Volete imporre solo il digitale? Ok, ma a queste condizioni
Combattere contro i mulini al vento non è mai una buona idea e, sebbene sia fastidioso e doloroso ammetterlo, è ormai chiaro che il futuro del formato fisico per giochi, film, musica e quant’altro è destinato a scomparire gradualmente.
Nel mondo dei videogiochi lo spartiacque è rappresentato dal 2026, anno in cui non solo arriverà il titolo più atteso di sempre in formato solo digitale, ma anche quello in cui uno dei player più importanti del settore, ovvero Sony, ha ufficialmente messo un timer alla sopravvivenza della distribuzione dei giochi in formato fisico, sancendo che tra 18 mesi questa pratica cesserà completamente, almeno per ciò che le riguarda.
UN CAMBIO EPOCALE
Come già detto, opporsi al cambiamento semplicemente urlando e sbraitando non è la soluzione giusta al problema, che invece deve essere affrontato in maniera più pragmatica. Il consumatore ha infatti davanti a sé la possibilità di far sentire la propria voce attraverso azioni concrete, come la scelta di smettere di acquistare i prodotti realizzati da un’azienda che non segue più la sua filosofia.
Allo stesso tempo, però, è chiaro che è necessario un diverso tipo di intervento, perché è irrealistico aspettarsi che tutti smettano di acquistare improvvisamente console e giochi. Bisogna trovare un compromesso quindi; le grandi aziende vogliono mangiare da una torta che taglia fuori la concorrenza, azzera i costi di distribuzione e elimina i margini per i rivenditori retail, destinati ad essere schiacciati da questo cambiamento. E per il consumatore quali tutele ci sono?
LA SVOLTA SOLO DIGITALE: UNA PERDITA SECCA PER IL CONSUMATORE
Vogliamo quindi affrontare la questione in maniera costruttiva, senza limitarci a dire “a morte il digitale”, ma proponendo delle alternative che potrebbero rendere questa transizione molto più tollerabile e equa per entrambe le parti, dal momento che il vantaggio di chi vende deve essere compensato almeno dal mantenimento delle condizioni attuali per chi compra, altrimenti i conti non tornano e diventa probabile che enti come la Commissione Europea possano intervenire al fine di ribilanciare le cose.
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