Tumore del colon-retto: un batterio intestinale nel mirino e una scoperta che potrebbe cambiare le cure

Il più ampio studio internazionale sul microbioma conferma il ruolo di Fusobacterium nucleatum nella risposta alle terapie. A cinquant’anni dal disastro di Seveso, la ricerca conferma che l’ambiente è una chiave della medicina di precisione
Como, 26 luglio 2026 – Cinquant’anni dopo il disastro di Seveso, quella tragedia continua a interrogare la medicina e la ricerca. Se nel 1976 la diossina rese evidente quanto l’ambiente potesse influenzare la salute umana, oggi sappiamo che il rapporto tra ambiente e malattia è molto più complesso. Non riguarda soltanto ciò che respiriamo o mangiamo, ma anche il microbioma, l’insieme dei microrganismi che vivono nel nostro organismo e che possono influenzare persino la risposta ai trattamenti oncologici.
È un percorso che Erone ETS segue da molti anni. Già nel 2016, in occasione del quarantesimo anniversario del disastro di Seveso, l’associazione aveva promosso momenti di riflessione dedicati al rapporto tra ambiente e salute; nel 2026 quel lavoro è proseguito con un progetto rivolto alle scuole e sul tema dell’esposoma: termine introdotto dal ricercatore inglese Christopher Paul Wild, identifica l’insieme di tutte le esposizioni che modellano la nostra salute nel corso della vita. Seveso ha insegnato quanto possa essere determinante l’ambiente esterno; la ricerca più recente dimostra che anche il microbioma può influenzare: sviluppo delle malattie ed efficacia delle cure.
Oggi quella riflessione trova un’importante conferma in una ricerca internazionale pubblicata in questi giorni su Cancer Treatment Reviews, tra le più autorevoli riviste scientifiche di oncologi. Analizzando i dati di oltre 1.500 pazienti è stato evidenziato come Fusobacterium nucleatum, un batterio del microbioma intestinale, sia associato alla resistenza ai trattamenti del tumore del colon-retto e possa rappresentare un potenziale biomarcatore e un futuro bersaglio terapeutico. Si tratta del più ampio lavoro pubblicato finora su questo argomento.
In Italia il tumore del colon-retto rappresenta uno dei big killer dell’oncologia, con oltre 50.000 nuove diagnosi ogni anno. L’evoluzione della ricerca ha profondamente trasformato la sua gestione, rendendo sempre più determinante l’esperienza di professionisti dedicati e di équipe multidisciplinari in grado di integrare innovazione scientifica e pratica clinica.
Lo studio è stato coordinato dall’oncologa italiana Sara De Dosso dell’Istituto Oncologico della Svizzera Italiana (IOSI) e porta anche la firma del chirurgo Alberto Vannelli, presidente di Erone ETS e unico autore italiano del lavoro. Da anni Vannelli promuove una collaborazione scientifica tra Italia e Svizzera sui temi dell’oncologia, della prevenzione e del rapporto tra ambiente e salute. Dopo oltre dieci anni trascorsi presso la Chirurgia Colorettale dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, continua oggi a sviluppare questo percorso presso l’ospedale Sant’Anna di Como nel reparto diretto dal dott. Adelmo Antonucci, anch’egli formatosi presso lo stesso Istituto.
Qualsiasi ambiente può avere conseguenze enormi. La ricerca di oggi suggerisce anche il suo opposto: conoscere meglio l’ambiente rappresenta un investimento: valutazioni condotte nel Regno Unito sugli investimenti pubblici nella ricerca biomedica hanno stimato, per la ricerca oncologica, un rendimento sanitario annuo vicino al 10%, al quale si aggiunge un ritorno economico più ampio del 15-18%. Nel complesso, ogni sterlina investita nella ricerca medica avrebbe generato benefici per la salute e per l’economia equivalenti a circa 25 pence all’anno.
Nel tumore del colon-retto, questo principio assume un significato concreto. Ogni nuova conoscenza sul microbioma può contribuire a identificare con maggiore precisione chi ha minori probabilità di rispondere ai trattamenti, evitare terapie inefficaci, ridurre tossicità e orientare lo sviluppo di strategie più appropriate. Ogni innovazione medica pone domande che vanno oltre la scienza: quale valore genera per la società? Nel caso del tumore del colon-retto, la risposta assume un peso particolare.
Ogni anno il costo stimato di circa è di 19 miliardi di euro in Europa, questa malattia rappresenta una delle principali sfide per la sostenibilità dei sistemi sanitari. Oltre il 60% di tale impatto economico non ricade direttamente sugli ospedali, ma sulla società, attraverso: perdita di produttività, mortalità prematura e assistenza prestata dalle famiglie.
In questo contesto, la ricerca sul microbioma assume un significato che va oltre l’interesse biologico. Questo lavoro consolida il razionale scientifico di una linea di ricerca avviata da Sara De Dosso con FusoMetro-001, il primo studio al mondo dedicato alla modulazione del microbioma nei pazienti con tumore del colon-retto, promosso sempre dall’Istituto Oncologico della Svizzera Italiana (IOSI), diretto dalla prof.ssa Silke Gillessen Sommer, tra le principali figure internazionali dell’oncologia medica.
Questo studio valuterà se una breve terapia preoperatoria con antibiotico sarà in grado di ridurre la colonizzazione tumorale da Fusobacterium nucleatum nei cittadini affetti da tumore del colon-retto. Un esempio concreto di come la medicina di precisione stia progressivamente spostando l’attenzione dal solo genoma all’interazione tra patrimonio genetico, ambiente e microbioma.
“Io sono me più il mio ambiente”, scriveva José Ortega y Gasset. A cinquant’anni da Seveso quella riflessione appare oggi più attuale che mai. L’ambiente, anche quello interno, non rappresenta soltanto un fattore di rischio: è una componente fondamentale della nostra biologia e uno degli elementi destinati a guidare l’oncologia del futuro.
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