Anne Carson e le altre: ecco tutte le donne che hanno vinto il Nobel per la Letteratura

Con il premio assegnato oggi ad Anne Carson salgono a 19 le donne che hanno ricevuto il Nobel per la Letteratura. Carson, 76enne poetessa, saggista, traduttrice, è considerata tra i massimi autori canadesi contemporanei. È anche un’accademica: ha insegnato letteratura greca e letterature comparate alle Università McGill, del Michigan e di Princeton. Nel 2000 le era stato conferito uno dei più prestigiosi riconoscimenti della letteratura in lingua inglese, la MacArthur Fellowship. È autrice di numerosi volumi, di cui tradotti in italiano, tra i quali Autobiografia del rosso (Bompiani, 2000) e Antropologia dell’acqua. Riflessioni sulla natura liquida del linguaggio (Donzelli, 2010).
Chi è Anne Carson, nuovo Nobel per la Letteratura
Il Nobel le è stato assegnato “per la sua opera audace e creativa che, in un dialogo giocoso con la tradizione classica, ha dato vita a nuove forme per la letteratura“. Nata a Toronto il 21 giugno 1950, Carson ha studiato lettere classiche alla University of St. Michael’s College dell’Università di Toronto, ottenendo poi un dottorato di ricerca. Nel 1986 pubblicò il suo primo libro, Eros the Bittersweet, una versione rielaborata della sua tesi di dottorato, in cui esplorava il tema dell’eros nella lirica greca e, soprattutto, in Saffo, concentrandosi tra il legame tra amore e solitudine.
Ma tra i suoi modelli, oltre ai classici, ci sono anche Simone Weil, Virginia Woolf ed Emily Brontë. Per la sua attività poetica ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui la Guggenheim Fellowship nel 1998 e il MacArthur Fellows Program nel 2000. All’attività artistica e di insegnante ha affiancato anche la traduzione di diversi classici del teatro greco, tra cui Elettra, Agamennone, Antigone, Oreste e Ifigenia in Tauride.
Anne e le altre: ci sono le 19 donne premiate
La prima donna insignita del Nobel per la Letteratura è stata la svedese Selma Lagerlöf nel 1909, otto anni dopo l’istituzione del premio, che dal 1901 a oggi è andato a 19 donne, Carson compresa, e 105 uomini. Con una impennata nell’ultimo decennio: dal 2017 il premio è stato assegnato alternativamente a un uomo e a una donna. L’ultima vincitrice era stata la sudcorena Han Kang, nel 2024.
Selma Lagerlöf fu premiata “per l’elevato idealismo, la vivida immaginazione e la percezione spirituale che caratterizzano le sue opere”. Poi venne l’italiana Grazia Deledda, cui nel 1926 il riconoscimento andò “per la sua ispirazione idealistica, scritta con raffigurazioni di plastica chiarezza della vita della sua isola nativa, con profonda comprensione degli umani problemi”. Sigrid Undset (Norvegia) nel 1928 fu premiata “principalmente per le sue potenti descrizioni della vita del Nord durante il Medioevo”.
Dieci anni dopo, nel 1938, fu la volta dell’americana Pearl S. Buck “per le sue ricche ed epiche descrizioni della vita contadina in Cina e per i suoi lavori autobiografici”. Gabriela Mistral (Cile) nel 1945 ottenne il Nobel per la Letteratura “per la sua lirica, ispirata da forti emozioni, che ha fatto del suo nome un simbolo delle aspirazioni idealistiche dell’intero mondo latino americano”; Nelly Sachs (Germania/Svezia) nel 1966 “per la sua scrittura lirica e drammatica eccezionale, che interpreta il destino d’Israele con resistenza commovente”; Nadine Gordimer (Sudafrica) nel 1991 perché “con la sua scrittura epica magnifica è stata di notevole beneficio all’umanità”.
Due anni dopo, nel 1993, il premio è andato a Toni Morrison, un’altra americana, perché “in racconti caratterizzati da forza visionaria e rilevanza poetica dà vita ad un aspetto essenziale della realtà americana”. Nel 1996 Wislawa Szymborska è stata premiata “per la poesia che con ironica precisione permette al contesto storico e biologico di venire alla luce in frammenti di realtà umana”; Elfriede Jelinek (Austria) nel 2004 “per il flusso melodico di voci e controvoci in romanzi e testi teatrali, che con estremo gusto linguistico rivelano l’assurdità dei cliché sociali e il loro potere”; Doris Lessing (Regno Unito) nel 2007 perchè “cantrice dell’esperienza femminile che con scetticismo, passione e potere visionario ha messo sotto esame una civiltà divisa”.
E, ancora, Herta Müller (Germania) nel 2009 perché “con la concentrazione della poesia e la franchezza della prosa, dipinge il panorama dello spodestato”; Alice Munro (Canada) nel 2013 perché “maestra del racconto breve contemporaneo”; Svetlana Alexievich (Bielorussia) nel 2015 “per la sua opera polifonica, un monumento alla sofferenza e al coraggio nel nostro tempo”.
Chiudono la carrellata, Olga Tokarczuk (Polonia) nel 2018 (assegnato nel 2019) “per un’immaginazione narrativa che con passione enciclopedica rappresenta l’attraversamento dei confini come forma di vita”; Louise Glück (Usa) nel 2020 “per la sua inconfondibile voce poetica che con l’austera bellezza rende universale l’esistenza individuale”; Annie Ernaux (Francia) nel 2022 “per il coraggio e l’acutezza clinica con cui svela le radici, gli allontanamenti ei vincoli collettivi della memoria personale” e Han Kang (Sud Corea) nel 2024 “per la sua intensa prosa poetica che affronta i traumi storici ed espone la fragilità della vita umana”. Oggi è toccato ad Anne Carson.
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