Bernardo Zenale: eventi nel quinto centenario della morte

19 Giugno 2026 - 15:36
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Bernardo Zenale: eventi nel quinto centenario della morte
San Michele Arcangelo, Bernardo Zenale, Certosa di GaregnanoSan Michele Arcangelo, Bernardo Zenale, Certosa di Garegnano

«Da Leonardo da Vinci fu tenuto maestro raro». Lo dice Vasari, nelle sue celebri Vite, a proposito di Bernardo Zenale, e c’è poco da aggiungere: onore al merito. Pittore e architetto ammiratissimo in vita, sfuggente per i posteri, «riscoperto» solo dalla critica del secolo scorso e ancora in questi anni al centro di studi e indagini, che ampliano o rettificano il suo non esiguo catalogo di dipinti. Bernardo Zenale di cui quest’anno ricorre il quinto centenario della morte, essendo scomparso nel febbraio del 1526 a Milano.

Non è Milano, tuttavia, a ricordare oggi il grande artista, ma la sua Treviglio, dove Zenale ebbe i natali attorno al 1460. Già nei mesi scorsi, infatti, la cittadina bergamasca, ecclesiasticamente ambrosiana, ha celebrato il suo figlio illustre con una serie di eventi e manifestazioni, attorno a quel polittico della basilica di San Martino, recentemente collocato nel nuovo spazio museale, che è uno dei massimi capolavori della pittura lombarda della fine del XV secolo. E, per l’autunno, sono già state annunciate nuove iniziative: come le due mostre dedicate ai capolavori attualmente conservate al Louvre e in America; e, dal 18 ottobre, le «meditazioni zenaliane» (tutte le informazioni su laportadelcielo.it)..

Anche se, almeno per la prima parte della sua carriera, non si può parlare di Bernardo Zenale senza citare il suo collega e concittadino Bernardino Butinone, probabilmente di una decina d’anni più anziano. Insieme, tra il 1481 e il 1485, i due realizzano nella natia Treviglio il polittico già ricordato, definito da Roberto Longhi «la più lucida struttura spaziale che ci abbia dato la seconda metà del Quattrocento in Lombardia». Mentre nell’ultimo scorcio del secolo, sempre a quattro mani ricoprono di affreschi la Cappella Grifi nella chiesa di San Pietro in Gessate a Milano, con una libertà compositiva sorprendente.

I due pittori, tuttavia, non potrebbero essere più diversi. E forse è proprio questo che rende il loro sodalizio così originale ed efficace. Butinone è l’erede della lunga tradizione lombarda, attingendo però soprattutto alla scuola padovana e ai maestri ferraresi, mostrando una pittura «espressionista» e drammatica fino all’inquietudine.

Zenale, invece, forse proprio perché più giovane, sente tutto il fascino delle novità di Leonardo, e rapidamente imposta la sua arte sui modelli rinascimentali, ammaliato anche dalla lezione del Bramante, anch’egli alla corte degli Sforza in quegli anni.

Zenale fu anche architetto. E «peritissimo», come si legge nei documenti dell’epoca. La Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano nel 1519 lo nominò ingegnere capo, con uno stipendio adeguato al prestigioso e oneroso incarico.

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