Brand o brand…elli/ Adidas, dalla storica rivalità con Puma ai conti in crescita: storia del marchio delle tre strisce
Adidas, dagli anni Venti a oggi: come è cambiato e si è trasformato il marchio iconico delle “tre strisce”
Adidas continua a correre. I risultati del secondo trimestre 2026 confermano la solidità del gruppo tedesco: ricavi record a 6,74 miliardi di euro e utile netto in crescita del 6%, sostenuti soprattutto dal traino dei Mondiali di calcio. Numeri che riportano l’attenzione su uno dei marchi più iconici dell’abbigliamento sportivo, nato quasi un secolo fa in una piccola città della Baviera e diventato un simbolo globale. Scopriamo qualcosa in più su questo marchio. La storia di Adidas inizia negli anni Venti a Herzogenaurach, in Germania. È qui che Adolf “Adi” Dassler comincia a produrre scarpe sportive nella lavanderia della madre insieme al fratello Rudolf. L’intuizione è semplice ma destinata a cambiare il settore: realizzare calzature progettate per migliorare le prestazioni degli atleti. La qualità dei suoi prodotti attira presto l’attenzione del mondo sportivo. Alle Olimpiadi di Berlino del 1936 il velocista statunitense Jesse Owens conquista quattro medaglie d’oro indossando scarpe realizzate da Dassler, regalando all’azienda una straordinaria vetrina internazionale.
Il secondo dopoguerra segna la svolta. I rapporti tra i fratelli Dassler si rompono definitivamente e nel 1949 le loro strade si separano. Adi fonda Adidas, nome nato dalla fusione del soprannome “Adi” e delle prime lettere del cognome Dassler. Rudolf risponde creando Puma. Nasce così una delle rivalità industriali più famose della storia, destinata a dividere non solo il mercato mondiale dello sportswear, ma anche la stessa città di Herzogenaurach. Nello stesso anno Adidas registra anche il marchio delle tre strisce, inizialmente utilizzate per rinforzare le scarpe e diventate nel tempo uno dei loghi più riconoscibili al mondo.
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Fin dalle origini Adidas punta sulla ricerca tecnologica. Negli anni Cinquanta introduce gli scarpini da calcio con tacchetti avvitabili, un’innovazione che contribuisce al successo della Germania Ovest ai Mondiali del 1954, nella storica finale passata alla storia come il “Miracolo di Berna”. Da quel momento il marchio costruisce la propria reputazione collaborando con atleti, federazioni e grandi eventi internazionali, sviluppando prodotti per calcio, atletica, running, basket e numerose altre discipline.
A partire dagli anni Ottanta Adidas supera i confini dello sport e conquista la cultura pop. Il gruppo hip hop Run-D.M.C., con il brano My Adidas, trasforma le Superstar in un fenomeno di costume e inaugura una nuova stagione in cui sneakers e abbigliamento tecnico diventano elementi distintivi dello streetwear. Negli anni successivi il brand consolida la propria presenza nel lifestyle rilanciando modelli diventati iconici, come Stan Smith, Gazelle e Samba, oggi tra le sneakers più richieste anche fuori dai campi di gioco.

Negli ultimi anni Adidas ha affrontato una fase complessa, segnata soprattutto dalla conclusione della partnership con Yeezy, che ha imposto una profonda revisione della strategia commerciale. Il rilancio è passato attraverso un rafforzamento delle linee performance, una maggiore attenzione alla vendita diretta e il ritorno al centro delle categorie storiche, in particolare calcio e running. I risultati pubblicati ieri sembrano confermare l’efficacia di questa strategia, nonostante la prudenza mostrata dai mercati dopo l’aumento dei costi di marketing legati ai Mondiali. A oltre settant’anni dalla fondazione, il marchio Adidas è però ancora un protagonisti dell’industria sportiva mondiale. Dalle scarpe realizzate nella lavanderia di famiglia alle collezioni indossate da campioni, musicisti e milioni di consumatori, il marchio delle tre strisce ha saputo attraversare mode, crisi e rivoluzioni tecnologiche senza perdere la propria identità.
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