Sooner or Later, Richard von Kalmar racconta il dietro le quinte del Silver Screen Remix
Dopo la pubblicazione di “Sooner or Later (Silver Screen Remix)”, Richard von Kalmar approfondisce il lavoro di produzione che ha dato forma al brano: delay vocali, synth, percussioni dal vivo, collaborazione con Bruno Simonetta e differenze tra Radio Edit e Full Length Remix.
Dopo la pubblicazione di “Sooner or Later (Silver Screen Remix)”, il progetto blantyre torna al centro dell’attenzione con un approfondimento dedicato al lavoro di produzione che ha definito l’identità sonora del brano. Questa volta il focus non è sulla presentazione del singolo, già raccontata in precedenza, ma sui dettagli tecnici e creativi che hanno costruito il suo carattere cinematografico: delay vocali, synth stratificati, percussioni dal vivo, mix e adattamento al formato radiofonico.
Il brano si sviluppa su un groove downtempo a 105 BPM e combina elementi elettronici con componenti più organiche. Le percussioni live di Steven Spangenberg, unite alla programmazione digitale, aggiungono una pulsazione più umana alla struttura ritmica. Al centro del lavoro c’è anche la collaborazione con l’ingegnere del suono Bruno Simonetta, fondamentale per rifinire lo spazio del mix e valorizzare la dimensione atmosferica del remix.
In questa intervista, Richard von Kalmar racconta il processo seguito in studio, il trattamento delle voci, l’uso di riverberi e delay, l’integrazione delle congas dal vivo e la scelta di pubblicare il brano in due versioni distinte: Radio Edit e Full Length Remix.
Il brano utilizza ampi suoni di pad, linee di basso evidenti e synth ricchi di riverberi e delay. In che modo tu e Bruno Simonetta avete lavorato per creare questo senso di spazio così ampio e cinematografico?
È sempre difficile trovare il giusto equilibrio tra il lavoro che fai da solo sulla traccia, per inserire le tue idee, e lo spazio che lasci all’ingegnere del suono per aggiungere il proprio contributo. Gli effetti devono funzionare nel contesto dell’intera canzone, come progetto completo e finito.
In genere, i tecnici del suono chiedono a musicisti e produttori di consegnare le tracce “dry”, cioè senza effetti, così da poter gestire liberamente riverberi, delay e altri trattamenti durante il mix. Nel caso del Silver Screen Remix di “Sooner or Later”, però, oltre ai synth ho lavorato molto sulle voci. Non solo con riverberi e delay, ma anche con catene di effetti più complesse, che si possono chiaramente percepire ascoltando il brano.
Alla fine ho esportato tutte le tracce vocali in due sole tracce. Nella cartella inviata a Bruno ho inserito sia due tracce completamente “dry”, sia due tracce con tutti gli effetti già applicati. In questo modo gli ho dato la possibilità di scegliere tra il mio lavoro sonoro e un’elaborazione più libera da parte sua, anche solo su alcune parti. Questo approccio ha funzionato molto bene.
Gran parte della sensazione di spazio “espanso” deriva dai lunghi delay vocali sincronizzati al tempo della traccia. Sono elementi che ho costruito io e che si notano chiaramente prestando attenzione all’ascolto.
Steven Spangenberg ha contribuito al brano con percussioni dal vivo. In che modo questi elementi live hanno cambiato o valorizzato la programmazione elettronica originale e il groove a 105 BPM?
Steve ha registrato le congas dal vivo. Io ho selezionato le parti migliori, le ho editate e poi ho aggiunto un’altra traccia di percussioni campionate, suonata da me sulla tastiera.
Le percussioni dal vivo funzionano molto bene insieme a quelle campionate. Le piccole imperfezioni naturali, compreso il fatto che il timing non sia mai perfettamente meccanico, danno molto carattere alla ritmica e rendono più umane anche le parti programmate.
Nel Silver Screen Remix, però, la produzione è molto intensa. Ci sono molti elementi stratificati e un uso esteso di effetti, quindi le percussioni risultano un po’ immerse nel mix e meno evidenti di quanto potrebbero essere.
Tra circa sei settimane sarà pubblicata una versione house di “Sooner or Later”, con un tempo di 118 BPM, intitolata “Countless Lovers Remix”. In quella versione le percussioni, soprattutto le congas di Steve, saranno molto più presenti. Lo stesso accadrà anche nella versione originale, prevista all’interno dell’EP di “Sooner or Later”.
La pubblicazione comprende due versioni distinte: Radio Edit e Full Length Remix. In che modo cambia l’arco narrativo tra il formato radiofonico più breve e il remix esteso?
Come sempre, la versione estesa è quella che segue il corso naturale della canzone durante la scrittura e la produzione. Di solito considero il taglio di un brano per la radio un’operazione delicata, quasi come togliere pezzi a un’opera già completa. È sempre difficile decidere quali parti lasciare e quali eliminare.
Nel caso della versione Silver Screen di “Sooner or Later”, però, il lavoro sulla Radio Edit è stato più una compressione del brano in un tempo minore che un semplice taglio. Cliff, Carly e io siamo stati molto soddisfatti del risultato.
Penso che la Radio Edit funzioni altrettanto bene della versione estesa. La strofa, che nella versione lunga viene ripetuta due volte, conserva comunque una ripresa anche nella versione radiofonica. Questo permette alla traccia di mantenere una struttura coerente, senza perdere troppo del suo sviluppo narrativo.
In questo caso specifico, il brano è stato adattato al formato radio già nella fase di pre-produzione. Per questo gli effetti e il mix hanno una dinamica diversa, invece di essere soltanto una versione accorciata del remix finale esteso.
Un approfondimento sul lavoro di produzione
Il racconto di Richard von Kalmar mostra come “Sooner or Later (Silver Screen Remix)” sia stato costruito attraverso un lavoro sonoro molto dettagliato. La collaborazione con Bruno Simonetta ha permesso di rifinire lo spazio del mix, mentre le percussioni di Steven Spangenberg hanno aggiunto una componente più fisica e naturale alla base elettronica.
La doppia versione del brano, Radio Edit e Full Length Remix, conferma l’attenzione alla forma e alla dinamica dell’ascolto. Da una parte c’è una versione più ampia e atmosferica, dall’altra una lettura più compatta, pensata per mantenere l’identità del brano anche in un formato più diretto.
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