Sharif Mohamed: imam e guida di un centro civico aperto a tutte le fedi
Continua il viaggio alla scoperta delle persone che stanno dando corpo e vita al movimento No Kings negli Stati Uniti. Si tratta di dodici ritratti di altrettanti punti di riferimento della società civile di Minneapolis e Saint Paul, le twin cities che, dalla rivolta anti Ice in avanti, stanno riscrivendo la storia dell’attivismo civile negli Usa. Gli articoli sono tratti dal numero di VITA magazine di aprile intitolato “Minneapolis, l’America dopo Trump”. Le interviste sono di Doriano Zurlo, le foto di Stefano Rosselli e Doriano Zurlo, inviati a Minneapolis per VITA. Qui i primi due ritratti: Andrew Schumacher Bethke, insegnante di storia e patroller, Amy Levad, teologa, mamma e volontaria in incognito e Jim Bear Jacobs: l’intellettuale anti trumpiano discendente dei Mohicani.
Il 3 dicembre 2025, il presidente Donald Trump ha definito gli immigrati somali garbage, spazzatura. Su quanto sia inappropriato questo livello di conversazione non possono esserci dubbi. Nessun gruppo etnico dovrebbe mai meritare una definizione del genere. Senza dimenticare che la comunità somala del Minnesota, la più grande degli Stati Uniti, è piena di persone attive dal punto di vista civico e accoglienti.

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Sharif Mohamed, lei è nato negli Stati Uniti o viene dalla Somalia?
Sono venuto dalla Somalia nel 1996. Sono l’imam di questa moschea dal 1998, quando è stata fondata. Si chiama Dar al-Hijrah Islamic Civic Center. Dar al-Hijrah significa “la casa dell’immigrato”. Siamo un centro islamico e un centro civico. Abbiamo aiutato molte persone dell’Africa orientale a insediarsi qui. Non solo somale.
Cosa sono le Iftar Dinner?
Sono le cene comunitarie che segnano la fine del digiuno quotidiano, al tramonto, durante il Ramadan. Circa quattordici anni fa abbiamo deciso di aprire alcune di queste cene a tutti. Chiunque può venire, basta iscriversi sul sito, è gratis. L’idea — elaborata insieme al Minnesota Council of Churches e ad altre organizzazioni musulmane — è questa: anche se abbiamo culture diverse, fedi diverse, persino persone che dicono di non avere alcuna fede… tutti sono benvenuti. Il primo evento lo abbiamo chiamato Open Heart Iftar. È un evento sociale, un evento di accoglienza, un evento dove il cuore si apre verso tutti. Di solito durante il Ramadan organizziamo un iftar ogni mese. A volte anche due o tre. Stasera, ha visto, c’era anche il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey.
Cosa significa integrarsi in una cultura diversa dalla propria senza perdere le radici e la fede?
In generale, quando un gruppo di persone migra in una nuova società, la prima fase è di chiusura. È normale per qualsiasi essere umano. Si arriva in un nuovo territorio e ci si isola dal resto della comunità. Si dice: non vogliamo assimilarci, non vogliamo far parte di questa società. Un giorno torneremo nel nostro Paese. La seconda fase è quando le persone trovano una leadership coraggiosa e buona. Allora si dice: come possiamo costruire qui le nostre moschee, o anche le nostre chiese o sinagoghe? Come possiamo mantenere la nostra fede e allo stesso tempo essere parte della società? Essere parte di una società inclusiva e allo stesso tempo mantenere la nostra identità? Quando siamo arrivati — nei primi anni Novanta — la comunità musulmana somala pensava: torneremo quando la Somalia sarà stabile. Tra qualche anno. Questa era l’idea. Ma alcune persone, come me, dicevano: no, non torneremo. La storia dell’immigrazione è sempre così. Non si torna. Quindi come possiamo vivere qui, in questo tempo, in questo luogo, essere parte della società e allo stesso tempo mantenere la nostra identità e la nostra fede? Ci sono alcune difficoltà, ma penso che sia possibile. Soprattutto negli Stati Uniti, dove c’è libertà di religione e di espressione. Nella zona della 26ª strada, ci sono molte moschee. Molti centri commerciali etnici. Molti ristoranti etnici. Molte culture diverse. E tutte sono in qualche modo interconnesse. Vivono con armonia, rispetto e dignità.
Avete progetti in comune con le altre religioni?
Sì. In questo quartiere c’è una chiesa molto antica. È una congregazione luterana di circa 150 anni. Lavoriamo con loro dal 2014. Abbiamo fatto molti progetti insieme. Aiutiamo le persone senza casa, dialoghiamo, promuoviamo la comprensione reciproca e la convivenza. Le religioni diverse possono lavorare insieme, per il bene comune del quartiere. Abbiamo creato un’organizzazione chiamata Hope Center. L’idea è di avere un edificio in comune. Ognuno manterrà il proprio luogo di culto. Ma condivideremo uno spazio per offrire servizi alla comunità. Sì, lavoriamo insieme con le chiese. E anche con le sinagoghe.
Ci sono molti ebrei qui?
Sì, un numero significativo.
E avete buoni rapporti con loro?
Ottimi.
La vostra comunità è stata presa di mira dall’Ice?
Sì, hanno preso di mira la comunità somala. Ma più in generale tutte le persone di colore. La cosa “ironica” è che più dell’80% dei somali in Minnesota è cittadino americano. Molti sono nati qui. Sono americani. Gli altri sono cittadini naturalizzati. È pazzesco che una comunità in cui l’80% è cittadino venga presa di mira.
Perché l’hanno fatto?
Non lo sappiamo. Forse il colore della pelle. Forse perché la comunità è prospera, con molte imprese. Forse qualcuno vuole distruggerla. Non lo so. Ma la cosa positiva è che migliaia di cittadini del Minnesota si sono alzati in piedi per difenderla, dicendo: «Questi sono i nostri vicini, li amiamo e li proteggeremo». Non mi aspettavo una reazione così forte. Persone fuori al freddo per 6 o 7 ore a proteggere la comunità. A volte quando uscivo dalla moschea a mezzanotte vedevo persone pattugliare il quartiere. La mattina alle 7,30 vedevo ancora persone che camminavano per proteggere la comunità. Il governo federale ha fatto un lavoro duro e dannoso. Ma la gente del Minnesota ha detto: «No. Non succederà sotto il nostro sguardo».
Crede che tutti gli esseri umani siano figli di Dio creati uguali davanti a Lui?
È una bellissima domanda. C’è un racconto. Un uomo chiese al profeta Maometto: «Chi è la persona più amata da Dio?». Il profeta rispose: «La persona più utile agli altri esseri umani. E disse anche: nessuno di voi è un vero credente finché non ama per il proprio fratello ciò che ama per se stesso». Nella visione islamica: gli esseri umani sono una creazione di Dio. Sono nobili. Sono sacri. Sono stati scelti sopra le altre creature. Ma sono anche responsabili delle loro azioni. Se faccio del male all’umanità, sono responsabile davanti a Dio. Se faccio del bene all’umanità, riceverò ricompensa nel giorno del giudizio. Crediamo che l’essere umano sia stato creato da Dio e sia degno di rispetto. Dio ha dato agli esseri umani la responsabilità di custodire il mondo. Per me, come imam, l’insegnamento è questo: non odiare un essere umano perché è umano. Se non ti piace ciò che fa, odia l’azione. Ma non odiare la persona. Perché l’essere umano è prezioso. Dio lo ha creato nobile.
Sharif Mohamed è l’imam della moschea Dar al-Hijrah, situata sulla sponda occidentale del fiume Mississippi, a Cedar-Riverside, un quartiere centrale di Minneapolis (foto: Stefano Rosselli)
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