Algeria: importazioni di macchinari agricoli dall’Italia in forte crescita, spazio a nuove partnership
Le importazioni algerine di macchinari e attrezzature agricole dall’Italia sono aumentate da 34,43 milioni di dollari nel 2024 a 49,45 milioni nel 2025, mentre Algeri punta ad ampliare la cooperazione con le imprese italiane dalla semplice fornitura di mezzi alla realizzazione di progetti produttivi comuni. È quanto emerso oggi ad Algeri nel corso dell’incontro economico dedicato alla meccanizzazione, all’innovazione e alla digitalizzazione dell’agricoltura, organizzato dall’Agenzia Ice in collaborazione con FederUnacoma. All’iniziativa partecipano 13 imprese italiane del settore e circa 90 operatori economici algerini, con un programma di incontri tra aziende dei due Paesi. Il direttore della cooperazione del ministero algerino dell’Agricoltura, Zahreddine Salhi, ha illustrato il piano nazionale per aumentare la produttività e ridurre la dipendenza dall’estero. Secondo i dati presentati durante il seminario, l’agricoltura rappresenta circa il 14 per cento del prodotto interno lordo dell’Algeria, con un valore della produzione stimato in 38,2 miliardi di dollari nel 2024 e oltre 2,7 milioni di occupati distribuiti tra circa 1,3 milioni di aziende. Il Paese coprirebbe attualmente con la produzione nazionale circa il 73 per cento del proprio fabbisogno di prodotti agricoli.
Tra le principali criticità indicate dalle autorità figurano la bassa resa di alcune colture strategiche, una meccanizzazione ancora insufficiente in diverse fasi produttive, le perdite dopo il raccolto e la limitata capacità di stoccaggio. Per i cereali, l’Algeria coltiva ogni anno tra 2 e 3 milioni di ettari, con una resa media di circa 17 quintali per ettaro. La strategia del governo punta sull’irrigazione a risparmio idrico, sulla meccanizzazione dell’intero ciclo produttivo, sull’agricoltura di precisione e sull’impiego di droni, telerilevamento e intelligenza artificiale. Un capitolo importante riguarda lo stoccaggio. L’Algeria dispone attualmente di una capacità di circa 4 milioni di tonnellate e punta a raggiungere 9 milioni. Il programma comprende 36 silos strategici per complessivi 3 milioni di tonnellate, 350 centri di stoccaggio di prossimità per 1,75 milioni di tonnellate e 16 silos metallici per ulteriori 250 mila tonnellate. Il primo silo metallico è entrato in funzione nell’agosto scorso, mentre la consegna dei 36 impianti strategici dovrebbe iniziare nel secondo trimestre del 2027.
Per facilitare l’accesso ai mezzi agricoli, il ministero ha inoltre presentato Agrodrive, impresa pubblica incaricata di creare e gestire un parco nazionale di macchinari. Il modello prevede la possibilità per agricoltori e investitori di utilizzare trattori e altre attrezzature senza dover sostenere individualmente l’intero costo dell’acquisto, trasformando così la meccanizzazione in un servizio accessibile anche alle aziende con minore capacità di investimento. Nel quadro della cooperazione con l’Italia, il progetto più rilevante resta quello del gruppo Bf Spa a Timimoun, nel sud dell’Algeria. L’iniziativa prevede lo sviluppo di circa 36 mila ettari destinati a cereali, legumi e colture oleaginose, accompagnato dalla realizzazione di impianti di trasformazione, silos e altre infrastrutture. L’accordo quadro firmato nel luglio 2024 prevede un investimento di 420 milioni di euro attraverso una partnership tra Bf e il Fondo nazionale d’investimento algerino, con una partecipazione del 51 per cento per la parte italiana e del 49 per cento per quella algerina. Secondo i dati presentati al seminario, il progetto dovrebbe generare oltre 6.700 posti di lavoro, di cui più di 1.560 diretti.
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La missione delle imprese italiane si inserisce in rapporti economici già molto sviluppati. Nel 2025 gli scambi commerciali tra Algeria e Italia hanno raggiunto circa 14,9 miliardi di dollari: le esportazioni algerine sono state pari a 10,84 miliardi, mentre le importazioni dall’Italia hanno raggiunto 4,05 miliardi. L’Italia si conferma il primo cliente e il secondo fornitore dell’Algeria. La struttura degli scambi resta tuttavia fortemente concentrata sull’energia. Combustibili minerali e prodotti energetici hanno rappresentato nel 2025 il 96,7 per cento delle esportazioni algerine verso il mercato italiano. Le vendite italiane verso l’Algeria risultano invece più diversificate e comprendono soprattutto macchinari, apparecchiature e altri beni industriali. Secondo i dati presentati durante l’incontro, esistono margini per aumentare anche le esportazioni algerine non energetiche verso l’Italia, in particolare nei fertilizzanti, nella siderurgia e nei prodotti agricoli. Per le imprese italiane, la domanda algerina riguarda quindi non soltanto trattori e macchinari, ma anche sistemi di irrigazione, agricoltura di precisione, digitalizzazione, tecnologie per lo stoccaggio e la trasformazione agroalimentare. Il progetto di Timimoun rappresenta il modello più avanzato di questa impostazione, con una filiera che integra produzione agricola, infrastrutture, trasformazione e stoccaggio.
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