A Milano anche il crimine in vacanza: tra i pochi casi in tribunale il ladro seriale “uscito senza pagare”
In Tribunale a Milano fra magistrati, avvocati e forze dell’ordine c’è chi scherza: “O sono in vacanza i ladri, o sono in vacanza i poliziotti”. Potrebbe essere solo una coincidenza ma il dato degli arrestati portati martedì in Direttissima – 11, un terzo dei circa 30 arresti giornalieri che ogni anno portano a 2.500-3000 la conta delle persone in manette nei corridoi al piano terra al palazzo di giustizia, sempre per la stessa manciata di reati (spaccio, resistenza, lesioni, furti e rapine) – sembra suggerire che sia in corso una finestra feriale anche per la microcriminalità di strada. Quello specchio della città profonda e delle sue problematiche, spesso lontane dai riflettori mediatici, come dipendenze, psichiatria, povertà, e che rendono gli uffici di corso Porta Vittoria al mattino presto più simili a una sede distaccata dei servizi sociali che non al luogo dove si celebrano processi in nome del popolo italiano e dove la legge è uguale per tutti.
All’appello mattutino si contano 2 rapine, 4 casi di furto e furto aggravato fra cui una coppia di cileni di 30 e 47 anni che hanno colpito un edicolante in via Pecorari sottraendogli il marsupio, un fratello e una sorella rumeni arrestati dalla polizia locale per resistenza e lesioni, 2 arrestati per droga e un caso di evasione. Fra loro c’è il 26enne dello Sri Lanka, G.D.C. che prova a convincere la giudice Ilaria Simi del fraintendimento alla base del suo arresto per aver depredato un negozio di profumeria nelle ore precedenti: “Sono uscito senza pagare”, afferma senza troppa convinzione, assistito da un’interprete. Il ‘bottino’ sarebbe un prodotto a marchio ‘Moschino’ del valore di 60 euro. Fermato dal titolare del negozio e da una donna, finita a terra in una breve colluttazione, l’uomo in Italia da oltre 10 anni, che vive con i genitori e ha un permesso di lungo soggiornante, si scusa. Dice che non lo farà “più” e nega di avere precedenti. Circostanza che si scontra con le banche dati a disposizione: risultano tre condanne inflitte dal 2022 a oggi, sempre per furti tentati e reati predatori. L’ultima è arrivata il 29 maggio 2026. Precisa: “Non sono mai stato in carcere”.
Sarebbe anche sottoposto al divieto di dimora a Milano ma il giovane spiega di non essere al corrente della misura cautelare “perché non ho assistito al processo”. Aggiunge quella che è la sua principale preoccupazione: “Mio padre si arrabbierà molto per quanto è successo, non sa dei miei precedenti”. Frase che a sua volta si scontra con la richiesta – contro la legge e infatti non accolta – che gli atti del procedimento penale siano notificati direttamente ai genitori e non all’avvocata assegnata d’ufficio. Il Tribunale convalida l’arresto e dispone per lui i domiciliari in casa della famiglia in attesa del processo con il divieto di comunicazione con l’esterno. Negata la possibilità di accedere a una presunta attività lavorativa che viene dichiarata ma non dimostrata: il 26enne non è in grado di indicare il tipo di impiego, il luogo e l’orario di lavoro. Al termine dell’udienza l’ultimo colpo di coda: chiede aiuto ai magistrati in quanto “assuntore di eroina”. “Vorrei disintossicarmi”. La giudice aggiunge all’ordinanza la possibilità di comunicare con il Sert di Parabiago e il 26enne viene liberato: può tornare a casa liberamente, senza scorta, e solo.
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