Trapianti, il 2025 è l’anno dei record: Italia al secondo posto in Europa per donazioni
Il 2025 segna il miglior risultato di sempre per il sistema trapiantologico italiano: effettuati 4.678 trapianti, superando il record del 2024. L’Italia si conferma seconda tra i grandi Paesi dell’Unione europea per tasso di donazione, mentre crescono le donazioni a cuore fermo e da vivente
Il 2025 entra nella storia della sanità italiana come l’anno con il maggior numero di trapianti di organo mai realizzati. Secondo il report analitico del Centro Nazionale Trapianti, gli interventi effettuati sono stati 4.678, con un incremento di 36 operazioni rispetto al precedente primato del 2024, quando i trapianti erano stati 4.642. I dati confermano la solidità del sistema nazionale e la continua crescita della cultura della donazione nel Paese.
Italia seconda in Europa per donazioni
Con un tasso di 29,8 donatori per milione di abitanti, l’Italia mantiene il secondo posto tra i principali Paesi europei per capacità di donazione. Davanti resta soltanto la Spagna, che registra 51,9 donatori per milione di abitanti, mentre seguono Francia (27,6), Regno Unito (20,8) e Germania (11,2). A livello territoriale, i risultati migliori arrivano da Veneto (49,3 donatori per milione), Toscana (45,6) ed Emilia-Romagna (42,2), confermando il ruolo trainante di queste regioni.
Donatori sempre più anziani
Prosegue anche l’aumento dell’età media dei donatori, salita a 64,2 anni rispetto ai 58,8 del 2016. Nel corso del 2025 i donatori con oltre 65 anni sono stati 967, quasi il doppio dei 488 registrati dieci anni fa. Il donatore più anziano aveva 99 anni.
Il dato evidenzia come l’evoluzione delle tecniche mediche consenta oggi di utilizzare con successo organi provenienti anche da persone in età avanzata.
Cresce la donazione a cuore fermo
Tra gli elementi che hanno maggiormente contribuito al record del 2025 spicca la crescita della donazione a cuore fermo. I donatori utilizzati sono stati 428, con un aumento del 50,7% rispetto all’anno precedente, rappresentando quasi un quarto del totale dei donatori. Grazie a questa modalità sono stati realizzati 897 trapianti, il 44,2% in più rispetto al 2024, pari a circa il 21% di tutta l’attività di trapianto da donatore deceduto.
In aumento anche le donazioni da vivente
Segno positivo anche per la donazione da vivente. Nel 2025 i donatori sono stati 387, con una crescita del 5,7%: di questi, 364 hanno donato un rene e 23 una parte del fegato. Nel corso dell’anno sono stati inoltre effettuati quattro trapianti attraverso le catene cross-over ed è stata registrata la decima donazione samaritana realizzata in Italia.
Rene e fegato gli organi più trapiantati
Il rene si conferma l’organo maggiormente trapiantato, con 2.367 interventi. Seguono il fegato con 1.753 trapianti (+1,8%), il cuore con 451 (+9,2%), il polmone con 144 (-17,2%) e il pancreas con 35 interventi.
Tra le strutture ospedaliere, il maggior numero di trapianti è stato effettuato dall’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino (482 interventi), seguita dall’Azienda Ospedaliera di Padova (475) e dal Policlinico di Bari (294).
Crescono anche tessuti, cellule staminali e microbiota fecale
Il report evidenzia un incremento anche nelle attività di donazione dei tessuti e delle cellule staminali emopoietiche. Prosegue inoltre il programma dedicato ai trapianti di microbiota fecale: dall’avvio del servizio, nell’aprile 2020, sono stati effettuati complessivamente 396 trattamenti in nove centri italiani.
Schillaci: «La donazione diventi parte della nostra identità civile»
«I risultati confermano la forza del sistema trapiantologico italiano e il profondo senso di solidarietà dei nostri cittadini», ha dichiarato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, sottolineando l’impegno a rafforzare le campagne di sensibilizzazione, soprattutto tra i più giovani, affinché “la cultura della donazione diventi parte della nostra identità civile». Il direttore generale del Centro Nazionale Trapianti, Giuseppe Feltrin, ha infine rivolto un ringraziamento ai donatori e alle loro famiglie: «Senza il loro sì sarebbe stato impossibile dare una speranza di vita a più di 50.000 pazienti nel nostro Paese».
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