Apple contro lUnione Europea per Siri AI e il vero ruolo di Google: perché a perderci siamo noi | VIDEO
C'è un agente AI sul mio computer che, proprio in questo momento, sta leggendo le mie email, organizzando i file sul desktop, compilando fatture e rispondendo ai messaggi. Io gli ho concesso i permessi necessari e lui lavora quasi da solo. Potrebbe persino rispondere alle email al posto mio mentre sono qui a parlarvi del nuovo scontro tra Apple, Google e Unione Europea.
Il punto, però, non è soltanto quanto sia impressionante. Il punto è quanta fiducia siamo disposti a concedergli. Per essere davvero utile, un agente AI deve poter vedere i nostri file, leggere le conversazioni, usare le applicazioni e agire al posto nostro. Più accesso gli concediamo, più diventa potente. Ma anche più pericoloso quando sbaglia.
Ed è esattamente il problema che Apple sta cercando di affrontare con Siri AI, presentata alla WWDC 2026 su iPhone, iPad e Mac. Non parliamo della vecchia Siri con qualche risposta più intelligente, ma di un sistema simil-agentico che può comprendere ciò che appare sullo schermo, cercare tra i dati personali e utilizzare le applicazioni per completare operazioni al posto nostro. Una trasformazione enorme rispetto all'assistente che, ancora oggi, fatica a capire una semplice richiesta come “chiama mamma”. Ma anche una trasformazione che apre interrogativi altrettanto enormi su privacy, sicurezza e concorrenza.
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