Acquisti da Temu, Shein e AliExpress: rischio doppia tassa sui pacchi extra UE

19 Giugno 2026 - 12:52
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Tra poco meno di due settimane, chi acquista prodotti a basso costo da Paesi extra UE rischia di dover pagare una doppia tassa. Il nuovo prelievo europeo da 3 euro sulle categorie di prodotto contenute nei piccoli pacchi sotto i 150 euro, pensato per intervenire sul boom degli acquisti online da piattaforme come Temu, Shein e AliExpress, potrebbe infatti sommarsi al contributo italiano da 2 euro sulle piccole spedizioni, introdotto con la legge di bilancio e poi rinviato. Se il governo non interverrà, il risultato sarà una sovrapposizione difficile da spiegare ai consumatori e ancora più complicata da gestire per chi lavora nella logistica.

Salvo un nuovo intervento del governo, dal 1° luglio le due misure rischiano quindi di sovrapporsi. La questione non riguarda solo il prezzo finale pagato da chi ordina online un prodotto da pochi euro. La tassa italiana era stata presentata come uno strumento per scoraggiare l’ingresso di merce a basso costo proveniente soprattutto dalla Cina, considerata problematica per l’impatto ambientale, sociale e per la concorrenza esercitata sulle imprese italiane. Nei fatti, però, il prelievo da 2 euro era stato inserito anche per garantire nuove entrate alla legge di bilancio. Il governo aveva previsto 122,5 milioni di euro di gettito nel 2026 e 245 milioni all’anno dal 2027.

Ora quella copertura rischia di trasformarsi in un problema politico, fiscale e industriale. Confetra, una delle principali organizzazioni italiane del trasporto e della logistica, ha scritto l’11 giugno al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, chiedendo la cancellazione immediata della tassa italiana. La lettera, firmata dal presidente, Carlo De Ruvo, sostiene che nei primi mesi del 2026 le spedizioni sdoganate in Italia sarebbero già calate di oltre il 50%, con una parte dei flussi spostata verso Belgio, Paesi Bassi e Ungheria, dove non sono previsti oneri nazionali analoghi.

Per evitare il contributo italiano, gli operatori possono far arrivare le merci in un altro Paese dell’Unione Europea e poi trasferirle su gomma verso il mercato italiano. Nel mercato unico questa strada è praticabile senza particolari ostacoli. Per il consumatore finale la differenza può non essere immediatamente visibile, ma per le aziende italiane della logistica significa meno lavoro, meno operazioni doganali e meno ricavi. Anche l’Erario, secondo Confetra, ne uscirebbe penalizzato: la confederazione stima infatti un saldo negativo di 25,5 milioni di euro nel solo periodo luglio-novembre rispetto allo scenario in cui la tassa nazionale venisse eliminata.

La tassa italiana resta fragile anche sul piano normativo. Le regole doganali sono competenza dell’Unione Europea, non dei singoli Stati membri, e questo aveva reso la misura controversa fin dall’inizio. Il prelievo nazionale si sovrappone infatti a una misura europea pensata per affrontare lo stesso fenomeno, cioè l’arrivo massiccio di pacchi di basso valore dai marketplace extra UE. La scelta dell’Unione Europea, però, ha una struttura diversa e si inserisce nel percorso di revisione delle regole doganali, con l’obiettivo di superare progressivamente l’esenzione sotto i 150 euro.

Il governo si trova quindi davanti allo stesso problema che aveva a dicembre, ma con meno margine. Se elimina la tassa italiana, deve trovare altrove le risorse già messe a bilancio. Se la mantiene, rischia di sommare due prelievi sugli stessi acquisti e di spingere una parte delle importazioni fuori dall’Italia. Un nuovo rinvio eviterebbe l’impatto immediato sui consumatori, ma lascerebbe aperta la questione per imprese, spedizionieri e operatori doganali, che da mesi lavorano in un quadro incerto.


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