Bose vuole mettersi a produrre contenuti: musica, cinema, podcast e non solo
Dopo oltre sessant’anni passati a costruire speaker, impianti, amplificatori e in generale prodotti per riprodurre musica e non solo, Bose sembra intenzionata a passare “dall’altra parte della barricata” e diventare un’etichetta, nientemeno. La società americana l’ha confermato nelle scorse ore, tramite un’intervista del Chief Marketing Officer Jim Mollica a Business Insider: l’iniziativa si chiamerà semplicemente Bose Studios, e punterà a produrre svariate tipologie di contenuti, dalla musica al cinema, passando da televisione, podcast ed eventi dal vivo.
L’etichetta discografica in particolare si chiamerà Bose Records e punterà al segmento degli artisti emergenti. Non una concorrente diretta delle cosiddette “major” che controllano e gestiscono i grandi artisti affermati, quindi. Bose promette che non acquisirà i master delle registrazioni né tratterrà quote sui ricavi derivanti da streaming o vendite musicali. Gli artisti resteranno inoltre liberi di collaborare con altre etichette. Sono condizioni molto vantaggiose per l’artista, sulla carta, che celano però un obiettivo ben preciso: costruire nel tempo un catalogo musicale proprietario che possa essere utilizzato nelle campagne promozionali del marchio senza dover sostenere i costi delle tradizionali licenze musicali.
L’idea è senza dubbio intrigante, ma viene quantomeno naturale chiedersi se sia effettivamente percorribile. Al giorno d’oggi esiste già un ecosistema di etichette indipendenti che non solo è molto vasto e capillare, ma fa sempre più fatica a rimanere a galla per via dell’autoproduzione, dell’auto-distribuzione e delle piattaforme digitali. Insomma, Bose intende entrare a gamba tesa in un mercato di per sé molto complicato, e partendo praticamente da zero, dopo aver passato diversi decenni a fare tutt’altro.
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