TRA VILLE E GIARDINI 2026: GIOVANNI CACCAMO INCANTA IL GIARDINO DELL’ABATE
Più che un concerto, un ringraziamento. Così Giovanni Caccamo ha scelto di raccontare al pubblico del Giardino dell’Abate il senso più profondo della serata di ieri, 29 luglio, nell’ambito di Tra Ville e Giardini 2026: non celebrare i dodici anni della propria carriera, ma restituire ciò che la musica, gli incontri e i maestri gli hanno donato. Ne è nato uno spettacolo intenso e partecipato, dove la canzone d’autore si è intrecciata al racconto, alla riflessione e alla memoria.
Ad accogliere il numeroso pubblico sono stati i saluti istituzionali. L’assessore alla Cultura del Comune di Badia Polesine, Valeria Targa, rivolgendosi direttamente agli spettatori: «Ho il piacere di introdurre questa magnifica serata. – ha detto – C’è tantissima partecipazione: fatevi un applauso, perché siete la più grande soddisfazione». Ha quindi ricordato la presenza di Emergency Rovigo, partner solidale della rassegna, definendola «un’associazione meravigliosa» impegnata ogni giorno a favore delle vittime delle guerre e della violenza.
La consigliera provinciale alla Cultura Lucia Ghiotti ha sottolineato il profondo legame tra la manifestazione e il luogo che ospitava il concerto: «È sempre un piacere tornare a Badia, perché questa è un’ambientazione pienamente nello spirito di Tra Ville e Giardini, fra i luoghi più suggestivi del Polesine». Ha quindi ringraziato Regione del Veneto e Fondazione Cariparo, sostenitori della rassegna.
Il direttore artistico Claudio Ronda, ideatore di Tra Ville e Giardini, ha ricordato i prossimi appuntamenti del cartellone, presentando Giovanni Caccamo come «uno dei cantautori più sensibili del panorama italiano».
La cornice del Giardino dell’Abate, antico terreno degli orti dell’Abbazia della Vangadizza, con i suoi alberi secolari e il silenzio raccolto che lo caratterizza, sembrava quasi predisporre all’ascolto. E proprio l’ascolto è stato il filo conduttore della serata. Caccamo ha alternato le canzoni ai racconti della propria vita artistica, con il garbo e la misura che lo contraddistinguono. Tra un brano e l’altro ha divertito il pubblico con le imitazioni di Andrea Camilleri e Mara Maionchi, ricordando gli anni degli esordi, quando attendeva per ore davanti alle case discografiche milanesi nella speranza di consegnare le proprie registrazioni. Fra gli episodi più emozionanti, quello dell’incontro con Franco Battiato: quattro ore di attesa sulla spiaggia prima di riuscire a consegnargli un nastro. Quel gesto, apparentemente semplice, avrebbe cambiato la sua vita, perché il maestro, dopo averlo ascoltato, lo richiamò per produrre il suo primo album.
Ampio spazio è stato dedicato a Parola, il quarto album del cantautore, nato da un appello di Andrea Camilleri per un nuovo umanesimo della parola. Da quel disco è scaturito il progetto Cambiamento dei giovani, un percorso di ascolto che ha portato Caccamo a incontrare migliaia di ragazzi nelle università, nelle carceri e nei luoghi di aggregazione, ponendo loro una domanda tanto semplice quanto decisiva: «Che cosa faresti per cambiare questa società?».
Dalle oltre tremila risposte raccolte è nato Il Manifesto del Cambiamento, un libro che raccoglie idee, speranze e visioni delle nuove generazioni. «I giovani hanno spento il motore dei sogni – ha osservato Caccamo – e quando i giovani non sognano più, la società è destinata a morire». Per questo, ha spiegato, servono parole capaci di diventare autentici “defibrillatori” delle coscienze. Il primo è proprio il Manifesto; un altro è la fiducia, tema della canzone Puoi fidarti di me.
Il concerto ha ripercorso anche le pagine più significative della sua produzione e alcune delle canzoni scritte per altri artisti, fino ad arrivare al momento più atteso della serata: l’omaggio a Franco Battiato. Da Prospettiva Nevskij a La stagione dell’amore, da Gli uccelli a E ti vengo a cercare, fino a Povera patria e La cura, Caccamo non ha cercato la semplice reinterpretazione, ma ha restituito al pubblico un gesto di gratitudine verso il maestro che per primo credette in lui. «Più che celebrare questi anni di carriera – ha spiegato – questo concerto è un modo per dire grazie».
Il pubblico, circa quattrocento persone, ha accompagnato l’intero spettacolo con lunghi applausi a scena aperta e continui «Bravo!» levatisi da ogni parte del parco. Durante l’omaggio a Battiato molti spettatori hanno cantato insieme all’artista, fino ad alzarsi in piedi. «Visto che siete già in piedi, facciamo un finalone», ha sorriso Caccamo, lanciando Centro di gravità permanente. Le torce dei telefoni cellulari hanno illuminato il Giardino dell’Abate come gli accendini dei grandi concerti di un tempo, trasformando l’ultima canzone in un abbraccio collettivo e in un finale di straordinaria partecipazione.
Al termine dello spettacolo il pubblico ha potuto partecipare alla visita guidata dell’Abbazia della Vangadizza, proseguendo idealmente quel dialogo tra arte, storia e territorio che rappresenta l’essenza di Tra Ville e Giardini. I libri del Manifesto del cambiamento sono andati esauriti e si è formata la coda per farselo autografare dall’artista.
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