Armida Barelli, la donna che diede voce politica alle donne

05 Giugno 2026 - 08:21
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Armida Barelli, la donna che diede voce politica alle donne
Armida Barelli

Il volume Armida Barelli. Il lungo viaggio delle donne verso la partecipazione democratica di Ernesto Preziosi (Ave Editrice) si propone di approfondire un aspetto specifico della biografia di Armida Barelli e del ruolo da lei ricoperto nella Chiesa cattolica e nella società italiana nella prima metà del Novecento. L’attenzione si concentra sul contributo dato, con la Gioventù femminile, alla formazione sociale e politica delle donne; contributo che non risulta affatto marginale rispetto a quello spirituale ed ecclesiale: al contrario, costituisce il suo naturale approdo, attraverso la sensibilità culturale che caratterizza l’impegno organizzativo della Barelli. Emerge così non tanto il profilo di una Barelli “politica”, quanto l’importanza dell’azione formativa integrale, tipica dell’Ac, anche per la nascita e lo sviluppo di una coscienza civile.
Pubblichiamo un contributo dello stesso Ernesto Preziosi.

La figura di Armida Barelli (Milano 1882 – Marzio 1952), dopo una lunga “dimenticanza”, è oggi oggetto di studio, di pubblicazioni e di iniziative volte alla sua conoscenza, specie dopo la sua beatificazione avvenuta nel Duomo di Milano nell’aprile 2022.

L’esperienza di questa donna, che ha avuto un ruolo di primo piano nella promozione della condizione femminile in Italia nella prima metà del Novecento, segue un suo percorso originale, in sostanza estraneo al femminismo come siamo abituati a intenderlo e già attivo a Milano nell’ultima parte dell’Ottocento. L’importanza del suo contributo all’emancipazione femminile è data anche dalla sua capacità di coinvolgere migliaia di donne orientandone scelte e costumi: la Gioventù femminile con la sua guida diviene movimento di massa, risposta efficace al cambiamento sociale in atto.

Nata in una famiglia della borghesia milanese, completerà gli studi nel collegio a Menzingen, nella Svizzera tedesca, dove inizierà una lunga ricerca vocazionale che la porterà a dedicarsi a un nuovo ramo dell’Azione cattolica, la Gioventù femminile (Gf). In questa associazione che nasce a Milano nel 1918, ma che già a partire dall’anno seguente si diffonderà in tutta la penisola, infonde molte energie in stretta collaborazione con l’attività che svolge per l’Università cattolica, che contribuirà a fondare affiancando padre Agostino Gemelli.

Nell’ottantesimo anniversario della convocazione della Costituente, ho dedicato un volume ad approfondire un aspetto della biografia di Armida Barelli: l’intensa opera formativa votata a far maturare una coscienza sociale e civile nelle giovani donne.

La battaglia per il voto

Nel 1919 la Gf si esprime oramai pubblicamente e in più occasioni si mobilita in quanto associazione. Tra i temi che la impegneranno vi è il voto femminile. L’organizzazione delle donne cattoliche rivendica l’azione di pressione sul governo, svolta autonomamente già durante la guerra, per ottenere provvedimenti a favore delle donne e chiedere il voto.

Un articolo sul giornale della Gf Le nostre battaglie, nel 1919, vede la donna nel quadro della condizione familiare e sociale del tempo, ma allo stesso tempo ne sottolinea la soggettività: «La donna è venuta acquistando un’individualità propria; essa ha pensieri, attività e interessi che non sono esattamente quelli della famiglia. Direttamente, quindi, e non già per il tramite della famiglia, essa deve poter far sentire la sua voce. Si aggiunga che il numero delle donne nubili senza famiglia propria, quindi, non è più disprezzabile come nella società antica (…). E perché tutte queste donne politicamente conteranno nulla?».

La Barelli con la Gf si chiede: se la donna dà energie morali e materiali alla società, paga le imposte e svolge un ruolo insostituibile nella difesa dell’infanzia e nell’integrità familiare, «perché non potrà usare l’arma più propria per le conquiste necessarie a una vita socialmente migliore, ella che nella società può avere tanta profonda azione di rinnovamento?».

Come sappiamo le donne dovranno attendere il 1945 per ottenere il diritto di voto: Barelli percorrerà la penisola e organizzerà un’infinità di incontri per favorire la partecipazione democratica e per motivare le donne al voto. Tra le 21 donne che nel 1946 entreranno nell’Assemblea Costituente, 9 saranno elette per la Democrazia cristiana, quasi tutte vengono dall’Ac e dall’Università cattolica. Sarà una battaglia e un successo di cui una quota di merito spetta senz’altro ad Armida Barelli e alle sue giovani donne.

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