Aree idonee, gli ambientalisti bocciano la legge dell’Umbria: «Considera le rinnovabili un problema e non una soluzione»

Maggio 15, 2026 - 17:18
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Aree idonee, gli ambientalisti bocciano la legge dell’Umbria: «Considera le rinnovabili un problema e non una soluzione»

«Al nostro Paese e all’Umbria non servono barriere burocratiche, ma servono rinnovabili fatte bene: realizzate con regole chiare e certe per tutti gli operatori e progettate in modo che le comunità locali possano davvero beneficiarne in termini ambientali ed economici». È uno dei passaggi di una nota congiunta con cui Greenpeace, Legambiente e Wwf bocciano la legge regionale 7/2025 sulle aree idonee approvata in Umbria che, denunciano le associazioni «impone pesanti restrizioni alle rinnovabili considerate ancora una volta un problema e non la soluzione». Non solo. Il provvedimento approvato, viene sottolineato, evidenzia «gravi e manifesti profili di illegittimità in quanto, in più punti, introduce limiti ostativi allo sviluppo delle fonti rinnovabili, in contrasto con la normativa nazionale vigente e con l’urgenza di decarbonizzazione del sistema energetico, imponendo limiti e ostacoli allo sviluppo e alle opportunità che la stessa regione può cogliere in termini di sviluppo e riduzione dei costi in bolletta, soprattutto in previsione dell’entrata in vigore del prezzo zonale».

In particolare, tra le criticità più evidenti segnalate dalle tre associazioni, ci sono la retroattività della disciplina di non idoneità sui procedimenti in corso (misura illegittima su cui il Tar del Lazio con la sentenza n° 1955/2025 si è già espresso); l'introduzione di divieti assoluti ovvero aree “vietate” all’installazione di impianti fotovoltaici a terra  nello spazio rurale, introducendo limiti generici contrari a quanto specificato del decreto Transizione 5.0 e che rappresenta uno dei pochi elementi forti della normativa nazionale; l’uso preclusivo delle aree non idonee (prevalenza di non idoneità in caso di progetto presentato sia in area idonea che non idonea) e delle fasce di rispetto dai beni tutelati; l’aggravamento del procedimento autorizzativo attraverso oneri documentali e istruttori ulteriori rispetto alla disciplina statale; l’introduzione di soglie minime o alternative progettuali per alcune tecnologie (producibilità per l’eolico e agrivoltaico solo quando sollevato da terra) e di compensazioni sproporzionate.

Per Greenpeace, Legambiente e WWF quanto approvato dalla Regione Umbria potrà essere facilmente oggetto di ricorsi, ma anche di blocco da parte del Governo, proprio per la sua non conformità alla normativa vigente.

A fronte di tutte queste criticità, le associazioni rilevano nelle norme approvate soltanto pochi punti positivi, come l’ampliamento di alcune tipologie di aree idonee, ma anche in questo caso accompagnate da problematiche legate all’imposizione di limiti di potenza e strutturali che non trovano giustificazione alcuna.

Quella approvata dall’Umbria viene in sintesi definita poco coraggiosa: «Sembra più preoccupata a trovare vie di uscita e cavilli per ostacolare lo sviluppo dei grandi impianti rinnovabili». Sono questi impianti, sottolineano le associazioni, «gli unici che possono, insieme alle politiche di efficienza energetica, salvare davvero i territori, paesaggi e ridurre i costi energetici. Affidandosi solo ai piccoli impianti e alle comunità energetiche. Tecnologie necessarie ma non in grado, da sole, di affrontare le sfide attuali».

Alla luce di ciò , le associazioni chiedono alla Regione Umbria di eliminare tutti i cavilli in netta contrapposizione con la normativa nazionale e allargare la maglia delle aree idonee alle fasce di almeno 350 metri intorno alle altre strade ad alto scorrimento come la SS 75 Centrale Umbra, la SS 318 di Val Fabbrica e tutte le altre infrastrutture lineari già fortemente infrastrutturate, a tutte le aree prive di vincoli, alle aree agricole dichiarate disponibili e non produttive, o inutilizzabili per la coltivazione, e alle aree intorno ai data center.

Tra l’altro, un maggior coraggio da parte di questa regione sarebbe necessario se si guarda a quanto fatto finora. Riguardo l’installazione di nuove capacità rinnovabili, secondo i dati elaborati da Terna, tra gennaio 2021 e marzo 2026 l'Umbria ha installato appena 314 MW di nuova capacità rinnovabile, raggiungendo appena il 17,9% dell’obiettivo al 2030, pari a 1.756 MW, ed è attualmente tra le regioni più lontane rispetto a questo. Se la Regione Umbria continuerà con questo passo, considerando la media delle installazioni registrate tra il 2021 e il 2025, pari a 60,4 MW/a, la Regione rischia di raggiungere il proprio obiettivo tra 24 anni, con 19 anni di ritardo.   

Se questa è la situazione in Umbria, non vanno bene le cose neanche in un’altra regione che già ha fatto parlar di sé in passato circa la questione aree idonee: la Sardegna. In un’inchiesta pubblicata dal Sole 24 Ore la Sardegna conta complessivamente 637 pratiche di richiesta di connessione inviate a Terna, per un totale di 44,62 GW. Di questi, la maggior parte riguarda il solare (16,63 GW) e l’eolico onshore e offshore. Tuttavia, scrive l’autore dell’inchiesta Davide Madessu, l’iter per trasformare queste richieste in realtà è diventato un percorso a ostacoli. La Commissione nazionale di valutazione ha recentemente fermato 30 iniziative, soggette a parere contrario del ministero della Cultura, rimettendo la decisione finale al Consiglio dei ministri.

Va ricordato che la Regione Sardegna, guidata dalla presidente Alessandra Todde e da una giunta di centrosinistra, ha varato la cosiddetta “Legge 20” che limita le aree idonee ad appena l’1% della superficie regionale. Una scelta sbagliata per il coportavoce di Europa Verde e deputato di Avs Angelo Bonelli, che intervenendo con Stefano Patuanelli (M5s) e la segretaria del Pd Elly Schlein all'Ecofuturo festival, di cui Greenreport è media partner e che è in corso a Roma, ha detto: «Non saremo credibili se non affronteremo i problemi dentro casa nostra. In Sardegna ci siamo anche noi in giunta», e «se la strategia nelle Regioni dove governiamo dice sì al fossile e blocca le rinnovabili abbiamo un problema. Se ci candidiamo a governare dobbiamo mettere in campo una strategia energetica che dica agli italiani che li libera dalla dipendenza del gas, che faremo pagare meno l’energia. Costruire questa vera sovranità è un obiettivo fondamentale».

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