Addio a Djimbo: era stato sequestrato da un circo ed era il leone più anziano d’Europa
Addio al leone più anziano d’Europa: Djimbo era stato sequestrato da un circo e ha trascorso i suoi ultimi giorni in un santuario per grandi felini, dove si è spento a 27 anni.

“È con profonda emozione che vi annunciamo la scomparsa del nostro emblematico Djibo, alla straordinaria età di 27 anni. Era l’ospite più anziano del rifugio, il leone vivente più longevo d’Europa e, forse, anche oltre”. Così inizia il messaggio condiviso da Tonga Terre d’Accueil, rifugio per animali selvatici provenienti dal traffico illegale e dai circhi dal 2008 Questa associazione non aperta al pubblico, il cui obiettivo è ricollocare gli animali in strutture adeguate in Francia o in santuari in Africa, è situata in Francia, nel comune di Saint-Martin-la-Plaine.
Il leone Djibo è morto all’età di 27 anni: era l’esemplare più anziano del continente europeo
Un video in ricordo del leone Djibo è stato condiviso sul profilo Facebook del rifugio all’account social Tonga Terre d’Accueil. Il toccante reel ripercorre la storia del maestoso felino che si è spento pochi giorni fa all’età di 27 anni.

Djibo, il leone che ha sfidato le leggi della biologia e superato i traumi di un passato brutale, si è spento all’età di 27 anni. Non era solo l’esemplare più anziano del continente, ma il simbolo vivente di una battaglia vinta contro lo sfruttamento animale. La notizia della morte del felino è stata diffusa dai responsabili della struttura di Saint-Martin-la-Plaine con un messaggio che non lascia spazio a dubbi sulla caratura emotiva dell’evento: “La fine di un regno”. Per i volontari e i veterinari che lo hanno accudito per oltre 14 anni, la scomparsa di Djibo rappresenta un “vero shock”, nonostante la consapevolezza che il tempo, per il grande predatore, stesse ormai per scadere.
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Parlare di 27 anni per un leone significa raccontare un miracolo della medicina veterinaria e del benessere animale. In natura, la vita di un leone maschio è una lotta costante per il territorio e il comando del branco; raramente superano i 10-12 anni. Anche in cattività, dove i pericoli sono assenti, la soglia dei 20 anni è considerata un traguardo eccezionale. Djibo è andato oltre, sfiorando il record mondiale di Arjun, il leone indiano morto a 29 anni nel 2018. Raggiungere tale età è la prova tangibile che, dopo l’orrore del circo, il felino ha trovato un ambiente capace di rigenerarlo profondamente.

La storia di Djibo non è sempre stata fatta di sole e ampi spazi. Nel 2012, quando arrivò al rifugio, il leone era l’ombra di se stesso. Sequestrato a un circo insieme alla compagna Yendi, Djibo portava addosso i segni evidenti di anni di privazioni. Entrambi i felini apparivano in uno stato di estrema magrezza. Djibo mostrava una profonda diffidenza e aggressività verso le persone, frutto di metodi di addestramento coercitivi. Uno spazio vitale ridotto al minimo aveva compromesso la sua muscolatura, debilitandolo.
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Il percorso di riabilitazione è stato lungo e tortuoso. Mentre i circhi continuano a utilizzare grandi felidi in spazi angusti e lontani dalle loro necessità ecologiche, a Saint-Martin-la-Plaine Djibo ha scoperto la pazienza dell’uomo. Con il passare degli anni, quel predatore ferito si è trasformato in un patriarca sereno, capace di convivere pacificamente con chi lo nutriva. La vita sociale di Djibo è stata segnata da legami profondi. Dopo la perdita della sua storica compagna Yendi nel 2016, ha condiviso il suo recinto con la leonessa Princesse. Quest’ultima è venuta a mancare all’inizio del 2024, lasciando Djibo come ultimo testimone dei primi anni della fondazione Tonga Terre d’Accueil.

Fino alla metà di aprile, il possente felino era apparso in forma discreta. Poi, il crollo improvviso. In pochi giorni, il leone ha smesso di mangiare e ha perso la capacità di deambulare. Di fronte al rapido declino e per evitare che il dolore prendesse il sopravvento sulla dignità, l’equipe medica ha preso la decisione più difficile: l’eutanasia. “La sua presenza e il suo carattere facevano parte integrante del nostro quotidiano. Era l’ultimo felino salvato nel decennio scorso, l’ultimo legame con le nostre radici”, spiegano dal rifugio.
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Con la morte di Djibo si chiude una pagina fondamentale della storia del soccorso animale in Francia. La sua vita resta un monito contro l’uso degli animali selvatici negli spettacoli itineranti e, allo stesso tempo, un tributo alla capacità di resilienza delle specie naturali quando poste in condizioni di rispetto e cura. Djibo se n’è andato nel sonno, lontano dalle fruste e dalle gabbie di metallo, chiudendo gli occhi in quel pezzo di Francia che, per quattordici lunghi anni, ha chiamato casa. Il re è morto, ma il suo ruggito di libertà continuerà a ispirare chi lotta per dare una seconda possibilità a chi non ha voce. (di Elisabetta Guglielmi)
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