Viviamo nel tempo in cui trionfa l’autoesaltazione. E la critica è paralizzata
Ci sono momenti storici nei quali, che sia ragione o che sia immaginazione, tutto sembra andare in una direzione. Oggi, almeno dal 2020, tout se tient nel peggiore dei modi. Pandemie in atto o potenziali, crisi climatiche, crisi delle democrazie e dell’ideale democratico, deterioramento della vita sociale, criminalità individuale e organizzata o politica, impoverimento e irrilevanza della cultura, crollo dei rapporti internazionali che esplodono in guerre, frantumazione della continuità storica che provoca vuoti di comprensione e generale senso di smarrimento. La stessa idea di civiltà risulta offuscata e con essa la fiducia nella nozione di progresso, che si presenta solo come sviluppo tecnologico, la socializzazione sempre più ed esclusivamente come uso di social media. E’ vero che la critica culturale della società è sempre stata soprattutto intellettuale, senza avere effetti sociali. Ma oggi anche la critica sociale è in declino e la critica della cultura è ignorata, evitata, per il semplice motivo che tutto ciò che è etichettato come cultura è visto come un valore in sé, anche se non vale niente. C’è qualcuno che critichi la letteratura di massa, la musica-rumore dei concertoni, il cinema spazzatura e le arti visive ridotte a nulla? Perfino le sfilate di moda più ridicole e assurde sono accettate con tanto di benvenuto e di battimani.
E’ considerata cultura anche l’invasione “extraterrestre” dei tatuaggi e la chirurgia estetica praticata anche sulle più intime parti del corpo. L’estetica ispirata dal sadomasochismo è la norma, anche se esprime con chiarezza inequivocabile che si vive in un clima culturale di autolesionismo scambiato per autoperfezionismo isterico. La paralisi della attitudine e della sensibilità critica coincide con il trionfo della autoesaltazione. Mi chiedo in che cosa consista, in un tale clima, l’educazione che i genitori impartiscono a bambini e adolescenti. Domina nel mondo un infantilismo adulto di cui soffrono in tutta evidenza i più potenti leader politici del pianeta. L’ideal ego è una malattia per cui un ideale di onnipotenza narcisistica è costruito sul modello del narcisismo infantile. Come nei più barbarici periodi della Storia, la guerra è di nuovo diventata il capriccio o il vizio di capi politici che sognano di essere ricordati come Cesare, Napoleone e altri grandi protagonisti della Storia.
Va ricordata a questo punto quella che forse è la più memorabile e chiaroveggente pagina di Simone Weil, scritta durante la Seconda guerra mondiale e poco prima della sua morte:
“Si parla di punire Hitler. Ma non lo si può punire. Voleva una cosa sola e l’ha avuta: essere nella Storia (…) Qualunque cosa gli si infligga, si tratterà sempre di una morte storica. La sola punizione capace di punire Hitler e di distogliere dal suo esempio i ragazzi affamati di grandezza che vivranno nei secoli a venire, sarebbe una completa trasformazione del significato della grandezza che necessariamente lo escluda. E’ vano cercare fin dove giungano le somiglianze e le differenze fra Hitler e Napoleone. L’unico problema che abbia interesse è quello di sapere se si può giustamente escludere dalla grandezza uno di loro senza escluderne anche l’altro (…).
Da un biografo di Hitler sappiamo che fra i libri che hanno esercitato una profondissima influenza sulla sua gioventù c’è stata un’opera di infimo ordine su Silla. Non importa che fosse un’opera di infima qualità. Se Hitler ha desiderato il genere di grandezza che vedeva glorificato in quel libro e dovunque nelle classi dirigenti, non c’è stata colpa da parte sua. Quella è la grandezza alla quale noi tutti ci inchiniamo quando consideriamo il passato. D’altronde questo dogma sembra rispondere così bene ai fatti, solo perché lo spirito storico consiste nel prendere in parola gli assassini. La brutalità dei romani ha terrorizzato e paralizzato i loro contemporanei esattamente come fa oggi la brutalità dei tedeschi”. Quasi la metà di questo articolo è occupata da un intarsio di citazioni tratte da La prima radice di Simone Weil, il maggior filosofo morale, religioso e sociale del secolo scorso, a cui è toccato il nobile e istruttivo privilegio di essere ignorato dalle storie della filosofia e della letteratura. Anche solo per questo mi è sembrato giusto citarla. Si tratta di uno dei passi più sorprendenti e per noi scandalosi della sua opera testamentaria, da lei idealmente destinata a un’Europa del futuro, la cui civiltà doveva essere radicalmente rinnovata.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)