Siracusa, l’ultimo saluto a padre Carlo D’Antoni nella chiesa di Bosco Minniti

08 Ottobre 2026 - 19:20
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Siracusa, l’ultimo saluto a padre Carlo D’Antoni nella chiesa di Bosco Minniti

Oggi alla chiesa di Bosco Minniti l’ultimo saluto a padre Carlo D’Antoni, scomparso nei giorni scorsi all’età di 71 anni. Fedeli, amici e persone incontrate durante il suo lungo impegno pastorale si sono stretti attorno alla comunità parrocchiale e alla famiglia.

Ordinato sacerdote nel 1979, padre Carlo aveva prestato servizio a Solarino e Fontane Bianche prima di diventare, nel 1992, parroco di Santa Maria Madre della Chiesa a Bosco Minniti. Una vita sacerdotale segnata soprattutto dall’attenzione agli ultimi, agli immigrati, ai braccianti e a chiunque avesse bisogno di aiuto, senza distinzioni di provenienza o religione.

Durante l’omelia, l’arcivescovo di Siracusa Francesco Lomanto ne ha ricordato la “dedizione totale agli ultimi”, sottolineando come padre Carlo abbia accompagnato tante persone verso l’autonomia lavorativa e il rispetto della dignità umana. Lomanto ne ha ricordato anche la visione aperta e orientata al sociale, unita al profondo rispetto per la Chiesa, invitando infine la comunità alla preghiera in suo suffragio.

“A noi piace ricordarlo come un prete di comunità, una comunità che ha saputo costruire e far crescere nel quartiere di periferia al quale ha dedicato anima e cuore per 35 anni – così, in una nota, la federazione di Siracusa di Sinistra Italiana-Avs -. Ha trasformato una chiesa in un luogo di accoglienza aperto a bambini, famiglie, anziani, migranti e persone provenienti da ogni parte della città. La parrocchia è stata centro di accoglienza durante le emergenze migratorie, mensa per chi era in difficoltà, luogo di incontro e di festa a Carnevale, a Capodanno, a Natale e persino alla fine del Ramadan. È stata sede di scout, associazioni, dibattiti e confronti politici, offrendo spazio a chi, in questa città, spesso non ne aveva. Accogliere è stato il tratto distintivo del suo agire quotidiano. Ma non si è limitato alla carità: il suo impegno è stato anche civile e sociale. Ha denunciato il caporalato a Cassibile, ha dato voce alle criticità del quartiere, si è battuto instancabilmente per la cura del Parco Robinson e per affrontare le emergenze delle periferie. La sua chiesa è stata una fucina di iniziative a tutela dei diritti dei migranti, delle persone senza dimora e di tutti coloro che vivevano ai margini, spesso ignorati da una città che non sapeva o non voleva prendersene cura. Con lui, gli ultimi erano sempre i primi. La sua assenza si farà sentire non solo nel mondo cattolico, ma anche in quello laico, che oggi piange un sacerdote accogliente, antifascista e coerente, capace di trasformare la propria missione cristiana in un impegno quotidiano contro le ingiustizie”.

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