Strage di Casalotti, Adinolfi insiste sulle coperture bengalesi e lancia la caccia all’uomo “porta a porta”: forse è fuggito vestito da donna

06 Luglio 2026 - 20:13
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Strage di Casalotti, Adinolfi insiste sulle coperture bengalesi e lancia la caccia all’uomo “porta a porta”: forse è fuggito vestito da donna

Strage di Casalotti, il giallo delle rete di coperture della comunità bengalese per la fuga e il mistero del presunto killer ancora introvabile

Un giallo fitto, quello del movente del massacro, e il mistero della fuga blindata del sospettato killer. A dieci giorni dalla terrificante strage di Casalotti, dove una bambina e i suoi genitori sono stati barbaramente fatti a pezzi a colpi di mannaia, il presunto assassino, il quarantatreenne Shahadat Hossain, è ancora un fantasma. Un caso cruento, una mattanza quella dei famiglia di bengalesi, a cui è scampato solo il figlio maggiore della coppia e su cui, denuncia una parte della politica e dell’opinione pubblica, sta calando un preoccupante silenzio mediatico.

Strage di Casalotti, il presunto killer è ancora un fantasma

Un silenzio assordante a cui fanno eco una serie di interrogativi inquietanti e ancora senza risposta. Com’è possibile che un uomo in fuga, descritto dai testimoni che l’hanno visto dileguarsi nel buio subito dopo il massacro come «senza scarpe e con la maglietta impregnata di sangue», sia riuscito a svanire nel nulla senza lasciare traccia? Il forte sospetto, che si fa strada anche tra gli inquirenti, è che la folta e radicata comunità bangladese della Capitale stia garantendo all’assassino una fitta rete di coperture, favorendone la latitanza o addirittura una fuga all’estero pianificata nei minimi dettagli.

L’ombra delle coperture nella comunità bengalese

Di più. Un radicamento nella comunità bengalese locale, quella dei protagonisti di questa tragica vicenda, che porta gli investigatori a ipotizzare la presenza di complici incisivi, e a scavare nei rapporti economici della famiglia: una lettera anonima con richieste di denaro, spuntata nei giorni scorsi, fa ipotizzare un debito non saldato come movente della premeditazione.

La caccia all’uomo “porta a porta” della contro-ricerca di Adinolfi

Su questo muro di gomma omertoso si è scagliato Mario Adinolfi. Il giornalista ha annunciato sui social una vera e propria contro-indagine, promettendo di stanare una sorta di “mafia territoriale” del Bangladesh che a Roma gestirebbe i racket dei richiedenti asilo. La tesi è netta: Hossain è arrivato in Italia protetto da una rete potente, capace di mascherare perfino precedenti penali che l’uomo avrebbe a suo carico nel suo Paese d’origine.

Il timore che l’uomo possa essere fuggito travestendosi da donna per coprire volto e corpo

Adinolfi ha annunciato un’azione eclatante: «Andremo casa per casa, minimarket per minimarket, luogo di culto per luogo di culto musulmano a chiedere dove si annida a Roma la mafia del Bangladesh e chi ha protetto in passato e protegge ora Shahadat Hossain. Anche se temo che ormai sia stato vestito da donna grazie al reticolato islamico che permette di muoversi coprendosi il corpo e il volto, per farlo andare fuori dall’Italia attraverso un valico di frontiera incustodito».

Strage di Casalotti, il giallo delle fuga e la rete dei complici restano sotto traccia

Nel frattempo, la polizia ha esteso le ricerche a livello internazionale, monitorando stazioni, aeroporti e la rete di contatti del ricercato, per evitare che un simile orrore resti impunito. Ma la domanda ancora inevasa resta sempre la stessa e supera finanche quella su dove potrebbe essersi nascosto il presunto killer: chi ha aiutato Shahadat a fuggire?

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