Alla presidenza Corepla torna Giorgio Quagliolo

Il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica ha un nuovo presidente: si tratta di Giorgio Quagliolo, un ritorno di grande esperienza in quanto la stessa carica gli è stata affidata sia nel 2007 sia nel 2013 (nel mentre è stato anche presidente del Conai, il Consorzio nazionale imballaggi).
«Assumo questo incarico con grande senso di responsabilità, in un momento in cui le profonde trasformazioni che interessano i mercati dell'energia e delle materie prime richiedono visione e capacità di adattamento. Oggi più che mai, il riciclo degli imballaggi in plastica e l'utilizzo delle materie prime seconde rappresentano un fattore strategico per la competitività del sistema produttivo, per la sicurezza degli approvvigionamenti e per il raggiungimento degli obiettivi ambientali europei. Rafforzare la capacità del nostro Paese di valorizzare le risorse, già presenti nei cicli produttivi, significa rendere più solida l'industria italiana e contribuire concretamente alla transizione verso un'economia sempre più circolare», commenta a caldo Quagliuolo.
Come del resto confermano oggi anche dal fronte delle utility riunite in Utilitalia – la Federazione delle imprese di acqua, ambiente ed energia – il sistema nazionale di gestione e riciclo dei rifiuti di imballaggio in plastica è «sull’orlo della paralisi, con il rischio imminente di compromettere la regolarità e la continuità del servizio in numerose aree del Paese. A fine aprile, i quantitativi di materiale plastico stoccati presso i centri di raccolta risultavano quasi raddoppiati rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un quadro ancora più allarmante alla vigilia della stagione estiva, che rischia di generare non solo disservizi per i cittadini ma anche il rischio di incendi all'interno dei siti di stoccaggio».
Eppure il sistema di raccolta rifiuti da imballaggio è ormai ben oliato: nel 2025 Corepla ha avviato a riciclo 1.180.000 tonnellate di imballaggi, di cui 970.000 tonnellate effettivamente riciclate. In rapporto all’immesso al consumo, la quota riciclata è pari al 49,6%, in linea con l’obiettivo europeo del 50% al 2025. «Le criticità che si manifestano oggi – argomentano da Utilitalia – derivano esclusivamente dalla progressiva saturazione degli sbocchi di recupero e riciclo a valle: siamo di fronte a una crisi strutturale della filiera del riciclo delle plastiche che non può essere in alcun modo imputata a presunte inefficienze dei soggetti della raccolta».
In termini assoluti, a causa della crisi in corso la capacità di riciclo dell’Ue è diminuita dal suo picco di ben 1 milione di tonnellate, pari all’intera capacità di riciclo della Francia: si tratta di impianti fermi e dunque a rischio fallimento, da cui l’Italia non è certo al riparo. Per questo da più attori della filiera è stata avanzata la richiesta di risposte strutturali, su più fronti: garanzie d’origine, smaltimento degli scarti, filiere Epr, plastic tax, nonché l’anticipo al 2027 degli obblighi sul contenuto minimo di plastica riciclata negli imballaggi, che il regolamento Ppwr colloca invece al 2030.
«In vista dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni del Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (Ppwr), prevista a partire dal prossimo agosto – chiosa nel merito Quagliolo – sarà fondamentale continuare a investire nell’innovazione, sostenere il mercato delle materie prime seconde e creare condizioni favorevoli allo sviluppo di una filiera sempre più efficiente, sostenibile e competitiva. Una filiera capace di generare valore ambientale, industriale e occupazionale e di contribuire in modo concreto alla crescita del Paese».
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