Scandalo Mondiali, Trump chiama la FIFA: cancellata la squalifica di Balogun

06 Luglio 2026 - 01:56
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Il presidente americano sarebbe intervenuto direttamente con Gianni Infantino per chiedere la revisione della sanzione all’attaccante degli Stati Uniti, espulso contro la Bosnia. La FIFA sospende la squalifica e Balogun potrà giocare l’ottavo contro il Belgio.

a cura della redazione sportiva

La telefonata che scuote il Mondiale

Donald Trump entra a gamba tesa nel Mondiale 2026. Non in tribuna, non allo stadio, ma al telefono. Secondo la ricostruzione dei media internazionali, il presidente degli Stati Uniti avrebbe chiamato il presidente della FIFA Gianni Infantino per chiedere una revisione della squalifica di Folarin Balogun, attaccante del Team USA.

Il risultato è arrivato poche ore dopo: la FIFA ha sospeso l’esecuzione della squalifica di una giornata inflitta al giocatore, rendendolo disponibile per l’ottavo di finale contro il Belgio.

Una decisione destinata a far discutere. Perché il cartellino rosso diretto, in un Mondiale, comporta normalmente almeno un turno di stop. Ma in questo caso la sanzione resta formalmente esistente e viene congelata per un anno di prova.

Il rosso contro la Bosnia

Balogun era stato espulso nella partita vinta dagli Stati Uniti contro la Bosnia ed Erzegovina. L’attaccante americano aveva rifilato un pestone al difensore bosniaco Tarik Muharemovic, episodio giudicato da rosso diretto dopo l’intervento arbitrale e la revisione delle immagini.

Per gli Stati Uniti sembrava una perdita pesantissima: Balogun è uno degli uomini più importanti della squadra di Mauricio Pochettino e uno dei protagonisti offensivi del torneo.

La squalifica avrebbe dovuto tenerlo fuori dalla sfida contro il Belgio. Invece, a sorpresa, la FIFA ha cambiato scenario.

La decisione della FIFA

Nel comunicato ufficiale, la FIFA ha confermato la sanzione di una giornata per violazione del proprio codice disciplinare, ma ha applicato l’articolo 27, sospendendo l’esecuzione della pena per un periodo di prova di un anno.

In pratica, Balogun potrà scendere in campo contro il Belgio. Se però commetterà un’infrazione simile durante il periodo di prova, la squalifica tornerà automaticamente applicabile, insieme a eventuali nuove sanzioni.

Una formula giuridica che salva formalmente la decisione disciplinare, ma ne annulla gli effetti immediati proprio nel momento più importante del torneo.

Il pressing della Casa Bianca

Il punto politico è tutto qui. Secondo le ricostruzioni dei media americani, Trump avrebbe sollecitato personalmente Infantino dopo il match contro la Bosnia. La Casa Bianca avrebbe considerato ingiusta la squalifica, sostenendo che l’episodio meritasse una valutazione diversa.

La FIFA nega di aver subito pressioni politiche. Ma il tempismo della decisione, arrivata dopo la telefonata presidenziale, ha alimentato inevitabilmente sospetti e polemiche.

Trump, dal canto suo, ha rivendicato il risultato sui social, ringraziando la FIFA per aver “fatto la cosa giusta” e per aver cancellato quella che ha definito una grande ingiustizia.

Il Belgio protesta

La decisione ha provocato forte irritazione nel fronte belga. La federazione del Belgio si è detta sorpresa e contrariata, sottolineando come il regolamento preveda una squalifica automatica dopo un cartellino rosso diretto.

Per il Belgio, ritrovarsi di fronte Balogun cambia il peso tecnico della partita. Gli Stati Uniti recuperano il loro attaccante principale alla vigilia di una sfida da dentro o fuori, mentre gli avversari denunciano una disparità di trattamento.

Il caso non è solo disciplinare. È anche sportivo, perché modifica concretamente l’equilibrio di un ottavo di finale del Mondiale.

Infantino e Trump, un rapporto consolidato

La vicenda si inserisce in un rapporto già molto stretto tra Trump e la FIFA. Gianni Infantino ha costruito negli anni un dialogo diretto con il presidente americano, anche in vista del Mondiale ospitato dagli Stati Uniti insieme a Canada e Messico.

Trump ha già avuto un ruolo centrale nella narrazione politica della competizione e sarà tra i protagonisti istituzionali della fase finale del torneo. Proprio questo rapporto privilegiato rende ancora più delicato il caso Balogun.

Quando un capo di Stato interviene su una squalifica sportiva e, poco dopo, la sanzione viene sospesa, la domanda diventa inevitabile: dove finisce l’autonomia dello sport e dove comincia la pressione politica?

Un precedente pericoloso

La FIFA ha trovato una base regolamentare per giustificare la propria decisione. Ma il problema resta il precedente.

Se una squalifica può essere sospesa dopo una telefonata politica, ogni futura decisione disciplinare rischia di essere letta attraverso la lente dell’influenza esterna. E in un Mondiale, dove ogni dettaglio può decidere una qualificazione, la credibilità del sistema è fondamentale.

La vicenda Balogun apre un caso enorme: non soltanto per gli Stati Uniti e per il Belgio, ma per l’intero torneo.

Il Mondiale nella tempesta

Gli Stati Uniti recuperano Balogun e si preparano all’ottavo contro il Belgio con un vantaggio tecnico evidente. Ma il prezzo politico e mediatico della decisione rischia di essere altissimo.

Il Mondiale 2026, già carico di tensioni e interessi globali, si trova ora davanti a una nuova polemica: quella di una FIFA accusata di aver piegato il proprio sistema disciplinare davanti al peso della Casa Bianca.

Trump ha ottenuto ciò che voleva. Balogun giocherà. Ma da oggi, ogni fischio, ogni cartellino e ogni decisione FIFA porteranno con sé una domanda scomoda: chi comanda davvero nel Mondiale?

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