Amazon condannata per discriminazioni: ha negato turni a una neo mamma a Vigonza

28 Luglio 2026 - 17:30
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Amazon condannata per discriminazioni: ha negato turni a una neo mamma a Vigonza

 Il Tribunale del Lavoro di Padova ha condannato Amazon per “discriminazione indiretta” per aver obbligato una neo mamma in servizio al magazzino di Vigonza dopo il “rientro dalla maternità” a “turni alternati” dalle 6 del mattino alle 14 e dalle 14 alle 22 con un “orario” di lavoro che secondo la donna non le avrebbe consentito di “conciliare la prestazione lavorativa con le esigenze di cura della figlia minore”. Accogliendo il ricorso degli avvocati Giacomo Zanolla e Giorgia D’Andrea, il giudice Pier Francesco Bazzega della prima sezione civile ha ordinato a Amazon Italia Transport, ramo trasporti e logistica nella penisola della multinazionale fondata da Jeff Bezos, di cessare il “comportamento discriminatorio” e assegnare alla lavoratrice un turno “stabile” fra le 6 del mattino e le 14.

“L’assegnazione stabile della lavoratrice al turno 6.00-14.00 garantirebbe integralmente la sua presenza nella fascia indicata dalla società come essenziale” si legge nel decreto. La società, assistita dagli avvocati Vittorio Moresco, Giada Maria Cagnes, Flavio Parigi e Lucia Giuseppina Alberti, è stata condannata anche a risarcire la donna con 999 euro di danno patrimoniale e al pagamento delle spese processuali. Nelle 8 pagine del provvedimento viene ricostruita la vicenda. La lavoratrice sarebbe stata costretta, quando chiamata in servizio al “turno pomeridiano” a “usufruire sistematicamente al congedo parentale per terminare il lavoro almeno alle ore 18.00”. Avrebbe “ripetutamente richiesto l’assegnazione a un orario centrale” o solo del “turno mattutino” senza mai ottenere un “positivo riscontro da parte della società”. Durante la causa Amazon avrebbe inoltre “omesso” di produrre i documenti relativi alle “turnazioni del personale”, ai prospetti di “organico” gli “estratti dal libro unico del lavoro”, i “dati sui volumi di attività nelle differenti fasce orarie”, i “piani operativi della sede” e la documentazione necessaria ad accertare l’organizzazione del lavoro interna al sito produttivo. La decisione viene accolta come una “storica vittoria” e con “grande soddisfazione” dall’Adl Cobas, il sindacato di base che ha promosso la causa garantendo assistenza alla lavoratrice. Il giudice ha riconosciuto che “l’organizzazione rigida dei turni adottata dall’azienda ha prodotto un grave svantaggio legato alla condizione di genitorialità”, conclude la sigla. 

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