Bpm-Mps, questo matrimonio non s’ha da fare? Tutti i nodi. E Intesa prepara la controffensiva su Siena. Il dietro le quinte

7 Giugnoe 2026 - 23:13
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Bpm-Mps, questo matrimonio non s’ha da fare? Tutti i nodi. E Intesa prepara la controffensiva su Siena. Il dietro le quinte

Domenica 7 giugno 2026: una data da segnare sul calendario che riaccende i riflettori sul risiko bancario italiano. Non è il caldo, già rovente, ad aver terremotato la City milanese, ma una proposta di nozze inattesa: Banco Bpm ha rotto gli indugi e ha proposto ufficialmente a Monte dei Paschi di Siena l’avvio di un confronto finalizzato a una possibile aggregazione. Se l’operazione dovesse andare in porto, nascerebbe un gruppo da circa 50 miliardi di euro di capitalizzazione, con utili a regime stimati intorno ai 6 miliardi e il ruolo di secondo polo bancario nazionale alle spalle di Intesa Sanpaolo.

Un matrimonio che, per quanto sorprendente nei tempi e nelle modalità, si inserisce in uno scenario che Affaritaliani aveva già analizzato qui. L’ipotesi di una unione tra Banco Bpm e Mps, del resto, non è mai stata considerata del tutto remota negli ambienti finanziari. Secondo quanto ricostruito, il progetto avrebbe potuto vedere Giuseppe Castagna alla guida operativa del nuovo gruppo e Luigi Lovaglio alla presidenza.

Dal governo, per il momento, non sono arrivate prese di posizione ufficiali. Eppure Affaritaliani aveva già evidenziato il rapporto di stima e dialogo tra il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e Jerome Grivet, vice amministratore delegato di Crédit Agricole. Elemento che torna oggi d’attualità anche alla luce del diverso atteggiamento adottato nei confronti delle principali operazioni di mercato: da una parte la decisione di esercitare il golden power sull’opas di Unicredit su Banco Bpm. E dall’altra l’assenza di ostacoli alla crescita di Crédit Agricole nel capitale di Piazza Meda, fino al 29,9%, il limite oltre il quale è necessario lanciare un’opa totalitaria sulle azioni della banca.

Ma non è tutto. L’ipotesi di fusione tra Bpm e Mps riporta al centro del dibattito due questioni strategiche che Affaritaliani aveva già sollevato. La prima riguarda Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, e gli effetti del riassetto interno della cassaforte di famiglia. La seconda riguarda proprio Crédit Agricole. In caso di aggregazione, il gruppo francese si ritroverebbe con una quota stimata intorno al 12,5% del nuovo polo bancario che- se decide di conservare- potrà ottenere potere decisionale.

Insomma, tra gli analisti (e non solo) la temperatura è salita nel giro di poche ore e nessuno si sente di escludere ulteriori colpi di scena. Circolano già indiscrezioni su possibili riflessioni in corso anche ai vertici di Intesa Sanpaolo: un cda sarebbe atteso per la serata e all’ordine del giorno della riunione della banca guidata da Carlo Messina ci sarebbe il varo di un’operazione congiunta con Unipol e Bper su Mps per contrastare la proposta di aggregazione. Bocche cucite, per ora, da parte di Intesa. Il fischio finale, però, è ancora lontano: la partita è appena entrata nel vivo.

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