Cacciari e Guerri gemelli diversi sulle parole di Trump contro Meloni: «Un villano» e «Un cafone»

20 Giugno 2026 - 12:19
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Cacciari e Guerri gemelli diversi sulle parole di Trump contro Meloni: «Un villano» e «Un cafone»

Giordano Bruno Guerri e Massimo Cacciari concordi sulla volgarità dell’attacco di Trump a Meloni

Due intellettuali diversi per stile, impostazione, attitudine. Eppure la prima reazione di Massimo Cacciari e Giordano Bruno Guerri all’attacco di Donald Trump a Giorgia Meloni è identica, cambia la parola che scelgono ma non il suo significato: «Trump è un villano», dice Cacciari dalle colonne del Corriere della Sera; «È un cafone», è il commento di Guerri su Libero. Per il resto le reazioni divergono: Guerri entra nel merito, affrontandone il significato; per Cacciari le parole di Trump sono di così basso livello che non andrebbero neanche commentate.

Giordano Bruno Guerri: «Un cafone, nemmeno un bullo»

«Se andiamo alla sostanza delle cose, Donald Trump è un cafone; neppure un bullo, che già sarebbe a un livello più alto», commenta Guerri, intervistato da Pietro Senaldi. «Non si tratta così un capo di governo, uomo o donna che sia. I toni riservati a Giorgia Meloni sono simili a quelli usati con Robert Prevost, Volodymyr Zelensky, Emmanuel Macron e tanti altri. La nostra premier è in buona compagnia. Gli insulti del presidente americano ormai sono medaglie da appuntarsi al petto», prosegue lo storico, per il quale «The Donald attacca in quanto è ancora indispettito per il fatto che l’Italia non gli ha concesso le basi per attaccare l’Iran e perché gli bruciano le critiche della premier alle sue parole sul Papa. La sua è una sorta di vendetta. Prova a punirci proprio perché non siamo sottomessi».

Donald irritato perché «vorrebbe vedere Meloni ai suoi piedi, ma non riesce»

Meloni, sottolinea Guerri, «gli ha risposto bene, accusandolo di mentire e ribadendo che non supplica nessuno. Mi sembra più credibile lei di lui, anche agli occhi di chi in Italia la attacca e strumentalizza l’accaduto pensando erroneamente di fare i propri interessi». Per lo storico «incidenti come questi non si dimenticano. Magari, per ragioni diplomatiche, tra una settimana si abbracceranno, ma certi sgarbi lasciano il segno, sono destinati a restare nella memoria collettiva e individuale e a incidere sui rapporti».

Nell’uscita di Trump Guerri ravvisa «una volontà di manifestare la propria potenza, quasi un bisogno, che in genere non è sintomo di forza. Ma l’aggressione rivela anche la volontà del presidente di fare dell’Europa un satellite degli Usa, politicamente ininfluente e costretta a pagare dazi, comprare armi e altri prodotti. Donald vorrebbe vedere Meloni, come tutti, ai suoi piedi; non c’è riuscito e questo lo irrita molto».

Dalla premier «reazione orgogliosa e all’altezza»

«Nessuno ama farsi sputare in faccia e la reazione della premier è stata orgogliosa e all’altezza. Il discorso della sudditanza – sottolinea – è insensato. L’Italia ha bisogno degli Stati Uniti. La sinistra parla di una Meloni genuflessa, ma quante volte si è genuflesso Alcide De Gasperi agli Usa? Infinite, e meno male che lo ha fatto, altrimenti non saremmo usciti dal Dopoguerra. Quanto a Giorgia, continuerà, come suo dovere, a cercare buoni rapporti con gli Usa, mantenendo il punto e sperando di trovare più moderazione dall’altra parte».

Meloni? «Con altri cinque anni di governo può puntare alla guida dell’Europa»

Per Guerri, inoltre, Trump «può essere un’occasione» per Meloni. «Se, come sta facendo, cavalca la sua diversità da Trump si accredita in patria e all’estero e archivia per sempre le accuse di post-fascismo. Certo, il tutto va fatto tenendo presente i delicatissimi equilibri internazionali», prosegue, sottolineando che alla premier non manca nulla per rafforzarsi ulteriormente se non, allo stato attuale, «di rivincere le elezioni». «Con altri cinque anni di governo – spiega – grazie all’esperienza e alla credibilità acquisite e con tanto nuovo tempo davanti, può cercare di assumere la guida dell’Europa, o comunque influenzarla».

Cacciari: «Un villano, non ci si comporta così con una signora»

Anche Cacciari sottolinea la volgarità dell’attacco di Trump e, in sostanza, è l’unico aspetto che sembra colpirlo della vicenda. «Con una signora non ci si comporta così», commenta, dopo aver appreso dal cronista ciò che era accaduto. «La mia solidarietà a Giorgia Meloni», ha aggiunto subito, spiegando che «mai avrei usato le parole di Trump che si qualificano da sole e che sono volgari». Cacciari non avrebbe neanche risposto, perché a suo avviso «montarci un caso serve solo ad alimentarle». Lussi da filosofi in un caso che va oltre la maleducazione e che attiene a dinamiche che superano di gran lunga il piano personale.

Il fastidio del filosofo per «queste sono str…»

Anche nel colloquio con Sara D’Ascenzo, che firma l’intervista, Cacciari parte quasi in sordina per poi infervorarsi, rigettando l’idea di una sottovalutazione politica dell’Italia, avanzata dalla cronista. «Ma quale sottovalutazione, non c’è nessuna sottovalutazione di nessun governo, né italiano, né europeo, né cinese, né arabo, perché quell’interlocutore con questa battuta si qualifica da solo», risponde il filosofo, spostando l’attenzione sugli scenari delle crisi internazionali, rispetto ai quali, è la sua opinione ribadita anche rispetto ad altri temi, «queste sono str…».

Una tattica dietro l’attacco di Trump a Meloni? «Ma non scherziamo, per piacere»

Del resto, per Cacciari, in quelle esternazioni non c’è nulla di meditato, studiato, finalizzato verso un obiettivo come potrebbe essere la destabilizzazione di avversari e alleati. «Ma quale tattica, ma non scherziamo per piacere. Io – spiega – ci vedo solo un uomo che dice cose per lo più a caso e questa volta le ha dette molto più pesanti del solito, ma come si fa… Il problema è che continuiamo ad amplificarle, anche adesso io e lei con questo nostro parlarne. Tiriamo una riga e non pensiamoci più: è stato volgare, peggio per lui».

 

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