica. La California dispone ora del <a href="https://www.energy.ca.gov/data-reports/energy-almanac/california-electricity-data/california-energy-storage-system-survey">33% della capacità di stoccaggio</a> stimata necessaria entro il 2045 per raggiungere il 100% di elettricità pulita.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Solo il 60% dei distributori ha abbassato i prezzi di benzina e diesel, l’11% li ha addirittura alzati</title>
<link>https://www.eventi.news/solo-il-60-dei-distributori-ha-abbassato-i-prezzi-di-benzina-e-diesel-l11-li-ha-addirittura-alzati</link>
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<description><![CDATA[ Il «decreto carburanti» varato dal governo per far fronte al caro energetico non ha dato i frutti sperati. Il problema, ora che sono più di 24 ore che è entrato in vigore, non è solo che scade tra non molti giorni, ma anche il fatto che il calo di 25 centesimi al litro promesso da Palazzo Chigi per benzina e diesel non si vede. Chi si è recato al distributore per fare rifornimento si è trovato di fronte a prezzi analoghi a quelli di due giorni fa, se non addirittura aumentati. Solo nella mattinata di ieri, quando la notizia del decreto compariva sulla maggior parte delle prime pagine dei giornali, gli automobilisti hanno notato una decina di centesimi in meno al litro, poi di nuovo oggi i prezzi sono tornati intorno ai 2 euro per il diesel (se non di più) e intorno a 1.90 per la benzina (questo, sulle strade urbane, perché poi sul tratto autostradale va anche peggio).
Lo stesso ministero delle Imprese e del made in Italy si è visto costretto a informare con una nota che diffusa questa mattina che solo il 60% degli impianti di distribuzione in Italia (12.107 punti vendita) ha ridotto i prezzi in seguito al taglio delle accise disposto dal Governo. Si legge inoltre nel testo pubblicato sul sito del dicastero guidato da Adolfo Urso che dalle ultime rilevazioni del Mimit emerge che l’11,4% degli impianti, «oltre a non aver ancora ridotto i prezzi al taglio delle accise, ha addirittura aumentato i prezzi esposti»: «Il Garante per la sorveglianza dei prezzi ha già trasmesso alla Guardia di Finanza l’elenco di questi distributori, affinché vengano effettuati i necessari controlli ai sensi del nuovo regime speciale previsto dal decreto-legge approvato dal Governo».
«Tutte le principali compagnie petrolifere operanti nel Paese hanno adeguato i propri prezzi consigliati, con una riduzione di 24,4 centesimi di euro al litro, in linea con il provvedimento adottato in Consiglio dei ministri», dicono anche dal ministero delle Imprese, ma non è quello che hanno potuto appurare in queste ore gli automobilisti.
Molti distributori, interpellati sul mancato abbassamento dei prezzi, sostengono di non poter provvedere immediatamente allo sconto perché hanno le cisterne piene di carburante che è stato acquistato prima che il governo varasse il decreto, pagando quindi le accise previste sugli idrocarburi a prezzo pieno: ridurre di 25 centesimi il prezzo alla pompa significherebbe perdere quelle cifre sulle vendite. Una spiegazione che mal si concilia col fatto, sottolineato dalle associazioni di consumatori, che quando il prezzo del petrolio è salito i prezzi alla pompa sono aumentati immediatamente, anche se il carburante nelle cisterne era stato comprato prima che il prezzo del greggio schizzasse alle stelle.
Il Mimit ha annunciato nuove rilevazioni dei prezzi già per questo pomeriggio. Intanto, due dei 20 giorni previsti dal «decreto carburanti» per tenere sotto controllo i prezzi di benzina e gasolio sono andati. ]]></description>
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<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 00:00:14 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Solo, 60, dei, distributori, abbassato, prezzi, benzina, diesel, l’11, addirittura, alzati</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Pompa_benzina.png" alt="" width="978" height="660" loading="lazy"></p><p>Il «<a href="https://www.greenreport.it/greenreport%20acciser%2025%20centesimi">decreto carburanti</a>» varato dal governo per far fronte al caro energetico non ha dato i frutti sperati. Il problema, ora che sono più di 24 ore che è entrato in vigore, non è solo che scade tra non molti giorni, ma anche il fatto che il calo di 25 centesimi al litro promesso da Palazzo Chigi per benzina e diesel non si vede. Chi si è recato al distributore per fare rifornimento si è trovato di fronte a prezzi analoghi a quelli di due giorni fa, se non addirittura aumentati. Solo nella mattinata di ieri, quando la notizia del decreto compariva sulla maggior parte delle prime pagine dei giornali, gli automobilisti hanno notato una decina di centesimi in meno al litro, poi di nuovo oggi i prezzi sono tornati intorno ai 2 euro per il diesel (se non di più) e intorno a 1.90 per la benzina (questo, sulle strade urbane, perché poi sul tratto autostradale va anche peggio).</p>
<p>Lo stesso ministero delle Imprese e del made in Italy si è visto costretto a informare con <a href="https://www.mimit.gov.it/it/notizie-stampa/carburanti-mimit-quasi-il-60-distributori-ha-ridotto-prezzi-controlli-gdf-su-chi-non-ha-ancora-adeguato">una nota che diffusa questa mattina</a> che solo il 60% degli impianti di distribuzione in Italia (12.107 punti vendita) ha ridotto i prezzi in seguito al taglio delle accise disposto dal Governo. Si legge inoltre nel testo pubblicato sul sito del dicastero guidato da Adolfo Urso che dalle ultime rilevazioni del Mimit emerge che l’11,4% degli impianti, «oltre a non aver ancora ridotto i prezzi al taglio delle accise, ha addirittura aumentato i prezzi esposti»: «Il Garante per la sorveglianza dei prezzi ha già trasmesso alla Guardia di Finanza l’elenco di questi distributori, affinché vengano effettuati i necessari controlli ai sensi del nuovo regime speciale previsto dal decreto-legge approvato dal Governo».</p>
<p>«Tutte le principali compagnie petrolifere operanti nel Paese hanno adeguato i propri prezzi consigliati, con una riduzione di 24,4 centesimi di euro al litro, in linea con il provvedimento adottato in Consiglio dei ministri», dicono anche dal ministero delle Imprese, ma non è quello che hanno potuto appurare in queste ore gli automobilisti.</p>
<p>Molti distributori, interpellati sul mancato abbassamento dei prezzi, sostengono di non poter provvedere immediatamente allo sconto perché hanno le cisterne piene di carburante che è stato acquistato prima che il governo varasse il decreto, pagando quindi le accise previste sugli idrocarburi a prezzo pieno: ridurre di 25 centesimi il prezzo alla pompa significherebbe perdere quelle cifre sulle vendite. Una spiegazione che mal si concilia col fatto, sottolineato dalle associazioni di consumatori, che quando il prezzo del petrolio è salito i prezzi alla pompa sono aumentati immediatamente, anche se il carburante nelle cisterne era stato comprato prima che il prezzo del greggio schizzasse alle stelle.</p>
<p>Il Mimit ha annunciato nuove rilevazioni dei prezzi già per questo pomeriggio. Intanto, due dei 20 giorni previsti dal «decreto carburanti» per tenere sotto controllo i prezzi di benzina e gasolio sono andati.</p>]]> </content:encoded>
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<title>In Medio Oriente tutto è fuori controllo: l’escalation appare inarrestabile</title>
<link>https://www.eventi.news/in-medio-oriente-tutto-e-fuori-controllo-lescalation-appare-inarrestabile</link>
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<description><![CDATA[ Mentre tutto sembra convergere verso l’arrivo dei Marines in Medioriente, trasportati dalla nave da sbarco &quot;Tripoli&quot;, un’unità portaerei della US Navy con 2.200 Marines imbarcati, provenienti dall&#039;Asia orientale, abbiamo assistito all’incontro tra Donald Trump e il Primo ministro giapponese, Sanae Takaichi, alla Casa Bianca. Nel corso dell’incontro, un giornalista ha chiesto a The Donald se fosse vero che si stesse preparando a inviare migliaia di soldati per operazioni militari di terra in Iran, che ha così risposto: «Non mando soldati da nessuna parte; ma anche se lo sapessi, ovviamente non te lo direi».
I nostri padri latini avrebbero subito aggiunto, «…excusatio non petita…».
Sempre per sottolineare la grande sintonia che caratterizza i rapporti tra il governo USA e quello israeliano, poco dopo l’incontro, Benjamin Netanyahu ha convocato una sua conferenza stampa a Gerusalemme, dichiarando che non intende fermare la guerra a meno che non abbia ottenuto un cambio di regime a Teheran (sic!) e ha subito aggiunto che «una rivoluzione non è solo dall&#039;aria che può essere fatta» ma che «è anche necessaria una qualche forma di componente terrestre». Queste dichiarazioni fanno scopa con i rumors dei marines pronti a sbarcare e, ovviamente, prende corpo la diffusa preoccupazione internazionale sulla possibilità che questa assurda guerra, già caotica di suo, peraltro, giunta già alla sua quarta settimana, possa sfuggire completamente di mano.
Dalle dichiarazioni fatte nel corso della conferenza stampa dal Capo del governo di Tel Aviv traspare la soluzione più drastica – e forse quella voluta da parte israeliana – legata all&#039;invasione americana, realizzata su larga scala, e diretta alla conquista militare di Teheran e così cambiare con la forza il regime iraniano. Questo sembrerebbe essere l’aspirazione di Israele, magari ricalcando il modello già sperimentato durante la guerra contro l&#039;Iraq (2003); tuttavia, anche volendo ipotizzare – per assurdo - che Trump ignori il tragico esito che quella guerra comporto per gli Stati Uniti - ricordiamo che quel conflitto venne allora sostenuto da Netanyahu -, le difficoltà tattiche del progetto assumono dimensioni gigantesche anche per la potente (e supponente) macchina bellica degli USA.
Vale però la pena richiamare alla memoria che, se la caduta del regime di Saddam Hussein richiese all’epoca una forza di occupazione di circa 550.000 soldati, per l&#039;Iran, con un territorio ed una popolazione molto più grande – nei fatti concreti dimostratasi ancora oggi inaccessibile e potente -, occorrerebbe disporre di una forza d’occupazione (con gli scarponi del fante) ancora più consistente. Come si fa ad organizzare un Corpo di spedizione di queste dimensioni? Quanti mesi ci vorranno per essere efficacemente organizzata?
A questo punto appare lecito supporre che l&#039;America potrebbe essere ancora in guerra mentre si avvicinano le elezioni congressuali (novembre) e che potrebbero costituire un enorme pericolo politico per i repubblicani trumpiani. Non dimentichiamo il fatto che, secondo un recente sondaggio compiuto dalla Cnn, soltanto il 12% degli americani oggi approva l&#039;invio di forze di terra in territorio iraniano; pertanto, non si è lontani dal vero s considerassimo questo scenario del tutto improbabile, almeno per il momento.
In questa fosca cornice di escalation militare, s’inserisce il bombardamento statunitense di navi e basi iraniane intorno allo Stretto di Hormuz e potrebbe essere considerata quale fase preliminare, propedeutica alle operazioni di sbarco; tuttavia, non possiamo trascurare il fatto che l&#039;impresa in sé comporterebbe un rischio enorme per le truppe da sbarco americane, dell’ordine non più delle decine e forse neanche più delle centinaia.
Resta però ancora aperta (e percorribile) l’ipotesi di tentare di invadere le isole di Kesh, Kish e Hormuz, che consentono di controllare lo Stretto diventato il baricentro dei flussi di traffico di materiale energetico del pianeta, insieme ad alcune parti della costa iraniana; inoltre, aggiungiamo che, molto probabilmente, siamo già nelle fasi preliminari dell&#039;attuazione di questo scenario, anche alla luce delle dichiarazioni fatte l&#039;altro ieri (il 19 marzo per chi legge) dal generale Dan Cain, Capo dello Stato Maggiore degli Stati Uniti, il quale ha asserito che caccia A-10 e elicotteri &quot;Apache&quot; hanno già iniziato a distruggere i barchini d&#039;attacco, i droni e le basi missilistiche da crociera iraniane nell&#039;area in parola.
Abbiamo imparato però a vedere come, purtroppo, l&#039;Iran dispone di un numero elevato di queste armi, così come possiede una vasta ed articolata tipologia di mine marittime, il che rende assai probabile che Trump - e le sue truppe d’occupazione – potrebbero rimanere intrappolate in un’escalation incontrollata di guerra e che non ammetterebbe, almeno in apparenza, una via d&#039;uscita possibile: in altre parole il rischio concreto si possa precipitare velocemente in un altro Vietnam, l’incubo degli americani della mia generazione (e forse non solo quelli!).
Chiudiamo queste nostre preoccupate riflessioni sul lancio di due missili, effettuato ieri dall’Iran contro la base anglo-americana di Diego Garcia, nell&#039;Oceano Indiano, a circa 4000 km; una distanza del genere è assai inferiore a quella che separa Teheran da molte capitali europee e potrebbe suonare come un sinistro monito…
Riteniamo che non a caso il Wall Street Journal abbia puntato l’indice su questo episodio, aggiungendo anche che rappresenta una svolta molto significativa nel conflitto in corso, a prescindere dall&#039;esito dell&#039;attacco; i due missili - probabilmente Khorramshahr-4 o un nuovo IRBM- non hanno centrato l&#039;obiettivo: uno sarebbe stato neutralizzato da un problema di funzionamento, l&#039;altro sarebbe stato intercettato. La scelta dell&#039;obiettivo però rimane ed è un segnale assai eloquente.
L’United Kingdom, infatti, ha appena deciso di concedere agli Stati Uniti l&#039;uso delle proprie basi; a questo punto, come ha annunciato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, gli asset di Londra diventano un obiettivo legittimo per l’Iran.
Qualcuno si sente ancora di sostenere che anche l’Europa non sia già in guerra? ]]></description>
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<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 00:00:12 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Medio, Oriente, tutto, fuori, controllo:, l’escalation, appare, inarrestabile</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/USS_Abraham_Lincoln_portaerei_wikipedia.jpg" alt="" width="1280" height="850" loading="lazy"></p><p>Mentre tutto sembra convergere verso l’arrivo dei Marines in Medioriente, trasportati dalla nave da sbarco "Tripoli", un’unità portaerei della US Navy con 2.200 Marines imbarcati, provenienti dall'Asia orientale, abbiamo assistito all’incontro tra Donald Trump e il Primo ministro giapponese, Sanae Takaichi, alla Casa Bianca. Nel corso dell’incontro, un giornalista ha chiesto a The Donald se fosse vero che si stesse preparando a inviare migliaia di soldati per operazioni militari di terra in Iran, che ha così risposto: «Non mando soldati da nessuna parte; ma anche se lo sapessi, ovviamente non te lo direi».</p>
<p>I nostri padri latini avrebbero subito aggiunto, «…excusatio non petita…».</p>
<p>Sempre per sottolineare la grande sintonia che caratterizza i rapporti tra il governo USA e quello israeliano, poco dopo l’incontro, Benjamin Netanyahu ha convocato una sua conferenza stampa a Gerusalemme, dichiarando che non intende fermare la guerra a meno che non abbia ottenuto un cambio di regime a Teheran (sic!) e ha subito aggiunto che «una rivoluzione non è solo dall'aria che può essere fatta» ma che «è anche necessaria una qualche forma di componente terrestre». Queste dichiarazioni fanno scopa con i rumors dei marines pronti a sbarcare e, ovviamente, prende corpo la diffusa preoccupazione internazionale sulla possibilità che questa assurda guerra, già caotica di suo, peraltro, giunta già alla sua quarta settimana, possa sfuggire completamente di mano.</p>
<p>Dalle dichiarazioni fatte nel corso della conferenza stampa dal Capo del governo di Tel Aviv traspare la soluzione più drastica – e forse quella voluta da parte israeliana – legata all'invasione americana, realizzata su larga scala, e diretta alla conquista militare di Teheran e così cambiare con la forza il regime iraniano. Questo sembrerebbe essere l’aspirazione di Israele, magari ricalcando il modello già sperimentato durante la guerra contro l'Iraq (2003); tuttavia, anche volendo ipotizzare – per assurdo - che Trump ignori il tragico esito che quella guerra comporto per gli Stati Uniti - ricordiamo che quel conflitto venne allora sostenuto da Netanyahu -, le difficoltà tattiche del progetto assumono dimensioni gigantesche anche per la potente (e supponente) macchina bellica degli USA.</p>
<p>Vale però la pena richiamare alla memoria che, se la caduta del regime di Saddam Hussein richiese all’epoca una forza di occupazione di circa 550.000 soldati, per l'Iran, con un territorio ed una popolazione molto più grande – nei fatti concreti dimostratasi ancora oggi inaccessibile e potente -, occorrerebbe disporre di una forza d’occupazione (con gli scarponi del fante) ancora più consistente. Come si fa ad organizzare un Corpo di spedizione di queste dimensioni? Quanti mesi ci vorranno per essere efficacemente organizzata?</p>
<p>A questo punto appare lecito supporre che l'America potrebbe essere ancora in guerra mentre si avvicinano le elezioni congressuali (novembre) e che potrebbero costituire un enorme pericolo politico per i repubblicani trumpiani. Non dimentichiamo il fatto che, secondo un recente sondaggio compiuto dalla Cnn, soltanto il 12% degli americani oggi approva l'invio di forze di terra in territorio iraniano; pertanto, non si è lontani dal vero s considerassimo questo scenario del tutto improbabile, almeno per il momento.</p>
<p>In questa fosca cornice di escalation militare, s’inserisce il bombardamento statunitense di navi e basi iraniane intorno allo Stretto di Hormuz e potrebbe essere considerata quale fase preliminare, propedeutica alle operazioni di sbarco; tuttavia, non possiamo trascurare il fatto che l'impresa in sé comporterebbe un rischio enorme per le truppe da sbarco americane, dell’ordine non più delle decine e forse neanche più delle centinaia.</p>
<p>Resta però ancora aperta (e percorribile) l’ipotesi di tentare di invadere le isole di Kesh, Kish e Hormuz, che consentono di controllare lo Stretto diventato il baricentro dei flussi di traffico di materiale energetico del pianeta, insieme ad alcune parti della costa iraniana; inoltre, aggiungiamo che, molto probabilmente, siamo già nelle fasi preliminari dell'attuazione di questo scenario, anche alla luce delle dichiarazioni fatte l'altro ieri (il 19 marzo per chi legge) dal generale Dan Cain, Capo dello Stato Maggiore degli Stati Uniti, il quale ha asserito che caccia A-10 e elicotteri "Apache" hanno già iniziato a distruggere i barchini d'attacco, i droni e le basi missilistiche da crociera iraniane nell'area in parola.</p>
<p>Abbiamo imparato però a vedere come, purtroppo, l'Iran dispone di un numero elevato di queste armi, così come possiede una vasta ed articolata tipologia di mine marittime, il che rende assai probabile che Trump - e le sue truppe d’occupazione – potrebbero rimanere intrappolate in un’escalation incontrollata di guerra e che non ammetterebbe, almeno in apparenza, una via d'uscita possibile: in altre parole il rischio concreto si possa precipitare velocemente in un altro Vietnam, l’incubo degli americani della mia generazione (e forse non solo quelli!).</p>
<p>Chiudiamo queste nostre preoccupate riflessioni sul lancio di due missili, effettuato ieri dall’Iran contro la base anglo-americana di Diego Garcia, nell'Oceano Indiano, a circa 4000 km; una distanza del genere è assai inferiore a quella che separa Teheran da molte capitali europee e potrebbe suonare come un sinistro monito…</p>
<p>Riteniamo che non a caso il Wall Street Journal abbia puntato l’indice su questo episodio, aggiungendo anche che rappresenta una svolta molto significativa nel conflitto in corso, a prescindere dall'esito dell'attacco; i due missili - probabilmente Khorramshahr-4 o un nuovo IRBM- non hanno centrato l'obiettivo: uno sarebbe stato neutralizzato da un problema di funzionamento, l'altro sarebbe stato intercettato. La scelta dell'obiettivo però rimane ed è un segnale assai eloquente.</p>
<p>L’United Kingdom, infatti, ha appena deciso di concedere agli Stati Uniti l'uso delle proprie basi; a questo punto, come ha annunciato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, gli asset di Londra diventano un obiettivo legittimo per l’Iran.</p>
<p>Qualcuno si sente ancora di sostenere che anche l’Europa non sia già in guerra?</p>]]> </content:encoded>
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<title>Referendum giustizia e reati ambientali</title>
<link>https://www.eventi.news/referendum-giustizia-e-reati-ambientali</link>
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<description><![CDATA[ IL REFERENDUM COSTITUZIONALE SULLA GIUSTIZIA, DEL 22 E 23 MARZO, ACCENDE IL CONFRONTO ANCHE SUI REATI AMBIENTALI. IL VOTO PUÒ INFLUIRE SULLA TUTELA DI AMBIENTE E SALUTE PUBBLICA Referendum sulla giustizia: cosa cambia per i reati ambientali Il 22 e 23 marzo i cittadini saranno chiamati a votare il referendum confermativo sulla riforma della giustizia. […]
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<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 23:00:06 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>IL REFERENDUM COSTITUZIONALE SULLA GIUSTIZIA, DEL 22 E 23 MARZO, ACCENDE IL CONFRONTO ANCHE SUI REATI AMBIENTALI. IL VOTO PUÒ INFLUIRE SULLA TUTELA DI AMBIENTE E SALUTE PUBBLICA Referendum sulla giustizia: cosa cambia per i reati ambientali Il 22 e 23 marzo i cittadini saranno chiamati a votare il referendum confermativo sulla riforma della giustizia. […]</p>
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<title>Giornate mondiali di foreste e acqua: occasioni per riflettere.</title>
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<description><![CDATA[  LE GIORNATE MONDIALI CHE CELEBRANO FORESTE, IL 21 MARZO E ACQUA IL 22 MARZO, SONO ULTERIORI OCCASIONI PER TORNARE A RIFLETTERE SULLE RISORSE NATURALI, SUL LORO RISPETTO E SUL LORO USO SOSTENIBILE. IL WWF CHIEDE LO STOP AL CONSUMO DI SUOLO NEL TERRITORIO DEI CASTELLI ROMANI Un’epoca di grandi contraddizioni sul consumo delle acque «Viviamo […]
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<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 23:00:06 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p> LE GIORNATE MONDIALI CHE CELEBRANO FORESTE, IL 21 MARZO E ACQUA IL 22 MARZO, SONO ULTERIORI OCCASIONI PER TORNARE A RIFLETTERE SULLE RISORSE NATURALI, SUL LORO RISPETTO E SUL LORO USO SOSTENIBILE. IL WWF CHIEDE LO STOP AL CONSUMO DI SUOLO NEL TERRITORIO DEI CASTELLI ROMANI Un’epoca di grandi contraddizioni sul consumo delle acque «Viviamo […]</p>
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<title>Digital Twin neuromorfi: nuove prospettive per la neurotecnologia</title>
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<description><![CDATA[ All’interno dell’ecosistema RAISE, l’Università di Genova e i partner internazionali hanno sviluppato il concetto di &quot;Neuromorphic Twin&quot;, un ponte tecnologico tra chip al silicio e circuiti neuronali per le terapie del futuro.
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<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 23:00:05 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Digital, Twin, neuromorfi:, nuove, prospettive, per, neurotecnologia</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>All’interno dell’ecosistema RAISE, l’Università di Genova e i partner internazionali hanno sviluppato il concetto di "Neuromorphic Twin", un ponte tecnologico tra chip al silicio e circuiti neuronali per le terapie del futuro.</p>
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<title>Con l’IA si riduce l’inquinamento degli aerei: la sperimentazione di Google e American Airlines</title>
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<description><![CDATA[ Le scie di condensazione lasciate dagli aerei nei cieli producono tra 1 e 2% del riscaldamento globale causato dall&#039;uomo: l&#039;uso dell&#039;IA potrebbe evitarle
L&#039;articolo Con l’IA si riduce l’inquinamento degli aerei: la sperimentazione di Google e American Airlines proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 23:00:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Con, l’IA, riduce, l’inquinamento, degli, aerei:, sperimentazione, Google, American, Airlines</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Le scie di condensazione lasciate dagli aerei nei cieli producono tra 1 e 2% del riscaldamento globale causato dall'uomo: l'uso dell'IA potrebbe evitarle</p>
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<title>Fotovoltaico con materiali 2D, la nuova frontiera dell’integrazione</title>
<link>https://www.eventi.news/fotovoltaico-con-materiali-2d-la-nuova-frontiera-dellintegrazione</link>
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<description><![CDATA[ Una nuova classe di materiali bidimensionali potrebbe rendere il fotovoltaico così sottile e leggero da essere utilizzato su qualsiasi superficie, assorbendo al tempo stesso una quantità sorprendente di luce.
L&#039;articolo Fotovoltaico con materiali 2D, la nuova frontiera dell’integrazione proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 23:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Fotovoltaico, con, materiali, 2D, nuova, frontiera, dell’integrazione</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Una nuova classe di materiali bidimensionali potrebbe rendere il fotovoltaico così sottile e leggero da essere utilizzato su qualsiasi superficie, assorbendo al tempo stesso una quantità sorprendente di luce.</p>
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<title>Perché la Spagna è meno dipendente dai prezzi del gas</title>
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<description><![CDATA[ Il rapido dispiegamento delle rinnovabili nel Paese ha permesso di abbassare le bollette energetiche.
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<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 23:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il rapido dispiegamento delle rinnovabili nel Paese ha permesso di abbassare le bollette energetiche.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.rinnovabili.it/mercato/politiche-e-normativa/pedro-sanchez-spagna-guerra-iran/">Perché la Spagna è meno dipendente dai prezzi del gas</a> proviene da <a href="https://www.rinnovabili.it/">Rinnovabili</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Giornata Internazionale delle Foreste 2026: come le foreste alimentano l’economia</title>
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<description><![CDATA[ Dai servizi ecosistemici vitali legati all&#039;acqua, al clima e al suolo, fino all&#039;approvvigionamento energetico, le foreste contribuiscono con migliaia di miliardi all&#039;economia globale.
L&#039;articolo Giornata Internazionale delle Foreste 2026: come le foreste alimentano l’economia proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 23:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Dai servizi ecosistemici vitali legati all'acqua, al clima e al suolo, fino all'approvvigionamento energetico, le foreste contribuiscono con migliaia di miliardi all'economia globale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.rinnovabili.it/clima-e-ambiente/biodiversita/giornata-internazionale-foreste-2026-foreste-economie/">Giornata Internazionale delle Foreste 2026: come le foreste alimentano l’economia</a> proviene da <a href="https://www.rinnovabili.it/">Rinnovabili</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Mercato crediti di carbonio: l&amp;apos;opportunità del recupero della foresta Vaia</title>
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<description><![CDATA[ &quot;CambiaMenti&quot; all&#039;European Carbon Farming Summit: progetto che punta a trasferire sul territorio il sistema europeo di certificazione delle rimozioni di carbonio ]]></description>
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<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 15:00:07 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Mercato, crediti, carbonio:, lopportunità, del, recupero, della, foresta, Vaia</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA["CambiaMenti" all'European Carbon Farming Summit: progetto che punta a trasferire sul territorio il sistema europeo di certificazione delle rimozioni di carbonio]]> </content:encoded>
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<title>Scarafaggi: il rito della mutilazione</title>
<link>https://www.eventi.news/scarafaggi-il-rito-della-mutilazione</link>
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<description><![CDATA[ C’è una specie di scarafaggio nella quale la monogamia nasce con il cannibalismo e diventa presto un legame indissolubile. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 12:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Scarafaggi:, rito, della, mutilazione</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[Si parla sempre più spesso ultimamente di monogamia nel regno animale: ricorderete per esempio questo studio che stilava la classifica dei mammiferi più fedeli, oppure quando vi parlammo di fedeltà per la vita nell'arvicola o, al contrario, delle abitudini libertine della sula di Nazca. Avrete notato che finora abbiamo parlato solo di vertebrati, ma anche tra gli invertebrati ci sono casi clamorosi di monogamia: per esempio quello dello scarafaggio Salganea taiwanensis, tra i pochissimi insetti a essere studiati per le sue abitudini matrimoniali. Il suo è un legame di coppia fortissimo, come raccontato in uno studio pubblicato su Royal Society Open Science: tra le altre cose, prevede l'uso del cannibalismo per consolidare il rapporto.. Matrimonio cannibale.
Salganea taiwanensis è uno scarafaggio xilofago (si nutre cioè prevalentemente di legno) che, come suggerisce il nome, vive a Taiwan e in certe aree del Giappone.. È tra i pochissimi insetti dei quali conosciamo le abitudini sessuali e coniugali, proprio perché sono così particolari: nel momento in cui una coppia si conosce e si piace, infatti, organizza un macabro rituale per sancire il legame, che prevede di mangiarsi vicendevolmente le ali. A questo punto, maschio e femmina di questo scarafaggio costruiscono un nido, nel quale vivranno per anni prendendosi cura della prole.. Cento anni di solitudine (e fedeltà): l'esperimento
Il team che ha condotto lo studio ha voluto mettere alla prova la forza di questo legame, per capire se davvero, una volta mangiate le ali del partner (e viceversa), questo scarafaggio rimane fedele per la vita. Per farlo, i ricercatori hanno preso 20 coppie che avevano già passato la "fase cannibale" del matrimonio, e le hanno messe di fronte a una serie di tentazioni, sotto forma di altri scarafaggi estranei alla coppia. Le reazioni degli animali sono state molto eloquenti.. Fedeltà a oltranza: il respingimento dell'invasore
Le coppie post-pasto-con-le-ali hanno infatti reagito all'arrivo di un altro scarafaggio con fastidio e una certa dose di violenza, attaccando e spintonando quello che percepivano come un invasore. Nessuna delle coppie ha dimostrato infedeltà, respingendo ogni avance dello scarafaggio esterno.. Riconoscersi tra mille: il primo insetto che "sa chi ama"
Il team ha anche ripetuto l'esperimento con coppie appena formate e che non avevano ancora compiuto il rituale cannibale: neanche queste hanno ceduto alla tentazione di tradire il partner, ma quantomeno hanno mantenuto l'aggressività verso lo scarafaggio estraneo a livelli minimi.
Insomma, i legami di coppia di questo scarafaggio sono fortissimi: gli autori spiegano che è il primo insetto osservato in un esperimento che sa distinguere tra il proprio partner e un altro adulto della stessa specie – e reagire di conseguenza..]]> </content:encoded>
</item>

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<title>Gamification, un approccio innovativo per cambiare i comportamenti dei cittadini verso la mobilità urbana</title>
<link>https://www.eventi.news/gamification-un-approccio-innovativo-per-cambiare-i-comportamenti-dei-cittadini-verso-la-mobilita-urbana</link>
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<description><![CDATA[ La gamification entra nelle politiche urbane di mobilità sostenibile. Il modello della pmi innovativa Muv utilizza dinamiche di gioco, dati e coinvolgimento delle imprese per incentivare comportamenti virtuosi negli spostamenti quotidiani e supportare strategie di mobilità urbana La transizione verso modelli di mobilità urbana più sostenibili non dipende esclusivamente da nuove infrastrutture o da investimenti […]
L&#039;articolo Gamification, un approccio innovativo per cambiare i comportamenti dei cittadini verso la mobilità urbana è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 04:30:37 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Gamification, approccio, innovativo, per, cambiare, comportamenti, dei, cittadini, verso, mobilità, urbana</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/20/gamification-comportamenti-mobilita-urbana/" title="Gamification, un approccio innovativo per cambiare i comportamenti dei cittadini verso la mobilità urbana" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/muv.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="muv" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/muv.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/muv-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/muv-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/muv-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>La gamification entra nelle politiche urbane di mobilità sostenibile. Il modello della pmi innovativa Muv utilizza dinamiche di gioco, dati e coinvolgimento delle imprese per incentivare comportamenti virtuosi negli spostamenti quotidiani e supportare strategie di mobilità urbana</em></p>
<p>La <a href="https://www.greenplanner.it/mobilita-sostenibile/" target="_blank" rel="noopener"><strong>transizione verso modelli di mobilità urbana più sostenibili</strong> </a>non dipende esclusivamente da nuove infrastrutture o da investimenti tecnologici. Sempre più spesso, il fattore decisivo riguarda i <strong>comportamenti individuali e collettivi</strong>: le scelte quotidiane dei cittadini nel modo di spostarsi all’interno delle città.</p>
<p>In questo contesto si stanno affermando <strong>modelli di behavioural innovation</strong>, che utilizzano strumenti digitali e meccanismi motivazionali per favorire abitudini di mobilità più sostenibili. Tra questi, uno dei più interessanti è il sistema sviluppato da <strong>Muv – Mobility Urban Values</strong> – pmi innnovativa palermitana selezionata da <strong>SmartCityLab Milano</strong> nel contesto del <strong>Premio Innovazione Sicilia</strong> – che applica le logiche della <strong>gamification alla mobilità urbana</strong>.</p>
<p>L’idea è <strong>trasformare gli spostamenti quotidiani in una sorta di competizione collettiva</strong>: camminare, utilizzare la bicicletta o scegliere il trasporto pubblico non sono più semplicemente alternative all’automobile privata, ma azioni premianti all’interno di un gioco che coinvolge cittadini, imprese e amministrazioni.</p>
<h2>La gamification come leva di cambiamento</h2>
<p>La <strong>gamification applica dinamiche tipiche dei videogiochi</strong> – punteggi, classifiche, sfide e premi – a contesti non ludici. Nel caso della <a href="https://www.greenplanner.it/2026/02/09/mica-navetta-elettrica-autonoma/" target="_blank" rel="noopener"><strong>mobilità urbana</strong></a>, questo approccio consente di <strong>stimolare comportamenti sostenibili</strong> attraverso meccanismi di partecipazione e competizione.</p>
<p>Nel <strong>modello Muv</strong>, gli utenti utilizzano un’app che registra gli spostamenti e attribuisce punti in base alla modalità di trasporto utilizzata. Camminare, pedalare o prendere i mezzi pubblici genera punteggi e badge digitali, mentre l’uso di modalità meno sostenibili produce risultati inferiori.</p>
<p>Il sistema prevede allenamenti, sfide settimanali e tornei tra squadre o comunità urbane. La dimensione competitiva crea una dinamica sociale che incentiva la partecipazione e contribuisce a modificare progressivamente le abitudini di mobilità.</p>
<p>L’efficacia di questo approccio è stata dimostrata nelle prime sperimentazioni avviate a Palermo nel 2012, che hanno coinvolto studenti universitari e imprese locali. L’analisi dei risultati ha evidenziato una riduzione significativa delle emissioni inquinanti nel gruppo coinvolto, dimostrando come <strong>la leva comportamentale possa incidere concretamente sulle scelte quotidiane</strong>.</p>
<p></p>
<h2>Il valore dei dati per la pianificazione urbana</h2>
<p>Uno degli elementi chiave del modello è la <strong>capacità di generare dati utili per la pianificazione delle politiche urbane</strong>. Gli spostamenti registrati dagli utenti, una volta anonimizzati, producono informazioni preziose sui modelli di mobilità nelle città.</p>
<p>Il sistema integra un <strong>algoritmo certificato in grado di calcolare il risparmio di emissioni di CO2 associato a ciascuna scelta di mobilità sostenibile</strong>. Questo consente non solo di fornire un feedback immediato ai partecipanti, ma anche di costruire indicatori utili per amministrazioni pubbliche e ricercatori.</p>
<p>I dati raccolti possono contribuire alla <strong>definizione di politiche di mobilità urbana</strong>, supportando la progettazione di infrastrutture, servizi di trasporto e strategie di riduzione delle emissioni.</p>
<h2>Il modello B2B: imprese e organizzazioni</h2>
<p>Accanto alla partecipazione individuale, il sistema si sviluppa attraverso un <strong>modello B2B rivolto a imprese, università e organizzazioni</strong>. Attraverso la <strong>piattaforma Muv for Business</strong>, le aziende possono promuovere programmi di mobilità sostenibile per i dipendenti, incentivando l’utilizzo di modalità di trasporto a basso impatto ambientale. Il sistema può essere integrato nei <strong>Piani di Spostamento Casa-Lavoro</strong>, strumenti sempre più diffusi nelle strategie di sostenibilità aziendale.</p>
<p>Le imprese partecipano al modello anche come sponsor delle sfide urbane, offrendo premi o servizi agli utenti e rafforzando la propria strategia di responsabilità sociale d’impresa. Il modello permette inoltre alle organizzazioni di <strong>misurare in modo concreto l’impatto ambientale delle iniziative di mobilità sostenibile</strong>, grazie al calcolo certificato delle emissioni evitate.</p>
<p>Le sperimentazioni del sistema sono state avviate in diverse città europee e italiane, tra cui <strong>Palermo, Milano, Roma e Cagliari</strong>, oltre che in contesti universitari e comunità locali.</p>
<div><a href="https://go.greenplanner.it/zeliatech" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2025/08/LogoZELIATECH.png" alt="ZELIATECH"><strong>Zeliatech</strong>, green tech distributor europeo e anima verde del <strong>Gruppo Esprinet</strong>, promuove attivamente la sostenibilità grazie a un team di risorse specializzate e un portfolio di prodotti e soluzioni innovative per <strong>Fotovoltaico, Smart Building, Data Center ed E-mobility</strong></a></div>
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<title>Ecco Clorofilla, progetto di economia circolare sociale di Monza, nato in collaborazione con il Gruppo Teddy</title>
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<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 04:30:37 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/20/clorofilla-economia-circolare-sociale/" title="Ecco Clorofilla, progetto di economia circolare sociale di Monza, nato in collaborazione con il Gruppo Teddy" rel="nofollow"><img width="1280" height="720" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/maxresdefault-5.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/maxresdefault-5.jpg 1280w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/maxresdefault-5-768x432.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/maxresdefault-5-747x420.jpg 747w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/maxresdefault-5-640x360.jpg 640w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px"></a><p><em>Dal recupero di capi fallati all’inclusione sociale che porta all’indipendenza economica e a nuove prospettive per le donne in difficoltà, ospitate in Cascina Cantalupo di Monza. Il resoconto di un anno di attività e le prossime mosse, raccontate da Manuela Scognamiglio della cooperativa sociale Carrobiolo 2000</em></p>
<p>Prove di camerino: sapete quante volte succede che un capo si sporchi, si rovini e non possa più essere venduto dopo averlo indossato per pochi minuti? Troppo spesso purtroppo, perché se c’è una cosa che si fa presentando poca attenzione, se non alla prova specchio, è proprio la <strong>prova in camerino</strong>.</p>
<p>Ma c’è chi ha deciso che <strong>quei capi rovinati</strong> non siano gettati, alimentando la brutta fama del fast fashion. Così va citata la <strong>buona azione di <a href="https://www.greenplanner.it/2026/01/16/economia-circolare-vera-svolta-applicativa/" target="_blank" rel="noopener">economia circolare</a></strong> del <strong>gruppo Teddy</strong>, conosciuto al grande pubblico per i brand <strong>Terranova</strong>, <strong>Calliope</strong>, ma anche <strong>Rinascimento</strong> e <strong>Qb24</strong>.</p>
<p>Anziché distruggere questi capi, o anche quelli fallati da produzione, il gruppo ha da circa un anno deciso di fare una doppia cosa buona: collaborare con una noprofit di Monza, la <strong>cooperativa sociale Carrobiolo 2000</strong>.</p>
<p>Ne parliamo in questa <a href="https://www.greenplanner.it/pinkandgreen/" target="_blank" rel="noopener"><strong>nuova puntata di Pink&Green</strong></a> con <strong>Manuela Scognamiglio</strong> della stessa cooperativa che riesce a ridare nuova vita sia ai capi fallati, ma anche energia e lavoro a donne in situazioni di fragilità, che nel quartiere monzese di Cederna sono accolte con i loro bambini.</p>
<p>Per questo il progetto prende il bellissimo nome di <strong>Clorofilla</strong> (Fonte di luce). Più illuminante di così.</p>
<p></p>
<p><strong>Scognamiglio</strong> non è sola a lavorare su questo progetto: accanto a lei <strong>Cinzia Pasquale</strong>. Entrambe, dopo una anno di lavoro, hanno tirato le somme: si conta così che il laboratorio sartoriale abbia a oggi ridato vita a oltre 12.000 capi fallati generando un fatturato positivo per l’outlet Terranova coinvolto – che è quello del <strong>Centro Commerciale Rondò dei Pini</strong> a Monza.</p>
<p>Nel 2025, la <strong>cooperativa sociale Carrobiolo 2000</strong> ha impiegato 24 donne ospitate in cascina: sarte, tirocinanti e una fitta rete di volontarie. Le donne che lavorano in questo laboratorio sono coinvolte in continui cicli di formazione con sarte professioniste e sono spronate a momenti di condivisione e confronto.</p>
<p>“<em>Non si tratta solo di apprendere competenze sartoriali</em> – affermano dalla cooperativa – <em>ma di sviluppare un’attitudine al lavoro che favorisca autonomia e indipendenza anche per il futuro</em>“.</p>
<p>Il progetto si è articolato con <strong>processi sempre più strutturati</strong>: dalla semplice riparazione di bottoni e piccoli difetti, fino alla gestione di capi più complessi come capispalla e borse. Senza dimenticare la preparazione del capo con la corretta stiratura e piegatura.</p>
<p>Quindi, speriamo che questo bel progetto – per ora è attivo sulla zona di Monza – possa cucirsi anche su misura di altri laboratori.</p>
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<title>Serra bioclimatica, la macchina solare passiva che l’Italia continua a ignorare</title>
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<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 04:30:26 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/20/serra-bioclimatica-macchina-solare-passiva/" title="Serra bioclimatica, la macchina solare passiva che l’Italia continua a ignorare" rel="nofollow"><img width="1200" height="801" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/serra-bioclimatica-6.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Vodskov, Danimarca: vista interna della serra bioclimatica" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/serra-bioclimatica-6.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/serra-bioclimatica-6-768x513.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/serra-bioclimatica-6-629x420.jpg 629w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/serra-bioclimatica-6-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Nel Paese del sole abbondante, la serra bioclimatica non ha ancora preso piede. Scambiata per veranda e frenata da norme frammentate, continua a essere sottoutilizzata, proprio dove potrebbe offrire i maggiori benefici energetici</em></p>
<p>In Italia la <strong>serra bioclimatica</strong>, o <strong>serra solare</strong>, continua a occupare un posto marginale nel lessico e nella prassi del progetto, nonostante sia una delle più limpide espressioni dell’<strong>architettura passiva</strong> e vero e proprio <strong>dispositivo energetico</strong>.</p>
<p>Eppure, il <strong>contesto climatico nazionale</strong> ne renderebbe tutt’altro che velleitario l’impiego: l’<a href="https://www.greenplanner.it/energie-rinnovabili/" target="_blank" rel="noopener"><strong>energia solare</strong></a> incidente annua su piano orizzontale si attesta, in ordine di grandezza, intorno a 1,3–1,45 MWh per metro quadrato nell’area di Milano e sale a circa 1,6–1,75 MWh per metro quadrato a Palermo.</p>
<p>Valori significativi, certamente superiori a quelli di gran parte del Nord Europa, Danimarca compresa dove l’architetto <strong>Rasmus Jensen</strong> fa di necessità virtù per trasformare l’esiguo soleggiamento, che vede già da ottobre soggiungere il buio alle 4 del pomeriggio, nella chiave di volta dei suoi <strong>progetti di orangery</strong>.</p>
<p>Il paradosso sta proprio qui: mentre nei Paesi con minore disponibilità di luce la cultura del progetto ha saputo <strong>trasformare il limite climatico in intelligenza costruttiva</strong>, in Italia la <strong>serra bioclimatica viene ancora trascurata</strong> o, peggio, banalizzata.</p>
<p>La si confonde con la veranda, con la loggia vetrata, con la chiusura improvvisata del balcone: dispositivi edilizi che possono ampliare uno spazio, ma che non coincidono affatto con una <strong>macchina termica passiva</strong> pensata per captare, accumulare e ridistribuire calore.</p>
<h2>Serra bioclimatica, dalle radiazioni solari energia per la casa</h2>
<p>La <strong>serra solare</strong>, infatti, non è un semplice involucro trasparente. È un <strong>sistema solare passivo</strong> fondato su una parete vetrata – preferibilmente orientata a sud – e su una massa termica capace di assorbire la radiazione solare e restituirla gradualmente all’ambiente adiacente.</p>
<p>Non richiede collettori, non richiede apparati meccanici, non richiede energia diversa da quella del sole. Chiede però progetto: forma corretta, superfici vetrate adeguate, ventilazione naturale per la stagione calda, capacità di disattivazione estiva e un orientamento rigoroso, evitando esposizioni est e ovest che favorirebbero surriscaldamenti difficili da governare.</p>
<figure aria-describedby="caption-attachment-165885" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-165885" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/serra-bioclimatica-4.jpg" alt="Vodskov, Danimarca: vista interna della serra bioclimatica dal ballatoio dell’abitazione" width="1200" height="800" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/serra-bioclimatica-4.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/serra-bioclimatica-4-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/serra-bioclimatica-4-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/serra-bioclimatica-4-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"><figcaption class="wp-caption-text">Immagine di Rasmus Jensen – Arkitekt Maa</figcaption></figure>
<p>A frenarla non è solo un ritardo culturale, ma anche un <strong>quadro normativo frammentato</strong>. La serra bioclimatica è considerata un <strong>locale tecnico non abitabile</strong>: non può diventare un nuovo vano riscaldato, né consentire la presenza continuativa di persone.</p>
<p>Per non essere computata come volume edilizio, deve <strong>dimostrare un beneficio energetico reale</strong> sull’unità immobiliare collegata, con riduzioni del fabbisogno di riscaldamento comprese, secondo i riferimenti riportati nel testo, tra il 10 e il 25 percento, da attestare in relazione tecnica.</p>
<p>In <strong>assenza di una disciplina nazionale univoca</strong>, regioni e comuni fissano limiti specifici: nel Lazio, per esempio, la superficie non può superare il 30 percento di quella utile dell’alloggio; in contesti come Milano si aggiunge anche il vincolo di una profondità massima del lato corto.</p>
<p>È qui che si gioca la distinzione decisiva: la <strong>serra bioclimatica non è un’escrescenza edilizia</strong>, ma un dispositivo energetico e come tale andrebbe finalmente pensata.</p>
<p>Se la si continua a leggere come un lusso vetrato, resterà un equivoco urbanistico; se invece la si assume come <strong>tecnologia climatica</strong>, potrà tornare a essere ciò che realmente è: una <strong>soglia intelligente tra interno ed esterno</strong>, tra architettura e sole, tra comfort e parsimonia energetica.</p>
<h4>» <a href="https://www.greenplanner.it/tag/bioedilizia/" target="_blank" rel="noopener">Leggi tutti gli articoli di Ecologia del buon vivere (#bioedilizia)</a></h4>
<div><img decoding="async" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/antonio-fusco.jpg" alt="Alfredo Fusco"><strong>Alfredo Fusco</strong>: architetto, ha fatto della integrazione uomo-ambiente la bussola con la quale orientare la (ri)evoluzione del suo lavoro attorno ai rami dell'etica ambientale e dello sviluppo sostenibile. Si è diplomato in Etica e Sostenibilità ambientale a Roma | <a href="https://www.linkedin.com/in/alfredofusco" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Linkedin</strong></a></div>
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<title>Acqua sotto attacco in Medioriente: il rischio è alto per tutti</title>
<link>https://www.eventi.news/acqua-sotto-attacco-in-medioriente-il-rischio-e-alto-per-tutti</link>
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<description><![CDATA[ Sprechiamo ancora troppa acqua perché non riusciamo a darle il giusto valore, eppure è diventata sotto i nostri occhi anche un’arma di guerra con i recenti impianti di desalinizzazione che sono stati fatti saltare in Medio Oriente Nella Giornata mondiale dell’acqua 2026, che cade domenica 22 marzo, il conflitto in Medio Oriente ricorda una verità […]
L&#039;articolo Acqua sotto attacco in Medioriente: il rischio è alto per tutti è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 04:30:26 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Acqua, sotto, attacco, Medioriente:, rischio, alto, per, tutti</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/20/acqua-sotto-attacco-medioriente/" title="Acqua sotto attacco in Medioriente: il rischio è alto per tutti" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/wikipedia-qeshm-Island.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="qeshm Island" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/wikipedia-qeshm-Island.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/wikipedia-qeshm-Island-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/wikipedia-qeshm-Island-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/wikipedia-qeshm-Island-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Sprechiamo ancora troppa acqua perché non riusciamo a darle il giusto valore, eppure è diventata sotto i nostri occhi anche un’arma di guerra con i recenti impianti di desalinizzazione che sono stati fatti saltare in Medio Oriente</em></p>
<p>Nella <strong>Giornata mondiale dell’acqua 2026</strong>, che cade domenica 22 marzo, il conflitto in Medio Oriente ricorda una verità spesso ignorata: più del <strong>petrolio</strong>, è <strong>l’acqua la risorsa davvero vitale</strong>. E oggi, sempre più spesso, anche un obiettivo militare.</p>
<p>Secondo l’<strong>analisi di Francisco Carrión</strong>, pubblicata su <strong>El Independiente</strong>, gli ultimi giorni di guerra tra <strong>Stati Uniti, Israele e Iran</strong> hanno aperto un nuovo fronte strategico: gli <strong><a href="https://www.greenplanner.it/2021/03/02/desalinizzazione-energia-solare-genius-watter/" target="_blank" rel="noopener">impianti di</a> desalinizzazione</strong>, infrastrutture fondamentali per l’approvvigionamento idrico della penisola arabica.</p>
<p>Teheran ha denunciato il <strong>danneggiamento di un impianto sull’isola di Qeshm</strong>, nello stretto di Hormuz, con ripercussioni sull’acqua potabile per decine di villaggi.</p>
<p>Il giorno successivo il Bahrein ha segnalato un attacco con droni contro una struttura analoga. Washington ha negato di aver colpito infrastrutture civili, ma il messaggio è chiaro: <strong>l’acqua è entrata nel calcolo strategico della guerra</strong>.</p>
<p>La ragione è semplice. Come spiega <strong>David Michel</strong>, ricercatore del programma di sicurezza alimentare e idrica del <strong>Center for Strategic and International Studies</strong> (Csis), gli <strong>impianti di desalinizzazione</strong> sono “<em>uno dei punti più vulnerabili della regione</em>“.</p>
<p>Nel Golfo si concentra <strong>oltre il 40% della capacità mondiale di desalinizzazione</strong> e migliaia di impianti forniscono acqua potabile a milioni di persone. Alcuni Paesi dipendono quasi totalmente da questa tecnologia: il Bahrein ricava circa l’85% dell’acqua potabile, il Kuwait il 93%, mentre Qatar e Arabia Saudita ne dipendono in larga misura.</p>
<p>Secondo <strong>Michel</strong>, queste infrastrutture possono essere colpite in molti modi: direttamente, oppure attraverso attacchi alle reti energetiche da cui dipendono. “<em>Gli impianti richiedono enormi quantità di energia. Colpire le centrali elettriche può bloccare la produzione di acqua</em>“, avverte l’esperto.</p>
<p>Anche incidenti ambientali possono paralizzarli: durante la <strong>Guerra del Golfo del 1991</strong>, ricorda Michel, una massiccia fuoriuscita di petrolio bloccò le prese d’acqua degli impianti kuwaitiani.</p>
<p>Per <strong>Ali Vaez</strong>, esperto di Iran dell’<strong>International Crisis Group</strong>, colpire infrastrutture civili rientra nella logica delle escalation moderne: “<em>la fase successiva di una guerra è rendere il conflitto sempre più intollerabile per la popolazione</em>“.</p>
<p>Un rischio confermato anche da <strong>Karen Young</strong>, ricercatrice del <strong>Middle East Institute</strong>, secondo cui queste azioni fanno parte di una strategia di pressione reciproca tra gli attori regionali.</p>
<p>La crisi idrica globale rende questo scenario ancora più inquietante. Secondo il <strong>Wwf</strong> (2021), circa il <strong>40% del cibo prodotto nel mondo viene perso o sprecato</strong>, mentre l’agricoltura utilizza il <strong>70% delle risorse idriche disponibili</strong>. In pratica, quasi il <strong>28% dell’acqua dolce globale</strong> serve a produrre alimenti che non verranno mai consumati.</p>
<p>Come ricorda <strong>Mirco Cerisola</strong>, country director Italia di <strong>Too Good To Go</strong>, “<em>ogni alimento salvato significa anche acqua preservata</em>“. Salvare <strong>1 kg di cibo equivale a risparmiare circa 810 litri d’acqua</strong> (dati Mérieux Nutrisciences | Blonk).</p>
<p>In Italia, i 33 milioni di pasti recuperati tramite l’app hanno già evitato lo spreco di circa 27 miliardi di litri d’acqua. In un mondo in cui l’acqua può diventare bersaglio di guerra, ridurne lo spreco diventa anche una questione di responsabilità globale.</p>
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<title>In 35 anni il Pianeta ha perso quasi 5 milioni di kmq di foreste</title>
<link>https://www.eventi.news/in-35-anni-il-pianeta-ha-perso-quasi-5-milioni-di-kmq-di-foreste</link>
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<description><![CDATA[ Le foreste non sono solo spazi verdi, ma vere e proprie infrastrutture naturali: regolano le precipitazioni, stabilizzano il ciclo del carbonio, proteggono i suoli e ospitano l’80% delle specie terrestri. La loro distruzione provoca effetti a catena, dalla perdita di biodiversità alla crisi idrica, con gravi ripercussioni sulle economie locali e sulle comunità indigene che vi dipendono.
Il 21 marzo si celebra la Giornata Mondiale delle Foreste e per l’occasione il Wwf Italia, mentre festeggia i 60 anni dalla sua fondazione, rilancia con urgenza il tema della deforestazione, evidenziando come il degrado forestale non riguardi solo gli alberi, ma il futuro climatico, la giustizia sociale e la sopravvivenza degli ecosistemi.
Dal 1990 al 2025 il Pianeta ha perso 4.890.000 km² di foreste a causa della conversione dei terreni ad altri usi. Anche considerando le aree in espansione, la superficie forestale globale si è ridotta di 2.035.000 km², pari a quasi 26 volte l’Austria, ovvero circa l’estensione della Groenlandia o di mezza Europa. Nonostante un rallentamento della perdita annua, che passa dai 107.000 km² del decennio 1990-2000 ai 41.200 km² stimati tra il 2010 e il 2020, la deforestazione resta significativa. Paesi tropicali come Indonesia e Brasile mostrano segnali positivi, ma l’espansione di coltivazioni intensive, allevamenti e infrastrutture rischia di vanificare i progressi ottenuti.
La situazione è particolarmente critica in Amazzonia, dove alcune aree si avvicinano a un tipping point irreversibile, con la prospettiva che vaste superfici si trasformino in arida savana. I danni economici stimati superano i 1.000 miliardi di dollari in tre decenni.
«La deforestazione è una delle più grandi trasformazioni del pianeta causate dall’uomo. Non è solo una questione di alberi, ma di futuro climatico, giustizia sociale e sopravvivenza degli ecosistemi. La cosa più inquietante è che sta succedendo mentre continuiamo a guardare inerti, ma con un approccio coordinato su più livelli si può fermare», afferma Edoardo Nevola, responsabile foreste del Wwf Italia. 
Per invertire la tendenza alla deforestazione, il Wwf invita a un impegno globale che combini politiche rigorose, innovazione e responsabilità condivisa. Serve accelerare l’applicazione di regolamenti efficaci, promuovere modelli produttivi sostenibili e costruire catene di approvvigionamento responsabili, sensibilizzando al tempo stesso consumatori e mercati. È fondamentale rendere i finanziamenti più sostenibili e accessibili, rafforzare la protezione diretta delle foreste, garantire i diritti delle popolazioni indigene e delle comunità locali, e ripristinare le aree già degradate. La scienza e la tecnologia devono supportare il monitoraggio e la gestione delle risorse, mentre partnership solide aiutano le aziende a mantenere impegni concreti. Infine, solo una cooperazione internazionale inclusiva, trasparente e partecipata può tradurre questi principi in una roadmap condivisa per una transizione equa e duratura, assicurando alle foreste – e all’umanità – un futuro sostenibile. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 17:00:11 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>anni, Pianeta, perso, quasi, milioni, kmq, foreste</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/deforestazione.jpg" alt="" width="1280" height="853" loading="lazy"></p><p>Le foreste non sono solo spazi verdi, ma vere e proprie infrastrutture naturali: regolano le precipitazioni, stabilizzano il ciclo del carbonio, proteggono i suoli e ospitano l’80% delle specie terrestri. La loro distruzione provoca effetti a catena, dalla perdita di biodiversità alla crisi idrica, con gravi ripercussioni sulle economie locali e sulle comunità indigene che vi dipendono.</p>
<p>Il 21 marzo si celebra la Giornata Mondiale delle Foreste e per l’occasione il Wwf Italia, mentre festeggia i 60 anni dalla sua fondazione, rilancia con urgenza il tema della deforestazione, evidenziando come il degrado forestale non riguardi solo gli alberi, ma il futuro climatico, la giustizia sociale e la sopravvivenza degli ecosistemi.</p>
<p>Dal 1990 al 2025 il Pianeta ha perso 4.890.000 km² di foreste a causa della conversione dei terreni ad altri usi. Anche considerando le aree in espansione, la superficie forestale globale si è ridotta di 2.035.000 km², pari a quasi 26 volte l’Austria, ovvero circa l’estensione della Groenlandia o di mezza Europa. Nonostante un rallentamento della perdita annua, che passa dai 107.000 km² del decennio 1990-2000 ai 41.200 km² stimati tra il 2010 e il 2020, la deforestazione resta significativa. Paesi tropicali come Indonesia e Brasile mostrano segnali positivi, ma l’espansione di coltivazioni intensive, allevamenti e infrastrutture rischia di vanificare i progressi ottenuti.</p>
<p>La situazione è particolarmente critica in Amazzonia, dove alcune aree si avvicinano a un tipping point irreversibile, con la prospettiva che vaste superfici si trasformino in arida savana. I danni economici stimati superano i 1.000 miliardi di dollari in tre decenni.</p>
<p>«La deforestazione è una delle più grandi trasformazioni del pianeta causate dall’uomo. Non è solo una questione di alberi, ma di futuro climatico, giustizia sociale e sopravvivenza degli ecosistemi. La cosa più inquietante è che sta succedendo mentre continuiamo a guardare inerti, ma con un approccio coordinato su più livelli si può fermare», afferma Edoardo Nevola, responsabile foreste del Wwf Italia. </p>
<p>Per invertire la tendenza alla deforestazione, il Wwf invita a un impegno globale che combini politiche rigorose, innovazione e responsabilità condivisa. Serve accelerare l’applicazione di regolamenti efficaci, promuovere modelli produttivi sostenibili e costruire catene di approvvigionamento responsabili, sensibilizzando al tempo stesso consumatori e mercati. È fondamentale rendere i finanziamenti più sostenibili e accessibili, rafforzare la protezione diretta delle foreste, garantire i diritti delle popolazioni indigene e delle comunità locali, e ripristinare le aree già degradate. La scienza e la tecnologia devono supportare il monitoraggio e la gestione delle risorse, mentre partnership solide aiutano le aziende a mantenere impegni concreti. Infine, solo una cooperazione internazionale inclusiva, trasparente e partecipata può tradurre questi principi in una roadmap condivisa per una transizione equa e duratura, assicurando alle foreste – e all’umanità – un futuro sostenibile.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Consiglio europeo, Orbán mette il veto e blocca il prestito di 90 miliardi all’Ucraina. L’ira di Costa e von der Leyen</title>
<link>https://www.eventi.news/consiglio-europeo-orban-mette-il-veto-e-blocca-il-prestito-di-90-miliardi-allucraina-lira-di-costa-e-von-der-leyen</link>
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<description><![CDATA[ Come dice la premier italiana Giorgia Meloni al punto stampa dopo la fine dei lavori, quello che si è aperto ieri a Bruxelles è stato un Consiglio europeo lungo e complesso: un po’ perché i temi sul tavolo erano tanti e spinosi - dalla guerra in Medio Oriente al caro energia, dal conflitto in Ucraina alla creazione di un mercato unico - e un po’ perché su alcune questioni è mancata l’unanimità che era necessaria per andare avanti.
In particolare, a creare tensione è stato il fatto che il premier ungherese Viktor Orbán ha bloccato il prestito da 90 miliardi all’Ucraina concordato al vertice dello scorso dicembre, con un veto che ha fatto infuriare António Costa. Nel suo intervento, il presidente del Consiglio europeo ha parlato soprattutto di competitività, crisi mediorientale, e sull’Ucraina ha detto che il sostegno dell’Ue «rimane incrollabile» e che va intensificata la pressione sulla Russia per indebolire la sua economia di guerra e spingerla a negoziare: «In questo contesto abbiamo espresso la nostra preoccupazione per la decisione degli Stati Uniti di revocare parzialmente le sanzioni già applicate alla Russia». Ma dopo il veto posto da Orbán sugli aiuti a Kiev ha detto a chi gli chiedeva maggiori dettagli sulla questione che i capi di Stato e di governo dell’Ue sono stati «molto chiari» nel «condannare senza mezzi termini» il comportamento del premier ungherese: «I leader hanno preso la parola per condannare fermamente l’atteggiamento di Viktor Orbán, per ricordare che, una volta concluso un accordo, un accordo è un accordo, e che tutti i leader devono onorare il loro impegno».
Il problema è che il premier ungherese ha legato il via libera al prestito alla riapertura dell’oleodotto Druzhba, con una linea «no oil, no coin» che ha fatto irritare anche la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen: «Il prestito resta bloccato perché un leader non rispetta la parola data. Ma garantiremo il prestito a Kiev, in un modo o nell’altro», ha fatto sapere nel suo intervento. Alla riparazione dell’oleodotto danneggiato dai bombardamenti russi ora lavoreranno anche tecnici dell’Ue, ma Orbán ha fatto sapere che intanto non rivedrà la sua posizione.
Anche sulla guerra in Medio Oriente e sul caro energia da essa derivante le tensioni non sono mancate, sebbene non siano state registrate lacerazioni come quelle che hanno riguardato l’Ucraina. In particolare, i membri del Consiglio europeo hanno adottato nelle conclusioni una serie di richieste a tutte le parti affinché «allentino le tensioni e diano prova della massima moderazione, assicurino la protezione dei civili e delle infrastrutture civili e rispettino pienamente il diritto internazionale, compresi i principi della Carta delle Nazioni Unite e il diritto internazionale umanitario. A tale riguardo, il Consiglio chiede una moratoria sugli attacchi contro le strutture energetiche e idriche.
Anche su Gaza sono state espresse parole di preoccupazione. Si legge in particolare nelle conclusioni: «Il Consiglio europeo deplora il perdurare della catastrofica situazione umanitaria a Gaza e invita Israele a consentire un accesso immediato e senza ostacoli e una distribuzione continua dell&#039;assistenza umanitaria su vasta scala a e in tutta Gaza, anche attraverso il corridoio marittimo di Cipro per integrare le rotte terrestri, nonché a permettere alle Nazioni Unite e alle relative agenzie, come pure alle organizzazioni umanitarie, di operare in modo indipendente e imparziale per salvare vite e ridurre le sofferenze. Invita Israele a revocare la sua decisione relativa alla legge sulla registrazione delle Ong, a riaprire i valichi di frontiera di Gaza e a rispettare pienamente gli obblighi che gli incombono in virtù del diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario. Il Consiglio europeo ricorda la necessità di garantire la protezione dei civili in ogni momento». ]]></description>
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 17:00:10 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/consiglio_europeo_19_marzo_26_x.jpg" alt="" width="1289" height="770" loading="lazy"></p><p>Come dice la premier italiana Giorgia Meloni al <a href="https://www.radioradicale.it/scheda/784839/punto-stampa-del-presidente-del-consiglio-giorgia-meloni-in-occasione-della-riunione">punto stampa dopo la fine dei lavori</a>, quello che si è aperto ieri a Bruxelles è stato un Consiglio europeo lungo e complesso: un po’ perché i temi sul tavolo erano tanti e spinosi - dalla guerra in Medio Oriente al caro energia, dal conflitto in Ucraina alla creazione di un mercato unico - e un po’ perché su alcune questioni è mancata l’unanimità che era necessaria per andare avanti.</p>
<p>In particolare, a creare tensione è stato il fatto che il premier ungherese Viktor Orbán ha bloccato il prestito da 90 miliardi all’Ucraina concordato al vertice dello scorso dicembre, con un veto che ha fatto infuriare António Costa. <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2026/03/20/remarks-by-president-antonio-costa-at-the-press-conference-following-the-european-council-meeting-of-19-20-march-2026/">Nel suo intervento</a>, il presidente del Consiglio europeo ha parlato soprattutto di competitività, crisi mediorientale, e sull’Ucraina ha detto che il sostegno dell’Ue «rimane incrollabile» e che va intensificata la pressione sulla Russia per indebolire la sua economia di guerra e spingerla a negoziare: «In questo contesto abbiamo espresso la nostra preoccupazione per la decisione degli Stati Uniti di revocare parzialmente le sanzioni già applicate alla Russia». Ma dopo il veto posto da Orbán sugli aiuti a Kiev ha detto a chi gli chiedeva maggiori dettagli sulla questione che i capi di Stato e di governo dell’Ue sono stati «molto chiari» nel «condannare senza mezzi termini» il comportamento del premier ungherese: «I leader hanno preso la parola per condannare fermamente l’atteggiamento di Viktor Orbán, per ricordare che, una volta concluso un accordo, un accordo è un accordo, e che tutti i leader devono onorare il loro impegno».</p>
<p>Il problema è che il premier ungherese ha legato il via libera al prestito alla riapertura dell’oleodotto Druzhba, con una linea «no oil, no coin» che ha fatto irritare anche la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen: «Il prestito resta bloccato perché un leader non rispetta la parola data. Ma garantiremo il prestito a Kiev, in un modo o nell’altro», <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/statement_26_663">ha fatto sapere nel suo intervento</a>. Alla riparazione dell’oleodotto danneggiato dai bombardamenti russi ora lavoreranno anche tecnici dell’Ue, ma Orbán ha fatto sapere che intanto non rivedrà la sua posizione.</p>
<p>Anche sulla guerra in Medio Oriente e sul caro energia da essa derivante le tensioni non sono mancate, sebbene non siano state registrate lacerazioni come quelle che hanno riguardato l’Ucraina. In particolare, i membri del Consiglio europeo <a href="https://www.consilium.europa.eu/media/0afpncdh/it-20260319-european-council-conclusions.pdf">hanno adottato nelle conclusioni</a> una serie di richieste a tutte le parti affinché «allentino le tensioni e diano prova della massima moderazione, assicurino la protezione dei civili e delle infrastrutture civili e rispettino pienamente il diritto internazionale, compresi i principi della Carta delle Nazioni Unite e il diritto internazionale umanitario. A tale riguardo, il Consiglio chiede una moratoria sugli attacchi contro le strutture energetiche e idriche.</p>
<p>Anche su Gaza sono state espresse parole di preoccupazione. Si legge in particolare nelle conclusioni: «Il Consiglio europeo deplora il perdurare della catastrofica situazione umanitaria a Gaza e invita Israele a consentire un accesso immediato e senza ostacoli e una distribuzione continua dell'assistenza umanitaria su vasta scala a e in tutta Gaza, anche attraverso il corridoio marittimo di Cipro per integrare le rotte terrestri, nonché a permettere alle Nazioni Unite e alle relative agenzie, come pure alle organizzazioni umanitarie, di operare in modo indipendente e imparziale per salvare vite e ridurre le sofferenze. Invita Israele a revocare la sua decisione relativa alla legge sulla registrazione delle Ong, a riaprire i valichi di frontiera di Gaza e a rispettare pienamente gli obblighi che gli incombono in virtù del diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario. Il Consiglio europeo ricorda la necessità di garantire la protezione dei civili in ogni momento».</p>]]> </content:encoded>
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<title>La gasiera Arctic Metagaz è alla deriva verso la Libia, che non può gestire da sola il rischio ambientale</title>
<link>https://www.eventi.news/la-gasiera-arctic-metagaz-e-alla-deriva-verso-la-libia-che-non-puo-gestire-da-sola-il-rischio-ambientale</link>
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<description><![CDATA[ A più di due settimane di distanza dal proditorio e insensato attacco nel Mediterraneo della nave gasiera “Arctic Metagaz”, battente bandiera russa – con un carico dichiarato di 61.000 tonnellate di gas naturale liquefatto (Gnl) –, resta ancora irrisolto il destino di questa sfortunata unità da carico. Abbiamo espresso in precedenza, sempre da queste stesse colonne, tutti i lati oscuri e le implicazioni di varia natura che il caso in sé richiama. Oggi, nella disattenzione generale dell’Unione europea, reputiamo necessario e urgente accendere i riflettori su quello che sta accadendo e, soprattutto, sui quello che potrebbe accadere e di cui, purtroppo, la pubblica opinione sa poco o nulla.
Sappiamo dell’attuale posizione in cui è stata rilevata la nave (grazie a “Radio Radicale” e al giornalista Sergio Scandura che con costante instancabile solerzia continua a seguire le sorti del relitto) che si trova ad oggi a circa 12 miglia a nord di una piattaforma petrolifera offshore, posizionata di fronte le coste della Libia. Per i sostenitori della dottrina SAR (Search and Rescue) la competenza passerebbe, in questo caso, allo Stato nella cui giurisdizione viene a trovarsi il relitto; noi abbiamo sostenuto (e sosteniamo) che il soccorso e la salvaguardia della vita umana in mare – unica motivazione in capo alla Convenzione di Amburgo dalla quale nasce il SAR – non abbia nulla a che vedere con l’attuale situazione del relitto che, invece, costituisce un potenziale serissimo rischio per gli ecosistemi marini e le coste sulle quali potrebbero arrivare gli effetti dei prodotti altamente inquinanti ancora contenuti nello scafo della gasiera, qualora dovessero fuoriuscire dallo stesso scafo; ci riferiamo principalmente al bunker presente a bordo, stimato in circa 1000 metri cubi di olio combustibile denso, oltre agli oli lubrificanti presenti a bordo, senza tralasciare quello che rimane del carico e di cui non si hanno notizie precise.
Il tema principale, dunque, resta quello afferente alla salvaguardia ambientale e ripetiamo, ancora una volta, che gli invocati aspetti SAR – peraltro conclusesi col salvataggio di tutti e trenta i membri dell’equipaggio – non c’entrano più nulla.
In tutta onestà, supporre che il governo libico possa essere in grado, autonomamente, di far fronte alla situazione in essere in chiave marine pollution sarebbe come affermare che possiamo organizzare viaggi di gruppo su Marte già a partire dalla prossima Pasquetta.
La gestione del relitto e il suo destino rappresenta un tema che va, a nostro avviso, oltre le possibilità d’intervento di un singolo Stato ma deve essere affrontato e risolto presso le sedi internazionali istituzionalmente competenti e che, almeno per una volta, devono uscire dal loro torpore burocratico - da slalomisti accaniti - e assumersi la responsabilità di organizzare una task force in grado di intervenire con la necessaria urgenza e la professionalità che il caso in esame richiede. 
Siamo certi che il nostro Paese, per la sua antica tradizione marinara, per le elevate capacità ingegneristiche dei suoi tecnici e per l’intelligenza operativa già dimostrata in passato, sarebbe in grado di portare a compimento le operazioni di recupero e di bonifica del relitto della gasiera. A nostro avviso, occorrerebbe compiere uno sforzo (prodigio?) organizzativo che coinvolga sul piano politico i Paesi mediterranei che aderiscono alla “Barcelona Convention del 95” (tutte e 23 gli Stati rivieraschi, nessuno escluso) e conferire al Rempec (Centro Regionale per la risposta alle Emergenze da Inquinamento Marino nel Mediterraneo) di Malta un ruolo di coordinamento di tutte le attività operative che sarà necessario programmare e portare a compimento. 
Sarebbe assai importante misurare la capacità operativa delle istituzioni internazionali e testarne la reale capacità di risposta, partendo dagli organismi comunitari più rilevanti, come, ad esempio l’EMSA (European Maritime Safety Agensy) e così fugarne, una volta per tutte, il sospetto che siano soltanto pachidermici apparati burocratici inefficaci se non completamente inutili.
Il fattore costi non lo trascuriamo, lo mettiamo volutamente e semplicemente in secondo piano perché riteniamo giusto dare priorità agli aspetti organizzativi ed operati; in conclusione, sommessamente, ricordiamo che la nave batte bandiera russa e le spese che verrebbero sostenute potrebbero ricadere sulla Federazione Russa, di cui molti Stati europei detengono ingenti beni posti già sotto sequestro. Non lasciamo che ciò che resta della gasiera affondi o, peggio, che venga deliberatamente fatta affondare.  ]]></description>
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 17:00:10 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Arctic_Metagaz_OSINTdefender.jpg" alt="" width="1280" height="720" loading="lazy"></p><p><span>A più di due settimane di distanza dal proditorio e insensato attacco nel Mediterraneo della nave gasiera “Arctic Metagaz”, battente bandiera russa – con un carico dichiarato di 61.000 tonnellate di gas naturale liquefatto (Gnl) –, resta ancora irrisolto il destino di questa sfortunata unità da carico. Abbiamo espresso in precedenza, sempre da queste stesse colonne, tutti i lati oscuri e le implicazioni di varia natura che il caso in sé richiama. Oggi, nella disattenzione generale dell’Unione europea, reputiamo necessario e urgente accendere i riflettori su quello che sta accadendo e, soprattutto, sui quello che potrebbe accadere e di cui, purtroppo, la pubblica opinione sa poco o nulla.</span></p>
<p><span>Sappiamo dell’attuale posizione in cui è stata rilevata la nave (grazie a “Radio Radicale” e al giornalista Sergio Scandura che con costante instancabile solerzia continua a seguire le sorti del relitto) che si trova ad oggi a circa 12 miglia a nord di una piattaforma petrolifera offshore, posizionata di fronte le coste della Libia. Per i sostenitori della dottrina SAR (Search and Rescue) la competenza passerebbe, in questo caso, allo Stato nella cui giurisdizione viene a trovarsi il relitto; noi abbiamo sostenuto (e sosteniamo) che il soccorso e la salvaguardia della vita umana in mare – unica motivazione in capo alla Convenzione di Amburgo dalla quale nasce il SAR – non abbia nulla a che vedere con l’attuale situazione del relitto che, invece, costituisce un potenziale serissimo rischio per gli ecosistemi marini e le coste sulle quali potrebbero arrivare gli effetti dei prodotti altamente inquinanti ancora contenuti nello scafo della gasiera, qualora dovessero fuoriuscire dallo stesso scafo; ci riferiamo principalmente al bunker presente a bordo, stimato in circa 1000 metri cubi di olio combustibile denso, oltre agli oli lubrificanti presenti a bordo, senza tralasciare quello che rimane del carico e di cui non si hanno notizie precise.</span></p>
<p><span>Il tema principale, dunque, resta quello afferente alla salvaguardia ambientale e ripetiamo, ancora una volta, che gli invocati aspetti SAR – peraltro conclusesi col salvataggio di tutti e trenta i membri dell’equipaggio – non c’entrano più nulla.</span></p>
<p><span>In tutta onestà, supporre che il governo libico possa essere in grado, autonomamente, di far fronte alla situazione in essere in chiave <em>marine pollution</em> sarebbe come affermare che possiamo organizzare viaggi di gruppo su Marte già a partire dalla prossima Pasquetta.</span></p>
<p><span>La gestione del relitto e il suo destino rappresenta un tema che va, a nostro avviso, oltre le possibilità d’intervento di un singolo Stato ma deve essere affrontato e risolto presso le sedi internazionali istituzionalmente competenti e che, almeno per una volta, devono uscire dal loro torpore burocratico - da slalomisti accaniti - e assumersi la responsabilità di organizzare una <em>task force</em> in grado di intervenire con la necessaria urgenza e la professionalità che il caso in esame richiede. </span></p>
<p><span>Siamo certi che il nostro Paese, per la sua antica tradizione marinara, per le elevate capacità ingegneristiche dei suoi tecnici e per l’intelligenza operativa già dimostrata in passato, sarebbe in grado di portare a compimento le operazioni di recupero e di bonifica del relitto della gasiera. A nostro avviso, occorrerebbe compiere uno sforzo (prodigio?) organizzativo che coinvolga sul piano politico i Paesi mediterranei che aderiscono alla “Barcelona Convention del 95” (tutte e 23 gli Stati rivieraschi, nessuno escluso) e conferire al Rempec (Centro Regionale per la risposta alle Emergenze da Inquinamento Marino nel Mediterraneo) di Malta un ruolo di coordinamento di tutte le attività operative che sarà necessario programmare e portare a compimento. </span></p>
<p><span>Sarebbe assai importante misurare la capacità operativa delle istituzioni internazionali e testarne la reale capacità di risposta, partendo dagli organismi comunitari più rilevanti, come, ad esempio l’EMSA (European Maritime Safety Agensy) e così fugarne, una volta per tutte, il sospetto che siano soltanto pachidermici apparati burocratici inefficaci se non completamente inutili.</span></p>
<p><span>Il fattore costi non lo trascuriamo, lo mettiamo volutamente e semplicemente in secondo piano perché riteniamo giusto dare priorità agli aspetti organizzativi ed operati; in conclusione, sommessamente, ricordiamo che la nave batte bandiera russa e le spese che verrebbero sostenute potrebbero ricadere sulla Federazione Russa, di cui molti Stati europei detengono ingenti beni posti già sotto sequestro. Non lasciamo che ciò che resta della gasiera affondi o, peggio, che venga deliberatamente fatta affondare. </span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Economia circolare a km zero, oltre 180 studenti toscani in vista agli impianti di Empoli e Montespertoli</title>
<link>https://www.eventi.news/economia-circolare-a-km-zero-oltre-180-studenti-toscani-in-vista-agli-impianti-di-empoli-e-montespertoli</link>
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<description><![CDATA[ Dove finiscono davvero i rifiuti che produciamo ogni giorno? E una bottiglia di vetro può davvero “rinascere” all’infinito? Domande semplici, ma decisive per capire cos’è – e come funziona – l’economia circolare. A provarci sul campo sono stati oltre 180 studenti del territorio empolese, protagonisti di un percorso di visite agli impianti organizzato da Plures Alia e Comune di Empoli in occasione del Global Recycling Day, la Giornata mondiale del riciclo celebrata il 18 marzo.
L’idea è stata quella di portare ragazze e ragazzi dentro il ciclo dei rifiuti, trasformando la teoria in osservazione concreta e confronto diretto con i tecnici. Così le domande diventano più precise: “Ma una buccia di banana può diventare davvero energia?”, “Cosa succede se sbagliamo la raccolta differenziata?”. Interrogativi che hanno trovato risposta durante le visite a due impianti strategici del territorio, il biodigestore di Casa Sartori a Montespertoli e l’impianto Vetro Revet di Empoli.
Protagoniste dell’iniziativa sono state le classi degli istituti secondari di primo e secondo grado di Empoli – Vanghetti, Busoni e il liceo Virgilio – coinvolte in un percorso educativo “sul campo”. Al polo impiantistico di Casa Sartori, inaugurato nel 2024, gli studenti hanno potuto seguire il percorso della frazione organica e capire come, attraverso il trattamento integrato anaerobico-aerobico, gli scarti possano essere recuperati in forma di energia rinnovabile (biometano) e fertilizzante. Un passaggio che mette in evidenza un punto chiave: senza una raccolta differenziata corretta a monte, la valorizzazione degli scarti diventa più difficile o addirittura impossibile.
Le scuole secondarie di primo grado – 133 studenti in totale – hanno invece visitato l’impianto del Terrafino, a Empoli, socio di Revet Spa e controllata del gruppo Plures, seguendo le fasi di selezione, pulizia e trattamento del vetro proveniente dalla raccolta differenziata. Qui il rifiuto diventa materia prima seconda destinata alle vetrerie, per tornare a essere nuovi imballaggi: un esempio concreto di filiera circolare che, quando funziona, riduce consumo di risorse e produzione di scarti. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 17:00:09 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Economia, circolare, zero, oltre, 180, studenti, toscani, vista, agli, impianti, Empoli, Montespertoli</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/RottameVetro_postSelezione.jpeg" alt=""></p><p><span>Dove finiscono davvero i rifiuti che produciamo ogni giorno? E una bottiglia di vetro può davvero “rinascere” all’infinito? Domande semplici, ma decisive per capire cos’è – e come funziona – l’economia circolare. A provarci sul campo sono stati oltre 180 studenti del territorio empolese, protagonisti di un percorso di visite agli impianti organizzato da Plures Alia e Comune di Empoli in occasione del Global Recycling Day, la Giornata mondiale del riciclo celebrata il 18 marzo.</span></p>
<p><span>L’idea è stata quella di portare ragazze e ragazzi dentro il ciclo dei rifiuti, trasformando la teoria in osservazione concreta e confronto diretto con i tecnici. Così le domande diventano più precise: “Ma una buccia di banana può diventare davvero energia?”, “Cosa succede se sbagliamo la raccolta differenziata?”. Interrogativi che hanno trovato risposta durante le visite a due impianti strategici del territorio, il biodigestore di Casa Sartori a Montespertoli e l’impianto Vetro Revet di Empoli.</span></p>
<p><span>Protagoniste dell’iniziativa sono state le classi degli istituti secondari di primo e secondo grado di Empoli – Vanghetti, Busoni e il liceo Virgilio – coinvolte in un percorso educativo “sul campo”. Al polo impiantistico di Casa Sartori, inaugurato nel 2024, gli studenti hanno potuto seguire il percorso della frazione organica e capire come, attraverso il trattamento integrato anaerobico-aerobico, gli scarti possano essere recuperati in forma di energia rinnovabile (biometano) e fertilizzante. Un passaggio che mette in evidenza un punto chiave: senza una raccolta differenziata corretta a monte, la valorizzazione degli scarti diventa più difficile o addirittura impossibile.</span></p>
<p><span>Le scuole secondarie di primo grado – 133 studenti in totale – hanno invece visitato l’impianto del Terrafino, a Empoli, socio di Revet Spa e controllata del gruppo Plures, seguendo le fasi di selezione, pulizia e trattamento del vetro proveniente dalla raccolta differenziata. Qui il rifiuto diventa materia prima seconda destinata alle vetrerie, per tornare a essere nuovi imballaggi: un esempio concreto di filiera circolare che, quando funziona, riduce consumo di risorse e produzione di scarti.</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Il cibo ultra&#45;processato può creare dipendenza come le sigarette</title>
<link>https://www.eventi.news/il-cibo-ultra-processato-puo-creare-dipendenza-come-le-sigarette</link>
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<description><![CDATA[ Un nuovo studio pubblicato sulle pagine della rivista scientifica Milbank Quarterly riaccende il dibattito internazionale sul ruolo degli alimenti ultra-processati nella salute pubblica. L’analisi, condotta da ricercatori delle università del Michigan, Duke e Harvard, affronta il tema con un approccio molto diretto: molti prodotti industriali moderni risultano progettati attraverso precise strategie di ingegneria alimentare pensate per stimolare il consumo ripetuto.
Secondo gli autori, il confronto con il tabacco non nasce da una provocazione retorica. Lo studio ricostruisce piuttosto una serie di parallelismi tecnici e commerciali tra le due industrie. Entrambe hanno sviluppato prodotti con una composizione calibrata per aumentare il piacere percepito e favorire il consumo continuo.
Gli studiosi identificano cinque aree principali in cui queste strategie risultano sorprendentemente simili: ottimizzazione delle dosi degli ingredienti, velocità di assorbimento, progettazione del piacere sensoriale, diffusione capillare dei prodotti e tecniche di comunicazione che enfatizzano presunti benefici salutistici.
Nel loro lavoro i ricercatori spiegano che molti alimenti ultra-processati nascono da una progettazione industriale altamente sofisticata. Ogni ingrediente, ogni aroma e ogni consistenza contribuisce a creare un’esperienza sensoriale estremamente gratificante. L’effetto finale, sostengono gli autori, consiste in una combinazione capace di stimolare i circuiti della ricompensa cerebrale.
Il risultato appare evidente in diversi prodotti molto diffusi – patatine, cioccolato, gelati, snack salati, pizze industriali – che sfruttano formule studiate per amplificare la risposta del cervello al gusto.
Uno degli elementi centrali individuati dallo studio riguarda la calibrazione degli ingredienti. Le sigarette moderne contengono generalmente tra l’1% e il 2% di nicotina, una concentrazione progettata per generare stimolazione senza provocare effetti immediatamente sgradevoli. Gli alimenti ultra-processati seguono una logica simile. Le bibite gassate contengono in media tra il 10% e il 12% di zucchero, una quantità superiore a quella presente nel latte materno o nella maggior parte dei frutti naturali.
Ancora più interessante risulta la combinazione di carboidrati raffinati e grassi aggiunti. Secondo lo studio, questa miscela produce un effetto definito “supra-additivo” sul cervello. Zuccheri e grassi assunti insieme generano una risposta di piacere molto più intensa rispetto alla somma dei singoli effetti.
I dati indicano che la combinazione può aumentare il rilascio di dopamina fino al 300% sopra il livello basale, mentre i grassi assunti isolatamente raggiungono valori tra 120% e 150%.
Un altro punto chiave riguarda la velocità con cui il prodotto produce effetto. Nel tabacco, l’uso di ammoniaca modifica chimicamente la nicotina e ne facilita l’assorbimento nel cervello in pochi secondi. L’industria alimentare utilizza strategie parallele attraverso processi di trasformazione molto spinti. Durante la lavorazione industriale molti alimenti vengono di fatto “pre-masticati” e “pre-digeriti”. Fibre rimosse, proteine frammentate e acqua eliminata cambiano profondamente la struttura originaria del cibo.
In alcuni casi i produttori aggiungono enzimi come amilasi e proteasi per accelerare la digestione. Il risultato consiste in prodotti che si sciolgono rapidamente in bocca e consentono un assorbimento veloce di zuccheri e grassi nel sangue.
Lo studio analizza anche un concetto poco noto al grande pubblico: il cosiddetto “short hang time”, cioè la brevità dell’esperienza sensoriale piacevole. Questo meccanismo favorisce il desiderio di consumare immediatamente un’altra porzione.
Una testimonianza citata nella ricerca proviene da un’intervista del programma televisivo “60 Minutes” a due aromatisti dell’azienda Givaudan. Gli specialisti descrivono apertamente il processo di progettazione dei sapori.
“Creiamo aromi che esplodono all’inizio ma non persistono troppo a lungo, così da stimolare il desiderio di consumarne di più.” Quando il giornalista chiede se l’obiettivo consista nel creare dipendenza, la risposta riportata nello studio è netta: “Esattamente.” Questo effetto si ottiene con composti aromatici volatili e con emulsionanti che facilitano il passaggio rapido tra consistenze diverse, dalla croccantezza alla cremosità.
Gli autori sottolineano anche l’importanza dell’ambiente in cui i prodotti vengono consumati. Sigarette e alimenti ultra-processati condividono caratteristiche molto simili: prezzo accessibile, portabilità, disponibilità continua e facilità di consumo.
Snack e bibite risultano acquistabili ovunque e possono essere consumati in numerosi contesti quotidiani: in auto, davanti alla televisione, durante il lavoro o mentre si cammina per strada. Secondo i ricercatori questa presenza capillare favorisce un consumo ripetuto che diventa parte della routine giornaliera.
Lo studio dedica un’ampia sezione alle strategie di comunicazione dell’industria alimentare. Negli anni Cinquanta l’industria del tabacco introdusse le sigarette con filtro e successivamente le versioni “light”, trasmettendo l’idea di una riduzione del rischio. Nel settore alimentare emergono meccanismi simili. Molti prodotti vengono promossi con etichette come “senza grassi”, “senza zucchero” o “ricco di proteine”.
Secondo la ricerca, queste indicazioni possono creare la percezione di una scelta più salutare anche quando la struttura complessiva del prodotto rimane altamente processata. Gli studiosi citano anche il caso dei dolcificanti non zuccherini (NSS). Alcuni esperimenti su modelli animali mostrano preferenze molto elevate per queste sostanze, mentre studi di neuroimaging suggeriscono possibili effetti sulla regolazione dell’appetito.
Un passaggio storico poco noto riguarda il rapporto diretto tra le due industrie. Tra gli anni Ottanta e i primi anni Duemila, grandi compagnie del tabacco come R.J. Reynolds e Philip Morris acquisirono colossi dell’alimentazione tra cui Kraft, General Foods e Nabisco.
Secondo i ricercatori questa fase storica favorì un trasferimento di competenze nella progettazione dei prodotti, nelle tecniche di marketing e nelle strategie per aggirare le regolamentazioni. Alcune tecnologie sviluppate inizialmente per le sigarette trovarono applicazione nella formulazione degli alimenti industriali.
Gli autori dello studio propongono diverse misure di politica sanitaria ispirate alle strategie utilizzate per ridurre il consumo di tabacco negli Stati Uniti.
Tra le principali indicazioni emergono: limitazioni alla pubblicità rivolta ai bambini; tassazione sui prodotti ricchi di carboidrati raffinati e grassi; etichette chiare sul grado di ultra-processazione; riduzione della presenza in scuole e ospedali; azioni legali contro comunicazioni ingannevoli.
Gli studiosi invitano a considerare gli alimenti ultra-processati “meno come cibo e più come materiali di consumo ottimizzati simili alle sigarette”.
Il lavoro sottolinea una differenza importante rispetto al tabacco: l’umanità dispone da sempre di numerose alternative alimentari minimamente processate che possono garantire nutrizione e varietà.
a cura della Redazione GTNews ]]></description>
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 17:00:08 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>cibo, ultra-processato, può, creare, dipendenza, come, sigarette</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/cibo_spazzatura_Depositphotos_514396978_L.jpg" alt=""></p><p><span>Un <a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/1468-0009.70066">nuovo studio</a> pubblicato sulle pagine della rivista scientifica Milbank Quarterly riaccende il dibattito internazionale sul ruolo degli alimenti ultra-processati nella salute pubblica. L’analisi, condotta da ricercatori delle università del Michigan, Duke e Harvard, affronta il tema con un approccio molto diretto: molti prodotti industriali moderni risultano progettati attraverso precise strategie di ingegneria alimentare pensate per stimolare il consumo ripetuto.</span></p>
<p><span>Secondo gli autori, il confronto con il tabacco non nasce da una provocazione retorica. Lo studio ricostruisce piuttosto una serie di parallelismi tecnici e commerciali tra le due industrie. Entrambe hanno sviluppato prodotti con una composizione calibrata per aumentare il piacere percepito e favorire il consumo continuo.</span></p>
<p><span>Gli studiosi identificano cinque aree principali in cui queste strategie risultano sorprendentemente simili: ottimizzazione delle dosi degli ingredienti, velocità di assorbimento, progettazione del piacere sensoriale, diffusione capillare dei prodotti e tecniche di comunicazione che enfatizzano presunti benefici salutistici.</span></p>
<p><span>Nel loro lavoro i ricercatori spiegano che molti alimenti ultra-processati nascono da una progettazione industriale altamente sofisticata. Ogni ingrediente, ogni aroma e ogni consistenza contribuisce a creare un’esperienza sensoriale estremamente gratificante. L’effetto finale, sostengono gli autori, consiste in una combinazione capace di stimolare i circuiti della ricompensa cerebrale.</span></p>
<p><span>Il risultato appare evidente in diversi prodotti molto diffusi – patatine, cioccolato, gelati, snack salati, pizze industriali – che sfruttano formule studiate per amplificare la risposta del cervello al gusto.</span></p>
<p><span>Uno degli elementi centrali individuati dallo studio riguarda la calibrazione degli ingredienti. Le sigarette moderne contengono generalmente tra l’1% e il 2% di nicotina, una concentrazione progettata per generare stimolazione senza provocare effetti immediatamente sgradevoli. Gli alimenti ultra-processati seguono una logica simile. Le bibite gassate contengono in media tra il 10% e il 12% di zucchero, una quantità superiore a quella presente nel latte materno o nella maggior parte dei frutti naturali.</span></p>
<p><span>Ancora più interessante risulta la combinazione di carboidrati raffinati e grassi aggiunti. Secondo lo studio, questa miscela produce un effetto definito “supra-additivo” sul cervello. Zuccheri e grassi assunti insieme generano una risposta di piacere molto più intensa rispetto alla somma dei singoli effetti.</span></p>
<p><span>I dati indicano che la combinazione può aumentare il rilascio di dopamina fino al 300% sopra il livello basale, mentre i grassi assunti isolatamente raggiungono valori tra 120% e 150%.</span></p>
<p><span>Un altro punto chiave riguarda la velocità con cui il prodotto produce effetto. Nel tabacco, l’uso di ammoniaca modifica chimicamente la nicotina e ne facilita l’assorbimento nel cervello in pochi secondi. L’industria alimentare utilizza strategie parallele attraverso processi di trasformazione molto spinti. Durante la lavorazione industriale molti alimenti vengono di fatto “pre-masticati” e “pre-digeriti”. Fibre rimosse, proteine frammentate e acqua eliminata cambiano profondamente la struttura originaria del cibo.</span></p>
<p><span>In alcuni casi i produttori aggiungono enzimi come amilasi e proteasi per accelerare la digestione. Il risultato consiste in prodotti che si sciolgono rapidamente in bocca e consentono un assorbimento veloce di zuccheri e grassi nel sangue.</span></p>
<p><span>Lo studio analizza anche un concetto poco noto al grande pubblico: il cosiddetto “short hang time”, cioè la brevità dell’esperienza sensoriale piacevole. Questo meccanismo favorisce il desiderio di consumare immediatamente un’altra porzione.</span></p>
<p><span>Una testimonianza citata nella ricerca proviene da un’intervista del programma televisivo “60 Minutes” a due aromatisti dell’azienda Givaudan. Gli specialisti descrivono apertamente il processo di progettazione dei sapori.</span></p>
<p><span>“Creiamo aromi che esplodono all’inizio ma non persistono troppo a lungo, così da stimolare il desiderio di consumarne di più.” Quando il giornalista chiede se l’obiettivo consista nel creare dipendenza, la risposta riportata nello studio è netta: “Esattamente.” Questo effetto si ottiene con composti aromatici volatili e con emulsionanti che facilitano il passaggio rapido tra consistenze diverse, dalla croccantezza alla cremosità.</span></p>
<p><span>Gli autori sottolineano anche l’importanza dell’ambiente in cui i prodotti vengono consumati. Sigarette e alimenti ultra-processati condividono caratteristiche molto simili: prezzo accessibile, portabilità, disponibilità continua e facilità di consumo.</span></p>
<p><span>Snack e bibite risultano acquistabili ovunque e possono essere consumati in numerosi contesti quotidiani: in auto, davanti alla televisione, durante il lavoro o mentre si cammina per strada. Secondo i ricercatori questa presenza capillare favorisce un consumo ripetuto che diventa parte della routine giornaliera.</span></p>
<p><span>Lo studio dedica un’ampia sezione alle strategie di comunicazione dell’industria alimentare. Negli anni Cinquanta l’industria del tabacco introdusse le sigarette con filtro e successivamente le versioni “light”, trasmettendo l’idea di una riduzione del rischio. Nel settore alimentare emergono meccanismi simili. Molti prodotti vengono promossi con etichette come “senza grassi”, “senza zucchero” o “ricco di proteine”.</span></p>
<p><span>Secondo la ricerca, queste indicazioni possono creare la percezione di una scelta più salutare anche quando la struttura complessiva del prodotto rimane altamente processata. Gli studiosi citano anche il caso dei dolcificanti non zuccherini (NSS). Alcuni esperimenti su modelli animali mostrano preferenze molto elevate per queste sostanze, mentre studi di neuroimaging suggeriscono possibili effetti sulla regolazione dell’appetito.</span></p>
<p><span>Un passaggio storico poco noto riguarda il rapporto diretto tra le due industrie. Tra gli anni Ottanta e i primi anni Duemila, grandi compagnie del tabacco come R.J. Reynolds e Philip Morris acquisirono colossi dell’alimentazione tra cui Kraft, General Foods e Nabisco.</span></p>
<p><span>Secondo i ricercatori questa fase storica favorì un trasferimento di competenze nella progettazione dei prodotti, nelle tecniche di marketing e nelle strategie per aggirare le regolamentazioni. Alcune tecnologie sviluppate inizialmente per le sigarette trovarono applicazione nella formulazione degli alimenti industriali.</span></p>
<p><span>Gli autori dello studio propongono diverse misure di politica sanitaria ispirate alle strategie utilizzate per ridurre il consumo di tabacco negli Stati Uniti.</span></p>
<p><span>Tra le principali indicazioni emergono: limitazioni alla pubblicità rivolta ai bambini; tassazione sui prodotti ricchi di carboidrati raffinati e grassi; etichette chiare sul grado di ultra-processazione; riduzione della presenza in scuole e ospedali; azioni legali contro comunicazioni ingannevoli.</span></p>
<p><span>Gli studiosi invitano a considerare gli alimenti ultra-processati “meno come cibo e più come materiali di consumo ottimizzati simili alle sigarette”.</span></p>
<p><span>Il lavoro sottolinea una differenza importante rispetto al tabacco: l’umanità dispone da sempre di numerose alternative alimentari minimamente processate che possono garantire nutrizione e varietà.</span></p>
<p><strong><a href="https://www.giornaletecnologico.net/cibo-ultra-processato-dipendenza-studio/">a cura della Redazione GTNews</a></strong></p>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>In Italia acqua razionata per oltre 1 milione di persone nei capoluoghi, soprattutto in Sicilia</title>
<link>https://www.eventi.news/in-italia-acqua-razionata-per-oltre-1-milione-di-persone-nei-capoluoghi-soprattutto-in-sicilia</link>
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<description><![CDATA[ Nel 2024, le misure di razionamento nella distribuzione dell’acqua potabile hanno interessato complessivamente oltre un milione di residenti nei capoluoghi di provincia/città metropolitana, pari al 5,8% della popolazione complessiva dei capoluoghi, quasi interamente concentrati nel Mezzogiorno e, in particolare, in Sicilia (726.230 residenti, quasi la metà della popolazione residente nella regione). Nel Centro le misure sono state applicate nel capoluogo di Fermo (4.110 residenti, l’11,5% della popolazione residente nel comune). Rispetto all’anno antecedente, si osserva un peggioramento sia della quota di popolazione coinvolta (+1,5 punti percentuali, quando i razionamenti interessavano 760 mila residenti), sia nel numero di capoluoghi interessati dalle restrizioni, passati da 14 a 17 e configurando il secondo valore più elevato tra i capoluoghi a partire dal 2010. I fattori che incidono sulla scarsa o insufficiente disponibilità della risorsa idrica in questi territori sono molteplici. Tra i principali si segnalano la marcata obsolescenza delle infrastrutture acquedottistiche e il protrarsi, anche nell’anno di osservazione, di significativi deficit di precipitazioni, in particolare nel Sud e nelle Isole (-18% rispetto alla normale climatologica 1991-2020). In Sicilia la gravità della situazione ha condotto la Regione a dichiarare lo stato di emergenza nel 2024. Il quadro è stato ulteriormente aggravato dalle temperature record registrate a livello nazionale, con valori minimi e medi ai massimi livelli misurati, risultando il 2024 l’anno più caldo mai rilevato a scala nazionale. La combinazione di tali fattori ha determinato, in molti casi, una riduzione della disponibilità idrica negli invasi, anche nei territori già interessati da misure di razionamento, come in Sicilia dove il livello complessivo è diminuito del 30%.
Nel 2024, sono state adottate misure di razionamento in tutti capoluoghi della Sicilia, tranne Siracusa, in tutti quelli della Calabria, ad eccezione di Crotone, nonché a Fermo, Pescara, Chieti, Campobasso e Potenza. Tra i Comuni coinvolti figurano anche i capoluoghi di città metropolitana di Reggio di Calabria, Messina, Palermo e Catania. Quasi raddoppiato il numero complessivo dei giorni oggetto di misure emergenziali. In quattro capoluoghi le restrizioni nella distribuzione dell’acqua potabile hanno interessato tutto il territorio comunale. La situazione più critica è ad Agrigento, dove l’erogazione dell’acqua ai residenti è stata sospesa o ridotta in tutti i giorni dell’anno, con turnazioni settimanali, differenziate in base alla zona e serbatoio di distribuzione. Anche a Vibo Valentia la sospensione nella distribuzione dell’acqua avviene tutto l’anno durante le ore notturne, al fine di consentire il ripristino dei livelli nei serbatoi di accumulo e garantire la disponibilità idrica nei periodi di maggiore consumo. A Enna l’impatto è stato altrettanto grave, anche se con razionamenti in tre quarti dell’anno. A Trapani, invece, l’erogazione è stata ridotta per poco meno della metà dell’anno, sempre per il ripristino dei livelli di accumulo. Nei tre capoluoghi siciliani sopra citati, la combinazione di siccità prolungata e scarsità delle risorse idriche ha reso necessario il ricorso al servizio sostitutivo di autobotti comunali per garantire il rifornimento di acqua potabile ai cittadini, mentre in tutti gli altri capoluoghi italiani che hanno affrontato il razionamento idrico il disservizio ha interessato solo una parte del territorio comunale. Nel dettaglio, le situazioni di massima criticità hanno coinvolto tutta la popolazione ad Agrigento, dove la distribuzione dell’acqua è stata sospesa per 209 giorni e ridotta per 157; a Vibo Valentia con sospensioni per tutto l’anno nelle ore notturne, mentre a Enna per 275 giorni. A Trapani l’erogazione è stata sospesa per 165 giorni e ridotta per 28. Criticità severe, che pur interessando una parte del territorio hanno coinvolto una quota significativa di popolazione, si sono manifestate a Chieti, Cosenza e Caltanissetta, dove oltre l’80% della popolazione residente è stata interessata da sospensioni e/o riduzioni dell’erogazione idrica. A Cosenza le sospensioni sono state programmate con cadenza giornaliera dal tardo pomeriggio alle prime ore del mattino, per consentire il riempimento dei serbatoi di distribuzione; a Caltanissetta nel periodo tra aprile e dicembre l’erogazione è avvenuta con turnazione settimanale (una fornitura ogni sette giorni), supportata da servizi sostitutivi mediante autobotti e dall’installazione di serbatoi fissi di accumulo dislocati in diverse aree della città; a Chieti il servizio è stato sospeso per 113 giorni e ridotto per 105 giorni, con conseguente applicazione di misure di gestione emergenziale per garantire i livelli minimi essenziali di approvvigionamento, tra cui il ricorso a un servizio sostitutivo con autobotti destinato alle utenze più penalizzate. Situazioni mediamente critiche sono state rilevate a Potenza (il 78,2% della popolazione, per un totale di circa 50mila residenti interessati), Messina (71,1%, 154.614 residenti), Campobasso (65,3%, 31mila residenti), Ragusa (61%, 45mila residenti) e Palermo (il 44,5%, 280mila residenti). Minori disagi hanno coinvolto Pescara, Catania e Reggio di Calabria, dove la riduzione dell’erogazione ha interessato rispettivamente il 26,2%, 19,9% e 14,8% della popolazione, mentre disservizi marginali si sono occasionalmente verificati a Catanzaro (11,9%), a Fermo (11,5%) e Trapani (5,4%), in quest’ultimo capoluogo con riduzioni estese all’intero territorio.
Le opinioni delle famiglie in merito al servizio idrico e alla presenza di irregolarità nell’erogazione dell’acqua, rilevate attraverso l’Indagine “Aspetti della vita quotidiana”, arricchiscono il quadro emerso dalle osservazioni dirette della Rilevazione “Dati ambientali nelle città”. La scarsità d’acqua e la difficoltà di accedervi rappresentano una criticità soprattutto per le famiglie residenti nel Mezzogiorno. Nel 2025, il 10,2% delle famiglie dichiara di aver riscontrato irregolarità nel servizio di erogazione dell’acqua nell’abitazione, una quota in aumento di 1,5 punti percentuali rispetto al 2024. Il disservizio interessa 2 milioni 700mila famiglie, in modo disomogeneo sul territorio. Di queste, oltre due terzi sono residenti nel Mezzogiorno (1,8 milioni di famiglie); la Calabria si conferma la regione più esposta ai problemi di erogazione dell’acqua nelle abitazioni (lamenta questo problema il 37,3% delle famiglie, con un aumento di 7,4 punti percentuali rispetto al 2024), seguita da Abruzzo e Sicilia (rispettivamente con il 30,3% e il 29,5% delle famiglie). Decisamente meno critica la situazione nel Nord (Figura 5), dove denunciano un servizio di erogazione irregolare solo il 3% circa delle famiglie, mentre nel Centro lamenta il problema l’8,4% delle famiglie (in aumento di 2,3 punti percentuali). A livello nazionale, il 38% delle famiglie che lamentano questa criticità segnala un disservizio continuativo nel corso dell’anno, il 31,7% lo rileva solo nei mesi estivi e il 28,8% lo descrive come un evento sporadico.
a cura di Istat, dal rapporto “Le statistiche sull’acqua - Anni 2023-2025” ]]></description>
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 17:00:07 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Italia, acqua, razionata, per, oltre, milione, persone, nei, capoluoghi, soprattutto, Sicilia</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/corteo_ponte_stretto_messina_-_no_ponte_capo_peloro_fb.jpg" alt="" width="2048" height="1153" loading="lazy"></p><p><span>Nel 2024, le misure di razionamento nella distribuzione dell’acqua potabile hanno interessato complessivamente oltre un milione di residenti nei capoluoghi di provincia/città metropolitana, pari al 5,8% della popolazione complessiva dei capoluoghi, quasi interamente concentrati nel Mezzogiorno e, in particolare, in Sicilia (726.230 residenti, quasi la metà della popolazione residente nella regione). Nel Centro le misure sono state applicate nel capoluogo di Fermo (4.110 residenti, l’11,5% della popolazione residente nel comune). Rispetto all’anno antecedente, si osserva un peggioramento sia della quota di popolazione coinvolta (+1,5 punti percentuali, quando i razionamenti interessavano 760 mila residenti), sia nel numero di capoluoghi interessati dalle restrizioni, passati da 14 a 17 e configurando il secondo valore più elevato tra i capoluoghi a partire dal 2010. I fattori che incidono sulla scarsa o insufficiente disponibilità della risorsa idrica in questi territori sono molteplici. Tra i principali si segnalano la marcata obsolescenza delle infrastrutture acquedottistiche e il protrarsi, anche nell’anno di osservazione, di significativi deficit di precipitazioni, in particolare nel Sud e nelle Isole (-18% rispetto alla normale climatologica 1991-2020). In Sicilia la gravità della situazione ha condotto la Regione a dichiarare lo stato di emergenza nel 2024. Il quadro è stato ulteriormente aggravato dalle temperature record registrate a livello nazionale, con valori minimi e medi ai massimi livelli misurati, risultando il 2024 l’anno più caldo mai rilevato a scala nazionale. La combinazione di tali fattori ha determinato, in molti casi, una riduzione della disponibilità idrica negli invasi, anche nei territori già interessati da misure di razionamento, come in Sicilia dove il livello complessivo è diminuito del 30%.</span></p>
<p><span>Nel 2024, sono state adottate misure di razionamento in tutti capoluoghi della Sicilia, tranne Siracusa, in tutti quelli della Calabria, ad eccezione di Crotone, nonché a Fermo, Pescara, Chieti, Campobasso e Potenza. Tra i Comuni coinvolti figurano anche i capoluoghi di città metropolitana di Reggio di Calabria, Messina, Palermo e Catania. Quasi raddoppiato il numero complessivo dei giorni oggetto di misure emergenziali. In quattro capoluoghi le restrizioni nella distribuzione dell’acqua potabile hanno interessato tutto il territorio comunale. La situazione più critica è ad Agrigento, dove l’erogazione dell’acqua ai residenti è stata sospesa o ridotta in tutti i giorni dell’anno, con turnazioni settimanali, differenziate in base alla zona e serbatoio di distribuzione. Anche a Vibo Valentia la sospensione nella distribuzione dell’acqua avviene tutto l’anno durante le ore notturne, al fine di consentire il ripristino dei livelli nei serbatoi di accumulo e garantire la disponibilità idrica nei periodi di maggiore consumo. A Enna l’impatto è stato altrettanto grave, anche se con razionamenti in tre quarti dell’anno. A Trapani, invece, l’erogazione è stata ridotta per poco meno della metà dell’anno, sempre per il ripristino dei livelli di accumulo. Nei tre capoluoghi siciliani sopra citati, la combinazione di siccità prolungata e scarsità delle risorse idriche ha reso necessario il ricorso al servizio sostitutivo di autobotti comunali per garantire il rifornimento di acqua potabile ai cittadini, mentre in tutti gli altri capoluoghi italiani che hanno affrontato il razionamento idrico il disservizio ha interessato solo una parte del territorio comunale. Nel dettaglio, le situazioni di massima criticità hanno coinvolto tutta la popolazione ad Agrigento, dove la distribuzione dell’acqua è stata sospesa per 209 giorni e ridotta per 157; a Vibo Valentia con sospensioni per tutto l’anno nelle ore notturne, mentre a Enna per 275 giorni. A Trapani l’erogazione è stata sospesa per 165 giorni e ridotta per 28. Criticità severe, che pur interessando una parte del territorio hanno coinvolto una quota significativa di popolazione, si sono manifestate a Chieti, Cosenza e Caltanissetta, dove oltre l’80% della popolazione residente è stata interessata da sospensioni e/o riduzioni dell’erogazione idrica. A Cosenza le sospensioni sono state programmate con cadenza giornaliera dal tardo pomeriggio alle prime ore del mattino, per consentire il riempimento dei serbatoi di distribuzione; a Caltanissetta nel periodo tra aprile e dicembre l’erogazione è avvenuta con turnazione settimanale (una fornitura ogni sette giorni), supportata da servizi sostitutivi mediante autobotti e dall’installazione di serbatoi fissi di accumulo dislocati in diverse aree della città; a Chieti il servizio è stato sospeso per 113 giorni e ridotto per 105 giorni, con conseguente applicazione di misure di gestione emergenziale per garantire i livelli minimi essenziali di approvvigionamento, tra cui il ricorso a un servizio sostitutivo con autobotti destinato alle utenze più penalizzate. Situazioni mediamente critiche sono state rilevate a Potenza (il 78,2% della popolazione, per un totale di circa 50mila residenti interessati), Messina (71,1%, 154.614 residenti), Campobasso (65,3%, 31mila residenti), Ragusa (61%, 45mila residenti) e Palermo (il 44,5%, 280mila residenti). Minori disagi hanno coinvolto Pescara, Catania e Reggio di Calabria, dove la riduzione dell’erogazione ha interessato rispettivamente il 26,2%, 19,9% e 14,8% della popolazione, mentre disservizi marginali si sono occasionalmente verificati a Catanzaro (11,9%), a Fermo (11,5%) e Trapani (5,4%), in quest’ultimo capoluogo con riduzioni estese all’intero territorio.</span></p>
<p><span>Le opinioni delle famiglie in merito al servizio idrico e alla presenza di irregolarità nell’erogazione dell’acqua, rilevate attraverso l’Indagine “Aspetti della vita quotidiana”, arricchiscono il quadro emerso dalle osservazioni dirette della Rilevazione “Dati ambientali nelle città”. La scarsità d’acqua e la difficoltà di accedervi rappresentano una criticità soprattutto per le famiglie residenti nel Mezzogiorno. Nel 2025, il 10,2% delle famiglie dichiara di aver riscontrato irregolarità nel servizio di erogazione dell’acqua nell’abitazione, una quota in aumento di 1,5 punti percentuali rispetto al 2024. Il disservizio interessa 2 milioni 700mila famiglie, in modo disomogeneo sul territorio. Di queste, oltre due terzi sono residenti nel Mezzogiorno (1,8 milioni di famiglie); la Calabria si conferma la regione più esposta ai problemi di erogazione dell’acqua nelle abitazioni (lamenta questo problema il 37,3% delle famiglie, con un aumento di 7,4 punti percentuali rispetto al 2024), seguita da Abruzzo e Sicilia (rispettivamente con il 30,3% e il 29,5% delle famiglie). Decisamente meno critica la situazione nel Nord (Figura 5), dove denunciano un servizio di erogazione irregolare solo il 3% circa delle famiglie, mentre nel Centro lamenta il problema l’8,4% delle famiglie (in aumento di 2,3 punti percentuali). A livello nazionale, il 38% delle famiglie che lamentano questa criticità segnala un disservizio continuativo nel corso dell’anno, il 31,7% lo rileva solo nei mesi estivi e il 28,8% lo descrive come un evento sporadico.</span></p>
<p><strong><a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/le-statistiche-sullacqua-anni-2023-2025/">a cura di Istat, dal rapporto “Le statistiche sull’acqua - Anni 2023-2025”</a></strong></p>]]> </content:encoded>
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<title>Modifiche sì, sospensione no: la linea Meloni sull’Ets non fa breccia al Consiglio europeo</title>
<link>https://www.eventi.news/modifiche-si-sospensione-no-la-linea-meloni-sullets-non-fa-breccia-al-consiglio-europeo</link>
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<description><![CDATA[ Concluso il Consiglio europeo dedicato principalmente agli scenari di guerra e al caro energia, la premier italiana Giorgia Meloni prova a guardare al bicchiere mezzo pieno con cui ne esce il suo governo. Commentando con i giornalisti la due giorni di Bruxelles, fa buon viso a cattivo gioco su quanto concordato da capi di Stato e di governo sull’Ets e concentra invece l’attenzione sul fatto che il decreto bollette non dovrebbe trovare ostacoli a livello comunitario. «La questione centrale per l’Italia era quella della competitività e dei prezzi dell’energia – dice – Siamo arrivati segnalando come in una situazione ancora più complessa determinate regole europee finiscano per impattare in modo asimmetrico sugli stati membri e la necessità che abbiamo che si risolvano queste asimmetrie. Dopo lunga discussione siamo riusciti a far entrare nelle conclusioni la possibilità di dare vita a misure nazionali urgenti che riescano a mitigare l’impatto delle varie componenti della formazione del prezzo dell’elettricità, Ets compreso, il che ci consente da lunedì di lavorare sulla base del decreto bollette. Nell’immediato per noi era importantissimo».
La verità è che se ci sono stati segnali positivi sulla misura per dare un minimo di sollievo riguardo i pagamenti dell’elettricità, sul fronte del meccanismo europeo di scambio delle emissioni la proposta di Meloni era quella di approvare una sospensione finché non si fossero calmate le acque in Medio Oriente. Sul primo punto, la stessa presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha detto nella conferenza stampa al termine dei lavori che «per quanto riguarda la situazione italiana, siamo impegnati a lavorare molto da vicino con il governo italiano sul decreto in linea con l’orientamento delle conclusioni del Consiglio europeo» e che «a partire da lunedì inizieranno le consultazioni e siamo fiduciosi di poter fare progressi per affrontare, nel breve termine, le specificità italiane»: daremo ulteriore flessibilità ai Paesi Ue sull’uso degli aiuti di Stato per contrastare il caro energia, è stata la conclusione della presidente della Commissione Ue.
La quale invece sull’Ets ha confermato che non ci sarà la sospensione chiesta dall’Italia. Se Meloni dice che, al di là dell’immediato del decreto bollette, «nel medio termine c’è il tema della revisione degli Ets, di come risolvere strutturalmente questi impatti non equilibrati tra nazione e nazione» è perché la sua proposta di accantonare il meccanismo di scambio delle quote di emissioni non ha fatto breccia. Von der Leyen ha invece aperto sulla possibilità di rivedere alcuni punti dell’Ets, che però rimane un punto fermo della lotta ai cambiamenti climatici da parte dell’Europa.
Come in parte aveva anticipato in una lettera inviata nei giorni scorsi ai membri del Consiglio europeo, la presidente della Commissione Ue ha spiegato che si sta lavorando alla revisione del sistema Ets, che prevede, tra l’altro, «una traiettoria più realistica per le quote gratuite destinate alle industrie oltre il 2034 e condizioni di parità per il nostro settore marittimo». Fa sapere von der Leyen nella conferenza stampa al termine dei lavori: «Oggi abbiamo concordato di sviluppare queste misure insieme agli Stati membri e alle parti interessate. Infine, si tratta anche di investimenti nelle tecnologie pulite e nella decarbonizzazione. Pertanto, forniremo il sostegno finanziario di cui la nostra industria ha tanto bisogno. Ecco perché ho proposto un “Ets Investment Booster”. Avrà un budget di 30 miliardi di euro, finanziato da 400 milioni di quote Ets, e l’obiettivo è finanziare progetti per la decarbonizzazione. I punti chiave sono la rapidità e la solidarietà. Rapidità significa “primo arrivato, primo servito”, e nel momento in cui un progetto è pronto, dobbiamo esserlo anche noi. Solidarietà significa concentrarsi sugli Stati membri a reddito più basso, ai quali sarà garantito l&#039;accesso a questo importante sostegno finanziario».
Come si legge invece nelle conclusioni del Consiglio Ue, nel paragrafo dedicato al tema «prezzi dell’energia accessibili e Unione dell’energia 2030», l’organismo comunitario «invita la Commissione a presentare una revisione del sistema di scambio di quote di emissione (Ets) al più tardi entro luglio 2026, per ridurre la volatilità del prezzo del carbonio e attenuare il suo impatto sui prezzi dell&#039;energia elettrica, compresi i correlati costi della catena di approvvigionamento, e sul riorientamento delle attività, preservando nel contempo il ruolo essenziale dell’Ets nella transizione climatica ed energetica attraverso un segnale di prezzo basato sul mercato per le emissioni di carbonio che stimoli gli investimenti e l’innovazione».
La decisione stoppare la richiesta di sospensione dell’Ets avanzata dall’Italia viene giudicata positivamente dal Wwf («i leader Ue evitano di darsi la zappa sui piedi, ma il pericolo di un gesto che sarebbe davvero autolesionistico non è del tutto scongiurato») e per il think tank Ecco rappresenta il riconoscimento che le rinnovabili sono la soluzione strutturale al caro energia. «Da Bruxelles arriva la conferma che le misure emergenziali debbano essere allineate alla strategia di sicurezza energetica dell’Unione europea, attraverso rinnovabili e investimenti in grado di restituire competitività all’Europa», afferma Matteo Leonardi, co-fondatore e direttore esecutivo del centro studi sul clima. «Per l’Italia – continua Leonardi - è importante sottolineare la volontà del Consiglio di non sospendere il meccanismo Ets, confermato come strumento centrale delle politiche europee della transizione e per il quale è già prevista una revisione a luglio».
In questo senso, il decreto bollette presentato dal Governo, che si fondava proprio sulla possibilità di annullare l’Ets nel sistema elettrico italiano, non trova supporto, in quanto andava nella direzione opposta, minando la certezza normativa per gli investimenti in rinnovabili e alterando il funzionamento del mercato interno. «Se il decreto bollette non verrà corretto, cogliendo le raccomandazioni che vengono da Bruxelles, ovvero una riduzione del carico fiscale e degli oneri nella bolletta elettrica, non si offrono soluzioni tangibili alla crisi, con pesanti conseguenze economiche per famiglie e imprese», conclude Leonardi. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 17:00:06 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Modifiche, sì, sospensione, no:, linea, Meloni, sull’Ets, non, breccia, Consiglio, europeo</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/consiglio_ue_antonio_costa_x.jpg" alt="" width="1286" height="859" loading="lazy"></p><p>Concluso il <a href="https://www.greenreport.it/news/approfondimenti/60816-consiglio-europeo-orban-mette-il-veto-e-blocca-il-prestito-di-90-miliardi-allucraina-lira-di-costa-e-von-der-leyen?_gl=1*mvchqk*_up*MQ..*_ga*ODUzMDEzOTk3LjE3NzQwMDAxODQ.*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzQwMDczNDAkbzIkZzEkdDE3NzQwMDczNzQkajI2JGwwJGgyMTM0MDM5MQ..">Consiglio europeo</a> dedicato principalmente agli scenari di guerra e al caro energia, la premier italiana Giorgia Meloni prova a guardare al bicchiere mezzo pieno con cui ne esce il suo governo. <a href="https://www.radioradicale.it/scheda/784839/punto-stampa-del-presidente-del-consiglio-giorgia-meloni-in-occasione-della-riunione">Commentando con i giornalisti</a> la due giorni di Bruxelles, fa buon viso a cattivo gioco su quanto concordato da capi di Stato e di governo sull’Ets e concentra invece l’attenzione sul fatto che il decreto bollette non dovrebbe trovare ostacoli a livello comunitario. «La questione centrale per l’Italia era quella della competitività e dei prezzi dell’energia – dice – Siamo arrivati segnalando come in una situazione ancora più complessa determinate regole europee finiscano per impattare in modo asimmetrico sugli stati membri e la necessità che abbiamo che si risolvano queste asimmetrie. Dopo lunga discussione siamo riusciti a far entrare nelle conclusioni la possibilità di dare vita a misure nazionali urgenti che riescano a mitigare l’impatto delle varie componenti della formazione del prezzo dell’elettricità, Ets compreso, il che ci consente da lunedì di lavorare sulla base del decreto bollette. Nell’immediato per noi era importantissimo».</p>
<p>La verità è che se ci sono stati segnali positivi sulla misura per dare un minimo di sollievo riguardo i pagamenti dell’elettricità, sul fronte del meccanismo europeo di scambio delle emissioni la proposta di Meloni era quella di approvare una sospensione finché non si fossero calmate le acque in Medio Oriente. Sul primo punto, la stessa presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha detto nella <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/03/20/von-der-leyen-dialogo-con-litalia-sul-decreto-bollette-fiduciosi_d9012d30-f5b5-434d-9cf8-8ddf05e2e73c.html">conferenza stampa</a> al termine dei lavori che «per quanto riguarda la situazione italiana, siamo impegnati a lavorare molto da vicino con il governo italiano sul decreto in linea con l’orientamento delle conclusioni del Consiglio europeo» e che «a partire da lunedì inizieranno le consultazioni e siamo fiduciosi di poter fare progressi per affrontare, nel breve termine, le specificità italiane»: daremo ulteriore flessibilità ai Paesi Ue sull’uso degli aiuti di Stato per contrastare il caro energia, è stata la conclusione della presidente della Commissione Ue.</p>
<p>La quale invece sull’Ets ha confermato che non ci sarà la sospensione chiesta dall’Italia. Se Meloni dice che, al di là dell’immediato del decreto bollette, «nel medio termine c’è il tema della revisione degli Ets, di come risolvere strutturalmente questi impatti non equilibrati tra nazione e nazione» è perché la sua proposta di accantonare il meccanismo di scambio delle quote di emissioni non ha fatto breccia. Von der Leyen ha invece aperto sulla possibilità di rivedere alcuni punti dell’Ets, che però rimane un punto fermo della lotta ai cambiamenti climatici da parte dell’Europa.</p>
<p>Come in parte aveva anticipato in <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60722-von-der-leyen-scrive-ai-leader-ue-e-accelera-sulla-revisione-dellets-la-sospensione-chiesta-dallitalia-non-passa">una lettera inviata nei giorni scorsi</a> ai membri del Consiglio europeo, la <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/statement_26_663">presidente della Commissione Ue ha spiegato che si sta lavorando</a> alla revisione del sistema Ets, che prevede, tra l’altro, «una traiettoria più realistica per le quote gratuite destinate alle industrie oltre il 2034 e condizioni di parità per il nostro settore marittimo». Fa sapere von der Leyen nella conferenza stampa al termine dei lavori: «Oggi abbiamo concordato di sviluppare queste misure insieme agli Stati membri e alle parti interessate. Infine, si tratta anche di investimenti nelle tecnologie pulite e nella decarbonizzazione. Pertanto, forniremo il sostegno finanziario di cui la nostra industria ha tanto bisogno. Ecco perché ho proposto un “Ets Investment Booster”. Avrà un budget di 30 miliardi di euro, finanziato da 400 milioni di quote Ets, e l’obiettivo è finanziare progetti per la decarbonizzazione. I punti chiave sono la rapidità e la solidarietà. Rapidità significa “primo arrivato, primo servito”, e nel momento in cui un progetto è pronto, dobbiamo esserlo anche noi. Solidarietà significa concentrarsi sugli Stati membri a reddito più basso, ai quali sarà garantito l'accesso a questo importante sostegno finanziario».</p>
<p>Come si legge invece <a href="https://www.consilium.europa.eu/media/0afpncdh/it-20260319-european-council-conclusions.pdf">nelle conclusioni del Consiglio Ue</a>, nel paragrafo dedicato al tema «prezzi dell’energia accessibili e Unione dell’energia 2030», l’organismo comunitario «invita la Commissione a presentare una revisione del sistema di scambio di quote di emissione (Ets) al più tardi entro luglio 2026, per ridurre la volatilità del prezzo del carbonio e attenuare il suo impatto sui prezzi dell'energia elettrica, compresi i correlati costi della catena di approvvigionamento, e sul riorientamento delle attività, preservando nel contempo il ruolo essenziale dell’Ets nella transizione climatica ed energetica attraverso un segnale di prezzo basato sul mercato per le emissioni di carbonio che stimoli gli investimenti e l’innovazione».</p>
<p>La decisione stoppare la richiesta di sospensione dell’Ets avanzata dall’Italia viene <a href="https://www.wwf.it/pandanews/societa/consiglio-europeo-sullets-i-leader-ue-evitano-di-darsi-la-zappa-sui-piedi/">giudicata positivamente dal Wwf</a> («i leader Ue evitano di darsi la zappa sui piedi, ma il pericolo di un gesto che sarebbe davvero autolesionistico non è del tutto scongiurato») e per il think tank Ecco rappresenta il riconoscimento che le rinnovabili sono la soluzione strutturale al caro energia. «Da Bruxelles arriva la conferma che le misure emergenziali debbano essere allineate alla strategia di sicurezza energetica dell’Unione europea, attraverso rinnovabili e investimenti in grado di restituire competitività all’Europa», afferma Matteo Leonardi, co-fondatore e direttore esecutivo del centro studi sul clima. «Per l’Italia – continua Leonardi - è importante sottolineare la volontà del Consiglio di non sospendere il meccanismo Ets, confermato come strumento centrale delle politiche europee della transizione e per il quale è già prevista una revisione a luglio».</p>
<p>In questo senso, il decreto bollette presentato dal Governo, che si fondava proprio sulla possibilità di annullare l’Ets nel sistema elettrico italiano, non trova supporto, in quanto andava nella direzione opposta, minando la certezza normativa per gli investimenti in rinnovabili e alterando il funzionamento del mercato interno. «Se il decreto bollette non verrà corretto, cogliendo le raccomandazioni che vengono da Bruxelles, ovvero una riduzione del carico fiscale e degli oneri nella bolletta elettrica, non si offrono soluzioni tangibili alla crisi, con pesanti conseguenze economiche per famiglie e imprese», conclude Leonardi.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Come uscire dall’ennesima crisi energetica? Bce: «Ridurre la dipendenza dai combustibili fossili»</title>
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<description><![CDATA[ La guerra in Medio Oriente, scatenata da Usa e Israele contro l’Iran e ormai allargata all’intera area, sta creando rischi al rialzo per l&#039;inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica. Per questo il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha deciso ieri di mantenere inalterati i tre principali tassi d’interesse dell’area euro, ma le prospettive restano assai fosche per il Vecchio continente.
Lo scenario più severo delineato dalla Bce indica che i prezzi del petrolio potrebbero raggiungere un picco di 145 dollari al barile e quelli del gas di 106 euro per MWh nel secondo trimestre del 2026, gravando sui conti di famiglie e imprese: dall’inizio della guerra, i costi del gas in Ue sono già più che raddoppiati e a causa del meccanismo del prezzo marginale si stanno riflettendo anche sulle bollette dell’elettricità, con l’Italia tra i Paesi più esposti in Europa (dato che il gas fossile determina il costo all’ingrosso dell’elettricità per l’89% delle ore, in questa prima parte dell’anno).
In questo contesto «qualsiasi risposta fiscale allo shock dei prezzi dell&#039;energia dovrebbe essere temporanea, mirata e calibrata – spiegano Christine Lagarde e Luis de Guindos, rispettivamente presidente e vicepresidente della Bce – L&#039;attuale crisi energetica evidenzia l&#039;imperativo di ridurre ulteriormente la dipendenza dai combustibili fossili. Il completamento dell&#039;unione dei risparmi e degli investimenti è fondamentale per finanziare l&#039;innovazione e sostenere le transizioni verde e digitale». 
Si tratta di una lettura della crisi in corso coerente con quella diffusa nei giorni scorsi dall’Onu, come emerso dall’intervento del responsabile per il clima delle Nazioni Unite Simon Stiell al Green growth summit svolo nella capitale belga: «L’Europa dipende dalle importazioni di gas e petrolio più di quasi tutte le altre grandi economie. Questo vi è già costato oltre 420 miliardi di euro solo nel 2024». 
Stiell ha evidenziato che quanto sta avvenendo in queste ultime settimane costituisce «l’ennesima dura lezione» circa ciò che vuol dire dipendere dai combustibili fossili. Questa «dipendenza», sottolinea Stiell, «sta minando la sicurezza nazionale e la sovranità, sostituendole con una posizione di subordinazione e con costi in aumento».
Se le rinnovabili sono una forma di energia che non si presta agli stessi ricatti dei combustibili fossili è perché, come appunto dice con una battuta il capo del dipartimento clima dell’Onu, «la luce del sole non dipende da stretti marittimi angusti e vulnerabili, il vento soffia senza bisogno di imponenti scorte navali finanziate dai contribuenti. L&#039;energia rinnovabile permette ai paesi di isolarsi dalle turbolenze globali e di eludere la politica del “chi più forte ha ragione”. L’energia rinnovabile risponde inoltre alle principali priorità dei cittadini in tutto il continente: sicurezza, posti di lavoro ben retribuiti, salute migliore e sollievo dall&#039;aumento del costo della vita». ]]></description>
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 17:00:05 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/ecb%20bce%20lagarde.jpeg" alt="" width="1200" height="675" loading="lazy"></p><p><span>La guerra in Medio Oriente, scatenata da Usa e Israele contro l’Iran e ormai allargata all’intera area, sta creando rischi al rialzo per l'inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica. Per questo il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha deciso ieri di mantenere inalterati i tre principali tassi d’interesse dell’area euro, ma le prospettive restano assai fosche per il Vecchio continente.</span></p>
<p><span>Lo scenario più severo <a href="https://www.ecb.europa.eu/press/projections/html/ecb.projections202603_ecbstaff~ebe291cd3d.en.html">delineato</a> dalla Bce indica che i prezzi del petrolio potrebbero raggiungere un picco di 145 dollari al barile e quelli del gas di 106 euro per MWh nel secondo trimestre del 2026, gravando sui conti di famiglie e imprese: dall’inizio della guerra, i costi del gas in Ue sono già <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60787-con-la-guerra-in-medio-oriente-i-prezzi-del-gas-in-europa-sono-gia-piu-che-raddoppiati">più che raddoppiati </a>e a causa del meccanismo del prezzo marginale si stanno riflettendo anche sulle bollette dell’elettricità, con l’Italia tra i Paesi più esposti in Europa (dato che il gas fossile determina il costo all’ingrosso dell’elettricità per <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60681-il-costo-della-guerra-arriva-in-bolletta-attraverso-il-gas-litalia-e-tra-i-paesi-piu-esposti-deuropa">l’89% delle ore</a>, in questa prima parte dell’anno).</span></p>
<p><span>In questo contesto «qualsiasi risposta fiscale allo shock dei prezzi dell'energia dovrebbe essere temporanea, mirata e calibrata – <a href="https://www.ecb.europa.eu/press/press_conference/monetary-policy-statement/2026/html/ecb.is260319~93b1cbad97.en.html">spiegano</a> Christine Lagarde e Luis de Guindos, rispettivamente presidente e vicepresidente della Bce – L'attuale crisi energetica evidenzia l'imperativo di ridurre ulteriormente la dipendenza dai combustibili fossili. Il completamento dell'unione dei risparmi e degli investimenti è fondamentale per finanziare l'innovazione e sostenere le transizioni verde e digitale». </span></p>
<p><span>Si tratta di una lettura della crisi in corso coerente con quella diffusa nei giorni scorsi dall’Onu, come <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60705-lonu-a-bruxelles-la-dipendenza-dai-combustibili-fossili-mina-sicurezza-nazionale-e-sovranita-le-rinnovabili-ribaltano-la-situazione">emerso</a> dall’intervento del responsabile per il clima delle Nazioni Unite Simon Stiell al Green growth summit svolo nella capitale belga: «L’Europa dipende dalle importazioni di gas e petrolio più di quasi tutte le altre grandi economie. Questo vi è già costato oltre 420 miliardi di euro solo nel 2024». </span></p>
<p><span>Stiell ha evidenziato che quanto sta avvenendo in queste ultime settimane costituisce «l’ennesima dura lezione» circa ciò che vuol dire dipendere dai combustibili fossili. Questa «dipendenza», sottolinea Stiell, «sta minando la sicurezza nazionale e la sovranità, sostituendole con una posizione di subordinazione e con costi in aumento».</span></p>
<p><span>Se le rinnovabili sono una forma di energia che non si presta agli stessi ricatti dei combustibili fossili è perché, come appunto dice con una battuta il capo del dipartimento clima dell’Onu, «la luce del sole non dipende da stretti marittimi angusti e vulnerabili, il vento soffia senza bisogno di imponenti scorte navali finanziate dai contribuenti. L'energia rinnovabile permette ai paesi di isolarsi dalle turbolenze globali e di eludere la politica del “chi più forte ha ragione”. L’energia rinnovabile risponde inoltre alle principali priorità dei cittadini in tutto il continente: sicurezza, posti di lavoro ben retribuiti, salute migliore e sollievo dall'aumento del costo della vita».</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Trasporti, cottura dei cibi, industria: i 10 consigli dell’Agenzia internazionale dell’energia per ridurre la domanda di idrocarburi</title>
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<description><![CDATA[ Se il blocco dello Stretto di Hormuz ha rimosso dal mercato circa 20 milioni di barili al giorno (il 20% del consumo globale) e se il del greggio ha superato i 100-110 dollari al barile, con impatti ancora più pesanti sul gasolio e se la risposta d’emergenza messa in campo dall’Agenzia internazionale dell’energia non ha portato esattamente al risultato sperato (è stato autorizzato il rilascio di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche ma i mercati non hanno risposto con un proporzionale abbassamento dei pressi), la stessa Agenzia ora ha pubblicato un report centrato sulle azioni immediate che governi, imprese e cittadini possono adottare per ridurre il consumo di carburante e abbassare la pressione sui costi degli idrocarburi.
Nel documento vengono individuate dieci misure che possono essere attuate in tempi rapidi e che si concentrano principalmente sul trasporto su strada, che rappresenta circa il 45% della domanda mondiale di petrolio, ma che riguardano anche il settore aereo, la cottura dei cibi e l’industria. Una loro adozione su larga scala, ove possibile, ne amplificherebbe l&#039;impatto globale e contribuirebbe ad attenuare lo shock.
«La guerra in Medio Oriente sta provocando una grave crisi energetica, che comprende la più grave interruzione dell’approvvigionamento nella storia del mercato petrolifero mondiale. In assenza di una rapida risoluzione, le ripercussioni sui mercati energetici e sulle economie sono destinate a diventare sempre più gravi», spiega il direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia, Fatih Birol. «In qualità di autorità mondiale in materia di energia, l’Aie sta facendo tutto il possibile per sostenere la stabilità dei mercati energetici. Abbiamo recentemente avviato il più grande rilascio di scorte petrolifere di emergenza dell’Aie mai effettuato e sono in stretto contatto con i governi chiave di tutto il mondo, compresi i principali produttori e consumatori di energia, nell’ambito della nostra diplomazia energetica internazionale. Oltre a ciò, il rapporto odierno fornisce una serie di misure immediate e concrete che possono essere adottate sul fronte della domanda da parte di governi, imprese e famiglie per proteggere i consumatori dagli impatti di questa crisi. Il rapporto attinge alle competenze decennali dell’Aie in questo campo ed evidenzia misure che si sono dimostrate efficaci nella pratica in contesti diversi. Ritengo che sarà utile ai governi di tutto il mondo, sia nelle economie avanzate che in quelle in via di sviluppo, in questi tempi difficili».
L’Agenzia segnala che in particolare nel settore dei trasporti su strada, una combinazione di misure comportamentali e politiche può portare a rapidi risparmi. Molte di queste misure sono state attuate in passato e vengono nuovamente prese in considerazione in diversi paesi. Il lavoro da casa, ove possibile, riduce la domanda di carburante per gli spostamenti casa-lavoro, mentre l’abbassamento dei limiti di velocità sulle autostrade di almeno 10 chilometri all’ora riduce il consumo di carburante sia per le autovetture che per il trasporto merci. Incoraggiare il passaggio dall’auto privata al trasporto pubblico, insieme a misure quali l’accesso alternato dei veicoli privati nelle grandi città, può ridurre ulteriormente la congestione e il consumo di carburante. Ulteriori benefici possono essere ottenuti attraverso il car sharing e pratiche di guida più efficienti, nonché una maggiore efficienza nelle operazioni di trasporto merci e di consegna.
Oltre al trasporto su strada, interventi mirati possono alleviare la pressione sui combustibili per cui l’offerta è particolarmente limitata. Una riduzione dei viaggi aerei, laddove esistono alternative, può diminuire in modo significativo la domanda di carburante per aerei. Misure volte a reindirizzare l’uso del Gpl dal settore dei trasporti verso applicazioni essenziali, come la cottura dei cibi, possono contribuire a proteggere le famiglie vulnerabili. Allo stesso tempo, incoraggiare l’adozione di soluzioni alternative e pulite per la cottura dei cibi, ove possibile, può ridurre la dipendenza dal Gpl ed evitare il ritorno a combustibili più inquinanti che danneggiano la salute delle persone.
Anche l’industria ha un ruolo importante da svolgere, sottolinea l’Aie. Nei paesi in cui l’approvvigionamento di Gpl è sotto pressione, gli impianti potrebbero passare dal Gpl a materie prime alternative come la nafta. Ciò può liberare l&#039;approvvigionamento di Gpl per usi urgenti e può essere integrato da misure di efficienza e manutenzione a breve termine in grado di garantire ulteriori riduzioni del consumo di petrolio.
I vertici dell’Aie sottolineano che i governi possono dare l’esempio attraverso misure nel settore pubblico, interventi normativi e incentivi mirati, assicurandosi al contempo che il sostegno ai consumatori sia erogato al momento opportuno e concentrato su chi ne ha maggiormente bisogno. L’esperienza delle crisi precedenti dimostra che i meccanismi di sostegno ben mirati sono più efficaci e fiscalmente sostenibili rispetto ai sussidi generici.
Sebbene le misure sul versante della domanda evidenziate nel rapporto non possano eguagliare la portata delle interruzioni dell’offerta, esse possono svolgere un ruolo significativo nel ridurre i costi per i consumatori, alleviare le tensioni sui mercati e preservare i combustibili per gli usi essenziali fino al ripristino dei normali flussi.
L’Aie ha inoltre pubblicato una panoramica di tutte le misure politiche relative alla domanda annunciate dai governi dall’inizio della crisi. Ciò dimostra che molti paesi stanno già agendo per proteggere i consumatori attraverso misure di risparmio energetico e finanziarie simili a quelle discusse nel rapporto.
Ed ecco l’elenco fornito dall’Aie delle 10 misure immediate che potrebbero essere messe in campo per ridurre la domanda di prodotti energetici:
1. Lavorare da casa, ove possibile: riduce il consumo di petrolio legato agli spostamenti casa-lavoro, in particolare nei casi in cui il lavoro si presti al telelavoro.
2. Abbassare i limiti di velocità sulle autostrade di almeno 10 km/h: velocità inferiori riducono il consumo di carburante di autovetture, furgoni e autocarri.
3. Promuovere il trasporto pubblico: il passaggio dall’auto privata ad autobus e treni può ridurre rapidamente la domanda di petrolio.
4. Alternare l&#039;accesso delle auto private alle strade nelle grandi città in giorni diversi: i sistemi di rotazione delle targhe possono ridurre la congestione e la guida ad alto consumo di carburante.
5. Aumentare il car sharing e adottare pratiche di guida efficienti: un maggiore numero di passeggeri in auto e la guida ecologica possono ridurre rapidamente il consumo di carburante.
6. Guida efficiente per i veicoli commerciali su strada e la consegna delle merci: migliori pratiche di guida, manutenzione dei veicoli e ottimizzazione del carico possono ridurre l&#039;uso del gasolio.
7. Destinare l&#039;uso del Gpl ad altri settori oltre ai trasporti: il passaggio dei veicoli bifuel e convertiti dal GPL alla benzina può preservare il GPL per la cucina e altre necessità essenziali.
8. Evitare i viaggi aerei laddove esistono opzioni alternative: la riduzione dei voli d’affari può alleggerire rapidamente la pressione sui mercati del carburante per aerei.
9. Ove possibile, passare ad altre soluzioni di cottura moderne: incoraggiare la cottura elettrica e altre opzioni moderne può ridurre la dipendenza dal Gpl.
10. Sfruttare la flessibilità delle materie prime petrolchimiche e attuare misure di efficienza e manutenzione a breve termine: l’industria può contribuire a liberare il Gpl per usi essenziali, riducendo al contempo il consumo di petrolio attraverso rapidi miglioramenti operativi. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 17:00:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/traffico_automobili_firenze_Depositphotos_423258802_L.jpg" alt="" width="2000" height="1173" loading="lazy"></p><p>Se il blocco dello Stretto di Hormuz ha rimosso dal mercato circa 20 milioni di barili al giorno (il 20% del consumo globale) e se il del greggio ha superato i 100-110 dollari al barile, con impatti ancora <a href="https://www.greenreport.it/news/approfondimenti/60469-con-la-guerra-in-iran-il-prezzo-del-gasolio-e-gia-salito-del-17-5-con-hormuz-chiuso-a-lungo-andra-molto-peggio">più pesanti sul gasolio</a> e se la risposta d’emergenza messa in campo dall’Agenzia internazionale dell’energia non ha portato esattamente al risultato sperato (è stato autorizzato il rilascio di <a href="https://www.greenreport.it/news/approfondimenti/60649-laie-sblocca-400-milioni-di-barili-delle-riserve-petrolifere-ma-i-mercati-temono-una-guerra-lunga-e-il-prezzo-del-greggio-sale">400 milioni di barili</a> dalle riserve strategiche ma i mercati non hanno risposto con un proporzionale abbassamento dei pressi), la stessa Agenzia <a href="https://iea.blob.core.windows.net/assets/01fe3dd7-21c1-4b16-8c5b-7df1aca6d6ff/Shelteringfromoilshocks.pdf">ora ha pubblicato un report</a> centrato sulle azioni immediate che governi, imprese e cittadini possono adottare per ridurre il consumo di carburante e abbassare la pressione sui costi degli idrocarburi.</p>
<p>Nel documento vengono individuate dieci misure che possono essere attuate in tempi rapidi e che si concentrano principalmente sul trasporto su strada, che rappresenta circa il 45% della domanda mondiale di petrolio, ma che riguardano anche il settore aereo, la cottura dei cibi e l’industria. Una loro adozione su larga scala, ove possibile, ne amplificherebbe l'impatto globale e contribuirebbe ad attenuare lo shock.</p>
<p>«La guerra in Medio Oriente sta provocando una grave crisi energetica, che comprende la più grave interruzione dell’approvvigionamento nella storia del mercato petrolifero mondiale. In assenza di una rapida risoluzione, le ripercussioni sui mercati energetici e sulle economie sono destinate a diventare sempre più gravi», spiega il direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia, Fatih Birol. «In qualità di autorità mondiale in materia di energia, l’Aie sta facendo tutto il possibile per sostenere la stabilità dei mercati energetici. Abbiamo recentemente avviato il più grande rilascio di scorte petrolifere di emergenza dell’Aie mai effettuato e sono in stretto contatto con i governi chiave di tutto il mondo, compresi i principali produttori e consumatori di energia, nell’ambito della nostra diplomazia energetica internazionale. Oltre a ciò, il rapporto odierno fornisce una serie di misure immediate e concrete che possono essere adottate sul fronte della domanda da parte di governi, imprese e famiglie per proteggere i consumatori dagli impatti di questa crisi. Il rapporto attinge alle competenze decennali dell’Aie in questo campo ed evidenzia misure che si sono dimostrate efficaci nella pratica in contesti diversi. Ritengo che sarà utile ai governi di tutto il mondo, sia nelle economie avanzate che in quelle in via di sviluppo, in questi tempi difficili».</p>
<p>L’Agenzia segnala che in particolare nel settore dei trasporti su strada, una combinazione di misure comportamentali e politiche può portare a rapidi risparmi. Molte di queste misure sono state attuate in passato e vengono nuovamente prese in considerazione in diversi paesi. Il lavoro da casa, ove possibile, riduce la domanda di carburante per gli spostamenti casa-lavoro, mentre l’abbassamento dei limiti di velocità sulle autostrade di almeno 10 chilometri all’ora riduce il consumo di carburante sia per le autovetture che per il trasporto merci. Incoraggiare il passaggio dall’auto privata al trasporto pubblico, insieme a misure quali l’accesso alternato dei veicoli privati nelle grandi città, può ridurre ulteriormente la congestione e il consumo di carburante. Ulteriori benefici possono essere ottenuti attraverso il car sharing e pratiche di guida più efficienti, nonché una maggiore efficienza nelle operazioni di trasporto merci e di consegna.</p>
<p>Oltre al trasporto su strada, interventi mirati possono alleviare la pressione sui combustibili per cui l’offerta è particolarmente limitata. Una riduzione dei viaggi aerei, laddove esistono alternative, può diminuire in modo significativo la domanda di carburante per aerei. Misure volte a reindirizzare l’uso del Gpl dal settore dei trasporti verso applicazioni essenziali, come la cottura dei cibi, possono contribuire a proteggere le famiglie vulnerabili. Allo stesso tempo, incoraggiare l’adozione di soluzioni alternative e pulite per la cottura dei cibi, ove possibile, può ridurre la dipendenza dal Gpl ed evitare il ritorno a combustibili più inquinanti che danneggiano la salute delle persone.</p>
<p>Anche l’industria ha un ruolo importante da svolgere, sottolinea l’Aie. Nei paesi in cui l’approvvigionamento di Gpl è sotto pressione, gli impianti potrebbero passare dal Gpl a materie prime alternative come la nafta. Ciò può liberare l'approvvigionamento di Gpl per usi urgenti e può essere integrato da misure di efficienza e manutenzione a breve termine in grado di garantire ulteriori riduzioni del consumo di petrolio.</p>
<p>I vertici dell’Aie sottolineano che i governi possono dare l’esempio attraverso misure nel settore pubblico, interventi normativi e incentivi mirati, assicurandosi al contempo che il sostegno ai consumatori sia erogato al momento opportuno e concentrato su chi ne ha maggiormente bisogno. L’esperienza delle crisi precedenti dimostra che i meccanismi di sostegno ben mirati sono più efficaci e fiscalmente sostenibili rispetto ai sussidi generici.</p>
<p>Sebbene le misure sul versante della domanda evidenziate nel rapporto non possano eguagliare la portata delle interruzioni dell’offerta, esse possono svolgere un ruolo significativo nel ridurre i costi per i consumatori, alleviare le tensioni sui mercati e preservare i combustibili per gli usi essenziali fino al ripristino dei normali flussi.</p>
<p>L’Aie ha inoltre pubblicato una panoramica di tutte le misure politiche relative alla domanda annunciate dai governi dall’inizio della crisi. Ciò dimostra che molti paesi stanno già agendo per proteggere i consumatori attraverso misure di risparmio energetico e finanziarie simili a quelle discusse nel rapporto.</p>
<p>Ed ecco l’elenco fornito dall’Aie delle 10 misure immediate che potrebbero essere messe in campo per ridurre la domanda di prodotti energetici:</p>
<p>1. Lavorare da casa, ove possibile: riduce il consumo di petrolio legato agli spostamenti casa-lavoro, in particolare nei casi in cui il lavoro si presti al telelavoro.</p>
<p>2. Abbassare i limiti di velocità sulle autostrade di almeno 10 km/h: velocità inferiori riducono il consumo di carburante di autovetture, furgoni e autocarri.</p>
<p>3. Promuovere il trasporto pubblico: il passaggio dall’auto privata ad autobus e treni può ridurre rapidamente la domanda di petrolio.</p>
<p>4. Alternare l'accesso delle auto private alle strade nelle grandi città in giorni diversi: i sistemi di rotazione delle targhe possono ridurre la congestione e la guida ad alto consumo di carburante.</p>
<p>5. Aumentare il car sharing e adottare pratiche di guida efficienti: un maggiore numero di passeggeri in auto e la guida ecologica possono ridurre rapidamente il consumo di carburante.</p>
<p>6. Guida efficiente per i veicoli commerciali su strada e la consegna delle merci: migliori pratiche di guida, manutenzione dei veicoli e ottimizzazione del carico possono ridurre l'uso del gasolio.</p>
<p>7. Destinare l'uso del Gpl ad altri settori oltre ai trasporti: il passaggio dei veicoli bifuel e convertiti dal GPL alla benzina può preservare il GPL per la cucina e altre necessità essenziali.</p>
<p>8. Evitare i viaggi aerei laddove esistono opzioni alternative: la riduzione dei voli d’affari può alleggerire rapidamente la pressione sui mercati del carburante per aerei.</p>
<p>9. Ove possibile, passare ad altre soluzioni di cottura moderne: incoraggiare la cottura elettrica e altre opzioni moderne può ridurre la dipendenza dal Gpl.</p>
<p>10. Sfruttare la flessibilità delle materie prime petrolchimiche e attuare misure di efficienza e manutenzione a breve termine: l’industria può contribuire a liberare il Gpl per usi essenziali, riducendo al contempo il consumo di petrolio attraverso rapidi miglioramenti operativi.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Che ci fanno elicotteri militari all’isola d’Elba? Avs Toscana chiede chiarezza</title>
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<description><![CDATA[ Che cosa è accaduto ieri all’aeroporto civile de La Pila, all’Isola d’Elba? E soprattutto: perché, secondo le segnalazioni arrivate da cittadini elbani, nello scalo sarebbero comparsi elicotteri militari e si sarebbero registrati movimenti insoliti di mezzi nei giorni precedenti? A chiedere chiarimenti al Governo è il gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Consiglio regionale della Toscana, con Lorenzo Falchi, Diletta Fallani e Massimiliano Ghimenti, che parlano di informazioni «preoccupanti» e rivendicano un dovere di trasparenza verso comunità locali e istituzioni.
Nel mirino c’è la possibilità che infrastrutture nate per uso civile e turistico possano essere utilizzate come supporto a operazioni militari senza comunicazioni ufficiali. «L’aeroporto civile de La Pila, all’Isola d’Elba, non può e non deve diventare un avamposto militare. Ci arrivano segnalazioni preoccupanti, il Governo spieghi cosa succede nei nostri aeroporti», è la richiesta che Avs Toscana rivolge ai ministeri competenti.
Secondo quanto riportato nella nota, le segnalazioni riguarderebbero in particolare «la presenza insolita, nella giornata di ieri, di elicotteri H101 della Royal Navy britannica» e «altri movimenti di mezzi militari» che sarebbero stati notati nei giorni scorsi presso lo scalo. Elementi che, al momento, Avs chiede vengano confermati o smentiti in modo formale e pubblico. Perché, aggiungono i consiglieri regionali, se quanto segnalato trovasse riscontro «sarebbe molto grave oltre che inaccettabile che infrastrutture nate per il trasporto civile e il turismo vengano messe a disposizione di forze armate straniere senza alcuna trasparenza verso la cittadinanza e le istituzioni locali».
Falchi esplicita il punto politico e la preoccupazione che, in assenza di chiarimenti, resta sul tavolo: «Siamo profondamente preoccupati che il nostro territorio venga utilizzato come supporto logistico per operazioni belliche e crediamo sia un diritto dei Toscani sapere dove e contro chi verranno impiegati quei mezzi». Un timore che, nella nota, viene collegato anche al contesto internazionale: «La Toscana, terra di pace e diritti, non può prestare il fianco a escalation militari incomprensibili e pericolose in un quadro internazionale terribile segnato dalla guerra contro l’Iran da parte di Usa e Israele e di numerosi altri conflitti alle porte dell’Europa».
Da qui la richiesta di risposte chiare e rapide. «La trasparenza è un dovere», conclude il capogruppo Avs, e rilancia: «Non permetteremo che il silenzio copra la trasformazione di spazi civili in basi logistiche per conflitti illegali e drammatici. Attendiamo risposte dai Ministeri competenti per chiarire i contorni di questa vicenda». ]]></description>
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 17:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/avs_elicotteri_elba.jpg" alt=""></p><p><span>Che cosa è accaduto ieri all’aeroporto civile de La Pila, all’Isola d’Elba? E soprattutto: perché, secondo le segnalazioni arrivate da cittadini elbani, nello scalo sarebbero comparsi elicotteri militari e si sarebbero registrati movimenti insoliti di mezzi nei giorni precedenti? A chiedere chiarimenti al Governo è il gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Consiglio regionale della Toscana, con Lorenzo Falchi, Diletta Fallani e Massimiliano Ghimenti, che parlano di informazioni «preoccupanti» e rivendicano un dovere di trasparenza verso comunità locali e istituzioni.</span></p>
<p><span>Nel mirino c’è la possibilità che infrastrutture nate per uso civile e turistico possano essere utilizzate come supporto a operazioni militari senza comunicazioni ufficiali. «L’aeroporto civile de La Pila, all’Isola d’Elba, non può e non deve diventare un avamposto militare. Ci arrivano segnalazioni preoccupanti, il Governo spieghi cosa succede nei nostri aeroporti», è la richiesta che Avs Toscana rivolge ai ministeri competenti.</span></p>
<p><span>Secondo quanto riportato nella nota, le segnalazioni riguarderebbero in particolare «la presenza insolita, nella giornata di ieri, di elicotteri H101 della Royal Navy britannica» e «altri movimenti di mezzi militari» che sarebbero stati notati nei giorni scorsi presso lo scalo. Elementi che, al momento, Avs chiede vengano confermati o smentiti in modo formale e pubblico. Perché, aggiungono i consiglieri regionali, se quanto segnalato trovasse riscontro «sarebbe molto grave oltre che inaccettabile che infrastrutture nate per il trasporto civile e il turismo vengano messe a disposizione di forze armate straniere senza alcuna trasparenza verso la cittadinanza e le istituzioni locali».</span></p>
<p><span>Falchi esplicita il punto politico e la preoccupazione che, in assenza di chiarimenti, resta sul tavolo: «Siamo profondamente preoccupati che il nostro territorio venga utilizzato come supporto logistico per operazioni belliche e crediamo sia un diritto dei Toscani sapere dove e contro chi verranno impiegati quei mezzi». Un timore che, nella nota, viene collegato anche al contesto internazionale: «La Toscana, terra di pace e diritti, non può prestare il fianco a escalation militari incomprensibili e pericolose in un quadro internazionale terribile segnato dalla guerra contro l’Iran da parte di Usa e Israele e di numerosi altri conflitti alle porte dell’Europa».</span></p>
<p><span>Da qui la richiesta di risposte chiare e rapide. «La trasparenza è un dovere», conclude il capogruppo Avs, e rilancia: «Non permetteremo che il silenzio copra la trasformazione di spazi civili in basi logistiche per conflitti illegali e drammatici. Attendiamo risposte dai Ministeri competenti per chiarire i contorni di questa vicenda».</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Criosfera: studio italiano selezionato dall’UNESCO per  giornate mondiali dei ghiacciai e dell’acqua</title>
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<description><![CDATA[ L’ITALIA PARTECIPA ALLE CELEBRAZIONI INTERNAZIONALI DEDICATE ALLA CRIOSFERA CON UN CONTRIBUTO SCIENTIFICO DI RILIEVO. LO STUDIO “CRYOSPHERE: EARTH’S ICE THERMOMETER”, REALIZZATO DALLA DOTT.SSA SARA FRESI, È STATO SCELTO COME EVENTO COLLATERALE VIRTUALE NEL CALENDARIO UFFICIALE DELL’UNESCO Si tratta dell’unica iniziativa italiana inserita tra gli eventi globali legati alla Giornata Mondiale dei Ghiacciai, alla Giornata Mondiale dell’Acqua e al […]
L&#039;articolo Criosfera: studio italiano selezionato dall’UNESCO per  giornate mondiali dei ghiacciai e dell’acqua proviene da Il Giornale dell&#039;Ambiente. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 16:00:13 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>L’ITALIA PARTECIPA ALLE CELEBRAZIONI INTERNAZIONALI DEDICATE ALLA CRIOSFERA CON UN CONTRIBUTO SCIENTIFICO DI RILIEVO. LO STUDIO “CRYOSPHERE: EARTH’S ICE THERMOMETER”, REALIZZATO DALLA DOTT.SSA SARA FRESI, È STATO SCELTO COME EVENTO COLLATERALE VIRTUALE NEL CALENDARIO UFFICIALE DELL’UNESCO Si tratta dell’unica iniziativa italiana inserita tra gli eventi globali legati alla Giornata Mondiale dei Ghiacciai, alla Giornata Mondiale dell’Acqua e al […]</p>
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<title>I migliori documentari sull’ambiente da guardare nella primavera 2026</title>
<link>https://www.eventi.news/i-migliori-documentari-sullambiente-da-guardare-nella-primavera-2026</link>
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<description><![CDATA[ LE PIATTAFORME DI STREAMING E GLI ARCHIVI ONLINE OFFRONO UNA VERA MINIERA DI DOCUMENTARI SULLA NATURA E SULL’EVOLUZIONE DELLA VITA. TRA RAIPLAY, PRIME VIDEO, MEDIASET INFINITY E CANALI COME NATIONAL GEOGRAPHIC E CHANNEL 4, È POSSIBILE COSTRUIRE UNA PICCOLA RASSEGNA PERSONALE DI GRANDI RACCONTI SCIENTIFICI. QUI CI SONO DIECI TITOLI DA RECUPERARE NEI PROSSIMI MESI […]
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 16:00:12 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>LE PIATTAFORME DI STREAMING E GLI ARCHIVI ONLINE OFFRONO UNA VERA MINIERA DI DOCUMENTARI SULLA NATURA E SULL’EVOLUZIONE DELLA VITA. TRA RAIPLAY, PRIME VIDEO, MEDIASET INFINITY E CANALI COME NATIONAL GEOGRAPHIC E CHANNEL 4, È POSSIBILE COSTRUIRE UNA PICCOLA RASSEGNA PERSONALE DI GRANDI RACCONTI SCIENTIFICI. QUI CI SONO DIECI TITOLI DA RECUPERARE NEI PROSSIMI MESI […]</p>
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<title>Il parco che genera parchi: il progetto virtuoso di Padova</title>
<link>https://www.eventi.news/il-parco-che-genera-parchi-il-progetto-virtuoso-di-padova</link>
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<description><![CDATA[ ARRIVA A PADOVA UN PROGETTO INNOVATIVO DI RIGENERAZIONE URBANA CHE UNISCE AMBIENTE, CULTURA E PARTECIPAZIONE. UN PARCO RESTITUITO ALLA COMUNITÀ DIVENTA MOTORE DI CAMBIAMENTO LOCALE E GLOBALE, CAPACE DI GENERARE BENEFICI SOCIALI E AMBIENTALI CONCRETI, ESTENDENDO IL PROPRIO IMPATTO BEN OLTRE I CONFINI CITTADINI Un modello virtuoso e concreto di rigenerazione urbana A Padova, nel […]
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 16:00:12 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>Ambiente: al via il corso 2026 per Animatori Laudato Sì, formazione per la cura della casa comune</title>
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<description><![CDATA[ SONO APERTE LE ISCRIZIONI AL CORSO DI FORMAZIONE 2026 PER ANIMATORI LAUDATO SI’. PROMOSSO DALL’OMONIMO MOVIMENTO. IL PERCORSO È DEDICATO ALLA SENSIBILIZZAZIONE AMBIENTALE E ALLA RESPONSABILITÀ SOCIALE. PRENDERÀ IL VIA IL 15 APRILE E SI SVOLGERÀ ONLINE PER QUATTRO SETTIMANE Le registrazioni resteranno aperte fino all’8 aprile e l’iniziativa è rivolta a tutte le persone […]
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 16:00:11 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>SONO APERTE LE ISCRIZIONI AL CORSO DI FORMAZIONE 2026 PER ANIMATORI LAUDATO SI’. PROMOSSO DALL’OMONIMO MOVIMENTO. IL PERCORSO È DEDICATO ALLA SENSIBILIZZAZIONE AMBIENTALE E ALLA RESPONSABILITÀ SOCIALE. PRENDERÀ IL VIA IL 15 APRILE E SI SVOLGERÀ ONLINE PER QUATTRO SETTIMANE Le registrazioni resteranno aperte fino all’8 aprile e l’iniziativa è rivolta a tutte le persone […]</p>
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<title>ZONA SENSIBILE, CULTURA ESPOSTA – inserto de “Il Giornale dell’Ambiente”</title>
<link>https://www.eventi.news/zona-sensibile-cultura-esposta-inserto-de-il-giornale-dellambiente</link>
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<description><![CDATA[ ZONA SENSIBILE È UN NUOVO PROGETTO IN CUI CULTURA, ARTE E AMBIENTE VENGONO INTESI COME TERRITORI IN DIALOGO CONTINUO, ATTRAVERSATI DA DIFFERENZE CHE GENERANO SENSO. Un nuovo inserto a cura della giornalista, reporter e regista Rita Chessa per Il Giornale dell’Ambiente dove scrittura critica, ricerca artistica, scientifica e sociale partecipano a una stessa trama di […]
L&#039;articolo ZONA SENSIBILE, CULTURA ESPOSTA – inserto de “Il Giornale dell’Ambiente” proviene da Il Giornale dell&#039;Ambiente. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 16:00:11 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<p>L'articolo <a href="https://ilgiornaledellambiente.it/zona-sensibile-cultura-esposta-inserto-de-il-giornale-dellambiente/">ZONA SENSIBILE, CULTURA ESPOSTA – inserto de “Il Giornale dell’Ambiente”</a> proviene da <a href="https://ilgiornaledellambiente.it/">Il Giornale dell'Ambiente</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>“The Good Farmer Award” 2026, aperte le candidature fino al 15 maggio</title>
<link>https://www.eventi.news/the-good-farmer-award-2026-aperte-le-candidature-fino-al-15-maggio</link>
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<description><![CDATA[ “The Good Farmer Award” 2026 seleziona due progetti di agricoltura biologica rigenerativa. Per il terzo anno consecutivo il Gruppo Davines premia giovani agricoltori e agricoltrici entro i 35 anni 
L&#039;articolo “The Good Farmer Award” 2026, aperte le candidature fino al 15 maggio proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 16:00:09 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>Colonnine di ricarica, l’IA prevede la disponibilità in tempo reale</title>
<link>https://www.eventi.news/colonnine-di-ricarica-lia-prevede-la-disponibilita-in-tempo-reale</link>
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<description><![CDATA[ Con il sistema SIQMA FlowMax.AI, l’intelligenza artificiale analizza i dati in tempo reale per stimare la durata della sosta e ottimizzare i flussi nelle stazioni elettriche
L&#039;articolo Colonnine di ricarica, l’IA prevede la disponibilità in tempo reale proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 16:00:08 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Colonnine, ricarica, l’IA, prevede, disponibilità, tempo, reale</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Con il sistema SIQMA FlowMax.AI, l’intelligenza artificiale analizza i dati in tempo reale per stimare la durata della sosta e ottimizzare i flussi nelle stazioni elettriche</p>
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<title>Panasonic: al via il 1° test mondiale di Cybersecurity per i BESS su scala di rete</title>
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<description><![CDATA[ Il colosso giapponse avvia la prima sperimentazione al mondo di monitoraggio della cybersecurity per sistemi di accumulo energetico a batteria su scala di rete
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 16:00:08 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Panasonic:, via, 1°, test, mondiale, Cybersecurity, per, BESS, scala, rete</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il colosso giapponse avvia la prima sperimentazione al mondo di monitoraggio della cybersecurity per sistemi di accumulo energetico a batteria su scala di rete</p>
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<title>Rinnovabili | Weekly Solar News [Marzo #3]</title>
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<description><![CDATA[ Le notizie più rilevanti della settimana dal mondo del solare e dello storage, raccolte ogni venerdì in un formato rapido e immediato.
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 16:00:07 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Rinnovabili, Weekly, Solar, News, Marzo, 3</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Le notizie più rilevanti della settimana dal mondo del solare e dello storage, raccolte ogni venerdì in un formato rapido e immediato.</p>
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<title>Legge Aree Idonee Umbria, approvate le modifiche dell’Omnibus</title>
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<description><![CDATA[ La Regione adegua la propria L.R. 16 ottobre 2025, n. 7 al rinnovato quadro normativo statale, circoscrivendo con precisione le &quot;ulteriori aree idonee&quot;. Confermata la mappatura dei siti a bassa esposizione panoramica per l’eolico. Scarica il pdf.
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 16:00:06 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Legge, Aree, Idonee, Umbria, approvate, modifiche, dell’Omnibus</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>La Regione adegua la propria L.R. 16 ottobre 2025, n. 7 al rinnovato quadro normativo statale, circoscrivendo con precisione le "ulteriori aree idonee". Confermata la mappatura dei siti a bassa esposizione panoramica per l’eolico. Scarica il pdf.</p>
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<title>Crisi petrolio, il piano dell’AIE per ridurre i consumi</title>
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<description><![CDATA[ 10 punti strategici stilati dall&#039;AIE per ridurre i consumi di petrolio in questa fase storica in cui la guerra in Iran ha conseguenze globali dai trasporti alla spesa quotidiana
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 16:00:05 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Crisi, petrolio, piano, dell’AIE, per, ridurre, consumi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>10 punti strategici stilati dall'AIE per ridurre i consumi di petrolio in questa fase storica in cui la guerra in Iran ha conseguenze globali dai trasporti alla spesa quotidiana</p>
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<title>Sardegna: impugnata legge nazionale sulle aree idonee</title>
<link>https://www.eventi.news/sardegna-impugnata-legge-nazionale-sulle-aree-idonee</link>
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<description><![CDATA[ La Regione Sardegna ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale la legge n. 4/2026 di conversione del DL 175/2025. Todde: “Riduce la Regione a semplice esecutrice di decisioni prese altrove”.
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 16:00:05 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Sardegna:, impugnata, legge, nazionale, sulle, aree, idonee</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>La Regione Sardegna ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale la legge n. 4/2026 di conversione del DL 175/2025. Todde: “Riduce la Regione a semplice esecutrice di decisioni prese altrove”.</p>
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<title>Energia, leader UE a caccia di soluzioni rapide contro i rincari dovuti alla guerra in Iran</title>
<link>https://www.eventi.news/energia-leader-ue-a-caccia-di-soluzioni-rapide-contro-i-rincari-dovuti-alla-guerra-in-iran</link>
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<description><![CDATA[ Non è passata la linea di Italia, Polonia e Ungheria sulla sospensione del sistema ETS.
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 16:00:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Energia, leader, caccia, soluzioni, rapide, contro, rincari, dovuti, alla, guerra, Iran</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Non è passata la linea di Italia, Polonia e Ungheria sulla sospensione del sistema ETS.</p>
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<title>Mobilità intelligente: cresce il mercato delle auto connesse, ma mancano le professionalità</title>
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<description><![CDATA[ Il mercato della mobilità connessa in Italia vale oltre 3,3 miliardi di euro, e cresce del 16% rispetto all&#039;anno precedente
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 16:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Mobilità, intelligente:, cresce, mercato, delle, auto, connesse, mancano, professionalità</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il mercato della mobilità connessa in Italia vale oltre 3,3 miliardi di euro, e cresce del 16% rispetto all'anno precedente</p>
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<title>A2A misura il valore del dialogo: nasce l’Engagement Value Index</title>
<link>https://www.eventi.news/a2a-misura-il-valore-del-dialogo-nasce-lengagement-value-index</link>
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<description><![CDATA[ A2A presenta l’Engagement Value Index, il primo strumento per misurare l’impatto dello stakeholder engagement su business e territori
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 16:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>A2A presenta l’Engagement Value Index, il primo strumento per misurare l’impatto dello stakeholder engagement su business e territori</p>
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<title>Torna a nevicare sulla Maiella: &amp;quot;Rovina i fiori degli alberi, a marzo fa solo danni&amp;quot;</title>
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<description><![CDATA[ Il malcontento dei residenti, tornati a imbracciare le pale per spostare i cumuli di neve da davanti le abitazioni ]]></description>
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 08:30:06 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Torna, nevicare, sulla, Maiella:, Rovina, fiori, degli, alberi, marzo, solo, danni</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[Il malcontento dei residenti, tornati a imbracciare le pale per spostare i cumuli di neve da davanti le abitazioni]]> </content:encoded>
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<title>Un vero opossum spunta tra i peluche in un aeroporto australiano: il video</title>
<link>https://www.eventi.news/un-vero-opossum-spunta-tra-i-peluche-in-un-aeroporto-australiano-il-video</link>
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<description><![CDATA[ L’animale si era piazzato tra i peluche di altri marsupiali sugli scaffali del negozio. Il personale lo ha accompagnato illeso fuori dal terminal di Hobart ]]></description>
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 08:30:06 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>Rocca Calascio imbiancata: la poesia del contrasto tra la pietra medievale e la neve fresca</title>
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<description><![CDATA[ La fitta nevicata del 18 marzo ha imbiancato il castello di Rocca Calascio (AQ), a 1460 metri nel Parco Nazionale del Gran Sasso, donando al paesaggio un aspetto spettacolare e &quot;polare&quot; ]]></description>
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 08:30:06 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>Le aree inquinate in Italia e i problemi di salute</title>
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<description><![CDATA[ I siti contaminati dove il rischio di ammalarsi è più alto sono, purtroppo, tantissimi. In questa mappa trovi una selezione dei più importanti o di quelli in cui i problemi di salute continuano a emergere. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 05:30:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>Tipi italiani: la cinciarella</title>
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<description><![CDATA[ Così nascono le pagine di Focus dedicate agli animali che possiamo incontrare nel nostro Paese. Guarda, in questo timelapse, come è stato realizzato il disegno della cinciarella. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 05:30:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>A caccia di miele, insieme: la strana cooperazione tra umani e volatili</title>
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<description><![CDATA[ In Africa, i raccoglitori di miele delle api selvatiche collaborano con un uccellino, l’indicatore golanera. Lui trova i nidi, gli umani li aprono. Per riuscirci usano una serie di suoni che permettono alle due specie di coordinarsi. Uno studio ha analizzato i richiami dei cacciatori e ha visto che cambiano da un villaggio all&#039;altro, come i dialetti. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 05:30:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>caccia, miele, insieme:, strana, cooperazione, tra, umani, volatili</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[L'uomo ha domesticato varie specie animali, ma non sono molti i casi in cui ha invece imparato a collaborare con animali selvatici dividendo con loro il lavoro e… i guadagni. Un esempio è la particolare relazione tra i cacciatori di miele attivi in alcune aree dell'Africa e un uccello, l'indicatore golanera (Indicator indicator), dal piumaggio marrone crema e lungo circa 20 cm. Gli uomini raccolgono il miele dai nidi di api selvatiche e per trovarli si fanno guidare dall'indicatore golanera, coordinandosi con richiami specifici emessi dall'umano e dal volatile (ascoltateli qui sopra). Una volta che l'indicatore golanera ha individuato il nido, l'uomo allontana le api con il fumo e apre il nido per recuperare il miele: la cera e le larve vanno invece alla sua guida alata. Jessica van der Wal, dell'Università di Città del Capo (Sudafrica), studia da anni questa collaborazione: lavora nella Riserva del Niassa, in Mozambico, dove ha condotto con i cacciatori di miele di etnia Yao e Macua il suo ultimo studio, su come i richiami usati dagli umani variano da un'area all'altra come i dialetti locali. Alla ricerca abbiamo dedicato un articolo su Focus n° 402 e qui trovate l'intervista integrale con Jessica van der Wal.
Qual è la relazione tra i cacciatori di miele e l'indicatore golanera?
Questa relazione rappresenta un raro esempio di cooperazione tra uomo e fauna selvatica. L'uccello individua i nidi nascosti delle api selvatiche, ma non può aprirli o accedervi in sicurezza, mentre gli esseri umani possono raccogliere il miele, ma a volte faticano a trovare i nidi. Le api infatti costruiscono i nidi all'interno di alberi cavi o altre cavità, spesso con ingressi minuscoli, il che li rende difficili da individuare per la maggior parte delle persone. L'indicatore golanera è molto più abile nel trovare questi nidi, quindi collaborare con lui rende la ricerca più rapida ed efficiente. L'uccello guida le persone al nido e, dopo che gli umani lo aprono, si nutre della cera e delle larve rimaste al suo interno.
Come funziona questa cooperazione?
I cacciatori di miele Yao, un'etnia del nord del Mozambico, usano un richiamo caratteristico, "BRRRR-HM", per attirare l'indicatore golanera. Quando l'uccello sente questo segnale familiare, si avvicina all'uomo e risponde con dei cinguettii: questi volatili hanno un caratteristico cinguettio che usano solo per guidare gli esseri umani. L'uccello poi vola avanti, posandosi ripetutamente e continuando a vocalizzare per guidare il cacciatore di miele verso un nido d'api nascosto. Il cacciatore di miele ripete il richiamo, un più tenue "brrrr-hm", per segnalare che è sempre al seguito ed è pronto a continuare la collaborazione. L'indicatore golanera smette di emettere suoni una volta raggiunto un nido d'api.
Cosa è emerso nella vostra ultima ricerca?
Nel nostro nuovo studio, pubblicato su People and Nature, abbiamo scoperto che le popolazioni del Mozambico settentrionale utilizzano "dialetti" regionali distinti quando comunicano con gli indicatori golanera. Dimostriamo che la comunicazione tra esseri umani e indicatori del miele varia rispecchiando le variazioni regionali delle lingue umane.
I richiami cambiano da un villaggio all'altro?
Sì, i richiami dei cacciatori di miele variano a livello regionale all'interno della Riserva del Niassa, in modi che ricordano i dialetti locali. Le registrazioni di 131 cacciatori di miele provenienti da 13 villaggi della riserva hanno mostrato che sia i richiami di reclutamento sia i richiami di coordinamento più bassi (trilli, grugniti, ululati, fischi) differiscono tra le comunità, con differenze che aumentano con la distanza tra i villaggi. Queste differenze regionali sono plasmate dalla trasmissione culturale piuttosto che dall'acustica dell'habitat, e i cacciatori di miele che si spostano tra i villaggi sembrano adottare i dialetti locali della loro nuova comunità.
E gli uccelli come reagiscono? Si adattano ai richiami locali?
Nonostante queste differenze nei richiami, la cooperazione tra le popolazioni locali e gli indicatori golanera rimane efficace e fondamentale per il sostentamento umano nella Riserva del Niassa, suggerendo che entrambe le specie si adattano l'una all'altra nel loro territorio condiviso.
Avete collaborato con il popolo Yao per questa ricerca?
Sì. Il progetto di ricerca sugli indicatori golanera collabora con una comunità di raccoglitori di miele Yao nel villaggio di Mbamba dal 2013, e questo villaggio è stato uno dei siti di studio nel nord del Mozambico. Tra le 131 persone intervistate nell'ambito del recente studio, la maggior parte era di etnia Yao, con alcuni partecipanti provenienti dalla comunità Macua, un altro importante gruppo culturale della regione. Inoltre, il coautore Celestino Dauda è egli stesso Yao e proviene da uno dei villaggi inclusi nello studio.
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<title>L&amp;apos;impronta ecologica dei cani in casa</title>
<link>https://www.eventi.news/limpronta-ecologica-dei-cani-in-casa</link>
<guid>https://www.eventi.news/limpronta-ecologica-dei-cani-in-casa</guid>
<description><![CDATA[ Grandi o piccoli che siano, i cani rilasciano una quantità di sostanze diverse nell’aria di una stanza, impattandone sulla qualità. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 05:30:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Limpronta, ecologica, dei, cani, casa</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[Non tutti i cani hanno la possibilità di trascorrere molto tempo all'aperto: molti, specialmente in città, passano gran parte della giornata in casa, uscendo solo per le solite passeggiate. In questi casi, gli animali condividono gli spazi chiusi con i propri padroni. Ma se è risaputo che la semplice presenza umana può influenzare la qualità dell'aria indoor, quale impatto hanno, invece, i nostri amici a quattro zampe?
Anche loro emettono sostanze di ogni tipo: gas, microparticelle, batteri, funghi… Ora, un team internazionale finanziato dalla Swiss National Science Foundation e dal Swiss Federal Technology Institute of Lausanne ha condotto uno studio volto a misurare l'impatto dei cani sulla qualità dell'aria di un ambiente chiuso: i risultati sono pubblicati su Environmental Science and Technology.. Gas, batteri e funghi. Lo studio è stato condotto nel modo più semplice che possiate immaginare. Ha coinvolto un totale di sette cani (e relativi padroni), divisi in due gruppi: uno con quattro cani di piccole dimensioni (tutti chiuhuahua) e uno con tre cani di grandi dimensioni (un mastino tibetano, un terranova e un mastino inglese).
Gli animali sono stati chiusi in una stanza, prima da soli e poi con il loro padrone: in entrambi i casi gli scienziati hanno misurato le emissioni degli animali coinvolti (anche gli umani quindi), calcolando la quantità di inquinanti (gas, microparticelle, microbi, funghi…) rilasciati nell'aria.. Dimensioni e CO2: quanto "inquinano" i cani? I risultati delle misurazioni indicano innanzitutto che tutti i cani contribuiscono in maniera sensibile ad alterare la qualità dell'aria di una stanza, indipendentemente dalle loro dimensioni.
In particolare, i cani più grandi emettono quantità di CO2 e ammoniaca paragonabili a quelle prodotte dagli umani, mentre l'impatto dei cani più piccoli su questi elementi è più ridotto. Sia i cani grandi sia quelli più piccoli, però, emettono più particolato organico rispetto agli umani, e al diminuire delle dimensioni aumentano queste emissioni: è il risultato del fatto che i cani più piccoli sono più attivi.. Dopo i cani, il resto. C'è poi il fatto che i cani di grosse dimensioni rilasciano nell'aria batteri e funghi in quantità ben superiori a quelli emessi dai cani piccoli; e la maggior parte di questi microrganismi vengono "da fuori": i cani grossi se li portano addosso e li "trasferiscono" dall'ambiente esterno a quello interno. Neanche gli umani cambiano la composizione microbica dell'aria di una stanza quanto fanno i cani, in particolare quelli più grossi.. l'impronta dei cani in casa. Messi in fila, i risultati dell'esperimento dimostrano che i cani impattano sulla qualità dell'aria in un ambiente chiuso in misura paragonabile a quella degli umani, se non di più: secondo gli autori, questa scoperta dovrebbe cambiare il modo in cui pensiamo alla ventilazione dei locali, tenendo conto anche della potenziale presenza dei cani.
E gli altri animali? Il team vuole scoprire anche la loro "impronta ecologica", studiando le emissioni al chiuso di gatti, conigli e altri mammiferi da compagnia..]]> </content:encoded>
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<title>Milano accoglie la primavera a CityLife</title>
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<description><![CDATA[ È un vero e proprio welcome Spring quello che si prepara a vivere Milano nei giardini di CityLife sabato 20 e domenica 21 marzo con tanto sport, laboratori e natura Il Parco di CityLife si prepara ad accogliere la primavera con due giornate di eventi gratuiti dedicati a sport, creatività e benessere. Sabato 21 marzo […]
L&#039;articolo Milano accoglie la primavera a CityLife è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 22:00:35 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Milano, accoglie, primavera, CityLife</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/19/milano-primavera-smartcitylife/" title="Milano accoglie la primavera a CityLife" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/parco-smartcitylife-milano.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="parco smartcitylife milano" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/parco-smartcitylife-milano.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/parco-smartcitylife-milano-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/parco-smartcitylife-milano-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/parco-smartcitylife-milano-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>È un vero e proprio welcome Spring quello che si prepara a vivere Milano nei giardini di CityLife sabato 20 e domenica 21 marzo con tanto sport, laboratori e natura</em></p>
<p>Il <strong>Parco di CityLife</strong> si prepara ad accogliere la primavera con due giornate di eventi gratuiti dedicati a sport, creatività e benessere. Sabato 21 marzo e domenica 22 marzo 2026 torna infatti <strong>Welcome Spring</strong>, l’iniziativa promossa da <strong>SmartCityLife</strong> che inaugura ufficialmente la nuova stagione di attività all’interno del grande parco urbano milanese.</p>
<p>L’evento, giunto alla quarta edizione, propone un programma ricco e trasversale pensato per coinvolgere famiglie, bambini e adulti con attività all’aria aperta, laboratori creativi, discipline sportive e momenti dedicati alla natura.</p>
<p>Durante il weekend, il Parco di CityLife si trasformerà in un<strong> grande spazio di incontro e partecipazione</strong>. L’obiettivo dell’iniziativa è valorizzare il parco come luogo aperto alla comunità, dove praticare sport, partecipare a iniziative culturali e vivere il quartiere in modo attivo.</p>
<p>Il programma prevede numerose attività gratuite organizzate in collaborazione con realtà del territorio, con proposte pensate per tutte le fasce d’età.</p>
<p>Grande <strong>attenzione è dedicata ai più piccoli</strong> con un calendario di attività sportive ludico-motorie. I bambini potranno partecipare a giochi di movimento e attività pensate per avvicinarli allo sport in modo divertente e inclusivo.</p>
<p>Tra le attività previste vari giochi di squadra e percorsi motori; staffette e corsa dei sacchi e tiro alla fune, ma ci si potrà sperimentare con il lancio del vortex</p>
<p>Le attività sono organizzate con il supporto di associazioni sportive come Atletica Meneghina e Sportitude, con l’obiettivo di promuovere il movimento e la socialità all’aria aperta.</p>
<h2>Laboratori creativi tra fumetto e natura</h2>
<p>Accanto allo sport, la manifestazione dedica ampio spazio alla creatività. I bambini potranno partecipare ai laboratori di disegno organizzati in collaborazione con la Scuola del Fumetto di Milano, storica istituzione nel campo delle arti visive.</p>
<p>I laboratori saranno ispirati alla primavera e guideranno i partecipanti nella realizzazione di fiori e paesaggi primaverili, personaggi fantastici e creature immaginarie.</p>
<p>La natura sarà protagonista anche del <strong>laboratorio botanico di primavera</strong>, durante il quale i partecipanti potranno imparare a rinvasare una piantina e a prendersene cura diventando, per un giorno, piccoli giardinieri.</p>
<p>Il programma di Welcome Spring coinvolgerà anche il pubblico adulto con numerose attività dedicate al movimento e al benessere. Tra le discipline in calendario:</p>
<ul>
<li>sessioni di running nel parco</li>
<li>camminata metabolica</li>
<li>lezioni di yoga e pilates</li>
<li>Cardio Tennis</li>
<li>lezioni aperte di tennis con i maestri di Mediolanum Tennis CityLife</li>
</ul>
<p>Non mancheranno inoltre tornei e lezioni di padel organizzati da City Padel nei campi della Golden Goose Arena powered by Atlante.</p>
<p>Tra gli sport emergenti presenti nel programma ci sarà anche il pickleball, praticabile in modalità open play durante entrambe le giornate.</p>
<p>Tra le novità dell’edizione 2026 spiccano alcuni <strong>workshop dedicati agli adulti</strong>, pensati per stimolare manualità e creatività.</p>
<p>I partecipanti potranno prendere parte a un laboratorio di composizione di bouquet con fiori di campo e un workshop di stampa botanica su tessuto, durante il quale decorare una tote bag con pigmenti naturali ricavati da fiori e foglie fresche.</p>
<h2>CityLife sempre più spazio di cultura e partecipazione</h2>
<p>L’evento <strong>Welcome Spring</strong> rappresenta anche l’avvio della nuova stagione di iniziative culturali promosse da SmartCityLife. Nel corso del 2026 il parco ospiterà numerosi appuntamenti dedicati ad arte, natura e comunità.</p>
<p>Tra questi, la terza edizione del <strong>concorso di Digital Art</strong> dedicato all’architetta <strong>Zaha Hadid</strong>, che coinvolgerà studenti dei licei artistici milanesi invitati a reinterpretare le geometrie del quartiere e del Parco delle Sculture ArtLine.</p>
<p>A partire da aprile prenderanno inoltre il via nuovi eventi culturali aperti al pubblico, tra cui visite guidate alle opere di ArtLine, incontri di lettura e Book Club e ancora laboratori creativi e botanici. Insomma, il primo week end di primavera tuffatevi nel verde di CityLife.</p>
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<title>Da Palermo a Milano: il Premio Innovazione Sicilia costruisce ponti tra ecosistemi dell’innovazione</title>
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<description><![CDATA[ Il premio Innovazione Sicilia approda a Milano con Fuori Pis – Talent in Motion, una iniziativa che vuole rafforzare il dialogo tra ecosistemi territoriali e promuovere un asse Palermo-Milano per favorire il trasferimento tecnologico e la crescita dell’innovazione italiana La costruzione di relazioni tra territori rappresenta sempre più un fattore strategico per trasformare ricerca, competenze […]
L&#039;articolo Da Palermo a Milano: il Premio Innovazione Sicilia costruisce ponti tra ecosistemi dell’innovazione è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 22:00:35 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Palermo, Milano:, Premio, Innovazione, Sicilia, costruisce, ponti, tra, ecosistemi, dell’innovazione</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/19/palermo-milano-ponte-ecosistemi-innovazione/" title="Da Palermo a Milano: il Premio Innovazione Sicilia costruisce ponti tra ecosistemi dell’innovazione" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/pis.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="premio innovazione sicilia" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/pis.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/pis-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/pis-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/pis-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Il premio Innovazione Sicilia approda a Milano con Fuori Pis – Talent in Motion, una iniziativa che vuole rafforzare il dialogo tra ecosistemi territoriali e promuovere un asse Palermo-Milano per favorire il trasferimento tecnologico e la crescita dell’innovazione italiana</em></p>
<p>La <strong>costruzione di relazioni tra territori</strong> rappresenta sempre più un <strong>fattore strategico per trasformare ricerca, competenze e talenti</strong> in imprese e progetti concreti.</p>
<p>È in questa prospettiva che si colloca <strong>Fuori Pis – Talent in Motion</strong>, l’evento che ha portato il Premio Innovazione Sicilia nel cuore di Milano, negli spazi di SmartCityLab Milano.</p>
<p>L’iniziativa ha rappresentato una tappa significativa nel percorso di proiezione nazionale del premio, nato per valorizzare il sistema dell’innovazione siciliana e promuovere l’incontro tra startup, università, imprese e istituzioni.</p>
<h2>Milano come piattaforma di connessione tra ecosistemi</h2>
<p>L’evento è stato promosso da <strong>Innovation Island</strong>, community hub dell’innovazione in Sicilia, in collaborazione con <strong>SmartCityLab Milano</strong>, incubatore del Comune di Milano dedicato allo sviluppo dell’imprenditorialità e delle tecnologie per la città intelligente.</p>
<p>Il confronto tra i partecipanti ha evidenziato il <strong>ruolo delle città come piattaforme abilitanti per l’innovazione</strong>. In particolare Milano, grazie alla presenza di centri di ricerca, imprese tecnologiche e capitali, rappresenta un punto di riferimento per la crescita di nuove iniziative imprenditoriali.</p>
<p>La connessione tra ecosistemi territoriali, infatti, costituisce una <strong>leva fondamentale per la competitività del Paese</strong>. Le competenze e le tecnologie sviluppate in contesti diversi, quando messe in relazione, possono generare nuove opportunità di crescita e rafforzare il sistema nazionale dell’innovazione.</p>
<p>Il dialogo avviato con questa iniziativa ha l’ambizione di costruire un asse stabile tra Palermo e Milano, ispirato proprio al modello operativo di SmartCityLab Milano.</p>
<p>L’idea è quella di <strong>replicare piattaforme di confronto</strong> che mettano in relazione università, industria e istituzioni, creando ambienti favorevoli allo sviluppo di nuove imprese tecnologiche e alla sperimentazione di soluzioni per le città intelligenti.</p>
<p>L’innovazione non può svilupparsi in contesti chiusi, ma necessita di connessioni tra territori e stakeholder differenti. Portare il <strong>Premio Innovazione Sicilia</strong> a Milano significa creare un ponte tra chi genera innovazione nei territori e chi opera nei principali hub tecnologici e industriali del Paese.</p>
<h2>Il Premio Innovazione Sicilia come laboratorio di talenti</h2>
<p>Il <strong>Premio Innovazione Sicilia</strong> nasce con l’obiettivo di <strong>valorizzare idee imprenditoriali e progetti innovativi</strong> provenienti dal territorio.</p>
<p>Nel corso delle prime tre edizioni l’iniziativa ha raccolto oltre 650 candidature e ha coinvolto una community di più di 15.000 utenti, diventando progressivamente un punto di riferimento per l’ecosistema regionale.</p>
<p>Le candidature coprono diversi ambiti della strategia regionale di specializzazione intelligente e includono progetti tecnologici, iniziative imprenditoriali e esperienze di innovazione sociale provenienti anche da aree periferiche rispetto ai principali centri urbani.</p>
<p>L’obiettivo originario era <strong>mettere in relazione i diversi punti dell’ecosistema dell’innovazione</strong>: startup, università, centri di ricerca e investitori, spesso caratterizzati da percorsi paralleli ma poco interconnessi.</p>
<p>L’incontro tra il polo SmartCityLab Milano e Innovation Island, dunque, rappresenta solo l’inizio di un percorso più ampio che avvierà un programma di confronto continuativo tra ecosistemi territoriali, per rafforzare lo <strong>scambio di competenze, opportunità imprenditoriali e capitali</strong>.</p>
<p>Parallelamente, Innovation Island ha avviato una nuova fase del proprio sviluppo attraverso la creazione della <strong>Fondazione Innovation Island Ets</strong>, strumento pensato per consolidare la community e garantire continuità alle attività di supporto alle startup.</p>
<p>Il Premio Innovazione Sicilia, il cui prossimo appuntamento è previsto a novembre, continuerà a rappresentare l’evento centrale di questo percorso.</p>
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<title>Le buone samare dell’olmo. Piccole ali verdi che si possono cucinare</title>
<link>https://www.eventi.news/le-buone-samare-dellolmo-piccole-ali-verdi-che-si-possono-cucinare</link>
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<description><![CDATA[ Negli ultimi anni, sempre più persone si stanno avvicinando al mondo del foraging, cioè la raccolta di piante spontanee commestibili. Le samare dell’olmo sono perfette per iniziare: facili da riconoscere, delicate nel gusto e molto versatili in cucina Se in primavera vi capita di camminare sotto un albero e vedere tanti piccoli dischetti verdi svolazzare […]
L&#039;articolo Le buone samare dell’olmo. Piccole ali verdi che si possono cucinare è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 22:00:24 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>buone, samare, dell’olmo., Piccole, ali, verdi, che, possono, cucinare</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/19/buone-samare-olmo/" title="Le buone samare dell’olmo. Piccole ali verdi che si possono cucinare" rel="nofollow"><img width="1200" height="803" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_olmo.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="olmo" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_olmo.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_olmo-768x514.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_olmo-628x420.jpg 628w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_olmo-640x428.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Negli ultimi anni, sempre più persone si stanno avvicinando al mondo del foraging, cioè la raccolta di piante spontanee commestibili. Le samare dell’olmo sono perfette per iniziare: facili da riconoscere, delicate nel gusto e molto versatili in cucina</em></p>
<p>Se in primavera vi capita di camminare sotto un albero e vedere tanti piccoli dischetti verdi svolazzare nell’aria, potreste essere davanti a una sorpresa: sono le <strong>samare dell’olmo</strong>.</p>
<p>Per molti sono solo semi portati dal vento, ma in realtà rappresentano uno dei tesori nascosti della natura. Ed è bene sapere che si possono anche mangiare.</p>
<h2>Cosa sono le samare</h2>
<p>Le <strong>samare sono i frutti dell’olmo</strong>, un albero molto diffuso nei paesaggi europei, presente sia in città che in campagna. Hanno una forma molto particolare, quasi perfetta, con un piccolo seme al centro circondato da una membrana sottile e tondeggiante che funziona come un’ala.</p>
<p>Questa struttura permette loro di essere trasportate dal vento ed è proprio questo movimento leggero che spesso le rende invisibili agli occhi distratti. Quando però le si osserva meglio, soprattutto nel periodo giusto, si scopre che sono tenere, verdi e commestibili.</p>
<p>Il <strong>momento ideale per raccoglierle è la primavera</strong>, tra marzo e aprile, quando sono ancora giovani. È proprio in questa fase che danno il meglio di sé, perché risultano morbide, sottili e piacevoli al gusto.</p>
<p>Il colore è un ottimo indicatore: devono essere di un verde brillante e uniforme. Se iniziano a ingiallire o diventano secche e rigide, significa che hanno superato il loro momento migliore e non sono più adatte al consumo.</p>
<p>Toccarle aiuta molto a capire: se sono flessibili e delicate, sono perfette, se invece risultano dure o cartacee, è meglio lasciarle sull’albero.</p>
<h2>Dove trovare le samare e come raccoglierle</h2>
<p>Uno degli aspetti più affascinanti delle samare è la loro <strong>accessibilità</strong>. Gli olmi crescono un po’ ovunque, nei parchi, lungo i viali, ai margini dei campi o nei boschi. Tuttavia, non tutti i luoghi sono adatti alla raccolta.</p>
<p>È importante <strong>scegliere ambienti puliti, lontani da traffico intenso, industrie o trattamenti chimici</strong>. Le piante, infatti, assorbono ciò che le circonda e questo influisce direttamente sulla qualità di ciò che si raccoglie.</p>
<p>Cercare olmi in zone naturali o poco contaminate è sempre la scelta migliore. La raccolta in sé è semplice e quasi intuitiva. Le samare <strong>si staccano facilmente con le dita</strong> e non richiedono strumenti particolari.</p>
<p>È però importante farlo con attenzione, senza danneggiare i rami e soprattutto senza prendere tutto. Lasciare una buona parte dei frutti sull’albero è fondamentale per il ciclo naturale della pianta e per mantenere l’equilibrio dell’ambiente.</p>
<p>Anche la scelta del contenitore ha la sua importanza: un cestino o un sacchetto di stoffa permette alle samare di respirare e di non accumulare umidità.</p>
<p>Quando si raccolgono semi, frutti e piante spontanee, <strong>è importante sapere che esiste sempre un margine di errore</strong>. Anche nel caso delle <strong>samare dell’olmo</strong>, che hanno una forma abbastanza riconoscibile, chi è alle prime armi potrebbe confonderle con altri semi alati prodotti da alberi diversi.</p>
<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-165893 aligncenter" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/samare-olmo.jpg" alt="samare dell'olmo" width="1200" height="800" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/samare-olmo.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/samare-olmo-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/samare-olmo-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/samare-olmo-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></p>
<p>Non tutte le specie sono commestibili e alcune possono risultare indigeste o, in rari casi, causare disturbi. Per questo motivo è fondamentale non basarsi su un solo elemento, ma osservare attentamente più caratteristiche insieme e confrontarle con fonti affidabili.</p>
<p>L’ideale è iniziare affiancati da qualcuno esperto o utilizzare guide botaniche ben illustrate. Nel <strong>foraging</strong> vale sempre una regola semplice ma essenziale: nel dubbio, meglio non raccogliere e non consumare.</p>
<h2>Come usare le samare dell’olmo in cucina</h2>
<p>Una volta raccolte, le samare possono essere utilizzate in modi molto diversi e questa è forse la loro qualità più interessante. <strong>Possono essere mangiate crude</strong>, direttamente in insalata, dove aggiungono una nota fresca e leggermente vegetale che ricorda i legumi giovani.</p>
<p><strong>Oppure possono essere cotte velocemente</strong>: in padella, con un filo d’olio e magari un po’ di aglio, diventano ancora più morbide e sviluppano un gusto più pieno.</p>
<p>Si prestano bene anche a essere aggiunte a zuppe, frittate o ripieni, sempre con cotture brevi per non perdere la loro consistenza delicata.</p>
<p>Dal <strong>punto di vista nutrizionale</strong>, le samare non sono un alimento calorico rilevante, ma restano interessanti. <strong>Contengono fibre, vitamine e sali minerali</strong>, soprattutto quando sono raccolte nel momento giusto.</p>
<p>Più che un ingrediente principale, sono un complemento che arricchisce i piatti e li rende più vari e naturali.</p>
<h2>Non tutte le samare sono uguali</h2>
<p>Le samare non sono una caratteristica esclusiva dell’olmo, ma <strong>rappresentano un tipo di frutto diffuso in diverse specie arboree</strong>. Si tratta infatti di semi dotati di una struttura alata che ne facilita la dispersione attraverso il vento e, proprio per questo, possono assumere forme molto diverse.</p>
<p>Le più note, oltre a quelle dell’olmo, sono le <strong>samare dell’acero</strong>, che si presentano in coppia e ruotano come piccole eliche e quelle del <strong>frassino</strong>, più allungate e riunite in grappoli.</p>
<p>Anche l’<a href="https://www.greenplanner.it/2026/02/05/alieni-vegetali-come-comportarsi/" target="_blank" rel="noopener"><strong>ailanto</strong></a> produce samare facilmente riconoscibili per il colore rossastro. Tuttavia, è importante ricordare che il fatto che siano tutte samare non significa che siano commestibili: ogni specie ha caratteristiche proprie e, nel contesto del foraging, è fondamentale distinguere con precisione prima di raccogliere e consumare.</p>
<p>Forse il vero valore delle samare non è solo nel loro sapore o nelle loro proprietà, quanto nell’esperienza che rappresentano. <strong>Raccoglierle significa rallentare</strong>, osservare meglio ciò che ci circonda, riscoprire un rapporto più diretto con l’ambiente.</p>
<p>Un tempo queste pratiche erano comuni, soprattutto nelle campagne, dove le persone conoscevano bene le risorse spontanee del territorio. Oggi stanno tornando, non per necessità ma per scelta, come modo per vivere in maniera più consapevole.</p>
<h2>Un invito a provare</h2>
<p>Avvicinarsi alle<strong> samare dell’olmo</strong> può essere un primo passo semplice e accessibile nel mondo del <strong>foraging</strong>. Non richiedono grandi competenze per iniziare, ma insegnano subito qualcosa di importante: che la natura offre molto più di quanto siamo abituati a vedere.</p>
<p>Basta fermarsi un attimo, guardare meglio e, con un po’ di attenzione, anche assaggiare. La prossima volta che vedrete quei piccoli dischi verdi muoversi nell’aria, forse li guarderete con occhi diversi.</p>
<p>Non saranno più solo semi trasportati dal vento, ma un invito a scoprire, raccogliere e portare in tavola un pezzetto di primavera.</p>
<p><em>Crediti immagine: <a href="https://depositphotos.com/it/" target="_blank" rel="noopener">Depositphotos</a></em></p>
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<title>Viaggi all inclusive, nuove norme europee su voucher, cancellazioni e rimborsi</title>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 22:00:14 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/19/viaggi-all-inclusive-nuove-norme-europee/" title="Viaggi all inclusive, nuove norme europee su voucher, cancellazioni e rimborsi" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_viaggi-code.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="disagi viaggi" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_viaggi-code.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_viaggi-code-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_viaggi-code-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_viaggi-code-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Il Parlamento europeo ha approvato la revisione della direttiva sui pacchetti turistici, rafforzando la tutela dei viaggiatori dopo le criticità emerse utimamente. Le nuove norme chiariscono la definizione di pacchetto, disciplinano i voucher e rafforzano le garanzie in caso di cancellazioni e insolvenza</em></p>
<p>Il <strong>settore dei viaggi organizzati</strong> entra in una <strong>nuova fase regolatoria in Europa</strong>. Il Parlamento europeo ha infatti approvato in via definitiva la <strong>revisione della direttiva sui pacchetti turistici</strong>, con l’obiettivo di rafforzare la <a href="https://www.greenplanner.it/2025/11/21/organizzare-vacanza-viaggio-bicicletta/" target="_blank" rel="noopener"><strong>tutela dei viaggiatori</strong></a> e chiarire alcuni aspetti della normativa emersi come critici.</p>
<p>Il testo è stato adottato con 537 voti favorevoli, 2 contrari e 24 astensioni (<a href="https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/A-10-2025-0140-AM-091-091_IT.pdf" target="_blank" rel="noopener">qui trovate il testo approvato</a>), confermando l’accordo preliminare già raggiunto con gli Stati membri. La riforma interviene su tre aspetti centrali del mercato turistico europeo:</p>
<ol>
<li>la definizione di pacchetto turistico</li>
<li>l’utilizzo dei voucher</li>
<li>i diritti dei consumatori in caso di cancellazioni o insolvenza degli operatori</li>
</ol>
<p>La revisione normativa nasce anche dalle <strong>difficoltà emerse negli ultimi anni nel comparto turistico</strong>, segnato prima dalle restrizioni sanitarie e poi da alcuni fallimenti aziendali che hanno lasciato migliaia di viaggiatori in attesa di rimborsi.</p>
<h2>Una definizione più chiara di pacchetto turistico</h2>
<p>Uno degli obiettivi principali della direttiva aggiornata riguarda la <strong>maggiore chiarezza nella definizione di pacchetto turistico</strong>. Negli ultimi anni, la diffusione delle piattaforme digitali e dei sistemi di prenotazione online ha reso più complesso distinguere tra pacchetti organizzati e semplici combinazioni di servizi acquistati separatamente.</p>
<p>Le nuove norme introducono criteri più precisi per stabilire quando una combinazione di servizi – per esempio volo, alloggio e noleggio auto – debba essere considerata un pacchetto a tutti gli effetti.</p>
<p>Particolare attenzione viene posta ai <strong>processi di prenotazione online</strong> collegati. Quando un operatore trasferisce i dati personali del viaggiatore ad altri fornitori e i contratti per i diversi servizi vengono conclusi entro 24 ore, l’offerta sarà considerata un pacchetto turistico e quindi soggetta alle relative garanzie.</p>
<p>Nel caso in cui l’organizzatore suggerisca l’acquisto di servizi aggiuntivi, il cliente dovrà inoltre essere informato in modo chiaro se tali servizi non fanno parte del pacchetto originario.</p>
<p>La direttiva introduce anche un <strong>quadro normativo più definito per l’utilizzo dei voucher</strong>, strumenti che durante la pandemia sono stati ampiamente impiegati dalle compagnie turistiche per gestire le cancellazioni di massa.</p>
<p>Secondo le nuove disposizioni, i <strong>consumatori avranno il diritto di rifiutare il voucher e richiedere invece un rimborso monetario entro 14 giorni</strong>. Nel caso in cui il voucher venga accettato, la sua validità non potrà superare 12 mesi.</p>
<p>Se allo scadere del periodo <strong>il voucher non sarà stato utilizzato</strong> – in tutto o in parte – il viaggiatore dovrà ricevere il <strong>rimborso della somma residua</strong>. Le aziende, inoltre, non potranno limitare le opzioni di viaggio disponibili per i titolari di voucher.</p>
<h2>Maggiori tutele in caso di cancellazione del viaggio</h2>
<p>Un altro elemento centrale della riforma riguarda le <strong>circostanze che consentono ai viaggiatori di cancellare un pacchetto turistico</strong> senza incorrere in penali.</p>
<p>La normativa vigente prevede già questa possibilità nel caso in cui nel luogo di destinazione si verifichino circostanze inevitabili e straordinarie. Con la direttiva aggiornata, questa facoltà viene estesa anche agli eventi che si verificano nel luogo di partenza o che possano incidere in modo significativo sull’intero viaggio.</p>
<p>La valutazione della gravità delle circostanze dovrà essere effettuata caso per caso. Anche eventuali raccomandazioni ufficiali di viaggio potranno costituire un elemento di riferimento per stabilire se le condizioni per la cancellazione senza costi siano soddisfatte.</p>
<p>La direttiva interviene anche sulle <strong>procedure di gestione dei reclami e sulle garanzie in caso di fallimento degli operatori turistici</strong>.</p>
<p>Quando ricevono un reclamo relativo a un servizio, gli organizzatori dovranno confermare la ricezione entro sette giorni e fornire una risposta motivata entro sessanta giorni. In caso di insolvenza dell’organizzatore del viaggio, i clienti dovranno essere rimborsati per i servizi non erogati attraverso i sistemi di garanzia previsti.</p>
<p>Il rimborso dovrà avvenire entro sei mesi, termine che potrà estendersi fino a nove mesi nei casi di fallimenti particolarmente complessi. <strong>Rimane invece invariato il termine standard di 14 giorni per i rimborsi nei casi di cancellazione del viaggio</strong>.</p>
<p>Dopo l’approvazione parlamentare, il <strong>provvedimento dovrà ora essere adottato formalmente dal Consiglio dell’Unione europea</strong>. Una volta pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione, la direttiva entrerà in vigore.</p>
<p>Gli Stati membri avranno 28 mesi di tempo per recepire le nuove disposizioni nel diritto nazionale e ulteriori sei mesi per avviarne l’applicazione.</p>
<p><em>Crediti immagine: <a href="https://depositphotos.com/it/" target="_blank" rel="noopener">Depositphotos</a></em></p>
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<title>Due elicotteri militari americani atterrano nel Parco delle Madonie: rivolta dei sindaci e interrogazioni parlamentari</title>
<link>https://www.eventi.news/due-elicotteri-militari-americani-atterrano-nel-parco-delle-madonie-rivolta-dei-sindaci-e-interrogazioni-parlamentari</link>
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<description><![CDATA[ La bufera imperversa per ora in Sicilia, con 22 sindaci che hanno scritto una lettera di fuoco indirizzata al prefetto di Palermo e i consiglieri regionali d’opposizione che hanno presentato atti formali chiedendo se il presidente Renato Schifani fosse stato informato di quel che sarebbe avvenuto e se fossero state date delle autorizzazioni in questo senso. Ma ora la vicenda si sposta a Roma, con deputati e senatori del Pd che hanno presentato interrogazioni urgenti al ministro della Difesa Guido Crosetto perché la vicenda ha tutta l’aria di una preparazione dei piloti della Marina Usa per possibili scenari di conflitto in Medio Oriente, dove il territorio montuoso è molto simile a quello di quest’area siciliana. Il che farebbe carta straccia di tutto quel che finora il governo Meloni ha assicurato circa il «non coinvolgimento» dell’Italia nella guerra in Iran e circa il fatto che ogni attività dei soldati americani che parta dal nostro suolo deve avvenire nel pieno rispetto dei trattati e in costante coordinamento con il governo italiano.
Quello che è avvenuto è presto detto: due elicotteri militari americani sono partiti dalla base aeronautica di Sigonella, dove è presente una delle più importanti unità operative della US Navy fuori dagli Stati Uniti, e dopo aver sorvolato l’area sopra l’Etna sono atterrati nel cuore del Parco delle Madonie. Più precisamente, da quel che si vede nelle foto pubblicate sui canali social della marina militare americana, sono atterrati nel bel mezzo di Piano Catarineci, un pianoro d’alta quota (1.600 metri) e dalle tipiche tipologie carsiche, con conche e inghiottitoi che rendono delicate le operazioni di atterraggio. Probabilmente gli americani non pensavano che il luogo fosse così facilmente individuabile, ma ai sindaci che per primi hanno sollevato la questione è bastato vedere dalle immagini pochi metri quadri di terreno per riconoscere Piano Catarineci. E qui arriva la prima domanda: perché questa esercitazione, che a memoria d’uomo non ha precedenti? E se non ha precedenti è per un motivo molto semplice: il Parco delle Madonie è riconosciuto dall’Europa come Zona di protezione speciale (Zps) e Zona speciale di conservazione (Zsc) ed è anche patrimonio dell’umanità in quanto sito Unesco (fa parte della rete Global geopark). Per di più, Piano Catarineci è classificato come «Zona A», ovvero area riconosciuta come riserva integrale. Dunque ecco la seconda domanda? Qualcuno in Sicilia o a Roma ha autorizzato questo sorvolo e questo atterraggio? E, nel caso, è stata effettuata la Vinca (Valutazione di incidenza ambientale), obbligatoria per le zone protette come Piano Catarineci? I vertici istituzionali locali e nazionali erano stati informati dello svolgersi di queste operazioni o lo hanno scoperto come tutti noi solo dalle foto pubblicate sui social dalla Marina militare Usa?
Non sono questioni di poco conto. Perché, anche a voler limitare quanto avvenuto alla sola questione riguardante la tutela dell’ambiente (nessuno ha la certezza che queste esercitazioni siano di preparazione a un intervento in Iran) quelli atterrati nell’area protetta sono due MH-60S Sea Hawk, imponenti modelli derivanti dal celebre elicottero Black Hawk che possono trasportare fino a 1800 kg di carico interno e dotati di rotori di oltre 16 metri di diametro. Ed è facile immaginare non solo l’impatto che avranno avuto sugli animali presenti (daini, volpi, lepri, ma anche aquile reali, falchi, grifoni ecc.), ma anche le conseguenze per i nidi dei rapaci che covano proprio in questo periodo dell’anno e anche per una vegetazione che può essere sradicata anche da una potenza inferiore rispetto a quella generata da questi rotori nelle fasi di atterraggio e di decollo, considerando che l’MH-60S Sea Hawk genera un downwash (flusso d’aria verso il basso) estremamente violento per tenere sollevata una massa di 10 tonnellate.
«Ho depositato un’interrogazione urgente, rivolta al presidente della Regione Siciliana e all’assessore regionale del Territorio e dell’ambiente, per fare piena luce sull’atterraggio di due elicotteri della US Navy a Piano Catarineci, nel cuore del Parco delle Madonie, area di massima protezione ambientale e sito Unesco», fa sapere la deputata all’Assemblea regionale siciliana del Pd e vice segretaria regionale del partito Valentina Chinnici. È la prima firmataria ma l’iniziativa è stata sottoscritta da tutti i deputati del gruppo parlamentare all’Ars. «Questa interrogazione - aggiunge - si inserisce in un’iniziativa politica a tutto tondo del Partito democratico. Fa infatti il paio con l’analoga interrogazione che il segretario regionale, l’onorevole Anthony Barbagallo, presenterà al ministro della Difesa Guido Crosetto per sollecitare le stesse risposte a livello nazionale e verificare il rispetto delle procedure da parte dello Stato. Chiediamo con forza che venga fatta piena chiarezza perché la Sicilia e il Paese tutto non siano esposti ad ulteriori rischi bellici e ambientali». Anche il capogruppo del Movimento 5 Stelle all’Assemblea regionale siciliana, Antonio De Luca, parla di «fatto gravissimo che può essere motivato come estrema ratio solo da ragioni di tipo emergenziale»: «Essere partner della Nato non vuol dire essere succubi degli americani, specialmente in un periodo in cui l’esercito Usa è impegnato attivamente nell’offensiva contro l’Iran. Non possiamo tollerare ingerenze e non possiamo mettere a rischio la vita dei siciliani. Il presidente Schifani era stato informato? Il Parlamento certamente no».
E mentre Schifani tace, mentre il Pd anche al Senato ha presentato un’interrogazione al ministro della Difesa Crosetto (firmatari Alessandro Alfieri, Enza Rando e Antonio Nicita), i responsabili della Us Navy hanno fatto rimuovere dai propri canali social tutte le immagini dei due elicotteri che avevano messo in rete. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 10:00:11 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Due, elicotteri, militari, americani, atterrano, nel, Parco, delle, Madonie:, rivolta, dei, sindaci, interrogazioni, parlamentari</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Elicottero_Usa_Madonie_Us_Navy_social.jpg" alt=""></p><p>La bufera imperversa per ora in Sicilia, con 22 sindaci che hanno scritto una lettera di fuoco indirizzata al prefetto di Palermo e i consiglieri regionali d’opposizione che hanno presentato atti formali chiedendo se il presidente Renato Schifani fosse stato informato di quel che sarebbe avvenuto e se fossero state date delle autorizzazioni in questo senso. Ma ora la vicenda si sposta a Roma, con deputati e senatori del Pd che hanno presentato interrogazioni urgenti al ministro della Difesa Guido Crosetto perché la vicenda ha tutta l’aria di una preparazione dei piloti della Marina Usa per possibili scenari di conflitto in Medio Oriente, dove il territorio montuoso è molto simile a quello di quest’area siciliana. Il che farebbe carta straccia di tutto quel che finora il governo Meloni ha assicurato circa il «non coinvolgimento» dell’Italia nella guerra in Iran e circa il fatto che ogni attività dei soldati americani che parta dal nostro suolo deve avvenire nel pieno rispetto dei trattati e in costante coordinamento con il governo italiano.</p>
<p>Quello che è avvenuto è presto detto: due elicotteri militari americani sono partiti dalla base aeronautica di Sigonella, dove è presente una delle più importanti unità operative della US Navy fuori dagli Stati Uniti, e dopo aver sorvolato l’area sopra l’Etna sono atterrati nel cuore del Parco delle Madonie. Più precisamente, da quel che si vede nelle foto pubblicate sui canali social della marina militare americana, sono atterrati nel bel mezzo di Piano Catarineci, un pianoro d’alta quota (1.600 metri) e dalle tipiche tipologie carsiche, con conche e inghiottitoi che rendono delicate le operazioni di atterraggio. Probabilmente gli americani non pensavano che il luogo fosse così facilmente individuabile, ma ai sindaci che per primi hanno sollevato la questione è bastato vedere dalle immagini pochi metri quadri di terreno per riconoscere Piano Catarineci. E qui arriva la prima domanda: perché questa esercitazione, che a memoria d’uomo non ha precedenti? E se non ha precedenti è per un motivo molto semplice: il Parco delle Madonie è riconosciuto dall’Europa come Zona di protezione speciale (Zps) e Zona speciale di conservazione (Zsc) ed è anche patrimonio dell’umanità in quanto sito Unesco (fa parte della rete Global geopark). Per di più, Piano Catarineci è classificato come «Zona A», ovvero area riconosciuta come riserva integrale. Dunque ecco la seconda domanda? Qualcuno in Sicilia o a Roma ha autorizzato questo sorvolo e questo atterraggio? E, nel caso, è stata effettuata la Vinca (Valutazione di incidenza ambientale), obbligatoria per le zone protette come Piano Catarineci? I vertici istituzionali locali e nazionali erano stati informati dello svolgersi di queste operazioni o lo hanno scoperto come tutti noi solo dalle foto pubblicate sui social dalla Marina militare Usa?</p>
<p>Non sono questioni di poco conto. Perché, anche a voler limitare quanto avvenuto alla sola questione riguardante la tutela dell’ambiente (nessuno ha la certezza che queste esercitazioni siano di preparazione a un intervento in Iran) quelli atterrati nell’area protetta sono due MH-60S Sea Hawk, imponenti modelli derivanti dal celebre elicottero Black Hawk che possono trasportare fino a 1800 kg di carico interno e dotati di rotori di oltre 16 metri di diametro. Ed è facile immaginare non solo l’impatto che avranno avuto sugli animali presenti (daini, volpi, lepri, ma anche aquile reali, falchi, grifoni ecc.), ma anche le conseguenze per i nidi dei rapaci che covano proprio in questo periodo dell’anno e anche per una vegetazione che può essere sradicata anche da una potenza inferiore rispetto a quella generata da questi rotori nelle fasi di atterraggio e di decollo, considerando che l’MH-60S Sea Hawk genera un downwash (flusso d’aria verso il basso) estremamente violento per tenere sollevata una massa di 10 tonnellate.</p>
<p>«Ho depositato un’interrogazione urgente, rivolta al presidente della Regione Siciliana e all’assessore regionale del Territorio e dell’ambiente, per fare piena luce sull’atterraggio di due elicotteri della US Navy a Piano Catarineci, nel cuore del Parco delle Madonie, area di massima protezione ambientale e sito Unesco», fa sapere la deputata all’Assemblea regionale siciliana del Pd e vice segretaria regionale del partito Valentina Chinnici. È la prima firmataria ma l’iniziativa è stata sottoscritta da tutti i deputati del gruppo parlamentare all’Ars. «Questa interrogazione - aggiunge - si inserisce in un’iniziativa politica a tutto tondo del Partito democratico. Fa infatti il paio con l’analoga interrogazione che il segretario regionale, l’onorevole Anthony Barbagallo, presenterà al ministro della Difesa Guido Crosetto per sollecitare le stesse risposte a livello nazionale e verificare il rispetto delle procedure da parte dello Stato. Chiediamo con forza che venga fatta piena chiarezza perché la Sicilia e il Paese tutto non siano esposti ad ulteriori rischi bellici e ambientali». Anche il capogruppo del Movimento 5 Stelle all’Assemblea regionale siciliana, Antonio De Luca, parla di «fatto gravissimo che può essere motivato come estrema ratio solo da ragioni di tipo emergenziale»: «Essere partner della Nato non vuol dire essere succubi degli americani, specialmente in un periodo in cui l’esercito Usa è impegnato attivamente nell’offensiva contro l’Iran. Non possiamo tollerare ingerenze e non possiamo mettere a rischio la vita dei siciliani. Il presidente Schifani era stato informato? Il Parlamento certamente no».</p>
<p>E mentre Schifani tace, mentre il Pd anche al Senato ha presentato un’interrogazione al ministro della Difesa Crosetto (firmatari Alessandro Alfieri, Enza Rando e Antonio Nicita), i responsabili della Us Navy hanno fatto rimuovere dai propri canali social tutte le immagini dei due elicotteri che avevano messo in rete.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Arctic Metagaz, il Governo non intende far attraccare il relitto della gasiera russa in porti italiani</title>
<link>https://www.eventi.news/arctic-metagaz-il-governo-non-intende-far-attraccare-il-relitto-della-gasiera-russa-in-porti-italiani</link>
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<description><![CDATA[ Siamo tutti col fiato sospeso mentre attendiamo di conoscere gli sviluppi sulla vicenda della gasiera russa “Arctic Metagaz”, andata a fuoco la notte del 3 marzo sorso in seguito ad azioni di guerra che ancora nessuno ha ufficialmente rivendicato ma di cui non è difficile immaginare gli autori. La metaniera allo stato attuale risulta essere alla deriva nel Mediterraneo centrale, più precisamente tra Malta e l&#039;isola italiana di Lampedusa (Arcipelago delle Pelagie), dopo aver subito gravi danni allo scafo e all’apparato di propulsione, creando, di conseguenza, un elevatissimo rischio per l’ambiente marino.
Sappiamo che le autorità maltesi, col costante e continuo supporto dell&#039;Italia - la Protezione Civile e la Marina Militare -, stanno monitorando l’area in cui si trova il relitto; la nave, essendo senza governo, è in totale balia delle correnti marine e dei venti che spirano in quell’area. 
La “Arctic Metagaz” è un’unità mercantile battente bandiera russa, da molti ritenuta appartenere alla cosiddetta &quot;shadow fleet&quot; (flotta ombra) e, in quanto tale, sottoposta al regime sanzionatorio emesso contro la Russia; la gasiera, quando è stata colpita, aveva un  carico di circa 140.000 metri cubi di Gnl (gas naturale liquefatto) oltre a circa 900 tonnellate di “bunker” (molto probabilmente, heavy fuel oil) e materiali altamente inquinanti come le pitture e gli olii lubrificanti che tutte le navi hanno a bordo.
Dopo essere stata colpita – probabilmente da un barchino esplosivo – la nave è stata abbandonata dall&#039;equipaggio, composto da 30 persone che, fortunatamente, sono state tutte tratte in salvo da un’unità mercantile omanita in transito.
Abbiamo già riportato da queste colonne ed è bene ripeterlo ancora una volta: la gasiera presenta uno squarcio sulla murata di sinistra, provocato dall’ordigno esplosivo che l’ha colpita, ma nonostante tutto il relitto resta ancora in galleggiamento. Di fatto il relitto della Arctic Metagaz è una bomba ecologica ad altissimo potenziale a causa del disastro che potrebbe innescarsi qualora affondasse in una zona del Mediterraneo caratterizzata da straordinaria biodiversità.
Il ministero dei trasporti di Malta, insieme alle Forze Armate e al Dipartimento di Protezione Civile, ha fatto sapere di aver già attivato un “piano d&#039;emergenza”, e sta continuando a monitorare il relitto, avvisando tutte le navi in transito di mantenere una distanza di sicurezza di almeno 5 miglia nautiche dal relitto stesso.
A questo punto, vediamo di capire qual è il coinvolgimento italiano, affidato alla Protezione Civile italiana, mentre Palazzo Chigi ha comunicato che “assetti navali” continuano a monitorare il relitto della gasiera, offrendo supporto tecnico a Malta; tuttavia, merita di essere segnalato il fatto che il Governo italiano ha chiarito di non voler far attraccare la nave in porti italiani, privilegiando “il rimorchio in sicurezza da parte della società armatrice russa”; ovviamente, è lecito chiedersi verso quale destinazione il relitto andrebbe rimorchiato, ma a quest’ovvietà ancora non è stata data risposta.
La situazione odierna, che possiamo definire essere limitata al mero controllo della posizione del relitto, resta incerta e indefinita; non siamo a conoscenza degli eventuali piani elaborati dal governo maltese e se nell’ambito degli accordi “Sub Regional” esistenti tra gli Stati mediterranei che hanno aderito alla “Convenzione di Barcellona del 1995” esiste una pianificazione d’emergenza (Contingency Plan) per intervenire in casi del genere, che riteniamo giusto ricordare essere più unici che rari.
Lo abbiamo già scritto e richiamato più volte: la guerra in atto colpisce continuamente l’ambiente circostante, terrestre e marino; le azioni militari non sono scevre da conseguenze dirette che causano pesanti ricadute sull’ambiente circostante; il mare Mediterraneo oggi si trova al centro di molti teatri strategici, oltre a sostenere l’ordinario regime di intensa convergenza dei flussi di traffico marittimo.
Lo shipping che attraversa il Mare Nostrum è già a rischio a causa delle azioni di guerra portate a compimento, e nessuno può garantire non ne seguiranno altre.  Per queste ragioni, sarebbe opportuno istituire una forza d’intervento antinquinamento marino, pronta ad intervenire subito. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 10:00:10 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Arctic, Metagaz, Governo, non, intende, far, attraccare, relitto, della, gasiera, russa, porti, italiani</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Arctic_Metagaz_OSINTdefender.jpg" alt="" width="1280" height="720" loading="lazy"></p><p>Siamo tutti col fiato sospeso mentre attendiamo di conoscere gli sviluppi sulla vicenda della gasiera russa “Arctic Metagaz”, andata a fuoco la notte del 3 marzo sorso in seguito ad azioni di guerra che ancora nessuno ha ufficialmente rivendicato ma di cui non è difficile immaginare gli autori. La metaniera allo stato attuale risulta essere alla deriva nel Mediterraneo centrale, più precisamente tra Malta e l'isola italiana di Lampedusa (Arcipelago delle Pelagie), dopo aver subito gravi danni allo scafo e all’apparato di propulsione, creando, di conseguenza, un elevatissimo rischio per l’ambiente marino.</p>
<p>Sappiamo che le autorità maltesi, col costante e continuo supporto dell'Italia - la Protezione Civile e la Marina Militare -, stanno monitorando l’area in cui si trova il relitto; la nave, essendo senza governo, è in totale balia delle correnti marine e dei venti che spirano in quell’area. </p>
<p>La “Arctic Metagaz” è un’unità mercantile battente bandiera russa, da molti ritenuta appartenere alla cosiddetta "shadow fleet" (flotta ombra) e, in quanto tale, sottoposta al regime sanzionatorio emesso contro la Russia; la gasiera, quando è stata colpita, aveva un  carico di circa 140.000 metri cubi di Gnl (gas naturale liquefatto) oltre a circa 900 tonnellate di “bunker” (molto probabilmente, heavy fuel oil) e materiali altamente inquinanti come le pitture e gli olii lubrificanti che tutte le navi hanno a bordo.</p>
<p>Dopo essere stata colpita – probabilmente da un barchino esplosivo – la nave è stata abbandonata dall'equipaggio, composto da 30 persone che, fortunatamente, sono state tutte tratte in salvo da un’unità mercantile omanita in transito.</p>
<p>Abbiamo già riportato da queste colonne ed è bene ripeterlo ancora una volta: la gasiera presenta uno squarcio sulla murata di sinistra, provocato dall’ordigno esplosivo che l’ha colpita, ma nonostante tutto il relitto resta ancora in galleggiamento. Di fatto il relitto della Arctic Metagaz è una bomba ecologica ad altissimo potenziale a causa del disastro che potrebbe innescarsi qualora affondasse in una zona del Mediterraneo caratterizzata da straordinaria biodiversità.</p>
<p>Il ministero dei trasporti di Malta, insieme alle Forze Armate e al Dipartimento di Protezione Civile, ha fatto sapere di aver già attivato un “piano d'emergenza”, e sta continuando a monitorare il relitto, avvisando tutte le navi in transito di mantenere una distanza di sicurezza di almeno 5 miglia nautiche dal relitto stesso.</p>
<p>A questo punto, vediamo di capire qual è il coinvolgimento italiano, affidato alla Protezione Civile italiana, mentre Palazzo Chigi ha comunicato che “assetti navali” continuano a monitorare il relitto della gasiera, offrendo supporto tecnico a Malta; tuttavia, merita di essere segnalato il fatto che il Governo italiano ha chiarito di non voler far attraccare la nave in porti italiani, privilegiando “il rimorchio in sicurezza da parte della società armatrice russa”; <span>ovviamente</span>, è lecito chiedersi verso quale destinazione il relitto andrebbe rimorchiato, ma a quest’ovvietà ancora non è stata data risposta.</p>
<p>La situazione odierna, che possiamo definire essere limitata al mero controllo della posizione del relitto, resta incerta e indefinita; non siamo a conoscenza degli eventuali piani elaborati dal governo maltese e se nell’ambito degli accordi “Sub Regional” esistenti tra gli Stati mediterranei che hanno aderito alla “Convenzione di Barcellona del 1995” esiste una pianificazione d’emergenza (Contingency Plan) per intervenire in casi del genere, che riteniamo giusto ricordare essere più unici che rari.</p>
<p>Lo abbiamo già scritto e richiamato più volte: la guerra in atto colpisce continuamente l’ambiente circostante, terrestre e marino; le azioni militari non sono scevre da conseguenze dirette che causano pesanti ricadute sull’ambiente circostante; il mare Mediterraneo oggi si trova al centro di molti teatri strategici, oltre a sostenere l’ordinario regime di intensa convergenza dei flussi di traffico marittimo.</p>
<p>Lo shipping che attraversa il <em>Mare Nostrum</em> è già a rischio a causa delle azioni di guerra portate a compimento, e nessuno può garantire non ne seguiranno altre.  Per queste ragioni, sarebbe opportuno istituire una forza d’intervento antinquinamento marino, pronta ad intervenire subito.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Frena la crescita delle rinnovabili in Italia, Terna: a febbraio &#45;17,9% rispetto al 2025</title>
<link>https://www.eventi.news/frena-la-crescita-delle-rinnovabili-in-italia-terna-a-febbraio-179-rispetto-al-2025</link>
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<description><![CDATA[ La società che gestisce la rete elettrica nazionale in alta tensione, Terna, ha appena aggiornato i dati al mese di febbraio, documentando l’ennesimo rallentamento nella crescita degli impianti rinnovabili installati in Italia, nonostante la guerra in corso in Medio Oriente abbia (ri)portato nel caos i mercati energetici globali legati ai combustibili fossili coi conseguenti rincari che si stanno già abbattendo sulle bollette italiane.
Più nel dettaglio, a febbraio la richiesta di energia elettrica italiana è stata di 25.355 GWh, in aumento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (+2,1%) ed in diminuzione rispetto a febbraio 2024 (-0,2%). È stata soddisfatta per il 45,6% da fonti energetiche non rinnovabili e per il 37,9% da fonti energetiche rinnovabili (e la restante quota dal saldo estero): la produzione da rinnovabili è in aumento (+27,8%) rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. In particolare, Terna registra un più che raddoppio della produzione eolica (+116,7%), che diventa la prima fonte energetica del mese per il Paese, ma anche un della produzione da fonte fotovoltaica (+25,5%) e della produzione idroelettrica rinnovabile (+6,2%), mentre cala quella geotermica (-2,7%).
L’aumento di 1.493 GWh per l’eolico è dovuto soprattutto alla maggior ventosità (+1.414 GWh) e solo in parte alla variazione positiva della capacità installata (+79 GWh), perché purtroppo la crescita delle installazioni di nuovi impianti rinnovabili continua a rallentare mese dopo mese. 
Secondo le rilevazioni di Terna, al 28 febbraio si registrano lungo lo Stivale 84.562 MW di potenza rinnovabile installata, di cui, in particolare, 44.390 MW di solare e 13.781 MW di eolico. Ma sempre considerando tutte le fonti rinnovabili, a febbraio la capacità installata è aumentata di 559 MW: un dato inferiore di 85 MW (-17,9%) rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.
La disinformazione – col consueto corredo di sindromi Nimby e Nimto – insieme al caos normativo continuamente alimentato dal Governo Meloni, continuano dunque a precludere all’Italia la possibilità di guadagnare indipendenza dai combustibili fossili, e dunque maggiore sovranità energetica oltre che bollette più basse. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 10:00:09 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Frena, crescita, delle, rinnovabili, Italia, Terna:, febbraio, -17, 9, rispetto, 2025</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/terna_febbraio_2026.jpg" alt=""></p><p><span>La società che gestisce la rete elettrica nazionale in alta tensione, Terna, ha appena <a href="https://www.terna.it/it/media/comunicati-stampa/dettaglio/consumi-elettrici-febbraio-2026">aggiornato</a> i <a href="https://www.terna.it/it/sistema-elettrico/pubblicazioni">dati</a> al <a href="https://download.terna.it/terna/Rapporto_Mensile_Febbraio_26_8de84e52e2343d4.pdf">mese di febbraio</a>, documentando l’ennesimo rallentamento nella crescita degli impianti rinnovabili installati in Italia, nonostante la guerra in corso in Medio Oriente abbia (ri)portato nel caos i mercati energetici globali legati ai combustibili fossili coi conseguenti rincari che si stanno <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60681-il-costo-della-guerra-arriva-in-bolletta-attraverso-il-gas-litalia-e-tra-i-paesi-piu-esposti-deuropa">già abbattendo</a> sulle bollette italiane.</span></p>
<p><span>Più nel dettaglio, a febbraio la richiesta di energia elettrica italiana è stata di 25.355 GWh, in aumento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (+2,1%) ed in diminuzione rispetto a febbraio 2024 (-0,2%). È stata soddisfatta per il 45,6% da fonti energetiche non rinnovabili e per il 37,9% da fonti energetiche rinnovabili (e la restante quota dal saldo estero): la produzione da rinnovabili è in aumento (+27,8%) rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. In particolare, Terna registra un più che raddoppio della produzione eolica (+116,7%), che diventa la prima fonte energetica del mese per il Paese, ma anche un della produzione da fonte fotovoltaica (+25,5%) e della produzione idroelettrica rinnovabile (+6,2%), mentre cala quella geotermica (-2,7%).</span></p>
<p><span>L’aumento di 1.493 GWh per l’eolico è dovuto soprattutto alla maggior ventosità (+1.414 GWh) e solo in parte alla variazione positiva della capacità installata (+79 GWh), perché purtroppo la crescita delle installazioni di nuovi impianti rinnovabili continua a rallentare mese dopo mese. </span></p>
<p><span>Secondo le rilevazioni di Terna, al 28 febbraio si registrano lungo lo Stivale 84.562 MW di potenza rinnovabile installata, di cui, in particolare, 44.390 MW di solare e 13.781 MW di eolico. Ma sempre considerando tutte le fonti rinnovabili, a febbraio la capacità installata è aumentata di 559 MW: un dato inferiore di 85 MW (-17,9%) rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.</span></p>
<p><span>La <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60516-la-disinformazione-e-tra-i-principali-motivi-a-frenare-lo-sviluppo-delle-rinnovabili-in-italia">disinformazione</a> – col consueto corredo di sindromi Nimby e Nimto – insieme al caos normativo <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60677-ecco-perche-lincertezza-tra-ferx-e-ferz-rischia-di-bloccare-lo-sviluppo-delle-rinnovabili">continuamente alimentato</a> dal Governo Meloni, continuano dunque a precludere all’Italia la possibilità di guadagnare indipendenza dai combustibili fossili, e dunque maggiore sovranità energetica oltre che bollette più basse.</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Il rischio nucleare in Iran preoccupa i vertici dell’Organizzazione mondiale della sanità: «Il peggior scenario possibile»</title>
<link>https://www.eventi.news/il-rischio-nucleare-in-iran-preoccupa-i-vertici-dellorganizzazione-mondiale-della-sanita-il-peggior-scenario-possibile</link>
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<description><![CDATA[ «Ricordiamo che una centrale nucleare non è una bomba atomica, nel senso che non può esplodere al livello di quell&#039;arma, ma può fare di peggio, in termini di fallout radioattivo». Perché Luigi Moccia, che oltre a essere dirigente di ricerca presso il Cnr è anche autorevole autore del nostro giornale, lancia via social questo alert? Perché aggiunge che questa «è una nota vulnerabilità delle installazioni nucleari civili, che devono essere protette come e più di altri bersagli sensibili»? Semplice: perché come si inizia a leggere su qualche sito internazionale, l’escalation che si sta registrando nell’attacco statunitense e israeliano in Iran e le rappresaglie che possono seguire rendono sempre più alto il rischio nucleare.
Non a caso i funzionari dell’Organizzazione mondiale della sanità si stanno preparando ad affrontare una catastrofe nucleare qualora la guerra in Medio Oriente dovesse inasprirsi ulteriormente. Il personale delle Nazioni Unite sta monitorando le ricadute radioattive degli attacchi statunitensi e israeliani contro gli impianti nucleari iraniani e rimane «vigile» di fronte a qualsiasi tipo di minaccia nucleare, ha dichiarato a Politico Hanan Balkhy, direttore regionale dell’Oms per il Mediterraneo orientale. «Lo scenario peggiore è un incidente nucleare, ed è questo che ci preoccupa di più», ha affermato Balkhy. «Per quanto ci prepariamo, non c’è nulla che possa impedire il danno che ne deriverà per la regione – e a livello globale se ciò dovesse verificarsi – e le conseguenze dureranno per decenni». Il personale è preparato ad affrontare un incidente nucleare nel suo «senso più ampio», compreso un attacco a un impianto nucleare o l’uso di un’arma, ha affermato Balkhy. «Ci stiamo pensando, ma speriamo davvero che non accada».
Come scrive Moccia, ci sono «cose note da tanto tempo ma che non si dicono, un po’ per scaramanzia e un po’ per evitare allarmismi (e un po’ per continuare nella finzione che il nucleare sia tecnologia sicura») e il primo libro di riferimento sull’argomento è del 1985, a cura di Bennet Ramberg, e contiene una tabella (pubblicata dal dirigente Cnr) che chiarisce di che stiamo parlando in termini di amplificazione del fallout nel caso di un reattore fatto oggetto di attacco bellico: «Dovrebbe essere interesse di tutta l’umanità fermare subito questa guerra dissennata, prima che si arrivi a queste conseguenze».
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha promesso di «eliminare l’imminente minaccia nucleare rappresentata dal regime iraniano», sebbene non abbia fornito alcuna prova che Teheran stesse sviluppando un’arma nucleare (e non a caso si è dimesso il capo dell’antiterrorismo Usa). A giugno gli Stati Uniti, in coordinamento con Israele, hanno preso di mira le infrastrutture nucleari in tutto l’Iran. L’Organizzazione per l’energia atomica iraniana ha confermato che gli attacchi hanno avuto luogo nei siti di Fordow, Isfahan e Natanz. Gli Stati Uniti e Israele hanno continuato a colpire siti nucleari da quando hanno lanciato la loro nuova offensiva il 28 febbraio.
Ieri n proiettile ha colpito il territorio della centrale nucleare di Bushehr, per quel che si sa senza causare vittime né danni materiali. Lo ha dichiarato l&#039;Organizzazione per l&#039;energia atomica dell&#039;Iran: «Il proiettile lanciato dal nemico contro il sito della centrale nucleare di Bushehr non ha causato danni materiali o tecnici né vittime», ha affermato l&#039;Aeoi in un comunicato. L&#039;alert rimane comunque alto.
E poi c’è il problema che anche Israele e gli Emirati Arabi Uniti dispongono di impianti nucleari che si trovano nel raggio d’azione dei missili iraniani (oltre al fatto che la stessa Israele dispone di un arsenale significativo di armi nucleari). Ad oggi non sono stati segnalati segni di contaminazione radioattiva in nessuna parte della regione. Tuttavia, se un incidente nucleare dovesse esporre le persone a livelli pericolosi di radiazioni, ciò rischierebbe di causare traumi immediati e significativi ai polmoni e alla pelle, aumentando il pericolo di sviluppare tumori e problemi di salute mentale, ha spiegato sempre a Politico Balkhy.
L’incidente nucleare del 1986 alla centrale sovietica di Chernobyl, in Ucraina, ha causato ufficialmente circa 30 morti nei primi mesi e in seguito ha contribuito a un’impennata dei tumori alla tiroide, che si sono contati a migliaia, e a un’elevata ansia tra la popolazione nei decenni successivi. «Credo che chi ha letto la storia degli incidenti precedenti, siano essi intenzionali o accidentali, sia ben consapevole di ciò di cui stiamo parlando», ha affermato Balkhy. Si stima che tra le 110.000 e le 210.000 persone siano morte a causa degli attacchi nucleari statunitensi sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki nel 1945.
Mentre i bombardamenti infiammano l’intero Golfo persico, alcune figure di spicco hanno iniziato a speculare sull’uso di testate nucleari. Come il consigliere di Trump in materia di intelligenza artificiale David Sacks, il quale si è preoccupato che «Israele possa far degenerare la guerra contemplando l’uso di un’arma nucleare», con Trump che ha respinto questa ipotesi dicendo ai giornalisti che «Israele non lo farebbe mai».
Ma, come sottolinea Politico nell’articolo contenente le dichiarazioni del direttore regionale per il Mediterraneo orientale Balkhy, l’Oms sta aggiornando il proprio personale su come reagire in caso di incidente nucleare, fornendo anche consigli ai funzionari sui rischi per la salute pubblica e sulle misure che le persone dovrebbero adottare per proteggersi. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 10:00:08 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>rischio, nucleare, Iran, preoccupa, vertici, dell’Organizzazione, mondiale, della, sanità:, «Il, peggior, scenario, possibile»</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Centrale_nucleare_di_Bushehr.jpg" alt="" width="1077" height="720" loading="lazy"></p><p>«Ricordiamo che una centrale nucleare non è una bomba atomica, nel senso che non può esplodere al livello di quell'arma, ma può fare di peggio, in termini di fallout radioattivo». Perché Luigi Moccia, che oltre a essere dirigente di ricerca presso il Cnr è anche <a href="https://www.greenreport.it/component/contact/contact/luigi-moccia?catid=144">autorevole autore</a> del nostro giornale, <a href="https://x.com/LuMo71/status/2033986590893052357">lancia via social</a> questo alert? Perché aggiunge che questa «è una nota vulnerabilità delle installazioni nucleari civili, che devono essere protette come e più di altri bersagli sensibili»? Semplice: perché come si inizia a leggere su qualche <a href="https://www.politico.eu/article/were-preparing-for-a-nuclear-incident-in-the-middle-east-top-health-official-says-who-hanan-balkhy/">sito internazionale</a>, l’escalation che si sta registrando nell’attacco statunitense e israeliano in Iran e le rappresaglie che possono seguire rendono sempre più alto il rischio nucleare.</p>
<p>Non a caso i funzionari dell’Organizzazione mondiale della sanità si stanno preparando ad affrontare una catastrofe nucleare qualora la guerra in Medio Oriente dovesse inasprirsi ulteriormente. Il personale delle Nazioni Unite sta monitorando le ricadute radioattive degli attacchi statunitensi e israeliani contro gli impianti nucleari iraniani e rimane «vigile» di fronte a qualsiasi tipo di minaccia nucleare, ha dichiarato a Politico Hanan Balkhy, direttore regionale dell’Oms per il Mediterraneo orientale. «Lo scenario peggiore è un incidente nucleare, ed è questo che ci preoccupa di più», ha affermato Balkhy. «Per quanto ci prepariamo, non c’è nulla che possa impedire il danno che ne deriverà per la regione – e a livello globale se ciò dovesse verificarsi – e le conseguenze dureranno per decenni». Il personale è preparato ad affrontare un incidente nucleare nel suo «senso più ampio», compreso un attacco a un impianto nucleare o l’uso di un’arma, ha affermato Balkhy. «Ci stiamo pensando, ma speriamo davvero che non accada».</p>
<p>Come scrive Moccia, ci sono «cose note da tanto tempo ma che non si dicono, un po’ per scaramanzia e un po’ per evitare allarmismi (e un po’ per continuare nella finzione che il nucleare sia tecnologia sicura») e il primo libro di riferimento sull’argomento è del 1985, a cura di Bennet Ramberg, e contiene una tabella (pubblicata dal dirigente Cnr) che chiarisce di che stiamo parlando in termini di amplificazione del fallout nel caso di un reattore fatto oggetto di attacco bellico: «Dovrebbe essere interesse di tutta l’umanità fermare subito questa guerra dissennata, prima che si arrivi a queste conseguenze».</p>
<p>Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha promesso di «eliminare l’imminente minaccia nucleare rappresentata dal regime iraniano», sebbene non abbia fornito alcuna prova che Teheran stesse sviluppando un’arma nucleare (e non a caso <a href="https://www.greenreport.it/news/approfondimenti/60738-liran-non-rappresentava-una-minaccia-imminente-si-dimette-il-direttore-dellantiterrorismo-usa?_gl=1*1n24nqg*_up*MQ..*_ga*MTgwMDYyNTM2MS4xNzczODMyNzc5*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzM4MzU0MTEkbzIkZzEkdDE3NzM4MzY1MTckajYwJGwwJGgxNDM0OTQyOTQ4">si è dimesso il capo dell’antiterrorismo Usa</a>). A giugno gli Stati Uniti, in coordinamento con Israele, hanno preso di mira le infrastrutture nucleari in tutto l’Iran. L’Organizzazione per l’energia atomica iraniana ha confermato che gli attacchi hanno avuto luogo nei siti di Fordow, Isfahan e Natanz. Gli Stati Uniti e Israele hanno continuato a colpire siti nucleari da quando hanno lanciato la loro nuova offensiva il 28 febbraio.</p>
<p><span>Ieri n proiettile ha colpito il territorio della centrale nucleare di Bushehr, per quel che si sa senza causare vittime né danni materiali. Lo ha dichiarato l'Organizzazione per l'energia atomica dell'Iran: «Il proiettile lanciato dal nemico contro il sito della centrale nucleare di Bushehr non ha causato danni materiali o tecnici né vittime», ha affermato l'Aeoi in un comunicato. L'alert rimane comunque alto.</span></p>
<p>E poi c’è il problema che anche Israele e gli Emirati Arabi Uniti dispongono di impianti nucleari che si trovano nel raggio d’azione dei missili iraniani (oltre al fatto che la stessa Israele dispone di un arsenale significativo di armi nucleari). Ad oggi non sono stati segnalati segni di contaminazione radioattiva in nessuna parte della regione. Tuttavia, se un incidente nucleare dovesse esporre le persone a livelli pericolosi di radiazioni, ciò rischierebbe di causare traumi immediati e significativi ai polmoni e alla pelle, aumentando il pericolo di sviluppare tumori e problemi di salute mentale, ha spiegato sempre a Politico Balkhy.</p>
<p>L’incidente nucleare del 1986 alla centrale sovietica di Chernobyl, in Ucraina, ha causato ufficialmente circa 30 morti nei primi mesi e in seguito ha contribuito a un’impennata dei tumori alla tiroide, che si sono contati a migliaia, e a un’elevata ansia tra la popolazione nei decenni successivi. «Credo che chi ha letto la storia degli incidenti precedenti, siano essi intenzionali o accidentali, sia ben consapevole di ciò di cui stiamo parlando», ha affermato Balkhy. Si stima che tra le 110.000 e le 210.000 persone siano morte a causa degli attacchi nucleari statunitensi sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki nel 1945.</p>
<p>Mentre i bombardamenti infiammano l’intero Golfo persico, alcune figure di spicco hanno iniziato a speculare sull’uso di testate nucleari. Come il consigliere di Trump in materia di intelligenza artificiale David Sacks, il quale si è preoccupato che «Israele possa far degenerare la guerra contemplando l’uso di un’arma nucleare», con Trump che ha respinto questa ipotesi dicendo ai giornalisti che «Israele non lo farebbe mai».</p>
<p>Ma, come sottolinea Politico nell’articolo contenente le dichiarazioni del direttore regionale per il Mediterraneo orientale Balkhy, l’Oms sta aggiornando il proprio personale su come reagire in caso di incidente nucleare, fornendo anche consigli ai funzionari sui rischi per la salute pubblica e sulle misure che le persone dovrebbero adottare per proteggersi.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Ets e non solo, le Ong al governo: «Anziché fare favori alle aziende fossili, difenda la sicurezza degli italiani»</title>
<link>https://www.eventi.news/ets-e-non-solo-le-ong-al-governo-anziche-fare-favori-alle-aziende-fossili-difenda-la-sicurezza-degli-italiani</link>
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<description><![CDATA[ «Il Governo italiano, invece di chiedere la sospensione dell’Ets e promuovere la deregolamentazione ambientale, dovrebbe difendere davvero l’interesse nazionale e la sicurezza dei cittadini, non fare favori ai combustibili fossili, veri responsabili della ennesima crisi energetica, delle tensioni mondiali e della volatilità dei prezzi». Si apre così un appello congiunto firmato da Forum diseguaglianze diversità, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, Transport &amp; Environment e WWF Italia. Le associazioni ambientaliste e sociali hanno scritto questo documento in vista del Consiglio Ue che si svolge domani e venerdì a Bruxelles e che, come anticipato da una lettera della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, si occuperà inevitabilmente delle ricadute della guerra in Iran, dell’aumento dei costi energetici e della proposta di modificare il meccanismo di scambio di quote delle emissioni (Emission trading scheme, Ets), che il governo italiano vorrebbe addirittura sospendere. «Colpire l’Ets o fare marcia indietro su elementi fondamentali del quadro climatico dell’Ue non farebbe altro che indebolire la risposta dell’Europa alla crisi», si legge nell’appello congiunto diffuso oggi. « Al contrario, i soldi dell’Ets vanno usati bene, cioè per accelerare la transizione energetica, porre fine alla dipendenza dai combustibili fossili, mantenere la rotta del Green deal europeo e contrastare strutturalmente la povertà energetica».
Le associazioni firmatarie ricordano che l’Europa è fortemente dipendente dai combustibili fossili importati, costosi e rischiosi. Il crescente ricorso al Gnl dopo la crisi del 2022 ha sostituito una dipendenza dai combustibili fossili con un’altra, dinamiche geopolitiche con altre. «L’Europa e l’Italia devono mobilitare ingenti investimenti nel risparmio energetico, nelle energie rinnovabili, nelle reti, nello stoccaggio e nell’elettrificazione per proteggere le famiglie e le imprese da ulteriori shock dei prezzi dell’energia, è il senso dell’appello. Ed è proprio dall’Ets che potranno venire una parte dei fondi necessari a sostenere la transizione, se non continueranno a essere usati per il ripiano di bilanci e a perdersi in mille rivoli, come ha dimostrato un rapporto del think tank indipendente sul clima Ecco: dei 18 miliardi generati dal meccanismo «chi inquina paga» della Ue, solo il 9% (1,6 miliardi) sono andati effettivamente a sostenere le politiche climatiche.
Eppure, scrivono le associazioni, le energie rinnovabili hanno già superato i combustibili fossili nella produzione di energia elettrica dell’Ue, «e forse questo è il vero problema delle compagnie Oil &amp; Gas e di coloro che vogliono favorire la produzione di energia elettrica con le centrali termoelettriche per così minare tutto il meccanismo Ets.  Eppure, aggiungono i firmatari dell’appello congiunto, i vantaggi per le aziende e i cittadini europei sarebbero enormi: con il risparmio energetico, le energie rinnovabili, l’elettrificazione, gli accumuli e le reti, l’Europa potrà sempre più fare affidamento su abbondanti energie rinnovabili di produzione interna, come tra l’altro da ultimo emerge in un’analisi pubblicata dal think tank britannico Ember. Le rinnovabili sono l’unica strada affinché l’Europa possa diventare indipendente e immune da shock esterni provocati da crisi e guerre, spesso causata dalla stessa corsa scriteriata ai combustibili fossili e al nucleare, pericoloso, estremamente costoso e comunque con tempi lunghissimi.
Nell’immediato, le associazioni ambientaliste e sociali propongono di ridurre le imposte sull’elettricità e riformare il sistema per fornire davvero sollievo alle famiglie e alle imprese in tutta Europa. Secondo le Ong, anche la spinta alla deregolamentazione che sta attualmente monopolizzando il dibattito politico europeo si basa su una falsa narrativa creata ad arte: l’applicazione della legislazione ambientale esistente genererebbe un risparmio economico annuo di 180 miliardi di euro, mentre il costo dell’inazione climatica potrebbe raggiungere i 5,6 trilioni di euro in Europa nei prossimi 30 anni.
Per le associazioni che hanno firmato queto appello in vista dell’incontro di domani e dopodomani a Bruxelles occorre garantire che la «semplificazione» normativa non indebolisca le protezioni ambientali, climatiche o sociali. Il vero ostacolo alla competitività non sono regole chiare e rigorose, ribadiscono le Ong, ma l’inerzia politica dei governi e delle istituzioni europee che procedono troppo lentamente nell’attuazione degli accordi esistenti. Per i firmatari occorre anche riorientare l’agenda della competitività verso investimenti su larga scala nella transizione verde, con nuovi strumenti di finanziamento pubblico a livello Ue. Essenziale, anche per la sicurezza energetica, accelerare l’uscita dell’Europa dai combustibili fossili. «L’elettrificazione basata sulle energie rinnovabili, l’efficienza, la gestione della domanda e l’integrazione della rete sono le uniche vie credibili verso la sicurezza energetica e la stabilità dei prezzi. Ciò deve andare di pari passo con la stabilità normativa e delle regole di mercato, compreso un prezzo del carbonio forte e prevedibile». Occorre infine riconoscere il costo economico dell’inazione sulla vita delle persone, su natura, clima e salute, concludono le associazioni: i 12 miliardi di euro che tutti gli attuali “pacchetti omnibus” sostengono di risparmiare sono irrisori rispetto ai costi dei danni climatici, che graveranno sui bilanci pubblici e su cittadini e imprese.
Per le organizzazioni ambientaliste e sociali, «il Governo italiano, anziché irresponsabilmente chiedere la sospensione dell’Ets e promuovere una pericolosa deregolamentazione ambientale, deve tutelare l’interesse nazionale e la sicurezza dei cittadini, rafforzando politiche climatiche ambiziose, accelerando la transizione energetica e riducendo strutturalmente la dipendenza da gas e petrolio». ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 10:00:07 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Ets, non, solo, Ong, governo:, «Anziché, fare, favori, alle, aziende, fossili, difenda, sicurezza, degli, italiani»</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/emissioni%20transizione%20ecologica%20inquinamento%20rinnovabili%20pik%20potsdam.jpeg" alt="" width="826" height="551" loading="lazy"></p><p>«Il Governo italiano, invece di chiedere la sospensione dell’Ets e promuovere la deregolamentazione ambientale, dovrebbe difendere davvero l’interesse nazionale e la sicurezza dei cittadini, non fare favori ai combustibili fossili, veri responsabili della ennesima crisi energetica, delle tensioni mondiali e della volatilità dei prezzi». Si apre così un appello congiunto firmato da Forum diseguaglianze diversità, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, Transport & Environment e WWF Italia. Le associazioni ambientaliste e sociali hanno scritto questo documento in vista del Consiglio Ue che si svolge domani e venerdì a Bruxelles e che, come anticipato da <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60722-von-der-leyen-scrive-ai-leader-ue-e-accelera-sulla-revisione-dellets-la-sospensione-chiesta-dallitalia-non-passa">una lettera della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen</a>, si occuperà inevitabilmente delle ricadute della guerra in Iran, dell’aumento dei costi energetici e della proposta di modificare il meccanismo di scambio di quote delle emissioni (Emission trading scheme, Ets), che <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60622-crisi-energetica-meloni-vuole-sospendere-lets-e-rinnova-lalleanza-con-berlino-usata-contro-lo-stop-ai-motori-diesel-e-benzina">il governo italiano vorrebbe addirittura sospendere</a>. «Colpire l’Ets o fare marcia indietro su elementi fondamentali del quadro climatico dell’Ue non farebbe altro che indebolire la risposta dell’Europa alla crisi», si legge nell’appello congiunto diffuso oggi. « Al contrario, i soldi dell’Ets vanno usati bene, cioè per accelerare la transizione energetica, porre fine alla dipendenza dai combustibili fossili, mantenere la rotta del Green deal europeo e contrastare strutturalmente la povertà energetica».</p>
<p>Le associazioni firmatarie ricordano che l’Europa è fortemente dipendente dai combustibili fossili importati, costosi e rischiosi. Il crescente ricorso al Gnl dopo la crisi del 2022 ha sostituito una dipendenza dai combustibili fossili con un’altra, dinamiche geopolitiche con altre. «L’Europa e l’Italia devono mobilitare ingenti investimenti nel risparmio energetico, nelle energie rinnovabili, nelle reti, nello stoccaggio e nell’elettrificazione per proteggere le famiglie e le imprese da ulteriori shock dei prezzi dell’energia, è il senso dell’appello. Ed è proprio dall’Ets che potranno venire una parte dei fondi necessari a sostenere la transizione, se non continueranno a essere usati per il ripiano di bilanci e a perdersi in mille rivoli, come ha dimostrato un rapporto <a href="https://www.greenreport.it/news/crisi-climatica-e-adattamento/60724-litalia-ha-usato-solo-il-9-dei-18-miliardi-derivanti-dalle-aste-ets-per-spese-legate-alla-lotta-ai-cambiamenti-climatici">del think tank indipendente sul clima Ecco</a>: dei 18 miliardi generati dal meccanismo «chi inquina paga» della Ue, solo il 9% (1,6 miliardi) sono andati effettivamente a sostenere le politiche climatiche.</p>
<p>Eppure, scrivono le associazioni, le energie rinnovabili hanno già superato i combustibili fossili nella produzione di energia elettrica dell’Ue, «e forse questo è il vero problema delle compagnie Oil & Gas e di coloro che vogliono favorire la produzione di energia elettrica con le centrali termoelettriche per così minare tutto il meccanismo Ets.  Eppure, aggiungono i firmatari dell’appello congiunto, i vantaggi per le aziende e i cittadini europei sarebbero enormi: con il risparmio energetico, le energie rinnovabili, l’elettrificazione, gli accumuli e le reti, l’Europa potrà sempre più fare affidamento su abbondanti energie rinnovabili di produzione interna, come tra l’altro da ultimo emerge in <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60760-la-guerra-in-iran-potrebbe-segnare-il-picco-del-petrolio-lo-studio-ember-sul-ruolo-delle-rinnovabili?_gl=1*1fobp6g*_up*MQ..*_ga*MTgwMDYyNTM2MS4xNzczODMyNzc5*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzM4NDAwNDkkbzMkZzAkdDE3NzM4NDAwNDkkajYwJGwwJGgxNzE0NTExNTQ1">un’analisi pubblicata dal think tank britannico Ember</a>. Le rinnovabili sono l’unica strada affinché l’Europa possa diventare indipendente e immune da shock esterni provocati da crisi e guerre, spesso causata dalla stessa corsa scriteriata ai combustibili fossili e al nucleare, pericoloso, estremamente costoso e comunque con tempi lunghissimi.</p>
<p>Nell’immediato, le associazioni ambientaliste e sociali propongono di ridurre le imposte sull’elettricità e riformare il sistema per fornire davvero sollievo alle famiglie e alle imprese in tutta Europa. Secondo le Ong, anche la spinta alla deregolamentazione che sta attualmente monopolizzando il dibattito politico europeo si basa su una falsa narrativa creata ad arte: l’applicazione della legislazione ambientale esistente genererebbe un risparmio economico annuo di 180 miliardi di euro, mentre il costo dell’inazione climatica potrebbe raggiungere i 5,6 trilioni di euro in Europa nei prossimi 30 anni.</p>
<p>Per le associazioni che hanno firmato queto appello in vista dell’incontro di domani e dopodomani a Bruxelles occorre garantire che la «<a href="https://www.greenreport.it/news/natura-e-biodiversita/60118-semplificazione-no-grazie-il-wwf-chiede-al-governo-di-schierarsi-dalla-parte-di-cittadini-e-natura">semplificazione</a>» normativa non indebolisca le protezioni ambientali, climatiche o sociali. Il vero ostacolo alla competitività non sono regole chiare e rigorose, ribadiscono le Ong, ma l’inerzia politica dei governi e delle istituzioni europee che procedono troppo lentamente nell’attuazione degli accordi esistenti. Per i firmatari occorre anche riorientare l’agenda della competitività verso investimenti su larga scala nella transizione verde, con nuovi strumenti di finanziamento pubblico a livello Ue. Essenziale, anche per la sicurezza energetica, accelerare l’uscita dell’Europa dai combustibili fossili. «L’elettrificazione basata sulle energie rinnovabili, l’efficienza, la gestione della domanda e l’integrazione della rete sono le uniche vie credibili verso la sicurezza energetica e la stabilità dei prezzi. Ciò deve andare di pari passo con la stabilità normativa e delle regole di mercato, compreso un prezzo del carbonio forte e prevedibile». Occorre infine riconoscere il costo economico dell’inazione sulla vita delle persone, su natura, clima e salute, concludono le associazioni: i 12 miliardi di euro che tutti gli attuali “pacchetti omnibus” sostengono di risparmiare sono irrisori rispetto ai costi dei danni climatici, che graveranno sui bilanci pubblici e su cittadini e imprese.</p>
<p>Per le organizzazioni ambientaliste e sociali, «il Governo italiano, anziché irresponsabilmente chiedere la sospensione dell’Ets e promuovere una pericolosa deregolamentazione ambientale, deve tutelare l’interesse nazionale e la sicurezza dei cittadini, rafforzando politiche climatiche ambiziose, accelerando la transizione energetica e riducendo strutturalmente la dipendenza da gas e petrolio».</p>]]> </content:encoded>
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<title>La Spagna schiera le rinnovabili contro la crisi energetica: prezzi dell’elettricità 45% più bassi</title>
<link>https://www.eventi.news/la-spagna-schiera-le-rinnovabili-contro-la-crisi-energetica-prezzi-dellelettricita-45-piu-bassi</link>
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<description><![CDATA[ Durante l’ultimo Consiglio dei ministri, la vicepresidente e ministra spagnola per la Transizione ecologica – Sara Aagesen – ha trasmesso un messaggio di relativa calma in merito alle conseguenze della guerra in corso in Medio Oriente, scatenata dall’aggressione di Usa e Israele contro l’Iran e ormai allargata a tutta la regione. 
«L’esposizione diretta della Spagna alle forniture di gas e petrolio è limitata, anche se i prezzi del greggio sono superiori del 60% e quelli del gas del 54% rispetto alle settimane precedenti alla guerra», ha spiegato Aagesen. Soprattutto, la Spagna è meglio preparata di altri Paesi europei per ammortizzare la volatilità dei prezzi nei mercati elettrici, grazie alla spinta alle energie rinnovabili, che rappresentano già il 57% del mix di generazione elettrica (contro il 55,5% del 2025): «Se guardiamo alle ultime due settimane, la Spagna ha registrato valori inferiori del 45% rispetto a molti dei nostri colleghi europei».
In Italia il dato della produzione da rinnovabili (48,4% nel 2025) è circa 10 punti inferiore rispetto a quello spagnolo, e al contempo il numero delle ore in cui il costo all’ingrosso dell’elettricità è fissato dal gas – attraverso il meccanismo del prezzo marginale, comune a tutta Europa – è molto più alto: l’89% in Italia, il 15% in Spagna.
«Per l’Italia, aumentare la produzione da rinnovabili è assolutamente il modo principale per ridurre l’influenza del gas sui prezzi dell’elettricità – spiega a greenreport Chris Rosslowe, analista del think tank Ember – Confrontare le rinnovabili in Spagna e in Italia è un po’ fuorviante, perché la Spagna dispone anche di energia nucleare (in ogni caso, la produzione di elettricità da nucleare in Spagna è rimasta pressoché stabile negli ultimi anni, ndr). Questa, combinandosi con le rinnovabili, aumenta la concorrenza nel mercato elettrico, lasciando meno spazio al costoso gas. Tuttavia, espandere le rinnovabili è significativamente più rapido ed economico rispetto all’espansione del nucleare. Un altro ingrediente importante che può essere ampliato rapidamente è la flessibilità, ad esempio tramite accumulo in batterie e risposta della domanda (demand response). L’energia immagazzinata nelle batterie può essere rilasciata quando il sole tramonta, aggiungendo concorrenza nelle fasce orarie in cui le centrali a gas di solito aumentano la produzione, facendo salire i prezzi. Nella nostra più recente rassegna sull’elettricità in Europa, abbiamo analizzato i primi segnali che questo stia già accadendo in Italia. Inoltre, spostare la domanda verso le ore più economiche, come quelle di forte produzione solare, abbasserà i prezzi riducendo la dipendenza dalle centrali a gas».
Per com’è strutturato il mercato elettrico, che funziona attraverso il già citato meccanismo del prezzo marginale, è la fonte più costosa a fissare il prezzo all’ingrosso dell’elettricità. In genere, questa fonte è il gas fossile, ma il dato varia moltissimo da Paese a Paese: dall’inizio del 2026 il gas ha fissato il prezzo dell’elettricità per il 15% delle ore in Spagna – che dal 2019 ha investito massicciamente sulle energie rinnovabili, permettendo un disaccoppiamento di fatto –, dato che sale al 40% in Germania e al 42% nei Paesi Bassi. In Italia, arriva appunto all’89%. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 10:00:06 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Spagna, schiera, rinnovabili, contro, crisi, energetica:, prezzi, dell’elettricità, 45, più, bassi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Toro_de_osborne%20wikipedia%20rinnovabili%20spagna.jpg" alt="" width="3872" height="2538" loading="lazy"></p><p><span>Durante l’ultimo Consiglio dei ministri, la vicepresidente e ministra spagnola per la Transizione ecologica – Sara Aagesen – ha trasmesso un messaggio di relativa calma in merito alle conseguenze della guerra in corso in Medio Oriente, scatenata dall’aggressione di Usa e Israele contro l’Iran e ormai allargata a tutta la regione. </span></p>
<p><span>«L’esposizione diretta della Spagna alle forniture di gas e petrolio è limitata, anche se i prezzi del greggio sono superiori del 60% e quelli del gas del 54% rispetto alle settimane precedenti alla guerra», ha <a href="https://www.lamoncloa.gob.es/consejodeministros/resumenes/Paginas/2026/170326-rueda-prensa-ministros.aspx">spiegato</a> Aagesen. Soprattutto, la Spagna è meglio preparata di altri Paesi europei per ammortizzare la volatilità dei prezzi nei mercati elettrici, grazie alla spinta alle energie rinnovabili, che rappresentano già il 57% del mix di generazione elettrica (contro <a href="https://www.ree.es/es/sala-de-prensa/actualidad/nota-de-prensa/2026/03/el-sistema-electrico-espanol-en-2025-aumenta-la-demanda-de-electricidad-la-generacion-y-la-potencia-instalada">il 55,5% del 2025</a>): «Se guardiamo alle ultime due settimane, la Spagna ha registrato valori inferiori del 45% rispetto a molti dei nostri colleghi europei».</span></p>
<p><span>In Italia il dato della produzione da rinnovabili (<a href="https://download.terna.it/terna/Rapporto_mensile_dicembre_25_8de58e4159b881a.pdf">48,4% nel 2025</a>) è circa 10 punti inferiore rispetto a quello spagnolo, e al contempo il numero delle ore in cui il costo all’ingrosso dell’elettricità è fissato dal gas – attraverso il <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/56369-dai-costi-di-generazione-elettricita-a-quelli-in-bolletta-il-prezzo-marginale-spiegato-da-bankitalia?_gl=1*zke8j5*_up*MQ..*_ga*NDM5NzgxMzEwLjE3NzM4NDU2OTk.*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzM4NDU2OTkkbzEkZzAkdDE3NzM4NDU2OTkkajYwJGwwJGg5MzE2MzUyMTk.">meccanismo del prezzo marginale</a>, comune a tutta Europa – è molto più alto: l’89% in Italia, il 15% in Spagna.</span></p>
<p><span>«Per l’Italia, aumentare la produzione da rinnovabili è assolutamente il modo principale per ridurre l’influenza del gas sui prezzi dell’elettricità – <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60681-il-costo-della-guerra-arriva-in-bolletta-attraverso-il-gas-litalia-e-tra-i-paesi-piu-esposti-deuropa">spiega</a> a greenreport Chris Rosslowe, analista del think tank Ember – Confrontare le rinnovabili in Spagna e in Italia è un po’ fuorviante, perché la Spagna dispone anche di energia nucleare (in ogni caso, la produzione di elettricità da nucleare in Spagna è rimasta <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/58055-disaccoppiare-i-prezzi-di-gas-ed-elettricita-in-spagna-e-realta-75-dal-2019-grazie-alle-rinnovabili?_gl=1*zke8j5*_up*MQ..*_ga*NDM5NzgxMzEwLjE3NzM4NDU2OTk.*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzM4NDU2OTkkbzEkZzAkdDE3NzM4NDU2OTkkajYwJGwwJGg5MzE2MzUyMTk.">pressoché stabile</a> negli ultimi anni, <em>ndr</em>). Questa, combinandosi con le rinnovabili, aumenta la concorrenza nel mercato elettrico, lasciando meno spazio al costoso gas. Tuttavia, espandere le rinnovabili è significativamente più rapido ed economico rispetto all’espansione del nucleare. Un altro ingrediente importante che può essere ampliato rapidamente è la flessibilità, ad esempio tramite accumulo in batterie e risposta della domanda (<em>demand response</em>). L’energia immagazzinata nelle batterie può essere rilasciata quando il sole tramonta, aggiungendo concorrenza nelle fasce orarie in cui le centrali a gas di solito aumentano la produzione, facendo salire i prezzi. Nella nostra <a href="https://ember-energy.org/latest-insights/european-electricity-review-2026/early-signs-of-the-impact-of-batteries/">più recente rassegna</a> sull’elettricità in Europa, abbiamo analizzato i primi segnali che questo stia già accadendo in Italia. Inoltre, spostare la domanda verso le ore più economiche, come quelle di forte produzione solare, abbasserà i prezzi riducendo la dipendenza dalle centrali a gas».</span></p>
<p><span>Per com’è strutturato il mercato elettrico, che funziona attraverso il già citato meccanismo del prezzo marginale, è la fonte più costosa a fissare il prezzo all’ingrosso dell’elettricità. In genere, questa fonte è il gas fossile, ma il dato varia moltissimo da Paese a Paese: dall’inizio del 2026 il gas ha fissato il prezzo dell’elettricità per il 15% delle ore in Spagna – che dal 2019 ha investito massicciamente sulle energie rinnovabili, <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/58055-disaccoppiare-i-prezzi-di-gas-ed-elettricita-in-spagna-e-realta-75-dal-2019-grazie-alle-rinnovabili?_gl=1*zke8j5*_up*MQ..*_ga*NDM5NzgxMzEwLjE3NzM4NDU2OTk.*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzM4NDU2OTkkbzEkZzAkdDE3NzM4NDU2OTkkajYwJGwwJGg5MzE2MzUyMTk.">permettendo</a> un disaccoppiamento di fatto –, dato che sale al 40% in Germania e al 42% nei Paesi Bassi. In Italia, arriva appunto all’89%.</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Ponte sullo Stretto: il Tar giudica «prematuro» il ricorso contro il parere Via, la battaglia sarà sulla delibera Cipess</title>
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<description><![CDATA[ Il Tar del Lazio ha dichiarato inammissibile il ricorso di Legambiente, Lipu e WWF contro il parere positivo di Valutazione d’impatto ambientale (Via) per il Ponte sullo Stretto, ma per le tre associazioni nulla cambia nella battaglia contro l’opera voluta dal ministro Salvini. Il tribunale amministrativo, con una lunga e articolata analisi giuridica, ha ritenuto «prematuro» il ricorso delle sigle ambientaliste e lo ha dunque dichiarato inammissibile perché l’atto impugnato, il parere Via, anche alla luce della normativa speciale approvata per il Ponte, è da ritenersi «endoprocedimentale», cioè interno al procedimento di approvazione dell’opera che si conclude solo con la definitiva delibera Cipess. Il parere Via prima di questa e senza di questa non produce effetti, per cui allo stato non lede diritti o interessi e pertanto non può essere impugnato. E, giusto per richiamare alla memoria perché ci troviamo in questa situazione, è stata la Corte dei conti, lo scorso ottobre, a demolire la delibera Cipess di agosto (n. 41/2025) sui 13,5 miliardi di euro, a rispondere alle critiche del Governo Meloni e a costringere l’esecutivo a riscrivere la delibera e rinviare la posa della prima pietra.
Quello che in apparenza può essere considerato un parere negativo, dunque, non rappresenta uno stop sostanziale all’azione delle associazioni contro il Ponte. Con una nota, Legambiente, Lipu e WWF sottolineano anzi che lo stesso Tar riconosce che «in ogni caso, non può essere biasimata la strategia difensiva osservata dalla parte ricorrente, che ha cautelativamente impugnato i “pareri” della Commissione, nel dubbio che l’interpretazione del d.l. n. 35 del 2023 ne potesse precludere l’impugnativa successiva». La sentenza dà poi atto del complesso dibattitto giuridico su vari aspetti sollevati dal ricorso, ma non entra nelle questioni ambientali di merito ed anche rispetto ai profili di costituzionalità che sono stati sollevati afferma che questi vanno posti in sede di un eventuale ricorso alla delibera Cipess. Lo stesso vale anche per le lamentate violazioni delle direttive comunitarie che il Tar ritiene possano essere sollevate solo impugnando l’atto deliberativo definitivo, cioè sempre la delibera Cipess.
Sottolineano le tre associazioni che si tratta dunque di una decisione procedurale nell’ambito della quale il Tar rammenta la necessità che la decisione finale del Cipess per il Ponte, così come per le cosiddette Grandi Opere, sia accompagnata «da un rigoroso assolvimento dell’onere motivazionale basato a sua volta sui dati acquisiti in atti (o su quelli ulteriori che il Cipess potrebbe comunque richiedere) e, verosimilmente, sulla negazione di soluzioni alternative maggiormente mitiganti».
Legambiente, Lipu e WWF Italia ribadiscono dunque le contestazioni di merito sollevate, sia di carattere ambientale che costituzionale e comunitario, e, anche alla luce delle indicazioni date dalla sentenza, annunciano che «le stesse saranno riproposte in sede di ricorso alla delibera Cipess qualora il Governo dovesse insistere nella scellerata idea di approvare il progetto definitivo del Ponte nonostante le analisi ancora incomplete e in itinere i cui esiti sono tutt’altro che scontati». ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 10:00:05 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Ponte, sullo, Stretto:, Tar, giudica, «prematuro», ricorso, contro, parere, Via, battaglia, sarà, sulla, delibera, Cipess</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/ponte%20stretto%204.png" alt="" width="997" height="648" loading="lazy"></p><p>Il Tar del Lazio ha dichiarato inammissibile il ricorso di Legambiente, Lipu e WWF contro il parere positivo di Valutazione d’impatto ambientale (Via) per il Ponte sullo Stretto, ma per le tre associazioni nulla cambia nella battaglia contro l’opera voluta dal ministro Salvini. Il tribunale amministrativo, con una lunga e articolata analisi giuridica, ha ritenuto «prematuro» il ricorso delle sigle ambientaliste e lo ha dunque dichiarato inammissibile perché l’atto impugnato, il parere Via, anche alla luce della normativa speciale approvata per il Ponte, è da ritenersi «endoprocedimentale», cioè interno al procedimento di approvazione dell’opera che si conclude solo con la definitiva delibera Cipess. Il parere Via prima di questa e senza di questa non produce effetti, per cui allo stato non lede diritti o interessi e pertanto non può essere impugnato. E, giusto per richiamare alla memoria perché ci troviamo in questa situazione, <a href="https://www.greenreport.it/editoriale/58518-altro-che-ponte-sullo-stretto-avevano-ragione-gli-ambientalisti-la-corte-dei-conti-demolisce-la-delibera-cipess-sui-13-5-miliardi-di-euro-e-risponde-alle-critiche-del-governo-meloni">è stata la Corte dei conti, lo scorso ottobre,</a> a demolire la delibera Cipess di agosto (<span>n. 41/2025</span>) sui 13,5 miliardi di euro, a rispondere alle critiche del Governo Meloni e <a href="https://www.greenreport.it/news/trasporti-e-infrastrutture/58978-addio-alla-posa-della-prima-pietra-del-ponte-sullo-stretto-nel-2026-e-poi-si-vedra">a costringere l’esecutivo</a> a riscrivere la delibera e rinviare la posa della prima pietra.</p>
<p>Quello che in apparenza può essere considerato un parere negativo, dunque, non rappresenta uno stop sostanziale all’azione delle associazioni contro il Ponte. Con una nota, Legambiente, Lipu e WWF sottolineano anzi che lo stesso Tar riconosce che «in ogni caso, non può essere biasimata la strategia difensiva osservata dalla parte ricorrente, che ha cautelativamente impugnato i “pareri” della Commissione, nel dubbio che l’interpretazione del d.l. n. 35 del 2023 ne potesse precludere l’impugnativa successiva». La sentenza dà poi atto del complesso dibattitto giuridico su vari aspetti sollevati dal ricorso, ma non entra nelle questioni ambientali di merito ed anche rispetto ai profili di costituzionalità che sono stati sollevati afferma che questi vanno posti in sede di un eventuale ricorso alla delibera Cipess. Lo stesso vale anche per le lamentate violazioni delle direttive comunitarie che il Tar ritiene possano essere sollevate solo impugnando l’atto deliberativo definitivo, cioè sempre la delibera Cipess.</p>
<p>Sottolineano le tre associazioni che si tratta dunque di una decisione procedurale nell’ambito della quale il Tar rammenta la necessità che la decisione finale del Cipess per il Ponte, così come per le cosiddette Grandi Opere, sia accompagnata «da un rigoroso assolvimento dell’onere motivazionale basato a sua volta sui dati acquisiti in atti (o su quelli ulteriori che il Cipess potrebbe comunque richiedere) e, verosimilmente, sulla negazione di soluzioni alternative maggiormente mitiganti».</p>
<p>Legambiente, Lipu e WWF Italia ribadiscono dunque le contestazioni di merito sollevate, sia di carattere ambientale che costituzionale e comunitario, e, anche alla luce delle indicazioni date dalla sentenza, annunciano che «le stesse saranno riproposte in sede di ricorso alla delibera Cipess qualora il Governo dovesse insistere nella scellerata idea di approvare il progetto definitivo del Ponte nonostante le analisi ancora incomplete e in itinere i cui esiti sono tutt’altro che scontati».</p>]]> </content:encoded>
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<title>Le navi dei veleni arrivano dall’Europarlamento</title>
<link>https://www.eventi.news/le-navi-dei-veleni-arrivano-dalleuroparlamento</link>
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<description><![CDATA[ Gli affondamenti di navi mercantili nel Mediterraneo, le cosiddette navi a perdere, di cui si sospetta il coinvolgimento nel trasporto e nello smaltimento illegale di rifiuti, anche radioattivi, rappresentano un fenomeno che richiede un forte impegno di tutte le istituzioni, italiane ed europee, per l’accertamento della verità. Un impegno indispensabile anche per scongiurare gravi rischi d’inquinamento ambientale. È con questo messaggio che, per la prima volta, il tema è approdato ufficialmente al Parlamento europeo con l’iniziativa Ships of Shame and Poison Ships - The role of the European Union in investigating hazardous and radioactive waste in the Mediterranean, promossa dall’eurodeputato Pd Sandro Ruotolo in collaborazione con Legambiente.
Il quadro richiamato dall’associazione ambientalista riporta la questione alle sue dimensioni storiche e, insieme, alla sua irrisolta attualità. Al centro, in Italia, di indagini avviate nel 1994, grazie a un esposto presentato da Legambiente, e delle attività della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo illegale dei rifiuti, l’utilizzo delle navi a perdere interessa diverse aree del Mare Nostrum: 23 gli affondamenti registrati tra il 1987 e il 1993 al largo delle coste calabresi, 80 quelli mappati da Legambiente tra il 1979 e il 2000. E oggi sono ancora troppi gli interrogativi senza risposta sulle connessioni con i traffici illegali di rifiuti che hanno attraversato il Mediterraneo su cui fare chiarezza.
Legambiente sottolinea anche il proprio impegno nel mantenere viva l’attenzione sul caso di Natale De Grazia, il capitano di fregata morto in circostanze sospette nel 1995 mentre era impegnato, per conto della Procura presso la Pretura di Reggio Calabria, in una missione di lavoro alla ricerca di prove proprio su alcune di queste navi a perdere. Sulla vicenda l’associazione ha promosso negli anni numerose iniziative di sensibilizzazione e informazione, tra cui l’ultimo incontro in ordine di tempo tenutosi a Reggio Calabria lo scorso dicembre in occasione del trentennale della morte di De Grazia, episodio su cui Legambiente continua a chiedere verità e giustizia.
«Alle istituzioni europee chiediamo, attraverso le nostre sei proposte, un impegno concreto per fare piena luce sui traffici illegali e sugli affondamenti sospetti di navi nel Mediterraneo, seguendo la strada indicata da Natale De Grazia» dichiara Enrico Fontana, membro della Segreteria nazionale Legambiente. «Non possiamo permettere altri silenzi: verità e giustizia sono un dovere verso chi, come De Grazia, ha dedicato la vita al bene pubblico. Ringraziamo Sandro Ruotolo, che ha contribuito a portare questo tema in Europa, rendendo possibile un dibattito internazionale. Le navi a perdere e le navi dei veleni non possono essere relegate al passato, rappresentano ancora oggi un rischio grave per l’ambiente e per la legalità; per questo motivo chiediamo all’Europa di assumere, in collaborazione con le autorità italiane, un ruolo attivo nel prevenire e contrastare questi fenomeni».
Con l’obiettivo di rilanciare il tema anche a livello europeo, Legambiente ha portato al tavolo del confronto – a cui hanno partecipato europarlamentari, rappresentanti del mondo accademico e di agenzie internazionali di sicurezza e polizia, esperti scientifici e di advocacy ambientale – sei proposte per riportare alla memoria e alla conoscenza pubblica un capitolo troppo a lungo trascurato della storia del Mediterraneo. 
Alla Commissione europea e in particolare alla Commissaria per l’ambiente, Jessica Roswall, Legambiente chiede di acquisire, in collaborazione con la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari del Parlamento italiano e il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep), tutta la documentazione sui presunti affondamenti di navi mercantili nel Mediterraneo, con focus specifico su quelle per cui si sospetta che trasportassero rifiuti illegali; definire, di concerto con il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica italiano, un programma di ricerca scientifico e ambientale sugli affondamenti sospetti; acquisire documentazione sulle tecnologie ad oggi utilizzate per effettuare le analisi dei fondali marini, prendendo spunto da progetti già esistenti, tra cui la spedizione scientifica interdisciplinare Nuclear Ocean Dump Site Survey Monitoring (Nodssum); interessare l’Euratom sui progetti in essere dal 1980 al 1995 in cui era interessata l’Italia, sia come paese produttore e/o paese di transito, per produzioni da centrali nucleari attive oltre confine; interessare l’Europol e l’Interpol con il fine di raccogliere e analizzare le inchieste che vedono coinvolti intermediari internazionali di materiale vario militare e radioattivo, fra cui rifiuti, fra Bulgaria, Italia, Spagna e continente africano. Infine, l’associazione ambientalista avanza alla Commissione Envi la richiesta di avviare un’indagine conoscitiva, in collaborazione con la commissione d’inchiesta bicamerale italiana sul ciclo dei rifiuti, sul fenomeno delle navi a perdere e delle navi dei veleni, utilizzate nei traffici illegali di rifiuti nel Mediterraneo, nei paesi rivieraschi e in altri paesi africani, tra gli anni Ottanta e Novanta, nonché sugli attuali sviluppi di questi fenomeni di ecocriminalità.
«Il confronto ha restituito con grande chiarezza la complessità e la portata europea di questa vicenda, che rappresenta una delle pagine più oscure della storia ambientale e industriale del nostro continente», conclude l’eurodeputato Pd Sandro Ruotolo. «Non si tratta di una vicenda soltanto italiana. È una questione europea, che coinvolge rotte internazionali, armatori stranieri, porti europei e paesi rivieraschi africani e mediorientali. Serve una strategia europea integrata, capace di unire ricerca scientifica, cooperazione giudiziaria, monitoraggio ambientale, responsabilità delle imprese e trasparenza democratica. Il compito che abbiamo davanti è trasformare le competenze, le denunce e le proposte emerse durante i lavori di oggi in azioni politiche concrete e verificabili». ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 10:00:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>navi, dei, veleni, arrivano, dall’Europarlamento</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/navi_veleni_ruotolo_legambiente.jpg" alt=""></p><p><span>Gli affondamenti di navi mercantili nel Mediterraneo, le cosiddette navi a perdere, di cui si sospetta il coinvolgimento nel trasporto e nello smaltimento illegale di rifiuti, anche radioattivi, rappresentano un fenomeno che richiede un forte impegno di tutte le istituzioni, italiane ed europee, per l’accertamento della verità. Un impegno indispensabile anche per scongiurare gravi rischi d’inquinamento ambientale. È con questo messaggio che, per la prima volta, il tema è approdato ufficialmente al Parlamento europeo con l’iniziativa <em>Ships of Shame and Poison Ships - The role of the European Union in investigating hazardous and radioactive waste in the Mediterranean</em>, promossa dall’eurodeputato Pd Sandro Ruotolo in collaborazione con Legambiente.</span></p>
<p><span>Il quadro richiamato dall’associazione ambientalista riporta la questione alle sue dimensioni storiche e, insieme, alla sua irrisolta attualità. Al centro, in Italia, di indagini avviate nel 1994, grazie a un esposto presentato da Legambiente, e delle attività della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo illegale dei rifiuti, l’utilizzo delle navi a perdere interessa diverse aree del Mare Nostrum: 23 gli affondamenti registrati tra il 1987 e il 1993 al largo delle coste calabresi, 80 quelli mappati da Legambiente tra il 1979 e il 2000. E oggi sono ancora troppi gli interrogativi senza risposta sulle connessioni con i traffici illegali di rifiuti che hanno attraversato il Mediterraneo su cui fare chiarezza.</span></p>
<p><span>Legambiente sottolinea anche il proprio impegno nel mantenere viva l’attenzione sul caso di Natale De Grazia, il capitano di fregata morto in circostanze sospette nel 1995 mentre era impegnato, per conto della Procura presso la Pretura di Reggio Calabria, in una missione di lavoro alla ricerca di prove proprio su alcune di queste navi a perdere. Sulla vicenda l’associazione ha promosso negli anni numerose iniziative di sensibilizzazione e informazione, tra cui l’ultimo incontro in ordine di tempo tenutosi a Reggio Calabria lo scorso dicembre in occasione del trentennale della morte di De Grazia, episodio su cui Legambiente continua a chiedere verità e giustizia.</span></p>
<p><span>«Alle istituzioni europee chiediamo, attraverso le nostre sei proposte, un impegno concreto per fare piena luce sui traffici illegali e sugli affondamenti sospetti di navi nel Mediterraneo, seguendo la strada indicata da Natale De Grazia» dichiara Enrico Fontana, membro della Segreteria nazionale Legambiente. «Non possiamo permettere altri silenzi: verità e giustizia sono un dovere verso chi, come De Grazia, ha dedicato la vita al bene pubblico. Ringraziamo Sandro Ruotolo, che ha contribuito a portare questo tema in Europa, rendendo possibile un dibattito internazionale. Le navi a perdere e le navi dei veleni non possono essere relegate al passato, rappresentano ancora oggi un rischio grave per l’ambiente e per la legalità; per questo motivo chiediamo all’Europa di assumere, in collaborazione con le autorità italiane, un ruolo attivo nel prevenire e contrastare questi fenomeni».</span></p>
<p><span>Con l’obiettivo di rilanciare il tema anche a livello europeo, Legambiente ha portato al tavolo del confronto – a cui hanno partecipato europarlamentari, rappresentanti del mondo accademico e di agenzie internazionali di sicurezza e polizia, esperti scientifici e di advocacy ambientale – sei proposte per riportare alla memoria e alla conoscenza pubblica un capitolo troppo a lungo trascurato della storia del Mediterraneo. </span></p>
<p><span>Alla Commissione europea e in particolare alla Commissaria per l’ambiente, Jessica Roswall, Legambiente chiede di acquisire, in collaborazione con la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari del Parlamento italiano e il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep), tutta la documentazione sui presunti affondamenti di navi mercantili nel Mediterraneo, con focus specifico su quelle per cui si sospetta che trasportassero rifiuti illegali; definire, di concerto con il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica italiano, un programma di ricerca scientifico e ambientale sugli affondamenti sospetti; acquisire documentazione sulle tecnologie ad oggi utilizzate per effettuare le analisi dei fondali marini, prendendo spunto da progetti già esistenti, tra cui la spedizione scientifica interdisciplinare Nuclear Ocean Dump Site Survey Monitoring (Nodssum); interessare l’Euratom sui progetti in essere dal 1980 al 1995 in cui era interessata l’Italia, sia come paese produttore e/o paese di transito, per produzioni da centrali nucleari attive oltre confine; interessare l’Europol e l’Interpol con il fine di raccogliere e analizzare le inchieste che vedono coinvolti intermediari internazionali di materiale vario militare e radioattivo, fra cui rifiuti, fra Bulgaria, Italia, Spagna e continente africano. Infine, l’associazione ambientalista avanza alla Commissione Envi la richiesta di avviare un’indagine conoscitiva, in collaborazione con la commissione d’inchiesta bicamerale italiana sul ciclo dei rifiuti, sul fenomeno delle navi a perdere e delle navi dei veleni, utilizzate nei traffici illegali di rifiuti nel Mediterraneo, nei paesi rivieraschi e in altri paesi africani, tra gli anni Ottanta e Novanta, nonché sugli attuali sviluppi di questi fenomeni di ecocriminalità.</span></p>
<p><span>«Il confronto ha restituito con grande chiarezza la complessità e la portata europea di questa vicenda, che rappresenta una delle pagine più oscure della storia ambientale e industriale del nostro continente», conclude l’eurodeputato Pd Sandro Ruotolo. «Non si tratta di una vicenda soltanto italiana. È una questione europea, che coinvolge rotte internazionali, armatori stranieri, porti europei e paesi rivieraschi africani e mediorientali. Serve una strategia europea integrata, capace di unire ricerca scientifica, cooperazione giudiziaria, monitoraggio ambientale, responsabilità delle imprese e trasparenza democratica. Il compito che abbiamo davanti è trasformare le competenze, le denunce e le proposte emerse durante i lavori di oggi in azioni politiche concrete e verificabili».</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>La guerra in Medio Oriente rischia di cancellare oltre 111mila posti di lavoro in Toscana</title>
<link>https://www.eventi.news/la-guerra-in-medio-oriente-rischia-di-cancellare-oltre-111mila-posti-di-lavoro-in-toscana</link>
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<description><![CDATA[ La guerra in Iran rischia di trasformarsi in un nuovo shock economico per la Toscana, con un impatto diretto sul costo dell’energia, sui bilanci delle famiglie e sulla tenuta del sistema produttivo regionale. È quanto emerge dalle stime presentate dall’Irpet, l’Istituto regionale per la programmazione economica, al centro di una conferenza stampa aperta dal presidente della Regione Eugenio Giani insieme al direttore Irpet Nicola Sciclone.
Giani ha richiamato innanzitutto la portata complessiva del conflitto: «Gli effetti della guerra sotto il piano umano, sociale, etico sono sotto gli occhi di tutti, ma, anche sul piano economico il salasso è molto forte. Per questo voglio innanzitutto rinnovare il mio appello alla pace». Poi è entrato nel merito delle simulazioni Irpet, che legano le ricadute economiche al rialzo dei prezzi energetici innescato dal conflitto: «secondo i dati Irpet l’aumento dei prezzi energetici legato al conflitto in Iran potrebbe far salire l’inflazione dell’1% e ridurre il PIL toscano dello 0,3%, mettendo a rischio circa 15mila imprese (il 5% del totale, ndr) e oltre 111mila lavoratori, e incidendo per almeno 768 euro l’anno sui bilanci delle famiglie», pari a un’incidenza dell’1,7% sul reddito, con un impatto più elevato per i nuclei con minore disponibilità economica. Si preannuncia dunque l’ennesimo aumento delle disuguaglianze.
I settori più esposti risultano quelli a maggiore intensità energetica, con trasporti e magazzinaggio indicati come particolarmente vulnerabili, ma la pressione si estenderebbe a gran parte del sistema economico regionale. Le stime, è stato spiegato, si basano su uno scenario che ipotizza un rincaro del 50% dei beni energetici importati per almeno dodici mesi. Un quadro che lo stesso Irpet invita a leggere con cautela, perché una risoluzione più rapida del conflitto potrebbe attenuarne gli effetti. Ma se i rincari dovessero diventare persistenti, la trasmissione ai prezzi al consumo e ai costi di produzione sarebbe progressiva, con ricadute sugli investimenti e sull’occupazione, fino a effetti recessivi sull’economia.
Di fronte a questi scenari, al presidente è stato chiesto cosa può fare la Regione. La risposta di Giani mette insieme due piani: accelerare sulle rinnovabili e sollecitare misure fiscali a livello nazionale. «La Regione – ha risposto Giani – può proseguire con gli interventi che già stiamo facendo sotto il profilo energetico con la valorizzazione delle energie rinnovabili per dipendere il meno possibile nella nostra bolletta dell&#039;energia che arriva dal carbon fossile (combustibili fossili, ndr). Quindi fotovoltaico, eolico, idroelettrico, possibilità di incrementare il già molto alto livello dell&#039;energia geotermica. Abbiamo già pianificato di arrivare nel 2030, dal 51% al 66% di copertura del nostro fabbisogno con energia (elettricità, ndr) autoctona». E aggiunge: «E poi è necessario chiedere al governo di ridurre le accise. Non si possono tenere le accise che abbiamo alla luce di questa situazione economica».
Sul fronte delle rinnovabili, però, di fatto la Toscana avanza al rallentatore. Guardando a eolico e fotovoltaico, i dati Terna mostrano che a fine 2025 c’è un gap di 207 MW non installati rispetto ai pur timidi obiettivi definiti per la nostra regione dal Governo Meloni; la geotermia invece è in attesa che gli ingenti investimenti previsti da Enel green power – il gestore delle centrali, che ha visto rinnovate per vent’anni le relative concessioni minerarie – possano effettivamente dispiegarsi, dato che la questione è finita nel ginepraio dei ricorsi al Tar da parte dei comitati “ambientalisti” contro le rinnovabili (e dunque implicitamente a favore dello status quo fossile).
Anche l’assessore regionale all’economia Leonardo Marras ha richiamato il carattere ancora ipotetico delle simulazioni, ma con un avvertimento sul contesto: «Gli scenari che osserviamo restano, al momento, ipotetici, ma ogni giorno questa nuova e drammatica escalation della guerra in Medio Oriente li rende sempre meno remoti». Per una regione a economia di trasformazione e fortemente esposta ai mercati internazionali, il rischio – sottolinea – è un nuovo colpo dopo anni segnati da crisi globali. Marras indica come preoccupazioni principali l’aumento del costo dell’energia e dell’inflazione, ma anche l’incertezza sulla ripresa stabile dei rapporti commerciali con l’Est asiatico, strategici per molte filiere. Da qui la richiesta di «un intervento immediato a livello nazionale con misure per proteggere il potere d’acquisto delle famiglie e contrastare il caro vita» e, allo stesso tempo, «provvedimenti concreti a sostegno delle imprese energivore, che rischiano in breve tempo di registrare enormi perdite». ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 10:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>guerra, Medio, Oriente, rischia, cancellare, oltre, 111mila, posti, lavoro, Toscana</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/irpet_toscana_guerra_iran.jpg" alt=""></p><p><span>La guerra in Iran rischia di trasformarsi in un nuovo shock economico per la Toscana, con un impatto diretto sul costo dell’energia, sui bilanci delle famiglie e sulla tenuta del sistema produttivo regionale. È quanto emerge dalle stime <a href="https://www.toscana-notizie.it/-/impatto-guerra-iran-su-economia-toscana-giani-gravi-ripercussioni-per-famiglie-e-imprese-">presentate</a> dall’Irpet, l’Istituto regionale per la programmazione economica, al centro di una conferenza stampa aperta dal presidente della Regione Eugenio Giani insieme al direttore Irpet Nicola Sciclone.</span></p>
<p><span>Giani ha richiamato innanzitutto la portata complessiva del conflitto: «Gli effetti della guerra sotto il piano umano, sociale, etico sono sotto gli occhi di tutti, ma, anche sul piano economico il salasso è molto forte. Per questo voglio innanzitutto rinnovare il mio appello alla pace». Poi è entrato nel merito delle simulazioni Irpet, che legano le ricadute economiche al rialzo dei prezzi energetici innescato dal conflitto: «secondo i dati Irpet l’aumento dei prezzi energetici legato al conflitto in Iran potrebbe far salire l’inflazione dell’1% e ridurre il PIL toscano dello 0,3%, mettendo a rischio circa 15mila imprese (il 5% del totale, <em>ndr</em>) e oltre 111mila lavoratori, e incidendo per almeno 768 euro l’anno sui bilanci delle famiglie», pari a un’incidenza dell’1,7% sul reddito, con un impatto più elevato per i nuclei con minore disponibilità economica. Si preannuncia dunque l’ennesimo aumento delle disuguaglianze.</span></p>
<p><span>I settori più esposti risultano quelli a maggiore intensità energetica, con trasporti e magazzinaggio indicati come particolarmente vulnerabili, ma la pressione si estenderebbe a gran parte del sistema economico regionale. Le stime, è stato spiegato, si basano su uno scenario che ipotizza un rincaro del 50% dei beni energetici importati per almeno dodici mesi. Un quadro che lo stesso Irpet invita a leggere con cautela, perché una risoluzione più rapida del conflitto potrebbe attenuarne gli effetti. Ma se i rincari dovessero diventare persistenti, la trasmissione ai prezzi al consumo e ai costi di produzione sarebbe progressiva, con ricadute sugli investimenti e sull’occupazione, fino a effetti recessivi sull’economia.</span></p>
<p><span>Di fronte a questi scenari, al presidente è stato chiesto cosa può fare la Regione. La risposta di Giani mette insieme due piani: accelerare sulle rinnovabili e sollecitare misure fiscali a livello nazionale. «La Regione – ha risposto Giani – può proseguire con gli interventi che già stiamo facendo sotto il profilo energetico con la valorizzazione delle energie rinnovabili per dipendere il meno possibile nella nostra bolletta dell'energia che arriva dal carbon fossile (combustibili fossili, <em>ndr</em>). Quindi fotovoltaico, eolico, idroelettrico, possibilità di incrementare il già molto alto livello dell'energia geotermica. Abbiamo già pianificato di arrivare nel 2030, dal 51% al 66% di copertura del nostro fabbisogno con energia (elettricità, <em>ndr</em>) autoctona». E aggiunge: «E poi è necessario chiedere al governo di ridurre le accise. Non si possono tenere le accise che abbiamo alla luce di questa situazione economica».</span></p>
<p><span>Sul fronte delle rinnovabili, però, di fatto la Toscana avanza al rallentatore. Guardando a eolico e fotovoltaico, i dati Terna mostrano che a fine 2025 c’è un gap di <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/59683-rinnovabili-solo-8-regioni-italiane-sono-in-linea-con-gli-obiettivi-dinstallazione-di-nuovi-impianti">207 MW non installati</a> rispetto ai pur timidi obiettivi definiti per la nostra regione dal Governo Meloni; la geotermia invece è in attesa che gli ingenti investimenti previsti da Enel green power – il gestore delle centrali, che ha visto rinnovate per vent’anni le relative concessioni minerarie – <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60470-geotermia-toscana-nellultimo-anno-da-enel-50-mln-di-euro-alle-imprese-locale-ora-180-nuove-gare">possano effettivamente dispiegarsi</a>, dato che la questione è finita nel ginepraio dei ricorsi al Tar da parte dei comitati “ambientalisti” contro le rinnovabili (e dunque implicitamente a favore dello status quo fossile).</span></p>
<p><span>Anche l’assessore regionale all’economia Leonardo Marras ha richiamato il carattere ancora ipotetico delle simulazioni, ma con un avvertimento sul contesto: «Gli scenari che osserviamo restano, al momento, ipotetici, ma ogni giorno questa nuova e drammatica escalation della guerra in Medio Oriente li rende sempre meno remoti». Per una regione a economia di trasformazione e fortemente esposta ai mercati internazionali, il rischio – sottolinea – è un nuovo colpo dopo anni segnati da crisi globali. Marras indica come preoccupazioni principali l’aumento del costo dell’energia e dell’inflazione, ma anche l’incertezza sulla ripresa stabile dei rapporti commerciali con l’Est asiatico, strategici per molte filiere. Da qui la richiesta di «un intervento immediato a livello nazionale con misure per proteggere il potere d’acquisto delle famiglie e contrastare il caro vita» e, allo stesso tempo, «provvedimenti concreti a sostegno delle imprese energivore, che rischiano in breve tempo di registrare enormi perdite».</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Fino a 4mila euro per moto e scooter ibridi o elettrici: ecco come funziona il nuovo ecobonus</title>
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<description><![CDATA[ Ripartono gli incentivi per chi punta su ciclomotori e motocicli a basse emissioni: dal 18 marzo è tornato operativo l’ecobonus per l’acquisto di nuovi veicoli elettrici o ibridi di categoria Le, con un contributo che arriva fino a 4mila euro. La misura, messa a disposizione dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e gestita da Invitalia, è pensata per favorire l’abbattimento delle emissioni di CO2, in coerenza con la normativa europea sulla qualità dell’aria e dell’ambiente e con gli obiettivi del Pniec e dell’Agenda 2030.
La procedura parte dai concessionari, che possono adesso prenotare gli incentivi tramite il portale dedicato, così da attivare il contributo al momento dell’acquisto. Per il 2026 le risorse disponibili sono 30 milioni di euro, nell’ambito di uno stanziamento complessivo previsto dalla legge di bilancio 2021 pari a 150 milioni: 20 milioni annui dal 2021 al 2023 e 30 milioni annui dal 2024 al 2026.
L’ecobonus riguarda veicoli nuovi di fabbrica delle categorie L1e, L2e, L3e, L4e, L5e, L6e e L7e. Il contributo viene calcolato come percentuale del prezzo di acquisto: 30% per gli acquisti senza rottamazione, fino a un massimo di 3.000 euro, e 40% per gli acquisti con rottamazione, fino a un massimo di 4.000 euro. Le sottocategorie da L1e a L7e sono inoltre interscambiabili ai fini della rottamazione.
Nel caso di motocicli e ciclomotori non elettrici, la nota ricorda che c’è l’obbligo di rottamazione e che serve anche uno sconto da parte del concessionario pari ad almeno il 5% del prezzo del nuovo. Il cliente – persona fisica o giuridica – ha poi l’obbligo di mantenere la proprietà del veicolo acquistato per almeno 12 mesi.
Sul piano operativo, è il concessionario a dover inserire i dati necessari nell’atto di acquisto del nuovo, indicando le informazioni del motociclo o ciclomotore da rottamare e il contributo “Ecobonus Dpcm 20 maggio 2024”. Entro 15 giorni dalla data di consegna del veicolo nuovo, deve consegnare l’usato a un rottamatore e richiedere la cancellazione per demolizione allo Sportello telematico dell’automobilista. In questo modo la filiera amministrativa della rottamazione viene agganciata direttamente alla richiesta dell’incentivo, con l’obiettivo di accelerare tempi e controlli.
Con l’avvio delle prenotazioni dal 18 marzo, torna dunque disponibile un canale di sostegno pubblico pensato per rendere più accessibile la mobilità elettrica e ibrida su due ruote, proprio mentre nelle città aumenta la domanda di soluzioni alternative all’auto privata e si rafforzano gli obiettivi di qualità dell’aria e riduzione delle emissioni. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 10:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Fino, 4mila, euro, per, moto, scooter, ibridi, elettrici:, ecco, come, funziona, nuovo, ecobonus</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/ecobonus_moto.jpg" alt=""></p><p><span>Ripartono gli incentivi per chi punta su ciclomotori e motocicli a basse emissioni: dal 18 marzo è <a href="https://ecobonus.mimit.gov.it/cose">tornato operativo</a> l’ecobonus per l’acquisto di nuovi veicoli elettrici o ibridi di categoria Le, con un contributo che arriva fino a 4mila euro. La misura, messa a disposizione dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e gestita da Invitalia, è pensata per favorire l’abbattimento delle emissioni di CO2, in coerenza con la normativa europea sulla qualità dell’aria e dell’ambiente e con gli obiettivi del Pniec e dell’Agenda 2030.</span></p>
<p><span>La procedura parte dai concessionari, che possono adesso prenotare gli incentivi tramite il portale dedicato, così da attivare il contributo al momento dell’acquisto. Per il 2026 le risorse disponibili sono 30 milioni di euro, nell’ambito di uno stanziamento complessivo previsto dalla legge di bilancio 2021 pari a 150 milioni: 20 milioni annui dal 2021 al 2023 e 30 milioni annui dal 2024 al 2026.</span></p>
<p><span>L’ecobonus riguarda veicoli nuovi di fabbrica delle categorie L1e, L2e, L3e, L4e, L5e, L6e e L7e. Il contributo viene calcolato come percentuale del prezzo di acquisto: 30% per gli acquisti senza rottamazione, fino a un massimo di 3.000 euro, e 40% per gli acquisti con rottamazione, fino a un massimo di 4.000 euro. Le sottocategorie da L1e a L7e sono inoltre interscambiabili ai fini della rottamazione.</span></p>
<p><span>Nel caso di motocicli e ciclomotori non elettrici, la nota ricorda che c’è l’obbligo di rottamazione e che serve anche uno sconto da parte del concessionario pari ad almeno il 5% del prezzo del nuovo. Il cliente – persona fisica o giuridica – ha poi l’obbligo di mantenere la proprietà del veicolo acquistato per almeno 12 mesi.</span></p>
<p><span>Sul piano operativo, è il concessionario a dover inserire i dati necessari nell’atto di acquisto del nuovo, indicando le informazioni del motociclo o ciclomotore da rottamare e il contributo “Ecobonus Dpcm 20 maggio 2024”. Entro 15 giorni dalla data di consegna del veicolo nuovo, deve consegnare l’usato a un rottamatore e richiedere la cancellazione per demolizione allo Sportello telematico dell’automobilista. In questo modo la filiera amministrativa della rottamazione viene agganciata direttamente alla richiesta dell’incentivo, con l’obiettivo di accelerare tempi e controlli.</span></p>
<p><span>Con l’avvio delle prenotazioni dal 18 marzo, torna dunque disponibile un canale di sostegno pubblico pensato per rendere più accessibile la mobilità elettrica e ibrida su due ruote, proprio mentre nelle città aumenta la domanda di soluzioni alternative all’auto privata e si rafforzano gli obiettivi di qualità dell’aria e riduzione delle emissioni.</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Rivoluzione delle previsioni sul Mediterraneo: più precise e veloci con l’AI</title>
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<description><![CDATA[ L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE ENTRA NELLA PREVISIONE OCEANOGRAFICA DEL MEDITERRANEO E CAMBIA LE REGOLE DEL GIOCO: UN NUOVO SISTEMA CHIAMATO SEACAST È IN GRADO DI CALCOLARE PREVISIONI DETTAGLIATE DEL MARE FINO A 15 GIORNI IN APPENA 20 SECONDI. SVILUPPATO DAL CMCC – EURO MEDITERRANEAN CENTER ON CLIMATE CHANGE INSIEME CON L’UNIVERSITÀ DI HELSINKI, IL MODELLO PROMETTE DI […]
L&#039;articolo Rivoluzione delle previsioni sul Mediterraneo: più precise e veloci con l’AI proviene da Il Giornale dell&#039;Ambiente. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 09:00:15 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE ENTRA NELLA PREVISIONE OCEANOGRAFICA DEL MEDITERRANEO E CAMBIA LE REGOLE DEL GIOCO: UN NUOVO SISTEMA CHIAMATO SEACAST È IN GRADO DI CALCOLARE PREVISIONI DETTAGLIATE DEL MARE FINO A 15 GIORNI IN APPENA 20 SECONDI. SVILUPPATO DAL CMCC – EURO MEDITERRANEAN CENTER ON CLIMATE CHANGE INSIEME CON L’UNIVERSITÀ DI HELSINKI, IL MODELLO PROMETTE DI […]</p>
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<title>Rischio tumori tra i Vigili del Fuoco: cresce l’allarme. Tavola rotonda a Roma</title>
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<description><![CDATA[ IL RISCHIO TUMORI TRA I VIGILI DEL FUOCO ACCENDE LA TAVOLA ROTONDA “SALUTE E SICUREZZA: PROTEGGERE CHI PROTEGGE, DALLO SPORT AGLI INTERVENTI OPERATIVI”. DATI, TESTIMONIANZE E RICHIESTE ISTITUZIONALI SPINGONO VERSO MAGGIORI TUTELE E PREVENZIONE Vigili del Fuoco e rischi sanitari: cresce l’allarme sui tumori professionali I Vigili del Fuoco rappresentano una delle categorie professionali più […]
L&#039;articolo Rischio tumori tra i Vigili del Fuoco: cresce l’allarme. Tavola rotonda a Roma proviene da Il Giornale dell&#039;Ambiente. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 09:00:15 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>IL RISCHIO TUMORI TRA I VIGILI DEL FUOCO ACCENDE LA TAVOLA ROTONDA “SALUTE E SICUREZZA: PROTEGGERE CHI PROTEGGE, DALLO SPORT AGLI INTERVENTI OPERATIVI”. DATI, TESTIMONIANZE E RICHIESTE ISTITUZIONALI SPINGONO VERSO MAGGIORI TUTELE E PREVENZIONE Vigili del Fuoco e rischi sanitari: cresce l’allarme sui tumori professionali I Vigili del Fuoco rappresentano una delle categorie professionali più […]</p>
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<title>Ecobonus moto e scooter elettrici, via alla prenotazione incentivi</title>
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<description><![CDATA[ Da oggi 18 marzo, ore 12:00, riapre il portale dedicato agli ecobonus per la mobilità sostenibile. I rivenditori potranno prenotare i contributi per scooter, moto, minicar e quad elettrici.
L&#039;articolo Ecobonus moto e scooter elettrici, via alla prenotazione incentivi proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 09:00:14 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Da oggi 18 marzo, ore 12:00, riapre il portale dedicato agli ecobonus per la mobilità sostenibile. I rivenditori potranno prenotare i contributi per scooter, moto, minicar e quad elettrici.</p>
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<title>Marevivo, da 40 anni dalla parte del mare</title>
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<description><![CDATA[ Il mare desta interesse solo dal punto di vista turistico. Mai nessuno lo ha considerato una fonte indispensabile di vita per tutti gli esseri del Pianeta: se muore il mare, moriamo tutti. «È un concetto che ancora fatichiamo a far passare», spiega in questa intervista Rosalba Giugni, presidente della Fondazione Marevivo 
L&#039;articolo Marevivo, da 40 anni dalla parte del mare proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 09:00:13 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Marevivo, anni, dalla, parte, del, mare</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il mare desta interesse solo dal punto di vista turistico. Mai nessuno lo ha considerato una fonte indispensabile di vita per tutti gli esseri del Pianeta: se muore il mare, moriamo tutti. «È un concetto che ancora fatichiamo a far passare», spiega in questa intervista Rosalba Giugni, presidente della Fondazione Marevivo </p>
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<title>Cuter (JinkoSolar): efficienza e innovazione tecnologica chiave per la transizione</title>
<link>https://www.eventi.news/cuter-jinkosolar-efficienza-e-innovazione-tecnologica-chiave-per-la-transizione</link>
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<description><![CDATA[ Video Intervista a Alberto Cuter, Vice President Italy &amp; Latin America di JinkoSolar
L&#039;articolo Cuter (JinkoSolar): efficienza e innovazione tecnologica chiave per la transizione proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 09:00:13 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Cuter, JinkoSolar:, efficienza, innovazione, tecnologica, chiave, per, transizione</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Video Intervista a Alberto Cuter, Vice President Italy & Latin America di JinkoSolar</p>
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<title>Da uno spinoff del TNO la prima produzione roll&#45;to&#45;roll del FV in perovskite</title>
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<description><![CDATA[ Annunciato il lancio di Perovion Technologies, azienda olandese focalizzata sull&#039;industrializzazione delle celle solari in perovskite prodotte con la tecnologia di stampa R2R. Il primo stabilimento manifatturiero dovrebbe vedere la luce nel 2030.
L&#039;articolo Da uno spinoff del TNO la prima produzione roll-to-roll del FV in perovskite proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 09:00:11 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Annunciato il lancio di Perovion Technologies, azienda olandese focalizzata sull'industrializzazione delle celle solari in perovskite prodotte con la tecnologia di stampa R2R. Il primo stabilimento manifatturiero dovrebbe vedere la luce nel 2030.</p>
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<title>Villa (Viessmann): l’indipendenza energetica inizia dalla casa</title>
<link>https://www.eventi.news/villa-viessmann-lindipendenza-energetica-inizia-dalla-casa</link>
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<description><![CDATA[ Video intervista ad Alberto Villa, responsabile dei rapporti istituzionali di Viessmann Climate Solutions Italia
L&#039;articolo Villa (Viessmann): l’indipendenza energetica inizia dalla casa proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 09:00:09 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Villa, Viessmann:, l’indipendenza, energetica, inizia, dalla, casa</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Video intervista ad Alberto Villa, responsabile dei rapporti istituzionali di Viessmann Climate Solutions Italia</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.rinnovabili.it/mercato/aziende/villa-viessmann-indipendenza-energetica/">Villa (Viessmann): l’indipendenza energetica inizia dalla casa</a> proviene da <a href="https://www.rinnovabili.it/">Rinnovabili</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>La stampa 3D in edilizia: dalla prassi UNI le linee guida per costruzioni in calcestruzzo</title>
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<description><![CDATA[ La UNI/PdR 190:2026 segna il passaggio della stampa 3D cementizia da innovazione di nicchia a processo industriale codificato. Il documento definisce criteri progettuali, requisiti dei materiali e procedure di collaudo, offrendo finalmente un quadro di riferimento per le costruzioni del futuro
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 09:00:09 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>La UNI/PdR 190:2026 segna il passaggio della stampa 3D cementizia da innovazione di nicchia a processo industriale codificato. Il documento definisce criteri progettuali, requisiti dei materiali e procedure di collaudo, offrendo finalmente un quadro di riferimento per le costruzioni del futuro</p>
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<title>Nuovo Decreto Requisiti Minimi 2025: guida completa per progettisti</title>
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<description><![CDATA[ Il decreto aggiorna l’atto del 26 giugno 2015, introducendo gli obblighi sulle infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici e aspetti relativi all’inclusione obbligatoria dei ponti termici
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 09:00:07 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il decreto aggiorna l’atto del 26 giugno 2015, introducendo gli obblighi sulle infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici e aspetti relativi all’inclusione obbligatoria dei ponti termici</p>
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<title>Sistema elettrico nazionale, spinta delle rinnovabili sulla produzione</title>
<link>https://www.eventi.news/sistema-elettrico-nazionale-spinta-delle-rinnovabili-sulla-produzione</link>
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<description><![CDATA[ A febbraio 2026 la capacità rinnovabile è aumentata di 559 MW e la produzione ha superato i 9,6 TWh, in aumento del 27,8% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Tutti i dati di Terna.
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 09:00:05 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>A febbraio 2026 la capacità rinnovabile è aumentata di 559 MW e la produzione ha superato i 9,6 TWh, in aumento del 27,8% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Tutti i dati di Terna.</p>
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<title>Industrial Accelerator Act UE: gli obiettivi sulla transizione sono davvero realistici?</title>
<link>https://www.eventi.news/industrial-accelerator-act-ue-gli-obiettivi-sulla-transizione-sono-davvero-realistici</link>
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<description><![CDATA[ Numeri e criticità delle filiere clean tech UE nell&#039;Industrial Accelerator Act: cosa evidenzia Wood Mackenzie
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 09:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Numeri e criticità delle filiere clean tech UE nell'Industrial Accelerator Act: cosa evidenzia Wood Mackenzie</p>
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<title>La settimana normativa: flessibilità, Mprin, Tar Sardegna</title>
<link>https://www.eventi.news/la-settimana-normativa-flessibilita-mprin-tar-sardegna</link>
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<description><![CDATA[ Rassegna e analisi degli ultimi provvedimenti in materia di energie rinnovabili
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 09:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Rassegna e analisi degli ultimi provvedimenti in materia di energie rinnovabili</p>
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<title>Granchio blu, dal mare ai fiumi. In Sicilia arriva un’altra specie “aliena”: il granchio rosso</title>
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<description><![CDATA[ Il granchio blu risale i fiumi italiani per decine di chilometri ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 01:30:13 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>Torna la neve sull&amp;apos;Appennino abruzzese, il drone in volo su Sant&amp;apos;Eufemia</title>
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<description><![CDATA[ Dopo un periodo di caldo anomalo rispetto alle medie stagionali tornano il freddo e il vento anche al Centro-Sud, portando la neve sull&#039;Appennino fino a 600-700 metri ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 01:30:13 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[Dopo un periodo di caldo anomalo rispetto alle medie stagionali tornano il freddo e il vento anche al Centro-Sud, portando la neve sull'Appennino fino a 600-700 metri]]> </content:encoded>
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<title>La metaniera russa alla deriva si dirige verso la Libia, a bordo idrocarburi e gas liquido</title>
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<description><![CDATA[ Da due settimane &quot;in giro&quot; nel Mediterraneo: la nave danneggiata e senza equipaggio si era prima avvicinata a Italia e Malta. Il rischio è un disastro ecologico ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 01:30:13 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>Giù le temperature, il video del cratere imbiancato del Vesuvio</title>
<link>https://www.eventi.news/giu-le-temperature-il-video-del-cratere-imbiancato-del-vesuvio</link>
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<description><![CDATA[ Pioggia, freddo e neve nel Napoletano ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 01:30:13 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>Gatti: ecco perché cadono sempre in piedi</title>
<link>https://www.eventi.news/gatti-ecco-perche-cadono-sempre-in-piedi</link>
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<description><![CDATA[ Abbiamo finalmente scoperto il segreto anatomico dietro al superpotere dei gatti di cadere sempre in piedi. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 22:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Gatti:, ecco, perché, cadono, sempre, piedi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[Esiste un vecchio esperimento mentale, quasi un paradosso, chiamato "motore a gatto imburrato": se un gatto cade sempre in piedi e una fetta biscottata cade sempre dal lato del burro, legandoli insieme otterremmo il moto perpetuo. È ovviamente una provocazione, ma nasconde un mistero fisico reale che affascina la scienza da secoli.. Come fanno i felini a sfidare le leggi della fisica e raddrizzarsi a mezz'aria in una frazione di secondo? Un team di ricercatori della Yamaguchi University in Giappone ha scoperto il loro segreto, e l'ha pubblicato sulla rivista The Anatomical Record.. Acrobati dell'aria: una sfida alle leggi della fisica
I gatti e la fisica. Come spiega lo studio, il cosiddetto "air-righting reflex", il riflesso che porta i gatti a raddrizzarsi in aria e cadere in piedi, sembra sfidare le leggi della fisica: in teoria, un oggetto sospeso a mezz'aria non dovrebbe potersi girare senza avere qualcosa su cui spingere. È chiaro che i gatti non stanno davvero infrangendo alcuna legge fisica, e che nascondono un segreto che permette loro di compiere quella manovra.. Per scoprirlo, il team giapponese si è concentrato sulla spina dorsale dei gatti, ottenendone cinque estratte da animali già morti. La struttura è stata separata nelle sue due sezioni principali, quella toracica (che va dal collo a metà della schiena) e quella lombare (che arriva fino alla coda); i pezzi di colonna vertebrale sono stati poi sottoposti a pressioni, deformazioni e torsioni di ogni genere, per verificarne la resistenza e la flessibilità. Ed è qui che i ricercatori hanno scoperto il trucco.. Spina dorsale a due velocità: il segreto della flessibilità
La spina dorsale dei gatti, infatti, non è tutta uguale. La parte toracica è estremamente flessibile, e può ruotare fino a 50° quasi senza sforzo. La porzione lombare, al contrario, è più spessa e rigida, e funge da stabilizzatore durante la manovra aerea. Che funziona così: prima di tutto, i gatti orientano la testa e le zampe anteriori verso il terreno, sfruttando la flessibilità della prima parte di spina dorsale per ruotare, e la rigidità della seconda come ancora per controllare il movimento. Dopodiché, la seconda metà del corpo segue di conseguenza, e l'animale si raddrizza e atterra senza problemi.. Si tratta quindi non di un movimento unico ma di una sequenza, influenzata dalla struttura della colonna vertebrale: senza le differenze tra tratto toracico e lombare, i gatti non riuscirebbero a girarsi in aria con questa efficacia. Secondo gli autori dello studio, la scoperta non è solo una curiosità, ma potrebbe aiutare a curare i problemi spinali nei gatti, ma anche come modello per creare robot più agili e flessibili..]]> </content:encoded>
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<title>La memoria del ghiaccio fa acqua</title>
<link>https://www.eventi.news/la-memoria-del-ghiaccio-fa-acqua</link>
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<description><![CDATA[ Una carota di ghiaccio delle Alpi conserva tracce millenarie di attività economiche, incendi, eruzioni. Ma il ghiacciaio da cui proviene sta fondendo. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 22:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>memoria, del, ghiaccio, acqua</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[Una carota di ghiaccio estratta dal Weissseepitze, un ghiacciaio delle Alpi Venoste al confine tra Italia e Austria, conserva le tracce delle attività minerarie, delle eruzioni vulcaniche e degli incendi di duemila anni di Storia: è un archivio prezioso della storia del clima, degli eventi naturali e dell'economia dell'era pre-industriale, un archivio che - però - sta scomparendo al ritmo di 80 cm all'anno.
Nel 2019, un gruppo di scienziati dell'Università Ca' Foscari di Venezia e dell'Accademia Austriaca delle Scienze perforò il Weissseepitze ed estrasse una carota di ghiaccio lunga quasi 10 metri. Negli anni successivi, il team ha continuato a studiare questo ghiacciaio, ma nel 2025 lo spessore del ghiaccio nel sito di carotaggio era di appena 5,5 metri. I risultati - e le preoccupazioni - degli scienziati sono stati raccontati in un articolo pubblicato su Frontiers in Earth Science.. Un libro aperto. Gli strati del ghiacciaio racchiudono particelle inquinanti la cui chimica racconta quali attività umane e quali eventi naturali si susseguirono dall'epoca dell'Impero Romano fino all'inizio del 1700. Come spiega Azzurra Spagnesi, geologa dell'Università Ca' Foscari e prima autrice del lavoro: «I ghiacciai alpini offrono un'opportunità unica per studiare la transizione critica tra l'era preindustriale e quella industriale, grazie alla loro vicinanza agli insediamenti umani». La carota di ghiaccio estratta nel 2019 aveva gli strati più superficiali formati tra il 1552 e il 1708 d.C., e i più profondi risalenti a un periodo compreso tra il 349 a.C. e il 420 d.C... Miniere e incendi. Gli scienziati hanno ricercato nella carota di ghiaccio 18 elementi chimici indicativi degli eventi che possono interessare l'atmosfera. E hanno scoperto che, negli strati di ghiaccio che vanno dal 950 d.C. in poi, si registrano picchi di arsenico, piombo, rame e argento. Sono le tracce di un'intensificazione dell'attività mineraria e di fusione dei metalli in epoca medievale, ai quali si sommano, in alcune occasioni, anche i residui di eventi naturali. Certi picchi metallici coincidono infatti con note eruzioni vulcaniche.. Un picco elevato di inquinamento tra il 902 e il 1280 d.C. circa corrisponde a un periodo segnato da incendi dovuti a diversi fattori: vegetazione secca e infiammabile, espansione agricola e disboscamento.. Il peso delle attività umane ieri e oggi. In generale, nella carota di ghiaccio analizzata, le emissioni legate alle attività umane costituiscono solo il 7% circa del totale delle emissioni inquinanti, una proporzione molto diversa da quella che i geologi del futuro potranno associare all'epoca in cui viviamo oggi. Sempre che per allora sia rimasto ghiaccio da analizzare: il problema è, infatti, che queste informazioni preziose stanno scomparendo sotto i nostri occhi.
Lo spessore del ghiaccio del Weisseespitze dove è stato eseguito il carotaggio si è praticamente dimezzato in 6 anni per effetto del riscaldamento globale. «Si prevede che i ghiacciai delle Alpi Venoste scompariranno entro i prossimi decenni - dice Spagnesi - se i ghiacciai scomparissero, le informazioni chimiche e fisiche in essi contenute andrebbero perse per sempre». Occorre intervenire in fretta per campionare i ghiacciai che stanno scomparendo..]]> </content:encoded>
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<title>Vivere con un gatto: 10 regole per non stressarlo</title>
<link>https://www.eventi.news/vivere-con-un-gatto-10-regole-per-non-stressarlo</link>
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<description><![CDATA[ Dalla posizione della lettiera alle coccole: a volte i comportamenti che riteniamo &quot;normali&quot; mandano in crisi i nostri felini. Ecco il decalogo per interpretare i segnali del tuo gatto. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 22:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Vivere, con, gatto:, regole, per, non, stressarlo</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[Ti guarda fisso mentre rovescia un bicchiere, ignora i tuoi richiami o, peggio, decide che il divano è il posto migliore dove fare i bisogni? Non è un dispetto: spesso è il segnale che qualcosa nella comunicazione tra voi si è interrotto. I gatti sono predatori solitari e abitudinari che seguono regole sociali e territoriali molto rigide, spesso opposte alle nostre.
Per costruire un legame solido, non serve "comandare", ma comprendere. Piccole sviste quotidiane — come posizionare la ciotola troppo vicino alla lettiera o chiudere le porte delle stanze — possono trasformare un gatto equilibrato in un animale ansioso e territoriale. Analizziamo come "pensare da gatto" per evitare lo stress e garantire al tuo compagno felino la casa perfetta.. Libertà di movimento. Non cercare costantemente la sua attenzione, soprattutto nei primi tempi: meglio lasciare che sia lui ad avvicinarsi per primo.. Gestione degli spazi. Assicurarsi che la cassetta della sabbia e la ciotola del cibo siano tra loro ben distanti e isolate, ma anche facilmente raggiungibili dall'animale: si eviterà così di trovare spiacevoli macchie di pipì in giro per la casa.. Stop ai rimproveri. Non sgridarlo né picchiarlo se fa qualcosa di sbagliato: non capirà, continuerà a farlo e sarà stato stressato inutilmente.. L'arte di ignorare. Se cerca di attirare l'attenzione rovesciando oggetti o tirando tende, non bisogna dargli corda: meglio mettere la casa a prova di gatto e ignorarlo quando "rompe", in attesa che si stufi.. Noia o stress?. Occorre farlo giocare ogni tanto, e tenerlo in attività, perché tra un gatto annoiato e un gatto stressato il passo è breve.. Gestire più gatti. Se i gatti sono più di uno, fornire a ciascuno una cassetta personale, o in alternativa cambiare la sabbia con maggior frequenza.. Porte aperte: perché il gatto odia i confini. Tenere aperte tutte le porte in casa: i gatti amano poter circolare liberamente per il loro territorio.. La routine è il loro scudo. I gatti sono abitudinari, e qualsiasi cambiamento li disturba: niente vieta di cambiare il divano o ridipingere il salotto, meglio però assicurarsi che l'animale abbia almeno un posto sicuro dove andare a nascondersi in attesa di abituarsi.. Coccole: segui i suoi tempi. Se il gatto è in cerca di coccole, va assecondato finché non è lui a stufarsi.. Spazi verticali. In mancanza di un giardino, installare un tiragraffi a torre (i cosiddetti "kitty condo"), che consenta al gatto sia di farsi le unghie sia di avere un parco giochi personalizzato. Qualsiasi oggetto (o, in alternativa, mobile) che sfrutti lo spazio verticale è ideale per intrattenere un gatto..]]> </content:encoded>
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<item>
<title>Wander &amp;amp; Pick: giardini diffusi colorati dai tulipani</title>
<link>https://www.eventi.news/wander-pick-giardini-diffusi-colorati-dai-tulipani</link>
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<description><![CDATA[ Un progetto – denominato Wander &amp; Pick – che unisce paesaggio, partecipazione e ricerca scientifica, creando spazi pubblici pensati per essere attraversati, esplorati e vissuti direttamente Negli ultimi anni stanno emergendo nuove forme di giardinaggio e valorizzazione del paesaggio che uniscono natura, cultura e partecipazione del pubblico. Tra queste iniziative si distingue Wander &amp; Pick, […]
L&#039;articolo Wander &amp; Pick: giardini diffusi colorati dai tulipani è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 15:30:12 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Wander, Pick:, giardini, diffusi, colorati, dai, tulipani</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/17/wander-pick-giardini-diffusi-tulipani/" title="Wander & Pick: giardini diffusi colorati dai tulipani" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/wander-pick-1.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="progetto wander & pick" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/wander-pick-1.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/wander-pick-1-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/wander-pick-1-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/wander-pick-1-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Un progetto – denominato Wander & Pick – che unisce paesaggio, partecipazione e ricerca scientifica, creando spazi pubblici pensati per essere attraversati, esplorati e vissuti direttamente</em></p>
<p>Negli ultimi anni stanno emergendo <strong>nuove forme di giardinaggio e valorizzazione del paesaggio</strong> che uniscono natura, cultura e partecipazione del pubblico. Tra queste iniziative si distingue <strong>Wander & Pick</strong>, un progetto di giardini diffusi caratterizzati da spettacolari fioriture di tulipani e pensati come <strong>spazi aperti alla scoperta, alla passeggiata e alla raccolta dei fiori</strong>.</p>
<p>L’idea nasce dall’intuizione di <strong>Alessandra Benati</strong>, che ha immaginato un modo diverso di vivere la fioritura primaverile: non solo osservare i fiori, ma entrare nel paesaggio, esplorarlo e diventare parte dell’esperienza.</p>
<p>Il progetto si arricchisce inoltre di una dimensione scientifica grazie al contributo del ricercatore <strong>Domenico Prisa</strong>, impegnato nello studio dei microrganismi utili capaci di migliorare la qualità delle fioriture e la salute delle piante.</p>
<p><strong>Wander & Pick</strong> rappresenta così un incontro originale tra design del paesaggio, partecipazione del pubblico e ricerca scientifica applicata al <a href="https://www.greenplanner.it/2025/12/18/torba-quali-alternative-usare-florovivaismo/" target="_blank" rel="noopener"><strong>florovivaismo</strong></a>.</p>
<h2>Un nuovo modo di vivere il giardino</h2>
<p>Il concetto di <strong>giardino diffuso</strong> è alla base del <strong>progetto Wander & Pick</strong>. A differenza dei giardini tradizionali, spesso delimitati e progettati per essere osservati a distanza, questi spazi sono pensati per essere attraversati, esplorati e vissuti direttamente.</p>
<p>I visitatori possono camminare tra le file di tulipani, osservare le diverse varietà e, in alcuni casi, raccogliere i fiori. L’esperienza diventa così immersiva: non si tratta solo di ammirare un paesaggio, ma di <strong>partecipare attivamente alla sua fruizione</strong>.</p>
<p>Questo approccio riflette una tendenza crescente nella progettazione del verde contemporaneo: creare luoghi che favoriscano il contatto diretto tra persone e natura, promuovendo al tempo stesso educazione ambientale e valorizzazione del territorio.</p>
<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-165766 aligncenter" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/wander-pick-5.jpg" alt="wander & pick" width="1200" height="800" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/wander-pick-5.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/wander-pick-5-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/wander-pick-5-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/wander-pick-5-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></p>
<p>I <strong>tulipani sono tra i fiori più amati al mondo</strong> e rappresentano uno dei <strong>simboli della primavera</strong>. Originari dell’Asia centrale e diffusi in Europa a partire dal XVI secolo, questi bulbi hanno conquistato giardini e parchi grazie alla straordinaria varietà di forme e colori.</p>
<p>Esistono migliaia di cultivar di tulipani, che si distinguono per dimensioni e forma dei petali; epoca di fioritura; altezza dello stelo e combinazioni cromatiche.</p>
<p>Questa ricchezza varietale permette di progettare campi fioriti estremamente spettacolari, in cui tonalità diverse si alternano creando vere e proprie composizioni paesaggistiche.</p>
<p>Nel progetto Wander & Pick, i tulipani diventano quindi non solo <strong>elementi botanici</strong>, ma anche <strong>strumenti artistici per disegnare il paesaggio</strong>.</p>
<h2>L’idea di Alessandra Benati</h2>
<p>L’ideatrice del progetto, <strong>Alessandra Benati</strong>, ha sviluppato Wander & Pick partendo da una visione semplice ma innovativa: <strong>trasformare la fioritura dei tulipani in un’esperienza condivisa</strong>.</p>
<p>L’ispirazione arriva da modelli diffusi in diversi paesi europei, dove i campi di tulipani vengono aperti al pubblico durante la stagione primaverile. Tuttavia, il progetto Wander & Pick punta a qualcosa di più: creare una rete di spazi verdi che diventino luoghi di incontro tra natura, comunità e creatività.</p>
<p>Questi giardini diffusi permettono alle persone di scoprire varietà botaniche diverse; partecipare alla raccolta dei fiori; vivere un’esperienza estetica immersiva e avvicinarsi alla coltivazione delle piante.</p>
<p>Il progetto ha anche una dimensione culturale e paesaggistica, perché <strong>valorizza il territorio e promuove una fruizione lenta</strong> e consapevole degli spazi naturali.</p>
<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-165765 aligncenter" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/wander-pick-4.jpg" alt="wander & pick" width="1200" height="800" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/wander-pick-4.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/wander-pick-4-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/wander-pick-4-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/wander-pick-4-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></p>
<h2>Il contributo della ricerca scientifica</h2>
<p>Uno degli aspetti più interessanti di Wander & Pick è la collaborazione con il primo ricercatore <strong>Domenico Prisa</strong> del Crea Orticoltura e Florovivaismo di Pescia (Pt), che si occupa di <strong>studiare i microrganismi utili associati alle piante</strong>.</p>
<p>Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha dimostrato che <a href="https://www.greenplanner.it/2025/12/10/rispettiamo-suolo-vivremo-meglio/" target="_blank" rel="noopener"><strong>il suolo ospita una straordinaria comunità di batteri e funghi</strong></a> capaci di influenzare profondamente la crescita delle piante. Alcuni di questi microrganismi sono in grado di:</p>
<ul>
<li>migliorare l’assorbimento dei nutrienti</li>
<li>stimolare la crescita delle radici</li>
<li>aumentare la resistenza delle piante allo stress</li>
<li>favorire una fioritura più abbondante</li>
</ul>
<p>Nel caso dei tulipani e di altre piante ornamentali, l’<strong>utilizzo di microrganismi benefici può contribuire a ottenere fioriture più intense</strong>, piante più sane e una coltivazione più sostenibile.</p>
<p>Il lavoro di ricerca di Prisa si inserisce quindi in una prospettiva di <strong>floricoltura innovativa</strong>, che mira a <strong>ridurre l’uso di prodotti chimici</strong> e a sfruttare le risorse biologiche del suolo.</p>
<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-165764 aligncenter" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/wander-pick-3.jpg" alt="wander & pick" width="1200" height="800" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/wander-pick-3.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/wander-pick-3-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/wander-pick-3-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/wander-pick-3-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></p>
<h2>Microbiologia del suolo e qualità delle fioriture</h2>
<p>La presenza di microrganismi benefici nel terreno è fondamentale per il corretto sviluppo delle piante bulbose. Alcuni batteri e funghi formano relazioni simbiotiche con le radici, creando una rete sotterranea che facilita l’assorbimento di acqua e nutrienti.</p>
<p>In particolare, microrganismi come i funghi micorrizici possono aumentare significativamente l’efficienza dell’apparato radicale. Questo significa che i tulipani coltivati in suoli ricchi di biodiversità microbica possono <strong>sviluppare bulbi più vigorosi, steli più robusti e fiori più grandi e colorati</strong>.</p>
<p>L’integrazione tra progettazione paesaggistica e microbiologia applicata rappresenta uno degli aspetti più innovativi del <strong>progetto Wander & Pick</strong>, che dimostra come il giardinaggio ornamentale possa evolversi in una forma di esperienza collettiva.</p>
<p>I <strong>giardini diffusi non sono solo spazi estetici, ma anche luoghi di <a href="https://www.greenplanner.it/2022/01/19/educazione-ambientale-richieste-europa/" target="_blank" rel="noopener">educazione ambientale</a></strong>. I visitatori possono imparare a conoscere il ciclo dei bulbi, il ruolo del suolo e l’<strong>importanza della biodiversità</strong>.</p>
<p>Allo stesso tempo, la collaborazione con la ricerca scientifica permette di sviluppare metodi di coltivazione più sostenibili, basati sul funzionamento naturale degli ecosistemi. Questa integrazione tra paesaggio, scienza e partecipazione rappresenta una direzione promettente per il futuro del verde ornamentale.</p>
<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-165763 aligncenter" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/wander-pick-2.jpg" alt="wander & pick" width="1200" height="800" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/wander-pick-2.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/wander-pick-2-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/wander-pick-2-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/wander-pick-2-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></p>
<p>Il <strong>progetto Wander & Pick mostra come un campo di tulipani possa diventare molto più di una semplice fioritura stagionale</strong>. Grazie alla visione di Alessandra Benati e al contributo scientifico di Domenico Prisa, questi giardini diffusi diventano luoghi di incontro tra estetica, ricerca e comunità.</p>
<p>Camminare tra le file colorate di tulipani, raccogliere un fiore e scoprire il ruolo invisibile dei microrganismi del suolo significa vivere un’esperienza che unisce bellezza e conoscenza.</p>
<p>In questo modo, il giardino torna a essere non solo uno spazio decorativo, ma anche un laboratorio vivente dove natura e scienza collaborano per creare paesaggi più ricchi, sostenibili e partecipati.</p>
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<div><img decoding="async" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/domenico-prisa.jpg" alt="Domenico Prisa"><strong>Domenico Prisa</strong>: sono primo ricercatore del Crea e mi occupo dello studio e della protezione mondiale di cactus e succulente, di coltivazione e difesa delle piante con metodi sostenibili e a basso impatto ambientale | <a href="https://www.linkedin.com/in/domenico-prisa-91536663" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Linkedin</strong></a></div>
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<title>TgAmbiente 17 marzo: pizzerie sotto osservazione tra emissioni, clima estremo e nuove emergenze ambientali</title>
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L&#039;articolo TgAmbiente 17 marzo: pizzerie sotto osservazione tra emissioni, clima estremo e nuove emergenze ambientali è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 15:30:11 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>TgAmbiente, marzo:, pizzerie, sotto, osservazione, tra, emissioni, clima, estremo, nuove, emergenze, ambientali</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/17/tgambiente-17-marzo-2026-pizzerie-emissioni/" title="TgAmbiente 17 marzo: pizzerie sotto osservazione tra emissioni, clima estremo e nuove emergenze ambientali" rel="nofollow"><img width="1280" height="720" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/maxresdefault-4.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/maxresdefault-4.jpg 1280w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/maxresdefault-4-768x432.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/maxresdefault-4-747x420.jpg 747w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/maxresdefault-4-640x360.jpg 640w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px"></a><p><em>Uno studio Enea ha considerato le emissioni inquinanti dei forni a legna nelle pizzerie; nel TgAmbiente del 17 marzo si parla anche dell’allerta del Wwf sulla metaniera nel Mediterraneo, dei dati Copernicus sulle piogge estreme del mese di febbraio e dell’inquinamento da plastica del Po: segnali convergenti di pressione sugli ecosistemi</em></p>
<p>Le <strong>emissioni generate dai forni a legna nelle pizzerie</strong> rappresentano un ambito di crescente attenzione scientifica. Lo <strong>studio condotto da Enea</strong> evidenzia come la fase di accensione produca i maggiori picchi di inquinanti, in particolare idrocarburi policiclici aromatici e particolato, mentre la combustione si stabilizza durante la cottura, pur con variazioni legate all’ingresso di aria fredda.</p>
<p>Sul fronte marittimo, il <strong>Wwf segnala l’elevato rischio ambientale</strong> connesso alla deriva della <strong>metaniera Arctic Metagas nel Canale di Sicilia</strong>. Il carico di gasolio e gas naturale liquefatto espone il Mediterraneo a potenziali impatti irreversibili in caso di fuoriuscita.</p>
<p>A livello climatico, i dati del programma <strong>Copernicus</strong> indicano che <strong>febbraio 2026 è stato tra i più caldi mai registrati</strong>, con precipitazioni estreme e inondazioni diffuse in Europa occidentale e Nord Africa, confermando l’intensificazione degli eventi estremi.</p>
<p>In Italia, infine, il <strong>bacino del Po evidenzia una criticità strutturale</strong>: il 62% dei rifiuti rilevati è costituito da plastica, a testimonianza del ruolo dei fiumi come principali vettori di inquinamento verso il mare.</p>
<p>Il <a href="https://www.greenplanner.it/tgambiente-video-news/" target="_blank" rel="noopener"><strong>TgAmbiente</strong></a> – realizzato in collaborazione con<strong> Dire.it</strong> – racconta, ogni settimana, le notizie politiche in tema di consumi, alimentazione, agroalimentare, clima, rifiuti, <strong>energia rinnovabile</strong>, nucleare, aree protette, <strong>mobilità sostenibile</strong>, infrastrutture, grandi opere, ricerca scientifica, <strong>biodiversità</strong> e inquinamento.</p>
<p><a href="https://www.youtube.com/c/GreenPlanner/videos" target="_blank" rel="noopener"><strong>Iscriviti al nostro canale Youtube, non perderti più le news video di GreenPlanner!</strong></a></p>
<h2>Le notizie del #TgAmbiente 17 marzo 2026</h2>
<p>Nel <strong>TgAmbiente del 3 marzo 2026</strong>, pubblicato ogni settimana, sul nostro magazine online e sul nostro canale Youtube, l’<strong>informazione ambientale di qualità</strong>.</p>
<h3>Pizzerie: Enea misura gli inquinanti emessi dai forni a legna</h3>
<p>L’analisi delle <strong>emissioni generate dai forni a legna nelle pizzerie</strong> introduce una riflessione più ampia sul rapporto tra tradizione gastronomica e <a href="https://www.greenplanner.it/sostenibilita/" target="_blank" rel="noopener">sostenibilità ambientale</a>. Lo studio condotto da Enea evidenzia come la <strong>fase di accensione rappresenti il momento più critico in termini emissivi</strong>.</p>
<p>In questa fase, infatti, si registrano picchi significativi di idrocarburi policiclici aromatici e particolato, dovuti a una combustione ancora instabile. Durante la <strong>cottura</strong>, il processo tende a stabilizzarsi, ma l’introduzione delle pizze e l’ingresso di aria fredda alterano temporaneamente le condizioni termiche, generando ulteriori emissioni.</p>
<p>Il dato tecnico conferma come l’<strong>efficienza della combustione sia un parametro determinante nella riduzione degli impatti</strong>, aprendo prospettive per interventi tecnologici mirati senza compromettere la qualità del prodotto.</p>
<h3>Wwf: rischio ambientale elevatissimo per la metaniera russa alla deriva</h3>
<p>Parallelamente, nel Mediterraneo si registra una <strong>situazione di elevata criticità ambientale</strong>. Il <a href="https://www.greenplanner.it/2026/01/28/anniversario-wwf-educazione-ambientale-scuole/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Wwf</strong></a> monitora la <strong>deriva della metaniera Arctic Metagas</strong> nel Canale di Sicilia, tra Malta e le isole di Lampedusa e Linosa, dopo una serie di esplosioni che ne hanno compromesso il controllo.</p>
<p>Il carico – circa <strong>900 tonnellate di gasolio e oltre 60mila tonnellate di gas naturale liquefatto</strong> – rappresenta un potenziale fattore di rischio estremo.</p>
<p>Una eventuale dispersione potrebbe determinare incendi, formazione di nubi criogeniche e un inquinamento esteso delle acque e dell’atmosfera. La presenza della Marina Militare italiana e di unità specializzate segnala la gravità della situazione e la necessità di prevenire impatti irreversibili sugli ecosistemi marini.</p>
<h3>A febbraio piogge eccezionali in Europa occidentale</h3>
<p>Il contesto globale conferma un’<strong>accelerazione dei fenomeni climatici estremi</strong>. Secondo i dati del programma <a href="https://www.greenplanner.it/2026/01/21/2025-terzo-anno-piu-caldo/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Copernicus</strong></a>, <strong>febbraio 2026</strong> si colloca tra i mesi più caldi mai registrati, con anomalie termiche significative rispetto ai livelli preindustriali.</p>
<p>Le <strong>precipitazioni intense hanno interessato vaste aree dell’Europa occidentale e del Nord Africa</strong>, causando inondazioni diffuse e danni rilevanti. Eventi analoghi si sono verificati anche in altri continenti, evidenziando una dinamica sistemica che rafforza l’urgenza di strategie di adattamento e mitigazione su scala internazionale.</p>
<h3>Il 62% dei rifiuti ritrovati nel Po è di plastica</h3>
<p>Sul fronte nazionale, il tema dell’<strong>inquinamento fluviale assume una rilevanza crescente</strong>. Il <strong>fiume Po</strong> si conferma uno dei <strong>principali vettori di trasporto della plastica verso il Mar Adriatico</strong>, contribuendo a un fenomeno che interessa l’intero bacino mediterraneo.</p>
<p>Le rilevazioni più recenti indicano che il <strong>62% dei rifiuti catalogati è costituito da materiali plastici</strong>, mentre oltre il 57% dei corsi d’acqua italiani non raggiunge uno stato ecologico soddisfacente.</p>
<p>In questo quadro, <strong>iniziative come Adopt Rivers and Lakes</strong> promuovono interventi di rigenerazione ambientale, sottolineando la necessità di un approccio integrato tra politiche pubbliche, imprese e territori.</p>
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<title>La biodiversità sorprende ancora: in Trentino è stata scoperta una nuova popolazione di salamandra di Aurora</title>
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<description><![CDATA[ Fino a oggi, questa sottospecie endemica delle Prealpi era stata registrata solo in un’area di pochi chilometri. Tra areali che crescono e ritorni inattesi, non è la prima volta che la natura si rivela più resiliente del previsto Una notizia che cambia le conoscenze scientifiche su una delle specie più rare d’Italia arriva dal Trentino: […]
L&#039;articolo La biodiversità sorprende ancora: in Trentino è stata scoperta una nuova popolazione di salamandra di Aurora è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 15:30:11 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>biodiversità, sorprende, ancora:, Trentino, stata, scoperta, una, nuova, popolazione, salamandra, Aurora</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/17/biodiversita-trentino-salamandra-di-aurora/" title="La biodiversità sorprende ancora: in Trentino è stata scoperta una nuova popolazione di salamandra di Aurora" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/salamandra.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/salamandra.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/salamandra-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/salamandra-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/salamandra-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Fino a oggi, questa sottospecie endemica delle Prealpi era stata registrata solo in un’area di pochi chilometri. Tra areali che crescono e ritorni inattesi, non è la prima volta che la natura si rivela più resiliente del previsto</em></p>
<p>Una notizia che cambia le conoscenze scientifiche su una delle specie più rare d’Italia arriva dal Trentino: un team di ricerca guidato dal <strong>Museo delle Scienze di Trento</strong>, in collaborazione con il <strong>Cnr</strong> e le università di <strong>Oviedo, Firenze e Genova</strong>, ha individuato una nuova popolazione di <strong>salamandra di Aurora</strong> (<em>Salamandra atra aurorae</em>) in Val di Sella.</p>
<figure aria-describedby="caption-attachment-165826" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-165826 size-full" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Monitoraggio-Aurora_PH_Federica_Daldon_2-e1773748183129.jpeg" alt="" width="1201" height="800"><figcaption class="wp-caption-text">Esemplare di salamandra di Aurora durante il monitoraggio – Immagine di Federica_Daldon – Muse</figcaption></figure>
<p>Si tratta di un risultato di rilievo per l’<strong>erpetologia</strong> e per la <a href="https://www.greenplanner.it/2025/09/25/piattaforma-digitale-analisi-biodiversita/" target="_blank" rel="noopener"><strong>conservazione della biodiversità</strong></a>, anche perché fino a oggi si credeva che questa <strong>sottospecie endemica delle Prealpi sud-orientali</strong> vivesse solo in un’area di pochi chilometri, tra Veneto e Trentino, dove era stata osservata per la prima volta nel 2008.</p>
<p>La sottospecie prende il nome da <strong>Aurora</strong>, moglie del primo descrittore <strong>Luigi Trevisan</strong>. Ora, il ritrovamento di una <strong>femmina gravida</strong> ha confermato che anche in <strong>Val di Sella</strong> questa salamandra di circa dieci centimetri è ben ambientata.</p>
<p>La segnalazione è partita da un gesto semplice, ma fondamentale: la fotografia <strong>scattata da un cittadino </strong>e condivisa tramite social network con un custode forestale, che ha permesso di attivare le verifiche scientifiche sul campo nel corso dell’estate del 2025.</p>
<h2>Grandi ritorni per la fauna italiana</h2>
<p>Non si tratta di un caso isolato. Negli ultimi anni, diverse eventi analoghi hanno riportato l’attenzione su alcune <strong>specie fragili</strong> (ma più dinamiche e resilienti di quanto spesso si pensi), in diverse zone d’Italia.</p>
<p>Nel corso del 2025, per esempio, numerosi <a href="https://www.greenplanner.it/2020/01/28/cucciolo-foca-monaca-coste-leccesi/" target="_blank" rel="noopener"><strong>avvistamenti di foca monaca mediterranea</strong></a> (<em>Monachus monachus</em>) nel Tirreno e nell’Adriatico – supportati da video condivisi sui social network, perlopiù da pescatori e diportisti – hanno riacceso l’attenzione su una <strong>specie considerata per decenni in grande difficoltà </strong>nel nostro Paese.</p>
<p>Studi recenti suggeriscono anche possibili segnali di <strong>riproduzione </strong>conclusa con successo, un evento che non si registrava da molto tempo.</p>
<p>Un altro caso significativo è quello della <strong>lontra europea </strong>(<em>Lutra lutra</em>): secondo un report pubblicato dal <strong>Wwf Italia</strong> nel 2024, la specie è in espansione e sta lentamente riconquistando nuovi territori anche al di fuori delle aree storiche del Sud Italia, con una popolazione stimata tra 900 e 1.200 individui.</p>
<p>Ancora una volta, sono importanti per monitorare la crescita della popolazione gli avvistamenti <strong>condivisi online</strong>, soprattutto da <strong>fotografi naturalisti e da volontari</strong> che frequentano oasi e parchi naturali.</p>
<p>Una delle scoperte più emozionanti risale al 2022, quando durante un monitoraggio promosso proprio dal Wwf è stato scoperto un nuovo nucleo lungo il <strong>fiume Garigliano</strong>, in provincia di Frosinone. Nel 2000, la <strong>lontra era stata dichiarata estinta</strong> in tutta la regione Lazio.</p>
<p>Questo discorso non vale solo per gli animali: nel <a href="https://www.greenplanner.it/2025/10/17/pavia-citta-turismo-scientifico/" target="_blank" rel="noopener"><strong>gennaio 2025 durante un’escursione didattica dell’Università di Pavia</strong></a> un gruppo di studenti ha scoperto quasi per caso una piccola popolazione spontanea della rarissima pianta acquatica <strong>Isoetes malinverniana</strong> a Molino Isella, nel Parco del Ticino.</p>
<p>Il ritrovamento di <strong>sette esemplari di Isoetes</strong> ha confermato la presenza della specie in quella zona dopo circa 10 anni senza avvistamenti.</p>
<h2>Conoscere le specie a rischio per poterle proteggere</h2>
<p>Tutti questi ampliamenti di areale evidenziano sia la capacità di adattamento delle specie sia l’importanza delle attività di <strong>monitoraggio e conservazione</strong>.</p>
<p>Nel caso della <strong>salamandra di Aurora</strong>, i prossimi passi sono già definiti: nel 2026 verranno approfonditi gli studi sulla distribuzione della sottospecie, mentre dal 2027 partirà un <strong>programma strutturato di monitoraggio</strong> per analizzare l’andamento della popolazione nel tempo.</p>
<p>Intanto, l’avvistamento dell’estate 2025 ha modificato ciò che si pensava sull’<strong>habitat della salamandra di Aurora</strong>. Fino a oggi era stata osservata infatti solo in boschi misti ben strutturati, con abete bianco, faggio e abete rosso, su versanti esposti a sud.</p>
<p>In Val di Sella, invece, è stata trovata in ecosistemi diversi, tra rocce e su pendii esposti a nord. Le <strong>analisi microclimatiche</strong> indicano che questi nuovi siti si collocano ai margini delle condizioni ambientali finora considerate ideali per la specie.</p>
<p>Inoltre, la presenza di<strong> barriere naturali</strong> che separano la Val di Sella dalle aree storiche di presenza rende questa popolazione particolarmente interessante dal punto di vista scientifico e genetico.</p>
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<title>Reati ambientali: il Sì al referendum non mina alcun esito</title>
<link>https://www.eventi.news/reati-ambientali-il-si-al-referendum-non-mina-alcun-esito</link>
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<description><![CDATA[ Dopo aver ospitato l’opinione di chi promuove il No al prossimo referendum del 22 e 23 marzo, con una specifica attenzione ai reati ambientali, pubblichiamo oggi il parere di un sostenitore del Sì “L’esito del Referendum non avrà ricaduta alcuna sui reati ambientali, né su ogni altro reato. Il Referendum, infatti, non interviene sul principio […]
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 15:30:11 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Reati, ambientali:, Sì, referendum, non, mina, alcun, esito</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/18/reati-ambientali-si-referendum/" title="Reati ambientali: il Sì al referendum non mina alcun esito" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/referendum.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="referendum" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/referendum.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/referendum-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/referendum-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/referendum-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Dopo aver ospitato l’opinione di chi promuove il No al prossimo referendum del 22 e 23 marzo, con una specifica attenzione ai reati ambientali, pubblichiamo oggi il parere di un sostenitore del Sì</em></p>
<p>“<em>L’esito del Referendum non avrà ricaduta alcuna sui reati ambientali, né su ogni altro reato. Il Referendum, infatti, non interviene sul principio della obbligatorietà dell’azione penale che continuerà a essere esercitata dal Pubblico ministero, ai sensi dell’art. 112 della Costituzione, che non è interessato dalla Riforma</em>“.</p>
<p>Così la pensa <strong>Eugenio Piccolo</strong>, avvocato dell’omonimo studio in Varese con sede anche a Milano. Piccolo è intervenuto il 12 marzo a un evento pubblico organizzato dal <a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/06/ex-cartiera-munksjo-besozzo/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Comune di Besozzo</strong></a> (provincia di Varese) moderato dal sindaco <strong>Gianluca Coghetto</strong>.</p>
<p>Inoltre, mercoledì 18 marzo sarà a <strong>Vedano Olona</strong>, in un incontro dove ribadirà il suo Sì al Referendum.</p>
<p>Noi di <a href="https://www.greenplanner.it/" target="_blank" rel="noopener">GreenPlanner</a> abbiamo sollecitato la sua attenzione proprio sui temi ambientali, riportando la preoccupazione di chi, invece, crede che votando Sì al Referendum si vada verso un futuro incerto per i processi ambientali.</p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-165862 size-full aligncenter" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/avvocato-piccolo.jpg" alt="avvocato eugenio piccolo" width="1024" height="750" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/avvocato-piccolo.jpg 1024w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/avvocato-piccolo-768x563.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/avvocato-piccolo-573x420.jpg 573w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/avvocato-piccolo-80x60.jpg 80w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/avvocato-piccolo-640x469.jpg 640w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px"></p>
<p>“<em>Ogni argomentazione e/o teoria contraria</em> – ci tiene a precisare <strong>Piccolo</strong> – <em>è meramente suggestiva e preordinatamente strumentale a ingenerare nella popolazione un ingiustificato allarmismo</em>“.</p>
<p>Poi cala l’asso: “<em>è falso, dunque, sostenere che l’eventuale vittoria referendaria del Sì limiterà l’azione dei Pubblici Ministeri: questa tesi, tra l’altro, è screditante nei confronti delle stesse Procure.</em></p>
<p><em>Così come screditante per i Magistrati è affermare che la costituzione di due Csm li intimiderebbe, limitandone l’attività di indagine ovvero nella fase decisionale, di fronte a potenti gruppi economici esistenti anche in ambito ambientale</em>“.</p>
<p>La sensazione, continua Piccolo, “<em>è che il richiamo a un pericolo di ridimensionamento dell’attività delle Procure, benché inesistente, altro non sia che il tentativo di scaricare, in futuro, sul Referendum la responsabilità di ritardi nelle indagini che costituiscono, in realtà, da anni, un profilo di criticità del sistema processuale per una serie di motivi del tutto estranei al Referendum e ai suoi eventuali effetti.</em></p>
<p><em>Ciò anche in riferimento ai reati ambientali rispetto ai quali il Csm dovrebbe valutare di organizzare all’interno di ciascun Tribunale sezioni specializzate (non istituire, ciò potendo avvenire solo per legge), tanto più in considerazione della specificità e delicatezza della materia e del fatto che i reati ambientali sono in aumento</em>“.</p>
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<title>Verdure e consumatori: per indirizzare le scelte di acquisto arrivano le neuroscienze</title>
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<description><![CDATA[ Ortofrutta: con l’aumento dell’offerta e una domanda che si fa sempre più esigente, la differenziazione rispetto ai competitor sta divenendo la conditio sine qua non anche nel comparto della quarta e quinta gamma. Con la tecnologia che giocherà sempre più un ruolo di primo piano… Volendo semplificare, per non dire banalizzare al massimo, la segmentazione […]
L&#039;articolo Verdure e consumatori: per indirizzare le scelte di acquisto arrivano le neuroscienze è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 15:30:11 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Verdure, consumatori:, per, indirizzare, scelte, acquisto, arrivano, neuroscienze</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/18/verdure-consumatori-neuroscienze/" title="Verdure e consumatori: per indirizzare le scelte di acquisto arrivano le neuroscienze" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_ortofrutta.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="ortofrutta" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_ortofrutta.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_ortofrutta-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_ortofrutta-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_ortofrutta-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Ortofrutta: con l’aumento dell’offerta e una domanda che si fa sempre più esigente, la differenziazione rispetto ai competitor sta divenendo la conditio sine qua non anche nel comparto della quarta e quinta gamma. Con la tecnologia che giocherà sempre più un ruolo di primo piano…</em></p>
<p>Volendo semplificare, per non dire banalizzare al massimo, la <strong>segmentazione dei consumatori del comparto ortofrutta</strong>, potremmo dire di trovarci quasi di fronte a una dicotomia imperfetta: fresco o conservato.</p>
<p>Benchè i pattern non siano delineati in maniera così netta, i dati ci dicono una cosa: che i <strong>consumi di frutta e verdura</strong> sono in costante aumento.</p>
<h2>I consumi del comparto ortofrutta in Italia</h2>
<p>L’ultimo report di <strong>Cso Italy</strong> – Centro servizi ortofrutticoli che associa 70 tra produttori e coop di commercializzazione dell’ortofrutta – indica infatti che nel primo semestre 2025, i <strong>volumi totali in campo ortofrutticolo</strong> hanno raggiunto i <strong>2,68 milioni di tonnellate</strong>, in <strong>aumento del 4% rispetto al 2024</strong>, mentre la <strong>spesa complessiva ha toccato i 6,95 miliardi di euro</strong> (+8%).</p>
<p>Negli ultimi anni, si è osservata una crescita importante anche nei comparti <strong>della IV e V gamma</strong> – categorie di prodotti ortofrutticoli pronti al consumo, lavorati per offrire praticità e sicurezza igienica.</p>
<p>Secondo i dati riportati da <strong>Efa News</strong>, nel 2024 il <strong>mercato italiano della IV gamma ha raggiunto un fatturato di 1 miliardo e 50 milioni di euro</strong>. La <strong>V gamma si attesta a 170 milioni di euro</strong>, con una crescita annua del 2% e prospettive di arrivare a 250 milioni nei prossimi anni, spinta dal ricambio generazionale.</p>
<h2>Arrivano le neuroscienze</h2>
<p>Uno scenario che vede <strong>produttori sempre più</strong> agguerriti da un lato e <strong>consumatori sempre più esigenti</strong> dall’altro. Come differenziarsi quindi dalla concorrenza?</p>
<p>Ovviamente con la <strong>tecnologia</strong>. Particolarmente emblematica in tal senso è la collaborazione tra <strong>Thimus</strong>, startup italiana attiva nelle <strong>neuroscienze applicate all’agrifood</strong> e <strong>La Linea Verde Group</strong>, tra le principali società italiane dell’ortofrutta.</p>
<p>Come ci spiega <strong>Mario Ubiali</strong>, fondatore e Ceo di Thimus, “<em>La Linea Verde ha compreso il potenziale dirompente delle neuroscienze sensoriali prima di molti altri, attuando una strategia molto efficace di utilizzo.</em></p>
<p><em>L’impiego della tecnologia di Thimus non è stato infatti un processo isolato, circoscritto a un solo obiettivo. Prima di ogni altra cosa, la collaborazione é stata pensata e raccontata come una scelta di mentalità e innovazione, portando quindi già a casa un risultato in termini di posizionamento di mercato e value perception.</em></p>
<p><em>Sotto alla superficie di questa narrazione, un uso costante e ben pianificato dei dati neurofisiologici ha intanto costruito valore a tutto campo: dal packaging alla formulazione, passando per l’apertura di nuovi mercati</em>“.</p>
<h2>Le sfide del settore ortofrutta</h2>
<p>“<em>Nel comparto della IV e V gamma</em> – dichiara <strong>Matteo Iaconi</strong>, direttore marketing <strong>La Linea Verde Group</strong> – <em>la sfida non è più solo garantire freschezza, servizio e sicurezza, ma comprendere fino in fondo cosa rende un prodotto realmente appetibile e capace di essere scelto e riacquistato.</em></p>
<p><em>La collaborazione con Thimus nasce proprio da questa esigenza: affiancare alla ricerca sensoriale tradizionale uno strumento in grado di leggere le reazioni inconsce ed emotive legate all’esperienza di consumo</em>“.</p>
<p>Un primo caso concreto è stato “<em>lo sviluppo di una nuova categoria lanciata nel 2024: i wrap kit, soluzioni complete con tortillas, ingredienti freschi e condimento, pensate per preparare a casa in modo semplice un pasto sfizioso e bilanciato.</em></p>
<p><em>I test neuroscientifici hanno evidenziato livelli molto elevati di coinvolgimento e intenzione di acquisto. Il lancio sul mercato ha poi confermato pienamente quanto emerso in fase di studio, dimostrando la solidità del percorso di validazione adottato.</em></p>
<p><em>La stessa metodologia è stata applicata al restyling dei pack delle nostre zuppe: abbiamo sottoposto ai consumatori tre diverse proposte grafiche, analizzandone le reazioni in termini di attenzione, attrattività e memorabilità</em></p>
<p><em> La scelta finale è ricaduta sulla soluzione che ha registrato le performance migliori. Anche in questo caso, l’approccio scientifico ci ha permesso di compiere scelte più consapevoli, rafforzando l’efficacia dell’innovazione</em>“.</p>
<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-165853 aligncenter" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/prodotti-linea-verde.jpg" alt="prodotti La Linea Verde" width="1200" height="800" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/prodotti-linea-verde.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/prodotti-linea-verde-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/prodotti-linea-verde-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/prodotti-linea-verde-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></p>
<h2>Passi avanti nella R&D</h2>
<p>“<em>Dal punto di vista della Ricerca e Sviluppo</em> – racconta a <a href="https://www.greenplanner.it/" target="_blank" rel="noopener">GreenPlanner</a> <strong>Demian Becchetti</strong>, direttore Ricerca & Sviluppo <strong>La Linea Verde Group – </strong><em>la tecnologia di Thimus rappresenta un supporto concreto nell’analisi della ricettazione e del profilo gustativo. Interveniamo in una fase avanzata dello sviluppo, quando abbiamo definito una o più proposte e vogliamo comprenderne in profondità l’impatto sensoriale ed emotivo</em>“.</p>
<p>La tecnologia viene utilizzata, continua, “<em>sia per confrontare varianti dello stesso prodotto – per esempio diverse combinazioni o bilanciamenti di ingredienti – sia per effettuare benchmark con referenze competitor, così da avere un quadro oggettivo del nostro posizionamento rispetto al mercato. Questo ci consente di affinare le ricette con maggiore precisione, integrando il nostro know-how tecnico con dati strutturati</em>“.</p>
<p>I test vengono realizzati, conclude <strong>Becchetti</strong>, “<em>sia internamente sia coinvolgendo consumatori esterni, in modo da raccogliere insight eterogenei e trasversali. Attualmente adottiamo questo approccio in Italia e in Spagna, dove sviluppiamo prodotti di IV Gamma e piatti pronti freschi destinati ai mercati spagnolo e portoghese. È uno strumento che rende il nostro processo di sviluppo ancora più rigoroso e coerente con le aspettative dei diversi contesti di consumo</em>“.</p>
<p>in fase di chiusura articolo, è arrivata la notizia che <strong>La Linea Verde</strong> sarà parte della nuova <strong>Unione Quarta Gamma</strong>, associazione di organizzazioni di produttori dedicata alla quarta gamma che aggrega il 60% del mercato, presentata a Roma da <strong>Filiera Italia e Coldiretti</strong>.<strong><br>
</strong></p>
<p><em>Crediti immagine: <a href="https://depositphotos.com/it/" target="_blank" rel="noopener">Depositphotos</a></em></p>
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<title>La “culture rot” invade il mondo del lavoro e fa strage di valori</title>
<link>https://www.eventi.news/la-culture-rot-invade-il-mondo-del-lavoro-e-fa-strage-di-valori</link>
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 15:30:10 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>“culture, rot”, invade, mondo, del, lavoro, strage, valori</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/18/culture-rot-mondo-lavoro/" title="La “culture rot” invade il mondo del lavoro e fa strage di valori" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_lavoro-scarso.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="lavoro scarso" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_lavoro-scarso.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_lavoro-scarso-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_lavoro-scarso-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_lavoro-scarso-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Tra i vari problemi che affliggono il mondo del lavoro c’è anche il livello sempre più superficiale del lavoro eseguito. Alcuni pensano che sia anche un problema di reward</em></p>
<p>Con il termine <strong>culture rot</strong> si intende un <strong>generale decadimento della cultura</strong> (letteralmente marciume). Ce ne accorgiamo scorrendo i social, ma c’è chi mette in allerta che questo sistema superficiale abbia già raggiunto il mondo del lavoro.</p>
<p>Conseguenze: <strong>superficialità</strong>, ma anche <strong>comunicazione interna inefficace</strong> (36%) e la sempre più <strong>difficile collaborazione tra team</strong> (24%), come rivela un’indagine di <strong>Robert Walters</strong> a livello mondiale. A quanto pare l’Italia non è da meno…</p>
<p>Culture rot si usa per indicare la <strong>percezione che la qualità della cultura</strong> (media, arte, intrattenimento, discorso pubblico) <strong>sta peggiorando o quantomeno diventando superficiale</strong>.</p>
<p>Siamo pieni di contenuti molto superficiali o ripetitivi sui social media e l’intrattenimento è sempre più di bassa qualità prodotto solo per attirare attenzione o clic. Va di pari passo la <strong>diminuzione del pensiero critico nel dibattito pubblico</strong>.</p>
<p>Una tendenza che ha già raggiunto anche il clima aziendale di molte realtà. “<em>Questa erosione culturale rappresenta una minaccia silenziosa per la competitività delle imprese italiane</em>” fa notare <strong>Walter Papotti</strong>, country director di <strong>Robert Walters</strong> <strong>Italia</strong> (azienda che si occupa di <strong>consulenza in ambito recruitment</strong>).</p>
<p>“<em>Quando il morale si abbassa e i valori si indeboliscono, l’impatto sulla produttività è inevitabile</em>“. Secondo il manager, il rischio non sarebbe un “<em>collasso improvviso, ma un progressivo disimpegno</em>“.</p>
<p>Insomma, è quasi scontato: il <strong>sistema di incentivi economici è inversamente collegato alla culture rot</strong>.</p>
<h2>Il sistema di incentivi in Italia</h2>
<p>In Italia, <strong>oltre 5 milioni di lavoratori percepiscono premi di produttività</strong>, ma la percezione dei professionisti racconta un quadro meno positivo. Il 49% considera oggi <strong>bonus e benefit insufficienti</strong>, mentre il 55% segnala una <strong>riduzione dei benefit</strong> nel corso del 2025 (fonte: Robert Walters).</p>
<p>Quando il <strong>riconoscimento economico non è percepito come adeguato</strong>, il rischio è un rapido calo del coinvolgimento dei dipendenti e una maggiore mobilità professionale.</p>
<p>E ancora <strong>Papotti</strong> commenta: “<em>Ridurre o eliminare i sistemi di reward, accelera il deterioramento della cultura aziendale. Quando le persone percepiscono che i propri sforzi non vengono valorizzati, il coinvolgimento cala rapidamente</em>” e la <strong>culture rot</strong> spalanca le porte.</p>
<p><em>Crediti immagine: <a href="https://depositphotos.com/it/" target="_blank" rel="noopener">Depositphotos</a></em></p>
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<title>A Massa&#45;Carrara il nuovo corso in Ingegneria delle Tecnologie Digitali</title>
<link>https://www.eventi.news/a-massa-carrara-il-nuovo-corso-in-ingegneria-delle-tecnologie-digitali</link>
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<description><![CDATA[ Nella provincia di Massa-Carrara è stato sottoscritto un nuovo accordo per il corso di laurea triennale in Ingegneria delle Tecnologie Digitali dell’Università di Pisa: investimento da 2 milioni di euro per gli ingegneri informatici Un nuovo tassello si aggiunge all’offerta formativa della provincia di Massa-Carrara. L’Università di Pisa attiverà a Carrara, a partire dall’anno accademico […]
L&#039;articolo A Massa-Carrara il nuovo corso in Ingegneria delle Tecnologie Digitali è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 15:30:10 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Massa-Carrara, nuovo, corso, Ingegneria, delle, Tecnologie, Digitali</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/18/massa-carrara-corso-ingegneria-tecnologie-digitali/" title="A Massa-Carrara il nuovo corso in Ingegneria delle Tecnologie Digitali" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/20260204-firma-accordo.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="A Massa Carrara il nuovo corso in Ingegneria delle Tecnologie Digitali" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/20260204-firma-accordo.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/20260204-firma-accordo-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/20260204-firma-accordo-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/20260204-firma-accordo-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Nella provincia di Massa-Carrara è stato sottoscritto un nuovo accordo per il corso di laurea triennale</em> <em>in Ingegneria delle Tecnologie Digitali dell’Università di Pisa: investimento da 2 milioni di euro per gli ingegneri informatici</em></p>
<p>Un nuovo tassello si aggiunge all’<strong>offerta formativa </strong>della provincia di <strong>Massa-Carrara</strong>. L’<a href="https://www.greenplanner.it/2025/07/28/universita-pisa-indirizzo-tecnologico-cartario/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Università di Pisa </strong></a>attiverà a Carrara, a partire dall’<strong>anno accademico 2026/2027</strong>, il corso di laurea triennale in <strong>Ingegneria delle Tecnologie Digitali</strong> (Digital Technologies Engineering), il primo nel suo genere nel territorio apuano.</p>
<p>Il progetto nasce con un obiettivo preciso: rispondere alla crescente richiesta di <strong>competenze ingegneristiche e digitali</strong> da parte del tessuto produttivo locale, sempre più orientato verso l’<a href="https://www.greenplanner.it/2026/01/16/luiss-politecnico-torino-formazione-innovazione/" target="_blank" rel="noopener"><strong>innovazione tecnologica</strong></a>.</p>
<p>Un’esigenza confermata dai dati <strong>del Sistema Informativo Excelsior</strong> che, analizzati dal suo Istituto di Studi e Ricerche, evidenziano come la <strong>difficoltà di reperimento</strong> di laureati in ingegneria elettronica e dell’informazione <strong>abbia raggiunto il 76%</strong>, rendendo di fatto introvabili tre candidati su quattro.</p>
<p>Analizzando il trend della domanda di laureati in ingegneria <strong>dal 2021 al 2025</strong>, emerge una richiesta da parte delle imprese locali che oscilla tra i <strong>250 e i 300 nuovi laureati l’anno </strong>(considerando gli indirizzi industriale, civile, elettronico e altri indirizzi ingegneristici).</p>
<h2>La nascita di un nuovo polo formativo</h2>
<p>Il corso trova spazio all’interno di un progetto di più ampio respiro di sviluppo territoriale, costruito grazie alla collaborazione tra enti locali, istituzioni e soggetti economici. In prima linea i <strong>comuni di Massa e Carrara</strong>, promotori di una visione condivisa che punta a rafforzare la formazione avanzata e a trattenere i giovani sul territorio.</p>
<p>L’iniziativa si fonda su un piano economico <strong>quinquennale da 2 milioni di euro</strong>. Tra i principali contributori figurano la <strong>Fondazione Marmo</strong>, con <strong>100mila euro annui</strong> e i <strong>comuni di Massa e Carrara</strong>, ciascuno con <strong>75mila euro all’anno</strong>.</p>
<p>A questi si aggiungono la <strong>Camera di Commercio della Toscana Nord-Ovest</strong>, la <strong>Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara</strong> e <strong>l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale</strong>, che contribuiranno con <strong>50mila euro annui ciascuno</strong>.</p>
<p>Le attività didattiche si svolgeranno presso la storica <strong>Villa Fabbricotti</strong>, nel <strong>Parco della Padula</strong>. Il comune di Carrara ha messo a disposizione la sede, facendosi carico anche degli interventi di adeguamento e della gestione degli spazi, con la possibilità di ampliare ulteriormente le strutture disponibili.</p>
<p>Il corso intende incontrare le esigenze dell’intera provincia, caratterizzata da una forte presenza di imprese nei <strong>settori della metalmeccanica, della nautica, della portualità e del lapideo</strong>.</p>
<p>Le aziende richiedono figure professionali in grado di padroneggiare <strong>tecnologie digitali avanzate e strumenti legati all’industria 4.0</strong>, competenze ormai imprescindibili nel 100% dei casi per gli indirizzi elettronici e industriali.</p>
<p>Accanto alle competenze tecniche, emergono anche alcune <strong>soft skill e abilità trasversali</strong>, relative alla capacità di lavorare in gruppo e al problem solving, fondamentali per quasi la totalità delle assunzioni previste.</p>
<p>Con l’avvio di questo nuovo percorso di studi, <strong>Carrara si candida a diventare un polo formativo d’eccellenza</strong>, capace di colmare il divario tra domanda e offerta di competenze e di offrire nuove opportunità ai giovani abitanti del territorio.</p>
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<title>Addio a Paul Ehrlich, il grande ecologo che ha calcolato l’impatto della specie umana sui sistemi naturali</title>
<link>https://www.eventi.news/addio-a-paul-ehrlich-il-grande-ecologo-che-ha-calcolato-limpatto-della-specie-umana-sui-sistemi-naturali</link>
<guid>https://www.eventi.news/addio-a-paul-ehrlich-il-grande-ecologo-che-ha-calcolato-limpatto-della-specie-umana-sui-sistemi-naturali</guid>
<description><![CDATA[ La scomparsa di Paul Ehrlich, nato nel 1932, uno dei maggiori ecologi a livello internazionale, ha luogo in un momento drammatico per il mondo intero, nel quale il buio della ragione sembra predominare e la straordinaria conoscenza scientifica del rapporto specie umana – natura, cui Ehrlich ha contribuito in maniera incredibile, viene sempre più osteggiata e negata da autocrazie, populismi e sovranismi, volutamente imbevuti di fake news e fake truths. Paul Ehrlich è stato un grande scienziato ma anche una straordinaria persona fortemente impegnata nella diffusione della conoscenza scientifica e nel modo in cui la sua divulgazione possa diventare una base fondamentale per far sì che le società umane siano più consapevoli dei propri impatti sull’ambiente e rispettose della straordinaria vita presente sulla Terra, più eque, più giuste, più parsimoniose, più sostenibili.
Ho avuto il grande piacere di curare le edizioni italiane di alcuni dei suoi oltre 40 volumi pubblicati e di invitarlo a Roma nel 2003 per una sua interessantissima conferenza sulla difesa della biodiversità sul nostro pianeta, che come WWF avevamo organizzato con il Comune di Roma. Alla mia richiesta di cosa desiderasse come supporto alla sua conferenza mi rispose “un microfono e un bicchiere d’acqua”. Un personaggio straordinario cui dobbiamo tantissimo rispetto a quanto sin qui la scienza ci ha fornito sullo stato della bellissima ricchezza della vita sulla Terra, dalla quale, come la stessa scienza ci dice chiaramente, deriviamo e proveniamo e senza la quale non possiamo vivere, non possiamo né respirare, né bere, né mangiare. È stato tra i primi a sottolineare il grande problema della crescita esponenziale della popolazione umana con il suo libro “The Population Bomb” pubblicato nel 1968, che ebbe una grande diffusione e trattava degli effetti di questa crescita sui sistemi naturali della Terra, affinando poi il concetto più globale dell’impatto umano sul pianeta con la pubblicazione nel 1971, insieme a un collega e grande esperto di problemi energetici, John Holdren, di un’importante lavoro sulla prestigiosa rivista scientifica “Science” nel quale ha, per la prima volta, presentato una equazione dell’impatto della popolazione umana sui sistemi naturali.
In tale equazione il calcolo dell’impatto della specie umana sui sistemi naturali, indicato con I, viene ritenuto equivalente al prodotto di tre grandezze: P che sta per popolazione e con la quale si intende il numero di esseri umani presenti sul pianeta, A che sta per affluence (tale termine viene tradotto frequentemente in italiano da alcuni autori come opulenza o disponibilità di beni e servizi, ma può essere tradotto come “affluenza”), con la quale si intende la quantità di beni materiali utilizzati da ciascun individuo nell’unità di tempo, T che sta per tecnologia e con la quale si intende una misura della qualità tecnica delle merci che può essere espressa come la quantità di agenti inquinanti correlati alla produzione ed al consumo di certe quantità di beni materiali nell’unità di tempo. L’equazione che ne risulta è la seguente: I = P x A x T. Questa equazione ha avuto il pregio di esprimere in maniera molto chiara la comprensione e la valutazione dell’impatto della specie umana sui sistemi naturali ed è stata oggetto di numerose successive riflessioni, ricerche e pubblicazioni.
Ho curato le edizioni italiane dei due volumi che Paul e Anne Ehrlich hanno dedicato a spiegare le conoscenze esistenti sulle quali si è basata l’equazione, con i titoli Un pianeta non basta (1991) e Per salvare il pianeta (1992) editi da Muzzio edizioni. Volumi chiarissimi, ricchi di informazioni sullo stato delle conoscenze che sin da allora la comunità scientifica aveva raccolto sul rapporto specie umana-natura e sulle soluzioni che il mondo politico, economico e sociale avrebbe dovuto intraprendere per migliorare la situazione. Inoltre nel 2005 ho curato l’edizione italiana di un altro volume dei coniugi Ehrlich, pubblicato in italiano con il titolo “Il cambio della ruota. Risorse, popolazione, cultura e potere” edito da Edizioni Ambiente. Nell’introduzione a questo volume, opportunamente intitolata “Ostaggi della hubris”, i coniugi Ehrlich scrivono: “Non è certo un segreto che la nostra civiltà sia di fronte a un grande pericolo ambientale, per quanto governi e media tentino di ignorarlo. Da anni e anni gli studiosi di ecologia mettono in guardia sull’interconnessione tra ciò che accade sempre più spesso all’ambiente, come la scomparsa di biodiversità vegetale e animale, i mutamenti climatici sempre più rapidi e la diffusione di sostanze chimiche tossiche sul pianeta; se non sapremo invertire queste tendenze la nostra civiltà potrebbe, semplicemente, sparire […] La nostra civiltà si sta globalizzando e deve, con sempre maggiore urgenza, sperimentare modi per riorganizzare le strutture sociali, anche se non c’è chi possa assicurarci che i tentativi saranno coronati da successo. Affrontare sovrappopolazione, consumi e distribuzione del potere non è facile: ma ogni giorno passato senza provarci chiude per sempre una porta dietro la quale c’era forse un futuro migliore, il cui suicidio ecologico avrebbe potuto essere sventato. Dobbiamo fare il possibile, oppure accettare l’inaccettabile. A noi la scelta.”
Paul Ehrlich ha lavorato sin dal 1959 alla prestigiosa Università di Stanford, una delle più quotate e famose università del mondo, dove dal 1966, è diventato professore di scienze biologiche e infine professore emerito. Ha fondato e presieduto il Center for Conservation Biology, un centro all’avanguardia nelle ricerche di biologia della conservazione e avviato nel 2005 la Millennium Alliance for Humanity and Biosphere per avviare un dibattito globale permanente sulle questioni etiche fondamentali relative alla condizione umana. Inoltre si è occupato della struttura e delle funzioni degli ecosistemi come garanzia per la fornitura di quei servizi fondamentali per il benessere umano che non sono tenuti in considerazione nei conti dei nostri classici meccanismi di contabilità nazionale. È stato un pioniere nella biologia della conservazione fondando il Center for Conservation Biology poi rinominato Center for Nature and Society, ed è stato tra gli studiosi più importanti nell’approfondire il concetto che oggi la Terra stia subendo una sesta estinzione di massa della vita sul pianeta, provocata paradossalmente dall’eccessivo impatto sulla provocato da noi stessi, mentre le cinque grandi estinzioni di massa che la scienza ha sin qui registrato nella storia degli ultimi 500 milioni di anni si sono tutte verificate per grandi cambiamenti dovuti alla combinazione di vari fenomeni naturali come drastici cambiamenti climatici, eruzioni vulcaniche massicce, variazione dei livelli dei mari, impatti di asteroidi, ecc. Il suo lascito è veramente immenso e dovrebbe esserci un mondo capace di raccoglierlo. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 04:00:11 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Addio, Paul, Ehrlich, grande, ecologo, che, calcolato, l’impatto, della, specie, umana, sui, sistemi, naturali</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/paul_ehrlich_wwf_italia.jpeg" alt=""></p><p>La scomparsa di <strong>Paul Ehrlich</strong>, nato nel 1932, uno dei maggiori ecologi a livello internazionale, ha luogo in un momento drammatico per il mondo intero, nel quale il buio della ragione sembra predominare e la straordinaria conoscenza scientifica del rapporto specie umana – natura, cui Ehrlich ha contribuito in maniera incredibile, viene sempre più osteggiata e negata da autocrazie, populismi e sovranismi, volutamente imbevuti di fake news e fake truths. Paul Ehrlich è stato un grande scienziato ma anche una straordinaria persona fortemente impegnata nella <strong>diffusione della conoscenza scientifica</strong> e nel modo in cui la sua divulgazione possa diventare una base fondamentale per far sì che le società umane siano più consapevoli dei propri impatti sull’ambiente e rispettose della straordinaria vita presente sulla Terra, più eque, più giuste, più parsimoniose, più sostenibili.</p>
<p>Ho avuto il grande piacere di curare le edizioni italiane di alcuni dei suoi oltre 40 volumi pubblicati e di invitarlo a Roma nel 2003 per una sua interessantissima conferenza sulla difesa della biodiversità sul nostro pianeta, che come WWF avevamo organizzato con il Comune di Roma. Alla mia richiesta di cosa desiderasse come supporto alla sua conferenza mi rispose “un microfono e un bicchiere d’acqua”. Un personaggio straordinario cui dobbiamo tantissimo rispetto a quanto sin qui la scienza ci ha fornito sullo stato della bellissima ricchezza della vita sulla Terra, dalla quale, come la stessa scienza ci dice chiaramente, deriviamo e proveniamo e senza la quale non possiamo vivere, non possiamo né respirare, né bere, né mangiare. È stato tra i primi a sottolineare il <strong>grande problema della crescita esponenziale della popolazione umana</strong> con il suo libro “The Population Bomb” pubblicato nel 1968, che ebbe una grande diffusione e trattava degli effetti di questa crescita sui sistemi naturali della Terra, affinando poi il concetto più globale dell’impatto umano sul pianeta con la pubblicazione nel 1971, insieme a un collega e grande esperto di problemi energetici, <strong>John Holdren</strong>, di un’importante lavoro sulla prestigiosa rivista scientifica “Science” nel quale ha, per la prima volta, presentato una <strong>equazione dell’impatto della popolazione umana sui sistemi naturali</strong>.</p>
<p>In tale equazione il calcolo dell’impatto della specie umana sui sistemi naturali, indicato con I, viene ritenuto equivalente al prodotto di tre grandezze: P che sta per popolazione e con la quale si intende il numero di esseri umani presenti sul pianeta, A che sta per <em>affluence </em>(tale termine viene tradotto frequentemente in italiano da alcuni autori come opulenza o disponibilità di beni e servizi, ma può essere tradotto come “affluenza”), con la quale si intende la quantità di beni materiali utilizzati da ciascun individuo nell’unità di tempo, T che sta per tecnologia e con la quale si intende una misura della qualità tecnica delle merci che può essere espressa come la quantità di agenti inquinanti correlati alla produzione ed al consumo di certe quantità di beni materiali nell’unità di tempo. L’equazione che ne risulta è la seguente: I = P x A x T. Questa equazione ha avuto il pregio di esprimere in maniera molto chiara la comprensione e la valutazione dell’impatto della specie umana sui sistemi naturali ed è stata oggetto di numerose successive riflessioni, ricerche e pubblicazioni.</p>
<p>Ho curato le edizioni italiane dei due volumi che Paul e Anne Ehrlich hanno dedicato a spiegare le conoscenze esistenti sulle quali si è basata l’equazione, con i titoli <em>Un pianeta non basta</em> (1991) e <em>Per salvare il pianeta</em> (1992) editi da Muzzio edizioni. Volumi chiarissimi, ricchi di informazioni sullo stato delle conoscenze che sin da allora la comunità scientifica aveva raccolto sul rapporto specie umana-natura e sulle soluzioni che il mondo politico, economico e sociale avrebbe dovuto intraprendere per migliorare la situazione. Inoltre nel 2005 ho curato l’edizione italiana di un altro volume dei coniugi Ehrlich, pubblicato in italiano con il titolo “Il cambio della ruota. Risorse, popolazione, cultura e potere” edito da Edizioni Ambiente. Nell’introduzione a questo volume, opportunamente intitolata “Ostaggi della hubris”, i coniugi Ehrlich scrivono: “Non è certo un segreto che la <strong>nostra civiltà sia di fronte a un grande pericolo ambientale</strong>, per quanto governi e media tentino di ignorarlo. Da anni e anni gli studiosi di ecologia mettono in guardia sull’interconnessione tra ciò che accade sempre più spesso all’ambiente, come la scomparsa di biodiversità vegetale e animale, i mutamenti climatici sempre più rapidi e la diffusione di sostanze chimiche tossiche sul pianeta; se non sapremo invertire queste tendenze la nostra civiltà potrebbe, semplicemente, sparire […] La nostra civiltà si sta globalizzando e deve, con sempre maggiore urgenza, sperimentare modi per riorganizzare le strutture sociali, anche se non c’è chi possa assicurarci che i tentativi saranno coronati da successo. Affrontare sovrappopolazione, consumi e distribuzione del potere non è facile: ma ogni giorno passato senza provarci chiude per sempre una porta dietro la quale c’era forse un futuro migliore, il cui suicidio ecologico avrebbe potuto essere sventato. Dobbiamo fare il possibile, oppure accettare l’inaccettabile. A noi la scelta.”</p>
<p>Paul Ehrlich ha lavorato sin dal 1959 alla prestigiosa Università di Stanford, una delle più quotate e famose università del mondo, dove dal 1966, è diventato professore di scienze biologiche e infine professore emerito. Ha fondato e presieduto il Center for Conservation Biology, un centro all’avanguardia nelle ricerche di biologia della conservazione e avviato nel 2005 la <a href="https://mahb.stanford.edu/">Millennium Alliance for Humanity and Biosphere</a> per avviare un dibattito globale permanente sulle questioni etiche fondamentali relative alla condizione umana. Inoltre si è occupato della struttura e delle funzioni degli ecosistemi come garanzia per la fornitura di quei servizi fondamentali per il benessere umano che non sono tenuti in considerazione nei conti dei nostri classici meccanismi di contabilità nazionale. È stato un pioniere nella biologia della conservazione fondando il Center for Conservation Biology poi rinominato Center for Nature and Society, ed è stato tra gli studiosi più importanti nell’approfondire il concetto che oggi la Terra stia subendo una sesta estinzione di massa della vita sul pianeta, provocata paradossalmente dall’eccessivo impatto sulla provocato da noi stessi, mentre le cinque grandi estinzioni di massa che la scienza ha sin qui registrato nella storia degli ultimi 500 milioni di anni si sono tutte verificate per grandi cambiamenti dovuti alla combinazione di vari fenomeni naturali come drastici cambiamenti climatici, eruzioni vulcaniche massicce, variazione dei livelli dei mari, impatti di asteroidi, ecc. Il suo lascito è veramente immenso e dovrebbe esserci un mondo capace di raccoglierlo.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Altro che la chiamata alle armi di Trump, le vere navi utili a Hormuz sono contro le mine e gli inquinamenti da petrolio</title>
<link>https://www.eventi.news/altro-che-la-chiamata-alle-armi-di-trump-le-vere-navi-utili-a-hormuz-sono-contro-le-mine-e-gli-inquinamenti-da-petrolio</link>
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<description><![CDATA[ Comunque la si voglia leggere, il blocco del transito delle navi ritenute non amiche dal governo di Teheran lungo lo Stretto di Hormuz è qualcosa di reale, incombente e che ha già creato pesanti ripercussioni sui mercanti finanziari del pianeta. Le economie occidentali e anche quelle dei Paesi in via di sviluppo non possono (ancora) fare a meno delle energie fossili, ne hanno un bisogno costante e massiccio; siamo, purtroppo, ancora lontani (tranne pochissime eccezioni) dal considerare l’energia ricavata da fonti rinnovabili sufficiente bastevole a soddisfare i bisogni energetici. Per queste ragioni di immediata percezione, non si può sostenere e nemmeno ipotizzare di poter tagliare ex abrupto oltre il 20% dei quantitativi energetici da prodotti fossili (petrolio e gas naturale) senza provocare le pesanti ripercussioni che sono sotto gli occhi di tutti.
La chiamata alle armi di Trump, per quanto ci è dato sapere, non ha raccolto molte adesioni e, sicuramenti il partner storico più importante, il Regno Unito, non sembra intenzionato a partecipare al rafforzamento dei pattugliamenti invocato dal presidente degli Usa. Sulla stessa posizione di diniego rimangono la Germania, la Francia e anche l’Italia che, in questo caso (forse l’unico) ha manifestato scarso entusiasmo ad accogliere la richiesta di inviare navi nel Golfo di Hormuz. 
Dicevamo dell’invio di navi a Hormuz, viene spontaneo chiedersi: per fare cosa? Secondo le dichiarazioni del presidente Trump, le navi dovrebbero pattugliare lo Stretto di Hormuz e scortare le petroliere e gasiere verso i terminal di carico, in modo da normalizzare il flusso di traffico commerciale nell’area. Peccato che, a quanto sembra, gli statunitensi (meglio sarebbe dire il loro Capo) non abbiano tenuto conto del fatto che la marina iraniana ha avuto tutto il tempo per minare quel tratto di mare prospiciente all’area di transito navale e, molto onestamente, il rischio di navigare in quelle acque è veramente elevato. 
L’Iran possiede mine in grado di detonare sia per contatto, sia per effetto magnetico (sentono la massa metallica dell’opera viva delle navi in transito) e sia per intercettazione di sorgenti rumorose generate dalle eliche e dai motori di bordo. Se di navi militari c’è bisogno nello Stretto di Hormuz, a nostro avviso, queste sono le unità “cacciamine” che, in un momento del genere, sarebbero un validissimo e grandissimo aiuto per ripristinare, con la necessaria in sicurezza, il transito navale in quelle acque infestate da ordigni esplosivi di ogni genere. 
Un’altra tipologia di navi che sarebbe assai utile inviare nel Golfo Persico, sempre a nostro avviso, sarebbero i supply vessel specializzati nella raccolta dei prodotti oleosi fuoriusciti dalle navi e dai terminal petrolchimici colpite durante le azioni di guerra. Uno degli effetti peggiori, devastante per gli ecosistemi delle acque del Mare Arabico, notoriamente ricche di biodiversità e di specie uniche, è rappresentato dalla massiccia presenza di greggio fuoriuscito a seguito di azioni di guerra e che nessuno ha pensato, finora, minimamente a rimuovere e contenerne l’espansione.
Queste sono le vere priorità oggi presenti nell’area del Golfo: le mine e gli inquinamenti da petrolio; fare finta che non ci siano equivale a negare l’esistenza dei fatti che accadono sotto gli occhi increduli e spaventati della maggior parte degli inquilini di questo pianeta.
Mentre concludiamo queste riflessioni di fatti che accadono in aree (apparentemente) lontane da noi, non possiamo esimerci dal richiamare i fatti che accadono dietro l’uscio di casa, nello Stretto di Sicilia e altrettanto importanti rispetto a quello che accade a Hormuz, almeno sotto il profilo della salvaguardia dell’ambiente marino: qualche istituzione, internazionale, comunitaria e nazionale, ha già predisposto un piano operativo per recuperare la gasiera russa, Arctic Metagaz, un gigante di 280 metri, andata a fuoco dopo essere stata colpita e abbandonata in mezzo al mare? Davvero qualcuno può pensare anche lontanamente che ce ne siamo dimenticati? Siamo qui, invece, pronti a ricordarlo erga omnes e a dare il nostro modesto contributo, qualora richiestoci. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 04:00:11 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/wikipedia_Strait_of_Hormuz_and_Musandam_Peninsula_MODIS_2018-12-10.jpg" alt=""></p><p><span>Comunque la si voglia leggere, il blocco del transito delle navi ritenute non amiche dal governo di Teheran lungo lo Stretto di Hormuz è qualcosa di reale, incombente e che ha già creato pesanti ripercussioni sui mercanti finanziari del pianeta. Le economie occidentali e anche quelle dei Paesi in via di sviluppo non possono (ancora) fare a meno delle energie fossili, ne hanno un bisogno costante e massiccio; siamo, purtroppo, ancora lontani (tranne pochissime eccezioni) dal considerare l’energia ricavata da fonti rinnovabili sufficiente bastevole a soddisfare i bisogni energetici. Per queste ragioni di immediata percezione, non si può sostenere e nemmeno ipotizzare di poter tagliare ex abrupto oltre il 20% dei quantitativi energetici da prodotti fossili (petrolio e gas naturale) senza provocare le pesanti ripercussioni che sono sotto gli occhi di tutti.</span></p>
<p><span>La chiamata alle armi di Trump, per quanto ci è dato sapere, non ha raccolto molte adesioni e, sicuramenti il partner storico più importante, il Regno Unito, non sembra intenzionato a partecipare al rafforzamento dei pattugliamenti invocato dal presidente degli Usa. Sulla stessa posizione di diniego rimangono la Germania, la Francia e anche l’Italia che, in questo caso (forse l’unico) ha manifestato scarso entusiasmo ad accogliere la richiesta di inviare navi nel Golfo di Hormuz. </span></p>
<p><span>Dicevamo dell’invio di navi a Hormuz, viene spontaneo chiedersi: per fare cosa? Secondo le dichiarazioni del presidente Trump, le navi dovrebbero pattugliare lo Stretto di Hormuz e scortare le petroliere e gasiere verso i terminal di carico, in modo da normalizzare il flusso di traffico commerciale nell’area. Peccato che, a quanto sembra, gli statunitensi (meglio sarebbe dire il loro Capo) non abbiano tenuto conto del fatto che la marina iraniana ha avuto tutto il tempo per minare quel tratto di mare prospiciente all’area di transito navale e, molto onestamente, il rischio di navigare in quelle acque è veramente elevato. </span></p>
<p><span>L’Iran possiede mine in grado di detonare sia per contatto, sia per effetto magnetico (sentono la massa metallica dell’opera viva delle navi in transito) e sia per intercettazione di sorgenti rumorose</span><span> generate dalle eliche e dai motori di bordo. Se di navi militari c’è bisogno nello Stretto di Hormuz, a nostro avviso, queste sono le unità “cacciamine” che, in un momento del genere, sarebbero un validissimo e grandissimo aiuto per ripristinare, con la necessaria in sicurezza, il transito navale in quelle acque infestate da ordigni esplosivi di ogni genere. </span></p>
<p><span>Un’altra tipologia di navi che sarebbe assai utile inviare nel Golfo Persico, sempre a nostro avviso, sarebbero i <span>supply vessel</span> specializzati nella raccolta dei prodotti oleosi fuoriusciti dalle navi e dai terminal petrolchimici colpite durante le azioni di guerra. Uno degli effetti peggiori, devastante per gli ecosistemi delle acque del Mare Arabico, notoriamente ricche di biodiversità e di specie uniche, è rappresentato dalla massiccia presenza di greggio fuoriuscito a seguito di azioni di guerra e che nessuno ha pensato, finora, minimamente a rimuovere e contenerne l’espansione.</span></p>
<p><span>Queste sono le vere priorità oggi presenti nell’area del Golfo: le mine e gli inquinamenti da petrolio; fare finta che non ci siano equivale a negare l’esistenza dei fatti che accadono sotto gli occhi increduli e spaventati della maggior parte degli inquilini di questo pianeta.</span></p>
<p><span>Mentre concludiamo queste riflessioni di fatti che accadono in aree (apparentemente) lontane da noi, non possiamo esimerci dal richiamare i fatti che accadono dietro l’uscio di casa, nello Stretto di Sicilia e altrettanto importanti rispetto a quello che accade a Hormuz, almeno sotto il profilo della salvaguardia dell’ambiente marino: qualche istituzione, internazionale, comunitaria e nazionale, ha già predisposto un piano operativo per recuperare la gasiera russa, Arctic Metagaz, un gigante di 280 metri, andata a fuoco dopo essere stata colpita e abbandonata in mezzo al mare? Davvero qualcuno può pensare anche lontanamente che ce ne siamo dimenticati? Siamo qui, invece, pronti a ricordarlo erga omnes e a dare il nostro modesto contributo, qualora richiestoci.</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Von der Leyen scrive ai leader Ue e accelera sulla revisione dell’Ets. La sospensione chiesta dall’Italia non passa</title>
<link>https://www.eventi.news/von-der-leyen-scrive-ai-leader-ue-e-accelera-sulla-revisione-dellets-la-sospensione-chiesta-dallitalia-non-passa</link>
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<description><![CDATA[ «Cari colleghi, il contesto del nostro incontro di questa settimana è ancora una volta caratterizzato da sconvolgimenti esterni di enorme portata che hanno un profondo impatto interno sull’Europa». Inizia così la lettera che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha spedito ai capi di Stato e di governo che giovedì e venerdì si riuniranno a Bruxelles per un Consiglio che inevitabilmente avrà al centro il conflitto che sta incendiando il Golfo persico e le ricadute sul fabbisogno energetico dei Paesi comunitari. «Ci siamo già trovati in situazioni simili: che si tratti dell’Ucraina, della pandemia o delle crisi energetiche. Ogni volta abbiamo reagito insieme con senso di urgenza, adottando le decisioni necessarie per mitigare i rischi per i nostri cittadini, per la nostra sicurezza e per la nostra competitività. Ritengo fondamentale che anche questa settimana diamo prova della stessa urgenza e unità».
Il richiamo all’unità non è casuale. A causa del blocco dello Stretto di Hormuz come mossa di ripercussione irachena seguita ai bombardamenti statunitensi e israeliani, l’Europa ha visto diminuire drasticamente gli approvvigionamenti di petrolio e gas, che nell’arco di pochi giorni sono diventati sempre più costosi. Di fronte a ciò, i Paesi europei si sono mossi in ordine sparso con le proposte più varie, con il primo ministro dell’Ungheria Viktor Orbán che ha chiesto di riaprire al greggio venduto dalla Russia e la premier italiana Giorgia Meloni che ha chiesto la sospensione del meccanismo di scambio delle quote di emissioni e tassazione del carbonio, il cosiddetto Ets (Emission trading system). Nella lettera inviata ieri, von del Leyen riconosce che la crisi in Medio Oriente è «un conflitto regionale con gravi ripercussioni geopolitiche e geoeconomiche per l’Europa», avverte che «dobbiamo prepararci ad affrontare ulteriori difficoltà qualora il conflitto dovesse protrarsi», ricorda che «l’aumento dei prezzi dei combustibili fossili sta già pesando sulla nostra economia» (dall’inizio del conflitto, l’Europa ha già speso 6 miliardi di euro in più per le importazioni di petrolio e gas), ma proprio alla luce di tutto ciò sottolinea che la strada che l’Ue deve seguire è quella di un progressivo abbandono dei combustibili fossili e di un cammino accelerato verso fonti di energia pulite e reti di trasmissione adeguate: «Accelerare l’integrazione dell’energia a basse emissioni di carbonio prodotta localmente nel nostro sistema energetico è uno dei modi più efficaci per ridurre l’impatto dei combustibili fossili sulla formazione dei prezzi. Non possiamo permetterci che enormi volumi di capacità rinnovabile economicamente vantaggiosa non raggiungano i consumatori a causa di reti inadeguate».
Ed è in tale contesto legato a combustibili fossili e rinnovabili, dipendenza e indipendenza energetica, controllo dei prezzi dell’elettricità, che la presidente della Commissione Ue parla dei «costi del carbonio» e del meccanismo di scambio di quote di emissioni: «L’Ets – scrive – rimane uno strumento collaudato per promuovere la trasformazione industriale. Dalla sua introduzione nel 2005, l’Europa ha ridotto il consumo di gas di 100 miliardi di metri cubi, contribuendo a proteggere i consumatori dai prezzi elevati del gas. L’Ets è basato sul mercato, tecnologicamente neutro e offre certezza agli investimenti a lungo termine, premiando al contempo chi agisce per primo. Sulla base del sistema Ets, le aziende di tutta Europa hanno preso decisioni di investimento per i prossimi decenni. Ora dobbiamo garantire che sia adeguato alle nuove realtà». Le nuove realtà non richiedono lo smantellamento di questo meccanismo, che tra l’altro rappresenta un indispensabile cardine all’interno del bilancio Ue 2028-2034, né si affrontano con la sospensione dell’Ets chiesta dal governo italiano (per restare tra le voci italiane, oggi in un’intervista al manifesto il premio Nobel Giorgio Parisi dice dell’Ets: «Potrebbe funzionare meglio se si sostituissero i crediti con regole più rigide e tetti alle emissioni. Ma oggi si vuole eliminare il sistema Ets per rimuovere i vincoli all’emissione di anidride carbonica. E questo sarebbe un passo indietro»).
Da Bruxelles si fa sentire anche la voce del commissario Ue al Clima Wopke Hoekstra, il quale dice che è «estremamente importante andare avanti con l’Ets, è uno strumento di enorme importanza per la nostra politica climatica ma, nell’attuale contesto, lo è altrettanto per ragioni di competitività e certamente di indipendenza» (e poi: «l’unica via d’uscita dalla situazione in cui ci troviamo attualmente è una maggiore indipendenza energetica: questo significa più investimenti nella rete, più energie rinnovabili, più nucleare, più stoccaggio»). E nella lettera ai capi di Stato e di governo che a breve si riuniranno a Bruxelles, von der Leyen scrive che la Commissione Ue adotterà a breve i parametri di riferimento dell’Ets, tenendo sì conto delle preoccupazioni espresse dalle industrie europee, ma senza sospendere un meccanismo che fin qui ha dato ottimi risultati. Una discussione sulle modifiche da apportare, invece, è all’ordine del giorno: «Stiamo accelerando i nostri lavori sulla prossima revisione dell’Ets, in particolare per definire un percorso di decarbonizzazione più realistico oltre il 2030», si legge nella lettera.
E sarà proprio ricorrendo a quanto realizzato grazie all’Ets che ora l’Ue darà vita a nuovi strumenti per la decarbonizzazione. Annuncia infatti von der Leyen che Bruxelles sta lavorando per «accelerare il sostegno alle industrie ad alta intensità energetica nel loro processo di modernizzazione e decarbonizzazione»: «In vista dell’istituzione della “Banca per la decarbonizzazione industriale”, la Commissione lavorerà a uno strumento ponte accelerato, finanziato dalle quote Ets, con particolare attenzione agli Stati membri a reddito più basso. Nel loro insieme, questo insieme di misure concrete può fornire un sostegno tangibile e tempestivo, pur rimanendo coerente con i nostri obiettivi climatici ed energetici a lungo termine». ]]></description>
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 04:00:10 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Von, der, Leyen, scrive, leader, accelera, sulla, revisione, dell’Ets., sospensione, chiesta, dall’Italia, non, passa</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Ursula%20von%20der%20Leyen.png" alt="" width="2386" height="1426" loading="lazy"></p><p>«Cari colleghi, il contesto del nostro incontro di questa settimana è ancora una volta caratterizzato da sconvolgimenti esterni di enorme portata che hanno un profondo impatto interno sull’Europa». Inizia così la lettera che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha spedito ai capi di Stato e di governo che giovedì e venerdì si riuniranno a Bruxelles per un Consiglio che inevitabilmente avrà al centro il conflitto che sta incendiando il Golfo persico e le ricadute sul fabbisogno energetico dei Paesi comunitari. «Ci siamo già trovati in situazioni simili: che si tratti dell’Ucraina, della pandemia o delle crisi energetiche. Ogni volta abbiamo reagito insieme con senso di urgenza, adottando le decisioni necessarie per mitigare i rischi per i nostri cittadini, per la nostra sicurezza e per la nostra competitività. Ritengo fondamentale che anche questa settimana diamo prova della stessa urgenza e unità».</p>
<p>Il richiamo all’unità non è casuale. A causa del blocco dello Stretto di Hormuz come mossa di ripercussione irachena seguita ai bombardamenti statunitensi e israeliani, l’Europa ha visto diminuire drasticamente gli approvvigionamenti di petrolio e gas, che nell’arco di pochi giorni sono diventati <a href="https://www.greenreport.it/news/approfondimenti/60577-il-petrolio-a-120-dollari-poi-cala-alla-notizia-che-il-g7-e-pronto-a-usare-le-riserve-strategiche-ma-la-tensione-resta-alta">sempre più costosi</a>. Di fronte a ciò, i Paesi europei si sono mossi in ordine sparso con le proposte più varie, con il primo ministro dell’Ungheria <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/03/14/orban-lue-non-puo-superare-la-crisi-senza-il-petrolio-russo_bcc61055-feaa-41da-a792-5080f4ef421b.html">Viktor Orbán</a> che ha chiesto di riaprire al greggio venduto dalla Russia e la premier italiana <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60622-crisi-energetica-meloni-vuole-sospendere-lets-e-rinnova-lalleanza-con-berlino-usata-contro-lo-stop-ai-motori-diesel-e-benzina">Giorgia Meloni</a> che ha chiesto la sospensione del meccanismo di scambio delle quote di emissioni e tassazione del carbonio, il cosiddetto Ets (Emission trading system). Nella lettera <a href="https://www.euractiv.com/content/uploads/sites/2/2026/03/EUCO_Competitiveness_Letter_UvdL_16_March_2026.pdf">inviata ieri</a>, von del Leyen riconosce che la crisi in Medio Oriente è «un conflitto regionale con gravi ripercussioni geopolitiche e geoeconomiche per l’Europa», avverte che «dobbiamo prepararci ad affrontare ulteriori difficoltà qualora il conflitto dovesse protrarsi», ricorda che «l’aumento dei prezzi dei combustibili fossili sta già pesando sulla nostra economia» (dall’inizio del conflitto, l’Europa ha già speso 6 miliardi di euro in più per le importazioni di petrolio e gas), ma proprio alla luce di tutto ciò sottolinea che la strada che l’Ue deve seguire è quella di un progressivo abbandono dei combustibili fossili e di un cammino accelerato verso fonti di energia pulite e reti di trasmissione adeguate: «Accelerare l’integrazione dell’energia a basse emissioni di carbonio prodotta localmente nel nostro sistema energetico è uno dei modi più efficaci per ridurre l’impatto dei combustibili fossili sulla formazione dei prezzi. Non possiamo permetterci che enormi volumi di capacità rinnovabile economicamente vantaggiosa non raggiungano i consumatori a causa di reti inadeguate».</p>
<p>Ed è in tale contesto legato a combustibili fossili e rinnovabili, dipendenza e indipendenza energetica, controllo dei prezzi dell’elettricità, che la presidente della Commissione Ue parla dei «costi del carbonio» e del meccanismo di scambio di quote di emissioni: «L’Ets – scrive – rimane uno strumento collaudato per promuovere la trasformazione industriale. Dalla sua introduzione nel 2005, l’Europa ha ridotto il consumo di gas di 100 miliardi di metri cubi, contribuendo a proteggere i consumatori dai prezzi elevati del gas. L’Ets è basato sul mercato, tecnologicamente neutro e offre certezza agli investimenti a lungo termine, premiando al contempo chi agisce per primo. Sulla base del sistema Ets, le aziende di tutta Europa hanno preso decisioni di investimento per i prossimi decenni. Ora dobbiamo garantire che sia adeguato alle nuove realtà». Le nuove realtà non richiedono lo smantellamento di questo meccanismo, che tra l’altro rappresenta un indispensabile cardine all’interno del <a href="https://www.greenreport.it/news/crisi-climatica-e-adattamento/60517-bilancio-ue-2028-2034-le-raccomandazioni-degli-ambientalisti-per-una-transizione-equa-solidale-e-globale">bilancio Ue 2028-2034</a>, né si affrontano con la sospensione dell’Ets chiesta dal governo italiano (per restare tra le voci italiane, oggi in <a href="https://ilmanifesto.it/giorgio-parisi-rimuovere-i-vincoli-ue-sullanidride-carbonica-sarebbe-uno-sbaglio">un’intervista al manifesto</a> il premio Nobel Giorgio Parisi dice dell’Ets: «Potrebbe funzionare meglio se si sostituissero i crediti con regole più rigide e tetti alle emissioni. Ma oggi si vuole eliminare il sistema Ets per rimuovere i vincoli all’emissione di anidride carbonica. E questo sarebbe un passo indietro»).</p>
<p>Da Bruxelles si fa sentire anche la voce del commissario Ue al Clima <a href="https://www.ansa.it/ansa2030/notizie/lavoro_formazione/2026/03/17/hoekstra-ets-essenziale-per-competitivita-e-indipendenza-ue_2475f5d8-108c-418f-b50e-19571ea2922a.html">Wopke Hoekstra</a>, il quale dice che è «estremamente importante andare avanti con l’Ets, è uno strumento di enorme importanza per la nostra politica climatica ma, nell’attuale contesto, lo è altrettanto per ragioni di competitività e certamente di indipendenza» (e poi: «l’unica via d’uscita dalla situazione in cui ci troviamo attualmente è una maggiore indipendenza energetica: questo significa più investimenti nella rete, più energie rinnovabili, più nucleare, più stoccaggio»). E nella lettera ai capi di Stato e di governo che a breve si riuniranno a Bruxelles, von der Leyen scrive che la Commissione Ue adotterà a breve i parametri di riferimento dell’Ets, tenendo sì conto delle preoccupazioni espresse dalle industrie europee, ma senza sospendere un meccanismo che fin qui ha dato ottimi risultati. Una discussione sulle modifiche da apportare, invece, è all’ordine del giorno: «Stiamo accelerando i nostri lavori sulla prossima revisione dell’Ets, in particolare per definire un percorso di decarbonizzazione più realistico oltre il 2030», si legge nella lettera.</p>
<p>E sarà proprio ricorrendo a quanto realizzato grazie all’Ets che ora l’Ue darà vita a nuovi strumenti per la decarbonizzazione. Annuncia infatti von der Leyen che Bruxelles sta lavorando per «accelerare il sostegno alle industrie ad alta intensità energetica nel loro processo di modernizzazione e decarbonizzazione»: «In vista dell’istituzione della “Banca per la decarbonizzazione industriale”, la Commissione lavorerà a uno strumento ponte accelerato, finanziato dalle quote Ets, con particolare attenzione agli Stati membri a reddito più basso. Nel loro insieme, questo insieme di misure concrete può fornire un sostegno tangibile e tempestivo, pur rimanendo coerente con i nostri obiettivi climatici ed energetici a lungo termine».</p>]]> </content:encoded>
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<title>Guerra in Iran, nell’Ue i costi dei consumi dei veicoli a benzina e diesel saliranno cinque volte più di quelli delle auto elettriche</title>
<link>https://www.eventi.news/guerra-in-iran-nellue-i-costi-dei-consumi-dei-veicoli-a-benzina-e-diesel-saliranno-cinque-volte-piu-di-quelli-delle-auto-elettriche</link>
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<description><![CDATA[ I conducenti di auto a benzina subiranno un impatto economico notevolmente maggiore a causa degli aumenti dei prezzi del petrolio legati al conflitto in Iran, rispetto a chi guida veicoli elettrici. Con i prezzi del petrolio oltre i 100 dollari al barile, il costo aggiuntivo per il rifornimento di un veicolo a benzina, nell’Ue, è stimato essere cinque volte superiore rispetto al costo extra per la ricarica di un’auto elettrica. Ecco quanto emerge dalla nuova analisi di Transport &amp; Environment (T&amp;E), la principale organizzazione europea per la decarbonizzazione dei trasporti.
Proprio i veicoli elettrici saranno in cima all’agenda della riunione odierna dei ministri dell’Ambiente dell’Ue a Bruxelles. Il dibattito si concentrerà sulla proposta della Commissione europea, presentata lo scorso dicembre all’interno del Pacchetto per il settore automobilistico, di indebolire i target climatici per le nuove autovetture e furgoni, riducendo l’obiettivo di abbattimento delle emissioni di CO₂ al 2035 dal 100% al 90%.
L’argomento è di strettissima attualità anche perché dopo l’avvio dei bombardamenti statunitensi e israeliani sull’Iran e il blocco dello Stretto di Hormuz messo in atto da Teheran come forma di ripercussione, il carburante sta facendo registrare aumenti che potrebbero costare fino a 3,80 euro ogni 100 Km. Anche questo dato emerge dal nuovo studio realizzato da T&amp;E. L’organizzazione ha analizzato il possibile impatto del conflitto in Iran sui prezzi dei carburanti nell’Ue e ha rilevato che, in media, il rifornimento di un’auto a benzina costerebbe 14,20 € per 100 km, con un aumento appunto di 3,80 euro. Per la ricarica di un veicolo elettrico, il costo medio si attesterebbe a 6,50 euro ogni 100 km, un incremento di 0,70 euro dovuto all’aumento dei prezzi dell’elettricità a causa del gas più caro. L’analisi di T&amp;E presuppone che i prezzi medi della benzina alla pompa rimangano alti, a livelli intorno a 2 euro al litro, come accaduto l’ultima volta con la crisi energetica del 2022, quando i prezzi del petrolio si sono mantenuti intorno a 100 $/barile. In media, ciò significa un aumento del 24% per i prezzi della benzina rispetto alla media Ue del 2025. L’impatto sarebbe ancora più significativo per le auto aziendali, che percorrono più chilometri: si prevede un aumento di 89 euro al mese per ogni auto aziendale a benzina. Al contrario, il costo aggiuntivo mensile per la ricarica delle auto aziendali elettriche sarebbe di soli 16 euro.
Spiega Andrea Boraschi, direttore T&amp;E Italia: «I conducenti di auto a benzina subiscono pesanti aumenti ogni volta che si verifica uno shock petrolifero. Le auto elettriche sono la migliore garanzia che ciò non accada più. Tuttavia, Merz e Meloni vogliono rallentare la transizione, prolungando così la nostra dipendenza dal petrolio. In un mondo in cui tensioni geopolitiche come quelle tra Stati Uniti e Iran possono far salire rapidamente il prezzo del petrolio, dipendere dal vento e dal sole, anziché dalle fonti fossili, è l’unica soluzione sicura».
L’analisi rileva anche che nel 2025 l’Ue ha importato 1 miliardo di barili di petrolio destinato alle auto, per un costo di 67 miliardi di euro. Nello stesso periodo, gli 8 milioni di veicoli elettrici che già circolano sulle strade europee hanno generato un risparmio aggiuntivo di 46 milioni di barili di petrolio nello stesso periodo, pari a un valore di 2,9 miliardi di euro.
Nel suo Pacchetto automobilistico presentato lo scorso dicembre, la Commissione europea ha proposto di indebolire gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 per le nuove auto e di fissare obiettivi di elettrificazione per le flotte delle grandi aziende. L&#039;industria automobilistica e alcuni leader dell’Ue che già hanno fatto ingranare una retromarcia a livello comunitario, tra cui il cancelliere tedesco Friedrich Merz e la premier italiana Giorgia Meloni, auspicano un ulteriore indebolimento degli standard di CO2 e si oppongono agli obiettivi sulle flotte. Questo indebolimento ritarderebbe l&#039;adozione dei veicoli elettrici in Europa, prolungando la dipendenza dal petrolio. Al contrario, l&#039;analisi di T&amp;E mostra che aumentare l’ambizione del Pacchetto automobilistico incrementerebbe la diffusione dei veicoli elettrici, riducendo le importazioni di petrolio di 45 miliardi di euro tra il 2026 e il 2035 rispetto alla proposta della Commissione.
Oggi i ministri dell&#039;Ambiente discuteranno la proposta della Commissione europea di allentare gli obiettivi di CO2 per il 2030 e il 2035 per i carmaker. T&amp;E ha esortato i ministri a difendere i cittadini dagli aumenti dei costi del carburante, mantenendo lo stimolo ai produttori affinché aumentino l’offerta di veicoli elettrici. Un recente report di T&amp;E ha rilevato che nel 2025 il prezzo medio di un’auto elettrica nell’UE è sensibilmente diminuito, per la prima volta dal 2020, proprio grazie all’arrivo sul mercato di modelli più economici da parte delle case auto, stimolate dagli obiettivi climatici europei a vendere più zero emission.
T&amp;E ha anche affermato che i legislatori dovrebbero aumentare l’ambizione della proposta della Commissione per decarbonizzare le flotte di veicoli delle grandi aziende. Gli attuali obiettivi proposti sono in linea con la tendenza del mercato e non rappresenterebbero uno stimolo ulteriore per le aziende per elettrificare le loro flotte più velocemente. Le flotte aziendali sono la fonte principale di veicoli per il mercato dell&#039;usato. Aumentare l’ambizione degli obiettivi proposti per le flotte potrebbe immettere sul mercato dell’usato 3,6 milioni di veicoli elettrici usati aggiuntivi entro il 2035, garantendo così risparmi energetici anche agli acquirenti di auto di seconda mano.
Sottolinea ancora Boraschi: «I legislatori hanno il potere di accelerare la diffusione dei veicoli elettrici e di proteggere un numero maggiore di cittadini dagli aumenti dei prezzi del petrolio. Gli standard di CO₂ per le auto richiedono ai produttori di offrire sempre più veicoli elettrici accessibili al mercato di massa. Una legge ambiziosa sulle flotte aziendali elettriche, inoltre, accelererà l’elettrificazione e garantirà la disponibilità di auto elettriche economiche anche per chi acquista veicoli usati». ]]></description>
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 04:00:09 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Guerra, Iran, nell’Ue, costi, dei, consumi, dei, veicoli, benzina, diesel, saliranno, cinque, volte, più, quelli, delle, auto, elettriche</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/auto%20elettriche%20rapporto%20iea%20maggio%202025.jpg" alt="" width="1479" height="803" loading="lazy"></p><p>I conducenti di auto a benzina subiranno un impatto economico notevolmente maggiore a causa degli aumenti dei prezzi del petrolio legati al conflitto in Iran, rispetto a chi guida veicoli elettrici. Con i prezzi del petrolio oltre i 100 dollari al barile, il costo aggiuntivo per il rifornimento di un veicolo a benzina, nell’Ue, è stimato essere cinque volte superiore rispetto al costo extra per la ricarica di un’auto elettrica. Ecco quanto emerge dalla <a href="https://www.transportenvironment.org/articles/iran-conflict-set-to-hit-petrol-drivers-five-times-more-than-evs-analysis-n">nuova analisi di Transport & Environment</a> (T&E), la principale organizzazione europea per la decarbonizzazione dei trasporti.</p>
<p>Proprio i veicoli elettrici saranno <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/meetings/env/2026/03/17/">in cima all’agenda</a> della riunione odierna dei ministri dell’Ambiente dell’Ue a Bruxelles. Il dibattito si concentrerà sulla proposta della Commissione europea, presentata lo scorso dicembre all’interno del Pacchetto per il settore automobilistico, di indebolire i target climatici per le nuove autovetture e furgoni, riducendo l’obiettivo di abbattimento delle emissioni di CO₂ al 2035 dal 100% al 90%.</p>
<p>L’argomento è di strettissima attualità anche perché dopo l’avvio dei bombardamenti statunitensi e israeliani sull’Iran e il blocco dello Stretto di Hormuz messo in atto da Teheran come forma di ripercussione, il carburante sta facendo registrare aumenti che potrebbero costare fino a 3,80 euro ogni 100 Km. Anche questo dato emerge dal nuovo studio realizzato da T&E. L’organizzazione ha analizzato il possibile impatto del conflitto in Iran sui prezzi dei carburanti nell’Ue e ha rilevato che, in media, il rifornimento di un’auto a benzina costerebbe 14,20 € per 100 km, con un aumento appunto di 3,80 euro. Per la ricarica di un veicolo elettrico, il costo medio si attesterebbe a 6,50 euro ogni 100 km, un incremento di 0,70 euro dovuto all’aumento dei prezzi dell’elettricità a causa del gas più caro. L’analisi di T&E presuppone che i prezzi medi della benzina alla pompa rimangano alti, a livelli intorno a 2 euro al litro, come accaduto l’ultima volta con la crisi energetica del 2022, quando i prezzi del petrolio si sono mantenuti intorno a 100 $/barile. In media, ciò significa un aumento del 24% per i prezzi della benzina rispetto alla media Ue del 2025. L’impatto sarebbe ancora più significativo per le auto aziendali, che percorrono più chilometri: si prevede un aumento di 89 euro al mese per ogni auto aziendale a benzina. Al contrario, il costo aggiuntivo mensile per la ricarica delle auto aziendali elettriche sarebbe di soli 16 euro.</p>
<p>Spiega Andrea Boraschi, direttore T&E Italia: «I conducenti di auto a benzina subiscono pesanti aumenti ogni volta che si verifica uno shock petrolifero. Le auto elettriche sono la migliore garanzia che ciò non accada più. Tuttavia, Merz e Meloni vogliono rallentare la transizione, prolungando così la nostra dipendenza dal petrolio. In un mondo in cui tensioni geopolitiche come quelle tra Stati Uniti e Iran possono far salire rapidamente il prezzo del petrolio, dipendere dal vento e dal sole, anziché dalle fonti fossili, è l’unica soluzione sicura».</p>
<p>L’analisi rileva anche che nel 2025 l’Ue ha importato 1 miliardo di barili di petrolio destinato alle auto, per un costo di 67 miliardi di euro. Nello stesso periodo, gli 8 milioni di veicoli elettrici che già circolano sulle strade europee hanno generato un risparmio aggiuntivo di 46 milioni di barili di petrolio nello stesso periodo, pari a un valore di 2,9 miliardi di euro.</p>
<p>Nel suo Pacchetto automobilistico presentato lo scorso dicembre, la Commissione europea ha proposto di indebolire gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 per le nuove auto e di fissare obiettivi di elettrificazione per le flotte delle grandi aziende. L'industria automobilistica e alcuni leader dell’Ue che <a href="https://www.greenreport.it/news/trasporti-e-infrastrutture/59233-auto-lue-ingrana-la-retromarcia-cancellato-lo-stop-alla-vendita-di-auto-con-motori-a-benzina-e-diesel-dal-2035?_gl=1*1nvzvoz*_up*MQ..*_ga*MjAzMDgxNzAxMi4xNzczNzQ1ODYy*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzM3NDU4NjIkbzEkZzAkdDE3NzM3NDU4NjIkajYwJGwwJGg1MTI2NDc2MDk.">già hanno fatto ingranare una retromarcia a livello comunitario</a>, tra cui il cancelliere tedesco Friedrich Merz e la premier italiana Giorgia Meloni, auspicano un ulteriore indebolimento degli standard di CO2 e si oppongono agli obiettivi sulle flotte. Questo indebolimento ritarderebbe l'adozione dei veicoli elettrici in Europa, prolungando la dipendenza dal petrolio. Al contrario, l'analisi di T&E mostra che aumentare l’ambizione del Pacchetto automobilistico incrementerebbe la diffusione dei veicoli elettrici, riducendo le importazioni di petrolio di 45 miliardi di euro tra il 2026 e il 2035 rispetto alla proposta della Commissione.</p>
<p>Oggi i ministri dell'Ambiente discuteranno la proposta della Commissione europea di allentare gli obiettivi di CO2 per il 2030 e il 2035 per i carmaker. T&E ha esortato i ministri a difendere i cittadini dagli aumenti dei costi del carburante, mantenendo lo stimolo ai produttori affinché aumentino l’offerta di veicoli elettrici. Un <a href="https://www.transportenvironment.org/articles/electric-car-average-price-falls-by-eur1-800-as-carmakers-release-affordable-models-to-meet-eu-target-analysis">recente report</a> di T&E ha rilevato che nel 2025 il prezzo medio di un’auto elettrica nell’UE è sensibilmente diminuito, per la prima volta dal 2020, proprio grazie all’arrivo sul mercato di modelli più economici da parte delle case auto, stimolate dagli obiettivi climatici europei a vendere più zero emission.</p>
<p>T&E ha anche affermato che i legislatori dovrebbero aumentare l’ambizione della proposta della Commissione per decarbonizzare le flotte di veicoli delle grandi aziende. Gli attuali obiettivi proposti sono in linea con la tendenza del mercato e non rappresenterebbero uno stimolo ulteriore per le aziende per elettrificare le loro flotte più velocemente. Le flotte aziendali sono la fonte principale di veicoli per il mercato dell'usato. Aumentare l’ambizione degli obiettivi proposti per le flotte potrebbe immettere sul mercato dell’usato <a href="https://www.transportenvironment.org/articles/eu-regulation-on-clean-corporate-vehicles">3,6 milioni di veicoli elettrici usati aggiuntivi</a> entro il 2035, garantendo così risparmi energetici anche agli acquirenti di auto di seconda mano.</p>
<p>Sottolinea ancora Boraschi: «I legislatori hanno il potere di accelerare la diffusione dei veicoli elettrici e di proteggere un numero maggiore di cittadini dagli aumenti dei prezzi del petrolio. Gli standard di CO₂ per le auto richiedono ai produttori di offrire sempre più veicoli elettrici accessibili al mercato di massa. Una legge ambiziosa sulle flotte aziendali elettriche, inoltre, accelererà l’elettrificazione e garantirà la disponibilità di auto elettriche economiche anche per chi acquista veicoli usati».</p>]]> </content:encoded>
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<title>L’Italia ha usato solo il 9% dei 18 miliardi derivanti dalle aste Ets per spese legate alla lotta ai cambiamenti climatici</title>
<link>https://www.eventi.news/litalia-ha-usato-solo-il-9-dei-18-miliardi-derivanti-dalle-aste-ets-per-spese-legate-alla-lotta-ai-cambiamenti-climatici</link>
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<description><![CDATA[ Il think tank italiano per il clima Ecco ha realizzato uno studio riguardante un aspetto specifico dell’Eu Ets (European union Emission trading system), ovvero quanti sono e come vengono usati in Italia i proventi di questo sistema europeo di scambio delle quote di emissione di CO₂. Ebbene, il primo dato che emerge con evidenza è che dalle rendicontazioni pubbliche presentate alla Commissione europea risulta che tra il 2012 e il 2024 le aste Ets hanno generato 18,2 miliardi di euro di entrate e però, stando alle sole rendicontazioni disponibili, viene fuori che solo 1,6 miliardi di euro, pari a circa il 9% dei proventi complessivi, sono stati spesi in misure legate alla lotta ai cambiamenti climatici, «ben al di sotto delle previsioni di spesa attualmente previste ex legem del 50% dei proventi». Inoltre, solo il 42% dei proventi generati nel biennio 2012-13 (primi anni di messa all’asta delle quote Ee Ets) sono stati effettivamente spesi ad oggi, ovvero a dodici anni di distanza. Ultimo ma non ultimo, dei 3,6 miliardi di euro utilizzati per misure emergenziali volte alla riduzione dei costi delle bollette tra il 2021 e il 2022 e che, sulla base delle norme, sarebbero derivati dall’uso dei proventi d’asta non è possibile ricostruire il quadro effettivo della spesa dalle rendicontazioni, e ciò evidenzia sia complessità amministrative che criticità nella pianificazione della spesa pubblica.
L’analisi mostra una serie lacune in termini di soprattutto di pianificazione della spesa di breve e medio periodo per i fini previsti dalla direttiva, ad esempio politiche per la promozione dell’efficienza energetica o delle rinnovabili, ma anche di tracciabilità della spesa dei proventi sia in termini di volumi che di destinazioni d’uso.

Scrivono gli esperti di Ecco riguardo il meccanismo Ets che peraltro la premier Meloni vorrebbe sospendere (richiesta che al momento non ha fatto breccia né tra i paesi partner né a Bruxelles) e su come sono stati utilizzati i ricavi derivanti da esso: «Negli ultimi anni una parte di queste risorse è stata utilizzata per affrontare l’emergenza energetica. Tra il 2021 e il 2022, almeno 3,6 miliardi di euro derivanti dalle aste Ets dovrebbero essere stati impiegati per misure temporanee di contenimento dei costi delle bollette, tuttavia dalle rendicontazioni ufficiali non è possibile tracciare questa spesa.  La Direttiva Ets prevede infatti strumenti che consentono di intervenire concretamente per ridurre i costi delle bollette di famiglie e imprese, senza tuttavia comprometterne la finalità principale: favorire il progressivo abbandono della dipendenza dai combustibili fossili. Questa dipendenza, oltre a essere responsabile delle emissioni di gas serra, rappresenta infatti una delle principali cause degli elevati costi energetici dell’Unione».
Nello studio dedicati alle aste dell’Ets in Italia, in cui non a caso nella titolazione si fa riferimento ai concetti di «trasparenza e tracciabilità» dei ricavi, viene anche ricordato che la direttiva Ets consente agli Stati membri di utilizzare fino al 25% dei proventi delle aste per compensare i costi indiretti sostenuti dalle imprese energivore esposte alla concorrenza internazionale e viene poi sottolineato che nonostante l’aumento dei costi energetici negli ultimi anni, l’Italia ha destinato a queste compensazioni in media il 5,6% dei proventi dal 2020, contro il 26% della Germania e il 38% della Francia.
Esiste quindi un ampio margine di manovra per utilizzare in modo più efficace i proventi delle aste Ets, sottolineano i ricercatori del think tank Ecco precisando che queste risorse potrebbero contribuire a ridurre il peso degli oneri presenti nelle bollette elettriche di famiglie e imprese, sostenere i settori energivori e accompagnare la transizione energetica, attraverso misure pienamente compatibili con il quadro europeo. Il problema è però come l’Italia sta mettendo – e non mettendo – in pratica queste possibilità offerte dal meccanismo comunitario. «La direttiva vigente prevede la possibilità esplicita di utilizzo dei proventi per sostegno alle famiglie a basso reddito e modernizzare i loro sistemi di riscaldamento, ancora una volta confermando il suo fine redistributivo e prevedendo che il 100% dei proventi d’asta siano impiegati. L’Italia, tuttavia, nella sua trasposizione nazionale vincola il 50% dell’uso dei proventi al fondo di ammortamento dei titoli di Stato, riducendo, nei fatti, le possibilità di azione.
La questione è tutt’altro che di poco conto, considerando tra l’altro che tra il 2025 e il 2030, si stimano proventi dall’Eu Ets tra i 27 e i 33 miliardi di euro e che, come scrivono gli esperti di Ecco, «questi proventi potrebbero dare un contributo significativo nel finanziamento delle politiche del clima e supportare le imprese e i cittadini nell’abbandono dell’utilizzo dei combustibili fossili, emancipandosi dalla volatilità dei prezzi di queste fonti, che mina la competitività delle imprese e l’equilibrio delle nostre società». Per un Paese a ridotto spazio fiscale come l’Italia, viene sottolineato, «il completo, efficiente ed efficace utilizzo dei proventi delle aste derivanti dall’Eu Ets, rappresenta un elemento fondamentale della strategia di finanziamento per la transizione». ]]></description>
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 04:00:08 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>L’Italia, usato, solo, dei, miliardi, derivanti, dalle, aste, Ets, per, spese, legate, alla, lotta, cambiamenti, climatici</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/ecco_fondi_ets.jpg" alt=""></p><p>Il think tank italiano per il clima Ecco ha realizzato <a href="https://eccoclimate.org/wp-content/uploads/2026/03/ASTE-EU-ETS-IN-ITALIA-Trasparenza-e-tracciabilita_marzo26.pdf">uno studio</a> riguardante un aspetto specifico dell’Eu Ets (European union Emission trading system), ovvero quanti sono e come vengono usati in Italia i proventi di questo sistema europeo di scambio delle quote di emissione di CO₂. Ebbene, il primo dato che emerge con evidenza è che dalle rendicontazioni pubbliche presentate alla Commissione europea risulta che tra il 2012 e il 2024 le aste Ets hanno generato 18,2 miliardi di euro di entrate e però, stando alle sole rendicontazioni disponibili, viene fuori che solo 1,6 miliardi di euro, pari a circa il 9% dei proventi complessivi, sono stati spesi in misure legate alla lotta ai cambiamenti climatici, «ben al di sotto delle previsioni di spesa attualmente previste <em>ex legem</em> del 50% dei proventi». Inoltre, solo il 42% dei proventi generati nel biennio 2012-13 (primi anni di messa all’asta delle quote Ee Ets) sono stati effettivamente spesi ad oggi, ovvero a dodici anni di distanza. Ultimo ma non ultimo, dei 3,6 miliardi di euro utilizzati per misure emergenziali volte alla riduzione dei costi delle bollette tra il 2021 e il 2022 e che, sulla base delle norme, sarebbero derivati dall’uso dei proventi d’asta non è possibile ricostruire il quadro effettivo della spesa dalle rendicontazioni, e ciò evidenzia sia complessità amministrative che criticità nella pianificazione della spesa pubblica.</p>
<p>L’analisi mostra una serie lacune in termini di soprattutto di pianificazione della spesa di breve e medio periodo per i fini previsti dalla direttiva, ad esempio politiche per la promozione dell’efficienza energetica o delle rinnovabili, ma anche di tracciabilità della spesa dei proventi sia in termini di volumi che di destinazioni d’uso.</p>
<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/spesa_ets_italia.jpg" alt="spesa ets italia"></p>
<p>Scrivono gli esperti di Ecco riguardo il meccanismo Ets che peraltro la premier Meloni <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60622-crisi-energetica-meloni-vuole-sospendere-lets-e-rinnova-lalleanza-con-berlino-usata-contro-lo-stop-ai-motori-diesel-e-benzina?_gl=1*63e0su*_up*MQ..*_ga*MTgyMTEzOTI3Mi4xNzczNzM4MTM3*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzM3NDQ4MTEkbzMkZzEkdDE3NzM3NDcwMDIkajU3JGwwJGgxOTk4NzY2NDU4">vorrebbe sospendere</a> (richiesta che al momento <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60722-von-der-leyen-scrive-ai-leader-ue-e-accelera-sulla-revisione-dellets-la-sospensione-chiesta-dallitalia-non-passa?_gl=1*1krg3nc*_up*MQ..*_ga*MTgyMTEzOTI3Mi4xNzczNzM4MTM3*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzM3NDQ4MTEkbzMkZzEkdDE3NzM3NDY5OTkkajYwJGwwJGgxOTk4NzY2NDU4">non ha fatto breccia</a> né tra i paesi partner né a Bruxelles) e su come sono stati utilizzati i ricavi derivanti da esso: «Negli ultimi anni una parte di queste risorse è stata utilizzata per affrontare l’emergenza energetica. Tra il 2021 e il 2022, almeno 3,6 miliardi di euro derivanti dalle aste Ets dovrebbero essere stati impiegati per misure temporanee di contenimento dei costi delle bollette, tuttavia dalle rendicontazioni ufficiali non è possibile tracciare questa spesa.  La Direttiva Ets prevede infatti strumenti che consentono di intervenire concretamente per ridurre i costi delle bollette di famiglie e imprese, senza tuttavia comprometterne la finalità principale: favorire il progressivo abbandono della dipendenza dai combustibili fossili. Questa dipendenza, oltre a essere responsabile delle emissioni di gas serra, rappresenta infatti una delle principali cause degli elevati costi energetici dell’Unione».</p>
<p>Nello studio dedicati alle aste dell’Ets in Italia, in cui non a caso nella titolazione si fa riferimento ai concetti di «trasparenza e tracciabilità» dei ricavi, viene anche ricordato che la direttiva Ets consente agli Stati membri di utilizzare fino al 25% dei proventi delle aste per compensare i costi indiretti sostenuti dalle imprese energivore esposte alla concorrenza internazionale e viene poi sottolineato che nonostante l’aumento dei costi energetici negli ultimi anni, l’Italia ha destinato a queste compensazioni in media il 5,6% dei proventi dal 2020, contro il 26% della Germania e il 38% della Francia.</p>
<p>Esiste quindi un ampio margine di manovra per utilizzare in modo più efficace i proventi delle aste Ets, sottolineano i ricercatori del think tank Ecco precisando che queste risorse potrebbero contribuire a ridurre il peso degli oneri presenti nelle bollette elettriche di famiglie e imprese, sostenere i settori energivori e accompagnare la transizione energetica, attraverso misure pienamente compatibili con il quadro europeo. Il problema è però come l’Italia sta mettendo – e non mettendo – in pratica queste possibilità offerte dal meccanismo comunitario. «La direttiva vigente prevede la possibilità esplicita di utilizzo dei proventi per sostegno alle famiglie a basso reddito e modernizzare i loro sistemi di riscaldamento, ancora una volta confermando il suo fine redistributivo e prevedendo che il 100% dei proventi d’asta siano impiegati. L’Italia, tuttavia, nella sua trasposizione nazionale vincola il 50% dell’uso dei proventi al fondo di ammortamento dei titoli di Stato, riducendo, nei fatti, le possibilità di azione.</p>
<p>La questione è tutt’altro che di poco conto, considerando tra l’altro che tra il 2025 e il 2030, si stimano proventi dall’Eu Ets tra i 27 e i 33 miliardi di euro e che, come scrivono gli esperti di Ecco, «questi proventi potrebbero dare un contributo significativo nel finanziamento delle politiche del clima e supportare le imprese e i cittadini nell’abbandono dell’utilizzo dei combustibili fossili, emancipandosi dalla volatilità dei prezzi di queste fonti, che mina la competitività delle imprese e l’equilibrio delle nostre società». Per un Paese a ridotto spazio fiscale come l’Italia, viene sottolineato, «il completo, efficiente ed efficace utilizzo dei proventi delle aste derivanti dall’Eu Ets, rappresenta un elemento fondamentale della strategia di finanziamento per la transizione».</p>]]> </content:encoded>
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<title>Drill, baby, drill! Eni ha scoperto giacimenti in Libia da 28 miliardi di metri cubi di gas</title>
<link>https://www.eventi.news/drill-baby-drill-eni-ha-scoperto-giacimenti-in-libia-da-28-miliardi-di-metri-cubi-di-gas</link>
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<description><![CDATA[ La multinazionale Eni, controllata di fatto dal ministero dell’Economia, ha annunciato la scoperta di due grandi giacimenti di gas fossile al largo della Libia: si tratta rispettivamente di Bahr Essalam South 2 (BESS 2) e Bahr Essalam South 3 (BESS 3), a circa 85 km dalla costa libica.
«Le prime valutazioni volumetriche – spiegano dal Cane a sei zampe – indicano che le strutture BESS 2 e BESS 3 contengono complessivamente oltre 28 miliardi di metri cubi di gas in posto. La prossimità alle strutture esistenti del campo di Bahr Essalam, il più grande campo gas offshore della Libia in produzione dal 2005, consentirà un rapido sviluppo grazie al collegamento alle strutture esistenti. Il gas sarà destinato sia al mercato domestico libico che all’esportazione verso l’Italia».
Si tratta di una scoperta che paradossalmente rafforza la dipendenza dai combustibili fossili, quella che – come ribadito anche ieri dall’Onu – mina sicurezza nazionale e sovranità, nel bel mezzo dell’ennesima guerra in Medio Oriente che ha fatto schizzare alle stelle i prezzi di gas e petrolio a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale passa circa il 20% dei flussi globali. Per l’Europa e l’Italia, beninteso, il rischio non è strettamente di tipo fisico, dato che i principali fornitori di gas in Ue nel 2025 sono stati Norvegia, Usa, Algeria, Uk, Azerbaigian e Russia (mentre per il 58% del Gnl è arrivato dagli Usa): più che sugli approvvigionamenti, il problema è sui costi di tali import. E non sarà la scoperta effettuata da Eni in Libia a risolverli. In compenso continuare a bruciare gas fossile aumenterà la crisi climatica in corso col suo corredo di eventi meteo estremi, dalle ondate di calore alle alluvioni.
Ne abbiamo bisogno? Nell’ambito della comunità scientifica di riferimento sappiamo da tempo che, per limitare il riscaldamento a +1,5°C, non solo non sono necessari nuovi progetti upstream, ma almeno i due terzi delle riserve conosciute di combustibili fossili dovrebbe restare sotto terra per porre un freno al cambiamento climatico. Una consapevolezza che era infine maturata e consolidata anche all’interno della Iea, che è l’Agenzia internazionale dell’energia fondata dall’Ocse dopo lo shock petrolifero del 1973 e composta ad oggi da 32 Paesi membri. 
Nel suo ultimo World energy outlook la Iea ha confermato la sua posizione di lunga data, secondo cui l&#039;offerta di petrolio e gas proveniente dai progetti esistenti è più che in grado di soddisfare la domanda in uno scenario in cui il riscaldamento è limitato a 1,5°C rispetto all’era pre-industriale. Non sono dunque necessari nuovi progetti nell’upstream dei combustibili fossili, filone che comprende la ricerca di potenziali giacimenti, la perforazione di pozzi esplorativi e lo sviluppo di impianti per i siti commercialmente più convenienti.    ]]></description>
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 04:00:06 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Drill, baby, drill, Eni, scoperto, giacimenti, Libia, miliardi, metri, cubi, gas</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/rapporto%20greenpeace%20emissioni%20eni%20trivelle%20piattaforme%20petrolifere.jpg" alt="" width="790" height="378" loading="lazy"></p><p><span>La multinazionale Eni, controllata di fatto dal ministero dell’Economia, ha annunciato la scoperta di due grandi giacimenti di gas fossile al largo della Libia: si tratta rispettivamente di Bahr Essalam South 2 (BESS 2) e Bahr Essalam South 3 (BESS 3), a circa 85 km dalla costa libica.</span></p>
<p><span>«Le prime valutazioni volumetriche – <a href="https://www.eni.com/it-IT/media/comunicati-stampa/2026/03/cs-eni-ottiene-nuova-lvenza-offshore-libia.html">spiegano</a> dal Cane a sei zampe – indicano che le strutture BESS 2 e BESS 3 contengono complessivamente oltre 28 miliardi di metri cubi di gas in posto. La prossimità alle strutture esistenti del campo di Bahr Essalam, il più grande campo gas offshore della Libia in produzione dal 2005, consentirà un rapido sviluppo grazie al collegamento alle strutture esistenti. Il gas sarà destinato sia al mercato domestico libico che all’esportazione verso l’Italia».</span></p>
<p><span>Si tratta di una scoperta che paradossalmente rafforza la dipendenza dai combustibili fossili, quella che – come ribadito <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60705-lonu-a-bruxelles-la-dipendenza-dai-combustibili-fossili-mina-sicurezza-nazionale-e-sovranita-le-rinnovabili-ribaltano-la-situazione?_gl=1*1f7lcj6*_up*MQ..*_ga*MTQ1NDk5NTMzNS4xNzczNzM0OTAy*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzM3Mzc3NzkkbzIkZzEkdDE3NzM3MzkzMDYkajYwJGwwJGgxOTQwOTE2ODg1">anche ieri</a> dall’Onu – mina sicurezza nazionale e sovranità, nel bel mezzo dell’ennesima guerra in Medio Oriente che ha fatto schizzare alle stelle i prezzi di gas e petrolio a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale passa circa il 20% dei flussi globali. Per l’Europa e l’Italia, beninteso, il rischio non è strettamente di tipo fisico, dato che i <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/infographics/where-does-the-eu-s-gas-come-from/">principali fornitori di gas</a> in Ue nel 2025 sono stati Norvegia, Usa, Algeria, Uk, Azerbaigian e Russia (mentre per il 58% del Gnl è arrivato dagli Usa): più che sugli approvvigionamenti, il problema è sui costi di tali import. E non sarà la scoperta effettuata da Eni in Libia a risolverli. In compenso continuare a bruciare gas fossile aumenterà la crisi climatica in corso col suo corredo di eventi meteo estremi, dalle ondate di calore alle alluvioni.</span></p>
<p><span>Ne abbiamo bisogno? Nell’ambito della comunità scientifica di riferimento <a href="https://www.nature.com/articles/s41586-021-03821-8">sappiamo</a> da tempo che, per limitare il riscaldamento a +1,5°C, non solo non sono necessari nuovi progetti upstream, ma almeno i due terzi delle riserve conosciute di combustibili fossili <a href="https://asvis.it/editoriali/1288-17077/proseguono-a-rilento-i-negoziati-sulla-crisi-climatica-in-vista-della-cop-28">dovrebbe restare sotto terra</a> per porre un freno al cambiamento climatico. Una consapevolezza che era infine maturata e consolidata anche all’interno della Iea, che è l’Agenzia internazionale dell’energia fondata dall’Ocse dopo lo shock petrolifero del 1973 e composta ad oggi da 32 Paesi membri. </span></p>
<p><span>Nel suo ultimo World energy outlook la Iea ha <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/58720-world-energy-outlook-le-rinnovabili-crescono-piu-veloci-di-qualsiasi-altra-fonte-in-tutti-gli-scenari-iea">confermato</a> la sua posizione di lunga data, secondo cui l'offerta di petrolio e gas proveniente dai progetti esistenti è più che in grado di soddisfare la domanda in uno scenario in cui il riscaldamento è limitato a 1,5°C rispetto all’era pre-industriale. Non sono dunque necessari nuovi progetti nell’upstream dei combustibili fossili, filone che comprende la ricerca di potenziali giacimenti, la perforazione di pozzi esplorativi e lo sviluppo di impianti per i siti commercialmente più convenienti.   </span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Una Flottilla per Cuba: l’umanità è più forte della guerra e del bloqueo</title>
<link>https://www.eventi.news/una-flottilla-per-cuba-lumanita-e-piu-forte-della-guerra-e-del-bloqueo</link>
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<description><![CDATA[ Gli scatoloni pieni di farmaci e generi di prima necessità occupano l’ampio marciapiede d’ingresso al Terminal 3 dell’aeroporto di Fiumicino. Ogni partecipante al volo per l’Avana ne porterà qualcuno con sé. Attivati, esponenti del sindacato e della politica, volti noti e meno noti ma tutti insieme per dire che Cuba non è sola. Volti stanchi ma emozionati, pronti a un viaggio solidale per dare un minimo di respiro alla popolazione dell’isola caraibica, simbolo di un altro mondo possibile che non si arrende alle logiche della guerra, del riarmo e del finanzcapitalismo che schiaccia chiunque non accetti le sue regole. 
Giovani e meno giovani uniti in un gesto di amore in un pianeta devastato dalle guerre. La cargo-bike progettata dagli indomiti operai ex Gkn di Campi Bisenzio ha bisogno di due carrelli per essere portata nelle stive dell’aereo, dopo i controlli di rito. Antonella Bundu, Massimiliano Del Moro, Peter Wood, Lucia Pennesi e Luca Giordano si affannano dietro le casse piene di aiuti, soprattutto farmaci essenziali, oncologici e altro materiale sanitario, di cui gli ospedali hanno estremo bisogno. Belle fotografie dell’European Convoy, una missione umanitaria inserita nel quadro della campagna Let Cuba Breathe, promossa dall’Agenzia per l’interscambio culturale ed economico con il paese caraibico (Aicec), con l’obiettivo di comunicare e documentare le conseguenze sulla popolazione delle sempre più dure restrizioni imposte dalla amministrazione di Washington. Gli aiuti raccolti nel vecchio continente si aggiungeranno a quelli del Nuestra America Convoy, coalizione globale di movimenti sociali e organizzazioni non governative coordinate dall’Internazionale Progressista. 

Gli aiuti sono destinati a una popolazione stremata dall’embargo economico con cui dal lontano 1959 gli Stati Uniti cercano di cancellare la rivoluzione socialista cubana. Un “bloqueo” durissimo, antistorico e senza alcuna giustificazione – condannato a più riprese dall’assemblea generale delle Nazioni Unite - cui si è aggiunto, dopo l’intervento Usa in Venezuela, lo stop delle esportazioni di petrolio che Cuba acquistava da Caracas. Ne è derivata una vera e propria emergenza sanitaria, perché i diffusi blackout per mancanza di energia hanno portato alla chiusura di ospedali, oltre che di scuole e servizi pubblici. 
L’Alto commissariato Onu per i diritti umani ha fotografato la situazione con poche, terribili parole: “Le unità di terapia intensiva e i pronto soccorsi sono compromessi, così come la produzione, la consegna e lo stoccaggio di vaccini, emoderivati e altri farmaci sensibili alla temperatura”. L’ennesima, gravissima violazione del diritto internazionale da parte di Donald Trump ha smosso le coscienze. 
Dal porto messicano di Cancun le imbarcazioni del “Nuestra América Convoy” sono pronte a salpare all’inizio della primavera, il 21 marzo, con le stive piene di generi di prima necessità raccolti da organizzazioni non governative di paesi sudamericani e del Messico. Altri container di aiuti europei, compresi generatori e pannelli fotovoltaici, viaggeranno invece via mare attraversando l’oceano Atlantico. Mentre nel volo che parte oggi da Fiumicino un centinaio di attivisti, sindacalisti ed esponenti politici solidali riducono al massimo il bagaglio personale, trovando così spazio per casse piene di medicinali. 
“La Società operaia di mutuo soccorso Insorgiamo si è fatta carico e base operativa della raccolta del materiale da spedire a Cuba - racconta Massimiliano - lo abbiamo stoccato al presidio permanente di via Fratelli Cervi a Campi Bisenzio. L’iniziativa ha riscosso un enorme successo”. Accade sempre così quando i ragazzi della ex Gkn mettono in cantiere progetti umanitarie. C’è anche Mimmo Lucano, indimenticabile sindaco di Riace, che alza il pugno con Antonella Bundu, immagine di una solidarietà che non è di facciata ma reale. 
Solidarietà concreta e politica, anche per sdebitarsi dell’aiuto che il nostro paese ha ricevuto dai medici cubani che in tante occasioni, non ultima la pandemia, sono venuti in Italia per assistere e curare i malati, nel segno della fratellanza internazionalista. Le casse di medicinali sono così pesanti che c’è bisogno di più mani per passare i controlli e finire nella stiva dell’aereo, danno un aiuto anche giornaliste e giornalisti arrivati per documentare questa vera e propria impresa.
I partecipanti alla spedizione umanitaria danno speranza a chi ha un estremo bisogno di aiuto, per seguire l’intera missione ed effettuare una donazione, il sito di riferimento è https://letcubabreathe.org.
 ]]></description>
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 04:00:05 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/flotilla_cuba_image0.jpeg" alt=""></p><p><span>Gli scatoloni pieni di farmaci e generi di prima necessità occupano l’ampio marciapiede d’ingresso al Terminal 3 dell’aeroporto di Fiumicino. Ogni partecipante al volo per l’Avana ne porterà qualcuno con sé. Attivati, esponenti del sindacato e della politica, volti noti e meno noti ma tutti insieme per dire che Cuba non è sola. Volti stanchi ma emozionati, pronti a un viaggio solidale per dare un minimo di respiro alla popolazione dell’isola caraibica, simbolo di un altro mondo possibile che non si arrende alle logiche della guerra, del riarmo e del finanzcapitalismo che schiaccia chiunque non accetti le sue regole. </span></p>
<p><span>Giovani e meno giovani uniti in un gesto di amore in un pianeta devastato dalle guerre. La cargo-bike progettata dagli indomiti operai ex Gkn di Campi Bisenzio ha bisogno di due carrelli per essere portata nelle stive dell’aereo, dopo i controlli di rito. Antonella Bundu, Massimiliano Del Moro, Peter Wood, Lucia Pennesi e Luca Giordano si affannano dietro le casse piene di aiuti, soprattutto farmaci essenziali, oncologici e altro materiale sanitario, di cui gli ospedali hanno estremo bisogno. Belle fotografie dell’<em>European Convoy</em>, una missione umanitaria inserita nel quadro della campagna <a href="https://letcubabreathe.org/">Let Cuba Breathe</a>, promossa dall’Agenzia per l’interscambio culturale ed economico con il paese caraibico (Aicec), con l’obiettivo di comunicare e documentare le conseguenze sulla popolazione delle sempre più dure restrizioni imposte dalla amministrazione di Washington. Gli aiuti raccolti nel vecchio continente si aggiungeranno a quelli del <a href="https://nuestraamericaconvoy.org/es/">Nuestra America Convoy</a>, coalizione globale di movimenti sociali e organizzazioni non governative coordinate dall’Internazionale Progressista. </span></p>
<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/flotilla_cuba_image3.jpg" alt="flotilla cuba image3"></p>
<p><span>Gli aiuti sono destinati a una popolazione stremata dall’embargo economico con cui dal lontano 1959 gli Stati Uniti cercano di cancellare la rivoluzione socialista cubana. Un “bloqueo” durissimo, antistorico e senza alcuna giustificazione – condannato a più riprese dall’assemblea generale delle Nazioni Unite - cui si è aggiunto, dopo l’intervento Usa in Venezuela, lo stop delle esportazioni di petrolio che Cuba acquistava da Caracas. Ne è derivata una vera e propria emergenza sanitaria, perché i diffusi blackout per mancanza di energia hanno portato alla chiusura di ospedali, oltre che di scuole e servizi pubblici. </span></p>
<p><span>L’Alto commissariato Onu per i diritti umani ha fotografato la situazione con poche, terribili parole: “Le unità di terapia intensiva e i pronto soccorsi sono compromessi, così come la produzione, la consegna e lo stoccaggio di vaccini, emoderivati e altri farmaci sensibili alla temperatura”. L’ennesima, gravissima violazione del diritto internazionale da parte di Donald Trump ha smosso le coscienze. </span></p>
<p><span>Dal porto messicano di Cancun le imbarcazioni del “Nuestra América Convoy” sono pronte a salpare all’inizio della primavera, il 21 marzo, con le stive piene di generi di prima necessità raccolti da organizzazioni non governative di paesi sudamericani e del Messico. Altri container di aiuti europei, compresi generatori e pannelli fotovoltaici, viaggeranno invece via mare attraversando l’oceano Atlantico. Mentre nel volo che parte oggi da Fiumicino un centinaio di attivisti, sindacalisti ed esponenti politici solidali riducono al massimo il bagaglio personale, trovando così spazio per casse piene di medicinali. </span></p>
<p><span>“La Società operaia di mutuo soccorso Insorgiamo si è fatta carico e base operativa della raccolta del materiale da spedire a Cuba - racconta Massimiliano - lo abbiamo stoccato al presidio permanente di via Fratelli Cervi a Campi Bisenzio. L’iniziativa ha riscosso un enorme successo”. Accade sempre così quando i ragazzi della ex Gkn mettono in cantiere progetti umanitarie. C’è anche Mimmo Lucano, indimenticabile sindaco di Riace, che alza il pugno con Antonella Bundu, immagine di una solidarietà che non è di facciata ma reale. </span></p>
<p><span>Solidarietà concreta e politica, anche per sdebitarsi dell’aiuto che il nostro paese ha ricevuto dai medici cubani che in tante occasioni, non ultima la pandemia, sono venuti in Italia per assistere e curare i malati, nel segno della fratellanza internazionalista. Le casse di medicinali sono così pesanti che c’è bisogno di più mani per passare i controlli e finire nella stiva dell’aereo, danno un aiuto anche giornaliste e giornalisti arrivati per documentare questa vera e propria impresa.</span></p>
<p><span>I partecipanti alla spedizione umanitaria danno speranza a chi ha un estremo bisogno di aiuto, per seguire l’intera missione ed effettuare una donazione, il sito di riferimento è <a href="https://letcubabreathe.org/">https://letcubabreathe.org</a>.</span></p>
<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/flotilla_cuba_image2.jpg" alt="flotilla cuba image2"></p>]]> </content:encoded>
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<title>Come allineare la politica di bilancio con gli obiettivi di transizione, e quindi di sicurezza, dell’Ue? Con la “green golden rule”</title>
<link>https://www.eventi.news/come-allineare-la-politica-di-bilancio-con-gli-obiettivi-di-transizione-e-quindi-di-sicurezza-dellue-con-la-green-golden-rule</link>
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<description><![CDATA[ C’è uno strumento che l’Unione europea potrebbe mettere a disposizione degli Stati membri alle prese con il caro bollette e lo shock energetico innescato dalla guerra in Iran, uno strumento «verde» e «dorato» che tra l’altro sarebbe fondamentale per trasformare il Green deal da una lista di obiettivi ambiziosi a una realtà non solo finanziariamente sostenibile per tutte le capitali europee, ma che garantisce essa stessa stabilità e sicurezza. Sì, uno strumento verde aureo, perché la regola verde per eccellenza prende proprio il nome di “Green golden rule”. Alla questione dedica un’approfondita analisi il think tank italiano per il clima Ecco, sottolineando che crisi energetiche degli ultimi anni, dall’invasione russa dell’Ucraina alle attuali tensioni in Medio-Oriente, dimostrano quanto la dipendenza dai combustibili fossili sia un rischio economico, sociale industriale per l’Ue e che accelerare la transizione rappresenta l’unica via per ridurre questa vulnerabilità, ma richiede uno sforzo significativo in termini di investimenti pubblici. «È cruciale che tali investimenti trovino spazio all’interno del quadro fiscale europeo – scrivono gli esperti di Ecco – l’adozione di una green golden rule rappresenta uno strumento concreto per allineare la politica di bilancio con gli obiettivi di transizione, e quindi di sicurezza, dell’Unione».
Ma cos’è questa regola che, a leggere quest’analisi, garantirebbe indipendenza e autonomia strategiche dell’Unione nel medio termine e assicurerebbe stabilità economica, fiscale e dei conti pubblici nel lungo? Come spiegano i ricercatori del centro studi Ecco, con l’espressione green golden rule si indica la possibilità di riconoscere uno status speciale alla spesa pubblica per investimenti nella transizione, escludendola dalle regole fiscali europee ed in particolare dal calcolo del deficit e del debito utilizzato nel Patto di stabilità e crescita. L’idea di fondo è che gli investimenti per la transizione e quelli che promuovono resilienza climatica, non dovrebbero essere trattati come spesa corrente, e pertanto non dovrebbero sottostare ai limiti di spesa del Patto di stabilità e crescita, in quanto investimenti strategici per la stabilità economica presente e futura. Scrivono gli esperti che l’apertura di un canale privilegiato di finanziamento pubblico per la transizione si lega a riconoscimento del debito utilizzato per tale scopo come debito buono, vale a dire un tipo di spesa e di investimenti inizialmente costoso ma che nel medio e lungo termine riduce anziché aumentare i rischi economici. Gli investimenti per la transizione hanno un effetto moltiplicativo maggiore  rispetto agli investimenti fossili, confermato anche da un recente studio che evidenzia come ogni euro investito nella rete elettrica si traduca in 1,3 euro aggiuntivo sul di Pil e 2,98 euro sulla produzione industriale.
Nell’analisi realizzata da Ecco viene sottolineato che dovrebbero beneficiare della green golden rule tipologie di spesa pubblica riguardanti gli investimenti infrastrutturali in reti elettriche, sistemi di accumulo, infrastruttura di ricarica, o il supporto alla domanda che contribuisca alla diffusione di tecnologie pulite, come pompe di calore, mobilità elettrica ed elettrificazione di processi industriali, assicurando che il passaggio dei consumatori verso queste tecnologie avvenga con tempistiche e volumi compatibili con gli obiettivi climatici europei. Tale supporto può configurarsi sia come supporto diretto che come riequilibrio dell’imposizione fiscale e parafiscale eccessiva che attualmente grava sul vettore elettrico, più facile da decarbonizzare e portatore di autonomia strategica. Dovrebbero beneficiarne anche strumenti di sostegno a famiglie e classi sociali vulnerabili per accompagnarle nella transizione, supportarle nel passaggio a soluzione e tecnologie efficienti e quindi economiche, liberandole dalla volatilità dei prezzi dei carburanti fossili e anche gli investimenti in resilienza e adattamento rispetto ad eventi climatici estremi, come gli ultimi fenomeni estremi che hanno colpito a fine gennaio il Sud Italia.
Tra l’altro, i ricercatori fanno notare che già in passato l’Ue ha adattato le proprie regole fiscali di fronte a situazioni di crisi, com’è successo ad esempio di fronte alla pandemia da Covid-19 o, più di recente, di fronte all’escalation delle tensioni tra Russia e Ucraina, quando è stata adottata una clausola di salvaguardia nazionale per la spesa legata alla difesa. E allora non si spiegherebbe perché per una corsa al riarmo si potrebbero rivedere le regole fiscali mentre per la transizione no. Anche perché, viene sottolineato nello studio, «investire nella transizione, riducendo la dipendenza da combustibili fossili importati, rappresenta un nodo centrale per la sicurezza energetica europea, ed è nel contempo una leva trasversale per raggiungere molte delle altre priorità europee: coesione sociale; riduzione della povertà energetica sostenendo le famiglie nell’accesso a tecnologie più efficienti; competitività dell’industria europea; resilienza rispetto ad eventi climatici sempre più frequenti, sempre più estremi e sempre più cari».
Introdurre una green golden rule, concludono i ricercatori del think tank Ecco, non significa compromettere la sostenibilità delle finanze pubbliche, anzi: «Non investire oggi nella transizione significa esporre le economie nazionali degli Stati membri e l’economia europea tutta a costi sempre più ingenti in futuro. Shock energetici ricorrenti, danni da eventi climatici estremi, rischi per il sistema produttivo si tradurranno infatti in una crescita economica debole, in una riduzione del Pil, in una maggiore instabilità macroeconomica e in un aumento di debito e deficit nel lungo termine». E ancora: «Rendere più flessibili oggi le regole fiscali europee per permettere investimenti in transizione e resilienza non deve essere visto come costo per le finanze pubbliche, ma piuttosto come una forma di assicurazione contro impatti e conseguenze economiche negativi molto più elevati domani. In questo senso, investire in transizione e resilienza permette anche di proteggere l’interesse delle generazioni future, come richiesto dalla recente riforma dell’articolo 9 della Costituzione italiana, da una duplice prospettiva: da un lato, assicurando la tutela del sistema climatico in cui queste vivranno; dall’altro, assicurando la sostenibilità del debito pubblico sul lungo termine». ]]></description>
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 04:00:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Come, allineare, politica, bilancio, con, gli, obiettivi, transizione, quindi, sicurezza, dell’Ue, Con, “green, golden, rule”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/bilancio%20ue%20commissione%20europea.jpg" alt="" width="991" height="661" loading="lazy"></p><p>C’è uno strumento che l’Unione europea potrebbe mettere a disposizione degli Stati membri alle prese con il caro bollette e lo shock energetico innescato dalla guerra in Iran, uno strumento «verde» e «dorato» che tra l’altro sarebbe fondamentale per trasformare il Green deal da una lista di obiettivi ambiziosi a una realtà non solo finanziariamente sostenibile per tutte le capitali europee, ma che garantisce essa stessa stabilità e sicurezza. Sì, uno strumento verde aureo, perché la regola verde per eccellenza prende proprio il nome di “<em>Green golden rule</em>”. Alla questione dedica <a href="https://eccoclimate.org/it/cose-e-perche-una-green-golden-rule-sarebbe-molto-utile-ora/">un’approfondita analisi</a> il think tank italiano per il clima Ecco, sottolineando che crisi energetiche degli ultimi anni, dall’invasione russa dell’Ucraina alle attuali tensioni in Medio-Oriente, dimostrano quanto la dipendenza dai combustibili fossili sia un rischio economico, sociale industriale per l’Ue e che accelerare la transizione rappresenta l’unica via per ridurre questa vulnerabilità, ma richiede uno sforzo significativo in termini di investimenti pubblici. «È cruciale che tali investimenti trovino spazio all’interno del quadro fiscale europeo – scrivono gli esperti di Ecco – l’adozione di una <em>green golden rule</em> rappresenta uno strumento concreto per allineare la politica di bilancio con gli obiettivi di transizione, e quindi di sicurezza, dell’Unione».</p>
<p>Ma cos’è questa regola che, a leggere quest’analisi, garantirebbe indipendenza e autonomia strategiche dell’Unione nel medio termine e assicurerebbe stabilità economica, fiscale e dei conti pubblici nel lungo? Come spiegano i ricercatori del centro studi Ecco, con l’espressione <em>green golden rule</em> si indica la possibilità di riconoscere <a href="https://eccoclimate.org/wp-content/uploads/2022/03/Rapporto-Patto-di-Stabilita_upd.pdf">uno status speciale alla spesa pubblica per investimenti nella transizione</a>, escludendola dalle regole fiscali europee ed in particolare dal calcolo del deficit e del debito utilizzato nel Patto di stabilità e crescita. L’idea di fondo è che gli investimenti per la transizione e quelli che promuovono resilienza climatica, non dovrebbero essere trattati come spesa corrente, e pertanto non dovrebbero sottostare ai limiti di spesa del Patto di stabilità e crescita, in quanto investimenti strategici per la stabilità economica presente e futura. Scrivono gli esperti che l’apertura di un canale privilegiato di finanziamento pubblico per la transizione si lega a riconoscimento del debito utilizzato per tale scopo come debito buono, vale a dire un tipo di spesa e di investimenti inizialmente costoso ma che nel medio e lungo termine riduce anziché aumentare i rischi economici. Gli investimenti per la transizione hanno <a href="https://www.imf.org/en/publications/wp/issues/2021/03/19/building-back-better-how-big-are-green-spending-multipliers-50264">un effetto moltiplicativo maggiore</a>  rispetto agli investimenti fossili, confermato anche da <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60543-studio-teha-terna-solo-le-rinnovabili-possono-garantire-allitalia-sicurezza-e-indipendenza-energetica">un recente studio</a> che evidenzia come ogni euro investito nella rete elettrica si traduca in 1,3 euro aggiuntivo sul di Pil e 2,98 euro sulla produzione industriale.</p>
<p>Nell’analisi realizzata da Ecco viene sottolineato che dovrebbero beneficiare della <em>green golden rule</em> tipologie di spesa pubblica riguardanti gli investimenti infrastrutturali in reti elettriche, sistemi di accumulo, infrastruttura di ricarica, o il supporto alla domanda che contribuisca alla diffusione di tecnologie pulite, come pompe di calore, mobilità elettrica ed elettrificazione di processi industriali, assicurando che il passaggio dei consumatori verso queste tecnologie avvenga con tempistiche e volumi compatibili con gli obiettivi climatici europei. Tale supporto può configurarsi sia come supporto diretto che come riequilibrio dell’imposizione fiscale e parafiscale eccessiva che attualmente grava sul vettore elettrico, più facile da decarbonizzare e portatore di autonomia strategica. Dovrebbero beneficiarne anche strumenti di sostegno a famiglie e classi sociali vulnerabili per accompagnarle nella transizione, supportarle nel passaggio a soluzione e tecnologie efficienti e quindi economiche, liberandole dalla volatilità dei prezzi dei carburanti fossili e anche gli investimenti in resilienza e adattamento rispetto ad eventi climatici estremi, come gli ultimi fenomeni estremi che hanno colpito <a href="https://www.greenreport.it/editoriale/59727-sicurezza-nazionale-sicilia-calabria-e-sardegna-bombardate-per-72-ore-dal-ciclone-harry-con-onde-di-livello-oceanico-senza-precedenti-ma-lunica-guerra-utile-alle-emissioni-a-effetto-clima-e-per-ladattamento-ancora-non-si-combatte">a fine gennaio il Sud Italia</a>.</p>
<p>Tra l’altro, i ricercatori fanno notare che già in passato l’Ue ha adattato le proprie regole fiscali di fronte a situazioni di crisi, com’è successo ad esempio di fronte alla pandemia da Covid-19 o, più di recente, di fronte all’escalation delle tensioni tra Russia e Ucraina, quando è stata adottata una clausola di salvaguardia nazionale per la spesa legata alla difesa. E allora non si spiegherebbe perché per una corsa al riarmo si potrebbero rivedere le regole fiscali mentre per la transizione no. Anche perché, viene sottolineato nello studio, «investire nella transizione, riducendo la dipendenza da combustibili fossili importati, rappresenta un nodo centrale per la sicurezza energetica europea, ed è nel contempo una leva trasversale per raggiungere molte delle altre priorità europee: coesione sociale; riduzione della povertà energetica sostenendo le famiglie nell’accesso a tecnologie più efficienti; competitività dell’industria europea; resilienza rispetto ad eventi climatici sempre più frequenti, sempre più estremi e sempre più cari».</p>
<p>Introdurre una <em>green golden rule</em>, concludono i ricercatori del think tank Ecco, non significa compromettere la sostenibilità delle finanze pubbliche, anzi: «Non investire oggi nella transizione significa esporre le economie nazionali degli Stati membri e l’economia europea tutta a costi sempre più ingenti in futuro. Shock energetici ricorrenti, danni da eventi climatici estremi, rischi per il sistema produttivo si tradurranno infatti in una crescita economica debole, in una riduzione del Pil, in una maggiore instabilità macroeconomica e in un aumento di debito e deficit nel lungo termine». E ancora: «Rendere più flessibili oggi le regole fiscali europee per permettere investimenti in transizione e resilienza non deve essere visto come costo per le finanze pubbliche, ma piuttosto come una forma di assicurazione contro impatti e conseguenze economiche negativi molto più elevati domani. In questo senso, investire in transizione e resilienza permette anche di proteggere l’interesse delle generazioni future, come richiesto dalla recente riforma dell’articolo 9 della Costituzione italiana, da una duplice prospettiva: da un lato, assicurando la tutela del sistema climatico in cui queste vivranno; dall’altro, assicurando la sostenibilità del debito pubblico sul lungo termine».</p>]]> </content:encoded>
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<title>Grazie alle rinnovabili il Pakistan ha evitato 12 miliardi di dollari di import di gas e petrolio</title>
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<description><![CDATA[ Se nei giorni scorsi abbiamo mostrato come la Spagna si stia proteggendo dall’aumento dei costi energetici innescato dalla guerra in Iran più dell’Italia grazie alle rinnovabili, ora un nuovo studio porta alla luce un altro caso esemplare di come eolico e fotovoltaico possano tradursi in sicurezza energetica. Questo nuovo esempio di come ci si possa difendere dalle conseguenze del blocco dello Stretto di Hormuz viene dal Pakistan, che secondo un’analisi realizzata da ricercatori di Renewables first e del Centre for research on energy and clean air (Crea) ha evitato finora più di 12 miliardi di dollari in importazioni di petrolio e gas e potrebbe risparmiare altri 6,3 miliardi di dollari entro la fine dell’anno.
Islamabad ha trascorso gli ultimi anni a costruire silenziosamente resilienza verso lo scenario che il settore energetico temeva di più: la chiusura dello Stretto di Hormuz. E questo attenuerà significativamente il colpo derivante dall’attuale crisi energetica, che colpirà l’Asia con durezza. L’impatto finanziario della transizione solare del Pakistan è netto. Entro febbraio 2026, il paese aveva evitato oltre 12 miliardi di dollari in importazioni di petrolio e gas che sarebbero state altrimenti necessarie per soddisfare la domanda energetica interna. Ai prezzi che il mercato si aspetta per quest’anno, il Pakistan potrebbe risparmiare altri 6,3 miliardi di dollari entro la fine dell’anno.
Il contesto geopolitico rende questi risparmi ancora più significativi. Il Pakistan importa inftti una gran parte sia di Gnl che di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei colli di bottiglia energetici più critici e contesi al mondo. Nel 2024, nonostante la riduzione della propria dipendenza, il Pakistan si classificava ancora al terzo posto globale per dipendenza da Gnl dai carichi in transito a Hormuz come quota del consumo totale, e al quinto per il petrolio. Qualsiasi interruzione prolungata allo stretto avrebbe inviato onde d’urto immediate al sistema energetico del Pakistan.
Il solare ha silenziosamente cambiato questo calcolo. Con la diffusione dei pannelli sui tetti di case, fattorie e fabbriche, la domanda di Gnl è diminuita. Il segnale più chiaro si trova nei contratti a lungo termine per il Gnl del Pakistan, dove alcune spedizioni sono state dirottate verso i mercati internazionali e il governo ha rinegoziato attivamente i termini poiché lo spostamento indotto dal solare riduce la necessità di volumi importati. Senza la crescita del solare distribuito, il Pakistan sarebbe molto più esposto alle interruzioni delle forniture e agli shock dei prezzi che ora si propagano dal Medio Oriente.
«La rivoluzione solare del Pakistan non è stata pianificata a Islamabad – è stata costruita sui tetti. Ma mentre le tensioni intorno allo Stretto di Hormuz aumentano, quei pannelli si stanno dimostrando una delle strategie di sicurezza energetica più efficaci del paese – con il solare distribuito che ora si fa carico di una quota crescente del fabbisogno elettrico nazionale», ha dichiarato Rabia Babar, Energy data manager presso Renewables first. «Lo Stretto di Hormuz rimane uno dei colli di bottiglia energetici più pericolosi al mondo, ma il Pakistan sta riducendo silenziosamente la sua esposizione da anni. Il suo boom del solare sui tetti ha tagliato la fattura delle importazioni e sta agendo ora come una polizza assicurativa contro gli shock del petrolio e del Gnl che si propagano dal Golfo», ha affermato Lauri Myllyvirta, co-fondatore del Centre for research on energy and clean air (Crea).
Tra l’altro, mentre il Pakistan limita gli spostamenti per conservare il petrolio, i lavoratori e gli studenti sono incoraggiati a restare a casa e lavorare online. Questa opzione di lavoro da casa è praticabile e accessibile proprio perché la rapida diffusione del solare sui tetti ha ridotto la dipendenza dalla rete elettrica e, di riflesso, dal gas importato. Il fatto che il load shedding (distacchi di carico) e altre misure per limitare la fornitura di energia durante i periodi di picco della domanda non siano attualmente presi in considerazione mostra come il solare stia sia risparmiando denaro che fornendo energia aggiuntiva.
Questa è una storia marcatamente diversa rispetto ai partner regionali del Pakistan, sottolineano i ricercatori di Renewables first e Crea. Cina, India, Corea del Sud e la maggior parte delle altre economie asiatiche hanno aumentato le loro importazioni di Gnl, mentre la curva energetica del Pakistan ha piegato nella direzione opposta. Non si tratta di un paese che usa meno energia, è la firma di un paese in cui una quota ampia e crescente della domanda viene soddisfatta al di fuori del sistema formale, e quindi al di fuori delle statistiche ufficiali.
La storia solare del Pakistan non è nata per disegno, ma per le forze di mercato e i consumatori – con un’eccezione critica. Mentre le economie occidentali erigevano barriere tariffarie contro le importazioni solari cinesi, il Pakistan ha intrapreso la strada opposta, mantenendo un regime fiscale a tasso zero sulle importazioni di solare fotovoltaico che ha tenuto dal 2013 fino a metà 2025. Il governo non ha pianificato la rivoluzione, ma ha lasciato la porta spalancata. Passare da meno di 1 GW di importazioni di fotovoltaico nel 2018 a oltre 51 GW entro l&#039;inizio del 2026 rappresenta una delle transizioni energetiche guidate dai consumatori più veloci mai registrate, e una che ha guidato un calo del 40% nelle importazioni di petrolio e gas tra il 2022 e il 2024.
Questo aumento del solare dal basso ha accelerato il passo dalla crisi energetica del 2022 e ha silenziosamente fornito ciò che anni di politica energetica statale non avevano finora ottenuto: la caduta della dipendenza dalle importazioni di carburante, una maggiore sicurezza energetica e una misura di sollievo dai costi elettrici vertiginosi per milioni di famiglie. L’altro motore di mercato è stata la precipitosa caduta dei costi di produzione solare in Cina, che è l&#039;abilitatore invisibile dietro la transizione del Pakistan.
Tra il 2020 e il 2024, il costo dei moduli fotovoltaici è sceso drasticamente, guidato da un&#039;ondata di politica industriale cinese, sovraccapacità e implacabili economie di scala. Entro il 2024, i pannelli cinesi arrivavano nei porti pakistani a prezzi che rendevano il solare sui tetti più economico per unità di energia rispetto all&#039;elettricità di rete. In tutto il mondo, sono ora le rinnovabili, non il petrolio e il gas, a offrire il percorso a minor costo per l&#039;accesso all&#039;energia per le famiglie a basso e medio reddito.
I pakistani non stanno consumando meno, viene evidenziato nell’analisi di Renewables firs e Crea, stanno consumando di più, ma in modo diverso. Così facendo, hanno sciolto una delle vulnerabilità macroeconomiche più ostinate del paese: la dipendenza da una fattura per le importazioni di combustibili fossili che aveva prosciugato le riserve di valuta estera, alimentato l&#039;inflazione e lasciato l&#039;economia esposta agli shock energetici.
Sebbene il Pakistan figuri ancora in posizione di rilievo sia nella classifica dei volumi che in quella della dipendenza dall’energia che transita per lo Stretto di Hormuz, la tendenza è in calo. Ogni gigawatt di energia solare distribuita installato costituisce, di fatto, una copertura contro la crisi energetica che si sta profilando. I 12 miliardi di dollari di importazioni evitate dal Pakistan dal 2018 rappresentano non solo un alleggerimento fiscale, ma una riduzione strutturale dell’esposizione al rischio geopolitico che nessun contratto di Gnl o strategia di copertura avrebbe potuto garantire su scala o con rapidità equivalenti. Questo andamento non è lo stesso nella più ampia regione asiatica, che è esposta in modo sproporzionato. Essa rappresenta la maggior parte dei flussi di petrolio e Gnl dipendenti dallo Stretto di Hormuz, e qualsiasi interruzione prolungata continuerebbe a colpire più duramente le economie asiatiche. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 04:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Grazie, alle, rinnovabili, Pakistan, evitato, miliardi, dollari, import, gas, petrolio</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Pakistan_e_rinnovabili.jpg" alt=""></p><p>Se nei giorni scorsi abbiamo mostrato come <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60576-costi-dellenergia-la-spagna-si-protegge-dalla-guerra-piu-dellitalia-grazie-alle-rinnovabili">la Spagna si stia proteggendo</a> dall’aumento dei costi energetici innescato dalla guerra in Iran più dell’Italia grazie alle rinnovabili, ora un nuovo studio porta alla luce un altro caso esemplare di come eolico e fotovoltaico possano tradursi in sicurezza energetica. Questo nuovo esempio di come ci si possa difendere dalle conseguenze del blocco dello Stretto di Hormuz viene dal Pakistan, che secondo un’analisi realizzata da ricercatori di Renewables first e del Centre for research on energy and clean air (Crea) ha evitato finora più di 12 miliardi di dollari in importazioni di petrolio e gas e potrebbe risparmiare altri 6,3 miliardi di dollari entro la fine dell’anno.</p>
<p>Islamabad ha trascorso gli ultimi anni a costruire silenziosamente resilienza verso lo scenario che il settore energetico temeva di più: la chiusura dello Stretto di Hormuz. E questo attenuerà significativamente il colpo derivante dall’attuale crisi energetica, che colpirà l’Asia con durezza. L’impatto finanziario della transizione solare del Pakistan è netto. Entro febbraio 2026, il paese aveva evitato oltre 12 miliardi di dollari in importazioni di petrolio e gas che sarebbero state altrimenti necessarie per soddisfare la domanda energetica interna. Ai prezzi che il mercato si aspetta per quest’anno, il Pakistan potrebbe risparmiare altri 6,3 miliardi di dollari entro la fine dell’anno.</p>
<p>Il contesto geopolitico rende questi risparmi ancora più significativi. Il Pakistan importa inftti una gran parte sia di Gnl che di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei colli di bottiglia energetici più critici e contesi al mondo. Nel 2024, nonostante la riduzione della propria dipendenza, il Pakistan si classificava ancora al terzo posto globale per dipendenza da Gnl dai carichi in transito a Hormuz come quota del consumo totale, e al quinto per il petrolio. Qualsiasi interruzione prolungata allo stretto avrebbe inviato onde d’urto immediate al sistema energetico del Pakistan.</p>
<p>Il solare ha silenziosamente cambiato questo calcolo. Con la diffusione dei pannelli sui tetti di case, fattorie e fabbriche, la domanda di Gnl è diminuita. Il segnale più chiaro si trova nei contratti a lungo termine per il Gnl del Pakistan, dove alcune spedizioni sono state dirottate verso i mercati internazionali e il governo ha rinegoziato attivamente i termini poiché lo spostamento indotto dal solare riduce la necessità di volumi importati. Senza la crescita del solare distribuito, il Pakistan sarebbe molto più esposto alle interruzioni delle forniture e agli shock dei prezzi che ora si propagano dal Medio Oriente.</p>
<p>«La rivoluzione solare del Pakistan non è stata pianificata a Islamabad – è stata costruita sui tetti. Ma mentre le tensioni intorno allo Stretto di Hormuz aumentano, quei pannelli si stanno dimostrando una delle strategie di sicurezza energetica più efficaci del paese – con il solare distribuito che ora si fa carico di una quota crescente del fabbisogno elettrico nazionale», ha dichiarato <a href="https://www.linkedin.com/in/rabiababar-datastoryteller/">Rabia Babar</a>, Energy data manager presso Renewables first. «Lo Stretto di Hormuz rimane uno dei colli di bottiglia energetici più pericolosi al mondo, ma il Pakistan sta riducendo silenziosamente la sua esposizione da anni. Il suo boom del solare sui tetti ha tagliato la fattura delle importazioni e sta agendo ora come una polizza assicurativa contro gli shock del petrolio e del Gnl che si propagano dal Golfo», ha affermato <a href="https://www.linkedin.com/in/lauri-myllyvirta-3164703b/">Lauri Myllyvirta</a>, co-fondatore del Centre for research on energy and clean air (Crea).</p>
<p>Tra l’altro, mentre il Pakistan limita gli spostamenti per conservare il petrolio, i lavoratori e gli studenti sono incoraggiati a restare a casa e lavorare online. Questa opzione di lavoro da casa è praticabile e accessibile proprio perché la rapida diffusione del solare sui tetti ha ridotto la dipendenza dalla rete elettrica e, di riflesso, dal gas importato. Il fatto che il load shedding (distacchi di carico) e altre misure per limitare la fornitura di energia durante i periodi di picco della domanda non siano attualmente presi in considerazione mostra come il solare stia sia risparmiando denaro che fornendo energia aggiuntiva.</p>
<p>Questa è una storia marcatamente diversa rispetto ai partner regionali del Pakistan, sottolineano i ricercatori di Renewables first e Crea. Cina, India, Corea del Sud e la maggior parte delle altre economie asiatiche hanno aumentato le loro importazioni di Gnl, mentre la curva energetica del Pakistan ha piegato nella direzione opposta. Non si tratta di un paese che usa meno energia, è la firma di un paese in cui una quota ampia e crescente della domanda viene soddisfatta al di fuori del sistema formale, e quindi al di fuori delle statistiche ufficiali.</p>
<p>La storia solare del Pakistan non è nata per disegno, ma per le forze di mercato e i consumatori – con un’eccezione critica. Mentre le economie occidentali erigevano barriere tariffarie contro le importazioni solari cinesi, il Pakistan ha intrapreso la strada opposta, mantenendo un regime fiscale a tasso zero sulle importazioni di solare fotovoltaico che ha tenuto dal 2013 fino a metà 2025. Il governo non ha pianificato la rivoluzione, ma ha lasciato la porta spalancata. Passare da meno di 1 GW di importazioni di fotovoltaico nel 2018 a oltre 51 GW entro l'inizio del 2026 rappresenta una delle transizioni energetiche guidate dai consumatori più veloci mai registrate, e una che ha guidato un calo del 40% nelle importazioni di petrolio e gas tra il 2022 e il 2024.</p>
<p>Questo aumento del solare dal basso ha accelerato il passo dalla crisi energetica del 2022 e ha silenziosamente fornito ciò che anni di politica energetica statale non avevano finora ottenuto: la caduta della dipendenza dalle importazioni di carburante, una maggiore sicurezza energetica e una misura di sollievo dai costi elettrici vertiginosi per milioni di famiglie. L’altro motore di mercato è stata la precipitosa caduta dei costi di produzione solare in Cina, che è l'abilitatore invisibile dietro la transizione del Pakistan.</p>
<p>Tra il 2020 e il 2024, il costo dei moduli fotovoltaici è sceso drasticamente, guidato da un'ondata di politica industriale cinese, sovraccapacità e implacabili economie di scala. Entro il 2024, i pannelli cinesi arrivavano nei porti pakistani a prezzi che rendevano il solare sui tetti più economico per unità di energia rispetto all'elettricità di rete. In tutto il mondo, sono ora le rinnovabili, non il petrolio e il gas, a offrire il percorso a minor costo per l'accesso all'energia per le famiglie a basso e medio reddito.</p>
<p>I pakistani non stanno consumando meno, viene evidenziato nell’analisi di Renewables firs e Crea, stanno consumando di più, ma in modo diverso. Così facendo, hanno sciolto una delle vulnerabilità macroeconomiche più ostinate del paese: la dipendenza da una fattura per le importazioni di combustibili fossili che aveva prosciugato le riserve di valuta estera, alimentato l'inflazione e lasciato l'economia esposta agli shock energetici.</p>
<p>Sebbene il Pakistan figuri ancora in posizione di rilievo sia nella classifica dei volumi che in quella della dipendenza dall’energia che transita per lo Stretto di Hormuz, la tendenza è in calo. Ogni gigawatt di energia solare distribuita installato costituisce, di fatto, una copertura contro la crisi energetica che si sta profilando. I 12 miliardi di dollari di importazioni evitate dal Pakistan dal 2018 rappresentano non solo un alleggerimento fiscale, ma una riduzione strutturale dell’esposizione al rischio geopolitico che nessun contratto di Gnl o strategia di copertura avrebbe potuto garantire su scala o con rapidità equivalenti. Questo andamento non è lo stesso nella più ampia regione asiatica, che è esposta in modo sproporzionato. Essa rappresenta la maggior parte dei flussi di petrolio e Gnl dipendenti dallo Stretto di Hormuz, e qualsiasi interruzione prolungata continuerebbe a colpire più duramente le economie asiatiche.</p>]]> </content:encoded>
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<title>«L’Iran non rappresentava una minaccia imminente». Si dimette il direttore dell’antiterrorismo Usa</title>
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<description><![CDATA[ La guerra innescata da Usa e Israele contro l’Iran e ormai allargata all’intero Medio Oriente, che sta sconvolgendo i mercati energetici globali a causa della dipendenza da gas e petrolio che arrivano dalla regione – con gravi ripercussioni in bolletta anche per famiglie e imprese italiane – è basata su un presupposto falso. Ad ammetterlo è ormai anche il direttore del Centro nazionale antiterrorismo degli Stati Uniti, Joseph Kent, che per questo ha pubblicato su X una lettera diretta al presidente Trump dove annuncia le proprie dimissioni con effetto immediato.
«Non posso, in coscienza, sostenere la guerra in corso in Iran. L’Iran – sottolinea Kent – non rappresentava una minaccia imminente per la nostra nazione, ed è chiaro che abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby americana».
Pur affermando di sostener «i valori e le politiche estere» su cui Trump ha fatto campagna elettorale nel 2016, 2020 e 2024, Kent dichiara che «all’inizio di questa amministrazione, alti funzionari israeliani e membri influenti dei media americani hanno messo in atto una campagna di disinformazione che ha completamente minato la sua piattaforma America First e ha seminato sentimenti favorevoli alla guerra per incoraggiare un conflitto con l’Iran. Questa camera dell’eco è stata usata per ingannarla inducendola a credere che l’Iran rappresentasse una minaccia imminente per gli Stati Uniti e che, se lei avesse colpito ora, ci sarebbe stata una strada chiara verso una rapida vittoria. Questa era una menzogna ed è la stessa tattica che gli israeliani hanno usato per trascinarci nella disastrosa guerra in Iraq che è costata alla nostra nazione la vita di migliaia dei nostri migliori uomini e donne. Non possiamo commettere di nuovo questo errore».
«Da veterano che è stato schierato in combattimento 11 volte e da marito Gold Star che ha perso la sua amata moglie Shannon in una guerra fabbricata da Israele, non posso sostenere – aggiunge Kent – l’invio della prossima generazione a combattere e morire in una guerra che non porta alcun beneficio al popolo americano né giustifica il costo in vite americane. Prego che lei rifletta – conclude Kent rivolgendosi a Trump – su ciò che stiamo facendo in Iran e per chi lo stiamo facendo. Il momento per un’azione coraggiosa è adesso. Lei può invertire la rotta e tracciare un nuovo percorso per la nostra nazione, oppure può permettere che scivoliamo ulteriormente verso declino e caos. Lei ha le carte in mano». Il problema è che al tavolo del gioco, barare sembra la regola.   ]]></description>
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 04:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Joseph_Kent.jpg" alt=""></p><p><span>La guerra innescata da Usa e Israele contro l’Iran e ormai allargata all’intero Medio Oriente, che sta sconvolgendo i mercati energetici globali a causa della dipendenza da gas e petrolio che arrivano dalla regione – con <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60681-il-costo-della-guerra-arriva-in-bolletta-attraverso-il-gas-litalia-e-tra-i-paesi-piu-esposti-deuropa">gravi ripercussioni</a> in bolletta anche per famiglie e imprese italiane – è basata su un presupposto falso. Ad ammetterlo è ormai anche il direttore del Centro nazionale antiterrorismo degli Stati Uniti, Joseph Kent, che per questo ha <a href="https://x.com/joekent16jan19/status/2033897242986209689?s=43&t=8RUuOKEIbjklVv7OS3lHAw">pubblicato su X</a> una lettera diretta al presidente Trump dove annuncia le proprie dimissioni con effetto immediato.</span></p>
<p><span>«Non posso, in coscienza, sostenere la guerra in corso in Iran. L’Iran – sottolinea Kent – non rappresentava una minaccia imminente per la nostra nazione, ed è chiaro che abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby americana».</span></p>
<p><span>Pur affermando di sostener «i valori e le politiche estere» su cui Trump ha fatto campagna elettorale nel 2016, 2020 e 2024, Kent dichiara che «all’inizio di questa amministrazione, alti funzionari israeliani e membri influenti dei media americani hanno messo in atto una campagna di disinformazione che ha completamente minato la sua piattaforma America First e ha seminato sentimenti favorevoli alla guerra per incoraggiare un conflitto con l’Iran. Questa camera dell’eco è stata usata per ingannarla inducendola a credere che l’Iran rappresentasse una minaccia imminente per gli Stati Uniti e che, se lei avesse colpito ora, ci sarebbe stata una strada chiara verso una rapida vittoria. Questa era una menzogna ed è la stessa tattica che gli israeliani hanno usato per trascinarci nella disastrosa guerra in Iraq che è costata alla nostra nazione la vita di migliaia dei nostri migliori uomini e donne. Non possiamo commettere di nuovo questo errore».</span></p>
<p><span>«Da veterano che è stato schierato in combattimento 11 volte e da marito <em>Gold Star</em> che ha perso la sua amata moglie Shannon in una guerra fabbricata da Israele, non posso sostenere – aggiunge Kent – l’invio della prossima generazione a combattere e morire in una guerra che non porta alcun beneficio al popolo americano né giustifica il costo in vite americane. Prego che lei rifletta – conclude Kent rivolgendosi a Trump – su ciò che stiamo facendo in Iran e per chi lo stiamo facendo. Il momento per un’azione coraggiosa è adesso. Lei può invertire la rotta e tracciare un nuovo percorso per la nostra nazione, oppure può permettere che scivoliamo ulteriormente verso declino e caos. Lei ha le carte in mano». Il problema è che al tavolo del gioco, barare sembra la regola.  </span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Marevivo e Jeremy Rifkin: la proposta di un Blue deal</title>
<link>https://www.eventi.news/marevivo-e-jeremy-rifkin-la-proposta-di-un-blue-deal</link>
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<description><![CDATA[ IL PIANETA È SOPRATTUTTO ACQUA, EPPURE GLI OCEANI RESTANO TRA GLI ECOSISTEMI PIÙ TRASCURATI NELLE POLITICHE GLOBALI. DA QUESTA CONSAPEVOLEZZA NASCE L’APPELLO LANCIATO A ROMA DALLA FONDAZIONE MAREVIVO INSIEME CON L’ECONOMISTA JEREMY RIFKIN: PROTEGGERE ALMENO IL 30% DI TERRE E MARI ENTRO IL 2030 E AVVIARE UN “BLUE DEAL” PER IL FUTURO DEL PIANETA ACQUA […]
L&#039;articolo Marevivo e Jeremy Rifkin: la proposta di un Blue deal proviene da Il Giornale dell&#039;Ambiente. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 03:00:10 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>IL PIANETA È SOPRATTUTTO ACQUA, EPPURE GLI OCEANI RESTANO TRA GLI ECOSISTEMI PIÙ TRASCURATI NELLE POLITICHE GLOBALI. DA QUESTA CONSAPEVOLEZZA NASCE L’APPELLO LANCIATO A ROMA DALLA FONDAZIONE MAREVIVO INSIEME CON L’ECONOMISTA JEREMY RIFKIN: PROTEGGERE ALMENO IL 30% DI TERRE E MARI ENTRO IL 2030 E AVVIARE UN “BLUE DEAL” PER IL FUTURO DEL PIANETA ACQUA […]</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilgiornaledellambiente.it/blue-deal/">Marevivo e Jeremy Rifkin: la proposta di un Blue deal</a> proviene da <a href="https://ilgiornaledellambiente.it/">Il Giornale dell'Ambiente</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Tecnologia e consumi energetici: cosa pensano gli italiani</title>
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<description><![CDATA[ QUANTO GLI ITALIANI CONSIDERANO LA TECNOLOGIA UNO STRUMENTO UTILE PER RIDURRE I CONSUMI ENERGETICI? UN’INDAGINE NAZIONALE METTE A CONFRONTO QUATTRO GENERAZIONI, EVIDENZIANDO DIFFERENZE SIGNIFICATIVE TRA CONOSCENZA, FIDUCIA E UTILIZZO CONCRETO DI SOLUZIONI DIGITALI PER L’EFFICIENZA DOMESTICA E LA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE Una fiducia teorica che fatica a tradursi in azione Solo il 18% degli italiani utilizza […]
L&#039;articolo Tecnologia e consumi energetici: cosa pensano gli italiani proviene da Il Giornale dell&#039;Ambiente. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 03:00:10 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>QUANTO GLI ITALIANI CONSIDERANO LA TECNOLOGIA UNO STRUMENTO UTILE PER RIDURRE I CONSUMI ENERGETICI? UN’INDAGINE NAZIONALE METTE A CONFRONTO QUATTRO GENERAZIONI, EVIDENZIANDO DIFFERENZE SIGNIFICATIVE TRA CONOSCENZA, FIDUCIA E UTILIZZO CONCRETO DI SOLUZIONI DIGITALI PER L’EFFICIENZA DOMESTICA E LA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE Una fiducia teorica che fatica a tradursi in azione Solo il 18% degli italiani utilizza […]</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilgiornaledellambiente.it/tecnologia-e-consumi-energetici-cosa-pensano-gli-italiani/">Tecnologia e consumi energetici: cosa pensano gli italiani</a> proviene da <a href="https://ilgiornaledellambiente.it/">Il Giornale dell'Ambiente</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Da problema a risorsa, come i PFAS possono migliorare l’estrazione del litio</title>
<link>https://www.eventi.news/da-problema-a-risorsa-come-i-pfas-possono-migliorare-lestrazione-del-litio</link>
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<description><![CDATA[ Una ricerca della Rice University trasforma i contaminanti PFAS in reagenti per il recupero di materiali critici
L&#039;articolo Da problema a risorsa, come i PFAS possono migliorare l’estrazione del litio proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 03:00:09 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>Batteria a stato solido sulla moto elettrica: ecco la Verge TS Pro</title>
<link>https://www.eventi.news/batteria-a-stato-solido-sulla-moto-elettrica-ecco-la-verge-ts-pro</link>
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<description><![CDATA[ In arrivo nel 2026 la Verge Ts Pro, una moto elettrica con batteria a stato solido: più rapida e più sicura la ricarica
L&#039;articolo Batteria a stato solido sulla moto elettrica: ecco la Verge TS Pro proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 03:00:08 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<p>L'articolo <a href="https://www.rinnovabili.it/mobilita/automotive/verge-ts-pro-prima-moto-elettrica-batteria-stato-solido/">Batteria a stato solido sulla moto elettrica: ecco la Verge TS Pro</a> proviene da <a href="https://www.rinnovabili.it/">Rinnovabili</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Ricarica auto elettrica 2026: guida a tempi, costi e wallbox</title>
<link>https://www.eventi.news/ricarica-auto-elettrica-2026-guida-a-tempi-costi-e-wallbox</link>
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<description><![CDATA[ Una guida completa sulla ricarica dell’auto elettrica a casa, alle colonnine pubbliche, in autostrada. Tutto sulle differenze tra ricarica AC e DC alla scelta della wallbox, passando per tempi di ricarica, costi e connettori. Per capire davvero come si ricarica un’auto elettrica, in casa e in viaggio
L&#039;articolo Ricarica auto elettrica 2026: guida a tempi, costi e wallbox proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 03:00:07 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Ricarica, auto, elettrica, 2026:, guida, tempi, costi, wallbox</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Una guida completa sulla ricarica dell’auto elettrica a casa, alle colonnine pubbliche, in autostrada. Tutto sulle differenze tra ricarica AC e DC alla scelta della wallbox, passando per tempi di ricarica, costi e connettori. Per capire davvero come si ricarica un’auto elettrica, in casa e in viaggio</p>
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<title>Robot ricarica auto elettrica: la soluzione per l’ansia da autonomia?</title>
<link>https://www.eventi.news/robot-ricarica-auto-elettrica-la-soluzione-per-lansia-da-autonomia</link>
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<description><![CDATA[ Un robot a guida autonoma in grado di raggiungere le auto elettriche da ricaricare sia in strada che nei parcheggi multipiano 
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 03:00:07 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Robot, ricarica, auto, elettrica:, soluzione, per, l’ansia, autonomia</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Un robot a guida autonoma in grado di raggiungere le auto elettriche da ricaricare sia in strada che nei parcheggi multipiano </p>
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<title>I prezzi di elettricità e gas in Italia nel 2026</title>
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<description><![CDATA[ GME fotografa prezzi, volumi e novità normative nel mercato di elettricità e gas. 
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 03:00:06 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>prezzi, elettricità, gas, Italia, nel, 2026</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>GME fotografa prezzi, volumi e novità normative nel mercato di elettricità e gas. </p>
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<title>Aree idonee regionali, i lavori in Veneto e Abruzzo</title>
<link>https://www.eventi.news/aree-idonee-regionali-i-lavori-in-veneto-e-abruzzo</link>
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<description><![CDATA[ La Regione Veneto incontra i territori e annuncia: “la grande novità del provvedimento è l&#039;individuazione di aree super idonee”. Fissate in 2ª Commissione al Consiglio regionale dell’Abruzzo le prime audizioni sul PdL di iniziativa consiliare. Scarica il pdf.
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 03:00:05 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Aree, idonee, regionali, lavori, Veneto, Abruzzo</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>La Regione Veneto incontra i territori e annuncia: “la grande novità del provvedimento è l'individuazione di aree super idonee”. Fissate in 2ª Commissione al Consiglio regionale dell’Abruzzo le prime audizioni sul PdL di iniziativa consiliare. Scarica il pdf.</p>
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<title>Emissioni auto: l’Ue si spacca sul futuro dell’automotive al 2035. Ecco la posizione italiana</title>
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<description><![CDATA[ Il ministro dell&#039;ambiente Pichetto Fratin spinge l&#039;Ue verso lo sviluppo di carburanti alternativi ed ecologici
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 03:00:05 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il ministro dell'ambiente Pichetto Fratin spinge l'Ue verso lo sviluppo di carburanti alternativi ed ecologici</p>
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<title>Mercato PPA: a febbraio prezzi in ribasso e i volumi ai massimi. E l’Italia va nel panico</title>
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<description><![CDATA[ Il mercato europeo dei Power Purchase Agreement chiude con una flessione del 6,4% trascinato dal calo del mercato italiano. Record di attività per i Corporate PPA e nuove frontiere temporali in Spagna con l&#039;accordo Solaria-Merlin
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 03:00:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il mercato europeo dei Power Purchase Agreement chiude con una flessione del 6,4% trascinato dal calo del mercato italiano. Record di attività per i Corporate PPA e nuove frontiere temporali in Spagna con l'accordo Solaria-Merlin</p>
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<title>Agenzia del Demanio: Accordo con CNR per la tutela e la rigenerazione del patrimonio pubblico</title>
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<description><![CDATA[ Firmato oggi, a Roma, l’accordo di collaborazione tra Cnr e Agenzia del Demanio per la tutela, conservazione e rigenerazione del patrimonio immobiliare pubblico. Le attività previste riguarderanno in particolare la sperimentazione di soluzioni di Urban Intelligence e gemelli digitali applicati alla gestione del patrimonio pubblico e ai processi di rigenerazione urbana  
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 03:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Firmato oggi, a Roma, l’accordo di collaborazione tra Cnr e Agenzia del Demanio per la tutela, conservazione e rigenerazione del patrimonio immobiliare pubblico. Le attività previste riguarderanno in particolare la sperimentazione di soluzioni di Urban Intelligence e gemelli digitali applicati alla gestione del patrimonio pubblico e ai processi di rigenerazione urbana  </p>
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<title>Energia, scontro al Consiglio UE: Italia guida il fronte anti&#45;ETS</title>
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<description><![CDATA[ Divisioni su ETS e prezzi, consenso solo sulle reti: il Consiglio UE mostra una linea energetica ancora frammentata.
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 03:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Divisioni su ETS e prezzi, consenso solo sulle reti: il Consiglio UE mostra una linea energetica ancora frammentata.</p>
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<title>Temporali, venti forti e piogge: i danni del maltempo in Calabria</title>
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<description><![CDATA[ In alcune zone sono caduti 200 ml di pioggia in 24 ore ]]></description>
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<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 19:30:08 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>Mareggiata ad Aci Trezza, in Sicilia è allerta arancione</title>
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<description><![CDATA[ Un&#039;allerta meteo arancione è stata emanata per oggi nella Sicilia nord-orientale per temporali e rischio idrogeologico ]]></description>
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<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 19:30:08 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>Da Rimini il segnale: la transizione energetica si gioca sull’efficienza, non solo sulle rinnovabili</title>
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<description><![CDATA[ Key 2026 si chiude con presenze in crescita del 10% e un’agenda convegnistica che ha messo al centro tre assi portanti: efficienza energetica come leva primaria di decarbonizzazione, storage e rinnovabili come infrastruttura di sistema, intelligenza artificiale come strumento operativo per la gestione delle reti L’edizione 2026 di Key – The Energy Transition Expo si […]
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<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 09:30:35 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/16/transizione-energetica-rinnovabili-key-2026/" title="Da Rimini il segnale: la transizione energetica si gioca sull’efficienza, non solo sulle rinnovabili" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/key-2026.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="key 2026" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/key-2026.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/key-2026-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/key-2026-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/key-2026-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Key 2026 si chiude con presenze in crescita del 10% e un’agenda convegnistica che ha messo al centro tre assi portanti: efficienza energetica come leva primaria di decarbonizzazione, storage e rinnovabili come infrastruttura di sistema, intelligenza artificiale come strumento operativo per la gestione delle reti</em></p>
<p>L’edizione 2026 di <strong>Key – The Energy Transition Expo</strong> si è chiusa con risultati superiori alle attese. Le presenze totali sono cresciute del 10% rispetto all’anno precedente, con le presenze estere in aumento del 9% e una forte componente di investitori.</p>
<p>I numeri confermano una tendenza strutturale: la manifestazione ha cessato di essere una <strong>vetrina tecnologica</strong> per diventare un <strong>luogo di negoziazione</strong> tra industria, finanza e istituzioni.</p>
<p>Le <strong>coordinate politiche dell’evento</strong> sono state chiare fino dall’inaugurazione – come poteva essere altrimenti in questa ennesima fase di crisi geopolitica – quando il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, <strong>Gilberto Pichetto Fratin</strong>, ha dichiarato che “<em>la sfida è andare avanti con le rinnovabili, per una ragione energetica e di decarbonizzazione</em>“.</p>
<h2>Efficienza energetica: da misura complementare a strumento primario</h2>
<p>Il tema che ha attraversato trasversalmente il palinsesto dei 160 convegni è stato l’<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/05/smart-building-climatizzazione-zeliatech/" target="_blank" rel="noopener"><strong>efficienza energetica</strong></a>, presentata non come complemento alle fonti rinnovabili, ma come prerequisito della decarbonizzazione.</p>
<p>Il programma ha affrontato l’<strong>efficientamento dell’edilizia residenziale pubblica</strong> alla luce del PNRR, le soluzioni per le piccole e medie imprese, il ruolo delle Esco, i Certificati Bianchi, la Misura e Verifica e le nuove prospettive derivate dai contatori di seconda generazione. Una filiera completa che connette la norma tecnica all’investimento privato.</p>
<p>Tra le novità più significative della manifestazione, è stata presentata la <strong>prima edizione del Libro Verde della Transizione Energetica</strong>, realizzato con il contributo della gran parte delle associazioni italiane dei settori dell’efficienza energetica.</p>
<p>Un documento di posizionamento collettivo che fotografa lo stato del settore e formula raccomandazioni agli interlocutori istituzionali. A Key, inoltre, è stato presentato il primo <strong>Rapporto sullo stato della sostenibilità energetica nella filiera delle costruzioni</strong>, a cura di Key e Federcostruzioni. Due strumenti complementari: uno orizzontale, di sistema; l’altro verticale, di settore.</p>
<h2>Fotovoltaico, storage e agrivoltaico: la maturità del sistema</h2>
<p>Sul fronte delle <a href="https://www.greenplanner.it/energie-rinnovabili/" target="_blank" rel="noopener"><strong>fonti rinnovabili</strong></a>, il <strong>ForumTech di Italia Solare</strong> ha catalizzato il dibattito tecnico sul <strong>fotovoltaico</strong>. L’evento è stato interamente dedicato all’evoluzione tecnologica e normativa del settore, con approfondimenti su digitalizzazione, monitoraggio, gestione intelligente dell’energia e integrazione con i <a href="https://www.greenplanner.it/2025/09/25/sistemi-accumulo-rallentano-installazioni-residenziali/" target="_blank" rel="noopener"><strong>sistemi di accumulo</strong></a>.</p>
<p>Il segnale più significativo, sul fronte espositivo, è stato l’introduzione di un padiglione interamente dedicato a <strong>Epc contractor e finanza nell’area solare</strong>: un’area che registra l’evoluzione del mercato verso impianti utility scale dove la bancabilità del progetto è determinante quanto la tecnologia installata.</p>
<p>Il programma convegnistico ha fatto il punto sull’<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/10/bando-sviluppo-agrisolare-italia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>agrivoltaico nel panorama nazionale</strong></a>, europeo e internazionale, sull’eolico offshore – dai materiali innovativi ai primi progetti autorizzati in Italia – e sui sistemi di accumulo per la flessibilità e stabilità della rete elettrica nazionale, anche nel settore industriale.</p>
<p>Tre comparti che condividono un ostacolo comune: l’accettabilità territoriale. Key 2026 ha dedicato uno spazio specifico a questo tema, riconoscendo che la velocità autorizzativa dipende anche dalla qualità del dialogo con le comunità locali.</p>
<h2>Reti, intelligenza artificiale e la sfida della flessibilità</h2>
<p>Tra i contenuti del palinsesto scientifico, l’<strong>uso dell’intelligenza artificiale per ottimizzare le reti elettriche</strong>, prevedere la produzione di energia da fonti rinnovabili e gestire flussi energetici in tempo reale.</p>
<p>L’Ai applicata alle infrastrutture energetiche non è più un orizzonte di ricerca: è una componente operativa nella gestione di reti sempre più distribuite e variabili. La domanda che ha attraversato i convegni dedicati non riguardava il “se” ma il “come” – governance degli algoritmi, qualità del dato, interoperabilità dei sistemi.</p>
<p>Tra le richieste emerse da associazioni e industrie, anche la necessità di <strong>aumentare la flessibilità della rete</strong> e adottare regole certe che favoriscano investimenti e competitività per trasformare la transizione energetica da orizzonte a realtà.</p>
<p>Una formulazione che sintetizza la distanza ancora esistente tra ambizione normativa europea e capacità realizzativa nazionale.</p>
<h2>La finanza come variabile abilitante</h2>
<p><strong>Key 2026</strong> ha segnato un’ulteriore maturazione nella trattazione degli strumenti finanziari. Grande attenzione ai nuovi modelli di investimento e ai capitali per la realizzazione dei progetti rinnovabili, con approfondimenti su green bond, obbligazioni per progetti sostenibili e modelli partecipativi che coinvolgono cittadini, imprese e comunità.</p>
<p>Il giorno prima dell’apertura ufficiale, <strong>Key Choice – Unlock the Future of Ppa</strong> aveva già riunito al Palacongressi di Rimini gli operatori specializzati sui <strong>Power Purchase Agreement</strong>, strumento sempre più strategico per<strong> stabilizzare i costi dell’energia</strong> nelle imprese industriali e per garantire la bancabilità dei nuovi impianti.</p>
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<title>Mobilità extraurbana: ecco come renderla sostenibile, lasciando a casa l’auto</title>
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<description><![CDATA[ Per attivare una nuova mobilità, capace di “muovere” o spostare chi non vive in città, bisogna partire da alcuni presupposti. Ne parliamo con Fabio Borghetti del Politecnico di Milano che, intanto, riflette con noi su alcune tematiche che scottano… “Non dobbiamo chiedere alle persone di adattarsi ai servizi di mobilità, ma costruire servizi che si […]
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<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 09:30:25 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/16/mobilita-extraurbana-sostenibile/" title="Mobilità extraurbana: ecco come renderla sostenibile, lasciando a casa l’auto" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_auto-citta.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="mobilità extra urbana" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_auto-citta.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_auto-citta-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_auto-citta-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_auto-citta-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Per attivare una nuova mobilità, capace di “muovere” o spostare chi non vive in città, bisogna partire da alcuni presupposti. Ne parliamo con Fabio Borghetti del Politecnico di Milano che, intanto, riflette con noi su alcune tematiche che scottano…</em></p>
<p>“<em>Non dobbiamo chiedere alle persone di adattarsi ai servizi di mobilità, ma costruire servizi che si adattino alle persone e ai territori</em>“. È questo di primo acchito ciò che ci risponde <strong>Fabio Borghetti</strong>, PhD Mobility and Transport Laboratory Design Department del <strong>Politecnico di Milano</strong>.</p>
<p>Borghetti lo abbiamo incontrato a Varese durante un evento organizzato da <strong>Adi – Associazione per il Disegno Industriale</strong> e da qui lo spunto per intercettare i suoi consigli e le sue posizioni rispetto ai presupposti da cui si dovrebbe partire per<strong> attivare la giusta mobilità di chi non vive nelle grandi città</strong>.</p>
<p>“<em>Il primo presupposto</em> – ci svela <strong>Borghetti</strong> – <em>consiste nel riconoscere la specificità dei territori extraurbani: distanze più lunghe, densità abitative più basse, orari diversi da quelli urbani… Qui, i modelli utilizzati per le grandi città non funzionano se applicati tali e quali.</em></p>
<p><em>Dobbiamo accettare il fatto che, molto probabilmente, l’auto continuerà ad avere un ruolo importante, ma che può e deve essere meglio integrata con il trasporto pubblico, i servizi a chiamata e, più in generale, la mobilità condivisa.</em></p>
<p><em>Un secondo presupposto è partire dai bisogni reali delle persone e dei potenziali utenti, non da obiettivi astratti o generali: lavoro, scuola, sanità, servizi essenziali. Muoversi non è una scelta ideologica, ma una necessità quotidiana di fatto un diritto.</em></p>
<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-165776 aligncenter" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/fabio-borghetti.jpg" alt="fabio borghetti" width="1200" height="800" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/fabio-borghetti.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/fabio-borghetti-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/fabio-borghetti-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/fabio-borghetti-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></p>
<p><em>Per questo i servizi devono essere affidabili, flessibili e soprattutto accessibili anche quando i numeri sono contenuti. </em><em>In questo contesto, il trasporto a chiamata (Demand responsive transport) può giocare un ruolo chiave perché l’utente prenota la corsa e il sistema organizza il percorso in base alle richieste ricevute.</em></p>
<p><em>I mezzi non seguono linee e orari fissi, ma si adattano alla domanda, spesso condividendo il viaggio con altri passeggeri e applicando tariffe simili a quelle del trasporto pubblico tradizionale.</em></p>
<p><em>Non sostituisce il trasporto pubblico tradizionale che conosciamo, ma lo integra dove le linee di trasporto fisse possono essere poco efficienti. Inoltre, permette di offrire collegamenti su prenotazione, adattati agli orari e ai percorsi reali degli utenti, riducendo sprechi (per esempio autobus che viaggiano quasi vuoti) e garantendo un servizio anche nelle fasce orarie di morbida o nelle aree meno densamente abitate.</em></p>
<p><em>Il terzo presupposto riguarda l’integrazione tra mezzi diversi, tra Comuni e tra livelli istituzionali. Chi vive in provincia si muove spesso attraversando confini amministrativi e le soluzioni di mobilità devono accompagnare e agevolare questi percorsi, non interromperli. Il digitale può certamente aiutare, ma solo se è semplice e inclusivo</em>“.</p>
<p><strong>Bici, pullman e autobus o treni: c’è ancora chi li chiama gli “sposta poveri”. Quanta verità c’è in questo e come si può mutare atteggiamento?</strong></p>
<p>L’espressione “<em>sposta poveri</em>” circola ancora e non nasce certo dal nulla: per molto tempo bici e soprattutto trasporto pubblico sono stati visti e vissuti come soluzioni di ripiego, spesso poco affidabili, scomode e a volte poco curate. Questo ha rafforzato l’idea che l’auto privata fosse l’unica scelta davvero libera e normale.</p>
<p>Cambiare atteggiamento è possibile, ma richiede attrattività e qualità dei servizi di mobilità, prima che retorica. Quando autobus, tram e treni sono puntuali, affidabili, confortevoli e ben integrati con altri servizi, e quando la bici si muove in sicurezza, smettono di essere mezzi “<em>per chi non può</em>” e diventano mezzi “<em>per chi sceglie</em>“.</p>
<p>Anche l’interazione con lo spazio pubblico conta: fermate, stazioni e percorsi ben curati sono indice di attenzione verso chi li usa e rappresentano un incentivo. E qui entra in gioco il cambiamento comportamentale (behavioural change): i comportamenti degli utenti cambiano non per obbligo, ma quando la scelta sostenibile diventa quella più semplice, intuitiva e anche conveniente.</p>
<p>Se muoversi senza auto diventa facile, prevedibile e socialmente normale, le persone lo fanno senza sentirlo o percepirlo come una rinuncia. Così il trasporto pubblico torna a essere ciò che dovrebbe: un servizio (competitivo) per tutti, non un’etichetta sociale.</p>
<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-165778 aligncenter" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/numeri-auto.jpg" alt="numeri auto" width="1200" height="700" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/numeri-auto.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/numeri-auto-768x448.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/numeri-auto-720x420.jpg 720w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/numeri-auto-640x373.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></p>
<p><strong>Quali interlocutori deve avere presente un Comune per avviare questa trasformazione?</strong></p>
<p>Una vera e concreta trasformazione della mobilità è un processo lungo e ampio sia nel tempo sia nello spazio. Nel tempo perché la pianificazione, la programmazione e la realizzazione degli interventi può richiedere tempi non sempre rapidi.</p>
<p>Nello spazio perché per intraprenderla un Comune non può agire da solo: deve pianificare, mettere attorno allo stesso tavolo chi il territorio lo vive e lo attraversa ogni giorno. Insomma, fare sistema.</p>
<p>Questo significa riconoscere che possono esistere punti di vista diversi e bisogni non sempre coincidenti: per esempio pendolari, studenti, anziani, famiglie, imprese, operatori turistici… si muovono per ragioni diverse e con esigenze specifiche.</p>
<p>Un approccio partecipativo è fondamentale per trasformare cittadini e portatori di interesse da semplici destinatari delle decisioni a parte attiva del cambiamento. Ascolto, confronto e sperimentazione aiutano a progettare e costruire soluzioni più efficaci e condivise.</p>
<p>Poi c’è la comunicazione: spiegare e condividere le scelte, raccontarne il senso e i benefici (futuri) è parte integrante del progetto. Accanto ai cittadini, il Comune deve coinvolgere scuole, imprese e servizi sanitari, perché è lì che nascono molti degli spostamenti quotidiani.</p>
<p>È necessario coinvolgere anche i gestori del trasporto pubblico, da considerare partner strategici e non solo fornitori di servizi. Poiché la mobilità supera i confini amministrativi, è essenziale collaborare con i Comuni limitrofi, le Unioni di Comuni, le Province e le Regioni.</p>
<p>Quando il Comune fa da regista e costruisce un sistema di alleanze e sinergie, la trasformazione e il cambiamento diventano possibili e soprattutto duraturi.</p>
<p><strong>Ora vorremmo avere il suo parere su vari argomenti, ma sempre riferiti alla possibilità di essere implementati nei borghi: 30 km/h, sì o no?</strong></p>
<p>Più che un sì o un no secco, la risposta giusta è: dipende da dove e da come. Il tema del limite di velocità a 30 km/h nei borghi e nei piccoli centri va affrontato con più attenzione, perché non è solo una questione di limite di velocità, ma di rapporto tra strada e vita quotidiana.</p>
<p>Nei centri storici, nelle strade strette, vicino alle scuole, piazze e servizi in generale, i 30 km/h hanno una logica ben definita: riducono il rischio di incidenti gravi, abbassano il rumore e rendono lo spazio più vivibile per le altre forme di mobilità, per esempio pedonale e ciclabile.</p>
<p>In questi contesti il limite non deve essere visto come un cartello in più con un numero o una penalità per chi guida, ma una protezione per gli altri utenti che utilizzano la strada e più in generale gli spazi limitrofi.</p>
<p>I problemi nascono quando il limite viene applicato in modo uniforme e astratto senza una corretta analisi e valutazione. Nei borghi e nell’ambito provinciale esistono strade con funzioni molto diverse: vie residenziali, assi di attraversamento, collegamenti intercomunali.</p>
<p>Imporre i 30 km/h ovunque, senza distinzione, rischia di essere percepito come incoerente e quindi di non essere rispettato. Un limite che non appare credibile indebolisce la fiducia nelle regole e genera conflitto. Diventa quindi un problema di percezione.</p>
<p>Per questo i 30 km/h funzionano solo se sono coerenti con il disegno e la geometria della strada e del contesto in cui è inserita. L’utente deve adeguare la velocità: per esempio carreggiate più strette, incroci ben visibili, arredi urbani, attraversamenti rialzati…</p>
<p>La segnaletica stradale da sola non basta; serve chiarezza: pochi limiti, ben spiegati e percepibili, ma soprattutto differenziati dove cambia la funzione della strada.</p>
<p><strong>Mobilità elettrica sia privata sia pubblica nei borghi: come e perché?</strong></p>
<p>La mobilità elettrica nei borghi e nei territori provinciali ha senso se viene affrontata in modo pragmatico, distinguendo bene il come dal perché. L’elettrificazione dei veicoli non deve essere percepita come una soluzione unica, ma uno strumento da integrare in una strategia di mobilità più ampia.</p>
<p>Il come riguarda prima di tutto l’adattamento al contesto. Per esempio, nei borghi e nei piccoli centri funzionano meglio veicoli elettrici di dimensioni ridotte, sia pubblici sia privati, adatti a strade strette, basse velocità e tragitti brevi.</p>
<p>Nel trasporto pubblico, bus elettrici o navette a chiamata sono più silenziosi, meno impattanti e più flessibili sulle tratte locali e intercomunali. Per l’uso privato, l’elettrico è efficace soprattutto negli spostamenti quotidiani, se accompagnato da una rete di ricarica capillare e diffusa, per esempio nei parcheggi pubblici, nei nodi di interscambio e vicino ai servizi.</p>
<p>Il perché non è solo una questione ambientale. L’elettrico riduce rumore e inquinamento locale, migliorando la vivibilità dei centri storici e la qualità della vita. Rende i borghi più attrattivi senza snaturarli e modernizza i servizi di mobilità anche fuori dalle città.</p>
<p>Va però chiarito che l’elettrico non risolve il problema della congestione del traffico: un’auto elettrica occupa lo stesso spazio di una tradizionale. Per questo deve affiancarsi a trasporto pubblico efficiente, integrazione tra mezzi e condivisione degli spostamenti.</p>
<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-165777 aligncenter" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/maas.jpg" alt="maas" width="1200" height="700" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/maas.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/maas-768x448.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/maas-720x420.jpg 720w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/maas-640x373.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></p>
<p><strong>Il Mobility as a Service nei borghi potrebbe funzionare?</strong></p>
<p>Il paradigma del Mobility as a Service (MaaS) sposta il focus dal possesso del mezzo all’accesso al servizio. La mobilità diventa un ecosistema integrato, digitale e centrato sull’utente, in cui diversi operatori collaborano per offrire spostamenti efficienti, personalizzati e sostenibili.</p>
<p>Quindi sì, il MaaS nei borghi può funzionare, ma non nella versione da città. Deve essere adattato ai territori diffusi, altrimenti resta un contenitore vuoto. Nei piccoli centri il MaaS ha senso se diventa uno strumento di coordinamento e di accesso, non un modello urbano importato.</p>
<p>In questo modo è possibile vivere fuori città senza dipendere sempre e solo dal possesso dell’auto. Per esempio, può funzionare come strumento che integra servizi gestiti da diversi operatori quali autobus extraurbani, treni regionali, trasporto a chiamata, car sharing, taxi, bici elettriche e parcheggi di interscambio, rendendo visibile e prenotabile ciò che oggi è troppo spesso frammentato o poco chiaro.</p>
<p>Il valore principale, nei borghi, non è l’abbondanza dell’offerta di trasporto, ma la certezza del servizio: sapere quando e come ci si può muovere in funzione delle proprie esigenze, anche con poche corse.</p>
<p>Per questo il MaaS deve puntare su semplicità, affidabilità e informazione chiara all’utente, più che su app complesse. Sarebbe poi fondamentale prevedere anche canali non digitali, per non escludere anziani e utenti fragili.</p>
<p>Ci sono però dei limiti da considerare. Il MaaS non crea mobilità dal nulla: se i servizi non esistono o sono troppo rari, nessuna piattaforma li renderà attrattivi e competitivi. Inoltre, non risolve da solo problemi strutturali come distanze, contesto con domanda di trasporto debole o carenza di risorse.</p>
<p><em>Crediti immagine: <a href="https://depositphotos.com/it/" target="_blank" rel="noopener">Depositphotos</a></em></p>
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<title>Competenze al bivio: transizione energetica e intelligenza artificiale ridisegnano il mercato del lavoro italiano</title>
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L&#039;articolo Competenze al bivio: transizione energetica e intelligenza artificiale ridisegnano il mercato del lavoro italiano è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 09:30:24 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Competenze, bivio:, transizione, energetica, intelligenza, artificiale, ridisegnano, mercato, del, lavoro, italiano</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/16/competenze-transizione-energetica-mercato-lavoro/" title="Competenze al bivio: transizione energetica e intelligenza artificiale ridisegnano il mercato del lavoro italiano" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_professionisti-energia.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="professionisti energia" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_professionisti-energia.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_professionisti-energia-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_professionisti-energia-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_professionisti-energia-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Il mercato del lavoro italiano entra nella fase più esigente della doppia transizione: quella energetica e quella digitale. Le proiezioni Unioncamere per il quinquennio 2025-2029 quantificano un fabbisogno complessivo superiore a 3,7 milioni di unità occupazionali, tra nuova domanda e turn-over generazionale. La variabile determinante non è più soltanto il numero di posti disponibili, ma la qualità delle competenze richieste – e la distanza tra quelle esistenti e quelle necessarie</em></p>
<p>Secondo il <strong>Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere</strong>, nello scenario positivo del quinquennio, circa <strong>1,55 milioni di lavoratori dovranno possedere un livello intermedio di competenze</strong> nella gestione di prodotti e tecnologie green – pari al 43% del fabbisogno complessivo – mentre circa 760.000 posizioni richiederanno un livello elevato di tali competenze.</p>
<p>La dimensione digitale si sovrappone a quella ambientale: la <strong>domanda di competenze digitali coinvolgerà 2,2 milioni di lavoratori</strong>, con oltre 910.000 figure chiamate a possedere un profilo di e-skill mix avanzato.</p>
<p>L’<a href="https://www.greenplanner.it/2024/07/01/intelligenza-artificiale-corsi-podcast-risorse/" target="_blank" rel="noopener"><strong>intelligenza artificiale</strong></a> non costituisce una variabile esterna a questo scenario: è, sempre di più, una componente strutturale dei sistemi di gestione energetica. Secondo il <strong>Politecnico di Milano – Energy Strategy Group</strong>, un’impresa che investe oggi in <a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/05/smart-building-climatizzazione-zeliatech/" target="_blank" rel="noopener"><strong>tecnologie smart energy</strong></a> può ridurre i costi del 20-25% entro il 2030, grazie anche all’integrazione dell’Ai nei sistemi di ottimizzazione dei carichi e di previsione dei consumi.</p>
<p>Il settore dell’<strong>informatica e delle telecomunicazioni è considerato il vero motore della gestione intelligente dell’energia</strong>, con una domanda concentrata su analisti, data scientist ed esperti di cybersecurity, figure essenziali per abilitare tecnologie come le smart grid e la building automation.</p>
<p>Sul versante dell’offerta, il quadro resta squilibrato. Le emissioni di CO2 sono tornate a crescere del +1,3% nel primo semestre 2025, invertendo un trend positivo che durava da oltre due anni, mentre l’<strong>indice Enea Ispread</strong> – che misura sicurezza energetica, prezzi e decarbonizzazione – è sceso al minimo storico della serie.</p>
<p>Il <strong>rallentamento della transizione energetica italiana</strong> si riflette direttamente sul mercato del lavoro: <strong>Enea e Gse stimano che solo il 40% dei Comuni italiani disponga di piani energetici aggiornati al 2026</strong>, segnale di una governance locale ancora inadeguata rispetto alla velocità dei cambiamenti tecnologici e occupazionali in atto.</p>
<h2>La transizione energetica come motore occupazionale</h2>
<p>La <strong>transizione energetica</strong> non riguarda soltanto lo sviluppo di nuove tecnologie o l’installazione di impianti rinnovabili. Alla base di questo cambiamento si colloca soprattutto il <strong>capitale umano</strong>, che rappresenta la vera infrastruttura capace di sostenere la trasformazione dei sistemi produttivi e dei modelli energetici.</p>
<p>Secondo le <strong>analisi del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere</strong>, elaborate nel rapporto previsionale 2025-2029, la doppia transizione – ecologica e digitale – è destinata a <strong>incidere profondamente sulla struttura occupazionale italiana</strong>.</p>
<p>Nello scenario più favorevole, il sistema produttivo nazionale potrebbe esprimere un <strong>fabbisogno complessivo di oltre 3,7 milioni di lavoratori</strong> nel quinquennio, generato sia dalla creazione di nuovi posti di lavoro sia dalla necessità di sostituire i lavoratori in uscita dal mercato.</p>
<p>Le imprese italiane, inoltre, richiedono sempre più <strong>profili capaci di operare nella gestione di prodotti e tecnologie legate alla <a href="https://www.greenplanner.it/sostenibilita/" target="_blank" rel="noopener">sostenibilità</a></strong>. Nel periodo 2025-2029, secondo le stime saranno necessari circa 1,55 milioni di lavoratori con competenze green di livello intermedio, pari al 43% del fabbisogno complessivo.</p>
<p>A questi si aggiungono 760mila professionisti con competenze ambientali avanzate, destinati a ricoprire ruoli tecnici e specialistici nelle filiere della transizione.</p>
<p>Parallelamente <strong>cresce la richiesta di competenze digitali</strong>. Il rapporto stima che 2,2 milioni di lavoratori dovranno possedere competenze digitali, mentre oltre 910mila professionisti saranno chiamati a disporre di un e-skill mix avanzato, combinando competenze informatiche, capacità di analisi matematica e gestione di soluzioni tecnologiche innovative.</p>
<p>Questo intreccio tra digitale e sostenibilità definisce una <strong>nuova generazione di professioni ibride</strong>, nelle quali le competenze energetiche si integrano con l’analisi dei dati, l’automazione e la gestione intelligente dei sistemi.</p>
<h2>Le filiere chiave della transizione energetica</h2>
<p>Tra i settori destinati a registrare la maggiore domanda occupazionale figura innanzitutto la <strong>filiera delle costruzioni e delle infrastrutture</strong>, ambito strategico per interventi di efficientamento energetico, rigenerazione urbana e sviluppo delle reti energetiche.</p>
<p>Per questo comparto Excelsior prevede un fabbisogno compreso tra 226mila e 271mila lavoratori entro il 2029. In queste attività, accanto alle figure tradizionali – operai specializzati, tecnici di cantiere e ingegneri civili – emergono competenze nuove legate alla <strong>progettazione digitale, al Building Information Modeling</strong> (Bim), alla <strong>modellazione tridimensionale</strong> e alla <strong>gestione delle prestazioni energetiche degli edifici</strong>.</p>
<p>Un secondo comparto centrale è rappresentato dalla <strong>meccatronica e dalla robotica</strong>, con una domanda stimata tra 149mila e 164mila professionisti nel quinquennio. In questo ambito l’innovazione è guidata dalla convergenza tra meccanica, elettronica e software, integrata con tecnologie per l’efficienza energetica e l’<a href="https://www.greenplanner.it/energie-rinnovabili/" target="_blank" rel="noopener"><strong>utilizzo delle fonti rinnovabili</strong></a> nei processi industriali.</p>
<p>Anche il settore della <strong>mobilità e della logistica</strong> sarà interessato da una crescita significativa della domanda di lavoro, con un fabbisogno stimato tra 139mila e 151mila unità.</p>
<p>La <a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/12/logistica-urbana-elettrificazione-flotte/" target="_blank" rel="noopener"><strong>progressiva elettrificazione dei trasporti e la digitalizzazione della gestione delle flotte</strong></a> richiederanno figure capaci di integrare competenze tecnologiche, analitiche e organizzative nella gestione delle supply chain.</p>
<p>Infine, un ruolo trasversale è svolto dal <strong>comparto Ict e dei servizi avanzati</strong>, che rappresenta il motore tecnologico della gestione intelligente dell’energia. Analisti di dati, specialisti di cybersecurity, esperti di reti e tecnici IoT sono tra le figure più richieste per sviluppare sistemi di monitoraggio energetico, smart grid e soluzioni di manutenzione predittiva.</p>
<h2>La formazione come infrastruttura della transizione</h2>
<p>La crescente domanda di competenze pone con forza il tema della formazione. Come evidenziano le analisi di <strong>Unioncamere</strong>, la sfida dei prossimi anni non riguarda tanto la disponibilità di lavoro, quanto la <strong>capacità del sistema formativo di preparare un numero sufficiente di professionisti</strong> con le competenze richieste.</p>
<p>La trasformazione delle filiere produttive richiede infatti percorsi di upskilling e reskilling capaci di accompagnare i lavoratori lungo tutto l’arco della vita professionale. Università, istituti tecnici superiori e programmi di formazione specialistica diventano così elementi centrali per tradurre le previsioni occupazionali in opportunità concrete per le nuove generazioni.</p>
<p>Le imprese cercano figure capaci di combinare conoscenze ingegneristiche, digitali e ambientali, dando origine a professioni sempre più interdisciplinari che riflettono la complessità della transizione energetica.</p>
<h2>L’intelligenza artificiale tra opportunità e rischio occupazionale</h2>
<p>Accanto alle prospettive di crescita occupazionale, la <strong>trasformazione digitale introduce tuttavia anche nuove incognite</strong>. L’intelligenza artificiale, sempre più diffusa nei processi industriali e nei servizi, sta modificando profondamente l’organizzazione del lavoro.</p>
<p>In settori come la <strong>progettazione, la gestione dei cantieri o la manutenzione delle infrastrutture</strong>, sistemi di analisi predittiva e strumenti di automazione stanno già contribuendo a migliorare efficienza, sicurezza e sostenibilità delle attività.</p>
<p>Allo stesso tempo, però, l’<strong>automazione di alcune funzioni operative potrebbe ridurre la domanda di specifici profili professionali</strong>. Segnali di questa tendenza emergono anche a livello internazionale.</p>
<p>Secondo alcune analisi recenti, <strong>circa il 20% dei licenziamenti registrati nel settore tecnologico globale</strong> dall’inizio dell’anno sarebbe <strong>collegato all’introduzione di sistemi basati sull’intelligenza artificiale</strong> e alla riorganizzazione dei processi produttivi.</p>
<p>Il futuro del lavoro nella transizione energetica sarà quindi determinato da un equilibrio complesso: da un lato la creazione di <strong>nuove professioni legate alla sostenibilità e alla digitalizzazione</strong>, dall’altro la necessità di accompagnare i lavoratori nell’adattamento a tecnologie sempre più pervasive.</p>
<p><em>Crediti immagine: <a href="https://depositphotos.com/it/" target="_blank" rel="noopener">Depositphotos</a></em></p>
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<title>Tracciabilità dei rifiuti aziendali: tra Rentri e xFir, opportunità e criticità per le imprese</title>
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<description><![CDATA[ La digitalizzazione della tracciabilità dei rifiuti entra in una fase decisiva. Con l’introduzione del formulario elettronico xFir nel sistema Rentri, l’Italia avvia una trasformazione profonda delle procedure di trasporto dei rifiuti speciali, che nel Paese superano i 164 milioni di tonnellate annue La gestione dei rifiuti speciali rappresenta una delle infrastrutture meno visibili ma più […]
L&#039;articolo Tracciabilità dei rifiuti aziendali: tra Rentri e xFir, opportunità e criticità per le imprese è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 09:30:14 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Tracciabilità, dei, rifiuti, aziendali:, tra, Rentri, xFir, opportunità, criticità, per, imprese</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/16/tracciabilita-rifiuti-aziendali-rentri-xfir/" title="Tracciabilità dei rifiuti aziendali: tra Rentri e xFir, opportunità e criticità per le imprese" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/gestione-rifiuti-aziendali.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="gestione rifiuti aziendali" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/gestione-rifiuti-aziendali.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/gestione-rifiuti-aziendali-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/gestione-rifiuti-aziendali-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/gestione-rifiuti-aziendali-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>La digitalizzazione della tracciabilità dei rifiuti entra in una fase decisiva. Con l’introduzione del formulario elettronico xFir nel sistema Rentri, l’Italia avvia una trasformazione profonda delle procedure di trasporto dei rifiuti speciali, che nel Paese superano i 164 milioni di tonnellate annue</em></p>
<p>La <strong>gestione dei rifiuti speciali</strong> rappresenta una delle infrastrutture meno visibili ma più rilevanti dell’<strong>economia industriale italiana</strong>. Dietro ogni filiera produttiva – dalla manifattura alle costruzioni, fino ai servizi ambientali – si sviluppa infatti un <strong>complesso sistema di raccolta, trasporto, recupero e smaltimento dei materiali di scarto</strong>.</p>
<p>Le dimensioni del fenomeno emergono chiaramente dall’analisi del <a href="https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/rapporto-rifiuti-speciali-edizione-2025" target="_blank" rel="noopener"><strong>Rapporto Rifiuti Speciali 2025 di Ispra</strong></a> che fotografa i flussi relativi al 2023. Secondo il documento, in Italia sono state prodotte circa <strong>164,5 milioni di tonnellate di rifiuti speciali</strong>, con un incremento dell’1,9% rispetto all’anno precedente.</p>
<p>La categoria comprende rifiuti generati da attività produttive, industriali, artigianali e di servizio, oltre ai residui delle attività di costruzione e demolizione. Si tratta quindi di <strong>materiali strettamente connessi al funzionamento dell’economia reale e delle filiere industriali</strong>.</p>
<p>All’interno di questo sistema, ogni movimentazione deve essere tracciata attraverso un documento specifico: il <strong>Formulario di Identificazione dei Rifiuti</strong> (Fir) previsto dal <strong>Decreto Legislativo 152/2006</strong>, il testo normativo che disciplina la gestione ambientale nel Paese.</p>
<p>La <strong>mole di documentazione prodotta è considerevole</strong>. In Italia si stimano circa 20.000 formulari emessi ogni giorno, a testimonianza della complessità amministrativa che accompagna la gestione dei flussi di rifiuti lungo l’intera catena logistica.</p>
<h2>Le ragioni della digitalizzazione della tracciabilità</h2>
<p>La dimensione del sistema ha reso progressivamente evidente la necessità di una modernizzazione delle procedure documentali. Per oltre vent’anni il<strong> formulario di identificazione dei rifiuti è rimasto sostanzialmente invariato</strong>: un modulo cartaceo in quattro copie che accompagna il trasporto dal luogo di produzione fino all’impianto di destinazione.</p>
<p>Il documento certifica l’origine del rifiuto, il <strong>codice europeo Eer</strong>, il quantitativo trasportato, il soggetto incaricato del trasporto e l’impianto che riceverà il materiale. Questo meccanismo, pur garantendo una tracciabilità formale, ha mostrato nel tempo diversi limiti:</p>
<ul>
<li>una gestione burocratica complessa</li>
<li>il rischio di errori materiali nella compilazione</li>
<li>la difficoltà di accesso ai dati in tempo reale da parte delle autorità di controllo</li>
<li>una limitata interoperabilità tra sistemi informativi delle imprese</li>
</ul>
<p>A queste criticità si aggiunge un tema più ampio: il <a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/13/si-referendum-ricadute-cause-ambientali/" target="_blank" rel="noopener"><strong>contrasto alle attività illecite nel settore dei rifiuti</strong></a>. La <strong>tracciabilità dei flussi</strong> rappresenta infatti uno <strong>strumento fondamentale per prevenire fenomeni di smaltimento irregolare o traffico illegale</strong>.</p>
<p>In questo contesto si inserisce l’<strong>introduzione del Registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti</strong>, noto come <a href="https://www.greenplanner.it/2025/10/03/rifiuti-speciali-risorsa-italia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Rentri</strong></a>, istituito dal Ministero dell’Ambiente e disciplinato dal Decreto Ministeriale 4 aprile 2023 n. 59. Il sistema nasce con l’obiettivo di <strong>digitalizzare l’intera infrastruttura documentale della filiera dei rifiuti</strong>, superando definitivamente il modello cartaceo.</p>
<h2>Il passaggio al formulario elettronico xFir</h2>
<p>Il cambiamento più visibile introdotto dal Rentri riguarda il formulario di trasporto. Il <strong>tradizionale Fir viene sostituito dal formulario elettronico xFir</strong>, un documento digitale che incorpora tutte le informazioni relative al trasporto e le firme dei soggetti coinvolti nella movimentazione del rifiuto.</p>
<p>Il <strong>passaggio al nuovo sistema è stato confermato definitivamente dal Senato</strong>, introducendo un <strong>periodo transitorio che consente alle imprese di adattare gradualmente i propri processi operativi</strong>.</p>
<p>Le <strong>imprese iscritte al Rentri e i produttori di rifiuti pericolosi sono tenuti ad adottare il nuovo formato elettronico</strong> e hanno tempo fino al <strong>15 settembre 2026</strong> per implementare pienamente il sistema nelle proprie procedure operative.</p>
<p>Il nuovo formulario presenta alcune caratteristiche strutturali:</p>
<ul>
<li>generazione digitale del documento attraverso la piattaforma Rentri o software interoperabili</li>
<li>utilizzo della firma digitale da parte dei soggetti coinvolti</li>
<li>registrazione dei dati all’interno del sistema nazionale di tracciabilità</li>
<li>conservazione elettronica dei documenti</li>
</ul>
<p>Una volta <strong>completato il processo di firma, il documento diventa immodificabile</strong>. Eventuali errori non possono essere corretti direttamente sul formulario: il documento deve essere annullato e sostituito con una nuova emissione.</p>
<h2>Cosa cambia per le imprese della filiera dei rifiuti</h2>
<p>La transizione al formulario digitale comporta<strong> cambiamenti significativi per tutti gli operatori coinvolti nella gestione dei rifiuti speciali</strong>: produttori, trasportatori, intermediari e impianti di trattamento.</p>
<p>Il primo cambiamento riguarda l’<strong>organizzazione dei processi amministrativi</strong>. Le imprese devono dotarsi di strumenti di autenticazione digitale, accesso alla piattaforma Rentri e sistemi informatici in grado di dialogare con il registro nazionale.</p>
<p>Questo passaggio implica anche una <strong>revisione delle procedure operative quotidiane</strong>, soprattutto per le aziende che fino a oggi hanno gestito la documentazione esclusivamente in formato cartaceo.</p>
<p>Dal punto di vista logistico, la <strong>digitalizzazione del formulario consente una maggiore integrazione</strong> tra sistemi informativi aziendali e piattaforme di controllo pubblico. I dati relativi ai trasporti vengono infatti trasmessi al sistema nazionale e possono essere consultati dagli organi di vigilanza.</p>
<h3>I vantaggi attesi della nuova tracciabilità</h3>
<p>Tra i benefici più evidenti della riforma c’è la <strong>riduzione della gestione cartacea</strong>. L’<strong>eliminazione delle quattro copie fisiche</strong> del formulario semplifica la conservazione documentale e consente una consultazione più rapida delle informazioni.</p>
<p>Un secondo vantaggio riguarda la <strong>maggiore trasparenza dei flussi</strong>. L’accesso ai dati digitali permette alle autorità di controllo di monitorare con maggiore efficacia i movimenti dei rifiuti lungo la filiera.</p>
<p>La digitalizzazione favorisce inoltre l’<strong>integrazione con i sistemi gestionali aziendali</strong>, aprendo la strada a una gestione più efficiente delle informazioni ambientali e alla possibilità di sviluppare strumenti di analisi dei flussi di materiali.</p>
<p>In prospettiva, il sistema potrebbe contribuire anche alla <strong>costruzione di banche dati utili alla pianificazione delle politiche di <a href="https://www.greenplanner.it/2026/01/16/economia-circolare-vera-svolta-applicativa/" target="_blank" rel="noopener">economia circolare</a></strong>.</p>
<h3>Le criticità della fase di transizione</h3>
<p>Accanto ai potenziali vantaggi, la fase di transizione presenta alcune <strong>criticità operative</strong> che stanno emergendo nel confronto tra imprese, consulenti ambientali e associazioni di categoria.</p>
<p>Il primo elemento riguarda l’<strong>impatto organizzativo</strong>, soprattutto per le piccole e medie imprese che devono adeguare infrastrutture informatiche e procedure interne.</p>
<p>Un secondo aspetto riguarda la <strong>gestione degli errori</strong>. L’immodificabilità del documento dopo la firma digitale garantisce integrità dei dati ma rende più <strong>rigido il processo amministrativo</strong>, obbligando all’annullamento e alla riemissione del formulario in caso di imprecisioni.</p>
<p>Infine, la <strong>piena interoperabilità tra piattaforma Rentri e software gestionali aziendali rappresenta un passaggio tecnico delicato</strong>, che richiede un periodo di adattamento per sviluppatori e operatori.</p>
<h2>Un passaggio cruciale per la governance dei rifiuti</h2>
<p>La digitalizzazione della tracciabilità dei rifiuti segna una trasformazione significativa nella governance ambientale del Paese, ma per molte aziende il cambiamento è tutt’altro che banale e sta generando diversi dubbi operativi sui nuovi adempimenti tecnici e organizzativi.</p>
<p>Per questo motivo le aziende che producono i software a supporto della normativa Rentri si stanno attivando per fornire ai propri clienti e ai potenziali nuovi partner indicazioni, webinar e guide per agevolare il passaggio al nuovo sistema e la gestione della transizione.</p>
<p>Per esempio, <strong>Rifiutoo</strong>, software in cloud per la gestione dei rifiuti, ha stilato una serie di consigli pratici per aiutare le imprese a comprendere meglio le fasi di questo processo (maggiori e più dettagliate informazioni sono disponibili sul loro sito (rifiutoo.com).</p>
<p>Ecco, dunque, i cinque passaggi che ogni azienda dovrebbe seguire per essere conforme alle normative:</p>
<ol>
<li><strong>verificare se si è soggetti all’obbligo</strong>: il produttore o detentore del rifiuto deve determinare se il formulario debba essere in formato xFir o cartaceo per l’intera filiera del trasporto. Le imprese iscritte al Rentri sono tenute a utilizzare l’xFir per i rifiuti pericolosi; per i non pericolosi, l’obbligo dipende dal tipo di attività e dal numero di dipendenti</li>
<li><strong>dotarsi di un software interoperabile e della firma elettronica</strong>: xFir deve essere firmato digitalmente da tutti i soggetti coinvolti, dal produttore al trasportatore fino al destinatario, prima della partenza del mezzo. Il documento viene condiviso tramite la piattaforma nazionale di tracciabilità dei rifiuti</li>
<li><strong>abilitare più di un dispositivo per unità locale</strong>: la firma del formulario digitale avviene da dispositivo mobile: un guasto, una batteria scarica o l’assenza di connessione possono bloccare la partenza del trasporto. Avere almeno un dispositivo di riserva abilitato per ogni unità locale evita interruzioni operative</li>
<li><strong>attivare la conservazione digitale a norma AgId</strong>: xFir deve essere conservato presso soggetti accreditati dall’Agenzia per l’Italia Digitale. Un formulario digitale non conservato correttamente rischia di non avere valore probatorio in caso di controllo</li>
<li>coordinare l’intera filiera del trasporto: xFir richiede la firma digitale da parte del produttore e del trasportatore prima della partenza del mezzo, poi del destinatario al termine del trasporto; è indispensabile quindi che tutti i soggetti coinvolti siano attrezzati con gli strumenti necessari. Se un solo anello della catena non è in grado di operare in formato digitale, il trasporto non può partire</li>
</ol>
<p>Va inoltre rammentato che, una volta completato il trasporto, i <strong>dati dei formulari</strong> relativi ai rifiuti pericolosi devono essere <strong>trasmessi al Rentri entro 10 giorni lavorativi</strong>.</p>
<p>Il <strong>destinatario</strong> deve restituire la copia completa del Fir digitale (conferma di conferimento) <strong>entro 2 giorni lavorativi</strong> dalla presa in carico dei rifiuti. La copia completa resta consultabile e scaricabile tramite il sistema fino a 90 giorni dalla sua restituzione.</p>
<p><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F16%2Ftracciabilita-rifiuti-aziendali-rentri-xfir%2F&linkname=Tracciabilit%C3%A0%20dei%20rifiuti%20aziendali%3A%20tra%20Rentri%20e%20xFir%2C%20opportunit%C3%A0%20e%20criticit%C3%A0%20per%20le%20imprese" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F16%2Ftracciabilita-rifiuti-aziendali-rentri-xfir%2F&linkname=Tracciabilit%C3%A0%20dei%20rifiuti%20aziendali%3A%20tra%20Rentri%20e%20xFir%2C%20opportunit%C3%A0%20e%20criticit%C3%A0%20per%20le%20imprese" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_bluesky" href="https://www.addtoany.com/add_to/bluesky?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F16%2Ftracciabilita-rifiuti-aziendali-rentri-xfir%2F&linkname=Tracciabilit%C3%A0%20dei%20rifiuti%20aziendali%3A%20tra%20Rentri%20e%20xFir%2C%20opportunit%C3%A0%20e%20criticit%C3%A0%20per%20le%20imprese" title="Bluesky" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F16%2Ftracciabilita-rifiuti-aziendali-rentri-xfir%2F&linkname=Tracciabilit%C3%A0%20dei%20rifiuti%20aziendali%3A%20tra%20Rentri%20e%20xFir%2C%20opportunit%C3%A0%20e%20criticit%C3%A0%20per%20le%20imprese" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_threads" href="https://www.addtoany.com/add_to/threads?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F16%2Ftracciabilita-rifiuti-aziendali-rentri-xfir%2F&linkname=Tracciabilit%C3%A0%20dei%20rifiuti%20aziendali%3A%20tra%20Rentri%20e%20xFir%2C%20opportunit%C3%A0%20e%20criticit%C3%A0%20per%20le%20imprese" title="Threads" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F16%2Ftracciabilita-rifiuti-aziendali-rentri-xfir%2F&linkname=Tracciabilit%C3%A0%20dei%20rifiuti%20aziendali%3A%20tra%20Rentri%20e%20xFir%2C%20opportunit%C3%A0%20e%20criticit%C3%A0%20per%20le%20imprese" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_telegram" href="https://www.addtoany.com/add_to/telegram?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F16%2Ftracciabilita-rifiuti-aziendali-rentri-xfir%2F&linkname=Tracciabilit%C3%A0%20dei%20rifiuti%20aziendali%3A%20tra%20Rentri%20e%20xFir%2C%20opportunit%C3%A0%20e%20criticit%C3%A0%20per%20le%20imprese" title="Telegram" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F16%2Ftracciabilita-rifiuti-aziendali-rentri-xfir%2F&linkname=Tracciabilit%C3%A0%20dei%20rifiuti%20aziendali%3A%20tra%20Rentri%20e%20xFir%2C%20opportunit%C3%A0%20e%20criticit%C3%A0%20per%20le%20imprese" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.greenplanner.it%2F2026%2F03%2F16%2Ftracciabilita-rifiuti-aziendali-rentri-xfir%2F&title=Tracciabilit%C3%A0%20dei%20rifiuti%20aziendali%3A%20tra%20Rentri%20e%20xFir%2C%20opportunit%C3%A0%20e%20criticit%C3%A0%20per%20le%20imprese" data-a2a-url="https://www.greenplanner.it/2026/03/16/tracciabilita-rifiuti-aziendali-rentri-xfir/" data-a2a-title="Tracciabilità dei rifiuti aziendali: tra Rentri e xFir, opportunità e criticità per le imprese"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/16/tracciabilita-rifiuti-aziendali-rentri-xfir/">Tracciabilità dei rifiuti aziendali: tra Rentri e xFir, opportunità e criticità per le imprese</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.greenplanner.it/">GreenPlanner Magazine</a>.</p>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>Foreste europee sotto pressione climatica: entro il 2100 raddoppieranno i disturbi naturali</title>
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<description><![CDATA[ Una simulazione su 185 milioni di ettari di foreste europee prevede un forte aumento di incendi, tempeste e infestazioni entro il 2100. Lo studio, tra i più vasti studi di modellistica forestale mai realizzati, cui ha contribuito anche Eurac Research di Bolzano, evidenzia il ruolo di incendi, insetti e tempeste nel ridefinire gli ecosistemi forestali […]
L&#039;articolo Foreste europee sotto pressione climatica: entro il 2100 raddoppieranno i disturbi naturali è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 09:30:14 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Foreste, europee, sotto, pressione, climatica:, entro, 2100, raddoppieranno, disturbi, naturali</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/17/foreste-europee-sotto-pressione-climatica/" title="Foreste europee sotto pressione climatica: entro il 2100 raddoppieranno i disturbi naturali" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/biodiverstiy_monitoring.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="biodiverstiy monitoring" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/biodiverstiy_monitoring.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/biodiverstiy_monitoring-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/biodiverstiy_monitoring-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/biodiverstiy_monitoring-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Una simulazione su 185 milioni di ettari di foreste europee prevede un forte aumento di incendi, tempeste e infestazioni entro il 2100. Lo studio, tra i più vasti studi di modellistica forestale mai realizzati, cui ha contribuito anche Eurac Research di Bolzano, evidenzia il ruolo di incendi, insetti e tempeste nel ridefinire gli ecosistemi forestali</em></p>
<p>Il <strong><a href="https://www.greenplanner.it/2025/11/06/resistenza-antimicrobica-effetti-cambiamento-climatico/" target="_blank" rel="noopener">cambiamento climatico</a> non modifica soltanto temperature e regimi delle precipitazioni</strong>. Le sue conseguenze si riflettono anche sulla <strong>stabilità degli ecosistemi forestali</strong>, con effetti destinati a ridefinire il paesaggio europeo nei prossimi decenni.</p>
<p>Un nuovo studio internazionale di modellistica forestale – coordinato dalla <strong>Technical University of Munich</strong> e realizzato con il contributo di numerosi centri di ricerca europei, tra cui <strong>Eurac Research</strong> e l’<strong>Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche</strong><i> </i>(Cnr-Isafom)- offre una delle analisi più complete finora disponibili su questo tema.</p>
<p>La <strong>ricerca rappresenta il più ampio esercizio di simulazione forestale mai condotto</strong> su scala continentale. Attraverso un <strong>sistema avanzato di modellizzazione</strong> basato su <a href="https://www.greenplanner.it/2024/07/01/intelligenza-artificiale-corsi-podcast-risorse/" target="_blank" rel="noopener"><strong>intelligenza artificiale</strong></a> e dati satellitari, gli studiosi hanno analizzato l’<strong>evoluzione dei disturbi naturali in tutti i 185 milioni di ettari di foreste europee</strong>, simulandone le possibili traiettorie fino al 2100 con una risoluzione spaziale di cento metri.</p>
<p>L’obiettivo era comprendere come incendi, tempeste e infestazioni di insetti – fenomeni già oggi responsabili di una parte rilevante della mortalità degli alberi – potrebbero evolvere in scenari climatici futuri (lo studio <a href="https://www.science.org/doi/10.1126/science.adx6329" target="_blank" rel="noopener"><strong>Climate change will increase forest disturbances in Europe throughout the 21st century</strong></a> è stato pubblicato sulla rivista scientifica <strong>Science</strong>).</p>
<h2>Disturbi naturali destinati a crescere</h2>
<p>I risultati indicano un aumento significativo dei disturbi forestali nel corso del XXI secolo. Secondo le simulazioni, nello <strong>scenario climatico più severo elaborato dall’Ipcc</strong> la superficie interessata da incendi, tempeste e infestazioni potrebbe più che raddoppiare rispetto al periodo recente, con un incremento stimato del 122%.</p>
<p>Tra i fattori di disturbo, gli <a href="https://www.greenplanner.it/2025/12/01/impactmesh-dataset-mappatura-incendi-alluvioni/" target="_blank" rel="noopener"><strong>incendi risultano quelli maggiormente sensibili alle variazioni climatiche</strong></a>. L’area mediterranea si conferma particolarmente esposta, ma l’espansione del rischio riguarda anche regioni finora considerate relativamente stabili, comprese aree temperate e boreali.</p>
<p>Il fenomeno non riguarda quindi soltanto i Paesi tradizionalmente colpiti dagli incendi estivi. Le simulazioni indicano un <strong>aumento della probabilità di incendi anche nelle regioni alpine</strong>, in Germania e nel sud della Finlandia, evidenziando una trasformazione progressiva dei regimi di disturbo su scala continentale.</p>
<p>Un ulteriore elemento evidenziato dallo studio riguarda l’interazione tra diversi fattori di disturbo. <strong>Tempeste, infestazioni di insetti e incendi possono infatti rafforzarsi reciprocamente</strong>, generando effetti cumulativi sugli ecosistemi forestali.</p>
<h2>Il contributo della modellistica basata sull’intelligenza artificiale</h2>
<p>La portata della ricerca è resa possibile dall’utilizzo di un <strong>nuovo framework di simulazione basato su tecniche di deep learning</strong>. Il meta-modello sviluppato dai ricercatori integra una vasta mole di simulazioni locali realizzate negli anni passati attraverso modelli forestali process-based.</p>
<p>Nel complesso <strong>il sistema è stato addestrato su oltre un milione di simulazioni relative a 13.600 foreste europee</strong>, equivalenti a circa 135 milioni di anni di sviluppo forestale simulato. L’analisi combina dati satellitari, modelli ecologici e moduli specifici per la simulazione di incendi, tempeste e infestazioni di insetti come il bostrico.</p>
<p>Il risultato è una <strong>piattaforma capace di proiettare l’evoluzione dei disturbi forestali con un livello di dettaglio spaziale e temporale finora inedito</strong>. Questo approccio consente di identificare con maggiore precisione le aree più vulnerabili e di comprendere come i cambiamenti climatici possano alterare la dinamica degli ecosistemi forestali.</p>
<p>Tra i contributi scientifici integrati nel modello figurano anche le <strong>simulazioni sviluppate da Eurac Research</strong>, tra cui quelle coordinate dal ricercatore <strong>Marco Mina</strong>, coautore dello studio.</p>
<h2>Boschi più giovani e nuove implicazioni ecologiche</h2>
<p>Le <strong>simulazioni non indicano necessariamente una scomparsa delle foreste europee</strong>, ma delineano un<strong> cambiamento significativo nella loro struttura demografica</strong>. L’aumento dei disturbi naturali comporterà infatti una <strong>maggiore mortalità degli alberi maturi</strong>, con la conseguente diffusione di popolamenti più giovani.</p>
<p>Secondo le proiezioni, la <strong>quota di foreste giovani potrebbe aumentare fino al 14%</strong>, mentre la <strong>presenza di foreste mature e vetuste tenderà a ridursi</strong>. Questa trasformazione ha <strong>implicazioni rilevanti sia per la <a href="https://www.greenplanner.it/2025/10/14/foglie-secche-una-risorsa-preziosa-e-sostenibile/" target="_blank" rel="noopener">biodiversità</a> sia per i servizi ecosistemici</strong> forniti dai boschi.</p>
<p>In particolare, <strong>foreste più giovani richiedono tempi più lunghi per accumulare carbonio</strong> nel suolo e nella biomassa. Ciò potrebbe<strong> ridurre la capacità complessiva degli ecosistemi forestali di contribuire alla mitigazione del cambiamento climatico</strong> attraverso l’assorbimento di CO2.</p>
<p>Un altro aspetto riguarda la <strong>funzione protettiva delle foreste</strong>, soprattutto nelle aree montane. Popolamenti forestali recentemente rigenerati offrono infatti una <strong>protezione limitata contro fenomeni come frane, caduta massi o valanghe</strong>, aumentando la vulnerabilità dei territori.</p>
<h2>Implicazioni per le politiche forestali</h2>
<p>Le proiezioni delineate dallo studio suggeriscono la necessità di <strong>ripensare le strategie di gestione forestale in Europa</strong>. Come osservato anche dal ricercatore di Eurac Research Marco Mina, i risultati indicano con chiarezza che <strong>la frequenza dei disturbi naturali è destinata ad aumentare</strong> in gran parte del continente se le emissioni climalteranti non verranno ridotte.</p>
<p>L’analisi suggerisce inoltre che <strong>gli incendi potrebbero diventare un fenomeno più comune anche nelle regioni temperate e alpine</strong>, dove storicamente sono stati relativamente rari. Questo scenario implica la necessità di <strong>rafforzare gli strumenti di prevenzione e pianificazione</strong>, inclusi piani antincendio e strategie di gestione adattativa delle foreste.</p>
<p>Un’altra indicazione riguarda la composizione dei popolamenti forestali. Foreste caratterizzate da maggiore diversità di specie e strutture più complesse risultano generalmente più resilienti rispetto a popolamenti monoespecifici, spesso più vulnerabili a infestazioni e tempeste.</p>
<p>Il quadro delineato dalla ricerca evidenzia dunque come <strong>la gestione delle foreste europee dovrà confrontarsi con un contesto climatico e ecologico sempre più dinamico</strong>. In questo scenario, la capacità di integrare dati scientifici, monitoraggio sul campo e strumenti di modellistica avanzata diventa un elemento centrale per orientare le politiche forestali e preservare i servizi ecosistemici offerti dai boschi europei.</p>
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<title>Gli squali non esistono?</title>
<link>https://www.eventi.news/gli-squali-non-esistono</link>
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<description><![CDATA[ Gli squali, le razze, le mante e le chimere sono uno dei tre principali gruppi di vertebrati. Queste oltre 1.200 specie sono componenti chiave degli ecosistemi marini e il loro studio ha contribuito a ricostruire l&#039;evoluzione dei genomi e dei fenotipi dei vertebrati. Secondo lo studio not peer reviewed “Phylogenomics and the origins of sharks”, pubblicato su bioRxiv da Chase Doran Brownstein e Thomas Near del Department of Ecology and Evolutionary Biology della Yale University, che ha indagato la genomica di specie di squali e di loro parenti stretti, «Contrariamente a quanto ipotizzato da studi basati su dati genetici più limitati, non tutti gli squali potrebbero appartenere allo stesso gruppo biologico».In un saggio del 1981, il biologo evoluzionista Stephen Jay Gould rivelava una verità controintuitiva: animali acquatici come i dipnoi e i celacanti sono più strettamente imparentati con i tetrapodi – vertebrati a quattro arti – che con i salmoni, gli spinarelli e molte altre creature che chiamiamo a &quot;pesci&quot;, come diceva Gould, «Di sicuro non esiste un pesce». Gli squali potrebbero essere in una situazione simile.Gli squali, insieme a razze, pastinache e altre creature marine con uno scheletro cartilagineo, fanno parte di un gruppo chiamato Condritti, che condivideva un antenato comune con i pesci ossei vissuti più di 400 milioni di anni fa. Gavin Naylor, biologo evoluzionista del Florida Museum of Natural History di Gainesville, spiega su Nature che «Queste creature, con l&#039;aspetto che hanno oggi o comunque riconoscibili come squali, esistono da 330 milioni di anni».Gli scienziati non sono certi di come le diverse specie dei Condritti siano imparentate tra loro. Studi anatomici come “Revealing Less Derived Nature of Cartilaginous Fish Genomes with Their Evolutionary Time Scale Inferred with Nuclear Genes”, pubblicato su PLOS One nel giugno 2013, hanno concluso che i batoidi - razze e pastinache - erano o distinti da tutti gli squali, oppure membri di un sottogruppo di squali. Studi basati su dati genetici limitati hanno spesso classificato squali e batoidei come gruppi evolutivi distinti. Sempre più spesso, i ricercatori stanno ridisegnando l&#039;albero filogenetico del regno animale utilizzando interi genomi, giungendo talvolta a conclusioni sconcertanti e controverse . Ma gli squali non hanno ancora ricevuto la stessa attenzione.Gli autori della nuova ricerca evidenziano che «Lo studio dei genomi può modificare drasticamente le ipotesi sulle relazioni tra le specie. In questo studio, ricostruiamo la filogenesi di squali, razze, mante e chimere utilizzando i genomi di 48 specie, prendendo di mira diversi tipi di marcatori genomici. Nonostante la crescente disponibilità di sequenze genomiche di organismi non modello, le parti storicamente controverse dell&#039;Albero della Vita rimangono non testate con l’utilizzo di dati genomici. Gran parte del lavoro su questo gruppo di animali ha presupposto che gli squali costituiscano un gruppo naturale. Il nuovo studio sfrutta per la prima volta i dati genomici per testare questa ipotesi e i due scienziatispiegano che «Sorprendentemente, dimostriamo che diverse regioni del genoma confutano o supportano l&#039;ipotesi che gli squali formino un gruppo naturale escludendo razze e mante. Questo da un&#039;inaspettata scossa alla nostra comprensione delle relazioni tra alcuni dei più antichi cladi di vertebrati viventi».I due scienziati hanno esaminato due tipi di dati: 840 sequenze codificanti per proteine condivise tra le specie e circa 350 regioni &quot;ultraconservate&quot;, sequenze a lenta evoluzione che probabilmente svolgono funzioni importanti, ma spesso sconosciute. Analizzando alcune parti &quot;ultra-conservate&quot; del genoma, i due ricercatori hanno scoperto che l&#039;ordine degli Hexanchiformes, che comprende 7 specie di squali, potrebbe appartenere a una linea evolutiva distinta dal gruppo che comprende tutti gli altri squali, nonché razze e mante.Lo studio evidenzia che «Sebbene le relazioni filogenetiche dei condroitti (i pesci cartilaginei, ndr) siano relativamente coerenti tra le diverse analisi, i diversi marcatori molecolari producono risultati contrastanti sulla monofilia degli squali. Gli esoni (sequenze codificanti di un gene negli eucarioti, ovvero le porzioni di DNA trascritte in RNA messaggero – mRNA - maturo e tradotte in proteine) supportano la visione tradizionale secondo cui gli squali sono monofiletici (gruppo di organismi che si presume derivino da un antenato comune), mentre gli elementi ultraconservati e i marcatori nucleari legacy suggeriscono invece che gli squali frangiati e gli squali manzo (Hexanchiformes), che conservano la struttura mandibolare ancestrale dei pesci cartilaginei, siano il lignaggio fratello di tutti gli altri squali e razze».Nature ha dedicato un articolo allo studio e conferma che i suoi risultati suggeriscono che «La maggior parte degli animali che comunemente vengono chiamati squali siano più strettamente imparentati con razze e mante che con le specie di squali esanchiformi, proprio come Gould aveva già sottolineato per alcune specie chiamate pesci. I biologi definiscono tali gruppi parafiletici».Che un gruppo di animali sia parafiletico o meno sono sottigliezze che non tolgono certo il sonno alla maggior parte degli scienziati, come scrivono Brownstein e Near, «La questione se gli squali siano monofiletici o parafiletici ha scarso impatto sulle inferenze relative alla scala temporale dell&#039;evoluzione degli squali o alle origini di tratti chiave, come la loro ecologia ancestrale e le dimensioni del genoma». Ma Naylor fa notare che «Avere una filogenesi accurata è un passo avanti per comprendere i processi che hanno plasmato la vita».Lo studio ha collegato la diversificazione delle specie di pesci cartilaginei viventi alla trasformazione degli ecosistemi marini durante il Mesozoico medio, confermando che «La diversità degli squali viventi è il prodotto di una rapida diversificazione antica. Di conseguenza, i nostri risultati suggeriscono che, nonostante l&#039;incertezza sulla monofileticità degli squali, è comunque possibile raggiungere un consenso sui principali eventi evolutivi in questo iconico lignaggio di vertebrati».Per Brownstein, «Questo risultato implica che le razze siano solo un altro tipo di squalo e che la struttura corporea degli squali sia nata prima».I due ricercatori concludono: «Propendiamo per l&#039;ipotesi che gli squali siano parafiletici, in parte perché questo albero filogenetico è stato supportato in modo più convincente dalla nostra analisi rispetto a uno monofiletico. Potrebbe essere necessario sequenziare un maggior numero di specie di squali e analizzare altri tipi di marcatori genetici per determinare quale dei due alberi sia corretto». ]]></description>
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<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 22:00:13 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Gli, squali, non, esistono</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/squali_non_esistono.jpg" alt="" width="1748" height="1435" loading="lazy"></p><p>Gli squali, le razze, le mante e le chimere sono uno dei tre principali gruppi di vertebrati. Queste oltre 1.200 specie sono componenti chiave degli ecosistemi marini e il loro studio ha contribuito a ricostruire l'evoluzione dei genomi e dei fenotipi dei vertebrati. Secondo <a href="https://doi.org/10.64898/2026.02.13.705779"><strong>lo studio not peer reviewed</strong></a> “Phylogenomics and the origins of sharks”, pubblicato su <em>bioRxiv</em> da Chase Doran Brownstein e Thomas Near del Department of Ecology and Evolutionary Biology della Yale University, che ha indagato la genomica di specie di squali e di loro parenti stretti, «Contrariamente a quanto ipotizzato da studi basati su dati genetici più limitati, non tutti gli squali potrebbero appartenere allo stesso gruppo biologico».<br><br>In un saggio del 1981, il biologo evoluzionista Stephen Jay Gould rivelava una verità controintuitiva: animali acquatici come i dipnoi e i celacanti sono più strettamente imparentati con i tetrapodi – vertebrati a quattro arti – che con i salmoni, gli spinarelli e molte altre creature che chiamiamo a "pesci", come diceva Gould, «Di sicuro non esiste un pesce». Gli squali potrebbero essere in una situazione simile.<br><br>Gli squali, insieme a razze, pastinache e altre creature marine con uno scheletro cartilagineo, fanno parte di un gruppo chiamato Condritti, che condivideva un antenato comune con i pesci ossei vissuti più di 400 milioni di anni fa. Gavin Naylor, biologo evoluzionista del Florida Museum of Natural History di Gainesville, spiega su Nature che «Queste creature, con l'aspetto che hanno oggi o comunque riconoscibili come squali, esistono da 330 milioni di anni».<br><br>Gli scienziati non sono certi di come le diverse specie dei Condritti siano imparentate tra loro. <a href="https://doi.org/10.1371/journal.pone.0066400"><strong>Studi anatomici</strong></a> come “Revealing Less Derived Nature of Cartilaginous Fish Genomes with Their Evolutionary Time Scale Inferred with Nuclear Genes”, pubblicato su <em>PLOS One</em> nel giugno 2013, hanno concluso che i batoidi - razze e pastinache - erano o distinti da tutti gli squali, oppure membri di un sottogruppo di squali. Studi basati su dati genetici limitati hanno spesso classificato squali e batoidei come gruppi evolutivi distinti. Sempre più spesso, i ricercatori stanno ridisegnando l'albero filogenetico del regno animale utilizzando interi genomi, giungendo talvolta a conclusioni sconcertanti e controverse . Ma gli squali non hanno ancora ricevuto la stessa attenzione.<br><br>Gli autori della nuova ricerca evidenziano che «Lo studio dei genomi può modificare drasticamente le ipotesi sulle relazioni tra le specie. In questo studio, ricostruiamo la filogenesi di squali, razze, mante e chimere utilizzando i genomi di 48 specie, prendendo di mira diversi tipi di marcatori genomici. Nonostante la crescente disponibilità di sequenze genomiche di organismi non modello, le parti storicamente controverse dell'Albero della Vita rimangono non testate con l’utilizzo di dati genomici. Gran parte del lavoro su questo gruppo di animali ha presupposto che gli squali costituiscano un gruppo naturale. Il nuovo studio sfrutta per la prima volta i dati genomici per testare questa ipotesi e i due scienziatispiegano che «Sorprendentemente, dimostriamo che diverse regioni del genoma confutano o supportano l'ipotesi che gli squali formino un gruppo naturale escludendo razze e mante. Questo da un'inaspettata scossa alla nostra comprensione delle relazioni tra alcuni dei più antichi cladi di vertebrati viventi».<br><br>I due scienziati hanno esaminato due tipi di dati: 840 sequenze codificanti per proteine condivise tra le specie e circa 350 regioni "ultraconservate", sequenze a lenta evoluzione che probabilmente svolgono funzioni importanti, ma spesso sconosciute. Analizzando alcune parti "ultra-conservate" del genoma, i due ricercatori hanno scoperto che l'ordine degli <em>Hexanchiformes</em>, che comprende 7 specie di squali, potrebbe appartenere a una linea evolutiva distinta dal gruppo che comprende tutti gli altri squali, nonché razze e mante.<br><br>Lo studio evidenzia che «Sebbene le relazioni filogenetiche dei condroitti (i pesci cartilaginei, <em>ndr</em>) siano relativamente coerenti tra le diverse analisi, i diversi marcatori molecolari producono risultati contrastanti sulla monofilia degli squali. Gli esoni (sequenze codificanti di un gene negli eucarioti, ovvero le porzioni di DNA trascritte in RNA messaggero – mRNA - maturo e tradotte in proteine) supportano la visione tradizionale secondo cui gli squali sono monofiletici (gruppo di organismi che si presume derivino da un antenato comune), mentre gli elementi ultraconservati e i marcatori nucleari legacy suggeriscono invece che gli squali frangiati e gli squali manzo (<em>Hexanchiformes</em>), che conservano la struttura mandibolare ancestrale dei pesci cartilaginei, siano il lignaggio fratello di tutti gli altri squali e razze».<br><br>Nature ha dedicato un articolo allo studio e conferma che i suoi risultati suggeriscono che «La maggior parte degli animali che comunemente vengono chiamati squali siano più strettamente imparentati con razze e mante che con le specie di squali esanchiformi, proprio come Gould aveva già sottolineato per alcune specie chiamate pesci. I biologi definiscono tali gruppi parafiletici».<br><br>Che un gruppo di animali sia parafiletico o meno sono sottigliezze che non tolgono certo il sonno alla maggior parte degli scienziati, come scrivono Brownstein e Near, «La questione se gli squali siano monofiletici o parafiletici ha scarso impatto sulle inferenze relative alla scala temporale dell'evoluzione degli squali o alle origini di tratti chiave, come la loro ecologia ancestrale e le dimensioni del genoma». Ma Naylor fa notare che «Avere una filogenesi accurata è un passo avanti per comprendere i processi che hanno plasmato la vita».<br><br>Lo studio ha collegato la diversificazione delle specie di pesci cartilaginei viventi alla trasformazione degli ecosistemi marini durante il Mesozoico medio, confermando che «La diversità degli squali viventi è il prodotto di una rapida diversificazione antica. Di conseguenza, i nostri risultati suggeriscono che, nonostante l'incertezza sulla monofileticità degli squali, è comunque possibile raggiungere un consenso sui principali eventi evolutivi in questo iconico lignaggio di vertebrati».<br><br>Per Brownstein, «Questo risultato implica che le razze siano solo un altro tipo di squalo e che la struttura corporea degli squali sia nata prima».<br>I due ricercatori concludono: «Propendiamo per l'ipotesi che gli squali siano parafiletici, in parte perché questo albero filogenetico è stato supportato in modo più convincente dalla nostra analisi rispetto a uno monofiletico. Potrebbe essere necessario sequenziare un maggior numero di specie di squali e analizzare altri tipi di marcatori genetici per determinare quale dei due alberi sia corretto».</p>]]> </content:encoded>
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<title>«Non è lo stretto di Hormuz che ci frega». Nel podcast “La settimana di Greenreport” si spiega perché</title>
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<description><![CDATA[ «Non è lo stretto di Hormuz che ci frega». Maurizio Izzo apre così la nuova puntata del podcast “La settimana di Greenreport”, aggiungendo subito: «Ecco perché». Il direttore responsabile del nostro giornale sottolinea che è inevitabile parlare in queste giornate della guerra in Iran e dell’effetto che questa ha sulle nostre bollette. «Per ora registriamo la chiusura di fatto dello stretto di Hormuz da cui transita il 20% circa di petrolio e gas naturale liquefatto, oltre alla chiusura dell&#039;impianto di Ras Laffan in Qatar, che produce circa un quinto del Gnl mondiale. Gli effetti li conosciamo: il prezzo del gas sul mercato europeo di riferimento è aumentato del 50%, col risultato che nei primi 10 giorni di guerra l’import di combustibili fossili è già costato agli europei circa 2,5 miliardi di euro rispetto ai prezzi pre-conflitto». Ma c’è chi ha pagato di più e Luca Aterini spiega perché. Ci vuole un po&#039; di pazienza, sottolinea Izzo, ma ne vale la pena: per com’è strutturato il mercato elettrico, che funziona attraverso il meccanismo del prezzo marginale, è la fonte più costosa a fissare il prezzo all’ingrosso dell’elettricità. In genere, questa fonte è il gas fossile, ma il dato varia moltissimo da Paese a Paese: dall’inizio del 2026 il gas ha fissato il prezzo dell’elettricità per il 15% delle ore in Spagna, del 40% in Germania, del 42% nei Paesi Bassi ma dell’89% in Italia. Perché tutta questa differenza? Perché la Spagna  dal 2019 ha investito massicciamente sulle energie rinnovabili, permettendo un disaccoppiamento di fatto. Per questo è evidente che l’Italia dovrebbe aumentare la produzione di rinnovabili in modo da ridurre l’influenza del gas sul costo dell’elettricità.
Izzo prosegue nella selezione delle principali notizie pubblicate dal nostro giornale nel corso degli ultimi sette giorni ricordando che quello in Medio Oriente è uno dei 59 conflitti sulla Terra. Nessuno sembra occuparsi degli effetti che questo ha sull’ambiente. E invece su Greenreport lo fa Erasmo D’Angelis ricordandoci la pericolosità, anche a lungo termine, degli ordini usati in Ucraina, come a Teheran o a Gaza. Le emissioni di gas serra emesse da invasioni, guerre e conflitti armati sono da sempre top secret militari, ricorda D’Angelis, dati esclusi dagli accordi globali sul Clima, mai indicati nelle annuali Conferenze delle Parti dell’Onu e nelle contabilità ufficiali delle emissioni di gas serra. In nome della sicurezza interna, ogni Paese cestina ogni richiesta di trasparenza avanzata da Ong e associazioni ambientaliste. Eppure, ogni bomba, ogni proiettile, ogni incendio, ogni suolo inquinato da sostanze tossiche da operazioni militari - dai metalli pesanti a idrocarburi, solventi organici, fenoli sintetici, cianuro, arsenico e altri -, hanno impatti anche climatici devastanti. Ma questo lato oscuro di ogni guerra continua ad essere ampiamente oscurato.
La segnalazione successiva all’interno del podcast è sul fatto che c’è tanta voglia di tornare al nucleare e che per rendere la pillola più digeribile si fa riferimento a nuove tecnologie i cosiddetti piccoli reattori modulari. L’ha fatto anche recentemente il ministro dell’Ambiente Pichetto proponendo di investire su questa tecnologia. C’è solo un problema: questi piccoli reattori di fatto non esistono. Di 98 progetti sono 3 risultano operativi (1 in Cina e 2 in Russia) ma la loro sicurezza deve ancora essere dimostrata. Il nucleare al momento è solo un diversivo e una perdita di tempo.
Un’ultima segnalazione, questa settimana, è per un argomento riguardante natura, biodiversità, protezione della fauna selvatica: con una rapidità che di solito in nostro Parlamento non ha, è stato approvato il declassamento del lupo, che ora non è più specie rigorosamente protetta. Significa che gli abbattimenti saranno più facili ma soprattutto è un pessimo segnale verso chi ha fatto di questo animale la causa di tutti i mali. Anche i nostri social al momento della notizia sono stati oggetto di un acceso dibattito, non privo di eccessi. Dice Izzo: «Capisco bene le paure e le legittime preoccupazioni di chi ha subito danni ma resto dell’idea, come Annamaria Procacci responsabile dell’Ente per la protezione degli animali». Cosa dice? Che così «si colpisce la specie più preziosa, quella che esercita un ruolo fondamentale di bioregolatore degli equilibri ambientali, il primo predatore degli ungulati», con un voto che «non tiene conto delle posizioni di gran parte del mondo scientifico» e arrivato con una rapidità che non c&#039;è stata negli altri paesi comunitari. ]]></description>
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<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 22:00:10 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>«Non, stretto, Hormuz, che, frega»., Nel, podcast, “La, settimana, Greenreport”, spiega, perché</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/greenreport%20podcast%202.jpg" alt="" width="1600" height="900" loading="lazy"></p><p>«Non è lo stretto di Hormuz che ci frega». Maurizio Izzo apre così la nuova puntata del podcast “<a href="https://www.greenreport.it/podcasts/la-settimana-di-greenreport?_gl=1*147hxwk*_up*MQ..*_ga*MTU1NDYwNjg5NS4xNzczNjQ5NjMz*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzM2NDk2MzIkbzEkZzAkdDE3NzM2NDk2MzIkajYwJGwwJGg4NTc4Njc2NTg.">La settimana di Greenreport</a>”, aggiungendo subito: «Ecco perché». Il direttore responsabile del nostro giornale sottolinea che è inevitabile parlare in queste giornate della guerra in Iran e dell’effetto che questa ha sulle nostre bollette. «Per ora registriamo la chiusura di fatto dello stretto di Hormuz <span>da cui transita il 20% circa di petrolio e gas naturale liquefatto, oltre alla chiusura dell'impianto di Ras Laffan in Qatar, che produce circa un quinto del Gnl mondiale. Gli effetti li conosciamo: il prezzo del gas sul mercato europeo di riferimento è aumentato del 50%, col risultato che nei primi 10 giorni di guerra l’import di combustibili fossili è già costato agli europei circa 2,5 miliardi di euro rispetto ai prezzi pre-conflitto». <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60681-il-costo-della-guerra-arriva-in-bolletta-attraverso-il-gas-litalia-e-tra-i-paesi-piu-esposti-deuropa">Ma c’è chi ha pagato di più e Luca Aterini spiega perché</a>. Ci vuole un po' di pazienza, sottolinea Izzo, ma ne vale la pena: per com’è strutturato il mercato elettrico, che funziona attraverso il </span><a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/56369-dai-costi-di-generazione-elettricita-a-quelli-in-bolletta-il-prezzo-marginale-spiegato-da-bankitalia"><span>meccanismo del prezzo marginale</span></a><span>, è la fonte più costosa a fissare il prezzo all’ingrosso dell’elettricità. In genere, questa fonte è il gas fossile, ma il dato varia moltissimo da Paese a Paese: dall’inizio del 2026 il gas ha fissato il prezzo dell’elettricità per il 15% delle ore in Spagna, del 40% in Germania, del 42% nei Paesi Bassi ma dell’89% in Italia. Perché tutta questa differenza? Perché la Spagna  dal 2019 ha investito massicciamente sulle energie rinnovabili, </span><a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/58055-disaccoppiare-i-prezzi-di-gas-ed-elettricita-in-spagna-e-realta-75-dal-2019-grazie-alle-rinnovabili"><span>permettendo</span></a><span> un disaccoppiamento di fatto. Per questo è evidente che l’Italia dovrebbe aumentare la produzione di rinnovabili in modo da ridurre l’influenza del gas sul costo dell’elettricità.</span></p>
<p><span>Izzo prosegue nella selezione delle principali notizie pubblicate dal nostro giornale nel corso degli ultimi sette giorni ricordando che quello in Medio Oriente è uno dei 59 conflitti sulla Terra. Nessuno sembra occuparsi degli effetti che questo ha sull’ambiente. <a href="https://www.greenreport.it/editoriale/60557-black-war-il-pianeta-brucia-con-le-59-guerre-piu-climalteranti-della-storia-umana-in-92-paesi-coinvolti-con-veleni-nucleari-chimici-e-bombe-sullacqua-potabile-lultima-apocalypse-now-e-il-cielo-nero-di-teheran-dove-piovono-idrocarburi?_gl=1*1uzwweo*_up*MQ..*_ga*MTE5MjQ0NjM0MC4xNzczMzg5NDIz*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzMzOTY0NjUkbzMkZzEkdDE3NzMzOTczNDYkajYwJGwwJGgyMDIxMzE2MDc0">E invece su Greenreport lo fa Erasmo D’Angelis</a> ricordandoci la pericolosità, anche a lungo termine, degli ordini usati in Ucraina, come a Teheran o a Gaza. Le emissioni di gas serra emesse da invasioni, guerre e conflitti armati sono da sempre </span><em><span>top secret</span></em><span> militari, ricorda D’Angelis, dati esclusi dagli accordi globali sul Clima, mai indicati nelle annuali Conferenze delle Parti dell’Onu e nelle contabilità ufficiali delle emissioni di gas serra. In nome della sicurezza interna, ogni Paese cestina ogni richiesta di trasparenza avanzata da Ong e associazioni ambientaliste. Eppure, ogni bomba, ogni proiettile, ogni incendio, ogni suolo inquinato da sostanze tossiche da operazioni militari - dai metalli pesanti a idrocarburi, solventi organici, fenoli sintetici, cianuro, arsenico e altri -, hanno impatti anche climatici devastanti. Ma questo lato oscuro di ogni guerra continua ad essere ampiamente oscurato.</span></p>
<p><span>La segnalazione successiva all’interno del podcast è sul fatto che c</span>’è tanta voglia di tornare al nucleare e che <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60620-nucleare-fantasma-i-piccoli-reattori-modulari-smr-cui-guardano-italia-e-ue-di-fatto-non-esistono?_gl=1*1db2y8z*_up*MQ..*_ga*MTE5MjQ0NjM0MC4xNzczMzg5NDIz*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzMzOTY0NjUkbzMkZzEkdDE3NzMzOTczNjgkajM4JGwwJGgyMDIxMzE2MDc0">per rendere la pillola più digeribile</a> si fa riferimento a nuove tecnologie i cosiddetti piccoli reattori modulari. L’ha fatto anche recentemente il ministro dell’Ambiente Pichetto proponendo di investire su questa tecnologia. C’è solo un problema<span>: questi piccoli reattori di fatto non esistono. Di 98 progetti sono 3 risultano operativi (1 in Cina e 2 in Russia) ma la loro sicurezza deve ancora essere dimostrata. Il nucleare al momento è solo un diversivo e una perdita di tempo.</span></p>
<p><span>Un’ultima segnalazione, questa settimana, è per un argomento riguardante natura, biodiversità, protezione della fauna selvatica: con una rapidità che di solito in nostro Parlamento non ha, è stato <a href="https://www.greenreport.it/news/natura-e-biodiversita/60642-via-libera-del-parlamento-con-tempi-da-record-il-lupo-non-e-piu-specie-rigorosamente-protetta?_gl=1*1db2y8z*_up*MQ..*_ga*MTE5MjQ0NjM0MC4xNzczMzg5NDIz*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzMzOTY0NjUkbzMkZzEkdDE3NzMzOTczNjgkajM4JGwwJGgyMDIxMzE2MDc0">approvato il declassamento del lupo</a>, che ora non è più specie rigorosamente protetta. Significa che gli abbattimenti saranno più facili ma soprattutto è un pessimo segnale verso chi ha fatto di questo animale la causa di tutti i mali. Anche i nostri social al momento della notizia sono stati oggetto di un acceso dibattito, non privo di eccessi. Dice Izzo: «Capisco bene le paure e le legittime preoccupazioni di chi ha subito danni ma resto dell’idea, come Annamaria Procacci responsabile dell’Ente per la protezione degli animali». Cosa dice? Che così <span>«si colpisce la specie più preziosa, quella che esercita un ruolo fondamentale di bioregolatore degli equilibri ambientali, il primo predatore degli ungulati», con un voto che «non tiene conto delle posizioni di gran parte del mondo scientifico» e arrivato con una rapidità che non c'è stata negli altri paesi comunitari.</span></span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Neve in quota, temperature sopra la media portano fusione anticipata ed equivalente idrico a &#45;22%</title>
<link>https://www.eventi.news/neve-in-quota-temperature-sopra-la-media-portano-fusione-anticipata-ed-equivalente-idrico-a-22</link>
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<description><![CDATA[ Ha nevicato e anche tanto, a febbraio. Ma il picco è stato ormai raggiunto e le temperature sopra la media stanno provocando la fusione del manto nevoso con circa un mese di anticipo. È quanto emerge dall’ultimo bollettino della Fondazione Cima, che per tutto l’inverno ha prodotto aggiornamenti su quel che avviene in alta quota. Se a novembre a caratterizzare questi report era la scarsità di precipitazioni e a dicembre la situazione si era fatta critica (anche in vista delle Olimpiadi che sarebbero arrivate di lì a breve) a gennaio e febbraio ci sono state abbondanti nevicate sulle montagne italiane. Ora che siamo a marzo però, la neve accumulata durante l’inverno inizia progressivamente a fondere, alimentando fiumi, laghi ed ecosistemi a valle, e lo fa con una rapidità che è stata riscontrata negli ultimi anni ma non nei decenni passati. Stando ai dati forniti da Cima, l’Italia si affaccia a questa fase di fusione ancora con un deficit di equivalente idrico nivale (Snow water equivalent, Swe) che tocca –22%. «Osservando l’andamento stagionale, la dinamica ricorda quasi una montagna russa – si legge nell’ultimo bollettino – Dopo la crescita progressiva del manto nevoso fino a metà febbraio, la curva ha raggiunto il suo picco, più o meno nei tempi attesi dalla climatologia, e ha poi iniziato a scendere. La fusione sta procedendo rapidamente». Quanto rapidamente? «La fase di fusione sembra anticipata di circa un mese rispetto al comportamento tipico osservato nel periodo storico. Nel complesso, le Alpi italiane si trovano ora attorno a –12% rispetto alla media stagionale. Questo passaggio dall’accumulo alla fusione è un momento naturale del ciclo della neve, ma quest’anno appare più rapido del normale, come già capitato spesso negli ultimi anni». 
Anche più preoccupante è la situazione sulla catena degli Appennini. Segnalano infatti gli esperti Cima che sulla dorsale appenninica «il picco stagionale è stato raggiunto all’inizio di febbraio, come spesso accade, e la fase di fusione è iniziata già da diverse settimane. Dopo essere rimasti per buona parte dell’inverno all’interno della “normale” variabilità stagionale, gli Appennini mostrano ora un deficit molto marcato, pari a –73%. La discesa della “montagna russa nivale” è iniziata prima e si sta rivelando più rapida».
Spiegano sempre gli esperti che la causa principale di questa accelerazione è legata alle condizioni meteorologiche di febbraio, caratterizzate da temperature superiori alla media. Altro fattore sono state le scarse precipitazioni in alcune aree, come quella del Triveneto, in cui il trimestre invernale ha registrato deficit di precipitazioni che hanno toccato quota -60%. «Il risultato è una combinazione ben nota per chi studia la neve: meno nevicate e temperature più elevate, condizioni che favoriscono una fusione anticipata e riportano rapidamente il sistema in deficit».
La stagione nivale ha insomma ormai superato il suo punto di massimo accumulo. Il picco è alle spalle e la fase di discesa è iniziata. La domanda ora non è più solo quanta neve cadrà, ma quanto velocemente quella già presente si trasformerà in acqua. È in questa fase che si definisce l’impatto reale della neve sulla disponibilità idrica primaverile ed estiva. Il prossimo aggiornamento Cima, previsto a metà aprile, permetterà di capire meglio quanto di questa neve riuscirà davvero ad arrivare ai fiumi e ai bacini del Paese. Intanto, come spiega il loro ricercatore esperto di idrologia nivale Francesco Avanzi, «la neve inizia a fondere, partendo dalle quote più basse, e si “ritira” progressivamente verso l’alta montagna. È un processo naturale, ma quando la fusione inizia troppo presto può ridurre la quantità di acqua che rimarrà disponibile nei mesi più caldi». Sul fronte delle precipitazioni le previsioni stagionali di ItaliaMeteo ci dicono che marzo potrebbe risultare più secco della norma sulle aree montane italiane, con una possibile ripresa delle condizioni più umide nel trimestre aprile-giugno. Non sono condizioni ideali per il mantenimento della risorsa nivale e il contesto meteorologico sembra favorire la prosecuzione della fusione piuttosto che nuove nevicate tardive. ]]></description>
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<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 22:00:09 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/fondazine%20cima%20neve%20alpi%20montagna%20appennino%20siccita.jpg" alt="" width="1193" height="631" loading="lazy"></p><p>Ha nevicato e anche tanto, a febbraio. Ma il picco è stato ormai raggiunto e le temperature sopra la media stanno provocando la fusione del manto nevoso con circa un mese di anticipo. È quanto emerge dall’ultimo bollettino della <a href="https://www.cimafoundation.org/news/stagione-nivale-risorsa-idrica-italia/">Fondazione Cima</a>, che per tutto l’inverno ha prodotto aggiornamenti su quel che avviene in alta quota. Se <a href="https://www.greenreport.it/news/crisi-climatica-e-adattamento/59299-linverno-e-arrivato-ma-sulle-montagne-italiane-manca-il-52-della-neve">a novembre</a> a caratterizzare questi report era la scarsità di precipitazioni e <a href="https://www.greenreport.it/news/acqua/4754-e-arrivato-linverno-ma-non-la-neve-ancora-63-di-equivalente-idrico-nivale">a dicembre</a> la situazione si era fatta critica (anche in vista delle Olimpiadi che sarebbero arrivate di lì a breve) <a href="https://www.cimafoundation.org/news/aggiornamento-neve-cima-febbraio-2026/">a gennaio e febbraio</a> ci sono state abbondanti nevicate sulle montagne italiane. Ora che siamo a marzo però, la neve accumulata durante l’inverno inizia progressivamente a fondere, alimentando fiumi, laghi ed ecosistemi a valle, e lo fa con una rapidità che è stata riscontrata negli ultimi anni ma non nei decenni passati. Stando ai dati forniti da Cima, l’Italia si affaccia a questa fase di fusione ancora con un deficit di equivalente idrico nivale (Snow water equivalent, Swe) che tocca –22%. «<a href="https://www.cimafoundation.org/aggiornamenti-neve-italia/"><span>Osservando l’andamento stagionale</span></a><span><span>, la dinamica ricorda quasi una montagna russa – si legge nell’ultimo bollettino – Dopo la crescita progressiva del manto nevoso fino a metà febbraio, la curva ha raggiunto il suo picco, più o meno nei tempi attesi dalla climatologia, e ha poi iniziato a scendere. La fusione sta procedendo rapidamente». Quanto rapidamente? «</span>La fase di fusione sembra anticipata di circa un mese rispetto al comportamento tipico osservato nel periodo storico. Nel complesso, le Alpi italiane si trovano ora attorno a –12% rispetto alla media stagionale. Questo passaggio dall’accumulo alla fusione è un momento naturale del ciclo della neve, ma quest’anno appare più rapido del normale, come già capitato spesso negli ultimi anni». </span></p>
<p>Anche più preoccupante è la situazione sulla catena degli Appennini. Segnalano infatti gli esperti Cima che sulla dorsale appenninica «il picco stagionale è stato raggiunto all’inizio di febbraio, come spesso accade, e la fase di fusione è iniziata già da diverse settimane. Dopo essere rimasti per buona parte dell’inverno all’interno della “normale” variabilità stagionale, gli Appennini mostrano ora un deficit molto marcato, pari a –73%. La discesa della “montagna russa nivale” è iniziata prima e si sta rivelando più rapida».</p>
<p>Spiegano sempre gli esperti che la causa principale di questa accelerazione è legata alle condizioni meteorologiche di febbraio, caratterizzate da temperature superiori alla media. Altro fattore sono state le scarse precipitazioni in alcune aree, come quella del Triveneto, in cui il trimestre invernale ha registrato deficit di precipitazioni che hanno toccato quota -60%. «Il risultato è una combinazione ben nota per chi studia la neve: meno nevicate e temperature più elevate, condizioni che favoriscono una fusione anticipata e riportano rapidamente il sistema in deficit».</p>
<p>La stagione nivale ha insomma ormai superato il suo punto di massimo accumulo. Il picco è alle spalle e la fase di discesa è iniziata. La domanda ora non è più solo quanta neve cadrà, ma quanto velocemente quella già presente si trasformerà in acqua. È in questa fase che si definisce l’impatto reale della neve sulla disponibilità idrica primaverile ed estiva. Il prossimo aggiornamento Cima, previsto a metà aprile, permetterà di capire meglio quanto di questa neve riuscirà davvero ad arrivare ai fiumi e ai bacini del Paese. Intanto, come spiega il loro ricercatore esperto di idrologia nivale Francesco Avanzi, «la neve inizia a fondere, partendo dalle quote più basse, e si “ritira” progressivamente verso l’alta montagna. È un processo naturale, ma quando la fusione inizia troppo presto può ridurre la quantità di acqua che rimarrà disponibile nei mesi più caldi». Sul fronte delle precipitazioni le previsioni stagionali di ItaliaMeteo ci dicono che marzo potrebbe risultare più secco della norma sulle aree montane italiane, con una possibile ripresa delle condizioni più umide nel trimestre aprile-giugno. Non sono condizioni ideali per il mantenimento della risorsa nivale e il contesto meteorologico sembra favorire la prosecuzione della fusione piuttosto che nuove nevicate tardive.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Il relitto della metaniera russa Arctic Metagaz potrebbe essere affondato deliberatamente</title>
<link>https://www.eventi.news/il-relitto-della-metaniera-russa-arctic-metagaz-potrebbe-essere-affondato-deliberatamente</link>
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<description><![CDATA[ Passano i giorni mentre sbiadiscono i proclami che arrivano dalla presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Dipartimento della Protezione Civile e dal ministero in cui è incardinato (ministero del Mare); con solerzia le autorità della Repubblica di Malta, in collaborazione con quelle italiane, hanno fatto sapere di aver “predisposto l’intervento di tre rimorchiatori per evitare che il relitto possa entrare nelle acque territoriali dell’arcipelago maltese” e fin qui tutto sembra filare liscio.
Ci riferiamo, ovviamente, alla nave metaniera russa “Arctic Metagaz”, colpita due settimane fa da ordigno bellico (forse un drone lanciato da una piattaforma rimasta ancora ignota) di cui si sospetta l’origine ucraina: risulta purtroppo ancora essere alla deriva nel Mar Mediterraneo centrale, esattamente tra Malta e Lampedusa. Allo stato attuale, la presenza del relitto viene segnalata a meno di 50 miglia nautiche a Sud di Malta e il regime dei venti che spirano in quell’area, lasciano prevedere possano spingere verso la costa occidentale di Gozo quello che rimane dell’imponente gasiera, lunga 280 metri. Riportiamo che il Times of Malta, autorevole giornale dell’Isola, prevede che il relitto possa giungere sulla costa maltese oggi.
Sappiamo, comunque, che le autorità maltesi da venerdì sono in stretto contatto con quelle italiane ed hanno dichiarato di aver già pianificato un intervento da effettuarsi mediante tre rimorchiatori (non conosciamo ancora le caratteristiche tecniche dei mezzi individuati per svolgere questa delicata operazione attività) al fine di evitare che il relitto possa entrare nelle acque territoriali dell’arcipelago. Naturalmente, comprendiamo benissimo le preoccupazioni del governo maltese e gli sforzi compiuti dalla Guardia Costiera maltese nell’ultima settimana, che hanno assicurato il costante monitoraggio. Per dovere di cronaca, riportiamo quanto asserito dalle autorità maltesi che, testualmente dichiarano: “non sappiamo se sarà possibile salire a bordo e assicurare il relitto ai rimorchiatori, né dove potrebbe essere trainato, ma stiamo cercando di identificare un punto di sufficiente profondità”. 
Il parametro profondità, a voler essere maliziosi, potrebbe lasciare intendere che la soluzione immaginata dal governo maltese sarebbe quella di affondare il relitto, nonostante il fatto che una rilevante componente inquinante sia ancora presente a bordo e ci riferiamo al combustibile presente a bordo (heavy fuell oil) stimato in quasi 1.000 metri cubi, oltre agli oli lubrificanti e senza considerare pitture, solventi di vario genere presenti a bordo.
Dunque, ma speriamo ardentemente di sbagliarci, la soluzione che si sta facendo strada e quella di arrivare all’eutanasia del relitto, provocandone deliberatamente l’affondamento poiché il relitto stesso si è rivelato ancora in galleggiamento e le condizioni meteo marine, finora, sono state piuttosto clementi.
A questo punto, c’è da chiedersi a cosa sono servite tutte quelle sovrastrutture giuridico-burocratiche, poste in essere nei primi anni ‘70, realizzate dopo il naufragio della petroliera “Torrey Canyon” e che hanno portato l’Onu alla realizzazione della Convenzione di Barcellona se poi, di fronte a fatti gravi di questo genere, il consesso internazionale lascia da sola Malta e l’Italia (anch’essa parte interessata visto la vicinanza della costa siciliana) e non interviene immediatamente a ricercare la soluzione tecnica adeguata atta a scongiurare un inquinamento da idrocarburi tanto grave quanto certo del nostro Mare?
Ci domandiamo con preoccupata a cosa servono i potenti mezzi antinquinamento dell’EMSA (European Maritime Safety Agency) stoccati anche da noi (presso il porto di Ravenna), le convenzioni antinquinamento stipulate dal nostro MASE (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica), l’indirizzo generale antinquinamento marino dettato dalla Convenzione Marpol dell’IMO (international Maritime Organization) se poi, l’unica soluzione che sembra volersi adottare è quella più pericolosa in assoluto per l’ambiente marino e i suoi ecosistemi? C’è ancora modo di risolvere diversamente? Noi riteniamo di sì. ]]></description>
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<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 22:00:08 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>relitto, della, metaniera, russa, Arctic, Metagaz, potrebbe, essere, affondato, deliberatamente</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Arctic_Metagaz_OSINTdefender.jpg" alt=""></p><p><span>Passano i giorni mentre sbiadiscono i proclami che arrivano dalla presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Dipartimento della Protezione Civile e dal ministero in cui è incardinato (ministero del Mare); con solerzia le autorità della Repubblica di Malta, in collaborazione con quelle italiane, hanno fatto sapere di aver “predisposto l’intervento di tre rimorchiatori per evitare che il relitto possa entrare nelle acque territoriali dell’arcipelago maltese” e fin qui tutto sembra filare liscio.</span></p>
<p><span>Ci riferiamo, ovviamente, alla nave metaniera russa “Arctic Metagaz”, colpita due settimane fa da ordigno bellico (forse un drone lanciato da una piattaforma rimasta ancora ignota) di cui si sospetta l’origine ucraina: risulta purtroppo ancora essere alla deriva nel Mar Mediterraneo centrale, esattamente tra Malta e Lampedusa. Allo stato attuale, la presenza del relitto viene segnalata a meno di 50 miglia nautiche a Sud di Malta e il regime dei venti che spirano in quell’area, lasciano prevedere possano spingere verso la costa occidentale di Gozo quello che rimane dell’imponente gasiera, lunga 280 metri. Riportiamo che il Times of Malta, autorevole giornale dell’Isola, prevede che il relitto possa giungere sulla costa maltese oggi.</span></p>
<p><span>Sappiamo, comunque, che le autorità maltesi da venerdì sono in stretto contatto con quelle italiane ed hanno dichiarato di aver già pianificato un intervento da effettuarsi mediante tre rimorchiatori (non conosciamo ancora le caratteristiche tecniche dei mezzi individuati per svolgere questa delicata operazione attività) al fine di evitare che il relitto possa entrare nelle acque territoriali dell’arcipelago. Naturalmente, comprendiamo benissimo le preoccupazioni del governo maltese e gli sforzi compiuti dalla Guardia Costiera maltese nell’ultima settimana, che hanno assicurato il costante monitoraggio. Per dovere di cronaca, riportiamo quanto asserito dalle autorità maltesi che, testualmente dichiarano: “non sappiamo se sarà possibile salire a bordo e assicurare il relitto ai rimorchiatori, né dove potrebbe essere trainato, ma stiamo cercando di identificare un punto di sufficiente profondità”. </span></p>
<p><span>Il parametro profondità, a voler essere maliziosi, potrebbe lasciare intendere che la soluzione immaginata dal governo maltese sarebbe quella di affondare il relitto, nonostante il fatto che una rilevante componente inquinante sia ancora presente a bordo e ci riferiamo al combustibile presente a bordo (heavy fuell oil) stimato in quasi 1.000 metri cubi, oltre agli oli lubrificanti e senza considerare pitture, solventi di vario genere presenti a bordo.</span></p>
<p><span>Dunque, ma speriamo ardentemente di sbagliarci, la soluzione che si sta facendo strada e quella di arrivare all’eutanasia del relitto, provocandone deliberatamente l’affondamento poiché il relitto stesso si è rivelato ancora in galleggiamento e le condizioni meteo marine, finora, sono state piuttosto clementi.</span></p>
<p><span>A questo punto, c’è da chiedersi a cosa sono servite tutte quelle sovrastrutture giuridico-burocratiche, poste in essere nei primi anni ‘70, realizzate dopo il naufragio della petroliera “Torrey Canyon” e che hanno portato l’Onu alla realizzazione della Convenzione di Barcellona se poi, di fronte a fatti gravi di questo genere, il consesso internazionale lascia da sola Malta e l’Italia (anch’essa parte interessata visto la vicinanza della costa siciliana) e non interviene immediatamente a ricercare la soluzione tecnica adeguata atta a scongiurare un inquinamento da idrocarburi tanto grave quanto certo del nostro Mare?</span></p>
<p><span>Ci domandiamo con preoccupata a cosa servono i potenti mezzi antinquinamento dell’EMSA (European Maritime Safety Agency) stoccati anche da noi (presso il porto di Ravenna), le convenzioni antinquinamento stipulate dal nostro MASE (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica), l’indirizzo generale antinquinamento marino dettato dalla Convenzione Marpol dell’IMO (international Maritime Organization) se poi, l’unica soluzione che sembra volersi adottare è quella più pericolosa in assoluto per l’ambiente marino e i suoi ecosistemi? C’è ancora modo di risolvere diversamente? Noi riteniamo di sì.</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Acque minerali, un record di cui faremmo volentieri a meno</title>
<link>https://www.eventi.news/acque-minerali-un-record-di-cui-faremmo-volentieri-a-meno</link>
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<description><![CDATA[ Questo libro nasce da un’urgenza: capire e spiegare come sia possibile che in Italia si continui a bere così tanta acqua minerale. Dobbiamo indagare quali dinamiche facciano sì che dal 2007 a oggi i consumi siano letteralmente schizzati, nonostante l’uso, quotidiano e costante, delle borracce. Siamo, infatti, passati da 190 a 257 litri a persona all’anno nel 2024, sfondando per la seconda volta il muro dei 250 litri, come già accaduto nel 2022 (252). Abbiamo preso il 2007 come punto di partenza perché in quell’anno uscì per Altreconomia la prima edizione della “Piccola guida al consumo critico dell’acqua”. Si era allora nel pieno della costruzione di un coordinamento per il diritto all’acqua, grazie all’impegno del Forum italiano dei movimenti per l’acqua: quella battaglia culturale che avrebbe portato nel 2011 al vittorioso referendum “2 sì per l’acqua bene comune”.
L’acqua minerale, bene pubblico in concessione imbottigliato da privati, era anche l’antitesi perfetta “all’acqua del sindaco”, quella del rubinetto e delle fontane, accessibile negli spazi pubblici, letteralmente a portata di bocca. Eppure i dati registrano un aumento della produzione del 35% (in parte destinata all’export), benché il mercato già allora si considerasse estremamente “maturo”. Dimostrano, purtroppo, che il cittadino medio è rimasto impermeabile alle campagne di sensibilizzazione sulla qualità dell’acqua distribuita dalla rete acquedottistica e non ha colto l’evidenza dei messaggi ingannevoli di molte pubblicità a carattere salutistico divulgate dalle aziende imbottigliatrici.
Non è stato toccato né dalla diffusione delle “case dell’acqua” da parte delle amministrazioni comunali né dalla consapevolezza che la plastica – il Pet o polietilene tereftalato – in cui viene commercializzata la maggior parte dell’acqua minerale dagli anni Ottanta contribuisca pesantemente al cambiamento climatico.
Nel 2026 siamo punto e a capo, complice l’atteggiamento lassista delle Regioni che non hanno risposto in modo adeguato alle pressioni per aumentare i canoni di concessione, come richiesto per anni da Legambiente e Altreconomia nell’ambito della campagna “Imbrocchiamola!”. Lo stallo è dovuto anche alla complicità di volti noti del mondo dello spettacolo e dello sport che prestano la propria immagine a comunicazioni fuorvianti e alla creazione di nuovi prodotti e mercati, come quelli delle acque funzionali e proteiche che oggi affollano gli scaffali di supermercati e autogrill.
L’unico settore che apparentemente ha raccolto l’invito a “imbroccarla” è quello della ristorazione, anche per ridurre i costi di gestione (i fardelli o le casse di acqua minerale occupano troppo spazio) e dello smaltimento dei rifiuti. Del resto nulla impedisce a un barista o a un ristoratore di servirla poiché un locale pubblico (con cucina o senza) deve disporre per legge di acqua potabile, pena la chiusura. Così il mondo dei bar e dei ristoranti, che sempre più sceglie di offrire al cliente acqua di rete (in alcuni casi trattata), è finito nel mirino di Mineracqua, la potente lobby dell’imbottigliamento, la stessa che ha lavorato in Parlamento per bloccare ogni ipotesi di legge contro la plastica.
“Una nota dolente è rappresentata dal comparto della ristorazione in cui si è diffusa la ‘moda’ di sostituire le acque minerali con acque potabili microfiltrate o osmotizzate, spesso giustificata da pretestuose ragioni di sostenibilità”, scrive l’avvocato Ettore Fortuna, vice presidente di Mineracqua, nell’editoriale che apre una delle ultime edizioni del consueto “Annuario delle acque minerali” pubblicato da Beverfood per il biennio 2024-2025.
Mineracqua ha trovato un alleato nel consorzio Intesa, gruppo distributori indipendenti che considera la commercializzazione di acqua minerale in bottiglia un importante asset. Sono loro a trasportare per centinaia di chilometri le bottiglie di alcuni (pochi, a dirla tutta) marchi nazionali, i “padroni dell’acqua” che da soli coprono il 70% della produzione di tutto il settore.
Un’estrema concentrazione che arricchisce una manciata di aziende grazie a un mercato che oggi dovremmo giudicare come un’enorme “esternalità negativa”: soggetti che fatturano centinaia di milioni di euro riconoscendo alla collettività solo pochi centesimi a metro cubo per sfruttare una risorsa scarsa che è di tutti. In economia il concetto di “esternalità negativa” definisce le “diseconomie esterne”, ovvero le azioni di un soggetto che provocano costi per altri, costi che esso non sostiene.
“Come conseguenza di esternalità negative, l’attività privata (produzione/consumo) cui è associata la diseconomia esterna è spinta a un livello superiore a quello socialmente efficiente (eccesso di produzione/ consumo)” spiega il Dizionario di economia e finanza dell’enciclopedia Treccani.
L’esempio principe è la plastic tax, un’imposta di 0,45 euro al chilogrammo di imballaggio prodotto, venduto o acquistato, per disincentivare la produzione e il consumo di plastica monouso. Nonostante sia stata istituita con la Legge di bilancio 2020, mentre scriviamo, la sua attuazione è slittata ancora. Se ne riparla a luglio 2026.
Il saggio sarà in libreria dal 27 marzo e già disponibile in pre-ordine a questo link: https://altreconomia.it/prodotto/imbottigliati/ ]]></description>
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<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 22:00:08 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Acque, minerali, record, cui, faremmo, volentieri, meno</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Cop_IMBOTTIGLIATI_Sito.jpg" alt=""></p><p>Questo libro nasce da un’urgenza: capire e spiegare come sia possibile che in Italia si continui a bere così tanta acqua minerale. Dobbiamo indagare quali dinamiche facciano sì che dal 2007 a oggi i consumi siano letteralmente schizzati, nonostante l’uso, quotidiano e costante, delle borracce. Siamo, infatti, passati da 190 a 257 litri a persona all’anno nel 2024, sfondando per la seconda volta il muro dei 250 litri, come già accaduto nel 2022 (252). Abbiamo preso il 2007 come punto di partenza perché in quell’anno uscì per Altreconomia la prima edizione della “Piccola guida al consumo critico dell’acqua”. Si era allora nel pieno della costruzione di un coordinamento per il diritto all’acqua, grazie all’impegno del Forum italiano dei movimenti per l’acqua: quella battaglia culturale che avrebbe portato nel 2011 al vittorioso referendum “2 sì per l’acqua bene comune”.</p>
<p>L’acqua minerale, bene pubblico in concessione imbottigliato da privati, era anche l’antitesi perfetta “all’acqua del sindaco”, quella del rubinetto e delle fontane, accessibile negli spazi pubblici, letteralmente a portata di bocca. Eppure i dati registrano un aumento della produzione del 35% (in parte destinata all’export), benché il mercato già allora si considerasse estremamente “maturo”. Dimostrano, purtroppo, che il cittadino medio è rimasto impermeabile alle campagne di sensibilizzazione sulla qualità dell’acqua distribuita dalla rete acquedottistica e non ha colto l’evidenza dei messaggi ingannevoli di molte pubblicità a carattere salutistico divulgate dalle aziende imbottigliatrici.</p>
<p>Non è stato toccato né dalla diffusione delle “case dell’acqua” da parte delle amministrazioni comunali né dalla consapevolezza che la plastica – il Pet o polietilene tereftalato – in cui viene commercializzata la maggior parte dell’acqua minerale dagli anni Ottanta contribuisca pesantemente al cambiamento climatico.</p>
<p>Nel 2026 siamo punto e a capo, complice l’atteggiamento lassista delle Regioni che non hanno risposto in modo adeguato alle pressioni per aumentare i canoni di concessione, come richiesto per anni da Legambiente e Altreconomia nell’ambito della campagna “Imbrocchiamola!”. Lo stallo è dovuto anche alla complicità di volti noti del mondo dello spettacolo e dello sport che prestano la propria immagine a comunicazioni fuorvianti e alla creazione di nuovi prodotti e mercati, come quelli delle acque funzionali e proteiche che oggi affollano gli scaffali di supermercati e autogrill.</p>
<p>L’unico settore che apparentemente ha raccolto l’invito a “imbroccarla” è quello della ristorazione, anche per ridurre i costi di gestione (i fardelli o le casse di acqua minerale occupano troppo spazio) e dello smaltimento dei rifiuti. Del resto nulla impedisce a un barista o a un ristoratore di servirla poiché un locale pubblico (con cucina o senza) deve disporre per legge di acqua potabile, pena la chiusura. Così il mondo dei bar e dei ristoranti, che sempre più sceglie di offrire al cliente acqua di rete (in alcuni casi trattata), è finito nel mirino di Mineracqua, la potente lobby dell’imbottigliamento, la stessa che ha lavorato in Parlamento per bloccare ogni ipotesi di legge contro la plastica.</p>
<p>“Una nota dolente è rappresentata dal comparto della ristorazione in cui si è diffusa la ‘moda’ di sostituire le acque minerali con acque potabili microfiltrate o osmotizzate, spesso giustificata da pretestuose ragioni di sostenibilità”, scrive l’avvocato Ettore Fortuna, vice presidente di Mineracqua, nell’editoriale che apre una delle ultime edizioni del consueto “Annuario delle acque minerali” pubblicato da Beverfood per il biennio 2024-2025.</p>
<p>Mineracqua ha trovato un alleato nel consorzio Intesa, gruppo distributori indipendenti che considera la commercializzazione di acqua minerale in bottiglia un importante asset. Sono loro a trasportare per centinaia di chilometri le bottiglie di alcuni (pochi, a dirla tutta) marchi nazionali, i “padroni dell’acqua” che da soli coprono il 70% della produzione di tutto il settore.</p>
<p>Un’estrema concentrazione che arricchisce una manciata di aziende grazie a un mercato che oggi dovremmo giudicare come un’enorme “esternalità negativa”: soggetti che fatturano centinaia di milioni di euro riconoscendo alla collettività solo pochi centesimi a metro cubo per sfruttare una risorsa scarsa che è di tutti. In economia il concetto di “esternalità negativa” definisce le “diseconomie esterne”, ovvero le azioni di un soggetto che provocano costi per altri, costi che esso non sostiene.</p>
<p>“Come conseguenza di esternalità negative, l’attività privata (produzione/consumo) cui è associata la diseconomia esterna è spinta a un livello superiore a quello socialmente efficiente (eccesso di produzione/ consumo)” spiega il Dizionario di economia e finanza dell’enciclopedia Treccani.</p>
<p>L’esempio principe è la plastic tax, un’imposta di 0,45 euro al chilogrammo di imballaggio prodotto, venduto o acquistato, per disincentivare la produzione e il consumo di plastica monouso. Nonostante sia stata istituita con la Legge di bilancio 2020, mentre scriviamo, la sua attuazione è slittata ancora. Se ne riparla a luglio 2026.</p>
<p><em>Il saggio sarà in libreria dal 27 marzo e già disponibile in pre-ordine a questo link: <a href="https://altreconomia.it/prodotto/imbottigliati/">https://altreconomia.it/prodotto/imbottigliati/</a></em></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>L’Onu a Bruxelles: la dipendenza dai combustibili fossili mina sicurezza nazionale e sovranità, le rinnovabili ribaltano la situazione</title>
<link>https://www.eventi.news/lonu-a-bruxelles-la-dipendenza-dai-combustibili-fossili-mina-sicurezza-nazionale-e-sovranita-le-rinnovabili-ribaltano-la-situazione</link>
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<description><![CDATA[ Il sole e il vento non dipendono da «Stretti angusti e vulnerabili». Il riferimento a Hormuz è evidente, e viene messo sul piatto dal capo del dipartimento dell’Onu sul clima Simon Stiell con un messaggio che soprattutto i capi di governo dei Paesi Ue dovrebbero prendere in seria considerazione. Il segretario esecutivo dell’Unfccc (United nations framework convention on climate change) parla a Bruxelles nel corso del Green growth summit tenuto a Bruxelles. Sottolinea che quanto sta avvenendo in queste ultime settimane (non cita direttamente né i bombardamenti sull’Iran né il blocco dello Stretto di Hormuz ma il senso è chiaro) costituisce «l’ennesima dura lezione» circa ciò che vuol dire dipendere dai combustibili fossili. Questa «dipendenza», sottolinea Stiell, «sta minando la sicurezza nazionale e la sovranità, sostituendole con una posizione di subordinazione e con costi in aumento».
Neanche il termine «dipendenza» («dependency») è casuale, sebbene abbia un senso che, sempre in casa Onu, è stato reso con altra parola. Giusto qualche settimana fa, prima che le bombe statunitensi e israeliane si abbattessero su Teheran innescando un conflitto che subito si è allargato all’intero Golfo persico, il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres aveva messo in guardia rispetto questa forma particolare di «addiction», che è il termine utilizzato per la «dipendenza» da droghe. «La dipendenza mondiale dai combustibili fossili rappresenta una delle maggiori minacce alla stabilità e alla prosperità globali», aveva avvisato rilanciando la necessità di creare «una piattaforma globale dedicata, in grado di garantire un piano di transizione equo, ordinato e accessibile per abbandonare i combustibili fossili».
Ora che petrolio e gas giocano da protagonisti in quest’ennesimo conflitto nell’area del Golfo, ora che i costi delle bollette e dei rifornimenti alla pompa subiscono l’ennesimo rialzo, l’Onu torna a ribadire la necessità di un maggiore impegno sulle rinnovabili, soprattutto per i Paesi del Vecchio continente. «L’Europa dipende dalle importazioni di combustibili fossili più di quasi tutte le altre grandi economie», fa notare non a caso Stiell. Questo vi è già costato oltre 420 miliardi di euro solo nel 2024», fa i conti parlando al vertice di Bruxelles. «La dipendenza dai combustibili fossili significa che le economie, i bilanci delle famiglie e i profitti delle imprese sono in balia degli shock geopolitici e della volatilità dei prezzi in un mondo caotico. Un mondo di turbolenze commerciali, politiche di forza e guerra». E se giusto non molti giorni fa la Banca centrale europea ha affermato che l’economia dell’Ue è in buona salute, ora i prezzi dell’elettricità stanno salendo alle stelle e l’inflazione probabilmente tornerà a mordere i portafogli.
Stiell punta il dito contro quei governi che a questa crisi energetica stanno rispondendo aumentando e addirittura raddoppiando gli investimenti sui combustibili fossili in risposta alla crisi, definendola una soluzione che garantisce solo il ripetersi di future emergenze (nessun riferimento in particolare, ma è chiaro che l’Italia sta sbagliando a puntare sul gas mentre tra l’altro è in frenata sulle rinnovabili). «Il mio messaggio ai ministri riuniti oggi a Bruxelles è semplice – dice Stiell – a una passiva dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili costringerà l’Europa a barcollare per sempre di crisi in crisi, con le famiglie e le industrie che ne pagheranno letteralmente il prezzo. Il tutto mentre i disastri climatici causano danni sempre più gravi in tutto il mondo, facendo aumentare i costi e rallentando la crescita economica, con un enorme tributo in termini di vite umane. In Europa, gli eventi climatici estremi hanno causato perdite economiche per 43 miliardi di euro, solo la scorsa estate. E questa è una stima prudente. Nel frattempo, i combustibili fossili che alimentano i disastri incassano a livello globale trilioni di euro in sussidi finanziati dai contribuenti. Denaro che potrebbe essere speso molto meglio. Ma le energie rinnovabili ribaltano la situazione».
Se le rinnovabili sono una forma di energia che non si presta agli stessi ricatti dei combustibili fossili è perché, come appunto dice con una battuta il capo del dipartimento clima dell’Onu, «la luce del sole non dipende da stretti marittimi angusti e vulnerabili, il vento soffia senza bisogno di imponenti scorte navali finanziate dai contribuenti. L&#039;energia rinnovabile permette ai paesi di isolarsi dalle turbolenze globali e di eludere la politica del “chi più forte ha ragione”. L’energia rinnovabile risponde inoltre alle principali priorità dei cittadini in tutto il continente: sicurezza, posti di lavoro ben retribuiti, salute migliore e sollievo dall&#039;aumento del costo della vita».
Sottolineando che nel 2025 le energie rinnovabili hanno superato il carbone come principale fonte di energia elettrica a livello mondiale e che sono stati investiti oltre 2.000 miliardi di dollari nell’energia pulita – il doppio rispetto ai combustibili fossili – Stiell fa notare ai vertici europei presenti a Bruxelles che «le opportunità sono immense» per l’Ue: «In qualità di leader nell’azione e nell’ambizione climatica, gli sforzi dell’Europa, compreso il suo sistema di scambio delle quote di emissione, stanno guidando gli investimenti e l’innovazione, con le aziende del continente in prima linea nelle industrie pulite e nella crescita». E proprio ora l’Europa «può cogliere in modo permanente la miniera d’oro di investimenti da svariati trilioni di euro che sta appena iniziando»: «Nel secolo scorso, quando un continente ancora scosso dalla guerra si è unito per gettare le basi dell’integrazione, l’energia era in cima alla lista perché i paesi avevano compreso che approvvigionamenti sicuri e accessibili, ottenuti attraverso la cooperazione, erano la base della pace e della prosperità. Oggi queste verità sono più importanti che mai». ]]></description>
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<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 22:00:07 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Emissioni_fossili_Unfccc.jpg" alt=""></p><p>Il sole e il vento non dipendono da «Stretti angusti e vulnerabili». Il riferimento a Hormuz è evidente, e viene messo sul piatto dal capo del dipartimento dell’Onu sul clima Simon Stiell con un messaggio che soprattutto i capi di governo dei Paesi Ue dovrebbero prendere in seria considerazione. Il segretario esecutivo dell’Unfccc (United nations framework convention on climate change) parla a Bruxelles nel corso del <a href="https://unfccc.int/news/un-climate-chief-in-brussels-fossil-fuel-dependency-is-ripping-away-national-security-and">Green growth summit tenuto a Bruxelles</a>. Sottolinea che quanto sta avvenendo in queste ultime settimane (non cita direttamente né i bombardamenti sull’Iran né il blocco dello Stretto di Hormuz ma il senso è chiaro) costituisce «l’ennesima dura lezione» circa ciò che vuol dire dipendere dai combustibili fossili. Questa «dipendenza», sottolinea Stiell, «sta minando la sicurezza nazionale e la sovranità, sostituendole con una posizione di subordinazione e con costi in aumento».</p>
<p>Neanche il termine «dipendenza» («<em>dependency</em>») è casuale, sebbene abbia un senso che, sempre in casa Onu, è stato reso con altra parola. Giusto qualche settimana fa, prima che le bombe statunitensi e israeliane si abbattessero su Teheran innescando un conflitto che subito si è allargato all’intero Golfo persico, il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres <a href="https://x.com/antonioguterres/status/2024134820750635266">aveva messo in guardia</a> rispetto questa forma particolare di «<em>addiction</em>», che è il termine utilizzato per la «dipendenza» da droghe. «La dipendenza mondiale dai combustibili fossili rappresenta una delle maggiori minacce alla stabilità e alla prosperità globali», aveva avvisato rilanciando la necessità di creare «una piattaforma globale dedicata, in grado di garantire un piano di transizione equo, ordinato e accessibile per abbandonare i combustibili fossili».</p>
<p>Ora che petrolio e gas giocano da protagonisti in quest’ennesimo conflitto nell’area del Golfo, ora che i costi delle bollette e dei rifornimenti alla pompa subiscono l’ennesimo rialzo, l’Onu torna a ribadire la necessità di un maggiore impegno sulle rinnovabili, soprattutto per i Paesi del Vecchio continente. «L’Europa dipende dalle importazioni di combustibili fossili più di quasi tutte le altre grandi economie», fa notare non a caso Stiell. Questo vi è già costato oltre 420 miliardi di euro solo nel 2024», fa i conti parlando al vertice di Bruxelles. «La dipendenza dai combustibili fossili significa che le economie, i bilanci delle famiglie e i profitti delle imprese sono in balia degli shock geopolitici e della volatilità dei prezzi in un mondo caotico. Un mondo di turbolenze commerciali, politiche di forza e guerra». E se giusto non molti giorni fa la Banca centrale europea ha affermato che l’economia dell’Ue è in buona salute, ora i prezzi dell’elettricità stanno salendo alle stelle e l’inflazione probabilmente tornerà a mordere i portafogli.</p>
<p>Stiell punta il dito contro quei governi che a questa crisi energetica stanno rispondendo aumentando e addirittura raddoppiando gli investimenti sui combustibili fossili in risposta alla crisi, definendola una soluzione che garantisce solo il ripetersi di future emergenze (nessun riferimento in particolare, ma è chiaro che l’Italia sta sbagliando a <a href="https://www.greenreport.it/editoriale/60643-transizione-indietro-tutta-torna-la-stagione-delle-trivelle-questanno-il-ministro-pichetto-vuole-aumentare-lestrazione-di-gas-fossile-del-18">puntare sul gas</a> mentre tra l’altro è <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60539-scacco-matto-alle-rinnovabili-in-italia-installazioni-al-rallentatore-servirebbero-oltre-11-gw-lanno">in frenata sulle rinnovabili</a>). «Il mio messaggio ai ministri riuniti oggi a Bruxelles è semplice – dice Stiell – a una passiva dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili costringerà l’Europa a barcollare per sempre di crisi in crisi, con le famiglie e le industrie che ne pagheranno letteralmente il prezzo. Il tutto mentre i disastri climatici causano danni sempre più gravi in tutto il mondo, facendo aumentare i costi e rallentando la crescita economica, con un enorme tributo in termini di vite umane. In Europa, gli eventi climatici estremi hanno causato perdite economiche per 43 miliardi di euro, solo la scorsa estate. E questa è una stima prudente. Nel frattempo, i combustibili fossili che alimentano i disastri incassano a livello globale trilioni di euro in sussidi finanziati dai contribuenti. Denaro che potrebbe essere speso molto meglio. Ma le energie rinnovabili ribaltano la situazione».</p>
<p>Se le rinnovabili sono una forma di energia che non si presta agli stessi ricatti dei combustibili fossili è perché, come appunto dice con una battuta il capo del dipartimento clima dell’Onu, «la luce del sole non dipende da stretti marittimi angusti e vulnerabili, il vento soffia senza bisogno di imponenti scorte navali finanziate dai contribuenti. L'energia rinnovabile permette ai paesi di isolarsi dalle turbolenze globali e di eludere la politica del “chi più forte ha ragione”. L’energia rinnovabile risponde inoltre alle principali priorità dei cittadini in tutto il continente: sicurezza, posti di lavoro ben retribuiti, salute migliore e sollievo dall'aumento del costo della vita».</p>
<p>Sottolineando che nel 2025 le energie rinnovabili hanno superato il carbone come principale fonte di energia elettrica a livello mondiale e che sono stati investiti oltre 2.000 miliardi di dollari nell’energia pulita – il doppio rispetto ai combustibili fossili – Stiell fa notare ai vertici europei presenti a Bruxelles che «le opportunità sono immense» per l’Ue: «In qualità di leader nell’azione e nell’ambizione climatica, gli sforzi dell’Europa, compreso il suo sistema di scambio delle quote di emissione, stanno guidando gli investimenti e l’innovazione, con le aziende del continente in prima linea nelle industrie pulite e nella crescita». E proprio ora l’Europa «può cogliere in modo permanente la miniera d’oro di investimenti da svariati trilioni di euro che sta appena iniziando»: «Nel secolo scorso, quando un continente ancora scosso dalla guerra si è unito per gettare le basi dell’integrazione, l’energia era in cima alla lista perché i paesi avevano compreso che approvvigionamenti sicuri e accessibili, ottenuti attraverso la cooperazione, erano la base della pace e della prosperità. Oggi queste verità sono più importanti che mai».</p>]]> </content:encoded>
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<item>
<title>Meglio le ciminiere o pale e pannelli? L’evoluzione del paesaggio è inevitabile, la transizione energetica prova a governarla</title>
<link>https://www.eventi.news/meglio-le-ciminiere-o-pale-e-pannelli-levoluzione-del-paesaggio-e-inevitabile-la-transizione-energetica-prova-a-governarla</link>
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<description><![CDATA[ Il concetto di difesa del paesaggio è importante, serve a spingere per fermare gli scempi edilizi e non solo, che specie negli ultimi settant’anni hanno invaso e intaccato le forme storiche delle città, dei borghi, delle montagne, delle coste. D’altra parte dobbiamo sapere che il paesaggio non è un fattore immutabile, l’umanità lo ha sempre modificato. Il bel paesaggio toscano, fatto di cipressi, vigne e oliveti, è quello che ha sostituito la foresta primaria, non è “naturale”, ma è una costruzione umana.  L’evoluzione del paesaggio è inevitabile, si tratta di vedere in quale direzione vogliamo guidarlo. 
Fermarsi alla sola valutazione “estetica” nelle scelte di politica del territorio rischia di essere miope, visto che l’utilizzo massiccio e prolungato delle fonti fossili sta già modificando il clima e minacciando l’ambiente, l’agricoltura e quindi anche il paesaggio stesso.
Se si vuole essere davvero efficaci anche nella difesa del paesaggio, allora si deve aumentare lo spessore del concetto di “estetica”. Il concetto estetico, che guida le nostre valutazioni su ciò che è di pregio, bello, e ciò che lo è meno, ha bisogno di qualche precisazione legato al valore della vita.
Proviamo a rispondere a qualche domanda su cosa ci appare più bello: uno yacht o un veliero come la Vespucci? Una moto d’acqua o una canoa, un wind surf o un kite? Una gara di motocross in collina o un gruppo di cavalli al passeggio? Le evoluzioni di aerei caccia militari o il passaggio di uno stormo di oche selvatiche? La marcia di un gruppo di soldati in armi o una manifestazione per la pace? Le ciminiere delle centrali elettriche o i mulini a vento?
Gregory Bateson, padre della “ecologia della mente”, scrive: «Per estetico intendo sensibile alla struttura che connette». Questa è la struttura che “disegna” e connette la vita in tutte le sue forme: il veliero ha la forma “disegnata” dal vento, come il wind surf e i mulini a vento, la canoa ha la forma “disegnata” dall’acqua, lo stormo di oche e la manifestazione per la pace sono “disegnate” dalla vita, tutte le altre no.
Inoltre «la struttura che connette» ci invita a non perdere di vista il contesto in cui viviamo, perché è quello che determina la possibilità che la vita stessa si mantenga e a vedere il valore della bellezza insieme all’esigenza della sopravvivenza della nostra specie, connessa a tutte le altre e al pianeta Terra.   
Se si tengono insieme le attenzioni al paesaggio con quelle per la vita umana e per la salvaguardia degli ecosistemi naturali, per rispondere alla crisi globale attuale, non si può che scegliere la strada della sostituzione delle energie fossili con quelle rinnovabili, oltre che con forti misure di risparmio e aumento dell’efficienza energetica e di cambio degli stili di vita e di consumo. 
Certamente serve grande attenzione nella scelta dei siti dove installare pannelli e pale eoliche, coinvolgendo le popolazioni e le istituzioni locali per realizzare progetti che siano rispettosi delle caratteristiche del territorio e del paesaggio, ma con una visione sistemica e un forte senso di responsabilità per affrontare in modo efficace la crisi globale, climatica, ambientale, economica, sociale e culturale, in cui tutti siamo immersi.
Continuare con l’attuale uso di energie fossili significa incrementare ancora di più il cambiamento climatico che sta aggredendo umani, specie vegetali e animali, livelli dei mari, cicli naturali e sta anche modificando e danneggiando il paesaggio. L’evoluzione del paesaggio è inevitabile, si tratta di vedere in quale direzione vogliamo guidarlo.
L’accettazione sociale e culturale della generazione diffusa di energia e della modificazione del paesaggio che questa comporta, è quindi il nodo che deve essere affrontato, a partire comunque dall’imperativo per ogni comunità, comune, provincia o regione che sia, nelle modalità con cui questa ritiene di farlo, di farsi carico della “propria parte” di riduzione delle emissioni di CO2.
Questo va visto come diritto-dovere delle comunità locali all’interno della costruzione di una economia e una società sostenibile. La Toscana se vorrà rispettare gli obbiettivi al 2030 dovrà raddoppiare la produzione di energia da impianti di energie rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 22:00:06 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Meglio, ciminiere, pale, pannelli, L’evoluzione, del, paesaggio, inevitabile, transizione, energetica, prova, governarla</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/rinnovabili%20%20arno-senoner-6lOxktnqo04-unsplash.jpg" alt="" width="5481" height="3654" loading="lazy"></p><p>Il concetto di difesa del paesaggio è importante, serve a spingere per fermare gli scempi edilizi e non solo, che specie negli ultimi settant’anni hanno invaso e intaccato le forme storiche delle città, dei borghi, delle montagne, delle coste. D’altra parte dobbiamo sapere che il paesaggio non è un fattore immutabile, l’umanità lo ha sempre modificato. Il bel paesaggio toscano, fatto di cipressi, vigne e oliveti, è quello che ha sostituito la foresta primaria, non è “naturale”, ma è una costruzione umana.  L’evoluzione del paesaggio è inevitabile, si tratta di vedere in quale direzione vogliamo guidarlo. </p>
<p>Fermarsi alla sola valutazione “estetica” nelle scelte di politica del territorio rischia di essere miope, visto che l’utilizzo massiccio e prolungato delle fonti fossili sta già modificando il clima e minacciando l’ambiente, l’agricoltura e quindi anche il paesaggio stesso.</p>
<p>Se si vuole essere davvero efficaci anche nella difesa del paesaggio, allora si deve aumentare lo spessore del concetto di “estetica”. Il concetto estetico, che guida le nostre valutazioni su ciò che è di pregio, bello, e ciò che lo è meno, ha bisogno di qualche precisazione legato al valore della vita.</p>
<p>Proviamo a rispondere a qualche domanda su cosa ci appare più bello: uno yacht o un veliero come la Vespucci? Una moto d’acqua o una canoa, un wind surf o un kite? Una gara di motocross in collina o un gruppo di cavalli al passeggio? Le evoluzioni di aerei caccia militari o il passaggio di uno stormo di oche selvatiche? La marcia di un gruppo di soldati in armi o una manifestazione per la pace? Le ciminiere delle centrali elettriche o i mulini a vento?</p>
<p>Gregory Bateson, padre della “ecologia della mente”, scrive: «Per estetico intendo sensibile alla struttura che connette». Questa è la struttura che “disegna” e connette la vita in tutte le sue forme: il veliero ha la forma “disegnata” dal vento, come il wind surf e i mulini a vento, la canoa ha la forma “disegnata” dall’acqua, lo stormo di oche e la manifestazione per la pace sono “disegnate” dalla vita, tutte le altre no.</p>
<p>Inoltre «la struttura che connette» ci invita a non perdere di vista il contesto in cui viviamo, perché è quello che determina la possibilità che la vita stessa si mantenga e a vedere il valore della bellezza insieme all’esigenza della sopravvivenza della nostra specie, connessa a tutte le altre e al pianeta Terra.   </p>
<p>Se si tengono insieme le attenzioni al paesaggio con quelle per la vita umana e per la salvaguardia degli ecosistemi naturali, per rispondere alla crisi globale attuale, non si può che scegliere la strada della sostituzione delle energie fossili con quelle rinnovabili, oltre che con forti misure di risparmio e aumento dell’efficienza energetica e di cambio degli stili di vita e di consumo. </p>
<p>Certamente serve grande attenzione nella scelta dei siti dove installare pannelli e pale eoliche, coinvolgendo le popolazioni e le istituzioni locali per realizzare progetti che siano rispettosi delle caratteristiche del territorio e del paesaggio, ma con una visione sistemica e un forte senso di responsabilità per affrontare in modo efficace la crisi globale, climatica, ambientale, economica, sociale e culturale, in cui tutti siamo immersi.</p>
<p>Continuare con l’attuale uso di energie fossili significa incrementare ancora di più il cambiamento climatico che sta aggredendo umani, specie vegetali e animali, livelli dei mari, cicli naturali e sta anche modificando e danneggiando il paesaggio. L’evoluzione del paesaggio è inevitabile, si tratta di vedere in quale direzione vogliamo guidarlo.</p>
<p>L’accettazione sociale e culturale della generazione diffusa di energia e della modificazione del paesaggio che questa comporta, è quindi il nodo che deve essere affrontato, a partire comunque dall’imperativo per ogni comunità, comune, provincia o regione che sia, nelle modalità con cui questa ritiene di farlo, di farsi carico della “propria parte” di riduzione delle emissioni di CO2.</p>
<p>Questo va visto come diritto-dovere delle comunità locali all’interno della costruzione di una economia e una società sostenibile. La Toscana se vorrà rispettare gli obbiettivi al 2030 dovrà raddoppiare la produzione di energia da impianti di energie rinnovabili.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Tutti i paesi possono raggiungere 60.000 euro di Pil pro capite entro il 2100 senza che si superino i 2°C</title>
<link>https://www.eventi.news/tutti-i-paesi-possono-raggiungere-60000-euro-di-pil-pro-capite-entro-il-2100-senza-che-si-superino-i-2c</link>
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<description><![CDATA[ È possibile conciliare un benessere diffuso a livello mondiale e anche una netta giustizia sociale (sempre su scala globale) con la sopravvivenza biologica del pianeta? Ancora più nel dettaglio e aggiungendo un paio di particolari: è possibile che tutti i paesi del mondo raggiungano lo stesso livello di benessere, fissato a una quota di Pil pro capite di 60.000 euro entro il 2100 (a parità di potere d’acquisto rispetto al 2025), senza superare il limite critico di 2°C di riscaldamento globale? La risposta a cui sono giunti fior di economisti attivi in diverse università sparse per il mondo è che sì, è possibile. A condizione, ovviamente, di rivedere gli attuali sistemi di produzione e consumo.
L’iniziativa è del gruppo “World inequality” gruppo di cui fanno parte esperti di varie materie che già a fine 2025 avevano diffuso un report da cui emergeva che lo 0,001% della popolazione mondiale è tre volte più ricco della metà dell’umanità e l’1% di Paperoni rappresenta il 41% delle emissioni globali associate alla proprietà del capitale privato. La domanda che ha portato alle conclusioni di questo studio e da cui sono partiti l’economista francese Thomas Piketty e altri quattro colleghi esperti nel medesimo ambito di studi era di taglio generale: quale livello di prosperità economica e benessere è compatibile con la convergenza globale (uguaglianza tra i paesi) e la salvaguardia dell’abitabilità del pianeta? Declinata un po’ più in particolare, suonava così: quale tipo di trasformazione strutturale è necessaria e come dovremmo ridefinire i concetti di prosperità e benessere affinché l’obiettivo della convergenza globale tra i paesi non comprometta l’abitabilità del pianeta?
I cinque economisti, conducendo le loro analisi sulla base di un nuovo database multisettoriale che copre lo storico di 57 paesi e regioni dal 1970 al 2025 e sviluppando poi un modello di proiezione con target all’anno 2100, sono arrivati a un risultato che a prima vista, e alla luce della situazione attuale, non può che apparire sorprendente, per non dire al limite dell’incredibile.
Il primo dato che emerge dallo studio è infatti che «una convergenza globale verso i 60.000 euro di Pil pro capite (a parità di potere d’acquisto rispetto al 2025) entro il 2100 è compatibile con la limitazione del riscaldamento a 2°C solo a condizioni molto rigorose, che combinino una rapida decarbonizzazione con una profonda trasformazione strutturale («sobrietà»). Insomma, è possibile. Purché si abbandoni il modello di sviluppo centrato su sistemi altamente inquinanti e ad alte emissioni climalteranti. Ma questo non è sufficiente. Scrivono infatti gli esperti che la rapida transizione energetica da sola non è sufficiente per centrare i target fissati: il raggiungimento dell’obiettivo dei 2°C richiede anche una drastica riduzione dell’orario di lavoro (dimezzando all’incirca le ore lavorative annuali globali), un importante spostamento dei consumi dai settori materiali a quelli immateriali (ad esempio istruzione e sanità) e cambiamenti sostanziali nelle abitudini alimentari (comprese forti riduzioni nel consumo di carne rossa e nella deforestazione).
Lo scenario centrale indicato dagli studiosi con l’espressione «Convergenza sostenibile» – che combina cioè rapida decarbonizzazione, riallocazione settoriale, riduzione dell’orario di lavoro e trasformazione del sistema alimentare – rimane appena entro il limite dei 2 °C, mentre gli scenari alternativi che di fatto ricalcherebbero quanto fin qui ampiamente prodotto («Convergenza produttivista» e «Disuguaglianza persistente») portano ad aumenti di temperatura superiori ai 4 °C entro il 2100.
Spiegano i cinque economisti che la composizione strutturale è importante tanto quanto i livelli del Pil registrato nel corso degli anni: un mondo a reddito più elevato con forti spostamenti verso i settori immateriali può infatti produrre un riscaldamento a lungo termine inferiore rispetto a un mondo a reddito più basso senza tali spostamenti.
Sottolineano inoltre gli studiosi che hanno lavorato a quest’analisi sul periodo temporale 2026-2100 che il percorso denominato «Convergenza sostenibile» migliora il benessere complessivo (compreso il valore del tempo libero e l’abitabilità del pianeta) in tutte le regioni rispetto alle alternative caratterizzate da un Pil più elevato ma da emissioni elevate.
Nell’analisi non viene nascosto, e anzi viene evidenziato, che l’attuazione di questo percorso richiederebbe ingenti investimenti: circa il 10-12% del Pil mondiale all’anno nel periodo 2030-2060. E richiederebbe anche profondi cambiamenti distributivi e istituzionali, con i costi sostenuti in gran parte dai più ricchi a livello globale. Ma qui il lavoro degli economisti finisce. E starebbe ai decisori politici dare concreta attuazione alle indicazioni degli studiosi. ]]></description>
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<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 22:00:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Tutti, paesi, possono, raggiungere, 60.000, euro, Pil, pro, capite, entro, 2100, senza, che, superino, 2°C</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Grafico_World_inequality_60k.png" alt=""></p><p>È possibile conciliare un benessere diffuso a livello mondiale e anche una netta giustizia sociale (sempre su scala globale) con la sopravvivenza biologica del pianeta? Ancora più nel dettaglio e aggiungendo un paio di particolari: è possibile che tutti i paesi del mondo raggiungano lo stesso livello di benessere, fissato a una quota di Pil pro capite di 60.000 euro entro il 2100 (a parità di potere d’acquisto rispetto al 2025), senza superare il limite critico di 2°C di riscaldamento globale? La risposta a cui sono giunti fior di economisti attivi in diverse università sparse per il mondo è che sì, è possibile. A condizione, ovviamente, di rivedere gli attuali sistemi di produzione e consumo.</p>
<p>L’iniziativa è del gruppo “World inequality” gruppo di cui fanno parte esperti di varie materie che già a fine 2025 avevano diffuso <a href="https://www.greenreport.it/news/approfondimenti/59145-lo-0-001-della-popolazione-mondiale-e-tre-volte-piu-ricco-della-meta-dellumanita">un report da cui emergeva</a> che lo 0,001% della popolazione mondiale è tre volte più ricco della metà dell’umanità e l’1% di Paperoni rappresenta il 41% delle emissioni globali associate alla proprietà del capitale privato. <a href="https://wid.world/document/prosperity-within-limits-planetary-habitability-global-convergence-and-structural-transformation-2026-2100-world-inequality-lab-working-paper-2026-03/">La domanda che ha portato alle conclusioni di questo studio</a> e da cui sono partiti l’economista francese Thomas Piketty e altri quattro colleghi esperti nel medesimo ambito di studi era di taglio generale: quale livello di prosperità economica e benessere è compatibile con la convergenza globale (uguaglianza tra i paesi) e la salvaguardia dell’abitabilità del pianeta? Declinata un po’ più in particolare, suonava così: quale tipo di trasformazione strutturale è necessaria e come dovremmo ridefinire i concetti di prosperità e benessere affinché l’obiettivo della convergenza globale tra i paesi non comprometta l’abitabilità del pianeta?</p>
<p>I cinque economisti, conducendo le loro analisi sulla base di <a href="https://wseed.world/index.html">un nuovo database multisettoriale</a> che copre lo storico di 57 paesi e regioni dal 1970 al 2025 e sviluppando poi un modello di proiezione con target all’anno 2100, sono arrivati a un risultato che a prima vista, e alla luce della situazione attuale, non può che apparire sorprendente, per non dire al limite dell’incredibile.</p>
<p>Il primo dato che emerge dallo studio è infatti che «una convergenza globale verso i 60.000 euro di Pil pro capite (a parità di potere d’acquisto rispetto al 2025) entro il 2100 è compatibile con la limitazione del riscaldamento a 2°C solo a condizioni molto rigorose, che combinino una rapida decarbonizzazione con una profonda trasformazione strutturale («sobrietà»). Insomma, è possibile. Purché si abbandoni il modello di sviluppo centrato su sistemi altamente inquinanti e ad alte emissioni climalteranti. Ma questo non è sufficiente. Scrivono infatti gli esperti che la rapida transizione energetica da sola non è sufficiente per centrare i target fissati: il raggiungimento dell’obiettivo dei 2°C richiede anche una drastica riduzione dell’orario di lavoro (dimezzando all’incirca le ore lavorative annuali globali), un importante spostamento dei consumi dai settori materiali a quelli immateriali (ad esempio istruzione e sanità) e cambiamenti sostanziali nelle abitudini alimentari (comprese forti riduzioni nel consumo di carne rossa e nella deforestazione).</p>
<p>Lo scenario centrale indicato dagli studiosi con l’espressione «Convergenza sostenibile» – che combina cioè rapida decarbonizzazione, riallocazione settoriale, riduzione dell’orario di lavoro e trasformazione del sistema alimentare – rimane appena entro il limite dei 2 °C, mentre gli scenari alternativi che di fatto ricalcherebbero quanto fin qui ampiamente prodotto («Convergenza produttivista» e «Disuguaglianza persistente») portano ad aumenti di temperatura superiori ai 4 °C entro il 2100.</p>
<p>Spiegano i cinque economisti che la composizione strutturale è importante tanto quanto i livelli del Pil registrato nel corso degli anni: un mondo a reddito più elevato con forti spostamenti verso i settori immateriali può infatti produrre un riscaldamento a lungo termine inferiore rispetto a un mondo a reddito più basso senza tali spostamenti.</p>
<p>Sottolineano inoltre gli studiosi che hanno lavorato a quest’analisi sul periodo temporale 2026-2100 che il percorso denominato «Convergenza sostenibile» migliora il benessere complessivo (compreso il valore del tempo libero e l’abitabilità del pianeta) in tutte le regioni rispetto alle alternative caratterizzate da un Pil più elevato ma da emissioni elevate.</p>
<p>Nell’analisi non viene nascosto, e anzi viene evidenziato, che l’attuazione di questo percorso richiederebbe ingenti investimenti: circa il 10-12% del Pil mondiale all’anno nel periodo 2030-2060. E richiederebbe anche profondi cambiamenti distributivi e istituzionali, con i costi sostenuti in gran parte dai più ricchi a livello globale. Ma qui il lavoro degli economisti finisce. E starebbe ai decisori politici dare concreta attuazione alle indicazioni degli studiosi.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Piombino, Legambiente non si arrende alla permanenza del rigassificatore</title>
<link>https://www.eventi.news/piombino-legambiente-non-si-arrende-alla-permanenza-del-rigassificatore</link>
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<description><![CDATA[ La scorsa settimana dalla maggioranza Meloni c’è stato un colpo di mano per garantirsi la permanenza del rigassificatore a Piombino. Anche se il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha annunciato che non apporrà la propria firma sulla decisione, il decreto legge 32/2026 intitolato “Disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni” ha stabilito una proroga che non prevede date limite e che va contro le posizioni espresse dal territorio.
Il problema però, come osserviamo da tempo su queste colonne, non è trovare un nuovo porto d’approdo per il rigassificatore rinunciarvi definitivamente. «Se vogliamo che il rigassificatore se ne vada finalmente da Piombino non bisogna affannarsi a trovare un altro luogo in Italia ove spostarlo, ma chiedere semplicemente che venga dismesso – sottolineano oggi nel merito Legambiente Toscana e il circolo Val di Cornia – Continuare a importare Gnl, oltre a rappresentare una fonte di pericolo per i luoghi in cui esso sarà rigassificato, non farà infatti che perpetuare la “dipendenza” verso una fonte altamente inquinante e climalterante». Che oggi peraltro ingrassa soprattutto le major dell’oil&amp;gas statunitense. 
«È arrivato il momento di immaginare un mix energetico armonioso – argomenta Legambiente – in cui geotermico, fotovoltaico, agrivoltaico ed eolico (onshore e offshore) possano giocare un ruolo centrale, strategico e complementare (l’una fonte verso l’altra). A puro titolo esemplificativo, nel luglio 2025, in Italia sono stati presentati 93 progetti di eolico offshore, per una potenza complessiva stimata di 74 GW, distribuiti nelle acque di 10 regioni. Di questi, progetti per 2,8 GW hanno già superato la fase di Valutazione d’impatto ambientale, quindi di fatto sono già autorizzati, ma sono fermi perché non è stata ancora calendarizzata l’asta del Fer2, (asta dei prezzi dell’elettricità), nonostante il decreto del Mase sia stato emanato ormai nell’agosto 2024. Basterebbe solo concludere rapidamente questo iter burocratico per rendere inutile proseguire con il rigassificatore di Piombino e con tutti gli altri, e chiudere poi le residue e inquinanti centrali a carbone a tutt’oggi funzionanti in Italia. Il giorno della dismissione del rigassificatore si avvicina se e solo se riusciremo a produrre più energia rinnovabile, nel minor tempo possibile».
Anche la Toscana è chiamata a fare la sua parte, compresi quei territori in Val di Cornia in cui si moltiplicano invece le sindromi Nimby e Nimto contro pale eoliche e pannelli fotovoltaici. Eppure la regione è ancora molto indietro rispetto ai pur timidi obiettivi d’installazioni stabiliti dal Governo: a fine 2025 mancavano all’appello almeno 207 MW di impianti che dovranno trovare spazio sul territorio. ]]></description>
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<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 22:00:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Piombino, Legambiente, non, arrende, alla, permanenza, del, rigassificatore</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/rigassificatore_piombino_eolico.jpg" alt="" width="2048" height="1366" loading="lazy"></p><p><span>La <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60676-colpo-di-mano-del-governo-il-rigassificatore-rimane-a-piombino?_gl=1*15ei7u2*_up*MQ..*_ga*Njg1NTY5MTg1LjE3NzM2NDg5NjU.*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzM2NTYwOTgkbzMkZzEkdDE3NzM2NTg3NjIkajYwJGwwJGgxNjIyMTUwNzU0">scorsa settimana</a> dalla maggioranza Meloni c’è stato un colpo di mano per garantirsi la permanenza del rigassificatore a Piombino. Anche se il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha annunciato che non apporrà la propria firma sulla decisione, il <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2026-03-11&atto.codiceRedazionale=26G00049&elenco30giorni=false">decreto legge 32/2026</a> intitolato “Disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni” ha stabilito una proroga che non prevede date limite e che va contro le posizioni espresse dal territorio.</span></p>
<p><span>Il problema però, come osserviamo da tempo su queste colonne, non è trovare un nuovo porto d’approdo per il rigassificatore rinunciarvi definitivamente. «Se vogliamo che il rigassificatore se ne vada finalmente da Piombino non bisogna affannarsi a trovare un altro luogo in Italia ove spostarlo, ma chiedere semplicemente che venga dismesso – sottolineano oggi nel merito Legambiente Toscana e il circolo Val di Cornia – Continuare a importare Gnl, oltre a rappresentare una fonte di pericolo per i luoghi in cui esso sarà rigassificato, non farà infatti che perpetuare la “dipendenza” verso una fonte altamente inquinante e climalterante». Che oggi peraltro ingrassa <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60711-chi-ci-guadagna-dalla-guerra-in-medio-oriente-i-petrolieri-usa-incassano-63-4-miliardi-di-dollari-in-piu?_gl=1*9kwlva*_up*MQ..*_ga*Njg1NTY5MTg1LjE3NzM2NDg5NjU.*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzM2NjcwNjEkbzUkZzEkdDE3NzM2NjcyNTQkajYwJGwwJGgxNTEwMjM2ODc.">soprattutto</a> le major dell’oil&gas statunitense. </span></p>
<p><span>«È arrivato il momento di immaginare un mix energetico armonioso – argomenta Legambiente – in cui geotermico, fotovoltaico, agrivoltaico ed eolico (onshore e offshore) possano giocare un ruolo centrale, strategico e complementare (l’una fonte verso l’altra). A puro titolo esemplificativo, nel luglio 2025, in Italia sono stati presentati 93 progetti di eolico offshore, per una potenza complessiva stimata di 74 GW, distribuiti nelle acque di 10 regioni. Di questi, progetti per 2,8 GW hanno già superato la fase di Valutazione d’impatto ambientale, quindi di fatto sono già autorizzati, ma sono fermi perché non è stata ancora calendarizzata l’asta del Fer2, (asta dei prezzi dell’elettricità), nonostante il decreto del Mase sia stato emanato ormai nell’agosto 2024. Basterebbe solo concludere rapidamente questo iter burocratico per rendere inutile proseguire con il rigassificatore di Piombino e con tutti gli altri, e chiudere poi le residue e inquinanti centrali a carbone a tutt’oggi funzionanti in Italia. Il giorno della dismissione del rigassificatore si avvicina se e solo se riusciremo a produrre più energia rinnovabile, nel minor tempo possibile».</span></p>
<p><span>Anche la Toscana è chiamata a fare la sua parte, compresi quei territori in Val di Cornia in cui si moltiplicano invece le sindromi Nimby e Nimto contro pale eoliche e pannelli fotovoltaici. Eppure la regione è ancora molto indietro rispetto ai pur timidi obiettivi d’installazioni stabiliti dal Governo: a fine 2025 mancavano all’appello <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/59683-rinnovabili-solo-8-regioni-italiane-sono-in-linea-con-gli-obiettivi-dinstallazione-di-nuovi-impianti">almeno 207 MW</a> di impianti che dovranno trovare spazio sul territorio.</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Lamma, nel 2025 il clima della Toscana segna +2,05°C rispetto al 1961&#45;1990</title>
<link>https://www.eventi.news/lamma-nel-2025-il-clima-della-toscana-segna-205c-rispetto-al-1961-1990</link>
<guid>https://www.eventi.news/lamma-nel-2025-il-clima-della-toscana-segna-205c-rispetto-al-1961-1990</guid>
<description><![CDATA[ Il Laboratorio di monitoraggio e modellistica ambientale per lo sviluppo sostenibile (Lamma), ovvero il consorzio pubblico nato dall’impegno congiunto di Regione Toscana e Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), ha presentato oggi a Palazzo Strozzi Sacrati i dati climatici dell’ultimo anno relativi al territorio regionale, mostrando un trend in linea con quello dell’Europa – il continente che si surriscalda più velocemente al mondo.
Il 2025 per la Toscana è stato il quarto anno più caldo dal 1955, con una anomalia della temperatura media di +1,11 °C rispetto al periodo 1991-2020, che sale a ben +2,05 °C sopra la media guardando appena al trentennio climatologico precedente (1961-1990).

Si registrano anomalie significative anche sul fronte pluviometrico, con un anno caratterizzato da una piovosità eccezionale: +20% in media, più del doppio al nord (+41%) e circa la metà nel centro (+11%) e sud (+10%), suggerendo la necessità di incrementare gli investimenti nelle infrastrutture idriche così come nella progettualità delle “città spugna”, così come peraltro delineato nella proposta avanzata nei giorni scorsi per al Toscana centrale da Plures insieme alla Fondazione Earth and water agenda (Ewa). 
«Quello del clima è uno dei temi cruciali con i quali, come istituzioni, siamo chiamati a confrontarci per il governo del territorio. Ormai si assiste ad una tendenza consolidata che vede un surriscaldamento globale che si riflette in maniera plastica anche sulla nostra Toscana – commenta il governatore, Eugenio Giani – L’aumento delle piogge con fenomeni eccezionali sempre più frequenti, penso ad esempio alle cosiddette ‘bombe d’acqua’ che hanno colpito l’Elba, confermano che la difesa del suolo si pone oggi come una priorità assoluta. Avere un punto di riferimento regionale- ha detto sempre Giani- resta essenziale per leggere questi fenomeni e per calibrare azioni e programmare interventi mirati. Dalla gestione delle risorse, alle infrastrutture per la difesa dal rischio idrogeologico, tutto ciò sarebbe impossibile senza una solida base scientifica che fa la differenza ogni giorno, in termini di sicurezza per i cittadini, per i terrori e per le comunità».
«Il clima sta cambiando anche in Toscana – conferma il direttore del Lamma, Bernardo Gozzini – e i dati lo mostrano con sempre maggiore chiarezza. - Monitorare con continuità quello che accade sul nostro territorio è fondamentale per comprendere i rischi e supportare le politiche pubbliche. Il valore dei centri di competenza a scala regionale è ancora più importante quando parliamo di scenari per il clima del futuro, cioè di quello che accadrà nei prossimi anni grandi centri internazionali producono scenari climatici globali e nazionali molto solidi. La sfida ora è declinarli a livello regionale, per capire con maggiore precisione quali impatti ci attendono in Toscana. Su questo sarebbe importante un ulteriore sforzo della Regione attraverso il Lamma. Investire in questo tipo di conoscenza significa dotare la Toscana di strumenti utili per pianificare il futuro: dall’agricoltura alla gestione dell’acqua, dalla salute alla progettazione delle città». ]]></description>
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<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 22:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Lamma, nel, 2025, clima, della, Toscana, segna, 2, 05°C, rispetto, 1961-1990</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/clima_toscana_2025_lamma.jpg" alt=""></p><p><span>Il <em>Laboratorio di monitoraggio e modellistica ambientale per lo sviluppo sostenibile</em> (Lamma), ovvero il consorzio pubblico nato dall’impegno congiunto di Regione Toscana e Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), ha presentato oggi a Palazzo Strozzi Sacrati i <a href="https://www.toscana-notizie.it/documents/735693/1393647/Lamma_dati2025/e8078035-7bc6-3ed9-d5a5-c3ef4dda78d6">dati climatici</a> dell’ultimo anno relativi al territorio regionale, mostrando un trend in linea con quello dell’Europa – il continente che si surriscalda più velocemente al mondo.</span></p>
<p><span>Il 2025 per la Toscana è stato il quarto anno più caldo dal 1955, con una anomalia della temperatura media di +1,11 °C rispetto al periodo 1991-2020, che sale a ben +2,05 °C sopra la media guardando appena al trentennio climatologico precedente (1961-1990).</span></p>
<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/pioggia_toscana_2025.jpg" alt="pioggia toscana 2025"></p>
<p><span>Si registrano anomalie significative anche sul fronte pluviometrico, con un anno caratterizzato da una piovosità eccezionale: +20% in media, più del doppio al nord (+41%) e circa la metà nel centro (+11%) e sud (+10%), suggerendo la necessità di incrementare gli investimenti nelle infrastrutture idriche così come nella progettualità delle “città spugna”, così come peraltro delineato nella <a href="https://www.greenreport.it/editoriale/60524-la-toscana-centrale-verso-le-citta-spugna-dopo-alluvioni-con-danni-da-4-miliardi-di-euro-in-3-anni-plures-ha-un-piano-per-aumentare-la-resilienza-di-firenze-prato-e-pistoia?highlight=WyJsYW1tYSIsImNhc3RlbGxhbW1hcmUiLCJsYW1tYXJpIiwibGFtbWF6emEiLCJpbmZsYW1tYXRpb24iLCJkaWxhbW1hIiwidmlib25hdGktdmlsbGFtbWFyZSIsImluZmxhbW1hc29tZSIsImluZmxhbW1hc29taSIsImwnaW5mbGFtbWFzb21hIl0=&_gl=1*1k2p5ee*_up*MQ..*_ga*MTQ1ODU3NDQzMC4xNzczNjc1NDcz*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzM2NzU0NzMkbzEkZzEkdDE3NzM2NzU0NzMkajYwJGwwJGgxMDE5MjA5MDM0">proposta avanzata nei giorni scorsi</a> per al Toscana centrale da Plures insieme alla Fondazione Earth and water agenda (Ewa). </span></p>
<p><span>«Quello del clima è uno dei temi cruciali con i quali, come istituzioni, siamo chiamati a confrontarci per il governo del territorio. Ormai si assiste ad una tendenza consolidata che vede un surriscaldamento globale che si riflette in maniera plastica anche sulla nostra Toscana – <a href="https://www.toscana-notizie.it/-/clima-in-toscana-il-2025-tra-gli-anni-pi%C3%B9-caldi-dal-1955.-il-lamma-presenta-il-rapporto-annuale">commenta </a>il governatore, Eugenio Giani – L’aumento delle piogge con fenomeni eccezionali sempre più frequenti, penso ad esempio alle cosiddette ‘bombe d’acqua’ che hanno colpito l’Elba, confermano che la difesa del suolo si pone oggi come una priorità assoluta. Avere un punto di riferimento regionale- ha detto sempre Giani- resta essenziale per leggere questi fenomeni e per calibrare azioni e programmare interventi mirati. Dalla gestione delle risorse, alle infrastrutture per la difesa dal rischio idrogeologico, tutto ciò sarebbe impossibile senza una solida base scientifica che fa la differenza ogni giorno, in termini di sicurezza per i cittadini, per i terrori e per le comunità».</span></p>
<p><span>«Il clima sta cambiando anche in Toscana – conferma il direttore del Lamma, Bernardo Gozzini – e i dati lo mostrano con sempre maggiore chiarezza. - Monitorare con continuità quello che accade sul nostro territorio è fondamentale per comprendere i rischi e supportare le politiche pubbliche. Il valore dei centri di competenza a scala regionale è ancora più importante quando parliamo di scenari per il clima del futuro, cioè di quello che accadrà nei prossimi anni grandi centri internazionali producono scenari climatici globali e nazionali molto solidi. La sfida ora è declinarli a livello regionale, per capire con maggiore precisione quali impatti ci attendono in Toscana. Su questo sarebbe importante un ulteriore sforzo della Regione attraverso il Lamma. Investire in questo tipo di conoscenza significa dotare la Toscana di strumenti utili per pianificare il futuro: dall’agricoltura alla gestione dell’acqua, dalla salute alla progettazione delle città».</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>L’intelligenza artificiale per evoluzioni esperienziali green: Econauti</title>
<link>https://www.eventi.news/lintelligenza-artificiale-per-evoluzioni-esperienziali-green-econauti</link>
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<description><![CDATA[ IL MARKETPLACE DI ESPERIENZE GREEN NATO IN CAMPANIA EVOLVE ANCORA: “LA RICHIESTA DI ESPERIENZE IMMERSI NEL VERDE È ALTISSIMA MA DOMANDA E OFFERTA FATICANO A INCONTRARSI. CON L’AI PASSO IN AVANTI DECISIVO” Esperienze nella natura attraverso la realtà digitale A Napoli, sono “esplose”, arricchendo con realtà aumentata e digitale, le esperienze nella natura dei visitatori dell’Oasi WWF […]
L&#039;articolo L’intelligenza artificiale per evoluzioni esperienziali green: Econauti proviene da Il Giornale dell&#039;Ambiente. ]]></description>
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<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 21:00:09 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>L’intelligenza, artificiale, per, evoluzioni, esperienziali, green:, Econauti</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>IL MARKETPLACE DI ESPERIENZE GREEN NATO IN CAMPANIA EVOLVE ANCORA: “LA RICHIESTA DI ESPERIENZE IMMERSI NEL VERDE È ALTISSIMA MA DOMANDA E OFFERTA FATICANO A INCONTRARSI. CON L’AI PASSO IN AVANTI DECISIVO” Esperienze nella natura attraverso la realtà digitale A Napoli, sono “esplose”, arricchendo con realtà aumentata e digitale, le esperienze nella natura dei visitatori dell’Oasi WWF […]</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilgiornaledellambiente.it/intelligenza-artificiale-evoluzioni-esperienziali-green-econauti/">L’intelligenza artificiale per evoluzioni esperienziali green: Econauti</a> proviene da <a href="https://ilgiornaledellambiente.it/">Il Giornale dell'Ambiente</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Amianto, Tribunale di Napoli condanna INPS a ricalcolo pensione operaio</title>
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<description><![CDATA[ UNA SENTENZA DEL TRIBUNALE DI NAPOLI RIAPRE IL TEMA DEI DIRITTI DELLE VITTIME DI AMIANTO. L’EX OPERAIO CLAUDIO LO MORIELLO OTTIENE IL RICALCOLO DELLA PENSIONE E GLI ARRETRATI DOPO IL RICONOSCIMENTO DELLA MALATTIA PROFESSIONALE Amianto, il Tribunale di Napoli condanna l’INPS: ricalcolo della pensione per l’ex operaio Gecom Claudio Lo Moriello “Il riconoscimento della rivalutazione contributiva è […]
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<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 21:00:09 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Amianto, Tribunale, Napoli, condanna, INPS, ricalcolo, pensione, operaio</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>UNA SENTENZA DEL TRIBUNALE DI NAPOLI RIAPRE IL TEMA DEI DIRITTI DELLE VITTIME DI AMIANTO. L’EX OPERAIO CLAUDIO LO MORIELLO OTTIENE IL RICALCOLO DELLA PENSIONE E GLI ARRETRATI DOPO IL RICONOSCIMENTO DELLA MALATTIA PROFESSIONALE Amianto, il Tribunale di Napoli condanna l’INPS: ricalcolo della pensione per l’ex operaio Gecom Claudio Lo Moriello “Il riconoscimento della rivalutazione contributiva è […]</p>
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<title>Sicurezza Vigili del Fuoco, seminario a Roma (VIDEO)</title>
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<description><![CDATA[ LA SICUREZZA VIGILI DEL FUOCO TORNA AL CENTRO DEL DIBATTITO PUBBLICO. UN SEMINARIO A ROMA RIUNISCE ISTITUZIONI, ESPERTI E OPERATORI PER DISCUTERE RISCHI PROFESSIONALI, SALUTE E PREVENZIONE. L’INCONTRO AFFRONTA ANCHE IL TEMA DELLA SICUREZZA NEGLI IMPIANTI SPORTIVI Accanto alla sicurezza fisica, cresce anche l’attenzione verso il benessere psicologico di chi svolge attività operative per la […]
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<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 21:00:09 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Sicurezza, Vigili, del, Fuoco, seminario, Roma, VIDEO</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>LA SICUREZZA VIGILI DEL FUOCO TORNA AL CENTRO DEL DIBATTITO PUBBLICO. UN SEMINARIO A ROMA RIUNISCE ISTITUZIONI, ESPERTI E OPERATORI PER DISCUTERE RISCHI PROFESSIONALI, SALUTE E PREVENZIONE. L’INCONTRO AFFRONTA ANCHE IL TEMA DELLA SICUREZZA NEGLI IMPIANTI SPORTIVI Accanto alla sicurezza fisica, cresce anche l’attenzione verso il benessere psicologico di chi svolge attività operative per la […]</p>
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<title>Oscar Green 2026, i giovani sono il motore del cambiamento: trasformano le idee in progetti</title>
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<description><![CDATA[ Oscar Green 2026 conferma, a venti anni dalla prima edizione, che l’agricoltura under 35 è più vivace che mai, proiettata al futuro attraverso l’innovazione e la tecnologia, attenta all’ambiente e alla sostenibilità, perfettamente in grado di facilitare lo sviluppo dei territori e di creare occupazione
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<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 21:00:08 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Oscar, Green, 2026, giovani, sono, motore, del, cambiamento:, trasformano, idee, progetti</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Oscar Green 2026 conferma, a venti anni dalla prima edizione, che l’agricoltura under 35 è più vivace che mai, proiettata al futuro attraverso l’innovazione e la tecnologia, attenta all’ambiente e alla sostenibilità, perfettamente in grado di facilitare lo sviluppo dei territori e di creare occupazione</p>
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<title>Parte il podcast “Incontri con il futuro – Storie di innovazione dall’ecosistema RAISE”</title>
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<description><![CDATA[ Dal 16 marzo su Spotify e YouTube: otto episodi per scoprire tecnologie, progetti e protagonisti dell’ecosistema RAISE, tra robotica, intelligenza artificiale e innovazione applicata al territorio
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<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 21:00:07 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Parte, podcast, “Incontri, con, futuro, –, Storie, innovazione, dall’ecosistema, RAISE”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 16 marzo su Spotify e YouTube: otto episodi per scoprire tecnologie, progetti e protagonisti dell’ecosistema RAISE, tra robotica, intelligenza artificiale e innovazione applicata al territorio</p>
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<title>ARTECOM: musica e intelligenza artificiale per città inclusive</title>
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<description><![CDATA[ Innovazione sociale e linguaggi digitali: il progetto RAISE trasforma le piazze in laboratori creativi attraverso il dialogo tra sensori, composizione elettroacustica e psicologia dello sviluppo.
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<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 21:00:06 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Innovazione sociale e linguaggi digitali: il progetto RAISE trasforma le piazze in laboratori creativi attraverso il dialogo tra sensori, composizione elettroacustica e psicologia dello sviluppo.</p>
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<title>Cogenerazione: soluzione chiave per ridurre la domanda di energia primaria e favorire l’integrazione</title>
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<description><![CDATA[ La cogenerazione è una tecnologia strategica per l’efficienza energetica, la riduzione dei consumi primari e la valorizzazione delle risorse disponibili nei contesti industriali e territoriali
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<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 21:00:05 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Cogenerazione:, soluzione, chiave, per, ridurre, domanda, energia, primaria, favorire, l’integrazione</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>La cogenerazione è una tecnologia strategica per l’efficienza energetica, la riduzione dei consumi primari e la valorizzazione delle risorse disponibili nei contesti industriali e territoriali</p>
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<title>Malattie polmonari, i danni di Trump alla salute pubblica</title>
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<description><![CDATA[ Le politiche perseguite o attuate durante il primo anno dell&#039;Amministrazione Trump aumenteranno i casi di patologie polmonari e di mortalità, ampliando le disuguaglianze sociali.
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<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 21:00:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Malattie, polmonari, danni, Trump, alla, salute, pubblica</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Le politiche perseguite o attuate durante il primo anno dell'Amministrazione Trump aumenteranno i casi di patologie polmonari e di mortalità, ampliando le disuguaglianze sociali.</p>
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<title>Intesa Sanpaolo IGD: innovativa linea di credito per investimenti contro i rischi legati al cambiamento climatico</title>
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<description><![CDATA[ L’operazione rappresenta il primo finanziamento sottoscritto da Intesa Sanpaolo destinato specificamente a sostenere progetti di miglioramento dell’Adattamento e Resilienza (A&amp;R) al cambiamento climatico.
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<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 21:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Intesa, Sanpaolo IGD:, innovativa, linea, credito, per, investimenti, contro, rischi, legati, cambiamento, climatico</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>L’operazione rappresenta il primo finanziamento sottoscritto da Intesa Sanpaolo destinato specificamente a sostenere progetti di miglioramento dell’Adattamento e Resilienza (A&R) al cambiamento climatico.</p>
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<title>Mercato auto 2026: gli italiani vorrebbero l’elettrico, ma il prezzo è un ostacolo</title>
<link>https://www.eventi.news/mercato-auto-2026-gli-italiani-vorrebbero-lelettrico-ma-il-prezzo-e-un-ostacolo</link>
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<description><![CDATA[ Il 54% degli italiani desidera un motore elettrico. Se vuoi conoscere tutto sulle auto elettriche, consulta la guida di Rinnovabili
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<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 21:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Mercato, auto, 2026:, gli, italiani, vorrebbero, l’elettrico, prezzo, ostacolo</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il 54% degli italiani desidera un motore elettrico. Se vuoi conoscere tutto sulle auto elettriche, consulta la guida di Rinnovabili</p>
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<title>GSE fissa a –2,99 €/MWh il corrispettivo di sbilanciamento per le rinnovabili nel II trimestre 2026</title>
<link>https://www.eventi.news/gse-fissa-a-299-mwh-il-corrispettivo-di-sbilanciamento-per-le-rinnovabili-nel-ii-trimestre-2026</link>
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<description><![CDATA[ Pubblicato dal GSE il valore trimestrale che regola oneri e ricavi degli impianti rinnovabili nel sistema elettrico.
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<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 21:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblicato dal GSE il valore trimestrale che regola oneri e ricavi degli impianti rinnovabili nel sistema elettrico.</p>
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<title>Rane barometro: ecco come prevedono la pioggia</title>
<link>https://www.eventi.news/rane-barometro-ecco-come-prevedono-la-pioggia</link>
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<description><![CDATA[ In California vivono delle rane i cui richiami si potrebbero usare per le previsioni meteo. ]]></description>
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<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 10:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Rane, barometro:, ecco, come, prevedono, pioggia</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[Dimenticate le spiagge assolate e i surfisti di Malibu: esiste una California selvaggia e gelida, dove le vette superano i 4.000 metri. È qui, tra i ghiacci delle montagne, che vive una specie di rana capace di fare qualcosa di incredibile: "leggere" il meteo. Secondo uno studio pubblicato su Frontiers in Ecology and the Environment, i gracidii di questi piccoli anfibi non sono semplici canti, ma "bollettini meteorologici" locali che potrebbero rivelarsi preziosi anche per noi esseri umani.. Ghiaccio e gracidii: la corsa contro il tempo
Le protagoniste di questa storia sono le rane Pseudacris sierra, piccole abitanti delle vette della Sierra Nevada. A queste altitudini, la sopravvivenza è una questione di tempismo perfetto: per riprodursi, infatti, questi anfibi hanno bisogno di acqua liquida, una risorsa che tra le nevi perenni compare solo per poche settimane l'anno. Quando il ghiaccio finalmente si scioglie, le rane hanno appena due mesi per completare il loro ciclo vitale. Non c'è spazio per gli errori: i maschi devono prevedere con precisione chirurgica il momento ideale per iniziare a gracidare, e le femmine devono essere pronte a rispondere all'istante per non sprecare l'unica occasione della stagione.. Il team dell'Amphibian and Reptile Conservancy ha quindi analizzato i richiami d'amore di queste rane, che finora pensavamo fossero legati esclusivamente alla riproduzione, appunto: i maschi chiamano, le femmine rispondono. In realtà, c'è anche una componente meteorologica dietro i gracidii: quando l'acqua è ancora ghiacciata, i maschi gracidano poco e a ritmo ridotto. Man mano che si avvicina il disgelo, i loro richiami aumentano in velocità e volume, ed è qui che entrano in gioco le femmine.. Oltre l'amore: il termometro del richiamo
Il canto della Pseudacris sierra non è solo una serenata, ma un complesso segnale a doppia lettura. Da una parte, è una prova di forza: i maschi più sani lanciano i richiami più profondi e potenti, segnalando alle femmine la qualità dei propri geni. Dall'altra, il loro gracidio funge da sensore ambientale. Quando le temperature salgono, il ritmo si fa frenetico e il volume aumenta: è il segnale inequivocabile che il ghiaccio si sta sciogliendo. Per le femmine, questa variazione acustica è il "via libera" biologico: il momento perfetto per deporre le uova è finalmente arrivato.. Questione di tempismo: il "radar" delle femmine contro gli errori.
Sbagliare momento può costare caro. Per le femmine, saper leggere il meteo nel gracidio dei maschi è anche una forma di autodifesa. Arrivare troppo presto nei luoghi di riproduzione è un rischio: i maschi sono pronti all'accoppiamento a prescindere, ma se l'acqua è ancora troppo fredda per accogliere le uova, l'intera nidiata va perduta.
Secondo i ricercatori, questo incredibile adattamento dettato da una finestra temporale strettissima potrebbe non essere un caso isolato: è probabile che molte altre specie montane usino i richiami sessuali come sofisticati bollettini meteorologici per garantire la sopravvivenza della specie..]]> </content:encoded>
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<title>il divario urbano: se sei ricco hai più alberi</title>
<link>https://www.eventi.news/il-divario-urbano-se-sei-ricco-hai-piu-alberi</link>
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<description><![CDATA[ La copertura arborea riflette le disuguaglianze sociali: uno studio su nove città da tutto il mondo mostra che i quartieri più ricchi hanno più alberi di quelli più poveri. ]]></description>
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<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 10:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>divario, urbano:, sei, ricco, hai, più, alberi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[Gli alberi sono grandi amici dell'ambiente, e nostri alleati nella lotta ai cambiamenti climatici: secondo uno studio pubblicato su Nature Communications, la quantità di alberi piantati sarebbe direttamente connessa alla ricchezza di un quartiere, con le aree più ricche generalmente più ombreggiate e quelle più povere più assolate. «Ci basta guardare alle zone d'ombra per capire dove vivono le persone ricche e quelle povere», spiega Fabio Duarte, uno degli autori dello studio.. Ricchi all'ombra. Gli autori hanno mappato la distribuzione degli alberi in nove città dei quattro continenti (Amsterdam, Barcellona, Belém, Boston, Hong Kong, Milano, Rio de Janeiro, Stoccolma e Sidney) utilizzando dati satellitari, economici e programmi di mappatura urbana.
La disparità tra quartieri ricchi e poveri è emersa chiaramente, sia nei casi di città ricche di alberi come Stoccolma, sia in città dove la copertura arborea era minima, come Belém.. Marciapiedi alberati. I ricercatori hanno valutato la quantità di ombra disponibile in città su una scala da 0 a 1, concentrandosi sui marciapiedi «perché sono un importante canale di attività urbana, anche nelle calde giornate estive», spiega Xinyue Gu, coordinatrice dello studio. Ombreggiarli, sottolinea l'esperta, è uno dei modi migliori per ridurre il calore nelle città.. Più soldi, più alberi. Stoccolma è risultata la città con più alberi, con valori tra 0,6 e 0,9, mentre gran parte di Rio de Janeiro si attesta sotto allo 0,1. Il dato più significativo, però, non è la quantità assoluta di verde, ma la sua distribuzione: anche nelle città più ricche e verdeggianti, come Stoccolma e Amsterdam, i quartieri più poveri ricevono meno ombra di quelli benestanti. Milano e Barcellona sono delle eccezioni, con alcuni quartieri a basso reddito ben ombreggiati, ma la tendenza generale è chiara: più soldi, più alberi.. Qual è la soluzione? La soluzione, dunque, è piantare alberi: ma esistono dei luoghi migliori dove farlo, oppure basta aumentare i polmoni verdi nei centri urbani? Secondo i ricercatori la scelta migliore sarebbe ombreggiare le aree dove la gente transita, come i marciapiedi, utilizzati dalle persone dei quartieri meno benestanti per recarsi alla fermata del bus o spostarsi da un luogo all'altro a piedi.
«Se segui i mezzi pubblici, avrai l'ombreggiatura giusta», commenta Duarte, che conclude consigliando di pensare agli alberi in termini funzionali, e non solo estetici: «Se rimuovi un albero che fornisce ombra in un'area pedonale e ne pianti altri due in un parco, stai comunque rimuovendo parte della funzione pubblica dell'albero»..]]> </content:encoded>
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<title>Dall’olio da cucina esausto, schiume poliuretaniche per edilizia e automobili</title>
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<description><![CDATA[ Dall’olio di frittura esausto nascono schiume poliuretaniche, materiali a cambio di fase e biolubrificanti in grado di sostituire prodotti di origine fossile per il settore automobilistico e per l&#039;edilizia. I risultati arrivano da alcune di ricerche ​ coordinare dall’Università di Pisa e pubblicate sulle riviste scientifiche Materials Today Sustainability, Scientific Reports e Chemical Engineering Journal. A guidare il lavoro è la professoressa Maurizia Seggiani del Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale (DICI), nell’ambito del Centro Nazionale PNRR MOST – Mobilità Sostenibile.
Il cuore dell’innovazione è la sostituzione di materiali di origine fossile con alternative rinnovabili quali oli esausti di cucina. I ricercatori hanno trasformato l’olio usato in poliolo, un componente fondamentale delle schiume poliuretaniche, in materiali a cambio di fase, capaci di assorbire, immagazzinare e rilasciare calore controllando così la temperatura, e in biolubrificanti per sistemi idraulici industriali.
Nel settore automobilistico, le schiume poliuretaniche così ottenute possono essere utilizzate nei pannelli interni degli sportelli e in altri componenti dell’abitacolo, per attenuare le vibrazioni e stabilizzare la temperatura interna. I materiali a cambio di fase, inglobati nella schiuma, aiutano ulteriormente al controllo della temperatura nell&#039;abitacolo: assorbono il calore quando l’auto è esposta al sole e lo rilasciano quando la temperatura esterna si abbassa, migliorando il comfort interno e riducendo i consumi per la climatizzazione.  Anche in edilizia, queste schiume multifunzionali possono essere inserite nelle pareti e nelle intercapedini degli edifici per migliorare l’isolamento termico e acustico, contribuendo all’efficientamento energetico e alla riduzione dei consumi.
«In uno scenario geopolitico instabile, in cui l’accesso alle materie prime energetiche e chimiche è sempre più esposto a tensioni e dipendenze strategiche, investire in alternative al petrolio non è solo una scelta ambientale, ma anche industriale e politica – afferma la professoressa Maurizia Seggiani –. La ricerca deve anticipare questi cambiamenti, sviluppando soluzioni complementari che contribuiscano a ridurre la vulnerabilità delle filiere produttive. In questo quadro, la valorizzazione di uno scarto locale come l’olio esausto rappresenta una delle strategie possibili per diminuire, insieme ad altre, il ricorso alle risorse fossili. Trasformarlo in materiali ad alto valore aggiunto significa rafforzare l’autonomia tecnologica, diversificare le fonti e costruire modelli produttivi più resilienti, capaci di rispondere alle sfide globali che ci aspettano nei prossimi anni».
Le ricerche sono state realizzate dal Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale (DICI), in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria dell’Energia, dei Sistemi, del Territorio e delle Costruzioni, il Centro Interdipartimentale di Ricerca sull’Energia per lo Sviluppo Sostenibile (CIRESS), il Politecnico di Bari (Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale, del Territorio, Edile e di Chimica e il Dipartimento di Meccanica, Matematica e Management) e l’Università di Bologna (Dipartimento di Chimica Industriale “Toso Montanari”), e si inseriscono nell’ambito di progetti finanziati dal Centro Nazionale MOST – Mobilità Sostenibile e sono state presentate nello Spoke 11, dedicato ai materiali innovativi e all’alleggerimento.
A cura di Università di Pisa ]]></description>
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<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 16:00:05 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Dall’olio, cucina, esausto, schiume, poliuretaniche, per, edilizia, automobili</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/olio_cucina_esausto_Depositphotos_565441836_XL.jpg" alt=""></p><p>Dall’olio di frittura esausto nascono schiume poliuretaniche, materiali a cambio di fase e biolubrificanti in grado di sostituire prodotti di origine fossile per il settore automobilistico e per l'edilizia. I risultati arrivano da alcune di ricerche <span>​</span> coordinare dall’Università di Pisa e pubblicate sulle riviste scientifiche <em>Materials Today Sustainability, Scientific Reports </em>e <em>Chemical Engineering Journal</em>. A guidare il lavoro è la professoressa Maurizia Seggiani del Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale (DICI), nell’ambito del Centro Nazionale PNRR MOST – Mobilità Sostenibile.</p>
<p>Il cuore dell’innovazione è la sostituzione di materiali di origine fossile con alternative rinnovabili quali oli esausti di cucina. I ricercatori hanno trasformato l’olio usato in poliolo, un componente fondamentale delle schiume poliuretaniche, in materiali a cambio di fase, capaci di assorbire, immagazzinare e rilasciare calore controllando così la temperatura, e in biolubrificanti per sistemi idraulici industriali.</p>
<p>Nel settore automobilistico, le schiume poliuretaniche così ottenute possono essere utilizzate nei pannelli interni degli sportelli e in altri componenti dell’abitacolo, per attenuare le vibrazioni e stabilizzare la temperatura interna. I materiali a cambio di fase, inglobati nella schiuma, aiutano ulteriormente al controllo della temperatura nell'abitacolo: assorbono il calore quando l’auto è esposta al sole e lo rilasciano quando la temperatura esterna si abbassa, migliorando il comfort interno e riducendo i consumi per la climatizzazione.  Anche in edilizia, queste schiume multifunzionali possono essere inserite nelle pareti e nelle intercapedini degli edifici per migliorare l’isolamento termico e acustico, contribuendo all’efficientamento energetico e alla riduzione dei consumi.</p>
<p>«In uno scenario geopolitico instabile, in cui l’accesso alle materie prime energetiche e chimiche è sempre più esposto a tensioni e dipendenze strategiche, investire in alternative al petrolio non è solo una scelta ambientale, ma anche industriale e politica – afferma la professoressa Maurizia Seggiani –. La ricerca deve anticipare questi cambiamenti, sviluppando soluzioni complementari che contribuiscano a ridurre la vulnerabilità delle filiere produttive. In questo quadro, la valorizzazione di uno scarto locale come l’olio esausto rappresenta una delle strategie possibili per diminuire, insieme ad altre, il ricorso alle risorse fossili. Trasformarlo in materiali ad alto valore aggiunto significa rafforzare l’autonomia tecnologica, diversificare le fonti e costruire modelli produttivi più resilienti, capaci di rispondere alle sfide globali che ci aspettano nei prossimi anni».</p>
<p>Le ricerche sono state realizzate dal Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale (DICI), in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria dell’Energia, dei Sistemi, del Territorio e delle Costruzioni, il Centro Interdipartimentale di Ricerca sull’Energia per lo Sviluppo Sostenibile (CIRESS), il Politecnico di Bari (Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale, del Territorio, Edile e di Chimica e il Dipartimento di Meccanica, Matematica e Management) e l’Università di Bologna (Dipartimento di Chimica Industriale “Toso Montanari”), e si inseriscono nell’ambito di progetti finanziati dal Centro Nazionale MOST – Mobilità Sostenibile e sono state presentate nello Spoke 11, dedicato ai materiali innovativi e all’alleggerimento.</p>
<p>A cura di Università di Pisa</p>]]> </content:encoded>
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<title>Pizza e forno a legna, quando la tradizione inquina</title>
<link>https://www.eventi.news/pizza-e-forno-a-legna-quando-la-tradizione-inquina</link>
<guid>https://www.eventi.news/pizza-e-forno-a-legna-quando-la-tradizione-inquina</guid>
<description><![CDATA[ La pizza è certamente uno dei piatti più amati al mondo, un’icona della cultura gastronomica italiana, un ponte tra tradizione e internazionalità. Nata tra le strade di Napoli, ha conquistato generazioni diffondendosi fino alle grandi metropoli internazionali e diventando un vero fenomeno globale.
Negli ultimi anni il settore ha conosciuto una crescita costante e continua ad espandersi, trainato anche dal successo delle pizzerie artigianali e dal fascino della cottura tradizionale nel forno a legna. Proprio questo elemento identitario, tuttavia, solleva oggi nuove domande legate alla sostenibilità e alla qualità dell’aria, soprattutto nei contesti urbani dove la concentrazione di locali può essere molto elevata.
Comprendere come funzionano i forni a legna e in quali momenti producono più emissioni diventa quindi un passaggio fondamentale per conciliare tradizione gastronomica e tutela ambientale. A fare luce su questo aspetto è uno studio realizzato dall’Enea nell’ambito del progetto “Pizzerie”, insieme a Innovhub e all’Università degli Studi di Milano, finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Pollution. Grazie a specifiche campagne sperimentali, i ricercatori hanno individuato per la prima volta i principali fattori che influenzano le emissioni dei forni a legna delle pizzerie, ponendo le basi per future indicazioni pratiche finalizzate alla riduzione dell’impatto ambientale del settore.
Dallo studio emerge che le diverse fasi di funzionamento dei forni presentano livelli differenti di efficienza della combustione, un elemento determinante nella formazione degli inquinanti. In particolare, la fase di accensione del forno a freddo è quella che genera i picchi emissivi più elevati. In questo momento la combustione risulta meno efficiente e favorisce la produzione di diversi inquinanti, tra cui gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), presenti sia sotto forma di particelle sospese nell’aria sia come composti gassosi.
Durante la fase di cottura, invece, la combustione tende a stabilizzarsi. «Tuttavia, l’inserimento delle pizze e l’ingresso di aria fredda modificano la temperatura e il regime di combustione, generando picchi di composti organici gassosi e di particolato simili a quelli osservati durante l’accensione e l’aggiunta di nuova legna, che sono le fasi caratterizzate dal più alto grado di combustione incompleta», spiega la ricercatrice Enea Milena Stracquadanio, coordinatrice del progetto.
La fase meno impattante dal punto di vista emissivo è invece quella stazionaria, quando il forno mantiene la temperatura senza attività di cottura.
Le misurazioni del particolato prodotto dai forni a legna hanno inoltre evidenziato un’elevata variabilità nelle concentrazioni delle emissioni, legata soprattutto alla modalità di alimentazione del combustibile. L’inserimento della legna in carichi successivi, infatti, altera temporaneamente le condizioni di combustione e determina, per brevi periodi, un aumento delle emissioni di particolato.
Per i test sperimentali i ricercatori hanno analizzato tre forni a legna – due di nuova produzione e uno in esercizio da circa dieci anni – con l’obiettivo di valutare eventuali differenze nelle emissioni in atmosfera. È stato inoltre sviluppato uno specifico protocollo di campionamento capace di riprodurre le condizioni operative tipiche di una pizzeria, considerando le diverse fasi di utilizzo del forno: accensione a freddo e a caldo, cottura e fase stazionaria. Come combustibile è stato utilizzato legno di faggio, il più diffuso nei forni a legna italiani grazie alla sua capacità di raggiungere rapidamente temperature elevate, produrre quantità relativamente contenute di fumo e garantire una buona efficienza di combustione.
Le analisi hanno evidenziato differenze significative tra i forni esaminati. Il modello più grande e più datato, in funzione da circa dieci anni, ha registrato le emissioni più elevate di monossido di carbonio, carbonio organico gassoso e particolato rispetto ai due forni più piccoli e di recente produzione, probabilmente perché richiede maggiori quantità di legna per raggiungere e mantenere le temperature operative.
«Rispetto ai due forni più nuovi, tuttavia, questo modello ha prodotto quantità inferiori di ossidi di azoto, nonostante il maggiore consumo di combustibile – spiega Andrea Bergomi, ricercatore dell’Università degli Studi di Milano e coautore dello studio – Si tratta di un risultato inatteso che può essere spiegato dal fatto che concentrazioni più elevate di monossido di carbonio nella camera di combustione determinano un ambiente più povero di ossigeno e in queste condizioni si riduce la formazione degli ossidi di azoto. Nel complesso, le differenze tra i forni risultano più marcate durante la fase di accensione, mentre tendono ad attenuarsi in fase di cottura, quando i livelli emissivi mostrano un progressivo allineamento».
Il tema assume particolare rilevanza anche alla luce della crescita del mercato globale della pizza, che secondo le stime potrebbe raggiungere i 500 miliardi di dollari entro il 2032. Nel 2022 i forni a legna rappresentavano il 41% del totale mondiale e il settore continua a espandersi con un tasso di crescita annuo previsto del 5,3% fino al 2030.
«Questo aumento, soprattutto nelle grandi città, ha acceso l’attenzione delle autorità sui possibili impatti sulla qualità dell’aria: mentre stufe e caminetti sono regolamentati, i forni a legna delle pizzerie non hanno norme specifiche, anche per la carenza di studi sulle loro emissioni. Per questo è fondamentale proseguire e rafforzare l’analisi sperimentale delle emissioni dei forni a legna, come abbiamo fatto con il progetto Pizzerie», conclude Stracquadanio. ]]></description>
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<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 16:00:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Pizza, forno, legna, quando, tradizione, inquina</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/pizza_Depositphotos_372937630_XL.jpg" alt="" width="1920" height="1278" loading="lazy"></p><p>La pizza è certamente uno dei piatti più amati al mondo, un’icona della cultura gastronomica italiana, un ponte tra tradizione e internazionalità. Nata tra le strade di Napoli, ha conquistato generazioni diffondendosi fino alle grandi metropoli internazionali e diventando un vero fenomeno globale.</p>
<p>Negli ultimi anni il settore ha conosciuto una crescita costante e continua ad espandersi, trainato anche dal successo delle pizzerie artigianali e dal fascino della cottura tradizionale nel forno a legna. Proprio questo elemento identitario, tuttavia, solleva oggi nuove domande legate alla sostenibilità e alla qualità dell’aria, soprattutto nei contesti urbani dove la concentrazione di locali può essere molto elevata.</p>
<p>Comprendere come funzionano i forni a legna e in quali momenti producono più emissioni diventa quindi un passaggio fondamentale per conciliare tradizione gastronomica e tutela ambientale. A fare luce su questo aspetto è uno <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0269749125013211?via%3Dihub">studio realizzato dall’Enea</a> nell’ambito del progetto “Pizzerie”, insieme a Innovhub e all’Università degli Studi di Milano, finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Pollution. Grazie a specifiche campagne sperimentali, i ricercatori hanno individuato per la prima volta i principali fattori che influenzano le emissioni dei forni a legna delle pizzerie, ponendo le basi per future indicazioni pratiche finalizzate alla riduzione dell’impatto ambientale del settore.</p>
<p>Dallo studio emerge che le diverse fasi di funzionamento dei forni presentano livelli differenti di efficienza della combustione, un elemento determinante nella formazione degli inquinanti. In particolare, la fase di accensione del forno a freddo è quella che genera i picchi emissivi più elevati. In questo momento la combustione risulta meno efficiente e favorisce la produzione di diversi inquinanti, tra cui gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), presenti sia sotto forma di particelle sospese nell’aria sia come composti gassosi.</p>
<p>Durante la fase di cottura, invece, la combustione tende a stabilizzarsi. «Tuttavia, l’inserimento delle pizze e l’ingresso di aria fredda modificano la temperatura e il regime di combustione, generando picchi di composti organici gassosi e di particolato simili a quelli osservati durante l’accensione e l’aggiunta di nuova legna, che sono le fasi caratterizzate dal più alto grado di combustione incompleta», spiega la ricercatrice Enea Milena Stracquadanio, coordinatrice del progetto.</p>
<p>La fase meno impattante dal punto di vista emissivo è invece quella stazionaria, quando il forno mantiene la temperatura senza attività di cottura.</p>
<p>Le misurazioni del particolato prodotto dai forni a legna hanno inoltre evidenziato un’elevata variabilità nelle concentrazioni delle emissioni, legata soprattutto alla modalità di alimentazione del combustibile. L’inserimento della legna in carichi successivi, infatti, altera temporaneamente le condizioni di combustione e determina, per brevi periodi, un aumento delle emissioni di particolato.</p>
<p>Per i test sperimentali i ricercatori hanno analizzato tre forni a legna – due di nuova produzione e uno in esercizio da circa dieci anni – con l’obiettivo di valutare eventuali differenze nelle emissioni in atmosfera. È stato inoltre sviluppato uno specifico protocollo di campionamento capace di riprodurre le condizioni operative tipiche di una pizzeria, considerando le diverse fasi di utilizzo del forno: accensione a freddo e a caldo, cottura e fase stazionaria. Come combustibile è stato utilizzato legno di faggio, il più diffuso nei forni a legna italiani grazie alla sua capacità di raggiungere rapidamente temperature elevate, produrre quantità relativamente contenute di fumo e garantire una buona efficienza di combustione.</p>
<p>Le analisi hanno evidenziato differenze significative tra i forni esaminati. Il modello più grande e più datato, in funzione da circa dieci anni, ha registrato le emissioni più elevate di monossido di carbonio, carbonio organico gassoso e particolato rispetto ai due forni più piccoli e di recente produzione, probabilmente perché richiede maggiori quantità di legna per raggiungere e mantenere le temperature operative.</p>
<p>«Rispetto ai due forni più nuovi, tuttavia, questo modello ha prodotto quantità inferiori di ossidi di azoto, nonostante il maggiore consumo di combustibile – spiega Andrea Bergomi, ricercatore dell’Università degli Studi di Milano e coautore dello studio – Si tratta di un risultato inatteso che può essere spiegato dal fatto che concentrazioni più elevate di monossido di carbonio nella camera di combustione determinano un ambiente più povero di ossigeno e in queste condizioni si riduce la formazione degli ossidi di azoto. Nel complesso, le differenze tra i forni risultano più marcate durante la fase di accensione, mentre tendono ad attenuarsi in fase di cottura, quando i livelli emissivi mostrano un progressivo allineamento».</p>
<p>Il tema assume particolare rilevanza anche alla luce della crescita del mercato globale della pizza, che secondo le stime potrebbe raggiungere i 500 miliardi di dollari entro il 2032. Nel 2022 i forni a legna rappresentavano il 41% del totale mondiale e il settore continua a espandersi con un tasso di crescita annuo previsto del 5,3% fino al 2030.</p>
<p>«Questo aumento, soprattutto nelle grandi città, ha acceso l’attenzione delle autorità sui possibili impatti sulla qualità dell’aria: mentre stufe e caminetti sono regolamentati, i forni a legna delle pizzerie non hanno norme specifiche, anche per la carenza di studi sulle loro emissioni. Per questo è fondamentale proseguire e rafforzare l’analisi sperimentale delle emissioni dei forni a legna, come abbiamo fatto con il progetto Pizzerie», conclude Stracquadanio.</p>]]> </content:encoded>
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<title>La sfida di The Ocean Cleanup al Great Pacific Garbage Patch</title>
<link>https://www.eventi.news/la-sfida-di-the-ocean-cleanup-al-great-pacific-garbage-patch</link>
<guid>https://www.eventi.news/la-sfida-di-the-ocean-cleanup-al-great-pacific-garbage-patch</guid>
<description><![CDATA[ NEL CUORE DELL’OCEANO SI ESTENDE IL GREAT PACIFIC GARBAGE PATCH, UNA GIGANTESCA CONCENTRAZIONE DI PLASTICA SOSPINTA DALLE CORRENTI. CONTRO QUESTA EMERGENZA GLOBALE INTERVIENE LA TECNOLOGIA DI THE OCEAN CLEANUP, CHE PROVA A RIMUOVERE I RIFIUTI E RESTITUIRE RESPIRO AL PACIFICO Great Pacific Garbage Patch: l’enorme vortice di plastica nel cuore dell’oceano  Un’isola che non è […]
L&#039;articolo La sfida di The Ocean Cleanup al Great Pacific Garbage Patch proviene da Il Giornale dell&#039;Ambiente. ]]></description>
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<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 15:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>NEL CUORE DELL’OCEANO SI ESTENDE IL GREAT PACIFIC GARBAGE PATCH, UNA GIGANTESCA CONCENTRAZIONE DI PLASTICA SOSPINTA DALLE CORRENTI. CONTRO QUESTA EMERGENZA GLOBALE INTERVIENE LA TECNOLOGIA DI THE OCEAN CLEANUP, CHE PROVA A RIMUOVERE I RIFIUTI E RESTITUIRE RESPIRO AL PACIFICO Great Pacific Garbage Patch: l’enorme vortice di plastica nel cuore dell’oceano  Un’isola che non è […]</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilgiornaledellambiente.it/la-sfida-di-the-ocean-cleanup-al-great-pacific-garbage-patch/">La sfida di The Ocean Cleanup al Great Pacific Garbage Patch</a> proviene da <a href="https://ilgiornaledellambiente.it/">Il Giornale dell'Ambiente</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Coda d&amp;apos;inverno in Piemonte: Macugnaga sotto una fitta nevicata, camera car</title>
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<description><![CDATA[ Nonostante si avvicini la data &quot;ufficiale&quot; della primavera, il freddo ha portato neve in diverse parti dell&#039;Italia ]]></description>
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<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 07:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Coda, dinverno, Piemonte:, Macugnaga, sotto, una, fitta, nevicata, camera, car</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[Nonostante si avvicini la data "ufficiale" della primavera, il freddo ha portato neve in diverse parti dell'Italia]]> </content:encoded>
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<title>L&amp;apos;antenato del coccodrilli che camminava in piedi</title>
<link>https://www.eventi.news/lantenato-del-coccodrilli-che-camminava-in-piedi</link>
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<description><![CDATA[ Centinaia di fossili di un antenato estinto dei coccodrilli dimostrano che nasceva quadrupede e cresceva bipede. ]]></description>
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<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 04:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Lantenato, del, coccodrilli, che, camminava, piedi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[Il Parco nazionale della Foresta Pietrificata, in Arizona, è famoso, come suggerisce il suo nome, perché conserva una spettacolare foresta fossile risalente al Triassico superiore. Sarebbe un peccato però ridurlo solo ai suoi alberi pietrificati: il Parco, un terzo del quale è classificato come wilderness, ospita anche una grande varietà di fauna di ogni genere – viva, ma anche morta milioni di anni fa.
Il mistero dei fossili nella Foresta Pietrificata
Tutto il parco è infatti ricchissimo di fossili, e dai suoi letti sono emerse centinaia di ossa di un antenato dei coccodrilli con una caratteristica particolare: era quadrupede solo da giovane, poi invecchiando diventava bipede. L'animale, battezzato Sonselasuchus cedrus, è stato descritto in uno studio pubblicato sul Journal of Vertebrate Paleontology.. Le ossa di Sonselasuchus, che prende il nome dal Sonsela Member, un'unità geologica contenuta nella più ampia Chinle Formation dove l'animale è stato scoperto per la prima volta, sono state rinvenute per la prima volta nel 2014: ci sono voluti più di dieci anni per estrarre 950 fossili dell'antenato dei coccodrilli, e per prepararli allo studio, estraendoli dalla roccia e "pulendoli". Parliamo di una formazione che dal 2014 a oggi ha restituito più di 3.000 ossa fossili di diverse specie: una ricchezza dovuta alle particolari condizioni di fossilizzazione dell'area, favorite dalla presenza di una grossa foresta di cedro (ecco perché il nome specifico di Sonselasuchus è cedrus).
La metamorfosi: da quattro a due zampe
L'analisi delle quasi mille ossa di Sonselasuchus ha messo in evidenza alcune stranezze in termini di proporzioni: i resti appartenenti a esemplari più giovani hanno infatti le zampe anteriori e posteriori di dimensioni paragonabili, mentre quelli degli esemplari più vecchi hanno le zampe posteriori decisamente più grosse. Questa disparità ha portato gli autori dello studio a ipotizzare che questo lontano parente dei coccodrilli cambiasse il suo metodo di locomozione con l'età.. Da giovane, Sonselasuchus camminava a quattro zampe: il bipedalismo si sviluppava con l'età. Una peculiarità quasi unica, che i coccodrilli successivi hanno perso – forse anche per questioni di dimensioni: è più facile diventare bipede quando, come Sonselasuchus, non raggiungi gli 80 cm di altezza, rispetto a quando sei lungo qualche metro.
Un becco e ossa cave: l'evoluzione convergente con i dinosauri
Anche altre caratteristiche di questo animale sono particolari: aveva un becco sdentato, le orbite degli occhi molto grandi e ossa cave come quelle degli uccelli, tutte peculiarità che si ritrovano anche in certi dinosauri (quelli della famiglia Ornithomimidae, vissuti però nel tardo Cretaceo), e che secondo gli autori sono un esempio di evoluzione convergente dovuta al fatto che sia gli antenati bipedi dei coccodrilli sia gli ornitomimidi si sono evoluti in ecosistemi , simili..]]> </content:encoded>
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<title>Il Sì al referendum e le possibili ricadute, catastrofiche, sulle cause ambientali</title>
<link>https://www.eventi.news/il-si-al-referendum-e-le-possibili-ricadute-catastrofiche-sulle-cause-ambientali</link>
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<description><![CDATA[ Riforma della giustizia e tutela dell’ambiente: ne parliamo con Flavio Cusani, magistrato di VII valutazione, giudice civile in organico al Tribunale di Benevento che invita, senza mezzi termini, a votare per il No, spiegando passo per passo cosa potrebbe succedere Con la riforma costituzionale approvata in Parlamento con una striminzita maggioranza e, per questo, oggi […]
L&#039;articolo Il Sì al referendum e le possibili ricadute, catastrofiche, sulle cause ambientali è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 22:00:11 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Sì, referendum, possibili, ricadute, catastrofiche, sulle, cause, ambientali</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/13/si-referendum-ricadute-cause-ambientali/" title="Il Sì al referendum e le possibili ricadute, catastrofiche, sulle cause ambientali" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2025/09/Depositphotos_giustizia-climatica.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="giustizia climatica" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2025/09/Depositphotos_giustizia-climatica.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2025/09/Depositphotos_giustizia-climatica-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2025/09/Depositphotos_giustizia-climatica-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2025/09/Depositphotos_giustizia-climatica-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>Riforma della giustizia e tutela dell’ambiente: ne parliamo con Flavio Cusani, magistrato di VII valutazione, giudice civile in organico al Tribunale di Benevento che invita, senza mezzi termini, a votare per il No, spiegando passo per passo cosa potrebbe succedere</em></p>
<p>Con la <strong>riforma costituzionale</strong> approvata in Parlamento con una striminzita maggioranza e, per questo, oggi <strong>sottoposta al voto dei cittadini con il referendum confermativo</strong>, cosa succederà in materia di <strong>tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini</strong>?</p>
<p>Lo abbiamo chiesto a <strong>Flavio Cusani</strong>, magistrato di VII valutazione, giudice civile in organico al Tribunale di Benevento ma con un passato di Pm e di Gip.</p>
<p>La sua risposta è netta: “<em>sarà molto più difficile trovare pubblici ministeri disposti a lottare contro la criminalità ambientale, che è quasi sempre facente capo a potenti e temibili gruppi imprenditoriali, se non proprio a imprese mafiose</em>“.</p>
<p>“<em>Il pubblico ministero</em> – cioè il magistrato inquadrato nelle Procure della Repubblica che si è formato con la cultura della giurisdizione – <em>si è sempre rapportato con i problemi di tutti i cittadini, specie di quelli derivanti dal degrado ambientale</em> – continua <strong>Cusani</strong> – <em>e una volta separato dall’ordine dei magistrati giudicanti, assunto con un concorso separato, formato in una scuola solo per magistrati inquirenti, diventerà un superpoliziotto</em>“.</p>
<p>Non solo: “<em>sarà condizionato, come tutte le forze dell’ordine, dall’autorità governativa e non più tutelato adeguatamente da un Consiglio Superiore della Magistratura: questo sarà indebolito dal sorteggio dei componenti togati, mentre i componenti politici saranno invece scelti dalle maggioranze al governo</em>“.</p>
<p><strong>Cusani</strong> teme che un Pm, “<em>una volta sottoposto al controllo disciplinare del Ministro della Giustizia e di un Alta Corte Disciplinare (formata anche da componenti politici), si guarderà bene dall’intralciare l’operato di potentati economici in materia ambientale</em>“. E dunque, chi tutelerà l’ambiente?</p>
<h2>Le più importanti cause ambientali in Italia</h2>
<p><strong>Cusani</strong> tiene a ricordare che “<em>solo al coraggio dei Pm si devono le grandi inchieste sulla cosiddetta criminalità d’impresa quali quelle sulla Eternit di Casale Monferrato, sull’Ilva di Taranto, sul polo petrolchimico di Augusta e Priolo nel siracusano, sulla nuova centrale a carbone Tirreno Power nel savonese.</em></p>
<p><em>Per non parlare di quelle sulle grandi speculazioni urbanistiche ed edilizie che hanno caratterizzato, anche di recente, quasi tutte le grandi città italiane</em>“.</p>
<p>Ma anche nel <strong>settore dell’allevamento e dell’agricoltura intensiva</strong> ci sono stati (e si spera ci saranno) “<em>valorosi Pm hanno indagato  in tempi risalenti sull’uso di pericolosissimi farmaci e fitofarmaci, che, grazie alle loro inchieste, sono stati poi vietati per legge</em>“.</p>
<p>Tanti sono gli esempi degli anni passati “<em>in cui la magistratura inquirente, garantita nella sua autonomia, ha lottato anche contro le mafie ambientali, tipo quella operante nella <a href="https://www.greenplanner.it/2025/02/12/terra-dei-fuochi-inferno-tossico/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Terra dei Fuochi</strong> </a>(sotterramento di rifiuti industriali anche provenienti dal nord Italia, smaltimento selvaggio e abbruciamento indiscriminato di rifiuti speciali) e contro investimenti e riciclaggio di denaro sporco nel settore alimentare, della grande distribuzione o dell’eolico selvaggio (come quello dell’agrigentino, non quello misurato e rispettoso dell’ambiente adottato in altre zone)</em>“.</p>
<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-165792 aligncenter" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/flavio-cusani.jpg" alt="flavio cusani" width="1024" height="790" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/flavio-cusani.jpg 1024w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/flavio-cusani-768x593.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/flavio-cusani-544x420.jpg 544w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/flavio-cusani-640x494.jpg 640w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px"></p>
<h2>Contro chi erano i pretori d’assalto?</h2>
<p>“<em>È questa la magistratura erede dei pretori d’assalto degli anni Settanta, che per primi si scontrarono con i potentati economici, contigui alla peggiore classe politica.</em></p>
<p><em>Questa, sin da allora, combatte per imbrigliare e condizionare la magistratura, per renderla inoffensiva nei suoi confronti.</em></p>
<p><em>Il potere politico vuole agire indisturbato, crede che l’essere stato eletto dal popolo, lo mette in condizione di assoluta libertà di azione, senza rimanere nei confini di quello che consente la legge e la Costituzione</em>“.</p>
<h2>I due Csm: cosa si prospetta?</h2>
<p>“<em>Il nuovo Csm</em> – continua <strong>Cusani</strong> – <em>che la riforma indebolisce anche separandolo in due (uno per i Pm, l’altro per i giudici) e l’Alta Corte di Disciplina, sono stati pensati per intimidire i magistrati.</em></p>
<p><em>L’Alta Corte, una corte speciale che ricorda quelle di fascista memoria, creata appositamente per i magistrati – avverso le cui decisioni la riforma vieta anche il ricorso in cassazione per violazione di legge – assumerà le vesti dell’organo punitivo dei magistrati, sia inquirenti che giudicanti, che non si conformeranno alle direttive del Governo, prendendo a pretesto loro violazioni spesso solo formali (ritardi, piccoli errori, disattenzioni)</em>“.</p>
<p>E poi nel merito: “<em>con questa riforma costituzionale, con legge ordinaria il Parlamento potrà intervenire a maggioranza semplice sull’ordinamento giudiziario e sulla materia disciplinare. Qualunque forza politica sarà al governo, di destra o di sinistra, ne profitterà per limitare il controllo di legalità affidato alla magistratura</em>“.</p>
<p><strong>Alcune innovazioni sono state già annunciate</strong>: sottrarre la polizia giudiziaria dalla dipendenza funzionale alle Procure, gerarchizzare le Procure e limitare i poteri dei singoli sostituti, riservare al governo direttive e priorità nelle scelte dei reati da perseguire.</p>
<p>“<em>Evidentemente i danni già fatti, in tema di efficacia nella lotta ai crimini ambientali, non sono bastati</em>” si domanda <strong>Cusani</strong>, che fa riferimento anche ai recenti interventi normativi in materia di facilitazione della prescrizione dei reati, particolarmente significativa per i reati ambientali, che, sottoposti a brevi termini di prescrizioni, vanificano, dopo alcuni anni, i processi con assoluzioni a ripetizione degli imputati.</p>
<p>“<em>Si pensi alla recente abolizione del reato di abuso di ufficio, particolarmente tenuto dagli amministratori pubblici, che li limitava non poco nei favoritismi nel rilascio delle autorizzazioni ambientali e urbanistiche.</em></p>
<p><em>Va anche ricordata la recentissima limitazione temporale delle intercettazioni, che in passato hanno consentito la scoperta di collusioni tra pubblici ufficiali e mafie ambientali; e ancora gli scudi o simil scudi penali a categorie protette, come amministratori pubblici e ministri</em>“.</p>
<h2>Tutela dell’ambiente e salute pubblica</h2>
<p>Ecco un’altra domanda che <strong>Cusani</strong> mette in evidenza: “<em>dopo questa riforma e quelle che verranno a seguire, quali grandi inchieste vi saranno a tutela dell’ambiente e della salute pubblica?</em>“.</p>
<p>Probabilmente nessuna, è la sua risposta: “<em>già oggi, i reati che chiamano codici rossi (violenza intrafamiliare e altro) occupano gran parte del lavoro di Pm e Gip, costretti a rispettare rigorosi termini imposti dal legislatore, a pena di sanzioni disciplinari e non solo.</em></p>
<p><em> Chiaro che, andando avanti così, rimarranno in futuro meno tempo ed energie da dedicare alla tutela dell’ambiente</em>“.</p>
<h2>E poi sul sorteggio</h2>
<p>Va detto pure che quasi tutti riconoscono che il sorteggio dei componenti del Csm non influirà sulle correnti presenti nell’associazionismo dei magistrati.</p>
<p>“<em>Ma anche questo demonizzare le correnti non ha ragione di essere</em> – afferma <strong>Cusani</strong>, che è ora applicato in via straordinaria ai Tribunali di Nocera Inferiore e di Napoli, per il raggiungimento degli obbiettivi Pnrr per le cause civili – <em>perché rappresentano le varie sensibilità di interpretare il ruolo del giudice, con esse si selezionano i migliori giudici a tutela dell’intera magistratura e si veicolano all’organo di autogoverno anche tante informazioni su distorsioni di uffici e di singoli magistrati.</em></p>
<p><em>Le prime inchieste in materia ambientale dei primi anni settanta, avviate dai pretori (che erano sia Pm che Giudici!), furono il frutto di un percorso di sviluppo, all’interno dell’Associazione nazionale magistrati e delle sue correnti più progressiste, di una cultura dell’ambiente e della salute, che portò a una lettura costituzionalmente orientata delle norme di legge in materia di ambiente e salute pubblica.</em></p>
<p><em>Ora, consentire che si modifichi a maggioranza una Costituzione, da sempre definita bellissima, frutto della convergenza di varie ideologie nell’interesse superiore di tutti i cittadini e non di una parte politica, è un pericoloso azzardo.</em></p>
<p><em>Incidere su organi fondamentali come il Presidente della Repubblica apre la strada a ulteriori, ben più pericolose, riforme già in progetto</em>“.</p>
<h2>Un referendum politico</h2>
<p>“<em>Inevitabilmente il referendum ha acquisito un significato politico</em> – riflette infine <strong>Cusani</strong> -. <em>Come un significato politico hanno le recenti scelte di investire risorse in armi e in guerre, sottraendole alla tutela dell’ambiente, sull’onda di assecondare Trump, che per primo è uscito da tutti gli accordi mondiali faticosamente raggiunti negli anni a tutela del nostro pianeta terra.</em></p>
<p><em>Anche la scelta di ridurre sensibilmente gli incentivi fiscali tipo Ecobonus, figlia di una decisione politica di cambiamento improvviso di rotta da politiche green a quelle di sviluppo di comparti economici inquinanti; addirittura si è pensato a un ritorno al nucleare, fortunatamente già in passato bocciato dagli italiani proprio con un referendum</em>“.</p>
<p>Gli ambientalisti devono, per questo, <strong>mantenere alta la guardia</strong> perché, conclude <strong>Cusani</strong>: “<em>vicende come quella del <strong><a href="https://www.greenplanner.it/2025/08/14/ponte-stretto-messina-rischio-sismico-elevato/" target="_blank" rel="noopener">Ponte sullo Stretto di Messina</a></strong>, fagocitatore di miliardi pubblici senza alcun risultato (tra l’altro per insufficienti studi sull’impatto ambientale e sulla resistenza ai sismi) o di <a href="https://www.greenplanner.it/2026/01/29/niscemi-rischio-nazionale-italia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Niscemi</strong></a>, con un’edilizia consentita dai pubblici amministratori anche su una frana conosciuta da decenni, devono essere di insegnamento e portare, soprattutto le forze ambientaliste, a valutazioni anche politiche sulle vere ragioni di questa riforma costituzionale</em>“.</p>
<p><em>Crediti immagine: <a href="https://depositphotos.com/it/" target="_blank" rel="noopener">Depositphotos</a></em></p>
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</item>

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<title>Fiume Ombrone scrigno di biodiversità: primi dati sul monitoraggio dei mammiferi</title>
<link>https://www.eventi.news/fiume-ombrone-scrigno-di-biodiversita-primi-dati-sul-monitoraggio-dei-mammiferi</link>
<guid>https://www.eventi.news/fiume-ombrone-scrigno-di-biodiversita-primi-dati-sul-monitoraggio-dei-mammiferi</guid>
<description><![CDATA[ Sono oltre 3mila 200 i rilevamenti di fauna selvatica registrati attraverso le fototrappole installate lungo il fiume Ombrone, nei primi sei mesi del progetto di monitoraggio dei meso-grandi mammiferi, avviato nel luglio 2025 dal Parco della Maremma con il progetto Pnrr e poi proseguito in collaborazione con l’Università degli Studi di Siena e Cnr-Iret.
Si tratta dei risultati preliminari di uno studio che ha l’obiettivo di colmare alcune lacune conoscitive su un’area fino ad oggi poco indagata, che si estende dalla foce del fiume Ombrone fino alla Steccaia, nel comune di Grosseto e che comprende sia postazioni all’interno dell’area protetta che all’esterno, nella zona interessata dal progetto di espansione del Parco della Maremma.
“L’obiettivo di questa indagine – spiega il presidente del Parco Simone Rusci – è quello di valutare l’uso del territorio e la distribuzione delle specie, in aree con differenti livelli di protezione. Abbiamo fatto ricorso a 14 fototrappole, inizialmente installate con il progetto Marnat poi proseguito con la collaborazione tra Parco, Unisi e Cnr-Iret, e quanto emerso ha permesso di monitorare l’attività delle tante specie che popolano e che percorrono la sottile striscia di vegetazione ripariale che costeggia il fiume Ombrone”.
L’area della golena e soprattutto quella boscata limitrofa al fiume hanno due importanti funzioni: la prima è quella di corridoio ecologico, capace di connettere aree molto distanti, una sorta di autostrada della natura, percorsa per le migrazioni o per le dispersioni, quei movimenti attraverso i quali alcuni esemplari cambiano il loro areale di vita. Il secondo ruolo è quello di vero e proprio habitat, ricco di acqua, di vegetazione e di riparo soprattutto per mammiferi e uccelli.
Caprioli, cinghiali, tassi, lupi, istrici, volpi, lepri, e ancora, gatti selvatici, ricci, nutrie, martore, faine, scoiattoli, ratti, topi e persino donnole: sono queste le specie censite tramite le immagini delle fototrappole.
“Il daino – spiega Flavio Monti, ricercatore del Cnr-Iret – è stato rilevato esclusivamente all’interno dell’area protetta, mentre lo scoiattolo è stato registrato una sola volta, nelle aree esterne. Di particolare rilevanza è la segnalazione della donnola, mai documentata nei precedenti anni di monitoraggio all’interno del Parco. E, sebbene i dati siano ancora parziali, emergenza una tendenza a un maggior numero di passaggi faunistici nelle aree esterne al parco (con 2561 avvistamenti) rispetto a quelle interne (723), sottolineando l’importanza di queste zone attualmente non protette ma di elevato valore naturalistico”.
“Questo schema – sottolinea Monti – è probabilmente legato alla presenza di un corridoio di vegetazione ripariale che, dal ponte delle Canoe procedendo verso monte, offre rifugio e aree sicure per la fauna selvatica. Andando invece verso la foce, la maggiore salinità delle acque e di conseguenza una ridotta densità della vegetazione ripariale sembrano rendere queste aree meno frequentate dagli animali”.
I risultati finora raccolti evidenziano l’importanza di proseguire il monitoraggio per almeno un altro anno: “In modo da valutare – aggiunge Rusci – eventuali cambiamenti stagionali e confermare se le tendenze osservate fin qui siano stabili o dipendenti dai fattori temporali. La prosecuzione dello studio consentirà di delineare un quadro più completo dell’uso dell’habitat fluviale da parte dei meso-grandi mammiferi e di fornire dati utili per la gestione e la conservazione della fauna lungo l’asta del fiume Ombrone, anche ai fini della gestione dell’area, anche quando il progetto di ampliamento del Parco diventerà realtà”.
A cura di Parco della Maremma ]]></description>
<enclosure url="https://www.greenreport.it/images/news/Donnola_Depositphotos_130577166_XL.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 10:00:13 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Fiume, Ombrone, scrigno, biodiversità:, primi, dati, sul, monitoraggio, dei, mammiferi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Donnola_Depositphotos_130577166_XL.jpg" alt="" width="1920" height="1280" loading="lazy"></p><p>Sono oltre 3mila 200 i rilevamenti di fauna selvatica registrati attraverso le fototrappole installate lungo il fiume Ombrone, nei primi sei mesi del progetto di monitoraggio dei meso-grandi mammiferi, avviato nel luglio 2025 dal Parco della Maremma con il progetto Pnrr e poi proseguito in collaborazione con l’Università degli Studi di Siena e Cnr-Iret.</p>
<p>Si tratta dei risultati preliminari di uno studio che ha l’obiettivo di colmare alcune lacune conoscitive su un’area fino ad oggi poco indagata, che si estende dalla foce del fiume<strong> </strong>Ombrone fino alla Steccaia, nel comune di Grosseto e che comprende sia postazioni all’interno dell’area protetta che all’esterno, nella zona interessata dal progetto di espansione del Parco della Maremma.</p>
<p>“L’obiettivo di questa indagine – spiega il presidente del Parco Simone Rusci<strong> – </strong>è quello di valutare l’uso del territorio e la distribuzione delle specie, in aree con differenti livelli di protezione. Abbiamo fatto ricorso a 14 fototrappole, inizialmente installate con il progetto Marnat poi proseguito con la collaborazione tra Parco, Unisi e Cnr-Iret, e quanto emerso ha permesso di monitorare l’attività delle tante specie che popolano e che percorrono la sottile striscia di vegetazione ripariale che costeggia il fiume Ombrone”.</p>
<p>L’area della golena e soprattutto quella boscata limitrofa al fiume hanno due importanti funzioni: la prima è quella di corridoio ecologico, capace di connettere aree molto distanti, una sorta di autostrada della natura, percorsa per le migrazioni o per le dispersioni, quei movimenti attraverso i quali alcuni esemplari cambiano il loro areale di vita. Il secondo ruolo è quello di vero e proprio habitat, ricco di acqua, di vegetazione e di riparo soprattutto per mammiferi e uccelli.</p>
<p>Caprioli, cinghiali, tassi, lupi, istrici, volpi, lepri, e ancora, gatti selvatici, ricci, nutrie, martore, faine, scoiattoli, ratti, topi e persino donnole: sono queste le specie censite tramite le immagini delle fototrappole.</p>
<p>“Il daino – spiega Flavio Monti, ricercatore del Cnr-Iret – è stato rilevato esclusivamente all’interno dell’area protetta, mentre lo scoiattolo è stato registrato una sola volta, nelle aree esterne. Di particolare rilevanza è la segnalazione della donnola, mai documentata nei precedenti anni di monitoraggio all’interno del Parco. E, sebbene i dati siano ancora parziali, emergenza una tendenza a un maggior numero di passaggi faunistici nelle aree esterne al parco (con 2561 avvistamenti) rispetto a quelle interne (723), sottolineando l’importanza di queste zone attualmente non protette ma di elevato valore naturalistico”.</p>
<p>“Questo schema – sottolinea Monti – è probabilmente legato alla presenza di un corridoio di vegetazione ripariale che, dal ponte delle Canoe procedendo verso monte, offre rifugio e aree sicure per la fauna selvatica. Andando invece verso la foce, la maggiore salinità delle acque e di conseguenza una ridotta densità della vegetazione ripariale sembrano rendere queste aree meno frequentate dagli animali”.</p>
<p>I risultati finora raccolti evidenziano l’importanza di proseguire il monitoraggio per almeno un altro anno: “In modo da valutare – aggiunge Rusci – eventuali cambiamenti stagionali e confermare se le tendenze osservate fin qui siano stabili o dipendenti dai fattori temporali. La prosecuzione dello studio consentirà di delineare un quadro più completo dell’uso dell’habitat fluviale da parte dei meso-grandi mammiferi e di fornire dati utili per la gestione e la conservazione della fauna lungo l’asta del fiume Ombrone, anche ai fini della gestione dell’area, anche quando il progetto di ampliamento del Parco diventerà realtà”.</p>
<p>A cura di Parco della Maremma</p>]]> </content:encoded>
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<title>Ridotto l’uso dei materiali, emissioni in calo per l’impresa e in aumento per le famiglie: la foto dell’Istat</title>
<link>https://www.eventi.news/ridotto-luso-dei-materiali-emissioni-in-calo-per-limpresa-e-in-aumento-per-le-famiglie-la-foto-dellistat</link>
<guid>https://www.eventi.news/ridotto-luso-dei-materiali-emissioni-in-calo-per-limpresa-e-in-aumento-per-le-famiglie-la-foto-dellistat</guid>
<description><![CDATA[ Istat pubblica molti dati, ormai anche in campo ambientale. Ma c’è un report pubblicato molto interessante, proprio perché sintetico. Mette in fila la dinamica del Pil, quella dei consumi energetici, quella dei consumi di materia e quella della materia: 4 numeri. Un check-up al Paese usando pochi indicatori, strutturali e fondamentali, senza perdersi in dettagli. Un cruscotto che ci dice a grandi line come stiamo. Una volta visto questo, possiamo passare ai dettagli
Cosa ci racconta il Report intitolato “Economia e ambiente: principali indicatori 2023/24”? Si inizia dall’economia. Il Pil italiano è aumentato nel 2024 dello 0,7%, dopo un aumento nel 2023 dell’1%. È vero che il Pil è un indicatore che non coglie bene il benessere di un Paese, ed è anche vero che gli aumenti del biennio sono dello “zerovirgola”, ma questo numero fa da base per i calcoli successivi. La ricchezza prodotta aumenta, di poco, ma aumenta. Ma con quali costi ambientali? Ce lo dice il Report fornendoci tre indicatori tratti dai Conti economici dell’ambiente.
Il primo riguarda i consumi di energia. Istat correttamente riporta il dato del “Consumo di energia delle unità residenti (Net domestic energy use – Ndeu)”, termine un po’ criptico che vuol dire i consumi finali dell’energia di tutti gli attori (famiglie ed imprese). Ebbene questo valore nel triennio scende in valore assoluto, passando da 6.543 migliaia di Terajoule del 2023, a 6.232 nel 2023, a 6.104 nel 2024. Si riduce anche il valore dei consumi energetici per unità di Pil, indice che passa da 3,4 nel 2022 (l’unità di misura è troppo complicata, ma fidatevi), a 3,2 nel 2023, a 3,1 nel 2024. Insomma, consumiamo sempre meno energia per unità di Pil, con riduzioni annuali importanti. In gergo miglioriamo la nostra “intensità energetica”, ed è quello che vogliamo.  Una riduzione generata nel 2024 soprattutto dall’industria (meno 4,5%) mentre aumentano i consumi delle famiglie (+2.2%), soprattutto nel segmento mobilità (+3,7%) e meno nei consumi domestici (+1,1). Sul dato pesa, va detto, un inverno particolarmente mite, ed i risultati dell’industria potrebbero essere correlati anche al “gelo della produzione” che ci accompagna da molti mesi. Ma detto questo sembra che qualcosa si stia muovendo davvero nel “cuore” dei consumi industriali, per effetto delle politiche di efficienza energetica messe in campo in tutti i settori.
Il secondo riguarda le emissioni di gas serra, con dati che sono migliori rispetto a quelli dei consumi energetici. Oltre ai risultati di efficienza energetica, in questo caso pesa l’incremento delle fonti rinnovabili. Nel 2024 emissioni ridotte del 2,8% rispetto all’anno prima, nel 2023 meno 5,9%. Nel 2023 le famiglie hanno ridotto più marcatamente i consumi e le emissioni negli usi domestici (-8,2% e -11,7% rispettivamente) che nel trasporto (-0,7% e -1,4%). Nel 2024, il Consumo di energia si è ridotto del 4,1% nelle attività produttive mentre è aumentato del 2,2% nelle famiglie, sia in ambito domestico (+1,1%) sia per il trasporto in conto proprio (+3,7%). Parallelamente, le Emissioni di gas climalteranti si sono ridotte del 4,5% nelle attività produttive e sono aumentate del 2,2% nelle famiglie. In controtendenza il dato del settore agricoltura, che pur riducendo i consumi energetici del 3,7% aumenta le emissioni del 2,5%, ma anche il settore dei servizi che aumenta sia i consumi che le emissioni. Un dato quindi ancora non omogeneo fra i diversi settori. Ma anche per le emissioni il dato utile è quello relativo alla intensità, ovvero la quantità di emissioni da usi energetici per unità di Pil, sostanzialmente stazionario e superiore alla media europea. Continuiamo ad usare troppi combustibili fossili.
Il terzo dato, forse il più interessante riguarda l’uso dei materiali, ovvero il Domestic material consumption, che nel 2023 si è ridotto rispetto all’anno precedente di 28,3 milioni di tonnellate, attestandosi a quota 496 milioni di tonnellate. Una prima stima per il 2024 vedrebbe questo valore scendere ancora, a 487. Una riduzione derivante dal rallentamento dell’import di materie prime vergini e da una minore estrazione di materiali da costruzione nel territorio nazionale. Anche in questo caso l’indicatore di intensità è positivo: il consumo di materiale per unità di Pil passa da 274 tonnellate per milione di euro nel 2022 a 258 nel 2023 e si attende un valore di 251 per il 2024. Ogni abitante italiano consuma 8,1 tonnellate di materiale, fra i più bassi d’Europa.

Pochi dati di sintesi che consentono una valutazione sintetica: abbiamo ottimi risultati nella gestione della materia (quasi senza incentivi), ma progrediamo ancora in modo non omogeneo fra i settori nella riduzione di consumi energetici ed emissioni di gas serra (nonostante i molti incentivi). ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 10:00:12 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Ridotto, l’uso, dei, materiali, emissioni, calo, per, l’impresa, aumento, per, famiglie:, foto, dell’Istat</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/efficienza_imprese_pmi_aziende_Depositphotos_239566690_L.jpg" alt="" width="1920" height="1280" loading="lazy"></p><p>Istat pubblica molti dati, ormai anche in campo ambientale. Ma c’è un report pubblicato molto interessante, proprio perché sintetico. Mette in fila la dinamica del Pil, quella dei consumi energetici, quella dei consumi di materia e quella della materia: 4 numeri. Un check-up al Paese usando pochi indicatori, strutturali e fondamentali, senza perdersi in dettagli. Un cruscotto che ci dice a grandi line come stiamo. Una volta visto questo, possiamo passare ai dettagli</p>
<p>Cosa ci racconta il Report intitolato “<a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/economia-e-ambiente-principali-indicatori-anni-2023-2024/">Economia e ambiente: principali indicatori 2023/24</a>”? Si inizia dall’economia. Il Pil italiano è aumentato nel 2024 dello 0,7%, dopo un aumento nel 2023 dell’1%. È vero che il Pil è un indicatore che non coglie bene il benessere di un Paese, ed è anche vero che gli aumenti del biennio sono dello “zerovirgola”, ma questo numero fa da base per i calcoli successivi. La ricchezza prodotta aumenta, di poco, ma aumenta. Ma con quali costi ambientali? Ce lo dice il Report fornendoci tre indicatori tratti dai Conti economici dell’ambiente.</p>
<p><span>Il primo riguarda i consumi di energia</span>. Istat correttamente riporta il dato del “<em>Consumo di energia delle unità residenti (Net domestic energy use – Ndeu)”, </em>termine un po’ criptico che vuol dire i consumi finali dell’energia di tutti gli attori (famiglie ed imprese). Ebbene questo valore nel triennio scende in valore assoluto, passando da 6.543 migliaia di Terajoule del 2023, a 6.232 nel 2023, a 6.104 nel 2024. Si riduce anche il valore dei consumi energetici per unità di Pil, indice che passa da 3,4 nel 2022 (l’unità di misura è troppo complicata, ma fidatevi), a 3,2 nel 2023, a 3,1 nel 2024. Insomma, consumiamo sempre meno energia per unità di Pil, con riduzioni annuali importanti. In gergo miglioriamo la nostra “intensità energetica”, ed è quello che vogliamo.  Una riduzione generata nel 2024 soprattutto dall’industria (meno 4,5%) mentre aumentano i consumi delle famiglie (+2.2%), soprattutto nel segmento mobilità (+3,7%) e meno nei consumi domestici (+1,1). Sul dato pesa, va detto, un inverno particolarmente mite, ed i risultati dell’industria potrebbero essere correlati anche al “gelo della produzione” che ci accompagna da molti mesi. Ma detto questo sembra che qualcosa si stia muovendo davvero nel “cuore” dei consumi industriali, per effetto delle politiche di efficienza energetica messe in campo in tutti i settori.</p>
<p>Il secondo riguarda le <span>emissioni di gas serra</span>, con dati che sono migliori rispetto a quelli dei consumi energetici. Oltre ai risultati di efficienza energetica, in questo caso pesa l’incremento delle fonti rinnovabili. Nel 2024 emissioni ridotte del 2,8% rispetto all’anno prima, nel 2023 meno 5,9%. Nel 2023 le famiglie hanno ridotto più marcatamente i consumi e le emissioni negli usi domestici (-8,2% e -11,7% rispettivamente) che nel trasporto (-0,7% e -1,4%). Nel 2024, il Consumo di energia si è ridotto del 4,1% nelle attività produttive mentre è aumentato del 2,2% nelle famiglie, sia in ambito domestico (+1,1%) sia per il trasporto in conto proprio (+3,7%). Parallelamente, le Emissioni di gas climalteranti si sono ridotte del 4,5% nelle attività produttive e sono aumentate del 2,2% nelle famiglie. In controtendenza il dato del settore agricoltura, che pur riducendo i consumi energetici del 3,7% aumenta le emissioni del 2,5%, ma anche il settore dei servizi che aumenta sia i consumi che le emissioni. Un dato quindi ancora non omogeneo fra i diversi settori. Ma anche per le emissioni il dato utile è quello relativo alla intensità, ovvero la quantità di emissioni da usi energetici per unità di Pil, sostanzialmente stazionario e superiore alla media europea. Continuiamo ad usare troppi combustibili fossili.</p>
<p>Il terzo dato, forse il più interessante riguarda <span>l’uso dei materiali, </span>ovvero il Domestic material consumption, che nel 2023 si è ridotto rispetto all’anno precedente di 28,3 milioni di tonnellate, attestandosi a quota 496 milioni di tonnellate. Una prima stima per il 2024 vedrebbe questo valore scendere ancora, a 487. Una riduzione derivante dal rallentamento dell’import di materie prime vergini e da una minore estrazione di materiali da costruzione nel territorio nazionale. Anche in questo caso l’indicatore di intensità è positivo: il consumo di materiale per unità di Pil passa da 274 tonnellate per milione di euro nel 2022 a 258 nel 2023 e si attende un valore di 251 per il 2024. Ogni abitante italiano consuma 8,1 tonnellate di materiale, fra i più bassi d’Europa.</p>
<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Sbadati%20Istat.png" alt="" width="958" height="450" loading="lazy" data-path="local-images:/news/Sbadati Istat.png"></p>
<p>Pochi dati di sintesi che consentono una valutazione sintetica: abbiamo ottimi risultati nella gestione della materia (quasi senza incentivi), ma progrediamo ancora in modo non omogeneo fra i settori nella riduzione di consumi energetici ed emissioni di gas serra (nonostante i molti incentivi).</p>]]> </content:encoded>
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<title>Ecco come funziona il riciclo dei pannelli fotovoltaici Semia Green, spiegato da Iren Ambiente</title>
<link>https://www.eventi.news/ecco-come-funziona-il-riciclo-dei-pannelli-fotovoltaici-semia-green-spiegato-da-iren-ambiente</link>
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<description><![CDATA[ Grazie a un investimento da oltre 4,5 milioni di euro è stato inaugurato a Rapolano (SI) il nuovo impianto per il riciclo dei pannelli fotovoltaici realizzato da Semia Green – società partecipata da Iren Ambiente e Sienambiente. L’impianto è articolato su due linee, capaci di trattare 1000 pannelli al giorno del peso ciascuno di 20 kg circa. Si tratta del primo impianto di questo tipo in Toscana e uno dei pochi del centro Italia e in quest’area punta a raccogliere principalmente i rifiuti fotovoltaici, pur essendo aperto all’integrazione con tutto il territorio nazionale. Ne abbiamo parlato con l’ad di Iren Ambiente, Eugenio Bertolini. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 10:00:11 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Ecco, come, funziona, riciclo, dei, pannelli, fotovoltaici, Semia, Green, spiegato, Iren, Ambiente</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/semia_green_2.jpeg" alt=""></p><p><span class="TextRun SCXW145856803 BCX0" lang="IT-IT" data-contrast="auto"><span class="NormalTextRun SCXW145856803 BCX0">Grazie a un investimento da oltre 4,5 milioni di euro è stato inaugurato a Rapolano (SI) il nuovo impianto per il riciclo dei pannelli fotovoltaici realizzato da<span> </span></span><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW145856803 BCX0">Semia</span><span class="NormalTextRun SCXW145856803 BCX0"><span> </span>Green – società partecipata da<span> </span></span><span class="NormalTextRun SCXW145856803 BCX0">Iren</span><span class="NormalTextRun SCXW145856803 BCX0"><span> </span>Ambiente e<span> </span></span><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW145856803 BCX0">Sienambiente</span><span class="NormalTextRun SCXW145856803 BCX0">. L’impianto è articolato su due linee, capaci di trattare 1000 pannelli al giorno del peso ciascuno di 20 kg circa. Si tratta del primo impianto di questo tipo in Toscana e uno dei pochi del centro Italia e in quest’area punta a raccogliere principalmente i rifiuti fotovoltaici, pur essendo aperto all’integrazione con tutto il territorio nazionale. Ne abbiamo parlato con l’ad di Iren Ambiente, Eugenio Bertolini.</span></span><span class="EOP SCXW145856803 BCX0" data-ccp-props="{}"></span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Colpo di mano del governo: il rigassificatore rimane a Piombino</title>
<link>https://www.eventi.news/colpo-di-mano-del-governo-il-rigassificatore-rimane-a-piombino</link>
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<description><![CDATA[ Aveva detto no il territorio, a cominciare dal presidente della Toscana Eugenio Giani e dal sindaco (che è anche coordinatore locale di Fratelli d’Italia) Francesco Ferrari. Ma il governo ha tirato dritto e con un blitz ha prorogato la permanenza del rigassificatore nel porto di Piombino. Lo ha fatto con il decreto legge 32/2026, intitolato “Disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni”, che all’articolo 9 comma 5 recita: «Allo scopo di assicurare la continuità degli approvvigionamenti funzionali alla sicurezza energetica nazionale, gli impianti di rigassificazione di gas naturale liquefatto in esercizio sulla base di autorizzazione alla costruzione e all’esercizio, in scadenza entro il 31 dicembre 2026 e per i quali, alla data del 30 giugno 2026, sia stata presentata un’istanza di rinnovo, proroga o nuova autorizzazione, anche in altro sito, continuano a operare sulla base dell’originaria autorizzazione e dei correlati atti di assenso, ivi compresa l’autorizzazione integrata ambientale, fino alla conclusione del procedimento di rinnovo, proroga o nuova autorizzazione».
Tra l’altro, si tratta di una proroga che non prevede data di scadenza, e che fa carta straccia di quanto comunicato dal territorio a Roma in tutti questi mesi. Nel testo, che ricalca un emendamento a suo tempo messo a punto da Forza Italia per il Milleproroghe senza poi essere presentato, si dice infatti tra l’altro che «qualora sia prevista la realizzazione di opere  per  il  mantenimento  ovvero l’esercizio degli impianti di cui al primo  periodo  in  altro  sito, l’efficacia dell’autorizzazione originaria e dei  correlati  atti  di assenso,  ivi  compresa  l’autorizzazione  integrata  ambientale,  è prorogata sino all’ultimazione delle opere medesime».
Giani promette battaglia, sottolineando che il decreto non è una proroga automatica e che per continuare ad operare «occorre che le compensazioni del memorandum dell’autorizzazione triennale che io ho firmato in quanto commissario siano attuate». Dice il presidente della Regione Toscana: «Io sono sempre commissario e quindi o mi revocano o non firmo alcuna continuità se nei giorni da qui all’approvazione del decreto non ci sono garanzie sulle compensazioni. Darò battaglia, non c’è alcuna proroga automatica per quando mi riguarda». E ancora: «Se con il decreto è stato prolungato ciò che riguarda l&#039;autorizzazione del rigassificatore di Piombino, questa volta io quelle dieci opere di compensazione per il territorio le voglio, altrimenti non firmo». Giani fa riferimento proprio all&#039;articolo 9 del decreto legge 32 che al comma quinto disciplina il prolungamento del rigassificatore a Piombino, ricordando che quel testo ha una formulazione precisa: «Si parla di una autorizzazione da prolungare, facendo riferimento all’autorizzazione che ne ha disposto, nell&#039;agosto del 2022, il posizionamento. In quell&#039;atto c&#039;è scritto, con molta chiarezza, che accanto all&#039;autorizzazione del rigassificatore, vi erano dieci interventi di compensazione sul territorio che avevo concordato con il presidente Draghi». «Anche se l&#039;avevo concordato con il presidente Draghi - conclude Giani - il presidente Meloni deve rispettare quei 10 punti. Altrimenti non firmo».
Esce male da questa vicenda soprattutto il sindaco di Piombino Francesco Ferrari, al quale nulla è valso il suo essere un esponente di Foratelli d’Italia: «È necessario essere precisi, si tratta di una proroga di natura tecnica, pensata per garantire la continuità operativa del rigassificatore nell’attesa che venga assunta una scelta conclusiva sul suo futuro», prova a smorzare ora dopo che a lungo si è detto contrario alla permanenza del rigassificatore nel porto cittadino. «Questo meccanismo è legato alla prosecuzione dell’esercizio fino alla definizione delle procedure autorizzative che possono essere di proroga temporanea, di rinnovo dell’autorizzazione o di collocazione in altro luogo del rigassificatore», prova a spiegare invocando anche ragioni nuove collegate alla guerra in Iran: «È inoltre evidente che una decisione di questo tipo arrivi in un contesto internazionale estremamente delicato, nel quale la sicurezza degli approvvigionamenti energetici è tornata al centro delle scelte dei governi europei». E conclude: Detto questo, la posizione di questa Amministrazione non cambia. Abbiamo sempre espresso la nostra contrarietà alla presenza del rigassificatore nel porto di Piombino e continuiamo a ritenere che la sua permanenza rappresenti un elemento di preoccupazione per la sicurezza della comunità e per l’equilibrio del porto».
Come sottolineano gli esponenti del Pd, «il colpo di mano del Governo Meloni, che ha prorogato il rigassificatore di Piombino senza alcuna concertazione con il territorio e senza alcuna compensazione per famiglie ed imprese, è uno schiaffo alla città e la palese delegittimazione del sindaco e coordinatore locale di FdI Francesco Ferrari. Delle due l’una: o Ferrari era consapevole e ha preso in giro i suoi cittadini, oppure, usando un po’ di coraggio, dovrebbe trarre inevitabili conclusioni politiche e istituzionali, per salvaguardare la sua dignità e l’intera comunità di Piombino».
Molto critici anche i consiglieri regionali di Alleanza Verdi e Sinistra, Lorenzo Falchi, Diletta Fallani e Massimiliano Ghimenti, che denunciano l’entrata in vigore del provvedimento che blinda la permanenza della Golar Tundra nel porto di Piombino. «Quello che temevamo si è avverato: il Governo Meloni ha ufficialmente gettato la maschera, tradendo Piombino, la Val di Cornia e l&#039;intera costa toscana. Con un blitz normativo inserito nel decreto infrastrutture, la destra cancella gli impegni presi e trasforma una presenza che doveva essere temporanea in una servitù a tempo indeterminato». Per gli esponenti di Avs quello attuato «è un sopruso istituzionale inaccettabile»: «il ministro Pichetto Fratin e la presidente Meloni hanno mentito al territorio. Avevano garantito che i tre anni sarebbero stati tassativi; oggi, con questo decreto, ammettono che non hanno alcuna intenzione di rispettare la scadenza di luglio 2026. La Toscana viene usata come l&#039;hub dell&#039;energia fossile, come un luogo sacrificabile per continuare ad avere energia inquinante e molto costosa, mentre le opere di compensazione promesse restano al palo». ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 10:00:10 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Colpo, mano, del, governo:, rigassificatore, rimane, Piombino</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/rigassificatore-golar-tundra-piombino-francesco-ferrari-1024x680.jpg" alt="" width="1024" height="680" loading="lazy"></p><p>Aveva detto no il territorio, a cominciare dal presidente della Toscana <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/59572-resta-a-piombino-il-rigassificatore">Eugenio Giani</a> e dal sindaco (che è anche coordinatore locale di Fratelli d’Italia) Francesco Ferrari. Ma il governo ha tirato dritto e con un blitz ha prorogato la permanenza del rigassificatore nel porto di Piombino. Lo ha fatto con il <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2026-03-11&atto.codiceRedazionale=26G00049&elenco30giorni=false">decreto legge 32/2026</a>, intitolato “Disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni”, che <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2026-03-11&atto.codiceRedazionale=26G00049&elenco30giorni=false">all’articolo 9 comma 5 recita</a>: «Allo scopo di assicurare la continuità degli approvvigionamenti funzionali alla sicurezza energetica nazionale, gli impianti di rigassificazione di gas naturale liquefatto in esercizio sulla base di autorizzazione alla costruzione e all’esercizio, in scadenza entro il 31 dicembre 2026 e per i quali, alla data del 30 giugno 2026, sia stata presentata un’istanza di rinnovo, proroga o nuova autorizzazione, anche in altro sito, continuano a operare sulla base dell’originaria autorizzazione e dei correlati atti di assenso, ivi compresa l’autorizzazione integrata ambientale, fino alla conclusione del procedimento di rinnovo, proroga o nuova autorizzazione».</p>
<p>Tra l’altro, si tratta di una proroga che non prevede data di scadenza, e che fa carta straccia di quanto comunicato dal territorio a Roma in tutti questi mesi. Nel testo, che ricalca un emendamento a suo tempo messo a punto da Forza Italia per il Milleproroghe senza poi essere presentato, si dice infatti tra l’altro che «qualora sia prevista la realizzazione di opere  per  il  mantenimento  ovvero l’esercizio degli impianti di cui al primo  periodo  in  altro  sito, l’efficacia dell’autorizzazione originaria e dei  correlati  atti  di assenso,  ivi  compresa  l’autorizzazione  integrata  ambientale,  è prorogata sino all’ultimazione delle opere medesime».</p>
<p><a href="https://www.toscana-notizie.it/-/rigassificatore-giani-senza-interventi-di-compensazione-non-firmo-proroga-per-piombino-">Giani promette battaglia</a>, sottolineando che il decreto non è una proroga automatica e che per continuare ad operare «occorre che le compensazioni del memorandum dell’autorizzazione triennale che io ho firmato in quanto commissario siano attuate». Dice il presidente della Regione Toscana: «Io sono sempre commissario e quindi o mi revocano o non firmo alcuna continuità se nei giorni da qui all’approvazione del decreto non ci sono garanzie sulle compensazioni. Darò battaglia, non c’è alcuna proroga automatica per quando mi riguarda». E ancora: «<span>Se con il decreto è stato prolungato ciò che riguarda l'autorizzazione del rigassificatore di Piombino, questa volta io quelle dieci opere di compensazione per il territorio le voglio, altrimenti non firmo». </span>Giani fa riferimento proprio all'articolo 9 del decreto legge 32 che al comma quinto disciplina il prolungamento del rigassificatore a Piombino, ricordando che quel testo ha una formulazione precisa: «Si parla di una autorizzazione da prolungare, facendo riferimento all’autorizzazione che ne ha disposto, nell'agosto del 2022, il posizionamento. In quell'atto c'è scritto, con molta chiarezza, che accanto all'autorizzazione del rigassificatore, vi erano dieci interventi di compensazione sul territorio che avevo concordato con il presidente Draghi». «Anche se l'avevo concordato con il presidente Draghi - conclude Giani - il presidente Meloni deve rispettare quei 10 punti. Altrimenti non firmo».</p>
<p>Esce male da questa vicenda soprattutto il sindaco di Piombino Francesco Ferrari, al quale nulla è valso il suo essere un esponente di Foratelli d’Italia: «È necessario essere precisi, si tratta di una proroga di natura tecnica, pensata per garantire la continuità operativa del rigassificatore nell’attesa che venga assunta una scelta conclusiva sul suo futuro», prova a smorzare ora dopo che a lungo si è detto contrario alla permanenza del rigassificatore nel porto cittadino. «Questo meccanismo è legato alla prosecuzione dell’esercizio fino alla definizione delle procedure autorizzative che possono essere di proroga temporanea, di rinnovo dell’autorizzazione o di collocazione in altro luogo del rigassificatore», prova a spiegare invocando anche ragioni nuove collegate alla guerra in Iran: «È inoltre evidente che una decisione di questo tipo arrivi in un contesto internazionale estremamente delicato, nel quale la sicurezza degli approvvigionamenti energetici è tornata al centro delle scelte dei governi europei». E conclude: Detto questo, la posizione di questa Amministrazione non cambia. Abbiamo sempre espresso la nostra contrarietà alla presenza del rigassificatore nel porto di Piombino e continuiamo a ritenere che la sua permanenza rappresenti un elemento di preoccupazione per la sicurezza della comunità e per l’equilibrio del porto».</p>
<p>Come sottolineano <a href="https://www.deputatipd.it/news/piombino-pd-blitz-di-meloni-su-rigassificatore-ferrari-sfiduciato-faccia-passo-indietro">gli esponenti del Pd</a>, «il colpo di mano del Governo Meloni, che ha prorogato il rigassificatore di Piombino senza alcuna concertazione con il territorio e senza alcuna compensazione per famiglie ed imprese, è uno schiaffo alla città e la palese delegittimazione del sindaco e coordinatore locale di FdI Francesco Ferrari. Delle due l’una: o Ferrari era consapevole e ha preso in giro i suoi cittadini, oppure, usando un po’ di coraggio, dovrebbe trarre inevitabili conclusioni politiche e istituzionali, per salvaguardare la sua dignità e l’intera comunità di Piombino».</p>
<p>Molto critici anche i consiglieri regionali di Alleanza Verdi e Sinistra, Lorenzo Falchi, Diletta Fallani e Massimiliano Ghimenti, che denunciano l’entrata in vigore del provvedimento che blinda la permanenza della Golar Tundra nel porto di Piombino. «Quello che temevamo si è avverato: il Governo Meloni ha ufficialmente gettato la maschera, tradendo Piombino, la Val di Cornia e l'intera costa toscana. Con un blitz normativo inserito nel decreto infrastrutture, la destra cancella gli impegni presi e trasforma una presenza che doveva essere temporanea in una servitù a tempo indeterminato». Per gli esponenti di Avs quello attuato «è un sopruso istituzionale inaccettabile»: «il ministro Pichetto Fratin e la presidente Meloni hanno mentito al territorio. Avevano garantito che i tre anni sarebbero stati tassativi; oggi, con questo decreto, ammettono che non hanno alcuna intenzione di rispettare la scadenza di luglio 2026. La Toscana viene usata come l'hub dell'energia fossile, come un luogo sacrificabile per continuare ad avere energia inquinante e molto costosa, mentre le opere di compensazione promesse restano al palo».</p>]]> </content:encoded>
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<title>Ecco perché l’incertezza tra FerX e FerZ rischia di bloccare lo sviluppo delle rinnovabili</title>
<link>https://www.eventi.news/ecco-perche-lincertezza-tra-ferx-e-ferz-rischia-di-bloccare-lo-sviluppo-delle-rinnovabili</link>
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<description><![CDATA[ I riflessi dell’ennesima guerra che intreccia gli interessi dell’economia fossile, quella scatenata da Usa e Israele contro l’Iran – e ormai allargata a tutto il Medio Oriente –, si stanno già facendo largo nelle bollette italiane. Dal 28 febbraio il costo dell’elettricità prodotta da centrali a gas è aumentato di oltre il 50% in tutta Europa, ma l’Italia è particolarmente esposta perché questo combustibile fossile determina (attraverso il meccanismo del prezzo marginale) il prezzo all’ingrosso dell’elettricità per ben l’89% delle ore, come emerge dall’analisi curata stamani da Ember, a fronte del 15% registrato nella Spagna delle energie rinnovabili.
Per la nostra sicurezza è necessario aumentare rapidamente la produzione nazionale di elettricità rinnovabile, eppure l’installazione di nuovi impianti è frenata dall’ennesimo collo di bottiglia normativo: quello tra i decreti FerX e FerZ, col secondo che rischia di cannibalizzare il primo iniettando nuova incertezza lungo la filiera di settore. 
«Se venisse confermato lo spostamento di contingenti rinnovabili dal FerX al FerZ (inizialmente pensato per un massimo di 5 GW) sarebbe un&#039;occasione persa, perché sono due strumenti entrambi necessari», spiega a greenreport Pietro Pacchione, managing director di Tages Capital Sgr, asset manager tra i principali operatori in Italia con circa 900 MW di capacità installata in impianti rinnovabili, gestiti tramite tre diversi fondi d’investimento.
«Il FerZ è un’evoluzione su cui tutti vogliono andare, ma il mercato non è ancora pronto – argomenta Pacchione – Attualmente il FerX è uno strumento che funziona e i risultati del transitorio sono incredibilmente interessanti, con elettricità da fotovoltaico a 56 €/MWh, quindi estremamente competitiva. Un punto di discussione dovrebbe essere l&#039;accelerazione del FerX; dovremmo pretendere che sia pronto al più presto e pianificare a lungo periodo le varie aste, come succede in Germania. L&#039;incertezza regolatoria e temporale porta a perdere occasioni perché, quando non si riesce a pianificare, i costi esplodono».
Gli “incentivi” previsti dal FerX – o sarebbe meglio dire i meccanismi di stabilizzazione nel lungo periodo del prezzo dell’elettricità immessa in rete – vengono infatti erogati attraverso un meccanismo di aste competitive fondato su contratti per differenza (Cfd) legati alla produzione effettiva degli impianti, ed è dunque orientato ai produttori; il FerZ introduce invece l’approccio secondo cui il contratto standard è riferito a un profilo orario e non alla produzione di un singolo impianto, ed essendo orientato al profilo e al mercato è dunque uno strumento adatto a operatori diversi, con capacità di trading e profilazione di portafogli diversificati.
«Il FerZ è uno strumento per operatori più strutturati. Non ho nulla contro, ma c&#039;è bisogno di entrambi i tipi di operatori per fare la transizione. Puntare principalmente su uno strumento come il FerZ senza averlo testato prima è un rischio – continua Pacchione – Il tema centrale è che abbiamo qualcosa che funziona, con molti soggetti che competono e risultati palesi. Perché rinunciarvi? La profilazione può essere fatta anche in modo centralizzato dall&#039;esterno, mettendo insieme diverse fonti e batterie, senza che debba essere fatta per forza sul singolo asset. Questo otterrebbe lo stesso risultato del FerZ ma su più strumenti. Se per fare un profilo devo avere solare, eolico, idroelettrico e batterie, moltissimi tra gli operatori italiani delle rinnovabili di taglia media verrebbero tagliati fuori perché non hanno tutte queste competenze o non possono finanziare tutto insieme».
A fomentare ulteriore incertezza c’è il problema delle tempistiche. Dal Gse informano che l’asta FerX dovrebbe tenersi nella seconda metà di quest’anno (ma non c’è ancora il via libera da Bruxelles), mentre per il FerZ (su cui il confronto è ancora più indietro) si andrà con tutta probabilità al 2027. Al contempo il ministero dell’Ambiente ipotizza di spostare contingenti dal FerX al FerZ in quanto l’Ue lo riterrebbe uno strumento migliore, anche se non ci sono evidenze in merito. 
«Se dal Mase parlano di difficoltà per il via libera della Commissione europea sul FerX definitivo, argomentando così la preferenza per il FerZ, si tratta di un tema serio ma in tal caso – commenta Pacchione – bisognerebbe far valere le ragioni dell’Italia perché il Paese ne ha bisogno. Il FerX mi sembra in linea con quanto richiesto dalla Commissione in quanto mi aspetto sia simile al FerX transitorio, che è stato approvato; bisogna insistere affinché arrivi al più presto l’ok da Bruxelles».
Sul tema è ancora più netto Agostino Re Rebaudengo, fondatore e presidente di Asja energy: «È importante chiarire che l’Unione europea – spiega a greenreport – non impone un modello specifico di CfD, la scelta del design resta discrezionale per gli Stati membri. Non a caso, i principali Paesi europei continuano a utilizzare schemi asset-based legati alla produzione degli impianti, senza obiezioni da parte della Commissione. Di conseguenza, spostare contingenti fotovoltaici dal FerX al FerZ e complicare parallelamente le aste FerX con vincoli Nzia che restringono la concorrenza è una scelta politica italiana, non un’imposizione europea».
Per quanto riguarda in particolare i criteri Nzia, peraltro, come già denunciato da alcuni produttori europei di fotovoltaico – prima per l’iperammortamento in legge di Bilancio, poi per il decreto Bollette –, il rischio è che i vantaggi vengano ristretti a favore di un’unica realtà industriale (3Sun).  
«Si parla di introdurre criteri Nzia – osserva Pacchione – e su questo punto occorre decidere qual è la priorità. Siamo tutti contenti di usare pannelli europei, ma bisogna chiarire che costano di più. Se l’obiettivo è avere energia al prezzo più basso, i produttori devono essere liberi di acquistare le tecnologie più efficienti. Se invece l’obiettivo è la crescita della filiera industriale nazionale, dobbiamo accettare che l&#039;energia costerà di più: l’esempio del FerX transitorio con criteri Nzia mostra un differenziale di circa 10 €/MWh».
Più in generale, nel pieno di un nuovo shock energetico legato ai combustibili fossili, l’urgenza primaria del Paese dovrebbe essere quella di favorire l’installazione di nuovi impianti rinnovabili. Dunque «la priorità dell’Italia a Bruxelles dovrebbe essere sollecitare l’autorizzazione del FerX e avviare con urgenza nuove aste competitive. Sarebbe invece un grave errore – argomenta Re Rebaudengo – indebolire ora questo strumento per virare verso un meccanismo più complesso come il FerZ che restringerebbe la platea dei partecipanti, ridurrebbe la concorrenza e rallenterebbe gli investimenti, con l’effetto finale di aumentare i prezzi d’asta. Va ricordato che il decreto FerX è in ritardo di oltre tre anni rispetto alla scadenza ultima prevista. A fine febbraio 2025 è entrata in vigore una versione transitoria (cd. FerX Transitorio), che, peraltro, ha ottenuto l’approvazione della Commissione europea, il che dovrebbe rassicurare il Mase circa i timori che non approvi il FerX.
Nel lungo periodo, il mercato elettrico europeo tenderà probabilmente a integrare sempre di più strumenti orientati alla gestione dei profili di produzione e alla flessibilità del sistema, e quindi meccanismi d’asta come il FerZ potranno avere un ruolo crescente. Tuttavia, allo stato attuale, nei principali Paesi dell’Unione europea non risulta che strumenti analoghi al FerZ siano utilizzati come meccanismo principale per le aste competitive rinnovabili, come invece sembra adesso orientato a fare il Mase, cambiando quanto inizialmente prospettato dallo stesso Ministero».
«Come Finco – conclude Re Rebaudengo, che ne è vicepresidente – abbiamo sottolineato, nella consultazione sul Decreto FerZ, l’importanza di mantenere una reale complementarità tra FerX e FerZ, evitando che il secondo sostituisca il primo. Il FerX – asset-based, bancabile e accessibile a sviluppatori e produttori indipendenti – deve restare il canale principale per aumentare rapidamente la capacità rinnovabile al minor costo possibile e con prezzi stabili nel tempo. Il FerZ, per sua natura profile-based, è invece più adatto grandi utility integrate, trader o aggregatori. Per questo è fondamentale mantenere contingenti distinti e non sovrapposti, come peraltro inizialmente prospettato dal Mase. Il FerZ andrebbe utilizzato gradualmente e in aggiunta al FerX e non cannibalizzandone i contingenti». ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 10:00:09 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Ecco, perché, l’incertezza, tra, FerX, FerZ, rischia, bloccare, sviluppo, delle, rinnovabili</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/fotovoltaico_lavoro_rinnovabili_solarpower_europe.jpg" alt="" width="1980" height="1320" loading="lazy"></p><p><span>I riflessi dell’ennesima guerra che intreccia gli interessi dell’economia fossile, quella scatenata da Usa e Israele contro l’Iran – e ormai allargata a tutto il Medio Oriente –, si stanno già facendo largo nelle bollette italiane. Dal 28 febbraio il costo dell’elettricità prodotta da centrali a gas è aumentato di oltre il 50% in tutta Europa, ma l’Italia è particolarmente esposta perché questo combustibile fossile determina (attraverso il <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/56369-dai-costi-di-generazione-elettricita-a-quelli-in-bolletta-il-prezzo-marginale-spiegato-da-bankitalia">meccanismo del prezzo marginale</a>) il prezzo all’ingrosso dell’elettricità per ben l’89% delle ore, come emerge dall’analisi <a href="https://ember-energy.org/latest-insights/latest-energy-shock-reminds-europe-of-its-risky-gas-reliance/">curata stamani</a> da Ember, a fronte del 15% registrato nella <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60576-costi-dellenergia-la-spagna-si-protegge-dalla-guerra-piu-dellitalia-grazie-alle-rinnovabili">Spagna delle energie rinnovabili</a>.</span></p>
<p><span>Per la nostra sicurezza è necessario aumentare rapidamente la produzione nazionale di elettricità rinnovabile, eppure l’installazione di nuovi impianti è frenata dall’ennesimo collo di bottiglia normativo: quello tra i decreti FerX e FerZ, col secondo che <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60578-se-il-ferz-cannibalizza-il-ferx-le-rinnovabili-italiane-rischiano-di-restare-ancora-una-volta-al-palo?_gl=1*pkgrs*_up*MQ..*_ga*MTE5MjQ0NjM0MC4xNzczMzg5NDIz*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzMzOTY0NjUkbzMkZzEkdDE3NzMzOTczNjgkajM4JGwwJGgyMDIxMzE2MDc0">rischia di cannibalizzare il primo</a> iniettando nuova incertezza lungo la filiera di settore. </span></p>
<p><span>«Se venisse confermato lo spostamento di contingenti rinnovabili dal FerX al FerZ (inizialmente pensato per un massimo di 5 GW) sarebbe un'occasione persa, perché sono due strumenti entrambi necessari», spiega a greenreport Pietro Pacchione, managing director di Tages Capital Sgr, asset manager tra i principali operatori in Italia con circa 900 MW di capacità installata in impianti rinnovabili, gestiti tramite tre diversi fondi d’investimento.</span></p>
<p><span>«Il FerZ è un’evoluzione su cui tutti vogliono andare, ma il mercato non è ancora pronto – argomenta Pacchione – Attualmente il FerX è uno strumento che funziona e i risultati del transitorio sono incredibilmente interessanti, con elettricità da fotovoltaico a <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/59000-dopo-due-anni-di-crescita-in-italia-meno-rinnovabili-installate-10-6-e-meno-energia-2-5?_gl=1*1ealikr*_up*MQ..*_ga*Mjg0NDM0NTE3LjE3NzMzOTg1ODg.*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzMzOTg1ODgkbzEkZzAkdDE3NzMzOTg1ODgkajYwJGwwJGgxMDY4NTM5MTQ2">56 €/MWh</a>, quindi estremamente competitiva. Un punto di discussione dovrebbe essere l'accelerazione del FerX; dovremmo pretendere che sia pronto al più presto e pianificare a lungo periodo le varie aste, come succede in Germania. L'incertezza regolatoria e temporale porta a perdere occasioni perché, quando non si riesce a pianificare, i costi esplodono».</span></p>
<p><span>Gli “incentivi” previsti dal FerX – o sarebbe meglio dire i meccanismi di stabilizzazione nel lungo periodo del prezzo dell’elettricità immessa in rete – vengono infatti erogati attraverso un meccanismo di aste competitive fondato su contratti per differenza (Cfd) legati alla produzione effettiva degli impianti, ed è dunque orientato ai produttori; il FerZ introduce invece l’approccio secondo cui il contratto standard è riferito a un profilo orario e non alla produzione di un singolo impianto, ed essendo orientato al profilo e al mercato è dunque uno strumento adatto a operatori diversi, con capacità di trading e profilazione di portafogli diversificati.</span></p>
<p><span>«Il FerZ è uno strumento per operatori più strutturati. Non ho nulla contro, ma c'è bisogno di entrambi i tipi di operatori per fare la transizione. Puntare principalmente su uno strumento come il FerZ senza averlo testato prima è un rischio – continua Pacchione – Il tema centrale è che abbiamo qualcosa che funziona, con molti soggetti che competono e risultati palesi. Perché rinunciarvi? La profilazione può essere fatta anche in modo centralizzato dall'esterno, mettendo insieme diverse fonti e batterie, senza che debba essere fatta per forza sul singolo asset. Questo otterrebbe lo stesso risultato del FerZ ma su più strumenti. Se per fare un profilo devo avere solare, eolico, idroelettrico e batterie, moltissimi tra gli operatori italiani delle rinnovabili di taglia media verrebbero tagliati fuori perché non hanno tutte queste competenze o non possono finanziare tutto insieme».</span></p>
<p><span>A fomentare ulteriore incertezza c’è il problema delle tempistiche. Dal Gse <a href="https://montelnews.com/it/news/de97bfb9-ddab-4d67-9ebb-cecf14f4b029/il-gse-il-fer-x-replichera-partecipazione-e-prezzi-competitivi">informano</a> che l’asta FerX dovrebbe tenersi nella seconda metà di quest’anno (ma non c’è ancora il via libera da Bruxelles), mentre per il FerZ (su cui il confronto è ancora più indietro) si andrà con tutta probabilità al 2027. Al contempo il ministero dell’Ambiente <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60578-se-il-ferz-cannibalizza-il-ferx-le-rinnovabili-italiane-rischiano-di-restare-ancora-una-volta-al-palo?_gl=1*pkgrs*_up*MQ..*_ga*MTE5MjQ0NjM0MC4xNzczMzg5NDIz*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzMzOTY0NjUkbzMkZzEkdDE3NzMzOTczNjgkajM4JGwwJGgyMDIxMzE2MDc0">ipotizza</a> di spostare contingenti dal FerX al FerZ in quanto l’Ue <a href="https://montelnews.com/it/news/7bee44a9-248f-4ebd-84d0-88b67ed32597/noce-per-la-ue-complesso-conciliare-cfd-con-mercati-spot">lo riterrebbe</a> uno strumento migliore, anche se non ci sono evidenze in merito. </span></p>
<p><span>«Se dal Mase parlano di difficoltà per il via libera della Commissione europea sul FerX definitivo, argomentando così la preferenza per il FerZ, si tratta di un tema serio ma in tal caso – commenta Pacchione – bisognerebbe far valere le ragioni dell’Italia perché il Paese ne ha bisogno. Il FerX mi sembra in linea con quanto richiesto dalla Commissione in quanto mi aspetto sia simile al FerX transitorio, che è stato approvato; bisogna insistere affinché arrivi al più presto l’ok da Bruxelles».</span></p>
<p><span>Sul tema è ancora più netto Agostino Re Rebaudengo, fondatore e presidente di Asja energy: «È importante chiarire che l’Unione europea – spiega a greenreport – non impone un modello specifico di CfD, la scelta del design resta discrezionale per gli Stati membri. Non a caso, i principali Paesi europei continuano a utilizzare schemi asset-based legati alla produzione degli impianti, senza obiezioni da parte della Commissione. Di conseguenza, spostare contingenti fotovoltaici dal FerX al FerZ e complicare parallelamente le aste FerX con vincoli Nzia che restringono la concorrenza è una scelta politica italiana, non un’imposizione europea».</span></p>
<p><span>Per quanto riguarda in particolare i criteri Nzia, peraltro, come già denunciato da alcuni produttori europei di fotovoltaico – prima per <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/59265-fotovoltaico-12-produttori-europei-contro-liperammortamento-del-governo-meloni?_gl=1*12ltga2*_up*MQ..*_ga*NTYwNzcyNzExLjE3NzMzOTg2MDU.*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzMzOTg2MDQkbzEkZzEkdDE3NzMzOTg2MTIkajUyJGwwJGgxODAyNjk1ODg0">l’iperammortamento in legge di Bilancio</a>, poi per il <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/59893-fotovoltaico-in-iperammortamento-e-decreto-energia-i-produttori-europei-denunciano-violazioni-sugli-aiuti-di-stato?highlight=WyJmdXR1cmFzdW4iXQ==&_gl=1*102osts*_up*MQ..*_ga*NTYwNzcyNzExLjE3NzMzOTg2MDU.*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzMzOTg2MDQkbzEkZzEkdDE3NzMzOTg2MDQkajYwJGwwJGgxODAyNjk1ODg0">decreto Bollette</a> –, il rischio è che i vantaggi vengano ristretti a favore di un’unica realtà industriale (3Sun).  </span></p>
<p><span>«Si parla di introdurre criteri Nzia – osserva Pacchione – e su questo punto occorre decidere qual è la priorità. Siamo tutti contenti di usare pannelli europei, ma bisogna chiarire che costano di più. Se l’obiettivo è avere energia al prezzo più basso, i produttori devono essere liberi di acquistare le tecnologie più efficienti. Se invece l’obiettivo è la crescita della filiera industriale nazionale, dobbiamo accettare che l'energia costerà di più: l’esempio del FerX transitorio con criteri Nzia mostra un differenziale di <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/59265-fotovoltaico-12-produttori-europei-contro-liperammortamento-del-governo-meloni">circa 10 €/MWh</a>».</span></p>
<p><span>Più in generale, nel pieno di un nuovo shock energetico legato ai combustibili fossili, l’urgenza primaria del Paese dovrebbe essere quella di favorire l’installazione di nuovi impianti rinnovabili. Dunque «la priorità dell’Italia a Bruxelles dovrebbe essere sollecitare l’autorizzazione del FerX e avviare con urgenza nuove aste competitive. Sarebbe invece un grave errore – argomenta Re Rebaudengo – indebolire ora questo strumento per virare verso un meccanismo più complesso come il FerZ che restringerebbe la platea dei partecipanti, ridurrebbe la concorrenza e rallenterebbe gli investimenti, con l’effetto finale di aumentare i prezzi d’asta. Va ricordato che il decreto FerX è in ritardo di oltre tre anni rispetto alla scadenza ultima prevista. A fine febbraio 2025 è entrata in vigore una versione transitoria (cd. FerX Transitorio), che, peraltro, ha ottenuto l’approvazione della Commissione europea, il che dovrebbe rassicurare il Mase circa i timori che non approvi il FerX.</span></p>
<p><span>Nel lungo periodo, il mercato elettrico europeo tenderà probabilmente a integrare sempre di più strumenti orientati alla gestione dei profili di produzione e alla flessibilità del sistema, e quindi meccanismi d’asta come il FerZ potranno avere un ruolo crescente. Tuttavia, allo stato attuale, nei principali Paesi dell’Unione europea non risulta che strumenti analoghi al FerZ siano utilizzati come meccanismo principale per le aste competitive rinnovabili, come invece sembra adesso orientato a fare il Mase, cambiando quanto inizialmente prospettato dallo stesso Ministero».</span></p>
<p><span>«Come <a href="https://www.greenreport.it/images/news/pdf/Consultazione_FerZ_Finco.pdf?_gl=1*53q6t*_up*MQ..*_ga*MTE5MjQ0NjM0MC4xNzczMzg5NDIz*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzMzOTY0NjUkbzMkZzEkdDE3NzMzOTc0NTUkajYwJGwwJGgyMDIxMzE2MDc0">Finco</a> – conclude Re Rebaudengo, che ne è vicepresidente – abbiamo sottolineato, nella consultazione sul Decreto FerZ, l’importanza di mantenere una reale complementarità tra FerX e FerZ, evitando che il secondo sostituisca il primo. Il FerX – asset-based, bancabile e accessibile a sviluppatori e produttori indipendenti – deve restare il canale principale per aumentare rapidamente la capacità rinnovabile al minor costo possibile e con prezzi stabili nel tempo. Il FerZ, per sua natura profile-based, è invece più adatto grandi utility integrate, trader o aggregatori. Per questo è fondamentale mantenere contingenti distinti e non sovrapposti, come peraltro inizialmente prospettato dal Mase. Il FerZ andrebbe utilizzato gradualmente e in aggiunta al FerX e non cannibalizzandone i contingenti».</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Insediato il Comitato di indirizzo dell’Osservatorio per l’adattamento alla crisi climatica. Con appena due anni di ritardo</title>
<link>https://www.eventi.news/insediato-il-comitato-di-indirizzo-dellosservatorio-per-ladattamento-alla-crisi-climatica-con-appena-due-anni-di-ritardo</link>
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<description><![CDATA[ Senza troppo clamore, a fine febbraio si è svolta presso il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica la riunione di insediamento del Comitato di indirizzo e coordinamento dell’Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici. Ne dà ora notizia lo stesso dicastero guidato da Gilberto Pichetto Fratin, con una nota in cui specifica che l’organismo è stato istituito con decreto ministeriale varato a metà dicembre e che è composto da 16 membri, rappresentanti di dieci ministeri, del Dipartimento della protezione civile, dell’Agenzia nazionale ItaliaMeteo, della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e dell’Associazione nazionale comuni italiani, nonché dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, l’Ispra, con il ruolo di supporto tecnico-scientifico. Tutto molto dettagliato. Manca solo un particolare, tutt’altro che piccolo: questo Comitato di indirizzo e coordinamento dell’Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici arriva con quasi due anni di ritardo. E ora i soggetti che ne fanno parte dovranno davvero correre se vorranno almeno in parte recuperare il tempo perso.
Come il nostro giornale segnalava già nell’autunno del 2024, dopo aver approvato nel dicembre 2023 il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc), il governo Meloni non ha fatto nulla per fornirlo delle gambe su cui si sarebbe dovuto muovere. Le 361 azioni settoriali in cui s’articola il Pnacc sono in larga parte positive – sottolineavamo – ma senza risorse e governance restano una scatola vuota. E, a ben guardare, sono le 4 azioni sistemiche previste dal Pnacc che dovrebbero colmare il gap, e in particolare la prima della lista, ovvero la prevista istituzione di un Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici «composto dai rappresentanti delle Regioni e delle rappresentanze locali, per l’individuazione delle priorità territoriali e settoriali e per il monitoraggio dell’efficacia delle azioni di adattamento», col non trascurabile compito di «individuare le specifiche fonti di finanziamento per l’attuazione delle azioni individuate dal Pnacc».
La versione varata dal governo Meloni recita che «a seguito dell’approvazione del Pnacc si procederà con l’istituzione del Comitato e della Segreteria dell’Osservatorio, che sarà effettuata con decreto del Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica (Mase), da emanare entro tre mesi dal decreto ministeriale di approvazione del Pnacc», pubblicato in Gazzetta ufficiale l’8 febbraio 2024. A novembre di quell’anno, quando pubblicammo l’articolo per denunciare il ritardo di sei mesi, non potevamo sapere quanto ancora l’Italia avrebbe dovuto aspettare prima di veder arrivare qualche segnale concreto. Segnali che tra l’altro si sono rivelati tanto più necessari e urgenti alla luce degli eventi meteo estremi che nel corso dei mesi hanno drammaticamente colpito il nostro Paese, essendo l’ l’Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici, composto appunto dai rappresentanti delle Regioni e degli Enti locali, fondamentale per l’individuazione delle priorità territoriali e settoriali e per il monitoraggio dell’efficacia delle azioni di adattamento, come ricordavamo ancora un paio di mesi fa.
Ora, con quasi due anni di ritardo, dal Mase battono un colpo. Il Comitato dell’Osservatorio si è insediato. Dal ministero guidato da Pichetto Fratin ricordano che «l’obiettivo dell’Osservatorio è il rafforzamento coordinato dell’azione per l’adattamento ai cambiamenti climatici del sistema Paese, indirizzando la pianificazione e l’attuazione di adeguate azioni di adattamento, il monitoraggio della loro efficacia, la messa a sistema delle fonti di finanziamento, oltre che individuando i potenziali ostacoli di carattere normativo, regolamentare e procedurale». E fanno sapere che in occasione della riunione di insediamento del Comitato sono stati approvati i Regolamenti di funzionamento e organizzazione del Comitato e del Forum» e anche che «i prossimi passi previsti nell’ambito delle attività dell’Osservatorio riguardano l’emanazione di un avviso pubblico per la manifestazione di interesse a partecipare al Forum e la sua successiva istituzione, nonché la costituzione dei Gruppi di lavoro del Comitato, come previsto dal Pnacc». Ciò, concludono dal Mase, «consentirà la piena operatività della struttura, che rappresenta una condizione propedeutica indispensabile per far fronte alla necessità di coordinamento tra diversi livelli e settori, per affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici in maniera efficace». Ed eccoci qua: «una condizione propedeutica indispensabile» tanto propedeutica e tanto indispensabile che è arrivata con mesi e mesi di ritardo. È il caso di dire meglio tardi che mai? ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 10:00:08 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Insediato, Comitato, indirizzo, dell’Osservatorio, per, l’adattamento, alla, crisi, climatica., Con, appena, due, anni, ritardo</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/Alluvione%202024%20Emilia%20Romagna%20foto%20Protezione%20Civile%201.jpg" alt="" width="2048" height="1365" loading="lazy"></p><p>Senza troppo clamore, a fine febbraio si è svolta presso il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica la riunione di insediamento del Comitato di indirizzo e coordinamento dell’Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici. Ne dà ora notizia lo stesso dicastero guidato da Gilberto Pichetto Fratin, con <a href="https://www.mase.gov.it/portale/web/guest/-/si-e-insediato-il-comitato-di-indirizzo-e-coordinamento-dell-osservatorio-nazionale-per-l-adattamento-ai-cambiamenti-climatici">una nota</a> in cui specifica che l’organismo è stato istituito <a href="https://www.mase.gov.it/portale/documents/d/guest/m_amte-udcm-decreti_ministro_r_-0000455-16-12-2025-pdf">con decreto ministeriale varato a metà dicembre</a> e che è composto da 16 membri, rappresentanti di dieci ministeri, del Dipartimento della protezione civile, dell’Agenzia nazionale ItaliaMeteo, della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e dell’Associazione nazionale comuni italiani, nonché dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, l’Ispra, con il ruolo di supporto tecnico-scientifico. Tutto molto dettagliato. Manca solo un particolare, tutt’altro che piccolo: questo Comitato di indirizzo e coordinamento dell’Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici arriva con quasi due anni di ritardo. E ora i soggetti che ne fanno parte dovranno davvero correre se vorranno almeno in parte recuperare il tempo perso.</p>
<p>Come il nostro giornale segnalava già <a href="https://www.greenreport.it/editoriale/3545-losservatorio-nazionale-per-ladattamento-ai-cambiamenti-climatici-e-in-ritardo-di-sei-mesi-ma-dal-ministero-dellambiente-tutto-tace">nell’autunno del 2024</a>, dopo aver approvato nel dicembre 2023 il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc), il governo Meloni non ha fatto nulla per fornirlo delle gambe su cui si sarebbe dovuto muovere. Le 361 azioni settoriali in cui s’articola il Pnacc sono in larga parte positive – sottolineavamo – ma senza risorse e governance restano una scatola vuota. E, a ben guardare, sono le 4 azioni sistemiche previste dal Pnacc che dovrebbero colmare il gap, e in particolare la prima della lista, ovvero la prevista istituzione di un Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici «composto dai rappresentanti delle Regioni e delle rappresentanze locali, per l’individuazione delle priorità territoriali e settoriali e per il monitoraggio dell’efficacia delle azioni di adattamento», col non trascurabile compito di «individuare le specifiche fonti di finanziamento per l’attuazione delle azioni individuate dal Pnacc».</p>
<p>La versione varata dal governo Meloni recita che «a seguito dell’approvazione del Pnacc si procederà con l’istituzione del Comitato e della Segreteria dell’Osservatorio, che sarà effettuata con decreto del Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica (Mase), da emanare entro tre mesi dal decreto ministeriale di approvazione del Pnacc», pubblicato in Gazzetta ufficiale l’8 febbraio 2024. A novembre di quell’anno, quando pubblicammo l’articolo per denunciare il ritardo di sei mesi, non potevamo sapere quanto ancora l’Italia avrebbe dovuto aspettare prima di veder arrivare qualche segnale concreto. Segnali che tra l’altro si sono rivelati tanto più necessari e urgenti alla luce degli eventi meteo estremi che nel corso dei mesi hanno drammaticamente colpito il nostro Paese, essendo l’ l’Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici, composto appunto dai rappresentanti delle Regioni e degli Enti locali, fondamentale per l’individuazione delle priorità territoriali e settoriali e per il monitoraggio dell’efficacia delle azioni di adattamento, come ricordavamo ancora <a href="https://www.greenreport.it/editoriale/59507-oceani-sempre-piu-caldi-nellultimo-anno-abbiamo-stipato-sotto-ai-mari-una-bomba-climatica-da-23-zetta-joule-che-alimentera-nuovi-eventi-meteo-estremi-la-difesa-dellitalia-passa-anche-da-qui">un paio di mesi fa</a>.</p>
<p>Ora, con quasi due anni di ritardo, dal Mase battono un colpo. Il Comitato dell’Osservatorio si è insediato. Dal ministero guidato da Pichetto Fratin ricordano che «l’obiettivo dell’Osservatorio è il rafforzamento coordinato dell’azione per l’adattamento ai cambiamenti climatici del sistema Paese, indirizzando la pianificazione e l’attuazione di adeguate azioni di adattamento, il monitoraggio della loro efficacia, la messa a sistema delle fonti di finanziamento, oltre che individuando i potenziali ostacoli di carattere normativo, regolamentare e procedurale». E fanno sapere che in occasione della riunione di insediamento del Comitato sono stati approvati i Regolamenti di funzionamento e organizzazione del Comitato e del Forum» e anche che «i prossimi passi previsti nell’ambito delle attività dell’Osservatorio riguardano l’emanazione di un avviso pubblico per la manifestazione di interesse a partecipare al Forum e la sua successiva istituzione, nonché la costituzione dei Gruppi di lavoro del Comitato, come previsto dal Pnacc». Ciò, concludono dal Mase, «consentirà la piena operatività della struttura, che rappresenta una condizione propedeutica indispensabile per far fronte alla necessità di coordinamento tra diversi livelli e settori, per affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici in maniera efficace». Ed eccoci qua: «una condizione propedeutica indispensabile» tanto propedeutica e tanto indispensabile che è arrivata con mesi e mesi di ritardo. È il caso di dire meglio tardi che mai?</p>]]> </content:encoded>
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<title>Il premio Nobel Krugman spiega perché il prezzo del petrolio aumenterà ancora e perché questa è la «guerra dei ricchi»</title>
<link>https://www.eventi.news/il-premio-nobel-krugman-spiega-perche-il-prezzo-del-petrolio-aumentera-ancora-e-perche-questa-e-la-guerra-dei-ricchi</link>
<guid>https://www.eventi.news/il-premio-nobel-krugman-spiega-perche-il-prezzo-del-petrolio-aumentera-ancora-e-perche-questa-e-la-guerra-dei-ricchi</guid>
<description><![CDATA[ «Ho sentito alcuni allarmisti avvertire che una guerra prolungata nel Golfo potrebbe portare il prezzo del petrolio a 150 dollari al barile. A me sembra una cifra troppo bassa». Col suo solito mix di rigore analitico e amara ironia, il premio Nobel per l’economia Paul Krugman ha pubblicato nelle ultime ventiquattr’ore due riflessioni su Substack riguardanti il conflitto in Medio Oriente innescato dai bombardamenti statunitensi e israeliani sull’Iran. In uno, che si chiude con il virgolettato con cui si apre questo nostro articolo, spiega perché «i prezzi del petrolio potrebbero facilmente salire ancora di più». In sintesi, l’economista sostiene che «proprio la grande resistenza dell’economia mondiale agli shock dei prezzi del petrolio potrebbe portare a prezzi del petrolio estremamente elevati» o, per dirla in altro modo, «anche dopo il picco dei prezzi del petrolio a cui abbiamo assistito, tali prezzi non sono abbastanza alti da causare una crisi economica globale. E questo è un motivo per cui i prezzi potrebbero dover salire molto, molto di più». Kruman sottolinea che «l’aumento dei prezzi da quando sono iniziati i bombardamenti ha evidentemente rappresentato un enorme shock per Trump e compagni, che si stanno dimenando furiosamente (e in modo epico). Ma come io e molti altri abbiamo sottolineato, gli Stati Uniti e le altre principali economie dipendono dal petrolio molto meno di quanto facessero negli anni ‘70, e anche a 100 dollari al barile i prezzi del petrolio non sono abbastanza alti da provocare una crisi grave». E l’economista lo scrive all’indomani dell’uscita del presidente statunitense Donald Trump sul fatto che se il costo del greggio aumenta l’America ha l’opportunità di fare «un sacco di soldi».
E qui veniamo all’altra riflessione pubblicata online dal premio Nobel. Titolo e sottotitolo sono tanto sintetici quanto esaustivi. Questa, scrive Kruman, è «La guerra dei miliardari». E poi «I superricchi hanno portato Trump al potere, ma saranno gli altri a pagarne le conseguenze». La tesi da cui parte l’articolo è che «diventa ogni giorno più chiaro che chi ci ha trascinati in guerra con l’Iran non aveva e non ha la minima idea di cosa stia facendo — che si tratta di adolescenti convinti di stare giocando ai videogiochi mentre migliaia di persone muoiono e il mondo precipita verso una crisi economica». L’economista riprende un articolo del New York Times in cui si riferisce che i funzionari di Trump hanno ignorato gli avvertimenti secondo cui un attacco all’Iran avrebbe potuto compromettere le forniture mondiali di petrolio. Tra le altre cose, il Times riferisce che Trump «sia in pubblico che in privato, ha sostenuto che il petrolio venezuelano potrebbe contribuire a far fronte a eventuali shock causati dalla guerra in Iran». Ebbene, scrive il premio Nobel per l’economia ironizzando sull’infondatezza del calcolo: «Nel 2024 il Venezuela produceva 900.000 barili di petrolio al giorno; normalmente 20 milioni di barili al giorno transitano nello Stretto di Hormuz. Ma l’aritmetica ha un ben noto pregiudizio “woke”».
La verità, dice, è che «in mezzo a questo sanguinoso caos, una grande domanda è: chi ha portato al potere «La banda che non riusciva a ragionare»? In senso stretto, Trump è stato portato al potere da elettori poco informati — definiti da G. Elliott Morris come elettori che non sanno quale partito controlli il Congresso. Ma le basi per la presa di potere del movimento Maga erano state gettate ben prima dalla Corte suprema di Roberts e dai miliardari di destra che la Corte ha favorito». Krugman torna sulla questione dello straordinario potere acquisito da un ristretto gruppo di uomini ultra-ricchi e un grafico sui contributi elettorali, basato sulle stime di Americans for Tax Fairness, riguardante i contributi elettorali dati dai miliardari in percentuale rispetto al totale dei cittadini. Ebbene, se fino al 2009 erano nell’ordine di percentuali da “zero virgola” e se nel decennio tra il 2012 e il 2022 oscillava tra il 3,7% e il dato massimo dell’11,8%, nel 2024 per l’ultima elezione che ha riportato Trump alla Casa Bianca questi contributi sono stati del 16,5%.
Secondo il New York Times questa percentuale arriverebbe addirittura al 19% e i grandi finanziatori hanno virato decisamente a destra nelle elezioni di due anni fa. L’entità della generosità riversata sui repubblicani è evidente nei dati di OpenSecrets sui 100 principali donatori nei diversi cicli elettorali. «Per ogni dollaro donato dai miliardari e dai loro familiari diretti a un candidato o a un comitato associato ai Democratici, cinque dollari sono andati ai Repubblicani. Gran parte di ciò è stato il risultato dell’azione di persone ultra-ricche del settore tecnologico, che si sono allineate alle politiche fiscali e di deregolamentazione di Trump. A più di una dozzina di miliardari sono stati assegnati ruoli nella sua amministrazione». Scrive Krugman: «C’è però una cosa che continua a lasciarmi perplesso: in larga misura, i miliardari si sono comprati un governo favorevole ai propri interessi. Trump e compagni hanno esaudito molti dei desideri della “broligarchia” tecnologica, dagli sgravi fiscali alla deregolamentazione, fino alla promozione delle criptovalute e dell&#039;intelligenza artificiale non regolamentata. Ma perché questa totale incompetenza? I miliardari non avrebbero potuto trovare alleati politici che non gettassero il Paese in una guerra potenzialmente disastrosa e storicamente impopolare senza valutare i rischi? Ho due risposte provvisorie. Il primo è che no, non c’erano alleati competenti a disposizione. Il denaro compra molta influenza, ma per prendere effettivamente il controllo del governo degli Stati Uniti ci vuole ben più del denaro: ci vogliono politici completamente corrotti. Nel corso del suo primo mandato, Trump ha imparato che assumere persone anche solo moderatamente competenti finiva per ostacolare i suoi istinti autoritari – ad esempio, il suo ex vicepresidente Mike Pence. Trump ha quindi capito che, nella scelta dei suoi collaboratori politici, più erano incompetenti, più erano venali, più erano bigotti e più erano crudeli, meglio era».
La seconda risposta che dà della faccenda Krugman è che «l’enorme ricchezza dei miliardari del settore tecnologico ha reso molti di loro indifferenti alla vita della gente comune — e profondamente antipatriottici»: «Se gli americani vengono maltrattati e uccisi da agenti dell’ICE senza scrupoli… beh, non è un loro problema. Se il Dipartimento di Giustizia e l’FBI sono stati completamente sovvertiti e operano come esecutori di Trump, sanno che tattiche vendicative e illegali non toccheranno mai le loro vite. Se i tagli al bilancio repubblicani decimano gli ospedali rurali e privano centinaia di migliaia di persone dell&#039;assicurazione sanitaria... beh, loro hanno i propri medici e cliniche private. Se Trump inizia una guerra mal concepita che raddoppia il prezzo del petrolio... beh, possono certamente permettersi le bollette più alte della benzina per le loro limousine e i loro yacht. E non saranno i loro figli a rintanarsi in un bunker in Medio Oriente».
La conclusione, amara, del premio Nobel: «Quindi se volete capire come questo Paese sia degenerato fino a raggiungere una situazione del genere, come sia possibile che spendiamo quasi 2 miliardi di dollari al giorno per attaccare l’Iran senza una chiara prospettiva di conclusione, mentre i bambini non hanno accesso all’assistenza sanitaria, le case di cura sono a corto di personale perché i loro dipendenti sono stati espulsi e le bollette dell’elettricità domestiche salgono alle stelle a causa dei data center, chiedetevi chi ne trae vantaggio e chi non ne risente. Questa è una guerra da miliardari, condotta a spese di tutti gli altri». ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 10:00:07 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>premio, Nobel, Krugman, spiega, perché, prezzo, del, petrolio, aumenterà, ancora, perché, questa, «guerra, dei, ricchi»</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/elezioni%20usa%20trump%203%20facebook.jpg" alt="" width="1003" height="527" loading="lazy"></p><p>«Ho sentito alcuni allarmisti avvertire che una guerra prolungata nel Golfo potrebbe portare il prezzo del petrolio a 150 dollari al barile. A me sembra una cifra troppo bassa». Col suo solito mix di rigore analitico e amara ironia, il premio Nobel per l’economia Paul Krugman ha pubblicato nelle ultime ventiquattr’ore due riflessioni su Substack riguardanti il conflitto in Medio Oriente innescato dai bombardamenti statunitensi e israeliani sull’Iran. In uno, che si chiude con il virgolettato con cui si apre questo nostro articolo, spiega perché «<a href="https://paulkrugman.substack.com/p/oil-prices-could-easily-go-much-higher">i prezzi del petrolio potrebbero facilmente salire ancora di più</a>». In sintesi, l’economista sostiene che «proprio la grande resistenza dell’economia mondiale agli shock dei prezzi del petrolio potrebbe portare a prezzi del petrolio estremamente elevati» o, per dirla in altro modo, «anche dopo il picco dei prezzi del petrolio a cui abbiamo assistito, tali prezzi non sono abbastanza alti da causare una crisi economica globale. E questo è un motivo per cui i prezzi potrebbero dover salire molto, molto di più». Kruman sottolinea che «l’aumento dei prezzi da quando sono iniziati i bombardamenti ha evidentemente rappresentato un enorme shock per Trump e compagni, che si stanno dimenando furiosamente (e in modo epico). Ma come io e molti altri abbiamo sottolineato, gli Stati Uniti e le altre principali economie dipendono dal petrolio molto meno di quanto facessero negli anni ‘70, e anche a 100 dollari al barile i prezzi del petrolio non sono abbastanza alti da provocare una crisi grave». E l’economista lo scrive all’indomani dell’uscita del presidente statunitense Donald Trump sul fatto che se il costo del greggio aumenta l’America ha l’opportunità di fare «un sacco di soldi».</p>
<p>E qui veniamo all’altra riflessione pubblicata online dal premio Nobel. Titolo e sottotitolo sono tanto sintetici quanto esaustivi. Questa, scrive Kruman, è «<a href="https://paulkrugman.substack.com/p/the-billionaires-war">La guerra dei miliardari</a>». E poi «I superricchi hanno portato Trump al potere, ma saranno gli altri a pagarne le conseguenze». La tesi da cui parte l’articolo è che «diventa ogni giorno più chiaro che chi ci ha trascinati in guerra con l’Iran non aveva e non ha la minima idea di cosa stia facendo — che si tratta di adolescenti convinti di stare giocando ai videogiochi mentre migliaia di persone muoiono e il mondo precipita verso una crisi economica». L’economista riprende <a href="https://www.nytimes.com/2026/03/10/us/politics/how-trump-miscalculated-iran-response.html">un articolo del New York Times</a> in cui si riferisce che i funzionari di Trump hanno ignorato gli avvertimenti secondo cui un attacco all’Iran avrebbe potuto compromettere le forniture mondiali di petrolio. Tra le altre cose, il Times riferisce che Trump «sia in pubblico che in privato, ha sostenuto che il petrolio venezuelano potrebbe contribuire a far fronte a eventuali shock causati dalla guerra in Iran». Ebbene, scrive il premio Nobel per l’economia ironizzando sull’infondatezza del calcolo: «Nel 2024 il Venezuela produceva 900.000 barili di petrolio al giorno; normalmente 20 milioni di barili al giorno transitano nello Stretto di Hormuz. Ma l’aritmetica ha un ben noto pregiudizio “woke”».</p>
<p>La verità, dice, è che «in mezzo a questo sanguinoso caos, una grande domanda è: chi ha portato al potere «La banda che non riusciva a ragionare»? In senso stretto, Trump è stato portato al potere da elettori poco informati — definiti da G. Elliott Morris come elettori che non sanno quale partito controlli il Congresso. Ma le basi per la presa di potere del movimento Maga erano state gettate ben prima dalla Corte suprema di Roberts e dai miliardari di destra che la Corte ha favorito». Krugman torna sulla questione dello straordinario potere acquisito da un ristretto gruppo di uomini ultra-ricchi e un grafico sui contributi elettorali, basato sulle stime di <a href="https://americansfortaxfairness.org/">Americans for Tax Fairness</a>, riguardante i contributi elettorali dati dai miliardari in percentuale rispetto al totale dei cittadini. Ebbene, se fino al 2009 erano nell’ordine di percentuali da “zero virgola” e se nel decennio tra il 2012 e il 2022 oscillava tra il 3,7% e il dato massimo dell’11,8%, nel 2024 per l’ultima elezione che ha riportato Trump alla Casa Bianca questi contributi sono stati del 16,5%.</p>
<p>Secondo il <a href="https://www.nytimes.com/2026/03/09/us/billionaires-federal-election-campaign-contributions.html">New York Times</a> questa percentuale arriverebbe addirittura al 19% e i grandi finanziatori hanno virato decisamente a destra nelle elezioni di due anni fa. L’entità della generosità riversata sui repubblicani è evidente nei dati di OpenSecrets sui 100 principali donatori nei diversi cicli elettorali. «Per ogni dollaro donato dai miliardari e dai loro familiari diretti a un candidato o a un comitato associato ai Democratici, cinque dollari sono andati ai Repubblicani. Gran parte di ciò è stato il risultato dell’azione di persone ultra-ricche del settore tecnologico, che si sono allineate alle politiche fiscali e di deregolamentazione di Trump. A più di una dozzina di miliardari sono stati assegnati ruoli nella sua amministrazione». Scrive Krugman: «C’è però una cosa che continua a lasciarmi perplesso: in larga misura, i miliardari si sono comprati un governo favorevole ai propri interessi. Trump e compagni hanno esaudito molti dei desideri della “broligarchia” tecnologica, dagli sgravi fiscali alla deregolamentazione, fino alla promozione delle criptovalute e dell'intelligenza artificiale non regolamentata. Ma perché questa totale incompetenza? I miliardari non avrebbero potuto trovare alleati politici che non gettassero il Paese in una guerra potenzialmente disastrosa e storicamente impopolare senza valutare i rischi? Ho due risposte provvisorie. Il primo è che no, non c’erano alleati competenti a disposizione. Il denaro compra molta influenza, ma per prendere effettivamente il controllo del governo degli Stati Uniti ci vuole ben più del denaro: ci vogliono politici completamente corrotti. Nel corso del suo primo mandato, Trump ha imparato che assumere persone anche solo moderatamente competenti finiva per ostacolare i suoi istinti autoritari – ad esempio, il suo ex vicepresidente Mike Pence. Trump ha quindi capito che, nella scelta dei suoi collaboratori politici, più erano incompetenti, più erano venali, più erano bigotti e più erano crudeli, meglio era».</p>
<p>La seconda risposta che dà della faccenda Krugman è che «l’enorme ricchezza dei miliardari del settore tecnologico ha reso molti di loro indifferenti alla vita della gente comune — e profondamente antipatriottici»: «Se gli americani vengono maltrattati e uccisi da agenti dell’ICE senza scrupoli… beh, non è un loro problema. Se il Dipartimento di Giustizia e l’FBI sono stati completamente sovvertiti e operano come esecutori di Trump, sanno che tattiche vendicative e illegali non toccheranno mai le loro vite. Se i tagli al bilancio repubblicani decimano gli ospedali rurali e privano centinaia di migliaia di persone dell'assicurazione sanitaria... beh, loro hanno i propri medici e cliniche private. Se Trump inizia una guerra mal concepita che raddoppia il prezzo del petrolio... beh, possono certamente permettersi le bollette più alte della benzina per le loro limousine e i loro yacht. E non saranno i loro figli a rintanarsi in un bunker in Medio Oriente».</p>
<p>La conclusione, amara, del premio Nobel: «Quindi se volete capire come questo Paese sia degenerato fino a raggiungere una situazione del genere, come sia possibile che spendiamo quasi 2 miliardi di dollari al giorno per attaccare l’Iran senza una chiara prospettiva di conclusione, mentre i bambini non hanno accesso all’assistenza sanitaria, le case di cura sono a corto di personale perché i loro dipendenti sono stati espulsi e le bollette dell’elettricità domestiche salgono alle stelle a causa dei data center, chiedetevi chi ne trae vantaggio e chi non ne risente. Questa è una guerra da miliardari, condotta a spese di tutti gli altri».</p>]]> </content:encoded>
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<title>Giustizia intergenerazionale e di genere, passi avanti in Ue mentre l’Italia è ancora al palo</title>
<link>https://www.eventi.news/giustizia-intergenerazionale-e-di-genere-passi-avanti-in-ue-mentre-litalia-e-ancora-al-palo</link>
<guid>https://www.eventi.news/giustizia-intergenerazionale-e-di-genere-passi-avanti-in-ue-mentre-litalia-e-ancora-al-palo</guid>
<description><![CDATA[ Anche se l’attenzione di tutti, compresa la nostra, è concentrata sul conflitto in Medio Oriente, scatenato dall’attacco di Israele e degli Stati Uniti contro l’Iran, la politica continua ad andare avanti sia a livello europeo sia nazionale. Ed è necessario seguirla con attenzione, perché proprio in queste settimane si prendono decisioni che possono avere effetti rilevanti sul nostro futuro.
La scorsa settimana la Commissione Europea ha approvato, come previsto, due Strategie. La prima riguarda la cosiddetta giustizia intergenerazionale, la seconda è dedicata alla riduzione delle disuguaglianze di genere che persistono non solo in Italia ma in tutta Europa. Si tratta di strategie che delineano azioni future da parte della Commissione (ad esempio, la proposta di nuove direttive) e dei Paesi membri, e incoraggiano gli Stati a promuovere politiche per migliorare, tra l’altro, l’educazione, la formazione, l’inserimento nel mercato del lavoro delle giovani e dei giovani. Tra le priorità figurano anche interventi sui temi della casa e della formazione continua, soprattutto alla luce dell’intelligenza artificiale, e misure più incisive per ridurre i divari di genere.
Sempre la scorsa settimana, a Roma, nell’auditorium di Save the Children, è stato presentato il “Future paper” (pubblicato sul sito dell’ASviS) elaborato da un gruppo di lavoro coordinato dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) insieme alla stessa Save the Children sul tema della giustizia intergenerazionale.
Dopo l’approvazione da parte del Parlamento della legge 167 del 2025, avvenuta lo scorso novembre, il Governo è ora chiamato a definire i decreti attuativi che dovranno introdurre l’obbligo di valutare le nuove leggi anche in funzione dell’impatto sociale e ambientale che esse avranno sulle generazioni giovani di oggi e su quelle future. Si tratta di un passaggio significativo che si collega alla riforma costituzionale del 2022, con cui tra i principi fondamentali della Repubblica è stata inserita la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi anche nell’interesse delle generazioni future.
La nuova legge enuncia un principio molto chiaro: “le leggi della Repubblica promuovono l’equità tra generazioni”, tenendo conto anche delle esigenze di chi verrà dopo di noi. Per evitare che vengano approvate norme in contrasto con questo principio, il Governo dovrà effettuare una Valutazione di impatto generazionale, la cosiddetta Vig, delle nuove leggi, le cui modalità dovranno essere definite attraverso i decreti attuativi. La Vig richiederà dati, modelli e metodologie adeguate, affinché la valutazione non si riduca a un semplice adempimento burocratico, ma diventi uno strumento capace di orientare davvero le politiche pubbliche, come ha sottolineato anche la ministra per le Riforme istituzionali Maria Elisabetta Alberti Casellati.
Percorsi simili basati sulla Vig sono stati avviati anche in altri Paesi europei, in linea con il Patto per il futuro e la Dichiarazione sulle future generazioni firmati dai Paesi delle Nazioni Unite nel settembre del 2024. Anche il Parlamento dovrà dotarsi di strumenti analoghi di valutazione. Per i decreti-legge, infatti, non è prevista la Vig, il che può rappresentare un grave problema in quanto essi rappresentano ormai lo strumento più utilizzato nella produzione normativa. In questo contesto il ruolo del Parlamento diventa cruciale per correggere eventuali distorsioni nelle proposte del Governo.
Insomma, si tratta di una sfida complessa ma decisiva per assumere decisioni migliori. Il documento presentato propone dieci raccomandazioni per fare della Valutazione di impatto generazionale uno strumento capace di trasformare i processi decisionali e migliorare la qualità della legislazione, orientando le politiche verso un futuro più equo e sostenibile. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 10:00:06 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/asvis_giovani.jpg" alt="" width="1360" height="907" loading="lazy"></p><p><span>Anche se l’attenzione di tutti, compresa la nostra, è concentrata sul conflitto in Medio Oriente, scatenato dall’attacco di Israele e degli Stati Uniti contro l’Iran, la politica continua ad andare avanti sia a livello europeo sia nazionale. Ed è necessario seguirla con attenzione, perché proprio in queste settimane si prendono decisioni che possono avere effetti rilevanti sul nostro futuro.</span></p>
<p><span>La scorsa settimana la Commissione Europea ha approvato, come previsto, due Strategie. La prima riguarda la cosiddetta giustizia intergenerazionale, la seconda è dedicata alla riduzione delle disuguaglianze di genere che persistono non solo in Italia ma in tutta Europa. Si tratta di strategie che delineano azioni future da parte della Commissione (ad esempio, la proposta di nuove direttive) e dei Paesi membri, e incoraggiano gli Stati a promuovere politiche per migliorare, tra l’altro, l’educazione, la formazione, l’inserimento nel mercato del lavoro delle giovani e dei giovani. Tra le priorità figurano anche interventi sui temi della casa e della formazione continua, soprattutto alla luce dell’intelligenza artificiale, e misure più incisive per ridurre i divari di genere.</span></p>
<p><span>Sempre la scorsa settimana, a Roma, nell’auditorium di Save the Children, è stato <a href="https://asvis.it/notizie-sull-alleanza/19-25280/valutare-limpatto-generazionale-delle-leggi-il-documento-asvis-save-the-children">presentato il “Future paper”</a> (<a href="https://asvis.it/public/asvis2/files/Pubblicazioni/Futuro/FuturePaperVIG.pdf">pubblicato sul sito dell’ASviS</a>) elaborato da un gruppo di lavoro coordinato dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) insieme alla stessa Save the Children sul tema della giustizia intergenerazionale.</span></p>
<p><span>Dopo l’approvazione da parte del Parlamento della legge 167 del 2025, avvenuta lo scorso novembre, il Governo è ora chiamato a definire i decreti attuativi che dovranno introdurre l’obbligo di valutare le nuove leggi anche in funzione dell’impatto sociale e ambientale che esse avranno sulle generazioni giovani di oggi e su quelle future. Si tratta di un passaggio significativo che si collega alla riforma costituzionale del 2022, con cui tra i principi fondamentali della Repubblica è stata inserita la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi anche nell’interesse delle generazioni future.</span></p>
<p><span>La nuova legge enuncia un principio molto chiaro: “le leggi della Repubblica promuovono l’equità tra generazioni”, tenendo conto anche delle esigenze di chi verrà dopo di noi. Per evitare che vengano approvate norme in contrasto con questo principio, il Governo dovrà effettuare una Valutazione di impatto generazionale, la cosiddetta Vig, delle nuove leggi, le cui modalità dovranno essere definite attraverso i decreti attuativi. La Vig richiederà dati, modelli e metodologie adeguate, affinché la valutazione non si riduca a un semplice adempimento burocratico, ma diventi uno strumento capace di orientare davvero le politiche pubbliche, come ha sottolineato anche la ministra per le Riforme istituzionali Maria Elisabetta Alberti Casellati.</span></p>
<p><span>Percorsi simili basati sulla Vig sono stati avviati anche in altri Paesi europei, in linea con il Patto per il futuro e la Dichiarazione sulle future generazioni firmati dai Paesi delle Nazioni Unite nel settembre del 2024. Anche il Parlamento dovrà dotarsi di strumenti analoghi di valutazione. Per i decreti-legge, infatti, non è prevista la Vig, il che può rappresentare un grave problema in quanto essi rappresentano ormai lo strumento più utilizzato nella produzione normativa. In questo contesto il ruolo del Parlamento diventa cruciale per correggere eventuali distorsioni nelle proposte del Governo.</span></p>
<p><span>Insomma, si tratta di una sfida complessa ma decisiva per assumere decisioni migliori. Il documento presentato propone dieci raccomandazioni per fare della Valutazione di impatto generazionale uno strumento capace di trasformare i processi decisionali e migliorare la qualità della legislazione, orientando le politiche verso un futuro più equo e sostenibile.</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Nave gasiera russa, alert Wwf: «Adottare subito misure preventive per contenere eventuali sversamenti»</title>
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<description><![CDATA[ Sono passate alcune ore da quando il nostro giornale ha segnalato la «guerra ecologica alle porte di casa», ovvero la presenza nel Canale di Sicilia del relitto della Arctic Metagaz, la nave gasiera russa colpita da droni il 3 e 4 marzo e adesso alla deriva a circa 26 miglia da Linosa. E ora si viene a sapere che alla questione è stata dedicata una riunione a Palazzo Chigi nel corso della quale il governo ha assicurato a Malta la «condivisione del monitoraggio avviato fin dal primo momento» e «confermato la propria disponibilità a svolgere attività di supporto, in attesa delle determinazioni delle autorità maltesi, con le quali rimane in costante contatto». Nulla però viene fatto sapere da Palazzo Chigi circa una qualche strategia per far fronte ai rischi che incombono sulle acque del Canale di Sicilia. Già, perché soprattutto, ora, alla questione dedica un alert specifico il Wwf, sottolineando che una potenziale fuoriuscita di materiale dal relitto potrebbe causare incendi, nubi criogeniche letali per fauna marina, e inquinamento ampio e duraturo delle acque e dell’atmosfera: «L’area interessata è di eccezionale valore ecologico, con ecosistemi profondi fragili e una biodiversità tra le più elevate del bacino mediterraneo. Ospita, tra gli altri, quasi tutte le specie marine protette del Mediterraneo, sia pelagiche che bentoniche, ed è attraversata da grandi predatori pelagici come il tonno rosso e il pescespada».
L’imbarcazione, priva di equipaggio e fuori controllo, trasporta un carico estremamente pericoloso di circa 900 tonnellate di gasolio e oltre 60.000 tonnellate di gas naturale liquefatto (Gnl). E il Wwf segnala che «il rischio ambientale è quindi elevatissimo e potenzialmente irreversibile, con serie ricadute anche sulle economie delle isole Pelagie, basate su pesca e turismo». Quella a cui stiamo assistendo, sottolinea inoltre l’associazione ambientalista, «è l’ennesima prova della pericolosità del continuare a dipendere energeticamente dalle fonti fossili le cui emissioni hanno un impatto decisivo sulla crisi climatica, che hanno conseguenze gravissime sull’ambiente durante tutto il loro ciclo di vita e che in caso di incidenti puntuali comportano rischi elevatissimi sui territori interessati». Aggiunge il Panda che «Viene anche da chiedersi cosa ci facesse una metaniera russa nel Canale di Sicilia, visto il blocco delle forniture derivante dall’embargo, valido per i Paesi dell’Unione europea».
 Le richieste che il Wwf avanza alle autorità competenti sono varie, ma essenzialmente riguardano la necessità di rafforzare immediatamente il monitoraggio e la vigilanza nell’area, garantendo una presenza adeguata dei mezzi preposti alla sicurezza e alla prevenzione dell’inquinamento, di attivare un coordinamento internazionale efficace, coinvolgendo Italia, Malta e gli organismi competenti, per assicurare una gestione condivisa dell’emergenza, di adottare misure preventive per contenere eventuali sversamenti, assicurandosi che strumenti e risorse siano pronti per intervenire rapidamente in caso di peggioramento. Il Panda chiede alle autorità competenti anche di valutare con urgenza i rischi per gli ecosistemi marini più vulnerabili, garantendo la massima attenzione alle aree di maggiore pregio naturalistico, di garantire trasparenza e comunicazione costante verso cittadini, comunità locali e organizzazioni ambientaliste e di rafforzare il quadro normativo e i controlli sul traffico marittimo, soprattutto per le navi ad alto rischio che transitano nel Mediterraneo, al fine di prevenire futuri incidenti.
Il Wwf fa sapere che è disponibile a collaborare con le autorità per fornire supporto tecnico-scientifico e contribuire alla tutela di un’area marina di valore eccezionale, oggi seriamente minacciata, e richiama il quadro normativo internazionale ed europeo per la prevenzione e la gestione dell’inquinamento marino, in particolare la Convenzione di Barcellona (Unep/Map) e i relativi protocolli, nonché le attività di Rempec per la risposta agli incidenti marittimi. A livello globale, ricorda il Panda, si applicano le convenzioni dell’Imo, tra cui Marpol, mentre nell’Unione europea rilevano la Direttiva quadro sulla strategia marina e la Direttiva sul monitoraggio del traffico navale. Tali strumenti rafforzano l’obbligo degli Stati costieri di cooperare e intervenire tempestivamente per prevenire gravi danni agli ecosistemi del Mediterraneo.
«Quanto sta avvenendo in queste ore nel Canale di Sicilia desta la massima preoccupazione. Gli eventi che stiamo osservando ci ricordano, ancora una volta, quanto sia urgente e indispensabile rafforzare il nostro impegno per la tutela dei mari, sia a livello nazionale che nel quadro della cooperazione internazionale», dichiara Giulia Prato, responsabile Programma mare del Wwf Italia. «Il Mar Mediterraneo è già sottoposto a forti pressioni dovute alle attività umane e al cambiamento climatico. Eventi come questo mettono in luce l’urgenza di rafforzare le misure di tutela, i controlli sulla navigazione e i meccanismi di risposta rapida, per proteggere i fragili ecosistemi del nostro mare», spiega Giuseppe di Carlo, direttore e ceo di Wwf Mediterranean Marine Initiative. «È fondamentale garantire un’immediata coordinazione tra le autorità competenti e un rapido dispiegamento delle misure di prevenzione e risposta, per scongiurare un disastro ambientale che rischierebbe di colpire non solo la biodiversità marina, ma anche le comunità costiere e le attività di pesca dell’area».  ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 10:00:05 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Nave, gasiera, russa, alert, Wwf:, «Adottare, subito, misure, preventive, per, contenere, eventuali, sversamenti»</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/relitto_Arctic_Metagaz.jpeg" alt=""></p><p>Sono passate alcune ore da quando il nostro giornale ha segnalato la «<a href="https://www.greenreport.it/news/inquinamenti-e-disinquinamenti/60666-guerra-ecologica-alle-porte-di-casa-il-relitto-della-arctic-metagaz-alla-deriva-nel-canale-di-sicilia?_gl=1*lx1j2c*_up*MQ..*_ga*MTMxMTc1MjMzMC4xNzczNDAwNzIz*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzM0MTM2NDAkbzQkZzEkdDE3NzM0MTU2MDMkajQyJGwwJGg5MTc3ODIyMjQ.">guerra ecologica alle porte di casa</a>», ovvero la presenza nel Canale di Sicilia del relitto della Arctic Metagaz, la nave gasiera russa colpita da droni il 3 e 4 marzo e adesso alla deriva a circa 26 miglia da Linosa. E ora si viene a sapere che alla questione è stata dedicata <a href="https://www.greenreport.it/i%20%C3%A8%20svolta%20a%20Palazzo%20Chigi%20una%20riunione%20presieduta%20dal%20Presidente%20del%20Consiglio,%20Giorgia%20Meloni,%20alla%20quale%20hanno%20partecipato%20il%20ministro%20degli%20Affari%20esteri%20e%20della%20Cooperazione%20internazionale%20Antonio%20Tajani,%20il%20ministro%20della%20Difesa%20Guido%20Crosetto,%20il%20ministro%20dell%E2%80%99Ambiente%20e%20della%20Sicurezza%20energetica%20Gilberto%20Pichetto%20Fratin%20e%20il%20ministro%20per%20la%20Protezione%20civile%20e%20le%20Politiche%20del%20mare%20Nello%20Musumeci,%20oltre%20al%20sottosegretario%20alla%20Presidenza%20del%20Consiglio%20Alfredo%20Mantovano%20e%20al%20capo%20del%20Dipartimento%20della%20Protezione%20civile%20Fabio%20Ciciliano.">una riunione a Palazzo Chigi</a> nel corso della quale il governo ha assicurato a Malta la «condivisione del monitoraggio avviato fin dal primo momento» e «confermato la propria disponibilità a svolgere attività di supporto, in attesa delle determinazioni delle autorità maltesi, con le quali rimane in costante contatto». Nulla però viene fatto sapere da Palazzo Chigi circa una qualche strategia per far fronte ai rischi che incombono sulle acque del Canale di Sicilia. Già, perché soprattutto, ora, alla questione dedica un alert specifico il Wwf, sottolineando che una potenziale fuoriuscita di materiale dal relitto potrebbe causare incendi, nubi criogeniche letali per fauna marina, e inquinamento ampio e duraturo delle acque e dell’atmosfera: «L’area interessata è di eccezionale valore ecologico, con ecosistemi profondi fragili e una biodiversità tra le più elevate del bacino mediterraneo. Ospita, tra gli altri, quasi tutte le specie marine protette del Mediterraneo, sia pelagiche che bentoniche, ed è attraversata da grandi predatori pelagici come il tonno rosso e il pescespada».</p>
<p>L’imbarcazione, priva di equipaggio e fuori controllo, trasporta un carico estremamente pericoloso di circa 900 tonnellate di gasolio e oltre 60.000 tonnellate di gas naturale liquefatto (Gnl). E il Wwf segnala che «il rischio ambientale è quindi elevatissimo e potenzialmente irreversibile, con serie ricadute anche sulle economie delle isole Pelagie, basate su pesca e turismo». Quella a cui stiamo assistendo, sottolinea inoltre l’associazione ambientalista, «è l’ennesima prova della pericolosità del continuare a dipendere energeticamente dalle fonti fossili le cui emissioni hanno un impatto decisivo sulla crisi climatica, che hanno conseguenze gravissime sull’ambiente durante tutto il loro ciclo di vita e che in caso di incidenti puntuali comportano rischi elevatissimi sui territori interessati». Aggiunge il Panda che «Viene anche da chiedersi cosa ci facesse una metaniera russa nel Canale di Sicilia, visto il blocco delle forniture derivante dall’embargo, valido per i Paesi dell’Unione europea».</p>
<p> Le richieste che il Wwf avanza alle autorità competenti sono varie, ma essenzialmente riguardano la necessità di rafforzare immediatamente il monitoraggio e la vigilanza nell’area, garantendo una presenza adeguata dei mezzi preposti alla sicurezza e alla prevenzione dell’inquinamento, di attivare un coordinamento internazionale efficace, coinvolgendo Italia, Malta e gli organismi competenti, per assicurare una gestione condivisa dell’emergenza, di adottare misure preventive per contenere eventuali sversamenti, assicurandosi che strumenti e risorse siano pronti per intervenire rapidamente in caso di peggioramento. Il Panda chiede alle autorità competenti anche di valutare con urgenza i rischi per gli ecosistemi marini più vulnerabili, garantendo la massima attenzione alle aree di maggiore pregio naturalistico, di garantire trasparenza e comunicazione costante verso cittadini, comunità locali e organizzazioni ambientaliste e di rafforzare il quadro normativo e i controlli sul traffico marittimo, soprattutto per le navi ad alto rischio che transitano nel Mediterraneo, al fine di prevenire futuri incidenti.</p>
<p>Il Wwf fa sapere che è disponibile a collaborare con le autorità per fornire supporto tecnico-scientifico e contribuire alla tutela di un’area marina di valore eccezionale, oggi seriamente minacciata, e richiama il quadro normativo internazionale ed europeo per la prevenzione e la gestione dell’inquinamento marino, in particolare la <a href="https://www.unep.org/unepmap/who-we-are/barcelona-convention-and-protocols">Convenzione di Barcellona (Unep/Map)</a> e i relativi protocolli, nonché <a href="https://www.rempec.org/en">le attività di Rempec</a> per la risposta agli incidenti marittimi. A livello globale, ricorda il Panda, si applicano le convenzioni dell’Imo, <a href="https://www.rina.org/it/marpol">tra cui Marpol</a>, mentre nell’Unione europea rilevano la Direttiva quadro sulla strategia marina e la Direttiva sul monitoraggio del traffico navale. Tali strumenti rafforzano l’obbligo degli Stati costieri di cooperare e intervenire tempestivamente per prevenire gravi danni agli ecosistemi del Mediterraneo.</p>
<p>«Quanto sta avvenendo in queste ore nel Canale di Sicilia desta la massima preoccupazione. Gli eventi che stiamo osservando ci ricordano, ancora una volta, quanto sia urgente e indispensabile rafforzare il nostro impegno per la tutela dei mari, sia a livello nazionale che nel quadro della cooperazione internazionale», dichiara Giulia Prato, responsabile Programma mare del Wwf Italia. «Il Mar Mediterraneo è già sottoposto a forti pressioni dovute alle attività umane e al cambiamento climatico. Eventi come questo mettono in luce l’urgenza di rafforzare le misure di tutela, i controlli sulla navigazione e i meccanismi di risposta rapida, per proteggere i fragili ecosistemi del nostro mare», spiega Giuseppe di Carlo, direttore e ceo di Wwf Mediterranean Marine Initiative. «È fondamentale garantire un’immediata coordinazione tra le autorità competenti e un rapido dispiegamento delle misure di prevenzione e risposta, per scongiurare un disastro ambientale che rischierebbe di colpire non solo la biodiversità marina, ma anche le comunità costiere e le attività di pesca dell’area». </p>]]> </content:encoded>
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<title>Quanto incide davvero la CO2 sulle bollette? Per le famiglie italiane l’Ets pesa solo il 3%</title>
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<description><![CDATA[ In un documento informale firmato da otto Stati membri – Danimarca, Paesi Bassi, Svezia, Finlandia, Spagna, Portogallo, Slovenia e Lussemburgo – c’è l’altro volto della battaglia europea sull’Eu Ets, il mercato delle emissioni di CO2 che da 21 anni rappresenta un pilastro delle politiche di decarbonizzazione e di innovazione tecnologica europee. Se l’Italia lo attacca, in cerca di un capro espiatorio per gli alti costi dell’elettricità dipendenti in realtà dal gas fossile. E non solo per fini ambientalisti.
«Apportare modifiche fondamentali, mettere in discussione lo strumento stesso o sospenderlo rappresenterebbe – spiegano gli 8 Paesi – un passo indietro molto preoccupante, non solo in termini di ambizione climatica, ma anche perché indebolirebbe i segnali del prezzo del carbonio che sostengono gli investimenti e la stabilità del mercato».
Come stanno le cose? Il funzionamento dell’Ets è semplice, e si basa sul principio del “cap and trade”. Annualmente viene fissato un tetto che stabilisce la quantità massima che può essere emessa dagli impianti che rientrano nel sistema, ed entro questo limite le imprese possono acquistare o vendere quote in base alle loro esigenze. Una quota dà al suo titolare il diritto di emettere una tonnellata di CO2: le imprese che non ricevono quote di emissione a titolo gratuito o per le quali le quote ricevute non sono sufficienti a coprire le emissioni prodotte, devono acquistare le quote di emissione all’asta. Viceversa, chi ha quote di emissioni in eccesso rispetto alle emissioni prodotte, può venderle, stimolando l’innovazione e la competitività. Oggi tutti i proventi derivanti dalla vendita all’asta dovrebbero essere spesi sulla transizione ecologica (dagli investimenti sulle rinnovabili alla mobilità pubblica all’adattamento dei territori), sull’innovazione tecnologica (che possa anche ridurre le emissioni), sul sostegno finanziario per le famiglie a reddito medio-basso. Il problema è che lo Stato italiano non sta giocando secondo le regole, come mostra una recente analisi del think tank climatico Ecco: tra il 2012 e il 2024 le aste hanno generato proventi per l’Italia da 15,6 miliardi di euro, ma solo il 9% di questi fondi è stato destinato a finalità previste dalla direttiva europea, mentre la maggioranza viene destinata al fondo di ammortamento dei titoli di Stato.
Dal punto di vista economico, l’Eu Ets è peraltro molto efficiente. «So che c’è molto dibattito», sull’Ets, ha commentato nel merito la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen: «L&#039;Ets porta chiari benefici. Dalla sua introduzione nel 2005, le emissioni sono diminuite del 39%, mentre l&#039;economia nei settori coperti dall&#039;Ets è cresciuta del 71%. Questo dimostra che decarbonizzazione e competitività possono andare di pari passo, e i ricavi dell&#039;Ets sono stati generati per oltre 260 miliardi di euro dal 2005».
Come nota l’economista ambientale Massimiliano Mazzanti, sul mercato della CO2 non si sono registrati gli stessi shock avvertiti in questi giorni per i combustibili fossili: nell’ultimo mese il prezzo per emettere una tonnellata di anidride carbonica è cresciuto dell’1,91% rispetto all’anno scorso, mentre a partire dal 28 febbraio, il prezzo del gas sul mercato europeo di riferimento (Ttf) è passato da 31 €/MWh a 45 €/MWh (+50%). L’analisi Ember mostra che agli attuali prezzi del gas il costo del carbonio costituisce al massimo circa il 10% della bolletta elettrica media delle famiglie dell&#039;Ue, meno dell&#039;aliquota media dell&#039;Iva (18%).
In vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo, da cui si attendono possibili modifiche all’Ets ma nessuno stravolgimento, la presidente Giorgia Meloni continua a ripetere che «piaccia o no, in molte Nazioni europee una parte rilevante del costo dell’energia è legato, direttamente o indirettamente, al sistema europeo di tassazione del carbonio, il cosiddetto Ets».
Ma qual è il vero impatto del costo della CO2 sulla bolletta elettrica? Secondo i dati della Banca centrale europea messi in fila dal think tank climatico Ecco, l’Ets pesa solo per il 6,8% sul prezzo dell’elettricità per le industrie energivore e circa il 3% sulle bollette delle famiglie italiane. Inoltre, la quota dell’Ets sul prezzo dell’Italia è inferiore a Germania (9,5%) e Paesi Bassi (8,5%), e paragonabile alla Spagna (6,5%). A confronto, dall’inizio del 2026 il costo del gas fossile ha determinato il prezzo all’ingrosso dell’elettricità (che non è l’unica, ma la principale voce in bolletta) per l’89% delle ore. 
«Il Governo – argomentano da Ecco – dispone già di risorse significative che potrebbero essere utilizzate per contenere nell’immediato il costo dell’energia. Tra queste il gettito Ets (circa 4 miliardi l’anno), il maggiore gettito Iva legato all’aumento dei prezzi del gas (4,3 miliardi) e i dividendi delle imprese energetiche partecipate dallo Stato (2,4 miliardi). Nel complesso si tratta di circa 10 miliardi di euro, che potrebbero essere utilizzati per ridurre rapidamente gli oneri di sistema presenti nelle bollette elettriche, che incidono per circa il 10% sulle utenze domestiche e per il 20% sulle piccole e medie imprese». ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 10:00:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Quanto, incide, davvero, CO2, sulle, bollette, Per, famiglie, italiane, l’Ets, pesa, solo</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.greenreport.it/images/news/fondo%20sociale%20clima%20enea%20emissioni%20co2%20disuguaglianza%20ricchezza.png" alt="" width="1024" height="576" loading="lazy"></p><p><span>In un <a href="https://valtioneuvosto.fi/en/-/1410903/minister-multala-strong-eu-emissions-trading-system-secures-investments-and-competitiveness">documento informale</a> firmato da otto Stati membri – Danimarca, Paesi Bassi, Svezia, Finlandia, Spagna, Portogallo, Slovenia e Lussemburgo – c’è l’altro volto della battaglia europea sull’Eu Ets, il mercato delle emissioni di CO2 che da 21 anni rappresenta <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60343-in-difesa-dellets-150-scienziati-e-2-premi-nobel-contro-le-proposte-del-governo-meloni?_gl=1*1k86smo*_up*MQ..*_ga*MTYyNjg1NDUzNy4xNzcyNDY0MTg4*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzI0NjQxODgkbzEkZzAkdDE3NzI0NjQxODgkajYwJGwwJGg0MjUwMTI3OTk.">un pilastro</a> delle politiche di decarbonizzazione e di innovazione tecnologica europee. Se l’Italia lo attacca, in cerca di un capro espiatorio per gli alti costi dell’elettricità <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60681-il-costo-della-guerra-arriva-in-bolletta-attraverso-il-gas-litalia-e-tra-i-paesi-piu-esposti-deuropa?_gl=1*85lbfa*_up*MQ..*_ga*MTE4NTEzMTM4LjE3NzM0MTQxODk.*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzM0MTQxODgkbzEkZzEkdDE3NzM0MTU0MTkkajYwJGwwJGgxNzQ5NDg2NzY.">dipendenti in realtà</a> dal gas fossile. E non solo per fini ambientalisti.</span></p>
<p><span>«Apportare modifiche fondamentali, mettere in discussione lo strumento stesso o sospenderlo rappresenterebbe – spiegano gli 8 Paesi – un passo indietro molto preoccupante, non solo in termini di ambizione climatica, ma anche perché indebolirebbe i segnali del prezzo del carbonio che sostengono gli investimenti e la stabilità del mercato».</span></p>
<p><span>Come stanno le cose? Il funzionamento dell’Ets è semplice, e si basa sul principio del “<em><a href="https://www.isprambiente.gov.it/it/servizi/registro-italiano-emission-trading/aspetti-generali/emission-trading-europeo-1">cap and trade</a></em>”. Annualmente viene fissato un tetto che stabilisce la quantità massima che può essere emessa dagli impianti che rientrano nel sistema, ed entro questo limite le imprese possono acquistare o vendere quote in base alle loro esigenze. Una quota dà al suo titolare il diritto di emettere una tonnellata di CO2: le imprese che non ricevono quote di emissione a titolo gratuito o per le quali le quote ricevute non sono sufficienti a coprire le emissioni prodotte, devono acquistare le quote di emissione all’asta. Viceversa, chi ha quote di emissioni in eccesso rispetto alle emissioni prodotte, può venderle, stimolando l’innovazione e la competitività. <a href="https://eccoclimate.org/it/aste-eu-ets-in-italia-trasparenza-e-tracciabilita-dei-ricavi/">Oggi</a> tutti i proventi derivanti dalla vendita all’asta dovrebbero essere spesi sulla transizione ecologica (dagli investimenti sulle rinnovabili alla mobilità pubblica all’adattamento dei territori), sull’innovazione tecnologica (che possa anche ridurre le emissioni), sul sostegno finanziario per le famiglie a reddito medio-basso. Il problema è che lo Stato italiano non sta giocando secondo le regole, come mostra <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/5603-ecco-come-litalia-non-sta-usando-i-fondi-provenienti-dal-mercato-europeo-della-co2">una recente analisi</a> del think tank climatico Ecco: tra il 2012 e il 2024 le aste hanno generato proventi per l’Italia da 15,6 miliardi di euro, ma solo il 9% di questi fondi è stato destinato a finalità previste dalla direttiva europea, mentre la maggioranza viene destinata al fondo di ammortamento dei titoli di Stato.</span></p>
<p><span>Dal punto di vista economico, l’Eu Ets è peraltro molto efficiente. «So che c’è molto dibattito», sull’Ets, ha <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/speech_26_382">commentato nel merito</a> la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen: «L'Ets porta chiari benefici. Dalla sua introduzione nel 2005, le emissioni sono diminuite del 39%, mentre l'economia nei settori coperti dall'Ets è cresciuta del 71%. Questo dimostra che decarbonizzazione e competitività possono andare di pari passo, e i ricavi dell'Ets sono stati generati per oltre 260 miliardi di euro dal 2005».</span></p>
<p><span>Come <a href="https://www.linkedin.com/posts/massimiliano-mazzanti-b40bb543_eu-carbon-permits-rose-to-7195-eur-on-march-share-7437830372400316416-HJJg/">nota</a> l’economista ambientale Massimiliano Mazzanti, sul mercato della CO2 non si sono registrati gli stessi shock avvertiti in questi giorni per i combustibili fossili: nell’ultimo mese il prezzo per emettere una tonnellata di anidride carbonica è cresciuto dell’1,91% rispetto all’anno scorso, mentre a partire dal 28 febbraio, il prezzo del gas sul mercato europeo di riferimento (Ttf) <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60681-il-costo-della-guerra-arriva-in-bolletta-attraverso-il-gas-litalia-e-tra-i-paesi-piu-esposti-deuropa?_gl=1*72c4gu*_up*MQ..*_ga*MTE4NTEzMTM4LjE3NzM0MTQxODk.*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzM0MTQxODgkbzEkZzEkdDE3NzM0MTU0MTkkajYwJGwwJGgxNzQ5NDg2NzY.">è passato</a> da 31 €/MWh a 45 €/MWh (+50%). L’analisi Ember mostra che agli attuali prezzi del gas il costo del carbonio costituisce al massimo circa il 10% della bolletta elettrica media delle famiglie dell'Ue, meno dell'aliquota media dell'Iva (18%).</span></p>
<p><span>In vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo, da cui si attendono possibili modifiche all’Ets ma nessuno stravolgimento, la presidente Giorgia Meloni <a href="https://www.governo.it/it/articolo/consiglio-europeo-del-19-e-20-marzo-e-crisi-medio-oriente-le-comunicazioni-del-presidente-0">continua a ripetere</a> che «piaccia o no, in molte Nazioni europee una parte rilevante del costo dell’energia è legato, direttamente o indirettamente, al sistema europeo di tassazione del carbonio, il cosiddetto Ets».</span></p>
<p><span>Ma qual è il vero impatto del costo della CO2 sulla bolletta elettrica? Secondo i dati della <a href="https://www.ecb.europa.eu/press/economic-bulletin/focus/2026/html/ecb.ebbox202601_02~a552b71378.de.html">Banca centrale europea</a> messi in fila dal think tank climatico <a href="https://eccoclimate.org/it/la-vera-causa-del-caro-bollette-e-il-gas-sospendere-ets-rallenta-la-soluzione/">Ecco</a>, l’Ets pesa solo per il 6,8% sul prezzo dell’elettricità per le industrie energivore e circa il 3% sulle bollette delle famiglie italiane. Inoltre, la quota dell’Ets sul prezzo dell’Italia è inferiore a Germania (9,5%) e Paesi Bassi (8,5%), e paragonabile alla Spagna (6,5%). A confronto, dall’inizio del 2026 il costo del gas fossile ha determinato il prezzo all’ingrosso dell’elettricità (che <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60187-la-ricetta-della-bce-per-abbassare-le-bollette-e-lopposto-del-decreto-energia-del-governo-meloni">non è l’unica, ma la principale</a> voce in bolletta) per <a href="https://www.greenreport.it/news/nuove-energie/60681-il-costo-della-guerra-arriva-in-bolletta-attraverso-il-gas-litalia-e-tra-i-paesi-piu-esposti-deuropa?_gl=1*1ymuf8j*_up*MQ..*_ga*MTE4NTEzMTM4LjE3NzM0MTQxODk.*_ga_CYDY0D236Q*czE3NzM0MTc5NzMkbzIkZzEkdDE3NzM0MTgyNTYkajYwJGwwJGg2NDc4NzU2NQ..">l’89% delle ore</a>. </span></p>
<p><span>«Il Governo – argomentano da Ecco – dispone già di risorse significative che potrebbero essere utilizzate per contenere nell’immediato il costo dell’energia. Tra queste il gettito Ets (circa 4 miliardi l’anno), il maggiore gettito Iva legato all’aumento dei prezzi del gas (4,3 miliardi) e i dividendi delle imprese energetiche partecipate dallo Stato (2,4 miliardi). Nel complesso si tratta di circa 10 miliardi di euro, che potrebbero essere utilizzati per ridurre rapidamente gli oneri di sistema presenti nelle bollette elettriche, che incidono per circa il 10% sulle utenze domestiche e per il 20% sulle piccole e medie imprese».</span></p>]]> </content:encoded>
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<title>Ferentino: restaurato il Testamento di Aulo Quintilio Prisco</title>
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<description><![CDATA[ FERENTINO (FROSINONE) CELEBRA UN NUOVO CAPITOLO DELLA SUA STORIA CON L’INAUGURAZIONE DEL TESTAMENTO DI AULO QUINTILIO PRISCO, RECENTEMENTE RESTAURATO E LA VISITA AL MUSEO ARCHEOLOGICO E AL TEATRO ROMANO. L’evento costituisce un momento significativo per la valorizzazione del patrimonio archeologico del territorio e si inserisce nel percorso culturale del progetto Hernica Saxa, candidata a Capitale […]
L&#039;articolo Ferentino: restaurato il Testamento di Aulo Quintilio Prisco proviene da Il Giornale dell&#039;Ambiente. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 09:00:09 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>FERENTINO (FROSINONE) CELEBRA UN NUOVO CAPITOLO DELLA SUA STORIA CON L’INAUGURAZIONE DEL TESTAMENTO DI AULO QUINTILIO PRISCO, RECENTEMENTE RESTAURATO E LA VISITA AL MUSEO ARCHEOLOGICO E AL TEATRO ROMANO. L’evento costituisce un momento significativo per la valorizzazione del patrimonio archeologico del territorio e si inserisce nel percorso culturale del progetto Hernica Saxa, candidata a Capitale […]</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilgiornaledellambiente.it/ferentino-restaurato-il-testamento-di-aulo-quintilio-prisco/">Ferentino: restaurato il Testamento di Aulo Quintilio Prisco</a> proviene da <a href="https://ilgiornaledellambiente.it/">Il Giornale dell'Ambiente</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Riduzione impatto ambientale: risparmiamo cambiando gli ingredienti</title>
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<description><![CDATA[ DAI NUMERI SHOCK DI UNO STUDIO SULLA PRODUZIONE DEL SETTORE DOLCIARIO, EVIDENZIAMO: COME UNA PASTICCERIA CHE PRODUCE CORNETTI TRADIZIONALI PRODUCE BEN 30 TONNELLATE DI CO2 L’ANNO Il valore della produzione vegana sull’impatto ambientale Mentre con una produzione vegana l’impatto si ridurrebbe del 57%, facendo emergere così i benefici del ridotto impatto ambientale. Se pensiamo, per esempio, alla […]
L&#039;articolo Riduzione impatto ambientale: risparmiamo cambiando gli ingredienti proviene da Il Giornale dell&#039;Ambiente. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 09:00:09 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<p>L'articolo <a href="https://ilgiornaledellambiente.it/riduzione-impatto-ambientale-risparmiamo-cambiando-gli-ingredienti/">Riduzione impatto ambientale: risparmiamo cambiando gli ingredienti</a> proviene da <a href="https://ilgiornaledellambiente.it/">Il Giornale dell'Ambiente</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Donne e mobilità: ripensare i trasporti in chiave di parità</title>
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<description><![CDATA[ LA MOBILITÀ NON RIGUARDA SOLO SPOSTAMENTI E INFRASTRUTTURE MA OPPORTUNITÀ, SICUREZZA, LAVORO E QUALITÀ DELLA VITA. RIPENSARE IL SISTEMA DEI TRASPORTI IN UN’OTTICA INCLUSIVA SIGNIFICA COSTRUIRE CITTÀ PIÙ GIUSTE, ACCESSIBILI E CAPACI DI RISPONDERE AI BISOGNI REALI DI TUTTE E TUTTI La mobilità non è neutra La mobilità non è un fatto puramente tecnico. I […]
L&#039;articolo Donne e mobilità: ripensare i trasporti in chiave di parità proviene da Il Giornale dell&#039;Ambiente. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 09:00:09 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Donne, e mobilità:, ripensare, trasporti, chiave, parità</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>LA MOBILITÀ NON RIGUARDA SOLO SPOSTAMENTI E INFRASTRUTTURE MA OPPORTUNITÀ, SICUREZZA, LAVORO E QUALITÀ DELLA VITA. RIPENSARE IL SISTEMA DEI TRASPORTI IN UN’OTTICA INCLUSIVA SIGNIFICA COSTRUIRE CITTÀ PIÙ GIUSTE, ACCESSIBILI E CAPACI DI RISPONDERE AI BISOGNI REALI DI TUTTE E TUTTI La mobilità non è neutra La mobilità non è un fatto puramente tecnico. I […]</p>
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<title>Wizz Air e Torino Airport: 8 rotte e 1 milione di posti disponibili nel 2026</title>
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<description><![CDATA[ L’avvio di queste nuove rotte conferma l&#039;impegno di Wizz Air nel mercato italiano, dove opera con una flotta di Airbus A321neo di ultima generazione che offrono consumi ridotti e maggiore efficienza 
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 09:00:08 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Wizz, Air, Torino, Airport:, rotte, milione, posti, disponibili, nel, 2026</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>L’avvio di queste nuove rotte conferma l'impegno di Wizz Air nel mercato italiano, dove opera con una flotta di Airbus A321neo di ultima generazione che offrono consumi ridotti e maggiore efficienza </p>
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<title>Conflitto in Iran, rincari anche per fertilizzanti e generi alimentari</title>
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<description><![CDATA[ La chiusura dello Stretto di Hormuz incide sul prezzo dei fertilizzanti, determinando costi maggiori per le imprese agricole.
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 09:00:07 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Conflitto, Iran, rincari, anche, per, fertilizzanti, generi, alimentari</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>La chiusura dello Stretto di Hormuz incide sul prezzo dei fertilizzanti, determinando costi maggiori per le imprese agricole.</p>
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<title>Trump fa causa alla California sulle auto elettriche</title>
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<description><![CDATA[ Trump avvia una causa contro la California per bloccare le norme su auto elettriche ed emissioni. Lo Stato difende gli standard ambientali e respinge le accuse dell’amministrazione federale
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 09:00:07 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Trump avvia una causa contro la California per bloccare le norme su auto elettriche ed emissioni. Lo Stato difende gli standard ambientali e respinge le accuse dell’amministrazione federale</p>
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<title>Piemonte: bando fotovoltaico ed efficienza per gli impianti sportivi</title>
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<description><![CDATA[ Focus sugli edifici, strutture e impianti pubblici destinati ad attività sportive. La regione offre contributi in conto capitale per coprire fino al 70% delle spese ammissibili per interventi di efficientamento o installazione degli impianti rinnovabili
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 09:00:06 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Piemonte:, bando, fotovoltaico, efficienza, per, gli, impianti, sportivi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Focus sugli edifici, strutture e impianti pubblici destinati ad attività sportive. La regione offre contributi in conto capitale per coprire fino al 70% delle spese ammissibili per interventi di efficientamento o installazione degli impianti rinnovabili</p>
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<title>Brent vicino a 120 $ e 8 mln di barili al giorno di offerta persi: il nuovo shock petrolifero globale</title>
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<description><![CDATA[ Il rapporto mensile dell’Agenzia Internazionale dell’Energia prova a calcolare gli effetti della guerra in Iran su produzione, domanda e prezzi del petrolio.
L&#039;articolo Brent vicino a 120 $ e 8 mln di barili al giorno di offerta persi: il nuovo shock petrolifero globale proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 09:00:05 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Brent, vicino, 120, mln, barili, giorno, offerta, persi:, nuovo, shock, petrolifero, globale</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il rapporto mensile dell’Agenzia Internazionale dell’Energia prova a calcolare gli effetti della guerra in Iran su produzione, domanda e prezzi del petrolio.</p>
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<title>Porti soffocati dai fumi dei traghetti: le città più inquinate in Italia</title>
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<description><![CDATA[ In Europa poco più di 1.000 traghetti emettono una quantità di CO₂ superiore a quella di 6,6 milioni di auto
L&#039;articolo Porti soffocati dai fumi dei traghetti: le città più inquinate in Italia proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 09:00:05 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Porti, soffocati, dai, fumi, dei, traghetti:, città, più, inquinate, Italia</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>In Europa poco più di 1.000 traghetti emettono una quantità di CO₂ superiore a quella di 6,6 milioni di auto</p>
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<title>Anche l’Emilia&#45;Romagna approva il PdL Aree Idonee</title>
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<description><![CDATA[ Con delibera del 9 marzo la Giunta ha approvato progetto di legge sull’individuazione delle aree idonee trasmettendo il testo all&#039;assemblea legislativa
L&#039;articolo Anche l’Emilia-Romagna approva il PdL Aree Idonee proviene da Rinnovabili. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 09:00:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Anche, l’Emilia-Romagna, approva, PdL, Aree, Idonee</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Con delibera del 9 marzo la Giunta ha approvato progetto di legge sull’individuazione delle aree idonee trasmettendo il testo all'assemblea legislativa</p>
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<title>Accise sull’energia elettrica, come cambia la bolletta</title>
<link>https://www.eventi.news/accise-sullenergia-elettrica-come-cambia-la-bolletta</link>
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<description><![CDATA[ Il MEF emana il decreto attuativo della riforma delle accise elettriche: nuovi obblighi per venditori, autoproduttori, imprese e controlli rafforzati.
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 09:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Accise, sull’energia, elettrica, come, cambia, bolletta</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il MEF emana il decreto attuativo della riforma delle accise elettriche: nuovi obblighi per venditori, autoproduttori, imprese e controlli rafforzati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.rinnovabili.it/mercato/politiche-e-normativa/accise-energia-elettrica-nuove-regole-in-bolletta/">Accise sull’energia elettrica, come cambia la bolletta</a> proviene da <a href="https://www.rinnovabili.it/">Rinnovabili</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>ENEA, il Database Nazionale del Fosforo come strumento per l’economia circolare</title>
<link>https://www.eventi.news/enea-il-database-nazionale-del-fosforo-come-strumento-per-leconomia-circolare</link>
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<description><![CDATA[ L’Italia ha una possibilità concreta di ridurre la propria dipendenza attuando strategie circolari.
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 09:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>ENEA, Database, Nazionale, del, Fosforo, come, strumento, per, l’economia, circolare</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia ha una possibilità concreta di ridurre la propria dipendenza attuando strategie circolari.</p>
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<title>Brusinelli (Prysmian): reti solide e resilienti chiave per la transizione</title>
<link>https://www.eventi.news/brusinelli-prysmian-reti-solide-e-resilienti-chiave-per-la-transizione</link>
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<description><![CDATA[ Video intervista a Luca Brusinelli, Sales Director Industrial &amp; Renewables di Prysmian Italia
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 09:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Brusinelli, Prysmian:, reti, solide, resilienti, chiave, per, transizione</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Video intervista a Luca Brusinelli, Sales Director Industrial & Renewables di Prysmian Italia</p>
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<title>Capitano di Corvetta Malaponti: &amp;quot;La sinergia tra le istituzioni porta a grandi risultati&amp;quot;</title>
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<description><![CDATA[ Nave Gregoretti e il nucleo operatori subacquei, entrambi della Guardia Costiera, in collaborazione con il Reparto Ambientale Marino, l&#039;amp Regno di Nettuno di Ischia e l&#039;Ispra, hanno rimosso una rete fantasma minacciosa per l&#039;ecosistema marino ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 01:30:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Capitano, Corvetta, Malaponti:, La, sinergia, tra, istituzioni, porta, grandi, risultati</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[Nave Gregoretti e il nucleo operatori subacquei, entrambi della Guardia Costiera, in collaborazione con il Reparto Ambientale Marino, l'amp Regno di Nettuno di Ischia e l'Ispra, hanno rimosso una rete fantasma minacciosa per l'ecosistema marino]]> </content:encoded>
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<title>Nave Gregoretti, importante operazione di recupero di una rete fantasma al largo di Ischia</title>
<link>https://www.eventi.news/nave-gregoretti-importante-operazione-di-recupero-di-una-rete-fantasma-al-largo-di-ischia</link>
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<description><![CDATA[ La rete da circuizione, di circa 300 metri lineari, era stata segnalata dallo staff dell&#039;Area Marina Protetta, Regno di Nettuno. L&#039;operazione è stata gestita dalla Guardia Costiera con il supporto dell&#039;Area Marina Protetta ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 01:30:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Nave, Gregoretti, importante, operazione, recupero, una, rete, fantasma, largo, Ischia</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[La rete da circuizione, di circa 300 metri lineari, era stata segnalata dallo staff dell'Area Marina Protetta, Regno di Nettuno. L'operazione è stata gestita dalla Guardia Costiera con il supporto dell'Area Marina Protetta]]> </content:encoded>
</item>

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<title>Emergenza nel Mediterraneo: petroliera russa alla deriva verso Lampedusa e Linosa</title>
<link>https://www.eventi.news/emergenza-nel-mediterraneo-petroliera-russa-alla-deriva-verso-lampedusa-e-linosa</link>
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<description><![CDATA[ L&#039;imbarcazione, priva di equipaggio, trasporta 900 tonnellate di gasolio e serbatoi di gas liquefatto: allerta massima per il rischio ambientale e di collisione ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 01:30:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Emergenza, nel, Mediterraneo:, petroliera, russa, alla, deriva, verso, Lampedusa, Linosa</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[L'imbarcazione, priva di equipaggio, trasporta 900 tonnellate di gasolio e serbatoi di gas liquefatto: allerta massima per il rischio ambientale e di collisione]]> </content:encoded>
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<title>Biberon e coccole per due cuccioli di orso della luna salvati dal traffico illegale</title>
<link>https://www.eventi.news/biberon-e-coccole-per-due-cuccioli-di-orso-della-luna-salvati-dal-traffico-illegale</link>
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<description><![CDATA[ Hanno due mesi e pesano meno di tre chili gli orsetti sottratti dai bracconieri alla madre. Il video diffuso dall’organizzazione Free the Bears ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 01:30:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Biberon, coccole, per, due, cuccioli, orso, della, luna, salvati, dal, traffico, illegale</media:keywords>
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<title>Dalla ISS il check&#45;up genetico agli alberi</title>
<link>https://www.eventi.news/dalla-iss-il-check-up-genetico-agli-alberi</link>
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<description><![CDATA[ Misurando la luce riflessa sulle foglie degli alberi e collegandola alla loro espressione genica possiamo valutare in tempo reale lo stato di salute delle foreste da remoto. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 22:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Dalla, ISS, check-up, genetico, agli, alberi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[La salute delle foreste è direttamente connessa alla qualità dell'aria, alla disponibilità di acqua potabile e alla prevenzione di alluvioni e siccità: monitorarla è cruciale, ma farlo non è sempre facile. I metodi tradizionali, come il campionamento manuale, l'analisi genomica e il telerilevamento, sono lenti, costosi o poco precisi.
Uno studio pubblicato su Nature: Communications Earth & Environment descrive una tecnica che unisce l'analisi della riflettanza spettrale, che misura quanta luce si riflette sulle foglie e a quale spettro di lunghezze d'onda, all'espressione genica della pianta, ovvero il modo in cui i geni si attivano o disattivano in risposta all'ambiente.
«Collegando la riflettanza spettrale all'espressione genica, possiamo ottenere una misura in tempo reale della salute della foresta a livello genomico, che individua i primi segnali di declino e li ricollega ai cambiamenti reali che avvengono a livello cellulare» spiega Nathan Swenson, coordinatore della ricerca.. Luce e geni. Siamo già capaci di ottenere informazioni sulle piante tramite il telerilevamento, ma i dati non ci rivelano molto sulla loro salute. Per capire se esistesse un legame tra la riflettanza di una foglia e la sua espressione genica, gli autori hanno prelevato campioni di foglie di due specie comuni (acero da zucchero e acero rosso), misurandone la riflettanza prima di analizzarne l'espressione genica. I geni esaminati erano connessi alla risposta idrica, alla siccità, alla fotosintesi e alle interazioni con parassiti e patogeni.. Monitorate dallo Spazio. In più della metà dei geni analizzati, le foglie che esprimevano lo stesso gene riflettevano anche le stesse lunghezze d'onda di luce: i geni attivi lasciavano dunque una "firma luminosa" riconoscibile e rilevabile da remoto. «Potremmo monitorare intere foreste a livello genomico tramite sensori sulla ISS», commenta Swenson.
Il passo successivo è combinare questi dati di riflettanza ed espressione genica con il lavoro di un modello di Intelligenza artificiale capace di identificare le specie arboree dalle immagini satellitari o aeree della chioma, per creare così una mappa forestale che riveli la salute di ogni albero e le aree che stanno soffrendo maggiormente.
«L'obiettivo finale è usare i dati giusti per valutare rapidamente come gli alberi stanno reagendo agli stress, così da poter intervenire prima che la foresta raggiunga un punto di crisi», conclude Swenson..]]> </content:encoded>
</item>

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<title>Infrastrutture digitali e territorio: l’espansione dei data center nell’area milanese</title>
<link>https://www.eventi.news/infrastrutture-digitali-e-territorio-lespansione-dei-data-center-nellarea-milanese</link>
<guid>https://www.eventi.news/infrastrutture-digitali-e-territorio-lespansione-dei-data-center-nellarea-milanese</guid>
<description><![CDATA[ La prima mappatura dei data center nella Città metropolitana di Milano evidenzia una forte concentrazione di infrastrutture digitali nel territorio lombardo. La ricerca del Politecnico di Milano analizza potenze energetiche, localizzazione e consumo di suolo Come avevamo già avuto modo di scrivere, l’Italia è un polo di forte attrazione per le infrastrutture digitali e, soprattutto […]
L&#039;articolo Infrastrutture digitali e territorio: l’espansione dei data center nell’area milanese è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 15:00:13 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Infrastrutture, digitali, territorio:, l’espansione, dei, data, center, nell’area, milanese</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/12/infrastrutture-digitali-data-center-area-milanese/" title="Infrastrutture digitali e territorio: l’espansione dei data center nell’area milanese" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/datascapes-1.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="datascapes - datacenter - prodlab" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/datascapes-1.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/datascapes-1-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/datascapes-1-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/datascapes-1-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>La prima mappatura dei data center nella Città metropolitana di Milano evidenzia una forte concentrazione di infrastrutture digitali nel territorio lombardo. La ricerca del Politecnico di Milano analizza potenze energetiche, localizzazione e consumo di suolo</em></p>
<p>Come avevamo già avuto modo di scrivere, l’<a href="https://www.greenplanner.it/2025/11/14/data-center-italia-triplicare-potenza-attuale/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Italia è un polo di forte attrazione per le infrastrutture digitali</strong></a> e, soprattutto il nord Italia – grazie alle infrastrutture logistiche ed energetiche – attrae gli investimenti del settore più di altre zone geografiche.</p>
<p>Ora, la <strong>prima mappatura sistematica dei data center nell’area della Città metropolitana di Milano</strong> conferma una tendenza ormai evidente nel panorama italiano: la <strong>crescente concentrazione delle infrastrutture digitali nel territorio lombardo</strong> e, in particolare, nell’area milanese.</p>
<p>I dati emergono dalla ricerca condotta nell’ambito del <strong>progetto ProdAction</strong>, sviluppato dal <strong>centro di competenze Craft – Centro di competenze per Territori Antifragili del <a href="https://www.greenplanner.it/2024/01/25/politecnico-milano-corso-esperto-risanamento-radon/" target="_blank" rel="noopener">Politecnico di Milano</a></strong>.</p>
<p>Lo studio è stato coordinato da <strong>Eugenio Morello</strong> e da <strong>Cristiana Mattioli</strong>, con il contributo di <strong>Alice Franchina</strong>. L’obiettivo è stato quello di <strong>analizzare la distribuzione territoriale dei data center attivi, in costruzione o in fase di progetto</strong>, valutandone localizzazione, potenza elettrica e superfici occupate.</p>
<h2>Una concentrazione senza precedenti</h2>
<p>Secondo la ricerca, <strong>nell’area metropolitana milanese sono presenti 33 data center attivi, pari al 67% dei 49 complessivi della Lombardia</strong>. Si tratta di infrastrutture distribuite in 32 comuni del territorio metropolitano.</p>
<p>Il dato appare ancora più significativo se confrontato con il quadro nazionale: <strong>in tutta Italia si contano circa 200 data center</strong>, mentre <strong>quelli presenti nell’area milanese rappresentano da soli circa il 68% della potenza installata</strong> a livello nazionale, pari a circa 414 megawatt.</p>
<p>Accanto alle strutture già operative, il fenomeno appare destinato a crescere rapidamente. Attualmente <strong>10 data center sono in costruzione,</strong> con apertura prevista tra il 2028 e il 2029, mentre <strong>23 ulteriori progetti sono in fase di valutazione</strong> presso gli enti locali competenti.</p>
<p>La <strong>crescita riguarda anche la dimensione delle infrastrutture</strong>. Se i data center attivi presentano generalmente potenze inferiori ai 10 megawatt, quelli in costruzione raggiungono valori compresi tra 20 e 60 megawatt, con una media di circa 30 MW.</p>
<p>Ancora più elevati i progetti in fase di valutazione, che oscillano tra 24 e 300 megawatt, con una media di circa 80 MW.</p>
<p><strong>L’espansione delle infrastrutture digitali comporta inevitabilmente un aumento del fabbisogno energetico</strong>. Se tutti i data center attualmente in costruzione saranno completati entro il 2028, essi apporteranno circa 318 megawatt aggiuntivi, determinando di fatto un raddoppio della potenza oggi installata.</p>
<p>Considerando anche i progetti attualmente sottoposti a <strong>Valutazione di Impatto Ambientale</strong>, entro il 2030 potrebbe aggiungersi un ulteriore incremento di circa 600 megawatt, portando l’<strong>aumento complessivo vicino a 1 gigawatt rispetto alla situazione attuale</strong>.</p>
<p>La ricerca evidenzia inoltre come <strong>lo sviluppo dei data center non sia uniforme sul territorio nazionale</strong>. Accanto al polo milanese, l’<strong>area di Roma registra una crescita significativa</strong> con una ventina di infrastrutture, mentre <strong>altre zone del Paese risultano quasi prive di queste installazioni</strong>, evidenziando un certo squilibrio nella diffusione delle infrastrutture digitali.</p>
<h2>Consumo di suolo e riuso delle aree industriali</h2>
<p>Oltre al fabbisogno energetico, la <strong>diffusione dei data center solleva questioni rilevanti anche sul piano urbanistico e ambientale</strong>, in particolare per quanto riguarda il <a href="https://www.greenplanner.it/2026/02/06/data-center-infrastrutture-strategiche/" target="_blank" rel="noopener"><strong>consumo di suolo</strong></a>.</p>
<p>Una parte consistente dei nuovi progetti prevede il <strong>riutilizzo di aree industriali dismesse</strong>. Nell’area milanese si contano circa <strong>venti interventi su brownfield</strong>, di cui sei in costruzione e quattordici in fase di valutazione.</p>
<p>Permane tuttavia una <strong>quota significativa di progetti localizzati su greenfield</strong>, cioè aree agricole o non ancora urbanizzate. Complessivamente si tratta di 13 progetti, pari al 39% delle iniziative attualmente in costruzione o in fase di valutazione.</p>
<p>Dal punto di vista territoriale, queste installazioni occupano oltre la metà delle superfici complessive destinate ai nuovi data center, per un totale di circa 120 ettari, equivalenti a circa 160 campi da calcio. La dimensione più elevata di queste infrastrutture spiega la scelta di aree ancora libere, capaci di ospitare complessi tecnologici di grande scala.</p>
<h2>Verso nuove politiche per le infrastrutture digitali</h2>
<p>Il <strong>progetto ProdAction</strong> nasce anche dalla constatazione di una <strong>carenza di database pubblici dedicati alle infrastrutture digitali</strong>, che rende difficile una valutazione sistematica del fenomeno.</p>
<p>Per colmare questa lacuna, la ricerca ha coinvolto numerosi soggetti – tra cui amministrazioni locali, studi di progettazione, società di ingegneria e operatori del settore – attraverso tavoli di lavoro e momenti di confronto.</p>
<p>L’obiettivo finale consiste nel <strong>fornire strumenti conoscitivi e raccomandazioni di policy utili ai decisori pubblici</strong>. In un contesto caratterizzato da rapida crescita delle infrastrutture digitali, la definizione di un quadro regolatorio più chiaro appare infatti cruciale per conciliare sviluppo tecnologico, tutela ambientale e pianificazione territoriale.</p>
<figure aria-describedby="caption-attachment-165688" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-165688" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/datascapes-2.jpg" alt="progetto prodlab" width="1200" height="800" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/datascapes-2.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/datascapes-2-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/datascapes-2-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/datascapes-2-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"><figcaption class="wp-caption-text">da sinistra: le ricercatrici Alice Franchina e Cristiana Mattioli, e il docente Eugenio Morello del DastU</figcaption></figure>
<p>Per approfondire questi aspetti, abbiamo rivolto alcune domande al team di ricerca.</p>
<p><strong>Lo studio ha valore solo informativo o ProdAction si propone in futuro di fornire anche eventuali soluzioni o indicazioni progettuali?</strong></p>
<p><strong>ProdAction</strong> ha l’obiettivo di <strong>definire raccomandazioni di policy</strong> declinate alle diverse scale, con contributi esplicitamente legati alla pianificazione territoriale e alla cura del territorio e del paesaggio.</p>
<p>Tali raccomandazioni sono l’esito di diverse operazioni di ricerca:</p>
<ul>
<li>l’ascolto e il confronto con gli stakeholder del territorio di Città metropolitana di Milano</li>
<li>l’approfondimento delle normative relative ai data center e dei loro impatti territoriali documentati nella letteratura scientifica</li>
<li>la mappatura e l’analisi della situazione in Città metropolitana di Milano</li>
</ul>
<p>Le raccomandazioni sono state presentate e discusse il 27 febbraio in occasione della conferenza internazionale Datascapes e saranno presto pubblicate e rese accessibili.</p>
<p><strong>Lo studio quindi sarà disponibile per la consultazione?</strong></p>
<p>A breve il report presentato sarà pubblicato, così come altri articoli relativi alla ricerca. Invitiamo i vostri lettori a <a href="https://craft.dastu.polimi.it/it/antifragility-lab/4" target="_blank" rel="noopener">visitare la home page del progetto per seguire i suoi aggiornamenti</a>.</p>
<p><strong>La ricerca evidenzia un incremento potenziale fino a quasi 1 GW di potenza aggiuntiva al 2030 nell’area metropolitana milanese. Quali scenari sono stati elaborati rispetto alla capacità della rete elettrica locale e regionale di assorbire tale crescita? Inoltre, sono state considerate le implicazioni in termini di approvvigionamento energetico, stabilità della rete e coerenza con gli obiettivi di decarbonizzazione?</strong></p>
<p>La ricerca evidenzia un dato da tenere sotto osservazione soprattutto perché si tratta di una richiesta di potenza spazialmente concentrata. Tuttavia, <strong>non sono stati elaborati scenari energetici</strong> perché le nostre competenze sono di tipo urbanistico-territoriale e perché mancano al momento dati pubblici sia sulla capacità della rete elettrica, sia sugli effettivi consumi dei data center (la potenza richiesta non corrisponde a quella realmente consumata).</p>
<p>La coerenza con obiettivi di decarbonizzazione – che in altri Paesi, come l’Irlanda, è stata effettivamente messa in crisi – richiederebbe una ricerca più approfondita sulle fonti effettive di approvvigionamento.</p>
<p><strong>In merito al consumo di suolo, il dato relativo ai progetti su greenfield – pari al 54% delle superfici complessive in progetto dei progetti in costruzione e valutazione – solleva interrogativi sulla pianificazione territoriale. La ricerca ha valutato criteri alternativi di localizzazione o strumenti urbanistici specifici per privilegiare sistematicamente il riuso di aree dismesse? E quali indicatori sono stati utilizzati per misurare l’effettiva efficacia delle compensazioni ambientali previste?</strong></p>
<p>Rispetto al <strong>riuso delle aree dismesse</strong>, la ricerca propone di adottare provvedimenti legislativi ad hoc per azzerare il ricorso a greenfield o limitarlo se in adiacenza ad aree brownfield a una piccola percentuale, anche escludendo gli interventi in consumo di suolo dalla Procedura Unica nazionale (vedi Decreto Bollette art. 8), più rapida.</p>
<p>È importante, tuttavia, che le <strong>aree da riutilizzare siano individuate e mappate a livello regionale o provinciale</strong> rispetto ad alcuni criteri (localizzazione, vicinanza alle reti elettriche e di telecomunicazione, vicinanza a infrastrutture di teleriscaldamento esistenti, eventuali sinergie con altri settori economici) e rispetto alla tipologia di data center da insediare (non tutti i data center richiedono la vicinanza alle aree urbane, così come non tutti richiedono lotti di grandi dimensioni), cercando di ridurre al minimo la necessità e l’estensione delle opere accessorie (stazioni elettriche, cavidotto di raccordo).</p>
<p>Per evitare una diffusione poco controllata e l’insediamento in aree a destinazione produttiva nelle ancora abbondanti previsioni urbanistiche, si propone di <strong>introdurre una destinazione urbanistica ad hoc all’interno dei Pgt comunali</strong>, come peraltro già sperimentato da alcune amministrazioni.</p>
<p>La definizione delle <strong>eventuali compensazioni ambientali</strong> necessita della definizione di una chiara metodologia di calcolo, da utilizzare anche nel caso di riuso di aree dismesse.</p>
<p>La sua <strong>assenza oggi lascia i comuni privi di un qualunque riferimento qualitativo e quantitativo</strong>, favorendo così fenomeni di competizione per accaparrarsi oneri e risorse.</p>
<p>Le compensazioni dovrebbero poi sempre essere di tipo ecologico-ambientale, andando a contribuire prioritariamente al recupero di aree degradate e contribuire a progettualità di scala sovracomunale. Non sono operativi al momento strumenti di valutazione ex post dell’efficacia delle compensazioni realizzate.</p>
<p><strong>Considerata la concentrazione del 67% dei data center lombardi nell’area metropolitana milanese e la conseguente disparità geografica a livello nazionale, sono stati analizzati gli effetti socio-economici di tale polarizzazione – in termini di attrattività, fiscalità locale, occupazione e infrastrutture digitali – e quali raccomandazioni di policy emergono per promuovere una distribuzione territoriale più equilibrata e coerente con l’interesse pubblico?</strong></p>
<p>La <strong>mancanza di dati non favorisce l’analisi delle ricadute territoriali</strong>. Al momento, non abbiamo dati certi sul numero di addetti, né sulla fiscalità. Si tratta comunque di interventi dall’alta redditività, che tuttavia producono pochi posti di lavoro.</p>
<p>Alcuni studi, come quello di <strong>Fondazione Ambrosetti</strong>, hanno ipotizzato l’impatto dei data center sul sistema economico, mentre il <strong>documento del Mimit</strong> propone una strategia di maggiore diffusione sul territorio nazionale, a beneficio anche delle regioni meridionali, che dispongono di una capillare rete elettrica e di fibra ottica, potendo beneficiare anche sulla <strong>produzione di energia rinnovabile</strong> e dell’arrivo di cavi sottomarini.</p>
<p>Al momento, anche i casi internazionali, ci parlano di <strong>forti strategie di concentrazione attorno alle maggiori aree metropolitane</strong>. Se, tuttavia, si verificasse una maggiore diffusione, anche in conseguenza di regolazioni più restrittive o, viceversa, di politiche di attrattività, nonché dell’innovazione tecnologica, <strong>sarebbe opportuno monitorare attentamente gli effetti territoriali dei data center in territori più marginali e fragili</strong>, per evitare l’emergere di aree di sacrificio prive di benefici locali.</p>
<p>Appare evidente, a nostro avviso, la <strong>necessità di una normativa nazionale</strong> lungimirante e responsabile che fissi incentivi alla <a href="https://www.greenplanner.it/sostenibilita/" target="_blank" rel="noopener"><strong>sostenibilità</strong></a> e vincoli sulla localizzazione dei data center e sull’uso delle risorse comuni.</p>
<p>La <strong>transizione digitale</strong> deve essere coordinata e coerente alla <a href="https://www.greenplanner.it/2026/01/30/universita-transizione-ecologica/" target="_blank" rel="noopener"><strong>transizione ecologica ed energetica</strong></a>. Ecco perché è altresì importante una <strong>strategia nazionale integrata delle infrastrutture digitali</strong> che comprenda anche una programmazione energetica nazionale e dia indicazioni su localizzazioni preferenziali per i data center.</p>
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<title>Greenwashing: come combattere questa eterna tentazione dei brand</title>
<link>https://www.eventi.news/greenwashing-come-combattere-questa-eterna-tentazione-dei-brand</link>
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<description><![CDATA[ A volte è voluta, a volte ci si inciampa, altre è solo narrazione. Ecco i vari rischi legati al greenwashing e come si sta delineando nelle imprese italiane… Non sempre “darsi una mano di verde” è frutto di inganno deliberato: spesso questa malpractice è il risultato di pressioni reputazionali esterne, trasformazioni troppo lente e attenzione […]
L&#039;articolo Greenwashing: come combattere questa eterna tentazione dei brand è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 15:00:13 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.greenplanner.it/2026/03/12/greenwashing-combattere-tentazione-brand/" title="Greenwashing: come combattere questa eterna tentazione dei brand" rel="nofollow"><img width="1200" height="800" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_greenwashing-aziendale.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="greenwashing" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_greenwashing-aziendale.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_greenwashing-aziendale-768x512.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_greenwashing-aziendale-630x420.jpg 630w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/Depositphotos_greenwashing-aziendale-640x427.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></a><p><em>A volte è voluta, a volte ci si inciampa, altre è solo narrazione. Ecco i vari rischi legati al greenwashing e come si sta delineando nelle imprese italiane…</em></p>
<p>Non sempre “<em>darsi una mano di verde</em>” è frutto di inganno deliberato: spesso questa malpractice è il risultato di pressioni reputazionali esterne, trasformazioni troppo lente e attenzione ambientale che però non è ancora diventata strategia.</p>
<p>Negli ultimi anni la <a href="https://www.greenplanner.it/sostenibilita/" target="_blank" rel="noopener"><strong>sostenibilità</strong></a> è entrata stabilmente nel linguaggio delle imprese: dichiarazioni ambientali, report Esg, strategie green e promesse di transizione ecologica sono ormai parte della comunicazione aziendale.</p>
<p>Dietro questa crescente attenzione, tuttavia, si nasconde una domanda fondamentale: quando l’impegno ambientale è reale e quando, invece, diventa solo una pura narrazione?</p>
<p>È qui che entra in gioco il <a href="https://www.greenplanner.it/2025/11/13/tribunale-milano-freno-greenwashing/" target="_blank" rel="noopener"><strong>tema del greenwashing</strong></a>, ovvero – com’è noto – la pratica con cui un’azienda <strong>comunica un’immagine ambientale più virtuosa</strong> rispetto a quanto non sia realmente.</p>
<p>Non si tratta necessariamente di una menzogna esplicita: spesso è una combinazione di enfasi selettiva, informazioni parziali e promesse non accompagnate da azioni concrete.</p>
<p>Il risultato, però, è lo stesso: banalmente, stakeholder e mercato vengono portati a credere che un’impresa sia più sostenibile di quanto sia davvero.</p>
<h2>Epistemologia del greenwashing</h2>
<p>Questo <strong>fenomeno nasce da una tensione strutturale</strong>: da un lato, imprese e organizzazioni sono sempre più sotto pressione, con governi, investitori, clienti e opinione pubblica chiedono responsabilità ambientale; dall’altro lato, la <strong>trasformazione sostenibile</strong> richiede investimenti, innovazione, cambiamenti nei processi produttivi e spesso tempi lunghi.</p>
<p>In questo contesto, per alcune aziende la <strong>scorciatoia comunicativa</strong> può sembrare più semplice della trasformazione reale e profonda. Tuttavia, non tutte le imprese reagiscono allo stesso modo.</p>
<p>Un fattore chiave che può fare la differenza è ciò che gli studiosi definiscono <strong>attenzione ambientale aziendale</strong>: il grado in cui il management considera le questioni ambientali come una priorità strategica.</p>
<p>Quando l’ambiente diventa davvero parte del modo in cui un’organizzazione pensa e prende decisioni, possono cambiare molte cose. Non si tratta solo di inserire obiettivi ambientali nei report o nei discorsi pubblici, ma di <strong>integrare questi temi nelle proprie scelte operative</strong>, ai livelli più alto: negli investimenti, nell’innovazione, nella gestione del rischio e nella strategia di lungo periodo.</p>
<p>In questi casi, l’<strong>attenzione ambientale può tradursi in azioni concrete</strong>, le imprese iniziano a investire in innovazione verde, migliorano l’efficienza delle risorse, riducono le emissioni e sviluppano prodotti o processi più sostenibili.</p>
<p>Quando <strong>queste trasformazioni sono reali</strong>, la comunicazione ambientale diventa – a quel punto – il riflesso di un cambiamento già in atto e <strong>il rischio di greenwashing diminuisce</strong>, proprio perché il divario tra ciò che l’azienda dice e ciò che fa si riduce.</p>
<p>Tuttavia, il <strong>rapporto tra attenzione ambientale e greenwashing non è sempre così lineare</strong>, in alcune situazioni può emergere un curioso paradosso. Se la pressione ambientale cresce più velocemente della capacità dell’impresa di cambiare davvero, <strong>può crearsi uno scarto tra aspettative e realtà</strong>.</p>
<p>In altre parole, l’azienda sa che a quel punto deve apparire sostenibile, ma non ha ancora gli strumenti per esserlo pienamente; quando questo accade, la <strong>comunicazione può nuovamente correre più veloce dell’azione</strong>.</p>
<p>In questi contesti la <strong>tentazione del greenwashing può tornare a farsi strada</strong> e diventare una <strong>strategia di compensazione</strong>: serve a mantenere legittimità e reputazione mentre la trasformazione reale procede più lentamente o fatica a partire.</p>
<p>È una soluzione di breve periodo che può funzionare temporaneamente, ma che nel tempo rischia – ovviamente – di erodere fiducia e credibilità.</p>
<p>Un altro elemento decisivo riguarda il <strong>livello di attenzione esterna</strong> che un’azienda riceve. Quando imprese e organizzazioni mostrano un forte impegno ambientale, attirano inevitabilmente maggiore interesse da parte di media, investitori e stakeholder: questa visibilità può diventare un potente meccanismo di controllo.</p>
<p>I media, per esempio, svolgono il ruolo di intermediari dell’informazione: amplificano le dichiarazioni ambientali delle aziende ma, allo stesso tempo, possono mettere in luce incoerenze tra promesse e risultati: <strong>più un’azienda parla di sostenibilità, più diventa esposta a verifiche pubbliche</strong>.</p>
<p>Lo stesso vale per gli investitori: negli ultimi anni – pur considerando la recente flessione causata dalle politiche Maga in Usa – in il mondo finanziario ha incorporato sempre più i fattori Esg nelle decisioni di investimento.</p>
<p>Questo significa che le <strong>imprese che si presentano come sostenibili vengono osservate con maggiore attenzione</strong> e la coerenza tra comunicazione e performance ambientale diventa quindi un elemento centrale per mantenere la fiducia del mercato.</p>
<p>In presenza di questa doppia pressione, mediatica e finanziaria, il <strong>greenwashing diventa molto più rischioso</strong>: se viene scoperto, può generare effetti reputazionali e finanziari significativi.</p>
<h2>Fattori di diminuzione del rischio di greenwashing</h2>
<p>Un altro elemento che può contribuisce a ridurre il greenwashing è lo <strong>sviluppo di attenzione interna per la sostenibilità</strong>, in particolare per l’<strong>innovazione verde</strong>.</p>
<p>Quando le aziende investono realmente in ricerca, tecnologie pulite e nuovi modelli produttivi, costruiscono competenze che rendono la sostenibilità parte integrante del business.</p>
<p>A quel punto, la comunicazione ambientale si trasforma, non è più una semplice strategia di marketing, ma diventa rendicontazione, ovvero il racconto di un cambiamento industriale reale.</p>
<p>La vera differenza, quindi, non sta nella quantità di comunicazione ambientale, ma nella <strong>qualità dell’attenzione che il management dedica al tema</strong>. Se l’ambiente è trattato come un elemento di reputazione o di compliance, il rischio di greenwashing rimane alto; se invece diventa una lente attraverso cui vengono prese decisioni strategiche, l’organizzazione tende a sviluppare comportamenti più coerenti e credibili.</p>
<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-165732 aligncenter" src="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/tabella-1-sansoni.jpg" alt="tabella" width="1200" height="823" srcset="https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/tabella-1-sansoni.jpg 1200w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/tabella-1-sansoni-768x527.jpg 768w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/tabella-1-sansoni-612x420.jpg 612w, https://www.greenplanner.it/wp-content/uploads/2026/03/tabella-1-sansoni-640x439.jpg 640w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px"></p>
<p>Questa distinzione è particolarmente importante oggi, in un contesto in cui <strong>la sostenibilità è sempre più centrale nelle politiche pubbliche</strong>, nella regolazione dei mercati e nelle aspettative sociali.</p>
<p>Per le imprese, quindi, <strong>la sfida non è semplicemente comunicare meglio la sostenibilità</strong>, ma costruire strutture organizzative e decisionali che rendano la sostenibilità reale.</p>
<p>In altre parole, <strong>la vera alternativa al greenwashing non è il silenzio</strong>, ma la trasformazione. Quando l’attenzione ambientale diventa parte della cultura manageriale e delle priorità strategiche, la distanza tra narrazione e realtà tende naturalmente a ridursi, e con essa diminuisce anche lo spazio per il greenwashing.</p>
<p>Alla fine, la credibilità della sostenibilità aziendale non si misura nelle dichiarazioni, bensì nella capacità di <strong>trasformare l’attenzione in azione concreta</strong>.</p>
<p><em>l’articolo è stato elaborato a quattro mani con il contributo di Luca Poma, professore in Reputation management all’Università Lumsa di Roma</em></p>
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