Allo studio un vaccino italiano per i melanomi
Oggi tanti tumori fanno meno paura grazie all'immunoterapia: con i farmaci che "sbloccano" il sistema immunitario, questo torna capace di scovare e aggredire le cellule tumorali. Una vera rivoluzione per esempio nel caso del melanoma, che fino a qualche anno fa era fra i più difficili da curare e che oggi ha una sopravvivenza a dieci anni del 50%, anche nella malattia metastatica. Alcuni pazienti però non rispondono o diventano resistenti all'immunoterapia: per loro, una nuova strategia di cura potrebbe arrivare dai vaccini terapeutici che si stanno sperimentando in uno degli otto programmi di ricerca speciali, dedicati allo studio delle metastasi, sostenuti grazie ai fondi del 5 per mille di Fondazione AIRC.
Punto debole delle cellule tumorali: le "bandierine" intercettate dal sistema immunitario
Il programma speciale sui melanomi e i sarcomi metastatici, avviato sei anni fa, sfrutta un tallone d'Achille delle cellule tumorali. Spiega Maria Rescigno professoressa di patologia generale Humanitas University e direttrice scientifica del CeMM di Vienna, che coordina gli otto centri italiani coinvolti nel progetto: «Le cellule tumorali sono stressate: hanno mutazioni che portano le proteine ad assumere una scorretta struttura tridimensionale. Ciò innesca una particolare risposta per queste proteine anomale, che vengono tagliate a pezzetti (i peptidi) ed esposte sulla superficie della cellula tumorale, diventando ben visibili al sistema immunitario: un po' come se fossero bandierine di segnalazione. Questi peptidi sono stati identificati in vari pazienti con melanoma, e per i sette più comuni abbiamo realizzato un vaccino terapeutico. Si tratta di un vaccino terapeutico per il melanoma metastatico, potenzialmente universale, perché queste caratteristiche sono comuni a più pazienti».. Per accertarsi che la reazione immunitaria ottenuta con il vaccino non si diriga anche contro altri tessuti, i ricercatori hanno studiato malattie, diverse dal cancro, in cui è presente uno stress cellulare. «In questi casi non abbiamo trovato una risposta immunitaria contro i peptidi dello stress e pensiamo che l'esposizione prolungata di queste molecole sulla superficie delle cellule sia una caratteristica specifica del tumore», dice Rescigno. «Infatti, a differenza di tutte le altre cellule, quelle tumorali non muoiono anche se sono sotto stress e continuano quindi a esporre i peptidi contro cui abbiamo mirato il vaccino».
Dai successi sui cani alla prima sperimentazione clinica sull'uomo
Il vaccino per il melanoma è già stato prodotto ed entro la fine del 2026 dovrebbe partire la sperimentazione sui pazienti. Per il sarcoma, malattia molto eterogenea, i ricercatori stanno identificando i peptidi in comune fra diversi pazienti e più capaci di innescare una risposta immunitaria. Alcuni, a sorpresa, sono gli stessi trovati nei melanomi, perciò «in futuro potremmo sperare in un vaccino terapeutico universale contro i tumori», ipotizza Rescigno.
Intanto, con questa strategia sono stati realizzati vaccini a uso veterinario: testati su oltre 150 cani con tre diversi tipi di tumore, hanno dato risultati promettenti per efficacia e sicurezza. «Lo studio clinico del vaccino per il melanoma sarà la prima applicazione nell'uomo di una strategia che abbiamo potuto seguire passo passo, partendo dal laboratorio per arrivare ai pazienti», sottolinea Rescigno. «Tutto questo non sarebbe stato possibile senza i programmi speciali finanziati con il 5 per mille di AIRC, che hanno consentito di mettere assieme più gruppi di ricerca per tanti anni di seguito: solo facendo rete e pensando nel lungo periodo si può realizzare un progetto così complesso»..
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