Albertini: "Milan, i giocatori si sono fatti degli alibi. Il ruolo di Ibrahimovic è equivocabile e non dovrebbe esserlo"

27 Maggio 2026 - 10:10
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I pareri di chi conosce il vecchio dna rossonero sulla stagione appena conclusa con un rumoroso flop

"Quando arrivi a una vittoria dall’entrare tra le prime quattro e giochi in casa contro il Cagliari, se sei il Milan non puoi non raggiungere l’obiettivo. Evidentemente il primo e ultimo passo in una stagione sono i più difficili e riflettono il carattere della squadra".

Lo ha detto Demetrio Albertini, ex calciatore rossonero oggi impegnato nella politica del pallone: non pochi lo avrebbero volentieri indicato come possibile candidato alla presidenza della FIGC lasciata vacante da Gravina, ma lui si dichiara spettatore degli eventi mentre parla del flop dei rossoneri a La Gazzetta dello Sport. "Anche lo scorso anno è stato un fallimento, a testimonianza che cambiano gli interpreti, ma il giudizio è lo stesso".

ALLEGRI

"Quando hai il match ball e ti sei costruito la possibilità di arrivare in Champions, ma poi sbagli l’ultima gara, l’allenatore ha delle responsabilità. Anche perché l’andamento dell’ultimo mese è stato da retrocessione. Sono stati fatti degli errori e, se prima la squadra era andata oltre le sua possibilità, arrivare quinta con una rosa inferiore solo a quella dell’Inter, è un fallimento".

I GIOCATORI

"Quando le cose hanno iniziato a non funzionare più e ci sono state voci di disaccordi nella società, i calciatori si sono creati degli alibi invece che lottare per invertire la tendenza negativa. Così non va bene".

LEAO

"Sinceramente lo vedo fuori dal progetto. Per me Leao, se è non il migliore, è uno dei migliori del Milan, ma il contesto ambientale non più adatto per lui. Se arrivasse una buona offerta, sarebbe il momento giusto per cambiare. Da chi ripartire? Maignan, Pavlovic, Pulisic, Rabiot e Modric, che è molto mancato nel finale di stagione".

DIRIGENZA E IBRA

"Gli ultimi due anni sono stati gestiti vivendo di espedienti. E’ una verità scomoda, ma questo è successo e va detto. Non c’era unità d’intenti tra i dirigenti e, ho letto, anche con l’allenatore. I risultati nel calcio arrivano solo quando tutti puntano allo stesso obiettivo, altrimenti all’esterno arriva un messaggio sbagliato e fare un cammino vincente è molto più complicato. Capisco che i fondi d’investimento abbiano logiche di gestione tutte loro, ma nel mondo dello sport europeo i club vivono anche di storia, che sia più o meno gloriosa. Ognuna ha il proprio dna e il Milan ne ha uno glorioso. Penso che sarebbe più facile mantenerlo, come vogliono i tifosi, piuttosto che cancellarlo. In più se la comunicazione è confusa, la gente non sa quale futuro l’attende. Gli anni di Berlusconi sono irripetibili, ma non posso pensare che il Milan diventi una squadra che ha come obiettivo l’ingresso in Champions. Ibra? Il suo ruolo è... equivocabile e dovrebbe non esserlo. O ci si mette a disposizione in prima linea oppure fare le cose da dietro le quinte non è possibile".


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