Recupero della vista, la SOI chiede rigore: “Un singolo caso non basta a dimostrare l’efficacia della tecnica”
Roma, 29 luglio 2026 – La Società Oftalmologica Italiana (SOI) guarda con favore a ogni autentico progresso della ricerca, ma ritiene doveroso richiamare l’attenzione della comunità scientifica e dell’opinione pubblica sul fatto che risultati di rilevanza clinica richiedono un livello altrettanto elevato di documentazione scientifica, trasparenza e verifica indipendente.
Le notizie diffuse in questi giorni circa il recupero della vista ottenuto attraverso una procedura definita di “trasloco biologico” hanno inevitabilmente alimentato grandi aspettative in migliaia di persone affette da cecità o da gravissime patologie oculari.
Proprio per questo motivo, la SOI ritiene che, allo stato attuale delle informazioni disponibili, le domande aperte siano ancora numerose e che i dati pubblicamente accessibili non consentano una valutazione scientifica completa dei risultati annunciati, risultati su un singolo paziente che ad oggi nessuno ha potuto verificare o condividere.
Ad oggi non risultano infatti disponibili informazioni o pubblicazioni scientifiche che consentano alla comunità oftalmologica internazionale di verificare:
- quale fosse il reale livello di funzione visiva del paziente prima dell’intervento;
- quale sia il recupero visivo effettivamente raggiunto, misurato mediante metodiche standardizzate e validate;
- se il risultato osservato sia stabile nel tempo oppure rappresenti un miglioramento temporaneo destinato a scomparire;
- quale sia la qualità della funzione visiva recuperata sotto il profilo clinico e funzionale;
- quali complicanze siano state osservate e quale sia stato il loro impatto sul decorso postoperatorio ed il successo di quanto finora auspicato;
- se la procedura sia realmente riproducibile presso altri centri di elevata specializzazione.
L’assenza di tali informazioni non consente, al momento, di stabilire se ci si trovi di fronte a un caso clinico isolato e a un possibile insuccesso, a una procedura ancora nelle prime fasi di sviluppo oppure a una tecnica destinata nel tempo di un decennio a migliorare la pratica clinica.
La SOI osserva inoltre che la chirurgia retinica rappresenta uno degli ambiti più complessi dell’intera medicina e che, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche pubblicate e dei dati clinici riportati, non risultano evidenze consolidate che dimostrino come procedure di autotrapianto retinico siano in grado di ripristinare in modo stabile, riproducibile e clinicamente significativo una funzione visiva utile nei pazienti affetti da cecità.
Per tali ragioni appare prematuro presentare il risultato ottenuto come una svolta terapeutica prima che siano resi disponibili tutti gli elementi necessari alla sua obiettiva valutazione da parte della comunità scientifica internazionale.
La SOI invita pertanto il gruppo di ricerca autore dell’intervento a rendere pubblici, nel più breve tempo possibile, i protocolli utilizzati, i criteri di selezione dei pazienti, il follow-up completo, gli eventuali insuccessi e l’insieme dei dati clinici raccolti, affinché possano essere sottoposti al normale processo di revisione tra pari e di verifica indipendente, fondamento imprescindibile del metodo scientifico in contrapposizione alle fake news mediatiche che tanto condizionano le Persone cieche causando danni a volte devastanti.
La speranza rappresenta una componente essenziale del rapporto di cura. Proprio per questo motivo essa deve poggiare esclusivamente su risultati scientificamente verificati, riproducibili e condivisi dalla comunità internazionale rinunciando a attività mediatiche ad effetto finalizzate alla promozione di singole attività o persone
La Società Oftalmologica Italiana continuerà a sostenere ogni innovazione realmente dimostrata, ma ritiene che il dovere della medicina sia distinguere con chiarezza ciò che appartiene alla sperimentazione clinica da ciò che costituisce una terapia validata, affinché nessun paziente venga indotto a nutrire aspettative non ancora supportate da evidenze scientifiche sufficientemente solide o verificabili riscontri clinici.
Dott. Matteo Piovella
Presidente SOI – Società Oftalmologica Italiana
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