Apple vs Epic, la Mela non demorde e chiama in causa la Corte Suprema
La lunga disputa legale tra Apple ed Epic Games è tutt’altro che conclusa: il colosso di Cupertino conferma al di là del ragionevole dubbio di non avere alcuna intenzione di fare concessioni oltre lo stretto necessario, a costo di coinvolgere direttamente la Corte Suprema, l’organo giudiziario più alto del sistema legale statunitense. I legali di Cupertino hanno nelle scorse ore presentato una petizione formale chiedendo una revisione di due punti chiave legati alle decisioni dei tribunali inferiori, nell’ambito della controversia sulle cosiddette pratiche di anti-steering dell’App Store.
È importante fare un rapido riassunto della storia fin qui. Tutto parte dal processo antitrust avviato da Epic nel 2020, in cui la società di Fortnite ha ottenuto una vittoria limitata esclusivamente sul tema delle pratiche anti-steering. Da lì è derivata una serie di ingiunzioni e contro-ricorsi che hanno progressivamente ampliato la portata del contenzioso, includendo anche la questione delle commissioni applicate sugli acquisti esterni.
Per cominciare Apple mette in discussione proprio la portata dell’ingiunzione, ritenendo che abbia superato i limiti stabiliti dal giudizio originario della Corte Distrettuale. L’estensione delle restrizioni applicate successivamente non rispetti il perimetro giuridico definito, causando una mancanza di coerenza interpretativa tra i diversi livelli della giustizia federale. Inoltre, Apple contesta che la decisione si sia basata su una violazione non tanto letterale delle disposizioni, quanto dello “spirito” della sentenza. Questo potrebbe costituire un precedente giuridico ambiguo, in contrasto con quanto stabilito dalla giurisprudenza precedente della Corte Suprema.
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