Carceri, la Costituzione negata


«Il carcere è molto di più che luogo di espiazione della pena per autori di reato, più o meno fragili, ma sta diventando un luogo di raccolta di numerosi soggetti malati, dimenticati, fragilissimi, indigenti nelle cui vite la violazione della legge consiste in fatti di piccola entità e sono invece enormi le situazioni di disagio emotivo, fisico, sociale e soprattutto la desolante solitudine in cui versano. Nel contesto sociale la povertà aumenta e le risposte per le situazioni più gravi sono ancora troppo affidate alla precarietà di progettazioni a breve scadenza: il welfare si indebolisce e il carcere si gonfia».

Il convegno
Così don Paolo Selmi, co-direttore di Caritas ambrosiana e presidente della Fondazione Casa della Carità, descrive la realtà odierna di un universo carcerario che vede sempre più spesso disumanità e drammi certo molto lontani da uno spazio di rieducazione e risocializzazione, così come prevede l’articolo 27 della Costituzione. E potrebbe essere questa la sintesi della conferenza stampa che, presso la sede di Caritas, ha visto la presenza di un folto pubblico per la presentazione del XXII Rapporto dell’Associazione Antigone sulle condizioni di detenzione, «Tutto chiuso». Un titolo che già dice tutto dell’odierna situazione penitenziaria, analizzata attraverso il monitoraggio di 102 istituti visitati nel 2025.
Promosso da Caritas ambrosiana, Fondazione Casa della Carità e Osservatorio Carcere e Territorio di Milano, l’incontro si è articolato attraverso gli interventi di don Selmi, Valeria Verdolini, presidente di Antigone Lombardia, Marcello Bortolato, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Milano e Ivan Lembo dell’Osservatorio.
Le cifre
Dati allarmanti, quelli presentati da Verdolini, che per la Lombardia – in cui si conta quasi il 14% della popolazione detenuta in Italia – parlano di 8.939 persone (5.427 nei soli tre istituti milanesi con il capoluogo che conta la popolazione detenuta più alta di Italia), a fronte di 5.638 posti disponibili (dati del Ministero della Giustizia riferiti a maggio 2026), con un sovraffollamento che ha raggiunto il 145%, con punte, in alcuni istituti, che superano il 200%, come a Canton Mombello e San Vittore. Dal punto di vista degli stranieri, pari in media nazionale al 33% della popolazione carceraria, in Lombardia si registrano istituti che superano il 50%, con picchi del 65% a Cremona. Senza dimenticare che oltre il 60% delle persone detenute passa in cella tutta la giornata, fatte salve le ore d’aria previste dalla normativa; che le attività sono limitate, così come ridotti sono gli spazi per la socialità e che l’ingresso della “società esterna”, pure auspicato dal regolamento penitenziario, è reso sempre più difficile.
Nel 2024 sono stati 81 i suicidi tra le celle, nel 2025 sono morte (tra suicidi e altre cause) 254 persone; nel 2026, finora, 116. Solo 20 mila persone su 64 mila accedono a percorsi di istruzione, mentre il 41.2% dei detenuti ha problemi di tossicodipendenza. Grave anche la situazione determinatasi per alcuni incendi che hanno costretto a trasferimenti e a sistemazioni, se possibile, ancora più emergenziali con la chiusura, per esempio, dell’Icam di Milano che accoglieva madri e figli molto piccoli. Tutte cifre e ragioni che hanno portato Verdolini a parlare di un «cattivismo normativo nei confronti delle persone recluse».
È di fronte a tutto questo serve, utilizzando ancora un’espressione di Selmi, «una sensibilizzazione continua e profonda per non assuefarsi».

Un sistema carcerario sempre più chiuso
Un pericolo evidenziato anche dal neo-presidente del Tribunale di Sorveglianza di Milano, Bortolato da 18 anni magistrato di Sorveglianza in diverse altre realtà tra cui Firenze: «Da un lato c’è una chiusura evidente del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, sempre più autoreferenziale. Si sono ridotti gli spazi ricreativi, quindi, il carcere è sempre più chiuso, non solo materialmente. C’è anche il fatto che, nell’ultima riforma di sicurezza, si è introdotto il cosiddetto agente provocatore: una delle soluzioni più devastanti che possano essere create perché è un moltiplicatore di solitudine e i detenuti non si fidano più di parlare con nessuno. Inoltre il ministro Nordio ha proposto la detenzione domiciliare per alcolisti e tossicodipendenti con cui si pensa di liberare circa 20 mila detenuti, risolvendo il problema del sovraffollamento. La questione è dove metteranno queste persone, perché dovrebbero essere creati 20 mila posti letto in comunità che ancora non esistono. È un modo per illudere i detenuti».
Che soluzioni adottare, allora, per quello che Bortolato chiama «un problema cronico»? «Io francamente non vedo soluzioni immediate, se non l’indulto, che non è una soluzione ovviamente definitiva perché non risolve sempre, però almeno consentirebbe al sistema penitenziale di prendere respiro: potrebbe essere un indulto limitato», ha concluso il magistrato, invocando un impegno della politica, delle istituzioni e della società civile bipartsan per «favorire contatti tra interno e esterno del carcere, perché quando restituiamo una persona alla società, dobbiamo farlo restituendo un soggetto capace di reggersi da solo Occorre offrire non solo il lavoro, che è fondamentale, ma anche altri strumenti culturali, sociali e familiari».
E questo «a fronte di un’area penale che – considerando i 100 mila che godono di misure alternative e sanzioni sostitutive, i circa 120 mila “liberi sospesi” che aspettano la decisione dei Tribunali e i 60 mila detenuti -, è aumentata a dismisura fino a 280-290 mila persone da gestire con solo 250 magistrati di Sorveglianza. I giudici tra primo grado e appello sono, invece, 7000».
Infine, Lembo ha ricordato l’emergenza nell’emergenza dei detenuti migranti per i quali «nessuno pensa, per esempio, a rinnovare i permessi di soggiorno mentre sono reclusi».

La giornata del 14 luglio
Da qui la decisione di dedicare il prossimo 14 luglio a decine di visite nelle carceri italiane, promosse da “Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione”, associazione nata a Roma il 6 febbraio scorso. Le visite, previste per le 13, interesseranno 35 istituti penitenziari in 30 città del Paese e coinvolgeranno, si calcola, più di 300 persone tra cui rappresentanti istituzionali, personalità religiose, donne e uomini impegnati nel volontariato, nella società civile, nella cultura e nello spettacolo. A Milano, l’Istituto penale per Minorenni “Beccaria” sarà visitato il 13 luglio dall’Arcivescovo.
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