Bracciante ucciso a Taranto, 15enne confessa. Quattro minori restano in carcere, esclusi i futili motivi
Un ragazzo di 15 anni ha confessato di aver sferrato le coltellate che hanno ucciso il 35enne malese Bakari Sako, sabato mattina in piazza Fontana a Taranto. Il giovane, arrestato per l’omicidio del bracciante, si è presentato oggi davanti al gip del Tribunale per i minorenni di Taranto per l’udienza di convalida, nel corso della quale ha riferito di essere intervenuto per aiutare i suoi amici che stavano avendo una colluttazione con la vittima.
In tutto sei i giovani arrestati
Sono in tutto sei i giovani arrestati per l’omicidio dell’uomo, quattro dei quali minorenni. Questi ultimi (difesi dagli avvocati Salvatore e Andrea Maggio, Pasquale Blasi e Fabio Falco) resteranno in carcere, come deciso dal gip del Tribunale per i minorenni di Taranto all’esito delle udienze di convalida del decreto di fermo emesso dalla Procura.
Il gip non ha convalidato il decreto di fermo per difetto del requisito del concreto pericolo di fuga e ha escluso l’aggravante dei futili motivi; contestualmente ha applicato per il reato di omicidio doloso in concorso la misura della custodia cautelare in istituto penale minorile. Tra i quattro giovani c’è anche il 15enne che oggi al gip ha riconosciuto di aver sferrato le coltellate che hanno causato la morte del 35enne.
L’episodio sabato mattina
Il gravissimo episodio è accaduto all’alba di sabato scorso quando, mentre si stava recando al lavoro in bicicletta, Sako si è fermato davanti a un bar. Locale dal quale è anche stato allontanato quando ha chiesto aiuto mentre già veniva aggredito dalla baby gang.
La discussione tra il gruppo di ragazzi e il 35enne, a loro dire, sarebbe nata in quanto l’uomo stava girando un video con il suo telefonino; i ragazzi avrebbero protestato per essere stati inquadrati e ne sarebbe nato un battibecco, poi sfociato nella violenta lite al culmine della quale è intervenuto il 15enne che ha accoltellato a morte Bakari Sako. Gli altri minori non si sarebbero accorti dell’accoltellamento, al punto che avrebbero anche soccorso il 35enne pensando che fosse svenuto a seguito della colluttazione.
L’arma verosimilmente utilizzata per uccidere Bakari Sako è un coltello che era stato abbandonato non lontano dal luogo dell’aggressione; a indicare il luogo agli investigatori lo stesso 15enne che, secondo gli inquirenti, avrebbe inferto le coltellate risultate fatali al 35enne. Tra i fermati c’è solo un maggiorenne, 20enne, e quattro minorenni, tutti tra i 15 e i 16 anni, per i quali procedono le rispettive Procure di competenza.
Agli atti anche un video che mostrerebbe gli ultimi istanti di vita dell’uomo in bicicletta, prima dell’aggressione: calci e pugni, una violenza descritta come “da Arancia Meccanica”. La lite sarebbe scoppiata nella zona di Porta Napoli–porto mercantile, per poi degenerare fino all’omicidio in piazza Fontana, in Città vecchia. Bakari sarebbe stato colpito all’addome e raggiunto in tutto da tre fendenti tra torace e addome, risultati fatali. Le ferite non gli hanno lasciato scampo, chiudendo una vicenda che ha sconvolto la città e riacceso l’allarme sulle baby gang.
Gli avvocati che difendono il 15enne hanno chiesto la mitigazione della misura della custodia cautelare in carcere per il giovanissimo e la scarcerazione per gli altri minori coinvolti.
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