Brasile-Norvegia, le pagelle di CM: Nyland e Haaland mostruosi, Schjelderup spacca la partita. Bruno Guimaraes ed Endrick sciagurati

06 Luglio 2026 - 01:30
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I nostri promossi e bocciati dell'ottavo di finale che manda avanti la squadra di Solbakken

La Norvegia si conferma la bestia nera del Brasile - mai vincitore nei confronti diretti con la nazionale scandinava - e la estromette dai Mondiali all'altezza degli ottavi di finale. Un fallimento storico per la squadra di Carlo Ancelotti, che non abbandonava la competizione così presto da Italia '90. Nel giorno dell'anniversario della tripletta di Paolo Rossi che fece piangere la Seleçao a Spagna '82, un altro centravanti monumentale si prende la scena - Haaaland - e regala la seconda grande sorpresa in questa fase ad eliminazione diretta dopo il tracollo della Germania contro il Paraguay.


Ecco le nostre pagelle di Brasile-Norvegia

PAGELLE BRASILE

ALISSON 6: Prodigioso nel finale di primo tempo nell'inghiottire la conclusione da posizione più che favorevole di Odegaard. Concede un brivido quasi mancando l'impatto col pallone su un cross da sinistra di Moller Wolfe, non può fare nulla quando inizia il personale show di Haaland.


DANILO 5: nel primo tempo se la cava anche abbastanza bene, complice la giornata da dimenticare di Nusa. Nel secondo tempo la musica cambia con un Schjelderup molto più dinamico, imprevedibile e che lo porta fuori zona sfruttando pure gli inserimenti di Moller Wolfe e Berg.


MARQUINHOS 5,5: prestazione difficilmente commentabile quella del punto di riferimento della difesa del Brasile. Controlla senza rischiare nulla per buonissima parte della gara, ma viene travolto nel secondo tempo dalla furia di Haaland. Assiste inerme all'ennesima disfatta ai Mondiali di una squadra che è il lontano ricordo della vera Seleçao.


GABRIEL MAGALHAES 5: partita avara di preoccupazioni per larghi tratti, perché la Norvegia costruisce poco soprattutto nel primo tempo e perché l'acerrimo rivale Haaland non è mai innescato a dovere. Commette una sola sbavatura in tutto il match ma è quella che costa carissima alla squadra di Ancelotti quando si perde completamente la marcatura di Haaland. Rimane a guardare anche sulla giocata del raddoppio del fenomeno del Manchester City.

DOUGLAS SANTOS 5,5: si fa sorprendere subito da Sorloth, che sfrutta la sua disattenzione e serve a Berg per il vantaggio immediato dei norvegesi ma per sua fortuna c'era fuorigioco. Gioca una partita molto accorta, senza particolari squilli, forse anche per dare copertura a Vinicius. Troppo poco.


CASEMIRO 5,5: a ritmi blandi ma sempre col senso della posizione e la percezione di fare la cosa giusta al momento giusto. E' il regista di un Brasile che sapientemente decide quando è il momento di scalare le marce. Palla immaginifica quella che, nell'ultima iniziativa della prima frazione, per poco non si converte nell'assist per il vantaggio di Martinelli. Cala vistosamente nella ripresa e ha una grande chance per servire l'assist per il possibile 1-1, ma sbaglia completamente la misura dell'ultimo passaggio per uno tra Neymar ed Endrick.


BRUNO GUIMARAES 4,5: E' l'uomo indicato da Ancelotti per dettare i tempi del pressing sui portatori di palla norvegesi ed innescare le ripartenze affidate alle quattro frecce schierate in avanti. Per distacco sin qui il miglior giocatore del Brasile per continuità, è però timido nel calciare un rigore che avrebbe potuto indirizzare da subito il match. Non entra mai del tutto in partita pur rendendosi prezioso nella fase di recupero del pallone e sfiorando il goal a tu per tu con Nyland, ma tutto è vanificato da un fuorigioco

(dal 79' EDERSON sv)


RAYAN 6: sta diventando il jolly di Ancelotti in questi Mondiali. Inizio elettrico sulla fascia destra, a tenere in costante stato d'allerta Moller Wolfe, ma anche disciplinato tatticamente e predisposto al sacrificio per non squilibrare il Brasile. Impegna Nyland in un intervento non semplice all'altezza del quarto d'ora della ripresa.

(dal 68' DANILO SANTOS 5,5: ha la clamorosa occasione di riportare il match in parità, ma la sua conclusione deviata da Ajer viene tolta dalla porta da un super Nyland. Per il resto combina poco o nulla, non lasciando traccia sulla gara)


CUNHA 6: la sua partita inizia col botto, con la giocata d'astuzia e da attaccante vero con cui, con la complicità di Ajer, si guadagna il calcio di rigore che potrebbe spaccare la partita. Ha un'altra chance ma si fa rimontare in progressione da Heggem, poi si sbatte in un lavoro tattico importante e prezioso ma anche poco appariscente.

(dal 58' ENDRICK 4: entra e dopo un minuto si divora una clamorosa chance a tu per tu con Nyland sbagliando l'ultimo controllo prima di calciare. E' la giocata che spacca in due la partita, in negativo, e la fa definitivamente girare dalla parte della Norvegia dell'implacabile Haaland).


GABRIEL MARTINELLI 6,5: l'arma tattica a sorpresa scelta da Ancelotti per scardinare la solida difesa norvegese produce i dividendi sin dal primo tempo. Nell'inedito 4-2-3-1 schierato dall'allenatore italiano, è l'uomo chiamato a muoversi tra le linee, ma anche combinare a sinistra con Vinicius o ad andare a chiudere personalmente l'azione in area. In calo nel secondo tempo, Ancelotti lo toglie prima dell'assalto finale

(dal 68' NEYMAR 5,5: la sua convocazione e la rinuncia ad un giocatore molto più in forma e potenziale molto più utile come Joao Pedro sarà l'argomento che accompagnerà Ancelotti anche nell'inevitabile processo che scaturirà da questa prematura eliminazione. Non era in condizione di fare di più, entra per provare ad accendere la luce e ridare sprint ad una squadra che fisicamente era in fase calante. Si toglie la magra consolazione di realizzare il nono goal ai Mondiali a tempo ormai scaduto, ma le immagini delle sue lacrime al fischio finale sono la fotografia triste del suo passo d'addio).


VINICIUS 7: non entra da subito in partita, ben controllato da un Ryerson col compito dichiarato di spingere poco o nulla per preoccuparsi delle accelerazioni dell'asso del Real Madrid. Nella seconda metà del primo la sua prestazione inizia a salire di tono, anche grazie agli spazi che Martinelli gli crea attirando maggiormente su di sé le attenzioni degli avversari. Nyland è reattivo nel negargli il goal del possibile 1-0 sul finire del primo tempo. Si conferma il leader emotivo e tecnico della squadra, prendendola per mano anche all'inizio del secondo tempo. Illuminante la palla di trivela, poi gestita nel modo peggiore da Endrick.


ALL. ANCELOTTI 5: la scelta coraggiosa di schierare quattro punte contemporaneamente aveva pagato. Permettendo al suo Brasile di sfruttare la macchinosità dei norvegesi per sorprenderli coi cambi di passo e i movimenti continui dei suoi giocatori di maggiore qualità. La partita e la qualificazione girano su due episodi incredibili come il rigore fallito da Bruno Guimaraes e l'errore di Endrick a tu per tu con Nyland. Ma anche su una gestione dei cambi che non convince del tutto: quando il risultato è ancora sullo 0-0, sbilancia la squadra inserendo giocatori come Neymar ed Endrick che, oltre a combinare poco davanti, non aiutano mai in fase di non possesso. Poi entra in gioco Haaland a spazzare via le fragili certezze di una squadra che per qualità tecniche da troppo tempo non è più il vero Brasile. Che non usciva così presto ai Mondiali dall'edizione del 1990 in Italia. Questo flop è anche suo.

PAGELLE NORVEGIA

NYLAND 9: eroico in almeno tre occasioni nel primo tempo, su tutte quando toglie tranquillità a Bruno Guimaraes, non gli dà riferimenti e ne neutralizza il penalty. Si ripete sul pericoloso tiro-cross da sinistra di Martinelli e sul diagonale ravvicinato di Vinicius. Ad inizio secondo tempo si esalta ancora sulla conclusione velenosa di Ryan dal limite e poi sul tentativo a botta sicura (ma in fuorigioco) di Bruno Guimaraes. Senza senso il colpo di reni all'85° sulla conclusione di Danilo Santos impennata dalla deviazione di Ajer. Battuto solo dal rigore di Neymar.


RYERSON 5: regge per buona parte del primo tempo sulle accelerazioni di un Vinicius che non appare da subito ispirato come nelle giornate migliori. Il suo compito dichiarato è di presidiare la propria zona di competenza e niente più, infatti nella metà campo del Brasile non lo si vede quasi mai. Ma quando il fuoriclasse della Seleçao si accende, per lui sono dolori ed infatti, dopo poco più di un'ora, Solbakken lo sostituisce.

(dal 63' AURSNES 6: porta energia nel momento chiave della partita e non sfigura affatto al cospetto degli attaccanti del Brasile. Ingresso prezioso).


HEGGEM 7: prodigioso nel recuperare su Cunha lanciato verso la porta di Nyland dopo una palla persa a centrocampo da Nusa. Appare sin dall'inizio come l'elemento più sicuro del reparto difensivo norvegese, quello in grado di comandarlo e di ovviare agli sbandamenti dei compagni di reparto. Solido.


AJER 5: rischia di macchiare irrimediabilmente la sua partita e quella della Norvegia con lo sciagurato intervento in scivolata con cui abbatte Cunha nella sua area invece di accompagnarlo verso l'esterno, come da manuale. In costante sofferenza, nel primo tempo si perde la marcatura di Martinelli, che non trova il colpo di testa a botta sicura per questione di centimetri. Si riprende parzialmente col passare coi minuti, al 65' per poco non confeziona l'assist per il vantaggio di Haaland con un grande inserimento.

(dal 95' OSTIGARD 5,5: sfortunato. Nei pochissimi minuti a disposizione, commette il fallo da rigore che concede al Brasile la chance di rientrare in gara.)


MOLLER WOLFE 6,5: il duello con Rayan è uno dei più interessanti del match ma sostanzialmente si risolve in parità. Se nel primo tempo deve contenere le sue avanzate per coprire le spalle a Nusa, con l'ingresso di Schjelderup trova maggiori possibilità di combinare e proporsi. Da un suo cross da sinistra per poco non nasce qualcosa di buono, complice un'uscita non perfetta di Alisson. Chiude in continuo crescendo.


ODEGAARD 7: la migliore palla goal per la Norvegia del primo tempo è la sua, quando Haaland gli crea lo spazio per calciare da solo davanti ad Alisson ma si fa ipnotizzare dal numero uno brasiliano. Sanguinoso il possesso perso nella sua area che genera una chance importante per Vinicius. Sale in cattedra nel secondo tempo quando diventa l'uomo ovunque del centrocampo, prezioso sia nell'abbassarsi vicino a Berge per far uscire i suoi, sia da mezzala per inserirsi negli spazi e smistare il gioco negli ultimi trenta metri.


BERGE 6: classica prestazione senza infamia e senza lode. Equilibratore davanti alla difesa per provare a schermare le percussioni dei giocatori brasiliani, si accontenta di una regia scolastica spesso in tandem con Odegaard, che sovente si abbassa nella sua posizione.


BERG 7: dopo appena 4 minuti gli rimane l'urlo strozzato in gola per la conclusione che, su assist di Sorloth, batte Alisson, ma la segnalazione di offside dell'attaccante dell'Atletico Madrid cancella tutto. Non affonda quasi mai, limitandosi a recuperare qualche pallone là in mezzo e lasciando al più qualitativo Odegaard il compito di prendersi la scena in mezzo. Ma percorre una quantità di chilometri indicibile soprattutto quando la partita entra nel vivo e nella sua fase decisiva. Gara di enorme sacrificio.


NUSA 5: primo tempo da incubo per una delle armi di maggiore efficacia di Solbakken. Sulla carta la sua velocità dovrebbe seminare scompiglio al cospetto di un giocatore più esperto ma anche più chilometrato come l'ex juventino Danilo. Non solo non lo salta mai, ma perde anche un paio di palloni che innescano altrettante occasioni per il Brasile, a cominciare da quella del rigore poi sbagliato da Bruno Guimaraes. Solbakken lo boccia impietosamente dopo i primi 45 minuti.

(dal 46' SCHJELDERUP 7,5: rispetto a Nusa, è meno anarchico, più portato al fraseggio con Moller Wolfe e più in generale a legare i reparti. Da quel lato la Norvegia attacca con maggiore continuità ed efficacia dal momento del suo ingresso e si accende all'improvviso al 75° quando il suo destro all'altezza del primo palo impegna Alisson. Suo l'assist al bacio per il colpo di testa vincente di Haaland

HAALAND 9: un mostro. Gli basta mezzo pallone (in questo caso due) per decidere una partita e che partita. Non lo si vede praticamente mai per la prima mezz'ora, ben controllato dalla coppia Marquinhos-Gabriel ma soprattutto mai innescato a dovere dai compagni. Nusa non è in giornata, Sorloth combina poco da fuoriruolo da destra, ma si mette ugualmente a disposizione della squadra allungando la difesa verde-oro ed iniziando a vincere sempre più duelli sui palloni lunghi recapitati dalla difesa. Sfiora la rete ad inizio ripresa sulla bella iniziativa di Ajer, quando non ci arriva per centimetri, è semplicemente straordinario nel movimento con cui si libera della marcatura di Gabriel, va a prendere in cielo il cross di Schjelderup e lo scaraventa con una cattiveria indicibile alle spalle di Alisson. Poi si inventa ancora di più dal nulla la “sassata” con cui archivia la pratica, agguanta Messi e Mbappé in vetta alla classifica dei cannonieri.


SORLOTH 5: un solo guizzo, importante, in una prestazione in cui la posizione di esterno destro lo sacrifica troppo per quelle che sono le sue migliori qualità. Sorprende in avvio di gara Douglas Santos e produce l'assist del possibile 1-0 realizzato da Berg, ma la segnalazione del suo fuorigioco di partenza del guardalinee vanifica tutto. Poi sparisce dal campo senza più lasciare tracce. (dal 46' BOBB 6: porta quella vivacità negli spazi stretti, anche per innescare gli inserimenti di Berg, Odegaard o di Aursnes che un centravanti prestato alla fascia come Sorloth non poteva dare


ALL. SOLBAKKEN 8: la fortuna aiuta gli audaci, ma questa Norvegia è una squadra fortissima, probabilmente la più forte di sempre nella storia di questo Paese. La sorte dà una mano nei momenti clou, quando il Brasile spreca un rigore ed un'occasione enorme sullo 0-0 con Endrick. Ma lì dove il Brasile prende la strada sbagliata al bivio, la Norvegia non si scompone, rimane sempre mentalmente in gara e, anche grazie alle mosse azzeccate dalla panchina del suo ct, la vince con le uniche due conclusioni in porta del centravanti che, insieme a Kane, determina oggi come nessuno al mondo.

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