Arriva il Patentino digitale lombardo: percorsi formativi per gli studenti. Licata: “Interveniamo contro il cyberbullismo”

Si chiamerà “Patentino digitale” e sarà un’attestazione simbolica consegnata agli studenti lombardi al termine di un percorso formativo strutturato sull’uso consapevole della rete, dei social network e degli smartphone. L’Assemblea lombarda ha approvato oggi, con 41 voti favorevoli e 20 astensioni, la prima legge regionale dedicata a questo strumento.
A presentarla è stato il consigliere varesino di Forza Italia Giuseppe Licata, che firma così un provvedimento destinato a tutte le scuole della regione, con priorità per le secondarie di primo grado.
Il testo interviene sulla legge regionale 1/2017, quella che disciplina gli interventi in materia di prevenzione e contrasto al fenomeno delle baby gang, del bullismo e del cyberbullismo. L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato fronteggiare le derive online ormai note – cyberbullismo, hate speech, contenuti violenti – dall’altro affrontare i fenomeni emergenti, dalla dipendenza digitale al disagio giovanile, fino ai rischi legati all’intelligenza artificiale, ai deepfake e alla cosiddetta cyberviolenza.
«Il nostro intento non è demonizzare il digitale – ha spiegato Licata durante la relazione – ma offrire ai ragazzi gli strumenti per utilizzarlo in modo sicuro e responsabile. Stiamo assistendo a una pericolosa anticipazione dell’età in cui si manifestano certi comportamenti e questo ci impone di intervenire con urgenza, con una formazione mirata che sappia affiancare famiglie e scuole».

Come funzionerà il “Patentino digitale“
Il percorso, già sperimentato in alcune realtà del territorio grazie a precedenti interventi regionali, viene ora esteso in modo uniforme a tutta la Lombardia. La legge prevede la realizzazione di una piattaforma informatica regionale che ospiterà i moduli formativi per gli studenti, gli aggiornamenti per i docenti e percorsi informativi rivolti alle famiglie. I contenuti verranno via via aggiornati con i temi emergenti, a partire dall’intelligenza artificiale.
Alla Giunta regionale spetta promuovere un Protocollo d’intesa con il Corecom Lombardia e con l’Ufficio scolastico regionale per definire i requisiti minimi della piattaforma, le modalità di erogazione dei percorsi e di rilascio dell’attestato. È prevista anche una giornata simbolica, il “Patentino Day”, fissato per il 12 maggio di ogni anno, con la consegna degli attestati agli studenti.
Le risorse
A partire dal 2027 sono previsti 60mila euro per ampliare, da due a tre, il numero di progetti finanziabili attraverso il bando dell’Ufficio scolastico regionale (la cui prossima scadenza è il 30 maggio). Per la realizzazione della piattaforma regionale, il Bilancio pluriennale 2026-2028 stanzia ulteriori 200mila euro in conto capitale sull’esercizio 2027.
Gli ordini del giorno
Insieme al testo sono stati approvati due ordini del giorno. Il primo, a firma di Fabrizio Figini (FI) integrato dalla proposta di Paola Bocci (PD), prevede l’istituzione di un Tavolo composto da esperti e con la presenza di rappresentanze studentesche. Il secondo, proposto da Marisa Cesana (FI), apre alla sperimentazione dei percorsi formativi anche in contesti sociali complessi, come gli istituti di detenzione minorile.
Il dibattito in Aula
Soddisfazione è arrivata da Simona Tironi, assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro, che ha portato anche il saluto dell’assessore alla Famiglia Elena Lucchini, assente per motivi di salute: il provvedimento «accompagna il percorso formativo con un’attenzione educativa e valoriale, prevenendo i fenomeni di disagio giovanile con un investimento rilevante». Voto convinto da Anna Dotti (FdI), presidente della Commissione Cultura, e da Fabrizio Figini (FI), per il quale la legge segna «un passo importante» di fronte a un’emergenza sociale. Favorevole anche la Lega, con Riccardo Vitari che ha rivendicato il ruolo di apripista della Regione, mentre Luca Marrelli (Lombardia Ideale) ha richiamato il legame tra baby gang, cyberbullismo e reclutamento online da parte delle organizzazioni criminali.
Critica, e da qui l’astensione, la posizione del Partito Democratico. La consigliera Paola Bocci ha chiesto di rispettare l’autonomia degli istituti scolastici nella scelta dei percorsi formativi, ha espresso preferenza per attività in presenza rispetto a quelle a distanza e ha sollecitato un’attenzione particolare al contrasto delle forme di odio generate dall’intelligenza artificiale.
I numeri: l’Italia resta sotto la media UE
Il provvedimento si inserisce in un quadro in cui il ritardo italiano sulle competenze digitali resta marcato. Secondo gli ultimi dati Eurostat citati nella relazione, solo il 54,3% della popolazione italiana possiede competenze digitali di livello base o avanzato, contro una media europea del 60,4%. Il dato resta inferiore alla media UE sia nelle competenze di base sia, in negativo, con quote più alte di cittadini con competenze scarse, limitate o nulle.
Un segnale positivo, però, c’è: rispetto al 2023 si registra un incremento di circa nove punti percentuali nel livello complessivo delle competenze digitali. Più italiani, cioè, sono oggi in grado di utilizzare in autonomia strumenti complessi, gestire impostazioni di sicurezza e interagire con i servizi online.
Resta più ampio il divario sull’IA generativa: nella prima rilevazione disponibile, gli utenti Internet italiani che si avvalgono dei nuovi strumenti basati sull’intelligenza artificiale sono fermi al 22%, contro una media UE del 35%. È proprio su questo terreno – quello dell’alfabetizzazione critica all’IA, dei deepfake, dei rischi connessi all’uso disinvolto delle nuove tecnologie – che la legge promette di concentrare buona parte dei contenuti formativi dei prossimi anni.
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