Alzheimer precoce, trattate le prime due pazienti con il farmaco anti-amiloide
Al Policlinico San Donato di Milano, nell’ambito di un uso compassionevole, due pazienti di 63 e 67 anni hanno ricevuto il Donanemab: il primo anticorpo monoclonale in grado di agire direttamente sulle placche di beta-amiloide, causa biologica della malattia
Milano, 11 giugno 2026 – All’IRCCS Policlinico San Donato di Milano (Gruppo San Donato) è stato avviato il nuovo trattamento con Donanemab, un anticorpo monoclonale anti-amiloide impiegato per contrastare la malattia di Alzheimer nelle fasi iniziali. Presso l’Unità Operativa di Neurologia, diretta dalla prof.ssa Maria Salsone, associata alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Vita-Salute San Raffaele (UniSR) di Milano, sono state trattate le prime due pazienti, di 63 e 67 anni.
Il risultato, ottenuto in ambito di uso compassionevole del farmaco, si inserisce nel programma clinico-scientifico interdisciplinare del Centro per i Disturbi Cognitivi e le Demenze (CDCD), volto a integrare ricerca, diagnosi precoce e accesso alle terapie innovative.
Gli anticorpi monoclonali anti-amiloide, approvati dalle principali autorità regolatorie internazionali, tra cui la Food and Drug Administration (FDA) negli Stati Uniti e l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) in Europa, rappresentano oggi la prima classe di farmaci in grado di agire direttamente su uno dei meccanismi biologici alla base della malattia di Alzheimer.
Secondo l’ipotesi patogenetica più accreditata, infatti, la patologia è associata all’accumulo di placche di proteina beta-amiloide nel cervello. Gli studi clinici hanno dimostrato che la loro rimozione può contribuire a rallentare la progressione del declino cognitivo.
“Per la prima volta possiamo intervenire direttamente su uno dei meccanismi biologici alla base della malattia. Le evidenze disponibili sono promettenti e pongono le basi per una vera e propria svolta nella cura dell’Alzheimer”, ha dichiarato il dott. Salvatore Mazzeo, responsabile del CDCD e ricercatore presso UniSR.
Le due pazienti trattate sono state sottoposte a un’approfondita valutazione multidimensionale per verificarne l’idoneità alla terapia. Attualmente, infatti, possono accedere al trattamento soltanto pazienti con diagnosi di disturbo cognitivo lieve o demenza lieve che soddisfino specifici criteri clinici di inclusione ed esclusione.
“La selezione – spiega il dottor Mazzeo – avviene attraverso un percorso rigoroso che comprende la raccolta della storia clinica, esami di laboratorio, analisi genetiche e tecniche avanzate di neuroimaging, oltre a un costante monitoraggio specialistico dell’Alzheimer”.
“Siamo entusiasti di poter offrire alle due pazienti più giovani seguite presso il nostro Centro una nuova opportunità terapeutica, potenzialmente in grado di rallentare la progressione della malattia. L’esperienza maturata in questa fase è particolarmente preziosa perché ci consente di acquisire competenze cliniche e organizzative fondamentali per affrontare una delle sfide più importanti della neurologia contemporanea: rendere sempre più concreta la possibilità di intervenire precocemente sulla malattia di Alzheimer”, conclude la prof.ssa Maria Salsone.
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