A Baggio l’oratorio è inclusivo e aperto al dialogo

Seicento bambini, tanti saranno gli iscritti all’oratorio estivo della parrocchia di San Giovanni Bosco, la più popolosa del quartiere milanese di Baggio. «Ma non sono una medaglia da sfoggiare», avverte don Giovanni Salatino, che proprio con le prossime settimane estive concluderà il suo primo anno qui da parroco. La sfida, naturalmente, non è sui numeri, ma quella di avere una cura specifica per tutti.
Così, senza perdere tempo, don Giovanni – «ancora abbastanza giovane», concede, per vedersi affidato dalla Diocesi anche il ruolo di responsabile dell’oratorio – si è subito messo al lavoro per accogliere anche i bambini con disabilità. Una sensibilità personale, la sua, ma soprattutto una risposta a un’esigenza manifestata dalle famiglie. Ci sarà quindi un educatore specializzato, affiancato da un gruppo di volontari che ha manifestato la propria disponibilità a dedicarsi in particolare a questi ragazzi. Ma «nella formazione degli animatori il tema è stato affrontato con tutti», assicura don Giovanni, ricordando che l’obiettivo non è solamente avere un’attenzione particolare dedicata ai bambini con disabilità, ma, allo stesso tempo, favorire la loro integrazione con tutti.
L’oratorio, dunque, come luogo accogliente, e come punto di riferimento per tutto il quartiere. Non solo con le proprie forze, ma anche attraverso la collaborazione con le istituzioni e con associazioni e cooperative del territorio. Negli scorsi mesi, per esempio, il Comune ha rinnovato la convenzione che affida all’oratorio la gestione del campo da rugby. E, a sua volta, l’oratorio ha chiesto alla società di rugby che normalmente utilizza il campo, ma anche a una società di basket del quartiere, di proporre laboratori sportivi per i ragazzi durante le settimane estive.
Un dibattito da avviare
Per don Giovanni non è una novità accogliere i ragazzi di altre fedi: da quasi vent’anni accompagna a Sarajevo i ragazzi degli oratori di cui di volta in volta è stato responsabile, attratto da una società, quella bosniaca, che in cui storicamente le diverse identità etniche e religiose hanno convissuto su un piano di parità e reciproco riconoscimento. Per questo sottolinea di essere pienamente in sintonia con il documento diocesano su «Fede e accoglienza: l’oratorio come luogo di dialogo interreligioso». Anche se, rileva, ai preti e nelle parrocchie il testo è apparso un po’ «calato dall’alto», e ciò non ha favorito un maggiore dibattito che invece, osserva, sarebbe assolutamente importante avviare.
Così, anche se a Baggio non sono molti i ragazzi di fede musulmana, l’oratorio sarà organizzato perché anche loro possano vivere un proprio momento di preghiera. «Ho la fortuna di avere alcuni animatori, già grandi, di fede islamica: saranno loro, quindi, a guidare la preghiera con i ragazzi, in un luogo separato». Semplicemente – chiarisce il sacerdote – anche loro seguiranno, come tutti gli altri, una breve riflessione sul valore proposto di volta in volta nelle giornate (seguendo la storia dell’anno, sulla vita di San Francesco), e – spiega ancora il parroco – immagino che la preghiera si possa concludere con la formula islamica del Bismillah» (che invoca il nome di Dio clemente e misericordioso). «È sempre meglio aiutare i ragazzi a pregare», esorta don Giovanni, ricordando che «preghiamo lo stesso Dio, certamente all’interno di tradizioni religiose differenti. E riconoscere all’altro la propria identità – sottolinea – è nello spirito del Vangelo».
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