Allarme BCE: “Da siccità e caldo estremo rischi per inflazione e accesso al credito”

17 Giugno 2026 - 17:24
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Bruxelles – I cambiamenti climatici con i suoi fenomeni estremi sono e saranno sempre di più un problema. Tra un’inflazione che rischia di essere trainata costantemente al rialzo, e non di poco, e le banche che potranno smettere di concedere credito, il susseguirsi di siccità, incendi, alluvioni e maltempo di varia natura metterà sempre più a dura prova l’economia dell’eurozona. E’ il monito contenuto nello studio tematico della Banca centrale europea sul ruolo delle ondate di calore e della siccità nelle economie regionali dell’UE.

Inutile cercare proiezioni in termini di ricadute economiche, i tecnici della BCE non ragionano in miliardi di euro persi. Ciò perché, rilevano, “nonostante la loro crescente frequenza, gli impatti economici della siccità e delle ondate di calore rimangono insufficientemente quantificati, soprattutto per le economie avanzate”. Poco utile e molto fuorviante fornire cifre che non sono consolidate ma approssimative. Meglio dunque affidarsi alle certezze. In tal senso, “le evidenze dimostrano che le siccità estreme possono deprimere la crescita del prodotto interno lordo (PIL) per diversi anni, con una produzione regionale in Europa che può rimanere inferiore fino a tre punti percentuali (pp) quattro anni dopo un evento di siccità di grave entità”.
Ecco dunque una parametro non economico-finanziario che contribuisce a dare un’idea della portata del fenomeno dei cambiamenti climatici. A cui si aggiungono altre considerazioni: “Siccità e cattivi raccolti hanno effetti inflazionistici sostanziali”, continuano i tecnici della BCE. Nello specifico, “gli shock dei raccolti spiegano circa il 30 per cento della volatilità a medio termine dell’inflazione nell’area dell’euro, e gli shock di un singolo raccolto possono far aumentare i prezzi dei prodotti alimentari a doppia cifra, con conseguenze inflazionistiche persistenti”.

Rifugiati climatici, nel 2024 il numero più alto mai registrato. Si ripropone uno dei nodi politici dell’UE

La Banca centrale europea torna a insistere sul problema dell’inflazione alimentare, legata in modo sempre più evidente al ‘clima pazzo’. Ma c’è di più: oltre all’agricoltura, “le interruzioni causate dalla siccità nei trasporti fluviali, nella produzione di energia elettrica, nelle attività manifatturiere dipendenti dall’acqua e nel turismo si propagano ulteriormente attraverso le reti di produzione e le catene di approvvigionamento, aumentando i costi e limitando la produzione“. Ecco dunque il rischio di pressioni stagflazionistiche (alta inflazione e bassa crescita) per i Paesi UE con la moneta unica. 
Tutte queste dinamiche “possono anche influenzare gli istituti finanziari attraverso un maggiore rischio di credito, una riduzione del valore delle garanzie, interruzioni operative e volatilità dei mercati”, avvertono ancora gli analisti dell’Eurotowter. Si rischia un freno ai prestiti alle imprese, con le ripercussioni del caso su produzione, competitività e crescita. Del resto i rischi legati alla natura, in particolare la scarsità d’acqua, sono sempre più riconosciuti come canali di trasmissione dominanti per l’economia dell’area euro e il suo settore bancario.
Oltre il 40 per cento dei prestiti bancari è concentrato in imprese fortemente esposte alla siccità e dipendenti dall’approvvigionamento idrico superficiale, con esposizioni particolarmente accentuate nell’Europa meridionale e occidentale”, viene ricordato nello speciale studio di fresca pubblicazione. Europa meridionale vuol dire il bacino del Mediterraneo, vuol dire anche Italia, citata esplicitamente. “I dati mostrano che la maggior parte delle regioni europee ha registrato un aumento del numero medio annuo di giorni di ondate di calore” nel corso dei mesi più caldi (maggio-settembre). “Gli incrementi maggiori sono stati osservati nella regione mediterranea spagnola, nell’Italia meridionale e in tutta l’Europa settentrionale e orientale”.
Situazione e prospettive alla mano, il consiglio implicito per i governi è lavorare per azioni di contrasto e mitigazione dei rischi, per mettere al sicuro produzione agricola, inflazione e accesso al credito. Altrimenti l’UE e la sua eurozona saranno destinati a un futuro incerto e tutt’altro che roseo. Per poter risolvere questo problema occorre però raccogliere dati e colmare quella carenza di informazioni che a oggi rende ancora impossibile calcolare l’impatto reale di siccità, caldo estremo, incendi, alluvioni e quanto il cambiamento climatico porta con sé.

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