Apple vuole dipendere meno da TSMC per i chip: avviati contatti con Intel e Samsung
Apple starebbe valutando Intel e Samsung come possibili partner aggiuntivi per la produzione negli Stati Uniti dei chip destinati a iPhone, iPad, Mac e altri dispositivi, senza però aver ancora assegnato ordini né avviato una collaborazione operativa. Stando a quanto riportato da Bloomberg, la società di Cupertino avrebbe avuto colloqui esplorativi con Intel per l’eventuale utilizzo dei suoi servizi foundry e alcuni dirigenti avrebbero visitato un impianto Samsung in fase di sviluppo in Texas, destinato anche alla produzione di semiconduttori avanzati.
La valutazione sarebbe comunque ancora in una fase iniziale. Apple avrebbe dubbi sull’eventuale ricorso a tecnologie produttive diverse da quelle di TSMC e potrebbe anche decidere di non procedere con altri partner. Nessun commento, ovviamente, da parte delle società. La questione è molto delicata perché riguarda i system-on-a-chip, cioè i processori principali che integrano CPU, GPU e altre componenti essenziali dei dispositivi. Da oltre dieci anni Apple li progetta internamente e si affida a TSMC per produrli con i processi più avanzati, oggi arrivati a quello a 3 nanometri utilizzato dagli ultimi iPhone e Mac.
LA PRESSIONE SUI CHIP
La valutazione di fornitori aggiuntivi si inserirebbe in una fase di notevole pressione sulla catena produttiva. Durante la conference call sui risultati del secondo trimestre fiscale 2026, Tim Cook, CEO fino al prossimo settembre, ha spiegato che Apple dispone di "meno flessibilità nella catena di fornitura rispetto al normale". Il problema principale non sarebbe la memoria, ma la disponibilità dei processi avanzati necessari per i SoC.
"La principale limitazione è la disponibilità dei processi avanzati su cui vengono prodotti i nostri SoC, non la memoria", ha detto Cook secondo cui questa situazione rende più difficile soddisfare la domanda per prodotti come Mac mini e Mac Studio e serviranno "diversi mesi" per raggiungere un equilibrio tra domanda e offerta.
Le difficoltà avrebbero interessato anche la linea iPhone 17 Pro, mentre i team operativi di Apple starebbero lavorando per evitare che le limitazioni si estendano ad altre famiglie di prodotto, come AirPods e Apple Watch, che utilizzano processori diversi rispetto a iPhone e Mac. Alla base della pressione ci sarebbero sia l’enorme domanda di chip legata alla costruzione di data center per l’AI sia una richiesta superiore alle attese di Mac adatti all’esecuzione locale di modelli AI.
Intel e Samsung rappresenterebbero due possibilità molto diverse. Per Intel, ottenere Apple come cliente sarebbe un passaggio di grande peso nella strategia di rilancio dell’attività foundry sotto la guida di Lip-Bu Tan, dopo tentativi precedenti non sempre riusciti. Samsung ha più esperienza nella produzione conto terzi, ma resta distante da TSMC nel mercato foundry; anche per il gruppo coreano, un’eventuale approvazione da parte di Apple avrebbe un valore rilevante, nonostante la concorrenza diretta negli smartphone e in altri settori. In passato Samsung aveva già prodotto chip progettati da Apple per iPhone.
DIPENDERE DA TAIWAN
Apple preferisce in genere avere almeno due fornitori per i componenti principali, così da mantenere margini negoziali e ridurre il rischio di interruzioni. È ciò che accade, per esempio, con gli schermi usati nelle diverse linee di prodotto. Sui chip più avanzati, però, replicare questo schema è molto più complesso, perché Intel e Samsung non offrono oggi la stessa affidabilità produttiva e la stessa scala che hanno reso TSMC il riferimento della produzione conto terzi.
C’è poi una questione geografica. Cook, che ha avuto un ruolo centrale nella costruzione della catena di fornitura globale di Apple, ha avvertito più volte sui rischi di concentrare componenti critiche in una sola area. Già nel 2022, durante un incontro interno con i dipendenti, avrebbe detto che "a prescindere da ciò che si possa pensare, il 60% proveniente da un solo luogo probabilmente non è una posizione strategica", riferendosi alla forte concentrazione della produzione di chip a Taiwan. Il rischio principale resta quello di un’eventuale crisi con la Cina, che considera Taiwan parte del proprio territorio.
Negli ultimi anni Apple ha lavorato con TSMC per sostenere l’espansione produttiva in Arizona. A Phoenix, il fornitore taiwanese produce già una quantità limitata di chip per Apple e sta accelerando le attività. Apple ha dichiarato che nel 2026 riceverà 100 milioni di chip dall’Arizona, ma questa cifra coprirebbe solo una parte ridotta delle spedizioni annuali complessive dei suoi dispositivi.
Un’eventuale collaborazione con Intel avrebbe anche un risvolto politico. Secondo alcune valutazioni interne riportate da Bloomberg, lavorare con il produttore statunitense potrebbe aiutare Apple nei rapporti con l’amministrazione Trump, dopo che la Casa Bianca ha favorito lo scorso anno un accordo non convenzionale per investire in Intel, considerata un campione nazionale nei semiconduttori. Samsung, intanto, ha già un ruolo nella produzione di componenti più periferiche per iPhone e altri dispositivi, incluse parti dedicate alla gestione dell’alimentazione. Il passaggio più complesso resterebbe però quello dei processori principali, perché Apple dovrebbe accettare, anche solo in parte, tecnologie produttive diverse da quelle di TSMC.
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