A Varese João Ferreira Nunes racconta il paesaggio: “Una città sterile non è il migliore dei mondi”

Un pubblico attento e partecipe ha accolto nella serata di giovedì 21 maggio João Ferreira Nunes alla FAI Villa e Collezione Panza di Varese, per un nuovo appuntamento di “Visionare”, il ciclo di dialoghi di architettura promosso dall’Ordine degli Architetti di Varese e curato da Fulvio Irace.
Architetto paesaggista portoghese tra i più influenti della scena internazionale contemporanea, Nunes ha guidato il pubblico in una riflessione sul rapporto tra uomo, natura e trasformazione del territorio, raccontando quarant’anni di ricerca e progettazione attraverso immagini, esempi e considerazioni sul futuro delle città.
Fondatore nel 1985 dello studio internazionale PROAP, Nunes ha costruito una pratica che intreccia ecologia, cultura e paesaggio, sviluppando progetti in tutto il mondo. Formatosi all’Istituto Superiore di Agronomia dell’Università Tecnica di Lisbona e specializzato in Architettura del Paesaggio alla ETSAB di Barcellona, insegna dal 1992 ed è oggi Professore Ordinario presso l’Accademia di Architettura di Mendrisio. Nel corso della sua carriera è stato anche Visiting Professor in alcune delle università più prestigiose, tra cui Harvard GSD, UPenn e Versailles.
Nel corso dell’incontro ha raccontato il suo modo di intendere il paesaggio, definito come “il continuo risultato della costruzione del nostro habitat”. Un approccio che considera il progetto non come una forma imposta, ma come un processo di conoscenza e adattamento progressivo. “A misura che aggiungiamo conoscenza del funzionamento dei metabolismi naturali alla nostra cultura, cominciamo a riuscire a fare questa emulazione sempre meglio”, ha spiegato.
Tra gli esempi citati anche il Parco del fiume Tejo a Lisbona, nato dalla trasformazione di una vecchia discarica in un grande spazio verde pubblico: un progetto emblematico della sua idea di paesaggio come equilibrio costruito nel tempo, attraverso relazioni, stratificazioni e continui aggiustamenti.
Al centro del dialogo anche il tema della città contemporanea e della necessità di ripensare gli spazi urbani in relazione agli ecosistemi naturali. “Abbiamo capito che una città sterile non è il migliore dei mondi per noi”, ha osservato Nunes, sottolineando l’importanza di integrare alberi, prati, insetti e biodiversità all’interno degli ambienti urbani.
Un altro elemento chiave del suo lavoro è il tempo, considerato parte integrante di ogni trasformazione del paesaggio. “Non si può fare da un giorno all’altro”, ha spiegato. “Tutti i metabolismi con cui lavoriamo hanno la loro tempistica e le loro regole, che non possono essere cambiate. Dobbiamo aggiustarci noi”. La serata si è conclusa tra gli applaudi del pubblico, confermando ancora una volta il valore di “Visionare” come spazio di approfondimento e dialogo aperto alla città.
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