Assalto alla CGIL, spariti i filmati degli agenti infiltrati: il giallo dei militari nella sede del sindacato
Filmati spariti, annotazioni mai depositate, carabinieri in borghese nella sede della Cgil e prove che avrebbero potuto scagionare alcuni imputati. E, soprattutto, una domanda ancora senza risposta: chi ha agevolato l’irruzione dei manifestanti aprendo dall’interno il portone d’ingresso?
Colpo di scena in uno dei vari filoni dell’inchiesta sull’assalto il 9 ottobre 2021 presso la sede nazionale del sindacato di Maurizio Landini. L’avvocato Vincenzo Di Nanna, legale di Patrizio Di Cursi e Gabriele Di Cienzo nel procedimento in corso al tribunale di Roma sui disordini avvenuti durante la manifestazione contro il Green Pass e culminata nell’irruzione nel palazzo di corso Italia, ha depositato una nota stigmatizzando alcune gravi violazioni del diritto di difesa a causa dell’omesso deposito di prove potenzialmente favorevoli agli imputati. Una circostanza che potrebbe comportare addirittura la nullità dell’intero procedimento. La questione ruota attorno alla presenza di uomini delle Forze dell’Ordine all’interno della Cgil durante le fasi più concitate dell’assalto. Una presenza che, ha ricordato Di Nanna, era stata inizialmente negata dall’allora ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, ma che era poi emersa nel corso del dibattimento grazie alla testimonianza di un commissario di Polizia. In aula, il funzionario aveva infatti confermato la presenza nel palazzo di almeno un carabiniere in abiti civili. Da qui la richiesta avanzata dalla difesa, già nell’ottobre del 2022, di conoscere l’identità dei militari entrati nella sede del sindacato, sapere quali attività investigative fossero state svolte, e ottenere eventuali annotazioni di servizio e registrazioni video effettuate in quei momenti concitati.
Nei fascicoli processuali, però, non sono mai comparsi i filmati integrali girati dai carabinieri, né le relative relazioni di servizio. Esisterebbero soltanto alcuni frammenti video inseriti nei montaggi realizzati dalla polizia scientifica, riconoscibili per la presenza dello stemma dell’Arma. “Prove decisive” che non sono mai state messe integralmente a disposizione degli imputati ha ricordato Di Nanna.
Uno degli elementi centrali riguarda il ruolo del vicebrigadiere Gianluca Arcangioli, appartenente al Nucleo Informativo dei Carabinieri di Roma. Durante la sua deposizione, il militare ha ammesso di aver effettuato riprese audiovisive all’interno della Cgil, precisando che tali filmati erano stati successivamente trasmessi al suo comandante. Di quei video, tuttavia, non vi sarebbe traccia. Materiale “scomparso” e un’omessa ostensione di prove a discarico, ha precisato Di Nanna. A rafforzare la sua tesi, vi sarebbe anche la consulenza tecnica effettuata nel 2023 da un esperto che aveva analizzato nel dettaglio le immagini registrate all’interno della Cgil grazie a sofisticati strumenti di ingrandimento e rallentamento video. Una consulenza di cui si era interessata all’epoca anche l’Unità.
L’analisi aveva evidenziato un incontro tra un soggetto ignoto, identificato come “W1”, e un carabiniere, giudicato “compatibile con una reciproca identificazione tra appartenenti alle Forze dell’Ordine”. Ma il passaggio più delicato attiene la posizione del neofascista Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova, anche egli imputato. La memoria di Di Nanna descrive una scena ripresa nei corridoi della Cgil: Fiore che interviene per fermare un uomo intento a rompere quadri e danneggiare gli arredi del sindacato. L’uomo, identificato come Alessandro Prosperi, viene bloccato e accompagnato verso l’uscita proprio dal leader di Forza Nuova. “Non famo reati!”, si sente dire da Fiore. Alle spalle di quest’ultimo, ci sarebbe stato proprio il vicebrigadiere Arcangioli intento a filmare tutta la scena con il telefono cellulare. Quei filmati avrebbero potuto rappresentare una prova fondamentale non solo per Fiore, già condannato ad otto anni e sei mesi di prigione per devastazione e saccheggio, ma anche per altri imputati, dimostrando tentativi concreti di evitare i danneggiamenti piuttosto che una partecipazione attiva agli stessi.
La memoria si spinge oltre, sostenendo che le registrazioni scomparse avrebbero potuto contenere anche l’audio della voce di Patrizio Di Cursi mentre invitava altri manifestanti a non distruggere nulla all’interno della sede sindacale. Secondo la difesa, materiale potenzialmente decisivo per la ricostruzione dei fatti non sarebbe mai stato trasmesso integralmente alla Procura oppure sarebbe stato depositato in maniera parziale e incompleta. L’assenza di quei filmati e delle relative annotazioni di servizio, ha concluso Di Nanna, ha impedito una piena ricostruzione dei fatti e compromesso gravemente il diritto di difesa. La prossima udienza è prevista per fine mese.
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