Il Fourth Plinth di Londra e la sua storia

10 Luglio 2026 - 14:46
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Per chi visita Trafalgar Square, il cuore monumentale di Londra è rappresentato dalla Colonna di Nelson, dai celebri leoni in bronzo e dalle imponenti statue dedicate agli eroi dell’Impero britannico. Eppure, c’è un elemento che incuriosisce più di tutti: un grande basamento in pietra sul quale, ogni pochi anni, compare un’opera completamente diversa dalla precedente. A volte è una nave racchiusa in una bottiglia, altre una scultura coloratissima, altre ancora una figura umana che divide l’opinione pubblica. È il celebre Fourth Plinth, il “quarto plinto”, diventato uno dei programmi di arte pubblica contemporanea più prestigiosi al mondo.

L’annuncio della nuova opera Lady in Blue, realizzata dall’artista statunitense Tschabalala Self, rappresenta soltanto l’ultimo capitolo di una storia iniziata quasi due secoli fa. Una vicenda fatta di problemi economici, monumenti mai costruiti, dibattiti artistici e continue trasformazioni che hanno cambiato il modo stesso di intendere le statue pubbliche. Oggi quel basamento vuoto, nato quasi per caso, è uno dei luoghi più osservati, fotografati e discussi della capitale britannica.

Dal plinto incompiuto al simbolo dell’arte contemporanea londinese

Passeggiando per Trafalgar Square è difficile immaginare che uno dei simboli culturali della Londra contemporanea sia nato, in realtà, da un’opera mai completata. Quando l’architetto Sir Charles Barry progettò la piazza nel XIX secolo, il disegno prevedeva quattro grandi plinti destinati a ospitare monumenti celebrativi. Tre di essi vennero regolarmente occupati da statue dedicate a figure militari e politiche dell’Impero britannico, mentre il quarto rimase sorprendentemente vuoto. La ragione non fu artistica, bensì economica. I fondi destinati alla realizzazione della prevista statua equestre di Guglielmo IV si esaurirono prima dell’avvio dei lavori e il progetto venne definitivamente abbandonato.

Per oltre 150 anni quel basamento rimase inutilizzato. In una delle piazze più importanti del Regno Unito, dominata dalla Colonna di Nelson e circondata dalla National Gallery, esisteva quindi un enorme piedistallo privo di monumento. Col tempo questa apparente anomalia divenne quasi parte del paesaggio urbano, tanto che generazioni di londinesi si abituarono a considerare normale la presenza di quel plinto vuoto. Solo negli anni Novanta iniziò a farsi strada un’idea completamente diversa: invece di collocare finalmente una statua permanente, perché non trasformare quel basamento in uno spazio dedicato all’arte contemporanea?

Fu così che nacque il programma Fourth Plinth Commission, promosso dalla Greater London Authority, l’ente che amministra la città di Londra guidato dal sindaco, con l’obiettivo di commissionare opere temporanee destinate a sostituirsi ciclicamente l’una all’altra. La filosofia era semplice ma rivoluzionaria: utilizzare uno dei luoghi più iconici della capitale per stimolare il dibattito pubblico, offrendo agli artisti contemporanei la possibilità di confrontarsi con uno spazio tradizionalmente riservato agli eroi della storia nazionale. Sul sito ufficiale della Greater London Authority è possibile ripercorrere l’intera evoluzione del progetto e conoscere le commissioni future attraverso la pagina dedicata al Fourth Plinth.

La prima installazione arrivò nel 1999 con Ecce Homo di Mark Wallinger, una figura di Cristo a grandezza naturale che appariva quasi fragile rispetto alla monumentalità della piazza. Fu un’opera destinata a cambiare completamente la percezione del Fourth Plinth. Da quel momento il basamento non sarebbe più stato visto come un monumento incompiuto, ma come una tela bianca sulla quale riflettere i cambiamenti della società contemporanea.

Negli anni successivi il programma acquisì una reputazione internazionale. Ogni nuova commissione attirava migliaia di visitatori e generava un intenso dibattito tra critici, storici dell’arte e semplici cittadini. Alcune opere vennero accolte con entusiasmo, altre suscitarono polemiche anche molto accese, ma proprio questa capacità di stimolare il confronto rappresentava uno degli obiettivi dichiarati del progetto. L’arte pubblica smetteva così di essere soltanto commemorazione del passato per diventare uno strumento attraverso cui Londra raccontava il proprio presente.

La selezione delle opere non avviene casualmente. Un’apposita commissione composta da esperti valuta i progetti presentati dagli artisti, realizza una shortlist e sottopone i modelli al giudizio del pubblico attraverso esposizioni e consultazioni. Soltanto al termine di questo percorso viene scelta l’opera destinata a occupare il Fourth Plinth. Anche questo processo contribuisce a rendere il programma unico nel suo genere, perché coinvolge cittadini, istituzioni culturali e professionisti in una riflessione condivisa sul ruolo dell’arte nello spazio pubblico. Maggiori dettagli sul funzionamento delle commissioni sono disponibili anche nella sezione dedicata ai vincitori del Fourth Plinth 2026 e 2028, che presenta le nuove opere destinate ad alternarsi nei prossimi anni.

Da semplice basamento dimenticato, il Fourth Plinth è così diventato uno dei simboli della Londra contemporanea: un luogo dove storia, arte e attualità si incontrano continuamente, trasformando ogni nuova installazione in un evento culturale seguito ben oltre i confini del Regno Unito.

Le opere che hanno fatto discutere il mondo e l’arrivo di Lady in Blue

La forza del Fourth Plinth risiede soprattutto nella sua capacità di sorprendere. A differenza dei monumenti tradizionali, pensati per rimanere immutati per secoli, il quarto plinto di Trafalgar Square cambia volto ogni pochi anni, trasformandosi in una sorta di grande palcoscenico dedicato all’arte contemporanea. Alcune opere hanno emozionato il pubblico, altre hanno fatto sorridere, altre ancora hanno provocato discussioni politiche e culturali che hanno superato i confini del Regno Unito. È proprio questa continua evoluzione ad aver reso il Fourth Plinth uno dei progetti di arte pubblica più osservati al mondo.

Dopo Ecce Homo, il programma ha ospitato lavori destinati a entrare nella storia dell’arte contemporanea britannica. Nel 2005 la scultura Alison Lapper Pregnant di Marc Quinn, che raffigurava l’artista Alison Lapper durante la gravidanza, mise al centro temi come la disabilità, la maternità e la rappresentazione del corpo femminile nello spazio pubblico. L’opera suscitò un enorme dibattito mediatico, ma contribuì anche a ridefinire il concetto stesso di monumento celebrativo. Per la prima volta, su uno dei piedistalli più importanti della capitale, non compariva un sovrano o un generale, bensì una donna contemporanea, ritratta con straordinaria dignità.

Ancora più rivoluzionaria fu One & Other di Antony Gormley, realizzata nel 2009. Invece di collocare una scultura permanente, l’artista decise di trasformare il plinto in un palcoscenico sul quale si alternarono, per un’ora ciascuno e senza interruzioni, 2.400 cittadini comuni selezionati tramite sorteggio. Ognuno era libero di utilizzare quei sessanta minuti come preferiva: alcuni cantarono, altri lessero poesie, altri ancora protestarono, ballarono o semplicemente rimasero in silenzio osservando la piazza. Per cento giorni consecutivi il Fourth Plinth divenne così il ritratto vivente della società britannica, dimostrando che anche persone prive di notorietà potevano essere protagoniste dello spazio monumentale.

Tra le opere più amate figura anche Nelson’s Ship in a Bottle, installata nel 2010 dall’artista Yinka Shonibare CBE. Si trattava di un enorme veliero racchiuso in una bottiglia di vetro, ispirato alla HMS Victory dell’ammiraglio Nelson ma caratterizzato da vele realizzate con coloratissimi tessuti wax africani. L’opera affrontava temi complessi come il colonialismo, il commercio globale e l’identità multiculturale del Regno Unito, utilizzando però un linguaggio visivo immediatamente comprensibile anche ai visitatori meno esperti. Ancora oggi è ricordata come una delle installazioni più riuscite nella storia del Fourth Plinth.

Negli anni successivi si sono alternate opere estremamente diverse tra loro: il gigantesco Gift Horse di Hans Haacke, lo scheletro equino che ironizzava sui monumenti equestri tradizionali; il monumentale pollice alzato di Really Good, realizzato da David Shrigley; fino ad arrivare alle installazioni più recenti, che hanno affrontato temi legati ai diritti civili, alla memoria storica e all’inclusione sociale. L’opera attualmente presente sulla piazza, Mil Veces un Instante (A Thousand Times in an Instant) dell’artista messicana Teresa Margolles, rende omaggio alle persone transgender, non binarie e gender non-conforming, utilizzando materiali e simboli che invitano il pubblico a riflettere sul valore della dignità umana. L’installazione rimarrà visibile fino ai primi giorni di settembre 2026, quando verrà sostituita dalla nuova commissione. La notizia dell’avvicendamento è stata confermata anche da Time Out London, che ha anticipato l’inaugurazione della nuova opera prevista per il 10 settembre 2026.

A raccogliere questa eredità sarà Lady in Blue, la sedicesima commissione del Fourth Plinth, firmata dall’artista statunitense Tschabalala Self. Nata ad Harlem nel 1990 e formatasi alla Yale School of Art, Self è oggi una delle figure più interessanti dell’arte contemporanea internazionale. La sua ricerca si concentra soprattutto sulla rappresentazione del corpo femminile nero, affrontando temi legati all’identità, alla quotidianità e alla costruzione dell’immagine nella società contemporanea. Pittura, collage, tessuti, scultura e installazioni convivono nella sua produzione artistica, caratterizzata da uno stile immediatamente riconoscibile.

La scelta di Lady in Blue rompe ancora una volta con la tradizione monumentale. La scultura non raffigura una regina, una figura militare o un personaggio storico. Rappresenta invece una donna comune, vestita con un elegante abito blu e scarpe con il tacco, colta nell’atto di camminare con sicurezza. L’artista la definisce una “everywoman”, una donna nella quale molte persone possano riconoscersi indipendentemente dalla propria origine. Nelle dichiarazioni diffuse dalla Greater London Authority, Self ha spiegato che la sua figura «non è un idolo da venerare né un personaggio storico da commemorare, ma una donna che avanza con determinazione verso il futuro collettivo della città». È un messaggio potente, soprattutto in una piazza tradizionalmente dominata da monumenti dedicati al potere militare e politico.

Anche il colore scelto possiede un significato preciso. Il blu intenso della statua deriva dall’utilizzo del lapislazzuli, uno dei pigmenti più preziosi della storia dell’arte, impiegato fin dall’antichità e reso celebre dai grandi maestri del Rinascimento europeo. Più costoso dell’oro in alcuni periodi storici, il lapislazzuli veniva utilizzato per rappresentare figure di particolare importanza, come il mantello della Vergine Maria nei dipinti rinascimentali. La scelta di rivestire Lady in Blue con questo straordinario pigmento crea così un dialogo sottile tra la storia dell’arte classica e il linguaggio dell’arte contemporanea, confermando ancora una volta come il Fourth Plinth continui a reinterpretare il passato per raccontare la Londra del presente.

Perché il Fourth Plinth continua a cambiare Londra e cosa accadrà dopo Lady in Blue

Ogni volta che una nuova opera viene installata sul Fourth Plinth, la domanda è sempre la stessa: perché non collocare finalmente una statua permanente, come avviene sugli altri tre plinti di Trafalgar Square? La risposta è proprio il motivo del successo di questo progetto. Il suo valore non risiede soltanto nelle singole sculture, ma nella possibilità di trasformare periodicamente uno degli spazi pubblici più importanti del Regno Unito in un luogo di confronto tra passato e presente. In una piazza dominata da monumenti dedicati ad ammiragli, generali e sovrani, il Fourth Plinth offre una prospettiva completamente diversa, dando voce ad artisti contemporanei chiamati a riflettere sui temi della società attuale.

Non sorprende quindi che quasi ogni nuova commissione sia accompagnata da polemiche. Alcuni osservatori ritengono che opere come Lady in Blue siano troppo legate ai dibattiti contemporanei e poco adatte a uno spazio monumentale così ricco di storia. Altri, al contrario, vedono proprio in questa capacità di raccontare la Londra del presente la forza del progetto. Del resto, anche molte statue oggi considerate “classiche” furono contestate al momento della loro inaugurazione. L’arte pubblica, soprattutto quando occupa luoghi simbolici, difficilmente lascia indifferenti.

Il Fourth Plinth ha anche modificato il modo in cui vengono percepiti i monumenti. Per secoli, infatti, una statua celebrativa aveva il compito di commemorare una figura ritenuta degna di essere ricordata per l’eternità. Il programma londinese ribalta completamente questo concetto. Qui non si celebra tanto una persona quanto un’idea, una riflessione o una domanda rivolta al pubblico. È un approccio molto più dinamico, che trasforma Trafalgar Square in una sorta di museo a cielo aperto in continua evoluzione.

Anche il processo di selezione contribuisce a rendere il progetto unico. Le opere vengono proposte da artisti internazionali, valutate da una commissione composta da esperti del settore e presentate al pubblico attraverso modelli in scala e consultazioni aperte. In questo modo la scelta finale non nasce esclusivamente da una decisione istituzionale, ma è il risultato di un confronto tra professionisti dell’arte e cittadini. È un modello che negli anni ha ispirato iniziative analoghe anche in altre città del mondo, pur senza raggiungere la notorietà del Fourth Plinth londinese.

L’arrivo di Lady in Blue rappresenta quindi molto più dell’inaugurazione di una nuova scultura. L’opera dialogherà con la Colonna di Nelson, con la National Gallery e con milioni di visitatori provenienti da ogni parte del mondo, offrendo un’immagine diversa della capitale britannica. Non una città ancorata esclusivamente al proprio passato imperiale, ma una metropoli multiculturale che continua a interrogarsi sulla propria identità attraverso il linguaggio dell’arte.

Questa filosofia proseguirà anche dopo il termine dell’esposizione di Lady in Blue. La Greater London Authority ha già annunciato che, una volta conclusi i circa diciotto mesi di permanenza dell’opera, il Fourth Plinth accoglierà Untitleddell’artista romena Andra Ursuța. Il progetto prevede un enigmatico cavaliere realizzato in resina traslucida verde, una figura quasi spettrale che promette di instaurare un dialogo completamente diverso con la piazza e con i monumenti storici circostanti. Ancora una volta il quarto plinto cambierà volto, dimostrando che la sua vera identità non coincide con una singola statua, ma con il continuo susseguirsi di idee.

Visitare Trafalgar Square significa quindi osservare due Londre contemporaneamente. Da una parte quella celebrata dai monumenti ottocenteschi, simbolo della storia politica e militare del Paese; dall’altra quella raccontata dal Fourth Plinth, che affronta temi come inclusione, identità, memoria, cambiamento e pluralità culturale. È proprio questo dialogo tra epoche differenti ad aver trasformato un basamento rimasto vuoto per oltre un secolo in uno degli spazi artistici più importanti del mondo.

Oggi milioni di turisti fotografano il Fourth Plinth senza conoscere la sua storia. Molti si limitano a osservare la scultura presente in quel momento, ignorando che, pochi mesi dopo, quello stesso piedistallo potrebbe ospitare un’opera completamente diversa. È questa la sua forza: essere un monumento che non celebra l’immobilità, ma il cambiamento. In una città come Londra, capace di reinventarsi continuamente senza perdere il legame con la propria storia, probabilmente non potrebbe esistere simbolo più rappresentativo.

Per chi visita la capitale britannica, fermarsi qualche minuto davanti al Fourth Plinth significa quindi fare molto più che osservare una scultura. Significa assistere a un dialogo aperto tra passato e futuro, comprendendo come una semplice base in pietra, rimasta incompiuta per oltre centocinquant’anni, sia diventata uno dei più importanti laboratori di arte pubblica contemporanea del pianeta.

Domande frequenti sul Fourth Plinth di Trafalgar Square

Che cos’è il Fourth Plinth di Trafalgar Square?

Il Fourth Plinth è il quarto basamento monumentale situato in Trafalgar Square, nel centro di Londra. A differenza degli altri tre plinti, che ospitano statue permanenti dedicate a figure storiche britanniche, questo viene utilizzato per esporre opere d’arte contemporanea temporanee, commissionate dalla Greater London Authority nell’ambito di uno dei più importanti programmi di arte pubblica al mondo.

Perché il quarto plinto è rimasto vuoto per così tanto tempo?

Il basamento fu costruito nel XIX secolo per ospitare una statua equestre di re Guglielmo IV, ma il progetto venne abbandonato a causa della mancanza di fondi. Per oltre 150 anni il plinto rimase privo di monumento, fino alla nascita del programma artistico contemporaneo nel 1999.

Quando è nato il programma Fourth Plinth?

L’attuale progetto di arte pubblica è stato inaugurato nel 1999, con l’installazione dell’opera Ecce Homo dell’artista britannico Mark Wallinger. Da allora il plinto ospita opere temporanee che vengono sostituite periodicamente, trasformando Trafalgar Square in uno spazio di confronto tra arte contemporanea e monumenti storici.

Chi realizza la nuova opera Lady in Blue?

L’autrice è Tschabalala Self, artista nata a New York nel 1990 e conosciuta a livello internazionale per le sue opere dedicate alla rappresentazione del corpo femminile nero e ai temi dell’identità contemporanea. La sua scultura sarà inaugurata il 10 settembre 2026 e rimarrà esposta per circa diciotto mesi.

Che cosa rappresenta Lady in Blue?

La scultura raffigura una donna di colore che avanza con passo deciso indossando un abito blu e scarpe con il tacco. Secondo l’artista non si tratta di una figura storica né di un personaggio celebre, ma di una “everywoman”, una donna comune che rappresenta l’energia, la determinazione e la diversità della Londra contemporanea.

Perché la statua è blu?

Il colore deriva dall’utilizzo del lapislazzuli, uno dei pigmenti più preziosi della storia dell’arte. Utilizzato già nell’antichità e molto apprezzato durante il Rinascimento europeo, il lapislazzuli conferisce all’opera un forte valore simbolico e crea un dialogo tra tradizione artistica e linguaggio contemporaneo.

Quanto tempo rimane ogni opera sul Fourth Plinth?

Generalmente ogni commissione rimane installata tra i 18 e i 24 mesi, anche se la durata può variare leggermente in base al calendario delle successive installazioni e alle esigenze organizzative del programma.

Quale sarà la prossima opera dopo Lady in Blue?

La commissione successiva sarà Untitled, realizzata dall’artista romena Andra Ursuța. L’opera raffigurerà un misterioso cavaliere in resina traslucida verde e prenderà il posto di Lady in Blue nel corso del 2028.

Si può visitare gratuitamente il Fourth Plinth?

Sì. Il Fourth Plinth si trova nel centro di Trafalgar Square, uno spazio pubblico sempre accessibile e completamente gratuito. È possibile osservare l’opera da vicino in qualsiasi momento della giornata senza acquistare alcun biglietto.


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