Bastava una chat con lAI di Meta per rubare un account Instagram
Delegare all’AI un lavoro di responsabilità non è una buona idea. E a scoprirlo non è stata un’azienda qualunque, ma un gigante del web qual è Meta, che di responsabilità tra le mani non ne ha certo poca. Nei giorni scorsi l’azienda che controlla Instagram e Facebook ha delegato a un chatbot il supporto per gli account.
Il solito affare, sulla carta: ciò che per anni ha richiesto un team di esseri umani sarebbe stato fatto gratis o quasi da un’intelligenza artificiale. Così al “Meta AI support assistant” è stata affidata la gestione degli accessi, compresa la possibilità di cambiare l’indirizzo di posta associato a un account. Una questione da poco? Per nulla: la mail associata al profilo è quella che consente di reimpostare la password nel momento in cui la si dimentica. E le conseguenze di aver affidato un compito cruciale a un’AI evidentemente non bene istruita, per alcuni, sono state importanti.
Il vantaggio delle AI è che “parlano” il linguaggio comune, per cui non serviva essere hacker o avere chissà quali competenze informatiche per impossessarsi di profili Instagram qualsiasi, da quelli con pochi follower ad altri con migliaia o milioni. Da una delle clip pubblicata su X la portata dell’errore è evidente: bastava usare una VPN per localizzarsi nell’area geografica della vittima, così da eludere controlli un po’ più approfonditi, e poi chiedere al chatbot di cambiare l’indirizzo di posta associato all’account da rubare.
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