<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
     xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
     xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
     xmlns:admin="http://webns.net/mvcb/"
     xmlns:rdf="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#"
     xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
     xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/">
<channel>
<title>Tutte le notizie italiane in tempo reale &#45; : Politica Estera</title>
<link>https://www.eventi.news/rss/category/politica-estera</link>
<description>Tutte le notizie italiane in tempo reale &#45; : Politica Estera</description>
<dc:language>it</dc:language>
<dc:rights>©2025 Eventi e News in Italia &#45; Powered by Brain X Corp</dc:rights>

<item>
<title>Il 40 per cento degli over&#45;65 europei si sente in salute “buona” o “molto buona”</title>
<link>https://www.eventi.news/il-40-per-cento-degli-over-65-europei-si-sente-in-salute-buona-o-molto-buona</link>
<guid>https://www.eventi.news/il-40-per-cento-degli-over-65-europei-si-sente-in-salute-buona-o-molto-buona</guid>
<description><![CDATA[ Secondo i dati di Eurostat, oltre due terzi dei cittadini UE (il 68,5 per cento) valuta positivamente il proprio stato di benessere, ma emergono enormi differenze tra gli Stati membri ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2020/07/anziani.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 15:00:03 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>per, cento, degli, over-65, europei, sente, salute, “buona”, “molto, buona”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Nel 2024, <strong>il 40 per cento</strong> delle <strong>persone di età pari o superiore a 65 anni nell’Unione Europea ha descritto la propria salute come molto buona o buona</strong>. <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/edn-20260407-1?etrans=it" target="_blank" rel="noopener">I dati presentati dall’Ufficio statistico dell’UE, <strong>Eurostat</strong></a> – in occasione della Giornata Mondiale della Salute celebrata ogni 7 aprile dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – descrivono la percezione di <strong>salute come un concetto soggettivo</strong>, influenzato non solo dalle effettive condizioni cliniche, ma anche dal contesto sociale, economico e psicologico in cui si vive. ll rapporto evidenzia una tendenza chiara: sebbene <strong>la maggioranza degli europei si senta globalmente in forma, questa sensazione subisce un drastico mutamento con l’avanzare dell’età</strong>. Nel 2024, oltre i due terzi della popolazione totale dell’UE (68,5 per cento) ha valutato la propria salute come “molto buona” o “buona”. All’estremo opposto, solo l’8,5 per cento delle persone ha definito il proprio stato di salute come “cattivo” o “molto cattivo”, mentre il restante 23,0 per cento ha optato per una valutazione “discreta”. Questi dati suggeriscono un generale senso di benessere diffuso nel continente, riflettendo la qualità della vita e l’efficacia dei sistemi sanitari nazionali.</p>
<p>Tuttavia, analizzando i dati per fasce d’età, emerge un <strong>declino graduale e costante dell’autopercezione della salute</strong>. Fino ai 65 anni, la maggior parte delle persone continua a considerarsi in buone condizioni: tra i giovani di età compresa tra i <strong>16 e i 24 anni</strong>, la quota di chi si sente bene o molto bene raggiunge il picco del <strong>91,3 per cento</strong>, ma questa percentuale scende progressivamente fino ad arrivare al <strong>61,1</strong> per cento nella fascia d’età tra i <strong>55 e i 64 anni</strong> e al <strong>40 </strong>per cento per le persone dai<strong> 65 anni in su</strong>.</p>
<p><a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/EUNEWS_salute.jpg"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-449650 size-large" src="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/EUNEWS_salute-819x1024.jpg" alt="" width="819" height="1024" srcset="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/EUNEWS_salute-819x1024.jpg 819w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/EUNEWS_salute-240x300.jpg 240w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/EUNEWS_salute-768x960.jpg 768w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/EUNEWS_salute-1229x1536.jpg 1229w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/EUNEWS_salute-1638x2048.jpg 1638w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/EUNEWS_salute-750x938.jpg 750w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/EUNEWS_salute-1140x1425.jpg 1140w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/EUNEWS_salute.jpg 1920w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px"></a></p>
<p>Esistono inoltre <strong>discrepanze notevoli tra i vari Stati membri</strong> per quanto riguarda la popolazione anziana. L’<strong>Irlanda</strong> guida la classifica con il <strong>62,0 per cento degli over 65</strong> che si dichiara in salute, seguita dal Belgio (57,4 per cento) e dal Lussemburgo (56,8 per cento). Questi Paesi mostrano una percezione del benessere senile molto superiore alla media europea, suggerendo modelli di invecchiamento attivo particolarmente efficaci. D’altro canto, in alcuni Paesi dell’est e del sud Europa, la situazione appare preoccupante. In <strong>Lituania</strong>, solo il <strong>12,5 per cento</strong> degli anziani valuta positivamente la propria salute, dato che sale leggermente al 13,1 per cento in Lettonia e al 19,1 per cento in Portogallo.</p>
<p><strong>L’Italia</strong> si colloca poco sopra la media con il <strong>42,7 per cento</strong> dei sessantacinquenni e over-65 che hanno una buona percezione della propria salute dopo Spagna (44,4 per cento) e Francia (44,2 per cento).</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Il multilateralismo è finito, ma con il plurilateralismo l’Europa può e deve continuare ad essere un riferimento</title>
<link>https://www.eventi.news/il-multilateralismo-e-finito-ma-con-il-plurilateralismo-leuropa-puo-e-deve-continuare-ad-essere-un-riferimento</link>
<guid>https://www.eventi.news/il-multilateralismo-e-finito-ma-con-il-plurilateralismo-leuropa-puo-e-deve-continuare-ad-essere-un-riferimento</guid>
<description><![CDATA[ &quot;Estremi, il Mondo in bilico tra caos e polarizzazione&quot;, l&#039;ultimo saggio di Gianluca Ansalone  per spiegare che in questa crisi &quot;l’Europa ha ancora molto da dire e da fare&quot; per &quot;non smettere mai di affermare la necessità di un mondo fatto di regole e vincoli reciproci&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Tasti-e1775566129158-1024x548.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 15:00:03 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>multilateralismo, finito, con, plurilateralismo, l’Europa, può, deve, continuare, essere, riferimento</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – “Viviamo in un’epoca di estremi. Visioni contrapposte e fenomeni radicali creano un senso di incertezza che sta rapidamente compromettendo la capacità degli Stati e delle classi dirigenti di governare il cambiamento”. Sono le prime due righe della quarta di copertina di “<strong>Estremi, il Mondo in bilico tra caos e polarizzazione</strong>” (<a href="https://www.lafeltrinelli.it/estremi-mondo-in-bilico-tra-libro-gianluca-ansalone/e/9788862504713?srsltid=AfmBOorEwffO7Jw23QsS6Q0nbIFsC56kp2OWRnLfDgLszF7_r2nYl-fp" target="_blank" rel="noopener">Guerini e Associati, 172 pagine, 22 euro</a>) e c’è n’è già abbastanza per confermare l’ansia nella quale almeno i più accorti tra i cittadini del Mondo stanno vivendo questi anni. Però non finisce qui, e non deve per forza finir male. E’ quello che spiega <strong>Gianluca Ansalone</strong>, in un saggio (impreziosito dalla prefazione di <strong>Francesco Rutelli</strong>) nel quale, oltre alla necessaria analisi, lo sforzo creativo e di ricerca è concentrato sulle possibili risposte.</p>
<p>Ne abbiamo parlato con l’autore, che nella sua vita ha svolto incarichi istituzionali presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica (CoPaSiR) e la Presidenza della Repubblica. È docente di Geopolitica e Strategia presso il Campus Biomedico e la Scuola Ufficiali Carabinieri.</p>
<p><strong>Eunews: “Estremi” mette in guardia dai rischi delle ideologie estreme, che si contrappongono per loro natura e non possono che portare ad una situazione di conflitto permanente. Ma quali sono questi Estremi, quali sono le idee che li caratterizzano e alle quali bisogna guardare, per lo meno, con prudenza?</strong></p>
<p><a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Estremi.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-449620" src="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Estremi-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" srcset="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Estremi-200x300.jpg 200w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Estremi.jpg 311w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px"></a>Gianluca Ansalone: La polarizzazione è la cifra di questo cambio d’epoca. Qualsiasi sia il fenomeno, siamo purtroppo immersi in una costante contrapposizione tra curve, che fa sentire i militanti dei due schieramenti “al fronte”. Nel libro ne analizzo sei, dal cambiamento climatico alla demografia, dal ritorno della guerra al ruolo delle piattaforme tecnologiche, dalla religione al ruolo cruciale della comunicazione. In tutti questi casi, posizionarsi sugli estremi sembra essere una strategia vincente, dopo un’epoca in cui il massimalismo è stato piuttosto marginale. Parlare alla pancia degli elettori è estremo, contemplare l’uso dell’arma atomica è estremo, rifiutare la gestione di un fenomeno come quello delle migrazioni massa è estremo. Testare robot umanoidi guidati dall’intelligenza artificiale per combattere in guerra è estremo. Gli esempi che cito sono numerosi ma il dato comune è uno solo: abbiamo smesso di occuparci della cosa pubblica e siamo diventati seguaci di pensieri quasi settari.</p>
<p><strong>E.: Il libro esce in questi giorni, nel pieno manifestarsi del “fenomeno Trump”. Non si può non parlarne, anche se questo tipo di “estremo” sembra essere un’accozzaglia di fedi religiose interpretate in maniera assolutista, di un sentimento di prevalenza degli USA sul resto del mondo basato esclusivamente sulla forza, dove l’ideologia – se non quella di arricchirsi, soprattutto personalmente – non sembra avere altri contenuti. È insomma, il fenomeno statunitense, l’esplosione, la destrutturazione finale dell’estremismo politico?</strong></p>
<p>G.A.: Ne è senz’altro lo stadio più avanzato. La politica ha smesso di fare la politica quando ha preferito inseguire i “mi piace”, quando cioè ha smesso di guidare per seguire piuttosto gli umori degli elettorati. La parola dell’anno del 2025 secondo il dizionario di Oxford è stata “rage bait”, ovvero un contenuto creato appositamente per suscitare rabbia e indignazione. Questo è ciò che fanno gli algoritmi: dividere e polarizzare. La politica non ha più alcun interesse a cucire ma trova più conveniente cavalcare questa rabbia, magari per offrire protezione. Donald Trump capisce, interpreta e sublima tutto questo: le ansie degli ex colletti blu, licenziati dalle fabbriche, quelle degli ex colletti bianchi, finiti in disgrazia per la crisi economica e messi ai margini dall’iperinflazione, quella degli immigrati regolari che per paradosso temono un’ondata di arrivi irregolari. In giro per il mondo le ricette si assomigliano molto a ben guardare. Lo ha ben raffigurato il Time magazine con una bella copertina fatta di cappellini rossi e da una serie di “Make Nigeria great again” o “Make Turkey great again”. Quindi attenzione a non confondere i sintomi con il fenomeno. Trump è la manifestazione più esplicita di una radicalizzazione della risposta politica alla complessità di un mondo che si va scomponendo ma di cui non si intravede ancora un nuovo disegno.</p>
<p><strong>E.: A suo giudizio, porre la Pace come valore assoluto, da perseguire ad ogni prezzo, è anch’esso un estremismo?</strong></p>
<p>G.A.: Di certo non lo dico io ma eminenti Dottori della Chiesa, a cominciare da Agostino. La pace assoluta non esiste e non potrà esistere senza un livello adeguato di deterrenza e di difesa. Non ho titolo per entrare nel merito dottrinale o etico delle questioni della pace e della guerra. Ma nella dottrina delle relazioni internazionali bisogna prendere atto che l’arena globale è per definizione conflittuale, che gli Stati combattono per garantirsi spazio, risorse, potere. L’era della pace che ci ha accompagnati per settant’anni è finita per sempre. Dobbiamo dirlo senza nostalgia ma senza abbandonarci alla disperazione, sentimento altrettanto estremo. Come cerco di suggerire nel volume, a mali estremi dobbiamo contrapporre rimedi pragmatici. I decenni che ci aspettano ridefiniranno il pianeta attorno a sfere d’influenza. Spetta a noi il compito di promuovere e decidere quale posto vogliamo e possiamo occupare. L’Europa ha ancora molto da dire e da fare. Proprio per questo dobbiamo rafforzare le nostre capacità di difesa comune e non smettere mai di affermare la necessità di un mondo fatto di regole e vincoli reciproci. La fine del multilateralismo non è necessariamente l’anarchia o il caos, ma può essere un plurilateralismo in cui potenze di medie dimensioni e con un’agenda comune continuano a collaborare. In questo l’Europa può e deve continuare ad essere un riferimento.</p>
<p><strong>E.: Lei raccomanda il “pragmatismo”. Ma è questo un valore oggettivo, è sempre la stessa cosa, riconoscibile da tutti e sulla quale dunque, con buona volontà, si possono trovare accordi stabili?</strong></p>
<p>G.A.: Senz’altro è innanzitutto un metodo, un modo che non vuole affatto suonare “furbo”. Non si tratta di</p>
<figure aria-describedby="caption-attachment-449631" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Ansalone-Gianluca.webp"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-449631" src="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Ansalone-Gianluca-212x300.webp" alt="" width="212" height="300" srcset="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Ansalone-Gianluca-212x300.webp 212w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Ansalone-Gianluca.webp 378w" sizes="(max-width: 212px) 100vw, 212px"></a><figcaption class="wp-caption-text">Gianluca Ansalone (Foto: Archivio Eunews)</figcaption></figure>
<p>mettere in campo soluzioni intermedie di fronte all’avanzare degli estremi e degli estremismi. Piuttosto servono risposte radicali e pragmatiche al contempo. Io sono favorevole alla costruzione di un grande muro di protezione da migrazioni di massa, purché abbia un grande cancello pronto ad aprirsi in base alle esigenze, vista la nostra demografia ormai congelata. Sono favorevole all’utilizzo di qualsiasi forma di energia, dalle rinnovabili al nucleare, purché serva a temperare il rischio di una catastrofe ambientale. Vorrei occuparmi di come costruire le città del futuro, che dovranno convivere con una temperatura media molto più elevata di oggi, di come destagionalizzare tutte le nostre attività, visto che i tre mesi centrali estivi saranno sempre più proibitivi, di come riconvertire industria e agricoltura, visto che tra vent’anni la latitudine ideale per coltivare la vite e l’ulivo sarà quella di Copenhagen. Questo è pragmatismo. Il contrario è pura ideologia. E finirà con il distruggerci.</p>
<p><strong>E.: Parlando di necessità di risposte pragmatiche: pur senza anticipare troppo del libro, può tratteggiare qualche misura per lei più urgente di altre e vede all’orizzonte classi e fenomeni politici, soprattutto nell’UE, che potrebbero garantire questa pragmaticità?</strong></p>
<p>G.A.: L’Europa rimane un punto di riferimento essenziale. Dobbiamo aggrapparci con tutte le nostre forze all’idea che questo spazio comune sia la nostra migliore protezione contro i pericoli della polarizzazione e la proliferazione di minacce estreme. La consapevolezza che sta maturando negli ultimi anni, anche grazie alla reazione alle crisi, è confortante. Sappiamo che è complesso trovare accordi in grado di soddisfare tutti. Ma i risultati stanno dando ragione a chi vede nell’UE il nostro porto più sicuro e la dimensione ideale della nostra sicurezza e prosperità futura. Nel mondo del prossimo futuro varrà purtroppo solo la regola del più forte. Noi dobbiamo prenderne atto e pensare, agire e mobilitarci come una grande potenza, cosa che effettivamente siamo assieme. Chi non si sente parte di questo progetto, chi lo considera contrario ai propri interessi, chi lo denigra in nome e per conto di altri, non può più avere spazio in una casa comune nella quale le regole della convivenza sono chiarissime e sono state stabilite da tempo. Oggi è il tempo delle scelte cruciali. Aiutiamo tutti assieme l’Europa a farle.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Von der Leyen: “Possiamo farcela, abbiamo già superato una crisi energetica”</title>
<link>https://www.eventi.news/von-der-leyen-possiamo-farcela-abbiamo-gia-superato-una-crisi-energetica</link>
<guid>https://www.eventi.news/von-der-leyen-possiamo-farcela-abbiamo-gia-superato-una-crisi-energetica</guid>
<description><![CDATA[ La presidente della Commissione europea: &quot;Pessimismo corrosivo per la democrazia, immaginiamo un domani migliore e lavoriamoci&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/vdl-bassa-sassonia.png" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 15:00:03 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Von, der, Leyen:, “Possiamo, farcela, abbiamo, già, superato, una, crisi, energetica”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>Non avere paura. Avere, piuttosto, fiducia nell’Unione Europea</strong> e nelle sua capacità di resistere nei momenti più difficili. La presidente della Commissione UE, <strong>Ursula von der Leyen,</strong> predica ottimismo e speranza. Di fronte alle incertezze da guerra in Iran e <a href="https://www.eunews.it/2026/03/31/lue-invita-i-paesi-membri-a-prepararsi-a-interruzioni-prolungate-sui-mercati-energetici/" target="_blank" rel="noopener">shock energetici senza precedenti</a>, arriva l’invito a non lasciarsi sopraffare da negatività ed emozioni. “<strong>L</strong><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong>a nostra Unione ha già superato una crisi energetica</strong>, grazie all’unità e alla determinazione”, ricorda von der Leyen nel discorso pronunciato in occasione del conferimento della <a href="https://www.state-chancellery.niedersachsen.de/topics/orders_honours/state-awards-and-honours-in-lower-saxony-16156.html" target="_blank" rel="noopener">Medaglia del Territorio della Bassa Sassonia</a>.</span></span></span></p>
<p>Il riferimento del capo dell’esecutivo comunitario è al <strong>caro-energia prodotto dalla guerra della Russia in Ucraina</strong>, <a href="https://www.eunews.it/2023/02/24/un-anno-di-guerra-in-ucraina/" target="_blank" rel="noopener">a partire dal 2022</a>. L’UE ne è uscita, magari a fatica, ma comunque ha saputo venirne a capo, e allo stesso modo andrà questa volta: questo il messaggio lanciato da Hannover. “<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Dal superare la pandemia [di Covid19] al garantire la nostra indipendenza dalle forniture energetiche russe, da</span></span><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">l sostenere l’Ucraina al <a href="https://www.eunews.it/2026/01/23/groenlandia-dazi-mercosur-i-leader-ue-riscoprono-lunita-che-funziona/" target="_blank" rel="noopener">difendere la Groenlandia</a>, <strong>q</strong></span></span></span><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong>uante volte mi è stato detto negli ultimi sei anni che l’Europa non sarebbe stata in grado di fare questo o quello?</strong>“, ricorda a voce alta von der Leyen. È nel ricordare le sfide recenti dell’Unione europea che la presidente della Commissione europea attinge per ricordare la forza del progetto di integrazione e dire a tutti i cittadini dell’UE che “<strong>p</strong></span></span><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong>ossiamo farcela</strong>“.</span></span></span></p>
<p>Von der Leyen vuole cancellare il clima di pessimismo, perché è l’ultima cosa che serve all’Unione europea e ai suoi cittadini. “<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Viviamo in un’epoca in cui molte persone temono per il futuro.</span></span> <span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">In cui la fiducia di molti in un futuro migliore per i propri figli sta vacillando.</span></span> <span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Questo <strong>pessimismo è corrosivo, non solo per i singoli individui, ma anche per la democrazia</strong>“. Un passaggio, questo della fiducia quale cura alla democrazia, che recupera l’eredità politica di <a href="https://www.eunews.it/2021/03/25/sassoli-ai-leader-ue-la-fiducia-dei-cittadini-pilastro-della-democrazia-manteniamola/" target="_blank" rel="noopener">David Sassoli, presidente del Parlamento europeo scomparso troppo presto che proprio nella lotta a sfiducia e negatività vedeva la chiave per un’Europa forte e sana</a>. Da qui l’invito di von der Leyen, che parte dal governo della Bassa Sassonia, ma che investe tutti i livelli di potere locale e centrale europeo: “Dobbiamo <strong>essere in grado di immaginare un domani migliore di oggi. E lavorare per realizzarlo</strong>“. </span></span></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>La stretta UE sul tabacco divide: incoraggiante per alcune sigle, rischiosa per l’economia per altre</title>
<link>https://www.eventi.news/la-stretta-ue-sul-tabacco-divide-incoraggiante-per-alcune-sigle-rischiosa-per-leconomia-per-altre</link>
<guid>https://www.eventi.news/la-stretta-ue-sul-tabacco-divide-incoraggiante-per-alcune-sigle-rischiosa-per-leconomia-per-altre</guid>
<description><![CDATA[ La valutazione del quadro europeo sul controllo del tabacco pubblicata dalla Commissione europea accende il confronto tra le parti: se tutti riconoscono che il mercato è cambiato e che le regole devono aggiornarsi, resta aperta la domanda su come farlo ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/sigaretta-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 15:00:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>stretta, sul, tabacco, divide:, incoraggiante, per, alcune, sigle, rischiosa, per, l’economia, per, altre</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <a href="https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_26_771&ved=2ahUKEwj0u6GLmNuTAxWG3gIHHa5MEDkQFnoECBkQAQ&usg=AOvVaw3JXJZ0IaTVBQQX_z62znZp" target="_blank" rel="noopener">La </a><a href="https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_26_771&ved=2ahUKEwj0u6GLmNuTAxWG3gIHHa5MEDkQFnoECBkQAQ&usg=AOvVaw3JXJZ0IaTVBQQX_z62znZp" target="_blank" rel="noopener">valutazione</a> del<strong> quadro europeo sul controllo del tabacco</strong> pubblicata dalla <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Commissione europea</span></span> accende il confronto tra <strong>salute pubblica, industria e filiera agricola</strong>, mostrando quanto il terreno sia ormai polarizzato. <a href="https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.eunews.it/2026/04/02/fumatori-ue-tabacco-mercato/&ved=2ahUKEwiu-oGrmNuTAxXL0wIHHQWzCA8QFnoECCIQAQ&usg=AOvVaw35JokxJJb_gzC6wE-O6ROu">Bruxelles rivendica i risultati raggiunti</a> negli ultimi anni, con il calo dei fumatori dal <strong>28 per cento al 24 per cento</strong> e una diminuzione significativa dei decessi, ma ammette che l’attuale impianto normativo non è più sufficiente di fronte alla diffusione di nuovi prodotti a base di nicotina e alle strategie di marketing digitale. È su questa constatazione condivisa che però si innestano letture radicalmente diverse.</p>
<p data-start="865" data-end="1975">“Seria preoccupazione sulla mancanza di qualsiasi valutazione delle implicazioni economiche e occupazionali”, in particolare “per il settore agricolo”, è stata espressa dall’<strong>associazione europea dei coltivatori di tabacco Unitab</strong>, capitanata da Gennarino Masiello. Il presidente considera inoltre che “i Paesi produttori in UE, l’Italia in prima linea, denunciano ancora una volta un approccio che considerano dannoso e contraddittorio rispetto agli obiettivi dichiarati dell’Unione europea in materia di competitività, autonomia strategica e sviluppo rurale”. Pertanto, Unitab ribadisce “la nostra posizione secondo cui, nel contesto delle ‘consultazioni su larga scala’ annunciate dal Commissario Varhelyi, gli agricoltori e le parti interessate del settore agricolo devono essere consultati pienamente e realmente, in linea con i principi di elaborazione di politiche basate sull’evidenza e di dialogo sociale”. Allo stesso tempo, sottolinea che “qualsiasi futuro sviluppo normativo in questo importante settore dovrà essere preceduto da valutazioni d’impatto adeguate, complete e trasparenti”.</p>
<p data-start="1977" data-end="2665"><strong>Philip Morris International</strong> richiama a una maggiore considerazione del fatto che “approcci inclusivi e basati sull’evidenza siano essenziali per <strong>promuovere progressi normativi</strong> significativi ed efficaci e sostenere un’Europa competitiva e guidata dall’innovazione”. Mentre l’UE valuta il futuro della regolamentazione del tabacco, “è fondamentale che le <strong>politiche riflettano l’intera portata delle prove scientifiche</strong> e le voci di un’ampia gamma di parti, comprese le organizzazioni di esperti, l’ecosistema del settore privato e i consumatori”, continua la compagnia statunitense. Infine, il richiamo a “incoraggiare i fumatori di sigarette a <strong>passare</strong> <strong>ad</strong> <strong>alternative migliori</strong> e senza fumo”.</p>
<p>La relazione, secondo <strong>Stefano Betti</strong>, esperto di sicurezza internazionale e politica penale, “non riflette pienamente la <strong>complessità dell’attuale mercato del tabacco e della nicotina</strong>” nell’UE. La valutazione, per Betti, non tiene conto del commercio illecito, che “riceve un’<strong>attenzione relativamente limitata</strong>, nonostante le prove disponibili suggeriscano che circa <a href="https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.eunews.it/2026/03/31/il-lato-oscuro-del-tabacco-in-europa-circa-il-10-per-cento-delle-sigarette-e-illegale/&ved=2ahUKEwi14pev6NuTAxXDywIHHSbXGCEQFnoECB8QAQ&usg=AOvVaw1D8wVT2ExiYZdTdykZN-rz">una sigaretta su dieci è illecita</a>, che gran parte dei prodotti per lo svapo si muove attraverso canali non regolamentati e che in alcuni mercati le buste illegali di nicotina possono rappresentare quasi tutto il consumo”. Limitata anche l’attenzione per “una serie di <strong>condizioni politiche</strong> che potrebbero incoraggiare il <strong>commercio illecito</strong>, tra cui approcci normativi restrittivi, tassazione molto elevata, regimi di confezioni semplici nei mercati con livelli particolarmente elevati di prodotti di marca contraffatti e penetrazione criminale nei mercati online”.</p>
<p data-start="646" data-end="1456">Di segno opposto è la <a href="https://www.smokefreepartnership.eu/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Smoke Free Partnership, </strong></a>l’ampia coalizione europea di Ong per un futuro ‘smoke-free’, per cui il punto di partenza è chiaro: “La Commissione UE compie un passo <strong>necessario e benvenuto</strong>“, ma “l’urgenza della situazione richiede un’azione rapida e decisa”. L’organizzazione sottolinea che “i <strong>quattro anni di ritardo</strong> sono già stati sfruttati dall’industria”, avvertendo che “ulteriori ritardi rischiano di prolungare le lacune esistenti e indebolire l’efficacia complessiva del controllo del tabacco nell’UE”. Il nodo centrale resta quello dei giovani: “Restano esposti a un marketing aggressivo e a una gamma sempre più diversificata di prodotti a base di nicotina”, mentre “la regolamentazione deve evolvere con il mercato”. Da qui la richiesta di norme più stringenti su aromi, pubblicità e classificazione dei prodotti, con un focus esplicito sulla prevenzione della dipendenza.</p>
<p data-start="1458" data-end="2403">Sulla stessa linea si muove <a href="https://www.contre-feu.org/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Contre Feu</strong></a>, l’alleanza di industrie contro il tabacco, che vede nella valutazione “la conferma che l’attuale quadro legislativo <strong>non è più adattato</strong> ai nuovi prodotti a base di nicotina”. L’organizzazione insiste sul fatto che “le sigarette elettroniche, le bustine di nicotina e i prodotti a tabacco riscaldato rappresentano un rischio particolare per i giovani e possono costituire una porta d’ingresso alla dipendenza”. A preoccupare è anche il contesto comunicativo: “Le pratiche di marketing online dell’industria aggravano questi rischi”, mentre “le norme esistenti su aromi, pubblicità e classificazione restano inadeguate”. Pur definendo la pubblicazione della Commissione “un <strong>segnale incoraggiante</strong>“, Contre Feu avverte che la revisione è “in forte ritardo, in gran parte a causa della pressione dell’industria volta a rallentare il processo”, e invita a restare “altamente vigili rispetto all’influenza crescente del settore nelle negoziazioni europee”.</p>
<p data-start="5107" data-end="5745" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Nel mezzo di queste posizioni inconciliabili, la valutazione della Commissione europea segna solo <strong>l’inizio di una fase decisiva</strong>. Se tutti riconoscono che il mercato è cambiato e che le regole devono aggiornarsi, resta totalmente aperta la domanda su come farlo: se attraverso una <strong>stretta regolatoria </strong>centrata sulla salute pubblica e sulla protezione dei giovani, oppure con un approccio che integri maggiormente le <strong>logiche di mercato</strong>, la riduzione del danno e la tutela delle filiere produttive europee. La revisione attesa entro il 2026 si preannuncia così fondamentale per la politica sanitaria europea.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>L’inquinamento può causare problemi di salute mentale: lo studio dell’Agenzia europea per l’Ambiente</title>
<link>https://www.eventi.news/linquinamento-puo-causare-problemi-di-salute-mentale-lo-studio-dellagenzia-europea-per-lambiente</link>
<guid>https://www.eventi.news/linquinamento-puo-causare-problemi-di-salute-mentale-lo-studio-dellagenzia-europea-per-lambiente</guid>
<description><![CDATA[ Infanzia e prima adolescenza risultano periodi di maggiore vulnerabilità, con un aumento del rischio di disturbi come depressione, ansia, schizofrenia e problemi comportamentali ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2021/06/coronavirus-inquinamento-particolato-atmosferico-polveri-sottili.jpeg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 15:00:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>L’inquinamento, può, causare, problemi, salute, mentale:, studio, dell’Agenzia, europea, per, l’Ambiente</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Ridurre l’inquinamento non fa bene solo alla nostra salute fisica, ma anche a quella mentale. Lo evidenzia il <a href="https://www.eea.europa.eu/en/analysis/publications/pollution-and-mental-health-current-scientific-evidence" target="_blank" rel="noopener">briefing pubblicato oggi</a> (7 aprile) dall’<a href="https://www.eea.europa.eu/en" target="_blank" rel="noopener">Agenzia europea per l’Ambiente</a> (AEA), che analizza il <strong>legame tra esposizione agli inquinanti e disturbi psicologici</strong>. In un’epoca in cui i problemi di salute mentale sono in <strong>costante aumento</strong>, l’AEA sottolinea l’urgenza di “integrare le politiche ambientali con quelle sanitarie”, promuovendo al contempo una maggiore collaborazione tra settori e discipline.</p>
<p>I disturbi mentali hanno origini complesse e multifattoriali: fattori genetici, condizioni socioeconomiche, aspetti psicologici e stili di vita giocano tutti un ruolo. A questi, l’agenzia aggiunge anche l’inquinamento atmosferico e acustico, oltre all’esposizione a sostanze chimiche. Secondo l’AEA, esiste una “<strong>correlazione significativa</strong>” tra questi elementi: sebbene siano necessari ulteriori studi per chiarire i rapporti di causalità, le evidenze disponibili rendono ormai difficile negare il legame.</p>
<p class="isSelectedEnd">Le ricerche mostrano come l’impatto dell’inquinamento sia particolarmente rilevante nelle fasi più delicate dello sviluppo umano. <strong>Infanzia e prima adolescenza</strong> risultano periodi di <strong>maggiore vulnerabilità</strong>, con un aumento del rischio di disturbi come depressione, ansia, schizofrenia e problemi comportamentali. Anche l’esposizione prolungata a una scarsa qualità dell’aria è associata a una maggiore incidenza di depressione, mentre picchi di inquinamento possono aggravare i sintomi della schizofrenia.</p>
<p class="isSelectedEnd">Per quanto riguarda l’inquinamento acustico, l’AEA rileva un incremento del <strong>rischio di</strong> <strong>depressione del 3 per cento e di ansia del 2 per cento</strong>. Nei bambini, l’esposizione al rumore ambientale è collegata a una maggiore frequenza di disturbi comportamentali, con effetti diretti sul benessere mentale. Ancora più preoccupanti sono alcuni dati specifici: un aumento di <strong>10 decibel nel rumore ferroviario</strong> è associato a un incremento del <strong>2,2 per cento dei tassi di suicidio</strong>, mentre l’esposizione al rumore degli aerei durante la gravidanza può far crescere del <strong>12 per cento il rischio di depressione</strong>.</p>
<p class="isSelectedEnd">Anche le sostanze chimiche rappresentano un fattore di rischio. <strong>L’esposizione prenatale o infantile</strong> al <strong>piombo</strong> è associata a <strong>depressione e schizofrenia</strong>. Il fumo passivo, inoltre, è costantemente collegato a disturbi mentali, soprattutto tra i gruppi più vulnerabili come bambini e donne in gravidanza. Studi recenti indicano anche un legame tra esposizione prenatale al BPA e l’insorgenza di ansia e depressione nei più piccoli.</p>
<p>Alla luce di queste evidenze, l’AEA propone l’adozione di un approccio <strong>“One Health”</strong>, che riconosce l’interconnessione tra salute umana, animale e ambientale. Raggiungere gli obiettivi del <a href="https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_25_634&ved=2ahUKEwjq_c_0-tuTAxVz9wIHHY3ZEcQQFnoECB0QAQ&usg=AOvVaw0Ue0O2xmW5DWRmWNo_ZYLP" target="_blank" rel="noopener">p</a><a href="https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_25_634&ved=2ahUKEwjq_c_0-tuTAxVz9wIHHY3ZEcQQFnoECB0QAQ&usg=AOvVaw0Ue0O2xmW5DWRmWNo_ZYLP" target="_blank" rel="noopener">iano d’azione europeo per l’inquinamento zero</a> entro il 2030 – riducendo le emissioni e ampliando l’accesso agli spazi naturali – potrebbe contribuire a migliorare il benessere mentale di milioni di cittadini europei.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Nell’UE corrono i prezzi di case e affitti, +5,5 per cento e +3,2 per cento a fine 2025</title>
<link>https://www.eventi.news/nellue-corrono-i-prezzi-di-case-e-affitti-55-per-cento-e-32-per-cento-a-fine-2025</link>
<guid>https://www.eventi.news/nellue-corrono-i-prezzi-di-case-e-affitti-55-per-cento-e-32-per-cento-a-fine-2025</guid>
<description><![CDATA[ I dati di Eurostat si riferiscono al quarto trimestre 2025 in confronto allo stesso periodo dell&#039;anno prima. Rispetto a dieci anni fa, i prezzi di vendita sono quasi quadruplicati a Budapest (+290 per cento) e raddoppiati in altri 12 Stati ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Imagoeconomica_2677547-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 15:00:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Nell’UE, corrono, prezzi, case, affitti, 5, 5, per, cento, 3, 2, per, cento, fine, 2025</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – La questione della casa e l’emergenza abitativa sono una delle sfide sociali ed economiche più pressanti per l’Europa e a confermarlo ci pensano <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/ddn-20260407-1?etrans=it" target="_blank" rel="noopener">le ultime rilevazioni dell’ufficio statistico dell’Unione Europea:</a> <strong>nel quarto trimestre del 2025,</strong> il mercato immobiliare dell’Unione Europea ha visto una decisa tendenza al rialzo, con <strong>un aumento annuo del 5,5 per cento per i prezzi delle abitazioni e del 3,2 per cento per i canoni di locazione</strong> rispetto allo stesso periodo del 2024. Rispetto al terzo trimestre 2025, i <strong>prezzi delle abitazioni</strong> sono cresciuti dello <strong>0,8 per cento</strong>, mentre gli <strong>affitti</strong> hanno registrato un incremento dello <strong>0,6 per cento</strong>. Sebbene la crescita nell’area euro sia stata leggermente più contenuta (+5,1 per cento annuo) rispetto alla media dell’UE (+5,5 per cento), la tendenza rimane stabilmente positiva dopo le lievi flessioni registrate tra la fine del 2022 e l’inizio del 2024.</p>
<p>Nel quarto trimestre del 2025, la classifica dei rincari annui (rispetto allo stesso periodo del 2024) vede in testa l’<strong>Ungheria</strong> (+21,2 per cento), seguita da <strong>Portogallo</strong> (+18,9 per cento) e <strong>Croazia</strong> (+16,1 per cento). Rispetto al terzo trimestre del 2025, l’aumento più significativo si è registrato in <strong>Slovenia</strong> (+5,1 per cento), mentre lievi segnali di raffreddamento sono giunti da <strong>Francia</strong> (-0,7 per cento) ed <strong>Estonia</strong> (-0,3 per cento). <strong>L’Italia ha avuto un aumento del 4,1 per cento nel quarto trimestre 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024</strong>.</p>
<p><a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/EUNEWS_case-1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-449646 size-large" src="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/EUNEWS_case-1-819x1024.jpg" alt="" width="819" height="1024" srcset="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/EUNEWS_case-1-819x1024.jpg 819w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/EUNEWS_case-1-240x300.jpg 240w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/EUNEWS_case-1-768x960.jpg 768w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/EUNEWS_case-1-1229x1536.jpg 1229w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/EUNEWS_case-1-1638x2048.jpg 1638w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/EUNEWS_case-1-750x938.jpg 750w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/EUNEWS_case-1-1140x1425.jpg 1140w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/EUNEWS_case-1.jpg 1920w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px"></a></p>
<p>Un dato cruciale per comprendere la reale pressione sui portafogli dei cittadini è l’<strong>indice dei prezzi reale </strong>(o deflazionato), che è il rapporto tra l’indice dei prezzi delle case nominale e un indice corretto per l’inflazione dei prezzi al consumo. Guardando allo storico si vede che, tra il 2010 e il 2014, i prezzi delle case nell’area dell’euro sono diminuiti o aumentati meno dell’inflazione; nel 2015 hanno iniziato ad aumentare più rapidamente dell’inflazione; tra il 2016 e il 2021 sono cresciuti dal 2,9 per cento al 5,4 per cento al di sopra dell’inflazione su base annua. E ancora: nel 2022, i prezzi delle case sono lievitati solo leggermente al di sopra dell’inflazione (+0,5 per cento), nel 2023, sono diminuiti in un contesto di inflazione elevata, determinando un calo significativo del 7 per cento dei prezzi annuali delle case al netto della deflazione, seguito da un’ulteriore diminuzione dello 0,3 per cento nel 2024. Infine, nel 2025, i prezzi delle case sono aumentati del 3,1 per cento al di sopra dell’inflazione. Nonostante ciò, in cinque Paesi (Lussemburgo, Austria, Romania, Finlandia e Svezia) i prezzi delle case sono cresciuti meno rispetto al costo generale della vita.</p>
<p>Analizzando l’arco temporale che va <strong>dal 2015 al terzo trimestre del 2025,</strong> emerge chiaramente come l’acquisto di una proprietà sia diventato <strong>un investimento sempre più oneroso</strong>: in questo periodo i prezzi delle case nell’UE sono balzati del <strong>64,9 per cento</strong>, superando di quasi tre volte la crescita degli affitti, che comunque sale del <strong>21,8 per cento</strong>. Il fenomeno non ha però colpito il continente in modo uniforme. In ben <strong>25 dei 26 Paesi membri</strong> per i quali sono disponibili i dati, l’aumento dei prezzi di acquisto ha superato quello delle locazioni. Il caso più eclatante è quello dell’<strong>Ungheria</strong>, dove i prezzi di vendita sono quasi quadruplicati (+290 per cento) dal 2015. Incrementi superiori al raddoppio sono stati registrati in altri 12 Stati, con punte significative in <strong>Portogallo</strong> (+180 per cento), <strong>Lituania</strong> (+168 per cento) e <strong>Bulgaria</strong> (+157 per cento). In controtendenza si trova solo la <strong>Finlandia</strong>, l’unico Paese dove i prezzi delle case sono diminuiti del 3 per cento rispetto a dieci anni fa.</p>
<p>Neanche il mercato degli <strong>affitti</strong>, pur maggiormente stabile, ha risparmiato rincari: dal 2015 a oggi, tutte le 27 nazioni dell’UE hanno avuto aumenti. Dopo l’Ungheria (+109 per cento), i rialzi più pesanti si sono verificati in Lituania (+88 per cento), Irlanda e Polonia (entrambe +76 per cento). Questi dati confermano come l’accessibilità abitativa rimanga un tema centrale per le politiche di coesione dell’Unione.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>L’UE contro le minacce di Trump di attacchi a infrastrutture civili iraniane: “Diplomazia è la risposta”</title>
<link>https://www.eventi.news/lue-contro-le-minacce-di-trump-di-attacchi-a-infrastrutture-civili-iraniane-diplomazia-e-la-risposta</link>
<guid>https://www.eventi.news/lue-contro-le-minacce-di-trump-di-attacchi-a-infrastrutture-civili-iraniane-diplomazia-e-la-risposta</guid>
<description><![CDATA[ Da Budapest, il vicepresidente Vance rassicura: &quot;Ci saranno molte negoziazioni da qui alla scadenza&quot; dei negoziati per riaprire lo Stretto di Hormuz ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_IPA73793172-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 15:00:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>L’UE, contro, minacce, Trump, attacchi, infrastrutture, civili, iraniane:, “Diplomazia, risposta”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – La Commissione europea prova a pronunciare la parola ‘diplomazia’ davanti alle minacce ad alta frequenza e intensità scagliate contro l’Iran dal presidente USA, <strong>Donald Trump</strong>. “Abbiamo sempre affermato che <strong>la diplomazia è la risposta</strong> e, da parte nostra,<strong> respingiamo qualsiasi minaccia</strong>, anche di attacchi riguardanti infrastrutture civili critiche”, ha dichiarato la portavoce della Commissione europea per gli Affari esteri, <strong>Anitta Hipper</strong>, nel briefing quotidiano con la stampa <a href="https://audiovisual.ec.europa.eu/en/media/video/I-287367" target="_blank" rel="noopener">rispondendo</a> a una domanda sulle inditimidazioni lanciate da Trump di ieri sera (6 aprile) di far saltare in aria ogni ponte e ogni centrale elettrica in Iran, se il Paese non rispetterà la scadenza per la riapertura dello Stretto di Hormuz, fissata per le 20 americane di oggi, martedì 7 aprile. Non solo. L’inquilino della Casa Bianca ha sottolineato<a href="https://www.theguardian.com/world/live/2026/apr/07/iran-war-live-updates-trump-hormuz-threats-deadline-strikes-middle-east-conflict" target="_blank" rel="noopener"> di “non essere affatto” preoccupato</a> dalla possibilità di commettere crimini di guerra colpendo infrastrutture civili – come segnalato da Teheran – e ha ribattuto: “Sapete cos’è un crimine di guerra? Possedere un’arma nucleare”.</p>
<p>Palazzo Berlaymont respinge la posizione di Washington: “Questi attacchi rischiano di colpire milioni di persone in tutto il Medio Oriente e oltre, e potrebbero anche portare a un’ulteriore pericolosa escalation”. Perciò, “<strong>l’UE chiede la massima moderazione, la protezione dei civili e delle infrastrutture civili e il pieno rispetto d tutte le parti del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario</strong>“.</p>
<p>Ma la voce con cui Bruxelles pronuncia le sue parole è flebile e nella mattina americana Trump è tornato a scagliare minacce <a href="https://www.trumpstruth.org/statuses/37626" target="_blank" rel="noopener">sul suo social Truth</a>. “<strong>Un’intera civiltà morirà stasera, per non essere mai più riportata indietro. Non voglio che accada, ma probabilmente succederà</strong>“, ha scritto. “Tuttavia, ora che abbiamo un cambio di regime completo e totale, dove prevalgono menti diverse, più intelligenti e meno radicalizzate, forse qualcosa di meraviglioso e rivoluzionario può accadere, chi lo sa?”, ha aggiunto. “Lo scopriremo stasera, uno dei momenti più importanti della lunga e complessa storia del mondo. 47 anni di estorsione, corruzione e morte finiranno finalmente. Dio benedica il grande popolo iraniano!”, ha concluso.</p>
<p>A una manciata di ore dalla scadenza e sotto le minacce a stelle e strisce, vanno avanti i negoziati tra le due parti. “Il presidente ha fissato una scadenza tra circa 12 ore, negli Stati Uniti, e scopriremo che <strong>ci saranno molte negoziazioni da qui ad allora</strong>. E spero che si arrivi a una buona risoluzione”, ha intanto dichiarato in conferenza stampa da Budapest – dov’è in visita per dare sostegno <a href="https://www.eunews.it/2026/04/07/lungheria-va-alle-urne-sotto-lo-sguardo-speranzoso-dellue/">alla campagna elettorale di Viktor Orbán</a> – il vicepresidente americano <strong>James David Vance</strong>. “La questione fondamentale è come sarà la situazione dopo? Si tratta del punto centrale della negoziazione. Il presidente è stato anche molto chiaro sul fatto che, mentre gli iraniani cercano di imporre il maggior costo economico possibile attraverso lo Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti hanno la capacità di imporre costi economici all’Iran molto maggiori di quelli che l’Iran possa imporre costi a noi o ai nostri amici nel mondo. Quindi spero che siano intelligenti”, ha aggiunto.</p>
<p>Vance ha rivendicato che “<strong>gli Stati Uniti hanno in gran parte raggiunto i loro obiettivi militari</strong>“. Anche se “ci sono ancora alcune cose che vorremmo fare, ad esempio, sulla capacità iraniana di produrre armi, su cui vorremmo lavorare un po’ di più dal punto di vista militare, fondamentalmente, gli obiettivi militari degli Stati Uniti sono stati completati” e “<strong>ciò significa</strong>, come ha detto il presidente, <strong>che a breve questa guerra si concluderà</strong>“. Ma “la natura della conclusione dipende in ultima analisi dagli iraniani”, ha precisato.</p>
<p>In questo contesto, per il vicepresidente USA ci sono due percorsi: il primo, dove Teheran “non finanzierà più il terrorismo, entrerà a far parte del sistema mondiale di commercio e scambi, e questo significherà cose molto migliori per loro economicamente, significherà cose migliori per la pace e la sicurezza del mondo”; il secondo, dove “gli iraniani non si siedono al tavolo delle trattative e rimangono impegnati nel terrorismo, nel terrorizzare i loro vicini, non solo Israele, ma, ovviamente, anche i loro vicini arabi”. In questo secondi caso, “la situazione economica in Iran continuerà ad essere molto, molto negativa e, probabilmente peggiorerà”.</p>
<p>In questo contesto, “il presidente ha chiesto a tutta la sua squadra, in particolare a Steve Witkoff e Jared Kushner” – il primo, immobiliarista e Inviato speciale USA per il Medio Oriente, il secondo, cognato di Trump – “di capire quali sono i contorni di un potenziale accordo”.</p>
<p>Intanto, Teheran ha risposto ieri sera all’ondata di minacce da Washington. “<strong>La retorica rozza e arrogante, così come le minacce infondate del presidente statunitense squilibrato</strong>, che si trova in una situazione difficile e giustifica le continue sconfitte dell’esercito americano, <strong>non hanno alcun effetto sulla prosecuzione dell’offensiva e sulle schiaccianti operazioni</strong>” dell’esercito iraniano, ha affermato il portavoce di Khatam Al-Anbiya, il comando delle forze armate iraniane, citato dalla radio e televisione di Stato.</p>
<p>Nel frattempo, secondo un’analisi del Financial Times, <strong>la guerra sta costando agli Stati Uniti centinaia di milioni di dollari al giorno</strong>. Elaine McCusker, senior fellow presso l’American Enterprise Institute (AEI) ed ex alto funzionario del bilancio del Pentagono, stima il <strong>costo della campagna contro l’Iran tra i 22,3 e i 31 miliardi di dollari nelle cinque settimane trascorse dall’inizio dell’attacco</strong>. I suoi calcoli includono il costo dello schieramento di ulteriori risorse statunitensi in Medio Oriente dalla fine di dicembre, ma non una valutazione completa dei danni di guerra che sarà chiara solo alla fine delle ostilità.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Iran e Stati Uniti concordano una tregua di due settimane: Hormuz riapre, esultano i mercati</title>
<link>https://www.eventi.news/iran-e-stati-uniti-concordano-una-tregua-di-due-settimane-hormuz-riapre-esultano-i-mercati</link>
<guid>https://www.eventi.news/iran-e-stati-uniti-concordano-una-tregua-di-due-settimane-hormuz-riapre-esultano-i-mercati</guid>
<description><![CDATA[ Le parti al lavoro per una pace duratura: Teheran prova a difendere l&#039;arricchimento dell&#039;uranio e pone il completo stop militare di Israele tra le condizioni. Trump: &quot;Buona base di partenza&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_IPA737932211-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 15:00:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Iran, Stati, Uniti, concordano, una, tregua, due, settimane:, Hormuz, riapre, esultano, mercati</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Niente attacchi. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ci ripensa: niente offensiva totale contro l’Iran. Al contrario, <strong>due settimane di tregua</strong> per cercare una soluzione al conflitto. La Casa Bianca avrebbe accettato un piano in 10 punti presentato da Teheran con mediazione del Pakistan, che Trump ha definito “una buona base di partenza” per un accordo da trovare in questi 14 giorni su principi tutti da verificare.</p>
<h4>I 10 punti su cui costruire la pace</h4>
<p>L’Iran chiede innanzitutto la fine definitiva delle ostilità, il che vuol dire <strong>pace duratura</strong> invece di tregua. Si chiede inoltre la garanzia di <strong>non essere più attaccati militarmente</strong>, da nessuno, Israele compreso. Proprio Israele viene inserito nel negoziato che si svilupperà da qui in avanti: <strong>il piano in 10 punti prevede che lo Stato ebraico ponga fine una volta per tutte alle sue operazioni anche in Libano</strong>. La misura si inserisce nella richiesta più ampia di stabilità regionale, volta al superamento di tutti i conflitti.</p>
<p>Viene ribadita la sovranità iraniana sullo stretto di Hormuz e il controllo dello stesso da parte di Teheran, con l’impegno al passaggio sicuro delle navi. Questo uno dei punti più sensibili dell’accordo:<strong> l’Iran imporrebbe una tassa di 2 milioni di dollari per ogni nave al passaggio nello stretto</strong>, dividendo gli introiti derivanti da questo pedaggio con l’Oman e utilizzando i proventi di Hormuz per la ricostruzione, invece di domandare riparazioni dei danni. Lo stretto intanto viene aperto al traffico per queste due settimane.</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="YDoaAOxfm7"><p><a href="https://www.eunews.it/2026/04/03/israele-e-stati-uniti-compattano-il-mondo-arabo-islamico-e-lue-sta-a-guardare/">Israele e Stati Uniti compattano il mondo arabo-islamico, e l’UE sta a guardare</a></p></blockquote>
<p></p>
<p>Ancora, richiesta di cancellazione di tutte le sanzioni primarie (beni esteri con componenti USA almeno al 10 per cento) e secondarie (tutte le misure di natura extra-territoriale USA). La Repubblica islamica inserisce tra le condizioni anche l’accettazione della comunità internazionale al diritto di arricchimento dell’uranio.</p>
<h4>Il nodo Hezobollah e le armi nucleari</h4>
<p>Gli Stati Uniti accettano di iniziare a ragionare alle proposte, che però portano con sé dubbi a cominciare dal programma di arricchimento dell’uranio. Comprensibile che l’Iran provi a rivendicare diritti per sé, ma da sempre la paura delle comunità internazionale che l’arricchimento dell’uranio porti Teheran a dotarsi di armi nucleari è il motivo di chiusura e rigidità nei confronti del Paese islamico. Difficile immaginare che si possano fare concessioni in tal senso. “<strong>Israele sostiene inoltre l’impegno americano per garantire che l’Iran non rappresenti più una minaccia nucleare, missilistica e terroristica</strong>“, le posizioni espresse dal governo di Israele.</p>
<p><strong>Vero nodo di questo accordo è legato proprio allo Stato ebraico e al suo ruolo</strong>. Il primo ministro israeliano, <strong>Benjamin Netanyahu</strong>, ha fatto sapere di sostenere l’impegno per un accordo di pace con l’Iran, ma non con il Libano. Non per ora, almeno. “<strong>Il cessate il fuoco di due settimane non include il Libano</strong>“, le parole del capo di governo israeliano, deciso a utilizzare questo lasso temporale per continuare la propria offensiva contro Hezbollah, il gruppo bollato come ‘terrorista’ (e <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=OJ:L_202600455" target="_blank" rel="noopener">come tale riconosciuto anche dall’UE</a>) e che secondo Tel Aviv sarebbe foraggiato proprio dall’Iran.</p>
<h4>Esultano i mercati</h4>
<p>Intanto i mercati festeggiano l’annuncio della tregua e la possibilità di un accordo, che allontana gli <a href="https://www.eunews.it/2026/03/09/iran-dombrovskis-avverte-rischiamo-la-stagflazione/" target="_blank" rel="noopener">spettri di una crisi profonda</a>, o quanto meno li rinvia: <strong>il petrolio torna sotto quota 100 dollari al barile,</strong> con il Brent che segna una flessione del 14 per cento e attestandosi a 93,9 dollari al barile.<strong> Crollano anche i listini del gas</strong>: i contratti Ttf ad Amsterdam, mercato di riferimento, segnano un -19 per cento, scendendo a 43 euro al megawattora. Euforiche anche le piazze affari di tutto il mondo: a Milano l’indice FTSE MIB guadagna il 3,74 per cento, e aumenti si registrano anche a Londra (+2,67 per cento), Parigi (+4,34 per cento) e Francoforte (+5,09 per cento). In rialzo anche le borse asiatiche: Torkyo guadagna il 5,42 per cento, Hong Kong il 3,1 per cento.</p>
<p>Buone notizie anche per quanto riguarda i titoli di stato: <strong>lo spread, il differenziale con il bund tedesco di riferimento, si riduce.</strong> Per l’Italia questo vuol dire che il BTP a 10 anni si colloca a 3,67 per cento (dal 3,99 di ieri). Il calo dello spread è indicatore di fiducia: gli investitori si mostrano meno preoccupati per l’andamento economico, in particolare quello legato all’inflazione.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>L’UE saluta la tregua in Iran, dopo che altri si sono spesi per lo stop al conflitto</title>
<link>https://www.eventi.news/lue-saluta-la-tregua-in-iran-dopo-che-altri-si-sono-spesi-per-lo-stop-al-conflitto</link>
<guid>https://www.eventi.news/lue-saluta-la-tregua-in-iran-dopo-che-altri-si-sono-spesi-per-lo-stop-al-conflitto</guid>
<description><![CDATA[ Von der Leyen si congratula col Pakistan per la sua mediazione, l&#039;Alta rappresentante vola in Arabia Saudita a cose fatte. E il suo portavoce rivela: &quot;Kallas nella regione è l&#039;attivazione dei nostri strumenti&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2020/01/ue-iran.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 15:00:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>L’UE, saluta, tregua, Iran, dopo, che, altri, sono, spesi, per, stop, conflitto</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Il giorno dopo, e anche prima, l’istante dopo l’<a href="https://www.eunews.it/2026/04/08/iran-e-stati-uniti-concordano-una-tregua-di-due-settimane-hormuz-riapre-esultano-i-mercati/" target="_blank" rel="noopener">annuncio delle due settimane di tregua</a> in Iran, l’Unione europea è un fiorire di commenti di giubilo e un fervere di attività. La notizia è di quelle buone e auspicate: economia e politica possono tirare un sospiro di sollievo, ma l’UE può davvero esultare? Per settimane balbettanti e poco visibili, l’Unione europea e i suoi protagonisti sembrano aver ricoperto il ruolo di comparse. Certo, la diplomazia su cui il club del 27 ha tanto insistito, è soprattutto lavoro sotto traccia, lontano dai riflettori, ma colpisce modalità e tempistiche dell’azione degli europei.</p>
<p>L’Alta rappresentante per la Politica estera e di sicurezza dell’UE, <strong>Kaja Kallas</strong>, <a href="https://www.eeas.europa.eu/eeas/media-advisory-hrvp-kallas-travels-saudi-arabia_en?channel=eeas_press_alerts&date=2026-04-08&newsid=0&langid=en&source=mail" target="_blank" rel="noopener">annuncia un viaggio in Arabia Saudita</a>: una missione di due giorni, da oggi a domani (8 e 9 aprile), a tregua fatta e annunciata. La presidente del Consiglio, Giorgia <a href="https://www.governo.it/it/articolo/visita-del-presidente-meloni-arabia-saudita-qatar-e-emirati-arabi-uniti/31445" target="_blank" rel="noopener">Meloni, ha organizzato un tour negli Stati del golfo arabico a bombardamenti in corso</a>, a dimostrazione che azione e pressione diplomatica si poteva fare anche prima. Salta agli occhi, nel momento più caldo, l’<strong>assenza del capo di quel poco di politica estera che l’UE comunque ha</strong>, e poi un rifiorire quando altri hanno fatto il lavoro. A questo si aggiunge il commento contento di <strong>Ursula von der Leyen</strong> che ringrazia il Pakistan per la sua mediazione, una mediazione di cui l’UE non ha saputo farsi carico per la necessità di compiacere gli Stati Uniti. <a href="https://www.eunews.it/2026/04/02/iran-von-der-leyen-da-la-colpa-della-crisi-a-teheran-litalia-corridoio-umanitario-onu-a-hormuz/" target="_blank" rel="noopener">La stessa presidente della Commissione europea ha sommerso l’Iran di accuse e critiche</a>, e questo non permette di essere mediatori.</p>
<blockquote class="twitter-tweet">
<p dir="ltr" lang="en">I welcome the two-week ceasefire the US and Iran agreed last night. It brings much-needed de-escalation.</p>
<p>I thank Pakistan for its mediation.</p>
<p>Now it is crucial that negotiations for an enduring solution to this conflict continue.</p>
<p>We will continue coordinating with our partners…</p>
<p>— Ursula von der Leyen (@vonderleyen) <a href="https://twitter.com/vonderleyen/status/2041777854833180791?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">April 8, 2026</a></p></blockquote>
<p>L’esecutivo comunitario, del resto, non cambia orientamenti: Bruxelles continua a vedere nell’Iran il problema dei problemi. Il portavoce di Kallas, <strong>Anouar El Anouni</strong>, torna a criticare “gli attacchi indiscriminati dell’Iran sui territori vicini”, senza considerare la ragione di queste azioni. L’aggressione di Stati Uniti e Israele non viene né menzionata né considerata. Nel processo negoziale che si apre, comunque, “<strong>la priorità dell’UE è evitare che l’Iran acquisisca armi nucleari e cessi le sue attività di destabilizzazione</strong> come gli attacchi balistici e la chiusura dello stretto di Hormuz, che è un bene comune”. Ma è sulla missione di Kallas in Arabia Saudita che El Anouni rivela: “<strong>Il fatto che l’Alta rappresentante sia oggi nella regione è di per sé l’attivazione degli strumenti migliori a nostra disposizione</strong>“. Ossia la diplomazia, attivata – per ammissione del funzionario europeo – solo adesso.</p>
<p>Anche il presidente del Consiglio, <strong>Antonio Costa</strong>, si riaffaccia in pubblico, via social, per complimentarsi col Pakistan e assicurare che “l<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">‘UE è pronta a sostenere gli sforzi in corso e rimane in stretto contatto con i suoi partner nella regione”. È l’Europa del giorno dopo, dopo che la diplomazia altrui ha fatto il proprio corso.<br>
</span></span></span></p>
<p>In questo contesto<strong> il governo belga, in <a href="https://news.belgium.be/fr/la-belgique-continue-soutenir-le-liban-en-fournissant-de-nouveaux-biens-de-premiere-necessite-b" target="_blank" rel="noopener">una nota</a>, sposta l’attenzione sul Libano,</strong> oggetto delle offensive di Israele in chiave anti-Hezbollah. “<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">L’escalation di violenza nella regione continua, e la situazione umanitaria continua ad aggravarsi”, l’allarme che suona come critica alle operazioni dello Stato ebraico nel Paese dei cedri.</span></span></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Da BEI e Societé Génerale 153 milioni di euro per il fotovoltaico in Sicilia</title>
<link>https://www.eventi.news/da-bei-e-societe-generale-153-milioni-di-euro-per-il-fotovoltaico-in-sicilia</link>
<guid>https://www.eventi.news/da-bei-e-societe-generale-153-milioni-di-euro-per-il-fotovoltaico-in-sicilia</guid>
<description><![CDATA[ Una volta operativo prevista la generazione di circa 256 GWh di elettricità rinnovabile all’anno, sufficienti per quasi 100mila famiglie e tagliare circa 85mila tonnellate di emissioni di CO2 all’anno ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2016/03/fotovoltaico.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 15:00:01 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>BEI, Societé, Génerale, 153, milioni, euro, per, fotovoltaico, Sicilia</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Banca europea per gli investimenti (BEI) e <a href="https://www.societegenerale.com/en" target="_blank" rel="noopener">Societe Generale</a> hanno firmato un finanziamento da <strong>153 milioni di euro per sostenere la costruzione e la gestione di un impianto fotovoltaico da 137 MW in Sicilia</strong>, nei comuni di Monreale e Gibellina, in Sicilia. L’investimento si inserisce nel potenziamento del <a href="https://www.eunews.it/2022/11/30/hge9-vigliotti-bei-banca-per-il-clima/" target="_blank" rel="noopener">sostegno della BEI alla produzione di energia rinnovabile</a> nell’ambito dell’iniziativa REPowerEU – il piano dell’UE per l’indipendenza energetica – e contribuisce direttamente al Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) dell’Italia per il 2030.</p>
<p>Per il progetto, di nome ‘Sand Solar’, l a BEI metterà a disposizione fino a 70 milioni di euro nell’ambito del piano REPowerEU Societe Generale fornirà fino a 83,34 milioni di euro. Una volta operativo, l’impianto dovrebbe <strong>generare circa 256 GWh di elettricità rinnovabile all’anno, sufficienti ad alimentare quasi 100mila famiglie, evitando al contempo circa 85mila tonnellate di emissioni di CO2 all’anno</strong> rispetto alla produzione basata su combustibili fossili.</p>
<p>“Con questo nuovo investimento in Sicilia, la BEI sostiene la transizione verde dell’Italia contribuendo allo sviluppo regionale e agli obiettivi di REPowerEU dell’Unione europea”, sottolinea la vicepresidente della BEI <strong>Gelsomina Vigliotti</strong>.</p>
<p> </p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Cresce il turismo ‘open&#45;air’ in Europa: salite a 413 milioni le notti in campeggi, camper e roulotte</title>
<link>https://www.eventi.news/cresce-il-turismo-open-air-in-europa-salite-a-413-milioni-le-notti-in-campeggi-camper-e-roulotte</link>
<guid>https://www.eventi.news/cresce-il-turismo-open-air-in-europa-salite-a-413-milioni-le-notti-in-campeggi-camper-e-roulotte</guid>
<description><![CDATA[ Con una crescita del 28,5 per cento dal 2015, i soggiorni all&#039;aria aperta superano l&#039;aumento registrato dagli hotel. La Francia domina il mercato con 154 milioni di notti, seguita da Spagna (49,8) e Italia (49,1) ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Imagoeconomica_30290-1024x698.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 19:00:03 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Cresce, turismo, ‘open-air’, Europa:, salite, 413, milioni, notti, campeggi, camper, roulotte</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>Negli ultimi dieci anni è cresciuta la popolarità dei soggiorni turistici all’area aperta</strong>: rispetto al 2015, le notti trascorse in campeggi, nei parcheggi per camper e roulotte nell’Unione Europea sono sono state 413 milioni, nel 2025, con un <strong>aumento del 28,5 per cento</strong>, mentre le notti trascorse in hotel, vacanze o altri alloggi per brevi soggiorni hanno registrato un incremento minore (del 23,4 per cento). <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/ddn-20260402-1?etrans=it" target="_blank" rel="noopener">I dati pubblicati oggi (2 aprile) da Eurostat</a> mostrano che tra i dieci Paesi europei per notti spese in campeggio e in caravan nel <strong>2025</strong> troviamo: la <strong>Francia</strong> con 154 milioni di notti (37,2 per cento delle notti trascorse in questi alloggi in tutta l’UE), la <strong>Spagna</strong> (49,8 milioni), <strong>l’Italia</strong> (49,1 milioni) e la <strong>Germania</strong> (45,0 milioni) e seguono i Paesi Bassi, la Croazia, la Svezia, la Danimarca, l’Austria e il Portogallo con un intervallo da 26,8 a 7,1 milioni.</p>
<p>Nel <strong>2025 il 67 per cento (277 milioni di notti)</strong> di tutte le notti trascorse in queste sistemazioni si è <strong>concentrato nei mesi estivi</strong>, tra giugno e agosto. I numeri hanno iniziato ad aumentare a marzo, hanno raggiunto il picco ad agosto con 118 milioni di notti trascorse, per poi scendere a 40 milioni a settembre e 15 milioni ad ottobre, chiudendo l’anno con quasi 5 milioni di notti a dicembre.</p>
<p>Secondo i dati Eurostat, <strong>il 2025 ha segnato un traguardo per il settore dei viaggi nell’Unione Europea</strong> raggiungendo il record di <strong>3,1 miliardi di pernottamenti </strong>– considerando sia alberghi e alloggi simili che alloggi per vacanze e altri soggiorni di breve durata e anche campeggi, parcheggi per camper e per roulotte – con un incremento del 2,2 per cento rispetto all’anno precedente. A livello nazionale, la <strong>Spagna</strong> si conferma la destinazione regina con oltre mezzo miliardo di presenze (514 milioni). Rispetto al 2024, sono state trascorse 66,4 milioni di notti in più di cui 10,7 milioni registrate in Italia. L’<strong>Italia</strong> ha fornito, poi, il maggior contributo assoluto all’aumento dei flussi stranieri con 10,8 milioni di notti internazionali in più, seguita da vicino dalla Francia (+10,1 milioni).</p>
<p>Il vero motore di questa crescita è stato il <strong>turismo internazionale</strong>: nel quarto trimestre del 2025, rispetto al quarto trimestre del 2024, l’aumento complessivo di 15,9 milioni di pernottamenti (+3 per cento) si è registrato principalmente nel segmento del turismo internazionale (+5,2 per cento) che ha rappresentato la maggior parte dell’aumento complessivo (+12,7 milioni, rispetto ai +3,3 milioni di pernottamenti in più nel segmento nazionale). I maggiori aumenti di pernottamenti internazionali nel quarto trimestre del 2025 si sono registrati in <strong>Spagna</strong> (+2,2 milioni), <strong>Italia</strong> (+1,9 milioni), <strong>Francia</strong> (+1,7 milioni) e <strong>Austria</strong> (+1,5 milioni). In termini relativi, Irlanda (+17,9 per cento), Romania e Slovacchia (entrambe +17,4 per cento) e Malta (+13,2 per cento) hanno registrato la maggiore crescita di pernottamenti da parte di stranieri nel quarto trimestre del 2025. L’Ungheria ha registrato il tasso di crescita più elevato nel numero di pernottamenti nazionali (+6,5 per cento), seguita da Svezia (+5,9 per cento) e Polonia (+5,7 per cento), ma in termini assoluti gli aumenti maggiori si sono registrati in Polonia (+927 mila pernottamenti nazionali), Germania (+892 mila pernottamenti nazionali) e Svezia (+504 mila pernottamenti nazionali).</p>
<p>Per quanto riguarda le preferenze dei viaggiatori nel 2025, gli <strong>hotel</strong> e le strutture simili rimangono la scelta predominante, ospitando il 62,5 per cento dei turisti su base annua, seguiti dagli alloggi per soggiorni brevi (24,1 per cento) e dai campeggi (13,4 per cento). Questi dati sottolineano l’importanza vitale del comparto che contribuisce per circa il <strong>4,5 per cento al valore aggiunto lordo dell’UE</strong>, sostenendo l’occupazione e la crescita economica in tutto il continente.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Commissione UE: “Calano i fumatori ma crescono le minacce dai nuovi prodotti”</title>
<link>https://www.eventi.news/commissione-ue-calano-i-fumatori-ma-crescono-le-minacce-dai-nuovi-prodotti</link>
<guid>https://www.eventi.news/commissione-ue-calano-i-fumatori-ma-crescono-le-minacce-dai-nuovi-prodotti</guid>
<description><![CDATA[ Sigarette elettroniche, bustine di nicotina e snus sono le alternative altamente attraenti tra le nuove generazioni ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Imagoeconomica_2521154.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 19:00:03 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Commissione, UE:, “Calano, fumatori, crescono, minacce, dai, nuovi, prodotti”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Dal 2012, <strong>il tasso di fumo nell’Unione Europea è sceso dal 28 per cento al 24 per cento della popolazione</strong>, con un calo ancora più <strong>marcato tra i giovani</strong>. Anche i decessi correlati al tabacco sono calati “notevolmente”, <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_26_771" target="_blank" rel="noopener">scrive</a> la Commissione europea. Ma, a fronte di questa diminuzione, crescono le minacce derivanti da <strong>nuovi prodotti nel mercato</strong>, quali le e-cigarette, gli snus e le bustine di nicotina. Emerge dalla valutazione pubblicata oggi (2 aprile) dalla Commissione europea per controllare l’effettività delle direttive attualmente in vigore sulla regolamentazione del tabacco. Si tratta della direttiva sui prodotti del tabacco (TPD) e sui divieti <a href="https://eur-lex.europa.eu/eli/dir/2003/33/oj/eng" target="_blank" rel="noopener">pubblicitari del tabacco e sulle avvertenze sanitarie.</a></p>
<p>Secondo la Commissione europea, i risultati della valutazione mostrano che “<strong>le norme dell’UE sul controllo del tabacco hanno contribuito a un calo significativo del fumo e dei decessi legati al tabacco in tutta l’UE</strong>“. La diminuzione riscontrata dall’esecutivo europeo è “ancora più marcata tra i giovani”. Le stesse nuove generazioni che ripiegano invece sui nuovi prodotti immessi nel mercato, come le sigarette elettroniche, le bustine di nicotina, gli snus. Il rapporto individua infatti delle “<strong>carenze nella legislazione</strong>” comunitaria: “L’aumento delle sigarette elettroniche, dei prodotti del tabacco riscaldati e delle buste di nicotina ha introdotto nuove preoccupazioni per la salute pubblica”. Tali prodotti “rappresentano una minaccia particolare per le generazioni più giovani”, poiché sono “a rischio di dipendenza dalla nicotina e di conseguenze a lungo termine sulla salute”, e sono esposti alle “caratteristiche attraenti e della promozione online assertiva di questi prodotti”. La regolamentazione di questi nuovi prodotti è già nei piani della Commissione europea, in particolare all’interno della <a href="https://health.ec.europa.eu/tobacco/product-regulation/implementing-tobacco-products-directive-directive-201440eu/revision-tobacco-products-directive_en" target="_blank" rel="noopener">revisione della direttiva sui prodotti di tabacco</a>, programmata entro la fine del 2026. E il commissario per la Salute <strong>Oliver Várhelyi</strong> ha chiarito che “l’<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">uso di<strong> tabacco senza fumo</strong> e prodotti a base di nicotina, come alternativa al fumo da combustibile, <strong>non riduce i rischi per la salute</strong>“.</span></span></span></p>
<p>La valutazione evidenzia anche la natura in evoluzione della <strong>pubblicità e della promozione</strong>. Sebbene la pubblicità sui media tradizionali “<strong>sia diminuita significativamente</strong>” a causa delle restrizioni dell’UE, la promozione digitale rimane “<strong>una sfida importante</strong>“, specialmente la natura segreta della promozione digitale dei prodotti del tabacco e della nicotina, in particolare dei nuovi prodotti. Il documento mostra inoltre che le norme armonizzate dell’UE hanno “migliorato il funzionamento del mercato interno”. Misure quali la regolamentazione e la comunicazione degli ingredienti, i requisiti di etichettatura e imballaggio, le caratteristiche di tracciabilità e sicurezza dei prodotti del tabacco e le norme transfrontaliere in materia di pubblicità e sponsorizzazione hanno “contribuito in modo significativo al buon funzionamento del mercato interno e hanno migliorato l’efficacia del quadro di controllo del tabacco”.</p>
<p>Nel complesso, la Commissione europea conclude che “il quadro comunitario di controllo del tabacco è stato efficace nel fornire sostanziali benefici per la salute pubblica e nel sostenere il mercato interno”. Allo stesso tempo, sottolinea la necessità di “adattare il quadro normativo per affrontare i nuovi sviluppi del mercato, i cambiamenti tecnologici e i rischi sanitari emergenti, nonché per contrastare quelli persistenti”. Il prossimo passo da parte delle istituzioni sarà la valutazione d’impatto e il processo di consultazione. Entro fine 2026, la Commissione europea intende proporre una revisione del quadro legislativo sul controllo del tabacco, andando a toccare due direttive: quella sui prodotti del tabacco e quella sulla <a href="https://www.eunews.it/2026/03/18/tabacco-hoekstra-aliquote-piu-alte-e-tasse-su-piu-prodotti-che-creano-dipendenza/">tassazione</a>. Il piano comunitario però è chiaro: <strong>allontanare la gente dall’attrattività dei nuovi prodotti</strong> anche attraverso una maggior tassazione dei prodotti.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Iran, von der Leyen dà la colpa della crisi a Teheran. L’Italia: “Corridoio umanitario ONU a Hormuz”</title>
<link>https://www.eventi.news/iran-von-der-leyen-da-la-colpa-della-crisi-a-teheran-litalia-corridoio-umanitario-onu-a-hormuz</link>
<guid>https://www.eventi.news/iran-von-der-leyen-da-la-colpa-della-crisi-a-teheran-litalia-corridoio-umanitario-onu-a-hormuz</guid>
<description><![CDATA[ La videoconferenza coordinata dal Regno Unito vede l&#039;impegno per soluzioni diplomatiche, ma i tweet della presidente della Commissione UE, non aiutano. Tajani: &quot;Valutiamo di attivarci. Il Paese rischia ripercussioni sulla competitività portuale&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Hormuz_map.png" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 19:00:03 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Iran, von, der, Leyen, dà, colpa, della, crisi, Teheran., L’Italia:, “Corridoio, umanitario, ONU, Hormuz”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles –<strong> Per Ursula von der Leyen la crisi energetica ed economica in atto è tutta colpa dell’Iran</strong>. Perché, parole sue, “l<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">e azioni dell’Iran stanno mettendo a rischio la stabilità economica globale”. Una dichiarazione, quella della presidente della Commissione europea, che dimostra una presa di posizione “univoca” a fianco agli USA, di fronte ad una questione complessa che meriterebbe considerazioni e azioni di diversa natura. Il premier britannico <strong>Keir Starmer, senza accenni di propaganda lancia invece un’iniziativa per discutere con i partner di misure pratiche per riaprire lo stretto di Hormuz</strong>: cosa che vede l’Italia pronta a dare il proprio contributo. </span></span></span></p>
<p><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Nella videoconferenza coordinata dal Regno Unito per discutere della guerra in atto e della crisi che ne deriva, il ministro degli Esteri, <strong>Antonio Tajani,</strong> sostiene la necessità di un<strong> percorso con l’Onu per creare al più presto un ‘corridoio umanitario’</strong> per il transito delle merci, innanzitutto per i fertilizzanti e per tutto quando servirà ad <a href="https://www.eunews.it/2026/03/16/iran-ora-lue-teme-per-la-sicurezza-alimentare-e-una-nuova-crisi-migratoria/" target="_blank" rel="noopener">evitare un nuova crisi alimentare nelle nazioni africane, temuta in modo particolare dagli europei</a>. Una linea che ha trovato il sostegno di Paesi Bassi ed Emirati Arabi. Si tratterebbe di una prima mossa, utile a evitare paralisi e rilanciare un’azione diplomatica quanto mai auspicata visto che – è <a href="https://x.com/Antonio_Tajani/status/2039698752936550479">il messaggio di Tajani</a> – il<strong> blocco nello Stretto di Hormuz ha impatti diretti sulla sicurezza delle rotte marittime, sugli approvvigionamenti energetici globali e sulla sicurezza alimentare</strong>.<br>
</span></span></span></p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="4CTY4IDzDB"><p><a href="https://www.eunews.it/2026/03/16/ucraina-iran-e-le-relazioni-con-gli-stati-uniti-lue-fatica-a-trovare-una-posizione-in-politica-estera/">Ucraina, Iran e le relazioni con gli Stati Uniti: l’UE fatica a trovare una posizione in politica estera</a></p></blockquote>
<p></p>
<p>Proprio per questo la Farnesina lavora con i partner europei a un’immediata de-escalation e al ritorno al dialogo diplomatico, insistendo sulla centralità di un pieno coordinamento con i partner europei e internazionali e sulla necessità di fornire sostegno a ogni soluzione negoziale capace di garantire stabilità nella regione. <strong>L’Italia è pronta ad attivarsi, giocare un ruolo attivo e costruttivo per garantire il passaggio sicuro delle navi nello Stretto, purché sotto “mandato chiaro delle Nazioni Unite”.</strong></p>
<p>Non c’è solo la questione energetica. Attraverso Hormuz passa circa il 20 per cento dell’offerta di petrolio via mare, GNL, e jetfuel mondiale: una sua chiusura genera effetti sistemici sui prezzi, già in forte aumento. Per l’Italia, in questo contesto, una paralisi prolungata nello stretto di Hormuz, che si aggiunge alle criticità nel Mar Rosso, rischia di <strong>acuire la crisi logistica con effetti sulla competitività del sistema portuale e dei trasporti marittimi</strong>. Da qui il senso di urgenza per una soluzione pragmatica da contrapporre a dichiarazioni frettolose e scomposte, che non aiutano a convincere Teheran a sedersi al tavolo.</p>
<p><strong>Le “azioni” dell’Iran non sono azioni, sono semmai reazioni</strong> ad <a href="https://www.eunews.it/2026/02/28/usa-israele-iran-attacco-ue/" target="_blank" rel="noopener">attacchi militari subiti e ricevuti</a>. E questo va detto, pur senza salvare minimamente un regime dispotico e sanguinario. Von der Leyen, sembra invece scaricare sul regime iraniano le colpe per gli effetti di una guerra sconsiderata innescata da Stati Uniti e Israele, contro cui non ha ancora mai detto una parola. Se Medio Oriente e stretto di Hormuz sono instabili, almeno questa volta, motivo e responsabilità andrebbero cercare altrove. L’Unione europea sembra dunque guidata da una leader che leader non è più, che pur di ingraziarsi i favori di partner che partner più non sono, prosegue nelle umiliazioni <a href="https://www.eunews.it/2025/07/28/dazi-un-accordo-ad-ogni-costo-anche-quello-dellimmagine-dellue/" target="_blank" rel="noopener">(si veda l’accordo sui dazi</a>) e nell’auto-umiliazione (<a href="https://x.com/vonderleyen/status/2039591233148928352?s=20" target="_blank" rel="noopener">si veda il disutibile tweet</a> di oggi).</p>
<p>Fortunatamente gli Stati riescono ad arginare la signora del Berlaymont per provare a cercare soluzioni vere.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Fitto è “troppo a destra”, il vicepresidente esecutivo della Commissione contestato a Charleroi</title>
<link>https://www.eventi.news/fitto-e-troppo-a-destra-il-vicepresidente-esecutivo-della-commissione-contestato-a-charleroi</link>
<guid>https://www.eventi.news/fitto-e-troppo-a-destra-il-vicepresidente-esecutivo-della-commissione-contestato-a-charleroi</guid>
<description><![CDATA[ Nell&#039;università cittadina per verificare l&#039;uso dei fondi di coesione, il membro italiano dell&#039;esecutivo comunitario 
trova le proteste degli studenti. Il rammarico del ministro-presidente della Vallonia ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Raffaele-Fitto-Fonte-EC-Audiovisual.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 19:00:03 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Fitto, “troppo, destra”, vicepresidente, esecutivo, della, Commissione, contestato, Charleroi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>Raffaele Fitto? Un esponente di un partito di estrema destra, e per questo non benvenuto</strong>. Disavventura per il vicepresidente esecutivo della Commissione europea a Charleroi, nel sud del Belgio, dove il responsabile per le politiche di coesione è andato per vedere come le risorse dell’Unione Europea vengano sfruttate per rilanciare i territori e si è ritrovato al centro di una <strong>contestazione aperta e accesa</strong>.</p>
<p>Fitto ha fatto visita all’<a href="https://campusucharleroi.be/" target="_blank" rel="noopener">UCampus de Charleroi</a>, il polo universitario della città vallona, per verificare le trasformazioni apportate grazie ai <strong>23 milioni di euro di contributi europei.</strong> Accolto e ospitato dal ministro-presidente della regione Vallonia, il liberale francofono Adrien Dolimont, l’ex ministro italiano al Pnrr ha partecipato a una conferenza organizzata all’interno del campus tra grida, slogan e canti di studenti e docenti che hanno criticato Fitto per la sua appartenenza a Fratelli d’Italia, partito considerato dai manifestanti erede del fascismo.</p>
<p>Il vicepresidente esecutivo della Commissione ha respinto le accuse, chiarendo che il partito di provenienza non ha nulla a che fare con il regime che fu. “Questo tipo di protesta è ridicolo”, ha scandito Fitto. “Sono qui per rappresentare la Commissione europea, sono vicepresidente esecutivo. Sono qui anche per rappresentare i valori dell’Unione europea, questo è il messaggio che voglio trasmettere”.</p>
<p>Ad intervenire è stata la polizia, con tanto di rinforzi, per gestire una situazione improvvisamente tesa. Le forze dell’ordine sono riuscite a evitare che i manifestanti arrivassero a contatto con gli ‘ospiti d’onore’ dell’ateneo, scortandoli fuori dal campus.</p>
<p>Rammaricato il presidente della Regioni Vallonia: “Che immagine disastrosa che offriamo”, ha lamentato Dolimont. “Veniamo qui per discutere di questi progetti, l’aiuto che l’Europa ci ha dato per aiutare la Regione, ed è così che siamo accolti?”. <a href="https://www.rtbf.be/article/visite-chahutee-a-charleroi-le-vice-president-de-la-commission-europeenne-exfiltre-du-ucampus-11703856" target="_blank" rel="noopener">Alla stampa belga</a>, invece, i manifestanti si sono detti soddisfatti: <em>“</em>Siamo in resistenza. Un giorno, ci sveglieremo e ci diremo: ‘Ma come siamo arrivati a vivere in un Paese fascista’? Per questo ci mobilitiamo, per non far passare questo genere di cose, soprattutto in un’università”.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Tusk contro Orbán sugli aiuti a Kiev: “Il piano ideale per Putin”</title>
<link>https://www.eventi.news/tusk-contro-orban-sugli-aiuti-a-kiev-il-piano-ideale-per-putin</link>
<guid>https://www.eventi.news/tusk-contro-orban-sugli-aiuti-a-kiev-il-piano-ideale-per-putin</guid>
<description><![CDATA[ Mentre si avvicinano le elezioni parlamentari del 12 aprile, il primo ministro ungherese insiste e torna a chiedere la rimozione delle sanzioni alle fonti energetiche russe: &quot;L&#039;unica via d&#039;uscita&quot; dalla crisi ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Imagoeconomica_1106935-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 19:00:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Tusk, contro, Orbán, sugli, aiuti, Kiev:, “Il, piano, ideale, per, Putin”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – A poco più di una settimana dalle elezioni politiche in Ungheria, si acuisce lo scontro tra il premier polacco, <strong>Donald Tusk</strong>, e il primo ministro dell’Ungheria, <strong>Viktor Orbán</strong>. Il casus belli non è solo la questione energetica, con <a href="https://www.eunews.it/2026/03/31/ue-preoccupata-la-crisi-dellenergia-non-finira-presto/">i prezzi e le forniture messe a rischio</a> dalla crisi scatenata dall’attacco israelo-statunitense contro l’Iran. Ma, più nel complesso, il veto di Budapest agli aiuti UE da dare a Kiev, i <a href="https://www.eunews.it/2026/03/24/il-ministro-ungherese-conferma-telefono-alla-russia-durante-le-riunioni-ue/">suoi sussurri di informazioni europee</a> a Mosca, la sua postura davanti alla guerra di aggressione russa contro l’Ucraina e alla leale cooperazione con i membri della famiglia europea. Tutti i puntini, insomma, sembrano unirsi, dall’Ucraina al Medio Oriente. Con un <a href="https://x.com/donaldtusk/status/2039623554413494454">post</a> pubblicato questa mattina (2 aprile), il leader polacco ha lanciato una non troppo velata critica al suo omologo ungherese: “La minaccia di disgregazione della NATO, l’allentamento delle sanzioni contra la Russia, una grave crisi energetica in Europa, la sospensione degli aiuti all’Ucraina e il <strong>blocco del prestito a Kiev da parte di Orbán</strong>: sembra proprio il <strong>piano ideale di Putin</strong>“, ha scritto Tusk, con un chiaro riferimento al <a href="https://www.eunews.it/2026/02/23/veto-dellungheria-sul-20esimo-pacchetto-di-sanzioni-alla-russia-ira-di-kallas-nessun-motivo-ma-non-cambieranno-idea/">veto</a> che Orbán mantiene da diverse settimane sul <a href="https://www.eunews.it/2026/04/01/lue-va-avanti-sui-90-miliardi-a-kiev-e-prepara-modi-e-tempi-di-erogazione-con-focus-sui-droni/">nuovo pacchetto da 90 miliardi di euro</a> di aiuti europei a Kiev .</p>
<p>Alla stoccata di Varsavia è seguita, nel giro di poche ore, la risposta di Budapest. “L’Europa ha di fronte una delle crisi economiche peggiori della sua storia e tutto il mondo sta affrontando una seria crisi energetica”, ha tracciato il quadro – <a href="https://x.com/PM_ViktorOrban/status/2039689038001475990">sempre su X</a> – il primo ministro ungherese. Per questo, “l’unica via d’uscita è quella di <strong>rimuovere le sanzioni imposte sulle fonti energetiche russe</strong>: non dobbiamo pensare a Putin, ma al nostro Paese e alla nostra gente”, ha aggiunto prima di chiudere con una provocazione direttamente rivolta al leader polacco: “Donald, invece di comportarti da guerrafondaio, pensa ad amare e a salvare il tuo Paese!”.</p>
<p>Il post di oggi conferma quanto era già emerso a più riprese nelle scorse settimane, ossia che la strategia del leader magiaro sul dossier degli aiuti a Kiev si basa su una sorta di ‘<strong>do ut des</strong>‘: il via libera al prestito UE per l’Ucraina arriverà solo quando il petrolio russo tornerà a scorrere verso Budapest attraverso l’<strong>oleodotto Druzhba</strong>, che passa dall’Ucraina e che è stato <a href="https://www.reuters.com/business/energy/druzhba-oil-pipeline-damaged-by-fire-after-russian-strike-minister-says-2026-03-03/" target="_blank" rel="noopener">danneggiato</a> proprio da un drone di Mosca lo scorso gennaio.</p>
<p>In un altro <a href="https://x.com/zoltanspox/status/2039646201847353810">post</a> su X di questa mattina, il primo ministro ungherese ha ribadito il concetto. Questa volta il ‘capro espiatorio’ è stata una <strong>lettera della Commissione Europea</strong> in cui si chiede a Budapest di <strong>interrompere <a href="https://apnews.com/article/hungary-orban-urges-eu-lift-russia-sanctions-af6d81352ca6333175afb49c552d11fa" target="_blank" rel="noopener">il meccanismo</a></strong> che garantisce prezzi dei carburanti più bassi ai cittadini ungheresi rispetto a quelli praticati per gli stranieri. Dopo aver definito la missiva di Palazzo Berlaymont “una <strong>lettera minatoria</strong>“, Orbán ha aggiunto che “Bruxelles deve capire che l’Ungheria sta soffrendo, sia per il blocco di Druzhba da parte dell’Ucraina che per la crisi energetica globale che sta bussando alle nostre porte”. “Non permetteremo che le nostre famiglie soffrano a causa del<strong> ricatto ucraino</strong>“, ha proseguito, “e per questo l’Ungheria manterrà il sistema di protezione dei prezzi dei carburanti: l’Europa non è un impero governato da Bruxelles e per noi l’Ungheria viene prima di tutto”.</p>
<p>L’escalation nei toni del primo ministro in carica va di pari passo con l’approssimarsi delle <strong>elezioni parlamentari del prossimo 12 aprile</strong>, appuntamento al quale Orbán arriverà per la prima volta <a href="https://www.politico.eu/europe-poll-of-polls/hungary/" target="_blank" rel="noopener">da sfavorito</a>, dopo 16 anni di indiscusso dominio politico. Secondo un <a href="https://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2026/04/02/sondaggio-in-ungheria-magyar-avanti-su-orban-ma-e-incognita-indecisi_580fe26e-c952-4e22-a14b-4b0942efcf5e.html" target="_blank" rel="noopener">sondaggio</a> pubblicato oggi dall’<strong>istituto Publicus</strong>, <strong>Fidesz</strong> – il partito di Orbán – otterrebbe soltanto il <strong>35 per cento</strong> dei consensi, venendo preceduto con il <strong>41 per cento</strong> delle preferenze da <strong>Tisza</strong>, la creatura politica di <strong>Peter Magyar</strong>, ex alleato e ora <strong>principale rivale</strong> del primo ministro. Nonostante questi numeri – confermati dalla maggior parte delle rilevazioni di queste settimane – la sfida resta aperta specialmente a causa della <strong>percentuale piuttosto alta di indecisi</strong> (intorno al <strong>24 per cento</strong>).</p>
<p>Alla luce di ciò, non stupisce che l’eco della campagna elettorale ungherese si stia riverberando ben oltre i confini nazionali, coinvolgendo personaggi e partiti politici a livello europeo. Proprio oggi, si terrà a Budapest un’<a href="https://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2026/04/02/russians-go-home-a-budapest-fronte-pro-ue-contro-le-ingerenze-sul-voto_fb2510c2-215c-4e02-a029-9c0598b5d282.html" target="_blank" rel="noopener">iniziativa</a> – organizzata dal <strong>Partito Democratico Europeo</strong> (PDE), formazione transnazionale di orientamento liberale e europeista – per lanciare messaggi a difesa dell’Europa dalle interferenze di Mosca sul voto, dalla corruzione e dalla deriva democratica. Secondo gli organizzatori, tra cui figura l’eurodeputato italo-francese <strong>Sandro Gozi</strong> (Renew Europe) – mobilitarsi è necessario poiché in questa consultazione sono in gioco “valori non negoziabili che devono essere difesi: la sovranità, la sicurezza e lo Stato di diritto”.</p>
<p> </p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Israele e Stati Uniti compattano il mondo arabo&#45;islamico, e l’UE sta a guardare</title>
<link>https://www.eventi.news/israele-e-stati-uniti-compattano-il-mondo-arabo-islamico-e-lue-sta-a-guardare</link>
<guid>https://www.eventi.news/israele-e-stati-uniti-compattano-il-mondo-arabo-islamico-e-lue-sta-a-guardare</guid>
<description><![CDATA[ Pakistan, Arabia Saudita, Egitto e Turchia si uniscono per cercare una soluzione, creando un nuovo polo su cui si affaccia la Cina. L&#039;Europa perde terreno nella regione e sullo scacchiere internazionale ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/arabo-islamici.png" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 19:00:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Israele, Stati, Uniti, compattano, mondo, arabo-islamico, l’UE, sta, guardare</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – La guerra in Iran produce non solo crisi economiche e tensioni politiche, ma anche nuovi equilibri e nuovi ordini. Gli Stati Uniti non solo hanno prodotto una situazione nello stretto di Hormuz dalla quale non sanno come uscire se non aumentando il peso bellico nell’area, ma nell’appoggio a Israele per le sue operazioni in Medio Oriente ha contribuito a riscrivere le regole di ingaggio sullo scacchiere internazionale. Così nel grande gioco delle alleanze<strong> Pakistan, Arabia Saudita, Egitto e Turchia <a href="https://english.alarabiya.net/News/middle-east/2026/03/29/pakistan-hosts-saudi-arabia-turkey-egypt-for-talks-on-mideast-war" target="_blank" rel="noopener">si uniscono</a> per cercare uno stop al conflitto in Medio Oriente, dando vita ad un blocco tutto nuovo e alternativo</strong> a livello internazionale attraverso un avvicinamento strategico che rischia di tagliare fuori l’Unione europea da tutto.</p>
<p>L’avvio di una nuova stagione nei nuovi rapporti tra Paesi islamici, tutti a maggioranza sunnita, è rimasta sotto traccia per scelte o per errore di valutazione, ma non è un’iniziativa da poco quella annunciata dai governi dei quattro Paesi arabo-islamici. Tra Unione europea e Stati Uniti, complice la condotta del presidente USA, Donald Trump, le relazioni sono ormai più che sfilacciate. La risposta di Trump al disimpegno europeo è stata la minaccia di uscire dalla NATO. Parole che potrebbero non essere seguite da fatti, ma non è necessario recedere dall’Alleanza atlantica per incepparne il meccanismo. Gli Stati Uniti potrebbero semplicemente limitarsi a non fare nulla, tenere la NATO in standby. <strong>Senza il “principale azionista” la trazione della NATO diventa turca, con <a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/def-exp-2025-en.pdf" target="_blank" rel="noopener">Ankara a detenere il secondo contingente</a> dell’organizzazione (494.500 soldati) e tenere il piede in più staffe</strong>.</p>
<p>Con le relazioni euro-atlantiche spazzate via dall’attuale amministrazione USA e la Turchia impegnata con il mondo arabo-islamico, i Paesi UE membri della NATO rischiano di restare ai margini delle grandi manovre che si svolgono sotto gli occhi del Vecchio continente che inizia a pagare la scelta politica di rimanere troppo ancorati a Washington e troppo morbidi e timorosi nei confronti di Israele, responsabile come gli Stati Uniti del rimescolamento di carte.</p>
<p><span lang="it-IT">Gli <a href="https://www.eunews.it/2025/09/15/netanyahu-ammette-israele-e-isolata-e-accusa-cina-e-qatar-di-propaganda-in-occidente/" target="_blank" rel="noopener">attacchi unilaterali israeliani in Qatar dello scorso settembre</a> hanno messo in discussione gli obblighi degli Stati Uniti nell’ambito del Consiglio di cooperazione del Golfo (<a href="https://gcc-sg.org/ar/Pages/default.aspx" target="_blank" rel="noopener">CCG</a>), cui partecipa l’Arabia Saudita, che includono la protezione delle capitali in cambio di petrolio e gas. </span><strong>Il 17 settembre 2025 Arabia Saudita e Pakistan hanno firmato l’Accordo strategico di mutua difesa</strong>, patto di alleanza militare che rinsalda relazioni bilaterali di lungo corso e garantisce a Riad l’ombrello nucleare di Islamabad. Il patto è la diretta conseguenza delle azioni militari di Israele e il sospetto beneplacito a stelle e strisce dietro di esse. I sauditi non si fidano più degli Stati Uniti, e neppure di Israele, e questo determina nuovi equilibri e nuove logiche da cui l’UE è esclusa. L’UE avrebbe potuto sfruttare questo spazio, proporsi come alternativa credibile e affidabile agli USA, un interlocutore privilegiato del mondo occidentale, e invece la Turchia si espande e una parte del mondo arabo-islamico si compatta, o almeno ci prova.</p>
<p><a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/china-pakistan.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-449481" src="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/china-pakistan.png" alt="" width="820" height="493" srcset="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/china-pakistan.png 820w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/china-pakistan-300x180.png 300w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/china-pakistan-768x462.png 768w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/china-pakistan-750x451.png 750w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px"></a><strong>In questo scenario opera la Cina</strong>. Se la Turchia si trova sulla frontiera euro-asiatica da un punto di vista geografico e politico-militare, Pechino ha con il Pakistan relazioni solide dal 1951, sfociate nel Corridoio economico Cina-Pakistan (<a href="https://cpec.gov.pk/" target="_blank" rel="noopener">CPEC</a>), rete infrastrutturale volta ad assicurare a Pechino le forniture energetiche dal Medio Oriente attraverso reti di trasporto dirette che aggirano lo stretto di Malacca. Il Pakistan è bagnato dal mar Arabico, e permette il collegamento diretto mare-terra con la frontiera cinese. Ma oltre il mar Arabico c’è lo stretto di Hormuz, ora chiuso per la guerra. L’alleanza sino-pakistana è commerciale, ma pure di cooperazione militare.</p>
<p>Se la Cina ha nel Pakistan un partner strategico e di riferimento per la regione e gli interessi nella regione, con il Paese ora nel gruppo dei quattro (Pakistan, Arabia Saudita, Egitto e Turchia), l’UE appare tagliata fuori da tutto. Anche perché <strong>Pechino negli anni ha intessuto forti relazioni con la Turchia</strong>, che riconosce la <a href="https://www.eunews.it/2022/08/04/taiwan-ue-scontro-con-pechino/" target="_blank" rel="noopener">politica di una sola Cina</a>, disconoscendo di fatto Taiwan, che l’UE invece riconosce e sostiene. Con gli USA che si disimpegnano e sono improvvisamente più imprevedibili e il patner NATO che promuove interessi contrari a quelli europei, l’UE è chiamata a riorgarnizzarsi in politica estera, e in fretta. Il mondo si muove e gli europei restano a guardare.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Allarme BCE: “Restrizioni cinesi all’export di terre rare pesano su produzione e inflazione”</title>
<link>https://www.eventi.news/allarme-bce-restrizioni-cinesi-allexport-di-terre-rare-pesano-su-produzione-e-inflazione</link>
<guid>https://www.eventi.news/allarme-bce-restrizioni-cinesi-allexport-di-terre-rare-pesano-su-produzione-e-inflazione</guid>
<description><![CDATA[ La Banca centrale europea avverte l&#039;eurozona, già colpita dagli effetti della guerra in Iran: &quot;Pressioni non trascurabili sui Paesi importatori&quot;. La chiave è un&#039;agenda di diversificazione delle fonti e di riduzione delle dipendenze ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Grafite.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 19:00:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Allarme, BCE:, “Restrizioni, cinesi, all’export, terre, rare, pesano, produzione, inflazione”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – L’Unione europea e i suoi Stati membri facciano attenzione e si sbrighino a trovare rimedi, poiché “<strong>l</strong><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz JpY6Fd"><span class="ryNqvb"><strong>e restrizioni cinesi sulle esportazioni di terre rare possono generare perdite di produzione e pressioni inflazionistiche </strong></span></span></span><strong>non trascurabili</strong> <span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz JpY6Fd"><span class="ryNqvb"><strong>nei Paesi importatori di terre rare</strong>“.  È l’avvertimento della Banca centrale europea, contenuto nello <a href="https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/scpops/ecb.op384.en.pdf?e2f5f488c19bfd706f2411f866b674ae" target="_blank" rel="noopener">speciale bollettino tematico</a> redatto per richiamare l’attenzione sulle sfide per l’agenda di competitività europea. A essere in gioco sono la transizione digitale e il libro bianco per la difesa: come sottolinea la BCE, “l</span></span></span><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">a scarsa sostituibilità dei materiali a base di terre rare, in particolare i magneti permanenti, unita al predominio della Cina sulla catena di approvvigionamento delle terre rare, crea vulnerabilità nelle reti di produzione, soprattutto nei settori ad alta tecnologia e in quelli sensibili alla sicurezza”.</span></span></span></p>
<div class="lRu31" dir="ltr">
<div class="OvtS8d">Nel documento non vengono forniti scenari di impatto negativo in termini numerici, ma solo un campanello d’allarme generale, che serve a ribadire l’importanza di un’agenda di diversificazione delle fonti. “Le <strong>restrizioni all’esportazione di elementi delle terre rare comporterebbero perdite di produzione dovute a problemi di offerta</strong> e un’inflazione più elevata nelle economie importatrici come gli Stati Uniti e l’area euro”. L’eurozona rischia dunque di pagare care le scelte di Pechino, di cui il club dei 27 ha già avuto un assaggio alla fine dello scorso anno, quando<a href="https://www.eunews.it/2025/10/27/ue-cina-ai-ferri-corti-bruxelles-prepara-la-risposta-alle-restrizioni-di-pechino-sulle-terre-rare/" target="_blank" rel="noopener"> la Repubblica popolare ha scelto di smettere di vendere</a> ciò di cui l’UE ha un disperato bisogno.</div>
<div></div>
</div>
<div>https://www.eunews.it/2023/08/09/green-deal-senza-cina-non-si-puo-fare/</div>
<div class="lRu31" dir="ltr">
<div>
<p><strong>Le terre rare sono materiali indispensabili  per la produzione di componenti chiave come i magneti permanenti utilizzati nei veicoli elettrici, nelle tecnologie per le energie rinnovabili, nelle apparecchiature mediche e nei sistemi di difesa</strong>. Attorno a essi si basa l’impianto dell’intero operato di Ursula von der Leyen, da quando ha assunto la presidenza della Commissione europea. Il Green Deal è stato il programma del suo primo mandato (2019-2024), l’agenda per la difesa la priorità della legislatura europea in corso.</p>
</div>
</div>
<div class="lRu31" dir="ltr">
<div class="NQSJo">Le parole della BCE non sono una novità. <a href="https://www.eunews.it/2025/09/23/la-bce-dalla-dipendenza-da-terre-rare-cinesi-rischi-per-economia-e-inflazione/" target="_blank" rel="noopener">L’Eurotower aveva già avvertito</a> sui rischi derivanti dall’esposizione all’export di terre rare, in particolare quelle di provenienza cinese, ma la pubblicazione del nuovo bollettino si colloca in un momento di rinnovate tensioni globali in cui rischi di <a href="https://www.eunews.it/2026/03/31/lue-invita-i-paesi-membri-a-prepararsi-a-interruzioni-prolungate-sui-mercati-energetici/" target="_blank" rel="noopener">shock energetici</a> e <a href="https://www.eunews.it/2026/04/02/la-bce-dalla-guerra-in-medio-oriente-03-per-cento-di-crescita-nel-2026/" target="_blank" rel="noopener">produttivi</a> sono ormai considerati come <strong>certi e inevitabili</strong> sulla scia della <a href="https://www.eunews.it/2026/02/28/usa-israele-iran-attacco-ue/" target="_blank" rel="noopener">guerra di Stati Uniti e Israele in Iran</a> e in Medio Oriente.</div>
</div>
<div>
<p>Oltretutto l’UE si trova al centro di una contesa sino-americana da cui rischia di uscire schiacciata. Perché, rilevano i tecnici della BCE, <strong>nel caso in cui la Cina dovesse optare per restrizioni sull’export di terre rare “gli Stati Uniti potrebbero reagire inasprendo i controlli sulle esportazioni di semiconduttori</strong>“, indispensabili per produzione di chip, microchip, transistor, tutti componenti essenziali per il comparto tecnologico, utile in praticamente tutti i settori, dall’ambito medico-sanitario a quello industriale fino alla difesa. Mentre la Cina domina la fornitura a monte di elementi delle terre rare nella catena del valore dell’alta tecnologia, gli Stati Uniti mantengono una certa influenza a valle attraverso restrizioni sui chip avanzati e sulle principali apparecchiature di produzione, continua il documento della BCE. Uno scontro commerciale tra le due potenze rischia quindi di ripercuotersi sull’UE e la sua area euro, a cui la Banca centrale europea ricorda di promuovere una diversificazione delle fonti e ridurre quelle dipendenze da cui l’Europa rischia di restare stritolata.</p>
</div>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>La guerra in Iran colpisce la plastica: secondo ECCO più cara del 30 per cento</title>
<link>https://www.eventi.news/la-guerra-in-iran-colpisce-la-plastica-secondo-ecco-piu-cara-del-30-per-cento</link>
<guid>https://www.eventi.news/la-guerra-in-iran-colpisce-la-plastica-secondo-ecco-piu-cara-del-30-per-cento</guid>
<description><![CDATA[ Secondo un report del think tank italiano sul clima, circa l&#039;80 per cento della produzione europea di plastica deriva da combustibili fossili, i cui prezzi sono lievitati con la chiusura dello Stretto di Hormuz. L&#039;Italia - sesto importatore mondiale di questo polimero - ne fa le spese più di altri ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2021/08/P045506-5869-1024x681.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 19:00:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>guerra, Iran, colpisce, plastica:, secondo, ECCO, più, cara, del, per, cento</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Le ripercussioni economiche della <strong>guerra in Iran</strong> – scatenata dall’<strong>attacco israelo-statunitense a Teheran</strong> dello scorso 28 febbraio – si propagano di settore in settore. Questa volta, a finire sotto la lente d’ingrandimento, è l’<strong>industria della plastica italiana</strong>: secondo uno <a href="https://eccoclimate.org/it/crisi-energetica-la-plastica-e-unaltra-vulnerabilita-dellitalia/" target="_blank" rel="noopener">studio</a> pubblicato da <strong>ECCO</strong>, il <a href="https://eccoclimate.org/it/about/#whatecco" target="_blank" rel="noopener">think tank</a> italiano specializzato in energia e cambiamento climatico, la guerra in Medio Oriente e la conseguente chiusura dello strategico <strong>Stretto di Hormuz</strong> hanno innescato un significativo <strong>aumento del prezzo dei prodotti plastici</strong>. E l’Italia – a causa della sua <strong>elevata dipendenza</strong> da esportatori extra-europei di questi materiali – figura tra quelli che ne stanno pagando maggiormente dazio, con alcuni operatori industriali che avrebbero già iniziato a segnalare <strong>aumenti dei prezzi fino al 30 per cento</strong>.</p>
<p>Il nesso tra la crisi mediorientale e il caro-prezzi nel settore delle plastiche è presto detto. Secondo i numeri del report, circa l’<strong>80 per cento</strong> della produzione europea di prodotti plastici deriva da <strong>combustibili fossili</strong>, in particolare petrolio e gas: per dare una dimensione più concreta, per ogni tonnellata di materie plastiche sono necessarie <strong>tra le 1,4 e le 2,2 tonnellate di greggio</strong>. L’<strong>aumento esponenziale dei prezzi dell”oro nero’</strong> registrato a seguito della chiusura dello Stretto di Hormuz (attraverso cui transita circa un quinto del petrolio globale) ha quindi innescato una <strong>reazione a catena</strong> che ha portato a lievitare <strong>i costi di produzione della plastica</strong> e – soprattutto – il <strong>prezzo al consumo</strong> dei prodotti finali realizzati con questo polimero.</p>
<p>L’<strong>Italia</strong> – in qualità di <strong>sesto importatore mondiale</strong> di plastica e derivati con circa <strong>22 miliardi di euro</strong> di import nel 2024 – è tra i Paesi più esposti a questa dinamica. Circa l’80 per cento del petrolio che attraversa abitualmente lo Stretto di Hormuz è diretto verso i mercati asiatici e in particolare alla <strong>Cina</strong>, che rappresenta la destinazione finale del 90 per cento del greggio iraniano. Ed è proprio da Pechino che arriva <strong>la maggior parte delle bottiglie e dei contenitori in plastica</strong> utilizzati dalle aziende italiane attive nel settore degli imballaggi: in termini di valore economico, secondo ECCO, l’export di plastica cinese verso il nostro Paese ha raggiunto i <strong>96 milioni di euro nel 2024</strong>.</p>
<p>Alla luce di questi numeri, non stupisce che sia proprio il <strong>segmento degli imballaggi</strong> quello più colpito dall’impennata dei prezzi della plastica. Del resto, l’Italia ne fa un uso particolarmente massiccio rispetto alla maggior parte dei Paesi dell’Unione Europea: secondo i <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/env_waspac__custom_20835797/default/bar?lang=en" target="_blank" rel="noopener">dati Eurostat</a>, la Penisola è al settimo posto, avendo prodotto, nel 2023, quasi <strong>39 chilogrammi di rifiuti da imballaggi di plastica pro-capite</strong>, rispetto ad una <strong>media UE di 35 kg</strong>.</p>
<p>Il report di ECCO analizza anche un’altra questione che rende evidente quanto l’Italia stia pagando la propria dipendenza dalla plastica: l’onere rappresentato dalla cosiddetta ‘<strong>plastic tax’ europea</strong>. Questo strumento – introdotto con una <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/it/ALL/?uri=CELEX%3A32020D2053" target="_blank" rel="noopener">Decisione del Consiglio UE</a> nel dicembre del 2020 – stabilisce il pagamento di un’<strong>imposta di 0,8 euro per ogni chilogrammo di rifiuti non riciclati</strong> e colpisce prevalentemente quei Paesi più attardati nel percorso verso l’abbandono delle plastiche monouso. Nel solo 2024, ad esempio, l’Italia non ha riciclato ben <strong>1,2 megatonnellate</strong> di imballaggi in plastica, il che si dovrebbe tradurre in un esborso di circa <strong>751 milioni di euro</strong> interamente a carico del bilancio pubblico. Come ricorda ECCO, il governo Conte II aveva provato a rendere questo aggravio più sostenibile con l’introduzione di una <strong>plastic tax nazionale</strong> nella legge di bilancio del 2020. Un provvedimento rimasto<a href="https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-plastic-tax-e-sugar-tax-otto-rinvii-in-cinque-anni" target="_blank" rel="noopener"> lettera morta</a> fino ad oggi. “Una possibile soluzione alla vulnerabilità nazionale sarebbe l’implementazione della <em>plastic tax nazionale</em>, un’imposta pari a 0,45 euro per chilogrammo di plastica contenuta nei manufatti monouso. L’Italia aveva introdotto questa misura con la <a href="https://www.normattiva.it/showNewsDetail;jsessionid=L3uWVqOezjKJ14qgiBC-tg__?id=2417&backTo=evidenza" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.normattiva.it/showNewsDetail;jsessionid%3DL3uWVqOezjKJ14qgiBC-tg__?id%3D2417%26backTo%3Devidenza&source=gmail&ust=1775297846070000&usg=AOvVaw3p3WYfz5rJOy3aMbcr6Dy3" target="_blank" rel="noopener">Legge di Bilancio 2020</a>, ma il provvedimento continua ad essere rinviato”, si legge nel report.</p>
<p>“In un contesto internazionale sempre più instabile”, conclude ECCO nell’appello a chiosa del report, “<strong>ridurre il consumo di plastica e rafforzare il riciclo e la produzione di plastiche bio-based</strong> non è soltanto una priorità ambientale, ma una leva strategica per contenere i costi, aumentare la resilienza del sistema produttivo e rafforzare la sicurezza economica del Paese”.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Commissione UE denunciata al Mediatore per la gestione dell’ICE contro il commercio di pinne di squalo</title>
<link>https://www.eventi.news/commissione-ue-denunciata-al-mediatore-per-la-gestione-dellice-contro-il-commercio-di-pinne-di-squalo</link>
<guid>https://www.eventi.news/commissione-ue-denunciata-al-mediatore-per-la-gestione-dellice-contro-il-commercio-di-pinne-di-squalo</guid>
<description><![CDATA[ A presentare l&#039;esposto gli organizzatori dell&#039;Iniziativa dei Cittadini Europei che, dopo oltre un milione di firme raccolte e impegni assunti dall&#039;esecutivo comunitario, contestano a Palazzo Berlaymont una violazione degli obblighi di trasparenza e la mancata azione entro un termine ragionevole ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/squali.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 19:00:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Commissione, denunciata, Mediatore, per, gestione, dell’ICE, contro, commercio, pinne, squalo</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Il principale strumento di democrazia partecipativa, l’Iniziativa dei cittadini europei (ICE), affronta una crisi di responsabilità: gli organizzatori dell’Iniziativa <strong>“Stop finning – Stop the trade”</strong> hanno presentato un ricorso formale al <strong>Mediatore europeo</strong> contro la Commissione Europea denunciando quello che, secondo loro, è un sistema che rischia di ignorare la volontà di milioni di contribuenti. <a href="https://thegoodlobby.eu/1-1-million-citizens-left-waiting-stop-finning-files-complaint-against-eu-commission/" target="_blank" rel="noopener">A darne notizia</a> è l’organizzazione non-profit <strong>The Good Lobby</strong> che contesta la gestione delle procedure seguite all’approvazione dell’iniziativa, evidenziando una serie di presunte inadempienze amministrative che metterebbero a rischio, in generale, l’efficacia di uno dei più importanti strumenti di democrazia diretta nell’Unione.</p>
<p>Il ricorso si basa su tre carenze. In primo luogo, viene contestata una <strong>violazione degli obblighi di trasparenza</strong> previsti dal regolamento sulle ICE, inclusi il rifiuto di fornire una cronologia aggiornata dei lavori legislativi e l’opacità nei processi decisionali. In secondo luogo, viene denunciata una <strong>mancata azione entro un termine ragionevole</strong>, configurando una potenziale violazione della Carta dei diritti fondamentali dell’UE. Infine, la questione di un <strong>modello sistemico</strong> in cui la Commissione tenderebbe a posticipare o ignorare le iniziative popolari che raggiungono il successo formale della raccolta delle firme. Per questi motivi, <strong>gli organizzatori chiedono al Mediatore europeo di avviare un’indagine e di raccomandare alla Commissione</strong> di “fornire un calendario chiaro e aggiornato per le azioni da intraprendere”; di “rendere pubblico un resoconto degli impegni già assunti”; di “garantire che le future iniziative di interesse pubblico siano gestite in modo tempestivo e trasparente”.</p>
<p>L’iniziativa “Stop Finning”, che ha raccolto quasi <strong>1 milione e 120 mila firme</strong> verificate, mira a proibire il commercio di pinne di squalo sfuse nell’UE. Sebbene la pratica dello “spinnamento” sia vietata nelle acque europee e le navi debbano sbarcare gli animali con le pinne naturalmente attaccate al corpo, l’Unione rimane uno dei maggiori esportatori e centri di transito mondiali per questo mercato. Secondo gli organizzatori, l’estinzione degli squali comprometterebbe gravemente l’equilibrio degli ecosistemi marini, la produzione di ossigeno oceanico e la capacità di stoccaggio della CO2.</p>
<p><a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_23_3676" target="_blank" rel="noopener">Nel luglio 2023, la Commissione aveva risposto ufficialmente all’iniziativa</a> impegnandosi a intervenire in tre direzioni: valutare la possibile adozione di una <strong>misura legislativa</strong> <strong>che ponga fine al commercio di pinne di squalo sfuse</strong>, fornire valutazione d’impatto <strong>sulle conseguenze ambientali, sociali ed economiche</strong> dell’applicazione di una politica di “pesca degli squali con le pinne attaccate al corpo” e, infine, “esaminare, entro la fine del 2023, i migliori strumenti giuridici per esigere informazioni più dettagliate ai fini dell’identificazione delle specie di squali e dei rispettivi prodotti all’importazione e all’esportazione e adottare una decisione la cui entrata in vigore sia prevista entro e non oltre il primo gennaio 2025”. Tuttavia, gli organizzatori dell’Iniziativa sostengono che tali termini non siano stati rispettati: a due anni e mezzo dalla risposta ufficiale, non risulta ancora presentata alcuna proposta legislativa concreta.</p>
<p><strong>Il caso Stop Finning sembra non essere “isolato”.</strong> The Good Lobby evidenzia come altre Iniziative dei cittadini europei stiano affrontando ostacoli simili. Viene citata l’iniziativa <strong>“End the Cage Age”</strong>, che nonostante 1,4 milioni di firme e un impegno formale della Commissione nel 2021, ha visto le proprie scadenze legislative posticipate ripetutamente fino al 2026, portando il Comitato dei cittadini a citare in giudizio l’istituzione UE davanti alla Corte di Giustizia. Analogamente, l’iniziativa <strong>“Fur Free Europe”</strong> ha denunciato una violazione dell’uguaglianza politica, sostenendo che la Commissione abbia tenuto seminari a porte chiuse con l’industria della pelliccia ignorando le richieste di incontro degli organizzatori dell’ICE. “Nel loro insieme, <strong>questi casi sollevano interrogativi fondamentali sull’efficacia dell’Iniziativa dei Cittadini Europei come strumento democratico</strong>, concepito per dare ai cittadini una voce diretta nel processo decisionale dell’UE”, dettaglia la no-profit.</p>
<p><strong>Il Mediatore Europeo</strong> è un organo imparziale e indaga sui diversi tipi di cattiva amministrazione, come comportamento sleale; discriminazione; abuso di potere; mancanza di informazioni o rifiuto di fornirle; ritardi ingiustificati; irregolarità amministrative. Avvia indagini dopo aver ricevuto denuncia e nella sua azione può chiedere documenti riservati, ispezionare atti e formulare raccomandazioni correttive. Il Mediatore può risolvere un determinato problema anche solo <strong>informandone l’istituzione</strong> interessata. Se non bastasse, si cerca in tutti i modi di arrivare a una <strong>soluzione amichevole</strong> che corregga la situazione. In caso di esito negativo, il Mediatore può formulare delle <strong>raccomandazioni</strong> all’istituzione interessata. Infine, se non vengono accolte, può inviare una <strong>relazione speciale</strong> al Parlamento europeo affinché prenda le misure opportune.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Rutte da Trump, il faccia a faccia dopo le minacce di ritiro USA dalla NATO</title>
<link>https://www.eventi.news/rutte-da-trump-il-faccia-a-faccia-dopo-le-minacce-di-ritiro-usa-dalla-nato</link>
<guid>https://www.eventi.news/rutte-da-trump-il-faccia-a-faccia-dopo-le-minacce-di-ritiro-usa-dalla-nato</guid>
<description><![CDATA[ Il segretario generale incontrerà il presidente statunitense il prossimo 8 aprile dopo che il tycoon ha dichiarato di considerare l&#039;uscita dall&#039;Alleanza Atlantica a seguito della freddezza degli alleati nel sostenerlo nella guerra all&#039;Iran ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Trump-Rutte-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 19:00:01 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Rutte, Trump, faccia, faccia, dopo, minacce, ritiro, USA, dalla, NATO</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – La prossima settimana sarà quella del <strong>faccia a faccia tra il segretario generale della Nato e il presidente USA</strong>: come annunciato dall’Alleanza Atlantica dall’8 al 12 aprile, <strong>Mark Rutte</strong>, sarà in visita a Washington D.C., dove <strong>incontrerà</strong> (l’8 aprile) <strong>Donald Trump</strong>, il segretario di Stato, Marco Rubio, e il segretario alla Guerra, Pete Hegseth; terrà un discorso e parteciperà (il 9 aprile) a una discussione organizzata dal Ronald Reagan Presidential Foundation Institute; e dal 10 al 12 parteciperà alla riunione del Gruppo Bilderberg.</p>
<p><strong>L’incontro avverrà nel contesto di <a href="https://www.theguardian.com/world/2026/apr/01/trump-says-he-is-absolutely-considering-withdrawing-us-from-nato" target="_blank" rel="noopener">una pesante crisi per l’Alleanza Atlantica</a> dopo le dichiarazioni di Trump sulla valutazione di un ritiro degli Stati Uniti dalla NATO</strong>. Il motivo? La ritrosia degli alleati di unirsi alla guerra scatenata insieme a Israele contro l’Iran il 28 febbraio. Mercoledì scorso (primo aprile), all’agenzia di stampa Reuters, Trump ha annunciato di “<strong>stare considerando seriamente il ritiro dalla NATO</strong>” che aveva già definito una “tigre di carta” in un’intervista al Telegraph. “Non sono mai stato convinto dalla Nato. Ho sempre saputo che erano <a href="https://www.euronews.com/video/2026/04/01/trump-considers-pulling-us-out-of-paper-tiger-nato" target="_blank" rel="noopener">una tigre di carta</a>“, ha affermato. E non ha usato mezzi termini nel precisare che la valutazione del ritiro di Washington è una questione “irrevocabile” per via del rifiuto degli alleati di unirsi alla guerra israelo-americana contro l’Iran. “L’Ucraina non era un nostro problema eppure noi ci siamo stati per loro, ma loro non ci sono stati per noi”, ha affermato. E il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, rispondendo in conferenza stampa a una domanda sul possibile ritiro USA dall’NATO ha ricordato che per Mosca si tratta di “un’alleanza ostile”. “Per quanto riguarda la Nato, è un’alleanza ostile per noi. Un’alleanza che ci considera suoi nemici e adotta di conseguenza misure ostili”, ha dettagliato.</p>
<p>Nonostante fonti dell’Alleanza predichino calma, ricordando che Trump non è nuovo a provocazioni simili, sta di fatto che <strong>le sue minacce e i suoi attacchi</strong> – da quelli al premier britannico, <strong>Keir Starmer</strong>, sulla Royal Navy (“Non avete nemmeno una marina. Siete troppo vecchi e avevate portaerei che non funzionavano”) a quelli personali contro il presidente francese, <strong>Emmanuel Macron</strong> (“La moglie lo tratta malissimo si sta ancora riprendendo dal pugno che ha ricevuto in faccia”) –<strong> stanno già fratturando l’Alleanza Atlantica</strong> e portando a risposte e reazioni dai suoi omologhi di qua dell’Atlantico. E <strong>anche di questo Rutte dovrà tenere conto nel suo faccia a faccia con il tycoon</strong>.</p>
<p>Alle accuse di Trump, Starmer ha risposto ricordando che la Nato è “l’alleanza militare più efficace che il mondo abbia mai visto”. E ha aggiunto: “Ci ha tenuti al sicuro per molti decenni e siamo pienamente impegnati nella Nato”. Mentre Macron ha sottolineato che “<strong>se si creano dubbi</strong> sul suo impegno ogni giorno, <strong>se ne svuota la sostanza</strong>“. E ha puntato il dito alla Casa Bianca: “È una responsabilità che le autorità americane si assumono oggi dicendo ogni mattina che faremo questo, che non faremo quello, o qualsiasi altra cosa”. Per il presidente francese, “si parla troppo, e si è confusi”, mentre “abbiamo tutti bisogno di stabilità, calma, un ritorno alla pace; non è uno spettacolo”. In particolare, “<strong>dobbiamo essere seri, e quando si vuole essere seri non si dice ogni giorno il contrario di quello che si è detto il giorno prima</strong>“.</p>
<p>Ad ogni modo, per Trump uscire dalla NATO potrebbe essere più complesso di quanto immagini, dato che, nonostante resti un margine di incertezza rispetto ai poteri costituzionali del presidente in materia di politica estera, per lasciare l’Alleanza Atlantica gli servirebbe una maggioranza di due terzi del Senato USA. <a href="https://www.nato.int/en/about-us/official-texts-and-resources/official-texts/1949/04/04/the-north-atlantic-treaty" target="_blank" rel="noopener">Il Trattato NATO del 1949, comunque, prevede all’articolo 13</a>, la possibilità per ogni Stato membro di recedere dopo i primi vent’anni dall’entrata in vigore. A livello pratico, ogni Paese alleato può notificare formalmente agli Stati Uniti – che sono i depositari del Trattato – la propria intenzione di uscire, che avverrà un anno dopo la notifica. Nonostante l’articolo 13, e nonostante critiche interne, tensioni o addirittura partiti politici che chiedano l’uscita dalla NATO, nessun Paese ha mai completato il ritiro dall’Alleanza. Almeno fino ad ora.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Il Visconte dimezzato</title>
<link>https://www.eventi.news/il-visconte-dimezzato</link>
<guid>https://www.eventi.news/il-visconte-dimezzato</guid>
<description><![CDATA[ Chi è Étienne Davignon, il felpato diplomatico belga che salvò la siderurgia europea prima, e la Fiat poi ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Davignon-Etienne.avif" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 13:00:05 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Visconte, dimezzato</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>E venerdì scorso, dieci giorni dopo, come ha riferito l’agenzia di notizie <em>Belga</em>, l’avvocato del conte Étienne Davignon, 93 anni, ha quasi silenziosamente presentato un ricorso contro il provvedimento di rinvio a giudizio per la contestata partecipazione a crimini di guerra. Molto cabalisticamente, il 17 marzo – proprio quel venerdì – la camera di consiglio di Bruxelles lo aveva citato per il suo coinvolgimento nei fatti, descritti come crimini di guerra, che, il 17 gennaio 1961, portarono all’uccisione di Patrice Lumumba, primo ministro del Congo, di Maurice Mpolo, ministro della Gioventù e dello Sport, e di Joseph Okito, vicepresidente del Senato: i tre leader della Repubblica congolese, allora indipendente da soli sei mesi.</p>
<p>Tutto questo segue, a 15 anni di distanza, una denuncia presentata nel 2011 dai figli di Lumumba contro dieci cittadini belgi. Ricorda<em> Belga</em>: la denuncia riguardava funzionari, poliziotti, agenti dei servizi per i crimini di guerra legati all’uccisione del padre. Étienne Davignon è l’ultimo sopravvissuto tra gli accusati. E sottolinea: “Sessantacinque anni dopo. E il Belgio, all’improvviso, si ritrova a fare i conti con sé stesso”.</p>
<p>Il Belgio si ritrova anche a fare i conti con una delle figure di maggior spicco della sua storia politica, economica ed europea. Se si guarda al disegno complessivo del potere europeo del secondo dopoguerra, <em>Stevie</em>, o <em>Stevy</em> Davignon, grand commis dinastico (la famiglia figurava già nei ranghi prossimi alla corte con ruoli politici nel 1830, alla fondazione dello stato belga; il nonno fu ministro degli esteri fino alla Prima guerra mondiale; il padre fu diplomatico a Budapest, città in cui Étienne nasce nel 1932) è una delle pochissime figure che impersonano il ruolo con la precisione e la passione che lui ha dimostrato.</p>
<p>A sua volta diplomatico di formazione, poi commissario europeo per vocazione e uomo d’industria per necessità, più del capitalismo euro-belga che sua, Davignon ha gestito per oltre sessant’anni i rapporti fra le istituzioni di Bruxelles e i “salotti buoni” del continente: il genoma, la mappa genetica di “come l’Europa abbia cercato di darsi una dimensione industriale comune di fronte alle sfide un po’ brutali della globalizzazione” (un <em>Homo eropaeus dixit</em>).</p>
<h4><strong>Un rampollo della diplomazia europea</strong></h4>
<p>La carriera di Davignon cominciò bene, come da copione per un rampollo di buona famiglia aristocratica. Nel 1959 è giovane diplomatico agli Affari Africani al ministero degli Esteri belga; poi viene destinato in Congo e fa il “junior” nella task force che lavora alla sua indipendenza, ma anche a quella del Burundi e del Ruanda. La missione congolese, su cui ora si concentrerà l’indagine, fornendo probabilmente una nuova e imprevedibile sfaccettatura alla sua biografia, lo fece entrare (1961) direttamente nel rilevante entourage di un gigante come Paul-Henri Spaak, il potentissimo ministro degli Esteri belga, soprannominato Mister Europe, annoverato fra i padri dell’Unione Europea oltre che zio di Catherine, figlia di suo fratello Charles…</p>
<p>In questo <em>humus</em> sociopolitico, permeato da un pragmatismo aristocratico, <em>Stevie</em> si mette in luce e, via via, trasforma il suo curriculum in un medagliere scintillante; acquisisce la capacità di navigare tra i dossier geopolitici più complessi. Il suo nome e il suo ruolo non compaiono nel libro <em>Congo</em> di David Van Reybrouk (definito monumentale, documentato con grande cura e fatto di ricerche dettagliatissime), ma fu proprio la partecipazione alla gestione della crisi del Congo che darà al Visconte l’imprinting definitivo: un commis di grande affidabilità e capacità relazionale, mediatore colto, elegante, tenace e apprezzato.</p>
<p>Farà il capo di Gabinetto del ministro degli Esteri fino al 1969. Tuttavia, il punto di svolta sarà l’anno successivo, dopo aver assunto il ruolo di direttore politico del Ministero degli Esteri. Presiederà il comitato che redigerà il Rapporto Davignon, documento centrale della trasformazione europea. La CEE era vissuta come un accordo tecnico-commerciale su carbone e acciaio, Davignon offrì la visione che l’Europa potesse anche fungere da Cooperazione Politica Europea, la “cosa”, un forum informale per coordinare le posizioni dei paesi membri a livello internazionale, separata dalle strutture comunitarie formali. La CPE venne formalizzata nel 1986, quando l’Atto unico europeo obbligò gli Stati a consultarsi prima di prendere decisioni definitive in materia di politica estera. La CPE è la nonna dell’attuale Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC), istituita dal Trattato di Maastricht. A Davignon va il credito di aver compreso che, privo di una voce diplomatica unitaria, il mercato unico sarebbe forse rimasto economicamente rilevante ma irrilevante nella partita politica mondiale. Non molto distante dalle notazioni di Mario Draghi.</p>
<p>Tra gli anni Settanta e Ottanta, il ruolo percepito di Davignon fu quello di risolutore delle emergenze europee. Nel 1974, dopo la prima crisi petrolifera venne nominato primo presidente della neonata Agenzia Internazionale dell’Energia.  Controparte europea dell’OPEC affina i negoziati con i grandi produttori e i governi nazionali, applicando le sue caratteristiche di mediazione e negoziato che si consolidano come il suo personalissimo branding.</p>
<h4><strong>Il Piano che salvò, per un po’, la siderurgia europea</strong></h4>
<p>E’ stato commissario europeo due volte. Mercato interno, unione doganale e affari industriali (1977-81) e poi vicepresidente della Commissione Thorn (1981-85) con la delega all’Energia. Altre due volte è stato vicino alla presidenza della Commissione senza agguantarla. La seconda volta, nel 1984, gli fu preferito Jacques Delors. Il suo capolavoro politico-economico fu il piano industriale che porta il suo nome e che permise alla siderurgia europea di galleggiare per qualche decennio.</p>
<p>Il “Piano Davignon”, che impose i passi necessari per gestire e ridurre gli impatti di una sovraproduzione endemica nella CEE e dell’aggressiva concorrenza asiatica. Con un misto di autorità burocratica e diplomazia felpata, convinse giganti riottosi (come Italsider in Italia) ad accettare quote di produzione rigidissime e tagli dolorosi. Resta ancora oggi il paradigma di una politica industriale comunitaria capace di imporre la sopravvivenza collettiva ai singoli egoismi nazionali. Non fu amato, ma a <em>Stevie</em> furono riconosciuti il coraggio e la lucidità. È un salvacondotto che lo legittima e lo porta in via definitiva nel settore privato con un ruolo di pontiere, si direbbe oggi, e di garante delle grandi realtà, dei champions europei che venivano ancora posseduti e gestiti in buona parte dalle dinastie industriali e dai privati.</p>
<p>Davignon entra anche nei ranghi più alti del capitalismo salottiero e famigliare italiano. Nel 1985 lascia la Commissione per entrare nel <em>cuore</em> del potere economico belga: la Société Générale de Belgique (SGB). E si scontra con uno dei personaggi più divisivi del capitalismo italiano: Carlo De Benedetti.</p>
<h4><strong>Prima lo scontro con De Benedetti, e poi l’amicizia con gli Agnelli</strong></h4>
<p>La stampa italiana era infatuata di De Benedetti, dell’Ingegnere. Riviste patinate come Capital, e testate di riferimento come Il Sole 24 Ore, il Mondo, lo designavano imprenditore “globale”, un raider capace di ribaltare i vecchi monopoli con l’elettronica (Olivetti) e la finanza d’assalto. Un’intervista di copertina su Capital, nel 1985, lo ritraeva come il prototipo del vincitore, un uomo pronto a divorare l’Europa. Quando però, nel 1988, De Benedetti lanciò una scalata ostile alla SGB — che all’epoca controllava un terzo dell’economia belga — si trovò di fronte un muro: Davignon. De Benedetti ebbe la sfacciataggine di presentarsi nella capitale dei cioccolatieri, dei re delle praline, con una gran scatola di gianduiotti freschi prodotti e incartati a mano da Peyrano, il monarca del sapore di nocciola torinese. Uno scontro figurato e forse un po’ rozzo.</p>
<p>A conti fatti, fu poi uno scontro di civiltà finanziarie. De Benedetti rappresentava l’aggressività del “nuovo corso”, la finanza che non chiede permesso. Davignon sfoggiava la caparbia forza delle relazioni all’interno dell’establishment europeo. Davignon disse anche che forse i Belgi erano un po’ lenti, ma che riuscivano a contare fino a 51 (per cento). De Benedetti è sconfitto. La Repubblica, già allora giornale di casa, che durante la battaglia aveva titolato: “De Benedetti si compra un terzo del Belgio”; dopo la notte dei gianduiotti, prese atto della sconfitta, lo definì compromesso e metteva in luce il profitto economico comunque ottenuto. Giovanni Agnelli pose il sigillo: “Davignon sarà pure solo un Visconte, ma i conti li sa fare…”. E se lo accaparrò. A lungo termine.</p>
<figure aria-describedby="caption-attachment-449257" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Etienne-DAVIGNON-Tommaso-PADOA-SCHIOPPA-Jerzy-BUZEK-EP-President.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-449257" src="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Etienne-DAVIGNON-Tommaso-PADOA-SCHIOPPA-Jerzy-BUZEK-EP-President.jpg" alt="" width="770" height="512" srcset="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Etienne-DAVIGNON-Tommaso-PADOA-SCHIOPPA-Jerzy-BUZEK-EP-President.jpg 770w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Etienne-DAVIGNON-Tommaso-PADOA-SCHIOPPA-Jerzy-BUZEK-EP-President-300x199.jpg 300w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Etienne-DAVIGNON-Tommaso-PADOA-SCHIOPPA-Jerzy-BUZEK-EP-President-768x511.jpg 768w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Etienne-DAVIGNON-Tommaso-PADOA-SCHIOPPA-Jerzy-BUZEK-EP-President-750x499.jpg 750w" sizes="(max-width: 770px) 100vw, 770px"></a><figcaption class="wp-caption-text">Etienne DAVIGNON – Tommaso PADOA-SCHIOPPA – Jerzy BUZEK (Foto Parlamento Europeo)</figcaption></figure>
<p>L’Avvocato raccontò in seguito, anche in privato, che rimase colpito da come Davignon non solo si difese e difese il Belgio e la SBG, ma anche da come mise insieme e orchestrò una contromanovra piena di diplomazia economica e finanziaria, includendo i cosiddetti “cavalieri bianchi” francesi di Suez. Ma soprattutto, come l’impasse in cui si infilò De Benedetti, la sua Waterloo, avesse mostrato come in Europa la finanza pura non potesse prescindere dagli equilibri politici e da relazioni fiduciarie e consolidate.</p>
<p>Infatti poi, per quasi vent’anni, dal 1988 agli anni 2000, Davignon fu una presenza fissa e influente nel Consiglio di Amministrazione di Fiat SpA. La sua poltrona al gran tavolo della Sala Consiglio del board di Torino, al settimo piano di corso Marconi 10, non era quella di un semplice consigliere tecnico: Davignon sedeva lì con le prerogative di un ambasciatore plenipotenziario, e come tale veniva percepito. Dopo il 1992, giro di boa, anno di svolta per l’integrazione europea con il cumulo della scadenza per il completamento del Mercato Unico Europeo (formalmente operativo dal 1° gennaio 1993) e l’anno della firma del Trattato di Maastricht, a cui si aggiungono le prime deregolamentazioni e aperture che sanciscono l’invasione giapponese nel mercato automotive con il raddoppio e triplicazione di vendite e investimenti nel continente, Agnelli cercava di trasformare la Fiat da colosso nazionale a “campione europeo”.</p>
<p>E Davignon era il garante perfetto. Era l’uomo capace di leggere fra le righe i segnali di Bruxelles (e talora dettarne la riscrittura) prima che diventassero direttive. Il Visconte spiegava a Torino come orientarsi tra le norme antitrust e gli aiuti di Stato e forniva un supporto strategico poi reso tattica efficace dai lobbisti Fiat sul campo a Bruxelles.</p>
<p>Tra il nipote della Principessa di San Faustino, altresì genero dell’VIII Principe di Castagneto e III Duca di Mileto, (l’Avvocato) e il Visconte belga, di forse meno roboanti ma altrettanto nobili lombi, il rapporto professionale divenne immediatamente di stima profonda che, al di là della nobiltà e dell’origine aristocratica, era sufficientemente secolarizzata da ritenersi parte del presente e del futuro fondandosi sulla comune appartenenza alla nuova forma di aristocrazia postbellica: quell’élite transatlantica che considerava l’industria uno strumento di stabilità geopolitica.</p>
<p>Il ruolo di Davignon si rivelò davvero importante nel momento più critico del gruppo torinese: gli inizi degli anni 2000, un periodo difficile segnato dalla perdita, in tempi ravvicinati, di Gianni e Umberto Agnelli. L’ultimo di tre tumori inesorabili dettò il futuro. L’erede designato, Giovanni Alberto, per tutti Giovannino, figlio di Umberto, era morto a 33 anni a causa di un raro tumore intestinale, il giorno di Santa Lucia nel 1997, facendo appena in tempo a vedere la nascita di sua figlia Virginia Asia. Edoardo, figlio di Giovanni e suo cugino germano, era morto suicida a metà novembre del 2000. Non sarebbe forse mai diventato un condottiero industriale e finanziario, ma il padre lo aveva nominato erede di un quarto delle quote di controllo della finanziaria di famiglia il giorno prima. La sua morte scatenò illazioni e suscitò deduzioni ancora oggi sospese.</p>
<h4><strong>Il mentore del giovane John</strong></h4>
<p>In quel vuoto di potere, con la Fiat vista dai mercati come il “malato d’Europa”, Davignon si comportò da mentore e fornì a livello internazionale una protezione al giovane John Elkann, nominato sul campo erede della guida del Gruppo, poco più che ventenne, subito dopo la morte di Giovannino. Dopo la scomparsa di Umberto Agnelli nel 2004, Jacky ha assunto progressivamente la guida della dinastia.</p>
<p>Inoltre,  Davignon si fece garante della continuità familiare presso le istituzioni europee e i grandi gruppi finanziari esteri. Il suo cesello fu accreditare Elkann nei circuiti del potere globale. In qualità di presidente del Gruppo Bilderberg (ruolo ricoperto dal 1998 al 2011), Davignon introdusse John nello <em>Steering Committee</em> del club più esclusivo al mondo, offrendogli quel “passaporto diplomatico” necessario per il suo consolidamento personale e aziendale.</p>
<p><em>Stevie</em> fu fondamentale anche nel 2005, per la riuscita del complesso prestito  “<em>Convertendo</em><em>”</em>. Mentre le banche minacciavano di sfilare il controllo della Fiat alla famiglia Agnelli per trasformarla in una <em>public company</em>, Davignon fornì la copertura di credibilità necessaria all’operazione di <em>equity swap.</em> Senza l’avallo garbato ma potente di Davignon nei confronti dei mercati internazionali, quella manovra (che permise all’IFIL, oggi Exor, di mantenere il comando) sarebbe stata vista solo come un espediente finanziario. Davignon assicurò che dietro quell’operazione c’era certamente un arroccamento familiare, ma pure un progetto industriale solido, sostenuto dall’asse che si era creato tra Elkann e Sergio Marchionne, amministratore delegato dal 2004 fino alla sua morte (un altro fatale tumore) nel 2018.</p>
<p>Ma il soft power di Davignon si estende anche a quella diplomazia informale di cui è padre e protagonista assoluto: il Visconte ha dominato per decenni il Gruppo Bilderberg, passato da semplice forum di discussione a una raffinata camera di compensazione tra il capitalismo europeo sostanzialmente regolato e il liberismo americano sostanzialmente sfrenato. Davignon ha gestito con discrezione, dando vita e mantenendo un solido, invisibile, consenso tra le élite.</p>
<p>“In Italia, questo ha significato la selezione e la crescita di una classe dirigente tecnica, da Mario Monti ai vertici delle grandi partecipate”, dice un banchiere ritirato a vita privata, “Lo stile e metodo di <em>Stevie</em> Davignon è un modello di gestione della cosa pubblica e privata basato sulla competenza e sulla relazione internazionale che abbiamo imparato in fretta anche fuori delle aule dei Master in voga vent’anni fa…”.</p>
<h4><strong>Una stagione diversa</strong></h4>
<p>Certo, a guardarla oggi, la carriera di Étienne Davignon testimonia una stagione in cui politica ed economia erano interdipendenti e gestite in totale autonomia da una ristretta élite di protagonisti fra loro cooptati. Chi lo detesta, vede le sue azioni passate come protezionismo conservatore a favore dei “salotti buoni” e un freno al libero mercato in favore di una stabilità garantita da accordi privati. Chi lo adora, dice che è il vero padre dell’integrazione economica europea, quello che ha permesso appunto all’Europa di non soccombere frammentata. A 93 anni e più rappresenta un monumento vivente alla “complessità del potere” Ha dimostrato che la vera influenza nasce dalla fedeltà allo Stato e all’Europa; dalla capacità di unire interessi divergenti; e dalla consapevolezza dei momenti corretti di guidare una transizione generazionale.</p>
<p>Un aristocratico a lui vicino e sostanzialmente più giovane mi dice che Davignon la storia d’Europa non l’ha creata, ma l’ha certamente coordinata. Non necessariamente nell’ombra, ma senza fanfara. Fu protagonista assoluto nel 1987, della nascita dell’AUME, Associazione per l’Unione Monetaria in Europa, anzi, ne fu la levatrice. Era un gruppo di pressione, una vera lobby composta dai padroni e gestori delle principali multinazionali europee pronti a (far) promuovere una moneta unica europea e accelerare l’Unione Economia e Monetaria. Insieme a Philips, Rhône-Poulenc, Solvay e Total c’era, non sorprendentemente, la Fiat con entrambi i fratelli Agnelli.</p>
<p>L’Avvocato ne era diventato uno dei principali membri e fu protagonista nel suo <em>board</em>, e portavoce del progetto verso la grande finanza internazionale e nordamericana. Umberto si occupò del fronte interno e della persuasione e dell’onboarding del mondo industriale. Del resto, si trattava di azzerare i rischi di cambio a favore della competitività… Comunque, grazie alla guida di Davignon, che ne fu presidente, l’AUME assunse autorevolezza, si fece paladina dell’ECU (European Currency Unit) e divenne la voce che convinse i mercati sulla fattibilità della moneta unica e sulla sua potenziale forza ben prima del “<em>Whatever it takes”.</em></p>
<h4>Il Capolavoro</h4>
<p>Il vero capolavoro di Davignon fu tuttavia la creazione della ERT, European Roundtable of Industrialists, da un’idea iniziale di Pehr Gyllenhammar, allora CEO di Volvo e pupillo dei Wallenberg, gli Agnelli di Svezia e Scandinavia. Si trattava dell’esclusivo club (ancora oggi) dei capitani d’industria e dei capi azienda delle più grandi imprese europee, “per combattere l’euro-sclerosi” e spingere alla creazione del Mercato Unico Europeo”. La ERT  mise mano in modo determinante alla confezione delle linee guida che avrebbero portato all’Atto Unico Europeo del 1986.</p>
<p>Anche qui <em>Stevie</em> riservò ai fratelli Agnelli un ruolo di primo piano. Giovanni è considerato uno dei padri fondatori e ha ospitato alcune delle prime sessioni, cruciali, facendo di tutto perché ERT diventasse immediatamente un partner rilevante e diretto della Commissione europea. Umberto, tra i primi sostenitori del progetto di Gyllenhammar, fu protagonista dei preliminari che portarono alla riunione inaugurale dei 17 membri fondatori nel 1983.</p>
<p>Inutile sottolineare che Étienne Davignon fu sceneggiatore e regista anche qui. Chi ricorda dice: “Nel 1982, mentre era ancora Commissario Europeo all’Industria, collaborò strettamente con Gyllenhammar per selezionare e reclutare personalmente i membri originari del gruppo. Fu <em>Stevy</em> a fornire alla Roundtable il supporto e la copertura istituzionale necessari per far sì che le proposte di ERT diventassero agenda politica per la Commissione”.</p>
<p>E nella ERT Davignon, in seguito, traghetterà John Elkann. Jacky ne fa ancora parte.  Attualmente siede nel Comitato Esecutivo, che definisce l’agenda strategica e le priorità politiche del gruppo. Inoltre, rappresenta Stellantis ed Exor portando le posizioni ed esigenze del settore automotive e della holding d’investimento nelle discussioni con i decisori politici europei. Il suo focus è Competitività e Innovazione, mentre ripercorrendo le orme del nonno Gianni Agnelli e seguendo le istruzioni per l’uso fornitegli da Davignon, Elkann utilizza l’ERT per esercitare una “diplomazia industriale” partecipando regolarmente agli incontri con i vertici della Commissione Europea.</p>
<p>Ugualmente, Elkann partecipa al Bilderberg con premesse simili. E’ membro permanente dello Steering Committee, organo di governo ristretto che decide l’agenda dei meeting annuali, seleziona i partecipanti e gestisce la rete di relazioni tra le élite europee e americane. Jacky è poi il maître della delegazione italiana e la sua influenza è determinante nella scelta delle figure politiche, istituzionali e tecniche italiane invitate a partecipare alle sessioni riservate. Anche qui Elkann usa il Bilderberg per coordinare gli interessi dei suoi gruppi industriali e finanziari con le linee guida della politica estera ed economica degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, in particolare sui temi della transizione energetica e della competizione con i mercati asiatici.</p>
<p>Parlandone con lo <em>sherpa </em>di un altro membro, esce una considerazione: “Davignon, ha presieduto il gruppo per oltre dieci anni. John potrebbe coglierne, al momento opportuno, l’eredità morale, facendo leva sull’elemento della continuità e sull’idea che l’automotive e la finanza europee rimangono centrali nelle discussioni sulle sfide, anche quelle geopolitiche, globali”.</p>
<h4><strong>Il conte ora è visibilmente seccato</strong></h4>
<p>Ma come finirà il rinvio a giudizio? Il Conte, elevato a questo rango da Re Baldovino del Belgio nel 1993 – che ne riconobbe “la straordinaria carriera diplomatica e il suo servizio alla Corona e all’integrazione europea” – è “visibilmente seccato”. Il suo avvocato e amico personale, Johan Verbist, dice che è “troppo presto per commentare nel merito, ma confermo le mosse procedurali, ossia il ricorso”.</p>
<figure aria-describedby="caption-attachment-449261" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Davignon-2011.jpg"><img decoding="async" class="size-jnews-360x180 wp-image-449261" src="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Davignon-2011-360x180.jpg" alt="" width="360" height="180" srcset="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Davignon-2011-360x180.jpg 360w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Davignon-2011-750x375.jpg 750w" sizes="(max-width: 360px) 100vw, 360px"></a><figcaption class="wp-caption-text">Etienne Davignon nel 2011 (Foto: Parlamento Europeo)</figcaption></figure>
<p>Nelle udienze preliminari a porte chiuse (gennaio 2026), la difesa ha contestato le accuse di crimini di guerra e ha argomentato che il tempo ragionevole per il giudizio del caso era ormai superato. Invocando tacitamente la prescrizione, che però non si applica ai crimini di guerra. Davignon, l’unico sopravvissuto tra i 10 funzionari belgi accusati, nega le accuse di complicità nell’omicidio di Lumumba e degli altri due leader africani, pur essendo stato rinviato a giudizio per “detenzione illegale e trattamento degradante”.</p>
<p>Per i figli e i nipoti dello storico leader congolese, la decisione è “l’inizio di un regolamento di conti che la storia esigeva da tempo”. Il loro avvocato, Christophe Marchand, rimarca che “il passare del tempo non può cancellare la responsabilità legale per i crimini più gravi”. Il processo è messo in agenda per gennaio 2027. Davignon avrà allora 94 anni e questo rappresenta, oggettivamente, “un fattore d’incertezza”. Forse, dicono (o cinicamente auspicano) in molti circoli bruxellesi, “la vicenda potrebbe concludersi senza una sentenza definitiva e per cause naturali”. In questo caso, le eufemistiche “cause naturali” trasformerebbero una possibile condanna in una “vittoria morale” per la famiglia.</p>
<p>Il Belgio ha già ammesso, nei fatti congolesi, una “responsabilità morale” nel 2001. Trasformare quella colpa politica in responsabilità penale individuale potrebbe rivelarsi un passaggio difficile da dimostrare. I documenti dell’epoca sono pochi e frammentati; i “correi”, e possibili testimoni a carico o a discarico, sono tutti morti. Ancora, nel Belgio del 2026, il fantasma di Patrice Lumumba e le controversie sul ruolo del Paese durante la lunga epoca coloniale sono argomenti per forti confronti e discussioni divisive. Rimane intoccata e intoccabile l’iconografia del Presidente, con la perfetta scriminatura a sinistra che divide la capigliatura e il braccio destro alzato, ma non teso, in un “fraterno saluto”.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Accordo BEI&#45;ENI da 500 milioni per produzione di biocarburanti in Italia</title>
<link>https://www.eventi.news/accordo-bei-eni-da-500-milioni-per-produzione-di-biocarburanti-in-italia</link>
<guid>https://www.eventi.news/accordo-bei-eni-da-500-milioni-per-produzione-di-biocarburanti-in-italia</guid>
<description><![CDATA[ Finanziamento a 15 anni per la conversione di parte della raffineria di Sannazzaro de’ Burgondi (Pavia). Vigliotti: &quot;Sostegno strategico&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/EIB-ENI-signature-ceremony.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 13:00:05 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Accordo, BEI-ENI, 500, milioni, per, produzione, biocarburanti, Italia</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>Mobilità pulita in Italia, Banca europea per gli investimenti (BEI) ed ENI siglano un accordo da 500 milioni di euro</strong> per promuoverlo. Il contratto di finanziamento a 15 anni contribuirà alla <strong>conversione di parte della raffineria ENI di Sannazzaro de’ Burgondi (Pavia) in un impianto per la produzione di biocarburanti</strong>, a sostegno della decarbonizzazione del settore dei trasporti. Il progetto prevede la conversione dell’impianto Hydrocracker (HDC2) mediante la tecnologia Ecofining e la costruzione di un impianto per il pre-trattamento degli scarti come oli esausti da cucina e grassi animali, e residui dell’industria agroalimentare, che sono la carica prevalente con cui <a href="https://www.enilive.it/" target="_blank" rel="noopener">Enilive</a> produce i biocarburanti HVO.</p>
<p>L’iniziativa permetterà, in sinergia con le utilities e infrastrutture esistenti, di affiancare alla produzione di carburanti tradizionali, quella di biocarburanti HVO diesel e SAF, per contribuire alla riduzione dell’impronta carbonica dei trasporti e alla decarbonizzazione del settore aereo, per il quale oggi i SAF sono l’unica soluzione già disponibile. L’impianto di Sannazzaro avvierà la produzione di biocarburanti HVO diesel e SAF-biojet per l’aviazione dal 2028, e avrà una capacità produttiva di circa 550mila tonnellate/anno.</p>
<p>“<strong>Questo finanziamento rappresenta un sostegno strategico</strong> a un progetto di alto valore ambientale e industriale, contribuendo alla <a href="https://www.eunews.it/2026/03/06/lallarme-degli-analisti-impossibile-un-trasporto-aereo-green-senza-ridurre-i-voli/" target="_blank" rel="noopener">decarbonizzazione del settore dei trasporti, in particolare di quello aereo</a>“, sostiene la vicepresidente della BEI, <strong>Gelsomina Vigliotti. </strong>Soddisfatto anche l’amministratore delegato di ENI,<strong> Claudio Descalzi: </strong>“Questo accordo con la BEI rappresenta un’importante conferma dell’efficacia e della solidità della strategia che stiamo eseguendo con i nostri business legati alla transizione energetica”. <strong><br>
</strong></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Disoccupazione stabile al 5,9 per cento nell’UE, mentre sale al 6,2 per cento nell’eurozona</title>
<link>https://www.eventi.news/disoccupazione-stabile-al-59-per-cento-nellue-mentre-sale-al-62-per-cento-nelleurozona</link>
<guid>https://www.eventi.news/disoccupazione-stabile-al-59-per-cento-nellue-mentre-sale-al-62-per-cento-nelleurozona</guid>
<description><![CDATA[ I dati di Eurostat mostrano un aumento leggero del dato complessivo italiano, al 5,3 per cento, e più marcato di quello relativo alle donne che cresce al 5,8 per cento. Mentre cala di quasi un punto il tasso per i giovani della Penisola ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Ricerca-lavoro-Carlo-Carino-Imagoeconomica-1024x679.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 13:00:04 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Disoccupazione, stabile, 5, 9, per, cento, nell’UE, mentre, sale, 6, 2, per, cento, nell’eurozona</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – La zona dei Paesi che utilizzano l’euro – che dal primo gennaio 2026 con l’entrata della Bulgaria comprende 21 dei 27 Paesi membri dell’Unione Europea – <strong>ha registrato, a febbraio, un tasso di disoccupazione del</strong> <strong>6,2 per cento</strong>, leggermente in aumento rispetto a quella di gennaio, al 6,1 per cento, ma lievemente in calo rispetto a quella del febbraio 2025, al 6,3 per cento. Il quadro è simile se si considerano i valori dell’intera Unione: a febbraio il tasso di <strong>disoccupazione</strong> dell’UE è stato del 5,9 per cento, stabile rispetto al gennaio 2026 e in calo dal 6,0 per cento del febbraio 2025. Le cifre sono quelle divulgate da <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-euro-indicators/w/3-01042026-ap?etrans=it" target="_blank" rel="noopener">Eurostat – <strong>l’Ufficio statistico dell’Unione europea</strong> – che stima</a> che, in cifre assolute, <strong>13,118 milioni di persone nell’UE, di cui 10,919 milioni nell’area dell’euro</strong>, erano disoccupate a febbraio 2026. Rispetto a gennaio, la disoccupazione è cresciuta di 137 mila unità nell’UE e di 93 mila nell’area dell’euro.</p>
<p>Sale anche il tasso di <strong>disoccupazione giovanile</strong> nell’UE, che passa dal 15,2 per cento di gennaio al <strong>15,3 per cento di febbraio</strong>. Questo incremento si traduce in 18 mila giovani (under 25) in più che, in un solo mese, sono finiti ai margini del mercato del lavoro europeo. E, se si confrontano i dati con quella dell’anno precedente, si vede che l’UE conta oggi 5 mila giovani disoccupati in più rispetto a febbraio 2025.</p>
<div class="flourish-embed flourish-chart" data-src="story/3634409"><img decoding="async" src="https://public.flourish.studio/story/3634409/thumbnail" width="100%" alt="visualization"></div>
<p><strong>Il divario di genere torna a farsi sentire.</strong> Rispetto a gennaio 2026, mentre la disoccupazione maschile rimane stabile (5,7 per cento in UE e 6,0 per cento nell’area euro), <strong>quella femminile è tornata a salire lievemente</strong>, toccando il 6,1 per cento a livello comunitario e il <strong>6,4 per cento nell’area euro: entrambi i valori sono cresciuti di 0,1 punti percentuali </strong>rispetto al primo mese del 2026<strong>.</strong></p>
<p>A <strong>febbraio 2026,</strong> le performance peggiori sono state quelle della Finlandia (10,4 per cento), della Spagna (9,8 per cento), della Grecia e della Svezia (entrambe 8,5 per cento) seguita dalla Danimarca (7,5 per cento). Paesi come la <strong>Repubblica Ceca, la Polonia e la Bulgaria</strong> mantengono i tassi di disoccupazione più bassi, tutti fermi al <strong>3,2 per cento</strong>. La Germania segue a breve distanza con il 4,0 per cento. La maglia nera per la disoccupazione giovanile spetta alla <strong>Spagna (23,8 per cento)</strong>, tallonata da Svezia (23,2 per cento) e Finlandia (23,1 per cento)</p>
<p>L’Italia si posiziona <strong>al di sotto della media sia dell’UE che dell’area euro,</strong> con un tasso di disoccupazione del <strong>5,3 per cento a febbraio 2026,</strong> un lieve aumento rispetto al 5,2 per cento di gennaio. Rispetto a un anno fa, il miglioramento è più sostanzioso: si è passati dal 6,2 al 5,3. Per quanto riguarda le persone sotto i 25 anni, in un solo mese, la disoccupazione giovanile in Italia è scesa dal <strong>18,5 al 17,6 per cento</strong>. Mentre il dato della disoccupazione delle donne italiane a febbraio è peggiorato più nettamente, salendo al 5,8 per cento (+0,3 punti da gennaio), rispetto a quella maschile al 5,0 per cento (+0,1 punti).</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Quasi 1 miliardo di notti prenotate nel 2025 con Airbnb, Booking e Expedia</title>
<link>https://www.eventi.news/quasi-1-miliardo-di-notti-prenotate-nel-2025-con-airbnb-booking-e-expedia</link>
<guid>https://www.eventi.news/quasi-1-miliardo-di-notti-prenotate-nel-2025-con-airbnb-booking-e-expedia</guid>
<description><![CDATA[ Secondo i dati di Eurostat, nel terzo trimestre del 2025, la regione costiera croata di Jadranska Hrvatska è stata la destinazione più gettonata per i pernottamenti di alloggi in affitti brevi (27,7 milioni di pernottamenti) seguita dall&#039;Andalusia nel sud della Spagna (19,5 milioni) e la regione francese Provenza-Alpi-Costa Azzurra (16,9 milioni) ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Imagoeconomica_2333026-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 13:00:04 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Quasi, miliardo, notti, prenotate, nel, 2025, con, Airbnb, Booking, Expedia</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>Airbnb, Booking.com o Expedia</strong> sono sempre più una risorsa fondamentale per i viaggiatori in Unione Europea. Nel 2025, il numero di notti prenotate tramite le tre piattaforme per pernottamenti in alloggi ad affitti a breve termine in UE ha toccato <strong>quasi quota un</strong> <strong>miliardo (951.6 milioni)</strong>. Il dato del 2025 è superiore dell’11,4 per cento a quello del 2024 e addirittura del 32,4 per cento rispetto al 2023. Questo è <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/ddn-20260401-1" target="_blank" rel="noopener">quanto emerge</a> da Eurostat, l’Ufficio statistico dell’Unione europea.</p>
<p>Secondo i dati, le persone viaggiano sempre di più, come sempre di più si affidano alle piattaforme per pernottamenti in affitti brevi. Nell’ultimo trimestre del 2025, sono state prenotate <strong>172.3 milioni di notti in una meta UE</strong>, dato in aumento del 10,9 per cento dello stesso periodo nel 2024 e del 30,2 per cento di ottobre-novembre-dicembre del 2023. <strong>Spagna, Francia e Italia</strong> si aggiudicano il podio per maggior numero di notti in affitti brevi negli ultimi tre mesi dell’anno scorso e sono gli stessi Paesi ad aver guidato la classifica nell’ultimo quadrimestre del 2024.</p>
<p>Nell’ultimo quarto del 2025, <strong>Malta</strong> è il Paese che ha registrato il maggior distacco rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con +37,5 per cento di notti prenotate tramite piattaforma, seguita da <strong>Cipro</strong> (+30,1 per cento) e <strong>Slovacchia</strong> (26,3 per cento). Anche a livello nazionale, la tendenza delle prenotazioni online è in aumento per tutti gli Stati membri rispetto allo stesso periodo negli anni precedenti.</p>
<p>Secondo il bollettino Eurostat,<strong> il mercato europeo presenta una forte stagionalità:</strong> <strong>oltre un terzo delle notti totali si concentra nei mesi di luglio e agosto.</strong> In Paesi come la Croazia, questa concentrazione raggiunge il 58 per cento del totale annuale, mentre in altri Stati come Germania e Austria il turismo è distribuito in modo più uniforme durante l’anno. Tale tipologia di turismo non contempla le forme tradizionali come hotel e campeggi, puntando invece su appartamenti e case vacanze.</p>
<p>Nel terzo trimestre del 2025, la regione costiera croata, insieme alle regioni spagnole e francesi, è stata la destinazione più popolare per gli alloggi in affitto a breve termine prenotati tramite piattaforme online. Le regioni in testa alla classifica sono state la <strong>Jadranska Hrvatska in Croazia</strong> (27,7 milioni di pernottamenti), l’Andalusia nel sud della Spagna (19,5 milioni) e la regione francese Provenza-Alpi-Costa Azzurra (16,9 milioni).</p>
<p>Tra le prime 20 regioni UE, <strong>la Francia ne conta sei</strong> (Provenza-Alpi-Costa Azzurra, Île-de-France, Linguadoca-Rossiglione, Rodano-Alpi, Aquitania e Bretagna), <strong>la Spagna cinque</strong> (Andalusia, Comunità Valenciana, Catalogna, Isole Canarie e Isole Baleari) e <strong>l’Italia quattro</strong> (Toscana, Lombardia, Sicilia e Lazio). La Grecia è entrata nella classifica delle principali destinazioni con <strong>tre regioni</strong> (Isole Ionie, Egeo meridionale e Creta). La <strong>Croazia</strong> ha contribuito con una regione (Jadranska Hrvatska), come il <strong>Portogallo</strong> (Algarve). Per quanto riguarda il Bel Paese, le regioni che hanno registrato i più bassi numeri di affitti brevi sono state il <strong>Molise</strong>, (73.336 notti), la <strong>Basilicata</strong> con (148.269) e la <strong>Valle D’Aosta</strong> (392.960).</p>
<p>La disponibilità di tali dati è una novità relativamente recente per le istituzioni comunitarie: deriva da <strong>accordi di condivisione dei dati stipulati nel marzo 2020 tra la Commissione europea e le principali piattaforme</strong>, che hanno permesso di colmare una lacuna informativa storica riguardante gli alloggi privati, che non rientravano nell’ambito di applicazione dei registri ufficiali del turismo.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>L’UE va avanti sui 90 miliardi a Kiev e prepara modi e tempi di erogazione, con focus sui droni</title>
<link>https://www.eventi.news/lue-va-avanti-sui-90-miliardi-a-kiev-e-prepara-modi-e-tempi-di-erogazione-con-focus-sui-droni</link>
<guid>https://www.eventi.news/lue-va-avanti-sui-90-miliardi-a-kiev-e-prepara-modi-e-tempi-di-erogazione-con-focus-sui-droni</guid>
<description><![CDATA[ La proposta di Palazzo Berlaymont dovrà ora ottenere il via libera definitivo da parte del Consiglio UE, ma resta l&#039;ostacolo del veto ungherese. Dalla Commissione avvertono su un possibile piano B: &quot;L&#039;utilizzo degli asset russi è sempre sul tavolo&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/P-068717_00-21_01-ORIGINAL-296872-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 13:00:04 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>L’UE, avanti, sui, miliardi, Kiev, prepara, modi, tempi, erogazione, con, focus, sui, droni</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – A ventiquattro ore di distanza dalla <a href="https://audiovisual.ec.europa.eu/en/media/video/I-287280" target="_blank" rel="noopener">visita</a> di una folta delegazione di ministri degli Esteri europei a <strong>Bucha</strong>, per commemorare il quarto anniversario del <a href="https://www.eunews.it/2022/04/04/massacro-bucha-ue-ucraina-squadra-investigativa-crimini-guerra-russia/">massacro di civili</a> perpetrato dai russi nella città ucraina, la <strong>Commissione europea</strong> prova a lanciare segnali concreti di supporto a Kiev. Con un <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_26_764" target="_blank" rel="noopener">comunicato</a> diffuso oggi (1 aprile), l’esecutivo comunitario ha annunciato il proprio via libera alla proposta di attuazione del <strong>prestito da 90 miliardi di euro a sostegno dell’Ucraina</strong> (il cosiddetto <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_26_90" target="_blank" rel="noopener">Ukraine Support Loan</a>) per il biennio 2026-2027, che sarà ora sottoposta al <strong>Consiglio dell’Unione Europea</strong> per l’approvazione formale.</p>
<p>La proposta della Commissione si basa sulla <strong>Ukrainian Financing Strategy</strong>, presentata dal governo di Kiev lo scorso 24 marzo. “Con l’approvazione odierna di questo documento, definiamo chiaramente con <strong>quanto denaro</strong> vogliamo finanziare l’Ucraina tra questo e il prossimo anno, <strong>per quali scopi</strong> e attraverso <strong>quali canali</strong>“, ha spiegato Balasz Ujvari, portavoce di Palazzo Berlaymont, nel briefing con la stampa. Stando alla roadmap annunciata oggi, dunque, il prestito da 90 miliardi di euro non arriverà a Kiev tutto in una volta, ma sarà suddiviso in <strong>due tranche da 45 miliardi ciascuna</strong>: la prima dovrebbe essere erogata entro il 31 dicembre 2026, mentre la seconda è prevista per la fine del 2027.</p>
<p>Guardando più nel dettaglio ai fondi previsti per quest’anno, circa <strong>16,7 miliardi di euro</strong> saranno destinati al <strong>sostegno al bilancio di Kiev</strong> e la loro erogazione – come si legge nel comunicato della Commissione – “resterà subordinata a <strong>rigorose condizioni</strong> in materia di rispetto dello Stato di diritto, lotta alla corruzione, resilienza economica e sostenibilità”. L’allocazione di questa quota di fondi avverrà attraverso due strumenti differenti: la <a href="https://enlargement.ec.europa.eu/funding-technical-assistance/ukraine-facility_en" target="_blank" rel="noopener">Ukraine Facility</a>, che finanzia riforme strutturali e progetti di ricostruzione, e l’<a href="https://economy-finance.ec.europa.eu/eu-financial-assistance/macro-financial-assistance-mfa_en" target="_blank" rel="noopener">Assistenza Macro-Finanziaria</a>, che comprende prestiti concessi dall’UE per garantire liquidità immediata e coprire il fabbisogno di bilancio. In merito al secondo strumento, Ujvari ha spiegato che “come stabiliscono le regole europee, dobbiamo scrivere un <strong>memorandum of understanding</strong> (un’intesa formale tra Bruxelles e Kiev che determina con precisione come saranno utilizzati i fondi, ndr) e al momento lo stiamo discutendo con l’Ucraina”.</p>
<p>I rimanenti <strong>28,3 miliardi di euro</strong> della tranche 2026, invece, verranno impiegati per il <strong>rafforzamento dell’industria della difesa ucraina</strong>. A tal proposito, particolare attenzione è stata dedicata alla questione dei <strong>droni</strong>. Normalmente, quando si utilizzano fondi europei per acquistare equipaggiamento militare, è necessario che almeno il <strong>65 per cento delle componenti provenga dall’Unione Europea</strong> o da altri Stati aderenti al <a href="https://defence-industry-space.ec.europa.eu/eu-defence-industry/safe-security-action-europe_en" target="_blank" rel="noopener">meccanismo SAFE</a> (Security Action For Europe), come la Norvegia e l’Islanda. Tuttavia, per accelerare la fornitura di quelli che Ujvari ha definito “strumenti cruciali per la difesa dell’Ucraina”, la Commissione ha concesso una <strong>deroga</strong>: Kiev potrà acquistare droni <strong>anche da fornitori extraeuropei</strong>, senza rispettare la quota minima di componenti UE. L’obiettivo, in sintesi, è la rapidità degli acquisti, anche a costo di sacrificare l’origine geografica.</p>
<p>La presidente della Commissione Europea, <strong>Ursula von der Leyen</strong>, ha celebrato con entusiasmo il risultato odierno, sottolineando come l’esecutivo di Bruxelles abbia inviato un “messaggio chiaro: nel quarto anniversario del massacro di Bucha, rimaniamo pienamente e fermamente al fianco del coraggioso popolo ucraino e alla loro battaglia per la libertà”. Ma dietro questo ottimismo si nasconde il <strong>principale ostacolo</strong> all’approvazione definitiva del prestito da 90 miliardi: <strong>Viktor Orbán</strong> e il <a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/3/19/hungarys-orban-continues-to-block-ukraine-loan-at-eu-summit" target="_blank" rel="noopener">veto</a> che il primo ministro dell’Ungheria mantiene da settimane sul pacchetto di aiuti, legando il suo assenso alla riattivazione delle forniture di petrolio russo tramite l’<strong>oleodotto Druzhba</strong>. Budapest sostiene che Kiev voglia mantenere interrotto il flusso dall’Ucraina, non facendo nulla per riparare ai danni, mentre il presidente Volodymyr Zelensky ha spiegato di poter lavorare per una piena ripresa dell’operatività dell’oleodotto entro un mese e mezzo.</p>
<p><a href="https://www.eunews.it/2026/03/17/zelensky-dice-si-alle-offerte-ue-per-loleodotto-druzhba-riparato-entro-un-mese-e-mezzo/">Dopo aver offerto il suo sostegno alla risoluzione della situazione di Druzhba</a> – e nell’attesa delle elezioni parlamentari ungheresi del prossimo 12 aprile dove Orbán appare sfavorito -, Bruxelles non esclude di ricorrere ad un piano B per trovare i fondi necessari a finanziare Kiev: <a href="https://it.euronews.com/my-europe/2026/03/31/ucraina-kallas-ripropone-di-destinare-i-beni-russi-congelati-a-kiev-se-orban-non-revoca-il" target="_blank" rel="noopener">l’utilizzo degli asset russi congelati</a>. “Durante il Vertice di dicembre, il Consiglio Europeo ha chiarito che <strong>l’opzione è sempre sul tavolo</strong>, perciò gli Stati membri ci torneranno se sarà necessario”, ha spiegato Ujvari. Se – almeno per ora – il capitale immobilizzato resta inutilizzabile dall’UE, lo stesso non si può dire per gli <strong>interessi generati dai depositi</strong>. A tal proposito, sempre nella giornata di oggi, la Commissione <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_26_768" target="_blank" rel="noopener">ha annunciato</a> di aver ricevuto <strong>1,4 miliardi dai profitti sugli asset russi</strong> immobilizzati e l’intenzione ribadita da von der Leyen è quella di “utilizzarli per ciò che è più necessario: sostenere l’Ucraina e le sue coraggiose forze armate”.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>L’UE è pronta a fare le barricate per evitare una nuova crisi migratoria dal Medio Oriente</title>
<link>https://www.eventi.news/lue-e-pronta-a-fare-le-barricate-per-evitare-una-nuova-crisi-migratoria-dal-medio-oriente</link>
<guid>https://www.eventi.news/lue-e-pronta-a-fare-le-barricate-per-evitare-una-nuova-crisi-migratoria-dal-medio-oriente</guid>
<description><![CDATA[ A due mesi dall&#039;entrata in vigore del Patto per la migrazione e l&#039;asilo, nel giro di un anno l&#039;UE ha puntellato un&#039;ulteriore stretta sull&#039;immigrazione irregolare attraverso diversi nuovi provvedimenti. Ora, di fronte a un&#039;eventuale nuova crisi migratoria, sarà costretta a gettare la maschera sul rispetto di valori e diritti fondamentali ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/P-067320_00-05_02-HIGH-504907.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 13:00:04 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>L’UE, pronta, fare, barricate, per, evitare, una, nuova, crisi, migratoria, dal, Medio, Oriente</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – La scorsa settimana, con<a href="https://www.eunews.it/2026/03/26/aula-divisa-ma-sullimmigrazione-vince-il-si-alla-stretta-il-parlamento-ue-approva-il-controverso-regolamento-rimpatri/" target="_blank" rel="noopener"> l’approvazione</a> da parte dell’Eurocamera del regolamento sui rimpatri, l’Unione europea ha inserito tutti i tasselli della nuova stretta sull’immigrazione irregolare: insieme al Patto per la migrazione e l’asilo, che entrerà pienamente in vigore dal prossimo giugno, la prima lista UE di Paesi d’origine sicuri e l’allargamento della definizione di Paese terzo sicuro <strong>permetteranno ai Paesi membri di limitare fortemente il diritto all’asilo</strong>. Ora l’attenzione dei leader UE è tutta sulle possibili conseguenze del conflitto scatenato da Israele e Stati Uniti in Medio Oriente, e l’imperativo è evitare un nuovo 2015 e la crisi migratoria che investì il continente.</p>
<p>Nelle <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2026/03/20/european-council-conclusions/?utm_source=brevo&utm_campaign=AUTOMATED%20-%20Alert%20-%20Newsletter&utm_medium=email&utm_id=3318" target="_blank" rel="noopener">conclusioni</a> del Consiglio europeo dello scorso 19 marzo, i capi di stato e di governo dei 27 hanno inserito un paragrafo sulla migrazione nel capitolo dedicato alla crisi mediorientale: “Sebbene il conflitto non abbia dato luogo a flussi migratori immediati verso l’Unione europea – si legge nel documento -,<strong> l’UE è pronta a mobilitare pienamente i propri strumenti diplomatici, giuridici, operativi e finanziari per prevenire movimenti migratori</strong> incontrollati verso l’UE e preservare la sicurezza in Europa”. E questo “sulla base degli strumenti delle politiche che l’UE ha sviluppato negli ultimi anni”, ma soprattutto “degli insegnamenti tratti dalla crisi migratoria del 2015 e per evitare una situazione simile”.</p>
<p>Quell’anno, complice la guerra contro Daesh in Siria e Iraq, bussarono alle frontiere dell’UE<strong> più di un milione di persone in cerca di protezione internazionale</strong>, mettendo a dura prova il sistema d’asilo del club a 12 stelle. Con una decisione di portata storica, l’allora cancelliera tedesca, Angela Merkel, aprì le porte della Germania a 800 mila rifugiati siriani. Dieci anni dopo, è proprio a Berlino che si può cogliere in modo più netto il nuovo approccio dell’Unione europea in materia migratoria, dettato dalla necessità di contenere la crescita più o meno generalizzata dei partiti di estrema destra in tutto il continente.</p>
<p>Solo ieri, il cancelliere tedesco <strong>Friedrich Merz</strong>, leader della stessa CDU che fu di Merkel, ha invitato i siriani residenti in Germania a “tornare in patria”. A margine dell’incontro con il presidente siriano, Ahmed al-Sharaa, Merz ha affermato che “in un prospettiva più ampia dei prossimi tre anni”, l’obiettivo è che “<strong>circa l’80 per cento dei siriani che attualmente vivono in Germania tornino in patria</strong>“. Al di là della fattibilità – da quando è caduto il regime di Bashar al Assad, solo poche migliaia di cittadini siriani sono tornati volontariamente a Damasco -, il progetto palesa il cambio di paradigma rispetto alla mentalità <em>wir schaffen das </em>(‘ce la faremo’, frase pronunciata da Merkel nel 2015).</p>
<p>Se il regolamento sui rimpatri apre all’istituzione di centri di detenzione in Paesi terzi dove deportare persone migranti irregolari che hanno ricevuto un ordine di lasciare il territorio di uno Stato membro, i regolamenti per la gestione dell’asilo e della migrazione (Ramm) e sulle procedure di asilo (Apr), <a href="https://www.eunews.it/2023/12/20/patto-migrazione-e-asilo-come-funziona/" target="_blank" rel="noopener">previsti</a> dal Patto per la migrazione e l’asilo, permetteranno di intensificare le procedure di frontiera per il trattamento delle richieste d’asilo. Insieme alla lista dei Paesi d’origine sicuri – che per ora include Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia, ma suggerisce che siano trattati come sicuri tutti i Paesi con un tasso di riconoscimento delle richieste d’asilo inferiore al 20 per cento – e alla revisione del concetto di Paese terzo sicuro, il Patto per la migrazione e l’asilo <strong>faciliterà il ricorso a procedure accelerate</strong>.</p>
<p>Uno dei punti più controversi del Patto è il Regolamento per le crisi, la strumentalizzazione e le cause di forza maggiore, che si occupa dei momenti in cui si verifica un “arrivo di massa di persone” eccezionale o inaspettato: in questo scenario scatteranno delle <strong>deroghe al sistema generale di gestione della migrazione e dell’asilo</strong>, con la soglia del tasso di riconoscimento per cui le persone possono essere ammesse alle procedure di frontiera (secondo il Regolamento Apr al 20 per cento) che si alza al 50 per cento nelle situazioni di causa di forza maggiore, al 60/70 per cento in quelle di crisi e al 100 per cento in quelle di strumentalizzazione.</p>
<p>Quando non si riesce a arginare le partenze, attraverso accordi con Paesi d’origine e di transito (vedi Tunisia), l’obiettivo esplicito è, in tutti i casi, quello di ridurre il più possibile i numeri dell’accoglienza. La Commissione europea continua a garantire che questo nuovo impianto “<strong>aiuterà gli Stati membri a trattare le domande di asilo in modo più efficiente</strong>, nel pieno rispetto dei valori e dei diritti fondamentali dell’UE”. Ma una prima prova della sua tenuta, e dell’impatto che potrà avere sul rispetto dei diritti umani delle persone migranti, rischia di essere già dietro l’angolo.</p>
<p>Secondo <a href="https://www.unhcr.org/it/notizie/comunicati-stampa/iran-unhcr-fino-3-2-milioni-di-iraniani-sfollati-temporaneamente-causa" target="_blank" rel="noopener">le stime</a> diffuse dall’UNHCR già a metà marzo, a causa dei bombardamenti di Israele e Stati Uniti in Iran circa “3,2 milioni di persone sono attualmente sfollate temporaneamente all’interno” del Paese. Un dato “destinato ad aumentare con il protrarsi delle ostilità”. Parallelamente, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ha registrato lo spostamento di oltre 130 mila persone dal Libano, colpito dal conflitto tra Israele e Hezbollah, alla Siria. Secondo le autorità libanesi, nel Paese ci sono già oltre un milione di sfollati interni.</p>
<p>Se anche una parte di questi numeri si trasformeranno in richieste d’asilo nell’UE, non è detto che il sistema regga regga e che gli Stati membri riescano a coniugare la responsabilità e la solidarietà previste dal Patto per la migrazione e l’Asilo. Visto l’ulteriore inasprimento delle politiche e della narrazione che si fa sulla migrazione, è più probabile che i Paesi di primo arrivo cercheranno di correre ai ripari e <strong>accaparrarsi accordi con Paesi terzi sulla scia del protocollo Italia-Albania</strong>. Sicuramente, in uno scenario di crisi, l’Unione europea sarebbe costretta a gettare la maschera che – con sempre più difficoltà e imbarazzo – continua a indossare: quella del rispetto dei valori che si è data e dei diritti fondamentali delle persone.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Sindacati europei: “Teleworking contro il caro energia? Non a scapito dei lavoratori”</title>
<link>https://www.eventi.news/sindacati-europei-teleworking-contro-il-caro-energia-non-a-scapito-dei-lavoratori</link>
<guid>https://www.eventi.news/sindacati-europei-teleworking-contro-il-caro-energia-non-a-scapito-dei-lavoratori</guid>
<description><![CDATA[ Per i sindacati, la Commissione deve finalizzare con urgenza la legislazione per regolamentare il telelavoro e garantire il diritto dei lavoratori alla disconnessione e garantire che la bollette elettrica sia a carico dell&#039;azienda ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/teleworking-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 13:00:04 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Sindacati, europei:, “Teleworking, contro, caro, energia, Non, scapito, dei, lavoratori”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>Risparmiare energia lavorando da casa? Sì, ma non a scapito dei lavoratori</strong>. Per questo, l’Unione Europea deve finalizzare con urgenza la legislazione per regolamentare il telelavoro. La Confederazione europea dei sindacati (ETUC) <a href="https://www.etuc.org/en/pressrelease/commissions-work-home-call-makes-telework-law-urgent" target="_blank" rel="noopener">lancia il promemoria a Palazzo Berlaymont</a> alla luce della crisi energetica scatenata dalla guerra di USA e Israele all’Iran e dei <a href="https://www.eunews.it/2026/03/31/lue-invita-i-paesi-membri-a-prepararsi-a-interruzioni-prolungate-sui-mercati-energetici/">richiami</a> del commissario all’Energia, <strong>Dan Jørgensen</strong> – <a href="https://www.iea.org/reports/a-10-point-plan-to-cut-oil-use" target="_blank" rel="noopener">ripresi dal piano dell’Agenzia internazionale dell’Energia</a> – a risparmiare energia lavorando da casa. “<strong>Sebbene questo appello possa contribuire a ridurre il consumo energetico, non deve avvenire a scapito dei diritti dei lavoratori né scaricare i costi</strong> su coloro che già sopportano il peso maggiore dell’aumento dei prezzi dell’energia”, avvertono i sindacati. E dettagliano: “<strong>La Commissione deve ora dare seguito a questo appello finalizzando con urgenza la legislazione per regolamentare il telelavoro</strong> e garantire il diritto dei lavoratori alla disconnessione, dopo aver avviato la seconda fase di consultazione la scorsa estate”.</p>
<p>I sindacati ricordano che anche secondo le ricerche della Commissione “<strong>chi lavora da casa è esposto a maggiori rischi per la salute mentale e fisica</strong> a causa del ‘rischio di intensificazione del lavoro, straordinari, maggiore disponibilità e conflitto tra vita professionale e privata'”. In particolare, secondo l’ultima Indagine europea sulle condizioni di lavoro, “chi lavora regolarmente da casa ha almeno quattro volte più probabilità di lavorare nel tempo libero rispetto a chi lavora presso la sede del datore di lavoro e le donne sono significativamente più esposte a questo rischio rispetto agli uomini”.</p>
<p>In questo contesto, l’ETUC chiede che la prossima legge sul lavoro di qualità includa una normativa che garantisca l’applicazione del diritto dei lavoratori a non essere contattati al di fuori dell’orario concordato. Si chiede inoltre la<strong> responsabilità dei datori di lavoro per tutti i costi connessi al tele-lavoro</strong>, <strong>inclusi quelli della bolletta elettrica.</strong> Poi, secondo i sindacati europei, per i lavoratori in telelavoro vanno garantiti gli stessi diritti di quelli in sede e va fatto sì che il telelavoro non aggravi il carico di cura non retribuito sulle donne e non isoli i gruppi vulnerabili. Non finisce qui: l’ETUC vuole che il monitoraggio da parte dei datori di lavoro sia limitato a scopi leciti e proporzionati, e che anche per questo vengano vietati gli strumenti invasivi e siano pienamente rispettati i contratti collettivi e il GDPR, il regolamento UE sulla privacy.</p>
<p>“La possibilità di lavorare da casa può essere vantaggiosa sia per i lavoratori che per i datori di lavoro, soprattutto nella situazione attuale, ma solo se è volontaria per i lavoratori e rispetta i loro diritti”, scandisce la segretaria generale dell’ETUC, <strong>Esther Lynch</strong>, convinta che  “Nessun lavoratore dovrebbe dover sostenere i costi del lavoro da casa” e per motivo “<strong>è giusto che governi e datori di lavoro si impegnino per risparmiare energia e controllare i prezzi, ma i datori di lavoro devono coprire tutte le spese correlate</strong>“.</p>
<p>La segretaria dell’ETUC ricorda l’<a href="https://www.eunews.it/2021/09/23/col-covid-il-centro-nord-si-converte-al-telelavoro-regioni-italiane-con-i-maggiori-aumenti-nellue/" target="_blank" rel="noopener">esperienza di telelavoro avuta con la pandemia di Covid-19</a> e sottolinea che, “dopo aver nuovamente invitato tutti a lavorare da casa, la Commissione ha ora la responsabilità di garantire che gli errori del passato non si ripetano, introducendo norme di buon senso per il telelavoro”. Per questa ragione, conclude, “qualsiasi introduzione o ampliamento del telelavoro deve essere negoziato con i sindacati per salvaguardare i diritti dei lavoratori e garantire condizioni eque”.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Dov’è Ursula von der Leyen?</title>
<link>https://www.eventi.news/dove-ursula-von-der-leyen</link>
<guid>https://www.eventi.news/dove-ursula-von-der-leyen</guid>
<description><![CDATA[ Scorrendo i messaggi su X postati da Ursula von der Leyen nelle ultime due settimane, grosso modo dopo il Consiglio europeo del 19 marzo scorso, si vedono molte immagini di lei in visita in Australia, stringendo mani, visitando istituzioni, depositando corone di fiori, siglando col premier Anthony Albanese l’importante accordo di libero scambio su cui […] ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/VDL-fumo-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 13:00:04 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Dov’è, Ursula, von, der, Leyen</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Scorrendo i messaggi su X postati da Ursula von der Leyen nelle ultime due settimane, grosso modo dopo il Consiglio europeo del 19 marzo scorso, si vedono molte immagini di lei in visita in Australia, stringendo mani, visitando istituzioni, depositando corone di fiori, siglando col premier Anthony Albanese l’importante accordo di libero scambio su cui ha avuto il merito di scommettere.</p>
<p>Da questo punto di vista, con la decisione di applicare in via provvisoria la parte commerciale dell’Accordo con il Mercosur e il via libera – condizionato – del Parlamento europeo all’accordo sui dazi con gli Stati Uniti, il bilancio della politica commerciale UE è senz’altro di segno più.</p>
<p>In tempi normali, nessuno si sarebbe stupito più di tanto se Ursula von der Leyen avesse consacrato tutte le sue energie e la sua esposizione mediatica su questi risultati positivi, anche perché è ben nota la sua indole a sovraintendere ad ogni attività di rilievo della Commissione europea,</p>
<p>Ma non viviamo tempi normali, con due guerre che incombono alle nostre porte, una drammatica crisi degli approvvigionamenti energetici e di molte catene del valore, di destabilizzazione dell’intera area medio orientale, di una recrudescenza del conflitto in Ucraina mentre si scoprono ministri ungheresi che sussurrano al Cremlino e che da Mosca prendono ordini, e soprattutto di tensione crescente fra i paesi europei e gli Stati Uniti, il cui presidente minaccia né più né meno di ritirare gli USA dall’Alleanza Atlantica.</p>
<p>Eh, allora l’assenza da giorni e giorni di interventi in prima persona della presidente della Commissione europea interpella, e il fatto che a comunicare sugli intendimenti dell’esecutivo UE sulla questione di più scottante attualità, e cioè l’impennata di prezzi di gas e petrolio, sia il commissario all’Energia Dan Jorsensen è significativo.</p>
<p>Oggi, proprio appena finito di scrivere questo intervento, un segnale però lo ha dato: è uscito <a href="https://x.com/vonderleyen/status/2039591233148928352?s=20" target="_blank" rel="noopener">un post su X</a> a suo nome, ma di interventi pubblici niente, dall’Australia in poi nessuno l’ha più vista.</p>
<p>Qualcosa è successo. Escludendo si tratti di problemi personali, ciò potrebbe derivare dall’eccessiva esposizione mediatica precedente, anche su temi non strettamente di competenza della Commissione europea, come è stato fatto notare nelle settimane scorse in qualche cenacolo del Consiglio UE? Può darsi, ma sin dall’inizio del suo mandato queste critiche sono state ricorrenti, dando luogo anche a episodi spiacevoli come il famoso “Sofagate” in Turchia, ma non hanno mai scalfito più di tanto la volontà, giusta o sbagliata che sia, di Ursula von der Leyen di dare un volto all’Unione europea e, magari, dotarla anche di quel famoso “numero di telefono” di cui sentiva il bisogno Henry Kissinger quando diceva di voler parlare con l’UE.</p>
<p>Questa settimana, una delle più critiche che l’Europa abbia mai vissuto, presa a tenaglia dalle minacce trumpiane, dalla necessità di reagire tempestivamente alla crisi energetica che rischia di mettere in ginocchio famiglie ed imprese dando luogo a innumerevoli ”effetti collaterali”, e dalla decisione di Israele, Paese con il quale von der Leyen ha sempre sostenuto la necessità di mantenere l’accordo di Associazione che lo lega all’UE, di ripristinare la pena di morte, ma solo per i palestinesi, l’assenza di prese di posizione è assordante.</p>
<p>Anche a Bucha, in quell’Ucraina che spesso l’ha vista incarnare la voce e il sostegno dell’Europa contro l’aggressione russa, nell’anniversario della strage si sono visti i ministri degli esteri di molti paesi membri e l’Alta Rappresentante Kaja Kallas, ma lei no, quasi che, all’improvviso, la guerra fosse uscita dalle competenze della Commissione europea.</p>
<p>Perché?</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Bagagli a mano in aereo, l’UE non intende imporre misure standard per tutti</title>
<link>https://www.eventi.news/bagagli-a-mano-in-aereo-lue-non-intende-imporre-misure-standard-per-tutti</link>
<guid>https://www.eventi.news/bagagli-a-mano-in-aereo-lue-non-intende-imporre-misure-standard-per-tutti</guid>
<description><![CDATA[ Il commissario per i Trasporti conferma che politiche diverse sui bagagli a mano non sono un ostacolo alla libera circolazione, ma un nodo giuridico ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Imagoeconomica_1457600-1024x681.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 13:00:03 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Bagagli, mano, aereo, l’UE, non, intende, imporre, misure, standard, per, tutti</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>Bagagli a mano</strong> e dove portarli, un dilemma che per l’UE resterà tale. <strong>La Commissione europea non ha intenzione di intervenire per armonizzare le dimensioni richieste dalla compagnie aree</strong>, perché, parola del commissario ai Trasporti, <strong>Apostolos Tzitzikostas</strong>, l’esecutivo comunitario “<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong>non</strong> ritiene che le variazioni nelle norme relative alle dimensioni del bagaglio a mano <strong>costituiscano un ostacolo alla libera circolazione</strong> o al funzionamento del mercato interno”.<br>
</span></span></span></p>
<p><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">D</span></span></span>unque i passeggeri dovranno continuare a studiare attentamente la politica per zaini e trolley da cappelliera e prendere nota delle loro dimensioni. Ciò nonostante un’esplicita richiesta che giunge dai banchi de La Sinistra, con la finlandese <strong>Merja Kyllönen</strong> che contesta le pratiche in uso – <span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">l’Associazione Internazionale del Trasporto Aereo (<a href="https://www.iata.org/" target="_blank" rel="noopener">IATA)</a> raccomanda che il bagaglio a mano non superi le dimensioni di 56 cm x 45 cm x 25 cm, ma poi ognuno applica le proprie – e</span></span></span> <a href="https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/E-10-2026-000310_EN.html" target="_blank" rel="noopener">suggerisce</a> di intervenire come fatto per il <a href="https://www.eunews.it/2022/12/27/caricabatterie-universale-legge/" target="_blank" rel="noopener">caricabatterie di telefoni cellulari e disposivi elettronici, reso universale</a>.</p>
<p>La sua interrogazione parlamentare viene però evasa: la Commissione, come precisato da Tzitzikostas, non intende intervenire. La libera circolazione non è compromessa, e per quanto riguarda il funzionamento del mercato “l<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">e diverse prassi adottate dalle compagnie aeree non costituiscono di per sé una pratica abusiva o sleale e non sono necessariamente indice di una violazione” delle normative. Già, il diritto. C’è </span></span></span>soprattutto un nodo giuridico complicato da sciogliere, già evidenziato dalla prima Commissione von der Leyen a gennaio 2024, in risposta alla <a href="https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-9-2023-0344_EN.html" target="_blank" rel="noopener">risoluzione che il Parlamento europeo ha già adottato per chiedere di porre fine alla giungla dei bagagli a mano</a>: <span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"> “La <strong>risoluzione sembra spingersi un po’ troppo oltre</strong> nell’affermare che la libertà di determinazione dei prezzi dei vettori aerei, riconosciuta dall’articolo 22 del <a href="https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2008/1008/oj/eng" target="_blank" rel="noopener">regolamento sulla prestazione dei servizi aerei</a>, non consenta la variabilità delle politiche delle compagnie aeree in materia di bagaglio a mano”.</span></span></span></p>
<p>La questione, in sintesi, è che imporre misure standard per i bagagli a mano a tutte le compagnie aeree potrebbe ledere la libertà di impresa, violare regole della stessa UE e generare procedure legali da cui Bruxelles vuole tenersi a distanza. Già la prima Commissione von der Leyen ha ammesso “<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">la complessità del caso” e “la necessità di un’ulteriore analisi”, e Tzitzikostas conferma che la linea non è cambiata. Come non cambieranno, per ora, le regole sui bagagli a mano. L’attualità definisce altre priorità, a cominciare dallo stop alla guerra in Iran e alla chiusura dello stretto di Hormuz: il conflitto potrebbe risolvere il problema dei bagagli a mano con il taglio dei voli. </span></span></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>La BCE: “Dalla guerra in Medio Oriente &#45;0,3 per cento di crescita nel 2026”</title>
<link>https://www.eventi.news/la-bce-dalla-guerra-in-medio-oriente-03-per-cento-di-crescita-nel-2026</link>
<guid>https://www.eventi.news/la-bce-dalla-guerra-in-medio-oriente-03-per-cento-di-crescita-nel-2026</guid>
<description><![CDATA[ Nel bollettino economico il calcolo del conflitto in Iran e Libano: inflazione al 3,1 per cento nel secondo trimestre. Invito a spesa oculata e riforme, e il richiamo implicito all&#039;Italia: &quot;Misure di risposte al caro-energia siano temporanee&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2021/01/recessione-1.png" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 13:00:03 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>BCE:, “Dalla, guerra, Medio, Oriente, -0, 3, per, cento, crescita, nel, 2026”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>Alla fine del 2026 la guerra in Iran con le sue ripercussioni su forniture e listini d’energia costerà all’eurozona un terzo di punto di PIL</strong>. La Banca centrale europea, nel <a href="https://www.ecb.europa.eu/press/economic-bulletin/html/eb202602.en.html" target="_blank" rel="noopener">suo bollettino economico</a>, inizia a fare i conti col conflitto scatenato dagli Stati Uniti e Israele, confermando i timori già espressi dalla Commissione europea: <a href="https://www.eunews.it/2026/03/27/iran-dombrovskis-rischiamo-04-per-cento-di-crescita-e-1-per-cento-di-inflazione-nel-2026/" target="_blank" rel="noopener">Bruxelles temeva crescita ridotta dello 0,4 per cento</a>, mentre adesso <strong>Francoforte  mette nero su bianco -0,3 per cento</strong>.</p>
<p>La guerra in Medio Oriente, premette la BCE, causa “turbative nei mercati delle materie prime e grava sui redditi reali e sul clima di fiducia”. Ciò ha determinato una “revisione verso il basso” dei consumi e degli investimenti nello scenario di base delle proiezioni, in particolare per il 2026. Tale scenario prevede una crescita annua del PIL in termini reali dello 0,9 per cento nel 2026, dell’1,3 nel 2027 e dell’1,4 nel 2028. “Rispetto alle proiezioni dello scorso dicembre<strong>, l’espansione del PIL è stata rivista al ribasso di 0,3 punti percentuali per il 2026 e di 0,1 per il 2027</strong>, a causa dell’intensificarsi del conflitto in Medio Oriente, mentre per il 2028 rimane invariata”.</p>
<p>Ecco dunque che inizia a delinearsi la situazione economica alla luce del conflitto in Iran destinato a riscrivere anche il costo della vita. “Il rialzo dei prezzi dei beni energetici causato dalla guerra in Medio Oriente spingerà l’inflazione al di sopra del 2 per cento nel breve periodo”, come peraltro già dimostrato da <a href="https://www.eunews.it/2026/03/31/iran-caro-energia-spinge-inflazione-06/" target="_blank" rel="noopener">Eurostat nei dati preliminari per marzo</a> (+0,6 per cento rispetti a febbraio). In questa traiettoria, avverte la BCE, “si prevede che <strong>l’inflazione registri un brusco rialzo al 3,1 per cento nel secondo trimestre del 2026, sospinta dall’impennata dei prezzi dei beni energetici conseguente al conflitto</strong>, cui farebbe seguito un calo al 2,8 per cento nel terzo trimestre a seguito della flessione delle quotazioni delle materie prime energetiche implicita nei prezzi dei contratti futuri”.</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="PK1rKfIWu0"><p><a href="https://www.eunews.it/2026/03/25/iran-la-bce-pronta-ad-aumentare-i-tassi-di-interesse/">Iran, la BCE pronta ad aumentare i tassi di interesse</a></p></blockquote>
<p></p>
<p>In questo contesto la Banca centrale europea inizia a monitorare lo stato delle finanze pubbliche. Aumento dei costi e perdita di crescita si traduce in più spesa pubblica. Che si tratti di stimolo o di sostegno, <strong>il rapporto tra debito pubblico e PIL dell’area dell’euro segue un andamento crescente</strong>, passando dall’87,5 all’89,5 per cento tra il 2025 e il 2028. Un dato anche in questo caso “corretto al rialzo, per motivi principalmente riconducibili ai maggiori disavanzi primari cumulati e ai differenziali fra tasso di interesse e crescita meno favorevoli”.</p>
<p>Con la guerra in Iran che si mangia la crescita e impone nuove spese, diventa ancor più imperativo tenere sotto controllo la spesa. “Nell’attuale contesto geopolitico i<strong> governi dovrebbero dare priorità alla sostenibilità dei conti pubblici</strong>, agli investimenti strategici e a riforme strutturali che favoriscano la crescita, mentre resta fondamentale sfruttare appieno il potenziale del mercato unico”, recita il bollettino della BCE. In quest’ottica “qualsiasi manovra di bilancio in risposta allo shock sui prezzi dell’energia causato dalla guerra in Medio Oriente dovrebbe essere temporanea, mirata e modulata”. Una sottolineatura, quest’ultima, che suona da <strong>avvertimento per la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni,</strong> e il suo governo, intenzionati a prorogare fino al 30 aprile il taglio delle accise sui carburanti già in vigore.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Il lato oscuro del tabacco: in Europa circa il 10 per cento delle sigarette è illegale</title>
<link>https://www.eventi.news/il-lato-oscuro-del-tabacco-in-europa-circa-il-10-per-cento-delle-sigarette-e-illegale</link>
<guid>https://www.eventi.news/il-lato-oscuro-del-tabacco-in-europa-circa-il-10-per-cento-delle-sigarette-e-illegale</guid>
<description><![CDATA[ L&#039;UE punta verso una più stringente tassazione dei prodotti di tabacco. Ma il rischio è di alimentare indirettamente il mercato illecito, con ripercussioni sulle lotte per la salute pubblica e perdite per le casse statali ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2019/10/commercio-illegale-di-tabacco.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 07:00:04 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>lato, oscuro, del, tabacco:, Europa, circa, per, cento, delle, sigarette, illegale</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – In Europa c’è un problema legato al <strong>contrabbando e alla contraffazione illegale di sigarette e tabacco</strong>. Secondo lo studio <a href="https://www.pmi.com/resources/docs/default-source/itp/illicit-cigarette-consumption-in-europe-2024-results.pdf?sfvrsn=4ad3ac8_6" target="_blank" rel="noopener">KPMG del 2024</a>, il consumo di tabacco illecito rappresenta circa l’8–9 per cento del totale nell’Unione europea, arrivando a circa il 10 per cento se si considera l’intero continente europeo. Numeri significativi, che non sembrano mostrare segnali di rallentamento — anzi. A fronte di questo aumento, l’Unione europea continua a muoversi verso una <a href="https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://taxation-customs.ec.europa.eu/taxation/excise-duties/excise-duties-tobacco/revision-tobacco-taxation-directive-proposal_en&ved=2ahUKEwjSkLKwqMiTAxUJTqQEHWLvFtMQFnoECBoQAQ&usg=AOvVaw0v-i4Q8Ely897eeAyDC0Nt" target="_blank" rel="noopener">tassazione sempre più stringente</a> sui prodotti del tabacco. Ma le due dinamiche potrebbero essere collegate? A pagarne il prezzo sono soprattutto i <strong>governi nazionali e i contribuenti</strong>: i profitti del mercato illegale si traducono infatti in minori entrate fiscali, risorse che potrebbero essere destinate a servizi pubblici essenziali come sanità, istruzione e infrastrutture.</p>
<p data-start="1136" data-end="1542">A confermare la crescita del fenomeno è <strong>Vincent Byrne</strong>, <strong>direttore globale delle operazioni contro il commercio illecito presso Japan Tobacco International (JTI)</strong> ed ex membro della polizia irlandese, che durante un’intervista a margine del <strong>World Nicotine Congress</strong> spiega come il mercato illecito arriverebbe addirittura “al 20 per cento”. Una stima più alta rispetto ai dati medi, ma che riflette — secondo Byrne — la realtà di alcuni contesti nazionali particolarmente colpiti. Il motivo principale? Sia Byrne sia <strong>Howard Pugh, ex capo del team di <a href="https://www.europol.europa.eu/" target="_blank" rel="noopener">Europol</a> per le frodi sulle accise durante un’intervista sempre a margine del forum,</strong> indicano un fattore chiave: l’aumento rapido e significativo della tassazione sui prodotti del tabacco. “Aumentando le tasse così rapidamente e in modo così drastico”, spiega Byrne, i governi hanno reso il prodotto “molto, molto costoso”, senza però ridurre in modo proporzionale la domanda. Risultato: i consumatori cercano alternative più economiche, indipendentemente dal fatto che siano legali o meno. “È un rischio che molte persone sono disposte a correre”.</p>
<h4 data-start="1136" data-end="1542">Un mercato criminale su scala industriale</h4>
<p data-start="2181" data-end="2514">Dietro il commercio illecito di tabacco non ci sono attività marginali o improvvisate, ma reti strutturate e altamente organizzate. “<strong>Estremamente ben organizzati,</strong> estremamente potenti, molto pericolosi”, afferma Pugh. “Gruppi che utilizzano violenza, corruzione ed estorsione come strumenti ordinari per proteggere i propri interessi”. Non si tratta quindi di piccoli traffici, ma di un vero e proprio sistema parallelo: “Un fenomeno su scala industriale, un mercato totalmente non regolamentato”, che va considerato parte integrante della criminalità organizzata internazionale.</p>
<p data-start="2761" data-end="3105">I numeri confermano la portata del fenomeno. Secondo Pugh, “il <strong>volume del mercato illegale in Europa raggiunge circa 38,9 miliardi di sigarette</strong>, con perdite fiscali per l’UE e per i governi nazionali che ammontano a circa <strong>14,9 miliardi di euro</strong>“. Risorse sottratte alla collettività e reinvestite in circuiti criminali. Nel frattempo, la diffusione dei prodotti illegali è capillare: si trovano facilmente nei minimarket, online o per strada, a prezzi nettamente inferiori rispetto alle sigarette legali. Un accesso semplice che contribuisce ad alimentare ulteriormente la domanda.</p>
<h4>Belgio, hotspot per eccellenza per il tabacco</h4>
<p data-start="3410" data-end="3659">Tra i Paesi più colpiti svetta il Belgio, oggi considerato uno dei principali snodi del traffico e della produzione illegale di tabacco in Europa. Un caso emblematico è l’operazione del <strong>20 febbraio 2025 a Lommel</strong>, vicino al confine con i Paesi Bassi. Durante il blitz, le autorità belghe hanno scoperto quella che è stata definita la più grande fabbrica illegale di sigarette mai rinvenuta nel Paese: quattro linee di produzione attive contemporaneamente, circa 50 lavoratori – in gran parte cittadini ucraini, moldavi e romeni – e oltre 30 milioni di sigarette sequestrate, insieme a tonnellate di tabacco lavorato e materiali contraffatti. Le perdite fiscali per l’economia belga sono state stimate in oltre 14,4 milioni di euro. Un episodio che, secondo Byrne, dimostra quanto il fenomeno sia radicato: “Persino qui, nel cuore delle istituzioni europee, a pochi chilometri di distanza, ogni anno vengono scoperte fabbriche clandestine”.</p>
<p data-start="4352" data-end="4796">E il Belgio non è un caso isolato. “<strong>Quasi ogni Stato in Europa</strong> ha avuto una fabbrica illegale sequestrata nell’ultimo anno”, sottolinea Byrne. Tra i principali mercati di consumo, spiega Byrne, figurano Belgio, Francia e Regno Unito: “Belgio e Regno Unito arrivano fino al 44 per cento; in Francia la percentuale del mercato illecito è salita a oltre il 40 per cento”.</p>
<h4>La punta dell’iceberg</h4>
<p>A operare nella distribuzione quotidiana di questi prodotti non sono i vertici delle organizzazioni criminali, ma individui che rappresentano solo la superficie del sistema. Secondo <strong>Hayley van Loon, CEO di <a href="https://www.crimestoppersinternational.org/contact" target="_blank" rel="noopener">C</a></strong><a href="https://www.crimestoppersinternational.org/contact" target="_blank" rel="noopener"><strong>rime Stoppers International</strong></a><a href="https://www.crimestoppersinternational.org/contact" target="_blank" rel="noopener">,</a> circa il <strong>60 per cento </strong>di queste persone sono<strong> migranti senza documenti</strong>. Si tratta spesso di individui intrappolati in situazioni di sfruttamento: “Sono coinvolti in una sorta di criminalità forzata”, spiega van Loon, “con pochissime possibilità di denunciare o sottrarsi, proprio a causa della loro condizione di irregolarità”. “Molti – aggiunge – sono stati ingannati con false promesse o sono essi stessi vittime di tratta”.</p>
<p data-start="5478" data-end="5994">Il fenomeno va quindi letto in una prospettiva più ampia. Van Loon parla di una “<strong>convergenza della criminalità</strong>”: reti che collegano traffico di esseri umani, narcotici, contraffazione e persino attività legate agli Stati. “Oggi vediamo che tutto è interconnesso attraverso le stesse reti logistiche e finanziarie”, spiega. Il commercio illecito di tabacco diventa così solo una componente di un “ecosistema criminale globale”, che secondo Crime Stoppers International “vale circa 4,2 trilioni di dollari”. In questo contesto, l’elevata tassazione gioca un ruolo ambiguo: da un lato strumento di salute pubblica, dall’altro fattore che può spingere i consumatori verso il mercato illegale, alimentando indirettamente queste reti.</p>
<h4>A che punto è l’Unione europea?</h4>
<p data-start="6261" data-end="6514">La responsabilità del contrasto al fenomeno, a livello europeo, ricade principalmente sull’<strong>Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF)</strong>, che opera sia sul piano politico sia su quello investigativo, collaborando con autorità nazionali e internazionali.</p>
<p data-start="6261" data-end="6514">Al centro della strategia europea sul tabacco ci sono due riforme chiave:<strong> la revisione della <a href="https://www.eunews.it/2026/03/18/tabacco-hoekstra-aliquote-piu-alte-e-tasse-su-piu-prodotti-che-creano-dipendenza/">direttiva sui prodotti del tabacco</a> (TPD) e quella sulla tassazione delle accise (TED)</strong>. La <a href="https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://health.ec.europa.eu/tobacco/product-regulation/implementing-tobacco-products-directive-directive-201440eu/revision-tobacco-products-directive_en&ved=2ahUKEwjageamqMiTAxUqUKQEHWemNf4QFnoECB0QAQ&usg=AOvVaw0vU_N_WhjosjhjUAtASpV4" target="_blank" rel="noopener">prima</a> punta a rafforzare le regole su vendita, aromi e nuovi prodotti — come sigarette elettroniche e tabacco riscaldato — nell’ambito dell’obiettivo di una “generazione senza tabacco”. La <a href="https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://taxation-customs.ec.europa.eu/taxation/excise-duties/excise-duties-tobacco/revision-tobacco-taxation-directive-proposal_en&ved=2ahUKEwjSkLKwqMiTAxUJTqQEHWLvFtMQFnoECBoQAQ&usg=AOvVaw0v-i4Q8Ely897eeAyDC0Nt" target="_blank" rel="noopener">seconda</a>, invece, tocca direttamente il portafoglio: Bruxelles vuole aggiornare le accise, ferme da oltre un decennio, aumentando i livelli minimi di tassazione e riducendo le differenze tra i Paesi membri. Nel mirino anche i prodotti alternativi e il tabacco grezzo, spesso utilizzato nei circuiti illegali. Due interventi che mirano a proteggere la salute pubblica e a uniformare il mercato europeo, ma che — secondo diversi osservatori — rischiano di avere un effetto collaterale: rendere ancora più appetibile il mercato illecito.</p>
<p data-start="6261" data-end="6514">Ma è sufficiente? Secondo Byrne, l’Unione europea rischia di <strong>adottare un approccio controproducente</strong>. Le recenti revisioni delle direttive su prodotti del tabacco e accise, sostiene, potrebbero avere effetti indesiderati. “Non credo che l’UE voglia favorire la criminalità organizzata”, afferma, “ma la conseguenza involontaria di queste politiche è proprio quella di creare spazio per il mercato illecito”. Un “vuoto” economico che le organizzazioni criminali sono pronte a riempire.</p>
<p data-start="7002" data-end="7376">Per Pugh, la posta in gioco è <strong>altissima</strong>. Il denaro generato dal contrabbando non si limita al settore del tabacco, ma “finanzia altre attività criminali”. Recuperare queste risorse significherebbe poterle reinvestire in servizi pubblici fondamentali. “Immagina il cambiamento che si potrebbe ottenere”, osserva, “se queste somme tornassero a finanziare ospedali o istruzione”. Per ora, però, quella opportunità resta, almeno in parte,  “<strong>mancata</strong>“.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Somaliland per contrastare gli Houti filo&#45;iraniani, Israele può estendere il fronte del conflitto</title>
<link>https://www.eventi.news/somaliland-per-contrastare-gli-houti-filo-iraniani-israele-puo-estendere-il-fronte-del-conflitto</link>
<guid>https://www.eventi.news/somaliland-per-contrastare-gli-houti-filo-iraniani-israele-puo-estendere-il-fronte-del-conflitto</guid>
<description><![CDATA[ Il governo di Tel Aviv ha riconosciuto il territorio della Somalia come indipendente e sovrano, e ragiona all&#039;installazione di basi militari per colpire in Yemen ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/somaliland-bandiera.png" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 07:00:04 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Somaliland, per, contrastare, gli, Houti, filo-iraniani, Israele, può, estendere, fronte, del, conflitto</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Corno d’Africa e Penisola arabica, per una guerra contro l’Iran che rischia di invischiare tre regioni, due continenti e tre mari: Israele colpisce militarmente dopo essersi mossa silenziosamente sullo scacchiere internazionale in Africa. La Somalia non ha mai riconosciuto Israele quale Stato indipendente e sovrano, e <strong>Tel Aviv si è vendicato il 26 dicembre 2025, riconoscendo il Somaliland, territorio autoproclamatosi indipendente dalla Somalia e che invece la Somalia considera una delle repubbliche federate del Paese.</strong> Non c’è solo la voglia di ripagare lo sgarbo nei confronti di Mogadiscio considerato troppo filo-palestinese, ma la volontà di farsi strada in continente dove altre potenze muovono i fili.</p>
<p>Posto sul golfo di Aden, alle porte del mar Rosso e sulla soglia dell’oceano indiano, il Somaliland fronteggia lo Yemen, da cui operano i ribelli Houti, sciiti, vicini al regime iraniano degli ayatollah e per questo nemici di<strong> Israele, che vede nei territori secessionisti della Somalia il proprio avamposto per la lotta ai terroristi yemeniti</strong>.</p>
<figure aria-describedby="caption-attachment-449102" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-449102 size-full" src="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/somaliland.png" alt="" width="640" height="435" srcset="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/somaliland.png 640w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/somaliland-300x204.png 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px"><figcaption class="wp-caption-text">In verde il Somaliland, territorio autoproclamatosi indipendente dalla Somalia</figcaption></figure>
<p>Proprio <a href="https://www.bbc.com/news/articles/cd6l5n8jv4yo" target="_blank" rel="noopener">gli Houti nei giorni hanno lanciato due missili su Israele</a>, nella spirale di una guerra ormai fuori controllo che potrebbe vedere un nuovo fronte. Le relazioni diplomatiche tra Israele e Somaliland sono tali da indurre <strong>lo Stato ebraico a <a href="https://www.middleeasteye.net/news/israel-build-base-somaliland-target-houthis-says-report" target="_blank" rel="noopener">considerare di installare basi militari sul corno d’Africa</a></strong>, ipotesi che fa infuriare gli Stati della regione e l’Unione africana. Ma <a href="https://www.eunews.it/2026/03/30/il-consiglio-ue-rivede-le-missioni-navali-aspides-e-atalanta-per-entrambe-focus-su-sicurezza-sottomarina/">lungo il corno d’Africa e il mar Rosso stazionano e operano anche le navi militari dell’UE impegnate nelle missioni navali Aspides e Atalanta</a>, e l’apertura di un nuovo fronte militare rischia di avere implicazioni serie. <strong>L’Europa, in sostanza, potrebbe ritrovarsi risucchiata in <a href="https://www.eunews.it/2026/03/19/iran-i-leader-ue-compatti-contro-israele-e-stati-uniti-non-vogliamo-partecipare-al-conflitto/" target="_blank" rel="noopener">una guerra che non vuole</a></strong>.</p>
<p>Certamente Israele ha iniziato una nuova politica di penetrazione in Africa con gli interrogativi del caso. Il riconoscimento del Somaliland, il primo di un Paese ONU, contribuisce a creare <strong>tensioni con la Somalia</strong>, in una <a href="https://www.eunews.it/2014/02/04/lafrica-orientale-puo-essere-una-risorsa-strategica-per-leconomia-ue/" target="_blank" rel="noopener">regione dove l’UE ha comunque interessi strategici</a>. Ci sono anche <strong>Egitto e Sudan in allarme</strong>: i due Paesi temono che il riconoscimento del Somaliland possa spingere l’Etiopia a rivendicare per sé le acque del Nilo azzurro e gestire la Grande Diga del Rinascimento etiope senza rendere conto a nessuno. Non solo: <span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong>Turchia, Arabia Saudita, Qatar ed Egitto hanno iniziato a coordinarsi</strong> per contrastare quello che considerano un “Asse della Secessione” destabilizzante. Questi Paesi vedono come minaccia l’utilizzo dei movimenti secessionisti come strumenti dirompenti di strategia geopolitica in Medio Oriente e nel Corno d’Africa, e intendono contrastarli.</span></span></span></p>
<p>Le mosse israeliane in Africa arricchiscono dunque di un attore ulteriore un continente dove convergono interessi diversi. Cina, Russia, Stati Uniti, Francia, Turchia: tante le parti attive e presenti in Africa, incluso l’Iran. La repubblica islamica.<strong> Il 10 marzo 2023 a Teheran è stato ospitato il primo summit economico Iran-Africa occidentale</strong>, a riprova del peso crescente del regime degli ayatollah nel continente. Il riposizionamento iraniano determina anche quello israeliano, con l’UE che sembra fare fatica a ritagliarsi un ruolo.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Esplode l’inflazione, spinta dal caro&#45;energia: +0,6 per cento a marzo</title>
<link>https://www.eventi.news/esplode-linflazione-spinta-dal-caro-energia-06-per-cento-a-marzo</link>
<guid>https://www.eventi.news/esplode-linflazione-spinta-dal-caro-energia-06-per-cento-a-marzo</guid>
<description><![CDATA[ Aumenti record in Lussemburgo, quasi un punto percentuale in più in Francia, Germania e Spagna. Stabile in Italia ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2022/08/inflazione-1.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 07:00:04 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Esplode, l’inflazione, spinta, dal, caro-energia:, 6, per, cento, marzo</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles –<strong> L’aumento dei prezzi dell’energia prodotto dalla guerra di Israele e Stati Uniti in Iran traina l’inflazione</strong> nell’eurozona, letteralmente esplosa in un mese: nella sue stime preliminari Eurostat vede l’indice del costo della vita <strong>al 2,5 per cento a marzo, per un aumento di 0,6 punti percentuali rispetto a febbraio. </strong>E<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">saminando le principali componenti dell’inflazione nell’area euro, “si prevede che l’energia avrà il tasso annuo più elevato a marzo (4,9 per cento, rispetto al -3,1 per cento di febbraio)”, sottolinea l’<a href="https://ec.europa.eu/eurostat/about-us/mission-values" target="_blank" rel="noopener">istituto di statistica europeo</a>, confermando una volta di più i timori per nuovi schock energetici e <a href="https://www.eunews.it/2026/03/19/la-guerra-in-iran-spinge-linflazione-la-bce-lascia-invariati-i-tassi-ma-possibili-nuovi-aumenti-futuri/" target="_blank" rel="noopener">nuove spirali inflazionistiche</a>. </span></span></span></p>
<p>I dati consolidati sull’inflazione saranno resi disponibili il 16 aprile, con il <a href="https://www.ecb.europa.eu/ecb/decisions/govc/html/index.en.html" target="_blank" rel="noopener">consiglio direttivo</a> della Banca centrale europea che tornerà a riunirsi il 29 e 30 aprile. E’ sulla base dei dati che la BCE prenderà le proprie valutazioni in materia di costo di prestito del denaro, ma l’aumento di oltre mezzo punto percentuale di inflazione nel giro di un mese, con conseguente scostamento dall’obiettivo di riferimento del 2 per cento, potrebbe essere <strong>motivo per nuovi aumenti dei tassi di interesse</strong>. Del resto la presidente della stesa BCE, Christine<a href="https://www.eunews.it/2026/03/25/iran-la-bce-pronta-ad-aumentare-i-tassi-di-interesse/" target="_blank" rel="noopener"> Lagarde, non ha fatto mistero di essere pronta a farlo</a>, data la situazione.</p>
<p>Intanto il bollettino di un mese di guerra in Iran parla da solo: a marzo inflazione nell’eurozona al 2,5 per cento, in aumento rispetto all’1,9 per cento di febbraio. Pesa come visto l’energia e solo quella, considerato che nel paniere di riferimento la voce ‘servizi’ è in calo <span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">(3,2 per cento, rispetto al 3,4 per cento di febbraio), al pari di generi alimentari, alcolici e tabacco (2,4 per cento, rispetto al 2,5 per cento di febbraio) e beni industriali non energetici (0,5 per cento, rispetto allo 0,7 per cento di febbraio).</span></span></span></p>
<p>A livello di Stati membri si registrano <strong>aumenti marcati in Francia</strong> (1,9 per cento, +0,8 punti percentuali rispetto a febbraio), <strong>Germania</strong> (2,8 per cento, + 0,8 pp) <strong>e Spagna</strong> (3,3 per cento, +0,8 pp), mentre rimane <strong>stabile l’inflazione in Italia</strong> (1,5 per cento). Addirittura il Lussemburgo il caro-energia fa aumentare l’inflazione generale di due punti percentuali (3,8 per cento, da 1,8 per cento a febbraio). Anche l’Irlanda paga il caro-bollette, con aumento dell’inflazione di 1,1 punti percentuali in un mese soltanto.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Israele vara la pena di morte per i palestinesi accusati di terrorismo. L’UE: “Passo indietro, legge discriminatoria”</title>
<link>https://www.eventi.news/israele-vara-la-pena-di-morte-per-i-palestinesi-accusati-di-terrorismo-lue-passo-indietro-legge-discriminatoria</link>
<guid>https://www.eventi.news/israele-vara-la-pena-di-morte-per-i-palestinesi-accusati-di-terrorismo-lue-passo-indietro-legge-discriminatoria</guid>
<description><![CDATA[ Francia, Germania, Italia e Regno Unito evidenziano: &quot;Il rifiuto della pena di morte è un valore fondamentale che ci unisce&quot;. Per il Consiglio d&#039;Europa &quot;un ulteriore allontanamento di Israele dal quadro di valori a cui ha storicamente scelto di associarsi&quot;, Dall&#039;Eurocamera nuovi appelli a sospendere l&#039;accordo di associazione UE-Israele ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/IPA_Agency_IPA35274090-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 07:00:04 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Israele, vara, pena, morte, per, palestinesi, accusati, terrorismo., L’UE:, “Passo, indietro, legge, discriminatoria”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Il Parlamento di Israele ha approvato ieri sera (30 marzo) una legge che prevede la condanna a morte come pena predefinita per i palestinesi accusati di terrorismo. “Un grave passo indietro rispetto alle posizione che Israele ha espresso in passato”, è il commento che arriva da Bruxelles. “<strong>Un ulteriore allontanamento di Israele dal quadro di valori a cui ha storicamente scelto di associarsi</strong>“, afferma da Strasburgo il Consiglio d’Europa. Un nuovo strappo di Tel Aviv, che riaccende i riflettori sull’immobilismo dell’UE, che non ha avuto il coraggio di approvare nemmeno le simboliche <a href="https://www.eunews.it/2025/09/17/israele-lue-propone-sanzioni-a-due-ministri-e-dazi-su-merci-per-6-miliardi-ora-dipende-dagli-stati-membri/" target="_blank" rel="noopener">sanzioni</a> economiche e politiche proposte dalla Commissione europea sei mesi fa.</p>
<p>La legge, promossa dal partito di estrema destra Otzma Yehudit del ministro <strong>Itamar Ben-Gvir</strong>, stabilisce un principio sfacciatamente discriminatorio: che la pena di morte sia la pena predefinita non per chiunque sia accusato di terrorismo, ma<strong> per i cittadini palestinesi accusati di terrorismo</strong>. I tribunali potranno infliggere la pena di morte senza una richiesta da parte dei pubblici ministeri e con una decisione a maggioranza semplice. Anche i tribunali militari nella Cisgiordania occupata saranno autorizzati a emettere condanne a morte. L’ultima persona ad essere giustiziata in Israele è stato il criminale di guerra nazista Adolf Eichmann, nel 1962. Israele ha abolito la pena di morte per i reati comuni nel 1954.</p>
<p>Le principali organizzazioni per i diritti umani israeliane hanno denunciato la legge come “un atto di discriminazione istituzionalizzata e di violenza razzista contro i palestinesi”. L’Associazione per i diritti civili in Israele ha dichiarato di aver presentato<strong> ricorso contro la legge presso la Corte Suprema israeliana</strong>, che dovrà riesaminare – e potenzialmente annullare – il provvedimento. Il ministro estremista Ben Gvir, prima della votazione alla Knesset, ha esultato: “Da oggi, ogni terrorista saprà, e il mondo intero saprà, che lo Stato di Israele toglierà la vita a chiunque tolga una vita”.</p>
<figure aria-describedby="caption-attachment-289502" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2024/01/000_33688WQ-scaled.jpg"><img decoding="async" class="wp-image-289502 " src="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2024/01/000_33688WQ-scaled.jpg" alt="Ben Gvir e Smotrich" width="486" height="324" srcset="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2024/01/000_33688WQ-scaled.jpg 2560w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2024/01/000_33688WQ-300x200.jpg 300w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2024/01/000_33688WQ-1024x683.jpg 1024w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2024/01/000_33688WQ-768x512.jpg 768w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2024/01/000_33688WQ-1536x1025.jpg 1536w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2024/01/000_33688WQ-2048x1366.jpg 2048w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2024/01/000_33688WQ-750x500.jpg 750w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2024/01/000_33688WQ-1140x760.jpg 1140w" sizes="(max-width: 486px) 100vw, 486px"></a><figcaption class="wp-caption-text">I ministri di estrema destra israeliani Itamar Ben-Gvir (L) e Bezalel Smotrich (Photo by AMIR COHEN / POOL / AFP)</figcaption></figure>
<p>Già ieri, i ministri degli Esteri di Germania, Francia, Italia e Regno Unito hanno diffuso una<a href="https://www.esteri.it/it/sala_stampa/archivionotizie/comunicati/2026/03/dichiarazione-congiunta-dei-ministri-degli-esteri-di-germania-francia-italia-e-regno-unito-sullampliamento-del-ricorso-alla-pena-di-morte-in-israele/" target="_blank" rel="noopener"> dichiarazione</a> congiunta in cui hanno evidenziato “<strong>il carattere di fatto discriminatorio” della legge</strong>, che “rischierebbe di minare gli impegni di Israele in materia di principi democratici”. I quattro hanno aggiunto: “Il rifiuto della pena di morte è un valore fondamentale che ci unisce”. Per il <a href="https://www.coe.int/en/web/portal/-/secretary-general-alain-berset-deplores-serious-setback-following-passing-of-law-expanding-use-of-death-penalty-in-israel" target="_blank" rel="noopener">Consiglio d’Europa</a>, organizzazione per la difesa dei diritti umani con sede a Strasburgo, “la pena di morte è un anacronismo giuridico <strong>incompatibile con gli standard contemporanei in materia di diritti umani</strong>. Inoltre, qualsiasi applicazione della pena di morte che possa essere definita discriminatoria è inaccettabile in uno Stato di diritto”.</p>
<p>Oggi, un portavoce della Commissione europea ha affermato: “Il disegno di legge sulla pena di morte ci preoccupa molto. Si tratta di<strong> un chiaro passo indietro</strong>, oltre che di una legge di natura discriminatoria”. Le misure proposte da Bruxelles a settembre 2025, nell’ambito della revisione dell’Accordo di associazione UE-Israele, “sono ancora sul tavolo”, ha aggiunto. Pochi giorni fa, il Servizio europeo di Azione esterna (SEAE) aveva diffuso una nota in cui esortava Israele ad attenersi “al suo impegno nei confronti dei principi democratici, come si riflette anche nelle disposizioni dell’accordo di associazione UE-Israele”.</p>
<p>Bruxelles, dopo due anni di bombardamenti a Gaza e oltre 70 mila vittime palestinesi, aveva proposto di <strong>sanzionare due ministri del governo di Benjamin Netanyahu</strong> – Ben-Gvir e Bezalel Smotrich – e di imporre dazi a Israele su merci per 6 miliardi di euro. Una misura decisamente più ‘soft’ rispetto alla sospensione, parziale o totale, dell’Accordo di associazione che lega i due partner, che prevede, all’articolo 2, il rispetto dei diritti umani come prerogativa alle disposizioni dell’accordo. Ma sufficientemente severa per arenarsi al Consiglio dell’UE, dove i Paesi membri dovrebbero approvare le sanzioni politiche all’unanimità e quelle economiche a maggioranza qualificata.</p>
<p>La richiesta di agire ha ripreso nuovamente vigore alla luce della legge sulla pena di morte approvata dalla Knesset, in particolare dalla famiglia dei socialisti e democratici (S&D), parte attiva della maggioranza che sostiene la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. “Le autorità israeliane devono abrogare questa famigerata legge e <strong>il Consiglio deve agire immediatamente, anche sospendendo l’accordo UE-Israele</strong>“, ha affermato su X la presidente del gruppo all’Eurocamera,<strong> Iratxe Garcia Perez</strong>. Per Annalisa Corrado, eurodeputata del Partito Democratico, siamo di fronte a “un punto di non ritorno gravissimo”, ed è arrivato “il tempo che l’Unione europea sospenda l’accordo di associazione con Israele e assuma una posizione chiara, coerente e all’altezza dei suoi valori”. Le ha fatto eco <strong>Sandro Ruotolo</strong>, secondo cui “non possiamo continuare a mantenere rapporti politici e commerciali ordinari con il governo di Benjamin Netanyahu mentre si consumano violazioni dei diritti fondamentali”.</p>
<p>La richiesta di sospensione totale dell’accordo di associazione UE-Israele in considerazione delle violazioni dei diritti umani da parte di Israele è oggetto anche di <a href="https://citizens-initiative.europa.eu/initiatives/details/2025/000005_it#statements-table" target="_blank" rel="noopener">un’iniziativa</a> dei cittadini, registrata dalla Commissione europea a novembre, che ha già raggiunto 580 mila firme.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Prezzi alle stelle per i mondiali di calcio, Benifei (PD) all’UE: “Proteggere i consumatori”</title>
<link>https://www.eventi.news/prezzi-alle-stelle-per-i-mondiali-di-calcio-benifei-pd-allue-proteggere-i-consumatori</link>
<guid>https://www.eventi.news/prezzi-alle-stelle-per-i-mondiali-di-calcio-benifei-pd-allue-proteggere-i-consumatori</guid>
<description><![CDATA[ L&#039;eurodeputato socialista lancia l&#039;allarme sul ricorso a sistemi di dynamic pricing da parte della FIFA e chiede alla Commissione europea &quot;chiarimenti su possibili profili di abuso di posizione dominante&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Stadio-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 07:00:03 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Prezzi, alle, stelle, per, mondiali, calcio, Benifei, PD, all’UE:, “Proteggere, consumatori”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – A meno di tre mesi all’inizio del Mondiali di calcio 2026 in Stati Uniti e Messico, “desta forte preoccupazione” il ricorso a sistemi di<em> dynamic pricing </em>da parte della FIFA, con <strong>prezzi estremamente elevati e imprevedibili “che rischiano di escludere molti tifosi”</strong>. È l’allarme lanciato da <strong>Brando Benifei</strong>, eurodeputato del Partito democratico, in un’interrogazione scritta alla Commissione europea, in cui, insieme a ad altri membri di diversi gruppi politici, chiede “chiarimenti su possibili profili di abuso di posizione dominante della FIFA”.</p>
<p>Le storture dei sistemi di vendita dei biglietti per i grandi aventi, che siano concerti o manifestazioni sportive, sono note da tempo. Nel <a href="https://www.europarl.europa.eu/RegData/questions/reponses_qe/2024/001624/P10_RE(2024)001624_EN.pdf" target="_blank" rel="noopener">novembre 2024</a>, lo stesso Benifei, membro della commissione per il mercato interno e protezione dei consumatori (IMCO) dell’Eurocamera, aveva denunciato “l’uso opaco del dynamic pricing da parte di Ticketmaster per i concerti”. Con i mondiali di calcio alle porte, il sindaco di New York, Zohran Mamdani, ha promosso una petizione per chiedere modalità di vendita più eque e, il 24 marzo, Euroconsumers e Football Supporters Europe hanno<strong> presentato un esposto alla Commissione europea, segnalando pratiche ingiuste e poco trasparenti</strong>.</p>
<p>“Le istituzioni devono usare adesso tutti gli strumenti legali per proteggere i consumatori e prepararsi a superare i buchi normativi esistenti”, ha affermato Benifei in una nota, insistendo sulla “necessità di un intervento normativo più incisivo in vista del prossimo Digital Fairness Act”.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>L’Europa brucia: nel 2025 è record di incendi con più di un milione di ettari perduti</title>
<link>https://www.eventi.news/leuropa-brucia-nel-2025-e-record-di-incendi-con-piu-di-un-milione-di-ettari-perduti</link>
<guid>https://www.eventi.news/leuropa-brucia-nel-2025-e-record-di-incendi-con-piu-di-un-milione-di-ettari-perduti</guid>
<description><![CDATA[ Secondo i numeri diffusi oggi (31 marzo) dalla piattaforma EFFIS, nel 2025 si sono registrati 7.783 incendi boschivi all&#039;interno dell&#039;UE. I paesi più colpiti sono Spagna, Portogallo, Romania e Italia ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Imagoeconomica_2143680.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 07:00:03 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>L’Europa, brucia:, nel, 2025, record, incendi, con, più, milione, ettari, perduti</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Nel corso del 2025, quasi <strong>1,08 milioni di ettari di suolo</strong> – una superficie più o meno equivalente a quella di Cipro – sono stati bruciati da <strong>incendi boschivi </strong>divampati all’interno dell’Unione Europea. Con un dato <strong>in netta crescita rispetto ai 400mila ettari perduti del 2024</strong>, quella dello scorso anno è stata la <strong>peggiore stagione di sempre</strong> per il Vecchio Continente in quanto ai danni prodotti da roghi forestali (il precedente record negativo era stato registrato nel 2017, quando fu sfiorato il milione di ettari). A rendere noti questi numeri è stato oggi (31 marzo) lo <a href="https://forest-fire.emergency.copernicus.eu/" target="_blank" rel="noopener">European Forest Fire Information System (EFFIS)</a> – la piattaforma web che monitora gli incendi in Europa, Medio Oriente e Nord Africa – in un <a href="https://publications.jrc.ec.europa.eu/repository/handle/JRC146199" target="_blank" rel="noopener">report</a> che mette in evidenza quelle che la Commissione Europea, in una <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/mex_26_763" target="_blank" rel="noopener">nota di commento</a> allo studio, definisce come “nuove e preoccupanti dinamiche: stagioni degli incendi che iniziano prima e durano di più, ondate di calore più frequenti e intense e incendi che si diffondono ad altitudini sempre maggiori, colpendo regioni prima considerate a basso rischio”.</p>
<p>L’EFFIS, il cui coordinamento è in capo al <a href="https://horizoneurope.apre.it/struttura-e-programmi/global-challenges-european-industrial-competitiveness/jrc/" target="_blank" rel="noopener">Centro Comune di Ricerca</a> della Commissione Europea, ha contato <strong>7.783 roghi</strong> all’interno dell’UE nel corso del 2025, con un primo picco registrato già nel mese di <strong>marzo</strong>. Come scrive Palazzo Berlaymont, la stagione degli incendi è cominciata “con un <strong>insolito anticipo</strong>“, se si considera che alla fine del primo trimestre erano già andati perduti più di 100mila ettari di terreno. Dopo un periodo di relativa quiete tra aprile e maggio, la situazione è andata rapidamente – e prevedibilmente – peggiorando con l’inizio dell’estate: le fiamme hanno inghiottito <strong>più di 500mila ettari di suolo nel mese di luglio</strong> e <strong>quasi 900mila ettari ad agosto</strong>.</p>
<p>Guardando ai dati dei singoli Paesi, l’epicentro dei roghi si colloca nell’area del Mediterraneo: durante l’ondata di calore agostana, solo in <strong>Spagna</strong> e <strong>Portogallo</strong> sono andati perduti <strong>460.584 ettari di terreno</strong>, una cifra che rappresenta quasi la metà delle perdite complessive a livello UE nel corso di tutto l’anno. Proprio i due Paesi della Penisola Iberica guidano la classifica degli Stati europei per numero di ettari bruciati da incendi nel 2025. La Spagna è in testa con circa <strong>401mila ettari</strong>, il Portogallo segue con <strong>284mila</strong> e a completare la ‘top 3’ c’è la <strong>Romania</strong> con <strong>134mila ettari</strong>. Sul fronte del numero assoluto di incendi, invece, il Paese europeo più colpito è l’<strong>Italia,</strong> con <strong>1.910 roghi</strong> in tutto il 2025 (per un totale di <strong>96.539 ettari</strong> di terreno bruciati). Al secondo posto si colloca la Spagna (1.359), mentre il gradino più basso del podio è occupato dalla Francia (1.312).</p>
<p>Una specifica sezione del rapporto è dedicata agli incendi che hanno colpito porzioni di terreno che facevano parte dei cosiddetti ‘<a href="https://www.mase.gov.it/portale/rete-natura-2000" target="_blank" rel="noopener">siti Natura2000</a>‘, aree europee protette e destinate alla conservazione della biodiversità e alla salvaguardia dell’habitat naturale di animali e vegetali rari o minacciati. Secondo lo studio, i roghi sviluppatisi nel corso del 2025 hanno coinvolto <strong>più di 424mila ettari di terreni appartenenti a queste zone protette</strong> (circa il <strong>39 per cento del totale</strong>) e ancora una volta i tre Paesi più colpiti sono stati la Spagna (circa 171mila ettari), il Portogallo (poco più di 51mila ettari) e la Romania (93mila ettari). Anche l’Italia ha dovuto fare i conti con danni significativi sotto questo punto di vista, con circa 27.200 ettari di siti Natura2000 inghiottiti dagli incendi.</p>
<p>Infine, EFFIS ha unito i dati UE a quelli di altre regioni del mondo, scattando la fotografia di un fenomeno sempre più globale. Sommando i numeri dell’UE con quelli del resto del Vecchio Continente, del <strong>Medio Oriente</strong> e del <strong>Nord Africa</strong>, si arriva a un totale di <strong>circa 2,2 milioni di ettari bruciati</strong> da incendi boschivi nel corso del 2025. In particolar modo, lo studio richiama l’attenzione sulla situazione dell’<strong>Ucraina</strong>: con il 39 per cento del totale degli incendi registrati nel report, è di gran lunga il Paese più colpito tra quelli analizzati da EFFIS.</p>
<p>Lo scorso 25 marzo, anticipando i numeri del rapporto odierno, <a href="https://www.eunews.it/2026/03/25/prevenzione-e-sensibilizzazione-lue-si-attiva-gia-contro-gli-incendi/">la Commissione Europea aveva presentato la nuova Strategia</a> per affrontare la crescente minaccia degli incendi boschivi. L’iniziativa si pone l’obiettivo di “coprire l’intero ciclo di rischio dei disastri”, dalla prevenzione al recupero dell’area una volta domate le fiamme. Più nel dettaglio, la nuova Strategia mira a “rendere i territori più <strong>resilienti al fuoco</strong> attraverso una gestione sostenibile dell’ecosistema e il ripristino della natura; rafforzare i <strong>meccanismi di allerta precoce e monitoraggio</strong> attraverso EFFIS e <strong>Copernicus</strong> (il principale programma spaziale dell’UE dedicato al monitoraggio della Terra, ndr) e potenziare la capacità di lotta agli incendi con una <strong>flotta di aerei antincendio dell’UE</strong>, lo schieramento preventivo dei vigili del fuoco in aree critiche e la creazione di un <strong>nuovo hub europeo</strong> per la lotta agli incendi sull’isola di <strong>Cipro</strong>“.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Aumentano del 13 per cento i rimpatri di persone migranti dall’UE verso Paesi terzi</title>
<link>https://www.eventi.news/aumentano-del-13-per-cento-i-rimpatri-di-persone-migranti-dallue-verso-paesi-terzi</link>
<guid>https://www.eventi.news/aumentano-del-13-per-cento-i-rimpatri-di-persone-migranti-dallue-verso-paesi-terzi</guid>
<description><![CDATA[ I dati Eurostat si riferiscono al quarto trimestre del 2025 ed evidenziano che la maggior parte dei rimpatri è volontaria (58,9 per cento) mentre l’Italia punta solo su rimpatri forzati ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/09/AFP__20250313__dpa-pa_250313-99-208841_dpai__v1__HighRes__RepatriationCenterForAsylu-1024x746.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 07:00:03 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Aumentano, del, per, cento, rimpatri, persone, migranti, dall’UE, verso, Paesi, terzi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>Nel quarto trimestre del 2025</strong>, sono state <strong>rimpatriate</strong> 33.860 persone, dall’Unione Europea in Paesi terzi, a seguito di un ordine di uscita. Si tratta di un <strong>aumento del 13 per cento</strong> rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Allo stesso tempo, il numero di cittadini di Paesi terzi cui è <strong>stato ordinato di</strong> <strong>lasciare</strong> l’UE è <strong>diminuito del 6,1 per cento</strong> (117.545 cittadini). Sono i dati che Eurostat, l’Ufficio statistico dell’UE, <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/ddn-20260331-1" target="_blank" rel="noopener">pubblica oggi (31 marzo)</a> sui rimpatri e gli ordini di uscita dall’UE. Rispetto al <strong>terzo quadrimestre 2025</strong> (maggio-agosto 2025), sono calate sia la quota di persone extracomunitarie a cui è stato ordinato di <strong>lasciare</strong> il territorio di un Paese membro (-4,4 per cento) sia quella dei rimpatriati verso Paesi terzi (- 0,9 per cento).</p>
<p>I cittadini della Turchia (3.155) rappresentano la maggior parte dei<strong> cittadini di Paesi terzi</strong> che sono stati rimpatriati nel quarto trimestre del 2025. A seguirli, le persone dalla <strong>Georgia</strong> (2 390) e dalla <strong>Siria</strong> (2 105). Mentre il numero più elevato di ordini di uscita dall’UE ha colpito i cittadini dell’Algeria (12.455 ovvero il 10,6 per cento del totale), seguiti da quello del Marocco (7.385, il 6,3 per cento), della Turchia (5.225, il 4,4 per cento), dell’Afghanistan (4.010, 3,4 per cento) e della Tunisia (3 770, 3,2 per cento).</p>
<p>La <strong>Germania</strong> (7.690), la <strong>Francia</strong> (3.800) e la <strong>Svezia</strong> (2.870) hanno registrato il maggior numero di rimpatri in Paesi terzi, mentre la Francia (34.040), la Spagna (12.380) e la Germania (10.720) la quota più alta di ordini a lasciare un Paese UE.</p>
<p>Nell’Unione Europea, la maggior parte dei cittadini di Paesi terzi che abbandonano il territorio lo fa attraverso <strong>rimpatri volontari</strong>, che rappresentano il <strong>58,9 per cento</strong> del totale, a fronte del <strong>41,1 per cento</strong> di <strong>rimpatri forzati</strong>. Questo scenario varia drasticamente tra i singoli Stati: mentre l’<strong>Italia</strong> <strong>ha registrato esclusivamente rimpatri forzati nell’ultimo trimestre del 2025,</strong> Paesi come Cechia, Lettonia, Lituania ed Estonia hanno visto oltre il 90 per cento delle persone partire volontariamente.</p>
<div dir="auto">Dall’elaborazione dei dati di Eurostat, emerge che <strong>il 2025 si è chiuso con 132.660 persone rimpatriate</strong>: circa il 27 per cento dei 492.175 ordini di uscita emessi dai Paesi dell’Unione europea (va precisato che ordini e rimpatri non si riferiscono necessariamente alla stessa persona, ma calcolare questa percentuale su base annuale dà l’idea di quanti provvedimenti vengano concretamente eseguiti). <strong>La Germania è il Paese con più rimpatri</strong> e anche con la percentuale più alta di ritorno (53 per cento) tra i grandi Paesi europei. Le persone rimpatriate dall’Italia, invece, sono state 4.780 su circa 21.295 ordini di uscita. Emerge da un’elaborazione su dati Eurostat, l’ufficio statistico ha pubblicato oggi i dati relativi ai rimpatri e agli ordini di uscita.</div>
<div dir="auto"></div>
<div class="flourish-embed flourish-chart" data-src="visualisation/28300563"><img decoding="async" src="https://public.flourish.studio/visualisation/28300563/thumbnail" width="100%" alt="visualization"></div>
<p>Per quanto riguarda i <strong>minori non accompagnati</strong>, tra ottobre e dicembre 2025 sono stati emessi <strong>440 ordini di lasciare</strong> l’UE, con una riduzione del <strong>46,7 per cento</strong> rispetto al trimestre precedente. La <strong>Grecia</strong> è lo Stato che ha emesso più provvedimenti di questo tipo (195), seguita da <strong>Paesi Bassi</strong> (150) e <strong>Croazia</strong> (40). Tuttavia, nello stesso arco temporale, i minori effettivamente <strong>rimpatriati</strong> verso nazioni extra-UE sono stati <strong>30</strong>, principalmente da <strong>Croazia, Germania e Svezia</strong>.</p>
<p>In qualsiasi modo si vogliano leggere questi numeri è importante sottolineare che esiste uno <strong>sfasamento temporale</strong>: il numero di ordini emessi in un trimestre non coincide con i rimpatri effettuati nello stesso periodo, poiché una persona può ricevere l’obbligo di andarsene in un momento e partire effettivamente mesi dopo.</p>
<p>Il<strong><a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Returns_of_irregular_migrants_-_quarterly_statistics" target="_blank" rel="noopener"> quadro normativo</a> di base dell’Unione europea in materia migratoria</strong> si articola attorno a due aspetti distinti: il controllo alle frontiere e la gestione dei cittadini extracomunitari non autorizzati presenti nel territorio dell’UE. Questi due ambiti sono collegati, ma rispondono a finalità diverse: da un lato regolare l’ingresso e la circolazione delle persone, dall’altro disciplinare la presenza irregolare e il ritorno di chi non ha titolo a restare. Per quanto riguarda il<strong> controllo delle frontiere</strong>, la normativa europea si fonda anzitutto sul<a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/ALL/?uri=CELEX%3A32016R0399" target="_blank" rel="noopener"> Codice frontiere Schengen,</a> che stabilisce regole armonizzate per l’attraversamento delle frontiere esterne e per l’eventuale reintroduzione temporanea dei controlli alle frontiere interne, invocando pressioni migratorie, traffico di esseri umani, criminalità organizzata o minacce alla sicurezza. Poi il quadro prevede il <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/ALL/?uri=CELEX%3A32019R1896" target="_blank" rel="noopener">regolamento sulla guardia di frontiera e costiera europea</a> e il sistema di entrata-uscita, che registra in modo più preciso gli ingressi, le uscite e i soggiorni di breve durata dei cittadini di paesi terzi.</p>
<p>Sul secondo versante, la<strong> gestione dei cittadini extracomunitari presenti senza autorizzazione nell’UE</strong> ruota attorno alla <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/ALL/?uri=CELEX%3A32008L0115" target="_blank" rel="noopener">direttiva rimpatri,</a> che disciplina il ritrovamento delle persone in soggiorno irregolare, l’adozione della decisione di rimpatrio e l’esecuzione effettiva del ritorno. In questo quadro, gli Stati membri possono adottare misure per assicurare l’esecuzione delle decisioni.</p>
<p>La scorsa settimana il Parlamento europeo <a href="https://www.eunews.it/2026/03/26/aula-divisa-ma-sullimmigrazione-vince-il-si-alla-stretta-il-parlamento-ue-approva-il-controverso-regolamento-rimpatri/">ha approvato la proposta di regolamento sui rimpatri</a>, aprendo i negoziati con il Consiglio. La posizione dell’Eurocamera punta a una stretta, rendendo i rimpatri più rapidi: i cittadini di Paesi terzi destinatari di una decisione di rimpatrio devono cooperare con le autorità e, in caso di resistenza o non collaborazione, possono essere trattenuti fino a 24 mesi. Questo nuovo corso legislativo <strong>continua ad orientarsi verso pratiche di esternalizzazione,</strong> prevedendo la possibilità di trasferire i migranti verso “hub di rimpatrio” situati in Paesi terzi sulla base di accordi internazionali. Per chiunque venga etichettato come un potenziale rischio per la sicurezza, il testo introduce regole ancora più aspre e controlli invasivi, confermando una <strong>volontà politica che privilegia l’efficacia burocratica delle espulsioni rispetto alla tutela delle garanzie individuali.</strong></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Sospendere l’accordo di Associazione UE&#45;Israele: raggiunto il primo dei due obiettivi per obbligare la Commissione a discuterne</title>
<link>https://www.eventi.news/sospendere-laccordo-di-associazione-ue-israele-raggiunto-il-primo-dei-due-obiettivi-per-obbligare-la-commissione-a-discuterne</link>
<guid>https://www.eventi.news/sospendere-laccordo-di-associazione-ue-israele-raggiunto-il-primo-dei-due-obiettivi-per-obbligare-la-commissione-a-discuterne</guid>
<description><![CDATA[ Superate le &quot;soglie minime&quot; di adesione in più di sette Paesi. Continua la raccolta firme per arriva a un milione ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Palestina-ICE.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 07:00:03 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Sospendere, l’accordo, Associazione, UE-Israele:, raggiunto, primo, dei, due, obiettivi, per, obbligare, Commissione, discuterne</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Sono già quasi 600mila <a href="https://eci.ec.europa.eu/055/public/#/screen/home" target="_blank" rel="noopener">le firme dei cittadini europei</a> che chiedono alla Commissione UE di valutare la “<strong>sospensione totale dell’accordo di associazione UE-Israele in considerazione delle violazioni dei diritti umani da parte di Israele</strong>“.</p>
<p><a href="https://citizens-initiative.europa.eu/initiatives/details/2025/000005_it#statements-table" target="_blank" rel="noopener">Il contatore della Commissione</a> scatta in avanti a vista d’occhio, ma un primo obiettivo è già stato raggiunto: i sette Paesi nei quali è stata superata la “soglia minima” prevista dalla <a href="https://citizens-initiative.europa.eu/index_it" target="_blank" rel="noopener"><span data-sfc-root="c" data-wiz-uids="iJUQz_g" data-sfc-cb="" data-processed="true">Iniziativa dei Cittadini Europei</span></a> (ICE), lo strumento introdotto dal Trattato di Lisbona (firmato il 13 dicembre 2007 ed entrato in vigore il 1° dicembre 2009), che consente a un milione di cittadini di almeno sette Stati membri di costringere la Commissione europea a valutare l’introduzione di iniziative legislative. <strong>L’Esecutivo europeo non è obbligato a proporre un’iniziativa legislativa, ma è obbligato, comunque, a discutere del tema ed a rendere note le sue decisioni.</strong></p>
<p>Nel momento in cui scriviamo <strong>le firme raccolte (con identificazione del firmatario) sono oltre 591mila</strong>, dunque l’obiettivo per il quale lavorano i promotori di “<a href="https://www.justiceforpalestine.eu/" target="_blank" rel="noopener">Justice for Palestine</a>” si avvicina, ma ne è già stato raggiunto uno: <strong>le soglie minime sono state superate in ben nove Paesi, con il record della Francia che ha superato il 477 per cento</strong> delle sottoscrizioni necessarie in quel Paese. Anche <strong>in Italia la soglia è stata sfondata</strong>, con un più modesto, ma rispettabile 129 per cento.</p>
<p>Qui di seguito i dati forniti dalla Commissione europea:</p>
<p><a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Tabella-ICE.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-449180" src="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Tabella-ICE.jpg" alt="" width="395" height="881" srcset="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Tabella-ICE.jpg 395w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Tabella-ICE-135x300.jpg 135w" sizes="(max-width: 395px) 100vw, 395px"></a></p>
<p>Alla richiesta si unisce il gruppo dei socialdemocratici S&D del Parlamento europeo. “La scelta del Governo israeliano di reintrodurre la pena di morte rappresenta un ennesimo, grave errore di una destra pericolosa e irresponsabile. Come gruppo S&D al Parlamento europeo chiediamo, con immediatezza, la sospensione dell’accordo Ue-Israele”, annuncia in una nota <strong>Nicola Zingaretti</strong>, capodelegazione del PD al Parlamento.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>L’UE invita i Paesi membri a “prepararsi a interruzioni prolungate sui mercati energetici”</title>
<link>https://www.eventi.news/lue-invita-i-paesi-membri-a-prepararsi-a-interruzioni-prolungate-sui-mercati-energetici</link>
<guid>https://www.eventi.news/lue-invita-i-paesi-membri-a-prepararsi-a-interruzioni-prolungate-sui-mercati-energetici</guid>
<description><![CDATA[ In una lettera a tutti i ministri dell’Energia dell’Unione europea, il commissario Jørgensen raccomanda di astenersi &quot;dall&#039;aumentare il consumo di carburante, limitare la libera circolazione dei prodotti petroliferi o disincentivare la produzione delle raffinerie dell’UE&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/IPA_Agency_IPA72935928-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 07:00:03 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>L’UE, invita, Paesi, membri, “prepararsi, interruzioni, prolungate, sui, mercati, energetici”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Gli Stati membri dell’Unione Europea sono incoraggiati “a prepararsi tempestivamente in previsione di un’interruzione potenzialmente prolungata” delle forniture di energia. Il commissario europeo per l’Energia e gli alloggi, <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Dan Jørgensen</span></span></strong>, lo scrive in una <strong>lettera inviata a tutti i ministri dell’Energia dell’Unione europea</strong> chiedendo di “compiere preparativi tempestivi e coordinati” per garantire l’approvvigionamento di petrolio e prodotti petroliferi raffinati nell’Unione. L’invito è una conseguenza diretta della <strong>volatilità dei mercati</strong> legata al conflitto in Medio Oriente e alla chiusura dello stretto di Hormuz. Secondo il commissario, gli Stati membri risultano attualmente “ben preparati” grazie all’obbligo comune di mantenere scorte petrolifere e di disporre di piani di emergenza. “L’Unione europea affronta questo periodo da una posizione di relativa preparazione, dato l’obbligo per gli Stati membri di mantenere scorte di petrolio e di disporre di piani di emergenza in risposta a incidenti che compromettano la sicurezza degli approvvigionamenti”, precisa. Ma invita tutti a prepararsi.</p>
<p data-start="0" data-end="306">“Per attenuare l’impatto immediato, i membri dell’<span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Agenzia internazionale per l’energia (AIE) – (32 membri e 13 associati) –</span></span> <a href="https://www.eunews.it/2026/03/12/in-medio-oriente-linterruzione-dellapprovvigionamento-di-petrolio-piu-grande-di-sempre-lue-nessun-rischio-immediato/">avevano già concordato</a> di immettere sul mercato oltre <strong>400 milioni di barili provenienti dalle scorte di emergenza</strong>, con gli Stati membri dell’UE che rappresentano circa il 20 per cento di tale contributo”, ricorda Jørgensen nella lettera. Oltre al rilascio delle riserve strategiche, il commissario sottolinea come le misure volontarie di riduzione della domanda rappresentino uno strumento fondamentale di risposta, richiamando il<strong> <a href="https://www.iea.org/reports/a-10-point-plan-to-cut-oil-use" target="_blank" rel="noopener">Piano in 10 punti dell’AIE</a> per ridurre il consumo di petrolio</strong>. Alla luce della situazione attuale, gli Stati membri sono invitati a “valutare la promozione di misure di riduzione della domanda, in conformità con i propri piani di emergenza, prestando particolare attenzione al settore dei trasporti”.</p>
<p data-start="1454" data-end="1753">Jørgensen suggerisce inoltre di avvalersi del “<a href="https://energy.ec.europa.eu/news/commission-and-eu-countries-confirm-no-immediate-oil-or-gas-supply-concerns-following-disruptions-2026-03-04_en#:~:text=In%20separate%20ad%20hoc%20meetings%20of%20the,following%20the%20disruptions%20in%20the%20Middle%20East." target="_blank" rel="noopener">Gruppo di coordinamento petrolifero</a>, insieme alla <a href="https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://energy.ec.europa.eu/strategy/energy-union/energy-union-task-force_en&ved=2ahUKEwjV08X-r8qTAxWO9wIHHRj1GdYQFnoECBwQAQ&usg=AOvVaw3WQwv_0DuaJ9g_nalN3Ec4" target="_blank" rel="noopener">Task Force ‘Sicurezza’ dell’Unione dell’energia</a>” per <strong>rafforzare il coordinamento</strong> e favorire una <strong>pianificazione congiunta</strong> in grado di “ottimizzare l’equilibrio tra domanda e offerta nel lungo periodo”. Per evitare di aggravare le difficoltà di approvvigionamento, gli Stati membri dovrebbero astenersi dall’adottare misure che possano “<strong>aumentare il consumo di carburante</strong>, <strong>limitare la libera circolazione dei prodotti petroliferi</strong> o <strong>disincentivare la produzione delle raffinerie dell’UE</strong>”. È inoltre raccomandato intensificare il dialogo con i Paesi confinanti e con la Commissione europea per “preservare la coerenza a livello dell’UE e il funzionamento del mercato interno”.</p>
<p data-start="2230" data-end="2584" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Per salvaguardare la disponibilità di prodotti petroliferi sul mercato europeo, il commissario invita infine a “<strong>rinviare qualsiasi intervento di manutenzione non urgente</strong> nelle raffinerie”. Allo stesso tempo, un maggiore utilizzo dei biocarburanti potrebbe “contribuire a sostituire i prodotti petroliferi fossili e ad alleviare la pressione sul mercato”.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>UE preoccupata: “La crisi dell’energia non finirà presto”</title>
<link>https://www.eventi.news/ue-preoccupata-la-crisi-dellenergia-non-finira-presto</link>
<guid>https://www.eventi.news/ue-preoccupata-la-crisi-dellenergia-non-finira-presto</guid>
<description><![CDATA[ Il commissario per l&#039;Energia invita a prepararsi ad un periodo di difficoltà. &quot;Nessuno sa dire quanto durerà questa guerra&quot; all&#039;Iran. L&#039;Italia torna a chiedere la sospensione dell&#039;ETS ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/jorgensen-260331.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 07:00:03 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>preoccupata:, “La, crisi, dell’energia, non, finirà, presto”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – “<strong>La situazione è molto seria</strong>“. Il commissario per l’Energia, <strong>Dan Jorgensen</strong>, riconosce che gli effetti della <a href="https://www.eunews.it/2026/03/02/lue-condanna-gli-ingiustificabili-attacchi-delliran-nella-regione-mentre-usa-e-israele-continuano-i-raid/" target="_blank" rel="noopener">guerra di Stati Uniti e Israele</a> in Iran è di quelle che impongono sacrifici per qualcuno, e risposte decise per la politica. “Dobbiamo ottenere l’indipendenza energetica, di importanza strategica non solo dal punto di vista del cima”, scandisce al termine della riunione informale dei ministri dell’Energia, convocata per discutere gli impatti del conflitto nella penisola arabica. Gli impatti ci sono.</p>
<p>“<strong>Il prezzo del gas è aumentato del 70 per cento</strong>” rispetto ai listini pre-guerra, e “il prezzo del petrolio è aumentato del 60 per cento”, rileva Jorgensen. “<strong>In 30 giorni le nostre importazioni di fonti fossili sono aumentate di 14 miliardi di euro, con ripercussioni per diesel e propellente per aerei, ed effetti sui costi dell’energia elettrica</strong>“. Ecco la situazione, ecco “numeri che dipingono una situazione molto seria” da cui non si uscirà a breve.</p>
<p>“<strong>Non dobbiamo illuderci che le conseguenze per il mercato dell’energia finiranno presto, perché non succederà</strong>“, continua il commissario per l’Energia. Perché, spiega, “anche se si raggiungesse la pace domani le infrastrutture energetiche comunque sono state danneggiate”, e servirà tempo per tornare alla normalità.</p>
<p>La Commissione europea inizia a lavorare alla gestione della crisi, perché “<strong>nessuno può dire quanto durerà questa crisi” ma</strong>, avverte ancora Jorgensen, “<strong>non sarà breve</strong>“. Il motto del team von der Leyen, spiega, è “meglio essere preparati che rammaricati”, e quindi intanto l’esecutivo <a href="https://www.eunews.it/2026/03/31/lue-invita-i-paesi-membri-a-prepararsi-a-interruzioni-prolungate-sui-mercati-energetici/">ha inviato una lettera agli Stati membri</a> con linee guida utili a far fronte alla situazione, come ridurre la domanda di diesel e incoraggiare una diversa mobilità, fatta di più mezzi pubblici e meno auto private, e un incentivo al car sharing. Poi, annuncia, Bruxelles presenterà a breve un pacchetto di misure concepite per aiutare le famiglie più vulnerabili per pagare la bolletta. “<strong>Non prevediamo una tassa sugli extra-profitti come fatto nel 2022</strong>“, chiarisce.</p>
<p>La <a href="https://cyprus-presidency.consilium.europa.eu/en/" target="_blank" rel="noopener">presidenza cipriota del Consiglio dell’UE</a> esorta i partner europei a proseguire con l’agenda concordata, fatta di riforme e transizione sostenibile: “<strong>Decarbonizzazione e diversificazione restano la priorità</strong>“, dettaglia il ministro dell’Energia di Cipro, <strong>Michael Damianos</strong>, che prova a rassicurare: “<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">La sicurezza degli approvvigionamenti dell’Unione rimane garantita”, perché complessivamente l’UE “le importazioni dagli Stati del golfo sono limitate” e grazie alla diversificazione e all’import di gas petrolio liquefatto (GLN). Semmai “<strong>dobbiamo iniziare a prepararci per l’inverno</strong>” per essere certi di avere scorte. </span></span></span></p>
<p>Per l’Italia occorre invece “<strong>riconsiderare con attenzione le nostre politiche energetiche e di decarbonizzazione</strong>“, sostiene il ministro per la Transizione energetica, <strong>Gilberto Pichetto Fratin</strong>, che <a href="https://www.eunews.it/2026/02/27/lattacco-solitario-dellitalia-sul-sistema-ets-urso-va-sospeso-ma-gli-alleati-ue-frenano/">rilancia la proposta del governo di mettere in stand-by il meccanismo di certificato di emissioni ETS</a>. Nel suo intervento suggerisce ai partner “se non sia il caso di attenuare il ricorso alle onerose soluzioni per la decarbonizzazione che fanno leva sugli ETS e sul mercato del carbonio”.</p>
<p>Il governo Meloni, alla luce di una crisi dell’energia che preoccupa e che si annuncia lunga, invita poi a “<strong>utilizzare tutte le fonti energetiche disponibili</strong> con un approccio tecnologicamente neutro”. Ad esempio, suggerisce Pichetto, “aprendo senza particolari esitazioni all’<strong>utilizzo di biocarburanti</strong> sostenibili anche per il trasporto stradale”.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>All’Ucraina servono 3 miliardi di euro al mese, dal Parlamento nuovo invito a sbloccare gli aiuti da 90 miliardi</title>
<link>https://www.eventi.news/allucraina-servono-3-miliardi-di-euro-al-mese-dal-parlamento-nuovo-invito-a-sbloccare-gli-aiuti-da-90-miliardi</link>
<guid>https://www.eventi.news/allucraina-servono-3-miliardi-di-euro-al-mese-dal-parlamento-nuovo-invito-a-sbloccare-gli-aiuti-da-90-miliardi</guid>
<description><![CDATA[ Senza aiuti Kiev dovrà stampare moneta con conseguente aumento dell&#039;inflazione, ricorda un documento di lavoro. Costi di ricostruzione quasi raddoppiati ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/eu-ukraine.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 01:00:03 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>All’Ucraina, servono, miliardi, euro, mese, dal, Parlamento, nuovo, invito, sbloccare, gli, aiuti, miliardi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – L’Unione europea deve fare in fretta a sbloccare l’<a href="https://www.eunews.it/2026/02/05/ucraina-via-libera-dalle-capitali-ue-al-prestito-da-90-miliardi-acquisti-di-armi-da-paesi-terzi-solo-in-caso-di-necessita-urgenti/" target="_blank" rel="noopener">accordo sui prestiti da 90 miliardi di euro</a> all’Ucraina. Il motivo di questa urgenza è contenuto e sottolineato in un <a href="https://www.europarl.europa.eu/thinktank/en/document/BUDG_BRI(2026)785052" target="_blank" rel="noopener">documento di lavoro</a> del Parlamento europeo che analizza le sfide economico-finanziarie dell’Ucraina per l’immediato e per l’avvenire. “Il <span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong>fabbisogno finanziario dell’Ucraina ammonta a circa 3 miliardi di euro al mese per garantire il funzionamento dello Stato</strong>“, rileva il documento redatto dal centro studi dell’istituzione per conto della commissione Bilanci. Quindi l’avvertimento: “Qualora questi finanziamenti non fossero disponibili da fonti esterne, <strong>la banca centrale ucraina sarebbe costretta a stampare moneta, il che alimenterebbe l’inflazione</strong> e porterebbe a una crisi valutaria”.</span></span></span></p>
<p>Per il bene della tenuta economica dell’Ucraina e per scongiurare il rischio di effetti contagio sull’economia europea, dunque, emerge la necessità di garantire a Kiev ciò di cui ha bisogno. Da questo punto di vista, rileva il documento, l’Unione europea sembra tenere la barra a dritta, poiché “la <strong>capacità finanziaria dell’UE</strong>, n<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">ell’ambito del quadro giuridico attuale e di quello proposto, è <strong>ampiamente sufficiente a coprire tutti i prestiti garantiti</strong> da margini di sicurezza <strong>da qui alla fine del 2034</strong>“.</span></span></span></p>
<p>Tuttavia occorre iniziare a sbloccare il pacchetto da 90 miliardi di euro, <a href="https://www.eunews.it/2026/03/06/sale-la-tensione-tra-ungheria-e-ucraina-lue-valuta-il-sostegno-finanziario-per-la-ripresa-delloleodotto-druzhba/" target="_blank" rel="noopener">ancora bloccato dai veti dell’Ungheria</a>, visto che si<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"> stima che il bilancio nazionale ucraino dovrà affrontare un<strong> deficit di circa 61-63 miliardi di dollari per gli anni 2026 e 2027</strong>. Per l’avvenire, poi, serviranno impegni economici anche più sostanziosi. Con la prosecuzione del conflitto i costi di riparazione continuano a lievitare: la Commissione europea e la Banca Mondiale, insieme al governo ucraino e alle Nazioni Unite, hanno stimato il <strong>fabbisogno per la ricostruzione</strong> e la ripresa nel decennio successivo alla guerra <a href="https://documents.worldbank.org/en/publication/documents-reports/documentdetail/099445209072239810" target="_blank" rel="noopener">a 349 miliardi di dollari nel giugno 2022</a>, a 411 miliardi di dollari nel marzo 2023, a 486 miliardi di dollari nel febbraio 2024, a 524 miliardi di dollari nel dicembre 2024 e a <a href="https://www.undp.org/ukraine/publications/ukraine-fifth-rapid-damage-and-needs-assessment-rdna5-february-2022-december-2025" target="_blank" rel="noopener">588 miliardi di dollari nel dicembre 2025</a>. Costi quasi raddoppiati, dunque.</span></span></span></p>
<p><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong>Finora, il Team Europa ha fornito all’Ucraina un sostegno finanziario</strong>, militare e umanitario per un importo di <strong>circa <a href="https://www.eunews.it/2026/02/10/ucraina-da-inizio-guerra-a-fine-2025-lue-ha-concesso-aiuti-per-193-miliardi-di-euro/" target="_blank" rel="noopener">193 miliardi di euro</a></strong>.</span></span> <span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Ciò include 88,6 miliardi di euro di sostegno finanziario (rimborsabile e non rimborsabile) dal bilancio dell’UE, costituito da assistenza macro-finanziaria (43,3 miliardi di euro), dal Fondo per l’Ucraina (36,7 miliardi di euro) e da altri strumenti dell’UE, nonché prestiti e garanzie dell’UE, della Banca europea per gli investimenti e della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (di cui l’UE è azionista).</span></span></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>François&#45;Louis Michaud presidente dell’EBA, aumenta il peso della Francia nell’UE</title>
<link>https://www.eventi.news/francois-louis-michaud-presidente-delleba-aumenta-il-peso-della-francia-nellue</link>
<guid>https://www.eventi.news/francois-louis-michaud-presidente-delleba-aumenta-il-peso-della-francia-nellue</guid>
<description><![CDATA[ Il Consiglio certifica una nomina già avvenuta, in un momento in cui Parigi risulta protagonista in Europa: Michaud si aggiunge a Lagarde alla testa della BCE e la nuova autorità doganale a Lille ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/michaud-eba.png" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 01:00:03 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>François-Louis, Michaud, presidente, dell’EBA, aumenta, peso, della, Francia, nell’UE</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – La guida della Banca centrale europea con Christine Lagarde, l’Autorità doganale con la designazione di Lille per la sede della nuova agenzia, e adesso la guida dell’Autorità bancaria europea (EBA): la Francia ‘si prende’ un aspetto chiave della vita dell’Unione europea: il controllo dei soldi. <strong>Il Consiglio dell’UE nomina di </strong><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong>François-Louis Michaud presidente dell’EBA, per un mandato di cinque anni a decorrere dal 16 aprile</strong> con la possibilità di un rinnovo.</span></span></span></p>
<p>In realtà l’investitura di Michaud alla testa dell’<a href="https://www.eunews.it/2023/05/17/glossario-ue-unione-europea/" target="_blank" rel="noopener">EBA</a> era già arrivata a gennaio, quando il Consiglio dovette scegliere tra il francese e il contendente cipriota Constantinos Herodotou, attuale governatore della banca centrale di Cipro. Il 26 febbraio la commissione Affari economici del Parlamento europeo confermò la selezione, e il via libera di oggi (30 marzo) è dunque un passaggio formale obbligato e annunciato. Il voto però, anche alla luce della presidenza della BCE già detenuta dalla Francia e dalla fresca concessione della nuova autorità doganale, acquista un significato tutto nuovo e mostra il peso della Francia nell’architettura politico-istituzionale a dodici stelle.</p>
<p>Certo, il candidato francese era di <a href="https://www.srb.europa.eu/en/content/francois-louis-michaud" target="_blank" rel="noopener">alto profilo</a> essendo già stato direttore esecutivo della stessa autorità bancaria. Persona esperta della materia con un percorso all’interno dell’istituzione, la scelta adottata in Consiglio rappresenta certamente la continuità, ma rafforza la trazione francese dell’Europa.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Via libera dell’UE ad aiuti di Stato italiani da 6 miliardi di euro per produrre idrogeno green</title>
<link>https://www.eventi.news/via-libera-dellue-ad-aiuti-di-stato-italiani-da-6-miliardi-di-euro-per-produrre-idrogeno-green</link>
<guid>https://www.eventi.news/via-libera-dellue-ad-aiuti-di-stato-italiani-da-6-miliardi-di-euro-per-produrre-idrogeno-green</guid>
<description><![CDATA[ Il programma durerà fino al 31 dicembre 2029 e mira a sostenere la produzione di 200 mila tonnellate di idrogeno rinnovabile all&#039;anno ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Imagoeconomica_2217500-Idrogeno-Verde.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 01:00:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Via, libera, dell’UE, aiuti, Stato, italiani, miliardi, euro, per, produrre, idrogeno, green</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Sì della Commissione europea a<strong> 6 miliardi di aiuti di Stato dell’Italia per la produzione di idrogeno rinnovabile nei settori dei trasporti e dell’industria</strong>. Per<strong> Teresa Ribera</strong>, vicepresidente esecutiva della Commissione europea per la Transizione pulita, giusta e competitiva, “questo programma sosterrà la produzione di idrogeno rinnovabile in Italia per i settori in cui può contribuire maggiormente alla riduzione delle emissioni” e, in linea con gli obiettivi della Strategia UE per l’idrogeno e del Clean Industrial Deal, “contribuirà alla transizione pulita, giusta e competitiva”.</p>
<p>L’Italia ha notificato a Bruxelles un programma a sostegno della<strong> produzione di 200 mila tonnellate di idrogeno rinnovabile all’anno</strong>. Nel perimetro della misura, che sarà attiva fino al 31 dicembre 2029, rientra sia l’idrogeno prodotto tramite elettrolisi alimentata da energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili, sia l’idrogeno prodotto da fonti biogeniche attraverso processi biologici, biotermochimici e termochimici. “L’aiuto assumerà la forma di contratti bidirezionali per differenza” in base ai quali “il prezzo di esercizio dell’idrogeno sarà determinato tramite una procedura di gara. Se il prezzo di un combustibile alternativo che verrebbe utilizzato dai consumatori di idrogeno scende al di sotto di tale prezzo di esercizio, l’Italia verserà ai produttori di idrogeno la differenza. Se il prezzo del combustibile di riferimento supera il prezzo di esercizio, i beneficiari verseranno la differenza allo Stato italiano”, precisa l’esecutivo UE.</p>
<p>La Commissione <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_26_738" target="_blank" rel="noopener">ha valutato</a> il programma ai sensi delle norme UE in materia di aiuti di Stato e ha rilevato che “<strong>l’aiuto è necessario e appropriato</strong> per agevolare la produzione di idrogeno rinnovabile ai fini della decarbonizzazione dei settori dei trasporti e dell’industria” e che “<strong>ha un effetto incentivante</strong>, poiché i beneficiari non produrrebbero idrogeno rinnovabile senza il sostegno pubblico”. Inoltre, il sostegno “è proporzionato, in quanto sarà concesso a seguito di una procedura di gara competitiva basata esclusivamente sul prezzo di aggiudicazione offerto dagli offerenti”, e “produrrà effetti positivi, in particolare sull’ambiente, in quanto contribuirà alla decarbonizzazione dei settori con elevate emissioni”. Dunque, per Palazzo Berlaymont gli “<strong>effetti positivi superano gli effetti negativi sulla concorrenza</strong>“.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Meglio lamentarsi che battersi</title>
<link>https://www.eventi.news/meglio-lamentarsi-che-battersi</link>
<guid>https://www.eventi.news/meglio-lamentarsi-che-battersi</guid>
<description><![CDATA[ Sembra non esserci nulla che possa fermare la determinazione del centrosinistra europeo (intendo, in sostanza: liberali, verdi e socialisti) a rendere possibile e sostenere una solida e stabile maggioranza del Partito popolare con le destre e l’estrema destra del Parlamento europeo. Tra pochi mesi si torna a votare per l’elezione del presidente del Parlamento europeo, […] ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/10/metsola-251123.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 01:00:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Meglio, lamentarsi, che, battersi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Sembra non esserci nulla che possa fermare la determinazione del centrosinistra europeo (intendo, in sostanza: liberali, verdi e socialisti) a rendere possibile e sostenere una solida e stabile maggioranza del Partito popolare con le destre e l’estrema destra del Parlamento europeo.</p>
<p>Tra pochi mesi si torna a votare per l’elezione del presidente del Parlamento europeo, e il centrosinistra ha già da tempo ceduto: sarà ancora la popolare Roberta Metsola, figura di contenuta statura politica, che si farà così tre mandati, un unicum, in un sistema che, non a caso, prevede invece un mandato che dura solo la metà di una legislatura, per evitare egemonie, per favorire il cambiamento e le coalizioni.</p>
<p>Il centrosinistra ha accettato, per non disturbare le manovre di vero sottopotere che sta conducendo, per vicepresidenze (che agiscono in rappresentanza del presidente, non hanno una “dimensione propria”) qualche presidenza di Commissione, qualche segretario, qualche dirigente del Parlamento. Ma non i ruoli chiave, quelli restano saldamente nelle mani del PPE, dal Segretario Generale in giù.</p>
<p>Così come con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, la “maggioranza di opposizione” preferisce fare la vittima, lanciare grandi anatemi a chi cancella le politiche sul clima (che, guarda caso, sarebbero state anche molto utili da quando c’è quel presidente USA tanto amato dalle destre, che però sta tagliando le fonti energetiche agli europei) a chi non tutela i diritti umani, a chi non protegge la stampa. Dal centrosinistra si levano continuamente parole fierissime, contro gli atti di una maggioranza opposta, tenuta però in piedi proprio da un centrosinistra che non ha il coraggio di mettere il PPE di fronte alla necessità di realizzare un’alleanza pubblica e formale con la destra estrema. Però, così, i popolari permettono di mantenere la presidenza del Consiglio Europeo al socialista Antonio Costa.</p>
<p>Non importa se tutte le politiche sostenute dal centrosinistra sono regolarmente cancellate dal presidente del PPE, Manfred Weber, nelle sue alleanze, non importa se l’influenza vera (non in focose dichiarazioni o mozioni non legislative) è prossima allo zero: sempre meglio avere incarichi, anche se non si conta nulla.</p>
<p> </p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>L’Italia ancora tra i cinque Paesi UE che “smantellano” lo Stato di diritto</title>
<link>https://www.eventi.news/litalia-ancora-tra-i-cinque-paesi-ue-che-smantellano-lo-stato-di-diritto</link>
<guid>https://www.eventi.news/litalia-ancora-tra-i-cinque-paesi-ue-che-smantellano-lo-stato-di-diritto</guid>
<description><![CDATA[ Secondo il rapporto annuale di Liberties, il governo di Giorgia Meloni ha &quot;proseguito il percorso avviato nel 2022&quot;, erodendo progressivamente lo Stato di diritto e lo spazio civico ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2024/05/1da67eef-620b-4412-b8ba-c7c67aae2d92-scaled-e1717140698733-1024x621.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 01:00:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>L’Italia, ancora, tra, cinque, Paesi, che, “smantellano”, Stato, diritto</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – I governi di cinque Paesi UE stanno minando “in modo sistematico e intenzionale” lo Stato di diritto. Per dirla con la definizione scelta da Liberties, l’Unione per le Libertà Civili in Europa, sono “smantellatori” degli standard democratici in quattro aree fondamentali: giustizia, lotta alla corruzione, libertà dei media e equilibri tra i poteri. Nel rapporto <em>Liberties Rule of Law 2026</em>, <strong>nella lista nera finiscono Italia, Ungheria, Slovacchia, Croazia e Bulgaria</strong>.</p>
<p>Redatto da una rete indipendente di quasi 40 organizzazioni per i diritti umani provenienti da 22 Paesi dell’UE, il <a href="https://www.liberties.eu/en/stories/rolreport-2026/45615" target="_blank" rel="noopener">settimo rapporto annuale</a> mostra un quadro inquietante. Oltre ai cinque “smantellatori”, che stanno “attivamente erodendo le istituzioni dello Stato di diritto”, individua <strong>una regressione in sei democrazie “tradizionalmente solide”</strong>: Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Malta e Svezia. E dieci Paesi in cui non si sono verificati “progressi significativi in nessuna direzione”: Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Irlanda, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovenia e Spagna.</p>
<p>La lista nera è<a href="https://www.eunews.it/2025/03/17/italia-minaccia-stato-diritto-ue-liberta/" target="_blank" rel="noopener"> la stessa</a> della passata edizione, al netto della Romania. Se <strong>l’Ungheria di Viktor Orbán “rimane in una categoria a sé stante</strong>, continuando a perseguire leggi e politiche sempre più regressive senza alcun segno di cambiamento”, e il governo “populista, autoritario e filo-moscovita” di Robert Fico sta prendendo a picconate lo Stato di diritto in Slovacchia, in Italia <strong>il governo di Giorgia Meloni “ha proseguito il percorso avviato nel 2022</strong>“. Un governo che “ha progressivamente eroso lo Stato di diritto e lo spazio civico”, si legge nel paragrafo dedicato al Belpaese. Le tappe, dal caso Almasri allo scandalo sugli spyware contro attivisti e giornalisti, dal braccio di ferro con i giudici sui centri per persone migranti in Albania, fino al “culmine” con il decreto Sicurezza, convertito in legge nel giugno 2025.</p>
<p>Lungo tutto lo scorso anno, “da un lato il governo italiano è riuscito a rafforzare le istituzioni riducendo le responsabilità dei funzionari pubblici e aumentando le garanzie, specialmente per le forze dell’ordine”, dall’altro ha intensificato “le minacce contro le opinioni dissenzienti, la repressione violenta delle manifestazioni, l’intensificazione delle politiche discriminatorie nei confronti delle minoranze etniche e dei migranti, la severa criminalizzazione degli attivisti e una crescente pressione politica sulla magistratura”.</p>
<p>Il rapporto suggerisce che, se la Commissione europea riconoscesse nella sua relazione annuale sullo Stato di diritto le preoccupazioni evidenziate in questa relazione indipendente, “<strong>sarebbero probabilmente sufficienti” per innescare una procedura ai sensi dell’articolo 7</strong>, il meccanismo sanzionatorio – attivato nei confronti dell’Ungheria nel 2018 – per gli Stati membri che violano in modo grave e ripetuto i valori fondamentali dell’UE. Lo stesso vale per i meccanismi di condizionalità di bilancio, che l’UE “potrebbe attivare” nei confronti di Roma “come forma di sanzione per esigere modifiche legislative”. Il rapporto evidenzia che, alla fine del 2025, l’Italia aveva 69 procedure di infrazione in corso.</p>
<p>Secondo Liberties, “molti primi segnali di una progressiva e grave erosione dello spazio civico e dello Stato di diritto sono descritti con precisione dalle organizzazioni della società civile, ma <strong>ignorati dalla Commissione europea e negati dal governo</strong>“. Dal rapporto non esce indenne nemmeno Bruxelles, dove “nel corso del 2025 le stesse istituzioni dell’UE hanno rispecchiato molte delle questioni riscontrate negli Stati membri”. Hanno cioè “normalizzato il ricorso a procedure legislative eccezionali e accelerate, ridotto le protezioni dei diritti fondamentali e condotto una campagna concertata contro le organizzazioni di controllo”.</p>
<p>Ma se “la credibilità dell’UE come custode e portabandiera degli standard dello Stato di diritto è ulteriormente minata dalle sue stesse azioni”, la conseguenza è che <strong>gli Stati membri seguono sempre meno le raccomandazioni che arrivano da Bruxelles</strong>. L’UE “ha bisogno di un approccio più forte e mirato. Ciò dovrebbe includere una rendicontazione sistematica, raccomandazioni chiare con parametri di riferimento misurabili e misure coerenti per avviare azioni legali o di altro tipo quando i paesi non si conformano”, ha affermato Kersty McCourt, consulente senior per la difesa dei diritti presso la Civil Liberties Union for Europe. “Solo allora la Relazione sullo Stato di diritto potrà funzionare come lo strumento preventivo che era originariamente destinata ad essere”, ha aggiunto. Ma più di tutto, serve la volontà politica di farlo. Anche contro i governi degli Stati membri.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Il Consiglio UE rivede le missioni navali Aspides e Atalanta, per entrambe focus su sicurezza sottomarina</title>
<link>https://www.eventi.news/il-consiglio-ue-rivede-le-missioni-navali-aspides-e-atalanta-per-entrambe-focus-su-sicurezza-sottomarina</link>
<guid>https://www.eventi.news/il-consiglio-ue-rivede-le-missioni-navali-aspides-e-atalanta-per-entrambe-focus-su-sicurezza-sottomarina</guid>
<description><![CDATA[ Per le operazioni militari nel mar Rosso e per le rotte dell&#039;indo-pacifico compiti tutti nuovi in nome della sicurezza degli approvvigionamenti ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/aspides.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 01:00:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Consiglio, rivede, missioni, navali, Aspides, Atalanta, per, entrambe, focus, sicurezza, sottomarina</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>Aspides e Atalanta, le missioni navali dell’Unione europea, vengono rafforzate nel mandato</strong> e nei compiti in nome della sicurezza di navigazione e della salvaguardia dei flussi commerciali. Con due decisioni differenti il Consiglio dell’UE ha aggiornato l’obiettivo di ciascuna operazione, a cominciare da Aspides.</p>
<p>Lanciata a febbraio 2024, Aspides è la <a href="https://www.eunews.it/2024/02/19/mar-rosso-tajani-missione-aspides/" target="_blank" rel="noopener">risposta dell’UE alle operazioni degli Houti</a>, ribelli yemeniti che avevano iniziato a prendere di mira navi cargo internazionali in transito per il mar Rosso. La missione navale dell’UE, concepita per difendere e scortare le imbarcazioni civili commerciali, <strong>da adesso in avanti si occuperà anche di </strong><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong>raccogliere e condividere informazioni su attività sospette relative alle infrastrutture sottomarine critiche</strong>, contribuire al rafforzamento delle capacità attraverso la formazione delle forze marittime del Gibuti, Paese africano sul mar Rosso di fronte allo Yemen. Ancora, la modifica del mandato permetterà ad Aspides di cooperare con la guardia costiera yemenita.</span></span></span></p>
<p>La necessità di rivedere la missione Aspides si spiega con la guerra che Stati Uniti e Israele hanno lanciato in Iran, e il <a href="https://www.eunews.it/2026/03/12/in-medio-oriente-linterruzione-dellapprovvigionamento-di-petrolio-piu-grande-di-sempre-lue-nessun-rischio-immediato/" target="_blank" rel="noopener">conseguente blocco dello stretto di Hormuz</a> che impedisce il transito di merci e soprattutto petroliere. Con uno snodo commerciale chiave per l’economia globale<strong> tenere aperto il canale di Suez e quindi il mar Rosso diventa ancor più fondamentale per evitare un’interruzione completa degli approvvigionamenti</strong>.</p>
<p><figure aria-describedby="caption-attachment-449029" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/mappa-gibuti-yemen.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-449029" src="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/mappa-gibuti-yemen.png" alt="" width="640" height="352" srcset="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/mappa-gibuti-yemen.png 640w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/mappa-gibuti-yemen-300x165.png 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px"></a><figcaption class="wp-caption-text">[foto: TUBS/Wikimedia Commons. Rielaborazione: Emanuele Bonini/eunews]</figcaption></figure>La <a href="https://eunavfor.eu/" target="_blank" rel="noopener">missione Atalanta</a> risale invece al 2005, e venne lanciata in chiave anti-pirateria al largo delle coste somale. Come per Aspides, anche per Atalanta ora alle attività di pattugliamento e di contrasto alle navi ostili in nome della libera circolazione marittima si aggiunge il compito di <span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b C1N51c"><span class="ryNqvb">raccogliere e condividere informazioni su attività sospette relative alle <strong>infrastrutture sottomarine critiche</strong></span></span></span>. Con l’aggiornamento della missione <strong>viene s</strong><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong>ospeso il monitoraggio del commercio illecito di carbone</strong>, pur mantenendo i compiti secondari di monitoraggio del traffico di armi e stupefacenti e della pesca illegale. </span></span></span></p>
<p>Entrambe le missioni militari navali dell’UE, da adesso in poi, dovranno collaborare più attivamente con le altre missioni dell’UE, prime fra tutte la <a href="https://fpi.ec.europa.eu/projects/projects-action/eu-crimario_en" target="_blank" rel="noopener">missione Crimario</a> per la protezione delle rotte navigabili considerate come prioritarie per la regione dell’<a href="https://www.eunews.it/2021/09/17/strategia-ue-indo-pacifico-semiconduttori-cina-geopolitica/" target="_blank" rel="noopener">indo-pacifico, per cui l’UE ha da ormai quasi un decennio una strategia</a> chiara di valore geopolitico e geo-strategico.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Il piano industriale UE per la difesa mette a disposizione 325 milioni di euro per progetti di interesse comune</title>
<link>https://www.eventi.news/il-piano-industriale-ue-per-la-difesa-mette-a-disposizione-325-milioni-di-euro-per-progetti-di-interesse-comune</link>
<guid>https://www.eventi.news/il-piano-industriale-ue-per-la-difesa-mette-a-disposizione-325-milioni-di-euro-per-progetti-di-interesse-comune</guid>
<description><![CDATA[ La Commissione europea approva il programma di lavoro di EDIP, il piano da 1,5 miliardi di euro per l&#039;industria della difesa. Oltre a 700 milioni per aumentare la produzione, focus su appalti europei e approvvigionamento congiunto ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Imagoeconomica_2670532.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 01:00:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>piano, industriale, per, difesa, mette, disposizione, 325, milioni, euro, per, progetti, interesse, comune</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – La Commissione europea ha approvato oggi (30 marzo) il programma di lavoro di EDIP, il piano industriale UE per la difesa da 1,5 miliardi di euro istituito <a href="https://www.eunews.it/2025/10/17/via-libera-a-edip-il-piano-industriale-ue-per-la-difesa-da-15-miliardi-di-euro/" target="_blank" rel="noopener">lo scorso autunno</a> dopo lunghe negoziazioni tra i Paesi membri. Oltre a 700 milioni di euro per sostenere l’aumento della produzione di sistemi anti-drone, missili e munizioni, <strong>una parte delle risorse è dedicata coltivare un embrione di difesa comune</strong>: sono i 325 milioni previsti per i progetti di difesa europei di interesse comune (EDPCI), aperti anche alla Norvegia e all’Ucraina.</p>
<p>Se confrontata con i 343 miliardi di euro<a href="https://www.eunews.it/2025/09/02/la-spesa-per-la-difesa-dellue-raggiunge-i-343-miliardi-nel-2024-con-un-obiettivo-di-381-nel-2025/" target="_blank" rel="noopener"> spesi nel 2024</a> per la difesa dai Paesi membri, o con i 150 miliardi dello strumento SAFE per prestiti in difesa, la portata di EDIP è veramente limitata. Ma a Bruxelles scommettono sull’effetto “pioneristico” di tale regolamento. “Il nostro obiettivo è incentivare la cooperazione”, ha affermato una fonte UE, aggiungendo che “nessuno è in grado, da solo, di sviluppare uno scudo spaziale. È fondamentale farlo insieme”.</p>
<p>Il piano, oltre a foraggiare le capacità di produzione industriale, rafforza la cooperazione con l’Ucraina, potenzia gli appalti pubblici europei congiunti e sviluppa progetti europei di difesa di interesse comune. Nei<strong> 700 milioni per sostenere l’aumento della produzione di componenti</strong> e prodotti chiave per la difesa, sono inclusi 260 milioni di euro nell’ambito dello <a href="https://commission.europa.eu/topics/eu-solidarity-ukraine/eu-assistance-ukraine/ukraine-facility_en" target="_blank" rel="noopener">Strumento di sostegno all’Ucraina (USI)</a>, per investire in progetti collaborativi che aiutino a ricostruire e modernizzare la base tecnologica e industriale della difesa dell’Ucraina.</p>
<p>I Progetti di difesa europei di interesse comune (EDPCI) riceveranno 325 milioni di euro, mentre 240 milioni saranno dedicati all’<strong>approvvigionamento congiunto di attrezzature di difesa, compresi sistemi anti-drone</strong>, di difesa aerea e missilistica e sistemi di combattimento terrestri e navali. Non sono stati fissati obiettivi numerici (come fatto invece per esempio con ASAP, <a href="https://www.eunews.it/2024/03/15/ue-eroga-500-milioni-industria-difesa/" target="_blank" rel="noopener">il piano</a> da 500 milioni di euro per raggiungere la produzione di 2 milioni di proiettili all’anno): “L’industria ha libertà di proporre quel che vuole, dovrà fare prova della propria creatività”, ha insistito una fonte UE.</p>
<p>L’ultimo capitolo di spesa è quello <strong>dedicato alle start-up del settore</strong>, comprese le PMI e le piccole società a media capitalizzazione, che riceveranno 100 milioni di euro di sostegno al capitale proprio attraverso il Fondo per l’accelerazione della trasformazione delle catene di approvvigionamento della difesa (FAST). Un programma specifico di innovazione, <a href="https://defence-industry-space.ec.europa.eu/eu-defence-industry/bravetech-eu_en" target="_blank" rel="noopener">BraveTech EU</a>, riceverà ulteriori 35,3 milioni di euro.</p>
<p>“In pochi mesi abbiamo trasformato il regolamento EDIP in opportunità concrete”, ha esultato<strong> Andrius Kubilius</strong>, commissario UE per la Difesa e lo spazio, invitando gli Stati membri, la Norvegia, l’Ucraina e le rispettive industrie a “cogliere le opportunità di finanziamento per rafforzare la cooperazione in materia di difesa e incrementare la produzione”.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Nel 2024 salgono a 517 i chili di rifiuti per ogni europeo, 6 chili in più pro capite sul 2023</title>
<link>https://www.eventi.news/nel-2024-salgono-a-517-i-chili-di-rifiuti-per-ogni-europeo-6-chili-in-piu-pro-capite-sul-2023</link>
<guid>https://www.eventi.news/nel-2024-salgono-a-517-i-chili-di-rifiuti-per-ogni-europeo-6-chili-in-piu-pro-capite-sul-2023</guid>
<description><![CDATA[ I dati di Eurostat mostrano anche che l&#039;Italia ha centrato gli obiettivi del 2020 con un tasso di riciclo del 50,8 per cento. Intanto la Commissione Europea pubblica gli orientamenti per l&#039;attuazione del nuovo Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Imagoeconomica_2251747-1024x541.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 01:00:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Nel, 2024, salgono, 517, chili, rifiuti, per, ogni, europeo, chili, più, pro, capite, sul, 2023</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Nel <strong>2024</strong> l’Unione Europea ha generato in media <strong>517 kg di rifiuti urbani per persona</strong>, registrando un <strong>aumento di 6 kg rispetto all’anno precedente</strong> e di ben <strong>38 kg (+8 per cento) rispetto al 2014</strong>.<a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/ddn-20260330-1" target="_blank" rel="noopener"> I dati diffusi oggi (30 marzo) da <strong>Eurostat</strong>,</a> l’Ufficio statistico dell’Unione Europea, rivelano differenze marcate tra gli Stati membri. Tra i<strong> maggiori produttori </strong>troviamo la <strong>Danimarca</strong> (755 kg) e <strong>Belgio</strong> (699 kg) mentre <strong>Estonia</strong> (375 kg) e <strong>Polonia</strong> (387 kg) presentano i dati più bassi. Per sette Paesi, i valori disponibili risalgono al <strong>2023 </strong>e vedono <strong>l’Austria</strong> (782 kg a persona) al vertice seguita dalla Repubblica Ceca (538 kg), dalla Grecia (523 kg), dalla Bulgaria (490 kg), dall’Italia (489 kg) e, infine, dalla Romania (305 Kg).</p>
<p>Eurostat sottolinea che rispetto a dodici anni fa, la produzione di rifiuti urbani pro-capite è aumentata in ben <strong>20 Stati membri,</strong> con gli incrementi più marcati registrati in <strong>Belgio</strong> (+274 kg per abitante dal 2014), seguito da <b>Repubblica Ceca </b>(+228 kg) e <strong>Austria</strong> (+217 kg). In controtendenza si muovono invece alcuni Paesi del nord Europa: i <strong>Paesi Bassi</strong> registrano una diminuzione di 54 kg di rifiuti urbani a persona, <strong>Danimarca</strong> (-53 kg) e <strong>Finlandia</strong> (-25 kg). In ottica di economia circolare, è interessante riportare i dati sulla quota di rifiuti urbani riciclati che, nel 2024, ha raggiunto mediamente i <strong>248 kg pro capite</strong>, coprendo il <strong>48,1 per cento </strong>del totale prodotto a livello comunitario: un avanzamento contenuto rispetto al 48,0 per cento (246 kg) registrato nel 2023 ma relativamente significativo rispetto al 2014, quando l’Europa riciclava solo il 43,0 per cento dei suoi scarti, fermandosi a 208 kg per abitante.</p>
<p><strong>L’Italia sembra posizionarsi tra gli Stati virtuosi</strong> nel raggiungimento dei target comunitari. <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Municipal_waste_statistics" target="_blank" rel="noopener">Secondo gli ultimi dati disponibili,</a> nel 2023 la Penisola ha raggiunto un tasso di riciclo del <strong>50,8 per cento</strong>, superando ufficialmente l’obiettivo del 50 per cento fissato per il 2020. Questo risultato colloca il nostro Paese in un gruppo ristretto di nazioni che hanno già soddisfatto i criteri delle<a href="https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2018/02/23/eu-ambassadors-approve-new-rules-on-waste-management-and-recycling/" target="_blank" rel="noopener"> “nuove regole”</a> di calcolo che sono divenute vincolanti per tutti dal 2025.</p>
<p><strong>Anche se nell’UE vengono generati più rifiuti, la quantità totale di rifiuti urbani smaltiti in discarica è diminuita.</strong> Secondo Eurostat, analizzando il periodo 1995-2024, il totale dei rifiuti urbani smaltiti in discarica nell’UE è sceso di 72 milioni di tonnellate (59 per cento) passando da 121 milioni di tonnellate (286 kg pro capite) nel 1995 a 50 milioni di tonnellate (110 kg pro capite) nel 2024. Ciò corrisponde a un calo medio annuo del 2,0 per cento. Nel periodo più breve <strong>2004-2024</strong>, le discariche sono calate <strong>in media del 2,3 per cento all’anno.</strong> Si è passati dai <strong>121 milioni di tonnellate (286 kg per abitante) di metà anni Novanta</strong> ai <strong>50 milioni di tonnellate (110 kg pro capite)</strong> registrati nel <strong>2024</strong>. Di conseguenza, l’incidenza delle discariche sulla gestione totale dei rifiuti è crollata: se nel 1995 accoglievano il 61 per cento degli scarti prodotti, oggi tale quota è scesa al <strong>24 per cento</strong>.</p>
<p>Questa significativa riduzione non è casuale: Eurostat riconosce che<strong> il merito va in gran parte all’attuazione della legislazione europea</strong>, in particolare alla <a href="https://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:31994L0062:EN:NOT" target="_blank" rel="noopener"><strong>Direttiva sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio del 1994</strong></a>, che ha imposto agli Stati membri obiettivi di recupero e riciclo sempre più stringenti: entro il 31 dicembre 2025, ad esempio, il <strong>65 per cento dei rifiuti di imballaggio dovrà essere riciclato</strong>. La sfida appare ancora aperta: <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Packaging_waste_statistics" target="_blank" rel="noopener">secondo altri dati Eurostat,</a> nel 2023, ogni cittadino europeo ha generato in media <strong>178 kg di rifiuti di imballaggio</strong>. Senza nuovi interventi, stima che questi rifiuti potrebbero aumentare del <strong>19 per cento entro il 2030</strong> rispetto ai livelli del 2018, con i rifiuti di plastica che potrebbero subire un’impennata fino al 46 per cento.</p>
<p><a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_26_664" target="_blank" rel="noopener">Su questo tema, la Commissione Europea ha pubblicato oggi (30 marzo) gli orientamenti</a> per l’attuazione del nuovo <strong><a href="https://environment.ec.europa.eu/topics/waste-and-recycling/packaging-waste_en" target="_blank" rel="noopener">Regolamento</a> sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio – entrato in vigore lo scorso febbraio –</strong> con l’obiettivo di fornire “ulteriore chiarezza e sostegno alle imprese, agli Stati membri e ai portatori di interessi per garantire una <strong>transizione agevole verso una catena del valore degli imballaggi più circolare e competitiva</strong>”, così come dichiarato da <strong>Jessika Roswall </strong>– commissaria per l’Ambiente, la resilienza idrica e un’economia circolare competitiva. Queste nuove linee includono <strong>restrizioni sugli imballaggi monouso</strong> e sull’uso di <strong>sostanze chimiche permanenti (PFAS) negli imballaggi a contatto con gli alimenti,</strong> chiarimenti su come gestire la<strong> responsabilità del produttore</strong> imponendo che chi immette l’imballaggio sul mercato deve farsi carico, legalmente ed economicamente, della sua gestione quando diventa un rifiuto. Inoltre, diventa obbligatorio creare sistemi – come la <strong>restituzione di bottiglie in cambio di una cauzione</strong> – per garantire che i materiali non vengano dispersi e siano introdotti formati comuni di etichettatura per la raccolta differenziata, eliminando la confusione tra i diversi Stati.</p>
<p> </p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Italia e Francia chiedono di sospendere la tassa sul carbonio per tamponare l’aumento dei prezzi dei fertilizzanti</title>
<link>https://www.eventi.news/italia-e-francia-chiedono-di-sospendere-la-tassa-sul-carbonio-per-tamponare-laumento-dei-prezzi-dei-fertilizzanti</link>
<guid>https://www.eventi.news/italia-e-francia-chiedono-di-sospendere-la-tassa-sul-carbonio-per-tamponare-laumento-dei-prezzi-dei-fertilizzanti</guid>
<description><![CDATA[ Per il ministro Lollobrigida l&#039;UE &quot;non può perdere tempo&quot; di fronte a un contesto &quot;drammatico&quot;. Il governo italiano suggerisce di allentare le normative sul digestato come alternativa ai fertilizzanti chimici ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/0f601d7a-ba20-410b-b49b-27d9373a8851-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 01:00:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Italia, Francia, chiedono, sospendere, tassa, sul, carbonio, per, tamponare, l’aumento, dei, prezzi, dei, fertilizzanti</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – La tempesta perfetta del <a href="https://www.eunews.it/2026/03/20/medio-oriente-i-leader-europei-per-la-moratoria-sugli-attacchi-alle-infrastrutture-energetiche/" target="_blank" rel="noopener">conflitto</a> in Medio Oriente travolge anche l’agricoltura. Proprio nel periodo in cui le piante hanno più bisogno di nutrienti, scatta l’allarme fertilizzanti: la crisi energetica ha avuto un impatto sui costi di produzione, la chiusura dello stretto di Hormuz ne ha interrotto le importazioni. Per tamponare l’impennata dei prezzi, Italia e Francia hanno chiesto alla Commissione europea <strong>la sospensione immediata del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere</strong>, la tassa sulle importazioni ad alta intensità energetica, per i fertilizzanti. Roma ha suggerito inoltre un’altra soluzione: aprire al digestato, residuo organico derivante da biomasse, e consentirne un impiego maggiore.</p>
<p>I ministri dell’UE hanno affrontato la questione dell’aumento dei costi di produzione agricoli nel Consiglio Agrifish, oggi (30 marzo) a Bruxelles. Italia e Francia, le due maggiori agricolture dell’UE, sono arrivate coordinate, chiedendo la sospensione immediata con effetto retroattivo del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (<a href="https://taxation-customs.ec.europa.eu/carbon-border-adjustment-mechanism_en" target="_blank" rel="noopener">CBAM</a>), in vigore dal primo gennaio 2026. “Serve per evitare un forte impatto sui costi di produzione agricoli”, si legge in <a href="https://www.masaf.gov.it/Agrifish_CBAM_fertilizzanti" target="_blank" rel="noopener">una nota</a> del Ministero dell’Agricoltura italiano, che precisa che “il quadro è stato aggravato dalla guerra in Medio Oriente e dal conseguente aumento dei prezzi del gas e dalle difficoltà nelle importazioni di fertilizzanti dovute a rallentamenti nelle catene di approvvigionamento”.</p>
<p>Il ministro dell’Agricoltura, <strong>Francesco Lollobrigida</strong>, ha strigliato l’UE: “Non devono perdere tempo – ha affermato a margine della riunione -, siamo in un contesto internazionale drammatico”. E ancora: “<strong>L’Europa non può avere questi tempi per affrontare problemi immediati</strong>. I costi di produzione stanno salendo”. Costi che – ha sottolineato Lollobrigida, “vanno a toccare le tasche di tutti i cittadini”, scaricandosi sui prezzi all’ingrosso e poi su quelli al dettaglio. In alternativa, “Roma e Parigi chiedono un meccanismo di compensazione immediato, finanziato con le risorse disponibili dell’attuale Quadro finanziario pluriennale, per neutralizzare nel breve periodo i costi a carico degli agricoltori”, recita la nota del MASAF.</p>
<p>La fotografia è preoccupante: non solo<strong> dallo stretto di Hormuz transita un terzo del commercio di fertilizzanti</strong> a livello globale, ma il prezzo dell’urea – uno dei principali componenti dei fertilizzanti azotati – è strettamente correlato al costo del gas, che rappresenta tra il 60 e l’80 per cento dei costi di produzione. Nel marzo del 2026, i dati del MASAF denunciano un incremento del 55 per cento del prezzo dell’urea rispetto allo stesso periodo del 2025. Il ministero italiano ci mette pure, per chiudere il quadro, “la chiusura delle importazioni dalla Russia, principale esportatore di urea, potassio e fosforo”, che “ha ridotto significativamente l’offerta disponibile sul mercato europeo”.</p>
<p>Da qui la seconda soluzione suggerita da Lollobrigida: “Approfittare di alcuni elementi come <strong>il digestato, che hanno la possibilità di essere immessi, almeno in termini sperimentali su vasta area</strong>, per poter rispondere ai costi crescenti”. Il digestato è un residuo organico, semiliquido e stabilizzato, derivante dal processo di digestione anaerobica di biomasse. Secondo l’Italia, “rappresenta una soluzione concreta, immediata e sostenibile, in grado di contribuire alla riduzione dei costi di produzione, al mantenimento delle rese agricole e al rafforzamento dell’autonomia strategica dell’Unione europea”.</p>
<p>L’Italia, secondo produttore di energia da biomasse in Europa, chiede insomma di aprire all’utilizzo del digestato in agricoltura, attraverso una revisione della <a href="https://eur-lex.europa.eu/IT/legal-content/summary/fighting-water-pollution-from-agricultural-nitrates.html" target="_blank" rel="noopener">Direttiva sui Nitrati</a>, che “introduca una distinzione normativa tra digestato e reflui zootecnici, riconoscendo le specificità del prodotto derivante dalla digestione anaerobica”. Va “valutata la possibilità di equiparare il digestato ai fertilizzanti di sintesi in termini di limiti di utilizzo, consentendone un impiego più ampio e coerente con le esigenze produttive”. Ma il composto non è privo di rischi, sanitari e ambientali: in eccesso, può inquinare le falde acquifere.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Nate per colpire Temu e Shein, applicabili anche per Amazon: dall’UE tasse alle piattaforme di e&#45;commerce</title>
<link>https://www.eventi.news/nate-per-colpire-temu-e-shein-applicabili-anche-per-amazon-dallue-tasse-alle-piattaforme-di-e-commerce</link>
<guid>https://www.eventi.news/nate-per-colpire-temu-e-shein-applicabili-anche-per-amazon-dallue-tasse-alle-piattaforme-di-e-commerce</guid>
<description><![CDATA[ Parlamento e Consiglio trovano l&#039;accordo sulla riforma del codice doganale: le piattaforme di commercio elettronico che inviano pacchi direttamente ai consumatori dell&#039;UE possono essere trattate come importatori. In arrivo tasse di gestione dei costi per i pacchi ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Imagoeconomica_375715-1024x714.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 10:30:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Nate, per, colpire, Temu, Shein, applicabili, anche, per, Amazon:, dall’UE, tasse, alle, piattaforme, e-commerce</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Amazon e affini, ora arrivano le tasse per ogni pacco venduto. Parlamento e Consiglio UE raggiungono un accordo sul codice doganale dell’Unione europea che opera una stretta sull’e-commerce. Uno dei principi più dirompenti sta nel fatto che<strong> l</strong><span class="ep_name"><strong>e piattaforme di commercio on-line che inviano pacchi direttamente ai consumatori dell’UE possono essere trattate come importatori</strong>, facendo scattare dazi. </span>Secondo l’accordo informale, che dovrà essere approvato ora dall’Aula e dai ministri, ci sarà un nuovo balzello “per ogni voce che entra nell’UE da paesi terzi e inviata direttamente ai consumatori dell’UE”. <strong>Non si chiama dazio, i legislatori europei la definiscono “nuova tassa di gestione”</strong> concepita per “coprire il costo aggiuntivo della gestione di un numero sempre crescente di singoli pacchi”.</p>
<p>Sarà <strong>la Commissione europea a stabilire il livello della tassa</strong>, e la rivaluterà ogni due anni. <strong>Gli Stati membri inizieranno a riscuoterla</strong> non appena il sistema di tecnologia dell’informazione (IT) necessario diventerà operativo, e comunque <strong>entro e non oltre l’1 novembre 2026</strong>.</p>
<p>Nella pratica Amazon per poter far arrivare pacchi e pacchetti a destinazione dovrà pagare. Anche se, a dirla tutta, non si fanno nomi. Chi li fa, nomina operatori cinesi. “<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Con questa riforma,<strong> renderemo piattaforme come Temu e Shein importatori responsabili</strong> dei beni che vendono ai nostri consumatori”, scandisce <strong>Jeannette Baljeu</strong>, responsabile del file per il gruppo dei liberali europei (RE). Dunque la misura viene dichiaratamente spacciata come anti-Cina, viste anche le<a href="https://www.eunews.it/2025/10/30/il-70-per-cento-dei-prodotti-di-temu-e-shein-sono-illegali-lo-dice-lagenzia-dei-consumatori-belga/" target="_blank" rel="noopener"> denunce dell’UE in materia di sicurezza dei prodotti venduti su queste piattaforme</a>. Inevitabilmente la stretta viene operata anche su </span></span></span>Alibaba o AliExpress, ma il principio cade anche su altri marchi dello shopping on-line, inclusa Amazon. La Commissione europea stima comunque <span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">5,9 miliardi di articoli di basso valore siano entrati nell’UE nel 2025 in pacchi spediti direttamente ai consumatori, di cui<strong> oltre il 90 per cento provenienti dalla Cina</strong>.</span></span></span></p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="XuXf9Ci5eE"><p><a href="https://www.eunews.it/2021/03/26/commerce-dal-2023-piattaforme-online-dovranno-segnalare-alle-autorita-fiscali-redditi-vende-beni-servizi-nellue/">E-commerce, dal 2023 piattaforme online dovranno segnalare alle autorità fiscali redditi di chi vende beni e servizi nell’UE</a></p></blockquote>
<p></p>
<p>La riforma del <a href="https://eur-lex.europa.eu/IT/legal-content/summary/union-customs-code.html" target="_blank" rel="noopener">codice doganale dell’UE</a> si inserisce in un più ampio disegno di adeguamento dell’Unione europea ad una realtà cambiata. L’accordo tra Parlamento e Consiglio si aggiunge alla <a href="https://www.eunews.it/2025/12/12/dal-primo-luglio-dazi-di-3-euro-sui-pacchi-sotto-i-150-euro-in-arrivo-dai-paesi-extra-ue/" target="_blank" rel="noopener">stretta decretata a dicembre 2025 sui </a><strong>pacchi di valore inferiore ai 150 euro: a partire dall’1 luglio 2026 in tutta l’UE verrà applicato un dazio di tre euro</strong> per ogni prodotto comprato su internet e in arrivo da Paesi extra-UE. Inoltre, lo stesso accordo che considera le piattaforme come importatori prevede il ruolo della <a href="https://www.eunews.it/2026/03/25/roma-sconfitta-sara-lille-la-sede-dellautorita-doganale-dellue/" target="_blank" rel="noopener">nuova autorità doganale, con sede a Lille (Francia)</a>, che sarà responsabile nel coordinare l’attuazione delle nuove regole sul commercio elettronico.</p>
<p>La riforma <strong>prevede un nuovo hub doganale</strong> che sarà gestito dalla nuova Autorità doganale dell’UE (EUCA). Sarà disponibile per l’uso facoltativo entro il 2031 e <strong>obbligatorio entro il 2034</strong>. L’hub dei dati sostituirà almeno 111 sistemi software attualmente utilizzati dalla dogana. Ciò renderà più efficaci gli affari doganali più facili e più rapidi, l’analisi dei rischi e la cooperazione doganale più efficace. <span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Il commissario per il Commercio, <strong>Maros Sefcovic</strong>, saluta il risultato politico per il significato anti-frammentazione che porta con sé: “Questa riforma rappresenta un passo trasformativo verso un sistema doganale più unificato e moderno nell’UE, in cui l’Unione doganale europea agisce come un’unica entità”. Per questo “l’accordo segna un momento cruciale, aprendo un nuovo capitolo per la nostra Unione doganale”. </span></span></span></p>
<p><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Per le autorità doganali di tutta l’UE, questa integrazione dei dati significa accesso a informazioni in tempo reale e di prima mano, nonché una visione d’insieme a livello europeo.</span></span> <span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Si prevede che ciò consentirà agli Stati membri di <strong>risparmiare oltre 2 miliardi di euro all’anno in costi operativi</strong>.</span></span></span></p>
<p>“La parte principale di questa riforma è il trasferimento delle responsabilità dal consumatore al venditore”, sottolinea <strong>Dirk Gotnik</strong> (PPE), responsabile del negoziato inter-istituzionale per il Parlamento europeo, nel corso della conferenza stampa convocata per fare il punto della situazione dopo il via libera raggiunto nella tarda serata di ieri (26 marzo). Inoltre, spiega, si trattava di intervenire in modo tale da porre fine all’evasione fiscale, visto che si stima che <strong>il </strong><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong>65 per cento delle spedizioni e-commerce sia sottovalutato nel valore</strong>, con conseguente perdite di fatturato. Due pacchetti su tre sfuggirebbero dunque alla giusta imposizione fiscale.</span></span></span> “<strong>Ogni giorno entrano nell’UE sei milioni di piccole pacchi</strong>” per via del commercio on-line, ricorda Gotnik, e “molte tasse trans-frontaliere non vengono pagate”, sostiene. “La frode dell’IVA è il punto di partenza per le attività criminali”.</p>
<p>Da questo punto di vista, la riforma prevede che le aziende che ignorano ripetutamente le norme dell’UE potrebbero essere punite con una multa di almeno l’1 per cento e fino al 6 per cento del valore totale delle merci importate nell’UE nei 12 mesi precedenti. Inoltre, le autorità doganali potranno sospendere, revocare o annullare il loro trader di fiducia o lo status di AEO e contrassegnarli come operatori ad alto rischio. Di fatto<strong> le piattaforme verrebbero fermate, e smetterebbero di operare</strong>. “Verrebbero messe in quarantena, è l’opzione nucleare”, riconosce Gotnik. “Prima abbiamo i due livelli di multe: quella più lieve e quella più salata”.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>All’Erbazzone Reggiano il marchio IGP dell’UE</title>
<link>https://www.eventi.news/allerbazzone-reggiano-il-marchio-igp-dellue</link>
<guid>https://www.eventi.news/allerbazzone-reggiano-il-marchio-igp-dellue</guid>
<description><![CDATA[ La Commissione europea inserisce il prodotto tipico dell&#039;Emilia Romagna nell&#039;elenco delle Indicazioni Geografiche Protette ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Scarpasoun.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 10:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>All’Erbazzone, Reggiano, marchio, IGP, dell’UE</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Buone notizie per il ‘made in Italy’: l’<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong>Erbazzone Reggiano</strong> riceve il marchio di qualità dell’UE. La Commissione europea ha decido di inserire il prodotto <strong>nell’<a href="https://ec.europa.eu/agriculture/eambrosia/geographical-indications-register/?locale=ga" target="_blank" rel="noopener">elenco</a> delle Indicazioni Geografiche Protette (IGP)</strong> dell’Unione europea.</span></span></span></p>
<p><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">L’Erbazzone Reggiano – noto anche come ‘scarpazzone, (scarpasòun in dialetto reggiano),<strong> è una torta salata ripiena</strong> di erbe aromatiche tipica dell’Emilia-Romagna, </span></span><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">composta da due strati di pasta e da un ripieno di spinaci, bietole, pangrattato e Parmigiano Reggiano DOP, stagionato per almeno 24 mesi.</span></span> <span class="jCAhz"><span class="ryNqvb">La crosta superiore è cosparsa di lardo croccante.</span></span> <span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Che sia rotonda o rettangolare, cotta o congelata, l’Erbazzone Reggiano incarna il patrimonio culinario di una regione rinomata per la sua eccellenza gastronomica.</span></span> <span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">La sua reputazione è profondamente radicata nella tradizione locale, con un ampio riconoscimento da parte dei media italiani, dei libri di cucina e dei festival eno-gastronomici.</span></span></span></p>
<p>Con il marchio concesso oggi (27 marzo) <strong>diventano 328 i prodotti agricoli italiani di qualità riconosciuta</strong>, certificata e protetta a livello UE <strong>tra i cibi DOP (174) e i cibi IGP (154)</strong>. Considerando anche i <strong>523 vini del ‘made in Italy’ già inseriti nelle liste di prodotti protetti</strong> a livello UE tra marchi DOC (411) e IGP (112), sale a <strong>851 la quantità dell’eno-gastronomia tricolore riconosciuta e tutelata</strong>. Con i 36 super-alcolici italiani il totale sale a<strong> 887 prodotti complessivi</strong>.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Indagine UE sull’e&#45;commerce: “Il 60 per cento delle aziende ha praticato sconti irregolari nel 2025”</title>
<link>https://www.eventi.news/indagine-ue-sulle-commerce-il-60-per-cento-delle-aziende-ha-praticato-sconti-irregolari-nel-2025</link>
<guid>https://www.eventi.news/indagine-ue-sulle-commerce-il-60-per-cento-delle-aziende-ha-praticato-sconti-irregolari-nel-2025</guid>
<description><![CDATA[ Secondo i risultati del controllo annuale di Bruxelles, tra le pratiche fraudolente più diffuse ci sono quella di aggiungere prodotti opzionali al carrello senza richiederne espressamente il consenso e quella di presentare come sconti delle semplici comparazioni di prezzo ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2018/06/E-Commerce.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 10:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Indagine, sull’e-commerce:, “Il, per, cento, delle, aziende, praticato, sconti, irregolari, nel, 2025”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Finiscono sotto la lente di ingrandimento di Bruxelles 314 aziende attive nel settore dell’<strong>e-commerce</strong>. Nella giornata di ieri (26 marzo), la <strong>Commissione Europea</strong> e le <strong>autorità per la protezione dei consumatori</strong> di 23 Stati membri, oltre a quelle di Islanda e Norvegia, hanno pubblicato i <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_26_734" target="_blank" rel="noopener">risultati dello ‘Sweep’ 2025</a>, l’annuale attività di controllo che l’UE e i governi nazionali svolgono in maniera coordinata per verificare il rispetto della <strong>normativa europea sulla protezione dei consumatori</strong> da parte dei siti online. Ogni anno, lo sweep si concentra su un settore diverso e nel 2025 le indagini hanno riguardato quello degli <strong>sconti online</strong> praticati dalle aziende durante i saldi del <strong>Black Friday</strong> (il periodo di sconti straordinari che inizia il venerdì successivo al Giorno del Ringraziamento nel mese di novembre) e del <strong>Cyber Monday</strong> (la giornata di sconti che si tiene il lunedì successivo al Black Friday ed è dedicata soprattutto all’elettronica).</p>
<p>La <a href="https://commission.europa.eu/topics/consumers/consumer-rights-and-complaints/enforcement-consumer-protection/consumer-protection-cooperation-network_en" target="_blank" rel="noopener">Consumer Protection Cooperation</a> (CPC) – il network UE che riunisce le autorità competenti dei singoli Stati e coordina questo tipo di controlli – ha svolto le proprie indigini per verificare la conformità dei venditori online alla <a href="https://commission.europa.eu/law/law-topic/consumer-protection-law/unfair-commercial-practices-and-price-indication/price-indication-directive_en" target="_blank" rel="noopener">Direttiva UE sull’Indicazione dei Prezzi. </a>Questa normativa stabilisce una serie di obblighi molto precisi. Ad esempio, nel momento in cui viene annunciato uno sconto, l’azienda deve necessariamente indicare, come ‘pietra di paragone’, il prezzo più basso applicato nei 30 giorni precedenti all’inizio dei saldi. Inoltre, il prezzo mostrato deve includere sin dall’inizio tutti i costi “obbligatori ed inevitabili”, come le spese di spedizione o l’IVA, e devono essere evitate pratiche ingannevoli come quella di presentare come uno sconto la semplice comparazione di prezzo con un prodotto equivalente di un altro marchio.</p>
<p>Secondo i dati, il <strong>30 per cento</strong> delle aziende monitorate <strong>non si è conformato</strong> a queste ed altre norme imposte dalla direttiva UE e un altro <strong>30 per cento</strong> lo ha fatto solo <strong>in modo parziale</strong>. In sostanza, soltanto il <strong>40 per cento</strong> dei venditori online presi a campione ha <strong>rispettato completamente</strong> quanto stabilito da Bruxelles in materia di indicazione dei prezzi durante i periodi di saldi. Tra le pratiche ingannevoli più diffuse, c’è quella di <strong>aggiungere prodotti opzionali al carrello dei clienti</strong>: il <strong>36 per cento</strong> dei venditori controllati ha tentato di farlo e, di questi, <strong>4 su 10</strong> lo hanno fatto senza richiedere espressamente il consenso del consumatore. Anche la <strong>comparazione tra prezzi di prodotti equivalenti di marchi diversi</strong> – di per sé legittima – è spesso effettuata secondo modalità fraudolente. Del totale delle aziende che ha fatto uso di questa pratica (il <strong>34 per cento</strong> del campione), il <strong>60 per cento</strong> non ha esplicitato chiaramente a cosa si riferisse il confronto, presentandolo indirettamente come un vero e proprio sconto.</p>
<p>Particolarmente diffuse anche le tecniche di vendita <strong>‘a pressione’</strong>, come l’utilizzo di un timer con conto alla rovescia per terminare l’acquisto o l’avviso di un imminente esaurimento della merce desiderata. Il <strong>18 per cento</strong> dei venditori online controllati ha impiegato queste tecniche e<strong> in più della metà dei casi</strong> lo ha fatto in modo ingannevole (ad esempio, dichiarando falsamente la scarsità di un prodotto). Infine, Bruxelles ammonisce anche rispetto al rischio del cosiddetto <strong>‘drip pricing’</strong>, ovvero l’aggiunta di costi extra soltanto nelle fasi finali dell’acquisto.</p>
<p>“Il Black Friday e il Cyber Monday offrono grandi opportunità sia per le aziende che per i consumatori, ma i grandi affari non possono essere una scusa per imbrogliare”, ha affermato <strong>Henna Virkkunen</strong>, commissaria UE per la Sovranità Digitale e la Sicurezza. Le ha fatto eco <strong>Michael McGrath</strong>, commissario per la Protezione dei Consumatori, la Democrazia, la Giustizia e lo Stato di Diritto : “Sconti ingannevoli e promozioni false minano il rapporto di fiducia tra aziende e consumatori: questo sweep ci fornisce una visione complessiva del mercato online, aiutandoci a capire dove è necessario agire ulteriormente per mantenerlo equo, trasparente e competitivo”.</p>
<p>Una prima modalità di azione potrebbe essere quella di sanzionare direttamente le aziende ‘colte sul fatto’ nel corso dei controlli. “A seguito di questo sweep, le autorità nazionali per la protezione dei consumatori potrebbero prendere <strong>provvedimenti contro le aziende coinvolte</strong>“, si legge nel comunicato ufficiale di Palazzo Berlaymont.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Il ministro che sussurrava al Cremlino</title>
<link>https://www.eventi.news/il-ministro-che-sussurrava-al-cremlino</link>
<guid>https://www.eventi.news/il-ministro-che-sussurrava-al-cremlino</guid>
<description><![CDATA[ Il ministro degli esteri ungherese, Peter Szijjarto, ha ammesso di aver mantenuto contatti regolari con il suo omologo russo, Sergey Lavrov, anche durante le riunioni del Consiglio UE, confermando così le recenti rivelazioni del Washington Post. Intervenendo lunedì sera a un evento elettorale, Szijjarto ha difeso la propria linea affermando che lo ha fatto perché […] ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Imagoeconomica_2499032-1024x682.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 10:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>ministro, che, sussurrava, Cremlino</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il ministro degli esteri ungherese, <strong>Peter Szijjarto, ha ammesso di aver mantenuto contatti regolari con il suo omologo russo,</strong> Sergey Lavrov<strong>, anche durante le riunioni del Consiglio UE</strong><strong>,</strong> confermando così le recenti rivelazioni del Washington Post.</p>
<p>Intervenendo lunedì sera a un evento elettorale, Szijjarto ha difeso la propria linea affermando che lo ha fatto perché “le decisioni UE su energia, industria e sicurezza hanno un impatto diretto sui rapporti con partner esterni, Russia compresa”.</p>
<p>Come avere, in pratica, un ventottesimo stato membro al tavolo negoziale, tanto la posizione dell’Ungheria, da anni, sembra essere speculare a quella della Russia.</p>
<p>E così, quelle che finora erano state supposizioni, tanto da giustificare però, in alcuni casi, la precauzione di organizzare incontri riservati senza la presenza di rappresentanti ungheresi, come ha ricordato ultimamente il premier polacco Donald Tusk, hanno ricevuto conferma: all’interno dell’Unione europea agisce “ufficialmente” una quinta colonna.</p>
<p>Non che le tetragone posizioni di Viktor Orban contro gli aiuti all’Ucraina e le sanzioni alla Russia, per non parlare del suo atteggiamento sprezzante sull’Unione europea e gran parte delle sue politiche, lasciassero molti dubbi in proposito. Ma così il cerchio si chiude.</p>
<p>E fa un certo effetto pensare che fu proprio l’Ungheria il primo paese dell’Est a ribellarsi, nel 1956, al ferreo controllo sovietico nell’ambito del “Patto di Varsavia”, e fu ancora l’Ungheria, nel 1989, il primo paese a rimuovere la “cortina di ferro” che in senso fisico oltre che figurato divideva in due l’Europa dalla conclusione della Seconda guerra mondiale.</p>
<p>Anche perché l’”attrazione fatale” verso la Russia di Putin non è legata solo alla vicinanza geografica o alla obiettiva dipendenza energetica, ma riguarda più in generale il modello di governo e la visione di società che i due leader perseguono, e che quello russo colloca, fra l’altro, nel solco ideale della “grande guerra patriottica” che ebbe come risultato anche l’asservimento dell’Ungheria all’Unione Sovietica.</p>
<p>I sussurrii al Cremlino del ministro ungherese hanno suscitato, sinora, pochi commenti ufficiali, salvo il commento della vicepresidente esecutiva della Commissione Henna Virkkunen, secondo la quale eventuali fughe di notizie riguardo discussioni ministeriali a porte chiuse sono “molto preoccupanti. La Commissione si aspetta “chiarimenti”.</p>
<p>In realtà, tutti aspettano probabilmente che il caso si risolva da sé, sperando nella sconfitta di Orban e dei suoi alle prossime elezioni politiche del 12 aprile, e la vittoria del suo sfidante, Peter Magyar. Non a caso, a dare man forte a premier è atteso a Budapest nei prossimi giorni il vicepresidente USA JD Vance, quando si dice la coincidenza.</p>
<p>Ma la questione, invece, rimane. Fatti di questo genere, nella maggior parte degli stati membri danno luogo a inchieste approfondite e ipotesi di reato precise. Le delibere dei Consigli UE non sono esattamente delle chiacchierate di quattro amici al bar. E, se si devono prendere provvedimenti, è bene che lo si faccia.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Iran, Dombrovskis: “Rischiamo &#45;0,4 per cento di crescita e +1 per cento di inflazione nel 2026”</title>
<link>https://www.eventi.news/iran-dombrovskis-rischiamo-04-per-cento-di-crescita-e-1-per-cento-di-inflazione-nel-2026</link>
<guid>https://www.eventi.news/iran-dombrovskis-rischiamo-04-per-cento-di-crescita-e-1-per-cento-di-inflazione-nel-2026</guid>
<description><![CDATA[ Il commissario per l&#039;Economia condivide gli scenari derivanti dal conflitto nel golfo Persico ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/eurogruppo-260327.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 10:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Iran, Dombrovskis:, “Rischiamo, -0, 4, per, cento, crescita, per, cento, inflazione, nel, 2026”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Comunque vada, la guerra in Iran e le sue ripercussioni per traffico merci e approvvigionamenti di energia costeranno, e non poco. “Rischiamo stagflazione, anche nel caso di breve periodo di interruzioni”, insiste il commissario per l’Economia, <strong>Valdis Dombrovskis</strong>, che a differenza dell’ultima volta, quando <a href="https://www.eunews.it/2026/03/09/iran-dombrovskis-avverte-rischiamo-la-stagflazione/" target="_blank" rel="noopener">iniziava a paventare rischi di alta inflazione e bassa crescita</a>, offre numeri: “<strong>In caso di interruzioni di breve termine per il 2026 rischiamo una crescita di PIL inferiore dello 0,4 per cento rispetto alle <a href="https://www.eunews.it/2025/11/17/eurozona-nel-2025-crescita-oltre-le-attese-13-per-cento-invece-di-09-per-cento/" target="_blank" rel="noopener">previsioni economiche di autunno</a>, e l’inflazione più alta dell’1 per cento</strong>“.</p>
<p>Le operazioni militari degli Stati Uniti di Donald Trump nel golfo Persico rischiano dunque di produrre crescita ‘zero virgola’ per l’Eurozona. La Commissione europea stimava a novembre scorso che quest’anno il PIL avrebbe segnato +1,2 per cento, ma il taglio di quasi mezzo punto vanifica tutto questo. “Si tratta di scenari, non di previsioni”, precisa Dombrovskis al termine della <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/meetings/eurogroup/2026/03/27/" target="_blank" rel="noopener">riunione dell’Eurogrupppo tenuta in videoconferenza</a>. Non si tratta dunque dell’unico risultato più probabile, ma di un’eventualità possibile che comunque si prende in considerazione. Ed è la migliore. Perché, continua il commissario per l’Economia, “<strong>se le interruzioni dovessero protrarsi più a lungo la crescita del PIL sarebbe ancora più colpita, nell’ordine dello 0,6 per cento sia nel 2026 sia nel 2027</strong>“.</p>
<p><a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS_Inflazione.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-448955 size-large" src="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS_Inflazione-819x1024.jpg" alt="" width="819" height="1024" srcset="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS_Inflazione-819x1024.jpg 819w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS_Inflazione-240x300.jpg 240w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS_Inflazione-768x960.jpg 768w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS_Inflazione-1229x1536.jpg 1229w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS_Inflazione-1638x2048.jpg 1638w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS_Inflazione-750x938.jpg 750w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS_Inflazione-1140x1425.jpg 1140w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS_Inflazione.jpg 1920w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px"></a></p>
<p>Dombrovskis fa fatica a essere ottimista: “Lo stretto di Hormuz viene usato come arma e le strutture energetiche continuano a essere bombardate”. Il risultato di tutto questo è che “lo scenario è offuscato da <strong>profonda incertezza</strong>“. Non ci sono, in sostanza, le condizioni per attendersi un andamento economico diverso da quello offerto.</p>
<p>Il presidente dell’Eurogruppo, <strong>Kyriakos Pierrakakis</strong>, prova a rassicurare: “<strong>L’UE di oggi è meglio preparata a</strong> gestire la crisi rispetto al 2022, e quindi possiamo rispondere meglio e prima”. Però è pur vero che la preoccupazione attorno al tavolo c’è ed è generale. “<strong>La guerra in Iran inizia a produrre conseguenze nell’economia reale, attraverso l’aumento dei prezzi dell’energia</strong>“, ed è sotto gli occhi di tutti. Pierrakakis invita a tenere i nervi saldi: “Nessuna crisi di corto periodo deve distrarci dai nostri impegni di riforma e dalla nostra agenda di transizione”. Quanto alle misure di sostegno a famiglie e imprese per contrastare il caro-energia, queste “devono essere mirate e temporanee”.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Il Belgio alla sbarra per Gaza, la Corte d’Appello: Non ha impedito il trasferimento di armi a Israele</title>
<link>https://www.eventi.news/il-belgio-alla-sbarra-per-gaza-la-corte-dappello-non-ha-impedito-il-trasferimento-di-armi-a-israele</link>
<guid>https://www.eventi.news/il-belgio-alla-sbarra-per-gaza-la-corte-dappello-non-ha-impedito-il-trasferimento-di-armi-a-israele</guid>
<description><![CDATA[ Il procedimento intentato da giuristi e vittime palestinesi che celebrano il risultato: Un pronunciamento &quot;storico&quot;. Ora il giudice chiede a Bruxelles di spiegare perché non abbia ancora fermato il passaggio di materiale a duplice uso. Dopodiché potrà decidere di imporre misure o ricorrere alla Corte di Giustizia UE, aprendo alla possibilità di una sentenza valida per tutti i 27 Stati membri ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-08-at-11.47.51.jpeg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 10:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Belgio, alla, sbarra, per, Gaza, Corte, d’Appello:, Non, impedito, trasferimento, armi, Israele</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Lo Stato belga non ha rispettato i suoi obblighi di diritto internazionale per prevenire il genocidio a Gaza e deve agire, in particolare per quanto riguarda il trasferimento di armi e beni a duplice uso. <strong>Questa volta non sono le piazze a dirlo</strong>, <a href="https://droitpourgaza.be/wp-content/uploads/2026/03/260316_copie_arret_2025kr63_id182457-10606016_anonyme.pdf" target="_blank" rel="noopener">ma una decisione della Corte d’Appello di Bruxelles</a> davanti al procedimento intentato da giuristi, avvocati e membri del collettivo ‘Droit pour Gaza’, dell’Associazione belga-palestinese (ABP), del Coordinamento nazionale per l’azione per la pace e la democrazia (CNAPD), di SOS Gaza e da due vittime palestinesi. La Corte riconosce le azioni, seppur tardive, di Bruxelles di imporre con un Regio Decreto del 18 gennaio scorso il divieto di sorvolo del territorio belga e di transito tecnico di aerei che trasportano armi e/o equipaggiamento militare destinati a Israele o ai Territori palestinesi occupati. <strong>Ma specifica anche che quella misura non include il trasferimento di beni a duplice uso</strong>, cioè quelli che sono o possono essere destinati, in tutto o in parte, a scopi militari. Perciò, lunedì prossimo, 30 marzo, ad essere chiamato in udienza sarà lo Stato, perché chiarisca se ha agito o meno in questo senso.</p>
<p>È probabile che in quella sede Bruxelles si rifarà ad ambiguità interpretative e difficoltà nell’attuazione delle norme UE (in particolare<a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:32021R0821" target="_blank" rel="noopener"> il Regolamento 2021/821</a> sul regime di controllo delle esportazioni, dell’intermediazione, dell’assistenza tecnica, del transito e del trasferimento di prodotti a duplice uso). A quel punto, la Corte potrà decidere di chiedere allo Stato di adottare misure per vietare il trasferimento di beni a duplice uso oppure di<strong> rivolgersi alla Corte di Giustizia dell’UE</strong> per avere un suo parere sull’applicazione delle regole UE alla luce delle convenzioni e delle norme di diritto internazionale: un passaggio, questo, che farebbe allungare i tempi, ma, contemporaneamente, la voce dei giudici di Lussemburgo <strong>avrebbe un valore su tutti i Ventisette Paesi dell’Unione Europea</strong>.</p>
<p>Intanto, le organizzazioni celebrano il risultato. Una decisione “storica”, “forte” che “potrebbe essere replicata in tutti gli Stati dell’Unione Europea”, commenta entusiasta la giurista e co-fondatrice di Droit pour Gaza, <strong>Anne-Laure Losseau</strong>. “Siamo molto soddisfatti”, aggiunge. Soprattutto perché, “a nostra conoscenza, <strong>è la prima volta che un tribunale si dichiara competente a valutare</strong>, su richiesta di vittime e ONG, <strong>se il Belgio stia rispettando i propri obblighi di diritto internazionale”. </strong></p>
<p>Le ONG e le vittime hanno intentato la causa lo scorso 22 luglio contro lo Stato belga con l’<strong>obiettivo di costringere il Paese</strong> “<strong>ad adottare, con urgenza, tre misure previste dal diritto internazionale</strong>“: la chiusura dello spazio aereo belga al trasporto di armi e attrezzature militari; il divieto di qualsiasi scambio commerciale con gli insediamenti israeliani nei Territori palestinesi occupati; la denuncia (o, in alternativa, la sospensione) da parte del Belgio dell’accordo di associazione tra l’UE e gli Stati membri (l’accordo euro-mediterraneo) e Israele. In primo grado, a settembre, il presidente del Tribunale di Bruxelles ha respinto la domanda e le organizzazioni hanno presentato appello: il 16 marzo 2026 è arrivata la <strong>decisione della Corte d’Appello che modifica quella di primo grado.</strong></p>
<p>In particolare, la sentenza mette nero su bianco che le Convenzioni sul genocidio e di Ginevra hanno “effetto diretto nel diritto interno” e che, “<strong>quando si presume una violazione di tali disposizioni</strong>, <strong>il giudice è tenuto a valutare”</strong> come abbia agito lo Stato, in questo caso il Belgio. Inoltre, alla luce delle ordinanze della Corte internazionale di Giustizia del 2024, la Corte riconosce che “<strong>lo Stato belga non ha fatto immediatamente quanto era in suo potere </strong>per impedire il trasferimento di armi e attrezzature militari a Israele o ai Territori palestinesi occupati, che potrebbero essere utilizzate per commettere crimini di genocidio, crimini contro l’umanità e gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra nella Striscia di Gaza, <strong>violando pertanto i propri obblighi ai sensi di tali convenzioni</strong>“. Nello specifico, “alla data in cui il caso è stato preso in esame in prima istanza (15 settembre 2025), diciotto mesi dopo l’ordinanza della Corte internazionale di giustizia del 26 gennaio 2024,<strong> non erano state adottate misure vincolanti da parte dello Stato belga</strong>“.</p>
<p>Per le organizzazioni – che hanno finanziato la loro azione attraverso il crowdfunding -, il pronunciamento della Corte d’Appello “afferma qualcosa di fondamentale:<strong> i giudici possono obbligare uno Stato a rispettare i suoi obblighi di fronte a un genocidio</strong>, a un crimine di guerra o a un crimine contro l’umanità” ed “è una decisione storica” che “cambia qualcosa di essenziale: <strong>l’inazione dei nostri Stati può essere giudicata e condannata</strong>“.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Quasi 1,2 milioni di nuovi cittadini nell’UE nel 2024, Italia seconda per naturalizzazioni</title>
<link>https://www.eventi.news/quasi-12-milioni-di-nuovi-cittadini-nellue-nel-2024-italia-seconda-per-naturalizzazioni</link>
<guid>https://www.eventi.news/quasi-12-milioni-di-nuovi-cittadini-nellue-nel-2024-italia-seconda-per-naturalizzazioni</guid>
<description><![CDATA[ I dati di Eurostat mostrano un aumento del 12 per cento rispetto al 2023. In Germania, Spagna e Italia si concentrano le nuove cittadinanze europee e i siriani sono il gruppo più numeroso ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2021/05/cittadini-europei.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 10:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Quasi, 1, 2, milioni, nuovi, cittadini, nell’UE, nel, 2024, Italia, seconda, per, naturalizzazioni</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles<strong> –</strong> Nel 2024, quasi <strong>1 milione e 180 mila persone</strong> hanno ottenuto la cittadinanza nel Paese dell’Unione Europea di residenza abituale, segnando un <strong>incremento del 11,6 per cento</strong> rispetto all’anno precedente (pari a più 122.700 persone). Secondo <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Acquisition_of_citizenship_statistics" target="_blank" rel="noopener">i dati di Eurostat</a>, l’Ufficio di statistica dell’UE, il totale dei nuovi cittadini ha raggiunto quota <strong>1.177.232</strong>, un balzo guidato dalla Germania, che ha registrato 88.900 acquisizioni in più rispetto al 2023, Spagna (12.300 in più) e Francia (6.400 in più). Nell’arco di un decennio, il numero di cittadinanze concesse è aumentato del 54,5 per cento rispetto al 2014, quando ne erano state attribuite complessivamente 762.100.</p>
<p>A livello di Stati membri, la distribuzione delle nuove cittadinanze appare fortemente concentrata: <strong>Germania (288.700), Spagna (252.500) e Italia (217.400)</strong> hanno concesso da sole quasi i due terzi (64,4 per cento) del totale UE. Seguono a distanza Francia (103.700) e Svezia (63 mila). Gli aumenti maggiori rispetto al 2023 si sono verificati in Danimarca (86,4 per cento), Slovacchia (59,2 per cento), Germania (44,5 per cento) e Malta (38,8 per cenot), mentre i cali più significativi si sono registrati in Romania (-67,9 per cento), Estonia (-29,7 per cento) e Ungheria (-28,3 per cento).</p>
<p>Un dato particolare è che l’Italia nel 2024 ha avuto un <strong>tasso di naturalizzazione </strong>– il rapporto tra il numero totale di cittadinanze concesse e la popolazione non nazionale presente in un paese all’inizio dell’anno – <strong>del 4,1 per cento</strong>, superiore alla media UE del 2,7 per cento e superato solo dalla Svezia (7,5 per cento) e seguito da Spagna e Paesi Bassi (entrambi con 3,9). Come sottolinea Eurostat, questo è un indicatore comunemente utilizzato per misurare l’effetto delle politiche nazionali sulla cittadinanza e le sue variazioni possono essere attribuite anche a cambiamenti nella popolazione non nazionale e nel modo in cui quest’ultima viene misurata. Ad ogni modo, tra i nuovi cittadini italiani spiccano soprattutto <strong>albanesi (65,9 per cento del totale UE di questa nazionalità), romeni (37 per cento) e marocchini (28,5 per cento)</strong>: tre dei cinque gruppi più numerosi in termini di precedente nazionalità nel 2024.</p>
<p>Per quanto riguarda l’origine dei nuovi cittadini europei, la grande maggioranza (<strong>88 per cento</strong>) aveva una cittadinanza di un Paese terzo. I <strong>siriani</strong> rappresentano il gruppo più numeroso (110.100 persone, il 9,3 per cento del totale), seguiti da <strong>marocchini</strong> (97.100), <strong>albanesi</strong> (48 mila, 4,1 per cento), <strong>turchi</strong> (41.300, 3,5 per cento) e <strong>romeni</strong> (39.900, 3,4 per cento). Il profilo demografico rivela una popolazione giovane con l’età media di <strong>31,7 anni, </strong>il 37,4 per cento dei nuovi cittadini che ha meno di 25 anni e una predominanza delle donne (50,9 per cento) rispetto agli uomini (49,1 per cento).</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Il governo ungherese ha denunciato un noto giornalista per spionaggio a favore dell’Ucraina</title>
<link>https://www.eventi.news/il-governo-ungherese-ha-denunciato-un-noto-giornalista-per-spionaggio-a-favore-dellucraina</link>
<guid>https://www.eventi.news/il-governo-ungherese-ha-denunciato-un-noto-giornalista-per-spionaggio-a-favore-dellucraina</guid>
<description><![CDATA[ Budapest accusa Szabolcs Panyi di aver collaborato con agenzie di intelligence straniere per catturare le conversazioni tra il ministro degli Esteri, Péter Szijjártó, e il suo omologo russo, a margine dei Consigli dell&#039;UE ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/IPA_Agency_IPA71371071-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 10:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>governo, ungherese, denunciato, noto, giornalista, per, spionaggio, favore, dell’Ucraina</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Il governo ungherese prova a tamponare le ripercussioni della <a href="https://www.eunews.it/2026/03/23/lungheria-sotto-accusa-avrebbe-condiviso-informazioni-riservate-dellue-con-la-russia/" target="_blank" rel="noopener">vicenda</a> che ha coinvolto il ministro degli Esteri, <strong>Péter Szijjártó</strong>, che avrebbe condiviso regolarmente con Mosca informazioni riservate dai Consigli dell’Unione Europea. E lo fa a suo modo, contrattaccando: Budapest <strong>ha presentato denuncia contro un noto giornalista investigativo del Paese</strong>, accusandolo di spionaggio a favore dell’Ucraina, dopo che una testata filogovernativa l’ha indicato come il tramite che ha permesso ad agenzie di intelligence straniere di intercettare le conversazioni di Szijjártó.</p>
<p>Si tratta di <strong>Szabolcs Panyi</strong>, già preso di mira in passato dalle autorità attraverso lo spyware Pegasus, e attualmente al lavoro su un libro sulle interferenze russe nella politica ungherese. Dopo la pubblicazione dell’<a href="https://www.washingtonpost.com/world/2026/03/21/hungary-election-interference-russia-orban/" target="_blank" rel="noopener">articolo</a> del <em>Washington Post</em>, il 21 marzo, che inchiodava il ministro degli Esteri e fedelissimo di Viktor Orbán, il giornale Mandiner ha diffuso la notizia secondo cui<strong> servizi segreti stranieri avrebbero intercettato Szijjártó con l’aiuto di Panyi</strong>, allegando una registrazione modificata in cui lo stesso Panyi parlava a una fonte presso un’agenzia dell’UE di un numero di telefono utilizzato dal ministro. In un post su Facebook, il giornalista ha respinto le accuse, sottolineando che la registrazione diffusa da Mandiner era stata pesantemente modificata.</p>
<p>Orbán, nel pieno della campagna per le elezioni del 12 aprile che lo vede in ritardo sul principale candidato dell’opposizione, Péter Magyar, sta cercando di ribaltare la narrazione della vicenda. Szijjártó, dopo aver inizialmente respinto l’accusa, in seguito<a href="https://www.eunews.it/2026/03/24/il-ministro-ungherese-conferma-telefono-alla-russia-durante-le-riunioni-ue/" target="_blank" rel="noopener"> ha ammesso</a> di essersi consultato con il suo omologo russo, <strong>Sergej Lavrov</strong>, prima e dopo le riunioni dei ministri degli Esteri dell’UE, giustificando il suo comportamento come “diplomazia”. A quel punto, il premier magiaro ha ordinato di avviare un’indagine su come, e da chi, tali conversazioni siano state catturate.</p>
<p>Ieri, il capo di gabinetto di Orbán, Gergely Gulyás, ha affermato che Panyi avrebbe “spiato contro il proprio Paese in collaborazione con uno Stato straniero”. E ha aggiunto: “<strong>Sempre più spie ucraine vengono smascherate in Ungheria</strong>“, in linea con la strategia elettorale di Orbán, che cerca di convincere gli elettori che Kiev costituisca la più grande minaccia per il Paese. Fonti UE hanno confermato che la Commissione europea sta seguendo la vicenda. Una portavoce aveva affermato, pochi giorni fa, che l’Alta rappresentante Kaja Kallas si sarebbe messa in contatto con il Ministro degli Affari Esteri ungherese per chiedere chiarimenti. Ma, a due settimane dalle delicatissime elezioni nazionali, Bruxelles preferisce restare pazientemente alla finestra.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>I giganti del porno on&#45;line violano il DSA, l’UE pronta a multe salate</title>
<link>https://www.eventi.news/i-giganti-del-porno-on-line-violano-il-dsa-lue-pronta-a-multe-salate</link>
<guid>https://www.eventi.news/i-giganti-del-porno-on-line-violano-il-dsa-lue-pronta-a-multe-salate</guid>
<description><![CDATA[ XVideos, PornHub, Stripchat e XNXX permettono un accesso troppo facile ai loro contenuti contrario agli obblighi di tutela dei minori. Chieste le correzioni del caso, possono scattare multe salate ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Porn__new_york_2316380162.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 04:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>giganti, del, porno, on-line, violano, DSA, l’UE, pronta, multe, salate</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Video e contenuti per adulti troppo accessibili per i minori: <strong>le piattaforme del porno violano le regole dell’Unione Europea e la Commissione è pronta a prendere provvedimenti</strong> contro XVideos, PornHub, Stripchat e XNXX. Dalle <a href="https://www.eunews.it/2025/05/27/minori-ue-indagine-giganti-on-line-porno/" target="_blank" rel="noopener">verifiche avviate ufficialmente poco meno di un anno fa, a maggio 2025</a>, sono <strong>confermate in via preliminare</strong> le preoccupazioni sollevate dall’esecutivo comunitario: non sono protetti gli utenti più giovani dall’esposizione al materiale dei servizi offerti su internet.</p>
<p><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">XVideos, PornHub, Stripchat e XNXX “<strong>non identificano e non valutano diligentemente i rischi</strong> che le loro piattaforme comportano per i minori che accedono” sui loro siti, lamenta la Commissione europea, che denuncia quindi </span></span></span>violazione della <a href="https://www.eunews.it/2022/04/25/legge-servizi-digitali-concordata-parlamento-consiglio-ue/" target="_blank" rel="noopener">legge sui servizi digitali</a> (nota come DSA). I portali per adulti sono stati considerati ‘grandi piattaforme’ (vale a dire con 45 milioni di utenti al mese, <em>ndr</em>) e oggetto di monitoraggio ai sensi delle regole comunitarie. Nonostante gli avvertimenti, tutti i siti oggetto di verifiche e avvertimenti “<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong>non hanno attuato misure efficaci</strong> per impedire ai minori di accedere ai loro servizi, non tutelando quindi i diritti e il benessere dei minori”.</span></span><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"> Nella pratica quello che avviene è che nonostante dichiarino nei loro Termini di servizio che i loro servizi sono riservati agli adulti, “tutte e quattro le piattaforme consentono ai minori di accedervi con un semplice clic, confermando di avere più di 18 anni”.</span></span></span></p>
<p><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Ciascuna delle quattro grandi piattaforme adesso dovrà mettersi in regola, perché la Commissione europea, se andando avanti con le verifiche dovesse confermare le violazioni preliminari del <a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/digital-services-act" target="_blank" rel="noopener">DSA</a>, <strong>potrebbe imporre sanzioni salate, fino al 6 per cento del fatturato annuo globale totale</strong> del fornitore.</span></span> Non solo: Bruxelles <span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">può inoltre imporre il pagamento di sanzioni periodiche per obbligare la piattaforma a conformarsi alle normative.</span></span></span></p>
<p><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">“Oggi compiamo un’ulteriore azione per dare attuazione al DSA, garantendo che i bambini siano adeguatamente protetti online, come è loro diritto”, scandisce la v</span></span></span><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">icepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, <strong>Henna Virkkunen</strong>. “Nell’UE le piattaforme online hanno una responsabilità”, aggiunge. I ​​bambini, continua, “accedono a contenuti per adulti in età sempre più precoce e queste piattaforme devono mettere in atto misure solide, efficaci e che tutelino la privacy”.</span></span></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>L’Enea a Bruxelles: la certificazione energetica degli edifici è decisiva per le politiche e la consapevolezza</title>
<link>https://www.eventi.news/lenea-a-bruxelles-la-certificazione-energetica-degli-edifici-e-decisiva-per-le-politiche-e-la-consapevolezza</link>
<guid>https://www.eventi.news/lenea-a-bruxelles-la-certificazione-energetica-degli-edifici-e-decisiva-per-le-politiche-e-la-consapevolezza</guid>
<description><![CDATA[ &quot;In Italia quasi il 50 per cento degli edifici non si trova in classi elevate&quot;, ma &quot;le classi meno performanti non costituiscono più la metà&quot; delle strutture. &quot;Qualcosa sta cambiando&quot;, ma &quot;dobbiamo lavorarci di più&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2024/03/iStock-1586923339-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 04:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>L’Enea, Bruxelles:, certificazione, energetica, degli, edifici, decisiva, per, politiche, consapevolezza</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>Cresce la consapevolezza dei cittadini dell’importanza della certificazione energetica degli edifici</strong> e le situazioni geopolitiche, che compromettono la stabilità dei mercati e causano aumenti delle bollette, spingono le persone a valutare i costi e i benefici degli interventi necessari di miglioramento delle strutture. A dirlo è la direttrice del Dipartimento Unità per l’Efficienza Energetica (DUEE) di Enea, <strong>Ilaria Bertini</strong>, a Bruxelles per la presentazione del <a href="https://www.pubblicazioni.enea.it/download.html?task=download.send&id=768:rapporto-annuale-sulla-certificazione-energetica-degli-edifici-annualita-2025&catid=3" target="_blank" rel="noopener">Rapporto annuale sulla certificazione energetica 2025 dell’Italia</a>, redatto da Enea e CTI (Comitato Termotecnico Italiano Energia-Ambiente), al Parlamento europeo. Il documento offre un quadro aggiornato dell’efficienza energetica del patrimonio edilizio italiano e si inserisce nel quadro del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) 2024, che mira a ridurre le emissioni del 43,7 per cento nel settore non ETS (il Sistema di scambio quote di emissioni UE) entro il 2030 e un incremento del tasso di ristrutturazione degli edifici, con particolare attenzione a quelli meno performanti e alle situazioni di povertà energetica. “In tale contesto, la certificazione energetica assume un ruolo centrale non solo tecnico, ma anche sociale”, si legge nel report.</p>
<p>“<strong>Il certificato di performance degli edifici</strong> <strong>è uno strumento che dà al cittadino proprietario l’idea della qualità del proprio appartamento</strong>” <span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 0:28"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="28390" data-end="33310">ed “è il primo passo: se non si misura,</span></span><span class="opacity-80 text-sm" data-timestamp=""> s</span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 0:33"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="33430" data-end="37470">e non si ha la fotografia del punto di partenza, come si fa a migliorare?”, spiega a margine dell’evento ‘Energy Performance Certificates as a Policy Tool: Insights and Perspectives from Italy and Europe’, alla presenza della vicepresidente della commissione per l’Industria, la ricerca e l’energia (ITRE), <strong>Elena Donazzan</strong> (FdI). “</span></span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 0:38"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="37770" data-end="43230">Quindi, è inevitabilmente uno strumento </span></span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 0:43"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="43230" data-end="48070">di supporto alle politiche che riguardano il miglioramento dell’efficienza energetica</span></span><span class="opacity-80 text-sm" data-timestamp=""> </span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 0:48"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="48070" data-end="54690">del nostro parco immobiliare. Crediamo che sia </span></span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 0:56"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="55950" data-end="60850">uno strumento fondamentale per la consapevolezza dei cittadini, ma anche</span></span><span class="opacity-80 text-sm" data-timestamp=""> per le politiche”</span>, precisa Bertini.</p>
<p><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 1:05"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="65470" data-end="70910"><strong>In Italia</strong>, la situazione sta migliorando. “Sappiamo che</span></span> <span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 1:13"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="73450" data-end="79190"><strong>quasi la metà degli edifici non si trova in classi elevate</strong>, ma </span></span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 1:19"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="79190" data-end="83430">i report anche degli anni precedenti hanno dimostrato un’evoluzione</span></span><span class="opacity-80 text-sm" data-timestamp=""> </span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 1:23"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="83430" data-end="90990">importante: proprio <strong>dall’anno scorso le classi meno</strong></span></span><strong><span class="opacity-80 text-sm" data-timestamp=""> </span></strong><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 1:31"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="90990" data-end="95190"><strong>performanti non costituiscono più la metà degli edifici</strong>“, illustra. Un “risultato” che attesta che “</span></span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 1:37"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="97250" data-end="100490">qualcosa sta cambiando”, ma “</span></span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 1:40"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="100490" data-end="104910"><strong>chiaramente dobbiamo lavorarci sopra di più</strong>“. Di sicuro, “sempre maggiore consapevolezza</span></span> <span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 1:45"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="104910" data-end="111190">sull’efficienza energetica si vede” e “tutti gli strumenti che il nostro</span></span> <span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 1:51"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="111190" data-end="115070">Paese mette in campo vengono molto utilizzati dai cittadini”. Dunque, “</span></span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 1:51"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="111190" data-end="115070">c’è <span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 1:55">una consapevolezza e, naturalmente, le situazioni di</span><span class="opacity-80 text-sm" data-timestamp=""> </span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 2:00">contingenze che aumentano i prezzi sempre più fanno ottenere</span><span class="opacity-80 text-sm" data-timestamp=""> </span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 2:07">quei costi-benefici che portano i cittadini anche a fare gli interventi”, precisa.</span> </span></span></p>
<p><a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS_ape-2.jpg"><img decoding="async" class="wp-image-448841 size-large alignleft" src="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS_ape-2-819x1024.jpg" alt="" width="819" height="1024" srcset="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS_ape-2-819x1024.jpg 819w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS_ape-2-240x300.jpg 240w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS_ape-2-768x960.jpg 768w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS_ape-2-1229x1536.jpg 1229w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS_ape-2-1638x2048.jpg 1638w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS_ape-2-750x938.jpg 750w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS_ape-2-1140x1425.jpg 1140w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS_ape-2.jpg 1920w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px"></a></p>
<p>Il Rapporto si basa sull’analisi di circa 1,2 milioni di Attestati di Prestazione Energetica (APE) emessi nel 2024 e trasmessi al SIAPE (Sistema informativo sugli APE). Dati che, “sottoposti a un rigoroso processo di verifica, costituiscono un campione rappresentativo e affidabile per valutare l’evoluzione della prestazione energetica del patrimonio edilizio nazionale”, chiarisce Enea. Più nello specifico, il rapporto spiega che nel 2024, rispetto al 2023, “<strong>si conferma la progressiva riduzione degli immobili collocati nelle classi energetiche meno efficienti</strong>. Le classi F e G registrano un calo di circa 3 punti percentuali, scendendo complessivamente sotto il 44 per cento del totale, in favore degli di immobili nelle classi intermedie (C, D ed E). Le classi più performanti (da A4 a B) restano sostanzialmente stabili al 20 per cento”. Il documento precisa che “questo andamento conferma un miglioramento graduale delle prestazioni energetiche medie del patrimonio edilizio certificato, pur con alcune differenze tra settori e aree geografiche”.</p>
<p>Inoltre, il Report mostra una diversa distribuzione per classe energetica tra il settore residenziale e quello non residenziale. “Entrambi i settori presentano una percentuale inferiore di APE nelle classi energetiche migliori (A4-B) intorno al 20 per cento, mentre quello non residenziale ha una quota maggiore nelle classi intermedie (C-E: 49,7 per cento contro 34,7 per cento). L<strong>e classi energetiche peggiori</strong> (F-G) <strong>risultano invece maggiormente presenti nel settore residenziale</strong> (45,3 per cento) <strong>rispetto al non residenziale</strong> (30,9 per cento)”, si legge. Rispetto all’anno prima, nel 2024 il settore residenziale presenta “una lieve riduzione della percentuale di immobili certificati nelle classi energetiche migliori (A4-B) pari a -0,6 per cento, mentre aumentano gli immobili nelle classi intermedie (+2,7 per cento) e diminuiscono quelli nelle classi peggiori (-2,1 per cento)”. Il settore non residenziale, invece, “mostra un miglioramento della distribuzione delle classi energetiche, con un incremento degli immobili nelle classi più efficienti (+4,2 per cento) e intermedie (+5,8 per cento) e una riduzione nelle classi energetiche peggiori (-9,9 per cento)”.</p>
<p>Per quanto riguarda la copertura, “l’attività di certificazione energetica ha acquisito un ritmo costante nel tempo per tutti i territori amministrativi italiani”, si legge nel rapporto. “<strong>La Regione Lombardia si conferma l’Ente Locale con il maggior numero di APE emessi con i circa 308 mila attestati</strong> del 2024, seguita da Regione <strong>Piemonte</strong> (circa 154 mila APE), Regione <strong>Veneto</strong> (circa 140 mila APE) e Regione <strong>Emilia-Romagna</strong> (circa 133 mila APE). Queste quattro Regioni da sole rappresentano circa il 50% del totale nazionale”, dettaglia il documento. Seguono <strong>Lazio</strong> (128 mila), <strong>Toscana</strong> (107 mila), <strong>Sicilia</strong> (105 mila) e <strong>Campania</strong> (104 mila).</p>
<p>Sul fronte più ampio, “<span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 1:51"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="111190" data-end="115070"><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 2:16">l’Unione Europea sta facendo</span><span class="opacity-80 text-sm" data-timestamp=""> </span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 2:22">tantissimo” e “le direttive ci danno tantissimi obiettivi molto ambiziosi”, commenta Bertini.</span><span class="opacity-80 text-sm" data-timestamp=""> Ma “</span><strong><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 2:29">è inutile dirci che uno degli aspetti</span> </strong><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 2:34"><strong>fondamentali è la parte finanziaria</strong>” <strong>a cui si aggiunge</strong> “<strong>senza dubbio anche la preparazione</strong>” perché “u<span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 2:43">na cosa su cui noi ci stiamo mobilitando moltissimo riguarda le maestranze” dal momento che “</span><strong><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 2:49">per fare tutti questi lavori ci vogliono imprese e</span> </strong><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 2:54"><strong>professionisti, ma anche installatori</strong>“. Per Bertini si tratta di un aspetto “che secondo</span><span class="opacity-80 text-sm" data-timestamp=""> </span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 3:01">noi presenta una criticità anche per il declino demografico” e sui cui “</span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 3:09">come Enea ci stiamo impegnando moltissimo” – con “diversi</span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 3:11"> progetti che mirano per esempio a collaborazioni con gli ITS” -,</span><span class="opacity-80 text-sm" data-timestamp=""> </span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 3:17">perché “poi, alla fine, non ci vogliono solo i laureati, ma </span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 3:21">anche gli installatori giovani che conoscano</span> <span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 3:26">le nuove tecnologie, anche quelle più performanti”, conclude. </span></span></span></span></p>
<p><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 1:51"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="111190" data-end="115070"><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 2:34"><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 3:26">Per Donazzan, “c’è </span></span></span></span>necessità di abbassare i costi dell’energia, di semplificare la vita alle imprese in particolare e di avere un mercato unico che vuol dire anche certificazioni condivise, non partire sempre da zero, ma partire da ciò che c’è”. In questo contesto, l’evento di presentazione del rapporto, “voluto da Enea e da me sostenuto, è proprio per dire che abbiamo già un pregresso, abbiamo già dati che ci dicono cos’è un certificato, non dobbiamo inventarci qualcosa, dobbiamo semplificare il più possibile”, sottolinea.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Via libera del Parlamento UE alle nuove norme sulle crisi bancarie: “Rafforzata la tutela per i contribuenti”</title>
<link>https://www.eventi.news/via-libera-del-parlamento-ue-alle-nuove-norme-sulle-crisi-bancarie-rafforzata-la-tutela-per-i-contribuenti</link>
<guid>https://www.eventi.news/via-libera-del-parlamento-ue-alle-nuove-norme-sulle-crisi-bancarie-rafforzata-la-tutela-per-i-contribuenti</guid>
<description><![CDATA[ Il pacchetto approvato questa mattina rende prioritari i rimborsi per cittadini e PMI in caso di crisi e limita i casi in cui possono essere autorizzate operazioni di salvataggio pubblico. Secondo la relatrice Tinagli (PD), &quot;la riforma rende la risoluzione più credibile e accessibile per le banche piccole e medie&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2015/04/banca.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 04:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Via, libera, del, Parlamento, alle, nuove, norme, sulle, crisi, bancarie:, “Rafforzata, tutela, per, contribuenti”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Aumentare la <strong>tutela di contribuenti e depositanti</strong> durante le <strong>crisi bancarie</strong>. È con questo obiettivo che oggi (26 marzo) la mini-plenaria del <strong>Parlamento Europeo</strong>, riunita a Bruxelles, ha adottato in via definitiva un <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20260323IPR38827/nuove-norme-per-gestire-crisi-bancarie-e-proteggere-contribuenti-e-depositanti" target="_blank" rel="noopener">nuovo pacchetto</a> sulla gestione dei fallimenti degli istituti di credito. Le norme – adottate per annuncio e senza votazione, vista l’assenza di emendamenti – sono organizzate in tre atti legislativi diversi: la <a href="https://oeil.europarl.europa.eu/oeil/en/procedure-file?reference=2023/0112(COD)" target="_blank" rel="noopener">Direttiva sul Risanamento e la Risoluzione delle Banche</a> (BRRD), il <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20260323IPR38827/nuove-norme-per-gestire-crisi-bancarie-e-proteggere-contribuenti-e-depositanti" target="_blank" rel="noopener">Regolamento sul Meccanismo di Risoluzione Unico </a>(SRMR) e la <a href="https://oeil.europarl.europa.eu/oeil/en/procedure-file?reference=2023/0115(COD)" target="_blank" rel="noopener">Direttavi sui Sistemi di Garanzia dei Depositi</a> (DGSD).</p>
<p>Innanzitutto, come si legge nel comunicato ufficiale del Parlamento, i provvedimenti adottati oggi mirano a “rafforzare la tutela del denaro dei contribuenti in caso di crisi bancarie” stabilendo un <strong>nuovo ordine di priorità nel ricevimento dei rimborsi</strong>. La regola generale resta quella secondo cui ad essere interamente coperti sono i depositi <strong>fino ai 100 mila euro</strong> per correntista e per banca, ma la nuova DGSD stabilisce che – durante le procedure di fallimento o risoluzione – i cosiddetti <a href="https://www.ecb.europa.eu/ecb-and-you/explainers/tell-me-more/html/deposit_guarantee.it.html" target="_blank" rel="noopener">fondi di garanzia dei depositi</a> (SGD) avranno la <strong>priorità</strong> nei rimborsi. Gli SGD sono fondi finanziati dalle banche stesse il cui scopo è quello di proteggere i depositanti in caso di fallimento dell’istituto di credito. Secondo le nuove regole, solo dopo che gli SGD avranno rimborsato i correntisti e le piccole e medie imprese (PMI), si potrà passare ad altri tipi di creditori (in particolare, le autorità pubbliche di dimensioni ridotte, come i municipi e le autorità regionali).</p>
<p>Con lo stesso obiettivo di aumentare le garanzie dei depositanti al dettaglio durante le crisi bancarie, la nuova DGSD introduce un’ulteriore novità per i rimborsi superiori ai 100 mila euro, finora non coperti dalle regole europee. “Oltre alla garanzia standard di 100 mila euro – spiega il Parlamento – saranno coperti anche alcuni depositi legati a <strong>operazioni immobiliari</strong>, <strong>da 500 mila fino a 2.500.000 euro</strong> a seconda dei casi”. In parole più semplici, se un correntista si trova ad avere più di 100 mila sul proprio conto come conseguenza della vendita di un immobile, potrà comunque essere protetto in caso di fallimento della banca.</p>
<p>Un altro capitolo centrale del pacchetto adottato questa mattina riguarda il cambiamento dei requisiti che le banche dovranno rispettare per beneficiare delle cosiddette <strong>operazioni di ‘salvataggio pubblico’</strong>. In base alle nuove norme, al fine di accedere a fondi pubblici in caso di crisi, gli azionisti e i creditori delle banche in dissesto dovranno aver prima assorbito una quota delle perdite pari all’<strong>8 per cento</strong> del totale delle passività e dei fondi propri (TLOF). In altri termini, gli istituti di credito dovranno prima coprire una parte delle perdite tramite<strong> risorse ‘interne’</strong>, e solo dopo potranno fare ricorso all’aiuto dello Stato. “Questo meccanismo rafforza le tutele per cittadini, PMI e comuni”, ha sottolineato <strong>Ludek Niedermayer</strong>, europarlamentare ceco e relatore della BRRD, spiegando come ciò contribuisca a “chiarire in che modo i loro fondi saranno trattati in caso di fallimento di una banca” e a “ridurre il ricorso al denaro dei contribuenti, promuovendo soluzioni di mercato e meccanismi di finanziamento privati”. In aggiunta a ciò, i deputati hanno anche chiesto di semplificare l’uso – in particolare per le banche più piccole – del meccanismo ‘<strong>bridge the gap</strong>‘, in base al quale gli SGD possono essere utilizzati per contribuire al raggiungimento della soglia dell’8 per cento qualora ciò non sia possibile con le sole risorse di creditori e investitori.</p>
<p>Un ultimo aspetto del pacchetto è quello relativo all’ampliamento della ‘gamma’ di banche a cui saranno applicate <strong>procedure più rigide</strong> in caso di fallimento. Fino ad ora, tutte quelle azioni pensate per gestire la situazione in modo ordinato ed evitare l’esposizione dei clienti (dalla vendita della banca alla creazione di una ‘banca ponte’ temporanea) erano obbligatorie solo per gli istituti di credito più grandi. Con le nuove norme, invece, anche le <strong>banche piccole e medie</strong> – se di interesse pubblico – dovranno seguire lo stesso iter. “La riforma rappresenta un miglioramento decisivo, rendendo la risoluzione più credibile e accessibile per le banche piccole e medie”, ha commentato l’eurodeputata del PD e relatrice per il SRMR, <strong>Irene Tinagli</strong>.</p>
<p>Anche la terza co-relatrice, <strong>Kira Marie Peter-Hansen</strong>, ha sottolineato il compimento di “un primo passo importante verso il completamento dell’<strong>unione bancaria</strong>“. “Tuttavia – ha aggiunto – per finalizzare il progetto saranno necessarie <strong>ulteriori misure</strong> più ambiziose, incluso un sistema europeo di assicurazione dei depositi pienamente sviluppato”.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Aula divisa ma sull’immigrazione vince il ‘sì’ alla stretta, il Parlamento UE approva il controverso regolamento rimpatri</title>
<link>https://www.eventi.news/aula-divisa-ma-sullimmigrazione-vince-il-si-alla-stretta-il-parlamento-ue-approva-il-controverso-regolamento-rimpatri</link>
<guid>https://www.eventi.news/aula-divisa-ma-sullimmigrazione-vince-il-si-alla-stretta-il-parlamento-ue-approva-il-controverso-regolamento-rimpatri</guid>
<description><![CDATA[ Via libera con 389 voti a favore, 206 contrari e 32 astensioni. Socialisti, liberali e sinistra accusano il PPE: &quot;Tradisce sé stesso alleandosi con l&#039;estrema destra&quot;. Strada (PD): &quot;È regolamento deportazioni&quot;. Esultano Lega e FdI. Ora il negoziato inter-istituzionale con il Consiglio ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Imagoeconomica_1185668-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 04:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Aula, divisa, sull’immigrazione, vince, ‘sì’, alla, stretta, Parlamento, approva, controverso, regolamento, rimpatri</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Il Parlamento europeo avalla la stretta sui migranti e consolida la maggioranza composta da Partito popolare europeo ed estrema destra. Dopo <a href="https://www.eunews.it/2026/03/09/il-parlamento-europeo-procede-con-la-stretta-sui-rimpatri-passa-la-linea-dura-sostenuta-dalle-destre/">il voto a inizio marzo in commissione Libertà civili</a>, oggi (26 marzo), sulle nuove regole UE in materia di <strong>rimpatri, l’Aula si divide ma approva la proposta di regolamento</strong> ed è ora pronta ad avviare i negoziati con il Consiglio – cioè i Paesi membri – per arrivare al testo finale. Punto saliente della posizione dell’Eurocamera, per come sono stati approvati i testi, è la <strong>stretta sugli immigrati irregolari</strong>, per cui i rimpatri possono essere operati in tempi rapidi. Di fatto, i cittadini di Paesi terzi destinatari di una decisione di rimpatrio sono tenuti a cooperare con le autorità competenti per lasciare il territorio dell’UE. <strong>In caso di resistenza o non cooperazione, i rimpatriandi possono essere detenuti fino a 24 mesi</strong>. I rimpatri, secondo l’orientamento del Parlamento UE, possono essere effettuati verso un Paese terzo anche sulla base di un accordo con gli Stati membri o l’Ue (inclusi i cosiddetti hub di rimpatrio).</p>
<p>Per le persone che, secondo le autorità nazionali degli Stati membri, rappresentano un rischio per la sicurezza, vengono introdotte<strong> norme più rigorose, che permettono espulsioni più facili e controlli più rigidi</strong>. Ma sono soprattutto le prime due disposizioni a risultare controverse, come confermato già dai numeri: <strong>l’Aula approva con 389 voti a favore, 206 contrari e 32 astensioni, registrando una divisione netta</strong>.</p>
<p><a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/regolamento-rimpatri.png"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-448775" src="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/regolamento-rimpatri.png" alt="" width="1366" height="768" srcset="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/regolamento-rimpatri.png 1366w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/regolamento-rimpatri-300x169.png 300w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/regolamento-rimpatri-1024x576.png 1024w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/regolamento-rimpatri-768x432.png 768w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/regolamento-rimpatri-750x422.png 750w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/regolamento-rimpatri-1140x641.png 1140w" sizes="(max-width: 1366px) 100vw, 1366px"></a><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Insorge e attacca il gruppo della sinistra radicale (La Sinistra): “Mentre l’UE dovrebbe preparare un piano umanitario per i <a href="https://www.eunews.it/2026/03/16/iran-ora-lue-teme-per-la-sicurezza-alimentare-e-una-nuova-crisi-migratoria/" target="_blank" rel="noopener">potenziali sfollati causati dalla guerra in Iran</a>, <strong>la destra e l’estrema destra europee spingono per le deportazioni di massa</strong>“, critica l’eurodeputata spagnola <strong>Estrella Galan</strong>, secondo cui “i</span></span><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">l vergognoso Regolamento sui rimpatri permette la creazione di Guantánamo al di fuori dell’UE e si avvia verso un’<a href="https://www.ice.gov/" target="_blank" rel="noopener">ICE</a> europea, incoraggiando retate ed espulsioni”.<br>
</span></span></span></p>
<p>Il voto di oggi (26 marzo) certifica la convergenza tra il PPE e le forze dello spettro della destra in tutte le sue declinazioni, da quella conservatrice (ECR), a quella più nazionalista (PfE) e più intransigente (ESN). Lo denuncia anche <strong>Sandro Gozi</strong> (RE): “Il PPE ha scelto di spostarsi stabilmente a destra, inseguendo e legittimando le posizioni dell’estrema destra. È una deriva politica chiara e pericolosa”. Quella approvata, sostiene, “è una <strong>risposta sbagliata a un problema reale</strong>: molta propaganda, pochi risultati concreti e il rischio prevedibile di una nuova ondata di contenziosi giudiziari che finiranno per bloccarne l’attuazione”.</p>
<p>Alle critiche di liberali e sinistra radicali si aggiungono quelle dei socialisti. Dura <strong>Cecilia Strada</strong> (indipendente PD/S&D): “Le scene che abbiamo condannato negli Usa, i bambini di 5 anni portati via dalla polizia, potranno diventare realtà in Europa grazie al <strong>Regolamento Rimpatri che sarebbe più giusto chiamare regolamento deportazioni</strong>“. Quindi l’affondo alla maggioranza di governo: “<strong>la destra italiana, quella che dice di difendere la famiglia e i bambini</strong>, oggi ha votato per mettere in galera fino a due anni le famiglie con i bambini e i minori non accompagnati”. Il capo delegazione del PD, <strong>Nicola Zingaretti</strong>, rincara la dose: “I popolari europei tradiscono la loro storia. <strong>Non è con la detenzione di bambini che si aumenta la sicurezza delle persone</strong>“. Per gli eurodeputati di <strong>Alleanza Verdi e Sinistra</strong> – Leoluca Orlando, Cristina Guarda, Ignazio Marino, Benedetta Scuderi, Ilaria Salis e Mimmo Lucano – “prevedendo periodi di detenzione più lunghi, la possibilità di detenere minori e i rimpatri verso centri al di fuori dell’UE, il PPE, insieme all’estrema destra, sta smantellando ciò che resta dei diritti fondamentali in Europa”.</p>
<p>Esulta invece <strong>Nicola Procaccini</strong>, europarlamentare di FdI e co-presidente del gruppo dei conservatori (ECR): “Siamo <strong>estremamente soddisfatti</strong> del risultato ottenuto”. Questo regolamento “permetterà di avere un sistema più efficace, anche più severo, in termini di rimpatri, di procedure, e in termini di impedimento di accesso”. Insiste però sulla possibilità di creazione di hub nei Paesi terzi perché, sostiene, “<strong>la linea del governo Meloni è diventata la linea europea</strong>“. Anche gli alleati del Carroccio plaudono al voto: “Il testo approvato accoglie la linea di fermezza che la Lega e i Patrioti hanno sostenuto con determinazione”, il commento di <strong>Susanna Ceccardi </strong>(Lega/PfE), che tiene a sottolineare che il testo “consente l’utilizzo pieno dei centri di rimpatrio situati fuori dall’Unione europea, come quelli realizzati dall’Italia in Albania”, oggetto di <a href="https://www.eunews.it/2023/11/13/italia-albania-migranti-consiglio-europa/" target="_blank" rel="noopener">preoccupazioni del Consiglio d’Europa</a> e di <a href="https://www.eunews.it/2025/04/10/italia-albania-migranti-corte-ue/" target="_blank" rel="noopener">dubbi dell’avvocato generale del Tribunale UE</a>.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Il Parlamento europeo dice sì all’accordo sui dazi con gli USA, ma con condizioni</title>
<link>https://www.eventi.news/il-parlamento-europeo-dice-si-allaccordo-sui-dazi-con-gli-usa-ma-con-condizioni</link>
<guid>https://www.eventi.news/il-parlamento-europeo-dice-si-allaccordo-sui-dazi-con-gli-usa-ma-con-condizioni</guid>
<description><![CDATA[ Tre sono le clausole delle proposte legislative: una che permette di sospendere l&#039;accordo in caso di nuovi dazi da parte degli USA, la seconda che subordina l&#039;entrata in vigore delle nuove regole al rispetto degli impegni da parte di Washington e infine una terza che fissa la scadenza delle misure al 31 marzo 2028 ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/09/Imagoeconomica_2514630.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 04:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Parlamento, europeo, dice, sì, all’accordo, sui, dazi, con, gli, USA, con, condizioni</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Arriva l’<strong>ok del Parlamento europeo all’intesa con gli Stati Uniti sui dazi commerciali</strong>, ma con alcune clausole. Gli eurodeputati, riuniti in plenaria a Bruxelles, hanno adottato la loro posizione su due proposte legislative che attuano gli aspetti tariffari dell’accordo commerciale tra UE e USA trovato a luglio in Scozia dai presidenti<strong> Ursula von der Leyen</strong> e <strong>Donald Trump</strong>. Di fatto, l’Aula ha deciso di istituire una <strong>serie di paletti per il commercio di prodotti agricoli e industriali</strong>: una clausola che permette di sospendere l’accordo in caso di nuovi dazi da parte degli USA; una clausola ‘<em>Sunrise</em>‘ che subordina l’entrata in vigore delle nuove regole al rispetto degli impegni da parte di Washington; una clausola ‘<em>Sunset’</em> che fissa la scadenza delle misure al 31 marzo 2028, salvo rinnovo. <a href="https://www.eunews.it/2026/03/19/leurocamera-da-il-primo-via-libera-allaccordo-sui-dazi-ue-usa-ma-ne-rafforza-le-garanzie/">Il relatore del testo</a>, il socialista tedesco Bernd Lange, ha avvertito: “Qualsiasi ulteriore minaccia tariffaria, oppure il mancato conseguimento di benefici per produttori e consumatori dell’UE, comporterà la cessazione della normativa”. Con l’ok dell’Aula, ora potranno partire i negoziati con il Consiglio dell’UE e la Commissione per arrivare alla loro versione definitiva.</p>
<p data-path-to-node="3">Il voto di oggi, 26 marzo, <a href="https://www.europarl.europa.eu/legislative-train/theme-international-trade-inta/file-implementation-of-certain-tariff-aspects-of-the-2025-eu-us-framework-agreement" target="_blank" rel="noopener">sulle due proposte legislative</a> è un ulteriore tassello della già lunga lista di passaggi iniziata il 27 luglio scorso, quando <a href="https://www.eunews.it/2025/07/28/dazi-un-accordo-ad-ogni-costo-anche-quello-dellimmagine-dellue/">von der Leyen </a>è volata a Turnberry, in Scozia, per incontrare Trump nel suo lussuoso resort di proprietà e chiudere – e accettare – l’intesa sui dazi. I testi votati oggi dal Parlamento, se saranno concordati con i governi dell’UE, elimineranno la maggior parte dei dazi sui beni industriali statunitensi e garantiranno un accesso preferenziale al mercato per un’ampia gamma di prodotti ittici, tra cui le aragoste, e agricoli statunitensi, in linea con gli impegni assunti nell’estate 2025 tra l’UE e gli Stati Uniti.</p>
<p data-path-to-node="4">Più nel dettaglio delle tre clausole, i deputati hanno deciso di rafforzare la clausola di sospensione. Ad esempio,<strong> la Commissione potrebbe proporre la sospensione totale o parziale delle preferenze commerciali se gli Stati Uniti imponessero dazi aggiuntivi superiori al limite concordato del 15 per cento</strong>, o nuovi tipi di dazi sui beni provenienti dall’UE. Inoltre, la clausola potrebbe essere attivata anche se gli Stati Uniti, ad esempio, decidessero di compromettere gli obiettivi dell’accordo, discriminare gli operatori economici dell’UE, minacciare l’integrità territoriale degli Stati membri o le loro politiche estere e di difesa, oppure ricorrere a coercizione economica.</p>
<p data-path-to-node="4">Inoltre, i deputati hanno introdotto la ‘clausola di entrata in vigore’, la clausola sunrise, secondo cui <strong>le nuove preferenze commerciali entreranno in vigore solo se gli Stati Uniti rispetteranno i loro impegni</strong> <strong>che includono la riduzione da parte degli Stati Uniti dei dazi sui prodotti dell’UE con contenuto di acciaio e alluminio inferiore al 50 per cento</strong>, fino a un massimo del 15 per cento. “Per i prodotti dell’UE con contenuto di acciaio e alluminio superiore al 50 per cento, qualora gli Stati Uniti non riducano i loro dazi a un massimo del 15 per cento, le preferenze tariffarie dell’UE per le esportazioni statunitensi di acciaio, alluminio e prodotti derivati cesserebbero di applicarsi sei mesi dopo l’entrata in vigore del regolamento”, precisa il Parlamento.</p>
<p data-path-to-node="4">Infine, la clausola ‘Sunset’: i deputati hanno fissato al 31 marzo 2028 la data di scadenza per il regolamento principale. Questo termine potrà essere prorogato solo con una nuova proposta legislativa, da presentare dopo una valutazione d’impatto approfondita sugli effetti del regolamento. Alle tre clausole, si aggiunge il meccanismo di salvaguardia: la Commissione europea avrà il compito di <strong>monitorare l’impatto delle nuove norme</strong> e potrà decidere autonomamente di sospendere i nuovi dazi qualora le importazioni dagli Stati Uniti raggiungano livelli tali da causare danni all’industria dell’UE (ad esempio aumentando del 10 per cento delle importazioni di un determinato gruppo di prodotti). Il presidente della Delegazione per le relazioni con gli Stati Uniti ed eurodeputato del Partito Democratico, <strong>Brando Benifei</strong>, ha spiegato che “c<strong>on questo testo emendato abbiamo corretto squilibri e introdotto condizioni chiare e strumenti di tutela per l’Unione</strong>, affinché siano contrastati efficacemente ricatti e pressioni dell’amministrazione americana e si realizzi invece quella sufficiente stabilità e certezza che ci chiedono le nostre imprese e i loro lavoratori”.</p>
<p data-path-to-node="5">Adesso la palla passa ai triloghi – i negoziati informali tra Parlamento europeo, Consiglio dell’UE e Commissione europea – che inizieranno il 13 aprile e che proveranno a raggiungere un accordo interno per arrivare rapidamente a compromessi legislativi. Benifei ha invocato il sostegno “degli Stati membri in Consiglio, incluso il governo di Giorgia Meloni” affinché questi ultimi “non annacquino le tutele votate oggi dal Parlamento europeo: farlo significherebbe rischiare di far deragliare ogni possibile accordo”. Anche il relatore dei testi approvati, <strong>Bernd Lange,</strong> ha sostenuto che “è assolutamente chiaro che questa è una <strong>posizione forte da parte del Parlamento</strong>, e ci aspettiamo che il <strong>Consiglio e la Commissione</strong> <strong>si allineino</strong> alla posizione del Parlamento, poiché alcuni di questi elementi sono davvero importanti e determinanti per il corretto funzionamento di un accordo del genere; oggi non si tratta solo di una decisione, ma di una posizione chiara e sicura di sé da parte del Parlamento europeo”.</p>
<p data-path-to-node="6">Durante il briefing di mezzogiorno con la stampa, la Commissione UE ha dichiarato di “attendere con impazienza” di partecipare attivamente alla fase successiva del negoziato interistituzionale, sottolineando che “<strong>quella sarà l’occasione per discutere questi emendamenti in dettaglio e vedere come procedere</strong>“. L’esecutivo europeo si aspetta che “l’amministrazione statunitense adempia alla sua parte dell’accordo e mantenga gli impegni assunti nella dichiarazione congiunta” dell’estate scorsa. “Continueremo a collaborare in modo costruttivo con gli Stati Uniti su altri filoni di lavoro della dichiarazione congiunta, in particolare per quanto riguarda l’acciaio, i derivati dell’acciaio e altre aree per possibili esenzioni tariffarie”, spiega Palazzo Berlaymont.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Sale al 25 per cento il trasporto su gomma, ma il mare resta la via più utilizzata</title>
<link>https://www.eventi.news/sale-al-25-per-cento-il-trasporto-su-gomma-ma-il-mare-resta-la-via-piu-utilizzata</link>
<guid>https://www.eventi.news/sale-al-25-per-cento-il-trasporto-su-gomma-ma-il-mare-resta-la-via-piu-utilizzata</guid>
<description><![CDATA[ I dati di Eurostat mostrano che il trasporto su strada è l’unica modalità in crescita, mentre la ferrovia resta al palo. Pesa l&#039;impatto dei conflitti sulle rotte marittime ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2021/11/trasporto-su-strada.png" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 04:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Sale, per, cento, trasporto, gomma, mare, resta, via, più, utilizzata</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles <strong>–</strong> Il <strong>trasporto merci su strada</strong> è stata l’unica modalità a registrare, dal 2014 al 2024, una<strong> crescita costante</strong>, aumentando di 3,3 punti percentuali. <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/ddn-20260326-1" target="_blank" rel="noopener">I dati diffusi oggi</a> (26 marzo) da <strong>Eurostat</strong> sulla ripartizione modale del trasporto merci confermano il trend del trasporto su gomma che, nel 2024, si è attestato al <strong>25,7 per cento</strong> del totale. Nello stesso anno, circa due terzi (67 per cento) di tutto il trasporto merci (in tonnellate-chilometro) effettuato all’interno del territorio dell’UE è avvenuto via mare. E, sebbene il <strong>trasporto via mare</strong> rimanga la modalità <strong>largamente più utilizzata</strong> con una quota del <strong>67 per cento</strong>, il settore ha subito una flessione di 2,5 punti percentuali rispetto ai rilievi precedenti, <strong>risentendo direttamente delle restrizioni causate dell’invasione militare russa in Ucraina</strong>. Dunque, nel 2024, il trasporto marittimo e stradale hanno rappresentato il 92,7 per cento del trasporto merci totale nell’UE, quello su rotaia si è attestato al 5,4 per cento nel 2024, la navigazione interna all’1,7 per cento e il trasporto aereo lo 0,2 per cento.</p>
<p><strong>Il trasporto marittimo è stato la principale modalità di trasporto merci per 15 dei 22 Paesi dell’UE</strong> <strong>con sbocco sul mare</strong>, mentre in 9 Paesi ha rappresentato oltre il 70 per cento del trasporto merci. In totale, 14 Paesi hanno registrato un calo rispetto a dieci anni fa. Finlandia (-12,4 pp), Svezia (-11,2 pp) e Romania (-7,2 pp) hanno riportato i cali maggiori rispetto al 2014.</p>
<p>Nel 2024, il trasporto merci su gomma è stato il <strong>principale mezzo di trasporto in 11 Paesi dell’Ue</strong>. Negli ultimi dieci anni, ben 21 Stati membri hanno segnalato un aumento di questa quota, con i picchi più significativi registrati in <strong>Lituania</strong> (+22,4 punti percentuali), <strong>Lettonia</strong> (+22,0 pp) e <strong>Romania</strong> (+14,8 pp). Le percentuali più alte in assoluto si osservano in <strong>Lussemburgo (84,4 per cento)</strong>, Repubblica Ceca (78,0 per cento) e Ungheria (68,8 per cento).</p>
<p>La diversificazione modale resta tuttavia fortemente condizionata dalla <strong>disponibilità delle infrastrutture</strong> e dalla posizione geografica dei Paesi membri. Stati come Repubblica Ceca, Lussemburgo, Ungheria, Austria, Slovacchia e Svizzera non hanno sbocchi sul mare, mentre Cipro e Malta sono privi di vie navigabili interne. Il trasporto marittimo, invece, domina in modo quasi assoluto in <strong>Portogallo (98,2 per cento)</strong>, Grecia (96,4 per cento) e Cipro (96,3 per cento).</p>
<p>Mentre la strada avanza, le altre modalità faticano a guadagnare terreno. Il <strong>trasporto ferroviario</strong> segue a grande distanza con una quota del <strong>5,4 per cento</strong>, segnando anzi una lieve flessione dello 0,3 per cento. Eurostat rivela che nel 2024, la ferrovia non è risultata il principale mezzo di trasporto in nessuno dei Paesi dell’Unione. Per quanto riguarda le <strong>vie navigabili interne</strong>, la quota è rimasta relativamente stabile nell’ultimo decennio. Un caso d’eccellenza è rappresentato dalla <strong>Romania</strong>, dove questa modalità raggiunge il <strong>19,2 per cento</strong>, grazie all’intenso traffico commerciale sul Danubio. In <strong>Italia</strong>, invece, la quota delle vie navigabili resta marginale, attestandosi sotto lo 0,1 per cento, così come in Repubblica Ceca, Lituania e Polonia. Infine, il <strong>trasporto aereo</strong> rimane permanente allo <strong>0,2 per cento</strong> a livello Ue. Nessun Paese membro supera la soglia del 2 per cento per le merci trasportate via aria, con i valori più alti registrati in Romania (1,9 per cento) e Ungheria (1,6 per cento).</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Via libera UE alla direttiva anti&#45;corruzione. In Italia è polemica sulla (non) reintroduzione dell’abuso d’ufficio</title>
<link>https://www.eventi.news/via-libera-ue-alla-direttiva-anti-corruzione-in-italia-e-polemica-sulla-non-reintroduzione-dellabuso-dufficio</link>
<guid>https://www.eventi.news/via-libera-ue-alla-direttiva-anti-corruzione-in-italia-e-polemica-sulla-non-reintroduzione-dellabuso-dufficio</guid>
<description><![CDATA[ Per il Movimento 5 Stelle la direttiva &quot;è anche una sfiducia al governo italiano e al ministro Nordio&quot;, secondo il PD l&#039;abuso d&#039;ufficio &quot;rientra di fatto dalla porta principale&quot;. Ma Fratelli d&#039;Italia si dice &quot;estremamente soddisfatta&quot; del testo e smentisce: &quot;Nessuna necessità di reintrodurre il reato di abuso d&#039;ufficio&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/20260326_EP-201941C_AH1_0272-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 04:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Via, libera, alla, direttiva, anti-corruzione., Italia, polemica, sulla, non, reintroduzione, dell’abuso, d’ufficio</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Il Parlamento europeo<a href="https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20260323IPR38831/via-libera-alle-prime-norme-ue-anticorruzione" target="_blank" rel="noopener"> ha adottato</a> oggi (26 marzo) la prima direttiva anti-corruzione dell’UE, che permetterà di creare un <strong>quadro armonizzato di diritto penale per prevenire e contrastare il crimine di corruzione</strong>. L’ha fatto con una maggioranza schiacciante: 581 voti a favore, 21 contrari e 42 astensioni. In Italia, nonostante tutte le delegazioni dei partiti (al netto di Roberto Vannacci) abbiano sostenuto il testo, è già polemica sul significato di uno dei passaggi più delicati della direttiva: quello relativo al <strong>reato d’abuso d’ufficio</strong>.</p>
<p>Nel testo finale, il termine ‘abuso d’ufficio’ non c’è proprio. Si parla di ‘esercizio illecito di funzioni pubbliche’. E si introduce l’obbligo per gli Stati membri di “garantire che almeno alcune gravi violazioni della legge nell’esecuzione o nell’omissione di un atto da parte di un funzionario pubblico nell’esercizio delle sue funzioni siano punibili come reato penale, quando commesse intenzionalmente”. Una formula volutamente generica, che <strong>lascia agli Stati membri un ampio margine di discrezionalità</strong> nell’individuazione delle condotte penalmente rilevanti, figlia di agguerrite negoziazioni sia tra i Paesi membri che al Parlamento europeo.</p>
<p>La proposta originale della Commissione europea, ed anche la posizione approvata dalla commissione Libertà civili (LIBE) del Parlamento europeo nel febbraio 2024, erano più esplicite. “Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché sia punibile come reato la violazione colpevole, da parte di un funzionario pubblico, delle sue funzioni ufficiali, non svolgendo tali funzioni o svolgendole in modo non corretto, e causando danni sostanziali o ledendo i diritti o gli interessi legittimi di una persona fisica o giuridica”, recitava il mandato con cui il Parlamento europeo è approdato alle negoziazioni con gli Stati membri per dare la forma definitiva alla legge. Il Consiglio dell’UE, nel <a href="https://www.eunews.it/2024/06/14/direttiva-ue-corruzione-consiglio-italia/" target="_blank" rel="noopener">giugno 2024</a>, avevano già stralciato l’abuso d’ufficio dallo scopo della direttiva, con il ministro della Giustizia italiano, <strong>Carlo Nordio</strong>, che si era detto “lieto della mediazione raggiunta, che consente di conciliare gli obiettivi della proposta con le azioni di carattere nazionale”. Nei triloghi,<strong> il nodo dell’abuso d’ufficio ha tenuto banco per mesi</strong>, fino a quando, lo scorso 2 dicembre, Eurocamera e Consiglio dell’UE hanno raggiunto l’accordo provvisorio sul testo finale della direttiva.</p>
<p><figure aria-describedby="caption-attachment-448806" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/20260326_EP-202264A_DLL_111-scaled.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-448806 " src="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/20260326_EP-202264A_DLL_111-scaled.jpg" alt="" width="515" height="343" srcset="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/20260326_EP-202264A_DLL_111-scaled.jpg 2560w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/20260326_EP-202264A_DLL_111-300x200.jpg 300w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/20260326_EP-202264A_DLL_111-1024x683.jpg 1024w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/20260326_EP-202264A_DLL_111-768x512.jpg 768w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/20260326_EP-202264A_DLL_111-1536x1024.jpg 1536w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/20260326_EP-202264A_DLL_111-2048x1365.jpg 2048w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/20260326_EP-202264A_DLL_111-750x500.jpg 750w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/20260326_EP-202264A_DLL_111-1140x760.jpg 1140w" sizes="(max-width: 515px) 100vw, 515px"></a><figcaption class="wp-caption-text">La relatrice della direttiva anti-corruzione per il Parlamento europeo, Raquel Garcia Hermida-Van der Walle, e la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola [EU Parliament]</figcaption></figure>Da una parte o dall’altra, questa mattina i partiti italiani hanno cantato vittoria. E sono volati gli stracci. Fratelli d’Italia si è detto “estremamente soddisfatto” della direttiva anti-corruzione, sottolineando che nel testo “si ribadisce che gli Stati membri hanno piena libertà nella scelta degli strumenti piu efficaci per combattere la corruzione” e che “<strong>traspare che l’Italia ha già questi strumenti nel proprio ordinamento</strong>“. Insomma, ha affermato <strong>Nicola Procaccini</strong>, “non c’è alcuna necessità in base alla direttiva di reintrodurre il reato di abuso d’ufficio”.</p>
<p>Eppure, la lettura di Movimento 5 Stelle e Partito Democratico è tutt’altra. Per<strong> Giuseppe Antoci</strong>, eurodeputato pentastellato, “il via libera alla direttiva anticorruzione è anche una sfiducia al governo italiano e al ministro Nordio, che nel 2024, improvvidamente, ha cancellato l’abuso d’ufficio in Italia e tolto una tutela alla dignità dei cittadini”. Antoci ha denunciato l’ostruzionismo “anche e soprattutto del governo italiano”, con la direttiva “rimasta bloccata per mesi”, e il tentativo di trasformare l’articolo sull’abuso d’ufficio, “oggi obbligatorio, in facoltativo”. Per <strong>Sandro Ruotolo</strong>, eurodeputato del Partito Democratico, “la direttiva parla chiaro”: <strong>l’abuso d’ufficio “rientra di fatto dalla porta principale</strong>, smentendo l’intera linea del governo Meloni che nel 2024 aveva scelto di abolire quel reato”.</p>
<p>Due letture inconciliabili. La verità è che, per entrambi gli schieramenti, la vittoria è parziale: l’opposizione può rivendicare il fatto che Bruxelles ha messo in chiaro che l’abuso d’ufficio è un reato, e in quanto tale va perseguito. Ma il governo può dormire sogni tranquilli: la direttiva lascia ai Paesi membri ampissima discrezione su quali condotte dei pubblici ufficiali perseguire penalmente.</p>
<p>Anche la relatrice della direttiva per il Parlamento, la liberale olandese<strong> Raquel Garcia Hermida-Van der Walle</strong>, è intervenuta nel dibattito, sostenendo che “l’Italia, anche con lo spazio concesso dalla direttiva, dovrà lavorare” sull’abuso d’ufficio. Dovrà cioè “<strong>rendere obbligatoriamente punibili almeno i due reati più gravi che rientrano nell’ambito dell’abuso d’ufficio</strong>“, ha spiegato. L’eurodeputata ha poi lanciato una stoccata a Roma e ai partiti della maggioranza: “Se non avessero ritenuto che fosse una questione così importante (l’inclusione dell’abuso d’ufficio nella normativa, <em>ndr</em>), non avrebbero combattuto così duramente contro di essa”, ha affermato.</p>
<p>Ha messo un punto, nel pomeriggio, il presidente della Corte Costituzionale italiana, <strong>Giovanni Amoroso</strong>: “Se questa direttiva del Parlamento europeo modifica il quadro normativo,<strong> è possibile che la Corte sarà chiamata nuovamente a fare il controllo</strong> che l’articolo 111, primo comma, della Costituzione prevede. Prima ancora, ovviamente, sarà la politica chiamata a prendere atto di questa nuova legislazione europea”. E ancora prima, si può aggiungere, la direttiva dovrà essere formalmente adottata anche dal Consiglio dell’UE. A quel punto, gli Stati membri avranno 24 mesi per recepirla. Una grana (o una rivincita) per il prossimo governo.</p>
<div class="ep_gridcolumn ep-m_product" data-view1200="6" data-view1020="6" data-view750="10" data-view640="6" data-view480="8" data-view320="4">
<div class="ep_gridcolumn-content">
<div class="ep-a_text" data-wysiwyg=""></div>
</div>
</div>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Kallas al G7: “Mosca aiuta Teheran a colpire obiettivi USA in Medio Oriente”</title>
<link>https://www.eventi.news/kallas-al-g7-mosca-aiuta-teheran-a-colpire-obiettivi-usa-in-medio-oriente</link>
<guid>https://www.eventi.news/kallas-al-g7-mosca-aiuta-teheran-a-colpire-obiettivi-usa-in-medio-oriente</guid>
<description><![CDATA[ La tesi era già stata sostenuta da alcuni funzionari dell&#039;intelligence USA, secondo cui la Russia fornirebbe a Teheran sia droni che informazioni intelligence ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/09/P-067856_00-13_01-ORIGINAL-192683-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 04:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Kallas, G7:, “Mosca, aiuta, Teheran, colpire, obiettivi, USA, Medio, Oriente”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – “Ci risulta che <strong>la Russia stia aiutando l’intelligence iraniana</strong> a colpire le basi militari degli Stati Uniti in Medio Oriente”. In un <a href="https://www.reuters.com/world/eus-kallas-warns-against-ukraine-land-concessions-calls-territorial-demands-2026-03-26/" target="_blank" rel="noopener">punto stampa</a> precedente all’<a href="https://tg24.sky.it/mondo/2026/03/26/g7-esteri-parigi-partecipanti-temi" target="_blank" rel="noopener">incontro odierno</a> (27 marzo) tra i <strong>ministri degli Esteri del G7</strong> a Parigi, l’alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’UE, <strong>Kaja Kallas</strong>, ha confermato una tesi che circola negli ambienti dell’intelligence europea e di quella statunitense dall’inizio del nuovo conflitto mediorientale. “Il supporto russo a Teheran è anche di tipo militare: Mosca sta fornendo agli ayatollah <strong>droni</strong> con cui attaccare sia i Paesi vicini che gli obiettivi americani nella regione”, ha aggiunto l’ex prima ministra estone sulla scalinata dell’<strong>abbazia di Vaux de Cernay</strong>, suggestiva cornice della riunione odierna.</p>
<p>Le parole di Kallas seguono un <a href="https://edition.cnn.com/2026/03/06/politics/russia-aiding-iran-targeting" target="_blank" rel="noopener">reportage</a> datato 7 marzo (10 giorni dopo i primi attacchi israelo-statunitensi sull’Iran), nel quale la <strong>CNN</strong> riferiva di alcune informazioni in mano ai servizi segreti di Washington, secondo cui la Russia aveva iniziato a fornire a Teheran informazioni di intelligence “per <strong>identificare le posizioni e i movimenti delle truppe americane</strong>, oltre che delle navi militari e degli aerei”. A dare una grande mano agli iraniani, in particolare, sarebbero i <strong>satelliti</strong> che il Cremlino è riuscito a piazzare in orbita nel corso degli anni. Se l’intelligence USA non ha ancora confermato o smentito che gli attacchi iraniani contro obiettivi <em>yankee </em>di queste settimane siano stati possibili proprio grazie alla ‘longa manus’ russa (tesi sostenuta dal <a href="https://www.washingtonpost.com/national-security/2026/03/06/russia-iran-intelligence-us-targets/" target="_blank" rel="noopener">Washington Post</a>), quel che emerge è che – per dirla con il sarcasmo di uno dei funzionari citati dalla CNN – “<strong>alla Russia, l’Iran piace ancora molto</strong>“.</p>
<p>Parallelamente al supporto di intelligence, secondo Kallas, ci sarebbe anche quello più strettamente militare. Anche in questo caso, vero o non vero che sia, la leader della diplomazia UE si è limitata a ripetere quanto raccontato da alcune delle principali testate d’oltreoceano nei giorni scorsi. L’edizione di ieri (25 marzo) del <strong>Financial Times</strong> riportava poi le dichiarazioni di alcuni agenti segreti di Washington secondo cui <a href="https://kyivindependent.com/russia-sending-drones-to-iran-officials-tell-ft/" target="_blank" rel="noopener">Mosca e Teheran avrebbero iniziato a discutere dell’invio di droni russi in Medio Oriente</a> pochi giorni dopo l’inizio della guerra scatenata dal duo Trump-Netanyahu. Le prime consegne sarebbero arrivate a destinazione all’inizio di marzo e l’intera operazione dovrebbe essere completata per la fine del mese. Se il Cremlino aveva evitato di commentare le accuse mosse dalla CNN, il portavoce di Vladimir Putin, <strong>Dmitry Peskov</strong>, ha deciso di replicare a quelle del quotodiano britannico, affermando che “in questo momento, ci sono molte fake news in giro, ma una cosa è certa: stiamo cinturando a dialogare con la leadership iraniana”.</p>
<p>Secondo Kallas, quello che emerge da tutte queste indiscrezioni è che “<strong>le due guerre</strong>, quella in Ucraina e quella in Medio Oriente, <strong>sono estremamente interconnesse</strong>“. Non solo: per la politica estone, l’argomento del supporto russo al regime di Teheran potrebbe essere utilizzato dall’UE “per spronare gli Stati Uniti a <strong>essere più assertivi nei confronti di Putin</strong> sui negoziati con l’Ucraina”. “Se l’America vuole fermare la guerra in Medio Oriente, se vuole fermare gli attacchi iraniani contro le sue basi e i suoi uomini”, ha aggiunto, “dovrebbe mettere più pressione sulla Russia così che non siano in grado di aiutarli”.</p>
<p>A giudicare dalle ultime notizie, gli appelli di Kallas sembrano destinati – ancora una volta – a cadere nel vuoto. In un’<a href="https://www.reuters.com/business/aerospace-defense/us-links-security-guarantees-ukraine-giving-up-donbas-zelenskiy-says-2026-03-25/" target="_blank" rel="noopener">intervista</a> concessa a <strong>Reuters</strong>, il presidente ucraino, <strong>Volodymyr Zelensky</strong>, ha confermato di aver nuovamente ricevuto dagli USA l’offerta di <strong>garanzie di sicurezza in cambio della cessione a Mosca dell’intero Donbass</strong>. Che sia un caso o meno, queste parole sono arrivate il giorno dopo che lo stesso Zelensky aveva affermato di avere “prove inconfutabili che <strong>la Russia stia ricattando gli USA</strong> proponendo di smettere di fornire aiuti di intelligence all’Iran se Washington farà lo stesso con l’Ucraina”.</p>
<p>Prima dell’inizio della ‘Terza Guerra del Golfo’, la Russia e l’Iran avevano inaugurato la loro <a href="https://www.lemonde.fr/en/international/article/2026/03/18/shahed-drones-are-a-symbol-of-cooperation-between-tehran-and-moscow_6751549_4.html?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener">cooperazione militare</a> proprio in Ucraina. Dall’inizio del conflitto, Teheran ha fornito a Mosca una significativa quantità di <strong>missili balistici a corto raggio</strong> e -soprattutto – di <strong>droni <em>Shahed</em></strong>.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Per la prima volta tutti gli alleati NATO spendono oltre il 2 per cento del PIL in difesa</title>
<link>https://www.eventi.news/per-la-prima-volta-tutti-gli-alleati-nato-spendono-oltre-il-2-per-cento-del-pil-in-difesa</link>
<guid>https://www.eventi.news/per-la-prima-volta-tutti-gli-alleati-nato-spendono-oltre-il-2-per-cento-del-pil-in-difesa</guid>
<description><![CDATA[ Secondo le stime del rapporto annuale del segretario generale, l&#039;Italia nel 2025 ha speso oltre 45 miliardi di euro pari al 2,01 per cento del proprio PIL. Rutte: &quot;Ciò ci rende tutti più sicuri e protetti, ma dobbiamo mantenere lo slancio&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Mark-Rutte-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 04:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Per, prima, volta, tutti, gli, alleati, NATO, spendono, oltre, per, cento, del, PIL, difesa</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Non solo tutti gli Alleati della NATO, l’anno scorso, hanno raggiunto l’obiettivo stabilito nel 2014 di investire almeno il 2 per cento del loro Prodotto interno lordo (PIL) nella difesa. Ma <strong>i Paesi europei e il Canada hanno aumentato del 20 per cento la spesa nel settore nel 2025 rispetto al 2024</strong>. La fotografia è quella scattata dal <a href="https://www.nato.int/content/dam/nato/webready/documents/publications-and-reports/annual-reports/sgar25-en.pdf#page=1" target="_blank" rel="noopener">Rapporto annuale 2025 del segretario generale</a>, <strong>Mark Rutte</strong>. Per quanto riguarda le stime per <strong>l’Italia</strong>, <strong>l’anno scorso</strong> la Penisola <strong>ha speso oltre 45 miliardi di euro</strong> (45,325), <strong>pari al 2,01 per cento del proprio PIL</strong>,<strong> registrando una crescita del 32,97 per cento rispetto all’1,52 per cento del PIL del 2024</strong> (33,420 miliardi) e del +98 per cento rispetto al 2014 quando aveva speso 18,427 miliardi in difesa (pari all’1,13 per cento del suo PIL).</p>
<p>“Abbiamo compiuto progressi significativi negli investimenti nella difesa e la NATO è oggi più forte che mai”, ha commentato Rutte in conferenza stampa. “Nel 2025, per la prima volta, tutti gli Alleati hanno raggiunto l’obiettivo concordato nel 2014: investire almeno il 2 per cento del loro PIL nella difesa. E molti si sono spinti ben oltre. Infatti, abbiamo assistito a un aumento del 20 per cento della spesa per la difesa di Europa e Canada nel 2025 rispetto al 2024. <strong>Continuare questa tendenza cruciale sarà una priorità negli anni a venire</strong>“, ha esortato.</p>
<p>Il rapporto evidenzia che le spese per la difesa sono arrivate al 2,77 per cento del PIL complessivo dell’Alleanza atlantica (era il 2,65 per cento nel 2024). E se da questo dato si scorpora il contributo a stelle e strisce la quota di Europa e Canada insieme arriva al 2,33 per cento. Gli USA hanno speso in difesa il 3,19 per cento del proprio PIL. Ma le due parti dell’Alleanza si invertono le tendenze di crescita: mentre le spese per la difesa di Europa e Canada sono aumentate del 19,6 per cento rispetto all’19,36 per cento del 2024, quelle degli USA sono calate dell’1,38 per cento. Nel complesso, però, l’Alleanza atlantica ha speso nel 2025 il 6,19 per cento in più rispetto al proprio PIL (nel 2014 aveva speso il 4,38 per cento in meno, così come gli USA il 5,6 per cento in meno ed Europa e Canada quasi l’1 per cento in meno).</p>
<p>L’ex premier olandese ha ricordato che investire “è fondamentale” per “essere in grado di affrontare le minacce”, tra cui “la Russia resta quella più significativa e diretta alla sicurezza nell’area euro-atlantica”. In questo contesto, “<strong>tutti i 32 gli alleati concordano sul fatto che la Russia rappresenta la nostra minaccia più significativa</strong>” e che “tutti gli alleati sono pienamente impegnati a garantire che abbiamo la difesa collettiva necessaria, e che prendiamo le misure richieste per assicurarci la deterrenza”, ha affermato facendo il pompiere a una domanda <a href="https://www.eunews.it/2026/03/23/lungheria-sotto-accusa-avrebbe-condiviso-informazioni-riservate-dellue-con-la-russia/">su eventuali timori per la comunicazione di Budapest al Cremlino di informazioni riservate</a>.</p>
<p>Per Rutte, dunque, “<strong>un forte legame transatlantico rimane essenziale in un’epoca di incertezza globale</strong>” e “Nord America ed Europa sono sempre stati più forti insieme nella Nato”. Ed “è così che continueremo a rimanere al sicuro in un mondo più pericoloso”, ha aggiunto. “L’anno scorso, la NATO ha iniziato un nuovo capitolo nella nostra difesa comune”, ha ricordato Rutte evidenziando la decisione “storica”, <a href="https://www.eunews.it/2025/06/25/summit-nato-aia-target-spesa-rutte-trump/">presa al Vertice dell’Aia</a>, di aumentare gli investimenti nella difesa fino al 5 per cento del PIL. “Mentre gli alleati destinano ora maggiori risorse a capacità cruciali, dobbiamo assicurarci che l’offerta soddisfi la nostra domanda” e in questo contesto è necessario “aumentare la produzione e l’innovazione nel settore della difesa, per garantire che le nostre industrie possano fornire cio’ di cui le nostre forze armate hanno bisogno”, ha spiegato.</p>
<p>È un segretario generale che non può che essere soddisfatto. “Si stima che la spesa totale degli Alleati della NATO per le esigenze fondamentali di difesa sia stata superiore a 1.400 miliardi di dollari (a prezzi costanti del 2021) nel 2025. Gli Alleati europei e il Canada stanno facendo di più e investendo di più, con un impegno accresciuto caratterizzato da enormi incrementi nella spesa per la difesa”, ha scritto nel suo rapporto. “<strong>Tra il 2014 e il 2025, l’Europa e il Canada della NATO hanno più che raddoppiato la loro spesa annuale per la difesa, con un aumento reale del 106 per cento</strong>. Nel solo 2025, gli Alleati della NATO in Europa e Canada hanno investito un totale di 574 miliardi di dollari nella difesa, con un aumento del 20 per cento in termini reali rispetto al 2024. Tutti gli Alleati hanno riportato cifre relative alle spese per la difesa che hanno raggiunto o superato l’obiettivo del 2 per cento fissato inizialmente nel 2014, con molti che hanno effettuato forti aumenti di spesa e tre Alleati che hanno già raggiunto il nuovo obiettivo del 3,5 per cento nel 2025″, ha illustrato. I tre Paesi sono Polonia (4,30 per cento), Lituania (4 per cento) e Lettonia (3,74 per cento). “Ciò dimostra che gli Alleati della NATO riconoscono il nostro mutato contesto di sicurezza e la necessità di soddisfare i nostri impegni collettivi” e “ciò ci rende tutti più sicuri e protetti, ma dobbiamo mantenere lo slancio”. Il segretario generale non si accontenta e chiede costanza nel percorso: “Mi aspetto che gli alleati al prossimo vertice Nato di Ankara”, il 7 e 8 luglio, “dimostrino di essere su un percorso chiaro e credibile verso l’obiettivo del 5 per cento” del Pil in spese per la difesa.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Asse Toscana&#45;Lombardia contro la centralizzazione dei fondi del bilancio UE</title>
<link>https://www.eventi.news/asse-toscana-lombardia-contro-la-centralizzazione-dei-fondi-del-bilancio-ue</link>
<guid>https://www.eventi.news/asse-toscana-lombardia-contro-la-centralizzazione-dei-fondi-del-bilancio-ue</guid>
<description><![CDATA[ Toscana e Lombardia esprimono il proprio &quot;timore&quot; per la decisione di &quot;Consiglio e Commissione Ue di incorporare i fondi di agricoltura e coesione&quot;. Il capodelegazione del Pd Zingaretti: &quot;È un bene che anche i presidenti di destra siano contro questo bilancio pluriennale&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/04/Coesione-1024x679.webp" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 04:30:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Asse, Toscana-Lombardia, contro, centralizzazione, dei, fondi, del, bilancio</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Per l’Italia, il tema delle politiche di coesione rimane sempre attuale, a maggior ragione oggi, (26 marzo), giorno in cui la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni,<strong> ha annunciato la riprogrammazione di oltre 7 miliardi di euro in fondi di Coesione</strong> per il Bel Paese che saranno destinati “alla competitività delle imprese italiane, alle misure per realizzare alloggi a prezzi calmierati e agli interventi sul fronte idrico ed energetico”. Le Regioni esultano, ma con cautela: la preoccupazione per la struttura del prossimo bilancio 2028-2034 dell’Unione Europea è forte e immutata.</p>
<p data-path-to-node="2">A Bruxelles, la Regione Toscana ha commentato come “positiva” la riprogrammazione dei fondi. Lo è “perché la nostra Regione, come tante altre in Italia, ha spazi diversi tra loro al suo interno e ha bisogno di fondi in grado di <strong>rispondere alle esigenze del territorio</strong>“, ha dichiarato la consigliera regionale <strong>Irene Galletti</strong> (M5s) parlando ai cronisti nella sede della Regione a Bruxelles. Il quesito cruciale su cui tutti sono allertati, però, è uno: come sarà il nuovo <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/eu-long-term-budget/" target="_blank" rel="noopener">Quadro finanziario pluriennale</a> a partire dal 2028? <strong>Alessandro Capecchi</strong> (FdI), consigliere regionale e membro della commissione Politiche UE e rapporti Internazionali, si dice “timoroso” per la proposta della Commissione europea di “<strong>incorporare i fondi tra il PAC e il Fondo sociale europeo</strong>. C’è un po’ di timore che ciò possa portare ad un forte taglio delle risorse trasferite al nostro Paese e alla regione toscana. Per questo motivo siamo tutti mobilitati”, ha spiegato.</p>
<p data-path-to-node="3">Non solo la Toscana, ma anche la Lombardia si è espressa criticamente: il presidente <strong>Attilio Fontana</strong> ha definito “<strong>inaccettabile</strong>” la centralizzazione prevista dalla nuova Coesione in cantiere nell’esecutivo europeo, un giudizio che lo unisce alla grande maggioranza dei leader delle regioni europee. Intanto, il capodelegazione del Pd al Parlamento europeo, <strong>Nicola Zingaretti</strong>, ha reagito alle dichiarazioni di Fontana affermando che “<strong>è un bene che anche i</strong> <strong>presidenti di destra siano contro questo bilancio pluriennale</strong>. Il quadro finanziario pluriennale <a href="https://www.eunews.it/2026/03/25/gli-stati-ue-hanno-riallocato-12-miliardi-di-euro-dalla-politica-di-coesione-alla-difesa/">proposto</a> da Consiglio e Commissione è sbagliato, non investe nel futuro e nazionalizza le scelte. Questa è una battaglia che come Pd e Socialisti conduciamo fin dal primo giorno. Ora alle parole segua la coerenza per cambiare” questo “Qfp o bocciarlo”.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Frederiksen vince (male) le elezioni in Danimarca, la coalizione di governo verso un cambio di colore</title>
<link>https://www.eventi.news/frederiksen-vince-male-le-elezioni-in-danimarca-la-coalizione-di-governo-verso-un-cambio-di-colore</link>
<guid>https://www.eventi.news/frederiksen-vince-male-le-elezioni-in-danimarca-la-coalizione-di-governo-verso-un-cambio-di-colore</guid>
<description><![CDATA[ I socialdemocratici restano il primo partito con il 21,9 per cento, il peggior risultato della loro storia. Perdono terreno anche gli alleati di governo, i liberali di destra e i Moderati. Al secondo posto, la sinistra verde del Partito Popolare Socialista ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/7284006d-f687-43ae-baf4-f4afdba621a4-1024x682.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 21:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Frederiksen, vince, male, elezioni, Danimarca, coalizione, governo, verso, cambio, colore</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Il partito socialdemocratico della premier<strong> Mette Frederiksen</strong> ha vinto le elezioni parlamentari in Danimarca, nonostante <strong>un crollo delle preferenze rispetto alle consultazioni del 2022 e il peggior risultato della sua storia</strong>. Né il ‘blocco rosso’ di sinistra né il ‘blocco blu’ di destra raggiungono<a href="https://nyheder.tv2.dk/folketingsvalg/valgresultater" target="_blank" rel="noopener"> la maggioranza</a>. Con il 21,9 per cento dei voti, Frederiksen rimane in sella, ma la coalizione di centro-destra al governo è ai titoli di coda.</p>
<p>Le <a href="https://www.eunews.it/2026/03/23/le-insidie-del-voto-anticipato-in-danimarca-frederiksen-verso-la-riconferma-ma-con-chi/" target="_blank" rel="noopener">elezioni anticipate</a>, convocate da Frederiksen per capitalizzare la gestione delle tensioni con gli Stati Uniti sulla Groenlandia, hanno confermato la profonda frammentazione del panorama politico danese. I socialdemocratici hanno perso più di 5 punti percentuali rispetto al 2022, confermandosi tuttavia al primo posto tra i 12 partiti in corsa. <strong>Anche gli alleati dell’inedita coalizione di governo – la prima fuori dai tradizionali ‘blocchi’ – hanno perso terreno</strong>: i liberali-conservatori di Venstre hanno ottenuto solo il 10,1 per cento, i Moderati di centro il 7,8 per cento. Al secondo posto si è classificata la sinistra verde del Partito Popolare Socialista, con circa l’11,6 per cento dei voti. I conservatori dell’Alleanza Liberale hanno raggiunto il 9,7 per cento, tallonati dal Partito Popolare Danese, in forte aumento, al 9 per cento.</p>
<p>Il ‘blocco rosso’, che conta socialdemocratici e partiti di sinistra, ha conquistato 84 seggi. Il blocco di destra 77. Entrambi al di sotto dei 90 seggi necessari per ottenere la maggioranza al Parlamento di Copenaghen. Spetterà al re conferire un mandato esplorativo a uno dei leader di partito. Con ogni probabilità, la scelta ricadrà per la terza volta su Frederiksen. Che, come quattro anni fa, <strong>non potrà prescindere dai Moderati dell’attuale ministro degli Esteri, Lars Løkke Rasmussen</strong>, e dai loro 14 seggi, per formare un governo. Frederiksen si è detta “pronta ad assumersi” nuovamente l’incarico, ammettendo che “nulla lascia presagire che sarà facile formare un governo”.</p>
<p>All’orizzonte si profilano difficili negoziati, da cui<strong> potrebbe emergere una nuova coalizione di centro-sinistra</strong> composta da socialdemocratici, Partito Popolare Socialista, Moderati e dal Partito Social-Liberale Danese. Insieme, i quattro partiti contano 82 seggi. Rasmussen ha tuttavia invitato i due alleati di governo, Frederiksen e il leader dei liberali di destra Troels Lund Poulsen, a unirsi a lui al centro. Ma Poulsen ha escluso una nuova collaborazione con i socialdemocratici, rilanciando l’ambizione di guidare un governo di destra. Dall’altra parte, la presidente del Partito Popolare Socialista, Pia Olsen Dyhr, ha fissato le sue condizioni: “Dobbiamo cercare di garantire il mantenimento dello Stato sociale, dobbiamo cercare di avviare una transizione ecologica”, ha dichiarato alla stampa, avvertendo: “Se non ci riusciremo non entreremo nel governo e resteremo all’opposizione”.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>L’UE lancia AGILE, programma da 115 milioni per nuove tecnologie di difesa pronte subito</title>
<link>https://www.eventi.news/lue-lancia-agile-programma-da-115-milioni-per-nuove-tecnologie-di-difesa-pronte-subito</link>
<guid>https://www.eventi.news/lue-lancia-agile-programma-da-115-milioni-per-nuove-tecnologie-di-difesa-pronte-subito</guid>
<description><![CDATA[ Valido per il 2027, la proposta di regolamento prevede finanziamenti mirati al 100 per cento di pochi progetti innovativi. Virkkunen: &quot;E&#039; il pezzo mancante della nostra agenda&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/kubilius-Virkkunen.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 21:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>L’UE, lancia, AGILE, programma, 115, milioni, per, nuove, tecnologie, difesa, pronte, subito</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Dal laboratorio al campo di battaglia “in tempi record”, da uno a massimo tre anni. La Commissione europea prova a riscrivere le logiche della difesa, attraverso un nuovo strumento volto a velocizzare sviluppo e commercializzazione delle tecnologie innovative di ultima generazioni. Un totale di <strong>115 milioni di euro con cui finanziare completamente al 100 per cento progetti</strong> di interesse europeo promossi da start-up e piccole e medie imprese: è <strong>AGILE</strong>, lo speciale programma concepito per <strong>pochi ma mirati progetti – tra i 20 e i 30 –</strong>, in grado di produrre soluzioni tecnologiche di i<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">ntelligenza artificiale, tecnologia quantistica e droni.</span></span></span></p>
<p>In linea con quanto previsto dallo speciale <a href="https://www.eunews.it/2025/12/01/difesa-lue-ha-ricevuto-tutti-i-19-piani-nazionali-per-safe-di-questi-15-prevedono-sostegno-allucraina/" target="_blank" rel="noopener">programma SAFE da 150 miliardi di euro</a>, anche AGILE finanzierà aziende europee e con sede nell’UE, e sarà erogato ai Paesi dello <a href="https://eur-lex.europa.eu/IT/legal-content/glossary/european-economic-area-eea.html" target="_blank" rel="noopener">Spazio economico europeo</a> (Norvegia, Islanda e Lichtenstein) più l’Ucraina. Nelle idee dell’esecutivo comunitario <strong>lo speciale strumento finanziario è concepito per il 2027, con una validità che va dall’1 gennaio al 31 dicembre del prossimo anno</strong>. Un’impostazione che si spiega con il fatto che i 115 milioni di euro sono f<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">ondi che provengono interamente da riallocazioni all’interno dell’attuale </span></span></span><strong>bilancio comune europeo in scadenza proprio il prossimo anno</strong> (MFF 2021-2027), e ciò pone comunque interrogativi circa i tempi di approvazione della <a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Proposal-for-a-Regulation-AGILE.pdf" target="_blank" rel="noopener">proposta di regolamento</a> messa a punto dalla Commissione, che Consiglio e Parlamento sono ora chiamati ad adottare.</p>
<p>Il team von der Leyen precisa di voler ricorrere alla procedura ordinaria, senza dunque accelerare né forzare i tempi. Tuttavia il testo del regolamento prevede che siano tagliati fuori i Parlamenti nazionali. Il considerando 30 del testo esplicita che “v<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">ista l’urgente necessità di sostenere investimenti cruciali nelle capacità di difesa e in particolare nell’innovazione in questo settore, nel contesto delle pressanti sfide geopolitiche,<strong> è opportuno prevedere un’eccezione al periodo di otto settimane sul ruolo dei Parlamenti nazionali nell’Unione europea</strong>” (<a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:12016E/PRO/01" target="_blank" rel="noopener">cioè il periodo che intercorre tra la data in cui si mette a disposizione dei Parlamenti nazionali</a>, nelle lingue ufficiali dell’Unione, un progetto di atto legislativo e la data in cui questo è iscritto all’ordine del giorno provvisorio del Consiglio ai fini della sua adozione o dell’adozione di una posizione nel quadro di una procedura legislativa). Per cui, “sulla base di tale eccezione, il presente regolamento dovrebbe entrare in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea”.<br>
</span></span></span></p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="fXlq3GxZ0r"><p><a href="https://www.eunews.it/2025/06/10/kubilius-difesa-mettere-da-parte-pace/">Kubilius: “Dobbiamo essere pronti per la difesa in tutti i campi, mettere da parte i tempi di pace”</a></p></blockquote>
<p></p>
<p>Probabilmente un azzardo, in tempi di Europa a trazione nazionalista e sovranista, ma a Bruxelles si ritiene che questa sia l’unica via da seguire per risposte efficaci. <span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">“<strong>Vogliamo creare una cultura dell’azione rapida</strong>, assicurandoci che le PMI e le start-up europee possano promuovere la deterrenza e la sicurezza europea offrendo soluzioni innovative”, spiega <strong>Henna Virkkunen</strong>, vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, che sottolinea: “AGILE è il pezzo mancante della nostra agenda” di sicurezza e difesa.</span></span></span></p>
<h4>Procedure accelerate e retroattività a misure di imprese</h4>
<p>Per fare in modo che questa cultura dell’azione rapida si radichi, la proposta di regolamento per lo strumento AGILE <span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"> propone di operare con <strong>tempi di erogazione dei finanziamenti di appena quattro mesi</strong>, così da permettere di avviare immediatamente il percorso di ricerca e sviluppo, realizzazione e messa in commercio, così da permettere che <strong>le nuove soluzioni tecnologiche di difesa raggiungano le forze armate entro 1-3 anni</strong>. Per i costi ammissibili e la possibilità per l’UE di coprirli al 100 per cento si prevede una clausola retroattiva che consentirà alle aziende di richiedere il rimborso delle spese sostenute fino a tre mesi prima della chiusura del bando, al fine di facilitare l’innovazione rapida.</span></span></span></p>
<p><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">“È <strong>fondamentale testare, validare e integrare rapidamente queste tecnologie nelle nostre capacità di difesa</strong>, garantendo che l’industria della difesa europea possa tenere il passo con la natura in rapida evoluzione della guerra moderna”, scandisce il commissario per la Difesa, </span></span><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong>Andrius Kubilius</strong>. Il programma, spiega, “creerà corsie preferenziali per la valutazione dei progetti”, attraverso auto-certificazioni, applicazioni telematiche e scrutini preliminari da parte dell’UE.</span></span></span></p>
<p>Nel finanziare AGILE <strong>“sarebbe molto apprezzato se le imprese ucraine partecipassero</strong>, perché le imprese dell’Ucraina hanno una grande esperienza e la loro esperienza sarebbe molto ben venuto”, aggiunge Kubilius, in un auspicio che è un esplicito invito all’Ucraina a unirsi agli sforzi UE.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Prevenzione e sensibilizzazione, l’UE si attiva già contro gli incendi</title>
<link>https://www.eventi.news/prevenzione-e-sensibilizzazione-lue-si-attiva-gia-contro-gli-incendi</link>
<guid>https://www.eventi.news/prevenzione-e-sensibilizzazione-lue-si-attiva-gia-contro-gli-incendi</guid>
<description><![CDATA[ L&#039;esecutivo comunitario presenta la nuova strategia anti-roghi estivi, che passa per azioni utili a evitarli. &quot;Dimensioni ed entità peggioreranno&quot;, avverte Bruxelles. Roswall: &quot;Possiamo evitare danni economici per miliardi di euro&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Imagoeconomica_2143680.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 21:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Prevenzione, sensibilizzazione, l’UE, attiva, già, contro, gli, incendi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>P</strong><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong>revenire, prepararsi</strong>, rispondere e riprendersi al meglio dagli incendi boschivi: con la fine delle stagioni fredde la Commissione europea non perde tempo e invita gli Stati membri a lavorare per un’<strong>estate che ormai nell’Unione Europea vuol dire, sempre di più, incendi.</strong> Così il collegio dei commissari adotta la comunicazione per i governi, contenente la strategia per predisporre ciò che servirà, e che auspica di utilizzare il meno possibile. Più preparazione, più mezzi, più coordinamento: a Bruxelles si cerca di dare vita a una vera e propria cabina di regia per i fuochi, piaga di oggi e di domani. “</span></span></span><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong>Nel 2025</strong> l’Europa ha vissuto la peggiore stagione di incendi boschivi da quando sono iniziate le rilevazioni, con <strong>oltre un milione di ettari bruciati</strong>“, denuncia la Commissione europea, che avverte: “<strong>Si prevede che le dimensioni e l’intensità degli incendi boschivi peggioreranno</strong> in tutto il continente”.</span></span></span></p>
<p>L’iniziativa di oggi si colloca nel solco della più ampia <a href="https://www.eunews.it/2025/03/26/strategia-preparazione-ue-2030/" target="_blank" rel="noopener">strategia di preparazione alle emergenze, lanciata un anno fa</a>. Ci si rivolge agli Stati attraverso una comunicazione, dunque un atto non legislativo, ma comunque di indirizzo chiaro e volto ad una <strong>maggiore cooperazione</strong>. Non a caso si insiste sulla necessità di raccogliere dati e scambio di informazioni, perché la prevenzione passa da qui, sottolinea <strong>Roxana Minzatu</strong>, vicepresidente esecutiva per la Preparazione e i diritti sociali: “<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong>L’Europa deve essere pronta prima che scoppi il primo incendio</strong>“. Ciò significa “costruire una vera cultura della preparazione”, che implica il dover “fornire alle persone le competenze adeguate, sostenere i vigili del fuoco e i soccorritori e aiutare le comunità a comprendere i rischi che corrono”.</span></span></span></p>
<h4>Raccolta dati e sensibilizzazione</h4>
<p><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">La Commissione propone misure su due fronti, per le amministrazioni e per la cittadinanza. Ai governi viene chiesto di raccogliere dati per comprendere meglio la situazione e ridurre i rischi per la salute a lungo termine a cui sono esposti i vigili del fuoco, collegandoli a condizioni pericolose e sostanze tossiche.</span></span> Inoltre, viene promosso <span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">lo scambio di buone pratiche per i metodi di ripristino della natura post-incendio.</span></span></span></p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="EcEJOfHlbo"><p><a href="https://www.eunews.it/2023/08/07/meccanismo-di-protezione-civile-ue-2023/">I cambiamenti climatici si abbattono sull’estate europea. Il Meccanismo di protezione civile Ue contro incendi e alluvioni</a></p></blockquote>
<p></p>
<p>L’obiettivo principale in tema prevenzione resta quello di interventi sulla società civile, poiché il 96 per cento dei roghi è frutto dell’attività dell’uomo. Per questo si invitano le autorità nazionali degli Stati membri a p<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">romuovere e diffondere <strong>buone pratiche in materia di sensibilizzazione al rischio di incendi boschivi e coinvolgimento della comunità</strong>, ad esempio attraverso la <a href="https://civil-protection-knowledge-network.europa.eu/" target="_blank" rel="noopener">rete di conoscenze della Protezione civile dell’UE</a>. Ancora, si esorta a <strong>coinvolgere i cittadini attraverso dibattito online sulla preparazione alle emergenze</strong> organizzate sulla <a href="https://citizens.ec.europa.eu/online-debate-preparedness_en" target="_blank" rel="noopener">specifica piattaforma dedicata</a>, per discutere e affrontare rischi e consapevolezza dei rischi di incendi boschivi e sulla preparazione alle emergenze. E poi, la necessità di promuovere il volontariato e le opportunità di scambio nel campo della preparazione alle emergenze.</span></span></span></p>
<p><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">La commissaria per l’Ambiente,<strong> Jessika Roswall</strong>, spiega perché è fiduciosa che i governi si attivino in questa duplice azione: perché farlo vuol dire risparmi. </span></span></span>I danni a proprietà e infrastrutture provocati dagli incenti vengono calcolati in 2,5 miliardi di euro “che si accumulano ogni anno”, precisa. “Investendo nella prevenzione, nel ripristino della natura e nella creazione di paesaggi resistenti agli incendi, <strong>possiamo evitare danni economici per miliardi di euro</strong>“, dettaglia.</p>
<h4>Il sostegno satellitare di Bruxelles</h4>
<p><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Nell’ambito della strategia di prevenzione degli incendi boschivi la Commissione continuerà a sviluppare il Sistema europeo di informazione sugli incendi boschivi, sostenuto dal programma Copernicus, al fine di <strong>migliorare gli strumenti di allerta precoce e di monitoraggio</strong>.</span></span> In questo esercizio, spiega la commissaria responsabile per la Gestione delle crisi, <strong>Hadja Lahbib</strong>, s</span><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">aranno sviluppate nuove funzionalità per la modellazione standardizzata del rischio su scala pan-europea, con l’obiettivo di individuare le migliori pratiche per ridurre il rischio di incendi e aumentare la resilienza del paesaggio.</span></span> “<span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">La Commissione prosegue inoltre lo <strong>sviluppo di strumenti di modellazione degli incendi boschivi basati sull’intelligenza artificiale</strong> per supportare il processo decisionale”, spiega, per poi sottolineare l’importanza delle azioni intraprese e presentate oggi (25 marzo): “Rafforzando la prevenzione, condividendo le risorse e investendo nella resilienza, proteggiamo vite umane, mezzi di sussistenza e il futuro del nostro continente”.<br>
</span></span></span></p>
<h4>Avanti con flotta anti-incendi e hub regionale</h4>
<p>Alla prevenzione si prepara l’azione, e la Commissione europea continua nel suo lavoro di costruzione di una flotta propria, senza dover ricorrere agli Stati. La strategia richiama dunque la necessità di ampliamento e<strong> potenziamento del meccanismo europeo di protezione civile</strong> (<a href="https://civil-protection-humanitarian-aid.ec.europa.eu/what/civil-protection/resceu_en" target="_blank" rel="noopener">RescEU</a>), con l’esecutivo comunitario deciso ad acquistare <span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">12 aerei antincendio e cinque elicotteri.</span></span> <span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Gli aerei saranno ospitati da sei Paesi dell’UE (Portogallo, Spagna, Francia, Italia, Croazia e Grecia), quelli più colpiti durante l’estate, mentre gli </span></span><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">elicotteri da altri tre Paesi (Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania).</span></span> I primi elicotteri saranno operativi già quest’anno, mentre i primi aerei saranno <span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">pronti a entrare in azione “entro il 2028”, anche se l’auspicio resta quello di <a href="https://www.eunews.it/2024/08/13/incendi-flotta-ue-primi-aerei-fine-2027/" target="_blank" rel="noopener">averli già nel 2027</a>. </span></span></span></p>
<p><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">La Commissione sta lavorando alla creazione di un <strong>centro europeo per la lotta antincendio a Cipro</strong>, che fungerà da centro regionale per la formazione, le esercitazioni e la preparazione stagionale.</span></span> <span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Avrà un duplice ruolo: operativo, per rispondere alle emergenze legate agli incendi boschivi, e di sviluppo delle capacità.</span></span> </span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Scende il petrolio, sale il GNL: nell’UE import di energia giù dell’11,1% nel 2025</title>
<link>https://www.eventi.news/scende-il-petrolio-sale-il-gnl-nellue-import-di-energia-giu-dell111-nel-2025</link>
<guid>https://www.eventi.news/scende-il-petrolio-sale-il-gnl-nellue-import-di-energia-giu-dell111-nel-2025</guid>
<description><![CDATA[ Secondo i dati di Eurostat, il valore delle importazioni di greggio verso l&#039;UE è diminuito del 17,8 per cento rispetto al 2024, mentre quello del GNL è aumentato del 35,2 per cento. Stati Uniti e Norvegia si confermano i principali partner energetici di Bruxelles ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2023/12/gas-768x512-1.jpeg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 21:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Scende, petrolio, sale, GNL:, nell’UE, import, energia, giù, dell’11, 1, nel, 2025</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Nel corso del 2025, l’<strong>Unione Europea</strong> ha importato <strong>723,3 milioni di tonnellate di prodotti energetici</strong> (petrolio, gas naturale liquefatto, gas naturale allo stato gassoso e carbone), per un valore complessivo di <strong>336,7 miliardi di euro</strong>. Rispetto al 2024, le importazioni sono diminuite sia in termini di quantità (<strong>-0,6 per cento</strong>) che in termini di valore (<strong>-11,1 per cento</strong>), confermando un doppio trend decrescente in corso dal 2022: da quell’anno il valore dell’import di energia dell’UE è diminuito del <strong>51,4 per cento</strong> rispetto agli iniziali 693,4 miliardi di euro di quattro anni fa, mentre il volume è calato del <strong>14,9 per cento</strong> dopo aver toccato gli 849,6 milioni di tonnellate nel 2022. Sono i numeri contenuti nel<a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/ddn-20260325-3" target="_blank" rel="noopener"> report</a> odierno (25 marzo) di <strong>Eurostat</strong>, l’istituto di statistico europea, che sottolinea come il declino assai più significativo del valore delle importazioni rispetto a quello dei volumi sia la conseguenza dell’<strong>abbassamento dei prezzi</strong> che si è registrato dopo il picco raggiunto con l’inizio dell’invasione russa in Ucraina (febbraio 2022).</p>
<p>Nel complesso, nel 2025 i prodotti energetici hanno rappresentato il <strong>13,2 per cento</strong> della totalità delle importazioni UE, mentre nel 2024 erano arrivati poco sopra la soglia del <strong>15 per cento</strong>. I numeri delle singole fonti di energia, però, non sono omogenei: se i numeri dell’import di petrolio, gas naturale allo stato gassoso e carbone sono tutti diminuiti, quelli relativi al gas naturale liquefatto (GNL) hanno registrato il trend opposto. In particolare, rispetto al 2024, le importazioni di <strong>petrolio</strong> extra-UE sono <strong>calate del 17,8 per cento in valore e del 6,1 per cento in volume</strong> e quelle del <strong>gas naturale allo stato gassoso</strong> sono <strong>scese del 5,3 per cento in volume</strong>, pur essendo <strong>cresciute del 3,4 per cento in valore</strong>. I dati del <strong>GNL</strong>, invece, sono entrambi preceduti dal segno più: <strong>+35,2 per cento in valore e +24,4 per cento in volume</strong>. Secondo Eurostat, si tratta di dinamiche che dimostrano “il <strong>progressivo passaggio al GNL</strong> come sostituto per il gas naturale allo stato gassoso: una popolarità in aumento che può essere spiegata da fattori quali la facilità del trasporto, la maggior efficienza e l’uso più sostenibile rispetto ad altre fonti di energia”.</p>
<p>Il report offre anche una panoramica sui <strong>principali Paesi esportatori</strong> di energia verso l’UE nel 2025. Partendo dal <strong>petrolio</strong>, le prime tre posizioni sono occupate da <strong>Stati Uniti (15,1 per cento), Norvegia (14,4 per cento) e Kazakistan (12,7 per cento)</strong>. Quote inferiori ma comunque rilevanti sono state registrate da <strong>Libia (9 per cento), Arabia Saudita (6,5 per cento), Nigeria (5,9 per cento) e Iraq (5,2 per cento)</strong>. Gli USA sono stati anche il <strong>principale fornitore di GNL nel 2025</strong>, contando per oltre la metà dell’approvigionamento europeo di questa fonte di energia (<strong>56 per cento</strong>) e staccando di gran lunga la <strong>Russia (13,9 per cento), il Qatar (8,9 per cento), l’Algeria (6,6 per cento) e la Nigeria (4,2 per cento)</strong>. Per quanto riguarda il <strong>gas naturale allo stato gassoso</strong>, la <strong>Norvegia</strong> conferma un primato che detiene dal 2022 (<strong>52,1 per cento</strong> delle importazioni totali verso l’UE). Seguono <strong>l’Algeria (17,4 per cento), la Russia (10,4 per cento), il Regno Unito (9,1 per cento) e l’Azerbaijan (8,1 per cento)</strong>. Infine, la ‘top 3’ del <strong>carbone</strong>: <strong>Australia (36 per cento), Stati Uniti (31,2 per cento) e Colombia (12 per cento)</strong>.</p>
<p>Secondo Eurostat, questi dati dimostrano “la significativa <strong>diversificazione</strong> dei fornitori di energia” iniziata da Bruxelles a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina. Le azioni più incisive sono state prese nei confronti del petrolio di Mosca, con l’imposizione di un <a href="https://english.news.cn/20230205/12ef4fef74414e258fc6bf5d777178f7/c.html" target="_blank" rel="noopener">divieto UE sull’importazione via mare di petrolio russo</a> dal dicembre 2022 e l’<a href="https://www.government.nl/topics/russia-and-ukraine/sanctions-against-russia-and-belarus/import-ban-on-russian-crude-oil-and-petroleum-products" target="_blank" rel="noopener">embargo sui prodotti petroliferi raffinati</a> dal febbraio 2023. “Queste misure”, si legge nel report, “hanno portato la Russia a uscire dalla top 7 dei principali fornitori di petrolio per l’UE, dopo essere stata al primo posto fino al 2021”. I dati, in effetti, raccontano un significativo calo delle importazioni: <strong>dal 25,9 per cento di inizio 2022 all’1,4 per cento dell’ultimo trimestre 2025</strong>. Anche il divieto europeo sulle importazioni di carbone da Mosca ha prodotto effetti rilevanti, con l’Australia e gli Stati Uniti che sono diventati i nuovi partner principali di Bruxelles. Quanto al gas naturale allo stato gassoso, Eurostat sottolinea che “dal 2022 al 2024, le percentuali della Russia sono diminuite in maniera meno sensibile perchè alcuni Paesi UE avevano <strong>esenzioni temporanee</strong> per via di limiti infrastrutturali che impedivano passaggi immediati a fornitori alternativi”. Questo spiegherebbe perchè la Russia sia ancora il terzo partner europeo in questo ambito, anche se “ci si aspetta che la percentuale diminuisca ulteriormente a seguito della roadmap lanciata dall’UE nel maggio del 2025 per eliminare gradualmente l’import di gas russo entro il 2027”. Infine, c’è il caso più complesso da gestire: quello del GNL. “Per quanto la percentuale russa sia diminuita dal 21,2 per cento di inizio 2021 all’attuale 13,9 per cento e il gap con Washington si sia allargato considerevolmente”, scrive Eurostat, “Mosca rimane il <strong>secondo partner europeo per le importazioni GNL</strong>“.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Gli Stati UE hanno riallocato 12 miliardi di euro dalla politica di Coesione alla difesa</title>
<link>https://www.eventi.news/gli-stati-ue-hanno-riallocato-12-miliardi-di-euro-dalla-politica-di-coesione-alla-difesa</link>
<guid>https://www.eventi.news/gli-stati-ue-hanno-riallocato-12-miliardi-di-euro-dalla-politica-di-coesione-alla-difesa</guid>
<description><![CDATA[ Nella revisione intermedia dei fondi, gli Stati membri hanno riorientato 34,6 miliardi di euro verso le nuove priorità indicate dalla Commissione europea: competitività, difesa, alloggi, resilienza idrica, sicurezza energetica. Fitto: &quot;Primo passo per la modernizzazione della Coesione&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/P-069374_00-03_01-ORIGINAL-336204-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 21:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Gli, Stati, hanno, riallocato, miliardi, euro, dalla, politica, Coesione, alla, difesa</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – La politica di Coesione dell’Unione Europea “dimostra di riuscire ad adattarsi” al mondo che cambia. <strong>Raffaele Fitto</strong>, vicepresidente esecutivo della Commissione europea, ha snocciolato oggi (25 marzo) <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_26_709" target="_blank" rel="noopener">le cifre</a> della revisione di medio termine della programmazione dei fondi di Coesione per il periodo 2021-2027: gli Stati membri hanno <strong>modificato 186 programmi nazionali e regionali, riorientando 34,6 miliardi di euro</strong> verso le nuove priorità. Prima di tutto competitività e difesa: alla prima 15,2 miliardi, alla seconda 11,9. Le ‘briciole’ (si fa per dire) per l’emergenza abitativa (3,3 miliardi), per la resilienza idrica (3,1 miliardi) e per la sicurezza energetica (1,2 miliardi).</p>
<p>La possibilità di rivedere le allocazioni dei fondi di Coesione a metà strada, adeguando così le proprie priorità di investimento durante il lungo periodo di un Quadro finanziario pluriennale (7 anni), è prevista da tempo. Nel 2025 però, ha assunto un significato e un’urgenza maggiori: in risposta al panorama geopolitico stravolto rispetto all’avvio dei programmi nel 2021, la Commissione europea <a href="https://www.eunews.it/2025/04/01/fitto-coesione-revisione-medio-termine/" target="_blank" rel="noopener">ha proposto nell’aprile 2025</a> di incoraggiare gli Stati membri e le Regioni a riorientare gli investimenti verso le nuove priorità strategiche. <strong>Offrendo incentivi finanziari</strong>, semplificando le norme politiche e prorogando di un anno il periodo di attuazione dei programmi modificati.</p>
<p>Le cinque priorità le ha indicate Bruxelles: <strong>competitività</strong>, <strong>difesa</strong> (con attenzione particolare alle <strong>Regioni lungo il confine orientale</strong>), <strong>alloggi</strong>, <strong>resilienza idrica</strong> e <strong>transizione energetica</strong>. Ne hanno approfittato quasi tutti, con il risultato che quasi il 10 per cento del bilancio totale della politica di Coesione, pari a 367 miliardi di euro, è stato riassegnato. Solo due Stati membri, Austria e Lussemburgo, non hanno riorientato risorse finanziarie verso le nuove priorità.</p>
<p><figure aria-describedby="caption-attachment-448642" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/P-069374_00-01_01-ORIGINAL-161351-scaled.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-448642 " src="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/P-069374_00-01_01-ORIGINAL-161351-scaled.jpg" alt="" width="503" height="283" srcset="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/P-069374_00-01_01-ORIGINAL-161351-scaled.jpg 2560w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/P-069374_00-01_01-ORIGINAL-161351-300x169.jpg 300w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/P-069374_00-01_01-ORIGINAL-161351-1024x577.jpg 1024w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/P-069374_00-01_01-ORIGINAL-161351-768x433.jpg 768w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/P-069374_00-01_01-ORIGINAL-161351-1536x865.jpg 1536w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/P-069374_00-01_01-ORIGINAL-161351-2048x1154.jpg 2048w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/P-069374_00-01_01-ORIGINAL-161351-750x423.jpg 750w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/P-069374_00-01_01-ORIGINAL-161351-1140x642.jpg 1140w" sizes="(max-width: 503px) 100vw, 503px"></a><figcaption class="wp-caption-text">Raffaele Fitto e Roxana Mînzatu presentano i risultati della revisione intermedia della politica di coesione [EU Commission]</figcaption></figure>Per quanto riguarda i 15,2 miliardi ridestinati alla competitività, la Commissione spiega in una nota che permetteranno di “aumentare gli investimenti nella piattaforma STEP”, dedicata alle tecnologie pulite, in modo da “ridurre le principali vulnerabilità e le dipendenze tecnologiche dai Paesi extra-UE”. In realtà, Bruxelles aveva in precedenza inserito anche la difesa nei settori strategici individuati dalla piattaforma STEP. Difesa che rappresenta già un terzo dei fondi riprogrammati, di cui – precisa ancora la Commissione europea – “<strong>una parte consistente rafforzerà la mobilità militare</strong>, in particolare lungo i corridoi di mobilità militare dell’UE”. Gli investimenti “sosterranno inoltre le industrie della difesa e a duplice uso per lo sviluppo di tecnologie, prodotti e servizi con applicazioni sia a fini militari che civili”, prosegue la nota.</p>
<p>“Questa è la strada giusta per la politica di Coesione”, ha esultato Fitto, insistendo perché “gli Stati membri continuino a usare queste flessibilità”. I Paesi che ne hanno fatto un uso maggiore, in termini assoluti, sono stati <strong>Polonia, Italia, Spagna, Portogallo, Germania e Grecia</strong>. Mentre, soprattutto nei Paesi nordici e dell’est, al confine con Russia, Bielorussia e Ucraina, la maggior parte dei fondi è stata riorientata verso la difesa, <strong>l’Italia ha fatto una scelta diversa</strong>.</p>
<p>Su una dotazione nazionale complessiva di 42,18 miliardi di euro per il periodo 2021-2027, Roma ne ha riprogrammati 7,078 miliardi: 4,665 miliardi per la competitività del settore produttivo, 1,119 miliardi per le politiche abitative, 629 milioni per la gestione delle risorse idriche, 396 milioni per la transizione energetica e 248 milioni per la difesa. La riprogrammazione ha interessato 35 dei 48 programmi attivi: 28 programmi regionali e 7 nazionali.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Iran, la BCE pronta ad aumentare i tassi di interesse</title>
<link>https://www.eventi.news/iran-la-bce-pronta-ad-aumentare-i-tassi-di-interesse</link>
<guid>https://www.eventi.news/iran-la-bce-pronta-ad-aumentare-i-tassi-di-interesse</guid>
<description><![CDATA[ Lagarde: &quot;Presto per dire dove dovremo posizionarci, ma deviazioni ampie e prolungate richiedono un intervento di politica monetaria decisa&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/02/IPA_Agency_IPA36844684-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 21:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Iran, BCE, pronta, aumentare, tassi, interesse</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Un <strong>aumento dei tassi di interesse</strong> quale risposta agli effetti del conflitto di Stati Uniti e Israele in Iran e la crisi in Medio Oriente è una <strong>eventualità che la Banca centrale europea non può non escludere</strong>, e su cui anzi inizia a ragionare. La presidente della BCE, <strong>Christine Lagarde</strong>, non lo nasconde né si nasconde: “L<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">a politica monetaria non può far scendere i prezzi dell’energia”, premette intervenendo alla <a href="https://www.imfs-frankfurt.de/en/events/the-ecb-and-its-watchers/2026" target="_blank" rel="noopener">conferenza ‘la BCE e i suoi osservatori’ organizzato dall’Istituto per la stabilità monetaria e finanziaria di Francoforte</a>. Però, aggiunge, “d</span></span></span><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">obbiamo <strong>individuare quando l’aumento dei costi energetici rischia di innescare un’inflazione generalizzata</strong>, sia attraverso effetti indiretti sia attraverso effetti di secondo livello sui salari e sulle aspettative di inflazione”.</span></span><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"> È in questo secondo scenario che la BCE può intervenire. </span></span></span></p>
<p><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">“La nostra strategia aggiornata è esplicita su questo punto: <strong>deviazioni ampie e prolungate richiedono un intervento di politica monetaria deciso</strong>“, scandisce Lagarde. Tradotto: si interviene sui tassi di interesse, attraverso aumenti da cui lentamente si torna indietro. Perché, continua la numero uno dell’Eurotower, un eventuale intervento deciso di politica monetaria “<strong>si trasformerà in una politica di persistenza</strong> man mano che il ciclo di inasprimento si consolida, per evitare che tali deviazioni si radichino”. Insomma, se l’aumento dei prezzi dell’energia dovesse trasferirsi al costo della vita generale allontanando in modo marcato e duraturo dall’<a href="https://www.eunews.it/2021/07/08/linflazione-deve-essere-al-2-per-cento-sopra-o-sotto-e-indesiderabile-la-nuova-strategia-della-bce/" target="_blank" rel="noopener">obiettivo di riferimento del 2 per cento</a> scatterebbe nuovamente l’aumento del costo del prestito del denaro.<br>
</span></span></span></p>
<p>Le parole di Lagarde non sono un monito, ma servono a preparare l’opinione pubblica e gli operatori economici a misure che potrebbero anche non essere prese, ma si vuole chiarire che anche se <a href="https://www.eunews.it/2026/03/19/la-guerra-in-iran-spinge-linflazione-la-bce-lascia-invariati-i-tassi-ma-possibili-nuovi-aumenti-futuri/" target="_blank" rel="noopener">nell’ultima riunione del consiglio direttivo è stato scelto di non toccare i tassi</a> ciò non vuol dire che la scelta potrà essere confermata. <span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">“<strong>È troppo presto per dire dove dovremo posizionarci in questo spettro”</strong> di situazione</span></span> e di decisione, anticipa la presidente della BCE, che ricorda come quali che saranno le scelte di politica monetaria resta fermo l’approccio dipendente dai dati e secondo la logica del ‘volta per volta’. </span></p>
<p>Il lavoro per la BCE non sarà comunque semplice, spiega ancora Lagarde. L’andamento della guerra in Iran e l’imprevedibilità degli attori non consentono di produrre scenari precisi. “<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Poiché <strong>gli effetti di shock di prezzo significativi sull’inflazione possono essere non lineari</strong>, dobbiamo lavorare con scenari e prestare molta attenzione ai segnali precoci che indicano che lo shock si sta radicando nelle dinamiche inflazionistiche più ampie”. In questo quadro di generale incertezza restano fermi <strong>due fattori chiave</strong> per le prospettive di crescita e inflazione: il primo fattore, sottolinea Lagarde, è “l’<strong>intensità e la durata dello shock</strong>“, e il secondo fattore è “la <strong>propagazione dello shock</strong>, che dipende dal contesto macroeconomico in cui si verifica”. L’azione della BCE con l’eventuale intervento sui tassi di interesse dipenderà da questo.</span></span></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>L’UE non ha spazio di spesa pubblica, il caro&#45;energia ora è un rompicapo</title>
<link>https://www.eventi.news/lue-non-ha-spazio-di-spesa-pubblica-il-caro-energia-ora-e-un-rompicapo</link>
<guid>https://www.eventi.news/lue-non-ha-spazio-di-spesa-pubblica-il-caro-energia-ora-e-un-rompicapo</guid>
<description><![CDATA[ Rispetto al 2022 non si può spendere in sussidi a sostegno di famiglie e imprese, altrimenti si compromette la sostenibilità del debito. Preoccupa il mercato dei bond diventato improvvisamente volatile ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/IPA_Agency_IPA35079098-1024x576.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 21:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>L’UE, non, spazio, spesa, pubblica, caro-energia, ora, rompicapo</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Il caro-bollette prodotto dalla guerra in Iran non sarà facile da gestire. Perché non si possono mettere sotto pressione le finanze pubbliche, e quindi il rischio è che alla fine famiglie e imprese dovranno affrontare la questione con sacrifici individuali. Il punto, riconoscono fonti UE, è che “<strong>rispetto allo shock energetico del 2022 in questo momento non abbiamo lo spazio di bilancio</strong> per poter immaginare di ripetere misure come quelle adottate in precedenza”. Se <a href="https://www.eunews.it/2023/02/24/un-anno-di-guerra-in-ucraina/" target="_blank" rel="noopener">la guerra della Russia in Ucraina innescò un caro-energia</a> a cui si rispose con allentamenti delle regole sugli aiuti di Stato e aumenti della spesa, stavolta bisogna fare più attenzione, anche perché mercati e operatori finanziari guardano.</p>
<p>Non c’è solo l’aumento dei prezzi dell’energia a preoccupare, a Bruxelles adesso si inizia a considerare “la <strong>volatilità nel mercato dei titoli di debito</strong> sovrano”. Lo spread, il differenziale di rendimento tra il bund tedesco, considerato affidabile, e i titoli di debito degli altri Paesi, si muove e si muove troppo. Da una parte non sorprende perché l’Europa degli Stati resta un importatore netto di combustibili fossili, e ciò che avviene su listini e forniture di petrolio e gas spiega la volatilità sul mercato dei titoli sovrani. “Semmai bisogna <strong>mostrare credibilità dal punto di vista delle finanze pubbliche</strong>“, confidano le stesse fonti. Vuol dire non aumentare deficit e debito, e lavorare, al contrario, per ridurli.</p>
<p>Ci sono governi, come quello italiano, che hanno già decretato misure per ridurre il prezzo dei carburanti. <a href="https://www.governo.it/it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-165/31361" target="_blank" rel="noopener">L’esecutivo Meloni ha voluto ridurre le tasse su benzina e diesel</a> alla pompa, che però vuol dire tagli ai servizi e meno introiti per le casse di uno Stato che vanta <a href="https://www.eunews.it/2025/07/21/sale-il-debito-dellue-in-italia-e-al-1379-per-cento-del-pil/" target="_blank" rel="noopener">il secondo debito pubblico più alto</a> dell’UE e dell’eurozona. Una misura comprensibile e compresa, ma “è un momento in cui <strong>occorre agire con cautela</strong> considerando le implicazioni per la stabilità” prima di varare misure, continua il funzionario europeo. <strong>Quel poco di flessibilità sulla spesa e sulle regole di bilancio che era ancora possibile è stata ‘mangiata’ dalla difesa</strong>, nuova priorità politica dell’UE per cui è stata la data la <a href="https://www.eunews.it/2025/05/02/difesa-patto-di-stabilita-interno/" target="_blank" rel="noopener">possibilità ai governi di sospendere il patto di stabilità interno</a> e finanziare l’industria del settore.</p>
<p>Prima che gli Stati membri agiscano in modo tutto nazionale, quindi non coordinato e confuso, si vuole richiamare i governi alla calma e alla concertazione. E’ questo il motivo per cui il presidente dell’Eurogruppo, Kyriakos Pierrakakis, ha voluto indire una riunione dei ministri economici in video-conferenza, perché le implicazioni per l’economia della guerra in Iran vanno discusse adesso, senza indugio. “Non è un momento favorevole per fare previsioni”, riconoscono a Bruxelles confermando quanto espresso pubblicamente anche dalla Commissione europea, e proprio per questo si vuole evitare di mettere a rischio la stabilità finanziaria dell’UE.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Media UE del PIL pro&#45;capite a quasi 42 mila euro, ma 17 Paesi, tra cui l’Italia, sono sotto</title>
<link>https://www.eventi.news/media-ue-del-pil-pro-capite-a-quasi-42-mila-euro-ma-17-paesi-tra-cui-litalia-sono-sotto</link>
<guid>https://www.eventi.news/media-ue-del-pil-pro-capite-a-quasi-42-mila-euro-ma-17-paesi-tra-cui-litalia-sono-sotto</guid>
<description><![CDATA[ I dati di Eurostat mostrano discrepanze del potere d&#039;acquisto dei Ventisette: se da un lato svettano i primati statistici di Lussemburgo e Irlanda, influenzati da multinazionali e flussi di lavoratori transfrontalieri, dall&#039;altro nazioni come Bulgaria e Grecia restano ancora distanti dai livelli di benessere degli altri partner europei ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Imagoeconomica_2148784-683x1024.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 21:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Media, del, PIL, pro-capite, quasi, mila, euro, Paesi, tra, cui, l’Italia, sono, sotto</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Un’Europa a più velocità: nel 2025 la media dell’Unione Europea del Prodotto interno lordo (PIL) pro capite, espresso in parità di potere d’acquisto per tenere conto delle differenze nei livelli dei prezzi, si è attestata intorno ai 41.600 euro e <strong>solo dieci Stati su Ventisette l’hanno superata</strong>. Un gruppo di Paesi, questo, che rappresenta il 34 per cento della popolazione totale UE, di fatto pari a un cittadino su tre. Più in particolare, tra i Paesi membri, la forbice del PIL pro capite andava dal 68 per cento di Grecia e Bulgaria al 239 per cento di Lussemburgo della media UE. Sono i <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/ddn-20260325-1" target="_blank" rel="noopener">dati</a> di <strong>Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea</strong>, e parlano chiaro: ci sono ancora “differenze sostanziali” tra i livelli di ricchezza dei paesi dell’Unione.</p>
<p>In cima alla piramide europea della ricchezza si colloca il <strong>Lussemburgo</strong>, che nel 2025 ha registrato un PIL pro capite — misurato in parità di potere d’acquisto (PPA) – pari al <strong>239 per cento</strong> della media dell’Unione europea. Considerando invece il PIL pro capite nominale, il valore si attesta al 139 per cento della media UE. Questo primato riflette una particolare struttura del mercato del lavoro nazionale: <strong>una quota elevatissima di lavoratori stranieri e di pendolari transfrontalieri</strong> contribuisce in misura sostanziale alla produzione della ricchezza del Paese pur non rientrando nella popolazione residente. Di conseguenza, mentre la loro attività accresce il valore complessivo del PIL lussemburghese, le loro spese sostenute per i consumi quotidiani si registrano nei Paesi d’origine.</p>
<p>Subito dopo il Lussemburgo, <strong>l’Irlanda</strong> si distingue con un PIL pro capite PPA pari al<strong> 237 per cento della media europea</strong>. In termini nominali, l’indicatore raggiunge invece il 137 per cento. L’alto livello del PIL pro capite irlandese è in parte da ricondurre alla forte presenza di <strong>grandi imprese multinazionali</strong> che detengono diritti di proprietà intellettuale nel Paese che contribuiscono ad accrescere il PIL, ma una quota significativa dei redditi generati da questa produzione viene poi trasferita ai proprietari finali delle aziende, situati all’estero.</p>
<p>A seguire, nella lista dei <strong>10 Paesi con il valore superiore alla media europea</strong> figurano i <strong>Paesi Bassi e Danimarca</strong> (entrambi con un PIL pro capite PPA oltre il 20 per cento della media), <strong>Austria</strong>, <strong>Germania</strong>, <strong>Belgio</strong>, <strong>Svezia</strong>, <strong>Malta</strong> e <strong>Finlandia</strong>.</p>
<p>La gran parte del resto degli Stati membri, invece, si colloca <strong>entro una distanza relativamente modesta</strong>: Francia, Cipro, Italia (96 per cento PPA), Repubblica Ceca, Spagna e Slovenia si trovano entro il <strong>10 per cento al di sotto della media UE</strong>, mentre Lituania, Portogallo e Polonia sono indietro di circa il 10-20 per cento. I <strong>livelli minori </strong>di PIL pro-capite PPA sono stati registrati in <strong>Bulgaria</strong> e <strong>Grecia</strong>, con il 32 per cento inferiore rispetto alla media UE, e in <strong>Lettonia</strong> con il 29 per cento in meno.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Roma sconfitta, sarà Lille la sede dell’Autorità doganale dell’UE</title>
<link>https://www.eventi.news/roma-sconfitta-sara-lille-la-sede-dellautorita-doganale-dellue</link>
<guid>https://www.eventi.news/roma-sconfitta-sara-lille-la-sede-dellautorita-doganale-dellue</guid>
<description><![CDATA[ Dopo l&#039;Autorità antiriciclaggio, l&#039;Italia si lascia sfuggire anche la possibilità di ospitare l&#039;EUCA. Per decretare il vincitore, necessarie quattro votazioni tra i colegislatori UE ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Lille_vue_gd_place.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 21:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Roma, sconfitta, sarà, Lille, sede, dell’Autorità, doganale, dell’UE</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <a href="https://www.eunews.it/2024/02/22/autorita-ue-anti-riciclaggio-francoforte/" target="_blank" rel="noopener">Due anni dopo</a> aver lasciato a Francoforte l’Autorità UE per l’Antiriciclaggio (AMLA), Roma ci ha riprovato. E ancora una volta, ha perso sul più bello. Oggi il Consiglio dell’Unione Europea e il Parlamento europeo <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2026/03/25/lille-to-host-the-new-eu-customs-authority/" target="_blank" rel="noopener">hanno deciso</a> che <strong>sarà la città francese di Lille ad ospitare la sede della futura Autorità doganale</strong> dell’Unione europea (EUCA).</p>
<p>A candidarsi erano state in nove. Liegi, Zagabria, Lille, Roma, L’Aia, Varsavia, Porto, Bucarest e Malaga. Roma <a href="https://www.eunews.it/2026/01/28/gualtieri-roma-candidatura-forte-per-lautorita-doganale-europea/" target="_blank" rel="noopener">aveva previsto</a> di destinare all’Autorità un edificio intero in viale della Civiltà romana, all’EUR. Secondo la procedura, le due istituzioni UE avrebbero dovuto indicare due nomi: la città incluse in entrambe le liste sarebbe stata dichiarata vincitrice. Ma le<em> shortlist </em>di Parlamento e Consiglio sono risultate identiche, apparecchiando così la sfida finale tra la capitale d’Italia e la capitale della regione dell’Alta Francia, a pochi chilometri dal confine con il Belgio. “<strong>Le finaliste hanno ricevuto un ampio sostegno da entrambe le istituzioni</strong>“, ha ammesso il relatore della riforma doganale per l’Eurocamera, <strong>Dirk Gotink</strong>. Sono stati necessari quattro turni di ballottaggio per decretare la vittoria di Lille, che alla fine l’ha spuntata con 36 voti contro i 18 di Roma.</p>
<p>L’istituzione della nuova autorità rientra nel <a href="https://www.eunews.it/2023/05/17/nuova-unione-doganale-digitale-e-commerce/" target="_blank" rel="noopener">lavoro</a> di<b> riforma del quadro doganale complessivo dell’UE</b>, affinché possa far fronte alle notevoli pressioni derivanti dall’aumento dei flussi commerciali, dalla frammentazione dei sistemi nazionali, dalla rapida crescita del commercio elettronico e dall’evoluzione delle realtà geopolitiche. I negoziati interistituzionali sulla riforma sono in dirittura d’arrivo: nel regolamento generale sarà indicata l’ubicazione della sede dell’EUCA, e verrà concordata anche la data di inizio delle sue attività.</p>
<p>L’Autorità – che avrà un organico di circa 250 dipendenti – avrà il compito di <b>coordinare e sostenere</b> <strong>le attività delle autorità doganali</strong> <strong>nazionali</strong> in modo coerente in tutta l’Unione. “Le dogane francesi vantano una lunga e solida tradizione di eccellente lavoro in materia doganale e ho piena fiducia anche nell’ambiente di sicurezza informatica che saranno in grado di offrire”, ha affermato Gotink a margine della votazione. Il presidente francese, <strong>Emmanuel Macron</strong>, in un post su X ha esultato per “il risultato di una straordinaria mobilitazione collettiva”. Macron ha definito Lille “<strong>una metropoli aperta e pienamente europea</strong>, un motivo di orgoglio per la Francia”.</p>
<p>Tra gli italiani, la delegazione del <strong>Movimento 5 Stelle</strong> ha immediatamente punzecchiato il governo, esprimendo “profondo rammarico per questa decisione che dimostra ancora una volta l’irrilevanza del governo Meloni all’interno delle istituzioni europee”.<strong> Forza Italia</strong> ha invece rivolto “un sincero ringraziamento al Partito popolare europeo per il forte e convinto sostegno alla candidatura di Roma, che ha consentito alla nostra capitale di arrivare fino alla fase finale del processo decisionale”.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Bonaccini e Moratti per la ceramica: servono deroghe all’ETS per il settore</title>
<link>https://www.eventi.news/bonaccini-e-moratti-per-la-ceramica-servono-deroghe-allets-per-il-settore</link>
<guid>https://www.eventi.news/bonaccini-e-moratti-per-la-ceramica-servono-deroghe-allets-per-il-settore</guid>
<description><![CDATA[ I due eurodeputati di PD e Forza Italia invocano misure UE di emergenza il comparto per evitare delocalizzazioni e perdita di posti di lavoro ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2016/07/2_1-1024x682.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 21:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Bonaccini, Moratti, per, ceramica:, servono, deroghe, all’ETS, per, settore</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Non sospensione generalizzata <strong>al sistema di scambio di quote di emissioni</strong> (ETS) dell’Unione Europea, ma <strong>deroghe</strong> <strong>al settore della ceramica per aiutare il comparto a non delocalizzare la sua produzione</strong>. L’appello è trasversale non solo a livello politico, ma anche territoriale. A muoverlo, sono gli eurodeputati del PD, <strong>Stefano Bonaccini</strong>, e di Forza Italia, <strong>Letizia Moratti</strong>, ma anche la Regione Emilia Romagna e la Comunitat Valenciana che, insieme a Confindustria Ceramica e ASCER (Associazione spagnola dei produttori di piastrelle per pareti e pavimenti) – che rappresentano distretti ceramici responsabili di quasi l’80 per cento della produzione europea di piastrelle in ceramica – hanno formulato una dichiarazione congiunta dal titolo ‘<a href="https://confindustriaceramica.it/w/conferenza-bruxelles-25-3-26" target="_blank" rel="noopener">Per il futuro della ceramica europea: riformare le politiche dell’UE e rafforzare la ricerca industriale</a>‘. Il documento illustra una serie di proposte indirizzate alle Istituzioni europee “per sostenere la decarbonizzazione dell’industria ceramica, garantendone al contempo la competitività globale”.</p>
<p><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 0:06"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="5800" data-end="13340">L’ex presidente dell’Emilia-Romagna ricorda che la Regione che ha guidato per dieci anni (dal novembre 2014 a luglio 2024, ndr)  “</span></span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 0:06"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="5800" data-end="13340">ha una produzione ceramica che pari</span></span> <span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 0:13"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="13340" data-end="19760">al 90 per cento dell’intera produzione italiana ed è tra le principali in Europa”. A ciò si aggiunge che “è</span></span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 0:21"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="20640" data-end="25120"> un settore che ha investito tanto, in questi venti anni”, nella transizione e che “ha </span></span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 0:25"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="25120" data-end="30360">addirittura dimezzato l’emissione di CO2, come nessun’altra area di produzione ceramica al mondo”. Un risultato che, per il presidente del PD, “è giusto</span></span><span class="opacity-80 text-sm" data-timestamp=""> </span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 0:30"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="30360" data-end="37160">che sia avvenuto” e che “prosegua in futuro” perché “<strong>dobbiamo tutti contribuire alla riduzione</strong></span></span> <span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 0:37"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="37160" data-end="42300"><strong>di inquinamento che produce cambiamenti climatici devastanti</strong> per arrivare in futuro alla completa</span></span> <span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 0:42"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="42300" data-end="43400">decarbonizzazione”. </span></span></p>
<p><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 0:42"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="42300" data-end="43400">Allo stesso tempo, però, “a</span></span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 0:44"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="43900" data-end="48780">bbiamo detto che in un momento così drammatico per quello che sta accadendo</span></span><span class="opacity-80 text-sm" data-timestamp=""> </span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 0:49"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="48780" data-end="56260">nel mondo, con vecchie e nuove guerre che si aggiungono o si alternano, <strong>abbiamo necessità</strong></span></span><strong><span class="opacity-80 text-sm" data-timestamp=""> </span></strong><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 0:56"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="56260" data-end="61500"><strong>di dare una mano a questo settore</strong>“, quello della ceramica, “<strong>che rischia di vedere una parte delle produzioni spostarsi</strong></span></span> <span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 1:02"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="61500" data-end="66920">per ragioni di sostenibilità economica in altre parti del mondo dove quelle regole giuste </span></span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 1:07"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="66920" data-end="71960">europee non esistono”.<strong> Il pericolo è duplice</strong>: “Perdere posti di lavoro in Emilia-Romagna” e, spostando la produzione extra UE, “andare</span></span><span class="opacity-80 text-sm" data-timestamp=""> </span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 1:12"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="71960" data-end="77020">ad aumentare le emissioni di CO2 in P</span></span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 1:12"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="71960" data-end="77020">aesi in cui quelle regole non</span></span><span class="opacity-80 text-sm" data-timestamp=""> </span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 1:17"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="77020" data-end="79980">esistono e, quindi, non si lavora come si lavora qui”. Per questo motivo, “<strong>n</strong></span></span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 1:21"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="80740" data-end="86620"><strong>oi non siamo per la sospensione degli ETS</strong>, <strong>siamo invece per deroghe date a settori</strong></span></span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 1:27"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="86620" data-end="92240"><strong> come quello ceramico che hanno necessità</strong>” di supporto anche perché si tratta di comparti che “hanno raggiunto il massimo di</span></span><span class="opacity-80 text-sm" data-timestamp=""> </span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 1:32"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="92240" data-end="97920">quello che avrebbero potuto fare” e “non ci sono ancora innovazione tecnologica adeguata per</span></span> <span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 1:38"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="97920" data-end="102360">aiutarli ulteriormente”. </span></span></p>
<p>A fargli eco l’esponente di Forza Italia, Moratti. “Q<span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 2:51"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="170990" data-end="178630">uando sono stati</span></span><span class="opacity-80 text-sm" data-timestamp=""> </span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 3:00"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="179550" data-end="186530">stabiliti i principi che riguardano l’ETS – giusti per il</span></span> <span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 3:07"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="186530" data-end="193930">processo di decarbonizzazione -, il mondo era veramente diverso”, osserva. “Adesso, in un’emergenza</span></span> <span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 3:14"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="193930" data-end="201890">che vede non solo i prezzi del gas e del petrolio, ma anche i prezzi dell’urea, la</span></span> <span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 3:22"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="201890" data-end="209690">difficoltà del commercio a causa della chiusura dello stretto” di Hormuz, e “difficoltà che permarranno</span></span> <span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 3:30"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="209690" data-end="216310">anche qualora – ci auguriamo – la guerra dovesse finire rapidamente, </span></span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 3:36"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="216310" data-end="222930">l’Europa deve intervenire con misure emergenziali”, precisa. </span></span><span class="opacity-80 text-sm" data-timestamp="">Q</span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 3:43"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="222930" data-end="231850">uindi, “<strong>la nostra richiesta a sostegno di un settore che impiega 120 mila occupati è quella</strong></span></span><strong><span class="opacity-80 text-sm" data-timestamp=""> </span></strong><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 3:52"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="231850" data-end="244770"><strong>di</strong> <strong>sospendere gli ETS</strong>, <strong>congelare le quote gratuite</strong>, <strong>stabilire dei criteri per la definizione</strong></span></span><strong><span class="opacity-80 text-sm" data-timestamp=""> </span></strong><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 4:05"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="244770" data-end="253250"><strong>della tassa da pagare che siano specifici per il settore della ceramica</strong>, <strong>alzare la</strong></span></span><strong><span class="opacity-80 text-sm" data-timestamp=""> </span></strong><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 4:13"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="253250" data-end="261089"><strong>soglia rispetto alla quale le piccole e medie imprese devono pagare</strong>, in modo da non delocalizzare</span></span><span class="opacity-80 text-sm" data-timestamp=""> </span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 4:21"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="261089" data-end="269950">il nostro settore della ceramica”. </span></span></p>
<p><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 4:21"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="261089" data-end="269950">In vista della <a href="https://www.eunews.it/2026/03/17/energia-ue-ets-essenziale-per-competitivita-e-clima-riforma-entro-luglio/"><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 1:38">revisione </span></a><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 1:42">dell’ETS entro l’estate, d</span>al settore e da due esponenti dei partiti essenziali della maggioranza UE – il Partito popolare europeo (PPE) e i Socialisti e democratici (S&D) – arrivano dunque queste richieste. “M</span></span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 4:21"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="261089" data-end="269950">i auguro che la Commissione</span></span><span class="opacity-80 text-sm" data-timestamp=""> le </span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 4:31"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="271110" data-end="277210">prenda seriamente in considerazione per permettere a un settore così importante di non delocalizzare”, commenta ancora Moratti. “P</span></span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 4:37"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="277370" data-end="283630">eraltro,<strong> questo è un settore che contribuisce per uno 0,9 per cento alle emissioni di carbonio</strong> e, </span></span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 4:44"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="283630" data-end="290310">quindi, se dovesse delocalizzare non solo rappresenterebbe una perdita di posti</span></span> <span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 4:50"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="290310" data-end="297210">di lavoro in Italia e in Europa, ma – dato che gli altri Paesi non hanno processi </span></span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 4:57"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="297210" data-end="303210">di decarbonizzazione come abbiamo noi -, delocalizzando non contribuirebbe</span></span><span class="cursor-pointer group" title="Riproduci a partire da 5:03"><span class="group-hover:bg-base-200 rounded p-0.5 -m-0.5" data-start="303210" data-end="310650"> positivamente alla decarbonizzazione del pianeta”, conclude.</span></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Stop all’accordo dell’UE con Israele e alla sua partecipazione ad Horizon</title>
<link>https://www.eventi.news/stop-allaccordo-dellue-con-israele-e-alla-sua-partecipazione-ad-horizon</link>
<guid>https://www.eventi.news/stop-allaccordo-dellue-con-israele-e-alla-sua-partecipazione-ad-horizon</guid>
<description><![CDATA[ La manifestazione a Bruxelles venerdì a sostegno dell’Iniziativa dei Cittadini Europei per la sospensione dell’Accordo di associazione dell&#039;UE con Israele ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2015/01/Ue-israele.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 17:00:06 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Stop, all’accordo, dell’UE, con, Israele, alla, sua, partecipazione, Horizon</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>Fuori Israele da Horizon Europe</strong>. Torna in piazza il movimento a sostegno della Palestina e, <strong>venerdì 27 marzo</strong>, a Bruxelles, davanti alle Istituzioni dell’Unione Europea, chiederà di fermare la partecipazione di Tel Aviv nel principale pogramma di ricerca dell’UE. “L’UE sta pianificando Horizon Europe 2028-2034, il programma di ricerca da 175 miliardi di euro”, spiegano gli organizzatori della protesta tra cui <a href="https://www.justiceforpalestine.eu/" target="_blank" rel="noopener">Justice for Palestine</a> e <a href="https://brusselsagainstgenocide.carrd.co/" target="_blank" rel="noopener">Brussels against genocide</a>. “Con la crescente militarizzazione e l’adozione di tecnologie a duplice uso, le università e le aziende israeliane potrebbero ricevere miliardi per i loro strumenti di sorveglianza, repressione e controllo, collaudati sul campo di battaglia a spese dei palestinesi”, spiegano ancora. Chi scenderà in piazza “<strong>non vuole permettere che il proprio denaro finanzi il genocidio</strong>“, “che le università europee progettino l’occupazione”, “chiede che l’UE ponga termine al sostegno finanziario a Israele ora”.</p>
<p>L’evento s’inquadra nel contesto dell’<a href="https://citizens-initiative.europa.eu/initiatives/details/2025/000005_it" target="_blank" rel="noopener">Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE)</a> che, registrata ufficialmente nel novembre 2025 e sostenuta dal gruppo europarlamentare de La Sinistra, ha fatto partire da gennaio la raccolta firme – almeno 1 milione in 7 Stati membri – per chiedere formalmente alla Commissione Europea di presentare al Consiglio una proposta di <strong>sospensione totale dell’accordo di associazione con Israele</strong>.<a href="https://www.eeas.europa.eu/sites/default/files/asso_agree_en.pdf" target="_blank" rel="noopener"> L’accordo</a>, che dal 1995 costituisce il pilastro della cooperazione economica, commerciale e politica tra le due parti, viene da tempo contestato per l’incompatibilità con la condotta israeliana. “Israele ha inoltre messo in atto un blocco degli aiuti umanitari assimilabile all’uso della fame come arma di guerra, sta violando molteplici norme e obblighi di diritto internazionale e non riesce a prevenire il crimine di genocidio come disposto dalla Corte internazionale di giustizia”, recita il testo depositato. “Ciononostante, l’Unione europea non ha ancora sospeso l’accordo di associazione”, precisa.</p>
<p>Nonostante l’Unione europea – attraverso il Servizio europeo per l’Azione esterna (SEAE) – <a href="https://www.eunews.it/2025/06/23/israele-gaza-ue-accordo-diritti/">abbia certificato lo scorso giugno la violazione dell’articolo 2</a> dell’accordo di associazione, che impone che le relazioni tra le parti si basino sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici, Bruxelles ha deciso di imporre una<a href="https://www.eunews.it/2025/07/28/gaza-lue-sospende-la-partecipazione-di-israele-dal-programma-horizon-per-la-ricerca/"><strong> sospensione solo parziale del partenariato con l’UE </strong></a>(limitatamente alle start-up dell’EIC Accelerator). E non ha intrapreso alcuna azione per condannare né sanzionare lo Stato ebraico. Tutto ciò in un contesto in cui il quadro delle violazioni di Tel Aviv contro la popolazione palestinese di Gaza è documentato dai massimi organismi internazionali: tra gennaio e marzo 2024, la <strong>Corte Internazionale di Giustizia (CIG) </strong>aveva ordinato a Israele di prevenire atti di genocidio e garantire la fornitura di servizi essenziali a Gaza. Successivamente, nel maggio 2024, la Corte aveva imposto l’interruzione dell’offensiva a Rafah, ribadendo ulteriormente nell’ottobre 2025 l’obbligo di garantire forniture vitali nei territori occupati.</p>
<p>Con oltre il 34 per cento delle importazioni di Israele provenienti dall’UE e il 28,8 per cento delle esportazioni israeliane verso l’UE, l’Unione è il principale partner commerciale di Israele. Nel 2024 gli scambi totali di merci tra l’UE e Israele ammontavano a 42,6 miliardi di euro. Nel 2021 Israele ha aderito a Horizon Europe, il principale programma di finanziamento dell’UE per la ricerca e l’innovazione. Dei fondi UE di Orizzonte Europa, 1,11 miliardi di euro sono destinati a imprese, università ed enti pubblici israeliani. Tra i 921 progetti di 231 beneficiari israeliani vi sono società strettamente connesse all’esercito israeliano.</p>
<p>La piazza di Bruxelles chiederà <a href="https://www.eunews.it/2025/10/21/palestina-le-48-ore-dellaccampamento-popolare-sotto-la-commissione-europea/">– ancora una volta –</a> che l’Europa passi dalle discussioni diplomatiche ad azioni concrete, mettendo fine a un quadro giuridico che contribuisce a legittimare crimini di guerra e contro l’umanità.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Regno Unito e Svezia “mostrano la via all’Unione Europea sul tabacco”</title>
<link>https://www.eventi.news/regno-unito-e-svezia-mostrano-la-via-allunione-europea-sul-tabacco</link>
<guid>https://www.eventi.news/regno-unito-e-svezia-mostrano-la-via-allunione-europea-sul-tabacco</guid>
<description><![CDATA[ Intervista all&#039;esperto in salute pubblica, Tyndall, secondo cui, &quot;in questo momento, ciò che sta uccidendo le persone è fumare sigarette&quot; e &quot;l&#039;Ue, con le nuove revisioni, sta regredendo in materia di fumo&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2013/12/Tabacco.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 17:00:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Regno, Unito, Svezia, “mostrano, via, all’Unione, Europea, sul, tabacco”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – L’Unione europea dovrebbe “<strong>seguire da vicino l’esempio della Svezia</strong>” in materia di tabacco e sostituti alle sigarette. Parola del <strong>Dr. Mark Tyndall</strong>, esperto in salute pubblica e professore di medicina presso la School of Population and Public Health dell’Università della British Columbia. In un’intervista a margine del Congresso mondiale per la nicotina (<a href="https://wnc.global/" target="_blank" rel="noopener">World Nicotine Congress, WNC</a>) a Bruxelles, il dottor Tyndall ha parlato anche del rapporto del Regno Unito con le sigarette elettroniche: “<strong>Il 2025 è stato il primo anno in cui il consumo di e-cigarette in Regno Unito ha superato il consumo delle sigarette tradizionali</strong>“. Così facendo, ha continuato Tyndall, “mi aspetto che fra qualche anno ci saranno l’80 per cento di fumatori di e-cigarette e 20 per cento di fumatori di sigarette e tabacco”.</p>
<p>Il congresso si articola in tre giornate di plenaria e comprende discussioni sul tema nicotina: a che punto siamo, come possiamo fronteggiarne i rischi, come regolamentare al meglio il consumo dei prodotti, quali alternative ci sono al tradizionale fumo. Ci sono Paesi che, una soluzione, la stanno trovando. Il dottor Tyndall ha spiegato che il Regno Unito “<strong>ha offerto ai fumatori un’alternativa per smettere di fumare e gli inglesi l’hanno accolta</strong>“. Si tratta delle e-cigarette, le sigarette elettroniche conosciute anche come ‘svapo’, in circolazione dal 2003. Secondo l’esperto di salute pubblica, lo svapo è pensato proprio come “l<strong>‘alternativa sana delle sigarette</strong>“, in cui “si eliminano dal prodotto le sostanze chimiche nocive che causano tutte le malattie”, pertanto “lo svapo è impossibile che possa causare il cancro ai polmoni, ictus e infarti”. La ricerca condotta da Tyndall mostra “l’efficacia del programma” e che “siamo al punto di poter dire che – lo svapo – è sicuro”. Dunque “<strong>se svapi, puoi stare tranquillo che non ti ammalerai di cancro</strong>“.</p>
<p>L’Unione europea, invece, “<strong>non sta facendo fede ai fatti e all’impatto che le sue decisioni hanno sulla gente</strong>“. Per Tyndall “l’Ue sta regredendo in materia di fumo”. Da dottore che ha contatto diretto con gente che fuma sigarette, “penso che sia un imperativo etico quello di dire alla gente che non c’è più bisogno di fumare”, perché ci sono alternative. “C’è qualcosa che è ancora meglio del fumo: è disponibile in gusti, non devi bruciarlo, non puzza. Ci sono così tanti vantaggi per le persone e il vantaggio principale è che non ti ucciderà, quindi penso che la decisione sulla legislazione debba essere considerata da una prospettiva di salute individuale e l’attenzione dovrebbe essere quella di tenere le persone lontane dalle sigarette. In questo momento <strong>ciò che sta uccidendo le persone è fumare sigarette</strong>. La scorsa settimana sono stato in Olanda e ci sono mozziconi di sigaretta ovunque, persone che fumano dappertutto e ci sono manifesti contro le persone che svapano e mi sembra ridicolo”, ha osservato.</p>
<p>Sulla <a href="https://taxation-customs.ec.europa.eu/taxation/excise-duties/excise-duties-tobacco_en" target="_blank" rel="noopener">tassazione </a>del tabacco, il secondo <a href="https://www.eunews.it/2026/03/18/tabacco-hoekstra-aliquote-piu-alte-e-tasse-su-piu-prodotti-che-creano-dipendenza/">dossier di cui l’Unione europea</a> si sta occupando insieme a quello dei <a href="https://health.ec.europa.eu/tobacco/product-regulation/implementing-tobacco-products-directive-directive-201440eu/revision-tobacco-products-directive_en" target="_blank" rel="noopener">prodotti sul tabacco</a>, Tyndall ha commentato che “se il modo per proibire le cose è renderle inaccessibili e se le sigarette sono più economiche dei prodotti alternativi, come lo svapo, le persone continueranno a fumare”. Inoltre, visto che lo svapo “è più sicuro del 95 per cento, penso che le <strong>tasse dovrebbero essere inferiori del 95 per cento”</strong>.</p>
<p>La <strong>Svezia è l’unico Stato membro UE ad essere considerato ‘<a href="https://smokefreesweden.org/" target="_blank" rel="noopener">smoke-free</a>‘</strong>. Tyndall ha definito Stoccolma come “un esempio unico”, che potrebbe “essere un esempio per gli altri Paesi”. Ma “ciascuno Stato dovrà trovare probabilmente il proprio modo”. Per Tyndall, infine, “ciò che è notevole nei dati svedesi è l’impatto sui risultati sanitari: il 15/16 per cento di casi di cancro in meno rispetto al resto dell’UE”. Per il professore si tratta di “prove piuttosto solide che sbarazzarsi delle sigarette riduce davvero il rischio di cancro” e che “la Svezia dovrebbe essere ascoltata con attenzione”.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Per il ferrosilicio UE il problema del caro&#45;energia, che con la guerra in Iran rischia di aggravarsi</title>
<link>https://www.eventi.news/per-il-ferrosilicio-ue-il-problema-del-caro-energia-che-con-la-guerra-in-iran-rischia-di-aggravarsi</link>
<guid>https://www.eventi.news/per-il-ferrosilicio-ue-il-problema-del-caro-energia-che-con-la-guerra-in-iran-rischia-di-aggravarsi</guid>
<description><![CDATA[ La lega serve per produrre acciaio inossidabile e componenti tecnologici. Šefčovič: &quot;La questione non è la Cina e la concorrenza sleale, esplorare altre opzioni di sostegno&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/ferrosilicio.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 17:00:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Per, ferrosilicio, problema, del, caro-energia, che, con, guerra, Iran, rischia, aggravarsi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Utile per produrre acciaio inossidabile, utilizzato per i rivestimenti degli elettrodi e la fabbricazione di componenti per elettrovalvole ed iniettori: il <strong>ferrosilicio</strong> è una lega di grande uso e grande importanza per il comparto industriale e tecnologico, eppure<strong> il suo mercato è in crisi e la colpa sarebbe da imputare alla Cina</strong>. Grande produzione e vendita sottocosto sarebbero l’oggetto di una concorrenza sleale lesiva del ‘made in EU’. Così almeno denuncia l’europarlamentare francese <strong>Mathilde Androuët</strong> nella <a href="https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/E-10-2026-000282_EN.html" target="_blank" rel="noopener">sua interrogazione parlamentare</a>, che trova <strong>conferme e smentite</strong> nella Commissione europea.</p>
<p><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">“L’indagine sulle misure di salvaguardia per le ferroleghe ha dimostrato che il settore, come molti altri, si trova ad affrontare <strong>sfide diverse dalle pratiche commerciali dannose, quali gli elevati costi energetici</strong>“, chiarisce il commissario per il Commercio, <strong>Maros Šefčovič</strong> nella sua risposta. Dunque, in questo caso, almeno, non va puntato il dito contro Pechino. Vero è, aggiunge, che per quanto riguarda il ferrosilicio “<strong>non c’è stato un aumento delle importazioni</strong>“. Per cui, anche se l’esecutivo comunitario resta disponibile a venire incontro alle imprese del settore ed “esplorare tutte le possibili opzioni disponibili nell’ambito degli strumenti di difesa commerciale”, </span></span></span><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">nel caso specifico “è</span></span></span><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"> necessario <strong>esplorare anche altre opzioni</strong> politiche per aiutare i produttori di silicio dell’UE a operare in modo sostenibile”.</span></span></span></p>
<p>La risposta di <span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Šefčovič è di questi giorni, ma si riferisce ad una situazione denunciata a fine gennaio, prima cioè che scoppiasse la guerra in Iran con tutte <a href="https://www.eunews.it/2026/03/13/iran-raddoppiati-nellue-i-costi-di-produzione-di-energia-elettrica-da-gas/" target="_blank" rel="noopener">le sue ripercussioni per i prezzi dell’energia</a>. Se il problema del ferrosilicio europeo era una questione di bollette, ciò potrebbe acuirsi sulla scia dei rincari sopraggiunti con <a href="https://www.eunews.it/2026/03/02/lue-condanna-gli-ingiustificabili-attacchi-delliran-nella-regione-mentre-usa-e-israele-continuano-i-raid/" target="_blank" rel="noopener">il conflitto di Israele e Stati Uniti</a> nel golfo Persico. </span></span></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Il disastroso “mid term europeo” di Trump</title>
<link>https://www.eventi.news/il-disastroso-mid-term-europeo-di-trump</link>
<guid>https://www.eventi.news/il-disastroso-mid-term-europeo-di-trump</guid>
<description><![CDATA[ A metà mandato tutti presidenti degli Stati Uniti sono sottoposti ad un esame da parte dei cittadini: è il voto di “mid term”, le elezioni generali che si tengono a circa metà del mandato quadriennale di un presidente, il martedì successivo al primo lunedì di novembre. In questo voto vengono rinnovati tutti i 435 seggi della […] ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Meloni-e-Trump-1024x919.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 17:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>disastroso, “mid, term, europeo”, Trump</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>A metà mandato tutti presidenti degli Stati Uniti sono sottoposti ad un esame da parte dei cittadini: è il voto di “mid term”, le elezioni generali che si tengono a circa metà del mandato quadriennale di un presidente, il martedì successivo al primo lunedì di novembre. In questo voto vengono rinnovati tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti e 33 o 34 dei 100 seggi del Senato.</p>
<p>Mancano dunque ancora otto mesi, non poco, a questo esame che Donald Trump potrebbe faticare a superare. A giudicare da quel che sta succedendo qui in Europa potrebbe in effetti non superarlo. Essere vicini a Trump non aiuta, non raccoglie la fiducia dei cittadini.</p>
<p>Solo nell’ultimo fine settimana si è votato in Francia, in Italia e in Slovenia. Due grandi Paesi ed uno piccolo, in seno all’Unione europea. Anche il piccolo però questa volta era di notevole importanza, perché avrebbe potuto diventare la “terza colonna” di Trump nell’Unione, dopo Ungheria e Repubblica ceca, rendendo molto, forse troppo, complicata la gestione dei 27, anche perché essere “filo Tump” normalmente significa anche essere “filo Putin”, il che, con la guerra in Ucraina in corso, è un bel problema.</p>
<p>In Francia grandi amici di Trump non ce ne sono. Marine Le Pen sembra essere sempre molto amica di Vladimir Putin, ma sempre meno di Trump. E’ comunque una solida esponente della destra estrema, che si divide da Trump proprio perché in tanti punti con lui coincide e, come abbiamo scritto più volte (non solo qui, è un concetto abbastanza pacifico) i nazionalisti non possono andare d’accordo più di tanto, prima o poi le loro strade divergono per natura. E dunque i partiti della destra e della destra estrema francese continuano ad andare bene ma non sfondano, non conquistano le grandi città ed anzi perdono le medie, pur se vincono in una miriade di minuscoli comuni (circa 1.200, ma non sono tanti, visto che in totale i sindaci francesi sono quasi 35 mila, contro, ad esempio, i meno di 8 mila italiani). A Trump, insomma, in Francia manca un interlocutore, se non attraverso Putin, e continuerà a mancare.</p>
<p>In Italia la premier Giorgia Meloni ha passato il primo anno di mandato del presidente USA a tentare di diventare la sua interlocutrice per l’Unione europea. Era un tentativo senza senso ed infatti non ha portato a nulla. Meloni resta però vicina al presidente, così tanto da non riuscire a condannare l’attacco sconsiderato contro l’Iran. Domenica e lunedì si è votato in quello che la premier aveva previsto come un plebiscito nei suoi confronti, tanto da rifiutare di cercare una maggioranza parlamentare per la riforma costituzionale approvata solo dal centrodestra, annunciando sin dall’inizio della storia che avrebbe sottoposto la riforma al popolo. Pensava ad un bagno di folla, ad una consacrazione. E’ stato un bagno di sangue, l’inizio della sua fine, la prova provata che anche lei sbaglia, ed anche di grosso. Il voto è stato politico, gli elettori non si sono fidati di lasciare una materia così delicata come la riforma dell’ordinamento giudiziario in mano a questa maggioranza. Meloni ha perso, la sua esibita amicizia con Trump (che forse è più un corteggiamento) non ha aiutato: lei non ha la sua consacrazione, lui ha un’amica più debole.</p>
<p>Ed infine (mentre in queste ora si vota in Danimarca) arriviamo alla Slovenia. Uno splendido Paese dove un leader esplicitamente filotrumpiano, già tre volte primo ministro, avrebbe potuto vincere le elezioni. Non ci è riuscito, è andato benino, ma è rimasto secondo, e difficilmente potrà andare al governo.</p>
<p>Son casi che si ripetono, sempre più leader vicini al presidente statunitense vengono sconfitti. La vicinanza a Trump come chiave per la vittoria è stata una parabola che potrebbe chiudersi prima del previsto. Per fortuna.</p>
<p>P.S.: A proposito di parabole, che fine ha fatto il “Board of Peace”, lanciato (a pagamento), appena prima dell’attacco all’Iran?</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>UE e Australia firmano l’accordo di libero scambio, in dieci anni atteso il +33 per cento di export europeo</title>
<link>https://www.eventi.news/ue-e-australia-firmano-laccordo-di-libero-scambio-in-dieci-anni-atteso-il-33-per-cento-di-export-europeo</link>
<guid>https://www.eventi.news/ue-e-australia-firmano-laccordo-di-libero-scambio-in-dieci-anni-atteso-il-33-per-cento-di-export-europeo</guid>
<description><![CDATA[ L&#039;annuncio è arrivato in occasione del viaggio di Ursula von der Leyen a Canberra. Al centro dell&#039;intesa l&#039;abbattimento dei dazi sui prodotti alimentari UE e l&#039;apertura del mercato europeo alle materie prime critiche australiane ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/von-der-Leyen-e-Albanese.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 17:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Australia, firmano, l’accordo, libero, scambio, dieci, anni, atteso, 33, per, cento, export, europeo</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – L’Unione Europea continua a stringere mani e accordi nella sua strategia di diversificazione del commerci, dell’approvvigionamento di materie prime e di alleanze difensive. <strong>Questa volta, è il turno dell’Australia</strong>. Nella notte europea, in una <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/statement_26_693" target="_blank" rel="noopener">conferenza stampa congiunta</a>, la leader della Commissione europea,<strong> Ursula von der Leyen</strong>, e il primo ministro australiano, <strong>Anthony Albanese</strong>, hanno annunciato di aver concluso i negoziati per un <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_26_645" target="_blank" rel="noopener">accordo di libero scambio UE-Australia</a> e di aver adottato un nuovo <strong>partenariato in materia di difesa e sicurezza</strong>. Inoltre, i due leader hanno anche concordato di avviare colloqui formali per discutere l’<strong>associazione del Paese dei canguri a Horizon Europe</strong>, il principale programma UE di finanziamento per la ricerca e l’innovazione. Nel comunicato ufficiale di Palazzo Berlaymont, la ‘triplice intesa’ viene definita come “<strong>un passo in avanti con cui l’UE e l’Australia ottengono benefici reciproci</strong> e rafforzano ulteriormente le loro già strette relazioni in un periodo di incertezza geopolitica”.</p>
<p>Le discussioni sulla firma di un nuovo accordo di libero scambio tra Bruxelles e Canberra erano iniziate <a href="https://www.foodnavigator.com/Article/2018/05/23/EU-trade-agreement-talks-begin/" target="_blank" rel="noopener">nel 2018</a>, con l’ultimo round di negoziati formali che si era svolto nell’aprile del 2023. Il primo obiettivo di questa partnership è quello di <strong>facilitare l’accesso dei prodotti UE al mercato australiano</strong> tramite la <strong>rimozione di più del 99 per cento dei dazi australiani</strong> sulle esportazioni europee (faranno eccezione soltanto alcuni prodotti nel settore dell’acciaio). Grazie al massiccio abbattimento delle tariffe, la Commissione stima un <strong>aumento dell’export UE pari al 33 per cento</strong> in dieci anni, raggiungendo un valore annuo di 17,7 miliardi di euro, e fissa a circa <strong>1 miliardo di euro</strong> all’anno la cifra che le imprese del Vecchio Continente potrebbero risparmiare. Bruxelles annuncia benefici anche sul fronte degli investimenti: quelli dell’UE in Australia potrebbero crescere dell’<strong>87 per cento</strong> una volta firmata l’intesa. Inoltre, i settori chiave con un forte potenziale di crescita, per la Commissione, includono i prodotti lattiero-caseari (con un aumento previsto fino al 48 per cento), i veicoli a motore (52 per cento) e i prodotti chimici (20 per cento).</p>
<p><a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUN_accordoUE-AUSTRALIA-ITA-scaled.jpg"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-448538 size-full" src="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUN_accordoUE-AUSTRALIA-ITA-scaled.jpg" alt="" width="1609" height="2560" srcset="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUN_accordoUE-AUSTRALIA-ITA-scaled.jpg 1609w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUN_accordoUE-AUSTRALIA-ITA-189x300.jpg 189w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUN_accordoUE-AUSTRALIA-ITA-644x1024.jpg 644w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUN_accordoUE-AUSTRALIA-ITA-768x1222.jpg 768w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUN_accordoUE-AUSTRALIA-ITA-966x1536.jpg 966w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUN_accordoUE-AUSTRALIA-ITA-1288x2048.jpg 1288w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUN_accordoUE-AUSTRALIA-ITA-750x1193.jpg 750w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUN_accordoUE-AUSTRALIA-ITA-1140x1813.jpg 1140w" sizes="(max-width: 1609px) 100vw, 1609px"></a></p>
<p>Tra i settori che – secondo la Commissione – godranno maggiormente dei vantaggi portati dall’accordo c’è quello dell’<strong>agri-food</strong>. Non a caso – in una dinamica rovesciata rispetto a quella verificatasi in occasione dei negoziati per l’accordo di libero scambio col Mercosur -, le <a href="https://www.youtube.com/watch?v=_v08wThV1Jg" target="_blank" rel="noopener">principali proteste</a> sono arrivate dagli agricoltori australiani. In un contesto nel quale l’UE registra già un surplus commerciale di circa 2,4 miliardi di euro (dati del 2024), la nuova intesa prevede la completa eliminazione delle tariffe sui principali prodotti alimentari che l’Europa esporta in Australia: formaggi, carni, vini e spumanti, specifici tipi di frutta e verdura, cioccolato e dolci potranno tutti passar mela dogana senza dazi aggiuntivi. Quanto ai cibi e alle bevande che l’UE definisce come “particolarmente sensibili” (carne bovina, zucchero, riso e alcuni latticini), il regime ‘zero dazi’ sarà applicato a <strong>quote limitate</strong> al fine di proteggere gli agricoltori del Vecchio Continente quando il mercato sarà completamente aperto alla concorrenza di Canberra. Secondo la stessa logica, è prevista anche una<strong> clausola di salvaguardia bilaterale</strong> che permetterebbe all’UE di prendere misure specifiche per proteggere prodotti europei critici “nell’improbabile eventualità in cui dovesse verificarsi un aumento dell’import dall’Australia”.</p>
<figure aria-describedby="caption-attachment-448492" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Ue-Australia.jpg"><img decoding="async" class="wp-image-448492 size-medium" src="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Ue-Australia-200x300.jpg" alt="La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il primo ministro australiano, Anthony Albanese. Fonte: Commissione UE" width="200" height="300" srcset="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Ue-Australia-200x300.jpg 200w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Ue-Australia-683x1024.jpg 683w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Ue-Australia-768x1152.jpg 768w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Ue-Australia-750x1125.jpg 750w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Ue-Australia.jpg 800w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px"></a><figcaption class="wp-caption-text">La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il primo ministro australiano, Anthony Albanese. Fonte: Commissione UE</figcaption></figure>
<p>Previste ulteriori misure per garantire la <strong>protezione delle Indicazioni Geografiche</strong> (IG), ovvero i marchi di tutela che che identificano alimenti e vini di Paesi UE le cui qualità e caratteristiche dipendono esclusivamente dal territorio di origine specifico. La Commissione ha assicurato che l’accordo proteggerà le IG di <strong>165 prodotti alimentari e 231 bevande</strong>, tra cui il Comtè, l’Irish Whiskey e il Queso Manchego. Per alcuni prodotti italiani, però, sono previste parziali eccezioni. È il caso, ad esempio, del <strong>Pecorino Romano</strong>, le cui imitazioni australiane che adottano lo stesso nome pur non essendo originari saranno eliminate dal mercato “in maniera graduale”. Stessa sorte dovrebbe toccare al <strong>Parmigiano</strong> e al <strong>Prosecco</strong>, entrambe denominazioni che le aziende <em>Aussie </em>potranno continuare ad utilizzare liberamente (nel caso del Prosecco, si parla di una scadenza dell’autorizzazione tra dieci anni): “Una soluzione per la tutela dell’IG ‘Prosecco’ in Australia, che impedisca ai produttori australiani di esportare vini con questa denominazione dopo un periodo transitorio di 10 anni dall’entrata in vigore del nuovo accordo”, spiega la Commissione UE.</p>
<p>Più nello specifico, fonti UE hanno spiegato che “<strong>l’IGP Prosecco sarà protetta</strong> in Australia, ma i produttori australiani manterranno la capacità di usare Prosecco come indicazione di una varietà di uva nel territorio australiano”, “a condizione che l’uso sia come vitigno e che sia collegato all’indicazione geografica australiana”. Per Bruxelles, “questo fa una grande differenza” perché mentre ora, “guardando le etichette attuali sul mercato australiano, si fa molta difficoltà a distinguere un Prosecco italiano da un Prosecco australiano”, “in futuro, non vedrete solo Prosecco australiano o Prosecco con grafiche che ricollegano quel prodotto all’Italia, ma vedrete Kings Valley, carattere 15, il nome del marchio Dalzotto e sotto il nome del vitigno con un carattere più piccolo. <strong>Sarà quindi molto più evidente la differenza tra il vero Prosecco italiano e il vino australiano prodotto con un vitigno chiamato Prosecco</strong>“, ha spiegato. Inoltre, l’Australia si è impegnata a interrompere qualsiasi esportazione di questi vini dopo un periodo di 10 anni” e “pertanto, non ci sarà Prosecco australiano venduto come tale a Singapore o in qualsiasi altro Paese in cui l’IG italiana non sia ancora riconosciuta”. Anche rispetto al Parmigiano fonti UE provano a dare rassicurazioni. “Sia chiaro: l’IG non è il Parmigiano, ma il Parmigiano-Reggiano e il Parmigiano-Reggiano sarà protetto”, ma ciò che non sarà protetto è il termine parmesan, che ha diverse connotazioni a seconda del territorio”. Dunque, “<strong>l’uso del termine parmesan sarà soggetto a normative specifiche, tra cui il divieto di utilizzare grafiche, bandiere o simboli che possano ricondurre il prodotto a un’origine non italiana</strong>“. Infine, per quanto riguarda il Pecorino Romano, l’uso sarà limitato al pecorino prodotto in Italia dopo cinque anni dall’entrata in vigore dell’accordo. “Pertanto, <strong>dopo 5 anni dall’entrata in vigore dell’accordo</strong>, <strong>il consumatore australiano troverà solo Pecorino Romano proveniente dall’Italia</strong>. Punto”, ha dettagliato il funzionario UE.</p>
<p>Passando dal fronte dell’export UE a quello dell’import, l’accordo contiene importanti disposizioni per quanto riguarda l’<strong>approvigionamento europeo delle materie prime critiche</strong>, che la Commissione ha definito “vitali per la sicurezza economica e la competitività” del Vecchio Continente. In un contesto nel quale si prevede che “la domanda per questi materiali strategici crescerà significativamente e le catene di approvvigionamento sono sconvolte da improvvisi <strong>shock economici e geopolitici</strong>“, l’accordo con Canberra garantirà a Bruxelles un <strong>accesso facilitato alle materie prime critiche australiane</strong> tramite l’abbassamento delle tariffe europee attualmente in vigore. Beneficiando del fatto che l’Australia è <strong>uno dei principali produttori al mondo di alluminio, litio e manganese</strong>, l’UE punta a ridurre la propria dipendenza dalla Cina in questo settore. Von der Leyen lo ha dichiarato senza giri di parole nel suo discorso al parlamento di Canberra: “Il nuovo mondo in cui viviamo ci ha dimostrato che le dipendenze possono essere usate come armi”, ha spiegato. “Lo scorso anno tutti gli Stati UE hanno registrato un <strong>deficit commerciale con la Cina</strong>: non possiamo essere troppo dipendenti da un singolo fornitore e per questo l’Europa e l’Australia hanno bisogno l’uno dell’altro”, ha aggiunto.</p>
<p>Rivolgendosi ai legislatori australiani, von der Leyen ha anche spiegato le ragioni che hanno spinto l’UE e l’Australia a siglare il partenariato in materia di difesa e sicurezza, con il quale si mira a integrare maggiormente l’industria della difesa e la cooperazione militare tra Bruxelles e Canberra. “Sappiamo che la sicurezza dell’UE e la stabilità della regione Indo-pacifica non sono due cose distinte e una crisi in questa regione paralizzerebbe il commercio globale, colpendo direttamente le industrie e la crescita economica del Vecchio Continente”, ha affermato l’inquilina di Palazzo Berlaymont. Il disegno più ampio in cui questo partenariato si colloca – come si evince anche dall’analoga intesa siglata con l’India nel gennaio di quest’anno – è quello di <strong>piazzare più di una pedina europea in uno degli scacchieri regionali più rilevanti dei prossimi anni</strong>.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Esulta l’industria, critici gli agricoltori: l’accordo UE&#45;Australia divide</title>
<link>https://www.eventi.news/esulta-lindustria-critici-gli-agricoltori-laccordo-ue-australia-divide</link>
<guid>https://www.eventi.news/esulta-lindustria-critici-gli-agricoltori-laccordo-ue-australia-divide</guid>
<description><![CDATA[ L&#039;intesa commerciale per il libero scambio tra le parti trova anche l&#039;approvazione del Parlamento europeo per il suo valore geo-strategico. Per imprese e politica ora la priorità e ratificarlo e attuarlo in fretta ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/ue-australia.png" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 17:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Esulta, l’industria, critici, gli, agricoltori:, l’accordo, UE-Australia, divide</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Esultano le imprese, frenano gli agricoltori: l’accordo di libero scambio tra UE e Australia divide il mondo produttivo. Dinamiche e posizioni già registrati in occasione dell’intesa commerciale con il <a href="https://www.eunews.it/2026/01/22/il-mercosur-spacca-leconomia-esultano-gli-agricoltori-industria-delusa-e-furiosa/" target="_blank" rel="noopener">Mercosur – voluta fortemente dal settore secondario e respinto dal settore primario</a> – si ripresentano ancora una volta. Quindi BusinessEurope, la confederazione delle confindustrie europee, saluta con favore la firma. “L’accordo è una <strong>vittoria per entrambe le parti</strong>“, sostiene il presidente dell’associazione, <span lang="EN-US"><b>Fredrik Persson</b></span>. “<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Considerato che gli<strong><a href="https://www.consilium.europa.eu/en/infographics/eu-australia-trade/" target="_blank" rel="noopener"> investimenti diretti esteri dell’UE in Australia si avvicinano già ai 123 miliardi</a> di euro</strong>, prevediamo che <strong>l’accordo aprirà le porte a ulteriori investimenti</strong> in una vasta gamma di settori, tra cui la sicurezza e la difesa”, il commento entusiasta. </span></span></span></p>
<p>Soddisfatto anche il mondo dell’automotive. <strong>ACEA</strong>, l’associazione delle case automobilistiche europee, rileva come l<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">a riduzione delle tariffe sui veicoli “metterà le esportazioni dell’UE sullo stesso piano di quelle degli altri principali Paesi esportatori di automobili, che già godono dell’accesso al mercato locale senza dazi”. Inoltre, “an</span></span><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">che i componenti automobilistici saranno completamente liberalizzati”. Nel complesso, quindi, l’industria automobilistica europea “<strong>sostiene l’accordo di libero scambio UE-Australia</strong>“. Per poterne beneficiare davvero, però, servirà che entri in vigore. Perché, esorta ACEA, “c</span></span><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">hiediamo alla Commissione europea e, a loro volta, agli Stati membri dell’UE e al Parlamento europeo, di <strong>dare la loro approvazione tempestiva</strong> per consentirne l’attuazione il prima possibile”.</span></span></span></p>
<p>Ben diversa la reazione di <strong>Copa e Cogeca</strong>, le confederazioni agricole europee. La conclusione dell’accordo di libero scambio tra l’UE e l’Australia “solleva<strong> serie preoccupazioni per l’agricoltura europea,</strong> ancora una volta utilizzata come merce di scambio nel perseguimento di obiettivi commerciali e politici più ampi dell’UE”, denunciano le sigle <a href="https://copa-cogeca.eu/?lang=it" target="_blank" rel="noopener">in una nota</a>. Secondo il settore agricolo la firma dell’accordo di libero scambio “riflette una visione che può rispondere a esigenze a breve termine, ma le cui <strong>conseguenze a medio termine si riveleranno insostenibili per molti settori agricoli sensibili</strong>“.</p>
<p><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">La politica invece esulta. Il presidente della <a href="https://www.europarl.europa.eu/committees/en/afet/home/highlights" target="_blank" rel="noopener">commissione Affari esteri</a> del Parlamento europeo,  <strong>David McAllister</strong> (PPE), rileva la valenza geo-strategica di un accordo con cui “s</span></span></span><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">tiamo <strong>rafforzando il nostro impegno nell’Indo-Pacifico</strong>“, regione dove è molto attiva e presente la Repubblica popolare cinese.</span></span> Considerato il mondo di oggi, “i<span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">n un contesto di sicurezza sempre più complesso, continuiamo a investire nel multilateralismo e in partenariati democratici solidi”, rivendica l’europarlamentare del PPE. Dello stesso avviso anche il </span></span></span><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">presidente della <a href="https://www.europarl.europa.eu/committees/en/inta/home/highlights" target="_blank" rel="noopener">commissione Commercio internazionale</a>, il socialista </span></span><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong>Bernd Lange</strong>: “In tempi di rivalità geopolitica e protezionismo, l’UE rappresenta certezza, prevedibilità e opportunità economiche per i suoi lavoratori, produttori e consumatori”. Per l’Ue, insiste, “<strong>ampliare la rete di partner affidabili è una necessità economica e geopolitica</strong>“. Un chiaro riferimento all’America di Donald Trump. Adesso, conclude Lange, “è fondamentale che il Parlamento europeo e il Consiglio si esprimano presto su questo accordo”.</span></span></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Cipollone: “La BCE si prepara a introdurre l’euro digitale, aspettiamo le norme UE”</title>
<link>https://www.eventi.news/cipollone-la-bce-si-prepara-a-introdurre-leuro-digitale-aspettiamo-le-norme-ue</link>
<guid>https://www.eventi.news/cipollone-la-bce-si-prepara-a-introdurre-leuro-digitale-aspettiamo-le-norme-ue</guid>
<description><![CDATA[ Il responsabile della task force per l&#039;euro digitale all&#039;europarlamento: &quot;Dal terzo trimestre del 2026 al via i sistemi di pagamento, solo con la legislazione considereremo il varo&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/03/euro-digitale-1024x482.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 17:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Cipollone:, “La, BCE, prepara, introdurre, l’euro, digitale, aspettiamo, norme, UE”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>Euro digitale</strong>, la Banca centrale europea ci sta lavorando a pieno ritmo ed è pronta a renderlo operativo. Ora però <strong>spetta alle istituzioni UE adottare la legislazione necessaria</strong>, senza la quale tutto diventa inutile. <strong>Piero Cipollone</strong>, membro del <a href="https://www.ecb.europa.eu/ecb/decisions/eb/html/index.it.html" target="_blank" rel="noopener">comitato esecutivo della BCE</a> e capo della task force per l’euro digitale, mette le cose in chiaro: la politica non deve perdere tempo. “<strong>L’Eurosistema sta avanzando nei preparativi tecnici</strong> al fine di garantire l’introduzione di un euro digitale che funzioni ovunque nell’area dell’euro e soddisfi tutte le esigenze d’uso”, premette nel corso dell’audizione in commissione Affari economici del Parlamento europeo, dove precisa:.”<strong> Soltanto una volta entrata in vigore la legislazione, prenderemo in considerazione la possibile emissione dell’euro digitale</strong>, che avverrebbe nel pieno rispetto della normativa”.</p>
<p>Le parole di Cipollone non sono casuali. La BCE si è data un proprio crono-programma, con scadenze chiare. In base a questa agenda dei lavoro occorre che Parlamento e Consiglio <a href="https://www.eunews.it/2026/02/18/la-bce-euro-digitale-dal-2029-se-le-istituzioni-ue-trovano-un-accordo-nel-2026/" target="_blank" rel="noopener">approvino tutte le normative che servono entro la fine dell’anno in corso</a>. Ecco perché il membro della BCE insiste sulla necessità di lavorare politicamente per avere un completamento dell’iter nel 2026, e si insiste sulla necessità alla luce di un’agenda per la competitività <a href="https://www.eunews.it/2026/03/20/semplificazione-e-rimozione-delle-barriere-si-dei-leader-allagenda-ue-per-la-competitivita/" target="_blank" rel="noopener">fresca di approvazione dei leader</a> che include anche l’euro digitale, e di un <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/meetings/euro-summit/2026/03/19/" target="_blank" rel="noopener">Eurosummit che insiste</a> sull’accelerazione dei lavori.</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="kP9y2puD9d"><p><a href="https://www.eunews.it/2025/09/26/euro-digitale-per-sovranita-e-competitivita-nel-2026-la-fase-avanzata-di-sperimentazione/">Euro digitale per sovranità e competitività, nel 2026 la fase avanzata di sperimentazione</a></p></blockquote>
<p></p>
<p>Intanto, annuncia ancora Cipollone, “<strong>‘Pontes’, la soluzione DLT dell’Eurosistema, partirà nel terzo trimestre del 2026</strong>“. Per le prime prove di transazioni attraverso circuiti di pagamento tutti europei alternativi a Visa e Mastercard bisognerà attendere dunque almeno fino a luglio.  La tecnologia del registro distribuito (DLT, appunto) è la soluzione che permette di effettuare e gestire transazioni e servizi finanziari in via telematica senza bisogno di intermediari, garantendo sicurezza e tracciabilità. Sono le soluzioni su cui poggerano le infrastrutture tutte europee di pagamento, il pilastro dell’euro digitale.</p>
<p>Accanto ai preparativi pratici e tecnologici serve anche un’azione ‘sociale’. Perché, scandisce il componente del comitato esecutivo della BCE, “<strong>l’euro digitale deve essere accessibile a tutti, quindi naturalmente anche alle persone con disabilità</strong>“. Si stima che nell’UE vi siano circa 30 milioni di persone cieche o ipovedenti, a cui si aggiunge “più di un cittadino europeo su cinque che non si sente a proprio agio nell’utilizzare servizi finanziari digitali”. Come BCE e come UE, ricorda Cipollone, “dobbiamo rispondere alle esigenze di accessibilità di questi cittadini” attraverso misure, campagne e azioni che sempre la politica è chiamata a sviluppare e portare avanti.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Il ministro ungherese conferma: “Telefono alla Russia durante le riunioni UE”</title>
<link>https://www.eventi.news/il-ministro-ungherese-conferma-telefono-alla-russia-durante-le-riunioni-ue</link>
<guid>https://www.eventi.news/il-ministro-ungherese-conferma-telefono-alla-russia-durante-le-riunioni-ue</guid>
<description><![CDATA[ L&#039;Ungheria potrebbe aver violato il principio di leale collaborazione tra Stati UE, ma il titolare degli Esteri, Szijjártó, ironizza: &quot;L&#039;idea che negli incontri interministeriali esistano protocolli di sicurezza appartiene alla categoria della stupidità&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Imagoeconomica_2499032-1024x682.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 17:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>ministro, ungherese, conferma:, “Telefono, alla, Russia, durante, riunioni, UE”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Il ministro degli Esteri dell’Ungheria, <strong>Péter Szijjártó</strong>, ha infine <a href="https://www.facebook.com/watch/?ref=embed_video&v=2786599095039975" target="_blank" rel="noopener">ammesso</a> di avere <strong>contatti regolari con il proprio omologo russo, Sergej Lavrov</strong>, per informarlo in diretta di quanto accade durante le riunioni del <strong>Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea</strong>. La <a href="https://www.eunews.it/2026/03/23/lungheria-sotto-accusa-avrebbe-condiviso-informazioni-riservate-dellue-con-la-russia/">notizia</a> era stata diffusa sabato scorso (21 marzo) dal <strong>Washington Post</strong>. Il quotidiano statunitense aveva raccolto le testimonianze in merito di alcuni funzionari e diplomatici in servizio a Bruxelles e poche ore dopo diversi politici di spicco dei Paesi UE, tra cui il primo ministro polacco <strong>Donald Tusk</strong>, avevano confermato di nutrire da tempo sospetti sull’esistenza di una vera e propria <strong>linea telefonica diretta Budapest-Mosca</strong>.</p>
<p>Nella giornata di ieri, Szijjártó aveva bollato le accuse come “<strong>fake news e bugie</strong>“, ma in tarda serata è stato costretto a fare retromarcia, confermando le rivelazioni del giornale americano in occasione di un comizio elettorale nella città di Keszthely. “Prima e dopo gli incontri del Consiglio dell’UE, non parlo soltanto con il ministro degli Esteri russo, ma anche con quelli di <strong>Stati Uniti, Turchia, Israele, Serbia</strong> e tutti gli altri partner del nostro Paese”, ha affermato dal palco il capo della diplomazia di Budapest, nominando – forse non a caso – una serie di Stati con cui al momento Bruxelles non ha rapporti propriamente idilliaci.</p>
<p>Secondo Szijjártó, il motivo per cui queste telefonate sono necessarie è molto semplice: “Durante le riunioni tra gli Stati membri, vengono prese molte decisioni che influenzano le relazioni e la cooperazione dell’Ungheria con Paesi terzi su temi quali l’energia, l’industria automobilistica e la sicurezza”, ha spiegato. Del resto, stando a Szijjártó, “<strong>la politica estera funziona così</strong>: probabilmente sto dicendo qualcosa di duro da accettare, ma <strong>la diplomazia consiste nel parlare con i leader di altri Paesi</strong>“.</p>
<p>In un video pubblicato questa mattina <a href="https://www.facebook.com/szijjarto.peter.official/" target="_blank" rel="noopener">su Facebook</a>, il braccio destro del primo ministro ungherese, <strong>Viktor Orbán</strong>, ha respinto anche le accuse di aver violato il <strong>principio di leale collaborazione</strong> che regola i rapporti tra gli Stati UE, stabilendo che le informazioni scambiate durante gli incontri tra esponenti governativi debbano essere considerate <strong>confidenziali</strong>. “A livello interministeriale, non vengono mai discusse cose segrete”, ha spiegato, ” e tutti i ministri – tranne me – portano i loro telefoni nella stanza: <strong>l’idea che esistano dei protocolli di sicurezza appartiene alla categoria della stupidità</strong>“.</p>
<p>La <strong>Commissione Europea</strong>, dopo aver bollato, ieri, le notizie diffuse dal Washington Post come “<strong>estremamente preoccupanti</strong>” e aver chiesto a Budapest “di <strong>fare immediatamente chiarezza</strong> sulla questione”, oggi ha precisato che l’Alta rappresentante UE per la Politica estera e di sicurezza, <strong>Kaja Kallas</strong>, sentirà il ministro ungherese. “L’Alta Rappresentante si aspetta che l’obbligo giuridico di sincera cooperazione venga sempre rispettato – ha affermato la portavoce agli Affari esteri, <strong>Anitta Hipper</strong> – e che tutti gli Stati membri sostengano l’Unione nel raggiungimento di questi obiettivi, evitando qualsiasi azione che possa comprometterli. L’Alta Rappresentante Kallas si metterà in contatto con il Ministro degli Affari Esteri ungherese” per affrontare tali questioni.</p>
<p>.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Responsabilità medica: un tassello mancante per il vero Spazio Sanitario Europeo</title>
<link>https://www.eventi.news/responsabilita-medica-un-tassello-mancante-per-il-vero-spazio-sanitario-europeo</link>
<guid>https://www.eventi.news/responsabilita-medica-un-tassello-mancante-per-il-vero-spazio-sanitario-europeo</guid>
<description><![CDATA[ Il tragico caso del bambino deceduto a Napoli a causa di una presunta catena di errori medici è una ferita aperta che ci impone una riflessione profonda. Dinanzi a tali drammi, la giustizia per le vittime e le loro famiglie è un atto dovuto e imprescindibile. Tuttavia, come legislatori, abbiamo il dovere di chiederci se […] ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Medico-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 17:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Responsabilità, medica:, tassello, mancante, per, vero, Spazio, Sanitario, Europeo</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il tragico caso del bambino deceduto a Napoli a causa di una presunta catena di errori medici è una ferita aperta che ci impone una riflessione profonda. Dinanzi a tali drammi, la giustizia per le vittime e le loro famiglie è un atto dovuto e imprescindibile. Tuttavia, come legislatori, abbiamo il dovere di chiederci se l’attuale sistema di responsabilità medica stia davvero proteggendo i cittadini o se, al contrario, non stia finendo per compromettere la qualità stessa delle cure.</p>
<h4>La frammentazione europea: un ostacolo alla salute</h4>
<p>Uno studio recente del Servizio Ricerca del Parlamento Europeo (EPRS) conferma quanto la situazione sia eterogenea e preoccupante. In Europa convivono regimi giuridici opposti: da una parte modelli “no-fault”, come quello svedese o francese, che privilegiano l’indennizzo rapido del paziente senza necessariamente criminalizzare il medico; dall’altra sistemi come quello italiano, dove la pressione del diritto penale è costante.<br>
Questa frammentazione non è solo un tema giuridico, è un limite strutturale. Se un medico opera costantemente sotto la minaccia di un tribunale, la conseguenza inevitabile è la “medicina difensiva”. Lo studio EPRS evidenzia come questo fenomeno non solo faccia lievitare i costi pubblici, ma allontani i giovani professionisti dalle specializzazioni vitali, come la chirurgia o l’ostetricia, creando un vuoto di competenze che minaccia il futuro della nostra sanità.</p>
<h4>Oltre la colpa: l’Agenzia Europea per il Rischio Clinico</h4>
<figure aria-describedby="caption-attachment-394826" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2024/10/1727959408087_20241003_EP-172917A_J2__023-scaled.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-394826" src="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2024/10/1727959408087_20241003_EP-172917A_J2__023-300x200.jpg" alt="Valentina Palmisano" width="300" height="200" srcset="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2024/10/1727959408087_20241003_EP-172917A_J2__023-300x200.jpg 300w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2024/10/1727959408087_20241003_EP-172917A_J2__023-1024x683.jpg 1024w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2024/10/1727959408087_20241003_EP-172917A_J2__023-768x512.jpg 768w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2024/10/1727959408087_20241003_EP-172917A_J2__023-1536x1024.jpg 1536w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2024/10/1727959408087_20241003_EP-172917A_J2__023-2048x1365.jpg 2048w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2024/10/1727959408087_20241003_EP-172917A_J2__023-750x500.jpg 750w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2024/10/1727959408087_20241003_EP-172917A_J2__023-1140x760.jpg 1140w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px"></a><figcaption class="wp-caption-text">Valentina Palmisano (M5S)</figcaption></figure>
<p>Non possiamo limitarci a reagire all’errore, dobbiamo prevenirlo. Per farlo, serve un salto di qualità istituzionale. La mia proposta è quella di lavorare all’istituzione di un’Agenzia Europea per il contrasto del rischio clinico.<br>
Così come oggi l’EMA, attraverso sistemi come EudraVigilance, monitora e previene i rischi legati ai farmaci a livello UE, abbiamo bisogno di una struttura che raccolga dati comparabili tra gli Stati membri sugli incidenti clinici. Un organismo capace di trasformare l’errore da evento punitivo a occasione di apprendimento collettivo, individuando best practices comuni per la sicurezza dei pazienti in tutta l’Unione.</p>
<h4>L’Intelligenza Artificiale: opportunità e nuove tutele</h4>
<p>Il quadro si fa ancora più urgente con l’avvento dell’Intelligenza Artificiale. Come discusso recentemente a Bruxelles con esperti del calibro del professor Giulio Sozzi, Professore Associato Saint Camillus International University of Health Sciences di Roma e dell’Avvocato Vania Cirese, Specialista in diritto sanitario, responsabilità medica, sistemi sanitari europei, gestione del rischio clinico, l’AI trasformerà la diagnostica e la chirurgia. Ma senza un quadro di responsabilità chiaro — che integri l’AI Act e le direttive sulla responsabilità da prodotto — rischiamo di lasciare i medici in un limbo giuridico. L’innovazione deve essere supportata da regole che chiariscano il ruolo del medico come decisore finale, proteggendolo da responsabilità improprie derivanti da algoritmi non trasparenti.</p>
<h4>Costruire lo Spazio Sanitario Europeo (EHDS)</h4>
<p>Il progetto dello Spazio Sanitario Europeo non può limitarsi alla pur fondamentale libera circolazione dei dati clinici. Deve evolvere verso un’armonizzazione delle tutele giuridiche. Non possono esserci cittadini di “serie A” o medici di “serie B” a seconda della frontiera sotto cui operano.</p>
<p>Dobbiamo lavorare per un sistema europeo che:<br>
• Distingua nettamente tra errore umano e negligenza grave, limitando l’uso del diritto penale ai casi di reale dolo o colpa manifesta.<br>
• Garantisca indennizzi certi e rapidi ai pazienti attraverso fondi di garanzia, riducendo il ricorso a lunghissimi e dolorosi contenziosi legali.<br>
• Investa nella gestione del rischio, rendendo gli ospedali luoghi in cui la sicurezza è frutto di protocolli condivisi e non solo di coraggio individuale.</p>
<p>Garantire ai medici un ambiente di lavoro sereno non significa concedere privilegi, ma assicurare ai pazienti cure più attente, umane e sicure. È tempo che l’Europa si faccia carico di questa sfida per trasformare il diritto alla salute in una realtà uniforme e protetta in tutto il continente.</p>
<p><em><strong>*Valentina Palmisano è una deputata europea de laSinistra/M5S</strong></em></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>UE, nel 2025 avviate 552 procedure d’infrazione e disposti 71 deferimenti alla Corte</title>
<link>https://www.eventi.news/ue-nel-2025-avviate-552-procedure-dinfrazione-e-disposti-71-deferimenti-alla-corte</link>
<guid>https://www.eventi.news/ue-nel-2025-avviate-552-procedure-dinfrazione-e-disposti-71-deferimenti-alla-corte</guid>
<description><![CDATA[ Il commissario per l&#039;Economia, Valdis Dombrovskis, in Parlamento europeo: &quot;Quando la cooperazione nell&#039;attuazione delle normative europee non funziona l&#039;azione risoluta si rende necessaria&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/dombro-260324.png" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 17:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>UE, nel, 2025, avviate, 552, procedure, d’infrazione, disposti, deferimenti, alla, Corte</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>Nel 2025 la Commissione ha avviato 552 nuove procedure d’infrazione contro gli Stati</strong> membri per il mancato rispetto delle normative europee. Lo riferisce il commissario per l’Economia, <strong>Valdis Dombrovskis</strong>, nel corso dell’audizione in <a href="https://www.europarl.europa.eu/committees/en/juri/home/highlights" target="_blank" rel="noopener">commissione Giuridica</a> del Parlamento europeo. Accanto alle nuove 552 procedure d’infrazione si aggiungono <strong>71 deferimenti alla Corte di giustizia</strong> dell’UE, riguardanti 21 Stati diversi, <a href="https://www.eunews.it/2025/10/08/magistrati-onorari-per-litalia-ce-il-deferimento-alla-corte-di-giustizia-e-una-nuova-procedura/" target="_blank" rel="noopener">inclusa l’Italia</a>. <strong>Venti deferimenti su 71 sono stati accompagnati da richieste di multe</strong>. “Quando la cooperazione nell’attuazione delle normative europee non funziona l’azione risoluta si rende necessaria”, scandisce Dombrovskis.</p>
<p>Le buone notizie, sottolinea, è che <strong>nel 2025 sono state chiuse 554 vecchie procedure pendenti</strong>. Inoltre, spiega ancora il commissario per l’Economia, si è registrato “aumento dei ricorso al dialogo pre-infrazione, che ha prodotto un 76 per cento di esiti positivi ed evitato avvio di provvedimenti”.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Immigrazione, l’Italia ottiene l’impegno UE a prevenire crisi dal conflitto con l’Iran</title>
<link>https://www.eventi.news/immigrazione-litalia-ottiene-limpegno-ue-a-prevenire-crisi-dal-conflitto-con-liran</link>
<guid>https://www.eventi.news/immigrazione-litalia-ottiene-limpegno-ue-a-prevenire-crisi-dal-conflitto-con-liran</guid>
<description><![CDATA[ Inserito un paragrafo tutto nuovo nelle conclusioni del vertice dei leader, che insiste sul rafforzamento delle frontiere esterne. La soddisfazione della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: &quot;Importante contributo italiano&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Imagoeconomica_2680129-1024x880.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 20:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Immigrazione, l’Italia, ottiene, l’impegno, prevenire, crisi, dal, conflitto, con, l’Iran</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>Sull’immigrazione “c’è stato un importante contributo italiano”</strong>. La presidente del Consiglio, <strong>Giorgia Meloni</strong>, lascia Bruxelles soddisfatta: il vertice dei capi dei capi di Stato e di governo dell’Unione Europea alza ancora di più l’attenzione sulla crisi in Medio Oriente nella sua componente a cui finora si era prestata poca attenzione, quella di possibili flussi di richiedenti asilo. “C’è ovviamente un impatto possibile della crisi anche sul fronte migratorio”, sottolinea l’inquilina di Palazzo Chigi alla chiusura della riunione, terminata in modo soddisfacente.</p>
<p>Le <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2026/03/20/european-council-conclusions/?utm_source=brevo&utm_campaign=AUTOMATED%20-%20Alert%20-%20Newsletter&utm_medium=email&utm_id=3318" target="_blank" rel="noopener">conclusioni</a> di fine lavori si arricchiscono di un paragrafo tutto nuovo, non presente nelle precedenti versioni, in cui tutti quanti si impegnano a lavorare per scongiurare il peggio. “<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Sebbene il conflitto non si sia tradotto in flussi migratori immediati verso l’Unione europea, il Consiglio europeo sottolinea l’importanza di mantenere un elevato livello di vigilanza e di garantire il necessario livello di preparazione, sulla base degli strumenti e delle politiche che l’UE ha sviluppato negli ultimi anni”. Un passaggio, questo, sintetizza Meloni, che è “un riferimento chiaro al fatto che <strong>l’Europa oggi debba prevenire una possibile crisi migratoria</strong>“. </span></span></span></p>
<p>Il riferimento, introdotto nella parte dedicata all’Iran e al Medio Oriente, che traduce in pratica <a href="https://www.eunews.it/2026/03/19/iran-pre-vertice-ue-sullimmigrazione-litalia-e-i-partner-si-preparano-per-eventuali-crisi/" target="_blank" rel="noopener">la riunione che Italia, Danimarca e Paesi Bassi hanno presieduto e ospitato prima dei lavoro del Consiglio europeo con altri 12 parter UE</a>, voluta proprio per affrontare il conflitto israelo-americano nel Golfo dal punto di vista delle sue ripercussioni in termini di sfollati e profughi.</p>
<p><strong>La parola d’ordine diventa quindi “rafforzare i confini esterni”</strong>, puntualizza ancora la presidente del Consiglio. La capacità dell’UE di prevenire e controllare i flussi migratori risiede nel fortificare le frontiere, un concetto condiviso da tutti quanti: “<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">La sicurezza e il controllo delle frontiere esterne dell’Unione europea continueranno a essere rafforzati”, assicurano tutti i 27 leader nelle conclusioni. In questo impegno, “l’UE è pronta a mobilitare pienamente i suoi strumenti diplomatici, giuridici, operativi e finanziari per prevenire i flussi migratori incontrollati verso l’UE e preservare la sicurezza in Europa”. L’iniziativa italiana, ma guidata insieme alla Danimarca, produce i frutti, dunque. E Meloni può lasciare Bruxelles soddisfatta.</span></span></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Il reddito delle famiglie cresce più al Sud rispetto al Centro&#45;Nord d’Italia</title>
<link>https://www.eventi.news/il-reddito-delle-famiglie-cresce-piu-al-sud-rispetto-al-centro-nord-ditalia</link>
<guid>https://www.eventi.news/il-reddito-delle-famiglie-cresce-piu-al-sud-rispetto-al-centro-nord-ditalia</guid>
<description><![CDATA[ L’analisi di Unioncamere-Centro Studi Guglielmo Tagliacarne sulle stime 2024 sulla capacità di spesa della popolazione residente: nel Meridione aumenta del 3,38 per cento contro il +2,84 del resto del Paese. Scatto di Rimini (+5,78 per cento). Milano prima per pro-capite (36.188 euro), Foggia ultima (14.953 euro) ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Imagoeconomica_1944131-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 20:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>reddito, delle, famiglie, cresce, più, Sud, rispetto, Centro-Nord, d’Italia</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>Il reddito disponibile delle famiglie cresce di più al Mezzogiorno d’Italia rispetto al resto del Paese</strong>: 3,38 per cento contro 2,84 per cento nel 2024 rispetto al 2023. È quanto emerge dall’analisi di <strong><a href="https://www.unioncamere.gov.it/" target="_blank" rel="noopener">Unioncamere</a>–<a href="https://www.tagliacarne.it/" target="_blank" rel="noopener">Centro Studi Guglielmo Tagliacarne</a></strong> sulle stime 2024 del reddito disponibile delle famiglie consumatrici a valori correnti – misura della capacità di spesa della popolazione residente in Italia. A conferma del migliore andamento del Sud, <strong>ben sei province meridionali conquistano le prime dieci posizioni</strong> della classifica nazionale guidata da Rimini (+5,78 per cento), Ragusa (+5,55 per cento) e Venezia (+4,95 per cento). Mentre Prato -0,13 per cento, Imperia -0,03 per cento e Ancona +0,36% mostrano più difficoltà. <strong>Ma le distanze tra Nord e Sud restano marcate</strong>, il reddito pro-capite del Settentrione supera di circa il 50 per cento quello del Meridione. Milano si conferma salda al primo posto con 36.188 euro a testa, seguita da Bolzano (32.680 euro) e Monza e della Brianza (30.182 euro). Sul fronte opposto, Foggia chiude la graduatoria con 14.953 euro preceduta da Agrigento (15.059 euro) e Caserta (15.288 euro).</p>
<p>Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici si riferisce alla differenza, nel corso dell’anno di riferimento, tra entrate – come i redditi da lavoro dipendenti, da capitali, prestazioni sociali, reddito proveniente dal possesso di una casa – e uscite – come imposte e contributi sociali, versamenti a istituzioni sociali, rimesse dall’estero, ecc.. – di nuclei familiari che risiedono in un dato territorio. Mentre il reddito disponibile pro-capite di un determinato anno è il rapporto tra il reddito disponibile totale e la media della popolazione dell’anno di riferimento. In questo contesto, “<strong>la mappa del reddito disponibile ci fornisce un quadro articolato</strong> che da un lato smentisce lo stereotipo di un Sud statico contro un Nord dinamico e dall’altro fa emergere delle geografie inedite”, ha affermato <strong>Gaetano Fausto Esposito</strong>, direttore generale del Centro Studi Tagliacarne.</p>
<p> </p>
<figure aria-describedby="caption-attachment-448178" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Imagoeconomica_2642815-scaled.jpg"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-448178" src="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Imagoeconomica_2642815-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" data-wp-editing="1" srcset="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Imagoeconomica_2642815-300x200.jpg 300w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Imagoeconomica_2642815-1024x683.jpg 1024w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Imagoeconomica_2642815-768x512.jpg 768w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Imagoeconomica_2642815-1536x1024.jpg 1536w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Imagoeconomica_2642815-2048x1365.jpg 2048w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Imagoeconomica_2642815-750x500.jpg 750w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Imagoeconomica_2642815-1140x760.jpg 1140w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px"></a><figcaption class="wp-caption-text">Gaetano Fausto Esposito – Direttore generale dell’Istituto di ricerca Guglielmo Tagliacarne Camere di Commercio Italiane. Fonte: Imagoeconomica</figcaption></figure>
<p>“<strong>Tra il 2024 e il 2023 la classifica della crescita del reddito disponibile vede sei province meridionali tra le prime dieci</strong> e nove centro settentrionali tra le ultime dieci. <strong>Ma al Sud il reddito disponibile pro-capite resta inferiore di 23 punti percentuali rispetto alla media italiana</strong>. E, ancora, se la variazione del reddito disponibile risulta al Mezzogiorno superiore a quella del Centro-Nord, il valore della componente retributiva evidenzia un divario di circa venti punti percentuali rispetto al resto del Paese”, ha precisato. Il direttore generale ha sottolineato, inoltre, che “<strong>si conferma il primato delle città metropolitane</strong>” come “<strong>veri hub di potenzialità</strong>: <strong>con un reddito pro-capite superiore del 14 per cento rispetto alle altre province</strong>, anche per effetto delle retribuzioni più alte di quasi un terzo sostenute dalla concentrazione di attività direzionali meglio pagate e dal più elevato costo della vita”. Infine, “nel 2024 sembra cominciato un processo di recupero del reddito disponibile che in tutte le ripartizioni territoriali è risultato superiore all’inflazione”, ha osservato.</p>
<div class="flourish-embed flourish-chart" data-src="visualisation/28152206"><img decoding="async" src="https://public.flourish.studio/visualisation/28152206/thumbnail" width="100%" alt="visualization"></div>
<p><strong>Nord e Sud appaiono comunque sempre lontani per reddito pro-capite</strong>: nel 2024, Milano era prima in classifica, superando di 21.235 euro il valore di Foggia, ultima. Bisogna scorrere la classifica fino alla 35esima posizione per trovare la prima provincia del Mezzogiorno – <strong>Cagliari con 24.226 euro, peraltro anche unica realtà del Sud nella prima metà della graduatoria</strong> – mentre sono ben 18 le realtà meridionali che affollano le ultime 20 posizioni. Infine, <strong>il confronto tra il 2023 e il 2024 conferma una sorta di</strong> ‘<strong>cristallizzazione</strong>‘ <strong>delle prime sei posizioni</strong>, che sono le stesse anche nel 2021, occupate da Milano, Bolzano, Monza e della Brianza, Bologna, Parma e Genova. Mentre <strong>a mostrare maggiore dinamicità sono Rimini</strong>, che scala ben otto posizioni, <strong>e Prato</strong> che ne perde dieci.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>UE e Islanda firmano il partenariato su difesa e sicurezza: al centro Ucraina e Artico</title>
<link>https://www.eventi.news/ue-e-islanda-firmano-il-partenariato-su-difesa-e-sicurezza-al-centro-ucraina-e-artico</link>
<guid>https://www.eventi.news/ue-e-islanda-firmano-il-partenariato-su-difesa-e-sicurezza-al-centro-ucraina-e-artico</guid>
<description><![CDATA[ L&#039;intesa siglata arriva a pochi giorni dall&#039;annuncio di un referendum in cui il popolo islandese dovrà esprimersi sulla ripresa dei negoziati di adesione all&#039;UE. La consultazione è prevista per il 29 agosto ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Ursula_von_der_Leyen_President_of_the_European_Commission__Kristrun_Frostadottir_Prime_Minister_of_Iceland_-_2025-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 20:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Islanda, firmano, partenariato, difesa, sicurezza:, centro, Ucraina, Artico</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – La <strong>regione artica</strong> si prepara ad essere lo scenario di una nuova sfida per l’egemonia tra superpotenze globali e l’Unione Europea prova a ritagliarsi il proprio ruolo. Nella giornata di mercoledì (18 marzo), l’Alta Rappresentante dell’UE per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, <strong>Kaja Kallas</strong>, e la ministra degli Esteri dell’Islanda, <strong>Þorgerður Katrín Gunnarsdóttir</strong> hanno firmato ufficialmente il nuovo <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/security-defence-partnerships/timeline-security-defence-partnerships/" target="_blank" rel="noopener">partenariato in materia di sicurezza e difesa tra Bruxelles e Reykjavik</a>. L’obiettivo dell’intesa – come si legge nel testo ufficiale – è quello di “rafforzare la già esistente cooperazione” tra Islanda e Unione Europa in questo settore, focalizzandosi su alcuni punti specifici.</p>
<p>Il primo è proprio quello relativo alla <strong>sicurezza della regione artica</strong>, la cui <a href="https://www.thearcticinstitute.org/rising-tensions-shifting-strategies-evolving-dynamics-us-grand-strategy-arctic/" target="_blank" rel="noopener">strategicità</a> a livello globale è destinata a crescere progressivamente sia dal punto di vista economico-commerciale che da quello degli equilibri geopolitici. Con parole che sembrano una risposta neanche troppo velata alle ripetute <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/trump-potrei-dover-scegliere-groenlandia-e-nato-uk-e-ue-trattano-invio-truppe-AIoYpRp" target="_blank" rel="noopener">minacce</a> rivolte alla <strong>Groenlandia</strong> da parte del presidente statunitense, <strong>Donald Trump</strong>, l’Islanda e l’UE si impegnano a “intensificare lo <strong>scambio di informazioni sugli aspetti di sicurezza</strong> della regione per contribuire al mantenimento nell’area di un <strong>ordine stabile e basato sulle regole</strong>“. Questi scambi includeranno “il monitoraggio degli sviluppi regionali, della questione climatica e delle minacce cyber e ibride”.</p>
<p>La seconda area di cooperazione su cui il partenariato si concentra è quella del <strong>supporto all’Ucraina</strong>.  Il documento stabilisce un “rafforzamento della cooperazione tra le due parti per sostenere a lungo termine l’Ucraina, proseguire nell’assistenza finanziaria e supportare la ricostruzione del Paese”. Islanda e UE si propongono anche di continuare a cooperare sul tema delle <strong>sanzioni alla Russia</strong>, al fine di “massimizzare la pressione nei confronti dei responsabili dell’aggressione”. Infine, le due parti si impegnano a “lavorare insieme per il raggiungimento di un accordo di pace complessivo, giusto, duraturo e basato sui principi del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite.</p>
<p>La <strong>cybersicurezza</strong> e la lotta alle <strong>minacce ibride</strong> rappresentano un altro punto centrale dell’accordo firmato, rispetto a cui i due Paesi puntano ad “approfondire la già esistente cooperazione, scambiandosi regolari informazioni sul panorama di queste minacce e sulle strategie più efficaci per prevenire e rispondere ad attività ostili e coordinando anche risposte diplomatiche per affrontarle”. Infine, in un’epoca di rafforzamento militare del Vecchio Continente, il partenariato con l’Islanda diventa un’occasione per promuovere un “maggior coinvolgimento del Paese nelle iniziative di difesa UE, come lo <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/policies/defence-industry-programme/" target="_blank" rel="noopener">European Defence Industry Programme</a> e i progetti sviluppati nel contesto del <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202501106" target="_blank" rel="noopener">Regolamento SAFE</a>“.</p>
<p>I <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/security-defence-partnerships/" target="_blank" rel="noopener">partenariati in materia di sicurezza e difesa</a> sono intese che l’UE firma con Paesi terzi per “rafforzare la cooperazione bilaterale in materia di sicurezza e promuovere la pace e la sicurezza nel mondo”. Nel giro di quasi due anni, Bruxelles ha già concluso dieci accordi di questo tipo: con <strong>Moldavia, Norvegia, Giappone, Corea del Sud, Macedonia del Nord e Albania</strong> nel 2024, con <strong>Regno Unito e Canada</strong> nel 2025 e con <strong>India e Islanda</strong> nel 2026.</p>
<p>L’intesa tra Reykjavik e Bruxelles arriva in un momento nel quale il dibattito politico islandese sul rapporto con l’UE sembra aver ritrovato slancio. A distanza di più di dieci anni dall’interruzione dei negoziati di adesione nel 2015, lo scorso 6 marzo la prima ministra del Paese artico, <b data-mw="{"parts":[{"template":{"target":{"wt":"Bio\n","href":"./Template:Bio"},"params":{"Nome":{"wt":"Kristrún"},"Cognome":{"wt":"Frostadóttir"},"Sesso":{"wt":"F"},"LuogoNascita":{"wt":"Reykjavík"},"GiornoMeseNascita":{"wt":"12 maggio"},"AnnoNascita":{"wt":"1988"},"LuogoMorte":{"wt":""},"GiornoMeseMorte":{"wt":""},"AnnoMorte":{"wt":""},"Epoca":{"wt":"2000"},"Attività":{"wt":"politica"},"Attività2":{"wt":"economista"},"Nazionalità":{"wt":"islandese"},"PostNazionalità":{"wt":", [[Primi ministri dell'Islanda|primo ministro dell'Islanda]] dal 21 dicembre 2024"}},"i":0}}]}">Kristrún Frostadóttir </b>ha annunciato l’<a href="https://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2026/03/06/islanda-annuncia-referendum-su-ripresa-dei-negoziati-di-adesione-allue_5f64b2aa-ba1f-4c63-90f1-e406de386f76.html" target="_blank" rel="noopener">indizione di un referendum</a> per valutare un’eventuale ripresa delle discussioni. La consultazione elettorale dovrebbe tenersi il prossimo <strong>29 agosto</strong>.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Medio Oriente, i leader europei per la “moratoria sugli attacchi alle infrastrutture energetiche”</title>
<link>https://www.eventi.news/medio-oriente-i-leader-europei-per-la-moratoria-sugli-attacchi-alle-infrastrutture-energetiche</link>
<guid>https://www.eventi.news/medio-oriente-i-leader-europei-per-la-moratoria-sugli-attacchi-alle-infrastrutture-energetiche</guid>
<description><![CDATA[ La decisione di imporre una multa per i danni energetici si allinea all&#039;iniziativa congiunta di sei Paesi (Germania, Francia, Italia, Giappone, Paesi Bassi e Regno Unito), posizione che sembra avvicinarsi alle richieste di Donald Trump di coinvolgere gli alleati NATO nella sicurezza della regione ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/1ceab0f2-2cd7-4d00-80d3-39d769f4e759-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 20:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Medio, Oriente, leader, europei, per, “moratoria, sugli, attacchi, alle, infrastrutture, energetiche”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – I leader europei serrano i ranghi sulla crisi in Medio Oriente e, dalle conclusioni del <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Consiglio europeo</span></span> di ieri (19 marzo), emerge una linea sempre più assertiva: dall’allineamento all’<a href="https://www.elysee.fr/emmanuel-macron/2026/03/19/declaration-conjointe-des-dirigeants-de-lallemagne-de-la-france-de-litalie-du-japon-des-pays-bas-et-du-royaume-uni-sur-le-detroit-dormuz" target="_blank" rel="noopener">iniziativa congiunta</a> di sei Paesi (Germania, Francia, Italia, Giappone, Paesi Bassi e Regno Unito) per “<strong>una moratoria sugli attacchi alle infrastrutture energetiche e idriche</strong>“, che rivela un posizionamento, almeno in parte, più vicino alle richieste avanzate da <a href="https://www.eunews.it/2026/03/19/italia-con-altri-5-pronti-a-lavorare-per-riaprire-hormuz-moratoria-su-attacchi-a-siti-energia/"><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Donald Trump</span></span></a> di coinvolgere gli alleati nella sicurezza regionale, anche se si esclude al momento un coinvolgimento diretto nella guerra. Sullo sfondo restano i dossier ormai evergreen per l’Unione, come la crisi a Gaza, ma si fa sempre più esplicito il nodo politico e strategico: fino a che punto l’UE è disposta a sostenere Stati Uniti e Israele nel confronto con il regime iraniano?</p>
<h4><strong>Cosa succede in Iran</strong></h4>
<p>I leader europei hanno tracciato una linea politica netta di fronte all’escalation in Iran e nella regione mediorientale, definendo la situazione “<strong>una minaccia diretta alla sicurezza globale</strong>“. L’UE ha lanciato un appello urgente alla de-escalation, chiedendo a tutte le parti di esercitare la massima moderazione, proteggere i civili e rispettare il diritto internazionale, inclusi i principi della <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Nazioni Unite</span></span>. “Il Consiglio di sicurezza ha condannato questi attacchi e ha ordinato di fermarli come ha anche ordinato di aprire lo Stretto di Hormuz”, ha confermato il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, a margine del Consiglio europeo dove è stato invitato per parlare di multilateralismo.</p>
<p>Gli Stati membri hanno condannato con fermezza gli attacchi militari attribuiti all’Iran, sollecitando Teheran a cessare immediatamente le ostilità, rispettandi la sovranità degli Stati della regione, mentre ha ribadito il proprio sostegno ai partner colpiti, anche attraverso “<strong>il rafforzamento delle capacità di difesa aerea e antidrone</strong>“. Parallelamente, è stata evidenziata la necessità di garantire la sicurezza marittima e la libertà di navigazione nello stretto di Hormuz. L’UE si è detta pronta ad aumentare la presenza militare e a potenziare le missioni navali esistenti, oltre a monitorare con attenzione le ripercussioni economiche, energetiche e migratorie del conflitto. “La situazione in Medio Oriente è grave, <strong>crea instabilità e rischi oltre al perimetro della regione stessa</strong>“, ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen in conferenza stampa a margine del summit. “Per questo serve una de-escalation e la protezione dei civili e delle infrastrutture. Per ora non abbiamo ancora visto nessun impatto dei flussi migratori da questa crisi, ma dobbiamo essere preparati per evitare una <strong>situazione come quella del 2015</strong>” con la <a href="https://www.unhcr.org/it/notizie/storie/2015-l-anno-della-crisi-dei-rifugiati-europa" target="_blank" rel="noopener">guerra in Siria</a>.</p>
<p>Un occhio di riguardo per gli Stati membri vicino alla regione: “<strong>Cipro è stato uno degli Stati più colpiti da questa crisi, e la loro sicurezza è quella di tutta l’Unione</strong>“, ha aggiunto von der Leyen. Sul piano diplomatico, i leader europei hanno ribadito l’impegno a impedire che l’Iran si doti dell’arma nucleare, invitando il Paese a <strong>cooperare pienamente con l’<span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Agenzia internazionale per l’energia atomica</span></span></strong>, e hanno infine denunciato la repressione interna, chiedendo il rispetto dei diritti fondamentali della popolazione iraniana.</p>
<h4><strong>Gaza/Cisgiordania e Israele </strong></h4>
<p>Nulla di nuovo su questo fronte Medio orientale. Il <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Consiglio europeo</span></span> ha continuato ad esprimere “profonda <strong>preoccupazione per il deterioramento della situazione a Gaza</strong> <strong>e in Cisgiordania</strong>, inclusa Gerusalemme Est”, ribadendo la propria linea politica: l’unica via possibile per una pace duratura “può basarsi solo sulla soluzione due popoli- due Stati”, in linea con le risoluzioni delle <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Nazioni Unite</span></span>, con Israele e Palestina chiamati a convivere entro confini sicuri e riconosciuti. I leader europei hanno chiesto “l’attuazione integrale del cessate il fuoco e delle disposizioni internazionali”, indicando come passaggi essenziali il “disarmo di <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Hamas</span></span>, il ritiro delle forze israeliane da Gaza e l’eventuale dispiegamento di una forza internazionale di stabilizzazione”.</p>
<p>Allo stesso tempo, l’Unione europea si è detta pronta a “contribuire concretamente all’attuazione del piano globale per la fine del conflitto”, anche attraverso il “<strong>rafforzamento delle missioni sul campo</strong> e la riapertura del valico di Rafah”. Forte è stata anche la denuncia della crisi umanitaria nella Striscia di Gaza: i leader hanno sollecitato Israele a “garantire un accesso pieno e senza ostacoli agli aiuti e a rispettare il diritto internazionale umanitario, insistendo sulla protezione dei civili”.</p>
<p>Sul piano politico ed economico, l’UE punta a sostenere il rafforzamento dell’<strong>Autorità palestinese e la futura ricostruzione di Gaza</strong>, mentre ha condannato le “iniziative unilaterali israeliane nei territori occupati e l’aumento delle violenze dei coloni”, chiedendo possibili <strong>nuove sanzioni</strong>.</p>
<h4><strong>Libano</strong></h4>
<p>Sul fronte libanese, il <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Consiglio europeo</span></span> ha espresso forte allarme per “<strong>l’intensificarsi delle ostilità e per il loro impatto devastante sulla popolazione civile</strong>, tra sfollamenti di massa, vittime e crisi umanitaria crescente”. L’Unione europea ha ribadito la necessità urgente di una “<strong>de-escalation”</strong>, chiedendo il rispetto del diritto internazionale e impegnandosi a sostenere concretamente il Libano, anche attraverso “<strong>aiuti di</strong> <strong>emergenza</strong> e il rafforzamento delle istituzioni statali”. I leader UE hanno inoltre condannato con fermezza le azioni di <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Hezbollah</span></span> contro Israele, invitando il gruppo a “cessare immediatamente le ostilità e sostenendo la decisione delle autorità libanesi di limitarne le attività militari, nel quadro di un rafforzamento delle forze armate nazionali”.</p>
<p>Gli Stati membri hanno richiamato tutte le parti al rispetto degli accordi di cessate il fuoco e delle risoluzioni delle <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Nazioni Unite</span></span>, esortando Israele a “<strong>evitare ulteriori escalation e a rispettare la sovranità libanese</strong>“. Particolare rilievo è stato dato al ruolo della missione <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">UNIFIL</span></span>, considerata essenziale per la stabilità dell’area: il Consiglio ha condannato duramente gli attacchi contro il personale ONU, definendoli una grave violazione del diritto internazionale e chiedendo indagini approfondite. Nel complesso, emerge la volontà dell’UE di contenere il conflitto, proteggere i civili e sostenere la stabilità istituzionale del Libano in un contesto regionale sempre più fragile.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>L’UE conferma il ruolo centrale dell’ETS nella transizione climatica. Pronte azioni “temporanee e su misura” per i costi dell’energia</title>
<link>https://www.eventi.news/lue-conferma-il-ruolo-centrale-dellets-nella-transizione-climatica-pronte-azioni-temporanee-e-su-misura-per-i-costi-dellenergia</link>
<guid>https://www.eventi.news/lue-conferma-il-ruolo-centrale-dellets-nella-transizione-climatica-pronte-azioni-temporanee-e-su-misura-per-i-costi-dellenergia</guid>
<description><![CDATA[ Al vertice europeo, tutti d&#039;accordo nel muoversi per tamponare l&#039;impennata dei prezzi dell&#039;energia innescata dalla crisi in Medio Oriente. Boccone amaro per l&#039;Italia, l&#039;ETS &quot;funziona&quot;, rivendica von der Leyen. Che però apre al decreto bollette del governo per &quot;affrontare nel breve termine le specificità italiane&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/ae32e99f-a547-4e72-b056-4c748216a96e-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 20:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>L’UE, conferma, ruolo, centrale, dell’ETS, nella, transizione, climatica., Pronte, azioni, “temporanee, misura”, per, costi, dell’energia</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Se non proprio un buco nell’acqua, sicuramente un bicchiere mezzo vuoto. I vertici dell’UE – e i leader di Francia, Germania e Spagna – <strong>ricacciano indietro <a href="https://www.eunews.it/2026/02/27/lattacco-solitario-dellitalia-sul-sistema-ets-urso-va-sospeso-ma-gli-alleati-ue-frenano/" target="_blank" rel="noopener">l’offensiva</a> del governo italiano contro l’ETS</strong>, il mercato di quote di carbonio. Dal summit dei capi di Stato e di governo, <strong>Giorgia Meloni</strong> torna però a Roma con un’apertura sul decreto bollette, al vaglio della Commissione europea, e con la conferma che Bruxelles presenterà una riforma dell’<em>Emission Trading System </em>entro luglio.</p>
<p>Al netto di un dibattito che la premier italiana ha definito “utile” e della diverse concessioni – già nel brevissimo termine – che Ursula von der Leyen proporrà per venire incontro alle industrie energivore, la sconfitta del governo italiano è politica. La <a href="https://www.eunews.it/2026/03/19/italia-con-altri-5-pronti-a-lavorare-per-riaprire-hormuz-moratoria-su-attacchi-a-siti-energia/" target="_blank" rel="noopener">nuova crisi</a> in Medio oriente e la conseguente impennata dei prezzi dei combustibili fossili hanno confermato la bontà di quel Green Deal che l’Italia cerca in tutti i modi di smantellare. “I recenti picchi dei prezzi dei combustibili fossili importati <strong>dimostrano che la transizione energetica rimane la strategia più efficace per raggiungere l’autonomia strategica dell’Europa</strong>, ridurre strutturalmente i prezzi dell’energia e garantire l’energia pulita, abbondante e di produzione interna necessaria per alimentare l’economia del futuro”, recitano le <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2026/03/20/european-council-conclusions/?utm_source=brevo&utm_campaign=AUTOMATED%20-%20Alert%20-%20Newsletter&utm_medium=email&utm_id=3318" target="_blank" rel="noopener">conclusioni</a> del vertice.</p>
<p>Eppure, “ci sono governi che sfruttano questa crisi energetica per cercare di indebolire la politica climatica. La Spagna può dimostrare che le energie rinnovabili consentono di subire meno l’impatto della guerra”, ha rivendicato trionfante il premier socialista spagnolo, <strong>Pedro Sánchez</strong>, al suo arrivo al vertice. <strong>Emmanuel Macron</strong> si è limitato a sostenere la necessità di maggiori “flessibilità” all’ETS, mentre <strong>Friedrich Merz</strong> è stato perentorio: nessun intervento strutturale su mercato che “esiste da 20 anni ed è un grande successo”.</p>
<p><figure aria-describedby="caption-attachment-448207" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/25ab08cf-a8ca-40b4-97df-5cde11a73aad-scaled.jpg"><img decoding="async" class="wp-image-448207 " src="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/25ab08cf-a8ca-40b4-97df-5cde11a73aad-scaled.jpg" alt="" width="505" height="336" srcset="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/25ab08cf-a8ca-40b4-97df-5cde11a73aad-scaled.jpg 2560w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/25ab08cf-a8ca-40b4-97df-5cde11a73aad-300x200.jpg 300w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/25ab08cf-a8ca-40b4-97df-5cde11a73aad-1024x682.jpg 1024w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/25ab08cf-a8ca-40b4-97df-5cde11a73aad-768x511.jpg 768w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/25ab08cf-a8ca-40b4-97df-5cde11a73aad-1536x1022.jpg 1536w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/25ab08cf-a8ca-40b4-97df-5cde11a73aad-2048x1363.jpg 2048w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/25ab08cf-a8ca-40b4-97df-5cde11a73aad-750x499.jpg 750w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/25ab08cf-a8ca-40b4-97df-5cde11a73aad-1140x759.jpg 1140w" sizes="(max-width: 505px) 100vw, 505px"></a><figcaption class="wp-caption-text">Emmanuel Macron e Friedrich Merz arrivano insieme al Consiglio europeo, 19/3/26 [EU Council]</figcaption></figure>Con loro, i nordici, il Portogallo e il neopremier olandese Rob Jetten. Ma a chiudere la porta alle modifiche “sostanziali” chieste da Meloni<strong> insieme ai leader di Austria, Croazia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia</strong>, ci hanno pensato i vertici dell’UE, Ursula von der Leyen e Antonio Costa. L’ETS “funziona, ha ridotto drasticamente il consumo di gas. Grazie a ciò, ha ridotto la nostra dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e la nostra vulnerabilità”, ha messo in chiaro la presidente della Commissione europea. Peraltro, come dimostrano i dati in possesso della Commissione europea,<strong> le tariffe sul carbonio incidono in media solo per l’11 per cento sui prezzi finali dell’energia</strong>. Più che dall’ETS, l’innalzamento (asimmetrico) dei prezzi dell’energia nei Paesi membri deriva dalla quota di idrocarburi nel mix energetico.</p>
<p>I costi insostenibili dell’energia sono però una realtà condivisa da tutti, e i leader hanno chiesto alla Commissione europea di presentare una serie di misure a breve termine per tamponare gli effetti della crisi innescata dall’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran. “È fondamentale che le <strong>misure siano temporanee e su misura</strong>“, ha affermato von der Leyen. Il piano dell’esecutivo UE è intervenire “su tutte e quattro” le componenti che determinano i prezzi dell’energia elettrica. Per compensare gli aumenti dei costi delle stesse fonti energetiche, “renderemo ancora più flessibile” il ricorso agli aiuti di Stato, ha assicurato von der Leyen. Per tagliare i costi di rete, “prepareremo una proposta legislativa per migliorare la produttività delle infrastrutture”.</p>
<figure aria-describedby="caption-attachment-448187" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Meloni-scaled.jpg"><img decoding="async" class="wp-image-448187 " src="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Meloni-scaled.jpg" alt="La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel punto stampa al termine" width="507" height="338" srcset="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Meloni-scaled.jpg 2560w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Meloni-300x200.jpg 300w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Meloni-1024x683.jpg 1024w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Meloni-768x512.jpg 768w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Meloni-1536x1024.jpg 1536w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Meloni-2048x1365.jpg 2048w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Meloni-750x500.jpg 750w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Meloni-1140x760.jpg 1140w" sizes="(max-width: 507px) 100vw, 507px"></a><figcaption class="wp-caption-text">La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel punto stampa al termine del Consiglio europeo, 19/03/26</figcaption></figure>
<p>La terza componente dei prezzi dell’energia è più ostica, perché è costituita da tasse e imposte nazionali. “La situazione varia notevolmente da uno Stato membro all’altro: <strong>in alcuni casi l’elettricità è tassata molto più del gas, fino a 15 volte di più, e così non può essere</strong>“, ha ammesso von der Leyen, annunciando una proposta per “abbassare le aliquote fiscali sull’elettricità, per garantire che sia tassata meno dei combustibili fossili”.</p>
<p>Infine, la tariffazione del carbonio. Per “modernizzare e rendere più flessibile” il sistema, la Commissione presenterà “già nei prossimi giorni” alcune misure a brevissimo termine. “<strong>Aggiorneremo i parametri di riferimento per le quote gratuite</strong> e terremo conto delle preoccupazioni dell’industria”, ha affermato von der Leyen. Il vero nocciolo della questione è che ad oggi, l’UE punta a eliminare progressivamente, entro il 2034, i permessi a titolo gratuito – introdotti per prevenire il rischio di delocalizzazione fuori dall’UE delle imprese che vogliono evitare i costi ambientali -. La riduzione delle quote gratuite rende l’acquisto all’asta o sul mercato sempre più caro. E meno sostenibile per le imprese.</p>
<p>Per questo, Bruxelles sta lavorando – nel medio termine – a “una revisione dell’ETS, che includa una traiettoria più realistica, quote gratuite per le industrie oltre il 2035 e condizioni di parità per il nostro settore marittimo”, ha annunciato la leader UE. Tale revisione, si legge nel documento finale del vertice condiviso dai 27 capi di Stato e di governo, dovrà essere presentata “<strong>al più tardi entro luglio 2026</strong>“. Ma dovrà “preservare al contempo il ruolo essenziale dell’ETS nella transizione climatica ed energetica attraverso un segnale di prezzo basato sul mercato per le emissioni di carbonio che stimoli gli investimenti e l’innovazione”. Per quest’ultimo obiettivo, von der Leyen ha annunciato che proporrà l’istituzione di un fondo da 30 miliardi, l’<em>ETS Investment Booster</em>, con cui – attraverso “400 milioni di quote ETS” – i Paesi membri, soprattutto i più fragili, potranno finanziarie progetti per la decarbonizzazione.</p>
<p>La riforma dell’ETS, ha sottolineato la stessa von der Leyen, “affronterà questioni rilevanti per l’Italia, come <strong>l’estensione delle quote gratuite per le industrie ad alta intensità energetica”</strong>. L’UE, se Meloni abbandonerà la sua battaglia contro l’ETS, sembra pronta a un’altra concessione: <strong>il ‘sì’ al decreto bollette</strong> italiano adottato a febbraio, con cui il governo ha introdotto un meccanismo per neutralizzare il costo dell’ETS per i produttori di energia elettrica da gas naturale. La misura è al limite dell’illegalità ai sensi delle norme degli aiuti di Stato. Ma sotto l’ombrello delle “specificità nazionali” e delle “misure mirate”, von der Leyen potrebbe farsi da parte. “Ci sarà una trattativa, ma sono confidente”, ha affermato Meloni. La leader UE, pochi minuti dopo, in conferenza stampa, ha confermato l’avvio delle consultazioni tra Bruxelles e Roma già da lunedì, esprimendo fiducia nella possibilità di “affrontare nel breve termine le specificità italiane”.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Aumenta il deficit dell’area euro a gennaio, crolla l’export verso gli USA</title>
<link>https://www.eventi.news/aumenta-il-deficit-dellarea-euro-a-gennaio-crolla-lexport-verso-gli-usa</link>
<guid>https://www.eventi.news/aumenta-il-deficit-dellarea-euro-a-gennaio-crolla-lexport-verso-gli-usa</guid>
<description><![CDATA[ L’economia europea apre il 2026 con un segnale di allerta, registrando un disavanzo commerciale di 1,9 miliardi di euro che interrompe bruscamente il trend positivo di fine anno. A pesare sul bilancio è soprattutto la frenata del settore industriale e il sensibile ridimensionamento del surplus commerciale verso gli Stati Uniti ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2016/02/nave-cargo.jpeg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 20:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Aumenta, deficit, dell’area, euro, gennaio, crolla, l’export, verso, gli, USA</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Si allarga la battuta d’arresto dei <strong>flussi commerciali europei</strong>:<a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-euro-indicators/w/6-20032026-ap?etrans=it" target="_blank" rel="noopener"> dai dati di <strong>Eurostat</strong></a>, l’ufficio statistico dell’Unione europea, emerge che, a gennaio 2026,<strong> l’area euro</strong> ha registrato un <strong>disavanzo di 1,9 miliardi di euro</strong> nel commercio di beni con il resto del mondo, mezzo miliardo in più rispetto a gennaio 2025. Nel primo mese dell’anno, le <strong>esportazioni</strong> di beni europei sono state pari a <strong>215,3 miliardi di euro</strong>, mentre le <strong>importazioni 217,2 miliardi di euro:</strong> si tratta di <strong>un aumento del disavanzo nella bilancia commerciale dell’UE</strong> rispetto a <strong>gennaio 2025</strong>, in cui si attestava a <strong>1,4 miliardi di euro</strong>. Questo aumento di 0,5 miliardi di euro è imputato a forti <strong>fluttuazioni settoriali:</strong> l’avanzo dei prodotti chimici è sceso da 24,6 a 16,7 miliardi, mentre il settore energetico ha mostrato un miglioramento, riducendo il proprio disavanzo da 26,2 a 19,2 miliardi di euro. Il dato di gennaio 2026 è un’inversione significativa rispetto all’<strong>avanzo di 11,2 miliardi registrato nel dicembre 2025</strong>. Per Eurostat, questo scostamento è da ricondurre principalmente alla contrazione del surplus nel settore dei <strong>macchinari e dei veicoli</strong>, che è passato dai <strong>13,2 miliardi di euro</strong> di fine anno ai soli <strong>1,6 miliardi di euro</strong> rilevati a gennaio.</p>
<p>Per quanto riguarda l’<strong>Unione europea – </strong>che comprende anche 6 Paesi che non hanno adottato l’euro come moneta: Danimarca, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Svezia e Ungheria <strong>–</strong> <strong>il saldo di gennaio 2026</strong> ha mostrato un <strong>disavanzo di 5,9 miliardi di euro</strong>, in leggero peggioramento rispetto ai 5,4 miliardi di gennaio 2025: le esportazioni extra-UE sono scese a 189,2 miliardi (-10 per cento rispetto a gennaio 2025), mentre le importazioni si sono attestate a 195,1 miliardi (-9,5 per cento). Anche in questo caso, il dato segue un surplus di 12,3 miliardi registrato a dicembre 2025, con il<strong> settore dei macchinari e veicoli</strong> che ha visto il proprio saldo positivo precipitare da 16,2 a 1,7 miliardi di euro. Analizzando i prodotti principali, <strong>i beni manifatturieri</strong> hanno visto il proprio vantaggio cadere da 23,5 a 13,2 miliardi di euro tra gennaio 2025 e gennaio 2026, con i <strong>prodotti chimic</strong>i in calo da 23,0 a 15,4 miliardi. Di contro, il<strong> disavanzo energetico</strong> dell’UE è sceso da 29,3 a 21,5 miliardi di euro.</p>
<p>Tuttavia, se si considerano i <strong>dati destagionalizzati</strong> – serie storiche statistiche ripulite dalle fluttuazioni prevedibili che si ripetono regolarmente ogni anno come vendite natalizie, calo estivo del turismo – <strong>la situazione appare leggermente meno drastica</strong>: il mese di gennaio 2026 dell’area euro non si è chiuso in rosso, ma con un avanzo di 12,1 miliardi di euro, in crescita dai 10,3 miliardi registrati a dicembre. Anche per l’intera UE la tendenza è simile, con un saldo attivo che sale a 10,3 miliardi di euro (erano 8,7 il mese precedente). Tuttavia, nonostante la tenuta del saldo, emerge un segnale di cautela per quanto riguarda la domanda estera. Guardando all’ultimo trimestre (novembre-gennaio 2026), le <strong>esportazioni della zona euro</strong> verso il resto del mondo hanno mostrato una <strong>flessione dello 0,7 per cento, </strong>mentre le importazioni sono aumentate dello 0,3 per cento.</p>
<p>Nel quadro dei rapporti con i principali partner globali, i dati di gennaio 2026 evidenziano tendenze diversificate per l’economia europea. Con la <strong>Cina</strong>, il <strong>disavanzo commerciale dell’Unione è salito</strong> a 32,5 miliardi di euro, riflettendo una flessione delle esportazioni a 14,2 miliardi (-4,7 per cento) a fronte di importazioni per 46,7 miliardi (+1,0 per cento). In particolare, Eurostat registra un <strong>sensibile ridimensionamento del surplus commerciale verso gli Stati Uniti</strong> sceso a 9,2 miliardi dai 18,1 dell’anno precedente: un calo condizionato soprattutto dalla forte diminuzione dell’export verso il mercato americano, diminuito del 27,8 per cento e attestatosi a 34,8 miliardi, mentre le importazioni scese del 14,8 per cento si sono attestate a 25,6 miliardi. Al contrario, <strong>migliora il saldo attivo con il Regno Unito</strong>, che sale a 16,4 miliardi di euro nonostante una riduzione generalizzata dei volumi scambiati: il commercio verso Londra è sceso a 27,9 miliardi (-1,5 per cento), mentre l’import è calato in modo più marcato (-12,2 per cento), fermandosi a 11,5 miliardi.</p>
<p>Dunque, nonostante la tenuta di fondo evidenziata dai dati destagionalizzati, la lieve flessione delle vendite all’estero registrato nell’ultimo trimestre segnala un possibile rallentamento della domanda internazionale. L’Europa si trova oggi ad affrontare una fase di transizione economica, in bilico tra la contrazione dei propri settori industriali d’eccellenza e i mutamenti degli equilibri commerciali globali.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Belgio ‘surrealista’ ai mondiali di calcio, la seconda maglia un omaggio a Magritte</title>
<link>https://www.eventi.news/belgio-surrealista-ai-mondiali-di-calcio-la-seconda-maglia-un-omaggio-a-magritte</link>
<guid>https://www.eventi.news/belgio-surrealista-ai-mondiali-di-calcio-la-seconda-maglia-un-omaggio-a-magritte</guid>
<description><![CDATA[ La nazionale belga presenta il kit da trasferta che verrà usata per la coppa del mondo al via a giugno. Ispirata all&#039;artista conosciuto in tutto pianeta, sarà vestita per la prima volta in un&#039;amichevole il 28 marzo ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/magritte-maglia.png" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 20:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Belgio, ‘surrealista’, mondiali, calcio, seconda, maglia, omaggio, Magritte</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – “Ceci n’est pas un maillot”. Questa non è una maglia da gioco. Per la coppa del mondo di calcio in programma questa estate<strong> il Belgio produce un kit tutto nuovo e tutto speciale: un omaggio alla figura di René Magritte</strong>, pittore belga e tra i principali interpreti del surrealismo. Colletto e polsini neri a incorniciare un accostamento cromatico fatto di celeste e rosa, la nuova maglia propone elementi dell’emblema della <a href="https://www.rbfa.be/nl" target="_blank" rel="noopener">federazione calcistica belga</a> (RBFA) e riferimenti, attraverso le semisfere presenti nella trama, alla celebre mela utilizzata da Magritte nel <a href="https://bragnomuseum.com/opere/il-figlio-dell-uomo/" target="_blank" rel="noopener">celebre quadro ‘il figlio dell’uomo’</a>.</p>
<p><span class="HwtZe" lang="it"> <span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">“In linea con il tema surrealista, la sua sorprendente stampa grafica stimolerà l’immaginazione” di chi osserva, sostiene la RBFA presentando al grande pubblico il nuovo kit, che prosegue l’ormai consolidata tradizione di ispirare le maglie da trasferta della nazionali a riferimenti tipici dell’identità belga. La nuova maglia rimpiazza il completo composto da maglia celeste, calzoncini beige e calzettoni bianchi che richiamava l’abbigliamento di Tin Tin, personaggio dei fumetti nato dalla penna da Hergé. <a href="https://www.footpack.fr/27896-la-belgique-et-adidas-devoilent-les-maillots-pour-euro-2016" target="_blank" rel="noopener">Ai campionati europei del 2016 venne invece proposta una maglia che richiamava le squadre di ciclismo, quale omaggio a Eddy Merckx</a> e alla tradizione del Paese per la disciplina.<br>
</span></span></span></p>
<p><strong>Il completo dedicato a Magritte sarà vestito per la prima volta dai calciatori in occasione della partita amichevole contro gli Stati Uniti il 28 marzo</strong> ad Atlanta in vista della Coppa del Mondo di questa estate, dove il Belgio affronterà in girone Egitto, Iran e Nuova Zelanda.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Chi è causa del suo mal, pianga sé stesso</title>
<link>https://www.eventi.news/chi-e-causa-del-suo-mal-pianga-se-stesso</link>
<guid>https://www.eventi.news/chi-e-causa-del-suo-mal-pianga-se-stesso</guid>
<description><![CDATA[ Bruxelles – La riunione dei capi di Stato e di governo europei di ieri (giovedì 19 marzo), chiamata a rispondere a sfide esistenziali sul ruolo stesso dell’Unione europea al suo interno e sulla scena internazionale, è stata una volta di più dominata soprattutto dal braccio di ferro ingaggiato con Viktor Orbán per convincerlo, invano, a togliere […] ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Imagoeconomica_1894368-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 20:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Chi, causa, del, suo, mal, pianga, sé, stesso</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>La riunione dei capi di Stato e di governo europei</strong> di ieri (giovedì 19 marzo), chiamata a rispondere a sfide esistenziali sul ruolo stesso dell’Unione europea al suo interno e sulla scena internazionale, <strong>è stata una volta di più dominata soprattutto dal braccio di ferro ingaggiato con Viktor Orbán</strong> per convincerlo, invano, a togliere il suo veto allo sblocco del prestito da 90 miliardi concesso all’Ucraina per evitargli la bancarotta in tempi rapidi (e consentirgli rifornimenti di armi e munizioni per sostenere lo sforzo bellico). Niente da fare: dopo oltre 90 minuti di discussione, la promessa di contribuire alla ricostruzione dell’oleodotto che porta il petrolio russo in Ungheria danneggiato da…un bombardamento russo e, magari, altre lusinghe, <strong>i leader europei hanno gettato la spugna</strong>,<strong> incassando l’ennesima battuta d’arresto di decisioni ampiamente condivise</strong>, <strong>ma bloccate per mancanza di unanimità</strong>, e si sono dovuti limitare a promettere che “alcuni fondi saranno comunque erogati”, con una prima tranche prevista entro l’inizio di aprile.</p>
<p>Il confronto con Orban, spalleggiato dal primo ministro slovacco Robert Fico, è stato particolarmente duro. <strong>Il presidente del Consiglio europeo</strong>, António Costa, <strong>ha definito</strong> “<strong>inaccettabile</strong>” <strong>il comportamento di Orbán</strong>, accusandolo di violare gli impegni presi a dicembre. Al termine del vertice ha ribadito che “nessuno può ricattare il Consiglio europeo” e anche altri leader europei, Friedrich Merz in primis, hanno espresso critiche esplicite, parlando di una rottura delle regole di fiducia su cui si basa il processo decisionale dell’Unione e Il belga Bart De Wever ha persino paventato l’espulsione dell’Ungheria dall’Unione europea. <strong>Solo Giorgia Meloni</strong>, a quanto riporta “Politico”, <strong>avrebbe dichiarato di “comprendere” le ragioni di Orbán</strong>, dato in svantaggio nei sondaggi in vista delle elezioni politiche ungheresi del 12 aprile prossimo, e che ha fatto della riattivazione dell’oleodotto di Druzhba, la condicio sine qua non del suo via libera al prestito, al ventesimo pacchetto di sanzioni balla Russia, allo stesso negoziato di adesione dell’Ucraina all’Unione europea.</p>
<p>“Capire le ragioni di Orban”, da parte di Giorgia Meloni, nonostante da presidente del Consiglio abbia da sempre assunto una coraggiosa posizione “pro Ucraina”, anche a fronte di diversi punti di vista di suoi alleati di governo, fai il paio con il sostegno video alla campagna elettorale di Orbán di qualche settimana fa. Ma è anche rilevatore di un qualcos’altro, che rappresenta poi il vero nodo della questione che non si vuole affrontare, <strong>qualcosa che attiene alla regola dell’unanimità</strong>, da Meloni strenuamente difesa<br>
anche a fronte della sempre più evidente paralisi decisionale che provoca. L’immensa maggioranza dei leader europei che, a ragione, sbraitano contro Orbán per la sua mancanza di “lealtà istituzionale” perché non riconoscono che il vero “dito nella piaga” è proprio questo? <strong>Un’Unione europea di 27 Stati membri e destinata</strong>, prima o poi, <strong>ad allargarsi ad ancora altri Paesi può continuare a essere governata all’unanimità</strong>, lasciando anche al più piccolo la possibilità di bloccare ogni meccanismo decisionale nelle materie che si avverano essere quelle più sensibili per il suo essere, o non essere, soggetto economico e politico sulla scena internazionale?</p>
<p>Quando i Paesi dell’Europa occidentale hanno accolto a braccia aperte nella casa comune europea quelli dell’Est, reduci da uno spietato sistema di dominazione e dittatura da parte dell’Unione sovietica, si aspettavano di vedere i leader di questi stessi Paesi brandire a ogni piè sospinto l’arma dl veto e addirittura fare, per loro fini interni, dell’Unione europea il mostro che dipingono alle loro opinioni pubbliche, continuando nel frattempo a beneficiare degli importanti sussidi europei loro concessi Sarebbe bastato il veto di un solo “vecchio” Paese membro per impedire la loro adesione all’Unione europea. Erano altri tempi, dove si sarebbe dovuto però, come sostenevano alcuni non ascoltati europeisti, “approfondire” prima di allargare, togliendo appunto dalle mani di chiunque la pala con la quale si sta scavando la fossa delle istituzioni europee, se si procede di questo passo. E allora, <strong>con lo scenario mondiale sempre più incandescente</strong>, <strong>bisogna solo sperare nella sconfitta di Orbán ad aprile o si può e si </strong><strong>deve chiedersi seriamente se non si può fare altro</strong>?</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>La Slovenia al voto nel mezzo di uno scandalo per presunto spionaggio contro il governo</title>
<link>https://www.eventi.news/la-slovenia-al-voto-nel-mezzo-di-uno-scandalo-per-presunto-spionaggio-contro-il-governo</link>
<guid>https://www.eventi.news/la-slovenia-al-voto-nel-mezzo-di-uno-scandalo-per-presunto-spionaggio-contro-il-governo</guid>
<description><![CDATA[ Sarà un testa a testa tra il premier uscente, il liberale Robert Golob, e l&#039;ex tre volte in carica Janez Janša, sovranista e aperto ammiratore di Trump. Golob chiede alla Commissione europea di indagare sulle possibile interferenze straniere, da parte di una società israeliana, emerse negli ultimi giorni ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/11/Imagoeconomica_2394845-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 20:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Slovenia, voto, nel, mezzo, uno, scandalo, per, presunto, spionaggio, contro, governo</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Gli occhi di Bruxelles, questo week-end, saranno puntati su Lubjana. Nel bel mezzo dell’escalation in Medio Oriente, della crisi energetica, dello stallo sul sostegno all’Ucraina, <strong>le elezioni politiche nel piccolo Stato membro alpino potrebbero provocare un altro terremoto nell’UE</strong>. Perché scegliendo tra il premier uscente, il liberale <strong>Robert Golob</strong>, e l’ex tre volte primo ministro, il sovranista <strong>Janez Janša</strong>, i cittadini sloveni decideranno in definitiva se confermare il proprio Paese nell’asse europeista dei Macron, Merz, Tusk, o se spostarlo nel già nutrito fronte euroscettico, con l’Ungheria, la Slovacchia, la Repubblica Ceca. Per di più, in Slovenia si voterà nel bel mezzo di uno scandalo di presunto spionaggio contro il governo ad opera di una società israeliana.</p>
<p><strong>Il partito del premier, Movimento Libertà (GS), sembra in rimonta</strong>. Dopo essere stato costantemente in ritardo nei sondaggi rispetto al partito Democratico Sloveno (SDS) di Janša, oggi Golob – secondo un rilevamento svolto dall’agenzia Mediana per Pop Tv, Rtv Slovenia e il quotidiano Delo – è in leggero vantaggio. <a href="https://politpro.eu/en/slovenia" target="_blank" rel="noopener">PolitPro</a> invece, dà ancora davanti il leader sovranista. La distanza, in ogni caso, si è assottigliata, dopo mesi in cui il partito di governo ha visto il proprio consenso calare drasticamente a causa dei ripetuti scandali e di una più ampia svolta a destra nella politica slovena.</p>
<p>Tra Golob e Janša sarà un testa a testa, ma più che il vincitore relativo conterà<strong> il numero di deputati che le due coalizioni riusciranno a portare al Parlamento</strong> di Lubjana. Per governare bisogna averne 46. Sarebbero cinque le altre formazioni politiche in grado di superare la soglia di sbarramento del 4 per cento: la lista comune di ispirazione cristiano-conservatrice composta da Nuova Slovenia, Popolari e Fokus, i Socialdemocratici e i Democratici di Anže Logar, la lista comune di Levica/Sinistra e Vesna, e il partito Resnica/Verità.</p>
<p><figure aria-describedby="caption-attachment-160450" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2021/10/jansa-ep.jpg"><img decoding="async" class="wp-image-160450 " src="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2021/10/jansa-ep.jpg" alt="Janez Jansa durante un suo interveto in Aula. E' scontro tra il premier sloveno e il Parlamento UE [foto: presidenza slovena del Consiglio dell'UE]" width="507" height="285" srcset="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2021/10/jansa-ep.jpg 1860w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2021/10/jansa-ep-300x169.jpg 300w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2021/10/jansa-ep-1024x576.jpg 1024w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2021/10/jansa-ep-768x432.jpg 768w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2021/10/jansa-ep-1536x864.jpg 1536w" sizes="(max-width: 507px) 100vw, 507px"></a><figcaption class="wp-caption-text">L’ex premier sloveno, Janez Jansa, al Parlamento europeo nell’ottobre del 2021</figcaption></figure>Una vittoria di Janša, alleato trumpiano di Orbán che nel 2021 – allora era premier – fu duramente criticato dal Parlamento europeo per la sua posizione sulla libertà di stampa e lo Stato di diritto, <strong>rinfoltirebbe il blocco di governi euroscettici nell’UE</strong>. Proprio mentre Bruxelles è alle prese <a href="https://www.eunews.it/2026/03/19/orban-continua-a-bloccare-il-prestito-allucraina-ma-lue-insiste-prima-tranche-entro-linizio-di-aprile/" target="_blank" rel="noopener">con il veto</a> di Ungheria e Slovacchia al sostegno all’Ucraina.</p>
<p>Ma la questione si è complicata ulteriormente: le autorità slovene hanno accusato <strong>una società di intelligence privata, fondata da ex membri dell’esercito israeliano</strong>, di aver contribuito a divulgare registrazioni volte a minare il governo del primo ministro Robert Golob, collegandolo alla corruzione, a pochi giorni da un’elezione nazionale cruciale. La società si chiama Black Cube, e i nastri incriminati mostrano personalità di spicco della politica e dell’economia slovene – tra cui un ex ministro – che apparentemente discutono di corruzione, lobbying illegale e uso improprio di fondi statali.</p>
<p>La vicenda sta esacerbando i toni già accesi della campagna elettorale: mentre il partito di Janša ritiene che le registrazioni siano la prova della corruzione ai livelli più alti della società slovena, per la coalizione di sinistra di Golob lo scandalo rivela le mosse opache di Janša e la sua complicità con entità straniere per riprendere il potere. Lo stesso Janša avrebbe ammesso di <a href="https://n1info.si/novice/slovenija/prvi-odziv-janeza-janse-sova-ali-parasova-ima-na-trstenjakovi-konspirativko/" target="_blank" rel="noopener">aver incontrato</a> Giora Eiland, ex capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale di Israele e membro di Black Cube, ma ha affermato di non ricordarsi la data. La presidente slovena, <strong>Pirc Musar</strong>, è intervenuta con un appello alla legalità e a un sano dibattito pubblico in vista delle elezioni.<u></u></p>
<p>Ieri, in occasione del vertice dei capi di Stato e di governo dell’UE, Golob ha esortato l’UE a indagare: “Chiedo alla Commissione di indagare sulle segnalazioni e di deferire la questione al <a href="https://www.eunews.it/2026/02/24/parte-il-lavoro-del-centro-ue-per-la-resilienza-democratica-von-der-leyen-rafforzeremo-il-nostro-contrasto-alla-disinformazione-da-attori-stranieri/" target="_blank" rel="noopener">Centro europeo per la resilienza democratica</a> affinché effettui una valutazione immediata della minaccia”, ha affermato al suo arrivo. In difesa del premier liberale, si sono mobilitati immediatamente <strong>Emmanuel Macron</strong> e il gruppo liberale (Renew) al Parlamento europeo. Il presidente francese è stato perentorio, denunciando le “evidenti interferenze, disinformazione e azioni da parte di Paesi terzi”. Per la presidente di Renew, <b>Valérie Hayer</b>, “le indicazioni che puntano verso Janez Janša sono gravi e richiedono un’indagine completa e trasparente, anche in una prospettiva europea”. Perché “non si tratta solo della Slovenia, è una questione europea”.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>La guerra in Iran fa schizzare i prezzi nell’UE: benzina a +15 per cento e diesel a +26 per cento</title>
<link>https://www.eventi.news/la-guerra-in-iran-fa-schizzare-i-prezzi-nellue-benzina-a-15-per-cento-e-diesel-a-26-per-cento</link>
<guid>https://www.eventi.news/la-guerra-in-iran-fa-schizzare-i-prezzi-nellue-benzina-a-15-per-cento-e-diesel-a-26-per-cento</guid>
<description><![CDATA[ I rincari sono dovuti alla chiusura dello Stretto di Hormuz, da dove transita un quinto del gas e del petrolio mondiale. In Italia, la crescita della benzina è del 9,91 per cento, mentre il diesel è aumentato del 23,66 per cento ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/pompe-benzina-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 20:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>guerra, Iran, schizzare, prezzi, nell’UE:, benzina, 15, per, cento, diesel, 26, per, cento</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – L’<strong>Unione Europea</strong> è finora riuscita a restare fuori – militarmente parlando – dal nuovo <strong>conflitto in Medio Oriente </strong>scatenato dall’attacco israelo-statunitense all’Iran, ma sul piano economico il Vecchio Continente sta già pagando un prezzo salato: quello del <a href="https://www.eunews.it/2026/03/13/iran-raddoppiati-nellue-i-costi-di-produzione-di-energia-elettrica-da-gas/">caro-energia</a>. A dimostrare concretamente quanto pesi la <strong>chiusura dello Stretto di Hormuz</strong> – da cui passa circa il <strong>20 per cento del petrolio e del gas naturale liquefatto</strong> (GNL) scambiato nel mondo – sono i dati sul prezzo della benzina e del diesel in Europa. Secondo gli ultimi <a href="https://energy.ec.europa.eu/data-and-analysis/weekly-oil-bulletin_en" target="_blank" rel="noopener">numeri UE disponibili</a>, dal 6 gennaio al 16 marzo, il <strong>prezzo medio della benzina</strong> a livello UE è aumentato del <strong>15 per cento</strong>, passando <strong>da 1,604 a 1,838 euro al litro</strong>. Il <strong>costo del diesel </strong>ha registrato una crescita ancora più significativa, salendo <strong>da 1,544 a 1,949 euro</strong> e facendo segnare un aumento medio del <strong>26,2 per cento</strong> a livello UE.</p>
<div class="flourish-embed flourish-chart" data-src="visualisation/28135145"><img decoding="async" src="https://public.flourish.studio/visualisation/28135145/thumbnail" alt="visualization" width="100%"></div>
<p>Nonostante il trend sia quello di un rincaro diffuso in quasi tutti i Ventisette Stati membri, le situazioni dei singoli Paesi sono sensibilmente diverse. Partendo dalla benzina, alla metà di marzo le pompe con i <strong>prezzi più alti</strong> erano quelle di <strong>Paesi Bassi</strong> (2,262 euro al litro), <strong>Danimarca</strong> (2,179 euro), <strong>Germania</strong> (2,085 euro), <strong>Finlandia</strong> (1,959 euro) e <strong>Grecia</strong> (1,924 euro). In fondo alla classifica, invece, figuravano <strong>Bulgaria</strong> (1,331 euro al litro),<strong> Malta</strong> (1,34 euro), <strong>Cipro</strong> (1,424 euro), <strong>Slovenia</strong> (1,443 euro) e <strong>Slovacchia</strong> (1,524 euro). Le posizioni cambiano significativamente, però, se si guarda al dato più indicativo, quello dell’aumento percentuale. In questo caso, le <strong>variazioni maggiori</strong> sono state registrate in <b>Svezia </b>(+20,38 per cento), <b>Spagna </b>(+18,85 per cento), <b>Austria </b>(+18,57 per cento), <strong>Romania</strong> (+17,49 per cento) e <b>Lussemburgo </b>(+17,30 per cento). Mentre ad aver reagito meglio allo shock energetico sono stati <strong>Cipro</strong> (6,99 per cento), <strong>Ungheria </strong>(6,88 per cento), <strong>Irlanda</strong> (6,50 per cento),<strong> Slovacchia</strong> (5,10 per cento) e<strong> Slovenia</strong> (2,34 per cento). A questi si aggiunge <strong>Malta</strong> che non ha avuto alcuna variazione. Quanto all’<strong>Italia</strong>, il Paese occupa la nona posizione nella classifica dei prezzi in valore assoluto (il prezzo della benzina è passato <strong>da 1,655 euro per litro nel gennaio 2026 a 1,819 euro nel marzo 2026</strong>), ma la diciottesima in quella delle percentuali di rincaro (<strong>+9,91 per cento</strong>).</p>
<p>È sul <strong>fronte del diesel</strong> che l’Italia soffre maggiormente. Tra i Ventisette Stati dell’Unione, è il quinto con le pompe più care, con un prezzo salito <strong>dagli 1,644 euro per litro di inizio 2026 ai 2,033 euro di una settimana fa</strong>. La Penisola è preceduta soltanto da <strong>Paesi Bassi</strong> (2,264 euro per litro),<strong> Danimarca</strong> (2,208 euro),<strong> Germania</strong> (2,146 euro) e <strong>Finlandia</strong> (2,108 euro). A pagare meno di tutti, invece, sono gli automobilisti di <strong>Malta</strong> (1,21 euro), seguiti da quelli di <strong>Bulgaria</strong> (1,437 euro), <strong>Slovenia</strong> (1,484 euro), <strong>Slovacchia</strong> (1,528 euro) e <strong>Cipro</strong> (1,589 euro). Come per la benzina, a Malta non c’è stata alcuna variazione di prezzo. Rincari moderati – almeno rispetto alla media UE – sono stati registrati in <strong>Slovenia</strong> (+3,49 per cento), <strong>Slovacchia</strong> (+9,06 per cento), <strong>Ungheria</strong> (+11,43 per cento), <strong>Irlanda</strong> (+12,22 per cento) e <strong>Cipro</strong> (+13,42 per cento). Mentre i cinque Paesi in cui il prezzo è cresciuto di più sono <strong>Svezia</strong> (con un’impennata del 35,15 per cento), <b>Spagna </b>(+32,64 per cento), <b>Estonia </b>(+31,09 per cento), <b>Austria </b>(30,70 per cento) e <strong>Repubblica Ceca</strong> (29,64 per cento). L’Italia occupa il diciassettesimo posto, con un aumento del <strong>23,66 per cento</strong>.</p>
<p><a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS-Prezzi_DiselUE-it-3.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-448296 size-large" src="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS-Prezzi_DiselUE-it-3-819x1024.jpg" alt="" width="819" height="1024" srcset="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS-Prezzi_DiselUE-it-3-819x1024.jpg 819w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS-Prezzi_DiselUE-it-3-240x300.jpg 240w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS-Prezzi_DiselUE-it-3-768x960.jpg 768w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS-Prezzi_DiselUE-it-3-1229x1536.jpg 1229w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS-Prezzi_DiselUE-it-3-1638x2048.jpg 1638w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS-Prezzi_DiselUE-it-3-750x938.jpg 750w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS-Prezzi_DiselUE-it-3-1140x1425.jpg 1140w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS-Prezzi_DiselUE-it-3.jpg 1920w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px"></a></p>
<p>Alla luce di questi numeri, non sembra essere solo una coincidenza che tre dei Paesi UE maggiormente colpiti (Germania, Italia e Paesi Bassi) abbiano deciso di firmare una <a href="https://www.eunews.it/2026/03/19/italia-con-altri-5-pronti-a-lavorare-per-riaprire-hormuz-moratoria-su-attacchi-a-siti-energia/">dichiarazione ufficiale</a> con Francia, Giappone e Regno Unito in cui hanno messo nero su bianco la loro disponibilità “a contribuire agli sforzi necessari per garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz”.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Imprese soddisfatte, sindacati preoccupati, politica divisa: le reazioni al ’28esimo regime’ UE</title>
<link>https://www.eventi.news/imprese-soddisfatte-sindacati-preoccupati-politica-divisa-le-reazioni-al-28esimo-regime-ue</link>
<guid>https://www.eventi.news/imprese-soddisfatte-sindacati-preoccupati-politica-divisa-le-reazioni-al-28esimo-regime-ue</guid>
<description><![CDATA[ BusinessEurope e Eurochambres salutano con favore l&#039;iniziativa della Commissione europea per la competitività, critiche dall&#039;ETUC. All&#039;europarlamento i socialisti chiedono modifiche a prova di lavoratori ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/28esimo-regime.png" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 14:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Imprese, soddisfatte, sindacati, preoccupati, politica, divisa:, reazioni, ’28esimo, regime’</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>Le imprese esultano, i sindacati si inquietano e la politica si divide</strong>. La <a href="https://www.eunews.it/2026/03/18/meno-regole-nazionali-e-un-solo-modello-di-impresa-ue-ecco-il-28esimo-regime-per-la-competitivita/" target="_blank" rel="noopener">proposta della Commissione europea di nuove regole a misura di impresa</a> e competitività, note come ’28esimo regime’, produce reazioni diverse e contrastanti tra loro. <strong>BusinessEurope</strong>, la confederazione delle confindustrie europee, considera l’iniziativa “un<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">o sviluppo positivo per la competitività nel mercato unico”. <strong>Le imprese europee “accolgono con favore” questa proposta</strong>, commenta il segretario generale dell’associazione, <strong>Markus Beyrer</strong>, in quanto “potrebbe semplificare le procedure di costituzione, espansione e operatività per imprenditori e aziende in tutti gli Stati membri”. Inoltre, auspica, “potrebbe inoltre contribuire ad attrarre investimenti, offrendo un quadro societario europeo affidabile e semplice”.<br>
</span></span></span></p>
<p><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Soddisfatto ma non del tutto il presidente di <strong>Eurochambres,</strong> Vladimír Dlouhý: “Se attuata in modo efficace, l’iniziativa <strong>ha il potenziale</strong> per fornire a fondatori, imprese, investitori e altri soggetti interessati una struttura legale affidabile a supporto delle aziende che desiderano espandersi oltre confine”. Tuttavia, lamenta, “<strong>le questioni relative all’insolvenza devono rimanere di competenza degli Stati membr</strong>i per garantire la certezza del diritto, salvaguardare i quadri normativi nazionali consolidati da anni ed evitare inutili sconvolgimenti transfrontalieri”.</span></span></span></p>
<p>Cauto <b>Francesco Cerruti, direttore generale di Italian Tech Alliance</b>: “Esprimiamo discreta soddisfazione perché la questione principale in questa fase era tra regolamento e direttiva, e la formula normativa scelta vincola maggiormente lasciando minore spazio alla discrezionalità degli Stati membri”. Adesso, aggiunge, “inizia un lungo iter normativo che monitoreremo con grande attenzione per rendere il provvedimento il più possibile incisivo”.</p>
<p>Ben diversi toni e reazioni della Confederazione dei sindacati europei (<strong>ETUC</strong>): “<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">La bozza di regolamento proposta <strong>non include disposizioni legali per impedire alle imprese di</strong> rifiutare le ispezioni del lavoro”, lamenta l’associazione. Allo stesso tempo, il 28esimo regime “non include disposizioni per impedire alle aziende di <strong>e</strong></span></span><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong>ludere la legislazione nazionale sul lavoro</strong> e i contratti collettivi, <strong>s</strong></span></span><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong>ostituire i salari garantiti o i contratti</strong> di lavoro con stock option, i</span></span><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">gnorare il diritto dei lavoratori all’informazione e alla consultazione nei processi di ristrutturazione, m</span></span><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">inare il diritto dei lavoratori alla rappresentanza nel consiglio di amministrazione,<strong> e</strong></span></span><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong>ludere i contributi previdenziali e le imposte</strong> nazionali”. Insomma, attacca la segretaria generale <strong>Esther Lynch:</strong> “Ai lavoratori era stato promesso che i loro diritti sarebbero stati pienamente tutelati, ma <strong>tali tutele non si trovano da nessuna</strong> <strong>parte</strong> nel regolamento”.</span></span></span></p>
<p>Critiche e riserve sul 28esimo regime arrivano anche dal Parlamento europeo. Il gruppo dei <strong>socialisti</strong> (S&D), attraverso <strong>René Ripasi</strong>, relatore della <a href="https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-10-2026-0002_IT.html" target="_blank" rel="noopener">relazione in materia approvata il 20 gennaio</a>, rileva che la proposta della Commissione europea, pur rappresentando “un passo avanti verso il completamento del mercato unico”, ha però come pecca il fatto che “<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">presenta delle<strong> lacune importanti e sostanziali</strong>, come ad esempio norme concrete sui vincoli patrimoniali per prevenire acquisizioni fraudolente e<strong> abusi in materia di tutela dei creditori, diritto del lavoro</strong> e partecipazione dei dipendenti al consiglio di amministrazione”.</span></span> Vuol dire che, avverte, “s<span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">enza solide garanzie, la forma societaria rischia di essere sfruttata fin dall’inizio” a scapito dei lavoratori. Insomma, il sostegno dei socialisti è vincolato alle correzione che si rendono necessarie, avverte Ripasi: “<strong>Il gruppo S&D è pronto a battersi per un 28esimo regime di diritto societario che non lasci i lavoratori in balia degli eventi</strong> e che preveda solide tutele sociali”. </span></span></span><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong>Brando Benifei</strong> (PD), è categorico: “La <strong>proposta va rafforzata per evitare abusi e garantire i diritti dei lavoratori”</strong>.</span></span></span></p>
<p>Soddisfazione viene espressa dai banchi dei liberali (Renew Europe, RE): “<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Renew accoglie con favore questa proposta</span></span></span>“, il commento del gruppo. Bene in particolare le proposte in materia di stock-option, la partecipazione azionaria dei dipendenti. “I<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">l trattamento fiscale delle stock option per i dipendenti rappresenta un problema rilevante”, sostiene <strong>Ľudovít Ódor</strong>, responsabile del file per il gruppo in <a href="https://www.europarl.europa.eu/committees/en/econ/home/highlights" target="_blank" rel="noopener">commissione Affari economici</a>. “Dobbiamo assicurarci che nel 28esimo regime tali opzioni siano trattate come plusvalenze e tassate solo al momento della loro effettiva realizzazione”.</span></span></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Nuove norme UE sui farmaci: più incentivi all’innovazione e controllo della disponibilità</title>
<link>https://www.eventi.news/nuove-norme-ue-sui-farmaci-piu-incentivi-allinnovazione-e-controllo-della-disponibilita</link>
<guid>https://www.eventi.news/nuove-norme-ue-sui-farmaci-piu-incentivi-allinnovazione-e-controllo-della-disponibilita</guid>
<description><![CDATA[ Sì della commissione Salute pubblica agli accordi raggiunti a fine anno con il Consiglio. La relatrice Dolores Monserrat, nonché vice-presidente del Ppe, sostiene che quella approvata sia la &quot;più ambiziosa della legislazione farmaceutica dell&#039;UE mai intrapresa&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/03/FArmaci-1024x661.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 14:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Nuove, norme, sui, farmaci:, più, incentivi, all’innovazione, controllo, della, disponibilità</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Miglioramento nell’accesso ai farmaci per i cittadini europei; promozione dell’innovazione; semplificazione delle procedure normative; un maggior monitoraggio e gestione delle carenze nei medicinali in tutta l’area dell’Unione. Gli eurodeputati della <a href="https://x.com/EP_PublicHealth/status/2034202103984410672">commissione Salute pubblica del Parlamento europeo</a> hanno approvato gli accordi trovati con il Consiglio dell’Unione Europea – dunque con i Paesi membri – sul pacchetto farmaceutico (composto da una direttiva e da un regolamento). Per la relatrice dell’Eurocamera sulla direttiva, l’eurodeputata spagnola, <strong>Dolores Monserrat</strong>, anche vice presidente del gruppo popolare europeo (PPE), si tratta della riforma “<strong>più ambiziosa della legislazione farmaceutica dell’UE mai intrapresa</strong>“.</p>
<p>Parlamento e Consiglio hanno definito i contorni di un nuovo assetto normativo volto a <strong>bilanciare l’innovazione farmaceutica con l’accessibilità dei trattamenti</strong>, introducendo criteri per la <strong>protezione dei dati</strong> e del mercato. Il quadro stabilito prevede un periodo standard di otto anni per la protezione dei dati, durante il quale i soggetti terzi non possono accedere alle informazioni sui prodotti, seguito da un ulteriore anno di protezione del mercato che impedisce la vendita di farmaci generici o biosimilari. Tuttavia, questo intervallo temporale può essere esteso qualora le aziende soddisfino specifici requisiti di utilità pubblica. Per permettere un accesso ai farmaci in tutta l’area dell’Unione, il pacchetto prevede l’inserimento di un QR code nel contenitore del medicinale: scannerizzandolo il paziente può controllare la correttezza del medicinale attraverso la traduzione del nome e del bugiardino in tutte le lingue dell’Unione.</p>
<p data-path-to-node="1">Per agevolare l’ingresso tempestivo dei farmaci generici e biosimilari, le <strong>nuove disposizioni chiariscono la portata dell’esenzione ‘Bolar’</strong>, una deroga al diritto di brevetto che consente alle aziende di farmaci generici e biosimilari di svolgere studi, sperimentazioni e pratiche amministrative durante la vigenza del brevetto del farmaco originatore. Questa misura permette ai produttori di svolgere attività preparatorie, come studi, sperimentazioni cliniche e procedure per l’ottenimento di prezzi e rimborsi o partecipazioni a gare d’appalto, senza che queste configurino una violazione dei diritti di brevetto.</p>
<p data-path-to-node="1">Sul fronte della lotta alla resistenza batterica, è stato introdotto un <strong>voucher di esclusività dati trasferibile per gli antimicrobici prioritari</strong>. Questo strumento conferisce dodici mesi aggiuntivi di protezione, utilizzabili una sola volta dal titolare dell’autorizzazione o cedibili a terzi per altri medicinali autorizzati a livello centrale. Parallelamente, la gestione degli antimicrobici diventa più severa: la prescrizione medica diventa obbligatoria per tutti i prodotti della categoria e le aziende devono fornire piani di gestione specifici e valutazioni del rischio ambientale. Le informazioni per i pazienti vengono potenziate attraverso requisiti informativi dettagliati e l’obbligo di una scheda cartacea qualora il foglietto illustrativo sia disponibile solo in formato elettronico.</p>
<p data-path-to-node="2">Il processo di modernizzazione coinvolge anche il funzionamento interno dell’<strong>Agenzia Europea per i Medicinali (EMA)</strong>, con l’obiettivo di velocizzare l’esame delle domande tramite l’adozione di un formato elettronico comune. Una novità rilevante riguarda la validità dell’autorizzazione all’immissione in commercio, che diventa illimitata per impostazione predefinita, eliminando l’onere amministrativo dei rinnovi periodici, pur mantenendo in capo all’EMA il potere di limitarne la durata per ragioni di sicurezza.</p>
<p data-path-to-node="2">Infine, la Commissione UE potrà istituire <strong>sandbox normative per testare terapie innovative sotto stretta supervisione</strong>. Per contrastare il fenomeno delle carenze di farmaci, i titolari delle autorizzazioni sono ora obbligati a redigere e aggiornare piani di prevenzione per i medicinali soggetti a prescrizione. Il monitoraggio delle scorte avverrà sia su<strong> scala nazionale che comunitaria</strong>, portando alla creazione di un elenco europeo delle carenze critiche per garantire la costante disponibilità dei trattamenti necessari ai cittadini.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>L’UE alle prese con i costi dell’energia. Ma petrolio e gas naturale (importati) contano ancora il 60 per cento del mix energetico</title>
<link>https://www.eventi.news/lue-alle-prese-con-i-costi-dellenergia-ma-petrolio-e-gas-naturale-importati-contano-ancora-il-60-per-cento-del-mix-energetico</link>
<guid>https://www.eventi.news/lue-alle-prese-con-i-costi-dellenergia-ma-petrolio-e-gas-naturale-importati-contano-ancora-il-60-per-cento-del-mix-energetico</guid>
<description><![CDATA[ Domani i capi di stato e di governo dell&#039;UE chiederanno a Bruxelles misure &quot;mirate&quot; a breve termine per contenere i prezzi, trainati in alto dal conflitto in Medio Oriente. L&#039;Italia e altri 9 Paesi insistono per una &quot;revisione approfondita&quot; dell&#039;ETS ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2015/01/Pompa-petrolio.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 14:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>L’UE, alle, prese, con, costi, dell’energia., petrolio, gas, naturale, importati, contano, ancora, per, cento, del, mix, energetico</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – L’<a href="https://www.eunews.it/2026/03/12/in-medio-oriente-linterruzione-dellapprovvigionamento-di-petrolio-piu-grande-di-sempre-lue-nessun-rischio-immediato/" target="_blank" rel="noopener">escalation</a> del conflitto in Medio oriente <strong>ha riportato in Europa lo spauracchio della crisi energetica</strong>, quattro anni dopo quella innescata dalle conseguenze dell’invasione russa dell’Ucraina. Quattro anni in cui l’UE ha progressivamente abbandonato la dipendenza da Mosca, ha diversificato i fornitori e ha incrementato la produzione interna di energie rinnovabili. Non tanto da rendersi immune all’impennata dei prezzi di petrolio e gas, che – secondo<a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/wdn-20260318-1" target="_blank" rel="noopener"> i dati</a> diffusi oggi da Eurostat e relativi al 2024 – rappresentano ancora il 60 per cento del mix energetico dell’Unione.</p>
<p>Nel 2024, l’UE ha prodotto il 43 per cento della propria energia, mentre il 57 per cento è stato importato. La fotografia scattata dall’Ufficio statistico dell’UE parte da qui. Ma mentre i Paesi membri producono soprattutto energie rinnovabili (il 48 per cento del totale) ed energia nucleare (28 per cento), <strong>importano quasi solamente petrolio e prodotti petroliferi (67 per cento del totale), gas naturale (24 per cento) e carbone (4 per cento)</strong>. Così, il mix energetico dell’UE, unendo produzione interna e importazioni, risulta composto da petrolio greggio (38 per cento), gas naturale (21 per cento), energie rinnovabili (20 per cento), energia nucleare (12 per cento) e combustibili solidi (10 per cento).</p>
<p>Dall’inizio del conflitto in Iran, <a href="https://www.eunews.it/2026/03/11/iran-von-der-leyen-nessuna-lacrima-per-il-regime-e-sulla-crisi-energetica-rilancia-abbiamo-rinnovabili-e-nucleare/" target="_blank" rel="noopener">i prezzi</a> del gas sono aumentati del 50 per cento e quelli del petrolio del 27 per cento. I danni a numerose infrastrutture petrolifere e del gas in Iran e nei Paesi del Golfo vittime delle rappresaglie di Teheran, e la chiusura dello stretto di Hormuz da dove passa un quinto dell’offerta mondiale di petrolio, stanno avendo però <strong>un effetto asimmetrico sui Paesi UE</strong>. Tant’è che, alla vigilia di un<a href="https://www.eunews.it/2026/03/17/energia-competitivita-ucraina-e-iran-il-vertice-dei-leader-ue-e-un-grande-punto-interrogativo/" target="_blank" rel="noopener"> vertice europeo</a> in cui i costi dell’energia torneranno prepotentemente sul tavolo, i leader sembrano distanti tra loro. Per tutti i costi elevati dell’energia, più elevati che in Stati Uniti e Cina, è un problema strutturale. Ma non tutti ne percepiscono l’emergenza di fronte al nuovo conflitto.</p>
<p>In Svezia, Lettonia e Danimarca, dove nel 2024 le energie rinnovabili rappresentavano già oltre il 40 per cento del mix energetico, le bollette dei cittadini ne hanno risentito meno. Così come in Francia, in cui il 40 per cento dell’energia disponibile proviene dalle centrali nucleari. <strong>In Italia il gas naturale rappresenta il 36 per cento del mix energetico</strong>, e i costi sono schizzati alle stelle. L’Italia punta il dito contro il sistema di scambio di quote di emissioni, l’ETS: Giorgia Meloni, insieme ai leader di Austria, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria, Polonia, Romania e Slovacchia, ha recapitato una lettera alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e al presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, insistendo per una “<strong>revisione approfondita dell’ETS</strong>, volta a mitigarne l’impatto sui prezzi dell’elettricità e a ridurre il rischio di volatilità dei prezzi del carbonio”.</p>
<p>Una fonte diplomatica ha spiegato che l’imperativo non è la sospensione, o la “profonda revisione”, dell’ETS in sé, ma l’abbassamento dei costi, da raggiungere in qualsiasi modo. Nelle conclusioni del vertice, i leader chiederanno alla Commissione europea di mettere in campo misure a breve termine, “mirate” per garantire un’energia a prezzi accessibili. Si riaffaccia anche il dibattito sul ‘decoupling’ del mercato elettrico, che consentirebbe di separare il prezzo dell’elettricità da quello del gas naturale.</p>
<p>Resta il fatto che, comunque la si veda, dal rapporto di Eurostat emerge un dato preoccupante: nell’UE, il tasso di dipendenza dalle importazioni energetiche è del 57,2 per cento. Vent’anni fa, nel 2004, era del 56,9 per cento. Ciò significa che quasi il 60 per cento del fabbisogno energetico dell’Unione è ancora soddisfatto dalle importazioni nette. La stessa von der Leyen, intervenendo pochi giorni fa al Parlamento europeo di Strasburgo, ha indicato l’unica soluzione sostenibile: “Disponiamo di fonti energetiche interne:<strong> le energie rinnovabili e il nucleare. I loro prezzi sono rimasti</strong> <strong>invariati</strong>“.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Sicurezza, infrastrutture e coesione sociale: il CESE approva i pareri chiave su mobilità militare, reti ed emergenza abitativa</title>
<link>https://www.eventi.news/sicurezza-infrastrutture-e-coesione-sociale-il-cese-approva-i-pareri-chiave-su-mobilita-militare-reti-ed-emergenza-abitativa</link>
<guid>https://www.eventi.news/sicurezza-infrastrutture-e-coesione-sociale-il-cese-approva-i-pareri-chiave-su-mobilita-militare-reti-ed-emergenza-abitativa</guid>
<description><![CDATA[ Il CESE approva pareri strategici su mobilità militare, reti energetiche e alloggi accessibili, puntando sul rafforzamento della sicurezza comune, sulla transizione energetica e sulla tutela della coesione sociale ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/P-061612_00-01_02-HIGH-246266.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 14:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Sicurezza, infrastrutture, coesione, sociale:, CESE, approva, pareri, chiave, mobilità, militare, reti, emergenza, abitativa</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>Infrastrutture</strong>, <strong>reti energia</strong> e <strong>politiche sociali: </strong>oggi (18 marzo), durante il primo giorno di sessione plenaria, il <strong>Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE)</strong> ha adottato <strong>tre pareri</strong> su temi di grande attualità, come la mobilità militare e le reti energetiche. Su questi argomenti si tratta di pareri <strong>obbligatori</strong> su proposte della Commissione, così come previsto dai Trattati europei per questioni di politica economica, sociale e del mercato unico. Il terzo, sulla valutazione dell’emergenza abitativa, è di tipo <strong>esplorativo</strong>, richiesto dalla presidenza di turno del Consiglio UE per analizzare un tema in profondità e ottenere raccomandazioni prima dell’elaborazione di una proposta legislativa ufficiale.</p>
<p><a href="https://www.eesc.europa.eu/en/news-media/press-summaries/military-mobility" target="_blank" rel="noopener">Il pacchetto sulla <strong>mobilità militare</strong></a> mira a garantire <strong>il movimento senza intoppi di truppe e attrezzature in tutta l’UE per rispondere a minacce urgenti</strong> in ambito di sicurezza. Il pilastro di questa strategia è la politica del <strong>“duplice uso” </strong>che prevede un sistema di trasporto capace di servire sia le esigenze civili che quelle militari. “La mobilità militare è fortemente connessa alle aziende private e pubbliche, non solo al personale militare. Ciò significa che occorre un dialogo tra le parti sociali per gettare le basi necessarie alla mobilità militare” dichiara alla stampa questa mattina – <strong>Thomas Kattnig</strong>, rappresentante del secondo gruppo (quello dei lavoratori) – una delle tre articolazioni del CESE – e relatore del parere. Il Comitato sottolinea che tale mobilità è vitale per la <strong>deterrenza</strong>, specialmente per gli Stati membri del <strong>fianco orientale</strong>. “Ci sono moltissime questioni che emergono riguardo alla maggiore capacità di carico dei ponti e all’interoperabilità ferroviaria, perché storicamente le rotaie erano più strette in epoca sovietica, mentre in Europa sono più larghe”, sottolinea <strong>Baiba Miltoviča</strong>, rappresentante del terzo gruppo, quello che rappresenta le organizzazioni della società civile, e vicepresidente della Sezione Trasporti, energia, infrastrutture, società dell’informazione del CESE. “Tutto ciò richiede quindi investimenti infrastrutturali, lo stesso vale per l’eliminazione delle strozzature lungo il corridoio (riferendosi al corridoio di Suwałki, ndr). Posso citare il corridoio in cui abbiamo una sola strada che collega gli Stati baltici alla Polonia e ad altri Paesi. Persino le forze della NATO hanno affermato che questi colli di bottiglia sono un incubo, perché non è possibile trasportare truppe dato che il carico è già molto pesante al momento” – cita a titolo esemplificativo Miltoviča. Tra i punti chiave, il Comitato chiede una <strong>semplificazione delle norme doganali e logistiche</strong>, senza però minare i diritti e la sicurezza dei lavoratori. “Le condizioni di lavoro in quest’area devono essere migliorate perché c’è una carenza di personale e il settore dei trasporti deve diventare più attraente” – dichiara Kattnig<b class="ng-star-inserted" data-start-index="39">.</b></p>
<p><a href="https://www.eesc.europa.eu/it/news-media/press-summaries/european-grids-package" target="_blank" rel="noopener">Il <strong>Pacchetto sulle reti europee </strong></a>mira a rafforzare la <strong>pianificazione energetica transfrontaliera e ad integrare i sistemi nazionali</strong>. L’UE, dallo scoppio della guerra russo-ucraina, affronta sfide legate alla insufficiente capacità energetica e alle minacce alla sicurezza, motivo per cui il CESE suggerisce di riconoscere l’espansione della rete come una <strong>misura rilevante per la sicurezza</strong>, inserendola nei meccanismi di finanziamento del <a href="https://www.eunews.it/2025/05/27/consiglio-ue-fondo-safe-difesa-parlamento/">regolamento SAFE</a> – lo strumento finanziario dell’UE che sosterrà gli Stati membri che intendono investire nella produzione industriale nel settore della difesa attraverso appalti comuni. Il parere sollecita un aumento dei fondi tramite il <a href="https://www.unioneeuropea.it/meccanismo-per-collegare-leuropa-che-cose-e-a-che-cosa-serve/#:~:text=Il%20Meccanismo%20per%20collegare%20l'Europa%20presenta%20questa,possibile%20i%20territori%20appartenenti%20al%20continente%20europeo%2C" target="_blank" rel="noopener">Meccanismo per collegare l’Europa</a>, più noto come Connecting Europe Facility (CEF) – lo strumento finanziario dell’UE che sostiene i progetti infrastrutturali chiave per interconnettere le reti di <strong>trasporto, energia e digitale</strong> tra i paesi – e il coinvolgimento della Banca Europea per gli Investimenti (BEI). Infine, per garantire tariffe accessibili, il Comitato propone l’introduzione di strumenti di capitale ibrido garantiti dallo Stato.</p>
<p>Infine, il CESE ha elaborato <a href="https://www.eesc.europa.eu/en/our-work/opinions-information-reports/opinions/tackling-housing-scarcity-through-affordable-sustainable-and-family-oriented-housing-policies" target="_blank" rel="noopener">un parere esplorativo per affrontare la <strong>scarsità di alloggi</strong>.</a> “Affrontiamo una crisi enorme sul mercato immobiliare in tutti gli Stati membri in Europa” – esordisce Kattnig – “Stiamo portando avanti il piano per l’edilizia popolare, e negli ultimi due anni abbiamo lavorato molto duramente in seno al CESE su questo tema. Il piano per l’edilizia popolare è uno strumento molto importante, ma abbiamo bisogno di misure più ambiziose e tempestive; quindi, il piano <strong>è solo un primo passo nella giusta direzione</strong>”. L’obiettivo dichiarato è <strong>integrare le iniziative per l’edilizia accessibile con misure per ridurre i costi energetici</strong>, sostenendo le famiglie vulnerabili e colmando i divari regionali. “Ci sono <strong>fattori molto diversi che stanno determinando questa crisi abitativa,</strong> e il ruolo dell’Unione è fornire un quadro adeguato per risolvere i problemi ovunque essi si presentino”, ha sottolineato Kattnig. Il Comitato valuterà come i piani europei per gli alloggi possano bilanciare gli obiettivi sociali con la transizione energetica, garantendo flessibilità agli Stati membri nell’uso delle linee guida UE: “La sussidiarietà è uno strumento molto importante in tal senso” ha concluso.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Iran, i leader UE compatti contro Israele e Stati Uniti: “Non vogliamo partecipare al conflitto”</title>
<link>https://www.eventi.news/iran-i-leader-ue-compatti-contro-israele-e-stati-uniti-non-vogliamo-partecipare-al-conflitto</link>
<guid>https://www.eventi.news/iran-i-leader-ue-compatti-contro-israele-e-stati-uniti-non-vogliamo-partecipare-al-conflitto</guid>
<description><![CDATA[ I capi di Stato e di governo dell&#039;UE tutti d&#039;accordo a dire &#039;no&#039; ad un ingresso nella guerra con l&#039;Iran. Sanchez: &quot;Atto illegale&quot;. Merz: &quot;Tacciano le armi, solo allora contribuiremo. Ma servirà mandato internazionale&quot;. ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/euco-260319.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 14:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Iran, leader, compatti, contro, Israele, Stati, Uniti:, “Non, vogliamo, partecipare, conflitto”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – La guerra in Iran è e resta una affare di Stati Uniti e Israele, da cui tutta l’Unione europea si smarca. In un momento in cui i capi di Stati e di governo si mostrano confusi e divisi su dossier caldi come Ucraina e misure di risposta al caro energia prodotto al conflitto in Medio Oriente, i leader trovano tuttavia l’unità nel <a href="https://www.eunews.it/2026/03/16/iran-kallas-non-e-la-guerra-dellue-per-ora-aspides-non-sara-estesa-a-hormuz/" target="_blank" rel="noopener">ribadire ‘no’ ad una partecipazione alle operazioni militari</a>. Lo dice innanzitutto il primo ministro del Belgio, <strong>Bart de Wever,</strong> tra i primi a giungere nella sede del Consiglio europeo per i lavori e tra i primi a concedersi alla stampa: “<strong>Il Belgio non ha alcuna intenzione di essere implicato in questa guerra</strong>“, taglia corto.</p>
<p>Un messaggio per il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che incassa anche <strong>il ‘nee’ olandese:</strong> “La guerra in Iran <strong>l’hanno cominciata Israele e Stati Uniti, dobbiamo ridurre le tensioni</strong>“, la linea del premier <strong>Rob Jetten</strong>. Il primo ministro di Lussemburgo, <strong>Luc Frieden</strong>, completa la posizione del blocco del<a href="https://www.benelux.int/en/" target="_blank" rel="noopener"> Benelux</a>, compatto nel non immischiarsi: “Non abbiamo iniziato la guerra, non siamo in guerra, e <strong>non vogliamo essere trascinati in una guerra per cui neanche siamo stati consultati</strong>“.</p>
<p>Chi prova a mostrare un approccio leggermente diverso, sia pur cauto, è la <strong>Lettonia</strong>: “Non abbiamo ricevuto nessuna richiesta, se dovesse giungere una richiesta della Nato la <strong>valuteremo</strong>“, dice la prima ministra <strong>Evika Silina</strong>, comunque lontana dal voler intervenire. Neppure il presidente francese, <strong>Emmanuel Macron</strong>, ne vuole sapere di intervenire, vero è che invoca la diplomazia: “I combattimenti dovrebbero cessare almeno per qualche giorno per cercare di <strong>dare una nuova possibilità ai negoziati</strong>” e giungere così una fine del conflitto. Diretto e perentorio il primo ministro spagnolo, <strong>Pedro Sanchez</strong>: “<strong>Siamo contrari a questa guerra. La guerra in Iran è illegale</strong>“.</p>
<p>Insomma, l’unica possibilità di un intervento europeo in Medio Oriente è per gestire il post-conflitto, come chiarisce il cancelliere tedesco, <strong>Friedrich Merz</strong>: “Potremo impegnarci concretamente <strong>solo quando le armi taceranno</strong>“, afferma prima dell’inizio del vertice del Consiglio europeo. Ad ogni modo perché gli Stati membri dell’Unione europea giochino un ruolo servirà “anche un mandato internazionale, che al momento non abbiamo”.</p>
<p>Anche <strong>Roberta Metsola</strong>, presidente del Parlamento europeo, parla di necessità di abbassare le tensioni. “<strong>Continueremo a chiedere una de-escalation</strong>. Quanto accaduto stamattina nelle ultime ore ha un impatto diretto sulla regione, ma anche sull’Europa. Non solo in termini di sicurezza, ma anche a causa dell’aumento dei prezzi delle fonti energetiche da cui dipendiamo. Quindi continueremo a insistere su questo punto e speriamo che si trovi una soluzione”, sottolinea.</p>
<p>I leader dell’UE trovano dunque una quadra nel dire ‘no’ al conflitto in Iran, pur ricordando la natura repressiva del regime degli ayatollah. La linea comune a 27 che ne deriva la offre l’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’UE, <strong>Kaja Kallas:</strong> “<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Gli attacchi dell’Iran contro le infrastrutture energetiche del Qatar creano ulteriore caos, ed è chiaro che <strong>abbiamo bisogno di una via d’uscita da questa guerra, non di un’escalation</strong>“. Dall’UE niente supporto militare come vorrebbero Israele e Stati Uniti che, lascia intendere Kallas, stanno operando al di fuori del diritto internazionale. Come spiega, “non ci sono le basi giuridiche” per poter operare visto che “il ricorso all’uso della forza è previsto in due casi, autodifesa e mandato ONU e queste cose non ci sono”. E poi, ammette, “non sappiamo quale sia l’obiettivo del conflitto”.</span></span></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Referendum sulla giustizia, i Verdi Europei: “Votare No per difendere l’indipendenza della magistratura”</title>
<link>https://www.eventi.news/referendum-sulla-giustizia-i-verdi-europei-votare-no-per-difendere-lindipendenza-della-magistratura</link>
<guid>https://www.eventi.news/referendum-sulla-giustizia-i-verdi-europei-votare-no-per-difendere-lindipendenza-della-magistratura</guid>
<description><![CDATA[ La famiglia dei partiti ambientalisti europei punta il dito contro &quot;il rischio di uno spostamento dell&#039;equilibrio dei poteri verso l&#039;esecutivo&quot; e invita a &quot;difendere la Costituzione italiana dai tentativi di indebolirne le garanzie democratiche&quot; ]]></description>
<enclosure url="" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 14:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Referendum, sulla, giustizia, Verdi, Europei:, “Votare, per, difendere, l’indipendenza, della, magistratura”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Il <strong>Partito Verde Europeo</strong> (PVE) prende posizione in vista del <a href="https://www.eunews.it/2026/01/19/referendum-separazione-carriere-magistrati-voto-estero/">referendum costituzionale italiano sulla giustizia</a>, per il quale si apriranno le urne<strong> domenica 22 e lunedì 23 marzo</strong>. In un comunicato diffuso oggi (19 marzo), la formazione che riunisce le principali forze politiche ambientaliste dell’Unione Europea – tra cui il partito italiano <strong>Europa Verde</strong> guidato da Angelo Bonelli e Fiorella Zavatta – invita i cittadini italiani a <strong>votare ‘no’</strong> per opporsi a modifiche costituzionali che “metterebbero <strong>a rischio l’indipendenza della magistratura</strong> e sposterebbero l’equilibrio istituzionale verso il potere esecutivo”.</p>
<p>Secondo <strong>Vula Tsetsi</strong>, co-presidente del PVE, “la Costituzione italiana è nata dalla lotta antifascista ed è stata centrale nella tutela della democrazia, dei diritti fondamentali e della separazione dei poteri. Tuttavia, le modifiche proposte dal governo Meloni <strong>spostano l’equilibrio di tali poteri a favore del governo</strong> e <strong>indeboliscono importanti garanzie democratiche</strong>“. Le ha fatto eco l’altro co-presidente, <strong>Ciarán Cuffe</strong>, che ha sottolineato come “l’uguaglianza davanti alla legge e l’indipendenza della magistratura sono scolpiti nella Carta fondamentale italiana”. Perciò “la Costituzione è un <strong>baluardo della democrazia</strong>” e, “ancora una volta, deve essere difesa contro i <strong>tentativi di indebolirne le garanzie</strong>. Siamo al fianco di Europa Verde nel chiedere alle persone di votare NO”, ha aggiunto.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Costa riallinea l’UE: “Non ci sono alternative al multilateralismo, dobbiamo rafforzarlo”</title>
<link>https://www.eventi.news/costa-riallinea-lue-non-ci-sono-alternative-al-multilateralismo-dobbiamo-rafforzarlo</link>
<guid>https://www.eventi.news/costa-riallinea-lue-non-ci-sono-alternative-al-multilateralismo-dobbiamo-rafforzarlo</guid>
<description><![CDATA[ Al vertice dei capi di stato e di governo dell&#039;UE, il presidente del Consiglio europeo e l&#039;Alta rappresentante Kaja Kallas mettono all&#039;angolo von der Leyen, per cui &quot;l&#039;Europa non può più essere la custode del vecchio ordine mondiale&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/39df4df2-1b70-465d-9887-4c02758869e4-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 14:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Costa, riallinea, l’UE:, “Non, sono, alternative, multilateralismo, dobbiamo, rafforzarlo”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Il <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/meetings/european-council/2026/03/19-20/" target="_blank" rel="noopener">vertice</a> dei capi di stato e di governo dell’UE, travolto dalla <a href="https://www.eunews.it/2026/03/19/iran-conflitto-leader-ue-non-partecipare/" target="_blank" rel="noopener">crisi in Medio oriente</a> innescata dall’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran, sarà anche l’ultima volta del segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, al tavolo con i leader europei. In un momento in cui il multilateralismo è sotto attacco su più fronti, il presidente del Consiglio europeo,<strong> Antonio Costa</strong>, ha voluto mettere in chiaro la posizione del club a 12 stelle: “<strong>Il sistema multilaterale è uno strumento fondamentale per proteggere l’ordine basato sulle regole internazionali</strong>. Non ci sono alternative”, ha dichiarato al suo arrivo a Bruxelles.</p>
<p>Il messaggio di Costa è perentorio, e mette in riga – lui che rappresenta l’Unione all’estero – le diverse posizioni espresse finora dai leader dell’UE sull’ordine mondiale basato sulle regole e sul diritto internazionale. In particolare, bacchetta con vigore <strong>Ursula von der Leyen</strong>, la presidente della Commissione europea, che nel suo discorso alla Conferenza degli ambasciatori dell’UE, <a href="https://www.eunews.it/2026/03/09/lallarme-dei-vertici-ue-agli-ambasciatori-siamo-in-un-nuovo-mondo-servono-decisioni-piu-rapide/" target="_blank" rel="noopener">lunedì 9 marzo</a>, aveva affermato: “L’Europa non può più essere la custode del vecchio ordine mondiale, di un mondo che non esiste più e non tornerà”.</p>
<p>Per Costa, “l’alternativa è la guerra in Ucraina, è la concorrenza sleale nel commercio, è la minaccia alla sovranità in Groenlandia e in altre parti del mondo”. In un mondo senza più le garanzie del multilateralismo, a perderci è l’UE, alla mercé della rinnovata aggressività delle grandi potenze: “Se vogliamo preservare la stabilità e la pace, dobbiamo sostenere il diritto internazionale e rafforzare il sistema multilaterale”, ha aggiunto l’ex premier portoghese.</p>
<p>Mentre von der Leyen ha sostenuto l’affossamento del regime in Iran, anche l’Alta rappresentante UE per gli Affari esteri, <strong>Kaja Kallas</strong>, sembra aver ben chiari i rischi di appoggiare un confitto di cui “non sappiamo quali siano gli obiettivi” e per il quale “non esiste una base di diritto internazionale per l’uso della forza”. Per tenere in piedi l’ordine basato sulle regole internazionali, e difendere in definitiva le stesse Nazioni Unite da chi le scredita apertamente – Trump e Netanyahu in testa -, bisogna però avere il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome. La guerra in Iran è <strong>una guerra “che consideriamo illegale”</strong>, ha affermato il premier spagnolo <strong>Pedro Sanchez</strong>. “L’Europa si fonda sui principi del multilateralismo e, quindi, su decisioni condivise, non unilaterali, sul diritto internazionale, sulla pace e sul rispetto della coesistenza pacifica tra nazioni e società. Ed è proprio questo che viene messo in discussione ancora una volta, con la guerra in Iran”, ha insistito il leader socialista.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Iran, pre&#45;vertice UE sull’immigrazione: l’Italia e i partner si preparano per eventuali crisi</title>
<link>https://www.eventi.news/iran-pre-vertice-ue-sullimmigrazione-litalia-e-i-partner-si-preparano-per-eventuali-crisi</link>
<guid>https://www.eventi.news/iran-pre-vertice-ue-sullimmigrazione-litalia-e-i-partner-si-preparano-per-eventuali-crisi</guid>
<description><![CDATA[ L&#039;ormai tradizionale riunione dei leader sull&#039;immigrazione che precede il il summit del Consiglio europeo serve all&#039;Italia e ai partner sensibili al tema per discutere delle implicazioni socio-umanitarie della guerra in Medio Oriente ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/DSC02828-1024x683.jpeg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 14:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Iran, pre-vertice, sull’immigrazione:, l’Italia, partner, preparano, per, eventuali, crisi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>Evitare il ripetersi di un crisi migratoria come <a href="https://www.eunews.it/2015/12/22/il-2015-europeo-dalla-alla-z/" target="_blank" rel="noopener">quella del 2015</a></strong>, ed essere pronti a rispondere, in modo ordinato e condiviso, quale che sia la situazione. La<a href="https://www.eunews.it/2026/03/03/il-gruppo-de-la-sinistra-contro-von-der-leyen-scandaloso-non-condannare-gli-attacchi-di-israele-e-usa-in-iran/" target="_blank" rel="noopener"> guerra di Israele e Stati Uniti in Iran</a>, insieme alle manovre militari israeliane in Libano, preoccupano i capi di Stato e di governo dell’UE, a cominciare dalla presidente del Consiglio, <strong>Giorgia Meloni, che prima dei lavori del vertice dei leader UE ha voluto ospitare una riunione specifica sul dossier immigrazione con altri 15 partner.</strong></p>
<p>Il summit prima del summit è stato ospitato dall’Italia insieme a <strong>Danimarca e Paesi Bassi,</strong> e ha visto la partecipazione di <strong>Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Germania, Grecia, Polonia, Lettonia, Malta, Slovacchia, Repubblica Ceca, Svezia e Ungheria</strong>, a cui si è aggiunta anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. <a href="https://www.eunews.it/2025/10/23/immigrazione-litalia-sprona-i-partner-ue-su-rimpatri-e-paesi-sicuri/" target="_blank" rel="noopener">Il formato non è nuovo</a>, né nella convocazione né nei partecipanti. E’ ormai una consuetudine approfittare del vertice del Consiglio europeo per fare il punto della situazione in materia di politiche di gestione dei fenomeni migratori, ma ciò che cambia è il contesto, e l’attenzione inevitabilmente si sposta.</p>
<p>Meloni e i primi ministri Mette Frederiksen (Danimarca) e Rob Jettenper (Paesi Bassi) hanno voluto insistere sulla <strong>necessità di “rafforzare il sostegno europeo alle popolazioni colpite dal conflitto in Medio Oriente</strong>“, fanno sapere fonti UE. Questo si traduce in appoggio in varie forme – finanziario, logistico, infrastrutturale – ai Paesi al centro di attacchi e operazioni militari. Per questo come per una eventuale crisi migratoria<strong> la parola d’ordine è “coordinamento”.</strong> Un concetto su cui Meloni ha battuto il tasto, per evitare di muoversi in ordine sparso e garantire una risposta efficace alla situazione in atto.</p>
<p>La riunione a margine del <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/meetings/european-council/2026/03/19-20/" target="_blank" rel="noopener">Consiglio europeo di oggi (19 marzo)</a> conferma dunque i timori per le ricadute non solo economiche di una <a href="https://www.eunews.it/2026/03/19/iran-i-leader-ue-compatti-contro-israele-e-stati-uniti-non-vogliamo-partecipare-al-conflitto/" target="_blank" rel="noopener">guerra in cui, anche per questo motivo, i capi di Stato e di governo non vogliono entrare</a>. La paura di ondate di nuovi richiedenti asilo serve a spiegare le ragioni per cui gli europei prediligono la via diplomatica.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Per la Corte Ue, la polizia può raccogliere dati biometrici solo “se strettamente necessario”</title>
<link>https://www.eventi.news/per-la-corte-ue-la-polizia-puo-raccogliere-dati-biometrici-solo-se-strettamente-necessario</link>
<guid>https://www.eventi.news/per-la-corte-ue-la-polizia-puo-raccogliere-dati-biometrici-solo-se-strettamente-necessario</guid>
<description><![CDATA[ Il rilievo segnaletico non può essere imposto sistematicamente ma deve essere chiaramente motivato, pena l’annullamento della sanzione penale prevista per il rifiuto di sottoporvisi ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/foto-polizia-1024x667.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 14:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Per, Corte, Ue, polizia, può, raccogliere, dati, biometrici, solo, “se, strettamente, necessario”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>Prendere impronte digitali e fotografie non può essere una prassi automatica,</strong> ma deve rispondere a <strong>criteri di necessità specifica. </strong>Lo precisa oggi (19 marzo) la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) in una sentenza in cui chiarisce i requisiti obbligatori per le autorità nazionali di polizia quando raccolgono dati biometrici (impronte digitali, fotografie) a fini di indagini penali. Di fatto, per i giudici di Lussemburgo, il rilievo segnaletico non può essere imposto sistematicamente, ma deve essere chiaramente motivato. Altrimenti, c’è l’annullamento della sanzione penale prevista per chi si rifiuta di sottoporsi al controllo.</p>
<p>La vicenda parte da Parigi dove, nel maggio 2020, un cittadino è stato fermato con l’accusa di aver organizzato una manifestazione senza preavviso e per ribellione. Durante il fermo, l’uomo si è opposto al rilievo segnaletico (di tipo dattiloscopico e fotografico) e per questa ragione è stato condannato ad una pena pecuniaria di 300 euro, nonostante fosse stato successivamente prosciolto dall’accusa principale. L’uomo, a sua volta, ha contestato la sua colpevolezza “sostenendo che la normativa francese applicabile non era conforme alla normativa europea in materia di protezione dei dati personali in ambito penale”. È a questo punto che <strong>la Corte d’appello di Parigi ha interpellato la Corte di Giustizia</strong> chiedendo se “il diritto dell’Unione consenta alle autorità nazionali di effettuare sistematicamente rilievi dattilografici e fotografici su qualsiasi persona sospettata di un reato, senza dover giustificare tale misura caso per caso”. Il giudice ha anche chiesto “se una persona possa essere perseguita penalmente per aver rifiutato di sottoporvisi, anche qualora non venga infine perseguita penalmente per il reato di cui era sospettata”.</p>
<p>La Corte ha ribadito che i <strong>dati biometrici</strong> non sono semplici informazioni, ma fanno parte dei <strong>dati sensibili</strong> e in quanto tali richiedono una “<strong>protezione</strong> <strong>rafforzata</strong>“. In particolare, “il loro trattamento è autorizzato solo se strettamente necessario e se esistono garanzie adeguate per i diritti e le libertà dell’interessato”, puntualizzano i giudici di Lussemburgo. La Corte rileva che “<strong>la mera sussistenza di una o più ragioni plausibili di sospettare un reato</strong> <strong>non è sufficiente a giustificare la raccolta di dati biometrici.</strong> Ogni decisione di effettuare un rilievo segnaletico deve quindi essere corredata di una motivazione chiara, anche solo succinta, che consenta all’interessato di comprendere le ragioni della misura e di esercitare il suo diritto di ricorso”. Inoltre, “tale obbligo di motivazione non costituisce un onere eccessivo per detta autorità, poiché tale raccolta non può rivestire carattere sistematico”, specifica ancora.</p>
<p>Uno dei punti cardine della sentenza riguarda l’illegittimità di normative nazionali che impongano rilievi segnaletici in modo indifferenziato a chiunque sia sospettato di un reato. La Corte è stata categorica su questo punto: “<strong>Una normativa nazionale che renda sistematici tali rilievi</strong>, senza che l’autorità di polizia competente possa valutare individualmente tale necessità, <strong>sarebbe contraria al diritto dell’Unione</strong> in quanto condurrebbe a una raccolta di dati biometrici svolta in modo indifferenziato e generalizzato”.</p>
<p>Infine, la Corte ha affrontato la questione della <strong>sanzione per chi si rifiuta di sottoporsi ai rilievi</strong>: se la raccolta dei dati è “strettamente necessaria”, la sanzione per il rifiuto non è contraria al diritto UE. In ogni caso, però, deve rispettare il <strong>principio di proporzionalità</strong> sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>L’Eurocamera dà il primo via libera all’accordo sui dazi UE&#45;USA, ma ne rafforza le garanzie</title>
<link>https://www.eventi.news/leurocamera-da-il-primo-via-libera-allaccordo-sui-dazi-ue-usa-ma-ne-rafforza-le-garanzie</link>
<guid>https://www.eventi.news/leurocamera-da-il-primo-via-libera-allaccordo-sui-dazi-ue-usa-ma-ne-rafforza-le-garanzie</guid>
<description><![CDATA[ Sì della commissione INTA con 29 voti a favore, 9 contrari e 1 astensione. Il voto dell&#039;Eurocamera previsto il 26 marzo. Lange (S&amp;D): &quot;Vogliamo avere l&#039;ultima parola sull&#039;applicazone dell&#039;accordo&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/09/Imagoeconomica_2514630.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 14:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>L’Eurocamera, dà, primo, via, libera, all’accordo, sui, dazi, UE-USA, rafforza, garanzie</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Il Parlamento europeo lancia un messaggio a Washington: sull’implementazione dell’<a href="https://www.eunews.it/2026/02/23/lue-a-trump-un-accordo-e-un-accordo-rispettate-gli-impegni-sui-dazi/" target="_blank" rel="noopener">accordo UE-USA</a> sui dazi, “<strong>non prenderemo alcuna decisione definitiva senza chiarezza</strong>“. Le parole del presidente della commissione per il Commercio internazionale (INTA), e relatore del dossier per l’Eurocamera, <strong>Bernd Lange</strong>, si riflettono nella posizione adottata oggi (19 marzo) su due proposte presentate dalla Commissione europea per attuare alcune disposizioni dell’accordo: gli eurodeputati hanno aggiunto maggiori garanzie, tra cui una clausola che prevede che le preferenze tariffarie per i prodotti made in USA entrino in vigore “<strong>solo quando gli impegni concordati saranno effettivamente rispettati dalla parte statunitense</strong>”.</p>
<p>Le <a href="https://www.europarl.europa.eu/legislative-train/theme-international-trade-inta/file-implementation-of-certain-tariff-aspects-of-the-2025-eu-us-framework-agreement" target="_blank" rel="noopener"><u>due proposte legislative</u></a>, che eliminano la maggior parte dei dazi sui prodotti industriali e agricoli provenienti dagli Stati Uniti, sono state <strong>approvate con 29 voti a favore, 9 contrari e 1 astensione</strong>. La commissione INTA aveva sospeso i lavori sul file a fine gennaio, dopo le minacce di Donald Trump alla Groenlandia e ad alcuni Paesi membri. “Oggi abbiamo raggiunto un’ampia maggioranza a sostegno di un testo forte che mira a garantire stabilità, equità e fermezza nelle nostre relazioni commerciali con gli Stati Uniti”, ha esultato Lange. Il Parlamento europeo, ha messo in chiaro, “intende mantenere il controllo e avere l’ultima parola sull’applicazione dell’accordo”.</p>
<p>I membri della commissione INTA hnnoa introdotto una serie di condizioni, le cosiddette “cinque S”: una soluzione dedicata per l’acciaio e l’alluminio, una clausola di scadenza, una clausola di standstill, un meccanismo di salvaguardia e un articolo di sospensione rafforzato. Hanno concordato<strong> una sorta di “rete di sicurezza” intorno all’accordo</strong>, stringendo le salvaguardie previste dalla proposta della Commissione. “Qualsiasi dazio imposto all’UE o a uno dei suoi Stati membri a causa delle loro decisioni di politica estera è inaccettabile”, sottolinea il testo, che aggiorna e rafforza la clausola di sospensione: in caso di dazi americani, “sospenderemmo immediatamente i lavori legislativi volti ad attuare le preferenze tariffarie sui prodotti statunitensi”. Per assicurarsi di avere l’ultima parola, la commissione INTA propone di introdurre una clausola “di sunrise”, che prevede che le preferenze tariffarie per i prodotti statunitensi non entrino in vigore fino a quando l’amministrazione americana non rispetterà i suoi impegni.</p>
<p>Per quanto riguarda l’acciaio e l’alluminio, il testo della commissione INTA mette in chiaro che prima che il regolamento entri in vigore gli USA dovranno <strong>ridurre dal 50 al 15 per cento le tariffe sui prodotti dell’UE</strong> che contengono meno del 50 per cento di acciaio o alluminio. “Senza il mantenimento di un dazio massimo al 15 per cento omnicomprensivo per le esportazioni dall’Unione Europea, incluso su tutti i prodotti europei derivati dell’acciaio e dell’alluminio, oggi indebitamente sovratassati dagli Stati Uniti in violazione dell’intesa, non ci sarà nessuna concessione dal lato europeo”, ha avvertito <strong>Brando Benifei</strong>, coordinatore in INTA per il gruppo dei socialisti e democratici (S&D).</p>
<p>“Poiché temiamo cedimenti alle pressioni americane da parte della Commissione Europea e di alcuni nostri governi il meccanismo è rigido e non lascia spazio a interpretazioni, così come la scadenza dell’accordo che proponiamo al 31 marzo 2028 e le clausole sospensive in caso di attacco alla nostra integrità territoriale o di dazi aggiuntivi per contrastare le nostre normative digitali”, ha aggiunto Benifei.</p>
<p>Le due proposte legislative saranno ora<strong> votate dall’intero Parlamento nella prossima sessione plenaria, il 26 marzo</strong>, prima che possano iniziare i negoziati con i governi dell’UE sulla forma definitiva della legislazione. “Se queste tutele non saranno mantenute nel testo finale del regolamento, come Socialisti e Democratici non potremo votare a favore dell’accordo”, ha avvertito l’eurodeputato dem.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>La presidenza cipriota invoca una politica fiscale più uniforme: “Può spingere la crescita dell’UE”</title>
<link>https://www.eventi.news/la-presidenza-cipriota-invoca-una-politica-fiscale-piu-uniforme-puo-spingere-la-crescita-dellue</link>
<guid>https://www.eventi.news/la-presidenza-cipriota-invoca-una-politica-fiscale-piu-uniforme-puo-spingere-la-crescita-dellue</guid>
<description><![CDATA[ Il ministro delle Finanze di Cipro, Makis Keravnos: &quot;Se ben concepite le tasse possono attrarre capitale privato per la doppia transizione e la ricerca. Il fisco sia strumento di sostegno a investimenti&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/keravnos.png" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 07:00:05 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>presidenza, cipriota, invoca, una, politica, fiscale, più, uniforme:, “Può, spingere, crescita, dell’UE”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – “<strong>La politica fiscale può diventare uno dei più forti pilastri del dinamismo economico dei prossimi anni</strong>“, in grado di guidare l’agenda della competitività europea e realizzare la doppia transizione verde e digitale. Ne è convinto<strong> Makis Keravnos</strong>, ministro delle Finanze di Cipro, Paese che ricopre il semestre di presidenza di turno del Consiglio dell’UE. Perché la possibilità intravista si tramuti in realtà serve, però, un nuovo slancio che porti le diverse politiche nazionali a essere più “allineate”, scandisce in occasione del <a href="https://taxation-customs.ec.europa.eu/road-2050-tax-mix-future/eu-tax-symposium-2026_en" target="_blank" rel="noopener">simposio sul fisco</a> organizzato dalla Commissione europea.</p>
<p>Allineamento vuol dire rendere i sistemi di tassazione meno nazionali e più europei, passaggio obbligato per il ministro delle Finanze di Cipro. Perché, lamenta, “<strong>diversi quadri normativi e diverse interpretazioni creano barriere, soprattutto per le piccole e medie imprese</strong> che vorrebbero crescere a livello trans-frontaliero”. Così facendo gli attori del tessuto economico-produttivo non riescono ad innovare. Ecco allora che “la semplificazione non è solo una convenienza burocratica, quanto un facilitatore di crescita”.</p>
<p>Keravnos utilizza l’agenda dei lavori a dodici stelle per dare un assaggio della portata di politiche fiscali oculate: “<strong>Quando ben concepite le tasse possono attrarre capitale privato in ricerca e sviluppo, trasformazione digitale e transizione verde</strong>“, scandisce citando quelli che sono il fulcro del raggio d’azione dell’UE a guida Ursula von der Leyen. Il <a href="https://www.eunews.it/2019/12/11/green-deal/" target="_blank" rel="noopener">Green Deal</a> europeo, con al centro gli investimenti in clean-tech e soluzioni avanzate, è tutto questo. Ma ricerca e sviluppo riguardano anche il settore della <a href="https://www.eunews.it/2025/10/16/al-lavoro-da-inizio-2026-per-essere-pronti-nel-2030-lue-svela-la-sua-roadmap-per-la-difesa/" target="_blank" rel="noopener">difesa, sempre più strategico</a> e prioritario.</p>
<p>I governi devono, quindi, uscire dalla vecchie logiche. Secondo il presidente di turno dell’Ecofin – data la presidenza di turno di Cipro del Consiglio UE – “<strong>le tasse non devono solamente finanziare la spesa pubblica, ma incoraggiare l’innovazione e sostenere la crescita</strong>“. Vuol dire incentivare dove serve, ridurre dove si può. Suggerimenti che si aggiungono a <a href="https://www.eunews.it/2017/05/30/ue-tasse-lavoro/" target="_blank" rel="noopener">quelli della Commissione europea, peraltro non nuovi nel caso italiano, di riduzione del cuneo fiscale sul lavoro</a>. Se si vuole davvero portare l’UE a crescere ed essere competitiva non c’è alternativa, secondo Keravnos: “<strong>La politica fiscale</strong> è spesso percepita come complessa e tecnica, eppure <strong>plasma gli incentivi che guidano i comportamenti economici, influenza le scelte di investimento</strong> e il modello di sviluppo industriale”. Ecco perché la politica fiscale può rappresentare un traino importante. Ma ciò, “se riusciamo a modernizzare e semplificare i nostri sistemi fiscali”, puntualizza il ministro.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>In partenza la delegazione europea del convoglio umanitario per Cuba. A bordo anche quattro eurodeputati</title>
<link>https://www.eventi.news/in-partenza-la-delegazione-europea-del-convoglio-umanitario-per-cuba-a-bordo-anche-quattro-eurodeputati</link>
<guid>https://www.eventi.news/in-partenza-la-delegazione-europea-del-convoglio-umanitario-per-cuba-a-bordo-anche-quattro-eurodeputati</guid>
<description><![CDATA[ Ilaria Salis, Mimmo Lucano, Marc Botenga e Emma Fourreau si uniscono all&#039;iniziativa &#039;Let Cuba Breath&#039;, per rompere l&#039;embargo statunitense sull&#039;isola. Trump: &quot;Che io la liberi o la conquisti, penso di poter fare tutto ciò che voglio con essa&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/01/Cuba_Che.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 07:00:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>partenza, delegazione, europea, del, convoglio, umanitario, per, Cuba., bordo, anche, quattro, eurodeputati</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Mentre il mondo guarda con crescente preoccupazione all’escalation in Medio Oriente, una nuova ‘Flotilla’ accende i riflettori sulla crisi senza fine di Cuba, logorata da un embargo lungo oltre mezzo secolo e a cui Donald Trump sta cercando, nell’indifferenza della politica internazionale, di dare la spallata definitiva. Parte oggi (17 marzo) per l’Havana la delegazione europea che ha scelto di unirsi al <a href="https://nuestraamericaconvoy.org/" target="_blank" rel="noopener">Nuestra América Convoy to Cuba</a>, una <strong>missione umanitaria per la consegna di medicinali e beni di prima necessità alla popolazione cubana</strong>. Tra loro, ci sono anche quattro membri eletti del Parlamento europeo, tutti e quattro del gruppo della Sinistra: gli italiani <strong>Ilaria Salis e Mimmo Lucano</strong>, il belga Marc Botenga, la francese Emma Fourreau.</p>
<p>Lo European Convoy for Cuba, promosso dall’Agenzia per l’interscambio culturale ed economico con Cuba (AICEC), riunisce una vasta rete internazionale di solidarietà composta da delegazioni provenienti da Svizzera, Italia, Inghilterra, Austria, Portogallo, Francia, Islanda, Scozia, Grecia, Spagna, Belgio, Cuba, Algeria, Irlanda, Germania, Turchia, Bulgaria, Marocco, Svezia, e da oltre 50 associazioni e gruppi di solidarietà europei e internazionali. Fa parte della campagna ‘<em>Let Cuba Breathe</em>‘, lanciata per spezzare l’embargo politico ed economico che attanaglia l’isola caraibica e che, dopo le rinnovate minacce americane di imporre dazi a chiunque fornisca petrolio a Cuba, ha portato il regime socialista sull’orlo del collasso.</p>
<p>Contro il <em>bloqueo </em>statunitense, condannato decine di volte anche dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite – l’ultima, nell’ottobre 2025, con i soli voti contrari di USA e Israele – si sono mobilitati in tantissimi. All’iniziativa partecipano associazioni della società civile, organizzazioni sindacali e partiti politici, ma anche personaggi dello spettacolo (come il trio hip-hop irlandese Kneecap). Dall’Italia, da Milano Malpensa, partiranno circa un centinaio di volontari. La mobilitazione di AICEC ha raggiunto risultati significativi: la raccolta fondi <strong>ha superato i 45 mila euro, grazie al contributo di grandi organizzazioni internazionali e di oltre 700 donatori individuali</strong>. Con la delegazione partiranno inoltre 5 tonnellate di medicinali, per un valore stimato di circa 500 mila euro, destinati al sistema sanitario cubano. Con un charter umanitario, arriveranno anche generatori e pannelli solari.</p>
<p>L’appuntamento, per le delegazioni in partenza da tutto il mondo, è per il 21 marzo a l’Havana. Nel frattempo, proprio questa notte le autorità di Cuba hanno segnalato<strong> un black-out che ha interessato l’intera isola e i suoi 11 milioni di abitanti</strong>. Una “completa interruzione” del sistema elettrico nazionale, ha scritto su X il Ministero dell’Energia cubano. Le interruzioni alla rete elettrica sono frequenti da anni, ma la crisi energetica si è decisamente aggravata dopo l’intervento statunitense in Venezuela, con Washington che ha ridotto drasticamente il flusso di petrolio venezuelano verso l’isola caraibica.</p>
<p>Ancora una volta, così come con la Flotilla che salpò verso Gaza, lo scollamento tra l’indifferenza dei vertici delle istituzioni europee e dei Paesi membri e la mobilitazione della società civile è netto. A<a href="https://www.eunews.it/2026/01/30/cuba-la-commissione-non-riesce-a-pronunciarsi-sullembargo-di-trump-non-abbiamo-commenti/" target="_blank" rel="noopener"> fine gennaio</a>, la Commissione europea aveva respinto con un freddo ‘no comment’ le domande sulla rinnovata morsa di Washington sull’isola, ricordando piuttosto che “la<strong> situazione a Cuba resta preoccupante per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani</strong>“. Dopodiché, nient’altro.</p>
<p>Trump ha affermato ieri che avrà “l’onore di conquistare Cuba”. Parlando con i cronisti alla Casa Bianca, ha precisato: “Che io la liberi o la conquisti, penso di poter fare tutto ciò che voglio con lei”. Il presidente cubano <strong>Miguel Diaz-Canel</strong> ha aperto a eventuali negoziati con Washington, insistendo perché avvengano nel rispetto della sovranità nazionale e senza interferenze negli affari interni. Secondo quanto riportato da Reuters, durante i colloqui tenuti in questi giorni i funzionari statunitensi avrebbero però chiesto la rimozione del presidente.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Migranti, richieste d’asilo nell’UE in calo del 23 per cento a dicembre 2025</title>
<link>https://www.eventi.news/migranti-richieste-dasilo-nellue-in-calo-del-23-per-cento-a-dicembre-2025</link>
<guid>https://www.eventi.news/migranti-richieste-dasilo-nellue-in-calo-del-23-per-cento-a-dicembre-2025</guid>
<description><![CDATA[ I dati di Eurostat mostrano anche una crescita delle domande accolte nell&#039;ultimo trimestre dello scorso anno (+4 per cento su base annua). La maggior parte proviene da Venezuela, Afghanistan e Bangladesh. Germania, Spagna e Francia sono i tre Paesi con il più alto numero di richieste accettate ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2024/09/000_34Q32CE-scaled-e1734089608584-1024x538.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 07:00:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Migranti, richieste, d’asilo, nell’UE, calo, del, per, cento, dicembre, 2025</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – A dicembre 2025, <strong>47.650 cittadini</strong> extra-europei hanno presentato per la prima volta una <strong>richiesta d’asilo</strong> per ottenere protezione internazionale <strong>in un Paese dell’Unione Europea</strong>. Il dato è <strong>in calo del 23 per cento rispetto al dicembre del 2024</strong>, quando le richieste erano state 61.515, e del <strong>13,1 per cento rispetto al novembre del 2025</strong>, quando a fare domanda erano state 54.855 persone. Si tratta, inoltre, della <strong>cifra più bassa dall’estate del 2021</strong>, confermando un trend che è progressiva diminuzione dopo il picco di richieste raggiunto a ottobre 2023 (115.000 persone). A comunicarlo oggi (17 marzo) è <strong>Eurostat</strong> – l’istituto di statistica europeo – nel <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/ddn-20260317-1" target="_blank" rel="noopener">report</a> mensile sulle richieste di asilo nell’UE. Anche il <strong>dato trimestrale</strong> – riferito alle nuove richieste di asilo presentate tra l’ottobre e il dicembre del 2025 – mostra una <strong>flessione: si tratta del 25,9 per cento</strong> rispetto allo stesso periodo del 2024 (164.905 contro 222.420 domande).</p>
<p>I numeri delle <strong>richieste di asilo “di seconda istanza”</strong> – ovvero formulate da chi ne aveva già fatta una in passato subendo un rifiuto – sono invece <strong>in crescita del 29 per cento tra il dicembre del 2024</strong> (7.180 domande)<strong> e lo stesso mese del 2025</strong> (9.255 domande). Tuttavia, il dato è <strong>in calo rispetto al novembre del 2025</strong>, quando le richieste erano state 11.435, e – dopo un progressivo aumento tra il giugno e il settembre del 2025 – il trend complessivo è stato negativo a partire dal mese di ottobre.</p>
<p>La diminuzione delle nuove richieste permette agli Stati UE di smaltire più rapidamente quelle già pendenti: nel corso del quarto trimestre del 2025, i Ventisette hanno emesso un totale di <strong>229.735 decisioni</strong>, con una <strong>crescita pari al 15 per cento</strong> <strong>rispetto allo stesso periodo del 2024</strong> (200.005 pratiche smaltite) e al <strong>10 per cento rispetto al terzo trimestre del 2025</strong> (209.770). Di particolare rilevanza è il dato relativo all’esito di queste decisioni: tra l’ottobre e il dicembre dello scorso anno, sono state <strong>accolte 103.550 richieste di asilo</strong> rispetto alle 99.400 del quarto trimestre 2024 (<strong>+4 per cento</strong>) e alle 89.865 del terzo trimestre 2025 (<strong>+15 per cento</strong>). Nel complesso, dunque, <strong>il 45 per cento delle decisioni ha avuto esito positivo</strong>, facendo così segnare <strong>la percentuale più alta degli ultimi otto anni</strong>. Del centinaio di migliaia di richiedenti asilo che hanno visto la loro domanda accettata, il <strong>56 per cento</strong> ha ottenuto lo status di <a href="https://home-affairs.ec.europa.eu/policies/migration-and-asylum/asylum-eu_en" target="_blank" rel="noopener">rifugiato</a>, il <strong>23 per cento</strong> ha beneficiato della protezione umanitaria e il <strong>21 per cento</strong> della <a href="https://www.euaa.europa.eu/easo-practical-guide-qualification-international-protection/subsidiary-protection" target="_blank" rel="noopener">protezione sussidiaria</a>. A crescere sono soprattutto i rifugiati (+30,4 per cento rispetto all’ultimo trimestre del 2024) e i destinatari di protezione sussidiaria (+21 per cento), mentre i beneficiari di protezione umanitaria sono diminuiti dell’11,1 per cento (bisogna considerare che, essendo l’unico status definito a livello nazionale e non europeo, alcuni Paesi non lo possiedono).</p>
<p>Venendo all’<strong>analisi Paese per Paese</strong>, nel mese di dicembre del 2025 la maggior parte delle richieste di asilo è arrivata da cittadini <strong>venezuelani</strong> (6.675 domande, pari al 14 per cento del totale e in crescita del 5 per cento su base annua),<strong> afghani</strong> (4.900 richieste, pari al 10,3 per cento ma in calo dell’11,7 per cento rispetto al dicembre 2024) e <strong>bangladesi</strong> (3.190 richieste, pari al 6,7 per cento del totale con un significato aumento del 18,6 per cento). Quote inferiori di domande sono pervenute da cittadini siriani, egiziani, turchi, sudanesi, somali, maliani e marocchini.</p>
<p>Sul fronte degli Stati UE che hanno ricevuto la maggioranza delle domande di accoglienza, <strong>i numeri assoluti</strong> vedono in testa i quattro Paesi più popolosi: a guidare la classifica con 9.985 richieste pari al 21 per cento del totale è l’<strong>Italia</strong>, seguita dalla <strong>Spagna</strong> (9.655 domande pari al 20,3 per cento del totale), dalla <strong>Francia</strong> (8230 domande pari al 17,3 per cento del totale) e dalla <strong>Germania</strong> (6530 richieste pari al 13,7 per cento del totale). Complessivamente, questi quattro Paesi da soli contano per il <strong>72 per cento</strong> delle domande di accoglienza ricevute dall’UE nell’ultimo mese del 2025. <strong>Germania, Spagna e Francia</strong> sono anche <strong>i tre Paesi con il più alto numero di richieste d’asilo accettate</strong> nel quadro trimestre dello scorso anno: Berlino ha accolto 34.940 domande, mentre Madrid e Parigi hanno dato disco verde rispettivamente a 23.210 e 17.450 richiedenti asilo. <strong>In termini percentuali</strong>, invece, i dati più alti sono stati registrati in <strong>Estonia</strong> (81,1 per cento delle domande accettate), <strong>Austria</strong> (72,9 per cento) e<strong> Irlanda</strong> (66,4 per cento) e quelli più bassi in <strong>Portogallo</strong> (0,4 per cento), <strong>Croazia</strong> (7,1 per cento) e <strong>Bulgaria</strong> (9,3 per cento). In Italia, il dato è intorno al 30,5 per cento. Infine, la top 3 dei Paesi di provenienza dei cittadini accolti da un Paese UE negli ultimi tre mesi del 2025 è composta da <strong>Afghanistan</strong> (36,6 per cento del totale delle domande accettate), <strong>Venezuela</strong> (16,5 per cento) e <strong>Siria</strong> (4,7 per cento).</p>
<p>Gli ultimi numeri presentati da Eurostat sono quelli relativi a una specifica – e particolarmente delicata – categoria di richiedenti asilo: quella dei <strong>minori non accompagnati</strong>. Nel mese di dicembre, <strong>1.130 under-18</strong> sono arrivati da soli sul territorio europeo per chiedere protezione, provenendo soprattutto dalla <strong>Somalia</strong> (18,8 per cento), dall’<strong>Afghanistan</strong> (13,9 per cento), dall’<strong>Egitto</strong> (10,2 per cento) e dall’<strong>Eritrea</strong> (8,4 per cento). La maggior parte delle richieste sono state ricevute dai Paesi Bassi (23,7 per cento), dalla Grecia (19 per cento), dalla Germania (17,7 per cento) e dalla Spagna (14,2 per cento). <strong>In Italia, le domande di asilo da parte di minori non accompagnati sono state 65</strong>.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Energia, UE: “ETS essenziale per competitività e clima, riforma entro luglio”</title>
<link>https://www.eventi.news/energia-ue-ets-essenziale-per-competitivita-e-clima-riforma-entro-luglio</link>
<guid>https://www.eventi.news/energia-ue-ets-essenziale-per-competitivita-e-clima-riforma-entro-luglio</guid>
<description><![CDATA[ Per il commissario europeo al Clima, Hoekstra, lo strumento è essenziale anche per l&#039;autonomia strategica europea &quot;perché l&#039;unica via d&#039;uscita dalla situazione attuale è una maggiore indipendenza energetica&quot;. Correttivi al più tardi &quot;all&#039;inizio del terzo trimestre&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Il-commissario-UE-al-Clima-Wopke-Hoekstra.png" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 07:00:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Energia, UE:, “ETS, essenziale, per, competitività, clima, riforma, entro, luglio”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – La revisione del <a href="https://climate.ec.europa.eu/eu-action/carbon-markets/eu-emissions-trading-system-eu-ets_en" target="_blank" rel="noopener">sistema di scambio delle quote delle emissioni</a> (ETS) dell’Unione europea arriverà tra la fine del secondo e l’inizio del terzo trimestre dell’anno. A dare le indicazioni temporali è stato il commissario per il Clima, <strong>Wopke Hoekstra</strong>, al suo arrivo al Consiglio Ambiente dell’UE oggi (17 marzo) a Bruxelles. “Il nostro piano attuale è di assicurarci che ci occupiamo innanzitutto, nei prossimi due mesi, del meccanismo di stabilità e del benchmark”, cioè dei parametri di riferimento dell’ETS, “e <strong>che la revisione avvenga alla fine del secondo trimestre o all’inizio del terzo trimestre</strong>“, ha dettagliato Hoekstra sottolineando che “è estremamente importante avere conversazioni come quella di oggi” in Consiglio e poi “avere il contributo dei leader entro la fine di questa settimana”, al Vertice, “per calibrare non solo ciò che è necessario, ma anche quando è necessario”. Questo il calendario che ha in testa Bruxelles, ma il commissario ha anche chiarito che<strong> le tempistiche potrebbero cambiare</strong> velocemente visto “l’enorme grado di incertezza” e dato che “ci sono nuovi eventi ogni settimana, a volte anche ogni giorno”.</p>
<p>Visto il <a href="https://www.eunews.it/2026/02/27/lattacco-solitario-dellitalia-sul-sistema-ets-urso-va-sospeso-ma-gli-alleati-ue-frenano/" target="_blank" rel="noopener">dibattito politico sull’utilità del meccanismo</a> Hoekstra ha ribadito che “<strong>è di fondamentale importanza continuare con l’ETS</strong>” <strong>perché</strong> “<strong>si tratta di uno strumento cruciale per la politica climatica</strong>” <strong>e non solo</strong>. “Concordo pienamente con gli esperti che affermano che, se non lo si facesse solo per ragioni climatiche, ci sarebbero ottime ragioni per farlo per ragioni di autonomia strategica, perché l’unica via d’uscita dalla situazione attuale è una maggiore indipendenza energetica”, ha precisato. In altre parole, “ciò significa maggiori investimenti nella rete, più energie rinnovabili, più nucleare, più sistemi di accumulo: è ciò di cui l’Europa ha bisogno, sia per ragioni climatiche, ma – nell’attuale arco temporale – almeno altrettanto per ragioni di competitività e certamente di indipendenza”.</p>
<p>Viceversa l’Italia è tra i Paesi in prima linea a chiedere una revisione, <a href="https://www.eunews.it/2026/02/27/lattacco-solitario-dellitalia-sul-sistema-ets-urso-va-sospeso-ma-gli-alleati-ue-frenano/">ed anche una sospensione</a>, di questo meccanismo che si basa, di fatto, sul principio del ‘chi inquina paga’. Ed è tornato sul tema il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica,<strong> Gilberto Pichetto Fratin</strong>, che ieri, a margine del Consiglio Energia dell’UE, ha incontrato la ministra francese delegata per l’Energia Maud Bregeon, il ministro dell’Ambiente della Repubblica Ceca, Petr Hladik e il ministro dell’energia e del clima della Repubblica dell’Estonia, Andres Sutt. Ai suoi omologhi, il ministro ha sottolineato che l’Italia chiede “<strong>una revisione del sistema Ets, che ne limiti gli effetti sul prezzo dell’energia, riduca la volatilità e prezzo delle quote e limiti le dinamiche speculative, così che il meccanismo possa guidare efficacemente la transizione</strong>“.</p>
<p>Mentre oggi, a margine del Consiglio Ambiente, si è tenuta una riunione di coordinamento ministeriale del gruppo dei Paesi creatosi nel contesto del recente negoziato sulla legge clima. A quanto si apprende da alcune fonti diplomatiche, l’obiettivo è stato quello di verificare la possibilità di coordinare una linea comune di intervento nello scambio di opinioni sul quadro climatico post-2030. Alla fine dell’incontro, però, “<strong>si è registrata una diffusa preoccupazione soprattutto per l’incidenza dell’ETS</strong>, sia quello sulla produzione termoelettrica che quello sull’industria, <strong>sulle economie dei Paesi membri</strong>“. E gli Stati partecipanti alla riunione – Austria, Cechia, Croazia, Grecia, Italia, Polonia, Romania, Slovacchia, Ungheria – “<strong>si sono ripromessi di proporre iniziative comuni per affrontare questo problema</strong>“.</p>
<p>Intanto, nella<a href="https://www.eunews.it/2026/03/16/energia-von-der-leyen-contro-caro-prezzi-flessibilita-sussidi-e-revisione-ets/"> sua lettera sulla competitività in vista del Consiglio europeo di giovedì</a>, la presidente della Commissione europea,<strong> Ursula von der Leyen</strong>, ha precisato che la Commissione adotterà a breve i parametri di riferimento dell’ETS, “tenendo conto delle preoccupazioni espresse dall’industria”; che “presenterà inoltre una proposta per aumentare la capacità di intervento della Riserva di stabilità del mercato, in modo che possa affrontare in modo più efficace l’eccessiva volatilità dei prezzi e mantenerli sotto controllo nel breve termine” e che sta “accelerando i lavori sulla prossima revisione dell’ETS, in particolare per definire una traiettoria di decarbonizzazione più realistica oltre il 2030”. Inoltre, “è chiaro che dobbiamo accelerare il sostegno alle industrie ad alta intensità energetica nel loro percorso di modernizzazione e riduzione delle emissioni di carbonio” e, perciò, “in previsione dell’istituzione della Banca per la decarbonizzazione industriale, la Commissione lavorerà a uno strumento ponte accelerato, finanziato con le quote ETS, con particolare attenzione agli Stati membri a basso reddito”, ha scritto von der Leyen. In particolare, per Hoekstra è “<strong>saggia</strong>” <strong>la proposta di intervento sulla Riserva di stabilità del mercato per ridurre la volatilità dei prezzi perché</strong> “<strong>l’ultima cosa che vogliamo sono aumenti dei prezzi e volatilità</strong>“. Ma ha anche sottolineato che “la maggiore volatilità che il sistema ETS abbia mai registrato, almeno nel corso degli ultimi due anni, è legata ad alcune dichiarazioni fatte nel periodo della dichiarazione di Anversa” sull’industria. “Ciò ha fatto crollare drasticamente il prezzo dell’ETS e ha di fatto alimentato la volatilità che cercavamo di prevenire. Quindi spetta a tutti noi garantire che ci sia prevedibilità”, ha osservato.</p>
<p>Entrato in vigore per la prima volta nel 2005, <strong>il sistema ETS copre le emissioni provenienti dai settori della produzione di energia elettrica e termica</strong>, <strong>della produzione industriale e dell’aviazione</strong> – che rappresentano circa il 40 per cento delle emissioni totali di gas serra nell’UE – <strong>e si basa sul principio del ‘cap and trade’</strong> (limite e scambio). Il limite massimo si riferisce alla quantità totale di gas serra – stabilita dalle istituzioni UE – che può essere emessa dagli impianti e dagli operatori interessati. Questo tetto viene ridotto annualmente, in linea con l’obiettivo climatico dell’UE, ed è espresso in quote di emissione – dove ogni quota dà diritto a emettere una tonnellata di CO2 equivalente – che vengono vendute all’asta e possono essere scambiate. Il prezzo è determinato dal mercato – salito sopra i 90 euro a gennaio – e, a sua volta, incentiva le aziende a ridurre le emissioni e determina anche delle entrate – dal 2013, il sistema EU ETS ha raccolto oltre 175 miliardi di euro – che confluiscono principalmente nei bilanci nazionali e che gli Stati membri devono utilizzare per sostenere gli investimenti nelle energie rinnovabili, nel miglioramento dell’efficienza energetica e nelle tecnologie a basse emissioni di carbonio. Il sistema prevede anche dei permessi a titolo gratuito – introdotti per prevenire il rischio di delocalizzazione fuori dall’UE delle imprese che vogliono evitare i costi ambientali -, che l’UE ha deciso di eliminare gradualmente entro il 2034. Nell’ambito del sistema, le aziende devono monitorare e comunicare le proprie emissioni su base annuale e cedere un numero di quote sufficiente a compensare completamente le proprie emissioni annuali. In caso di mancato rispetto di tali requisiti, vengono imposte pesanti sanzioni. Infine, anche se le quote vengono principalmente vendute all’asta, le aziende possono scambiarsi quote tra loro a seconda delle necessità: se un impianto o un gestore riduce le emissioni, l’azienda può vendere le quote in eccesso o conservarle per utilizzarle in futuro.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Zelensky dice sì alle offerte UE per l’oleodotto Druzhba: Piena funzionalità “entro un mese e mezzo”</title>
<link>https://www.eventi.news/zelensky-dice-si-alle-offerte-ue-per-loleodotto-druzhba-piena-funzionalita-entro-un-mese-e-mezzo</link>
<guid>https://www.eventi.news/zelensky-dice-si-alle-offerte-ue-per-loleodotto-druzhba-piena-funzionalita-entro-un-mese-e-mezzo</guid>
<description><![CDATA[ Tale infrastruttura permette il passaggio del petrolio russo a Ungheria e Slovacchia. Con l&#039;avvio della sua riparazione, sembra soddisfatta la condizione posta da Budapest e Bratislava per la rimozione del veto sul pacchetto di aiuti finanziari a Kiev ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2024/07/Imagoeconomica_1948262.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 07:00:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Zelensky, dice, sì, alle, offerte, per, l’oleodotto, Druzhba:, Piena, funzionalità, “entro, mese, mezzo”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Volodymyr Zelenskyy ha ufficialmente<strong> acconsentito alla riparazione dell’oleodotto Druzhba,</strong> l’infrastruttura strategica utilizzata da Mosca per l’invio di petrolio verso Ungheria e Slovacchia, <strong> offerta dall’Unione Europea</strong>. “Accolgo con favore e accetto la vostra offerta del necessario supporto tecnico e dei finanziamenti per poter completare i lavori di riparazione e per esplorare soluzioni sostenibili a lungo termine”, ha scritto lo stesso <strong>Zelensky in una <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/api/files/attachment/882367/Letter%20by%20President%20Zelenskyy.pdf" target="_blank" rel="noopener">lettera indirizzata</a> ai vertici europei</strong>. Secondo il presidente, i lavori di ripristino dovrebbero concludersi “entro un mese e mezzo” e l’intervento “permetterà la piena ripresa dei flussi” di greggio, a patto che si operi “ovviamente in assenza di ulteriori attacchi da parte della Russia”. Inoltre, ha ricordato Zelensky, “nonostante i ripetuti e massicci attacchi contro le infrastrutture degli oleodotti, l’Ucraina rimane in grado di offrire rotte alternative per il transito di petrolio greggio non russo verso i Paesi dell’Europa centrale e orientale”.</p>
<p>Nel dettaglio, Zelensky ha ricordato, nella sua lettera, che “durante il periodo invernale, gli attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine hanno temporaneamente compromesso il funzionamento di diverse stazioni di pompaggio lungo il percorso”. Ma “i danni attuali sono più gravi perché l’oleodotto principale opera come un unico sistema continuo e la completa interruzione della stazione di pompaggio chiave ne compromette il funzionamento”. Nel dettaglio, “senza il funzionamento della stazione di pompaggio di Brody,<strong> è tecnicamente impossibile mantenere la pressione operativa richiesta nel sistema di oleodotti e garantire il transito sicuro del petrolio</strong>“. Per queste ragioni, “al fine di ripristinare tecnicamente la capacità di pompaggio del petrolio il più rapidamente possibile, stiamo lavorando a una soluzione tecnica alternativa fin dai primi giorni successivi all’attacco” e “i lavori di riparazione della soluzione di bypass sono quasi completati”. In base ai calcoli di Kiev, “<strong>entro circa un mese e mezzo la stazione di pompaggio di Brody riacquisterà la piena funzionalità tecnica</strong>” e “ciò garantirà il pieno ripristino dei flussi, ovviamente in assenza di ulteriori attacchi da parte della Russia”. Inoltre, dato che “le valutazioni tecniche preliminari indicano che il serbatoio di petrolio danneggiato non può essere riparato”, l’Ucraina “sta valutando la costruzione di infrastrutture di stoccaggio sotterranee come soluzione a lungo termine e più sostenibile”.</p>
<p data-path-to-node="4">Dunque, nella lettera Zelensky ha affrontato direttamente la diatriba sorta con Budapest e Bratislava sui danni subiti dall’oleodotto dell’Amicizia. E a fare eco alle parole del presidente ucraino è arrivata oggi (17 marzo) una <strong><a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/statement_26_624" target="_blank" rel="noopener">nota congiunta</a></strong> firmata dal presidente del Consiglio europeo, <strong>Antonio Costa</strong>, e dalla presidente della Commissione europea, <strong>Ursula von der Leyen</strong>, che ricorda che l’UE ha <a href="https://www.eunews.it/2026/03/06/sale-la-tensione-tra-ungheria-e-ucraina-lue-valuta-il-sostegno-finanziario-per-la-ripresa-delloleodotto-druzhba/">offerto</a> “<strong>assistenza tecnica e finanziamenti</strong>” a Kiev che, a sua volta, “ha accolto con favore e accettato”. Le tempistiche dell’operazione appaiono serrate. La portavoce della Commissione europea, <strong>Paula Pinho</strong>, ha chiarito durante il briefing quotidiano con la stampa che i lavori potranno iniziare al più presto, dato che “gli esperti europei sono immediatamente disponibili”. L’obiettivo prioritario per Costa e von der Leyen resta quello di “<strong>garantire la sicurezza energetica a tutti i cittadini europei</strong>“. In quest’ottica, i due leader UE hanno confermato che “continueranno a collaborare con le parti interessate per individuare percorsi alternativi per il transito del greggio non russo verso i paesi dell’Europa centrale e orientale”. E, a quanto si apprende a Bruxelles a fine giornata, la missione europea in Ucraina all’oleodotto Druzhba si terrà domani, con una piccola delegazione di ingegneri che è già a Kiev e la delegazione europea che si occuperà della logistica.</p>
<p data-path-to-node="6">La crisi era scoppiata in seguito agli attacchi russi del 27 gennaio scorso contro il Druzhba, che avevano causato l’interruzione delle forniture verso l’Ungheria e la Slovacchia. Il blocco aveva innescato una pesante ritorsione diplomatica: durante il Consiglio Affari esteri del 22 febbraio, <strong><a href="https://www.eunews.it/2026/02/23/veto-dellungheria-sul-20esimo-pacchetto-di-sanzioni-alla-russia-ira-di-kallas-nessun-motivo-ma-non-cambieranno-idea/">Budapest e Bratislava</a> avevano bloccato l’approvazione delle nuove sanzioni contro la Russia e del maxi-prestito da 90 miliardi destinato all’Ucraina</strong>, esercitando una forte pressione su Kiev. I due Paesi avevano accusato l’Ucraina di ostacolare intenzionalmente le riparazioni, ma Zelensky ha respinto con forza le accuse nella sua missiva, definendole “infondate”. L’interruzione, ha ribadito il presidente, “è il risultato degli attacchi terroristici russi”, rivendicando al contempo come l’Ucraina sia un “partner energetico affidabile per l’UE e onora gli impegni presi con i Paesi membri”.</p>
<p data-path-to-node="7">Con l’avvio del ripristino dell’oleodotto, sembra dunque soddisfatta la condizione posta da Ungheria e Slovacchia per la rimozione del veto sul pacchetto di aiuti finanziari. A tal proposito, la capo portavoce dell’esecutivo europeo ha inviato un messaggio chiaro ai due Stati membri, ricordando che “<strong>esiste un impegno a livello di Consiglio europeo da parte di tutti i leader</strong>, senza eccezioni, che hanno concordato il prestito”. La Commissione UE, quindi, si aspetta ora “il rispetto dell’impegno, senza legarlo a ulteriori condizioni”. In particolare “le discussioni proseguono” sul prestito di 90 miliardi all’Ucraina: “Speriamo, e siamo fiduciosi, di poter assistere presto a dei progressi. Vedremo. Idealmente, la questione dovrebbe essere discussa in seno al Consiglio europeo”, ha osservato ancora Pinho.</p>
<p data-path-to-node="7">Ma da Budapest tuona il ministro degli Affari esteri, <strong>Peter Szijjarto</strong>. “<span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3">Buongiorno, Ursula von der Leyen! Dopo quasi 50 giorni, la Commissione europea h</span><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3">a notato che due Stati membri sono sotto blocco petrolifero da parte dell’Ucraina, che ora promette di risolvere la situazione.</span> Non fatevi ingannare. Questo è  un gioco politico”, ha scritto <a href="https://x.com/FM_Szijjarto/status/2033896180480913418">su X</a>. “Ogni mossa è stata coordinata tra Kiev e Bruxelles. Non fingiamo che von der Leyen stia risolvendo un problema di cui prima non era a conoscenza. Chiediamo a Zelensky e von der Leyen di porre fine a questa farsa politica. Il blocco petrolifero contro l’Ungheria deve essere revocato immediatamente!”, ha concluso il ministro.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Energia, competitività, Ucraina e Iran: il vertice dei leader UE è un grande punto interrogativo</title>
<link>https://www.eventi.news/energia-competitivita-ucraina-e-iran-il-vertice-dei-leader-ue-e-un-grande-punto-interrogativo</link>
<guid>https://www.eventi.news/energia-competitivita-ucraina-e-iran-il-vertice-dei-leader-ue-e-un-grande-punto-interrogativo</guid>
<description><![CDATA[ La guerra in Iran con le sue ricadute interferisce sulle discussioni dei capi di Stato e di governo, con il meccanismo anti-emissioni ETS al centro di un confronto sul cui esito non ci si sbilancia. I ventisette cercano anche una linea comune sul conflitto in Medio Oriente ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2024/06/euco-strem.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 07:00:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Energia, competitività, Ucraina, Iran:, vertice, dei, leader, grande, punto, interrogativo</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>Cosa fare o come farlo: </strong>prima ancora che con gli avvenimenti esterni che la influenzano, <strong>l’Unione europea è alle prese con sé stessa e le sue divisioni</strong>. Perché non c’è dubbio che la guerra in Ucraina continua a essere un problema esistenziale anche per l’UE (lo è innanzitutto per gli ucraini, è bene ricordarlo), e non c’è dubbio che lo sia anche la guerra in Iran con le sue ripercussioni, soprattutto energetiche, che poi hanno un impatto sulla competitività. Ma su tutto questo – di cui i capi di Stato e di governo dei Paesi dell’UE discuteranno nel summit di giovedì (19 marzo) – i leader si presentano confusi e divisi.</p>
<p><strong>Il tema principale del vertice europeo sarebbe la competitività,</strong> e la necessità di tradurre in pratica gli impegni e le riflessioni che gli stessi leader hanno prodotto in occasione della <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/meetings/european-council/2026/02/12/" target="_blank" rel="noopener">riunione informale di febbraio</a> e terminata con <a href="https://www.eunews.it/2026/02/12/uneuropa-un-mercato-von-der-leyen-annuncia-la-roadmap-della-competitivita-ue/" target="_blank" rel="noopener">l’agenda della Commissione europea</a> che ora dovrebbe ricevere il benestare dei Ventisette. Il condizionale è però d’obbligo poiché <a href="https://www.eunews.it/2026/03/13/iran-raddoppiati-nellue-i-costi-di-produzione-di-energia-elettrica-da-gas/" target="_blank" rel="noopener">il caro-energia, </a>che sta derivando dal conflitto israelo-americano in Iran, rischia di ribaltare l’ordine delle priorità da affrontare e si presenta come il principale nodo da sciogliere per un’Europa che rischia la figuraccia.</p>
<p>“La diagnosi comune del problema è che l’energia costa troppo, ora si tratta di capire come ridurlo”, spiegano fonti bene informate. Parole che sembrano ovvie, ma che nascondono un problema tutto europeo: quello, cioè, di un progetto comunitario che – in un momento come quello attuale – sconta l’architettura confederale per una federazione mai veramente cercata. Risultato: intervenire è praticamente impossibile. <strong>Il prezzo finale dell’energia elettrica dipende da più componenti</strong> (costo in sé, tasse, accise, costi di distribuzione, balzello ETS in forza del <a href="https://climate.ec.europa.eu/eu-action/carbon-markets/eu-emissions-trading-system-eu-ets_en" target="_blank" rel="noopener">meccanismo Ue anti-emissioni</a>), “<strong>il cui peso è diverso anche da Paese a Paese”</strong>, ricordano le stesse fonti europee, e non a caso. <strong>Praticamente ogni Stato ha la sua bolletta</strong>, con livelli di tasse, accise, costo di distruzione e quota ETS diversa. Difficile immaginare una risposta unica e univoca.</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="rXusrkp7bP"><p><a href="https://www.eunews.it/2026/03/09/iran-il-caro-energia-torna-a-spaventare-lue-il-tema-sul-tavolo-dei-leader/">Iran, il caro-energia torna a spaventare l’UE. Il tema sul tavolo dei leader</a></p></blockquote>
<p></p>
<p>“Ci sono diverse idee su come affrontare il prezzo dell’energia”, riconoscono a Bruxelles, e si tratta di quello che può fare l’Europa per un problema comune, ma comunque nazionale. Allentamento delle regole sugli aiuti di Stato e diritto di compensazione per costi indiretti sono due opzioni al vaglio e su cui i leader dovranno esprimersi. E poi <strong>c’è l’ETS</strong>, tema che si prevede sia quello di cui si parlerà di più, anche perché quello veramente europeo. L’Italia vorrebbe sospenderlo, ma la maggioranza degli altri membri UE non intende metterlo in discussione perché viene riconosciuto come meccanismo che “svolge un ruolo fondamentale per strategie industriali, e non solo per questioni di emissioni”. Ed è dunque <strong>centrale per l’agenda di competitività</strong>.</p>
<p>A proposito di competitività, cosa indicheranno i leader non è chiaro: “Le decisioni concrete saranno nelle conclusioni”, assicurano a Bruxelles, senza però sbilanciarsi su quali saranno tali decisioni. Ancora meno ci si avventura sull’energia: qui si ammette che potrebbe esserci anche il rischio di non averle neppure le conclusioni, e dunque si va verso formulazioni vaghe per provare a salvare la faccia. Quel che è certo è che “nel medio periodo <strong>lo</strong> <strong>sviluppo di rinnovabili resta la via maestra</strong>“, soprattutto alla luce della guerra in Iran, ricordano ancora a Bruxelles. Non è, dunque, escluso un riferimento in tal senso. “Ma c’è anche la questione delle reti” e il richiamo a completare l’unione dell’energia. Risposte ai problemi di medio termine, perché a quelle di breve periodo l’UE rischia di perdersi tra interessi e sistemi diversi.</p>
<p>Nel non semplice dibattito su energia e competitività si inserisce il sempre più complicato scambio sull’Ucraina. Qui c’è l’impegno a fornire assistenza a Kiev, che però è arenato a causa del veto ungherese. Sul <a href="https://www.eunews.it/2025/12/19/ucraina-dallue-90-miliardi-di-aiuti-attraverso-i-mercati-si-continua-a-lavorare-sugli-asseti-russi/" target="_blank" rel="noopener">prestito da 90 miliardi stabilito a dicembre</a> <strong>“non ci sarà discussione”</strong> perché è inutile farla, sostengono funzionari europei. “Gli impegni sono presi, e non ci dovrebbe essere bisogno di riparlarne”, perché, questa la spiegazione, “<strong>l’intesa non cambia, rimane lì, non si tratta di doverla rinegoziare</strong>“. In altre parole, si tratta di attuarla. Ma i soldi sono bloccati e bisogna convincere l’Ungheria – <a href="https://www.eunews.it/2026/03/17/zelensky-dice-si-alle-offerte-ue-per-loleodotto-druzhba-riparato-entro-un-mese-e-mezzo/">che appare insoddisfatta del via libera di Kiev al sostegno tecnico e finanziario di Bruxelles per ripristinare l’operatività dell’oleodotto di Druzhba</a> – a rimuovere il suo veto. Ma come farlo non è chiaro, e anche di fronte a una situazione per cui ha già la risposta pronta, l’UE non sa come renderla operativa.</p>
<p>Da definire poi la linea sul <strong>conflitto in Iran. “Il dibattito sarà molto concreto”</strong>, garantiscono a Bruxelles. Ma concreta dovrà essere anche una risposta tutta da trovare. “Serve impegno per mitigare il conflitto e le sue conseguenze, che sono diverse”, spiegano. Non c’è solo la tenuta economica, con il rischio di una nuova spirale inflattiva e il caro-energia, ma pure lo <a href="https://www.eunews.it/2026/03/16/iran-ora-lue-teme-per-la-sicurezza-alimentare-e-una-nuova-crisi-migratoria/" target="_blank" rel="noopener">spettro di crisi alimentare e nuova ondata migratoria</a>. “Ci attendiamo coordinamento concreto tra i 27 sul contributo utile a ridurre le tensioni e ritorno alla diplomazia e il rispetto del diritto internazionale da entrambe le parti”, confidano le fonti UE. Un altro punto interrogativo per cui l’UE dovrà cercare una quadra che non c’è.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Il libro di Della Gatta per ‘Difendere il Futuro’, l’autore: “Non basta spendere di più, bisogna cambiare grammatica”</title>
<link>https://www.eventi.news/il-libro-di-della-gatta-per-difendere-il-futuro-lautore-non-basta-spendere-di-piu-bisogna-cambiare-grammatica</link>
<guid>https://www.eventi.news/il-libro-di-della-gatta-per-difendere-il-futuro-lautore-non-basta-spendere-di-piu-bisogna-cambiare-grammatica</guid>
<description><![CDATA[ Il saggio, dal 13 marzo in libreria, analizza la nuova economia della sicurezza in cui capitale, tecnologia e deterrenza diventano inseparabili, spiegando perché la capacità di trasformare velocemente idee in sistemi operativi conti oggi più degli arsenali ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Difendere-il-Futuro.jpeg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 07:00:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>libro, Della, Gatta, per, ‘Difendere, Futuro’, l’autore:, “Non, basta, spendere, più, bisogna, cambiare, grammatica”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – La <strong><b>pace non è un dato acquisito</b></strong>, ma una costruzione fragile, che richiede capacità industriale, innovazione tecnologica e capitale disposto ad assumersi il rischio del futuro. Dopo decenni di illusione post-Guerra Fredda, il <strong><b>ritorno del confitto</b></strong> ha reso evidente una verità spesso rimossa: senza sicurezza non esistono né crescita, né progresso né libertà. Nel libro ‘<strong>Difendere il futuro</strong> – Finanza, innovazione e geopolitica nella nuova economia della sicurezza’<strong><b> –</b></strong> edito da <strong><b>Egea</b></strong> e dal 13 marzo in libreria – l’autore, <strong><b>Enrico Della Gatta,</b></strong> ricostruisce la genealogia profonda del rapporto tra guerra, tecnologia e finanza, mostrando come l’innovazione militare abbia <strong><b>storicamente anticipato e plasmato lo sviluppo economico e industriale</b></strong>.</p>
<p>Ma il cuore del libro è nel presente: <strong><b>per la prima volta</b></strong>, <strong><b>il capitale privato</b></strong> – venture capital, private equity, fondi strategici – non è un attore marginale, bensì <strong><b>una leva strutturale della deterrenza e della sicurezza occidentale</b></strong>. Attraverso un’analisi che intreccia storia, geopolitica, industria e mercati finanziari, Della Gatta  – vice presidente di Fincantieri per la funzione Defence Market Business Intelligence – spiega perché la difesa sia diventata una vera asset class, come stanno cambiando i modelli di procurement e perché la capacità di <strong><b>trasformare rapidamente idee in sistemi operativi</b></strong> conta oggi più degli arsenali statici.</p>
<p>Dai casi di Palantir, Anduril e SpaceX ai fondi specializzati, dalle metriche di investimento ai nuovi equilibri tra Stato e mercato, il saggio delinea una <strong><b>chiave di lettura concreta e non ideologica della nuova economia della sicurezza</b></strong>. “Difendere il futuro” è un libro per chi vuole comprendere o è chiamato a operare in un mondo in cui <strong><b>capitale, tecnologia e deterrenza sono ormai inseparabili</b></strong>. Perché la sicurezza, nel XXI secolo, non si finanzia soltanto: si progetta.</p>
<figure aria-describedby="caption-attachment-447857" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Difendere-il-Futuro.jpeg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-447857 size-medium" src="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Difendere-il-Futuro-196x300.jpeg" alt="Difendere il Futuro: il libro di Enrico Della Gatta" width="196" height="300" srcset="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Difendere-il-Futuro-196x300.jpeg 196w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Difendere-il-Futuro-668x1024.jpeg 668w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Difendere-il-Futuro-768x1178.jpeg 768w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Difendere-il-Futuro-1001x1536.jpeg 1001w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Difendere-il-Futuro-750x1151.jpeg 750w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Difendere-il-Futuro.jpeg 1043w" sizes="(max-width: 196px) 100vw, 196px"></a><figcaption class="wp-caption-text">Difendere il Futuro: il libro di Enrico Della Gatta</figcaption></figure>
<p>“La guerra è tornata”, scrive Della Gatta. “Per l’Europa questa verità è uno specchio crudele. <strong>Non basta spendere di più</strong>: <strong>bisogna cambiare grammatica</strong>. Non basta evocare sovranità: bisogna costruire filiere resilienti, reti industriali e finanziarie innovative e capaci di reggere agli urti. Non basta guardare all’Atlantico in cerca di protezione: serve capitale coraggioso, in grado di tradurre l’urgenza strategica in innovazione scalabile”, dettaglia. “Questo libro nasce da qui: dalla convinzione che la sicurezza non sia più soltanto questione di eserciti, ma di capitali”, evidenzia l’autore. “Non celebra la guerra, non la edulcora. <strong>Vuole mostrare</strong>, <strong>con analisi e casi concreti</strong>,<strong> come la vera partita del nostro tempo si giochi all’intersezione fra innovazione, industria e finanza</strong>. Perché senza capitale non c’è innovazione. Senza innovazione non c’è deterrenza. E senza deterrenza non c’è pace”, precisa Della Gatta.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Abusi sessuali sui minori online, scontro in UE su mancata proroga alla segnalazione volontaria</title>
<link>https://www.eventi.news/abusi-sessuali-sui-minori-online-scontro-in-ue-su-mancata-proroga-alla-segnalazione-volontaria</link>
<guid>https://www.eventi.news/abusi-sessuali-sui-minori-online-scontro-in-ue-su-mancata-proroga-alla-segnalazione-volontaria</guid>
<description><![CDATA[ Sono andati a vuoto i negoziati tra Parlamento e Consiglio sull&#039;estensione della normativa. L&#039;eurodeputata Sippel: &quot;La scansione volontaria da parte dei fornitori per contrastare la diffusione di materiale pedopornografico online non sarà più possibile&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2014/11/Pedopornografia.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 07:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Abusi, sessuali, sui, minori, online, scontro, mancata, proroga, alla, segnalazione, volontaria</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Termina il prossimo 3 aprile la possibilità di individuare volontariamente online materiale pedopornografico. Sono andati a vuoto i colloqui tra Parlamento europeo e Consiglio dell’Unione Europea sulla proroga temporanea dell’attuale deroga alla normativa e-Privacy che consente l’individuazione volontaria online di materiale pedopornografico in deroga ad alcune norme sulla tutela della privacy. “<strong>La scansione volontaria da parte dei fornitori per contrastare la diffusione di materiale pedopornografico online non sarà più possibile</strong>“, <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/en/press-room/20260316IPR38230/child-sexual-abuse-online-statement-by-rapporteur-on-extending-temporary-rules" target="_blank" rel="noopener">ha tuonato</a> <strong>Birgit Sippel</strong>, eurodeputata del gruppo dei socialisti e democratici (S&D). Ed “è un peccato che ieri sera il Parlamento e il Consiglio non siano riusciti a raggiungere un accordo sulla proroga del regolamento provvisorio, nonostante la nostra disponibilità a negoziare in modo costruttivo” ha evidenziato puntando il dito contro “la mancanza di flessibilità” degli Stati membri.</p>
<p>Più nello specifico, per gli eurodeputati “<strong>era fondamentale che il materiale pedopornografico già identificato o segnalato rimanesse reperibile e utilizzabile dalle forze dell’ordine</strong>“. Tuttavia, “per quanto riguarda il materiale precedentemente sconosciuto e il fenomeno del grooming”, cioè l’adescamento online, “le relazioni della Commissione sull’attuazione delle misure non forniscono prove chiare dell’efficacia delle stesse; il Parlamento ha pertanto richiesto un approccio più mirato”, ha osservato ancora.</p>
<p>La normativa in questione, il <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX%3A32024R1307" target="_blank" rel="noopener"><strong>Regolamento 1307 del 2024, </strong></a>riguarda la lotta contro gli abusi sessuali online sui minori e modifica il regolamento precedente, del 2021, relativo a una deroga temporanea ad alcune disposizioni sull’uso di tecnologie da parte dei prestatori di servizi di comunicazione. Di fatto, permetteva ai fornitori di servizi di comunicazione di utilizzare determinate tecnologie per individuare e segnalare abusi sui minori, derogando alla direttiva (la 2002/58/CE) sulla riservatezza dei dati. Questo rinvio era stato definito dal Regolamento del 2024 una proroga di <strong>“natura eccezionale”</strong> proprio per non costituire un precedente, fissando la scadenza al <strong>3 aprile 2026</strong>. Tuttavia, il “quadro giuridico a lungo termine” proposto dalla Commissione nel 2022 non è ancora stato approvato, creando una corsa contro il tempo. Il Parlamento era pronto a negoziare il quadro normativo permanente sin dal <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/en/press-room/20231110IPR10118/child-sexual-abuse-online-effective-measures-no-mass-surveillance" target="_blank" rel="noopener">novembre 2023</a> e, da quando il <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2025/11/26/child-sexual-abuse-council-reaches-position-on-law-protecting-children-from-online-abuse/?utm_source=brevo&utm_campaign=AUTOMATED%20-%20Alert%20-%20Newsletter&utm_medium=email&utm_id=3318" target="_blank" rel="noopener">Consiglio ha adottato la propria posizione nel novembre 2025</a>, sono in corso i negoziati sulla normativa permanente.</p>
<div class="paragraph is-rich-chat-ui normal ng-star-inserted" data-start-index="0"><span class="ng-star-inserted" data-start-index="0">La differenza che emerge dalla posizione delle due istituzioni risiede nel </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="62">bilanciamento tra la sicurezza dei minori e la tutela della privacy</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="129"> degli utenti, con approcci diversi sulla portata del monitoraggio e sulla protezione delle comunicazioni.</span></div>
<div data-start-index="0">
<p><a href="https://www.europarl.europa.eu/news/en/press-room/20260306IPR37531/child-sexual-abuse-online-support-for-extending-rules-until-august-2027" target="_blank" rel="noopener">La plenaria del Parlamento europeo ha approvato l’11 marzo</a> la proposta della commissione per le Libertà civili, giustizia e affari interni (LIBE) sull’estensione della deroga fino al 3 agosto 2027 – così da poter avere tempo in più per raggiungere un accordo sul quadro giuridico a lungo termine per prevenire e combattere gli abusi sessuali sui minori online – e ha ribadito la sua preferenza per un<span class="ng-star-inserted" data-start-index="346"> approccio </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="371">mirato e proporzionato </b>delle misure.</p>
<p>I triloghi – ovvero le riunioni tra istituzioni UE per la definizione finale del testo – sono in corso. Per il Parlamento europeo, come sostenuto nella sua posizione concordata nel novembre 2023, <span class="ng-star-inserted" data-start-index="475">la tecnologia utilizzata per l’individuazione volontaria di materiale pedopornografico (CSAM) dovrebbe applicarsi <strong>solo al materiale già identificato come tale o segnalato come potenziale CSAM</strong> da un utente, da un segnalatore affidabile o da un’organizzazione. Inoltre, le misure dovrebbero essere mirate a utenti o gruppi specifici di utenti identificati da un’autorità giudiziaria come ragionevolmente sospettati di essere collegati a CSAM. Tutto ciò perché la premura dell’Eurocamera è garantire la riservatezza generale di tutti gli utenti ed evitare una sorveglianza di massa. </span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="475">Il</span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="601"> Consiglio,</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="613"><a href="https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2025/11/26/child-sexual-abuse-council-reaches-position-on-law-protecting-children-from-online-abuse/?utm_source=brevo&utm_campaign=AUTOMATED%20-%20Alert%20-%20Newsletter&utm_medium=email&utm_id=3318" target="_blank" rel="noopener"> nella sua posizione trovata nel novembre 2025</a>, propone di rendere </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="648">permanente la scansione volontaria</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="682"><strong> dei messaggi da parte delle aziende</strong> con</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="718"> l’obbligo di prevenire tali reati attraverso categorie di rischio (alto, medio, basso) applicate ai servizi</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1016">. “L</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1466">e autorità nazionali competenti – si legge nel comunicatp – avranno il potere di obbligare le aziende a rimuovere i contenuti e a bloccarne l’accesso o, nel caso dei motori di ricerca, a rimuovere i risultati di ricerca dall’elenco”, prevedendo sanzioni per le imprese inadempienti. </span>Entrambe le istituzioni concordano, poi, sulla creazione di un <strong>Centro UE per la protezione dell’infanzia</strong> con il compito di supportare i fornitori di servizi e le autorità nazionali nell’<strong>individuazione e nella segnalazione di contenuti pedopornografici</strong> online e nell’applicazione di sanzioni.</p>
</div>
<p>Il lavoro su norme permanenti e più complete per combattere l’abuso sessuale di minori online è, dunque in corso. E i colegislatori sperano di trovare la quadra entro la fine di giugno, termine dell’attuale presidenza cipriota del Consiglio dell’UE. Nonostante lo stop al sistema di individuazione volontaria dopo il 3 aprile, Sippel guarda avanti, sottolineando che adesso la lotta alla pedopornografia deve spostarsi su altri fronti: “Con la scadenza del regolamento provvisorio, la priorità ora è <strong>sensibilizzare i cittadini, rafforzare le forze dell’ordine</strong> e le loro capacità di combattere in modo proporzionato la diffusione di materiale pedopornografico online e <strong>ricordare ai fornitori le loro responsabilità e la necessità di cooperare con la società civile e le forze dell’ordine</strong>“.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Stiglitz al Tax Symposium: “Gli USA non sono più una democrazia, ‘sì’ alla patrimoniale”</title>
<link>https://www.eventi.news/stiglitz-al-tax-symposium-gli-usa-non-sono-piu-una-democrazia-si-alla-patrimoniale</link>
<guid>https://www.eventi.news/stiglitz-al-tax-symposium-gli-usa-non-sono-piu-una-democrazia-si-alla-patrimoniale</guid>
<description><![CDATA[ Il premio Nobel per l’economia, intervenuto al Tax Symposium 2026, denuncia la deriva americana e ha sollecita un’azione per “una fiscalità più progressiva” ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-17-at-14.07.03.jpeg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 07:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Stiglitz, Tax, Symposium:, “Gli, USA, non, sono, più, una, democrazia, ‘sì’, alla, patrimoniale”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – “C’è stato un aumento enorme delle disuguaglianze e questo si collega all’erosione democratica: <strong>anche l’America è diventata un’oligarchia</strong>“. Con questa denuncia del premio Nobel <b data-path-to-node="0" data-index-in-node="175">Joseph Stiglitz</b> si è aperta la <a href="https://www.eunews.it/2026/03/16/competitivita-e-semplificazione-le-sfide-del-simposio-fiscale-2026-per-uneuropa-meno-frammentata/">seconda giornata</a> dell’<a href="https://taxation-customs.ec.europa.eu/road-2050-tax-mix-future/eu-tax-symposium-2026_en" target="_blank" rel="noopener">EU Tax Symposium 2026</a> a Bruxelles, l’appuntamento annuale organizzato congiuntamente da Commissione europea e Parlamento europeo, quest’anno dedicato al tema ‘<strong>Il futuro della fiscalità: disuguaglianze e crescita nell’economia globale’</strong>. E’ qui che Stiglitz ha evidenziato come, negli ultimi 25 anni, oltre il 40 per cento dell’aumento della ricchezza sia finito nelle mani dell’<strong>1 per cento più ricco</strong>, mentre il 50 per cento più povero ha ricevuto solo l’1 per cento. Per l’economista statunitense , la soluzione a questa situazione risiede in “una fiscalità più progressiva” e in “una <strong>qualche forma di tassa sui grandi patrimoni</strong>“, citando la proposta danese dello 0,5 per cento come un passo concreto verso l’equità.</p>
<p data-path-to-node="1">L’eurodeputato <b data-path-to-node="1" data-index-in-node="15">Pasquale Tridico (M5S/la sinistra)</b>, <strong>presidente della sottocommissione sulle Questioni fiscali</strong> e moderatore del dibattito, ha rafforzato questa linea sostenendo che “si può avere più coesione e uno sviluppo più sostenibile con crescita senza disuguaglianze”. Tridico ha posto l’accento sulla trasformazione digitale, spiegando che l’intelligenza artificiale rappresenta “un processo tecnologico diverso dal passato, molto più veloce e che non necessariamente ha bisogno degli esseri umani per riprodursi”. In questo scenario, il rischio è che parte della ricchezza creata non venga tassata adeguatamente, mettendo l’Europa di fronte a un bivio tra “cooperazione fiscale internazionale e autonomia strategica”.</p>
<p data-path-to-node="1">A margine del simposio, l’eurodeputato presenta una proposta che mira a “<strong>tassare gli extra-profitti delle compagnie petrolifere</strong>, che con l’attuale livello dei prezzi stanno generando ricavi per oltre 60 miliardi di euro”. C’è “un’enorme quantità di ricavi generati dalle sei principali compagnie del settore petrolifero, oltre 60 miliardi ai prezzi attuali”, ha detto Tridico, sottolineando che il Nobel Joseph Stiglitz ha proposto “almeno temporaneamente una tassazione degli extra-profitti di queste aziende”. Una misura che, ha aggiunto, “è molto benvenuta” e che il Movimento 5 Stelle “ha sempre sostenuto”.</p>
<p data-path-to-node="2">Sulla necessità di non restare indietro è intervenuto anche un altro premio per l’economia, <strong>Philippe Aghion</strong>, che ha lanciato un allarme sulla capacità innovativa del continente: “Se l’Europa è in declino, <strong>saranno in declino anche i suoi valori</strong>“. Secondo Aghion, la sfida cruciale è “essere più innovativi e allo stesso tempo più inclusivi”, creando un ambiente in cui le startup possano crescere localmente senza dover migrare negli Stati Uniti o in Cina.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Energia, Pichetto Fratin rincara la dose: “Correggere l’ETS o sospenderlo per il termoelettrico”</title>
<link>https://www.eventi.news/energia-pichetto-fratin-rincara-la-dose-correggere-lets-o-sospenderlo-per-il-termoelettrico</link>
<guid>https://www.eventi.news/energia-pichetto-fratin-rincara-la-dose-correggere-lets-o-sospenderlo-per-il-termoelettrico</guid>
<description><![CDATA[ A margine del Consiglio Ambiente dell&#039;UE, il ministro dell&#039;Ambiente e della Sicurezza energetica ha sottolineato la &quot;distorsione&quot; generata dal sistema di calcolo del prezzo dell&#039;energia. L&#039;Italia firma anche un non-paper con i paesi dell&#039;Est per chiedere un allentamento delle regole sulla mobilità sostenibile ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/09/pichetto-250918.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 07:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Energia, Pichetto, Fratin, rincara, dose:, “Correggere, l’ETS, sospenderlo, per, termoelettrico”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Sono stati due giorni di intense discussioni per il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, <strong>Gilberto Pichetto Fratin</strong>, impegnato ieri (16 marzo) nel Consiglio Energia dell’Unione Europea e oggi (17 marzo) nel Consiglio Ambiente. Nel punto stampa conclusivo, il ministro ha confermato che il principale argomento di conversazione con i suoi omologhi è stato la revisione del <a href="https://climate.ec.europa.eu/eu-action/carbon-markets/eu-emissions-trading-system-eu-ets_en" target="_blank" rel="noopener">sistema di scambio di emissioni dell’UE (ETS)</a>. Facendo seguito alla <a href="https://www.eunews.it/2026/02/27/lattacco-solitario-dellitalia-sul-sistema-ets-urso-va-sospeso-ma-gli-alleati-ue-frenano/">richiesta</a> già avanzata lo scorso 27 febbraio da <strong>Adolfo Urso</strong>, ministro delle Imprese e del Made in Italy, Pichetto Fratin ha ribadito la posizione italiana in favore di una <strong>sospensione</strong> dell’ETS, ritenuto responsabile di un aumento eccessivo dei prezzi dell’energia in Italia. “Chiediamo una correzione di tutto ciò. Poi può essere la sospensione”, per il termoelettrico, “può essere una valutazione anche di tipo diverso”, ha specificato nel punto stampa a margine dei lavori.</p>
<p>Secondo il ministro, il problema non è il principio del sistema, ma il modo in cui incide sul <strong>prezzo finale dell’elettricità</strong>. In Europa, il prezzo dell’energia viene determinato dal cosiddetto ‘<strong>prezzo marginale</strong>‘, cioè dalla fonte più costosa utilizzata in quel momento, spesso il gas. Questo fa sì che l’aumento dei costi legati all’ETS non riguardi solo l’energia prodotta con il gas, ma si rifletta sull’intero mercato elettrico. Il ministro ha parlato di una vera e propria “<strong>distorsione</strong>” del sistema di calcolo del prezzo alla base del sistema, sottolineando che “ci sta portando ad essere la realtà d’Europa col <strong>prezzo dell’elettricità più alto</strong>, nonostante il gas produca poco più del 40 per cento della nostra energia elettrica”. “<strong>Il meccanismo di determinazione del prezzo</strong> – sta qui il nodo della questione secondo Pichetto Fratin – <strong>fa valere il gas in misura doppia</strong>, portando a prezzi altissimi non sopportabili per imprese e famiglie”.</p>
<p>Entrando nel merito dei numeri, il ministro forzista ha spiegato che “l’ETS pagato dal termoelettrico è di circa <strong>2,5 miliardi di euro</strong>“, ma che “per un meccanismo di ribaltamento arriva a pesare per <strong>oltre 7 miliardi</strong> sul totale dell’energia consumata”. Per questo, l’Italia spinge per un intervento immediato a livello europeo: “Chiediamo una <strong>sospensione dell’ETS per quanto riguarda il termoelettrico</strong>“, ha scandito, “o in alternativa una soluzione che eviti di triplicare il valore dell’ETS sul prezzo dell’energia”. Tra le possibili opzioni, Pichetto Fratin ha aperto a varie ipotesi, come <strong>l’uso degli extraprofitti energetici,</strong> che il ministro ha definito “una delle soluzioni possibili”, “insieme anche alla <strong>defiscalizzazione</strong> o la <strong>non applicazione dell’IVA sull’ETS</strong>, una tassa sulla tassa”. In tal senso, però, “esiste un vincolo di direttiva europea”, ha osservato.</p>
<p>A chi gli chiedeva conto della <a href="https://www.eunews.it/2026/03/16/energia-von-der-leyen-contro-caro-prezzi-flessibilita-sussidi-e-revisione-ets/">lettera</a> inviata ieri dalla presidente della Commissione Europea,<strong> Ursula von der Leyen</strong>, ai capi di Stato e di governo dell’UE in vista del <strong>Consiglio Europeo</strong> di giovedì 19 marzo – missiva che individua la ragione principale delle distorsioni prodotte dall’ETS nell’<strong>eccessivo numero di ore gas nella formazione del prezzo dell’elettricità</strong> -, Pichetto ha risposto che “l’ltalia sta rispettando pienamente gli obiettivi del <strong>Piano Nazionale Integrato Energia e Clima</strong> (PNIEC)” e che ha “già installato un quantitativo rilevante di impianti rinnovabili”. Tuttavia, ha precisato, “l’aumento delle rinnovabili come soluzione al problema del prezzo dell’elettricità può andar bene come disegno pluriennale, mentre adesso si sta discutendo di un <strong>intervento immediato</strong>“.</p>
<p>Il tema sarà certamente al centro del Vertice dei Ventisette che prenderà il via giovedì, ma l’Italia sembra presentarsi <strong>in minoranza</strong> al tavolo delle discussioni. Come ha spiegato un alto funzionario UE in un incontro riservato con la stampa, “ci aspettiamo che alcuni leader sostengano di rivedere l’ETS, <strong>ma la maggioranza dei Paesi continua a ritenere il sistema indispensabile</strong> e vuole mantenere in piedi il meccanismo”. Vicine a quelle di Pichetto le posizioni di Grecia, Croazia, Romania, Repubblica ceca, Slovacchia, Ungheria, Austria e Polonia, che durante <a href="https://www.eunews.it/2026/03/17/energia-ue-ets-essenziale-per-competitivita-e-clima-riforma-entro-luglio/">una riunione di coordinamento a margine del Consiglio</a> hanno fatto emergere una “diffusa preoccupazione soprattutto per l’incidenza dell’Ets, sia quello sulla produzione termoelettrica che quello sull’industria sulle economie” europee.</p>
<p>Nella minoranza, dunque, si conta la ministra dell’Ambiente dell’Ungheria, <strong>Aniko Raisz</strong>, che al suo arrivo al Consiglio Ambiente ha sostenuto le tesi di Roma: “Chiediamo che il gas per le centrali elettriche sia escluso dall’ETS 1 e che l’ETS 2 venga almeno rimandato al 2030”, ha affermato. Di segno opposto le dichiarazioni di <strong>Carsten Schneider</strong>, ministro dell’Ambiente tedesco, secondo cui “l’ETS si è dimostrato uno strumento efficace che necessita solo di piccoli aggiustamenti, ma per il resto la direzione deve rimanere quella”. Infine, è stato <strong>Woepke Hoekstra</strong>, commissario per l’Azione per il Clima, a chiarire quale è la posizione di Palazzo Berlaymont rispetto alle frenetiche discussioni di queste ore. Il politico olandese ha confermato quanto scritto da von der Leyen nella lettera di ieri, annunciando che <strong>la revisione dell’ETS arriverà “tra la fine del secondo e l’inizio del terzo trimestre dell’anno”</strong>. E ha ribadito che “è di fondamentale importanza continuare con<strong> l’ETS</strong> perchè <strong>è uno strumento cruciale</strong> per la politica climatica dell’UE e per il raggiungimento di una maggiore indipendenza energetica”. L’opzione ‘sospensione’ sostenuta da Pichetto Fratin, dunque, non sembra essere all’ordine del giorno.</p>
<p>Oltre alla questione ETS, in questa due giorni di discussioni su ambiente e energia, l’Italia è tornata ad esporsi anche sul fronte della<strong> mobilità sostenibile</strong>. Insieme agli omologhi di <strong>Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia</strong>, Pichetto Fratin ha firmato un non-paper – un documento informale che i Paesi producono per agevolare il dibattito – sulle <strong>politiche europee di decarbonizzazione del trasporto stradale</strong>. I cinque ministri hanno sostenuto la necessità di un <strong>approccio tecnologicamente neutrale</strong> “che salvaguardi la capacità industriale dell’Europa, prevenga nuove dipendenze strategiche dalle catene di approvvigionamento esterne e rafforzi la resilienza dell’Unione”. Sostenendo che l’attuale normativa – basata solo sulle emissioni di scarico – favorisca i veicoli elettrici e penalizzi soluzioni alternative come e-fuel e biocarburanti, il documento propone una serie di misure per rivedere la transizione verso la mobilità sostenibile. Tra queste, il <strong>riconoscimento dei mezzi alimentati da carburanti CO2-neutral come veicoli a zero emissioni</strong>, la revisione dei criteri di valutazione nel senso di considerare la neutralità emissiva complessiva lungo l’intero ciclo di vita, una riduzione “a livelli più realistici” dei target sui veicoli commerciali leggeri e un <strong>anticipo dal 2035 al 2030 della revisione complessiva</strong> del <a href="https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2023/851/oj?locale=it" target="_blank" rel="noopener">regolamento UE 851 del 2023</a>.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Spagna, il Partito Popolare trascina la destra a un risultato storico: 54 per cento in Castiglia e León</title>
<link>https://www.eventi.news/spagna-il-partito-popolare-trascina-la-destra-a-un-risultato-storico-54-per-cento-in-castiglia-e-leon</link>
<guid>https://www.eventi.news/spagna-il-partito-popolare-trascina-la-destra-a-un-risultato-storico-54-per-cento-in-castiglia-e-leon</guid>
<description><![CDATA[ Dalle urne esce rafforzata la destra di Vox che, pur senza mettere a segno l&#039;atteso exploit, si attesta al 18,9 per cento incassando 14 seggi, uno in più rispetto alla passata legislatura. Errate le previsioni che parlavano di disfatta per il PSOE: il partito del premier Sanchez ottiene il 30,8 per cento dei consensi e guadagna due scranni, passando così da 28 a 30 ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-16-alle-12.06.37-1024x572.png" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 01:30:23 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Spagna, Partito, Popolare, trascina, destra, risultato, storico:, per, cento, Castiglia, León</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Migliora il Partito Popolare (PP), cresce Vox – anche se non tanto quanto ci si attendesse -, tengono il colpo i socialisti. Le urne della Castiglia e León – roccaforte della destra spagnola dato che il PP governa la Regione ininterrottamente dal 1987 – hanno impresso una lieve, ma significativa deviazione alla tendenza politica che ha caratterizzato le ultime consultazioni spagnole. <a href="https://elpais.com/espana/elecciones-castilla-y-leon/2026-03-15/el-pp-ganas-las-elecciones-y-frena-a-vox-en-castilla-y-leon-mientras-el-psoe-se-recupera.html" target="_blank" rel="noopener">Le elezioni di ieri</a>, 15 marzo, hanno decretato la vittoria del Partito Popolare (PP) guidato dal governatore uscente <strong>Alfonso Fernández Mañueco</strong>, <strong>trascinando l’intero blocco della destra a un massimo storico del 54 per cento</strong>.</p>
<p>Con il 35,5 per cento delle preferenze, il <strong>PP si è aggiudicato 33 seggi</strong>, due in più rispetto alla tornata del 2022. In parallelo cresce anche la destra di <strong>Vox</strong>, pur senza mettere a segno l’atteso exploit: la formazione si attesta al 18,9 per cento incassando <strong>14 seggi</strong>, uno in più rispetto alla passata legislatura, ma restando al di sotto delle proiezioni più ambiziose. Dall’altra parte della barricata, le stime che davano per certa una disfatta del Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) si sono rivelate errate. Il partito del premier Pedro Sánchez ha tenuto botta ottenendo il <strong>30,8 per cento dei consensi e guadagnando due scranni</strong>, <strong>passando così da 28 a 30 seggi su un totale di 82</strong>.</p>
<p>Per Mañueco si profila ora una vittoria che richiederà un delicato equilibrismo politico: da un lato avrà bisogno del supporto di Vox per rinnovare il mandato, dall’altro dovrà necessariamente dialogare con il PSOE, nonostante permanga un rifiuto categorico verso la linea nazionale di Madrid. “Bisognerà dialogare, ma abbiamo già detto con chi non ci accorderemo. Castiglia e León sarà territorio libero dal sanchismo”, ha proclamato il governatore durante i festeggiamenti.</p>
<p data-path-to-node="5">Nonostante il primato del PP, i socialisti possono tirare un sospiro di sollievo rispetto ai rovesci subìti recentemente in Aragona, a febbraio 2026, e in Estremadura, a dicembre 2025. In quelle occasioni, il PSOE aveva perso in modo netto mentre Vox aveva capitalizzato un consenso travolgente, <strong>raddoppiando i propri rappresentanti in Aragona e passando da 5 a 11 seggi in Estremadura</strong>. Le opposizioni di destra confidano ora che questa scia positiva — da confermare nel prossimo test elettorale in Andalusia previsto per giugno — possa certificare la crisi irreversibile del governo centrale e costringere Sánchez alle dimissioni prima della scadenza naturale del 2027.</p>
<p data-qr-debug="false" data-qr-index="2" data-qr-reading-time="13.09" data-qr-user-elem-full-visible="1" data-qr-elem-last-start="1773657212851" data-qr-elem-last-intersection-time="1773657270867" data-qr-elem-total-expose-time="143335"><a href="https://x.com/sanchezcastejon/status/2033308351824552227">Su X, </a>Il presidente spagnolo Pedro Sanchez si è congratulato con Mañueco ma ha subito rivendicato il valore del risultato interno dicendosi “orgoglioso di Carlos Martínez Mínguez”, candidato socialista alla Giunta, perché a suo avviso “ha dimostrato che <strong>il nostro partito è l’unica alternativa per il cambiamento</strong>“.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Ucraina, Iran e le relazioni con gli Stati Uniti: l’UE fatica a trovare una posizione in politica estera</title>
<link>https://www.eventi.news/ucraina-iran-e-le-relazioni-con-gli-stati-uniti-lue-fatica-a-trovare-una-posizione-in-politica-estera</link>
<guid>https://www.eventi.news/ucraina-iran-e-le-relazioni-con-gli-stati-uniti-lue-fatica-a-trovare-una-posizione-in-politica-estera</guid>
<description><![CDATA[ I 27 divisi su molti temi, e con il problema USA: che si tratti di Ucraina, energia, o Iran, l&#039;Unione europea è sempre più incapace di muoversi a livello geopolitico ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/consiglio-esteri-750x500.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 01:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Ucraina, Iran, relazioni, con, gli, Stati, Uniti:, l’UE, fatica, trovare, una, posizione, politica, estera</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – “<strong>Era chiaro fin dall’inizio che una guerra con l’Iran avrebbe implicato la chiusura dello stretto di Hormuz”</strong>. Nelle parole della ministra degli Esteri dell’Austria, <strong>Beata Meinl-Reising</strong>, c’è tutto quello che riassume il momento storico di un’Unione Europea alle prese con paure e problemi esistenziali. C’è innanzitutto, e lo dice senza mezzi termini, la “paura che <strong>ciò che <a href="https://www.eunews.it/2023/02/24/un-anno-di-guerra-in-ucraina/" target="_blank" rel="noopener">abbiamo vissuto nel 2022</a> possa essere una minima parte di quello che potremmo avere con il blocco di Hormuz</strong>“. Vuol dire che il caro-energia prodotto dalla guerra in Ucraina e l’inflazione alle stelle potrebbe essere una passeggiata di salute.</p>
<p>Le parole dell’Austria sono una chiara critica nei confronti di <a href="https://www.eunews.it/2026/03/02/lue-condanna-gli-ingiustificabili-attacchi-delliran-nella-regione-mentre-usa-e-israele-continuano-i-raid/" target="_blank" rel="noopener">Israele e Stati Uniti, responsabili di aver innescato un conflitto</a> che “deve finire”, insiste l’austriaca. “<strong>L’unica cosa che avrebbe effetti positivi sulla crisi di Hormuz è la fine delle guerra</strong>” con un annesso “accordo sul nucleare”. Un punto di vista che differisce da alcuni partner, europei come trans-atlantici, e che mette in evidenza divergenze e divisioni.</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="NI0amMp3nN"><p><a href="https://www.eunews.it/2026/03/13/lue-alla-prova-della-crisi-energia-competitivita-e-medio-oriente-nellagenda-del-vertice/">L’UE alla prova della crisi: energia, competitività e Medio Oriente nell’agenda del Vertice</a></p></blockquote>
<p></p>
<p>Sull’Iran la linea di Finlandia e Lituania è completamente diversa, continua a condannare le risposte militari dell’Iran e ritenere responsabile il regime degli ayatollah per ciò che sta avvenendo. In queste affermazioni dei capi della diplomazia di Helsinki e Vilnius, <strong>Elina Valtonen</strong> e Kęstutis Budrys, ripropone l’avvitamento tutto europeo sul concetto di principi e valori: perché, a differenza del caso ucraino, si può bombardare l’Iran e si può e si pretende che non risponda al fuoco?</p>
<p><strong>È sul diritto e sul principio che l’Unione Europea si perde</strong>, e aggiunge le già strutturali fatiche che le sono proprie a quella di trovare una quadra in materia di politica estera. L’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’UE, Kaja <a href="https://www.eunews.it/2026/03/16/iran-ora-lue-teme-per-la-sicurezza-alimentare-e-una-nuova-crisi-migratoria/" target="_blank" rel="noopener">Kallas, lavora a possibili soluzioni con il segretario generale dell’ONU</a>, in un momento in cui i principali protagonisti del conflitto in Medio Oriente dell’ONU si fanno beffe – vero è che l’attacco è a titolo personale e fuori ogni mandato internazionale – e <a href="https://www.lemonde.fr/international/article/2026/03/15/aux-etats-unis-les-medias-menaces-de-perdre-leur-licence-s-ils-diffusent-des-informations-jugees-deformees-sur-la-guerre-au-moyen-orient_6671246_3210.html" target="_blank" rel="noopener">la democratica America si mostra autoritaria quando si tratta di diritto di informazione</a>, ponendo non pochi interrogativi sull’affidabilità del Paese.</p>
<p>A proposito degli Stati Uniti, “<strong>r</strong><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong>iteniamo che l’allentamento delle sanzioni sul petrolio russo da parte degli Stati Uniti rappresenti un pericoloso precedente</strong>, perché in questo momento abbiamo bisogno che la Russia abbia meno fondi per finanziare la guerra, non di più”, lamenta Kallas prima dell’inizio dei lavori del <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/meetings/fac/2026/03/16/" target="_blank" rel="noopener">Consiglio Affari esteri di oggi</a> (16 marzo). C’è uno scollamento con il partner storico ormai non più partner come una volta, con l’inquilino della Casa Bianca, Donald Trump, che minaccia di staccare la spina alla NATO se gli europei non intervengono a Hormuz. Qui Kallas glissa. <strong>“La Nato è un’alleanza di difesa</strong>“, taglia corto la ministra degli Esteri romena, <strong>Oana-Silvia Toiu,</strong> per quello che è un velato ‘no’ alle pretese a stelle e strisce. La Polonia ci pensa: “Abbiamo già detto di ‘no’, ma ci sono delle procedure che non sono state ancora attivate. Se gli Stati Uniti le attiveranno valuteremo attentamente”, sostiene <strong>Radoslaw Sikorski.</strong></span></span></span></p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="GBIfwieVQ3"><p><a href="https://www.eunews.it/2026/03/02/gli-usa-indeboliscono-russia-cina-e-india-ma-lue-non-ha-nulla-da-festeggiare/">Gli USA indeboliscono Russia, Cina e India. Ma l’UE non ha nulla da festeggiare</a></p></blockquote>
<p></p>
<p>La questione delle sanzioni contro la Russia riaccende il dibattito tutto UE sul sostegno all’Ucraina, con Paesi Bassi, Francia, Lituania, Lussemburgo, decisi a superare <a href="https://www.eunews.it/2026/02/23/veto-dellungheria-sul-20esimo-pacchetto-di-sanzioni-alla-russia-ira-di-kallas-nessun-motivo-ma-non-cambieranno-idea/" target="_blank" rel="noopener">il veto ungherese</a> al sostegno economico e al <a href="https://www.eunews.it/2026/02/06/ucraina-arriva-il-20esimo-pacchetto-di-sanzioni-ue-alla-russia-von-der-leyen-solo-linguaggio-che-mosca-capisce/" target="_blank" rel="noopener">20esimo pacchetto di sanzioni</a>. Il ‘no’ ungherese risulta al momento insormontabile e praticamente tutte le delegazioni proveranno a mettere Budapest con la spalle al muro, senza riuscirci. “<strong>Nel complesso la politica delle sanzioni dell’UE è un enorme fallimento</strong>“, sostiene il ministro degli Esteri di Budapest, <strong>Péter Szijjarto</strong>, che sul prestito da 90 miliardi è lapidario: “<strong>Finché continuerà il blocco al transito di petrolio dall’<a href="https://www.eunews.it/2026/03/06/sale-la-tensione-tra-ungheria-e-ucraina-lue-valuta-il-sostegno-finanziario-per-la-ripresa-delloleodotto-druzhba/" target="_blank" rel="noopener">oleodotto di Druzhba</a> non voteremo a favore</strong>“.</p>
<p>La questione Ucraina è ancora più complessa di così. Come spiega il ministro degli Esteri lussemburghese, <strong>Xavier Bettel,</strong> c’è un problema di gestione del file. “Quand’ero primo ministro sono stato al telefono con il presidente russo Putin ogni settimana, e poi <strong>ho ricevuto telefonate dai colleghi di Polonia e repubbliche baltiche che mi dicevano che il mio Paese è troppo piccolo per poter negoziare, e questo è un problema di mentalità</strong> perché non sono le dimensioni di un Paese a fare le relazioni”.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Francia, al primo turno delle comunali vince la polarizzazione tra Rassemblement National e le diverse anime della sinistra</title>
<link>https://www.eventi.news/francia-al-primo-turno-delle-comunali-vince-la-polarizzazione-tra-rassemblement-national-e-le-diverse-anime-della-sinistra</link>
<guid>https://www.eventi.news/francia-al-primo-turno-delle-comunali-vince-la-polarizzazione-tra-rassemblement-national-e-le-diverse-anime-della-sinistra</guid>
<description><![CDATA[ I risultati nei 35mila comuni al voto confermano l&#039;indebolimento della coalizione centrista del presidente Emmanuel Macron ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2024/12/francia-conti.png" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 01:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Francia, primo, turno, delle, comunali, vince, polarizzazione, tra, Rassemblement, National, diverse, anime, della, sinistra</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Il primo turno delle elezioni amministrative in Francia ha offerto una fotografia nitida delle <strong>tensioni politiche che accompagneranno il Paese verso le presidenziali del 2027</strong>. I risultati nei 35mila comuni al voto mostrano un <strong>indebolimento della coalizione centrista del presidente Emmanuel Macron</strong>, a favore di una polarizzazione tra la destra radicale del Rassemblement National (RN) e le diverse anime della sinistra.</p>
<p data-path-to-node="1">Il Rassemblement National ha ottenuto una vittoria significativa a Perpignan, dove il sindaco uscente <strong>Louis Aliot è stato confermato già al primo turno</strong>, consolidando l’unica grande città finora governata dal partito di Marine Le Pen. A Nizza, il quadro è altrettanto favorevole per la destra radicale: <strong>Eric Ciotti, </strong>leader dell’Unione delle destre per la Repubblica e stretto alleato di RN, <strong>ha ottenuto oltre il 43 per cento dei consensi</strong>, staccando nettamente il sindaco uscente Christian Estrosi, esponente del fronte centrista-macronista fermo al 31 per cento. Anche a Tolone il successo sembra vicino, con la portavoce di RN <strong>Laure Lavalette che guida con il 42 per cento dei voti</strong>, superando Josée Massi della lista civica di destra. A Marsiglia, invece, la sfida resta apertissima: il candidato di RN <strong>Franck Allisio ha ottenuto circa il 35 per cento</strong>, finendo in un sostanziale <strong>pareggio tecnico</strong> con il sindaco uscente di sinistra, l’indipendente <strong>Benoît Payan</strong>, sostenuto dai Socialisti.</p>
<p data-path-to-node="2">Per la sinistra moderata,<strong> Parigi</strong> si conferma la roccaforte principale. <strong>Emmanuel Grégoire</strong>, candidato del Partito Socialista e già vice della sindaca uscente Anne Hidalgo, <strong>ha ottenuto quasi il 38 per cento</strong>, distanziando Rachida Dati, candidata dei Repubblicani (LR), ferma al 25 per cento. Tuttavia, per vincere al secondo turno, Grégoire dovrà cercare un difficile accordo con Sophia Chikirou, candidata della France insoumise (LFI), che ha incassato il 12 per cento. Questa alleanza è complicata dalle forti divergenze tra i Socialisti di Olivier Faure e la sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon, acuite da recenti polemiche riguardanti gruppi antifascisti a Lione. Mentre la sinistra moderata tiene nelle grandi città, LFI ha segnato un punto storico a Saint-Denis, strappando il comune proprio ai Socialisti e diventando la forza egemone nel principale centro dell’Île-de-France dopo la capitale.</p>
<p data-path-to-node="3">In questo scenario di generale arretramento per i centristi, l’unico a sorridere è l’<strong>ex primo ministro Edouard Philippe</strong>. Rieletto sindaco a Le Havre con oltre il <strong>43 per cento</strong>, Philippe ha blindato la sua leadership nel partito Horizons e, soprattutto, la sua futura candidatura alle presidenziali. Il suo successo contrasta con il declino dei candidati ufficiali di Macron, che in molte province hanno perso voti a favore delle liste di destra. Ora l’attenzione si sposta sui ballottaggi, dove la strategia di Jordan Bardella di “tendere la mano” ai moderati di destra sfiderà la capacità della sinistra di ricompattarsi nonostante le fratture interne.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Iran, Cipro torna alla normalità: da aprile le riunioni UE potranno svolgersi sull’isola</title>
<link>https://www.eventi.news/iran-cipro-torna-alla-normalita-da-aprile-le-riunioni-ue-potranno-svolgersi-sullisola</link>
<guid>https://www.eventi.news/iran-cipro-torna-alla-normalita-da-aprile-le-riunioni-ue-potranno-svolgersi-sullisola</guid>
<description><![CDATA[ Dopo i rinvii causati dall&#039;allerta sicurezza, il governo conferma gli incontri ministeriali informali di primavera, ma resta l&#039;incognita sulla stabilità dei prossimi mesi ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Imagoeconomica_2639164-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 01:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Iran, Cipro, torna, alla, normalità:, aprile, riunioni, potranno, svolgersi, sull’isola</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles –<strong> Cipro riprende con i Consigli informali</strong> e gli altri appuntamenti dell’agenda europea dopo lo <strong><a href="https://www.eunews.it/2026/03/05/iran-cipro-cancella-lagenda-della-sua-presidenza-gli-eventi-di-marzo-in-video-o-riprogrammati/">stop imposto dall’attacco di un drone alla base britannica di Akrotiri</a>,</strong> nel sud dell’Isola. A dichiararlo è <strong>Michael Damianos</strong>, ministro dell’Energia, del Commercio e dell’Industria – Paese che ricopre il semestre di presidenza del Consiglio dell’UE.</p>
<p>“La situazione è tornata alla normalità: tutte le attività, comprese quelle relative all’Unione europea, sono riprese e tutti i Consigli informali previsti a Cipro tra aprile e giugno si terranno secondo il calendario previsto”, comunica il ministro Damianos al suo arrivo al <strong>Consiglio Energia di oggi (16 marzo)</strong>. “Cipro è e rimane un luogo sicuro e protetto e sarà sempre parte della soluzione in qualsiasi crisi che coinvolga la regione o l’Unione Europea”, continua.</p>
<p><a href="https://www.eunews.it/2026/03/02/droni-su-cipro-la-presidenza-ue-rinvia-lincontro-dei-ministri-a-nicosia/">Dopo il rinvio del primo appuntamento,</a> il Consiglio informale dei ministri Affari europei previsto per il 2 marzo a Nicosia, <strong>il 5 marzo la presidenza cipriota ha optato per riprogrammare o svolgere virtualmente tutte le riunioni previste nell’Isola per il mese di marzo</strong>, anche per evitare possibili disagi alle delegazioni date le parziali interruzioni dei collegamenti aerei. Dal primo gennaio, Cipro detiene la <a href="https://www.eunews.it/2025/12/22/autonomi-e-aperti-al-mondo-cipro-pronto-a-guidare-il-consiglio-dellue/"><strong>presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea</strong></a> e, in quanto tale, aveva organizzato<a href="https://cyprus-presidency.consilium.europa.eu/en/events/" target="_blank" rel="noopener"> una fitta agenda di appuntamenti</a> fino al termine del mandato il 30 di giugno: pianificazione che l’escalation in Medio Oriente ha costretto a riorganizzare.</p>
<p>La riprogrammazione dell’agenda ministeriale europea ha comportato lo spostamento di numerosi appuntamenti chiave verso nuove date e località: la riunione informale dei ministri degli affari europei, inizialmente prevista per il 2 marzo e posticipata al <strong>10 e 11 maggio a Nicosia</strong>, e l’incontro dei ministri della difesa, originariamente fissato per l’11-12 marzo, e poi ricalendarizzato per <strong>il 7 giugno</strong>. Parallelamente, il vertice <strong>Ecofin</strong>, previsto per il 27-28 marzo, è stato rinviato all’<strong>11-12 maggio a Pafo</strong>, mentre l’incontro del <strong>comitato per il commercio</strong> è tra quelli rimandati a data da destinarsi.</p>
<p>Oltre ai vertici ministeriali, i cambiamenti hanno interessato anche tavoli tecnici: è stato rinviato il seminario dedicato alle <strong>sfide della sicurezza marittima per l’UE</strong>, programmato a Larnaca tra il 16 e il 20 marzo e organizzato dal Ministero della Difesa cipriota insieme all’Accademia di Sicurezza e Difesa, all’Istituto di studi superiori di difesa nazionale, IHEDN e all’ESDC, l’accademia europea per la sicurezza e la difesa. Al contrario, la riunione congiunta tra il Think-Tank sulla Cultura e gli addetti culturali, prevista per il 4-5 marzo, era stata ufficialmente <strong>cancellata</strong>.</p>
<p>Nonostante le rassicurazioni ufficiali sul <a href="https://cyprus-presidency.consilium.europa.eu/en/events/" target="_blank" rel="noopener">ripristino del calendario</a>, <strong>solo i prossimi mesi confermeranno se l’agenda della presidenza cipriota potrà procedere senza ulteriori scossoni.</strong> Sebbene il governo affermi che la situazione sia tornata alla normalità, resta da vedere se l’evoluzione delle tensioni regionali permetterà l’effettivo svolgimento di tutti gli appuntamenti riprogrammati o se saranno necessari nuovi aggiustamenti operativi di fronte a eventuali imprevisti.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>UE, Kubilius: “Difesa comune è un obbligo scritto nei Trattati. Se non ora, quando?”</title>
<link>https://www.eventi.news/ue-kubilius-difesa-comune-e-un-obbligo-scritto-nei-trattati-se-non-ora-quando</link>
<guid>https://www.eventi.news/ue-kubilius-difesa-comune-e-un-obbligo-scritto-nei-trattati-se-non-ora-quando</guid>
<description><![CDATA[ Il commissario europeo per la Difesa e lo Spazio, intervenuto ad un evento organizzato da Forum Europa, avverte: &quot;Abbiamo bisogno di una produzione indipendente di missili in Europa&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/P-069262_00-02_01-ORIGINAL-693062-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 01:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>UE, Kubilius:, “Difesa, comune, obbligo, scritto, nei, Trattati., non, ora, quando”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – “Le possibilità che in futuro l’Europa debba fronteggiare un’<strong>aggressione russa</strong> sono alte e per questo dobbiamo essere pronti a <strong>renderci indipendenti militarmente e rafforzare la nostra capacità di difenderci</strong>“. Il commissario europeo per la Difesa e lo Spazio, <strong>Andrius Kubilius</strong> – partecipando oggi (16 marzo) all’<a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/speech_26_610" target="_blank" rel="noopener">evento</a> “Idee per rafforzare l’Unione Europea”, organizzato dalla piattaforma <a href="https://forumeuropa.eu/about-us" target="_blank" rel="noopener">Forum Europa </a>-, ha scelto queste parole per riflettere su come rendere l’Unione Europea più forte sul piano dell’industria militare.</p>
<p>Riprendendo alcuni passaggi del <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/speech_26_576" target="_blank" rel="noopener">discorso</a> pronunciato la scorsa settimana dalla presidente della Commissione Europea, <strong>Ursula von der Leyen</strong>, alla Conferenza degli Ambasciatori, Kubilius ha centrato l’attenzione sulla <strong>minaccia russa </strong>che, per il primo commissario alla Difesa nella storia dell’UE,<strong> resta la prima ragione per cui l’UE deve rendersi più forte e indipendente dal punto di vista militare.</strong> “Attualmente la <strong>spesa militare di Mosca</strong> è pari a circa l’<strong>85 per cento di quella dell’intera Unione</strong> e nel 2026 l’esercito russo potrebbe essere capace di lanciare dai <strong>7 ai 9 milioni di droni</strong>“, ha specificato. Numeri che descrivono un Paese “con un esercito molto più forte rispetto all’inizio dell’invasione nel 2022” e, soprattutto, “con un’esperienza diretta di guerra moderna che nessuno Stato UE possiede”.</p>
<p>Parallelamente, anche le mosse dell’altra superpotenza mondiale dovrebbero spingere Bruxelles e gli Stati membri all’azione. “Gli <strong>Stati Uniti</strong> stanno progressivamente spostando il loro focus verso l’<strong>Indo-Pacifico</strong>, chiedendo agli europei di prendersi la responsabilità diretta della difesa del proprio continente: non ci sono ragioni per non essere d’accordo”, ha affermato l’ex primo ministro della Lituania. Infine, c’è il nuovo fronte della <strong>guerra in Medio Oriente</strong>, un conflitto che – avverte Kubilius – “potrebbe colpirci non solo in termini di caro-energia, ma anche con <strong>attacchi di missili balistici fino a 3.000 km di raggio</strong>“.</p>
<p>Proprio quello della<strong> balistica</strong> è il settore su cui l’UE deve muoversi più velocemente secondo il commissario per “<strong>rafforzare la capacità europea di produrre missili di difesa aerea e missili balistici in maniera autonoma</strong>“. Dall’inizio della guerra di aggressione russa all’Ucraina, “dal 2022 al 2026, la produzione industriale della difesa ucraina è aumentata di 50 volte: da 1 miliardo di euro nel 2022 a 50 miliardi di euro nel 2025. E allo stesso tempo gli ucraini sono riusciti a creare l’industria della difesa più innovativa al mondo. Dobbiamo aumentare la produzione per le nostre esigenze di difesa e per quelle dell’Ucraina. E dobbiamo farlo ora”, ha scandito il commissario. Per questo, Kubilius ha avviato il ‘<a href="https://www.pubaffairsbruxelles.eu/eu-institution-news/commissioner-kubilius-continues-missile-tour-with-visit-to-poland/" target="_blank" rel="noopener">Tour dei Missili</a>‘ perché “i missili per la difesa aerea e i missili antibalistici sono oggi il deficit più grande”. A livello numerico, “nel 2025 l’Ucraina ha affrontato 2 mila attacchi missilistici russi. Di questi, 900 erano balistici. Per abbatterli, l’Ucraina ha bisogno di circa 2 mila missili antibalistici all’anno. Principalmente missili Patriot”, ha osservato. Inoltre, “il New York Times ha riportato che nei primi cinque giorni delle ostilità con l’Iran, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno utilizzato oltre 800 missili Patriot antibalistici”, mentre “fonti pubbliche indicano che la produzione totale annuale di Patriot è di 750 unità: ecco perché abbiamo bisogno di una produzione indipendente di missili in Europa”.</p>
<p>Kubilius non fa mistero dei numerosi ostacoli che fino ad ora hanno reso complicato – se non impossibile – il rafforzamento delle capacità di difesa europee a livello continentale, e non più solo a livello nazionale. Ma sottolinea che si tratta di un obbligo ai sensi dei Trattati UE. “Innanzitutto, c’è una <strong>questione istituzionale</strong>, poiché i trattati UE stabiliscono che <strong>la difesa è una responsabilità nazionale</strong> e ciò ha significato la creazione di ventisette eserciti diversi e una cooperazione militare ancora oggi troppo complessa e lenta”, ha precisato. Eppure, è sempre dai trattati – più precisamente dall’<strong>articolo 42 del Trattato sull’Unione Europea</strong> – che viene la richiesta agli Stati membri “di <strong>costruire progressivamente una politica di difesa comune</strong>“. Dunque, “per gli Stati membri è un obbligo derivante dai trattati quello di ricercare la “difesa comune” e “<strong>se non lo facciamo ora, prima che la Russia ci attacchi, quando lo faremo?</strong>“, ha ammonito Kubilius evocando ancora una volta lo spettro di una futura invasione da parte di Mosca. Il secondo ostacolo è la <strong>frammentazione dell’industria militare UE</strong>. “Ventisette eserciti diversi significano anche ventisette industrie della difesa diverse e l’assenza di una piena cooperazione europea in questo settore”, ha insistito il commissario. E gli effetti sono evidenti: “I budget nazionali per la difesa stanno aumentando, ma la produzione industriale non regge il ritmo e questo provoca un aumento dei prezzi e tempi di consegna più lunghi”, ha elencato. Una situazione – questa della mancanza di un aumento della produzione su scala industriale – per cui Kubilius si è detto “sempre più preoccupato”.</p>
<p>“Fino ad oggi, l’UE non è riuscita in alcun modo a superare la mancanza di coordinamento istituzionale e industriale che indebolisce la sua capacità di difendersi, ma adesso stiamo facendo molto per cambiare le cose”, ha rassicurato. Tra le misure di Bruxelles, “la creazione di <strong>nuovi strumenti</strong> per assistere gli Stati membri nella <strong>realizzazione di progetti comuni</strong> come lo sviluppo coordinato di sistemi d’arma o gli appalti congiunti”. E “proprio oggi – ha ricordato il commissario – i Ventisette devono farci sapere se sono interessati a partecipare ai <a href="https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-10-2026-0080_IT.html" target="_blank" rel="noopener">Progetti di Difesa di Interesse Comune Europeo (EDPCI)</a>, che saranno approvati dal Consiglio e finanziati tramite fondi europei”.</p>
<p>Infine, il richiamo all’obiettivo più ambizioso e di lungo periodo: “Dobbiamo accelerare sull’iniziativa per la creazione di un’<a href="https://european-union.europa.eu/institutions-law-budget/institutions-and-bodies/search-all-eu-institutions-and-bodies/european-defence-agency-eda_it" target="_blank" rel="noopener">Unione Europea della Difesa</a> che includa anche il <strong>Regno Unito, la Norvegia e l’Ucraina</strong>“. L’esperienza sul campo maturata da Kiev in quattro anni di guerra è qualcosa che il politico lituano vuole capitalizzare attraverso una <strong>“profonda integrazione” dell’industria militare ucraina con quella europea</strong>: “Se i Paesi del Golfo <a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/3/13/ukraine-finds-new-role-as-protector-of-the-us-and-its-allies-in-gulf-war" target="_blank" rel="noopener">stanno chiedendo aiuto</a> a Kiev per abbattere i droni Shahed iraniani, perchè l’UE non dovrebbe riconoscere l’eccellenza dell’expertise militare ucraina?”, ha chiesto il commissario.</p>
<p>Per Kubilius, insomma, deve finire l’epoca delle decisioni lente e timide in materia di difesa europea: “È un modo di ragionare buono per tempi di pace” e si dà l’impressione “che <strong>continuiamo a sognare che la pace in Europa sia eterna</strong>“. Mentre, come l’Ucraina, “<strong>neanche noi siamo in pace</strong>“. Per Kubilius è necessario il risveglio: “Dobbiamo cambiare radicalmente questo atteggiamento. <strong>Dobbiamo svegliarci da questo sogno per evitare l’incubo della guerra</strong>“.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Tajani: “Rafforzare missione navale Aspides nel mar Rosso, complicato estenderla a Hormuz”</title>
<link>https://www.eventi.news/tajani-rafforzare-missione-navale-aspides-nel-mar-rosso-complicato-estenderla-a-hormuz</link>
<guid>https://www.eventi.news/tajani-rafforzare-missione-navale-aspides-nel-mar-rosso-complicato-estenderla-a-hormuz</guid>
<description><![CDATA[ Il ministro degli Esteri, al pari della Germania, chiude alla possibilità di utilizzare la missione UE per la difesa delle navi commerciali lanciata nel 2024 per gestire la crisi nel golfo persico. &quot;Sia la diplomazia a prevalere&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/aspides.png" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 01:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Tajani:, “Rafforzare, missione, navale, Aspides, nel, mar, Rosso, complicato, estenderla, Hormuz”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>Aspides non si cambia</strong>. Non si può, perché “è complicato”, e dunque la missione navale dell’UE voluta per gestire la crisi commerciale nel mar Rosso non si può pensare di spostarla nello stretto di Hormuz. Lo afferma il ministro degli Esteri, <strong>Antonio Tajani</strong>, affrontando uno dei temi sul tavolo dei ministri degli Esteri e soprattutto <a href="https://www.eunews.it/2026/03/16/iran-ora-lue-teme-per-la-sicurezza-alimentare-e-una-nuova-crisi-migratoria/" target="_blank" rel="noopener">nell’agenda dell’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’UE</a>, <strong>Kaja Kallas, da cui l’Italia si distacca</strong>.</p>
<p>“<strong>Aspides  è una missione di difesa, non mi pare si possa allargare a Hormuz</strong>“, sottolinea il titolare della Farnesina, convinto che proprio per via della situazione in atto tra golfo Persico e golfo dell’Oman “sia <strong>giusto rimanere nel mar Rosso</strong>“, e magari immaginare una missione Aspides “rafforzata per il traffico nel canale di Suez”.</p>
<p>Per consentire un normale traffico merci nello stretto di Hormuz dunque tutto serve fuorché ricorrere alla missione Aspides. Al massimo occorre immaginare una missione diversa, nuova, ipotesi però non menzionata dal ministro degli Esteri italiano, il quale evoca invece una soluzione negoziale. “<strong>Deve prevalere la diplomazia per la libertà di navigazione</strong>” nella acque internazionali ora oggetto di conflitto e blocchi, sostiene a margine dei lavori del <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/meetings/fac/2026/03/16/" target="_blank" rel="noopener">consiglio Affari esteri in corso</a> a Bruxelles.</p>
<p>La missione navale Aspides è un’iniziativa dell’Unione europea <a href="https://www.eunews.it/2024/01/31/mar-rosso-missione-aspides-19-febbraio/" target="_blank" rel="noopener">lanciata a febbraio 2024</a> in risposta ai disordini in Yemen, ed in particolare alle azioni di guerriglia del gruppo degli Houti. La natura della missione è difensiva, e intende proteggere mercantili e navi cargo dagli attacchi dei ribelli yemeniti. Il quartier generale è stato posto in Grecia, mentre all’Italia è stata affidata la direzione della missione.</p>
<p>La posizione espressa dal governo italiano attraverso il ministro degli Esteri Tajani è la stessa adottata dal governo tedesco. Anche il ministro degli Esteri di Berlino, Johan Badeful, ha espresso “<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">forti dubbi sulla possibilità di estendere l’operazione allo Stretto di Hormuz per garantire una maggiore sicurezza”.</span></span></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Alleanza Nucleare: l’UE non si limiti ai progetti dei piccoli reattori</title>
<link>https://www.eventi.news/alleanza-nucleare-lue-non-si-limiti-ai-progetti-dei-piccoli-reattori</link>
<guid>https://www.eventi.news/alleanza-nucleare-lue-non-si-limiti-ai-progetti-dei-piccoli-reattori</guid>
<description><![CDATA[ Per l&#039;Italia il ministro Pichetto Fratin: &quot;Riconoscere a questa fonte il ruolo strutturale nel raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione, sicurezza energetica e stabilità del sistema elettrico europeo&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2023/12/nucleare.png" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 01:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Alleanza, Nucleare:, l’UE, non, limiti, progetti, dei, piccoli, reattori</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>Nucleare sì</strong>, <strong>ma a tutti i livelli</strong>, <strong>non solo su progetti di piccole dimensioni</strong>. Lo hanno messo nero su bianco i Paesi membri dell’Alleanza Nucleare, in una dichiarazione congiunta rilasciata al termine della riunione che hanno avuto oggi (16 marzo) a margine del Consiglio Energia dell’Unione Europea. “Il quadro politico dell’Unione europea non dovrebbe limitarsi ai progetti sui piccoli reattori modulari (Smr) e sui reattori modulari avanzati (Amr), ma dovrebbe includere tutti i progetti nucleari sviluppati negli Stati membri, compresi i progetti di grandi dimensioni, gli impianti del ciclo del combustibile nucleare e le estensioni della vita utile delle unità nucleari esistenti, che si trovano anch’essi ad affrontare sfide significative”, si legge nella dichiarazione.</p>
<p>Alla riunione di oggi hanno partecipato i ministri rappresentanti dei Paesi aderenti all’Alleanza – Belgio, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Finlandia, Francia, Ungheria, <strong>Italia</strong>, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovenia, Slovacchia, Svezia – mentre Grecia e, per la prima volta, Lettonia erano presenti all’incontro in qualità di osservatori. Nell’occasione, i partecipanti hanno “discusso della <a href="https://www.eunews.it/2026/03/10/energia-lue-punta-su-nucleare-fonti-pulite-e-investimenti-nelle-reti-per-tagliare-dipendenze-e-costi/">Strategia per gli investimenti in energia pulita</a>, recentemente pubblicata, che fa riferimento agli investimenti necessari individuati nel Programma illustrativo nucleare (Pinc)”, e hanno convenuto “che <strong>la Commissione europea dovrebbe individuare ulteriori azioni concrete per garantire il livello richiesto di investimenti nell’energia nucleare</strong>, sia nei reattori di grandi dimensioni, sia negli Smr/Amr e nell’ulteriore sviluppo delle infrastrutture essenziali del ciclo del combustibile nucleare”.</p>
<p>L’incontro – presieduto dal Plenipotenziario del Governo polacco per le infrastrutture energetiche strategiche e Segretario di Stato presso il Ministero dell’Energia, Wojciech Wrochna, con la partecipazione di Ditte Juul Jørgensen, direttrice generale della Direzione generale per l’Energia della Commissione europea – ha offerto l’opportunità di scambiare opinioni sugli ultimi sviluppi delle attività dell’Alleanza Nucleare, nonché sulle iniziative recentemente pubblicate di rilevanza per il settore nucleare. I partecipanti “hanno accolto con favore la <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:52026DC0117" target="_blank" rel="noopener">Strategia per lo sviluppo e la diffusione dei reattori modulari di piccole dimensioni</a> (SMR), pubblicata di recente, che ha chiarito il sostegno politico dell’Unione europea allo sviluppo di SMR e reattori modulari avanzati (AMR)”. Ma hanno anche osservato che “la <strong>Strategia potrebbe essere migliorata per quanto riguarda le misure concrete volte a facilitare la realizzazione di tali progetti</strong>“.</p>
<p>Più in generale, i ministri e gli alti rappresentanti hanno accolto “con favore” <a href="https://www.eunews.it/2026/03/10/energia-von-der-leyen-lue-puo-diventare-un-polo-globale-per-il-nucleare-di-prossima-generazione/">il discorso della presidente della Commissione Europea</a>, <strong>Ursula von der Leyen</strong>, al Vertice Nucleare del 10 marzo, in cui ha ribadito la strategia della tecnologia nucleare, “affinché l’Europa possa partecipare alla rinascita globale dell’energia nucleare, riconoscendo che il suo abbandono è stato un errore”. E hanno anche menzionato la dichiarazione congiunta dell’Alleanza del 9 gennaio 2026, che invitava la Commissione europea a migliorare i criteri per le attività nel settore dell’energia nucleare nell’ambito della revisione della Tassonomia UE, “riconoscendo l’energia nucleare come un’attività pienamente sostenibile e allineando i criteri tecnici a dati scientifici e alla realtà del settore, tenendo conto anche dei piani di attuazione dei progetti in corso”. In questo contesto, la Commissione europea ha fornito un aggiornamento sullo stato di avanzamento della Tassonomia UE, “sottolineando la necessità di un dialogo continuo alla luce del processo legislativo in corso”.</p>
<p>A rappresentare l’Italia è stato il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, <strong>Gilberto Pichetto Fratin</strong> , che ha sottolineato che l’Italia sostiene l’iniziativa dell’Alleanza Nucleare per “rivedere il trattamento dell’energia nucleare nell’ambito della Tassonomia Ue, riconoscendone il ruolo strutturale nel raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione, sicurezza energetica e stabilità del sistema elettrico europeo”. In questo contesto, “condividiamo la richiesta di superare la classificazione del Nucleare come ‘attività transitoria’, promuovendone il pieno riconoscimento come ‘attività sostenibile’, al pari di altre tecnologie a basse emissioni”, ha aggiunto specificando che “tale revisione consentirebbe di garantire condizioni di accesso al capitale e agli strumenti finanziari comunitari pienamente coerenti con gli obiettivi europei di neutralita’ climatica e sicurezza degli approvvigionamenti”. Il ministro ha infine osservato che <strong>l’Italia</strong> “<strong>guarda con favore alla Strategia sugli Smr che mira a rafforzare la cooperazione tra Stati membri</strong>,<strong> industria e autorità regolatorie per accelerare la commercializzazione di queste tecnologie</strong>” e che “l’iniziativa europea è coerente con il percorso avviato a livello nazionale, dove l’attenzione è attualmente concentrata sugli Smr come possibile tecnologia di riferimento”. In particolare, infine, “l’Italia guarda con interesse alle prospettive di sviluppo delle tecnologie nucleari avanzate, in particolare Smr, reattori avanzati e fusione, che potranno contribuire al rafforzamento della competitività industriale e alla sicurezza energetica europea nel lungo periodo”, ha concluso il ministro.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Energia, von der Leyen: contro caro&#45;prezzi flessibilità, sussidi e revisione Ets</title>
<link>https://www.eventi.news/energia-von-der-leyen-contro-caro-prezzi-flessibilita-sussidi-e-revisione-ets</link>
<guid>https://www.eventi.news/energia-von-der-leyen-contro-caro-prezzi-flessibilita-sussidi-e-revisione-ets</guid>
<description><![CDATA[ Un&#039;altra misura è &quot;sovvenzionare o limitare il prezzo della produzione di energia elettrica da centrali a gas e ridistribuire i ricavi inframarginali&quot;. L&#039;esecutivo comunitario &quot;valuterà, caso per caso, l&#039;impatto di tali meccanismi nazionali di emergenza&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Imagoeconomica_1792016-1024x655.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 01:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Energia, von, der, Leyen:, contro, caro-prezzi, flessibilità, sussidi, revisione, Ets</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Flessibilità. Sovvenzionare o limitare il prezzo della produzione di energia elettrica da centrali a gas e ridistribuire i ricavi inframarginali. Alleggerire le tasse. Rivedere l’Ets, il Sistema di scambio di quote di emissioni. Sono alcuni strumenti che la presidente della Commissione europea, <strong>Ursula von der Leyen</strong>, mette sul tavolo nella sua lettera ai capi di Stato e di governo Ue sulla competitività in vista del vertice Ue di giovedì 19 marzo. E sono misure principalmente nelle mani dei Paesi membri.</p>
<p>“La questione più urgente, sia dal punto di vista della competitività che dell’indipendenza, è l’energia, in particolare il petrolio e il gas”, scrive von der Leyen. Che avverte: “Attualmente, <strong>la sicurezza fisica dell’approvvigionamento dell’Unione europea è garantita</strong>. <strong>Tuttavia, l’aumento dei prezzi dei combustibili fossili sta già pesando sulla nostra economia</strong>“.</p>
<p>La presidente ricorda che, dal 2021, la quota di rinnovabili nel mix energetico dell’UE è passata dal 36 per cento al 48 per cento nel 2025. “Insieme al nucleare, oltre il 70 per cento della nostra elettricità è ora prodotta da fonti energetiche a basse emissioni di carbonio”, ma “nonostante ciò, diversi settori, in particolare i trasporti, rimangono fortemente dipendenti dai combustibili fossili importati”, precisa. Ma <strong>dall’inizio del conflitto</strong> di Israele e USA contro l’Iran, <strong>“l’Europa ha già speso ulteriori 6 miliardi di euro per le importazioni di combustibili fossili</strong>” e “un’interruzione prolungata delle forniture di petrolio e gas dalla regione del Golfo potrebbe avere un impatto significativo sulla nostra economia”.</p>
<p>Perciò, oltre ad agire per “per gestire l’immediato shock energetico e proteggere la nostra economia”, si deve “passare rapidamente alle fasi successive” per ridurre i costi energetici. Per farlo, “dobbiamo agire sui quattro componenti principali che determinano i prezzi dell’elettricità”, vale a dire il costo dell’elettricità stessa, i costi di rete,  tasse e imposte, costi del carbonio”.</p>
<p>Un modo per fare ciò, ad esempio, è con i contratti a lungo termine raccomandati nel rapporto sulla competitività stilato dall’ex numero uno della Banca centrale europea (Bce), Mario Draghi. “<strong>I cosiddetti Power Purchase Agreement (PPA) possono svolgere un ruolo importante disaccoppiando i prezzi dell’energia industriale dal mercato all’ingrosso</strong>, più volatile. Finora, la loro adozione è rimasta limitata”, lamenta. “La Commissione eliminerà pertanto gli ostacoli esistenti e promuoverà ulteriormente l’utilizzo di tali tecnologie per tutte le capacità di generazione a basse emissioni di carbonio, anche combinando i contratti di acquisto di energia elettrica (PPA) con i contratti per differenza (CFD)”, dettaglia ancora von der Leyen. E precisa che “<strong>anche evitare la dismissione anticipata di impianti, come le centrali nucleari esistenti</strong>, che possono continuare a fornire energia elettrica affidabile, a basso costo e a basse emissioni, <strong>può svolgere un ruolo importante</strong>“.</p>
<p>A ciò si aggiunge che “gli Stati membri possono fornire un sollievo immediato sui prezzi dell’energia elettrica ai settori ad alta intensità energetica più colpiti attraverso il quadro esistente degli aiuti di Stato (CISAF)” e “lo stesso vale per i costi del carbonio, per i quali gli Stati membri possono compensare fino all’80 per cento dei costi indiretti del carbonio, mitigandone così l’impatto in un’ampia gamma di settori ad alta intensità energetica”. Meccanismi che la Commissione punta a rafforzare e a rendere “più flessibili, consentendo agli Stati membri di fornire un sostegno ancora più immediato laddove è più necessario”.</p>
<p>Un altro strumento nelle mani degli Stati è quello di “<strong>sovvenzionare o limitare il prezzo della produzione di energia elettrica da centrali a gas e ridistribuire i ricavi inframarginali</strong>“. Qui von der Leyen chiarisce che “<strong>la Commissione valuterà, caso per caso, l’impatto di tali meccanismi nazionali di emergenza</strong>, volti a limitare gli effetti degli alti prezzi del gas sull’elettricità” e che, comunque, “la progettazione di questi meccanismi di emergenza dovrebbe in ogni caso evitare distorsioni del mercato interno, preservare i segnali di investimento a lungo termine per le energie pulite e impedire un’eccessiva domanda aggiuntiva di gas”.</p>
<p>Altro punto è quello delle reti, su cui la presidente della Commissione chiede, da un lato, la rapida adozione del Pacchetto reti e, dall’altro, di “sfruttare meglio le infrastrutture” esistenti. Qui è il commissario europeo all’Energia, Dan Jorgensen, che, nella conferenza stampa al termine del Consiglio Energia dell’UE ha sottolineato di accogliere “con favore i progressi compiuti oggi sul pacchetto relativo alla rete elettrica” perché “è necessario un rapido adattamento di questo documento” in quanto “è di fondamentale importanza ridurre i prezzi dell’energia, favorire una maggiore convergenza dei prezzi tra gli Stati membri e diminuire la volatilita’ dei prezzi”.</p>
<p>Terzo aspetto è quello delle imposti e prelievi su cui “permangono notevoli discrepanze a seconda della fonte energetica” dato che, “in molti casi, l’elettricità è tassata molto più pesantemente – fino a quindici volte – rispetto al gas”. Per von der Leyen, “<strong>esiste</strong> quindi <strong>un chiaro margine</strong>, anche attraverso interventi legislativi, <strong>per ridurre la tassazione sull’elettricità</strong>, eliminare alcuni prelievi non energetici dalle bollette elettriche e garantire che l’elettricità sia tassata in modo più favorevole rispetto ai combustibili fossili”.</p>
<p>Infine, “per quanto riguarda i costi del carbonio,<strong> l’ETS rimane uno strumento collaudato per guidare la trasformazione industriale</strong>” dato che, “dalla sua introduzione nel 2005, l’Europa ha ridotto il consumo di gas di 100 miliardi di metri cubi, contribuendo a proteggere i consumatori dagli alti prezzi del gas”. La presidente ricorda che lo strumento “è basato sul mercato, neutrale dal punto di vista tecnologico e offre certezza di investimento a lungo termine, premiando al contempo chi si muove per primo” e che, “sulla base del sistema ETS, le imprese di tutta Europa hanno preso decisioni di investimento per i prossimi decenni. Ora dobbiamo garantire che venga adattato anche alle nuove realtà”. Per questo, “<strong>la Commissione adotterà a breve i parametri di riferimento dell’ETS</strong>, <strong>tenendo conto delle preoccupazioni espresse dall’industria</strong>” e “<strong>presenterà una proposta per aumentare la capacità di intervento della Riserva di stabilità del mercato</strong>, in modo che possa affrontare in modo più efficace l’eccessiva volatilità dei prezzi e mantenerli sotto controllo nel breve termine”. In questo scenario, “stiamo anche accelerando i lavori sulla prossima revisione dell’ETS, in particolare <strong>per definire una traiettoria di decarbonizzazione più realistica oltre il 2030</strong>“.</p>
<p>Per von der Leyen, “nel loro insieme, questi strumenti di misure concrete possono fornire un sollievo tangibile e tempestivo, rimanendo al contempo coerenti con i nostri obiettivi climatici ed energetici a lungo termine”.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Competitività e semplificazione: le sfide del Simposio fiscale 2026 per un’Europa meno frammentata</title>
<link>https://www.eventi.news/competitivita-e-semplificazione-le-sfide-del-simposio-fiscale-2026-per-uneuropa-meno-frammentata</link>
<guid>https://www.eventi.news/competitivita-e-semplificazione-le-sfide-del-simposio-fiscale-2026-per-uneuropa-meno-frammentata</guid>
<description><![CDATA[ Ad aprire la quarta edizione del simposio fiscale l&#039;eurodeputato del Movimento 5 Stelle e presidente della sottocommissione parlamentare sulle Questioni fiscali, Pasquale Tridico, e il direttore per la fiscalità diretta Benjamin Angel ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-16-alle-19.00.39-1024x548.png" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 01:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Competitività, semplificazione:, sfide, del, Simposio, fiscale, 2026, per, un’Europa, meno, frammentata</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Indagare il futuro della fiscalità nell’Unione Europea e in che modo possa rafforzare la competitività e liberare il potenziale economico. è il cuore della <strong>quarta edizione del Simposio sulla fiscalità 2026</strong> (<a href="https://taxation-customs.ec.europa.eu/road-2050-tax-mix-future/eu-tax-symposium-2026_en" target="_blank" rel="noopener">Tax Symposium</a>). L’appuntamento annuale per decisori politici ed esperti, organizzato congiuntamente da Commissione europea e Parlamento europeo, si concentra quest’anno sul tema <strong>“Il futuro della fiscalità: disuguaglianza e crescita nell’economia globale”</strong>, ponendo i concetti di prosperità ed equità al centro di due giornate di dibattito a Bruxelles. L’obiettivo dell’incontro è delineare un mix fiscale orientato al 2050, analizzando come le entrate pubbliche possano adattarsi a cambiamenti strutturali quali l’invecchiamento demografico, la digitalizzazione e la transizione ecologica, valutando al contempo l’efficacia delle attuali politiche nel garantire la stabilità finanziaria degli Stati membri.</p>
<p data-path-to-node="1">Ad aprire i lavori sono stati gli esponenti delegati alla tassazione per le due istituzioni ospitanti, a partire dall’<strong>eurodeputato del Movimento 5 Stelle Pasquale Tridico</strong>, presidente della sottocommissione del Parlamento europeo dedicata alle Questioni fiscali. Tridico ha sottolineato come il tema della tassazione sia centrale nell’agenda europea, dichiarando che “è fondamentale che il sistema fiscale rimanga al passo con gli sviluppi geopolitici”. Secondo l’eurodeputato, la strada per rafforzare la competitività europea passa necessariamente attraverso “<strong>la semplificazione del sistema di tassazione</strong>“, individuando nella “<strong>frammentazione del sistema in Europa</strong>” uno dei principali ostacoli, data la natura nazionale della competenza fiscale.</p>
<p data-path-to-node="2">Parallelamente, le sessioni di lavoro approfondiscono il legame tra prelievo fiscale e flussi di investimento, cercando modelli che riducano la burocrazia e promuovano la cooperazione internazionale, specialmente per quanto riguarda le attività digitali. Sul versante della Commissione europea è intervenuto <strong>Benjamin Angel, direttore per la fiscalità diretta</strong>, che ha ribadito che “per il tema di tassazione è importante tenere a mente gli obiettivi a lungo termine, in modo da bilanciare con gli sviluppi e le sfide contemporanee”. Angel ha evidenziato come la <strong>semplificazione “rimanga il problema persistente”</strong> del sistema di tassazione non solo europeo, ma anche nazionale, concludendo che “è fondamentale mantenere un interesse internazionale sul tema” perché “non c’è bisogno di molto altro oltre al buon senso”. Il simposio si conferma così una piattaforma di confronto per determinare quali riforme possano sostenere lo sviluppo economico senza ampliare i divari sociali nei prossimi decenni.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Iran, Kallas: “Non è la guerra dell’UE, per ora Aspides non sarà estesa a Hormuz”</title>
<link>https://www.eventi.news/iran-kallas-non-e-la-guerra-dellue-per-ora-aspides-non-sara-estesa-a-hormuz</link>
<guid>https://www.eventi.news/iran-kallas-non-e-la-guerra-dellue-per-ora-aspides-non-sara-estesa-a-hormuz</guid>
<description><![CDATA[ L&#039;Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell&#039;UE, Kaja Kallas, ammette che &quot;non c&#039;è appetito&quot; per spostare le navi nel mar arabico. L&#039;Europa prova quindi a giocare la carta India ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/kallas-260316.png" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 01:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Iran, Kallas:, “Non, guerra, dell’UE, per, ora, Aspides, non, sarà, estesa, Hormuz”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles –<strong> La missione Aspides per la difesa del mar Rosso non sarà estesa</strong> al mare arabico per ripristinare il normale traffico marittimo nello stretto di Hormuz, perché “<strong>non c’è appetito, per ora</strong>“. L’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’UE, <strong>Kaja Kallas</strong>, non recita un vero <em>de profundis</em> all’opzione che lei personalmente guarda con grande interesse per risolvere la <a href="https://www.eunews.it/2026/03/09/iran-dombrovskis-avverte-rischiamo-la-stagflazione/" target="_blank" rel="noopener">crisi derivante dalla guerra con l’Iran</a> perché c’è ancora la speranza che il via libera possa arrivare in un secondo momento, superate le resistenze e le paure gli Stati membri dell’UE preoccupati di essere trascinati in un conflitto che non si voleva e che ancor meno si vuole.</p>
<p>“<strong>Questa non è la guerra dell’Unione europea</strong>“, scandisce Kallas al termine della riunione del Consiglio Affari esteri. Certo, si riconosce la crudeltà del regime iraniano e lo si fa <strong>adottando </strong><a href="https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2026/03/16/iran-council-sanctions-an-additional-16-persons-and-three-entities-over-serious-human-rights-violations/?utm_source=brevo&utm_campaign=AUTOMATED%20-%20Alert%20-%20Newsletter&utm_medium=email&utm_id=3318" target="_blank" rel="noopener"><strong>nuove sanzioni</strong> nei confronti di altre 16 personalità e tre entità considerate responsabili della macchina repressiva iraniana</a>, ma ciò non impedisce la cautela. “Gli interessi dell’UE sono colpiti” da quanto sta accadendo in Iran e nell’intera regione del Medio Oriente, ma “<strong>l’Europa non ha interesse in una guerra senza fine</strong>“, ribadisce l’Alta rappresentante.</p>
<p>Anche per questo i governi seduti attorno al tavolo preferiscono che la missione Aspides resti com’è e ancor di più resti dov’è. “Nessuno vuole impegnarsi in una guerra” aperta, ammette l’Alta rappresentante dell’UE, tanto più perché, spiega, “<strong>è facile iniziare le guerre, ma è sempre difficile fermarle</strong>“. Ecco perché adesso per gli Stati membri “<strong>la priorità è l’allentamento della tensione</strong>“, quella de-escalation che implica una riduzione dell’intensità del conflitto se non addirittura una cessazione delle ostilità. “L’attenzione” che l’UE rivolge è tutta qui, alla diminuzione delle incertezze necessarie alla libertà di navigazione, e si teme che portare la missione Aspides – che è una missione UE e non internazionale – nel mar Arabico possa produrre risultati opposti a quelli sperati.</p>
<p>Ecco dunque il perché a quella sottolineatura voluta, quel voler spiegare che “non c’è molto appetito per estendere il mandato della missione Aspides, per ora”. In realtà alla fine potrebbe anche non rendersi necessaria questa modifica di mandato, poiché nella ricerca di quella opzione diplomatica preferibile e preferita l’UE prova a giocare la carta indiana. Colloqui con il governo dell’India sono in corso sperando che Nuova Delhi possa rappresentare quel cambio di logiche utili a scongiurare crisi economiche su vasta scala.</p>
<p>L’Iran minaccia di <a href="https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.aljazeera.com/news/liveblog/2026/3/16/iran-war-live-tehran-rejects-trump-claim-on-talks-gulf-attacks-continue&ved=2ahUKEwjMx6S69qSTAxU0xgIHHRKVDkgQvOMEKAB6BAgfEAE&usg=AOvVaw0DMaE6L3uXVsoL2je0BT3k" target="_blank" rel="noopener">chiudere lo stretto di Hormuz alle navi dei suoi nemici</a>, ed è qui che entra in scena<strong> l’India, Paese con cui la repubblica islamica ha buone relazioni</strong>. <a href="https://www.indianembassytehran.gov.in/eoithr_pages/MTY," target="_blank" rel="noopener">Trattati di cooperazione politico-economica e di amicizia risalgono già al 1950</a>, e anche dopo la caduta dello scià e l’instaurazione del regime teocratico queste relazioni sono continuate con altri due protocollo d’intesa (2001 e 2003). È a partire dagli anni Novanta che India e Iran rafforzano le loro relazioni, quando insieme sostengono l’Alleanza del nord, la coalizione anti-talebani del generale Massoud, che nel 2002 venne candidato al premio Sakharov per la libertà di pensiero del Parlamento europeo dal gruppo Unione per l’Europa delle Nazioni (UEN) cui aderiva Alleanza Nazionale.</p>
<p>Fin qui il governo indiano ha scelto di stare a guardare e non intervenire. Di fatto non aiuta coloro che Teheran considera nemici, e l’India potrebbe dunque fare da tramite col resto del mondo. Anche per questo si tratta con Nuova Delhi, motivo che spinge Kallas ad una conferenza stampa di breve durata, per tornare a dialogare proprio con il governo indiano.  L’India può provare a giocare su entrambi i tavoli. <a href="https://www.eunews.it/2026/03/02/gli-usa-indeboliscono-russia-cina-e-india-ma-lue-non-ha-nulla-da-festeggiare/" target="_blank" rel="noopener">Non ha interesse in una guerra in Iran prolungata</a>, le mosse degli Stati Uniti indeboliscono economicamente il Paese e le buone relazioni con l’UE permettono di poter mediare.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Il clima fa male al miele dell’UE, la Commissione annuncia misure per salvarlo</title>
<link>https://www.eventi.news/il-clima-fa-male-al-miele-dellue-la-commissione-annuncia-misure-per-salvarlo</link>
<guid>https://www.eventi.news/il-clima-fa-male-al-miele-dellue-la-commissione-annuncia-misure-per-salvarlo</guid>
<description><![CDATA[ Anche il prodotto &#039;made in Italy&#039; sotto pressione per il meteo estremo. Il commissario per l&#039;Agricoltura, Christophe Hansen: &quot;In arrivo azioni contro adulterazioni del prodotto e la sua tracciabilità&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Imagoeconomica_2637846.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 14:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>clima, male, miele, dell’UE, Commissione, annuncia, misure, per, salvarlo</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – I cambiamenti climatici stanno mettendo in difficoltà la produzione di miele. Nel territorio dell’Unione europea si comincia a produrne meno a causa del meteo estremo, e il mercato unico inizia ad essere terra di conquista per ‘made in’ straniero e prodotti di bassa qualità, frutto di miscele, aggiunte, e alterazioni che mettono a rischio i produttori locali e la qualità per il consumatore. Contro quella che inizia ad essere una vera e propria piaga la Commissione UE ha un programma preciso, con tanto di scadenze, con l’obiettivo di risolvere i problemi da qui a tre anni.</p>
<p>“L<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">a Commissione adotterà <strong>entro il 14 giugno 2028</strong> atti di esecuzione che stabiliscono metodi analitici per individuare le <strong>adulterazioni del miele</strong> ed entro il <strong>14 giugno 2029</strong> atti delegati sui metodi e i criteri per determinare il <strong>luogo di raccolta del miele</strong> e i requisiti di tracciabilità a livello dell’Unione”, chiarisce il commissario per l’Agricoltura, <strong>Christophe Hansen</strong>, che assicura: “</span></span><span class="jCAhz JpY6Fd"><span class="ryNqvb">Tutte queste misure mirano a creare condizioni eque per i produttori dell’UE”.</span></span></span></p>
<p>I chiarimenti di Hansen rispondono ai questiti posti dal PPE in <a href="https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/E-10-2026-000233_EN.html" target="_blank" rel="noopener">un’interrogazione parlamentare</a> dove si denuncia come l<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">a produzione di miele a Cipro stia diminuendo “significativamente, con perdite fino al 30 per cento, a causa di eventi meteorologici estremi legati ai cambiamenti climatici”, nonché della crescente pressione esercitata dai prodotti a base di miele importati a basso costo, <a href="https://www.eunews.it/2023/06/27/miele-irregolare-ue-rivedere-direttiva/" target="_blank" rel="noopener">soprattutto quello cinese</a>. </span></span></span></p>
<p>Ma il problema riguarda da vicino anche l’Italia. L’osservatorio nazionale miele, nel <a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/REPORT-Annuale-2024.pdf" target="_blank" rel="noopener">rapporto annuale 2024</a>, evidenzia le stesse problematiche registrate a Cipro. <strong>Nel 2024 la produzione nazionale italiana si attesta a 21.850 tonnellate di miele, “in lieve calo rispetto al 2023, accompagnata per la prima volta da una leggera flessione del numero degli alveari”.</strong> Ciò a causa di una situazione climatica “avversa”, in cui “forti escursioni termiche in primavera”, e dunque oscillazioni continue delle temperature, seguite da piogge abbondanti e un periodo estivo secco e caldo, hanno determinato “mancanza di flussi nettariferi protratta nel tempo”. Situazioni meteorologiche che, sottolinea L’osservatorio nazionale miele, “<strong>confermano quanto il cambiamento climatico sia il principale, ma non il solo, fattore limitante</strong> delle produzioni nell’ultimo decennio”.</p>
<p>Un problema, dunque, per il miele ‘made in Italy’, che dà lavoro a oltre 77mila apicoltori, che vale 34 milioni di euro, e produce un export di 5.730 tonnellate di prodotto in tutto il mondo, tra mercati europei ed extra-comunitari. Il problema sollevato in Parlamento europeo è anche molto tricolore, e le misure annunciate e calendarizzate da Hansen serviranno tanto anche all’Italia.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Un pericoloso incapace alla testa del Mondo. Va lasciato solo</title>
<link>https://www.eventi.news/un-pericoloso-incapace-alla-testa-del-mondo-va-lasciato-solo</link>
<guid>https://www.eventi.news/un-pericoloso-incapace-alla-testa-del-mondo-va-lasciato-solo</guid>
<description><![CDATA[ Non è che tra i leader europei si possa dire di trovare dei fenomeni che saranno ricordati per la loro abilità, rettitudine (istituzionale), lungimiranza, è però certo, e lo si dimostra ogni giorno di più, che c’è qualcuno che come uomo di Stato è un vero disastro, e che il solo avvicinarlo facilita enormemente la […] ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/10/Imagoeconomica_2540528-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 14:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>pericoloso, incapace, alla, testa, del, Mondo., lasciato, solo</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Non è che tra i leader europei si possa dire di trovare dei fenomeni che saranno ricordati per la loro abilità, rettitudine (istituzionale), lungimiranza, è però certo, e lo si dimostra ogni giorno di più, che c’è qualcuno che come uomo di Stato è un vero disastro, e che il solo avvicinarlo facilita enormemente la corsa verso il baratro politico.</p>
<p>Quest’uomo è Donald Trump, persona assolutamente disinteressata ai destini del suo Paese, del mondo che lo circonda e di qualsiasi cosa che non sia il suo tornaconto strettamente personale e familiare. Un uomo che nulla sa di quello che accade al di fuori della sua ristrettissima cerchia di interesse, che non riesce a immaginare gli esiti ultimi delle sue azioni, che sta danneggiando il proprio Paese ed il resto del mondo, forte della potenza che i suoi predecessori hanno costruito nei secoli e che lui sta usando per tentare di imporsi dentro e fuori gli Usa senza alcun interesse a capire cosa le sue scelte possano significare per chi non è nella sua cerchia. E, alla fin fine, danneggiando anche loro.</p>
<p>Grazie alla sua fenomenale idea di seguire e sostenere Israele nello sconsiderato attacco all’Iran (ripeto, non è che quel regime meriti, minimamente, di esistere, ma non è questo il tema qui) gli Usa nei primi sei giorni hanno speso, secondo calcoli in buona parte pubblici, oltre 11 miliardi, senza, apparentemente, scalfire la capacità di reazione degli iraniani, che Trump già nel giugno del 2025 aveva dichiarato militarmente annichiliti. In questi pochi giorni il prezzo del petrolio è cresciuto del 20 per cento, superando i 110 dollari al barile, secondo Goldman Sachs, come riporta “<a href="https://alienogentile.substack.com/p/la-settimana-dellalieno-131?utm_source=substack&publication_id=1599850&post_id=190374568&utm_medium=email&utm_content=share&utm_campaign=email-share&triggerShare=true&isFreemail=true&r=b9g2h&triedRedirect=true" target="_blank" rel="noopener">Alieno Gentile</a>” il petrolio “potrebbe continuare a salire e persino superare il picco del 2008 oltre i 140 dollari al barile se le spedizioni energetiche non riprenderanno attraverso lo Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo da cui transita circa un quinto delle forniture petrolifere mondiali”.</p>
<p>Sempre Alieno riassume che negli USA “l’aumento dei prezzi del petrolio ha fatto salire il costo del pieno di benzina. Per il cittadino americano, che da mesi è in crisi per la crescita del costo della vita, la mazzata è forte e duplice, perché si aggiunge a quella dei dazi: a dispetto della retorica trumpiana, secondo la Fed i dazi sono stati pagati al 90 per cento dagli americani, e ora dopo la sentenza della Corte Suprema i dazi dovranno essere rimborsati, ma formalmente chi ha avuto la trattenuta fiscale sono le imprese importatrici e quindi è probabile che il rimborso andrà a loro, anche se nei fatti hanno scaricato a valle sui consumatori gli aumenti”.</p>
<p>La situazione è ulteriormente complicata dal rallentamento del mercato del lavoro statunitense. I dati della scorsa settimana indicano una contrazione dell’occupazione in febbraio, “segno – scrive sempre Alieno – che il mercato del lavoro si sta indebolendo rispetto alla fase molto robusta seguita alla pandemia”.</p>
<p>Il commento del presidente Usa è immaginabile, ma vergognoso: “Noi siamo i più grandi produttori mondiali di petrolio – ha detto in sintesi – e quindi da questa situazione abbiamo solo da guadagnarci”.  Forse come sembra abbiano fatto alcune persone in Usa, che hanno magicamente comprato milioni di dollari di petrolio appena prima che scoppiasse la guerra. Chissà come hanno saputo le date con quella precisione…</p>
<p>In Europa invece non abbiamo nulla da guadagnarci, ed anzi stiamo pagando di tasca nostra l’arroganza di Trump e l’ebetismo di chi lo ha sostenuto e seguito in questo primo anno, abbondante, di presidenza. Lasciamo perdere il sostanziale sostegno che Trump sta dando alla Russia nella sua invasione dell’Ucraina (rafforzato in queste ultime ore nelle quali il presidente Usa ha tolto l’embargo al petrolio di Mosca) che danneggia in maniera evidente l’Unione europea e i sui Stati membri.</p>
<p>Chi ha seguito Trump in questo suo primo scellerato anno di presidenza ora ne sta pagando il prezzo. Non è un visionario, non è uno che sta cambiando il mondo con una vincente visione nazionalista, conservatrice e razzista, vincente sul piano economico che in tanti, come ad esempio il suo valvassino Orban, condividono (e anche tanti italiani, diciamo la verità). No, è solo un brutale uomo di affari di mezza tacca, che sa poco, capisce poco, e, soprattutto, se ne fotte di tutto ciò che non è suo diretto interesse personale, che ha usato strumenti propagandistici facili per raccogliere voti, che ha espresso ricette economiche risibili (e spesso illegali) che utilizza rozzamente le potenti e raffinate armi statunitensi come clave, come se uno usasse il fucile prendendolo per la canna e ci bastonasse la gente, anziché per quello per cui è stato inventato, che non ascolta i consigli dei militari, che non ha alcun rispetto per la vita di nessuno. Che non è in grado di prevedere gli effetti di ciò che fa come presidente, che aspetta probabilmente con gioia gli attentati terroristici che di sicuro seguiranno questa fase per poter realizzare una nuova stretta di polizia contro tutti quelli che non sono “veri americani”.</p>
<p>Ed è, Trump, soprattutto, un uomo che fa danni, nel suo Paese e fuori da esso, che i nostri governanti farebbero bene a isolare, proprio nel nostro primario interesse di non essere trascinati nel baratro insieme a lui.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Iran, raddoppiati nell’UE i costi di produzione di energia elettrica da gas</title>
<link>https://www.eventi.news/iran-raddoppiati-nellue-i-costi-di-produzione-di-energia-elettrica-da-gas</link>
<guid>https://www.eventi.news/iran-raddoppiati-nellue-i-costi-di-produzione-di-energia-elettrica-da-gas</guid>
<description><![CDATA[ Lo attesta un&#039;indagine del think tank indipendente Ember secondo cui, nei soli primi 10 giorni del conflitto, l&#039;Unione Europea ha speso 2,5 miliardi di euro in più per le importazioni di combustibili fossili. Tra i Paesi più colpiti, Germania, Italia, Paesi Bassi e Belgio ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/10/Imagoeconomica_1787286-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 14:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Iran, raddoppiati, nell’UE, costi, produzione, energia, elettrica, gas</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Dall’inizio dell’attacco di USA e Israele in Iran, l’impennata dei prezzi del gas ha portato <strong>al raddoppio del costo dell’energia elettrica prodotta con il gas in tutta Europa</strong> e a una spesa per gli europei stimata in<strong> 2,5 miliardi di euro in più per le importazioni di combustibili fossili nei soli primi 10 giorni del conflitto</strong>. Lo rileva <a href="https://ember-energy.org/latest-insights/latest-energy-shock-reminds-europe-of-its-risky-gas-reliance/" target="_blank" rel="noopener">una analisi</a> del think tank indipendente e senza scopo di lucro <strong>Ember</strong>. “Il costo dell’energia elettrica prodotta da centrali a gas in tutta Europa è aumentato di oltre il 50 per cento a causa dell’impennata dei prezzi del gas dal 28 febbraio”, si legge nel documento. Si tratta di un aumento che incide sui costi dell’elettricità “il doppio rispetto al costo del carbonio dovuto al sistema di scambio di quote di emissione dell’Unione europea (ETS)”, in quanto “ai prezzi attuali del gas, il costo del carbonio rappresenta al massimo circa il 10 per cento della bolletta elettrica finale di una famiglia europea, meno dell’aliquota media dell’IVA (18 per cento)”.</p>
<p>I Paesi meno esposti agli aumenti dei prezzi sono quelli che meno dipendono dal gas per l’energia elettrica. Ad esempio, <strong>la Spagna</strong> – che ha raggiunto un disaccoppiamento strutturale tra i prezzi del gas e quelli dell’energia nel proprio mercato, grazie alla rapida crescita dell’eolico e del solare dal 2019 -, <strong>dove il gas ha influenzato il prezzo dell’elettricità solo nel 15 per cento delle ore nel 2026 finora</strong>, <strong>rispetto all’89 per cento in Italia</strong>, e dove i prezzi medi dell’energia elettrica “rimangono inferiori al costo dell’energia prodotta da centrali a gas e più bassi rispetto ad altri Paesi dell’Ue con un ampio parco di centrali a gas”. Per il think tank, anche se “è troppo presto per valutare in modo definitivo quale impatto avrà quest’ultimo picco del prezzo del gas sui prezzi dell’elettricità”, ci sono alcuni primi segnali: “la volatilità dei prezzi è aumentata a marzo, soprattutto nei mercati altamente interconnessi dell’Europa centrale e occidentale, a causa dei picchi di prezzo nelle ore del mattino e della sera, in cui il consumo di gas è elevato” e, “nella prima settimana di marzo, i prezzi dell’energia elettrica hanno raggiunto i livelli più alti dell’anno in Germania, Paesi Bassi, Italia e Belgio. I Paesi meno dipendenti dal gas, come Spagna, Portogallo, Francia e i paesi nordici, sembrano meno colpiti”.</p>
<p>“I prezzi internazionali del petrolio e del gas sono aumentati immediatamente <a href="https://www.eunews.it/2026/03/12/in-medio-oriente-linterruzione-dellapprovvigionamento-di-petrolio-piu-grande-di-sempre-lue-nessun-rischio-immediato/">dopo l’escalation del conflitto e sono rimasti elevati</a>“, scrive il think tank.<strong> Quelli del gas in Europa</strong> (TTF – Title Transfer Facility olandese) <strong>hanno raggiunto una media di 45 euro/MWh nella prima settimana del conflitto</strong> (2-6 marzo), <strong>con un aumento di quasi il 50 per cento rispetto ai livelli pre-conflitto</strong> (31 euro/MWh). Ed anche se “il rischio immediato di carenze di approvvigionamento per l’Europa è basso perché le importazioni dirette di gas dal Medio Oriente sono relativamente ridotte” – circa il 10 per cento delle importazioni di GNL dell’UE proviene dal Qatar, pari a circa il 5 per cento di tutte le importazioni di gas fossile”,<strong> alcuni Paesi europei</strong> <strong>presentano “una maggiore dipendenza”</strong>. È il caso di <strong>Italia</strong> e <strong>Belgio</strong> che <strong>hanno importato rispettivamente il 36 oer cento e il 24 per cento del loro GNL dal Qatar nella prima metà del 2025</strong>.</p>
<p>Per quantificare l’aggravio sulle tasche dei cittadini, Ember calcola “<strong>nei primi dieci giorni dell’attuale crisi, l’aumento dei prezzi dei combustibili fossili sarà già costato agli europei circa 2,5 miliardi di euro</strong> (rispetto ai prezzi pre-conflitto)”. In generale, “la spesa totale per l’importazione di combustibili fossili nell’UE è passata da 313 miliardi di euro nel 2021 a 693 miliardi di euro nel 2022, per poi scendere a 376 miliardi di euro nel 2024” e che, “complessivamente, l’aumento dei prezzi dovuto alla precedente crisi ha aggiunto quasi mille miliardi di euro ai costi di importazione dei combustibili fossili nell’UE”. Anche in questo contesto, “alcuni Paesi dell’UE sono più esposti” di altri, ma “<strong>tutti i consumatori europei risentiranno in qualche modo dell’impennata dei prezzi dei combustibili fossili</strong>“, che si tratti del costo del gas per il riscaldamento o del diesel per i trasporti, o dell’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari a causa dell’aumento del costo dei fertilizzanti a base di combustibili fossili. Inoltre, “la maggior parte dei Paesi sarà gravata da un aumento dei prezzi dell’elettricità, in particolare quelli in ritardo nell’attuazione delle energie rinnovabili e della flessibilità pulita, che riduce l’influenza del gas sui prezzi dell’elettricità”.</p>
<div class="flourish-embed flourish-chart" data-src="visualisation/28009198"><img decoding="async" src="https://public.flourish.studio/visualisation/28009198/thumbnail" width="100%" alt="visualization"></div>
<p>“Ancora una volta, un conflitto globale ha fatto impennare i prezzi del gas, con conseguenze economiche potenzialmente drammatiche per le regioni dipendenti dalle importazioni. <strong>L’energia pulita abbinata all’elettrificazione è l’unico modo per proteggersi dagli improvvisi aumenti dei prezzi del gas</strong> e dell’energia elettrica in questa e nelle future crisi”, ha commentato <strong>Chris Rosslowe</strong>, analista energetico senior di Ember. “Alcuni Paesi si sono mossi più rapidamente di altri, ma c’è ancora molto lavoro da fare per costruire un sistema energetico resiliente, pulito ed elettrificato in tutto il blocco”, ha evidenziato.</p>
<p>Infine, il think tank ricorda che, nelle ultime settimane, sono stati sollevati nuovamente dubbi sull’adeguatezza del sistema di prezzi marginali e anche il prezzo del carbonio (EU-ETS) è finito sotto esame, “con gruppi industriali che hanno fatto pressioni per indebolire il meccanismo e <a href="https://www.eunews.it/2026/02/27/lattacco-solitario-dellitalia-sul-sistema-ets-urso-va-sospeso-ma-gli-alleati-ue-frenano/">il governo italiano che ne ha chiesto la sospensione</a>“. Per Ember, invece, “non è affatto garantito che l’eliminazione dei costi del carbonio ridurrebbe significativamente i prezzi dell’elettricità per i consumatori”, in quanto “i prezzi del mercato elettrico, che includono il costo del carbonio, rappresentano meno della metà della bolletta elettrica media di una famiglia dell’UE” e, “ai prezzi attuali del gas, il costo del carbonio costituisce al massimo un quinto di questa quota di costo, ovvero al massimo il 10 per cento della bolletta elettrica finale”. Perciò, dalla sua eliminazione si avrebbe un “impatto incerto” sui prezzi e la scomparsa di “una fonte di entrate e un incentivo a investire in alternative pulite”. Mentre “solo energie rinnovabili, batterie, flessibilità della domanda ed elettrificazione, possono garantire la resilienza a futuri shock dei prezzi dei combustibili fossili”.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Frodi Iva nel settore informatico, la Procura europea smantella rete criminale con cabina di regia a Napoli</title>
<link>https://www.eventi.news/frodi-iva-nel-settore-informatico-la-procura-europea-smantella-rete-criminale-con-cabina-di-regia-a-napoli</link>
<guid>https://www.eventi.news/frodi-iva-nel-settore-informatico-la-procura-europea-smantella-rete-criminale-con-cabina-di-regia-a-napoli</guid>
<description><![CDATA[ Maxi-inchiesta dell&#039;EPPO che sequestra beni per 32 milioni e indaga 64 persone per evasione fiscale. Una rete internazionale con società fantasma in tutta Europa ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/eppo-frodi-iva.png" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 14:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Frodi, Iva, nel, settore, informatico, Procura, europea, smantella, rete, criminale, con, cabina, regia, Napoli</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – L’ombra della <strong>maxi-frode fiscale</strong> tramite una rete di società fantasma in grado di <strong>eludere l’Iva</strong> nel settore informativo e tecnologico: è su questo sospetto che la Procura europea (<a href="https://www.eppo.europa.eu/en" target="_blank" rel="noopener">EPPO</a>) ha dato avvio a una vasta <strong>operazione in Italia</strong> che ha portato al <strong>sequestro preventivo</strong> di quattro complessi commerciali e un magazzino industriale a Somma Vesuviana (Napoli), <strong>per un valore complessivo superiore a 32 milioni di euro</strong>.</p>
<p>L’ordinanza di sequestro preventivo, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Napoli, riguarda <strong>cinque società sospettate</strong> di coinvolgimento in un complesso schema internazionale di frode fiscale basato su “numerose società fittizie italiane e straniere, prive di qualsiasi struttura aziendale reale”, fanno sapere gli inquirenti. Queste società fittizie sarebbero stabilite in diversi Stati membri dell’UE, tra cui i Paesi Bassi, la Germania, la Romania e l’Ungheria, e sarebbero state “presumibilmente” utilizzate per “simulare transazioni commerciali e generare indebiti vantaggi fiscali”, che potrebbero raggiungere cifre ragguardevoli: “Complessivamente sono state identificate le <strong>fatture per operazioni inesistenti superiori a 500 milioni di euro</strong>“, fa sapere la Procura europea.</p>
<p>Queste fatture false per oltre mezzo miliardi di euro si ritiene siano state usate per creare crediti IVA fittizi e ridurre artificialmente il peso fiscale delle società, legate tra loro in modo da rendere complicata la ricostruzione dei flussi finanziari. Il tutto orchestrato e diretto dalla Campania: la presunta rete coinvolge un totale di <strong>64 indagati che operano principalmente nella provincia di Napoli</strong>.</p>
<p>Per la Procura europea e la Guardia di finanza di Napoli e Caserta, che hanno condotto indagini e operazione, “c’è motivo di credere che in molti casi le merci coinvolte non siano mai state spostate fisicamente”, rimanendo nelle stesse piattaforme logistiche mentre sono state registrate più transazioni fittizie tra le società coinvolte.</p>
<p>Non è questa la prima <a href="https://www.eunews.it/2025/11/14/frodi-carosello-procura-ue-indaga-su-iva-non-versata-allitalia-per-260-milioni/" target="_blank" rel="noopener">inchiesta sulle frodi carosello condotte in Italia</a>, Paese UE che si conferma terreno fertile per attività illecite simili. Complessivamente l’evasione fiscale di questo tipo ha prodotto perdite per l’erario nell’ordine di grandezza di centinaia di milioni di euro.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>L’UE alla prova della crisi: energia, competitività e Medio Oriente nell’agenda del Vertice</title>
<link>https://www.eventi.news/lue-alla-prova-della-crisi-energia-competitivita-e-medio-oriente-nellagenda-del-vertice</link>
<guid>https://www.eventi.news/lue-alla-prova-della-crisi-energia-competitivita-e-medio-oriente-nellagenda-del-vertice</guid>
<description><![CDATA[ Dall&#039;agenda per l&#039;autonomia industriale &quot;One Europe, One Market&quot; al bilancio 2028-2034, i leader cercano una sintesi tra rilancio economico e sicurezza internazionale ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Presidente-del-Consiglio-Europeo-Antonio-Costa-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 14:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>L’UE, alla, prova, della, crisi:, energia, competitività, Medio, Oriente, nell’agenda, del, Vertice</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>Escalation in Medio Oriente</strong>, il lancio dell’agenda <strong>“One Europe, One Market”</strong> per la competitività strategica, la discussione sul <strong>bilancio UE 2028-2034</strong>, il sostegno all’<strong>Ucraina</strong>: i punti all’ordine del giorno del Consiglio europeo di giovedì e venerdì prossimi (19-20 marzo) sono messi nero su bianco <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2026/03/12/invitation-letter-by-president-antonio-costa-to-the-members-of-the-european-council/" target="_blank" rel="noopener">nella lettera di convocazione ufficiale </a>che il presidente <strong>António Costa</strong> ha inviato ai leader dei Ventisette. In un clima che è di crescente tensione internazionale.</p>
<p>Il presidente del Consiglio europeo punta, come nelle precedenti riunioni, a concludere i lavori in una singola giornata che si preannuncia densa di argomenti, dalla sicurezza energetica alla ridefinizione dei mercati interni. Il punto centrale dell’agenda sarà l’<strong>escalation militare in Medio Oriente</strong>. “L’escalation militare in Medio Oriente sta causando instabilità globale e le sue conseguenze negative si fanno già sentire in Europa”, sottolinea Costa riferendosi ai <a href="https://www.eunews.it/2026/03/12/in-medio-oriente-linterruzione-dellapprovvigionamento-di-petrolio-piu-grande-di-sempre-lue-nessun-rischio-immediato/"><strong>prezzi dell’energia</strong> </a>e la sicurezza degli approvvigionamenti. “Insieme, dobbiamo identificare gli strumenti che dobbiamo mobilitare per garantire una risposta tempestiva, coordinata ed efficace che protegga i nostri cittadini e le nostre aziende, lavorando allo stesso tempo per la de-escalation e la stabilità nella regione”, continua il presidente del Consiglio europeo.</p>
<p>Oltre alla questione energetica, il Consiglio mira a tradurre le discussioni del <a href="https://www.eunews.it/2026/02/12/competitivita-il-vertice-prima-del-vertice-19-leader-e-von-der-leyen-riuniti-prima-di-vedere-costa/">consiglio informale di Alden Biesen</a> in azioni concrete attraverso la nuova agenda <strong>“One Europe, One Market”: </strong>una strategia per la competitività e l’autonomia strategica. “L’obiettivo generale di questa agenda è rafforzare la competitività europea, accrescere la nostra autonomia strategica e consolidare le fondamenta del nostro modello sociale”, spiega Costa. “L’attuazione congiunta di queste misure contribuirà alla nostra prosperità e al miglioramento del tenore di vita quotidiano per i nostri cittadini, rendendo l’Unione europea più resiliente alle crisi future. Tutto ciò richiede un orientamento politico chiaro e costante da parte del Consiglio europeo, a marzo e oltre”, precisa. In quest’ottica, un ruolo decisivo sarà giocato dal <strong>Quadro Finanziario Pluriennale (MFF) 2028-2034 </strong>che “sarà il principale strumento a nostra disposizione per un’azione strategica comune”. Un dossier complesso su cui Costa auspica tra i capi di Stato e di governo dell’UE “un confronto onesto su come possiamo conciliare le nostre ambizioni con un livello di finanziamento adeguato”.</p>
<p>Dal tavolo, ovviamente, non esce l’Ucraina. Il vertice si aprirà con un intervento del presidente <strong>Volodymyr Zelenskyy</strong> e il messaggio sarà uno solo: il sostegno UE a Kiev è “incrollabile” ed “è fondamentale continuare a esercitare pressioni sulla Russia fino a quando non si impegnerà in negoziati significativi per la pace”. I leader affronteranno anche “la preoccupante situazione in Libano, a Gaza e in Cisgiordania” e per questo punto di agenda Costa ha invitato il segretario generale delle Nazioni Unite, <strong>António Guterres</strong>, “per un pranzo di lavoro al fine di discutere del deterioramento della situazione internazionale e di come l’Unione Europea, in collaborazione con i suoi partner, possa agire per difendere il multilateralismo”.</p>
<p>Tra gli altri temi, la <strong>difesa europea</strong> – su cui “sarà fondamentale esaminare gli sforzi in corso per aumentare la nostra prontezza in materia di difesa” e “dobbiamo continuare a promuovere rapidi progressi, anche nella sua dimensione industriale, quale componente fondamentale dell’autonomia strategica europea” – e la migrazione – tema che resta “una priorità” e “il peggioramento della situazione in Medio Oriente ci ricorda la necessità di portare avanti la nostra agenda in materia di asilo e migrazione”. Infine, “ho invitato la presidente della Banca centrale europea, <strong>Christine Lagarde</strong>, e il presidente dell’Eurogruppo, <strong>Kyriakos Pierrakakis</strong>, a condividere le loro analisi economiche nell’ambito di un Euro Summit in formato inclusivo”. A iniziare i lavori, alle 10 di giovedì, sarà il tradizionale scambio dei capi di Stato e di governo con la presidente del Parlamento europeo, <strong>Roberta Metsola</strong>.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Soldati russi in Europa, otto governi ammoniscono Costa e von der Leyen: non devono poter entrare</title>
<link>https://www.eventi.news/soldati-russi-in-europa-otto-governi-ammoniscono-costa-e-von-der-leyen-non-devono-poter-entrare</link>
<guid>https://www.eventi.news/soldati-russi-in-europa-otto-governi-ammoniscono-costa-e-von-der-leyen-non-devono-poter-entrare</guid>
<description><![CDATA[ Il capo della diplomazia estone, Margus Tsahkna, sostiene di essere in possesso di &quot;informazioni secondo cui molti vorrebbero arrivare in Europa dopo una possibile fine della guerra&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2022/02/Schermata-2022-02-02-alle-09.44.45.png" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 14:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Soldati, russi, Europa, otto, governi, ammoniscono, Costa, von, der, Leyen:, non, devono, poter, entrare</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – L’<strong>Europa orientale</strong> e i <strong>Paesi scandinavi</strong> sono sempre più preoccupati dalla possibilità che <strong>soldati russi</strong> che hanno combattuto – o tuttora combattono – nella guerra di aggressione di Mosca all’Ucraina possano <strong>mettere piede sul suolo europeo</strong>. A mettere questo timore nero su bianco sono stati gli otto leader di <strong>Estonia, Lettonia, Lituania, Germania, Polonia, Romania, Finlandia e Svezia</strong>, in una <strong>lettera</strong> inviata oggi (13 marzo) alla presidente della Commissione Europea, <strong>Ursula von der Leyen</strong>, e al presidente del Consiglio Europeo, <strong>Antonio Costa</strong>. Ad alcuni governi sono arrivate informazioni sul fatto che, al più tardi a guerra finita, molti militari russi siano intenzionati ad entrare nell’Unione. Nel testo, i leader definiscono il potenziale ingresso di combattenti o ex combattenti russi nell’<a href="https://home-affairs.ec.europa.eu/policies/schengen/schengen-area_en" target="_blank" rel="noopener"><strong>area Schengen</strong></a> “uno dei più gravi rischi per la sicurezza interna dell’UE derivanti dalla guerra in Ucraina” e sottolineano la necessità di affrontare la questione e organizzare una risposta europea coordinata “già nelle conclusioni del prossimo <strong>Consiglio Europeo del 19 e 20 marzo</strong>“.</p>
<p>Come spiegano i firmatari, “chiunque abbia partecipato alla guerra come parte delle forze armate dello Stato aggressore rappresenta un pericolo” che può concretizzarsi sotto forma di “crimini violenti, reti criminali organizzate, movimenti estremisti o attività ostili nel contesto più ampio dell’azione ibrida della Russia contro l’UE”. A impensierire ulteriormente il fianco orientale dell’UE è il fatto che, per compensare le perdite al fronte, Mosca abbia progressivamente aumentato il <a href="https://legrandcontinent.eu/it/2025/05/30/il-reclutamento-di-soldati-a-contratto-da-parte-di-mosca-e-raddoppiato-tra-linizio-e-la-fine-del-2024/" target="_blank" rel="noopener"><strong>reclutamento di detenuti per reati violenti</strong>.</a> Secondo la lettera inviata ai vertici di Bruxelles, sarebbero “più di <strong>180.000</strong> i criminali precedentemente condannati che sono stati reclutati dalle prigioni russe per essere inviati al fronte”. E, con il progredire delle rotazioni, “è probabile che il numero di individui con recenti esperienze di combattimento violento che cercano di viaggiare all’estero aumenti in modo significativo”.</p>
<p>Il documento odierno fa seguito a mesi in cui i timori dei principali Paesi dell’est su questo tema sono progressivamente cresciuti. Come riportato dal quotidiano tedesco <a href="https://www.welt.de/newsticker/dpa_nt/infoline_nt/politik_ausland_nt/article697b43b6d7ccc21a5b4c6c3d/russische-ukraine-kaempfer-muessen-eu-einreiseverbot-fuerchten.html?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener"><strong><em>Die Welt</em></strong></a>, in una riunione dei ministri degli Esteri dell’UE alla fine di gennaio, il capo della diplomazia estone, <strong>Margus Tsahkna</strong>, aveva affermato di essere in possesso di “informazioni secondo cui molti soldati russi vorrebbero arrivare in Europa dopo una possibile fine della guerra”. Non a caso, la prima capitale a introdurre una <a href="https://it.euronews.com/2026/01/13/lestonia-vieta-lingresso-nel-paese-ai-russi-che-hanno-combattuto-in-ucraina" target="_blank" rel="noopener">norma</a> per<strong> vietare l’ingresso a 260 soldati russi</strong> all’inizio dell’anno è stata <strong>Tallinn</strong>, seguita dalla <strong>Lituania</strong> che proprio ieri ha presentato una proposta di legge analoga.</p>
<p>Per i Paesi del fianco orientale, tuttavia, le misure nazionali non sono sufficienti: “data la libertà di movimento garantita da Schengen, le conseguenze di ogni ingresso possono essere gravi per la sicurezza di ogni singolo Stato membro e di tutta l’Unione”. Per questo, gli autori della lettera chiedono che si elabori una <strong>risposta comunitaria</strong> a questi rischi e che lo si faccia già a partire dal prossimo Consiglio Europeo. Oltre agli strumenti già esistenti – come “il <strong>rifiuto di visti e permessi di soggiorno</strong> e l’<strong>imposizione di divieti di ingresso</strong> a lungo termine in tutta l’area Schengen” – i firmatari fanno riferimento alla <strong><a href="https://italy.representation.ec.europa.eu/notizie-ed-eventi/notizie/la-commissione-adotta-la-prima-strategia-dellue-materia-di-visti-2026-01-29_it" target="_blank" rel="noopener">nuova strategia</a> sulla politica dei visti</strong> lanciata dalla Commissione a gennaio, che apriva la porta a “<strong>ulteriori misure restrittive in casi di grave deterioramento delle relazioni con uno specifico paese terzo</strong>, con particolare riferimento alla categoria degli ‘ex e attuali combattenti di uno Stato aggressore'”.</p>
<p>Sembra – o forse è – un passaggio scritto appositamente per la Russia e, nella stessa riunione di fine gennaio di cui riferiva <em>Die Welt</em>, si sarebbe discusso di utilizzarlo per costruire una <strong>norma europea</strong> analoga a quella già approvata dall’Estonia e in discussione in Lituania. Secondo diversi diplomatici europei, tuttavia, gli <strong>ostacoli</strong> sono numerosi. Su tutti il fatto che il potere di concedere o negare visti resta <strong>nelle mani dei singoli governi</strong> e la difficoltà di dimostrare se un soldato abbia effettivamente combattuto in Ucraina se quest’ultimo fornisce informazioni false.</p>
<p>Tutti nodi rimandati – forse – al 19 e 20 marzo.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Salute, il 48 per cento delle sigarette elettroniche in Europa proviene da fonti irregolari</title>
<link>https://www.eventi.news/salute-il-48-per-cento-delle-sigarette-elettroniche-in-europa-proviene-da-fonti-irregolari</link>
<guid>https://www.eventi.news/salute-il-48-per-cento-delle-sigarette-elettroniche-in-europa-proviene-da-fonti-irregolari</guid>
<description><![CDATA[ È quanto emerge da un nuovo studio del Fraunhofer Institute for Integrated Circuits IIS, che analizza la dimensione e le dinamiche del mercato parallelo delle e-cigarette in Europa ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/IPA_Agency_IPA61642650-scaled-e1773407109425.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 14:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Salute, per, cento, delle, sigarette, elettroniche, Europa, proviene, fonti, irregolari</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>Il mercato europeo delle sigarette elettroniche è sempre più influenzato da canali di approvvigionamento irregolari</strong>. È quanto emerge da un nuovo studio del <a href="https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.iis.fraunhofer.de/en.html&ved=2ahUKEwiR7-T2-JyTAxVw9wIHHfOtMG8QFnoECAwQAQ&usg=AOvVaw2aeRfuQ85PQ8OrCxjo-_Xu" target="_blank" rel="noopener"><strong>Fraunhofer Institute for Integrated Circuits IIS</strong></a>, che analizza la dimensione e le dinamiche del mercato parallelo delle e-cigarette in Europa. ”Per la prima volta siamo riusciti a mappare il mercato sommerso delle sigarette elettroniche in Europa, sulla base di analisi commerciali e della catena di approvvigionamento, statistiche doganali e segmentazione del mercato”, dichiara Uwe Veres-Homm, responsabile dell’analisi dei rischi e della localizzazione presso il Fraunhofer IIS. Si tratta di un mercato dal <strong>valore stimato di circa 6,6 miliardi di euro</strong>, con una crescita prevista fino a 10,8 miliardi di euro entro il 2030.</p>
<p>Secondo lo studio, circa il <strong>48 per cento del mercato europeo delle sigarette elettroniche proviene da fonti irregolari</strong>, tra mercato grigio, commercio illegale e importazioni private di prodotti non conformi o non tassati. Di questi, il 35 per cento può essere chiaramente attribuito al commercio illegale; circa il 13 per cento sono importazioni private di prodotti non approvati o non tassati. Nel complesso, il mercato irregolare delle e-cigarette in Europa cresce a un ritmo stimato di circa l’8,6 per cento all’anno. “Il 90 per cento dei prodotti irregolari destinati al mercato europeo proviene dalla Cina”, spiega Uwe Veres-Homm, con la città di Shenzhen che rappresenta il principale polo produttivo globale del settore (con una produzione del 70 per cento).</p>
<p>La diffusione di tale mercato irregolare <strong>comporta significative perdite fiscali per gli Stati membri e per l’Unione Europea</strong>, oltre a generare una forte concorrenza sleale nei confronti dei rivenditori e dei produttori che operano nel rispetto delle normative. Ne è un esempio la Germania, di cui la perdita fiscale stimata per il 2024 è stata di circa 119 milioni di euro.</p>
<p>Il rapporto sottolinea anche il <strong>ruolo delle catene logistiche internazionali</strong>. Le sigarette elettroniche prodotte in Cina arrivano spesso in Europa attraverso spedizioni di piccole dimensioni, difficili da controllare in modo sistematico. All’interno dell’UE, <strong>Germania, Paesi Bassi e Belgio</strong> rappresentano importanti hub logistici per la distribuzione dei prodotti nel mercato europeo. Secondo la Commissione Europea, ogni giorno arrivano nell’Unione Europea circa 12 milioni di pacchi di e-cigarette, un volume che rende estremamente complesso il controllo sistematico delle spedizioni. Questa merce “elude i controlli di qualità e di tutela dei consumatori e sono estremamente redditizie per i produttori – ha sottolineato Horst Manner-Romberg, amministratore delegato della MRU Beratungs- und Verlagsgesellschaft mbH, che ha collaborato con Fraunhofer IIS -. Le differenze di prezzo all’interno del mercato interno dell’Unione europea creano inoltre incentivi al contrabbando e alle reimportazioni dai paesi confinanti, mettendo sotto enorme pressione i fornitori legali”.</p>
<p>Il commercio di sigarette elettroniche provenienti da fonti irregolari solleva anche <strong>problemi di sicurezza e tutela dei consumatori</strong>, poiché questi prodotti possono (e riescono) ad aggirare i controlli di qualità, le norme di etichettatura e le procedure di autorizzazione previste dalla normativa europea. Lo studio suggerisce tre misure che possono essere adottate indipendentemente dalle maggioranze politiche. Per prima cosa definizioni e classificazioni dei prodotti uniformi: molte distorsioni derivano dal fatto che prodotti identici sono registrati, classificati e tassati in modo diverso nei vari Stati membri dell’Ue. Poi tracciabilità digitale e piattaforma dati centrale: le tecnologie per la trasparenza della catena di approvvigionamento, come la serializzazione basata su blockchain o la valutazione dei rischi supportata dall’intelligenza artificiale, possono aiutare a distinguere i flussi di merci legali da quelli illegali. È importante che questi dati confluiscano in una piattaforma centrale internazionale che colleghi la produzione, l’importazione, il consumo e, soprattutto, le violazioni delle normative, consentendo così una sorveglianza olistica del mercato. Infine, cooperazione con i paesi di origine.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Nell’UE diminuiscono di poco le morti per malattie circolatorie, e pian piano, aumentano quelle di cancro</title>
<link>https://www.eventi.news/nellue-diminuiscono-di-poco-le-morti-per-malattie-circolatorie-e-pian-piano-aumentano-quelle-di-cancro</link>
<guid>https://www.eventi.news/nellue-diminuiscono-di-poco-le-morti-per-malattie-circolatorie-e-pian-piano-aumentano-quelle-di-cancro</guid>
<description><![CDATA[ I dati Eurostat confermano che alla fine del 2023 ictus, ipertensioni, trombosi e affini restano la prima causa di morti, ma sono in ribasso. In rialzo i casi letali di neoplasmi maligni ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/01/Imagoeconomica_2325056.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 14:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Nell’UE, diminuiscono, poco, morti, per, malattie, circolatorie, pian, piano, aumentano, quelle, cancro</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Silenziosamente, e molto lentamente, <strong>le morti premature per malattie circolatorie diminuiscono</strong>. Sempre silenziosamente e sempre piano piano, però, <strong>aumentano quelle per cancro</strong>. L’Unione europea della salute si può descrivere e riassumere tutta qui, nelle cifre che Eurostat diffonde e da cui emergono problemi vecchi e tendenze nuove che si consolidano negli andamenti. Così alla fine del 2023 <a href="https://www.eunews.it/2025/03/21/2022-malattie-circolatorie-causa-morti-ue/" target="_blank" rel="noopener">problemi veno-arteriosi restano la causa numero uno per decessi</a>, seguite dai neoplasmi maligni, con le prime che si riducono e le seconde che aumentano.</p>
<p><a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/decessi-malattie-ue.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-447607" src="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/decessi-malattie-ue.png" alt="" width="648" height="332" srcset="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/decessi-malattie-ue.png 648w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/decessi-malattie-ue-300x154.png 300w" sizes="(max-width: 648px) 100vw, 648px"></a>Nell’UE l’<a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/main/about-us/mission-values" target="_blank" rel="noopener">istituto di statistica europeo</a> ha censito 1.593.488 decessi da ipertensione, arteriosclerosi, ictus e affini, che s si traduce in quasi 100mila casi letali in meno ai livelli del 2022 (1.687.874). Ma nell’arco dello stesso anno, tra il 2022 e il 2023, il numero di uomini e donne morti in tutta l’Unione europea per<strong> casi di cancro è cresciuto di 8mila unità</strong>, arrivando a 1.160.874 decessi certificati. Ancora, <strong>cresce il numero di persone morte per problemi all’apparato respiratorio (+16.807 casi)</strong> , che ricorda la <a href="https://www.eunews.it/2024/06/07/migliora-qualita-aria-ue-aea-italia/" target="_blank" rel="noopener">problematica della cattiva qualità dell’aria che si respira nell’UE</a>, e aumenta il numero di morti legate a patologie del sistema muscolo-scheletrico (+1.157).</p>
<p><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"> I progressi in termini di minori decessi prematuri legati a patologie del sistema circolatorio vengono quindi contrastati dall’avanzare di altre patologie, dalla letalità crescente. Intanto, continua Eurostat, la malattie del sistema circolatorio colpiscono in modo letale, in media, 313 europei ogni 100mila abitanti, con ta</span></span><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">ssi di mortalità più elevati in Bulgaria (923 decessi ogni 100mila persone), Romania (787) e Lettonia (726).</span></span></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>UE contro USA sullo stop alle sanzioni sul petrolio russo: “Mette a rischio la sicurezza europea”</title>
<link>https://www.eventi.news/ue-contro-usa-sullo-stop-alle-sanzioni-sul-petrolio-russo-mette-a-rischio-la-sicurezza-europea</link>
<guid>https://www.eventi.news/ue-contro-usa-sullo-stop-alle-sanzioni-sul-petrolio-russo-mette-a-rischio-la-sicurezza-europea</guid>
<description><![CDATA[ Per Zelensky, la misura rafforza Mosca e non aiuta la pace. Critiche da Parigi e Berlino, gioiscono Mosca e Budapest ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2023/12/000_33LA423-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 14:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>contro, USA, sullo, stop, alle, sanzioni, sul, petrolio, russo:, “Mette, rischio, sicurezza, europea”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Stop temporaneo alle sanzioni al petrolio russo. È l’ultima mossa – indigesta all’Unione Europea – del presidente USA, <strong>Donald Trump</strong>. L’annuncio è arrivato, nella notte europea, dal segretario al Tesoro USA, <strong>Scott Bessent</strong>, via <a href="https://x.com/SecScottBessent/status/2032240591442960393">X</a>. “<span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3">Per ampliare la portata globale dell’offerta esistente, il dipartimento del Tesoro americano st</span><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3">a concedendo <strong>un’autorizzazione temporanea per consentire ai Paesi di acquistare petrolio russo attualmente bloccato in mare</strong>“, scrive. Una misura che Bessent definisce “<strong>mirata e di breve termine</strong>” – il <a href="https://ofac.treasury.gov/media/935191/download?inline" target="_blank" rel="noopener">documento</a> precisa che sarà in vigore fino all’11 aprile – e che “si applica solo al petrolio già in transito e non fornirà significativi benefici finanziari al governo russo, che ricava la maggior parte delle sue entrate energetiche dalle tasse applicate al momento dell’estrazione”. </span></p>
<p><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3">Ma per quanto Bessent tenti di sminuire la misura, a Bruxelles non è sfuggita la portata della decisione di Washington, che apre un’altra frattura nel fronte occidentale nei confronti di Mosca e crea un precedente. “<strong>La decisione unilaterale degli Stati Uniti di revocare le sanzioni sulle esportazioni di petrolio russo è motivo di grande preoccupazione</strong>, <strong>in quanto ha ripercussioni sulla sicurezza europea</strong>“, <a href="https://x.com/eucopresident/status/2032418541224292378">scandisce</a> il presidente del Consiglio europeo, <strong>Antonio Costa</strong>. “L’aumento della pressione economica sulla Russia è decisivo affinché quest’ultima accetti un negoziato serio per una pace giusta e duratura. L’allentamento delle sanzioni aumenta le risorse russe per condurre la guerra di aggressione contro l’Ucraina”, puntella. </span></p>
<p>La decisione dell’amministrazione Trump arriva una manciata d’ore dopo la <a href="https://www.eunews.it/2026/03/11/g7-von-der-leyen-e-costa-prioritari-i-flussi-energetici-non-allentare-le-sanzioni-alla-russia/">video riunione tra i leader del G7</a>, mercoledì (11 marzo), da cui Costa e la presidente della Commissione, <strong>Ursula von der Leyen</strong>, sono usciti chiarendo che “<strong>questo non è il momento di allentare le sanzioni contro la Russia”</strong>. Un concetto ribadito oggi (13 marzo) dall’esecutivo Ue, nel briefing quotidiano con la stampa. “<strong>Non è il momento di allentare le sanzioni contro la Russia</strong>“, ha dichiarato la portavoce capo della Commissione europea, <strong>Paula Pinho</strong>. “La Russia ha guadagnato, secondo le nostre informazioni, 150 milioni di dollari USA al giorno in entrate aggiuntive dalla vendita di petrolio dall’inizio del conflitto in Medio Oriente. Il che rende <strong>la Russia probabilmente il maggiore beneficiario di questo conflitto</strong>“, ha sottolineato. Bruxelles comprende che “l’eccezione concessa dagli Stati Uniti è limitata nel tempo e nell’ambito di applicazione alle navi già in mare”. Ma “resta convinta che il tetto massimo al prezzo del petrolio e le nostre sanzioni contro la Russia siano ben mirate e che rimangano in vigore anche nell’attuale situazione di volatilità dei mercati petroliferi”, come ricordato dalla portavoce della Commissione al Mercato interno, <strong>Siobhan McGarry.</strong> “Nell’attuale situazione di volatilità dei mercati petroliferi, il tetto massimo al prezzo del petrolio si è dimostrato efficace nel ridurre le entrate russe dalle esportazioni, mantenendo al contempo la stabilità dei mercati petroliferi. I volumi delle esportazioni russe sono rimasti sostanzialmente stabili e <strong>la Russia non dovrebbe assolutamente trarre vantaggio dalla guerra contro l’Iran</strong>“, ha specificato ancora.</p>
<p>Intanto, le parole di condanna del presidente ucraino, <strong>Volodymyr Zelensky</strong>, sono arrivate da Parigi, dove ha incontrato il suo omologo francese, <strong>Emmanuel Macron</strong>. Per il leader ucraino, “la revoca delle sanzioni porterà in ogni caso a <strong>un rafforzamento della posizione della Russia</strong>“. Nella conferenza stampa congiunta all’Eliseo, Zelensky ha spiegato che “solo questo allentamento da parte degli Stati Uniti potrebbe fruttare alla Russia circa 10 miliardi di dollari per la guerra”, sottolineando che la decisione a stelle e strisce “<strong>non contribuisce certo alla pace</strong>“. Più sicuro della compattezza occidentale è stato Macron. Per il capo dell’Eliseo, “la decisione presa, in modo eccezionale e limitato, dagli Stati Uniti non rimette in discussione in modo duraturo e ampio le sanzioni che loro stessi hanno deciso nel quadro del G7”, ha commentato. “La Russia crede che la guerra in Iran le offrirà una tregua”, ma “si sbaglia” perché “nulla ci distoglierà dall’Ucraina” e “il nostro sostegno non vacillerà”, ha puntualizzato. Inoltre, “il contesto di aumento dei prezzi delle quotazioni del petrolio non deve in nessun caso portarci a rivedere la nostra politica di sanzioni nei confronti della Russia: questa è la posizione che ha tenuto il G7, ed è logicamente la posizione della Francia e dell’Europa”. Critico anche il cancelliere tedesco <strong>Friedrich Merz</strong>. “L’alleggerimento delle sanzioni adesso, qualsiasi sia la ragione, è sbagliata”, ha affermato.</p>
<p>Ma tra i Ventisette l’unità è sbiadita da tempo e chi gioisce è il governo ungherese di Viktor Orban. “<strong>L’UE dovrebbe seguire l’esempio americano e sospendere le sanzioni sul petrolio russo</strong>“, ha scritto su <a href="https://x.com/FM_Szijjarto/status/2032406590473506828">X</a>, il ministro degli Affari esteri ungherese, <strong>Peter Szijjarto</strong>. “Riammettere queste forniture sul mercato europeo contribuirebbe a contenere l’aumento dei prezzi, ma purtroppo Bruxelles non ha ancora compiuto questo passo. Di conseguenza, i prezzi del carburante stanno aumentando in tutta Europa, con benzina e diesel che diventano più cari in tutto il continente. Chiediamo a Bruxelles di revocare le sanzioni sul petrolio russo. Le decisioni dell’UE non dovrebbero essere guidate dalle pressioni di Zelensky”, ha scritto.</p>
<p>Tra Budapest e Kiev si sta consumando<a href="https://www.eunews.it/2026/03/06/sale-la-tensione-tra-ungheria-e-ucraina-lue-valuta-il-sostegno-finanziario-per-la-ripresa-delloleodotto-druzhba/"> lo scontro sull’oleodotto Druzhba</a>, con il governo ungherese che accusa quello ucraino di non riaprire i rubinetti del petrolio per ostacolare il percorso elettorale di Orban, al voto il 12 aprile – aggravando il rischio di crisi energetica scatenata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz – e contrattacca ponendo <a href="https://www.eunews.it/2026/03/03/ucraina-orban-scrive-a-von-der-leyen-senza-oleodotto-nessuna-nostra-decisione-a-favore-di-kiev/">il veto al prestito da 90 miliardi di euro</a> che l’Unione europea si è impegnata a elargire a Kiev già a partire da aprile e ostacolando ogni altra decisione a sostegno del Paese aggredito da Mosca. Una matassa che Bruxelles cerca di sbrogliare, anche offrendo sostegno economico per il ripristino dell’oleodotto. “Posso aggiornarvi dicendo che abbiamo proposto una missione per ispezionare l’oleodotto” Druzhba “all’Ucraina”, ha spiegato ieri (12 marzo) la portavoce della Commissione europea per l’Energia, Anna-Kaisa Itkonen, ieri. “Siamo in intense discussioni e in contatto con l’Ucraina su questa questione, come accade già da un paio di settimane, così come con gli Stati membri che sono maggiormente coinvolti”, ha precisato.</p>
<p>Infine, plaude alla Casa Bianca il Cremlino. Il portavoce, <strong>Dmitri Peskov</strong>, ha precisato che la situazione in Medio Oriente è caratterizzata da “una crescente crisi nel settore energetico” e che “la revoca delle restrizioni statunitensi sulle vendite di petrolio alla Russia contribuirà a stabilizzare il mercato”. Anche perché “attualmente, Russia e Stati Uniti hanno gli stessi interessi nella stabilizzazione dei mercati energetici globali”. E la stabilizzazione del mercato globale dell’energia con la crisi scatenata dalla guerra nel Golfo Persico è “impossibile” senza i volumi produttivi di petrolio della Russia.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Latte in polvere ritirato, UE: Nessun nesso stabilito con i decessi infantili, ma massima vigilanza</title>
<link>https://www.eventi.news/latte-in-polvere-ritirato-ue-nessun-nesso-stabilito-con-i-decessi-infantili-ma-massima-vigilanza</link>
<guid>https://www.eventi.news/latte-in-polvere-ritirato-ue-nessun-nesso-stabilito-con-i-decessi-infantili-ma-massima-vigilanza</guid>
<description><![CDATA[ Il commissario europeo Olivér Várhelyi ha spiegato che la Commissione Ue non ha trovato che &quot;le norme esistenti siano inadeguate”, pur ribadendo che l’esecutivo europeo “resta impegnato a rivedere continuamente le procedure&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/IPA_Agency_IPA59637077-e1773404144337.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 14:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Latte, polvere, ritirato, UE:, Nessun, nesso, stabilito, con, decessi, infantili, massima, vigilanza</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – La Commissione europea non ha riscontrato alcuna prova che le norme dell’Unione Europea vigenti siano inadeguate, ma resta impegnata a rivedere continuamente le procedure per migliorare la governance della sicurezza alimentare. Lo ha messo nero su bianco il commissario per la Salute e il benessere degli animali, <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Olivér Várhelyi, </span></span></strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">rispondendo a <a href="https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/P-10-2026-000308_EN.html" target="_blank" rel="noopener">una interrogazione parlamentare</a> in merito a</span></span>l ritiro di diversi lotti di latte in polvere per neonati in Europa per una <strong>sospetta contaminazione da cereulide. </strong>Un tema caldo, soprattutto dopo che la Francia ha iniziato ad indagare su due decessi infantili potenzialmente collegati alla formula richiamata: caso su cui, ha chiarito <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Várhelyi</span></span> <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">non è stato stabilito alcun nesso causale.</span></span></p>
<p data-start="564" data-end="1359">Sulla questione ha presentato una interrogazione la deputata croata socialista, <strong>Biljana Borzan,</strong> “a seguito dei recenti ritiri a livello europeo di latte artificiale per sospetta contaminazione da cereulide (tossina del Bacillus cereus) e alla luce delle indagini in corso da parte delle autorità francesi sui decessi infantili potenzialmente collegati al consumo dei prodotti ritirati, sono sorte serie preoccupazioni circa l’efficacia della governance UE in materia di sicurezza alimentare per i prodotti destinati ai consumatori più vulnerabili”. In questo contesto, l’eurodeputata ha chiesto alla Commissione quando sia stata informata per la prima volta dei sospetti rischi per la salute e in che modo e quando queste informazioni sono state trasmesse agli Stati membri tramite il Sistema di allerta rapida per alimenti e mangimi (RASFF); come valuti l’adeguatezza delle norme UE vigenti in materia di approvvigionamento degli ingredienti, controllo dei fornitori, analisi dei pericoli e obblighi di notifica ai fabbricanti per il latte artificiale; e quali misure immediate ha adottato la Commissione per garantire la piena responsabilità lungo tutta la filiera del latte artificiale.</p>
<p data-start="564" data-end="1359">A <a href="https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/P-10-2026-000308-ASW_EN.html" target="_blank" rel="noopener">rispondere</a>, a nome dell’esecutivo europeo, è stato il commissario per la Salute e il benessere degli animali, <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Olivér Várhelyi</span></span></strong>. “<strong>Il 10 dicembre 2025 la Commissione europea è stata avvisata della contaminazione da cereulide nei prodotti di un’azienda Nestlé nei Paesi Bassi</strong>”, ha precisato Várhelyi, aggiungendo che l’azienda “ha richiamato lo stesso giorno <strong>25 lotti in 16 Paesi europei</strong> e ha trattato l’incidente con la massima serietà”. Il sistema europeo di allerta rapida per alimenti e mangimi (RASFF) “è stato emesso il 12 dicembre 2025”, ha precisato il commissario, riferendosi al <a href="https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://food.ec.europa.eu/food-safety/rasff_en&ved=2ahUKEwi4y8XO6JyTAxVOhv0HHSMmKlkQFnoECB4QAQ&usg=AOvVaw1QGIGlfgi_4yAu2OqHFqa4" target="_blank" rel="noopener"><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Rapid Alert System for Food and Feed</span></span></a>, lo strumento utilizzato dagli Stati membri per condividere rapidamente informazioni su rischi per la sicurezza alimentare. La vicenda ha assunto una dimensione ancora più sensibile alcune settimane dopo. “Il <strong>20 gennaio 2026</strong> la Commissione è stata informata che la <strong>Francia stava indagando su due decessi infantili</strong> potenzialmente collegati alla formula richiamata”, ha dichiarato Várhelyi. Allo stesso tempo, il commissario ha sottolineato che “da allora non è stato stabilito alcun nesso causale”.</p>
<p data-start="2124" data-end="2772">L’interrogazione solleva interrogativi sulla tenuta del <strong>sistema europeo di sicurezza alimentare e sulla capacità delle norme attuali di individuare tempestivamente i rischi lungo la catena di approvvigionamento</strong>. Secondo la Commissione, tuttavia, non emergono elementi che indichino carenze strutturali. “Non appena la Commissione è stata informata del richiamo volontario legato all’aumento dei livelli di cereulide riscontrati negli alimenti per lattanti, sono stati attivati i diversi strumenti esistenti per garantire il coordinamento transfrontaliero tra le autorità competenti per la sicurezza alimentare degli Stati membri”, ha spiegato Várhelyi. In particolare, “la Commissione non ha riscontrato alcuna prova che le norme UE vigenti siano inadeguate, ma rimane impegnata a rivedere continuamente le procedure per migliorare la governance della sicurezza alimentare”, ha osservato.</p>
<p data-start="3376" data-end="3724">Sul piano scientifico, <strong>l’esecutivo europeo ha coinvolto anche l’<a href="https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.efsa.europa.eu/en&ved=2ahUKEwin0vrb6JyTAxUO87sIHSvXMqQQFnoECCQQAQ&usg=AOvVaw0E5iA2BCispe3c7xcPcJTt" target="_blank" rel="noopener"><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">European Food Safety Authority</span></span></a></strong>, l’autorità europea che si occupa di sicurezza alimentare e che fornisce dati scientifici e consulenze indipendenti sui possibili rischi nella filiera alimentare (EFSA). L’indagine sulla possibile origine della contaminazione si estende inoltre aldilà dei confini dell’Unione: la Commissione UE ha esortato le autorità cinesi a indagare sui lotti di olio di acido arachidonico. “In risposta a questo incidente, la Commissione ha intensificato il coordinamento con gli Stati membri condividendo gli avvisi RASFF e attivando la propria rete di coordinatori di crisi. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) è stata incaricata con urgenza di stabilire una dose di riferimento acuta (ARfD) per la cereulide al fine di orientare una gestione armonizzata del rischio. Inoltre, la Commissione ha esortato le autorità cinesi a indagare sui lotti di olio di acido arachidonico contaminati, identificati come fonte della contaminazione della catena di approvvigionamento”, ha chiarito il commissario.</p>
<p data-start="4113" data-end="4623" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Infine, nonostante l’attenzione politica suscitata dal caso, Bruxelles <strong>non prevede al momento una revisione complessiva della legislazione europea sulla nutrizione infantile</strong>. “Sebbene la Commissione non stia attualmente pianificando una revisione completa delle norme dell’UE sulla nutrizione infantile”, ha concluso Várhelyi, l’esecutivo europeo “resta impegnato a mantenere i più elevati standard di sicurezza attraverso il monitoraggio continuo e il miglioramento delle misure esistenti”.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Viaggi “tutto compreso”: ecco le nuove regole stabilite dall’UE per tutelare i turisti</title>
<link>https://www.eventi.news/viaggi-tutto-compreso-ecco-le-nuove-regole-stabilite-dallue-per-tutelare-i-turisti</link>
<guid>https://www.eventi.news/viaggi-tutto-compreso-ecco-le-nuove-regole-stabilite-dallue-per-tutelare-i-turisti</guid>
<description><![CDATA[ Oggi l&#039;approvazione del Parlamento europeo. Nesci: &quot;Un passo importante per rafforzare la fiducia nel mercato del turismo organizzato&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2021/09/Turisti.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 07:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Viaggi, “tutto, compreso”:, ecco, nuove, regole, stabilite, dall’UE, per, tutelare, turisti</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<div class="ep_gridcolumn ep-m_product" data-view1200="6" data-view1020="6" data-view750="10" data-view640="6" data-view480="8" data-view320="4">
<div class="ep_gridcolumn-content">
<div class="ep-a_text ep-layout_chapo">
<p>Bruxelles – A larghissima maggioranza i deputati europei hanno dato oggi (12 marzo) il via libera alle norme aggiornate sui viaggi “tutto compreso”, per tutelare i viaggiatori, in particolare a seguito delle distorsioni avvenute a seguito della pandemia e i fallimenti di grandi aziende del settore.</p>
</div>
</div>
</div>
<div class="ep_gridcolumn ep-m_product" data-view1200="6" data-view1020="6" data-view750="10" data-view640="6" data-view480="8" data-view320="4">
<div class="ep_gridcolumn-content">
<div class="ep-a_text" data-wysiwyg="">
<p class="ep-wysiwig_paragraph">Con 537 voti a favore, 2 contrari e 24 astensioni, il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva la direttiva aggiornata, già <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/en/press-room/20251127IPR31635/package-travels-new-rules-on-traveller-protection" target="_blank" rel="noopener" data-analytics-event-attached="true">concordata provvisoriamente con i paesi UE</a>, che <strong>chiarisce quali viaggi e servizi possono essere considerati un pacchetto turistico</strong>, introduce norme sull’utilizzo dei voucher e stabilisce le condizioni che permetteranno ai clienti di annullare i propri piani di viaggio senza costi.</p>
<h4 class="ep-wysiwig_paragraph"><strong>Definizione di pacchetto turistico</strong></h4>
<p class="ep-wysiwig_paragraph">Le nuove norme dovrebbero rendere più semplice capire quali combinazioni di servizi di viaggio costituiscono un pacchetto. Ciò dipenderà innanzitutto dal momento e dalle modalità con cui la combinazione di servizi viene prenotata. Ad esempio, nel caso di un acquisto online in cui processi di prenotazione collegati consentono di combinare servizi offerti da operatori diversi, questi saranno considerati un pacchetto se il primo operatore trasmette i dati personali del viaggiatore agli altri operatori e il contratto per tutti i servizi è concluso entro 24 ore.</p>
<p class="ep-wysiwig_paragraph">Se l’organizzatore del viaggio invita il cliente a prenotare <strong>servizi aggiuntivi</strong>, il cliente dovrà essere informato se tali servizi non costituiscono un pacchetto con quelli già prenotati.</p>
<h4 class="ep-wysiwig_paragraph"><strong>Voucher</strong></h4>
<p class="ep-wysiwig_paragraph">La direttiva aggiornata introduce norme sull’uso dei voucher, molto utilizzati dalle compagnie durante la pandemia. I consumatori avranno il diritto di rifiutare un voucher e richiedere invece un rimborso entro 14 giorni. I voucher potranno avere una validità massima di 12 mesi e i clienti dovranno essere rimborsati per eventuali voucher scaduti e non utilizzati, in tutto o in parte. Le aziende non potranno limitare la scelta dei servizi di viaggio per i titolari di voucher.</p>
<h4 class="ep-wysiwig_paragraph"><strong>Penali per la cancellazione del viaggio</strong></h4>
<p class="ep-wysiwig_paragraph">Secondo le norme attuali, i clienti possono annullare i propri piani di viaggio senza penali se nel luogo di destinazione si verificano circostanze inevitabili e straordinarie. Questa possibilità sarà ora estesa anche a eventi inevitabili e straordinari che si verifichino nel luogo di partenza o che possano incidere in modo significativo sul viaggio. La valutazione sulla gravità delle circostanze sarà effettuata caso per caso. Anche le raccomandazioni ufficiali di viaggio potranno costituire un’indicazione in tal senso.</p>
<h4 class="ep-wysiwig_paragraph"><strong>Tempistiche per la gestione dei reclami e i rimborsi</strong></h4>
<p class="ep-wysiwig_paragraph">Quando riceveranno un reclamo relativo a un servizio, gli organizzatori di viaggi dovranno confermare la ricezione entro 7 giorni e fornire una risposta motivata entro 60 giorni. In caso di fallimento dell’organizzatore del viaggio, i clienti dovranno essere rimborsati per i servizi cancellati, attraverso la garanzia, in caso di insolvenza entro 6 mesi (9 mesi per fallimenti molto complessi). Resta invariato il termine standard di 14 giorni per i rimborsi in caso di cancellazione del viaggio.</p>
<p class="ep-wysiwig_paragraph">Dopo il voto, il relatore <strong>Alex Agius Saliba</strong> (S&D, Malta) ha spiegato che “queste norme aggiornate proteggeranno i consumatori quando qualcosa va storto con il loro pacchetto turistico. In caso di circostanze straordinarie che incidano su qualsiasi parte del viaggio, i viaggiatori potranno cancellare la prenotazione con un rimborso completo”.</p>
<p>“Regole più chiare, più trasparenza e più tutele per i consumatori”. Così l’eurodeputato di Fratelli d’Italia-ECR <strong>Denis Nesci</strong>, relatore ombra del provvedimento, commenta il via libera.  “Si tratta – sottolinea Nesci – di un passo importante per rafforzare la fiducia nel mercato del turismo organizzato e garantire un equilibrio più solido tra tutela dei consumatori e sostenibilità del settore”.</p>
<p class="ep-wysiwig_paragraph">Il Consiglio UE dovrà ora adottare formalmente la normativa, che poi sarà pubblicata in Gazzetta Ufficiale. I Paesi dell’UE avranno 28 mesi dalla data di entrata in vigore per recepire le nuove norme nel diritto nazionale e ulteriori 6 mesi per iniziare ad applicare le nuove disposizioni.</p>
</div>
</div>
</div>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Agricoltura, prezzi dei prodotti UE giù dell’1,9 per cento nel quarto trimestre 2025 su base annua</title>
<link>https://www.eventi.news/agricoltura-prezzi-dei-prodotti-ue-giu-dell19-per-cento-nel-quarto-trimestre-2025-su-base-annua</link>
<guid>https://www.eventi.news/agricoltura-prezzi-dei-prodotti-ue-giu-dell19-per-cento-nel-quarto-trimestre-2025-su-base-annua</guid>
<description><![CDATA[ Eurostat segnala il primo calo dopo tre trimestri consecutivi di rincari. Resta stabile il costo dei fattori produttivi ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/pexels-zen-chung-5529591-683x1024.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 07:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Agricoltura, prezzi, dei, prodotti, giù, dell’1, 9, per, cento, nel, quarto, trimestre, 2025, base, annua</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Nel <strong>quarto trimestre del 2025</strong>, il <strong>prezzo medio dei prodotti agricoli</strong> dell’Unione Europea è <strong>diminuito dell’1,9 per cento</strong> rispetto allo stesso periodo del 2024. A comunicarlo oggi (12 marzo) è <strong>Eurostat</strong> – l’istituto di statistica dell’UE – in un <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/ddn-20260312-2" target="_blank" rel="noopener">report</a> sull’agricoltura che tiene in considerazione il valore del cosiddetto ‘<a href="https://rivaluta.istat.it/Rivaluta/doc/faq%20ppi.pdf" target="_blank" rel="noopener">prezzo alla produzione</a>‘, ovvero la cifra a cui il produttore agricolo vende i propri beni al grossista o al distributore dal quale acquisteranno i consumatori finali.</p>
<p>Il calo dei prezzi registrato negli ultimi tre mesi dello scorso anno fa seguito a <strong>tre aumenti consecutivi nei trimestri precedenti</strong>: <strong>+2,6 per cento</strong> su base annua nel periodo <strong>gennaio-marzo 2025</strong>, <strong>+5,89 per cento</strong> nella finestra <strong>aprile-giugno</strong> e <strong>+4,43 per cento</strong> nel corso del periodo <strong>luglio-settembre</strong>. Tra i prodotti di più largo consumo che hanno conosciuto le maggiori diminuzioni di prezzo figurano il <strong>latte (-4,1 per cento)</strong> e i <strong>cereali (-8,9 per cento)</strong>.</p>
<p>Passando all’analisi Stato per Stato, ben <strong>15 Paesi UE</strong> hanno beneficiato di un <strong>alleggerimento dei prezzi</strong> alla produzione nel settore primario. La ‘top 3’ è composta da <strong>Belgio</strong> (<strong>-12,9 per cento</strong> rispetto all’ultimo trimestre del 2024), <strong>Lituania</strong> (<strong>-8,2 per cento</strong>) e <strong>Germania</strong> (<strong>-6 per cento</strong>). Negli altri <strong>12 Stati</strong> membri, invece, i prezzi medi sono <strong>aumentati</strong>, con picchi registrati in <strong>Irlanda</strong> (<strong>+8,2 per cento</strong>), in <strong>Slovenia</strong> (<strong>+5,6 per cento</strong>) e a <strong>Malta</strong> (<strong>+4,2 per cento</strong>). In <strong>Italia</strong>, il trend è in <strong>diminuzione</strong>, per quanto si tratti di una variazione <strong>non superiore al punto percentuale</strong>.</p>
<p>Il report di Eurostat analizza anche l’andamento dei prezzi degli <strong>‘input’ produttivi</strong>, ovvero i beni e i servizi che gli agricoltori utilizzano correntemente per la loro attività. A differenza degli ‘output’, il costo dei fattori di produzione negli ultimi tre mesi del 2025 è rimasto <strong>sostanzialmente invariato</strong> rispetto allo stesso periodo del 2024, in linea con un andamento che è stato “relativamente stabile” per tutto lo scorso anno. Più nel dettaglio, i singoli input hanno registrato dinamiche differenti. Il prezzo dei <strong>fertilizzanti</strong> e degli <strong>ammendanti</strong> per il suolo, per esempio, è cresciuto del <strong>7,9 per cento</strong>, mentre quello dei <strong>mangimi</strong> e dell’<strong>energia</strong> è diminuito rispettivamente del <strong>2,7</strong> e dell’<strong>1,7 per cento</strong>.</p>
<p>Altrettanto eterogenei sono i numeri dei diversi Stati membri. Il <strong>Belgio</strong> è ancora nella top 3 dei Paesi in cui i costi sono scesi maggiormente (<strong>-2,1 per cento</strong> rispetto al quarto trimestre del 2024), insieme a <strong>Cipro</strong> (<strong>-2,6 per cento</strong>) e alla <strong>Svezia</strong> (<strong>-2 per cento</strong>). Al contrario, gli aumenti più sensibili sono stati fatti segnare dalla <strong>Lituania</strong> (<strong>+4,2 per cento</strong>), dall’<strong>Irlanda</strong> (<strong>+3,3 per cento</strong>) e dalla <strong>Romania</strong> (<strong>+2,5 per cento</strong>). Anche l’<strong>Italia</strong> fa parte degli Stati in cui i fattori di produzione agricoli hanno conosciuto un <strong>rincaro</strong>, con un variazione intorno all’<strong>1 per cento</strong>.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Nuove indagini commerciali USA, Bruxelles avverte: “Risponderemo a qualsiasi violazione dell’accordo sui dazi”</title>
<link>https://www.eventi.news/nuove-indagini-commerciali-usa-bruxelles-avverte-risponderemo-a-qualsiasi-violazione-dellaccordo-sui-dazi</link>
<guid>https://www.eventi.news/nuove-indagini-commerciali-usa-bruxelles-avverte-risponderemo-a-qualsiasi-violazione-dellaccordo-sui-dazi</guid>
<description><![CDATA[ Dopo l&#039;abolizione dei dazi commerciali da parte della Corte Suprema, Washington avvia indagini per presunte eccedenze strutturali in diversi Paesi partner, tra cui i 27 UE. La Commissione: &quot;Condividiamo le preoccupazioni, ma l&#039;Europa non c&#039;entra&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/01/vdl-trumo-1024x861.png" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 07:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Nuove, indagini, commerciali, USA, Bruxelles, avverte:, “Risponderemo, qualsiasi, violazione, dell’accordo, sui, dazi”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Gli Stati Uniti hanno annunciato <strong>l’avvio di nuove indagini su presunte pratiche commerciali sleali</strong> da parte di decine di Paesi, inclusa l’Unione europea e i suoi Stati membri. Una mossa che crea ulteriore incertezza, dopo <a href="https://www.eunews.it/2026/02/20/la-corte-suprema-usa-boccia-i-dazi-di-trump-violata-legge-federale/" target="_blank" rel="noopener">la sentenza</a> con cui la Corte Suprema ha bocciato, nemmeno un mese fa, i dazi imposti da Donald Trump la scorsa primavera. La Commissione europea, che con Washington ha siglato un sanguinoso accordo sulle tariffe reciproche, aspetta alla finestra e avverte: “Risponderemo con fermezza e in modo proporzionato a qualsiasi violazione della dichiarazione congiunta UE-USA”.</p>
<p>Nella serata di ieri (11 marzo), il Rappresentante per il commercio dell’amministrazione Trump, Jamieson Greer, ha annunciato l’avvio di una serie di indagini “ai sensi della sezione 301 del <em>Trade Act</em>” per valutare presunti eccessi di capacità industriale in diversi Paesi, tra cui <strong>l’Unione europea, la Cina, il Giappone, l’India, ma anche Singapore, Svizzera, Corea del Sud, Vietnam, Taiwan e Messico</strong>. Economie che, “secondo le prove in nostro possesso, sembrano presentare un eccesso strutturale di capacità e produzione in vari settori manifatturieri”, ha affermato Greer. Un altro filone di indagini è relativa invece al rischio di importazione di beni realizzati con lavoro forzato, e – ha anticipato ancora Greer – avrà un impatto su circa 60 Paesi partner.</p>
<p>Molti dei Paesi interessati – tra cui i 27 UE – hanno stipulato accordi sulle tariffe reciproche con Washington. Accordi la cui implementazione è ora sospesa o a rischio, vista la sentenza con cui la Corte suprema degli Stati Uniti ha abolito i dazi imposti da Trump. Queste indagini riaprono un’altra volta i giochi: “Se sarà necessario imporre dazi doganali per risolvere la questione, lo faremo”, ha messo in chiaro il Rappresentate per il commercio USA.</p>
<p>A Bruxelles, le istituzioni europee si barcamenano da mesi per trovare una quadra sull’implementazione dell’<a href="https://policy.trade.ec.europa.eu/news/joint-statement-united-states-european-union-framework-agreement-reciprocal-fair-and-balanced-trade-2025-08-21_en" target="_blank" rel="noopener">accordo</a> siglato da Trump e Ursula von der Leyen a Turnberry, in Scozia. Il Parlamento europeo <a href="https://www.eunews.it/2026/01/20/leurocamera-risponde-a-trump-e-congela-la-messa-a-terra-dellaccordo-ue-usa-sui-dazi/" target="_blank" rel="noopener">ha messo in pausa</a> gli atti legislativi necessari, almeno fino alla prossima settimana, quando la commissione per il Commercio internazionale (IMCO) deciderà se riprendere il lavoro. Il presidente di IMCO, <strong>Bernd Lange</strong>, ha affermato: “Sapevamo che sarebbero state avviate le indagini. Tuttavia, permane l’incertezza. Non vi è ancora un chiaro impegno da parte del governo statunitense a rispettare gli impegni di Turnberry”.</p>
<p>In <a href="https://x.com/berndlange/status/2032028501696458820" target="_blank" rel="noopener">un post</a> su X, il socialista tedesco ha chiarito la questione: “<strong>Chi può garantire che il risultato finale non comporterà dazi ancora più elevati per l’UE?</strong> Non è sufficiente presumere semplicemente, da entrambe le parti, che si finirà per rientrare nel quadro di Turnberry. Abbiamo bisogno di chiarezza”.</p>
<p>A poche strade di distanza dal Parlamento europeo, la Commissione europea chiede la stessa chiarezza a Washington ma insiste per continuare a fare i compiti a casa: “La nostra posizione è che <strong>dovremmo continuare ad attuare i nostri impegn</strong>i”, ha affermato il portavoce per il Commercio, Olof Gill. La Commissione “continua ad operare sulla base degli impegni contenuti nella dichiarazione UE-USA, compreso il tetto massimo delle tariffe”,  e “si aspetta che gli Stati Uniti facciano lo stesso”. Oltre a chiedere “maggiori chiarimenti agli Stati Uniti su come l’avvio di queste indagini interagirà con il quadro dell’accordo”, Gill ha aggiunto un avvertimento: “Risponderemo con fermezza e in modo proporzionato a qualsiasi violazione della dichiarazione congiunta”. Nel ventaglio di possibili ritorsioni, l’UE ha pronta una lista di prodotti ‘made in USA’ da colpire con <strong>contro-dazi fino a 93 miliardi di euro</strong>, messa a punto prima dell’accordo scozzese. E l’attivazione dello <a href="https://www.eunews.it/2026/01/21/bazooka-commerciale-ci-siamo-il-parlamento-europeo-potrebbe-richiederne-lattivazione-contro-le-minacce-usa/" target="_blank" rel="noopener">strumento anti-coercizione</a>, a cui si è arrivati davvero vicini già dopo <a href="https://www.eunews.it/2026/01/21/davos-e-trump-show-europei-stupidi-nessuno-sarebbe-niente-senza-di-noi/" target="_blank" rel="noopener">l’attacco frontale</a> di Trump all’UE al World Economic Forum di Davos.</p>
<p>La Commissione europea ha risposto anche sul merito dell’indagine: “L’UE condivide le preoccupazioni degli Stati Uniti riguardo alle eccedenze strutturali di capacità nell’economia globale, tuttavia <strong>le cause di tali eccedenze sono ben identificate e non risiedono in Europa</strong>. L’UE è un’economia guidata dal mercato, con mercati aperti e politiche trasparenti. L’UE non si considera un fattore che contribuisce alle sovraccapacità strutturali, ma piuttosto un partner nell’affrontare le distorsioni globali. Queste sfide possono essere affrontate al meglio attraverso la cooperazione tra i partner, come chiaramente indicato nella dichiarazione congiunta UE-USA”, ha dichiarato ancora il portavoce.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Migranti, Frontex: dimezzati gli arrivi irregolari in UE a gennaio e febbraio, ma sono 660 le vittime in mare</title>
<link>https://www.eventi.news/migranti-frontex-dimezzati-gli-arrivi-irregolari-in-ue-a-gennaio-e-febbraio-ma-sono-660-le-vittime-in-mare</link>
<guid>https://www.eventi.news/migranti-frontex-dimezzati-gli-arrivi-irregolari-in-ue-a-gennaio-e-febbraio-ma-sono-660-le-vittime-in-mare</guid>
<description><![CDATA[ Secondo i dati dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, nei primi due mesi dell&#039;anno gli attravversamenti sono scesi del 52 per cento. Ma il prezzo umano è atroce: quasi 660 morti nel Mediterraneo, un bilancio aggravato dal maltempo. La situazione in Medio Oriente potrebbe aggravare questo quadro ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Map_February_2026.prop_750x.c951ef4a3d.png" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 07:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Migranti, Frontex:, dimezzati, gli, arrivi, irregolari, gennaio, febbraio, sono, 660, vittime, mare</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Una riduzione del <strong>52 per cento</strong> degli <strong>attraversamenti</strong> <strong>irregolari</strong> delle frontiere, ma un bilancio di vittime che continua a salire vertiginosamente: il maltempo che ha flagellato le principali rotte migratorie verso l’Unione Europea nei<strong> primi due mesi del 2026</strong> ha frenato le partenze, ma non ha fermato la tragedia in mare.</p>
<p>I <a href="https://www.frontex.europa.eu/media-centre/news/news-release/frontex-52-drop-in-irregular-border-crossings-in-the-first-2-months-of-2026-MmA3Ir" target="_blank" rel="noopener">nuovi dati</a> pubblicati oggi (12 marzo) da <strong>Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera,</strong> tracciano un quadro ambivalente: se da un lato i rilevamenti totali sono scesi a circa <strong>12 mila ingressi irregolari</strong> (meno della metà rispetto allo stesso periodo del 2025), dall’altro il costo in termini di vite umane è diventato insostenibile. Frontex ribadisce quanto <a href="https://www.eunews.it/2026/02/13/migranti-frontex-per-il-maltempo-a-gennaio-calo-del-60-per-cento-di-arrivi-irregolari-vittime-triplicate/">già evidenziato a gennaio</a>, e cioè che le “condizioni meteorologiche avverse” sono state il principale fattore di questa tendenza al ribasso. Allo stesso tempo, però, il costo umano è impietoso: secondo l’<strong>Organizzazione Internazionale per le Migrazioni</strong> (OIM), nel solo primo bimestre dell’anno, quasi <strong>660 persone hanno perso la vita</strong> nel Mediterraneo. “Molte di queste tragedie sono avvenute a causa delle avverse condizioni meteorologiche. Le reti criminali di trafficanti sono ben consapevoli dei rischi. Mandano comunque persone disperate su imbarcazioni inadatte alla navigazione, perché c’è da guadagnare”, ha scritto l’Agenzia di frontiera. Ma iniziano a bussare i timori di conseguenze sui confini UE della guerra di USA ed Israele all’Iran: “Nel frattempo, l’aggravarsi della situazione in Medio Oriente rischia di alimentare gli sfollamenti nella regione nei prossimi mesi. Finora, ciò non ha avuto effetti significativi sulla situazione migratoria alle frontiere esterne dell’UE. Frontex continua a monitorare attentamente gli sviluppi”, ha precisato Frontex.</p>
<p>Analizzando le singole rotte, la <strong>rotta dell’Africa occidentale </strong>ha registrato 1.215 arrivi e si tratta del calo più drastico riscontrato, con un crollo degli avvistamenti dell’<strong>83 per cento</strong> rispetto all’inizio del 2025. Quella del <strong>Mediterraneo centrale</strong> resta la <strong>via più battuta,</strong> rappresentando quasi il <strong>30 per cento</strong> di tutti gli ingressi irregolari nell’UE, con 3.395 attraversamenti. Invece, la rotta del Mediterraneo occidentale ha contato 2.172 arrivi, pari al -9 per cento sul periodo gennaio-febbraio 2025, mentre la <strong>rotta del Mediterraneo orientale</strong> ha avuto 3.297 arrivi, segnando il <strong>-50 per cento</strong> rispetto all’anno precedente. Infine, i tentativi di attraversamento attraverso il <strong>Canale della Manica </strong>sono <strong>diminuiti</strong> del <strong>12 per cento</strong>, attestandosi a quasi 3.900, quelli al confine terrestre orientale (con i Paesi Baltici) dell’80 per cento (196 attraversamenti) e quelli nei Balcani occidentali del 38 per cento (908 attraversamenti). Per quanto riguarda le nazionalità dei migranti, i flussi più consistenti continuano a provenire da <strong>Afghanistan, Bangladesh e Algeria</strong>.</p>
<p>A gennaio, il direttore esecutivo di Frontex,<a href="https://www.frontex.europa.eu/media-centre/news/news-release/frontex-irregular-border-crossings-down-26-in-2025-europe-must-stay-prepared-lyKpVb" target="_blank" rel="noopener"> Hans Leijtens</a>, commentando i dati sul calo degli arrivi dalla rotta del Mediterraneo occidentale nel solo primo mese del 2026, aveva sottolineato che “la diminuzione dimostra che la cooperazione può dare risultati” e che “essere preparati significa ufficiali in servizio, risorse pronte e una stretta collaborazione con le autorità nazionali e i partner extra-UE”. In questo contesto, il trend del primo bimestre del 2026 è in <a href="https://www.eunews.it/2026/03/03/migranti-nel-2025-calano-gli-arrivi-e-le-domande-di-asilo-nellue-ma-aumenta-la-fragilita-globale/"><strong>continuità</strong> con quanto registrato nel <strong>2025</strong></a> e nel primo mese dell’anno nuovo. In un <a href="https://www.euaa.europa.eu/news-events/eu-asylum-applications-down-one-fifth-2025-amid-shifting-geopolitical-dynamics" target="_blank" rel="noopener">comunicato</a> del 3 marzo, <strong>l’Agenzia dell’Unione Europea per l’Asilo (EUAA)</strong> ha segnalato un<strong> calo del 19 per cento</strong> nelle <strong>domande</strong> di <strong>asilo</strong> e negli ingressi rispetto al 2024. L’istituzione ha tuttavia precisato che tale diminuzione non riflette una maggiore stabilità nelle aree di origine, ma è dovuta principalmente al crollo delle richieste da parte dei cittadini siriani — una delle tre nazionalità con il più alto numero di richieste — a seguito della caduta del regime di Bashar al-Assad e della conseguente riduzione della presa in carico delle domande da parte degli Stati membri dell’UE. L’Agenzia ha, inoltre, evidenziato come la <strong>fragilità strutturale a livello globale</strong> sia in crescita, complice anche una contrazione del 30 per cento dei finanziamenti umanitari internazionali.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Salute, emergenza obesità in UE: l’allarme di Bruxelles tra costi sociali e strategie di prevenzione</title>
<link>https://www.eventi.news/salute-emergenza-obesita-in-ue-lallarme-di-bruxelles-tra-costi-sociali-e-strategie-di-prevenzione</link>
<guid>https://www.eventi.news/salute-emergenza-obesita-in-ue-lallarme-di-bruxelles-tra-costi-sociali-e-strategie-di-prevenzione</guid>
<description><![CDATA[ I dati presentati in Eurocamera dal commissario Hoekstra non lasciano spazio a interpretazioni: &quot;Più della metà degli adulti è sovrappeso, mentre il 30 per cento della popolazione infantile è sovrappeso o in obesità&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/20260312_EP-200502B_CUG_EG_0060-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 07:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Salute, emergenza, obesità, UE:, l’allarme, Bruxelles, tra, costi, sociali, strategie, prevenzione</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Le cifre dell’obesità in Unione Europea “sono molto preoccupanti”. Lo ha dichiarato il commissario per il Clima, <strong>Wopke Hoekstra</strong>, parlando in plenaria a Strasburgo di fronte agli eurodeputati in occasione della <a href="https://www.worldobesityday.org/" target="_blank" rel="noopener">giornata mondiale dell’Obesità</a>. I dati presentati non lasciano spazio a interpretazioni: “<strong>Più della metà degli adulti è sovrappeso, mentre il 30 per cento della <a href="https://www.eunews.it/2017/06/16/obesita-infantile-pubblicita-spot-salute/">popolazione infantile è sovrappeso o obesa</a></strong>“, ha dichiarato. Hoekstra ha ricordato che “l’obesità infantile porta a malattie croniche, con conseguenze socioeconomiche davvero gravi per la società e per i nostri sistemi sanitari” e che, per ovviare a questi problemi, è necessario “partire dalla prevenzione”, passando da “uno stile di vita e abitudini sane fin dall’inizio, come una alimentazione sana e attività fisica regolare” che svolgono un “ruolo primordiale” nella prevenzione dell’obesità. Per arrivare a questo obiettivo, “bisogna convincere i consumatori a fare le scelte giuste tramite la fornitura di informazioni sui prodotti alimentari” e “questo lavoro continuerà con lo sviluppo di strumenti e con eventuali incentivi finanziari per le aziende per rendere più sani i loro prodotti”, ha spiegato Hoekstra all’Eurocamera, facendo le veci del commissario per la Salute, <strong>Olivér Várhelyi</strong>.</p>
<p>Sulla stessa linea si è mosso l’eurodeputato croato <strong>Tomislav Sokol</strong>, portavoce dei popolari (PPE) per la commissione con delega alla salute pubblica, il quale ha insistito sulla necessità di una maggior “<strong>istruzione e informazione per i consumatori</strong>“. Per Sokol, la chiave risiede in iniziative che aumentino la consapevolezza su ciò che viene ingerito: “un’etichettatura alimentare chiara consente ai cittadini di fare scelte alimentari più sane e informate”, così come è fondamentale “la promozione attiva di modelli alimentari equilibrati”. Solo seguendo questo percorso, ha ribadito il popolare, sarà possibile “ridurre il peso dell’obesità e costruire un futuro più sano per l’Europa”.</p>
<p>Il contesto è quello delineato dall’Organizzazione mondiale della sanità in un report di <a href="https://www.who.int/news/item/01-12-2025-who-issues-global-guideline-on-the-use-of-glp-1-medicines-in-treating-obesity" target="_blank" rel="noopener">inizio 2025</a>, in cui si legge che “<strong>l’obesità colpisce persone in tutti i Paesi ed è stata associata a 3,7 milioni di decessi in tutto il mondo nel 2024</strong>. Senza un’azione decisiva, si prevede che il numero di persone affette da obesità raddoppierà entro il 2030″. Per contrastare questa deriva, la Commissione sta già promuovendo programmi come #BeActive o il piano di prevenzione per le malattie cardiovascolari <a href="https://health.ec.europa.eu/non-communicable-diseases/cardiovascular-health_it" target="_blank" rel="noopener">Safe Hearts</a>.</p>
<p>La pentastellata dell’Eurocamera, <strong>Valentina Palmisano</strong>, è intervenuta in Eurocamera spiegando che “<strong>non basta parlare di diete</strong>“, ma che si deve piuttosto puntare su “un’<strong>educazione alimentare ed emotiva vera</strong>” e gli Stati membri devono entrare nel processo con un impegno sul “sostegno a risorse certe e servizi accessibili”. Inoltre, per Palmisano il problema dell’obesità è da ricondurre anche a una condizione di “disuguaglianze sociale ed economica”, perché “non è un caso che a soffrirne siano soprattutto le fasce più fragili”.</p>
<p>A rincarare la dose è stata, infine, l’eurodeputata di Forza Italia, <strong>Letizia Moratti</strong>, ricordando in una nota come le malattie non trasmissibili siano “responsabili del <strong>90 per cento dei decessi nell’Unione europea</strong> e dell’<strong>80 per cento del carico sanitario</strong> negli Stati membri e l’obesità ha un ruolo centrale tra i principali fattori di rischio”. Moratti ha chiesto una risposta europea strutturata a quella che definisce una “<strong>emergenza sanitaria ed economica</strong>“, sottolineando che “il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica a livello europeo e l’inserimento della patologia tra le priorità operative del Piano europeo per la salute cardiovascolare devono rappresentare una priorità per l’azione dell’Unione europea”. La sua proposta è quella di “promuovere una Rete europea per l’obesità, sul modello di quelle già esistenti, per costruire un’alleanza multilivello tra Unione europea, Stati membri e attori locali”. Tutto ciò sullo sfondo delle <a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41041606/" target="_blank" rel="noopener">proiezioni</a> per il 2035 che prevedono <strong>due miliardi di persone con obesità e un impatto economico di quasi 4 mila miliardi di euro</strong>.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Dalla BEI 225 milioni per meno rifiuti e più efficienza energetica in Italia</title>
<link>https://www.eventi.news/dalla-bei-225-milioni-per-meno-rifiuti-e-piu-efficienza-energetica-in-italia</link>
<guid>https://www.eventi.news/dalla-bei-225-milioni-per-meno-rifiuti-e-piu-efficienza-energetica-in-italia</guid>
<description><![CDATA[ Intesa tra Banca europea per gli investimenti e gruppo Iren per azioni a sostegno della sostenibilità soprattutto in Liguria, Piemonte ed Emilia-Romagna. Vigliotti: &quot;Passo concreto verso un modello più green&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/iren-bei.png" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 07:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Dalla, BEI, 225, milioni, per, meno, rifiuti, più, efficienza, energetica, Italia</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Obiettivo: <strong>promuovere l’economia circolare e l’efficienza energetica in Italia</strong>. La Banca europea per gli investimenti (BEI) firma un accordo di finanziamento da <strong>225 milioni di euro</strong> con Iren Luce e Gas per maggiore sostenibilità nel Paese, attraverso due ambiti di intervento: il <strong>potenziamento dei sistemi di raccolta dei rifiuti</strong> e l’attuazione di misure per <strong>ridurre i consumi energetici degli edifici</strong>.</p>
<p>Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti urbani l’accordo, siglato dalla vicepresidente della BEI<strong>, Gelsomina Vigliotti</strong>, e dal presidente esecutivo di <a href="https://www.irenlucegas.it/" target="_blank" rel="noopener">Iren</a><strong>, </strong><strong>Luca Dal Fabbro</strong>, prevede il sostegno economico per nuovi contenitori, mezzi per la raccolta, centri di riciclo e infrastrutture a supporto dell’introduzione dei sistemi “Pay-As-You-Throw” (PAYT, ‘paga per quanto getti’), che collegano le tariffe alla quantità effettivamente prodotta e incoraggiano una migliore separazione alla fonte. Parallelamente, sul fronte abitativo, il progetto comprende interventi di efficienza energetica finalizzati alla riduzione dei consumi negli edifici, con un’attenzione particolare alle strutture socio-assistenziali, quali residenze per anziani (RSA) e centri di salute mentale, gestite da organizzazioni no-profit.</p>
<p><strong>Gli investimenti saranno realizzati principalmente</strong> nelle tre regioni dell’Italia nord-occidentale in cui opera storicamente il Gruppo Iren – vale a dire <strong>Piemonte, Emilia Romagna e Liguria</strong> – anche se, assicurano i firmatari dell’intesa, i 225 milioni di euro saranno convogliati anche in iniziative in Toscana e “in altre regioni” del Paese.</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="Fac6zkH9CB"><p><a href="https://www.eunews.it/2022/11/30/hge9-vigliotti-bei-banca-per-il-clima/">HGE9/ Vigliotti: “La Bei vuole diventare la banca per il clima dell’Ue”</a></p></blockquote>
<p></p>
<p>Secondo le stime della BEI gli interventi in materia ambientale dovrebbero <strong>ridurre la produzione di rifiuti di circa 50 mila tonnellate all’anno</strong>,<strong> e aumentare la raccolta differenziata destinata al riciclo o alla produzione di biometano di circa 220 mila tonnellate</strong> su scala annuale. Gli interventi di efficientamento energetico, invece, si prevede che permetteranno di <strong>risparmiare ogni anno circa 6.800 MWh di energia</strong> primaria e di produrre circa 1.400 MWh di elettricità da fonti rinnovabili, equivalenti al fabbisogno annuo di circa 550 famiglie italiane, e in linea con le <a href="https://www.eunews.it/2026/03/11/jorgensen-ue-aumenti-significativamente-produzione-di-energia-da-fonti-rinnovabili/" target="_blank" rel="noopener">richieste della Commissione europea</a>.</p>
<p>“L’accordo di oggi rappresenta un <strong>passo concreto verso un modello di sviluppo più sostenibile</strong>, fondato sulla riduzione delle emissioni, sull’economia circolare e sull’efficienza energetica”, sottolinea una soddisfatta <strong>Vigliotti</strong>. Dal Fabbro evidenzia, invece, come l’accordo di finanziamento da 225 milioni di euro<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"> “consente di sostenere gli investimenti sostenibili del Gruppo Iren alla base del piano di transizione al 2040, favorendo i progetti di raccolta rifiuti e di efficienza energetica che avranno impatti significativi sui nostri territori”. </span></span></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Crisi in Medio Oriente, la Commissione UE riporta a casa altri 303 cittadini europei</title>
<link>https://www.eventi.news/crisi-in-medio-oriente-la-commissione-ue-riporta-a-casa-altri-303-cittadini-europei</link>
<guid>https://www.eventi.news/crisi-in-medio-oriente-la-commissione-ue-riporta-a-casa-altri-303-cittadini-europei</guid>
<description><![CDATA[ Con i due voli decollati da Oman e Arabia Saudita e atterrati in Polonia, sono più di 8 mila gli europei UE evacuati dal Medio Oriente grazie all&#039;intervento di Bruxelles. I viaggi sono stati organizzati tramite il sistema di protezione civile rescEU ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/IPA_Agency_IPA72370390-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 07:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Crisi, Medio, Oriente, Commissione, riporta, casa, altri, 303, cittadini, europei</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Con altri <strong>due voli</strong> decollati oggi (12 marzo) dall’Oman e dall’Arabia Saudita e atterrati a <strong>Varsavia </strong>(Polonia), la <strong>Commissione Europea</strong> ha riportato a casa <strong>303 cittadini europei</strong> <strong>rimasti bloccati in Medio Oriente</strong> a seguito della recente escalation militare. <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/mex_26_600" target="_blank" rel="noopener">Lo ha annunciato questo pomeriggio </a><strong>Hadja Lahbib</strong>, commissaria per la Parità, la Preparazione e la Gestione delle Crisi, sottolineando come il <a href="https://civil-protection-humanitarian-aid.ec.europa.eu/what/civil-protection/emergency-response-coordination-centre-ercc_en" target="_blank" rel="noopener">Centro UE di coordinamento della risposta alle emergenze (ERCC)</a> sia “in piena azione per permettere all’Unione di intervenire quando le sfide sono troppo grandi perchè i singoli paesi possano affrontarle da soli”.</p>
<p>I due aerei sono stati <strong>organizzati e pagati dall’esecutivo di Bruxelles</strong> nel quadro del <a href="https://civil-protection-humanitarian-aid.ec.europa.eu/what/civil-protection/resceu_en" target="_blank" rel="noopener">sistema rescEU</a>, una versione ‘potenziata’ del Meccanismo di Protezione Civile dell’UE (UPCM) che permette alla Commissione di mettere direttamente a disposizione i propri mezzi di trasporto e coprire il 100 per cento dei costi del viaggio. Analogamente a <a href="https://www.eunews.it/2026/03/09/medio-oriente-due-aerei-ue-riportano-a-casa-356-cittadini-europei/">quanto fatto dal governo romeno </a>lunedì 9 marzo, in questa occasione a richiedere l’attivazione di rescEU è stata la <strong>Polonia</strong>, Paese dal quale provenivano 227 passeggeri dei due voli.</p>
<p>Allo scoppio della nuova crisi mediorientale, erano centinaia di migliaia i cittadini europei rimasti bloccati nella regione (prevalentemente francesi, tedeschi e italiani) e – come ha sottolineato Lahbib – “grazie ai oltre 70 voli di rimpatrio UE, <strong>più di 8 mila persone sono già tornate a casa sane e salve</strong>“. Nei prossimi giorni, sono previste ulteriori partenze per far fronte alle richieste di assistenza pervenute a Bruxelles da parte di 23 Stati membri.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>In Medio Oriente l’interruzione dell’approvvigionamento di petrolio “più grande di sempre”. L’UE: “Nessun rischio immediato”</title>
<link>https://www.eventi.news/in-medio-oriente-linterruzione-dellapprovvigionamento-di-petrolio-piu-grande-di-sempre-lue-nessun-rischio-immediato</link>
<guid>https://www.eventi.news/in-medio-oriente-linterruzione-dellapprovvigionamento-di-petrolio-piu-grande-di-sempre-lue-nessun-rischio-immediato</guid>
<description><![CDATA[ Nuovo allarme dall&#039;AIE: si rischia &quot;un calo globale della produzione di petrolio di 8 milioni di barili al giorno quest&#039;anno&quot;. E il rilascio di 400 milioni di barili dalle scorte d&#039;emergenza &quot;rimane una misura provvisoria&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/IPA_Agency_IPA72607785-1024x860.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 07:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Medio, Oriente, l’interruzione, dell’approvvigionamento, petrolio, “più, grande, sempre”., L’UE:, “Nessun, rischio, immediato”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – L’Agenzia internazionale per l’energia lancia l’allarme: la guerra in Iran ha ridotto la produzione di petrolio e gas della regione di almeno 10 milioni di barili al giorno. Si tratta della “<b><strong>più grande interruzione dell’approvvigionamento nella storia del mercato petrolifero</strong></b> globale”. Il prezzo del greggio sale di nuovo sopra i 100 dollari al barile, mentre la nuova Guida suprema, Mojtaba Khamenei, ribadisce la chiusura dello Stretto di Hormuz. La Commissione europea, che ha riunito il ‘gruppo di coordinamento sul petrolio’, cerca di mantenere la calma e dichiara: “Non sono emerse preoccupazioni immediate sulla sicurezza delle forniture”.</p>
<p>Dopo aver approvato il rilascio di 400 milioni di barili di petrolio dalle riserve di emergenza dei Paesi che ne fanno parte (32 membri e 13 associati), l’AIE ha diffuso oggi (12 marzo) un nuovo<a href="https://www.iea.org/reports/oil-market-report-march-2026?utm_content=buffer4ef3f&utm_medium=social&utm_source=twitter.com&utm_campaign=buffer" target="_blank" rel="noopener"> rapporto</a> in cui ha avvertito che il crollo della produzione in Medo Oriente potrebbe<strong> portare a un calo globale della produzione di petrolio di 8 milioni di barili al giorno</strong> quest’anno. L’escalation del conflitto ha già danneggiato diverse infrastrutture petrolifere e del gas, e molte compagnie stanno interrompendo la produzione perché, con lo stretto di Hormuz chiuso, gli impianti di stoccaggio locali si stanno riempiendo.</p>
<p><i>“</i>In assenza di una rapida ripresa dei flussi di trasporto, le perdite di approvvigionamento sono destinate ad aumentare”, afferma l’AIE. Dallo stretto di Hormuz, controllato dall’Iran, passa un quinto dell’offerta di greggio mondiale: la sua chiusura “ha di fatto eliminato 15 milioni di barili di petrolio al giorno dal mercato globale”, provocando<b><strong> forti oscillazioni dei prezzi di mercato”</strong></b>. Oggi, la quotazione del petrolio Brent, benchmark globale per il petrolio con sede nel mare del Nord, è salita a oltre 101 dollari a barile. Il greggio statunitense ha toccato i 96,55 dollari al barile.</p>
<p><a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS-PicchiBrent-1.jpg.jpeg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright wp-image-447243 " src="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS-PicchiBrent-1.jpg.jpeg" alt="" width="482" height="374" srcset="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS-PicchiBrent-1.jpg.jpeg 1024w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS-PicchiBrent-1.jpg-300x233.jpeg 300w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS-PicchiBrent-1.jpg-768x596.jpeg 768w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS-PicchiBrent-1.jpg-750x582.jpeg 750w" sizes="(max-width: 482px) 100vw, 482px"></a></p>
<p>Dall’analisi dell’AIE, emerge che i Paesi consumatori dispongono fortunatamente di “notevoli quantità di petrolio in giacenza per colmare le perdite temporanee di approvvigionamento”, con <strong>le scorte globali al livello più alto dal febbraio 2021, a oltre 8,2 miliardi di barili</strong>. “Circa la metà di queste scorte è detenuta dai Paesi dell’OCSE, di cui 1,25 miliardi di barili dai governi per scopi di emergenza, con ulteriori 600 milioni di barili di scorte industriali detenute per obbligo governativo”, si legge nel rapporto.</p>
<p>Oggi, i Paesi dell’UE si sono riuniti per discutere la proposta dell’AIE di rilasciare la cifra record di 400 milioni di barili di petrolio, più del doppio dei 182 milioni di barili rilasciati all’inizio della guerra in Ucraina. “I nostri Stati membri interpretano questa iniziativa come<strong> un’azione collettiva e volontaria basata sulle proprie circostanze nazionali</strong>“, ha affermato una portavoce della Commissione europea, aggiungendo che “alcuni Stati membri hanno espresso l’intenzione di rilasciare alcune scorte in seguito alla richiesta dell’AIE”.</p>
<p>Secondo le valutazioni dei gruppi di coordinamento UE sul petrolio e sul gas, “non ci sono preoccupazioni immediate in termini di sicurezza dell’approvvigionamento”. Per quanto riguarda il gas, “<strong>c’è maggiore preoccupazione per l’aumento dei prezzi</strong>“, ha ammesso la portavoce. Dall’inizio del conflitto, <a href="https://www.eunews.it/2026/03/11/iran-von-der-leyen-nessuna-lacrima-per-il-regime-e-sulla-crisi-energetica-rilancia-abbiamo-rinnovabili-e-nucleare/" target="_blank" rel="noopener">i prezzi</a> del gas sono aumentati del 50 per cento e quelli del petrolio del 27 per cento. Per l’AIE, l’impatto finale del conflitto sui mercati del petrolio e del gas dipenderà “in modo determinante, dalla durata delle interruzioni del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz”. L’Agenzia lancia un ultimo monito: “Il rilascio coordinato delle scorte di emergenza fornisce un importante e gradito ammortizzatore, ma in assenza di una rapida risoluzione del conflitto, rimane una misura provvisoria”.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Scontro sull’ETS prima del Consiglio europeo: ‘no’ di otto governi UE alla proposta di sospensione</title>
<link>https://www.eventi.news/scontro-sullets-prima-del-consiglio-europeo-no-di-otto-governi-ue-alla-proposta-di-sospensione</link>
<guid>https://www.eventi.news/scontro-sullets-prima-del-consiglio-europeo-no-di-otto-governi-ue-alla-proposta-di-sospensione</guid>
<description><![CDATA[ In un non-paper Danimarca, Finlandia, Lussemburgo, Portogallo, Slovenia, Spagna, Svezia e Paesi Bassi definiscono il sistema di scambio di emissioni di CO2 &quot;il pilastro della politica climatica UE&quot;. Poche settimane fa, il governo italiano ne aveva chiesto una sospensione temporanea ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2023/12/CO2_emissioni.jpeg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 07:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Scontro, sull’ETS, prima, del, Consiglio, europeo:, ‘no’, otto, governi, alla, proposta, sospensione</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>ETS sì o ETS no?</strong> In vista del prossimo <strong>Consiglio Europeo</strong> del 19 e 20 marzo, <strong>8 Paesi UE</strong> (Danimarca, Finlandia, Lussemburgo, Portogallo, Slovenia, Spagna, Svezia e Paesi Bassi) hanno firmato oggi (12 marzo) un<a href="https://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2026/03/12/-otto-paesi-ue-contro-stop-allets-sarebbe-passo-indietro-preoccupante-_d527dec6-2a07-4926-88dd-1939c7c68c7a.html" target="_blank" rel="noopener"> <strong>non-paper congiunto</strong></a> – documento informale che gli Stati producono per agevolare il dibattito – in cui <strong>respingono l’ipotesi di sospendere temporaneamente il sistema europeo di scambio delle emissioni di CO2</strong>.</p>
<p>L’<a href="https://climate.ec.europa.eu/eu-action/carbon-markets/eu-emissions-trading-system-eu-ets_en" target="_blank" rel="noopener"><strong>EU Emission Trading System (ETS</strong>)</a>, attivo dal 2005, è uno dei principali strumenti climatici dell’Unione Europea e si propone di facilitare la transizione energetica del sistema industriale continentale facendo pagare alle aziende attive in settori particolarmente energivori un <strong>prezzo per ogni tonnellata di CO2 emessa nell’atmosfera</strong>. Il sistema di scambio funziona tramite <strong>‘licenze’ di emissione</strong> che le imprese possono acquistare tramite aste pubbliche, su mercati secondari o a titolo gratuito. Quest’ultimo meccanismo di acquisto, però, è stato progressivamente ridotto da Bruxelles, con l’obiettivo di smantellarlo completamente entro il 2034. Alla luce di ciò, il prezzo dei permessi acquistabili all’asta o sul mercato è <strong>cresciuto significativamente</strong> negli ultimi mesi, fino a <a href="https://en.ilsole24ore.com/art/co2-price-rises-above-90-euro-highest-peak-2023-AIL2xau" target="_blank" rel="noopener">sforare la soglia dei <strong>90 euro</strong> lo scorso gennaio</a>.</p>
<p>È proprio su questo punto – la presunta insostenibilità del ‘costo del carbonio’ per le imprese del Vecchio Continente – che si consuma l’attrito tra il ‘sì’ e il ‘no’, tra gli Stati favorevoli a un mantenimento dell’attuale versione del sistema di scambio e i Paesi che invece ne richiedono una modifica. E il non-paper è a tutti gli effetti una risposta all’<a href="https://www.eunews.it/2026/02/27/lattacco-solitario-dellitalia-sul-sistema-ets-urso-va-sospeso-ma-gli-alleati-ue-frenano/">iniziativa</a> di segno opposto che <strong>un gruppo di undici governi europei</strong> autodefinitisi “Amici dell’Industria”- <strong>guidati dall’Italia</strong> – aveva lanciato lo scorso 26 febbraio: in una dichiarazione congiunta insieme ad altri dieci governi “Amici dell’Industria”, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, <strong>Adolfo Urso</strong>, e i suoi omologhi avevano chiesto di <strong>congelare l’ETS</strong> “fino a una sua revisione approfondita per far sì che non rappresenti più un’ulteriore tassa per le imprese europee”.</p>
<p>Gli otto Paesi firmatari del nuovo documento informale, invece, definiscono il sistema europeo di scambio delle emissioni “<strong>il pilastro della politica climatica dell’UE</strong>” e sostengono che “apportare cambiamenti fondamentali all’ETS, mettendo in discussione lo strumento stesso o sospendendolo, costituirebbe un passo indietro molto preoccupante”.</p>
<p>Non è solo una questione di ambizione climatica: “il rischio”, prosegue il testo del documento, “è anche quello di <strong>indebolire i segnali di prezzo del carbonio che sostengono investimenti e la stabilità del mercato”. </strong></p>
<p>Più semplicemente, il ragionamento del ‘fronte del no’ è il seguente: fino ad oggi, molte imprese hanno compiuto investimenti per rendersi più sostenibili (idrogeno verde, acciaio verde, elettrificazione) e sono state spinte a farlo dal fatto che il carbonio avesse un costo, per giunta piuttosto alto. Se il sistema fosse rivisto o sospeso, il prezzo della CO2 crollerebbe, <strong>rendendo questo tipo di investimenti molto più rischiosi</strong>. Infine, per gli autori del non-paper c’è anche una questione di “parità di condizioni”. Cambiamenti fondamentali all’ETS “penalizzerebbero gravemente i pionieri che hanno gia’ investito e innovato nella decarbonizzazione”, avvantaggiando ingiustificatamente chi è rimasto più indietro.</p>
<p>Gli otto Paesi, in ogni caso, accolgono positivamente “adeguamenti mirati al sistema che contribuiscano a preservare la stabilita’ nei periodi di volatilita’ e non ne compromettano l’obiettivo complessivo”. In particolare, un’eventuale revisione dell’ETS “dovrebbe <strong>sostenere la decarbonizzazione</strong>, <strong>gli investimenti e l’occupazione in Europa</strong>, riducendo al minimo il rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio (<a href="https://carbonmarketwatch.org/glossary/carbon-leakage/" target="_blank" rel="noopener"><strong>carbon leakage</strong></a>).</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Belgio da mesi in sciopero, oltre 80 mila in piazza contro le riforme del governo</title>
<link>https://www.eventi.news/belgio-da-mesi-in-sciopero-oltre-80-mila-in-piazza-contro-le-riforme-del-governo</link>
<guid>https://www.eventi.news/belgio-da-mesi-in-sciopero-oltre-80-mila-in-piazza-contro-le-riforme-del-governo</guid>
<description><![CDATA[ Dall&#039;insediamento della coalizione di governo nel febbraio 2025, il Belgio vive un anno di mobilitazione permanente contro le riforme di Bart De Wever, in un clima di scontro frontale che ha già portato decine di migliaia di persone in piazza a più riprese ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-12-at-18.48.12.jpeg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 07:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Belgio, mesi, sciopero, oltre, mila, piazza, contro, riforme, del, governo</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – In poco più di un anno di governo di<strong> Bart De Wever</strong> il Belgio è già sceso in piazza decine di volte e paralizzato più volte il Paese con scioperi generali e nazionali. Oggi (12 marzo) è stata un’altra giornata di sciopero generale, con una <strong>manifestazione nazionale</strong> indetta dai tre principali sindacati belgi (FGTB-ABVV, CSC-ACV e CGSLB-ACLVB), che da mesi si battono contro politiche che, a loro dire, indeboliscono i diritti dei lavoratori. Il focus è la lotta contro le misure del governo federale guidato dal leader del partito di destra fiammingo N-VA (Alleanza Neo-Fiamminga), <strong>Bart De Wever</strong>, tra cui modifiche al sistema di indicizzazione salariale, maggiore flessibilità del lavoro e nuove regole pensionistiche. <a href="https://www.lesoir.be/734002/article/2026-03-12/en-direct-manifestation-nationale-une-arrivee-dans-une-ambiance-festive-une" target="_blank" rel="noopener">Secondo i dati della polizia,</a> a Bruxelles circa 80 mila persone hanno preso parte al corteo, mentre i sindacati stimano un’affluenza superiore alle 100 mila presenze, <strong>rendendola una delle più grandi mobilitazioni in Belgio degli ultimi anni</strong>.</p>
<p><a href="https://www.eunews.it/2025/02/03/belgio-governo-arizona-bart-de-wever/">Dall’insediamento del governo a febbraio 2025</a>, i sindacati hanno già organizzato <strong>numerosi scioperi e manifestazioni in risposta alle politiche economiche e del lavoro del nuovo esecutivo</strong>. Con il governo appena insediato, il 31 marzo dell’anno scorso hanno promosso uno sciopero generale, seguito da una giornata di mobilitazione nazionale il 29 aprile. Particolarmente significativi, poi, sono stati i tre giorni di sciopero nazionale del 24, 25 e 26 novembre scorsi, che hanno paralizzato trasporti e servizi pubblici in gran parte del Paese. “L’autunno del 2025 è stato un periodo caldo. I tre sindacati, insieme all’intera società civile, hanno radunato 140 mila persone a Bruxelles per una manifestazione storica in ottobre. Novembre è stato segnato da uno sciopero e da un’azione altrettanto storici, durati quattro giorni, guidati anch’essi da un fronte sindacale unito”, si legge in un <a href="https://fgtb.be/actualite/manifestation-nationale-le-12-mars-2026" target="_blank" rel="noopener">comunicato</a>.</p>
<p>Le <strong>ragioni</strong> della mobilitazione risiedono nell’insoddisfazione verso le<strong> politiche di austerità e le riforme strutturali del governo De Wever.</strong> Come riportato da <a href="https://www.lalibre.be/belgique/societe/2026/03/12/manifestation-nationale-du-12-mars-des-milliers-de-manifestants-affluent-sur-la-petite-ceinture-HRSE4LAJJRECFGXUI3IZPJ3FC4/" target="_blank" rel="noopener">La Libre</a>, i sindacati definiscono queste misure <strong>“ingiuste e disumane”</strong>, sostenendo che colpiscano selettivamente i lavoratori e i segmenti più fragili della società. Uno dei punti centrali della protesta riguarda il <strong>potere d’acquisto</strong>. In un contesto di crescita inflazionistica, i sindacati denunciano che i salari non tengono il passo. Il punto di scontro principale è il <strong>blocco dell’indicizzazione salariale</strong>: toccare questo meccanismo di adeguamento automatico dei salari al costo della vita è considerato dai leader sindacali, come il presidente della Federazione Generale del Lavoro Belga, <strong>Bert Engelaar</strong>, un vero e proprio <strong>“attentato alla dignità”</strong> dei lavoratori, come racconta <a href="https://www.lesoir.be/734002/article/2026-03-12/en-direct-manifestation-nationale-une-arrivee-dans-une-ambiance-festive-une" target="_blank" rel="noopener">Le soir.</a> Inoltre, la <strong>riforma delle pensioni</strong> è l’altro grande fronte di conflitto. I manifestanti si oppongono all’introduzione del cosiddetto <strong>“malus pension”</strong>, un meccanismo che penalizzerebbe chi lascia il lavoro prima dei termini previsti. Infine, oltre alla previdenza, i sindacati contestano la direzione intrapresa dal governo in merito alla <strong>flessibilità del lavoro</strong>. Sotto accusa ci sono l’<strong>allentamento delle regole sul lavoro notturno e sugli straordinari</strong> che, secondo le <a href="https://www.lalibre.be/belgique/societe/2026/03/12/manifestation-nationale-du-12-mars-des-milliers-de-manifestants-affluent-sur-la-petite-ceinture-HRSE4LAJJRECFGXUI3IZPJ3FC4/" target="_blank" rel="noopener">denunce,</a> saranno meno retribuiti e porteranno i dipendenti a lavorare fino allo sfinimento.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>La Russia alla Biennale di Venezia suscita le ire UE. Virkkunen: “Pronti a tagliare i fondi”</title>
<link>https://www.eventi.news/la-russia-alla-biennale-di-venezia-suscita-le-ire-ue-virkkunen-pronti-a-tagliare-i-fondi</link>
<guid>https://www.eventi.news/la-russia-alla-biennale-di-venezia-suscita-le-ire-ue-virkkunen-pronti-a-tagliare-i-fondi</guid>
<description><![CDATA[ La Fondazione si rifiuta di escludere la Federazione russa dalla 61esima esposizione internazionale al via dal 9 maggio e scoppia il caso: sollevazione di 22 ministri e del Parlamento europeo. Giuli: &quot;Governo contrario&quot;. La Commissione minaccia di interrompere i progetti in corso ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/biennale.png" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 00:30:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Russia, alla, Biennale, Venezia, suscita, ire, UE., Virkkunen:, “Pronti, tagliare, fondi”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – “Di fronte alle comunicazioni e alle richieste di partecipazione dei Paesi, la <b>Biennale di Venezia </b>esclude qualsiasi forma di chiusura o di censura della cultura e dell’arte”. È <a href="https://www.labiennale.org/it/news/le-partecipazioni-nazionali-e-gli-eventi-collaterali-della-biennale-arte-2026" target="_blank" rel="noopener">il messaggio</a> della discordia, quello con cui non si respinge la richiesta della <b>Russia di partecipare alla </b><b>61esima esposizione internazionale d’art</b><b>e </b>in programma a Venezia dal 9 maggio e che attira sull’Italia le ire di tutta l’Unione europea e dell’Ucraina.</p>
<p><b>La Russia alla Biennale di Venezia diventa un caso</b>. Un totale di <b>22 </b><b>Paesi s</b><b>crivono </b>per censurare l’accaduto e chiedere di escludere categoricamente Mosca dalla manifestazione. Si contano i ministri della Cultura e degli Esteri di 20 Paesi UE (Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna e Svezia) più quelli di Norvegia e Ucraina, uniti nel <b>dire ‘no’ alla Russia alla Biennale</b> di Venezia.</p>
<p>La lettera dei ministri si aggiunge a <a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Letter-from-MEPs-to-the-President-and-Board-of-Directors-of-La-Biennale-di-Venezia.pdf" target="_blank" rel="noopener">quella inviata nei giorni scorsi dal Parlamento europeo</a>, dove 26 europarlamentari rappresentativi dei gruppi popolare (PPE), socialista (S&D), liberale (RE), verdi, conservatori (ECR), sinistra radicale (laSinistra) e Non iscritti chiedono al presidente e al consiglio di amministrazione della Fondazione di “<b>r</b><span lang="it-IT"><b>iconsiderare la partecipazione </b></span><span lang="it-IT">della Federazione Russa all’edizione del 2026 della mostra”. In quanto europarlamentari “condanniamo con la massima fermezza la decisione di consentire alla Russia di apparire su una delle piattaforme culturali più prestigiose del mondo mentre continua la sua brutale guerra di aggressione contro l’Ucraina”, il messaggio inviato a Venezia.</span></p>
<p><span lang="it-IT">Dalla Commissione europea giunge quindi l’avvertimento della vicepresidente esecutiva alla Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, </span><span lang="it-IT"><b>Henna Virkkunen</b></span><span lang="it-IT">, e del commissario Ue per l’equità intergenerazionale, la gioventù, la cultura e lo sport <strong>Glenn Micallef</strong>. “</span><span lang="it-IT">Qualora la Fondazione Biennale dovesse procedere con la decisione di consentire la partecipazione della Russia, prenderemo in considerazione ulteriori misure, tra cui </span><span lang="it-IT"><b>la sospensione o la cessazione di un finanziamento UE in corso alla Fondazione Biennale</b></span><span lang="it-IT">”, precisano in una <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/statement_26_590" target="_blank" rel="noopener">dichiarazione</a>. </span></p>
<p><span lang="it-IT">D</span><span lang="it-IT">i fronte al fuoco incrociato anche il ministro della Cultura, <strong>Alessandro Giuli</strong>, si dissocia dalla decisione presa dalla Biennale di Venezia e prova a produrre una retromarcia agli organizzatori dell’esposizione. “L’Italia appartiene al mondo libero ed è felice di valorizzare qualsiasi forma artistica, anche l’arte dissidente”, premette il ministro. “Non si può dire lo stesso delle autocrazie che, all’interno della Biennale di Venezia, sono titolari di padiglioni come quello della Federazione Russa che verrà aperto, </span><span lang="it-IT"><b>contrariamente all’opinione del governo italiano </b>che rappresento</span><span lang="it-IT">”. <strong>Pietrangelo Buttafuoco</strong>, presidente della Fondazione </span><span lang="it-IT">Biennale, per ora tiene il punto: “Chiusura e censura sono fuori dall’ingresso”. </span></p>
<p>Il ‘caso Biennale’ diventa motivo di censura anche per il presidente ucraino, <strong>Volodymyr Zelensky</strong>, che ha accusato la Russia di utilizzare la partecipazione a grandi eventi sportivi e culturali per rafforzare la propria influenza e dimostrare di non essere isolata. Considerazioni che sono una presa di distanze dalle scelte della Biennale.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Jørgensen: “UE aumenti significativamente produzione di energia da fonti rinnovabili”</title>
<link>https://www.eventi.news/jorgensen-ue-aumenti-significativamente-produzione-di-energia-da-fonti-rinnovabili</link>
<guid>https://www.eventi.news/jorgensen-ue-aumenti-significativamente-produzione-di-energia-da-fonti-rinnovabili</guid>
<description><![CDATA[ Il commissario per l&#039;Energia: &quot;Si rende necessario per sicurezza e prezzi accessibili&quot;. Impianti offshore &quot;indispensabili&quot;, avanti con il nucleare ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Imagoeconomica_1926671.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 00:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Jørgensen:, “UE, aumenti, significativamente, produzione, energia, fonti, rinnovabili”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – “<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Per fornire energia più accessibile e sicura a tutti gli europei</span></span></span> <span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">l’Unione deve <strong>aumentare significativamente la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili</strong>“. È perentorio il commissario per l’Energia, <strong>Dan Jørgensen</strong>. Le sue parole di per sé non sono una novità perché il Green Deal, la maxi-agenda di sostenibilità, per quanto rivista non è mai stata cancellata né tolta dal tavolo. Ma la crisi in Medio Oriente, con la <a href="https://www.eunews.it/2026/03/02/lue-condanna-gli-ingiustificabili-attacchi-delliran-nella-regione-mentre-usa-e-israele-continuano-i-raid/" target="_blank" rel="noopener">guerra in Iran</a> e la nuova <a href="https://www.eunews.it/2026/03/09/iran-il-caro-energia-torna-a-spaventare-lue-il-tema-sul-tavolo-dei-leader/" target="_blank" rel="noopener">impennata dai prezzi di petrolio e gas</a>, conferisce alle dichiarazioni di Jørgensen un significato politico tutto nuovo e un impegno alla luce dei fatti impossibile da procrastinare.</span></span></span></p>
<p>Il commissario per l’Energia risponde a <a href="https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/E-10-2025-005053_EN.html" target="_blank" rel="noopener">un’interrogazione parlamentare</a> depositata il 22 dicembre scorso, sollevata quindi prima dello scoppio della guerra all’Iran, e volta a conoscere quali possono essere gli impatti dell’installazione di impianti di produzione elettrica da rinnovabile in mare aperto, i cosiddetti parchi ‘offshore’. La risposta offerta da <span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Jørgensen</span></span></span>, datata 10 marzo, e quindi nel pieno del conflitto in Medio Oriente, è quanto più chiara non si potrebbe: “<strong>L</strong><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong>a produzione di energia rinnovabile offshore contribuisce a migliorare la resilienza energetica dell’Europa, a fornire energia a prezzi accessibili</strong> ai consumatori e a garantire la competitività a lungo termine delle industrie europee”.</span></span></span></p>
<p>Avanti con le rinnovabili, dunque, senza tentennamenti o ripensamenti. Solare e ancor più eolico in mare sono la chiave per superare shock presenti e futuri, e mettere in sicurezza la <a href="https://www.eunews.it/2026/02/12/uneuropa-un-mercato-von-der-leyen-annuncia-la-roadmap-della-competitivita-ue/" target="_blank" rel="noopener">competitività che l’Unione europea cerca</a>, quella su cui è imperniato il rapporto Draghi – che <em>Eunews</em> ha integralmente <a href="https://www.eunews.it/2024/10/08/rapporto-draghi-in-italiano/" target="_blank" rel="noopener">tradotto in italiano</a>.</p>
<p><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">“<strong>Le energie rinnovabili offshore sono una parte indispensabile del mix energetico</strong>” dell’Unione europea e dei suoi Stati membri, insiste Jørgensen, che però precisa: questo non vuol dire autorizzazioni facili. “In linea con il principio di precauzione e la legislazione ambientale dell’UE, <strong>è essenziale effettuare una valutazione dei probabili effetti ambientali</strong> di determinati progetti che potrebbero avere effetti significativi sull’ambiente, incluso quello sulle energie rinnovabili offshore, prima del rilascio dell’autorizzazione”. Ciò però non cancella le pale eoliche in mare dall’agenda dei lavori europea e nazionale.<br>
</span></span></span></p>
<p>Il commissario per l’Energia difende poi a spada tratta l’intera strategia energetica dell’esecutivo comunitario, valida, sottolinea, per raggiungere il doppio obiettivo di sostenibilità e di sicurezza energetica: <span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"> “Tutte le tecnologie a zero emissioni nette e a basse emissioni di carbonio dovranno contribuire al raggiungimento degli obiettivi climatici”.</span></span> <span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Ciò include “<strong>tutte le soluzioni attuali e future, come ad esempio le energie rinnovabili, il nucleare e la rimozione del carboni</strong></span></span></span><strong>o</strong>“.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Iran, von der Leyen: “Nessuna lacrima per il regime”. E sulla crisi energetica rilancia: “Abbiamo rinnovabili e nucleare”</title>
<link>https://www.eventi.news/iran-von-der-leyen-nessuna-lacrima-per-il-regime-e-sulla-crisi-energetica-rilancia-abbiamo-rinnovabili-e-nucleare</link>
<guid>https://www.eventi.news/iran-von-der-leyen-nessuna-lacrima-per-il-regime-e-sulla-crisi-energetica-rilancia-abbiamo-rinnovabili-e-nucleare</guid>
<description><![CDATA[ Gli equilibrismi della presidente della Commissione UE che non condanna l&#039;aggressione di Israele e Stati Uniti a Teheran e assicura &quot;l&#039;impegno incrollabile&quot; a favore del diritto internazionale. Pioggia di critiche dai socialisti: &quot;Una cosa è non piangere per il regime, un&#039;altra è rimanere in silenzio di fronte alla morte di innocenti&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/20260311_EP-200494A_CU__PHB_0028-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 00:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Iran, von, der, Leyen:, “Nessuna, lacrima, per, regime”., sulla, crisi, energetica, rilancia:, “Abbiamo, rinnovabili, nucleare”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dall’inviato a Strasburgo</em> – “Non ci sono lacrime da versare per un regime del genere”: la presidente della Commissione europea, <strong>Ursula von der Leyen</strong>, ribadisce che, nel caso dell’aggressione di Stati Uniti e Israele all’Iran, il fine giustifica i mezzi. Ma, nel suo discorso all’emiciclo di Strasburgo, la contraddizione risulta evidente non appena assicura “l’impegno incrollabile” a favore dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale. E comunque, quel che è fatto è fatto e ora bisogna affrontarne i costi: “<strong>Dieci giorni di guerra sono già costati ai contribuenti europei 3 miliardi di euro in più per le importazioni di combustibili fossili</strong>. Questo è il prezzo della nostra dipendenza”, ha affermato von der Leyen. L’alternativa è lì, sotto gli occhi di tutti: “Le energie rinnovabili e il nucleare”, i cui prezzi “sono rimasti invariati”.</p>
<p>Von der Leyen tira dritto per la sua strada. <strong>Non condanna la violazione del diritto internazionale da parte dei due Paesi partner</strong> e cerca di mettere toppe (e spostare abilmente il focus del dibattito) sulle disastrose conseguenze delle azioni unilaterali di Stati Uniti e Israele sui cittadini europei. A partire da Cipro, <a href="https://www.eunews.it/2026/03/03/grecia-e-francia-si-mobilitano-per-difendere-cipro-dopo-lattacco-a-una-base-britannica-nellisola/" target="_blank" rel="noopener">colpito dall’attacco</a> di un drone la scorsa settimana: “La vostra sicurezza è la nostra sicurezza”, ha scandito la leader UE. Ma l’Europa rischia soprattutto di inciampare in una grave <a href="https://www.eunews.it/2026/03/10/iran-lue-sceglie-la-via-dellattesa-prima-di-misure-contro-il-caro-energia-va-capito-cosa-succede/" target="_blank" rel="noopener">crisi energetica</a>, la seconda in pochi anni dopo quella innescata dall’aggressione della Russia in Ucraina.</p>
<figure aria-describedby="caption-attachment-447260" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/20260311_EP-200494A_CU__PHB_0038-scaled.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-447260 " src="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/20260311_EP-200494A_CU__PHB_0038-scaled.jpg" alt="" width="499" height="332" srcset="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/20260311_EP-200494A_CU__PHB_0038-scaled.jpg 2560w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/20260311_EP-200494A_CU__PHB_0038-300x200.jpg 300w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/20260311_EP-200494A_CU__PHB_0038-1024x683.jpg 1024w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/20260311_EP-200494A_CU__PHB_0038-768x512.jpg 768w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/20260311_EP-200494A_CU__PHB_0038-1536x1024.jpg 1536w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/20260311_EP-200494A_CU__PHB_0038-2048x1365.jpg 2048w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/20260311_EP-200494A_CU__PHB_0038-750x500.jpg 750w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/20260311_EP-200494A_CU__PHB_0038-1140x760.jpg 1140w" sizes="(max-width: 499px) 100vw, 499px"></a><figcaption class="wp-caption-text">Ursula von der Leyen al dibattito sulla situazione in Medio Oriente al Parlamento europeo di Strasburgo, 11/03/26</figcaption></figure>
<p>“Grazie alle azioni intraprese negli ultimi anni, <strong>l’Europa è ora molto meno esposta alle importazioni di combustibili fossili</strong>. I nostri sforzi di diversificazione stanno dando i loro frutti”, ha rivendicato von der Leyen. Ma l’UE resta lontana dall’essere “immune agli shock dei prezzi”: <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/wdn-20260310-1" target="_blank" rel="noopener">nel 2024</a>, importava ancora il 57 per cento della sua energia. Più del 90 per cento dell’import energetico dell’UE riguarda petrolio e gas naturale. E dall’inizio del conflitto, “i prezzi del gas sono aumentati del 50 per cento e quelli del petrolio del 27 per cento”, ha affermato von der Leyen.</p>
<p><a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS_PrezzoElettricitaGas.png"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-447324 size-full" src="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS_PrezzoElettricitaGas.png" alt="" width="1920" height="2400" srcset="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS_PrezzoElettricitaGas.png 1920w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS_PrezzoElettricitaGas-240x300.png 240w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS_PrezzoElettricitaGas-819x1024.png 819w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS_PrezzoElettricitaGas-768x960.png 768w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS_PrezzoElettricitaGas-1229x1536.png 1229w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS_PrezzoElettricitaGas-1638x2048.png 1638w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS_PrezzoElettricitaGas-750x938.png 750w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/EUNEWS_PrezzoElettricitaGas-1140x1425.png 1140w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px"></a></p>
<p>La leader UE, che nel 2019 lanciò il grande piano di transizione verde su cui ora – complice lo spostamento a destra del baricentro politico europeo e del suo partito, i popolari – sta progressivamente rallentando, ha insistito: “Il fatto è che disponiamo di fonti energetiche interne:<strong> le energie rinnovabili e il nucleare. I loro prezzi sono rimasti invariati negli ultimi 10 giorni</strong>“. Una piccola rivincita, che permette a von der Leyen di ribadire la bontà del tanto bistrattato Green Deal: “Possiamo essere più pragmatici e più intelligenti nella sua attuazione, ma la direzione intrapresa è quella giusta”.</p>
<p>Secondo von der Leyen, il mercato ha tenuto relativamente bene finora, ma è “fondamentale ridurre l’impatto sui costi quando il gas determina il prezzo dell’elettricità”. C’è poi da “aumentare la produttività delle reti, in modo da ridurre lo spreco di energie rinnovabili”. La presidente della Commissione europea ha alzato le mani su “tasse e imposte”, che restano una competenza nazionale, ma ha voluto sottolineare che “<strong>alcuni Stati membri tassano l’elettricità in misura molto più elevata rispetto al gas</strong>“. L’occasione è ghiotta per ricacciare indietro chi vuole prendere a picconate le fondamenta della politica ambientale dell’UE: “Senza l’ETS (il sistema di scambio di emissioni, <em>ndr</em>) consumeremmo oggi 100 miliardi di metri cubi di gas in più, il che ci renderebbe ancora più vulnerabili e dipendenti”, ha rivendicato von der Leyen.</p>
<p>Dopo di lei, hanno preso la parola i leader dei gruppi politici. A partire dal vicepresidente del Partito Popolare (PPE),<strong> Jeroen Lenaers</strong>, che ha sottolineato l’inconsistenza dell’UE nelle principali crisi internazionali: “L’Europa non è stata consultata sui colloqui di pace in Ucraina, non eravamo presenti né sul Venezuela né ora sull’Iran”. La presidente del gruppo socialista, <strong>Iratxe Garcia Perez</strong>, ha usato toni molto duri contro von der Leyen: “Una cosa è non piangere per il regime, un’altra è rimanere in silenzio di fronte alla morte di innocenti”, ha attaccato, aggiungendo che “<strong>la sua responsabilità non è dichiarare obsoleto l’ordine internazionale, ma difenderlo</strong>, esigere il rispetto delle regole e opporsi agli autocrati con azioni concrete”. Non si può non “affermare l’ovvio”, e cioè che “l’attacco militare statunitense e israeliano contro l’Iran viola la Carta delle Nazioni Unite”.</p>
<p>Per <strong>Lucia Annunziata</strong>, eurodeputata socialista, “la presidente von der Leyen ha parlato di questo conflitto come di qualcosa dalle ‘conseguenze non volute'”. Ma – sottolinea Annunziata – “resta una domanda fondamentale: l’intervento degli Stati Uniti non ha forse violato il diritto internazionale? Anche su questo punto non abbiamo ricevuto chiarimenti”. Riportando il focus sull’impennata dei prezzi energetici, la co-presidente del gruppo dei Verdi, <strong>Terry Reintke</strong>, si è presa la sua rivincita: “Ricordo che eravamo sulla buona strada per abbandonare i combustibili fossili. Se ricordo bene, si chiamava Green Deal”, ha affermato in modo sarcastico.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Metà degli europei non usa il trasporto pubblico, i dati di Eurostat</title>
<link>https://www.eventi.news/meta-degli-europei-non-usa-il-trasporto-pubblico-i-dati-di-eurostat</link>
<guid>https://www.eventi.news/meta-degli-europei-non-usa-il-trasporto-pubblico-i-dati-di-eurostat</guid>
<description><![CDATA[ In Italia il non-utilizzo sfiora il 69% sia tra le fasce indigenti che tra i redditi più alti, distanziando i livelli europei ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Imagoeconomica_1692163-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 00:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Metà, degli, europei, non, usa, trasporto, pubblico, dati, Eurostat</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Nel 2024 <strong>metà degli europei</strong> <strong>non ha utilizzato i mezzi pubblici</strong>. Secondo <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/ddn-20260311-2" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>, l’Ufficio Statistico dell’Unione Europea, il <strong>50,6 per cento</strong> delle persone (di età pari o superiore a 16 anni) non usa i trasporti pubblici (bus, tram, treni e metro), mentre il 17,1 per cento li usa meno di una volta al mese, il 10 per cento ogni mese, l’11 per cento ogni settimana e solo il 10,7 per cento li usa ogni giorno. In questo scenario, l’Italia emerge come il secondo Paese UE per numero di persone che dichiarano di <strong>non utilizzare mai i trasporti pubblici (68,0 per cento).</strong></p>
<p>La percentuale più alta di <strong>non-utilizzatori</strong> si riscontra a <strong>Cipro</strong>, con l’85 per cento della popolazione, seguita dunque da <strong>Italia</strong> (68,0 per cento), <strong>Portogallo</strong> (67,8 per cento), Francia (65,1 per cento), Slovenia (61,6 per cento) e Grecia (61,3 per cento). Al contrario i Paesi che <strong>più utilizzano i trasporti pubblici</strong> sono il <strong>Lussemburgo</strong>, dove solo il 15,7 per cento delle persone non ne ha utilizzato nel 2024, <strong>l’Estonia</strong> (26,6 per cento) e la Svezia (26,7 per cento).</p>
<p>Analizzando nel <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/ilc_atst01$defaultview/bookmark/table?lang=en&bookmarkId=31a36d86-093d-4a0d-841e-ebc86ebb8f0a&c=1772447346000" target="_blank" rel="noopener">dettaglio</a> la situazione della Penisola, tra le persone a rischio povertà ed esclusione sociale di età pari o superiore a 16 anni, il <strong>68,9 per cento degli uomini</strong> e il <strong>68,2 per cento delle donne</strong>, non usa mai i mezzi. Questo dato è relativamente superiore alla media europea, dove i non utilizzatori in questa fascia sono rispettivamente il <strong>51,1 per cento</strong> (uomini) e il <strong>46,6 per cento</strong> (donne). La situazione non cambia per chi ha una situazione economica migliore: il <strong>69,3 per cento degli uomini</strong> e il <strong>66,4 per cento delle donne</strong> di chi non è a rischio povertà ed esclusione sociale non usa mai i mezzi, contro una media europea del <strong>64 per cento</strong> per gli uomini e del <strong>48,3 per cento</strong> per le donne.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>UE, Italia sotto procedure d’infrazione su plastica monouso e direttiva ‘Case Green’</title>
<link>https://www.eventi.news/ue-italia-sotto-procedure-dinfrazione-su-plastica-monouso-e-direttiva-case-green</link>
<guid>https://www.eventi.news/ue-italia-sotto-procedure-dinfrazione-su-plastica-monouso-e-direttiva-case-green</guid>
<description><![CDATA[ In particolare, Palazzo Berlaymont avvia l&#039;iter contro Roma e altre 18 capitali perché non hanno ancora presentato le bozze dei piani nazionali di ristrutturazione edilizia previsti dalla direttiva sulla prestazione energetica degli edifici ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2024/03/iStock-1586923339-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 00:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>UE, Italia, sotto, procedure, d’infrazione, plastica, monouso, direttiva, ‘Case, Green’</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Italia e sostenibilità, un binomio difficile. Il governo Meloni resta incagliato nella  <strong>plastica monouso e nelle ‘Case Green’, </strong><strong>i due campi su cui la Commissione europea ha deciso di far partire e di portare avanti <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/inf_26_431" target="_blank" rel="noopener">due procedure d’infrazione contro il Paese</a></strong>. Nel primo caso, Bruxelles aveva già aperto la pratica nel 2024 e ora chiede all’Italia di conformarsi alla <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:32019L0904" target="_blank" rel="noopener">direttiva sulla plastica monouso</a> e alle norme procedurali dell’Unione Europea <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:32015L1535" target="_blank" rel="noopener">in materia di trasparenza nel mercato interno</a>. Nel secondo, l’esecutivo comunitario avvia oggi (11 marzo) la procedura, alzando il cartellino giallo a Roma e ad altre 18 capitali perché non hanno ancora presentato le bozze dei piani nazionali di ristrutturazione edilizia previsti dalla <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=OJ:L_202401275" target="_blank" rel="noopener">direttiva sulla prestazione energetica degli edifici</a>.</p>
<p>In particolare, la Commissione ha deciso di avviare procedure di infrazione inviando una lettera di costituzione in mora – ovvero <a href="https://www.eunews.it/2023/05/17/glossario-ue-unione-europea/" target="_blank" rel="noopener">il primo passaggio, quello di apertura</a> – a Belgio, Repubblica Ceca, Germania, Estonia, Irlanda, Grecia, Francia, Italia, Cipro, Lettonia, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Paesi Bassi, Austria, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Svezia “in quanto non hanno presentato alla Commissione la <strong>bozza del Piano nazionale di ristrutturazione edilizia</strong> (NBRP) entro la scadenza del 31 dicembre 2025″. Per Bruxelles, tali documenti “sono <strong>uno strumento essenziale e strategico per gli Stati membri per trasformare il loro parco immobiliare in un bene ad alte prestazioni</strong>, efficiente dal punto di vista energetico e decarbonizzato entro il 2050″.</p>
<p>In pratica, “questi piani sono fondamentali per migliorare la prestazione energetica degli edifici e quindi contribuire a ridurre le bollette energetiche” e “<strong>la presentazione tempestiva delle bozze di piano consente alla Commissione di valutare efficacemente la strategia di ciascuno Stato membro</strong>, garantendo che i piani definitivi siano completi, attuabili e in linea con gli obiettivi climatici ed energetici nazionali e dell’UE aggiornati”. Ora l’esecutivo UE chiede agli Stati membri interessati di presentare le loro bozze di piano entro due mesi per evitare di procedere oltre con l’azione disciplinare.</p>
<p>Per quanto riguarda la <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/it/ALL/?uri=CELEX%3A32019L0904" target="_blank" rel="noopener">direttiva sulla plastica monouso</a> la Commissione contesta all’Italia di “non aver recepito integralmente e correttamente” la normativa e di “aver violato gli obblighi previsti sulla trasparenza del mercato unico, avendo adottato la legislazione di recepimento della direttiva sulla plastica monouso prima della scadenza del periodo di status quo di tre mesi stabilito da tale direttiva”.</p>
<p>L’obiettivo delle regole sulla plastica è <strong>prevenire e ridurre l’impatto di questi prodotti sull’ambiente e sulla salute umana</strong>, nonché a promuovere la transizione verso un’economia circolare. Cosa impossibile in Italia, a cui si contesta la mancata introduzione di una soglia minima per quanto riguarda la definizione di ‘plastica’, l’esenzione dei prodotti in plastica biodegradabile da determinate disposizioni e la limitazione della responsabilità dei produttori per la copertura dei costi di raccolta dei rifiuti. Si rischia così di “compromettere l’approccio preventivo della direttiva e di portare potenzialmente a un aumento del rilascio di frammenti di plastica persistenti e microplastiche nell’ambiente”. Da la scelta di mettere pressione sul governo di Roma, che ha due mesi di tempo per evitare di essere deferita alla Corte di giustizia dell’Unione europea.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>È scontro UE&#45;Ungheria su allargamento. Il Parlamento: “Avanti con l’Ucraina”. Il ‘no’ di Budapest</title>
<link>https://www.eventi.news/e-scontro-ue-ungheria-su-allargamento-il-parlamento-avanti-con-lucraina-il-no-di-budapest</link>
<guid>https://www.eventi.news/e-scontro-ue-ungheria-su-allargamento-il-parlamento-avanti-con-lucraina-il-no-di-budapest</guid>
<description><![CDATA[ Botta e risposta a colpi di risoluzioni: l&#039;eurocamera chiede di superare i veti e far avanzare il processo di adesione di Kiev, con il Parlamento magiaro che certifica la contrarietà ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/ue-ucraina.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 00:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>scontro, UE-Ungheria, allargamento., Parlamento:, “Avanti, con, l’Ucraina”., ‘no’, Budapest</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles –<strong> Avanti con l’allargamento</strong>, ogni volta che si può, più che si può. Il Parlamento europeo rilegge il momento storico, ed esorta a incorporare nell’Unione Europea quei Paesi al centro dei nuovi interessi geopolitici. L’Aula riunita a Strasburgo approva con 385 voti a favore, 147 contrari e 98 astensioni, la risoluzione in cui si sottolinea che il costo di un mancato allargamento sarebbe superiore a quello dell’ingresso di nuovi paesi nell’UE, con il rischio di creare “zone grigie geopolitiche vulnerabili” a influenze straniere ostili.</p>
<p>Il testo approvato ha natura non legislativa, e non può dunque influenzare né vincolare in alcun modo. Serve però per mandare un messaggio politico e strategico, chiaro, nel senso di un’Europa ancora più allargata innanzitutto a prova di Russia. A proposito di Russia, i deputati chiedono “la <strong>rapida apertura dei gruppi di capitoli di negoziato con Ucraina e Moldova” e “l’abolizione dell’unanimità”</strong> nelle fasi intermedie del processo di allargamento, in merito all’apertura e alla chiusura di singoli capitoli negoziali.</p>
<blockquote class="twitter-tweet">
<p dir="ltr" lang="en">BREAKING: Hungary’s National Assembly has adopted a resolution rejecting Ukraine’s EU membership, further war financing, and efforts to turn the European Union into a military alliance. The measure passed with 142 votes in favor, 28 against, and 4 abstentions.</p>
<p>️ The… <a href="https://t.co/b3yyR2h7XQ">pic.twitter.com/b3yyR2h7XQ</a></p>
<p>— Zoltan Kovacs (@zoltanspox) <a href="https://twitter.com/zoltanspox/status/2031316958931464199?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">March 10, 2026</a></p></blockquote>
<p>Richieste che giungono nel giorno in cui <strong>l’Ungheria di Viktor Orban torna a chiudere le porte in faccia a Kiev</strong> e ai sogni di integrazione europea dell’Ucraina. <span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">L’Assemblea Nazionale ungherese, il Parlamento monocamerale del Paese, ha adottato una <strong>risoluzione che respinge l’adesione dell’Ucraina all’UE</strong>, “l’ulteriore finanziamento della guerra e i tentativi di trasformare l’Unione Europea in un’alleanza militare”, annuncia il portavoce di governo, <strong>Zoltan Kovacs</strong>.</span></span> Una proposta sostenuta a larga maggioranza (<span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">142 voti favorevoli, 28 contrari e 4 astensioni), riproponendo scontro e divisioni tutti interni all’UE sul file ucraino.</span></span></span></p>
<p>Non solo. Con l’Ungheria proiettata alle elezioni e il <a href="https://www.eunews.it/2025/03/17/ungheria-manifestazioni-orban-magyar/" target="_blank" rel="noopener">rischio di uscita di scena</a> di <a href="https://www.eunews.it/2024/12/30/tusk-orban-veri-leader-europei-est-avanza/" target="_blank" rel="noopener">uno dei leader europei più longevi dell’UE</a> per lasso temporale ininterrotto al comando di un governo, “se necessario <span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong>la Slovacchia è pronta a prendere il testimone dall’Ungheria</strong>” in caso di sconfitta elettorale di Orban, <a href="https://tvpworld.com/91993886/fico-i-will-keep-blocking-ukraine-loan-if-orbn-leaves-office" target="_blank" rel="noopener">ha fatto sapere il primo ministro slovacco, <strong>Robert Fico</strong></a>. Ecco come l’est Europa, spalleggiandosi, fagocita l’UE e tutte le sue ambizioni, inclusa quella di un’Ucraina sotto la bandiera a dodici stelle. </span></span></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Agricoltura, l’UE lancia una piattaforma dedicata per colmare il divario di genere</title>
<link>https://www.eventi.news/agricoltura-lue-lancia-una-piattaforma-dedicata-per-colmare-il-divario-di-genere</link>
<guid>https://www.eventi.news/agricoltura-lue-lancia-una-piattaforma-dedicata-per-colmare-il-divario-di-genere</guid>
<description><![CDATA[ L&#039;attività principale della piattaforma sarà il tutoraggio. I tutor condividono conoscenze pratiche, creano una rete di monitoraggio per sfidare gli stereotipi, ispirare le giovani donne e normalizzare la leadership femminile nell&#039;agricoltura ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/pexels-zen-chung-5529591-683x1024.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 00:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Agricoltura, l’UE, lancia, una, piattaforma, dedicata, per, colmare, divario, genere</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Le Nazioni Unite <a href="https://www.fao.org/woman-farmer-2026/en" target="_blank" rel="noopener">hanno stabilito</a> che il 2026 sarà l’anno internazionale dedicato alle donne nell’agricoltura (IYWF 2026) e la Commissione europea si è allineata. Oggi (11 marzo), l’esecutivo Ue ha annunciato il <strong>lancio di una piattaforma interamente dedicata alle donne nell’agricoltura per promuovere la partecipazione femminile</strong> nel settore. La piattaforma, dal nome <strong>“<a href="https://agriculture.ec.europa.eu/overview-vision-agriculture-food/women-farmers_en" target="_blank" rel="noopener">Women in Farming Platform</a>“</strong> (Donne nell’agricoltura), è un’iniziativa che intende rafforzare il ruolo delle donne nell’agricoltura e promuovere le pari opportunità nelle comunità rurali. L’iniziativa rientra nella “<a href="https://agriculture.ec.europa.eu/overview-vision-agriculture-food/vision-agriculture-and-food_en" target="_blank" rel="noopener">Visione per l’agricoltura e l’alimentazione</a>” dell’Unione europea, quadro presentato a febbraio 2025 che “mira a creare le condizioni per garantire che il settore agroalimentare prosperi, si innovi e continui a portare benefici alla società oggi, domani e nel 2040”.</p>
<p>Ad oggi, solo il <strong>32 per cento delle aziende agricole è a leadership femminile</strong>. Un numero basso che risponde a diverse variabili: l’età (le donne manager tendono ad essere più anziane: il 41 per cento ha più di 65 anni, rispetto al 32 per cento degli agricoltori uomini che hanno più di 65 anni); tipologia di azienda (le aziende agricole gestite da donne sono principalmente specializzate in colture erbacee, colture permanenti e colture miste ad allevamento); livelli di istruzione agricola (inferiori rispetto ai loro colleghi uomini: solo il 19 per cento ha ricevuto una formazione di base). Le conseguenze di tali condizioni portano le donne ad allontanarsi dal settore, impattando così le percentuali di genere.</p>
<p><strong>La Commissione UE precisa che l’attività principale della piattaforma sarà il tutoraggio</strong>. I mentori condividono conoscenze pratiche, creano una rete di tutoraggio per sfidare gli stereotipi, ispirare le giovani donne e normalizzare la leadership femminile nell’agricoltura. Presentando modelli di riferimento e promuovendo il tutoraggio, la piattaforma mira a rafforzare la fiducia, migliorare l’accesso alle opportunità e garantire che il contributo delle donne sia pienamente riconosciuto.</p>
<p>Nell’ambito della politica agricola dell’UE, gli Stati membri possono ora introdurre misure mirate, compresi incentivi finanziari, per sostenere le donne agricoltrici. La Commissione sta inoltre migliorando la raccolta dei dati per considerare anche il genere, per migliorare l’elaborazione delle politiche. Solo nel 2024, sono state 55.300 le giovani donne che hanno ricevuto sostegno per avviare la loro attività agricola e beneficiare di un sostegno al reddito supplementare. “<strong>Le donne continuano ad essere sottorappresentate</strong>“, spiega la Commissione. Mentre “un settore agricolo più equo e inclusivo è essenziale per il futuro dell’Europa”, evidenzia.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Mercato unico e progetti comuni, il Parlamento europeo indica la strada per l’Unione della difesa</title>
<link>https://www.eventi.news/mercato-unico-e-progetti-comuni-il-parlamento-europeo-indica-la-strada-per-lunione-della-difesa</link>
<guid>https://www.eventi.news/mercato-unico-e-progetti-comuni-il-parlamento-europeo-indica-la-strada-per-lunione-della-difesa</guid>
<description><![CDATA[ Con due risoluzioni non-vincolanti approvate a larga maggioranza, gli eurodeputati lanciano l&#039;allarme sulle gravi lacune europee per affrontare &quot;le nuove guerre&quot;. Annunziata (S&amp;D): &quot;Nessuno Stato membro si può permettere da solo questo sviluppo&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/07/1746526417398_20250506_EP-184318A_AR2_0211-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 00:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Mercato, unico, progetti, comuni, Parlamento, europeo, indica, strada, per, l’Unione, della, difesa</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dall’inviato a Strasburgo</em> – Piuttosto che parlare di un utopico esercito europeo, per iniziare a costruire un’Unione della difesa, è meglio concentrare i propri sforzi sulle <strong>lacune tecnologiche rese evidenti dai conflitti in corso.</strong> Con due risoluzioni non vincolanti adottate oggi (11 marzo), il Parlamento europeo ha indicato la strada per un mercato unico della difesa più integrato e per ‘progetti faro’ per sviluppare capacità di difesa comuni.</p>
<p>La prima risoluzione, approvata con 393 voti a favore, 169 contrari e 67 astensioni, delinea la visione per un mercato unico della difesa più forte e integrato, volto a rafforzare la deterrenza e la <a href="https://www.europarl.europa.eu/thinktank/en/document/EXPO_IDA(2020)603483" target="_blank" rel="noopener">base industriale e tecnologica della difesa europea</a> (EDTIB). Redatta dal socialista <strong>Tobias Cremer</strong>, si basa su cinque elementi chiave: stabilire il principio<em> ‘Buy European’</em> come standard negli appalti della difesa, rivedere la direttiva sugli appalti per adeguarla alle realtà odierne della difesa e ai rapidi cicli di innovazione, introdurre il riconoscimento reciproco delle certificazioni e dei nulla osta di sicurezza ed eliminare gli ostacoli inutili al trasferimento intra-UE di beni per la difesa, stabilire finanziamenti congiunti dedicati alle tecnologie innovative, e rafforzare la cooperazione UE-NATO attraverso un accordo globale su norme e standard.</p>
<p>“In un nuovo ordine mondiale dominato dalle grandi potenze, un mercato unico europeo della difesa non è un ideale ambizioso, ma una necessità urgente”, ha affermato Cremer, insistendo perché “solo sfruttando appieno il potenziale del mercato unico possiamo creare un sistema di difesa in cui ogni euro investito generi il massimo in termini di innovazione, sicurezza ed efficienza dei costi”.</p>
<p>Anche la seconda risoluzione, approvata con 448 voti a favore, 122 contrari e 38 astensioni, è targata S&D. La sua relatrice, <strong>Lucia Annunziata</strong>, ha spiegato che la commissione Difesa e sicurezza (SEDE) del Parlamento europeo è partita dall’input, inoltrato dalla Commissione, di “chiudere i gap tra la vecchia e la nuova guerra”. Perché la guerra in Ucraina e ancor di più il nuovo conflitto in Medio Oriente – che ha già <a href="https://www.eunews.it/2026/03/03/grecia-e-francia-si-mobilitano-per-difendere-cipro-dopo-lattacco-a-una-base-britannica-nellisola/" target="_blank" rel="noopener">lambito Cipro</a> – rendono evidente che “<strong>l’Europa è sotto tiro” e che lo sviluppo tecnologico sta portando il mondo “verso un tipo di guerra per cui l’Europa non è attrezzata</strong>“.</p>
<p>La relazione identifica gravi e persistenti lacune nella difesa aerea e missilistica, nell’artiglieria, nei missili e nelle munizioni, nei droni e nei sistemi anti-drone, negli abilitanti strategici (anche per lo spazio e le infrastrutture critiche), nella mobilità militare, nel cyberspazio, nell’intelligenza artificiale, nella guerra elettronica e nei sistemi di combattimento terrestri e marittimi. È altrettanto evidente che “nessuno Stato si può permettere da solo questo sviluppo”, ha insistito Annunziata.</p>
<div class="ep_gridcolumn ep-m_product" data-view1200="6" data-view1020="6" data-view750="10" data-view640="6" data-view480="8" data-view320="4">
<div class="ep_gridcolumn-content">
<div class="ep-a_text" data-wysiwyg="">
<p class="ep-wysiwig_paragraph">E dunque tali carenze andrebbero affrontate, ad esempio, attraverso una maggiore cooperazione europea su questioni strategiche e industriali, una pianificazione coordinata e investimenti mirati per garantire la prontezza della difesa. Bisogna avviare i <a href="https://www.europarl.europa.eu/thinktank/en/document/EXAS_STU(2026)775284" target="_blank" rel="noopener">progetti faro per la prontezza</a> nell’ambito della tabella di marcia Readiness2030 stilata dalla Commissione europea un anno fa. Per quanto riguarda le iniziative faro proposte da Bruxelles – l’iniziativa europea di difesa antidrone, la sorveglianza del fianco orientale, lo scudo di difesa aerea e lo scudo spaziale per la difesa -, i deputati esortano la Commissione a chiarire obiettivi, governance, tempistiche e finanziamenti. “Ciò che l’Europa può fare rapidamente, e in modo condiviso da tutti gli Stati membri, è <strong>rafforzare lo sviluppo delle tecnologie per creare un’architettura comune</strong> – un sistema integrato di comando, controllo, comunicazione, intelligence, sorveglianza e ricognizione – capace di consentire alle forze europee di agire insieme in modo efficiente e coerente, realizzando operazioni congiunte tra tutti gli Stati e con la NATO”, ha spiegato ancora l’eurodeputata socialista.</p>
</div>
</div>
</div>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Pierrakakis ai leader UE: “A rischio il ruolo dell’euro, serve più integrazione economica”</title>
<link>https://www.eventi.news/pierrakakis-ai-leader-ue-a-rischio-il-ruolo-delleuro-serve-piu-integrazione-economica</link>
<guid>https://www.eventi.news/pierrakakis-ai-leader-ue-a-rischio-il-ruolo-delleuro-serve-piu-integrazione-economica</guid>
<description><![CDATA[ Il presidente dell&#039;Eurogruppo: &quot;I fondamenti restano solidi, ma non c&#039;è più niente di scontato&quot;. Nuovo appello alle riforme ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Imagoeconomica_1852961-1024x665.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 00:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Pierrakakis, leader, UE:, “A, rischio, ruolo, dell’euro, serve, più, integrazione, economica”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Tanta, troppa incertezza, trainata e aggravata da un conflitto in Medio Oriente che sulla scia del caro-energia che ne è derivato rischia di rimettere tutto in discussione, laddove tutto vuol dire crescita, competitività, tenuta dell’euro, peso politico e geo-strategico: l’Unione europea e la sua moneta unica hanno tanto da perdere e il presidente dell’Eurogruppo, <strong>Kyriakos Pierrakakis</strong>, trasmette il senso di urgenza al presidente del Consiglio europeo, <strong>Antonio Costa</strong>, in vista del vertice dell’<a href="https://www.consilium.europa.eu/it/european-council/euro-summit/" target="_blank" rel="noopener">eurosummit</a> della prossima settimana (19 e 20 marzo).</p>
<p>Nella tradizionale <a href="https://www.consilium.europa.eu/media/4oin1nhs/peg-to-pec-letter-march-2026-final.pdf" target="_blank" rel="noopener">lettera</a> che precede il meeting dei capi di Stato e di governo dei Paesi UE che adottano l’euro, si pone innanzitutto l’accento sui rischi per la tenuta dell’economia: “<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">I fondamentali dell’economia dell’area dell’euro rimangono solidi”.</span></span> Tuttavia, avverte Pierrakakis, “<strong>i</strong><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong> recenti sviluppi in Medio Oriente hanno già portato a una volatilità senza precedenti nei mercati energetici, creando rischi significativi per le prospettive</strong>” di crescita e andamento economico.</span></span></span></p>
<p>L’invito per i leader è dunque quello di agire in tal senso, consapevoli dei <a href="https://www.eunews.it/2026/03/04/iran-costa-la-nostra-prosperita-e-sotto-pressione/" target="_blank" rel="noopener">rischi già espressi dallo stesso Costa</a>, al pari di <a href="https://www.eunews.it/2026/03/09/iran-il-caro-energia-torna-a-spaventare-lue-il-tema-sul-tavolo-dei-leader/" target="_blank" rel="noopener">governi preoccupati</a> per quello che accade, quello che può accadere e quello che si può fare per contenerlo. Ma il presidente dell’eurogruppo aggiunge un altro elemento di timore: quello della tenuta della moneta unica. “<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">I continui cambiamenti nel panorama monetario e finanziario internazionale, la crescente competizione geopolitica e le tensioni commerciali sottolineano il fatto che<strong> il ruolo internazionale dell’euro non può essere dato per scontato</strong>“, avverte. Bisogna dunque mettere al riparto la moneta dell’UE, rendendola forte, sicura, affidabile.</span></span></span></p>
<p>Questo implica un processo di riforme, che Pierrakakis torna a chiedere. Perché, mette nero su bianco, “o<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">ltre a questi rischi a breve termine, le <strong>ben note sfide strutturali,</strong> tra cui la debole crescita della produttività, l’invecchiamento della popolazione e le crescenti pressioni fiscali, <strong>continuano a gravare sul potenziale di crescita dell’Europa</strong>“. La competitività europea passa quindi attraverso una potenziamento dei suoi fondamenti, e la tenuta della moneta unica dipende dal sostegno che le riforme interne possono e dovranno fornire. </span></span></span></p>
<p><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">“In un contesto globale sempre più incerto, il nostro impegno per politiche solide e una <strong>più profonda integrazione economica rimane essenziale</strong>“, la conclusione che il presidente dell’Eurogruppo trae dalla situazione in atto. È questo un appello per tenere sotto controllo i conti pubblici e procedere speditamente al completamento del progetto di unione dei risparmi e degli investimenti.</span></span></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>G7, von der Leyen e Costa: “Prioritari i flussi energetici, non allentare le sanzioni alla Russia”</title>
<link>https://www.eventi.news/g7-von-der-leyen-e-costa-prioritari-i-flussi-energetici-non-allentare-le-sanzioni-alla-russia</link>
<guid>https://www.eventi.news/g7-von-der-leyen-e-costa-prioritari-i-flussi-energetici-non-allentare-le-sanzioni-alla-russia</guid>
<description><![CDATA[ Per i due presidenti di Commissione e Consiglio europeo, la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz &quot;è fondamentale per l&#039;economia globale&quot; e &quot;l&#039;applicazione del tetto massimo al prezzo del petrolio contribuirà a stabilizzare i mercati e a limitare le entrate della Russia&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/12/000_32BH4BU-scaled-1-1024x681.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 00:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>G7, von, der, Leyen, Costa:, “Prioritari, flussi, energetici, non, allentare, sanzioni, alla, Russia”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Sulla sicurezza energetica, la priorità è <strong>mantenere vivi i flussi energetici, in particolare la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz</strong>. Sul fronte ucraino, <strong>non è il momento di allentare la pressione sul Cremlino</strong>. Lo scrivono congiuntamente, su <a href="https://x.com/vonderleyen/status/2031763391065264579">X</a>, la presidente della Commissione europea, <strong>Ursula von der Leyen</strong>, e il presidente del Consiglio europeo, <strong>Antonio Costa</strong>, dopo la videoconferenza tra i leader del G7, organizzata dalla presidenza francese e presieduta da Emmanuel Macron, per discutere delle conseguenze economiche della guerra in Medio Oriente, in particolare della situazione energetica.</p>
<p>“<span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3">Grazie Emmanuel Macron p</span><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3">er aver organizzato una chiamata con i partner del G7 per discutere una risposta coordinata alla preoccupante situazione in Iran e in Medio Oriente. <strong>Ci concentriamo sulla riduzione al minimo dell’impatto sulla sicurezza e sul mercato energetico globale</strong>“, scrivono von der Leyen e Costa. </span></p>
<p><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3">“Il presidente del Consiglio europeo e io abbiamo ricordato </span><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3">che<strong> la priorità immediata è mantenere in movimento i flussi energetici</strong>, in particolare la <a href="https://www.eunews.it/2026/03/04/energia-medio-oriente-gas-ue/">navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz</a>, fondamentale per l’economia globale”, mentre “l’applicazione del tetto massimo al prezzo del petrolio contribuirà a stabilizzare i mercati e a limitare le entrate della Russia”, spiegano. “<strong>Questo non è il momento di allentare le sanzioni contro la Russia</strong>. Abbiamo entrambi accolto con favore la decisione odierna dell’<a href="https://www.iea.org/" target="_blank" rel="noopener">Agenzia internazionale dell’energia (IEA)</a> di mettere a <a href="https://it.euronews.com/business/2026/03/11/aie-approva-il-piu-grande-rilascio-di-riserve-petrolifere-400-milioni-di-barili" target="_blank" rel="noopener">disposizione 400 milioni di barili di petrolio</a> di riserva di emergenza per allentare le tensioni nell’approvvigionamento energetico globale. Abbiamo concordato di collaborare strettamente con i partner della regione per impedire l’allargamento del conflitto e ripristinare la stabilità”, dettagliano von der Leyen e Costa. </span></p>
<p>In una <a href="https://x.com/Elysee/status/2031753097442426984">dichiarazione</a> al termine della video-riunione dei leader del G7, Macron ha spiegato che le capacità militari dell’Iran non sono state “ridotte a zero” dagli attacchi di Stati Uniti e Israele e ha invitato il presidente USA, Donald Trump, a “chiarire sia gli obiettivi finali sia il ritmo che intende dare alle operazioni” militari.</p>
<p>“Ci sono già oggi danni considerevoli inflitti alle capacità balistiche militari dell’Iran, ma continua ad aggredire diversi Paesi della regione e quindi le sue capacità non sono ridotte a zero”, ha evidenziato Macron. Oltre a ciò, però, per il presidente francese, <strong>lo Stretto di Hormuz è diventato</strong> “<strong>un teatro di guerra</strong>” e “<strong>tre aree chiave</strong>“<strong> sono quelle su cui sono concentrati i Paesi del G7</strong>: “Presenza nel Mediterraneo orientale, libertà di navigazione nel Mar Rosso e necessità di stabilire uno sforzo coordinato che coinvolga diverse marine militari per diverse settimane per fornire scorte quando necessario e garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”, ha affermato, specificando che “le condizioni non sono attualmente soddisfatte” e che “questo lavoro deve essere organizzato”. Mentre, rispetto all’altro fronte di guerra, quello in Ucraina, il capo dell’Eliseo ha chiarito che “il G7 ha convenuto che la situazione non giustifica la revoca delle sanzioni contro la Russia”.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Il Parlamento europeo procede con la stretta sui rimpatri, passa la linea dura sostenuta dalle destre</title>
<link>https://www.eventi.news/il-parlamento-europeo-procede-con-la-stretta-sui-rimpatri-passa-la-linea-dura-sostenuta-dalle-destre</link>
<guid>https://www.eventi.news/il-parlamento-europeo-procede-con-la-stretta-sui-rimpatri-passa-la-linea-dura-sostenuta-dalle-destre</guid>
<description><![CDATA[ In commissione LIBE passa il testo di compromesso alternativo presentato dal PPE insieme a conservatori, patrioti e sovranisti. Sì ai return hubs in Paesi terzi e a detenzioni fino a 24 mesi ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2018/07/rimpatrio.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 18:30:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Parlamento, europeo, procede, con, stretta, sui, rimpatri, passa, linea, dura, sostenuta, dalle, destre</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – La maggioranza di destra al Parlamento europeo mette in cassaforte il regolamento sui rimpatri proposto un anno fa dalla Commissione europea, che prevede la possibilità di <strong>deportare persone migranti che soggiornano irregolarmente nell’Unione Europea in centri di detenzione in Paesi terzi</strong>. Dopo il sì dei Paesi membri – già a <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2025/12/08/council-clinches-deal-on-eu-law-about-returns-of-illegally-staying-third-country-nationals/" target="_blank" rel="noopener">dicembre</a> – arriva quello della commissione Libertà civili, Giustizia e Affari interni (Libe), che consacra una volta di più la fragilità della ‘piattaforma europeista’ composta da popolari, socialisti e liberali. E la nuova linea dura di Bruxelles sull’immigrazione.</p>
<p>Al voto in commissione parlamentare, i tre gruppi della maggioranza sono arrivati <a href="https://www.eunews.it/2026/03/06/hub-di-rimpatrio-extra-ue-detenzioni-fino-a-due-anni-raid-in-stile-ice-la-deportation-regulation-al-voto-delleurocamera/" target="_blank" rel="noopener">ai minimi termini</a>. Il testo del relatore, il liberale olandese Malik Azmani, è stato ritenuto troppo duro dalla famiglia socialista, e le negoziazioni sono saltate. Un assist perfetto per il partito popolare europeo, vero padrone dei giochi all’Eurocamera, che ha immediatamente presentato un testo di compromesso ancora più rigido, redatto con il supporto di conservatori (ECR), Patrioti (PfE) e sovranisti (ESN). Per evitare di lasciare la strada libera alle destra, i socialisti hanno chiesto di rinviare il voto e di tornare a lavorare a un testo che contenesse maggiori garanzie per i diritti fondamentali, ma la richiesta è stata respinta. A quel punto, gli eurodeputati della commissione LIBE hanno bocciato tutti gli emendamenti di compromesso del primo testo, quello di Azmani, e approvato quelli alternativi: <strong>il compromesso targato PPE, forte del supporto dell’estrema destra, è passato con 41 voti a favore e 32 contrari</strong>.</p>
<p>Il mandato per avviare i ‘triloghi’ (i negoziati interistituzionali con il Consiglio dell’UE per dare la forma finale al regolamento) verrà molto probabilmente contestato – il gruppo The Left l’aveva già annunciato – e dunque il testo adottato in LIBE dovrà fare un ulteriore passaggio in Aula. Ma i numeri del Parlamento europeo riflettono quelli delle sue commissioni: insieme, il PPE e i gruppi di estrema destra hanno la maggioranza.</p>
<p>“Il testo voluto dal gruppo dei Patrioti, insieme a PPE, ECR e ESN, presenta numerose novità che rivendichiamo con forza”, ha esultato <strong>Susanna Ceccardi</strong>, eurodeputata della Lega e del gruppo dei Patrioti per l’Europa. “Il via libera ai return hubs, cioè alle strutture e agli accordi esterni per gestire rimpatri fuori dall’UE, che vede l’Italia apripista in Europa grazie all’accordo con l’Albania”, ma anche “il divieto di reingresso obbligatorio per i migranti già sottoposti a rimpatrio forzato e la possibilità di trattenimenti più lunghi, lo stop ai cosiddetti ‘ricorsi farsa’ e nuovi obblighi di cooperazione per i migranti come, ad esempio, le perquisizioni sui cellulari per verificarne identità”.</p>
<p>Per <strong>Cecilia Strada</strong>, eurodeputata del Partito democratico, “la destra festeggia, ma è come se stessero festeggiando le leggi razziali o l’ICE che deporta i bambini”. Festeggia “per un testo che metterà in prigione famiglie con bambini, persone che non hanno fatto nulla, prima di deportarli verso Paesi in cui non hanno mai messo piede”. <strong>Nei triloghi con il Consiglio dell’UE, il rischio è che il regolamento si indurisca ancora di più</strong>. Nella posizione sostenuta dai Paesi membri, è presente un articolo che aprirebbe a misure investigative diffuse e perquisizioni domiciliari, con il rischio di consentire <strong>raid delle forze dell’ordine in spazi pubblici e abitazioni private per cercare persone migranti prive di documenti</strong>. Il relatore del compromesso alternativo approvato in LIBE, <strong>François-Xavier Bellamy</strong>, ha affermato a margine del voto che, nonostante tale articolo non compaia nel testo del Parlamento, in linea di principio non ci sarebbe alcun motivo per non permettere di applicare la legge proteggendo le persone migranti soggette a un ordine di rimpatrio.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Calviño: “Rispetto al 2022 l’UE è più forte nel gestire il caro&#45;energia”</title>
<link>https://www.eventi.news/calvino-rispetto-al-2022-lue-e-piu-forte-nel-gestire-il-caro-energia</link>
<guid>https://www.eventi.news/calvino-rispetto-al-2022-lue-e-piu-forte-nel-gestire-il-caro-energia</guid>
<description><![CDATA[ Dalla presidente della Banca europea per gli investimenti l&#039;invito a non drammatizzare sulle conseguenze del conflitto in Iran e Medio Oriente: &quot;Ci sono più diversificazione e più rinnovabili. La Bei investirà 75 miliardi di euro in clean-tech&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/calvino-ecofin.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 18:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Calviño:, “Rispetto, 2022, l’UE, più, forte, nel, gestire, caro-energia”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – “Rispetto al 2022<strong> siamo in una posizione più forte per gestire gli shock esterni e globali</strong>“. La presidente della Banca centrale europea, <strong>Nadia Calviño</strong>, invita alla calma. Di fronte alla guerra in Iran e agli aumenti dei prezzi dell’energia cerca di sgombrare il campo da paure, timori e ondate di panico. La situazione è seria, certo, ma rispetto al <a href="https://www.eunews.it/2023/02/24/un-anno-di-guerra-in-ucraina/" target="_blank" rel="noopener">caro-bollette innescato dalla guerra della Russia in Ucraina</a> oggi “<strong>c’è più diversificazione energetica, ci sono più rinnovabili</strong>“, e dunque come Unione europea “siamo in una posizione migliore”. Un messaggio che la numero uno della BEI porta al tavolo dei ministri economici dei 27 riuniti in <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/council-eu/council-meetings-explained/ecofin/" target="_blank" rel="noopener">consiglio Ecofin</a>, oggi (10 marzo), dove si parla dei rischi per la tenuta dell’economia.</p>
<p>L’impennata dei prezzi del petrolio e del gas seguita al conflitto innescato dalle operazioni militari di Stati Uniti e Israele in Iran <a href="https://www.eunews.it/2026/03/09/iran-il-caro-energia-torna-a-spaventare-lue-il-tema-sul-tavolo-dei-leader/" target="_blank" rel="noopener">agita l’Europa</a>, tra lo <a href="https://www.eunews.it/2026/03/09/iran-dombrovskis-avverte-rischiamo-la-stagflazione/" target="_blank" rel="noopener">spettro della stagflazione</a> e <a href="https://www.eunews.it/2026/03/09/iran-giorgetti-il-caro-energia-colpisce-le-nostre-imprese-non-aumentare-i-tassi/" target="_blank" rel="noopener">timori per il tessuto produttivo</a>, ed è per questo che Calviño porta una ventata di ottimismo in un contesto UE fitto di preoccupazione. Cerca di dare fiducia, a mercati e imprese, investitori e risparmiatori. A tutti annuncia <strong>che la BEI “mobiliterà 75 miliardi di euro nel settore delle tecnologie pulite</strong> per essere certi di avere le giuste infrastrutture” energetiche ‘green’ che servono per rispondere allo schock dei combustibili fossili.</p>
<p>La consapevolezza dei mezzi europei viene ribadita anche dal ministro delle Finanze irlandese, <strong>Simon Harris</strong>, che puntella il messaggio espresso dalla presidente della BEI: <strong>“Il mercato UE è più diversificato rispetto al 2022</strong>“, scandisce, convinto della necessità di continuare lungo questa strada. “Dobbiamo procedere verso l’indipendenza energetica”, sottolinea. In questo modo l’UE potrà essere in grado di rispondere gli shock e passare indenne al caro-energia. Ad ogni modo “monitoriamo costantemente e attentamente”, tiene a sottolineare il ministro del governo di Dublino, favorevole all’idea di usare le scorte del greggio dei Paesi del G7 per calmierare i prezzi.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Il notariato passa dall’inchiostro al cloud: una mostra al Parlamento europeo spiega come</title>
<link>https://www.eventi.news/il-notariato-passa-dallinchiostro-al-cloud-una-mostra-al-parlamento-europeo-spiega-come</link>
<guid>https://www.eventi.news/il-notariato-passa-dallinchiostro-al-cloud-una-mostra-al-parlamento-europeo-spiega-come</guid>
<description><![CDATA[ Inaugurazione il 18 marzo a Bruxelles. &quot;Un manifesto politico sulla certezza del diritto nell&#039;era digitale&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Ink-e1773141401695.webp" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 18:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>notariato, passa, dall’inchiostro, cloud:, una, mostra, Parlamento, europeo, spiega, come</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p class="xmsonormal">Bruxelles – Come si evolve la tutela dei diritti dei cittadini in un mondo che passa dal testamento di carta al cloud? Il <b>Consiglio dei Notariati dell’Unione Europea (CNUE)</b> inaugura il 18 marzo presso il Parlamento Europeo <a href="https://www.notariesofeurope-exhibition.eu/exhibition/" target="_blank" rel="noopener">la mostra interattiva</a> <b>“<i>Ink to Cloud: Securing Transmission over Centuries</i>”</b>.</p>
<p class="xmsonormal">L’esposizione non è solo un viaggio nel tempo, ma un manifesto politico sulla certezza del diritto nell’era digitale. Attraverso 25 pannelli espositivi, la mostra ripercorre i testamenti di grandi figure storiche europee, da Cristoforo Colombo a Victor Hugo, evidenziando il ruolo costante del notaio come garante della volontà individuale oltre i confini e nel  tempo.</p>
<p class="xmsonormal">In un’ Europa sempre più interconnessa, “Ink to Cloud” affronta le sfide della <b>giustizia digitale</b> e dei <b>diritti transfrontalieri</b>. La mostra si articola in due percorsi complementari: da un lato i documenti che hanno segnato la storia dei Paesi UE, dall’altro le nuove frontiere dell’<b>eredità digitale</b>. Al centro il contributo dei 45.000 notai d’Europa alla creazione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia. L’esperienza è arricchita da installazioni multimediali e strumenti interattivi che permettono ai visitatori di mettersi alla prova sui temi dell’eredità digitale.</p>
<p class="xmsonormal">L’inaugurazione ufficiale (che avverrà due giorni dopo l’apertura dell’esposizione) si terrà alla presenza dei rappresentanti delle <b>Istituzioni Europee</b>, del Notariato europeo e delegazioni nazionali alle ore 18 del 18 marzo presso il Parlamento europeo (<i>Edificio Altiero Spinelli)</i>.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Ucraina, salgono a 4,38 milioni le persone sotto protezione temporanea in UE: i dati di Eurostat</title>
<link>https://www.eventi.news/ucraina-salgono-a-438-milioni-le-persone-sotto-protezione-temporanea-in-ue-i-dati-di-eurostat</link>
<guid>https://www.eventi.news/ucraina-salgono-a-438-milioni-le-persone-sotto-protezione-temporanea-in-ue-i-dati-di-eurostat</guid>
<description><![CDATA[ I numeri sono aggiornati alla fine di gennaio 2026. I Paesi dell&#039;UE che ospitano il maggior numero sono Germania (1.260.230 persone, pari al 28,8 per cento del totale UE), Polonia (965.990, equivalente al 22,1 per cento) e Repubblica Ceca (397.185, uguale al 9,1 per cento). L&#039;Italia contava 62.525 persone (pari all&#039;1,4 per cento del totale) ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/non-eu-citizens-fleed-ukraine-temporary-protection-january-2026.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 18:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Ucraina, salgono, 4, 38, milioni, persone, sotto, protezione, temporanea, UE:, dati, Eurostat</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>Aumentano le persone in fuga dall’Ucraina accolte nei Paesi dell’Unione europea</strong>. A dirlo sono i dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/ddn-20260310-1" target="_blank" rel="noopener"><strong>Eurostat</strong></a>, l’Ufficio di statistica dell’UE: <strong>al 31 gennaio 2026</strong>, beneficiavano di protezione temporanea nell’UE <strong>4,38 milioni i cittadini extracomunitari scappati</strong> dal Paese aggredito dalla Federazione russa, pari a un aumento dello 0,5 per cento (cioè 23.110 persone in più) rispetto alla fine di dicembre 2025. Allo stesso tempo, nel 2025 i Paesi dell’UE hanno emesso 683.395 nuove decisioni che prevedono la protezione temporanea, con un calo del 14 per cento rispetto al 2024.</p>
<p>I Paesi dell’UE che ospitano il maggior numero di beneficiari di protezione temporanea dall’Ucraina sono stati la <strong>Germania</strong> (1.260.230 persone, pari al 28,8 per cento del totale UE), la <strong>Polonia</strong> (965.990, equivalente al 22,1 per cento) e la <strong>Repubblica Ceca</strong> (397.185, uguale al 9,1 per cento). <strong>L’Italia, a fine gennaio, ospitava 62.525 persone</strong> (<strong>pari all’1,4 per cento del totale</strong>), confermando un andamento di crescita degli ultimi mesi che è passato dai 41.455 beneficiari di fine giugno ai 60.485 di fine dicembre dell’anno scorso.</p>
<p>Tra gli Stati membri, il numero di persone con protezione temporanea è aumentato in 23 Paesi, con le tre maggiori crescite osservate in Germania (+9.610, equivalente al +0,8 per cento), Repubblica Ceca (+4.130, pari al +1,1 per cento) e Spagna (+2.560, uguale al +1 per cento). I 4 Paesi dell’UE che hanno registrato diminuzioni sono la Polonia (-3.250; pari al -0,3 per cento), Cipro (-1.235, uguale al -4,8 per cento), Francia (-730, pari a -1,4 per cento) ed Estonia (-545, -1,6 per cento). Per quanto riguarda la densità,<strong> i rapporti più elevati di beneficiari di protezione temporanea ogni mille persone sono stati osservati in Repubblica Ceca</strong> (36,4), <strong>Polonia</strong> (26,5) e <strong>Slovacchia</strong> (25,8), mentre il dato corrispondente a livello UE era di 9,7 ogni mille persone.</p>
<p><strong>I cittadini ucraini rappresentavano</strong>, a fine gennaio, <strong>oltre il 98,4 per cento dei beneficiari di protezione temporanea nell’UE</strong>. Ma tra gli altri cittadini extracomunitari fuggiti dall’Ucraina e ora beneficiari di tale strumento, i principali Paesi di cittadinanza di provenienza erano Russia (12.290, pari allo 0,3 per cento), Nigeria (4.824, equivalente allo 0,1 per cento) e Azerbaigian (4.335, uguale allo 0,1 per cento). Le donne adulte erano il 43,5 per cento dei beneficiari e i minori circa un terzo (30,3 per cento), mentre gli uomini adulti rappresentavano poco più di un quarto (26,1 per cento) del totale.</p>
<p>Lo strumento della <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2025/06/13/eu-member-states-agree-to-extend-temporary-protection-for-refugees-from-ukraine/" target="_blank" rel="noopener">protezione temporanea</a> è stato attivato per la prima volta nella storia dell’UE con l’aggressione russa all’Ucraina, con l’adozione all’unanimità presa dai leader UE il 4 marzo 2022. Lo scorso 13 giugno, il Consiglio ne ha prorogato il termine fino al 4 marzo 2027. Si tratta di una misura eccezionale che dà protezione immediata e temporanea agli sfollati provenienti da Paesi terzi e a coloro che non possono tornare nel loro Paese di origine. Le persone che beneficiano della protezione temporanea godono degli stessi diritti in tutta l’UE, tra cui il soggiorno; l’accesso al mercato del lavoro e agli alloggi; l’assistenza medica; ‘assistenza sociale; l’accesso all’istruzione per i minori. In particolare, si applica quando c’è il pericolo che il sistema di asilo standard non riesca a far fronte alle richieste derivanti da un afflusso massiccio di persone, con il rischio di un impatto negativo sull’elaborazione delle domande. E, dunque, il meccanismo attenua la pressione sui sistemi nazionali di asilo, in quanto le persone che rientrano in questo tipo di protezione non devono presentare domanda di asilo su base individuale.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Verso il Consiglio Europeo: Italia, Germania e Belgio convocano un pre&#45;vertice su semplificazione e caro energia</title>
<link>https://www.eventi.news/verso-il-consiglio-europeo-italia-germania-e-belgio-convocano-un-pre-vertice-su-semplificazione-e-caro-energia</link>
<guid>https://www.eventi.news/verso-il-consiglio-europeo-italia-germania-e-belgio-convocano-un-pre-vertice-su-semplificazione-e-caro-energia</guid>
<description><![CDATA[ Al vertice in video conferenza dovrebbero prendere parte circa una dozzina di Stati Ue. Già lo scorzo 12 febbraio, prima dell&#039;incontro informale ad Alden Biesen, Roma, Berlino e Bruxelles avevano organizzato una riunione su competitività e semplificazione ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/P-068992_00-08_02-HIGH-911165.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 18:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Verso, Consiglio, Europeo:, Italia, Germania, Belgio, convocano, pre-vertice, semplificazione, caro, energia</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>Semplificazione burocratica</strong> e <strong>contenimento dei prezzi dell’energia</strong>. È con questi due obiettivi che la presidente del Consiglio, <strong>Giorgia Meloni</strong>, il cancelliere tedesco, <strong>Friedrich Merz</strong>, e il primo ministro belga, <strong>Bart De Wever</strong>, hanno convocato per oggi (10 marzo) un <strong>pre-summit</strong> dei leader UE in vista del <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/meetings/european-council/2026/03/19-20/" target="_blank" rel="noopener">Consiglio Europeo</a> del prossimo 19 marzo. A riferirlo sono fonti diplomatiche europee, secondo cui la riunione si svolgerà in videoconferenza e il numero dei capi di Stato e di governo presenti dovrebbe essere “a due cifre”, circa una dozzina.</p>
<p>Ridurre la burocrazia è da diverso tempo una delle principali priorità UE su cui Italia, Germania e Belgio puntano i riflettori: già lo scorso 12 febbraio, prima del Consiglio Europeo informale nella località belga di <strong>Alden Biesen</strong>, i tre Paesi avevano organizzato <a href="https://www.eunews.it/2026/02/12/competitivita-il-vertice-prima-del-vertice-19-leader-e-von-der-leyen-riuniti-prima-di-vedere-costa/">un meeting</a> per discutere di snellimento burocratico e competitività. Il tema del caro energia, invece, è entrato nell’agenda della video-conferenza odierna in via ’emergenziale’. La <a href="https://www.aljazeera.com/news/liveblog/2026/3/10/iran-war-live-trump-says-conflict-will-be-over-soon-40-killed-in-tehran" target="_blank" rel="noopener">recente escalation militare</a> in Medio Oriente e la conseguente <a href="https://www.csis.org/analysis/no-one-not-even-beijing-getting-through-strait-hormuz" target="_blank" rel="noopener">chiusura dello Stretto di Hormuz</a> – strategico per le rotte commerciali del petrolio – hanno già prodotto le prime gravi conseguenze  per l’approvvigionamento energetico di tutto l’Occidente: nella giornata di ieri, il prezzo del petrolio Brent <a href="https://www.aljazeera.com/economy/2026/3/9/oil-soars-past-100-a-barrel-amid-iran-war" target="_blank" rel="noopener">ha superato la soglia dei 100 dollari al barile</a> per la prima volta dalla fine del 2022.</p>
<p>Alcune voci sulle possibili soluzioni pensate per attutire l’aumento dei prezzi e assicurare un afflusso continuativo di energia hanno già iniziato a circolare. Ieri, <a href="https://www.ft.com/content/e1141f96-db3e-41ef-b978-0131e91f1d82" target="_blank" rel="noopener">secondo il Financial Times</a>,<strong> i ministri delle Finanze del G7</strong> (Stati Uniti, Germania, Francia, Regno Unito, Canada, Giappone e Italia) avrebbero discusso della possibilità di <strong>utilizzare le riserve strategiche di petrolio</strong> al fine di evitare uno shock inflazionistico che potrebbe colpire il sistema economico mondiale. Si tratterebbe di una misura emergenziale: è stata utilizzata per l’ultima volta dopo lo scoppio della guerra civile in Libia, nel 2011. Un’altra ipotesi che circola tra le principali testate europee è quella di un <strong>tetto al prezzo</strong> delle principali fonti di energia.</p>
<p>Meloni e Merz parlano la stessa lingua su numerosi temi <a href="https://www.euronews.com/my-europe/2026/01/23/merz-heads-to-italy-for-summit-with-meloni-with-new-ideas-to-shake-up-eu-bureaucracy?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener">messi nero su bianco durante il summit italo-tedesco</a> dello scorso 23 gennaio. In quell’occasione, Roma e Berlino hanno sostenuto la necessità di ridurre la burocrazia per aumentare la competitività europea, hanno condiviso un <strong>approccio più duro nei confronti della migrazione irregolare</strong> e, in politica estera, hanno dimostrato di voler adottare un <strong>approccio meno muscolare</strong> rispetto a quello del presidente francese, Emmanuel Macron, <strong>nei confronti dei ‘colpi di testa’ trumpiani su dazi e Groenlandia</strong>.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Costa agli ambasciatori UE: “Soluzioni multilaterali contro la politica di potenza”</title>
<link>https://www.eventi.news/costa-agli-ambasciatori-ue-soluzioni-multilaterali-contro-la-politica-di-potenza</link>
<guid>https://www.eventi.news/costa-agli-ambasciatori-ue-soluzioni-multilaterali-contro-la-politica-di-potenza</guid>
<description><![CDATA[ Il Presidente del Consiglio Europeo indica nell&#039;allargamento e nel rispetto del diritto internazionale i pilastri per un’Unione più autonoma e resiliente ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/08/bee6d519-20b3-4cbf-8997-16b9b50e4c91-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 18:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Costa, agli, ambasciatori, UE:, “Soluzioni, multilaterali, contro, politica, potenza”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – “Questo <strong>mondo multipolare</strong> richiede <strong>soluzioni multilaterali</strong>. Non sfere di influenza, dove<strong> la politica di potere sostituisce il diritto internazionale</strong>“. Così apre il suo intervento di questa mattina (10 marzo), il presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa alla conferenza annuale degli ambasciatori dell’Unione Europea, partita ieri a Bruxelles e che si concluderà il 13 marzo.</p>
<p>Ieri, all’inaugurazione, l’alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza,<a href="https://www.eunews.it/2026/03/09/lallarme-dei-vertici-ue-agli-ambasciatori-siamo-in-un-nuovo-mondo-servono-decisioni-piu-rapide/"> Kaja Kallas</a> aveva rimarcato la necessità di non far trovare l’Europa impreparata difronte ad una realtà internazionale sempre più instabile.</p>
<p>Costa, condannando l’Iran come co-responsabile della complessa situazione mediorientale ed auspicando la fine degli attacchi ai paesi vicini e alle basi militari, ha elogiato l’invio delle forze militari a sostegno di Cipro da <strong>Grecia, Francia, Italia e Spagna: “esempio </strong><strong>di autonomia europea e di </strong><strong>solida solidarietà”</strong>.</p>
<p>Ieri, durante la <a href="https://www.eunews.it/2026/03/09/von-der-leyen-e-costa-in-videochiamata-con-i-leader-del-golfo-pronti-a-contribuire-per-allentare-la-situazione/">videoconferenza</a> della Presidente della Commissione UE con i tredici paesi del Golfo Persico e del Medio Oriente, Costa aveva espresso loro il sostegno dell’Europa. Oggi, ha ribadito la <strong>solidarietà nei confronti del popolo iraniano</strong>. “Sosteniamo il suo diritto di vivere in pace e di determinare il proprio futuro. Riteniamo che i suoi diritti umani e le sue libertà debbano essere pienamente rispettati. <strong>Ma la libertà e i diritti umani non possono essere ottenuti con le bombe. </strong><strong> Solo il </strong><strong>diritto internazionale li sostiene”. </strong>Ha dunque ribadito la necessità che tutte le parti coinvolte tornino a negoziare.</p>
<p>Cooperazione multilaterale, protezione del diritto internazionale, accordi bilaterali e allargamento europeo: questi sono gli obiettivi che, secondo Costa, l’Europa deve continuare a perseguire.</p>
<p><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1635">Sul fronte del conflitto in Europa orientale, il Presidente ha confermato l’impegno dell’Unione nel </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="1741">sostenere l’Ucraina</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1760"> attraverso una strategia che abbraccia gli ambiti finanziario, politico e della sicurezza</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1868">. In particolare, è stato richiamato il valore del prestito comune da 90 miliardi di euro approvato dal Consiglio Europeo lo scorso dicembre, considerato fondamentale per la tenuta e la futura ricostruzione del Paese</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="2062">. Parallelamente, Costa ha ribadito l’importanza di mantenere una forte pressione diplomatica sulla Russia affinché si giunga a una pace conforme al diritto internazionale.</span></p>
<p><span class="ng-star-inserted" data-start-index="2234">In un’ottica di critica velata nei confronti degli Stati Uniti, l’intervento ha toccato la necessità di </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="2309">riformare le Nazioni Unite.</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="2335"> Pur ammettendone il bisogno di rinnovamento, il presidente ha definito l’ONU come la “pietra angolare” del sistema internazionale, l’unico forum dotato di una legittimità universale</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="2510">. </span></p>
<p><span class="ng-star-inserted" data-start-index="2510">“Dobbiamo continuare ad ampliare la nostra rete globale di partner” – continua Costa dichiarando che l’Unione Europea, in questo contesto, mira a consolidarsi come un partner “affidabile e prevedibile”, rafforzando i legami con democrazie affini come Regno Unito, Norvegia, Canada e Giappone</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="2702">. Un pilastro centrale della strategia europea riguarda la rete di <b class="ng-star-inserted" data-start-index="2820">accordi commerciali</b>, che oggi coinvolge<strong> 80 partner globali</strong>. I recenti trattati con l’India e il Mercosur sono stati descritti come punti di svolta, capaci di estendere un’area di cooperazione a quasi 3 miliardi di persone. L’obiettivo dichiarato è quello di sostituire le tariffe doganali con partenariati stabili, contrastando la logica delle sfere di influenza in favore di una “prosperità condivisa”.</span></p>
<p><span class="ng-star-inserted" data-start-index="3533">Infine, il Presidente ha indicato nell’</span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="3572">allargamento dell’Unione</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="3596"> la principale priorità per il prossimo futuro</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="3642">. Definito come il “miglior investimento geostrategico”, il processo di adesione sta vivendo “un nuovo dinamismo”, trainato dalla domanda dell’Ucraina ma esteso anche alla Moldova e ai sei partner dei Balcani occidentali</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="3869">. Costa ha concluso sottolineando che l’ingresso di nuovi membri, basato su criteri meritocratici, è essenziale per rendere l’Europa più autonoma e resiliente in un sistema internazionale in radicale mutamento.</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Energia, von der Leyen: “L’UE può diventare un polo globale per il nucleare di prossima generazione”</title>
<link>https://www.eventi.news/energia-von-der-leyen-lue-puo-diventare-un-polo-globale-per-il-nucleare-di-prossima-generazione</link>
<guid>https://www.eventi.news/energia-von-der-leyen-lue-puo-diventare-un-polo-globale-per-il-nucleare-di-prossima-generazione</guid>
<description><![CDATA[ Nel pomeriggio il collegio dei commissari adotterà una Strategia di cui la presidente della Commissione ha dato delle anticipazioni. Le principali misure sono tre: la creazione di regole semplici, la mobilitazione di investimenti e la realizzazione di uno sforzo europeo congiunto affinché tutti gli Stati membri allineino i loro quadri normativi e accelerino le autorizzazioni per sviluppare le competenze di cui il settore ha bisogno ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/P-069224_00-02_02-HIGH-694897.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 18:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Energia, von, der, Leyen:, “L’UE, può, diventare, polo, globale, per, nucleare, prossima, generazione”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>“L’Europa vuole far parte” della rinascita dell’energia nucleare</strong>. È dall’inaugurazione del secondo <a href="https://www.iaea.org/events/nuclear-energy-summit-2026#:~:text=The%20second%20Nuclear%20Energy%20Summit,Brussels%20on%2021%20March%202024." target="_blank" rel="noopener">Summit mondiale sull’Energia nucleare</a>, a Parigi – ospitato dal presidente della repubblica francese, <strong>Emmanuel Macron</strong>, e alla presenza del Direttore Generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA/IAEA), <strong>Rafael Mariano Grossi</strong>, che la presidente della Commissione europea, <strong>Ursula von der Leyen</strong>, annuncia la nuova strategia europea per rafforzare il reparto europeo in materia di energia nucleare.</p>
<p>Per von der Leyen, la scelta di ridurre la quota del nucleare “è stata un errore strategico per l’Europa”, perché si è trattato di “voltare le spalle a una fonte affidabile e conveniente di energia a basse emissioni”. Dunque, con l’obiettivo di correre ai ripari, la Commissione europea presenterà oggi (10 marzo) la nuova strategia europea sul nucleare, che sarà adottata dal collegio dei commissari che, come sempre nelle settimane di plenaria del Parlamento europeo, si terrà a Strasburgo. Oggi il nucleare rappresenta il 10 per cento della produzione mondiale di elettricità, con 450 reattori in una trentina di Paesi. <strong>Una percentuale troppo bassa</strong> per la presidente dell’esecutivo europeo che da Parigi ha dato delle anticipazioni sulla strategia che verrà adottata nel pomeriggio dalla sua squadra. In particolare, sui piccoli reattori modulari, l’obiettivo è quello di rendere la nuova tecnologia operativa entro il 2030 “in modo da svolgere un ruolo chiave insieme ai reattori nucleari tradizionali, in un sistema energetico flessibile, sicuro ed efficiente”.</p>
<p>Le principali misure proposte da von der Leyen sono tre. Innanzitutto, <strong>la creazione di regole semplici</strong>, attraverso sandbox normative (ambienti normativi controllati e limitati, in cui le aziende innovative possono sperimentare, beneficiando di normative semplificate), in modo che le aziende possano testare tecnologie innovative. In secondo luogo, <strong>la mobilitazione di investimenti</strong>: von der Leyen ha annunciato che verrà creata una garanzia di 200 milioni di euro per sostenere gli investimenti privati in tecnologie nucleari innovative, puntando ad un “chiaro segnale per gli investitori affinché si impegnino”. Infine, è necessario <strong>realizzare uno sforzo europeo congiunto</strong> perché tutti gli Stati membri allineino i loro quadri normativi e accelerino le autorizzazioni per sviluppare le competenze di cui il settore ha bisogno.</p>
<p>Ma l’ambizione di Palazzo Berlaymont non si limita ai piccoli reattori modulari: “<strong>Dobbiamo anche rafforzare l’intero ecosistema nucleare, dal combustibile alla tecnologia, dalle catene di approvvigionamento alle competenze”.</strong> Questo, ha aggiunto von der Leyen, “è anche l’obiettivo della nostra Strategia di investimento per l’energia pulita: ridurre i costi energetici, accelerare la diffusione di tecnologie pulite e ampliare le opportunità di finanziamento”. In sostanza, “la corsa alle tecnologie nucleari è iniziata”, per von der Leyen. “Ma l’Europa ha tutto quello che serve per vincerla: abbiamo mezzo milione di lavoratori altamente qualificati nel settore nucleare, molti di più di Stati Uniti e Cina. Siamo all’avanguardia dell’innovazione globale nel campo dei reattori modulari. E ora abbiamo l’ambizione di progredire rapidamente e su larga scala, affinché l’Europa diventi un polo globale per l’energia nucleare di prossima generazione”, ha osservato.</p>
<p>Una posizione, quella dell’inquilina di Palazzo Berlaymont, in linea con le parole di Macron in apertura: bisogna sostenere una ripresa del nucleare civile perché “<strong>è necessaria come fattore di indipendenza</strong>“, in particolare in un contesto geopolitico in cui la dipendenza da altri idrocarburi può “diventare uno strumento di pressione o addirittura destabilizzazione”. Pertanto il nucleare potrà essere fonte di “indipendenza, sovranità energetica, decarbonizzazione e competitività”. La strada prevede “una standardizzazione”, perché così si possono “ridurre i costi e garantire che l’energia nucleare svolga un ruolo nella transizione energetica”, cercando di incontrare gli obiettivi di <a href="https://www.eunews.it/2026/02/10/clima-via-libera-finale-del-parlamento-europeo-al-target-di-taglio-emissioni-al-2040/#:~:text=L'Unione%20Europea%20dovr%C3%A0%20ridurre,flessibilit%C3%A0%20per%20raggiungere%20l'obiettivo">decarbonizzazione entro il 2050</a>.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Iran, l’UE sceglie la via dell’attesa: “Prima di misure contro il caro&#45;energia va capito cosa succede”</title>
<link>https://www.eventi.news/iran-lue-sceglie-la-via-dellattesa-prima-di-misure-contro-il-caro-energia-va-capito-cosa-succede</link>
<guid>https://www.eventi.news/iran-lue-sceglie-la-via-dellattesa-prima-di-misure-contro-il-caro-energia-va-capito-cosa-succede</guid>
<description><![CDATA[ Presidenza di turno del Consiglio e Commissione chiariscono che prima di varare azioni mirate va valutata bene la situazione ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/10/Imagoeconomica_1787286-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 18:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Iran, l’UE, sceglie, via, dell’attesa:, “Prima, misure, contro, caro-energia, capito, cosa, succede”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles –<strong> Per misure straordinarie europee di risposta al caro-energia prodotto dal conflitto in Iran e Medio Oriente si può attendere</strong>. L’Unione europea e gli Stati membri per il momento aspettano lo sviluppo della situazione per capire meglio verso quale scenario ci si sposta, e solo allora verranno presi gli accorgimenti del caso. Sono Commissione europea e <a href="https://cyprus-presidency.consilium.europa.eu/en/" target="_blank" rel="noopener">presidenza cipriota di turno</a> del Consiglio dell’UE a chiarire come si sta orientando la politica, e qual è quindi la risposta alle sollecitazioni arrivate dal ministri dell’Economia, Giancarlo <a href="https://www.eunews.it/2026/03/09/iran-giorgetti-il-caro-energia-colpisce-le-nostre-imprese-non-aumentare-i-tassi/" target="_blank" rel="noopener">Giorgetti, che senza entrare nel merito ha chiesto risposte comuni</a> al comune problema del rialzo dei prezzi del conto energetico.</p>
<p>“Abbiamo avuto una discussione sull’energia perché è legata al tema dello sviluppo” e della competitività, premette <strong>Makis Karavnos</strong>, ministro delle Finanze di Cipro e presidente di turno del consiglio Ecofin al termine dei lavori dei ministri economici dell’Unione europea. Quindi, precisa che “al momento non ci sono misure specifiche” a cui si ragiona, perché <strong>“prima occorre valutare la situazione</strong> e poi, una volta che la situazione si è stabilizzata, si decide che misure prendere”.</p>
<p>Un’impostazione confermata anche dal commissario per l’Economia, <strong>Valdis Dombrovskis:</strong> “La situazione resta estremamente volatile”, ricorda. Proprio per via di questo quadro mutevole si preferisce “<strong>attendere di capire</strong> quanto durerà questa situazione e quale impatto avrà” sull’economia, e “sulla base di questo si deciderà”.</p>
<p>Ci si prepara per varie possibilità, ma non si offrono anticipazioni su quelle che potranno essere le risposte dell’Unione europea. Nel 2022, quando la guerra russa in Ucraina generò l’aumento dei prezzi dell’energia, l’UE scelse di <a href="https://www.eunews.it/2022/02/25/patto-stabilita-sospeso-anche-nel-2023/" target="_blank" rel="noopener">allentare il patto di stabilità</a> e le regole di bilancio comuni, e in seconda battuta di introdurre un <a href="https://www.eunews.it/2023/12/19/ue-2025-gas-emergenza-price-cap/" target="_blank" rel="noopener">tetto ai prezzi del gas</a> (price cap), per rispondere al caro-bollette. A distanza di quattro anni si torna a ragionare di misure specifiche, senza però farne menzione. Si guarda l’andamento della guerra.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Dombrovskis: “In un modo o nell’altro daremo i 90 miliardi di euro all’Ucraina”</title>
<link>https://www.eventi.news/dombrovskis-in-un-modo-o-nellaltro-daremo-i-90-miliardi-di-euro-allucraina</link>
<guid>https://www.eventi.news/dombrovskis-in-un-modo-o-nellaltro-daremo-i-90-miliardi-di-euro-allucraina</guid>
<description><![CDATA[ Il commissario per l&#039;Economia: &quot;Diventa urgente, l&#039;1 aprile è vicino&quot;. Senza anticipare come garantisce che i prestiti promessi a Kiev saranno erogati ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/ucraina-dombro.png" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 18:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Dombrovskis:, “In, modo, nell’altro, daremo, miliardi, euro, all’Ucraina”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – “<strong>Onoreremo gli impegni, in un modo o nell’altro</strong>“. Il commissario per l’Economia, <strong>Valdis Dombrovskis</strong>, vuole mandare un messaggio a Kiev e agli osservatori internazionali: sul <strong>prestito da 90 miliardi</strong> di euro all’Ucraina l’Unione europea non tornerà indietro. Non offre spiegazioni, Dombrovskis, non dice in che modo potranno essere messi a disposizione i soldi di cui il partner est-europeo ha bisogno, ma vuole essere chiaro nella posizione irremovibile dell’UE.</p>
<p>“C’è un <a href="https://www.eunews.it/2025/12/19/ucraina-dallue-90-miliardi-di-aiuti-attraverso-i-mercati-si-continua-a-lavorare-sugli-asseti-russi/" target="_blank" rel="noopener">accordo raggiunto a dicembre</a>“, ricorda il commissario europeo nel corso della conferenza stampa tenuta al termine del consiglio Ecofin. Dopo quell’accordo trovato a livello di capi di Stato e di governo è arrivato anche il<a href="https://www.eunews.it/2026/02/11/leurocamera-approva-a-larghissima-maggioranza-il-prestito-da-90-miliardi-per-lucraina/" target="_blank" rel="noopener"> via libera del Parlamento europeo</a>, e lo scoglio del <strong><a href="https://www.eunews.it/2026/02/24/ucraina-lira-del-parlamento-europeo-contro-viktor-orban-cavallo-di-troia-di-putin-tradisce-leuropa/" target="_blank" rel="noopener">veto ungherese</a> </strong>non può non essere aggirato: è la credibilità dell’Unione europea a essere in gioco ed è per questo che l’esecutivo comunitario assicura che si andrà avanti secondo quanto stabilito.</p>
<p>Certo, ammette lo stesso Dombrovskis, “<strong>diventa urgente finalizzare il lavoro, perché volevamo iniziare a dare sostegno economico da aprile e siamo già a metà marzo</strong>“. La scadenza dei termini fissati è dietro l’angolo e la Commissione, per poter iniziare a versare nelle casse dello Stato ucraino le risorse promesse, deve prima poter andare sul mercato e reperirle, cosa che non può fare. L’auspicio resta quello di “trovare una via d’uscita” quanto prima, magari in occasione del vertice del Consiglio europeo della prossima settimana (<a href="https://www.consilium.europa.eu/en/meetings/european-council/2026/03/19-20/" target="_blank" rel="noopener">19 e 20 marzo</a>), ma se ciò non dovesse succedere “in un modo o nell’altro onoreremo gli impegni” presi. È qui che il commissario per l’Economia pone l’accento sulla decisione dell’UE di andare oltre l’Ungheria e il suo premier, Viktor Orban.</p>
<p>Tanto più che occorre mandare un segnale al Cremlino, insiste ancora Dombrovskis: “Dobbiamo tenere alta la pressione sulla Russia”, e l’accordo sul prestito da 90 miliardi di euro che servono all’Ucraina per andare avanti finanziariamente nel 2026 e nel 2027 risponde anche a questa esigenza.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Sicurezza alimentare: l’UE presenta TraceMap, l’IA contro frodi e cibo contaminato</title>
<link>https://www.eventi.news/sicurezza-alimentare-lue-presenta-tracemap-lia-contro-frodi-e-cibo-contaminato</link>
<guid>https://www.eventi.news/sicurezza-alimentare-lue-presenta-tracemap-lia-contro-frodi-e-cibo-contaminato</guid>
<description><![CDATA[ La nuova piattaforma presentata dalla Commissione semplificherà l&#039;accesso ai dati critici per la sicurezza alimentare dei prodotti e renderà più rapidi i richiami di prodotti contaminati. Secondo il commissario per la Salute, Olivér Várhelyi, &quot;verrà rivoluzionata la capacità dell&#039;UE di reagire alle crisi legate alla sicurezza alimentare&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2015/07/foto_nutrizione.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 18:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Sicurezza, alimentare:, l’UE, presenta, TraceMap, l’IA, contro, frodi, cibo, contaminato</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – La <strong>Commissione Europea</strong> ha presentato oggi (10 marzo) <strong>TraceMap</strong>, una <a href="https://food.ec.europa.eu/food-safety/acn/tracemap_en" target="_blank" rel="noopener">nuova piattaforma</a> di <strong>intelligenza artificiale</strong> pensata per <strong>rendere più rapida ed efficace l’individuazione di frodi alimentari, prodotti contaminati e focolai di malattie trasmesse dal cibo</strong> in tutto il territorio dell’Unione Europea. Il commissario per la Salute e il Benessere degli Animali, <strong>Olivér Várhelyi,</strong> l’ha definita “una svolta fondamentale che rivoluzionerà la capacità dell’UE di reagire alle crisi legate alla sicurezza alimentare”, sottolineando come le autorità competenti potranno avere accesso alla piattaforma AI già da oggi.</p>
<p>Tecnicamente, TraceMap permetterà di <strong>semplificare l’accesso ai dati critici</strong> per la sicurezza alimentare dei prodotti e ne velocizzerà l’analisi. “Prima dell’introduzione di questo strumento, per tracciare gli alimenti lungo la catena di produzione era necessario basarsi su documenti fisici e scambi diretti tra le varie autorità nazionali, il che richiedeva tempo e risorse”, si legge nel <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_26_584" target="_blank" rel="noopener">comunicato</a> di Palazzo Berlaymont. TraceMap, invece, permetterà di acquisire un <strong>accesso immediato e digitale ai vari database europei</strong> sulle informazioni critiche dei prodotti commerciati all’interno dell’UE (le principali sono il <a href="https://food.ec.europa.eu/food-safety/rasff_en" target="_blank" rel="noopener">Rapid Alert System for Food and Feed</a>, o RASFF, e il <a href="https://food.ec.europa.eu/horizontal-topics/traces_en" target="_blank" rel="noopener">Trade Control and Expert System</a>, o TRACES). Una volta individuato un potenziale rischio, la nuova piattaforma AI renderà più facile anche il <strong>monitoraggio dell’intera catena di approvvigionamento</strong> alimentare, dal produttore al servizio di spedizione, fino ai punti vendita. In questo modo, i <strong>richiami</strong> degli alimenti non sicuri o fraudolenti – specialmente per quanto riguarda i prodotti provenienti da Paesi extra-UE – potranno avvenire con più rapidità.</p>
<p>L’introduzione di TraceMap – la cui versione pilota è stata già testata nel richiamo di un latte artificiale per neonati proveniente dalla Cina e prodotto con olio ARA contaminato – è in linea con la richiesta di misure rafforzate in materia di sicurezza alimentare contenuta nella strategia <a href="https://agriculture.ec.europa.eu/overview-vision-agriculture-food/vision-agriculture-and-food_en" target="_blank" rel="noopener">Vision for Agricolture and Food</a>, presentata dalla Commissione nel febbraio del 2025. Del resto, <a href="https://www.euronews.com/health/2026/03/10/the-european-union-launches-new-ai-tool-to-boost-food-safety-controls" target="_blank" rel="noopener">gli ultimi dati</a> sulla sicurezza alimentare in Europa parlano chiaro: secondo il RASFF, nel 2024 le <strong>segnalazioni di prodotti contaminati</strong> hanno toccato quota <strong>5.250</strong>, con una <strong>crescita del 12 per cento</strong> rispetto all’anno precedente. Un terzo di queste ha riguardato il respingimento alla dogana di alimenti sospetti, con l’<strong>Italia (965)</strong>, i <strong>Paesi Bassi (1155)</strong> e la <strong>Germania (1907)</strong> che hanno registrato i numeri più alti. Sul versante delle <strong>malattie trasmesse dagli alimenti</strong>, l’<a href="https://www.efsa.europa.eu/it" target="_blank" rel="noopener">Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare</a> (EFSA) ha ricevuto <strong>6.558 segnalazioni di focolai</strong> nel corso del 2024, un dato in <strong>crescita del 14,5 per cento</strong> rispetto al 2023. Tra le malattie più diffuse, la Campilobatteriosi, la Salmonellosi, le infezioni da Escherichia coli e la Listeriosi.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Merz, i verdi e AfD: in Baden&#45;Württemberg si confermano tutti, tranne l’SPD</title>
<link>https://www.eventi.news/merz-i-verdi-e-afd-in-baden-wurttemberg-si-confermano-tutti-tranne-lspd</link>
<guid>https://www.eventi.news/merz-i-verdi-e-afd-in-baden-wurttemberg-si-confermano-tutti-tranne-lspd</guid>
<description><![CDATA[ Le elezioni nel land tedesco vede la vittoria dei Verdi, con la CDU del cancelliere subito dietro. Esattamente come nelle scorse consultazioni. Crollano i socialdemocratici, raddoppia i consensi l&#039;estrema destra ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Imagoeconomica_2654889-1024x686.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 12:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Merz, verdi, AfD:, Baden-Württemberg, confermano, tutti, tranne, l’SPD</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>Niente scossoni, almeno non per la CDU del cancelliere Friedrich Merz</strong>. Le elezioni in Baden-Württemberg segnano un ritorno dei verdi, con Die Grünen che ottengono il 30,2 per cento dei consensi, ma con i cristiano-democratici staccati di appena mezzo punto (29,7 per cento). Un esito che dovrebbe voler dire stesso numero di seggi nel Parlamento del Land meridionale (56 ciascuno). <strong>Il rebus ora sarà la governabilità</strong>: i socialdemocratici dell’SPD che a malapena sfondano la soglia del 5 per cento prendendo 10 seggi. Terza forza AfD, che raddoppia i consensi rispetto alle regionali del 2021 e conquista il 18,8 per cento dei voti conquistando 30 seggi, continua <a href="https://www.eunews.it/2024/09/02/germania-estrema-destra-afd-elezioni/" target="_blank" rel="noopener">la sua crescita</a> e si proclama vero vincitore del voto. Non raggiungono la soglia di sbarramento né i liberali di FDP né la sinistra radicale di Die Linke.</p>
<p>Parlamento dello Stato del Baden-Württemberg con appena quattro formazioni partitiche, lontane e distanti tra loro. <strong>La maggioranza nell’Aula di 157 seggi i Verdi potrebbero garantirsela solo governando con la CDU</strong>, e probabilmente viceversa. Appare improbabile per il centro-destra tedesco aprire all’estrema destra, <a href="https://www.eunews.it/2025/11/20/ppe-ed-estrema-destra-bloccano-una-missione-del-parlamento-europeo-sullo-stato-di-diritto-in-italia/" target="_blank" rel="noopener">come fatto dal PPE in Europa</a>, anche se proprio <a href="https://www.eunews.it/2025/01/30/germania-estrema-destra-elezioni-migranti/" target="_blank" rel="noopener">in Germania le questioni migratorie hanno già mostrato come equilibri e alleanze siano sempre variabili</a>.</p>
<p>Guardando all’esito delle elezioni di cinque anni prima, Verdi e CDU si confermano rispettivamente prima e seconda forza locale. Da questo punto di vista non si produce nessun cambiamento. Un ruolo nelle elezioni locali lo gioca l’astensionismo, primo partito. L’affluenza alle urne è stata del 69,6 per cento, in aumento rispetto a cinque anni prima (63,8 per cento). Resta comunque l’immagine di un elettorato lontano dalla politica.</p>
<p>Le elezioni di inizio marzo, le prime di <a href="https://www.bundesrat.de/EN/organisation-en/laender-en/wahltermine-en/wahltermine-en-node.html" target="_blank" rel="noopener">una serie</a>, diventano dunque un primo test per Merz e il suo partito, come pure un test per la Germania.<strong> Il 22 marzo si voterà in Renania-Palatinato</strong>, attualmente a guida SPD, con la CDU seconda forza e i verdi terza; <strong>il 6 settembre si voterà in Sassionia-Anhalt,</strong> attualmente in mano alla CDU insidiata dall’estrema destra e con i verdi gruppo meno numeroso; <strong>il 20 settembre sarà poi la volta per gli elettori di Berlino capitale e del Mecleburgo-Pomerania</strong>. Nella capitale il peso politico recita: CDU, SPD, Verdi, Linke, Afd, mentre il land del nord-est, retto dalla coalizione SPD-Linke, è un test per la sinistra.</p>
<p>In tutti i casi i voti che accompagnano lentamente alle elezioni generali del 2027 saranno momento per testare dove si colloca il Paese. Quello dei verdi è un exploit o diventerà una tendenza generalizzata? I socialdemocratici riusciranno a tenere la barra a dritta o scompariranno? AfD crescerà ancora ovunque? Le elezioni che si seguiranno dovranno rispondere a tutto ciò, e il Baden-Württemberg ne offre un assaggio.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Andrés Ritter confermato dal Consiglio UE nuovo capo della Procura europea</title>
<link>https://www.eventi.news/andres-ritter-confermato-dal-consiglio-ue-nuovo-capo-della-procura-europea</link>
<guid>https://www.eventi.news/andres-ritter-confermato-dal-consiglio-ue-nuovo-capo-della-procura-europea</guid>
<description><![CDATA[ Gli Stati membri danno il via libera, che si aggiunge a quello del Parlamento. Per il tedesco mandato non rinnovabile di sette anni a partire dall&#039;1 novembre. ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/ritter.png" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 12:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Andrés, Ritter, confermato, dal, Consiglio, nuovo, capo, della, Procura, europea</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>Andrés Ritter ottiene l’investitura per la carica di prossimo capo della procura europea</strong> (<a href="https://www.eppo.europa.eu/en" target="_blank" rel="noopener">EPPO</a>) e succedere così a <a href="https://www.eunews.it/2020/09/28/la-procura-europea-si-insediata/" target="_blank" rel="noopener">Laura Kovesi</a>, il cui mandato scade il 30 ottobre di quest’anno. Dopo la<a href="https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20260218IPR35714/meps-endorse-andres-ritter-as-the-next-eu-chief-prosecutor" target="_blank" rel="noopener"> nomina del Parlamento europeo a fine febbraio</a>, anche il Consiglio dell’UE ha dato il proprio via libera al magistrato tedesco, già vicepresidente dell’EPPO da novembre 2020. Dopo il voto del Consiglio per Ritter la guida dell’EPPO è una formalità.<strong> Il suo ruolo inizierà l’1 novembre, durerà sette anni e non sarà rinnovabile</strong>.</p>
<p><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">La Procura europea è un organo indipendente dell’UE responsabile delle indagini, del perseguimento e della prosecuzione dell’azione penale per i reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione quali corruzione, uso illecito di fondi europei, frode transfrontaliera in materia di IVA superiore a 10 milioni di euro. </span></span><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Il Procuratore capo europeo è a capo dell’EPPO, ne organizza il lavoro e rappresenta l’Ufficio nei contatti con le istituzioni dell’UE, gli Stati membri e i paesi terzi.</span></span></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Esplosione davanti alla sinagoga di Liegi: danni gravi ma nessun ferito, indaga l’antiterrorismo</title>
<link>https://www.eventi.news/esplosione-davanti-alla-sinagoga-di-liegi-danni-gravi-ma-nessun-ferito-indaga-lantiterrorismo</link>
<guid>https://www.eventi.news/esplosione-davanti-alla-sinagoga-di-liegi-danni-gravi-ma-nessun-ferito-indaga-lantiterrorismo</guid>
<description><![CDATA[ La vetrata dell’edificio è stata distrutta dall’esplosione avvenuta poco prima delle quattro del mattino. Il sindaco Willy Demeyer parla di atto criminale di matrice antisemita, mentre l&#039;esecutivo nazionale annuncia un rafforzamento delle misure di sicurezza in tutto il Belgio ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/c35-la-synagogue-et-son-musee-1-77-678-933-1585.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 12:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Esplosione, davanti, alla, sinagoga, Liegi:, danni, gravi, nessun, ferito, indaga, l’antiterrorismo</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Nella notte tra domenica 8 marzo e lunedì 9 marzo, si è verificata un’<strong>esplosione davanti alla sinagoga di Liegi</strong>, città belga della regione francofona della Vallonia. <a href="https://www.rtbf.be/article/direct-explosion-devant-une-synagogue-a-liege-edition-speciale-prevue-a-12h30-un-acte-antisemite-abject-pour-bernard-quintin-11691399" target="_blank" rel="noopener">Lo ha comunicato</a> la polizia locale, secondo cui i <strong>danni materiali</strong> sono stati “considerevoli”, ma <strong>nessuno è rimasto ferito</strong>. Ad evitare un esito peggiore ha contribuito anche l’orario dell’esplosione, avvenuta <strong>poco prima delle 4 del mattino</strong>.</p>
<p>“La vetrata frontale della sinagoga è stata del tutto distrutta”, ha spiegato un portavoce della polizia cittadina, “e anche le finestre degli edifici di fronte si sono rotte”. Quanto alla dinamica dell’evento, un residente in <strong>Rue Leon Fredericq</strong> (la via della sinagoga) ha raccontato che è stato svegliato da un’esplosione avvenuta <strong>proprio di fronte al luogo di culto</strong> e in mattinata è stato lo stesso <strong>sindaco di Liegi, Willy Demeyer</strong>, a confermare che l’esplosione è stata di <strong>origine criminale</strong>. Maggiori dettagli emergeranno dall’indagine avviata questa mattina dal dipartimento antiterrorismo della <strong>Polizia Giudiziaria Federale</strong>. Nel frattempo, la polizia locale ha chiuso l’accesso alla strada  e ha creato una zona di sicurezza intorno all’area.</p>
<p>Demeyer ha condannato “il <strong>violento atto di antisemitismo</strong>, contrario alla tradizione di Liegi fondata sul rispetto degli altri”. Gli ha fatto eco, dal governo nazionale, il <strong>primo ministro Bart De Wever</strong>, il quale ha espresso “solidarietà nei confronti della comunità ebraica di Liegi e di tutto il Belgio” aggiungendo che “l’antisemitismo è un attacco contro i nostri valori e la nostra società e per questo deve essere combattuto senza alcuna ambiguità”. L’esecutivo nazionale ha anche annunciato che il ministro dell’Interno, <strong>Bernard Quintin</strong>, arriverà a Liegi questo pomeriggio per fare il punto con le autorità competenti  e “pianificare un <strong>rafforzamento delle misure di sicurezza</strong> nella città della Vallonia e in altre aree sensibili del Paese”.</p>
<p>Alla luce della <a href="https://www.aljazeera.com/news/liveblog/2026/3/9/iran-war-live-mojtaba-khamenei-named-supreme-leader-israel-bombs-tehran" target="_blank" rel="noopener">nuova escalation militare in Medio Oriente</a>, l’<strong>Organe de Coordination pour l’Analyse de la Menace</strong> (l’antiterrorismo belga) <a href="https://www.brusselstimes.com/2000446/belgium-maintains-serious-threat-level-amid-middle-east-tensions?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener">ha fissato a <strong>3 su 4</strong></a> il livello generale di minaccia in Belgio, il che indica che un attacco è considerato “<strong>possibile e credibile</strong>“. Già lo scorso mercoledì (4 marzo), il ministro-presidente della regione di Bruxelles-Capitale, <strong>Boris Dilliès</strong>, <a href="https://www.visahq.com/news/2026-03-03/be/brussels-convenes-regional-security-council-to-assess-iran-war-fallout-on-transport/" target="_blank" rel="noopener">aveva convocato</a> il <strong>Consiglio di Sicurezza Regionale</strong> (CORES) per una sessione straordinaria finalizzata a valutare come un conflitto mediorientale prolungato potrebbe influenzare la sicurezza pubblica e le infrastrutture critiche come aeroporti, snodi ferroviari e istituzioni dell’Unione Europea.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Verso l’8 marzo, Bruxelles presenta la Strategia per la Parità di genere 2026&#45;2030</title>
<link>https://www.eventi.news/verso-l8-marzo-bruxelles-presenta-la-strategia-per-la-parita-di-genere-2026-2030</link>
<guid>https://www.eventi.news/verso-l8-marzo-bruxelles-presenta-la-strategia-per-la-parita-di-genere-2026-2030</guid>
<description><![CDATA[ Il documento presentato dalle commissarie Lahbib e Mînzatu propone misure per combattere più efficacemente la violenza contro le donne e rafforzare il loro ruolo nel tessuto economico e politico dell&#039;UE. Focus sul tema della salute femminile ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/P-069195_00-01_02-HIGH-831922.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 23:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Verso, l’8, marzo, Bruxelles, presenta, Strategia, per, Parità, genere, 2026-2030</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Mancano pochi giorni alla <strong>Giornata Internazionale della Donna</strong> e l’<strong>Unione Europea</strong> prova – almeno sulla carta – a dimostrarsi sensibile al tema dell’<strong>uguaglianza di genere</strong>. La <strong>commissaria UE per la Parità, la Preparazione e la Gestione delle Crisi, Hadja Lahbib</strong>, e la <strong>commissaria per le Competenze, l’Istruzione, la Cultura, il Lavoro e i Diritti Sociali</strong>, <strong>Roxana Mînzatu</strong> hanno presentato oggi (5 marzo) la nuova <a href="https://commission.europa.eu/news-and-media/news/new-strategy-embeds-gender-equality-every-aspect-life-2026-03-05_en" target="_blank" rel="noopener">Strategia per la Parità di Genere</a> per il quinquennio 2026-2030. Il provvedimento dell’esecutivo di Bruxelles mira ad affrontare il tema dell’uguaglianza di genere “in ogni aspetto della vita” e a gestire con più efficacia la violenza contro le donne, con particolare attenzione “alle minacce moderne come la cyberviolenza e rischi legati all’AI”.</p>
<p>Partendo proprio da quest’ultimo punto, in conferenza stampa Lahbib ha ricordato come “una <a href="https://www.eunews.it/2026/03/03/violenza-di-genere-nellue-una-donna-su-tre-e-vittima-di-abusi-ma-solo-il-6-per-cento-di-loro-denuncia/">recente rilevazione</a> dell’Agenzia dell’UE per i Diritti Fondamentali ha evidenziato come <strong>una donna europea su tre sia stata vittima di qualche forma di violenza di genere</strong>, mentre secondo Eurostat si contano <strong>18 femminicidi alla settimana in tutti i Paesi europei</strong>“. La <strong>violenza digitale</strong>, in particolare, richiede misure urgenti: “Le ragazze sono colpite in maniera nettamente maggioritaria, con il 99 per cento delle immagini pornografiche modificate tramite AI che ritraggono donne”, ha sottolineato ancora la politica belga. Per questo, la Strategia prevede misure “per <strong>contrastare deepfake e deepnudes</strong> sessualmente espliciti e migliorare la protezione delle donne online tramite un<strong> regolamento strutturato</strong> con le grandi piattaforme social e basato sulle tutele previste dal <a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/digital-services-act" target="_blank" rel="noopener">Digital Services Act</a>“. Di grande rilevanza è anche il tema della definizione di stupro come qualunque atto sessuale privo del “<a href="https://centroriformastato.it/sul-consenso-libero-e-attuale/" target="_blank" rel="noopener">consenso libero e attuale</a>” di entrambe le parti. Per Lahbib, è necessario che “<strong>tutti gli Stati UE</strong> si dotino di leggi nazionali in tal senso”.</p>
<p>La commissaria per la Parità ha poi voluto sottolineare la principale novità della nuova Strategia rispetto a quella per il quinquennio 2020-2025: “Per la prima volta, il tema della <strong>salute femminile</strong> viene trattato come un’area politica specifica”. Tra le iniziative proposte, figurano <strong>un progetto UE-OMS</strong> (Organizzazione Mondiale della Sanità) “per migliorare <strong>la qualità e l’accessibilità</strong> delle cure sanitarie per le donne”, nuove misure per <strong>affrontare le carenze di ricerca medica</strong>, diagnosi e trattamenti sensibili al genere collaborando con l’<strong>Agenzia Europea per i Medicinali</strong> (EMA) e una <strong>revisione dei trial clinici</strong> “affinché  riflettano la diversità della popolazione, con particolare riferimento a donne e gruppi vulnerabili”. Lahbib ha annunciato anche l’avvio di un nuovo progetto, denominato “<strong>SHIELD</strong>“, per <strong>migliorare l’accesso alla salute sessuale e riproduttiva</strong> delle donne. “Abbiamo sentito forte e chiaro l’appello dell’<a href="https://citizens-initiative.europa.eu/my-voice-my-choice-safe-and-accessible-abortion_en" target="_blank" rel="noopener">iniziativa ‘My Voice, My Choice’</a> per un aborto sicuro”, ha scandito la politica belga nonostante le polemiche emerse dopo la ‘<a href="https://www.eunews.it/2026/02/26/la-battaglia-di-my-voice-my-choice-per-un-aborto-sicuro-termina-con-il-no-della-commissione-europea/">non risposta</a>‘ fornita dalla Commissione il 26 febbraio scorso.</p>
<p>La Strategia della Commissione dedica ampio spazio anche alla <strong>dimensione economica</strong> dell’uguaglianza di genere. “La cristallizzazione delle disuguaglianze uomo-donna ha un costo economico: i <a href="https://eurofound.mynewsdesk.com/pressreleases/mind-the-gap-gender-employment-gap-cost-europe-over-390-euros-billion-in-2023-3373047" target="_blank" rel="noopener">dati di Eurofound</a> dimostrano che cui <strong>il gender gap salariale costa all’UE 390 miliardi di euro l’anno</strong>“”, ha avvertito la commissaria Mînzatu. Raggiungendo la piena uguaglianza, invece, “<strong>il PIL pro-capite del continente potrebbe crescere del 9,6 per cento</strong> e verrebbero creati <strong>10 milioni di posti di lavoro in più</strong> entro il 2050″, ha aggiunto la politica rumena. La Strategia si propone quindi di “supportare concretamente gli Stati membri nella completa applicazione della <a href="https://eur-lex.europa.eu/IT/legal-content/summary/equal-pay-for-equal-work-or-work-of-equal-value-between-men-and-women-rules-on-pay-transparency.html" target="_blank" rel="noopener">Direttiva sulla trasparenza salariale</a> e di <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/gender-balance-corporate-boards/" target="_blank" rel="noopener">quella sull’equilibrio di genere</a> nei consigli di amministrazione delle società”. Si prevede inoltre il lancio di un Piano d’Azione per incentivare la <strong>presenza femminile nei settori STEM e nell’ambito finanziario</strong>.</p>
<p>Anche la <strong>rappresentanza politica</strong> è una delle aree di intervento principali del documento presentato oggi. Secondo un <a href="https://www.eunews.it/2026/02/27/rappresentanza-donne-ue-disparita/">recente report</a> del servizio di ricerca del Parlamento UE, la quota di eurodeputate è scesa al <strong>38,5 per cento</strong> dopo le elezioni del 2024 (nel 2019 aveva raggiunto il ‘picco’ del 41 per cento) e – come ha ricordato la commissaria Lahbib – “in base a uno <a href="https://www.unwomen.org/en/articles/facts-and-figures/facts-and-figures-womens-leadership-and-political-participation" target="_blank" rel="noopener">studio di UN Women</a>, ci vorrebbero ancora <strong>130 anni per raggiungere la piena uguaglianza tra uomini e donne nei ruoli di potere apicali</strong>“. Inoltre, “anche quando le donne conquistano il potere, spesso diventano <strong>bersaglio di odio e violenza</strong>“. Per questo, Lahbib ha annunciato che la Commissione redarrà una raccomandazione sulla sicurezza personale in politica, “al fine di <strong>proteggere le candidate e le elette dalle minacce online e offline</strong>“.</p>
<p>“Mentre altri tornano indietro, l’UE avanza, proteggendo i diritti conquistati, rilanciando i progressi e affrontando le resistenze con coraggio e chiarezza”, ha chiosato Lahbib, augurando a tutti un felice 8 marzo.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Cosmetici, la Commissione UE valuta norme a misura di produttori locali</title>
<link>https://www.eventi.news/cosmetici-la-commissione-ue-valuta-norme-a-misura-di-produttori-locali</link>
<guid>https://www.eventi.news/cosmetici-la-commissione-ue-valuta-norme-a-misura-di-produttori-locali</guid>
<description><![CDATA[ Séjourné: “Stiamo valutando il regolamento in materia. Se ci sono le condizioni lo cambieremo a misura delle PMI che usano prodotti naturali” ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Imagoeconomica_2656928-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 23:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Cosmetici, Commissione, valuta, norme, misura, produttori, locali</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <b>La Commissione europea potrebbe venire incontro alle imprese locali di cosmetici che utilizzano prodotti naturali</b>. Nessuna promessa, ma comunque aperture da parte dell’esecutivo comunitario che ha avviato ragionamenti su tema e filiera, afferma il vice-presidente esecutivo <b>Stephane Séjourné,</b> responsabile per la Strategia industria. La Commissione “<span lang="it-IT">sta attualmente effettuando la valutazione del </span><a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/HTML/?uri=CELEX:02009R1223-20250901" target="_blank" rel="noopener"><span lang="it-IT">r</span></a><span lang="it-IT"><a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/HTML/?uri=CELEX:02009R1223-20250901" target="_blank" rel="noopener">egolamento sui Cosmetici</a>”, </span><span lang="it-IT">e in questo contesto “v</span><span lang="it-IT">aluterà se le norme attuali siano efficaci, efficienti, pertinenti e coerenti, nonché se i requisiti a livello UE apportino valore aggiunto”. La valutazione </span><span lang="it-IT">in corso, aggiunge, “</span><span lang="it-IT">esaminerà anche gli effetti del regolamento sulle piccole e medie imprese (PMI) e sulla loro competitività”.</span></p>
<p>Quindi la promessa di disponibilità a venire incontro alle esigenze del settore, soprattutto le imprese locali che valorizzano i prodotti naturali del territorio: “<span lang="it-IT">Se la valutazione dimostrerà che le attuali norme sono eccessivamente onerose per le piccole imprese locali, </span><span lang="it-IT"><b>la Commissione valuterà se semplificarle senza compromettere la salute dei consumatori</b></span><span lang="it-IT">”, </span><span lang="it-IT">afferma Séjourné rispondendo a un’</span><a href="https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/P-10-2026-000488_EN.html" target="_blank" rel="noopener">interrogazione parlamentare</a><span lang="it-IT"> proveniente dai banchi del Partito Popolare Europeo</span><span lang="it-IT">.</span></p>
<p><span lang="it-IT">Aperture che fanno ben sperare gli addetti ai lavori. </span><span lang="it-IT"><b>Il mercato europeo dei cosmetici naturali </b></span><a href="https://www.futuremarketinsights.com/reports/natural-cosmetics-industry-analysis-in-europe" target="_blank" rel="noopener">è stato valutato</a><span lang="it-IT"><b> a 21,6 miliardi di dollari nel 2025</b></span><span lang="it-IT"> e si prevede che crescerà con un </span><span lang="it-IT">tasso annuo medio </span><span lang="it-IT">del 6,4 </span><span lang="it-IT">per cento</span><span lang="it-IT"> dal 2025 al 2035. </span><span lang="it-IT">Inoltre accorgimenti legislativi possono trainare ancora di più un settore dove la domanda sta cambiando. Nel caso dei cosmetici i consumatori sembra stiano facendo sempre] più attenzione all’uso di ingredienti di origine vegetale, una lavorazione chimica minima e lo status ‘cruelty-free’, vale a dire <a href="https://www.eunews.it/2021/09/17/cittadini-europei-contro-la-sperimentazione-animale-per-i-cosmetici/" target="_blank" rel="noopener">prodotti ottenuti senza pratiche lesive del benessere animale</a>. </span></p>
<p>Séjourné ancora una volta non si sbilancia, ma continua ad assicurare che la Commissione europea “riconosce l’importanza delle piccole e medie imprese degli artigiani per l’economia dell’UE”, e proprio per questo l’esecutivo comunitario “mira a garantire che la legislazione dell’UE sia attuabile per le PMI”. Anche nel caso dei cosmetici.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>L’allarme degli analisti: “Impossibile un trasporto aereo ‘green’ senza ridurre i voli”</title>
<link>https://www.eventi.news/lallarme-degli-analisti-impossibile-un-trasporto-aereo-green-senza-ridurre-i-voli</link>
<guid>https://www.eventi.news/lallarme-degli-analisti-impossibile-un-trasporto-aereo-green-senza-ridurre-i-voli</guid>
<description><![CDATA[ Il think-tank The Shift Project avverte: &quot;Carburanti alternativi insufficienti anche nello scenario migliore, le emissioni dell&#039;aviazione non diminuiranno entro il 2050 a meno di limitare il traffico&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Imagoeconomica_2633103.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 23:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>L’allarme, degli, analisti:, “Impossibile, trasporto, aereo, ‘green’, senza, ridurre, voli”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>Il trasporto aereo sostenibile non si può fare</strong>. Non alle condizioni e nelle tempistiche ipotizzate dalla Commissione europea. Perché allo stato attuale i <span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">carburanti alternativi o non fossili per l’aviazione “non saranno disponibili in quantità sufficienti, o con sufficiente rapidità, per sostituire completamente il cherosene fossile, anche ipotizzando ipotesi molto ottimistiche sull’efficienza degli aerei e sul progresso tecnologico”. A denunciarlo è <a href="https://theshiftproject.org/en/" target="_blank" rel="noopener">The Shift Project</a>, think tank francese che promuove il passaggio a un’economia post-carbonio. In <a href="https://theshiftproject.org/app/uploads/2026/02/Pouvoir-voler-sans-petrole_Rapport-final_-Fevrier-2026.pdf" target="_blank" rel="noopener">un rapporto</a> dedicato al trasporto aereo, emerge un’unica certezza: “<strong>L’aviazione non può raggiungere zero emissioni nette senza ridurre il traffico aereo</strong>“.</span></span></span></p>
<p><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">La conclusione dello studio è perentoria:<strong> i carburanti sintetici per l’aviazione civile rappresentano l’opzione tecnologica più promettente, ma “non sono in grado di sostenere una crescita continua del traffico</strong>“.</span></span> <span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Anche in scenari ambiziosi, la produzione “non aumenterebbe abbastanza rapidamente o in volumi sufficienti”.</span></span> <span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Di conseguenza, le emissioni del settore aeronautico “non diminuirebbero a un ritmo compatibile con gli obiettivi dell’<a href="https://unfccc.int/process-and-meetings/the-paris-agreement" target="_blank" rel="noopener">Accordo di Parigi</a> (che <a href="https://www.eunews.it/2020/11/04/stati-uniti-ufficialmente-dallaccordo-parigi-commissione-ue-avanti-gli-impegni-sul-clima/" target="_blank" rel="noopener">l’UE si è impegnata a rispettare</a>, ndr), a meno che la domanda di voli non venga ridotta nel breve e medio termine”.</span></span></span></p>
<p>Considerazioni che impongono necessariamente dei ripensamenti e dei cambi di rotta nella politiche dell’Unione europea, che in materia di combustibili per aerei a prova di obiettivi climatici si sta spendendo in termini di <a href="https://www.eunews.it/2023/10/09/legge-ue-carburanti-sostenibili-aviazione/" target="_blank" rel="noopener">legislazione</a> come in termini di <a href="https://www.eunews.it/2025/11/05/dallue-29-miliardi-per-carburanti-green-nei-trasporti-aereo-e-marittimo/" target="_blank" rel="noopener">sostegno economico</a>. Sforzi comunque insufficienti a sostenere un settore davvero ‘green’. The Shift Project avverte: “<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong>Se il traffico aereo globale continua a crescere secondo le attuali proiezioni del settore, le emissioni dell’aviazione non diminuiranno entro il 2050</strong>“.<br>
</span></span></span></p>
<h4>L’insostenibilità delle misure sostenibili</h4>
<p>Per la mobilità aerea si rischia il paradosso dell’insostenibilità delle fonti sostenibili di carburante. Il rapporto del think-tank francese mette in risalto come <strong>propellenti bio e sintetici presentino entrambi forti criticità</strong>. <span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Il BioSAF si basa sulla biomassa sostenibile: una risorsa “limitata e fortemente contesa”.</span></span> <span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">La disponibilità di terreni, la tutela ambientale e gli usi concorrenti, come la produzione alimentare e la produzione di materiali, “limitano la quantità di biomassa che può essere destinata all’aviazione”. Perciò, denuncia The Shift Project, l</span></span><span class="jCAhz"><span class="ryNqvb">‘espansione della produzione di biocarburanti “rischia di creare ulteriore pressione sulla biodiversità e sulle risorse idriche”.</span></span> </span></p>
<p><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Quanto ai cosiddetti ‘e-SAF’, carburanti prodotti a partire da idrogeno e carbonio catturato, questi non sono limitati dall’uso del suolo, ma richiedono “enormi quantità di elettricità a basse emissioni di carbonio”.</span></span> Ne consegue che “s<span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">ostituire tutto l’attuale consumo globale di cherosene con gli e-SAF richiederebbe circa 10.000 TWh di elettricità all’anno, circa un terzo dell’attuale produzione globale di elettricità.</span></span></span></p>
<h4>Volare meno, sperimentare di più</h4>
<p>Per rispondere a queste sfide le alternative non sono molte: o si rivede il calendario di sostenibilità per il trasporto aereo concedendo deroghe al settore gli obiettivi al 2050 o si incentivano forme alternative di alimentazione degli aeromobili. Da questo punto di vista la relazione è chiara: “<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong>Se le compagnie aeree non riescono ad accedere a una quantità sufficiente di carburante sostenibile per raggiungere tali obiettivi, il consumo complessivo di carburante, e quindi il numero di voli, deve diminuire</strong>“.</span></span> <span class="jCAhz"><span class="ryNqvb">In altre parole, meno carburante alternativo, meno si può volare.</span></span></span></p>
<p>Dall’altra parte si invita la politica a “i<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">ncludere la sperimentazione di misure di gestione della domanda, la riforma degli incentivi, la regolamentazione dell’offerta e l’accelerazione degli investimenti in alternative di trasporto sostenibili”.</span></span></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Salute, associazioni: UE chiarisca su sospetti di interferenze nella consultazione sulla tassazione del tabacco o la credibilità è a rischio</title>
<link>https://www.eventi.news/salute-associazioni-ue-chiarisca-su-sospetti-di-interferenze-nella-consultazione-sulla-tassazione-del-tabacco-o-la-credibilita-e-a-rischio</link>
<guid>https://www.eventi.news/salute-associazioni-ue-chiarisca-su-sospetti-di-interferenze-nella-consultazione-sulla-tassazione-del-tabacco-o-la-credibilita-e-a-rischio</guid>
<description><![CDATA[ Per eurodeputati e organizzazioni partecipanti, la Commissione deve fare chiarezza o il pericolo che si corre è quello della delegittimazione degli strumenti di ascolto di cittadini e settori produttivi ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2013/12/burley-tobacco-field-1024x768.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 23:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Salute, associazioni:, chiarisca, sospetti, interferenze, nella, consultazione, sulla, tassazione, del, tabacco, credibilità, rischio</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>Troppi commenti a favore dell’industria del tabacco</strong>. Tanto che la Commissione europea sospetta che ci sia stato un tentativo coordinato di distorcere il risultato finale della consultazione pubblica sulla <a href="https://taxation-customs.ec.europa.eu/taxation/excise-duties/excise-duties-tobacco/revision-tobacco-taxation-directive-proposal_en" target="_blank" rel="noopener">revisione della tassazione sul tabacco</a> lanciata da Palazzo Berlaymont. È quanto riportato da <a href="https://www.politico.eu/article/eu-commission-suspects-coordinated-interference-in-tobacco-tax-feedback/" target="_blank" rel="noopener">Politico</a>, a fine gennaio, secondo cui, durante un seminario condotto da una ONG sui problemi della nicotina, David Boublil, del dipartimento fiscale della Commissione, ha dichiarato che l’esecutivo UE ha “esaminato i contributi presentati nella consultazione pubblica” e ha “riscontrato alcuni elementi che indicavano, in effetti, che alcuni contributi erano stati probabilmente presentati in modo coordinato e non necessariamente rappresentativi di opinioni individuali”. Ma per alcune associazioni ed eurodeputati, Bruxelles è chiamata a fare chiarezza su un allarme simile che, più in generale, <strong>tocca la purezza degli strumenti di consultazione pubblica</strong> utilizzati dall’Unione per affinare i suoi strumenti legislativi.</p>
<p>A commentare la notizia con Eunews, tra gli altri, è stato <strong>Marco Falcone</strong>, vicecapo delegazione di Forza Italia e relatore per il PPE del dossier sulla proposta di revisione della tassazione sul tabacco in commissione per gli Affari economici e monetari (ECON). “Non mi sento di dire molto se non che la stessa Commissione farà le sue valutazioni e adotterà le sue decisioni. Mi permetto, però, una battuta. E cioè che, nel caso fosse confermata, la mossa non ha giocato granché a favore dell’industria, data la maggioranza di opinioni critiche rispetto al settore”, ha sottolineato Falcone. Rispetto invece al progetto UE sulla tassazione, secondo l’eurodeputato di Forza Italia, “<strong>la riforma del commissario Hoekstra sulla tassazione del tabacco</strong>, come evidenziato da più parti, <strong>è molto restrittiva</strong>”. In questo contesto, “io e altri colleghi in Parlamento <strong>stiamo lavorando per un approccio più pragmatico</strong>. Ciò non significa, ovviamente, preferire il fumo alla tutela della salute, ci mancherebbe. Anzi, vogliamo evitare che aumenti indiscriminati favoriscano il mercato nero e prodotti non controllati”, ha spiegato. “Preferiamo, invece, una riforma che sia rispondente alla realtà dei fattori di rischio di ciascun prodotto, e che non sia influenzata da un approccio ideologico” perché “la riforma serve, è vero – perché le tariffe vanno aggiornate -, ma questo lavoro può e deve essere fatto, secondo me, con uno spirito di realtà, senza usare una logica punitiva che non aiuta nessuno”, ha precisato.</p>
<p>Anche per l’eurodeputato spagnolo del gruppo S&D, <strong>Cesar Luena</strong>, relatore ombra per i socialisti del progetto UE di tassazione sul tabacco nella commissione per l’ambiente, il clima e la sicurezza alimentare (ENVI), ogni domanda sulla consultazione pubblica dovrebbe essere indirizzata alla Commissione stessa. In questo contesto, però, “rispetto l’articolo 5.3 della Convenzione quadro dell’OMS per la lotta al tabacco, che impone alle parti di proteggere le politiche di salute pubblica dagli interessi commerciali e personali dell’industria del tabacco”. Una misura che “impone ai governi di limitare le interazioni con l’industria, garantire la trasparenza ed evitare conflitti di interesse, poiché la lobby del tabacco lavora attivamente per influenzare le politiche”. Dunque, la posizione di Luena sulla proposta di revisione della tassazione è opposta a quella di Falcone: “<strong>Sostegno la proposta della Commissione Europea per la sua ambizione</strong>” e perché la norma “necessita di essere aggiornata”. Per il socialista spagnolo, <strong>“l’obiettivo è garantire che la revisione sia pertinente</strong>, efficace, rispondente alle esigenze attuali e a prova di futuro”.</p>
<h4>Le associazioni</h4>
<p>Dalle associazioni e dalle realtà che hanno preso parte alla consultazione pubblica, <strong>l’allarme è quello di un rischio di delegittimazione degli strumenti di consultazione pubblica dell’UE</strong>. “Screditare ampiamente i contributi a una consultazione pubblica crea l’impressione che, quando la mobilitazione dei cittadini è significativa e non è in linea con determinate aspettative istituzionali, la sua legittimità venga messa in discussione”, ha commentato <strong>Fernando Fernández Bueno</strong>, portavoce della Piattaforma per la Riduzione del Danno da Tabacco e chirurgo oncologico presso l’Ospedale Gómez Ulla di Madrid. “<strong>Qualora esistano contributi fraudolenti o irregolarità tecniche</strong>, <strong>queste dovrebbero essere esaminate con la massima trasparenza e spiegate chiaramente</strong>”, perché, altrimenti, “mettere in discussione la totalità dei contributi senza una presentazione dettagliata delle prove può minare la fiducia nel processo di consultazione stesso”, ha osservato ancora. Più in generale, poi, la Piattaforma valuta con preoccupazione il progetto UE sulla tassazione del tabacco e del processo di consultazione pubblica: da un lato, “siamo consapevoli che qualsiasi riforma fiscale riguardante i prodotti del tabacco debba dare priorità alla salute pubblica”, dall’altro, “però, deve anche basarsi su un’analisi equilibrata delle prove scientifiche e sul rispetto della pluralità di opinioni”.</p>
<p>Anche <strong>UNITAB Europa</strong> – l’unione europea dei produttori di tabacco, attiva dal 1952 – si dice preoccupata per il progetto di revisione della direttiva fiscale sul tabacco proposta dalla Commissione europea. “Non si tratta soltanto di un tema fiscale: <strong>è una scelta politica che incide direttamente su una filiera agricola</strong> europea”, ha precisato il presidente Gennarino Masiello. “Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un approccio sempre più orientato verso misure restrittive che, pur dichiarando obiettivi legittimi e condivisibili come la tutela della salute pubblica, rischiano di trascurare completamente l’impatto socio-economico sulle aree e l’occupazione agricola. Il tabacco greggio, infatti, in diversi Paesi europei rappresenta una coltura strategica per la sopravvivenza di intere comunità rurali, spesso situate in aree svantaggiate dove le alternative produttive non sono facilmente realizzabili”, ha precisato. UNITAB auspica dunque “<strong>un approccio più equilibrato</strong>, <strong>che riconosca il ruolo dell’agricoltura europea e valorizzi il dialogo reale con chi lavora quotidianamente sul campo</strong>”. Rispetto alla consultazione e agli allarmi dell’esecutivo UE, “riteniamo che questo tipo di osservazioni rischi di generare un equivoco pericoloso sul funzionamento stesso dei processi democratici europei”, ha affermato. “Molti contributi sono stati elaborati attraverso reti associative, cooperative o organizzazioni professionali, ed è normale che queste strutture forniscano supporto tecnico e coordinamento: il valore democratico di una consultazione pubblica sta proprio nella possibilità di esprimere anche posizioni organizzate e collettive”, ma “se si mette in discussione questo principio, si rischia di delegittimare la partecipazione civica quando non produce risultati in linea con le aspettative istituzionali. Noi crediamo invece che la Commissione dovrebbe interpretare la pluralità di contributi come un segnale di attenzione e coinvolgimento, non come un problema”, ha sottolineato. E ha ricordato che UNITAB ha avuto “un confronto molto costruttivo” con Falcone e ritiene “fondamentale mantenere aperto un dialogo continuo con il Parlamento europeo” il cui ruolo “è essenziale in questa fase per garantire che le proposte legislative siano valutate anche alla luce delle conseguenze concrete sui territori e sulle filiere produttive”, ha concluso.</p>
<p>Infine, TAPA EMEA (Transported Asset Protection Association), principale associazione del settore della sicurezza e della resilienza della supply chain nella regione Europa, Medio Oriente e Africa (EMEA). “Non spetta a noi esprimere un giudizio sulla revisione della Direttiva sulle accise sui prodotti del tabacco. Ciò che consideriamo estremamente importante è garantire una piattaforma in cui la società abbia una reale opportunità di esprimere le proprie preoccupazioni”, ha specificato. E lancia un allarme: “Vale la pena sottolineare che <strong>ogni volta che abbiamo assistito ad aumenti fiscali indiscriminati</strong>, slegati dalle reali condizioni sociali, <strong>abbiamo anche assistito a una crescita significativa delle attività illecite</strong>, della contraffazione e del contrabbando”. Rispetto alla consultazione, invece, “non siamo in grado di stabilire se le accuse della Commissione siano fondate o meno”, ma “di fronte ad accuse di tale gravità, la <strong>Commissione dovrebbe avere il dovere di presentare prove chiare e convincenti</strong>: in caso contrario, si corre il rischio di delegittimare ampiamente un esercizio democratico a cui molti cittadini, associazioni e aziende hanno partecipato legittimamente e in buona fede”. TAPA ha rivendicato di aver partecipato alla consultazione e di aver dato un contributo “con l’obiettivo di garantire l’integrità e la resilienza delle catene di approvvigionamento globali e di promuovere la collaborazione con tutte le parti interessate per salvaguardare la sicurezza della circolazione delle merci per le imprese e i consumatori”. Per questo motivo, “ci aspettiamo che la Commissione consideri le nostre preoccupazioni e proposte su un piano di parità con tutti gli altri contributi presentati alla consultazione pubblica aperta”.</p>
<p>Abbiamo richiesto un contributo anche alla piattaforma la Smoke Free Partnership che, però, ha spiegato di essere ancora in una fase di analisi della questione e si è resa disponibile per commenti nel prossimo futuro.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>L’UE sospende l’esenzione dai visti per diplomatici e funzionari della Georgia</title>
<link>https://www.eventi.news/lue-sospende-lesenzione-dai-visti-per-diplomatici-e-funzionari-della-georgia</link>
<guid>https://www.eventi.news/lue-sospende-lesenzione-dai-visti-per-diplomatici-e-funzionari-della-georgia</guid>
<description><![CDATA[ Restrizioni in vigore per un anno, fino al 6 marzo 2027, ma la Commissione può estenderlo fino a 24 mesi. Virkkunen: &quot;Risposta alla violenta repressione contro manifestanti pacifici, oppositori politici e media indipendenti&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/02/ue-georgia.png" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 23:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>L’UE, sospende, l’esenzione, dai, visti, per, diplomatici, funzionari, della, Georgia</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>Georgia,</strong> adesso l’Unione europea si fa davvero lontana. <strong>La Commissione europea ha deciso di sospendere il regime di esenzione dei visti</strong> per personale diplomatico e funzionari pubblici, con effetto immediato e per un anno, <strong>fino al 6 marzo 2027</strong>. La mossa dell’esecutivo comunitario si spiega con il <a href="https://www.eunews.it/2025/02/03/georgia-proteste-arresti-opposizioni/" target="_blank" rel="noopener">deterioramento della situazione nella repubblica caucasica</a>, e segna di fatto la fine del processo di adesione all’UE che il Paese aveva conosciuto fin qui. Alla luce della decisione adottata a Bruxelles <strong>diventa </strong><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong>obbligatorio essere in possesso di un visto</strong> per entrare nell’area Schengen anche per motivi ufficiali.</span></span></span></p>
<p>Per la Commissione europea la pazienza è finita. <strong>Si contestano le azioni intraprese “</strong><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong>a partire dall’ottobre 2024″,</strong> tra cui la repressione dei manifestanti, dei politici dell’opposizione e dei mezzi d’informazione indipendenti. Tutti avvenimenti che “hanno avuto un impatto negativo” sulla situazione in Georgia e hanno comportato “violazioni di numerosi diritti fondamentali” e di standard giuridici internazionali. Una vera e propria <a href="https://www.eunews.it/2025/07/09/europarlamento-fermiamo-la-deriva-autoritaria-in-georgia/" target="_blank" rel="noopener">deriva autoritaria già censurata dal Parlamento europeo</a>, a cui adesso si aggiungono le scelte della <strong>Commissione, che opera una vera e propria stretta nei confronti della Georgia e del suo governo</strong>. </span></span></span></p>
<p><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"> Il team von der Leyen ha adottato <a href="https://home-affairs.ec.europa.eu/guidelines-assessment-visa-applications-submitted-georgian-holders-diplomatic-service-or-official_en" target="_blank" rel="noopener">linee guida</a> per le autorità consolari e le guardie di frontiera degli Stati membri, al fine di sostenere gli Stati membri dell’UE nell’attuazione efficace della decisione di sospendere l’esenzione dal visto.</span></span><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong> Le linee guida raccomandano un controllo più rigoroso di tutti i cittadini georgiani che attraversano le frontiere esterne dell’UE</strong>: nello specifico i rappresentanti delle autorità georgiane devono utilizzare il passaporto diplomatico o di servizio quando si recano nell’UE per scopi ufficiali e diplomatici.</span></span> <span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">La mancata osservanza di tale obbligo <strong>può comportare l’emissione di un divieto d’ingresso</strong>.</span></span></span></p>
<p>La sospensione temporanea di un anno del regime di esenzione dall’obbligo di visto è un segnale al governo georgiano: “<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Se le autorità georgiane non affrontano le questioni relative alla governance e allo stato di diritto, <strong>la Commissione può prorogare la sospensione per un periodo massimo di 24 mesi</strong>“, e dunque fino al 6 marzo 2028, avverte la Commissione europea.</span></span></span></p>
<p>“<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong>La decisione è una risposta alla violenta repressione</strong> contro manifestanti pacifici, oppositori politici e media indipendenti, iniziata in seguito all’annuncio delle autorità georgiane di non aprire i negoziati con l’UE prima del 2028″, chiarisce <strong>Henna Virkkunen</strong>, vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, la Sicurezza e la Democrazia. La liberalizzazione dei visti, ricorda, “è fondamentale per facilitare la mobilità tra l’UE e i paesi partner in tutto il mondo”.</span></span> Ma, avverte, “c<span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">hi non rispetta i diritti fondamentali non dovrebbe beneficiare di questa libertà”.</span></span></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Cresce il PIL in tutti gli Stati membri UE nel 2025: l’Irlanda guida con il +12,3 per cento</title>
<link>https://www.eventi.news/cresce-il-pil-in-tutti-gli-stati-membri-ue-nel-2025-lirlanda-guida-con-il-123-per-cento</link>
<guid>https://www.eventi.news/cresce-il-pil-in-tutti-gli-stati-membri-ue-nel-2025-lirlanda-guida-con-il-123-per-cento</guid>
<description><![CDATA[ Secondo le rilevazioni di Eurostat, l&#039;Ufficio statistico dell&#039;Unione europea, nel quarto trimestre del 2025, il PIL dell’UE è cresciuto dello 0,2 per cento rispetto al trimestre precedente e dell’1,4 per cento su base annua. Aumenta anche il numero di occupati rispetto al 2024: +0,7 per cento nell’area euro e +0,5 per cento nell’UE ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/IPA_Agency_IPA1278829-1024x645.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 23:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Cresce, PIL, tutti, gli, Stati, membri, nel, 2025:, l’Irlanda, guida, con, 12, 3, per, cento</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/en/web/products-eurostat-news/w/ddn-20260306-3" target="_blank" rel="noopener">Nell’intero anno 2025,</a> <strong>il PIL è cresciuto dell’1,4 per cento nell’area euro e dell’1,5 per cento nell’Union Europea, dopo rispettivamente il +0,9 per cento e il +1,1 per cento registrati nel 2024.</strong> Guardando ai singoli Paesi, nel 2025 il PIL è aumentato in tutti gli Stati membri. Le crescite più elevate sono state registrate in <strong>Irlanda, con il +12,3 per cento</strong>, seguita da Malta (+4,0 per cento) e Cipro (+3,8 per cento). Gli incrementi più contenuti sono stati invece osservati in Germania e Finlandia, entrambe con +0,2 per cento, in Ungheria con +0,4 per cento e in Italia, dove la crescita si è fermata allo +0,5 per cento nel confronto con il 2024. È quanto emerge dai <strong>dati diffusi da Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea.</strong></p>
<p><strong>Nel <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/en/web/products-euro-indicators/w/2-06032026-ap" target="_blank" rel="noopener">quarto trimestre del 2025</a>, il prodotto interno lordo (PIL) dell’area euro è salito dello 0,2 per cento rispetto al trimestre precedente e dell’1,2 per cento su base annua</strong>, percentuali che hanno rivisto al ribasso la stima preliminare che indicava un aumento dello 0,3 per cento congiunturale e dell’1,3 per cento tendenziale. I risultati sono inoltre leggermente inferiori alle attese medie degli analisti. Secondo l’Ufficio di statistica, nel quarto trimestre del 2025 anche il PIL dell’Unione europea nel suo complesso è aumentato dello 0,2 per cento rispetto al trimestre precedente e dell’1,4 per cento rispetto allo stesso periodo del 2024.</p>
<p data-start="1385" data-end="1821">Da ottobre a dicembre del 2025, su base congiunturale, <strong>Malta ha registrato l’aumento più marcato del PIL con il +2,1 per cento</strong>, seguita da Lituania (+1,7 per cento) e da Croazia e Cipro, entrambe con +1,4 per cento. Alcuni Paesi hanno invece registrato una contrazione: Irlanda -3,8 per cento, Romania -1,9 per cento, Estonia e Lussemburgo -0,1 per cento.<strong> L’Italia ha segnato un aumento dello 0,3</strong> per cento rispetto al trimestre precedente. Nel confronto internazionale, nello stesso periodo l’economia degli Stati Uniti ha avuto una crescita dello 0,4 per cento sul trimestre precedente, dopo il +1,1 per cento del terzo trimestre. Su base annua, il PIL statunitense è aumentato del 2,2 per cento.</p>
<div class="flourish-embed flourish-chart" data-src="story/3606325"><img decoding="async" src="https://public.flourish.studio/story/3606325/thumbnail" width="100%" alt="visualization"></div>
<p data-start="2092" data-end="2707">Per quanto riguarda le componenti della crescita nell’ultimo trimestre del 2025, <strong>la spesa per consumi finali delle famiglie è aumentata dello 0,4 per cento nell’area euro e dello 0,5 per cento nell’UE</strong>, mentre la spesa pubblica è aumentata rispettivamente dello 0,5 per cento e dello 0,7 per cento. Gli investimenti fissi lordi hanno registrato un incremento dello 0,6 per cento in entrambe le aree. Al contrario, <strong>le esportazioni sono diminuite dello 0,4 per cento nell’area euro e dello 0,3 per cento nell’UE</strong>, mentre le importazioni sono calate dello 0,2 per cento nell’area euro e sono rimaste stabili nell’Unione. In termini di contributo alla crescita del PIL, i consumi delle famiglie hanno fornito un apporto positivo di 0,2 punti percentuali nell’area euro e di 0,3 punti percentuali nell’UE. Anche la spesa pubblica e gli investimenti hanno contribuito positivamente, mentre le variazioni delle scorte e il saldo tra esportazioni e importazioni hanno inciso negativamente.</p>
<p data-start="2092" data-end="2707">Sul fronte del mercato del lavoro, nel quarto trimestre del 2025 <strong>il numero di occupati è aumentato dello 0,2 per cento sia nell’area euro sia nell’UE rispetto al trimestre precedente</strong>. Su base annua l’occupazione è cresciuta dello 0,7 per cento nell’area euro e dello 0,6 per cento nell’UE. Nell’intero 2025 l’occupazione è salita dello <strong>0,7 per cento nell’area euro e dello 0,5 per cento nell’UE.</strong> Le ore lavorate sono aumentate dello 0,6 per cento nell’area euro e dello 0,5 per cento nell’UE rispetto al trimestre precedente, mentre su base annua l’aumento è stato rispettivamente dello 0,9 per cento e dello 0,7 per cento. Le persone occupate negli ultimi mesi del 2025 in Ue erano circa 221,1 milioni di persone, di cui 172,6 milioni solo nell’area euro.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Fertilità UE ai minimi storici nel 2024: il tasso medio è sceso a 1,34 figli per donna</title>
<link>https://www.eventi.news/fertilita-ue-ai-minimi-storici-nel-2024-il-tasso-medio-e-sceso-a-134-figli-per-donna</link>
<guid>https://www.eventi.news/fertilita-ue-ai-minimi-storici-nel-2024-il-tasso-medio-e-sceso-a-134-figli-per-donna</guid>
<description><![CDATA[ Secondo un report diffuso oggi da Eurostat, l&#039;UE rischia sempre di più di avvicinarsi alla soglia del &quot;lowest-low fertility rate&quot;. Le conseguenze sono invecchiamento e riduzione della popolazione, diminuzione della forza lavoro e pressione su pensioni e welfare. Ma c&#039;è un dato che fa ben sperare: il contributo dell&#039;immigrazione ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Imagoeconomica_2018845.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 23:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Fertilità, minimi, storici, nel, 2024:, tasso, medio, sceso, 1, 34, figli, per, donna</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Nel 2024, il <strong>tasso di fertilità dell’Unione Europea</strong> – l’<a href="https://www.oecd.org/en/data/indicators/fertility-rates.html" target="_blank" rel="noopener">indicatore</a> che misura quanti figli avrebbe in media una donna se vivesse la sua età riproduttiva con le condizioni di natalità di quell’anno – si è assestato a <strong>1,34 nuovi nati per donna</strong>. Si tratta di un dato in calo rispetto all’<strong>1,38 del 2023</strong> e, soprattutto, del <strong>livello di fecondità più basso mai registrato dal 2001</strong> (il primo anno in cui il dato è stato calcolato a livello aggregato per tutto il Vecchio Continente). A rivelarlo in un <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/ddn-20260306-1" target="_blank" rel="noopener">report</a> pubblicato oggi è <strong>Eurostat</strong>, l’istituto di statistica dell’UE. La dinamica negativa che caratterizza il tasso di fertilità UE si ritrova anche nei dati sui numeri assoluti dei nuovi nati. Nel 2024, in tutti i Paesi UE si sono registrati <strong>3,55 milioni di nuove nascite</strong> (7,9 neonati ogni 1000 abitanti), con una <strong>decrescita del 3,3 per cento</strong> rispetto ai 3,67 milioni del 2023.</p>
<p>I numeri presentati nello studio sono significativi soprattutto perchè, <a href="https://scienceinsights.org/why-is-the-population-replacement-rate-2-1/?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener">secondo la maggior parte degli esperti di demografia</a>, un Paese sviluppato ha bisogno che il proprio tasso di fertilità rimanga intorno ai <strong>2,1 bambini per madre</strong> affinché la sua popolazione rimanga stabile nel tempo senza il contributo dell’immigrazione (è il cosiddetto “<strong>replacement level</strong>” o livello di sostituzione). L’UE, invece, si sta avvicinando alla soglia dell’1,3, nota come “<strong>lowest-low fertility</strong>” o  livello di fertilità estremamente bassa, e le conseguenze di una tale dinamica sono presto dette: <strong>invecchiamento rapido della popolazione, sua diminuzione nel lungo periodo, riduzione della forza lavoro e pressione su pensioni e welfare</strong>.</p>
<p>Quanto ai dati dei singoli Paesi, nel 2024 il tasso di fertilità più basso si è registrato a <strong>Malta</strong>, con <strong>1,01 neonati per donna</strong>. Seguono la <strong>Spagna (1,10)</strong> e la <strong>Lituania (1,11)</strong>. Tra i grandi Paesi UE, hanno fatto poco meglio la <strong>Polonia (1,14)</strong> e l’<strong>Italia (1,18 dall’1,21 del 2023)</strong>, mentre si sono collocate più in alto in classifica la <strong>Germania (1,36)</strong> e la <strong>Francia (1,61)</strong>. I transalpini figuravano addirittura nella top-3 dei Paesi UE con il tasso di fertilità più alto: insieme a loro la <strong>Bulgaria</strong>, che ha segnato il ‘picco’ di <strong>1,72 bambini per madre</strong> nel 2024, e la <strong>Slovenia (1,52)</strong>. La Slovenia è anche l’unico Paese tra i Ventisette ad aver fatto segnare una crescita del proprio tasso di fertilità rispetto al 2023, quando il dato si era fermato all’1,51. Nei Paesi Bassi e in Lussemburgo, il dato è rimasto stabile e il tutti gli altri 24 Stati c’è stato un calo.</p>
<p>Se il tasso di fertilità complessivo mostra progressivi segnali di sofferenza (lo studio sottolinea come il dato viva una decrescita costante dalla metà degli anni ’60, fatta eccezione per una parentesi all’inizio degli anni 2000), c’è una fascia d’età in cui questo dato va in controtendenza. Si tratta delle <strong>donne over 30</strong>, il cui tasso di fecondità – secondo Eurostat – è in <strong>progressiva crescita dal 2004</strong>. Addirittura, il 2024 è stato il primo anno in cui <strong>il gruppo di età 30-35 anni ha fatto segnare il tasso di fertilità più alto di tutti</strong>, sopravanzando la fascia delle donne under 30. Si tratta di numeri che confermano un altro trend ormai consolidato nella demografia europea:<a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/-/ddn-20210224-1" target="_blank" rel="noopener"><strong> le donne fanno figli sempre più tardi</strong></a>, con l’età media alla nascita del primo figlio che dal 2013 al 2024 è passato <strong>da 28,8 anni a 29,9</strong>. L’<strong>Italia</strong>, in questo ambito, guida la classifica con un’<strong>età media di 31,9 anni</strong>, mentre la <strong>Bulgaria</strong> è il Paese con le neo-mamme più giovani (<strong>26,9 anni</strong>).</p>
<p>Infine, lo studio Eurostat sottolinea l’importanza di un dato che potrebbe diventare sempre più significativo col passare degli anni: il <strong>contributo dell’immigrazione</strong> – intra ed extra-UE – ai numeri della natalità europea. Secondo il report, nel 2024 <strong>il 24 per cento dei nuovi nati</strong> era di “madre straniera”, ovvero nata in un altro Paese UE o extra-UE. La percentuale è <strong>in crescita costante dal 2013</strong> e il dato più alto si è registrato in <strong>Lussemburgo</strong>, con ben il <strong>68 per cento</strong> di nuovi bambini la cui madre ha origini straniere. Al contrario, i Paesi dell’est fanno ancora segnare percentuali più basse: nel 2024, in <strong>Bulgaria, Romania e Slovacchia</strong>, il <strong>97 per cento</strong> dei nuovi nati aveva una madre nata nel loro stesso paese.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>La procura europea EPPO ha sequestrato 2 milioni di euro per frode a fondi PNRR per l’Italia</title>
<link>https://www.eventi.news/la-procura-europea-eppo-ha-sequestrato-2-milioni-di-euro-per-frode-a-fondi-pnrr-per-litalia</link>
<guid>https://www.eventi.news/la-procura-europea-eppo-ha-sequestrato-2-milioni-di-euro-per-frode-a-fondi-pnrr-per-litalia</guid>
<description><![CDATA[ Questo sequestro è il secondo dell&#039;indagine in corso, come precedentemente riportato nel luglio 2025, quando hanno avuto luogo perquisizioni e sequestri per un valore di 3,3 milioni di euro ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/10/Imagoeconomica_2110009-1024x768.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 23:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>procura, europea, EPPO, sequestrato, milioni, euro, per, frode, fondi, PNRR, per, l’Italia</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles –<strong> Su richiesta della Procura europea (EPPO) a Torino, la Guardia di Finanza di Biella ha sequestrato beni per un valore di 1,98 milioni</strong> <strong>di euro</strong> nell’ambito di un’indagine su sospetta frode riguardante fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) destinati all’Italia.</p>
<p><a href="https://www.eppo.europa.eu/en/media/news/italy-eppo-secures-eu2-million-seizure-investigation-fraud-rrf-funds" target="_blank" rel="noopener">L’indagine</a>, sotto il nome in codice<strong> Nuovi Orizzonti</strong>, riguarda un <strong>presunto gruppo criminale organizzato che avrebbe frodato i bilanci pubblici ottenendo fondi PNRR</strong> e rivendicando crediti d’imposta per fittizi interventi di efficienza energetica. Secondo l’inchiesta, gli indagati, i consulenti fiscali e i centri di servizi contabili operanti in tutta Italia, avrebbero costituito società sotto nome fittizio e falsificato i conti delle società per dimostrare una solidità finanziaria inesistente e accedere a quasi 2 milioni di euro di finanziamenti pubblici e incentivi fiscali, di cui 125 mila euro provenienti dal PNRR per l’Italia.</p>
<p>La settimana scorsa, la Guardia di Finanza di Biella, sostenuta dai colleghi di Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana, Basilicata e Calabria, ha eseguito un ordine preventivo di sequestro fino a 1,98 milioni di euro di beni, emesso dal Tribunale di Biella. Tra i beni congelati, appartenenti a 12 persone, figurano saldi di conti correnti bancari, tre immobili, due auto di lusso e azioni di tre società. Questo sequestro è<strong> il secondo di questa indagine in corso, come precedentemente riportato nel <a href="https://www.eppo.europa.eu/en/media/news/italy-eppo-conducts-searches-and-secures-eu33-million-seizure-investigation-fraud-rrf" target="_blank" rel="noopener">luglio 2025</a></strong>, quando hanno avuto luogo perquisizioni e sequestri per un valore di 3,3 milioni di euro. Durante le perquisizioni erano stati eseguiti 18 mandati in località delle province di Arezzo, Empoli, Fermo, Firenze, Bologna, Pesaro, Perugia, Prato, Roma, Torino, Verona, Vicenza per ottenere prove, compresi documenti fiscali e contratti.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Sale la tensione tra Ungheria e Ucraina, l’UE “valuta il sostegno finanziario” per la ripresa dell’oleodotto Druzhba</title>
<link>https://www.eventi.news/sale-la-tensione-tra-ungheria-e-ucraina-lue-valuta-il-sostegno-finanziario-per-la-ripresa-delloleodotto-druzhba</link>
<guid>https://www.eventi.news/sale-la-tensione-tra-ungheria-e-ucraina-lue-valuta-il-sostegno-finanziario-per-la-ripresa-delloleodotto-druzhba</guid>
<description><![CDATA[ Orban annuncia la sospensione del transito di qualsiasi bene vitale verso l&#039;Ucraina fino alla ripresa delle forniture di petrolio. La Commissione: &quot;L&#039;escalation retorica da tutte le parti non è né utile né favorevole al raggiungimento dell&#039;obiettivo di fine della guerra&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2024/07/000_34ZL22F-1024x654.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 23:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Sale, tensione, tra, Ungheria, Ucraina, l’UE, “valuta, sostegno, finanziario”, per, ripresa, dell’oleodotto, Druzhba</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – La Commissione europea sta valutando possibili opzioni per facilitare la ripresa delle forniture di petrolio dall’Ucraina all’Ungheria attraverso l’oleodotto <strong><a href="https://www.eunews.it/2026/03/03/ucraina-orban-scrive-a-von-der-leyen-senza-oleodotto-nessuna-nostra-decisione-a-favore-di-kiev/">Druzhba</a></strong>, <strong>inclusa la possibilità di fornire supporto finanziario</strong>. A precisarlo è stato, oggi (6 marzo) il portavoce della Commissione europea, <strong>Olof Gill</strong>, nel briefing quotidiano dell’esecutivo comunitario con la stampa. “Posso confermare che la Commissione sta valutando le opzioni per sostenere la ripresa delle forniture di petrolio, compreso un possibile sostegno finanziario”, ha spiegato. Una risposta all’affondo del premier ungherese <strong>Viktor Orbán</strong>, che ha annunciato che l’Ungheria sospenderà il transito di beni vitali verso l’Ucraina se Kiev non riprenderà le consegne di greggio attraverso l’oleodotto russo.</p>
<p>Lo scontro tra Budapest e Kiev si inasprisce, dunque, oltre al blocco di Orban all’erogazione del pacchetto di aiuti da 90 miliardi di euro dell’UE a Kiev per il 2026 e 2027. “Abbiamo già interrotto le forniture di carburante e continueremo a esercitare pressioni finché non riprenderanno le forniture di petrolio”, <a href="https://x.com/zoltanspox/status/2029889732419973584">ha detto Orban alla radio di Stato</a>. “<strong>Ciò che Zelensky sta facendo all’Ungheria è inaccettabile</strong>. Se i prezzi globali dell’energia aumentano, il petrolio russo a basso costo diventa ancora più importante. Se necessario, il governo interverrà per proteggere le famiglie ungheresi dai prezzi energetici insostenibili”, ha affermato Orban.</p>
<p>Nel frattempo, la disputa sale di livello, <strong>con Kiev che ha accusato l’Ungheria di aver preso “in ostaggio” un gruppo di dipendenti di una banca ucraina</strong> – che, secondo quanto riferito, stavano trasportando 40 milioni di dollari e nove chilogrammi di oro attraverso il Paese magiaro – mentre Budapest li sospetta di riciclaggio di denaro e ne ha ordinato l’espulsione. Il riferimento è all’arresto, avvenuto ieri (5 marzo), di sette impiegati di banca ucraini che trasportavano 40 milioni di dollari, 35 milioni di euro e nove chilogrammi d’oro attraverso l’Ungheria.</p>
<p>“Le autorità hanno scoperto che l’operazione era supervisionata da un ex generale dei Servizi di Sicurezza Ucraini, con un ex maggiore dell’Aeronautica Militare ucraina in qualità di vice e assistita da persone con esperienza militare. Sulla base di queste conclusioni, tutti e sette gli individui saranno espulsi dall’Ungheria”, ha dichiarato il portavoce del governo magiaro, <strong>Zoltan Kovacs</strong>, su X. Mentre il Ministero degli Affari Esteri ucraino, con una nosta stampa, “raccomanda ai cittadini ucraini di astenersi dal recarsi in Ungheria a causa dell’impossibilità di garantire la loro sicurezza a causa delle azioni arbitrarie delle autorità ungheresi”.</p>
<p>Una situazione che Bruxelles non commenta. “Siamo a conoscenza delle notizie dei media su questa vicenda. Al momento non abbiamo ulteriori informazioni sugli eventi segnalati e pertanto, in questa fase, non ho commenti da offrire”, ha glissato il portavoce della Commissione europea per la Giustizia e lo Stato di diritto, <strong>Markus Lammert</strong>. Palazzo Berlaymont tenta di rimanere concentrata sull’obiettivo della fine della guerra in Ucraina, guardando al di là delle tensioni tra i due Paesi. “In questo momento, si sta verificando un’escalation e il nostro obiettivo principale come Commissione europea, a nome dell’Unione europea, è sempre quello di fermare l’aggressione della Russia contro l’Ucraina”, ha osservato Gill.</p>
<p>“Siamo fermamente convinti che ciò sia anche nell’interesse dell’Unione europea in generale e dell’Europa nel suo complesso, poiché abbiamo bisogno di sicurezza e stabilità nel continente europeo.<strong> Quindi il nostro obiettivo più importante in questo momento, è erogare il prestito concordato dal Consiglio europeo</strong>, un impegno che ci aspettiamo venga onorato da tutti i leader dell’UE”, ha scandito. Ma al di là di ciò, per Bruxelles “<strong>l’escalation retorica da tutte le parti non è né utile né favorevole al raggiungimento di questi obiettivi</strong>“. Per questo motivo, “stiamo discutendo attivamente con tutte le parti al fine di attenuare la retorica e raggiungere gli scopi che ho menzionato”, ha concluso Gill.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Hub di rimpatrio extra&#45;UE, detenzioni fino a due anni, raid in stile ICE. La ‘deportation regulation’ al voto dell’Eurocamera</title>
<link>https://www.eventi.news/hub-di-rimpatrio-extra-ue-detenzioni-fino-a-due-anni-raid-in-stile-ice-la-deportation-regulation-al-voto-delleurocamera</link>
<guid>https://www.eventi.news/hub-di-rimpatrio-extra-ue-detenzioni-fino-a-due-anni-raid-in-stile-ice-la-deportation-regulation-al-voto-delleurocamera</guid>
<description><![CDATA[ La &#039;piattaforma europeista&#039; si sgretola sul compromesso presentato dai liberali, mentre Verdi e Sinistra denunciano &quot;discussioni caotiche&quot; e un &quot;processo antidemocratico&quot;. Il PPE rilancia con un testo ancora più duro, supportato dalla &#039;maggioranza Giorgia&#039;. Le ONG: &quot;Fortissime pressioni politiche&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2016/03/Migranti_rimpatrio.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 23:00:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Hub, rimpatrio, extra-UE, detenzioni, fino, due, anni, raid, stile, ICE., ‘deportation, regulation’, voto, dell’Eurocamera</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – A pochi giorni dal possibile via libera dell’ultimo tassello – il più ingombrante – della nuova stretta UE sulla migrazione irregolare, è bagarre al Parlamento europeo. Lunedì 9 marzo, la commissione per le Libertà civili (Libe) adotterà la propria posizione sul regolamento sui rimpatri proposto <a href="https://www.eunews.it/2025/03/11/ue-stretta-rimpatri-return-hubs/" target="_blank" rel="noopener">un anno fa</a> dalla Commissione europea. I Paesi membri hanno <a href="https://www.eunews.it/2025/12/09/si-dei-paesi-ue-alla-stretta-su-accoglienza-e-rimpatri-fissate-le-cifre-della-solidarieta-sui-migranti/" target="_blank" rel="noopener">già detto</a> sì a centri di rimpatrio al di fuori dell’UE, detenzioni per oltre due anni per motivi di sicurezza, raid in stile ICE e profilazione razziale. All’Eurocamera,<strong> i negoziati all’interno della maggioranza europeista sono saltati</strong>, aprendo la strada ancora una volta alla linea dettata dalle destre.</p>
<p>Con la lista dei Paesi d’origine sicuri e l’allargamento del concetto di Paese terzo sicuro <a href="https://www.eunews.it/2025/12/18/accordo-ue-sulla-prima-lista-di-paesi-da-cui-non-accettare-quasi-mai-migranti/" target="_blank" rel="noopener">già approvate</a> in modo definitivo, la ‘deportation regulation’ chiude il cerchio del nuovo rigidissimo sistema d’asilo messo in piedi a Bruxelles. Il relatore del testo per il Parlamento europeo, il liberale olandese<strong> Malik Azmani</strong>, ha lanciato ieri (5 marzo) un appello ai gruppi politici perché sostengano la sua proposta di compromesso. Un compromesso che non solo mantiene i <em>return hubs</em>, ma<strong> elimina anche alcune garanzie relative al rispetto dei diritti fondamentali</strong> da parte dei Paesi terzi che ospiterebbero tali centri. L’ultima riunione con i ‘relatori ombra’, i negoziatori per gli altri gruppi politici, prevista il 4 marzo, è saltata all’ultimo momento. Azmani ha chiesto di “non considerare i centri di detenzione o di rimpatrio fuori dal loro contesto”, perché “si tratta solo di elementi di un sistema molto più ampio”, in cui “sono stati incorporati un sistema di monitoraggio indipendente, l’assistenza legale e le garanzie dei diritti fondamentali.</p>
<p>Così com’è però, socialisti (S&D), verdi e la sinistra di The Left, oltre ad alcuni tra gli stessi liberali, non sono disposti a sostenere il testo. La negoziatrice per i Verdi, <strong>Mélissa Camara</strong>, ha raccontato di “discussioni caotiche che hanno escluso alcuni gruppi politici”, mentre una portavoce di <strong>The Left ha denunciato un “processo profondamente antidemocratico</strong>, che fin dall’inizio è stato una farsa”. Diverse ONG che hanno seguito da vicino il dossier hanno segnalato una “fortissima pressione politica per arrivare al voto”, un “senso di urgenza per raggiungere un accordo a tutti i costi”, nonostante le forti divergenze nella piattaforma europeista.</p>
<p>Lunedì, senza un accordo in extremis tra popolari, socialisti e liberali, la situazione potrebbe rivelarsi decisamente caotica, dato che <strong>sono stati presentati 2.409 emendamenti</strong> al testo proposto dalla Commissione europea. Ma il Partito popolare europeo ha già un piano B, quello di <strong>rivolgersi alla consolidata ‘maggioranza Giorgia’</strong>. Una volta annullata la riunione tra i negoziatori dei gruppi per limare il compromesso di Azmani, il PPE ha messo sul tavolo un testo alternativo, redatto con il sostegno di Conservatori e riformisti (ECR), Patrioti per l’Europa (PfE) e Europa delle Nazioni sovrane (ESN).</p>
<p>“Entrambi i testi sono davvero dannosi”, ha affermato senza giri di parola <strong>Silvia Carta</strong>, advocacy officer a PICUM, rete europea di organizzazioni che si occupano dei diritti delle persone migranti prive di documenti. Quello presentato dal popolare francese François-Xavier Bellamy però si avvicina molto di più alla posizione adottata dai Paesi membri, che inasprisce ulteriormente la proposta della Commissione europea.</p>
<p>Prevede ad esempio una serie di ragioni per cui sarebbe possibile <strong>detenere </strong><strong>fino a 24 mesi </strong><strong>le persone migranti soggette a un ordine di rimpatrio</strong>. La definizione di rischi per la sicurezza “è molto ampia”, ha osservato <strong>Olivia Sundberg Diez</strong> di Amnesty International. Attualmente, la detenzione può essere giustificata solo dal rischio di fuga o dall’ostacolo ai preparativi per il rimpatrio o l’allontanamento, e può durare 6 mesi, con una possibile proroga di 12 mesi. Per Mélissa Camara, il testo redatto dai popolari “si ispira a ideologie profondamente razziste e populiste che metteranno in pericolo la vita delle persone e violeranno la loro dignità”. La negoziatrice per i Verdi ne sottolinea i passi più pericolosi: “Un possibile obbligo di lasciare immediatamente uno Stato membro (oggi sono concessi almeno 7 giorni di tempo, <em>ndr</em>), divieti di ingresso a vita e detenzione a tempo indeterminato senza seri motivi legali, centri di rimpatrio anche per famiglie con minori, detenzione amministrativa dei minori, sanzioni severe in caso di cosiddetta non cooperazione, indebolimento dei diritti procedurali”.</p>
<p>In realtà, i due testi “non sono così distanti tra loro”, hanno ammesso le ONG. “Non c’è stato un serio sforzo per introdurre forti garanzie sui centri di rimpatrio”, nemmeno in quello intavolato dai liberali. Il rischio che nei triloghi (i negoziati finali tra le istituzioni UE) <strong>possa “andare persa qualsiasi garanzia”</strong> esiste, e aumenta inevitabilmente se il Parlamento europeo ci arriverà partendo dalla versione redatta dalla ‘maggioranza Giorgia’.</p>
<p>In particolare, PICUM e Amnesty International insistono su un punto, presente nella posizione dei Paesi membri e riflesso anche in alcuni <a href="https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/LIBE-AM-781173_EN.pdf" target="_blank" rel="noopener">emendamenti</a> alla posizione del Parlamento depositati non solo dall’estrema destra, ma anche da popolari e liberali. L’articolo 23(a), proposto dal Consiglio dell’UE, che consentirebbe misure investigative diffuse e perquisizioni domiciliari. Cento ONG, in un <a href="https://picum.org/blog/no-to-eu-law-enabling-home-raids-policing-of-public-services-and-racial-profiling/" target="_blank" rel="noopener">comunicato</a> diffuso l’11 febbraio, avevano denunciato il rischio di un impianto in stile ICE, l’Agenzia federale statunitense anti-immigrazione, con <strong>raid delle forze dell’ordine in spazi pubblici e abitazioni private per cercare persone migranti prive di documenti</strong>, sorveglianza tecnologica, raccolta di massa dei dati personali, obblighi di segnalazione per i cittadini europei, profilazione e discriminazione delle comunità vittime di razzismo.</p>
<p>Il gruppo dei Verdi ha anticipato che voterà “contro entrambi i compromessi, perché sono entrambi disumani”. La Sinistra ha annunciato che “presenterà una relazione di minoranza e contesterà il mandato”. Se così fosse, il testo adottato in commissione LIBE dovrà passare dal voto dell’intera plenaria. Verosimilmente giovedì 12 marzo. Quello redatto dal PPE è supportato da una maggioranza compatta. Il compromesso dei liberali appare fragilissimo, come la ‘piattaforma europeista’ che dovrebbe sostenerlo.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Appalti pubblici, passa il parere di Gualtieri per sbloccare i cantieri e proteggere il lavoro in UE</title>
<link>https://www.eventi.news/appalti-pubblici-passa-il-parere-di-gualtieri-per-sbloccare-i-cantieri-e-proteggere-il-lavoro-in-ue</link>
<guid>https://www.eventi.news/appalti-pubblici-passa-il-parere-di-gualtieri-per-sbloccare-i-cantieri-e-proteggere-il-lavoro-in-ue</guid>
<description><![CDATA[ Il testo è stato approvato oggi (4 marzo) a larga maggioranza dalla plenaria del Comitato europeo delle Regioni. Un risultato che il sindaco di Roma definisce &quot;forte e chiaro&quot; perché tenta di &quot;migliorare le regole per gli appalti pubblici in Europa&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2024/01/20190710_EP-0090549B_MGO_013-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 16:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Appalti, pubblici, passa, parere, Gualtieri, per, sbloccare, cantieri, proteggere, lavoro</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Più semplicità, meno burocrazia e appalti legati a doppio filo agli obiettivi sociali e climatici dell’Unione europea. È questo il cuore del parere approvato oggi a larga maggioranza dalla plenaria del <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="214">Comitato europeo delle Regioni</b>, che vede come relatore il <strong>sindaco di Roma,</strong> <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="289">Roberto Gualtieri</b>. Un risultato che definisce “forte e chiaro” e che ha visto trionfare tutti i suoi emendamenti di compromesso, offrendo all’Europa una bussola per migliorare le regole del gioco.</p>
<p data-path-to-node="4">“Sono molto soddisfatto perché questo voto dà anche un buon risultato al Codice italiano degli appalti”, ha spiegato il sindaco di Roma, sottolineando come “molte delle proposte approvate oggi traggono ispirazione proprio dalla recente revisione normativa italiana e dal Protocollo per il Giubileo 2025. Il messaggio politico è netto: “il <b data-path-to-node="4" data-index-in-node="337">prezzo più basso</b> <strong>non può più essere l’unico criterio</strong> per assegnare un lavoro pubblico. Se per gli acquisti standardizzati può ancora avere un senso, nella stragrande maggioranza dei casi è la qualità a dover fare la differenza”.</p>
<p data-path-to-node="5">Non si tratta di una questione tecnica per addetti ai lavori, ma di una partita economica colossale. Ogni anno, circa il <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="121">14 per cento del PIL dell’Unione Europea</b> passa attraverso gli appalti pubblici, di cui il 45 per cento gestito da autorità locali e regionali: sono i sindaci e i governatori a costruire infrastrutture, garantire servizi essenziali e orientare le filiere produttive.</p>
<p data-path-to-node="6">Il parere approvato oggi mette le città e le regioni al centro della futura <b data-path-to-node="6" data-index-in-node="76">revisione delle direttive europee prevista per il 2026</b>. La proposta sposta l’accento dal cavillo burocratico al <b data-path-to-node="6" data-index-in-node="188">principio del risultato</b>, premiando la tempestività e il valore reale per i cittadini. La ricetta di Gualtieri punta su una maggior digitalizzazione che serva da leva per l’efficienza e sulla riduzione dell’incertezza normativa. Il testo richiama inoltre una maggiore attenzione alla fase di esecuzione dei contratti e, soprattutto, una tutela dei lavoratori per contrastare il dumping salariale. Attraverso regole chiare sul subappalto, l’obiettivo è assicurare una concorrenza leale che non venga giocata sulla pelle di chi lavora, ma sulla capacità d’innovazione delle imprese.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Il Gruppo BEI e CDP rafforzano la partnership per promuovere investimenti e crescita sostenibile in Italia e all’estero</title>
<link>https://www.eventi.news/il-gruppo-bei-e-cdp-rafforzano-la-partnership-per-promuovere-investimenti-e-crescita-sostenibile-in-italia-e-allestero</link>
<guid>https://www.eventi.news/il-gruppo-bei-e-cdp-rafforzano-la-partnership-per-promuovere-investimenti-e-crescita-sostenibile-in-italia-e-allestero</guid>
<description><![CDATA[ Un nuovo Memorandum of Undestanding amplia l’azione congiunta per accelerare gli investimenti strategici in tutta Italia e nei Paesi della Cooperazione internazionale. La collaborazione rafforzata si concentra su infrastrutture, PMI, iniziative per il clima e resilienza economica ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2016/01/cdp.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 16:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Gruppo, BEI, CDP, rafforzano, partnership, per, promuovere, investimenti, crescita, sostenibile, Italia, all’estero</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Lussemburgo – Un nuovo Memorandum of Understanding (MoU) volto ad approfondire la cooperazione strategica a sostegno dello sviluppo di lungo periodo dell’Italia e degli obiettivi delle politiche dell’Unione europea. Lo hanno firmato, il 3 marzo, a Lussemburgo, il Gruppo Banca Europea per gli Investimenti (Gruppo BEI) – composto dalla Banca Europea per gli Investimenti (BEI) e dal Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI) – e Cassa Depositi e Prestiti (CDP), Istituto Nazionale di Promozione italiano. In occasione del Forum BEI – a testimonianza dell’impegno condiviso delle tre Istituzioni a rafforzare la propria partnership in un momento cruciale per l’agenda europea degli investimenti – l’accordo è stato firmato alla presenza della Presidente del Gruppo BEI <strong><b>Nadia Calviño</b></strong>, da <strong><b>Gelsomina Vigliotti</b></strong>, Vicepresidente della BEI, da <strong><b>Marjut Falkstedt</b></strong>, Amministratore Delegato del FEI e da <strong><b>Dario Scannapieco</b></strong>, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Cassa Depositi e Prestiti.</p>
<p>Sulla base della proficua collaborazione avviata con il precedente MoU firmato nel 2022, <strong><b>il nuovo accordo amplia gli sforzi congiunti per promuovere investimenti pubblici e privati ad alto impatto in settori essenziali per la crescita e la competitività dell’Italia</b></strong>. Tra questi rientrano le infrastrutture sociali e sostenibili, l’innovazione, la digitalizzazione, la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici, il sostegno alle PMI e alle mid-cap, la sicurezza economica e l’autonomia strategica, nonché la coesione tra le Regioni italiane, incluse quelle che necessitano di un supporto mirato.</p>
<figure aria-describedby="caption-attachment-446739" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Scannapieco.png"><img decoding="async" class="wp-image-446739 size-medium" src="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Scannapieco-300x200.png" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Scannapieco-300x200.png 300w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Scannapieco.png 678w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px"></a><figcaption class="wp-caption-text">Dario Scannapieco, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Cassa Depositi e Prestiti</figcaption></figure>
<p>Secondo Scannapieco, “l’Europa è una potenza economica che svolge un ruolo cruciale nello scenario globale ed è importante che agisca come sistema”. E “la nostra partnership di lunga data con la BEI – ha sottolineato – ci consente di accrescere il numero delle iniziative ad alto impatto e di <strong><b>convogliare maggiori risorse finanziarie dove possono generare valore economico e sociale duraturo</b></strong>“. Inoltre, “l’accordo rafforza la capacità di CDP di contribuire a una crescita sostenibile e resiliente nel Paese e oltre i confini nazionali traducendo la visione strategica in investimenti concreti”.</p>
<p>Secondo Vigliotti, “il rinnovo di questo accordo segna <strong><b>un importante passo avanti nella collaborazione con CDP a sostegno dell’economia italiana”</b></strong>. In particolare, “unendo le nostre competenze, risorse finanziarie e visione strategica di lungo periodo, supportiamo progetti chiave per il clima, la trasformazione digitale, le infrastrutture sociali e le imprese. Insieme rafforziamo la capacità di affrontare le sfide presenti e future, promuovendo una crescita sostenibile, resiliente e inclusiva”, ha osservato.</p>
<p>Il rafforzamento di questa partnership è in linea con il Piano Strategico 2025–2027 di CDP e con la Roadmap Strategica 2024–2027 del Gruppo BEI. Il nuovo accordo definisce <strong><b>un quadro di cooperazione articolato, volto a rafforzare la pianificazione, lo sviluppo e l’attuazione dei progetti sia in Italia che a livello internazionale</b></strong>. Le Istituzioni lavoreranno congiuntamente per ottimizzare l’utilizzo delle risorse regionali, nazionali ed europee, anche attraverso piattaforme di advisory, programmi dell’Unione Europea e strumenti finanziari, tra cui InvestEU, e altri meccanismi che puntano a rafforzare la capacità dell’Italia di progettare e realizzare investimenti di elevata qualità e orientati al lungo periodo.</p>
<p>Il Memorandum prevede azioni coordinate per sviluppare nuovi modelli di finanziamento, rafforzare i servizi di advisory e accelerare gli investimenti nei settori prioritari, garantendo al contempo un forte allineamento con le strategie nazionali ed europee. Inoltre, <strong><b>la cooperazione si estenderà a EIB Global, il braccio operativo del Gruppo BEI destinato allo sviluppo, con l’obiettivo di realizzare iniziative ad alto impatto nei Paesi partner</b></strong> e contribuire agli impegni internazionali dell’Italia in ambiti quali la protezione del clima, le infrastrutture sostenibili, l’accesso ai servizi essenziali e lo sviluppo del settore privato. Infine, per facilitare questa più ampia cooperazione, l’accordo istituisce una struttura di coordinamento volta a garantire un flusso regolare e strategico di informazioni, e prevede scambi di personale e visite di studio per approfondire la conoscenza istituzionale e le sinergie operative.</p>
<p>CDP e il Gruppo BEI hanno rafforzato una cooperazione strutturata e di lungo periodo, dopo l’accordo firmato nel 2022, con l’obiettivo di stimolare investimenti pubblici e privati in una pluralità di settori strategici, tra cui infrastrutture, trasformazione digitale, social housing, fonti rinnovabili, sostenibilità ed economia circolare. La collaborazione si è sviluppata lungo tre principali direttrici: pianificazione congiunta delle attività e utilizzo degli strumenti UE, sostegno agli investimenti territoriali tramite garanzie, e rafforzamento dei servizi di advisory a supporto della transizione green. In particolare, rispetto al primo punto, uno dei pilastri dell’accordo del 2022 ha riguardato la pianificazione coordinata delle attività tra CDP e BEI, con l’obiettivo di contribuire al raggiungimento degli obiettivi del <strong><b>Fondo Italiano per il Clima</b></strong> e di rafforzare il sostegno alla finanza per lo sviluppo. A questa cooperazione si è affiancato il lavoro congiunto nell’ambito del <strong><b>PNRR</b></strong> e, in particolare, del programma<strong><b> InvestEU</b></strong>, che ha rappresentato uno degli strumenti centrali di attuazione della partnership. Un secondo elemento chiave dell’accordo del 2022 ha riguardato la garanzia sui finanziamenti destinati agli Enti Pubblici territoriali. In questo ambito, CDP ha messo a disposizione <strong><b>1 miliardo di euro</b></strong> per investimenti della Pubblica Amministrazione, grazie a una <strong><b>garanzia BEI </b></strong>pari<strong><b> </b></strong>a 500 milioni di euro. Le risorse sono destinate a sostenere la crescita sostenibile dei territori, con interventi promossi dagli Enti Pubblici in settori ad alto impatto ambientale e sociale, con particolare attenzione allo sviluppo del Mezzogiorno, alle aree colpite dal sisma del Centro Italia del 2016 e a iniziative volte alla mitigazione del cambiamento climatico, al rafforzamento della resilienza territoriale e alla coesione sociale. Infine, il terzo ambito strategico dell’accordo riguarda il rafforzamento della cooperazione in materia di <strong><b>advisory</b></strong>, attraverso la firma di un secondo accordo dedicato alla consulenza. In questo contesto, la BEI fornisce a CDP servizi di consulenza tecnica e finanziaria nell’ambito del <strong><b>programma Green Gateway</b></strong>, sviluppato in collaborazione con la Commissione europea per facilitare gli investimenti green delle istituzioni finanziarie europee. <strong>BEI e CDP hanno firmato operazioni congiunte per 1,2 miliardi nel solo 2025</strong>.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Le imprese restano caute sull’Industrial Accelerator Act</title>
<link>https://www.eventi.news/le-imprese-restano-caute-sullindustrial-accelerator-act</link>
<guid>https://www.eventi.news/le-imprese-restano-caute-sullindustrial-accelerator-act</guid>
<description><![CDATA[ BusinessEurope, Eurochambres, Eurofer e Unife vedono criticità nella proposta per il processo industriale dell&#039;UE. La camera di commercio cinese nell&#039;UE chiede garanzie di concorrenza leale ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/industrial-act.png" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 16:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>imprese, restano, caute, sull’Industrial, Accelerator, Act</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Bene <a href="https://single-market-economy.ec.europa.eu/publications/industrial-accelerator-act_en" target="_blank" rel="noopener">il regolamento per rilanciare e salvaguardare il percorso di decarbonizzazione</a> dell’industria europea, che però nutre dubbi e chiede <strong>garanzie a misura d’impresa</strong>. Dopo la presentazione Industrial Accelerator Act da parte della Commissione europea, dagli operatori del settore industriale giungono reazioni tiepide ad una iniziativa che “giunge <span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">in un momento cruciale”, sottolinea <strong>BusinessEurope</strong>, la confederazione delle confindustrie europee. Serve però ulteriore lavoro, avverte il direttore generale dell’associazione, <strong>Markus Beyrer</strong>: “</span></span></span><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">La proposta può apportare soluzioni, ma può anche creare nuovi problemi se non è ben bilanciata e attentamente progettata” .</span></span></span></p>
<p><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Per BusinessEurope le disposizioni in materia di autorizzazioni industriali e alla creazione di domanda di prodotti a basse emissioni di carbonio attraverso gli appalti pubblici “offrono concetti e proposte interessanti, ma<strong> resta da vedere se possano essere realisticamente attuate</strong> e rappresentare un vero punto di svolta”. C’è poi da vedere come funzionerà l’introduzione della preferenza europea negli appalti pubblici e nei regimi di sostegno pubblico: qui occorre che “i rischi siano adeguatamente valutati e pienamente compresi”. Infine, insiste Beyrer, “<strong>le disposizioni sugli investimenti diretti esteri rimangono problematiche”,</strong> nella misura in cui sollevano “legittimi dubbi sulla coerenza di questa proposta con il <a href="https://www.eunews.it/2026/01/09/investimenti-stranieri-lue-vara-le-linee-guida-a-prova-di-concorrenza-sleale/" target="_blank" rel="noopener">regolamento sullo screening degli investimenti diretti esteri” di recente adozione</a> e potrebbero mettere in discussione l’attrattiva dell’Europa per gli investimenti diretti esteri”.</span></span></span></p>
<p><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Avvertimenti arrivano anche da <strong>Vladimír Dlouhý</strong>, presidente di </span></span></span><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong>Eurochambres</strong>: </span></span></span><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">“I criteri del ‘Made in Europe’ devono essere chiari e proporzionati, soprattutto per le piccole e medie imprese”. Perché, avverte, “<strong>se mal concepiti, faranno lievitare i costi</strong> a carico delle imprese, già alle prese con prezzi elevati dell’energia, lungaggini burocratiche e un mercato unico frammentato”. In questo contesto “l’Europa non può permettersi ulteriore complessità mascherata da ambizione”. Da qui la richiesta di Eurochambres di far sì che si garantisca che i criteri locali e a basso contenuto di carbonio rimangano applicabili alle imprese, <strong>in particolare alle PMI</strong>, estendendo al contempo procedure di autorizzazione semplificate e accelerate a tutti i progetti industriali in tutta Europa.</span></span></span></p>
<p>Cauta anche <strong>Eurofer</strong>, l’associazione dei produttori europei dell’acciaio di cui fanno parte, <a href="https://www.eurofer.eu/about-steel/members" target="_blank" rel="noopener">tra gli altri</a>, Acciaierie d’Italia, Riva e Arvedi: “<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">La proposta offre <strong>alcune basi positive</strong> che potrebbero stimolare la domanda di acciaio a basse emissioni di carbonio”. <span class="jCAhz JpY6Fd"> L’Industrial Accelerator Act “è un <strong>inizio positivo, ma deve spingersi oltre per aumentare la domanda di acciaio verde</strong> prodotto in Europa”. Perché, rileva l’associazione, l</span></span></span></span><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">a proposta richiede che il 25 per cento dell’acciaio negli appalti pubblici e nei regimi di sostegno pubblico sia a basse emissioni di carbonio, ma “non richiede che tale acciaio sia prodotto in Europa, e q</span></span><span class="jCAhz"><span class="ryNqvb">uesto è importante”.</span></span><span class="jCAhz"><span class="ryNqvb"> Il 25 per cento degli appalti pubblici, sottolinea Eurofer, rappresenta meno del 5 per cento del mercato siderurgico totale e i regimi di sostegno pubblico variano notevolmente tra gli Stati membri.</span></span><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"> “Senza segnali di domanda più forti e chiari, queste misure potrebbero non fornire la certezza a lungo termine necessaria per importanti investimenti industriali”.</span></span><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"> Insomma, “per far funzionare i mercati guida, l’UE deve garantire il sostegno all’acciaio a basse emissioni di carbonio prodotto in Europa, non in Paesi terzi”.</span></span></span></p>
<p>Anche l’Industria ferroviaria europea (<strong>UNIFE</strong>) ha qualcosa da dire in merito alla proposta della Commissione: <span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">“Nonostante il nostro settore non sia direttamente coperto dalle disposizioni ‘Made in Europe’ della Commissione europea, sosteniamo pienamente il riconoscimento da parte della Commissione della necessità di <strong>considerare l’origine UE per la costruzione di materiale rotabile ferroviario,</strong> poiché il settore dei trasporti è fondamentale per la sicurezza economica dell’Unione”, sostiene il direttore generale <strong>Enno Wiebe</strong>. “Dobbiamo essere assolutamente chiari:<strong> se non saremo definiti un settore strategico dai responsabili politici europei nell’ambito della riforma delle direttive sugli appalti pubblici prevista per la fine dell’anno, potremmo trovarci di fronte a una minaccia esistenziale</strong>“. </span></span></span></p>
<p><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">UNIFE ricorda che “le ferrovie sono fondamentali per la <a href="https://www.eunews.it/2025/07/01/ue-stati-membri-e-nato-mobilita-militare/" target="_blank" rel="noopener">mobilità militare</a> e le catene di approvvigionamento europee, le tecnologie di fornitori ad alto rischio non devono essere collocate su infrastrutture europee così importanti”. Ecco perché, insiste Wiebe, “Il nostro settore deve essere designato come strategico”.</span></span></span></p>
<p>Di fronte alla proposta dell’Industrial Accelerator Act la <strong>Camera di commercio cinese presso l’UE</strong> non fa mancare il proprio disappunto. La <span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">CCCEU <strong>esprime “preoccupazione”</strong> per il fatto che “diverse disposizioni della proposta, tra cui i requisiti di localizzazione, le restrizioni agli investimenti e il proposto quadro normativo del ‘partner di fiducia’, potrebbero influire sull’apertura del mercato, sulla concorrenza leale e sulla cooperazione industriale tra Cina e UE”.</span></span> Da qui l’invito all’UE <span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">a garantire che il processo legislativo “rispetti i principi di equità, non discriminazione e apertura, mantenendo al contempo un ambiente di investimento prevedibile per tutti gli operatori di mercato”.</span></span></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>La Corte UE bacchetta l’Italia: no a sospensioni unilaterali di Dublino, rischia ricorsi per inadempimento</title>
<link>https://www.eventi.news/la-corte-ue-bacchetta-litalia-no-a-sospensioni-unilaterali-di-dublino-rischia-ricorsi-per-inadempimento</link>
<guid>https://www.eventi.news/la-corte-ue-bacchetta-litalia-no-a-sospensioni-unilaterali-di-dublino-rischia-ricorsi-per-inadempimento</guid>
<description><![CDATA[ Nel 2022, l&#039;allora neo-governo Meloni aveva sospeso i trasferimenti di richiedenti asilo di competenza italiana da altri Stati membri. La Corte ammette: &quot;Se il trasferimento non avviene entro il termine massimo, lo Stato competente è liberato dall&#039;obbligo&quot;. Ma rischia il ricorso per violazione della legge UE ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2023/03/IMG_7414-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 16:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Corte, bacchetta, l’Italia:, sospensioni, unilaterali, Dublino, rischia, ricorsi, per, inadempimento</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Non basta un “semplice annuncio unilaterale” per sottrarsi alle responsabilità previste dal<a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/ALL/?uri=CELEX:41997A0819(01)" target="_blank" rel="noopener"> regolamento di Dublino</a> sulla presa in carico dei richiedenti asilo. La Corte di Giustizia dell’Unione europea tira per le orecchie il governo italiano, che alla<a href="https://www.eunews.it/2022/12/30/migranti-prove-solidarieta-anno-da-record/" target="_blank" rel="noopener"> fine del 2022</a> – insediato da pochi mesi – aveva comunicato che non avrebbe più accettato trasferimenti di richiedenti asilo da altri Stati membri, anche se rientranti nella sua competenza. E anche se fare muro può scaricare in definitiva la responsabilità dell’esame delle domande d’asilo sui Paesi di secondo ingresso, il rischio per l’Italia è un altro: “<strong>La Commissione o qualsiasi altro Stato membro può proporre un ricorso per inadempimento</strong>“, suggerisce la Corte.</p>
<p>La <a href="https://curia.europa.eu/site/" target="_blank" rel="noopener">sentenza</a> pubblicata oggi (5 marzo) riguarda la vicenda di un cittadino siriano, entrato in Germania il 18 aprile 2023, a cui le autorità tedesche hanno respinto la domanda d’asilo in quanto irricevibile perché, sulla base delle informazioni contenute nella banca dati Eurodac, Berlino aveva identificato la Repubblica italiana come lo Stato membro competente per l’esame della domanda. Una storia già arcinota, quella del lassismo italiano alle frontiere interne per permettere movimenti secondari delle persone migranti che arrivano in Europa dalle coste del Belpaese. La differenza è che però, nel caso sottoposto alla Corte da un giudice tedesco,<strong> la Germania ha presentato alle autorità italiane una richiesta di presa in carico del cittadino siriano</strong>, da cui non ha ricevuto alcuna risposta, e ne ha ordinato l’allontanamento verso l’Italia.</p>
<p class="C01PointAltN">Qui è iniziato il braccio di ferro: il richiedente asilo ha depositato un ricorso e la questione del rifiuto italiano e della ripartizione della competenza ad esaminare le domande di protezione internazionale è finita alla Corte di giustizia. La Corte con sede a Lussemburgo, si legge nella sentenza, ha constatato che “lo Stato membro designato come competente in base ai criteri previsti dal regolamento Dublino III <strong>non può sottrarsi, mediante un semplice annuncio unilaterale, alle responsabilità ad esso incombenti</strong> in forza di tale regolamento”. In un “primo momento”, sostiene la Corte, lo Stato membro in questione – in questo caso l’Italia – “rimane lo Stato competente”.</p>
<p class="C01PointAltN">Il fatto è che le autorità italiane non hanno risposto alla richiesta di ripresa in carico inoltrata dalla Germania. E il trasferimento del richiedente asilo va effettuato entro sei mesi. <strong>Se il trasferimento non avviene entro il termine massimo, “lo Stato membro competente è liberato dall’obbligo</strong> di prendere o di riprendere in carico l’interessato e la competenza è quindi trasferita allo Stato membro richiedente”. Questo passaggio di competenza è un’<em>ultima ratio</em>, che avviene “indipendentemente dalle cause” della mancata ripresa in carico e, quindi, “anche quando il trasferimento dell’interessato non ha potuto concludersi entro il termine a causa della sospensione unilaterale, da parte dello Stato membro inizialmente competente, delle procedure di ripresa in carico”.</p>
<p class="C01PointAltN">Altrimenti, questo ‘scaricabarile’ tra Paesi membri rischia di <strong>impedire alla persona richiedente asilo “l’effettivo accesso al suo diritto fondamentale</strong> di richiedere asilo in uno Stato membro”. L’ostinazione del governo italiano dunque paga, si potrebbe concludere. Almeno fino a che, suggerisce la sentenza, la Commissione europea e qualsiasi Stato membro non proporranno contro quest’ultimo un ricorso per inadempimento dinanzi alla Corte, per “porre rimedio a un’eventuale violazione del regolamento Dublino III da parte dello Stato membro inizialmente competente”.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Auto elettrica, l’UE è a due velocità: nel nord Europa si immatricola di più</title>
<link>https://www.eventi.news/auto-elettrica-lue-e-a-due-velocita-nel-nord-europa-si-immatricola-di-piu</link>
<guid>https://www.eventi.news/auto-elettrica-lue-e-a-due-velocita-nel-nord-europa-si-immatricola-di-piu</guid>
<description><![CDATA[ I dati Eurostat sulle quattro ruote ecologiche mostrano regioni dei Paesi nordici più all&#039;avanguardia. Italia in ritardo ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2018/02/elettrica.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 16:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Auto, elettrica, l’UE, due, velocità:, nel, nord, Europa, immatricola, più</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>Sulla mobilità pulita l’Unione europea viaggia a due velocità.</strong> Le regioni del nord Europa sono quelle che maggiormente scelgono l’auto elettrica, mentre le regioni dell’Europa meridionale le acquistano meno, dimostrando una predilezione per motori più tradizionali o situazioni diverse come l’ibrido. È quanto emerge <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/ddn-20260305-1" target="_blank" rel="noopener">dai dati di <strong>Eurostat</strong></a>, l’Ufficio di statistica dell’Unione europea, aggiornati al 2024, e che vedono <strong>l’Italia fare fatica a rinnovare il parco auto con opzioni a batteria.</strong></p>
<p>Numeri alla mano, nell’UE ci sono regioni con tassi di auto elettriche pari al 22,08 per cento del totale circolante come nel caso della regione olandese delle Flevoland, seguite, nell’ordine, dalle regioni di Stoccolma (14,4 per cento) e di  Hovedstaden in Denmark (13.3 per cento). <strong>In Italia, è la provincia autonoma di Trento a essere capofila della mobilità con auto elettrica, con appena il 3,31 per cento delle quattro ruote circolanti</strong>. Segue la provincia autonoma di Bolzano, con un tasso dell’1,8 per cento. Insomma, la Penisola e le sue regioni sono in ritardo nello stimolo delle domanda di auto a batteria.</p>
<p><a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/auto-elettrica.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-446770" src="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/auto-elettrica.png" alt="" width="623" height="606" srcset="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/auto-elettrica.png 623w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/auto-elettrica-300x292.png 300w" sizes="(max-width: 623px) 100vw, 623px"></a>Perché, sottolinea l’<a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/main/about-us/mission-values" target="_blank" rel="noopener">istituto di statistica europeo</a>, “l<span lang="it-IT">a quota di autovetture elettriche può essere collegata a diversi fattori, quali incentivi governativi (come riduzioni fiscali o sussidi), disponibilità e accesso alle stazioni di ricarica, nonché l’offerta di autovetture elettriche e il loro costo”. Vuol dire che c’è una parte di Unione europea che deve fare di più, visto che <strong>n</strong></span><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong>el 2024, le quote più elevate di autovetture elettriche tra tutte le autovetture sono state immatricolate nelle regioni settentrionali dell’UE</strong>.</span></span></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Sicurezza aerea, Bruxelles e Berna firmano l’accordo sulla condivisione dei dati dei passeggeri</title>
<link>https://www.eventi.news/sicurezza-aerea-bruxelles-e-berna-firmano-laccordo-sulla-condivisione-dei-dati-dei-passeggeri</link>
<guid>https://www.eventi.news/sicurezza-aerea-bruxelles-e-berna-firmano-laccordo-sulla-condivisione-dei-dati-dei-passeggeri</guid>
<description><![CDATA[ Il commissario UE per gli Affari Interni e la Migrazione, Magnus Brunner: &quot;Un passo decisivo per migliorare la sicurezza dei cittadini europei e di quelli svizzeri&quot;. Il Ministro degli Interni svizzero, Beat Jans: &quot;Oggi rafforziamo la lotta contro terroristi, narcotrafficanti e criminalità organizzata&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2014/12/Svizzera-Europa.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 16:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Sicurezza, aerea, Bruxelles, Berna, firmano, l’accordo, sulla, condivisione, dei, dati, dei, passeggeri</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Per l’<strong>Unione Europea</strong> e la <strong>Svizzera</strong>, è la settimana degli accordi. Dopo la <a href="https://www.eunews.it/2026/03/02/svolta-ue-svizzera-18-patti-per-rilanciare-lintegrazione-economica-ed-energetica/">firma</a> – avvenuta lunedì 2 marzo – di ben 18 tra accordi, protocolli e dichiarazioni per rilanciare la partnership economica ed energetica tra le due parti, questa mattina (5 marzo) Bruxelles e Berna hanno siglato un nuovo patto per lo <strong>scambio dei dati dei passeggeri aerei.</strong></p>
<p>La condivisione dei cosiddetti <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/policies/passenger-name-record/?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener">Passenger Name Records</a> (PNR) – per usare le parole del <strong>commissario europeo per gli Affari Interni e la Migrazione, Magnus Brunner</strong> – “rappresenta un passo decisivo per migliorare la sicurezza dei cittadini europei e di quelli svizzeri”. Fino ad oggi, le compagnie aeree che operano voli tra la Svizzera e l’UE potevano condividere alcuni dei dati presenti nelle prenotazioni dei loro passeggeri con le autorità di Berna e Bruxelles, ma tra le due parti non esisteva alcun <strong>meccanismo di trasmissione di eventuali informazioni rilevanti per la sicurezza dei rispettivi cittadini</strong>. Un sistema messo a punto da questo accordo: “Con il via libera allo scambio dei dati, l’UE e la Svizzera potranno reperire e condividere informazioni fondamentali per individuare eventuali <strong>terroristi, trafficanti di esseri umani, membri di organizzazioni criminali</strong> e proteggere meglio le loro vittime”, ha sottolineato <strong>Beat Jans</strong>, capo del <strong>Dipartimento di Giustizia e Polizia del Consiglio Federale svizzero</strong> e co-firmatario dell’accordo insieme a Brunner. La trasmissione di informazioni rilevanti per la sicurezza nazionale ed europea, in ogni caso, dovrà avvenire tenendo conto dei limiti e delle garanzie di privacy stabiliti dalla <a href="https://eur-lex.europa.eu/eli/dir/2016/681/oj/eng" target="_blank" rel="noopener">direttiva UE del 2016</a> proprio in materia di condivisione dei PNR.</p>
<p>In attesa della ratifica ufficiale da parte del <strong>Parlamento Europeo</strong> e dell’<strong>Assemblea Federale</strong> di Berna, la Svizzera si aggiunge così all’elenco di Paesi extra-UE con cui Bruxelles ha siglato un patto per la condivisione dei PNR. Accordi in merito erano già stati conclusi con l’<a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/HTML/?uri=CELEX:22012A0714(01)" target="_blank" rel="noopener">Australia</a> e gli <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/PDF/?uri=CELEX:22012A0811(01)&from=HR" target="_blank" rel="noopener">USA</a> nel 2012, con il <a href="https://www.europeanpapers.eu/e-journal/novelty-eu-passenger-name-records-eu-trade-agreements" target="_blank" rel="noopener">Regno Unito</a> nel 2020 e con il <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/en/press-room/20250310IPR27228/european-parliament-approves-eu-canada-air-passenger-data-agreement" target="_blank" rel="noopener">Canada</a> nel 2025. Sono in attesa di ratifica anche i protocolli, già firmati nell’ottobre dello scorso anno, <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/mex_25_2395" target="_blank" rel="noopener">con l’Islanda e la Norvegia</a>, mentre a dicembre del 2025 il Consiglio dell’UE ha adottato una decisione che autorizzava l’apertura dei negoziati anche <a href="https://www.europarl.europa.eu/RegData/docs_autres_institutions/commission_europeenne/com/2025/0490/COM_COM%282025%290490_EN.pdf?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener">con la Corea del Sud</a>.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Bilancio 2027 dell’UE: per il Parlamento le priorità sono coesione, difesa, competitività e costi del NextGeneration</title>
<link>https://www.eventi.news/bilancio-2027-dellue-per-il-parlamento-le-priorita-sono-coesione-difesa-competitivita-e-costi-del-nextgeneration</link>
<guid>https://www.eventi.news/bilancio-2027-dellue-per-il-parlamento-le-priorita-sono-coesione-difesa-competitivita-e-costi-del-nextgeneration</guid>
<description><![CDATA[ La Commissione bilanci dell&#039;Eurocamera delinea una strategia con l&#039;obiettivo di bilanciare gli investimenti in innovazione e clima con la necessità di stabilizzare i conti pubblici dell&#039;Unione nell&#039;ultimo anno del ciclo pluriennale ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2023/11/bilancio-ue.png" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 16:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Bilancio, 2027, dell’UE:, per, Parlamento, priorità, sono, coesione, difesa, competitività, costi, del, NextGeneration</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <strong>C</strong><b class="ng-star-inserted" data-start-index="135">ompetitività,</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="148"> </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="154">infrastrutture digitali ed energetiche, </b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="192">Politica di Coesione, </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="282">crisi abitativa</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="297"> e l’aumento del costo della vita, </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="368">sicurezza delle frontiere esterne</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="401"> e difesa comune. Secondo la commissione per i Bilanci del Parlamento europeo sono q</span>ueste le <strong>priorità per l’esercizio 2027</strong>, l’ultimo anno dell’attuale Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2021-2027. La <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/en/press-room/20260302IPR36910/meps-back-2027-budget-priorities-social-cohesion-competitiveness-and-security" target="_blank" rel="noopener">relazione</a>, adottata dai membri della commissione con 20 voti favorevoli, 6 contrari e 2 astensioni, delinea una strategia volta a bilanciare la crescita economica con la stabilità geopolitica in un contesto di risorse limitate in quanto rimangono solo pochi fondi per affrontare le sfide emergenti in quello che sarà il bilancio annuale definitivo nell’ambito dell’attuale bilancio a lungo termine 2021-2027.</p>
<p>Tra le richieste della commissione parlamentare figura il rafforzamento della <strong>politica di coesione</strong>, considerata un motore essenziale per la competitività e lo sviluppo delle infrastrutture digitali ed energetiche. Gli eurodeputati sollecitano inoltre interventi mirati per contrastare l’aumento del costo della vita e la crisi abitativa, proponendo un maggiore utilizzo del Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+). Allo stesso modo, gli eurodeputati chedono finanziamenti per la difesa comune e per la protezione delle frontiere esterne, con particolare attenzione agli Stati membri confinanti con Ucraina, Russia e Bielorussia. Per quanto riguarda il contesto geopolitico, sostengono la necessità di un’azione esterna più incisiva dell’UE e di maggiori finanziamenti per lo sviluppo e l’assistenza umanitaria.</p>
<p>Sul fronte della sostenibilità, la relazione riafferma l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050, sottolineando la necessità di colmare un deficit annuale di investimenti energetici stimato in 660 miliardi di euro. Parallelamente, viene chiesto un sostegno adeguato per i settori dell’agricoltura e della pesca.</p>
<p>Una delle principali preoccupazioni riguarda però i <strong>costi di finanziamento del NextGenerationEU</strong>. Secondo le proiezioni, gli interessi passivi potrebbero raddoppiare nel 2027, passando dai 4,98 miliardi previsti a circa 10 miliardi di euro. “Nell’ultimo anno di questo ciclo di bilancio, dobbiamo investire in posti di lavoro di qualità, alloggi a prezzi accessibili, innovazione e servizi pubblici efficienti, sostenere gli Stati membri della frontiera orientale e ripensare il modo in cui spendiamo i fondi dell’UE per ottenere risultati concreti per i cittadini”,  sostiene il relatore generale <strong>Nils Ušakovs</strong> ribadendo l’importanza di garantire che tali costi non penalizzino i programmi d’investimento dell’Unione</p>
<p>Il <strong>Consiglio dell’UE</strong>, nelle sue<a href="https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2026/02/17/eu-annual-budget-2027-council-sets-guidelines-for-next-year-s-eu-budget/" target="_blank" rel="noopener"> conclusioni di febbraio</a>, ha richiamato alla necessità di un bilancio “realistico”. Pur confermando il sostegno all’Ucraina “per tutto il tempo necessario”, gli Stati membri pongono l’accento sulla disciplina finanziaria e sul monitoraggio degli impegni residui. Si richiede inoltre una gestione prudente delle spese amministrative e una maggiore trasparenza sulle entrate.</p>
<p>In un<a href="https://www.eunews.it/2026/01/15/politiche-di-bilancio-restrittive-nel-2027-e-nel-2028-la-bce-prepara-a-manovre-lacrime-e-sangue/"> recente bollettino economico,</a> la <strong>Banca Centrale Europea</strong> ha prefigurato un ritorno al rigore di bilancio. Con la conclusione degli stimoli legati al PNRR, l’orientamento delle politiche fiscali nell’area euro è destinato a diventare restrittivo nel biennio 2027-2028. Questo scenario, motivato dalla necessità di stabilizzare il rapporto debito/PIL, potrebbe imporre agli Stati membri scelte difficili tra contenimento della spesa e mantenimento dei servizi pubblici.</p>
<p>I prossimi passi nella definizione del bilancio del 2027 prevedono un <strong>voto in sessione plenaria</strong> tra il 9 e il 12 marzo. La Commissione dovrebbe presentare la sua proposta di bilancio per il 2027 in estate, che dovrà essere concordato tra Consiglio e Parlamento entro la fine di quest’anno per entrare in vigore nel 2027.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Al sindaco di Istanbul in carcere da un anno, İmamoğlu, il premio per la democrazia dal Comitato europeo delle Regioni</title>
<link>https://www.eventi.news/al-sindaco-di-istanbul-in-carcere-da-un-anno-imamoglu-il-premio-per-la-democrazia-dal-comitato-europeo-delle-regioni</link>
<guid>https://www.eventi.news/al-sindaco-di-istanbul-in-carcere-da-un-anno-imamoglu-il-premio-per-la-democrazia-dal-comitato-europeo-delle-regioni</guid>
<description><![CDATA[ İmamoğlu è sindaco della città più grande turca dal 2019 ed è stato arrestato il 19 marzo 2025. Esponente di punta del Partito repubblicano del popolo (CHP) e primo sfidante di Erdoğan, è stato accusato di corruzione e terrorismo ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/03/000_372V7FX-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 16:30:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>sindaco, Istanbul, carcere, anno, İmamoğlu, premio, per, democrazia, dal, Comitato, europeo, delle, Regioni</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – C’è stato un forte messaggio che il Comitato europeo delle Regioni (CdR) ha inviato al regime di Recep Tayyip Erdoğan, presidente della Turchia dal 2003: <strong>il sindaco di Istanbul Ekrem İmamoğlu</strong>, esponente di punta del Partito repubblicano del popolo (CHP) e primo sfidante di Erdoğan – in carcere da un anno -, <strong>è il vincitore del premio Mayor Paweł Adamowicz Award</strong>. Un riconoscimento che ogni anno premia il coraggio e l’eccellenza nella promozione della libertà, della solidarietà e dell’uguaglianza. Presente alla plenaria del CdR il sindaco ad interim di Istanbul, Nuri Aslan, in rappresentanza del vincitore Ekrem İmamoğlu. Il premio ricorda Paweł Bogdan Adamowicz, sindaco di Danzica dal 1998 fino al suo assassinio, nel 2019, per mano di un uomo di 27 anni che lo ha pugnalato durante un evento di beneficenza nella città polacca.</p>
<p>İmamoğlu è il sindaco della città più grande turca dal 2019 ed <strong><a href="https://www.eunews.it/2025/03/19/turchia-sindaco-istanbul-imamoglu-arresto/">è stato arrestato</a> il 19 marzo 2025 insieme a diversi funzionari municipali accusati di aver gestito un’organizzazione criminale, aver accettato tangenti, estorsione e turbativa d’asta.</strong> Il sindaco ha fermamente respinto tutte le accuse, e gli stessi critici ritengono che l’arresto sia mosso piuttosto da ragioni politiche volte a indebolire la principale opposizione. E il suo arresto ha scatenato la più grande ondata di proteste pubbliche in Turchia degli ultimi dieci anni.</p>
<p>L’annuncio del conferimento del titolo a Ekrem İmamoğlu è avvenuto durante<a href="https://control.eup.glcloud.eu/content-manager/content-page/20260305-0900-SPECIAL-COMMITTEEREGIONS" target="_blank" rel="noopener"> la sessione plenaria</a> del Comitato europeo delle Regioni dalla presidente Kata Tüttő. “<strong>Questo premio onora qualcosa di raro: il coraggio civico e l’esposizione</strong>, una leadership che rimane anche in ambienti ostili”, ha affermato. A prendere parola anche la moglie di Paweł Bogdan Adamowicz, ora eurodeputata, Magdalena Adamowicz: “Il premio in nome di mio marito <strong>non è un gesto simbolico</strong>: <strong>deve essere un reale impegno</strong>. L’Europa deve vedere coloro che pagano un prezzo personale per i valori che tutti dobbiamo imparare a difendere con coraggio e a qualsiasi costo”, ha osservato Magdalena Adamowic. “Ekrem, tu stai pagando questo prezzo. Non possiamo permettere che tu rimanga da solo, non possiamo permettere che solo pochi coraggiosi difendano valori che non vogliamo abbandonare. Perché se vuoi essere rispettato difendi la democrazia; da sola non può difendersi”, ha detto rivolgendosi direttamente al sindaco di Istanbul İmamoğlu.</p>
<p>In conferenza stampa, a margine dell’assegnazione del premio, il sindaco ad interim Nuri Aslan ha spiegato che “in fin dei conti, <strong>la lotta di un sindaco in Polonia è la stessa lotta di un sindaco a Istanbul, in Turchia</strong>“. In questo contesto, “l’Europa ha bisogno di noi e noi abbiamo bisogno dell’Europa. In realtà siamo un’unica forza”, ha aggiunto. “Siamo convinti che, nel più breve tempo possibile, con un governo del Partito Repubblicano, la Turchia e l’Unione europea riusciranno a integrarsi. Perché siamo parte dell’Europa. Non ci siamo mai considerati separati”, ha poi concluso Aslan.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Iran, Kallas riunisce i ministri UE e i Paesi del Golfo: “L’Ucraina può aiutare a intercettare i droni”</title>
<link>https://www.eventi.news/iran-kallas-riunisce-i-ministri-ue-e-i-paesi-del-golfo-lucraina-puo-aiutare-a-intercettare-i-droni</link>
<guid>https://www.eventi.news/iran-kallas-riunisce-i-ministri-ue-e-i-paesi-del-golfo-lucraina-puo-aiutare-a-intercettare-i-droni</guid>
<description><![CDATA[ Grecia, Francia, Italia, Spagna e Paesi Bassi inviano mezzi navali in protezione di Cipro. Kallas: &quot;I droni che colpiscono Kiev ogni giorno ora colpiscono il Medioriente&quot;. Zelensky apre a uno &quot;scambio di tecnologie e armi&quot; con i partner del Golfo ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/b0538263-eb61-4f07-a224-5b40f15fe8d3-1024x683.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 16:30:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Iran, Kallas, riunisce, ministri, Paesi, del, Golfo:, “L’Ucraina, può, aiutare, intercettare, droni”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – Di fronte a una guerra che si allarga e che entra oggi (5 marzo) nel suo sesto giorno di ostilità, i Paesi europei provano a coordinarsi per venire in soccorso in primis di Cipro, Paese membro affacciato sul Medioriente, e poi dei partner del Golfo bersaglio delle ritorsioni indiscriminate dell’Iran. Mentre, <a href="https://www.eunews.it/2026/03/03/grecia-e-francia-si-mobilitano-per-difendere-cipro-dopo-lattacco-a-una-base-britannica-nellisola/" target="_blank" rel="noopener">dopo Grecia e Francia</a>, anche Italia, Spagna e Paesi Bassi preparano mezzi navali da dispiegare nell’area,<strong> l’Alta rappresentante UE per gli Affari esteri, Kaja Kallas, riunisce i ministri dei 27 e il Consiglio di Cooperazione del Golfo</strong> <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/meetings/fac/2026/03/05/" target="_blank" rel="noopener">in videoconferenza</a>. E suggerisce: “L’Ucraina può aiutare con i suoi sistemi anti-droni”.</p>
<p>Al suo arrivo alla Lanterna, palazzo del Consiglio dell’UE e del Consiglio europeo da dove dirigerà i lavori, Kallas ha affermato: “<strong>L’Iran sta esportando la guerra</strong>, sta cercando di estenderla al maggior numero possibile di Paesi per seminare il caos”. I droni lanciati da Teheran e dai suoi alleati nella regione hanno preso di mira non solo le monarchie del Golfo, ma anche la Turchia e la base britannica di Akrotiri, a Cipro. E in molti casi sono gli stessi Shahed, di fabbricazione iraniana, “che attaccano Kiev ogni giorno”, ha accusato il capo della diplomazia UE. Ecco perché secondo Kallas <strong>“l’Ucraina può aiutare i Paesi del Golfo, perché ha sviluppato intercettori di droni</strong> e sistemi di protezione dai droni, tenendo a mente che sono costantemente sotto pesanti attacchi”.</p>
<p>Lo stesso presidente ucraino, <strong>Volodymyr Zelensky</strong>, ha confermato che l’Ucraina è pronta a offrire sostegno concreto nella lotta contro i droni iraniani Shahed. In un post su X, ha <a href="https://x.com/ZelenskyyUa/status/2029470937695781108">affermato che</a> diversi Paesi partner, tra cui gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein, la Giordania, il Kuwait e il Qatar, stanno “richiedendo la nostra competenza”. Zelensky ha sottolineato che la richiesta proviene anche dagli alleati europei e dagli Stati Uniti. Per quanto riguarda le armi, “noi stessi siamo in guerra”, ha ricordato il presidente ucraino, ipotizzando <strong>uno scambio di “tecnologia o armi”</strong>. Perché Kiev “ha una carenza di ciò che hanno loro”, i missili Patriot, troppo costosi per intercettare “centinaia o migliaia” di droni Shahed. “Hanno bisogno di droni intercettori, che noi abbiamo”, ha insistito Zelensky.</p>
<p>Nel frattempo, anche Italia, Spagna e Paesi Bassi hanno annunciato che invieranno mezzi navali a protezione di Cipro. Non solo, la premier<strong> Giorgia Meloni</strong> ha affermato, in collegamento con radio RTL 102.5, che l’Italia<b> sta pianificando di inviare aiuti per la difesa aerea ai Paesi del Golfo</b>. In un colloquio telefonico con <strong>Emmanuel Macron</strong> – che ha promesso a Cipro l’invio di sistemi anti-drone -, i due hanno “ribadito il comune impegno per sostenere i Paesi del Golfo colpiti dagli ingiustificabili attacchi iraniani e la sicurezza di Cipro e per evitare un’escalation militare in Libano”. <strong>Italia e Francia producono insieme il sistema missilistico terra-aria SAMP-T</strong> e l’ipotesi di inviare i SAMP-T nel Golfo sarebbe ora al vaglio delle due capitali.</p>
<p>Inevitabilmente, riorientare l’arsenale militare sul Golfo <strong>avrà “un chiaro impatto sulla guerra in Ucraina”</strong>, ha ammesso Kallas. Ma l’idea che proprio Kiev si impegni a supporto dei Paesi attaccati dall’Iran apre a uno scenario potenzialmente ancora più pericoloso. Quello della cristallizzazione di un unico grande fronte, in cui vengono trascinati un po’ tutti. Da un lato Russia, Iran, Corea, “l’asse del male”, come lo definiscono già da tempo a Bruxelles, dall’altro gli Stati Uniti, l’UE, l’Ucraina, Israele. Kallas ha insistito perché “ci deve essere spazio per la diplomazia per uscire dal ciclo di escalation”. Nella <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2026/03/05/joint-statement-by-gcc-eu-ministers-meeting-on-recent-developments-in-the-middle-east-iran-s-attacks-against-gcc-states/?utm_source=brevo&utm_campaign=AUTOMATED%20-%20Alert%20-%20Newsletter&utm_medium=email&utm_id=3318" target="_blank" rel="noopener">dichiarazione congiunta</a> diffusa al termine della riunione, si sottolineano “<strong>gli intensi sforzi diplomatici” compiuti dall’UE e dal CCG “prima degli attacchi</strong>, nonché l’impegno di questi ultimi a non consentire che i loro territori fossero utilizzati per sferrare attacchi contro l’Iran”. Ma a ben vedere, tra le forze che seminano il caos ci sono anche gli alleati che li stanno trascinando in guerra.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Mercosur, Consiglio UE adotta le clausole di salvaguardia per i prodotti agricoli</title>
<link>https://www.eventi.news/mercosur-consiglio-ue-adotta-le-clausole-di-salvaguardia-per-i-prodotti-agricoli</link>
<guid>https://www.eventi.news/mercosur-consiglio-ue-adotta-le-clausole-di-salvaguardia-per-i-prodotti-agricoli</guid>
<description><![CDATA[ Approvato formalmente il regolamento con i dispositivi di protezione del settore. Esulta la presidenza cipriota ]]></description>
<enclosure url="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Imagoeconomica_2239288.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 16:30:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Mercosur, Consiglio, adotta, clausole, salvaguardia, per, prodotti, agricoli</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – <span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb"><strong>Il Consiglio dell’UE ha adottato</strong> formalmente il regolamento che attua<a href="https://www.eunews.it/2025/10/08/mercosur-bruxelles-introduce-il-freno-demergenza-per-rassicurare-gli-agricoltori-ue/" target="_blank" rel="noopener"> le clausole di salvaguardia dell’accordo di partenariato UE-Mercosur</a> e dell’accordo commerciale provvisorio UE-Mercosur per i<strong> prodotti agricoli.</strong></span></span> <span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Il regolamento mira a rafforzare la tutela degli agricoltori dell’UE consentendo la rapida applicazione di misure di salvaguardia nei casi in cui le importazioni dai partner del Mercosur minaccino di causare gravi danni ai produttori dell’UE. In particolare, il ‘freno d’emergenza’ </span></span></span><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">stabilisce una soglia del 5 per cento su una media triennale per l’avvio di un’indagine sui prodotti sensibili.</span></span> <span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Tali indagini si concluderanno entro quattro mesi e, in casi urgenti, le misure provvisorie potranno essere attuate entro 21 giorni.</span></span></span></p>
<div class="lRu31" dir="ltr">
<div class="OvtS8d">“<span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Ci siamo impegnati a proteggere i nostri agricoltori, e </span></span><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">oggi <strong>abbiamo mantenuto la promessa</strong>“, afferma <strong>Michael Damianos</strong>, ministro dell’Energia, del commercio e dell’industria di Cipro, Paese il cui governo <a href="https://cyprus-presidency.consilium.europa.eu/en/" target="_blank" rel="noopener">detiene la presidenza di turno</a> del Consiglio dell’UE. “Grazie a questo regolamento, saremo in grado di reagire in modo rapido ed efficace per tutelare i nostri interessi agricoli, promuovendo al contempo legami commerciali più stretti con il Mercosur”.</span></span></span></div>
</div>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Davos, Trump rilancia il dibattito su Groenlandia e sicurezza globale</title>
<link>https://www.eventi.news/davos-trump-groenlandia-sicurezza-globale</link>
<guid>https://www.eventi.news/davos-trump-groenlandia-sicurezza-globale</guid>
<description><![CDATA[ Al World Economic Forum di Davos il presidente USA Donald Trump riporta al centro il tema della Groenlandia e della sicurezza geopolitica globale. ]]></description>
<enclosure url="https://www.eventi.news/uploads/images/202601/image_870x580_69725ba33c8f2.webp" length="48472" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 22 Jan 2026 18:17:30 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Davos, World Economic Forum, Trump, Groenlandia, sicurezza globale, geopolitica, USA Europa</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<p></p>
<p></p>
<h2 data-start="162" data-end="266"><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;">Davos, Trump al World Economic Forum: Groenlandia, Europa e sicurezza </span></strong></span></h2>
<h2 data-start="162" data-end="266"><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;">globale al centro del confronto</span></strong></span></h2>
<p><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;"></span></strong></span></p>
<p data-start="268" data-end="752"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="268" data-end="291">Davos, gennaio 2026</strong> – Il <strong data-start="297" data-end="330">World Economic Forum di Davos</strong> continua a essere il principale palcoscenico del confronto globale su economia, politica e sicurezza internazionale. Tra gli interventi più discussi dell’edizione in corso spicca quello del <strong data-start="521" data-end="566">presidente degli Stati Uniti Donald Trump</strong>, che ha riportato al centro dell’agenda internazionale il tema della <strong data-start="636" data-end="651">Groenlandia</strong>, inserendolo in una più ampia riflessione sulla <strong data-start="700" data-end="751">strategia geopolitica tra Stati Uniti ed Europa</strong>.</span></p>
<p data-start="268" data-end="752"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"></span></p>
<h3 data-start="754" data-end="801"><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;">La Groenlandia come nodo strategico globale</span></strong></span></h3>
<p data-start="803" data-end="1199"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Nel suo intervento, Trump ha sottolineato il valore strategico della <strong data-start="872" data-end="887">Groenlandia</strong> nel nuovo scenario internazionale, caratterizzato da crescenti tensioni nell’Artico, competizione tra grandi potenze e nuove rotte commerciali. La regione è considerata cruciale non solo per la sua posizione geografica, ma anche per le <strong data-start="1124" data-end="1144">risorse naturali</strong> e il ruolo nella <strong data-start="1162" data-end="1198">sicurezza militare e tecnologica</strong>.</span></p>
<p data-start="1201" data-end="1488"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Il presidente americano ha ribadito che qualsiasi iniziativa statunitense sull’isola dovrà avvenire attraverso <strong data-start="1312" data-end="1347">accordi con gli alleati europei</strong>, in particolare con la Danimarca e la NATO, escludendo l’uso della forza e puntando su una cooperazione rafforzata in chiave transatlantica.</span></p>
<p data-start="1201" data-end="1488"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"></span></p>
<h3 data-start="1490" data-end="1541"><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;">Rapporti USA–Europa tra cooperazione e tensioni</span></strong></span></h3>
<p data-start="1543" data-end="1916"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Il discorso di Trump ha riacceso il dibattito sull’equilibrio dei rapporti tra <strong data-start="1622" data-end="1654">Stati Uniti e Unione Europea</strong>. Da un lato, Washington chiede un maggiore impegno europeo nella difesa comune e nella sicurezza delle aree strategiche; dall’altro, diversi leader europei presenti a Davos hanno richiamato il rispetto della <strong data-start="1863" data-end="1886">sovranità nazionale</strong> e del diritto internazionale.</span></p>
<p data-start="1918" data-end="2147"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Il confronto ha evidenziato una fase delicata per l’alleanza transatlantica, chiamata a rinnovarsi di fronte a sfide globali come la competizione con Cina e Russia, la sicurezza energetica e la stabilità delle regioni di confine.</span></p>
<p data-start="1918" data-end="2147"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"></span></p>
<h3 data-start="2149" data-end="2204"><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;">Pace e sicurezza internazionale al centro del Forum</span></strong></span></h3>
<p data-start="2206" data-end="2641"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Oltre alla Groenlandia, Trump ha affrontato i grandi temi della <strong data-start="2270" data-end="2304">pace e della sicurezza globale</strong>, ribadendo la necessità di nuovi strumenti diplomatici per affrontare conflitti aperti e crisi prolungate. Il presidente ha fatto riferimento alla situazione in Ucraina e in Medio Oriente, sottolineando l’importanza di iniziative multilaterali che coinvolgano non solo governi, ma anche organizzazioni internazionali e attori economici.</span></p>
<p data-start="2643" data-end="2784"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Il messaggio emerso a Davos è chiaro: la sicurezza globale non può più essere separata dalle dinamiche economiche, tecnologiche e climatiche.</span></p>
<p data-start="2643" data-end="2784"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"></span></p>
<h3 data-start="2786" data-end="2834"><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;">Davos come termometro delle tensioni globali</span></strong></span></h3>
<p data-start="2836" data-end="3156"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">L’edizione 2026 del <strong data-start="2856" data-end="2880">World Economic Forum</strong> si conferma un luogo di dialogo ma anche di forti contrapposizioni. Le parole di Trump hanno catalizzato l’attenzione dei media e dei leader mondiali, mostrando come le scelte geopolitiche degli Stati Uniti continuino a influenzare profondamente gli equilibri internazionali.</span></p>
<p data-start="3158" data-end="3368"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">In un mondo sempre più frammentato, Davos resta il punto di incontro dove emergono divergenze, ma anche la consapevolezza che <strong data-start="3284" data-end="3318">cooperazione, sicurezza e pace</strong> sono elementi inseparabili per il futuro globale.</span></p>
<p data-start="3158" data-end="3368"></p>
<p data-start="3158" data-end="3368"></p>
<p data-start="3158" data-end="3368"></p>
<p data-start="3158" data-end="3368"></p>
<p data-start="3158" data-end="3368"></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Groenlandia, Tajani prepara una missione imprenditoriale italiana nell’Artico</title>
<link>https://www.eventi.news/groenlandia-missione-imprenditoriale-italia-artico-347981</link>
<guid>https://www.eventi.news/groenlandia-missione-imprenditoriale-italia-artico-347981</guid>
<description><![CDATA[ Il ministro Tajani annuncia una missione imprenditoriale italiana in Groenlandia per esplorare opportunità economiche e rafforzare la presenza nell’Artico. ]]></description>
<enclosure url="https://www.eventi.news/uploads/images/202601/image_870x580_696a29c1a8dd0.webp" length="94242" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 16 Jan 2026 13:06:37 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Groenlandia, Artico, Tajani, missione imprenditoriale, imprese italiane, investimenti Artico, politica estera Italia</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<p></p>
<p></p>
<h2 data-start="131" data-end="226" style="text-align: center;"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;"><strong data-start="134" data-end="226">Groenlandia, Tajani annuncia missione </strong></span></h2>
<h2 data-start="131" data-end="226" style="text-align: center;"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;"><strong data-start="134" data-end="226">per aprire opportunità imprenditoriali nell’Artico</strong></span></h2>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;"><strong data-start="134" data-end="226"></strong></span></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;"><strong data-start="134" data-end="226"></strong></span></p>
<p data-start="228" data-end="485"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Il ministro degli Esteri italiano, <strong data-start="263" data-end="281">Antonio Tajani</strong>, ha confermato che il governo sta attivando una <strong data-start="330" data-end="373">missione imprenditoriale in Groenlandia</strong> con l’obiettivo di rafforzare i rapporti economici e creare nuove opportunità di investimento nell’area artica.</span></p>
<p data-start="487" data-end="751"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Secondo quanto dichiarato dallo stesso Tajani, la visita è pensata per favorire un dialogo diretto tra istituzioni italiane e realtà imprenditoriali locali e internazionali presenti in una regione strategica dal punto di vista geopolitico e delle risorse naturali.</span></p>
<p data-start="487" data-end="751"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"></span></p>
<h3 data-start="753" data-end="800"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;"><strong data-start="757" data-end="800">Focus sull’Artico e le sue potenzialità</strong></span></h3>
<p data-start="802" data-end="1136"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">La Groenlandia, territorio noto per le sue vaste risorse minerarie e per la posizione strategica nell’Artico, è al centro di nuove dinamiche internazionali. L’apertura verso investimenti e partnership rappresenta una tappa importante per l’Italia, che punta a consolidare la propria presenza economica in un’area in rapida evoluzione.</span></p>
<p data-start="1138" data-end="1404"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">La missione, che coinvolgerà esponenti politici e rappresentanti del mondo imprenditoriale, intende esplorare <strong data-start="1248" data-end="1312">settori come energia, materie prime e tecnologie sostenibili</strong>, che possono offrire spunti di crescita sia per imprese italiane sia per l’economia locale.</span></p>
<p data-start="1138" data-end="1404"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"></span></p>
<h3 data-start="1406" data-end="1461"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;"><strong data-start="1410" data-end="1461">Relazioni internazionali e sviluppo sostenibile</strong></span></h3>
<p data-start="1463" data-end="1873"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Durante incontri istituzionali previsti nel corso della visita, si discuterà anche di temi legati alla <strong data-start="1566" data-end="1594">sostenibilità ambientale</strong>, elemento fondamentale per qualsiasi progetto nell’Artico. La Groenlandia, con i suoi ghiacciai in rapido cambiamento, è infatti un simbolo delle sfide legate al clima e rappresenta un terreno importante per iniziative che combinano innovazione economica e tutela dell’ambiente.</span></p>
<p data-start="1875" data-end="2072"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Tajani ha evidenziato come l’obiettivo sia quello di creare <strong data-start="1935" data-end="1959">connessioni durature</strong>, che vadano oltre l’aspetto economico e contribuiscano a un rapporto più ampio di collaborazione internazionale.</span></p>
<p data-start="1875" data-end="2072"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"></span></p>
<h3 data-start="2074" data-end="2117"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;"><strong data-start="2078" data-end="2117">Imprese italiane pronte a investire</strong></span></h3>
<p data-start="2119" data-end="2481"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">La missione apre uno scenario interessante per molte aziende italiane, in particolare quelle specializzate in tecnologie verdi, tecniche di estrazione responsabile e infrastrutture avanzate. Secondo fonti istituzionali, la delegazione italiana avrà l’occasione di partecipare a tavoli di confronto con imprenditori locali e internazionali già attivi nell’Artico.</span></p>
<p data-start="2483" data-end="2622"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Questa iniziativa riflette un interesse crescente dell’Italia verso regioni finora viste solo marginalmente nel contesto economico globale.</span></p>
<p data-start="2483" data-end="2622"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"></span></p>
<h3 data-start="2624" data-end="2657"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;"><strong data-start="2628" data-end="2657">Prospettive per il futuro</strong></span></h3>
<p data-start="2659" data-end="3035"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">La missione in Groenlandia potrebbe rappresentare un <strong data-start="2712" data-end="2767">punto di svolta nella presenza italiana nell’Artico</strong>, aprendo la strada a progetti condivisi e investimenti strategici. Resta alta l’attenzione sui prossimi incontri ufficiali, che definiranno le prime concrete collaborazioni e rafforzeranno la visione italiana in tema di sviluppo sostenibile e innovazione tecnologica.</span></p>
<p data-start="3037" data-end="3207"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">La visita conferma la volontà dell’Italia di <em data-start="3082" data-end="3122">allargare i propri orizzonti economici</em> e di confrontarsi con realtà internazionali su temi di grande importanza strategica.</span></p>
<p data-start="3037" data-end="3207"></p>
<p data-start="3037" data-end="3207"></p>
<p data-start="3037" data-end="3207"></p>
<p data-start="3037" data-end="3207"></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Groenlandia, Tajani prepara una missione imprenditoriale italiana nell’Artico</title>
<link>https://www.eventi.news/groenlandia-missione-imprenditoriale-italia-artico</link>
<guid>https://www.eventi.news/groenlandia-missione-imprenditoriale-italia-artico</guid>
<description><![CDATA[ Il ministro Tajani annuncia una missione imprenditoriale italiana in Groenlandia per esplorare opportunità economiche e rafforzare la presenza nell’Artico. ]]></description>
<enclosure url="https://www.eventi.news/uploads/images/202601/image_870x580_696a29c1a8dd0.webp" length="94242" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 16 Jan 2026 13:06:37 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Groenlandia, Artico, Tajani, missione imprenditoriale, imprese italiane, investimenti Artico, politica estera Italia</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<p></p>
<p></p>
<h2 data-start="131" data-end="226" style="text-align: center;"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;"><strong data-start="134" data-end="226">Groenlandia, Tajani annuncia missione </strong></span></h2>
<h2 data-start="131" data-end="226" style="text-align: center;"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;"><strong data-start="134" data-end="226">per aprire opportunità imprenditoriali nell’Artico</strong></span></h2>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;"><strong data-start="134" data-end="226"></strong></span></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;"><strong data-start="134" data-end="226"></strong></span></p>
<p data-start="228" data-end="485"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Il ministro degli Esteri italiano, <strong data-start="263" data-end="281">Antonio Tajani</strong>, ha confermato che il governo sta attivando una <strong data-start="330" data-end="373">missione imprenditoriale in Groenlandia</strong> con l’obiettivo di rafforzare i rapporti economici e creare nuove opportunità di investimento nell’area artica.</span></p>
<p data-start="487" data-end="751"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Secondo quanto dichiarato dallo stesso Tajani, la visita è pensata per favorire un dialogo diretto tra istituzioni italiane e realtà imprenditoriali locali e internazionali presenti in una regione strategica dal punto di vista geopolitico e delle risorse naturali.</span></p>
<p data-start="487" data-end="751"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"></span></p>
<h3 data-start="753" data-end="800"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;"><strong data-start="757" data-end="800">Focus sull’Artico e le sue potenzialità</strong></span></h3>
<p data-start="802" data-end="1136"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">La Groenlandia, territorio noto per le sue vaste risorse minerarie e per la posizione strategica nell’Artico, è al centro di nuove dinamiche internazionali. L’apertura verso investimenti e partnership rappresenta una tappa importante per l’Italia, che punta a consolidare la propria presenza economica in un’area in rapida evoluzione.</span></p>
<p data-start="1138" data-end="1404"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">La missione, che coinvolgerà esponenti politici e rappresentanti del mondo imprenditoriale, intende esplorare <strong data-start="1248" data-end="1312">settori come energia, materie prime e tecnologie sostenibili</strong>, che possono offrire spunti di crescita sia per imprese italiane sia per l’economia locale.</span></p>
<p data-start="1138" data-end="1404"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"></span></p>
<h3 data-start="1406" data-end="1461"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;"><strong data-start="1410" data-end="1461">Relazioni internazionali e sviluppo sostenibile</strong></span></h3>
<p data-start="1463" data-end="1873"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Durante incontri istituzionali previsti nel corso della visita, si discuterà anche di temi legati alla <strong data-start="1566" data-end="1594">sostenibilità ambientale</strong>, elemento fondamentale per qualsiasi progetto nell’Artico. La Groenlandia, con i suoi ghiacciai in rapido cambiamento, è infatti un simbolo delle sfide legate al clima e rappresenta un terreno importante per iniziative che combinano innovazione economica e tutela dell’ambiente.</span></p>
<p data-start="1875" data-end="2072"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Tajani ha evidenziato come l’obiettivo sia quello di creare <strong data-start="1935" data-end="1959">connessioni durature</strong>, che vadano oltre l’aspetto economico e contribuiscano a un rapporto più ampio di collaborazione internazionale.</span></p>
<p data-start="1875" data-end="2072"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"></span></p>
<h3 data-start="2074" data-end="2117"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;"><strong data-start="2078" data-end="2117">Imprese italiane pronte a investire</strong></span></h3>
<p data-start="2119" data-end="2481"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">La missione apre uno scenario interessante per molte aziende italiane, in particolare quelle specializzate in tecnologie verdi, tecniche di estrazione responsabile e infrastrutture avanzate. Secondo fonti istituzionali, la delegazione italiana avrà l’occasione di partecipare a tavoli di confronto con imprenditori locali e internazionali già attivi nell’Artico.</span></p>
<p data-start="2483" data-end="2622"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Questa iniziativa riflette un interesse crescente dell’Italia verso regioni finora viste solo marginalmente nel contesto economico globale.</span></p>
<p data-start="2483" data-end="2622"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"></span></p>
<h3 data-start="2624" data-end="2657"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;"><strong data-start="2628" data-end="2657">Prospettive per il futuro</strong></span></h3>
<p data-start="2659" data-end="3035"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">La missione in Groenlandia potrebbe rappresentare un <strong data-start="2712" data-end="2767">punto di svolta nella presenza italiana nell’Artico</strong>, aprendo la strada a progetti condivisi e investimenti strategici. Resta alta l’attenzione sui prossimi incontri ufficiali, che definiranno le prime concrete collaborazioni e rafforzeranno la visione italiana in tema di sviluppo sostenibile e innovazione tecnologica.</span></p>
<p data-start="3037" data-end="3207"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">La visita conferma la volontà dell’Italia di <em data-start="3082" data-end="3122">allargare i propri orizzonti economici</em> e di confrontarsi con realtà internazionali su temi di grande importanza strategica.</span></p>
<p data-start="3037" data-end="3207"></p>
<p data-start="3037" data-end="3207"></p>
<p data-start="3037" data-end="3207"></p>
<p data-start="3037" data-end="3207"></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Maria Corina Machado consegna simbolicamente il Nobel per la Pace a Donald Trump</title>
<link>https://www.eventi.news/machado-nobel-pace-trump-venezuela</link>
<guid>https://www.eventi.news/machado-nobel-pace-trump-venezuela</guid>
<description><![CDATA[ Maria Corina Machado ha consegnato simbolicamente il suo Premio Nobel per la Pace a Donald Trump durante un incontro alla Casa Bianca, lodando il suo impegno per la libertà e la democrazia in Venezuela. ]]></description>
<enclosure url="https://www.eventi.news/uploads/images/202601/image_870x580_696a17c06f811.webp" length="21240" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 16 Jan 2026 11:49:44 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Maria Corina Machado, Nobel per la Pace, Donald Trump, Venezuela, opposizione venezuelana, Casa Bianca, democrazia Venezuela, politica internazionale</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<p></p>
<p></p>
<p></p>
<h2 data-start="154" data-end="273"><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;">Maria Corina Machado consegna simbolicamente il Nobel per la Pace a</span></strong></span></h2>
<h2 data-start="154" data-end="273"><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;">Donald Trump durante l’incontro alla Casa Bianca</span></strong></span></h2>
<p data-start="275" data-end="656"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Un gesto dal forte impatto politico e simbolico ha segnato l’incontro tra <strong data-start="349" data-end="373">Maria Corina Machado</strong> e <strong data-start="376" data-end="392">Donald Trump</strong> alla Casa Bianca. La leader dell’opposizione venezuelana ha dichiarato di aver <strong data-start="472" data-end="533">consegnato simbolicamente il suo Premio Nobel per la Pace</strong> all’ex presidente degli Stati Uniti come segno di riconoscimento per il suo ruolo nella difesa della libertà in Venezuela.</span></p>
<p data-start="658" data-end="1003"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Machado, insignita del <strong data-start="681" data-end="702">Nobel per la Pace</strong> per il suo impegno a favore della democrazia e dei diritti civili nel paese sudamericano, ha spiegato che il gesto rappresenta una forma di gratitudine verso Trump per il sostegno mostrato, a suo dire, nella tutela dei valori democratici e nella pressione internazionale contro il regime venezuelano.</span></p>
<h3 data-start="1005" data-end="1051"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Un riconoscimento simbolico, non ufficiale</span></strong></h3>
<p data-start="1053" data-end="1406"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">La consegna della medaglia ha un valore esclusivamente simbolico. Il Premio Nobel per la Pace, infatti, resta formalmente e legalmente attribuito alla persona che lo ha ricevuto e <strong data-start="1233" data-end="1274">non può essere trasferito o condiviso</strong>. Tuttavia, la medaglia fisica può essere donata come gesto personale, senza modificare l’assegnazione ufficiale del riconoscimento.</span></p>
<p data-start="1408" data-end="1584"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Donald Trump ha accolto l’iniziativa con apprezzamento, definendola un onore e sottolineando l’importanza del tema della libertà in America Latina, in particolare in Venezuela.</span></p>
<h3 data-start="1586" data-end="1625"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Il contesto politico internazionale</span></strong></h3>
<p data-start="1627" data-end="1993"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">L’incontro avviene in un momento di forte instabilità per il Venezuela, segnato da tensioni interne, pressioni diplomatiche e cambiamenti negli equilibri geopolitici. Il gesto di Machado si inserisce in una strategia più ampia volta a mantenere alta l’attenzione internazionale sulla crisi venezuelana e a rafforzare il sostegno esterno alla transizione democratica.</span></p>
<p data-start="1995" data-end="2145"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Nonostante il gesto, restano aperte divergenze politiche sulle modalità di gestione del futuro del paese e sui protagonisti della fase di transizione.</span></p>
<h3 data-start="2147" data-end="2171"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Reazioni e dibattito</span></strong></h3>
<p data-start="2173" data-end="2450"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">L’episodio ha suscitato reazioni contrastanti. Alcuni osservatori interpretano la scelta di Machado come un’azione simbolica mirata a consolidare alleanze strategiche, mentre altri la considerano una mossa controversa che rischia di dividere l’opinione pubblica internazionale.</span></p>
<p data-start="2452" data-end="2695"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">In ogni caso, il Nobel per la Pace resta ufficialmente associato a Maria Corina Machado, mentre la consegna della medaglia a Trump rimane un <strong data-start="2593" data-end="2623">gesto politico e simbolico</strong>, destinato ad alimentare il dibattito globale sul futuro del Venezuela.</span></p>
<p data-start="2452" data-end="2695"></p>
<p data-start="2452" data-end="2695"></p>
<p data-start="2452" data-end="2695"></p>
<p data-start="2452" data-end="2695"></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Tensioni globali tra Stati Uniti e Venezuela: sanzioni, pressioni politiche e timori di escalation</title>
<link>https://www.eventi.news/tensioni-globali-stati-uniti-venezuela-sanzioni</link>
<guid>https://www.eventi.news/tensioni-globali-stati-uniti-venezuela-sanzioni</guid>
<description><![CDATA[ Le relazioni tra Stati Uniti e Venezuela restano tese tra sanzioni, pressioni diplomatiche e reazioni internazionali sul futuro politico del Paese. ]]></description>
<enclosure url="https://www.eventi.news/uploads/images/202601/image_870x580_695ba851b6f93.webp" length="62212" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Mon, 05 Jan 2026 13:02:39 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Stati Uniti Venezuela, sanzioni Venezuela, tensioni diplomatiche, crisi Venezuela, geopolitica America Latina, politica estera USA</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<p></p>
<p></p>
<h2 data-start="216" data-end="317"><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;">Tensioni globali tra Stati Uniti e Venezuela: sanzioni, pressioni politiche e timori di escalation</span></strong></span></h2>
<p><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;"></span></strong></span></p>
<p data-start="319" data-end="702"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Le relazioni tra <strong data-start="336" data-end="363">Stati Uniti e Venezuela</strong> continuano a essere segnate da forti tensioni diplomatiche, alimentando preoccupazioni a livello internazionale sul futuro politico ed economico del Paese sudamericano. Pur <strong data-start="537" data-end="585">in assenza di un intervento militare diretto</strong>, le pressioni esercitate da Washington e le risposte di Caracas mantengono alta l’attenzione della comunità globale.</span></p>
<h3 data-start="704" data-end="763"><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;"></span></strong></span></h3>
<h3 data-start="704" data-end="763"><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;">Il ruolo degli Stati Uniti e le strategie di Washington</span></strong></span></h3>
<p data-start="765" data-end="1202"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">L’amministrazione del presidente <strong data-start="798" data-end="811">Joe Biden</strong> ha proseguito una linea di <strong data-start="839" data-end="874">pressione politica ed economica</strong> nei confronti del governo venezuelano, guidato da <strong data-start="925" data-end="943">Nicolás Maduro</strong>, attraverso sanzioni mirate e iniziative diplomatiche. Il Segretario di Stato <strong data-start="1022" data-end="1040">Antony Blinken</strong> ha più volte ribadito la posizione statunitense a favore di elezioni considerate libere e trasparenti, sottolineando l’importanza del rispetto dei diritti umani.</span></p>
<p data-start="1204" data-end="1429"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Tuttavia, all’interno degli Stati Uniti il dibattito resta aperto: alcuni settori politici spingono per un allentamento delle sanzioni in cambio di riforme concrete, mentre altri sostengono una linea più rigida verso Caracas.</span></p>
<h3 data-start="1431" data-end="1470"><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;"></span></strong></span></h3>
<h3 data-start="1431" data-end="1470"><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;">La risposta del governo venezuelano</span></strong></span></h3>
<p data-start="1472" data-end="1870"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Il presidente <strong data-start="1486" data-end="1504">Nicolás Maduro</strong> ha respinto le accuse provenienti da Washington, definendo le sanzioni una <strong data-start="1580" data-end="1612">forma di ingerenza straniera</strong> responsabile dell’aggravarsi della crisi economica. La vicepresidente <strong data-start="1683" data-end="1702">Delcy Rodríguez</strong> ha più volte denunciato l’impatto delle misure restrittive sulla popolazione civile, chiedendo il sostegno della comunità internazionale per una revoca delle sanzioni.</span></p>
<h3 data-start="1872" data-end="1902"><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;"></span></strong></span></h3>
<h3 data-start="1872" data-end="1902"><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;">Le reazioni internazionali</span></strong></span></h3>
<p data-start="1904" data-end="1977"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">La situazione ha suscitato <strong data-start="1931" data-end="1974">reazioni contrastanti a livello globale</strong>.</span></p>
<ul data-start="1978" data-end="2341">
<li data-start="1978" data-end="2094" style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">
<p data-start="1980" data-end="2094"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="1980" data-end="1997">Russia e Cina</strong> hanno espresso sostegno politico al governo venezuelano, criticando le politiche statunitensi.</span></p>
</li>
<li data-start="2095" data-end="2202" style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">
<p data-start="2097" data-end="2202"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">L’<strong data-start="2099" data-end="2117">Unione Europea</strong> mantiene una posizione prudente, sostenendo il dialogo e i negoziati tra le parti.</span></p>
</li>
<li data-start="2203" data-end="2341" style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">
<p data-start="2205" data-end="2341"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Le <strong data-start="2208" data-end="2225">Nazioni Unite</strong> continuano a monitorare la situazione, con particolare attenzione alle condizioni umanitarie e ai flussi migratori.</span></p>
</li>
</ul>
<h3 data-start="2343" data-end="2386"><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;"></span></strong></span></h3>
<h3 data-start="2343" data-end="2386"><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;">Scenari futuri e rischio di instabilità</span></strong></span></h3>
<p data-start="2388" data-end="2726"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Gli analisti internazionali avvertono che il protrarsi delle tensioni potrebbe compromettere ulteriormente la stabilità del Venezuela e dell’intera area latinoamericana. La strada del <strong data-start="2572" data-end="2595">dialogo diplomatico</strong> resta al momento l’unica soluzione condivisa per evitare un’escalation politica ed economica, con possibili ripercussioni globali.</span></p>
<p data-start="2745" data-end="3083"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Le relazioni tra Stati Uniti e Venezuela restano uno dei dossier geopolitici più delicati dell’America Latina. In un contesto segnato da sanzioni, pressioni internazionali e tentativi di mediazione, il futuro del Paese dipenderà dalla capacità delle parti coinvolte di trovare un equilibrio tra interessi strategici e stabilità regionale.</span></p>
<p data-start="2745" data-end="3083"></p>
<p data-start="2745" data-end="3083"></p>
<p data-start="2745" data-end="3083"></p>
<p data-start="2745" data-end="3083"></p>
<p data-start="2745" data-end="3083"></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Vertice internazionale sul nucleare a Ginevra,  al centro sicurezza energetica e controllo degli armamenti</title>
<link>https://www.eventi.news/vertice-nucleare-ginevra-sicurezza-armamenti</link>
<guid>https://www.eventi.news/vertice-nucleare-ginevra-sicurezza-armamenti</guid>
<description><![CDATA[ A Ginevra al centro del dibattito internazionale il nucleare, tra sicurezza energetica, non proliferazione e controllo degli armamenti. ]]></description>
<enclosure url="https://www.eventi.news/uploads/images/202601/image_870x580_695ab17fe6150.webp" length="80152" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Sun, 04 Jan 2026 19:23:48 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>vertice nucleare, Ginevra, sicurezza energetica, controllo degli armamenti, nucleare civile, non proliferazione, geopolitica</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<p style="text-align: center;"></p>
<p style="text-align: center;"></p>
<h2 data-start="220" data-end="328" style="text-align: center;"><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;">Vertice internazionale sul nucleare a Ginevra,</span></strong></span></h2>
<h2 data-start="220" data-end="328" style="text-align: center;"><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;"> al centro sicurezza energetica e controllo degli armamenti</span></strong></span></h2>
<p><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;"></span></strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;"></span></strong></span></p>
<p data-start="330" data-end="744"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Ginevra torna al centro della diplomazia globale con la convocazione di un <strong data-start="405" data-end="444">vertice internazionale sul nucleare</strong>, che riunisce rappresentanti governativi, organismi multilaterali ed esperti del settore. L’incontro si svolge in un contesto internazionale segnato da crescenti tensioni geopolitiche e da un rinnovato dibattito sul ruolo dell’energia nucleare nella transizione energetica e nella sicurezza globale.</span></p>
<p data-start="746" data-end="911"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Due i temi principali sul tavolo: <strong data-start="780" data-end="807">la sicurezza energetica</strong> e <strong data-start="810" data-end="851">il controllo degli armamenti nucleari</strong>, questioni sempre più interconnesse nello scenario attuale.</span></p>
<h3 data-start="913" data-end="970"><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;"></span></strong></span></h3>
<h3 data-start="913" data-end="970"><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;">Energia nucleare e sicurezza degli approvvigionamenti</span></strong></span></h3>
<p data-start="972" data-end="1264"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Il vertice arriva in un momento in cui molti Paesi stanno rivalutando il nucleare come fonte energetica strategica. L’instabilità dei mercati energetici, le crisi regionali e l’urgenza di ridurre le emissioni di carbonio hanno riportato l’energia nucleare al centro delle politiche nazionali.</span></p>
<p data-start="1266" data-end="1660"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Durante i lavori, i delegati discutono del ruolo del nucleare come fonte a basse emissioni, capace di garantire <strong data-start="1378" data-end="1414">continuità di approvvigionamento</strong>, stabilità dei prezzi e indipendenza energetica. Particolare attenzione è dedicata alla sicurezza degli impianti, alla gestione delle scorie radioattive e allo sviluppo delle nuove tecnologie, come i <strong data-start="1615" data-end="1659">reattori modulari di piccola scala (SMR)</strong>.</span></p>
<h3 data-start="1662" data-end="1718"><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;"></span></strong></span></h3>
<h3 data-start="1662" data-end="1718"><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;">Controllo degli armamenti e stabilità internazionale</span></strong></span></h3>
<p data-start="1720" data-end="2022"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Accanto al tema energetico, il vertice affronta uno dei nodi più delicati della sicurezza globale: il <strong data-start="1822" data-end="1860">controllo degli armamenti nucleari</strong>. Le recenti difficoltà nei trattati di disarmo e il deterioramento di alcuni accordi multilaterali hanno alimentato preoccupazioni sulla proliferazione nucleare.</span></p>
<p data-start="2024" data-end="2377"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">I rappresentanti delle Nazioni Unite, insieme a diplomatici e analisti strategici, sottolineano la necessità di rafforzare i meccanismi di verifica, rilanciare il dialogo tra le potenze nucleari e ridurre il rischio di escalation. Ginevra, storicamente sede di negoziati sul disarmo, si conferma così un luogo simbolico per il confronto e la mediazione.</span></p>
<h3 data-start="2379" data-end="2430"><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;"></span></strong></span></h3>
<h3 data-start="2379" data-end="2430"><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;">Un dialogo tra tecnologia, politica e sicurezza</span></strong></span></h3>
<p data-start="2432" data-end="2745"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Uno degli elementi centrali del vertice è il tentativo di <strong data-start="2490" data-end="2551">conciliare sviluppo tecnologico e responsabilità politica</strong>. La distinzione tra uso civile e militare del nucleare resta un punto cruciale, soprattutto per quanto riguarda il controllo delle tecnologie sensibili e la trasparenza dei programmi nazionali.</span></p>
<p data-start="2747" data-end="2975"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Esperti di non proliferazione evidenziano come la cooperazione internazionale e la condivisione delle informazioni siano strumenti fondamentali per prevenire crisi future, garantendo al tempo stesso l’accesso sicuro all’energia.</span></p>
<h3 data-start="2977" data-end="3022"><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;"></span></strong></span></h3>
<h3 data-start="2977" data-end="3022"><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;">Le prospettive dopo il vertice di Ginevra</span></strong></span></h3>
<p data-start="3024" data-end="3337"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Sebbene non siano attese decisioni vincolanti immediate, il vertice rappresenta un passaggio significativo per rilanciare il dialogo multilaterale sul nucleare. Le conclusioni dei lavori potrebbero influenzare le prossime agende diplomatiche, sia in ambito energetico sia in quello della sicurezza internazionale.</span></p>
<p data-start="3339" data-end="3607"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">In un mondo attraversato da transizioni energetiche e nuove tensioni geopolitiche, il confronto avviato a Ginevra segnala la volontà di affrontare una delle sfide più complesse del nostro tempo: <strong data-start="3534" data-end="3606">gestire il nucleare come risorsa, senza trasformarlo in una minaccia</strong>.</span></p>
<p data-start="3339" data-end="3607"></p>
<p data-start="3339" data-end="3607"></p>
<p data-start="3339" data-end="3607"></p>
<p data-start="3339" data-end="3607"></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Zelensky: “L’Ucraina non è un ostacolo alla pace”. Attesa la risposta del Cremlino</title>
<link>https://www.eventi.news/zelensky-ucraina-pace-risposta-cremlino</link>
<guid>https://www.eventi.news/zelensky-ucraina-pace-risposta-cremlino</guid>
<description><![CDATA[ Zelensky ribadisce che l’Ucraina non ha mai bloccato la pace e attende oggi la risposta della Russia sull’ultima bozza del piano diplomatico. ]]></description>
<enclosure url="https://www.eventi.news/uploads/images/202512/image_870x580_694d24a5a8c10.webp" length="20876" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 25 Dec 2025 12:49:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Zelensky, Ucraina, piano di pace, Russia, Cremlino, guerra Ucraina Russia, negoziati di pace, diplomazia internazionale, Stati Uniti</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<p></p>
<p></p>
<p style="text-align: center;"></p>
<h2 data-start="128" data-end="219" style="text-align: center;"><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;">Ucraina, Zelensky: “Non siamo un impedimento alla pace”.</span></strong></span></h2>
<h2 data-start="128" data-end="219" style="text-align: center;"><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;"> Attesa la risposta del Cremlino</span></strong></span></h2>
<p><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;"></span></strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;"></span></strong></span></p>
<p data-start="221" data-end="552"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Il presidente ucraino <strong data-start="243" data-end="265">Volodymyr Zelensky</strong> ha ribadito con fermezza che <strong data-start="295" data-end="392">l’Ucraina non ha mai rappresentato, né rappresenterà, un freno a un possibile accordo di pace</strong>. Le sue dichiarazioni arrivano in un momento cruciale dei negoziati diplomatici, mentre cresce l’attesa per una presa di posizione ufficiale da parte di Mosca.</span></p>
<h3 data-start="554" data-end="611"><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;">Attesa per la risposta della Russia sul piano di pace</span></strong></span></h3>
<p data-start="613" data-end="958"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Secondo quanto spiegato da Zelensky, <strong data-start="650" data-end="678">la risposta del Cremlino</strong> sull’ultima proposta di pace dovrebbe arrivare nelle prossime ore, <strong data-start="746" data-end="811">dopo un confronto tra la Russia e la delegazione statunitense</strong>. “Conosceremo la posizione russa una volta conclusi i colloqui con la parte americana”, ha precisato il leader di Kiev parlando con i giornalisti.</span></p>
<h3 data-start="960" data-end="1017"><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;">Presentata l’ultima bozza dell’iniziativa diplomatica</span></strong></span></h3>
<p data-start="1019" data-end="1411"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Nel corso dell’incontro con la stampa, il presidente ucraino ha illustrato <strong data-start="1094" data-end="1169">nel dettaglio i punti principali dell’ultima versione del piano di pace</strong>, soffermandosi sugli aspetti politici, di sicurezza e sulle garanzie internazionali previste dal documento. Un’iniziativa che, secondo Zelensky, dimostra la volontà concreta dell’Ucraina di lavorare per una soluzione negoziata del conflitto.</span></p>
<h3 data-start="1413" data-end="1470"><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif;">Kiev rilancia l’impegno per una soluzione diplomatica</span></strong></span></h3>
<p data-start="1472" data-end="1790"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Le parole del presidente confermano l’intenzione di Kiev di <strong data-start="1532" data-end="1578">mantenere aperto il dialogo internazionale</strong>, puntando su un percorso che possa portare a una pace duratura. Ora l’attenzione è tutta rivolta alla risposta di Mosca, considerata decisiva per capire se il processo diplomatico potrà compiere un passo avanti.</span></p>
<p data-start="1472" data-end="1790"></p>
<p data-start="1472" data-end="1790"></p>
<p data-start="1472" data-end="1790"></p>
<p data-start="1472" data-end="1790"></p>
<p data-start="1472" data-end="1790"></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>L’Europa investe nel giornalismo libero: 13,8 milioni di euro per pluralismo e cooperazione</title>
<link>https://www.eventi.news/europa-investimenti-giornalismo-libero-pluralismo-media</link>
<guid>https://www.eventi.news/europa-investimenti-giornalismo-libero-pluralismo-media</guid>
<description><![CDATA[ a Commissione Europea stanzia 13,8 milioni di euro per sostenere il giornalismo indipendente, il pluralismo dei media e la cooperazione transfrontaliera con il programma Europa Creativa. ]]></description>
<enclosure url="https://www.eventi.news/uploads/images/202511/image_870x580_691074d1a3561.webp" length="46714" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Sun, 09 Nov 2025 12:03:17 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>giornalismo europeo, libertà di stampa, pluralismo dei media, Commissione Europea, Europa Creativa, fondi UE giornalismo, cooperazione transfrontaliera, media indipendenti, giornalismo investigativo, democrazia europea.</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<p></p>
<p></p>
<p></p>
<h1 data-start="311" data-end="431"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;">🇪🇺 <strong data-start="318" data-end="431">L’Europa investe nel futuro dell’informazione: 13,8 milioni di euro per un giornalismo libero e collaborativo</strong></span></h1>
<h2 data-start="433" data-end="512"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="436" data-end="512">Un impegno concreto per la libertà di stampa e la cooperazione tra media</strong></span></h2>
<p data-start="514" data-end="967"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">La <strong data-start="517" data-end="540">Commissione Europea</strong> ha annunciato un nuovo stanziamento di <strong data-start="580" data-end="604">13,8 milioni di euro</strong> destinato al rafforzamento del <strong data-start="636" data-end="691">giornalismo indipendente e del pluralismo dei media</strong> nel continente.</span><br data-start="707" data-end="710"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">L’iniziativa, finanziata attraverso il programma <strong data-start="759" data-end="778">Europa Creativa</strong>, mira a sostenere il lavoro di redazioni, giornalisti e reti transfrontaliere che si impegnano ogni giorno per un’informazione libera, verificata e accessibile a tutti i cittadini europei.</span></p>
<h2 data-start="974" data-end="1031"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;"><strong data-start="977" data-end="1031">Sostenere l’informazione libera in tempi complessi</strong></span></h2>
<p data-start="1033" data-end="1459"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Negli ultimi anni, il panorama mediatico europeo ha affrontato sfide crescenti: dalla concentrazione della proprietà dei media alle pressioni economiche e politiche, fino alla disinformazione online.</span><br data-start="1232" data-end="1235"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">In questo contesto, Bruxelles vuole garantire che <strong data-start="1285" data-end="1354">la libertà di stampa rimanga un pilastro della democrazia europea</strong>, favorendo la collaborazione tra testate di diversi Paesi e la nascita di progetti editoriali condivisi.</span></p>
<h2 data-start="1466" data-end="1506"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;"><strong data-start="1469" data-end="1506">Obiettivi del nuovo finanziamento</strong></span></h2>
<p data-start="1508" data-end="1610"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Il nuovo pacchetto di fondi di Europa Creativa sarà indirizzato principalmente a tre aree strategiche:</span></p>
<h3 data-start="1612" data-end="1658"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="1619" data-end="1658"> 1. Pluralismo e diversità dei media</strong></span></h3>
<p data-start="1659" data-end="1872"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Supporto a iniziative che promuovono una copertura informativa equilibrata, diversificata e indipendente, con particolare attenzione a media locali e regionali spesso penalizzati dai grandi network internazionali.</span></p>
<h3 data-start="1874" data-end="1938"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="1881" data-end="1938"> 2. Giornalismo investigativo e sicurezza dei reporter</strong></span></h3>
<p data-start="1939" data-end="2268"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Finanziamento di progetti di <strong data-start="1968" data-end="2012">giornalismo d’inchiesta transfrontaliero</strong>, volti a contrastare la corruzione, la disinformazione e le violazioni dei diritti fondamentali.</span><br data-start="2109" data-end="2112"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Previsti anche fondi per rafforzare la <strong data-start="2151" data-end="2181">protezione dei giornalisti</strong>, in risposta all’aumento delle minacce e delle aggressioni nei confronti della stampa.</span></p>
<h3 data-start="2270" data-end="2310"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="2277" data-end="2310"> 3. Cooperazione e innovazione</strong></span></h3>
<p data-start="2311" data-end="2592"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Incentivi per la creazione di <strong data-start="2341" data-end="2368">reti editoriali europee</strong> e per lo sviluppo di modelli di business sostenibili nel lungo periodo.</span><br data-start="2440" data-end="2443"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">La Commissione intende favorire lo scambio di conoscenze, competenze digitali e buone pratiche tra professionisti dei media dei diversi Stati membri.</span></p>
<h2 data-start="2599" data-end="2643"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;"><strong data-start="2602" data-end="2643">Un segnale politico e culturale forte</strong></span></h2>
<p data-start="2645" data-end="3012"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Questo investimento rappresenta molto più di un semplice contributo economico: è un <strong data-start="2729" data-end="2812">messaggio di fiducia nella stampa libera come pilastro della democrazia europea</strong>.</span><br data-start="2813" data-end="2816"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Il pluralismo mediatico è essenziale per garantire un dibattito pubblico aperto e informato, condizione indispensabile per contrastare fake news, propaganda e manipolazione dell’opinione pubblica.</span></p>
<h2 data-start="3019" data-end="3047"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;"><strong data-start="3022" data-end="3047">Uno sguardo al futuro</strong></span></h2>
<p data-start="3049" data-end="3466"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Con il programma Europa Creativa, la Commissione Europea continua a dimostrare che <strong data-start="3132" data-end="3176">la cultura e l’informazione indipendente</strong> non sono solo strumenti di espressione, ma <strong data-start="3220" data-end="3280">fondamenti della coesione sociale e della libertà civica</strong>.</span><br data-start="3281" data-end="3284"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Il sostegno al giornalismo transfrontaliero apre nuove prospettive di collaborazione e contribuisce a costruire un <strong data-start="3399" data-end="3466">spazio europeo dell’informazione più libero, equo e resiliente.</strong></span></p>
<p data-start="3049" data-end="3466"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="3399" data-end="3466"></strong></span></p>
<p data-start="3049" data-end="3466"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="3399" data-end="3466"></strong></span></p>
<p data-start="3049" data-end="3466"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="3399" data-end="3466"></strong></span></p>
<p data-start="3049" data-end="3466"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="3399" data-end="3466"></strong></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Donald Trump sconvolge Norah O’Donnell a “60 Minutes”: “Cina e Russia stanno testando armi nucleari”</title>
<link>https://www.eventi.news/donald-trump-norah-odonnell-cina-russia-test-armi-nucleari</link>
<guid>https://www.eventi.news/donald-trump-norah-odonnell-cina-russia-test-armi-nucleari</guid>
<description><![CDATA[ Durante un’intervista a 60 Minutes, Donald Trump ha lasciato Norah O’Donnell senza parole dichiarando che Cina e Russia stanno testando armi nucleari. Le sue parole riaccendono il dibattito sulla sicurezza globale e la corsa agli armamenti. ]]></description>
<enclosure url="https://www.eventi.news/uploads/images/202511/image_870x580_690c3919112d0.webp" length="16686" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 06 Nov 2025 06:59:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Donald Trump, Norah O’Donnell, 60 Minutes, Cina, Russia, armi nucleari, test nucleari, politica estera USA, sicurezza mondiale, attualità</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<p></p>
<p></p>
<p data-start="254" data-end="350"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;"><strong data-start="254" data-end="350">Trump spiazza Norah O’Donnell in diretta: “Cina e Russia stanno sperimentando armi nucleari”</strong></span></p>
<p data-start="254" data-end="350"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;"><strong data-start="254" data-end="350"></strong></span></p>
<p data-start="352" data-end="710"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Durante la puntata di <em data-start="374" data-end="386">60 Minutes</em> andata in onda domenica 2 novembre, <strong data-start="423" data-end="439">Donald Trump</strong> ha lasciato la giornalista <strong data-start="467" data-end="486">Norah O’Donnell</strong> senza parole con una dichiarazione inaspettata. Secondo l’ex presidente, <strong data-start="560" data-end="621">Cina e Russia starebbero conducendo test nucleari segreti</strong>, un’affermazione che ha scatenato reazioni immediate nel mondo politico e diplomatico.</span></p>
<h3 data-start="717" data-end="760"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">L’intervista e il momento di tensione</span></h3>
<p data-start="761" data-end="1205"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">L’incontro si è svolto nella residenza di Trump a Mar-a-Lago e ha affrontato temi delicati come la sicurezza globale, la guerra in Ucraina e la strategia militare americana.</span><br data-start="934" data-end="937"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Quando O’Donnell ha domandato perché gli Stati Uniti dovrebbero riprendere i test nucleari dopo oltre trent’anni di sospensione, Trump ha risposto con tono deciso:</span><br data-start="1100" data-end="1103"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">“La Russia sta testando armi nucleari, e anche la Cina lo sta facendo. Solo che nessuno ve lo dice.”</span></p>
<p data-start="1207" data-end="1367"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">La giornalista è rimasta visibilmente sorpresa, chiedendo prove concrete, ma l’ex presidente ha evitato di approfondire, parlando di informazioni “riservate”.</span></p>
<h3 data-start="1374" data-end="1408"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Reazione e impatto mediatico</span></h3>
<p data-start="1409" data-end="1695"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Il confronto tra i due ha subito attirato l’attenzione dei media internazionali. Le parole di Trump hanno riacceso il dibattito sul <strong data-start="1541" data-end="1579">controllo degli armamenti nucleari</strong> e sulla possibilità che la moratoria dei test, in vigore dagli anni Novanta, possa essere rimessa in discussione.</span></p>
<h3 data-start="1702" data-end="1744"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Conseguenze politiche e diplomatiche</span></h3>
<p data-start="1745" data-end="1799"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">La dichiarazione ha diverse possibili ripercussioni:</span></p>
<ol data-start="1800" data-end="2098">
<li data-start="1800" data-end="1884" style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">
<p data-start="1803" data-end="1884"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Riporta al centro dell’agenda americana la questione della supremazia militare.</span></p>
</li>
<li data-start="1885" data-end="1986" style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">
<p data-start="1888" data-end="1986"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Può inasprire le tensioni internazionali e spingere altri Paesi a rivedere le proprie strategie.</span></p>
</li>
<li data-start="1987" data-end="2098" style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">
<p data-start="1990" data-end="2098"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Potrebbe rilanciare la corsa agli armamenti, compromettendo decenni di progressi nella non proliferazione.</span></p>
</li>
</ol>
<h3 data-start="2105" data-end="2136"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Le reazioni degli esperti</span></h3>
<p data-start="2137" data-end="2436"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Molti analisti hanno espresso scetticismo, sottolineando che <strong data-start="2198" data-end="2230">non esistono prove pubbliche</strong> di test nucleari esplosivi da parte di Cina o Russia. Tuttavia, è possibile che entrambi i Paesi stiano <strong data-start="2335" data-end="2368">modernizzando i loro arsenali</strong> e conducendo esercitazioni tecniche nei propri poligoni militari.</span></p>
<hr data-start="2438" data-end="2441">
<h3 data-start="2443" data-end="2478"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Il messaggio dietro le parole</span></h3>
<p data-start="2479" data-end="2812"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Trump ha sfruttato l’intervista per rafforzare la propria immagine di leader deciso e patriottico. Il messaggio è chiaro: gli Stati Uniti non devono restare indietro.</span><br data-start="2645" data-end="2648"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Questa posizione, però, rischia di riaccendere una nuova fase di tensione globale, riportando il tema del potere nucleare al centro della politica internazionale.</span></p>
<p data-start="2479" data-end="2812"></p>
<p data-start="2479" data-end="2812"></p>
<p data-start="2479" data-end="2812"></p>
<p data-start="2479" data-end="2812"></p>
<p data-start="2479" data-end="2812"></p>
<p data-start="2479" data-end="2812"></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Zohran Mamdani nuovo sindaco di New York: programma rivoluzionario e svolta progressista</title>
<link>https://www.eventi.news/zohran-mamdani-nuovo-sindaco-new-york-programma-rivoluzionario</link>
<guid>https://www.eventi.news/zohran-mamdani-nuovo-sindaco-new-york-programma-rivoluzionario</guid>
<description><![CDATA[ Zohran Mamdani è il nuovo sindaco di New York. Con un programma rivoluzionario su diritti, economia, migranti e ambiente, promette una svolta storica per la città. ]]></description>
<enclosure url="https://www.eventi.news/uploads/images/202511/image_870x580_690ba2cf3aeb2.webp" length="16074" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 05 Nov 2025 20:17:50 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Zohran Mamdani, nuovo sindaco di New York, elezioni New York 2025, programma Zohran Mamdani, politica americana, diritti civili USA, economia sostenibile, sindaco progressista New York, Tiziana, riforme sociali USA, inclusione migranti</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<p></p>
<p></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;"><strong>Zohran Mamdani è il nuovo sindaco di New York: svolta storica con un programma rivoluzionario</strong></span></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><em>Un cambiamento epocale a New York: il nuovo sindaco Zohran Mamdani porta avanti una visione progressista su diritti, economia e inclusione sociale.</em></span></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><em></em></span></p>
<p data-start="727" data-end="1048"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="727" data-end="775">New York ha un nuovo sindaco… e che sindaco!</strong></span><br data-start="775" data-end="778"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Zohran Mamdani, attivista e politico di origini ugandesi, figlio di immigrati e simbolo di una nuova generazione politica americana, ha vinto le elezioni comunali diventando il primo sindaco della Grande Mela con un programma apertamente progressista e rivoluzionario.</span></p>
<p data-start="1050" data-end="1339"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Con un passato da community organizer nel Queens e da deputato statale, Mamdani ha conquistato una larga fetta dell’elettorato grazie alla sua proposta di <strong data-start="1205" data-end="1250">riforme sociali, ambientali ed economiche</strong> che mirano a ridurre le disuguaglianze e restituire centralità alle persone più fragili.</span></p>
<p data-start="1050" data-end="1339"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"></span></p>
<h3 data-start="1346" data-end="1395"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="1353" data-end="1395"> Un programma di rottura con il passato</strong></span></h3>
<p data-start="1396" data-end="1473"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">La campagna di Mamdani è stata incentrata su quattro pilastri fondamentali:</span></p>
<ul data-start="1474" data-end="1905">
<li data-start="1474" data-end="1569" style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">
<p data-start="1476" data-end="1569"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="1476" data-end="1505">Case popolari accessibili</strong> e controllo sugli affitti, per combattere la gentrificazione.</span></p>
</li>
<li data-start="1570" data-end="1668" style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">
<p data-start="1572" data-end="1668"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="1572" data-end="1626">Sanità e istruzione pubblica gratuite e di qualità</strong>, finanziate da una tassazione più equa.</span></p>
</li>
<li data-start="1669" data-end="1761" style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">
<p data-start="1671" data-end="1761"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="1671" data-end="1696">Transizione ecologica</strong> per rendere New York una città a emissioni zero entro il 2035.</span></p>
</li>
<li data-start="1762" data-end="1905" style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">
<p data-start="1764" data-end="1905"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="1764" data-end="1790">Diritti per i migranti</strong>, con la creazione di un vero “ufficio per l’inclusione”, che offra assistenza legale e percorsi di integrazione.</span></p>
</li>
</ul>
<p data-start="1907" data-end="2099"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Il nuovo sindaco ha dichiarato che “la giustizia economica e quella climatica devono camminare insieme”, segnando una chiara distanza dalle politiche tradizionali dell’amministrazione uscente.</span></p>
<p data-start="1907" data-end="2099"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"></span></p>
<h3 data-start="2106" data-end="2148"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="2113" data-end="2148"> Una vittoria che parla al mondo</strong></span></h3>
<p data-start="2149" data-end="2484"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">La vittoria di Zohran Mamdani non rappresenta solo un cambiamento politico locale, ma anche un <strong data-start="2244" data-end="2292">messaggio globale di speranza e rinnovamento</strong>.</span><br data-start="2293" data-end="2296"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Con un linguaggio diretto e un approccio partecipativo, Mamdani ha saputo coinvolgere giovani, attivisti e comunità marginalizzate, trasformando la sua campagna in un movimento popolare.</span></p>
<p data-start="2486" data-end="2638"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Osservatori politici americani e internazionali parlano di “effetto Mamdani”, una spinta che potrebbe influenzare le future elezioni a livello federale.</span></p>
<p data-start="2486" data-end="2638"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"></span></p>
<h3 data-start="2645" data-end="2687"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="2652" data-end="2687"> New York laboratorio del futuro</strong></span></h3>
<p data-start="2688" data-end="2972"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Sotto la guida di Mamdani, New York si prepara a diventare un <strong data-start="2750" data-end="2792">laboratorio di democrazia progressista</strong>.</span><br data-start="2793" data-end="2796"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Tra i primi provvedimenti annunciati, la revisione del piano urbanistico per favorire spazi verdi, mobilità sostenibile e un nuovo modello economico basato sulla solidarietà.</span></p>
<p data-start="2974" data-end="3112"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">La sua elezione segna un punto di svolta per gli Stati Uniti e per il mondo: una politica più umana, più vicina alle persone e al pianeta.</span></p>
<p data-start="2974" data-end="3112"></p>
<p data-start="2974" data-end="3112"></p>
<p data-start="2974" data-end="3112"></p>
<p data-start="2974" data-end="3112"></p>
<p data-start="2974" data-end="3112"></p>
<p data-start="2974" data-end="3112"></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Poseidon: il super drone nucleare russo che sfida ogni difesa e cambia gli equilibri globali</title>
<link>https://www.eventi.news/poseidon-super-drone-nucleare-russo-putin</link>
<guid>https://www.eventi.news/poseidon-super-drone-nucleare-russo-putin</guid>
<description><![CDATA[ La Russia presenta il Poseidon, un drone sottomarino nucleare in grado di eludere ogni difesa. L’arma di Putin che rivoluziona la deterrenza globale. ]]></description>
<enclosure url="https://www.eventi.news/uploads/images/202511/image_870x580_690a43fe460bf.webp" length="11612" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 04 Nov 2025 19:21:56 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Poseidon, drone nucleare, Russia, Vladimir Putin, armi strategiche, difesa sottomarina, geopolitica, deterrenza nucleare, tecnologia militare, guerra fredda.</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<p></p>
<p></p>
<h3 data-start="452" data-end="532"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;"><strong data-start="456" data-end="532">Putin annuncia il Poseidon: la nuova frontiera della deterrenza nucleare</strong></span></h3>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;"><strong data-start="456" data-end="532"></strong></span></p>
<p data-start="534" data-end="924"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">La Russia ha svelato ufficialmente il <strong data-start="572" data-end="584">Poseidon</strong>, un <strong data-start="589" data-end="628">drone sottomarino nucleare autonomo</strong> progettato per superare ogni sistema di difesa esistente. L’annuncio del presidente <strong data-start="713" data-end="731">Vladimir Putin</strong> segna una svolta nella corsa agli armamenti globali, riportando l’attenzione internazionale sulla potenza militare di Mosca e sulle implicazioni della tecnologia nucleare di nuova generazione.</span></p>
<h3 data-start="926" data-end="969"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="930" data-end="969">Un’arma strategica senza precedenti</strong></span></h3>
<p data-start="970" data-end="1292"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Il <strong data-start="973" data-end="985">Poseidon</strong> è in grado di operare a profondità superiori ai 1.000 metri e di raggiungere velocità di oltre 100 km/h. Secondo fonti russe, il drone può trasportare una testata nucleare con una potenza stimata di <strong data-start="1185" data-end="1207">oltre 100 megatoni</strong>, sufficiente a generare onde radioattive capaci di distruggere intere coste nemiche.</span></p>
<p data-start="1294" data-end="1574"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">A differenza dei missili balistici, Poseidon viaggia sott’acqua, rendendo estremamente difficile la sua individuazione e intercettazione. Il suo obiettivo strategico è <strong data-start="1462" data-end="1531">neutralizzare le flotte nemiche e colpire infrastrutture costiere</strong>, agendo come deterrente di ultima istanza.</span></p>
<h3 data-start="1576" data-end="1606"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="1580" data-end="1606">Tecnologia e autonomia</strong></span></h3>
<p data-start="1607" data-end="1883"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Dotato di <strong data-start="1617" data-end="1673">sistemi di guida autonomi e intelligenza artificiale</strong>, Poseidon può navigare per migliaia di chilometri senza intervento umano. Gli esperti militari lo definiscono una delle armi più temute al mondo, in grado di cambiare radicalmente la dottrina nucleare globale.</span></p>
<p data-start="1885" data-end="2089"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Il progetto è frutto di anni di ricerca condotti da ingegneri russi nel massimo riserbo, con l’obiettivo dichiarato di <strong data-start="2004" data-end="2040">garantire la sicurezza nazionale</strong> e mantenere un equilibrio di potere con la NATO.</span></p>
<h3 data-start="2091" data-end="2125"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="2095" data-end="2125">Le reazioni internazionali</strong></span></h3>
<p data-start="2126" data-end="2399"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">L’annuncio ha suscitato preoccupazione nelle capitali occidentali. Gli analisti della difesa vedono in Poseidon una minaccia diretta alla <strong data-start="2264" data-end="2296">stabilità strategica globale</strong>, poiché introduce una nuova categoria di armi difficilmente controllabili dai trattati internazionali.</span></p>
<p data-start="2401" data-end="2701"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Gli Stati Uniti e i loro alleati hanno espresso la necessità di un dialogo immediato per includere le nuove tecnologie sottomarine nei <strong data-start="2536" data-end="2570">protocolli di disarmo nucleare</strong>. Tuttavia, Mosca sembra determinata a consolidare la propria supremazia militare in un contesto di crescente tensione geopolitica.</span></p>
<h3 data-start="2703" data-end="2722"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="2707" data-end="2722">Conclusioni</strong></span></h3>
<p data-start="2723" data-end="3007"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Con la presentazione del Poseidon, la Russia rilancia la corsa agli armamenti nel XXI secolo, spingendo il mondo verso una nuova fase della <strong data-start="2863" data-end="2898">deterrenza nucleare tecnologica</strong>.</span><br data-start="2899" data-end="2902"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Un messaggio chiaro di potenza e autonomia strategica che non lascia indifferenti le superpotenze rivali.</span></p>
<p data-start="2723" data-end="3007"></p>
<p data-start="2723" data-end="3007"></p>
<p data-start="2723" data-end="3007"></p>
<p data-start="2723" data-end="3007"></p>
<p data-start="2723" data-end="3007"></p>
<p data-start="2723" data-end="3007"></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Trump e Xi: due ore di dialogo e nuovi accordi tra USA e Cina</title>
<link>https://www.eventi.news/politica-internazionaletrump-xi-incontro-cina-accordi-commerciali</link>
<guid>https://www.eventi.news/politica-internazionaletrump-xi-incontro-cina-accordi-commerciali</guid>
<description><![CDATA[ Trump e Xi si incontrano per due ore tra sorrisi e distensione: raggiunta un’intesa su dazi e commercio, in vista della visita in Cina di aprile. ]]></description>
<enclosure url="https://www.eventi.news/uploads/images/202510/image_870x580_6903038050b35.webp" length="33188" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 30 Oct 2025 07:24:36 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Donald Trump, Xi Jinping, Stati Uniti, Cina, incontro bilaterale, accordi commerciali, politica internazionale, Pechino, Washington, diplomazia, economia globale</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<p></p>
<p></p>
<p></p>
<p data-start="0" data-end="107"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="9" data-end="107">USCN Trump e Xi, due ore di distensione: sorrisi, accordi commerciali e un invito in Cina ad aprile</strong></span></p>
<p data-start="109" data-end="576"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Dopo settimane di attesa e speculazioni, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping si sono incontrati per un vertice bilaterale di circa due ore, caratterizzato da toni distesi e segnali di riavvicinamento tra Washington e Pechino. Al termine del colloquio, Trump ha definito l’incontro “un grande successo”, annunciando inoltre la sua visita ufficiale in Cina prevista per aprile, che sarà ricambiata da Xi in un secondo momento.</span></p>
<p data-start="578" data-end="1640"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">L’incontro si inserisce in un momento delicato delle relazioni tra Stati Uniti e Cina, segnate da tensioni commerciali, dispute tecnologiche e questioni geopolitiche come quella di Taiwan. Nonostante le divergenze, entrambi i leader hanno mostrato l’intenzione di ricostruire un dialogo stabile e di favorire la cooperazione economica, soprattutto nei settori agricolo e tecnologico. Durante il confronto, i due presidenti hanno affrontato i principali nodi della politica commerciale. Secondo quanto emerso, gli Stati Uniti ridurranno alcuni dazi sulle importazioni cinesi, mentre Pechino si impegnerà a riprendere gli acquisti di prodotti agricoli americani, in particolare di soia. Si sarebbe inoltre discusso di una fornitura di terre rare, risorsa strategica per i settori dell’elettronica e della difesa, con un possibile accordo di durata annuale. Fonti vicine al vertice hanno sottolineato che non sono stati trattati temi sensibili come Taiwan o le tecnologie militari, per lasciare spazio a un dialogo costruttivo e focalizzato sugli aspetti economici.</span></p>
<p data-start="1642" data-end="2118"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Al termine dell’incontro, Trump ha espresso grande soddisfazione, definendo la riunione “un dodici su dieci”. Il presidente statunitense ha parlato di “un nuovo inizio” nelle relazioni tra i due Paesi, confermando la volontà di “lavorare insieme per una cooperazione economica più equa”. Da parte sua, Xi Jinping ha ribadito che “la stabilità tra Cina e Stati Uniti è essenziale per l’economia globale” e ha auspicato “un dialogo costante e rispettoso tra due grandi potenze”.</span></p>
<p data-start="2120" data-end="2569"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">L’incontro ha suscitato reazioni positive nei mercati internazionali, che hanno accolto con ottimismo il clima di distensione tra Washington e Pechino. Gli analisti, tuttavia, invitano alla prudenza: sebbene i toni siano migliorati, la sostanza degli accordi dovrà essere verificata nei prossimi mesi. Molto dipenderà dalla capacità dei due governi di trasformare gli impegni verbali in risultati concreti e di mantenere aperti i canali diplomatici.</span></p>
<p data-start="2571" data-end="2923" data-is-last-node="" data-is-only-node=""><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Il vertice tra Trump e Xi segna un momento importante nella complessa relazione tra Stati Uniti e Cina. Sorrisi, strette di mano e dichiarazioni concilianti lasciano intravedere la possibilità di una nuova fase di cooperazione, ma il vero banco di prova sarà la visita di Trump a Pechino in aprile, quando dalle parole si passerà, finalmente, ai fatti.</span></p>
<p data-start="2571" data-end="2923" data-is-last-node="" data-is-only-node=""></p>
<p data-start="2571" data-end="2923" data-is-last-node="" data-is-only-node=""></p>
<p data-start="2571" data-end="2923" data-is-last-node="" data-is-only-node=""></p>
<p data-start="2571" data-end="2923" data-is-last-node="" data-is-only-node=""></p>
<p data-start="2571" data-end="2923" data-is-last-node="" data-is-only-node=""></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Consiglio Europeo, nuove sanzioni contro Mosca: “Decisione fondamentale”, dice Zelensky</title>
<link>https://www.eventi.news/consiglio-europeo-nuove-sanzioni-russia-zelensky-fondamentali</link>
<guid>https://www.eventi.news/consiglio-europeo-nuove-sanzioni-russia-zelensky-fondamentali</guid>
<description><![CDATA[ L’Unione Europea approva il 18° pacchetto di sanzioni contro la Russia. Zelensky: “Un passo fondamentale per indebolire la macchina bellica di Mosca”. ]]></description>
<enclosure url="https://www.eventi.news/uploads/images/202510/image_870x580_68f9f254e7818.webp" length="28524" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 23 Oct 2025 11:17:27 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Consiglio Europeo, Unione Europea, sanzioni Russia, guerra Ucraina, Zelensky, Mosca, politica estera, energia</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<p></p>
<p></p>
<h2 data-start="319" data-end="415"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="327" data-end="415">L’UE approva nuove sanzioni contro Mosca: “Un passo fondamentale”, dichiara Zelensky</strong></span></h2>
<h3 data-start="417" data-end="583"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><em data-start="421" data-end="583">Il Consiglio Europeo dà il via libera al diciottesimo pacchetto di misure economiche contro la Russia. Obiettivo: colpire energia, finanza e logistica militare.</em></span></h3>
<p data-start="585" data-end="936"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Il <strong data-start="588" data-end="609">Consiglio Europeo</strong> ha approvato un nuovo pacchetto di <strong data-start="645" data-end="685">sanzioni contro la Federazione Russa</strong>, in risposta al protrarsi della guerra in Ucraina.</span><br data-start="736" data-end="739"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Si tratta del <strong data-start="753" data-end="797">diciottesimo round di misure restrittive</strong> adottato dall’Unione Europea dall’inizio dell’invasione nel febbraio 2022, mirato a rafforzare la pressione economica e politica su Mosca.</span></p>
<p data-start="938" data-end="1140"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Il pacchetto include <strong data-start="959" data-end="1027">nuove restrizioni al commercio di petrolio e tecnologie dual-use</strong>, nonché sanzioni personali contro alti funzionari e imprese coinvolte nel sostegno all’apparato bellico russo.</span></p>
<h3 data-start="1147" data-end="1188"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="1154" data-end="1188"></strong></span></h3>
<h3 data-start="1147" data-end="1188"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="1154" data-end="1188">Le principali misure approvate</strong></span></h3>
<p data-start="1189" data-end="1244"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Tra i punti più rilevanti del nuovo pacchetto figurano:</span></p>
<ul data-start="1245" data-end="1940">
<li data-start="1245" data-end="1388" style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">
<p data-start="1247" data-end="1388"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="1247" data-end="1301">Abbassamento del tetto al prezzo del greggio russo</strong>, da circa 60 a 47,6 dollari al barile, per limitare le entrate energetiche di Mosca.</span></p>
</li>
<li data-start="1389" data-end="1548" style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">
<p data-start="1391" data-end="1548"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="1391" data-end="1431">Blocco dei servizi navali e portuali</strong> alle cosiddette <em data-start="1448" data-end="1463">shadow fleets</em>, le flotte che permettono alla Russia di esportare petrolio aggirando le sanzioni.</span></p>
</li>
<li data-start="1549" data-end="1682" style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">
<p data-start="1551" data-end="1682"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="1551" data-end="1594">Divieto di esportazione verso la Russia</strong> di componenti tecnologici e apparecchiature elettroniche con potenziale uso militare.</span></p>
</li>
<li data-start="1683" data-end="1796" style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">
<p data-start="1685" data-end="1796"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="1685" data-end="1715">Nuove sanzioni finanziarie</strong> per banche e istituzioni ritenute complici nel sostenere l’economia di guerra.</span></p>
</li>
<li data-start="1797" data-end="1940" style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">
<p data-start="1799" data-end="1940"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="1799" data-end="1824">Congelamento dei beni</strong> di oltre 50 individui ed entità legate alla leadership russa e ai settori strategici dell’energia e della difesa.</span></p>
</li>
</ul>
<h3 data-start="1947" data-end="2005"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="1955" data-end="2005"></strong></span></h3>
<h3 data-start="1947" data-end="2005"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="1955" data-end="2005">Zelensky: “Un passo fondamentale e tempestivo”</strong></span></h3>
<p data-start="2006" data-end="2236"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Il presidente ucraino <strong data-start="2028" data-end="2050">Volodymyr Zelensky</strong> ha accolto con favore la decisione europea, definendola “fondamentale per indebolire la capacità bellica russa” e ringraziando i leader dei paesi membri per la compattezza dimostrata:</span></p>
<blockquote data-start="2237" data-end="2360">
<p data-start="2239" data-end="2360"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">“Queste misure sono essenziali e tempestive. Ogni restrizione che riduce le risorse del nemico è un passo verso la pace.”</span></p>
</blockquote>
<p data-start="2362" data-end="2562"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Zelensky ha inoltre ribadito la necessità di mantenere alta la pressione economica su Mosca, sottolineando che “la guerra non si vince solo sul campo, ma anche con la forza delle decisioni politiche”.</span></p>
<h3 data-start="2569" data-end="2601"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="2576" data-end="2601"></strong></span></h3>
<h3 data-start="2569" data-end="2601"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="2576" data-end="2601">Le reazioni in Europa</strong></span></h3>
<p data-start="2602" data-end="2993"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Nonostante alcune iniziali perplessità da parte di alcuni paesi membri — legate soprattutto alla dipendenza energetica — il pacchetto è stato approvato con <strong data-start="2758" data-end="2785">ampio consenso politico</strong>.</span><br data-start="2786" data-end="2789"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Il presidente del Consiglio Europeo, <strong data-start="2826" data-end="2844">Charles Michel</strong>, ha dichiarato che le nuove sanzioni “dimostrano l’unità dell’Unione e il suo impegno nel difendere i valori fondamentali di libertà e sovranità”.</span></p>
<p data-start="2995" data-end="3208"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Secondo fonti diplomatiche, il nuovo round di misure si inserisce in una strategia più ampia che mira a <strong data-start="3099" data-end="3148">rafforzare la cooperazione economica con Kiev</strong>, sostenendo anche il processo di ricostruzione postbellica.</span></p>
<h3 data-start="3215" data-end="3248"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="3222" data-end="3248"></strong></span></h3>
<h3 data-start="3215" data-end="3248"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="3222" data-end="3248">Le sfide ancora aperte</strong></span></h3>
<p data-start="3249" data-end="3667"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Nonostante l’ampiezza del pacchetto, diversi analisti sottolineano che <strong data-start="3320" data-end="3409">l’efficacia delle sanzioni dipenderà dall’applicazione uniforme nei vari Stati membri</strong> e dalla capacità di contrastare i sistemi di elusione attivi in paesi terzi.</span><br data-start="3486" data-end="3489"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Inoltre, il tetto al prezzo del petrolio richiederà un costante monitoraggio, poiché la Russia continua a utilizzare rotte alternative e intermediari per aggirare le restrizioni.</span></p>
<p data-start="3249" data-end="3667"></p>
<p data-start="3249" data-end="3667"></p>
<p data-start="3249" data-end="3667"></p>
<p data-start="3249" data-end="3667"></p>
<p data-start="3249" data-end="3667"></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Gaza, Vance: “Pace e ricostruzione richiederanno molto tempo”</title>
<link>https://www.eventi.news/vance-gaza-pace-ricostruzione-tempo</link>
<guid>https://www.eventi.news/vance-gaza-pace-ricostruzione-tempo</guid>
<description><![CDATA[ Il senatore USA JD Vance dichiara che per raggiungere pace e ricostruzione a Gaza serviranno anni. Nessuna soluzione rapida per il conflitto in Medio Oriente. ]]></description>
<enclosure url="https://www.eventi.news/uploads/images/202510/image_870x580_68f7a8f48367d.webp" length="70114" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 21 Oct 2025 17:41:21 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>JD Vance, Gaza ricostruzione, pace Medio Oriente, conflitto Israele Hamas, dichiarazioni Vance Gaza, politica estera USA, situazione Gaza 2025, guerra Medio Oriente, aiuti umanitari Gaza, pace e sicurezza Israele Palestina</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<p></p>
<p></p>
<h2 data-start="161" data-end="236"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="164" data-end="236">Gaza, Vance avverte: “La pace e la ricostruzione richiederanno anni”</strong></span></h2>
<p data-start="238" data-end="625"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Il senatore statunitense <strong data-start="263" data-end="275">JD Vance</strong>, voce di spicco del Partito Repubblicano e figura di riferimento nella politica estera americana, ha dichiarato che per arrivare a una pace stabile e alla ricostruzione della Striscia di Gaza <strong data-start="468" data-end="494">“ci vorrà molto tempo”</strong>. Le sue parole arrivano in un momento cruciale, segnato da tensioni persistenti, crisi umanitaria e fragili tentativi diplomatici.</span></p>
<h3 data-start="627" data-end="667"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">🔹 “Non esiste una soluzione rapida”</span></h3>
<p data-start="669" data-end="850"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Durante un’intervista a margine di un incontro sulla sicurezza internazionale, Vance ha sottolineato come il conflitto tra Israele e Hamas non possa essere risolto in tempi brevi:</span></p>
<blockquote data-start="851" data-end="1076">
<p data-start="853" data-end="1076"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><em data-start="853" data-end="1076">“La guerra ha distrutto infrastrutture, vite e fiducia reciproca. Pensare a una soluzione veloce è irrealistico. La pace e la ricostruzione richiederanno anni di lavoro, compromessi e responsabilità da entrambe le parti.”</em></span></p>
</blockquote>
<p data-start="1078" data-end="1263"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Secondo il senatore, il percorso verso la stabilità non potrà limitarsi al cessate il fuoco, ma dovrà includere <strong data-start="1190" data-end="1262">sicurezza, governance, aiuti internazionali e dialogo politico reale</strong>.</span></p>
<h3 data-start="1265" data-end="1319"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">🔹 La ricostruzione di Gaza: un percorso complesso</span></h3>
<p data-start="1321" data-end="1628"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Vance ha posto l’accento sulla drammatica situazione umanitaria nella Striscia di Gaza: infrastrutture sanitarie e civili distrutte, blackout energetici, accesso limitato a cibo e acqua potabile. Gli interventi internazionali, secondo il senatore, <strong data-start="1569" data-end="1610">dovranno essere coordinati e duraturi</strong>, non occasionali.</span></p>
<p data-start="1630" data-end="1675"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Ha aggiunto che per ricostruire Gaza servirà:</span></p>
<ul data-start="1676" data-end="1893">
<li data-start="1676" data-end="1731" style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">
<p data-start="1678" data-end="1731"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="1678" data-end="1728">Un’autorità credibile e stabile sul territorio</strong>;</span></p>
</li>
<li data-start="1732" data-end="1789" style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">
<p data-start="1734" data-end="1789"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="1734" data-end="1786">Investimenti economici sostenibili e controllati</strong>;</span></p>
</li>
<li data-start="1790" data-end="1832" style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">
<p data-start="1792" data-end="1832"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="1792" data-end="1829">Garanzie di sicurezza per Israele</strong>;</span></p>
</li>
<li data-start="1833" data-end="1893" style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">
<p data-start="1835" data-end="1893"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="1835" data-end="1892">Collaborazione fra Stati Uniti, Paesi arabi ed Europa</strong>.</span></p>
</li>
</ul>
<h3 data-start="1895" data-end="1950"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">🔹 Pressioni diplomatiche e ruolo degli Stati Uniti</span></h3>
<p data-start="1952" data-end="2283"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Il senatore Vance ha invitato la comunità internazionale a evitare soluzioni imposte e ha ribadito il ruolo centrale degli Stati Uniti come mediatore, ma anche come garante della sicurezza israeliana.</span><br data-start="2152" data-end="2155"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Allo stesso tempo, ha riconosciuto l’esigenza di garantire <strong data-start="2214" data-end="2282">dignità, diritti e rappresentanza politica al popolo palestinese</strong>.</span></p>
<h3 data-start="2285" data-end="2326"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">🔹 Uno scenario che richiede realismo</span></h3>
<p data-start="2328" data-end="2574"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Le dichiarazioni di Vance si inseriscono in un crescente dibattito internazionale sul futuro post-bellico di Gaza: <strong data-start="2443" data-end="2478">pace, sicurezza e ricostruzione</strong> vengono indicati come tre pilastri inseparabili, ma anche estremamente complessi da realizzare.</span></p>
<p data-start="2576" data-end="2625"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">La strada, secondo il senatore, non sarà breve:</span></p>
<blockquote data-start="2626" data-end="2737">
<p data-start="2628" data-end="2737"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><em data-start="2628" data-end="2737">“Serve pazienza, visione e leadership. Non possiamo permetterci illusioni: la pace vera è un lavoro lungo.”</em></span></p>
</blockquote>
<p data-start="2628" data-end="2737"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><em data-start="2628" data-end="2737"></em></span></p>
<p data-start="2628" data-end="2737"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><em data-start="2628" data-end="2737"></em></span></p>
<p data-start="2628" data-end="2737"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><em data-start="2628" data-end="2737"></em></span></p>
<p data-start="2628" data-end="2737"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><em data-start="2628" data-end="2737"></em></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Gaza, firmato l’accordo di pace: liberati tutti gli ostaggi vivi e restituite quattro salme</title>
<link>https://www.eventi.news/gaza-accordo-pace-ostaggi-liberati</link>
<guid>https://www.eventi.news/gaza-accordo-pace-ostaggi-liberati</guid>
<description><![CDATA[ Israele e Hamas firmano lo storico accordo di pace: liberati tutti gli ostaggi vivi, restituite quattro salme. Cessate il fuoco immediato e ritiro graduale delle truppe israeliane dalla Striscia di Gaza. ]]></description>
<enclosure url="https://www.eventi.news/uploads/images/202510/image_870x580_68edf250dadee.webp" length="21754" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 14 Oct 2025 08:50:26 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Gaza, accordo di pace, Israele, Hamas, ostaggi, salme, cessate il fuoco, tregua, Medio Oriente, conflitto israelo-palestinese, diplomazia internazionale, pace, Gaza 2025</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<p></p>
<p></p>
<h2 data-start="111" data-end="208"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="114" data-end="208">Gaza, firmato l’accordo di pace: liberati tutti gli ostaggi vivi, restituite quattro salme</strong></span></h2>
<p data-start="210" data-end="524"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="210" data-end="236">Roma, 14 ottobre 2025.</strong> – Israele e Hamas hanno firmato un accordo di pace che prevede la liberazione di tutti gli ostaggi ancora in vita e la restituzione parziale delle salme dei prigionieri deceduti. L’intesa, raggiunta dopo settimane di trattative, è stata mediata da Stati Uniti, Egitto, Qatar e Turchia.</span></p>
<p data-start="526" data-end="874"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Secondo fonti diplomatiche, Hamas rilascerà venti ostaggi israeliani entro 72 ore dall’entrata in vigore dell’accordo. Israele, in cambio, libererà circa 1.950 prigionieri palestinesi, tra cui 250 condannati all’ergastolo. Le autorità israeliane hanno inoltre confermato la restituzione di quattro corpi di ostaggi deceduti durante la detenzione.</span></p>
<p data-start="876" data-end="1080"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Il testo dell’accordo prevede anche un cessate il fuoco immediato e un ritiro graduale delle truppe israeliane da alcune aree della Striscia di Gaza, sotto la supervisione di osservatori internazionali.</span></p>
<h3 data-start="1082" data-end="1111"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="1086" data-end="1111">Reazioni contrastanti</strong></span></h3>
<p data-start="1113" data-end="1382"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">In Israele, la notizia della liberazione degli ostaggi vivi è stata accolta con sollievo, ma la restituzione di sole quattro salme ha suscitato dolore e proteste da parte dei familiari delle vittime. In diverse città si sono tenute veglie e momenti di commemorazione.</span></p>
<p data-start="1384" data-end="1616"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Hamas ha definito l’accordo “un passo verso la fine dell’occupazione e il riconoscimento dei diritti del popolo palestinese”. Da parte israeliana, il premier ha parlato di “un momento di speranza dopo mesi di guerra e sofferenza”.</span></p>
<h3 data-start="1618" data-end="1652"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="1622" data-end="1652">La comunità internazionale</strong></span></h3>
<p data-start="1654" data-end="1942"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Le Nazioni Unite e l’Unione Europea hanno espresso soddisfazione per l’intesa, definendola un “primo passo verso una pace duratura”. Washington e Il Cairo hanno invitato entrambe le parti a rispettare pienamente gli impegni assunti e a garantire il ritorno alla normalità nella regione.</span></p>
<p data-start="1944" data-end="2169"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Tuttavia, diversi analisti avvertono che la fase più difficile deve ancora iniziare. Restano da chiarire la sorte delle salme non restituite, il futuro politico di Hamas e la gestione della sicurezza nei territori liberati.</span></p>
<h3 data-start="2171" data-end="2207"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="2175" data-end="2207">Un fragile spiraglio di pace</strong></span></h3>
<p data-start="2209" data-end="2404"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">L’accordo rappresenta la prima tregua formale tra Israele e Hamas dopo anni di conflitto. Resta da verificare se la fiducia reciproca potrà consolidarsi e aprire la strada a un dialogo stabile.</span></p>
<p data-start="2406" data-end="2557"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Per ora, a Gaza e in Israele, il cessate il fuoco restituisce un fragile spiraglio di pace in una regione segnata da decenni di violenza e divisioni.</span></p>
<p data-start="2406" data-end="2557"></p>
<p data-start="2406" data-end="2557"></p>
<p data-start="2406" data-end="2557"></p>
<p data-start="2406" data-end="2557"></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Nuova speranza in Medio Oriente: Hamas rilascia gli ostaggi, Trump in Israele per la pace</title>
<link>https://www.eventi.news/hamas-ostaggi-trump-israele-nuovo-inizio-pace</link>
<guid>https://www.eventi.news/hamas-ostaggi-trump-israele-nuovo-inizio-pace</guid>
<description><![CDATA[ Hamas libera gli ostaggi e restituisce le salme, mentre Donald Trump arriva in Israele per promuovere un nuovo accordo di pace. Un momento storico per il Medio Oriente e un possibile nuovo inizio diplomatico. ]]></description>
<enclosure url="https://www.eventi.news/uploads/images/202510/image_870x580_68ecd9a6e4ac7.webp" length="44602" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Mon, 13 Oct 2025 12:54:12 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Hamas, ostaggi, rilascio ostaggi, Hamas Israele, Trump Israele, Donald Trump, pace in Medio Oriente, accordo di pace, cessate il fuoco Gaza, conflitto israelo-palestinese, negoziati di pace, politica estera USA, visita di Trump, diplomazia internazionale, salme ostaggi, nuova era di pace</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<p></p>
<article class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]" dir="auto" data-turn-id="request-WEB:eae6a5b7-3830-444f-84a4-2f303a0156a6-2" data-testid="conversation-turn-6" data-scroll-anchor="true" data-turn="assistant" tabindex="-1">
<div class="text-base my-auto mx-auto pb-10 [--thread-content-margin:--spacing(4)] thread-sm:[--thread-content-margin:--spacing(6)] thread-lg:[--thread-content-margin:--spacing(16)] px-(--thread-content-margin)">
<div class="[--thread-content-max-width:40rem] thread-lg:[--thread-content-max-width:48rem] mx-auto max-w-(--thread-content-max-width) flex-1 group/turn-messages focus-visible:outline-hidden relative flex w-full min-w-0 flex-col agent-turn" tabindex="-1">
<div class="flex max-w-full flex-col grow">
<div data-message-author-role="assistant" data-message-id="dae76fe2-4de7-4b27-a3ca-7c2f5e3c6d03" dir="auto" class="min-h-8 text-message relative flex w-full flex-col items-end gap-2 text-start break-words whitespace-normal [.text-message+&amp;]:mt-1" data-message-model-slug="gpt-5">
<div class="flex w-full flex-col gap-1 empty:hidden first:pt-[1px]">
<div class="markdown prose dark:prose-invert w-full break-words dark markdown-new-styling">
<p data-start="0" data-end="103"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="0" data-end="101">Nuova speranza in Medio Oriente: ostaggi restituiti, Trump in Israele per un rilancio diplomatico</strong></span></p>
<p data-start="0" data-end="103"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="0" data-end="101"></strong></span></p>
<p data-start="105" data-end="1345"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Il Medio Oriente vive oggi un momento di svolta. Dopo mesi di trattative, Hamas ha rilasciato gli ostaggi ancora in vita e nel pomeriggio saranno riconsegnate anche le salme dei prigionieri deceduti. L’evento coincide con l’arrivo in Israele di Donald Trump, accolto come protagonista di un nuovo corso diplomatico e simbolo di un possibile “nuovo inizio” per la regione. L’accordo, mediato da Stati Uniti, Egitto e Qatar, ha portato alla liberazione di venti ostaggi vivi e alla restituzione di ventotto salme. Le immagini provenienti da Israele mostrano scene di commozione, famiglie riunite dopo mesi di attesa e piazze gremite per accogliere chi è tornato. Per il governo israeliano si tratta di un passo importante verso la chiusura di una delle pagine più dolorose della recente storia nazionale. Hamas, in cambio, ottiene la liberazione di numerosi detenuti palestinesi, tra cui molti condannati all’ergastolo. Lo scambio, seppur complesso e controverso, rappresenta un segnale tangibile di apertura dopo anni di ostilità e sangue versato. La consegna delle salme nel pomeriggio assume un valore simbolico profondo: non solo come gesto umanitario, ma come tentativo di restituire dignità alle vittime e favorire la riconciliazione.</span></p>
<p data-start="1347" data-end="2339"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">L’arrivo di Donald Trump in Israele ha suscitato grande attenzione internazionale. L’ex presidente americano, tornato sulla scena politica mondiale come mediatore, ha definito la giornata come “l’inizio di una nuova era di pace”. Nel suo discorso ha ribadito la volontà di sostenere un piano di stabilizzazione che prevede un cessate il fuoco duraturo, la graduale smilitarizzazione di Gaza e il rafforzamento della cooperazione economica nella regione. La sua visita include incontri con le famiglie degli ostaggi liberati, con i rappresentanti della Knesset e con i leader dei paesi vicini, nel tentativo di consolidare la tregua e avviare un processo di pace multilaterale. Il tono del suo intervento è stato ottimistico ma pragmatico: “Oggi non celebriamo la fine di una guerra, ma l’inizio di una difficile costruzione della pace”, ha dichiarato. L’obiettivo, secondo il suo entourage, è avviare un piano di sicurezza regionale sostenuto da Stati Uniti, Israele e paesi arabi moderati.</span></p>
<p data-start="2341" data-end="3258"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Nonostante il clima di speranza, restano molte incognite. La tregua tra Israele e Hamas è fragile e il rischio di nuove escalation è concreto se le parti non riusciranno a mantenere gli impegni presi. Il controllo del territorio di Gaza, la gestione della sicurezza e la ricostruzione delle infrastrutture civili rappresentano sfide enormi. La comunità internazionale osserva con attenzione: sarà necessario un monitoraggio costante e un impegno economico significativo per sostenere la ripresa della Striscia. Allo stesso tempo, la società israeliana è divisa: una parte sostiene l’accordo come passo indispensabile, mentre altri lo considerano una concessione eccessiva a un nemico ancora armato. Sul fronte palestinese, permangono tensioni interne tra Hamas e le altre fazioni, che potrebbero ostacolare l’applicazione concreta dei patti raggiunti. La pace, dunque, resta un obiettivo possibile ma non garantito.</span></p>
<p data-start="3260" data-end="3820" data-is-last-node="" data-is-only-node=""><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Il rilascio degli ostaggi e la restituzione delle salme rappresentano un gesto di umanità che restituisce speranza a un popolo stremato da anni di conflitti. L’arrivo di Donald Trump in Israele aggiunge una dimensione politica e simbolica al momento: quella della possibilità di un nuovo equilibrio nel Medio Oriente. Ma la strada verso la pace resta lunga. Serviranno coraggio, fiducia e compromessi da entrambe le parti. Solo attraverso la volontà condivisa di costruire un futuro diverso, il “nuovo inizio” potrà davvero trasformarsi in una realtà duratura.</span></p>
<p data-start="3260" data-end="3820" data-is-last-node="" data-is-only-node=""></p>
<p data-start="3260" data-end="3820" data-is-last-node="" data-is-only-node=""></p>
<p data-start="3260" data-end="3820" data-is-last-node="" data-is-only-node=""></p>
<p data-start="3260" data-end="3820" data-is-last-node="" data-is-only-node=""></p>
<p data-start="3260" data-end="3820" data-is-last-node="" data-is-only-node=""></p>
</div>
</div>
</div>
</div>
<div class="z-0 flex min-h-[46px] justify-start"></div>
<div class="mt-3 w-full empty:hidden">
<div class="text-center"></div>
</div>
</div>
</div>
</article>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Tregua Israele&#45;Hamas: accordo in vigore a Gaza, inizia il rilascio degli ostaggi – 11 ottobre 2025</title>
<link>https://www.eventi.news/tregua-israele-hamas-gaza-2025</link>
<guid>https://www.eventi.news/tregua-israele-hamas-gaza-2025</guid>
<description><![CDATA[ Gaza City, 11 ottobre 2025 – È entrata in vigore la tregua tra Israele e Hamas, mediata da Egitto, Qatar e ONU. Previsto il rilascio di ostaggi e prigionieri, mentre arrivano aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. ]]></description>
<enclosure url="https://www.eventi.news/uploads/images/202510/image_870x580_68e9fa7304ea4.webp" length="143880" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Sat, 11 Oct 2025 08:38:24 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>tregua Israele Hamas, Gaza 2025, cessate il fuoco, aiuti umanitari Gaza, rilascio ostaggi, ONU, Egitto, Qatar, conflitto Israele Palestina</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<p></p>
<p data-start="667" data-end="1128"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="667" data-end="697">Gaza City, 11 ottobre 2025</strong> – È entrata ufficialmente in vigore alle prime ore di questa mattina la <strong data-start="770" data-end="800">tregua tra Israele e Hamas</strong>, frutto di un accordo raggiunto dopo giorni di trattative condotte con la mediazione dell’Egitto, del Qatar e delle Nazioni Unite.</span><br data-start="931" data-end="934"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">L’obiettivo immediato del cessate il fuoco è consentire il flusso di <strong data-start="1003" data-end="1045">aiuti umanitari nella Striscia di Gaza</strong>, gravemente colpita dai bombardamenti e dalle interruzioni di elettricità e acqua.</span></p>
<p data-start="1130" data-end="1448"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Secondo quanto confermato da fonti diplomatiche, <strong data-start="1179" data-end="1223">la prima fase del rilascio degli ostaggi</strong> israeliani e stranieri inizierà <strong data-start="1256" data-end="1266">lunedì</strong>, con la liberazione di un primo gruppo di civili detenuti da Hamas. In cambio, Israele avrebbe accettato di liberare diversi prigionieri palestinesi, molti dei quali donne e minori.</span></p>
<p data-start="1450" data-end="1839"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Nelle ore successive all’annuncio, la situazione sul terreno è rimasta <strong data-start="1521" data-end="1544">relativamente calma</strong>, anche se l’esercito israeliano mantiene una “vigilanza operativa” in tutte le aree di confine.</span><br data-start="1640" data-end="1643"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Organizzazioni umanitarie come la Croce Rossa e l’UNRWA hanno già predisposto convogli di <strong data-start="1733" data-end="1768">viveri, medicinali e carburante</strong>, destinati a raggiungere Gaza City e Khan Yunis nelle prossime 24 ore.</span></p>
<p data-start="1841" data-end="2095"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Il segretario generale delle Nazioni Unite ha accolto l’intesa come “<strong data-start="1910" data-end="1977">un primo passo necessario verso una soluzione politica duratura</strong>”, sottolineando che il rispetto della tregua da entrambe le parti sarà determinante per evitare una nuova escalation.</span></p>
<p data-start="2097" data-end="2380"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Intanto, da Gerusalemme a Ramallah, cresce la speranza che questa pausa nei combattimenti possa <strong data-start="2193" data-end="2228">riaprire il dialogo diplomatico</strong> interrotto ormai da mesi. “È un momento di fragile speranza — ha commentato un portavoce europeo — ma ogni tregua rispettata è un passo verso la pace.”</span></p>
<p data-start="2097" data-end="2380"></p>
<p data-start="2097" data-end="2380"></p>
<p data-start="2097" data-end="2380"></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Maria Corina Machado vince il Nobel per la Pace 2025: tra riconoscimento e tensioni internazionali</title>
<link>https://www.eventi.news/maria-corina-machado-nobel-pace-2025</link>
<guid>https://www.eventi.news/maria-corina-machado-nobel-pace-2025</guid>
<description><![CDATA[ Maria Corina Machado riceve il Premio Nobel per la Pace 2025 per il suo impegno democratico in Venezuela. La Casa Bianca critica la scelta del Comitato, accusandolo di anteporre la politica alla pace. ]]></description>
<enclosure url="https://www.eventi.news/uploads/images/202510/image_870x580_68e9433c536bb.webp" length="36060" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 10 Oct 2025 19:35:41 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Maria Corina Machado, Nobel per la Pace 2025, Venezuela, opposizione venezuelana, diritti umani, democrazia, Comitato Nobel, Casa Bianca, Stati Uniti, politica internazionale, Nicolás Maduro, premio Nobel, tensioni diplomatiche, attivismo civile, America Latina, Oslo, pace nel mondo, libertà, riconoscimento internazionale, donne e pace</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<p></p>
<h3 data-start="0" data-end="96"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Maria Corina Machado, Nobel per la Pace 2025: tra riconoscimento e tensioni internazionali</span></h3>
<p data-start="98" data-end="613"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="98" data-end="136">Oslo / Washington, 10 ottobre 2025</strong> — María Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana, ha vinto il <strong data-start="210" data-end="243">Premio Nobel per la Pace 2025</strong> per il suo impegno nella promozione della democrazia e dei diritti umani in Venezuela attraverso una resistenza civile pacifica. Il Comitato norvegese ha elogiato il coraggio e la determinazione della politica venezuelana, che da anni lotta contro la repressione e l’autoritarismo, definendola “una voce di libertà in un Paese dove la parola è spesso messa a tacere”.</span></p>
<p data-start="615" data-end="1214"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">La notizia ha generato entusiasmo tra i sostenitori della democrazia latinoamericana, ma anche un’ondata di reazioni contrastanti nel panorama politico internazionale. Dalla Casa Bianca è arrivata una nota ufficiale che, pur riconoscendo la figura di Machado, ha criticato apertamente la decisione del Comitato Nobel, affermando che “ancora una volta la politica è stata anteposta alla pace”. Secondo alcuni analisti, la dichiarazione riflette la preoccupazione degli Stati Uniti per le implicazioni geopolitiche della scelta, in un momento di grande instabilità nei rapporti con l’America Latina.</span></p>
<p data-start="1216" data-end="1635"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">María Corina Machado, esclusa dalle elezioni presidenziali venezuelane del 2024 e costretta da tempo a muoversi in modo limitato per motivi di sicurezza, ha definito il premio “un riconoscimento al popolo venezuelano che non ha mai smesso di credere nella libertà”. In un messaggio diffuso dopo l’annuncio, ha dedicato il Nobel “a tutti coloro che continuano a lottare per una Venezuela giusta, libera e democratica”.</span></p>
<p data-start="1637" data-end="2108"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Il riconoscimento, tuttavia, non è privo di sfide. Machado dovrà affrontare le difficoltà legate alla sua inabilitazione politica e alle tensioni interne al Paese, dove il regime di Nicolás Maduro continua a esercitare un controllo capillare su istituzioni e media. Ciononostante, la sua vittoria assume un valore simbolico di portata storica: è la prima venezuelana a ricevere il Nobel per la Pace, e una delle poche donne latinoamericane a ottenere il riconoscimento.</span></p>
<p data-start="2110" data-end="2454"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Il premio riporta così l’attenzione internazionale su una crisi che da anni divide la comunità globale. Se da un lato il Comitato di Oslo ha voluto premiare la lotta non violenta e il coraggio civile, dall’altro la decisione rischia di alimentare nuove tensioni politiche, trasformando un simbolo di pace in un terreno di scontro diplomatico.</span></p>
<p data-start="2110" data-end="2454"></p>
<p data-start="2110" data-end="2454"></p>
<p data-start="2110" data-end="2454"></p>
<p data-start="2110" data-end="2454"></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Musk punta al Congresso USA con il suo nuovo partito politico</title>
<link>https://www.eventi.news/musk-punta-al-congresso-usa-con-il-suo-nuovo-partito-politico</link>
<guid>https://www.eventi.news/musk-punta-al-congresso-usa-con-il-suo-nuovo-partito-politico</guid>
<description><![CDATA[ Elon Musk entra in politica: il Technopartisan Movement punta a dieci seggi alla Camera e tre al Senato, con programmi su tecnologia e libertà digitale. ]]></description>
<enclosure url="https://www.eventi.news/uploads/images/202507/image_870x580_686bec2cc8baa.webp" length="40340" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Mon, 07 Jul 2025 17:49:33 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Elon Musk, partito politico Musk, Technopartisan, elezioni USA 2026, seggi Congresso USA, politica americana, innovazione e politica, libertà digitale, nuovi partiti USA</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p data-start="198" data-end="659"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong data-start="198" data-end="227">Washington, 7 luglio 2025</strong> – Elon Musk, imprenditore visionario e figura tra le più polarizzanti del panorama mondiale, ha annunciato i primi obiettivi elettorali concreti per il suo nuovo partito politico, il “Technopartisan Movement”. Durante un incontro a porte chiuse con sostenitori e investitori, Musk ha dichiarato l’ambizione di conquistare <strong data-start="550" data-end="619">almeno dieci seggi alla Camera dei Rappresentanti e tre al Senato</strong> nelle elezioni statunitensi del 2026.</span></p>
<h3 data-start="661" data-end="705"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Una forza politica oltre la tecnologia</span></h3>
<p data-start="707" data-end="937"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Nato inizialmente come piattaforma per promuovere politiche pro-innovazione, il movimento di Musk ha rapidamente ampliato il proprio programma, includendo temi economici, energetici e sociali. Tra i pilastri annunciati figurano:</span></p>
<ul data-start="938" data-end="1319">
<li data-start="938" data-end="1011" style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">
<p data-start="940" data-end="1011"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">deregolamentazione strategica per favorire l’innovazione tecnologica;</span></p>
</li>
<li data-start="1012" data-end="1090" style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">
<p data-start="1014" data-end="1090"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">riforma radicale delle infrastrutture energetiche verso fonti rinnovabili;</span></p>
</li>
<li data-start="1091" data-end="1214" style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">
<p data-start="1093" data-end="1214"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">difesa della libertà di espressione online, anche in contrasto con regolazioni federali considerate troppo restrittive;</span></p>
</li>
<li data-start="1215" data-end="1319" style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">
<p data-start="1217" data-end="1319"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">introduzione di strumenti di democrazia digitale, come consultazioni pubbliche basate su blockchain.</span></p>
</li>
</ul>
<p data-start="1321" data-end="1546"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Musk ha sottolineato che il suo partito mira a <strong data-start="1368" data-end="1437">superare la tradizionale divisione tra Democratici e Repubblicani</strong>, puntando su una base elettorale giovane, imprenditoriale e attratta da soluzioni tecnologiche innovative.</span></p>
<h3 data-start="1548" data-end="1574"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Strategia elettorale</span></h3>
<p data-start="1576" data-end="1912"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Gli strateghi del Technopartisan Movement stanno concentrando gli sforzi in Stati ritenuti più recettivi ai temi di Musk, come Texas, California, Nevada, Colorado e Florida. Obiettivo dichiarato: entrare in Congresso già nel 2026, per diventare ago della bilancia su provvedimenti chiave in materia di innovazione, energia e digitale.</span></p>
<p data-start="1914" data-end="2128"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Secondo indiscrezioni, il movimento starebbe già reclutando candidati tra imprenditori, ingegneri, figure dell’industria tech e influencer, per offrire volti nuovi rispetto al tradizionale establishment politico.</span></p>
<h3 data-start="2130" data-end="2154"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Impatti e reazioni</span></h3>
<p data-start="2156" data-end="2589"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">La discesa in campo di Musk suscita opinioni contrastanti. Alcuni osservatori vedono nel suo partito un fenomeno destinato a scuotere le certezze del bipolarismo americano, soprattutto per il carisma personale e la capacità finanziaria dell’imprenditore. Altri temono che il Technopartisan Movement possa frammentare ulteriormente il panorama politico, con effetti imprevedibili sulla governabilità e sulla stabilità istituzionale.</span></p>
<p data-start="2591" data-end="2862"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Gli analisti sottolineano che, nonostante l’appeal mediatico, tradurre la popolarità di Musk in voti concreti non sarà scontato, soprattutto in un sistema elettorale complesso come quello americano, dove terze forze storicamente hanno incontrato ostacoli significativi.</span></p>
<h3 data-start="2864" data-end="2896"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Un futuro da protagonista?</span></h3>
<p data-start="2898" data-end="3182"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Musk appare però determinato a proseguire. “Non possiamo lasciare il futuro dell’innovazione e della libertà in mano a politici che non capiscono il mondo che cambia”, ha dichiarato, promettendo una campagna fondata su tecnologia, trasparenza e partecipazione diretta dei cittadini.</span></p>
<p data-start="3184" data-end="3472"><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Se il Technopartisan Movement riuscirà o meno a imporsi come nuova forza politica resta da vedere, ma il solo ingresso di Musk nell’arena elettorale è destinato a rimescolare le carte e ad alimentare il dibattito su come tecnologia e politica stiano diventando sempre più interconnesse.</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Rubio invoca la tregua: «Fermiamo il conflitto in Ucraina, subito»</title>
<link>https://www.eventi.news/rubio-invoca-la-tregua-fermiamo-il-conflitto-in-ucraina-subito</link>
<guid>https://www.eventi.news/rubio-invoca-la-tregua-fermiamo-il-conflitto-in-ucraina-subito</guid>
<description><![CDATA[ Marco Rubio chiede un cessate il fuoco immediato in Ucraina e una svolta diplomatica per fermare la guerra. Le sue parole scuotono la comunità internazionale. ]]></description>
<enclosure url="https://www.eventi.news/uploads/images/202505/image_870x580_682182d16c47d.webp" length="25486" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Mon, 12 May 2025 07:13:00 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Marco Rubio, Ucraina, cessate il fuoco, guerra in Ucraina, diplomazia, pace, conflitto, Russia, Stati Uniti, appello politico, tregua, Partito Repubblicano, ONU</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p data-start="151" data-end="474" class=""><span style="font-size: 12pt;">In un intervento che ha rapidamente catturato l’attenzione delle principali testate internazionali, il senatore statunitense <strong data-start="276" data-end="291">Marco Rubio</strong> ha lanciato un appello chiaro e deciso: <strong data-start="332" data-end="378">“Fermiamo il conflitto in Ucraina, subito”</strong>, chiedendo un cessate il fuoco immediato e una svolta diplomatica che metta fine alle ostilità.</span></p>
<p data-start="476" data-end="618" class=""><span style="font-size: 12pt;">Parlando davanti ai giornalisti a Washington, Rubio ha sottolineato l’urgenza di una pausa umanitaria che possa aprire la strada al dialogo:</span></p>
<blockquote data-start="619" data-end="783">
<p data-start="621" data-end="783" class=""><span style="font-size: 12pt;">“Ogni giorno che passa senza un accordo diplomatico aggrava le sofferenze e compromette la stabilità globale. Serve responsabilità politica e visione strategica”.</span></p>
</blockquote>
<h3 data-start="785" data-end="811" class=""><span style="font-size: 12pt;">  Un cambio di passo?</span></h3>
<p data-start="813" data-end="1214" class=""><span style="font-size: 12pt;">Le dichiarazioni del senatore, esponente di spicco del Partito Repubblicano e voce influente in materia di politica estera, arrivano in un momento cruciale del conflitto. Mentre sul campo continuano le tensioni e le perdite, Rubio ha voluto mandare un messaggio forte sia ai governi occidentali che alle autorità russe: <strong data-start="1133" data-end="1213">“È il momento di mettere al centro le vite umane, non i calcoli geopolitici”</strong>.</span></p>
<h3 data-start="1216" data-end="1258" class=""><span style="font-size: 12pt;">  La comunità internazionale risponde</span></h3>
<p data-start="1260" data-end="1507" class=""><span style="font-size: 12pt;">A seguito del suo intervento, diverse reazioni sono giunte da diplomatici europei e osservatori ONU, che vedono nell’appello di Rubio un possibile segnale di apertura verso una nuova fase del conflitto, più orientata al negoziato che allo scontro.</span></p>
<p data-start="1509" data-end="1757" class=""><span style="font-size: 12pt;">Anche da Kiev, pur con cautela, si registra l’attenzione verso la proposta. Fonti vicine al governo ucraino hanno dichiarato che <strong data-start="1638" data-end="1756">“qualsiasi proposta di cessate il fuoco deve garantire l’integrità territoriale e la sicurezza del popolo ucraino”</strong>.</span></p>
<h3 data-start="1759" data-end="1797" class=""><span style="font-size: 12pt;">  Un appello che interpella tutti</span></h3>
<p data-start="1799" data-end="2191" class=""><span style="font-size: 12pt;">Il discorso di Rubio, per tono e contenuti, rappresenta un richiamo alla responsabilità globale. Non una presa di posizione neutra, ma un invito esplicito a fermare l’escalation e a scegliere, finalmente, la via del dialogo.</span><br data-start="2023" data-end="2026"><span style="font-size: 12pt;">In un mondo ancora segnato da divisioni e tensioni, <strong data-start="2078" data-end="2135">le sue parole pongono una domanda semplice ma potente</strong>: siamo davvero pronti a mettere la pace al primo posto?</span></p>
<p data-start="1799" data-end="2191" class=""><span style="font-size: 12pt;"></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Romania vince con oltre 40 % estrema destra di GEORGESCU con George simion</title>
<link>https://www.eventi.news/romania-vince-con-oltre-40-estrema-destra-di-georgescu-con-george-simion</link>
<guid>https://www.eventi.news/romania-vince-con-oltre-40-estrema-destra-di-georgescu-con-george-simion</guid>
<description><![CDATA[  ]]></description>
<enclosure url="https://www.eventi.news/uploads/images/202505/image_870x580_681ca698a9882.webp" length="42654" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 08 May 2025 14:32:36 +0200</pubDate>
<dc:creator>COSTEL PEZZETTA</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bucarest, 5 maggio 2025 – In uno dei risultati elettorali più sorprendenti degli ultimi anni, George Simion, leader del partito ultranazionalista AUR (Alleanza per l’Unione dei Romeni), ha ottenuto oltre il 40% dei consensi al primo turno delle elezioni presidenziali di domenica 4 maggio, triplicando il risultato conseguito dallo stesso partito alle consultazioni annullate dello scorso novembre .</p>
<p></p>
<p>Simion, ex attivista della diaspora romena in Occidente, ha ereditato la candidatura dal controverso Călin Georgescu a seguito dell’esclusione di quest’ultimo per indagini giudiziarie. Il risultato ha colto di sorpresa i vertici della coalizione di governo, guidata dal primo ministro Marcel Ciolacu, che ha presentato le sue dimissioni nelle ore successive alla diffusione dei dati elettorali .</p>
<p></p>
<p>Programma sovranista e retorica anti-UE</p>
<p>Il discorso di Simion punta su un nazionalismo di nuova generazione: più orientato contro le ingerenze straniere che non contro le minoranze interne. Tra i punti cardine del suo programma, la revisione dei trattati europei, la fine dei contributi diretti di Bucarest al bilancio UE e la cancellazione di gran parte degli aiuti militari a favore dell’Ucraina. Queste proposte hanno trovato ampio riscontro soprattutto nelle aree rurali e nelle periferie industriali, segnate da un calo dei redditi e da percepite discriminazioni nei confronti delle comunità etniche romene all’estero .</p>
<p></p>
<p>Le opposizioni in affanno</p>
<p>Dietro Simion si è classificato il sindaco di Bucarest Nicușor Dan, indipendente di area liberale, con circa il 21% dei voti, mentre il veterano di centro-sinistra Crin Antonescu non è andato oltre il 15%. La dispersione del voto fra i partiti tradizionali — aggravata dalle recenti tensioni interne e dalle accuse di corruzione — ha ulteriormente favorito il candidato di AUR, capace di catalizzare un elettorato scontento e refrattario ai vecchi schieramenti .</p>
<p></p>
<p>Reazioni sul mercato e timori geopolitici</p>
<p>L’immediata reazione dei mercati è stata negativa: il leu romeno è crollato di quasi il 3% e i rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine sono schizzati ai livelli più alti dal 2012, a testimonianza delle paure legate a un possibile isolamento di Bucarest e al rischio di destabilizzazione sul fianco orientale della NATO . Analisti internazionali avvertono che un’eventuale vittoria di Simion al ballottaggio — fissato per il 18 maggio — potrebbe innescare una revisione drastica degli impegni militari e finanziari della Romania verso UE e alleati atlantici.</p>
<p></p>
<p>Uno scontro epocale al ballottaggio</p>
<p>Il duello di seconda tornata si profila come uno scontro tra due visioni antitetiche: da un lato il “sovranismo” di Simion, convinto assertore di un’“autonomia” romena dalle istituzioni europee, dall’altro un europeismo moderato che punta al rilancio delle riforme interne e alla stabilità economica. Le prossime due settimane saranno decisive per capire se la Romania sceglierà di confermare il suo tragitto verso il cuore dell’Unione o di imboccare una strada più solitaria e nazionalista.</p>
<p></p>
<p>—</p>
<p>Articolo firmato COSTEL PEZZETTA </p>
<p> Redazione Esteri</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Vietnam, festa nazionale della riunificazione</title>
<link>https://www.eventi.news/vietnam-festa-nazionale-della-riunificazione</link>
<guid>https://www.eventi.news/vietnam-festa-nazionale-della-riunificazione</guid>
<description><![CDATA[  ]]></description>
<enclosure url="https://www.eventi.news/uploads/images/202504/image_870x580_68038e01eae5b.webp" length="33400" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Sat, 19 Apr 2025 13:51:27 +0200</pubDate>
<dc:creator>COSTEL PEZZETTA</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 19 al 30 aprile nella città di Ho Chi Minh City si terranno numerose attività per celebrare il 50° anniversario della liberazione del Sud e della riunificazione nazionale.</p>
<p></p>
<p>Intervenendo alla conferenza stampa del 18 aprile, il viceministro della cultura, dello sport e del turismo Lê Hải Bình ha sottolineato l'eccezionale significato politico dell'evento, affermando che si tratta di "un evento fondamentale di mezzo secolo, significativo per l'intero Paese e un evento che riveste anche un'importanza globale".</p>
<p></p>
<p>Secondo Trần Thị Diệu Thúy, vicepresidente del Comitato popolare di Hồ Chí Minh City, l'atmosfera in città è vibrante in questi giorni, poiché ogni cittadino attende con ansia l'evento, che comprenderà una serie di attività importanti.</p>
<p></p>
<p>La cerimonia di commemorazione nazionale avrà luogo alle 6:30 del mattino del 30 aprile, lungo la via Lê Duẩn, Distretto 1, e altre strade nei quartieri centrali della città.</p>
<p></p>
<p>La parata, organizzata dal Ministero della Difesa Nazionale, vedrà la partecipazione di quattro formazioni cerimoniali, 36 formazioni militari e 12 formazioni civili in marcia. È prevista la partecipazione anche di contingenti militari provenienti da Laos e Cambogia.</p>
<p></p>
<p>In particolare, un gruppo di oltre 100 rappresentanti dei vietnamiti all'estero provenienti da oltre 25 paesi e territori si uniranno alla parata per celebrare per la prima volta la liberazione del Sud e la riunificazione nazionale.</p>
<p>Prima della cerimonia principale, il 29 aprile, la città di Ho Chi Minh City terrà una cerimonia di incenso e fiori per rendere omaggio agli eroici martiri. Lo stesso giorno si terrà anche una cerimonia separata per commemorare i presidenti Hồ Chí Minh e Tôn Đức Thắng, organizzata congiuntamente dal governo e dalle autorità cittadine.</p>
<p></p>
<p>Il festival "I colori della città di Zio Hồ" si svolgerà dal 19 al 30 aprile. L'evento prevede una straordinaria performance artistica di mapping 3D sulla facciata della sede del Comitato Popolare (Municipio), che unirà luci, suoni e musica orchestrale e corale.</p>
<p></p>
<p>Uno dei momenti salienti del festival sarà lo spettacolo di droni la sera del 19 aprile, durante il quale 2.000 droni si sincronizzeranno con fuochi d'artificio artistici per creare uno spettacolo visivo mozzafiato nel cielo.</p>
<p></p>
<p>La mostra cinematografica e fotografica Echi della grande vittoria di primavera del 1975 esporrà 300 preziose immagini d'archivio e ospiterà proiezioni di film all'aperto il 27 e 28 aprile sul palco Nguyễn Huệ - Ngô Đức Kế.</p>
<p></p>
<p>Si terrà inoltre uno speciale programma artistico intitolato Festival della Riunificazione Nazionale, che verrà trasmesso in diretta a livello nazionale.</p>
<p></p>
<p>Contemporaneamente, la città di Ho Chi Minh City si coordinerà con i ministeri e le autorità centrali per ospitare programmi artistici celebrativi, tra cui uno spettacolo all'aperto intitolato A Country Full of Joy il 20 aprile presso il Palazzo della Riunificazione, uno speciale concerto sinfonico intitolato The Epic of Peace la sera del 21 aprile 2025 presso l'Opera House di Ho Chi Minh City, tra gli altri.</p>
<p></p>
<p>Secondo Nguyễn Xuân Bắc, Direttore del Dipartimento di Arti Performative, oltre 1.000 artisti, professionisti e non, parteciperanno alle attività artistiche. In particolare, saranno invitati anche giovani artisti di grande successo provenienti da programmi molto attesi come Anh Trai Say Hi (Saluta con i Fratelli) o Anh Trai Vượt Ngàn Chông Gai (Chiamami col Fuoco Vietnam).</p>
<p></p>
<p>"Tutti loro hanno espresso orgoglio per l'opportunità di esibirsi all'evento, confermandone l'importanza e diffondendo al contempo l'orgoglio, l'autostima, la gratitudine e l'apprezzamento dei giovani", ha affermato.</p>
<p></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Romania,lider liberale USR Elena lasconi scaricata dal suo partito</title>
<link>https://www.eventi.news/romanialider-liberale-usr-elena-lasconi-scaricata-dal-suo-partito</link>
<guid>https://www.eventi.news/romanialider-liberale-usr-elena-lasconi-scaricata-dal-suo-partito</guid>
<description><![CDATA[  ]]></description>
<enclosure url="https://www.eventi.news/uploads/images/202504/image_870x580_67f9874d05ca3.webp" length="28958" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 11 Apr 2025 23:19:30 +0200</pubDate>
<dc:creator>COSTEL PEZZETTA</dc:creator>
<media:keywords>USR, Elena lasconi, Romania, presidenziali</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il processo elettorale romeno sembra sempre più un pasticciaccio brutto, che continua a peggiorare. Dopo lo storico annullamento del primo turno delle presidenziali e l’esclusione del candidato favorito, l’outsider ultranazionalista Călin Georgescu, ora le scosse hanno raggiunto anche la galassia liberal-democratica. Elena Lasconi, la candidata dell’Usr di centro-destra, è stata messa all’angolo dai vertici del suo stesso partito, che temono un’eccessiva frammentazione del fronte europeista a tutto vantaggio dei candidati dell’estrema destra e hanno deciso di sostenere l’ex collega Nicușor Dan. Ma la leader della formazione liberal-conservatrice non sembra intenzionata a farsi da parte.</p>
<p></p>
<p>Da Bucarest arriva l’ennesimo colpo di scena nella saga quasi fantascientifica delle elezioni presidenziali. Il Paese balcanico ha creato un precedente storico quando, lo scorso dicembre, la Corte costituzionale ha deciso di annullare l’intero primo turno del voto sulla base di rapporti dell’intelligence circa influenze russe. Il candidato indipendente Călin Georgescu, proveniente dall’area della destra radicale sovranista, euroscettica e pro-Cremlino, è poi stato formalmente estromesso dalla competizione elettorale, riprogrammata per il prossimo 4 maggio.</p>
<p></p>
<p>Il suo capitale politico è stato raccolto dall’altra figura di spicco dell’ultradestra nazional-populista e filorussa: George Simion, leader del partito Aur (affiliato ai Conservatori dell’Ecr a Strasburgo), che i sondaggi danno ora in netto vantaggio sui contendenti, com’era stato il caso anche per Georgescu fino ad un mese fa. Le cifre esatte variano sensibilmente da una rilevazione all’altra, ma in media Simion è accreditato con circa il 32 per cento dei consensi, mentre nel dintorno del 17-20 per cento si affollano in tre.</p>
<p>C’è il sindaco della capitale, Nicușor Dan, uno dei fondatori dell’Usr che però si candida ora da indipendente. Poi c’è Crin Antonescu, un altro liberale di lungo corso (ma nelle fila del Pnl) e scelto come profilo unitario dalla coalizione di governo, composta appunto dal Pnl più i socialdemocratici del Psd e la minoranza ungherese dell’Udmr. Infine c’è Victor Ponta, ex premier socialista che si presenta anche lui da indipendente, ma stavolta con una piattaforma sovranista.</p>
<p></p>
<p>Così, i quadri dell’Usr hanno annunciato che ritireranno il loro supporto a Lasconi per sostenere Dan, ufficialmente per non sparpagliare ulteriormente i voti del bacino elettorale di riferimento. Una decisione dell’ufficio nazionale del partito ha sancito ieri (9 aprile) la potenziale fine della corsa per la presidente dell’Usr, dopo che un sondaggio commissionato dalla stessa dirigenza le aveva dato un misero 4,1 per cento, significativamente sotto alla media delle altre rilevazioni (che si aggira comunque su cifre poco lusinghiere, intorno al 10 per cento).</p>
<p></p>
<p>“Anche se è una decisione dolorosa per il partito, abbiamo votato per sostenere un candidato indipendente alla presidenza della Romania”, ha dichiarato Dominic Fritz, sindaco di Timisoara e numero due dell’Usr, esortando anche il Psd e il Pnl ad appoggiare il primo cittadino di Bucarest onde evitare che il ballottaggio si trasformi in un derby sovranista tra Simion e Ponta.</p>
<p></p>]]> </content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>