Brexit, per due britannici su tre è stato un disastro: costo della vita su e immigrazione clandestina incontrollata
Brexit fallita, lo dice il sondaggio: anche chi votò per l’uscita ora vuole tornare vicino a Bruxelles
Dieci anni dopo il referendum che ha portato il Regno Unito fuori dall’Unione europea, la Brexit viene considerata dagli stessi elettori britannici un fallimento. È quanto emerge da uno studio dell’European Council on Foreign Relations (Ecfr), secondo cui la maggioranza dei cittadini britannici registra effetti negativi su diversi fronti: il costo della vita (66%), l’economia (65%), le opportunità per i giovani (57%) e l’immigrazione clandestina (56%).
Il dato più sorprendente riguarda proprio chi aveva votato a favore dell’uscita dall’Ue: il 58% di questo gruppo ritiene oggi che la Brexit abbia peggiorato la gestione dell’immigrazione clandestina, uno dei temi che più aveva animato la campagna referendaria. Alla domanda su quali siano stati i principali vantaggi della Brexit, la risposta più frequente tra gli intervistati è semplicemente “non so”. Secondo l’Ecfr, gli elettori britannici considerano oggi la Brexit un vero e proprio disastro, mostrandosi sorprendentemente aperti a un’ipotesi di reintegrazione nell’Unione europea. Tre quarti degli intervistati desiderano un rapporto più stretto con Bruxelles, ritenuto fondamentale per migliorare l’economia, la sicurezza e la gestione dei flussi migratori.
Pochi benefici, molti danni
A dieci anni dal voto, la percezione prevalente tra i cittadini britannici è che la Brexit abbia avuto un impatto negativo su quasi tutte le questioni a loro più care, causando danni concreti senza apparenti benefici. Questa visione si traduce in un desiderio diffuso di legami più stretti con l’Unione europea, presente anche tra chi aveva votato per l’uscita. Il sondaggio evidenzia come il 75% degli intervistati desideri oggi una qualche forma di relazione più stretta con Bruxelles, contro appena l’8% che preferirebbe invece un maggiore distacco. Anche tra chi aveva votato per la Brexit, il margine resta ampio: 66% a favore di un riavvicinamento contro il 15% contrario.
Secondo l’Ecfr, queste valutazioni sono legate anche a una profonda rivalutazione del rapporto economico e di sicurezza tra Gran Bretagna e Stati Uniti, conseguenza delle azioni imprevedibili del presidente americano Donald Trump. Solo il 18% dei cittadini britannici considera oggi gli Stati Uniti un alleato, mentre la maggioranza guarda con maggiore fiducia a Paesi europei come Francia, Germania, Polonia e Spagna. L’opinione pubblica britannica risulta inoltre quasi altrettanto positiva nei confronti dell’Unione europea nel suo complesso. Per l’Ecfr, questi dati suggeriscono che la vecchia logica dell’era Brexit, basata sulla ricerca di relazioni bilaterali con singoli Stati membri a scapito di un rapporto organico con Bruxelles, sia ormai superata. Il think tank invita quindi i politici britannici a costruire un ampio consenso sulle relazioni tra Regno Unito e Unione europea che rifletta la realtà del Paese nel 2026, e non quella del 2016, anno del referendum.
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