A Napoli il lancio della coalizione Pd-M5s-Avs finisce nel caos. Arriva la contestazione degli antagonisti
Napoli, dal nostro inviato. “What’s happening?”, si chiede un turista "from Germany". Dall’osteria al palco, al cantiere di Napoli. Altro giro, altra foto. Non tutte hanno portato bene, ma questa volta, è l’aria che si respira nel campo largo (ristretto), “andiamo a vincere. Tocca a noi, Meloni ha fallito”. Lo dicono in varie declinazioni i leader di Pd, M5S e Avs. I centristi, come è noto, non sono stati invitati. Ma in Piazza del Gesù si presentano anche Enzo Maraio e Riccardo Magi, con una vertenza. Chiedono all’alleanza che si faccia carico della battaglia per la raccolta delle firme digitali per partecipare alle elezioni: “Una questione di democrazia”. Ma la serata prende un’altra piega. Sotto al palco, va in scena anche una protesta dei disoccupati di Napoli, una questione locale. La vetrina è ghiotta. Ma i metodi sono fascisti. Ce l’hanno col governo, con Fico e Manfredi. “Appicciam sta città”. “Pagherete caro”. I contestatori rovinano la festa del campo largo. Mentre scriviamo questo pezzo l’iniziativa è stata interrotta. Doveva essere l’iniziativa di lancio, la prima programmatica. E invece la festa rischia di saltare.
E’ il collettivo “disoccupati 7 novembre” ad animare il dissenso, impedendo la manifestazione. A poco valgono le mediazioni dei dem Sarracino, De Luca, Scotto, di Fratoianni. Ci proverà anche Giuseppe Conte. Serena Bortone, invitata per condurre il comizio, deve fermarsi. Il leader del M5S, invita i contestatori “a non fare i fenomeni”. In piazza si vedono anche le bandiere di Potere al Popolo, ci sono piccoli parapiglia. Anche la sinistra rossa rossa si è aggiunta alla protesta. A un certo punto le forze dell’ordine indossano, momentaneamente, i caschi. Tutto passa in secondo piano, il programma e le prossime mosse. Le parole dei leader. I dem Piero De Luca e Igor Taruffi presidiavano la zona già dal pomeriggio, si aspettavano le proteste, ma non i fascisti rossi. I contestatori chiedevano lo sblocco di fondi europei, legati a progetti di formazione lavoro, fermi per un contenzioso tra governo e amministrazioni locali, Roberto Fico e Gaetano Manfredi. Sono i primi bersagli di una contestazione che poi si fa più forte e quasi costringe a fermare il comizio. Riprenderà con fatica, quando i contestatori di Potere al Popolo si allontanano. Arriva anche la solidarietà della premier Giorgia Meloni: "La libertà di organizzare e svolgere una manifestazione politica è un principio che deve valere sempre, per tutti. Noi continueremo a difenderlo senza esitazioni e senza doppi standard".
Piazza del Gesù è occupata per metà da un cantiere - è in corso il restauro della Guglia dell'Immacolata. I militanti del campo largo, gli avventori, comunque non la riempiono del tutto. Il primo a parlare è Angelo Bonelli, poi toccherà agli altri leader, in ordine alfabetico, secondo il programma. Si mandano avvisi di sfratto al governo, “noi siamo pronti”. Dal palco i leader spiegano che non si parte da zero. Ecco Giuseppe Conte, quindi Nicola Fratoianni, chiude Elly Schlein. "Mai più divisi". Ci sono istanze che vanno avanti da tempo, dicono. Dagli emendamenti comuni all’ultima legge di Bilancio alle battaglie più recenti. Quindi lavoro e redditi, no al riarmo (sì, forse, a una difesa europea, ma divisi sull’Ucraina), quindi la pace, l’immancabile salario minimo e la Rai. E poi la Costituzione e legge elettorale, fermare Meloni che vuole prendersi il Colle e i pieni poteri. E’ una battaglia che va oltre il merito dello Stabilcum.
Riccardo Magi, con Enzo Maraio, si presenta a sorpresa e chiede al campo largo di farsi carico della battaglia per la raccolta delle firme necessarie a partecipare alle elezioni. “Se questa è un’alleanza per la Costituzione, non possono tirarsi indietro”, spiega. Non c’è e si sapeva Matteo Renzi. L’ex premier c’ha tenuto a ricordarlo a modo suo. E ieri ha organizzato banchetti in tutta Italia – quattro a Napoli – per rilanciare la campagna anti Meloni “Quando c’era Lei”, che poi è anche il titolo del suo nuovo libro. E per raccogliere le firme: vuole le preferenze, che invece al blocco Pd-Avs-M5s non sembrano piacere molto. Anche questo fa parte del gioco, il gioco delle parti. Dice Bonelli al Foglio: “Non sto a pensare a quello che fa Renzi, così come Renzi non pensa a quello che faccio io. I centristi? Esistono, non possiamo cancellarmi. Sono una realtà molto variegata, ma se riescono a trovare una sintesi è positivo”. Nel frattempo si parte, sulle note di Pino Daniele, “Yes I Know my way”. Si consolida il nucleo dell’alleanza. Ma la strada, come dimostra la falsa partenza di ieri è ancora lunga. Fascisti rossi permettendo.
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