Angus Taylor attacca One Nation: «L’ho fatto a malincuore, ma non ha un piano per l’Australia»

14 Luglio 2026 - 06:50
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Il leader dell’opposizione difende il duro intervento contro il partito di Pauline Hanson: «È un’organizzazione costruita attorno a una sola persona e la sua politica economica porterebbe il Paese alla rovina»

Il leader dell’opposizione australiana Angus Taylor ha difeso le critiche rivolte a One Nation, pur ammettendo di aver pronunciato quelle parole «a malincuore».

In un discorso della scorsa settimana, Taylor aveva accusato il partito guidato da Pauline Hanson di non possedere un progetto credibile per il futuro dell’Australia e aveva sostenuto che il suo programma economico rischierebbe di «mandare in rovina» il Paese.

Intervistato da 2GB, il leader liberale ha ribadito la propria posizione, precisando però che la maggior parte del suo intervento era rivolta contro il governo Labor.

«Il 95 per cento del discorso era contro il Labor»

Taylor ha respinto l’idea di aver concentrato la propria offensiva politica su One Nation.

«Il 95 per cento di quel discorso riguardava il Labor e il modo in cui sta danneggiando questo Paese», ha affermato.

Il leader dell’opposizione ha però confermato tutte le critiche mosse al partito di Pauline Hanson.

«Quello che ho detto su One Nation l’ho detto a malincuore. Francamente, l’ho detto con il cuore pesante», ha dichiarato.

Secondo Taylor, l’Australia attraversa una fase troppo delicata perché l’opposizione possa evitare un confronto netto anche con le forze politiche collocate alla sua destra.

L’accusa: «One Nation non ha una squadra»

Il punto centrale dell’attacco riguarda la capacità di One Nation di trasformare il consenso crescente in una proposta di governo.

Taylor ha descritto il partito come uno schieramento costruito quasi interamente attorno alla figura di Pauline Hanson.

«Non hanno un piano per il futuro di questo Paese. Sono uno spettacolo guidato da una sola persona. Non hanno una squadra», ha detto.

Il leader liberale sostiene che One Nation sia capace di intercettare la protesta degli elettori, ma non di offrire soluzioni economiche e amministrative sufficientemente solide.

Il riferimento a Malcolm Roberts

Taylor ha richiamato anche le polemiche che hanno coinvolto il senatore di One Nation Malcolm Roberts.

Secondo recenti ricostruzioni giornalistiche, Roberts avrebbe elogiato il teorico della cospirazione statunitense Alex Jones.

Jones è noto, tra le altre cose, per aver sostenuto falsamente che la strage avvenuta nel 2012 alla Sandy Hook Elementary School fosse una messinscena realizzata con attori.

Il riferimento è stato utilizzato da Taylor per mettere in dubbio la credibilità e l’affidabilità complessiva della squadra parlamentare di One Nation.

Joyce prende le distanze

Anche Barnaby Joyce, oggi parlamentare di One Nation, ha preso le distanze dalle posizioni attribuite a Roberts.

Joyce ha dichiarato di non credere che la strage di Sandy Hook o l’attacco terroristico di Bondi siano stati operazioni organizzate o falsificate.

Ha però evitato uno scontro personale con il collega, sottolineando che le dichiarazioni di un singolo parlamentare non rappresentano automaticamente la linea ufficiale del partito.

Taylor non avrebbe incontrato Tommy Robinson

Il leader dell’opposizione è intervenuto anche sul viaggio di Pauline Hanson nel Regno Unito, durante il quale la leader di One Nation ha incontrato il podcaster e attivista di estrema destra Tommy Robinson.

Taylor ha dichiarato che non avrebbe compiuto la stessa scelta.

«Non trascorrerei il mio tempo nel Regno Unito e certamente non incontrerei Tommy Robinson in questo momento», ha affermato.

Ha tuttavia evitato di condannare direttamente Hanson, riportando l’attenzione sui problemi economici interni dell’Australia.

La battaglia per l’elettorato conservatore

Le dichiarazioni di Taylor mostrano quanto la crescita di One Nation rappresenti un problema politico per la Coalition.

Il partito di Pauline Hanson continua ad attirare elettori insoddisfatti della politica migratoria, del costo della vita e della direzione assunta dai principali partiti.

Per i Liberali, la difficoltà consiste nel recuperare questi consensi senza adottare integralmente le posizioni di One Nation e senza perdere il sostegno degli elettori moderati.

L’attacco di Taylor cerca quindi di tracciare una linea precisa: riconoscere le preoccupazioni di una parte dell’elettorato conservatore, ma contestare la capacità di Hanson di trasformarle in un programma di governo.

Il vero bersaglio resta il Labor

Nonostante lo scontro con One Nation, Taylor ha ribadito che il principale avversario politico resta il governo federale.

Il leader dell’opposizione ha accusato il Labor di aver impoverito gli australiani, costretti a pagare di più per mutui, generi alimentari, energia e servizi essenziali.

La Coalition vuole quindi presentarsi come l’unica alternativa in grado di sostituire il governo, evitando che il voto di protesta si disperda verso partiti minori.

Uno scontro destinato a continuare

Il rapporto tra Coalition e One Nation sarà uno dei temi centrali della politica australiana nei prossimi mesi.

Da una parte, i due schieramenti condividono una parte dell’elettorato e alcune critiche al governo. Dall’altra, competono direttamente per la leadership dell’area conservatrice.

Taylor ha scelto di non ignorare One Nation e di attaccarla sul terreno della competenza economica e della credibilità istituzionale.

Le sue parole, pronunciate «con il cuore pesante», mostrano però anche il rischio per la Coalition: ogni attacco contro Hanson potrebbe rafforzare la percezione di One Nation come unica forza realmente estranea al sistema politico tradizionale.

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