Caldo estremo e anziani, Landi (geriatra): «Il condizionatore è un alleato della terza età, il vero nemico è il caldo non controllato»
Dall’Europa arriva l’invito a proteggere le persone più fragili e gli anziani durante le ondate di caldo: il professor Francesco Landi spiega perché il climatizzatore è uno strumento di prevenzione, come utilizzarlo correttamente, quali errori evitare e quali segnali non sottovalutare
L’Europa è nel pieno di un’estate segnata da ondate di calore sempre più frequenti e intense. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, negli ultimi quattro anni oltre 200mila persone sono morte nel continente per cause riconducibili alle temperature estreme, mentre gli esperti chiedono di accelerare le strategie di adattamento ai cambiamenti climatici. A confermare la portata del fenomeno sono anche gli ultimi dati del Copernicus Climate Change Service (C3S): giugno 2026 è stato il mese di giugno più caldo mai registrato nell’Europa occidentale, con temperature superiori di oltre 3 °C rispetto alla media climatica, mentre la successione di tre ondate di calore in poco più di un mese testimonia come gli eventi estremi stiano diventando sempre più frequenti e intensi, con ripercussioni sempre più evidenti sulla salute pubblica. In questi giorni si è riacceso anche il dibattito sull’aria condizionata, diventata oggetto di una vera e propria “guerra culturale”: c’è chi la considera indispensabile per proteggere la salute e chi continua a guardarla con diffidenza, soprattutto per il timore di effetti negativi sull’organismo.
In realtà, proprio l’OMS Europa invita a promuoverne un utilizzo mirato nei luoghi in cui vivono o trascorrono molto tempo le persone più vulnerabili – ospedali, residenze sanitarie assistenziali, scuole e trasporti pubblici – ricordando che il raffrescamento degli ambienti rappresenta una delle misure più efficaci per prevenire gli effetti delle ondate di calore. Un messaggio condiviso anche dal professor Francesco Landi, geriatra, direttore del Dipartimento di Scienze dell’Invecchiamento, Ortopediche e Reumatologiche e dell’UOC di Medicina Interna Geriatrica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, che a Voce della Sanità invita a superare falsi miti e paure ancora molto diffuse tra gli anziani e le loro famiglie.
«Il climatizzatore non è il problema»
«Ormai sappiamo con certezza che il caldo estremo rappresenta un importante fattore di rischio, soprattutto per la salute delle persone più fragili e degli anziani – spiega il professor Landi -. Con l’avanzare dell’età diminuisce lo stimolo della sete, si riduce la capacità dell’organismo di disperdere il calore e, spesso, convivono malattie croniche e terapie farmacologiche che rendono ancora più difficile adattarsi alle alte temperature». È proprio questa ridotta capacità di risposta dell’organismo a rendere gli anziani particolarmente esposti a colpi di calore, disidratazione e scompenso delle patologie croniche. «In questo contesto il condizionatore non è affatto un nemico, ma uno strumento di prevenzione. Oggi disponiamo di studi che dimostrano che mantenere gli ambienti più freschi riduce il rischio di colpo di calore, limita la disidratazione, diminuisce gli accessi al Pronto soccorso e contribuisce anche a ridurre la mortalità associata alle ondate di calore. Il messaggio corretto è semplice: il problema non è il condizionatore, ma il caldo non controllato».
Non serve trasformare la casa in una “cella frigorifera”
Uno degli errori più frequenti è pensare che per stare bene sia necessario abbassare molto la temperatura. «La temperatura ideale in casa è compresa tra i 24 e i 26 gradi. Non bisogna trasformare l’abitazione in una cella frigorifera: l’obiettivo è semplicemente evitare che il corpo si surriscaldi», sottolinea il geriatra. Anche l’umidità merita attenzione: «È consigliabile mantenerla tra il 40 e il 60%, evitando sbalzi termici troppo marcati tra interno ed esterno». Fondamentale è anche il modo in cui viene utilizzato il climatizzatore. «Il getto dell’aria non deve essere diretto sulla persona. L’aria deve raffrescare l’ambiente e non colpire direttamente il corpo. È bene evitare, ad esempio, di rimanere a torso nudo davanti al flusso del condizionatore», consiglia il professore.
Quando il climatizzatore può davvero creare problemi
Il problema, sottolinea Landi, non è il climatizzatore ma il suo utilizzo scorretto. «Può creare qualche disagio se viene impostata una temperatura troppo bassa oppure se il getto dell’aria è diretto sulla persona». Esiste poi un aspetto troppo spesso trascurato. «La pulizia dei filtri non è un optional, soprattutto quando il climatizzatore viene riacceso dopo mesi di inutilizzo. Filtri sporchi possono favorire irritazioni delle vie respiratorie e rappresentare anche un fattore di rischio per infezioni respiratorie».
Raffreddore e bronchite? «Sono soprattutto falsi miti»
Molti anziani continuano a rinunciare al climatizzatore perché convinti che provochi raffreddori, bronchiti o dolori articolari. «La maggior parte di queste convinzioni appartiene ai falsi miti – osserva il geriatra -. Il condizionatore, di per sé, non provoca infezioni respiratorie né bronchiti. Ancora una volta il problema è rappresentato da un utilizzo scorretto dell’apparecchio, soprattutto quando non viene effettuata una corretta manutenzione dei filtri».
Non aspettare che l’anziano stia male
La prevenzione, ricorda Landi, deve iniziare prima della comparsa dei sintomi. «Il primo consiglio che mi sento di dare è molto semplice: non aspettare che l’anziano sia già sudato, surriscaldato o manifesti un malessere prima di accendere il climatizzatore. Durante un’ondata di calore bisogna prevenire, mantenendo gli ambienti stabilmente freschi». Naturalmente il climatizzatore, da solo, non basta. «Occorre favorire sempre una buona idratazione, evitare di uscire nelle ore più calde della giornata e ricordare che il condizionatore serve a raffrescare l’ambiente, non ad annullare gli effetti dell’ondata di calore». Attenzione ai farmaci: in estate alcune terapie richiedono una valutazione. Tra gli aspetti meno conosciuti c’è il rapporto tra caldo e terapia farmacologica. «Durante le ondate di calore è importante prestare particolare attenzione ai farmaci. Penso soprattutto ai medicinali utilizzati per l’ipertensione arteriosa, a quelli per il diabete e ai farmaci psicoattivi. In questo periodo può essere necessario rivalutare la terapia insieme al medico curante». Un consiglio particolarmente importante per gli anziani, spesso affetti da più patologie croniche e in terapia con numerosi farmaci.
I campanelli d’allarme da riconoscere subito
Familiari e caregiver devono imparare a cogliere tempestivamente i segnali che possono indicare una situazione di pericolo. «I sintomi a cui prestare attenzione sono la comparsa improvvisa di confusione, sonnolenza, una marcata debolezza, difficoltà a camminare, capogiri, febbre oppure una pelle molto calda al tatto”. Esiste però anche un indicatore meno noto. “Bisogna osservare anche la diuresi, cioè la quantità di urina prodotta. È un parametro che spesso viene trascurato, ma che è strettamente correlato alla disidratazione e può rappresentare uno dei primi segnali che il caldo sta mettendo in difficoltà l’organismo».
Prima il raffrescamento e l’idratazione, poi il medico
Quando compaiono i primi sintomi non sempre è necessario correre immediatamente in Pronto soccorso. «La prima cosa da fare è raffrescare l’ambiente con il condizionatore e idratare il più possibile la persona con acqua, evitando invece bevande gassate o zuccherate. Successivamente è opportuno contattare il medico curante e, se la situazione lo richiede, rivolgersi ai servizi di emergenza».
Frutta, verdura e movimento: il climatizzatore da solo non basta
La prevenzione passa anche attraverso corretti stili di vita. «Oltre all’idratazione è fondamentale seguire un’alimentazione ricca di alimenti che contengono molta acqua. Frutta e verdura devono essere privilegiate durante tutta l’estate». Anche il movimento rimane importante. «Naturalmente bisogna evitare di svolgere attività fisica all’aperto nelle ore più calde della giornata, quando si superano i 30 o 35 gradi. Ma questo non significa rinunciare completamente al movimento. Anche gli anziani devono continuare a mantenersi attivi, magari all’interno della propria abitazione. L’errore sarebbe rimanere tutto il giorno seduti davanti alla televisione con il condizionatore acceso».
«Le ondate di calore sono uno stress test per la nostra rete sanitaria»
Per Landi il cambiamento climatico impone ormai un cambio di paradigma anche nell’organizzazione dell’assistenza. «Le ondate di calore rappresentano un vero stress test sia per la rete sanitaria sia per quella sociale. A subirne maggiormente le conseguenze sono inevitabilmente le persone fragili e gli anziani. Per questo dobbiamo imparare a utilizzare tutti gli strumenti di prevenzione che abbiamo a disposizione». Tra questi il climatizzatore occupa ormai un posto centrale. «Usarlo correttamente significa proteggere la salute. Il condizionatore non deve essere visto come un nemico, ma come uno strumento che, insieme a una corretta idratazione, a un’alimentazione adeguata, all’attenzione verso le terapie farmacologiche e al mantenimento di una buona attività fisica, può contribuire concretamente a ridurre i rischi legati al caldo estremo».
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