AUSTRALIA, L’INFLAZIONE SCENDE AL 4 PER CENTO MA I TASSI RESTANO A RISCHIO

24 Giugno 2026 - 07:04
0

Il dato generale rallenta più delle attese grazie al calo dei carburanti, ma l’inflazione di fondo sale al 3,6 per cento. Economisti divisi sulla prossima mossa della Reserve Bank, mentre famiglie e imprese continuano a fare i conti con affitti, abitazioni ed elettricità più cari

L’inflazione australiana ha rallentato più del previsto nel mese di maggio, ma dietro il miglioramento del dato generale continuano a emergere pressioni sui prezzi che potrebbero spingere la Reserve Bank of Australia a valutare un nuovo aumento dei tassi d’interesse.

Secondo i dati dell’Australian Bureau of Statistics, l’indice dei prezzi al consumo è cresciuto del 4 per cento nei dodici mesi fino a maggio, in discesa rispetto al 4,2 per cento registrato ad aprile e al 4,6 per cento di marzo.

Su base mensile i prezzi sono diminuiti dello 0,7 per cento, un risultato migliore rispetto alle attese degli analisti, che prevedevano un calo più contenuto e un’inflazione annuale vicina al 4,3 per cento.

Il rallentamento è stato favorito soprattutto dalla diminuzione dei prezzi della benzina e del diesel, dopo l’impennata provocata nei mesi precedenti dalle tensioni internazionali e dall’aumento del petrolio.

Il dato apparentemente positivo non è però sufficiente a rassicurare la banca centrale.

La trimmed mean, la misura dell’inflazione di fondo maggiormente osservata dalla RBA perché esclude le variazioni più estreme, è salita dal 3,4 al 3,6 per cento.

L’aumento è superiore alle attese del mercato e indica che le pressioni inflazionistiche si stanno trasferendo dall’energia a una gamma più ampia di beni e servizi.

La RBA mantiene un obiettivo compreso tra il 2 e il 3 per cento e tornerà a riunirsi in agosto, dopo avere lasciato il cash rate al 4,35 per cento al termine di tre aumenti consecutivi.

Un dato migliore soltanto in superficie

La riduzione dell’inflazione generale rappresenta un segnale incoraggiante, ma la composizione del dato rende più difficile stabilire se il problema sia realmente vicino a una soluzione.

Il calo dei carburanti può produrre variazioni rapide dell’indice complessivo, mentre affitti, abitazioni, alimentari e servizi tendono a muoversi più lentamente e a rimanere elevati più a lungo.

Secondo l’ABS, l’abitazione è stata il principale contributore all’inflazione annuale, seguita dai prodotti alimentari, dalle bevande analcoliche e dai trasporti.

I costi legati alla casa sono aumentati del 6,5 per cento in dodici mesi, spinti dai prezzi dell’elettricità, dalle nuove costruzioni e dagli affitti.

L’elettricità costa il 21,1 per cento in più rispetto a un anno prima, anche per la progressiva conclusione dei sussidi statali e federali che avevano ridotto temporaneamente le bollette delle famiglie.

Il dato mostra come il rallentamento dei carburanti non abbia ancora prodotto un miglioramento uniforme del costo della vita.

Per molte famiglie australiane il problema principale non è il prezzo pagato alla pompa in un singolo mese, ma l’aumento permanente delle spese per l’abitazione, l’energia, il cibo e i servizi essenziali.

La RBA davanti a una scelta difficile

La banca centrale deve ora valutare due segnali contrastanti.

Da una parte l’economia sta rallentando, il mercato del lavoro mostra segni di raffreddamento e il prezzo del petrolio è sceso rispetto ai livelli raggiunti durante la fase più acuta della crisi internazionale.

Dall’altra l’inflazione di fondo continua a salire e resta nettamente superiore all’obiettivo.

Una nuova stretta monetaria potrebbe contribuire a ridurre la domanda e impedire che gli aumenti si consolidino nelle aspettative di imprese e lavoratori.

Allo stesso tempo, un ulteriore rialzo dei tassi aumenterebbe le rate dei mutui e la pressione su famiglie già indebitate, con il rischio di indebolire ulteriormente consumi, investimenti e crescita.

La decisione di agosto dipenderà dai dati sul mercato del lavoro e soprattutto dal prossimo aggiornamento sull’inflazione, previsto per il 29 luglio, che comprenderà anche i dati completi del trimestre di giugno.

Westpac mantiene la previsione di un rialzo

Gli economisti di Westpac continuano a prevedere un aumento dei tassi in agosto.

Secondo la banca, la debolezza di maggio è stata concentrata nei trasporti, nell’abbigliamento, nelle calzature e nei viaggi, mentre affitti e nuove abitazioni hanno registrato aumenti più forti.

Il maggiore rincaro delle nuove costruzioni è considerato particolarmente preoccupante perché la stessa RBA aveva già indicato questo settore come uno dei principali rischi per il ritorno dell’inflazione verso l’obiettivo.

Westpac ritiene inoltre che i costi ancora elevati del carburante e delle materie prime possano continuare a trasferirsi sui prezzi nei prossimi mesi.

La banca centrale potrebbe temere che l’inflazione elevata si stia inserendo stabilmente nei meccanismi di determinazione dei salari e dei prezzi.

BDO: pressioni sempre più diffuse

Anche Anders Magnusson, capo economista di BDO, considera aumentata la probabilità di un nuovo rialzo.

Secondo Magnusson, la diminuzione del dato generale accompagnata dall’aumento della trimmed mean segnala il passaggio da uno shock inizialmente concentrato sull’energia a una pressione più ampia e persistente sull’economia.

Le imprese stanno trasferendo sui clienti i maggiori costi di trasporto, produzione e distribuzione.

Questo processo può continuare anche quando petrolio e carburanti iniziano a scendere, perché i prezzi finali vengono aggiornati con ritardo e le aziende cercano di recuperare i margini persi nei mesi precedenti.

Se questa dinamica dovesse consolidarsi, la RBA potrebbe ritenere necessario intervenire nuovamente per evitare che l’inflazione si radichi nell’intero sistema economico.

Deloitte: il problema non è ancora risolto

Stephen Smith di Deloitte Access Economics ha definito il dato un nuovo avvertimento per l’economia australiana.

Secondo Smith, la temporanea riduzione dell’accisa sui carburanti ha nascosto una parte delle pressioni reali e ritardato il trasferimento degli aumenti energetici agli altri settori.

Con la progressiva eliminazione della misura durante luglio, una parte dei rincari potrebbe tornare visibile.

Deloitte ritiene quindi probabile almeno un altro aumento dei tassi nel corso del 2026.

La RBA si trova però davanti a una combinazione particolarmente difficile, con crescita debole e inflazione ancora elevata.

In condizioni normali, il rallentamento dell’economia suggerirebbe prudenza. L’inflazione di fondo superiore all’obiettivo da quasi cinque anni impone invece alla banca centrale di mantenere un atteggiamento vigile.

HSBC prevede tassi fermi

Non tutti gli economisti si aspettano un rialzo.

Paul Bloxham, capo economista di HSBC per Australia, Nuova Zelanda e materie prime globali, ritiene più probabile che la RBA mantenga i tassi invariati in agosto.

Bloxham riconosce che l’inflazione resta troppo alta e che i dati del trimestre potrebbero risultare ancora scomodi per la banca centrale.

Una valutazione orientata al futuro dovrebbe però considerare il calo del petrolio e l’indebolimento dell’economia, due fattori che potrebbero ridurre le pressioni sui prezzi nei prossimi mesi.

Secondo HSBC, aumentare i tassi sulla base di un dato che riflette in parte shock già in fase di attenuazione rischierebbe di produrre una stretta eccessiva proprio mentre l’attività economica rallenta.

RSM: decisione ancora in equilibrio

RSM Australia mantiene una previsione di pausa prolungata, ma descrive la decisione di agosto come finemente bilanciata.

L’economista Devika Shivadekar osserva che la direzione generale dell’inflazione appare incoraggiante, mentre la composizione resta dominata da componenti interne persistenti.

La trimmed mean al 3,6 per cento è troppo elevata per consentire un taglio dei tassi, ma non rende inevitabile un nuovo aumento.

La banca centrale potrebbe scegliere di attendere dati più completi per capire se la crescita dei prezzi interni stia realmente accelerando o se il rallentamento economico sarà sufficiente a ridurla senza ulteriori interventi.

Famiglie ancora sotto pressione

Per le famiglie il messaggio resta poco rassicurante.

L’inflazione non sta più aumentando al ritmo osservato nei momenti peggiori della crisi, ma continua a erodere il potere d’acquisto.

Gli stipendi devono confrontarsi con affitti più elevati, bollette elettriche in forte crescita, prezzi alimentari ancora sostenuti e rate dei mutui aumentate dopo le precedenti decisioni della RBA.

Un nuovo rialzo aggraverebbe la situazione di chi ha un prestito a tasso variabile, mentre il mantenimento dei tassi al livello attuale prolungherebbe comunque la pressione sui bilanci domestici.

La riduzione dell’inflazione generale non equivale quindi a una diminuzione dei prezzi.

Significa soltanto che i prezzi continuano a crescere a un ritmo più lento rispetto ai mesi precedenti.

La Borsa reagisce con cautela

Il mercato azionario australiano ha accolto inizialmente con favore il dato sull’inflazione.

Dopo la pubblicazione dei numeri dell’ABS, l’ASX 200 è salito di circa lo 0,4 per cento, sostenuto dall’idea che una crescita dei prezzi più debole potesse ridurre la probabilità di un rialzo dei tassi.

Nel corso della seduta, però, il guadagno si è progressivamente ridotto e l’indice è tornato vicino alla parità.

Il movimento riflette l’incertezza degli investitori, che hanno rapidamente spostato l’attenzione dalla diminuzione dell’inflazione generale all’aumento della misura di fondo.

Anche il dollaro australiano ha perso leggermente terreno, scendendo intorno ai 69 centesimi statunitensi.

Tecnologia in rialzo, energia e miniere in difficoltà

Il settore tecnologico australiano è stato tra i migliori della giornata, in controtendenza rispetto al forte calo delle società tecnologiche e dei semiconduttori negli Stati Uniti.

Xero, NextDC e Block hanno registrato aumenti significativi.

La performance più evidente è stata quella di WiseTech Global, salita di oltre il 15 per cento dopo le forti perdite dei giorni precedenti.

Il titolo resta tuttavia al centro di una fase estremamente instabile a causa delle controversie sulla governance e delle indagini che coinvolgono il fondatore e presidente esecutivo Richard White.

White nega ogni illecito, non è stato formalmente accusato e la società afferma di collaborare con le autorità.

Nonostante il rimbalzo, il valore delle azioni WiseTech rimane molto inferiore rispetto a un anno fa.

Petrolio e oro in calo

I titoli energetici e minerari sono stati penalizzati dalla diminuzione dei prezzi internazionali delle materie prime.

Il Brent è sceso verso i 76 dollari statunitensi al barile, mentre l’oro ha registrato perdite significative, portandosi intorno ai 4.060 dollari l’oncia.

Il calo ha pesato su società petrolifere come Beach Energy e Viva Energy e su diversi produttori auriferi.

Il minerale di ferro è rimasto vicino ai 100 dollari statunitensi per tonnellata, offrendo una maggiore stabilità alle grandi compagnie minerarie maggiormente esposte alla domanda cinese.

Wall Street aveva chiuso in netto ribasso, con il Nasdaq in perdita di oltre il 2 per cento e l’S&P 500 in calo dell’1,4 per cento, mentre aumentano i timori che le valutazioni dei titoli legati all’intelligenza artificiale siano diventate eccessive.

Il rischio della stagflazione

La combinazione tra rallentamento economico e inflazione persistente rappresenta il rischio più difficile per l’Australia.

Una crescita debole accompagnata da prezzi ancora elevati riduce lo spazio di manovra della banca centrale.

Tagliare i tassi potrebbe riaccendere l’inflazione, mentre aumentarli potrebbe indebolire ulteriormente l’economia.

Il Tesoro, la RBA e le imprese dovranno inoltre valutare l’impatto delle tensioni internazionali, delle quotazioni energetiche e delle misure temporanee adottate dal governo per contenere il costo della vita.

Quando sussidi e riduzioni fiscali vengono eliminati, una parte dei costi può tornare direttamente nelle bollette e nei prezzi pagati dai consumatori.

Agosto resta un’incognita

Il dato di maggio non offre una risposta definitiva sulla prossima decisione della Reserve Bank.

L’inflazione generale al 4 per cento è migliore delle attese e conferma il secondo mese consecutivo di rallentamento.

L’aumento della trimmed mean al 3,6 per cento mostra però che il problema si sta spostando verso componenti più resistenti e difficili da controllare.

La RBA dovrà stabilire se il calo dell’energia e l’indebolimento dell’economia saranno sufficienti a riportare gradualmente l’inflazione verso l’obiettivo oppure se sarà necessaria un’altra stretta.

Per ora, la possibilità di un aumento dei tassi resta concreta.

Famiglie, imprese e mercati dovranno attendere i dati di luglio prima di capire se il rallentamento di maggio rappresenti l’inizio di una vera discesa dell’inflazione o soltanto una tregua temporanea.

The post AUSTRALIA, L’INFLAZIONE SCENDE AL 4 PER CENTO MA I TASSI RESTANO A RISCHIO first appeared on Allora! Italian Australian News.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Redazione

Redazione Eventi e News

Commenti (0)

User