Caldara: "Al Milan non ero più me stesso per gli infortuni, non so se chiamarla depressione"

09 Maggio 2026 - 09:31
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L'ex difensore ricorda i momenti difficili vissuti in maglia rossonera.

Mattia Caldara si racconta fra passato, presente e futuro.


L'ex difensore di Atalanta e Milan ha dichiarato in un'intervista a La Gazzetta dello Sport: "Alleno i ragazzi dell'Alzano, la società dove gioca mio figlio. Questo mi ha aiutato tanto nei primi 2-3 mesi dopo che ho deciso di smettere di giocare a calcio. Non ero preparato a dire basta, a non ripetere tutti i giorni le cose che avevo fatto per più di 20 anni. Sono stato un po' destabilizzato".


"A luglio a Coverciano inizierò il corso per il patentino di allenatore Uefa B: farò esperienza con le giovanili e poi vedremo se ho passione per questo lavoro. Di certo ho il desiderio di mettermi in gioco e trasmettere ai ragazzi quello che ho imparato in carriera".


ALL'ATALANTA CON GASPERINI

"Il periodo più bello della mia vita, quello in cui mi sono sentito realizzato. Come uomo e come calciatore. Ho dato tanto e avuto in cambio molto. Le emozioni di quel periodo me le porto dentro. Sono nato a Bergamo e cresciuto nell’Atalanta: per me è stato tutto speciale".


"Gasperini ha tanti meriti, c'è stata un’Atalanta prima di lui e una con lui. Lo dicono i numeri e le stagioni che ha fatto a Bergamo. Ha trovato una società che ha lavorato come vuole lui, che ha soddisfatto le sue necessità. E in certe condizioni lui dà il meglio di sé. Un maestro di vita. Dopo di lui vedo il calcio in un altro modo. Mi ricordo il suo abbraccio dopo il match contro il Napoli dell'ottobre 2016: era una partita delicata perché i risultati non arrivavano e lui ebbe il coraggio di puntare su di me. Vincemmo ed ero davvero felice: lo strinsi forte, come se fosse mio padre. È il tecnico a cui mi sento più legato, anche se mi hanno dato tanto pure Pioli, che ha sempre avuto una buona parola per me, e Zanetti, che a Venezia ha creduto nel sottoscritto".


ALLA JUVE CON ALLEGRI

"Allegri mi ha allenato alla Juventus ed ho apprezzato quanto sia bravo a gestire i calciatori, non solo i campioni, ma anche il resto del gruppo. Fa sentire tutti coinvolti: sa 'pizzicarti' o farti una carezza. È un grande tecnico e al Milan sta ottenendo buoni risultati".


"A Torino con lui sono rimasto troppo poco, giusto qualche settimana, e pensare che avevo aspettato quest’occasione per un anno e mezzo. Mi è rimasto il rammarico di non essere restato almeno sei mesi per mettermi alla prova in una squadra che voleva vincere la Champions e nella quale c'erano campioni come Cristiano Ronaldo, Chiellini, Barzagli, Khedira e Dybala".

MALE AL MILAN

"Quando sono arrivato al Milan ero nel mio momento migliore, reduce da grandi stagioni all'Atalanta. Ero pronto per una nuova sfida, ma è andata male: ho avuto due infortuni gravi consecutivi, al tendine d'Achille e al legamento crociato. Dopo la seconda operazione non mi sentivo più come prima: faticavo a recuperare, a tornare sui miei livelli. È stata dura vedere per un anno e mezzo i compagni allenarsi, mentre io facevo fisioterapia o palestra".


"Non so se chiamarla depressione, ma non ero più me stesso. I miei genitori e mia moglie mi vedevano diverso e in effetti ero un'altra persona: me ne rendevo conto anche io perché non ero più realizzato nel mio lavoro. Anzi, non potevo esserlo a causa degli infortuni. Parlarne con i miei cari mi ha aiutato".


"La testa mi spingeva avanti, ma il corpo non mi aiutava. L'ultimo infortunio alla caviglia ha compromesso tutto definitivamente: non ne avevo più, non riuscivo a correre e allenarmi era diventata una sofferenza, non una gioia. Non riuscivo a sopportarlo, non ne valeva più la pena".


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