Italia sospende Schengen con la Spagna: chi sarà controllato da oggi negli aeroporti e nei porti
Da oggi e fino al 31 agosto l’Italia sospende temporaneamente gli effetti degli accordi di Schengen nei confronti della Spagna, ripristinando i controlli di polizia alle frontiere aeree e marittime tra i due Paesi. La misura comporta il ritorno delle verifiche sui documenti di identità negli aeroporti e nei porti, ma non modifica le modalità di ingresso per i cittadini italiani, spagnoli e degli altri Stati membri dell’Unione europea.
I controlli saranno infatti mirati e interesseranno esclusivamente i cittadini di Paesi terzi, cioè non appartenenti all’Unione europea, provenienti dalla Spagna. Per i viaggiatori comunitari continuerà a essere garantita la libera circolazione, senza nuove procedure burocratiche o limitazioni ai collegamenti tra Italia e Spagna.
Non è la prima volta che l’Italia sospende Schengen
Quella decisa dal governo italiano non rappresenta una novità assoluta. Un provvedimento analogo era stato adottato già nell’ottobre 2023 lungo il confine con la Slovenia, nell’ambito delle misure di contrasto all’immigrazione irregolare proveniente dalla rotta balcanica. Quella sospensione è ancora oggi in vigore.
Anche altri Paesi europei hanno fatto ricorso più volte alla possibilità di ripristinare temporaneamente i controlli alle frontiere interne previste dal Codice Schengen. Dall’entrata in vigore dell’accordo, i governi europei hanno adottato circa 500 sospensioni. La Francia fu il primo Stato a utilizzare questa facoltà nel 2006, mentre l’Austria è il Paese che vi ha fatto ricorso con maggiore frequenza, seguita da Germania, Norvegia e Finlandia.
Quando può essere sospeso il trattato di Schengen
Le norme europee consentono agli Stati membri di reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne in presenza di particolari esigenze di sicurezza. Oltre al contrasto dell’immigrazione clandestina, la sospensione è stata utilizzata durante grandi eventi internazionali come i vertici del G8 e del G20, in occasione della stagione degli attentati terroristici che ha colpito Francia e Belgio tra il 2015 e il 2016 e durante l’emergenza sanitaria legata al Covid-19.
La normativa prevede che il ripristino dei controlli possa durare inizialmente fino a un mese, con la possibilità di proroga qualora permangano le condizioni che hanno reso necessaria la misura. In situazioni di emergenza particolarmente gravi, il provvedimento può essere introdotto anche per dieci giorni e successivamente esteso, fino a un massimo di sei mesi o per tutto il periodo in cui persiste la minaccia alla sicurezza interna o all’ordine pubblico.
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